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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Expo No Crime</title>
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		<title>Politici e imprenditori, il Pirellone trema</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 09:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Expo No Crime</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il coso lo fa in prospettiva per le elezioni Regionali del 2010”. E il  coso in questione è Angelo Giammario, consigliere del Pdl eletto alle  ultime elezioni regionali (non indagato). Di lui parla Carlo Antonio  Chiriaco, direttore sanitario dell&#8217;Asl di Pavia. Il suo interlocutore  però non è una persona qualsiasi, ma un boss della &#8216;ndrangheta. Si  chiama Cosimo Barranca, ed è uno dei capi più temuti della mafia  calabrese sotto la Madonnina. Il dialogo prosegue. Dice Chiriaco: “Gli  porti quello che puoi: quaranta, cinquanta fotocopie che lui è uno  intelligentissimo e così facciamo crescere&#8230;”. L&#8217;intercettazione  contenuta in una delle tre ordinanze milanesi porta la data del febbraio  2007, epoca in cui il politico “è sottosegretario alla Regione”.</p>
<p><strong> Eppure questo è solo</strong> il frammento di una storia ben più vasta. Una  storia che corre dalla Calabria alla Lombardia, dove si ferma e si  sedimenta in strati prima criminali e poi politici. Venti cosche e più  di 500 affiliati, summit, legami, omicidi. Numeri d&#8217;assedio che a  ridosso di Expo 2015 stanno sconquassando un&#8217;intera classe politica. Sì,  perché al di là degli assetti criminali che raccontano di un controllo  del territorio ormai asfissiante, quello che fa tremare i palazzi del  potere sono i rapporti tra boss e politici. Diretti oppure mediati da  insospettabili come <strong>Carlo Antonio Chiriaco</strong>. Calabrese trapiantato al  nord, la sua storia parte tra le fila della sinistra, passa per la Dc,  approda in Forza Italia e poi nel Pdl. Simpatizzante azzurro? Non solo.  Lui, che ieri è finito in carcere come l&#8217;amico Cosimo Barranca e altre  300 persone, lo chiamano “l&#8217;uomo delle tessere e dei congressi”. Con in  testa un solo nome da sempre: <strong>Giancarlo Abelli</strong>, deputato azzurro e  fedelissimo di <strong>Berlusconi</strong>, mattatore all&#8217;ultimo Consiglio regionale, ma  esule volontario in Parlamento. Scrivono i magistrati: “Chiriaco mette a  disposizione della &#8216;ndrangheta la sua carica di direttore sanitario Asl  e i propri contatti politici a ogni livello, incanalando i voti a  favore della candidatura di Giancarlo Abelli e Angelo Giammario”. E del  resto è nota anche la sua amicizia con lady Abelli. A Rosanna Gariboldi,  il dirigente dell&#8217;Asl pensava per la candidatura alle ultime regionali  circa un anno prima che l&#8217;ex assessore alla Provincia di Pavia venisse  arrestata per riciclaggio.</p>
<p>L&#8217;ultimo acuto del fronte pavese arriva dall&#8217;assessore comunale <strong>Pietro  Trivi</strong>, indagato per corruzione elettorale. Nell&#8217;inchiesta il suo nome è  legato a una intercettazione con Chiriaco in cui il dirigente sanitario,  a seguito dell&#8217;arresto di Rosanna Gariboldi, prefigura un impegno di  Giancarlo Abelli per le ultime Regionali. Dice Chiriaco: “Deve fare  l&#8217;assessore alle Infrastrutture che può fare quel cazzo che vuole. Poi  lui ha la testa. Nei prossimi cinque anni c&#8217;è Expo 2015. Ma sai cosa c&#8217;è  da fare nei prossimi cinque anni a livello di infrastrutture?”.</p>
<p><strong>Rosanna Gariboldi</strong>, coinvolta nell&#8217;inchiesta sul re delle bonifiche  Giuseppe Grossi, rientra anche in uno stralcio brianzolo su allegre  gestioni di società immobiliari. Nello specifico, la Pellicano srl. Tra i  soci c&#8217;è anche l&#8217;ex assessore regionale <strong>Massimo Ponzoni</strong>, delfino del  governatore Formigoni, che per quell&#8217;inchiesta sarà indagato. Tra loro i  punti in comune non mancano. Perché se la signora Abelli ha Chiriaco,  Ponzoni vanta sponsor mafiosi di livello come la famiglia Strangio. “Lui  – scrive il gip Giuseppe Gennari – fa parte del capitale sociale della  organizzazione”. Salvatore Strangio, scrive il giudice, “acquisiva per  conto della ‘ndrangheta il controllo  delle attività economiche della  Perego strade Srl, poi diventata Perego general contractor”. Il tutto  con il bene placido del patron Ivano Perego, finito, come Strangio, in  carcere con l&#8217;accusa di 416 bis. La vicenda della Perego è molto  semplice: l&#8217;impresa che si trova in difficoltà economica viene salvata  dai clan e che la rilanciano verso i grandi appalti pubblici di Citylife  e della Pedemontana.</p>
