<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Fulvio Abbate</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fabbate/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La tombola segno dei tempi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/la-tombola-segno-dei-tempi/182609/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/la-tombola-segno-dei-tempi/182609/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:25:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[arte]]></category> <category><![CDATA[dopo berlusconi]]></category> <category><![CDATA[fulvio abbate]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[spot]]></category> <category><![CDATA[tombola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/la-tombola-segno-dei-tempi/182609/</guid> <description><![CDATA[Ogni epoca storica custodisce i suoi testi a fronte, le sue icone fisse. Esatto, le sue opere di riferimento. La rivoluzione francese può vantare il celebre quadrone di Delacroix che mostra la “Libertà” alla testa del “Popolo”; il tempo di John F. Kennedy ha dalla sua Andy Warhol e gli altri della Pop art con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ogni epoca storica custodisce i suoi testi a fronte, le sue icone fisse. Esatto, le sue <strong>opere di riferimento</strong>. La rivoluzione francese può vantare il celebre quadrone di Delacroix che mostra la “Libertà” alla testa del “Popolo”; il tempo di John F. Kennedy ha dalla sua Andy Warhol e gli altri della Pop art con Marilyn, Liz e i dollaroni come carta da parati.</p><p>Quanto invece all’<strong>Italia del dopo-Berlusconi</strong>, siamo certi che avrà orgogliosamente modo di fregiarsi di uno <strong>spot pubblicitario</strong> destinato a convincere i telespettatori restii a giocare a tombola, così da farsi sedurre della fortuna, così da svoltare. Il guadagno non è per nulla assicurato, e tuttavia in tempi di vacche magre, volate via dagli scranni del Palazzo quelle altre siliconate, non resta che mettersi in ascolto della dea bendata, fosse anche una vera stronza, una sòla, e questo perché non si sa mai. D’altronde, anche Gaucci e la Tulliani, giusto per citare un caso di ammirati benestanti, tentarono la sorte al Superenalotto, col risultato di vincere, nel 1998, due miliardi e duecento milioni delle vecchie lire. <em>“Che so’ meno de quelli, io?” </em></p><p>Lo spot-icona-summa del tempo di Mario Monti, con le minacce di default lì presenti sul comodino d’ogni onesta abitazione accanto alle gocce di Micoren, corrisponde a un sito dove si ha modo di togliersi la soddisfazione – tanto puerile quanto magica – di giocare a <strong>tombola</strong>, una categoria dello spirito ludico nazionale, un nome – tombola, magari con tanto di punto esclamativo finale – che suggerisce location domestiche, tra grottino, tavernetta e salone con poster di un tramonto tropicale con gli immancabili fagioli a segnare i numeri sulle cartelle, e poi un’antica saggezza folklorica modello base (dunque con la K!) affidata alla smorfia, cioè a una forma di “kabbalah” rionale che odora sia di caponata sia di “fricandeau”, con le facce dei nonni e degli zii, poco importa se viventi o già trapassati, lì a far capolino in una sorta di eterno ritorno dell’infanzia, della famiglia, dell’odore di cavolo e di conseguenti scoregge.</p><p>Bene, lo spot di tombola.it gioca proprio su questo tavolo da pranzo (coperto del suo verde mollettone) la propria suggestione onirica, il proprio potere infingardamente seduttivo agli occhi dei futuri <em>bingo addict</em>. Dimenticavo, il “claim”, cioè lo slogan che serve a rendere convincente il prodotto, dice proprio <em>“Altro che bingo… tutto è tombola”</em>, così da piazzare l’ideale pallina delle estrazioni sul soffio d’aria del nostro <strong>“genius loci”</strong>, non a Las Vegas bensì a casa di zi’ Augusto o del refettorio parrocchiale, a Mostacciano, dai.</p><p>Esemplare quindi che lo spot mostri una sala d’attesa d’ospedale (di più, un <strong>Cup</strong>, dove il tempo surclassa ogni relatività), dove il meglio dei pensieri sull’incertezza addirittura ontologica dell’essere viene a galla insieme al ricordo dei morti, delle malattie, dei dispiaceri, delle punture suppurate, delle partite Iva delle ditte di onoranze funebri, un senso di soffocamento cui non resta che rispondere precipitandosi a registrarsi sul sito della tombola, la tua futura ossessione. Scusate, ma c’è un numero per indicare uno che si rovina direttamente dal cesso di casa?</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/la-tombola-segno-dei-tempi/182609/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Arbore, le cartoline e il clarinetto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/arbore-le-cartoline-e-il-clarinetto/181247/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/arbore-le-cartoline-e-il-clarinetto/181247/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Jan 2012 09:28:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[fulvio abbate]]></category> <category><![CDATA[Orchestra Italiana]]></category> <category><![CDATA[Rai Storia]]></category> <category><![CDATA[Renzo Arbore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/le-cartoline-e-il-clarinetto/181247/</guid> <description><![CDATA[Rai Storia (canale Sky 805) poche sere fa ha srotolato a fisarmonica le cartoline di viaggio dell’Orchestra Italiana, un marchio ormai leader dell’Azienda Arbore. Forse l’unico suo ancora attivo e operante in giro per il mondo, almeno da quando Renzo nostro ha scelto di ponderare le proprie presenze in televisione fino a rendersi, di fatto,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Rai Storia (canale Sky 805) poche sere fa ha srotolato a fisarmonica le cartoline di viaggio dell’<strong>Orchestra Italiana</strong>, un marchio ormai leader dell’Azienda <strong>Arbore</strong>. Forse l’unico suo ancora attivo e operante in giro per il mondo, almeno da quando Renzo nostro ha scelto di ponderare le proprie presenze in televisione fino a rendersi, di fatto, invisibile, ma che dico?, raro come le venti lire del 1956. Latitante, dai.</p><p>Ovviamente, non puoi fargliene una colpa. Ognuno sceglie in piena coscienza le dosi in cui mostrarsi al centro di un nuovo format non esattamente esaltante, soprattutto se, come nel caso di Arbore, si tratta inevitabilmente di fare i conti con i fulgori di un passato trascorso, storicizzato addirittura (<em>Alto gradimento</em> e poi <em>L’altra domenica</em> e ancora <em>Quelli della notte</em>, <em>Indietro tutta</em>, ecc. ecc.), sono discorsi fatti e rifatti, due palle di retorica, ciononostante, almeno presso un certo pubblico accorto e bisognoso di verve, l’idea che Arbore si trovi da tempo <strong>asserragliato </strong>nella sua Cascais, sia pure soddisfatto dall’esistenza di una propria banda musicale di successo, non è cosa buona, accettabile.</p><p>Di sicuro, in attesa di soffermarci diffusamente sulle istantanee di viaggio delle tournée dell’Orchestra Italiana, così come sono state sollecitate dalla conduttrice-complice <strong>Caterina Stagno</strong>, sarà bene aggiungere che, parola d’onore d’Arbore medesimo, l’assenza del beniamino dai palinsesti non è attribuibile a “viltà” o a un improvviso bisogno di “doroteismo”, piuttosto nell’oggettiva “difficoltà di trovare improvvisatori” (sic). Così come lo erano, metti, <strong>Frassica</strong>, <strong>Ferrini </strong>o <strong>Marisa Laurito</strong>. Dimenticavo, un’accusa di moderatismo appioppata a un erede per parte materna dell’anarchico <strong>Carlo Cafiero</strong> avrebbe un valore doppiamente negativo, piombo fuso sul blasone dell’irregolarità.</p><p>Dell’Orchestra Italiana, piacciano o meno gli arrangiamenti e il mood profuso nei concerti, va subito detto che dà lavoro a un sacco di <strong>bravi lavoratori della musica</strong>, strumentisti, voci e poi tutti quegli altri che risiedono dietro le quinte, gli stessi che c’è stato però modo di vedere nello speciale di Rai Storia in occasione del ventennale della band.