<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Eduardo Di Blasi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ediblasi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Sat, 18 May 2013 14:29:07 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Presidente della Repubblica: come viene eletto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/presidente-della-repubblica-come-si-elegge/566051/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/presidente-della-repubblica-come-si-elegge/566051/#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Apr 2013 16:57:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Costituzione]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Voto]]></category> <category><![CDATA[Voto Segreto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=566051</guid> <description><![CDATA[Si inizia alle dieci di mattina, quando nell&#8217;aula di Montecitorio prenderanno posto i 1007 grandi elettori delle Camere riunite in seduta comune. Saranno loro ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica, il dodicesimo se si conta Enrico De Nicola, primo “capo provvisorio dello Stato” dell&#8217;Italia del secondo dopoguerra. “Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Si inizia alle <strong>dieci di mattina</strong>, quando nell&#8217;aula di Montecitorio prenderanno posto i <strong>1007 grandi elettori</strong> delle Camere riunite in seduta comune. Saranno loro ad eleggere il nuovo <strong>presidente della Repubblica</strong>, il dodicesimo se si conta Enrico De Nicola, primo “capo provvisorio dello Stato” dell&#8217;Italia del secondo dopoguerra.</div><div><strong><br />“Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni di età e goda dei diritti civili e politici” (art. 84 della Costituzione).</strong></div><div>I grandi elettori sono i 630 deputati, i 315 senatori (cui si aggiungono i <strong>senatori a vita</strong> Mario Monti, Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi ed Emilio Colombo) e i 58 delegati scelti dalle Regioni (tre per ognuna, salvo la Val d&#8217;Aosta che ne conta uno soltanto).</div><div><strong><br />“All&#8217;elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d&#8217;Aosta ha un solo delegato”. (art. 83 della Costituzione, prima parte).</strong></div><div>A presiedere l&#8217;aula sarà <strong>Laura Boldrini,</strong> presidente di Montecitorio, assieme all&#8217;intero ufficio di presidenza della Camera.<br /> </div><div><strong>“Il Presidente e l&#8217;Ufficio di Presidenza del Parlamento in seduta comune sono quelli della Camera dei deputati” (art. 63 della Costituzione).</strong></div><div>L&#8217;elezione è a <strong>scrutinio segreto</strong>. Vale a dire che gli elettori passeranno uno per uno dietro il “catafalco” inaugurato per l&#8217;elezione di Oscar Luigi Scalfaro, scriveranno su un foglio la propria preferenza (la preferenza può essere una soltanto, pena l&#8217;annullamento del voto), e poi collocheranno il biglietto nella cesta di vimini (è chiamata “l&#8217;insalatiera”) posta sotto la presidenza. Una volta terminata la chiama, il presidente leggerà i nominativi usciti dall&#8217;urna. L&#8217;intera operazione può durare tra le <strong>quattro e le cinque ore.</strong> Per questo in calendario sono fissate due votazioni ogni giorno. Una mattutina e l&#8217;altra pomeridiana.</div><div>Nei primi <strong>tre scrutini</strong> è richiesta la <strong>maggioranza</strong> di due terzi della assemblea (672 voti); dal <strong>quarto</strong> è sufficiente la maggioranza assoluta (la metà dell&#8217;assemblea più uno, vale a dire 504 voti).<br /> </div><div><strong>“L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta”. (art. 83 della Costituzione, seconda parte).</strong></div><div>Dal punto di vista numerico le forze politiche sono così divise.</div><div>Il <strong>centrosinistra </strong>conta 495 elettori (436 Pd, 47 Sel e 12 da gruppi minori). Vale a dire che, dopo il terzo scrutinio, gli basterebbero in teoria altri 9 voti per eleggere il “proprio” Presidente della Repubblica.</div><div>Il <strong>centrodestra </strong>conta 268 elettori (219 Pdl, 39 Lega Nord e 10 da gruppi minori).</div><div>Il <strong>Movimento Cinque Stelle</strong> conta 164 elettori (la senatrice dimissionaria Giovanna Mangili, che ha visto due volte respinte dall&#8217;aula le proprie dimissioni, è tra questi).</div><div><strong>Scelta Civica conta</strong> 71 elettori (più Mario Monti).</div><div><strong>Misto</strong>. Sono nove i non allineati che non vengono ricompresi in nessuno degli schieramenti in campo. Tra questi gli eletti all&#8217;estero e i senatori a vita (escluso Monti).<br /> </div><div><strong>I franchi tiratori</strong></div><div>Il voto segreto permette la presenza di franchi tiratori, vale a dire di votanti che non rispondono alle indicazioni del proprio gruppo politico di appartenenza. I franchi tiratori sono particolarmente presenti nelle assemblee delle Camere riunite (quelle per eleggere i giudici costituzionali e i membri del Csm di spettanza parlamentare).<br /> </div><div><strong>I tempi</strong></div><div>Quanto ci vuole per eleggere un presidente della Repubblica? Il sistema di voto non è stringente come quello per la presidenza del Senato (dove, dopo il terzo scrutinio, si procede per maggioranza semplice tra i due più votati). Può quindi chiudersi al primo giorno (seccusse per Ciampi e Cossiga), al secondo (Napolitano e prima di lui Gronchi ed Einaudi furono eletti alla quarta votazione), o <strong>protrarsi per giorni</strong>. Segni fu eletto al nono scrutinio, Pertini e Scalfaro al sedicesimo, Saragat al ventunesimo e Leone al ventitreesimo (nella vigilia di Natale del 1971). La Camera intanto ha messo in calendario le due sedute giornaliere e la possibilità che si voti anche di sabato e di domenica.<br /> </div><div><strong>Il Giuramento</strong></div><div>Una volta eletto, il presidente presta giuramento. Quando in aula giura con la formula di rito: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione” dalla torre dell&#8217;orologio di Montecitorio<strong> suonano le campane e i cannoni</strong> del Gianicolo sparano 21 colpi a salve. Dopo il primo discorso alle Camere riunite, il neo presidente va al <strong>Vittoriano</strong>, infine sale al <strong>Colle</strong> a bordo della Lancia Flaminia, scortato da corazzieri a cavallo e motociclisti. Giunto al Quirinale riceve gli onori nel cortile, poi, nel Salone dei Corazzieri, il vecchio (e se vuole anche il nuovo) presidente tiene un discorso di saluti.<br /> </div><div><strong>“Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune”. (Articolo 91 della Costituzione)</strong></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/presidente-della-repubblica-come-si-elegge/566051/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quirinale, la battaglia per la successione di Napolitano è già iniziata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/quirinale-battaglia-per-successione-di-napolitano-e-gia-iniziata/548782/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/quirinale-battaglia-per-successione-di-napolitano-e-gia-iniziata/548782/#comments</comments> <pubDate>Tue, 02 Apr 2013 09:15:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezione Presidente della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Presidenza della Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Quirinale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=548782</guid> <description><![CDATA[I favoriti sono sempre i primi a uscire di scena. È la regola non scritta delle elezioni del presidente della Repubblica. Chi entra Papa all’assemblea delle Camere riunite in seduta comune, esce di solito cardinale. Le uniche eccezioni, nella storia parlamentare, furono quelle di Carlo Azeglio Ciampi (che al primo scrutinio, il 13 maggio del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>I favoriti sono sempre i primi a uscire di scena. È la regola non scritta delle <strong>elezioni del presidente della Repubblica</strong>. Chi entra Papa all’assemblea delle Camere riunite in seduta comune, esce di solito cardinale. Le uniche eccezioni, nella storia parlamentare, furono quelle di <strong>Carlo Azeglio Ciampi</strong> (che al primo scrutinio, il 13 maggio del ‘99, raccolse 707 voti sui 990 disponibili) e di <strong>Francesco Cossiga</strong> (752 su 979, al primo scrutinio del 24 giugno 1985).</div><p>Per gli altri si è dovuto attendere almeno il quarto scrutinio, quello dopo il quale per l’elezione del capo dello Stato non ci vogliono più i due terzi dell’assemblea ma basta la metà più uno (la maggioranza assoluta). Tra il primo e il quarto scrutinio, non cambiano solo i numeri, ma anche i candidati.</p><p>E certo che partire con un buon serbatoio di voti può aiutare (<strong>Giorgio Napolitano</strong> fu eletto al quarto scrutinio con i soli voti del centrosinistra, dopo tre votazioni di schede bianche da parte dei due gruppi più rappresentati in aula). Come può aiutare l’altra caratteristica del <strong>voto per il presidente della Repubblica</strong>: quel “segreto dell’urna” che già nelle scorse settimane ha portato alla guida di Palazzo Madama il senatore <strong>Pietro Grasso</strong>, sospinto dai voti Pd e da un “aiutino” dei Cinque Stelle.</p><p>Se la lotta politica del post elezioni resta quindi quella che vediamo in queste settimane, il centrosinistra, che conta <strong>495</strong> grandi elettori sui <strong>1007</strong> dell’assemblea, potrebbe votare un proprio candidato già dal quarto scrutinio, puntando su appena <strong>nove voti</strong> per arrivare alla maggioranza assoluta di <strong>504</strong>.</p><p>In via solo numerica, il centrosinistra potrebbe perdere l’elezione solo se votassero per un candidato alternativo <strong>Pdl</strong>, <strong>Scelta Civica</strong>, <strong>M5S</strong> e uno dei 9 grandi elettori (i due valdostani, i senatori a vita Colombo, Ciampi e Andreotti, l’eletto estero del Maie, la Mangili, uscita il primo giorno dal gruppo M5S). Difficile immaginare che accadrà.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>CENTROSINISTRA SOLO - </strong></span>È il primo scenario possibile. Non intervenendo grandi pacificazioni all’interno delle forze politiche, il 15 di aprile, si potrebbe aprire questo capitolo: il centrosinistra, dopo tre votazioni nulle, decide di spingere su un proprio nome. Sarebbe un nome non politico, in grado di aprire alle altre forze in parlamento, un po’ sulla scia di Grasso. I nomi che si fanno sono quelli di <strong>Gustavo Zagrebelsky</strong>, <strong>Stefano Rodotà</strong>, <strong>Salvatore Settis</strong>. Non solo. Anche due nomi “politici” potrebbero trovare appoggio tra alcuni grillini. Sono quelli di <strong>Romano Prodi</strong> ed <strong>Emma Bonino</strong>.