<p><strong>Ecco, dunque, chi è</strong> l&#8217;interlocutore di Ponzoni. Anche se, scrive il gip,  “il passaggio più inquietante è quello in cui Ponzoni viene indicato  come il personaggio giusto al quale rivolgersi per sostenere la  candidatura di un soggetto gradito ai calabresi. E l’inquietudine  raddoppia quando si apprende che l’uomo dei calabresi è un colonnello  dei Carabinieri”. L&#8217;elenco prosegue con <strong>Antonio Oliverio</strong>, ex assessore provinciale al  Turismo nella giunta Penati, dal 2009 in forza al Pdl di Guido Podestà.  Calabrese, titolare di una società che si occupa di smaltimento rifiuti,  legato alla Perego e alla cosca Valle, Oliverio indossa la casacca  azzurro Pdl per ottenere una posizione privilegiata in vista della  distribuzione degli appalti di Expo. Ancora da decifrare, infine, la  figura di <strong>Marco</strong> <strong>Clemente</strong>, uomo legato ad Alleanza nazionale, che grazie  alla mediazione di Loris Grancini, ritenuto vicino a Cosa Nostra, si è  speso per far ottenere favori carcerari al boss Giovanni Lamarmora.  Questa, però, è solo la prima puntata di una storia tra mafia e politica  lombarda che annuncia altri clamorosi sviluppi.</p>
<p><strong>di Davide Milosa</strong></p>
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		<title>‘Ndrangheta a Milano e quelle strane fotocopie</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 13:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Expo No Crime</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro colpi al volto in un pomeriggio di luglio. A terra tra i tavolini di un circolo di combattenti a San Vittore Olona finisce Carmelo Novella, boss scissionista che in mente ha il progetto di distaccare la Lombardia dalla Calabria. Lui battezza i luogotenenti, decide le strategie dei vari gruppi. Una vero colpo “all’ortodossia della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro colpi al volto in un pomeriggio di luglio. A terra tra i  tavolini di un circolo di combattenti a San Vittore Olona finisce <strong>Carmelo  Novella</strong>, boss scissionista che in mente ha il progetto di  distaccare la Lombardia dalla Calabria. Lui battezza i luogotenenti,  decide le strategie dei vari gruppi. Una vero colpo “all’ortodossia  della ‘ndrangheta”. I big boss però non ci stanno. Si riuniscono e  decidono. “Nuzzo Novella è finito oramai, la Provincia lo ha  licenziato”. E dunque, niente rivoluzione copernicana. Ciò che invece  resta sono i numeri, clamorosi e impressionanti: venti gruppi criminali,  500 affiliati e una complessa rete di rapporti politici. Sì, perché è  questa la ‘ndrangheta che oggi fa affari in Lombardia, cerca appoggi  politici e allo stesso tempo prosegue nella sua tradizione di  organizzazione criminale arcaica con pranzi negli orti a base di carne  di capra e vino.</p>
<p>Lo scenario è tratteggiato, intercettazione dopo intercettazione, in ben  tre ordinanze tra la Calabria e il nord. In totale gli arresti sono  stati 300 con oltre 3.000 uomini delle forze dell’ordine impegnati.  Prende così corpo una struttura piramidale che in Lombardia ha deciso su  tutto. Dagli omicidi alle infilitrazioni negli appalti pubblici fino  alla gestione di pacchetti di voti per le elezioni. Argomento, questo,  caldissimo e che ha visto finire in carcere <strong>Carlo Chiriaco</strong>,  direttore dell’Asl di Pavia, ma soprattutto grande elettore di <strong>Giancarlo  Abelli</strong>, ex ras della sanità lombarda, poi deputato Pdl, eletto  in consiglio regionale. Un ingresso, quello nel Pirellone ( a cui però  Abelli ha preferito il parlamento), portato avanti dallo stesso  Chiriaco, il quale però ha un picoclo difetto: parla troppo spesso con i  boss della ‘ndrangheta. Tante le intercettazioni che lo immortalano al  telefono con <strong>Cosimo Barranca</strong>, padrino di Caulonia,  ritenuto uno dei capi della Lombardia, la struttura mafiosa che comanda  oggi al nord Italia.  Resta poi confermata l’infiltrazione nel tessuto  imprenditoriale lombardo. Tra gli arrestati c’è anche <strong>Francesco  Bertucca</strong>, imprenditore edile del pavese e <strong>Rocco  Coluccio</strong>, biologo e imprenditore residente a Novara.</p>
