<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Francesca Coin</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fcoin/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Le sperimentazioni del ministro Profumo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/ricerca-sperimentazioni-ministro-profumo/234957/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/ricerca-sperimentazioni-ministro-profumo/234957/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 15:26:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Alberto Baccini]]></category> <category><![CDATA[Anvur]]></category> <category><![CDATA[Bibliometria fai-da-te]]></category> <category><![CDATA[Francesco Profumo]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Sirilli]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe de Nicolao]]></category> <category><![CDATA[Luigi Nicolais]]></category> <category><![CDATA[Roars]]></category> <category><![CDATA[Stefano Fantoni]]></category> <category><![CDATA[Vqr]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234957</guid> <description><![CDATA[Quanti modi ci sono per non rispondere a una domanda? Mi chiedevo questo, lo scorso giovedì, mentre assistevo al dibattito: Anvur e politiche di sistema: prospettive della valutazione e delle politiche del sistema ricerca. Il dibattito aveva come ospiti, tra gli altri, il Presidente dell&#8217;Anvur Fantoni, il Presidente del Cnr Nicolais, il Presidente della Crui Mancini,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000; font-size: medium;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Quanti modi ci sono per non rispondere a una domanda? Mi chiedevo questo, lo scorso giovedì, mentre assistevo al dibattito: <a href="http://www.flcgil.it/ricerca/anvur-e-valutazione-il-ministro-apre-al-dialogo.flc" target="_blank">Anvur e politiche di sistema: prospettive della valutazione e delle politiche del sistema ricerca</a>. Il dibattito aveva come ospiti, tra gli altri, il Presidente dell&#8217;Anvur Fantoni, il Presidente del Cnr Nicolais, il Presidente della Crui Mancini, il ministro Profumo. Invitati ad aprire i lavori erano Alberto Baccini, Giorgio Sirilli, e Giuseppe De Nicolao, esperti di valutazione e animatori di <a href="http://www.roars.it/online/" target="_blank">Roars</a>.</span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Inizia Baccini. L&#8217;Italia arriva alla valutazione circa trent&#8217;anni dopo l&#8217;Inghilterra, dice. È un paese ritardatario, e perciò avvantaggiato, può giovarsi delle esperienze accumulate all&#8217;estero. Eppure l&#8217;Italia è un caso anomalo. Rispetto ai 20 esercizi nazionali di valutazione analizzati da Diane Hicks (2009), è </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">l&#8217;unico paese</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> a non avere affidato la valutazione a una agenzia indipendente. L&#8217;Anvur è stata trasformata dalla Gelmini e Giavazzi in una </span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">executive agency</span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> del Miur. Ecco che la griglia di valutazione dei singoli prodotti è stata definita direttamente dal ministro, insieme ai punteggi e alle penalizzazioni, in una confusione di ruoli istituzionali </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">unica al mondo.</span></span></strong></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Tralasciamo le sottigliezze, direbbero alcuni, l&#8217;importante è che la valutazione si faccia, non importa come. Però, tolte le sottigliezze i problemi restano. Ad esempio, questi 216.455 “prodotti”, la cui valutazione <a href="http://www.roars.it/online/?p=6885">costa 300 milioni di euro</a>, come verranno valutati? Supponiamo che valutare la ricerca sia come scalare un&#8217;alta vetta, suggerisce De Nicolao. Ebbene, i nostri valutatori per tre mesi hanno elaborato le tecniche di arrampicata migliori per salire in cima. C&#8217;è un problema, però. L&#8217;Anvur ha nominato </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">14 squadre di scalatori</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, una per ogni area scientifica, selezionandole non tra gli alpinisti, ma tra</span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> eccellenti campioni di nuoto sincronizzato</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> e scherma. Insomma, i Gev (Gruppi di esperti della valutazione) non sono tanto esperti della valutazione, quanto esperti valutatori, dice Sirilli. Quasi </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">nessuno </span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">si è mai occupato di progettare criteri di valutazione e di bibliometria. La confusione tra valutatori e progettisti dei criteri della valutazione ha fatto sì che dopo tre mesi ogni cordata abbia elaborato </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">una propria inedita tecnica di arrampicata</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, per un totale di <a href="http://www.anvur.org/?q=content/composizione-dei-gruppi-di-esperti-della-valutazione]">14 bibliometrie fai-da-te</a>, una per ogni area scientifica.</span></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A questo punto supponiamo di voler fare i </span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ranking</span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> delle riviste. Come si costruisce una classifica oggettiva? &#8211; chiede De Nicolao. Ci sono tanti metodi quante le cordate, </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">anzi di più</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> perché alcune cordate ne usano più di uno. Metodi semplici, tipo: “com&#8217;è il vino oste, è buono?” “Buono e giusto”, risponde l&#8217;oste, come in alcune aree umanistiche dove le classifiche sono il frutto di negoziazioni poco o nulla trasparenti. Ma anche le aree scientifiche hanno i loro problemi. Nell&#8217;Informatica, per esempio, si fa riferimento a un indicatore bibliometrico, a una classificazione australiana e a una italiana. Quale scegliere? <a href="http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/gev_documenti/gev01_faq.pdf" target="_blank">Idea</a>: facciamo la classifica bibliometrica e poi mediamola con le altre due classificazioni”. Fatta.</span></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Supponiamo dunque che Coppi vinca la maglia rosa arrivando venti minuti prima del secondo nel tappone dolomitico. Il giorno dopo arriva decimo a tre secondi dal primo. Nella media dei ranking Coppi accumula 5,5: (1 + 10)/2. Il gregario che è arrivato quinto in tutte e due le tappe accumulerà cinque punti (5 + 5)/2 = 5. La maglia rosa passa al gregario, conclude De Nicolao. Che continua citando <a href="http://www.eric.ed.gov/ERICWebPortal/detail?accno=ED363637">Thompson (1993)</a>, uno statistico statunitense che negli anni 90 </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ha tagliato la testa al toro</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> sulla validità scientifica della media dei ranking: “</span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">l&#8217;unica ragione per usare la media dei ranking è </span></span></em><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">l&#8217;ignoranza</span></span></strong><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, e che una difesa dell&#8217;ignoranza sia praticabile resta tutto da discutere</span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">”.</span></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A questo punto il buon senso direbbe di sospendere la Vqr (Valutazione della qualità della ricerca), rivederne i criteri, introdurre trasparenza nelle procedure adottate per la nomina dei Gev e nei criteri usati per la classificazione delle riviste, ridiscutere le regole mal disegnate dall’ex ministro. E invece come ha detto il responsabile della Vqr <a href="http://rassegna.unipv.it/bancadati/20120206/SIA6005.pdf">Sergio Benedetto</a>: quando la valutazione sarà conclusa “tutte le università dovranno ripartire da zero” “e </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">qualche sede dovrà essere chiusa</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">”. Da questa valutazione in altre parole dipenderanno la ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario all&#8217;università e il ripensamento dell&#8217;intero sistema di ricerca italiano. </span></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Il lettore si chiederà, cosa hanno detto gli ospiti? Non molto. Subito interpellato, il ministro Profumo ha ceduto la parola al presidente dell&#8217;Anvur Fantoni. Fantoni ha detto che tutte le critiche sono errate e l&#8217;Anvur lo dimostrerà. Il resto del dibattito somigliava a una variegata sfilata di </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">tecniche d&#8217;evasione narrativa</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">: chi fraintende, chi fa il convincente su qualche cosa che non c&#8217;entra nulla, e poi la strategia dello sfinimento: stordiscili e stremali tutti.</span></span></span></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A fine giornata l&#8217;unica cosa certa era l&#8217;esistenza di </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">un inaccettabile gap </span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">tra la concretezza delle critiche e la vaghezza delle risposte. In quel clima Profumo ha chiuso così: questa Vqr </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">è una sperimentazione, ha detto.</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> Ci serve come “una fotografia interna”, che consente di dire “dove siamo”, “così possiamo migliorare perché ci conosciamo”, “sempre in senso positivo”. Una sperimentazione, dunque. In che senso, ministro: un progetto da implementare responsabilmente o un </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">abracadabra</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> sul sistema di ricerca italiano?