<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Fabio Amato</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/famato/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Emilio Fede, il Parlamento, e la &#8220;minchiata&#8221; della valigetta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/emilio-fede-parlamento-minchiata-della-valigetta/201774/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/emilio-fede-parlamento-minchiata-della-valigetta/201774/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 12:00:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Diana De Feo]]></category> <category><![CDATA[Emilio Fede]]></category> <category><![CDATA[lugano]]></category> <category><![CDATA[mediaset]]></category> <category><![CDATA[Raffaella Zardo]]></category> <category><![CDATA[tg4]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201774</guid> <description><![CDATA[“Mi hanno messo in ferie forzate, mi hanno chiuso fuori dal mio ufficio e non posso neanche sentire la segreteria”. 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Cita <em>Le Monde </em>e i tributi della la stampa internazionale e poi dice: “L&#8217;unica cosa che voglio è smascherare quei due o tre farabutti che si sono inventati la storia della valigetta. Una minchiata – dice – a cui non crede nemmeno la valigetta”.</p><p>Del resto, il piano della sua uscita da <strong>Mediaset</strong> era chiaro, per stessa ammissione del suo protagonista, ma la storia dei soldi a Lugano ha accelerato tutto: “Avvicinarmi alla scadenza elettorale, andare da <strong>Silvio</strong> e chiedergli un posto in Parlamento nella prossima legislatura. L’altra sera, preso alla sprovvista, con le tensioni accumulate in questi mesi, ho risposto scioccamente. Ho sbagliato». Emilio Fede lo aveva detto senza giri di parole al <em>Giornale</em>. Poi però le cose non sono andate come dovevano, e dalla sera alla mattina il più fedele alla linea dei giornalisti di Mediaset si è ritrovato senza poltrona da direttore del Tg4 e senza – per ora – scranno da parlamentare. Un bel guaio anche perché nel giro di 48 ore il suo successore <strong>Giovanni Toti</strong> si è preso la poltrona e ha smantellato la sua creatura, a cominciare da Sipario, il programma di gossip affidato a <strong>Raffaella Zardo</strong>. Eppure, nei giorni successivi Emilio Fede ha continuato a mantenere il buonumore e ripetere: “Finalmente è sbocciata la primavera”.</p><p>E se avesse ragione lui? Di certo il Cavaliere, valigetta o meno, non si può permettere di lasciare senza niente il compagno di tante “serate eleganti”. L&#8217;ultimo incontro proprio sabato scorso: tra abbracci e pacche i due hanno steso la road map per arrivare a primavera 2013, quando per l&#8217;ottantenne ex direttore il posto in Parlamento potrebbe arrivare per davvero. Da qui ad allora per Fede potrebbero bastare qualche comparsata e qualche editoriale sulle reti di famiglia, magari intensificando la sua presenza nel culmine della competizione elettorale. Lui non conferma e non smentisce, perché “di certo c&#8217;è solo la morte”. E per avvicinarlo a quella, aggiunge “la stampa ha già fatto un grande lavoro”.</p><p>Ma i problemi non mancano. Sia sul fronte politico che su quello televisivo. Che Emilio Fede abbia lasciato qualche inciampo dietro di sé è risaputo. La tendenza a parlare dei propri guai giudiziari in diretta, ad esempio, era cosa nota al punto da diventare oggetto di clausola nell&#8217;accordo di buonauscita naufragato la scorsa settimana. Ma qui la voce del padrone si può sempre far sentire. E per Emilio Fede lo spazio alla fine salterà fuori. La questione del palazzo impone invece delle scelte obbligate. Al Senato siede infatti la moglie di Emilio, <strong>Diana De Feo,</strong> e immaginarsi palazzo Madama modello due camere e cucina è un po&#8217; troppo, considerando anche lo stato abbastanza teso dentro al Pdl. Senza contare le questioni personali. Tra Fede e la moglie, al netto di interviste, smentite e controinterviste – si veda la <em>querelle </em>nata con A dopo la deflagrazione del caso Ruby e immediatamente rattoppata da Chi – non sembra correre buon sangue. Lui però smentisce categoricamente e ritrova la sua “incazzatura” al solo nominare il problema. Insomma, la «la santa con l’aureola autorizzata» come Fede ebbe a definire la consorte, deve essere lasciata in pace: &#8220;Non ha mai mancato una seduta, sempre presente, un lavoro impeccabile&#8221;. Del resto, dice Fede, “io ho ottant&#8217;anni, non voglio annoiarmi. Se potessi scegliere vorrei andare alla Camera, dove c&#8217;è qualche emozione e qualche combattimento in più”.</p><p>Ma di qui alla primavera, dice, di tempo ne manca molto. E per ora la sua preoccupazione è un&#8217;altra: &#8220;Non vedo l&#8217;ora di essere sentito dai magistrati, questa storia della valigetta è una minchiata che non sta in piedi&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/emilio-fede-parlamento-minchiata-della-valigetta/201774/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Governo e alleanze, cresce il malumore nel Pdl. Domani consiglio dei ministri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/governo-alleanze-cresce-malumore-pdl-domani-consiglio-ministri/180181/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/governo-alleanze-cresce-malumore-pdl-domani-consiglio-ministri/180181/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Dec 2011 16:32:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alleanze]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[cicchitto]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[Udc]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180181</guid> <description><![CDATA[La prima vittima della strategia di Berlusconi potrebbe essere proprio il Pdl. 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L&#8217;ex presidente del Consiglio è impegnato da un lato a sostenere l&#8217;azione del governo. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/il-pdl-e-monti-qui-lo-reggo-e-qui-lo-sego/180032/" target="_blank">Dall&#8217;altro a tenerlo sulle spine, logorandolo con continui distinguo</a> e richieste di partecipazione alle scelte cui si uniscono i vari <strong>Gasparri, Crosetto, La Russa</strong>. E così il partito si presenta scosso, anzi, fratturato all&#8217;appuntamento con la ripresa dei lavori politici. Berlusconi sembra intenzionato a favorire il consolidamento della segreteria di <strong>Angelino Alfano</strong> con una strategia flessibile: da una parte, non si dà per scontata la fine dell’alleanza con la <strong>Lega</strong>; dall’altra, il recupero del rapporto con i centristi risulta l’obiettivo principale da raggiungere.     E così qualcuno ipotizza il doppio binario, un asse privilegiato con il Carroccio al nord, mentre l’intesa con il partito di <strong>Pier Ferdinando Casini</strong> dovrebbe riguardare il centrosud. Una specie di ritorno al passato e alle origini di Forza Italia, che in questo modo vinse le elezioni del <strong>1994</strong>, quelle della discesa in campo. Nel recupero delle &#8220;origini&#8221;, però, lo scenario non esclude anche novità clamorose, come il cambio del nome del partito, che non sarebbe riuscito a scaldare i cuori non solo dell’elettorato ma nemmeno di tanti suoi dirigenti, peraltro logorati dai postumi del dualismo, mai veramente sradicato nemmeno nei primi mesi di segretaria Alfano, tra ex Forza Italia ed ex Alleanza nazionale.     Il 2012, insomma, sarà l’anno delle scelte: sul governo, sulla fase 2, sulle elezioni, sulla legge elettorale.</p><p>Ma il malumore sembra essersi impossessato del partito nonostante le feste. <strong>Gaetano Quagliariello</strong>, sentito dall&#8217;agenzia Adnkronos, getta acqua sul fuoco: &#8220;Date le circostanze, il partito ha superato una prova importante e difficile, con un’invidiabile capacità di restare unito&#8221;. <strong>Massimo Corsaro</strong>, ammette invece: &#8220;Il tema del rapporto con la Lega mi sta a cuore&#8221;. Ma, aggiunge, &#8220;non credo nella possibilità di una linea del Pdl a geometria variabile, con il Carroccio al Nord e con l’Udc al centrosud. Il Pdl è un partito nazionale chiamato a rappresentare tutta l’area del centrodestra&#8221;. Di certo, però, l&#8217;operazione deve avere un fondo di verità, se il suo capogruppo <strong>Fabrizio Cicchitto</strong> si affanna a dire alle agenzie: &#8220;Il Pdl è stato, è e sarà un partito con vocazione nazionale. L&#8217;ipotesi di disarticolarlo in due parti, con due leadership e con due alleanze diverse è, a nostro avviso, un disegno suicida. Chiarito questo, è evidente che per quello che riguarda poi le prossime elezioni amministrative il Pdl deve lavorare al Nord facendo i conti con la Lega, definendone condizioni e contesto e su tutto il territorio nazionale col Terzo Polo e segnatamente con l&#8217;Udc&#8221;.</p><p>Insomma, il nodo delle alleanze è tutt&#8217;altro che sciolto. Così come il sostegno al governo <strong>Monti, </strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/rivoluzione-catasto-metri-quadri-posto-vani-promessa-maggiore-equita/180176/" target="_blank">che domani riunirà il consiglio dei ministri</a>. Spaesati i più battaglieri, come il portavoce Daniele Capezzone: &#8220;La situazione di alcuni milioni di famiglie e di molte centinaia di migliaia di piccole e piccolissime imprese è ormai delicatissima, e i recenti inasprimenti fiscali decisi dall’esecutivo Monti rischiano &#8211; aggiunge Capezzone &#8211; di innescare una spirale negativa dalle conseguenze tuttora incalcolabili. La politica italiana ha il dovere di rimettere in agenda la questione fiscale: il livello delle tasse in Italia è ormai inaccettabilmente elevato”.</p><p>Al contrario, nella maggioranza del governo Monti, i più fedeli si lamentano proprio dell&#8217;atteggiamento ondivago del Pdl. E&#8217; il caso di <strong>Pier Ferdinando Casini</strong>, che pur corteggiato da una parte dei berlusconiani, si è lanciato all&#8217;attacco: &#8220;E&#8217; surreale come la politica si comporti nei confronti del Governo Monti. Leggendo i giornali, sembra che molti, scampato il pericolo, siano pronti a riprendere le vecchie abitudini. Ma il pericolo è più che mai davanti a noi e, se non cancelliamo le vecchie abitudini, potrebbe travolgerci&#8221;. Il partito centrista muove anche sulla scacchiera siciliana: l&#8217;Udc siciliano ritira il suo assessore dalla giunta <strong>Lombardo</strong> e chiude la collaborazione con il Presidente della regione Sicilia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/governo-alleanze-cresce-malumore-pdl-domani-consiglio-ministri/180181/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La mela del bene e del male</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/la-mela-del-bene-e-del-male/162511/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/la-mela-del-bene-e-del-male/162511/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Oct 2011 10:11:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[adidas]]></category> <category><![CDATA[apple]]></category> <category><![CDATA[jobs]]></category> <category><![CDATA[Mac]]></category> <category><![CDATA[nike]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[Samsung]]></category> <category><![CDATA[Sony]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162511</guid> <description><![CDATA[Basta scorrere i commenti che si susseguono alla notizia della morte di Steve Jobs per rendersi conto che comunque la si voglia pensare, questa notte è successo qualcosa di nuovo e importante che ha a che fare con il nostro concetto di società più che con il singolo individuo. Non starò qui a tessere le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Basta scorrere i commenti che si susseguono alla notizia della morte di <strong>Steve Jobs</strong> per rendersi conto che comunque la si voglia pensare, questa notte è successo qualcosa di nuovo e importante che ha a che fare con il nostro concetto di società più che con il singolo individuo.</p><p>Non starò qui a tessere le lodi della persona e del suo contemporaneo <em>Elogio della follia</em>, o ad attaccare la Mela per la mastodontica produzione in <strong>Cina</strong>, con seguito di polemiche. Non mi interessano le accuse reciproche di plagio con i rivali della <strong>Samsung</strong>, o le cause miliardarie per il marchio: quelli sono gli elementi di ogni azienda globale, e assomigliano alla cronaca dei processi a <strong>Google</strong>, delle cause di <strong>Microsoft</strong>, della tendenza innata di ogni azienda globale a fagocitare tutto per non fermare la propria espansione.</p><p>Eppure, a differenza di Samsung, di Sony, di Google e soprattutto di Microsoft, quella mela morsicata ha qualcosa che tutti gli altri non hanno. Riassume in sè l&#8217;importanza, gli eccessi e le storture di un sistema globale che all&#8217;occorrenza ha assurto Jobs a paladino della libertà dell&#8217;io, del successo industriale planetario, dei mali della globalizzazione. Non poteva esserci simbolo più azzeccato: il bene e il male nell&#8217;unico elemento della mela morsicata.</p><p>In molti hanno scritto sul nostro sito che <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/addio-al-fondatore-di-apple-steve-jobs-il-cordoglio-di-obama-grande-innovatore-e-visionario/162487/" target="_blank">lo spazio che abbiamo dedicato a Jobs è eccessivo</a></span>. Come si fa a definire eccessiva l&#8217;attenzione verso un uomo che ha portato una società ad avere più soldi dello Stato (e che Stato, gli Usa!) che la ospita, che ha un valore in borsa di <strong>360 miliardi di dollari</strong>. Che ha venduto milioni e milioni di esemplari dei suoi prodotti, milioni di apps, miliardi di canzoni sul suo iTunes.</p><p>Certo lo si può odiare, detestare o amare. Ma non si può non tenerne conto: non era mai capitato che un capitano d&#8217;industria ricevesse parole così sinceramente commosse come quelle spese dal presidente degli Stati Uniti <strong>Obama</strong>. Persino <strong>Gasparri</strong> ha sentito il bisogno di dichiarare che Jobs &#8220;gli ha cambiato la vita&#8221;. E chissà quanti altri ancora si metteranno in fila per dire qualcosa. Insomma, non era mai capitato che un venditore di computer, per quanto straordinari computer, ricevesse il cordoglio della politica, delle masse, di uomini e donne che depositano fiori nei suoi negozi, mandano messaggi, si incazzano e litigano con chi non la pensa come loro.</p><p>Non si può non tenere conto, nel bene e nel male, che fino ad una generazione fa, solo alle rockstar e ai grandi miti della rivoluzione erano concessi funerali planetari. E che oggi questa rivoluzione appartiene ad un marchio commerciale. Prima di Apple ci avevano provato in tanti: rendere il proprio marchio non solo uno status symbol, ma un simbolo sociale. <strong>Nike</strong> e <strong>Adidas</strong> ci sono quasi riusciti con le scarpe. <em>Impossible is nothing, </em>diceva la pubblicità della seconda mentre sullo schermo scorrevano le immagini dei grandi atleti e della loro fatica.</p><p>Jobs è andato decisamente oltre. Non ha avuto bisogno di mostrare <em>altro</em> che fossero il suo prodotto e se stesso. Dove il primo era assimilato a perfezione, pulizia e originalità, paradosso del prodotto globale uguale a se stesso in ogni angolo del pianeta. E il secondo, l&#8217;uomo, diventava un papa laico, un Giovanni Paolo II che crede nel commercio e che espone il suo dolore e la sua fede nel corpo che si consuma.</p><p>Ora Jobs è morto, ma la sua rivoluzione è compiuta. Che ci piaccia o no, qualcuno dei nostri figli in futuro attaccherà il suo poster alla parete, laddove noi avevamo messo <strong>Che Guevara</strong> o gli <strong>AcDc</strong>. <em>Think different&#8230;</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/la-mela-del-bene-e-del-male/162511/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>105</slash:comments> </item> <item><title>Brambilla: al Turismo collaboratori senza stipendio. Falso: contratti da 152mila euro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/ministro-bramballa/162421/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/ministro-bramballa/162421/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Oct 2011 06:10:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[brambilla]]></category> <category><![CDATA[corte dei conti]]></category> <category><![CDATA[Il Fatto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162421</guid> <description><![CDATA[Altro che “prestatori d&#8217;attività a titolo gratuito”, come voleva fare credere il ministro Brambilla. I suoi consiglieri costano, eccome. E le parole del ministro sono falsità pagate due volte dai cittadini. Prima, con i contratti stipulati sotto il controllo del dicastero del Turismo. Poi, nella causa da un milione di euro intentata a questo giornale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Altro che “prestatori d&#8217;attività a titolo gratuito”, come voleva fare credere il ministro <strong>Brambilla</strong>. I suoi consiglieri costano, eccome. E le parole del ministro sono falsità pagate due volte dai cittadini. Prima, con i contratti stipulati sotto il controllo del dicastero del Turismo. Poi, nella causa da un milione di euro intentata a questo giornale dall&#8217;Avvocatura dello Stato. Falsità rese evidenti dalle carte dello stesso ministero.