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>CENTROSINISTRA-PDL -</strong></span> È l’altra partita di cui tener conto. Tolta dal tavolo la possibilità che <strong>Silvio Berlusconi</strong> abbia un proprio rappresentante al Colle (si erano fatti i nomi di <strong>Gianni Letta</strong>, <strong>Marcello Pera</strong> e <strong>Giuliano Urbani</strong>), è qui che trovano spazio i cosiddetti politici di professione meno invisi al centrodestra: <strong>Franco Marini</strong> e <strong>Giuliano Amato</strong> partono in prima fila, così come pure lo stesso <strong>Giorgio Napolitano</strong>, che più volte si è detto contrario al bis<span style="color: #c4161c;">.</span></p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>CENTROSINISTRA-MONTI - </strong></span>Mancando una manciata di voti all’obiettivo, il centrosinistra potrebbe convergere, dal quarto scrutinio, verso un nome che non dispiaccia ai montiani, detentori di un pacchetto di<strong> 71 preferenze</strong>. Un nome come <strong>Ignazio Visco</strong> o <strong>Fabrizio Saccomanni</strong> potrebbe non spiacere.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>L’INCOGNITA GRILLO - </strong></span>Sul sito <strong>Beppegrillo.it</strong>  dall’11 di aprile (quattro giorni prima dell’apertura del voto alle Camere) si potrà votare una rosa di nomi dei candidati Cinque Stelle al Colle. Quale che sia il vincitore, quella rosa di nomi potrebbe essere usata dagli altri partiti per calibrare la propria strategia. A differenza che al Senato, che ha un regolamento dirimente, per l’elezione del presidente della Repubblica si può andare avanti giorni.</p><p><em>da il Fatto Quotidiano del 2 aprile 2013</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/quirinale-battaglia-per-successione-di-napolitano-e-gia-iniziata/548782/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mobilità in Campania, non toccate(gli) “la Sita”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/21/mobilita-in-campania-non-toccategli-la-sita/507423/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/21/mobilita-in-campania-non-toccategli-la-sita/507423/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Feb 2013 10:09:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Autobus]]></category> <category><![CDATA[Costiera Amalfitana]]></category> <category><![CDATA[Mezzi Pubblici]]></category> <category><![CDATA[Salerno]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=507423</guid> <description><![CDATA[Quando ero piccolo “la Sita”, a Salerno, era un enorme deposito coperto sul Lungomare, uno dei più incredibili luoghi dove attendere un autobus. Al piano strada di un condominio di 7-8 piani: biglietteria, cartellone degli orari, bar, fumo e autobus che parcheggiavano e andavano via sgasando. Da diversi anni, in quello spazio, c’è la filiale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando ero piccolo “la Sita”, a Salerno, era un enorme deposito coperto sul Lungomare, <strong>uno dei più incredibili luoghi dove attendere un autobus</strong>. Al piano strada di un condominio di 7-8 piani: biglietteria, cartellone degli orari, bar, fumo e autobus che parcheggiavano e andavano via sgasando.</p><p>Da diversi anni, in quello spazio, c’è la filiale di una banca.</p><p>Quando era estate, a Salerno, “la Sita” era l’autobus blu che per una cifra accettabile ci portava verso la <strong>Costiera amalfitana</strong>: Vietri, Cetara, Maiori, Minori, Amalfi&#8230; Ti fidavi degli autisti perché “sapevano prendere le curve”, che detta così sembra anche una cazzata, ma ne abbiamo visti di bus tedeschi rimanere incastrati tra Amalfi e Ravello in attesa che uno dei due guidatori risolvesse la delicata faccenda. Se l’autobus della Sita era in coda con loro c’era sempre il vecchietto che chiedeva all’autista di scendere e “fargli fare manovra”.</p><p>Quando ci fu il terremoto dell’Irpinia, mio padre era su un bus della Sita diretto a Napoli e rivolto all’autista disse: “Guarda questo come cazzo guida!”. Ma era il terremoto.</p><p>Quando frequentavo, da Salerno, l’università Orientale di Napoli “la Sita” era <strong>il bus delle meno dieci</strong>. Mi raccattava nella traversa di Via dei Fiorentini, tra il Maschio Angioino e la Galleria, e mi riconsegnava un’ora e 54 chilometri dopo a Salerno. A volte, per sbaglio, finivo sulla linea per i paesi, e (imprecando) in una mezzora in più giravo Pompei, Scafati, Angri, Nocera, Pagani, Cava dei Tirreni.</p><p>All’epoca – non so se esiste ancora o se è stata soppressa per la eccessiva crudeltà – c’era anche la terribile linea Napoli-Amalfi che faceva il valico di Chiunzi (la montagna che separa l’area napoletana dalla Costa d’Amalfi) e dopo due ore e mezza abbondanti di curve, montagne,<strong> saliscendi e frenate</strong> ti portava, budella in mano, dal capoluogo campano all’ex repubblica marinara.</p><p>Non vivo più a Salerno da qualche anno, ma quell’autobus blu, con la scritta bianca e l’aquila stilizzata me lo rappresento quasi come un pezzo della famiglia.</p><p>Da notizie di stampa apprendo che la Sita minacci di portare via dalle province di Napoli, Salerno e Avellino i propri bus (nel frattempo diventati verdi e bianchi) e di iniziare le procedure di mobilità del proprio personale dal primo di marzo. La questione è un contratto di servizio, che, affermano dall’azienda, non copre il costo dello stesso.  </p><p>Da notizie di stampa apprendo anche che l’Anm di Napoli riesce a fermarsi <strong>perché non c’è gasolio</strong>. E che il Cstp di Salerno è mezzo fallito per cui capita che i mezzi pubblici passino a caso o non passino affatto.</p><p>Insomma, da dieci anni a questa parte, il diritto alla mobilità, in regione Campania, è diventato <strong>un lusso che si può solo ricordare</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/21/mobilita-in-campania-non-toccategli-la-sita/507423/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Renata Polverini, le nomine degli amici non finiscono mai</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/19/renata-polverini-nomine-degli-amici-non-finiscono-mai/474497/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/19/renata-polverini-nomine-degli-amici-non-finiscono-mai/474497/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 Jan 2013 11:58:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Asl]]></category> <category><![CDATA[Franco Fiorito]]></category> <category><![CDATA[Lazio]]></category> <category><![CDATA[Renata Polverini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=474497</guid> <description><![CDATA[È tempo di memorie per Renata Polverini, presidente uscente della Regione Lazio. Quando parla dell’amministrazione da lei guidata, oggi si lancia in amari ricordi: Franco Fiorito, Vincenzo Maruccio&#8230; Eppure la governatrice che si era data l’onere di “cacciare” tutta la partitocrazia insediatasi (lei presente) in Regione, continua a ingrossare le file dei politici stipendiati dal...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><p>È tempo di memorie per <strong>Renata Polverini</strong>, presidente uscente della Regione Lazio. Quando parla dell’amministrazione da lei guidata, oggi si lancia in amari ricordi: <strong>Franco Fiorito</strong>, <strong>Vincenzo Maruccio</strong>&#8230; Eppure la governatrice che si era data l’onere di “cacciare” tutta la partitocrazia insediatasi (lei presente) in Regione, continua a ingrossare le file dei politici stipendiati dal Lazio. La consiliatura, del resto, era iniziata con le nomine di buona parte dei “trombati” alle regionali (presto insediati al vertice delle società controllate), ed è giusto che si chiuda con un segno non dissimile.</p><p><strong>L’ordinaria amministrazione<br /></strong>Le sue dimissioni, annunciate a metà settembre e rese esecutive il <strong>27</strong> di quel mese, non hanno interrotto il trend. Sono bastati infatti un paio di giorni per rinnovare una decina di ruoli dirigenziali. Tra questi quelli di <strong>Giuliano Bologna</strong> (già avvocato della Polverini e vicino all&#8217;Ugl), coordinatore dell’Avvocatura regionale, e di <strong>Raffaele Marra</strong> (considerato vicino ad Alemanno), direttore regionale per il personale, erano già stati bocciati dal Tar. Poco male.</p><p><strong>Istituti di beneficenza e consorzi vari</strong><br />La Regione Lazio, del resto, ha diritto di nomina su una serie di aziende, agenzie, Ipab e consorzi da sempre prateria per le scorribande dei partiti. Enti sconosciuti ai più, fornitori di stipendi più o meno appetibili. Alla fine del novembre passato, ad esempio, <strong>Enrico Zappacosta</strong>, perito tecnico, esponente di “Città Nuove”, ex Ugl, già vicesindaco di Civitavecchia, è diventato presidente dell&#8217;<strong>Istituto Sacra Famiglia</strong>: 1.500 euro al mese, assicurati fino al giugno del 2014. La famiglia (politica) è sacra.</p><p>A metà dicembre, poi, <strong>Mario Orsola,</strong> sindaco del comune di Saracinesco (164 anime) è stato nominato dalla Regione membro del <strong>cda</strong> del <strong>Consorzio per lo sviluppo industriale</strong> della provincia di Rieti. Ogni volta che si riunisce il consiglio lui percorre 150 chilometri per prendere <strong>197 euro lordi</strong> a seduta. Con una determina datata 31 dicembre 2012, ancora, Polverini ha prorogato i contratti del personale di fiducia delle segreterie politiche e del Segretario Generale della giunta. Con un’accortezza denunciata dal Pd <strong>Riccardo Agostini</strong>: alcuni contratti invece di scadere con la nuova consiliatura (come competerebbe agli incarichi fiduciari), coprono tutto il 2013.</p><p><strong>Una questione di salute politica</strong> <br />Del resto nemmeno <strong>Enrico Bondi,</strong> nel suo breve mandato come commissario della Sanità del Lazio, è riuscito a fermare la marea dei nominati presidenziali. Commissariate le Asl <strong>RmA, Rmh</strong> e quella di <strong>Viterbo</strong> (alla Rmh è arrivato <strong>Claudio Mucciaccio</strong>, ex sindaco di Grottaferrata, sponda centrodestra), il varco era aperto. E così il 21 dicembre è piovuto su Bondi un nuovo direttore amministrativo per la Asl RmA: è <strong>Alessandro Moretti</strong>, in questi ultimi tre anni capo della segreteria dell’assessorato regionale alla Salute, retto dalla stessa <strong>Polverini</strong>. Contratto di <strong>5 anni</strong>. In rampa di lancio verso una nuova poltrona c’è anche <strong>Sabrina Cenciarelli</strong>, attuale direttore amministrativo della Asl Roma B. Entro fine mese potrebbe diventare direttore amministrativo della Asl Rmh, quella dei Castelli. Cenciarelli è la cugina del sindaco di Marino, <strong>Adriano Palozzi</strong>: Pdl di fede polveriniana, Palozzi fu ricompensato poco dopo il voto regionale con la poltronissima (<strong>124mila euro</strong> l’anno) di presidente del <strong>Cotral</strong>, l’azienda di trasporto pubblico regionale.