</span></span></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/ricerca-sperimentazioni-ministro-profumo/234957/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Brancaccio e Passarella: oltre il mainstream, a sinistra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/brancaccio-passarella-oltre-mainstream-sinistra/213232/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/brancaccio-passarella-oltre-mainstream-sinistra/213232/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Apr 2012 09:40:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Emiliano Brancaccio]]></category> <category><![CDATA[Francesco Giavazzi]]></category> <category><![CDATA[Geert Wilders]]></category> <category><![CDATA[Marco Passarella]]></category> <category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category> <category><![CDATA[milton friedman]]></category> <category><![CDATA[oliver blanchard]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=213232</guid> <description><![CDATA[Uno standard retributivo europeo, che consenta di contrastare la deflazione competitiva dei salari e di riattivare la domanda all&#8217;interno dei confini europei; il ridimensionamento del ruolo della finanza privata; un più ambizioso piano di politica industriale continentale; il rilanico della pianificazione pubblica dello sviluppo: sono queste le proposte di Emiliano Brancaccio e Marco Passarella in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Uno standard retributivo europeo, che consenta di contrastare la deflazione competitiva dei salari e di riattivare la domanda all&#8217;interno dei confini europei; il ridimensionamento del ruolo della finanza privata; un più ambizioso piano di politica industriale continentale; il rilanico della pianificazione pubblica dello sviluppo: sono queste le proposte di <strong>Emiliano Brancaccio e Marco Passarella </strong>in <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788842817772/brancaccio-emiliano/austerita-e-dest.html">L’austerità è di destra</a></em> (Il Saggiatore, 2012), il testo che in sole due settimane ha scalato le classifiche dei saggi di economia più letti in Italia.</p><p align="JUSTIFY">Questo <em>pamphlet</em>, diverso dai testi analitici cui gli autori ci hanno abituato, dialoga con l’oggi a partire da firme fuorilegge, come Keynes, Marx o Hyman Minsky, sino a divenire una sorta di manuale del presente, un lavoro di generosità divulgativa che si propone di risalire pazientemente dagli effetti alle cause della metamorfosi sociale in corso. Già ne <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788856824209/brancaccio-emiliano/crisi-del-pensiero.html">La crisi del Pensiero Unico </a></em>Emiliano Brancaccio aveva tentato di ricucire la distanza tra la teoria economica e il vissuto sociale, aprendo <strong>varchi nella nebbia</strong> del paradigma dominante. Così <em>L&#8217;austerità è di destra </em>è un testo ricco di suggestioni da leggere dalla fine all&#8217;inizio, dalla rassegna bibliografica all&#8217;introduzione, nel tentativo di spiegare analiticamente quanto è avvenuto negli ultimi trent&#8217;anni.</p><p align="JUSTIFY">Cominciamo dalla rassegna bibliografica, dove Oliver Blanchard ci ricorda che “<em>la condizione della macroeconomia è buona</em>” (p. 140), e il premio Nobel Robert Lucas ci rassicura che “<em>il problema centrale della prevenzione della depressione è stato risolto</em>” (p. 140). I<span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">l</span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"> silenzio colpevole </span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">del </span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">mainstream </span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">fa da sfondo al testo, che dietro ai </span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">mantra</span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"> di innovazione, efficienza, competitività, svela i processi di emoragia occupazionale e deflazione salariale che costellano gli ultimi tre decenni. </span></span></p><p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Gli autori richiamano così la </span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">mezzogiornificazione </span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">d&#8217;Europa, ciò che oggi Gallino definisce la </span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">terzomondializzazione </span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">d&#8217;Europa, e che Krugman già nel 1991 presentava come probabile conseguenza dell&#8217;introduzione della moneta unica nel continente. All&#8217;epoca, questi avvertimenti s&#8217;infrangevano sulle rassicurazioni di Oliver Blanchard e Francesco Giavazzi (2002), che di fronte al terremoto sociale in erba rassicuravano che l’ampliamento degli squilibri commerciali tra i paesi europei avrebbe rappresentato uno stimolo virtuoso all&#8217;integrazione finanziaria della zona euro. </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Erano anni di </span></span></strong><strong></strong><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">ottimismo, </span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">quelli. Le riviste di economia con più alto Impact Factor negavano </span></span><a href="http://www.theglobalcrisis.info/docs/ppt/pdf/ImperiaeMaffeo.pdf"><span style="color: #000080;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">alcun pericolo imminente, </span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">e i redattori de </span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">la voce.info </span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">non avevano ancora confessato che “questa è la più grande crisi della storia. [...] </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Nessuno di noi</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"> redattori, dobbiamo ammetterlo, </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">l&#8217;aveva prevista</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">” (p. 140). </span></span></p><p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">L&#8217;ottimismo termina nel 2008</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">. Fino ad allora </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">la finanza privata era stata il primo motore della domanda. “La Banca Centrale creava moneta e la iniettava nel circuito delle istituzioni finanziarie private, così finanziando a debito una spesa destinata all’acquisto di ingenti volumi di titoli, azioni e immobili”. Quando scoppia la bolla immobiliare</span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">, </span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">il sistema economico si trova non solo “orfano di una robusta fonte di domanda e di una bussola per la produzione” (p. 15), in grado di assorbire come una spugna le eccedenze produttive mondiali, ma di interpretazioni teoriche condivise e sensate. La riluttanza ad accettare la fallibilità dei principi liberali, l&#8217;indebolimento dell&#8217;influenza marxista e keynesiana nelle accademie,</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"> legittimano austerità, pareggio di bilancio e contrazione della spesa proprio nel momento in cui le conseguenze del paradigma liberale diventano </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">palesi a tutti. </span></span></strong></p><p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Fatto il danno,</span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"> evitateci almeno le soluzioni</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">, verrebbe da dire. Va detto chiaro: non v&#8217;è soluzione all&#8217;attuale </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><em>impasse </em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">entro il paradigma dominante. Oggi il paradigma dominante ha solo due cose da offrire: </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><strong>depressione e destra</strong></span></span><span style="font-size: small;">. Nei giorni in cui Tremonti mette in guardia contro il “fascismo finanziario”, il primo difensore delle pensioni in Olanda è Wilders, il leader xenofobo del Partito olandese delle libertà (Pvv), e in Francia il 35% dei voti delle classi popolari è andato a Marine Le Pen, gli autori giustamente ricordano come Keynes già nel 1919 ammonisse: “se diamo per scontata la convinzione che […] per anni e anni la Germania debba essere tenuta in miseria, i suoi figli rimanere nella fame e nell&#8217;indigenza, il paese circondato di nemici […], oso farmi profeta, </span><strong><span style="font-size: small;">la vendetta non tarderebbe</span></strong><span style="font-size: small;">”.</span></p><p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Rovesciare le ricette del paradigma dominante per uscire <strong>dal sadismo sociale</strong>: è questa, infondo, la lucida proposta dei due autori. Un processo coordinato di pianificazione produttiva, un motore economico che assolva al compito di trainare la domanda, il coordinamento e bilanciamento della contrattazione salariale e delle relazioni europee. Infondo, lo diceva anche </span></span><span style="font-size: small;">Milton Friedman: in tempi di crisi </span><em><span style="font-size: small;">“questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile” </span></em><span style="font-size: small;">(1982).</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/brancaccio-passarella-oltre-mainstream-sinistra/213232/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>23 e 24 Marzo: l&#8217;urlo di scuola e università</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/marzo-lurlo-scuola-universita/199342/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/marzo-lurlo-scuola-universita/199342/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 11:22:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Andrea Rivera]]></category> <category><![CDATA[Bruno Stori]]></category> <category><![CDATA[Christian Grassilli]]></category> <category><![CDATA[Gaspare Palmieri]]></category> <category><![CDATA[Lettera a una Professoressa]]></category> <category><![CDATA[manifestazione Bologna]]></category> <category><![CDATA[Manifestazione Bologna 23 marzo]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Cardillo]]></category> <category><![CDATA[Università Bene Comune]]></category> <category><![CDATA[Urlo scuola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199342</guid> <description><![CDATA[&#8220;Il governo dei professori non è interessato alla scuola&#8221;: è questo l&#8217;urlo che aprirà la due giorni dedicata ad assemblee e dibattiti su scuola e università il 23 e 24 marzo a Bologna. Genitori, studenti, insegnanti, docenti, ricercatori strutturati e precari, assegnisti e dottorandi, e in generale tutti coloro che si sentono parte della &#8220;rete dei sensibili&#8220;,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il governo dei professori non è interessato alla scuola&#8221;: è questo l&#8217;urlo che aprirà la due giorni dedicata ad assemblee e dibattiti su scuola e università il <strong>23 e 24 marzo</strong> a Bologna. Genitori, studenti, insegnanti, docenti, ricercatori strutturati e precari, assegnisti e dottorandi, e in generale tutti coloro che si sentono parte della &#8220;<a href="http://www.urlodellascuola.it/?page_id=386">rete dei sensibili</a>&#8220;, si incontreranno venerdì 23 marzo <a href="http://www.urlodellascuola.it/?page_id=76">nelle scuole di tutte le città</a> per<em> </em>riportare l’attenzione sullo stato di umiliazione in cui versa l’istruzione pubblica in Italia. <strong>Il programma è fitto</strong>, in particolare a Bologna, ove la due giorni inizia venerdì 23 Marzo alle 18 con un appuntamento pubblico in Piazza Nettuno, per proseguire sabato 24 con due assemblee. La <a href="http://www.urlodellascuola.it/?page_id=501">Convenzione Nazionale</a> per la Scuola Bene Comune: Pubblica, Capace, Accogliente, si terrà al Teatro Testoni dalle 10 alle 18, mentre in contemporanea l&#8217;Assemblea Nazionale <a href="http://www.facebook.com/pages/Università-Bene-Comune/371719469506470">Università<em> </em>Bene<em> </em>Comune</a> si terrà in piazza Scaravilli, per poi confluire alle ore 21 al teatro Testoni, ove la serata si chiude con uno spettacolo musicale di Maurizio Cardillo, Gaspare Palmieri e Christian Grassilli, Bruno Stori, Andrea Rivera.