<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Fabio Ciconte</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fciconte/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Alemanno, ritorno al medioevo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/alemanno-ritorno-medioevo/237334/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/alemanno-ritorno-medioevo/237334/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 09:42:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[194]]></category> <category><![CDATA[aborto]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[consultori]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Forza Nuova]]></category> <category><![CDATA[marcia per la vita]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[zero violenza donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237334</guid> <description><![CDATA[Roma. Anno Domini 2012. Solo una settimana fa il Sindaco Alemanno indossava la fascia tricolore per partecipare alla Marcia per la Vita, patrocinata dal Comune. Se ne stava lì, sotto l’occhio delle telecamere, dietro slogan quali “Aborto, omicidio di Stato”, “Basta genocidi silenziosi”, “L’aborto è violenza, è omicidio”, insomma nulla di inneggiante alla vita! Intervistato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roma. Anno Domini 2012.</strong></p><p>Solo una settimana fa il Sindaco <strong>Alemanno indossava la fascia tricolore</strong> per partecipare alla Marcia per la Vita, patrocinata dal Comune. Se ne stava lì, sotto l’occhio delle telecamere, dietro slogan quali “Aborto, omicidio di Stato”, “Basta genocidi silenziosi”, “L’aborto è violenza, è omicidio”, insomma nulla di inneggiante alla vita!</p><p>Intervistato dal <strong><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/marcia-anti-aborto/197287/" target="_blank">Fatto Quotidiano</a></strong> sulla ferocia di alcuni slogan come “colpevoli di omicidio”, Alemanno  si è affrettato a rispondere che “Questi sono<strong> problemi degli organizzatori</strong>!”. E alla domanda sul perché patrocinasse una manifestazione a cui hanno aderito movimenti di estrema destra, <strong>Militia Christi e Forza Nuova</strong>, il Sindaco ha continuato a rispondere allo stesso modo.</p><p>Quello a cui abbiamo assistito il 13 maggio è stato uno spettacolo dai toni macabri, pieno di falso moralismo e derive fasciste, che ha voluto e vuole rimettere in gioco, in modo bieco e anacronistico, conquiste storiche come la 194, chiudendo gli occhi davanti ai reali problemi di una società in cui è doveroso dare sostegno alle donne e alle famiglie su altri fronti, quello della libertà individuale, della consapevolezza, della qualità della vita.</p><p><strong>E ancora Roma, una settimana dopo.</strong></p><p>Alemanno riceve la richiesta di patrocinio per un convegno sull’“<a href="http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=19476:obiezione-di-coscienza-in-italia&amp;catid=248&amp;Itemid=0" target="_blank">applicazione della legge 194 e obiezione di coscienza in Italia</a>”, promosso da AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) e dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, dove si parlerà tra le altre cose di <strong>prevenzione di gravidanze indesiderate</strong> e, quindi, di <strong>contraccezione</strong>, unico vero modo per diminuire gravidanze indesiderate.</p><p>Eppure <strong>Alemanno decide di non indossare la fascia tricolore</strong> e non risponde neppure alla richiesta di patrocinio.</p><p>La verità è che oggi, <strong>Roma sa di Medio Evo</strong>.</p><p>Da una parte il patrocinio e il sostegno economico a una marcia anacronistica, che ha usato toni sprezzanti nei confronti delle donne, che ha accusato lo Stato di genocidio; dall&#8217;altra il mancato appoggio a un convegno di informazione su una legge che ha segnato una svolta storica per il paese.</p><p>Il refrain di Alemanno è solo uno: “<strong>Siamo per i valori della vita</strong>!” ma in cosa si sostanzia il rispetto della vita da parte di una istituzione, quale il <a href="http://www.dazebaonews.it/roma-news/item/10430-bilancio-di-roma-tagli-e-investimenti-discutibili-nellera-alemanno" target="_blank">Comune di Roma, che ha tagliato il bilancio sociale per diversi milioni di euro</a> -asili nido compresi- e che dovrebbe concretamente aiutare donne e uomini adulti a crescere in maniera adeguata e responsabile i loro figli, ancora lo dobbiamo capire.</p><p>Il Comune dovrebbe ricordare che i <a href="http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=19317:test&amp;catid=204&amp;Itemid=0" target="_blank"><strong>consultori devono essere difesi</strong></a> come presìdi sanitari di irrinunciabile valore sociale. Perché è nei consultori che c’è la vita!</p><p>Ecco, il punto: quello che ancora aspettiamo dal Sindaco Alemanno è coerenza, responsabilità e serietà che si traducano in gesti concreti per le famiglie e le donne in difficoltà, che vadano nella direzione giusta, perché non c&#8217;è spazio per i soliti giochetti da <strong>campagna elettorale</strong> su un argomento come questo, fanno male, fanno male a chi cerca di fare informazione su un argomento sempre all&#8217;ordine del giorno e a chi, con pochi mezzi, cerca di dare un sostegno costante dentro ai consultori, perché, caro Sindaco &#8220;non si gioca con la vita&#8221;.</p><p><em>scritto insieme a Luca Cardin e Monica Pepe di <a href="http://www.zeroviolenzadonne.it/" target="_blank">zeroviolenzadonne.it </a></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/alemanno-ritorno-medioevo/237334/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Regione Lazio beffa alluvionati e giustizia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/regione-lazio-beffa-alluvionati-giustizia/219581/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/regione-lazio-beffa-alluvionati-giustizia/219581/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 May 2012 15:58:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alluvione]]></category> <category><![CDATA[appello]]></category> <category><![CDATA[condanna]]></category> <category><![CDATA[Marina Velca]]></category> <category><![CDATA[Polverini]]></category> <category><![CDATA[Regione Lazio]]></category> <category><![CDATA[tarquinia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=219581</guid> <description><![CDATA[Funziona così. Se un giudice ti condanna al risarcimento danni hai due possibilità: o paghi quanto stabilito o, se ritieni che la sentenza di primo grado non sia giusta, fai ricorso in appello, entro i termini stabiliti dalla legge. Evidentemente la Regione Lazio deve avere una sua interpretazione della giustizia, se ritiene di potersi appellare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Funziona così. Se un giudice ti condanna al risarcimento danni hai due possibilità: o <strong>paghi quanto stabilito</strong> o, se ritieni che la sentenza di primo grado non sia giusta, <strong>fai ricorso in appello</strong>, entro i termini stabiliti dalla legge.</div><div>Evidentemente la Regione Lazio deve avere una sua interpretazione della giustizia, se ritiene di potersi appellare oltre i termini &#8211; scaduti da un anno-, pur di non pagare i cittadini alluvionati di Tarquinia. </div><div>I fatti: dopo le alluvioni che, nel 2004-2005, mettono in ginocchio aziende, attività e abitazioni di Tarquinia e Marina Velca, i cittadini che aderiscono al <strong>comitato “<a href="http://http://www.marinavelca.com" target="_blank">Marina Velka senza fango</a>” decide di citare per danni la Regione Lazio</strong> perché sostiene che i danni provocati non siano dovuti al carattere di eccezionalità, ma all’incuria dell’amministrazione.</div><div>Così, la sentenza n. 1/2011 del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche del Lazio, <strong>condanna la Regione Lazio a risarcire i danni, per oltre 2 milioni di euro</strong>, ricollegando la causa “essenzialmente alla <strong>mancanza di manutenzione dell’alveo del fiume Marta</strong> oltre che alla omessa realizzazione di argini idonei a contenere le portate di piena in una zona esposta al rischio di esondazioni”. È stata quindi dichiarata “la responsabilità solidale, per l’accaduto, della Regione Lazio e dell&#8217;Ardis Lazio”. Per questo “ condanna i suddetti Enti a pagare, in favore dei ricorrenti, le somme a titolo di risarcimento dei danni strutturali agli immobili e di quelli ai beni mobili subiti a seguito delle note alluvioni, nonché le spese di Ctu e le spese legali del giudizio”.</div><div>La Regione Lazio avrebbe potuto proporre appello entro i termini stabiliti dalla legge -30 giorni dalla notifica- e invece nulla. Così la sentenza passa in giudicato e  diventa esecutiva.</div><div>Fin qui tutto normale.</div><div>I legali dell’avvocatura Regionale si mettono in contatto con quelli degli alluvionati per stabilire come effettuare il pagamento e gli alluvionati, a loro volta, aprono un conto corrente per ricevere l’intero importo. Tutto sembra risolto, fino a quando la Regione decide il colpo di scena: si affida a un legale esterno all’Avvocatura Regionale e, ad aprile, quando i termini sono abbondantemente scaduti da oltre un anno, propone appello avverso la suddetta sentenza.</div><div>Il perché è presto detto: <strong><a href="http://www.marinavelca.com/comitato/03_maggio_2012.html">la Regione vuole far slittare i tempi </a>di pagamento alla prossima amministrazione</strong> che, presumibilmente, sarà diversa da quella attuale, così da  non dover giustificare questo esborso milionario di denaro pubblico. </div><div>A sentir parlare Elena Scopelliti, la Presidente del Comitato, sale subito un senso di rabbia per l’arroganza e la prepotenza della Regione che, pur consapevole che stanno solo perdendo del tempo e spendendo denaro pubblico, si beffa della giustizia e degli alluvionati. Della serie, dice la Presidente del comitato parafrasando il Marchese del Grillo: “Io so io e voi non siete un &#8230;!” </div><div>Con il piccolo inconveniente che quando saranno costretti a pagare, e lo saranno visto i termini sono scaduti, <strong>dovranno pagare anche gli interessi</strong> che, guarda il caso, verranno sempre dalle casse pubbliche. Nel frattempo gli alluvionati aspettano ancora di capire quale sarà il loro futuro. </div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/05/regione-lazio-beffa-alluvionati-giustizia/219581/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Isole Tremiti, chi offre di più?