<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Enrico Fierro</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/efierro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Karim e gli altri tunisini scomparsi sulla rotta di Lampedusa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/karim-altri-tunisini-scomparsi-sulla-rotta-lampedusa/210781/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/karim-altri-tunisini-scomparsi-sulla-rotta-lampedusa/210781/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 15:35:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[arci]]></category> <category><![CDATA[kraiem]]></category> <category><![CDATA[Lampedusa]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category> <category><![CDATA[scomparsi]]></category> <category><![CDATA[Tunisia]]></category> <category><![CDATA[tunisini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=210781</guid> <description><![CDATA[&#8220;Ho il diritto di sapere che fine ha fatto mio figlio. Ditemi se è vivo, dove si trova, come posso aiutarlo. E se è morto non abbiate pietà di me: ditemi tutta la verità, anche la più terribile per un padre. Almeno io e sua madre potremo piangere e non farci distruggere dalla speranza&#8221;. L&#8217;uomo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ho il diritto di sapere che fine ha fatto mio figlio. Ditemi se è vivo, dove si trova, come posso aiutarlo. E se è morto non abbiate pietà di me: ditemi tutta la verità, anche la più terribile per un padre. Almeno io e sua madre potremo piangere e non farci distruggere dalla speranza&#8221;. L&#8217;uomo che ci racconta la sua odissea del dolore ci pianta in asso nel mezzo di Piazza della Repubblica a Roma e si allontana per nascondere le lacrime che gli rompono la voce. Suo figlio è un desaparecido del mare, uno dei 1822 disperati morti tra le onde del Canale di Sicilia nel solo 2011, anno delle primavere arabe e della grande fuga verso l&#8217;Europa. Abbiamo visto le foto di suo figlio <strong>Karim Mbarki</strong>, una è un fotogramma tratto dal Tg5 e fissa il ragazzo seduto sul bordo di un gozzo tunisino di pochi metri dove sono stipati un centinaio di migranti. &#8220;È lui, questo è Karim&#8221;.</p><p>La barca sta attraccando a un molo, forse quello di Lampedusa, il ragazzo ha gli occhi spalancati su quel pezzo d&#8217;Europa. Accanto a lui altri quattordici ragazzi di Tunisi, tutti del quartiere El Kabaria. Quella è l&#8217;ultima immagine, da allora, 29 marzo 2011, di Karim non si hanno più notizie. “Mi hanno detto – ci racconta il padre – che dopo lo sbarco lo portarono nel centro di Manduria, sulla terraferma, in Puglia, da allora solo silenzio&#8221;.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1593854269001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1593854269001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p><strong>Nackchi Amhed</strong> il 14 marzo 2011 decise di lasciare la Tunisia e di tentare la fortuna in Italia. Andò a Sfax, uno dei porti da dove partono le barche dei migranti. &#8220;Con me c&#8217;era anche mio fratello, sulla mia barca eravamo già in 47 e non c&#8217;era posto per lui. Implorai lo scafista di farlo salire su un&#8217;altra imbarcazione. In mare, di notte, la vedevo la sua barca, era davanti a me. Quando arrivammo a scorgere le prime luci di Lampedusa, i militari italiani ci dissero di dirigerci verso il porto. Ma la barca di mio fratello si fermò, cambiò direzione e puntò verso Mazara del Vallo. Erano le 11 di sera del 15 marzo 2011 e quel maledetto scafista decise di fare altre ore di mare per non farsi prendere dai poliziotti italiani. Era ricercato. Vedevo la barca di mio fratello allontanarsi, ero disperato, sapevo che da quel momento sarebbe stato solo. Non potevo più aiutarlo. È stata l&#8217;ultima volta che l&#8217;ho visto, solo dopo ho saputo che dalla barca chiamò nostra sorella col cellulare. Poi basta: quelle sono le ultime notizie che abbiamo di lui&#8221;.Nackchi ci mostra le foto di suo fratello-fantasma. Il volto è quello di un ragazzo di 25 anni, allegro, pieno di una vita che voleva rendere migliore.</p><p><strong>LA FAMIGLIA</strong> di <strong>Ahmedben Hassine</strong>, 25 anni, si è sempre opposta al regime del dittatore<strong> Ben Alì</strong> e della sua voracissima tribù di familiari, notabili e cortigiani. Hassine, ingegnere tessile, fin dai tempi dell&#8217;università è un attivista politico. Viene arrestato e torturato dai miliziani di Ben Alì. &#8220;Gli hanno distrutto la vita&#8221;, racconta il fratello. &#8220;Per questo anche noi familiari lo convincemmo a fuggire e a tentare di arrivare in Europa&#8221;. Il 9 novembre 2010 il giovane ingegnere tessile, insieme con altri cinque attivisti dell&#8217;opposizione della zona di Biserta, si imbarca su un fuoribordo di sei metri, il 13 arrivano sulla costa di Lampedusa, qui vengono identificati e poi trasferiti a Porto Empedocle. &#8220;Una nostra amica italiana – continua il fratello – è andata a cercarlo, la polizia italiana non le ha dato notizie. In compenso l&#8217;hanno fermata e identificata. Io sono stato arrestato dalla polizia tunisina. Sono certo che mio fratello è vivo, ma nessuna autorità è in grado di darci notizie precise. Le ultime cose che sappiamo di lui sono di mesi fa, quando ci hanno detto che era stato portato nel carcere di Caltanissetta. Da allora è il buio più completo&#8221;.</p><p>Storie di disperazione che <strong>Rebeh Kraiem</strong>, tunisina di Kerouan immigrata in Italia, ha messo insieme in un dossier e che sono al centro della sua battaglia. &#8220;Le famiglie di questi ragazzi sono disperate – ci dice – e hanno il diritto di sapere. Lo scorso 19 aprile nel quartiere di El Kabaria una mamma si è data fuoco per protesta perché da mesi chiede notizie sulla sorte del figlio partito su una barca per Lampedusa&#8221;. Rebeh ha raccolto foto e storie dei desaparecido, dopo mesi di sit-in sotto l&#8217;ambasciata tunisina e i consolati di Palermo e Roma ha avuto le impronte digitali degli scomparsi. &#8220;Tutti quelli che erano su una barca con 47 persone e su un&#8217;altra che ne portava 67. Vogliamo che le autorità italiane si sveglino e ci diano risposte perché non è possibile che in un Paese civile come l&#8217;Italia si possa sparire così&#8221;. Quando chiediamo a Rebeh se l&#8217;ambasciata tunisina la sta aiutando, ci risponde con una smorfia: &#8220;Ci hanno respinto. Le vostre facce non ci piacciono, questo ci hanno detto&#8221;.</p><p><strong>I FAMILIARI</strong> dei desaparecido non sono soli, ieri l&#8217;Arci ha presentato una denuncia contro ignoti per la scomparsa di 270 migranti, sottolineando la mancanza di risposte delle autorità tunisine e di quelle italiane. Intanto Rebeh srotola il suo striscione di protesta in Piazza della Repubblica. A terra espone le foto degli scomparsi. Ahmed, Karim, Abel&#8230; spariti nel mare di un&#8217;Europa indifferente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/karim-altri-tunisini-scomparsi-sulla-rotta-lampedusa/210781/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quarant&#8217;anni di buio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/dossier-tritolo-e-piani-di-golpe-il-paese-delle-verit-rubate/204574/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/dossier-tritolo-e-piani-di-golpe-il-paese-delle-verit-rubate/204574/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 09:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[assoluzione]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[inchieste]]></category> <category><![CDATA[omissioni]]></category> <category><![CDATA[Pasolini]]></category> <category><![CDATA[piazza della loggia]]></category> <category><![CDATA[piazza fontana]]></category> <category><![CDATA[sentenza]]></category> <category><![CDATA[stragi italiane]]></category> <category><![CDATA[verità]]></category> <category><![CDATA[vittime]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/dossier-tritolo-e-piani-di-golpe-il-paese-delle-verit-rubate/204574/</guid> <description><![CDATA[L’Italia è il Paese delle verità rubate. Un Paese che non può, non deve, forse non vuole sapere quali forze, quali interessi, quali oscuri giochi internazionali, hanno avvelenato un ventennio della sua storia. Strategia della tensione, anni di piombo, la minaccia del golpe ogni volta che si affacciava la possibilità di una svolta politica. Anche ieri...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’Italia è il Paese delle verità rubate</strong>. Un Paese che non può, non deve, forse non vuole sapere quali forze, quali interessi, quali oscuri giochi internazionali, hanno avvelenato un ventennio della sua storia. Strategia della tensione, anni di piombo, la minaccia del golpe ogni volta che si affacciava la possibilità di una svolta politica.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/14/strage-piazza-della-loggia-appello-tutti-assolti/204442/" target="_blank">Anche ieri<strong> hanno rubato un pezzo di verità </strong>sulla strage di Brescia di 38 anni fa</a>. Otto morti, oltre 100 feriti, l’indimenticabile foto in bianco e nero di un uomo in ginocchio piegato su una bandiera che copre i brandelli di un cadavere. Pochi quelli che si sono indignati finanche per lo <strong>sfregio finale ai familiari delle vittime</strong>. Avete perso, la legge è legge, avete voluto il processo, vi siete costituiti parte civile nella speranza di ottenere un briciolo di verità. Ora pagate. Decine di migliaia di euro per una giustizia che dopo quattro decenni sventola la bandiera bianca della resa.</p><p>Poveri italiani di quest’epoca smemorata, inariditi <strong>dall’assenza di un moderno Pasolini.</strong> Poeta dei suoi tempi ma con gli occhi e la testa nel futuro. “Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato &#8220;golpe &#8221; (e che in realtà è una serie di &#8220;golpe &#8221; istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del &#8220;vertice &#8221; che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di &#8220;golpe&#8221;, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli &#8220;ignoti&#8221; autori materiali delle stragi più recenti&#8230; Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi”.</p><p>Perché le prove, gli indizi, i processi, non sono materia nella disponibilità di poeti e intellettuali, utili con i loro scritti a suscitare emozioni e aprire menti, ma di polizie e corti di giustizia. Sono loro che devono accertare verità e certificarle con sentenze definitive e inoppugnabili. L’Italia è l’unico Paese al mondo che per anni, dal 1988 al 2001, ha avuto una <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi</strong>. Migliaia di file e volumi con il racconto tragico degli anni neri sono accatastati nei depositi di Palazzo San Macuto, milioni di ore di testimonianze dei protagonisti, ma anche una carrellata di <strong>ignobili non so, non ricordo, di omissioni</strong> che hanno coperto verità inconfessabili ancora quarant’anni dopo.</p><p>Un rosario lunghissimo di sangue, misteri e depistaggi: <strong>Peteano</strong>, 31 maggio 1972, eccidio dei carabinieri; <strong>Treno Italicus</strong>, 4 agosto 1974, 12 morti, 105 feriti; <strong>Ustica</strong>, 27 giugno 1980, 81 morti; <strong>Bologna </strong>2 agosto 1980, 85 morti, 200 feriti; bomba al <strong>Rapido 904 </strong>alla vigilia di Natale del 1984, 15 morti e 267 feriti. Undici stragi ci consegna la cronaca di quegli anni, 150 morti, 652 feriti. Una guerra.</p><p>Lo storico <strong>Aldo Giannuli</strong> ha dedicato anni della sua vita di studioso a scavare nei misteri italiani, e ogni volta si è trovato davanti ad archivi, soprattutto quelli dei servizi italiani, sbianchettati, depurati, devitalizzati. Cosa stava accadendo a ridosso della strage di <strong>Piazza Fontana</strong> del 12 dicembre 1969, e soprattutto cosa doveva accadere dopo? Dopo la bomba, il terrore, l’indignazione, Milano e l’Italia spaccati in due, con i cortei di operai e studenti uniti nella lotta e le maggioranze silenziose pronte a chiedere legge e ordine. Il “golpe”, la sedizione di ambienti militari ed economici, come nella Grecia dei colonnelli. Oppure il pronunciamento militare solo minacciato, alitato sul collo di una classe politica imbelle.<br /> Dall’inchiesta del giudice Guido Salvini sono emersi significativi indizi su un colpo di Stato progettato tra il 14 e 15 dicembre 1969, a ridosso della Strage. Giannuli ha riannodato i fili che avvicinano la Strage milanese all’omicidio di <strong>Aldo Moro</strong> (avvenuto “solo” nove anni dopo), consegnandoci le riflessioni che il leader Dc affida ad uno dei suoi memoriali.</p><p>Quando la bomba scoppia a Piazza Fontana, <strong>Moro è a Parigi </strong>a un vertice europeo. Riceve numerose telefonate da Roma, in una di queste un suo amico gli consiglia, per incarico di dirigenti del Pci, di essere molto prudente nell’organizzare il suo rientro nella Capitale. Qualcosa poteva succedere. In quegli anni chi cercava di ricostruire la verità finiva male. Sette mesi dopo la strage di Milano viene fatto deragliare il treno “Freccia del Sud” a Gioia Tauro, 6 morti e 54 feriti.<br /> <strong>Cinque giovani anarchici calabresi </strong>in un loro dossier destinato ad arricchire le pagine del libro “Strage di Stato”, collegano la bomba di Milano con quell’attentato. È il 26 settembre 1970, quando la loro auto diretta a Roma viene investita da un camion. Muoiono tutti. Il dossier sparisce. La loro storia è stata quasi dimenticata nel Paese delle verità rubate.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 15 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/dossier-tritolo-e-piani-di-golpe-il-paese-delle-verit-rubate/204574/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Casal di Principe, un sindaco per la legalità. Ma il Comune rischia lo scioglimento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/casal-principe-sindaco-legalita-comune-rischia-scioglimento/201486/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/casal-principe-sindaco-legalita-comune-rischia-scioglimento/201486/#comments</comments> <pubDate>Sat, 31 Mar 2012 15:09:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antonio Corvino]]></category> <category><![CDATA[bidognetti]]></category> <category><![CDATA[Camorra]]></category> <category><![CDATA[casalesi]]></category> <category><![CDATA[cristiano cipriano]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012 Casal di Principe]]></category> <category><![CDATA[gigino corvino]]></category> <category><![CDATA[michele zagaria]]></category> <category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category> <category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category> <category><![CDATA[Peppe Pagano]]></category> <category><![CDATA[Raffaele Cantone]]></category> <category><![CDATA[Renato Natale]]></category> <category><![CDATA[sebastiano ferraro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201486</guid> <description><![CDATA[&#8220;La vicenda di Nicola Cosentino per come è stata trattata dal Parlamento italiano è una vergogna assoluta. 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Anche Nicola Cosentino, che i giudici dell’Antimafia vogliono processare per i suoi legami con il clan dei casalesi, fa parte della sua maggioranza. Il segretario di Sel parla alla fine di una manifestazione dal titolo “Questa è la nostra terra”. La terra è quella che in Italia e nel mondo conoscono col nome dei “casalesi”, paesi e città di camorra. Nonostante gli arresti dei capi, “nonostante gli eserciti siano stati smembrati, la camorra è ancora potente perché gode di complicità trasversali fortissime”, dice il magistrato <strong>Raffaele Cantone</strong>.</p><p>Siamo in un vecchio santuario dedicato alla Madonna nella periferia di Casal di Principe, un prete, <strong>don Tonino Palmese</strong>, parla di lavoro. “Che ti permette di portare a casa la dignità”. In questa terra “non abbiamo più bisogno di eroi, servono cittadini normali che si organizzano e lottano portandosi addosso il peso delle loro legittime paure”, dice <strong>Peppe Pagano</strong>, animatore di Nuova cucina organizzata, una delle più belle esperienze cooperative di Casale.