<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Emiliano Liuzzi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/eliuzzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Aerei di Stato, Monti taglia qualcosa, ma i ministri volano ancora</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/voli-stato-tagli-monti-arrancano-trasparenza-anche/242131/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/voli-stato-tagli-monti-arrancano-trasparenza-anche/242131/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 17:40:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Antonio Catricalà]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Mariano Apicella]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[voli di stato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=242131</guid> <description><![CDATA[Fu una delle prime cose annunciate dal governo dei tecnici: “Tagliati del 92 per cento i voli di stato”. E Catricalà, potentissimo sottosegretario di Monti: “Ministri viaggeranno in treno, l&#8217;aereo verrà usato soltanto per le destinazioni irraggiungibili con altri mezzi, come il treno o l&#8217;auto o per destinazioni come Madrid e Bruxelles, coperte dalle compagnie”....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fu una delle prime cose annunciate dal governo dei tecnici: “Tagliati del 92 per cento i voli di stato”. E <strong>Catricalà</strong>, potentissimo sottosegretario di Monti: “Ministri viaggeranno in treno, l&#8217;aereo verrà usato soltanto per le destinazioni irraggiungibili con altri mezzi, come il treno o l&#8217;auto o per destinazioni come <strong>Madrid</strong> e <strong>Bruxelles</strong>, coperte dalle compagnie”. Il taglio c&#8217;è stato, non c&#8217;è dubbio. Ma è andata così? Assolutamente no. Il governo Monti, appena insediato, ha messo a disposizione un Falcon per il ministro della Difesa <strong>Di Paola</strong>. Destinazione Bruxelles, appunto. Volo andata e ritorno effettuato il 18 novembre, in giornata.</p><p>Stesso mese tocca ad <strong>Annamaria Cancellieri</strong> salire per la prima volta su un volo blu. Destinazione Parigi, una di quelle città che sono collegate sia in treno sia con normali aerei di linea, come prevede un disegno di legge convertito in legge a luglio del 2011: l&#8217;aeronautica e voli blu si rendono indispensabili solo per trasferte impossibili da effettuare con altri mezzi o voli di linea. Dall&#8217;Italia a Parigi volano almeno 150 aeromobili tutti i giorni, da tutti gli aeroporti, ma Cancellieri il 30 novembre sale su un Airbus.</p><p>Alla fine del mese, comunque, i voli della presidenza del consiglio saranno limitati. <strong>Se ne contano 11</strong>. Niente a che vedere con gli ultimi dati resi disponibili a maggio, 38 voli. E marzo è il momento più alto della flotta. Volano più di un aereo al giorno, trasportano tutti, da <strong>Severino</strong> a <strong>Terzi di Sant&#8217;Agata</strong> fino a <strong>Passera</strong>, che va a Kuwait city, il 12, e rientra il giorno successivo. Non sono pochi, ma la trasparenza voluta da Monti funziona: basta collegarsi al sito della Presidenza del conisiglio del ministri e in tempo reale vengono aggiornati i voli. Tutti sanno dove sono i ministri e, se qualcuno vuole approfondire, magari riesce a sapere anche il motivo della missione cliccando sui siti d&#8217;informazione. Trasparenza che riguarda ministri, vice ministri e parlamentari. “I voli disposti ai sensi dell&#8217;articolo 2. commi 3. 4 e 5. sono pubblicati mensilmente nel sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri con l&#8217;indicazione della data di effettuazione, del soggetto destinatario e delle motivazioni. Il Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri adotta le necessarie disposizioni e detta ulteriori criteri e modalità per l&#8217;effettuazione delle pubblicazioni”.</p><p>Ma anche da marzo di aerei in volo non si sa più niente. Sono scomparsi, in coincidenza col picco più elevato di aerei, e difficile che possa trattarsi di una dimenticanza. Per sollecitare il servizio abbiamo scritto anche una mail all&#8217;ufficio stampa e a quello delle relazioni col pubblico, con la domanda sul perché e quando il servizio di pubblicizzazione dei voli di Stato sarebbe ripreso. Alla mail non è arrivata nessuna risposta. E l&#8217;ultimo aereo volato di cui si ha conoscenza è quello tra Herat e Kabul del ministro <strong>Di Paola</strong>. Ufficialmente non sappiamo neppure se sia rientrato e come. Il 31 marzo era a Kabul, poi ufficialmente lì è rimasto, perché il volo di rientro è stato dimenticato. Dalla legge sulla trasparenza, ovviamente, erano esclusi il presidente del consiglio Monti, il presidente della Repubblica Napolitano, i presidenti di Camera e Senato, il presidente della Corte costituzionale.</p><p>Trasparenza o meno, c&#8217;è da dire che nel periodo di Berlusconi e governo bunga bunga bastava avere come unica credenziale l&#8217;amicizia col premier. Hanno volato a spese nostre <strong>Mariano Apicella</strong>, le bunga girls, il ministro <strong>Calderoli</strong> che per passare tre ore a <strong>Cuneo</strong> – dove risiede la sua compagna <strong>Gianna Gancia</strong>, presidente della Provincia – la mattina del 19 gennaio 2011 ha usato un volo di Stato andata e ritorno, smasceherato da un consigliere del Movimento 5 Stelle e poi finito sotto inchiesta.</p><p>Non era andata meglio nemmeno col governo Prodi: aerei ne volavano spesso e molti, <strong>Francesco Rutelli</strong> e <strong>Clemente Mastella</strong> (inchiesta archiviata dal tribunale dei ministri così come nei confronti di <strong>Silvio Berlusconi</strong> in tempi più recenti) usarono l&#8217;aereo per andare a vedere il Gran Premio di Monza.</p><p>Prodi, però, durante il suo governo un segnale lo aveva dato: far pagare i giornalisti parlamentari al seguito del presidente del consiglio. La stessa cosa accade ora: anche i giornalisti al seguito del premier Monti dovranno pagare. Così per il viaggio a Seul, Tokyo e Pechino di fine marzo il biglietto era di 2.500 euro a persona. Soltanto dieci i posti disponibili sull&#8217;Airbus presidenziale, selezionati dall&#8217;associazione stampa parlamentare.</p><p>Con <em>l&#8217;Espresso</em>, lo scorso anno, si sfogò anche un genrale sugli sprechi: “In una vecchia legislatura i presidenti delle Camere erano entrambi milanesi, ma ogni lunedì mattina l&#8217;Aeronautica doveva mandare due aerei per portarli a Roma: uno decollava da Linate alle 7, l&#8217;altro alle 7.30. I due non gradivano viaggiare insieme e noi non potevamo davvero imporgli di farlo. Certo, così di sicuro non si economizzavano le risorse”. Il generale <strong>Vincenzo Camporini</strong> ormai non si scandalizza più: nella sua vita d&#8217;ufficiale &#8211; prima pilota, poi comandante dell&#8217;Aeronautica e infine di tutte le forze armate &#8211; ha visto decollare migliaia di voli di Stato. “Mai però missioni che fossero formalmente illegittime”. </p><p>Illegittime mai, numerose sì. A <strong>gennaio 2008 (governo Prodi)</strong> le ore di volo erano state <strong>153</strong>, un anno dopo (<strong>governo Berlusconi</strong>) le ore sono diventate <strong>370</strong>. Stessa storia a febbraio: da 176 a 468; a marzo: da 183 a 510; ad aprile (da 124 a 471) e maggio, quando l’Airbus 319 CJ ha superato le 500 ore di volo. Monti cosa ha fatto? Il taglio del 92 per cento non c&#8217;è stato, la trasparenza si è inceppata. Si è limitato a riportare i voli di stato sulla linea di quello che aveva fatto Prodi. Il treno comunque viene usato molto poco.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/voli-stato-tagli-monti-arrancano-trasparenza-anche/242131/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Movimento 5 Stelle: una telefonata a Casaleggio e scoppia il caos</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/retroscena-telefonata-casaleggio-scoppia-caos/240703/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/retroscena-telefonata-casaleggio-scoppia-caos/240703/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 May 2012 14:52:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[ballottaggio parma]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[comune parma]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[elezioni Parma]]></category> <category><![CDATA[Federico Pizzarotti]]></category> <category><![CDATA[Gianroberto Casaleggio]]></category> <category><![CDATA[giovanni favia]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[valentino tavolazzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240703</guid> <description><![CDATA[Potrebbe essere il giorno in cui quel “problema di democrazia” all&#8217;interno del Movimento 5 stelle si risolve. 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E potrebbe essere il giorno in cui <strong>Gianroberto Casaleggio</strong>,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/guru-%E2%80%9Cgengis-khan%E2%80%9D-cerchio-magico/225142/"> l&#8217;uomo ombra del Movimento</a>, l&#8217;eminenza grigia con poteri che in pochi conoscono, ma in grado di prendere decisioni vitali, esca allo scoperto, lasci per un attimo il fortino della Casaleggio Associati e dica, “vabbè, sì, sono io che ho preso alcune decisioni, le rivendico e difendo”. Casaleggio al telefono, contattato dal<em> fattoquotidiano.it</em>, non risponde. Neppure a un sms. Il sito rimane a sua disposizione per un intervento sulla questione. </p><p>Per capire meglio di cosa stiamo parlando bisogna fare un nome, <strong>Valentino Tavolazzi</strong>,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/ferrara-consigliere-comunale-primo-espulso-grillo-tavolazzi-fuori/195605/"> il consigliere comunale di Ferrara espulso</a> dal Movimento 5 stelle per una riunione a Rimini, durante la quale si parlava di democrazia interna, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/convegno-rimini-grillo-tuona-siete-come-vecchia-partitocrazia/195349/">bollata da Grillo e Casaleggio come “roba da vecchia partitocrazia”</a>. Risultato: Tavolazzi viene cacciato, arrivederci e grazie.</p><p>Ma Tavolazzi non è per gli attivisti del<strong> Movimento 5 stelle in Emilia Romagna</strong> uno dei tanti, uno qualsiasi. È l&#8217;uomo di cui tutti si fidano e a lui devono molto. È anche uno degli uomini di cui lo stesso Grillo si fida di più, perché Tavolazzi, oltre a essere stato un manager, ha anche lavorato nella pubblica amministrazione da tecnico, direttore generale del comune di Ferrara, da dove venne licenziato nel 2002 in tronco, forse perché faceva fin troppo bene il tecnico.</p><p>Succede così che, con le buone, tutti, nessuno escluso, chiedono a Grillo di ripensarci. Ma dietro quell&#8217;epurazione non c&#8217;è solo Grillo, ma anche Casaleggio, e convincere Beppe può anche non bastare. Così come è accaduto. Per mesi la questione Tavolazzi ha sonnecchiato sui giornali. Anche la stampa nemica del “grillismo”, quella che girava <strong>attorno al fortino di Genova</strong> come fanno i lupi intorno alla carogna, non si era accorta che il pretesto era lì, sotto il loro naso.</p><p>Ma nel Movimento 5 stelle il tatticismo non è di casa. Non è un tattico Grillo, non lo sono neppure i militanti che nel Grillo pensiero credono. Così accade che questa mattina la questione Tavolazzi si ripresenta come un problema. Ma non sono i detrattori di Grillo a farlo, ma Grillo stesso che scrive un post e dice: “Propongono a Parma, con l&#8217;appoggio di un consigliere regionale (leggi Giovanni Favia <em>ndr</em>), Tavolazzi come direttore generale. Ma Tavolazzi è incompatibile con noi” è il senso.</p><p>I problemi nascono ieri, dunque. Quando <strong>Federico Pizzarotti chiama non Grillo, ma Casaleggio</strong>. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/movimento-stelle-grillo-cerca-tecnico-parma-riesplode-caso-tavolazzi/240288/">E gli comunica di aver scelto il direttore generale per il Comune di Parma: si chiama Valentino Tavolazzi</a>. Casaleggio solo a sentirlo nominare sobbalza sulla sedia. La telefonata è gelida, a dir poco. Ma Pizzarotti è deciso, Casaleggio altrettanto deciso a dire no. Pizzarotti è forte di un mandato che gli ha dato la sua squadra e il suo ragionamento, riportato da chi ha assistito alla telefonata, suona più o meno così: se non siamo come gli altri partiti, sono io che scelgo. E Tavolazzi è l&#8217;uomo che ha le competenze. Io ho bisogno di un direttore generale che sia bravo, certo. E Tavolazzi lo è. Ma devo anche fidarmi e di lui mi fido.</p><p>Così finisce la comunicazione. Casaleggio non si ferma, chiama uno dei suoi a Parma, poi un altro a Bologna. E dietro ci vede una manovra diretta e orchestrata da <strong>Giovanni Favia, consigliere regionale</strong>, che non è per nulla amato da Casaleggio. Così stamani esce il posto di Grillo, o chi per lui. Nel mirino Tavolazzi, ma anche quel consigliere che ha portato avanti la pratica Tavolazzi, secondo Casaleggio, e che si chiama Favia, appunto.</p><p>Tutti smentiscono, nessuno conferma. Ma la partita è iniziata, e non c&#8217;è arbitro che possa sospenderla. Ne uscirà un vincitore. Che si chiami Pizzarotti, Favia, Tavolazzi o Casaleggio. “Se la questione invece verrà risolta a tavolino ne guadagnerà il Movimento”, dice uno degli eletti a Parma che prega di non essere citato. “Ne guadagnerebbe tutto il Movimento. Se ci sarà uno scontro, tutti saremmo costretti a leccarci le ferite”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/retroscena-telefonata-casaleggio-scoppia-caos/240703/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parma, città della Dc diventata laboratorio di un modo nuovo di fare politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/parma-citta-della-diventata-laboratorio-modo-nuovo-fare-politica/237694/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/parma-citta-della-diventata-laboratorio-modo-nuovo-fare-politica/237694/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 14:06:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[bernazzoli]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[credem]]></category> <category><![CDATA[dc]]></category> <category><![CDATA[doppio incarico]]></category> <category><![CDATA[doppio ruolo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[ferie]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[nuova politica]]></category> <category><![CDATA[Parma]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[pizzarotti]]></category> <category><![CDATA[presidente della provincia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237694</guid> <description><![CDATA[Ci sono i programmi. Ci sono i volti di una campagna elettorale. C&#8217;è Beppe Grillo da una parte e Pierluigi Bersani dall&#8217;altra. Certo. C&#8217;è tutto questo nella vittoria del Movimento 5 stelle a Parma. Ma c&#8217;è anche il pensionamento di un modo di fare politica a favore di un altro: non c&#8217;è più spazio, forse,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/parma-citta-della-diventata-laboratorio-modo-nuovo-fare-politica/237694/parma_pp_erok/" rel="attachment wp-att-237735"><img class="alignleft size-full wp-image-237735" title="parma_pp_erok" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/parma_pp_erok.jpg?47e3a5" alt="" width="620" height="240" /></a>Ci sono i programmi. Ci sono i volti di una campagna elettorale. C&#8217;è <strong>Beppe Grillo</strong> da una parte e <strong>Pierluigi Bersani</strong> dall&#8217;altra. Certo. C&#8217;è tutto questo nella vittoria del <strong>Movimento 5 stelle a Parma</strong>. Ma c&#8217;è anche il pensionamento di un modo di fare politica a favore di un altro: non c&#8217;è più spazio, forse, per quelli a tempo pieno, nati tra la sezione, il circolo Arci e la Fgci, e cresciuti con la tessera e la busta paga da funzionari. Come Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma riconfermato nel 2009 da 247.522 elettori. Vincenzo Bernazzoli, il politico e l’amministratore esperto, schiacciato da colui che si definisce “un cittadino normale, qualsiasi, ma non qualunque”.</p><p>Era una scelta<strong> tra il vecchio e il nuovo</strong>. Bernazzoli, appunto, che non si è dimesso dall&#8217;incarico di presidente della Provincia e in quel ruolo ha fatto tutta la campagna elettorale, e Federico Pizzarotti che invece ieri ha lavorato in banca, al<strong> Credem di Reggio Emilia</strong>, fino alle 13 per poi presentarsi in piazza a Parma a seguire i risultati in mezzo ai passanti. Lui, Pizzarotti, risposta breve, chiara, con una “erre” arrotondata tipicamente parmigiana, come le melanzane, il prosciutto e il parmigiano, che ha lavorato fino all&#8217;ultimo giorno e che per fare la campagna elettorale si è preso due settimane di ferie.</p><p>Un politico impolitico, Pizzarotti, ma attenzione, questo non vuol dire che si tratti di antipartitismo o antipolitica. Tutt&#8217;altro: la prima cosa che ha detto quello che ormai si chiama sindaco ed è un ex bancario, è che vuole governare la città. Applicando i punti del programma, cercando di risolvere le problematiche che si troverà lungo la strada, dall&#8217;inceneritore ai 600 milioni di debito.