<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Furio Colombo</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fcolombo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Sat, 25 May 2013 18:10:36 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Governo Letta, il fattore B. e il ritorno del governo ad personam</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/28/governo-letta-fattore-b-e-ritorno-del-governo-ad-personam/577079/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/28/governo-letta-fattore-b-e-ritorno-del-governo-ad-personam/577079/#comments</comments> <pubDate>Sun, 28 Apr 2013 07:43:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Conflitto di interessi]]></category> <category><![CDATA[Enrico Letta]]></category> <category><![CDATA[Governo Letta]]></category> <category><![CDATA[Inciucio]]></category> <category><![CDATA[Leggi ad personam]]></category> <category><![CDATA[Marcello Dell’Utri]]></category> <category><![CDATA[Mediaset]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Vittorio Mangano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=577079</guid> <description><![CDATA[Tranquilli. È arrivato il nuovo governo. Ci ricorda la Corea del Nord, dove uomini, donne e guardie – qualunque sia il loro grado e funzione – si dispongono in forma ornamentale intorno al capo. Il capo, come tutti vedete, è Berlusconi, e a lui vanno dedicati i titoli di coda di questo filmino non da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tranquilli. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/27/governo-letta-ministri-alfano-interni-bonino-esteri-cancellieri-giustizia/576688/" target="_blank">È arrivato il nuovo governo.</a> Ci ricorda la Corea del Nord, dove uomini, donne e guardie – qualunque sia il loro grado e funzione – si dispongono in forma ornamentale intorno al capo. Il capo, come tutti vedete, è <strong>Berlusconi</strong>, e a lui vanno dedicati i titoli di coda di questo filmino non da festival, ma da archivio storico. Infatti tutto ciò che vedete in forma di governo (e di ossequio al volto di Berlusconi detto “il garante”) è opera sua. L&#8217;ha voluto, l&#8217;ha imposto, l&#8217;ha avuto. Come <strong>Mediaset</strong> e la famosa <strong>prima legge ad personam</strong> sul diritto di trasmissione in tutto il Paese. <strong>Conflitto di interessi</strong>, falso in bilancio, furto di giornali e case editrici e fiducie di governo, previo acquisto, contro apprezzabili somme, di giudici e senatori?   </p><p>Diciamo che era stato tutto un equivoco. Non c&#8217;è stato nessun conflitto, non c&#8217;è stata alcuna cacciata malevola da Palazzo Chigi, del premier incompetente e di pessima reputazione, solo una temporanea sostituzione per legittimo impedimento. Ma di cosa sto parlando? Se “la stampa deve fare la sua parte”, come dice l’autorità, è del tutto fuori posto rinvangare un passato sterile e inutile, che sarebbe solo un ostacolo alla nascita del nuovo governo. “Non a caso <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/27/nuovo-governo-napolitano-esecutivo-politico-nato-da-intesa-politica/576792/" target="_blank">il capo dello Stato ha parlato di un gabinetto ‘duraturo e di spessore, capace di reggere alla prova del Parlamento’</a>, e composto preferibilmente da ministri che abbiano ‘un profilo non divisi-vo’ – che non siano, cioè, dei reduci di vecchie battaglie” (Francesco Verderami, Il Corriere della Sera, 24 aprile). Io, per esempio, non andrei bene.   </p><p>Da un po&#8217; di tempo (vent&#8217;anni) vado ripetendo – insieme ad alcune firme del giornalismo italiano che, per fortuna, scrivono su questo giornale (altrimenti difficilmente sarebbero ospitati da direttori ed editori in vena di violare quel nuovo, grande territorio “condiviso” che è diventata all&#8217;improvviso l&#8217;Italia) la lista dei <strong>reati di Berlusconi</strong> e quelli delle sue persone di servizio (nel senso dello spirito di servizio che è la politica) tanto tempo fa (“reduce di vecchie battaglie”) ma anche alcuni anni fa, alcuni mesi fa, alcuni giorni fa. Ho certo preso un abbaglio che mi mette fuori dalla politica condivisa, ma mi pareva (come pare ad alcuni giudici) che tutto fosse ancora in corso, e che <strong>Mangano</strong> (il pluriomicida mafioso) fosse ancora “il vero eroe italiano” secondo Berlusconi e Dell&#8217;Utri. Vedete amici, sembra un&#8217;auto-celebrazione.</p><p>Ma vi dimostro subito che non esagero. “Il punto decisivo – lo sappiamo benissimo senza che ce lo ricordino i professionisti dell&#8217;anti-inciucio – è che nella politica italiana c&#8217;è Berlusconi. Vale a dire il bersaglio di una <strong>indignazione</strong> obbligatoria, del quale, a dire di costoro, bisogna a ogni occasione chiedere la ineleggibilità, la revoca dell&#8217;immunità, l&#8217;incriminazione e quant&#8217;altro, mentre il solo evitare di farlo, non parliamo dell&#8217;avere un qualsivoglia rapporto con lui o con la sua parte, significherebbe sempre e comunque l&#8217;inciucio più vergognoso. Quando si discute di Berlusconi o con Berlusconi, infatti, se non si vuole passare per collusi, il sistema è semplice: ogni sede pubblica deve diventare l&#8217;anticamera di una corte d&#8217;assise. Il fatto che da vent&#8217;anni egli abbia un seguito di parecchi milioni di elettori appare ai custodi della democrazia eticista un dettaglio irrilevante. &#8221; (Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 24 aprile).   </p><p>D’accordo, sembra grave, anzi inconcepibile, un simile testo pubblicato senza ironia, in forma di editoriale, sulla prima pagina di un grande giornale italiano che nega all&#8217;improvviso, non solo molte pagine e firme di quello stesso giornale, ma anche il divertente<strong> bunga bunga</strong> “di buon gusto” (definizione dell&#8217;autore ) per cui l&#8217;Italia è irreversibilmente celebre nel mondo e a cui deve (almeno finché Berlusconi resta il nostro eroe) la perdita di ogni <strong>credibilità politica</strong>, economica, ma anche di normale rispetto. Però è bene prestare attenzione all&#8217;improvviso, clamoroso consenso di tutto ciò che adesso è “condiviso”. Sentite come il giovane, nuovo capogruppo Pd alla Camera, l’On. <strong>Pazienza</strong>, risponde alla domanda di Sky Tg 24: “C&#8217;è preoccupazione su chi, dal lato del Pdl, parteciperà al nuovo governo?” “Non ci appassiona il toto-ministri”, risponde il nuovo e giovane politico Pd (26 aprile). Per fortuna il senatore <strong>Dell&#8217;Utri</strong> non è più in giro e alcuni intimi di Berlusconi sono già in prigione. Ma l’affermazione è senza dubbio un po’ arrischiata e sarà bene tenerne conto per quando qualche facinoroso verrà a gridare fuori dal Parlamento. Ci fa un po’ di luce un articolo del filosofo Maurizio Ferraris, che solo in apparenza sembra occuparsi d&#8217;altro: “Immaginiamo che a un condannato a morte venga offerta l&#8217;alternativa tra una pastiglia di cianuro e una, che chiameremo ‘amnesina’, che provoca oblio totale. È probabile che sceglierebbe l&#8217;amnesina. Ma è altrettanto certo che (&#8230;) l&#8217;effetto che produrrebbe l&#8217;amnesina sarebbe lo stesso del cianuro: la certezza che quello che è lui, ossia la somma dei suoi ricordi, se ne andrebbe per sempre”.</p><p>Vi rendete conto? Per evadere, dopo vent&#8217;anni, dall&#8217;incubo di Berlusconi che torna ad affacciarsi sul teleschermo non meno di dieci volte ogni giorno per decidere della nostra vita, ci stanno proponendo l&#8217;<strong>amnesina</strong>.</p><p><em>il Fatto Quotidiano, 28 Aprile 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/28/governo-letta-fattore-b-e-ritorno-del-governo-ad-personam/577079/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Attentato Boston, identikit di una strage cristiana?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/boston-identikit-di-una-strage-cristiana/565153/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/boston-identikit-di-una-strage-cristiana/565153/#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Apr 2013 07:35:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Attentato Boston]]></category> <category><![CDATA[Estremisti]]></category> <category><![CDATA[Fondamentalismo]]></category> <category><![CDATA[Maratona]]></category> <category><![CDATA[Tea Party]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=565153</guid> <description><![CDATA[Alle reclute viene detto che Dio ha aggiunto alla Costituzione americana il diritto di portare le armi per una ragione importante: se mai venisse il momento in cui il governo deviasse dal suo scopo costituzionale cristiano, la gente in possesso di armi dovrebbe usarle per costringere il governo a tornare sulla retta via. I cristiani...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Alle reclute viene detto che <strong>Dio ha aggiunto alla Costituzione americana </strong>il diritto di portare le armi per una ragione importante: se mai venisse il momento in cui il governo deviasse dal suo scopo costituzionale cristiano, la gente in possesso di armi dovrebbe usarle per costringere il governo a tornare sulla retta via. I cristiani fondamentalisti che mantengono questa visione teocratica del governo sono chiamati “dominionisti”. Anche i fedeli di Christian Identity sono dominionisti, ma la differenza è che essi desiderano stabilire una teocrazia bianca, in cui le loro interpretazioni bibliche diventerebbero la norma.  Sto citando da<em> Harvest of Rage</em>, uno studio di Joel Dyer pubblicato nel 1998 sul problema (e la minaccia, negli Usa) del<strong> fondamentalismo cristiano armato</strong> (in Italia: <em><a href="http://books.google.it/books/about/Raccolti_di_rabbia_La_minaccia_neonazist.html?id=lTlXzF8yopoC&#038;redir_esc=y" target="_blank">Raccolti di rabbia</a></em>, Fazi Editore). <br />E nel farlo sto spostando la mia riflessione <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/attentato-boston-solo-due-bombe-evacuato-aeroporto-new-york/564270/" target="_blank">su ciò che è appena successo a Boston, verso una delle due risposte: terrorismo interno</a>.</p><p>Poiché il governo americano tarderà a prendere apertamente questa strada, mi rendo conto che corro il rischio di offrire una tesi invece che una risposta bilanciata e attenta a tutti i riflessi possibili. Ma io penso che Dyer, l&#8217;autore che ho appena citato, abbia visto giusto quando da giornalista investigativo specializzato nella vita agricola americana, si è accorto che stava nascendo e diffondendosi una nuova cultura. È un peccato che non si siano avventurati lungo lo stesso percorso i giornalisti, i sociologi, ma anche i<strong> detective federali</strong> che avrebbero potuto scoprire ben di più che la responsabilità, l&#8217;arresto e la condanna di una o due persone, colpevoli ma senza mandanti e senza il sostegno di alcuno, dopo ogni tragico evento religioso-politico americano, dall&#8217;uccisione di medici ginecologi considerati nemici della vita, a magistrati che si spingono a investigare le nuove culture pseudo-cristiane.</p><p>I tragici eventi simili alla <strong>maratona di Boston</strong>, infatti, sono tanti, prima e dopo lo spaventoso choc di quell&#8217;11 settembre che si è impadronito (come poteva avvenire diversamente?) di tutta l&#8217;emozione e di tutta la forza americana. Quasi solo giornalisti non americani (nelle dirette televisive subito dopo Boston, in cui si potevano alternare i telegiornali americani e telegiornali europei) si sono ricordati di questa sequenza di eventi:<strong> aprile è il mese di molte grandi scadenze</strong> del fondamentalismo cristiano che fa capo a <strong>Christian Identity</strong>: 29 aprile 1993, l&#8217;assedio della polizia federale alla chiesa-fortino di Waco, che il pastore David Koresh aveva riempito di armi automatiche e di seguaci, tra cui molte donne e bambini, e ha preferito che tutti saltassero in aria piuttosto che arrendersi a ZOG (il governo sionista americano, nel linguaggio di quel cristianesimo); 29 aprile 1995, l&#8217;esplosione del palazzo federale (dunque del governo di ZOG) di Oklahoma City, 168 morti, oltre a tutti i bambini dell&#8217;asilo e scuola elementare interna all&#8217;edificio; il 15 aprile è il giorno delle tasse, ovvero l&#8217;ultimo giorno per presentare il proprio modulo di denuncia, una scadenza sgradita di cui si parla tutto l&#8217;anno in tutta l&#8217;America, ma che, per i Fondamentalisti è un modo di<strong> sottrarre risorse a Dio per darle a Satana</strong>. Chi è Satana, per questa parte malata della cultura cristiana americana? “Ebrei e neri sono quel che sono. È stato Dio a scegliere di fare degli ebrei la prole di Satana, e dei neri degli animali, non lo abbiamo scelto noi” (Tim Hauser, Christian Identity, 1996).</p><p>Ma questo aprile è anche il mese in cui il presidente Obama ha lanciato un’appassionata campagna<strong> contro la libera circolazione delle armi</strong>. E il presidente americano, per la prima volta nella storia di questo Paese, è un <strong>nero</strong>. Per capire se ci sia un legame fra l&#8217;oscuro e profondo sottomondo del “dominionismo” cristiano e la vita politica americana di ogni giorno, basti pensare ai <strong>Tea Party</strong>. La durezza violenta e aggressiva di quei militanti, che al momento sembrano un po’ tenuti a bada dal Partito repubblicano regolare, non può essere il frutto del cattivo carattere o dell’inclinazione rissosa di alcuni. Nella predicazione del Tea Party emergono continuamente parole, modi dire, gerghi che si possono ritrovare solo nelle investigazioni e nel lavoro giornalistico dei pochi autori come Joel Dyer.</p><p>È chiaro, in quello che dico, che una profonda e diffusa esitazione trattiene la cultura americana dal guardare fino in fondo al vasto deposito di pregiudizio razziale, culturale, religioso che si intravede nel “dominionismo” cristiano (la forma estrema di fondamentalismo) e in Christian Identity. Però questi sono anche i giorni di una lunga investigazione su fatti criminali completamente nuovi: l&#8217;uccisione di magistrati. Due procuratori distrettuali sono stati assassinati nelle scorse settimane in Texas (uno in casa con la moglie, eliminati entrambi ). Si sa che gli esecutori provengono dal mondo e dalla cultura di cui stiamo parlando, ma le indagini sono finora andate a vuoto.</p><p>Del resto, dalla famosa e celebre mattanza di Columbine fino alla strage di bambini, avvenuta da poco a Newtown, nel Connecticut si è mai trovato un complice, un legame, un ambiente che può avere formato o facilitato questi episodi che sembrano solo follia isolata? Torniamo sempre all&#8217;esplosione di Oklahoma City: un solo arrestato, il soldato <strong>Mc Veight</strong>, un solo condannato a morte, una sentenza eseguita subito, che ha evitato di discutere se Mc Veight fosse o no (come tutto faceva pensare) un militante di Christian Identity. Sarà semplice ed esemplare il percorso investigativo e la conclusione della vicenda se gli attentatori di Boston non risulteranno cristiani. Ma se lo sono?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 17 Aprile 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/boston-identikit-di-una-strage-cristiana/565153/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L’esempio di Manhattan. La crescita che funziona</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/08/lesempio-di-manhattan-crescita-che-funziona/555449/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/08/lesempio-di-manhattan-crescita-che-funziona/555449/#comments</comments> <pubDate>Mon, 08 Apr 2013 13:13:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Crescita Economica]]></category> <category><![CDATA[Decrescita]]></category> <category><![CDATA[Economia]]></category> <category><![CDATA[Manhattan]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=555449</guid> <description><![CDATA[Parliamo di crescita e decrescita. I lettori ricorderanno che – in mezzo a questo caos sul nuovo Parlamento, sul nuovo governo e sul nuovo presidente della Repubblica che non funzionano o non ci sono o non si trovano – ho scritto domenica scorsa che è meglio domandarsi quello che si potrebbe fare se ci fossero (o...