</p><p>Ovviamente si tratta di un <strong>reportage</strong> con tutti i crismi (e i limiti) del prodotto: un taccuino inframezzato da canzoni e note di costume spicciolo a margine, una confezione che, pensandoci bene, chissà perché, mi ha ricordato lo speciale del cast di <em>Fame </em>in Israele, con Leroy che si avvita nella break dance davanti al Muro del Pianto, e tuttavia fra molte immagini di servizio c’era comunque modo di ritrovare il meglio del sentire (già, in che altro modo lo vuoi chiamare?) iconoclasta di Renzo, il principale: imperdibile, per esempio, il momento dell’acquisto dei souvenir presso le bancarelle della Grande Muraglia cinese: <em>“… seimila chilometri, e noi da mezz’ora stiamo qui a comprare strun&#8230;te”</em>, parola di compagno di viaggio.</p><p>In sostanza, una occasione di riscaldamento nella prospettiva di ritrovare la <strong>via del ritorno</strong>, ricco e spietato, ci auguriamo, come già un celebre conte citato perfino nelle tasche bucate della commedia all’italiana.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 3 gennaio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/arbore-le-cartoline-e-il-clarinetto/181247/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Piace e non piace</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/piace-e-non-piace/178152/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/piace-e-non-piace/178152/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Dec 2011 15:15:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/piace-e-non-piace/178152/</guid> <description><![CDATA[C’è un punto mediano (in tutti i sensi, mediano) fra il mi piace e il non mi piace. Già, un punto dove non trionfa la carne né ce la fa a sfondare il pesce. Ebbene, tale punto critico, personalmente, posso dire d’averlo finalmente trovato. E con esattezza proprio l’altra sera a Servizio pubblico. Cioè nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è un punto mediano (in tutti i sensi, mediano) fra il mi piace e il non mi piace. Già, un punto dove non trionfa la carne né ce la fa a sfondare il pesce. Ebbene, tale punto critico, personalmente, posso dire d’averlo finalmente trovato. E con esattezza proprio l’altra sera a <em><a href="http://www.serviziopubblico.it/" target="_blank">Servizio pubblico</a></em>. Cioè nel pieno dell’acme dell’avventura di Michele Santoro. L’ho trovato in <strong>Nichi Vendola</strong>, che, sia detto per inciso, è persona che stimo, di più, cui voglio anche un po&#8217; di bene, se non altro perché, come il sottoscritto, condivide l’amore gratuito per l’incanto poetico pasoliniano, un modo per veleggiare oltre il pane e coperto della politica quotidiana.</p><p>Mi riferisco allo stesso Vendola che anni addietro, a una mia domanda su perché mai Rifondazione si fosse presentata alle elezioni politiche con la faccia di Bertinotti, confessò che era stato lui stesso a non aver avuto voglia di impelagarsi nelle dispute tra <strong>Rc e Pdci</strong>, e dunque meglio attendere nuovi tempi, senza contare, sempre parole di Vendola, che “a cinquant’anni si è già troppo vecchi, esiste invece una generazione di trentenni straordinari, sarà il caso che siano loro a prendere presto le redini dell’iniziativa”. Testuale. Già, proprio così mi disse Nichi un pomeriggio a Campo de&#8217; Fiori durante un nostro incontro del tutto casuale.<br /> Il resto, è quasi storia. C’è stato poco dopo il suo <strong>trionfo </strong>alla presidenza della regione Puglia, mentre, nel frattempo, del suo sponsor iniziale Bertinotti si perdeva ogni traccia, escludendo le feste documentate da <strong>Umberto Pizzi </strong>dove un Fausto felice appare al fianco di Valeria (Marini), non esattamente una succedanea di Rosa (Luxemburg).</p><p>Tornando al presente, Vendola, quasi eroticamente, dovrebbe rappresentare una concreta opzione politica di <strong>sinistra alternativa al nulla del partito Badedas, il Pd</strong>. Ora, mettendo da parte il dubbio che Sel sia poco più di uno <strong>sticker</strong> pronto a ribadire su muri e pali della luce l’esistenza necessaria di Nichi, non resta che fare i conti con le parole pronunciate dal presidente della regione Puglia sempre l’altra sera davanti a Michele Santoro e al suo pubblico di non riconciliati con l’afasia di un Bersani e la tracotanza di Massimo D’Alema, o almeno così c’è da sperare. <strong>Parole perfette</strong>, le sue, smerigliate al punto giusto, cristalli d’artigianato “civile”, finalmente non più musica leggera per <strong>ceti medi</strong>, in tutto medi, come accadeva, e ancora – temo – avviene, con Veltroni, primi piatti freddi di una sinistra domiciliata fra Capalbio e Sabaudia, bensì la sensazione che finalmente con Vendola sia possibile concedersi addirittura un <strong>bel secondo di carne con contorno d’utopia</strong>, lontani dal pensiero dominante che suggerisce di vivere, come dice, nuovo Marcuse, Maccio Capatonda, nei filmati ammirevolmente commissionati da Antonello Piroso per “Ma anche no”, su La 7, “usando soltanto il due per cento del nostro cervello”.</p><p>C’è però<strong> un “ma”</strong> grande come una casa. E qui si entra nel mondo delle sensazioni, dunque dell’insondabile: perché mai davanti al <strong>verbo di Vendola</strong>, accanto all’adesione immediata, assoluta, necessaria al volo linguistico cui ci ha abituati risiede, intoccabile, l’impressione prosaica che sarà tutto, come dicono i cinici dell’Urbe, soltanto una grande sola, come certe bistecche che alla fine non resta che rimandarle indietro al cuoco. Perché?</p><p><em> www. teledurruti. it</em></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 17 Dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/piace-e-non-piace/178152/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Luttazzi da Fiorello?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/luttazzi-fiorello/172537/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/luttazzi-fiorello/172537/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:35:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[daniele luttazzi]]></category> <category><![CDATA[fiorello]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=172537</guid> <description><![CDATA[Gentile Fiorello, Inviti Daniele Luttazzi nel suo show. Io e Teledurruti lanciamo questa proposta soltanto all’apparenza “irricevibile” in nome della fantasia e del pensiero non conforme. Attendiamo una risposta dal diretto interessato. Vi preghiamo di diffondere in rete questo filmato, grazie.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gentile <strong>Fiorello</strong>,</p><p>Inviti <strong>Daniele Luttazzi</strong> nel suo show.</p><p>Io e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.teledurruti.it/?p=2420" target="_blank">Teledurruti</a></span> lanciamo questa proposta soltanto all’apparenza “irricevibile” in nome della fantasia e del pensiero non conforme. Attendiamo una risposta dal diretto interessato.</p><p>Vi preghiamo di diffondere in rete questo filmato, grazie.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/HyQQanT6740" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/luttazzi-fiorello/172537/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>138</slash:comments> </item> <item><title>Che cosa resta di Pasolini a Roma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/pasolini-un-poeta-a-roma/165312/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/pasolini-un-poeta-a-roma/165312/#comments</comments> <pubDate>Mon, 31 Oct 2011 13:26:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[pier paolo pasolini]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Rossana Di Rocco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165312</guid> <description><![CDATA[Quando, nell’ottobre del 1975, Pasolini propose l’abolizione temporanea della scuola media dell’obbligo e della televisione, volle citare un quartiere romano, il Quarticciolo, un luogo perfetto per narrare com’era Roma quando il chiarore delle canottiere brillava sotto il bianco delle camicie davanti alla chiesa di San Felice da Cantalice, una chiesa identica a un vecchio salvadanaio,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/20111021_372919.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/20111021_372919.jpg?47e3a5" alt="" /></a>Quando, nell’ottobre del 1975, <strong>Pasolini </strong>propose l’abolizione temporanea della scuola media dell’obbligo e della televisione, volle citare un quartiere romano, il <strong>Quarticciolo</strong>, un luogo perfetto per narrare com’era Roma quando il chiarore delle canottiere brillava sotto il bianco delle camicie davanti alla chiesa di San Felice da Cantalice, una chiesa identica a un vecchio salvadanaio, anzi, a un “dindarolo” dell’Ina-Casa. Il Quarticciolo lo ritroveremo in <em>Accattone</em>.