</p><p>Passione e politica nelle terre di Gomorra. Qui sindaci, assessori, consiglieri provinciali e regionali, sono finiti in galera. Sono i piccoli cacicchi di un potere che si sedeva a tavola e faceva affari e voti con boss della camorra dai nomi conosciuti e soprannomi terribili. <strong>Sandokan, ‘o Cecato, ‘o Drink</strong>. Il loro referente principale, l’uomo che aveva fatto fortuna a Roma, Nicola, <strong>Nick ‘o Mericano</strong>, vale a dire Nicola Cosentino, ha sul capo l’accusa pesantissima di essere “il referente politico nazionale del clan dei casalesi”. Chi è in galera e chi allo sbando, tutti avvertono che qualcosa sta cambiando. Le vecchie protezioni politiche dei tempi di Berlusconi si sono affievolite, i tre comuni considerati fino a ieri la terra di nessuno dei boss non hanno più sindaci e consigli comunali. Commissariati dal Viminale si avviano a essere sciolti per mafia. Casapesenna, il regno di <strong>Michele Zagaria</strong>, Casal di Principe, Castel Volturno. “Qui a Casale fare il sindaco significa svegliarsi la mattina e farsi il segno della croce”. <strong>Renato Natale </strong>sorride ironico. È medico, ma anche volontario di varie organizzazioni che nell’inferno della Domiziana si occupano di assistere e curare gli immigrati. È stato sindaco per undici mesi, dal dicembre 1993 al novembre dell’anno successivo. Sindaco anti-camorra con tessera del Pci di Berlinguer in tasca. Mesi terribili, con la camorra che cercava di eliminarlo e la destra che lo costrinse a lasciare. Da novembre il Comune è commissariato per le dimissioni del sindaco, che ha annunciato il dissesto finanziario, e da qualche mese sono arrivati anche gli 007 dell’Antimafia.</p><p>Casal di Principe rischia lo scioglimento per mafia e sarebbe il terzo in meno di vent’anni. L’ex sindaco <strong>Cristiano Cipriano</strong>, Pdl, è in galera per i suoi rapporti con i Casalesi, ai quali regalava favori e appalti in cambio di voti. <strong>Gigino Corvino</strong>, consigliere provinciale del Pdl, <strong>Antonio Corvino</strong>, assessore, <strong>Sebastiano Ferraro</strong>, consigliere, tutti finiti nei guai per i legami strettissimi con gli uomini di Zagaria e <strong>Bidognetti</strong>. Una intera classe politica decapitata. “Per questo – dice Renato Natale – ho proposto ai partiti di fare un passo indietro. Lasciate che la società civile che in questi anni ha resistito alla camorra, ha organizzato associazioni di volontariato e cooperative usando i beni confiscati ai boss, governi questa città”. Un messaggio che a cominciare dal Pd, per arrivare a Sel, Fli e Idv, i partiti hanno compreso. Il Pdl, in completa crisi dopo gli arresti e le inchieste, ha tentato di proporre una lista unica e il classico “tavolo” tra i partiti. “Ma non è questa la strada – è la risposta di Natale – noi andiamo oltre le vecchie logiche, qui più che altrove la politica e i partiti devono essere rifondati”. Nicola Cosentino, invece , tace. Qualcuno dice che l’operazione di sostegno a Renato Natale e la scelta del Pdl di non presentare liste sia un modo per rifarsi una verginità politica.</p><p>“Ho presente tutto, ogni possibile gioco mi è chiarissimo – replica Natale –, è una partita difficile e per questo intendo giocarla fino in fondo e a modo mio. Abbiamo pronte due liste, i candidati sono stati tutti passati al setaccio, abbiamo chiesto aiuto alla prefettura di Caserta e alla Procura di Napoli proprio perché sappiamo in quale ambiente ci troviamo a impegnarci”. A Casale si dovrebbe votare a maggio. Si dovrebbe, perché la possibilità che il Comune venga sciolto per camorra, anche con le liste presentate, si fa sempre più concreta. Quindi niente elezioni e commissari per almeno diciotto mesi. “Una ipotesi che non ci spaventa – dice Natale – anche con lo scioglimento continueremo a lavorare. Il nostro obiettivo è rifondare i partiti, liberarli dall’influenza della camorra e dei politici collusi. Si può fare, anche qui a Casal di Principe”.</p><p>Da<em> Il Fatto Quotidiano</em> del 29 marzo 2012</p><p><span style="color: #ff000a;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/amministrative-2012-speciale-ilfattoquotidiano/"><span style="color: #ff000a;">Mille Comuni al voto, vai allo Speciale amministrative di ilfattoquotidiano.it</span></a></strong></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/casal-principe-sindaco-legalita-comune-rischia-scioglimento/201486/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il bluff dell&#8217;oro nero lucano: non ha portato né lavoro né soldi. E i giovani emigrano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/bluff-delloro-nero-della-lucania-sono-lavoro-soldi-giovani-emigrano/200899/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/bluff-delloro-nero-della-lucania-sono-lavoro-soldi-giovani-emigrano/200899/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 09:19:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[alliegro]]></category> <category><![CDATA[basilicata]]></category> <category><![CDATA[Eni]]></category> <category><![CDATA[giuseppe alberti]]></category> <category><![CDATA[Lucania]]></category> <category><![CDATA[Petrolio]]></category> <category><![CDATA[pietro simonetti]]></category> <category><![CDATA[Shell]]></category> <category><![CDATA[viceconte]]></category> <category><![CDATA[vito de filippo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200899</guid> <description><![CDATA[&#8220;Richiamate i vostri uomini, fateli venire da qualsiasi paese straniero si trovino e dite loro che qui finalmente c’è lavoro&#8221;. 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Lo aveva scandito col suo accento marchigiano anche in <strong>Basilicata</strong>, a Ferrandina, mentre dava il via alla prima trivella della regione. Con lui <strong>Emilio Colombo</strong>, allora giovane ministro dell’Industria e padrone del grande serbatoio di voti Dc in Lucania. È il sud in bianco e nero degli anni Sessanta, terre tagliate fuori dal boom economico e famiglie intere che chiudevano in una valigia di cartone disperazione e speranze. Nelle viscere di monti e pianure c’è l’oro nero. “Richiamate i vostri uomini&#8230;”. E invece i nonni non tornarono più, i padri partirono, e ora emigrano anche i figli. Più di tremila giovani ogni anno lasciano la Basilicata. Le trivelle continuano a pompare una ricchezza che non li sfiora. E loro vanno via dalla regione più povera d’Italia dove il 31,6% di chi ha dai 15 ai 34 anni non ha uno straccio di lavoro, e più del 28% delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà.</p><p>“Governo e multinazionali possono maneggiare le statistiche come vogliono, ma dai pozzi di petrolio non sono usciti né lavoro, né sviluppo”, ci dice <strong>Pietro Simonetti</strong>, un passato da operaio sindacalista e un presente di direttore del “Centro studi e ricerche economico-sociali”. “Il petrolio si serve della marginalità e del sottosviluppo”, nota l’antropologo<strong> Enzo Alliegro</strong>. Altro che Texas, altro che “Libia di casa nostra”, come andava dicendo l’entusiasta governatore <strong>Vito De Filippo</strong>, Pd. Dopo decenni di trivellazioni Potenza non è Dubai, la Val d’Agri non ha l’aspetto di un emirato e la “Basilicata coast-to coast” è solo un bel film.</p><p>Per capire il grande inganno del petrolio bisogna aggrapparsi ai numeri. Dai 25 pozzi attivi in Val d’Agri, la Basilicata estrae l’80 per cento della produzione petrolifera italiana, il 5-6 del fabbisogno nazionale. Le compagnie petrolifere, <strong>l’Eni e la Shell</strong>, in particolare, puntano a passare dagli attuali 80mila barili al giorno ai 104 mila previsti da un accordo del 1998, più altri 25 mila che dovrebbero venir fuori dal miglioramento delle tecniche estrattive. Con l’ampliamento del Centro oli di <strong>Viggiano </strong>e l’entrata in funzione dell’impianto Total di <strong>Tempa Rossa</strong>, a <strong>Corleto Perticara</strong>, la Basilicata raddoppierebbe la sua produzione petrolifera fino a 175 mila barili al giorno, il 12% del consumo italiano.</p><p>“Così tra i lucani crescerà la potenza attrattiva del totem nero”. È il titolo di un libro di prossima uscita dell’antropologo <strong>Enzo Alliegro</strong>, lucano trapiantato all’Università napoletana Federico II. “Il petrolio è un totem, un oggetto ambivalente, desiderato ma anche temuto, che ha ridefinito l’immaginario collettivo. Si sogna la ricchezza, ma si teme la catastrofe”. L’illusione di un improvviso benessere si chiama royalty, la quota che le compagnie pagano allo Stato italiano per lo sfruttamento dei pozzi. Una legge del 1957 definiva un sistema di sliding scale royalties che andava dal 2 al 22% a barile, nel ‘96 una nuova normativa bloccò la percentuale al 7, successivamente portata al 10. Un vero eldorado per le compagnie. Che in Italia pagano molto di meno rispetto alla Norvegia e all’Indonesia, dove le royalties sono all’80%, o alla Libia, 90, mentre in Canada i governi locali si lamentano perché giudicano insufficiente il 45% che incassano su ogni barile. Pochi soldi, ma comunque tanti per la Basilicata che in 11 anni si è vista piovere addosso 669 milioni, 800 se si calcolano anche quelli destinati ai comuni. Un mare di “petroleuro”, in apparenza, in realtà solo le briciole di un grande business che arricchisce multinazionali e Stato italiano.</p><p>NEL 2010, anno d’oro per l’Eni (utile netto di 6,89 miliardi), la quota destinata alla regione e ai comuni lucani, più il 2,10% per il fondo benzina, è stata di 110 milioni. Pochissima cosa rispetto a quella che qui chiamano la “royalty camuffata”, quel 42% di tasse che lo Stato impone alle compagnie petrolifere: 450 milioni di euro solo per il 2010. Ma è come sono stati spesi i 33 miliardi del Fondo Benzina, ad indignare i lucani. È la storia della card da 100 euro di carburante arrivata ai 335 mila patentati della Basilicata. In pratica un paio di pieni per una macchina media. “Un’ingiustizia, quei soldi dovevano andare a tutti i residenti”, dice il governatore De Filippo. “Abbiamo restituito ai lucani soldi che gli appartengono. Una rivoluzione”, replica l’ex sottosegretario Pdl <strong>Guido Viceconte</strong>. Un vero affare per Poste Italiane, visto che ogni card costa 20 euro. Archiviata questa polemica, gli adoratori ottimisti del “totem petrolio”, calcolano che per il prossimo decennio saranno almeno 6 i miliardi di royalties che piomberanno su queste terre. “Una visione miope – dice Pietro Simonetti –, i giacimenti possono essere sfruttati per altri 20-30 anni, in Val d’Agri siamo alla metà del ciclo. Quando i pozzi chiuderanno cosa faremo? Bisogna ricontrattare tutto con lo Stato e le multinazionali, se è necessario anche con movimenti di lotta come abbiamo fatto a Scanzano contro le scorie nucleari”. Le parole d’ordine che si sentono nelle assemblee e nei consigli comunali aperti sono “blocco delle perforazioni, moratoria”. “No a nuovi pozzi – dice il governatore Vito De Filippo – nel 1998, quando sono cominciate le estrazioni non potevamo opporci, ma ora vogliamo imporre all’Eni una svolta radicale. O fanno sul serio o troveranno un muro”.</p><p>Tutto è affidato a un “memorandum”, una intesa per lo sviluppo tra Regione e Stato. Al centro i problemi della tutela ambientale e della salute. Allarmano le emissioni e le fuoriuscite di greggio. “Per 13 anni si è vissuti nella più totale opacità. Chi ha fatto i controlli, i monitoraggi? L’Arpab, vale a dire la Regione, ammette che finora non è stato fatto granché, siamo al buio. Solo ora sono partite quattro nuove centraline e tra due anni avremo i risultati degli effetti sul territorio”, dice <strong>Ennio Di Lorenzo</strong> di Legambiente. “No a nuove trivellazioni, fermiamoci dove siamo e cerchiamo di capire cosa è successo in tredici anni”, aggiunge <strong>Giovanbattista Mele</strong>, medico della Val d’Agri. Qui c’è l’oleodotto più grande d’Europa. Le sue luci, i bagliori del petrolio che brucia, si vedono dal punto più alto di Viggiano, la basilica dove si prega una Madonna tutta d’oro. Poco più di 3 mila abitanti, un tesoretto da 8 milioni e 300 mila euro di royalties solo quest’anno. Spesi per finanziare gli imprenditori che assumono disoccupati (1.000 euro al mese per tre anni), aiuti alle famiglie, tante opere pubbliche che alimentano il ciclo del cemento. C’è il campo da calcio, quello per il tennis e si sta costruendo la piscina comunale. “Ma non posso prevedere cosa accadrà tra vent’anni alla salute dei cittadini e all’ambiente”, ammette il sindaco <strong>Giuseppe Alberti</strong>. “Il petrolio porta soldi, ma non risolve i problemi sociali”. I ragazzi di Viggiano prendono l’ascensore del megagalattico e deserto parcheggio multipiano per salire sulla piazza della basilica. Poi scendono giù, a piedi, per le vie strette del paese. Molti, quelli che possono, vanno via. Altri, disillusi dal petrolio-totem, sognano di scappare. Sono i “basilischi” del Duemila. A differenza dei loro nonni raccontati da <strong>Lina Wertmüller</strong>, non fantasticano più su una Lucania diversa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/bluff-delloro-nero-della-lucania-sono-lavoro-soldi-giovani-emigrano/200899/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Primarie Palermo: ufficiale la vittoria di Ferrandelli, Borsellino dietro di 151 voti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/primarie-palermo-nemmeno-riconteggio-salva-borsellino/195705/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/primarie-palermo-nemmeno-riconteggio-salva-borsellino/195705/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 21:08:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Ferrandelli]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195705</guid> <description><![CDATA[Ora è ufficiale: Fabrizio Ferrandelli è il vincitore delle primarie del centrosinistra per la candidatura a sindaco di Palermo. 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Seconda Rita Borsellino del Pd, terzo <strong>Davide Faraone</strong> e ultima <strong>Antonella Monastra.</strong> Il riconteggio non avrebbe fatto emergere alcuna irregolarità. Il lavoro è andato avanti tutta la notte, per vagliare le schede dei 30 mila elettori che domenica si sono presentati ai seggi.</p><p>Al termine del riconteggio dei voti delle primarie di Palermo, Fabrizio Ferrandelli è stato confermato vincitore per 151 voti in più di Rita Borsellino: su 29.747 votanti, ha ottenuto 9.943 preferenze (33,76%) contro i 9.792 (33,25%) della sorella del magistrato ucciso dalla mafia. Davide Faraone si attesta a 7.972 (27,07%), Antonella Monastra a 1.741 (5,91%).</p><p>Intanto <strong>Ferrandelli</strong>, il trentunenne consigliere comunale con tessera Idv in tasca appoggiato da quella parte del Pd che punta all’alleanza col Terzo Polo di <strong>Raffaele Lombardo</strong>, e dai movimenti, ha già festeggiato. Si sente già in corsa per le elezioni vere e ha tenuto una lunga conferenza stampa. Ferrandelli, circondato da personalità varie e diverse tra di loro, con <strong>Rosario Crocetta e Sonia Alfano</strong>, europarlamentari e icone dell’antimafia, c’erano anche <strong>Beppe Lumia, Antonello Cracolici</strong> e l’ex ministro dell’Udeur <strong>Totò Cardinale</strong>, tutti e tre sostenitori del governo Lombardo alla Regione, ha lanciato appelli di pacificazione ai partiti del centrosinistra. Ha respinto illazioni e attacchi sui voti che gli sarebbero arrivati anche dal Mpa di Lombardo e addirittura dal centrodestra, definendosi “un uomo di sinistra”.</p><p>“Dobbiamo batterci tutti insieme per conquistare Palermo”, è il messaggio che ha inviato agli altri tre candidati alle primarie. <strong>Davide Faraone</strong>, candidato con tessera Pd in tasca della corrente di <strong>Matteo Renzi</strong>, non ha risposto. Pochi giorni fa fece una previsione che può risultare esiziale per Ferrandelli: “Non è detto che chi uscirà vincitore dalle primarie riceverà l’appoggio degli sconfitti”. <strong>Antonella Monastra</strong>, consigliera comunale eletta nelle liste della <strong>Borsellino</strong>, invece, ha riconosciuto la vittoria di Ferrandelli. L’ostacolo più difficile è Rita Borsellino. Impossibile ricucire dopo i veleni e le accuse che le sono piovute addosso. “Hanno superato il limite della decenza”, si è sfogata l’altra notte l’europarlamentare.