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/isole-tremiti-offre/206904/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/isole-tremiti-offre/206904/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 17:24:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[bene comune]]></category> <category><![CDATA[Carmela Palumbo]]></category> <category><![CDATA[cementificazione]]></category> <category><![CDATA[Isole Tremiti]]></category> <category><![CDATA[Lampedusa]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206904</guid> <description><![CDATA[Ci aveva già provato Totò con la Fontana di Trevi, poi è arrivato il turno dei leghisti. Prima Pagliarini con la sua proposta di vendere il Colosseo “per fare cassa” e solo qualche giorno fa Borghezio che, con una provocazione a suo dire “abbastanza arguta”, suggerisce di vendere Sardegna, Sicilia e Campania con lo stesso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci aveva già provato <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8T1mv1XPQu4" target="_blank"><strong>Totò </strong></a>con la Fontana di Trevi, poi è arrivato il turno dei leghisti. Prima Pagliarini con la sua proposta di vendere il Colosseo “per fare cassa” e solo qualche giorno fa Borghezio che, con una provocazione a suo dire <a href="http://www.videolina.it/view/servizi/25309.html" target="_blank">“<strong>abbastanza arguta</strong></a>”, suggerisce di vendere Sardegna, Sicilia e Campania con lo stesso obiettivo.</p><p>Adesso è il turno delle <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/puglia/articoli/1044078/tremiti-terreni-allasta-tra-due-giorni.shtml" target="_blank"><strong>Isole Tremiti</strong> </a>che, almeno in parte, <strong>dovrebbero andare all’asta</strong>.</p><p>La notizia sembra una bufala, ma a quanto pare non lo è, e associazioni ambientaliste, Wwf in testa, e popolazione locale, sono pronte a dare battaglia. Perché fino a quando si tratta di Totò o di un leghista, siamo nel campo della comicità (con tutto il rispetto per Totò) e uno ci ride su –fino a un certo punto-, ma <strong>quando l’idea è del Commissario prefettizio dell’isola, allora la questione si fa seria</strong>.</p><p>Perché il progetto è di vendere all’asta 7 ettari di terreno edificabile, riempendo le casse del comune con 4 milioni di euro e le isole di metri cubi di cemento. Questi almeno i piani di <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/foggia/notizie/cronaca/2012/3-aprile-2012/i-terreni-isole-tremiti-astalo-stop-assessora-illegale-2003935515535.shtml?fr=correlati" target="_blank">Carmela Palumbo</a>, la Commissaria, in carica dopo le dimissioni del sindaco Giuseppe Calabrese. Un’operazione che per un motivo o per l’altro vede diversi soggetti contrari, compresa la Regione Puglia che ne contesta la procedura e il significato.</p><p>A quanto si apprende, in barba a procedure, buon senso e salvaguardia dell’ambiente, l’iter sta proseguendo e, tra due giorni, l’asta dovrebbe essere fatta.</p><p>Ma <strong>può un comune </strong><strong>svendere il proprio patrimonio naturale per fare cassa</strong>?</p><p>La scelta di fare cassa con la cementificazione è insensata, ma diventa folle quando si tratta di un patrimonio naturalistico unico che andrebbe salvaguardato il più possibile e non venduto al migliore acquirente. Le isole sono ecosistemi delicati e, allo stesso tempo, piccoli tesori che, se opportunamente utilizzati, possono portare ricchezza con un turismo sano ed ecologico: a <strong>Lampedusa</strong> era successo un fatto  analogo e, anche in quel caso, la popolazione locale e Legambiente si erano battuti per preservare il territorio e renderlo riserva naturale. Oggi, grazie a quella battaglia, l’Isola dei Conigli, la spiaggia più famosa di Lampedusa, è un paradiso naturale.</p><p>È preoccupante questo modo miope con cui un’amministrazione prova a gestire il patrimonio pubblico, come se fosse un’azienda privata, come se si trattasse di vendere la propria auto usata.</p><p>Non vorrei che l’andazzo attuale che vede poveri <strong>politici che si ritrovano a loro insaputa proprietari di case e avidi cittadini reclamare beni comuni</strong> – vedi la vendita dell’Acea, l’azienda municipalizzata della Capitale che gestisce l’acqua &#8211; si stia stratificando la convinzione che tutto è lecito per “fare cassa”.</p><p>Era stato profetico<strong> Lucio Dalla</strong>:</p><p><span style="font-style: italic;">frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti, assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo, che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo, e cominciarono a pensare, nel loro grande mare,</span><em> com&#8217;è profondo il mare&#8230;</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/isole-tremiti-offre/206904/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Morire di moda</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/morire-moda/203426/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/morire-moda/203426/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 09:46:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Abiti puliti]]></category> <category><![CDATA[aziende]]></category> <category><![CDATA[Bangladesh]]></category> <category><![CDATA[jeans]]></category> <category><![CDATA[responsabilità imprese]]></category> <category><![CDATA[sabbiatura]]></category> <category><![CDATA[Turchia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203426</guid> <description><![CDATA[Chi di noi non ha un paio di jeans schiariti, morbidi e consumati? Chi di noi sa come viene ottenuto questo effetto? Nella maggioranza dei casi il capo è sottoposto a un getto di polveri abrasive ad alta pressione, il cosiddetto metodo della sabbiatura. Questa è la moda: piace così! Il problema però è che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chi di noi non ha un paio di <strong>jeans schiariti, morbidi e consumati</strong>? Chi di noi sa come viene ottenuto questo effetto? Nella maggioranza dei casi il capo è sottoposto a un getto di polveri abrasive ad alta pressione, il cosiddetto metodo della <strong>sabbiatura</strong>.</p><p>Questa è la moda: piace così!</p><p>Il problema però è che questa moda ha conseguenze gravi sulla salute, perché la sabbiatura può provocare la <strong>silicosi, una malattia polmonare</strong> dovuta all’inalazione prolungata di queste polveri.</p><p>Dopo una forte campagna di denuncia da parte della <strong><a href="http://www.abitipuliti.org/" target="_blank">Campagna Abiti Puliti</a></strong> e delle organizzazioni sindacali, sono stati fatti importanti passi avanti per porre fine a questa pratica: nel 2009 la <strong>Turchia </strong>–dove per la prima volta è stato dato l’allarme sulla pericolosità di questo trattamento e dove <strong>sono stati registrati 52 decessi per silicosi e 1.200 casi di malattia conclamata</strong> &#8211; ha imposto il divieto all’uso della sabbiatura e in <strong>Europa </strong>il tenore in silice della sabbia non può superare l’1%.</p><p>Ha ragione <strong>Deborah Lucchetti</strong>, la portavoce italiana della Campagna, quando afferma che “La situazione è molto grave”, perché <strong>l’industria della sabbiatura non si è fermata</strong> e, dopo il divieto turco, si è spostata in altri paesi, come Cina, India, Bangladesh, Pakistan. Come confermato dall’ultimo<strong><a href="http://www.abitipuliti.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=345:i-jeans-continuano-ad-uccidere&amp;catid=94:jeans-sabbiati&amp;Itemid=29" target="_blank"> rapporto</a></strong> della Campagna Abiti Puliti, molte aziende, alcune delle quali avevano annunciato l’interruzione della pratica della sabbiatura, continuano a farne uso.  Dalla ricerca, effettuata in sette fabbriche bengalesi, in cui sono stati intervistati settantatrè lavoratori, di cui oltre la metà addetti alla sabbiatura, emerge che<em> in gran parte degli stabilimenti la sabbiatura non è stata definitivamente abolita, qualunque siano state le istruzioni dei committenti, e spesso è eseguita di notte in modo da non dare nell’occhio</em>.</p><p>Ci si trova dunque nella posizione di dover decidere tra le esigenze della moda e quelle della vita di migliaia di lavoratori. Il punto vero però sta nel comportamento delle imprese. Perché  <strong>le aziende</strong>, quelle che producono jeans come tutte le altre, <strong>non sono obbligate a dare risposte documentate alla società civile che chiede spiegazioni</strong>. Chi ha visto il servizio delle <strong><a href="http://www.abitipuliti.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=314:le-iene-per-abiti-puliti&amp;catid=94:jeans-sabbiati&amp;Itemid=29" target="_blank">Iene </a></strong>non si sarà stupido alle mancate risposte di aziende come Dolce &amp; Gabbana.</p><p>La domanda è: può un’impresa multinazionale non rispondere su temi così delicati?</p><p>Formalmente è così,<strong> non c’è un vincolo di risposta</strong>, per cui le associazioni chiedono, scrivono, mobilitano migliaia di persone per firmare petizioni e spesso le aziende fanno finta di nulla o rispondono attraverso il loro Ufficio legale o, peggio ancora, con querele.</p><p>Certo, molte di loro sostengono di non violare la legge, ed effettivamente è così, almeno fino a un certo punto: perché se sposti la produzione da un paese dove la legge è restrittiva –ad esempio la Turchia- a un paese dove puoi fare quello che ti pare – ad esempio il Bangladesh-, la legge non la violi, ma <strong>stai facendo una furbata</strong>.</p><p>Poi, per fortuna, ci sono casi virtuosi, come Gucci, l’unica azienda ad aver collaborato con le organizzazioni sindacali e con le associazioni, per sottoporre a valutazione il ciclo di sabbiatura all’interno della sua filiera. I jeans firmati Gucci sono dunque prodotti interamente in Italia.</p><p>Il legislatore notoriamente è ritardatario e ci metterà un po’ di tempo prima di vietare questa pratica o, nel caso dell’Europa, prima di vietare l’importazione di questi capi.</p><p>Nel frattempo però<strong> le aziende devono fare la loro parte</strong>: non pretendendo tempi di consegna brevi e bassi costi (che incoraggiano l’uso della sabbiatura manuale), andando a monitorare se i loro fornitori rispettano le loro indicazioni e, magari, utilizzando tecnologie diverse –che esistono- per trattare il jeans.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/morire-moda/203426/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Perché in Italia ci sono così tante macchine?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/perche-italia-sono-tante-macchine/200102/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/perche-italia-sono-tante-macchine/200102/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 07:30:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[auto]]></category> <category><![CDATA[bici]]></category> <category><![CDATA[Co2]]></category> <category><![CDATA[emissioni]]></category> <category><![CDATA[mobilità]]></category> <category><![CDATA[salvaciclisti]]></category> <category><![CDATA[terra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200102</guid> <description><![CDATA[In Italia ogni giorno circolano 36.4 milioni di veicoli (in Cina sono molto di meno) che percorrono una media di 13mila Km all’anno, il 26% in più della media europea. Con questi numeri il nostro Bel Paese detiene il primato mondiale di auto private pro-capite. A dirlo è una fonte non sospetta, il Ministero dello...