<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Eleonora Voltolina</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/evoltolina/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Crescita, precariato e nessuna solidarietà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/lavor-se-crescita-e-precariato-dividono-i-lavoratori/183325/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/lavor-se-crescita-e-precariato-dividono-i-lavoratori/183325/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Jan 2012 14:14:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[accordo]]></category> <category><![CDATA[Lascor]]></category> <category><![CDATA[lavoratori]]></category> <category><![CDATA[precariato]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[stabilizzazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183325</guid> <description><![CDATA[Ci sono notizie che fanno cadere le braccia. Specialmente a chi, come me, si occupa di lavoro, precariato, disoccupazione. Una di queste notizie è oggi sulla Provincia di Varese. Racconta di una azienda di Sesto Calende &#8211; la Lascor &#8211; con 550 dipendenti, di cui circa 350 a tempo indeterminato e 200 precari. Una volta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono notizie che fanno cadere le braccia. Specialmente a chi, come me, si occupa di lavoro, precariato, disoccupazione. Una di queste notizie è <a href="http://www.laprovinciadivarese.it/stories/Economia/569830/" target="_blank">oggi sulla <em>Provincia di Varese</em></a>. Racconta di una <strong>azienda di Sesto Calende</strong><strong> &#8211; la Lascor &#8211; con 550 dipendenti, di cui circa 350 a tempo indeterminato e 200 precari</strong>. Una volta tanto, racconta di un&#8217;attività non in crisi, ma al contrario in crescita. E racconta la trattativa tra la proprietà e i sindacati non per un piano di licenziamenti e cassa integrazione, bensì per un <strong>piano di incremento del lavoro</strong>.</p><p>L&#8217;azienda, stando alla cronaca, mette sul tavolo due vantaggi, uno individuale e uno collettivo. Il vantaggio individuale sta nell&#8217;<strong>aumento degli stipendi</strong>: tra 300 e 400 euro in più per ciascuno. Il vantaggio collettivo &#8211; &#8220;sociale&#8221;, direbbe qualcuno &#8211; sta nella <strong>stabilizzazione dei precari</strong>: l&#8217;azienda si impegna a passarli tutti a tempo indeterminato.<br /> In cambio, però, i lavoratori devono mettere in condizione l&#8217;impresa di fare fronte ai maggiori ordini, aumentando la produttività. Passando cioè al &#8220;ciclo continuo&#8221;, il che vuol dire in effetti fare turni più scomodi e non avere la sicurezza di stare a casa la domenica o i giorni festivi. «L&#8217;accordo prevedeva <strong>quattro giorni di lavoro più due di riposo, comprendente alcune domeniche, circa la metà del totale e i giorni festivi</strong>» riassume l&#8217;articolo della<em> Provincia</em>.</p><p>I sindacati hanno trattato, l&#8217;accordo è pronto, manca solo la ratifica. Ma il referendum tra i lavoratori sorprende tutti: su 433 votanti, 262 dicono no. <strong>Oltre il 60% boccia quindi l&#8217;accordo</strong>. «Sei lunghi mesi di trattative con l&#8217;azienda sono andati in fumo in un pomeriggio», chiude l&#8217;articolo: «i sindacati non nascondono lo choc». Tradotto, il &#8220;no&#8221; porta in sé <strong>due chiari messaggi</strong>. Il primo all&#8217;impresa: non ci interessa che tu abbia più commesse, <strong>non ci interessa contribuire alla</strong><strong> </strong><strong>crescita del business, consolidando così la realtà aziendale</strong>. Non abbiamo intenzione di intensificare il lavoro, nemmeno a fronte di un aumento dello stipendio. Preferiamo qualche euro in meno, ma la certezza di passare tutte le domeniche a casa.</p><p>Questa posizione, seppur poco lungimirante, potrebbe perfino essere accettabile. Ma è il secondo messaggio ad essere <strong>indegno</strong>. Perché è rivolto a 200 precari. 200 persone che non godono della stabilità e della sicurezza dei 350 assunti. 200 persone che vivono con quella che Ascanio Celestini chiama «la bomba a orologeria sotto la sedia», la data di scadenza del contratto, e con l&#8217;ansia che non venga rinnovato. A quei 200 colleghi, con cui ogni giorno vengono spartiti spazi, sudore, pasti, pause, la maggioranza dei lavoratori ha detto: sono problemi vostri. Arrangiatevi. <strong>Noi non lavoreremo una domenica su due perché voi possiate ottenere il </strong><strong>contratto a tempo indeterminato</strong>. Non a caso un <a href="http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=222852" target="_blank">altro articolo di un quotidiano locale, <em>Varese News</em></a>, predice che il risultato del referendum «aprirà sicuramente una riflessione all&#8217;interno del sindacato (la Rsu si riunirà tra pochi giorni) perché la vittoria netta del &#8220;No&#8221; è un segnale chiaro di <strong>mancanza di solidarietà nei confronti dei lavoratori precari </strong>che, se l&#8217;intesa fosse stata approvata, sarebbero stati assunti. Il ciclo continuo, inoltre, riguardava solo la produzione a monte dell&#8217;azienda, per un totale di circa 60 lavoratori».</p><p>Ci saranno sicuramente<strong> </strong><strong></strong><strong>puristi</strong> che diranno che non è così, che non bisogna contrapporre <strong>i lavoratori garantiti e gli outsider</strong><strong>, che è stata l&#8217;azienda a sbagliare</strong> legando l&#8217;aumento della produttività alle stabilizzazioni e quindi realizzando una sorta di ricatto.<br /> Ci saranno sicuramente i <strong>dietrologi</strong> che diranno che magari gli articoli non ce la raccontano tutta giusta, che forse le condizioni imposte dal &#8220;ciclo unico&#8221; erano talmente inaccettabili da rendere irricevibile la proposta, anche a fronte di un vantaggio enorme come la stabilizzazione di 200 lavoratori a termine. E addirittura qualcuno insinuerà che tra i 262 che hanno votato &#8220;noo&#8221;  vi sia stato anche qualche precario.</p><p>Purtroppo però, nel silenzio dei grandi media, <strong>ancora una volta</strong><strong> l&#8217;Italia mostra un volto gretto, miope</strong>, conservatore nel senso peggiore del termine. L&#8217;azienda è svizzera. Forse deciderà di chiudere, tornare in patria, o andare da un&#8217;altra parte. Se così fosse, qualcuno potrebbe biasimarla?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/lavor-se-crescita-e-precariato-dividono-i-lavoratori/183325/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Serve davvero lo stage per fare l&#8217;operaio?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/sardegna-stage-serve-anche-fare-loperaio/178464/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/sardegna-stage-serve-anche-fare-loperaio/178464/#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 16:45:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Cappellacci]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precariato]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category> <category><![CDATA[stage]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178464</guid> <description><![CDATA[L&#8217;ultima trovata della giunta regionale della Sardegna per combattere la disoccupazione giovanile? Usare quasi 10 milioni di euro per finanziare 3.200 stage. Fin qui tutto bene. Tutti stage di 6 mesi. E qui un pò  meno bene, perché la durata dovrebbe essere commisurata al progetto formativo, e suona un pò strano che 3.200 stage abbiano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultima trovata della giunta regionale della<strong> Sardegna</strong> per combattere la disoccupazione giovanile? Usare quasi <strong>10 milioni di euro per finanziare 3.200 stage</strong>. Fin qui tutto bene. Tutti stage di 6 mesi. E qui un pò  meno bene, perché la durata dovrebbe essere commisurata al progetto formativo, e suona un pò strano che 3.200 stage abbiano tutti bisogno della stessa quantità di tempo.<br /> Ma lo<strong> </strong>scandalo è che la stragrande maggioranza di questi stage, come abbiamo <a title="stage" href="http://repubblicadeglistagisti.it/article/voucher-tirocini-formativi-2011-regione-sardegna-stage-per-operai-stiratrici-commessi-benzinai" target="_blank">denunciato e documentato sulla <em>Repubblica degli Stagisti</em></a>, riguarda posizioni di basso o bassissimo profilo. <strong>Mestieri dignitosissimi</strong> -<strong> </strong>l&#8217;operaio, il cameriere, l&#8217;aiuto cuoco, l&#8217;inserviente, l&#8217;addetta alle pulizie, la cassiera, il commesso, la banconista, il panettiere, il barman &#8211; ma che non hanno affatto bisogno di un periodo di addestramento tanto lungo. Mestieri per cui a nessuno, fino a pochi anni fa, sarebbe venuto in mente di richiedere <strong>6 mesi di formazione</strong>.