<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Enrica Garzilli</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/egarzilli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>&#8220;L&#8217;Iran non taglierà l&#8217;accesso a Internet&#8221;. Ma il governo prepara il network interno controllato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/liran-tagliera-laccesso-internet-governo-prepara-network-interno-controllato/203731/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/liran-tagliera-laccesso-internet-governo-prepara-network-interno-controllato/203731/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 15:02:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[ahmadinejad]]></category> <category><![CDATA[connessione]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[intranet]]></category> <category><![CDATA[iran]]></category> <category><![CDATA[libertà]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[Teheran]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203731</guid> <description><![CDATA[&#8220;Non taglieremo l&#8217;accesso a internet&#8221;. Il governo iraniano si affida a un comunicato per negare la notizia di un imminente intervento contro la Rete libera. Teheran afferma però che sta sviluppando un suo “information network nazionale” chiuso, che funzionerebbe solo per la Repubblica islamica dell’Iran. Questo network opererebbe come l’Intranet di una grande azienda, sarebbe...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/iran-internet-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-203745" title="iran internet interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/iran-internet-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>&#8220;Non taglieremo l&#8217;accesso a internet&#8221;. Il governo iraniano si affida a un comunicato per negare la notizia di un imminente intervento contro la Rete libera. Teheran afferma però che sta sviluppando un suo “information network nazionale” chiuso, che funzionerebbe solo per la Repubblica islamica dell’Iran. Questo network opererebbe come l’Intranet di una grande azienda, sarebbe quindi molto facile da controllare e monitorare, anche se le autorità del paese non hanno specificato se questo nuovo sistema sarà accessibile insieme a Internet o se lo rimpiazzerà totalmente.</p><p>Tutto è iniziato lunedì con la notizia dell’agenzia di stampa Agence France Presse, <a href="http://www.ibtimes.com/articles/325415/20120409/iran-internet-intranet-censorhip-freedom-tehran-google.htm" target="_blank">pubblicata subito dall’International Business Times</a>, che il giovedì precedente <strong>Reza Taghipour</strong>, il ministro iraniano per l’Information Technology e la Comunicazione, avrebbe annunciato l’inizio dei lavori per un sistema chiuso di Internet solo per l’Iran e il blocco dei servizi Google, Yahoo!, Hotmail e Facebook, in linea con la politica di un Internet “pulito”. Secondo la notizia, il governo avrebbe dovuto iniziare i lavori a maggio e finirli in agosto, quando questi servizi avrebbero dovuto essere rimpiazzati da Iran Mail e da un motore di ricerca filtrato. Era stato anche riportato che Taghipour aveva affermato che “Internet promuove il crimine, la divisione, un contenuto morale insano e l’ateismo” e che il governo non avrebbe avuto altra scelta che eliminare questi “flagelli”.  Taghipour ha risposto pubblicando un comunicato sulla sua pagina Web www.ict.gov.ir  (che non è visibile fuori dall’Iran) in cui afferma che l’informazione è falsa, è “opera della propaganda occidentale che dà il pretesto ai media ostili di avanzare una rivendicazione senza fondamento”, e ha negato tutto.</p><p>In realtà sia a gennaio sia agli inizi di aprile il ministro ha detto all’Agenzia di stampa della Repubblica islamica che sarebbe stato implementato un firewall nazionale, un programma di protezione che avrebbe controllato l’accesso dei siti Internet del paese, ma non aveva specificato quando. Sarebbe diventato però pienamente operativo entro il marzo 2013. Ovviamente la dichiarazione ha preoccupato i cyber attivisti, anche se sono abituati alla censura dato che Internet è stato messo fuori uso almeno due volte dall’inizio dell’anno. L’ultima volta, a febbraio scorso, le pagine di Gmail, Hotmail e Yahoo sono state rese inaccessibili o rallentate così tanto da non essere utilizzabili, tagliando fuori da questi servizi 33 milioni di utenti. Il governo ha anche iniziato un processo di registrazione per quelli interessati a usare Iran Mail che verificherà e archivierà il nome e l’indirizzo degli utenti, una specie di posta certificata nazionale.</p><p>La notizia dell’inizio dei lavori per un mega Intranet nazionale viene qualche settimana dopo l’altra notizia che un’azienda cinese ha venduto alla più grande compagnia di telecomunicazione iraniana un potente sistema di sorveglianza capace di <a href="http://graphics.thomsonreuters.com/12/03/IranChina.pdf" target="_blank">monitorare le comunicazioni terrestri, satellitari e Internet</a>. Gruppi di attivisti per i diritti umani affermano che sono stati documentati diversi  casi in cui il governo ha rintracciato e arrestato i dissidenti sorvegliando le loro telefonate e l’attività su Web. Per eludere gli sforzi del governo di bloccare l’accesso ai siti stranieri, a Facebook e Twitter, molti iraniani ora sono costretti a usare dei server proxy su VPN (Virtual private network).</p><p>Se in Iran il sistema nazionale “protetto” dovesse essere implementato a breve, probabilmente verrà ancora più ristretta la libertà di informazione e di organizzazione in vista delle prossime elezioni del presidente che dovrebbe succedere a <strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong>, previste per il giugno 2013.  Ahmadinejad al momento ricopre il secondo mandato dal giugno 2009.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/liran-tagliera-laccesso-internet-governo-prepara-network-interno-controllato/203731/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mali, i tuareg dichiarano l&#8217;indipendenza del Nord. &#8220;Nasce lo stato indipendente di Azawad&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/mali-tuareg-dichiarano-lindipendenza-nord-nasce-stato-indipendente-azawad/202771/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/mali-tuareg-dichiarano-lindipendenza-nord-nasce-stato-indipendente-azawad/202771/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Apr 2012 13:04:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[amnesty international]]></category> <category><![CDATA[Azawad]]></category> <category><![CDATA[Mali]]></category> <category><![CDATA[Mnla]]></category> <category><![CDATA[Mossa Ag Attaher]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202771</guid> <description><![CDATA[I tuareg del Movimento nazionale per la liberazione del Mali (MNLA) hanno dichiarato l’indipendenza della regione settentrionale del paese, che hanno chiamato Azawad. Il movimento ha pubblicato la dichiarazione sul suo sito con motivazioni anche di carattere umanitario: “Ricordando le atrocità, i massacri e umiliazioni, le espropriazioni e il genocidio del 1963, 1990, 2006, 2010 e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/mali_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-202775" title="mali_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/mali_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>I tuareg del Movimento nazionale per la liberazione del Mali (MNLA) hanno dichiarato l’indipendenza della regione settentrionale del paese, che hanno chiamato <strong>Azawad</strong>. Il movimento ha pubblicato la dichiarazione <a href="http://www.mnlamov.net/component/content/article/169-declaration-dindependance-de-lazawad.html" target="_blank">sul suo sito</a> con motivazioni anche di carattere umanitario: “Ricordando le atrocità, i massacri e umiliazioni, le espropriazioni e il genocidio del 1963, 1990, 2006, 2010 e 2012, che ha colpito solo le persone di Azawad fino al 1° aprile 2012 (quando i ribelli tuareg e i gruppi islamici hanno preso il controllo di tutta la regione settentrionale &#8211; ndr); ricordando il comportamento inumano del Mali che ha usato i vari periodi di siccità (1967, 1973, 1984, 2010 &#8230;.) per far scomparire il nostro popolo tramite l’annientamento, anche se ha sollecitato e ricevuto un generoso aiuto umanitario; considerando l’accumulazione di oltre 50 anni di malgoverno, corruzione e collusione militare politico finanziaria, che ha messo in pericolo la vita del popolo di Azawad e minato la stabilità sub-regionale e la pace internazionale; considerando la completa liberazione del territorio di Azawad; proclamiamo irrevocabilmente lo Stato indipendente di Azawad da oggi venerdì, 6 aprile 2012”.</p><p>Il proclama cerca l’immediato sostegno e il riconoscimento internazionale appellandosi allo “slancio di giustizia e di pace” delle comunità e soprattutto assicurando il riconoscimento delle frontiere degli stati limitrofi in vigore e la loro inviolabilità, l’adesione totale alla Carta delle Nazioni Unite e l’impegno a creare delle condizioni di pace stabili e durature, nonché a dare inizio ai fondamenti istituzionali dello Stato di Azawad basato su una Costituzione democratica.</p><p>Il portavoce del Movimento nazionale per la liberazione del Mali <strong>Mossa Ag Attaher </strong>ha dichiarato: “Accettiamo completamente il ruolo e la responsabilità che per noi è doverosa di rendere sicuro questo territorio. Abbiamo terminato una battaglia molto importante, quella di liberazione […] ora inizia il compito più grande”.</p><p>Il Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad è uno dei due gruppi che hanno preso il controllo del territorio dopo il colpo di stato che ha rovesciato il governo. Il gruppo tuareg di opposizione armata alla fine del gennaio 2012 ha lanciato una rivolta militare nel Mali settentrionale. Nel frattempo l’<strong>Ansar Dine</strong>, gruppo islamico che vuole implementare nel paese la Sharia, la legge religiosa, ha cominciato a combattere contro l’esercito nazionale. I due gruppi il 21 marzo 2012 hanno rovesciato il regime del  presidente ed ex generale <strong>Amadou Toumani Touré</strong> attaccando diverse località della capitale <strong>Bamako</strong>, tra cui il palazzo presidenziale, la televisione di stato e la caserma militare, e hanno preso il controllo delle città di <strong>Kidal, Gao e Timbuktu</strong>.</p><p>Diversamente dal movimento dei tuareg il gruppo Ansar Dine, che è stato accusato di avere legami con Al Qaeda, non è in favore dell’indipendenza del Mali settentrionale.</p><p>La dichiarazione di indipendenza è stata fatta subito dopo l’appello rivolto ai tuareg e ai gruppi islamici <a href="http://www.amnesty.org/en/news/mali-urgent-action-needed-protect-civilians-2012-04-02" target="_blank">con cui <strong>Amnesty International</strong> ha denunciato</a> le razzie in edifici pubblici e privati, incluso gli ospedali, e vari abusi dei diritti umani da parte dei gruppi che si sono impossessati delle città di  Kidal, Gao e Timbuktu. Hanno anche denunciato l’inizio di un’emergenza umanitaria a causa della quale sempre più famiglie stanno cercando di lasciare le loro case. Dalla fine di gennaio, gli inizi della rivolta, Amnesty stima che siano fuggite oltre <strong>200.000 </strong>persone dal Mali settentrionale, di cui 100.000 hanno attraversato le frontiera dei paesi confinanti Mauritania, Niger, Algeria e Burkina Faso. Diverse agenzie umanitarie hanno anche denunciato che a causa dell’ultima siccità tra il Mali e i paesi confinanti circa 13 milioni di persone abbiano bisogno di cibo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/mali-tuareg-dichiarano-lindipendenza-nord-nasce-stato-indipendente-azawad/202771/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Documenti falsi e immigrazione illegale, condannate le tre mogli di Osama bin Laden</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/documenti-falsi-immigrazione-illegale-condannate-mogli-osam-laden/201793/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/documenti-falsi-immigrazione-illegale-condannate-mogli-osam-laden/201793/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 14:47:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[figlie]]></category> <category><![CDATA[moglie]]></category> <category><![CDATA[Osama Bin Laden]]></category> <category><![CDATA[pakistan]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201793</guid> <description><![CDATA[Un giudice di Islamabad, in Pakistan, ha inflitto alle tre mogli e a due figlie di Osama bin Laden 45 giorni di arresti domiciliari con l’accusa di aver presentato documenti falsi e immigrazione illegale. Il loro avvocato Amir Khalil ha detto che dopo aver scontato la pena, che è applicata retroattivamente dal 3 marzo scorso,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un giudice di Islamabad, in Pakistan, ha inflitto alle tre mogli e a due figlie di <strong>Osama bin Laden</strong> 45 giorni di arresti domiciliari con l’accusa di aver presentato documenti falsi e immigrazione illegale. Il loro avvocato <strong>Amir Khalil</strong> ha detto che dopo aver scontato la pena, che è applicata retroattivamente dal 3 marzo scorso, quando sono state formalmente arrestate, le donne saranno deportate ai loro paesi di origine. Le cinque donne sono state anche condannate a pagare 10.000 rupie pakistane, circa 83 euro.</p><p>Le vedove di bin Laden sono <strong>Amal Ahmed Abdul Fateh, Khairiah Sabar e Siham Sabar</strong> ed erano tenute in custodia sino dal raid che ha ucciso bin Lade n, il 2 maggio 2011. La sentenza è stata emessa senza un processo vero e proprio perché le donne si sono dichiarate colpevoli di falsa identità e immigrazione e residenza illegale e non ricorreranno all’appello. Il governo dello Yemen concederà alla vedova più giovane, la 31enne Amal Fateh, di tornare nel suo paese di origine, mentre l’Arabia Saudita, paese originario delle altre due moglie, sembra contraria a riaccettarle.</p><p>Secondo le autorità statunitensi la deposizione di Fateh sulle residenze di bin Laden dall’11 settembre 2001 sembra concordare con le loro teorie. In un rapporto della polizia del 19 gennaio scorso Fateh dichiara che avrebbe sempre voluto sposare un mujaheddin. Quando nel 2000 ha avuto la notizia che stavano preparando il suo matrimonio con bin Laden, è andata in aereo in Pakistan, ha attraversato il confine attraverso la città di Quetta, nella provincia pakistana del Baluchistan, ed è andata a Kandahar, in Afghanistan. Prima degli attacchi è avvenuta la cerimonia, anche se non ricorda esattamente quando. Ha vissuto con le altre due mogli e bin Laden fino agli attacchi del 2001.</p><p>Dopo l’11 settembre la famiglia si è divisa ed è andata ad abitare in case diverse. Fateh ha detto di essere ritornata in Pakistan, nella città meridionale di Karachi, con la figlia maggiore Safia, e che tutto è stato predisposto da una famiglia pakistana e da Saad, il primogenito di bin Laden. A Karachi Fateh ha cambiato casa sei o sette volte prima di tornare ad abitare con bin Laden a Peshawar, la città di frontiera capitale amministrativa ed economica delle Aree tribali di amministrazione federale, un’area di frontiera del Pakistan nord-occidentale controllata dalle tribù pashtun. Poi si sono trasferiti a Haripur, una cittadina nel nord est del Pakistan che serve come mercato per le città di  Abbottabad e Mansehra. Ad Haripur nel 2003 Fateh ha dato alla luce la figlia Aasia e l’anno seguente il figlio Ibrahim, in entrambi i casi in ospedale.</p><p>Dal 2005 fino al raid del 2011 la famiglia bin Laden ha vissuto ad  Abbottabad. Qui Fateh ha dato alla luce, ancora in ospedale, nel 2006 la femmina Zainab e nel 2008 il maschio Hussain.  