</p><p><strong> La Corte dei conti</strong><br /> Per capire bisogna fare un passo indietro. Siamo nel novembre 2010: il Fatto denuncia la sovrapposizione evidente tra lo staff delle iniziative movimentiste del ministro – Tv della Libertà (chiusa con 14,5 milioni di euro di debiti), Giornale della Libertà (cessato), Circoli della libertà, Promotori della libertà – e quello del dicastero da lei diretto. Una decina di persone passate dai movimenti pidiellini al ministero tra cui spiccano i due consulenti del ministro: <strong>Edoardo Colombo</strong>, animatore del blog  iper-berlusconiano “Il giulivo”, e soprattutto <strong>Luca Moschini</strong>, già vice della Brambilla in Confcommercio giovani, già responsabile regionale dei Circoli, oggi curatore tanto dei siti politici del ministro (sono almeno quattro) che di quelli a iniziativa pubblica (turistia4zampe.it, yidalinihao.com, italia.it). Un mese più avanti, a metà dicembre, la Corte dei conti decide di aprire un’istruttoria per verificare la natura, la durata e l&#8217;oggetto di quelle consulenze e appurare le reali competenze dei beneficiari. Il dubbio dei magistrati contabili è che alcuni tra i collaboratori del ministero siano pagati con soldi pubblici per fare attività di natura politica, con conseguente danno erariale. Il ministro insorge di fronte alla possibile accusa e di lì a poco annuncia querela contro questo giornale. Alla fine di citazioni ne arriveranno due: una a titolo personale (500 mila euro), l&#8217;altra per il “danno d&#8217;immagine” causato alla Struttura di missione per il rilancio dell&#8217;immagine dell&#8217;Italia (1 milione).</p><p>Qui cominciano le bugie ministeriali. Sdegnata, alla vigilia del Natale 2010 la rossa di Calolziocorte detta alle agenzie una nota durissima, che tra i suoi passaggi reca anche la seguente affermazione:  “Quanto, infine, ai signori Luca Moschini ed Edoardo Colombo, appare sufficiente evidenziare che gli stessi prestano la loro collaborazione in favore degli Uffici, facenti capo al Ministro del Turismo, a titolo totalmente gratuito, e non hanno, perciò, percepito, né percepiscono, alcun compenso a carico dei predetti Uffici”. La frase riappare otto mesi più tardi nella citazione che l&#8217;Avvocatura dello Stato recapita al Fatto giusto in tempo per le vacanze estive. Si legge infatti a pagina 26 dell&#8217;atto che “i due menzionati collaboratori del ministro (Moschini e Colombo) prestano la propria attività a titolo assolutamente gratuito (salvo ovviamente un rimborso spese)”.</p><p><strong> Le filiere dell’Enit</strong><br /> Spiacerà all&#8217;Avvocatura dello Stato sapere che si è prestata a scrivere falsità: Edoardo Colombo e Luca Moschini risultano infatti essere sotto contratto con Promuovi Italia Spa, controllata dell&#8217;Enit (l&#8217;Ente del Turismo). Non proprio un rimborso spese: 152 mila euro a testa in tre anni per il lavoro di consulenza sul portale italia.it. Contratti di collaborazione stipulati nel marzo 2010, scadenza 21 marzo 2013.</p><p>Il ministro poteva non sapere? No: Promuovi Italia è una società per azioni a capitale pubblico, ma non per questo ha il diritto di fare ciò che vuole. I contratti non fanno eccezione: sono l&#8217;emanazione diretta di una convenzione tra la società – che normalmente si occupa di strumenti per il lavoro nel settore turistico – e il Dipartimento del ministero. Convenzione sollecitata dallo stesso ministro Brambilla nel gennaio dello stesso anno.</p><p>Si chiama “delegazione interorganica”. Tradotto: il ministero trasferisce a Promuovi Italia – dietro rimborso – il peso burocratico della gestione dei contratti. Ma se ne prende i benefici – cioè il lavoro – perché, si legge tanto nella convenzione che nei contratti, i collaboratori risponderanno direttamente al dipartimento. Dalla firma in poi, in sostanza, Promuovi Italia non sa niente e nessun potere può esercitare, se non l&#8217;adempimento degli obblighi formali.</p><p>Questa formula non vale solo per Moschini e Colombo: tra marzo e luglio la Guardia di finanza fa la spola tra ministero e Promuovi Italia per portare avanti l&#8217;istruttoria della Corte dei conti. Ne esce con i contratti di sei persone, tutte nominate dagli articoli del Fatto dello scorso novembre: <strong>Nicola Fortugno</strong>, <strong>Roberta Bottino</strong>, <strong>Loredana Maritato</strong>, <strong>Diletta Grella</strong>, <strong>Valentina Zofrea</strong> e <strong>Nadia Baldi</strong>.</p><p><strong> Tv e Promotori Libertà</strong><br /> Tutti hanno in comune la provenienza: Tv o promotori della Libertà. Tutti nel 2010 hanno avuto contratti con Promuovi Italia, ma hanno lavorato, in base alle convenzioni, alle dirette dipendenze del dipartimento del Turismo o delle sue strutture. Di questi, Diletta Grella ha ancora un contratto con Promuovi Italia: 171 mila euro in tre anni, firmato il 22 marzo 2010. In quel periodo ha già due incarichi: è referente dei Promotori della Libertà – il suo cellulare appare ad hoc su Facebook tre giorni prima, in vista di una manifestazione pro Pdl – ed è sotto contratto con il ministero: 18 mila euro per il periodo settembre 2009-agosto 2010.</p><p>Del resto, nemmeno si può dire che l&#8217;inchiesta della Corte dei conti abbia a oggi sortito qualche effetto sulla gestione dei collaboratori del ministro Brambilla. A scorrere l&#8217;ultima lista disponibile sul sito della Presidenza del Consiglio, a giugno di quest&#8217;anno i fedelissimi della Libertà erano ancora tutti al lavoro al ministero del Turismo. Anzi, rispetto a novembre ce n&#8217;era qualcuno in più.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 6 ottobre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/ministro-bramballa/162421/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Industriali all&#8217;attacco del sindaco. E lui: &#8220;Azzero i vertici del Comune&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/25/parma-gli-industriali-attaccano-vignali-lui-rilancia-azzerare-i-vertici-del-comune/125236/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/25/parma-gli-industriali-attaccano-vignali-lui-rilancia-azzerare-i-vertici-del-comune/125236/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Jun 2011 14:38:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[arresti]]></category> <category><![CDATA[Ghiaia]]></category> <category><![CDATA[Parma]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[protesta]]></category> <category><![CDATA[Ubaldi]]></category> <category><![CDATA[vignali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=125236</guid> <description><![CDATA[Non si dimette. E anzi rilancia il sindaco Vignali: "La giunta va avanti". Il primo cittadino annuncia quella che dovrebbe essere una svolta epocale: "Una struttura di controllo]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/vignali3.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-114930" title="vignali" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/vignali3.jpg?47e3a5" alt="" width="620" height="240" /></a>Non si dimette. E anzi rilancia il sindaco Vignali: &#8220;La giunta va avanti&#8221;. Il primo cittadino annuncia quella che dovrebbe essere una svolta epocale: &#8220;Una struttura di controllo&#8221; da lui stesso presieduta per &#8220;non essere più all&#8217;oscuro&#8221; di quel che avviene tra i suoi dirigenti. &#8220;C&#8217;era troppa autonomia &#8211; dice Vignali all&#8217;indomani degli undici arresti e della protesta della piazza &#8211; sono dispiaciuto di questi episodi, anche se sono solo casi singoli&#8221;. Ecco allora il colpo da maestro: &#8220;Azzereremo i dirigenti apicali di area che di fatto controllano l&#8217;amministrazione e daremo più potere alla politica&#8221;. Per questo, l&#8217;intenzione è di costituire una commissione per rendere &#8220;partecipe anche la minoranza in consiglio comunale&#8221;.</p><p>Dopo la &#8220;rivolta&#8221; di ieri, insomma, il sindaco di Parma ci mette una pezza. Come a dire che se due dirigenti erano corrotti, a pagare saranno tutti gli altri che magari corrotti non sono. Pazienza, via la tentazione: tutti declassati, demansionati e con riduzione di stipendio. Ma non lui, che anzi rinnova il suo dispiacere ma dice: &#8220;Questi episodi non devono rovinare la buona amministrazione della città&#8221;.</p><p>Fuori dal municipio, dove va in scena il Vignali-pensiero, però, la città un suo giudizio lo ha già dato. E c&#8217;è da pensare che sarà un giudizio pesante nel 2012, quando i parmigiani torneranno alle urne per le elezioni. “<em>Il sindaco non si dimette?</em> <em>Ghe quel ca strusa, tal dig mi</em>”. Per capire la città il giorno dopo la “rivolta”, bisogna ascoltare il dialetto che giovani e meno sfoderano arrotando la erre per rispondere alle domande del cronista. Tradotto dalla cadenza un po&#8217; grassa della parlata parmigiana: “Vignali non si dimette? Qui qualcosa non torna, credi a me”.</p><p><strong>Piazza Ghiaia</strong> di sabato è il ventre pulsante della città. Qui è da pochi mesi tornato il mercato del centro. Qui campeggiano, evidenti, la voglia di grandezza del sindaco Vignali e il suo fallimento. Già, perché quando si chiede cosa pensino i parmigiani del loro primo cittadino, molti non fanno neanche la fatica di rispondere. Sconsolati alzano un braccio e ti indicano la piazza. “<em>Pèra miga d&#8217;esor a Perma, pèra d&#8217;esor a Catania</em>” dice una commessa: “Non sembra Parma, ma Catania”.</p><p>La piazza, faraonica evoluzione dei banchi in lamiera prima e delle casette in legno poi, è un monumento che non piace a nessuno e non è mai finito. La tela di vetro retta da una pesante intelaiatura di metallo che la copre, nascondendo la <em>skyline</em> elegante dei vecchi palazzi, ha fatto gridare allo scandalo, ha richiesto anni di cantieri che ancora montano e disfano. Con il caldo poi, quando il sole si riflette la copertura diventa uno specchio ustore che riverbera sulle case attorno. Per non dire dell&#8217;acqua che cade tra le fessure del tetto quando piove e fa cascata, o di quella che penetra nei negozi a fianco e filtra nei piani sotterranei ancora in costruzione. Con punte comiche. Come quando il nuovo lungo fiume (“<em>la Pèrma”</em>, ed è un torrente), appena riasfaltato, è stato riaperto in fretta e furia perché qualcuno si era dimenticato i tombini. Proprio a fianco delle aiuole inaridite dove dovevano crescere le rose da <strong>180mila</strong> euro che sono valse l&#8217;arresto ai dirigenti e agli imprenditori coinvolti nell&#8217;inchiesta <strong>Green money</strong>. Insomma, il sindaco <strong>Pietro Vignali</strong> potrà anche non essere indagato e non dimettersi, ma il giudizio, netto, gli abitanti lo regalano senza bisogno di traduzioni: “<em>Non sapeva niente? Mo&#8217; co el? Imbambì?”</em>.</p><p>Dopo la manifestazione di ieri, in realtà tutto oggi sembra tornato normale: la movida, da sempre sostenuta a più non posso dal primo cittadino, già ieri sera sostituiva le proteste in <strong>piazza Garibaldi </strong>e sciamava per le vie del centro. In molti però aspettano il sindaco al varco, e non è escluso – dicono dai collettivi – che <strong>martedì</strong>, in occasione della seduta del consiglio comunale la protesta possa tornare di fronte al municipio.</p><p>Gli <strong>11 arresti</strong> di ieri arrivano in ogni caso in fondo ad una lunga scia di fallimenti e grattacapi per l&#8217;amministrazione retta dal centrodestra civico di Vignali. E così, se fino a pochi anni fa la piccola Parma poteva vantarsi di una qualità della vita eccellente – anni e anni nei primi posti della classifica stilata dal <strong>Sole 24 Ore</strong> – ora la città di <strong>Maria Luigia</strong> si ritrova senza la sua nobile <em>grandeur</em> ma piena di <em>parvenu</em>, di cemento, di opere inutili e costose e progetti da mille e una notte che probabilmente non vedranno mai la luce. A cominciare dalla metropolitana, sogno per niente a buon mercato dell&#8217;ex primo cittadino <strong>Elvio Ubaldi</strong> – prima mentore, ora sempre più avversario di Vignali &#8211; che doveva aiutare la città a crescere dagli attuali 180mila ai 400mila abitanti desiderati per diventare “città europea”. A Parma del resto è arrivata l&#8217;<strong>Efsa</strong>, l&#8217;authority alimentare della Ue, e nella <em>food valley </em>italiana in molti hanno a lungo creduto che la città potesse trovare gloria nel presente, invece di vivere di quella ingiallita dei tempi di Napoleone.</p><p>Peccato (o per fortuna) che la metro mai vedrà la luce, smontata dai ricorsi e dalla impraticabilità economica. Intanto però in città si fanno ponti coperti, si costruiscono intere aree immobiliari mentre altre si svuotano e diventano ghetti, si moltiplicano i centri commerciali, si rinnova la stazione con un progetto immenso. E soprattutto si fanno debiti: 500 milioni la stima di quelli accumulati dalle società partecipate del Comune. Decisamente tanto, se pure i revisori dei conti  hanno deciso pochi mesi fa di salutare e rimettere l&#8217;incarico.</p><p>Eppure, dicono in molti, esattamente come nel caso <strong>Parmalat</strong>, se non fossero arrivate le manette, la città avrebbe continuato a sonnecchiare. Complice anche una opposizione – Pd in testa &#8211; a lungo resa immobile dalla lunga trafila di primarie, elezioni e nomine per comporre il vertice. Saldamente al comando della provincia, da più di un decennio la sinistra arranca in città. Questa mattina invece  i democratici erano riuniti in un cinema stracolmo per dare una lettura e un rilancio alla politica cittadina. Con lo stato maggiore cittadino c&#8217;erano anche il sindaco di Torino, <strong>Piero Fassino</strong> e il governatore <strong>Errani</strong>. E se il primo si è rifiutato di parlare di &#8220;casi locali&#8221; è da quest&#8217;ultimo che è arrivato l&#8217;attacco più duro: “Quel che è successo è piombo nelle ali della città. La destra in questa città ha finito, deve andarsene”.</p><p>Una lettura che paradossalmente combacia quasi con quella, persino più esplicita, della <em>Gazzetta di Parma</em>. Il giornale più vecchio d&#8217;Italia, uno dei più diffusi in rapporto alla popolazione, 40mila copie vendute. Di proprietà dell&#8217;Unione industriali &#8211; che a Parma vuol dire <strong>Barilla, Bormioli, Chiesi, Parmacotto</strong>, tanto per citare i più importanti &#8211; il quotidiano normalmente mantiene un basso profilo vicino al centrodestra. Ma stamattina Vignali non può non aver letto l&#8217;editoriale del direttore <strong>Giuliano Molossi</strong>: “Il sindaco non può limitarsi a dire non sapevo nulla. Ci mancherebbe altro. Ma quei dirigenti li conosceva personalmente, li ha scelti e nominati lui. […] Se gli riuscisse di restare in carica – spara Molossi ad alzo zero – prenda in mano una scopa e faccia un po&#8217; di pulizia (quella che non ha fatto finora) prima che sia troppo tardi. Non è detto che quelli rimasti a piede libero siano tutti degli angioletti”. Detto, fatto, viene da dire.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/25/parma-gli-industriali-attaccano-vignali-lui-rilancia-azzerare-i-vertici-del-comune/125236/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> <item><title>Milano, tutti danno contro a Silvio BerlusconiMa il Cavaliere potrebbe ancora vincere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/milano-la-surreale-campagna-elettorale-di-berlusconi/113483/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/milano-la-surreale-campagna-elettorale-di-berlusconi/113483/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 May 2011 18:45:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2011]]></category> <category><![CDATA[Elezioni milano 2011]]></category> <category><![CDATA[Moratti]]></category> <category><![CDATA[pisapia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=113483</guid> <description><![CDATA[Se fosse un quadro sarebbe sicuramente un surrealista alla Magritte, del tipo “Questa pipa non è una pipa”. Più banalmente è un sipario che si sta sfilacciando, lasciando gli attori in mutande di fronte al pubblico. Da che il centrosinistra ha umiliato la maggioranza di governo alle amministrative, portando il comunista Giuliano Pisapia al ballottaggio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/berlusconi_e-non_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-113499" title="berlusconi_magritte_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/berlusconi_e-non_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Se fosse un quadro sarebbe sicuramente un surrealista alla <strong>Magritte</strong>, del tipo “Questa pipa non è una pipa”. Più banalmente è un sipario che si sta sfilacciando, lasciando gli attori in mutande di fronte al pubblico. Da che il centrosinistra ha umiliato la maggioranza di governo alle amministrative, portando il comunista Giuliano <strong>Pisapia</strong> al ballottaggio con sette punti di vantaggio su Letizia <strong>Moratti</strong>, l&#8217;esercito del centrodestra va in ordine sparso. Le truppe si disperdono mentre <strong>Berlusconi</strong> si affanna nel compito sempre più arduo di ricomporre il quadro. La crisi parte da lui e a lui torna sempre in mano, per dire che tutto va bene, che gli opposti apparentemente inconciliabili sono in realtà perfettamente compatibili.</p><p>Basta mettere in ordine i fatti per restituire il caos. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/22/la-russa-i-ministeri-non-importa-dove-sono-ma-cosa-fanno/112964/" target="_blank">La questione dei ministeri delocalizzati <strong>(Leggi l&#8217;articolo)</strong></a> che Silvio Berlusconi si era giocato con l&#8217;alleato leghista &#8211; da un lato per prendere tempo, dall&#8217;altro per invogliare i delusi leghisti a votare Moratti &#8211; si sta rivelando sempre di più un boomerang. Ancora oggi <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/referendum-lapertura-di-bossi-quello-sullacqua-e-attraente/113424/" target="_blank">Umberto Bossi</a></strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/referendum-lapertura-di-bossi-quello-sullacqua-e-attraente/113424/" target="_blank"> è tornato a dire che se Berlusconi ha dato la parola, i ministeri dovranno esserci e che se Silvio non è d&#8217;accordo “se ne convincerà” <strong>(Leggi l&#8217;articolo)</strong></a>. Ma a Roma (come in certi palazzi della stessa Milano), di portare i dicasteri al Nord non ne vogliono sentire parlare. E così avanti ad affermazioni e smentite: <strong>Alemanno, Polverini, Formigoni</strong>, tutti per il no. Il sì rappresentato da ministri come <strong>Mariastella Gelmini</strong>, che danno sempre l&#8217;idea di avere appena finito di mandare a memoria la poesia da recitare. Con la sintesi del Cavaliere &#8211; “arriveranno probabilmente dei dipartimenti” &#8211; che non ha risolto nulla. Anzi, se possibile ha fatto arrabbiare tutti.</p><p>Così Berlusconi continua a giocarsi la sua figura televisiva come un ossesso, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/berlusconi-non-mi-fanno-parlare-in-tv/113452/" target="_blank">salvo poi dire che non gli “permettono di parlare in tv” <strong>(Leggi l&#8217;articolo)</strong></a> quando <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/amministrative-dallagcom-multe-massime-a-tg1-e-tg4-in-quanto-recidivi/113195/" target="_blank">l&#8217;Agcom stacca multe per complessivi </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/amministrative-dallagcom-multe-massime-a-tg1-e-tg4-in-quanto-recidivi/113195/" target="_blank">800mila euro</a></strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/amministrative-dallagcom-multe-massime-a-tg1-e-tg4-in-quanto-recidivi/113195/" target="_blank"> a </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/amministrative-dallagcom-multe-massime-a-tg1-e-tg4-in-quanto-recidivi/113195/" target="_blank">Rai e Mediaset (Leggi l&#8217;articolo)</a></strong>. Cinque “interviste” ai tg nazionali, due radio, una tv locale, tre videomessaggi in tre giorni. Sempre con quella scenografia giallina da studio ovale dietro, le parole lente, il sorriso fisso. Roba da licenziare chi ha deciso il <em>setting</em>. Roba da far scappare i telespettatori, che infatti hanno cambiato canale in migliaia. E invece i messaggi vanno avanti, attore un premier che ostenta una moderazione ad ogni parola, contraddetto da un contenuto demagogico e ossessivamente populista.</p><p>Lo stesso contenuto che con ancor meno stile continuano ad offrire le truppe del cavaliere. Se la pasionaria <strong>Daniela Santanché</strong> è scomparsa ormai da giorni, il direttore del <em>Giornale </em><strong>Alessandro Sallusti</strong> sembra persino avere dei dubbi, tanto da arrivare a dire in una intervista a <em>Vanity Fair</em> (ma sarà un esorcismo) che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/sallusti-moratti-non-ha-speranza-di-vincere/113464/" target="_blank">la Moratti non ha alcuna possibilità di vincere il ballottaggio <strong>(Leggi l&#8217;articolo)</strong></a>. Berlusconi continua ad agitare lo spettro della Zingaropoli, della città islamizzata, la Lega fa lo stesso. I volontari di Cl, davanti alle chiese, provano a convincere i fedeli che <strong>Pisapia</strong> porterà in città le stanze del buco, grandi moschee e laddove dovevano sorgere i grattacieli <strong>dell&#8217;Expo</strong> arriveranno ignominiosi bordelli, cliniche per l&#8217;aborto e mandrie di omosessuali. Strano messaggio per una coalizione di governo il cui leader è sotto processo per prostituzione minorile.</p><p>Ma il messaggio da inviare per agitare la paura resta questo. La sinistra è bacchettona quando chiede che il premier risponda di presunti rapporti sessuali con una diciassettenne, è libertina e sconcia se mette Pisapia candidato sindaco. E&#8217; e continua ad essere pericolosamente giustizialista se a parlare è <strong>Roberto Lassini.</strong> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/“il-flop-di-milano-aver-mollato-sui-pm”/113343/" target="_blank">L&#8217;autore dell&#8217;equazione </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/“il-flop-di-milano-aver-mollato-sui-pm”/113343/" target="_blank">magistrati=Br</a></strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/“il-flop-di-milano-aver-mollato-sui-pm”/113343/" target="_blank"> continua a sostenere che l&#8217;errore sia stato l&#8217;abbandono della sua linea (Leggi l&#8217;intervista)</a>. Nonostante il flop alle amministrative, dove ha raccolto poche centinaia di preferenze.</p><p><strong>Letizia Moratti</strong>, per parte sua, prova a riacquistare un po&#8217; di quel senso di “borghese illuminata” &#8211; la definizione è sua – smarrito con la sparata su Pisapia ladro d&#8217;auto che naviga nel brodo di coltura brigatista. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/rapida-stretta-di-mano-tra-moratti-e-pisapia-alla-commemorazione-della-strage-di-capaci/113173/" target="_blank">In questo verso va la stretta di mano con lo sfidante</a>, sempre in questa direzione le parole e i toni tornati suadenti. Tutto attorno, però, i suoi uomini continuano ad insistere sull&#8217;istruzione precedente. Da <strong>De Corato a La Russa</strong>, tutti fanno la fila in ospedale per andare a trovare la signora Rizzi, “malmenata e presa a calci”, dicono, da un sostenitore di Pisapia.</p><p>Con messaggi uguali e contrari in continuazione, non stupisce che persino <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/bagnasco-la-politica-e-inguardabile-e-noiosa-ridotta-come-a-litigio-perenne/113174/" target="_blank">la </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/bagnasco-la-politica-e-inguardabile-e-noiosa-ridotta-come-a-litigio-perenne/113174/" target="_blank">Chiesa</a></strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/bagnasco-la-politica-e-inguardabile-e-noiosa-ridotta-come-a-litigio-perenne/113174/" target="_blank"> sia arrivata a dire, per voce del cardinale </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/bagnasco-la-politica-e-inguardabile-e-noiosa-ridotta-come-a-litigio-perenne/113174/" target="_blank">Bagnasco</a></strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/bagnasco-la-politica-e-inguardabile-e-noiosa-ridotta-come-a-litigio-perenne/113174/" target="_blank">, che la politica è diventata solo una serie di insulti <strong>(Leggi l&#8217;articolo)</strong></a>. Nemmeno che la <strong>Cei</strong> si sia spinta, per quanto moderatamente, a sdoganare, non certo sostenere, una possibile giunta Pisapia. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/milano-cei-nessun-rischio-islamizzazionee-i-vescovi-scaricano-pdl-e-lega-ai-ballottaggi/113429/" target="_blank">Se persino la Conferenza dei vescovi si azzarda ad approvare una moschea in territorio meneghino <strong>(Leggi l&#8217;articolo)</strong></a>, se il “rischio islamizzazione” decade, infatti, decade la metà e oltre degli argomenti anti-Pisapia. Nel dubbio che lo spauracchio possa funzionare, in ogni caso, <em><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/musulmani_milano_annunciano_marcia_duomo_pisapia/24-05-2011/articolo-id=525166-page=0-comments=1" target="_blank">il Giornale</a></em><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/musulmani_milano_annunciano_marcia_duomo_pisapia/24-05-2011/articolo-id=525166-page=0-comments=1" target="_blank"> prova comunque ad agitare le acque e annuncia per domani una grande manifestazione musulmana a favore di Pisapia</a>. Una manifestazione organizzata dal vendoliano <strong>Davide Piccardo</strong>, figlio del più noto Hamza Roberto Piccardo, ex capo dell&#8217;unione delle comunità islamiche italiane, è materiale ghiotto per riportare le lancette all&#8217;invasione dei Mori.</p><p>Eppure, in questo quadro decisamente assurdo, anche l&#8217;esito alla fine potrebbe essere surreale. Se tutte le parole significano sempre una cosa e il suo contrario, se l&#8217;avversario, un “comunista”, può essere lussurioso, lascivo, moralista, statalista, omofilo e islamofilo allo stesso tempo, non c&#8217;è niente di cui stupirsi se poi Berlusconi la spunterà ancora una volta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/milano-la-surreale-campagna-elettorale-di-berlusconi/113483/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>135</slash:comments> </item> <item><title>Libia, la Camera vota la mozione leghista Bossi: &#8220;La Nato ne prenda atto&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/04/libia-la-camera-vota-le-mozioni-bossi-trovata-la-quadra/108889/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/04/libia-la-camera-vota-le-mozioni-bossi-trovata-la-quadra/108889/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 May 2011 12:16:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[intervento militare]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Reguzzoni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108889</guid> <description><![CDATA[Idv e Lega contro l&#8217;intervento militare. Pdl, Udc e Pd a favore. Se si potesse depurare dalle questioni politiche interne, la querelle sull&#8217;intervento in Libia sarebbe tutta qui, con un risultato trasversale e inedito che garantirebbe il sostegno alla nostra partecipazione militare, ma frantumerebbe governo e opposizione in un solo colpo. Alla fine, invece, i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Idv e Lega contro l&#8217;intervento militare. Pdl, Udc e Pd a favore. Se si potesse depurare dalle questioni politiche interne, la querelle sull&#8217;intervento in Libia sarebbe tutta qui, con un risultato trasversale e inedito che garantirebbe il sostegno alla nostra partecipazione militare, ma frantumerebbe governo e opposizione in un solo colpo. Alla fine, invece, i fronti hanno più o meno retto a scapito delle idee, portando al voto quattro mozioni ripulite, riscritte e private di ogni spigolo in grado di spezzare gli equilibri fragilissimi, da una parte come dall&#8217;altra.</p><p>Approvate, alla fine, anche se con il solo voto dell&#8217;opposizione &#8211; la maggioranza si è astenuta &#8211; le mozioni di Pd e Udc. Approvata con 309 voti (su 605 presenti) la mozione unitaria di Pdl, Lega e Responsabili. Respinta la sola mozione dell&#8217;Idv. Il governo insomma la spunta in un voto che comunque appariva scontato già ieri.</p><p>Eppure per Berlusconi è scattato l&#8217;ennesimo, piccolo, campanello d&#8217;allarme. <strong>Sette</strong> i voti in meno rispetto a quelli attesi: tre leghisti e quattro del Pdl che al momento del voto non erano in aula, nonostante il Cavaliere si sia affannato a dire che &#8220;il voto dimostra la solidità del governo e della maggioranza&#8221;. Contemporaneamente l&#8217;opposizione non vince, non convince, ma nemmeno si sfalda, come inizialmente temuto. Alla fine però il Pd incassa <strong>13 defezioni</strong>, sei deputati che disertano l&#8217;aula e altri sette astenuti.</p><p>La questione <strong>Pdl &#8211; Lega</strong> è nota. Il Carroccio, contrario alle bombe, infastidito dagli attacchi a <strong>Tremonti</strong> e in difficoltà con l&#8217;elettorato, ha fatto la voce grossa per una settimana, ha congelato i rapporti tra <strong>Bossi e Berlusconi</strong>, si è persino affacciata a paventare una crisi di governo prima di rientrare nei ranghi e firmare una mozione congiunta con il Pdl in cui la parte più rilevante è ciò che non si legge, ovvero gli accordi per il rimpasto di governo e la rivalutazione della rigida linea sui conti voluta dal ministro dell&#8217;Economia.</p><p>Per il resto, il risultato è un misero accordo per &#8220;una data certa&#8221; di cessate il fuoco, anche se il ministro degli Esteri Frattini questa mattina ha cercato nuovamente di fornire ben altre motivazioni per giustificare il coinvolgimento italiano: “Una scelta obbligata che corrisponde non solo a doveri storici e morali, ma anche a specifici nostri interessi nazionali” che si traducono  “nella consolidazione della presenza delle imprese italiane, che non possiamo far assorbire da altri Paesi”.</p><p>Resta, ed è la vera questione, la valutazione sui termini del voto di oggi: una &#8220;buffonata&#8221;, una &#8220;idiozia&#8221;, come l&#8217;hanno definita le opposizioni, che per il momento però tiene insieme il governo, anche di fronte alla palese illogicità dei termini. Un successo invece per <strong>Umberto Bossi</strong>: &#8220;Con Berlusconi siamo sempre amici, abbiamo anche questa volta trovato la quadra. E ora la Nato deve prendere atto di questa decisione del Parlamento&#8221;. Poco importa se sotto la pace di facciata le braci del conflitto interno<a style="font-weight: bold;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/03/libia-berlusconi-e-bossi-trovano-laccordo-ma-non-la-pace/108725/"> continuano a covare</a><strong>.</strong></p><p>Più complessa, paradossalmente, la posizione nell&#8217;opposizione. Se il <strong>Pd</strong> voleva mettere in difficoltà il governo mettendo ai voti una mozione che impegnasse l&#8217;esecutivo all&#8217;assunzione delle sue responsabilità, ci è riuscito solo a metà. Perché mentre si consumava lo scontro di silenzi tra il senatùr e il Cavaliere, dentro ai democratici se ne consumava un altro. E per l&#8217;ennesima volta sono venute fuori le contraddizioni delle varie anime del partito, diviso tra interventisti e non. A ieri erano <strong>undici</strong> i parlamentari del Pd pronti a votare no alla mozione del loro stesso partito, sostenendo invece quella di Di Pietro. Tanto che ancora stamattina il segretario, <strong>Pierluigi Bersani</strong>, si affannava in ogni intervista a ribadire la &#8220;coerenza&#8221; delle scelte del Pd: &#8221;Noi ribadiamo linearmente la nostra posizione, l’azione militare va con una azione diplomatica. Questa è sempre stata la nostra posizione&#8221;. Linearità a dire il vero abbastanza frastagliata, se stamattina in Parlamento ancora si discutevano limature al testo per accentuare il &#8220;ruolo della diplomazia&#8221; e convincere i riottosi a non votare con l&#8217;<strong>Idv</strong>.</p><p>L&#8217;ennesimo papocchio sventato all&#8217;ultimo minuto: il partito che porta l&#8217;eredità dell&#8217;intervento in Kosovo del 1999 ancora una volta si trova a fare i conti con il rischio di perdere voti di fronte a quella &#8220;ragion di stato&#8221; che molti elettori, animati da un sentire uguale a quello degli elettori dipietristi, non comprendono e non accettano. E <strong>D&#8217;Alema</strong> a smentire &#8211; con la consueta ironia &#8211; la sua responsabilità nelle limature al testo: &#8221;Io non ho sollecitato nulla. Ero impegnato in campagna elettorale, a Pavia. Ho molti testimoni che possono confermarlo&#8221;.</p><p>Alla fine insomma, l&#8217;attacco del Pd si è rivelato innocuo, se non addirittura autolesionista. Non per niente, lo stesso ministro degli Esteri <strong>Frattini</strong>, intervenuto alla Camera per esprimere il parere del Governo sulle mozioni al voto (quattro: Pdl-Lega, Pd, Idv, Udc-terzo polo), ha lasciato ai parlamentari libertà di voto sul testo dei democratici.</p><p>Per il resto, lo spettacolo in parlamento è stato un gioco delle parti. O un&#8217;ipocrisia, per dirla con le parole di Antonio <strong>Di Pietro</strong>: “La nostra mozione, è diversa &#8211; ha detto Di Pietro &#8211; perché noi non vogliamo che l’Italia partecipi ad azioni di guerra in Libia. Rispettiamo tutte le altre mozioni, ma le consideriamo profondamente sbagliate e ipocrite”. Alla fine l&#8217;Idv ha incassato solo i suoi voti, venti in tutto e l&#8217;astensione del Pd.</p><p>Sull&#8217;ipocrisia ha insistito anche l&#8217;Udc <strong>Casini</strong>: &#8220;Di questo voto non c&#8217;era bisogno, la politica non può essere subalterna a giochetti politici di piccolo cabotaggio&#8221;. Il leader centrista ha rivendicato &#8211; anche lui &#8211; la coerenza della linea del suo partito &#8220;che sostenne anche Prodi ai tempi dell&#8217;Afghanistan&#8221; e ha attaccato il Pdl: &#8220;Una mozione ridicola, non si possono fissare i termini dei bombardamenti. Questa mozione fissa il termine del non termine. In fondo però si tratta di un testo coerente: siamo l&#8217;unico paese che è passato in quattro mesi dal non bombardare al bombardare, dal baciamano ai missili&#8221;.</p><p>Il Pdl intanto si affannava in capolavori di equilibrismo per sostenere un accordo che di fatto non cambia nulla, nei tempi come nell&#8217;impegno italiano in Libia: &#8220;La questione del temine dei bombardamenti non è una questione da risolvere davanti al notaio &#8211; ha sostenuto <strong>Cicchitto</strong> &#8211; ma una questione politica di gestione della strategia: un termine deve esserci, nessuno può pensare di bombardare la Libia per mesi e mesi. Va rilanciata la questione politica e strategica della fine dei bombardamenti &#8211; ha detto ancora &#8211; altrimenti si contraddirebbe la deliberazione dell’Onu”. E la Lega rivendicava la propria coerenza: &#8220;Siamo consapevoli degli impegni internazionali&#8221;, ha garantito Reguzzoni, elencando la lista dei punti contenuta nella mozione e la &#8220;lungimiranza&#8221; della Lega Nord. &#8220;La verità &#8211; gli ha ribattuto Bersani - è che questa è &#8220;un vergognosa sceneggiata. Domani non cambia niente, solo che abbiamo fatto un altro scalino in basso nella nostra credibilità internazionale&#8221;.