</p><p>Eppure scorrendo le centinaia e centinaia di annunci pubblicati sul sito ufficiale <a title="stage" href="http://www.sardegnatirocini.it/" target="_blank">Sardegna Tirocini</a>, direttamente collegato all&#8217;agenzia regionale per il lavoro, si trovano pochissimi tirocini ad alto contenuto formativo &#8211; dove i 6 mesi siano giustificati da una mansione complessa da apprendere. Al contrario ci si imbatte in una miriade di offerte per cui è prevedibile che, dopo i primi giorni di addestramento, gli stagisti saranno perfettamente in grado di svolgere le mansioni<strong> in autonomia</strong>: e saranno quindi, di fatto, dei dipendenti aggiuntivi per le aziende, dipendenti però <strong>a costo zero</strong> (al rimborso spese, 500 euro al mese per 32 ore settimanali, ci pensa la Regione senza chiedere alcun co-finanziamento da parte dei soggetti ospitanti), senza diritti e senza alcuna certezza che allo stage seguirà un vero contratto.</p><p><strong>Un vero e proprio regalo a centinaia di imprese</strong><strong> </strong>- e anche qualche ente pubblico: c&#8217;è una Asl che ha pubblicato addirittura una decina di annunci, compresi uno per autista e uno per idraulico. Tra gli annunci più controversi quelli di una <a title="stage" href="http://www.sardegnatirocini.it/dettagli-annuncio.html?annuncio=1108" target="_blank">lavanderia che cerca una stiratrice</a>; una stazione di servizio che metterà il tirocinante alla <a title="stage" href="http://www.sardegnatirocini.it/dettagli-annuncio.html?annuncio=76" target="_blank">pompa di benzina a vendere carburante</a>; una pizzeria che offre formazione (val bene ricordarlo: per ben 6 mesi)<strong> </strong>per il mestiere di <a title="stage" href="http://www.sardegnatirocini.it/dettagli-annuncio.html?annuncio=910" target="_blank">inserviente di cucina</a>.</p><p>L&#8217;<a title="stage" href="http://www.facebook.com/#!/groups/22276670275/" target="_blank">indignazione corre sulla Rete</a> e sono centinaia i giovani, in primis naturalmente i sardi, che si stanno ribellando a questo progetto, evidenziandone le falle macroscopiche. Tra l&#8217;altro un ulteriore aspetto imbarazzante è che i 3.200 tirocini sono<strong> riservati ai <em>maggiori </em>di 26 anni, addirittura ai maggiori di 30 se laureati</strong>: una scelta ben poco comprensibile, che finisce per tagliare fuori i più giovani (proprio quelli a cui invece i tirocini dovrebbero essere rivolti) e incentivare gli stage in età avanzata &#8211; quando invece quello che si cerca e che si vorrebbe ottenere è un lavoro vero, con un contratto vero e una retribuzione vera. Dieci milioni di euro spesi così. Cosa risponderà la giunta Cappellacci per giustificarsi?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/sardegna-stage-serve-anche-fare-loperaio/178464/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Appello a Monti: giovani e donne nel governo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/14/appello-a-monti-giovani-e-donne-nel-governo/170487/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/14/appello-a-monti-giovani-e-donne-nel-governo/170487/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Nov 2011 07:49:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Rosina]]></category> <category><![CDATA[appello]]></category> <category><![CDATA[doverno]]></category> <category><![CDATA[giovani donne]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=170487</guid> <description><![CDATA[Umberto Veronesi ha 86 anni. È uno dei più insigni medici italiani, è vero. Ma è stato ministro della Sanità vent&#8217;anni fa, e poi di nuovo dieci anni fa. A quasi novant&#8217;anni, è lui il più papabile nella rosa dei ministri del futuro governo Monti. Giuliano Amato di anni ne ha 73. È stato sottosegretario...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/infografica_totoministri_2011.jpeg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-170526" title="infografica_totoministri_2011" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/infografica_totoministri_2011-201x300.jpg?47e3a5" alt="Il totoministri del Governo Monti" width="201" height="300" /></a>Umberto Veronesi</strong> ha 86 anni. È uno dei più insigni medici italiani, è vero. Ma è stato ministro della Sanità vent&#8217;anni fa, e poi di nuovo dieci anni fa. A quasi novant&#8217;anni, è lui il più papabile nella rosa dei ministri del futuro governo Monti. <strong>Giuliano Amato</strong> di anni ne ha 73. È stato sottosegretario alla presidenza del consiglio, ministro del Tesoro, addirittura premier.</p><p>E scorrendo la lista del <strong><a href="http://www.facebook.com/#!/photo.php?fbid=274330085936736&amp;set=a.134642723238807.14195.111265805576499&amp;type=1&amp;theater" target="_blank">totoministri</a></strong> si trovano anche Ugo De Siervo e Cesare Mirabelli che hanno 69 anni, Lanfranco Senn di 68, Carlo Secchi 67, Lorenzo Ornaghi 63, Antonio Catricalà, 59, Rolando Mosca Moschini 72, Carlo Dell&#8217;Aringa 71&#8230;</p><p>Sono highlanders? Davvero non c&#8217;è nessuno di più <strong>giovane</strong> in grado di prenderne il testimone? Perché tra i papabili in pratica non ci sono <strong>donne</strong>? Davvero i mercati per essere rassicurati hanno bisogno di un esecutivo composto esclusivamente da maschi anziani?</p><p>Non è così. Per questo con <strong>Alessandro Rosina</strong>, docente di demografia all&#8217;università Cattolica di Milano e autore del saggio <a href="http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/non-e-un-paese-per-giovani-fotografia-di-una-generazione" target="_blank"><em>Non è un paese per giovani</em></a>, abbiamo deciso di lanciare un<strong> <a title="appello Voltolina Rosina a Monti" href="http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/appello-voltolina-rosina-a-monti-per-un-governo-con-giovani-e-donne" target="_blank">appello a Monti</a></strong>, chiedendogli di creare un governo che rispecchi davvero le potenzialità del paese: <em>«Ci sono tanti <strong>giovani cervelli</strong> eccezionali, persone competenti, non appartenenti alle generazioni culturalmente compromesse con gli errori del passato»</em> abbiamo scritto <em>«che hanno già avuto modo di dimostrare le proprie capacità e che potrebbero portare all&#8217;Italia una ventata di innovazione»</em>.</p><p>La più classica delle critiche è: non importa che età abbiano, ma che siano in grado di portarci fuori dal pantano, e per farlo devono essere competenti. Noi siamo assolutamente d&#8217;accordo, però pensiamo che la <strong>competenza</strong> non coincida sempre e comunque con gli <strong>anni di anzianità e di esperienza</strong>.<br /> <em><br /> «Escludendo dall’esecutivo le più giovani generazioni si rischierebbe di partire, anche simbolicamente, senza quella discontinuità che è invece necessaria per rimettere in gioco le forze di cui ha più bisogno l’Italia di oggi e di domani»</em> abbiamo scritto ancora a Monti: <em>«Un segnale forte sarebbe invece dimostrare nei fatti che è possibile dare <strong>spazio e responsabilità a donne e giovani </strong>basandosi esclusivamente sul merito e sulle competenze, al contrario di quanto fatto finora»</em>.</p><p>La richiesta è quindi sul tavolo: quella di salvare l&#8217;Italia a partire da un <strong>esecutivo paritario</strong>, o almeno che si avvicini ad esserlo, in cui almeno il 50% dei membri non sia composto da maschi over 50. Pensiamo che senza valorizzare l&#8217;altra metà del cielo, le donne e i giovani, non si possa pensare di ripartire davvero.</p><p><em>Nell&#8217;immagine, il totoministri del governo Monti. Per ingrandire <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/infografica_totoministri_2011.jpeg?47e3a5" target="_blank">clicca qui</a></span></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/14/appello-a-monti-giovani-e-donne-nel-governo/170487/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>118</slash:comments> </item> <item><title>Chi ha paura dei giovani che scalciano?