</p><p>&#8220;La lista delle miserie è lunga&#8221;, dice Ambrogio Vitali, tra i più attivi organizzatori dell&#8217;Urlo, che giustamente preferisce porre l&#8217;accento sull&#8217;<strong>anima creativa</strong> delle due giornate: la due giorni della scuola coinvolge più di quaranta associazioni di genitori e insegnanti, ha raccolto migliaia di adesioni nel mondo della cultura, e ha già messo in campo un lavoro piuttosto lungo costituendo una Associazione  Nazionale &#8220;<a href="http://www.urlodellascuola.it/?event=una-nuova-primavera-per-la-scuola-pubblica">Una nuova primavera</a> per la scuola pubblica&#8221;, &#8220;<em>perchè molto futuro ancora deve venire al mondo&#8221;. </em>Fatto sta che accanto a questa creatività gli bastano pochi dati per spiegare il problema: otto miliardi di tagli, sedici miliardi di finanziamento in meno rispetto alla media europea, tagli all’organico, al tempo pieno, alle ore di lezione, agli insegnanti di sostegno, ai libri, all&#8217;edilizia scolastica, alle fotocopie, per non parlare dei tagli in busta paga agli insegnanti, dell&#8217;Invalsi, del sovraffollamento scolastico. Insomma, paradossalmente la scuola raramente ha vissuto <strong>momenti tanto bui quanto oggi</strong>, durante il governo dei Professori. E non è la sola.</p><p>Da tempo, il paese dei &#8220;figli dei figli dei figli dei figli dei figli Michelangelo e Leonoardo&#8221;, come voleva un vecchio adagio americano, pare aver fatto a pugni con la cultura. Non entro nel merito del Fondo Unico per lo Spettacolo, né dei tagli alla cultura, che ben raccontano con quale perizia stia avvenendo lo smantellamento di uno dei più ricchi patrimoni artistici al mondo. Penso all&#8217;Università: l&#8217;Italia è al <a href="http://www.roars.it/online/?p=5998">terzultimo posto</a> su 34 paesi quanto a investimenti rispetto al Pil, nonostante sia il settimo paese al mondo per pubblicazioni scientifiche, e la deriva al ribasso <strong>non vede tregua</strong>: stando ai decreti <a href="http://www.roars.it/online/?p=4373">436</a> e <a href="http://www.roars.it/online/?p=4965">437</a>, ieri approvati dalla Commissione Cultura del Senato, gli scenari possibili parlano di un radicale blocco del reclutamento, della contrazione del numero di docenti (già tra i più bassi per studente), dell&#8217;aumento delle tasse universitarie, della contrazione del diritto allo studio, del taglio stesso <a href="http://www.roars.it/online/?p=4391">degli atenei</a>.</p><p>“Questo è il punto”, dice Maurizio Matteuzzi. &#8220;Il cosiddetto governo dei professori, entro il quale, sia detto in parentesi, non molti han fatto una lezione negli ultimi vent&#8217;anni, a tutto pensa per il rilancio del sistema-paese <strong>fuori che alla cosa più ovvia</strong>, l&#8217;investimento in <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0wK4woClUI4">ricerca e sviluppo</a>. La cosa è tragicomica&#8221;, dice Matteuzzi. Effettivamente è tragica. Ultima per investimenti in ricerca e sviluppo, a guardare i dati non si capisce da dove dovrebbe venire la ripresa italiana, quando l&#8217;unica prospettiva è una politica basata sulla dequalificazione, i tagli, una certa demagogia. &#8220;<strong>Un buon artigiano non è un artigiano buono&#8221;</strong>, taglia la testa al toro Matteuzzi citando Aristotele. Effettivamente è così.</p><p>Fatto sta che mentre <strong>Bologna pullula di un&#8217;altra Italia</strong>, mi torna in mente un vecchio libro. Negli anni sessanta “Lettera a una Professoressa” già poneva chiaramente il problema del significato politico dell&#8217;esclusione scolastica. &#8220;<em>La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde&#8221;</em>, scrivevano a Barbiana nel 1976. &#8220;<em>A questo punto gli unici incompetenti siete voi che li perdete e non tornate a cercarli&#8221;</em>(p. 33)<em>. </em>Oggi queste frasi sembrano anacronistiche, eppure è evidente che le riforme degli ultimi anni ci stanno riportando proprio lì, a un modello di scuola e università ad accesso ristretto, scandito da costi sempre più alti e <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/03/12/la-grande-fuga-dall-universita-ci-va.html">numeri sempre più bassi</a>. I ragazzi allora lo scrivevano chiaramente: questo libro non è per professori, “è un invito a organizzarsi”. Sia benvenuto l&#8217;Urlo di Bologna, dunque.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/marzo-lurlo-scuola-universita/199342/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Liberare l&#8217;università? Lettera aperta a M. Hack</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/liberare-luniversita-lettera-aperta-hack/185361/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/liberare-luniversita-lettera-aperta-hack/185361/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Jan 2012 09:23:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Andrea Ichino]]></category> <category><![CDATA[Giavazzi]]></category> <category><![CDATA[Margherita Hack]]></category> <category><![CDATA[pietro ichino]]></category> <category><![CDATA[tasse universitarie]]></category> <category><![CDATA[università]]></category> <category><![CDATA[valore legale titolo studio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185361</guid> <description><![CDATA[Ieri il Riformista ha pubblicato un appello intitolato “Vogliamo liberare l&#8217;università”. I firmatari includono i fratelli Ichino, Alesina Giavazzi e 62 altri accademici. Utilizzando a mo&#8217; di scudo una citazione di Luigi Einaudi del 1947, i firmatari chiedono: L&#8217;abolizione del Valore Legale del Titolo di Studio La liberalizzazione delle rette universitarie L&#8217;istituzione di un sistema...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri il <em>Riformista</em> ha pubblicato un <strong>appello</strong> intitolato “<a href="http://www.radicali.it/comunicati/20120111/vogliamo-liberare-l-universit-prime-firme-allappello-risposte-alle-domande-sulla">Vogliamo liberare l&#8217;università</a>”. I firmatari includono i fratelli Ichino, Alesina Giavazzi e 62 altri accademici. Utilizzando a mo&#8217; di scudo una citazione di Luigi Einaudi del 1947, i firmatari chiedono:</p><ul><li>L&#8217;abolizione 	del Valore Legale del Titolo di Studio</li><li>La 	liberalizzazione delle rette universitarie</li><li>L&#8217;istituzione 	di un sistema di borse di studio e prestiti d&#8217;onore.</li></ul><p>Di tutti questi temi abbiamo già parlato allo sfinimento, ma ci ritorno perché tra i firmatari dell&#8217;appello c&#8217;è Margherita Hack, una donna che per molti è un punto di riferimento nella nebbia intellettuale che avvolge l&#8217;Italia. Vorrei <strong>chiedere apertamente a Margherita Hack di ritirare la sua firma</strong>, e le spiego il perché.</p><p>Il primo punto, l&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio, vorrebbe sostituire l&#8217;accreditamento giuridico del titolo di studio con meccanismi altri in grado di consentire agli atenei di garantire la qualità della formazione degli studenti. L&#8217;idea è che l&#8217;“<a href="http://www.taccuinopolitico.it/labolizione-del-valore-legale-del-titolo-di-studio/" target="_blank"><strong>uomo vergine di bolli</strong></a>” è bello.</p><p>Certo è così, ma ci sono dei problemi. Come questo: chi tra gli insigni firmatari accetterebbe di essere <strong>operato a cuore aperto</strong> da un chirurgo laureato in un istituto privo di monitoraggio? Perché di questo stiamo parlando. <a href="http://www.cimea.it/files/fileusers/Fabbriche%20titoli%20parte1.pdf" target="_blank">Benedetto Coccia e Carlo Finocchietti</a> ci spiegano che l&#8217;abolizione del valore legale consente “l’adulterazione del retroterra formativo del titolo accademico”, “l’elusione dei normali procedimenti di monitoraggio, accreditamento, ispezione e sanzione”, e la relativa “contraffazione dei curricula e falsificazione dei titoli”. In altre parole, c&#8217;è il rischio che la rimozione del vincolo legale apra alla proliferazione di “fabbriche di titoli” e “fabbriche di accreditamento”, in grado di accreditare istituzioni d&#8217;istruzione superiore <strong>prive di</strong> <strong>qualunque forma di legittimità</strong>. Del resto, <strong>chi</strong> accrediterebbe queste università?</p><p>Si ripensi poi alle università telematiche:<strong> </strong>complice una legge permissiva e l&#8217;assenza di programmazione di sistema, dal 2003 le università telematiche sono proliferate in Italia con una velocità senza pari nei paesi europei. <a href="http://www.roars.it/online/?p=1974" target="_blank">Francesco Coniglione</a> ci dice perché: <strong>Unimarconi</strong>, la più strutturata tra queste, ha 33 mila iscritti e tasse a 1.200 euro annue per studente. In tutto, gli ordinari di tutte le 11 università telematiche italiane sono 13, gli associati 18 e i ricercatori 236. Insomma, poche spese, alti introiti. Lo stesso Giavazzi aveva definito le università telematiche come <strong><a href="http://www.corriere.it/editoriali/10_dicembre_22/voti-severi-atene-editoriale-francesco-giavazzi_e46bf2e0-0d92-11e0-8558-00144f02aabc.shtml">una truffa</a>. </strong>Allora perché creare le condizioni per <strong>altr</strong><strong>i titolifici e altre truffe</strong>?</p><p>Ma questo è il problema minore. Il problema vero è questo: l&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio trasferisce al mercato il giudizio di valore. In altre parole, sarà la competizione tra atenei a selezionare le università migliori, e queste potranno con il loro prestigio garantire il “valore” del titolo di studio, imporre tasse più alte, offrire prestiti d&#8217;onore. La competizione di mercato selezionerà così <strong>pochi atenei eccellenti</strong>. Dopodiché: si potrà lasciar andare in malora gli altri, giustificare il definanziamento pubblico all&#8217;università, portare le tasse universitarie a cifre vicine a <a href="http://www.pietroichino.it/?p=14626" target="_blank">10 mila euro l&#8217;anno</a>, indebitare gli studenti prima ancora che abbiano un lavoro, dimezzare il numero delle immatricolazioni, trasformare l&#8217;università in una questione d&#8217;élite, e condannare il paese alla barbarie.