</p><p>Ma forse, con buona pace di chi si è animato parlando di pacifismo o intervento militare di politica e di interessi nazionali, alla fine la sintesi più efficace è quella riassunta nelle parole del leader del Carroccio <strong>Umberto Bossi</strong>: &#8220;La Lega ha vinto, ce l&#8217;ha sempre duro&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/04/libia-la-camera-vota-le-mozioni-bossi-trovata-la-quadra/108889/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>155</slash:comments> </item> <item><title>La Brambilla si inventa &#8220;Pdl &#8211; al servizio degli italiani&#8221;. Il servizio lo pagano i contribuenti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/la-brambilla-si-inventa-pdl-al-servizio-degli-italiani-il-servizio-lo-pagano-i-contribuenti/106170/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/la-brambilla-si-inventa-pdl-al-servizio-degli-italiani-il-servizio-lo-pagano-i-contribuenti/106170/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Apr 2011 18:19:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Caf]]></category> <category><![CDATA[Francesco Casaburo]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Carbone]]></category> <category><![CDATA[Michela Vittoria Brambilla]]></category> <category><![CDATA[Pdl - al servizio degli italiani]]></category> <category><![CDATA[Renata Pizzamiglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106170</guid> <description><![CDATA[Un&#8217;azienda di imballaggi a Fidenza, provincia di Parma. Una cooperativa di giardinaggio a Messina, e poi una merceria e una agenzia di viaggi. Sono, elenco telefonico alla mano, alcune delle sedi di “Pdl – al servizio degli italiani”, l&#8217;ultima arma politica inventata e sbandierata dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Dopo i circoli e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/brambi_b_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-106182" title="brambi_b_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/brambi_b_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Un&#8217;azienda di imballaggi a Fidenza, provincia di Parma. Una cooperativa di giardinaggio a Messina, e poi una merceria e una agenzia di viaggi. Sono, elenco telefonico alla mano, alcune delle sedi di “<strong>Pdl – al servizio degli italiani</strong>”, l&#8217;ultima arma politica inventata e sbandierata dal ministro del Turismo <strong>Michela Vittoria Brambilla</strong>.</p><p>Dopo i circoli e i promotori della libertà, sabato scorso di fronte alla platea <strong>dell&#8217;Eur</strong> il “cane da polpaccio” del premier, come lui la definì, ha presentato le prime mille sedi. Una via di mezzo tra <strong>Caf e patronati</strong>, una serie di sportelli destinati, nelle parole del ministro, a “gestire gratuitamente i servizi sociali a favore dei cittadini, al posto di una burocrazia costosa e ritardataria”. Servizi che coprono praticamente qualsiasi cosa, quasi una società parallela dentro la società intera. “Intendiamo rafforzare ancora di più il legame che ci unisce ai cittadini e alle famiglie. Sulla strada del radicamento del Popolo della Libertà nell&#8217;intero territorio nazionale&#8221;.</p><p>Nella povertà del dopoguerra napoletano <strong>Achille Lauro</strong> divenne sindaco donando la scarpa sinistra prima delle elezioni e promettendo la destra a conti fatti. Cinquant&#8217;anni dopo la campagna del presidente della Regione Sicilia <strong>Raffaele Lombardo</strong> è passata anche attraverso i patronati del lavoro di Catania che esponevano i simboli del futuro governatore (e perché no – come documentò Exit &#8211; consegnavano le buste della spesa ai bisognosi). Nell&#8217;epoca delle iniziative movimentiste targate Pdl, il ministro del Turismo ha cercato di unire il populismo del primo e la sostanza del secondo.</p><p lang="it-IT">Il sistema è semplice: i cittadini si affidano, ottengono un servizio gratuito, votano. Per l&#8217;occasione il ministro ha usato toni altisonanti: &#8220;Pdl &#8211; al servizio degli italiani rappresenta nei fatti una vera e propria rivoluzione liberale. È l&#8217;attuazione concreta del principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione”.</p><p lang="it-IT">Ma le cose non stanno esattamente così. Innanzitutto le sedi: Brambilla ne aveva promesse <strong>mille</strong> il primo marzo, più o meno quante ne hanno <strong>Cgil e Cisl</strong>, per intendersi. Alla fine ne ha presentata persino qualcuna in più. Secondo il sito dell&#8217;iniziativa, un successo dovuto alla grande mole di partecipazione popolare: una rete di professionisti animata dalla volontà di fare del bene alla collettività. Ma non c&#8217;è solo quello: tra le sedi dei servizi risultano, infatti, anche società che con l&#8217;erogazione dei servizi non hanno niente a che fare: oltre alla merceria e alla cooperativa di giardinaggio, ad esempio, anche un grossista di abbigliamento in provincia di Perugia e una ditta di poste private.</p><p lang="it-IT">In realtà, poi, molte delle sedi esistevano e operavano prima dell&#8217;avvento dell&#8217;iniziativa: fanno riferimento ad un&#8217;altra rete, i Centri di assistenza fiscale della <strong>ConfLavoratori</strong>, Caf con sede a <strong>Palmi</strong> (Rc) gestita da <strong>Giuseppe Carbone</strong>, segretario nazionale di ConfLavoratori, sindacato in vero assai misconosciuto. Basta incrociare le sedi dell&#8217;una e dell&#8217;altro per vedere che la sovrapposizione è pressoché completa.</p><p>Diversamente del resto non potrebbe essere, visto che Carbone è consigliere d&#8217;amministrazione di “Al servizio degli italiani Srl – <em>in breve </em>Asdi”. Dal canto suo Brambilla non compare in nessuna dicitura legale <strong>dell&#8217;Asdi Srl</strong>. È, invece, solo presidente della associazione che vi fa capo, senza alcun mandato esecutivo. In compenso, assieme a Carbone in <strong>cda</strong> siedono la cugina acquisita del ministro, <strong>Renata Pizzamiglio</strong>, e la sua portavoce, <strong>Laura Colombo</strong>. A completare la squadra ci sono poi l&#8217;amministratore di ConfLavoratori, <strong>Domenica Bagala&#8217;</strong> e la deputata <strong>Mariarosaria Rossi</strong>. Quella che nelle carte del caso Ruby viene intercettata mentre dice a <strong>Emilio Fede</strong>: “Ah che palle che sei, due amiche, quindi bunga bunga, due de mattina, io ve saluto eh?!”. Di <strong>Carbone</strong>, invece, si sa che è tra i fondatori del <strong>Club della Libertà</strong> a Palmi insieme a Bagala&#8217; e che nel 2009 gli fu <strong>sequestrato</strong> un complesso abitativo di circa 4mila metri quadrati costruito abusivamente &#8211; dice la procura &#8211; e per giunta in zona sismica.</p><p>Ma torniamo ai Caf. Qui si svela il secondo bluff della “rivoluzione liberale” prospettata dal ministro Brambilla. Con buona pace della sbandierata sussidiarietà, i servizi erogati li pagava e li pagherà <strong>proprio lo stato</strong>, leggi i contribuenti. Esattamente come accade con tutti gli altri Caf, a prestazione erogata corrisponde rimborso: <strong>16,03€</strong> per un <strong>730</strong>, <strong>13€</strong> mediamente per un <strong>Isee</strong>, <strong>8€</strong> per un <strong>Red</strong>. Tutti servizi che sulla carta il Pdl propone di offrire. E per giunta su larga scala. Tanto per dare un&#8217;idea, Cgil e Cisl, i due più grandi fornitori di servizi fiscali, veleggiano sui 5/6 milioni di pratiche all&#8217;anno. Nel caso della Cgil, i 730 da soli sono circa tre milioni all&#8217;anno, vale a dire circa <strong>50 milioni di euro</strong>.</p><p>I due sindacati maggiori non sembrano preoccupati della concorrenza. “Parliamo di cose serie &#8211; obietta il presidente dei Caf Cisl, <strong>Valeriano Canepari</strong> &#8211; per offrire un servizio bisogna anche essere in grado di svolgerlo. Non è solo questione di quanti sportelli hai, ma di professionalità, tempo; per gestire una rete di questo tipo bisogna essere precisi come degli orologi”. Senza contare, specifica Canepari, che i rimborsi tardano molto ad arrivare, in media almeno un anno.</p><p>L&#8217;obiezione è pertinente: come fa una struttura organizzata in quattro e quattr&#8217;otto ad offrire un servizio all&#8217;altezza della mirabolante offerta? Vale la pena di sottolineare però che un successo dell&#8217;iniziativa converrebbe economicamente a tutti i soci. Difficile spiegare in altro modo la partecipazione di <strong>Francesco Casaburo</strong> al meeting romano dello scorso sabato. La sua presenza – scoperta dal sito napolimetropoli.it &#8211; ha destato la curiosità dei giornali. Perché Casaburo è il capogruppo del <strong>Pd</strong> a Caivano, comune dell&#8217;hinterland napoletano. Che ci faceva a Roma con il ministro Brambilla, si è chiesto il <em>Corriere del Mezzogiorno</em>? Lui ha risposto: “Ero lì per lavoro”, seccato di doversi giustificare con il suo partito e “pronto a lasciare di fronte all&#8217;imbarazzo” democratico. Le voci si sono subito diffuse: “Casaburo lascia”, “Casaburo va con il Pdl”. Sarà, ma la realtà è che Casaburo non ha mentito, e che la politica per una volta non c&#8217;entra niente, visto di Giuseppe Carbone è socio per davvero: consigliere di <strong>Caf Conflavoratori</strong>. Il denaro, del resto, è bipartisan per natura.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/la-brambilla-si-inventa-pdl-al-servizio-degli-italiani-il-servizio-lo-pagano-i-contribuenti/106170/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>81</slash:comments> </item> <item><title>Spieghiamo la scuola(e la Costituzione) a B.</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/spieghiamo-la-scuola-e-la-costituzione-a-b/105870/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/spieghiamo-la-scuola-e-la-costituzione-a-b/105870/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Apr 2011 07:36:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=105870</guid> <description><![CDATA[Ricevo, e volentieri pubblico, regalando un po&#8217; dello spazio che mi è dato in abbondanza, la lettera di un gruppo di docenti del Liceo Artistico Statale M. Olivieri di Brescia. Spiegano, in modo discreto e deluso, più che polemico, ma molto chiaro la differenza che passa tra l&#8217;avere a cuore la scuola &#8211; con quel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo, e volentieri pubblico, regalando un po&#8217; dello spazio che mi è dato in abbondanza, la lettera di un gruppo di docenti del <strong>Liceo Artistico Statale M. Olivieri di Brescia</strong>. Spiegano, in modo discreto e deluso, più che polemico, ma molto chiaro la differenza che passa tra l&#8217;avere a cuore la scuola &#8211; con quel che ne consegue in termini sociali &#8211; e avere a cuore il potere, con quel che ne consegue in termini sociali&#8230;</p><p><em>A volte ribadire l&#8217;ovvio è necessario. Purtroppo.<br /> </em><em></em></p><p><em>Secondo la nostra Costituzione, legge fondamentale del nostro Stato, &#8220;l&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento&#8221;e &#8220;la scuola è aperta a tutti&#8221;; per questo si definisce scuola pubblica, come il nostro Stato è una repubblica, dal latino res publica, letteralmente &#8220;cosa pubblica&#8221;, ovvero di tutti i cittadini e tutte le cittadine. I cittadini in un referendum, il 2 giugno 1946, hanno scelto come forma istituzionale una repubblica anziché una monarchia, e hanno dato mandato ai loro rappresentanti di redigere la legge fondamentale dell&#8217;allora nuovo Stato: la Costituzione appunto. Dunque la scuola è pubblica e l&#8217;istruzione &#8220;gratuita e obbligatoria&#8221; proprio perché è compito dello Stato provvedere all&#8217;istruzione e formazione dei cittadini &#8220;rimuovendo ogni ostacolo di ordine economico e sociale&#8221; che possa pregiudicare lo sviluppo delle attitudini e dei talenti dei singoli cittadini e quindi garantire anche concretamente l&#8217;eguaglianza dei cittadini e evitare ogni forma di discriminazione. Si coniugano perciò il diritto all&#8217;eguaglianza, intesa come parità di opportunità e non come uniformità omologata, e quello alla libera espressione del pensiero e alla diversità del singolo, garantita appunto dal divieto di ogni forma di discriminazione.</em></p><p><em></em><em>Il delicato e fondamentale compito della istruzione e formazione delle giovani generazioni di cittadini e cittadine è demandato a una istituzione che è un pilastro del nostro Stato e della nostra società e che si chiama scuola. La scuola è il luogo delle diversità, del dialogo, del confronto e dello sviluppo dello spirito critico e dell&#8217;autonomia di pensiero e di giudizio. Nel rispetto delle regole e delle persone. Ogni giorno gli insegnanti non si limitano a trasmettere nozioni e conoscenze, ma sono parte attiva, insieme agli studenti, di percorsi di apprendimento, basati sul rigore, l&#8217;onestà intellettuale e lo sviluppo progressivo delle capacità critiche; ogni giorno gli insegnanti educano gli studenti ai valori e all&#8217;esercizio della cittadinanza.<br /> </em><em></em></p><p><em>La Costituzione prevede peraltro la possibilità da parte di privati di istituire, nel rispetto di precisi vincoli legislativi, e “senza oneri per lo stato”,  scuole di ogni ordine e grado.<br /> </em><em></em></p><p><em>Dispiace, preoccupa e indigna sentire grossolane esternazioni da parte di una delle più alte cariche istituzionali, il Presidente del Consiglio, che non corrispondono alla verità dei fatti  e gettano discredito e delegittimano l&#8217;operato di un&#8217;altra fondamentale istituzione dello Stato e di chi ci lavora quotidianamente. A ciò si accompagna il massiccio taglio di risorse destinate alla scuola pubblica, l&#8217;unica che opera non in una logica di mercato, e dunque evita forme di discriminazione sociale e economica, bensì secondo quanto prevede la Costituzione,  ha come finalità di garantire il libero accesso all&#8217;istruzione per tutti i cittadini e di conseguenza l&#8217;eguaglianza, pilastro della democrazia. Senza eguaglianza non vi può essere democrazia. Indebolire la scuola pubblica significa anche rendere più fragile il diritto alla formazione e all’educazione. A rischio non è solo la scuola pubblica, a rischio sono le istituzioni, il loro corretto e regolare funzionamento nel rispetto dei ruoli e nel quadro di compiti e responsabilità loro attribuite dalla Costituzione: in una parola, la democrazia.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/spieghiamo-la-scuola-e-la-costituzione-a-b/105870/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>Tivoli, giovani in fuga dal Pd. Sel li accoglie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/tivoli-i-giovani-scappano-dal-pd-sel-li-accoglie/102361/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/tivoli-i-giovani-scappano-dal-pd-sel-li-accoglie/102361/#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Apr 2011 18:35:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Damiano Leonardi]]></category> <category><![CDATA[Marco Vincenzi]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[SeL]]></category> <category><![CDATA[Tivoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=102361</guid> <description><![CDATA[Se ne sono andati in 42. Tutti tranne due. Hanno cambiato bandiera in blocco, lasciato il partito a cui erano iscritti per confluire in un altro. Non sono né responsabili né futuristi, non sono deputati in vendita, ma una intera sezione dei giovani democratici di Tivoli che ha disertato il Pd per confluire dentro Sinistra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se ne sono andati in 42. Tutti tranne due. Hanno cambiato bandiera in blocco, lasciato il partito a cui erano iscritti per confluire in un altro. Non sono né responsabili né futuristi, non sono deputati in vendita, ma una intera sezione dei giovani democratici di Tivoli che ha disertato il Pd per confluire dentro Sinistra e Libertà.</p><p>La notizia è di febbraio, ma non stupisce che fino ad oggi sia rimasta confinata tra le sedi di partito e su Facebook, dove i neo-vendoliani hanno pubblicato la loro lunga e tristissima lettera di commiato. <strong><a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=193955177298640&amp;id=107617112602504">Leggendola,</a></strong> più che di trasformismo verrebbe da parlare di abbandono. E al partito di sicuro non interessa pubblicizzare il trattamento riservato alle sue leve più giovani.</p><p>Per capire il contenuto dell&#8217;addio, in ogni caso, bisogna partire dalla situazione della città, dove dopo 12 anni il centrosinistra ha perso il potere a vantaggio del centrodestra. Più per le beghe interne ai democratici, in realtà, che per una perdita reale di consenso. Di fatto, il Pd in città è frantumato in mille pezzi, tra sostenitori e oppositori dell&#8217;ex sindaco Marco Vincenzi. E la guerra si gioca in modo aperto, senza esclusione di colpi, tra tesseramenti &#8211; Tivoli, 56mila abitanti, ha più o meno lo stesso numero di tesserati di Torino &#8211; contestazioni, ricorsi e candidature rifiutate da metà della base. La città lo scorso anno è capitolata nelle mani del centrodestra, sostenuto per l&#8217;occasione da pezzi di Pd e Rifondazione confluiti nella maggioranza. Un vero guazzabuglio, e soprattutto un gioco al massacro che manda il centrosinistra in frantumi e lascia schiacciati nel mezzo i giovani democratici.