</p><p>Bernazzoli, oltre a non aver mollato la poltrona di presidente della Provincia di Parma, candidato del centrosinistra con un passato pluriennale da amministratore, sindaco due volte di <strong>Fontanellato</strong> e presidente dell’Upi (Unione province d’Italia), uomo del Pd chiamato dal partito a farsi avanti alle primarie di coalizione nonostante a livello locale ci si aspettasse la candidatura dell’ex capogruppo di minoranza in consiglio <strong>Giorgio Pagliari</strong>, non ha convinto. O ha convinto poco. Ci ha provato, ma la sua campagna elettorale è stata segnata da due fattori: l&#8217;inceneritore, appunto, per il quale si è speso fino alla fine, e quel doppio ruolo (amministratore e candidato) che nell&#8217;Italia post berlusconiana non è più tollerato. Su questi due terreni ha perso.</p><p>Il politico di professione, Bernazzoli, e quello nato per caso, Pizzarotti. Bernazzoli per la sua campagna elettorale ha speso centinaia di miglia di euro, si è preso una sede nella centralissima e per alcuni versi prestigiosa piazza della Ghiaia, cuore della tradizione popolare diventata dopo la riqualificazione simbolo del malgoverno di centrodestra. Il candidato del Movimento si è fatto prestare un piccolo ufficio in <strong>via Baganzola 29</strong>, estrema periferia<strong> verso la zona fiera</strong>.</p><p>Il confronto è spiazzante da tutti i punti di vista, la differenza c’è e si vede. Ma alla fine la decisione di Parma è proprio la meno scontata. Alla comprovata esperienza da amministratori più volte predicata come virtù in questi mesi dal centrosinistra, gli elettori, forse proprio per questo, hanno scelto dall’altra parte. Hanno votato, più che l’inesperienza, la totale estraneità agli apparati e ai partiti. Dopo gli scandali giudiziari della passata amministrazione, le decisioni sbagliate del centrodestra che in 14 anni ha stravolto la città con grandi opere calate dall’alto, dall’inceneritore al Ponte Nord, a Parma hanno scelto consapevolmente dei loro pari per essere amministrati, dimostrando la voglia di azzerare tutto, di ripartire dall’idea, forse utopistica, di democrazia diretta, che tenga veramente in conto i cittadini e non si pieghi alle logiche di potere della città.</p><p>Bernazzoli incarnava il modello del politico puro, Pizzarotti è un cittadino che ha deciso di entrare in politica per cambiare quello che non gli piaceva della sua Parma. “Ho proprio piacere che abbia vinto lui &#8211; diceva con il sorriso ai giornalisti una donna, schiacciata tra la folla accalcata per conoscere da vicino il nuovo sindaco &#8211; Mi piace perché non è nessuno, è proprio come noi”. Questo è il fattore vittoria.</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/parma-citta-della-diventata-laboratorio-modo-nuovo-fare-politica/237694/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ballottaggio Parma 2012, svolta epocale: il candidato del Movimento 5 stelle è sindaco (video)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/ballottaggio-parma-2012-svolta-epocale-parma-pizzarotti-vince-bernazzoli/236704/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/ballottaggio-parma-2012-svolta-epocale-parma-pizzarotti-vince-bernazzoli/236704/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 13:50:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[pizzarotti]]></category> <category><![CDATA[sindaco movimento 5 stelle]]></category> <category><![CDATA[svolta epocale]]></category> <category><![CDATA[vittoria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=236704</guid> <description><![CDATA[Dopo la metà delle sezioni scrutinate Federico Pizzarotti, il candidato del Movimento 5 stelle a Parma, è in vantaggio di quasi venti punti sul rivale Vincenzo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/?attachment_id=238173"><img class="alignleft size-full wp-image-238173" title="cinquestelle_pp_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/cinquestelle_pp_er.jpg?47e3a5" alt="" width="620" height="240" /></a>Federico Pizzarotti</strong>, il candidato del <strong>Movimento 5 stelle a Parma</strong>, è sindaco di Parma. Ha battuto di quasi venti punti  <strong>Vincenzo Bernazzoli, </strong> sostenuto da tutto il centrosinistra: 60,23 contro il 39,77. Un abisso. I voti praticamente triplicati. Con l&#8217;appoggio degli elettori del centrodestra, certo, ma senza nessun accordo politico, come quelli che venivano fatti a tavolino, questo a me, questo a te, questo a me. Mai lo avrebbero fatto, mai nessuno dentro ai 5 stelle lo avrebbe permesso o se lo sarebbe sognato. E&#8217; una rivoluzione culturale anche questa, per dirla alla Grillo.</p><p>E&#8217; la presa della Bastiglia, la Stalingrado sognata proprio da lui, da <strong>Beppe Grillo</strong>. E&#8217; l&#8217;addio alla vecchia politica e lo spazio al nuovo. A una cosa che ancora non è definita, forse, ma che esiste già e si chiama<strong> Movimento 5 stelle</strong> . La poltrona di primo cittadino di una delle città più importanti d&#8217;Italia non è un caso isolato. Nessuno lo avrebbe pensato. Non un mese fa. Forse nemmeno ieri. O due ore fa. </p><p>Il primo risultato è stato schiacciante fin dalle prime proiezioni. I cittadini accorsi sotto il Comune per vedere i risultati non riescono quasi a crederci:<strong> “Era ora, andate tutti a casa”</strong>. C’è già chi comincia a festeggiare, ma il diretto interessato mantiene la calma sulle prime. Ma poi parla da sindaco: &#8220;Ora ci prepariamo a governare questa città&#8221;.</p><p>Una campagna elettorale “low cost”, costata circa 6mila euro, nulla, praticamente. E un programma giocato tutto sulla trasparenza. Su quella dell’avversario Pizzarotti commenta: “Non sempre è stata regolare, soprattutto nelle ultime due settimane, ma ora non è più tempo di pensarci”.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1648512704001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1648512704001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Mentre il Pd celebra quello che assomiglia molto a un funerale (funerale suo, ma anche di<strong> Pierluigi Bersani</strong> che Bernazzoli lo aveva fortemente voluto e chissà se ora lo farà dimettere da presidente della Provincia, dove siede ancora oggi), Pizzarotti è arrivato subito nella sala stampa allestita in Comune. Parla da sindaco. Parla da simbolo di una vittoria che se non manda in pensione la vecchia politica parmigiana sicuramente la mette in aspettativa per un periodo piuttosto lungo. &#8220;Siamo pronti a governare la città&#8221;, ha detto. &#8220;La prima cosa che faremo è concentrarci su quello che è il debito. E sulla questione inceneritore. Grillo? Non l&#8217;ho ancora sentito personalmente, spero entro la fine della giornata di parlargli. So comunque che ha parlato con altri del Movimento&#8221;.</p><p><strong>Quando si è capito che Pizzarotti ce l&#8217;avrebbe fatta?</strong> Difficile dirlo. I bookmakers fino alla fine lo davano sconfitto, nonostante i sondaggi, nonostante l&#8217;ara che si respirava in casa Pd. Sicuramente l&#8217;elemento predominante è stato aver raccolto una parte dei voti del centrodestra e di quelli che avevano votato Elvio Ubaldi, già democristiano, già pidiellino, già inventore dell&#8217;ex sindaco <strong>Pietro Vignali</strong> (quello cacciato dalla piazza e dalle inchieste) che al primo turno aveva raccolto il 16 per cento e spiccioli.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/parma-seimila-persone-grillo-rivoluzione-politica/234359/">Si è capito quando Beppe Grillo, venerdì sera, a Parma, ha portato diecimila persone in piazza</a>. E quando ha dato anima e corpo per la vittoria: &#8220;Prima o poi mi sento male&#8221;, diceva. Oggi si sente male sì, ma dalla gioia. Ha già chiamato i suoi uomini in Emilia Romagna. &#8220;Non verrò&#8221;, ha detto. &#8220;La vittoria è tutta di Federico&#8221;. </p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1648682058001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1648682058001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>A Parma ci sono televisioni e giornali di tutto il mondo. Dalla <em>Cnn alla Fox, dal New York Times al Guardian</em>. Se lo contendono tutti il fenomeno politico. Perché è vero che dietro c&#8217;è un Movimento che fa capo a Grillo, ma la vittoria sul territorio se l&#8217;è conquistata lui, Pizzarotti. Con una campagna elettorale fatta porta a porta contro i &#8220;giganti&#8221; delle campagne elettorali, con simboli, nomi e appoggi economici che lui non aveva. E&#8217; andato dalla gente, ha spiegato il suo programma e l&#8217;ha avuta vinta. Ha puntato tutto sul no all&#8217;inceneritore, quello che il Pd voleva con tutte le sue forze (e gli interessi che riportano a Iren) e su un programma breve, chiaro, preciso.Ora dovrà dimostrare di saper governare, dicono i detrattori. Lui replica di essere pronto e che, comunque, la città &#8220;mi ha premiato. Ero un perfetto sconosciuto, oggi ho vinto le elezioni&#8221;. Un perfetto sconosciuto. Verissimo. Con un lavoro normale &#8211; perito informatico impiegato in banca- e passioni normali come il judo e il teatro. E il lavoro: per la campagna elettorale si è preso 15 giorni di ferie, stamani a lavorato fino alle 14. Nessuna esperienza politica in passato, in nessuna sezione di partito. Il suo primo approccio è stato con Movimento 5 stelle.</p><p>L&#8217;attenzione, adesso, si sposta su Bernazzoli. Si è fatto tutta la campagna elettorale da <strong>presidente della Provincia in carica</strong>. Non sappiamo se, a questo punto, rassegnerà le dimissioni. Aveva detto che in caso di vittoria avrebbe restituito lo stipendio. Non sappiamo cosa farà ora che non ha vinto. Difficile che si dimetta, visto che non lo aveva fatto prima dell&#8217;inizio della campagna elettorale. Però è improbabile anche che possa rimanere alla Provincia e capogruppo dell&#8217;opposizione in consiglio comunale. Sicuramente si è dimesso il <strong>coordinatore provinciale del Pd</strong>, <strong>Roberto Garbi</strong>, che lascerà l&#8217;incarico già questa sera.</p><p>Ma perché Bernazzoli ha perso? Sicuramente l&#8217;<em>affaire </em>inceneritore ha influito e non poco. Ma il candidato ha sempre avuto poco appeal. Per la gente, che usciva da un&#8217;amministrazione comunale segnata dalle tangenti e dalla mala politica, lui era visto sì, come persona onesta, ma che comunque rappresentava il vecchio. E Parma di vecchio non ne voleva più sentir parlare. Un funzionario di partito, un politico di professione. E anche questo non piaceva. Come non è piaciuto l&#8217;incarico non lasciato. E sulla sua strada ha trovato un centrodestra frammentato che non ha avuto la forza di arrivare al ballottaggio, ma i numeri per decidere chi avrebbe vinto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/ballottaggio-parma-2012-svolta-epocale-parma-pizzarotti-vince-bernazzoli/236704/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cevenini, Favia e la lezione che il Pd ignora</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/cevenini-favia-lezione-pd-ignora/226393/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/cevenini-favia-lezione-pd-ignora/226393/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 May 2012 09:38:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[dimissioni favia]]></category> <category><![CDATA[giovanni favia]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[polemiche sciacallaggio]]></category> <category><![CDATA[suicidio cevenini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=226393</guid> <description><![CDATA[  Non mi scandalizza per niente che Maurizio Cevenini, morto suicida dal palazzo della Regione Emilia Romagna, sia diventato tema di scontro politico. Il Pd ha mandato avanti le retroguardie, ma lo ha fatto. Senza capire quanto la meschinità umana abbia stufato, senza recepire la lezione che lo stesso Cevenini ha lasciato: la politica buona....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT"> </p><p>Non mi scandalizza per niente che<strong> Maurizio Cevenini</strong>, morto suicida dal palazzo della Regione Emilia Romagna, sia diventato tema di scontro politico. Il <strong>Pd ha mandato avanti le retroguardie</strong>, ma lo ha fatto. Senza capire quanto la meschinità umana abbia stufato, senza recepire la lezione che lo stesso Cevenini ha lasciato: la politica buona. Non buona politica, che non sappiamo forse neppure da che parte stia, né come si faccia, ormai. Quella onesta, quella che ci mette la faccia, che sbaglia, che va allo stadio, ai mercati, e che celebra i matrimoni. In poche parole la <strong>politica vicina alla gente</strong>, quella che non usa le auto blu e cerca di aprire le porte del Palazzo anziché chiuderle.</p><p lang="it-IT"> </p><p>Arrivo al dunque. Il tema è semplice: da ieri ha iniziato a girare una foto che ritrae<strong> Giovanni Favia</strong>, consigliere regionale del Movimento 5 stelle, mentre con una telecamera riprende quello che è accaduto sotto il suo ufficio, dove si è suicidato Cevenini. Apriti cielo: <strong>sciacallo, violenza privata, violazione di privacy senza scrupoli</strong>, dice il Pd per bocca di un consigliere regionale e del gruppo dei Giovani democratici. Lui che immortala le spoglie del Cev, si vergogni, si dimetta.</p><p lang="it-IT"> </p><p>Togliamo al lettore ogni dubbio, ci sono le prove video: <strong>Favia non ha ripreso nessun corpo a terra</strong>, ma i poliziotti che facevano i rilievi quando la salma era stata rimossa. La stessa immagine che è apparsa sui giornali. Lo abbiamo ripreso anche noi Favia che si affacciava alla finestra con la telecamera in mano e l&#8217;orario del filmato dice che il corpo di Cevenini lì sotto non c&#8217;era più.</p><p lang="it-IT"> </p><p>Scrivo queste righe non a difesa di Favia: l&#8217;ho visto tre volte in vita mia, non mi piace frequentare le persone delle quali mi trovo spesso a scrivere. Ma bastano tre volte per capire che sei davanti a una persona che cerca di fare politica e non uno sciacallo. Una persona perbene, che crede in quello che fa. E che immagino stia vivendo in queste ore un dramma che non ha fondamento.</p><p lang="it-IT"> </p><p>Mi sfugge il motivo della polemica. Anche se ci fosse stato il corpo coperto da un lenzuolo. Smettiamola di fare gli ipocriti. Alzi la mano chi non ha mai rallentato davanti alla scena di un incidente. Non preoccupatevi, non siete sciacalli. Non vedo come e perché si debba trasformare la banalità di un gesto in un caso politico.</p><p lang="it-IT"> </p><p> Siccome le stesse tre volte che ho visto Favia sono le stesse tre che ho visto Cevenini, posso ipotizzare che <strong>Cev non avrebbe gradito</strong>. Primo, perché era legato a Favia. Secondo, perché Cevenini cercava di fare politica in mezzo alla gente, come scrisse la prima volta sul blog che gli avevo chiesto di aprire su questo giornale. In mezzo alla gente, alla sua gente. Ai suoi bolognesi.</p><p lang="it-IT"> </p><p>I suoi detrattori &#8211; ce ne erano molti anche all&#8217;interno del suo partito &#8211; dicevano che era un modo banale di fare politica. Magari quelle stesse persone che oggi chiedono le dimissioni di Favia una settimana fa non sopportavano la popolarità di Cevenini. E allora, per favore, lasciatelo perdere. Mettere il cappello politico su un cadavere non è da persone perbene, ma ipocrita e meschino. Chi aveva stima per Cevenini lo dica, sarà creduto. Quelli che invece non lo sopportavano possono con la stessa naturalezza esporsi, <strong>non verranno messi alla gogna</strong>, ma apprezzati per quel bene prezioso che si chiama lealtà. Quelli che vogliono creare un caso politico <strong>perché tra 15 giorni ci sono i ballottaggi,</strong> beh, lo vadano a fare da un&#8217;altra parte. Non sono graditi agli elettori.</p><p lang="it-IT"> </p><p>Quando il Pd capirà questo sarà sempre troppo tardi. Cevenini lo aveva capito, ma per questo era considerato banale. Io so quante telefonate ricevetti quando chiesi al Cev di aprire il blog. Tutti suoi presunti amici, tutti a ripetere che non aveva la statura per tenere un blog sul <em>Fatto</em>. Sono le stesse persone che oggi troverete a piangerlo. La statura Cevenini ce l&#8217;aveva, eccome se ce l&#8217;aveva. Alcuni suoi colleghi di partito &#8211; quelli che oggi se la prendono con Favia &#8211; non solo erano piccoli senza possibilità di crescita, ma lo invidiavano Cevenini. E per questo faceva loro comodo liquidarlo come “banale”, come un uomo tutto stadio e matrimoni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/cevenini-favia-lezione-pd-ignora/226393/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il guru “Gengis Khan” e il cerchio magico di M5S</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/guru-%e2%80%9cgengis-khan%e2%80%9d-cerchio-magico/225142/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/guru-%e2%80%9cgengis-khan%e2%80%9d-cerchio-magico/225142/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 May 2012 06:56:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[casaleggio]]></category> <category><![CDATA[chiarelettere]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[Gengis Khan]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[v-day]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=225142</guid> <description><![CDATA[C’è stata la Rai degli anni Ottanta, le trasmissioni di Pippo Baudo, gli spettacoli. Ma non è lì che nasce il segreto di Beppe Grillo. Se c&#8217;è una cosa che negli ultimi anni ha funzionato è stata quella di essere circondato anche lui da un cerchio magico. Composto da una sola persona e una sola...