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><strong>Parliamo di crescita e decrescita</strong>. I lettori ricorderanno che – in mezzo a questo caos sul nuovo Parlamento, sul nuovo governo e sul nuovo presidente della Repubblica che non funzionano o non ci sono o non si trovano – <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/crisi-lora-della-scelta-tra-crescita-e-decrescita/548569/" target="_blank">ho scritto domenica scorsa</a> che è meglio domandarsi quello che si potrebbe fare se ci fossero (o quando ci saranno) persone per farlo. Dunque la crescita, anzi la decrescita. Qual è la strada? Ho avuto molte risposte. La più ricca di argomenti è quella di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/crescita-e-decrescita-perche-un-concetto-non-esclude-laltro/549466/" target="_blank"><strong>Maurizio Pallante</strong> pubblicata da questo giornale il 4 aprile</a>. Rispondo.</div><p>Prima di tutto può essere utile ridefinire il tema: ci dicono che per rimettere in movimento una società bloccata da una crisi ancora non capita e non spiegata, la prima cosa da fare è <strong>ricominciare a crescere</strong>, che vuol dire più case, più ponti, più strade, più auto, autotreni e treni, più velocità, più grattacieli (magari anche buffi e un po&#8217; storti, in modo da avere l&#8217;ingombro senza subirne l&#8217;autorità , più città che sembrano Disney e, se necessario, un po’ di isole o di penisole finte per aumentare il terreno disponibile). C’è un punto di <strong>Manhattan</strong> che, in modo cauto e gentile, ci avverte di come potrebbe venire il cambiamento, in modo che faccia piacere a tutti, costruttori, proprietari, abitanti, visitatori. Primo, è stato unito un pezzo di terra, prima inesistente, a una zona detta la &#8220;<strong>Battery</strong>” dove sono sorte case, ristoranti e parchi giochi. Secondo, il punto sopraelevato di una vecchia ferrovia in disuso è stato trasformato in giardino pensile con passeggiata lunga alcuni chilometri. Terzo, tutto intorno la città, che era bassa, diventa alta perché i costruttori intendono incassare l’atto benevolo della passeggiata pensile (con molto verde) costruendo, per noi e per loro, nuove strutture altissime dove c’erano studi di pittori, pub storici e i resti, fotografabili all&#8217;infinito, del mercato delle carni di New York (circa 1950).</p><p>Non sempre le cose si fanno con tanta cautela e una certa grazia, ma l&#8217;importante è farle, ovvero moltiplicarle. <strong>Qui si incrociano due sindromi</strong> di cui è bene essere coscienti. Una è quella di <strong>Peter Pan</strong>. Rifiutare di crescere per poter crescere. Se si resta bambini tutto è possibile, compresa l&#8217;<strong>immaginazione senza limiti</strong> (ecco la parola “limiti” con cui bisogna decidere se e quando e come fare i conti). L’altra la prendo da un libro che non so quanti avranno visto da piccoli e che si chiamava <strong>Pipino</strong>, nato vecchio e morto bambino (diventato poi film hollywoodiano). Il senso di quel libro è che solo tornando (o diventando) bambini si ricomincia a crescere e che dunque c’è un rapporto con la crescita senza fine solo se si va dal vecchio al giovane.</p><p>Qui, in questo punto, c’è l’unico significativo <strong>dissenso</strong> con ciò che ha scritto al Fatto: “Non si cresce sempre. A un certo punto ci si ferma. E questo dovrebbe essere il modello della decrescita. Ti fermi e torni indietro”. Qui, mi permetto di dire, c’è un errore: <strong>la macchina della natura è fatta per ricominciare sempre</strong>, con gli stessi o con altri individui, animali e piante. Le api e le foglie se la cavano da sole. È compito dell&#8217;intelligenza umana, a volte sorprendente e capace dell’inimmaginabile, trovare strade diverse dall&#8217;aggiunta e dalla moltiplicazione del già fatto senza intristire nel fermo di macchina, nell&#8217;immagine da fantascienza, del gesto interrotto e dell&#8217;impresa grandiosa e incompiuta per volontà sconosciuta o per ordine superiore.</p><p>La citazione di <strong>Agnelli</strong>, nel mio articolo di domenica scorsa (“<em>dove metterei nuove auto? Dove le mettono i miei concorrenti</em>”) serve per dire che è difficile, è eroico fare la pace da soli. Tocca a chi si occupa di politica immaginare (cioè inventare il mai fatto prima) come e con chi e con quale possibilità, il segnale nuovo possa essere accolto e raccolto. Però il vero impegno di chi giustamente diffida della crescita che è come la corsa in discesa di un autobus senza freni, di chi si allarma nello scoprire, ogni volta che sfoglia un giornale illustrato, che in qualche parte del mondo è sorto uno strambo edificio con diecimila appartamenti per vivere, che una nuova città o un nuovo benessere vogliono dire una <em>skyline</em> tipo New York 1930, che la nuova conquista sono 100 piani invece di 50 nelle unità abitative, che la velocità continua a crescere violentando ciò che resta del paesaggio, che le merci arrivano come un fulmine anche se ci sono esseri umani su vecchie barche che continuano a morire nei mari che è vietato attraversare, il vero impegno di chi giustamente si allarma per tutto questo e intende respingerlo, <strong>non è dire “decrescita”</strong>.</p><p>Ripeto ciò che ho scritto: la parola è innaturale, tutto ciò che è natura, salvo malattie e avvelenamenti dell&#8217;acqua, della terra o dell’aria, non decresce mai. Cambia. E – mi lascino dire Pallante e alcuni altri interlocutori – non è vero che si finisce di crescere, prima di aver finito di vivere. <strong>La grande trovata della natura è di crescere in un altro modo</strong>. Questa è la scommessa di una nuova cultura. La foresta di grattacieli inclinati da una parte o dall&#8217;altra, mentre in mezzo passano treni saetta diretti a ponti che attraversano mega distanze, sono il grande limite di cemento, di ferro e di tecnologia sbagliata, che bloccano la crescita di ciascun essere umano, animale o pianta.</p><p>Riprendiamoci la crescita nel senso preciso della parola. Si decresce distorcendo l’universo e soffocando la natura. Si cresce liberi e puliti. La tristezza rinunciataria sta dalla parte di chi riconosce sempre meno spazio e ruolo e governo di sé agli esseri viventi e ne attribuisce sempre di più a ciò che ingombra l’orizzonte e occupa l’aria e lo spazio.</p><p>Il Fatto Quotidiano, 7 aprile 2013</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/08/lesempio-di-manhattan-crescita-che-funziona/555449/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Crisi, l’ora della scelta tra crescita e decrescita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/crisi-lora-della-scelta-tra-crescita-e-decrescita/548569/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/crisi-lora-della-scelta-tra-crescita-e-decrescita/548569/#comments</comments> <pubDate>Tue, 02 Apr 2013 07:10:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Crescita Economica]]></category> <category><![CDATA[Crisi Economica]]></category> <category><![CDATA[Globalizzazione]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=548569</guid> <description><![CDATA[Abbiamo aspettato la crescita come un Messia salvatore sotto forma di prodotti, di vendite, di profitti, di lavoro che torna, una terra promessa per la quale bastano alcune leggi, alcune sagge mosse di governo, alcuni sacrifici, magari duri ma necessari, che ti traghettano sulla parte salva del mondo. Su una sponda la corsa della civiltà...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><strong>Abbiamo aspettato la crescita come un Messia salvatore</strong> sotto forma di prodotti, di vendite, di profitti, di lavoro che torna, una terra promessa per la quale bastano alcune leggi, alcune sagge mosse di governo, alcuni sacrifici, magari duri ma necessari, che ti traghettano sulla parte salva del mondo. Su una sponda la corsa della civiltà lascerà indietro i neghittosi di un mondo antico e obsoleto che vogliono garanzie prima di dare. Sull&#8217;altra il mondo orgoglioso del nuovo profitto e del nuovo reddito, dove ognuno è protettore di se stesso, dunque affidabile.</div><p>Chiaro? C&#8217;è qualche dubbio. “In tutti i casi la ricetta economica che ne discende è brutale: per avere crescita occorre più disuguaglianza, perché solo più disuguaglianza è in grado di imprimere il necessario dinamismo alla società (&#8230;) Tutto ciò spiega perché la parola eguaglianza – che pure figura, insieme a libertà e a fraternità tra le categorie chiave della modernità – sia caduta così in disuso nel lessico contemporaneo, compreso quello della sinistra”. Sto citando l&#8217;introduzione di <strong>Laura Pennacchi</strong> (economista e già sottosegretaria al Tesoro nel primo governo Prodi) a &#8220;<strong>Globalizzazione&#8221;, di Joseph Stiglitz</strong> (Donzelli Editore) e all&#8217;implacabile processo di questo Nobel (che continua e si sviluppa ne &#8220;Il prezzo della disuguaglianza&#8221;, <em>Einaudi</em>) e del Nobel Paul Krugman (tutti i giorni sul<em> New York Times</em>) contro la prevalente politica di punizione economica ai poveri e agli ultimi lavoratori. <strong>Il libro ci porta ai due mondi che si fronteggiano</strong>: “Uno sostiene che per combattere la disuguaglianza e la povertà l&#8217;arma esclusiva è la crescita economica, non la redistribuzione del reddito (&#8230;) L’altro considera la crescita necessaria ma insufficiente a contrastare povertà e disuguaglianza in assenza di un cambiamento dei modelli di crescita e di una consapevole ridistribuzione del reddito, e quindi di sistemi adeguati di sicurezza sociale”.</p><p> Ecco allora schierati tutti i protagonisti del drammatico momento che stiamo vivendo. Il meno discusso dei protagonisti del dramma è la crescita. “Ammettiamo che il suo piano funzioni. Dove metterà tutte quelle auto?” ha chiesto un analista finanziario a Gianni Agnelli durante un incontro a Wall Street negli anni Settanta. “Dove le metterebbero i miei concorrenti”, ha risposto l&#8217;Avvocato, meritandosi l&#8217;applauso di una folla di competenti. E confidava: <strong>“Non puoi dire ‘decrescita’. È una parola contro natura”</strong>. La frase è fondata. I bambini crescono, gli animali crescono, la natura cresce. Tutto il resto (prima il mondo del possesso di terra, poi quella della produzione e possesso e consumo di oggetti) è artificio dell&#8217;uomo ma segue il modello della natura, che è anche quello dell&#8217;immaginazione, della fantasia, del desiderio, anche se la necessità (la domanda) è sempre più forzata.</p><p>Di tutte le parole e i concetti in gioco, questo (crescita, quale crescita) risulterà alla fine il punto alto o il punto di caduta di tutto il dibattito. In apparenza, come spiega <strong>Amartya Sen</strong>, siamo in presenza di un primo e secondo tempo. Nel primo c&#8217;è il duro dibattito sull&#8217;eguaglianza che vede pochissimi grandi studiosi dell&#8217;economia schierati contro il pensiero comune, ovvero una destra che ha inglobato la sinistra (per poi sbandierare l&#8217;idea che “non c&#8217;è più differenza”).<strong> Il pensiero comune vuole “grandi sacrifici” quasi completamente a carico del lavoro, del reddito fisso e dei senza lavoro</strong>, e una forte remunerazione ai più forti che si prenderanno l&#8217;impegno di trainare il carro fuori dal pantano. “Non è accaduto, perché dovrebbe accadere adesso, quando deregolamentazione e finanza globalizzata, praticamente non rintracciabile, non hanno alcuna ragione di autodenunciare il proprio immenso vantaggio?&#8221; si domandano i Nobel Krugman, Stiglitz e Sen. È nella fossa di questa contraddizione che si è incastrato il mito della crescita. Persino chi ci crede poco non riesce a visualizzare o anche solo a concepire come mito e ideale, la “decrescita”. Prima cosa, la senti come una perdita. La contraddizione è dirompente e ovvia: milioni di nuove auto sono necessarie per mettere o rimettere al lavoro milioni di lavoratori a tutti i livelli. Per milioni di nuove auto non c&#8217;è posto né per parcheggiare né per respirare. Eppure Marchionne, capo della Fiat, può ancora minacciare “me ne vado, con tutta la mia produzione” e seminare il panico.</p><p>Qui ci accorgiamo che la frase, effimera e molto giovanilistica, che invocava <strong>“l’immaginazione al potere”</strong> non è così poeticamente priva di senso. È politica. È l’unica via d&#8217;uscita: immaginare un mondo bello e desiderabile, di giovani e per giovani, dove ogni lavoro e ogni impresa moltiplicano lo spazio invece di ridurlo, lo rendono più desiderabile e più pulito, lo sgomberano, con profitto, di scorie e veleni e accumuli che bloccano la vita. Attenzione, non è ambientalismo, nel senso cauto e negativo (questo no, questo no) della parola.</p><p>È crescita (mai chiamarla decrescita, è triste) nell&#8217;unico modo possibile. Manca solo una cosa: l&#8217;immaginazione. Se c&#8217;è, è lontanissima dal potere, vecchi e nuovi arrivati inclusi.</p><p>Il Fatto Quotidiano, <em>31 marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/crisi-lora-della-scelta-tra-crescita-e-decrescita/548569/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi, l&#8217;ineleggibilità e la rimonta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/24/berlusconi-lineleggibilita-e-rimonta/540774/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/24/berlusconi-lineleggibilita-e-rimonta/540774/#comments</comments> <pubDate>Sun, 24 Mar 2013 14:46:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Ineleggibilità]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Micromega]]></category> <category><![CDATA[Nuovo Governo]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Piazza del Popolo]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=540774</guid> <description><![CDATA[Non avrei mai voluto scriverlo, ma è ciò che sta accadendo in questi giorni. Ha vinto di nuovo Berlusconi. Torna a riempire la piazza come un megastudio affollato di cittadini contenti e ansiosi di essere le sue comparse. E non perché si sia camuffato da persona per bene, magari solo una mascherata. No, ha occupato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non avrei mai voluto scriverlo, ma è ciò che sta accadendo in questi giorni. Ha vinto di nuovo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/23/b-capo-dello-stato-sia-di-centrodestra-noi-pronti-a-nuova-campagna-elettorale/539954/" target="_blank"><strong>Berlusconi</strong>. Torna a riempire la piazza</a> come un megastudio affollato di cittadini contenti e ansiosi di essere le sue comparse. E non perché si sia camuffato da persona per bene, magari solo una mascherata. No, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/11/processo-ruby-cicchitto-nodo-giustizia-da-risolvere-o-pdl-si-chiama-fuori/526372/" target="_blank">ha occupato il <strong>Palazzo di Giustizia</strong> di Milano</a>, disertato i suoi processi, comprato spazio, tempo e persone, insultato i giudici e convocato la folla in piazza per una manifestazione contro la Costituzione. Ma ha vinto. Lo dice anche <strong>Matteo Renzi</strong>, che sarebbe il meglio del futuro del Pd, il partito che si era appena dichiarato l’ultima barriera. Ecco Renzi: “Ora è difficile non parlare con Berlusconi” (Repubblica, 23 marzo ). Infatti mettetevi nei panni di Bersani.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/22/nuovo-governo-napolitano-da-incarico-bersani-per-esecutivo/539063/" target="_blank">Il Capo dello Stato ha affidato al segretario Pd un “mandato esplorativo</a> per vedere se ci sono i numeri”. Se il confronto non sembrasse sproporzionato, una situazione del genere è già stata vissuta intorno a noi e c’è chi se la ricorda. Nel 1944, la Resistenza in Europa era allo stremo, gli alleati erano bloccati a metà Penisola e Allen Dulles, capo dell&#8217;Oss (predecessore della Cia) propone di interrompere la guerra al fascismo e al nazismo, e dedicarsi a combattere la Russia comunista. Quel piano è fallito perché il presidente americano, che certo non amava l’<strong>Unione Sovietica,</strong> ha visto il rischio enorme di conservare il prima pur di passare al dopo, e lo ha impedito. Ha rafforzato i legami col futuro nemico della Guerra fredda e con le Resistenze europee (composte per metà di comunisti militanti e per metà di ex fascisti, di monarchici, di personaggi dal passato e dal futuro non tanto chiaro), ha deciso che non tutti i pericoli sono uguali, e ha vinto.