</p><p>Quanto alle prime apparizioni romane di Pasolini, torna alla memoria una foto scattata alla trasteverina<strong> “Festa de Noantri”</strong> del 1957, dove c’è un trentenne finalmente cittadino di Roma, che mostra la propria magrezza. Un’amica di allora, Adele Cambria, racconta: <em>“Goffredo Parise mi disse: stasera ti faccio conoscere un grande poeta mio amico. Così incontrammo questo personaggio timido, con la sua giacchettina di un verde stinto, in una primavera ancora freddolosa, a <strong>Monteverde Vecchio</strong>, ma prendemmo il tram per andare nella borgata in cui Pier Paolo aveva insegnato appena arrivato a Roma.” </em></p><p>Sono gli anni delle tavolate fra <strong>Trastevere </strong>e<strong> piazza del Popolo</strong>. Con Pasolini c’erano Laura Betti, Elsa Morante, Alberto Moravia, Carlo Levi, Sandro Penna… Cambria, nel 1960, sarà pure fra gli attori di <em>Accattone</em>, il primo film di PPP. Dirà:<em> “L’unica nota stonata era il cinismo con cui Franco Citti-Accattone  trattava Pier Paolo, i ragazzi di vita ostentavano arroganza e sfottò, tipici forse del sottoproletariato romano. Così, alla fine osai chiedergli: ‘Pier Paolo, non ti pare di rubare vite che non ti appartengono?’ E lui, col suo sorriso mite, mi rispose: ‘Tutto quello che un autore ruba, lo paga a caro prezzo’”</em>.</p><p>Ancora il cinema, il cielo della <strong>Tuscolana </strong>sembra il più grande fra tutti i cieli mai visti in città. Torna alla memoria <em>Mamma Roma</em>, dove la basilica di San Pietro è sostituita dalla cupola della chiesa di Don Bosco, come in un ideale scambio di fondali. Nel film, Anna Magnani da una finestra del quartiere di <strong>Cecafumo </strong>mette gli occhi nel mondo, oltre i lotti bianchi dell’Ina-Casa, e trova la cupola di Don Bosco, lì PPP sembrava dirci che la Roma parrocchiale monumentale, ciclopica, santa, assoluta non finisce a San Giovanni, si incarna nelle sue borgate.</p><p>Anche la borgata di <strong>Donna Olimpia</strong> deve la sua mitologia a Pasolini. <em>Ragazzi di vita</em>, il romanzo che, come in un binocolo, ne inquadra i “Grattacieli”, le costruzioni più imponenti. Chi conosce la storia romana del nostro scrittore, sa che questi dopo avere abitato accanto al carcere di <strong>Rebibbia</strong>, in via Giovanni Tagliere, prese un piccolo appartamento in affitto a Monteverde, in <strong>via Fonteiana</strong>.</p><p>Giù nell’atrio, i proprietari del palazzo, in occasione del trentesimo anniversario della scomparsa, nel novembre del 2005, hanno fissato una targa di marmo con i versi <em>“Com’era nuovo nel sole Monteverde Vecchio!”</em> già utilizzati per la targa apposta dal Comune di Roma in <strong>via Giacinto Carini</strong>, la seconda e più nota residenza monteverdina di Pasolini. Perfetti, certo, eppure, se solo i responsabili del condominio fossero andati a cercare fra le <em>Ceneri</em>, scritte proprio in quel luogo, sarebbero saltate fuori altre sue parole dove la strada trova se stessa e il proprio magnificat: <em>“Ed ecco la mia casa, nella luce marina/ di via Fonteiana in cuore alla mattina”</em>.</p><p>Come dimenticare la leggendaria rivolta di tisici scoppiata al <strong>sanatorio “Forlanini”</strong> nel 1954? Pasolini la racconta in <em>Una vita violenta</em>, l’altro suo romanzo dedicato alle borgate romane con al centro la storia di Tommaso Puzzilli, ma anche i celerini degli anni Cinquanta che dopo il terzo squillo di tromba si accanirono sugli ammalati a colpi di manganelli d’ordinanza,  trattandoli così da “porci comunisti”.</p><p>Il viso di <strong>Rossana Di Rocco </strong>è stato, e ripetutamente, il volto, l’icona dell’angelo che Pasolini ha voluto nei suoi film. Nel 1963 Rossana, non ancora dodicenne, abitava dove adesso sorge l’Hotel Sheraton, fra la prospettiva dell’<strong>Eur</strong> e la campagna piena, assoluta. Pasolini, lì di passaggio, non poté fare a meno di notare la ragazzina dai grandi occhi chiari, una creatura che sembrava custodire l’assoluto nel suo sguardo: l’innocenza dell’infanzia e forse perfino l’intuizione di un eros a venire, una creatura pronta a mostrare perfino l’ambivalenza maschile.</p><p>La dodicenne Rossana Di Rocco sarà l’angelo del <em>Vangelo secondo Matteo</em>, e poi, poco tempo dopo, una delle figlie del poveraccio Stracci ne <em>La ricotta</em>, così come appare in <em>Uccellacci e uccellini</em>, nel paesaggio di “un mondo in ricostruzione” del <strong>Trullo</strong>, una borgata che spingendo lo guardo oltre i lotti del Villaggio Ciano, superando Monte Cucco, Parrocchietta con il suo cimiterino magico di campagna e la Portuense, rimette nuovamente al centro degli occhi l’Eur, la chiesa “fascista” di <strong>San Pietro e Paolo</strong>, e forse perfino gli edifici residenziali di <strong>via Eufrate</strong>, luoghi dove risiedono “i signori”, e Pasolini insieme a loro fino al giorno della sua morte quel 2 di novembre del 1975, vicino di casa dei nuovi ceti appena emigrati via dal centro storico.</p><p>Il volto di Rossana Di Rocco sembra emergere, fra i mille e ancora mille volti del cinema di Pasolini, non c’è nessuno che non ne abbia memoria, basterà accennare alla ragazzina che indossa le ali di cartone fra le case ancora da intonacare, vestigia di un finito edilizio, di <strong>via Monte delle Capre</strong>, dove il regista, fra sfasciacarrozze e pollai, ha voluto che vi fossero, fedeli alla toponomastica di travertino capitolina, le strade che innalzano al cielo della povera fama stellare ora <strong>“via Antonio Mangiapasta, scopino” </strong>e poi <strong>“via Lillo Strappalenzola, scappato de casa a 12 anni”</strong>.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2011</em></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/QCTJo8DAc2Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/pasolini-un-poeta-a-roma/165312/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Ferrara nel suo bunker</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/25/ferrara-nel-suo-bunker/159635/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/25/ferrara-nel-suo-bunker/159635/#comments</comments> <pubDate>Sun, 25 Sep 2011 16:50:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[fascismo]]></category> <category><![CDATA[giuliano ferrara]]></category> <category><![CDATA[il foglio]]></category> <category><![CDATA[miss italia]]></category> <category><![CDATA[Qui Radio Londra]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=159635</guid> <description><![CDATA[Di tutte le sere televisive che il Nano Ghiacciato manda in terra il momento da me più atteso è per quello che mostra l’opinionista Giuliano Ferrara intronato nel suo bunker della cancelleria di Qui radio Londra, argenteria mediatica firmata Rai1. 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Quanto basta per aver la sensazione d’essere giunti al cuore ormai fossile del problema politico italiano, al trovarobato dell’<strong>ultimo berlusconismo</strong>.</p><p>Ferrara insomma ha scelto per sé un’ambientazione scenograficamente, metaforica, in grado di suggerire, sia pure in filigrana, sia pure fra grandi virgolette non meno in radica e acciaio cromato, alcune figure all’amaro, anzi, all’ammazzacaffè del <strong>ventennio </strong>già opportunamente evocato, un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Appelius" target="_blank">Mario Appellius</a></span>, e forse perfino un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Telesio_Interlandi" target="_blank">Telesio Interlandi</a></span>, giusto per dire che talvolta la professione scelta ti obbliga, anzi, ti condanna a sostenere l’indifendibile, e qui il volto e la figura del Nano Ghiacciato fa ritorno come spettro appeso a testa in giù fra noi e Ferrara, il più intelligente e bullonato per chiara fama dei suggeritori del premier, lo stesso che a più riprese, perfino dalle colonne familiari del <em><strong>Foglio </strong></em>ha avuto modo di invitarlo ora <em>“a non rompere più il c&#8230;”</em> (sic) ora a<em> “scusarsi pubblicamente”</em> per le proprie intemperanze sia pure <em>“da prigioniero dell’accanimento giudiziario”</em>.