</p><p>Come qualcuno sa, con <a href="http://www.roars.it/online/?p=2042" target="_blank">Ichino</a> e <a href="http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/rilanciamo-le-universita-con-prestiti-agli-studenti" target="_blank">Terlizzese</a>, firmatari dell&#8217;appello, già ci sono stati lunghi scambi su questo tema. È inutile, lo so. Ma vale la pena ripeterlo: in un sistema caratterizzato da un tasso di disoccupazione giovanile al 30% l&#8217;esito dei prestiti d&#8217;onore è sempre <a href="http://www.roars.it/online/?p=2042" target="_blank">negativo</a>: violano l&#8217;Art. 34 della Costituzione, portano al crollo delle <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/26/universita-il-peggio-deve-ancora-venire/113864/" target="_blank">immatricolazioni</a>, la stessa Moody&#8217;s ne definisce gli effetti <em>worrisome, </em>ovvero “<a href="http://www.roars.it/online/?p=1819" target="_blank">preoccupanti</a>”, e gli studenti continuano ad <a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Napoli-contestato-senatore-Ichino-all-universita-da-studenti-e-precari/10549" target="_blank">opporvisi</a>.</p><p>La verità è che le priorità del sistema universitario italiano sono altre. Le tasse universitarie già superano <a href="http://www.leggioggi.it/2011/11/21/tasse-universitarie-troppo-alte-il-tar-condanna-luniversita/" target="_blank">i limiti imposti per legge</a> nonché <a href="http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/tasse-universitarie-fatti-miti-e-ideologia" target="_blank">molti paesi europei</a> quanto a importo complessivo. Bisogna <strong>rifinanziare il diritto allo studio</strong>, garantire una borsa di studio agli aventi diritto, porre fine alla raccapricciante anomalia italiana dello studente idoneo senza borsa, integrare il Fondo previsto per il 2012 e gli anni a venire, reintegrare i tagli al diritto allo studio che sono stati fatti negli ultimi anni.</p><p>È evidente che ai governi di destra e sinistra tutto questo importa poco, ma Prof. ssa Hack, a lei importa? Gioverebbe a tutti se il mondo della <strong>scienza</strong> si facesse portavoce di un <strong>sapere libero</strong>, più che di un mercato libero.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/liberare-luniversita-lettera-aperta-hack/185361/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Articolo 18: un dibattito deplorevole</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/articolo-dibattito-deplorevole/178997/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/articolo-dibattito-deplorevole/178997/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:54:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Emiliano Brancaccio]]></category> <category><![CDATA[Francesca Coin]]></category> <category><![CDATA[Francesco Giavazzi]]></category> <category><![CDATA[pietro ichino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178997</guid> <description><![CDATA[Ciclicamente in Italia si parla di articolo 18. In questi giorni, tuttavia, il dibattito sembra fumoso e parziale, finalizzato a spostare l&#8217;attenzione su temi secondari. Il dibattito sull&#8217;articolo 18 si inserisce a pieno titolo nella lista di argomentazioni prive di senso che di questi tempi ci circondano. Si sente dire, infatti, che l&#8217;austerità aiuta la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ciclicamente in Italia si parla di <strong>articolo 18</strong>. In questi giorni, tuttavia, il dibattito sembra fumoso e parziale, finalizzato a spostare l&#8217;attenzione su temi secondari. Il dibattito sull&#8217;articolo 18 si inserisce a pieno titolo nella lista di argomentazioni prive di senso che di questi tempi ci circondano. Si sente dire, infatti, che l&#8217;austerità aiuta la crescita, che i tagli riducono lo <em>spread,</em> che l&#8217;allungamento dell&#8217;età pensionabile facilita l&#8217;ingresso nel mercato del lavoro dei più giovani, che la libertà di licenziamento aumenta l&#8217;occupazione.</p><p>Dal punto di vista retorico è chiaro che stiamo parlando di <strong>ossimori</strong>. Per capirci: ossimoro uguale esercizio retorico che consente di accostare parole di significato opposto, come austerità e crescita, occupazione e licenziamento. Le politiche in questione si basano dunque su antinomie che non solo sfidano la tenuta logica delle relazioni causa-effetto, ma<strong> offuscano l&#8217;orizzonte di senso </strong>e implicitamente tentano di delegittimare qualunque ragionamento concreto. Proviamo dunque a fare un ragionamento concreto.</p><p>Nel settembre 2007 sulle pagine di <em>Liberazione </em>si è tenuto un <a href="http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2010/05/articoli-di-ichino-giavazzi-bombassei.pdf" target="_blank">lungo dibattito</a> tra Emiliano Brancaccio, Pietro Ichino e Francesco Giavazzi. L&#8217;oggetto del contendere era la seguente domanda: <strong>è vero che la libertà di licenziamento aumenta l&#8217;occupazione?</strong> Il 4 settembre 2007 Pietro Ichino scrive letteralmente: <em>“Non ho mai sostenuto che la rigidità della protezione del lavoro abbia prodotto in Italia un aumento della disoccupazione”</em>. Il 6 settembre Giavazzi, a sua volta, sposta il dibattito sulle liberalizzazioni e cita lo <a href="http://www.imf.org/external/np/seminars/eng/2008/strureform/pdf/employ.pdf" target="_blank">studio</a> di Giuseppe Fiori e Fabio Schiantarelli del Boston College e Giuseppe Nicoletti e Stefano Scarpetta dell’Ocse. Nel commentare la risposta, Brancaccio osserva che in quell&#8217;articolo l&#8217;indice Epl di protezione del lavoro calcolato dall&#8217;Ocse risulta <strong>privo di correlazioni </strong>con il tasso di occupazione. Peraltro, nello stesso studio, una citazione di Blanchard, economista del Mit di Boston, conclude seccamente: <em>“Le differenze nei regimi di protezione dell&#8217;impiego appaiono largamente incorrelate alle differenze tra i tassi di occupazione dei vari paesi”</em>. In altre parole: non c&#8217;è <strong>alcuna relazione</strong> tra l&#8217;articolo 18 e il tasso di occupazione. Il lettore a questo punto si chiede: ma di che stiamo parlando? Appunto: ma di che stanno parlando?</p><p>Cito dal <a href="http://www.emilianobrancaccio.it/2011/01/07/la-crisi-del-pensiero-unico-2/" target="_blank">testo di Brancaccio</a>: <em>“La replica di Ichino pare insomma una testimonianza ulteriore delle difficoltà in cui versano i sostenitori della ricetta del lavoro flessibile. Essi usano presentarsi come dispensatori di modernità, laddove invece le loro indicazioni risultano ormai largamente applicate e <strong>palesemente fallimentari</strong>”</em> (80). Peraltro, mentre non ci sono studi che attestano l&#8217;attuale effetto positivo della precarietà sui tassi di occupazione, vi sono studi che sottolineano come la precarizzazione del lavoro porta alla<strong> deflazione generale dei salari</strong>, all&#8217;aumento del lavoro nero, a un tasso di disoccupazione che cresce mano a mano che la protezione del lavoro diminuisce. Brancaccio conclude:<em> “Il giusvalorista parla di continuo della flessibilità di cui il sistema ha bisogno, ma non sembra molto convinto di sapere perchè il nostro sistema ha bisogno di ulteriore flessibilità”</em> (80). Se non lo sanno loro, proviamo a fare un&#8217;ipotesi noi.</p><p>Ci sono due questioni importanti sottese alla riforma dell&#8217;articolo 18. La prima è che il reale corollario del suo eventuale smantellamento è il drastico <strong>depotenziamento</strong> della capacità di <strong>rivendicazione</strong> collettiva da parte di chi lavora. Tornano a mente le parole del Fmi del 2010:<em> “Le pressioni dei mercati potrebbero riuscire lì dove altri approcci hanno falllito”</em>.</p><p>Secondo, il dibattito sull&#8217;articolo 18 vela questioni più importanti. Il 5 dicembre, non appena varata la manovra, il <a href="http://ballaro.blog.rai.it/tag/fornero/">ministro Fornero ha dichiarato</a> a <em>Ballarò </em>che tutte queste lacrime sono fondamentali per mantenere l&#8217;Italia in Europa. Bravi. In <strong>Grecia</strong> è stato fatto lo stesso e adesso una persona su quattro vive al di sotto della soglia di <strong>povertà</strong>, la disoccupazione giovanile è al 42%, il<a href="http://www.irishtimes.com/newspaper/world/2011/1219/1224309258403.html#.Tu9K7UMCydk.facebook" target="_blank"> tasso di suicidio</a> è passato in tre anni da essere il più basso in Europa ad essere il più alto in Europa, e la <a href="http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2011/12/19/visualizza_new.html_15717548.html">denutrizione infantile</a> è in continuo aumento. Nel contempo, in Italia come in Grecia, le uniche cose in crescita sono la <a href="http://www.scioperoprecario.org/2011/12/occupyxmas/#more-330" target="_blank">precarietà</a>, il <a href="http://affaritaliani.libero.it/sociale/imprenditori-suidici-per-la-crisi141211.html" target="_blank">suicidio</a>, il <a href="http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=7213&amp;titolo=SOLDI+RUBATI" target="_blank">mercato nero e la corruzione</a>. Nell&#8217;ultimo decennio un terzo delle <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Z0e8Q2GvKcQ">aziende agricole</a> ha chiuso, mentre i pignoramenti e le procedure di bancarotta sono in <a href="http://www.cervedgroup.com/c/document_library/get_file?uuid=12896d4c-f6fd-4515-bb22-37bbb1f42b1a&amp;groupId=10156" target="_blank">continua moltiplicazione</a>.</p><p>Mentre il dibattito prova a convincerci che la soluzione a tutto questo è la libertà di licenziamento, qualcuno mi spieghi: si può sapere perché la popolazione tutta dovrebbe pagare, con la corsa al ribasso delle tutele e del salario sociale, politiche di austerità la cui inevitabile conseguenza è la <strong>depressione</strong>, e il cui unico fine è pagare un debito <strong>eteroprodotto</strong>?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/articolo-dibattito-deplorevole/178997/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Documento degli Economisti e la manovra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/documento-degli-economisti-manovra/175249/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/documento-degli-economisti-manovra/175249/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Dec 2011 10:43:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Antonella Stirati]]></category> <category><![CDATA[Documento degli Economisti]]></category> <category><![CDATA[Francesca Coin]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175249</guid> <description><![CDATA[Il Governo Monti ha appena approvato i contenuti del “decreto salva Italia”. Come previsto, la manovra è incentrata su forti tagli alle pensioni e alla sanità. Ho chiesto un commento ad Antonella Stirati, professore ordinario di Economia all&#8217;Università di Roma Tre e promotrice di un Documento degli Economisti firmato da molti nomi di prestigio nazionale e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo Monti ha appena approvato i contenuti del “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/04/monti-decreto-salva-italia-colpite-pensioni-patrimoni-torna-lici-sale-liva/175246/" target="_blank">decreto salva Italia</a></span>”. Come previsto, la manovra è incentrata su forti tagli alle pensioni e alla sanità. Ho chiesto un commento ad <strong>Antonella Stirati</strong>, professore ordinario di Economia all&#8217;Università di Roma Tre e promotrice di un <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://documentoeconomisti.blogspot.com/" target="_blank">Documento degli Economisti</a></span></strong> firmato da molti nomi di prestigio nazionale e internazionale.