</p><p>In 42 appunto chiedono di poter parlare anche d&#8217;altro, di cercare un consenso non basato sulle tessere da esibire, ma sulla partecipazione, chiedono di poter portare le loro idee e possibilmente di metterle in pratica. “Ogni volta che organizzavamo qualcosa ci veniva un tuffo al cuore – dice oggi Damiano Leonardi, segretario dei giovani ammutinati – noi in piazza a fare qualcosa e loro a comportarsi così”. Imbrigliati in questo nonsenso, i ragazzi prendono carta e penna e scrivono il loro addio:</p><p>“<em>Avremmo voluto sentire, palpabile ed emozionato, l’entusiasmo per aver scelto di stare con te. Una giovanile immensa in possibilità e credibilità che cresceva settimana dopo settimana brandendo la tua bandiera, un simbolo che dovrebbe essere garante del rifiuto del malaffare e dell’indifferenza.</em></p><p><em>Una giovanile che si contava non sulle tessere ma sulla partecipazione alle assemblee.</em></p><p><em>Questa classe politica giovanile andava tutelata, andava preservata, andava coltivata, andava istruita a un modo di fare le cose che non prevedesse il gioco di palazzo, lo scontro nominale più che su un progetto concreto, i personalismi esasperati alla ricerca di un potere che procura disgusto quando viene immaginato.</em></p><p><em>Nel momento in cui hai percepito che c’era una nuova forza, una nuova linfa per un ensemble che perde pezzi da quando è nato, non hai pensato a mettere da parte un po’ di quel bellicoso sentimento intestino che non è in grado di costruire ma soltanto di dar mostra di un irriverente e pavonico piumaggio, mero e inutile sfoggio di una forza che non ha nulla a che fare con la sofferenza di chi è smarrito o di chi non ce la fa.</em></p><p><em>Questo ci hai comunicato e raccontato, soltanto questo, oltre al fatto che hai ben amministrato la città per 12 anni.</em></p><p><em>Ed è lì che sorge quell’incongruenza che abbiamo tentato di sopprimere, di soffocare, stringendole il collo per non consentirle di esprimersi e farle perdere il fiato: è possibile che l’unica spinta emozionale, l’unico furore che ti muova sia l’amministrare? Possibile che tu non abbia interesse ad educare i cittadini, tu che li rappresenti,  a una società migliore, in cui è la solidarietà che vince e l’egoismo viene relegato in angolo buio?</em></p><p>Possibile. Tanto è vero che di fronte all&#8217;addio, il partito non trova altro modo per rispondere che litigare ancora, con il rimpallo della responsabilità tra vecchi e nuovi segretari.</p><p>E così i ragazzi se ne vanno senza rimpianti. “Ci siamo integrati che è un piacere”, dice Damiano. Certo, a botta calda, qualcuno dei vecchi compagni per la strada saluta, altri no. Qualcuno lo fa più calorosamente degli altri: “Abbiamo incontrato Vendola a Roma, aveva letto la nostra lettera e diceva di esserne stato commosso”. Tanto basta, per i ragazzi è una iniezione di entusiasmo. E pazienza se qualcuno, nel partito che dovrebbe guardare “oltre” insieme a loro li crede degli sprovveduti:</p><p><em>Chiamaci folli, chiamaci ragazzi, chiamaci sognatori, chiamaci falliti, dicci che non andremo da nessuna parte, che finiremo a raccontarci delle favole belle davanti al focolare. Non importa. Abbiamo scelto, convinti che non si giochi con il bisogno, non si giochi con la disperazione di chi non ha lavoro, non si giochi con l’ignoranza delle persone, non si giochi con un ambiente che presto arriverà al collasso.</em></p><p><em>Perché sì, la politica è un gioco, ma crediamo sia arrivato il momento di riscrivere le regole, se davvero è ancora possibile sperare in un’Italia migliore.</em></p><p><em>Ed è da qui che cominciamo.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/tivoli-i-giovani-scappano-dal-pd-sel-li-accoglie/102361/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>75</slash:comments> </item> <item><title>Perché il Giornale pubblica Gheddafi?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/26/perche-il-giornale-pubblica-gheddafi/100256/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/26/perche-il-giornale-pubblica-gheddafi/100256/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 Mar 2011 15:18:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Il Giornale]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[muammar gheddafi]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=100256</guid> <description><![CDATA[Parte politica: l&#8217;autorità del popolo. Parte economica: il socialismo. E ancora: basi sociali della terza teoria universale. Sono i tre macrocapitoli del Libro verde di Muammar El Gheddafi. Insomma, la sua teoria sulla &#8220;democrazia&#8221;  e sul governo, pubblicata nel 1975. Da non confondere assolutamente, spiega Wikipedia, con il Libro verde della Ue, una sorta di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parte politica: l&#8217;autorità del popolo. Parte economica: il socialismo. E ancora: basi sociali della terza teoria universale. Sono i tre macrocapitoli del <em><strong>Libro verde </strong></em>di Muammar El Gheddafi. Insomma, la sua teoria sulla &#8220;democrazia&#8221;  e sul governo, pubblicata nel 1975. Da non confondere assolutamente, spiega Wikipedia, con il Libro verde della Ue, una sorta di quaderno di aggiornamento sui temi più vari pubblicato a scadenza regolare per informare i cittadini europei sullo stato delle cose.</p><p>Non sono particolarmente interessato a studiare l&#8217;esegesi dottrinale di un dittatore. Né a sostenere in questa sede le argomentazioni pro o contro l&#8217;intervento militare. Semplicemente sono balzato sulla sedia questa mattina quando, facendo rassegna stampa, mi sono trovato davanti <em><strong>il Giornale</strong></em> di Alessandro Sallusti. Perché non sono riuscito a darmi una spiegazione convincente (quella ufficiale dice:<em> &#8220;Per aiutare a capire la psicologia del dittatore&#8221;</em>). Per quale motivo l&#8217;<em>house organ</em> del premier pubblica (<a style="font-weight: bold;" href="http://www.ilgiornale.it/iniziative/in.pic1?ID=66" target="_blank">in allegato a pagamento</a>, 2,80€ più il costo del quotidiano) la summa del pensiero di Gheddafi? E poi perché proprio ora, mentre la Libia è sotto le bombe occidentali, le truppe del raìs arretrano e l&#8217;Italia è impegnata in una imbarazzante operazione militare?</p><p>Imbarazzante forse è la parola giusta su cui soffermarsi. Allora ricapitoliamo: l&#8217;Italia fornisce mezzi e basi per intervenire contro Gheddafi, buon amico del premier (gli ha raccontato la &#8220;barzelletta&#8221; del bunga bunga) e ottimo compagno di affari delle nostre società più importanti (Unicredit e Juventus, per citarne due). La Libia poi, lo sanno tutti, è anche uno dei principali fornitori di combustibili fossili del nostro paese. <strong>Un bel guaio per Berlusconi</strong>, che fino a pochi mesi fa si prodigava persino nel baciamano per compiacere il dittatore. Decisamente imbarazzante, dopo la fornitura di 500, dicesi 500, hostess da convertire all&#8217;Islam pubblicamente in visita ufficiale (A.d. 2010).</p><p>Ce n&#8217;è abbastanza per immaginarsi chissà quale oscura trama. Ad esempio, una sorta di <strong>compensazione </strong>(morale ed economica) per il voltafaccia repentino con cui l&#8217;amico Berlusconi ha abbandonato Gheddafi dalla sera alla mattina. Salvo poi scusarsi (e aggravare ulteriormente la situazione) con quel <em>&#8220;sono dispiaciuto&#8221; </em>pronunciato pochi giorni fa. Ma anche fosse, non c&#8217;è da sperare che <em>il Giornale </em>venda a sufficienza da garantire un vitalizio a Gheddafi e famigli. Né possiamo immaginare di evitare una Lockerbie italiana con un messaggio in codice che arrivi al dittatore libico insieme ai giornali del mattino.</p><p>Non resta che pensare alla <em>boutade</em>. Di pessimo gusto peraltro, e decisamente &#8211; ancora una volta &#8211; imbarazzante. Fatte le debite proporzioni è come se il <em>Washington Post</em> avesse pubblicato il <em>Mein Kampf</em> durante lo sbarco in Normandia. Oppure il <em>Manifesto del partito comunista</em> durante la guerra fredda. Restiamo in attesa di sapere <strong>cosa dirà Berlusconi</strong> per giustificarsi con i suoi nuovi migliori amici Obama e Sarkozy.</p><p><strong><em>Ps:</em></strong> il testo in inglese si può scaricare gratis <strong><a href="http://www.mathaba.net/gci/theory/gb.htm" target="_blank">qui</a></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/26/perche-il-giornale-pubblica-gheddafi/100256/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>La marcia indietro del nuclearista Testa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/la-marcia-indietro-del-nuclearista-testa/98283/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/la-marcia-indietro-del-nuclearista-testa/98283/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Mar 2011 09:58:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[atomo]]></category> <category><![CDATA[chicco testa]]></category> <category><![CDATA[Giappone]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[prestigiacomo]]></category> <category><![CDATA[saglia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=98283</guid> <description><![CDATA[Solo quattro giorni fa tuonava in televisione: &#8220;Gli impianti hanno dimostrato di tenere botta, chi trae spunto dalla tragedia del Giappone per dare vita a una polemica politica è uno sciacallo. Vedremo nei prossimi giorni, ma sono fiducioso&#8221;. Poi, travolto dalle critiche, anche l&#8217;ex presidente di Legambiente Chicco Testa, attuale presidente del Forum nucleare italiano,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Solo quattro giorni fa tuonava in televisione: &#8220;<em>Gli impianti hanno dimostrato di tenere botta, chi trae spunto dalla tragedia del Giappone per dare vita a una polemica politica è uno sciacallo. Vedremo nei prossimi giorni, ma sono fiducioso&#8221;. </em>Poi, travolto dalle critiche, anche l&#8217;ex presidente di Legambiente Chicco Testa, attuale presidente del Forum nucleare italiano, tra i più ferventi sostenitori del ritorno dell&#8217;atomo nel Belpaese, ha fatto una marcia indietro e &#8220;ha preso spunto dalla tragedia&#8221; per una salutare riflessione.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/MWG1vqaQNyE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il dietrofront passa sotto il titolo interlocutorio &#8220;Serve una pausa per imparare dagli errori&#8221; e campeggia sul <em>Corriere della Sera</em>, che dedica al nucleare una pagina di dibattito tra sostenitori e oppositori. Testa figura ancora tra i primi, ma basta leggere le sue dichiarazioni per capire che la sicumera di pochi giorni fa si è dissolta.</p><p>&#8220;Ciò che sta succedendo in Giappone &#8211; scrive Testa &#8211; è molto più grave di quanto ci si potesse immaginare. [...] Deve riconoscerlo senza esitazione e per senso di responsabilità anche chi, come me e tanti altri, tecnici, scienziati, esponenti politici, gente comune, è un convinto sostenitore dell&#8217;utilità dell&#8217;energia nucleare&#8221;.</p><p>Ma Testa continua, parla di &#8220;riconsiderazione&#8221; di tutto il settore. Di responsabilità guida dell&#8217;Unione europea e di necessità di &#8220;largo consenso&#8221;. Insomma, una marcia indietro in piena regola che somiglia molto all&#8217;inversione di tendenza messa in scena dal governo. I sostenitori del nucleare in salsa governativa, del resto, sanno dire una cosa e il suo contrario &#8211; la posizione di oggi sostenuta con la stessa certezza di ieri &#8211; allo stesso modo in cui Superman si cambiava d&#8217;abito alla velocità della luce e volava in cielo con la brillantina perfetta, senza mai spettinarsi neanche un po&#8217;.</p><p>Anche nell&#8217;esecutivo, fino all&#8217;altroieri la parola d&#8217;ordine era &#8220;avanti tutta&#8221;. Poi la situazione in Giappone è precipitata, portandosi dietro le certezze nucleariste del governo che di fatto ha approvato con il decreto legislativo una scatola vuota.</p><p>La marcia indietro &#8211; per carità, ben accetta anche nella sua ipocrisia &#8211; è arrivata dal sottosegretario Saglia, che ha demandato alle regioni il diritto di dire sì o no (salvo il fatto che tutti diranno no, perché come noto, a tutti piace il nucleare quando è in casa d&#8217;altri). Così come dal ministro dell&#8217;Ambiente Prestigiacomo, che è passata dal dire &#8220;i piani del governo non cambiano&#8221; al più morbido &#8220;inserire la nostra strategia nell&#8217;ambito dell&#8217;Unione europea&#8221;.</p><p>Il punto non è in questa sede se i vari Testa, Prestigiacomo e Saglia (e tutti gli altri) avessero ragione prima o adesso. Il punto è semmai cosa smuova con tanta repentina celerità ciò che fino a ieri era una granitica convinzione di avere ragione in una nuova, altrettanto granitica considerazione. Viene il dubbio che alla fine quello che conta sia, al di là di quello che si dice, sembrare convincenti più che essere convinti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/la-marcia-indietro-del-nuclearista-testa/98283/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>95</slash:comments> </item> <item><title>Termini Imerese, il piano di salvataggio del governo rischia di diventare un bluff</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/termini-imerese-il-piano-di-salvataggio-del-governo-e-uno-spot/93843/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/termini-imerese-il-piano-di-salvataggio-del-governo-e-uno-spot/93843/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Feb 2011 18:54:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[Gian Mario Rossignolo]]></category> <category><![CDATA[Invitalia]]></category> <category><![CDATA[Simone Cimino]]></category> <category><![CDATA[Termini Imerese]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93843</guid> <description><![CDATA[Tremila e trecento posti di lavoro, 450 milioni di euro di investimenti pubblici, 600 dai privati. Sono i numeri del dopo Fiat a Termini Imerese, quelli mostrati dal governo una settimana fa, dopo l&#8217;approvazione dell&#8217;accordo programmatico per il rilancio degli impianti siciliani e di una intera città. Un rilancio in grande stile che prevede l&#8217;ingresso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tremila e trecento posti di <strong>lavoro</strong>, <strong>450</strong> milioni di euro di investimenti pubblici, <strong>600</strong> dai privati. Sono i numeri del dopo <strong>Fiat</strong> a <strong>Termini Imerese,</strong> quelli mostrati dal governo una settimana fa, dopo l&#8217;approvazione dell&#8217;accordo programmatico per il rilancio degli impianti siciliani e di una intera città. Un rilancio in grande stile che prevede l&#8217;ingresso di sette nuove aziende nel tessuto produttivo siciliano e che il ministero dello Sviluppo economico diretto da <strong>Paolo</strong> <strong>Romani</strong> ha presentato lo scorso 16 febbraio: “Oggi – commentava Romani – si apre una nuova fase per Termini Imerese. Siamo partiti da un grande problema occupazionale e abbiamo lavorato con determinazione per creare le condizioni necessarie al rilancio di uno dei più importanti insediamenti produttivi del Mezzogiorno. In questo modo sarà possibile tutelare 1.500 occupati, puntando a creare oltre 3.300 posti di lavoro una volta a regime. E’ un segnale importante della vitalità del tessuto economico italiano e della capacità del governo <strong>Berlusconi</strong> di mettere a sistema le migliori forze del Paese”. Belle intenzioni, in realtà, Perché di certo, ad oggi, c&#8217;è solo una cosa: alla fine dell&#8217;anno Fiat lascerà la Sicilia. E il grande rilancio potrebbe nascondere solo un grande bluff.</p><p>Per capire il perché bisogna fare un salto molto più a nord, a <strong>Grugliasco</strong>, per l&#8217;esattezza, dove questa mattina i 900 lavoratori delle carrozzerie <strong>De Tomaso</strong>, ex <strong>Pininfarina</strong>, protestavano per il mancato pagamento della cassa integrazione straordinaria di Febbraio. Per farlo, l&#8217;azienda sta aspettando lo sblocco dei fondi da parte dell&#8217;<strong>Inps</strong>, mentre il riavvio della produzione, dopo che il marchio è stato rilevato da <strong>Gian Mario Rossignolo</strong> è previsto per l&#8217;autunno. Rossignolo, ex presidente <strong>Telecom</strong> ed ex <strong>Lancia</strong> ha in mente di produrre nelle carrozzerie torinesi <strong>8mila</strong> esemplari l&#8217;anno di un nuovo crossover che dovrebbe essere presentato a breve al salone di Ginevra.</p><p>Un progetto ambizioso, nel pieno della crisi dell&#8217;automobile italiana, che si scontra però con una serie di incognite. Oltre ai soldi Inps, infatti, l&#8217;azienda aspetta che vengano sbloccati i <strong>fondi europei</strong> per la formazione professionale dei dipendenti dei due stabilimenti (i motori verrebbero prodotti in Toscana), o che, in alternativa, i soldi vengano anticipati dalla Regione Piemonte. Una bazzecola di circa dieci milioni di euro che apre molti “se” sulla rinascita del marchio De Tomaso. Tanto che in molti, nell&#8217;ambiente sindacale torinese, dicono: “Se non si parte adesso non si parte più”.</p><p>Ma cosa c&#8217;entra De Tomaso con Termini Imerese? C&#8217;entra eccome, perché il nobile marchio delle carrozzerie di Grugliasco è capofila nella lista delle sette aziende che salveranno lo stabilimento Fiat. Lì, dicono le cronache entusiastiche della scorsa settimana, il marchio arriverebbe a produrre altri 35mila veicoli l&#8217;anno, distribuiti su due modelli. La rinascita di Termini insomma, è legata ad una azienda che ancora non c&#8217;è, che per il momento – per la volontà di Rossignolo che nell&#8217;impresa crede eccome – spende nell&#8217;attesa di produrre. Ma che di certo non si imbarcherà per la Sicilia con un piano industriale triplo o quadruplo rispetto a quello che affronta ora in Piemonte senza garanzie.