</p><p>Per merito di questa strategia non sono finiti i mali del mondo. Ma sono finiti il fascismo e il nazismo, i loro uomini, il loro potere, la loro visione demente del mondo. C’è un senso nel rievocare quel cumulo di rovine per spiegare il rischio che stiamo correndo? Forse sì. Le rovine ci sono, troppa gente non lavora, troppe imprese sono ferme, troppe tempeste sono in corso o sono in arrivo, isolando i cittadini e promettendo non solo la continuazione del caos ma un caos più vasto, mentre si fa più piccola e disordinata la resistenza di chi dovrebbe, a nome dei cittadini, fare fronte.</p><p>Ci sono state <strong>elezioni politiche</strong> in Italia e due terzi degli italiani hanno detto basta almeno alle cause interne del disastro (vent&#8217;anni di Berlusconi egemone e padrone assoluto del sistema delle informazioni). Lo hanno detto pur sapendo che ci sono stati cedimenti e debolezze e clamorosi errori (che possono essere giudicati anche come convenienti voltafaccia) da alcuni di coloro che adesso vengono votati per cancellare la nefanda epoca Berlusconi. Ma nello schieramento dei vincitori (mai così grande in un Paese di piccole vittorie e perenni rinvii) scoppia la sindrome Allen Dulles: i nostri veri nemici sono i sovietici. La guerra continua. Vanno scacciati tutti perché solo i puliti e gli intatti da ogni ambiguo o colpevole rapporto col passato devono governare subito. Ma non possono.</p><p>E in questa visione della situazione italiana, Berlusconi diventa piccolo e irrilevante, perché quello che conta è fermare il Pd e impedire che possa avere qualsiasi ruolo. Certo, nessuno nega, nel gruppo Allen Dulles (cioè “la guerra continua su un altro fronte”) che Berlusconi sia la mela marcia. Ma la strategia, molto dannosa ma anche scoperta in modo imbarazzante, è dare spintoni al Pd affinché cada sulla mela marcia e la afferri. In quel momento sarà evidente ciò che si era sempre detto: meglio da soli. Ma da soli non si può governare mentre (la prospettiva è paurosa ) con la mela marcia sì. Ecco perché sabato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/23/ineleggibilita-in-piazza-a-roma-manifestazione-per-difendere-costituzione/540060/" target="_blank">ho accettato l’invito di MicroMega</a> e sono andato, come un tempo, alla manifestazione di Roma per dire che Berlusconi è <strong>ineleggibile</strong>. E deve essere confermata, senza altre leggi, la sua ineleggibilità come concessionario di pubblica licenza che, in tutti questi anni, Berlusconi ha dato a se stesso. Ha triplicato il valore delle sue aziende per il solo fatto di essere concedente e concessionario, e ha bloccato ogni concorrenza per il solo fatto di controllare, da presidente , le Tv di Stato e da intimidire, con il suo straordinario doppio gioco, ogni altro giornalista (salvo acquisti).</p><p>L’iniziativa mi è sembrata urgente: dire e ripetere dove si situa in primo luogo il pericolo per la <strong>democrazia</strong>, e dove diventa strano il gioco di spingerlo a ritornare al potere, (con il Pd) per poter avere una immagine chiara e definitiva di tutti i nemici in una grande foto di gruppo. Se accadrà sarà comunque una disgrazia. Sabato siamo scesi in piazza nel tentativo, ingenuo e inadeguato (lo stesso che abbiamo condiviso con Tabucchi, con Sylos Labini, con Flores d&#8217;Arcais, con Travaglio, con chi dirige questo giornale, con tantissimi cittadini) di spingere indietro, nel niente che è il suo spazio storico e politico, Silvio Berlusconi. Ma io credo che significasse anche una risposta simile a quello che Ferruccio Parri fece avere, tramite il cardinale di Milano, al presidente degli Stati Uniti: “Anche se voi ci abbandonate, noi continueremo la Resistenza”. Che non è il gioco di fare il possibile per mettere insieme Berlusconi e Bersani (o Berlusconi e Renzi). Ma è l&#8217;impegno di fare ciò che due terzi degli italiani hanno votato: liberare l’Italia da Berlusconi. Il resto, il “dopo Berlusconi” è un’altra storia.</p><p><em>il Fatto Quotidiano, 24 Marzo 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/24/berlusconi-lineleggibilita-e-rimonta/540774/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Destra e Sinistra esistono nei fatti, non nelle parole</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/04/destra-e-sinistra-esistono-nei-fatti-non-nelle-parole/488576/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/04/destra-e-sinistra-esistono-nei-fatti-non-nelle-parole/488576/#comments</comments> <pubDate>Mon, 04 Feb 2013 08:45:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Destra]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Politica Economica]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=488576</guid> <description><![CDATA[Affronto un problema nello stesso tempo drammatico e banale: Destra e Sinistra ci sono ancora? Una premessa prima di rispondere. Quando dico “sinistra” non intendo marxismo, ma qualcosa che tenterò di definire di volta in volta, in prossimità della difesa del lavoro. Quando dico &#8221; destra&#8221; è chiaro che dovrò districarmi fra le tre destre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Affronto un problema nello stesso tempo drammatico e banale: <strong>Destra e Sinistra ci sono ancora?</strong> Una premessa prima di rispondere. Quando dico “sinistra” non intendo marxismo, ma qualcosa che tenterò di definire di volta in volta, in prossimità della difesa del lavoro. Quando dico &#8221; destra&#8221; è chiaro che dovrò districarmi fra le tre destre italiane, quella di mercato (detta anche neoliberista) quella di potere (dunque neo o vetero fascista) e quella che si dedica a invocare tradizioni, valori, forze armate, famiglia &#8220;naturale&#8221;, lotta all&#8217;aborto fatto uguale a omicidio. Per chiarezza userò di nuovo i paragrafi numerati.</div><p>1) Ti dicono che Destra e Sinistra <strong>non significano più niente.</strong> Qui bisogna essere chiari. È vero se ci riferisce ad alcuni partiti che, sulla scena politica di oggi, si dichiarano di sinistra e vogliono continuamente &#8220;riformare il lavoro&#8221; (ovvero accettano il dettato di destra secondo cui il problema comincia dal lavoro e non dal vuoto di capacità dirigenziale). E se si accetta che si dicano &#8220;di destra&#8221; partiti come La Lega Nord, collezionista di privilegi, esenzioni, eccezioni e premi validi solo per la parte politica che il partito rappresenta, senza la minima nozione di mercato. Ma non è vero se si vuol far credere che qualcosa (vuoi la tecnologia, vuoi la globalizzazione), ha annullato ogni differenza sul modo di concepire vita e destino degli esseri umani, che dovrà d&#8217;ora in poi essere uguale per tutti. È un modo per dire, con definizione orwelliana, che ognuno deve stare dove sta, sotto, sopra o in mezzo, senza portare disordine con le sue pretese di progresso sociale, senza la petulanza di reclamare merito e premio per un suo presunto valore, se non appartiene al clan giusto.</p><p>2)  Si fa avanti<strong> la pretesa del Centro</strong>, come luogo mite di aggregazione che attrae e non respinge, rassicura e non attacca, pacifica e non divide, e, come ideologia, si affida al buon senso. Parole sante ma non vere. <strong>Il Centro è poroso</strong>. E per una ragione che non staremo a spiegare, si imbeve rapidamente di &#8220;antichi valori tradizionali&#8221; che tendono a invadere ogni spazio di dibattito politico.</p><p>3) La miglior risposta alla fine di Destra e Sinistra è  un vasto e solido aggregato politico a cui sono state<strong> tagliate le ali e abbassati i toni</strong>. Dubito che sia un argomento in grado di dimostrare che la &#8220;vecchia&#8221; contrapposizione non c&#8217;è più. Dov&#8217;è il punto in cui una proposta di governo comincia ad essere estrema, e da dove viene la certificazione del pericolo? Se è oggettiva vuol dire che Destra e Sinistra sono li, intatte, a ingombrare la scena. Se è soggettiva, descrive la presenza rischiosa di un arbitro che è anche governo. Ovvio che si tratta di un non senso.</p><p> 4) Entrano allora in scena, come in uno strano circo, &#8220;conservatori&#8221; e &#8220;innovatori&#8221;: Abbiamo di nuovo i due termini di una <strong>contrapposizione netta camuffata</strong> solo dalla denominazione. Esempio: difendere la Resistenza è &#8220;conservazione&#8221;. E il <strong>ritorno del fascismo</strong> (ungherese o di Casa. Pound ) è &#8220;innovazione&#8221;. Ma, ma come si vede, si usano riferimenti temporali al prima e al dopo per cambiare o nascondere il senso e degli eventi, e questo è un inganno.</p><p>5) <strong>Welfare e mercato</strong>. Il welfare è male perché spreca risorse, il mercato e&#8217; bene perché le impiega a buon fine. Il suggerimento è di <strong>affidarsi al mercato</strong>, che è agile, snello e disinteressato (non si era detto che c’è una mano invisibile? ) e <strong>diffidare del welfare</strong>, che si trascina una burocrazia sprecona e costosa. <br />Eppure Il New Deal roosveltiano è stato un mondo capitalistico che ha funzionato benissimo (anzi ha resuscitato il Paese America da una crisi gravissima) con una forte cura di <strong>solidarismo sociale</strong>, di sostegno ai più deboli, persone e imprese. Il periodo di esaltazione del mercato e di premio ai più ricchi inaugurato da<strong> Ronald Reagan</strong> è stato un capitalismo che ha quasi abolito il Welfare e promesso miracoli che il mercato non poteva compiere e non ha compiuto. Inoltre, abolendo quasi ogni regola come atto di venerazione per il mercato e la sua infinita saggezza, ha provocato un disordine economico pericoloso per tutti. Ha portato alla grande crisi economica che stiamo ancora vivendo. Ma ha esaltato e non abolito la contrapposizione che, in termini tradizionali, possiamo ancora chiamare Destra e Sinistra.</p><p>6) <strong>Più Stato o meno Stato?</strong> Anche questa domanda camuffa il vecchio argomento. Meno Stato significa ognuno per sé e i poveri si arrangino. Infine: si puo&#8217; essere &#8220;oltre&#8221;? Si può essere &#8220;sopra&#8221;? Forse Dio. &#8220;Oltre&#8221; vorrebbe dire un nuovo ordine mondiale di cui non si ha notizia. &#8220;Sopra&#8221; significa sentirsi nella postazione napoleonica illustrata da David per dirci come un imperatore assisteva alle sue battaglie dalle colline. Ma poi quell&#8217;imperatore doveva vincere quelle battaglie e quando le perdeva, essendo parte (la parte vinta) pagava. Dunque era sopra la collina ma non sopra la mischia. Come si vede, la democrazia si restringe se un uso arbitrario delle parole fa perdere il filo e copre i pezzi del gioco. Meglio riconoscere che l&#8217;ospedale senza tickets è di sinistra e che la medicina privata è di destra. Suona semplice, un po’ alla Celentano, ma racconta i fatti. E consente di decidere.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 3 Febbraio 2012</em></p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/04/destra-e-sinistra-esistono-nei-fatti-non-nelle-parole/488576/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La politica non si fa (più) in Parlamento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/13/politica-non-si-fa-piu-in-parlamento/468735/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/13/politica-non-si-fa-piu-in-parlamento/468735/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 Jan 2013 16:24:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Governo Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Governo Prodi]]></category> <category><![CDATA[Liste Elettorali]]></category> <category><![CDATA[Parlamento]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=468735</guid> <description><![CDATA[Qui non si parla di politica o di alta strategia. Qui si lavora”. Credo che in pochi riconosceranno l&#8217;origine di questa frase, che era un pericoloso cartello di avvertimento in ogni luogo pubblico durante la guerra fascista. Nel momento in cui scrivo è una perfetta descrizione del Parlamento che è stato appena sciolto. Ma anche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qui non si parla di politica o di alta <strong>strategia</strong>. Qui si <strong>lavora</strong>”. Credo che in pochi riconosceranno l&#8217;origine di questa frase, che era un pericoloso cartello di avvertimento in ogni luogo pubblico durante la <strong>guerra</strong> <strong>fascista</strong>.</p><p>Nel momento in cui scrivo è una perfetta descrizione del Parlamento che è stato appena sciolto. Ma anche del lavorio infaticabile e intenso, degli scontri e incontri e incroci e ripulse e improvvisi ritorni di legami perduti che la preparazione del <strong>nuovo Parlamento</strong> attraverso la composizione delle <strong>liste elettorali</strong>. Quelle che sono già disponibili sono lì a dimostrare ciò che sto dicendo: liste di <strong>dirigenti</strong>, di <strong>quadri</strong> e di <strong>impiegati</strong> per future imprese parlamentari che devono produrre con disciplina certi prodotti. Le liste che non ci sono ancora dimostrano quanto sia difficile mettere insieme persone efficienti, sottomesse, laboriose, fingendo di accumulare talenti.   </p><p>Ogni lista ha i suoi <strong>ornamenti</strong> o i suoi pezzi di <strong>antiquariato</strong>, un po’ come esporre nell&#8217;atrio della ditta il primo macchinario con cui era cominciata l&#8217;impresa. Per il resto, personale di fiducia, che non alzi la testa. Qui mi scontro – lo so – con la diffusa persuasione che “il Parlamento non lavora”. Il Parlamento, salvo quando subisce gravi incidenti di percorso, come è accaduto nella lunga agonia dell&#8217;ultimo <strong>governo Berlusconi</strong>, lavora moltissimo, ma non per fare politica. Quando si dice ‘di questo discuterà il Parlamento’, non si dice niente. Il Parlamento produce con alacrità atti amministrativi fatti di labirintici commi ed emendamenti, il cui senso e le cui conseguenze sono chiari solo ai committenti e ai destina-tari.   </p><p>Molto dipende, naturalmente, dal rapporto fra Parlamento e governo. Il Parlamento, quando è guidato da <strong>Monti</strong>, lavora intensamente ad approvare in fretta, quasi senza discutere, ciò che è stato deciso in <strong>materia economica</strong>, per ragioni di emergenza (vera emergenza provocata dall’incompetenza e tendenza a mentire di Berlusconi). L&#8217;ultimo governo “generalista” del Paese (nel senso che voleva, allo stesso tempo, produrre alcuni risultati tecnici e alcuni fatti politici) è stato il <strong>governo Prodi</strong>. Poi è diventata abituale la totale assenza del dibattito politico, salvo stentorei discorsi di parti e controparti ogni due o tre mesi, su questioni gravi, come i diritti umani, la scuola, il lavoro, la pace, questioni che non hanno mai avuto in Parlamento né un prima né un dopo. Dunque sono privi di fondamento quei “rating” che assegnano ai vari parlamentari gradi di “produttività”. Lo sono perché non si domandano “produttività” di che cosa?   </p><p>Sto descrivendo, temo in modo accurato, un Parlamento che sta alla larga dalla politica e in cui un parlamentare non può prendere alcuna iniziativa politica da solo tranne che parlare a un&#8217;aula vuota, una volta esaurito l&#8217;ordine del giorno alla cui compilazione non partecipa. Allora dov&#8217;è la politica? Come abbiamo visto il percorso verso il governo non serve. Se un governo ha interesse a non fare politica (per esempio per non compromettere una coalizione, si pensi alle “<strong>coppie di fatto</strong>”) il Parlamento rimane afasico. Infatti c&#8217;è il regolamento, stravagante, rigoroso e invalicabile delle <strong>Camere</strong>. Stabilisce che un parlamentare, persino nella o nelle <strong>Commissioni</strong> di cui fa parte, può presentare un’interrogazione solo tramite il rappresentante del suo gruppo. Stabilisce che il deputato o senatore possono proporre tutto quello che vogliono. Non arriverà mai in aula (e il parlamentare proponente non potrà parlarne in aula) fino a quando il suo gruppo, cioè il partito con cui è stato eletto, non darà il permesso . Il più delle volte non accade mai. Dunque se cercate dove comincia e dove finisce la politica (e dove si esercita o si azzera la “<strong>produttività</strong>” politica) la freccia punta ai partiti. Ed è qui che un segugio indagherebbe per rispondere alla domanda: che fine ha fatto la politica? L&#8217;indagine può cominciare benissimo dalle <strong>nuove liste elettorali</strong> che si sono composte o si stanno componendo, e ai partiti (ai loro leader) che le hanno volute. Ognuno ha cercato uno o due <strong>personaggi</strong> di valore estranei all&#8217;organizzazione, ma destinati a ornare il salotto, a depositare un discorso o una memorabile intervista e a togliere il disturbo. Ma ha voluto soprattutto numerose e ben distribuite <strong>pattuglie</strong> di <strong>lavoratori</strong> che al momento giusto restano in attesa dell l&#8217;input, qualunque esso sia (andare avanti, tornare indietro, accordarsi o scontrarsi per ragioni che non sempre vengono condivise) o anche solo spiegate).   </p><p>Come esempio pensate alla scelta <strong>Pd</strong> del <strong>dottor Galli</strong>, già direttore generale di <strong>Confindustria</strong>, dato come probabile <strong>ministro del Lavoro</strong> a nome del partito che ospita il candidato ed ex ministro del Lavoro <strong>Damiano</strong>. A Damiano non si è potuto dire di no e far finta che non esista, come è accaduto al deputato <strong>Sarubbi</strong> (che si era ostinato a parlare di politica, di diritti umani, e non di <strong>Eni</strong>, al tempo del trattato con la <strong>Libia</strong>) e in due, oltre ai Radicali, avevamo votato no. Ma la sua presenza è saggiamente compensata e “coperta” dal dottor Galli per non correre il rischio di “ali estreme”. Come esempio prendete <strong>Paola Binetti</strong> e osservate dove l&#8217;ha collocata il nuovo mondo di <strong>Monti</strong>: due volte capolista in punti essenziali delle nuove liste per rassicurare chi deve essere rassicurato sui valori non negoziabili. Sono solo due lampi nel buio, ma servono per dire che la politica ha un suo unico luogo, i partiti.</p><p>Ma i partiti, anche quelli rispettabili, hanno deciso di tenersi le mani libere “per <strong>negoziare</strong>”. Negoziano risultati che hanno a che fare con il potere, non con i cittadini. I cittadini restano soli e, di tanto in tanto, sono accalappiati nella rete di decisioni che non si sa se siano buone o cattive perché sono indecifrabili. Si sa che sono pesanti, che cambiano la vita di molti. Sarebbe importante discutere di tutto ciò in politica. Ma quale politica?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 13 Gennaio 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/13/politica-non-si-fa-piu-in-parlamento/468735/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monti il pastore e i vecchi presepi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/31/monti-il-pastore-e-i-vecchi-presepi/458643/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/31/monti-il-pastore-e-i-vecchi-presepi/458643/#comments</comments> <pubDate>Mon, 31 Dec 2012 10:27:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Centro]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=458643</guid> <description><![CDATA[&#8216;Ritorna la speranza&#8217; (dice il manifesto di una nuova destra) e ha gli occhi di La Russa. La Russa infatti è di quelli, che pur di non andare con Berlusconi, hanno fondato un partito. Tanto non c&#8217;è bisogno di firme di cittadini per chi è già radicato alla Camera e vorrebbe sfuggire al portone chiuso....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Ritorna la speranza&#8217; (dice il manifesto di una nuova destra) e ha gli occhi di <strong>La Russa</strong>. La Russa infatti è di quelli, che pur di non andare con Berlusconi, hanno fondato un partito. Tanto non c&#8217;è bisogno di firme di cittadini per chi è già radicato alla Camera e vorrebbe sfuggire al portone chiuso. <strong>È un imbroglio</strong>. Perché lui sì e gli altri no, una democratica differenza di centinaia di migliaia di firme da raccogliere davvero da un capo all&#8217;altro della penisola se non sei già dentro?</p><p>Intanto si ode uno<strong> scampanio vaticano</strong> che suona a raccolta per <strong>Mario Monti</strong>. Bisogna ammettere che la vicenda è strana. Se un uomo nuovo avanza con un suo programma (la mitica agenda), un suo lavoro già svolto (giudicatelo come volete, ma non è poco, in un anno) e vanta, con buone ragioni, il salvataggio del Paese dal baratro, e va e viene attraverso l&#8217;Europa tra un coro di applausi e di autorevolissimi apprezzamenti, c&#8217;è qualcuno che può spiegare la corsa dei cardinali a sostenerlo? </p><p>Trasformano un dignitoso evento politico che poteva benissimo proseguire <strong>con il loden e senza la stola</strong>, in un teatro alla Jean Genet. D&#8217;accordo, Monti è cattolico. Ma anche John Kennedy lo era, e ha fatto tutto da solo (cercare i voti, impegnare la sua credibilità e poi governare).</p><p>Qualcosa è successo, adesso, in Italia, in un momento difficile ma non così spaventoso come quando <strong>Berlusconi</strong> governava l&#8217;Italia, diffamandoci in Europa, si premiava da solo, non esitava a proclamare pubblicamente “esemplare eroe italiano” un pluriassassino di mafia, organizzava “cene eleganti” sempre meno nascoste, pagando personalmente le donne che lo intrattenevano (a proposito, che fine ha fatto il “rapito” ragionier Spinelli?) e solo la moglie, facendosi largo fra commentatori con cattedra e spazio adeguato sui grandi giornali, ha avuto il coraggio di denunciare <strong>l&#8217;indecenza, il ridicolo, il precario stato mentale</strong> del marito malato.</p><p>Dunque Monti, candidato rispettabile, noto e riconosciuto, in un Paese finora reso non rispettabile da diciotto anni di malavita al governo, è protagonista di un evento non chiaro: <strong>il nuovo leader si nega</strong>, fa l&#8217;Amleto, poi si concede, ma alla guida elettorale e politica di un segmento sproporzionatamente piccolo (nel senso dei numeri e nel senso della crescita possibile) di partiti e di potenziali elettori.</p><p>E mentre lo fa,<strong> i cardinali</strong> si sovrappongono l&#8217;uno all&#8217;altro per celebrarne virtù e qualità, una specie di <strong>imbarazzante canonizzazione in vita</strong>.</p><p>Che Monti sia un&#8217;altra cosa, con un&#8217;altra agenda, molto più cara, di là dal Tevere, della riforma Fornero, per esempio le coppie di fatto, il pericolo gay (pericolo per la pace, secondo Papa Ratzinger, ricordate?) il rischio di un ritocco civile alla legge sulla procreazione assistita? Certo la domanda non è amichevole. Ma è inevitabile. E ci porta di fronte a una delle principali figure di questo presepe pirandelliano.</p><p>Invece <strong>dei pastori, dei santi e dei magi</strong>, ci sono figure altrettanto finte e simboliche, però parte di un puzzle che può cambiare tutti i significati. Tra i finti Magi di questo presepe c&#8217;è uno che <strong>non viene per portare doni ma per prenderne</strong>.</p><p>Viene da un Paese chiamato “Conflitto di Interessi”. Ci dice una esploratrice di provata bravura, Milena Gabanelli (Corriere della Sera, 29 dicembre) che, sommando l&#8217;effetto di ogni annuncio di “discesa in campo” (cinque, diversi e non consecutivi, anzi deliberatamente tenuti in sospeso) i titoli Mediaset (finora in costante declino) hanno avuto un balzo complessivo del <strong>27 per cento</strong>. È un tesoretto per il quale vale la pena di forzare le porte degli studi di una decina di televisioni, una dopo l&#8217;altra, a un giorno o a un&#8217;ora di distanza, includendo tutta la Rai, e senza incontrare non dico il divieto del metronotte (che cosa ci fa quel signore truccato da varietà negli studi di un telegiornale?), ma almeno dei consiglieri di amministrazione Rai di nomina &#8216;società civile&#8217; il cui silenzio, invece, è stato educatissimo.</p><p>Per esempio come mai il <strong>buon zampognaro Bersani</strong>, che tutti hanno ammirato quando si è messo in fila con gli altri zampognari (uno rumorosissimo) per trovare il suo posto nella scena, non ha chiamato pastori e pecore a fare blocco davanti alla prepotenza di quello dei Magi che non dona niente e prende tutto e dopo avere distrutto e depredato mezzo presepe, vuole anche che lo mettano il più vicino possibile alla greppia?</p><p>Ma per il momento, nel finto presepe delle statuine che sono e non sono, vere e non vere (quella di Vendola, cercatore di pecorelle smarrite, sta un po’ nascosta dalla mole dello zampognaro Bersani, eppure è forse la ragione di tutto il trambusto sui valori cristiani) non tutti i significati e i ruoli sono chiari.</p><p>Per esempio la figura distinta del<strong> pastore col loden</strong> sembra la sola a sapere quale mano mette i pezzi del presepio e dove. Sa di poter annunciare che guiderà in modo del tutto nuovo e diverso. <strong>Venite. Non dice dove</strong>. E nel suo gregge non riesci a identificare – per ora – una pecora nuova, o, tranne lui, un pastore diverso.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 30 Dicembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/31/monti-il-pastore-e-i-vecchi-presepi/458643/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;ultima seduta nel segno di La Russa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/22/lultima-seduta-nel-segno-di-russa/453761/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/22/lultima-seduta-nel-segno-di-russa/453761/#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Dec 2012 16:50:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Federalismo Fiscale]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category> <category><![CDATA[Governo Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Hosni Mubarak]]></category> <category><![CDATA[Ignazio La Russa]]></category> <category><![CDATA[Leggi]]></category> <category><![CDATA[Parlamento]]></category> <category><![CDATA[Processo Ruby]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=453761</guid> <description><![CDATA[Mentre scrivo sta per finire l’ultimo giorno di una brutta legislatura. Quest’aula, che ha approvato il “pacchetto sicurezza”, il federalismo fiscale, il reato di clandestinità, il trattato con la Libia (dunque i respingimenti in mare) ha subìto le scosse di un cattivo governo che l’ha fatta correre all’impazzata verso traguardi desolati, come una diligenza del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scrivo sta per finire l’<strong>ultimo giorno</strong> di una <strong>brutta legislatura</strong>. Quest’aula, che ha approvato il “<strong>pacchetto sicurezza</strong>”, il <strong>federalismo fiscale</strong>, il <strong>reato di clandestinità</strong>, il <strong>trattato</strong> con la <strong>Libia</strong> (dunque i respingimenti in mare) ha subìto le scosse di un cattivo governo che l’ha fatta correre all’impazzata verso traguardi desolati, come una diligenza del Far West condotta da qualcuno inebriato di se stesso.</p><p>Ma è il <strong>Parlamento</strong> che ha accettato tutto ciò che è stato messo nel piatto, per quanto ignobile, senza vere proteste, quasi senza opposizione. A fine corsa (una corsa che stava conducendo a sbattere e precipitare) lo stordimento si vede, sia di chi ha detto sempre sì, anche a prezzo della propria onorabilità (la fiducia su <strong>Ruby</strong> nipote di <strong>Mubarak</strong>), sia da chi ha detto dei no flebili e sporadici e senza trarre le conseguenze di comportamenti disonoranti. Adesso, a fine corsa, quella che sembrava la parte solida, la <strong>maggioranza</strong> vantata ogni momento da <strong>Berlusconi</strong>, uno spettacolo di devozione compatta, sia pure in cambio di posti, di case, di varie forme di premiazione anche pubblica, senza falsi pudori, si è divisa in tanti cortei che si allontanano precipitosamente in direzioni diverse, come le comparse di un film di catastrofe.</p><p>Per loro, per l’ex “<strong>grande maggioranza</strong>”, i momenti peggiori sono stati due: quando Berlusconi ha accettato subito, sorridente e in silenzio, di <strong>andarsene</strong>. E quando è tornato all&#8217;improvviso, gettando tutto il suo peso di irresponsabilità, di reati anche gravi e processi in corso, su un partito che stava persuadendosi di continuare a esistere. Vedo e ascolto <strong>La Russa</strong>, l’ex “colonnello” di <strong>Fini</strong>, che la sera del 20 dicembre ha tentato di coprire la <strong>fuga</strong> fingendo di creare una destra “indipendente”. Ma il suo nobile disegno di continuare al fianco del fedele alleato è stato subito frustrato da una pretesa che svela tante fughe improvvise: tutti i transfughi della <strong>Camera</strong> e del <strong>Senato</strong> della destra in stato di panico, pretendono di “scendere in campo” (per dirla con il loro ex capo) senza alcuna raccolta di firme di sostegno dei cittadini. L’ultimo giorno è quasi uguale al primo: arrogante e vuoto, in cerca di esenzioni e benefici che tutti gli altri non hanno.</p><p>La peggior legislatura della Repubblica, quella col più alto carico di <strong>leggi vergogna</strong>, si chiude, come si era aperta, nel nome di La Russa, identico, con e senza divisa, da “colonnello” e da transfuga.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 22 Dicembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/22/lultima-seduta-nel-segno-di-russa/453761/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Killer per un giorno per guadagnare 60 dollari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/02/killer-per-giorno-per-guadagnare-60-dollari/433522/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/02/killer-per-giorno-per-guadagnare-60-dollari/433522/#comments</comments> <pubDate>Sun, 02 Dec 2012 19:58:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Brics]]></category> <category><![CDATA[Capitalismo]]></category> <category><![CDATA[Lavoro]]></category> <category><![CDATA[Libera]]></category> <category><![CDATA[Messico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=433522</guid> <description><![CDATA[Questa è la storia di Miguel. Chi racconta si chiama Carlos. È uno che cerca di salvare vite a Ciudad Juarez, in Messico, dove la criminalità è giovane e anche la morte è giovane. Devo precisare che Carlos ha un ruolo pericoloso e importante e ha raccontato questa storia in una sede istituzionale. Dunque Miguel....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><strong>Questa è la storia di Miguel</strong>. Chi racconta si chiama Carlos. È uno che cerca di salvare vite a Ciudad Juarez, in Messico, dove la criminalità è giovane e anche la morte è giovane. Devo precisare che Carlos ha un ruolo pericoloso e importante e ha raccontato questa storia in una sede istituzionale. Dunque Miguel. Ha undici anni, ha i voti migliori della sua scuola. Gli è stato detto di iscriversi al ginnasio. Miguel si presenta con la sua pagella e viene accolto bene. Sessanta dollari. Vogliono sessanta dollari per la quota di iscrizione. Si, era gratuita l&#8217;istruzione in Messico, ma adesso c&#8217;è la crisi, e c&#8217;è una tassa da pagare subito. Il padre di Miguel è stato ucciso da tempo, lui neppure ricorda. La madre dice &#8220;no, è impossibile. E i tuoi fratelli? Cercati un lavoretto.&#8221; Miguel sa dove andare. Va da Santos, il giovane ventenne che controlla la strada. Va da &#8220;uno di loro&#8221;, tutti ventenni che organizzano la vita e il da fare dei ragazzi e dei bambini del barrio. Sa che Santos lavora per altri che a loro volta lavorano per altri, con Suv sempre più grandi e ville sempre più belle e lontane. Miguel è<strong> realista e ostinato</strong>.