<p>In manette sono finiti decine di padrini direttamente collegati ai  vertici assoluti della ‘ndrangheta internazionale. Tra loro <strong>Nunziato  Mandalari</strong> di Bollate fratello del più potente e influente  Vincenzo, che però è riuscito a sfuggire dalla sua villa blindata di via  San Bernardo. Una vero fortino protetto da muri, telecamere a vista e  cani. Avvicinarsi questa mattina non è stato facile. Con i carabinieri a  blindare gli accessi e i famigliari dei boss a lanciare insulti. <strong><br />
</strong></p>
<p>In manette sono finiti anche Cosimo Barranca, capo del gruppo milanese e  Giuseppe Neri di Pavia. Erano loro a gestire la struttura cosiddetta  “La Lombardia”, il supergruppo autonomo voluto da <strong>Carmelo  Novella</strong>. Il suo progetto, però, è stato spezzato a metà dai big  boss calabresi. I quali, due anni dopo, per sanare il contrasto e  ricomporre l’armonia tra le varie cosche organizzano un summit  nel  centro anziani di Paderno Dugnano (nella foto) intitolato ai giudici  Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e inaugurato nel 2008 dal fratello  di Borsellino, Salvatore. Qui si è deciso di affidare la carica di  “mastrogenerale”, ovvero referente per il Nord Italia, al platiota <strong>Pasquale  Zappia</strong>.</p>
<p>Una situazione definita dai magistrati “di importanza assoluta” e che  viene raccontata, fotogramma per fotogramma, da una clamorosa  videoripresa. Ad officiare la cena è il boss Pino Neri: “Io vi saluto a  tutti e vi dico che sono contento che ci siamo trovati qua stasera,  perché se siamo qui è perché tutti ci teniamo allo stesso scopo. Questo è  un chiarimento che voglio fare e tutte le parti hanno stabilito patti e  prescrizioni che valgono non solo per la Lombardia, ma pure per tutti.  Noi dobbiamo pensare a <em>cogghimu</em> e non a dividere (raccogliere,  riunire, sistemare)”. A quel punto prende la parola Vincenzo Mandalari:  “L’armonia e questa e bisogna scegliere un uomo che ci rappresenta  tutti”. E alla fine la decisione spetta allo stesso Neri: “Io direi che  per quanto mi riguarda darei il voto a Pasquale Zappia”. Brindisi  finale.</p>
<p>Lo steso Neri, inoltre, avrebbe indirizzato, su indicazione di Chiriaco,  voti a favore del deputato del Pdl, <strong>Giancarlo Abelli</strong>,  che al momento risulta estraneo ai fatti e non indagato. Ma il nome di  Chiriaco torna fuori anche a proposito della cosca Valle, sgominata  poche settimane ed egemone nel territorio tra Vigevano e Pavia.  Chiriaco, infatti, non ha mai nascosto la sua amicizia con il boss  Francesco Valle. Un cognome quello dei Valle che si porta dietro un  altro politico: l’ex assessore provinciale al Turismo (nella giunta  Penati) Antonio Oliverio. Sarà, infatti, lo stesso Oliverio (accusato  anche di bancarotta per i suoi rapporti la Perego strade controllata  dalla famiglia Strangio) ad appoggiare la candidatura di Leonardo Valle  alle comunali del 2009 a Cologno Monzese. “Rapporti di cointeressenza”  con la mafia vengono attribuiti anche all’ex assessore regionale Pdl <strong>Massimo  Ponzoni</strong> e all’esponente dell’Udc prima in An <strong>Emilio  Santomauro</strong>, coinvolto in una sparatoria fuori dal suo studio il  25 gennaio 2000.</p>
<p>Seguendo Oliverio, che attualmente risulta indagato, l’intreccio  politico si allarga dal comune di Milano fino al Consiglio regionale. A  palazzo Marino, infatti, sono stati documentati incontri e telefonate  tra <strong>Giulio Lampada</strong>, amico di Oliverio, con il  consigliere Pdl <strong>Armando Vagliati</strong>. Si tratta dello  stesso Lampada che come ha documentato <em>ilfattoquotidiano.it</em> partecipò, nel 2006, alla festa per la fine della campagna elettorale  dell’allora candidato sindaco <strong>Letizia Moratti</strong>.  Lo  stesso Lampada che in un’intercettazione racconta di aver partecipato a  una cena dove era presente il governatore <strong>Roberto Formigoni</strong>.  Regione Lombardia, dunque, dove oggi a tremare è soprattutto <strong>Angelo  Giammario</strong>, ex sottosegretario oggi in consiglio dopo le ultime  elezioni di maggio. Il suo nome compare nelle intercettazioni tra  Chiriaco e Cosimo Barranca. In particolare, Chiriaco chiederebbe al boss  di recuperare denaro da dare al politico in cambio di favori. Denaro  che a dire del direttore dell’Asl il politcio del Pdl avrebbe investito  per la campagna elettorale.</p>