</p><p>Ma De Tomaso non è l&#8217;unico che andrebbe a produrre auto in Sicilia. Al suo fianco, nel gruppo dei magnifici sette, c&#8217;è anche <strong>Cape Rev</strong>, che sotto il sole siculo andrebbe a produrre la sua auto elettrica. Il progetto si chiama <em>Sunny Car in a sunny region</em> e si propone di dare lavoro a <strong>1400 persone</strong> solo a Termini e altre <strong>2mila a Catania</strong>. Nasce dalla Cape Regione Siciliana di <strong>Simone Cimino</strong>, che ha acquisito dalla indiana Reva Electric Car Company il diritto esclusivo alla commercializzazione delle sue auto ad alimentazione elettrica. La Cape Regione Siciliana, peraltro, già beneficia dell&#8217;apporto della Regione, che ne possiede il 49%. Ma Cimino non naviga comunque in buone acque. Agrigentino, bocconiano, un passato in Montedison (dal 1985 al 1991) ha ottimi agganci con il governatore Lombardo. Più volte ha provato a sfondare sull&#8217;isola, ma più che successo ha costruito debiti: Ice Cube Impianti, che proprio a Termini Imerese produce ghiaccio alimentare, ha chiuso in perdita sia il 2009 che il 2008. Poi ci sono il gruppo alimentare Zappalà e la T-Link di Navigazione. Quest&#8217;ultima è la croce di Cimino. La compagnia, che collega <strong>Termini con Genova</strong>, ha raggiunto a luglio 2010 perdite superiori al capitale, costringendo i soci a  sostanziose iniezioni di denaro. Ma Cimino non si perde d&#8217;animo e le cronache raccontano investimenti a Termini per <strong>180 milioni di euro</strong>, a fronte di un impegno pubblico (nel caso i soldi siano distribuiti proporzionalmente) di circa 67 milioni.</p><p>Il suo è il terzo progetto più rilevante nella “rinascita” siciliana, dopo quello di <strong>Rossignolo</strong> (380 milioni) e <strong>Ciccolella</strong>, gigante internazionale nella produzione di fiori. Seguono tutti gli altri: Med Studios (teatri di posa per cinema e fiction tv per la Einstein Multimedia), Lima Corporate (protesi mediche), Biogen Termini (impianti stoccaggio e lavorazione biomasse) e Newcoop (logistica e grande distribuzione): in tutto fanno un terzo dei 3.300 posti di lavoro per costituire attorno a Termini anche un rilancio generale dell&#8217;economia locale. Torniamo a Ciccolella: il gruppo dovrebbe iniettare nella terra siciliana circa <strong>200 milioni</strong> di euro. Ma anche “il più grande giardino del Mediterraneo” non se la passa benissimo: Nel <strong>2008</strong> aveva chiuso con <strong>452 milioni di ricavi e 52</strong> <strong>di perdite</strong>. Nel <strong>2009</strong> è andata anche peggio, con i ricavi scesi a <strong>413</strong> milioni e le perdite contenute a <strong>21</strong>. Dove Ciccolella sta ancora peggio, però,  è in borsa. Dal massimo di <strong>7,6 euro del 2007</strong>, il titolo è scivolato insieme alla crisi economica fino ai <strong>2,39</strong> euro nel <strong>2008</strong>. Ora si aggira attorno ai <strong>70 centesimi per azione dopo un minimo di 66 e un massimo di 77 centesimi, realizzato il 15 febbraio,</strong> nel giorno dell&#8217;annuncio della firma sull&#8217;accordo di Termini.</p><p>Se son rose fioriranno, verrebbe da dire. Ma il dubbio, spiega il segretario della Fiom di Palermo, <strong>Roberto Mastrosimone</strong>, è che alla fine il gioco a carte scoperte sveli il bluff: “Basta solo che una delle aziende si sfili – dice – e qui salta tutto”. Per questo il sindacato chiede urgentemente di incontrare il governo per capire in concreto cosa e quando accadrà. Il dubbio più impellente, dice ancora Mastrosimone, è capire “su quali basi l&#8217;advisor del governo, <strong>Invitalia</strong>, ha deciso che le aziende avevano i requisiti corretti per l&#8217;accordo. Ci chiediamo con quali criteri”. L&#8217;unica certezza che rimane, chiosa con amarezza, è “che Fiat se ne andrà, il resto è uno spot mediatico”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/termini-imerese-il-piano-di-salvataggio-del-governo-e-uno-spot/93843/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>57</slash:comments> </item> <item><title>Indagato consigliere del Csm, Matteo Brigandì</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/indagato-consigliere-del-csm-matteo-brigandi/89528/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/indagato-consigliere-del-csm-matteo-brigandi/89528/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Feb 2011 11:50:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Boccassini]]></category> <category><![CDATA[brigandì]]></category> <category><![CDATA[Csm]]></category> <category><![CDATA[Il Giornale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=89528</guid> <description><![CDATA[Il consigliere del Csm Matteo Brigandì, membro laico in quota Lega, è indagato dalla procura di Roma per abuso d’ufficio in relazione all’inchiesta per la quale è stata eseguita oggi una perquisizione nell’abitazione della cronista de Il Giornale, Anna Maria Greco. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pierfilipo Laviani, è partita da una segnalazione ufficiale fatta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il consigliere del Csm <strong>Matteo Brigandì</strong>, membro laico in quota Lega, è indagato dalla procura di Roma per abuso d’ufficio<strong> </strong>in relazione all’inchiesta per la quale è stata eseguita oggi una perquisizione nell’abitazione della cronista de <em>Il Giornale</em>, <strong>Anna Maria Greco</strong>. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto <strong>Pierfilipo Laviani</strong>, è partita da una segnalazione ufficiale fatta dal Consiglio superiore della magistratura. Brigandì, secondo l’accusa, avrebbe <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/il-giornale-contro-ilda-boccassini-nel-1981-diede-un-bacio-a-un-giornalista-di-lotta-continua/88752/" target="_self">passato documenti interni al Csm alla giornalista che ha poi redatto un articolo sul procuratore aggiunto di Milano, <strong>Ilda Boccassini</strong></a>, dal titolo &#8220;La doppia morale di Boccassini&#8221;. A disporre le perquisizioni è stato il pubblico ministero Silvia Sereni. Il provvedimento è stato disposto per la presunta violazione dell&#8217;articolo 323 del codice penale, quello relativo all&#8217;abuso d&#8217;ufficio.</p><p>Brigandì non è nuovo agli onori delle cronache. Ex democristiano, ex socialista poi leghista. Ex avvocato di Umberto Bossi, &#8220;procuratore della Padania&#8221;, nel 2006 viene condannato in primo grado per truffa aggravata alla regione Piemonte. Memorabile, nell&#8217;occasione, la difesa d&#8217;ufficio di Bossi: &#8220;Se non è una questione di donne, Matteo è innocente&#8221;. E difatti Brigandì sarà poi definitivamente assolto nel 2009. Messinese di origine, trapiantato a Torino da piccolissimo, si porterà dietro il soprannome di &#8220;terrone&#8221; fino all&#8217;ingresso in Parlamento. Ma sarà proprio la considerazione per gli atteggiamenti con il gentil sesso a dargli notorietà. Come quando Striscia la notizia lo coglie a fare giochini poco consoni in pieno lavoro parlamentare: l&#8217;avvocato ha in mano un foglio di carta con un buco, le mani dietro mimano parti anatomiche&#8230; Il rapporto con le donne, del resto, gli costa ancora oggi un altro processo da affrontare. L&#8217;esponente leghista è infatti imputato in corte di Appello per violazione degli obblighi di assistenza nei confronti della figlia, oggi ventiduenne, quando questa aveva 15 anni. In primo grado è stato condannato a sei mesi con la condizionale, e durante il processo ha versato 28mila euro alla figlia. Ma il giudice lo condanna per gli anni precedenti. Ecco uno stralcio delle motivazioni della sentenza: &#8220;L&#8217;imputato negava di essersi disinteressato della figlia. Segnalava pure che aveva un reddito di 5mila euro mensili, che doveva mantenere un&#8217;altra figlia, che doveva una cospicua somma di denaro al partito di cui faceva parte&#8221;. Una giustificazione che non fa presa sulla corte: &#8220;Sul fatto che l&#8217;imputato sarebbe onerato da obblighi  verso il partito&#8230; non pare si debbano spendere molte parole sulla priorità dei suoi obblighi&#8221;.</p><p>Ma torniamo a oggi. Secondo la procura di Roma, infatti, il leghista Matteo Brigandì è la talpa che ha permesso al quotidiano di Paolo Berlusconi di attaccare il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, titolare dell&#8217;indagine sul giro di prostitute legate al premier. Brigandì ha consultato un fascicolo sulla Boccassini vecchio di trent&#8217;anni. La sera del 25 gennaio, come risulta dalla foto che abbiamo pubblicato, partecipa al vertice del Pdl nell&#8217;abitazione romana di Silvio Berlusconi. Due giorni dopo,<em> il Giornale</em> (perquisita questa mattina la sede) pubblica un pezzo intitolato &#8220;La doppia morale di Ilda Boccassini&#8221;. All&#8217;incontro di Palazzo Grazioli, quel giorno ci sarà anche Valter Lavitola, l&#8217;editore dell&#8217;<em>Avanti</em> che a Santa Lucia ha investigato sulle società offshore che gestiscono l&#8217;appartamento di Montecarlo del cognato di Gianfranco Fini. E sempre 48 ore dopo dopo il ministro degli Esteri Franco Frattini interviene in Parlamento per parlare del caso Tulliani.</p><p>Il consigliere del Csm Brigandì nei giorni scorsi aveva ammesso di aver visionato il fascicolo sul procedimento disciplinare di Ilda Boccassini e aveva anche aggiunto di averlo restituito agli uffici di Palazzo dei Marescialli dopo pochi minuti escludendo di aver mai passato le carte ai giornalisti de Il Giornale. Lo stesso Brigandì, aveva chieste la settimana scorsa al vice presidente del Csm, Michele Vietti, di far luce sull&#8217;episodio. Come sia andata veramente cercheranno di capire i magistrati, che hanno anche fatto sigillare dai carabinieri i suoi uffici al Csm.</p><p>Immediata invece la replica di difesa del quotidiano: &#8221;Per l&#8217;ennesima volta la casta dei magistrati mostra il suo volto violento e illiberale&#8221;, è il primo commento del direttore de <em>Il Giornale</em>, <strong>Alessandro Sallusti</strong>.     &#8220;La perquisizione nell&#8217;abitazione privata della collega Anna Maria Greco, autrice dell&#8217;articolo che conteneva sentenze pubbliche del Csm, non solo è un atto intimidatorio ma una vera e propria aggressione alla persona e alla libertà di stampa. Stupisce che soltanto le notizie non gradite ai magistrati inneschino una simile repressione quando i magistrati stessi diffondono a giornalisti amici e complici atti giudiziari coperti da segreto al solo scopo di infangare politici non graditi&#8221;.</p><p>E sulle perquisizioni è intervenuto anche <strong>Franco Siddi</strong>, segretario generale della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana). &#8220;Oggettivamente, non se ne può più&#8221; ha detto. &#8220;Nello scontro politica-magistratura non possono essere chiamati a pagare i giornalisti se danno notizie, ancorché su di esse e sulla loro valenza in termini di interesse pubblico, ciascuno possa avere opinioni diverse&#8221;. La perquisizione di oggi, ha aggiunto, &#8220;a carico della collega appare, allo stato, assolutamente incomprensibile, oltreché, nei fatti, pesantemente invasiva. Le notizie &#8216;riservate&#8217; non escono mai con le proprie gambe&#8221;. Ma, &#8220;se si volesse prendere a prestito una espressione del moderno linguaggio politico-giudiziario, si potrebbe dire che si va a cercare presunte colpe, neanche meglio precisate, nell’utilizzatore finale. Cosi non si può andare avanti&#8221;.   E, conclude, &#8220;ai giornalisti è chiesto, tanto più in questa fase di scontro politico e istituzionale dai toni esasperati, di alzare l’asticella della responsabilità, per non fare la fine dei vasi di coccio. Ma occorre misura e rispetto, da parte di tutti&#8221;.</p><p>Come che sia, Matteo Brigandì rischia ora di essere sospeso dalla carica di consigliere del Csm. L’articolo <strong>37 della legge del 1958</strong> istitutiva del Csm prevede infatti che ogni consigliere del Csm può essere sospeso se sottoposto a un procedimento penale per un delitto non colposo; si tratta dunque di un provvedimento facoltativo, mentre la sospensione è &#8220;di diritto&#8221;, cioè automatica nel caso in cui un componente del Csm sia sottoposto alla custodia cautelare o arrestato. La decisione nei casi facoltativi spetta allo stesso organo di autogoverno dei magistrati. Su Brigandì, però, potrebbe anche abbattersi una tegola ancora più pesante, ma non in relazione all&#8217;inchiesta della procura di Roma: rischia di dover lasciare definitivamente il Csm se la Cassazione confermerà una delle due condanne che gli sono state inflitte in appello. Oltre alla violazione degli obblighi di assistenza familiare, infatti, l&#8217;ex avvocato di Bossi è sotto processo per diffamazione nei confronti di un direttore della Regione Piemonte. E’ ancora infatti la legge istitutiva del Csm a prevedere la &#8220;decadenza di diritto&#8221; qualora un componente del Csm sia stato condannato con sentenza irrevocabile per un delitto non colposo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/01/indagato-consigliere-del-csm-matteo-brigandi/89528/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1417</slash:comments> </item> <item><title>Il pm lavora troppo, Alfano chiede  il procedimento disciplinare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/21/il-pm-lavora-troppo-alfano-chiede-il-procedimento-disciplinare/83078/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/21/il-pm-lavora-troppo-alfano-chiede-il-procedimento-disciplinare/83078/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 Dec 2010 15:24:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[fasolato]]></category> <category><![CDATA[porto tolle]]></category> <category><![CDATA[Violante]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=83078</guid> <description><![CDATA[Se mai arriverà sarà la prima sanzione bipartisan, comminata per avere leso interessi che non andavano toccati: quelli dell&#8217;Enel, cui esponenti tanto del governo che dell&#8217;opposizione sembrano molto attenti. Rischia infatti un procedimento disciplinare il pm di Rovigo Manuela Fasolato, da almeno dieci anni in prima linea contro i reati ambientali compiuti nel delta del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se mai arriverà sarà la prima sanzione bipartisan, comminata per avere leso interessi che non andavano toccati: quelli dell&#8217;<strong>Enel</strong>, cui esponenti tanto del governo che dell&#8217;opposizione sembrano molto attenti. Rischia infatti un procedimento disciplinare il pm di Rovigo <strong>Manuela</strong> <strong>Fasolato</strong>, da almeno dieci anni in prima linea contro i reati ambientali compiuti nel delta del Po. Su di lei e il procuratore di Rovigo <strong>Dario</strong> <strong>Curtarello</strong>, infatti, il ministro della Giustizia Angelino <strong>Alfano</strong> ha chiesto di indagare alla procura generale della Cassazione.</p><p>Il provvedimento segue l&#8217;invio in procura degli ispettori del ministero dello scorso gennaio, ma i fatti a cui si riferisce sono noti già dalla fine del 2007. Da anni, infatti, Fasolato sta lavorando a diversi filoni di inchiesta sulla centrale Enel di Porto Tolle: il pm ipotizza legami tra le emissioni della centrale e l&#8217;aumento dell&#8217;incidenza di malattie nei territori circostanti l&#8217;impianto. Intanto, però, sulla centrale pende l&#8217;iter della Valutazione d&#8217;impatto ambientale (Via) per un progetto di riconversione dall&#8217;olio combustibile al carbone che vale <strong>4mila</strong> posti di lavoro e <strong>2 miliardi</strong> <strong>e mezzo</strong> di investimento. Il via libera arriverà solo il<strong> 29 aprile del 2009</strong>, dopo che il &#8216;dl incentivi&#8217;, approvato il 6 aprile, ha modificato i vincoli burocratici e risolto i conflitti con la normativa regionale. Il ministero dell&#8217;ambiente in ogni caso non mancherà di accompagnare la scelta con un comunicato di esultanza: “Dal punto di vista ambientale – si dice – con la riconversione si ottiene una sostanziale riduzione delle emissioni rispetto al passato. Dal punto di vista economico ci sarà un vantaggio per la bolletta energetica visto che il &#8216;carbone pulito&#8217; costa meno degli idrocarburi”.</p><p>Ma per qualcuno il ritardo è da imputare alla magistratura. Così il <strong>5 gennaio 2010</strong> <strong>Luciano</strong> <strong>Violante</strong>, nella inedita veste di presidente della associazione <em>Italia decide, </em>si espone in prima persona sul palco di <em>CortinaIncontra</em>: “Il ministro della Giustizia dovrebbe fare delle ispezioni, e capire se un&#8217;autorità giudiziaria può compiere un atto di questo genere, intimidendo sostanzialmente quelli che dovrebbero prendere la decisione”. Sarebbero solo parole in libertà, se non fosse per un dettaglio: <strong>Enel</strong> è tra i soci fondatori di <em><strong>Italia</strong> <strong>decide</strong>. </em>Ma la coincidenza non impedisce al ministro Alfano di prendere in esame le doglianze di Violante. Tanto che il <strong>22</strong> <strong>gennaio</strong> gli ispettori partono alla volta di <strong>Rovigo</strong>, capitanati da <strong>Arcibaldo</strong> <strong>Miller</strong>. Il capo degli ispettori del ministero finirà poi nelle carte dell&#8217;inchiesta sulla nuova P2, ma questo non gli ha impedito di conservare il suo posto fino ad oggi.