Fateh ha affermato di non aver mai chiesto il visto per stare in Pakistan e di essere e di essere stata aiutata da due famiglie locali, la famiglia Ibrahim e la famiglia Abrar.</p><p>Dopo il raid statunitense contro il complesso di bin Laden ad Abbottabad il governo pakistano si è detto oltraggiato di non essere stato prima informato dalle autorità americane. Il Pakistan ha sempre dichiarato di non avere la minima idea che bin Laden vivesse ad Abbottabad, cosa che Washington ha trovato difficile da credere, anche se non ha trovato prove che indicassero che gli alti funzionari pakistani ne fossero a conoscenza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/documenti-falsi-immigrazione-illegale-condannate-mogli-osam-laden/201793/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dal Nepal parte la richiesta &#8220;Caro Facebook, oltre a maschio e femmina aggiungi &#8216;altro&#8217;&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/nepal-parte-richiesta-caro-facebook-oltre-maschio-femmina-aggiungi-altro/200240/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/nepal-parte-richiesta-caro-facebook-oltre-maschio-femmina-aggiungi-altro/200240/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 17:46:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Blue diamond society]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[gay]]></category> <category><![CDATA[lesbiche]]></category> <category><![CDATA[lettera]]></category> <category><![CDATA[lgbt]]></category> <category><![CDATA[nepal]]></category> <category><![CDATA[Sunil Babu Pant]]></category> <category><![CDATA[terzo genere]]></category> <category><![CDATA[Trans]]></category> <category><![CDATA[Zuckerberg]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200240</guid> <description><![CDATA[“Caro signor Zuckerberg, mi chiamo Sunil Babu Pant. Ho fondato e sono direttore della Blue diamond society, la prima organizzazione del Nepal per i diritti Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. […] Le scrivo oggi come avido utente e ammiratore di Facebook. Il suo prodotto ha rivoluzionato in tutto il mondo il modo in cui...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_200242" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Sunil-Babu-Pant_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-200242" title="Sunil Babu Pant_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Sunil-Babu-Pant_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Sunil Babu Pant ha scritto una lettera al fondatore di Facebook, Mark Zucherberg</p></div><p>“Caro signor Zuckerberg, mi chiamo <strong>Sunil Babu Pant</strong>. Ho fondato e sono direttore della <strong><a href="http://www.bds.org.np/" target="_blank">Blue diamond society</a></strong>, la prima organizzazione del Nepal per i diritti Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. […] Le scrivo oggi come avido utente e ammiratore di <strong>Facebook</strong>. Il suo prodotto ha rivoluzionato in tutto il mondo il modo in cui comunichiamo e ci esprimiamo. Ha portato le varie comunità, che altrimenti sarebbero lontane fra loro migliaia di chilometri, a incontrarsi, e questo ha avuto come risultato l’associarsi e la collaborazione che ha migliorato il mondo. Le persone che non si identificano come maschi o femmine, tuttavia, continuano a essere messe da parte dalle opzioni di Facebook. Dato che si permette agli utenti di identificarsi solo come maschi o femmine, molti nella comunità Lgbt si sentono come se fossero nascosti nel sito, incapaci di identificarsi per quello che è il loro vero sé”.</p><p>Sunil Babu Pant, un famoso avvocato di Kathmandu, attivista per i diritti civili, dal 2008 eletto come uno dei 5 rappresentanti del Partito comunista del Nepal (Unito) nell’Assemblea costituente e unico membro del parlamento apertamente gay, l’altra settimana ha inviato una lettera a <strong>Mark Zuckerberg</strong>, il fondatore di Facebook. <a href="http://www.ekantipur.com/the-kathmandu-post/2012/03/24/free-the-words/an-open-letter-to-mark-zuckerberg/233035.html" target="_blank">Oggi la lettera è stata pubblicata su <em>The Kathmandu Post</em></a>.  La richiesta è semplice: implementare un’opzione “altro” nella scelta del genere, che possa venire incontro alle esigenze di chi non si sente né maschio né femmina. “In Nepal stiamo lavorando per implementare una terza opzione di genere, denominata ‘altro’, su tutti i documenti ufficiale e all’anagrafe”, scrive Pant a Zuckerberg, “io la incoraggio a fare la stessa cosa, per amore del rispetto di tutte le varianti sessuali presenti nel mondo che vogliono socializzare, organizzarsi ed essere parte della sua rivoluzione del 21esimo secolo su Internet. Incoraggio Facebook a celebrare la diversità”.</p><p>Il <strong><em>Fattoquotidiano.it </em></strong>ha chiesto a Pant se avesse ricevuto notizie da Zuckerberg, ma la risposta è stata negativa. “In ogni caso, questa mattina (il 26 marzo, <em>ndr</em>) ho mandato la stessa lettera a <strong>Chris Hughes</strong>, fondatore di Facebook insieme a Zuckerberg, e sono pronto a dare battaglia. Tutti devono essere rispettati e riconosciuti e anche Facebook deve farlo. Io farò di tutto perché lo facciano. Per noi non è solo un diritto, è una questione di dignità”.</p><p>L’avvocato è famoso per le sue campagne. Nel 2009 ha denunciato pubblicamente “l’inaccettabile punto di vista” espresso dal libico <strong>Ali Abdussalam Treki</strong>, presidente della 64esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Durante la conferenza stampa gli era stato chiesto cosa ne pensasse della risoluzione dell’Onu sulla depenalizzazione universale dell’omosessualità. Treki aveva  risposto che in quanto musulmano non era a favore perché nella sua religione e secondo la sua tradizione non era “accettabile”. Il 20 marzo la <a href="http://www.facebook.com/pages/Friends-of-Blue-Diamond/140491772661097?v=wall" target="_blank">Blue diamond society</a> ha annunciato che ospiterà le prime <strong>gare sportive</strong> nazionali per lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e inter-sex, per attirare l’attenzione sui loro diritti e promuovere uno stile di vita sano e il benessere psico-fisico della comunità. I giochi si terranno a Kathmandu a fine settembre e sono il primo evento di questo tipo in Asia meridionale. I vincitori dovrebbero andare a rappresentare il Paese alle prossime Olimpiadi.</p><p>Tramite la <a href="http://www.pinkyatra.com/" target="_blank">Pink mountain travels&amp;tours</a>, un’agenzia specializzata in viaggi per gay di cui è proprietario Pant, il 20 giugno 2011 è stato celebrato il primo matrimonio fra due donne americane, una avvocato e l’altra docente al college, nel famoso tempio induista di Dakshinkali. Il matrimonio fra persone dello stesso sesso nel Paese non è riconosciuto, ma nel 2007, un anno dopo la rivoluzione dell’aprile 2006 che ha messo fine all’unico stato legalmente induista al mondo, la Corte Suprema ha emesso una sentenza che obbliga il governo a garantire i diritti legati al sesso e a porre fine alla discriminazione. La protezione delle minoranze sessuali e il riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso sono diritti che dovrebbero essere inglobati nella nuova Costituzione, che sostituirà quella ad interim del gennaio 2007 e la cui emanazione è stata posposta diverse volte, fino alla nuova scadenza del maggio 2012. Con il censimento del 2011 la Repubblica federale democratica del Nepal ha anche riconosciuto ufficialmente, primo paese al mondo, l’esistenza di un “terzo sesso”, transessuali e gay.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/nepal-parte-richiesta-caro-facebook-oltre-maschio-femmina-aggiungi-altro/200240/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il killer di Kandahar si arruolò nell&#8217;esercito Usa per sfuggire a un risarcimento milionario</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/killer-kandahar-arruolo-nellesercito-sfuggire-risarcimento-milionario/199633/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/killer-kandahar-arruolo-nellesercito-sfuggire-risarcimento-milionario/199633/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 15:41:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Afghanistan]]></category> <category><![CDATA[finra]]></category> <category><![CDATA[frode fiscale]]></category> <category><![CDATA[karzai]]></category> <category><![CDATA[Robert Bales]]></category> <category><![CDATA[strage di kandahar]]></category> <category><![CDATA[talebani]]></category> <category><![CDATA[vendetta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199633</guid> <description><![CDATA[Il sergente americano accusato ufficialmente di aver ucciso 17 civili afghani, incluso 9 bambini, nei due villaggi nella provincia di Kandahar la notte dell’11 marzo scorso era già stato dichiarato colpevole di frode fiscale. Prima di iniziare la carriera militare alla fine del 2001 Robert Bales faceva il consulente finanziario: un&#8217;attività che gli ha permesso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_199652" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Robert-Bales_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-199652" title="Robert Bales_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/Robert-Bales_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Robert Bales</p></div><p>Il sergente americano <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/afghanistan-soldato-americano-strage-civili-morti-raptus-follia/196593/" target="_blank">accusato ufficialmente di aver ucciso 17 civili afghani, incluso 9 bambini, nei due villaggi nella provincia di Kandahar la notte dell’11 marzo scorso</a> era già stato dichiarato colpevole di<strong> frode fiscale</strong>. Prima di iniziare la carriera militare alla fine del 2001 <strong>Robert Bales </strong>faceva il consulente finanziario: un&#8217;attività che gli ha permesso di derubare circa 600.000 dollari dal fondo pensione dell’anziano <strong>Gary Liebschner</strong> di Carroll, in Ohio. A raccontare il particolare, <a href="http://www.finra.org/" target="_blank">l’agenzia indipendente statunitense Financial industry regulatory authority</a> (<strong>Finra</strong>), che controlla le operazioni di borsa e i mercati di cambio.</p><p>“ Se ne è approfittato”, dice Gary Liebschner, un ex cliente di Bales, “ci ha preso una montagna di soldi che si poi intascato come commissioni”.  Nel 2003 la Finra aveva riscontrato che il soldato aveva commesso i reati di frode, violazione del dovere fiduciario &#8211; quando cioè gli interessi del cliente non sono la priorità ma si fa un uso improprio dei fondi affidati &#8211; contrattazioni non autorizzate &#8211; in gergo “churning”, consistente nel produrre operazioni di borsa insensate con l&#8217;unico scopo di incassare retrocessioni dopo ogni operazione di borsa &#8211; <a href="http://www.swiss-advocate.com/it/retrocessioni.htm" target="_blank">spesso all&#8217;insaputa del cliente</a>, e investimenti impropri: tutte operazioni che invece di aumentare il capitale del cliente lo danneggiano a beneficio di chi gestisce i soldi. Prima di lanciarsi nella finanza, Bales avrebbe lavorato in 5 aziende nel giro di 5 anni. “Voleva fare il consulente finanziario &#8211; dice <strong>Robert K. Cargin</strong>, che lo aveva assunto nel settembre del 2000 alla <strong>Quantum Securities Corporation</strong> &#8211; Semplicemente non ha funzionato”. Da una parte avrebbe commerciato in azioni, un buon investimento secondo Cargin, dall’altra avrebbe cercato di sfruttare l’amicizia con <strong>Marc Edwards</strong>, un professionista di football con cui giocava nella squadra del liceo di Norwood, un’enclave di Cincinnati. Cargin lo avrebbe assunto anche per questa amicizia, anche se Edwards non è diventato mai cliente della Quantum Securities.</p><p>Bales dal 1993 al 1996 ha studiato economia all’Ohio State University senza mai terminare gli studi. Fra il marzo 1988 e il settembre 1999 è stato accusato di frode da parte di Gary Liebschner e sua moglie Carroll, in Ohio. Il soldato ha venduto le azioni della <strong>AT&amp;T</strong> e altri fondi, intascando le commissioni, fino a 16.000 dollari al giorno, mentre i coniugi perdevano tutto. Oltretutto Bales non si è mai presentato all’udienza sul caso. Nel 2003 la Finra ha accertato la frode ai danni dei Liebschner e di altri 7 clienti, che hanno perso oltre 500.000 dollari. Dopo averlo dichiarato colpevole, l’arbitrato condotto dalla Finra ha chiesto a Bales di pagare <strong>1.490.875 dollari</strong> fra danni e spese legali, escluso gli interessi. L’azienda che al tempo impiegava Bales e che ora è chiusa, la <strong>Michael Patterson Inc.</strong>, e Michael Patterson, il fondatore della società, sono stati ritenuti responsabili del pagamento insieme a Bales. Ma nel 2001 lui aveva già iniziato la carriera militare e non ha mai risarcito neanche un centesimo della somma.</p><p>Il 38enne soldato Bales, padre di due bambini, è accusato dagli Stati Uniti non solo dell’omicidio di 17 persone ma di tentato omicidio di altre 6. Le vittime dormivano nei loro letti quando Bales gli avrebbe sparato. L’accusa sostiene che avrebbe anche bruciato alcuni dei corpi. Gli investigatori afghani però, che stanno svolgendo un’inchiesta separata da quella del governo statunitense, sono convinti che non basti un soldato per uccidere così tante persone in due villaggi vicini in meno di un’ora. Stanno così considerando la possibilità che nel massacro siano coinvolti altri 15 o 20 soldati americani, divisi in due gruppi. All’incontro con il presidente Karzai, i familiari delle vittime hanno insistito nel ribadire che i militari coinvolti erano diversi. Nonostante le testimonianze, le autorità americane si sono rifiutate di cooperare con quelle afghane.</p><p>Sembra insomma che le autorità statunitensi abbiano trovato il colpevole perfetto, un uomo non sano che si era già macchiato di quello che negli Stati Uniti è considerato uno dei reati più gravi, la frode finanziaria. Ma il portavoce  dei talebani, <strong>Zabihullah Mujahid</strong>, ha dichiarato alla Reuters di non fidarsi della versione data dal governo americano e ha promesso vendetta. “Questa è stata un’attività pianificata. Di sicuro ci vendicheremo contro le forze armate americane. Non ci fidiamo di questi processi”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/killer-kandahar-arruolo-nellesercito-sfuggire-risarcimento-milionario/199633/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Per fermare il canile-lager Green Hill parte &#8220;L&#8217;operazione altrimenti ci arrabbiamo&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/18/fermare-canile-lager-green-hill-parte-loperazione-altrimenti-arrabbiamo/198532/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/18/fermare-canile-lager-green-hill-parte-loperazione-altrimenti-arrabbiamo/198532/#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Mar 2012 18:54:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[business]]></category> <category><![CDATA[cani]]></category> <category><![CDATA[Direttiva europea 2010/63/UE]]></category> <category><![CDATA[emendamento]]></category> <category><![CDATA[Green Hill]]></category> <category><![CDATA[operazione altrimenti ci arrabbiamo]]></category> <category><![CDATA[senato]]></category> <category><![CDATA[vivisezione]]></category> <category><![CDATA[XIV Commissione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198532</guid> <description><![CDATA[Gli animalisti promettono battaglia e fanno partire &#8220;L&#8217;operazione altrimenti ci arrabbiamo&#8221; per fare pressioni sulla XIV Commissione del Senato che sta discutendo per eliminare l’emendamento, passato il 1° febbraio alla Camera dei deputati, sulle norme che limitano la vivisezione. È in discussione il recepimento della Direttiva europea 2010/63/Ue &#8220;sulla protezione degli animali utilizzati a fini...