<p><em><strong>di Enrico Fierro e Davide Milosa</strong></em></p>
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		<title>Allarme ecomafie nella Lombardia dell’Expo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 07:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Expo No Crime</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La  Lombardia passa dal decimo al nono posto nella classifica  dell’illegalità ambientale in Italia. Tradotto: le mafie continuano ad  operare e anzi tendono ad allargare i loro business anche al Nord. Nello  smaltimento di rifiuti tossici sul territorio, nelle bonifiche  irregolari, nell’utilizzo di materiali scadenti per le costruzioni.  Basta leggere il rapporto Ecomafia 2010 presentato da Legambiente per  capire che, a meno di cinque anni da Expo, le cosche non arretrano di un  passo e anzi sono pronte a saltare sul carro degli appalti miliardari.  Ma criminalità organizzata non significa soltanto delinquenza e  spregiudicatezza economica. Quando si parla di “Ecomafia” si fa  riferimento ai danni ambientali, che si pagano in termini di sicurezza,  malattie e morti, e che sono diretta conseguenza del modo di operare dei  clan.</p>
<p>I numeri, tratti dalle inchieste di forze dell’ordine e magistratura,  parlano chiaro. E dimostrano, appunto, che nel 2009 la Lombardia ha  confermato le stesse irregolarità (perdendo però una posizione nella  classifica nazionale) dell’anno precedente: 855 infrazioni accertate,  865 persone denunciate, 9 arresti, 264 sequestri. Il tempo passa, la  scadenza del 2015 si avvicina e mentre il sindaco di Milano Letizia  Moratti considera inutile una commissione antimafia in città, il  rapporto di Legambiente mette in fila tutte le grandi inchieste sul  ciclo dei rifiuti. A partire dall’operazione “Replay”, 10 arresti e 41  indagati a gennaio tra il capoluogo e Varese, con rifiuti tossici  “trattati” solo sulla carta e smaltiti in luoghi non idonei. E  naturalmente riciclaggio di denaro, grazie a bolle di accompagnamento  taroccate. Secondo il report, in Lombardia si concentra l’11% delle  inchieste italiane sul traffico illecito di rifiuti, mentre un altro 24%  dei traffici è transitato dalla regione: le inchieste evidenziano come  questo meccanismo non sia solo opera delle cosche, ma trovi una sponda  nei colletti bianchi e nei politici locali, disposti a chiudere un  occhio.</p>
<p>Se lo smaltimento di rifiuti tossici rappresenta una delle situazioni  più allarmanti, un capitolo a parte è costituito dal cosiddetto ciclo  del cemento, che comprende le costruzioni abusive, ma anche il tema –  delicatissimo, in tempi di grandi opere in arrivo con i fondi di Expo –  delle concessioni edilizie, che comportano più facilmente collusioni con  la politica: un caso su tutti, quello di Milko Pennisi, consigliere  comunale di Milano, presidente della commissione urbanistica, colto in  flagrante mentre intascava mazzette per accelerare alcune pratiche. Nel  settore dell’edilizia, rivela il rapporto Ecomafia, le infrazioni  rilevate in Lombardia nel 2009 sono più di 250, 312 le persone  denunciate. Reati che hanno risvolti inquietanti: come il caso del  calcestruzzo depotenziato. Il 27 aprile scorso, su richiesta della dda  di Caltanissetta, sono scattate le manette per 14 persone in quattro  regioni, tra cui la Lombardia. Grazie alle intercettazioni, si è  scoperta l’abitudine di alcune aziende di preparare calcestruzzo al di  fuori dei requisiti di legge: più sabbia e meno cemento per costruire  strade, gallerie e ospedali. Con evidenti conseguenze per la sicurezza  delle opere.</p>
<p>La grande abbuffata di Expo è dietro l’angolo e gli indicatori di  situazioni malavitose e della pressione dei clan sulla politica sono  ormai evidenti: l’ultimo in ordine di tempo, il primo luglio, con una  raffica di arresti, alle porte di Milano, per affari tra ‘ndrangheta e  politica. In manette 15 esponenti legati al clan di Francesco Valle,  federato con la cosca De Stefano di Reggio Calabria. Nell’ordinanza si  parla della concessione di licenze per l’apertura di attività  (discoteche, mini casinò, ristoranti) nelle aree attorno alla grande  esposizione. La malavita, insomma, ha battuto sul tempo il comune di  Milano, che non ha ancora bloccato i terreni su cui sorgerà  l’esposizione universale. Il business illegale, invece, è già  brillantemente avviato.</p>