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/chi-ha-paura-dei-giovani-che-scalciano/167437/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/chi-ha-paura-dei-giovani-che-scalciano/167437/#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Oct 2011 15:55:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[gerontocrazia]]></category> <category><![CDATA[irene tinagli]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[rottamatori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167437</guid> <description><![CDATA[Ci risiamo. A una settimana giusta dall&#8217;infelice uscita di Silvio Berlusconi sul presidente dei Giovani Industriali, un 36enne a capo di un&#8217;industria da 4 milioni di euro di fatturato all&#8217;anno sprezzantemente definito dal premier «ragazzotto industriale», oggi è la controparte a fare un passo falso. Il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, a Napoli per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo. A una settimana giusta dall&#8217;<a title="berlusconi ragazzotti" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/berlusconi-gerontocrate-a-corrente-alternata/165894/" target="_blank">infelice uscita</a> di Silvio Berlusconi sul presidente dei Giovani Industriali, un 36enne a capo di un&#8217;industria da 4 milioni di euro di fatturato all&#8217;anno <strong>sprezzantemente definito dal premier «ragazzotto industriale»</strong>, oggi è la controparte a fare un passo falso.</p><p>Il segretario del Partito democratico <strong>Pierluigi Bersani</strong>, a Napoli per il convegno «Finalmente sud», avventurandosi in un botta-e-risposta a distanza con <strong>Matteo Renzi</strong> a proposito delle istanze generazionali e del ricambio ai vertici del Pd <a title="bersani scalciare" href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Basta-scalciare-Non-sono-asino-Sale-lo-scontro-tra-Bersani-e-Renzi_312592276620.html" target="_blank">ieri ha detto</a> «È chiaro che tocca ai giovani, a chi deve toccare? Ma bisogna mettersi a disposizione, non si può pensare che un giovane per andare avanti deve scalciare, insultare».</p><p>Scalciare? Le parole, diceva Nanni Moretti, sono importanti. Usare verbi come questo, al pari di termini come «ragazzotti», non può che <strong>far trasparire superbia</strong> e boria e sopratutto scarso rispetto nei confronti degli avversari &#8211; e alleati &#8211; più giovani.</p><p>Un atteggiamento che, se in un certo senso prevedibile da Berlusconi (che già in passato aveva suggerito a una ragazza, come antidoto alla precarietà, la soluzione di cercarsi un fidanzato ricco come suo figlio Piersilvio), sorprende da Bersani, tradizionalmente più attento a questi temi.</p><p>Tra l&#8217;altro definire giovani due persone di 36 anni &#8211; il primo a capo di 12mila imprenditori, l&#8217;altro alla guida di una città di quasi 400mila abitanti &#8211; è anche una forzatura. Possono essere definiti giovani solo se comparati all&#8217;<strong>età media dei politici italiani </strong>- non solo il premier ha ormai compiuto 75 anni, ma Bersani ha sorpassato quest&#8217;anno la boa dei 60, come il suo coetaneo Antonio Di Pietro; il leader della Lega Umberto Bossi ne ha 70, mentre i tre che una volta venivano definiti &#8220;le nuove leve&#8221; della politica italiana &#8211; Fini, Rutelli e Casini, a capo di Fli, Api e Udc &#8211; sono nati rispettivamente nel 1952, 1954 e 1955. Il meno anziano dei leader dei grandi partiti è <strong>Nichi Vendola</strong>, ed è tutto dire &#8211; perché ha 53 anni e la sua prima elezione in Parlamento risale a quasi vent&#8217;anni fa.</p><p>In un <a title="editoriale Tinagli opzione generazionale" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=9378" target="_blank">interessante editoriale</a> sulla Stampa di oggi Irene Tinagli, 37enne &#8220;cervello in fuga&#8221; eccellente che insegna Economia a Madrid (e che probabilmente, se fosse rimasta qui in Italia, sarebbe ancora aggrappata ad assegni di ricerca annuali e alla protezione di un barone), si chiede perché mai «l&#8217;opzione generazionale non arriva mai». E ricorda come all&#8217;estero le cose vadano diversamente: dall&#8217;Inghilterra guidata dal <strong>quarantacinquenne David Cameron </strong>al primo ministro norvegese<strong> Jens Stoltenberg, eletto quando aveva 41 anni </strong>dopo averne passati cinque a capo del dicastero dell&#8217;Economia (noi per parte nostra abbiamo il sessantaquattrenne Tremonti, già attivo in quel ministero in qualità di collaboratore dai lontani anni Ottanta). Per non parlare del primo ministro danese, la quarantaquattrenne <strong>Helle Thorning-Schmidt</strong>, che ha nominato al ministero delle Finanze un trentottenne e a quello degli Interni una ventottenne.</p><p>Concordo con la Tinagli: le persone &#8211; vecchie o giovani che siano &#8211; devono dimostrare sul campo quello che valgono, e <strong>non è affatto detto che un Renzi sia più capace di un Bersani per il solo fatto di avere un quarto di secolo in meno</strong>. La politica ha bisogno di buone idee che camminino su buone gambe, di schiene dritte e occhi rivolti al futuro: è vero che possono esserci ottantenni con queste caratteristiche e ventenni invece già vecchi, asserviti al sistema, disonesti ed egoisti.</p><p>Insomma, se è innegabile che avere una certa età non significa per forza essere bolliti e non possedere più le caratteristiche necessarie per riformare un sistema, è altrettanto vero che essere giovani non significa automaticamente essere credibili o avere idee candide. Però è assurdo che in Italia si continui a vedere il ricambio  generazionale come il fumo negli occhi, a <strong>negarne il valore e le  potenzialità</strong>. La maggior parte degli studiosi concorda nel sostenere che  l’apice delle capacità intellettuali viene raggiunto fra i trenta e i  quarant&#8217;anni. Se non fossero marginalizzati nel sistema decisionale dei partiti, tutti questi trentenni non &#8220;scalcerebbero&#8221; ma parteciperebbero con grande beneficio di tutti. A cominciare da noi cittadini.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/chi-ha-paura-dei-giovani-che-scalciano/167437/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>78</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi, gerontocrate a corrente alternata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/berlusconi-gerontocrate-a-corrente-alternata/165894/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/berlusconi-gerontocrate-a-corrente-alternata/165894/#comments</comments> <pubDate>Sun, 23 Oct 2011 14:49:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[gerontocrazia]]></category> <category><![CDATA[Giovani Confindustria]]></category> <category><![CDATA[Jacopo Morelli]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165894</guid> <description><![CDATA[L&#8217;emergenza gerontocrazia in Italia è riemersa prorompente, ieri sera, nelle parole di Silvio Berlusconi. «Per amor di Patria non commento le dichiarazioni di alcuni ragazzotti industriali» ha detto il premier da Bruxelles, a margine delle dichiarazioni sull&#8217;esito di un incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Il capo dei ragazzotti, per la cronaca, è un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;</strong><strong>emergenza gerontocrazia</strong> in Italia è riemersa prorompente, ieri sera, nelle parole di Silvio Berlusconi. «Per amor di Patria <a href="http://tg24.sky.it/tg24/politica/2011/10/22/silvio_berlusconi_angela_merkel_bini_smaghi_processo_mills.html" target="_blank">non commento le dichiarazioni di alcuni ragazzotti industriali</a>» ha detto il premier da Bruxelles, a margine delle dichiarazioni sull&#8217;esito di un incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel.</p><p>Il capo dei ragazzotti, per la cronaca, è un imprenditore di 36 anni. Si chiama <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacopo_Morelli" target="_blank"><strong>Jacopo Morelli</strong></a> e da qualche mese guida i <a href="http://www.giovanimprenditori.org/" target="_blank">Giovani Imprenditori</a>, movimento interno a Confindustria che conta oggi oltre 12mila associati &#8211; tutti manager tra i 18 e i 40 anni &#8211; che hanno responsabilità di gestione in aziende iscritte alle associazioni territoriali aderenti a Confindustria.