</div><p>Si rivolge al giovane capo con una domanda precisa: &#8220;Devo fare qualche lavoretto. Mi servono sessanta dollari.&#8221; La risposta è immediata: &#8220;Bravo. Li puoi fare con un solo lavoro, io pago subito. Va bene stasera?&#8221; Per Miguel va bene. Il giovane indica la strada, la casa, il nome della persona da uccidere, mostra la foto e consegna la pistola al bambino. Miguel è puntuale e preciso. <strong>Spara, uccide, torna senza correre, incassa la sua paga e il giorno dopo si iscrive a scuola</strong>. Adesso è al liceo. Ha sempre i voti migliori e andrà all&#8217;università, spiega Carlos. E il suo racconto esemplare. Quel racconto ci dice che non si esce gratis da un mondo completamente privatizzato che ti utilizza secondo il momento e il bisogno, e, quando non rendi, ti abbandona. Facile obiettare che stiamo parlando del Messico, Paese di avventure e malavita. Carlos, nell&#8217;incontro di cui sto parlando, era insieme a un prete italiano della associazione &#8220;Libera&#8221; di Don Ciotti, che in parti non remote e non sperdute dell&#8217;Italia conosce molte storie quasi identiche. Che cosa leghi Paesi tanto diversi lungo questa spirale di abbandono dei cittadini lo spiega <strong>Alessandro Monti</strong> in un suo libretto di apparente rigore universitario, (<em>Crescita economica e violazione dei diritti umani in Brasile</em>, Giuffrè editore) carico di storie che dimostrano una verità tragica e poco notata: non è la povertà la causa della violazione dei diritti umani e della manipolazione delle persone. Il fatto è che la crescita della ricchezza avviene in una situazione di totale separazione fra vite e istituzioni, fra leggi e persone, con la<strong> politica sottomessa e complice</strong>, mentre tutti fingono di credere che il privato sia la soluzione, che lo Stato sia il problema e che ci si debba liberare da diseducative tutele, che tolgono la voglia di darsi da fare. Giustamente osserva Alessandro Monti che il caso del Brasile (più ricchezza e più abbandono, anzi più sfruttamento ) è il caso di tutto il il cosidetto BRIC, ovvero i nuovi emergenti (Brasile, Russia, India, Cina). Solo in apparenza i Paesi del BRIC sono fondati su forte intervento o presenza dello Stato nella vita economica e nel welfare. <strong>Il meccanismo non è protettivo ma intimidatorio</strong>. Separa la ricchezza dal crescente tributo o rimborso che viene continuamente richiesto ai cittadini &#8221; esclusi&#8221;, ovvero tutti tranne le varie classi dirigenti che sono in contatto tra loro e con il mondo. Si capisce, seguendo il percorso di Monti, che il rapporto fra ricchezza che cresce e violazione dei diritti umani che aumenta, è uno stato di necessità. Lo è perché la gestione dei rapporti tra fondi sovrani nel cielo alto della finanza del mondo ( che non è scambio di mercato ma un intrico di operazioni diverse che sfuggono a ogni monitoraggio) richiede di sospendere ogni regola e di diminuire la democrazia. La democrazia infatti interferisce, rallenta e può persino esigere ridistribuzioni che la nuova finanza giudica non accettabile.</p><p>Sull&#8217;altro versante, dell&#8217;accumulo e del dirottamento della ricchezza del mondo, da sottrarre alla produzione e dirigere verso la finanza in modo da isolare e rendere irrilevante l’attività manifatturiera, dunque la pretesa di chi lavora di prelevare quote di ricchezza come compenso, è utile citare <strong>Federico Rampini</strong> (<em>Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale. Falso</em>, editore Laterza ) che rappresenta con esattezza il paesaggio visto dall&#8217;alto dei cieli della finanza globale, senza fissa dimora, deciso a smantellare dovunque ogni forma di intervento sociale: &#8220;Il modello sociale europeo soffoca la crescita sotto una pressione fiscale eccessiva, ingabbia le imprese in una ragnatela di regole e diritti sindacali paralizzanti, crea nei cittadini una cultura di dipendenza dallo Stato, ottunde lo spirito d&#8217;intrapresa, la capacità innovativa”. La descrizione, purtroppo esatta, indica l&#8217;impegno di rimuovere lo Stato come sostenitore della controparte,<strong> il lavoro</strong>. Dunque il vero intento è la abolizione del mercato, cominciando dal pilastro che regge lo stato democratico, il rapporto fra capitale e lavoro. Non è la fine del mondo. E non è neppure (o soltanto) la fine della mite socialdemocrazia di quasi tutti gli Stati democratici.<strong> È la fine del capitalismo</strong>. Si intravedono macerie. La storia di Miguel comincia qui, nel nuovo mondo, ricco, globale, senza fissa dimora e senza morale. A chi dovrebbe rendere conto? Tenetelo presente quando vi indicano questo nuovo mondo come il futuro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/02/killer-per-giorno-per-guadagnare-60-dollari/433522/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sei malato? Ti tirano le pietre</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/29/sei-malato-ti-tirano-pietre/430706/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/29/sei-malato-ti-tirano-pietre/430706/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Nov 2012 14:28:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Sanità]]></category> <category><![CDATA[Sanità Pubblica]]></category> <category><![CDATA[Servizio Sanitario]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=430706</guid> <description><![CDATA[Ecco l’ultimo messaggio del governo. Costa troppo la salute, ovvero il Sistema sanitario nazionale. Costa troppo il sistema previdenziale, cioè le pensioni. Costa troppo un Paese che invecchia. Costano troppo le malattie di tutte le disabilità. Ci sono due strade per parlarne. Una è di constatare lo strano modo di operare del governo, che calcola...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Ecco l’ultimo messaggio del governo. <strong>Costa troppo la salute</strong>, ovvero il Sistema sanitario nazionale. Costa troppo il sistema previdenziale, cioè le pensioni. Costa troppo un Paese che invecchia. Costano troppo le malattie di tutte le disabilità. Ci sono due strade per parlarne. Una è di constatare lo strano modo di operare del governo, che calcola insieme cose e persone, senza badare al disordine logico e allo squilibrio morale. E produce decisioni che sconvolgono l’equilibrio sociale senza smuovere di un millimetro la distanza dalla famosa fine del tunnel. Invia annunci che generano non solo panico, ma anche un pericoloso senso di alienazione e di solitudine, dalla “non sostenibilità dei costi della salute” all&#8217;abbandono dei malati di Sla , fino alla tragica iniziativa dell’“esperto di tagli” Bondi di rendere impossibile il funzionamento dell’Ospedale di Santa Lucia, in Roma, centro di alta specializzazione per le disabilità infantili. La ragione è: manca il sostegno finanziario.</div><p>Allora è importante far notare che questo <strong>nuovo governo di “tecnici” sta usando antichi moduli di bilancio</strong> che servivano per vita e successo di un Paese completamente diverso, dove la potenza contava più del benessere, le cose più dei cittadini, le armi più del lavoro. Era il modulo di bilancio di tempi in cui, per la salvaguardia dei confini e delle coste, non si poteva badare a spese. A questo modello, che in parte era imposto dalla necessità, in parte dall&#8217;errore culturale (immaginare il futuro come il presente) si è aggiunta l’influenza potente della riforma Reagan-Bush: privatizzare ogni aspetto della vita delle persone, dalla scuola di ogni livello alle malattie di ogni gravità e costo, e socializzare i benefici accordati alla ricchezza: tutti rinunceranno a qualcosa per tagliare le tasse alle imprese e ai milionari, uniche fonti di arricchimento per tutti. L’arricchimento per tutti, come è noto, non c’è stato. E il presidente Obama è stato rieletto per tentare di rimediare al disastro sociale Reagan-Bush nel suo Paese. Adesso, a quel disastro sociale, sembra avviata l’Italia, con tre cattivi risultati: <strong>spaventare i cittadini, smontare la fiducia sulla capacità dei “tecnici”; spingere, data la solitudine, alla ribellione</strong>. La somma di tali risultati è un costo ben più grande dei tagli gravissimi (e irrilevanti per la salvezza del Paese) che ci vengono continuamente annunciati.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 29 novembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/29/sei-malato-ti-tirano-pietre/430706/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Baez, Dylan e Cohen: l’arte senza rimpianti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/20/baez-dylan-e-cohen-l%e2%80%99arte-senza-rimpianti/420165/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/20/baez-dylan-e-cohen-l%e2%80%99arte-senza-rimpianti/420165/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Nov 2012 13:50:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Arte]]></category> <category><![CDATA[Bob Dylan]]></category> <category><![CDATA[Diritti Civili]]></category> <category><![CDATA[Leonard Cohen]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=420165</guid> <description><![CDATA[Alcuni giorni fa mi è giunto un cd su cui è stato registrato il concerto di Joan Baez la sera del 9 ottobre, all’Auditorium di Roma. L’avevo incontrata quel pomeriggio a Roma e ho lavorato con lei a tradurre in italiano i primi versi di alcune canzoni come avevo fatto all’Arena di Milano nel 1970,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Alcuni giorni fa mi è giunto un cd su cui è stato registrato il concerto di<strong> Joan Baez</strong> la sera del 9 ottobre, all’Auditorium di Roma. L’avevo incontrata quel pomeriggio a Roma e ho lavorato con lei a tradurre in italiano i primi versi di alcune canzoni come avevo fatto all’Arena di Milano nel 1970, quando lei aveva chiesto ai carabinieri, che si erano schierati sul prato “per protezione”, di andar via. E infatti il prato è stato invaso, ma da ragazzi che volevano portarla al riparo quando è scoppiato un violento temporale. Credevo di sapere tutte le sue canzoni e ho notato che non conoscevo alcune di quelle che adesso ha cantato a Roma. Mi ha detto che segue la sua voce. <strong>Dice che dopo i settanta la voce diventa più intima</strong> e canti come se chi ti ascolta fosse più vicino, non un auditorio o una piazza. Nel cd che adesso tengo come un regalo trovo una voce calda e intensa, ma più vicina, come lei aveva detto. Non c’è la piazza e il tempo cambia, ma in un altro modo.</div><p>Intanto, in macchina, ascolto sempre <em>Tempest</em>, il Bob Dylan con la voce rigata dagli anni che canta come si fa un lavoro, a tempo pieno e senza alcuna intenzione di alleggerire l&#8217;impegno. Bob Dylan, come molti ricordano, è nato ventenne accanto a Joan Baez diciannovenne, tutti e due a fianco di Martin Luther King, nella marcia di Selma per i diritti civili, la chitarra, la voce, il coraggio e la storia americana che è cambiata con loro. In<em> Tempest</em>, questa prova evidentemente e sfacciata della voce che cambia con l&#8217;età, Bob Dylan ti dice che non canti per bellezza, canti come si tiene fede a un impegno, al dovere di dire le cose che sai e che puoi dire e come le sai dire. I testi di Dylan, che cambiano sempre e non cambiano mai, come un lungo concerto che dura una vita, invecchiano bene e la voce segnata dal tempo l&#8217;ascolti con lo stesso legame saldo e istantaneo che si è creato subito quando era apparso all&#8217;improvviso e tutti giudicavano non professionale la sua voce e restavano ad ascoltarla finché è diventata la <strong>lingua comune di tante vite giovani</strong>.</p><p>Certo è soltanto un caso che in questo stesso periodo <strong>Leonard Cohen</strong> ci faccia sentire con il suo ultimo cd, come è diventata grave, densa, profonda la sua voce di anziano poeta. La sua voce adesso è come sotto una coltre, ma la lentezza quasi sussurrata non suggerisce stanchezza, suggerisce il talento dell’artista che sa come e quando usare un altro strumento, con l’intesa che, se tutto cambia, cambierà ancora. Qui c’è da considerare il rapporto del canto con le persone, che è diretto e individuale, nel senso che qualcuno canta per te, non per la folla. <strong>E ti racconta senza pudore il più privato dei fatti</strong>. Ecco la loro arte. Non c’è ombra di rimpianto, la presenza è adesso, qui è il momento di dire molto della tua vita. E allora, per forza, si stabilisce un dialogo con la vita degli altri. E tutti allo stesso modo, vedono il tempo, esattamente mentre passa, bene intonati, e senza nostalgia.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/20/baez-dylan-e-cohen-l%e2%80%99arte-senza-rimpianti/420165/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Obama ha fatto il miracolo perché non ha ceduto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/08/obama-ha-fatto-miracolo-perche-non-ha-ceduto/407351/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/08/obama-ha-fatto-miracolo-perche-non-ha-ceduto/407351/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Nov 2012 09:28:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[Democratici]]></category> <category><![CDATA[Presidenziali Usa 2012]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=407351</guid> <description><![CDATA[ Voglio annotare due frasi che ho raccolto, una all&#8217;inizio della notte di Obama, l&#8217;altra alla fine. A Roma, la più importante notte elettorale in molti anni è iniziata in un albergo dove l&#8217;ambasciatore americano aveva riunito alcune centinaia di persone (soprattutto americani a Roma) per vedere in diretta l&#8217;evento. 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Ma prima ha fatto un discorso, gentile e diplomatico, da ambasciatore. Salvo una cosa. A un certo punto ha detto: “Queste elezioni sono costate 6 miliardi di dollari. É una cifra davvero eccessiva.<strong> Troppi soldi e troppo poche idee</strong>”. In quell&#8217;istante, senza sapere il risultato che sarebbe venuto dopo alcune ore, l&#8217;ambasciatore Thorne ha spiegato il senso, ma anche la gravità di ciò che stava per concludersi, quella notte, in America: una cifra immensa riversata sulle elezioni americane con un unico scopo, rimuovere Barack Obama.</p><div>Per questo la seconda frase mi sembra memorabile. Ha detto il conduttore della Cnn, Wolf Blitzer, quando la vittoria di Obama è apparsa sicura: “La prima elezione di Obama è un evento storico. <strong>La sua rielezione è un miracolo</strong>”.</p><p>Il fatto è che Obama ha affrontato la rischiosissima prova della <strong>rielezione</strong> (essere presidente una volta sola è un segno che resta, non gradevole, nella storia del Paese e che si fa notare persino ai bambini a scuola) facendo il contrario di ciò che un buon manager o stratega avrebbe dovuto suggerirgli: non ha ceduto su nulla, non ha ridisegnato la sua immagine secondo un profilo più accettabile per il probabile nemico. Non ha lasciato cadere gli aspetti più contestati delle cose fatte o di quelle da fare. Qualcuno avrà fatto caso a una piccola frase del suo discorso che, da sola, lo distingue da tutti i predecessori. Eccola: “L&#8217;America è di bianchi e di neri, di nativi americani e di ispanici, di giovani e di vecchi, di abili e disabili, di etero e di gay”. <strong>Mai detto prima nella storia americana</strong>. Nuove minoranze entrano, accettate alla pari nel “melting pot”, la grande fusione di religioni e di razze che a mano a mano ha preso a bordo gli esclusi.</p><p>Ma c&#8217;è un altro aspetto che attribuisce a Barack Obama un <strong>ruolo unico</strong>, finora, nella politica americana. Per salvare la sua legge per <strong>l&#8217;assistenza medica gratuita</strong> gli hanno chiesto un piccolo ritocco: niente <strong>aborto</strong>, non importa se terapeutico o no. L&#8217;aborto è omicidio (è la visione della Chiesa cattolica e di alcune potenti chiese fondamentaliste) e lo Stato non può finanziare omicidi. Di colpo il Partito Repubblicano è diventato religiosissimo, ha tentato di impadronirsi di una massa di poveri e di indurli a votare contro se stessi.