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è stata la Rai degli anni Ottanta, le trasmissioni di Pippo Baudo, gli spettacoli. Ma non è lì che nasce il segreto di Beppe Grillo. Se c&#8217;è una cosa che negli ultimi anni ha funzionato è stata quella di essere circondato anche lui da un cerchio magico.</p><p>Composto da una <strong>sola persona</strong> e una sola stretta: il cerchio inizia con la mano destra e finisce con quella sinistra di un signore sulla cinquantina che porta il nome di Gianroberto Casaleggio, uno dei <strong>massimi esperti</strong> di Internet in Italia, l&#8217;uomo che con la sua Casaleggio Associati ha inventato &#8211; praticamente a tavolino &#8211; il Movimento 5 Stelle. Uomo nell&#8217;ombra, vestito sempre in giacca e cravatta, ma con i capelli da freak, appassionato di fantasy, gran divoratore di fumetti, affascinato da Gengis Khan, il suo mito. Mangiatore di libri di storia, ne legge anche due al giorno. Un sognatore realista, un manager per se stesso e gli altri. Quando Grillo lo incrociò per la prima volta ne rimase affascinato, disse: “Questo o è un genio o è un pazzo”.</p><p><strong>Bossi e l’Idv</strong></p><p>Alla fine si convinse della prima ipotesi, visto che oggi Casaleggio è influente tanto su Grillo quanto sul Movimento 5 Stelle. L&#8217;unica persona che il comico-capopartito ascolta, l&#8217;unico che può provare a <strong>indirizzarlo</strong>. Attraverso il blog, ovviamente, creatura sua, nata nei suoi uffici di Milano e dove ancora oggi viene gestita e sviluppata.</p><p>È lui che porta in palmo di mano i piemontesi del movimento, perché “conservatori”, e mal digerisce i bolognesi e fiorentini, a suo avviso “anagraficamente comunisti”. D&#8217;altronde quando non è Grillo nelle piazze è il blog che diventa la Carta del Movimento, il codice al quale si deve far<strong> riferimento</strong>. Lì si sviluppano le idee. Chi ci sta è dentro, altrimenti prego andare.</p><p>Casaleggio non lo fa mai direttamente perché è un cerchio, e tale vuole rimanere, l&#8217;uomo del dietro le quinte, il ghost writer che spesso esiste senza esserci. Chiama Grillo e capisce se è il caso. Se lo è riesce a imporre la sua, altrimenti aspetta.</p><p>Nato con simpatie leghiste e bossiane, il suo incontro con Grillo avviene qualche anno fa, e dopo uno spettacolo. A quel tempo il Movimento non esiste, ma Grillo intuisce che dietro a quegli occhiali si nasconde una persona capace di vedere lontano. Casaleggio e la sua società nata nel 2004 e della quale è<strong> presidente</strong> e gestisce assieme a Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il figlio Davide Casaleggio e Mario Bucchich, curano nel frattempo il sito Internet dell&#8217;Italia dei Valori per la cifra di 700.000 euro all&#8217;anno. Ma Grillo lo vuole a tutti i costi solo per sé, ha intuito che può fare il salto di qualità. Così, nel 2010, si arriva alla rescissione del contratto con Di Pietro e da quel momento Casaleggio – che tra le società di cui cura il sito c&#8217;è anche la casa editrice Chiarelettere, cadoinpiedi.it   – può lavorare, almeno in campo politico, con Grillo e per Grillo a tempo pieno.</p><p>Un salto di qualità, non c&#8217;è dubbio . Non è un caso che da quel momento in poi, nonostante ci sia già stato il V-Day (e Casaleggio c&#8217;era, eccome, anche a quei tempi), Grillo diventa un <strong>fenomeno</strong> che spaventa la politica. Perché Casaleggio sa meglio di ogni altro in Italia come si applica la politica a Internet, o viceversa.</p><p><strong>Il casting dei candidati</strong></p><p>Con Grillo si sentono due o tre volte al giorno. Le strategie vengono pianificate al telefono, ma con minuzia e particolari. Andate a vedere gli spettacoli di Grillo: ci sono delle cose che il comico genovese che saprebbe <strong>improvvisare</strong> e molto bene, recita da copione. Perché sono le parole chiave che Casaleggio ha detto che funzionano.</p><p>Lo stesso discorso vale per coloro che diventano candidati del Movimento. Cosa dire con metodi efficaci, come dirlo, con quale espressione, viene “consigliato” negli uffici di Casaleggio, a Milano, dove alcuni candidati vengono <strong>istruiti</strong> in una full immersion comunicativa. “Un incontro di tre ore molto utile”, dice <strong>Federico Pizzarotti</strong>, il fenomeno che a Parma si è guadagnato il ballottaggio. “Ci ha spiegato come inserire i dati nel blog e qualche tecnica per essere più presenti nei motori di ricerca”, spiega Antonio Giacon, candidato a Budrio, anche lui al ballottaggio. “In alcuni casi per le aree metropolitane forse dice come lanciare i messaggi, ma noi siamo<strong> campagnoli</strong>, il suo apporto è stato minimo, qui non arriva nemmeno la banda larga”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 10 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/10/guru-%e2%80%9cgengis-khan%e2%80%9d-cerchio-magico/225142/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lo chiamavano &#8220;mister preferenze&#8221;. Aveva il record italiano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/chiamavano-mister-preferenze-aveva-record-italiano/223853/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/chiamavano-mister-preferenze-aveva-record-italiano/223853/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 08:33:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[cevenini]]></category> <category><![CDATA[Regione]]></category> <category><![CDATA[suicidio cevenini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223853</guid> <description><![CDATA[Era un volto tra i più conosciuti a Bologna quello di Maurizio Cevenini, non solo negli ambienti politici ma anche in quelli sportivi (era uno dei tifosi più famosi e presenti del Bologna calcio), oltre ad essere stato uno dei più noti e assidui officianti di matrimoni civili a Palazzo d’Accursio, sede dell’Amministrazione comunale di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Era un volto tra i più conosciuti a Bologna quello di <strong>Maurizio Cevenini</strong>, non solo negli ambienti politici ma anche in quelli sportivi (era uno dei tifosi più famosi e presenti del Bologna calcio), oltre ad essere stato uno dei più noti e assidui officianti di matrimoni civili a Palazzo d’Accursio, sede dell’Amministrazione comunale di Bologna (&#8216;recordman&#8217; in Italia per coppie sposate).</p><p>Nato nel 1954, sposato, una figlia, Federica, aveva conseguito il dottorato in <strong>social welfare</strong>, a indirizzo servizio sociale sanitario. <strong>Amministratore delegato della casa di cura privata Villalba</strong> (la stessa dove lo scorso anno è stato a lungo ricoverato <strong>Vasco Rossi</strong>) dal 1982 al 2006, nel &#8217;91 è diventato presidente dell’Associazione Ospedalità Privata di Bologna, vicepresidente regionale e segretario del Consiglio nazionale, carica ricoperta fino al 2007.</p><p>Dal &#8217;90 al &#8217;95 assessore al personale e poi capogruppo al Comune di<strong> San Lazzaro di Savena</strong>, è stato vicecapogruppo del Consiglio comunale di Bologna dal &#8217;95 al &#8217;99 e dal &#8217;99 al 2004 vicepresidente del Consiglio comunale. Dal 2004 al 2009 presidente del Consiglio provinciale di Bologna, dal 2009 al febbraio 2010 eletto con 4.054 preferenze, presidente del Consiglio comunale di Bologna, nell’aprile 2010 diventa <strong>Consigliere regionale eletto con 19.106 preferenze</strong>, ed è consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa. Un record di preferenze che, in percentuale, è il più alto in tutta Italia. E’ membro dell’Assemblea regionale e provinciale Pd.</p><p>Il 25 ottobre 2010 Cevenini si era ritirato dalle primarie del centrosinistra per le Comunali del capoluogo emiliano, alcuni giorni dopo il ricovero a Villalba per un attacco ischemico. “Ho scelto di ritirarmi &#8211; aveva spiegato in una conferenza stampa nella casa di cura &#8211; perchè lo choc che ho avuto dopo questo malore è stato forte. Immenso dolore che provoca rinunciare al sogno della mia vita”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/chiamavano-mister-preferenze-aveva-record-italiano/223853/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bologna, si è ucciso Maurizio Cevenini. Sequestrato il suo ufficio (video e gallery)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/bologna-suicidato-maurizio-cevenini/223760/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/bologna-suicidato-maurizio-cevenini/223760/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 07:31:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[biglietti]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[cevenini suicida]]></category> <category><![CDATA[cevenini suicidato]]></category> <category><![CDATA[emilia romagna]]></category> <category><![CDATA[esclusione]]></category> <category><![CDATA[isolato]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Cevenini]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[Prodi]]></category> <category><![CDATA[Regione]]></category> <category><![CDATA[suicida in regione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223760</guid> <description><![CDATA[Il consigliere regionale dell’Emilia-Romagna e comunale di Bologna, Maurizio Cevenini, 58 anni, ex candidato sindaco del Pd...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/?attachment_id=224762"><img class="alignleft size-full wp-image-224762" title="Cev2_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/Cev2_er.jpg?47e3a5" alt="" width="620" height="241" /></a>Mister preferenze era diventato mister solitudine. Ma nessuno dei suoi compagni di partito, dei colleghi della Regione, lo aveva forse capito. Nessuno è riuscito ad aiutarlo, neppure la figlia che stravedeva per il padre e lo amava, così come lo amavano senza se e senza ma i bolognesi.</p><p>Così, nella stessa solitudine, il consigliere regionale dell’<strong>Emilia Romagna</strong> e comunale di <strong>Bologna</strong>, Maurizio Cevenini, 58 anni, ex candidato sindaco del Pd e recordman in Italia per celebrazioni dei matrimoni civili, è morto suicida davanti all’assemblea legislativa. Si è gettato da un terrazzo di Viale Aldo Moro, dopo essersi tolto gli occhiali e la giacca.</p><p>Il suo ufficio è stato messo sotto sequestro dagli inquirenti dopo aver tolto i badge di ingresso anche allo staff di persone che lavorava con lui. Non è ancora chiaro se sia accaduto ieri sera (ipotesi più accreditata) o stamani mattina, molto presto. Secondo la polizia è confermato che Cevenini sarebbe rimasto chiuso nel suo ufficio, proprio perché il badge del consigliere regionale ha &#8220;strisciato&#8221; l&#8217;orario d&#8217;entrata e non quello d&#8217;uscita. Ha maturato la decisione di farla finita e solo, come nel totale isolamento politico che viveva negli ultimi mesi, <strong>ha scritto un biglietto e l&#8217;ha fatta finita</strong>. O forse una serie di biglietti alla famiglia, ma non solo.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1629183273001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1629183273001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>La notizia è stata confermata in lacrime dal presidente del&#8217;assemblea, Matteo Richetti. Il corpo è stato trasportato all’interno del palazzo, dove per il momento l’accesso è consentito solamente alle forze dell’ordine. Il palazzo è stato raggiunto dal Prefetto Angelo Tranfaglia, dal <strong>Questore Vincenzo Stingone e dal Pm Marco Mescolini</strong>. Sono poi arrivati arrivati il coordinatore del Pdl di Bologna, <strong>Paolo Foschini</strong>.</p><p> Amato dai bolognesi, il Cev, come veniva comunemente chiamato, era una persona particolarmente sensibile, un dirigente del partito &#8211; da sempre &#8211; molto apprezzato. Negli ultimi mesi era stato accusato da più parti per il doppio ruolo, quello in consiglio regionale, e quello in consiglio comunale,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/20/un-blog-su-bologna-ma-prima-faccio-outing/146694/"> al quale aveva risposto attraverso un blog sulle pagine del<em> fattoquotidiano.it</em></a>. Lo stesso <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/bologna-cevenini-incassa-la-solidarieta-di-prodi-non-faccio-un-passo-indietro/114972/">Romano Prodi, che stimava Cevenini, gli aveva detto di non fare un passo indietro.</a> <strong>Prodi</strong> ha saputo di quanto accaduto a Vienna, appena sceso dall&#8217;aereo. Chi era con l&#8217;ex presidente del consiglio dice di averlo visto piangere. &#8220;Povero amico mio&#8221;, sono state le uniche parole che Prodi è riuscito a pronunciare. Il Professore è immediatamente rientrato a Bologna e si trova adesso nel suo ufficio.</p><p>Secondo quanto sappiamo Cevenini avrebbe lasciato un biglietto, ma le persone che in questo momento si trovano all&#8217;interno della Regione, quelle che lavoravano con lui, dicono di non averlo visto. La sua ultima apparizione pubblica è stata a Budrio, qualche giorno fa, dove insieme al comico Vito aveva scherzato anche sulla morte, <a href="http://www.mauriziocevenini.it/modules.php?name=Content&amp;pa=showpage&amp;pid=300#1">prima di aver detto, con un pizzico di ironia: &#8220;Ormai faccio il presentatore&#8221;</a>.</p><p>Una passione sfrenata per il <strong>Bologna calcio</strong>, e quella per la politica, anche se nell&#8217;ultimo anno era stato messo un po&#8217; da parte. Dalla nuova giunta di Bologna che era stata eletta anche e soprattutto grazie ai voti di preferenza che Cevenini era capace di portare, era stato fatto da parte. Si aspettava di avere la presidenza del consiglio comunale, ma alla fine venne preferita un&#8217;altra persona.</p><p>Circondata da una serie di sussurri, invece, è sempre stata la vicenda del ritiro dalla corsa per diventare sindaco. Cevenini era il successore naturale di Delbono. Non c&#8217;erano dubbi. Godeva di popolarità, conosceva Bologna e i bolognesi. Aveva esperienza, sia di partito, dove è cresciuto, sia amministrativa. A due mesi dalle elezioni però<strong> Cevenini</strong> venne colpito da un leggero ictus. Dopo il ricovero a Villalba e qualche giorno per rimettersi in forma annunciò, insieme all&#8217;amatissima figlia Federica, che avrebbe lasciato: &#8220;I medici e i famigliari mi hanno proibito di mettermi a rischio stress&#8221;. Da quel giorno in poi, nei salotti di Bologna, cominciò a girare la storiella che fosse tutta una messa in scena: &#8220;Il partito ci aveva ripensato&#8221;, dicevano. &#8220;E hanno trovato un modo indolore per farlo uscire&#8221;. Il Pd sorrideva di fronte a questo chiacchiericcio, ma quando si entrava nel merito della questione in maniera seria, dicevano: &#8220;Forse non avrebbe avuto le spalle così larghe per fare il sindaco&#8221;.</p><p><object width="400" height="300" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629652963614%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629652963614%2F&amp;set_id=72157629652963614&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="400" height="300" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629652963614%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629652963614%2F&amp;set_id=72157629652963614&amp;jump_to=" allowFullScreen="true" allowfullscreen="true" /></object></p><p>In realtà Bologna e i bolognesi, come sindaco, è lui che avrebbero voluto. E lo ha dimostrato a spoglio avvenuto: in percentuale era il candidato più votato in Italia, più forte ancora di Berlusconi e degli altri big della politica. I suoi voti furono determinanti perché Merola la spuntasse al primo turno.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/cevenini-dal-trionfo-al-caso-il-pd-a-bolognese-ha-gia-iniziato-a-litigare/114778/">Ma le promesse che gli vennero fatte dall&#8217;apparato furono tutte disattese</a>: doveva avere la presidenza del consiglio comunale, il Cev, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/22/bologna-i-primi-problemi-per-il-sindaco-merola-si-chiamano-cevenini-e-frascaroli/113037/">ma Merola, anche per la paura di essere oscurato da una persona così popolare, alla fine gli preferì Simona Lembi</a>. &#8220;Sono rimasto male&#8221;, disse Cevenini, &#8220;ho fatto per Merola una campagna elettorale sincera, non mi sono risparmiato, come forse per motivi di salute avrei dovuto. Non mi piace per nulla la moneta con la quale sono stato ripagato&#8221;.</p><p>Niente di tutto questo sembra riconducibile a un gesto del genere, è bene precisarlo. La vicenda era stata archiviata dall&#8217;alto, con la promessa del parlamento. In queste ore sappiamo che ha lasciato una o più lettere. E che ha scelto la finestra del suo ufficio per lanciarsi nel vuoto. Ma non si conoscono né i contenuti degli scritti né i motivi reali che lo abbiamo spinto a compiere un gesto del genere. Sul caso è stato aperto un fascicolo, per fare maggiore chiarezza.  