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In Italia<strong> </strong>ogni giorno circolano 36.4 milioni di veicoli (in Cina sono molto di meno) che percorrono una media di 13mila Km all’anno, il 26% in più della media europea. Con questi numeri il nostro Bel Paese detiene il <strong>primato mondiale di auto private</strong> <strong>pro-capite</strong>. A dirlo è una fonte non sospetta, il Ministero dello Sviluppo Economico nella <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;viewType=1&amp;idarea1=593&amp;idarea2=0&amp;idarea3=0&amp;idarea4=0&amp;andor=AND&amp;sectionid=0&amp;andorcat=AND&amp;partebassaType=0&amp;idareaCalendario1=0&amp;MvediT=1&amp;showMenu=1&amp;showCat=1&amp;showArchiveNewsBotton=0&amp;idmenu=2263&amp;id=2019195" target="_blank"><strong><span style="text-decoration: underline;">Guida al consumo di carburante</span></strong></a> e alle emissioni di CO2 del 2011, aggiungendo, tra le altre cose, che nel 2009 i trasporti sono stati responsabili del <strong>24,3% delle emissioni totali nazionali di gas serra</strong> (di cui il 58,7% deriva da trasporto passeggeri su strada).</p><p>Aldilà dei numeri e delle percentuali, il dato significativo è che in Italia <strong>sembra che non si possa fare a meno della macchina.</strong> Ma perché?<strong></strong></p><p>Se dovessi fare la classifica dei perché, metterei al primo posto la <strong>mancanza di alternative</strong>. In Italia non esiste, se non in pochi comuni, un piano di mobilità che disincentivi l’uso della macchina e valorizzi i mezzi pubblici, la bici o l’andare a piedi. Prendiamo l’esempio di una città come <strong>Roma</strong> che, secondo il <a href="http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/dossier-bici-citta" target="_blank"><strong><span style="text-decoration: underline;">rapporto Legambiente-Fiab</span></strong></a> ha una ripartizione modale degli spostamenti decisamente a svantaggio della mobilità sostenibile (bici, trasporto pubblico, pedoni). Che alternative ci sono?</p><p><strong>Se decidi di andare in bici lo fai a tuo rischio e pericolo</strong>, perché nella catena evolutiva dei trasporti sei come una formica mentre passa un branco di elefanti; le piste ciclabili, le poche che ci sono, sono frammentate e non collegate; se vuoi far salire la bici su un mezzo pubblico non puoi farlo, se non di sera o nei festivi;</p><p>Accantonata l’idea della bici, provi a prendere la metro o l’autobus. Nel primo caso devi avere la fortuna di abitare o di dirigerti nei pressi di una delle poche fermate esistenti; nel secondo, l’autobus, non riesci neppure a salirci per quanta gente è stipata dentro.</p><p>Puoi andare a piedi, ma questo a Roma è un privilegio che pochi si possono permettere e devi essere anche fortunato a trovare un marciapiede largo abbastanza da ospitare sia te che una macchina o uno scooter. <strong></strong></p><p>Allora non ti resta che prendere la macchina o la moto.</p><p>Laddove non è necessaria, l’auto è comunque un <strong>bisogno indotto</strong>. Le pubblicità delle auto sono ovunque, in Tv, alla radio, sui giornali, sul web, e spesso sono le più belle. E, come dimostrato in un <a href="www.terraonlus.it/documenti/doc_download/67-venditori-di-fumo-"><strong><span style="text-decoration: underline;">rapporto di Terra!</span></strong></a>, la stragrande maggioranza delle pubblicità è per giunta ingannevole perché non riporta i messaggi pubblicitari in maniera corretta, rendendo minima l’evidenza dei consumi (avete presente gli asterischi minuscoli sui cartelloni pubblicitari?). Pubblicità talmente pervasive, talmente allettanti che chiunque –o quasi- è disposto a farsi i debiti per comprarsi l’ultimo modello.</p><p>Certo, anche in altri paesi europei esistono le pubblicità di auto e spesso sono molto belle. Ma esistono anche dei piani nazionali di mobilità, metropolitane ovunque (a raggiera, lineari e/o circolari), <strong>carreggiate stradali  equamente suddivise per circolare a piedi, in bici e in auto</strong>, zone a moderazione di traffico (le famose – all’estero – Zone 20-30), reti di piste ciclabili degne di questo nome e non spezzoni che si perdono nel vuoto, etc.<strong></strong></p><p>In questo paese manca tutto questo ma, soprattutto, manca un <strong>Piano nazionale sulla mobilità sostenibile</strong>, che generi un meccanismo virtuoso, aumenando l’intermodalità (cioè l’uso combinato di diversi mezzi), diminuendo il bisogno di avere un’auto.<strong></strong></p><p>Perché mi chiedo, che senso ha ridurre le emissioni –e peraltro lo si sta facendo molto poco- se continuiamo ad aumentare esponenzialmente il bisogno, reale o indotto, di avere una macchina?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/perche-italia-sono-tante-macchine/200102/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Diario dal carcere dove cresce l’orto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/diario-carcere-dove-cresce-l%e2%80%99orto/189879/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/diario-carcere-dove-cresce-l%e2%80%99orto/189879/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:17:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[agricoltura sinergica]]></category> <category><![CDATA[carceri]]></category> <category><![CDATA[diario]]></category> <category><![CDATA[orto]]></category> <category><![CDATA[sovraffollamento]]></category> <category><![CDATA[svuota carceri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189879</guid> <description><![CDATA[In un post di qualche tempo fa , metti un orto nel carcere, avevo raccontato dell’idea di creare un orto sinergico nel carcere di Pontedecimo-Genova, curato dagli stessi detenuti. Tutto era nato da un incontro con la direttrice del carcere cui, oltre me e Alessandra Ballerini, avevano partecipato le persone che per Terra! che si occupano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In un post di qualche tempo fa , <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/metti-un-orto-nel-carcere/163814/" target="_blank"><strong>metti un</strong> <strong>orto nel carcere</strong></a>, avevo raccontato dell’idea di creare un orto sinergico nel carcere di Pontedecimo-Genova, curato dagli stessi detenuti. Tutto era nato da un incontro con la direttrice del carcere cui, oltre me e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/aballerini/" target="_blank"><strong>Alessandra Ballerini</strong></a>, avevano partecipato le persone che per Terra! che si occupano di agricoltura sinergica.</p><p>Era chiaro sin dall’inizio che <strong>non c’erano i soldi</strong> per sostenere il progetto ma c’eravamo comunque impegnati a farlo. Nel frattempo, grazie alla generosità di singole persone, siamo riusciti a raccogliere circa duemila euro che ci hanno permesso di comprare le attrezzature di base per rendere concreta l’idea.</p><p>E così è nato <strong>orti al fresco, </strong>un progetto che porta l’agricoltura naturale all’interno della casa circondariale di Pontedecimo.</p><p>Dai primi tre incontri di preparazione fatti tra gennaio e febbraio, nasce il <a href="http://www.terraonlus.it/it/home/53-comunita-sostenibili/345-orti-al-fresco-a-pontedecino-genova-un-diario" target="_blank"><strong>diario</strong> <strong>di Silvia e Francesca</strong></a>, le operatrici di Terra!, attraverso il quale raccontano le storie di Mario, Leonardo e Giovanni  con “<em>pupille sbalordite dalla luce e dai colori ancora autunnali che li circondano</em>”,  di Francesco che “<em>avverte un po’ di giramento di testa perché, stando sempre dentro, trovarsi fuori per lungo tempo è un impatto notevole</em>”, di un detenuto che <em>“dalla finestra sbarrata, proprio sopra l’orto, lancia una bottiglia di plastica con dentro un buon caffè caldo da bere in tazzine, di plastica anche loro</em>”. Un diario che, per la naturalezza con cui è scritto, ci porta dentro il carcere, facendoci sentire persino gli odori, e ci fa vedere  come un piccolo pezzo di terra riesca ad annullare le distanze e a far dimenticare loro che, aldilà dell’orto, c’è un muro invalicabile.</p><p>Non è importante parlare in questa sede del perché queste persone siano detenute, ci interessa invece capire quanto (e se) questi piccoli gesti, come mettere le mani nella terra, possano essere una <strong>via di fuga per i detenuti</strong>: nell’immediato perché  hanno la possibilità di impiegare il loro tempo in maniera utile e hanno un progetto su cui concentrarsi,  far crescere gli ortaggi coltivati; in futuro perché, è questo quello che speriamo, usciranno da lì sapendo come si coltiva il cibo, come ci si sporca le mani con la terra e come questa vada rispettata.</p><p>Mentre continua il dibattito politico sul decreto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/svuota-carceri-governo-mette-fiduciala-lega-attacca-indulto-mascherato/189802/" target="_blank"><strong>svuota carceri</strong></a>, mentre rabbrividiamo nel leggere i numeri che descrivono la situazione del <strong>sovraffollamento delle carceri</strong>, l’importanza di questo diario sta nella  forza di farci <strong>vedere oltre quei numeri</strong>, scoprendo che dietro quelle statistiche ci sono persone in carne ed ossa, ognuno con la sua storia e, speriamo, con un futuro tutto da costruire. Persone che dovrebbero avere la stessa dignità di chi sta fuori ma che invece spesso sono trattate come dei miserabili, rinchiusi lì senza alcuna prospettiva.</p><p>Gli incontri riprenderanno in primavera, sperando che per allora la generosità di altre persone ci permetterà di <strong>racimolare altre risorse </strong>per andare avanti a lungo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/diario-carcere-dove-cresce-l%e2%80%99orto/189879/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Io non festeggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/14/festeggio/170658/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/14/festeggio/170658/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Nov 2011 15:50:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[dimissioni]]></category> <category><![CDATA[festeggiamenti]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=170658</guid> <description><![CDATA[Certo, sono felice che Berlusconi si sia dimesso, ma non ci trovo nulla da festeggiare. Non festeggio, soprattutto perché è caduto sulla spinta dei mercati e non grazie al movimento popolare che l’ha duramente combattuto in questi mesi, anni. E ora, sentire Bersani dire “è caduto grazie al Pd” è deprimente. Vedere la gente in strada...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Certo, sono felice che Berlusconi si sia dimesso, ma non ci trovo nulla da festeggiare.</p><p>Non festeggio, soprattutto perché <strong>è caduto sulla spinta dei mercati</strong> e non grazie al movimento popolare che l’ha duramente combattuto in questi mesi, anni. E ora, sentire Bersani dire “è caduto grazie al Pd” è deprimente.