</p><p>E su tutto incombe <strong>Leoluca Orlando</strong>. Che farà l’ex sindaco della Primavera è difficile dirlo. Nei giorni passati si è diffusa la notizia che Orlando, di fronte ad una vittoria di Ferrandelli e quindi di quella parte del Pd che vuole a tutti i costi accordi con Lombardo, avrebbe deciso di presentarsi comunque al primo turno. Con una dichiarazione allarmante diffusa alle agenzie: “Noi sosteniamo e sosterremo la Borsellino”.</p><p><strong><em>Aggiornato dalla redazione web alle 10,33</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/primarie-palermo-nemmeno-riconteggio-salva-borsellino/195705/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Palermo, caos Pd. Bersani: &#8220;Le primarie? Una risorsa, ma non risolvono i problemi&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/palermo-cortocircuito-pd-partito-vota-contro-scelta-bersani-anche-idv-ordine-sparso/195552/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/palermo-cortocircuito-pd-partito-vota-contro-scelta-bersani-anche-idv-ordine-sparso/195552/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 09:16:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[Ferrandelli]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195552</guid> <description><![CDATA[&#8220;A Palermo c&#8217;è un risultato al foto-finish, ballano 100 voti su 30 mila ma il giorno dopo il centrosinistra sosterrà il candidato vincente&#8221;. 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A 15 ore dai festeggiamenti di <strong>Fabrizio Ferrandelli</strong>, <strong>Pier Luigi Bersani</strong> sceglie la cautela e dice di voler aspettare i risultati del riconteggio per ammettere l&#8217;eventuale sconfitta di <strong>Rita Borsellino</strong>. Quel che è certo, al di là del risultato definitivo, è che &#8220;c&#8217;è un problema politico e le primarie non possono risolverlo anche se sono una risorsa&#8221;.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1490048185001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1490048185001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Per ora, i numeri parlano sì di un risultato di sostanziale pareggio, ma attribuiscono la vittoria a Ferrandelli:  9.804 voti alla sorella del giudice ucciso in via D&#8217;Amelio, 9.942 per l&#8217;ex capogruppo di Idv in consiglio comunale, ex pupillo di <strong>Leoluca Orlando</strong> e politicamente “figlio adottivo” della stessa Borsellino. Che però non si dà per vinta: rinviata la conferenza stampa prevista per le 15, dice che non parlerà fino a risultato acquisito. E dal suo comitato elettorale si precisa che &#8220;i risultati resi pubblici sono quelli diffusi da Ferrandelli e non quelli ufficiali&#8221;. In effetti, gli organizzatori delle primarie non hanno ancora dato conferme ufficiali, anche se i dati fin qui diramati vengono presi per buoni. E parlano di oltre settemila voti di vantaggio di Ferrandelli sull’altro candidato, <strong>Davide Faraone</strong>, sostenuto dal rottamatore <strong>Matteo Renzi</strong> ed appoggiato in queste elezioni dal guru televisivo Giorgio Gori. 1700 voti vanno alla ginecologa <strong>Antonella Monastra</strong>, consigliere comunale della lista “Un’altra storia”, ispirata dalla stessa Borsellino. A poche ore dall&#8217;annuncio e nel bel mezzo della polemica, Ferrandelli chiede che i suoi avversari ora si spendano per lui per portare il centrosinistra alla vittoria.</p><p>Il conteggio finale delle schede non è ancora ufficiale: troppe le anomalie riscontrate in  alcune sezioni del quartiere Zen, troppi i dubbi su schede di colore diverso rispetto a quelle ufficiali rintracciate in altri seggi, ma un dato è già certo. Il centrosinistra tutto rischia di rimanere sepolto dalle macerie di una contrapposizione che ha messo l’uno contro l’altro pezzi importanti della politica e dell’impegno civile in terra di Sicilia. Troppe partite si sono giocate in queste primarie. La più importante riguarda proprio<strong> Bersani e il Pd</strong>. Rita Borsellino era stata scelta in prima battuta da Sel e da <strong>Nichi Vendola</strong>, subito dopo appoggiata da Bersani, da Idv (che aveva convinto Leoluca Orlando a fare un passo indietro a favore della europarlamentare), da Rifondazione comunista-Fds e dai movimenti. Il leader del Pd non aveva fatto i conti col suo partito. Un corpaccione ingovernabile a Palermo, spezzettato in feudi e gruppi di potere che da tempo, nonostante i flebili no romani, si sono attestati sulla linea Maginot dell’alleanza per il governo della Regione con l’Mpa e <strong>Raffaele Lombardo</strong>. Un  partito che Bersani non è mai riuscito a convincere, orientare, meno che mai a conquistare politicamente. Lo fa Paolo Gentiloni su twitter: &#8220;Le ragioni sono locali, a Palermo,Milano, Napoli, Genova. Ma il problema del Pd e&#8217; nazionale.Discutiamone, senza accusare le primarie&#8221;.</p><p>“Se il Pd fa schifo a Roma – ha detto nei giorni scorsi <strong>Davide Faraone</strong>, l’unico con la tessera Pd in tasca – in Sicilia fa schifo ancora di più”. Bersani oggi riceve uno schiaffo durissimo da due potenti detentori di pacchetti di tessere e voti come <strong>Antonello Cracolici</strong>, il capogruppo all’Ars, e <strong>Beppe Lumia</strong>, senatore ed ex presidente dell’Antimafia. Perde ancora il leader Pd, ma questa volta trascina nella sconfitta Rita Borsellino. Palermo non è Genova, Rita non è Marta Vincenzi, il suo nome pesa soprattutto in quella fascia di elettorato nazionale sensibilissima ai temi della legalità e della lotta alla mafia. “Ora – diceva a mezza bocca un esponente del Pd siciliano – i conti si faranno a Roma e per Bersani sarà durissima”. Queste le prossime tappe dello sfascio Pd in terra sicula. Il prossimo 13 marzo sarà votata la mozione di sfiducia al segretario regionale <strong>Giuseppe Lupo</strong>, che ha appoggiato la Borsellino, poi Cracolici, Lumia e l’ex Udeur Totò <strong>Cardinale</strong> (l’ex ministro non più onorevole dopo che ha lasciato in eredità il suo seggio a Montecitorio alla figlia), daranno un colpo di acceleratore all’ingresso nella giunta regionale del Pd. Guai anche per Antonio Di Pietro, del resto il leader di Idv temeva questo esito, tanto da ammetterlo nella telefonata col finto Vendola in una trasmissione di Rds. “Se vince quello che è andato via da me, il cetriolo poi me lo prendo io”. Anche Di Pietro, ma questa non è una novità, non è riuscito a governare quello che resta del suo partito a Palermo.</p><p>Primarie dalla partecipazione altissima, circa 30mila persone nei seggi, 10mila in più rispetto a quelle per le comunali del 2007. Hanno votato moltissimo nelle periferie, i luoghi ove il voto di opinione è più debole e conta la presenza organizzata. Qui ha raccolto i suoi consensi Fabrizio Ferrandelli. Sono anni che il trentunenne consigliere comunale lavora tra lo Zen e i quartieri del disagio. Organizza cooperative sociali, centri di assistenza fiscale, comunità di migranti. E’ una figura nota a Palermo che da mesi coltivava il sogno di correre per sindaco. E’ partito da solo, conquistandosi il consenso di ampi settori della società civile, poi attorno alla sua candidatura si sono innestati giochi e giochetti della politica palermitana. Uomini che ci hanno messo il timbro e la faccia fino all’ultimo. Lumia e Cracolici hanno festeggiato fino all’alba con Ferrandelli in un pub di Piazza della Rivoluzione. Hanno fratto i big-sponsor e hanno vinto, ora sono loro a dettare le condizioni. Ma anche una parte dell’antimafia è scesa in campo a favore del trentunenne Ferrandelli. <strong>Sonia Alfano</strong>, eurodeputata indipendente eletta in Idv, e Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela. Alfano, soprattutto, vince la sua battaglia dentro Idv contro <strong>Leoluca Orlando</strong> e <strong>Antonio Di Pietro</strong>. E si affretta a rivendicare questo successo: &#8220;Ho vinto io, non i dirigenti Idv chiusi nelle stanze&#8221;. Anche l’ex sindaco della Primavera ci ha messo la facccia a favore della Borsellino. Anche lui ha perso. “E’ il triste tramonto del patriarca”, diceva un giovane sostenitore di Ferrandelli tra canzoni e festeggiamenti.</p><p>Quando sono le tre del mattino nella sede del comitato elettorale di Rita Borsellino i volti dei giovani collaboratori e dei vecchi militanti della sinistra che in queste settimane hanno lavorato pancia a terra per l’europarlamentare, sono tristi, tesissimi. La Borsellino è chiusa nella sua stanza e non parla. Lo farà alle tre di questo pomeriggio. Intanto Fabrizio Ferrandelli lancia appelli ai partiti del centrosinistra e agli altri candidati: “Incontriamoci, ora la battaglia è contro la destra. Dobbiamo vincere”. Ma sarà difficile per il centrosinistra rimettere insieme le macerie di Palermo. Troppi odi, tanti rancori, tantissimi veleni in una campagna elettorale dove non sono stati risparmiati colpi bassissimi. “Pensate – si è sfogata poche ore prima la Borsellino con i suoi amici – mi hanno finanche accusata di strumentalizzare il cognome che porto e la tragedia di mio fratello Paolo”.</p><p><strong>articolo aggiornato alle 16.30 da redazione web</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/palermo-cortocircuito-pd-partito-vota-contro-scelta-bersani-anche-idv-ordine-sparso/195552/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Calabria, Scopelliti e famiglia contro il colonnello antimafia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/calabria-scopelliti-e-famiglia-allattacco-del-colonnello-antimafia/192907/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/calabria-scopelliti-e-famiglia-allattacco-del-colonnello-antimafia/192907/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giardina]]></category> <category><![CDATA[Meta]]></category> <category><![CDATA[ndrangheta]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Scopelliti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/calabria-scopelliti-e-famiglia-allattacco-del-colonnello-antimafia/192907/</guid> <description><![CDATA[Spezzeremo le reni al colonnello. Per la prima volta un intero Consiglio regionale si riunirà per approvare un documento di condanna contro un ufficiale dell’Arma dei carabinieri. Accadrà oggi in Calabria per volere di Giuseppe Scopelliti, governatore e padre padrone del Pdl. Nel mirino degli attacchi e di un “dossier” che lo stesso Scopelliti presenterà...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Spezzeremo le reni al colonnello. Per la prima volta un intero Consiglio regionale si riunirà per approvare un documento di condanna contro un ufficiale dell’Arma dei carabinieri. Accadrà oggi in Calabria per volere di <strong>Giuseppe Scopelliti</strong>, governatore e padre padrone del Pdl. Nel mirino degli attacchi e di un “dossier” che lo stesso Scopelliti presenterà al Consiglio, il colonnello <strong>Valerio Giardina</strong>, per anni comandante del Ros della città dello Stretto. Si tratta dell’uomo che ha catturato il superlatitante <strong>Pasquale Condello</strong>, che da queste parti chiamavano non a caso il “Supremo”, tra i più temuti capi della ‘ ndrangheta. Di mafiosi che latitano da anni indisturbati nelle loro case di Reggio e negli anfratti dei paesi della Calabria, il colonnello ne arresta 16 prima di mettere le manette a un altro big-boss, <strong>Peppe Morabito</strong>, capo della mafia di Africo.</p><p>Tanti successi, sempre accompagnati dagli applausi e dai comunicati di apprezzamento “prestampati” dei politici calabresi. Ma è quando il colonnello mette le mani sul verminaio reggino dei rapporti tra politica e mafia, quando parla delle relazioni pericolose di Giuseppe Scopelliti, che cominciano i suoi guai. L’inchiesta, coordinata dal pm <strong>Giuseppe Lombardo</strong>, si chiama “Meta”. Mille pagine che raccontano la pax mafiosa a Reggio e soprattutto i rapporti mafia, massoneria, comitati d’affari e politica. Un lavoro straordinario che porta ad arresti e a un processo che venerdì ha vissuto la sua udienza clou. Giardina risponde alle domande del pm Giuseppe Lombardo e del presidente <strong>Silvana Grasso</strong>. Ricostruisce le fasi dell’inchiesta e il nuovo “modello Reggio” costruito dopo l’accordo tra le maggiori famiglie di mafia. La città, dice Giardina, è governata da una lobby “affaristico-massonica in cui ci sono i vertici delle cosche e della politica”. Giuseppe Scopelliti e suo fratello <strong>Consolato, detto Tino</strong>, ne farebbero parte a pieno titolo. “Abbiamo documentato – prosegue il colonnello – i rapporti di Scopelliti con i vertici delle cosche di Villa San Giovanni e Reggio Calabria”. Rapporti che spiegano la partecipazione di Scopelliti, allora sindaco della città, al pranzo per i cinquant’anni di matrimonio dei genitori dei fratelli <strong>Barbieri</strong> il 15 ottobre 2006.</p><p>I carabinieri filmano l’auto di scorta del sindaco che entra in un ristorante di Villa e Scopelliti che brinda. Poi intercettano <strong>Cosimo Alvaro</strong>, figlio di Domenico, re della ‘ ndrangheta di Sinopoli e pezzo da novanta della mafia calabrese, vantarsi della presenza del sindaco e dei politici. “La presenza di Scopelliti – dice nell’udienza Giardina – ci ha sconcertati e ha creato allarme”. Nell’inchiesta “Meta” c’è una intercettazione tra gli imprenditori Barbieri e Franco Labate, che documenta l’attivismo del fratello del sindaco nella spartizione degli appalti comunali. Perché “i soldi – dice Barbieri – se li sta prendendo il fratello del sindaco, quello che si è riempito la mazzetta, quello che si è preso la pila”. I registi della lobby, secondo Giardina, sarebbero l’avvocato <strong>Giorgio De Stefano e Paolo Romeo</strong>. Il primo è il cugino di Paolo De Stefano, il big-boss della ‘ ndrangheta reggina ucciso nella prima guerra di mafia, il secondo è un ex deputato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.</p><p>Le dichiarazioni del colonnello hanno scatenato un fuoco di fila da parte del centrodestra calabrese e nazionale. Ha iniziato il governatore Scopelliti: “Il colonnello Giardina ha dimostrato di non essere un uomo delle istituzioni, nelle sue esternazioni sembra un rappresentante dell’opposizione politica”. <strong>Maurizio Gasparri</strong> minaccia: “Agiremo ai massimi livelli per capire se c’è una cabina di regia che alimenta una stagione di veleni contro Scopelliti”. Anche <strong>Angelino Alfano</strong> esprime la sua solidarietà, ma è il senatore <strong>Antonio Gentile</strong>, membro della Commissione antimafia, il più feroce. Chiede ai vertici del Pdl di organizzare una manifestazione nazionale a favore di Scopelliti, “che rischia di essere dilaniato dall’opinione pubblica”. Una ingiustizia, perché “con Scopelliti abbiamo costruito liste immacolate, pulite”. Ha la memoria corta, il senatore, e dimentica i due consiglieri regionali della maggioranza arrestati per mafia e un terzo finito nei guai per corruzione elettorale. Per questi fatti gravissimi nessuno ha pensato mai di riunire la massima assemblea regionale. Guai a chi indaga sui rapporti tra mafia e politica, carabinieri e pm vanno applauditi certo, ma solo quando ammanettano boss e picciotti dell’ala militare della ‘ ndrangheta. Al pm Lombardo, che indaga sulla politica, il 4 settembre scorso arriva un “caloroso consiglio” da parte di un avvocato. “Dottore lei sta dando fastidio, stia attento e quando fa una inchiesta si faccia affiancare da un suo collega”. Un mese dopo viene fatto trovare un pacco bomba sotto l’auto del magistrato. C’è anche un biglietto: “È tutto pronto per la festa”.