Ieri sera il Cev  era atteso al Parco Nord alla festa di fine stagione del <strong>Centro Bologna club</strong>, uno di quegli appuntamenti a cui di solito lui non mancava mai. Visto che non arrivava, è stato chiamato varie volte: alle 21 ha risposto al telefono dicendo &#8220;sì sì, sto arrivando&#8221;. Ma al Parco Nord non è mai arrivato. E le chiamate seguenti sono andate a vuoto. </p><p>Il sindaco di Bologna <strong>Virginio Merola</strong>, ieri in una brevissima conferenza stampa, ha escluso che ci fossero frizioni tra lui e il partito. Poi ha aggiunto: &#8220;Purtroppo non ci siamo accorti del male che si portava dentro&#8221;.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1630236511001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1630236511001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>La <strong>Procura di Bologna</strong> ha aperto un fascicolo per<strong> istigazione al suicidio</strong>. Ma si tratta di un’ipotesi di reato iscritta in forma del tutto tecnica per poter procedere con gli ulteriori accertamenti sulla vicenda. La salma di Cevenini, ritrovata questa mattina poco prima delle 8 da una guardia giurata su di un terrazzo della sede della Regione Emilia Romagna, a Bologna, è stata trasferita intorno alle 11 nella sede di Medicina Legale per gli accertamenti di rito. Secondo alcuni testimoni sentiti dagli inquirenti, ieri sera in viale Aldo Moro intorno alle 21 qualcuno avrebbe sentito il rumore di un tonfo.</p><p>Una guardia giurata della sede istituzionale ha fatto un giro di ricognizione in alcuni uffici ma non ha rilevato nulla di particolare. Non avrebbe dunque notato il corpo ritrovato oggi su di un terrazzo interno della torre. Cevenini potrebbe dunque essersi gettato dalla finestra del 7 piano non stamattina, ma ieri sera al termine della seduta dell’assemblea legislativa, quando il palazzo era ormai semi deserto.</p><p>Non risulta, infatti, che ieri sera abbia timbrato il badge di uscita al termine del lavori dell’aula. Anche la sua<strong> Smart</strong> con i colori rossoblù sarebbe rimasta nel parcheggio della<strong> Regione</strong> per tutta la notte, ma gli accertamenti sono ancora in corso. Confermato, invece, che nel suo ufficio gli inquirenti hanno trovato alcuni biglietti lasciati dal consigliere. Un ultimo pensiero per i famigliari. <strong>&#8220;Pensate a mia moglie e a mia figlia&#8221;,</strong> ha scritto Cevenini, prima di lanciarsi nel vuoto.   </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/bologna-suicidato-maurizio-cevenini/223760/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Avvisate il Pd che il voto di protesta non esiste</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/voto-protesta-esiste/222429/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/voto-protesta-esiste/222429/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 04:24:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[Boso]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[exploit]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Parma]]></category> <category><![CDATA[pizzarotti]]></category> <category><![CDATA[pontida]]></category> <category><![CDATA[Speroni]]></category> <category><![CDATA[vittoria]]></category> <category><![CDATA[vittoria movimento 5 stelle]]></category> <category><![CDATA[voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222429</guid> <description><![CDATA[La vittoria alle elezioni del Movimento 5 Stelle è già stata etichettata: voto di protesta. Nenia che si ripete ciclicamente. Quando è troppo rischioso analizzare un dato è comodo bollarlo con una definizione buona per tutte le stagioni. Non è smentibile, funziona, scredita l&#8217;avversario, tutti si dimenticheranno in fretta semmai ci fosse un errore di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La vittoria alle elezioni del <strong>Movimento 5 Stelle</strong> è già stata etichettata: voto di protesta. Nenia che si ripete ciclicamente. Quando è troppo rischioso analizzare un dato è comodo bollarlo con una definizione buona per tutte le stagioni. Non è smentibile, funziona, scredita l&#8217;avversario, tutti si dimenticheranno in fretta semmai ci fosse un errore di valutazione.</p><p>Sarà. Io tra il 1994 e il 1996 lavoravo a <strong>Belluno</strong>, a quei tempi la provincia più leghista d&#8217;Italia. Anche quello era un voto di protesta. Anche io lo definivo così: va bè siete il motore del Nordest produttivo &#8211; si chiamava miracolo allora – non vi piace pagare le tasse e allora andate a votare. Niente di più sbagliato. Qualche anno dopo si è capito che no, quale protesta, era un voto politico. Politico era <strong>Bossi</strong>, politici erano Maroni e Speroni, tutta gente che allora c&#8217;era. Idee precise su una certa politica aveva il popolo che si trovava a <strong>Ponte di Legno prima e a Pontida poi</strong>. E la Lega Nord avrebbe continuato in un crescendo. Così quel “voto di protesta” si è trasformato in 15 anni di cattivo governo. Grillo è il Bossi di oggi? Il Movimento 5 Stelle sarà la Lega che abbiamo vissuto sulla nostra pelle? Gli elettori sono quelli che si erano accorti che la maschera di Alberto Sordi (Tutti dentro, era il film) si chiamavano Democrazia Cristiana e Partito socialista?</p><p>Grillo non assomiglia per niente al<em> senatur</em>. Bossi ha sempre faticato a esprimere un concetto che non fosse la secessione. Cioè quell&#8217;improbabile <strong>federalismo</strong> che avrebbe previsto di dividere il Paese in più aeree. Grillo se non altro si pone un obiettivo più reale: essere lui l&#8217;uomo che porterà al prepensionamento una classe dirigente che ha già fallito e che oggi si limita a sostenere il governo tecnico guidato da Mario Monti.</p><p>Il Movimento 5 Stelle sarà la Lega di domani? No, escluso. Io li ho conosciuti i leghisti di allora. Si chiamavano <strong>Donato Manfroi, Paolo Bampo, Erminio Boso</strong>. Niente di più diverso da quelli che sono gli attivisti del Movimento. Se non altro per motivi anagrafici. Quella era tutta gente che avrebbe già voluto esserci (nella Dc, nel Psi o Pci che fosse) e non ci erano riusciti. Oggi quelli che volgarmente vengono definiti <strong>grillini</strong> sono una cosa nuova, sono giovani e arrivano da percorsi personali molto diversi, spesso strade non viziate da precedenti candidature andate male.</p><p>E per ultimo: gli elettori del Movimento 5 Stelle sono così schifati dai governanti di oggi e di ieri che votano il primo che passa pur di non vedere gli altri? Vorrebbe dire che gli elettori sono stupidi e, fortunatamente, non lo sono. Ma, appunto, la nenia non cambia e l&#8217;errore fatto 20 anni fa con Bossi si ripete oggi.  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/voto-protesta-esiste/222429/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Guai confondere Grillo col Movimento 5 stelle</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/guai-confondere-grillo-movimento-stelle/209120/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/guai-confondere-grillo-movimento-stelle/209120/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Apr 2012 14:22:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[andrea defranceschi]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[Arcore]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[demagoghi]]></category> <category><![CDATA[demagogia]]></category> <category><![CDATA[emilia romagna]]></category> <category><![CDATA[giovanni favia]]></category> <category><![CDATA[grillini]]></category> <category><![CDATA[grillismo]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[pierluigi battista]]></category> <category><![CDATA[pontida]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[variante di valico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=209120</guid> <description><![CDATA[Quando Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera, parla di “sguaiataggine del grillismo”, è evidente che non si è mai mosso dal suo ufficio. Non sa di cosa parla, quando descrive il Movimento 5 Stelle. Perché se è vero che Beppe Grillo gioca a fare il padre padrone e, allo stesso tempo, il demagogo, l&#8217;incarnazione vivente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando <strong>Pierluigi Battista</strong>, sul Corriere della Sera, parla di “sguaiataggine del grillismo”, è evidente che non si è mai mosso dal suo ufficio. Non sa di cosa parla, quando descrive il <strong>Movimento 5 Stelle</strong>. Perché se è vero che Beppe Grillo gioca a fare il padre padrone e, allo stesso tempo, il demagogo, l&#8217;incarnazione vivente di colui che vorrebbe prendere a picconate il partitismo, diverso è il ruolo che giocano i cosiddetti “grillini”, quelli che sono stati eletti con il Movimento 5 Stelle. E che la politica la fanno tutti i giorni sui banchi dei consigli regionali e comunali.</p><p> Per capire cos&#8217;è il Movimento 5 Stelle farebbero bene a farsi un giro nelle realtà dove esistono, e dove la politica si mastica giorno dopo giorno. I cosiddetti grillini sono una <strong>spina nel fianco</strong> ai partiti, giocano il ruolo che spesso dovrebbe essere demandato ai giornalisti: fanno i cani da guardia al potere, e allo stesso tempo, riescono a mettere sul tavolo proposte concrete di governo.</p><p>A Bologna, in consiglio regionale, ci sono due signori, ragazzi, sarebbe meglio definirli, come <strong>Giovanni Favia</strong> e <strong>Andrea Defranceschi</strong>, che fanno politica. Eccome se la fanno. Avete presente l&#8217;irruenza di Grillo, la sguaiataggine di cui parla Battista? Bene: loro – ma come altre decine di esponenti del movimento – sono esattamente il contrario. Prudenti, riflessivi, preparati. Se oggi sappiamo che dove si sta costruendo la <strong>Variante di Valico</strong>, il raddoppio della Bologna-Firenze, la grande opera berlusconiana che avrebbe dovuto rilanciare il governo se non ci fossero state Ruby e Angela Merkel, c&#8217;è un paese che frana lo si deve anche a Defranceschi. Ha vissuto con quella gente della val di Sambro per mesi, accanto alle loro poche case, e si è sbattuto avanti e indietro perché Autostrade – ancora senza riuscirci – cambiasse i piani. Quel tratto di autostrada è costruito su una frana, la frana si muove e rischia di portarsi via paesi e case, oltre a mettere a rischio i viadotti dell&#8217;A1 che si spostano. Questa non è politica?</p><p>Non è politica andare in consiglio regionale e proporre l&#8217;abbattimento dei costi? Non è politica chiedere alla Regione un impegno perché la Maserati non venga smantellata? Ci spieghi, altrimenti, cosa si intenda per “fare politica”. Se è quella che si alternano a fare il Pd e il Pdl, no grazie.</p><p>Il governo è stato in piedi per anni grazie al sistema dell&#8217;<strong>antipolitica</strong> vera, quella incarnata da Bossi. Come mai i Battista hanno taciuto? Pontida è il luogo dove la politica è andata a morire, non è morta altrove, è morta lì, tra quelle genti mascherati da vichinghi e nelle stanze al piano interrato di Arcore.</p><p>Se poi <strong>Beppe Grillo </strong>alza i toni è un altro discorso. La mia non è una difesa di Grillo, che personalmente &#8211; per quanto possa interessare il lettore &#8211; non mi è per niente simpatico. Anzi. Non mi è simpatico il comico, lo showman, tantomeno il politico. Non mi piacciono i modi da despota che talvolta usa, il marchio del Movimento che si tiene ben stretto, le sue idee sull&#8217;euro. Ma a prescindere dalla sua persona, attorno a lui si è creato un Movimento, appunto, fatto di gente perbene e che sogna una politica perbene, trasparente, senza ruberie. E che difficilmente si dissolverà nel niente.   </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/guai-confondere-grillo-movimento-stelle/209120/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Nazione, Riffeser e i poteri forti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/nazione-grande-giornale-editore-piccolo/205698/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/nazione-grande-giornale-editore-piccolo/205698/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 18:15:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[andrea riffeser]]></category> <category><![CDATA[attilio monti]]></category> <category><![CDATA[cavalier artiglio]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[direttore]]></category> <category><![CDATA[domenico bartoli]]></category> <category><![CDATA[Enzo Biagi]]></category> <category><![CDATA[Eridania]]></category> <category><![CDATA[giancarlo pajetta]]></category> <category><![CDATA[gianfranco piazzesi]]></category> <category><![CDATA[il resto del carlino]]></category> <category><![CDATA[il telegrafo]]></category> <category><![CDATA[la nazione]]></category> <category><![CDATA[monte dei paschi]]></category> <category><![CDATA[Renato Zangheri]]></category> <category><![CDATA[sarom]]></category> <category><![CDATA[Vittorio Feltri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205698</guid> <description><![CDATA[Sapeva già quattro lingue appena nato, e il futuro gli sarebbe stato indicato dal nonno: un giorno tutto quello sarà tuo. Zuccherifici, petrolio, giornali. Restarono solo i giornali, oltre ai tanti miliardi in banca. E due stili e percorsi diversi, incrociati solo nella sete di potere affermato attraverso la carta stampata, mitragliatori che intimorivano, talvolta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sapeva già quattro lingue appena nato, e il futuro gli sarebbe stato indicato dal nonno: un giorno tutto quello sarà tuo. Zuccherifici, petrolio, giornali. Restarono solo i <strong>giornali, oltre ai tanti miliardi in banca</strong>. E due stili e percorsi diversi, incrociati solo nella sete di potere affermato attraverso la carta stampata, mitragliatori che intimorivano, talvolta intimoriscono ancora, solo a guardarli. Anche, se fosse stato il caso, a scapito della corretta informazione.</p><p>Quella che segue è una storia come tante ce ne sono state in questo Paese. I protagonisti sono dettati dal fattore cronaca. Uno, il fondatore del sistema potere, si chiamava <strong>Attilio Monti</strong>, e con la carta il potere lo dirigeva. L&#8217;erede è Andrea, l&#8217;attuale proprietario della <strong>Poligrafici editoriale</strong>, fresco di aver mandato<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/la-nazione-fuori-il-direttore-dopo-gli-articoli-su-mps/205501/"> al macero due direttori sgraditi al <strong>Monte dei Paschi</strong>,</a> fattore che ci fa propendere all&#8217;ipotesi che il potere, rosso o nero, lo subisca. Poco cambia. A rimetterci sono prima di tutto tre grandi giornali, <strong>La Nazione, Il Resto del Carlino, e Il Giorno</strong>, fatti da eccellenti colleghi, ma che non sempre, negli ultimi anni, hanno avuto direttori all&#8217;altezza del nome della testata che portavano in giro. In questo soprattutto Andrea ha mutato a cospetto del nonno: il direttore lo vuol fare lui, sempre e comunque. Una notte di qualche anno fa scese in tipografia e fece cambiare il titolo in prima pagina. C&#8217;era stato appena un fatto di sangue, il corpo di un bambina di 9 anni, che si chiamava Sara Jay ed era è finita in una cantina, nascosta dietro un vecchio armadio, come un mucchio di stracci. La sua volontà fu quella di stampare in prima pagina: Pena di morte sì, sì, sì.</p><p>Uno stile diverso dal nonno, Attilio, prima petroliere, poi editore a tempo pieno, morto pochi anni dopo il tentativo di scalare il <strong>Corriere della sera.</strong> Amici e detrattori lo chiamavano cavalier Artiglio, ma sempre sottovoce, perché non si sapeva come sarebbe andata a finire. Romagnolo fumante, alto, snello, non aveva né peli sulla lingua né si faceva tanti problemi a macinare (anche lui) direttori dei suoi giornali di allora, Il Resto del Carlino a Bologna, La Nazione a Firenze, Il Telegrafo a Livorno. Lui Artiglio, sceglieva direttori che avrebbero comandato la nave. Se poi cambiavano rotta al limite della sopportazione li metteva alla porta. Ne sa qualcosa l&#8217;<strong>Enzo Biagi</strong>, direttore del Carlino: durò poco meno di un anno. Ed era già Enzo Biagi. Però colpevole di strizzare l&#8217;occhio a sinistra, con quelle interviste a <strong>Giancarlo Pajetta</strong>, <strong>Renato Zangheri</strong> e a quelli che erano i mammasantissima del <strong>Partito comunista</strong>. E lui, che era stato fascista, poi democristiano fino alla Dc di Bisaglia e Rumor e al Msi di Rauti, a tutti finanziava le campagne elettorali, ma dei comunisti non voleva sentir parlare. Biagi tornò in Rai. Più o meno lo scotto pagato da un altro maestro di giornalismo, <strong>Gianfranco Piazzesi</strong>, che alla Nazione durò un anno e un mese.</p><p>Artiglio non si faceva scrupoli, perché ai giornali era arrivato con un preciso compiti: aiutare le attività più remunerative, come quella dell&#8217;<strong>Eridania</strong> e della <strong>Sarom</strong>, l&#8217;azienda di petrolio, le casseforti al centro dell&#8217;impero. La sua idea di editore, come racconta in un memorabile articolo Giampaolo Pansa, era che i giornali avessero un utile occulto:  “I giornali, dunque, saranno un&#8217; arma di difesa e d&#8217; attacco e, se del caso, merce di scambio”.