</p><p>Vedere la gente in strada a festeggiare  è stato liberatorio,  ma non considero l’11 novembre  la nuova Liberazione,  perché non sono certo che di fine si tratti e che quel “<a href="http://www.youtube.com/user/petradepetris#p/a/u/2/i6une4LsXh4"><strong>c’era una volta Berluscopoli</strong></a>” si sia avverato. (Certo, poi ascolti Cazzullo parlare di <em>“gazzarra” </em>riferendosi alla manifestazione di sabato di fronte al Quirinale e allora capisci che quella presenza in piazza aveva un senso!)</p><p>Ma per cosa festeggiamo? Per avere Monti al governo? Probabilmente è vero, <strong>Monti oggi è l’unica soluzione</strong> possibile. Ma come ci siamo arrivati? Perché non siamo riusciti, noi tutti, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, in parlamento, a creare le condizioni per farlo cadere politicamente?</p><p>Se vogliamo essere onesti con noi stessi, dobbiamo chiederci: perché non è successo? Perché in qualunque altro paese europeo sarebbe caduto molto prima? Non dobbiamo fare l’errore di dirci <em>“è caduto grazie a noi!”</em> . Mi piacerebbe tanto dirlo ma non è così.</p><p>Siamo davvero convinti che Berlusconi  e Berluscopoli siano finiti e che il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/13/videomessaggio-berlusconi-raddoppiero-limpegno-parlamento/170495/" target="_blank"><strong>videomessaggio di ieri</strong></a> rappresenti solo i titoli di coda di un film durato 18 anni? O piuttosto è semplicemente un <strong>intervallo</strong>? Bisogna stare attenti perché la prossima puntata potrebbe chiamarsi “Presidenza della Repubblica”.</p><p>Io non festeggio, non riesco a farlo, perché ora è tempo di vigilare con ancora più attenzione sulle scelte del prossimo governo. Non festeggio perché non mi piace che l’Italia sia commissariata. Non festeggio perché nessuno sa davvero cosa c’è scritto nell&#8217;ultima norma approvata dalla Camera venerdì 11 novembre. Non festeggio perché <strong>saranno sempre i soliti a pagare lacrime e sangue</strong> dei prossimi provvedimenti.</p><p>E non festeggio perché so che la prossima legislatura sarà comunque composta dai soliti parlamentari, responsabili dell’attuale situazione. Perché le <strong>liste elettorali sono praticamente fatte </strong>e non c’è alcuna possibilità di un ricambio generazionale, se non qualche nome di facciata.</p><p>Sì, sono felice che Berlusconi non sia più il mio presidente e sono felice di essere parte di un grande movimento di persone che ha contestato il premier in questi anni, ma non trovo una ragione per festeggiare. Ora inizia il bello, magari iniziando col chiedere a Pd, Sel e Idv di fare le <strong>primarie di tutti i candidati,</strong> non solo del premier, di imporre loro di ragionare su idee nuove, su una lettura aggiornata delle società, con nomi che siano coerenti con le scelte fatte.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/14/festeggio/170658/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>62</slash:comments> </item> <item><title>Una piantina di rosmarino ci salverà?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/piantina-rosmarino-salvera/168960/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/piantina-rosmarino-salvera/168960/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Nov 2011 11:46:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[15 ottobre]]></category> <category><![CDATA[accampata]]></category> <category><![CDATA[guerrillla gardening]]></category> <category><![CDATA[orti]]></category> <category><![CDATA[pil]]></category> <category><![CDATA[santa croce in gerusalemme]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168960</guid> <description><![CDATA[Questo fine settimana, in tutta Italia, si è svolta la prima giornata nazionale di guerrilla gardening: gruppi spontanei di cittadini e cittadine si sono dati appuntamento, si sono armati di paletta e terriccio e hanno individuato un obiettivo. E se ne sono presi cura, piantando arbusti, erbe aromatiche, fiori, ma anche bulbi e semi che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questo fine settimana, in tutta Italia, si è svolta la prima <strong>giornata nazionale di <em><a href="http://www.guerrillagardening.it" target="_blank">guerrilla gardening</a></em></strong>: gruppi spontanei di cittadini e cittadine si sono dati appuntamento, si sono armati di paletta e terriccio e hanno individuato un obiettivo. E se ne sono presi cura, piantando arbusti, erbe aromatiche, fiori, ma anche bulbi e semi che spunteranno solo fra qualche mese.</p><p>A Roma, uno degli appuntamenti principali è stato sabato pomeriggio, per costruire insieme un<strong> orto errante per l’Accampata a <a href="http://italianrevolution-roma.blogspot.com/" target="_blank">Santa Croce in Gerusalemme</a>;</strong> è lì che dopo la manifestazione del 15 ottobre si sono stabiliti gli indignati romani. Decine di persone di ogni età, molte delle quali già attive in orti e giardini condivisi della città, sono arrivate con una paletta, una pianta, e si sono messe a trapiantare e seminare. Poche chiacchiere, e mani nella terra.</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/terraonlus_11.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-168963" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/terraonlus_11-300x168.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="168" /></a>Tutto questo è stato possibile perché una rete silenziosa di persone ha lavorato in questi anni per <strong>riscattare pezzi di terra</strong> <strong>abbandonata </strong>e coltivarli, soprattutto in città; è questo movimento silenzioso e inarrestabile il bacino del fenomeno visto ieri. Orti urbani, collettivi, sociali: il nome ci importa poco. Ci importa invece il fatto che questo movimento in piena espansione ha anche una marcia in più: la volontà di lavorare in rete, e la capacità di farlo, come si è visto ieri.</p><p>A rifletterci un attimo, non è l’esistenza di persone in grado di pensare in maniera così disinteressata al bene comune che stupisce. È semmai l’incapacità di molta politica, purtroppo spesso quella che può decidere sui grandi numeri, di dare delle risposte a questo fenomeno. Le eccezioni sono di fatto solo locali –per fortuna non mancano esempi di terreni affidati. Allora l’impegno per moltiplicare queste iniziative può diventare un atto autenticamente politico, e può coinvolgere davvero ognuno di noi.</p><p>È bello che uno dei contesti simbolici di questa rivendicazione sia proprio la produzione del proprio cibo, in maniera naturale, cercando di <strong>ridurre al minimo l’impatto ambientale</strong>. Perché se si deve ripartire e immaginare una nuova era dei rapporti sociali e comunitari nelle nostre città, una capacità diversa di vivere scambi e quotidianità, è bello farlo proprio dalla terra. E, anche se<strong> il Pil non crescerà</strong>, ce ne faremo una ragione. Quello a cui abbiamo assistito in queste ore, è un esempio puro, creativo, disinteressato, ma molto meno ingenuo di quanto si potrebbe pensare, di vivere gli spazi collettivi. I nostri spazi.</p><p><strong><a href="http://www.terraonlus.it/it/immagini/category/21-guerrilla-gardening-nazionale" target="_blank">Qui</a> </strong>potete vedere alcune foto</p><p><em>(scritto insieme a Laura Petruccioli)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/piantina-rosmarino-salvera/168960/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Metti un orto nel carcere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/metti-un-orto-nel-carcere/163814/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/metti-un-orto-nel-carcere/163814/#comments</comments> <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 16:02:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[agricoltura sinergica]]></category> <category><![CDATA[alessandra ballerini]]></category> <category><![CDATA[articolo 27]]></category> <category><![CDATA[carcere]]></category> <category><![CDATA[orti]]></category> <category><![CDATA[terra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163814</guid> <description><![CDATA[Pochi giorni fa sono entrato nel carcere di Pontedecimo, a Genova, perché la direttrice si è messa in testa di voler fare un orto che possa essere curato dagli stessi detenuti. Vuole fare un orto, ma, ce l’ha chiarito subito, non ci sono i soldi per finanziarlo. E allora, insieme alle persone che con Terra!...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni fa sono entrato nel <strong>carcere di Pontedecimo</strong>, a Genova, perché la direttrice si è messa in testa di voler fare un orto che possa essere curato dagli stessi detenuti. <strong>Vuole fare un orto,</strong> ma, ce l’ha chiarito subito, non ci sono i soldi per finanziarlo. E allora, insieme alle persone che con <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.terraonlus.it" target="_blank">Terra!</a></strong></span> si occupano di agricoltura sinergica, siamo andati a sentire di cosa si trattava. Insieme a noi c’era <a href="http://www.alessandraballerini.com" target="_blank"><strong>Alessandra Ballerini</strong></a>, avvocato di Genova,  una di quelle persone che hanno deciso di dedicare la loro vita agli “ultimi”, e lo fa per davvero; è stata lei a creare il contatto tra Terra! e il carcere.</p><p>E così ci siamo incontrati. Lei, la direttrice, ci ha raccontato tutte le difficoltà, i <strong>soldi che non ci sono</strong>, il personale ridotto al minimo; e ci ha parlato dei “suoi” detenuti e dell’orto perché, se è vero che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato” (<strong>articolo 27 della Costituzione italiana</strong>), allora un orto sinergico può essere una delle risposte. A noi l’idea è piaciuta e così, anche se i soldi mancano, Terra! si è impegnata a farlo ugualmente e, grazie ad Alessandra, abbiamo già raccolto quanto basta per pagare le spese vive per realizzare il primo orto in agricoltura sinergica nel carcere di Pontedecimo.</p><p>Certo, l’orto non cambierà la vita delle detenute e dei detenuti, che <strong>continueranno a contare i giorni che li separano dalla libertà</strong>, ma nel frattempo si saranno presi cura di qualcosa di vivo, imparando il mestiere della terra, mangiando del cibo sano e, chissà, magari fuori da lì, per alcuni quello diventerà il mestiere futuro.</p><p>Ho un solo rammarico: pensare che questo progetto sia realizzabile solo grazie all’intraprendenza di una singola persona, in questo caso due, la direttrice del carcere e la Ballerini, e non grazie alla <strong>lungimiranza delle istituzioni</strong>. Sarebbe bello se un giorno queste cose nascessero direttamente su impulso delle istituzioni, perché vorrebbe dire che la politica avrebbe capito il senso di quell’articolo 27.