</p><p>Visto che, sempre parola di Giuliano Ferrara, B., anzi, il Cav., come sempre su quel giornale viene evocato il principale, sarebbe un<em> <strong>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/19/no-al-diktat-dei-pm-berlusconi-deve-restare-il-nuovo-editoriale-di-augusto-minzolini/158507/" target="_blank">eroe popolare</a></span>”</strong></em> al pari, c’è da immaginare, di un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bartolomeo_Colleoni" target="_blank">Bartolomeo Colleoni</a></span>, di un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meo_Patacca" target="_blank">Meo Patacca</a></span>, giusto per restare nella rassicurante <em>koinè </em>capitolina. Ora, che Ferrara abbia contribuito a far sì che Berlusconi apparisse pubblicamente come l’unica forma di possibile avanguardia artistica italiana (al pari del già testato futurismo di Marinetti) presso certe classi intellettualmente agiate in versione <em>liberal </em>su questo non ci piove, restano comunque a disposizione dei perplessi alcuni dettagli, solo apparentemente marginali, meglio, sovrastrutturali.</p><p>Già, Giuliano Ferrara sembra tuttavia ignorare che al pari della capacità di produrre ironia e sarcasmo perfino di fronte al senso delle istituzioni e delle virtù repubblicane gettate nel fondo di un bidè in nome di una patologia che, sempre per restare nel romanzo popolare, prende il nome di fregnite (o sorchite) acuta, anche alla controparte restano alcune considerazioni non meno brillanti di quelle in suo possesso. Si sarà accorto Ferrara che per merito o colpa del suo idolo perfino un&#8217;istituzione che ritenevamo inattaccabile come <strong>Miss Italia</strong> sembra vacillare sotto i colpi del suo personale collocamento? Insomma, Miss Italia è stata sconfitta da Miss Patonza. Da un eroe popolare non ci saremmo mai aspettati quest’ennesimo atto di  irresponsabilità, di quelle che meritano l’ennesimo avviso di comparizione. La fregnite acuta è davvero una terribile malattia.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 25 settembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/25/ferrara-nel-suo-bunker/159635/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>47</slash:comments> </item> <item><title>Tutto il mondo è paese di m&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/tutto-il-mondo-e-paese-di-m/156691/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/tutto-il-mondo-e-paese-di-m/156691/#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Sep 2011 16:17:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[comunisti]]></category> <category><![CDATA[Nicolae Ceausescu]]></category> <category><![CDATA[romania]]></category> <category><![CDATA[sky]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=156691</guid> <description><![CDATA[Giorni fa sono stato contattato via mail da due risentiti “materialisti storici” (dicevano loro di chiamarsi così, sia chiaro), ce l’avevano con me perché colpevole di avere pubblicamente detto male di Fidel Castro, il cubano. Non sbagliavano: avevo appena ribadito su Facebook che “nessuno ha il diritto di decidere circa le altrui libertà”. Loro, i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Giorni fa sono stato contattato via mail da due risentiti “materialisti storici” (dicevano loro di chiamarsi così, sia chiaro), ce l’avevano con me perché colpevole di avere pubblicamente detto male di <strong>Fidel Castro</strong>, il cubano. Non sbagliavano: avevo appena ribadito su Facebook che <em>“nessuno ha il diritto di decidere circa le altrui libertà”</em>. Loro, i materialisti, ovviamente non erano d’accordo, mi hanno così spiegato che a Cuba c’è piena democrazia elettiva e che i dissidenti, i vermi, sì, i <em>gusanos </em>di Miami, <em>“sono tutti pagati dalla Cia”</em>.</p><p>Non ho insistito. A quel punto ho preferito allontanarmi dal computer con passo da Gatto Silvestro per piazzarmi davanti alla televisione. Scarrellando scarrellando in cerca di refrigerio mentale sono finito quindi davanti al canale 141 della piattaforma Sky – Babel – dove c’era impacchettata con tutti i doverosi fiocchi la risposta perfetta per gli amici materialisti storici, per non dire <strong>comunisti</strong>, che forse per loro suonava come definizione troppo modello base.</p><p>Su Babel, emittente multiculturale che non per nulla innalza sotto il proprio logo il claim<em> “Tutti i colori dell’Italia”</em>, c’era tutto quello che avreste voluto sapere sull’importazione intensiva del riso con mano sulla patta e della simpatia (si fa per dire) berlusconiani, un ircocervo mediatico tra <em>Paperissima </em>e <em>Striscia</em>, più gli implacabili cloni di un Bonolis e di un Teo Mammucari trapiantato in prossimità dei Carpazi, ma perfino echi di una rubrica di gossip rionale romano in voga anni addietro, <em>La dolce vita</em>, condotta da tal Marco Polidori, indimenticabile uomo-zeppola, tutto ciò trapiantato in modo trotskista (nel senso dell’importazione rivoluzionaria forzata) nella terra di Romania, la stessa che un tempo conobbe lo scettro di <strong>Nicolae Ceausescu</strong>.</p><p>La perla liberatrice che ha catturato la mia attenzione si intitola <em><strong>Mondenii</strong></em>, e assicura d’essere un pezzo forte della satira autoctona: <em>“Le più famose star romene e internazionali prendono vita in una veste inedita ogni settimana per lo show che ha portato la commedia a livelli mai visti prima! Questo esilarante sketch show presenta ogni genere di personaggi famosi nei loro momenti peggiori. Dalle star del calcio ai politici, dai cantanti ai ricchi teenagers, nessuno è al sicuro con Mondenii!”</em>. Se non temessimo di apparire inadeguati rispetto all’originale verrebbe da aggiungere un bel “min&#8230;!”. Se solo d’improvviso non prevalesse un certo rimpianto al pensiero dei poveri Nicolae e Elena fucilati il giorno di Natale di oltre vent’anni addietro.</p><p>Guardi <em>Mondenii</em>, e non puoi fare a meno, come in una dissolvenza incrociata, di pensare all’<strong>inutilità della storia</strong>, a quanto siano “buciarde” le promesse di progresso, qui come a est, dove un tempo c’era un regime illiberale, poliziesco e corrotto al limite del <em>grand guignol</em> leninista alla “musaca”. Nessuno potrà mai negare ai romeni di rimbecillirsi, nessuno potrà mai ricordargli che così facendo mettono in ombra la memoria di un gigante di quella terra, lo scultore <strong>Costantin Brancusi</strong>, a favore, metti, di un replicante di Tiberio Timperi e di Veronica Maya, di un Francesco Facchinetti già Dj; resta dunque che tutto il mondo è paese. Sì, paese di m&#8230;. Senza neppure bisogno del consenso dei materialisti storici di cui sopra.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 11 settembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/tutto-il-mondo-e-paese-di-m/156691/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>In tv un dittatore tira l’altro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/in-tv-un-dittatore-tira-l%e2%80%99altro/153916/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/in-tv-un-dittatore-tira-l%e2%80%99altro/153916/#comments</comments> <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 08:18:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Abdulhafed Gaddur]]></category> <category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category> <category><![CDATA[Benito Mussolini]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Monica Maggioni]]></category> <category><![CDATA[muammar gheddafi]]></category> <category><![CDATA[Saddam Hussein]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153916</guid> <description><![CDATA[L’ho già detto che Franco Franchi, il comico palermitano, la faccia di gomma, il doppio di Ciccio Ingrassia, sognava di fare l’imitazione di Gheddafi in un grande show del sabato sera, magari con sottofondo coreografico, un bel Cicale Cicale di Heather Parisi? Se l’ho detto, bene. Non è colpa mia se l’intera ideale palizzata televisiva...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/20110828_365568.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/20110828_365568.jpg?47e3a5" alt="" /></a>L’ho già detto che Franco Franchi, il comico palermitano, la faccia di gomma, il doppio di Ciccio Ingrassia, sognava di fare l’imitazione di <strong>Gheddafi </strong>in un grande show del sabato sera, magari con sottofondo coreografico, un bel <em>Cicale Cicale</em> di Heather Parisi?