</p><p>Ma l&#8217;uomo, figlio di un fabbro, se era arrivato a costruire un impero che allora valeva qualche centinaio di miliardi, riusciva anche a spiazzare i più temibili avversari. Si era comprato i giornali per blindare gli affari, vero, ma quando deve scegliere un direttore per La Nazione punta su <strong>Domenico Bartoli</strong>, un signor professionista che aveva già capito tutto in tempi non sospetti e scriveva su Epoca una cinquantina d&#8217;anni fa: &#8220;La cosa peggiore che possa capitare, e che purtroppo capita, è l&#8217; equivoca combinazione affari-giornalismo-politica. È un ménage à trois nel quale l&#8217; affarismo fa la parte di un uomo che vende i favori della moglie (il giornale) a una terza persona (la politica) per un certo prezzo&#8221;.</p><p>Capito Artiglio? Faccio quello che fan tutti, ma con garbo. Una dote, anche questa. Magari non delle più apprezzabili. Il guaio che anche Artiglio, ormai a fine corsa, incappò nella crisi petrolifera e riuscì a malapena a blindare i giornali e vendere tutto il resto, incluse e raffinerie e i debiti all&#8217;Eni. I giornali gli impacchettò e consegnò nelle mani del nipote, <strong>Andrea Riffeser</strong> che al suo cognome aggiunse anche Monti, quello di cotanto nonno.</p><p>Artiglio non amava i giornalisti (lo schiaffo peggiore lo prese quando chiuse <strong>Il Telegrafo</strong> dalla sera alla mattina, ma con i giornalisti che si costituirono in cooperativa e gli portarono via milioni di lire oltre a non far mancare dalle edicole il giornale per neppure un giorno)  così come non li ha mai amati il nipote Andrea, al quale però &#8211; a differenza del nonno – gli sarebbe piaciuto fare il giornalista. Editore, ma con la volontà di confezionare i giornali. Lo ha fatto bene in questi anni. I giornali sono cresciuti, a Carlino e Nazione ha unito anche il Giorno, e ne ha fatto una potenza e radicato la presenza sul territorio. Sarebbe stato un ottimo direttore, probabilmente. Alcuni lampi di genio &#8211; lasciamo perdere il titolo sulla pena di morte &#8211; ha dimostrato di averli. Ma se ha fatto quadrare i conti, non è stato abile nell&#8217;insegnamento del nonno: usare i giornali per addomesticare il potere.</p><p>Ci provò qualche anno fa affidando a <strong>Vittorio Feltri </strong>la direzione dei suoi giornali. Contratto da un milione di euro all&#8217;anno, garanzie, promesse. Ma anche Feltri venne costretto alle dimissioni una mattina che, aprendo il giornale, non trova più il titolo che aveva licenziato prima di andarsene a casa. Lo ha cambiato l&#8217;editore. Feltri, il giorno stesso, tornò a Milano.</p><p>Quello che ha calcolato male Andrea nella sua idea di essere editore sono i giornalisti, la spina dorsale del prodotto. Così oggi, dopo l&#8217;ennesimo direttore mandato via perché non gradito al <strong>Monte dei Paschi</strong>, tempio della finanza rossa (il nonno non la prenderebbe bene), i giornalisti hanno scioperato. E hanno scritto un comunicato di fuoco contro il loro editore. Una dichiarazione di guerra. Per ribadire un concetto: siamo un grande giornale, in mano a un piccolo editore. Che si ostina a usare i giornali a scopo personale, sempre appresso a quell&#8217;utile occulto di cui parlava il cavalier Artiglio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/nazione-grande-giornale-editore-piccolo/205698/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Indagato Alessandri, bossiano in terra rossa: &#8220;Multe in conto alla Lega e casa non pagata&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/alessandri-bossiano-duro-poco-puro-multe-carico-della-lega-casa-pagata/203810/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/alessandri-bossiano-duro-poco-puro-multe-carico-della-lega-casa-pagata/203810/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 13:28:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Angelo Alessandri]]></category> <category><![CDATA[Antimafia]]></category> <category><![CDATA[bacchi spa]]></category> <category><![CDATA[barigazzi]]></category> <category><![CDATA[Boretto]]></category> <category><![CDATA[carlotti]]></category> <category><![CDATA[dagrada]]></category> <category><![CDATA[Finanziamento]]></category> <category><![CDATA[giovannini]]></category> <category><![CDATA[grandinetti]]></category> <category><![CDATA[inchiesta lega]]></category> <category><![CDATA[indagati]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[lusetti]]></category> <category><![CDATA[multe]]></category> <category><![CDATA[prefetto de miro]]></category> <category><![CDATA[procura di regio emilia]]></category> <category><![CDATA[proiettili]]></category> <category><![CDATA[Rosi Mauro]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203810</guid> <description><![CDATA[La sua stella nella Lega è cresciuta all'ombra di Umberto Bossi. Se non direttamente inserito nel cerchio magico, Angelo Alessandri, classe 1969, nella costellazione bossiana ha sempre brillato di luce ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/alessandri_bossi_pp_er.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-203901" title="alessandri_bossi_pp_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/alessandri_bossi_pp_er.jpg?47e3a5" alt="" width="620" height="240" /></a>La sua stella nella Lega è cresciuta all&#8217;ombra di Umberto Bossi. Se non direttamente inserito nel cerchio magico, <strong>Angelo Alessandri</strong>, classe 1969, nella costellazione bossiana ha sempre brillato di luce intensa. Ministeri sfiorati più volte, attualmente presidente della commissione ambiente e lavori pubblici alla Camera, e soprattutto anello di congiunzione <strong>tra il profondo nord e le cooperative rosse </strong>con le quali Alessandri ha sempre dialogato. Anche e soprattutto grazie al suo incarico ai lavori pubblici. Ruolo che se non è chiave poco ci manca. Se non per le decisioni &#8211; e i soldi &#8211; che da quelli uffici transitano.</p><p>Oggi l&#8217;onorevole Alessandri, secondo fonti interne agli inquirenti e come riportato dalla Gazzetta di Reggio, risulta indagato dalla Procura di Reggio Emilia per finanziamento illecito ai partiti insieme a <strong>Nadia Dagrada </strong>segretaria amministrativa della Lega nord, <strong>Giacomo Giovannini,</strong> capogruppo della Lega in consiglio comunale a Reggio, <strong>Francesca Carlotti, </strong>consigliere leghista in Provincia e candidato sindaco a Castellarano nel 2009 e <strong>Gianfranco Barigazzi, </strong>responsabile amministrativo della Lega Emilia. Quest&#8217;ultimo è l&#8217;uomo sul quale <strong>gli ex leghisti (e alcuni degli attuali) puntano il dito</strong>.<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/lega-nord-procura-reggio-emilia-indaga-quattro-esponenti-carroccio/203674/"> L&#8217;esposto presentato in Procura e sulla base del quale Reggio Emilia ha aperto un fascicolo con quattro indagati</a> ogni tre righe parla della condotta di Alessandri. Di come gestiva direttamente la cassa del partito, dell&#8217;uso disinvolto del danaro, delle eccezioni che gli venivano mosse e alle quali lui rispondeva con espulsioni. Il Procuratore di Reggio Emilia, <strong>Giorgio Grandinetti</strong>, non conferma e non smentisce i nomi degli indagati. Per poi aggiungere: &#8220;Se venisse verificato quello che sostiene l&#8217;ex vice segretario della Lega in Emilia, <strong>Marco Lusetti</strong>, i fatti sarebbero molto gravi&#8221;.</p><p>Come se non bastasse il potere accumulato, oltre a governare la <strong>Lega in Emilia per 11 anni</strong>, Alessandri è stato anche presidente federale della Lega nord, posto lasciato a Umberto Bossi il 5 aprile, quando il senatur ha liberato la segreteria e c&#8217;era bisogno di un ufficio dove collocarlo. Ha lasciato a malincuore, ma per il capo questo e altro.</p><p>Eppure negli anni, Alessandri, qualche problemino l&#8217;ha avuto. Non guai giudiziari, ma la sua condotta <strong>non sempre è stata così limpida</strong>. Ne sa qualcosa un tassista romano, convinto di vendere la propria casa all&#8217;onorevole Alessandri, con lui firma un preliminare, ma al rogito si presenta una terza persona, guarda caso anche lui leghista, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/17/bufera-parlamentare-leghista-alessandri-per-acquisto-casa-a-roma/171349/">e che la casa la paga con assegni scoperti</a>. Casa nella quale Alessandri tutt&#8217;ora vive con un contratto di comodato d&#8217;uso. Gratuito. Tutto d<a href="http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/261290/calabresi-lon-alessandri-la-casa-e-le-coincidenze.html">ocumentato dalle Iene,</a> trasmissione alla quale il tassista si rivolse per cercare di recuperare qualche soldo.</p><p>Ma non è l&#8217;unica stravaganza di Alessandri. Accadde nel 2010 che venne provato come una sessantina di contravvenzioni al codice della strada a suo carico venivano pagate dalla Lega. Non soldi di finanziamenti pubblici, ma quelli degli iscritti. 70 multe per eccesso di velocità, alcune delle quali annullate dai prefetti competenti. <a href="http://www.reggio5stelle.it/2010/06/24/alessandri-colleziona-multe-pagate-dalla-lega/">Altre pagate. Coi soldi del partito.</a></p><p>Quali soldi? Quelli che arrivano dalle campagne elettorali, assegni staccati da grandi aziende. Come la Bacchi, per esempio, che risulta, seppur con cifre modeste, equamente distribuiti alla Lega, ma anche al Pd, tutti regolarmente denunciati. Con un particolare che non è poi del tutto scontato. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/nuovo-stop-antimafia-per-lazienda-vicina-alla-lega/151246/">Già perché proprio alla Bacchi spa di Boretto per due volte è stato ritirato il certificato antimafia </a>su ordine del prefetto di Reggio Emilia,<strong> Antonella De Miro</strong>, destinataria non più di qualche giorno fa di un paio di proiettili, tanto perché capisse quanto il suo lavoro di rappresentante del governo sul territorio non sia così apprezzato.</p><p>Nella prima occasione l’azienda, era ricorsa al Tar, che a fine luglio dello scorso anno aveva dato ragione alla Bacchi annullando, l’interdittiva antimafia. Come conseguenza di questo atto il Tar aveva anche cancellato gli atti collegati:  quello del 7 aprile scorso, di Iniziative Ambientali, che sospendeva i lavori per la tangenziale di Novellara e quello del 15 aprile. Quest’ultimo emesso dalla Provincia di Reggio Emilia che prevedeva la sospensione  del contratto di appalto vinto dalla Bacchi Spa per la manutenzione delle strade provinciali della bassa reggiana.</p><p>Poi è  arrivato il<strong> </strong><strong>secondo “stop” ai lavori</strong>. La  firma è del <strong>prefetto </strong> De Miro, 4 agosto 2011.Nella nuova interdittiva antimafia si può leggere di un “<strong>sussistente pericolo di infiltrazioni mafiose</strong> tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della ditta Bacchi Spa”.</p><p>Perché il Prefetto di Reggio ha emesso questa nuova interdittiva nei confronti di una ditta che negli anni ha legalmente finanziato il mondo della politica locale con elargizioni <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/lantimafia-blocca-azienda-che-finanzio-la-lega-nord/104904/"><span style="text-decoration: underline;">regolarmente registrate ad esempio a favore  della Lega Nord come riportato dal </span><em></em><em><span style="text-decoration: underline;">ilfattoquotidiano.it</span></em><span style="text-decoration: underline;">?</span></a> Nei mesi scorsi le forze dell’ordine hanno effettuato diversi accertamenti mirati a rilevare la consistenza di un pericolo di permeabilità alla mafia. Indagini che, secondo il prefetto De Miro avrebbero superato le motivazioni per cui il<strong> </strong><strong>Tar </strong>di Parma ha accolto il ricorso presentato dalla Bacchi.</p><p>Nonostante questi piccoli problemi Alessandri non ha mai perso il potere né il sorriso. <strong>E&#8217; rimasto uno dei delfini di Bossi, </strong>è legatissimo e riconoscente a<strong> Rosi Mauro, </strong>ha continuato a macinare consensi, perché abile in politica lo è sempre stato. Un geometra di professione artigiano, come spiega la sua mini biografia di parlamentare, che della mastica pane e Lega da oltre un decennio. E che nella volontà di Bossi doveva essere colui che portava la Lega alla presa della rossa Emilia Romagna. Potere che poi ha dovuto dividere con un altro parlamentare, Gianluca Pini, maroniano della prima ora.</p><p>Oggi Alessandri, in un&#8217;intervista al <em>Corriere di Bologna</em>, si dice pronto a lasciare. Ma non per i guai giudiziari, ma perché 11 anni (di successi, dice lui) sono tanti e &#8220;se ci fosse un&#8217;alternativa all&#8217;altezza&#8221; si farebbe da parte. Sul fronte delle indagini, invece, fa sapere al procuratore di Reggio Emilia che ha in mano il fascicolo, di essere a disposizione per poter chiarire. Anzi, lo invita a essere chiamato prima possibile. Anche se in realtà non è così che funziona: i magistrati lo ascolteranno  quando sarà opportuno per le indagini.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/alessandri-bossiano-duro-poco-puro-multe-carico-della-lega-casa-pagata/203810/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Moby Prince, quella strage che non sussiste</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/moby-prince-quella-strage-sussiste/203469/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/moby-prince-quella-strage-sussiste/203469/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 13:52:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[21 anni dopo]]></category> <category><![CDATA[achille onorato]]></category> <category><![CDATA[agip abruzzo]]></category> <category><![CDATA[Altero Matteoli]]></category> <category><![CDATA[ammiraglio albanese]]></category> <category><![CDATA[Carlo Vizzini]]></category> <category><![CDATA[Enimont]]></category> <category><![CDATA[giudice lamberti]]></category> <category><![CDATA[ministro marina mercantile]]></category> <category><![CDATA[Moby Prince]]></category> <category><![CDATA[strage]]></category> <category><![CDATA[tragedia]]></category> <category><![CDATA[verità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203469</guid> <description><![CDATA[Per tutti quelli che si ostinano a chiedere giustizia anche una data è importante. 10 aprile. L&#8217;anno orribile è il 1991. Sono passati 21 anni. Successe che nella rada del porto di Livorno, un traghetto, il Moby Prince, finì contro una petroliera, l&#8217;Agip Abruzzo. I passeggeri morirono tutti nel salone centrale della nave, si salverà...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per tutti quelli che si ostinano a chiedere giustizia anche una data è importante. 10 aprile. L&#8217;anno orribile è il 1991. Sono passati 21 anni. Successe che nella rada del porto di Livorno, un traghetto, il <strong>Moby Prince</strong>, finì contro una petroliera, l&#8217;Agip Abruzzo. I passeggeri morirono tutti nel salone centrale della nave, si salverà solo un mozzo della compagnia, e ancora non abbiamo neppure capito come fece e perché solo lui. Gli altri, <strong>140 persone</strong>, tra passeggeri e membri dell&#8217;equipaggio, non ebbero scampo.</p><p>Se ne sono dette tante su questa vicenda. Ma il processo di primo grado – presidente del collegio il giudice <strong>Germano Lamberti</strong>, che anni dopo<a href="http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2004/08/19/LF2PO_LF201.html"> finirà agli arresti per corruzione</a> in atti giudiziari (nella stessa vicenda entrò con l&#8217;accusa di favoreggiamento l&#8217;ex ministro <strong>Altero Matteoli</strong>), successivamente<a href="http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2010/11/20/news/pena-raddoppiata-all-ex-prefetto-1.2181485"> condannato</a> e <a href="http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2005/04/13/LB4PO_LB405.html">congedato dalla magistratura</a> – si concluse senza risposta alcuna. O, meglio, una risposta ci fu: il fatto non sussiste.</p><p>Sussistono invece ancora oggi 140 morti senza giustizia, questo l&#8217;ex giudice Lamberti ce lo conceda. Sussiste anche che in quel processo <strong>non vennero chiamati</strong> a rispondere né l&#8217;armatore della Moby, <strong>Achille Onorato</strong>, né il comandante dell&#8217;Agip Abruzzo, <strong>Renato Superina</strong>, morto a Genova lo scorso anno, indagato e subito prosciolto con <strong>Sergio Albanese</strong>, l&#8217;allora comandante del porto che coordinò i soccorsi. Gli altri erano imputati da comparsa. Sussiste anche che l&#8217;allora ministro della Marina mercantile, <strong>Carlo Vizzini</strong>, indagato due anni dopo per le tangenti Enimont, condannato in primo grado e prescritto in Appello, già la mattina dell&#8217;11 aprile, decise che di errore umano si trattò.</p><p>Dunque occorreva qualcosa che confermasse le parole del ministro e cosa di meglio che ricorrere, come accaduto, a un provvidenziale muro di <strong>nebbia</strong>? Non importa se <strong>Romeo Ricci</strong>, quella sera in servizio all&#8217;Avvisatore marittimo, una sorta di torre di controllo, parlò di visibilità discreta e se <strong>Filippo Sgherri</strong>, il pilota del porto che accompagnò fuori il Moby, disse che la visibilità era ottima, come spiegheranno <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8rTt1HmHmZM">in aula e alle telecamere della Storia siamo noi di Giovanni Minoli</a>.