</p><p>Considerata però la situazioni delle carceri italiane, adesso sembra un pensiero un po&#8217; troppo utopico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/metti-un-orto-nel-carcere/163814/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>I Suv di Marchionne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/i-suv-di-marchionne/161975/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/i-suv-di-marchionne/161975/#comments</comments> <pubDate>Tue, 04 Oct 2011 13:46:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Co2]]></category> <category><![CDATA[emissioni]]></category> <category><![CDATA[Emma Marcegaglia]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Sergio Marchionne]]></category> <category><![CDATA[suv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161975</guid> <description><![CDATA[Mentre siamo tutti concentrati a leggere la corrispondenza tra Marchionne e la Marcegaglia e le motivazioni che allontanano la Fiat da Confindustria (primo fra tutti il pericolo di tentennamento sull’articolo 8) si scopre che a Mirafiori potrebbe essere prodotto un Suv a marchio Jeep. Eppure ricordo che proprio Marchionne, qualche anno fa a Milano, disse: “Sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre siamo tutti concentrati a leggere la corrispondenza tra <strong><a href="http://http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/fiat-esce-da-confindustria-marchionne-scrive-alla-marcegaglia/161688/" target="_blank">Marchionne e la Marcegaglia</a></strong> e le motivazioni che allontanano la Fiat da Confindustria (primo fra tutti il pericolo di tentennamento sull’articolo 8) si scopre che a Mirafiori potrebbe essere prodotto un <strong>Suv a marchio Jeep</strong>. Eppure ricordo che proprio Marchionne, qualche anno fa a Milano, disse: <em>“Sono rimasto sorpreso da quante vetture straniere ci sono in questa città, ho visto tantissimi Suv con una sola persona a bordo, è una cosa oscena se pensiamo veramente di impattare positivamente sull’ambiente, quella non è una soluzione”</em>. Evidentemente deve aver cambiato idea.</p><p>È un mondo contradditorio quello dell’industria dell’auto, perché a leggere il rapporto<strong><em> <a href="http://www.transportenvironment.org/publications/prep_hand_out/lid/653" target="_blank">How clean are Europe&#8217;s cars</a></em></strong> pubblicato dal network europeo Transport&amp;Environment, di cui <a href="http://www.amicidellaterra.it" target="_blank">Amici della Terra</a>, <a href="http://www.terraonlus.it" target="_blank">Terra!</a> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.legambiente.it" target="_blank">Legambiente</a></span> sono partner per l’Italia, sembra proprio che il mercato sia in assoluta controtendenza rispetto a quanto dichiarato dalla stessa industria dell’auto pochi anni fa, secondo la quale gli obiettivi dell’Unione europea volti alla riduzione progressiva delle emissioni di CO2 avrebbero portato a costi di produzione insostenibili. Invece si scopre che, nel 2010, in Europa sono state vendute <strong>auto più efficienti</strong> rispetto all’anno precedente, con un valore di emissioni medio di 140 grammi di CO2 per km percorso, il 4% in meno rispetto al 2009, e a prezzi più bassi.</p><p>Insomma,<strong> l’industria dell’auto ha smentito se stessa</strong>: prima ha opposto una forte resistenza all&#8217;introduzione di obiettivi vincolanti nella legislazione europea sull&#8217;efficienza delle auto, dicendo che avrebbe portato a costi insostenibili. Poi invece si scopre che i costi in realtà sono più bassi e le emissioni ridotte. A questo punto c’è da augurarsi che anche Marchionne smentisca nuovamente se stesso, magari decidendo di produrre una macchina a basse emissioni e a costi ridotti, vale a dire decidendo di non produrre più un Suv, veicolo con un pesante impatto ambientale e in controtendenza rispetto alle innovative motorizzazioni ibride ed elettriche che stanno già ora dettando il mercato dei prossimi anni. Una maniera per<strong> rientrare dalla finestra</strong>, prima che sia troppo tardi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/i-suv-di-marchionne/161975/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> <item><title>Genova: orti urbani, esperienze di comunità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/genova-orti-urbani-esperienze-di-comunita/147100/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/genova-orti-urbani-esperienze-di-comunita/147100/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Jul 2011 07:41:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[agricoltura sinergica]]></category> <category><![CDATA[comunità]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[orti urbani]]></category> <category><![CDATA[terra]]></category> <category><![CDATA[Vesima]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147100</guid> <description><![CDATA[Se in questi giorni siete a Genova per una delle tante iniziative del decennale del G8, vi suggerisco di farvi una passeggiata a Vesima, a pochi km da Voltri. Lì, a un passo dal mare, tra un ponte autostradale e una piccola chiesetta, vedrete spuntare tanti piccoli pezzi di terra dove, da qualche anno, si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se in questi giorni siete a Genova per una delle tante iniziative del decennale del G8, vi suggerisco di farvi una passeggiata a<strong> Vesima</strong>, a pochi km da Voltri.</p><p>Lì, a un passo dal mare, tra un ponte autostradale e una piccola chiesetta, vedrete spuntare tanti piccoli pezzi di terra dove, da qualche anno, si coltivano<strong> orti</strong> seguendo il metodo dell’<strong>agricoltura sinergica</strong>, che promuove meccanismi di auto-fertilità del terreno senza bisogno di arare oppure di concimare, né di separare le piante (pur facendo attenzione a collegarle in modo compatibile e collaborativo tra loro). Anzi, a Vesima c&#8217;è l&#8217;orto madre più antico d&#8217;Italia.</p><p>Avrete così modo di vedere i frutti che questi orti stanno dando: non solo prodotti buoni (ottimi!) come lattuga, cavolo, fragole, basilico, pomodori; ma molto di più, perché intorno a questi piccoli appezzamenti di terra si sta costruendo una socialità diversa, anzi, si sta ricostruendo una <strong>comunità</strong>: laddove c’erano terreni incolti e rovi, case abbandonate e semidistrutte, e un progetto di costruzione che avrebbe rischiato di spianare via l’intera valle, questi orti hanno dato la spinta ai contadini e all&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.terraonlus.it/" target="_blank">associazione Terra!</a></span> per ripensare la valle e renderla un luogo dove, attraverso l’autoproduzione, la vendita diretta e la coltivazione di semi usati dai propri nonni, la terra torna ad essere un<strong> luogo da abitare</strong>, custodire e conservare.</p><p>Gli orti costituiscono un punto di incontro per la comunità, un tentativo di riprogettare la vita partendo da<strong> scelte individuali e collettive: </strong> sono la migliore risposta allo sfruttamento delle terre (e del lavoro), creano un legame diretto tra chi produce e chi consuma, azzerano i kilometri spesi per trasportare il cibo da una parte all’altra del globo, annullano qualsiasi imballaggio o spreco di acqua. Ma non solo, gli orti sono delle <strong>opere d’arte a cielo aperto</strong>, in cui ogni verdura, ogni ortaggio, ogni pianta spontanea rappresenta un pezzo unico di un mosaico in continua evoluzione.</p><p>L’esperienza degli orti e dell’agricoltura urbana, seppur con qualche anno di ritardo,  si sta diffondendo molto velocemente anche in <strong>Italia</strong>. Se esistesse una mappatura, vedremmo migliaia di puntini disegnati sulla cartina dell’Italia: gruppi auto-organizzati, orti didattici, orti sul balcone, aiuole coltivati a lattuga, orti sinergici.  Tra tangenziali, cavalcavia, ponti, semafori, autostrade, ecco  apparire qua e là  un orto in tutta la sua bellezza.</p><p>E credo di poter dire che questa forma di organizzazione rappresenterà un nuovo modo di <strong>fare politica</strong>, di dare una risposta ai bisogni della collettività. Accanto alle grandi battaglie sociali, per la difesa dei diritti umani e dell’ambiente, contro la precarizzazione del lavoro e per la democrazia, nei prossimi anni dovremo imparare sempre di più a portare avanti percorsi di vita quotidiana, fatti anche di cibo sano e autoprodotto, di mobilità alternativa, di riduzione di consumi. Per farlo c’è bisogno dell’impegno e della tenacia di ognuno di noi, ma c’è anche bisogno del<strong> coraggio delle istituzioni</strong> per valorizzare questi progetti che, per crescere, hanno bisogno di impegno e cura, altrimenti rimarranno delle buone prassi con cui autoincensarsi, ma non faranno mai sistema.</p><p>Ecco, se nei prossimi giorni passate di lì, andate a visitare gli orti e vi accorgerete che lo slogan <strong><em>“<a href="http://www.genova2011.org/" target="_blank">Voi la crisi, noi la speranza</a>”</em></strong> ideato per il decennale del G8, non è mai stato così azzeccato. Se invece non avete modo di farlo, vi consiglio di guardare questo video.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/_VijecwQ5U8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/genova-orti-urbani-esperienze-di-comunita/147100/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Diritto di replica: Pigna e le foreste indonesiane</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/diritto-di-replica-pigna-e-larma-della-querela/145281/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/diritto-di-replica-pigna-e-larma-della-querela/145281/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Jul 2011 10:32:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[app]]></category> <category><![CDATA[cartiere Pigna]]></category> <category><![CDATA[Indonesia]]></category> <category><![CDATA[Jannone]]></category> <category><![CDATA[terra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=145281</guid> <description><![CDATA[Pubblico, in calce, la lunga lettera inviata dall’ on. Jannone, Presidente e Amministratore delegato delle Cartiere Pigna, in risposta al mio ultimo post, nella quale si fa un lunghissimo elenco delle scelte di Pigna per la salvaguardia dell’ambiente. Mi fa piacere leggere l&#8217;elenco e non ho nessun motivo per dubitare di quanto scrive, ma se...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblico, in calce, la lunga lettera inviata dall’ <strong>on. Jannone</strong>, Presidente e Amministratore delegato delle <strong>Cartiere Pigna</strong>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/le-tigri-di-carta-che-mangiano-le-foreste/144690/" target="_blank">in risposta al mio ultimo post</a>, nella quale si fa un lunghissimo elenco delle scelte di Pigna per la salvaguardia dell’ambiente.</em></p><p><em>Mi fa piacere leggere l&#8217;elenco e non ho nessun motivo per dubitare di quanto scrive, ma se <strong>Pigna </strong>è davvero un&#8217;azienda improntata alla sensibilità ambientale e alla trasparenza, allora perché mai <strong>continua a non rispondere alle sollecitazioni di Terra</strong>! sulla deforestazione in Indonesia, prima avanzate in via confidenziale e poi, solo in seguito, pubblicamente?