</p><p>Contro <strong>Fasolato</strong> e <strong>Curtarolo</strong>, invece, il ministero chiede la mano pesante. Tre in sostanza le accuse. La prima: la pm avrebbe infatti lavorato troppo, con il colpevole “consenso” del superiore. Dal 23 ottobre 2007 al 23 luglio 2009, infatti, Fasolato ha l&#8217;”esonero totale” dall&#8217;attività giudiziaria “in quanto componente della commissione esaminatrice nell&#8217;ambito del concorso per 350 posti da uditore giudiziario”. Eppure, bontà sua, continua la sua attività, sia nelle udienze che nelle indagini. &#8220;Peccato&#8221;, che mentre Fasolato viene mandata di fronte alla procura generale della Cassazione, niente succeda ad altri colleghi che hanno fatto e condiviso la medesima scelta. E a niente vale che il magistrato abbia deciso di lavorare di più per portare a termine processi importanti. Come quello <strong>Eurobic</strong>, che porterà alla condanna dei responsabili di una truffa da 3 miliardi di euro.</p><p>La seconda accusa non è meno originale. Il Guardasigilli contesta infatti la “continuativa corrispondenza” che Fasolato ha intrattenuto con il <strong>ministero</strong> <strong>dell&#8217;</strong><strong>Ambiente</strong> e la <strong>commissione</strong> <strong>Via</strong>. Secondo Alfano, così facendo la pm ha divulgato “atti di procedimento ancora coperti da segreto”. Nel carteggio con il ministero, infatti, finiscono anche alcune relazioni svolte nelle indagini dai consulenti di Fasolato. Quale sia la violazione del segreto non è dato sapere, però, essendo vincolate alla riservatezza tutte le istituzioni coinvolte. La terza accusa è in ogni caso direttamente conseguente: avendo sollevato il problema della centrale, la procura di Rovigo perseguiva un fine “che non era di ricerca di mezzi di prova, bensì di impedire – mediante un&#8217;indebita ingerenza nelle attività degli apparati amministrativi – la commissione di reati, quando ancora non erano stati acquisiti sufficienti e concreti indizi della consumazione di fatti di rilievo penale”. Vale a dire: “Interferivano e condizionavano le attività degli organi amministrativi stessi, determinandone il rallentamento”.</p><p>Ecco il punto: il “rallentamento” del progetto dà fastidio, anche se la responsabilità è da imputare al conflitto tra le norme nazionali e quelle regionali, risolto, lo abbiamo visto, dal legislatore. Tanto fastidio che a gettare benzina sul fuoco è arrivato sulle prime pagine dei giornali locali il plauso del comitato dei lavoratori della centrale: “Da 5 anni — dice al <em>Carlino</em> il portavoce Maurizio Ferro — eravamo in attesa delle autorizzazioni per la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle. <strong>I vari rallentamenti </strong>avevano destato perplessità sull’operato della magistratura di Rovigo nell’interferenze con il lavoro svolto dalle competenti commissioni Via ministeriali e regionali. I lavoratori Enel di Porto Tolle, che avevano denunciato la situazione sin dall’inizio — aggiunge Ferro — chiedono provvedimenti esemplari per questo grave e ingiustificato atto che è da ascrivere alla Procura di Rovigo. L’azione disciplinare dimostra che tutti i nostri timori erano fondati”, conclude Ferro, che si dichiara pronto, a nome dei lavoratori, addirittura “a chiedere i danni”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/21/il-pm-lavora-troppo-alfano-chiede-il-procedimento-disciplinare/83078/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>397</slash:comments> </item> <item><title>Studenti, Gasparri: &#8220;Servono arresti preventivi&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/19/studenti-gasparri-servono-arresti-preventivi/82794/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/19/studenti-gasparri-servono-arresti-preventivi/82794/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Dec 2010 11:37:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=82794</guid> <description><![CDATA[&#8221;Invece delle sciocchezze che vanno dicendo i vari Cascini e Palamara, qui ci vuole un Sette aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell’estrema sinistra collusi con il terrorismo. Qui serve una vasta e decisa azione preventiva”. Maurizio Gasparri ha le idee chiare, ma la memoria corta. Il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Invece delle sciocchezze che vanno dicendo i vari Cascini e Palamara, qui ci vuole un Sette aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell’estrema sinistra collusi con il terrorismo. Qui serve una vasta e decisa azione preventiva”. Maurizio Gasparri ha le idee chiare, ma la memoria corta. Il sette aprile del 1979 (e non del 1978, come afferma il capogruppo al Senato del Pdl) fu il giorno dell&#8217;arresto dei “cattivi maestri” di Potere Operaio e Autonomia Operaia. Toni Negri, Oreste Scalzone, Emilio Vesce, Luciano Ferrari Bravo, Franco Piperno. Sono gli intellettuali più in vista della sinistra extra-parlamentare di quegli anni. Provengono dalle università, hanno un seguito negli studenti. Tutti sono accusati di associazione sovversiva e insurrezione armata contro lo Stato. Aldo Moro è morto da un anno, il 9 maggio del 1978, il suo corpo riverso nella Renault 4 rossa, e gli arrestati vengono coinvolti – salvo poi essere completamente scagionati nel 1980 – anche in quell&#8217;evento, apice e inizio del declino della stagione terroristica che finirà con il sangue di Vittorio Bachelet, ucciso il 12 febbraio del 1980.</p><p>Dal teorema Calogero – dal nome di Pietro Calogero, il magistrato che ordinò gli arresti – al teorema Gasparri sono passati 31 anni. Nel frattempo le ideologie che ispirarono quella stagione sono morte o divenute residuali, eppure l&#8217;ex ministro identifica con chiarezza i mandanti: “Si sa – dice Gasparri &#8211; chi c&#8217;è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città. La sinistra, per coprire i violenti, ha mentito parlando di infiltrati. Bugie. Per non far vivere all’Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Chi protesta in modo pacifico e democratico va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l’area della sinistra. Solo un deciso intervento può difendere l’Italia”.</p><p>Sono dichiarazioni che fanno il paio con quelle del ministro dell&#8217;Interno Maroni, che ancora ieri era tornato a chiedere di estendere l&#8217;applicazione del Daspo, il divieto di partecipazione, dagli eventi sportivi alle manifestazioni di piazza. Come se in un corteo di centinaia di migliaia di persone fosse possibile mettere un biglietto e dei tornelli. E infatti le parole di Gasparri sono accolte da un coro di repliche indignate. Dall&#8217;Idv, che consiglia all&#8217;ex-ministro un po&#8217; “di ripetizioni di storia”, al segretario di Sel, Nichi Vendola, che ne denuncia l&#8217;attitudine “fascista”. Persino La Russa, dopo le intemperanze di pochi giorni fa, stempera le parole dell&#8217;ex camerata missino dicendo: “Penso che Gasparri voglia dire che se ci sono delle responsabilità penali, non bisogna avere tolleranza per nessuno. Non credo proprio che invochi leggi speciali, lo conosco bene a Gasparri”.</p><p>Come che sia, davvero i toni di questo 2010 sono i toni della stagione 1978-1979? Davvero il terrorismo rosso è tornato a bussare alla cronaca di questi anni? Davvero i centri sociali sono in grado di portare 100mila persone in piazza e trasformarle in pericolosi rivoluzionari? Anche solo a guardare i numeri verrebbe da dire di no. Solo nel 1977, ad esempio, furono contati 2178 atti terroristici, tra attentati, molotov, scontri di piazza, sequestri, sparatorie, gambizzamenti. Quanti nel 2010?</p><p>Questo non significa sottovalutare la violenza, ma isolare la propaganda dai dati di fatto. Uno su tutti: la protesta nata contro il disegno di legge Gelmini e sfociata nelle manifestazioni di Roma di martedì scorso è figlia del distacco e dell&#8217;esclusione dalla politica molto più che della partecipazione, è rivolta e non rivoluzione. Come ha scritto Barbara Spinelli su questo giornale: “Sono un po’ stanca di sentire ricordati gli anni 70 e anche della frase “bisogna stare in guardia”. Dire “tutte le istituzioni facciano muro” significa solo che salta la pluralità delle istituzioni. Che tutte devono rispondere al comando di un unico capo. È la logica di un paese in guerra. Fare muro è un giudizio negativo sulla magistratura che ha appena scarcerato i giovani”. Di più, portare tutto il peso sull&#8217;ordine pubblico, significa “non voler risolvere i problemi”, ma evitare  “solo che la vetrina sia rotta. Questo non è governare – aggiunge Spinelli –  è la risposta per ottenere una buona reazione da un eventuale sondaggio. Anche quella dei politici che si sottraggono al confronto è violenza”.</p><p>Nella logica di nascondere i sintomi piuttosto che curare la malattia, insomma, i Gasparri e i La Russa impegnati nell&#8217;identificazione dei colpevoli insieme ai Maroni e gli Alfano che chiedono punizioni esemplari, contribuiscono al “muro contro muro” di matrice elettorale molto più di quanto scongiurano nuovi scontri. Per dirla ancora con Spinelli: “Oggi c’è una forma di ghettizzazione: è come se una generazione intera fosse chiamata negra. I luoghi cui accedono i politici devono accogliere anche i giovani, gli stessi che avranno come pensione 360 euro al mese. Penso alla tv, per esempio. E poi non ci devono essere restrizioni di manifestazione del pensiero sul web. I politici devono cominciare ad ascoltare, perché non sono di fronte a terroristi. Penso alle dichiarazioni dei giovani nella rivolta delle banlieue parigine. Dicevano in tv: “Noi non riusciamo a parlare”.</p><p>Del resto, che la protesta non abbia una voce, ma nemmeno una guida e una regia è stato evidente anche nel suo svolgimento proprio martedì. Prendiamo l&#8217;esempio di Cristiano, il ragazzo di 15 anni che si è trovato una frattura al setto nasale, un ematoma e un trauma cranico per avere lanciato una mela all&#8217;indirizzo degli agenti, colpito al volto dal casco di un altro manifestante. Paragoniamo questa scena ai cortei della Fiom e della Cgil – ecco la politica in piazza – con i suoi servizi d&#8217;ordine interni, organizzati ed efficienti. Oppure i fotogrammi di un manifestante armato di un bastone che si scaglia da solo contro un agente. Uno o due colpi dà, cento ne prende, prima di essere sopraffatto da una decina di agenti che lo manganellano a terra. Non è un eroe e certamente va “condannato”, ma di sicuro le sue azioni somigliano più alla rabbia cieca di un disperato senza futuro che alla  logica dell&#8217;agguato delle Br. Con buona pace del teorema Gasparri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/19/studenti-gasparri-servono-arresti-preventivi/82794/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1747</slash:comments> </item> <item><title>Il blocco del Parlamento? Un altro &#8220;pezzo di Stato repubblicano che cade&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/25/il-blocco-del-parlamento-un-altro-pezzo-di-stato-repubblicano-che-cade/73518/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/25/il-blocco-del-parlamento-un-altro-pezzo-di-stato-repubblicano-che-cade/73518/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Oct 2010 14:27:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73518</guid> <description><![CDATA[La Camera si ferma per mancanza di leggi da approvare. E così, tra ponte di Ognissanti e calendario vuoto, i parlamentari si godranno una ventina di giorni di ferie. Casta? Forse, ma non è dei privilegi dei parlamentari che ci si deve lamentare, questa volta. La verità – dice il deputato Furio Colombo – è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/colombo_int.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-73522" title="colombo_int" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/colombo_int.jpg?47e3a5" alt="" width="267" height="205" /></a>La Camera si ferma per mancanza di leggi da approvare. E così, tra ponte di Ognissanti e calendario vuoto, i parlamentari si godranno una ventina di giorni di ferie. Casta? Forse, ma non è dei privilegi dei parlamentari che ci si deve lamentare, questa volta. La verità – dice il deputato Furio Colombo – è che questo stallo si poteva prevedere da tempo. Almeno dalla pausa estiva, quando è apparso chiaro a tutti che il governo era “paralizzato dalle proprie stesse fratture interne”. I costi di questa paralisi, però sono altri, sono “pezzi dello stato repubblicano che si perdono”.</p><p><strong>Tra Lodo Alfano e mancanza di fondi, la Camera non avrà niente su cui lavorare per tre settimane. Il solito privilegio?</strong></p><p>Noto con meraviglia che ci si accorge adesso di qualcosa che era già chiaro dalla ripresa dei lavori dopo l&#8217;estate. Per mesi la Camera si è dedicata quasi esclusivamente alla ratifica di vecchi trattati che erano rimasti sugli scaffali o a mozioni, presentate quasi sempre dall&#8217;opposizione, a cui faceva da contraltare una mozione uguale e contraria della maggioranza. E così si passava una mattina a parlare e poi a votare. Ma senza che questo corrispondesse ad alcun lavoro parlamentare.</p><p><strong>Nessuna novità di cui stupirsi, quindi?</strong></p><p>Ne abbiamo scritto sul Fatto Quotidiano. Una, due, tre volte. Ma il tema non è mai stato raccolto dall&#8217;opposizione, anzi, al contrario si è continuato a parlare di deputati e senatori che lavorano poco, portando avanti una vecchia questione, che sarà anche verissima, ma che non si applica assolutamente a questa situazione. In questa situazione il lavoro era, ed è, impossibile.</p><p><strong>Come siamo arrivati al blocco del Parlamento?</strong></p><p>Quello che adesso trapela, e chi stava in aula aveva già previsto, è che non arrivano provvedimenti dal governo, né la maggioranza si azzarda a presentare leggi. A questo va aggiunta un&#8217;altra cosa: le ragioni di questo stallo sono tre, non due come detto. E&#8217; vero che tutto gira intorno al Lodo Alfano. Ed è vero che mancano i fondi, e questo impedisce che si possa discutere qualsiasi cosa. Ma c&#8217;è una terza ragione, politica: la famosa maggioranza del fare è paralizzata dalle sue fratture interne. Perché ci sono delle questioni che potrebbero contrapporre il Pdl alla Lega. E poi ovviamente perché ci sono le questioni che contrapporranno, o certamente potrebbero contrapporre e quindi è meglio starne alla larga il Pdl al gruppo di Fini.</p><p><strong>Berlusconi può anche solo ipotizzare di governare altri tre anni in questo modo?</strong></p><p>Berlusconi ha la grande qualità di fingere di non vedere e di non sapere fino all&#8217;ultimo minuto. Tra un po&#8217; ci racconterà che lui lo dice da luglio scorso che non si può governare in questo modo. Intanto invece dice che va avanti e che governa. Addirittura fino a qualche giorno fa raccontava le cinque cose che avrebbe messo in cantiere e che avrebbe incardinato nei lavori parlamentari nei  consigli dei ministri successivi, in modo da mettere al lavoro le camere su questi cinque temi fondamentali. Dei previsti consigli dei ministri due sono già saltati. In bianco, nemmeno sono stati convocati.</p><p><strong>Torniamo al punto, come è possibile?</strong></p><p>Il governo smentisce se stesso. Soltanto che mancando di reputazione &#8211; perché un&#8217;altra grande trovata di Berlusconi è stata perdere la faccia fin dall&#8217;inizio &#8211; non gli si può rimproverare di perderla. Può annunciare, dire, non fare, cancellare. Sempre come se fosse normale e naturale soltanto l&#8217;ultima cosa che dice o dirà.</p><p><strong>Da italiani quasi non proviamo più stupore per questi venti giorni di stop. Ci sembrano un che di folklore. Ma quali sono le vere conseguenze del blocco dei lavori?</strong></p><p>Sono conseguenze enormi che richiederebbero un altro tipo di opposizione. Un&#8217;opposizione senza respiro, senza tregua, che non si pieghi. Ogni volta, appena arriva una legge tutta l&#8217;opposizione, compresa l&#8217;Idv, lavora a migliorare quell&#8217;emendamento e quell&#8217;altro, quel pezzettino di legge e quell&#8217;altro. Poi magari alla fine si vota contro. Ma intanto la legge passa – perché ad oggi la maggioranza ce l&#8217;hanno – e si contribuisce continuamente a questo intrecciarsi dell&#8217;una parte con l&#8217;altra. E questo non dovrebbe avvenire. Alcuni di noi lo dicono da mesi, praticamente dall&#8217;inizio, che l&#8217;opposizione vera è quella dei repubblicani americani contro i democratici.</p><p><strong>Cioè?</strong></p><p>Cioè mai niente insieme, in modo che gli elettori vedano bene dove passano la linea di demarcazione e le differenze. Purtroppo non è stato così. E se per caso nel fondo di un cassetto Tremonti trovasse qualche euro e lo buttasse lì, e una legge importante venisse messa in discussione, allora inizieremmo da capo: collaborazione in commissione per dire che la stiamo migliorando, poi collaborazione con gli emendamenti, che vengono bocciati, però creano grandi discorsi. Insomma, faremmo anche in quel modo del parlamentarismo a vuoto. Almeno adesso si vede che così vuoto lo è davvero.</p><p><strong>Perché l&#8217;opposizione non ha anticipato la stampa e denunciato chiaramente: “Guardate che il Parlamento non sta facendo niente, perché non ha niente da fare, è completamente svuotato”</strong></p><p>Ripeto, come Fatto Quotidiano ne abbiamo parlato tre volte, di cui due in editoriale, avvertendo che la Camera non stava lavorando, e che quando lavorava era pura apparenza. Perché questo argomento non sia stato ripreso non saprei come rispondere.</p><p><strong>E&#8217; quasi una ammissione di costernazione</strong></p><p>Sì, sono assolutamente costernato.