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/beagle_green-hill_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-198538" title="beagle_green hill_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/beagle_green-hill_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Gli animalisti promettono battaglia e fanno partire <a href="http://www.fermaregreenhill.net/wp/tutto-si-decide-nei-prossimi-giorni-parte-operazione-altrimenti-ci-arrabbiamo" target="_blank"><strong>&#8220;L&#8217;operazione altrimenti ci arrabbiamo&#8221;</strong></a><strong> </strong>per fare pressioni sulla XIV Commissione del Senato che sta discutendo per eliminare<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/vivisezione-camera-approva-lemendamento-anti-green-hill-animalisti-scettici/188553/" target="_blank"> l’<strong>emendamento</strong>, passato il 1° febbraio alla Camera dei deputati</a>, sulle norme che limitano la <strong>vivisezione</strong>. È in discussione il recepimento della <a href="http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/0000/35527_1.pdf" target="_blank">Direttiva europea 2010/63/Ue &#8220;sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici&#8221;</a>. Una direttiva molto criticata perché non ha fatto fare nessun passo avanti al trattamento degli animali usati per la sperimentazione. In pratica, per la vivisezione, 12,1 milioni di animali usati ogni anno nei 25 stati membri dell’Europa, con l’Italia al quinto posto dopo Francia, Regno Unito, Germania, Grecia, senza considerare gli animali geneticamente modificati e quelli usati per la didattica. Una sperimentazione che oltre tutto è fatta non solo per testare i medicinali, ma anche i cosmetici, i prodotti chimici, fitosanitari e alimentari. <a href="http://www.leal.it/Al%20mercato%20della%20vivisezione.pdf" target="_blank">Un <strong>business globale</strong> che frutta miliardi di euro l’anno</a>. Il 1 febbraio la Camera dei Deputati ha votato con grande maggioranza delle norme restrittive alla Direttiva europea che, benché siano criticate dalle associazioni animaliste perché riduttive, contengono alcuni punti validi come il divieto di allevamento di cani, gatti e primati per vivisezione.</p><p>Se la XIV Commissione del Senato cassasse il divieto prima di portarlo al voto, come dicono voci di corridoio, resterebbe operativo <strong>Green Hill</strong> e si renderebbero di fatto inesistenti i pochi miglioramenti alla Direttiva. <strong>Green Hill 2001 srl </strong>è l’azienda di Montichiari, in provincia di Brescia, che alleva<strong> cani beagle</strong> per i laboratori di sperimentazione e da cui vengono venduti più di 250 animali al mese. Quello che viene chiamato il “lager di Green Hill” è fatto di 5 capanni senza spazi all’aperto in cui sono rinchiusi fino a 2500 cani adulti, oltre alle varie cucciolate. Cani che prima di essere “sperimentati” vivono la loro breve vita in ambienti chiusi, senza aria naturale e solo con luce artificiale, <a href="http://www.elektro.it/AAAveterinari/veterinari_01.html" target="_blank">un fatto che da solo va contro le norme per l’edilizia, che stabilisce che i locali a uso veterinario siano assimilati a quelli locali a uso medico</a></p><p>L’Operazione altrimenti ci arrabbiamo propone di agire subito, prima che, entro il 25 marzo, la XIV Commissione del Senato decida inviando tutti una lettera ai membri. <a href="http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Commissioni/0-00014.htm" target="_blank">Questa è <strong>la lista dei senatori </strong>della commissione, che hanno già ricevuto questo messaggio</a>: “In accordo con la sensibilità di milioni di persone in Italia chiedo espressamente di non apporre modifiche peggiorative per gli animali nell’emendamento alla Direttiva Europea 2010/63/UE sulla sperimentazione animale. […] Milioni di persone hanno e avranno gli occhi sul Vostro lavoro, speranzosi che la Vostra coscienza porti alla chiusura di questo allevamento-lager. Abbiamo fatto tutto il possibile: protestato, raccolto firme, fatto informazione, chiesto applicazione di leggi. Abbiamo in questo modo raccolto l’approvazione di milioni di persone. Adesso tocca a voi fare in modo che la richiesta e la rabbia delle persone non vengano tradite. In caso contrario la vostra sarà solo l’ennesima prova della presenza di un regime basato sul potere economico a cui delle richieste delle persone non interessa nulla, a cui ci troveremo costretti a reagire stavolta in ben altri modi per la chiusura di Green Hill.”</p><p>Sul piede di guerra molte associazioni animaliste. Nei weekend del 17–18 e del 24-25 marzo 2012 la <strong>Lega anti vivisezione</strong> (Lav) raccoglie le firme nelle principali piazze italiane per degli emendamenti rigorosi al recepimento della Direttiva Europea sulla vivisezione e lo stop definitivo ai test cosmetici su animali. I temi più importanti sono gli esperimenti in deroga (test su cani, gatti, primati, senza anestesia), il divieto d’allevamento di animali “da laboratorio”, l’implementazione dei metodi alternativi e l’eliminazione definitiva dei test cosmetici su animali: previsto a partire dal 2013 ma che rischia di essere posticipato di almeno dieci anni. Il 27 marzo ci sarà anche presidio di protesta davanti a Palazzo Madama a Roma, organizzato dal<strong> <a href="http://www.fermaregreenhill.net/wp/" target="_blank">Coordinamento Fermare Green Hill</a><em> </em></strong>e dal <strong><a href="http://montichiaricontrogreenhill.blogspot.it/" target="_blank">Comitato Montichiari Contro Green Hill</a></strong>. Chi sa se a vincere questa battaglia a favore dei nostri “fratelli minori” saranno le ragioni etiche o le ragioni del business.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/18/fermare-canile-lager-green-hill-parte-loperazione-altrimenti-arrabbiamo/198532/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>India, pesante sconfitta per il partito di Sonia Gandhi nelle elezioni regionali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/india-pesante-sconfitta-partito-sonia-gandhi-nelle-elezioni-regionali/195955/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/india-pesante-sconfitta-partito-sonia-gandhi-nelle-elezioni-regionali/195955/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Mar 2012 10:27:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[All India Trinamool Congress]]></category> <category><![CDATA[Bahujan Samaj Party]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Gandhi]]></category> <category><![CDATA[india]]></category> <category><![CDATA[Partito del Congresso]]></category> <category><![CDATA[singh]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195955</guid> <description><![CDATA[Il maggiore partito di governo dell’India, il partito del Congresso, è stato pesantemente sconfitto nelle elezioni dell’Assemblea legislativa che si sono concluse ieri in cinque stati, l’Uttar Pradesh, il Panjab, l’Uttarakhand, Manipur e Goa. 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Particolarmente significativa la sconfitta nello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, il più popoloso del subcontinente indiano con quasi <strong>200 milioni di persone</strong>, tradizionalmente roccaforte della famiglia <strong>Gandhi</strong>. L’Uttar Pradesh ha visto la schiacciante vittoria, con 226 seggi su 403, del <strong>Samajwadi Party</strong>, che rappresenta le “Other Backward Class”, cioè le classi svantaggiate non riconosciute legalmente fra le Scheduled Tribe e le Scheduled Caste, e i musulmani.</p><p>Il Samajwadi Party, che si definisce un partito democratico socialista, ha governato lo stato già tre volte e ha sconfitto anche il partito al governo del <strong>Bahujan Samaj Party </strong>(BSP), risultato secondo con 80 seggi, travolto dalle accuse di  corruzione.  A niente è valso che il primo ministro del BSP, l’icona dei Dalit Mayawati, alla vigilia delle elezioni &#8211; tenute in sette fasi a cominciare dall’8 febbraio &#8211;  abbia deposto i suoi ministri in un tentativo di ripulire l’immagine del suo governo. Il Bharatiya Janata Party, il partito conservatore che è il secondo partito in India, ha ottenuto 47 seggi. ll partito del Congresso solo 38 e gli altri partiti insieme 12.</p><p>Il Congresso ha ottenuto una larga maggioranza solo nell’estremo stato nordorientale di Manipur con 42 seggi. L’<strong>All India Trinamool Congress </strong>(TMC), il secondo maggiore partito della coalizione dell’Alleanza Progressista Unita che guida il governo centrale, ha ottenuto 7 seggi e l’insieme degli altri partiti minori 11. Il Congresso ha vinto anche, ma di stretta misura, nello stato settentrionale dell’Uttarakhand con 32 seggi, seguito dal Bharatiya Janata Party con 31. Il Bahujan Samaj Party ha ottenuto 3 seggi e gli altri partiti 4. Nello stato nordoccidentale del Panjab l’Akali, cioè lo Shiromani Akali Dal o “supremo partito Akali”, un partito di centro che rappresenta i Sikh,<strong> </strong>ha ottenuto la maggioranza con 68 seggi. Secondo il Congresso con 46 e gli altri partiti 3. Nello stato sudorientale di Goa, il più piccolo dell’India per superficie e il quarto più piccolo per numero di abitanti, il Bharatiya Janata Party ha ottenuto la maggioranza con 26 seggi. Il Congresso ne ha vinti 9 e gli altri partiti 5.</p><p>Queste elezioni, che sono conosciute come le “mini elezioni”, sono state particolarmente significative perché sono considerate una sorta di banco prova per i risultati del Congresso nelle elezioni politiche generali che si terranno nel 2014. Sono anche un test elettorale per la candidatura a primo ministro di <strong>Rahul Gandhi</strong>, erede di quella che è chiamata la “dinastia Gandhi”. Rahul è figlio di <strong>Sonia Gandhi</strong>, che guida il <strong>Congresso</strong> e presiede l’<strong>Alleanza Progressista Unita</strong>, la coalizione di centrosinistra che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/sonia-gandhi-dichiarazione-redditi-india-elezioni-corruzione/194185/" target="_blank">sostiene il governo guidato dal primo ministro <strong>Manmohan Singh</strong></a>. Benchè Rahul sieda al Parlamento e non possa concorrere alle elezioni dei singoli stati, ha guidato per quattro mesi con una grande copertura mediatica la campagna in Uttar Pradesh e ha scommesso che il Congresso avrebbe ottenuto come minimo 100 seggi, garantendosi quindi un ruolo decisivo nella formazione di un governo di coalizione.</p><p>Commentando i risultati Rahul, erede di una lunga dinastia di primi ministri come pronipote di Jawaharlal Nehru, nipote di Indira Gandhi e figlio di Rajiv, ha ammesso: “La responsabilità è solo mia”. “Ho guidato questa campagna – ha aggiunto &#8211; e sono stato la persona in prima fila”. I compagni di partito hanno dato la colpa della sconfitta alla deficitaria struttura del partito e all’organizzazione, cercando di proteggere la sua immagine come prossimo primo ministro dell’India.</p><p>Il governo del <strong>Samajwadi Party</strong> che ha stravinto le lezioni in<em> </em>Uttar Pradesh è uno dei cinque maggiori partiti focalizzati sulla politica regionale ma con un programma politico nazionale molto limitato. Se questi partiti si unissero insieme per le elezioni del 2014, rappresenterebbero una grande sfida per il Congresso, alla guida di una coalizione sempre più traballante. “Accettiamo umilmente il verdetto popolare” ha commentato Sonia Gandhi “ma il primo ministro attuale resta”.  Quanto al candidato per il 2014 ha aggiunto: “Ora siamo nel 2012, giusto? C’è ancora tempo”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/india-pesante-sconfitta-partito-sonia-gandhi-nelle-elezioni-regionali/195955/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tibet, ancora suicidi. Si moltiplicano le iniziative per l&#8217;anniversario della rivolta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/tibet-cina-anniversario/195643/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/tibet-cina-anniversario/195643/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 16:06:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Dalai Lama]]></category> <category><![CDATA[Free Tibet]]></category> <category><![CDATA[Han]]></category> <category><![CDATA[lhasa]]></category> <category><![CDATA[Tibet]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195643</guid> <description><![CDATA[Tornano caos e proteste nel Tibet. Domenica, una studentessa tibetana di 19 anni, Tsering Kyi, si è data fuoco nella città di Machu, nella ex regione di Amdo, per protestare contro l’occupazione cinese. È morta mentre i venditori di etnia Han del mercato locale le lanciavano pietre. Nello stesso giorno Rinchen, una vedova di 33...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tornano caos e proteste nel<strong> Tibet</strong>. Domenica, una studentessa tibetana di 19 anni, <strong>Tsering Kyi</strong>, si è data fuoco nella città di <strong>Machu</strong>, nella ex regione di Amdo, per protestare contro l’occupazione cinese. È morta mentre i venditori di etnia Han del mercato locale le lanciavano pietre. Nello stesso giorno <strong>Rinchen</strong>, una vedova di 33 anni madre di 4 figli, si è data fuoco per protesta, invocando il ritorno del <strong>Dalai Lama</strong> a Lhasa, davanti al monastero di Kirti, a Ngaba, nell’odierna provincia del Sichuan, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/tibet-monaco-fuoco-protesta-terzo-settimana/191193/" target="_blank">già teatro di altre immolazioni</a>. Sempre di ieri la notizia della morte di <strong>Rigzin Dorje</strong>, monaco di 19 anni che si era dato fuoco per protesta, mentre a un altro giovane monaco che si era auto immolato a settembre, <strong>Lobsang Kunchok</strong>, sono state amputate gambe e braccia.</p><p>Dal 27 febbraio 2009 a oggi sono 25 i suicidi per protesta di monaci e civili tibetani nella regione. Gli ultimi proprio alla vigilia dell’apertura annuale del parlamento cinese del 5 marzo, qualche giorno prima del Giorno della rivolta tibetana, che commemora la ribellione di Lhasa contro la presenza della Cina del <strong>10 marzo 1959</strong>. Varie iniziative si stanno svolgendo in tutto il mondo per rendere nota questa che è diventata un’emergenza umanitaria, prima ancora che politica. Dalla protesta legale lanciata dal Congresso della Gioventù tibetana (TYC) con lo sciopero della fame a oltranza davanti al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York, che <a href="http://tibetanyouthcongress.org/tyc-archives/2012/02/24/tibetan-youth-congress-launches-%E2%80%9Cindefinite-fast-for-tibet%E2%80%9D-in-front-of-the-united-nations/" target="_blank">oggi è arrivato al 12esimo giorno</a> alla marcia pacifica organizzata dall’Unione degli studenti indiani dell’Università di Delhi insieme a Free Tibet, fino all’illegalità di un anonimo hacker olandese, <strong>poltergeisth4cker</strong>, che due giorni fa ha violato diversi siti cinesi <a href="http://tibettruth.com/2012/03/02/china-gets-hacked-for-tibets-independence/" target="_blank">sostituendo la loro homepage</a> con il messaggio “Free Tibet” e l’immagine del Dalai Lama.</p><p>In Italia le iniziative ufficiali non mancano. Qualche giorno fa il consiglio regionale del Lazio ha votato una mozione che sospende l&#8217;approvvigionamento di beni prodotti in Cina o realizzati con materie prime provenienti dalla Cina in tutti gli uffici regionali e negli enti pubblici dipendenti dalla regione o a partecipazione regionale, in nome del “rispetto dei diritti umani, la libertà di religione e la libertà di associazione”. La mozione impegna il presidente della regione <strong>Renata Polverini </strong>e la giunta affinché “vengano condannate tutte le forme di violenza contro il popolo tibetano e ad esortare il governo cinese ad avviare subito politiche di dialogo nei confronti delle autorità civile e religiose del Tibet che vivono in esilio”.