</p><p><strong>La spartizione delle società regionali</strong><br />Il board delle controllate regionali (che distribuiscono gettoni complessivi per <strong>1,5 milioni di euro</strong>), del resto, è zeppo di esponenti politici di centrodestra. All’inizio la pratica fu giustificata con la ricompensa per chi era incappato nel pasticcio della lista Pdl di Roma che per un maldestro errore non fu presentata alle regionali lasciando appiedati diversi esponenti di quel partiti. Ai vertici dei consigli di amministrazione salirono quindi i vari Palozzi, Erder Mazzocchi (<strong>Arsial</strong>), Luigi Celori (<strong>Pdl &#8211; Autostrade del Lazio</strong>), Bruno Prestagiovanni (<strong>Pdl &#8211; Ater di Roma</strong>), Massimo Cacciotti (Pdl &#8211; <strong>Ater della Provincia di Roma</strong>), TommasoLuzzi (Pdl &#8211; <strong>Astral</strong>). Poi toccò a Fabio Forte (Udc &#8211; <strong>Unionfidi</strong>), Massimiliano Maselli (Pdl &#8211; <strong>Sviluppo Lazio</strong>). Non più personale vicino a esponenti politici: esponenti politici direttamente.</p><p>Alcuni Cda sarebbero impensabili fuori da un ente dominato dalla partitocrazia. La <strong>Lazio-mar</strong>, che è nata lo scorso anno per eseguire il servizio di traghetti e aliscafi da e verso Ponza (4 mezzi in tutto), ha per presidente il professore <strong>Antonino Cataudella</strong> (84.333 euro l’anno), classe 1934, e ben due consiglieri: <strong>Maria Terenzi</strong> già candidata con la lista Polverini (72.500 euro) e <strong>Marco Silvestroni</strong> del Pdl (72.500 euro). Il servizio offerto non sembra accogliere il favore dell&#8217;utenza. È stato del resto quello passato un anno fecondo per le società regionali. A onta della spending review ne è stata creata un’altra: la <strong>LazioAmbienteSpa</strong>.Per quella poltrona sta già scaldando i motori <strong>Vincenzo Conte,</strong> ex candidato sindaco di Frascati, attualmente capogruppo del Pdl in quel comune.</p><p>Tra questi marosi resiste infine imperterrito <strong>Regino Brachetti</strong>, Udeur, monumento imperituro alla <strong>Dc laziale</strong>. Udeur di fede mastelliana è riuscito a passare indenne da <strong>Marrazzo</strong> alla <strong>Polverini</strong> sgusciando verso l’Udc. È così riuscito a conservare il ruolo di presidente della <strong>Lait</strong> (ex <strong>Laziomatica</strong>), la società che si occupa dell’informatica in Regione. Con abile mossa, approfittando della spending review, è divenuto amministratore unico della stessa. Per levargli quella poltrona occorreranno almeno 3 anni.</p><p><strong><em>Da Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2012</em></strong></p></div><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/19/renata-polverini-nomine-degli-amici-non-finiscono-mai/474497/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma, le promesse infinite per il quartiere di Corviale: &#8220;Pronta class action&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/24/roma-promesse-infinite-per-corviale-pronta-class-action/360769/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/24/roma-promesse-infinite-per-corviale-pronta-class-action/360769/#comments</comments> <pubDate>Mon, 24 Sep 2012 07:13:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Case Popolari]]></category> <category><![CDATA[Edilizia]]></category> <category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=360769</guid> <description><![CDATA[C’è il rumore di una fresatrice. Qualcuno, al quarto piano, sta edificando un muro di mattoni lasciando lo spazio regolare per una finestra. In via di Poggio Verde, a Roma, è una giornata di sole e non si vedono in giro esponenti politici di un qualche peso. Le elezioni, nella Capitale e in Regione, sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è il rumore di una fresatrice. Qualcuno, al quarto piano, sta edificando un muro di <strong>mattoni</strong> lasciando lo spazio regolare per una finestra. In <strong>via di Poggio Verde</strong>, a Roma, è una giornata di sole e non si vedono in giro esponenti politici di un qualche peso. Le elezioni, nella Capitale e in Regione, sono ancora sufficientemente lontane da una campagna elettorale.</p><p><strong>Corviale</strong>, si chiama così il palazzone di un chilometro che ci sovrasta. L’hanno finito di cementare qui nel 1982. <strong>Edilizia residenziale pubblica</strong>: per gli amanti del <strong>guinness, </strong>il condominio più lungo d’Europa.</p><p>Simbolo prima dell’utopia urbana (il palazzo autosufficiente lontano da tutto), e subito dopo della <strong>periferia degradata e irredimibile</strong>, da trent’anni il palazzone viene descritto come bisognoso di un qualche aiuto che poi, puntualmente, non arriva. Così lo stabile è mal tenuto: basta vedere i citofoni vandalizzati, le lamiere a protezione delle scale che sono crollate in più punti, ma non vengono sostituite “perché altrimenti dovremmo cambiarle a tutti i lotti”, o le cabine elettriche degli ascensori, con le serrature delle porte divelte: “Qui si allacciano abusivamente alla corrente”, spiega <strong>Angelo Scamponi</strong>, esponente del Cic (il <strong>Comitato inquilini di Corviale</strong>, attivo in loco dagli anni ‘80) indicando un cavo di colore bianco che arriva da chissà dove ed entra in quel quadro elettrico.</p><p>Immaginato quarant’anni fa dall’<strong>architetto Mario Fiorentino</strong> come porta sud-est della città (sulla Portuense, arrivando da Fiumicino, l’immobile incombe sopra una collina verdeggiante), il<strong> Serpentone</strong> è un pensiero a metà tra le case di ringhiera e il panino imbottito. Tra gli appartamenti dei primi e degli ultimi piani, il progettista aveva infatti immaginato un boulevard composto di sale riunioni da mille posti (in teoria servivano per le assemblee di condominio), negozi e servizi che correvano per l’intera struttura chilometrica saltando per i piani terzo, quarto e quinto, a seconda del lotto.</p><p>È proprio questa <strong>zona di mezzo</strong>, occupata da non aventi titolo ormai da trent’anni, l’enorme problema dell’intero stabile: case improvvisate tra i corridoi, condutture improbabili, c’è anche un circolo del Pdl che esprime una consigliera municipale, Ida D’Orazi (un tempo c’era anche una sezione del Pds, tramutata poi in quattro appartamenti).</p><p>Attorno, però, cresce un quartiere con spazi di aggregazione importanti e standard urbani di tutto rispetto: la <strong>biblioteca comunale</strong> è colma di studenti, attorno al <a href="http://www.mitreoiside.com/" target="_blank">Mitreo di arte contemporanea</a> gestito da Monica Melani, girano ogni settimana 5-600 persone impegnate a imparare musica, danza, pittura. Un numero simile di persone affolla un campo da rugby in ottimo stato. Anche <strong>il Municipio, il XV</strong>, una decina di anni fa, ha deciso di spostare qui sotto la sede del proprio consiglio, l’anagrafe e i vigili urbani. C’è anche una cavea sotto i cui spalti corre un mercato che si anima per il farmer market di sabato e domenica.</p><p>È qui, che durante l’ultima campagna elettorale, <strong>Gianni Alemanno</strong> pronunciò le parole del riscatto di Roma e di Corviale: spiegò che c’erano <strong>21 milioni</strong> a disposizione per la <strong>riqualificazione</strong> del palazzo messi lì dalla giunta Storace. Sono passati più di quattro anni, al governo della Regione barcolla la Polverini, e quei soldi sono ancora lì, non spesi. Adesso infatti il nuovo verbo è <strong>abbattere e ricostruire</strong>. E non è un problema se non ci sono i soldi né per la prima operazione, né per la seconda , né, tantomeno per alloggiare i seimila inquilini (un paese di medie dimensioni), nel mentre, ciò avverrebbe.</p><p><div style="display:none"></div><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1842551597001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1842551597001" /> </object></div><div class="clear"></div><script async="async" type="text/javascript">brightcove.createExperiences();</script><br /><strong><em>Video di Irene Buscemi e Eduardo Di Blasi</em></strong> </p><p><strong>Pino Galeota</strong>, che è stato consigliere comunale a Roma quando c’erano i Ds e ora è animatore del <strong>coordinamento <a href="http://%20www.corviale%20%20domani.org/" target="_blank">“Corvialedomani”</a></strong>, accompagnandoci in un tour del quartiere spiega: “<strong>La politica qui si è sentita in colpa</strong>”. E per questo, fuori dal palazzo ingovernabile, ha collocato servizi di peso e lasciato spazio al volontariato. Giusto sotto il Serpentone oggi le ruspe sono in azione per ripristinare una palestra e dei campi di calcio che verranno poi gestiti dal <strong><a href="www.calciosociale.it" target="_blank">Calciosociale</a></strong>, altra meritevole iniziativa di volontariato attiva nel quartiere. Ci hanno messo dei soldi la Provincia di Roma e la Fondazione Vodafone. Anche <strong>Francesco Totti</strong> è arrivato a benedire l’iniziativa. Il <strong>progetto di riqualificazione</strong> è partito, ma mancano ancora mesi e soldi perché arrivi a compimento.</p><p>Non è del resto l’unico progetto in difficoltà. L’architetto <strong>Guendalina Salimei</strong>, del T Studio, nel 2009 aveva vinto il concorso per riqualificare la terra di mezzo: il progetto prevedeva la <strong>riconversione</strong> degli spazi centrali dello stabile in appartamenti per le famiglie. C’era stato il censimento degli inquilini (molti, nei trent’anni, sia abusivi che aventi diritto, avevano affittato a nero o rivenduto il proprio appartamento per 10, 15, 30mila euro), c’erano le risorse (i <strong>soldi riannunciati da Alemanno</strong> in campagna elettorale), una quarantina di occupanti, addirittura, si era fatta montare il contatore dell’elettricità.</p><p>Poi tutto, come sempre, si è fermato. Il nuovo assessore alla Casa della Regione Lazio, l’esponente de La Destra <strong>Teodoro Buontempo</strong>, ha infatti preso tempo, convinto che l’intero stabile debba essere abbattuto e ricostruito in forme più gradevoli. In attesa di questo sogno irrealizzabile tutto è fermo.</p><p>Lo ammette anche il presidente dell’Ater, <strong>Bruno Prestagiovanni</strong>, esponente del Pdl: “Se la Regione mi dice di soprassedere, io non posso procedere”. Prestagiovanni ha le <strong>mani legate</strong> anche sulla questione degli occupanti: “Crede che per noi non sia un problema avere 120 famiglie che non pagano nulla? Ma che posso fare? Dovrebbero essere i vigili e la magistratura a intervenire”. O forse la politica. Ma nel palazzone di Corviale, la politica arriva solo sotto elezioni. Poi lascia fare. Quando spieghiamo al presidente Ater che nello stabile che l’ente dovrebbe gestire stanno edificando mura abusive in pieno giorno, quasi scrolla le spalle: “Ci sono arrivate segnalazioni. Dovrebbero intervenire i vigili”. Facile, ribattiamo, sono proprio lì sotto. E lui: “Diciamo che non sono dei marines”. Ancora una volta si lascia fare.</p><p>Un tempo gli inquilini del <strong>palazzone</strong> si vergognavano di rivelare dove abitassero. Il nome Corviale era scambiato in quello più delicato di <strong>“Casetta Mattei”</strong>. Ora i cittadini di Corviale sono consapevoli dei propri diritti e preparano una <strong>class action</strong> contro lo Stato che dopo aver deliberato in loro favore, li ha poi abbandonati. <strong>Flavia Perina</strong> (Fli) ha pronta un’interrogazione parlamentare. Attenti al Serpentone.