</p><p><strong>Come se ne esce, se se ne esce? Esiste una prospettiva politica in cui il parlamento potrebbe ricominciare a lavorare?</strong></p><p>Si dovrebbe passare attraverso una crisi, che al momento non c&#8217;è, non ancora. Ma non c&#8217;è nessuna possibilità di pensare che se ne possa uscire così, ricominciando a lavorare come se ci fosse stata una interruzione di corrente.</p><p><strong>Siamo condannati all&#8217;agonia?</strong></p><p>Alcuni di noi hanno detto abbastanza presto che Berlusconi era entrato nella sua fase discendente. Abbiamo anche detto che questa fase discendente avrebbe portato con sé dei pezzi interi dell&#8217;architettura repubblicana, rovinandola, vandalizzandola, corrompendola. Ecco, sta accadendo ora. Questa è la caduta di Berlusconi, con grande danno per il paese. Ed è pazzesco che l&#8217;uomo che ha fatto più danno al Paese salendo al potere, ora sia in grado di fare ancora più danno cadendo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/25/il-blocco-del-parlamento-un-altro-pezzo-di-stato-repubblicano-che-cade/73518/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>284</slash:comments> </item> <item><title>Disinformazione, dati falsati e dimissioni mancate. L&#8217;informazione economica al palo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/14/disinformazione-dati-falsati-e-dimissioni-mancate-linformazione-economica-allanno-zero/71681/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/14/disinformazione-dati-falsati-e-dimissioni-mancate-linformazione-economica-allanno-zero/71681/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Oct 2010 19:18:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Boeri]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Inps]]></category> <category><![CDATA[lavoce.info]]></category> <category><![CDATA[Tg1]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=71681</guid> <description><![CDATA[“L&#8217;informazione è vitale in democrazia. E quella economica è scesa a un livello preoccupante”. L&#8217;economista Tito Boeri, professore ordinario alla Bocconi e membro del comitato di redazione del sito lavoce.info, è eufemisticamente molto &#8220;arrabbiato&#8221; perché – dice – lo stato dell&#8217;informazione nel nostro paese “sta facendo venir meno il controllo democratico degli elettori”. Professor Boeri,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“L&#8217;informazione è vitale in democrazia. E quella economica è scesa a un livello preoccupante”. L&#8217;economista Tito Boeri, professore ordinario alla Bocconi e membro del comitato di redazione del sito <a href="http://www.lavoce.info"><strong>lavoce.info</strong></a>,  è eufemisticamente molto &#8220;arrabbiato&#8221; perché – dice – lo stato dell&#8217;informazione nel nostro paese “sta facendo venir meno il controllo democratico degli elettori”.</p><p><strong>Professor Boeri, che cosa sta succedendo?</strong></p><p>E&#8217; pazzesco, davvero il livello della disinformazione è a un punto bassissimo. Da un lato i giornali e i media in genere raccontano i fatti in modo volutamente distorto. Dall&#8217;altro le agenzie governative danno ai giornalisti delle informazioni che sono distorte esse stesse.</p><p><strong>Di chi parla?</strong></p><p>Non dell&#8217;Istat, ma l&#8217;Inps e l&#8217;agenzia delle entrate forniscono dati volutamente “narrati”, in modo da indurre in errore anche chi nell&#8217;informazione è animato dalle migliori intenzioni.</p><p><strong>Le agenzie governative nascondono o edulcorano i dati reali?</strong></p><p>E&#8217; una novità degli ultimi anni. Nella gestione dei dati sulla cassa integrazione, ad esempio, l&#8217;Inps ha davvero inviato comunicati con una fortissima connotazione politica, cercando sempre di sminuirne la portata. I dati in realtà sono preoccupanti: in Italia la cassa integrazione continua ad aumentare, nonostante siamo usciti dalla fase più acuta della crisi. In Germania, che ha uno strumento simile al nostro, i livelli di ore sono il 20% di quelli raggiunti nel punto più alto della crisi. Da noi invece continuano a crescere.</p><p><strong>Ma non se ne trova traccia nell&#8217;informazione?</strong></p><p>Ogni comunicato dell&#8217;Inps cerca di sminuire questo fatto. Si parla di piccoli incrementi quando sono incrementi da mese a mese del 10%, e non vengono mai riportati i numeri assoluti. Quel che è interessante è che dopo i dati dell&#8217;Inps escono i comunicati del ministero del Lavoro che pubblicamente esaltano l&#8217;azione del governo. Ad agosto ad esempio era uscito un comunicato del ministro che diceva: “Vedete, anche l&#8217;Inps dice che abbiamo fatto molto bene”. E addirittura se la prendevano con i finiani perché in qualche modo avevano ostacolato l&#8217;azione del governo. Mi chiedo cosa c&#8217;entri l&#8217;aumento della cassa integrazione con le lacerazioni interne alla maggioranza. Poi c&#8217;è l&#8217;agenzia delle entrate.</p><p><strong>Di cosa li accusa?</strong></p><p>Nonostante sia stato chiesto più volte di farlo, non dà mai i dati e non spiega quali sono i risultati della lotta all&#8217;evasione.</p><p><strong>Quali dati?</strong></p><p>Fondamentalmente, le cose da sapere sono quanti controlli vengono effettuati e qual è l&#8217;importo medio per ogni controllo.</p><p><strong>Perché?</strong></p><p>Perché se aumenta l&#8217;importo medio per controllo, questo può essere un indicatore del fatto che l&#8217;evasione sta aumentando, non diminuendo. Secondo: bisogna sempre distinguere tra il recupero di evasione che avviene attraverso un accertamento e quello che avviene attraverso procedure di conciliazione. Se c&#8217;è conciliazione lo Stato può aumentare le somme riscosse semplicemente perché  fa degli accordi al ribasso. Insomma, pur di portare a casa qualcosa abbassa le proprie pretese. Quindi fa lo sconto all&#8217;evasore. E su questo non c&#8217;è mai comunicazione.</p><p><strong>Il presidente dell&#8217;Inps, Mastrapasqua, ha detto che ai precari non viene fornita la simulazione della loro pensione su internet perché se lo facessero “si rischierebbe un sommovimento sociale”</strong></p><p>E&#8217; pazzesco. Questo dà l&#8217;idea di come ragioni l&#8217;Inps. Il loro compito sarebbe quello di dare una informazione ai contribuenti di quanto riceverebbero di pensione con le regole attuali e con la attuale situazione del mercato del lavoro, in modo tale che le persone possano per tempo trovare le soluzioni possibili.</p><p><strong>Invece?</strong></p><p>Invece abbiamo un presidente dell&#8217;Inps che dice “non diamo i dati perché altrimenti la gente si arrabbia”. E&#8217; veramente pazzesco. Io credo che se l&#8217;affermazione è vera ci siano gli estremi per chiederne le dimissioni immediate. E&#8217; inammissibile che chi ha un ruolo istituzionale di questa portata possa fare queste affermazioni.</p><p><strong>Cosa dovrebbe accadere?</strong></p><p>L&#8217;Inps dovrebbe mandare a casa di tutti i contribuenti un estratto conto previdenziale che li informi di quanto percepiranno quando andranno in pensione. In Svezia ci sono le buste arancioni, che vengono inviate ogni anno e in cui si dice: “Guardate che allo stato attuale e con questi salari andrete in pensione tra tot anni e con tot importo”. L&#8217;Inps invece continua a dire che lo farà e non lo fa mai. Adesso capiamo perché non lo fa.</p><p><strong>Lavoce.info ha lanciato l&#8217;allarme sulla “campagna elettorale, strisciante” che potrebbe durare “tre mesi o tre anni”. Cosa si aspetta?</strong></p><p>Io penso che abbiamo toccato il punto più basso, il che mi spinge ad usare toni più duri e ad essere  molto preoccupato. Perché quando l&#8217;informazione è così distorta, l&#8217;esercizio della democrazia è molto limitato. Ogni democrazia funziona quando c&#8217;è un patrimonio informativo comune su cui gli elettori possono esercitare un controllo. Se le statistiche vengono prodotte in modo distorto questo controllo viene meno.</p><p><strong>Nel vostro studio avete citato i dati Ocse sulla differenza informativa tra chi guarda solo la televisione e chi si affida anche ad altri mezzi. Cosa si aspetta da Internet?</strong></p><p>Internet sarà fondamentale. Uno può pensare che le persone che vanno in rete abbiano una cultura e una formazione maggiore. Ma anche depurata di queste differenze, l&#8217;informazione sulla rete è molto più pluralista, e questo mi fa guardare avanti con una certa fiducia.</p><p><strong>La rete come panacea?</strong></p><p>Ovviamente no, su Internet circolano informazioni di buona e cattiva qualità. Ma il potere politico ha meno possibilità di condizionarle.</p><p><a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001945.html" target="_blank"><strong>Leggi lo studio su lavoce.info</strong></a></p><p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/Presentazione_Boeri.pdf?47e3a5">Scarica il pdf dello studio</a></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/14/disinformazione-dati-falsati-e-dimissioni-mancate-linformazione-economica-allanno-zero/71681/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>206</slash:comments> </item> <item><title>Federalismo al primo posto, B. cede alla Lega per allungare la vita al governo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/federalismo-al-primo-posto-b-cede-alla-lega-per-allungare-la-vita-al-governo/68680/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/federalismo-al-primo-posto-b-cede-alla-lega-per-allungare-la-vita-al-governo/68680/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Oct 2010 18:38:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=68680</guid> <description><![CDATA[Ostenta sicurezza ma anticipa toni da campagna elettorale. Garantisce la durata della legislatura ma presenta i risultati dell&#8217;esecutivo in un libro, “Due anni di governo”, che rimanda ai tempi del fotoromanzo “Una storia italiana”. Stretto tra incudine e martello Berlusconi oggi pomeriggio ha convocato – a sorpresa – una conferenza stampa per anticipare le prossime...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/lapresse_ba061010pol_0308.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-68690" title="Chigi - conferenza stampa Presidente del Consiglio" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/lapresse_ba061010pol_0308.jpg?47e3a5" alt="" width="500" height="334" /></a>Ostenta sicurezza ma anticipa toni da campagna elettorale. Garantisce la durata della legislatura ma presenta i risultati dell&#8217;esecutivo in un libro, “Due anni di governo”, che rimanda ai tempi del fotoromanzo “Una storia italiana”. Stretto tra incudine e martello Berlusconi oggi pomeriggio ha convocato – a sorpresa – una conferenza stampa per anticipare le prossime mosse dell&#8217;esecutivo. Dopo il discorso alla Camera, la burrascosa replica al Senato e l&#8217;ancor più agitato comizio al Castello Sforzesco della scorsa settimana, il Cavaliere di oggi si presenta nella doppia veste di presidente del Consiglio e capo del Pdl, l&#8217;uno intento a mantenere insieme il governo e a placare la Lega, l&#8217;altro pronto a mostrare i numeri da campagna elettorale.</p><p>Dopo le barzellette e le bestemmie, Berlusconi si mostra sicuro e tranquillo, dice di non avere “mai pensato ad elezioni anticipate”, una “sciagura per il paese” e annuncia i prossimi passaggi dell&#8217;esecutivo: due consigli dei ministri alla settimana, uno per ciascuno dei punti su cui è stata votata la fiducia. Domani, per iniziare, il governo prenderà in esame e approverà il federalismo fiscale. Il provvedimento, dice il premier, riassumerà in 27 punti i tre decreti delegati sui costi standard, sul federalismo provinciale e su quello regionale. Da lì i passaggi di rito, dalla Conferenza Stato-Regioni al percorso parlamentare. Il tutto, spiega, avverrà “in 60 giorni” in tempo per l&#8217;approvazione definitiva che dovrebbe arrivare “entro dicembre di quest&#8217;anno, o al massimo a marzo” del 2011. Tempi record, insomma, per dare all&#8217;alleato leghista, che da giorni reclama il voto, l&#8217;unica cosa che impedisca di “staccare la spina”. Berlusconi non ne fa mistero, ma anche su questo ostenta sicurezza: “Bossi va interpretato, e io ho la chiave per farlo”. Del resto, spiega l&#8217;alter ego in campagna elettorale, “il federalismo permetterà di risparmiare le risorse per ridurre la pressione fiscale”.</p><p>Se l&#8217;intento è chiaro &#8211; cercare di far durare il governo il più possibile, magari cedendo di volta qualcosa pur di scongiurare un governo tecnico che cambi la legge elettorale &#8211;  le difficoltà sono ancora più evidenti, anche se respinte al mittente una dopo l&#8217;altra. I finiani, per cominciare, che “saranno fedeli al governo”, anche se il premier è costretto ad ammettere che fare “un governo tecnico sarebbe facile”, con “60 incarichi da distribuire”. Così Berlusconi va avanti, e tra un colpo al cerchio e uno alla botte ripete il mantra/format. I rifiuti, ad esempio sono un  problema risolto al 95 per cento, eppure il Berlusconi taumaturgo andrà in Campania &#8211; “non appena Tremonti mi darà i fondi” dice – per “riportare alla tranquillità una popolazione in grande sofferenza”. Poi vengono la giustizia, il sud, il fisco. Del resto, dice, la sua popolarità è al 60,2 per cento e “il traffico va in tilt” quando passa.</p><p>Sarà quindi per conquistare il restante 40 per cento che il presidente del Consiglio usa la conferenza stampa di governo per presentare alle telecamere il volume “Due anni di governo”. E qui i ruoli si confondono. Sotto le foto di B con Obama, delle case ricostruite all&#8217;Aquila, dei treni ad alta velocità e dell&#8217;esercito che pattuglia le patrie strade campeggia il logo del Popolo della Libertà. Berlusconi prende il tomo e lo gira a favore di camera, poi spiega che il volume sarà inviato a 10 milioni di famiglie. Quello che il Cavaliere non spiega è chi sia il committente e soprattutto chi pagherà per l&#8217;imponente opera di informazione. Tanto che non passano cinque minuti dalla fine della conferenza stampa e l&#8217;Italia dei Valori annuncia la presentazione di una interpellanza parlamentare sul “libro dei sogni”. Ma Berlusconi non c&#8217;è già più &#8211; lo ha spiegato lui stesso in conferenza &#8211; è andato ad officiare il matrimonio tra il portavoce del Pdl e l&#8217;ex capoufficio stampa di Nicola Cosentino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/federalismo-al-primo-posto-b-cede-alla-lega-per-allungare-la-vita-al-governo/68680/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>263</slash:comments> </item> <item><title>Presi due fiancheggiatori del boss Nicchi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/presi-due-fiancheggiatori-del-boss-nicchi/68400/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/presi-due-fiancheggiatori-del-boss-nicchi/68400/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Oct 2010 08:26:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Amato</dc:creator> <category><![CDATA[Fatti quotidiani]]></category> <category><![CDATA[Ambrogio Cartosio]]></category> <category><![CDATA[Francesco Arcuri]]></category> <category><![CDATA[Gianni Nicchi]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Auteri]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[Roberta Buzzolani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=68400</guid> <description><![CDATA[Avrebbero organizzato la latitanza del boss mafioso Gianni Nicchi (nella foto a sinistra) i due uomini arrestati stamattina dagli agenti della squadra mobile di Palermo e dello Sco di Roma. 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Sono <strong>Francesco Arcuri</strong> e<strong> Giuseppe Auteri</strong>, accusati rispettivamente di associazione mafiosa e di detenzione illegale di armi con l&#8217;aggravante di aver favorito cosa nostra. L&#8217;ordinanza di fermo di indiziato di delitto è stata emessa dai pm <strong>Roberta Buzzolani</strong> e <strong>Ambrogio Cartosio</strong>.</p><p>I due arrestati a Palermo sono entrambi fedelissimi del giovane boss (classe 1981) Gianni Nicchi, <em>u&#8217;picciutteddu</em> o anche <em>tiramisù</em>, finito in carcere dopo una lunga latitanza a Palermo.</p><p>Giovani sono anche i due arrestati. In particolare Arcuri, 29 anni, sarebbe stato il principale anello di collegamento tra gli uomini d&#8217;onore e il capomafia di cui avrebbe gestito anche la latitanza. Arcuri secondo gli inquirenti avrebbe anche tenuto i contatti tra Nicchi  e gli esponenti mafiosi degli altri mandamenti. Auteri, 35 anni, era il braccio destro di Arcuri.</p><p>&#8221;Il gruppo &#8211; spiegano gli investigatori &#8211; era accorto e prudente. Intuendo di essere nel mirino degli investigatori, i due evitavano accuratamente di parlare di argomenti compromettenti per telefono e si guardavano bene da farlo anche all&#8217;interno di auto&#8221;. Tuttavia, l&#8217;osservazione, il pedinamento e le intercettazioni hanno consentito di scoprire i due fiancheggiatori che potevano contare su uomini e alloggi sicuri come dimostra il fatto che, poco prima dell&#8217;arresto di Nicchi, la macchina organizzativa della sua latitanza si stava organizzando per fargli cambiare rifugio.</p><p>Dalle indagini è emerso che i fiancheggiatori avevano un vero e proprio arsenale: fucili a pompa e a canne mozze e rivoltelle Smith&amp;Wesson, calibro 38 e 44 Magnum. Inoltre il gruppo curava anche la raccolta del pizzo e la custodia delle armi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/presi-due-fiancheggiatori-del-boss-nicchi/68400/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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