</p><p><strong>Prof.ssa Stirati, prima di entrare nel merito della manovra, ci sa spiegare perché la speculazione finanziaria si accanisce contro paesi dell’area Euro – con situazioni economiche e di indebitamento pubblico tra loro molto diverse &#8211; mentre paesi al di fuori di questa area, come gli Usa o il Giappone, ne sono rimasti immuni anche se hanno un debito molto elevato? </strong><br /> La risposta è che il vero problema non è l’ammontare di debito pubblico ma la particolare situazione istituzionale ed economica della Unione Monetaria Europea: in primo luogo l’assenza di una banca centrale che svolga il ruolo di prestatore di ultima istanza, e poi i crescenti squilibri economici interni, con la Germania che accumula un surplus crescente di esportazioni verso gli altri paesi dell’area, che invece tendono ad importare più di quello che esportano, una situazione che fa ritenere agli operatori finanziari che la moneta unica sia insostenibile.<br /> Sulla base di una visione economica che ha una tradizione di prestigio, il <span style="text-decoration: underline;">documento</span> esprime allarme per le politiche che vengono intraprese in Italia e in Europa. <strong>Le politiche di austerità creano recessione,</strong> come dimostrano Grecia, Spagna, Portogallo e ora Italia. Una recessione che si va ad aggiungere alla riduzione di Pil e occupazione già avvenuta nel 2008 e dalla quale non ci si è ancora ripresi. Sui giornali si legge che “arriva” la recessione &#8211; come se fosse un fenomeno metereologico. Ma essa è la conseguenza proprio delle politiche richieste dalla Unione Europea e Bce. Quindi, se con sacrifici immensi, e nonostante l’aumento del peso sul bilancio pubblico del pagamento degli interessi, si arrivasse in Italia e negli altri paesi al pareggio del bilancio, <strong>il rapporto debito-Pil peggiorerebbe comunque </strong>per effetto della caduta del Pil. Il caso della Grecia ne è la dimostrazione più drammatica, e un documento di analisi della situazione greca prodotto dalla stessa “Troika” (gli esperti di Fmi, Bce e Ue) ammette ora il fallimento delle politiche là intraprese. Non solo le politiche di austerità creano recessione e disoccupazione e sono quindi assolutamente incompatibili &#8211; contrariamente a quanto si sente dire &#8211; con la crescita, ma sono anche del tutto inutili a stabilizzare i mercati finanziari e dunque a ridurre i tassi di interesse sul nostro debito. In Spagna e Portogallo – che hanno seguito le politiche chieste da Bce e Ue – i tassi di interesse sul debito non sono diminuiti, ma anzi stanno ora di nuovo aumentando, con la speculazione che continua.</p><p><strong>Per evitare di aumentare la disoccupazione ed entrare in recessione, quale sarebbe la strada migliore secondo voi?</strong><br /> Come sostenuto da economisti di prestigio internazionale e raccomandato anche dall’amministrazione Obama e dalla Fed, quello che sarebbe oggi necessario, <span style="text-decoration: underline;">si sostiene nel documento</span><span style="text-decoration: underline;">,</span> è un intervento deciso della Bce per fermare la speculazione e tenere uniformemente bassi i tassi di interesse sui titoli del debito pubblico dei paesi dell’Unione (come fanno correntemente le Banche centrali di altri paesi) e politiche di espansione della domanda (con progetti europei e politiche nazionali, che potrebbero realizzarsi tra l’altro attraverso aumenti dei redditi da lavoro).<br /> In Italia si dovrebbero <strong>evitare manovre eccessivamente restrittive</strong> e rendere disponibili risorse pubbliche per politiche di crescita. Oggi, creando grande confusione, vengono chiamate politiche per la crescita le misure di flessibilità dei contratti e dei redditi da lavoro dipendente, che in realtà tendono piuttosto a far cadere ulteriormente la domanda e quindi la produzione e l’occupazione. Anche le misure di incentivi e benefici fiscali alle imprese e di liberalizzazione tendono a non essere efficaci. La crisi, in Italia e in Europa, è oggi in primo luogo dovuta alla insufficiente domanda di beni e servizi privati e pubblici, a fronte di tanto lavoro disoccupato e di tante imprese che hanno capacità produttiva inutilizzata e rischiano di chiudere. Se non si interverrà in queste direzioni sarà compromessa la stabilità economica e la sopravvivenza dell’euro e del mercato unico europeo.</p><p><strong>Che cosa ne pensa della manovra del Governo?<br /> </strong>La manovra del governo Monti taglia pensioni, sanità e altre prestazioni degli enti locali, con effetti macroeconomici negativi. L’aumento dell’età media pensionabile poi rende più difficile trovare occupazione per i giovani. L’aumento previsto dell’Iva grava in proporzione maggiore sui redditi bassi e riduce il potere d’acquisto<strong>.</strong> E’ invece positivo che si facciano passi avanti nella lotta all’evasione fiscale e che si vada, come sembra, verso una imposta patrimoniale ordinaria. Sarebbe opportuno che questa fosse estesa a tutti i patrimoni (non solo immobiliari), delle famiglie ma anche delle società.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/documento-degli-economisti-manovra/175249/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se l&#8217;università si finanzia (coi vostri soldi)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/universita-autofinanzia-vostri-soldi/174720/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/universita-autofinanzia-vostri-soldi/174720/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Dec 2011 09:12:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Andrea Ichino]]></category> <category><![CDATA[debito studentesco]]></category> <category><![CDATA[prestiti d'onore]]></category> <category><![CDATA[tasse universitarie]]></category> <category><![CDATA[Terlizzese]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174720</guid> <description><![CDATA[Da quando il Tar di Milano ha chiesto all&#8217;Università di Pavia di rimborsare gli studenti per il costo troppo alto delle rette, il dibattito pubblico è tornato a occuparsi di liberalizzazione delle tasse universitarie. Abbiamo discusso di questi temi quando il Senatore del Pd Pietro Ichino si è fatto promotore di un&#8217;interrogazione parlamentare che proponeva...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da quando il Tar di Milano ha chiesto all&#8217;Università di Pavia di rimborsare gli studenti per il costo troppo alto delle rette, il dibattito pubblico è tornato a occuparsi <strong>di </strong><strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-11-26/universita-autofinanzia-081431.shtml?uuid=AaSNUnOE">liberalizzazione delle tasse universitarie</a></strong>. Abbiamo discusso di questi temi quando il Senatore del Pd <strong>Pietro Ichino</strong> si è fatto promotore di un&#8217;<span style="text-decoration: underline;">interrogazione parlamentare</span> che proponeva di introdurre in Italia il Modello Browne, alzando le tasse universitarie sino a 9000 sterline (10.000 euro) l&#8217;anno. Il recente articolo di <a href="http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/rilanciamo-le-universita-con-prestiti-agli-studenti" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Andrea Ichino e Daniele Terlizzese</span></a> ci riprova<em>. </em>Poiché l&#8217;articolo è lungo, rimando i lettori interessati <a href="http://www.roars.it/online/?p=2042" target="_blank">a questo link</a>, dove troveranno un&#8217;analisi completa della proposta. Per comodità del lettore ne riassumo qui i nodi principali.</p><ol><li><strong>L&#8217;articolo 	di Ichino e Terlizzese </strong><strong>propone di </strong><strong>triplicare le tasse universitarie</strong><strong> e di indebitare gli studenti per quarant&#8217;anni</strong><strong>.</strong></li><li>Propone 	di sostituire il diritto allo studio con prestiti d&#8217;onore in un 	processo che ignora e svuota di significato l&#8217;articolo 34 della 	Costituzione.</li><li>Tutto 	l&#8217;articolo si regge su una relazione causale acrobatica secondo cui 	la crescita dell&#8217;indebitamento studentesco consentirebbe di 	aumentare, a un tempo, i redditi degli studenti migliori, 	l&#8217;eccellenza universitaria e le immatricolazioni, tutte cose 	ampiamente smentite dai fatti.</li><li>Al 	fine di dimostrare che l&#8217;indebitamento consentirebbe di aumentare, a 	un tempo, redditi, eccellenza e immatricolazioni, propone 	simulazioni discutibili nel metodo e nel merito.</li><li>La 	proposta suppone che, qualora tale processo virtuoso non si 	realizzasse, la causa sarebbe da ricercarsi non tanto negli azzardi 	teorici degli autori, bensì nei “comportamenti perversi” (p. 	51) di atenei e studenti, ragione per cui su di loro bisognerebbe 	rivalersi.</li><li>La 	proposta presenta l&#8217;intero modello come un processo a somma 	positiva, in cui, dunque, guadagnano tutti, in un&#8217;operazione 	intellettualmente disonesta, perché gli effetti negativi 	semplicemente<strong> non vengono discussi. </strong></li><li>A 	fronte di un guadagno diretto e indiretto di atenei e stato, che si 	avvantaggerebbero di tasse triplicate e di un finanziamento pubblico 	all&#8217;Università fortemente ridotto, non vi è cenno agli effetti che 	tutto questo avrebbe sugli studenti e i risparmi delle famiglie.</li><li>A 	p. 51 l&#8217;articolo ammette che qualora l&#8217;insolvenza studentesca 	superasse del 50% le simulazioni, sarebbero necessarie “correzioni 	di rotta” come ad esempio l&#8217;introduzione della regola bonus-malus. 	Ma trascura di dire che gli effetti del bonus-malus coinciderebbero 	necessariamente con una più stringente selezione degli studenti che 	possono accedere al prestito (e dunque alle immatricolazioni e 	all&#8217;istruzione terziaria), o con una crescita incontrollata del 	debito.</li><li> L&#8217;articolo 	utilizza vezzeggiativi dolciastri per giustificare l&#8217;utilizzo dei 	risparmi delle famiglie per finanziare i prestiti, sottolineando il 	valore simbolico di tale “solidarietà generazionale”, ma non 	dice che in ultima analisi ciò significherebbe non solo che i 	risparmi delle famiglie andrebbero a finanziare l&#8217;Università 	pubblica in parte al posto dello stato, ma che <strong>gli 	studenti</strong><strong> sarebbero costretti a indebitarsi per fruirne.</strong></li><li><strong> </strong>Non 	dice che negli Stati Uniti lo strumento dei prestiti d&#8217;onore ha 	portato il debito totale degli studenti a quote tali da superare il 	debito generato dalle carte di credito, al punto che la stessa 	Moody&#8217;s da tempo annuncia<strong> l&#8217;inevitabile scoppio della bolla del debito studentesco</strong>, 	come opportunamente spiega l&#8217;articolo di <a href="http://www.roars.it/online/?p=1819" target="_blank">De 	Nicolao</a>.</li><li><a href="http://www.roars.it/online/?p=1819"></a>Descrive 	l&#8217;intera proposta come uno strumento capace di “autofinanziare” 	l&#8217;università, dimenticando che dietro alla mano invisibile del 	finanziamento ci sarebbero studenti costretti a indebitarsi <strong>per 	quarant&#8217;anni</strong>.