<p><strong>di Simone Ceriotti</strong></p>
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		<title>Un Expo fuori dal Comune&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 07:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Expo No Crime</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Documenti, ancora secretati, ma che saranno pubblici a breve. E dove starebbe scritta nero su bianco l’ultima mossa sulla tavola di Expo: poteri straordinari al sindaco Moratti,  già commissario dell’evento. La questione, già calda, diventa rovente.  A dar fuoco alle polveri, la stucchevole discussione sulle are. Da un lato donna Letizia assieme al presidente della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Documenti, ancora secretati, ma che saranno pubblici a breve. E dove starebbe scritta nero su bianco l’ultima mossa sulla tavola di Expo: poteri straordinari al sindaco Moratti,  già commissario dell’evento. La questione, già calda, diventa rovente.  A dar fuoco alle polveri, la stucchevole discussione sulle are. Da un lato donna Letizia assieme al presidente della Porvicnia, <strong>Guido Podestà</strong>, ventre basso sull’ipotesi del comodato, dall’altra la faraonica idea del governatore <strong>Formigoni</strong> di comprare quei terreni a prezzi di mercato.</p>
<p>Intanto, sul fronte affitto o comodato d’uso, arriva la proposta dei proprietari. Un euro. Tanto chiedono <strong>Fondazione Fiera Milano </strong>e <strong>Gruppo Cabassi</strong>, che dovrebbero ospitare Expo 2015, per concedere il comodato d’uso agli enti locali. In cambio vogliono acquisire diritti volumetrici (la legittimazione a edificare) su terreni la cui destinazione è rimasta, fino a oggi, agricola.</p>
<p>Eppure, di tutto questo a Palazzo Marino, sede del Consiglio Comunale di Milano, poco si sa e meno si parla. “Le decisioni che riguardano Expo non passano dal Consiglio Comunale”, denuncia di fronte all’assemblea <strong>Giuseppe Landonio</strong>, consigliere del Gruppo Misto. “Le scelte del Sindaco Moratti e del Governatore Formigoni dobbiamo leggerle sui giornali, scoprendo addirittura che contraddicono quanto deliberato dal Comune “. Infatti, conclude, “nessun indice di edificabilità è mai stato deliberato. Nessuno ha mai parlato di edilizia residenziale”. Altro che diritti volumetrici, “il Consiglio è stato espropriato”, affonda <strong>Pierfrancesco Majorino</strong> del Partito Democratico.</p>
<p>Ma il confronto richiede tempo, e a Milano il tempo stringe. <strong>Basilio Rizzo</strong>, consigliere della lista Uniti per Dario Fo, afferma di aver letto alcuni documenti, non ancora resi pubblici, che proverebbero la volontà di conferire al Sindaco Moratti, già commissario governativo per Expo 2015, poteri straordinari. “Non fosse scoppiato lo scandalo che ha coinvolto Guido Bertolaso”, dice Rizzo “faremmo i conti con questi poteri già da tempo, e l’Expo sarebbe l’ennesima emergenza targata Italia”.</p>
<p>Un’ordinanza di Palazzo Chigi del 19 gennaio già riconosce a Letizia Moratti una serie di poteri in deroga alle normative vigenti per agevolare i lavori pubblici in vista del 2015. Considerato il rischio ormai concreto di perdere l’esposizione universale – entro ottobre le aree devono essere a disposizione del progetto Expo – è lecito temere che si torni a percorrere la via delle deroghe e dei poteri straordinari.</p>
<p>Nel frattempo, almeno una decisione è stata presa. È il neo direttore generale dell’Expo Giuseppe Sala a darne notizia: “Abbiamo deciso, tutti insieme, di andare in ferie nelle due settimane centrali di agosto. In questa maniera, possiamo procedere compatti”.</p>
<p><strong>di Franz Baraggino</strong></p>