</p><p>I «ragazzotti» capitanati da Morelli <strong>non sono bolscevichi nè rivoluzionari</strong>, non fanno parte dell&#8217;esercito di precari, tradizionalmente anzi costituiscono l&#8217;elettorato di centrodestra. Ma non sono evidentemente contenti di come vanno le cose oggi in Italia, e infatti per il loro convegno di Capri in questi giorni hanno scelto un titolo che è un chiaro messaggio: «<a href="http://www.giovanimprenditori.org/dett_eventi.asp?id_a=1799" target="_blank">Alziamo il volume, diamo voce al futuro</a>».</p><p>I «ragazzotti» vorrebbero essere guidati da un governo capace di prendere decisioni e di traghettare il Paese fuori dalla crisi, «perché una politica debole, incapace di fare le riforme si basa solo sul consenso immediato e non si impegna per costruirlo su temi cruciali», come ha detto Morelli: «la politica deve passare dal dire al fare, dagli annunci all&#8217;azione».<strong> </strong>Il presidente del Giovani Industriali non dà giudizi espliciti sul governo, ma ne<strong> sottolinea la mancanza di autorevolezza e l&#8217;incapacità di realizzare programmi</strong>: «Abbiamo bisogno di leader che sappiano spiegare, convincere, agire. L&#8217;unica prova concreta della capacità di leadership è la capacità di guidare».</p><p>L&#8217;attacco al premier, benché sottotraccia, è evidente: <strong>senza nominarlo mai</strong>, Morelli lascia intendere che Berlusconi non si stia dimostrando un vero leader perché non è in grado di agire e di realizzare quelle riforme che sono indispensabili per non restare il fanalino di coda d&#8217;Europa nella crescita, nell&#8217;occupazione e nella valorizzazione dei giovani.</p><p>Comprensibile che il Cavaliere non apprezzi: del resto si sa che non ama molto le critiche. Ma ci si potrebbe chiedere in quale altro Paese un primo ministro si permetterebbe di definire sprezzantemente «ragazzotto» un trentaseienne laureato con lode in Economia, amministratore delegato di una società che fa quattro milioni di euro di fatturato, impegnato da undici anni in un&#8217;associazione di categoria del quale è stato vicepresidente e ora<strong> </strong>presidente.</p><p>Una riflessione <em>a latere</em> si potrebbe anche dedicare al<strong> </strong>rapporto lievemente schizofrenico che il premier (<strong>che ha appena compiuto 75 anni</strong> &#8211; trent&#8217;anni secchi più del suo omologo inglese David Cameron<strong>, </strong><strong></strong>25 più di Obama e Zapatero, una ventina più di Sarkozy e della Merkel&#8230;) ha verso la giovinezza.</p><p>In questo caso la disprezza, sottintendendo che i rappresentanti degli industriali under 40 <strong>non sono degni della sua considerazione</strong> e non meritano una risposta. Dall&#8217;altra però si circonda di giovani e giovanissime donne, impegnando con loro molto del suo tempo e posizionandole spesso e volentieri in ruoli politici di rilievo a livello locale, nazionale ed europeo.</p><p>Insomma, <strong>alle ragazzotte senza arte né parte tutta l&#8217;attenzione</strong>. Ai ragazzotti che fanno impresa, creano o difendono posti di lavoro, lanciano proposte per rimettere in sesto l&#8217;economia italiana e chiedono al governo di realizzare qualche riforma, una pernacchia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/berlusconi-gerontocrate-a-corrente-alternata/165894/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>38</slash:comments> </item> <item><title>Lavoro sottopagato: giornalisti in prima linea</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/lavoro-sottopagato-giornalisti-in-prima-linea/162627/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/lavoro-sottopagato-giornalisti-in-prima-linea/162627/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Oct 2011 07:20:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Carlo Malinconico]]></category> <category><![CDATA[fieg]]></category> <category><![CDATA[giornalisti]]></category> <category><![CDATA[Inpgi]]></category> <category><![CDATA[Stati generali dei giornalisti precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162627</guid> <description><![CDATA[Un giornalista precario, a seconda che sia freelance o cocopro, guadagna mediamente tra gli otto e gli undicimila euro all’anno: vale a dire da 700 a 900 euro al mese. I dati provengono dal bilancio della cassa previdenziale dei giornalisti, l&#8217;Inpgi, in particolare della gestione separata dedicata ai giornalisti non assunti. All&#8217;Inpgi 2 sono iscritti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un giornalista precario, a seconda che sia freelance o cocopro, guadagna mediamente tra gli otto e gli undicimila euro all’anno: vale a dire<strong> da 700 a 900 euro al mese</strong>. I dati provengono dal bilancio della <a title="Inpgi" href="http://www.inpgi.it/" target="_blank">cassa previdenziale dei giornalisti, l&#8217;Inpgi</a>, in particolare della gestione separata dedicata ai giornalisti non assunti. All&#8217;Inpgi 2 sono iscritti quasi 30mila tra professionisti e pubblicisti, in larga parte giovani. Rispetto alla retribuzione<strong> il dato generazionale è preoccupante</strong>: i giornalisti freelance under 40 portano a casa mediamente 550 euro al mese. Una cifra spaventosamente vicina a quella che in questi giorni ha fatto scalpore:<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/sud-le-illusioni-fallite/162483/" target="_blank"> i miseri 4 euro all&#8217;ora delle operaie in nero di Barletta</a></span> equivalgono infatti a uno stipendio mensile di poco meno di 500 euro.</p><p>Incomparabile la situazione dei giornalisti freelance rispetto a quella di coloro che hanno un contratto di lavoro dipendente, che sono molti di meno (circa 20mila) e sopratutto molto più vecchi &#8211; solo un quinto ha meno di 35 anni. Questi pochi fortunati giovani portano a casa in media 27.500 euro l&#8217;anno, quasi 2.300 euro al mese. <strong>Oltre il triplo dei colleghi precari</strong>. Perché loro vengono pagati mensilmente, secondo i paletti del contratto nazionale: mentre gli altri vengono pagati per ogni articolo, o tutt&#8217;al più con forme forfettarie fortemente al ribasso.</p><p>E allora la domanda è: <strong>quanto vale una notizia?</strong><br /> Per calcolarlo bisogna considerare almeno sei fattori.<br /> Vale il tempo che il giornalista spende per trovarla e verificarla &#8211; cioè controllare che sia vera, che i dati siano esatti, le dichiarazioni attendibili, insomma che non sia imprecisa o peggio una bufala.<br /> Vale il tempo della scrittura, che deve essere sintetica, accurata, chiara, comprensibile: niente è peggio di un articolo con contenuti magari ottimi ma scritto in maniera sciatta, criptica, arzigogolata, politichese, burocratese.<br /> Vale la competenza e il network di conoscenze messe in campo dal giornalista per reperire la notizia e confezionarla in maniera inedita, interessante, originale.<br /> Vale l&#8217;eventuale<strong> </strong>tempo e costo dello spostamento &#8220;in loco&#8221;, se c&#8217;è bisogno di andare fisicamente sul posto: ciò è per esempio imprescindibile nel caso del giornalismo video.<br /> Vale la sua integrità, cioè la sicurezza per il lettore che quella notizia sia vera, non tendenziosa, non scritta per compiacere o ingraziarsi qualcuno o sotto imbeccata, non edulcorata, non mirata a fare buona o cattiva pubblicità a qualcosa o a qualcuno.<br /> Vale infine il suo coraggio, e questo è importante sopratutto per la cronaca, le inchieste difficili, le notizie sul crimine organizzato: qui il giornalista rischia doppiamente perché scrive di argomenti che alcuni ambienti vorrebbero restassero nell&#8217;ombra.</p><p>A questi sei aspetti ne va aggiunto un altro, fondamentale: vale la <strong>dignità del lavoro di una persona</strong>, ben definita dall&#8217;articolo 36 della Costituzione. Nessuno dovrebbe essere costretto a lavorare per un salario evidentemente sproporzionato rispetto alla prestazione svolta.</p><p>La situazione del giornalismo italiano è <strong>al collasso</strong>, e i giornalisti che non hanno la fortuna di un contratto giornalistico si arrabattano prestando servizio per salari molto bassi. <a title="giornalisti sottopagati" href="http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/articoli-pagati-250-euro-e-collaborazioni-mai-retruite-ecco-i-dati-della-vergogna" target="_blank">Talvolta il <em>molto basso</em> diventa <em>irrisorio</em>. In alcuni casi si scade nel <em>da fame</em></a>.