</p><p>Il 3 marzo un comunicato stampa dell’Ambasciata della Cina si augurava che l&#8217;Italia eviti di “interferire nella politica interna della Cina” per non “<a href="http://it.china-embassy.org/ita/xwdt/t910108.htm" target="_blank">danneggiare i rapporti bilaterali e ferire l&#8217;amicizia tra i due popoli</a>&#8220;. Il 18 e il 19 febbraio Rai2 e Rai1 hanno trasmesso una trasmissione su “Padiglione Tibet”, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DrdN23pujSo" target="_blank">una mostra di giovani artisti tibetani</a> allestita a Venezia, attualmente presente a Torino, che non ha potuto essere ospitata all’interno della Biennale per la semplice ragione che il Tibet ufficialmente non esiste. Qualche mese fa Rai News 24 ha trasmesso <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=157805" target="_blank">“Bruciare per il Tibet”</a>.</p><p>Ma cosa fanno le associazioni senza fini di lucro? Lo abbiamo chiesto a Claudio Cardelli, presidente di Italia-Tibet, l&#8217;associazione fondata nel 1988 che oggi conta al momento oltre 2200 soci. “Insieme alle comunità tibetane in Italia, ad altre organizzazioni senza fini di lucro, all’Intergruppo parlamentare per il Tibet e all’Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet, fra cui al momento il Lazio, il Piemonte e le Marche, stiamo organizzando un convegno in Campidoglio per il giorno 9 e un presidio davanti all’Ambasciata cinese per il giorno seguente. Il 9 saranno presenti tutti i consiglieri delle regioni che hanno votato. Speriamo che qualcosa si smuova da parte cinese. La protesta sta cambiando passo e non si sa come può reagire questo popolo, che è sempre più esasperato. E come può reagire la Cina”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/tibet-cina-anniversario/195643/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>India, &#8220;contro la corruzione pubblicare i redditi&#8221;. Ma Sonia Gandhi si rifiuta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/sonia-gandhi-dichiarazione-redditi-india-elezioni-corruzione/194185/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/sonia-gandhi-dichiarazione-redditi-india-elezioni-corruzione/194185/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Feb 2012 07:21:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[india]]></category> <category><![CDATA[New Delhi]]></category> <category><![CDATA[redditi]]></category> <category><![CDATA[rti application]]></category> <category><![CDATA[singh]]></category> <category><![CDATA[sonia gandhi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194185</guid> <description><![CDATA[“Prima la sua religione, poi i suoi parenti, dopo ancora la sua malattia, ora le sue denunce dei redditi: Sonia Gandhi si è ripetutamente rifiutata di rivelare i dettagli su tutto”. Questa la frase di apertura dell’Organizer, il più antico settimanale a stampa di Delhi, aperto poche settimane dopo l’indipendenza dell’India. E&#8217; il giornale per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/sonia-gandhi-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-194186" title="sonia gandhi interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/sonia-gandhi-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>“Prima la sua religione, poi i suoi parenti, dopo ancora la sua malattia, ora le sue denunce dei redditi: <strong>Sonia Gandhi</strong> si è ripetutamente rifiutata di rivelare i dettagli su tutto”. Questa la frase di apertura dell’<strong>Organizer</strong>, il più antico settimanale a stampa di Delhi, aperto poche settimane dopo l’indipendenza dell’India. E&#8217; il giornale per cui “la resistenza alla tirannia è obbedienza a Dio”. E titola: “Sonia: così misteriosa, ancora nella vita pubblica”.</p><p>Da giorni infuria la polemica sulla donna alla guida del Partito del Congresso e presidente dell&#8217;Alleanza Progressista Unita, la coalizione di centrosinistra attualmente al potere che sostiene il governo guidato dal primo ministro <strong>Manmohan Singh</strong>. Il caso è cominciato quando Gopalakrishnan, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/09/india-lattivista-anna-hazare-digiuna-contro-la-corruzione-una-cosa-seria/103307/" target="_blank">in nome della lotta alla corruzione</a>, lo scorso dicembre ha presentato un’istanza all’Agenzia delle tasse chiedendo che fossero pubblicate le denunce dei redditi della signora Gandhi degli ultimi 10 anni, a partire dal 2000-2001, in base alla legge sul diritto di informazione “Right to Information Act”. Secondo questa legge, varata nel 2005, i cittadini hanno diritto di chiedere ai personaggi del governo e a qualsiasi “autorità pubblica” dello Stato tutte le informazioni relative al loro lavoro e il loro operato. Questi hanno l’obbligo di replicare subito, o comunque nel giro di 30-35 giorni. I cittadini hanno anche il diritto di chiedere copia di qualsiasi documento governativo, di ispezionarlo, di ispezionare qualsiasi lavoro governativo e di prendere campioni di qualsiasi materiale del lavoro governativo. Il governo dell’India ha istituito un sito apposito per presentare le richieste ai governanti e i pubblici ufficiali, la &#8220;<a href="http://rtiactivist.com/public_info.php" target="_blank">Rti application form</a>”, in cui si deve anche specificare se si ha un reddito sotto la soglia di povertà, dato che le copie dei documenti sono a pagamento.</p><p>Sonia Gandhi si è però rifiutata di pubblicare le sue denunce dei redditi sostenendo che “rivelare queste informazioni private a terzi in nome della trasparenza nella vita pubblica sarebbe un’ingiustificata invasione della privacy dell’individuo”, e ha ribadito che queste informazioni “sono confidenziali e di natura privata e non possono essere rivelate, in base alla Sezione 138 della Legge sull’imposta dei redditi, 1961”. Da anni Gandhi è accusata dai partiti dell’opposizione di aver accumulato ingenti ricchezze in banche svizzere. E dal 1987 ancora si trascina a livello giudiziario la vicenda dello scandalo Bofors, quello per cui la famiglia Gandhi avrebbe preso una percentuale per favorire la vendita al governo indiano delle armi della ditta Bofors tramite <strong>Ottavio Quattrocchi</strong>, un uomo d’affari italiano amico di Sonia e Rajiv Gandhi, al tempo primo ministro.</p><p>Questa è la seconda volta che viene chiesta ufficialmente la denuncia dei redditi a Sonia Gandhi, ma la prima volta la richiesta è stata rigettata senza neanche aspettare la risposta. Ora sono in corso le ultime tornate, divise in sei fasi, delle elezioni dell’Assemblea legislativa di cinque grandi collegi elettorali, il Punjab, l’Uttarakhand, l’Uttar Pradesh, Goa e Manipur, quelle che sono chiamate le “mini elezioni dell’India”. I 28 stati della repubblica hanno un’Assemblea legislativa e un governo propri. Ogni stato ha 4-9 membri dell’Assemblea per ogni membro che siede nella Camera bassa del parlamento. L’Uttar Pradesh è una tradizionale roccaforte del partito della famiglia Gandhi, ma il Congresso non riesce a battere l’attuale primo ministro dello Stato Mayawati, l’icona politica a capo del Bahujan Samaj Party, il partito dei Dalit. Soprattutto, il risultato di queste elezioni viene considerato un banco di prova per la candidatura di <strong>Rahul Gandhi</strong> a primo ministro alle prossime elezioni politiche generali, che si terranno nel 2014. Rahul è segretario generale dell’All India Congress Committee, l’assemblea centrale del Partito del Congresso.</p><p>Il 1° febbraio sua madre Sonia ha iniziato la campagna elettorale a Gonda, in Uttar Pradesh, attaccando direttamente Mayawati, che alla vigilia delle elezioni ha congedato 21 dei suoi ministri per corruzione. “Per cinque anni non è stata in grado di accorgersi la corruzione dei suoi ministri. Voglio sapere se averli licenziati rende il suo governo pulito”, ha detto. E nei giorni scorsi ha ribadito che il governo del <strong>Bahujan Samaj Party</strong> è diventato sinonimo di corruzione, un concetto ripetuto nella campagna elettorale da Rahul, che sta cercando di riportare in <strong>Uttar Pradesh</strong> i fasti del partito di famiglia. La corruzione dei politici è la carta intorno a cui si giocano le ultime battute di queste mini elezioni dell’India.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/sonia-gandhi-dichiarazione-redditi-india-elezioni-corruzione/194185/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Afghanistan, due soldati Usa uccisi: è rappresaglia per il Corano bruciato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/afghanistan-soldati-uccisi-rappresaglia-corano-bruciato/193368/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/afghanistan-soldati-uccisi-rappresaglia-corano-bruciato/193368/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Feb 2012 17:37:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Afghanistan]]></category> <category><![CDATA[Bagram]]></category> <category><![CDATA[Bush]]></category> <category><![CDATA[Corano bruciato]]></category> <category><![CDATA[Jalalabad]]></category> <category><![CDATA[Kabul]]></category> <category><![CDATA[Kandahar]]></category> <category><![CDATA[karzai]]></category> <category><![CDATA[Massoud]]></category> <category><![CDATA[Mujahid]]></category> <category><![CDATA[nato]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193368</guid> <description><![CDATA[Come rappresaglia per le copie del Corano date alle fiamme nella base militare Nato di Bagram, oggi due militari statunitensi sono stati uccisi da un uomo vestito con l&#8217;uniforme dell&#8217;Esercito nazionale afghano. L&#8217;uomo avrebbe approfittato della protesta fuori della base. Dalla capitale Kabul alle più remote province del nordest, Badakshan e Kunar, la protesta nel paese...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/proteste-anti-usa-in-afghanistan_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-193373" title="proteste-anti-usa-in-afghanistan_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/proteste-anti-usa-in-afghanistan_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Come rappresaglia per le copie del <strong>Corano </strong>date alle fiamme nella base militare Nato di <strong>Bagram</strong>, oggi due militari statunitensi sono stati uccisi da un uomo vestito con l&#8217;uniforme dell&#8217;Esercito nazionale afghano. L&#8217;uomo avrebbe approfittato della protesta fuori della base. Dalla capitale <strong>Kabul </strong>alle più remote province del nordest, Badakshan e Kunar, la protesta nel paese si fa sempre più violenta. Nella provincia di <strong>Laghman</strong>, nella parte orientale, le forze di sicurezza sono ancora impegnate a sedare la rivolta. &#8220;Il nostro coraggioso popolo deve centrare le basi militari degli invasori, i loro convogli militari e le loro basi da invasori&#8221;. Questo il comunicato pubblicato oggi in email da <strong>Zabihullah Mujahid</strong>, uno dei portavoce della rivolta talebana in Afghanistan. &#8220;Deve ucciderli (gli occidentali &#8211; ndr), catturali e picchiarli per dargli una lezione, così che non osino più dissacrare di nuovo il sacro Corano&#8221;, continua Mujahid.</p><p>A niente è valsa la lettera ufficiale di scuse del presidente Obama al presidente afghano <strong>Hamid Karzai</strong>, che ha definito l&#8217;atto di bruciare il libro &#8220;un atto sbadato&#8221; e &#8220;un errore&#8221; e ha espresso &#8220;rammarico e scuse  per l&#8217;incidente nel quale il materiale religioso è stato maltrattato non intenzionalmente&#8221;. Migliaia di dimostranti da stamattina si sono riuniti in tutte le parti del paese, alcuni al grido di &#8220;morte all’America!&#8221;. La più grande agenzia di media afghana riporta che gli slogan più urlati sono &#8220;morte agli americani&#8221;, &#8220;morte a Obama&#8221;, &#8220;morte a <strong>Bush </strong>- i colpevoli devono essere giudicati&#8221;, &#8220;morte agli infedeli&#8221;. Nell&#8217;area orientale di Kabul centinaia di giovani hanno lanciato pietre contro la polizia, che ha sparato in aria per disperdere i manifestanti.</p><p>Circa mille <strong>wardaki</strong>, gli abitanti della provincia di Maidan Wardak situata nella zona centro-orientale dell&#8217;Afghanistan, di etnia principalmente pashtun, hanno bloccato per diverse ore l&#8217;autostrada <strong>Kabul-Kandahar</strong>, che ha riaperto stamattina verso le 9. Nonostante gli appelli di ieri di Karzai alla calma, i tumulti sono stati particolarmente violenti nella città di <strong>Jalalabad</strong>, nell&#8217;estrema parte orientale, dove come minimo sei persone sono state uccise dalle forze di polizia e decine ferite. Le proteste stanno allargandosi anche nelle province relativamente stabili di Badakhshan, situata a nordest al confine con il Tajikistan, di cui un ramo chiamato corridoio Wakhan si estende fra la Cina e il Pakistan, e la confinante provincia di Takhar, più a occidente, nota per esservi stato ucciso il famoso <strong>Massoud</strong>, il mujaheddin moderato fiero combattente contro gli invasori sovietici, soli due giorni prima degli attacchi alle Torri Gemelle. Nella città di <strong>Herat</strong>, nella parte opposta del paese verso occidente, circola la notizia che per domani sia stata organizzata una grande dimostrazione, dopo la grande preghiera di mezzogiorno del venerdì, giorno di festa settimanale per gli islamici. Le proteste potrebbero complicare gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti e dalla <strong>Nato </strong>per raggiungere un accordo con il governo afghano al fine di ridurre drasticamente il numero delle truppe occidentali presenti sul territorio, molto prima del ritiro previsto entro il dicembre 2014.</p><p><strong>Martine van Bijlert</strong>, dell&#8217;<em><a href="http://aan-afghanistan.com/" target="_blank">Afghanistan Analysts Network</a></em> ha detto che quello che sta succedendo è una combinazione di indignazione religiosa, gruppi che vogliono fomentare i problemi e frustrazione per la mancanza di sicurezza e le condizioni economiche. Secondo <strong>Amnesty International</strong>, che pochi giorni fa ha pubblicato una relazione di 101 pagine, basata su 3 anni di lavoro, <a href="http://www.amnesty.org.uk/uploads/documents/doc_22361.pdf" target="_blank">intitolata &#8220;In fuga dalla guerra trovare la miseria: la situazione degli sfollati in Afghanistan&#8221;</a>, 400 persone al giorno fuggono dalle proprie abitazioni e mezzo milione di sfollati vive negli <em><strong>slum</strong></em>, le baraccopoli che circondano le città principali. In questo crisi umanitaria &#8220;nascosta&#8221; il governo afghano e i donatori internazionali impediscono gli aiuti, lasciando la popolazione a morire di fame, per fingere che non ci sia emergenza. Migliaia di questi sfollati vive in capanne di fango, compensato e pezzi di plastica, che offrono poca protezione contro il freddo (a Kabul, nel centro-nord, questi giorni la temperatura è diversi gradi sotto lo zero, mentre a Kandahar, più a sud, si aggira intorno allo zero). La maggior parte di queste famiglie lamenta di poter dare ai bambini solo un pasto al giorno. La sola <strong>Kabul </strong>vede circa 35mila persone sfollate da ogni parte del paese in 30 baraccopoli. La maggior parte delle persone è fuggita dai bombardamenti aerei da parte dell&#8217;Isa (le forze internazionali) o per non essere usata come scudo umano dai talebani.</p><p>La missione Onu in <strong>Afghanistan </strong>dice che solo l&#8217;anno scorso sono stati uccisi nei conflitti &#8211; diffusi in parti del Paese considerate relativamente pacifiche &#8211; 3700 civili e che dal 2007 a oggi il numero dei morti è stato in costante aumento. A peggiorare la situazione di miseria, mancanza di cibo, di condizioni sanitarie adeguate e istruzione, inoltre, alle agenzie <strong>Onu </strong>e le organizzazioni umanitarie è vietato aiutare in modo efficace gli sfollati in modi che implichino il loro insediamento stabile: per esempio, non possono scavare pozzi, ma devono portare l&#8217;acqua con le cisterne.