</p><p>da Il Fatto quotidiano del 22 febbraio 2012</p><p><em>Articolo modificato dalla redazione web il 23 febbraio 2012 alle ore 08.24</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/calabria-scopelliti-e-famiglia-allattacco-del-colonnello-antimafia/192907/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Palermo, primarie del centrosinistra: Partito democratico spaccato nel tutti contro tutti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/palermo-pronti-a-perdere-sinistra-in-mille-pezzi/192297/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/palermo-pronti-a-perdere-sinistra-in-mille-pezzi/192297/#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Cammarata]]></category> <category><![CDATA[Celentano]]></category> <category><![CDATA[centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[Crocetta]]></category> <category><![CDATA[De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[Faraone]]></category> <category><![CDATA[Ferrandelli]]></category> <category><![CDATA[gori]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[Lumia]]></category> <category><![CDATA[micciché]]></category> <category><![CDATA[Orlando]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[Renzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/palermo-pronti-a-perdere-sinistra-in-mille-pezzi/192297/</guid> <description><![CDATA[Per capire cosa sta succedendo sotto il Monte Pellegrino bisogna aggrapparsi disperatamente a un libro, &#8220;Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo&#8221;, si intitola. Lo ha scritto Roberto Alajmo e raccoglie decine di storie di palermitani, simpatici ma un po&#8217; matti. Perché solo la follia può spiegare la lotta feroce che sta dilaniando Pd...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_192343" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/borselllino_demagistris_serracchiani_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-192343" title="borselllino_demagistris_serracchiani_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/borselllino_demagistris_serracchiani_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Rita Borsellino con Luigi de Magistris e Debora Serracchiani</p></div><p>Per capire cosa sta succedendo sotto il <strong>Monte Pellegrino</strong> bisogna aggrapparsi disperatamente a un libro, &#8220;Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo&#8221;, si intitola. Lo ha scritto <strong>Roberto Alajmo </strong>e raccoglie decine di storie di palermitani, simpatici ma un po&#8217; matti. Perché solo la follia può spiegare la lotta feroce che sta dilaniando <strong>Pd </strong>e centrosinistra per la scelta del candidato che dovrà tentare di strappare il Comune al centrodestra e ai comitati d&#8217;affari. Breve riepilogo. A maggio si vota e il centrosinistra ha la possibilità di vincere. Palermo è allo stremo, indebitata fino al collo. <strong>Diego Cammarata</strong>, una volta pupillo e &#8220;pupo&#8221; di <strong>Gianfranco Micciché</strong>, ha scelto il metodo Schettino. Si è dimesso prima del tempo, prima di assistere al crollo del suo sogno. &#8220;Palermo città cool&#8221;, aveva promesso dieci anni fa.</p><p>Oggi i cumuli di &#8220;<strong>munnizza</strong>&#8221; ingrassano gabbiani e topi nei quartieri della periferia. Le aziende per la raccolta rifiuti non hanno più un cent, dopo che milioni di euro sono stati dissipati in fantasiose iniziative nell&#8217;<strong>Africa</strong> del nord accompagnate da quelli che qui chiamano &#8220;i bagordi di Dubai&#8221;. Cene da 800 euro a cranio e notti in suite da favola allo <strong>Sheraton</strong>, il pozzo senza fondo. Delle grandi opere pubbliche promesse &#8211; il passante per punta <strong>Raisi</strong>, il tram e la metropolitana leggera &#8211; neppure l&#8217;ombra. Cammarata fugge e il Pdl è alle corde, schiacciato dal <strong>Grande Sud</strong> di Gianfranco Micciché, dal Terzo Polo e dal Mpa di <strong>Raffaele Lombardo</strong>. Tanto che<strong> Angelino Alfano</strong>, ieri è volato a Palermo e ha indossato il saio del penitente. &#8220;Se Gianfranco non vuole le primarie, noi non le faremo, il nostro obiettivo è allargare l&#8217;alleanza&#8221;. Angelino sa che qui si gioca tutto, ma sa anche che i tempi d&#8217;oro del 61 a 0 sono ormai un ricordo del passato.</p><p>E il centrosinistra che fa? &#8220;Da quando qualcuno – scrive sul suo blog lo scrittore Alajmo – ha immaginato che perfino a Palermo si può vincere, si sono scatenati gli istinti peggiori&#8221;. Analisi lucidissima e drammaticamente vera. Il 4 marzo si vota per le primarie e il Pd va in mille pezzi, si frantuma <strong>Italia dei Valori</strong>. Ma il dato più drammatico è che si spacca il fronte degli uomini e delle donne che in questi anni sono stati i simboli della lotta alla mafia. <strong>Rosario Crocetta</strong> e <strong>Sonia Alfano </strong>appoggiano <strong>Fabrizio Ferrandelli</strong>, tessera Idv in tasca, insieme all&#8217;ex presidente dell&#8217;Antimafia <strong>Beppe Lumia </strong>e all&#8217;ala del Pd che sostiene il governo regionale di Raffaele Lombardo. <strong>Leoluca Orlando</strong>, invece, si batte per <strong>Rita Borsellino</strong>. La ginecologa <strong>Antonella Monastra</strong>, attivissima sul fronte sociale, corre per conto suo. Sull&#8217;altra sponda <strong>Davide Faraone</strong>, deputato regionale e &#8220;rottamattore&#8221;.</p><p>Per sostenerlo ieri è sceso a Palermo <strong>Matteo Renzi</strong>. Un teatro e un palco un po&#8217; <em><strong>Big-Bang</strong></em> e un po&#8217; <strong>Celentano </strong>(una panchina verde, un bidone di benzina al centro e un tavolo scarno), il tutto ideato da <strong>Giorgio Gori</strong>, in città da giorni. E altre dosi di veleno portati da Firenze. Renzi gioca a Palermo la sua partita nel Pd. Per lui la Borsellino è &#8220;incoerente. Si fa bandiera della società civile ma poi ha dietro gli apparati di partito. Che tristezza!&#8221;. Faraone, 35 anni, ha parole di fuoco per il suo partito. &#8220;Sono l&#8217;unico candidato con la tessera del Pd, queste primarie sono un guerra civile, un congresso di partito camuffato. In ballo c&#8217;è l&#8217;alleanza con Lombardo. Gli altri candidati? Due pupi. Ferrandelli di Cracolici e Lumia, la Borsellino voluta da <strong>Bersani</strong>. Come finirà? Male, perché non è detto che chi vincerà le primarie avrà l&#8217;appoggio degli altri candidati&#8221;.</p><p>E Giù colpi bassi, come quello, sferrato da Faraone e Renzi, sui finanziamenti del Pd. &#8220;Bersani ha dato 40 mila euro alla Borsellino, ho le prove&#8221;. Se non basta questo a dar il quadro di primarie avvelenate sentite l&#8217;altro candidato, il trentunenne <strong>Fabrizio Ferrandelli</strong>. &#8220;Palermo non può avere un sindaco come la Borsellino, qui il lavoro da fare sarà durissimo, troppo per una persona di 67 anni&#8221;. Toni sprezzanti. &#8220;Affatto, Rita la rispetto, ma lei e <strong>Leoluca Orlando</strong> appartengono ad un&#8217;altra stagione. Orlando è impazzito quando mi sono candidato, perché lui non permette a nessuno di crescere. Mi accusano di essere sostenuto dall&#8217;area del Pd che sostiene Lombardo, ma non esiste un Pd antilombardiano. Faraone da deputato regionale è con la maggioranza&#8221;.</p><p>Ferrandelli è appoggiato anche da <strong>Sonia Alfano</strong>. &#8220;Non capisco queste primarie avvelenate – dice l&#8217;europarlamentare eletta in Idv -. Rita è una persona perbenissimo, a settembre avevo sostenuto la sua candidatura scontrandomi anche con Orlando, poi ho notato che la cosa non era gradita. Stiamo scegliendo tra il meglio e nessuno dica che Ferrandelli è il pupo di quella parte del Pd filo-lombariana, Cracolici e Lumia sono gli stessi che hanno votato per la Borsellino alle europee&#8221;. Rotture anche nel partito di <strong>Di Pietro</strong>, perché <strong>Luigi de Magistris</strong>, invece, si schiera con Rita Borsellino. &#8220;Ha il mio appoggio massimo, la sua storia, il suo spessore civile, l&#8217;affetto che mi lega alla sua famiglia me lo impongono. La sua candidatura rappresenta un doppio segnale di cambiamento, perché è una donna e perché la legalità e la lotta alla mafia sono il suo grande dna civile&#8221;. Tutti si agitano, Rita Borsellino è tranquilla. Sorride dai manifesti e lo fa di più dal vivo. &#8220;Non mi faccio trascinare nella rissa, le primarie dovrebbero essere un confronto tra gente che ha identici valori e obiettivi. Evidentemente non è così. Io sto facendo una battaglia per <strong>Palermo</strong>, altri non so. Lo scontro non è sulle alchimie delle alleanze, Lombardo rappresenta una concezione della politica e del governo che non è la mia, e non è quella che può rinnovare Palermo e la Sicilia&#8221;.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 19 febbraio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/19/palermo-pronti-a-perdere-sinistra-in-mille-pezzi/192297/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Grand Hotel Termini, materassi e vergogna</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/materassi-e-vergogna-tra-i-dannati-del-grand-hotel-termini/189165/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/materassi-e-vergogna-tra-i-dannati-del-grand-hotel-termini/189165/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Feb 2012 12:47:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[freddo]]></category> <category><![CDATA[nuovi poveri]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[senza fissa dimora]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/materassi-e-vergogna-tra-i-dannati-del-grand-hotel-termini/189165/</guid> <description><![CDATA[Stazione Termini, nelle notti del grande gelo. L’altoparlante annuncia treni soppressi, ritardi di ore, la Stazione Tiburtina chiusa. Nevica e l’Italia perde la faccia e la testa. Si blocca, anche quella magnifica, modernissima, pubblicizzata e costosa ad Alta Velocità. La voce metallica dell’altoparlante non chiede scusa per i ritardi, non fornisce spiegazioni su quali treni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stazione Termini</strong>, nelle notti del grande gelo. L’altoparlante annuncia treni soppressi, ritardi di ore, la Stazione Tiburtina chiusa. <strong>Nevica e l’Italia perde la faccia e la testa</strong>. Si blocca, anche quella magnifica, modernissima, pubblicizzata e costosa ad <strong>Alta Velocità</strong>. La voce metallica dell’altoparlante non chiede scusa per i ritardi, non fornisce spiegazioni su quali treni prendere, ma ripete, ad intervalli regolari e ossessivi, che è severamente vietato attraversare la linea gialla. E invece, ti guardi intorno e vedi che nella notte del grande freddo romano, e della neve che presto diventerà ghiaccio e freddo da spaccarti le ossa, c’è chi quella linea gialla l’ha oltrepassata da tempo. È una umanità infreddolita e dolente. Avvolta in coperte sudice, rannicchiata nei cartoni sui marciapiedi di via Marsala e via Giolitti. Piegata dalla solitudine.</p><p><strong>Senza lavoro, famiglia, asilo</strong><br /> Sotterranei della stazione. La casa di Nicola è una sedia a rotelle traballante che trasporta lui e le povere cose che ha. Chiede di abbassare la telecamera come tutti gli abitanti del grand Hotel Termini. “Non voglio che mi vedano i miei figli”. È romeno di Brasov, venuto in Italia dieci anni fa a cercare la fortuna. “Poi la malattia, lo zucchero nel sangue, diabete e cancrena”, ci dice indicando il piede che gli manca, “mi ha distrutto. Ho perso il lavoro nel cantiere, la casa, non vedo la mia famiglia da due anni”. All’una la stazione chiuderà, polizia ferroviaria e guardie private cacceranno tutti. E Nicola? “Lo aiuteranno gli altri disgraziati come lui a salire con la sua carrozzella e dormirà all’aperto”, ci racconta un <strong>addetto alle pulizie</strong>. “Ogni notte vedo aumentare le persone che cercano un rifugio nella stazione, ci sono i barboni che io chiamo storici e quelli nuovi. Li riconosci subito, all’inizio sono impacciati, abbassano gli occhi, cercano di tenere in ordine i vestiti che hanno addosso. Poi si riducono come gli altri. Ascolto i loro racconti, sono padri di famiglia che hanno perso il lavoro, uomini separati, gente sfortunata”. <strong><br /> Quello dei senza fissa dimora</strong> <strong>è un popolo.</strong> “Settemila persone a Roma”, ci dice Roberta Molina, della Caritas. “La cosa più drammatica è che spesso incontriamo per strada interi nuclei familiari. Nei giorni passati abbiamo dato ricovero in una casa famiglia ad una donna con cinque figli. Basta poco per finire in strada, un fallimento, una separazione, la perdita del lavoro”.</p><p><strong>Settemila fantasmi<br /> </strong>Settemila uomini e donne che come tetto hanno il cielo freddo della notte o la volta di una stazione. Sono i nuovi poveri, <strong>gente che a Roma si divide anche i pezzi di strada</strong>. A via Marsala gli immigrati di colore, in via Giolitti, l’altro lato della Stazione Termini, tutti gli altri. Due ragazze scaricano dalla macchina un materasso. “Non siamo volontarie, vogliamo solo dare un aiuto”. Lo regalano ad un egiziano accucciato a terra sopra i cartoni che lo difendono dalla neve che è già ghiaccio. Di fronte l’insegna luminosa di un hotel, a pochi passi dai suoi piedi nudi un topo enorme che cerca la strada verso la fogna. “Sono un richiedente asilo. Guarda le mie scarpe, sono pulite, non sono un barbone”.<br /> <strong>Via Marsala, ore tre del mattino.</strong> Ci colpisce una figura che avevamo visto due ore prima. È una donna di colore, è in piedi avvolta in una coperta. Sta così da ore. Ai volontari che l’avvicinano e le porgono un a tazza di the bollente e un panino, riesce a dire solo una frase: “Ho paura di stare qui”. Qui è questo pezzo di Bronx capitolino popolato di strani animali metropolitani che diventano padroni della notte e un locale, un bar con luci sfavillanti, i buttafuori di colore che sembrano usciti da un vecchio film di Martin Scorsese e l’alcol venduto a fiumi per tutta la notte. “Sì, la notte è anche questo a Roma – ci dice Roberta Molina – come Caritas, grazie alle parrocchie e ai nostri ostelli, riusciamo a dare ricovero a 500 persone, ma non basta. Mi irrito quando sento parlare di emergenza freddo, l’inverno viene ogni anno, è prevedibile, ma nessuno fa quello che si dovrebbe per questa gente”.<br /> <strong>Stazione Ostiense</strong>, le porte a vetri sono illuminate dalle luci di un cartellone pubblicitario. “Quest’inverno i più fortunati se la vedranno nera”, c’è scritto proprio così e pubblicizza una macchina. Dentro la stazione decine di persone dormono a terra. Due ragazzi ci vedono e scappano. Sono afghani e raggiungono i loro compagni riparati in tende e ricoveri di plastica e cartone, poco più avanti, al terminal costruito per i Mondiali 90. “Anche questa – ci racconta Dina Giuseppetti del Cies, una ong che si occupa di immigrati e rifugiati – è una emergenza. Ci sono minori non accompagnati, ragazzi fuggiti dall’Iraq, dall’Afghanistan, che raggiunti i 18 anni finiscono per strada o in centri di accoglienza con adulti senza fissa dimora. Un dramma”.<br /> <strong><br /> Morte da clochard</strong><br /> Anche ad Ostiense l’altoparlante gracchia per tutta la notte. Treni soppressi, ritardi e la linea gialla. Due clochard sono morti. Una donna ucraina di 48 anni l’hanno trovata in una baracca di Ostia. Non c’era riscaldamento. Un altro, un tedesco, vicino Perugia. Un altro ancora lo hanno salvato a stento a Piacenza. Era assiderato. Tutti e tre avevano oltrepassato la loro linea gialla.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 5 Febbraio 2012</em></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/bqQ_46LJQ4I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/materassi-e-vergogna-tra-i-dannati-del-grand-hotel-termini/189165/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Il Paese dell&#8217;accoglienza dimenticata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/il-paese-dellaccoglienza-dimenticata/177353/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/il-paese-dellaccoglienza-dimenticata/177353/#comments</comments> <pubDate>Wed, 14 Dec 2011 18:41:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[borghezio]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/il-paese-dellaccoglienza-dimenticata/177353/</guid> <description><![CDATA[E adesso tutti a interrogarci sul perché della strage “americana” di Firenze. Americana, sì, gli ingredienti ci sono tutti: lo scrittore appassionato di esoterismo e con frequentazioni fasciste che in un “pomeriggio di un giorno da cani” impugna la sua 357 magnum e decide di vendicare sconfitte, frustrazioni, crisi personali e globali colpendo quella parte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E adesso tutti a interrogarci sul perché della strage “americana” di Firenze. Americana, sì, gli ingredienti ci sono tutti: lo scrittore appassionato di esoterismo e con frequentazioni fasciste che in un “pomeriggio di un giorno da cani” impugna la sua 357 magnum e decide di vendicare sconfitte, frustrazioni, crisi personali e globali colpendo quella parte di umanità che odia. I “negri” che “infettano” la sua Firenze, quelli alti, con la pelle <strong>scura come la pece </strong>e gli occhi bianchissimi che girano la città trascinandosi sacchi di false cinture Armani e di borse Vuitton a poco prezzo, quelli che al semaforo ti sporcano il vetro con le loro scope zuppe di acqua fetente. Due morti, il caricatore quasi svuotato, e poi l’inseguimento e la fine in un garage. La canna della pistola premuta sulla gola, un colpo solo, sangue dappertutto.