</p><p>Se l’ho detto, bene. Non è colpa mia se l’intera ideale palizzata televisiva da assai più di un mese è interamente tappezzata di immagini che giungono dalla <strong>Libia</strong>, anzi, dalla Quarta Sponda del gagliardo eppure tramontato tempo mussoliniano. Sequenze filmate che, chissà come, sembrano già viste, puro e garantito<em> déjà-vu</em> storico, non per nulla spesso e volentieri vengono accompagnate, a mo’ di compendio, dalla scena del mancato abbattimento della statua del “collega” iracheno <strong>Saddam</strong>, con la struttura tubolare che fuoriesce dai non meno bronzei pantaloni, e questo alla faccia dei tiranti del tank dell’odiato satana nemico a stelle e strisce. Un espediente narrativo che un po’ testimonia la pigrizia del compilatore del servizio (lo sapete, no, come avviene il montaggio? In modo meccanico, quasi pavloviano: Saddam uguale dittatore dunque Gheddafi uguale a Saddam, e così via… ) e un po’ deve soddisfare la voglia di prevedibile catarsi, e così via.</p><p>Ora, mettendo da parte l’impagabile intervista di<strong> Monica Maggioni</strong> in abito da piano-bar all’ambasciatore di Libia di Italia vista su Rai1 nei giorni scorsi, <strong>Abdulhafed Gaddur</strong>, con quest’ultimo che in fluente italiano narrava, anzi garantiva, l’esistenza di un Gheddafi “tollerante” ed estraneo a ogni forma di “ingerenza” nel lavoro diplomatico, un governante illuminato, insomma, così fino a un’improvvisa sua mutazione nel dittatore invasato delle ultime settimane, bene, mettendo da parte questa gemma mediatica (a proposito: il sito dell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.amb-libia.it/" target="_blank">Ambasciata di Libia in Italia</a></span> mostra ancora le antiche insegne verdi, e nel contempo risulta “in costruzione”) non si può non fare ritorno al filmato paradigmatico del fortunato<strong> miliziano di Bengasi </strong>che mostra il trofeo conquistato nel bunker-complesso multi-residenziale di Muammar Gheddafi, quel berretto bianco e rosso da “colonnello” guarnito di greche e sormontato da un enorme fregio quasi imperiale. Il miliziano che lo indossa, innalza anche una grande catena da rapper al collo a favore di una t-shirt grigio fumo, una bizzarra miscela “uniformologica” che lo rende assai più simile a uno sfollato, a un assaltatore dei formi piuttosto che a un combattente, sia pure irregolare.</p><p>E anche in questo caso, come già poco prima a proposito della statua abbattuta e ridotta a simulacro dell’odiato tiranno da colpire in effige con gesti meccanicamente tribali, diventa d’obbligo fare ritorno ad altre<strong> immagini analoghe</strong>, sia pure appartenenti a un tempo pre-televisivo. Il ragazzino di Dongo che a un passo dal lungolago mostrava il cappotto trovato addosso a <strong>Mussolini </strong>durante il suo tentativo di fuga a bordo di un camion tedesco, e poi, va da sé, le divise di <strong>Hitler </strong>trovate all’interno del bunker della Cancelleria di Berlino dalle avanguardie dell’Armata Rossa sovietica. Tutte immagini che con i tempi che corrono suggeriscono in definitiva un interrogativo finale: vuoi vedere che il berretto del caro Muammar domani stesso ce lo troviamo su eBay con base d’asta mille dollari?</p><p><em>Nella foto, Monica Maggioni </em></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 28 agosto 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/in-tv-un-dittatore-tira-l%e2%80%99altro/153916/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>Il verdetto? Viva Truffaut</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/il-verdetto-viva-truffaut/151503/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/il-verdetto-viva-truffaut/151503/#comments</comments> <pubDate>Tue, 16 Aug 2011 14:16:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Antonio Lubrano]]></category> <category><![CDATA[Francois Truffaut]]></category> <category><![CDATA[L’amore fugge]]></category> <category><![CDATA[rita dalla chiesa]]></category> <category><![CDATA[Verdetto finale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151503</guid> <description><![CDATA[Qual è la cosa più “bella” – sì, esatto la più bella – che un televisore, nel senso dell’oggetto, possa donare nella quiete estiva perfino del primo mattino o anche della cosiddetta controra, al suo spettatore docilmente assonnato dall’azzurro di una vacanza? La risposta, accantonato l’orrore per l’ordinaria programmazione che d’estate assomiglia a un’interminabile diarrea,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qual è la cosa più “bella” – sì, esatto la più bella – che un televisore, nel senso dell’oggetto, possa donare nella quiete estiva perfino del primo mattino o anche della cosiddetta controra, al suo spettatore docilmente assonnato dall’azzurro di una vacanza? La risposta, accantonato l’orrore per l’ordinaria programmazione che d’estate assomiglia a un’interminabile diarrea, risiede nella rivelazione improvvisa di un “vecchio” film che sembra avere almeno all’apparenza la sostanza di un semplice tappabuchi: riempitivo, mastice da palinsesto.</p><p>Fermiamo qui l’immagine! Non è davvero il caso adesso di svelarne il titolo, prima c’è da fare ritorno all’incubo ordinario. Ecco, credo si tratti di <strong>Verdetto finale</strong> (Rai1), una roba che sta a Forum come il lompo sta al caviale. Battute a parte, si tratta comunque di un succedaneo di un classico giorno trascorso in pretura, dove c’è modo di provare (si fa per dire) a sbrogliare antiche intricate matasse, cavoli amari familiari che custodiscono fiammeggianti scazzi tra una sorella pronta e la diretta consanguinea circa la gestione di un appartamento posseduto “ai mezzi”. Spiega sorella A: “Come può una storia d’amore iniziata solo sei mesi fa permetterti di pensare che davvero si tratti dell’uomo della tua vita?”. Replica, seccamente, sorella B, la diretta innamorata, l’interessata: “Ma che ne sai tu?”. Insinuando in questo modo che dietro l’apparente preoccupazione affettiva – “di questo passo mi finisce sotto i ponti!” – si nasconda invece un animo da meschina rosicona.</p><p>Già, come può lo scoglio dell’invidia arginare l’onda montante dell’amore? Certo che no, tantomeno in un regime di concorrenza, quando c’è da risultare più convincenti di <strong>Rita Dalla Chiesa</strong>. E così via con il benestare di un redivivo <strong>Antonio Lubrano</strong>, lì in veste di vecchio saggio, pronto a schierarsi dalla parte dell’innamorata che, ingorda, vorrebbe l’appartamento tutto per sé. Dimenticavo: è davanti agli occhi di Veronica Maya che si svolge il tutto. Mi correggo: davanti alle sue labbra. Contundenti. Chissà cosa starà pensando il pubblico a casa, se davvero gradisce o piuttosto è pronto a sognare un processo ulteriore, che metta fine al teatrino giudiziario, c’è forse qualcuno che lo sa?</p><p>Ma è arrivato il momento di rimettere in movimento, di più, di svegliare il fotogramma che avevamo lasciato in sonno per illustrare i crimini del luogo comune. Il momento più “bello”, di più, le parole, i volti, le immagini, i sospiri smerigliati propri dell’amore stavano pochi canali più in là, casualmente su Sky Cult, custoditi da un capolavoro di Francois Truffaut, <strong>L’amore fugge</strong>. Oh, è bastato ritrovare il racconto di Antoine Doinel e di Colette perché si rimettesse in moto l’autoclave della poesia contrapposta alla certezza del basso impero televisivo. Nel medesimo condominio – nel senso di televisore come scatola visiva e sonora – l’inerme spettatore d’improvviso si è sentito riscattato dalla grazia assoluta della narrazione cinematografica: i fianchi delle ragazze di Montmartre contro il lucidalabbra delle sorelle-figuranti di Verdetto finale. Mi dirai che si tratta di una lotta impari. Sarà pure così, ma esistono anche le isole verso cui fuggire. Grazie Truffaut, hai salvato uno spettatore-forzato dell’estate.