</p><p>La nebbia, oltre che dai due addetti ai lavori, venne esclusa da tutti i testimoni, ma il giudice Lamberti, nella sentenza, la colloca nello spazio che occupa l&#8217;Agip Abruzzo, un <strong>banco di nebbia disegnato su misura</strong>, lungo 300 metri e alto come un palazzo di cinque piani. In Appello i giudici fanno di meglio e superano: stravolgono le parole dei testimoni (uno di loro <strong>Paolo Thermes</strong>, militare dell&#8217;Accademia navale) e gli fanno dire il contrario di quello che avevano deposto, e cioè che c&#8217;era, la nebbia. Addirittura si parlò in sentenza di <strong>nebbia da avvezione</strong>, fenomeno frequente nelle zone tropicali e del Bosforo a causa delle differenze termiche tra temperatura dell&#8217;aria e di acque di notevoli profondità.</p><p>Ma i giudici, il collegio presieduto da Lamberti, e poi quelli d&#8217;Appello, riuscirono ancora a fare di meglio e superarono Lamberti: non dettero alcuna risposta ai <strong>ritardi nei soccorsi</strong>. La verità storica dice infatti che il <em>mayday</em> lanciato dal Moby Prince – ma si saprà dopo perché nessuno, a Livorno, lo percepisce – è alle 22.26 e 9 secondi. Lo <strong>sentono a Genova, ma a Livorno no</strong>, e non ne conosciamo i motivi.</p><p>La Moby viene invece avvistata alle 23.45 e 33 secondi dagli ormeggiatori che salvano in mare l’unico superstite, <strong>Alessio Bertrand</strong>. Il Moby è ormai una grande bara che galleggia. Il primo tra i soccorritori che riesce a salire a bordo è la sera del giorno successivo, alle 20. Gli ultimi focolai dell’incendio verranno spenti soltanto il 15 aprile.</p><p>Sappiamo anche che quella sera nel porto c&#8217;era <strong>più traffico del dovuto</strong>, che c&#8217;erano probabilmente navi statunitensi che avevano caricato armi. Ma questo è quello che sappiamo, gli <strong>accordi tra i servizi segreti</strong> imponevano allora e impongono oggi di non avvertire nessuno quando una nave parte da <strong>Camp Darby</strong>, la base americana tra Livorno e Pisa, e carica materiale in porto. Figuriamoci se una vicenda del genere può finire in un&#8217;inchiesta.</p><p>Così, nei giorni successivi, se ne <strong>tirarono fuori di tutti i colori</strong>: bettoline, comandi bloccati, l&#8217;equipaggio che guardava una partita di calcio. Su tutto si indagò, meno che sulle <strong>navi che non ci dovevano essere</strong>, quelle che erano in rada dove non avrebbero potuto sostare, quelle che seguivano rotte inusuali. Invece la nebbia, avvistata dal giudice Lamberti in primo grado e confermata dall&#8217;Appello, avvalora la tesi dell&#8217;errore umano. Su questo si costruì il processo e a questa conclusione arrivò.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/moby-prince-quella-strage-sussiste/203469/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Biancofiore aveva capito già tutto un anno fa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/biondona-biancofiore-aveva-capito-tutto-anno/201704/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/biondona-biancofiore-aveva-capito-tutto-anno/201704/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Apr 2012 21:07:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[biancofiore]]></category> <category><![CDATA[dito medio]]></category> <category><![CDATA[forza alto adige]]></category> <category><![CDATA[forza trenito]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201704</guid> <description><![CDATA[Per tutti rimarrà la biondona fotografata accanto al premier mentre alza il dito medio. Siamo nel 1995 e lei, Michaela Biancofiore da Bolzano, è avvinghiata a un premier un po&#8217; più giovane, ma già noto e promettente nelle sue acrobazie da avanspettacolo. Ci prese gusto, viste le corna al G8, il bubusettete ad Angela Merkel, le barzellette in consiglio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per tutti rimarrà la biondona fotografata accanto al premier mentre alza il dito medio. Siamo nel 1995 e lei, <strong>Michaela Biancofiore da Bolzano</strong>, è avvinghiata a un premier un po&#8217; più giovane, ma già noto e promettente nelle sue acrobazie da avanspettacolo. Ci prese gusto, viste le corna al G8, il bubusettete ad Angela Merkel, le barzellette in consiglio dei ministri, le sue doti di latin lover vantate nei confronti del presidente finlandese, Tarja Halonen. Fu una scintilla a prima vista tra &#8216;papi&#8217; e la teutonica altoatesina (a quelle elezioni prese 18 voti di preferenza con la lista Vorwärts Südtirol), una lunga storia d&#8217;amore e di baldoria terminata da tempo.</p><p>Biancofiore è stata la prima, a maggio dello scorso anno, in tempi non sospetti e lontani ancora dal governo tecnico, ad avvertire i suoi colleghi che si sarebbe dovuti tornare al più  presto a<strong> Forza Italia</strong>. O, meglio, <strong>Forza Berlusconi</strong>. Senza troppi An tra le scatole.</p><p>Eppure non che Biancofiore sfoggi questo grande acume politico: diploma di istituto magistrale, imprenditrice nel settore wellness, parlamentare, a volte supera l&#8217;intera corte dei miracoli nel dichiarare senza riflettere. L&#8217;ultima, ma anche questa in ordine temporale, è quella su papa Wojtyla: &#8220;L&#8217;uccisione di <strong>Osama bin Laden è un miracolo di papa Giovanni Paolo II</strong>&#8220;. Un papa killer dall&#8217;aldilà non l&#8217;avevamo ancora sentito, neppure nel più blasfemo dei libri di storia. Forse lei non intendeva questo, ma si sa, a stare accanto a Silvio si impara questo e altro.</p><p>Come quando invitò, non molti mesi addietro, <strong>Sgarbi a Bolzano</strong>. Il Vittorio furioso, storico dell&#8217;arte eccelso, dicono, ma a digiuno della storia recente del nostro Paese, paragonò Durnwalder a Hitler. Lei, Michaela, se la cavò con una risata: “Vittorio a volte è incontenibile”. Già, peccato che quella frase aprì una crisi istituzionale e una crepa nella terra della convivenza che forse poteva essere evitata. Sgarbi, a modo suo, chiese scusa, ma lo fece diversi giorni dopo.</p><p>Potremmo andare avanti e a ritroso negli anni, ma limitiamoci alla festa di compleanno per i 40 anni dell&#8217;onorevole Biancofiore. Quel giorno riceve una telefonata da Silvio: &#8220;Vieni ad Arcore, il tuo compleanno merita una gran festa&#8221;. Lei talmente è onorata dell&#8217;invito che si presenta con la torta (in genere, al festeggiato la torta la fanno trovare i festeggianti) made in Bolzano. Un semifreddo con un dito medio di cioccolato al centro. E giù risate in quel di villa San Martino, nel ricordare l&#8217;episodio che fece della giovane Michaela una star della politica, lady dito medio, appunto.</p><p>Bei tempi, davvero. Le cose cambiano. Ma Biancofiore ha dimostrato di averla capita prima degli altri. E oggi si candida a governare <strong>Forza Trentino e Forza Alto Adige. </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/biondona-biancofiore-aveva-capito-tutto-anno/201704/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quello che Dalla non avrebbe voluto: guerra sull&#8217;eredità e niente Fondazione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/tutto-quello-dalla-avrebbe-voluto-guerra-sulleredita-fondazione-fara/201627/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/tutto-quello-dalla-avrebbe-voluto-guerra-sulleredita-fondazione-fara/201627/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Apr 2012 10:57:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[augias]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[casa museo]]></category> <category><![CDATA[ciao lucio]]></category> <category><![CDATA[cugini dalla]]></category> <category><![CDATA[diritti d'autore]]></category> <category><![CDATA[don gallo]]></category> <category><![CDATA[etna]]></category> <category><![CDATA[Gaetano Curreri]]></category> <category><![CDATA[guerra patrimonio]]></category> <category><![CDATA[isabella ferrari]]></category> <category><![CDATA[Marcello Corvino]]></category> <category><![CDATA[Marco Alemanno]]></category> <category><![CDATA[milioni di euro]]></category> <category><![CDATA[patrimonio lucio dalla]]></category> <category><![CDATA[ron]]></category> <category><![CDATA[stadio]]></category> <category><![CDATA[studi registrazione]]></category> <category><![CDATA[terreni]]></category> <category><![CDATA[travaglio]]></category> <category><![CDATA[umberto Eco]]></category> <category><![CDATA[via d'azeglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201627</guid> <description><![CDATA[Se n'è andato via da un mese, Lucio Dalla. E in quattro settimane è successo quello che lui aveva cercato di evitare per una vita ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/dalla_degregori_er.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-161175" title="dalla_degregori_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/dalla_degregori_er.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="220" /></a>Se n&#8217;è andato via da un mese, <strong>Lucio Dalla</strong>. E in quattro settimane è successo quello che lui aveva cercato di evitare per una vita intera: dibattiti sulla sua omosessualità, o bisessualità sarebbe più corretto dire, pletore di commentatori che hanno spiegato quello che avrebbe dovuto fare, il ruolo della chiesa e l&#8217;atteggiamento verso i gay. Ma soprattutto è la corsa all&#8217;<strong>eredità</strong>, quella che oggi manovrano gli avvocati, che assume tinteggiature un po&#8217; da fiction e un po&#8217; da tragedia.</p><p>Dalla avrebbe voluto mettere in piedi una <strong>fondazione a suo nome</strong>, la firma ufficiale era prevista per domani, <strong>2 aprile</strong>, e gli sarebbe servita a trasformare la sua casa, quella di via D&#8217;Azeglio 15, in un museo: Lucio voleva che quell&#8217;immobile, ricavato in un ex convento dislocato tra il seminterrato e il quarto piano, 2363 metri quadrati calpestabili, 436 quadri, da Klimt in giù, diventasse un museo aperto a tutti. Ma non sarà così, visto che si tratta di uno dei pezzi più pregiati del blocco lasciato in eredità.</p><p>Non sappiamo che fine farà quella casa, dove attualmente vive <strong>Marco Alemanno</strong>, il compagno di Lucio, e che della fondazione sarebbe stato il direttore artistico (per la presidenza il nome che a Dalla piaceva era quello di <strong>Umberto Eco</strong>) e che è un inquilino quasi abusivo, nonostante abitasse lì con Dalla da 8 anni. In qualsiasi momento potrebbe essere costretto a lasciare la casa. Probabile che non avvenga nell&#8217;immediato, e neppure in questi termini, ma gli eredi, diventati milionari per caso e senza nessuna aspettativa, vorranno far valere le loro ragioni.</p><p>Ragioni che in un primo momento erano concordi con le volontà del loro parente alla lontana: sì alla fondazione, nessuno tocchi Alemanno, sì alla casa museo. Oggi in realtà, nessuno lo dice, ma le posizioni sono cambiate. Alemanno sa che deve contare sulle sue forze e sta rifiutando offerte d&#8217;oro per scrivere un libro che racconterebbe di lui e Lucio, mentre ha accettato uno spettacolo teatrale dove il manager di Alemanno sarebbe <strong>Marcello Corvino</strong>, uno che nel suo lavoro è tra i fuori serie in Italia. Entrare nella sua squadra, formata da Don Gallo, Corrado Augias, Isabella Ferrari, Marco Travaglio, solo per citarne alcuni, vorrebbe dire una svolta per la carriera di attore. Agli amici Alemanno dice che non ha intenzione di fare nessuna battaglia sulle spalle di Lucio. Solo questo, per il resto cerca di riprendersi una vita che non è più la stessa, fatica a elaborare un lutto forse troppo grande per le sue spalle.</p><p>Ma cosa lascia Lucio Dalla dal punto di vista patrimoniale? Tanto, la cifra complessiva potrebbe aggirarsi sui <strong>cento milioni di euro</strong>, escludendo gli ottocentomila euro all&#8217;anno, garantiti per oltre mezzo secolo, di diritti d&#8217;autore, soldi che secondo Dalla avrebbero finanziato la fondazione. E anche i diritti d&#8217;autore potrebbero diventare terreno di scontro. Anche perché molte canzoni di Dalla sono firmate a quattro e più mani, soprattutto con <strong>Ron</strong> e gli <strong>Stadio</strong>. Ma mentre Ron, l&#8217;unica persona che Dalla dal punto di vista musicale ascoltava, è tornato nel suo studio di registrazione vicino al confine con la Svizzera, anche lui costretto a farsi una ragione sul fatto che Lucio non ci sia più e che con Lucio se n&#8217;è andata una parte di se stesso, gli Stadio, nella persona di <strong>Gaetano Curreri</strong>, alla corsa partecipano in prima persona. È stato Curreri, e nessuno ne capisce ancora il motivo, che tre giorni dopo la morte di Dalla si è precipitato in tribunale a chiedere la tutela del patrimonio. Richiesta accolta, ma da quel giorno sull&#8217;intero patrimonio di Dalla vigila anche la magistratura. Quale sia stato il motivo nessuno lo sa, Curreri dice di averlo fatto per amicizia, ma in genere queste procedure avvengono nella paura che qualcuno possa fuggire con un&#8217;opera d&#8217;arte, un quadro, un&#8217;auto. Insomma, tutto quello che potrebbe fare cassa.</p><p>E di cose ce ne sono: oltre alla casa di via D&#8217;Azeglio a Bologna Lucio era proprietario di  6 terreni e 3 fabbricati in provincia di Catania (villa all&#8217;Etna) , uno studio di registrazione vicino le isole Tremiti, terreni in Abruzzo e una villa alle pendici dell’Etna, 14 stanze, oltre a un&#8217;appartamento a Urbino. Senza contare la villa alle Tremiti, costruita a pochi passi dal mare, immensa anche quella e alla quale, negli ultimi anni, Dalla aveva aggiunto una dependance che avrebbe ristrutturato.Una barca, adattata anche a studio di registrazione, chiamata “Brilli e Billy” come i suoi due labrador neri. E questa è la parte conosciuta dell&#8217;eredità. Probabile che il giudice, nel fare l&#8217;inventario, trovi molto altro.</p><p>Ma – almeno a oggi – sarà tutto monetizzato e diviso tra i cugini di secondo grado, quattro, e due figli di questi. Saranno loro a tenere in mano il gioco. E di fondazione, a oggi, non se ne parla. Nonostante il Comune si affanni a mantenere il ricordo, a proporre di continuo iniziative (ed è riuscito a fare in modo che ogni settimana, in via D&#8217;Azeglio, venga suonata una canzone di Lucio, a partire da stasera 1 aprile) i riflettori oggi sono tutti su un piano numerico gestito dagli avvocati. Freddi numeri. Anche le 581 canzoni scritte da Dalla in oltre mezzo secolo di carriera, vengono monetizzate e spartite.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/tutto-quello-dalla-avrebbe-voluto-guerra-sulleredita-fondazione-fara/201627/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tanzi è un delinquente, ma la pena di morte no</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/tanzi-delinquente-condannato-morte/200249/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/tanzi-delinquente-condannato-morte/200249/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 18:07:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[arresto]]></category> <category><![CDATA[Calisto Tanzi]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[condanna a morte]]></category> <category><![CDATA[crac]]></category> <category><![CDATA[emiliano liuzzi]]></category> <category><![CDATA[famiglia tanzi]]></category> <category><![CDATA[Fiumicino]]></category> <category><![CDATA[freccia alata]]></category> <category><![CDATA[Parma]]></category> <category><![CDATA[Parmalat]]></category> <category><![CDATA[pena di morte]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[tanzi delinquente]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200249</guid> <description><![CDATA[E&#8217; l&#8217;ombra di se stesso, il Calisto Tanzi di oggi. Denutrito, scavato in volto, dimagrito oltre trenta chili. Un uomo che – ma questo lo stabiliranno i giudici del tribunale di sorveglianza &#8211; rischia di morire. E&#8217; difficile entrare nel merito senza farsi travolgere dalle emozioni. Potrebbe essere una sceneggiata. Noi sappiamo che Tanzi non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; l&#8217;ombra di se stesso, il <strong>Calisto Tanzi</strong> di oggi. Denutrito, scavato in volto, dimagrito oltre trenta chili. Un uomo che – ma questo lo stabiliranno i giudici del tribunale di sorveglianza &#8211; rischia di morire.</p><p>E&#8217; difficile entrare nel merito senza farsi travolgere dalle emozioni. Potrebbe essere una sceneggiata. Noi sappiamo che Tanzi non solo è colpevole di aver messo in ginocchio decine di migliaia di risparmiatori, ma anche – nel periodo in cui era agli arresti domiciliari – di aver cercato di intercedere su nomine bancarie, di aver messo in piedi un&#8217;altra società, di aver occultato beni che aveva accumulato con soldi <strong>sottratti, rubati, a povera gente</strong>. Questo è il signor Calisto Tanzi. L&#8217;uomo che oggi si sente responsabile, ma che fa fatica ancora a pronunciare la parola colpevole. Tutto questo è. Ma sappiamo bene anche cosa potrebbe diventare: una vittima della giustizia, un&#8217;altra fotografia sul marmo da esibire nella prossima campagna elettorale nei comizi di<strong> Berlusconi o chi per lui.</strong> Ma sarebbe il male minore: almeno la credibilità il Pdl dovrebbe averla persa.