</p><p>E noi ci chiediamo in quale terra affondano le radici dell’odio, in quale humus si nutrono e trovano le forze per espandersi. Noi, gli italiani che per anni hanno sorriso alle scellerate performance di gente come <strong>Borghezio</strong> che andava a disinfettare i vagoni dei treni dove viaggiavano le ragazze ghanesi, noi che abbiano pensato che gente come lo sceriffo <strong>Gentilini</strong> fossero solo la patetica espressione di un razzismo buono per raccattare qualche voto. Noi che non abbiamo capito che quelle manifestazioni di razzismo, di xenofobia e di chiusura nei nostri piccoli confini, erano il frutto di una <strong>formidabile macchina della paura</strong>. Costruita in modo scientifico, notizia dopo notizia, tg dopo tg, editoriale dopo editoriale. Sempre il ladro di ville era slavo, lo stupratore romeno, lo spacciatore senegalese, la puttana nera o albanese. Su tutto ciò sono state costruite leggi sull’immigrazione tra le peggiori d’Europa che hanno aggravato le condizioni di vita dei migranti e resa sempre più difficile la loro integrazione.</p><p>Con <strong>Umberto Bossi</strong> “Fora dai ball” è diventata linea di governo. Il razzismo ha alimentato le scelte della politica e ne è stato a sua volta nutrito. E non è questione di Nord e Sud. Perché se pochi giorni fa la folla che devastava un campo rom a Torino urlava slogan in accento sabaudo, tre anni fa gli stessi slogan erano ritmati in napoletano. A Torino hanno voluto dare una lezione ai rom per lo stupro inventato da una ragazzina incosciente e malcresciuta, a Napoli, al grido di “appicciamme ‘ e zingari” devastarono un intero campo per un’altra notizia sbagliata, il tentato rapimento di una bambina. A Torino si sono accorti dopo che la ragazzina aveva inventato tutto per paura di genitori ossessivi. A Napoli si capì dopo il raid che il terreno dove sorgeva la baraccopoli <strong>faceva gola alla speculazione e alla camorra</strong>.</p><p>Sempre dopo, solo dopo, senza che nessuno chieda scusa e poi si interroghi e infine strappi per sempre le “radici dell’odio”. Si va avanti fino al prossimo episodio.</p><p><strong>Cosa succede in questi giorni a Rosarno?</strong> Ricordate la rivolta violenta dei raccoglitori di clementine, e la risposta, altrettanto violenta, dei rosarnesi due anni fa? C’erano lavoratori stranieri trattati come schiavi che vivevano in condizioni disumane. Costretti a convivere e a farsi sfruttare da altri, dalla pelle bianca, italiani del Sud, con i loro mandarini che non valgono un centesimo sui mercati, le loro crisi. Ci furono scontri, sangue, la cacciata del negro dal paese, e tutti giurarono mai più e promisero interventi per migliorare le condizioni di vita dei braccianti di colore. Si è fatto <strong>meno di zero</strong>.</p><p>A Torino pochi giorni fa e prima a Napoli è gente di periferia quella che si è scagliata contro gli zingari, gente che ha perso il lavoro, pensionati che non ce la fanno a tirare avanti, uomini e donne che sanno che la crisi peggiorerà la loro vita. E allora lo zingaro, il negro, la puttana albanese, diventano <strong>il nemico sul quale sfogare la rabbia</strong>. Eppure c’è chi ancora crede nel grande cuore di questo Paese, sono 900 rifugiati africani ospitati negli alberghi della periferia napoletana. Sono fuggiti da guerre, carestie e fame, non hanno assistenza sanitaria e legale e vivono con un ticket di 2,50 euro al giorno.<strong> Hanno scritto una lettera aperta</strong>: “Siamo spiacenti di affollare i semafori chiedendovi l’elemosina di qualche centesimo, vendendovi fazzoletti o pulendo i vetri delle vostre auto. Vi chiediamo di aiutarci a ritrovare i nostri diritti”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 14 dicembre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/il-paese-dellaccoglienza-dimenticata/177353/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Roma, rischio indignati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/rischio-indignati/163752/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/rischio-indignati/163752/#comments</comments> <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 06:10:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[indignati]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163752</guid> <description><![CDATA[Arriveranno da tutta Italia e non saranno i 150 mila annunciati. Ma di più, molti di più. Perché sta funzionando il tam-tam di “movimenti”, gli appelli dei siti e quelli lanciati attraverso i social network. Le iniziative diffuse città per città, ieri a Napoli sul Maschio Angioino è stato appeso uno striscione di 5 metri...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Arriveranno da tutta Italia e non saranno i 150 mila annunciati. Ma di più, molti di più. Perché sta funzionando il tam-tam di “movimenti”, gli appelli dei siti e quelli lanciati attraverso i social network. Le iniziative  diffuse città per città, ieri a Napoli sul Maschio Angioino è stato appeso uno striscione di 5 metri per otto con la scritta “Sabato tutti a Roma”. Ma a fare da catalizzatore della voglia di stare in piazza domani nella Capitale, è la crisi economica assieme al disfacimento del governo <strong>Berlusconi</strong>.</p><p>Il Cavaliere ha ottenuto la fiducia ma la gente, quelli che il lavoro l&#8217;hanno perso, i giovani che non l&#8217;hanno mai avuto, gli abitanti delle mille galassie del precariato, il ceto medio impoverito, i senza futuro di ogni età e di ogni estrazione sociale, insomma, gli indignati d&#8217;Italia, sanno che un ciclo politico si è chiuso. E soprattutto hanno la consapevolezza che le vittime della crisi mondiale sono loro.</p><p>Non c&#8217;è un comitato organizzatore unico, la stessa adesione di partiti organizzati (Idv, Sel, Rifondazione, movimenti giovanili dei partiti di centrosinistra) non è di per sé sufficiente a garantire che nella fiumana umana che arriverà a Roma già alle prime luci dell&#8217;alba di domani, non ci saranno infiltrati e pezzi della rabbia italiana che hanno voglia di menar le mani e creare l&#8217;incidente. Da giorni, inoltre, si fa sempre più insistente il tam-tam delle cosiddette “qualificate fonti di sicurezza” che in modo rigorosamente anonimo fanno circolare notizie su possibili incidenti, aggressioni ad obiettivi sensibili (sedi istituzionali, banche, monumenti), o deviazioni dal percorso stabilito (i due chilometri che separano Piazza della Repubblica da Piazza San Giovanni).</p><p>Blitz improvvisi tipo quello che si è verificato giovedì a nella Capitale, quando gli indignados che dal giorno prima presidiavano Palazzo delle Esposizioni, si sono diretti verso via Nazionale, sede della Banca d&#8217;Italia e poi verso il ministero dell&#8217;Economia. “Ma parliamo dei contenuti della manifestazione, di quello che sta succedendo in Italia”, dice <strong>Paolo Ferrero</strong>, il segretario di Rifondazione comunista. Il suo partito aderisce al movimento degli indignati. “Questa storia di cosiddetti ambienti del Viminale che fanno circolare voci su infiltrati e disordini ogni volta che c&#8217;è una manifestazione, deve finire, siamo al boicottaggio. Stiamo lavorando pancia a terra per la riuscita, le nostre strutture di partito sono a completa disposizione del movimento che si batte contro il liberismo selvaggio, quello pornografico di Berlusconi e quello in giacca e cravatta dei <strong>Montezemolo</strong>, <strong>Della Valle</strong> e Profumo”. Anche Italia dei Valori sarà in piazza, “sperando che sia una grande manifestazione pacifica”, dice un dirigente che non nasconde la preoccupazione di eventuali infiltrati alla ricerca dello scontro. Ci sarà anche la Fiom di <strong>Maurizio Landini</strong>, “ma saremo presenti in un pezzo di corteo con gli operai Fincantieri, Fiat di Pomigliano e Termini Imerese, ma non tocca a noi la responsabilità dell&#8217;intera manifestazione”, precisa un sindacalista. Sel, il partito di <strong>Nichi Vendola</strong>, ci sarà, “i nostri – precisa un dirigente – saranno presenti nel corteo, ma non abbiamo voluto mettere il cappello politico ad una manifestazione che deve essere autonoma dai partiti”.</p><p>Assieme alla preoccupazione (alcuni monumenti saranno blindati), qualche dichiarazione di troppo. “Non vi è nessun allarme, mi auguro che si dissenta in maniera democratica. Ma vorrei soprattutto capire cosa viene proposto. Sento solo proteste”, è il commento che il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, affida ai giornalisti. Cauto il capo della Polizia.  &#8221;Noi siamo in piazza non per contrastare i manifestanti ma per assicurare loro la libertà di espressione garantita dalla Costituzione”. Le prossime, è la riflessione del Prefetto Manganelli, saranno “giornate calde” dal punto di vista dell’ordine pubblico e le forze di polizia spesso sono chiamate a “compiti di supplenza” della politica “che manca di affrontare o affronta male le questioni sociali. Il compito delle forze dell&#8217;ordine “è quello di creare il giusto equilibrio tra il diritto al dissenso e la garanzia di chi vuole continuare a vivere normalmente. Useremo la forza quando incontreremo la violenza ma prima ancora useremo la testa per cercare di lasciare a tutti la possibilità di esprimere il proprio pensiero”.</p><p>da<em> Il Fatto Quotidiano</em> del 14 ottobre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/rischio-indignati/163752/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Regionali, Molise al votoMa Berlusconi non ci mette neanche la faccia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/molise-al-voto-b-non-ci-mette-neanche-la-faccia/163420/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/molise-al-voto-b-non-ci-mette-neanche-la-faccia/163420/#comments</comments> <pubDate>Thu, 13 Oct 2011 06:10:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Cristiano Di Pietro]]></category> <category><![CDATA[deficit sanità]]></category> <category><![CDATA[elezioni regionali molise 2011]]></category> <category><![CDATA[Massimo Romano]]></category> <category><![CDATA[Michele Iorio]]></category> <category><![CDATA[Paolo di Laura Frattura]]></category> <category><![CDATA[processi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163420</guid> <description><![CDATA[Michele Iorio inaugura tutto. Salta da un capo all’altro del Molise per tagliare nastri, anche quello della scuola di Vinchiaturo, che non ha ancora il collaudo, ma va bene lo stesso. Basta dimenticare che siamo nella terra di San Giuliano di Puglia, il paese del terremoto che nove anni fa ridusse in macerie una scuola...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/molise_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-163653" title="molise_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/molise_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a> <strong>Michele Iorio</strong> inaugura tutto. Salta da un capo all’altro del Molise per tagliare nastri, anche quello della <strong>scuola di Vinchiaturo</strong>, che non ha ancora il collaudo, ma va bene lo stesso. Basta dimenticare che siamo nella terra di<strong> San Giuliano di Puglia</strong>, il paese del terremoto che nove anni fa ridusse in macerie una scuola intera e uccise 27 bambini e la loro maestra. Istituti scolastici, reparti di chirurgia in ospedali sull’orlo della chiusura, a Pietrabbondante il primo lotto del museo archeologico, c’è solo la vetrata e poi il vuoto assoluto. Ma va bene così. E poi strade, viadotti, raccordi, bretelle di collegamento: la <strong>Fondovalle Rivolo</strong> è una incompiuta, gli inizi dei lavori risalgono al 1971, ma ora si è stappato lo champagne, finalmente. C’è solo un piccolo problema: non è ancora percorribile. E poteva mancare la madre di tutte le promesse? No. Ed ecco spuntare <strong>l’aeroporto</strong>, uno scalo in piena regola, con hostess e steward, aerei e sale di imbarco per una regione di 309 mila abitanti, la seconda più piccola d’Italia. Per il momento il tutto è solo virtuale, ma c’è già una delibera regionale approvata il 12 settembre.</p><p>Domenica e lunedì prossimo si vota in Molise e<strong> le promesse </strong>sono un diluvio. Qui governa da sempre indisturbato <strong>Michele Iorio</strong>, governatore dal 2001 e politico di eterno corso. Iniziò nella Dc, corrente di base, quella che guardava a sinistra, prima di approdare alla corte di Berlusconi. Deve vincere Iorio, perché quello del Molise è l&#8217;unico test elettorale vero di questi mesi di disfacimento del berlusconismo, se sbanca come cinque anni fa (60 a 40) può offrire a Berlusconi una boccata d&#8217;ossigeno. Trecentomila abitanti, poco più di 200 mila elettori, un Consiglio regionale tra i più costosi d&#8217;Italia (un consigliere guadagna sui 10 mila euro al mese, il governatore 144 mila 456 euro l&#8217;anno), sedi di rappresentanza a Roma e Bruxelles e la spesa pubblica diventata un pozzo senza fondo.</p><p>L&#8217;apparato regionale grava sulle tasche dei molisani per 163,6 euro l&#8217;anno. Nel frattempo<strong> il deficit sanitario </strong>negli ultimi dieci anni è arrivato alla cifra astronomica di 600 milioni, 85 quello calcolato per il 2010. Conseguenze per i cittadini, che si vedono chiudere ospedali a raffica e spendono 90 milioni di euro l&#8217;anno per curarsi fuori regione, tasse alle stelle: 1.975 euro per abitante di Irpef e Irap. Una tassazione che <strong>Bankitalia </strong>giudica “ben al di sopra dei livelli massimi vigenti”. Cala il Pil, -0,6, sale la disoccupazione totale, 12,4, svetta quella dai 15 ai ai 24 anni al 30%, e <strong>Moody’s</strong> declassa la regione di 2 punti, da A2 a Baa1. Un crollo che non ha affatto spaventato il governatore e i suoi uomini. “Moody&#8217;s non è l&#8217;Apocalisse”, ha tuonato l&#8217;assessore al Bilancio.</p><p>Tranquillissimo, Iorio campeggia col suo faccione, appena smagrito dal Photoshop, su manifesti giganteschi, spot televisivi e santini elettorali. “La forza dell&#8217;esperienza”, è il suo slogan. Sotto la scritta il simbolo del Pdl e nessun riferimento a <strong>Berlusconi</strong>. Che a differenza delle altre campagne elettorali, da queste parti non si è visto e non si vedrà.  “Sta attraversando una fase difficilissima”, lo giustifica l&#8217;amico Iorio. La verità è che il governatore-re del Molise, per la prima volta deve sudarsi la vittoria. Il Cavaliere non è più un marchio che tira, meglio riempire le liste di medici, assessori uscenti, capi dipartimento della sanità, imprenditori amici. Se la parola d&#8217;ordine è vincere, non si può perdere tempo con<strong> i processi </strong>(Iorio ha una condanna della Corte dei conti per lo spreco dei fondi del terremoto, è coinvolto in inchieste sulla <strong>Turbogas</strong>, per le consulenze sanitarie, per lo Zuccherificio del Molise, e per lo scandalo di <strong>Termoli Jet</strong>, un catamarano che avrebbe dovuto collegare le coste molisane con la Croazia e arrugginisce nel porto). Per l&#8217;ultima udienza del processo<em> “Bain &amp; Company”</em>, una storia di <strong>consulenze</strong> affidate alla multinazionale dove lavora il figlio, ha chiesto il legittimo impedimento per la campagna elettorale. I giudici, ovviamente, gli hanno risposto che non se ne parla.