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ONvZlLbiZxE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 14 agosto 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/il-verdetto-viva-truffaut/151503/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Dispositivi comici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/07/dispositivi-comici/85277/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/07/dispositivi-comici/85277/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Jan 2011 17:59:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[checco zalone]]></category> <category><![CDATA[comicità]]></category> <category><![CDATA[Gene Gnocchi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=85277</guid> <description><![CDATA[Nella comicità televisiva c’è modo di trovare materia e antimateria. Dove la prima sostanza non è detto che sia migliore dell’altra, e viceversa. Prendi il caso di Checco Zalone, comico, imitatore, pugliese, ragazzo prodigio, trascinatore di pubblico e botteghini, afferralo così come sempre più spesso s’affaccia dall’abbaino di questo o quell’altro siparietto a reti (più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella comicità televisiva c’è modo di trovare materia e antimateria. Dove la prima sostanza non è detto che sia migliore dell’altra, e viceversa. Prendi il caso di <strong>Checco Zalone</strong>, comico, imitatore, pugliese, ragazzo prodigio, trascinatore di pubblico e botteghini, afferralo così come sempre più spesso s’affaccia dall’abbaino di questo o quell’altro siparietto a reti (più o meno) unificate, e appena ce l’hai in pugno, già che ci sei, rifletti un po’ sul suo conto. Ti fa ridere, ‘sto Zalone? Sì, ti fa ridere, ‘sto Checco pugliese. Molto. Di un riso immediato, cioè d’istinto. Come se lui, l’uomo, il ragazzo, il pugliese riuscisse a sommuovere la parte più sensibile dei recettori intestinali preposti alla comicità. E non c’è neppure bisogno di citare il saggio del filosofo Henri Bergson sul “riso” per scoprire che accanto al talento, ai tempi, alla richiesta di complicità nel suo caso c’è da rilevare il manuale standard del mestiere: comico che chiama complicità. Sempre osservando Zalone in televisione durante lo spolvero festivo a ridosso dei cinepanettoni, almeno  all’inizio ho pensato che la “volgarità”, già, l’uso del <strong>benefico turpiloquio</strong>, sì, le parolacce che accennano alla morfologia umana con annessa autoclave sessuale, fosse un fatto rivoluzionario, liberatorio, da proteggere con una raffica di applausi. Dici? No, alla fine però mi sono reso conto che così non è. Nulla è più qualunquista (perdonate lo schematismo linguistico, ma non so trovare altre parole) e auto assolutorio per il potere, anzi, per il Palazzo della stupidità, di certi dispositivi comici. Ridi ridi e ancora ridi trattenendo la mano sul pacco, e <strong>un istante dopo è tutto come prima</strong>. I tuoi peggiori dirimpettai sono ancora lì, a ridere anche loro. Insomma, Zalone è materia o antimateria?</p><p>Sulla riva opposta, a debita distanza dallo scoglio del pugliese, sere fa ho intravisto invece <strong>Gene Gnocchi</strong>, altra storia, altra cultura, altro sguardo, altro mondo. L’ho visto esattamente su Rai3 con quel suo “L’almanacco del Gene Gnocco”, dove si fa il verso a un format-dagherrotipo della televisione d’altri tempi, quando le rubriche d’informazione funzionavano ancora a carbone. Lì Gnocchi, a suo modo, mette in atto una <strong>doverosa critica dell’esistente (televisivo)</strong>, con la precisione di un rapidograph. Notevole il siparietto dedicato a coloro la cui presenza nei media risponde alla categoria dell’assurdo, della non-necessità. Con un’impagabile <strong>Flavia Vento </strong>a farsi dire in faccia ciò che molti pensano del suo non-talento. E lo stesso plauso dovrebbe riguardare quell’altro momento in cui sempre Gnocchi rileva i “reati di Dell’Utri della settimana”. Non importa che la macchina sia sempre perfettamente registrata, ciò che va apprezzato è il tentativo di compiere uno sforzo di qualità dell’intelligenza, di igiene della comicità, e in questo Gnocchi risulta perfetto, l’uomo della provvidenza anti-retorica, doverosamente lontano dalla banalità veltroniana. Peccato che, tornando all’interrogativo su materia-antimateria, su tutto aleggi il sospetto che quell’altro, sì, il Pugliese, risulti invincibile nei numeri.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.teledurruti.it" target="_blank">www.teledurruti.it</a></span></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 4 gennaio 2010</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/07/dispositivi-comici/85277/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>60</slash:comments> </item> <item><title>Abissi dal pomeriggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/abissi-dal-pomeriggio/72140/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/abissi-dal-pomeriggio/72140/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Oct 2010 14:19:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Sarah Scazzi]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=72140</guid> <description><![CDATA[Era tempo che desideravo parlare un po’ della cosiddetta tv del pomeriggio. Un flusso che procede a reti unificate, fra commenti ai minimi sistemi della cronaca e del costume, toccando talvolta picchi solenni, e poi via fino a saltare alla linea successiva che ti deposita nello studio di “Uomini e donne”, dove c’è nuovamente modo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Era tempo che desideravo parlare un po’ della cosiddetta tv del pomeriggio. Un flusso che procede a <strong>reti unificate</strong>, fra commenti ai minimi sistemi della cronaca e del costume, toccando talvolta picchi solenni, e poi via fino a saltare alla linea successiva che ti deposita nello studio di “<em>Uomini e donne</em>”, dove c’è nuovamente modo di assistere a un simposio sui gusti correnti, sulla militarizzazione spettacolare berlusconiana che, temo, immaginare un modo acefalo a misura di villaggio turistico.</p><p>Ecco, è di questo paesaggio desolante che avremmo voluto trattare, soffermandoci, come in una <strong>via crucis</strong> che avanza sotto una nube di paillettes, su ogni singolo obbrobrio, certi d’essere comunque gli sconfitti, i fessi che, scrutando la cosiddetta televisione del pomeriggio, immaginano che lì dentro, parafrasando un signore che accennava a “<em>introdurre elementi di socialismo</em>”, nel nostro caso si tratterebbe, più banalmente, di elementi di semplice buon gusto. Così, finché non ci è giunta una lettera, in forma di sfogo, di supplica.</p><p>Eccola: “<em>Gentile Fulvio, le scrivo da comune spettattore tv e da operatore del settore. Lavoro in un programma del pomeriggio come programmista regista. Dalla famosa serata di mercoledi di ‘Chi l&#8217;ha visto?’ la trasmissione quotidiana per cui lavoro non ha mollato per un attimo la triste vicenda di Sarah. Ogni giorno, uno spazio di un&#8217;ora in cui, anche quando non c&#8217;era più niente da raccontare, un criminologo, una psicologa,  un giornalista (quasi sempre di ‘Libero’), commentatori titolati come X o Y, stanno lì a rigirare il coltello nella piaga, facendo congetture, ipotesi di fantasia, disamine di comportamenti contraddittori dei famigliari di Sarah, mentre vanno in onda ripetutamente le immagini e le interviste già viste un milione di volte, ed estenuanti collegamenti con Avetrana. E dibattono senza averne alcun titolo, dal momento che non ci sono novità da parte degli inquirenti, sostanzialmente disinformando. E non si molla, perché finché c&#8217;è da spremere si spreme.</em></p><p>“<em>Le scrivo non tanto per avere comprensione ma per sottoporle un problema che, a mio avviso, non viene quasi mai preso in considerazione dalla stampa. Il problema si chiama Tv del pomeriggio. E&#8217; micidiale e si rivolge a un pubblico sensibile, fragile, condizionabile, fatto di casalinghe, pensionati, disoccupati, sfaccenda-ti giovani e vecchi. Comunque tutta gente che poi va a votare. Il lavoro che fanno trasmissioni come quella per cui lavoro è molto efficace, distogliere dai problemi come il lavoro e la disoccupazione ma anche dare un&#8217;idea aberrante di questioni sociali tipo: immigrazione, scuola, comportamenti giovanili, sessualità, aborto, fecondazione eterologa… E perciò si rimane con i soliti rassicuranti amiconi, quasi un salotto della nonna dove c’è la zia pettegola, lo zio fascista, il nonno brontolone e l&#8217;amica di famiglia moralista…</em></p><p>“<em>Non sono innocue queste trasmissioni. Guardi e scriva di noi. Mi scusi se mi sono permesso di invadere la sua posta con il mio lungo sfogo, ma lavoro in tv da una ventina d’anni e non mi sono ancora stancato di immaginarmi programmi che rispettino di più l’intelligenza e la dignità delle persone</em>”.