</p><p>Come si sia arrivati a questo punto e cosa si possa fare per mutare rotta è il fulcro degli <a style="font-weight: bold;" title="precariato odf" href="http://precariato.odg.it/" target="_blank">&#8220;stati generali dei giornalisti precari&#8221;</a>, un evento organizzato a <strong>Firenze venerdì 7 e sabato 8 ottobre </strong>dall&#8217;<a title="ordine dei giornalisti" href="http://www.odg.it/" target="_blank">Ordine dei giornalisti</a> in collaborazione con la <a title="Fnsi" href="http://www.fnsi.it/Esterne/Home.asp" target="_blank">Federazione nazionale stampa italiana</a>, l’<a title="associazione stampa toscana" href="http://www.assostampa.org/" target="_blank">associazione stampa toscana</a> e l’<a title="ordine dei giornalisti Toscana" href="http://www.odg.toscana.it/" target="_blank">OdG Toscana</a>.</p><p>L&#8217;occasione per elaborare finalmente una strategia che possa evitare a centinaia di giornalisti &#8211; perlopiù giovani, ma non solo &#8211; di <strong>vivere nell&#8217;indigenza</strong>, completamente alla mercé di chi commissiona loro il lavoro.</p><p>Ha annunciato la sua partecipazione anche <a title="carlo malinconico" href="http://www.fieg.it/salastampa_presidente.asp" target="_blank">Carlo Malinconico</a> che è il presidente della Federazione italiana editori giornali, il &#8220;sindacato&#8221; degli editori. Una presenza importante, perché<strong> la responsabilità di queste retribuzioni da fame è da imputare </strong><strong>sopratutto agli editori. </strong>Anche se in realtà a distruggere il mercato sono moltissime testate giornalistiche piccole, tv locali, siti web, che non rispondono a nessuno del loro operato e non sono iscritte alla Fieg. Queste testate nella maggior parte dei casi non solo non fanno contratti giornalistici per ovvie ragioni di bilancio, ma utilizzano anche molto la modalità del <strong>lavoro sottopagato o gratuito</strong>, offrendo magari in cambio la possibilità di accumulare articoli (<a href="http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/testimonianza-pubblicista" target="_blank">fintamente pagati</a>) <a title="diventare giornalisti pubblicisti" href="http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/articolo-finti-pubblicisti-contromisure-ordini" target="_blank">per accedere al tesserino</a>.</p><p>E allora è più che necessario stabilire una <strong>soglia minima</strong> sotto cui nessuno per nessuna ragione possa andare se vuole acquistare il prodotto di un giornalista. A Firenze bisognerà dire questo, forte e chiaro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/lavoro-sottopagato-giornalisti-in-prima-linea/162627/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> <item><title>Diritti dello stagista: se non ci pensa lo Stato&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/diritti-dello-stagista-se-non-ci-pensa-lo-stato/162161/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/diritti-dello-stagista-se-non-ci-pensa-lo-stato/162161/#comments</comments> <pubDate>Wed, 05 Oct 2011 17:25:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Emilie Turunen]]></category> <category><![CDATA[Luca Scarpiello]]></category> <category><![CDATA[stage]]></category> <category><![CDATA[tirocinio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162161</guid> <description><![CDATA[Dall&#8217;Irlanda alla Romania, dalla Germania alla Spagna, i giovani hanno lo stesso problema: non trovano lavoro e si sentono proporre tirocini. Sembra infatti che avere nel cv qualche stage sia ormai indispensabile, e la formazione da “continua” si stia pericolosamente trasformando in “perpetua”. Da un sondaggio presentato a Bruxelles emerge che i problemi degli interns,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;Irlanda alla Romania, dalla Germania alla Spagna, i giovani hanno lo stesso problema:  non trovano lavoro e si sentono proporre <strong>tirocini</strong>. Sembra infatti che avere nel cv qualche stage sia ormai indispensabile, e la formazione da “continua” si stia pericolosamente trasformando in “perpetua”. Da un sondaggio presentato a Bruxelles emerge che i problemi degli interns, i tirocinanti, sono comuni alla maggior parte dei ventenni europei: e se l&#8217;Italia è messa  peggio, specie perché i suoi stagisti sono <strong>molto più vecchi</strong>, anche gli altri non se la passano così bene.</p><p>La pietra della discordia è sempre il rimborso spese, che poche organizzazioni (sia nel privato sia nel pubblico) sono disponibili a erogare. La metà degli stagisti infatti non prende un euro, e l&#8217;altra metà fa i conti con compensi che in buona parte dei casi non sono affatto sufficienti per mantenersi. E allora che si fa? Alla vecchia maniera tipica italiana: il 48,5% dei tirocinanti (percentuale che sale a 65% se si considerano solo quelli pagati, ma troppo poco) va a bussare alla porta di mamma e papà. C&#8217;è però anche un 26,5% che meritoriamente si mantiene utilizzando risparmi personali, e uno su dieci che addirittura fa un altro lavoro, contemporaneamente allo stage, per portare a casa qualche soldo.</p><p>Un altro aspetto significativo è che ben uno stagista su cinque – un’enormità – alla domanda sulla motivazione che lo ha spinto ad effettuare un internship risponde esplicitamente “perché non trovavo lavoro”. Nella migliore delle ipotesi lo stage quindi <strong>è diventato un jolly</strong> che i giovani si giocano mentre cercano un contratto vero, per non restare con le mani in mano, seguendo il pericoloso concetto del “piuttosto che niente, meglio piuttosto”. Nella peggiore, è diventato un’alternativa al normale impiego subordinato, proposta dai datori di lavoro perché costa e impegna infinitamente meno di un contratto.</p><p>Da notare che la reale prospettiva di assunzione al termine dello stage è bassa: 16% secondo questo sondaggio [gli ultimi dati ufficiali italiani, relativi ai soli stage nelle imprese private, riportano una percentuale ancora inferiore: 12,2%], a cui si aggiunge un 18% che afferma che pur non avendo ottenuto un&#8217;assunzione ha poi potuto trovare lavoro grazie allo stage, mettendo a frutto le competenze acquisite o il network di conoscenze.</p><p>La ricerca, realizzata dallo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youthforum.org/" target="_blank">European Youth Forum</a></span> – un&#8217;organizzazione finanziata dall&#8217;Unione europea, composta da under 35 di tutte le nazionalità europee e guidata tra gli altri da un vicepresidente italiano, il 27enne <strong>Luca Scarpiello</strong> –, è stata presentata al Parlamento europeo sotto l&#8217;occhio vigile e soddisfatto della danese<strong> Emilie Turunen</strong>, la più giovane europarlamentare in carica, che già l&#8217;anno scorso era riuscita a far votare all&#8217;unanimità una risoluzione sulla necessità di proteggere di più i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Pur non avendo pretese di scientificità, perché effettuata su un campione casuale e non rappresentativo, la survey dello EYF  delinea un quadro molto preoccupante. Per proteggere i giovani e dare seguito alla risoluzione del 2010, proprio all&#8217;interno del Parlamento Ue è stata costituita una task force: un gruppo di lavoro che lavora alla stesura di una Carta dei diritti dello stagista europea. Là dove i singoli Stati non riescono ad arrivare per tutelare i propri giovani, dunque, arriverà l&#8217;Europa.</p><p><em></em><em>Il Fatto Quotidiano, 5 ottobre 2011</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblicadeglistagisti.it" target="_blank">www.repubblicadeglistagisti.it</a></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/diritti-dello-stagista-se-non-ci-pensa-lo-stato/162161/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>E se il voto di un ventenne contasse triplo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/05/e-sei-il-voto-di-un-ventenne-contasse-triplo/141453/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/05/e-sei-il-voto-di-un-ventenne-contasse-triplo/141453/#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jul 2011 07:48:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Rosina]]></category> <category><![CDATA[bicameralismo perfetto]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[elettorato passivo]]></category> <category><![CDATA[Emir Abirascid]]></category> <category><![CDATA[Giovanna Melandri]]></category> <category><![CDATA[riccardo luna]]></category> <category><![CDATA[Startup Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=141453</guid> <description><![CDATA[Giovani e rappresentanza politica, come far contare di più il voto degli under 30? Il dibattito si è infiammato, un po&#8217; off-topic, all&#8217;evento Start-Up Italia tenutosi il 4 luglio dal Partito democratico a Milano per discutere di imprenditorialità giovanile, incentivi e prospettive. Il sasso lo lancia Emil Abirascid, giornalista e animatore di StartUp Business, paragonando...