</p><p>Il male maggiore è che comunque l&#8217;idea che in una <strong>democrazia sviluppata</strong> come dovrebbe essere l&#8217;Italia, non si può morire in carcere. E&#8217; l&#8217;esatto equivalente della pena di morte, quella pratica che divide noi europei dagli <strong>Stati Uniti d&#8217;America</strong> più di quanto non faccia l&#8217;Oceano. Le condizioni di salute di Tanzi sono serie, su questo non c&#8217;è dubbio: è già stato ricoverato più volte all&#8217;ospedale Maggiore di Parma e in carcere è costantemente monitorato. Questo è il volto presentato in aula, insieme a una quasi ammissione di colpevolezza e a generiche scuse può non bastare. Un aneddoto curioso, giusto per spiegare chi era Tanzi: il giorno in cui si consegnò alla giustizia, nel 2003, per una serie di coincidenze, mi trovavo all&#8217;aeroporto di<strong> Fiumicino</strong>. I telegiornali non parlavano d&#8217;altro. Anzi, si addentravano in ipotesi di fuga. Qualcuno ventilava l&#8217;ipotesi che fosse già in Sudamerica. L&#8217;uomo più ricercato d&#8217;Italia invece era nella sala di <strong>Freccia Alata</strong> che – insieme a una persona che non riuscii a identificare – neppure lo guardava il tg. Sembrava quasi divertito, convinto di farla franca come già probabilmente era riuscito a fare altre volte. La <strong>strafottenza che solo gli uomini di potere riescono ad avere.</strong> Noi, comuni mortali, saremmo stati schiantati, colpevoli o meno, da quella taglia che gli mettevano sulla testa i magistrati. Lui sorseggiava caffè, e da lì a breve sarebbe salito su un aereo di linea. La sera si consegnò.</p><p>Di giorni di carcere ne fece pochi, pochissimi. E&#8217; tornato nel rifugio dorato della sua Parma, in una villa che chi vive con le preoccupazioni del prezzo della verdura e dell&#8217;articolo 18 non hanno neppure la forza di sognare.</p><p>E&#8217; stato a spasso nel cortile della sua dimora per anni, tra campi da tennis e piscina, opere d&#8217;arte e camerieri. Probabilmente la ricchezza accumulata glielo permetteva. Con la sentenza della Cassazione ha capito, forse, che la sua vita è entrata a pieno diritto &#8211; come è giusto che sia &#8211; tra i comuni mortali. Una mortalità che però non deve, non può, arrivare dal carcere. Se le sue condizioni sono incompatibili con la detenzione è giusto che Tanzi esca. Lo dice il codice di procedura penale. <strong>Nessuno vuole vederlo morire,</strong> non è con la morte che pagherà il debito con tutte le persone che ha messo in ginocchio. Non voglio credere, neppure per un attimo, di vivere in un Paese che usa la condanna alla pena capitale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/tanzi-delinquente-condannato-morte/200249/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalla: sesso, bugie e video-scemi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/dalla-sesso-bugie-video-scemi/195652/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/dalla-sesso-bugie-video-scemi/195652/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 17:16:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Aldo Busi]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Carlo Giovanardi]]></category> <category><![CDATA[Casini]]></category> <category><![CDATA[ciao lucio]]></category> <category><![CDATA[coppie di fatto]]></category> <category><![CDATA[costituzioni]]></category> <category><![CDATA[democristiani]]></category> <category><![CDATA[diritti]]></category> <category><![CDATA[Famiglia]]></category> <category><![CDATA[funerale dalla]]></category> <category><![CDATA[gay]]></category> <category><![CDATA[lucia annunziata]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[maldive]]></category> <category><![CDATA[Marco Alemanno]]></category> <category><![CDATA[sesso]]></category> <category><![CDATA[sessualità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195652</guid> <description><![CDATA[Lo sciocchezziario quotidiano sulla sessualità di Lucio Dalla, la Chiesa, l&#8217;eredità morale e testamentale, è veramente un esercizio disgustoso. Non avrebbe gradito, né lui né altri al suo posto. Non sono di nessuna fazione, ma uno spettatore come tanti. E da spettatore del funerale di Lucio Dalla posso dire che la Chiesa ha dato la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Lo sciocchezziario quotidiano sulla sessualità di<strong> Lucio Dalla</strong>, la Chiesa, l&#8217;eredità morale e testamentale, è veramente un esercizio disgustoso. Non avrebbe gradito, né lui né altri al suo posto.</p><p>Non sono di nessuna fazione, ma uno spettatore come tanti. E da spettatore del funerale di Lucio Dalla posso dire che la Chiesa ha dato la dimostrazione di avere delle vedute molto più furbe (condanna il peccato, non il peccatore, dunque se ne lava le mani) di quanto non abbia la politica (condanna i gay già alla nascita, ma finge di non saperlo). A Bologna la Chiesa ha aperto le porte di San Petronio – le ultime volte era stato per il funerale di don Dossetti e per le vittime della strage, altrimenti i funerali a Bologna si celebrano altrove – e ha dato la parola e il sagrato a <strong>Marco Alemanno</strong>, l&#8217;ultimo compagno di Lucio. Non è molto, ma è qualcosa. Se la politica facesse lo sforzo di riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso sarebbe risolto il problema di chi vive la condizione politica di omosessuale. Perché è per volontà della Costituzione se le coppie dello stesso sesso non hanno diritti terreni. E&#8217; c0lpa della politica bipartisan. E fa parte delle complicanze che di volta in volta i politici hanno con la famiglia. Togliatti condannava l&#8217;adulterio in pubblico, ma amava Nilde Jotti. Emilio Colombo, democristiano e cattolico praticante, oltre a fare uso di cocaina, era omosessuale. Casini mangia (alle Maldive), beve (a Roma) e prega (a Bologna) ma divorzia e si risposa. Berlusconi ha ostentato le sue capacità amatorie per quante legislature ha potuto. D&#8217;Alema non piace ai gay e i gay non piacciono a D&#8217;Alema. L&#8217;elenco è sterminato. Non vediamo chi e come potrebbe mettere mano all&#8217;articolo costituzionale che riconosce come famiglia un nucleo composta da uomo e donna. Ma è sicuramente un passaggio necessario. Se non si muove la politica, pretendere che lo faccia la chiesa cattolica è improbabile.</p><p>Però la conclusione di un&#8217;orgia funebre è stata quella. Quella di voler attribuire a Lucio e Marco Alemanno il ruolo forzato di una coppia di fatto. Costa meno fatica attribuire un valore simbolico a un morto che non discutere concretamente di un problema. E&#8217; l&#8217;esercizio preferito in questo Paese.</p><p>&#8220;Alemanno unico erede&#8221;, dicono i tele-scemi inebetiti da un momento commovente come il ricordo di una persona cara a pochi minuti dalla sepoltura. Ma un testamento non c&#8217;è. L&#8217;ho scritto sul <em>Fatto Quotidiano</em> a poche ore dalla morte. L&#8217;ho scritto perché lo sapevo: Lucio voleva creare una fondazione che sarebbe stata pronta tra un mese e mezzo. Lo so perché è lui che me lo ha detto, perché lavoravano al progetto amici comuni, molto amici suoi e miei.</p><p>Fondazione che doveva avere il merito di rilanciare l&#8217;immagine di <strong>Bologna</strong> e mettere a disposizione di tutti il patrimonio che Dalla ha accumulato negli anni. Voleva che la sua casa di via D&#8217;Azeglio, o almeno una parte di questa (parliamo di oltre 2400 metri quadrati) diventasse un museo senza biglietto. Lo era già: bastava sapere che Lucio era in casa, non negava l&#8217;ingresso a nessuno. E spiegava dove aveva raccolto libri, dischi in vinile, quadri, mobili. Il suo testamento sarebbe stata la fondazione.</p><p>Nei suoi affari, Lucio, era il beneficiario e l&#8217;amministratore. Marco Alemanno, il suo compagno, aveva il 4 per cento di una delle quattro società a nome di Lucio Dalla. Il resto lo gestiva e amministrava Lucio.</p><p>Sulla <strong>morte e tutte le altre sciocchezze</strong>, è bene puntualizzare che Dalla sapeva che a 70 anni può succedere anche di morire all&#8217;improvviso. Sapeva che può accadere anche a 30, ma a 70 la statistica dice che è più frequente. Nella sua completa facoltà di intendere e volere Lucio sapeva anche di avere dei parenti. Con questo non voglio andare oltre. Sono i fatti. Anzi, sono fatti suoi.</p><p>Lucio e Marco Alemanno erano una coppia di fatto? Abitavano nella stessa casa, di proprietà di Lucio, da qualche anno. In passato Lucio ha abitato anche per una ventina d&#8217;anni con Ron, se è per questo. L&#8217;ho visto anche in compagnia di belle signore, talvolta.</p><p><strong>Lucio Dalla era gay?</strong> Bisessuale? Gradiva le orge o il latex? Non gliel&#8217;ho mai chiesto. Ha parlato di masturbazione nelle sue canzoni, è stato censurato per aver raccontato degli orfani, tanti, che i soldati americani hanno lasciato dopo la guerra. Mi ha sempre incuriosito sentirlo parlare di Bologna piuttosto che della sua sessualità, sentirlo raccontare dei suoi giochi di bambino in una città semi distrutta dai bombardamenti Alleati, della fatica che faceva la madre per rammendare vestiti e portare a casa un tozzo di pane. Era bello sentirgli raccontare con quanta fatica era riuscito a dare un mestiere al suo talento, prima come ballerino di tip tap, poi clarinettista spiantato fino a Sanremo. Sulla sua sessualità complicata non ho mai chiesto. Non so neppure bene quale sia la mia, non so se esista una sessualità definita e perentoria, figuriamoci se mi poteva interessare quella di Lucio Dalla.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/dalla-sesso-bugie-video-scemi/195652/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>40mila persone per l&#8217;ultimo saluto a Dalla. Le lacrime di Jovanotti e Renato Zero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/migliaia-persone-salutare-dalla-bologna-perso-delle-torri/195308/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/migliaia-persone-salutare-dalla-bologna-perso-delle-torri/195308/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Mar 2012 14:00:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Amici]]></category> <category><![CDATA[augias]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[bolognesi]]></category> <category><![CDATA[camera ardente]]></category> <category><![CDATA[ciao lucio]]></category> <category><![CDATA[colleghi]]></category> <category><![CDATA[dalla morto]]></category> <category><![CDATA[dionigi]]></category> <category><![CDATA[jovanotti]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[mingardi]]></category> <category><![CDATA[montezemolo]]></category> <category><![CDATA[Morandi]]></category> <category><![CDATA[Piazza Grande]]></category> <category><![CDATA[piazza maggiore]]></category> <category><![CDATA[Prodi]]></category> <category><![CDATA[Renato Zero]]></category> <category><![CDATA[renato zero lucio dalla]]></category> <category><![CDATA[travaglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195308</guid> <description><![CDATA[È una città smarrita quella che da stamani saluta Lucio Dalla. 1500 persone ogni ora, chissà per quanto tempo ancora. La piazza Maggiore, o piazza Grande, è tutta per Lucio. Le migliaia di ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/dalla_gente_er.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-195353" title="dalla_gente_er" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/dalla_gente_er.jpg?47e3a5" alt="" width="620" height="241" /></a>È una città smarrita quella che da stamani saluta<strong> Lucio Dalla</strong>. 1500 persone ogni ora, la stima. E chissà per quanto tempo ancora. La piazza Maggiore, o piazza Grande, è tutta per Lucio. Le migliaia di persone e due amplificatori che trasmettono a ritmo continuato le sue canzoni. Poi, a sorpresa, nella notte, l&#8217;omaggio alla salma di Lucio da parte di <strong>Jovanotti </strong>e <strong>Renato Zero</strong> arrivati alla camera ardente insieme a Ron.</p><p>&#8220;Oggi il ricordo non lo fanno i singoli perché è una manifestazione d&#8217;affetto impressionante. C&#8217;e&#8217; tutta via D&#8217;Azeglio piena e un flusso che è pari dieci volte quello che noi vediamo&#8221;. Queste le parole che l&#8217;ex premier <strong>Romano Prodi </strong>nel cortile d&#8217;onore di Palazzo D&#8217;Accursio dove ha portato il suo saluto , accompagnato dalla moglie Flavia, al feretro di Lucio Dalla, sistemato nella camera ardente allestita dal Comune. &#8220;Queste cose accadono non quando c&#8217;è solo ammirazione, ma quando c&#8217;è un grande affetto&#8221;, ha aggiunto Prodi ricordando che con Dalla &#8220;ci incontravamo sempre qui, in piazza Maggiore”.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/utaLkQ-vIJ8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Prodi, poi <strong>Gianni Morandi</strong>: &#8220;Questo è stato uno scherzo, lui ne faceva tanti di scherzi, ma questo era veramente inaspettato, ci ha fatto un brutto scherzo. Stiamo vivendo delle giornate molto tristi, non solo noi che amiamo la musica e amiamo Lucio, mi sembra tutta la città di Bologna e tutta Italia&#8221;.</p><p>&#8220;C&#8217;e&#8217; un&#8217;ondata di affetto meraviglioso per un uomo che ci ha lasciato tante cose belle, tante canzoni, tante suggestioni e tante emozioni&#8221; ha continuato Gianni Morandi. A chi gli domandava se gli artisti bolognesi organizzeranno un concerto tributo in piazza Maggiore come suggerito dall&#8217;assessore comunale alla Cultura Alberto Ronchi, Morandi ha risposto che &#8220;penso che siano tutte cose che si potranno fare, ma noi in questo momento non siamo contenti, non riusciamo a pensare a quello che faremo: sono venuto qui a salutare un amico che non c&#8217;e&#8217; più&#8221;. Morandi con Dalla ha condiviso non solo una lunga e profonda amicizia, ma anche un album e tanti eventi musicali, tra cui l&#8217;ultimo Festival di Sanremo.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/2IMk2-rIsio" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>&#8220;Sono tante le persone che da lui hanno avuto un contatto anche solo di qualche minuto, ma con un&#8217;intensità che secondo me altri non sono capaci di dare. Tante telefonate anche al di là del lavoro. Deve essere ricordato per tutto quello che lascia in termini di musica e parole, ma soprattutto per la sua umanità&#8221;.</p><p>&#8220;E&#8217; una giornata incredibilmente toccante&#8221;, ha detto il patron della Virtus Claudio Sabatini commentando la sterminata folla che sta affluendo nel cortile d&#8217;onore di Palazzo d&#8217;Accursio. “Domani &#8211; ha spiegato il patron della squadra di basket di cui Dalla era un appassionato tifoso &#8211; &#8220;osserveremo un minuto di silenzio in ricordo di Lucio e sarà diffusa la canzone &#8216;Caruso&#8217;&#8221;, prima di inizare il match di pallacanestro che vedra&#8217; contrapposte la Virtus e il Varese. All&#8217;Unipol Arena di Bologna esporremo anche una foto storica che ritrae Lucio accanto al giocatore di basket Augusto Binelli (due metri e undici, ndr).</p><p>Intanto e&#8217; continuo il flusso di persone che sta sfilando davanti al feretro dove e&#8217; stata sistemata anche una corona di fiori inviata da Milly Carlucci e dal marito Angelo. Tra coloro che sono giunti a portare un saluto al feretro ci sono anche l&#8217;attore e giornalista Giorgio Comaschi, il consigliere regionale del Pd Maurizio Cevenini, la direttrice artistica di Artefiera <strong>Silvia Evangelisti</strong>, l’impresario Bibi Ballandi, il vicedirettore del Fatto Quotidiano<strong> Marco Travaglio, Milena Gabanelli e Corrado Augias</strong>. Hanno portato un ultimo saluto, inoltre, il rettore dell&#8217;Universita&#8217; di Bologna Ivano Dionigi, l&#8217;attice Isabella Ferrari e il presidente della fondazione Carisbo<strong> Fabio Roversi Monaco, </strong><span style="font-weight: bold;">Pierferdinando Casini, il ministro Gnudi, </span><strong>Luca Cordero di Montezemolo, Pierdavide Carone, Andrea Mingardi, Renato Villalta, Claudio Sabatini </strong><strong>e l&#8217;intera squadra di basket della</strong><strong> Virtus</strong><strong> con in testa </strong><strong>coach</strong><strong> </strong><strong>Finelli</strong>. Di primo mattino, senza farsi vedere dalla folla, <strong>Bobo Craxi</strong>. Ma soprattutto i bolognesi: quelli che consideravano Lucio una persona Cara solo perché aveva scritto loro le canzoni dell&#8217;infanzia, della giovinezza, della vecchiaia. Dell&#8217;amore.</p><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629502324641%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629502324641%2F&amp;set_id=72157629502324641&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="300" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629502324641%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629502324641%2F&amp;set_id=72157629502324641&amp;jump_to="></embed></object></p><p>Incessante la processione delle migliaia di persone che da stamattina alle 9.30 si stanno mettendo in fila per portare un ultimo saluto al feretro. La camera ardente rimarrà aperta tutto il giorno, anche dopo mezzanotte se sarà necessario per consentire a tutti l&#8217;accesso.</p><p>E&#8217; ormai da giorni che va più lenta, Bologna. Si fa il segno della croce, posa una rosa rossa sullo scalino di via D&#8217;Azeglio, si ferma ad aspettare che sbuchi da dietro l&#8217;angolo, dal bar, dal negozio di saponi, dall&#8217;antiquario. Invece questa volta non lo vedranno arrivare perché Lucio Dalla non c&#8217;è più. Biglietti, tanti, rose, fiori. Cartelli in ogni negozio, “ciao Lucio, ci mancherai”. Poi quell&#8217;applauso, verso le sei e mezzo del pomeriggio di ieri, quando arriva il feretro, accompagnato da<strong> Marco Alemanno</strong>, il suo compagno, e a seguire<strong> Ron</strong>. I due amori di un&#8217;intera vita.