</p><p>Tutto ciò Barack Obama lo conferma nel suo discorso di vittoria, nel modo più chiaro possibile. Prima frase da ricordare: <strong>la democrazia è fondata sull&#8217;uguaglianza</strong>. Il valore di questa affermazione è sconvolgente perché è un gesto che respinge la gara fra privilegiati. Seconda frase. Obama racconta la storia di un padre che lo ha avvicinato, nell&#8217;Ohio, per parlargli della sua bambina di otto anni. La bambina è malata di leucemia. Dunque è condannata a morte, perché, neppure vendendo le poche cose che possiede, il padre potrebbe pagare le cure e gli ospedali che la salverebbero. Obama racconta, perché la sua folla raccolga l’impegno: <strong>non si abbandona nessuno</strong>. Terza frase: “Voi avete fatto di me un presidente migliore, perché noi siamo una<strong> famiglia</strong> e nessuno va avanti da solo. O insieme o niente. Questa è l&#8217;America”.</p><p>E&#8217; importante fare molta attenzione al modo in cui Obama dice “famiglia”. Non intende un family day in cui si certificano certe vite e se ne scartano altre, e ciascuno, per famiglia intende i propri congiunti. Qui famiglia sta <strong>per popolo, sta per nazione, e anche per Stato</strong>.</p><p>Poi Obama affronta l&#8217;idea di <strong>eccezionalismo</strong>. È una strana definizione con due facce. La prima è un vanto, che non può non essere caro a Obama perché significa: noi non abbiamo alcun passato in comune. Noi abbiamo in comune il futuro e, in questo, siamo l&#8217;unico popolo al mondo. Ma il secondo significato di questo strano e misterioso fattore della costruzione dell’America è: nel momento in cui ti vanti di essere eccezionale, l&#8217;eccezionalità scompare.</p><p>Questo vale soprattutto per la potenza. Obama la concepisce come diplomazia e come politica, non come forza. E così comincia la seconda epoca Obama, ora l’ancor giovane presidente degli Stati Uniti definisce la sua immagine, vita e lavoro, non per un sondaggio, ma per la Storia.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 8 Novembre 2012</em></p></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/08/obama-ha-fatto-miracolo-perche-non-ha-ceduto/407351/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fiat, cieca e violenta lotta di classe</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/01/cieca-e-violenta-lotta-di-classe/400898/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/01/cieca-e-violenta-lotta-di-classe/400898/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Nov 2012 17:39:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Fiat]]></category> <category><![CDATA[Lotta di Classe]]></category> <category><![CDATA[Operai]]></category> <category><![CDATA[Pomigliano]]></category> <category><![CDATA[Reintegro]]></category> <category><![CDATA[Sergio Marchionne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=400898</guid> <description><![CDATA[La lotta di classe torna in tutto il suo furore ed è lotta iniziata a freddo dalla ricchezza contro coloro che in due secoli il mondo civile ha imparato a chiamare, garantire, rispettare e trattare come partner dell’impresa, i lavoratori. Sto parlando dell’annuncio di Marchionne. Metterà “in mobilità” 19 operai come risposta alla sentenza della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>lotta di classe</strong> torna in tutto il suo furore ed è lotta <strong>iniziata a freddo</strong> dalla ricchezza contro coloro che in due secoli il mondo civile ha imparato a chiamare, garantire, rispettare e trattare come partner dell’impresa,<strong> i lavoratori.</strong> Sto parlando <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/31/sentenza-pomigliano-fiat-assume-operai-fiom-ma-ne-mette-altri-19-in-mobilita/399679/" target="_blank">dell’annuncio di Marchionne. Metterà “in mobilità” 19 operai</a> come risposta alla sentenza della Corte d’appello di Roma che lo obbliga a riassumere 19 operai licenziati perché discriminati, dunque illegalmente. </p><p>L’Amministratore delegato della Fiat compie <strong>un gesto di violenza senza precedenti</strong>: poiché ha il potere, si vendica. Sceglie di farlo nel giorno in cui il numero dei disoccupati italiani ha toccato il suo livello storicamente più alto (10,8 per cento) e i senza lavoro giovani sono il 35 per cento.</p><p>Ma una vendetta non tiene conto di questi dettagli, anzi, se la guerra è guerra, fai fuoco quando il bersaglio è più esposto. Dunque a questo Marchionne ha ridotto la<strong> civiltà industriale italiana</strong>: se ti impongono di osservare la legge, tu scateni la rappresaglia.<br /> È evidente che <strong>Sergio Marchionne</strong> ha difficoltà gravi di convivenza con un mondo regolato da norme e da limiti di civiltà, e che il suo “tu non sai chi sono io” sta diventando palesemente patologico.</p><p>Ma non dimentichiamo che proprio oggi il New York Times ci dà la notizia dello spostamento in Cina della produzione Jeep della Chrysler (un annuncio che rischia di pesare su quelle elezioni) e proprio in questi giorni è uscito il piccolo importante libro di <strong>Luciano Gallino</strong>,<em> La lotta di classe dopo la lotta di class</em>e, in cui dichiara e dimostra che,<strong> in piena pace sociale</strong>, la parte ricca del potere ha aggredito il mondo (la crisi oscura che stiamo vivendo) e sta tentando di ridurre il lavoro al livello più umiliante e più basso con ogni espediente. Tocca <strong>ai sindacati reagire</strong> insieme e ai partiti che pensano di essere legati al lavoro non restare inerti. Il gesto è ignobile, forse annuncia che Marchionne sta arrecando alla Fiat un danno più grande di quello che arreca alla Repubblica, alla Costituzione, alla legge e ai lavoratori.</p><p>Forse risulterà impossibile per la Fiat, impresa e azionisti, accettare come normale (giuridicamente, aziendalmente, psichicamente) il potere basato sulla rappresaglia. Ma se i lavoratori subiranno l’umiliazione di lasciarsi dividere, e la politica di tacere, la cieca guerra di classe del potere ricco contro il lavoro segnerebbe la sua prima vittoria importante nel giorno peggiore della vita italiana.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 1 Novembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/01/cieca-e-violenta-lotta-di-classe/400898/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bertolucci, viaggio al termine della solitudine</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/26/bertolucci-viaggio-al-termine-della-solitudine/394125/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/26/bertolucci-viaggio-al-termine-della-solitudine/394125/#comments</comments> <pubDate>Fri, 26 Oct 2012 07:51:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Bernardo Bertolucci]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[Film]]></category> <category><![CDATA[Niccolò Ammaniti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=394125</guid> <description><![CDATA[La solitudine è un luogo molto lontano e praticamente introvabile, come un altro mondo o un altro continente. In questo caso è una cantina nella stessa casa, separata non solo dalla messa in scena di finte telefonate, ma da una sorta di confine magico che ti rende invisibile. Poiché il protagonista ha 14 anni, niente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La solitudine è un luogo molto lontano e praticamente introvabile, come un altro mondo o un altro continente. In questo caso è una cantina nella stessa casa, separata non solo dalla messa in scena di finte telefonate, ma da una sorta di confine magico che ti rende invisibile. Poiché il protagonista ha 14 anni, niente è più vicino al vero. Ma poiché stiamo parlando della storia e del <strong>film</strong> di <strong>Bernardo Bertolucci</strong> &#8221;Io e te&#8221;, e poiché leggete quasi subito, nei titoli di testa che il film è “tratto dal <strong>romanzo di Niccolò Ammaniti</strong>”, credo che sia giusto proporre un’interpretazione di questo riferimento al libro.</p><p>Il film ti tiene col fiato sospeso come un thriller, benché tu sia entrato in sala solidamente preparato sul testo, perché il regista apre con lo scrittore un dialogo di cui non puoi sapere (e infatti non sai) la fine. Ma il dialogo non è una civetteria di artisti. È ciò che avviene quando generazioni creative separate dal tempo si confrontano con la stessa storia e la vivono fino in fondo, con fedeltà e passione ma non nello stesso modo. Perciò <strong>&#8220;Io e Te&#8221; è due volte un esperimento</strong>. Ammaniti voleva farti capire quanto solo è, e quanto invisibile vuole essere e può essere, un ragazzino intelligente e goffo di 14 anni, che capisce tutto, sbaglia tutto, soffre di tutto e disperatamente combatte, specialmente contro i soli appigli disponibili della sua vita. Bertolucci non sposta il presente al passato – o almeno a un altro tempo – come ti aspetti che faccia il più anziano. Piuttosto osserva e racconta (e raccontando trasforma senza alterare) e capisci subito che diverso è solo il suo punto di vista di persona che ha attraversato più vita.</p><p>E&#8217; interessante che nel film (come nel libro) vi sia un battibecco sul “punto di vista che ti cambia l&#8217;identità, quello che sei e quello che fai”. Quel battibecco è il cuore stesso del rapporto che si è stabilito in questo film fra il regista e lo scrittore, fra la prima trama e la seconda, fra lo scrittore, più giovane e spietato, e il regista che soffia dentro i due personaggi l&#8217;anima calda di una vita che attraversa la solitudine e schiva la morte. Due personaggi? Ricordiamo ai lettori e anticipiamo agli spettatori che il ragazzino che ha inventato per sé una solitudine da recluso e un’invisibilità da stregone, è raggiunto dal suo doppio, una sorella (sorella di madre) che quasi non conosce e che è sola nell&#8217;altro modo (non sa dove andare). Allo stesso modo si difende con aggressiva brutalità perché cerca un solo piccolo punto di legame col mondo, che non trova.</p><p>Per lei, che è un poco più adulta, il mondo è già usato e inservibile (la droga ha lasciato la sua orma di distruzione). Ma, come per il ragazzo quattordicenne, ha bisogno di un punto magico e misterioso di raccordo affinché la fortezza della solitudine, o la palude del degrado, abbandonino la presa. Cercano e non sanno. Ma qui <strong>Ammaniti e Bertolucci si accostano</strong>. I loro personaggi (quelli che amano e a cui i due autori restano vicini) sono buoni e integri, qualunque cosa accada. E allora si compie il miracolo annunciato dal gesto della Cappella Sistina che ha segnato una svolta di umanità: due mani si protendono per toccarsi. Nel buio di uno scantinato dove si può solo morire di solitudine o droga, le loro mani si toccano. E quando diventa un abbraccio forte e disperato che riassume tutti i momenti di immensa emozione di tutti i grandi film di Bertolucci, tu capisci che il <strong>regista</strong> più anziano ha preso il sopravvento sullo scrittore più giovane.</p><p>Ed è splendida la “correzione” che Bertolucci porta alla storia quando decide che la ragazza vive, che correre via dalla foresta e salvarsi è umano – dunque possibile – come soccombere. E tu, spettatore, ti rendi conto che quel gesto libera il ragazzo dalla sua solitudine imprigionata. Perché sia l&#8217;uno sia l&#8217;altra hanno trovato almeno un essere umano da stringere forte. E quell&#8217;abbraccio rompe l&#8217;incantesimo. Come un grande manierista, Bertolucci dipinge, sul disegno bello e duro di Ammaniti, un quadro caldo di empatia e di speranza. So che la parola è banale perché è troppo usata a vuoto, e serve sempre da generica consolazione. Ma conta nel film di Bertolucci perché <strong>non consola, constata</strong>. La sua constatazione, che ti fa toccare con mano alla fine della serrata e intensa storia del ragazzo prigioniero e della principessa che libera il suo salvatore con lo stesso gesto, e nello stesso modo e momento, è che finché scorre una scintilla di umanità fra esseri umani, siamo salvi.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 26 ottobre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/26/bertolucci-viaggio-al-termine-della-solitudine/394125/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le due facce del governo Monti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/due-facce-del-governo-monti/389651/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/due-facce-del-governo-monti/389651/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Oct 2012 11:53:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Csm]]></category> <category><![CDATA[Ddl Anticorruzione]]></category> <category><![CDATA[Diritti dei Disabili]]></category> <category><![CDATA[Disabili]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Governo Tecnico]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Precari della Scuola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=389651</guid> <description><![CDATA[Non so se avete notato un fatto insolito: questo governo italiano, detto dei tecnici, ha due facce. Una è quella del presidente del Consiglio che va per il mondo ascoltato e rispettato e, se necessario, mette d&#8217;accordo potenti alleati che un tempo (parlo di Berlusconi) neppure notavano la presenza dell&#8217;Italia. La seconda è quella dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Non so se avete notato un fatto insolito: questo <strong>governo italiano</strong>, detto dei tecnici, ha <strong>due facce</strong>. Una è quella del presidente del Consiglio che va per il mondo ascoltato e rispettato e, se necessario, mette d&#8217;accordo potenti alleati che un tempo (parlo di Berlusconi) neppure notavano la presenza dell&#8217;Italia. La seconda è quella dei ministri (e vivaci sottosegretari come Polillo) che vanno ai talk-show e sembrano, anzi sono il passato, un po’ queruli, un po’ dissonanti (dicono o anticipano cose che non dovrebbero) e presentano un altro mondo, rispetto a quello che l’Europa riceve con rispetto e Obama consulta regolarmente al telefono. Cerco di precisare. Ci hanno appena fatto approvare una legge “per il miglioramento delle prestazioni sanitarie” che è un vecchio treno che corre su un vecchio binario.</div><p>Vi trovate intatta la immorale <strong>indifferenza italiana per i disabili</strong> (si era parlato addirittura di tagli all&#8217;accompagnamento), i risparmi sbadati sugli insegnanti di sostegno (vuol dire infinite giornate scolastiche di sofferenza, dolore, umiliazione per i piccoli disabili senza sostegno e per i loro disperati insegnanti), e il vecchio tipo di “<strong>spending review</strong>” sugli ospedali che si fa sui libri contabili, ma non in corsia e nei corridoi del pronto soccorso, come se i pazienti fossero clienti un po’ petulanti e i medici dipendenti esosi da tenere a bada e, in ogni caso, da non consultare. Sono curioso del nuovo incarico dato a Bondi (il grande contabile che ha salvato quel che si poteva salvare di Parmalat) che diventa commissario alla Sanità della Regione Lazio. Perché, pur con persone migliori, si continua a usare il criterio del taglio di spesa, non del cambio di visione (che spetta al governo, non all&#8217;esperto). Ora il governo, il ministro Balduzzi in questo caso (mi riferisco al dibattito alla Camera e poi al voto sulla legge per migliorare la sanità) è apparso come qualcuno che non vede l&#8217;ora di liberarsi di una valigia pesante e cerca dove lasciarla, non con chi lasciarla o che cosa farne. Certo, mi rendo conto che si incrociano due situazioni. Una è che il Parlamento non può cambiare nulla delle leggi così come arrivano dal governo, altrimenti c&#8217;è il rischio di spezzare in un punto o nell&#8217;altro il friabile equilibrio dei rapporti europei.