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Giovani e rappresentanza politica, come far contare di più il voto degli under 30? Il dibattito si è infiammato, un po&#8217; off-topic, all&#8217;evento <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://beta.partitodemocratico.it/doc/211627/start-up-italia.htm" target="_blank">Start-Up Italia</a></span> tenutosi il 4 luglio dal Partito democratico a Milano per discutere di imprenditorialità giovanile, incentivi e prospettive. Il sasso lo lancia <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.abirascid.com/" target="_blank"><strong>Emil Abirascid</strong></a></span>, giornalista e animatore di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.startupbusiness.it/" target="_blank">StartUp Business</a></span>, paragonando il peso politico delle nuove generazioni in Italia &#8211; scarso per non dire nullo &#8211; a quello nei paesi arabi come Libano, Tunisia, Giordania, dove i ventenni sono una fascia d&#8217;età numericamente &#8211; e di conseguenza politicamente e socialmente &#8211; molto più potente.</p><p>In Italia i giovani sono pochi in assoluto, a livello demografico: e quindi per farli contare di più perché non far valere di più il loro voto? Ecco<strong> la provocazione </strong>di Abirascid: «Dovremmo far valere il voto degli under 30 tre punti, e via a scendere, fino ad arrivare agli under 65: a loro solo mezzo punto. Perché hanno già dato! Già li sento» ridacchia «i sessantenni a protestare&#8230;». In realtà a sollevare le prime perplessità dalla prima fila è una quarantenne, l&#8217;ex ministro per le Politiche giovanili<strong> Giovanna Melandri</strong>, che ironizza: «La proposta sarebbe<em> lievemente</em> incostituzionale&#8230;».<br /> <strong><br /> Riccardo Luna</strong>, direttore uscente di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wired.it/" target="_blank">Wired</a></span> e moderatore dell&#8217;incontro, coglie la palla al balzo per chiamare la Melandri a commentare la proposta di legge del ministro Meloni su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.camera.it/126?pdl=4358" target="_blank">un tema limitrofo</a></span>. Un dispositivo normativo che proprio la settimana scorsa ha iniziato il suo iter in commissione Affari costituzionali, e che mira a equiparare le età di elettorato attivo e passivo. Se passasse, permetterebbe di <strong>essere eletti alla Camera a 18 anni </strong>(oggi una volta diventati maggiorenni si può votare per la Camera ma non si può essere eletti al suo interno &#8211; questo significa &#8220;elettorato passivo&#8221; &#8211; fintanto che non si è compiuto il 25esimo anno di età) e di essere eletti al Senato a 25 (oggi solo gli over 40 possono diventare senatori). Luna chiede a bruciapelo «Melandri, il Pd sostiene la proposta?», lei parla per sé e risponde «Personalmente sì, del resto è un&#8217;idea che noi abbiamo sostenuto fortemente per le amministrative. Ma prima -, aggiunge &#8211; bisognerebbe attuare riforme più urgenti, come la riduzione del numero dei parlamentari. L&#8217;età dell&#8217;elettorato non è poi così grave…». «Come no!» la interrompe <strong>Alessandro Rosina</strong>, anche lui seduto in prima fila dopo essere intervenuto nel panel precedente. «Sì che è grave e urgente, perché gli under 40 sono esclusi da un ramo del Parlamento quando però il sistema italiano è un bicameralismo perfetto!».</p><p>Il professore, 43enne autore del fortunato saggio &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3179798-degenerazione-allitaliana" target="_blank">Non è un paese per giovani</a></span>&#8220;, sottolinea che in un sistema in cui ciascuna legge dev&#8217;essere approvata da entrambi i rami del Parlamento, averne uno &#8220;anagraficamente caratterizzato&#8221; e cioè completamente privo di giovani significa offrire ad esso una sorta di potere di veto. Col rischio che qualsiasi legge innovativa e a favore dei giovani diventi di fatto &#8220;stoppabile&#8221; dal gruppo dei senatori, <strong>più inclini a conservare i privilegi delle generazioni più anziane</strong>. E aggiunge a margine: «Negli altri Paesi squilibri del genere sono considerati addirittura incostituzionali, perché un gruppo anagrafico non può essere discriminato rispetto agli altri». In effetti, parlando di incostituzionalità, far valere di più il voto di un giovane sarebbe non solo &#8220;leggermente&#8221;, ma <em>completamente</em> in contrasto con la nostra Carta. Ma la provocazione di Abirascid è preziosa: fare in modo che il nostro Paese torni ad essere un posto in cui le idee e le esigenze dei giovani contano è<strong> il primo imprescindibile passo</strong> per far tornare l&#8217;Italia un paese per giovani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/05/e-sei-il-voto-di-un-ventenne-contasse-triplo/141453/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>82</slash:comments> </item> <item><title>Ministro Brunetta, dia i numeri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/ministro-brunetta-dia-i-numeri/117375/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/ministro-brunetta-dia-i-numeri/117375/#comments</comments> <pubDate>Fri, 10 Jun 2011 16:45:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Frattini]]></category> <category><![CDATA[Mae-Crui]]></category> <category><![CDATA[Ministero pubblica amministrazione]]></category> <category><![CDATA[occupazione giovanile]]></category> <category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category> <category><![CDATA[stagisti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=117375</guid> <description><![CDATA[Diamo una mano al ministro Brunetta. Tra le decine di interrogazioni parlamentari che giacciono senza risposta ce n&#8217;è una in particolare che dovrebbe stare a cuore a tutti coloro che sono interessati al mercato del lavoro, all’occupazione giovanile e alle tematiche del pubblico impiego. È quella che all&#8217;inizio di aprile &#8211; i tempi stretti, si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Diamo una mano al ministro Brunetta. Tra le decine di interrogazioni parlamentari che giacciono <strong>senza risposta</strong> ce n&#8217;è <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=37686&amp;stile=6&amp;highLight=1" target="_blank">una in particolare</a></span> che dovrebbe stare a cuore a tutti coloro che sono interessati al mercato del lavoro, all’occupazione giovanile e alle tematiche del pubblico impiego. È quella che all&#8217;inizio di aprile &#8211; i tempi stretti, si sa, non sono propri della politica e delle istituzioni &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.camera.it/671?shadow_deputato=302861" target="_blank">Donella Mattesini</a></span> (Pd) ha rivolto al ministro della Pubblica amministrazione per chiedergli un semplice numero: quello degli <strong>stagisti in forza presso gli enti pubblici italiani</strong>. Il dato infatti è sconosciuto. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://excelsior.unioncamere.net/web/index.php" target="_blank">Grazie all&#8217;Unione delle Camere di commercio</a></span> si conosce in maniera abbastanza precisa il numero di persone che ogni anno fanno questo tipo di esperienze nelle imprese private &#8211; 322mila nel solo 2009, un dato aumentato addirittura del 41% negli ultimi quattro anni &#8211; ma invece quello di chi va negli enti pubblici è ignoto. Punto di domanda. Black out.</p><p>E allora diamo una mano al ministro Brunetta. Un aiutino, una vocale, la telefonata da casa. Ministro, solo gli studenti universitari che ogni anno fanno stage negli uffici di sua competenza &#8211; comuni province e regioni, ministeri, tribunali, università, agenzie ambientali, istituti previdenziali, asl, comunità montane… &#8211; sono quasi 80mila. Ci si arriva partendo dai <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.almalaurea.it/universita/profilo/" target="_blank">dati Almalaurea</a></span>, con qualche approssimazione e un pizzico di disinvoltura nell&#8217;ampliare il dato alla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/focus-tirocini-indagine-almalaurea-su-laureati-2010" target="_blank">totalità degli studenti universitari italiani</a></span>. Un altro aiutino: di tutto l&#8217;esercito degli stagisti negli enti pubblici, questi 80mila rappresentano esclusivamente quelli che svolgono tirocini mentre fanno l&#8217;università. È plausibile che a fare stage nelle pubbliche amministrazioni dopo la laurea siano altrettanti. Quindi potremmo dire, con buona probabilità, che più o meno 150mila studenti universitari e neodottori fanno ogni anno stage negli enti pubblici.