</li><li>Mistifica 	il concetto di equità, suggerendo che l&#8217;università pubblica grava 	eccessivamente sulle famiglie meno abbienti, dimenticando che tutti 	i cittadini contribuiscono al 	finanziamento dell&#8217;università tramite la fiscalità generale, ma le 	aliquote fiscali crescono con il reddito, il che significa che sono 	già differenziate per il reddito.</li><li>Dimentica 	che l&#8217;equità 	non si raggiunge triplicando le tasse, ma consentendo a tutti coloro 	che contribuiscono al finanziamento all&#8217;Università pubblica di 	accedervi, 	finanziando il diritto allo studio, <strong>garantendo </strong><strong>una 	borsa di studio agli aventi diritto, e reintegrando tutte le risorse </strong><strong>che 	negli ultimi anni sono state tagliate in modo scellerato.</strong></li><li><strong></strong>Mistifica 	il concetto di efficienza, la qual cosa pone un problema complesso, 	in quanto i benefici dell&#8217;istruzione non si misurano sulla base del 	reddito né sui “fattori produttivi” o gli “effetti sulla 	tecnologia”. Piegare le finalità dell&#8217;educazione ai soli fattori 	produttivi significa attenersi a un concetto di istruzione arido, 	riflesso di una visione distorta della società che ignora 	l&#8217;importanza di tutto ciò che la abita: la salute delle persone, 	l&#8217;autonomia intellettuale, la partecipazione politica, la vitalità 	culturale, la pedagogia o la cura. <a href="http://www.stiglitz-sen-fitoussi.fr/documents/draft_summary.pdf" target="_blank">Tutte 	cose oramai condivise</a>, 	anche se agli autori non sono venute in mente.</li></ol> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/universita-autofinanzia-vostri-soldi/174720/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gli studenti occupano Harvard</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/studenti-occupano-harvard/169235/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/studenti-occupano-harvard/169235/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Nov 2011 12:44:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Greg Mankiw]]></category> <category><![CDATA[Harvard]]></category> <category><![CDATA[Occupy Wall Street]]></category> <category><![CDATA[protesta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169235</guid> <description><![CDATA[Ci voleva una crisi globale per far emergere il meglio dell&#8217;umanità. E così a Harvard il movimento Occupy cambia strategia, e per una volta, invece di occupare, se ne va. E&#8217; accaduto mercoledì nel corso di Economics 10: settanta studenti di economia hanno abbandonato la lezione del Prof. Greg Mankiw. &#8220;Ci rifiutiamo di seguire questa...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci voleva una crisi globale per far emergere il meglio dell&#8217;umanità. E così a Harvard il movimento <strong>Occupy</strong> cambia strategia, e per una volta, invece di occupare, se ne va. E&#8217; accaduto mercoledì nel corso di Economics 10: settanta studenti di economia hanno abbandonato la lezione del Prof. <strong>Greg Mankiw</strong>. &#8220;<a href="http://hpronline.org/campus/an-open-letter-to-greg-mankiw/" target="_blank">Ci rifiutiamo di seguire questa lezione, vogliamo esprimere il nostro disagio circa le deformazioni di questo corso. </a>[…] Ci siamo accorti che il corso sposa una specifica &#8211; e limitata &#8211; visione dell&#8217;economia che perpetua sistemi di diseguaglianza economica problematici nella nostra società&#8221;. &#8220;Gli studenti di Harvard sono stati a lungo complici e hanno aiutato le peggiori ingiustizie degli ultimi anni. Oggi ci opponiamo a quella storia&#8221;, dichiara <strong>Rachel J. Sandalow-Ash</strong>.</p><p>Ma chi è Gregori Mankiw? Docente di economia all&#8217;Università di Harvard dal 1985, Mankiw è autore di &#8220;Principi di Macroeconomia&#8221;, uno dei manuali di economia più importanti al mondo, tradotto in 17 lingue, letto da oltre un milione di studenti. E&#8217; stato consigliere economico di <strong>George W. Bush</strong> dal 2003 al 2005, e ora è consigliere del candidato repubblicano <strong>Mitt Romney</strong>. Prima di lui, il corso base di Economics 10 a Harvard era stato affidato a <strong>Martin Feldstein</strong>, consigliere economico di Ronald Reagan, e ancor prima negli anni Settanta a Larry Summers, ex Ministro del Tesoro dell&#8217;Amministrazione Clinton. A ben vedere, questi soli nomi descrivono alcuni momenti chiave nella storia economica mondiale: dal ruolo dell&#8217;Amministrazione Reagan nella riforma del welfare, sino al ruolo di Summers nell&#8217;approvazione del Gramm-Leach-Bliley Act nel 1999, che abolisce il Glass-Steagall Act del 1933 e che Summers definisce come &#8220;il biglietto d&#8217;ingresso del sistema finanziario finalmente nel XXI secolo&#8221;. Eccoci, dunque. Benvenuti nel XXI secolo.</p><p>Insomma, gli studenti considerano Mankiw un simbolo. <a href="http://www.npr.org/2011/11/03/141969009/economics-class-protests-perceived-bias" target="_blank">Intervistato a Npr</a>, Mankiw appare in imbarazzo. Mankiw era stato duro con il movimento Occupy. Aveva messo in guardia dalla &#8220;politica dell&#8217;invidia&#8221;. Secondo lui la crisi non dipende da scelte giuste o sbagliate. Dipende da tante cose, ad esempio &#8220;la tecnologia. Se il governo deve preoccuparsene o meno poi è una questione di filosofia politica&#8221;. Insomma, certo la diseguaglianza è aumentata &#8220;ma se guardi ai dati [..] questi cambiamenti sono ancora molto piccoli rispetto a quelli che abbiamo visto in altre epoche storiche&#8221;.</p><p>Mankiw tartaglia, sembra che provi una sorta di imbarazzo ad essere incalzato non tanto da opinioni contrapposte, ma dalla storia. Guru dell&#8217;economia, &#8220;post-Keynesiano&#8221; debitore a Milton Friedman e il cui cane si chiamava &#8220;Keynes&#8221;, Mankiw è simbolo di quella strana contraddizione per cui l&#8217;<strong>eccellenza universitaria</strong> viene ora contestata più dai fatti che dalle opinioni. &#8220;Arrivando da una famiglia che vive sotto la soglia di povertà, studiare all&#8217;interno di un contesto che promuove la diseguaglianza sociale mi disturba e mi agita nel profondo&#8221;, <a href="http://www.npr.org/2011/11/03/141969009/economics-class-protests-perceived-bias" target="_blank">dice una sua studente <strong>Amanda Bradley</strong></a>. Come darle torto? A che serve un sapere eccellente se rappresenta solo se stesso?</p><p>Mankiw non è certo l&#8217;unico economista ad aver ricevuto gli elogi di Washington. Dopo aver dimostrato che la crescita può trovare stimolo anche in &#8220;<a href="http://scholar.harvard.edu/alesina/files/fiscaladjustments_lessons-1.pdf" target="_blank">ampi, credibili e decisivi</a>&#8221; tagli, <strong>Alberto Alesina</strong> è stato descritto come la figura carismatica <a href="http://www.businessweek.com/magazine/content/10_28/b4186012969951.htm" target="_blank">che avrebbe preso il posto di Mankiw</a>. Oggi &#8220;<a href="http://www.mip.polimi.it/mip/it/globals/eventi/8-novembre.html" target="_blank">riconciliare, austerità e crescita</a>&#8221; sta diventando un mantra anche italiano, lo sostengono coloro che vorrebbero guidare l&#8217;Italia fuori dalla crisi, proprio come lo scorso anno volevano liberare l&#8217;università dagli sprechi. Torna alla mente <strong>Bertrand Russell </strong>quando diceva &#8220;se fossi un medico prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro&#8221;. Ancora una volta hanno ragione gli studenti: non serve più discutere di chi ha ragione e chi ha torto, parla la storia. Basta alzarsi e andarsene.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/studenti-occupano-harvard/169235/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>36</slash:comments> </item> <item><title>C&#8217;è un buco nel secchio d&#8217;Europa, dice Krugman</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/ce-un-buco-nel-secchio-delleuropa-dice-krugman/166547/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/ce-un-buco-nel-secchio-delleuropa-dice-krugman/166547/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Oct 2011 18:11:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[New york times]]></category> <category><![CDATA[paul krugman]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166547</guid> <description><![CDATA[Due giorni fa, in un articolo del New York Times, Paul Krugman scriveva: &#8220;C&#8217;è un buco nel mio secchio, cara Liza, cara Liza&#8220;, riprendendo un ritornello statunitense. C&#8217;è un buco nel secchio, cara Liza, e la politica europea che continua a sognare di riempirlo togliendo al welfare e ai risparmi delle famiglie per compensare un debito in strutturale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Due giorni fa, in un articolo del <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nytimes.com/2011/10/24/opinion/the-hole-in-europes-bucket.html" target="_blank">New York Times</a></span></em>, Paul Krugman scriveva: <em>&#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.loccidentale.it/node/110839" target="_blank">C&#8217;è un buco nel mio secchio, cara Liza, cara Liza</a></span>&#8220;</em><em>, </em>riprendendo un ritornello statunitense. C&#8217;è un buco nel secchio, cara Liza, e la politica europea che continua a sognare di riempirlo togliendo al welfare e ai risparmi delle famiglie per compensare un <strong>debito </strong>in strutturale aumento, ricorda per ingenuità disperante il modo con cui i bambini tentano di riempire d’acqua un secchio col buco. È<strong> un capolavoro di umorismo tragico</strong>, dice Krugman, la politica europea: un gatto che si morde la coda, un processo che sarebbe addirittura comico, non fosse distruttivo, qualcuno dice letale.</p><p>Riprendo Krugman per due ragioni. Primo, perchè ho l&#8217;impressione, quando leggo della politica italiana, che il dramma berlusconiano, nella sua interminabile agonia, abbia offuscato una verità ben più inquietante, ovvero il fatto che i nostri problemi non finiranno quando cadrà il governo, bensì potenzialmente cominceranno. Paradossalmente, la pietosa volgarità dell&#8217;attuale governo ha avuto quantomeno il pregio di risvegliare tutti da un letargo trentennale mettendoci d&#8217;accordo. Ora che lo spettacolo sta finendo, mi pare utile ammettere che non è affatto detto che l&#8217;autorevole Europa sia un&#8217;oasi di salvezza. Dice bene Krugman: <em>“<strong>il sistema dell&#8217;euro sembra condannato</strong>”</em> e le ricette europee stanno portando a un circolo vizioso che non è  risolutivo. <em>“Non è possibile pagare un debito così grande se significa imporre un&#8217;austerità destinata a distruggere la società”</em>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tEsC7GHIdvE" target="_blank">dice Aris Chatzistefanou</a></span>, co-autore di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zh62hyKr3G4" target="_blank"><em>Debtocracy</em></a>. Non si possono tagliare welfare, pensioni, salari, posti di lavoro, sanità e scuola, gravare sul risparmio delle famiglie e pretendere che vi sia <strong>“crescita”</strong>. E da dove verrebbe, di grazia, questa crescita?