</p><p>E il centrosinistra? Annusa la possibile vittoria. Candidato governatore è <strong>Paolo di Laura Frattura</strong>, ex presidente della Camera di Commercio. Ha vinto le primarie e ha conquistato anche la fiducia di Sel e degli ex comunisti che hanno di colpo dimenticato <strong>il suo passato forzista</strong> a fianco di Iorio. “Non ho rapporti politici col centrodestra dal 2001 e già nel 2009 feci un’analisi profetica sullo scandalo della sanità in Molise”, dice oggi, bollando la lunga stagione di Iorio come “governo della vergogna”. “Dobbiamo vincere e Paolo può farci conquistare il voto moderato”, dice<strong> Massimo Romano</strong>, candidato alle primarie del Pd e competitor di Frattura assieme a <strong>Michele Pietraroia</strong>.</p><p>Anche <strong>Di Pietro</strong>, che inizialmente aveva qualche perplessità, sostiene l&#8217;ex presidente della Camera di Commercio. Unico neo: ha candidato il figlio Cristiano, una scelta che gli ha fatto perdere di colpo l&#8217;intera sezione Idv di Termoli. Lo slogan dell&#8217;aspirante consigliere regionale è “Svegliati Molise”, ed è proprio una gigantesca sveglia a campeggiare sui manifesti assieme al suo faccione. Sotto la scritta “Scrivi Di Pietro”. Basta il cognome. Di manifesti sono tappezzati i muri da Isernia a Campobasso. “Avanti popolo, abbattiamo la diga del clientelismo”, incita così gli elettori Giovanni Mucco (Idv), che sui santini specifica di essere il “Guerriero sannita”. “Amico automobilista, ti puoi fidare”, scrive un candidato Pdl. La campagna di Iorio&amp;C. è piena di “fidati”, “affidabile”, “Insieme per continuare”. Come prima, come sempre. Tra sprechi e scandali.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano </em>del 13 ottobre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/molise-al-voto-b-non-ci-mette-neanche-la-faccia/163420/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>72</slash:comments> </item> <item><title>Sud, le illusioni fallite</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/sud-le-illusioni-fallite/162483/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/sud-le-illusioni-fallite/162483/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Oct 2011 14:18:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Antonella Zaza]]></category> <category><![CDATA[Barletta]]></category> <category><![CDATA[crollo]]></category> <category><![CDATA[Giovanna Sardaro]]></category> <category><![CDATA[Maria Cinquepalmi]]></category> <category><![CDATA[Matilde D’Oronzo]]></category> <category><![CDATA[Tina Ceci]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162483</guid> <description><![CDATA[Maria Cinquepalmi (14 anni), Tina Ceci (37), Matilde D’Oronzo (32), Giovanna Sardaro (30), Antonella Zaza (36) erano delle fasoniste, lavoravano in nero per le grandi firme dell’abbigliamento. Per 3,95 euro l’ora davano l’ultimo ritocco a maglie e golfini destinati alle boutique di mezza Italia. Capi costosi che loro, “cinesi” dal dolce accento pugliese, non avrebbero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Maria Cinquepalmi </strong>(14 anni), <strong>Tina Ceci </strong>(37), <strong>Matilde D’Oronzo</strong> (32), <strong>Giovanna Sardaro</strong> (30), <strong>Antonella Zaza</strong> (36) <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/barletta-crolla-un-palazzo-in-centro-almeno-cinque-persone-sotto-le-macerie/161745/" target="_blank">erano delle fasoniste</a></span>, lavoravano in nero per le grandi firme dell’abbigliamento. Per 3,95 euro l’ora davano l’ultimo ritocco a maglie e golfini destinati alle boutique di mezza Italia. Capi costosi che loro, “cinesi” dal dolce accento pugliese, non avrebbero potuto mai acquistare con la miserabile paga che percepivano.</p><p>Fasoniste senza tutela, assistenza, versamenti per la pensione. Il nuovo welfare, quello “moderno” auspicato dai Sacconi, dai Brunetta,  per l’unico lavoro possibile al Sud, il <strong>lavoro nero </strong>invisibile ai controlli. <em>“Non mi sento di criminalizzare chi, in un momento di crisi economica, viola la legge ma assicura lavoro”</em>. Lo ha detto il sindaco pd di Barletta, Nicola Maffei, come per giustificare i proprietari di quel minuscolo opificio, che nella tragedia hanno perso la figlia quattordicenne. Parole sbagliate, offensive per i morti, inappropriate, ma che nascondono la rassegnazione delle classi dirigenti meridionali. Non lo ammetteranno mai, ma <strong>sanno di aver fallito </strong>e non  sanno cosa fare. Blaterano parole vuote, perché da decenni non hanno un’idea, un progetto. L’unico obiettivo che hanno è difendere se stessi, alimentare le loro clientele e foraggiare i loro sistemi di potere.</p><p><em>“Nelle aree meridionali il rischio è che la perdita di tessuto produttivo diventi <strong>permanente</strong>”</em>, scrive lo Svimez nell’ultimo rapporto. Dalla Campania (la regione più povera d’Italia) alla Sicilia, il Sud si avvia a diventare una terra senza lavoro e senza speranze. La politica ancora non lo ha capito, le 583 mila persone (giovani soprattutto) che in dieci anni hanno fatto la valigia come l’antenato Rocco per andar via per sempre, sì. I distretti produttivi (del divano, della maglieria, dell’agro-alimentare), l’industrializzazione delle aree interne sono parole ormai vuote e false. Le macerie di Barletta ci parlano di questo.<br /> <em><br /> Il Fatto Quotidiano, 6 ottobre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/sud-le-illusioni-fallite/162483/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>61</slash:comments> </item> <item><title>La verità di Katarina: “Valgo 3 milioni ma non ricatto B. Sono la first lady”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/la-verita-di-katarina-%e2%80%9cvalgo-3-milionima-non-ricatto-b-sono-la-first-lady%e2%80%9d/161577/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/la-verita-di-katarina-%e2%80%9cvalgo-3-milionima-non-ricatto-b-sono-la-first-lady%e2%80%9d/161577/#comments</comments> <pubDate>Sun, 02 Oct 2011 06:10:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Arcore]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[First lady]]></category> <category><![CDATA[Katarina Knezevic]]></category> <category><![CDATA[Podgorica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161577</guid> <description><![CDATA[Signora Katarina posso farle qualche domanda? Si, ma faccia in fretta che sto partendo per Arcore. Ad Arcore, dicono alcuni intimi di Berlusconi, lei fa la cameriera, è vero? Sono menzogne, bugie di chi vuole male a me e al mio amore. Chi è il suo amore, mi perdoni? Lui, Silvio Berlusconi&#8230; E lei non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Signora Katarina posso farle qualche domanda?</strong><br /> Si, ma faccia in fretta che sto partendo per Arcore.<br /> <strong> Ad Arcore, dicono alcuni intimi di Berlusconi, lei fa la cameriera, è vero?</strong><br /> Sono menzogne, bugie di chi vuole male a me e al mio amore.<br /> <strong> Chi è il suo amore, mi perdoni?</strong><br /> Lui, Silvio Berlusconi&#8230;<br /> <strong> E lei non è la sua cameriera?</strong><br /> No, quante volte lo devo dire. Io sono la fidanzata ufficiale di Berlusconi, lo scriva, per favore, e cercate almeno per una volta di evitare di dire menzogne.<br /> <strong> Ma lei ad Arcore cosa fa?</strong><br /> Arcore è la mia casa, visto che lei insiste le do una notizia, l’altra sera, nel cuore dei festeggiamenti per il suo compleanno il Presidente mi ha regalato l’anello di fidanzamento, siamo fidanzati ufficialmente.<br /> <strong> Le faccio i miei auguri, e quando vi sposate?</strong><br /> È come se gia fossimo marito e moglie, sposati, uniti dall amore, il resto sono convenzioni pure e semplici.<br /> <strong> Quindi lei è la nuova fist lady italiana?</strong><br /> Sono l’unica donna di Silvio Berlusconi, la sua fidanzata.<br /> <strong> E il bunga bunga, le serate allegre con le altre donne? Lei legge i giornali italiani&#8230;</strong><br /> Menzogne, cose che non voglio neppure sentire, malignità. Io lo amo e questo basta.<br /> <strong> È vero, come dicono alcune testimoni che lei e le sue sorelle ricattate Berlusconi?</strong><br /> Non si puo ricattare l’uomo che si ama.<br /> <strong> È vero che Berlusconi vi ha versato 750mila euro?</strong><br /> Così poco&#8230; e se fossero tre milioni?<br /> <strong> Lo dica lei quanti sono.</strong><br /> Penso di valere molto di piu di quella cifra.<br /> <strong> Quanti anni aveva quando ha conosciuto Berlusconi?</strong><br /> Non so, non ricordo, ma non e questo che conta. Il nostro e un amore grandissimo, il resto sono balle, invenzioni, malignita.<br /> <strong> Eppure Emilio Fede, almeno stando a quanto rivelato da una ragazza che frequentava Arcore, insisterebbe nel dire che lei tiene sotto scacco Berlusconi.</strong><br /> Emilio Fede? E chi è?<br /> <strong> Un’altra ragazza racconta di quando lei si spogliava durante le cene e si metteva nuda in mezzo al tavolo.</strong><br /> Invidia di chi voleva essere la prima donna. Silvio ha scelto me e questo provoca invidie e veleni.<br /> <strong> Ricorda quella scena di gelosia, quando si buttò dalle scale?</strong><br /> Si puo cadere dalle scale anche se si è bevuto troppo e si perde l&#8217;equilibrio.<br /> <strong> Un’ultima domanda: presto la vedremo accanto al premier durante le visite ufficiali?</strong><br /> Penso di sì, sono la fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi.<br /> ***<br /> Sono da poco passate le sei di sera, quando finiamo di parlare con <strong>Katarina</strong>. Ha fretta, deve volare per Milano direzione Arcore, dove c’è l’amore suo. <strong>Berlusconi</strong> è gia da due ore nel capoluogo lombardo, a <strong>Milanello</strong> per incoraggiare i suoi alla vigilia della sfida con la Juventus. Questa intervista è stata resa possibile grazie all’aiuto di un amico della ventenne Katarina, <strong>Nebojsa Sodranac</strong>, 38 anni, giornalista sportivo di <em>InTv</em>, uno dei piu seguiti network del Montenegro. È qui che Katarina, appena diciassettenne, ha iniziato a lavorare. Piccole interviste a calciatori minori, comparsate, primi passi verso la ricerca del successo a tutti i costi. Quella voglia matta di fuggire da <strong>Murtovina</strong>, il Bronx di Podgorica. Una lunga strada polverosa attraversata da camion sgangherati e vecchie macchine. Poco a che vedere col lusso del centro della città, con le Mercedes, i suv Toyota guidati da bellezze mozzafiato. Un market che vende di tutto, strade strette e case con le serrande sbarrate. Sono case di appuntamento, ci dice il taxista, vieni qui, paghi  e trovi quello che vuoi. Piu in là dei locali di lap dance, una pretenziosa caffetteria e una pizzeria.</p><p>In una strada stretta di terra battuta ci sono una ventina di casette basse, quella di <strong>Milorad Knezevic</strong>, una vita a spaccarsi la schiena nei cantieri dell’edilizia come muratore, ha il cancello sbarrato. Sulla verandina un dondolo abbandonato da tempo. Non si vedono i segni della ricchezza portata dal fidanzamento della ventenne Katarina con uno degli uomini più ricchi del mondo. Non ci sono, dice una vicina, sono andati via. Dove è impossibile saperlo. Qui la gente parla poco e si divide quando deve giudicare Katarina,  la sua gemella, Slavica e Zorica. Le sorelle che hanno fatto fortuna in Italia. Per alcuni la fidanzata ufficiale di Berlusconi è la terribile Katarina, per altri è la regina d’Italia. “Ha fatto bene a far perdere la testa al vostro presidente”, ci dice ridendo una donna che vende mele all’angolo della strada. Due partiti, giudizi contrastanti, alimentati a metà settembre dalla lettura di un articolo sul quotidiano di Zagabria <em>Jutranji List</em>, che per primo ha raccontato delle tre sorelle e del ricatto.</p><p>Berlusconi, si legge, le presenta come le nipotine dell&#8217;ex premier montenegrino <strong>Djukanovic</strong> ed era completamente soggiogato dalla loro bellezza. La storia del ricatto, scrive lo <em>Jutranji</em>, nasce quando Slavica, la maggiore delle sorelle, filma alcuni incontri. Scene di sesso, orge, ammucchiate, scrive il quotidiano croato. Disprezzo, invidia, ammirazione, sono i sentimenti che le “sorelline italiane”, come le chiamano, suscitano al Market, allo Shas, i locali alla moda, tra le ragazze che il venerdì notte tirano fino a tardi stordendosi di musica e Bacardi. Tutte hanno speso una fortuna per vestirsi e fasciare la loro bellezza nei tubini neri italiani. Qui <strong>Katarina Knezevic</strong> è un mito. Il sogno che si e realizzato. Comunque.</p><p>L’avvocato Stefano Pisano, nominato da Katarina Knezevic ha fatto sapere, nel pomeriggio, che la sua assistita &#8220;non ha mai rilasciato l’intervista pubblicata dal <em>Fatto Quotidiano,</em> nè reso le dichiarazioni che le vengono attribuite, il cui contenuto non è assolutamente riferibile al suo pensiero&#8221;.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 2 ottobre 2011</p><p>aggiornato dalla redazione web alle ore 18.00 del 2 ottobre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/la-verita-di-katarina-%e2%80%9cvalgo-3-milionima-non-ricatto-b-sono-la-first-lady%e2%80%9d/161577/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Barra, dove la camorra si fa Stato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/barra-dovela-camorrasi-fa-stato/160424/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/barra-dovela-camorrasi-fa-stato/160424/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Sep 2011 06:09:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Barra]]></category> <category><![CDATA[Camorra]]></category> <category><![CDATA[Espresso]]></category> <category><![CDATA[Gigli]]></category> <category><![CDATA[video]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160424</guid> <description><![CDATA[“Ma voi che volete capire ancora? Qua la spiegazione è semplice: la festa dei gigli a Barra è una festa di cafoni in un quartiere dove la camorra comanda tutto ed è padrona di tutto. Pure di Cristo, dei santi e di chi si batte il petto alla ricerca del perdono. E mo statevi bene...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Ma voi che volete capire ancora? Qua la spiegazione è semplice: la festa dei gigli a Barra è una festa di cafoni in un quartiere dove la camorra comanda tutto ed è padrona di tutto. Pure di Cristo, dei santi e di chi si batte il petto alla ricerca del perdono. E mo statevi bene che non tengo tempo da perdere”.</p><p>Poche parole, pronunciate con la fretta di chi non vuole farsi vedere insieme al giornalista venuto a chiedere notizie e fare domande su quella scena da Napoli irredimibile che da giorni è sotto gli occhi di tutta Italia grazie al lavoro di Claudio Pappaianni, bravo cronista de “L’Espresso”. Il Giglio, enorme, fallico, segno di devozione e potenza, issato su una folla di uomini, donne e bambini. Devoti di Sant’Anna e tifosi della “paranza” che ha costruito la macchina religiosa più bella. E poi l’automobile infiorata, bella, luccicante e sfarzosa. Simbolo di una potenza moderna sguaiata e pacchiana. E a bordo il padre del boss, a pochi passi il figlio che ha fatto il master della camorra a Poggioreale per dieci anni, e la banda che suona “Il Padrino” di <strong>Nino Rota</strong>. E applausi, urla, come allo stadio. “Si gruosso, si ‘o bene nuosto”. Sei grande. Il vecchio professore ci era stato indicato come esperto di tradizioni, usi e costumi locali, volevamo che ci facesse da guida in questa jungla di case vecchie e sgarrupate, palazzoni del dopo terremoto tutti uguali, capannoni dell’industria che fu abbandonati e arrugginiti, boutique, negozi cinesi tutto a un euro, pizza a metro e kebab. Ma non ne ha voglia. Ci saluta quando si accorge che troppi sguardi ci fissano, ma prima si raccomanda: “Non scrivete il mio nome sul giornale”.