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/afghanistan-soldati-uccisi-rappresaglia-corano-bruciato/193368/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non siamo a Sanremo, siamo in Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/siamo-sanremo-siamo-cina/191925/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/siamo-sanremo-siamo-cina/191925/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 10:57:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[Partito comunista cinese]]></category> <category><![CDATA[Peng Liyuan]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category> <category><![CDATA[xi jinping]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191925</guid> <description><![CDATA[Come sapete il vicepresidente Xi Jinping, l&#8217;uomo che probabilmente diventerà il prossimo leader della Repubblica popolare cinese, è andato negli Stati Uniti per rinforzare i contatti con l’establishment americano e avallare le sue credenziali di statista. Il tutto in vista della sua prossima nomina a presidente, questione di mesi ormai. Obama gli assicura che la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come sapete il vicepresidente <strong>Xi Jinping</strong>, l&#8217;uomo che probabilmente diventerà il prossimo leader della <strong>Repubblica popolare cinese</strong>, è andato negli Stati Uniti per rinforzare i contatti con l’establishment americano e avallare le sue credenziali di statista. Il tutto in vista della sua prossima nomina a presidente, questione di mesi ormai. <strong>Obama</strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/barackobama/9083333/Barack-Obama-tells-Xi-Jinping-China-must-improve-its-human-rights-record.html" target="_blank">gli assicura</a></span> che la crescita <em>“pacifica” </em>della Cina è assai benvenuta (eccome no! Così entro il 2020 la Cina scalza anche l’egemonia politica statunitense). Gli raccomanda però di migliorare lo stato dei <strong>diritti umani</strong> per <em>“riconoscere le aspirazioni e i diritti di tutti i popoli”</em> (ma certo, come no? Solo qualche sparatoria contro i tibetani disarmati, se monaci meglio ancora, e qualche anno di carcere ai dissidenti, anche se artisti).</p><p>Al che l’agenzia di stampa del governo cinese <strong>Xinhua </strong>risponde che gli Stati Uniti<em> “devono evitare ulteriori danni e disturbo” </em>alle relazioni fra i due paesi &#8211; già non proprio idilliache per la questione dell’Iran appoggiato dalla Cina e invece vieppiù sanzionato dagli Stati Uniti, e per la questione della Siria. Insomma, Stati Uniti, impicciatevi degli affari vostri &#8211; ché ai quattro tibetani e i tre dissidenti in croce (proprio in croce!) ci pensiamo noi!</p><p>Il signor Xi Jinping è andato in Usa senza un celebre sostenitore: sua moglie, la famosa <strong>cantante folk Peng Liyuan</strong>, che detiene anche il grado di generale maggiore dell&#8217;esercito. Una gran bella donna, anche se fa un certo effetto vedere un’artista famosa che si esibisce in uniforme (tra l’altro, su quale campo di battaglia se l’è guadagnata? In quale accademia militare?). Nei giorni della visita circolava il video in cui lei canta <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://vimeo.com/25211722" target="_blank">Laundry Song</a></span></em>, una canzone tradizionale di solidarietà tra l&#8217;esercito e il popolo: lei è molto ispirata, lo sguardo rivolto verso l’alto e sempre circondata da radiose ragazze.</p><p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/25211722?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="300" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe><p><a href="http://vimeo.com/25211722">&#8220;Laundry Song&#8221; Performed by Peng Liyuan</a> from <a href="http://vimeo.com/hpeaks">HPeaks</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p><p><em>Chi ci aiuterà a voltare pagina? Chi ci aiuterà a costruire ponti? Chi ci aiuterà a rimettere a posto le strade? Chi ci libererà? È il caro Esercito popolare di liberazione! La stella salvifica del Partito comunista! L’esercito e la gente sono una sola famiglia.</em></p><p><em>Ci aiuta a lavare i nostri panni </em>[cioè, ci solleva dai lavori pesanti, ndr]</p><p><em>Hey! Chi ci aiuterà a mietere l’orzo? La nostra felicità non ha limiti. È il caro Esercito popolare di liberazione! La stella salvifica del Partito comunista!</em></p><p>Paradossalmente, circolava anche un secondo video fumetto della stessa canzone, cantato da una famosa cantante tibetana, <strong>Sonam Wangmo</strong>. Si vede l’ex Tibet, ora provincia della Cina: prima Lhasa con il Potala, il palazzo un tempo sede del Dalai Lama e della sua corte, poi una ragazza tibetana che tutta felice lava i panni di un soldato cinese.</p><p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/25212377?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="300" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe><p><a href="http://vimeo.com/25212377">&#8220;Laundry Song&#8221; By Sonam Wangmo</a> from <a href="http://vimeo.com/hpeaks">HPeaks</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p><p>A tutti quelli che, commentando sulle <strong>atroci auto immolazioni dei monaci tibetani</strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/tibet-monaco-fuoco-protesta-terzo-settimana/191193/" target="_blank">hanno affermato</a></span> che per il Tibet meglio il governo della Cina della teocrazia del Dalai Lama: non sapete che il governo tibetano ha un Parlamento con un primo ministro eletto, Lobsang Sangay, e  che l’anno scorso il Dalai Lama ha rinunciato al suo ruolo di capo di governo? Lobsang è un laico, non un monaco, e parla di democrazia come dell’unico mezzo per risolvere la questione fra Cina e Tibet. Prima di parlare a vanvera ci si deve informare. E se proprio uno vuole fare il rivoluzionario, magari anche un po’ di <strong>amore </strong>verso questa gente non guasterebbe. Perché, per dirla con il <strong>Che</strong>:</p><p>…<em>lasciatemi dire che il vero rivoluzionario è guidato da un grande sentimento di amore. È impossibile pensare a una vera rivoluzione che manca di questa qualità. Dobbiamo lottare ogni giorno in modo che questo amore per l’umanità sia trasformato in azione, in atti che servano da esempio, come una forza che smuove. </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/siamo-sanremo-siamo-cina/191925/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tibet, monaco si dà fuoco per protesta. E&#8217; il terzo in una settimana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/tibet-monaco-fuoco-protesta-terzo-settimana/191193/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/tibet-monaco-fuoco-protesta-terzo-settimana/191193/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Feb 2012 14:19:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Dalai Lama]]></category> <category><![CDATA[Ngaba]]></category> <category><![CDATA[Tibet]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191193</guid> <description><![CDATA[Continua l’escalation delle autoimmolazioni di protesta in Tibet. Ieri un monaco di 19 anni, Losang Gyatso, del monastero di Kirti, si è dato fuoco urlando slogan contro il governo cinese. Dall’8 febbraio è il terzo giovane che si dà fuoco per protesta contro l’occupazione cinese, chiedendo il ritorno del Dalai Lama a Lhasa. Due giorni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Continua l’escalation delle autoimmolazioni di protesta in Tibet. Ieri un monaco di 19 anni, <strong>Losang Gyatso</strong>, del monastero di <strong>Kirti</strong>, si è dato fuoco urlando slogan contro il governo cinese. Dall’8 febbraio è il terzo giovane che si dà fuoco per protesta contro l’occupazione cinese, chiedendo il ritorno del Dalai Lama a Lhasa. Due giorni prima di Losang, una monaca di 19 anni; tre giorni prima un monaco di 18.</p><p>Il sacrificio di Losang è avvenuto alle 14:30 sulla via principale di <strong>Ngaba</strong>, una cittadina della parte orientale della Regione Autonoma del Tibet, la provincia che copre gran parte della nazione tibetana, occupata e incorporata nella Repubblica popolare cinese nel 1951. Secondo testimoni oculari, le forze speciali di polizia, accorse immediatamente per estinguere il fuoco, sono state viste picchiare Losang mentre lo portavano via in una località sconosciuta. Non si sa se sia deceduto in seguito, né dove sia tenuto prigioniero. Pare che la polizia abbia anche picchiato brutalmente due ragazzi tibetani che osservavano la scena. Fonti del monastero di Kirti dicono che uno di loro è riuscito a scappare con l’aiuto degli presenti, mentre l’altro è stato trascinato via mentre sanguinava copiosamente dalla testa e dalle braccia.</p><p>Prima di Losang una monaca di 18 anni, <strong>Tenzin Choeden</strong>, sabato scorso si è immolata mentre urlava slogan contro il governo cinese. Veniva dal monastero di <strong>Mamae</strong>, sempre a Ngaba. Anche lei non è morta subito ma è stata immediatamente portata via dalle forze di polizia cinesi. In seguito all’episodio l’esercito ha circondato il monastero e lo ha sigillato. Questo è il secondo episodio di autoimmolazione a Mamae. Lo scorso ottobre ha compiuto l’estremo sacrificio una monaca di 20 anni, <strong>Tenzin Wangmo</strong>. Mamae Dechen Choekhorling, il più grande monastero femminile di Ngaba, è situato a tre chilometri dalla cittadina e ospita circa 350 suore. Durante le rivolte del 2008, che hanno coinvolto tutto il territorio del Tibet, diverse monache di Mamae che avevano compiuto una marcia di protesta portando un ritratto del Dalai Lama sono state arrestate e portate in prigione.</p><p>L’otto febbraio invece il terz&#8217;ultimo caso, quando il 19enne Rigzin Dorje si è dato fuoco, sempre a Ngaba e sempre urlando slogan contro il governo cinese. Complessivamente l’intera regione di Ngaba ha visto 14 suicidi di protesta, mentre è salito a 24 il numero dei tibetani, laici e religiosi, che dal 2009 si sono sacrificati per dimostrazione contro l’occupazione da parte della Cina e per chiedere il ritorno del loro leader spirituale. Solo nel mese di febbraio, 6 persone.</p><p>In molte parti del Tibet le comunicazioni sono interrotte e c’è una situazione di implicita legge marziale che è seguita agli eventi delle ultime settimane. Secondo il governo tibetano in esilio a <strong>Dharamsala</strong>, in India, si teme che almeno 12 tibetani siano rimasti uccisi recentemente dal fuoco della polizia. I giornalisti stranieri non sono ammessi. Il Club dei corrispondenti stranieri in Cina, l’associazione professionale dei giornalisti stranieri a <strong><a href="http://www.fccchina.org/" target="_blank">Beijing</a></strong>, ha dichiarato agli inizi di febbraio che “le autorità cinesi hanno messo un massiccio cordone di sicurezza per impedire che i giornalisti entrino nella provincia del <strong>Sichuan </strong>occidentale [Ngaba – ndr] dove la protesta è più forte – incluso  le uccisioni e le autoimmolazioni”.</p><p>Un giornalista britannico, <strong>Jonathan Watts </strong>del <em>Guardian</em>, è riuscito a nascondersi ed entrare a Ngaba, <strong>Aba </strong>in cinese, e girare qualche minuto di video, che è stato pubblicato ieri.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/9VAX3L1lb94" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Riporta come ogni 30-40 metri lungo le strade della città ci siano gruppi di poliziotti che siedono insieme in uniforme antisommossa e bastoni. “E qualcosa che non ho mai visto da nessun’altra parte prima, da qualcuno di questi bastoni esce una punta di metallo. Sembra del tutto medioevale”. E continua: “mi ricorda i viaggi in Irlanda del nord al culmine dei problemi, dove per le strade passavi di blocco in blocco.”</p><p>La repressione cinese non colpisce solo i tibetani. Pochi giorni fa il dissidente politico Zhu Yufu è stato condannato a 7 anni di prigione per “attività criminale che mette in pericolo la sicurezza dello Stato”: ha pubblicato una poesia online incitando i cinesi a scendere in piazza: <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-china-16977615" target="_blank">“è tempo di usare i vostri piedi e andare in piazza per fare una scelta”</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/tibet-monaco-fuoco-protesta-terzo-settimana/191193/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Merito una medaglia d&#8217;onore per la stragedi Utoya&#8221;: Breivik resta in carcere a Oslo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/merito-medaglia-donore-stragedi-utoya-breivik-resta-carcere-oslo/189566/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/merito-medaglia-donore-stragedi-utoya-breivik-resta-carcere-oslo/189566/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 13:04:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[breivik]]></category> <category><![CDATA[Cavalieri Templari]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[fascista]]></category> <category><![CDATA[Lippestad]]></category> <category><![CDATA[medaglia]]></category> <category><![CDATA[nazista]]></category> <category><![CDATA[Novergia]]></category> <category><![CDATA[oslo]]></category> <category><![CDATA[Partito Labourista]]></category> <category><![CDATA[salute mentale]]></category> <category><![CDATA[Utøya]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189566</guid> <description><![CDATA[Prima saluta la Corte con quello che l&#8217;avvocato definisce &#8220;un tipo di saluto fascista&#8221;, poi afferma che merita una &#8220;medaglia d&#8217;onore&#8221; per il massacro del 2011. E la Corte conferma il carcere per Anders Breivik, l&#8217;uomo di 33 anni che ha ripetutamente confessato di essere l&#8217;autore dei due attacchi terroristici in Norvegia. Breivik, che appartiene all&#8217;estrema...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/breivik_interna_processo.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-189575" title="breivik_interna_processo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/breivik_interna_processo.jpg?47e3a5" alt="Anders Breivik nell'aula del tribunale" width="295" height="152" /></a>Prima saluta la Corte con quello che l&#8217;avvocato definisce &#8220;un tipo di saluto fascista&#8221;, poi afferma che merita una &#8220;medaglia d&#8217;onore&#8221; per il massacro del 2011. E la <strong>Corte </strong>conferma il carcere per <strong>Anders Breivik</strong>, l&#8217;uomo di 33 anni che ha ripetutamente confessato di essere l&#8217;autore dei due attacchi terroristici in Norvegia. Breivik, che appartiene all&#8217;estrema destra, alle 15.26 del 22 luglio scorso ha fatto esplodere una bomba nel quartier generale del governo a Oslo, uccidendo 8 persone e ferendone altre. Circa due ore più tardi il secondo attentato. Un uomo armato e vestito da poliziotto, che è stato poi identificato in <strong>Breivik</strong>, ha aperto il fuoco su di un campo di giovani organizzato dalla Auf, un&#8217;organizzazione del Partito Laburista norvegese, socialdemocratico, sull&#8217;isola di <strong>Utøya</strong>, nel lago <strong>Tyrifjorden</strong>. Una strage: 69 ragazzi uccisi.