</em></p><p><em>E anche in questa Sua lettera<strong> non si risponde</strong> a nessuna delle domande e delle considerazioni fatte nel post precedente.</em></p><p><em>Si sostiene che Pigna “</em><em>non acquista carta uso mano naturale da App”, ma questo non vuol dire che non abbia avuto rapporti commerciali con <strong>App</strong> per altri tipi di prodotti (carte patinate o prodotti già confezionati, come i famosi quaderni &#8220;</em><em>made in Indonesia&#8221;, o altro).</em></p><p><em>E infatti, da quanto risulta a Terra!, da quanto emerge dalle carte processuali e dalle fatture portate come prova, <strong>questi rapporti commerciali ci sono stati</strong>.</em></p><p><em>Ora, se Pigna decide di interrompere i rapporti con App (e con le sue numerose sussidiarie), saremo felici di complimentarci, ma questo non ci risulta.</em></p><p><em>Questa Sua lettera, On. Jannone, non solo non risponde a nessuna delle domande ma, ancora una volta, <strong>minaccia di ulteriori azioni legali nei confronti di Terra</strong>!, rafforzando ulteriormente quanto sostenevo nel post precedente: l’<strong>uso intimidatorio</strong> della querela o della citazione, che personalmente trovo indice di una cultura aziendale un po’ antiquata.<br /> Ripeto, non sarebbe più semplice <strong>ammettere l’errore</strong> e impegnarsi a non acquistare più da App (e sussidiarie)? L&#8217;ambiente ne trarrebbe giovamento e sono certo che anche i vostri clienti ne sarebbero felici. Io lo sarei.</em></p><p><em>Un’ultima precisazione: la sentenza, che è ancora al <strong>primo grado di giudizio</strong>, non contesta affatto la veridicità di quanto detto, quanto piuttosto la continenza con cui è stato detto.</em></p><p><strong>Di seguito la lettera di replica dell&#8217;</strong><strong>on. Jannone:<br /> <span style="text-decoration: underline;"><br /> Oggetto</span>: </strong><em><strong>&#8220;</strong></em><em><strong>Pigna, l’attenzione per l’Ambiente e la Natura e la condanna di Terra!&#8221;</strong></em></p><p>Le tematiche legate al rispetto dell&#8217;ambiente rappresentano, sin dagli esordi, una priorità assoluta per la Cartiere Paolo Pigna S.p.A., azienda storica che dal 1870 è leader del settore cartotecnico.</p><p>Pigna vanta infatti tutte le principali certificazioni riguardanti la eco-sostenibilità della produzione, tra le quali la Forest Stewardship Council, che assicura che il legno e la carta utilizzati provengano da foreste gestite secondo criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.</p><p>Pigna è inoltre certificata secondo le norme ISO 14001 e ISO 9001 che attestano l&#8217;attenzione destinata a ridurre gli sprechi idrici, ad aumentare il riciclo delle acque industriali, a migliorare la gestione dei rifiuti, incrementando la frazione di carta riciclata.</p><p>La Cartiere Paolo Pigna S.p.A. durante lo svolgimento delle sue attività si è quindi impegnata a:</p><p>*     rispettare tutte le leggi, i regolamenti e le normative vigenti in campo ambientale;</p><p>*   perseguire il miglioramento continuo teso alla riduzione delle incidenze ambientali ad un livello &#8220;corrispondente all&#8217;applicazione economicamente praticabile della migliore tecnologia disponibile&#8221;.</p><p>A tale scopo la Società, dopo aver condotto un&#8217;approfondita Analisi Ambientale Iniziale delle attività produttive, ha individuato delle aree prioritarie d&#8217;intervento, ponendosi i seguenti obiettivi:</p><p>*    mantenere un Sistema di Gestione Ambientale, soddisfacendo tutti i requisiti contenuti nella norma UNI EN ISO 14001: 2004 e garantendo il rispetto delle prescrizioni normative applicabili;</p><p>*    gestire in modo efficace ed efficiente i propri processi interni e fornire una adeguata garanzia alle parti interessate (enti, cittadini, azionisti, clienti, fornitori) sulle prestazioni in esame;</p><p>*   promuovere la sensibilizzazione ed il coinvolgimento dei propri dipendenti ad ogni livello nonché  degli appaltatori e dei fornitori riguardo alla protezione dell&#8217;Ambiente;</p><p>*    tenere sotto controllo le attività, i processi dell&#8217;organizzazione e valutare gli impatti sull&#8217;Ambiente di materie prime ed ausiliarie;</p><p>*    mantenere le emissioni in atmosfera e gli effluenti liquidi nella condizione di minimo inquinamento e aumentare l&#8217;indice di ricircolazione delle acque industriali;</p><p>*   gestire i residui industriali, minimizzando la loro generazione ed ottimizzando il riciclaggio degli stessi;</p><p>*    utilizzare in modo ottimale le risorse energetiche in termini di risparmio e recupero;</p><p>*    monitorare e ridurre le emissioni sonore dirette verso l&#8217;esterno del sito;</p><p>*    adottare le misure necessarie per ridurre gli impatti ambientali connessi a situazioni d&#8217;emergenza.</p><p>Elenchiamo di seguito come sono affrontate le principali tematiche:</p><p><strong>Emission Trading</strong></p><p>La Legge n. 316 del 30 dicembre 2004, di conversione del D.L. n. 273/2004, ha recepito la direttiva 2003/87/CE istitutiva di un sistema per lo scambio di permessi di emissione dei gas a effetto serra. Dal 1° gennaio 2005 è operativo lo Schema Europeo di Emission Trading (ETS), in relazione al quale, in data 24 febbraio 2006, il Ministero dell&#8217;Ambiente ha emanato il decreto di assegnazione dei permessi di emissione di quote di CO2. Le quote assegnate alla Società sono pari a 81 ton. di CO2 per gli anni dal 2008 al 2012.</p><p>Nel corso dell&#8217;esercizio 2010 le emissioni di CO2 rilasciate in atmosfera sono state pari a 1 ton. contro le 82 ton dell&#8217; autorizzazione, quindi con  un decremento del 99% rispetto alle quote di competenza. Con la chiusura della divisione cartiera si è avviata e conclusa la procedura di annullamento all&#8217;autorizzazione della delibera n. 9/2011 rilasciata dal &#8220;Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto&#8221;.</p><p>Sempre con la chiusura della divisione cartiera, la Società non rientra più nella direttiva IPPC o AIA Autorizzazione Integrale Ambientale, non gestendo ora attività rientranti nell&#8217;elenco di tale direttiva. Anche in questo caso è stata predisposta comunicazione all&#8217;ente preposto, &#8220;Amministrazione Provinciale di Bergamo&#8221;.</p><p><strong>Le acque</strong></p><p>La graduale dismissione del reparto cartiera ha portato ad una sostanziale riduzione dell&#8217;utilizzo industriale delle acque del fiume Serio che, tramite il sistema delle locali rogge, attraversa l&#8217;intero compendio Pigna. Considerato inoltre che l&#8217;attuale portata del fiume Serio è a carattere torrentizio ed il terreno di natura carsica, l&#8217;annullamento dell&#8217;opera di captazione sopra descritto ha consentito il rispetto da parte dell&#8217;Azienda della normativa in tema di minimo deflusso vitale (MDV), secondo quanto disposto dal D.Lgs. n. 152/2006, a salvaguardia della normale struttura naturale dell&#8217;alveo, e di conseguenza, della presenza di una biocenosi che corrisponda alle condizioni naturali. Tale riduzione ha consentito di liberare la risorsa idrica per eventuali diversi utilizzi ai fini della creazione di energie sostenibili e della fruizione pubblica ed ha azzerato i potenziali rischi di inquinamento derivanti dall&#8217;uso industriale.</p><p>Da segnalare inoltre che la fermata della cartiera ha consentito anche di azzerare la produzione di c.ca 6.000 ton annue di fanghi derivanti dall&#8217;impianto di depurazione e il relativo processo di recupero.</p><p><strong>I rifiuti</strong></p><p>Da sempre i rifiuti sono stati trattati secondo la distinzione tra &#8220;rifiuti pericolosi&#8221; e rifiuti &#8220;non pericolosi&#8221; come previsto dall&#8217;art. 184, comma 1, del D.Lgs. n. 152/2006. La nostra ultima denuncia MUD (Modello Unico Dichiarazione Ambientale)riferita all&#8217;anno 2010, come stabilito dal Direttore Generale della Direzione per la Tutela del Territorio e delle Risorse Idriche recante indicazioni operative relative all&#8217;assolvimento degli obblighi di comunicazione annuale di cui alla Legge 70/94, al DPCM 27/4/2010 e all&#8217;articolo 12 del DM 17/12/2009, come modificato con DM 22/12/201, rileva che la maggior parte dei scarti industriali prodotti dall&#8217;azienda è composta da rifiuti non pericolosi e pertanto assimilabili a rifiuti urbani.</p><p>Si è proseguito con gli interventi straordinari iniziati lo scorso anno, di pulizia e di eliminazione delle giacenze di materiali obsoleti. I rifiuti classificati &#8216;pericolosi&#8217; sono passati da 39,3 ton nel 2009 a soli 2,88 ton, quindi con un meno 92% nel 2010 e quelli &#8216;non pericolosi&#8217; sono passati da 2.549,2 a 3327 ton con un aumento del 30%. E&#8217; stato inoltre attivato, nel rispetto delle vigenti normative, il nuovo sistema di controllo sui rifiuti chiamato SISTRI il cui numero di pratica è FAX_BG_12112.</p><p><strong>Smaltimento materiali</strong></p><p>Sono state smaltite ben oltre 1.000 tonnellate di materiali ferrosi destinati a nuovi utilizzi produttivi in ottemperanza alla normativa n. 277/1992. Segnaliamo che ad oggi non sono presenti fibre d&#8217;amianto nell&#8217;intero sito produttivo e nemmeno policlorobifenili (PCB), avendo provveduto nel corso degli passati la mappatura, il monitoraggio e il relativo smaltimento.</p><p><strong>Le emissioni di rumori esterni</strong></p><p>Fin dal 2003 l&#8217;Azienda rispetta tutti i parametri previsti dalla zonizzazione acustica approvata dall&#8217;amministrazione comunale di Alzano Lombardo, tanto in relazione ai valori diurni quanto a quelli notturni. Nella nuova sede produttiva in via di ultimazione, sono comunque state ulteriormente ridotte le emissioni sonore dirette verso l&#8217;esterno dei siti di produzione.</p><p><strong>Le certificazioni ottenute</strong></p><p>La Cartiere Paolo Pigna S.p.A. è da sempre in prima linea nella tutela dell&#8217;Ambiente. Può vantare infatti tutte le principali certificazioni riguardanti la eco-sostenibilità della produzione, tra le quali la Forest Stewardship Council, che assicura che il legno e la carta utilizzati provengano da foreste gestite secondo criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.</p><p>Pigna è inoltre certificata secondo le norme ISO 14001 e ISO 9001 che attestano l&#8217;attenzione destinata a ridurre gli sprechi idrici, ad aumentare il riciclo delle acque industriali, a migliorare la gestione dei rifiuti, incrementando la frazione di carta riciclata.</p><p>In tema di certificazioni si segnala che gli stabilimenti della Società sono certificati ai sensi delle seguenti normative:</p><p>ISO 14001 e ISO 9001:2000. La Società ha un Sistema di Gestione Qualità e Ambiente certificato per tutte le Divisioni secondo la norma internazionale ISO, che conferma l&#8217;applicazione di norme organizzative internazionali atte a migliorare le performance aziendali e che testimonia la concreta volontà di controllare e ridurre, progressivamente, l&#8217;impatto delle nostre attività sull&#8217;Ambiente.