</p><p>Di fronte a queste prospettive sarebbe miope guardare alla caduta di governo come a una panacea: l&#8217;eventuale caduta è semplicemente sintomo del fatto che la crisi è diventata ingestibile. Quando l&#8217;acqua arriva alla gola, i governi cadono. È avvenuto in Grecia, Egitto, Tunisia, ora probabilmente avverrà in Italia. Non mi sembra una notizia granchè degna di sollievo.</p><p>In questi mesi, la ristrutturazione del debito greco ha esplicitato una semplice verità, ovvero che l’unica cosa che continua a crescere in Grecia è esattamente il debito. L&#8217;ha detto l&#8217;altra sera Ray Dalio di Bridgewater Associates da <a href="http://www.charlierose.com/view/interview/11957" target="_blank">Charlie Rose</a>: siamo rimasti senza strumenti d’intervento e la cosa preoccupa perché siamo in una fase di <strong><em>deleveraging</em></strong>, di contrazione. La crescita che nel secondo dopoguerra consentiva magicamente di trasformare la competizione di tutti contro tutti in una virtù produttiva, si è trasformata in un principio generalizzato di <strong><em>mors tua vita mea</em></strong>, un processo nel quale nessuno sembra accettare alcuna perdita se non quantomeno con le mani strette al collo dell&#8217;altro.</p><p>La personalizzazione della crisi italiana è inquietante per un’altra ragione: perché la migrazione del consenso apre varchi di legittimità. Oggi <strong>tutti scappano</strong> dalla barca che affonda, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/camera-rissa-in-aula-tra-deputati-lega-e-fli/166461/" target="_blank">Fini critica al ministro Gelmini</a></span> una legge che lui stesso ha avuto un ruolo determinante nel firmare, la Gelmini ammette che forse i tagli all&#8217;istruzione erano troppo elevati, la <a href="http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=2022" target="_blank">Conferenza dei Rettori</a>, dopo avere in tutti i modi appoggiato un ministro dell&#8217;Istruzione sempre più impresentabile, si compiace di avere ottenuto un finanziamento che reintegra parte degli stessi tagli che mesi prima la stessa Crui aveva silenziosamente accolto. Mentre si celebra l’ennesima capriola della politica clientelare, l’unica cosa che mi viene in mente è l&#8217;opera di Paul Heinrich Dietrich Holbach, <em>Saggio sull’arte di strisciare</em>: <em>“Un buon cortigiano non deve mai avere un’opinione personale, ma solamente quella del padrone o del ministro [...]. Gli piacciono le donne? Bisogna procurargliene. [...]<strong> </strong>Il cortigiano deve ingegnarsi per essere educato con tutti coloro che possono aiutarlo o nuocergli; deve mostrarsi <strong>arrogante soltanto con chi non gli serve a niente</strong>”</em>.</p><p>Passi che il governo va e i problemi restano, uno tra tutti la trasformazione del finanziamento del sistema dell’istruzione pubblica in un sistema amaramente dipendente da una politica di <em>lobbying</em>. Il punto è smarcarsi dalla politica dell’incudine o martello per cominciare a decidere sulla base della sensatezza. Qualche giorno fa <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2pg/15/manip2pz/311794/manip2r1/guido%20viale/" target="_blank">Guido Viale spiegava</a></span> che l&#8217;unica via d&#8217;uscita dalla situazione italiana è <em>“un auditing pubblico del bilancio”</em> che consenta al debito, alla sua composizione, alla sua origine di diventare <strong><em>“l’oggetto di un pubblico dibattito”</em></strong>. Mi sembra l’unica proposta intelligente, a meno che non vogliamo metterci a giocare col secchiello.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/ce-un-buco-nel-secchio-delleuropa-dice-krugman/166547/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>65</slash:comments> </item> <item><title>Università: ricatti e lacrime di coccodrillo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/universita-ricatti-e-lacrime-di-coccodrillo/160946/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/universita-ricatti-e-lacrime-di-coccodrillo/160946/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Sep 2011 12:11:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[bancarotta]]></category> <category><![CDATA[commissariamento]]></category> <category><![CDATA[Filippo Bencardino]]></category> <category><![CDATA[Ivano Dionigi]]></category> <category><![CDATA[rettori]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category> <category><![CDATA[università]]></category> <category><![CDATA[Università di Bologna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160946</guid> <description><![CDATA[Due giorni fa, il rettore di Bologna Ivano Dionigi ha annunciato al termine del Senato Accademico che il sistema universitario è al collasso. “I tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario nel 2012 portano all&#8217;insostenibilità del sistema, non riusciremo a coprire le spese per il personale”, ha dichiarato Dionigi. Per il 2012 il taglio è “del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Due giorni fa, il rettore di Bologna <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/27-settembre-2011/allarme-dionigi-nel-2012-fondi-non-copriranno-stipendi-1901654935330.shtml" target="_blank">Ivano Dionigi ha annunciato</a></span> al termine del Senato Accademico che il sistema universitario è al <strong>collasso</strong>. “<em>I tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario nel 2012 portano all&#8217;insostenibilità del sistema, non riusciremo a coprire </em><em>le spese per il personale</em>”, ha dichiarato Dionigi. Per il 2012 il taglio è “<em>del 5,5%, ovvero da 6,9 miliardi di euro l&#8217;Ffo passerà a 6,5 miliardi. Mancheranno quindi oltre 300 milioni di euro per pagare gli stipendi. Che cosa devo fare? Chiamare i colleghi e </em><strong><em>cominciare a piangere</em></strong>?” Si, forse è tempo che il rettore Dionigi e i suoi colleghi comincino a piangere. Piangano da soli, però, perché noi abbiamo finito la tenerezza.</p><p>Lo diciamo tutti da almeno tre anni: l&#8217;università è al collasso e si tratta di un collasso <strong>pianificato</strong>, preceduto da una campagna stampa <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/chi-denigra-la-ricerca-italiana/108295/" target="_blank">diffamatoria</a>, inaugurato dai tagli della 133/08 di Tremonti, continuato con la Legge 240, sigillato dal Milleproroghe e celebrato qualche giorno fa dall&#8217;approvazione del decreto 395 sul commissariamento degli atenei.</p><p>A febbraio, la decisione della commissione bilancio del Senato di respingere gli emendamenti del decreto Milleproroghe che avrebbero permesso di prorogare gli “sconti” sul calcolo della spesa in stipendi degli atenei, ha portato 35 atenei su 66 sull&#8217;orlo della <strong>bancarotta</strong>. 35 atenei su 66 hanno superato la soglia del 90% nel rapporto tra le spese per gli stipendi del personale e fondi annuali di finanziamento all&#8217;università, non tanto a causa di un improvviso malaffare, ma a causa di una modifica in corso d&#8217;opera dei criteri di finanziamento. I rettori non si aspettavano il Milleproroghe. <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.ntr24.tv/it/news/8737" target="_blank">Come ha dichiarato in quei giorni il rettore Filippo Bencardino</a> del Sannio:<em> “<strong>Abbiamo collaborato </strong>per portare avanti la riforma, anche cercando di contenere le pressioni che venivano dal basso, dagli studenti, dai colleghi ricercatori. Ci siamo riusciti, adesso il governo si deve impegnare nell’aiutarci”</em>.</p><p>Nei mesi successivi è diventato gradualmente evidente che le risorse non sarebbero state reintegrate. Preoccupata, il 20 luglio 2011, la Conferenza dei Rettori ha chiesto aiuto al presidente della Repubblica, esternandogli il pericolo di fuga dei cervelli, il dramma della riduzione del diritto allo studio, l&#8217;urgenza di rifinanziamento per il sistema universitario. Ciò che trascurava di dire la Crui, è che <strong>la principale complice</strong> di tale politica demolitrice era stata proprio lei stessa. Nessuno di noi ha dimenticato le dichiarazioni di Decleva del 25 novembre 2010, quando diceva a <em>La Stampa</em>: <em>“Mi auguro che la riforma Gelmini arrivi presto in porto”</em>. Nessuno ha dimenticato l&#8217;ostinazione e la <strong>veemenza</strong> con cui la Crui ha ostacolato una protesta legittima contro una legge sciagurata.</p><p>Veniamo al 6 luglio. Pochi giorni prima di recarsi da Napolitano, la Crui ha consegnato al ministro Gelmini un <a href="http://www.confsaluniversita.it/files/Proposte%20per%20Ministro.pdf" target="_blank">dossier</a> nel quale chiedeva di sopperire al dissesto finanziario esistente con tre misure “<em>inderogabili</em>”. Per “<em>mantenere i livelli di efficienza della didattica universitaria accettabili</em>&#8220;, la Crui auspicava: l&#8217;eliminazione della soglia massima del 20% di contribuzione studentesca all&#8217;Ffo; di poter avere mano libera per utilizzare i ricercatori assunti a tempo indeterminato per assegnargli didattica curriculare senza retribuzione, e di eliminare il limite di 40.000 euro di reddito annuo ai lavoratori autonomi perchè possano essere destinatari di un contratto di insegnamento gratuito. La logica è chiara: un pò come nell&#8217;autunno 2010 Dionigi ha tentato di rispondere all&#8217;indisponibilità dei ricercatori sostituendoli con docenti a contratto per aggirare i problemi che la protesta poneva, così adesso la Crui propone di compensare la riduzione del finanziamento statale con maggiori tasse per gli studenti e didattica gratuita, esternalizzando sempre, in altre parole, i problemi esistenti su altri, in un meccanismo di<strong> delega della responsabilità</strong> che non solo non risolve nulla, ma continua a crear problemi. Ecco che l&#8217;annuncio che il prossimo anno verranno a mancare i soldi per gli stipendi non ci stupisce: è quanto vi stiamo dicendo tutti <strong>da tre anni</strong>.</p><p>Quando i rettori piangono, piangono dunque sui propri errori. Come hanno scritto ieri gli studenti del <a href="http://www.unita.it/scuola/cari-presidi-colpa-vostra-br-se-l-italia-e-un-paese-per-escort-1.336553" target="_blank">collettivo</a><em><a href="http://www.unita.it/scuola/cari-presidi-colpa-vostra-br-se-l-italia-e-un-paese-per-escort-1.336553"> </a></em><a href="http://www.unita.it/scuola/cari-presidi-colpa-vostra-br-se-l-italia-e-un-paese-per-escort-1.336553">Scuole superiori di Pontedera</a> ai presidi della scuola, “C<em>i dispiace ma non accettiamo le vostre lezioni su come protestare, se voi aveste saputo farlo a quest’ora </em><strong><em>non saremmo qui</em></strong>”. Non bastano gli occhi lucidi, o i <em>mea culpa</em>: il problema è il doppio gioco che da tempo porta ad accusare la stessa legge che si cavalca, in un meccanismo duplice che pubblicamente critica una politica impopolare, mentre dentro gli atenei difende gli stessi privilegi che quella politica offre, come si è visto nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/la-febbre-del-referendum-contagia-gli-atenei/159182/" target="_blank">stesura degli statuti</a> da Catania a Torino, passando per Bologna.