</p><p>Perciò i parlamentari, anche quelli volonterosi, sono costretti e produrre <strong>lunghe file di ordini del giorno un po’ patetici</strong> perché o vengono respinti dal governo o non contano nulla neppure se accettati. Ma è la seconda situazione a preoccupare: chi ha detto che leggi severe debbano essere anche brutte, sbadate e ingiuste? Per brutte intendo dire che puntano sempre e solo a toccare le quantità, senza alcun tentativo (che pure un buon personale laureato e specializzato potrebbe fare) di cambiare la distribuzione. Dico “sbadate” per riferirmi alle occasioni frequenti in cui non sono stati notati fatti ovvi ma clamorosi, che lasciano gente in strada senza lavoro e senza pensione. Ma è troppo facile tornare sempre e solo sulla storia, già abbastanza tragica, degli “esodati”. È giusto notare che chiudono e licenziano fabbriche attive e produttive che bravi banchieri dovrebbero essere in grado di salvare trovando nel mondo (è il loro lavoro e la causa dei loro ingenti bonus) i compratori adatti. Ma nessun banchiere, fra i celebri membri del governo, sembra in grado di farlo. E credo che si possano definire “ingiuste” leggi o parte di leggi in cui stai bene attento a non ritoccare il peso secondo la forza di chi è chiamato a pagare. Lo ammetto, <strong>far pagare i poveri è più facile</strong>. Ma il senso di solitudine del Paese è dovuto al fatto che un limitato gruppo di ricchi e di manager beneficerà del salvataggio, che prima o poi ci sarà, pagato quasi interamente dagli ex lavoratori, dai quasi poveri e dai veri poveri. Anzi, andrà per il mondo a farsene un merito, mentre a chi ha perduto casa, lavoro e futuro dei figli (e persino l’insegnante di sostegno, se il figlio è disabile) verrà detto di rimboccarsi le maniche perché adesso c&#8217;è da riguadagnare il tempo perduto.</p><p>Due eventi confermano questo desolante “secondo volto” di un governo che pure ci fa fare bella figura nel mondo. Uno è la <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/17/ddl-anticorruzione-governo-pone-fiducia-al-senato/384655/" target="_blank">legge sulla corruzione</a></strong>. Non mi riferisco a vita e prestigio del ministro Severino, mi riferisco alla legge così come è venuta fuori dopo infinite pressioni di commissione e nella “maggioranza”: manca il falso in bilancio, la prescrizione è come una indulgenza plenaria, la concussione è punita con pene lievissime, l’incriminazione della vittima protegge il reato, al punto che anche il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/19/ddl-anticorruzione-delusione-del-giorno-dopo-csm-pronto-alla-stroncatura/387166/" target="_blank">Csm di Vietti si dichiara meravigliato</a>. Ma un’altra, strana e anche un po’ ridicola, “nuova norma” è il nuovo orario imposto improvvisamente agli insegnanti di tutte le scuole, ovvero 24 ore settimanali, in più senza retribuzione. Tutto ciò non ha niente a che fare con la crisi. Volendo, possiamo anche mandare a casa un po’ di malati gravi, abolire le dialisi, tenere ferme le ambulanze. Oppure: volendo, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/20/invece-di-colpire-cooperazione-sociale-tagliamo-qualche-f-35/388084/" target="_blank">possiamo rivenderci tutti gli F-35 a decollo verticale</a>, di cui non abbiamo urgente bisogno, e sanare il bilancio. Insomma, mentre il vertice del governo sembra avere una visione chiara dell&#8217;Europa e del momento, il resto del governo (“il secondo volto”) sembra non sapere e non voler sapere nulla della sopravvivenza italiana. Chi mi spiegherà questi due volti da film di Hitchcock?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/due-facce-del-governo-monti/389651/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Diritti negati: corruzione umana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/14/diritti-negati-corruzione-umana/381972/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/14/diritti-negati-corruzione-umana/381972/#comments</comments> <pubDate>Sun, 14 Oct 2012 08:11:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Corruzione]]></category> <category><![CDATA[Diritti Civili]]></category> <category><![CDATA[Disabili]]></category> <category><![CDATA[Giugliano]]></category> <category><![CDATA[Nomadi]]></category> <category><![CDATA[Padre Zanotelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=381972</guid> <description><![CDATA[Il blitz è iniziato alle 5.30 del mattino. Le forze dell’ordine si sono disposte sia all&#8217;interno che a presidio dei vari ingressi. Le operazioni sono state coordinate dal questore Pasquale De Lorenzo e dal vicequestore aggiunto Alberto Mannelli. La fase di spostamento è stata avviata con la partecipazione di un folto Gruppo Interforze: Carabinieri, Polizia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><strong>Il blitz è iniziato alle 5.30 del mattino</strong>. Le forze dell’ordine si sono disposte sia all&#8217;interno che a presidio dei vari ingressi. Le operazioni sono state coordinate dal questore Pasquale De Lorenzo e dal vicequestore aggiunto Alberto Mannelli. La fase di spostamento è stata avviata con la partecipazione di un folto Gruppo Interforze: Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza, vigili urbani. L&#8217;intervento, disposto dal magistrato, è stato finalizzato al ripristino della legalità, sotto il profilo ordine-sicurezza”. Se potessi proporre un quiz, a questo punto chiederei ai lettori di provare a identificare la vasta operazione di polizia descritta in queste righe (la fonte è Inter Napoli, quotidiano di informazione on line, il luogo è Giugliano). Camorra? Stupefacenti? Covo finalmente scoperto di boss che controllano la vita e la morte del grosso borgo alle porte di Napoli? Sono costretto a deludere i lettori. Questa che ho trascritto è la cronaca dello sgombero di un campo nomadi.</div><p>“Trattati come bestie”, ha detto al giornale che ho citato <strong>padre Zanotelli</strong>, uno dei pochi preti che si occupa ancora dei poveri. Come nel più profondo medioevo, distruggi tutto, dai fuoco a quel poco che hanno e li spingi via, nel buio. Il resto non riguarda la Repubblica italiana. Questo non lo hanno deciso le Interforze di polizia o i giudici. Questo è il vuoto profondo della politica. S&#8217;intende che gli scacciati da una così imponente operazione di polizia cercano un altro posto e si accampano di nuovo. Tempo mesi o settimane e la storia (la brutta storia) si ripete in tutta la sua assurda crudeltà. Perché la racconto in questi giorni, mentre tutti sono occupati e allarmati per la corruzione, che travolge anche la falange di Mani Pulite, e si occupano di <strong>Renzi</strong> o di <strong>Grillo</strong> che – in due modi molto diversi – promettono piazza pulita? Lo faccio per condividere con i lettori una mia ossessione: c&#8217;è una relazione stretta, un rapporto causa-effetto, fra la <strong>violazione dei diritti civili e la corruzione</strong>. Cacciare persone disorientate, uomini che perdono il controllo delle famiglie, bambini terrorizzati, nella notte, usando per questo compito le migliori forze dell&#8217;ordine di cui il Paese dispone vuol dire: di questi esseri umani non mi importa niente. Ma basta allargare lo sguardo per rendersi conto di quanto sia vasto il campo dell&#8217;abbandono. <strong>I disabili in Italia</strong> sono, credo, i più abbandonati a se stessi o alle loro disperate famiglie, di tutti i Paesi democratici. Bloccati nella gabbia di piccolissime cifre di pensione o &#8220;accompagnamento&#8221;, tra abitazioni senza ascensore e scuole senza insegnanti di sostegno, quando osano uscire per una dimostrazione provocano prontamente pensieri (detti e non detti) come &#8220;ma cosa vogliono ancora?&#8221; come se fossero attori che poi si alzano e vanno a casa.</p><p>Ma tutto ciò si può raccontare anche per i <strong>bambini</strong>, a cui vengono date scuole fisicamente pericolose e insegnanti allo sbando, sempre fuori ruolo e fuori concorso anche quando sono primi nelle classifiche. E non è un caso che questa Repubblica italiana che tante volte ama celebrare con commozione se stessa come la casa di tutti i diritti, non abbia (e non voglia avere, a giudicare dai lavori parlamentari) una legge sulla tortura, in una Repubblica in cui può essere pericoloso (a volte un pericolo mortale) trovarsi, indifesi e da soli, in certe stanze di Stato, con personale di Stato che non deve rendere conto. La frase che volevo dire e che spero non vi sembri insensata è questa: <strong>la corruzione è più grande, più disinvolta e diffusa dove i diritti umani e civili delle persone sono più bassi o sono facilmente violati senza correre rischi</strong>. La persuasione sembra essere: se non mi importa dei diritti dei cittadini e posso fare su di loro e contro di loro quello che voglio, perché dovrei preoccuparmi dei loro soldi? Ogni tanto qualcuno viene colto sul fatto, o perché intento a una corruzione eccessiva o perché si è abbandonato con troppa foga a un pestaggio che è costato una vita. Ma il più delle volte la vicenda, per quanto grave, si perde nei lunghi corridoi dei fascicoli e delle istruttorie perenni.</p><p>Ecco perché non riesco ad appassionarmi alla pura e semplice austerità di classe (deve dare di più chi non ha molto da dare) quando questo governo dice: “D&#8217;ora in poi avremo città più buie per risparmiare sul conto della luce”. Si immagina che le città tristi saranno più virtuose, non si sa bene in base a quale esperienza. Ma non mi appassiono neppure per i vendicatores che attraversano la pianura al galoppo (o in Jet privato) brandendo dati generazionali terribili e promettendo giovinezza (il fascismo era giovanissimo ma non un paradiso terrestre). E non mi appassionano persone in gran forma che <strong>attraversano a nuoto mezzo mare</strong>, promettendo che tutto sarà d&#8217;ora in poi controllato con trasparenza assoluta, in tempo reale, per opera di una umanità nuova, e offrono, come garanzia, la loro spettacolosa nuotata. Per coloro che non ce la fanno a intrupparsi nella generazione giovane, o ad attraversare almeno tre chilometri di mare a nuoto con mezzi propri (mettiamo: esodati, precari, senza lavoro, licenziati e licenziandi, ex protagonisti dalla Fabbrica Italia, docenti cacciati perché hanno vinto il concorso, bambini senza insegnanti di sostegno, immigrati, Rom, disabili e tanti cittadini lasciati soli a metà del guado) l&#8217;appello che chiama all&#8217;epoca nuova non contiene paragrafi particolari. Si immagina che risorgeranno con la nuova Italia pulita. Io dico che la nuova Italia pulita non risorgerà senza di loro.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/14/diritti-negati-corruzione-umana/381972/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Come finiscono i partiti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/01/come-finiscono-partiti/369497/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/01/come-finiscono-partiti/369497/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Oct 2012 15:24:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alleanza Nazionale]]></category> <category><![CDATA[Forza Italia]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Monti Bis]]></category> <category><![CDATA[Partiti]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=369497</guid> <description><![CDATA[In questa tribù, quando sentono venire la fine, i partiti si uccidono da soli. Lo fanno in modo complicato e grottesco con modalità che non lasciano scampo neppure per un decoroso ricordo. Si salvano a volte, e saltano nella presunta “nuova epoca” persone singole con l&#8217;espediente di aggrapparsi a una istituzione che, si suppone, dura...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">In questa tribù, quando sentono venire la fine, <strong>i partiti si uccidono da soli</strong>. Lo fanno in modo complicato e grottesco con modalità che non lasciano scampo neppure per un decoroso ricordo. Si salvano a volte, e saltano nella presunta “nuova epoca” persone singole con l&#8217;espediente di aggrapparsi a una istituzione che, si suppone, dura più a lungo. Le procedure di distruzione sono strane e non prive di senso dello spettacolo, come farsi trovare nell&#8217;atto di impossessarsi di grandi somme di <strong>fondi pubblici</strong> esattamente nel momento in cui si sa che tutti stanno guardando. Ognuna delle due parti ha i suoi colpi esclusivi, in modo da essere malvisto nel proprio ambito naturale.</p><p style="text-align: left;">Per esempio, il <strong>Pd</strong> fa sapere che considera sbagliato partecipare a una manifestazione in difesa del lavoro, perché si tratta di iniziative non adatte a un partito di governo. In tal modo si allontana da ogni effettiva possibilità di governo per un partito che dovrebbe cercare nel lavoro gran parte dei voti. Per esempio, il<strong> Pdl</strong> vuole tornare a non si sa quali origini, coltivando l&#8217;idea dell&#8217;<strong>ex Forza Italia</strong> di espellere l’ex <strong>An</strong>, e il proposito dell&#8217;ex An di prendere le distanze da ciò che fu e che resta di Forza Italia. Quanto alla<strong> Lega Nord</strong> per l&#8217;indipendenza della Padania, quel partito, dopo avere sottratto risorse pubbliche praticamente sotto gli occhi di tutti, ha espulso se stessa (ovvero il fondatore) e si è dichiarata “nuova”, cioè inesistente. Quanto al centro, dove molti promettenti leader si erano fatti trovare, anche abbandonando buone postazioni altrove, pronti ad assumere la guida di un mega partito di centro (o del Paese), non si è presentato nessuno. A tutto ciò, già abbastanza disorientante per cittadini di normale equilibrio psichico, si aggiungono due tipi di feste, di gusto e livello molto diverso, ma entrambe inspiegabili. Una è la serie di “<strong>Toga parties</strong>” (uso il nome che gli studenti peggiori delle università americane usano per le loro feste peggiori) lanciata da persone, gruppi e partiti di destra, evidentemente per celebrare vantaggi e guadagni, con un curioso esibizionismo di ciò che ai tempi di <strong>Mani Pulite</strong> si tentava di fare in segreto. Il carattere speciale di queste feste, con odalische, maiali e gladiatori, non sta nell&#8217;estremo cattivo gusto di quegli eventi, costumi, linguaggi e circostanze. Piuttosto, nell&#8217;esibizione e nel carattere pubblico di eventi ovviamente poco graditi e poco apprezzati dall&#8217;opinione pubblica, destra inclusa. In una curiosa simmetria troviamo le cosiddette elezioni primarie del Partito democratico. Non l&#8217;iniziativa, ma le modalità. Un primo carattere destinato a disorientare, irritare e allontanare gli elettori consiste nella confusione di regole, di tempi, di persone, con la forte impressione che ciascuno partecipi con motivi diversi e sempre personali .</p><p style="text-align: left;">Io non confonderei l&#8217;innegabile successo del <strong>tour di Renzi</strong> inteso come spettacolo dall&#8217;evento che riguarda il <strong>Partito democratico</strong>. Infatti, lo spettacolo ha successo, ma il Partito democratico perde prestigio, credibilità e punti nelle intenzioni di voto. Infatti Renzi dimostra che in quella casa (il Pd) non comanda nessuno, che ci scorrazzi dentro quando vuoi e come vuoi, che spingi via facilmente chi ci è seduto dentro (o almeno lo spintoni senza pagare i danni). Dimostri che, con un po&#8217; di energia, invadenza e vitalità te ne puoi impossessare. Ma di che cosa? Della cosa non c&#8217;era definizione da chi era già seduto in casa. E non c&#8217;è alcun tentativo di descrizione (prima ancora che di definizione) dell&#8217;oggetto conteso mentre qualcuno lo sta conquistando. In realtà Renzi vuole un partito, non quel partito, ha bisogno di uno spazio per parcheggiare, non per abitare. La casa d&#8217;altri non gli interessa e tutti i suoi spettacoli parlano d&#8217;altro. Parla d&#8217;altro anche la disinvoltura con cui Renzi sta partecipando a primarie che non ci sono, seguendo regole che si è dato da solo.