</p><p>Oltre a questi, drenati dalle università, è assodato che ce ne siano altre decine di migliaia: innanzitutto la categoria dei diplomati, poi quella dei laureati non &#8220;neo&#8221;, infine quella di chi fa master o scuole di specializzazione che al loro interno, o al termine, prevedono più o meno lunghi periodi di stage &#8220;per completare la formazione&#8221;.</p><p>E quindi circa <strong>200mila giovani </strong>ogni anno entrano negli enti come stagisti, danno una mano, imparano ma spesso anche insegnano &#8211; basti pensare alle competenze informatiche che a molti funzionari pubblici difettano &#8211; e sopratutto producono. Dalle piccole cose, le fotocopie le relazioni le tabelle excel, alle grandi cose, quando per esempio &#8211; e capita, eccome se capita &#8211; allo stagista vengono affidati compiti specifici da svolgere in autonomia, perché il personale è poco e il lavoro è tanto.</p><p>200mila è però un numero impreciso. Conoscere <strong>quello esatto</strong> sarebbe utile per molte ragioni, innanzitutto per comprendere meglio il fenomeno: ragionare su un tema conoscendone l&#8217;entità è sempre meglio che andare a tentoni. In secondo luogo, per capire quanto gli enti si appoggino sugli stagisti; è cosa nota che, a partire dai tagli e dai bilanci in rosso, gli amministratori della cosa pubblica cercano di reperire risorse là dove costano meno: ed è innegabile che i tirocinanti costino meno, anzi non costino nulla, non avendo diritto allo status di &#8220;lavoratori&#8221;, a uno stipendio, a una prospettiva occupazionale. Tre mesi, sei mesi, talvolta addirittura un anno di stage e poi <strong>arrivederci e grazie</strong>, del resto si sa che nel pubblico non si assume a chiamata, bensì soltanto tramite concorso. Ed è il mito dell&#8217;impiego pubblico, della serie &#8220;forse qualcosa ne ricavo, forse mettendo un piede dentro finisco per restare&#8221; &#8211; per giovani costantemente alla ricerca di un minimo di stabilità, in un mondo del lavoro che offre ben poche certezze &#8211; la leva che spinge questo abnorme numero di ragazzi ogni anno ad accettare di lavorare gratis per lo Stato. Perché di questo si tratta.</p><p>Un altro aiutino, ministro. Solo al ministero degli Esteri attraverso il programma <strong>Mae-Crui</strong> entrano 1.800 tirocinanti ogni anno. Vergognosamente senza percepire nemmeno un euro di rimborso spese, malgrado vengano sparpagliati per il mondo e finiscano talvolta nelle ambasciate e nei consolati più lontani. Nessun tipo di rimborso, tutto a carico loro, perfino il viaggio, l&#8217;alloggio, addirittura l&#8217;assicurazione medica indispensabile in quei Paesi dove la sanità è a pagamento. Pensare che basterebbe destinare lo 0,2% del bilancio del Mae a questo scopo, e tutti gli stagisti potrebbero godere di un rimborso spese decente…  Ma questa è un&#8217;altra storia, e chiama in causa un altro ministro, il suo collega <strong>Frattini</strong>.</p><p>Coraggio, ministro Brunetta. Faccia un censimento degli stagisti negli enti pubblici. È importante per lei per capire cosa succede nella sua parrocchia, è importante per tutti noi scoprire alla fine <strong>chi paga i tagli alla pubblica amministrazione</strong>&#8230; Non sarà mica che, invece di riformarla e renderla più efficiente, si stia semplicemente spostando il peso della carenza e dell’inadeguatezza del personale su giovani di belle speranze ma senza tutele?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/ministro-brunetta-dia-i-numeri/117375/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>80</slash:comments> </item> <item><title>Maran, storia di un giovane in politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/20/maran-storia-di-un-giovane-in-politica/112593/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/20/maran-storia-di-un-giovane-in-politica/112593/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 May 2011 15:37:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[consiglio comunale]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2011 Milano]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Pierfrancesco Maran]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[preferenze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=112593</guid> <description><![CDATA[Il mio post d&#8217;esordio qui sul blog del Fatto, la settimana scorsa, era dedicato ai giovani in politica e nelle istituzioni &#8211; troppo pochi per rappresentare una generazione, e ostacolati per giunta da meccanismi che rendono ancor più difficile farli entrare in Parlamento. La coincidenza ha voluto che questo fosse un periodo di campagna elettorale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il mio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/13/ragazzi-alle-elezioni-votate-i-vostri-coetanei/110976/" target="_blank">post d&#8217;esordio</a></span> qui sul blog del <em>Fatto</em>, la settimana scorsa, era dedicato ai <strong>giovani in politica e nelle istituzioni</strong> &#8211; troppo pochi per rappresentare una generazione, e ostacolati per giunta da meccanismi che rendono ancor più difficile farli entrare in Parlamento. La coincidenza ha voluto che questo fosse un periodo di campagna elettorale per una consultazione, quella amministrativa, che a differenza dell&#8217;altra prevede la possibilità per i cittadini di esprimere preferenze. Da lì il suggerimento che poi è diventato anche il titolo: giovani, votate i giovani.</p><p>È chiaro che non intendevo dire che qualsiasi giovane vada bene, né che un neolaureato sia necessariamente migliore di un pensionato. Volevo però suggerire che un modo per svecchiare la politica e convincere le istituzioni a occuparsi dei problemi delle nuove generazioni è proprio quello di metterci dentro <strong>20-30enni validi e preparati</strong>, in grado di portare avanti battaglie innovative e non solo di preservare l&#8217;esistente. Persone in grado di guardare lontano, al posto dei soliti 60-70enni.</p><p>I <strong>commenti </strong>al post sono stati tanti; alcuni molto scettici, di persone convinte che ai ragazzi la politica non interessi, che vivano in un mondo superficiale e disimpegnato, e che dar loro responsabilità di rappresentanza sarebbe da pazzi. Altri hanno invece rivendicato la capacità di molti di impegnarsi, sottolineando che è più facile che un giovane difenda i diritti dei suoi coetanei, piuttosto che lo faccia un anziano nato e cresciuto in un&#8217;altra epoca, e per questo &#8211; salvo eccezioni &#8211; poco proiettato al futuro.</p><p>Io condivido questa impostazione, e ora che si sono chiuse le elezioni comunali (almeno il primo turno) racconto una storia. La storia di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.piermaran.it/" target="_blank"><strong>Pierfrancesco Maran</strong></a></span>. Una storia come tante, una storia di giovani, impegno e politica. Maran oggi ha trent&#8217;anni, tra pochi giorni ne farà trentuno. Si è presentato per la prima volta alle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.comune.milano.it/dseserver/statistica/bancadatielettorale/consultazione.html" target="_blank">elezioni comunali di Milano nel 2006</a></span>, quando ne aveva venticinque; allora era nella lista dell&#8217;Ulivo e portò a casa 1.480 preferenze. Abbastanza per entrare a Palazzo Marino. E non per &#8220;diritto dinastico&#8221;, non avendo genitori o parenti in politica. Non per meriti estetici né per favori sessuali elargiti. E non per il fatto di essere il portaborse di qualche politico nazionale desideroso di piazzare il suo delfino.</p><p>In cinque anni Maran si è speso su molti <strong>temi che riguardano i suoi coetanei</strong>, dal wifi ai trasporti pubblici. Non è un santo, non è un eroe, non è un genio: è un giovane che si impegna in politica, che studia, che prende sul serio il suo lavoro e il compito di rappresentare i cittadini milanesi. Su Facebook aggiorna in maniera costante il suo status dando informazioni su quel che succede durante i consigli comunali, le sedute di bilancio, le proposte che presenta. Il suo impegno ha pagato, e oggi Maran può essere più che soddisfatto. Si è ripresentato alle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://elezioni.comune.milano.it/dati_elettorali_sindaco.html" target="_blank">elezioni</a></span>, stavolta nella lista del Pd che sosteneva Giuliano Pisapia, e ha portato a casa un<strong> numero di preferenze esorbitante: 3.530</strong>.