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		<title>Expo No Crime, parte la campagna di adesioni</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 18:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Expo No Crime</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli arresti a Milano che hanno portato in carcere 15 uomini legati a Francesco Valle (classe 1937), per gli amici Don Ciccio, hanno i soliti disgustosi ingredienti della ‘ndrangheta in Lombardia. Le solite caratteristiche che non dobbiamo mai dare per scontate in una Regione in piena fase di alfabetizzazione, che non dobbiamo stancarci di scrivere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli arresti a <strong>Milano</strong> che hanno portato in  carcere 15 uomini legati a Francesco Valle (classe 1937), per gli amici  Don Ciccio, hanno i soliti disgustosi ingredienti della ‘ndrangheta in <strong>Lombardia</strong>.  Le solite caratteristiche che non dobbiamo mai dare per scontate in una<strong> Regione</strong> in piena fase di alfabetizzazione, che non dobbiamo  stancarci di scrivere, che non dobbiamo smettere di raccontare sui  giornali, sui blog, per strada, agli amici, nelle istituzioni. La presa  di coscienza deve essere un trauma che distrugge i collusi, condanna gli  indifferenti e isola i negazionisti.</p>
<p>Ma soprattutto gli arresti ci dicono che le mafie sono già al lavoro su  Expo al di là dei toni rassicuranti di qualcuno. Hanno concordato le  strategie, oliato le amicizie, stretto nuovi rapporti e sono passate  alla “fase d’opera”.</p>
<p>Adesso tocca a noi. Ognuno con il proprio ruolo e la propria storia  siamo chiamati ad assumerci la responsabilità di un’azione politica e  civile che diventa sempre più urgente: per questo nasce EXPO NO CRIME.</p>
<p><strong>EXPO NO CRIME</strong> è il primo intergruppo interistituzionale  che vuole coagulare i rappresentati della Regione Lombardia, Provincia  di Milano e Comune di Milano in un percorso di vigilanza, dibattito e  confronto nella realizzazione di <strong>EXPO 2015</strong>. Un luogo di  partecipazione di politici, associazioni, movimenti, giornalisti,  liberi cittadini dove fare domande ma soprattutto provare a costruire  risposte. Un segnale chiaro per chi oggi infila il malaffare nelle  pieghe della sonnolenza lombarda. Per dire che sappiamo chi sono “le  famiglie” e quali sono “i modi” al banchetto dell’Expo ma adesso ci  siamo anche noi.</p>
<p><strong>EXPO NO CRIME</strong> è la sede che a Milano non deve esistere  che si riunisce sotto l’unico simbolo della responsabilità.</p>
<p>Il silenzio è un atto politico e non è nel nostro programma.</p>
<p>Adesso è l’inizio, costruiamolo insieme.</p>
<p>Per adesioni: <a href="mailto:exponocrime@gmail.com"><strong>exponocrime@gmail.com</strong></a></p>
<p>La campagna è promossa da:</p>
<p><strong>Giulio Cavalli</strong> (consigliere regionale della  Lombardia dell’Idv)</p>
<p><strong>Chiara Cremonesi</strong> (consigliere regionale della  Lombardia di Sinistra, ecologia e libertà)</p>
<p><strong>Pippo Civati</strong> (consigliere regionale della Lombardia del  Pd)</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/banner/exponocrime">Aderisci alla campagna Expo No Crime con il tuo blog o il tuo sito. Clicca qui per sapere come</a></span></p>
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		<title>Stile Scarface, la villa bunker di don Ciccio Porte blindate, cani e telecamere a vista</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 08:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Expo No Crime</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MILANO – Leoni e discoboli, cavalli alati e la copia del cristo redentore di Rio de Janeiro. Il tutto rigorosamente in marmo bianco a puntellare viottoli, prati all’inglese e una piscina. All’ingresso una targa: villa Angelina. Poco sopra un cartello annuncia l’ingresso del ristorante La Masseria. E’ questo il buen ritiro del boss Francesco Valle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/02/stile-scarface-la-villa-bunker-di-don-ciccio-porte-blindate-cani-e-telecamere-a-vista-2/37315/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>MILANO – Leoni e discoboli, cavalli alati e la copia del cristo  redentore di Rio de Janeiro. Il tutto rigorosamente in marmo bianco a  puntellare viottoli, prati all’inglese e una piscina. All’ingresso una  targa: villa Angelina. Poco sopra un cartello annuncia l’ingresso del  ristorante La Masseria. E’ questo il buen ritiro del boss <strong>Francesco  Valle</strong> (qui sopra nel video che documenta gli arresti di questa  mattina), uomo di ‘ndrangheta emigrato al nord a metà degli anni  Settanta. Fuggito più che emigrato. Per scappare a una sanguniosa faida  di mafia. Una fuga che si è trasformata in una fortuna di case e conti  bancari. Un bel tesoretto accumulato a colpi di usura.</p>