</p><p>Sempre nell&#8217;ambito della sua &#8220;mission&#8221; aziendale, ha mantenuto le certificazioni FSC (&#8220;Forest Stewardship Council&#8221;) &#8211; PEFC (&#8220;Programme for Endorsement of Forest Certification schemes&#8221;) per i prodotti cartotecnici &#8220;Pigna Moda 2010 e 2011&#8243; e per alcuni altri prodotti del catalogo &#8220;Pigna 2009&#8243;.</p><p>Le certificazioni, rappresentate nei due acronimi FSC e PEFC, assicurano che il legno e la carta utilizzati provengono da foreste gestite secondo criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.</p><p>FSC e PEFC sono organizzazioni non governative, che controllano la Catena di Custodia e assicurano un&#8217;attenta gestione delle foreste in tutto il mondo.</p><p>Il Sistema di Gestione Qualità e Ambiente adottato da Pigna consente di trasformare le variabili ambientali da oneri economici in concrete opportunità di crescita, miglioramento ed ottimizzazione dell&#8217;intero ciclo produttivo.</p><p>Le certificazioni rappresentano sia un traguardo che un punto di partenza per sviluppare una sempre maggiore coscienza ambientale attraverso un uso più razionale dell&#8217;energia e delle fonti rinnovabili, una riduzione degli sprechi idrici, una raccolta ed un trattamento corretto dei rifiuti e, naturalmente, una formazione e una sensibilizzazione continua di tutto il personale.</p><p>In tema di sicurezza, Ambiente e igiene del lavoro l&#8217;azienda è in possesso di tutte le certificazioni e autorizzazioni per il corretto svolgimento delle sue attività e si è iniziato durante l&#8217;anno l&#8217;implementazione del sistema OHSAS 18.000, che, una volta concluso, consentirà all&#8217;Azienda di ottenere la &#8220;Certificazione di Eccellenza&#8221;, prestigioso traguardo che poche società italiane possono vantare.</p><p><strong>L&#8217;acquisto di carta</strong></p><p>La nostra Società non acquista carta uso mano naturale da APP ed e&#8217; particolarmente attenta e rigorosa nella scelta di tutta la filiera dei fornitori.</p><p><strong>La causa contro Terra!</strong></p><p>Giustamente sanzionata dal Tribunale di Bergamo per diffamazione a danno della Cartiere Pigna, l&#8217;Associazione Terra! Onlus anziché indursi a contenere le sue campagne ambientaliste nei limiti della civile dialettica, rincara la dose con comunicati, sapientemente fatti rimbalzare su altri numerosi siti, in cui insiste, con malcelato afflato vendicativo, nelle sue gratuite ed infondate accuse alla nostra Azienda, ed oscura completamente le ragioni per le quali il Tribunale, avanti il quale Terra! ha svolto ampiamente le proprie difese, ha giudicato diffamatorio il suo comportamento e ha emesso nei suoi confronti una condanna al risarcimento dei danni, distinguendo tra legittima facoltà di critica e illecita offesa dell&#8217;altrui onore e reputazione.</p><p>Alla diffamazione di Terra! Onlus la Cartiere Paolo Pigna S.p.A. ha reagito nei modi e nei tempi previsti dalle normative vigenti, e il Tribunale competente le ha dato ragione.</p><p>La nostra Società, fra le più antiche e prestigiose realtà industriali italiane, ha accompagnato il percorso di crescita educativa e culturale di generazioni e generazioni di cittadini, divenendo sinonimo di correttezza e civismo così come costituisce un tradizionale punto di riferimento economico dell&#8217;area bergamasca, garantendo lavoro e benessere a centinaia di dipendenti e alle loro famiglie, ed ha sempre operato nell&#8217;assoluto rispetto di ogni normativa, nazionale o sovranazionale e con particolare scrupolo verso la salvaguardia dell&#8217;Ambiente.</p><p>Pertanto Cartiere Pigna reagirà in ogni sede competente a qualsiasi ulteriore iniziativa idonea a lederne la reputazione e l&#8217;immagine, da chiunque promossa o divulgata.</p><p>E&#8217;inoltre degno di nota sottolineare che, negli ultimi venticinque anni, non si sono registrate a carico di Cartiere Paolo Pigna S.p.A. condanne alcune relative a reati ambientali di ogni genere, né esiste attualmente alcuna pendenza in corso.</p><p><strong>I prodotti</strong></p><p>E&#8217; stata incrementata la frazione di carta riciclata sul totale delle materie prime. &#8220;Ricarta&#8221; è il brand name di Pigna che contraddistingue la carta riciclata al 100%, proveniente da maceri selezionati. &#8220;Ricarta&#8221; rispetta l&#8217;Ambiente perché questa tipologia di produzione non richiede l&#8217;abbattimento di alberi e risparmia il taglio di un albero ogni 400 kg di carta riutilizzata. In particolare la carta riciclata è utilizzata non solo per realizzare la copertina e i fogli interni delle linee &#8220;Pigna Nature Green&#8221; e &#8220;Pigna Nature Flowers&#8221;, ma anche per produrre buste ecologiche e carta per fotocopie.</p><p><strong>La nuova sede di Alzano Lombardo. Una sede che guarda al futuro</strong></p><p>E&#8217; ormai in fase di ultimazione la nuova sede produttiva di Pigna, il trasloco avverrà entro il corrente mese di Luglio. Non appena ultimato il nuovo stabilimento, le principali attività produttive potranno essere accorpate nel quartiere generale di Alzano Lombardo. La riunione delle stesse presso la medesima sede comporterà importanti e visibili economie di scala con la conseguente riduzione dei costi fissi e variabili. Nella nuova sede il risparmio energetico e il rispetto per l&#8217;Ambiente sono state le linee guida e risulteranno evidenti le riduzioni di emissioni inquinanti conseguenti alla contrazione degli spostamenti per trasporti e logistica.</p><p><strong>La centrale</strong></p><p>La sostituzione, nell&#8217;anno 2000, della vecchia centrale elettrica, alimentata a metano e destinata soltanto alla produzione di vapore da utilizzare per il funzionamento delle macchine continue della cartiera, con la nuova, alimentata a gas e con una potenza di 52 Mega Watt, ha comportato una importante riduzione delle emissioni di anidride carbonica ed ossidi di azoto in atmosfera.</p><p>L&#8217;entrata in funzione della nuova centrale ha infatti consentito l&#8217;introduzione del teleriscaldamento e la conseguente dismissione di tutte le caldaie precedentemente utilizzate: l&#8217;acqua surriscaldata, impiegata nella centrale per produrre energia elettrica, anziché essere immessa direttamente in atmosfera o scaricata nelle acque, viene utilizzata per riscaldare il sito produttivo, nonché altri immobili ubicati nel territorio del Comune di Alzano Lombardo, quali le scuole, il municipio, l&#8217;ospedale, le piscine pubbliche e diversi condomini, consentendo in tal modo una riduzione delle emissioni generate da tutti quegli edifici che, avendo in precedenza utilizzato metano od oli combustibili per la generazione di calore, sono oggi collegati al teleriscaldamento.</p><p><strong>La nuova logistica </strong></p><p>E&#8217; stata completamente ammodernata e terziarizzata la distribuzione logistica e il magazzino materie prime e prodotti finiti. Oggi è possibile consegnare un qualsiasi prodotto Pigna in tutto il mondo entro margini di tempo impensabili fino a pochi mesi orsono, con un elevatissimo grado di efficienza e con ridottissima mobilità e spostamenti mirati, riducendo in tal modo sensibilmente l&#8217;impatto delle emissioni di scarico.</p><p>Abbiamo con i risultati raggiunti, qui sommariamente descritti, e con il costante impegno quotidiano, dimostrato la capacità dell&#8217;azienda di mantenere un rapporto consapevole con l&#8217;Ambiente che ci circonda.</p><p>Il rispetto ambientale è da sempre una delle priorità aziendali, resa concreta grazie ad un encomiabile gioco di squadra, che ha veduto direttamente coinvolti tutti i dipendenti e i nostri interlocutori.</p><p>Abbiamo voluto porre al centro dei nostri obiettivi proprio l&#8217;Ambiente e ci siamo così consapevolmente assunti importanti responsabilità nei confronti delle generazioni future.</p><p>Siamo certi potrà quindi convenire riguardo alla qualità e alla quantità del lavoro svolto finalizzato a rilanciare la leadership di Pigna, lavoro che ha salvaguardato, un&#8217;azienda antica, un marchio prestigioso e soprattutto, il fondamentale sostegno a centinaia di famiglie.</p><p>Abbiamo la consapevolezza e l&#8217;orgoglio di aver sempre operato nell&#8217;assoluto rispetto di ogni normativa, nazionale o sovranazionale, con particolare scrupolo per i temi di salvaguardia dell&#8217;Ambiente.</p><p>In attesa di un cortese riscontro, con richiesta di pubblicazione ai sensi delle vigenti normative,</p><p>Porgo i più distinti saluti,</p><p><em>CARTIERE PAOLO PIGNA S.p.A.</em></p><p><em>On. Dott. Giorgio Jannone</em></p><p><em>Presidente e Amministratore Delegato</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/diritto-di-replica-pigna-e-larma-della-querela/145281/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Le tigri di carta che mangiano le foreste</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/le-tigri-di-carta-che-mangiano-le-foreste/144690/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/le-tigri-di-carta-che-mangiano-le-foreste/144690/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Jul 2011 09:45:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Ambiente]]></category> <category><![CDATA[cartiere Pigna]]></category> <category><![CDATA[Deforestazione]]></category> <category><![CDATA[foreste pluviali]]></category> <category><![CDATA[terra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=144690</guid> <description><![CDATA[Cosa succede quando una piccola associazione ambientalista si mette di traverso a un colosso come le Cartiere Pigna? I fatti: nell’aprile 2010, Terra! pubblica il rapporto “Le tigri di carta” dove si denuncia che anche le Cartiere Paolo Pigna acquistano carta dal colosso cartario asiatico Asia Pulp and Paper (App), principale attore della deforestazione in Indonesia,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/terra_foto.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-144714" title="Terra" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/terra_foto-300x199.jpg?47e3a5" alt="" /></a>Cosa succede quando una piccola associazione ambientalista si mette di traverso a un colosso come le Cartiere Pigna?</p><p>I fatti: nell’aprile 2010,<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.terraonlus.it/" target="_blank"> Terra!</a></span> pubblica il rapporto “<a href="http://www.terraonlus.it/tigri-di-carta" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Le tigri di carta</span></a>” dove si denuncia che anche le <strong>Cartiere Paolo Pigna</strong> acquistano carta dal colosso cartario asiatico <strong>Asia Pulp and Paper</strong> (App), principale attore della deforestazione in Indonesia, che ha spianato oltre un milione di ettari di foreste pluviali, un&#8217;area vasta quanto l&#8217;Abruzzo, per farne piantagioni di acacia.