</p><p>da<em> Il Fatto Quotidiano</em> del 20 settembre 2012 </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/24/roma-promesse-infinite-per-corviale-pronta-class-action/360769/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>MicroMega &#8216;riprende&#8217; un suo scritto, Eugenio Scalfari attacca Flores d&#8217;Arcais</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/01/micromega-riprende-suo-scritto-eugenio-scalfari-attacca-flores-darcais/312642/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/01/micromega-riprende-suo-scritto-eugenio-scalfari-attacca-flores-darcais/312642/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Aug 2012 09:28:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Eugenio Scalfari]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Loris D'Ambrosio]]></category> <category><![CDATA[Nicola Mancino]]></category> <category><![CDATA[Paolo Flores D’Arcais]]></category> <category><![CDATA[Repubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=312642</guid> <description><![CDATA[E&#8217; una lettera insolita quella che compare in testa alla rubrica della posta di Repubblica. Non solo per il fatto che a scriverla è Eugenio Scalfari che del quotidiano di largo Fochetti è già fondatore e direttore. Ma anche perché accusa un’altra testata del gruppo L’Espresso-Repubblica, la rivista MicroMega di Paolo Flores d’Arcais, di aver...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una lettera insolita quella che compare in testa alla rubrica della posta di <strong><em>Repubblica</em></strong>. Non solo per il fatto che a scriverla è <strong>Eugenio Scalfari</strong> che del quotidiano di largo Fochetti è già fondatore e direttore. Ma anche perché accusa un’altra testata del gruppo<em> L’Espresso-Repubblica</em>, la rivista <em><strong>MicroMega</strong></em> di <strong>Paolo Flores d’Arcais</strong>, di aver praticamente rubato un brano di un suo articolo e di averne fatto un uso improprio.</p><p>Scrive Scalfari: “Nell’ultimo fascicolo della rivista <em>Micromega</em> viene pubblicato un ampio dibattito sulla indagine della <strong>Procura di Palermo</strong> relativa alle eventuali trattative tra lo Stato e la mafia. Nell’ambito di questo dibattito la direzione di quella rivista ha anche pubblicato un breve brano tratto da un mio scritto, che non ha nulla a che vedere con quel dibattito e la cui pubblicazione non mi è stata né richiesta né tanto meno da me autorizzata. Diffido pertanto la direzione di Micromega di utilizzare miei scritti senza avermene preventivamente chiesto il permesso; permesso che &#8211; lo dico fin d’ora &#8211; non sarà mai comunque concesso”.</p><p>L’ultimo numero del bimestrale diretto da <em>Flores d’Arcais</em> non deve essere piaciuto molto al fondatore, da tempo collocato nella trincea scavata da <strong>Monti-Napolitano</strong>. Nel 2010 proprio MicroMega ospitò un confronto tra Scalfari e Flores sulla scomparsa del berlusconismo e sul concetto di “male minore” che ne sarebbe dovuto seguire: fu allora che si registrò una prima sensibile divergenza tra i due. L’ultimo MicroMega dal titolo “<em>Un Presidente al di sopra di ogni sospetto</em>”, tocca però un nervo ben più scoperto del dibattito politico: le conseguenze dell’inchiesta sulla <strong>trattativa tra Stato e mafia</strong>.</p><p>Parte infatti con un inciso di <strong>Loris D’Ambrosio</strong>, il consigliere giuridico del Colle recentemente scomparso, che al telefono con<strong> Nicola Mancino</strong> afferma: “Il presidente è orientato a fare qualcosa&#8230; ma per ora non le posso dire nulla&#8230; sto elaborando un pochino le cose&#8230; però la decisione l’abbiamo presa&#8230;”. Prosegue con un carteggio (di cui ha dato conto anche <em>il Fatto Quotidiano</em>) tra lo stesso Flores e <strong>Barbara Spinelli</strong>, altra firma di punta di <em>Repubblica</em>. E continua con un excursus che <strong>Marco Travaglio</strong> fa iniziare il 4 novembre 2011, giorno in cui il gip di Palermo <strong>Riccardo Ricciardi</strong> autorizza le intercettazioni dei telefoni degli ex ministri Nicola Mancino e<strong> Giovanni Conso</strong>.</p><p>Come intermezzo ecco il breve capitolo dal titolo “lesa maestà” che passa in rassegna le dichiarazioni a favore dell’intangibilità del <strong>Quirinale</strong>. E&#8217; qui che compare, primo della fila in un balletto che conta tra gli altri <strong>Giuliano Ferrara</strong>, <strong>Renato Schifani</strong>, <strong>Walter Veltroni</strong> e <strong>Paolo Cirino Pomicino</strong>, il brano di Eugenio Scalfari. Tratto da <em>RSera</em> del 20 giugno, il fondatore non deflette dalla linea che tiene dall’inizio di questa vicenda. Il pensiero di Scalfari, ripreso da Micromega, è il seguente: il Colle ha fatto bene (“Napolitano ha fatto nient’altro che esercitare i suoi poteri e doveri”), chi lo critica è irresponsabile e lo fa “per creare una situazione di marasma al vertice delle istituzioni dalla quale deriverebbe inevitabilmente la caduta del governo Monti”. E&#8217; la posizione di Scalfari, espressa del resto in più scritti. E non coincide con quella dei cronisti di <em>Repubblica</em> che da settimane stanno dando conto dei fatti che accadono sulla linea Palermo-Roma. Non solo loro. Giusto domenica Scalfati si diceva addolorato “che alcune persone alle quali sono legato da profonda amicizia e stima” non si siano schierati a difesa del Colle. Il riferimento è ad altri prestigiosi editorialisti di <em>Repubblica</em> come Barbara Spinelli, <strong>Stefano Rodotà</strong> e <strong>Franco Cordero</strong> rei di avere esposto giudizi critici sulla vicenda Mancino (trovando però ospitalità su <em>Corriere</em>, <em>Fatto</em> e <em>MicroMega</em>). La citazione di MicroMega deve aver colmato la misura. Invece di divenire un editoriale è però stata indirizzata nella posta dei lettori.</p><p>La replica del bimestrale che ha sede due piani più su di <em>Repubblica</em> nel palazzone del <em><strong>gruppo L’Espresso</strong></em> è lineare: “Non volendo imbarcarsi in fin troppo facili polemiche, MicroMega si limita a ricordare di aver utilizzato più volte citazioni, anche molto più lunghe, di numerosi autori, in conformità alle vigenti leggi sul diritto d’autore e alla convenzione di Berna, confortata infine anche da un parere legale dello studio <strong>Ripa di Meana</strong> e associati, chiesto nel 2008 dal Gruppo Espresso a nome di MicroMega, testata del Gruppo. Alle disposizioni vigenti MicroMega continuerà a conformarsi anche in futuro”. Ne hanno fatto anche una lettera da pubblicare nella rubrica delle lettere di Repubblica. Luogo di confronto effettivamente insolito tra condomini.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano dell&#8217;1 agosto 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/01/micromega-riprende-suo-scritto-eugenio-scalfari-attacca-flores-darcais/312642/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma, stazioni allo sfascio. Montezemolo accusa: &#8220;Spesi 300 milioni di soldi pubblici&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/roma-stazioni-allo-sfascio-spesi-300-milioni-di-soldi-pubblici/290149/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/roma-stazioni-allo-sfascio-spesi-300-milioni-di-soldi-pubblici/290149/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Jul 2012 19:05:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Italo]]></category> <category><![CDATA[Luca Cordero di Montezemolo]]></category> <category><![CDATA[Ntv]]></category> <category><![CDATA[Rfi]]></category> <category><![CDATA[Treni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=290149</guid> <description><![CDATA[L’abbandono di Tiburtina e la “gabbia” a Ostiense. Così l’Italia mortifica crescita, concorrenza e viaggiatori”. Con alcune pubblicità a tutta pagina sui quotidiani nazionali a maggior diffusione, Ntv, la società ferroviaria che fa capo a Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo, ha ripreso la sua campagna contro l’altro attore del trasporto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’abbandono di Tiburtina e la “gabbia” a Ostiense. Così l’Italia mortifica crescita, concorrenza e viaggiatori”. Con alcune pubblicità a tutta pagina sui quotidiani nazionali a maggior diffusione, <strong>Ntv</strong>, la società ferroviaria che fa capo a <strong>Luca Cordero di Montezemolo</strong>, <strong>Diego Della Valle</strong> e<strong> Gianni Punzo</strong>, ha ripreso la sua campagna contro l’altro attore del trasporto ferroviario nazionale, le ferrovie dello Stato, che detengono sia la rete (attraverso Rfi) che il servizio passeggeri (attraverso Trenitalia).</p><p>Quattro fotografie, tre di una stazione Tiburtina deserta, una della cancellata che chiude il<strong> treno “Italo”</strong> (quello della Ntv) nello scalo di Ostiense, fanno da corredo a una lettera aperta inviata al “Signor Presidente del Consiglio”, dal tono amicale e drammatico: “Da anni lei non dimentica di rilevare, giustamente, il ruolo cruciale per lo sviluppo del Paese di una sana, equa, trasparente, concorrenza. Eppure, al suo Governo sfugge, forse, lo stato di ‘abbandono’ della stazione Tiburtina. La nuova avveniristica struttura progettata per l’Alta velocità e per accogliere un flusso di 300 mila viaggiatori al giorno, è costata ai contribuenti italiani oltre 300 milioni di euro. È stata inaugurata con grande sfarzo due volte, la prima alla presenza dell’allora presidente del Consiglio <strong>Silvio Berlusconi</strong>, la seconda nel novembre dell’anno scorso alla presenza del Capo dello Stato <strong>Giorgio Napolitano</strong>. A quasi un anno dall’ultima cerimonia, nella stazione scelta dai nuovi treni Italo, non esistono ancora indicazioni per i viaggiatori, bar, librerie, edicole, ristoranti, negozi, segnaletica, parcheggi, viabilità, mentre il degrado rischia già di corrodere parti della struttura. All’ex Air Terminal di Ostiense, ne avrà sentito parlare, una ridicola gabbia imprigiona i viaggiatori, costringendoli a un’assurda e insicura gimkana per raggiungere i binari. Due cartoline emblematiche dalla Capitale d’Italia. Che avrebbero richiesto il pronto, immediato intervento di un Governo attento alle ragioni della crescita. È questo lo spettacolo e il servizio che vogliamo offrire ai cittadini italiani e ai tanti turisti che vengono a visitare il nostro Paese e portano ricchezza? È questa l’accoglienza che riserviamo a un’impresa che, in un periodo di profonda crisi, dà un segnale di fiducia al Paese, investe risorse private e crea sviluppo e occupazione?”.</p><p>Se la Presidenza del Consiglio non ha preso in considerazione l’idea di rispondere pubblicamente sulla delicata questione, ci ha pensato <strong>Rfi</strong> a precisare, annunciando “ogni più opportuna iniziativa a tutela della propria immagine”. La Stazione Tiburtina, spiegano non è “costata ai contribuenti 300 milioni”. Il prezzo “per la parte commerciale e di servizi alla clientela” che risiedono nella stazione a ponte è stato di 140 milioni di euro: l’operazione però è stata “interamente coperta da un’operazione di project financing, cioè lo sfruttamento dei diritti di edificazione dei terreni di proprietà di Fs non più funzionali all’esercizio ferroviario. Pertanto, neppure un euro è stato sborsato dai contribuenti per la realizzazione della stazione”.