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/RW8RLUSsjQw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Barra, San Giovanni e Ponticelli: il triangolo della camorra. Qui anche le pietre sanno raccontarti dei morti uccisi nelle varie guerre tra i clan. “Un minuto di silenzio per i morti nostri”, hanno chiesto i boss al passaggio del giglio. E sono stati accontentati. Perché non si può dire di no quando a chiederti una cosa è uno dei Cuccaro. Sono loro, insieme agli Aprea che comandano a Barra, “quartiere-stato” della camorra. Controllano il mercato della droga, il racket delle estorsioni, si occupano di lavori nell’edilizia e rapine ai tir. Tutto è nelle loro mani. “Guagliò, qua le cose non stanno bene, questa è l’imbasciata, portala ai tuoi titolari. Noi torneremo a breve e il primo che abbusca (viene picchiato a sangue, ndr) sei tu”. Erano queste le parole che <strong>Raffaele Cuccaro</strong> e i suoi uomini usavano per convincere un imprenditore a pagare il pizzo, la “tassa della tranquillità”. E i loro alleati, gli Aprea, non sono certo da meno. A don Vincenzo, il boss, fratello di Giovanni, amabilmente chiamato “pont’e curtiello” (punta di coltello), bastarono poche parole per risolvere “’o problema”. Portare l’attacco finale a quelle “cape pazze” dei Guarino e degli Alberti che volevano fare “gli scissionisti”, mettersi in proprio. Cuccaro, Aprea, clan sterminati. Figli, cognati, parenti, compari e cumparielli. L’anno scorso le donne degli Aprea (Giuseppina, Lena e Patrizia, le sorelle di don Vincenzo) furono arrestate e portate a via Medina. “Erano loro a gestire l’economia del clan – scrissero gli agenti della Mobile – loro che pagavano gli stipendi degli affiliati”. Camorra potente, che ama stare in prima fila.</p><p>E la festa dei Gigli è un  palcoscenico. Tradizione che non esisteva a Barra. I Gigli, si portavano solo a Nola, nell’entroterra dei “cafoni”, ma nel 1882 i “barresi” decisero che pure loro dovevano averli, più alti e più belli. La Chiesa, all’inizio, si disse contraria (il Giglio rimandava troppo a simboli fallici e pagani), poi decise di chiudere un occhio. Oggi li ha chiusi entrambi. Il Giglio è il simbolo della potenza, se conti a Barra il tuo dovrà essere il più maestoso. L’organizzazione della festa è in mano alle “paranze”. Mondiale, Insuperabile, Formidabile, Amici Miei, Ultras Barrese. Si chiamano così. I loro capi sono i “mast’e festa”, “i padrini”, “i caporali”. Ruoli e simbologie che richiamano le gerarchie del clan e che piacciono alla camorra. La festa è sfarzosa, i capiparanza arrivano a bordo di macchine fuoriserie, Bentley, Ford Mustang, un anno hanno usato anche un elicottero. E la chiesa lascia fare. “Di fronte a fatti del genere ho sempre una tentazione radicale – ci dice don Tonino Palmese, prete e anima di Libera a Napoli – un paese diventa civile quando riesce a purificare queste manifestazioni popolari. Via la camorra dalle feste religiose! Il quartiere di Barra vive nella sudditanza dei boss. Lo dicono gli arresti, la topografia con zone off-limits, lo dice la paura della gente”. Marino Niola, antropologo della contemporaneità, analizza da anni il ventre moderno di Napoli. “Si stupisce chi non conosce questi fenomeni, chi non sa che certe dinamiche religiose sono strettamente intrecciate con la cultura criminale. I camorristi sono presi da una forte ortodossia religiosa. L’architettura della festa è molto complessa, c’è di tutto, come in un condominio, il devoto sincero e il malacarne. E a Napoli, città delle compresenze, convivono realtà dominate da questi codici e pezzi di modernità. È la città che a maggio ha votato e ha stupito l’Italia, e che oggi sembra ricadere in questo abisso”. Le immagini della processione con i boss fanno il giro del web e il sindaco Luigi de Magistris è infuriato: “È un episodio vergognoso, come vergognosi sono coloro che, rivestendo ruoli istituzionali laici o religiosi, prendono parte a simili occasioni, di fatto avallando il tentativo del crimine organizzato di controllare il tessuto sociale anche per mezzo di comportamenti simbolici assolutamente inaccettabili”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 28 settembre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/barra-dovela-camorrasi-fa-stato/160424/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>52</slash:comments> </item> <item><title>Cadaveri dei migranti spariti  A Lampedusa succede anche questo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/a-lampedusa-sparisconoanche-i-cadaveri-dei-migranti/150157/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/a-lampedusa-sparisconoanche-i-cadaveri-dei-migranti/150157/#comments</comments> <pubDate>Sat, 06 Aug 2011 06:08:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Africa]]></category> <category><![CDATA[Croce]]></category> <category><![CDATA[Lampedusda]]></category> <category><![CDATA[migranti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150157</guid> <description><![CDATA[Da vivi non hanno diritti. Sono carne buona per i pesci del Mediterraneo. Da morti non hanno diritto a un nome, né ad una sepoltura che rispetti i riti della loro religione. L’ultimo viaggio è in una cassa di legno anonima ma con l’ultima offesa: la Croce. Il Cristo della pietà e della solidarietà che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da vivi non hanno diritti. Sono carne buona per i pesci del Mediterraneo. Da morti non hanno diritto a un nome, né ad una sepoltura che rispetti i riti della loro religione. L’ultimo viaggio è in una cassa di legno anonima ma con l’ultima offesa: la Croce.</p><p>Il Cristo della pietà e della solidarietà che loro non pregano. E come potrebbero credere nella pietà gli uomini, le donne e i bambini che a migliaia fuggono dall’Africa immiserita dalle carestie e insaguinata dalle guerre. Chi ne ha per loro? Certo non gli scafisti che li caricano su vecchie carrette dopo aver prosciugato le loro esistenze. I poveri risparmi di una vita, per chi li ha, le case vendute, il bestiame offerto per quattro soldi allo speculatore che gira di villaggio in villaggio vendendo la speranza. Il sogno della libertà e del benessere, che per chi vive da ultimo nella Libia del macellaio Gheddafi è un semplice tozzo di pane. E l’Europa, quella delle banche, dei bond, dei pil e della crescita ossessionata da debiti pubblici e rischi di default, riesce ancora ad avere pietà per queste anime migranti che tentano l’approdo nella terra promessa?</p><p>No, a giudicare dalle notizie che raccontano di una nave della Nato che alcune notti fa non avrebbe prestato i dovuti soccorsi a un barcone alla deriva carico di migranti. Anche l’antica legge del mare, ormai, è vittima di egoismi e conflitti. L’Europa è Lampedusa, pezzo di roccia in mezzo al Mediterraneo. È qui che i vivi, quelli che arrivano stremati dopo giornate passate in balia delle onde, vengono accolti. Dissetati, sfamati, curati. Con gli scarsi mezzi che l’isola, ancora oggi, ancora dopo anni e anni di emergenza, riesce ad offrire. Agli italiani che vivono lì da generazioni e agli uomini venuti dal mare. Basta farsi un giro all’interno del Paese dove ci sono i locali del Poliambulatorio.  Una struttura ordinata, pulita, ma con mezzi scarsi e pochissimi medici. A Lampedusa da decenni non nascono bambini, le donne sono costrette a partorire all’ospedale di Agrigento o a quello di Palermo.</p><p>Un infarto, un ictus, un malore improvviso, sull’isola possono costare caro. Ci si affida alla perizia e al sacrificio dei medici della struttura, ma se la cosa è grave c’è solo l’elicottero (sempre che il tempo sia buono) che porta gli ammalati a Palermo. È su questo piccolo ospedale che ospedale non è, che da mesi si riversano migliaia di disperati fuggiti dall’Africa. Gente che arriva disidratata, con la pelle mangiata dalla salsedine, con il ventre gonfio e le viscere straziate dall’acqua di mare ingurgitata quando su una barca alla deriva l’acqua è finita, impazzisci e ti disseti col mare.</p><p>E poi bambini sotto choc, donne terrorizzate dalla traversata. Ad ogni sbarco, per ogni emergenza che si prolungava per settimane, mesi, il dottor <strong>Pietro Bartolo</strong> è stato al suo posto, a coordinare il lavoro dei suoi due colleghi medici e di due infermieri: sulle spalle di questa piccola pattuglia di uomini e donne lo Stato italiano ha fatto precipitare una delle emergenze umanitarie più grandi degli ultimi anni.</p><p>A dargli una mano i volontari di Medici senza frontiere e i pochi sanitari del Centro di accoglienza. È in queste condizioni al limite dell’eroismo per chi indossa un camice, che vengono prestate le prime cure, quelle più urgenti. Per i casi più gravi ci sono gli ospedali della Sicilia, da Agrigento a Palermo, fino a Siracusa. E i morti? Sei dei venticinque cadaveri trovati sul barcone arrivato nella notte tra domenica e lunedì sono stati frettolosamente sepolti in un angolo del cimitero di Lampedusa che già ha accolto le spoglie di altri migranti.</p><p>È la parte più spoglia e desolata del camposanto. Erbacce, croci senza nome e fiori di plastica scoloriti dal sole. Chi scrive, invece, ha visto ben altro trattamento riservato ad un morto italiano ad Hammamet, Tunisia: la tomba di una lampedusana scomparsa più di un secolo fa in terra straniera e sepolta con dignità nella parte riservata ai cattolici in quel cimitero musulmano.</p><p>A Lampedusa c’è anche il mistero della scomparsa di tre cadaveri, tre morti nel naufragio dell’8 maggio. “Dove sono finite quelle tre salme – chiede <strong>Giuseppe Palmeri</strong>, consigliere comunale di opposizione, al sindaco Bernardino de Rubeis – perché nello stesso luogo dove erano sepolti quei tre migranti è stata costruita una cappella gentilizia?”.  Nessuna risposta. Perché i morti che il Mediterraneo spinge sulle nostre coste non hanno diritti. Come i vivi.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 6 agosto 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/a-lampedusa-sparisconoanche-i-cadaveri-dei-migranti/150157/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> <item><title>Papa &#8220;prigioniero della politica&#8221;. E di se stesso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/prima-in-chiesa-poi-la-resa-%e2%80%9csono-prigioniero-politico%e2%80%9d/146874/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/prima-in-chiesa-poi-la-resa-%e2%80%9csono-prigioniero-politico%e2%80%9d/146874/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Jul 2011 16:13:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfonso Papa]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Cicchitto]]></category> <category><![CDATA[Maroni]]></category> <category><![CDATA[renato farina]]></category> <category><![CDATA[Roberto Maroni]]></category> <category><![CDATA[Tiziana Rodà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146874</guid> <description><![CDATA[Don Alfonso non c&#8217;è più. Il brillante magistrato passato dai brutti uffici del centro direzionale a Napoli, agli stucchi e agli agi della politica che conta, ora è un uomo piegato su se stesso. Che a un certo punto di questo mercoledì da sciacalli – di leoni a Montecitorio non vi è traccia – capisce...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Don Alfonso</strong> non c&#8217;è più. Il  brillante magistrato passato dai brutti uffici del centro direzionale a  Napoli, agli stucchi e agli agi della politica che conta, ora è un uomo  piegato su se stesso. Che a un certo punto di questo mercoledì da  sciacalli – di leoni a Montecitorio non vi è traccia – capisce che è  finita.</p><p>Annusa l&#8217;aria, si consulta con Fabrizio Cicchitto, sente qualche  amico dell&#8217;opposizione, scruta il volto nero di Berlusconi, e realizza  che neppure quel miracolo invocato in mattinata nella Chiesa di San  Carlo, a Roma, lo salverà dall&#8217;arresto. E allora, alla fine di una  giornata che danna lui, Berlusconi e la sua maggioranza, è meglio  prendere di petto la realtà, accettare il verdetto e <strong>costituirsi</strong>. Bussare alla porta del tranquillo carcere di Orvieto in attesa di  essere trasferito a Napoli (Poggioreale o Secondigliano) passare  all&#8217;ufficio matricole, consegnare gli oggetti personali, togliersi la  cinta dei pantaloni (le stringhe delle scarpe no, che d&#8217;estate don  Alfonso ama portare morbidi mocassini di cuoio), umiliarsi premendo le  dita sul tampone delle impronte, e aspettare i tempi della giustizia in  una cella.</p><p><em>&#8220;Sono vittima della politica</em>&#8220;, dice qualche ora prima. Ed è  vero, vittima di quella sua voglia ossessiva di scalare tutti i gradini  del successo e del potere, vittima della <strong>caduta dell&#8217;impero  berlusconiano</strong>, vittima delle divisioni dentro la Lega e della debolezza  di Bossi, vittima della voglia di <strong>Bobo Maroni</strong> di sostituirsi al vecchio  leader e di rispolverare lo spirito &#8220;<em>giustizialista</em>&#8221; del partito del  &#8217;93. Neppure l&#8217;appello tra l&#8217;accorato e il disperato    di Berlusconi è servito a  convincere il Parlamento per il no all&#8217;arresto.</p><p>&#8220;<em>Dobbiamo resistere, c&#8217;è  un complotto, oggi colpiscono Papa, domani colpiranno me</em>&#8220;. Macerie,  sono gli ultimi giorni della Pompei berlusconiana, che neppure il  Cavaliere aveva previsto in forme così devastanti. Perché Berlusconi era  sicuro di vincere, ancora una volta la richiesta di arresto di un &#8220;<em>suo</em>&#8221;  parlamentare non sarebbe passata. E poi alla Lega era stata concessa la <strong>cancellazione del decreto sull&#8217;emergenza rifiuti </strong>a Napoli. Non è  bastato neppure questo, la svendita di Napoli e dei napoletani. Ed è  stata più patetica che politica la difesa di Papa.</p><p>&#8220;<em>Sono sereno</em> –  esordisce nelle ultime parole pronunciate da parlamentare –<em> ora voglio  portare avanti una battaglia sulla legalità, se la dovrò portare avanti  da detenuto, lo farò anche da lì</em>&#8220;. Una pausa,  il corpo piegato sul microfono maledettamente basso, la voce che esce a  fatica. E un avvertimento: &#8220;<em>Un giorno si parlerà di questa indagine, di  chi l&#8217;ha fatta, di come è stata fatta, perché è stata fatta. Sono  vittima di un abuso enorme, mi sento <strong>prigioniero della politica</strong></em>&#8220;. Parole  cadute in un&#8217;aula che sembra un legno alla deriva di giochi e veleni  politici, in balia della paura di una piazza che non c&#8217;è, almeno a  giudicare dalle otto persone otto che fuori Montecitorio aspettano il  verdetto.</p><p>Non è più il tempo del Raphael e del lancio di monetine,  l&#8217;indignazione oggi viaggia su canali diversi. E allora Alfonso Papa,  per dirla col suo collega di partito Renato Farina, &#8220;<em>fa il napoletano</em>&#8220;.  Si appella ai figli. &#8220;<em>Ho raccontato ai <strong>miei bambini </strong>di 10 e 12 anni  perché questo fine settimana   potrei non tornare a casa, e questo  è stato il momento più drammatico</em>&#8220;. Ma anche il richiamo alla famiglia  sortisce effetti pari a zero.</p><p>Perché sarà pur vero, come dice don  Alfonso, che i deputati hanno votato senza conoscere le carte  dell&#8217;accusa, ma la sua vita spericolata, l&#8217;amore per il lusso e le belle  donne, erano note e materia di gossip sui divani del Transatlantico. Si  sussurrava di questo strano ex pm napoletano e di quel sistema di  potere e favori, ricatti e ricchezze, denari e consulenze, che cresceva  sotto l&#8217;ombra del Vesuvio e si espandeva come un cancro in tutta Italia.  Una delle tante metastasi che devastano il corpo di questo Paese. È un  complotto, è un complotto. Anche la signora <strong>Tiziana Rodà</strong>, la moglie di  Papa, punta il dito contro i nemici del marito. &#8220;<em>Woodcock</em> (uno dei pm  dell&#8217;inchiesta       napoletana) <em>venga a prendere  anche me</em>&#8220;. Famiglia unita.</p><p><strong>Luda, Giada, Roberta</strong>, le donne del lungo  elenco di don Alfonso, sono lontane, non esistono, &#8220;<em>sono amanti sì, ma  di altri, mio marito è un uomo fedele</em>&#8220;, fa mettere nero su bianco sui  taccuini dei giornalisti la signora Papa. Ma il racconto  della vita allegra di don Alfonso consegnato da intercettazioni e  verbali giudiziari è un&#8217;altra storia. Ludmilla-Luda Spornyk, bella,  giovane e ucraina, e le notti all&#8217;Olgiata, le giornate al Mareblu di  Ischia, gli aperitivi al De Russie, la Jaguar regalata alla giovane  studentessa. Lusso, potere e camerieri in livrea. Un sogno. La realtà è  una cella a Poggioreale, forse a Secondigliano. Come un cittadino  comune. Senza protezioni e privilegi.