</p><p>Grazie, in questo caso, lo diciamo noi.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.teledurruti.it" target="_blank">www.teledurruti.it</a></span></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 17 ottobre 2010</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/17/abissi-dal-pomeriggio/72140/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>65</slash:comments> </item> <item><title>Veltroni presidente de &#8220;L&#8217;Italia in miniatura&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/veltroni-presidente-de-litalia-in-miniatura/28446/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/veltroni-presidente-de-litalia-in-miniatura/28446/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 18:34:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Telederruti]]></category> <category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=28446</guid> <description><![CDATA[]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/F6DhUxhflAo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/veltroni-presidente-de-litalia-in-miniatura/28446/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Mario Schifano e il mistero della magia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/13/il-mistero-della-magia/25674/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/13/il-mistero-della-magia/25674/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 Jun 2010 09:06:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Campionato italiano di magia]]></category> <category><![CDATA[Luca Bono]]></category> <category><![CDATA[Luca Terranova]]></category> <category><![CDATA[Mago Forest]]></category> <category><![CDATA[Mago Oronzo]]></category> <category><![CDATA[Mario Schifano]]></category> <category><![CDATA[Raul Cremona]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=25674</guid> <description><![CDATA[Mario Schifano un bel giorno di qualche anno fa per far contento il figlio Marco, allora pulcino di sette anni, invitò un celebre e popolarissimo (al limite della maschera) mago televisivo nel proprio studio romano di via delle Mantellate. Per l’occasione, si trattava di mettere in piedi uno spettacolino privato destinato a ravvivare il compleanno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/20100613_307463.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/20100613_307463.jpg?47e3a5" alt="" /></a><br /> Mario Schifano un bel giorno di qualche anno fa per far contento il  figlio Marco, allora pulcino di sette anni, invitò un celebre e  popolarissimo (al limite della maschera) mago televisivo nel proprio  studio romano di via delle Mantellate. Per l’occasione, si trattava di  mettere in piedi uno spettacolino privato destinato a ravvivare il  compleanno del cucciolo. Non fu però un pomeriggio da Oscar e neppure da  David di Donatello, proprio no, soprattutto dopo che Schifanino si  accorse che il mago in questione portava una vistosissima parrucca, ma  chi dico?, “una coppola di capelli”. Questo suggestivo dettaglio  pettegolo, che tuttavia per nulla oscura il vessillo nereggiate della  categoria degli illusionisti, mi è tornato in mente vedendo Raul Cremona  (già mago Oronzo, no?) e il collega Mago Forest alle prese con la  conduzione di “Master of Magic”, sorta di giochi senza frontiere, o  forse Telethon, o magari semplice dépliant da veglionissimo di capodanno  con tappo di spumante incluso, dove c’è modo di beccare a ciuffi maghi e  illusionisti sparati dal cannone del palinsesto in tutto il mondo. Il  gioco del format è semplice e istruttivo, un po’ come lo spettacolo del  circo a Montecarlo: stesse luci, stesse mosse, stesse calze a rete per  le assistenti, o quasi. A seguire, magie, giochi di prestigio e  illusioni cominciando dall’imperdibile numero (fisso) della bella donna  segata in due, fonte di stupore meraviglioso, insieme all’esercizio  della lettura del pensiero e delle carte da indovinare, ma anche di  battute al limite del “Supercalandrino” (nella fattispecie affidate al  siciliano Forest) sul piacere (sessuale) che può suscitare anche un solo  mozzicone di corpo. Lo show, infatti, tornando alle suggestioni del  format, propone alcuni dei più “emozionanti” spettacoli di prestigio  realizzati a Saint Vincent, in occasione della nona edizione del  “Congresso magico”, dove, leggiamo insieme, “si è dato appuntamento  tutto il gotha della magia internazionale”. Però! Scopro, fra molto  altro, che sotto gli occhi del duo Forest-Cremona sarà sorteggiato  addirittura il titolo di campione italiano di magia. I contendenti? Il  diciottenne torinese Luca Bono, considerato l’enfant prodige  dell’illusionismo italiano, il romano Luca Terranova e il genovese Tino  Firmiani. La giuria? In ordine d’apparizione, il patriarca Silvan, e a  seguire Alexander, Binarelli, Edoardo Pecar, Walter Rolfo, Samuel e  infine il talento contagioso di Francesco Scimemi. La domanda che resta sospesa durante la visione dell’intero programma è  di quelle che tolgono il sonno per l’intera notte: a chi si rivolge un  simile prodigio? Ma sarà vero che questo genere di trucchi agiscono  sulle emozioni primarie dell’individuo-spettatore? E ancora, sempre più  in derapata, non sarà che si tratta di un genere destinato a essere  affiancato per suggestioni al cinema muto? Domande che alla fine restano  lì, inevase, come il coniglio nel fondo del cilindro, come la parrucca  del mago che perse ogni carisma agli occhi di Schifano junior, lui e la  sua parrucca indossata come un colbacco, come una tiara.   www.teledurruti.it</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/13/il-mistero-della-magia/25674/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>In ginocchio da Morandi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/11/10/in-ginocchio-da-morandi/12358/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/11/10/in-ginocchio-da-morandi/12358/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Nov 2009 17:58:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Operazione Cultura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12358</guid> <description><![CDATA[L&#8217;altra sera, domenica, su RaiUno, c&#8217;era un programma di fantascienza italiana con Gianni Morandi, il titolare, vestito da metronotte. &#8220;Grazie a tutti,&#8221; il titolo. Un programma salva-vita, un programma ultima spiaggia, un programma ammazzacaff&#232;. Leggo, infatti, che per la rete cosiddetta &#8220;ammiraglia&#8221; si tratta adesso di recuperare spettatori e dunque speranze Auditel, abbracci, soprattutto dopo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;altra sera, domenica, su RaiUno, c&rsquo;era un programma di fantascienza italiana con <span style="font-weight: bold">Gianni Morandi</span>, il titolare, vestito da metronotte. &ldquo;Grazie a tutti,&rdquo; il titolo. Un programma salva-vita, un programma ultima spiaggia, un programma ammazzacaff&egrave;.</p><p>Leggo, infatti, che per la rete cosiddetta &ldquo;ammiraglia&rdquo; si tratta adesso di recuperare spettatori e dunque speranze Auditel, abbracci, soprattutto dopo alcuni fallimentirecenti che hanno i volti di una donna altrove inattaccabile, <span style="font-weight: bold">Antonella Clerici</span>, faccia di budino, e dello stesso, sempre altrove non meno ammirato, <span style="font-weight: bold">Vincenzo Salemme</span>.</p><p>Forse per questa ragione si &egrave; pensato al titanico Gianni, nella convinzione che soltanto un uomo-quadrifoglio come lui possa tornare a rastrellare spettatori qua e l&agrave;, non necessariamente giovani e giovanissimi, comunque attratti, appunto, dalla fantascienza italiana: un copione nazional-popolare che sembra aver cancellato ogni percezione del tempo storico e spettacolare in rapido mutamento.</p><p>E questo non tanto perch&eacute; Gianni, l&igrave; sul palcoscenico del &ldquo;Delle Vittorie&rdquo; sembra (quasi) identico a se stesso, a com&rsquo;era al tempo de &ldquo;La fisarmonica&rdquo;, o addirittura dei &ldquo;musicarelli&rdquo; diretti da <span style="font-weight: bold">Ettore Maria Fizzarotti </span>e girati insieme alla moglie <span style="font-weight: bold">Laura Efrikian </span>per accompagnare il lancio dei 45 giri che intanto impazzavano su juke-box, da &ldquo;In ginocchio da te&rdquo; a &ldquo;Non son degno&hellip;&rdquo;.