<p>Un autentico fortino reso ancora più spigoloso da decine di telecamere a  vista, fisse e basculanti, sensopri, allarmi. Tutte collegate in una  sala ascolto monitorata 24 ore su 24 dai picciotti del boss. Qui i capi  della cosca erano soliti festeggiare compleanni e comunioni. Qui si  celebrano autentici summit di mafia per decidere le strategie della  ‘ndrangheta. Ai tavoli del ristorante per molti anni si sono seduti i  plenipotenziari della mafia calabrese trapiantata al nord. Qui si sono  discusse  le strategie Expo, calibrando gli equilibri tra le varie  famiglie, discutendo omicidi. Un luogo simbolo, insomma. Conosciuto da  tutti gli affiliati. Chi saliva al nord dalla Calabria aveva in tasca  quest’indirizzo: via Cusago 2, Cisliano.</p>
<p>L’intero pacchetto risulta, però, intestato a un signore egiziano.  Eppure a spulciare nelle visure camerali, passaggio dopo passaggio, si  torna sempre a loro: i Valle. E’ qui che questa mattina sono arrivati  almeno 50 agenti per portare via i capi dell’organizzazione. Doppio  ingresso: il primo dal ristorante, il secondo, incastrata in un viottolo  di villette, quello della casa. Due piani e tetto di mattonelle rosse.  Cani dentro e fuori. E da fuori si intuiscono i video. Mentre dentro  sacro e profano si fondano nell’arredamento con statuette dei santi.</p>
<p>Qui il padrino legato alla cosca De Stefano ha ricevuto i propri  debitori. Gente minacciata e presa a pugni. Già, “perché alla Masseria –  racconta un imprenditore usurato dalla ‘ndrangheta – si va per dare e  non per prendere”. E in effeti i Valle in nquesti anni hanno preso e  molto. Soprattutto grazie all’alleanza con la famiglia Lampada che  secondo il Ros di Reggio Calabria, rappresenterebbe il braccio  finanziario della cosca Condello. Fedrazione d’affari, ma anche  d’affeti, visto il matrimonio tar due rampolli dei rispettvi casati,  celebrato, manco a dirlo, alla Masseria</p>
<p><strong>di Davide Milosa</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/banner/exponocrime">Aderisci alla  campagna Expo No Crime con il tuo blog o il tuo sito. Clicca qui per  sapere come</a></span></p>
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		<title>Expo, politica e ‘ndrangheta: un progetto svelato intercettazione dopo intercettazione</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Expo No Crime</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“L’uomo vestito di bianco che vedete nella fotografia è mio nipote, è latitante e ha cinque omicidi sulle spalle”. E’ la frase di apertura. Francesco Valle, classe ’37, detto don Ciccio, la utilizza ogni volta che deve minacciare qualcuno. Una scena rubata alla saga mafiosa dei Soprano, con la gigantografia del rampollo piazzata nel salone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/07/expo1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-37312" title="expo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/07/expo1.jpg" alt="" width="295" height="196" /></a>“L’uomo vestito di bianco che vedete nella fotografia è mio nipote, è  latitante e ha cinque omicidi sulle spalle”. E’ la frase di apertura. <strong>Francesco  Valle</strong>, classe ’37, detto don Ciccio, la utilizza ogni volta  che deve minacciare qualcuno. Una scena rubata alla saga mafiosa dei <em>Soprano</em>,  con la gigantografia del rampollo piazzata nel salone di una villa  bunker affondata nelle campagne di Cisliano, pochi chilometri a sud di  Milano. Villa blindatissima con telecamere a ogni angolo e una sala  controllo ricavata al primo piano. Facile arrivarci, difficile non  essere notati. E’ capitato anche agli investigatori, vittime, loro  malgrado, di posti di blocco da parte dei picciotti di don Ciccio.</p>
<p>E’ mafia a Milano. Di nuovo e ancora. Senza soluzione di continuità,  qui, nella ex capitale morale d’Italia, la saga delle cosche prosegue, e  preme sempre di più sulla politica. Sì, perché l’ultima novità, la più  importante degli ultimi mesi è la descrizione, intercettazione dopo  intercettazione, della reale infiltrazione della ‘ndrangheta nelle opere  di Expo. Oggi, non domani. E poco importa che il Comune di Milano  ancora latiti nell’acquisto dei terreni. Il vero business, infatti, sta  in tutto ciò che nascerà a corollario dei padiglioni.</p>
<p>A raccontarlo ci sono le quasi 400 di pagine di ordinanza che oggi hanno  portato in carcere 15 persone legate alla cosca Valle, federata con il  potente clan De Stefano di Reggio Calabria. Al vertice don Ciccio,  vecchietto analfabeta, affezionato alla sua coppola e ai modi spicci.  “Io non so neanche – racconta un imprenditore dopo essere passato sotto  le mani di Valle – se quelli mi fanno arrivare a Natale”.</p>