</p><p>Ieri Breivik è apparso sorridente e compiaciuto davanti alla Corte di giustizia per un&#8217;udienza in merito alla sua detenzione in carcere. Durante l&#8217;udienza viene fotografato con entrambe le braccia alzate in quello che l&#8217;avvocato definisce un tipo di saluto fascista. In effetti, essendo ammanettato, sarebbe impossibile alzare un solo braccio nel classico saluto fascista o <strong>nazista</strong>. Poi Breivik ha detto al giudice che dovrebbe essere rilasciato e che merita una medaglia all&#8217;<strong>onor militare</strong> &#8220;per il suo lavoro contro i traditori del Paese&#8221; nella lotta contro &#8220;la colonizzazione islamica della <strong>Norvegia</strong>&#8220;, suscitando le risate derisorie dei familiari delle vittime. Più o meno le stesse parole che ha pronunciato al tempo dell&#8217;arresto, quando ha affermato di aver attaccato il partito laburista perché &#8220;il prezzo del tradimento è quello che dovevano pagare&#8221;. Breivik afferma anche che gli attacchi terroristici sono &#8220;mosse preventive&#8221; e che ha agito per autodifesa culturale. &#8220;Gli abitanti di etnia norvegese a <strong>Oslo</strong> diventeranno una minoranza nel giro di pochi anni&#8221; ha detto.</p><p>Nonostante le confessioni, Breivik si è dichiarato innocente per non aver commesso alcun tipo di crimine. Il suo avvocato, <strong>Geir Lippestad</strong>, ha detto che queste affermazioni preannunciano quello che dirà al tempo del processo, che comincerà il prossimo 16 aprile e si dovrebbe protrarre per 10 settimane, fino alla fine di luglio. Nel manifesto di 1520 pagine in inglese intitolato &#8220;2083. Una dichiarazione di indipendenza dell&#8217;<strong>Europa</strong>&#8220;, che Breivik <a href="http://www.kevinislaughter.com/wp-content/uploads/2083+-+A+European+Declaration+of+Independence.pdf" target="_blank">ha messo online poco prima degli attacchi e si può leggere per intero in pdf</a>, l&#8217;uomo afferma di essere un &#8220;operativo&#8221; agli inizi di una violenta rivoluzione europea conservatrice e cristiana guidata da un nuovo gruppo di <strong>Cavalieri </strong>templari, rifondato a Londra. Parla di una rete transnazionale di <strong>templari </strong>con almeno nove fondatori, composta da cellule autonome e indipendenti. Scrive di aver ha pianificato oltre 60 anni di lotta contro il multiculturalismo, fino a che i templari prenderanno il controllo dell&#8217;Europa. Il manifesto descrive anche meticolosamente gli anni di preparazione agli attacchi e presenta un&#8217;argomentazione quasi in stile accademico contro quella che chiama il multiculturalismo marxista e la colonizzazione islamica. Essere arrestato, dice Breivik, è parte del piano. &#8220;Il vostro arresto segnerà l&#8217;inizio della fase di propaganda&#8221;, scrive, &#8220;il vostro processo vi offrirà un palcoscenico per il mondo&#8221;.</p><p>La Corte riconosce che la questione della <strong>salute mentale</strong> di Breivik rimane un problema e nota che non potrà essere condannato al massimo della pena per i crimini commessi se verrà riconosciuto incapace di intendere e di volere. Ciò nonostante, trova il fondamento legale per tenerlo in carcere per i prossimi due mesi, fino al processo, e la pubblica accusa afferma che se <strong>Breivik </strong>verrà riconosciuto insano di mente verrà chiuso in un ospedale psichiatrico. A novembre gli psichiatri hanno stabilito che Breivik al tempo degli attacchi e durante le 13 interviste fattegli in seguito da esperti era paranoico e <strong>schizofrenico</strong>. Le ultime pagine del manifesto sono dedicate alle sue fotografie in tenuta di combattimento, con la tuta antiatomica, con la divisa <strong>massonica </strong>e in alta uniforme. Ultima, la foto del biondissimo Breivik insieme a due membri femminili della famiglia altrettanto bionde, madre o sorella e nonna. Durante il processo Breivik afferma che nessuno potrebbe pensare che lui sia malato di mente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/merito-medaglia-donore-stragedi-utoya-breivik-resta-carcere-oslo/189566/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La comunità scientifica si ribella  contro lo strapotere delle case editrici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/comunita-scientifica-ribella-contro-strapotere-delle-case-editrici/188857/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/comunita-scientifica-ribella-contro-strapotere-delle-case-editrici/188857/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:47:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Alter]]></category> <category><![CDATA[Editoria scientifica]]></category> <category><![CDATA[Elsevier]]></category> <category><![CDATA[Field Medals]]></category> <category><![CDATA[Il costo della conoscenza]]></category> <category><![CDATA[stampa accademica]]></category> <category><![CDATA[Timothy Gowers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188857</guid> <description><![CDATA[Editori in crisi? Non tutti. Sta crescendo il movimento internazionale di scienziati per boicottare il gigante olandese dell’editoria scientifica Elsevier, di proprietà dell’anglo-olandese Reed Elsevier. Dopo poco più di dieci giorni che il movimento è iniziato, oltre 3000 scienziati hanno firmato la petizione “Il costo della conoscenza”, nella quale chiedono esplicitamente di non sostenere più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/elsevier-pezzo.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-188858 alignleft" title="elsevier pezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/elsevier-pezzo.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Editori in crisi? Non tutti. Sta crescendo il movimento internazionale di scienziati per boicottare il gigante olandese dell’editoria scientifica <strong>Elsevier</strong>, di proprietà dell’anglo-olandese <strong>Reed Elsevier</strong>. Dopo poco più di dieci giorni che il movimento è iniziato, oltre <strong>3000 scienziati</strong> hanno firmato la petizione “<a href="http://thecostofknowledge.com/" target="_blank"><strong>Il costo della conoscenza</strong></a>”, nella quale chiedono esplicitamente di non sostenere più nessuna rivista dell’azienda. Cosa significa? Non pubblicare sui loro giornali, non usarli per le ricerche, non fare riferimento agli studi pubblicati dal gruppo, né svolgere alcun tipo di lavoro editoriale per la Elsevier (le riviste scientifiche hanno bisogno di comitati editoriali di studiosi e scienziati che vaglino i lavori, ne assicurino lo standard e li rileggano per eventuali emendamenti).</p><p>Fra i firmatari vi sono diversi “<strong>Fields Medal</strong>”, cioè matematici che hanno ricevuto il Premio internazionale per le migliori scoperte nella disciplina, un riconoscimento che viene dato a un massimo di quattro matematici di meno di 40 anni durante il congresso internazionale dell’Unione mondiale dei matematici, che si tiene ogni 4 anni.</p><p>Ma cosa criticano alla Elsevier? Innanzi tutto il <strong>prezzo esorbitante</strong> delle riviste, che vanno dai 161 euro di <strong>Alter</strong>, una rivista di medicina sulle disabilità, ai 4665 euro di <strong>Acta</strong> <strong>Astronautica</strong>, che tratta argomenti di ingegneria, energia e tecnologia. La media dei prezzi fra le prime 5 riviste (in ordine alfabetico) distribuite in Europa è di 1120 euro per 4 numeri annuali. Questo è il prezzo per gli agenti librari, che hanno un margine di sconto. <a href="http://www.elsevier.com/wps/find/journaldescription.cws_home/506062/bibliographic" target="_blank">Ma Elsevier pubblica anche BBA- <strong>Biochimica et Biophysica Acta,</strong> che include 9 riviste, 100 numeri annuali in tutto, che in Europa e in Iran costa 18.710 euro, cioè una media di ben 187,1 euro a copia e 748,4 euro l’anno per l’abbonamento al trimestrale</a>. E sì che l’azienda dichiara di “finanziare programmi globali che danno <strong>libero accesso alla scienza</strong> o a basso costo e sana informazione nei paesi in via di sviluppo”. Dati i prezzi, quasi esclusivamente le <strong>biblioteche</strong> e le istituzioni possono permettersi l’abbonamento ai giornali Elsevier, che domina il mercato con oltre 2000 riviste in tutti i rami della tecnica e delle scienze, anche umanistiche, e circa 20.000 libri e lavori di consultazione, dando lavoro a oltre 7000 persone in 24 paesi con una comunità di 7000 editori, 70.000 membri di comitati scientifici, 300.000 recensori e 600.000 autori. Il margine di profitto? Secondo la relazione annuale dell’azienda, che è stata pubblicata anche da <strong>Science Magazine</strong>, nel 2010, in piena crisi, è stato del 36%.</p><p>Ma non è tutto qui. Gli scienziati rimproverano alla casa editrice di vendere le riviste solo in <strong>grandi pacchetti</strong>, così che le biblioteche devono comprare obbligatoriamente anche titoli ai quali non sono interessati. Ovviamente ne fanno le spese non solo i compratori, ma anche le case editrici minori, che hanno una distribuzione più limitata. Gli rimproverano anche di sostenere misure quali il <strong>Sopa</strong>, il <strong>Pipa</strong> e il <strong>Research Works Act</strong>, che mirano sostanzialmente a frenare il libero scambio di informazioni, limitando l’accesso online ai dati delle ricerche e degli studi fatti con finanziamenti pubblici. Il Research Works Act, che è stato approvato dal Congresso americano nel dicembre 2011, è sostenuto dall’Associazione degli editori americani.</p><p>Il gruppo “Il costo della conoscenza” è stato creato dallo scienziato “Field Medals” <strong>Timothy Gowers</strong>, matematico dell’<strong>Università di Cambridge</strong> che nel post “Elsevier – la mia parte nella sua caduta”, <a href="http://gowers.wordpress.com/2012/01/21/elsevier-my-part-in-its-downfall/ " target="_blank">pubblicato sul suo blog</a>, ha dichiarato di boicottare la Elsevier da molti anni. La petizione non è solo un attacco alla casa editrice, ma è un tentativo di mostrare alla <strong>comunità scientifica</strong> che si può cambiare il modo di pubblicare in modo da favorire l’accesso agli studi.</p><p>Al dibattito internazionale stanno partecipando <strong>Forbes</strong>, che esalta il modello di business dell’azienda ma dice che è pericoloso seguirlo in modo “così ingiusto”, il <strong>Chronicle of Higher Education</strong>, la rivista principe degli accademici americani perché pubblica tutti i posti di lavoro nei paesi di lingua inglese, ed <a href="http://blogs.library.duke.edu/scholcomm/2012/01/31/why-boycott-elsevier/">esperti universitari di comunicazione scientifica</a>, che non sempre si trovano d’accordo con tutti i punti delle rivendicazioni.</p><p>Già nel 2005 però <strong>The Lancet,</strong> un prestigiosa rivista britannica di medicina, ha criticato Reed Elsevier per il suo coinvolgimento nell’organizzazione di fiere per la compravendita di armi militari, un’accusa alla quale il portavoce dell’azienda ha risposto che “l’industria della difesa è centrale per preservare la libertà e la sicurezza nazionale”. Editoria scientifica, soldi e armi: un intreccio che definire inquietante è poco.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/comunita-scientifica-ribella-contro-strapotere-delle-case-editrici/188857/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La &#8220;prima minaccia&#8221; per la sicurezza degli Usa non è più Al Qaeda, ma il nucleare iraniano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/prima-minaccia-sicurezza-degli-qaeda-liran/188254/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/prima-minaccia-sicurezza-degli-qaeda-liran/188254/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:44:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[al Qaeda]]></category> <category><![CDATA[iran]]></category> <category><![CDATA[mueller]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[Panetta]]></category> <category><![CDATA[Petraeus]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188254</guid> <description><![CDATA[L’Iran rappresenta la maggiore minaccia per gli Stati Uniti mentre il rischio Al Qaeda si indebolisce. Lo ha affermato James Clapper, direttore dei Servizi segreti nazionali, durante la seduta annuale del Comitato per i servizi segreti del Senato che si è tenuta a Washington. Argomento: le minacce presenti e future alla sicurezza nazionale. Presenti fra...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/nucleare-iran-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-188267" title="nucleare iran interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/nucleare-iran-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>L’Iran rappresenta la maggiore minaccia per gli Stati Uniti mentre il rischio Al Qaeda si indebolisce. Lo ha affermato <strong>James Clapper</strong>, direttore dei Servizi segreti nazionali, durante la seduta annuale del Comitato per i servizi segreti del Senato che si è tenuta a Washington. Argomento: le minacce presenti e future alla sicurezza nazionale. Presenti fra gli altri il direttore dell’Fbi <strong>Robert Mueller</strong> e il direttore della Cia <strong>David Petraeus</strong>.</p><p>Secondo i capi dei servizi cresce il rischio che aumenti il numero delle spie iraniane e quello di possibili attacchi. Stando alla loro testimonianza, l’Iran ha tutti i mezzi per costruire le armi nucleari ma ha deciso per il momento di non svilupparle, in contrasto con Israele che afferma che entro un anno le armi sarebbero finalizzate e il tempo per fermare l’Iran starebbe per scadere. Secondo Clapper, se l’Iran si sentisse minacciato non esiterebbe a minare gli interessi americani. Ricordando il piano iraniano, sventato a ottobre dell’anno scorso, di uccidere l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, ha affermato che “qualche funzionario iraniano, incluso probabilmente il Capo supremo Ali Khamenei (successore dell’Ayatollah Khomeini e capo dell’establishment islamico conservatore, <em>ndr</em>)<em> </em>è al momento più disposto a sferrare un attacco agli Stati Uniti come risposta ad azioni reali o percepite che minacciano il regime. “C’è dibattito e dissenso nella gerarchia politica dell’Iran sull’opportunità di costruire la bomba atomica”, ha detto Clapper: “Non c’è un parere unanime, perché sta valutando il peso che guadagnerebbe il paese a livello di prestigio regionale se possedesse un’arma nucleare contro il costo di ulteriori sanzioni internazionali e il rischio di rappresaglie militari da parte di Israele o dell’Occidente”.</p><p>Secondo Petraeus le sanzioni recenti contro il regime iraniano nelle ultime settimane stanno cominciando a pesare sulla finanza e le banche, ma il tempo sta scadendo perché il paese sta terminando le ultime fasi di arricchimento dell’uranio fino al punto di avere un livello appena inferiore per avere un’arma nucleare, ma più alto di quello che serve per un normale uso industriale. Anche il Segretario della difesa <strong>Leon Panetta</strong> ha dichiarato domenica che gli iraniani possono costruire una bomba velocemente. “Se decidessero di farlo, ci metterebbero probabilmente un anno e in un altro anno o due costruirebbero il mezzo per lanciarla” ha dichiarato durante il programma di notizie televisivo <a href="http://www.cbsnews.com/8301-504803_162-57367804-10391709/at-home-with-leon-panetta/?tag=cbsnewsMainColumnArea.1" target="_blank">“60 Minutes” della CBS</a>. Il ministro della Difesa israeliano <strong>Ehud Barak</strong> la settimana scorsa ha affermato che l’Iran sta procedendo sulla strada della costruzione delle armi nucleari e il tempo “scade fra pochissimo”. Mentre Petraeus ha detto che Israele vede la minaccia nucleare dell’Iran come “una minaccia esistenziale al paese”, non ha detto la sua reazione all’affermazione statunitense che l’Iran non ha ancora deciso cosa fare. Il presidente del Comitato per i servizi segreti del Senato <strong>Dianne Feinstein</strong> ha affermato che “il 2012 sarà l’anno decisivo per convincere od ostacolare l’Iran perché non costruisca la bomba atomica”.