</p><p>No, la tintura mogano riporta appena i capelli alle glorie del &ldquo;Cantagiro&rdquo;, l&rsquo;et&agrave; reale certo che ormai si intuisce, eppure nonostante il trucco sia ormai svelato, Gianni-amuleto ha il merito, tutto proprio di un programma di fantascienza italiana, di illudere lo spettatore medio nazionale che la morte sia una roba estranea al suo show, e dunque, per estensione, al suo pubblico: guarda, c&rsquo;&egrave; Gianni! Se c&rsquo;&egrave; lui, l&igrave; in televisione, vuol dire che siamo ancora tutti vivi!</p><p>Dettagli, semplici dettagli scenografici che non influiscono sulla sostanza fantascientifica del programma, l&rsquo;avere scelto l&rsquo;idea dell&rsquo;astronave in viaggio nel tempo (in occasione dell&rsquo;anniversario dello sbarco sulla Luna), e non meno irrilevante la scelta di far indossare a tutti i protagonisti della trasmissione, dal titolare alle coriste, una sorta di uniforme ottima per delle guardie giurate (se non analoga a quella dei nazisti dell&rsquo;Illinois gi&agrave; visti nei &ldquo;Blues Brothers&rdquo;) impiegate in prossimit&agrave; dei bancomat per la quiete del correntista, l&rsquo;impressione che Morandi riesce a imprimere &egrave;, forse l&rsquo;ho gi&agrave; detto, di tipo magico: lui sta l&igrave; che canta &ldquo;Andavo a cento all&rsquo;ora&rdquo;, e a te, spettatore adulto, ti sembra infatti che basti raggiungere l&rsquo;altra stanza per ritrovare vivi i nonni che ritenevi gi&agrave; morti da trent&rsquo;anni, e ti viene perfino il dubbio che perfino <span style="font-weight: bold">Togliatti</span> sia ancora al lavoro in via delle Botteghe Oscure, e <span style="font-weight: bold">Aldo Moro</span> poco dietro in piazza del Ges&ugrave;, ti sembra infatti che l&rsquo;indomani ci si ritrover&agrave; tutti davanti alla vetrina dei mangiadischi per poi finalmente poter andare al mare ascoltando un disco senza che la puntina faccia i salti. Un disco di Gianni, ovviamente.</p><p>Gianni che intanto sta facendo il servizio militare ad Arma di Taggia, come hanno scritto sul rotocalco beat &ldquo;Giovani&rdquo;. Fantascienza italiana. Scende la pioggia.</p><p><span style="font-style: italic">da Il Fatto Quotidiano n&deg;42 del 10 novembre 2009 </span></p><p><strong>Link al blog dell&#8217;autore:<br /> </strong><a href="http://www.teledurruti.it/">www.teledurruti.it </a></p><p><strong>Aggiornamenti Video:</strong><br /> <object height="385" width="480"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/JzCpnAlyz0E&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed height="385" width="480" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/JzCpnAlyz0E&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0"></embed></object></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/11/10/in-ginocchio-da-morandi/12358/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> <item><title>Il diversivo di La Russa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/10/20/il-diversivo-di-la-russa/12237/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/10/20/il-diversivo-di-la-russa/12237/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Oct 2009 13:29:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fulvio Abbate</dc:creator> <category><![CDATA[Operazione Cultura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12237</guid> <description><![CDATA[Ignazio La Russa &#232; personaggio terribilmente televisivo ormai classico, e gi&#224; questo dovrebbe suscitare, forse, un qualche simposio sui pregi di certa fisiognomica. Ascoltate intanto un po&#8217;. Ciononostante, da qualche tempo la televisione migliore rischia d&#8217;essere quella che non sgorga dal tubo catodico (o dallo schermo al plasma) semmai da Internet. Parlo della televisione che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ignazio La Russa</strong> &egrave; personaggio terribilmente televisivo ormai classico, e gi&agrave; questo dovrebbe suscitare, forse, un qualche simposio sui pregi di certa fisiognomica. Ascoltate intanto un po&rsquo;. Ciononostante, da qualche tempo la televisione migliore rischia d&rsquo;essere quella che non sgorga dal tubo catodico (o dallo schermo al plasma) semmai da Internet. Parlo della televisione che nasce perfino dal semplice passante che d&rsquo;improvviso si accorge di un fatto, un&rsquo;ingiustizia quindi, gi&agrave; che si trova l&igrave;, punta il proprio telefonino e registra l&rsquo;evento, tutte cose che da l&igrave; a poco caricher&agrave; in Rete, ed ecco la conferma al nostro assunto: le migliori perle televisive ultimamente vivono davvero alla larga dall&rsquo;apparecchio fisso. Si tratta soltanto di andarle a cercare su YouTube, per esempio. La perla recente pi&ugrave; esemplare del nostro settore, mostra <a target="_blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/10/16/e_gnazio_urlo_pedofilo.html">Ignazio La Russa </a>ospite del Columbus Day di New York. Dinanzi a una contestazione da parte di alcuni connazionali presenti nella Grande Mela con cartelli che mostrano il viso di <span style="font-weight: bold">Berlusconi</span>, il nostro ministro della Difesa pensa bene di rispondere al facinoroso dandogli del &ldquo;pedofilo!&rdquo; Nel dettaglio: c&rsquo;&egrave; la parata su Columbus Avenue.</p><p>C&rsquo;&egrave; La Russa in veste di autorit&agrave; italiana a bordo, come JFK, di un&rsquo;auto scoperta. Ci sono i manifestanti (forse due) di &ldquo;Qui New York libera&rdquo; che innalzano cartelli e gridano: &ldquo;Ignazio, lo stato non pu&ograve; trattare con la Mafia, se <span style="font-weight: bold">Mangano</span> &egrave; un eroe, <span style="font-weight: bold">Borsellino</span> cos&rsquo;&egrave;?&rdquo; Fa finta di niente, La Russa, e intanto l&rsquo;auto ha modo di guadagnare qualche metro. Quelli per&ograve; lo seguono imperterriti, continuando a porgli il quesito di cui sopra. Va avanti cos&igrave; finch&eacute; La Russa non mette in atto una certa tecnica diversiva acquisita nel tempo, la stessa che adottata con <span style="font-weight: bold">Piergiorgio Odifreddi </span>poche settimane prima a &ldquo;Porta a Porta&rdquo;: &ldquo;Lei mi fa schifo, non voglio sentirla,&rdquo; aveva urlato convinto cos&igrave; di mettere a tacere un possibile &ldquo;vilipendio&rdquo; all&rsquo;autorit&agrave; religiosa da parte del matematico.</p><p>Tornando a New York c&rsquo;&egrave; nuovamente La Russa che urla: &ldquo;Mi ricordo, sei un pedofilo!&rdquo; Testualmente cos&igrave; rivolto sempre ai contestatori. E ancora: &ldquo;Vergognati, mi ricordo cosa facevi alle bambine&rdquo;. La scorta del ministro prova a chiedere l&rsquo;intervento degli agenti newyorkesi, ma quelli gli spiegano che il diritto di protesta negli Usa &egrave; pratica diffusa, legittima.</p><p>Fino a ieri riconoscevamo a Ignazio La Russa la faccia giusta, perfetta per l&rsquo;opera dei pupi. Il volto ideale da applicare a uno dei &ldquo;mori&rdquo;, dei &ldquo;saraceni&rdquo;, degli &ldquo;infedeli&rdquo;, un volto che l&rsquo;artigiano, il geppetto puparo realizza marcando appunto sguardo puntuto, barba non meno aguzza e incarnato nero-pece. Da oggi prendiamo atto che, in realt&agrave;, il personaggio &egrave; a ben pi&ugrave; ampio spettro. Rappresenta la secolarizzazione berlusconiana di quel certo &ldquo;autoritarismo&rdquo; che una volta, magari per semplice amore di brevit&agrave;, usavamo dire &ldquo;fascista&rdquo;, ma questo accadeva quando l&rsquo;unica televisione possibile era ancora quella che si vedeva con un Voxson, oggi che c&rsquo;&egrave; la Rete non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; bisogno di chiamare in causa i fantasmi del passato, di fronte all&rsquo;abuso e alle insinuazioni di potere si dice pi&ugrave; sinceramente paese mio. <font size="2"></p><p><a target="_blank" href="http://www.teledurruti.it%20">link: </a></font><a target="_blank" href="http://www.teledurruti.it/">Teledurruti.it</a></p><p><span style="font-style: italic">da Il Fatto Quotidiano n&deg;24 del 20 ottobre 2009</span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/10/20/il-diversivo-di-la-russa/12237/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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