</p><p>Sui ritardi nella nascita di attività commerciali all’interno della stazione si afferma che <strong>“Grandi Stazioni”</strong> (altra società del gruppo <strong>Ferrovie dello Stato</strong>) sta entrando in questi giorni nella gestione operativa e commerciale. Spiegano che i tempi per l’avviamento sono quelli “tecnici”, e che questa tempistica è stata più volte annunciata sin dal 28 novembre, giorno dell’inaugurazione con Napolitana. Circostanza che non risulta al <em>Fatto Quotidiano</em>. Quando a gennaio scorso ci occupammo della stazione senza servizi, da Rfi ci risposero: “Le attività commerciali arriveranno quasi tutte entro aprile, alcune hanno già avuti assegnati i locali, per altre è in corso la gara”. Siamo a luglio e la situazione è assai simile a quella di gennaio. Di certo non è migliorata la situazione dell’intero quadrante tiburtino dove il nodo ferroviario insiste. Lo spiega lo stesso architetto del “ponte” <strong>Paolo Desideri</strong>: “Il primo a vedere con dolore che la stazione Tiburtina non funziona come dovrebbe è il progettista e quindi io. Certo non è come fare il trasloco a casa ma qui c’è l’endemica difficoltà italiana a pianificare alcunchè” . Desideri spiega anche come quelli che lui chiama “attori istituzionali” “non sempre sono d’accordo tra di loro” e che se giusto di fianco alla vetrata della stazione a ponte corra la tangenziale di Roma è “una incoerenza urbanistica”. “Quel pezzo di tangenziale la deve demolire il Comune”, dice. Sì, secondo il cronoprogramma ciò sarebbe accaduto quest’anno. Invece adesso se esci dalla stazione Tiburtina finisci sotto un altro ponte. Quello della tangenziale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/roma-stazioni-allo-sfascio-spesi-300-milioni-di-soldi-pubblici/290149/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Manca l&#8217;addetto &#8216;al telecomando&#8217;, di nuovo in tilt la nuova metro B1 di Roma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/07/manca-laddetto-al-telecomando-in-tilt-la-nuova-metro-b1-di-roma/287005/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/07/manca-laddetto-al-telecomando-in-tilt-la-nuova-metro-b1-di-roma/287005/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Jul 2012 14:47:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Atac]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Metropolitana]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=287005</guid> <description><![CDATA[Le cronache locali dei giornali ce lo descrivono tradito e arrabbiato con l&#8217;Atac, l&#8217;azienda di trasporto pubblico romano che da quando è sindaco ha imbarcato decine di famigli del centrodestra romano, ha conservato i propri conti disastrati e ha aumentato sensibilmente il costo del biglietto alla clientela da un euro a un euro e mezzo:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le cronache locali dei giornali ce lo descrivono tradito e arrabbiato con l&#8217;<strong>Atac</strong>, l&#8217;azienda di <strong>trasporto pubblico romano</strong> che da quando è sindaco ha imbarcato decine di famigli del centrodestra romano, ha conservato i propri conti disastrati e ha aumentato sensibilmente il costo del biglietto alla clientela da un euro a un euro e mezzo: &#8220;Mi avete preso in giro!&#8221;. Neanche <strong>Gianni Alemanno</strong> poteva supporre che l&#8217;assenza di un solo operatore di stazione potesse bloccare per oltre un&#8217;ora una linea di metropolitana. Non una a caso. La &#8220;<strong>B1</strong>&#8220;, quella che inaugurata poco meno di un mese fa, è diventata da subito un calvario per i pendolari romani: attese di mezz&#8217;ora, treni soppressi, banchine piene.</p><p>Per tutti questi ritardi l&#8217;azienda aveva da subito accusato i <strong>macchinisti</strong> che, non svolgendo i turni di straordinario e rifiutando con motivazioni di sicurezza di pilotare alcuni convogli, avrebbero causato ritardi e soppressioni di turni causando un danno ai cittadini. Giusto mercoledì, però, la stessa azienda, rivendicando un ritorno alla normalità, aveva dichiarato: &#8220;Questa regolarità è una ulteriore conferma dell&#8217;inesistenza di problematiche strutturali sulla linea: è stato necessario, infatti, un<strong> accordo sindacale</strong> per ripristinare il regolare servizio&#8221;. Non l&#8217;avesse mai fatto. Passano poche ore e si ferma di nuovo tutto: manca l&#8217;addetto che doveva essere di turno! Possibile?</p><p>L&#8217;addetto è un delegato sindacale della <strong>Cgil</strong>: &#8220;Si è messo in ferie senza preavviso &#8211; dicono dall&#8217;azienda &#8211; e ha scoperto il turno. Il 28 giugno avevamo sospeso tutti i congedi fino a cessata necessità&#8221;. Dalla Cgil ribatte il segretario regionale della Filt <strong>Alessandro Capitani</strong>: &#8220;L&#8217;azienda può dire quello che vuole, ma il nostro rappresentante aveva le ferie dal primo al 15 luglio, e non era in servizio dal 2 del mese. Pensi che era a settecento chilometri da Roma&#8230;&#8221;. Sarà un&#8217;apposita commissione istituita dal <strong>Campidoglio</strong> a capire chi ha ragione. Non sarà difficile approdare a questa verità. Il problema, del resto, non può essere identificato nella sola assenza dell&#8217;operatore: il problema è che se non c&#8217;è un singolo operatore si blocca un&#8217;intera <strong>metropolitana</strong>.</p><p>E&#8217; infatti qui che sta il nodo che in Campidoglio dovrebbero conoscere bene. Qual è infatti il compito del lavoratore risultato assente? E&#8217; presidiare il &#8220;telecomando&#8221;. E che cosa è il telecomando? E&#8217; lo strumento che regola tra le altre cose lo scambio della biforcazione della B1, il vero problema d&#8217;esercizio dell&#8217;intera linea. Il <strong>telecomando</strong> è un problema. Era nei 360 rilievi che l&#8217;Atac aveva fatto a chi aveva costruito la linea, la ditta <strong>Salini</strong>, prima di prendere in consegna la tratta.</p><p>La storia la spiega bene <strong>Massimiliano Valeriani</strong>, consigliere capitolino del Pd: &#8220;La linea B già disponeva di un impianto di supervisione e regolazione realizzato dalla <strong>Alstom</strong> e costato più di 5 milioni di euro&#8221;. Ma i costruttori della linea si sono messi d&#8217;accordo con <strong>Roma Metropolitane</strong>, società del Comune di Roma, per sostituirlo: &#8220;Oltre al danno erariale per un sistema dismesso dopo appena due anni &#8211; spiega Valeriani &#8211; il nuovo telecomando del traffico della <strong>Ansaldo</strong> presenta diversi problemi e ha bisogno dei necessari tempi di messa a punto per garantire la piena funzionalità. La messa a punto la stanno facendo con i pendolari a bordo&#8221;.</p><p>Il problema, dicevamo, dovrebbe essere ben conosciuto in Campidoglio. Non era stata solo l&#8217;Atac a sollevarlo. Il 17 maggio scorso &#8211; infatti &#8211; tutte le <strong>sigle sindacali</strong> avevano scritto ai vertici dell&#8217;azienda: &#8220;E&#8217; stata riscontrata la mancanza di comandi importantissimi in un sistema di telecomando del traffico, detti comandi, seppur realizzati nella tratta <strong>Laurentina-Rebibbia</strong> replicando le funzionalità del vecchio impianto di telecomando, sono stati stranamente oggetto di omissione nella diramazione B1, pertanto, non potendo essere eseguiti dal banco della DCT (la sala operativa ndr) di <strong>Garbatella</strong>, ma solo localmente da<strong> Conca d’&#8217;Oro</strong>, rendono di fatto obbligatorio presenziare la stazione di Conca d&#8217;Oro vanificandone la telecomandabilità&#8221;. Ecco perché l&#8217;omino del telecomando non può stare in ferie. Perché il sistema telecomandato, da solo, rischia di incepparsi e quindi ci deve essere qualcuno pronto alla bisogna.</p><p>Non è l&#8217;unica prescrizione. Quando i vigili del fuoco andarono a far visita ai cantieri della <strong>Metro B1</strong> prescrissero che anche gli ascensori fossero presidiati (per analoghi motivi di sicurezza). Per questa ragione l&#8217;Atac deve pagare personale per verificare che le ascensori non si blocchino. La spesa, dicono dall&#8217;azienda, è di un milione di euro l&#8217;anno.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 7 luglio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/07/manca-laddetto-al-telecomando-in-tilt-la-nuova-metro-b1-di-roma/287005/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Spending review, per Palazzo Chigi solo un &#8220;taglietto&#8221; da 15 milioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/04/spending-review-per-palazzo-chigi-solo-un-taglietto-da-15-milioni/283099/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/04/spending-review-per-palazzo-chigi-solo-un-taglietto-da-15-milioni/283099/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Jul 2012 06:21:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category> <category><![CDATA[Spending Review]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=283099</guid> <description><![CDATA[C’è un’unica voce, nella bozza circolata ieri sulla spending review, che riguarda direttamente Palazzo Chigi. È la diminuzione, di 5 milioni nel 2012 e di 10 per il 2013 del “fondo di funzionamento” della Presidenza del Consiglio. Una miseria se pensiamo che, quando al governo c’erano i berlusconi, i brunetta e le brambille, quel fondo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/03/spending-review-taglio-a-posti-letto-e-ospedali-province-auto-blu/282797/">C’è un’unica voce, nella bozza circolata ieri sulla <strong>spending review</strong></a>, che riguarda direttamente <strong>Palazzo Chigi</strong>. È la diminuzione, di <strong>5 milioni nel 2012 e di 10 per il 2013</strong> del “fondo di funzionamento” della Presidenza del Consiglio. Una miseria se pensiamo che, quando al governo c’erano i berlusconi, i brunetta e le brambille, quel fondo lievitò in un solo anno da una previsione di <strong>363 milioni</strong> di euro a un consolidato quasi doppio di <strong>616</strong>. Per “pesare” la misura basti pensare che solo sul capitolo “auto blu” il palazzo di governo segna in un anno la cifra di <strong>9 milioni di euro</strong>, e nulla è cambiato nemmeno con le “severe” norme varate da Brunetta. Come prima, infatti, i capi dipartimento della Presidenza dispongono di due autisti dedicati e di una macchina. L’unica differenza formale è che l’auto è in capo al dipartimento e non più al dirigente. È per l’appunto una formalità. Oggi come allora infatti , quell’automobile serve che è a capo del dipartimento.</div><p><strong>NON È L’UNICA</strong> anomalia di una macchina che non riesce a riformare se stessa. <strong>Bruno Stramaccioni</strong>, sindacalista Usb a Palazzo Chigi, ne cita diverse altre: “Hanno esternalizzato i servizi informatici. Sa quanto costano? Undici milioni di euro nel triennio. Hanno azzerato un comparto che funzionava, con professionalità che si erano formate con anni di lavoro, per fare cosa? Per darlo alla Selex?”