</p><p>Secondo Clapper e gli altri funzionari la minaccia costituita dall’Iran è la maggiore ma non l’unica e fa parte del mosaico di nemici degli Stati Uniti interconnessi fra loro, incluso i terroristi, i criminali e le potenze straniere che potrebbero colpire il paese o con le armi nucleari o attraverso il cyber spazio, con attacchi ai sistemi informatici. Al Qaeda è ancora una delle maggiori minacce per gli Stati Uniti ma è molto indebolita dopo l’uccisione dello scorso anno di Osama bin Laden e di quattro fra i maggiori capi dell’organizzazione. La leadership del gruppo terroristico starebbe lottando per trovare i rimpiazzi. Clapper ha detto che potrebbe ricorrere a “piccoli e semplici attacchi” da quando il suo stato maggiore è stato decimato grazie ai droni e le operazioni a terra degli Stati Uniti. È probabile però che gli affiliati regionali di Al Qaeda, come i terroristi dello Yemen, cerchino di aiutare l’indebolito stato maggiore di Al Qaeda in Pakistan.</p><p>Secondo il direttore dei Servizi segreti nazionali Clapper al momento in cima alla lista delle minacce agli Stati Uniti ci sarebbe quindi l’Iran. Al secondo posto Al Qaeda. Poi verrebbe la proliferazione delle armi di distruzione di massa chimiche, biologiche, nucleari e radiologiche. I servizi segreti credono che gli Stati che le possiedono non le abbiano ancora date ai gruppi terroristi ma che questo rimanga comunque un rischio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/prima-minaccia-sicurezza-degli-qaeda-liran/188254/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Italia in Mozambico: organizzazioni umanitarie e affari sui giacimenti di gas</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/litalia-mozambico-organizzazioni-umanitarie-affari-giacimenti/187527/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/litalia-mozambico-organizzazioni-umanitarie-affari-giacimenti/187527/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Jan 2012 16:58:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[capo delgado]]></category> <category><![CDATA[cooperanti]]></category> <category><![CDATA[Eni]]></category> <category><![CDATA[giacimenti]]></category> <category><![CDATA[maputo]]></category> <category><![CDATA[Mozambico]]></category> <category><![CDATA[volontariato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187527</guid> <description><![CDATA[Pubblichiamo il terzo appuntamento con il reportage di Enrica Garzilli dal Mozambico. Qui potete trovare le due puntate introduttive: 1- Dalla dominazione Portoghese alla dipendenza dalla Cina. 2- Un Paese con poche regole e in cerca di un&#8217;identità. Questo articolo fa invece riferimento agli interessi economici italiani. L’Italia è molto presente in Mozambico, specialmente in due...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/eni-mozambico-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-187536" title="eni mozambico interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/eni-mozambico-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Pubblichiamo il terzo appuntamento con il reportage di Enrica Garzilli dal Mozambico. Qui potete trovare le due puntate introduttive: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/viaggio-mozambico-prima-puntata/185304/" target="_blank">1- Dalla dominazione Portoghese alla dipendenza dalla Cina.</a> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/mozambico-paese-poche-regole-cerca-unidentita-nazionale/187524/">2- Un Paese con poche regole e in cerca di un&#8217;identità</a>. Questo articolo fa invece riferimento agli interessi economici italiani.</em></p><p>L’Italia è molto presente in Mozambico, specialmente in due settori: gas e organizzazioni umanitarie. Il Ministero degli Affari Esteri, principalmente la <a href="http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/" target="_blank">Direzione Generale della Cooperazione Italiana allo Sviluppo</a>, è responsabile della supervisione della cooperazione nei Paesi in via di sviluppo. Benché generalmente non sia coordinata con gli altri donatori internazionali né finanzi dei programmi collettivi, un po’ per i drastici tagli al budget e un po’ per i regolamenti restrittivi, fa eccezione con il <a href="http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/download/Mozambico_GBS.pdf" target="_blank">General Budget Support Programme in Mozambico</a>, che lavora in accordo con le direttive del Performance Assessment Framework del Mozambico. <a href="http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/download/Mozambico_GBS.pdf" target="_blank">I soldi erogati sono cicli di 12 milioni di euro ogni tre anni</a>. Il personale è metà italiano e metà mozambicano. “Il beneficio indiretto è evidente” dice Giovanni, la mia fonte vicina al governo italiano. Da decenni lavora in Africa e da qualche anno si è stabilito in Mozambico. “Sediamo al tavolo del governo mozambicano e abbiamo il polso della situazione politica ed economica del paese. Abbiamo degli interessi in Mozambico perché c’è tutta una serie di piccole aziende italiane che ci lavora. Ma la più grande impresa italiana sul territorio è l’Eni, e ora conta molto”.</p><p>Il 20 ottobre l’Eni ha annunciato di aver scoperto a circa 40 Km dalla costa di Capo Delgado, nel nord del Mozambico, un enorme giacimento di gas naturale, <a href="http://www.eni.com/it_IT/media/comunicati-stampa/2011/10/2011-10-20-eni-mozambico-offshore.shtml" target="_blank">molto più grande di quello scoperto dagli Stati Uniti e uno dei più ricchi dell’Africa</a>. I giacimenti appartengono al Mozambico ma l’Eni prende la percentuale sulla vendita del prodotto lavorato. “Il gas scoperto dall’Eni cambierà il paese” dice Giovanni, la mia fonte vicina al governo italiano. “Ufficialmente il campo scoperto il mese scorso è il più grande e il più ricco del Mozambico. Secondo gli accordi internazionali gli Stati Uniti, che hanno il campo vicino, si devono mettere d’accordo con chi ha il giacimento più grande, quindi a tutti gli effetti l’Eni comanda”. Il giacimento sarà operativo in 5-6 anni con un investimento di 20 miliardi di dollari, che secondo Giovanni è una cifra troppo bassa. Serve infatti un treno di liquefazione, cioè un processo per cui il gas naturale, composto principalmente da metano, dopo l’estrazione e l’eliminazione delle impurità viene raffreddato, trasformandosi in liquido e riducendo di 600 volte il volume. Così può essere facilmente stoccato in serbatoi e trasportato per lunghe distanze per essere poi rigassificato e distribuito nei mercati finali di consumo.  “I benefici della nostra presenza in Mozambico, ora che c’è l’affare Eni in ballo, sono evidenti. Sediamo allo stesso tavolo con i potenti del Frelimo e con quelli del governo per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e abbiamo tutti gli interessi a starci” dice Giovanni.    Il 20 dicembre 2011, nel suo discorso annuale all’Assemblea della Repubblica, il parlamento unicamerale mozambicano, il presidente <strong>Armando Guebuza</strong> ha auspicato  un incremento della produttività e della competitività internazionale diminuendo i tempi di produzione e le risorse e ha annunciato la scoperta di altri giacimenti.</p><p>“Nonostante la contrazione dell’economia mondiale, il Mozambico ha continuato a godere della fiducia dei grandi investitori nazionali e stranieri”. Una delle grandi risorse che attraggono capitali esteri è lo sfruttamento del sottosuolo come l’espansione dei giacimenti di uranio nel distretto settentrionale di Moma da parte della compagnia irlandese Kenmare Resources, la preparazione per la produzione su larga scala dei fertilizzanti dai depositi di fosfati nel distretto di <strong>Monapo</strong>, nel nordest, e appunto la scoperta appunto della grande quantità di gas naturale nel giacimento al largo della costa della provincia di Cabo Delgado, quello cura dell’Eni. Per lo sfruttamento del giacimento “gigante” l’Eni è l’operatore dell’Area 4 Offshore con il 70% di interessi. Comproprietari sono la portoghese Galp Energia al 10%, la sudcoreana Kogas al 10% e  la mozambicana-sudafricana Enh, sempre al 10%.  In pratica, <a href="http://www.inp.gov.mz/Highlights/1st-Giant-Gas-Discovery-in-the-Rovuma-Basin-Area-4" target="_blank">l’Italia domina la situazione</a>. Il gas verrà lavorato e parte venduto nel paese, parte esportato. Secondo Guebuza, a medio termine lo sfruttamento del campo alzerà notevolmente il livello di vita della popolazione. E come ha commentato informalmente l’ambasciatore italiano <strong>Carlo Lo Cascio</strong>, “ora dal Mozambico non ce ne andremo più”.</p><p>L’annuncio ufficiale dello sfruttamento del sottosuolo e l’investimento nelle risorse naturali, incluso le foreste, hanno come scopo l’industrializzazione del Mozambico.   Pochi giorni prima del discorso di Guebuza la stampa ha dato largo spazio alla notizia della lieve diminuzione dell’incidenza dell’epidemia di Hiv/Aids. Situazione politica stabile, enormi ricchezze del sottosuolo, epidemia di Hiv/Aids in diminuzione: tutti i requisiti perché il paese si trasformi in breve tempo da miniera a cielo aperto a terra di conquista da parte degli investitori internazionali. Lo sfruttamento delle risorse e l’incremento della produttività dovrebbero contribuire a combattere la povertà. Certo è che dopo qualche giorno che sono arrivata sulle spiagge fuori Maputo vedo il primo venditore di ciambelle e animali per bambini di plastica, ma per ora chi può permettersi di comprarli sono solo gli occidentali. I figli dei ricchi locali non vanno neanche a passeggio sulle spiagge dove va il popolo. Passano sul lungomare, nei ristoranti portoghesi, strombazzando e facendosi largo in jeep nuove fiammanti o in auto di rappresentanza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/litalia-mozambico-organizzazioni-umanitarie-affari-giacimenti/187527/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mozambico, un paese con poche regole in cerca di un&#8217;identità nazionale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/mozambico-paese-poche-regole-cerca-unidentita-nazionale/187524/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/mozambico-paese-poche-regole-cerca-unidentita-nazionale/187524/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Jan 2012 16:41:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[guebuza]]></category> <category><![CDATA[identità]]></category> <category><![CDATA[maputo]]></category> <category><![CDATA[Mozambico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187524</guid> <description><![CDATA[Per molti mozambicani essere bianchi vuol dire automaticamente essere portoghesi, quindi colonizzatori &#8211; e odiati. Il Mozambico è anche questo, uno stuolo di giovani fortemente ideologizzati, molto impegnati a riscoprire l’identità nazionale sia a livello politico, sia a livello sociale e culturale. La storica Companhia Nacional de Canto e Dança de Mozambique con sede nella...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per molti mozambicani essere bianchi vuol dire automaticamente essere portoghesi, quindi colonizzatori &#8211; e odiati. Il Mozambico è anche questo, uno stuolo di giovani fortemente ideologizzati, molto impegnati a riscoprire l’identità nazionale sia a livello politico, sia a livello sociale e culturale. La storica Companhia Nacional de Canto e Dança de Mozambique con sede nella Casa della Cultura, vicino a viale Ho Chi Min (tutti le vie principali di Maputo sono dedicate a grandi rivoluzionari comunisti), il famoso gruppo di danza e musica marrabenta Jumbo Orchestra, così come il gruppo di danza tradizionale e moderna Milorho-Moçambique, sono poco meno che eroi nazionali. La danza tradizionale è parte integrante della cultura e non c’è cerimonia religiosa o familiare – il fidanzamento, il lobola, che è il matrimonio tradizionale in cui è contemplato il pagamento della sposa, oppure uno sposalizio in stile occidentale &#8211; che non la contempli.</p><p>Le associazioni di artisti, pittori, scultori, musicisti, hanno casa anche nei quartieri più poveri. Spesso prestano servizio volontario e non retribuito per i bambini dei quartieri, li tolgono dalla strada insegnandogli cose belle e utili. Perché molti poi dipingeranno stoffe e quadri per i turisti.   Tutti sono impegnati a <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/viaggio-mozambico-prima-puntata/185304/" target="_blank">ricostruire un paese con poche regole</a>, e quelle poche aggirabili, con pochi controlli, con pochissime strutture e infrastrutture, dalle potenzialità naturali enormi e risorse ancora da sfruttare. Per questo i cinesi possono portare via il legname pregiato. A Maputo per esempio non esiste un piano regolatore e ognuno costruisce secondo le proprie possibilità e le proprie conoscenze. Perché, mi dice un alto burocrate del governo mozambicano, basta avere degli amici importanti nella Frelimo, il partito al governo, e versare un’offerta al partito, e le cose si aggiustano anche su larga scala.        Di cinesi in città o nelle sterminate campagne lussureggianti e quasi deserte, inframmezzate solo da minuscoli villaggi di poche capanne con il tetto di paglia e lo spiazzo di terra battuta, non se ne vede neanche l’ombra. Sull’aereo da Johannesburg a Maputo c’era un gruppo di 25 soldati, tutti in uniforme verde con il distintivo del presidente Hu Jintao, ma appena sbarcati in aeroporto sono stati subito inghiottiti in un ufficio.</p><p>Nonostante i vantaggi economici, i prestiti senza interessi e le grandi opere, le critiche alla presenza della Cina nel paese non mancano, specie da parte di quelli che affermano che gli sforzi occidentali per promuovere i diritti umani e le pratiche di buon governo sono minati dall’assenza di scrupoli e condizioni negli investimenti cinesi. Eppure a settembre <strong>Armando Guebuza</strong>, l’attuale presidente della repubblica, dopo la sua visita ufficiale di sei giorni in Cina, invitato dal presidente Hu Jintao, ha affermato che le critiche ai programmi di cooperazione con la Cina sono “deliranti” perché “è amicizia vera: la Cina ha fatto e sta facendo molto per il paese”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/mozambico-paese-poche-regole-cerca-unidentita-nazionale/187524/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mozambico, dalla dominazione portoghese alla dipendenza dalla Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/viaggio-mozambico-prima-puntata/185304/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/viaggio-mozambico-prima-puntata/185304/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Jan 2012 16:33:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[dominazione portoghese]]></category> <category><![CDATA[machel]]></category> <category><![CDATA[maputo]]></category> <category><![CDATA[Mozambico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185304</guid> <description><![CDATA[Il Mozambico, un paese grande due volte e mezzo l’Italia e con una popolazione di 23,4 milioni di abitanti contro gli oltre 60 milioni dell’Italia, dagli inizi del 1500 è stato sotto la dominazione portoghese e dopo la II Guerra Mondiale è diventato ufficialmente colonia d’oltremare. Nel 1962 vari gruppi di liberazione si uniscono nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/maputo-statua-ok.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-187534" title="maputo statua ok" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/maputo-statua-ok.