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/uyaYYNTFF2o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>E in quell&#8217;applauso c&#8217;è il carattere di Bologna, schiva, quando è il momento di esserlo. Taciturna. Mai approfittatrice. Lenta, come lo è oggi, ma che quando è necessario correre lo fa. Leale sempre. Un&#8217;amica, insomma. Quella stessa città che in poche ore ha organizzato il funerale di Lucio. In una frenetica riunione in consiglio comunale, dove sono uscite fuori le proposte più strampalate, è stato deciso che da stamani verrà aperrta la camera ardente nel cortile di palazzo d&#8217;Accursio. Domani, alle 14.30, nella basilica di San Petronio, in via del tutto eccezionale (l&#8217;ultima funzione fu 15 anni fa per la morte di don Giuseppe Dossetti e prima ancora nell&#8217;agosto del 1980 per le vittime della strage alla stazione) verrà celebrato il funerale. Come eccezionale è stata la scelta del funerale di domenica, il giorno in cui Dalla avrebbe compiuto 69 anni: anche in questo caso la Curia, senza formalmente apparire, ha fatto uno strappo alla regola. Uno strappo che la Cei, la conferenza episcopale, ha preferito non fare, visto che ha già avvertito che “i funerali non son o uno spettacolo”, con un riferimento esplicito ai funerali del cantautore e più sommerso come risposta ai maxi schermi che il Comune ha già fatto allestire in piazza Maggiore. &#8220;Le esequie cristiane non sono uno spettacolo, anche se utilizzano la ricchezza e la pluralità di codici della liturgia&#8221;, ha detto monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell&#8217;Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. In una società in cui la morte è &#8220;rimossa dall&#8217;orizzonte della vita quotidiana&#8221;, o al massimo intesa come &#8220;un evento che si affronta in solitudine&#8221;, un &#8220;fatto privato per le persone comuni o &#8216;pubblico&#8217; per le celebrita&#8217;&#8221;, per il sottosegretario della Cei e&#8217; urgente riscoprire il &#8220;carattere di mistero&#8221; e il &#8220;carattere collettivo&#8221; di questo evento, che in una prospettiva cristiana &#8220;riguarda il defunto, la sua famiglia, ma anche tutto il genere umano&#8221;. E ciò anche &#8220;di fronte alla spettacolarizzazione della morte&#8221;, che a volte, invece, &#8220;si consuma sotto i riflettori&#8221;: sempre, infatti, &#8220;il rito funebre &#8211; ha concluso Pompili &#8211; ha la funzione di far riscoprire la morte come &#8220;cammino collettivo e comune&#8221;.</p><p>Il Bologna calcio, invece, la squadra di Lucio, quella per cui la domenica soffriva e si mangiava le unghie, ha deciso di posticipare la partita in casa con il Novara di domani.</p><p>Il sindaco, insieme al compagno di Lucio, Marco, ha deciso anche che la camera ardente resterà aperta per tutta la giornata di oggi, fino a quando ci saranno persone che vorranno entrare nel cortile di palazzo d&#8217;Accursio.</p><p>Tante, probabilmente. Perché se Dalla aveva nel cuore Bologna, Bologna lo amava come il suo figlio più illustre, l&#8217;uomo che con la penna e la musica aveva portato un pezzo di storia della città in tutto il mondo.</p><p><strong>Un amore ricambiato che non si sono mai nascosti</strong>. “Non mi piacciono questi politici, non li conosco proprio, non saprei chi votare”, ha detto poco prima delle elezioni un anno fa al Fatto Quotidiano. “Sicuramente la città ha bisogno di ritornare a essere quella in cui sono cresciuto, la Bologna del dopoguerra, quella in cui sono cresciuto io a calci nel sedere e qualche tozzo di pane, quella degli anni del twist e, poi, degli anni Sessanta”.</p><p>La città per cui Dalla stava mettendo in piedi una Fondazione, sullo stile di quella fatta da Bocelli. Che avrebbe lavorato accanto all&#8217;università perché “il Dams – parole di Lucio – dovrebbe tornare a essere quello che fu” e mettere a disposizione la sua casa museo, quella di via D&#8217;Azeglio. Un museo colorato da quattrocento quadri, da Klimt a Modigliani, dai macchiaioli a Andy Wharol, che in realtà era già aperto per chi lo volesse visitare quando Lucio era in vita. Oggi non sappiamo che fine farà tutto quel patrimonio visto che il testamento di Lucio sarebbe stato quella Fondazione che avrebbe messo in mano agli amici più cari – ne aveva parlato a Sanremo anche con Patti Smith – e soiprattutto al suo compagno, Marco Alemanno, la persona che meglio conosceva Lucio, che gli è stato accanto nei momenti felici e quelli più drammatici. <strong>Fino a ieri sera </strong>quando ha guidato fino alla casa che dividevano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/03/migliaia-persone-salutare-dalla-bologna-perso-delle-torri/195308/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; morto Lucio Dalla: era la canzone d&#8217;autore. Bologna piange un pezzo di storia (gallery)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/morto-lucio-dalla/194810/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/morto-lucio-dalla/194810/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 11:36:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[banana republic]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[ciao lucio]]></category> <category><![CDATA[de gregori]]></category> <category><![CDATA[infarto]]></category> <category><![CDATA[lucio]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[Morandi]]></category> <category><![CDATA[morte]]></category> <category><![CDATA[ron]]></category> <category><![CDATA[stadio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194810</guid> <description><![CDATA[E' morto per un attacco cardiaco, Lucio Dalla.  Si trovava a Montreux, in Svizzera, per una serie di concerti programmati da tempo. Il 4 marzo avrebbe compiuto 69 anni. Se n'è andato maledettamente]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/luciook_pp_er_data.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-194904" title="luciook_pp_er_data" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/luciook_pp_er_data.jpg?47e3a5" alt="" width="950" height="367" /></a>E&#8217; morto per un attacco cardiaco, <strong>Lucio Dalla</strong>.  Si trovava a Montreux, in Svizzera, per una serie di concerti programmati da tempo. Il 4 marzo avrebbe compiuto 69 anni.</p><p>Se n&#8217;è andato maledettamente in silenzio, Lucio. Ci piace immaginare che quando è arrivato quel dolore che ti frantuma il petto, si sia messo a mimare il suono del suo clarino, cosa che faceva come nessun altro sapeva fare. Ci piace immaginarlo come sabato, quando chi scrive lo ha incontrato in via D&#8217;Azeglio, dove la maggior parte dei bolognesi sapevano che prima o poi Lucio da solo, Lucio in compagnia, Lucio da solo, prima o poi avrebbe fatto capolino. Pronto ad abbracciarti, sommergerti di complimenti, ma se lo pensava realmente.</p><p>Ma più che sabato fu commovente alla <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/19/bologna-alla-presentazione-fatto-informare-senza-padroni-foto-video/171698/">presentazione ufficiale del <strong>Fatto Quotidiano in Emilia Romagna</strong></a>. Lucio disse che ci sarebbe stato e in Sala Borsa fu il primo ad arrivare. Dopo, al telefono, mi disse quasi sgridandomi, sempre con infinita dolcezza: &#8220;Smettetela di ringraziarmi, voi siete il mio giornale. Venire alla presentazione era il minimo che potessi fare&#8221;. Cosa che mezz&#8217;ora dopo ha ripetuto, questa volta via sms. &#8220;Siete il mio giornale&#8221;. Chi lo conosce sa che c&#8217;è da andarne fieri, perché dal punto di vista intellettuale a Lucio non la davi a bere. Conosceva la scrittura, imparata alla scuola del poeta Roversi che firmò con lui i primi album, conosceva la pittura, la musica, la letteratura. Il cinema, nel quale aveva lavorato con <strong>i fratelli Taviani</strong>. Un uomo curioso: così è sempre stato. Fin da piccolo, quando giocava a rimpiattino con gli amici che tiravano a sera con un tozzo di pane in una Bologna distrutta dai bombardamenti. E se gli andava di raccontarti quei giorni metteva a dura prova l&#8217;animo di chiunque, perché intingeva le parole nella poesia e ti faceva scorrere davanti immagini che non avresti mai visto. Come ha sempre fatto nelle sue canzoni.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/8dR_aYJawG8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Lucio, questa mattina, se n&#8217;è andato. Riesce difficile darsi delle spiegazioni, ma è successo. Ci ha lasciato <em>Anna e Marco</em>, ci ha lasciato <em>Caruso</em>, immenso capolavoro, i tour con De Gregori, ci ha lasciato l&#8217;ultima canzone regalata a un giovanotto all&#8217;ultimo festival di Sanremo. Ma come si fa a raccontare in poche righe il talento di Lucio Dalla? Ricordare una canzone, un&#8217;opera, o qualsiasi altra cosa con cui si sia cimentato, sarebbe fare un torto a quella successiva. Diciamo che ci  lascia soprattutto un vuoto. Incolmabile, per aggiungere un pizzico di retorica, ma che a volte può essere efficace. Poi ci sono i momenti, ma non di quelli che hanno avuto la possibilità, o fortuna, di conoscerlo, ma quelli di tutti. Ci sono le vacanze passate ad ascoltare <em>Futura</em>, i primi baci sulle note di<em>Piazza Grande</em>, le fidanzate con <em>Caruso</em>, l&#8217;amore vero, quello dell&#8217;età adulta, con <em>Cara</em>. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jSQ_ovNRIec">Oppure </a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=jSQ_ovNRIec"><em>Disperato erotico stomp</em></a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=jSQ_ovNRIec">, quella che lui stesso preferiva tra le centinaia scritte</a>. C&#8217;è sempre stato Lucio Dalla, come se fosse lì, accanto, con una voce che era solo sua, picchiate e glissati che sono prerogativa unica di chi ha talento da vendere.<br /> <object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629490172997%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629490172997%2F&amp;set_id=72157629490172997&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="300" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629490172997%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Filfattoquotidiano%2Fsets%2F72157629490172997%2F&amp;set_id=72157629490172997&amp;jump_to="></embed></object></p><p>Lucio Dalla, nato il 4 marzo del 1943, <strong>aveva una capacità innata di amare</strong>. Il carattere di uomo povero, nato povero, e rimasto tale anche quando la musica gli ha permesso di vivere da milionario. Passeggiare con lui a Bologna poteva diventare poesia - <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lThGQzbAiJw">come sulle note di Dark Bologna </a>-  ma anche un tormento da quante persone lo fermavano e gli chiedevano un favore o un semplice abbraccio. Lui non si tirava indietro: è il prezzo della popolarità, diceva. In realtà lo faceva perché era rimasto come le migliaia di sconsciuti che lo fermavano, talvolta barboni, homeless, come si dice oggi. Gente senza arte né parte che gli altri non si girano neppure a guardare. Lucio no: si fermava, chiacchierava, e ai musici, gli orchestrali di piazza Maggiore, prometteva sfacelli, un concerto tutti insieme. Era fatto così.</p><p>E il più delle volte le manteneva quelle promesse. Ne sanno qualcosa i suoi colleghi che, per un verso o per un altro, a Lucio Dalla devono tutto. Ne sa qualcosa<strong>Francesco De Gregori</strong>. Erano i mesi che precedevano di Banana Repubblic. De Gregori  aveva subito un ignobile processo proletario, due anni prima. Successe che al Pala Lido alcuni esponenti dell&#8217;Autonomia operaia interruppero un suo concerto. Lo inchiodarono alla sedia e lo processarono, per aver tradito il proletariato.</p><p>De Gregori sul palco non ci voleva tornare più e se non fosse stato per Dalla non ci sarebbe più tornato. Lucio lo costrinse. Ma non solo. In quello che Dalla aveva intuito che sarebbe stato un successo trascinò anche Rosalino Cellammare, che da lì in poi diventò Ron, fino agli Stadio, fino ad allora semi sconosciuti al grande pubblico. Fu un trionfo.</p><p>Ne sa, sempre in materia di riconoscenza nei confronti di Lucio, molto anche <strong>Gianni Morandi</strong>, amico e fratello, bolognese anche lui e tifoso del Bologna. Morandi viveva un periodo in cui non lo chiamava più nessuno, stava lontano dalla tv, era tornato a studiare musica al conservatorio. Fu Lucio ad andarlo a prendere a casa e portare in tourneé. Morandi tornò Morandi grazie a Dalla.</p><p>Qui ci fermiamo, rischieremmo di esagerare, anche se forse ne varrebbe la pena. Se n&#8217;è andato un grande musicista, un grande della canzone d&#8217;autore. Ma soprattutto se n&#8217;è andata una grande persona, amico di questo giornale, che ha visto nascere. Amico di tutti noi. Ci mancherà.</p><p><strong>la foto è di Roberto Serra</strong></p><p><strong><br /> </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/01/morto-lucio-dalla/194810/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pd e Udc: uniti sulle riforme, divisi sulle prospettive</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/pd-udc-uniti-sulle-riforme-divisi-sulle-prospettive/193670/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/pd-udc-uniti-sulle-riforme-divisi-sulle-prospettive/193670/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 00:54:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Emiliano Liuzzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Casini]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[prospettive]]></category> <category><![CDATA[Udc]]></category> <category><![CDATA[Vendola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193670</guid> <description><![CDATA[Uniti sulle riforme, dalle liberalizzazioni al mercato del lavoro, divisi sulle prospettive politiche che scaturiscono dall’esperienza]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Uniti sulle riforme, dalle liberalizzazioni al mercato del lavoro,<strong> divisi sulle prospettive politiche</strong> che scaturiscono dall’esperienza del governo Monti. Pier Luigi<strong> Bersani</strong> e Pierferdinando <strong>Casini </strong>si ritrovano insieme a<strong> Bologna</strong> a festeggiare i cento anni delle Cooperative di costruzione (Ccc) per dare insieme quel segnale di coesione proprio di due leader impegnati in un progetto comune.</p><p>Insieme plaudono ai risultati dei primi cento giorni della loro creatura politica. Il governo Monti, sostengono all’unisono i leader di <strong>Pd e Udc</strong>, ci ha salvati dal disastro e ora si sta impegnando su riforme importanti sulle quali i due rappresentanti della maggioranza cercano di andare il più possibile a braccetto. Appena si solleva però lo sguardo oltre quella manciata di mesi che ci separa dalla fine della legislatura, i due compagni di strada sembrano allontanarsi. Quello che Casini chiama l’armistizio tra le forze politiche “<strong>non potrà risolvere i problemi degli italiani in un anno</strong>”, ribadisce il leader centrista, che quindi avvisa: “Prima di archiviare questa formula bisogna pensarci su non una ma cento volte”.</p><p>Ed è proprio sulla formula che le strade si dividono: per il segretario del Pd, infatti, in Parlamento siedono forze che sostengono un governo di emergenza e soprattutto di “<strong>transizione</strong>”. Quindi, “<strong>non c&#8217;è una maggioranza politica</strong>”. Quella, assicura Bersani, “va cercata tutte le volte”. Per Casini, invece, la maggioranza c&#8217;è ed è politica. Addirittura, avverte il leader centrista, “se si pensa a maggioranze variabili, che sarebbero poco serie, si minerebbero le fondamenta su cui si basa questo Governo”.</p><p>Bersani, insomma, non pare volersi schiacciare su quello che  Nichi <strong>Vendola</strong> definisce “un Governo di destra” e non vuole mostrarsi sordo con un elettorato che non potrà più patire la cura lacrime e sangue imposta dal governo dei tecnici. Certo, Casini tende una mano a Bersani quando ammette che <strong>l&#8217;articolo 18 “non è il tema centrale” </strong>nella riforma del lavoro, quando concorda con il segretario del Pd sulla necessità di avviare al più presto la stagione dello sviluppo che dovrà seguire il tempo del rigore. E insieme battono il tasto delle liberalizzazioni, protestando con il Governo e richiamandolo con le promesse fatte agli italiani. Ma anche su questa difesa emergono le due diverse visioni sul ruolo dell’Esecutivo. “Spero che sia dalla parte di quelli che le vogliono rafforzare”, dice Bersani, mentre Casini sferza la “indecente pressione” delle lobby. Insomma, entrambi si tirano fuori dalle accuse piovute sul Parlamento di voler fare arretrare le liberalizzazioni ma mentre il leader Udc si fa alfiere dell’Esecutivo, il segretario del Pd pare voler sottolineare il suo appoggio leale anche se critico sulle possibili responsabilità dell’Esecutivo nel cedimento alle pressione delle categorie.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/pd-udc-uniti-sulle-riforme-divisi-sulle-prospettive/193670/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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