<br /> <em><br /> Il Fatto Quotidiano, 21 luglio 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/21/prima-in-chiesa-poi-la-resa-%e2%80%9csono-prigioniero-politico%e2%80%9d/146874/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Giugliano è “Monnezza city”  Tra veleni e affari del nord</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/07/%e2%80%9cmonnezza-city%e2%80%9dtra-veleni-e-affari-del-nord/143574/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/07/%e2%80%9cmonnezza-city%e2%80%9dtra-veleni-e-affari-del-nord/143574/#comments</comments> <pubDate>Thu, 07 Jul 2011 06:07:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Camorra]]></category> <category><![CDATA[giugliano]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category> <category><![CDATA[rifiuti]]></category> <category><![CDATA[Vassallo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=143574</guid> <description><![CDATA[inviato a Giugliano (Napoli) - “Guarda ‘sti sacchi: è amianto”. Salvatore Napolano, attivista di Legambiente, ci accompagna nel giro all’inferno. Siamo a Giugliano, terza città della Campania. Qui una volta le terre erano fertilissime e il paesaggio agrario di vigne, pescheti, frutteti e campi pieni di verdure, era un pezzo di quel paradiso che non c’è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/20110707_359291.jpg?47e3a5"><img src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/07/20110707_359291.jpg?47e3a5" alt="" /></a><br /> inviato a Giugliano (Napoli) - “Guarda ‘sti sacchi: è amianto”. <strong>Salvatore Napolano</strong>, attivista di Legambiente, ci accompagna nel giro all’inferno. Siamo a Giugliano, terza città della Campania. Qui una volta le terre erano fertilissime e il paesaggio agrario di vigne, pescheti, frutteti e campi pieni di verdure, era un pezzo di quel paradiso che non c’è più e che chiamavano Campania Felix. Camorra, politici da rapina, industriali del Nord hanno ridotto Giugliano e i suoi dintorni in “Monnezza City”. Una discarica di veleni clandestini e ufficiali a cielo aperto. Terre stuprate, uomini, donne e bambini avvelenati. Ieri come oggi. Così è da almeno vent’anni.</p><p>Salvatore si mette le mani nei capelli, scende dalla macchina e ci trascina a vedere da vicino quei sacchi gonfi di morte. “Attenzione pericolo &#8211; c’è scritto &#8211; contiene amianto”. Quattro-cinque sacchi lacerati dalle “zoccole” e dai cani randagi, buttati a terra nella strada sterrata e stretta di via Carrafiello, a ridosso di frutteti dove lavorano ignari o rassegnati contadini, a poche centinaia di metri dalla strada asfaltata dove (e siamo in pieno giorno) si fermano a vendere il loro corpo giovani prostitute balcaniche. Forse i parlamentari della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, in questi giorni in visita in Campania, farebbero bene a lasciare le comode e rinfrescate stanze della Prefettura di Napoli per recarsi qui. Capirebbero molte cose dell’eterna emergenza monnezza in Campania, capirebbero dove abitano le responsabilità vere del più grande disastro ambientale d’Europa, si renderebbero conto che i no della Lega, gli egoismi dei governatori delle regioni del Nord, non sono solo propaganda di basso livello e folklore secessionista, ma qualcosa di ben più grave e pericoloso.</p><p>Complicità, possiamo chiamarla, complicità ideologica col sistema industriale e produttivo dell’Italia che tira con la peggiore camorra. Al Nord producevano, qui sversavano i loro veleni. Sentite cosa ha detto ai magistrati <strong>Gaetano Vassallo</strong>, grande imprenditore dei rifiuti in nome e per conto del clan dei casalesi. “Una volta colmate le discariche i rifiuti venivano interrati ovunque. Ci veniva chiesto di concedere l’uso dei nostri timbri (le autorizzazioni legali concesse ai gestori di discariche, ndr) in modo da coprire e giustificare lo smaltimento di produttori di rifiuti del Nord Italia”. Erano veleni, vernici speciali il cui smaltimento legale e non dannoso sarebbe costato cifre enormi. Con la camorra, invece, prezzi da realizzo. I rifiuti speciali di una azienda di coloranti di Savona, racconta Vassallo, “li portammo nella mia discarica per circa 6 mila quintali”. Anche i veleni vomitati dall’Acna di Cengio, i residui della lavorazione dell’industria della concia toscana, quelli delle industrie casearie della Campania, tutto è stato interrato qui, in queste terre. La camorra guadagnava oro: “Duecentomila tonnellate di sostanze tossiche – fa mettere a verbale l’imprenditore della monnezza – ci furono pagate a 10 lire al chilo”.</p><p>I sacchi di amianto sono a pochi passi da noi, intorno la terra ha un colore grigiastro, anche l’aria e il sole sembrano malati. E il ricordo va a una delle confessioni più inquietanti del pentito Vassallo, che davanti ai magistrati dell’antimafia napoletana tratteggia uno scenario da incubo. “I rifiuti della Mb (una fabbrica del Nord, ndr), arrivavano qui in speciali cisterne di acciaio inox anticorrosivo”. Ma quando il liquido veniva sversato nei fossi scavati alla meno peggio e senza alcun sistema di impermeabilizzazione, gli spazzini della camorra, anche loro, rimanevano a bocca aperta. “Perché quella roba friggeva, era così potente che squagliava anche le bottiglie di plastica che c’erano nel terreno”.</p><p>Giugliano, 40 discariche tra abusive e ufficiali, 15 concentrate in soli 5 km quadri, il più grande impianto Stir (tritovagliatura della monnezza, ndr) dei sette presenti in Campania. Terra di veleni. E di morte. Qualche anno fa una quindicina di esperti (ricercatori Enea, Istituto superiore sanità, Cnr Pisa, Arpa Campania, Università di Napoli e Legambiente), hanno attentamente studiato l’area e le conseguenze provocate sulla popolazione di Giugliano, Villaricca e Qualiano (150 mila abitanti), dalla presenza di discariche. “La mortalità per tumore è risultata significativamente accresciuta con riferimento ai tumori maligni di polmone, pleura, laringe, vescica, fegato e encefalo”. Questa è la drammatica sintesi finale. Ma i rifiuti sono denaro anche per le grandi imprese. Taverna del Re, nome che evoca passati gloriosi, spettacolo allucinante. Qui ci sono le Piramidi della monnezza, 4 milioni di “ecoballe” accatastate in questi depositi all’aperto. Sono il monumento al fallimento della politica dei Commissariati straordinari dal 1998 ad oggi.</p><p>Montagne di schifo imballato che sono servite alla Fibe-Impregilo per chiedere crediti alle banche, spacciate come combustibile da incenerire nel termovalorizzatori, in parte sequestrate dalla magistratura, in parte messe lì, in attesa di non si sa cosa. Per tutto questo, per questa trasformazione della città in enorme deposito di monnezza, Giugliano doveva essere risarcita. Cinquanta milioni di euro per la bonifica del territorio e delle discariche della camorra, più una serie di misure compensative per la presenza di discariche ufficiali e di impianti. Promesse al vento. Mentre percorriamo la strada del ritorno, a Giugliano ci sono a terra 1500 tonnellate di monnezza, anche qui è emergenza. Le strade che portano a Varcaturo, Licola e Lago Patria, sono una enorme discarica. Perché qui la camorra della monnezza non la ferma nessuno. Continua a stuprare queste terre una volta bellissime.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 7 luglio 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/07/%e2%80%9cmonnezza-city%e2%80%9dtra-veleni-e-affari-del-nord/143574/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Napoli, il gioco sporco del governo  sui rifiuti: rischio stato di emergenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/17/napoli-il-gioco-sporco-del-governo-sui-rifiuti-rischio-stato-di-emergenza/118737/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/17/napoli-il-gioco-sporco-del-governo-sui-rifiuti-rischio-stato-di-emergenza/118737/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Jun 2011 06:06:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[De Magistris]]></category> <category><![CDATA[delibera]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category> <category><![CDATA[rifiuti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118737</guid> <description><![CDATA[Servono “ulteriori approfondimenti”, così il governo liquida l&#8217;ennesima emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. Il decreto per consentire il trasferimento della monnezza fuori regione neppure ieri è stato approvato, troppe le resistenze della Lega e delle regioni del Nord, troppo debole la schiera dei parlamentari campani del Pdl, ininfluenti gli appelli del governatore della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Servono “ulteriori approfondimenti”, così il governo liquida l&#8217;ennesima emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. Il decreto per consentire il trasferimento della monnezza fuori regione neppure ieri è stato approvato, troppe le resistenze della Lega e delle regioni del Nord, troppo debole la schiera dei parlamentari campani del Pdl, ininfluenti gli appelli del governatore della Regione <strong>Stefano Caldoro</strong> e dei presidenti delle Province, tutti del partito di Berlusconi. Ed è proprio al Presidente del Consiglio che in serata arriva una telefonata di <strong>Luigi de Magistris</strong>. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma anche gli altri, il governo, la regione e la provincia, devono muoversi, è la sostanza del colloquio.</p><p>É  amareggiato il nuovo sindaco di Napoli. “Prendiamo atto, ancora una volta, che il Governo non ha approvato un decreto legge fondamentale per Napoli e la Campania, nonostante la sollecitazione politica di tutti”. In serata un lungo vertice col prefetto <strong>Andrea De Martino</strong>, il governatore Caldoro, la Provincia di Napoli, l’Asl e l’Arpac “perchè chi finora non l’ha fatto si assuma la sua responsablità. Se non si interviene subito con ordinanze urgenti anche dal punto di vista della sanità pubblica Napoli si espone a rischi molto concreti”. La riunione è aggiornata a questa mattina, il Comune farà la sua parte pulendo la città e individuando i luoghi dove trasferire i rifiuti in attesa che vengano trattati. Poi toccherà a Regione e governo.</p><p>Il rischio è il collasso, a Napoli, con una temperatura che ieri superava i 30 gradi, ci sono 1500 tonnellate di rifiuti per le strade, 10mila nell&#8217;intera provincia. E sotto il Vesuvio ancora ricordano la frase di Berlusconi a poche ore dal ballottaggio che decretò il trionfo di de Magistris, la sconfitta dell&#8217;industriale Lettieri e l&#8217;umiliazione del Pdl: “Se perdiamo poi è inutile che i napoletani vengono a bussare da noi”. Parole che rafforzano il sospetto che sulla pelle della città si sta facendo un gioco sporco. Proprio nel giorno in cui Luigi de Magistris presenta la sua giunta di professori ed esperti, e il primo atto del nuovo governo cittadino: una delibera sulla gestione dei rifiuti che punta su tutto quello che nei decenni precedenti non è  stato fatto. Raccolta porta a porta fino a coinvolgere 325mila abitanti, dai 146mila di oggi, differenziata spinta, impianti di riciclaggio e compostaggio. Con un no fermissimo alla spesa di 480 milioni per la costruzione di un inceneritore nel cuore industriale della città.</p><p>“Le nostre scelte mettono in discussione affari vecchi e nuovi sull&#8217;emergenza rifiuti, il no all&#8217;inceneritore fa tremare le lobby del settore, la camorra delle discariche abusive, del trasporto illegale dei rifiuti, si sente messa all&#8217;angolo. Stanno reagendo, ecco tutto”. E&#8217; lo sfogo di un giovane consigliere comunale. La situazione è drammatica tanto che lo stesso governatore Caldoro non esclude la proclamazione dello stato d&#8217;emergenza. “Non escludo la possibilità che siano le stesse Province e i Comuni a chiedere alla Regione di comunicare al governo la richiesta di stato di emergenza”. É una battaglia, quella che si combatte sulla monnezza, sull&#8217;orlo di un nuovo baratro ambientale, civile ed economico.</p><p>E&#8217; una guerra tutta politica tra la Lega e il Pdl, e dentro lo stesso partito di Berlusconi.  Da una parte alcuni parlamentari campani vicini al governatore Caldoro, come Mara Carfagna, che insieme al ministro Prestigiacomo chiedono che il governo approvi in fretta il decreto sui rifiuti, dall&#8217;altro l&#8217;ala filoleghista più interessata a mantenere gli equilibri già precari con Bossi e Calderoli che a risolvere il dramma della Campania. Novanta giorni, questo è il tempo che la Giunta de Magistris si assegna per portare la  raccolta porta a porta a 325mila abitanti, altri tre mesi serviranno all&#8217;Asia, l&#8217;azienda dei rifuti ora guidata dal supertecnico <strong>Raphael Rossi</strong>, per predisporre un piano che estenda in tempi rapidissimi la differenziata all&#8217;intera città. É questo il nucleo centrale del programma del nuovo sindaco e del suo assessore all&#8217;Ambiente Tommaso Sodano. No ai volantini pubblicitari, alla vendita di ortaggi non defoliati, all&#8217;uso indiscriminato dell&#8217;usa e getta. Sì alla costruzione delle isole ecologiche con la definizione entro 15 giorni dei tempi della loro entrata in funzione, e alla realizzazione degli impianti di compostaggio, di valorizzazione dei rifiuti ingombranti e della carta. Ma servono soldi. I 400 milioni bloccati ieri dalla Ue, che ha  nuovamente sanzionato l&#8217;Italia per le inadempienze sulla gestione dell&#8217;emergenza rifiuti servivano come l&#8217;aria.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 17 giugno 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/17/napoli-il-gioco-sporco-del-governo-sui-rifiuti-rischio-stato-di-emergenza/118737/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>A Lampedusa scoppia la rivolta dei minori  che già hanno messo a ferro e fuoco Tunisi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/03/a-lampedusa-scoppia-la-rivolta-dei-minori-che-gia-hanno-messo-a-ferro-e-fuoco-tunisi/101910/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/03/a-lampedusa-scoppia-la-rivolta-dei-minori-che-gia-hanno-messo-a-ferro-e-fuoco-tunisi/101910/#comments</comments> <pubDate>Sun, 03 Apr 2011 13:29:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Enrico Fierro</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Casa della fraternità]]></category> <category><![CDATA[incendio]]></category> <category><![CDATA[Lampedusa]]></category> <category><![CDATA[minorenni]]></category> <category><![CDATA[rivolta minorenni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=101910</guid> <description><![CDATA[Nel mentre a Lampedusa iniziano i trasferimenti di massa dei migranti tunisini, in rada ci sono quattro navi, scoppia la rabbia dei ragazzini. Sono i minori soli, non accompagnati da genitori, bambini appena cresciuti che hanno lasciato le famiglie alla ricerca del sogno europeo, che sono ospitati nella casa della Fraternità. La scena che vediamo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/minori_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-102031" title="Lampedusa_minori_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/minori_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Nel mentre a Lampedusa iniziano i trasferimenti di massa dei migranti tunisini, in rada ci sono quattro navi, scoppia la rabbia dei ragazzini. Sono i <strong>minori soli</strong>, non accompagnati da genitori, bambini appena cresciuti che hanno lasciato le famiglie alla ricerca del sogno europeo, che sono ospitati nella casa della Fraternità.</p><p>La scena che vediamo è quella di un gruppo di ragazzini dai 12 ai 16 anni fronteggiati da una pattuglia del reparto mobile dei carabinieri in assetto da guerra. Parliamo con qualcuno di loro: “Siamo qui da giorni siamo stufi perché non ci fanno partire. Gli adulti stanno andando via da quest&#8217;isola carcere, noi no, Perché ci tengono qui?”. I minori stanno facendo lo sciopero della fame, hanno cominciato a incendiare delle cose dentro la casa della Fraternità, e vogliono andare fino in fondo. “O ci portano via o qui scoppia il fini mondo”, ci dice uno di loro. Un altro è più esplicito: “Ho fatto la rivolta a Tunisi, abbiamo impiegato poche ore per dare fuoco al ministero dell&#8217;Interno, sappiamo come fare”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/03/a-lampedusa-scoppia-la-rivolta-dei-minori-che-gia-hanno-messo-a-ferro-e-fuoco-tunisi/101910/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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