</p><p>Prima della pubblicazione del rapporto, Terra! cerca di entrare in contatto varie volte con Pigna (raccomandate, telefonate, lettere e mail) rivolgendo la stessa richiesta fatta a molte altre aziende: interrompere i rapporti commerciali con App fino a quando questa impresa non fermerà la distruzione delle foreste pluviali.</p><p>Nessun risposta.</p><p>Dopo la pubblicazione del rapporto e dopo che alcuni attivisti issano uno striscione a Piazza Venezia, i legali di Pigna (ricordate lo studio Dotti? <strong>ex legale di Berlusconi</strong>) si affrettano a scrivere ai giornali sostenendo che &#8220;Cartiere Pigna non tiene rapporti commerciali con la società indonesiana Asian Pulp and Paper e non si approvvigiona di prodotti derivanti dalle foreste indonesiane&#8221; (<strong>cosa falsa</strong> come vedremo dopo). Ma non  è tutto, perché dopo qualche giorno arriva la citazione in giudizio. <strong>Pigna chiede 500.000 €</strong> <strong>a Terra!</strong> per diffamazione, una cifra che equivale a 6 volte lo stesso bilancio dell’associazione, esponendola di fatto al rischio di chiusura.</p><p>Il processo di primo grado si tiene a Bergamo, dove ha sede Pigna e dove l’on. Jannone, presidente e amministratore delegato dell’azienda e deputato Pdl, ha il suo feudo elettorale.</p><p>Durante il processo, Terra! deposita agli atti gli estremi di alcune <strong>fatture che attestano i rapporti commerciali esistenti tra Pigna e App</strong>, dimostrando che le dichiarazioni alla stampa fatte dai legali di Pigna sono false. Vengono inoltre presentate delle <a href="http://www.terraonlus.it/analisi-pigna" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>analisi</strong></span></a> effettuate da un laboratorio americano su quattro quaderni Pigna <em>made in Indonesia</em>, che contengono un’alta percentuale di fibra di acacia e di fibra mista tropicale (MTH)…vale a dire, foresta pluviale ridotta in trucioli! È la prova evidente che esiste un legame tra alcuni prodotti della Pigna e deforestazione.</p><p>Tuttavia, il tribunale di Bergamo condanna Terra! a un risarcimento di 20.000 € più le spese, per non avere rispettato il limite della continenza: come a dire, <strong>Terra! dice la verità, ma troppo ad alta voce!</strong></p><p>Prossima tappa l’udienza di appello del 28 settembre.</p><p><strong>Fin qui i fatti. </strong></p><p>Tralasciando gli aspetti processuali, che avremo modo di affrontare nelle opportune sedi, vorrei fare qualche considerazione sul perché si è arrivati a questo punto.</p><p>Primo, perché le cartiere Paolo Pigna e l’on. Jannone <strong>non hanno mai risposto alle richieste di Terra!</strong>?</p><p>Le aziende, soprattutto quelle prestigiose come Pigna, hanno il dovere morale della <strong>trasparenza e della responsabilità</strong>; rispondere delle proprie azioni a una associazione e all’opinione pubblica, fa parte di questi doveri. Tant’è che molte aziende dello stesso spessore hanno risposto subito e, in molti casi, hanno deciso di interrompere i rapporti commerciali con l’App.</p><p>Secondo, invece di arrivare a questo accanimento, non sarebbe più semplice <strong>ammettere l’errore</strong> &#8211;  capita anche ai migliori di sbagliare &#8211; impegnandosi a non acquistare più da App?</p><p>Questa non è solo la richiesta di Terra!, ma di altre <a href="http://www.terraonlus.it/it/documenti/doc_download/79-40-associazioni-ambientaliste-europee-non-comprate-carta-dalla-app"><span style="text-decoration: underline;"><strong>40 associazioni</strong></span></a>, tra cui WWF e Greenpeace che, a livello nazionale e internazionale, stanno portando avanti la stessa campagna per la difesa delle foreste indonesiane.</p><p>Il prestigio e il nome di Pigna si misura anche su questo.</p><p>Mi auguro che l&#8217;on. Jannone voglia impegnarsi in prima persona per far sì che un grande marchio non venga mai associato alla deforestazione; per farlo non serve citare in giudizio, basta non rifornirsi più da aziende direttamente collegate a questo scempio.</p><p>Ultima considerazione, che non sarà nuova ai lettori de <em>Il Fatto</em>: questo processo tira in ballo il problema dell’utilizzo che si fa, spesso in maniera distorta, dello strumento della citazione per diffamazione. Posto che ognuno ha il diritto di citare o querelare qualcuno quando si sente diffamato, ho l’impressione che quello che dovrebbe essere uno strumento di tutela, stia diventando <strong>un’arma per mettere a tacere</strong> chi non la pensa come te.</p><p>È evidente che quando ricevi una citazione per 500.000€ e non hai le spalle coperte, la paura rischia di paralizzarti e le gambe tremano. Terra! le spalle coperte non le ha, ma la solidarietà e la vicinanza che ha ricevuto dalle persone e dalle oltre 50 associazioni che hanno firmato l’appello in suo sostegno, sicuramente gli danno <strong>la spinta per continuare</strong>.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.terraonlus.it/it/immagini/category/18-tigri-di-carta-pigna-le-distruggge-foreste-secolari" target="_blank">Guarda la fotogallery</a></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/le-tigri-di-carta-che-mangiano-le-foreste/144690/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> <item><title>Nessun dorma, i blitz dell&#8217;Italia migliore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/nessun-dorma-i-blitz-dellitalia-migliore/143455/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/nessun-dorma-i-blitz-dellitalia-migliore/143455/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Jul 2011 11:56:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Ciconte</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[blitz]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[nessun dorma]]></category> <category><![CDATA[se non ora quando]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=143455</guid> <description><![CDATA[Quasi cinque mesi fa &#8211; mancano esattamente 24 ore &#8211;  nasceva Nessun Dorma, un gruppo eterogeneo e trasversale di persone che, con una serie di azioni e blitz urbani, cerca di riprendersi i propri spazi e invitare anche altri alla costruzione di una società civile consapevole. Nessun Dorma diventa un monito, un’esortazione all’azione, per scongiurare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quasi cinque mesi fa &#8211; mancano esattamente 24 ore &#8211;  nasceva <a href="http://www.youtube.com/user/petradepetris" target="_blank"><strong>Nessun Dorma</strong></a>, un gruppo eterogeneo e trasversale di persone che, con una serie di azioni e blitz urbani, cerca di riprendersi i propri spazi e invitare anche altri alla costruzione di una società civile consapevole. Nessun Dorma diventa un monito, un’esortazione all’azione, per scongiurare l’assuefazione in cui ogni giorno rischiamo di cadere.</p><p>Non a caso nasciamo cinque mesi fa: siamo a febbraio, all’indomani dell’<strong>ennesimo scandalo sessualpolitico</strong> di  Berlusconi, Ruby e le ragazze dell’Olgettina.  In quel momento in Italia finalmente si spezza l’incantesimo durato 17 anni, nell’aria si percepisce  un risveglio collettivo, la voglia di mostrare al mondo che c’è un Italia migliore di quella rappresentata dal presidente del consiglio. Il 7 febbraio, alla vigilia di <span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/13/da-trieste-a-palermo-da-bari-a-pesaro-sono-gia-decine-di-migliaia-le-donne-in-piazza/91829/" target="_blank">Se non ora quando</a></span>,<strong> </strong>decidiamo che è il momento di fare la nostra parte e, per rilanciare la manifestazione delle donne, organizziamo  un <a style="text-decoration: underline; font-weight: bold;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/07/nessun-dorma-le-statue-di-roma-si-indignano/90605/" target="_blank">blitz notturno</a> in giro per Roma. La mattina dopo 150 statue di Roma si risvegliano con dei cartelli al collo con messaggi come “<em>C’è un’Italia che non chiude gli occhi”</em> e <em>“</em><em>Il corpo dell’Italia non è in vendita</em><em>”.</em></p><p><em> </em></p><p><em><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ufKUNIpuVic" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> </em><br /> Oggi, dopo cinque mesi, nasce questo blog e, per una bella coincidenza, accade ancora una volta alla vigilia di un altro <a style="text-decoration: underline;" href="http://senonoraquandosiena910luglio.wordpress.com/" target="_blank">appuntamento di Se non ora quando</a>: l’incontro organizzato a Siena il 9 e 10 luglio prossimi. Il blog nasce con la voglia di raccontare le tante cose che succedono nell’<strong>Italia migliore</strong>, quell’Italia in cui ci si mette in gioco in prima persona e si lotta per i diritti, l’ambiente, la democrazia, la giustizia sociale, volendo dimostrare come questa sia l’unica strada possibile e giusta per ricostruire un Paese in cui <strong>la legge è uguale per tutti</strong> e fare in modo che ognuno di noi  si senta davvero parte di una comunità, senza distinzioni.</p><p>In questi mesi abbiamo provato a <strong>suonare un campanello d’allarme</strong> ogni qual volta ne abbiamo sentito il bisogno, lanciando sempre lo stesso messaggio: nessun dorma è un monito che vale per tutte e per tutti noi. L’abbiamo lanciato per le strade di molte città a cui, nottetempo, è stato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/10/le-strade-italiane-cambiano-nome-per-cacciare-b/96480/" target="_blank">modificato il nome di vie e di piazze</a></span> che sono diventate &#8220;Via Berlusconi&#8221;, &#8220;Largo ai giovani&#8221;, &#8220;Viale del tramonto di governo&#8221;. L’abbiamo fatto alla vigilia del ballottaggio delle amministrative, tappezzando le città con il messaggio <em><strong>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=i6une4LsXh4" target="_blank">C’era una volta Berluscopoli</a></span>”</strong></em> e, ancora, per dire Sì ai referendum. Siamo stati <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2011/04/06/visualizza_new.html_1526592215.html?idPhoto=3" target="_blank">di fronte al tribunale di Milano</a></span> durante la prima udienza al processo Berlusconi e davanti al Parlamento per <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=VANF5IY15kQ" target="_blank">chiederne le dimissioni</a></span>.</p><p>Ci saremo ancora nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, sperando che altre persone vogliano unirsi a quest’onda positiva che sta invadendo l’Italia e che, ora più che mai, ha bisogno di <strong>mantenere alta l’attenzione</strong>; perché molte partite si perdono quando si è convinti di essere a un passo dalla vittoria.</p><p>Anche attraverso le pagine di questo blog proveremo a raccontare quello che accade dalla parte dell’Italia migliore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/nessun-dorma-i-blitz-dellitalia-migliore/143455/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1381/1382 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 06:31:03 -->