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Il Mozambico, un paese grande due volte e mezzo l’Italia e con una popolazione di 23,4 milioni di abitanti contro gli oltre 60 milioni dell’Italia, dagli inizi del 1500 è stato sotto la dominazione portoghese e dopo la II Guerra Mondiale è diventato ufficialmente colonia d’oltremare. Nel 1962 vari gruppi di liberazione si uniscono nel Frente de Libertação de Moçambique (Frelimo) e due anni dopo iniziano la lotta armata, sostenuta dalla Cina, dall’Unione Sovietica e dai paesi scandinavi. L’indipendenza viene raggiunta il 25 giugno 1975. Lasciando il paese i portoghesi causano, come è successo in altri paesi africani e asiatici decolonizzati, una situazione molto difficile, senza una classe dirigente locale preparata e pronta a prendere in mano le redini dell’economia e del governo e senza una burocrazia efficiente. Nel 1977 la Frelimo diventa un partito politico marxista. Con il generale rivoluzionario Samora Machel, che diventerà il primo presidente del Mozambico libero, il paese si allinea politicamente all’Unione Sovietica e appoggia il movimento antiapartheid sudafricano dell’African National Congress.</p><p>La politica del Frelimo gli costa l’ostilità dei governi bianchi di Rodhesia e Sudafrica e del governo degli Stati Uniti, timoroso di derive africane comuniste. Questi paesi cominciano a finanziare il movimento di resistenza armato anti comunista, la Resistência Nacional Moçambicana (Renamo), tutt’ora partito di opposizione nell’Assemblea della Repubblica, il parlamento unicamerale che al momento vede rappresentati solo tre partiti, il Frelimo, il Renamo e il Movimento democratico del Mozambico. Subito dopo l’indipendenza, e dopo una serie di attacchi ai trasporti, alle scuole e ai presidi medici sferrati dalla Renamo, il paese cade in una sanguinosa guerra civile durata oltre 15 anni. Termina con gli accordi di pace di Roma del 1992 fra Frelimo e Renamo, mediati dal governo italiano e dalla Comunità di Sant’Egidio. Ancora adesso in molte case e centri culturali, come quello Franco-mozambicano di Maputo, vicinissimo a Piazza dell’Indipendenza, troneggiano sedie e poltrone fatte con granate, proiettili, pezzi di fucili mitragliatori rimasti dopo la guerra civile.</p><p>E proprio a Piazza dell’Indipendenza mi fermo a guardare l’orgoglio di Maputo, la statua più grande dell’Africa, una rappresentazione in bronzo di 9 metri messa su un piedistallo di quasi 3 in puro stile realismo socialista di <strong>Samora Machel</strong>, morto nel 1986 in un misterioso incidente aereo a cui si dice che non sia stato estraneo l’apporto del Sudafrica. Vengo avvicinata da Joao, uno studente 23enne di scienze politiche che mi dice che ogni giorno viene “a venerare” la sua statua, perché rappresenta la fine della dipendenza. Obbietto che esistono anche altre forme di dipendenza, come quella economica o finanziaria. Il Mozambico, per esempio, permette ai cinesi di venire in massa per costruire cantieri e infrastrutture, talvolta non fatte a regola d’arte, come il nuovo stadio di calcio, in cui la pista di atletica era inizialmente fuori misura e alla cui cerimonia di apertura molti sedili si sono rotti. Gli dico che probabilmente la Cina non lo fa per beneficenza. Mi risponde che la grande Cina comunista ha un programma di cooperazione con il Mozambico e presta soldi a tasso zero. E che ne pensa Joao delle file di camion stracolmi di tronchi d’albero che vanno verso il porto di Nacala, proteso sull’Oceano Indiano, in barba alle leggi che prevedono una tassa del 20% sul disboscamento a favore del riforestamento comunitario? Mi risponde che preferisce i cinesi agli europei, che hanno schiavizzato il Mozambico per secoli.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/viaggio-mozambico-prima-puntata/185304/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Lavora per la Cia&#8221;: iraniano condannato a morte. Sullo sfondo le tensioni Usa-Teheran</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/lavora-iraniano-condannato-morte-sullo-sfondo-tensioni-teheran/182543/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/lavora-iraniano-condannato-morte-sullo-sfondo-tensioni-teheran/182543/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:51:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Cia]]></category> <category><![CDATA[hekmati]]></category> <category><![CDATA[iran]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[spia]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[Teheran]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182543</guid> <description><![CDATA[Una corte di giustizia iraniana giudica colpevole di spionaggio un uomo statunitense di origine iraniana accusandolo di lavorare per la Cia e lo condanna a morte, accelerando la tensione fra Iran e Stati Uniti. La notizia è stata data stamattina dalla radio di Stato. L’imputazione di Amir Mirzaei Hekmati è di aver avuto un addestramento...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una corte di giustizia iraniana giudica colpevole di spionaggio un uomo statunitense di origine iraniana accusandolo di lavorare per la Cia e lo condanna a morte, accelerando la tensione fra Iran e Stati Uniti. La notizia è stata data stamattina dalla radio di Stato. L’imputazione di <strong>Amir Mirzaei Hekmati</strong> è di aver avuto un addestramento speciale in quanto ex marine e aver servito nelle basi militari americane in Iraq e Afghanistan, prima di essere inviato in Iran per una presunta missione di intelligence. Secondo la legge iraniana l’uomo ha 20 giorni per ricorrere all’appello.</p><p>Hekmati, 28 anni, ufficialmente è un traduttore militare dall’arabo. Nato in Arizona da famiglia iraniana, ha studiato in Michigan. Il padre, professore di college a Flint, una città di 100.000 abitanti a circa 100 chilometri da Detroit, ha dichiarato che il figlio non è una spia ma è andato in Iran circa 4 mesi fa per fare visita alle nonne. Hekmati ha la nazionalità sia iraniana sia americana ma l’Iran lo considera solo cittadino iraniano perché la legge del paese non riconosce la doppia cittadinanza.</p><p>Il processo contro di lui si è svolto quando gli Stati Uniti hanno annunciato nuove pesanti sanzioni contro l’Iran per il suo programma nucleare, che Washington pensa sia sviluppato non per fini civili ma per possibili fini bellici. L’Iran rivendica da anni che i reattori nucleari servono per la produzione di energia e per la ricerca. Stamattina però fonti diplomatiche hanno confermato che il paese ha cominciato ad arricchire l’uranio al 20% in un bunker sotterraneo vicino alla città santa di Qom. Il materiale tenuto nel bunker pare che possa essere facilmente convertito in armi nucleari.</p><p>Sin da febbraio Tehran aveva cominciato ad arricchire una parte delle sue riserve di uranio al 20%, un livello molto più alto del 3,5% dell’uranio arricchito nel maggiore impianto. Questa percentuale fa sì che il prodotto possa essere tramutato molto in fretta in materiale fissile, cioè in materiale capace di sviluppare e sostenere una reazione a catena di fissione nucleare. Per la produzione di febbraio Tehran aveva dichiarato che l’uranio al 20% sarebbe servito per produrre carburante per un reattore della capitale usato per produrre isotopi radioattivi impiegati in medicina, per diagnosticare diverse patologie tumorali e per distruggere le cellule maligne.</p><p>La tensione fra Iran e Stati Uniti è salita a livelli allarmanti dalla fine di dicembre quando Tehran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, che è la via principale del 20% del transito internazionale di petrolio dal Golfo. <strong>Leon Panetta</strong>, ex direttore della Cia e dal luglio 2011 Segretario alla Difesa, ha dichiarato che la chiusura dello stretto traccerebbe “una linea rossa” e che gli Stati Uniti “lo farebbero riaprire”. Agli inizi di gennaio il presidente Obama ha imposto nuove sanzioni sulle istituzioni finanziarie iraniane che trattano con la banca centrale dell’Iran, in aggiunta a quelle già esistenti. Questa misura dovrebbe fare una tremenda pressione sull’economia iraniana, specialmente sulla capacità di vendere petrolio.</p><p>Il Dipartimento di Stato americano ha chiesto l’immediato rilascio di Hekmati, che la Corte Rivoluzionaria di Teheran ha accusato di lavorare in un paese ostile, di appartenere alla Cia e di cercare di far accusare l’Iran di coinvolgimento nel terrorismo. La corte ha definito Hekmati un mohareb, un termine islamico che significa “criminale” ma che i media iraniani in inglese traducono con “nemico di Dio”. È stato anche definito mofsed-e-filarz, cioè colpevole di reato, un termine che nella Repubblica Islamica dell’Iran viene tradotto in inglese come “colui che diffonde la corruzione sulla terra”. Per entrambi i reati è prevista la pena di morte, che a dicembre la pubblica accusa aveva già esplicitamente chiesto. La sentenza di oggi viene vista come una ritorsione, come un avvertimento e una minaccia contro gli Stati Uniti.</p><p>Il governo statunitense ha chiesto alle autorità iraniane di permettere ai diplomatici svizzeri di andare a visitare il prigioniero. La Svizzera rappresenta gli interessi statunitensi perché Iran e Stati Uniti non hanno relazioni diplomatiche. Il 18 dicembre scorso la televisione nazionale iraniana ha trasmesso un video in cui Hekmati confessava di fare parte di un complotto per infiltrarsi nel Ministero delle informazioni e della sicurezza nazionale, cioè nel servizio di spionaggio iraniano. Nello stesso giorno un comunicato stampa del ministero dichiarava che i suoi agenti avevano identificato Hekmati prima del suo arrivo in Iran dall’aeroporto militare di Bagram, in Afghanistan. Ci si chiede perché non gli abbiano negato il visto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/lavora-iraniano-condannato-morte-sullo-sfondo-tensioni-teheran/182543/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Egitto, a piazza Tahrir la protesta diventa (anche) donna: a centinaia in corteo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/egitto-piazza-tahrir-protesta-diventa-anche-donna-centinaia-corteo/179119/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/egitto-piazza-tahrir-protesta-diventa-anche-donna-centinaia-corteo/179119/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:15:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Ahmed Saad]]></category> <category><![CDATA[ban ki moon]]></category> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[hillary clinton]]></category> <category><![CDATA[Hosni Mubarak]]></category> <category><![CDATA[il cairo]]></category> <category><![CDATA[Ragia Omran]]></category> <category><![CDATA[tahrir]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179119</guid> <description><![CDATA[Centinaia di donne hanno manifestato ieri sera fuori di un palazzo governativo a piazza Tahrir, al Cairo, per protestare contro le forze di sicurezza che hanno brutalmente picchiato, preso a calci e trascinato una donna che protestava, fino a scoprirle il reggiseno azzurro. Decine di uomini si sono uniti alla manifestazione delle donne formando un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/manifestazione_il_cairo.interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-179127" title="manifestazione_il_cairo.interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/manifestazione_il_cairo.interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Centinaia di donne hanno manifestato ieri sera fuori di un  palazzo governativo a piazza <strong>Tahrir</strong>, al Cairo, per protestare contro le forze di sicurezza <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=4iboFV-yeTE&amp;skipcontrinter=1" target="_blank">che hanno brutalmente picchiato, preso a calci e trascinato una donna che protestava</a>, <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=244564152282189&amp;set=a.139055169499755.30169.139051442833461&amp;type=1&amp;ref=nf" target="_blank">fino a scoprirle il reggiseno azzurro</a>. Decine di uomini si sono uniti alla manifestazione delle donne formando un cordone protettivo e cantando &#8220;Le donne egiziane sono una linea rossa (da non oltrepassare)&#8221;.</p><p>E&#8217; il quinto giorno di protesta dopo che i militari hanno cercato di sgomberare la piazza dai dimostranti. Ieri mattina all&#8217;alba la polizia militare ha sparato contro i manifestanti uccidendone almeno quattro. E&#8217; seguita la ferma condanna del trattamento contro le attiviste del segretario di Stato americano <strong>Hillary Clinton</strong>, che si è dichiarata sconvolta dai fatti, specialmente dalle foto che mostrano la giovane donna brutalizzata a terra. &#8220;La sistematica degradazione delle donne in Egitto disonora la rivoluzione, fa vergogna allo Stato e le sue uniformi e non è degna di un grande popolo&#8221; ha detto la <strong>Clinton</strong>, aggiungendo &#8220;le donne vengono picchiate e umiliate nelle stesse strade dove pochi mesi fa rischiavano la loro vita per la rivoluzione&#8221;.</p><p>I quattro manifestanti uccisi durante un raid all&#8217;alba di ieri mattina includono un ragazzo di 19 anni. Un altro giovane di 15 anni, <strong>Ahmed Saad</strong>, è in condizioni critiche per una ferita da arma da fuoco.  Da venerdì almeno 14 persone sono state uccise a centinaia ferite nelle ultime proteste di piazza Tahrir per chiedere la fine immediata del governo militare ma non si conosce il numero esatto perché ci vogliono diverse ore prima che siano rilasciati i comunicati ufficiali dagli ospedali e dall&#8217;obitorio. Alcuni dimostranti hanno dichiarato di non aver paura di essere uccisi dal fuoco dei militari, ma di essere catturati e torturati. Il segretario generale delle Nazioni Unite <strong>Ban Ki-Moon</strong> ha definito la tattica per domare le proteste &#8220;eccessiva&#8221;.</p><p>Dal 27 febbraio 2011 la Repubblica Araba dell&#8217;Egitto è governata dai militari  del Consiglio supremo delle Forze armate, dopo le dimissioni del presidente <strong>Hosni Mubarak</strong> seguite a diversi giorni di protesta di massa. In una dichiarazione sulla sua pagina <strong>Facebook</strong>, il consiglio ha invocato la calma e si è dichiarato disposto a discutere proposte &#8220;che possano aiutare a far tornare sicurezza e stabilità in Egitto&#8221;. &#8220;Il Consiglio Supremo esprime profondo rammarico verso le grandi donne egiziane per le violazioni che si sono verificate durante le dimostrazioni al Parlamento e il Consiglio dei ministri, e le rassicura riguardo al rispetto e l&#8217;apprezzamento che ha per loro e il loro diritto di protestare e di prendere parte attiva alla vita politica del paese&#8221; ha detto il Consiglio, aggiungendo che &#8220;saranno prese tutte le misure legali per individuare e punire i responsabili di queste violazioni&#8221;.</p><p>La manifestazione di ieri sera a piazza Tahrir e nelle vie circostanti ha visto la partecipazione di diverse centinaia di donne. Presto  il numero dei manifestanti ha raggiunto le 1500-2000 persone fra donne e uomini. Molti tenevano in mano le fotografie delle persone maltrattate chiedendo la fine del regime militare. &#8220;Sono qui per condannare con violenza gli attacchi contro uomini e donne da parte dell&#8217;esercito egiziano&#8221; ha detto l&#8217;avvocato e attivista per i diritti umani <strong>Ragia Omran</strong>, &#8220;noi non staremo zitti. Non permetteremo che tutto questo accada di nuovo e continueremo a esprimere la nostra rabbia contro questa giunta militare che sta uccidendo il paese&#8221;. Poche ore fa, dalla sua pagina Twitter (@rago_legal),   <strong>Omran </strong>ha postato il video della manifestazione, commentando: &#8220;Donne, voi lo rendete degno di essere fatto. Siamo così orgogliosi di voi&#8221;. Alle 5 di stamattina (ora locale) le prime buone notizie: la giunta ha rilasciato 14 persone arrestate durante le manifestazione del 19 e del 20, <a href="https://twitter.com/rago_legal" target="_blank">fra cui un minore</a>. Sembra che la protesta virale passata sulla Rete e la condanna del mondo stia facendo retrocedere il regime.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/21/egitto-piazza-tahrir-protesta-diventa-anche-donna-centinaia-corteo/179119/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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