.</p><p>Il problema delle auto blu, poi, è strettamente connesso alla presenza di forze di polizia all’interno del Palazzo. All’ultimo censimento ce n’erano oltre <strong>500</strong> sui circa <strong>4100 impiegati</strong> della Presidenza. “Tra questi 259 &#8211; spiega Stramaccioni &#8211; scadevano al 30 giugno. A quella data sarebbero dovuti tornare nelle loro amministrazioni di provenienza: polizia, gdf, penitenziaria. Il dipartimento invece ha chiesto la proroga per tutti. Resteranno qui: a guidare le auto, a vigilare sull’ufficio passi, ma anche a stare negli uffici, cosa che non dovrebbero poter fare”. Pazienza. Tutto resta immobile nei corridoi del Palazzo.</p><p>Ricordate la struttura di missione per i <strong>150 anni dell’Unità d’Italia</strong>? A un anno dalla sua scadenza naturale, è ancora lì. A guidarla è sempre <strong>Giancarlo Bravi</strong>, pensionato da diversi anni, rimasto in Presidenza con una consulenza. Anche questa struttura di missione dovrebbe andare a scadenza, ma pare già pronta la soluzione: verrà trasformata in una struttura di missione per gli Eventi. Niente taglio.</p><p>A fronte di spese che continuano ad essere fuori controllo, di dirigenti arrivati per diretta collaborazione di politici, e poi rimasti, senza né arte né parte, nei posti direttivi dell’amministrazione di governo (o anche a non far niente), tra i dipendenti serpeggia il malumore. “Vogliono mandare a casa il 10% dei dipendenti della pubblica amministrazione? Inizino da questi raccomandati che ricoprono posti di responsabilità senza aver sostenuto concorsi e senza titoli adeguati”.</p><p><strong>NEI MEANDRI</strong> di questa amministrazione pietrificata ci sono anche due curiosità. La prima: <strong>Mario Monti</strong> non ha compiuto nessun atto formale per rinunciare al proprio compenso (ovviamente non l’ha ritirato e non lo farà, ma non c’è nessuna regola perchè non lo faccia in futuro). La seconda: il ministro <strong>Moavero</strong> non ha dato i propri ferimenti bancari all’ufficio del personale. È lì da mesi ma non sanno come pagarlo.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 4 luglio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/04/spending-review-per-palazzo-chigi-solo-un-taglietto-da-15-milioni/283099/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Equitalia, lo Stato stupido</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/28/equitalia-lo-stato-stupido/278477/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/28/equitalia-lo-stato-stupido/278477/#comments</comments> <pubDate>Thu, 28 Jun 2012 17:41:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Equitalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=278477</guid> <description><![CDATA[Il cittadino contribuente può sopportare la presenza di uno Stato rigoroso, non quella di uno Stato stupido. Dopo cinque ore in un ufficio Equitalia di Roma Sud, la massima potrebbe essere scritta sulla pietra. Il cittadino contribuente, infatti, che si presenti all&#8217;ufficio di Equitalia intorno a mezzogiorno (nella lettera che ti spediscono c&#8217;è scritto nero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/28/equitalia-lo-stato-stupido/278477/equitalia-2/" rel="attachment wp-att-278498"><img class="alignleft size-medium wp-image-278498" title="Equitalia, sede Roma Sud" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/06/Equitalia-300x225.jpg?adf349" alt="Equitalia, sede Roma Sud" width="300" height="225" /><noscript><img class="alignleft size-medium wp-image-278498" title="Equitalia, sede Roma Sud" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/06/Equitalia-300x225.jpg?adf349" alt="Equitalia, sede Roma Sud" width="300" height="225" /></noscript></a>Il <strong>cittadino contribuente</strong> può sopportare la presenza di uno Stato rigoroso, non quella di uno Stato stupido. Dopo cinque ore in un ufficio <strong>Equitalia di Roma Sud</strong>, la massima potrebbe essere scritta sulla pietra. Il cittadino contribuente, infatti, che si presenti all&#8217;ufficio di Equitalia intorno a mezzogiorno (nella lettera che ti spediscono c&#8217;è scritto nero su bianco che l&#8217;ufficio è aperto dalle 8,30 alle 13,30) si vedrebbe rispondere: “<strong>Sono finiti i numeretti</strong>”.</p><p>E&#8217; capitato a una signora di colore martedì. Lei ha pianto. Ha detto che doveva pagare. Che voleva pagare. Che fino a quell&#8217;ora stava lavorando. Niente. Non era arrivata in tempo per prendere il numeretto. “Aspetti fino all&#8217;una e mezza. Se non ci sarà nessuno potrà pagare”. A guardarsi intorno non sembrava quello un evento possibile. Lei è rimasta lì, in attesa. Forse potevano scriverlo anche sulla lettera che le hanno spedito: “Gli uffici sono aperti dalle 8,30 alle 13,30, basta che abbiate il numeretto”. </p><p>Ma una sede Equitalia può sorprendere anche il contribuente più ben disposto. Uno infatti pensa che Equitalia sia una soltanto, sia lo <strong>Stato creditore</strong>, quello che ti ammonisce per questa o quella gabella che ha dimenticato di pagare (o che ha pagato ma l&#8217;ente preposto non ha provveduto a segnarla loro).  Ecco, mi è capitato qualche settimana addietro di ricevere una telefonata da mia nonna, 86 anni, che risiede a Salerno. Ho abitato con lei fino a quando avevo 27 anni, una decina di anni fa. Mi chiama e dice: “E&#8217; arrivata una busta di Equitalia&#8230;”. Dico, “ok, vado alla sede di Roma e chiedo”. Ho atteso qualche giorno e sono andato lì, a Roma Sud. Dopo cinque ore di sudata attesa ecco la risposta: “Ah, per questo deve andare alla <strong>sede di Salerno</strong>”. “Ma voi non lo sapete?”. “No. Deve chiedere a Salerno”. “Ma voglio pagarla&#8230;”. “Ma non può”. Lo diceva giusto mia nonna: “Con lo stupido non si ragiona”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/28/equitalia-lo-stato-stupido/278477/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pdl, anche Schifani si dissocia da Berlusconi: &#8220;Troppi errori&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/pdl-anche-schifani-si-dissocia-da-berlusconi-troppi-errori/255234/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/pdl-anche-schifani-si-dissocia-da-berlusconi-troppi-errori/255234/#comments</comments> <pubDate>Thu, 07 Jun 2012 08:41:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Renato Schifani]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=255234</guid> <description><![CDATA[Usa termini apocalittici: “Tempi inesorabili”, “crisi aggressiva e lacerante”, “confusione delle idee dispersiva e inconcludente”, “voci allarmate e dolenti”, “domanda angosciosa”, “scenario politico che tende verso una confusa e rissosa disgregazione”, “fase acuta di smarrimento”. Sono queste le ragioni che spingono la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, a gettare il cuore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Usa termini apocalittici: “Tempi inesorabili”, “crisi aggressiva e lacerante”, “confusione delle idee dispersiva e inconcludente”, “voci allarmate e dolenti”, “domanda angosciosa”, “scenario politico che tende verso una confusa e rissosa disgregazione”, “fase acuta di smarrimento”. Sono queste le ragioni che spingono la seconda carica dello Stato, il presidente del <strong>Senato</strong> <strong>Renato Schifani</strong>, a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a denunciare gli <strong>errori politici</strong> che il <strong>Pdl</strong> ha compiuto, va ancora compiendo, e, probabilmente continuerà a compiere anche in futuro.</p><p>Sotto il cappello del Colle che tutto ammanta di responsabilità politica, in una lunga lettera pubblicata oggi dal <em>Foglio</em> di <strong>Giuliano Ferrara</strong>, Schifani infila tre concetti fondamentali: bisogna dire la verità agli elettori su come è finita l’esperienza dell’ultimo <strong>governo</strong> (lacerato da lotte interne che ne hanno determinato l’impossibilità a prendere qualunque decisione), mostrare coerenza nelle scelte odierne e dire chiaramente a quell’<strong>elettorato di destra</strong> “salito sull’Aventino dell’astensionismo” se si vuole andare verso un “<strong>grillismo</strong> d’imitazione” che trascinerebbe il Paese in una “ingovernabilità simile a quella che si è determinata in <strong>Grecia</strong>” o piuttosto assestarsi al di qua della parola “responsabilità”.</p><p>Cita poche persone Schifani, e non a caso. Il primo è <strong>Giorgio Napolitano</strong> che “con grande equilibrio e sensibilità istituzionale si è fatto carico di una responsabilità straordinaria”. Il secondo è <strong>Mario Monti</strong>, indicato dal Colle con “un azzardo che andava fatto”. Anche per lui, dalla seconda carica dello Stato, parole d’elogio: “Ha lavorato con abnegazione e ogni sua decisione è stata improntata alla massima onestà intellettuale”. Poi c’è <strong>Gianfranco Fini</strong> la cui “rottura segnò un punto di debolezza della coalizione”. Schifani ricorda come quelli che lui chiama “giornali d’area” condussero una “campagna sulla <strong>casa di Montecarlo</strong>” che finì “per trasformare un contrasto politico in una frattura irreversibile”. Un altro errore, si direbbe, politico.</p><p>Compaiono infine <strong>Pier Ferdinando Casini</strong>, <strong>Silvio Berlusconi</strong> e <strong>Angelino Alfano</strong>. Il primo è l’alleato che non arriva, quello che costringe il Pdl a stare come sopra la fortezza Bastiani del <em>Deserto dei tartari</em>: “Non possiamo continuare ad aspettare Casini mentre Casini, stando così le cose, non perde occasione per dirci che non vuole venire”.</p><p>Su Berlusconi non è chiarissimo che cosa voglia dire Schifani quando parla di un “presidente prigioniero della propria incommensurabile generosità, che spesso gli impedisce di emarginare gli amici che sbagliano o di allontanare quelli che remano contro o lo portano fuori strada”, ma è a lui che si rivolge per governare il caos di un partito diviso in tribù. È proprio quello sull’incoerenza del Pdl il passaggio più duro: “Il nostro elettorato &#8211; scrive &#8211; è visibilmente frastornato Un giorno il Pdl approva l’<strong>Imu</strong> e il giorno dopo irrompe sulla scena una parte del Pdl, certamente la più chiassosa, che minaccia di scendere in piazza contro l’Imu. Un giorno il Pdl approva i decreti, anche i più duri, di Monti e il giorno dopo la parte più colorita e populista del Pdl propone addirittura lo <strong>sciopero fiscale</strong>. Un giorno si ascoltano in televisione le più convinte dichiarazioni di Berlusconi a sostegno di Monti e il giorno dopo, anche e soprattutto sui giornali che si professano berlusconiani, si leggono titoli improntati al grillismo più avventato”.</p><p>Tocca dunque all’ultimo, Angelino Alfano definito addirittura come il segretario “che ha segnato una svolta e ha dimostrato di sapere fare politica” (dopo il casino descritto poche righe sopra appare difficile sottoscrivere quest’ultima analisi), dovrà provare a rimettere in piedi la baracca, ma solo “se sarà in grado di guadagnarsi l’autonomia necessaria”.