</p><p style="text-align: left;">E viene accolto dagli aggrediti con deboli sorrisi e deboli dinieghi che ci segnalano che lo spazio partitico (ormai un ex spazio partitico) si può occupare in modo facile e lieto. Interessante il progetto con cui gestire il nuovo dominio. È di rottamazione. Ma non, come ci viene detto, di poche persone attempate o troppo radicate nei ruoli. Infatti Renzi ha avuto la lucidità e il coraggio di capire e far capire che intende buttare all&#8217;aria la casa e togliere, finalmente, l&#8217;ultima tappezzeria della sinistra, qualunque cosa essa sia nelle varie storie e significati. I &#8220;ragazzi&#8221; vengono, col naturale impeto dell&#8217;età, a svuotare la casa dei vecchi mobili perché, essi sanno, col <strong>Muro di Berlino</strong> è crollato ben altro che i <strong>regimi dell&#8217;Est</strong>. È crollata anche la più mite socialdemocrazia, il più moderato mutuo soccorso. Renzi guida le sue truppe a occupare gli spazi vecchi di un nuovo gioco. Tutto il gioco si gioca a destra, e questa non è una accusa a Renzi di essere un infiltrato di destra. Invece interpreta con la consapevolezza dei tempi un nuovo ruolo,un ruolo che si svolge solo in questo nuovo grande contenitore di una destra mondiale che ha i suoi buoni e i suoi cattivi, i suoi estremismi e le sue moderazioni.</p><p style="text-align: left;">Racconta Concita De Gregorio su Repubblica (26 settembre): “Finalmente uno che non parla il linguaggio della Fiom”. Diciamo che nessuno lo parlava da un pezzo (salvo, a volte, Fassina) dentro il Pd. Ma qui il progetto è chiaro, <strong>rottamare</strong>. Muoiono i partiti, viva i partiti. Un cosa sappiamo: è tutta destra. Eppure questa non è un’accusa politica. È una constatazione. Controprova: “Se il Pd volesse davvero scongiurare un <strong>Monti bis</strong> dovrebbe paradossalmente fare proprio il programma di Monti, proporsi esso stesso come il bis. E infatti c’è un’ala consistente di quel partito che lo chiede. Nel Pd si fanno invece le primarie. Ma dietro la gara tra <strong>Bersani</strong> e Renzi si intravede il convitato di pietra. È su Mario Monti e sulla sua eredità che il Pd è chiamato a decidere” (Antonio Polito Corriere della Sera 29 settembre). Ovvero, l’alternativa è di non esistere.</p><p style="text-align: left;"><em>Il Fatto Quotidiano, 30 settembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/01/come-finiscono-partiti/369497/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I poveri sono matti, cioè onesti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/23/poveri-sono-matti-cioe-onesti/360705/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/23/poveri-sono-matti-cioe-onesti/360705/#comments</comments> <pubDate>Sun, 23 Sep 2012 07:31:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[Interessi]]></category> <category><![CDATA[Pensioni]]></category> <category><![CDATA[Politici]]></category> <category><![CDATA[Privilegi]]></category> <category><![CDATA[Regione Lazio]]></category> <category><![CDATA[Rimborsi]]></category> <category><![CDATA[Scandalo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=360705</guid> <description><![CDATA[Parlerò di Stati Uniti e di Italia, della loro campagna elettorale quasi finita e della nostra (strana) campagna elettorale appena iniziata e la conclusione sarà: bisogna essere matti per essere poveri. Altrimenti come spiegare il furore, ma anche la fretta, con cui i consiglieri regionali del Lazio, dirigenti e popolo, anziani e matricole, con e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Parlerò di<strong> Stati Uniti e di Italia,</strong> della loro campagna elettorale quasi finita e della nostra (strana) campagna elettorale appena iniziata e la conclusione sarà: bisogna essere matti per essere poveri. Altrimenti come spiegare il furore, ma anche la fretta, con cui i consiglieri regionali del Lazio, dirigenti e popolo, anziani e matricole, con e senza la toga, e non solo di destra e di potere, si sono buttati sui soldi senza neppure nascondere i conti falsi e le fatture truccate e celebrando pubblicamente la cifra ottenuta, come se non ci fosse altra ragione al mondo per essere eletti e non un minuto da perdere?</div><div>È strano notare che una squallida vicenda romana, spiega e illustra la calma e autorevole frase di uno dei due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti, detta senza imbarazzo, in una sala gremita di sostenitori che evidentemente gradivano. La frase è questa: “<strong>Non mi importa niente dei poveri</strong>. Io mi occupo di quella parte degli americani che lavora e produce (l&#8217;accento è su ‘produce’, e intende l&#8217;impresa, ndr). Chi non ha continua a chiedere, e noi non intendiamo dare ciò che spetta ai meritevoli”.</div><p>La frase è esemplare. <strong>La politica è uno scambio</strong>. Tu, produttore di ricchezza, dai a me, e stai certo che riceverai quel che ti spetta in cambio. Con i poveri non c&#8217;è niente da scambiare, dunque nulla da dare, dunque è importante per il buon politico non fare il finto buono (tanto le promesse non saranno mantenute perchè impossibili) e stare alla larga. Ma<strong> Mitt Romney</strong>, il candidato repubblicano accusato di una gaffe che invece è un manifesto privo di pudore ma vero, include un concetto che gli preme sia chiaro: i poveri sono matti. Non si rendono conto che persino Dio ha perso interesse? Il candidato repubblicano porta due prove. Una: vescovi e preti non hanno niente da dire e scendono in piazza solo per aborto ed embrione, mai, da anni ormai, per una persona o un bambino vero. Due: per obbedire alla loro chiesa i poveri voteranno contro se stessi (così chiedono loro tutte le chiese) pur di fermare il demonio impersonato dal presidente in carica che si ostina a occuparsi di persone vere, malate o disabili, e di bambini veri.</p><p>Allora perchè tutto questo scandalo, in Italia, per i <strong>consiglieri-gladiatori della regione Lazio</strong> che funzionano a porchetta, vermentino e pioggia di denaro? Come per Romney, non è cinismo, è afferrare il senso del tempo. Spiega il Nobel Stiglitz che “il Pil (a cui affidiamo il senso delle nostre vite e del nostro futuro, ndr ) misura solo attività in cui c&#8217;è scambio in danaro senza tenere conto del valore o disvalore per la società” (cito da Stille, su La Repubblica del 21 settembre ). “Per esempio un terremoto suscita un bel balzo di Pil, per i lavori di ricostruzione che seguono. Ma i terremotati non lo sentono come un valore”. Insomma, non c&#8217;è verso: ci sono solo due vie d&#8217;uscita per i poveri e le loro noiose insistenze.</p><p>Mitt Romney ne ha detta una, ignorarli. <strong>L&#8217;Inps, l&#8217;ente di previdenza italiano, ne ha trovata un&#8217;altra: multarli</strong>. Duecentomila pensionati fra i più poveri hanno ricevuto una lettera che ingiunge loro di restituire, sia pure a rate, una piccolissima <strong>“quattordicesima”</strong> istituita da Prodi nel 2008 (Prodi è un rigoroso economista ma non crudele e indifferente come i vescovi americani). I conti non tornano per qualche euro in più o in meno. Non ti sognare di farla franca: tiabbiamo individuato e adesso paghi e cosa importa se si tratta di pochi soldi che non cambiano niente. Tanto più che “l&#8217;imposta sulle barche di lusso è risultato un flop: incassati solo 24 milioni” (sui 155 calcolati contando le barche, ndr; <em>Il Corriere della Sera, 21 settembre</em>).</p><p>La multa ai pensionati (ciascuno dovrà restituire 300 euro, indebitamente incassati in un misero giorno di festa adesso dichiarato fuori legge) non sarà molto per l&#8217;Inps, ma è moltissimo per i multati e sarà un esempio. <strong>Non fingerti furbo se non sei in politica o nell&#8217;impresa.</strong> I due settori “dialogano per la crescita” perché hanno qualcosa da scambiare. In quest&#8217;epoca poco affidabile c&#8217;è un signore che si diverte a scrivere, ben nascosto dallo pseudonimo <strong>Johannes Buckeler</strong> lettere rivelatrici ai giornali, lettere di cose che sa. Nell&#8217;ultima, al <em>Corriere della Sera</em>, scrive: “Uno studio del colosso assicurativo Allianz certifica che i cittadini italiani sono i più ricchi del mondo (&#8230;) Ma l&#8217;ottanta per cento delle tasse sono pagate da lavoratori dipendenti e pensionati che detengono solo il 30 per cento della ricchezza. Il 93 per cento dell&#8217;Irpef è pagato dagli stessi lavoratori e pensionati”. I poveri sono matti è il non dimenticato titolo di un libro di Cesare Zavattini che descrive perfettamente l&#8217;Italia.</p><p>Ascoltando le interviste rubate del TG 3 su ciò che è accaduto al Consiglio regionale di Roma (somme in libertà da spendere come vuoi, la giustificazione politica è stata espressa con la memorabile frase “cazzi nostri”) ti rendi conto che tutti, ma tutti, senza distinzioni di generazione, di parte e di storia politica, più o meno rispondono (alla domanda che implica “ma non poteva rifiutare?”): “Centomila euro all&#8217;anno senza obbligo di ricevute? Non siamo mica matti”. I matti sono i poveri, ovvero i lavoratori, che pagano le tasse, pagano le multe e sono chiamati di tanto in tanto dalla patria a restituire frammenti di minime pensioni.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 Settembre 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/23/poveri-sono-matti-cioe-onesti/360705/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La finanza modello al Qaeda</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/17/finanza-modello-al-qaeda/354474/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/17/finanza-modello-al-qaeda/354474/#comments</comments> <pubDate>Mon, 17 Sep 2012 07:10:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Furio Colombo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[Capitalismo]]></category> <category><![CDATA[Libor]]></category> <category><![CDATA[Welfare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=354474</guid> <description><![CDATA[Il modello è al Qaeda. Niente volto, niente luogo, niente Stato, un patrimonio fluido e portatile, continua guerra di propaganda, molta potenza che può colpire dovunque, ma che puoi raggiungere solo inventando un nemico vicario, ovvero qualcuno a caso. Al Qaeda non ha e non vuole avere una cittadinanza o un territorio, esige una bandiera...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Il modello è al Qaeda. Niente volto, niente luogo, niente Stato, un patrimonio fluido e portatile, continua guerra di propaganda, molta potenza che può colpire dovunque, ma che puoi raggiungere solo inventando un nemico vicario, ovvero qualcuno a caso. Al Qaeda non ha e non vuole avere una cittadinanza o un territorio, esige una bandiera grande e visibile, che possa scatenare masse grandissime, ma ha punti di comando ignoti e remoti per mantenere segreto e potere intatti. Il suo vertice è leggero e mobile, destinato a restare introvabile. Se lo trovi, non sei mai sicuro che sia quello vero, o se hai raggiunto un avamposto o un personaggio abbandonato. <strong>Il potere della finanza</strong>, che riesce a governare, spostare, sottomettere il mondo, che ha devastato e trasformato le esistenze di tutti (e costruito ricchezze enormi per pochi, spesso del tutto ignoti) ha reso in pochi anni irriconoscibile il paesaggio sociale del mondo, e cancellato la precedente epoca industriale, è organizzato allo stesso modo.</div><p>Non ha una patria, non ha uno Stato con cui coincidere, non condivide ideali, storia o interessi, comanda dovunque e non lo puoi trovare. Esige da Stati, persone, governi potenti e gruppi in rovina, somme immense che vengono restituite in minima parte, detraendo di volta in volta una parte della ricchezza comune. Si tratta dunque, come per al Qaeda, di un potere grande ed eccentrico, senza Stato e senza popolo, ma con la forza di decidere quali e quanti popoli devono di volta in volta obbedire. È chiaro – spero – che non sto parlando di questo o di quel governo e neppure di organismi internazionali. Parlo, con la stessa incertezza di chi non fa il finto esperto e la stessa paura di ogni cittadino, <strong>del cielo sopra i governi</strong>. È un cielo gravido di nuvole impenetrabili sopra tutto ciò che sappiamo, un cielo in cui occasionali schiarite non sono mai una promessa. Non è più capitalismo, nel senso di Weber, Smith, Stuart Mills. La prova: non è il mercato. Il mercato, infatti, è una delle due strutture nel mondo connesso della produzione e dello scambio, che è stato tolto di mezzo, annullando merito del lavoro e valore del prodotto, sostituito dai versamenti rapidi e obbligati continuamente in corso, detti rating o spread arbitrari in cui vaste ricchezze passano di mano in mano, verso l&#8217;alto, fino a far perdere le tracce. L&#8217;altra è l’improvvisa e brutale <strong>aggressione al welfare</strong>, visto come una intollerabile sottrazione di risorse al versamento globale, che è la nuova regola imposta senza elezioni e senza Parlamenti, e che tutti i governi hanno dovuto accettare. Il trapasso quasi violento degli Stati Uniti da più grande Paese manifatturiero al più grande Paese di banca, Borsa e finanza, fa pensare, con mentalità del passato, che si tratti di una invasione americana sul benessere degli altri Paesi. Ma non è vero. Certo, è americano lo storico momento di transizione, quando, durante la presidenza Reagan, è stata abolita ogni regolamentazione di funzioni e settori, di banca, finanza e controllo di imprese, permettendo <strong>libertà senza limiti</strong> e senza controlli nella formazione e nella gestione della ricchezza che è diventato modello per tutti gli altri Paesi. Il grande simbolo è il dominio delle compagnie di assicurazione americane sulla salute dei cittadini statunitensi, che persino un presidente come <strong>Barack Obama</strong> forse non riuscirà ad abbattere o a diminuire. È la bandiera della civiltà finanziaria che ha iniziato l&#8217;invasione (prima di tutto negli Usa), spingendo ai margini la civiltà industriale. E non si può dire che sia americano il dominio o il profitto, misterioso e immenso, della nuova epoca, perché, come per al Qaeda, la cittadinanza dei vari operatori non coincide con gli interessi di uno Stato o della politica di un governo.</p><p>È cominciata <strong>una nuova internazionalità del capitalismo</strong> che non ha più come centro un Paese e neppure una cultura (come quando si parlava con fondamento di disegni e politiche di multinazionali e di imperialismo), ma è una struttura schermata e indipendente che provvede, con espedienti sempre diversi, a un continuo, esorbitante prelievo globale, senza riguardi e senza privilegi. La nuova situazione, anzi, colpisce in pieno l&#8217;America proprio in quanto prima potenza del mondo. Dimostra che non è l&#8217;America a decidere, dimostra che il suo presidente &#8220;socialista&#8221; si muove nel passato. Colpisce gli Usa anche attraverso le connessioni internazionali di grandi banche, americane e non americane, impegnate, attraverso il continuo imbroglio del &#8220;libor&#8221; (regolamentazione spontanea e concordata dei costo del danaro negli scambi tra banche) a rastrellare vasti profitti in ogni Paese, tra cui l&#8217;America, a vantaggio della galassia finanziaria che grava, senza nazione e senza Stato, sul mondo, con agenzie operative dislocate nei diversi Paesi, fra banche, Borse e agenzie mutanti gruppi politici. I governi, <strong>con sempre meno potere</strong>, subiscono imposizioni pesanti, pena multe gravissime ai rispettivi Paesi, senza badare alle spinte di rivolta che creano. Quelle rivolte riguardano territori e governi, non il cielo del grande passaggio di ricchezza in corso. Non sto dicendo che un nuovo fantasma si aggira per il mondo. Dico che si è messa in moto la grande rivoluzione della ricchezza che <strong>esige sempre più ricchezza</strong>, prelevandola ovunque, non intende rendere conto, sa come dare ordini e sa come punire. Mantiene, soprattutto, una incertezza infinita. Un fatto è evidente: il punto o i punti di ogni decisione sulla vita dei popoli e degli Stati sono stati del tutto sottratti al controllo della democrazia, benché la democrazia sia, in apparenza, intatta. È un fenomeno nuovo, vasto, sconosciuto.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2012</em> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/17/finanza-modello-al-qaeda/354474/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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