<p>Ma se il big boss recita il suo soggetto dietro le quinte di un palazzo  in stile <em>Scarface</em> con piscina e statue di marmo bianco, i due  figli, Fortunato e Angela, controllano l’usura, i prestiti, i recuperi e  i rapporti con le finanziarie. Senza contare i legami di sangue con la  famiglia Lampada, gente di Archi, quartiere di Reggio Calabria, da  sempre fortino inespugnabile della cosca Condello. I matrimoni tra le  due famiglie, poi, sanciscono l’alleanza, benedetta, tra l’altro, dalla  presenza del figlio di Pasquale Condello, il boss supremo arrestato nel  febbraio 2008 dopo 18 anni di latitanza.</p>
<p>Ma più che la macelleria mafiosa, quello che conta qui sono i rapporti  con il mondo della politica, mediato, manco a dirlo, da quello  dell’impresa. E nell’impresa troviamo un tale <strong>Adolfo Mandelli</strong>,  alle spalle qualche precedente, nel portafoglio ben 14 società tra  immobiliare e imprese di costruzione. Il suo ruolo per la ‘ndrangheta?  Il solito di sempre: “Quello di contribuire al rafforzamento economico  del sodalizio criminoso – annota il gip <strong>Giuseppe Gennari</strong> – rendendosi intestatario fittizio, attraverso la Lario Servizi srl, di  quote della Seguro srl, affinché gli altri componenti dell’associazione  possano eludere le disposizioni di legge in materia di misure di  prevenzione patrimoniale”. Detto fatto, e Mandelli fa da anello di  congiunzione con la politica. Politica che nell’ordinanza ha nome e  cognome. Si tratta dell’assessore del Comune di Pero <strong>Davide  Valia</strong>. (non indagato). Annota di nuovo il gip: “La totale  condivisione di interessi tra Mandelli e i Valle emerge il 23 gennaio  2009, quando Valle lo contatta per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune  di Pero le licenze per aprire un mini casinò, una discoteca e anche  attività di ristorazione, in quanto in quella zona il Comune, in virtù  del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l’area. Tutto ciò è  avvenuto anche grazie all’amicizia con Davide Valia”. Ancora più chiare  le intercettazioni. Dice Valle: “In zona Pero il Comune mi ha concesso  le licenze”. Prosegue <strong>Fortunato Valle</strong>: “Ti spiego, lì  c’è la zona di Expo e ci hanno rilasciato questa licenza per mini casinò  che ci permette di fare anche il ristorante”. In sostanza una sala  intrattenimenti “perché – prosegue il figlio di don Ciccio – il Comune  vuole un locale dove intrattenere la gente e mi hanno dato la licenza”.  Decisiva la risposta di Mandelli. “Minchia meglio di Davide (Valia, ndr)  che è Pero e poi con la scusa di Expo e della Fiera”. E se l’obiettivo  della ‘ndrangheta risulta dichiarato, altrettanto evidente l’aiuto  ricevuto. Scrive il gip: “Dalle intercettazioni è emerso che la licenza  per il mini casino è stata ottenuta grazie all’interessamento del  politico, il quale si adopera pure per altri favori”. Circostanza  confermata anche da tale Tony. L’uomo “che fa parte della Commissione  del Comune di Pero deputata al rilascio delle licenze spiega a Valle di  essere in grado di fargli avere qualsiasi tipo di licenza per esercizi  pubblici in quanto era in vigore una procedura semplificata”.</p>
<p>La politica è, dunque, un chiodo fisso della cosca. A tal punto da  pianificare candidature nei comuni dell’hinterland milanese. Ci prova,  nella primavera 2009, il terzo figlio di don Ciccio. <strong>Leonardo  Valle</strong>, infatti,  in quella tornata elettorale che viene  accorpata alle Provinciali e alle Europee, si candida per il consiglio  comunale di Cologno Monzese nella lista dei Riformisti. Nel mirino della  ‘ndrangheta c’è anche il comune di Cormano. Ne parla <strong>Riccardo  Cusenza</strong>, figura attiva nel campo immobiliare per conto del  clan. Il 27 aprile 2009, Cusenza ne parla con un amico proprio di  Cormano. “Ho un paio di famiglie calabresi che mi danno una mano,  vediamo di fare un po’ di numeri per entrare in un buon giro politico”.  Giro politico che, a detta di Cusenza, porta fino  all’attuiale  presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. “Con Podestà – dice  – siamo culo e camicia”.</p>
<p><strong>di Davide Milosa</strong></p>
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