</p><p>L’entrata di Schifani nel dibattito interno al Pdl arriva a scompaginare i progetti di chi, all’interno del partito, ragionava sulle elezioni a ottobre: il messaggio, che in serata conterà commenti entusiasti da parte dei vari Frattini, Valducci, Napoli, Ghigo e in parte anche Gasparri, è dedicato a chi pensa di scaricare il premier tecnico. E dice: non provateci.</p><p><strong>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 7 giugno 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/pdl-anche-schifani-si-dissocia-da-berlusconi-troppi-errori/255234/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Napolitano &#8220;contro i demagoghi di turno&#8221;. Grillo: &#8220;Oggi sfila il corteo delle salme&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/aprile-napolitano-contro-demagoghi-turno-grillo-oggi-sfila-corteo-delle-salme/208506/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/aprile-napolitano-contro-demagoghi-turno-grillo-oggi-sfila-corteo-delle-salme/208506/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Apr 2012 06:34:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[25 aprile]]></category> <category><![CDATA[Antipolitica]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Crisi Economica]]></category> <category><![CDATA[demagoghi]]></category> <category><![CDATA[Festa della Liberazione]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Legge Elettorale]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Partigiani]]></category> <category><![CDATA[Partiti]]></category> <category><![CDATA[Populismo]]></category> <category><![CDATA[Resistenza]]></category> <category><![CDATA[Uomo Qualunque]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208506</guid> <description><![CDATA[È la festa della Liberazione, il 25 aprile, la “festa della riunificazione dell’Italia brutalmente divisa in due, dopo l’8 settembre 1943, dall’occupazione tedesca”. È da qui che parte Giorgio Napolitano, in piazza del Popolo a Pesaro, provando a dare un senso alla complicata transizione italiana, con i tecnici al governo e i partiti avvitati in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/studenti-liberazione-salo-basilicata-resistenza-contro-laustria/207448/" target="_blank">la festa della Liberazione</a>, il <strong>25 aprile</strong>, la “festa della riunificazione dell’Italia brutalmente divisa in due, dopo l’8 settembre 1943, dall’occupazione tedesca”. È da qui che parte <strong>Giorgio Napolitano</strong>, in piazza del Popolo a Pesaro, provando a dare un senso alla complicata transizione italiana, con i tecnici al governo e i partiti avvitati in una crisi che è politica e, in alcuni casi, anche morale.</p><p>È una difesa della politica e dei partiti quella che il capo dello Stato, espone alle celebrazioni ufficiali dell’Italia liberata: “Ci si fermi a ricordare e a riflettere – dice – prima di scagliarsi contro la politica”. Ricorda i partiti nati dalla Resistenza, quelli dell’unità antifascista che dettero vita alla Costituzione repubblicana, quelli del progresso economico, e quelli seguenti che nei decenni a venire per “stanchezze” e “degenerazioni” hanno “mostrato i propri limiti” e “compiuto errori”. Eppure, annota Napolitano, “rifiutarli in quanto tali dove mai può portare?”. I <strong>partiti</strong>, afferma il capo dello Stato, sono insostituibili. Ed è per questo che essi stessi si devono impegnare “perchè dove si è creato<strong> il marcio venga estirpato</strong>, perché i partiti ritrovino slancio ideale, tensione morale, capacità nuova di proposta e di governo”. Capacità che oggi non sembrano aver mostrato, se lo stesso Napolitano, in un passaggio successivo, avverte: “La politica, i partiti, debbono, rinnovandosi decisamente, fare la loro parte nel cercare e concretizzare risposte ai problemi più acuti, confrontandosi fattivamente col governo fino alla conclusione naturale della legislatura”.</p><p>ECCOLA la strada individuata dal Colle: <strong>Monti sino al 2013</strong> e i partiti a fare meglio di adesso. Occorre l’impegno di tutti “senza abbandonarsi a una cieca sfiducia nei partiti come se nessun rinnovamento fosse possibile, e senza finire per dar fiato a qualche demagogo di turno”. In questa citazione tutti hanno visto un riferimento diretto a <strong>Beppe Grillo</strong>, il comico genovese, fondatore del <strong>Movimento Cinque Stelle</strong>, che in queste settimane sta mobilitando le piazze di piccoli e grandi comuni in vista delle amministrative (certo a due settimane da quelle elezioni, l’entrata del Capo dello Stato potrebbe essere giudicata sopra le righe). Napolitano fa un esempio storico: “Vedete, la campagna contro i partiti, tutti in blocco, contro i partiti come tali, cominciò prestissimo dopo che essi rinacquero con la caduta del fascismo: e il demagogo di turno fu allora il fondatore del movimento dell’<strong>Uomo Qualunque</strong>, un movimento che divenne naturalmente anch’esso un partito, e poi in breve tempo sparì senza lasciare alcuna traccia positiva per la politica e per il Paese”.</p><p><a title="Il post sul 25 aprile di Beppe Grillo" href="http://www.beppegrillo.it/2012/04/oggi_25_aprile/index.html" target="_blank">Proprio in quel momento, sul blog di Beppe Grillo, il tema della Resistenza era declinato in maniera diversa</a>: “Oggi, 25 aprile, se i partigiani potessero levarsi dalle tombe resterebbero sgomenti per lo scempio che si troverebbero davanti. Vedrebbero un’Italia senza sovranità economica, appaltata alla Bce e alle agenzie di rating (&#8230;) Vedrebbero in Parlamento senatori e deputati collusi con la mafia (&#8230;) Un Paese senza sovranità popolare, con l’elezione a tavolino dei parlamentari da parte di pochi segretari di partito. Un Parlamento immorale, peggio di quello fascista che almeno non si nascondeva dietro alla parola democrazia. (&#8230;). Oggi, 25 aprile 2012, il <strong>corteo delle salme</strong> ha onorato la Resistenza. L’immagine cadente di <strong>Fini, Monti, Napolitano</strong> e<strong> Schifani</strong> rappresenta l’Italia. I vecchi occhi dei partigiani guarderebbero smarriti un deserto. Forse si metterebbero a piangere. Forse riprenderebbero in mano la mitraglia”.</p><p>È POCHI MINUTI dopo che, a Pesaro, il presidente Napolitano sta ricevendo un applauso convinto mentre chiede “regole di trasparenza e democraticità nella vita dei partiti, compresi nuovi criteri, limiti e controlli per il loro finanziamento, e per varare una nuova <strong>legge elettorale</strong> che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti, e non di votare dei nominati dai capi dei partiti”. È in questo applauso sostenuto che c’è il sentire del Paese. E Beppe Grillo quel clima lo respira ad ogni comizio in giro per le piazze. Ieri sera da Conselve, nel padovano, reagisce alle critiche del Colle: “Il vero pericolo non sono io, sono i cittadini per bene , incensurati, che si sono stancati e vogliono mandare a casa questa classe fatta di partiti e ruberie per riappropriarsi del piacere e del dovere di discutere delle scelte pubbliche. Agli elettori dico che hanno due scelte: o un salto nel buio con noi o una lenta e consapevole eutanasia con i partiti che ci sono adesso”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 26 aprile 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/aprile-napolitano-contro-demagoghi-turno-grillo-oggi-sfila-corteo-delle-salme/208506/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mario Monti è il primo partito italiano. Una sua lista prenderebbe il 30 per cento dei voti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angelino Alfano]]></category> <category><![CDATA[Elezioni]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[luiss]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Sondaggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/</guid> <description><![CDATA[Contenitori di nuova foggia, grandi alleanze, partiti della nazione, movimenti di popolo, antipolitica in cerca di una via democratica di consenso. Nelle ultime settimane si moltiplicano annunci e riunioni per scomporre, ricomporre e rifondare vecchi e nuovi scatoloni, in vista di elezioni politiche neanche fissate. Il punto, ci informa un sondaggio della Cise Luiss del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/casini_alfano_bersani_monti_interna.jpg?adf349"><img class="size-full wp-image-197617 alignleft" title="casini_alfano_bersani_monti_interna" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/casini_alfano_bersani_monti_interna.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /><noscript><img class="size-full wp-image-197617 alignleft" title="casini_alfano_bersani_monti_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/casini_alfano_bersani_monti_interna.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /></noscript></a></p><p>Contenitori di nuova foggia, grandi alleanze, partiti della nazione, movimenti di popolo, antipolitica in cerca di una via democratica di consenso. Nelle ultime settimane si moltiplicano annunci e riunioni per scomporre, ricomporre e rifondare vecchi e nuovi scatoloni, in vista di elezioni politiche neanche fissate. Il punto, ci informa un sondaggio della Cise Luiss del professor <strong>Roberto D’Alimonte</strong> (riportato ieri dal <em>Sole 24 Ore</em>), è che nella transizione tra la fine del governo Berlusconi e la messa in opera dei tecnici, sono finiti a spasso la bellezza di 16 milioni di voti. Sedici milioni di elettori sono “in cerca di partito”. E non è che proprio lo stiano cercando: aspettano che l’offerta politica si adegui al passaggio brusco d’orizzonte che si è verificato con la crisi di governo e quella economica che l’ha accompagnata.</p><p>Cifre come queste non si vedevano dalla fine della Prima Repubblica, dal dopo Tangentopoli, da quando quei voti in uscita dai grandi serbatoi dei partiti di governo (fondamentalmente Dc e Psi), finirono per premiare l’offerta nuova di Lega Nord e Forza Italia, a scapito di chi restò in piedi (il Pds). Se si votasse oggi, afferma il sondaggio, <strong>il 35% degli elettori non andrebbe proprio alle urne</strong>, e un altro 7,1% sarebbe indeciso se farlo o meno. Quelli che già sanno chi votare sono appena il 38,1% (erano il 58,3% appena un anno fa), contro un 19,8 % di “indecisi” &#8211; ma solo sul partito sul quale barrare la preferenza.</p><p>In sostanza il 60% degli aventi diritto, vale a dire sei elettori su dieci, non sa chi votare. L’emorragia di consensi riguarda principalmente i partiti del centrodestra. Nelle intenzioni di voto il <strong>Pdl</strong> ha preso lo scivolo: 29,7% nell’aprile 2011, 23,3% a novembre, 22,5% oggi. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/lega-guardia-finanza-bellerio/201964/" target="_blank">Anche la <strong>Lega</strong>, che mettendosi all’opposizione del governo Monti era passata dal 9,8% di aprile 2011 al 12,2% di novembre, è precipitata con gli eventi giudiziari degli ultimi giorni al 7,4%</a>. Sono questi i voti che maggiormente viaggiano verso il bacino dell’astensionismo.