</p><p>Sopra di lui, contando non solo lo schieramento di centrosinistra ma tutte le liste, ci sono <strong>solo quattro &#8220;outsider&#8221; </strong>che hanno ottenuto più preferenze: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Stefano Boeri che era il candidato sindaco sostenuto dal Pd alle primarie, il leghista Matteo Salvini e Riccardo De Corato che è vicesindaco della città da un oltre un decennio. Attenzione: esprimere la preferenza alle elezioni non è una cosa semplicissima, tanto è vero che lo fa una minoranza degli elettori. Perché non basta mettere una croce su un simbolo: bisogna scrivere di proprio pugno il cognome del candidato prescelto, e quindi avere la precisa volontà di indicare quello, e non un altro, come proprio preferito nella corsa al Consiglio comunale. Con il sistema delle preferenze si abbatte, tra l&#8217;altro, lo strapotere dei vertici del partito rispetto ai candidati da far eleggere. Sono veramente i cittadini a dare il mandato, <em>nominalmente</em>.</p><p>Io dico che il fatto che in una città come Milano un trentenne sia riuscito a convincere 3.530 persone a scrivere il suo nome sulla scheda elettorale<strong> fa ben sperare</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/20/maran-storia-di-un-giovane-in-politica/112593/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Ragazzi, alle elezioni votate i vostri coetanei</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/13/ragazzi-alle-elezioni-votate-i-vostri-coetanei/110976/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/13/ragazzi-alle-elezioni-votate-i-vostri-coetanei/110976/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 May 2011 11:31:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Eleonora Voltolina</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Barbara Palombelli]]></category> <category><![CDATA[deputati]]></category> <category><![CDATA[elettorato passivo]]></category> <category><![CDATA[elettori]]></category> <category><![CDATA[eta]]></category> <category><![CDATA[gerontocrazia]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[parlamento]]></category> <category><![CDATA[senato]]></category> <category><![CDATA[voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=110976</guid> <description><![CDATA[Qualche settimana fa su Vanity Fair la giornalista Barbara Palombelli tuonava contro la proposta di equiparare l&#8217;elettorato passivo e quello attivo: eliminare cioè quel bizantinismo che in Italia prevede che si possa votare a 18 anni per la Camera dei deputati, ma che i candidati deputati debbano avere almeno 25 anni, e che si aspetti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa su <em>Vanity Fair</em> la giornalista <strong>Barbara Palombelli</strong> tuonava contro la proposta di <strong>equiparare l&#8217;elettorato passivo e quello attivo</strong>: eliminare cioè quel bizantinismo che in Italia prevede che si possa votare a 18 anni per la Camera dei deputati, ma che i candidati deputati debbano avere almeno 25 anni, e che si aspetti di compierne 25 per votare per il Senato (dove invece per essere eleggibili bisogna avere almeno 40 anni). Il succo del discorso della Palombelli era che i ragazzi italiani a 18 anni sono ancora sui banchi di scuola, dipendono da mamma e papà, non sono maturi e quindi è già tanto che possano votare per uno dei rami del Parlamento, figuriamoci avere (in potenza) la possibilità di entrare a farne parte e rappresentare (1/630esimo) del popolo italiano.</p><p>L&#8217;altro giorno sul <em>Corriere della Sera</em> due economisti di peso, Giavazzi e Alesina, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_maggio_10/per-aiutare-i-giovani-tagliamo-le-loro-tasse-alberto-alesina-francesco-giavazzi_4c946372-7ac4-11e0-be08-e42815e8b082.shtml" target="_blank">remavano in senso contrario</a></span> invocando un <em>«provvedimento più radicale che sblocchi la gerontocrazia che domina l&#8217;Italia»</em> e proponendo di <em>«abbassare <strong>a 16 o 17 anni l&#8217;età minima per votare</strong>»</em> o mettere <em>«limiti di età (ad esempio 72 anni) ai politici, ai burocrati, ai membri dei consigli di amministrazione delle società quotate»</em>.</p><p>Gli italiani vivono in media 84 anni. Si nasce, si cresce, si invecchia, si muore. Nei primi anni si è bambini, non si sa parlare, non si provvede a se stessi, non si possono prendere decisioni per sé o per gli altri. Per questo non si può votare. Anche negli ultimi anni di vita nella maggior parte dei casi è così: ma dirlo è un tabù. E <strong>gli anziani conservano i loro diritti</strong> di voto attivi e passivi fino all&#8217;ultimo. Non solo quelli che restano lucidi: tutti. Rompere questo tabù vorrebbe dire ritagliare <strong>spazi ampi per i giovani</strong>, per farli entrare nelle stanze dei bottoni ed essere finalmente rappresentanti della loro generazione. Chi l’ha detto che la decisione di un 18enne sia peggio di quella di un 70enne?</p><p>L&#8217;architettura della rappresentanza è sbilanciata a favore dei &#8220;grandi vecchi&#8221;, eppure numerosi studi evidenziano che l’apice delle capacità intellettuali viene raggiunto <strong>fra i trenta e i quarant’anni</strong>. I vincoli che in Italia avvantaggiano i più anziani nell&#8217;accedere a cariche e incarichi di potere non rappresentano soltanto una discriminazione verso chi è anagraficamente più giovane. Essi vanno anche a bloccare la crescita del Paese, tenendo fuori migliaia di venti-trentenni che potrebbero rinnovarlo.</p><p>Un silenziatore alla competizione: i ruoli chiave vengono assegnati sulla base del mero dato anagrafico, facendo sempre prevalere l&#8217;anzianità. Quando a vincere dovrebbe essere semplicemente chi ha<strong> l&#8217;idea migliore</strong>, il più capace – che può essere il 70enne, certo. Ma può essere anche il 25enne.</p><p>Ma qualche giovane già c&#8217;è!, si affretteranno a dire i cerchiobottisti. Già, c&#8217;è. Di solito si chiama come un vecchio – e la cosa non è casuale perché di quel vecchio politico, o imprenditore, o professore, o medico è il figlio o il nipote. Oppure è molto bello/a. Al di fuori di queste categorie i giovani di potere sono più unici che rari. I deputati al di sotto dei trent&#8217;anni per esempio sono <strong>quattro</strong>. Aggiungendo quelli sotto i quarant&#8217;anni si arriva a quota 53.</p><p>Peccato che gli italiani tra i 18 e i 39 anni siano 17 milioni, il 28% della popolazione. Quelli potenzialmente eleggibili alla Camera, con la legge attuale, 12 milioni e mezzo: grossomodo il<strong> 21% dei cittadini</strong>. Eppure in Parlamento ci sono soltanto 53 under 40, <strong>il 9% del totale dei deputati</strong>. Al Senato sono completamente assenti, per effetto della norma appassionatamente difesa dalla Palombelli. Questo è il motivo per cui le leggi vengono costruite e approvate pensando quasi esclusivamente alla difesa dello status quo, senza attenzione per i bisogni e i problemi delle giovani generazioni.</p><p>Io qualche volta, lo confesso, ho paura a farmi rappresentare da persone tanto navigate, ma che non sanno aprire la posta elettronica. A Barbara Palombelli suggerirei di <strong>guardare all&#8217;estero</strong>, dove i giovani non sono penalizzati per la loro età, vengono valorizzati e messi in condizione di arrivare – se lo vogliono e ne hanno le capacità – a posizioni di potere e rappresentanza. E però ai giovani italiani suggerirei di <strong>rimboccarsi le maniche</strong>: fare politica, associazionismo, impegno civile; non avere paura a impegnarsi; non mettersi in rassegnata attesa del proprio turno. E sopratutto sostenere tra i candidati alle elezioni, là dove possibile,<strong> i propri coetanei</strong>. Il sistema non si inverte che dall&#8217;interno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/13/ragazzi-alle-elezioni-votate-i-vostri-coetanei/110976/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>58</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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