</p><p>Ci scuserete dunque se<strong> non abbiamo più tenerezza</strong>. Abbiamo solo una domanda. Il 22 settembre il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo sui parametri di sostenibilità finanziaria degli atenei e il <a href="http://www.istruzione.it/web/ministero/cs220911" target="_blank">commissariamento</a>. In caso di dissesto economico, il decreto 395 disegna una organizzazione interna accentrata nella figura del rettore e del direttore generale, ove l’abrogazione degli articoli 86 e 87 del Dpr 382/80 trasforma il bilancio unico nello strumento per un commissariamento permanente che dal Ministero si diparte all&#8217;amministrazione centrale di ogni ateneo, in una sorta di catena di comando che priva i dipartimenti di qualunque autonomia di spesa e la conoscenza di qualunque autonomia. Mentre <a href="http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml" target="_blank">l&#8217;Europa</a> commissaria l&#8217;Italia e utilizza il dissesto economico per chiedere licenziamenti, liberalizzazioni, concorrenza e privatizzazioni, così la scelta politica del Governo di produrre un dissesto nell&#8217;Università pubblica si traduce nell&#8217;istituzionalizzazione di un sistema di commissariamento strutturale, che trasforma la libertà di pensiero e la didattica in un sistema di debito, sanzioni e ricatti. Il 395 avrà sulle università un impatto <strong>disastroso</strong>. Andiamo a comprare i <em>kleenex</em>?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/30/universita-ricatti-e-lacrime-di-coccodrillo/160946/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>72</slash:comments> </item> <item><title>Quando gli studenti occupano Wall Street</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/quando-gli-studenti-occupano-wall-street/158917/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/quando-gli-studenti-occupano-wall-street/158917/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Sep 2011 08:07:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Coin</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[debito studentesco]]></category> <category><![CDATA[indignados]]></category> <category><![CDATA[Kenneth Wright]]></category> <category><![CDATA[Mary Ellen Marino]]></category> <category><![CDATA[wall street]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158917</guid> <description><![CDATA[Che relazione c&#8217;è tra una SWAT team, squadra speciale anticrimine, e un uomo vestito da Gordon Gekko, che somiglia a Michael Douglas in Wall Street con la parrucca? O tra un esercizio di Yoga a Bowling Green Plaza, e un chitarrista stonato che canta “evitiamo la bancarotta delle banane”? Beh, le relazioni in verità sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che relazione c&#8217;è tra una SWAT team, squadra speciale anticrimine, e un uomo vestito da Gordon Gekko, che somiglia a Michael Douglas in <em>Wall Street </em>con la parrucca? O tra un esercizio di Yoga a Bowling Green Plaza, e un chitarrista stonato che canta “evitiamo la bancarotta delle banane”? Beh, le relazioni in verità sono tante, fatto sta che in queste ore sono tutte accampate alla fermata di Broad Street a New York. Da sabato i palazzi grigio scuro di Wall Street <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110918_200107.shtml" target="_blank">brulicano di sacchi a pelo</a></span>, burro di arachidi e segni “<em>Make yoga not war</em>”. Colorato da artisti in fermento con tappetini da aerobica in mano, per quattro giorni oramai il lavoro di Wall Street è stato interrotto allegramente dagli stessi studenti che oggi si preparano a camminare in giacca e cravatta lungo il Financial District: “Dress corporate!”, è la parola d&#8217;ordine: “Confuse the Police!”.</p><p>L&#8217;appello Occupy Wall Street girava in rete da qualche tempo, ma la <strong>“Rivoluzione del 99%”</strong> è cominciata sabato: da sabato questo “movimento di resistenza senza leader” che rappresenta il 99% della popolazione mondiale, ha occupato il simbolo plumbeo dell&#8217;1% dei più ricchi al mondo. L&#8217;appello, diffuso inizialmente dal collettivo <a href="http://www.adbusters.org/" target="_blank">adbusters</a><em>,</em> una rete canadese di studenti, artisti e scrittori, è ora condiviso da tre generazioni di ventenni e settantenni che non hanno alcuna intenzione di andarsene: “All day, All week, Occupy Wall Street!”, dicono. Accampati a “Liberty Park”, dove la mattina si fa yoga e la sera arrivano a sorpresa pizze di solidarietà ordinate oltreoceano, gli autoconvocati del 99% crescono ogni giorno insieme al desiderio di continuare l&#8217;esperimento che dalla Spagna all&#8217;Egitto sta reinventando la democrazia.</p><p>Chi sono, dunque, questi artisti che girano per Wall Street vestiti di giacche e piume? C&#8217;è <strong>Mary Ellen Marino</strong>, 72 anni, che quest&#8217;anno ha ricominciato a lavorare <em>full time</em> per aiutare le figlie dopo che entrambe hanno perso la casa e il lavoro. <strong>Fithian</strong>, studente che <em>tweetta</em> gli aggiornamenti dal distretto finanziario mentre discute di rette universitarie. <strong>Matthew</strong>, papà di quarant&#8217;anni disoccupato e senza casa. Secondo David Graeber, si tratta in particolare di studenti che hanno dovuto contrarre alti debiti per permettersi un&#8217;istruzione e che ora non trovano via d&#8217;uscita dalla <a href="http://www.democracynow.org/2011/9/19/occupy_wall_street_thousands_march_in" target="_blank">disoccupazione</a>. “Sono in trappola”, mi spiega un amico al telefono: “tutti dicono che l&#8217;istruzione è un investimento sul futuro, però qui ne hanno fatto un business”.</p><p>Già qualche tempo addietro, quando i fratelli Ichino hanno cominciato con una certa insistenza a proporre di aumentare le rette studentesche in Italia, abbiamo parlato di <strong>debito studentesco</strong>. L&#8217;occasione era data non solo dal recente taglio del diritto allo studio per <a href="http://www.flcgil.it/leggi-normative/documenti/decreti-legge/decreto-legge-70-del-13-maggio-2011-prime-disposizioni-urgenti-per-l-economia.flc" target="_blank">più del 90%</a>, o  dall’interrogazione parlamentare che il 18 maggio proponeva di alzare le rette italiane ai livelli inglesi di 9 mila sterline l&#8217;anno. Il problema nasceva dal fatto che taluni <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-09/pareggio-bilancio-coraggio-agire-081032.shtml?uuid=AaodlSmD" target="_blank">economisti</a>, per ottenere un risparmio nel debito pubblico, non hanno migliore idea che alzare le tasse universitarie, facendo così leva sulla buona fede delle famiglie per “nazionalizzarne” i risparmi. Ciò che non dicono, però, è che già altrove queste ricette hanno avuto conseguenze disastrose.</p><p>Negli Stati Uniti, i default studenteschi sono raddoppiati nell&#8217;ultimo anno. A fronte della cosiddetta eccellenza universitaria statunitense, nozione vuota utilizzata spesso <strong>per giustificare politiche di privatizzazione </strong>anche in Italia, vale forse la pena ricordare anche la povertà, l&#8217;iperlavoro e l&#8217;esasperazione degli studenti e i dottorandi nordamericani. Forse dovremmo menzionare con <a href="http://www.johntaylorgatto.com/" target="_blank">John Taylor Gatto</a> gli effetti al <em>Ritalin</em> della scuola statunitense: le <em>armi di istruzione di massa,</em> oppure i casi come Michelle <a href="http://finance.yahoo.com/college-education/article/108846/the-555000-student-loan-burden?mod=edu-continuing_education" target="_blank">Bisutti</a>, che ha visto il suo debito post-laurea passare da $250.000 a $555.000 per interessi passivi in pochi mesi. In generale, gli Stati Uniti vivono una tale crisi di disoccupazione e sottoccupazione che le bancarotte di pensionati e studenti stanno diventando emoraggie. Oggi un sesto del paese si nutre alle mense dei poveri, e mentre la povertà è sempre più dura e randagia, una recente inchiesta del <em>The Atlantic</em> ha mostrato che dal 1978 a oggi le rette universitarie sono aumentate del 900%. In alcuni <em>college</em> le rette arrivano addirittura a 40 o 50 mila dollari l&#8217;anno. Ecco che mentre i Robin Hood italiani sostengono che il prestito d&#8217;onore <em>aiuterà</em> i meno abbienti, in quanto i prestiti sono <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/caro-ichino-gli-studenti-non-sono-clienti/120629/" target="_blank">income contingent</a> e li ripaga solo chi può, negli Stati Uniti è chiaro che di contingente non c&#8217;è nulla. Come ha dichiarato a giugno il portavoce del Ministero dell&#8217;Istruzione Glickman, la cosa più importante è: “vogliamo che i prestiti siano <a href="http://www.usatoday.com/news/education/2011-05-04-student-loan-defaults-lawsuits_n.htm" target="_blank">ripagati</a>”.</p><p>Che relazione c&#8217;è, dunque, tra una <em>SWAT</em> team e le proteste a Wall Street? Bene, la mattina dell&#8217;8 giugno all&#8217;alba una squadra speciale anticrimine ha fatto irruzione nella casa di <a href="http://www.rawstory.com/rawreplay/2011/06/swat-team-busts-into-house-over-student-loan-default/" target="_blank">Kenneth Wright</a>, giovane nero sposato e con figli, ammanettandolo dietro alla schiena davanti ai bimbi. Il Ministero dell&#8217;Educazione ha dovuto puntualizzare poi che il motivo dell&#8217;irruzione non era il debito della moglie: non chiediamo mandati di perquisizione contro i debitori, recitava la dichiarazione. Fatto sta che negli Stati Uniti l&#8217;episodio è diventato <strong>simbolo del tentativo di criminalizzare gli studenti</strong> in difficoltà economica. Altro che <em>income contingency</em>! Giunti alla soglia del trilione di dollari di debito, bisogna evitare una nuova dot.com. Costi quel che costi, anche al prezzo di “perseguitare gli ex studenti <a href="http://www.internazionale.it/la-bolla-universitaria" target="_blank">sino alla tomba</a><span style="text-decoration: underline;">”</span>.</p><p><strong>Che cosa succede se gli studenti non pagano?</strong> Questa è una delle domande aperte in questi giorni a Liberty Park, dove l&#8217;ironia è l&#8217;unica strategia premeditata. Ecco che a fronte del debito e delle SWAT teams, gli studenti chiedono: “<em>Hungry? Eat a banker!</em>”. Poi con abiti in gessato blu e un cappio al collo al posto della cravatta vanno a fare yoga a Bowling Green Plaza. Non vogliamo <em>stock</em> <em>exchanges,</em> vogliamo <em>human exchanges,</em> dicono. “Non chiediamo nulla a Wall Street”, ha già fatto abbastanza, dice Melissa Holmes. Ci pensiamo noi a fare l&#8217;impossibile. We&#8217;re the 99%.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/quando-gli-studenti-occupano-wall-street/158917/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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