</p><p>Di contro, con un<strong> Pd</strong> stabile al 30,2%, crescono l’<strong>Idv</strong> (al 9,5% contro il 7,1% di novembre 2011 e il 6,9% dell’aprile precedente), l’<strong>Udc</strong> (8,5%), <strong>Sel</strong> (7,8%) e il <strong>Movimento Cinque Stelle</strong>, che dall’ 1,3% di aprile 2011 era passato a novembre al 4,6% e ora viaggia sul 5,5%. Stiamo però parlando sempre dei dati espressi in quel 38,1% che ha detto di aver scelto cosa votare. Dietro di loro si muove una maggioranza confusa e consistente, il vero bottino di future campagne elettorali.</p><p>Certo non aiuta la lontanza dalle urne (si voterà a ottobre o nel 2013, e con quale sistema elettorale?) e il momento di crisi dei vecchi simboli della rappresentanza politica. La confusione è talmente alta sotto al cielo che seppure <strong>Mario Monti</strong> goda a oggi di un consenso non propriamente elevato (solo il 43,79% mantiene sul premier un giudizio positivo), un’ipotetica “Lista Monti” senza una collocazione politica definita, sarebbe il primo partito e leverebbe consenso principalmente alle due aggregazioni maggiori. Una lista guidata da Monti, arriverebbe al 29,6%, lasciando al Pd il 19,6% e al Pdl il 15,2 %. D’altronde, però, il 56,46% degli intervistati non vedrebbe di buon occhio la sua discesa in campo.</p><p><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/felezioni-grafico.jpg?adf349" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">GUARDA IL GRAFICO CON TUTTI I DATI</span></a></span></strong></p><p>Sul segno politico da attribuire all’esecutivo dei tecnici, del resto, gli elettori mostrano pochi dubbi: è un governo di centro per il 28,93 % degli intervistati. È un governo di centro-destra per il 27, 82%. È un governo di destra per il 20,83 %. Solo l’8,38% ritiene che i tecnici siano di sinistra. Il 14,05 % che sia di centro-sinistra. Ai partiti oggi rappresentati in parlamento, per non scomparire davanti a un’offerta politica che l’elettorato può giudicare “nuova”, non resta che attrezzarsi per portare al voto almeno i propri delusi e indecisi (in questo senso oggi è in controtendenza il Pd che pesca voti tra i delusi che non andarono a votarlo nel 2008).</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/basta-pdl-berlusconi-organizza-dopo-berlusconi-saremo-movimento-solo-autofinanziato/206195/" target="_blank">Il segretario del Pdl <strong>Angelino Alfano</strong> annuncia una rivoluzione dopo le elezioni amministrative: il partito di cui fa parte si rifarà il trucco puntando sulla proposta choc di non accettare più il finanziamento pubblico. Inoltre si valuta l’ipotesi, ventilata già negli scorsi mesi, di affiancare una lista civica nazionale al proprio simbolo tradizionale</a>. Alchimie, per l’appunto, che non tengono conto di quello che questa fascia di elettori, delusi e indecisi, mette per iscritto nei sondaggi. Certo, il 33% del campione monitorato dal Cise Luiss, vorrebbe tagliare le spese di funzionamento dello Stato, ma uno su tutti dei provvedimenti portati avanti dall’esecutivo ha il gradimento della maggioranza assoluta degli intervistati, con il 54%: la lotta all’evasione fiscale. Per il partito che ha depenalizzato il falso in bilancio non proprio una buona notizia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Un miliardo e mezzo di euro in 15 anni: così i partiti hanno aggirato il referendum</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/miliardo-mezzo-euro-anni-cosi-partiti-hanno-aggirato-referendum/203926/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/miliardo-mezzo-euro-anni-cosi-partiti-hanno-aggirato-referendum/203926/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 09:24:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni]]></category> <category><![CDATA[Finanziamenti Pubblici ai Partiti]]></category> <category><![CDATA[Referendum]]></category> <category><![CDATA[Rimborsi Elettorali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203926</guid> <description><![CDATA[Il sistema del rimborso elettorale a partiti e comitati si estende in Italia a quattro tipologie di elezioni: politiche, europee, regionali e referendum e si calcola sempre allo stesso modo, vale a dire moltiplicando il numero degli aventi diritto al voto (per il voto nazionale fanno fede gli iscritti alle liste elettorali della Camera) per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il sistema del rimborso elettorale a partiti e comitati si estende in Italia a quattro tipologie di elezioni: politiche, europee, regionali e referendum e si calcola sempre allo stesso modo, vale a dire moltiplicando il numero degli aventi diritto al voto (per il voto nazionale fanno fede gli iscritti alle liste elettorali della Camera) per una data cifra che è andata cambiando negli anni. La parola “rimborso” adoperata nella legge che dà il via libera a questa tipologia di finanziamento pubblico serve quindi solo a mascherare la cancellazione, di fatto, del referendum sull’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti votato dagli italiani nel 1993. Del rimborso, infatti, questo finanziamento non ha nulla. È una cifra fissa, spalmata sui cinque anni in cui durano le assemblee elettive, spesso lontanissima da quanto speso per le campagne elettorali. Vediamo come è nato tutto questo.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>1993-1994 &#8211; Il tradimento del referendum<br /> </strong></span>Il 1993 fu l’ultimo anno in cui i partiti della cosiddetta Prima Repubblica ricevettero i soldi del finanziamento pubblico dei partiti. La cifra complessiva ottenuta fu poco sopra gli <strong>82 miliardi di lire</strong>, vicina a quelli che oggi sarebbero 40 milioni di euro. Nell’aprile 1993 i Radicali propongono l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti e il 90% degli italiani si dice favorevole. Nel dicembre di quell’anno, però, il Parlamento vota la prima legge sul rimborso elettorale. Viene calcolato con una moltiplicazione, quella del numero degli iscritti al censimento per la cifra di 1.600 lire. Risultato: alle politiche del marzo 1994 i partiti ricevono quelli che oggi sarebbero 46 milioni di euro.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>1999-2000 &#8211; La prima grande moltiplicazione<br /> </strong></span>Tra il 1994 e il 1996 si tengono quattro elezioni: politiche, europee, regionali, e poi ancora politiche. In questo biennio i partiti incassano nel loro complesso dallo Stato 144 milioni di euro: 46 milioni per le politiche del marzo &#8217;94, 23 milioni per per le europee di giugno ’94 e ancora 29 milioni per le regionali dell’aprile 1995 e altri 46 milioni per le politiche dell’aprile ’96. Il 4 giugno 1999, con la legge 157, cambia il contributo pro-capite per le elezioni: non più 1.600 lire a testa ma 4.000, 3.400 per le europee. Così dalle europee che arrivano pochi giorni dopo, il 13 giugno ’99, i partiti incassano <strong>86,5 milioni di euro</strong>, quasi il doppio di quanto avevano preso per le politiche di tre anni prima. Alle regionali dell’aprile 2000 ne ricevono altri 85 milioni.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>2001-2002- La torta diventa gigante (a rate)<br /> </strong></span>Con quello stesso metodo di calcolo, ma moltiplicato per ogni annualità e per ogni Camera eletta, dalle elezioni politiche del 13 maggio 2001 i partiti nel loro complesso incassano <strong>476,4 milioni di euro</strong>. È da questo momento in poi che arriva il sistema rateale: questi 476 milioni verranno infatti versati ai partiti annualmente, a fine luglio: 81 milioni nel 2001, e 98 nei quattro anni a venire. Nel luglio 2002, poi, con legge 156 la Camera si adegua all’euro: invece di 4 mila lire a elettore, il moltiplicatore diventa “un euro”, che poi va ancora a moltiplicarsi per il numero delle Camere (2) e per gli anni della legislatura (5). Risultato. I partiti prendono più soldi da subito (si passa da 81 a 98) e alle europee del giugno 2004 ricevono <strong>246 milioni di euro</strong>. Sempre a rate.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>2006-2010 &#8211; L&#8217;anno degli Zombie<br /> </strong></span>Nell’aprile 2005 arrivano le regionali: altri 208 milioni di euro da mettere in cassa. Sempre a rate. Il 2005 è quindi il primo anno in cui i partiti possono contare sul <strong>quadruplo rimborso (a rate)</strong>: Camera, Senato, Regioni e Parlamento europeo. Nel 2005, dunque, i partiti ricevono<strong> 189,7 milioni di euro</strong>: 98 per l’ultima rata delle politiche 2001, 49 per la seconda rata delle europee 2004, 41 per la prima rata delle regionali 2005. Nel 2006, con le politiche, la cifra si arrotonda a 190 milioni. Ma è proprio in quell’anno che una legge fa sballare i conti: afferma che <strong>anche se la legislatura si interrompe, i partiti che la compongono continueranno a prendere la rata</strong>. Il governo Prodi, eletto nel 2006, cade nel 2008. Ma fino al 2010 si è continuato a pagare i partiti del 2006.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Da qui all&#8217;eternità &#8211; I tagli (minimi) delle segreterie<br /> </strong></span>Nel 2008, quindi, lo Stato pompa nelle casse dei partiti (vivi o morti che siano) una cifra mostruosa: <strong>271,5 milioni di euro</strong>: 99 milioni per la terza tranche delle politiche 2006, 100,6 milioni come prima tranche per le politiche 2008, 49,3 milioni come quinta tranche delle europee del 2004, 41,6 milioni come quarta tranche delle regionali del 2005, cui vanno sottratti 20 milioni di euro grazie alla finanziaria del 2008. Fino al 2010 è questa la linea di spesa su cui ci si muove. In questa legislatura c’è poi una leggera controtendenza. Si è fermata la legge che dà i rimborsi ai partiti zombie e, in sede di Finanziaria, si è tagliato il rimborso del 10%. Si stima che la contribuzione annuale ai partiti si aggirerà per questo sui 143 milioni (assai più che nel ‘93).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/miliardo-mezzo-euro-anni-cosi-partiti-hanno-aggirato-referendum/203926/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Aquila, a tre anni dal terremoto cinque milioni per le indennità dei funzionari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/laquila-anni-terremoto-cinque-milioni-indennita-funzionari/203157/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/laquila-anni-terremoto-cinque-milioni-indennita-funzionari/203157/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Apr 2012 12:53:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Abruzzo]]></category> <category><![CDATA[angelo borrelli]]></category> <category><![CDATA[Chiodi]]></category> <category><![CDATA[dolce]]></category> <category><![CDATA[Franco Gabrielli]]></category> <category><![CDATA[Guido Bertolaso]]></category> <category><![CDATA[L’Aquila]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Massimo Cialente]]></category> <category><![CDATA[Protezione Civile]]></category> <category><![CDATA[Ricostruzione]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[spaziante]]></category> <category><![CDATA[Terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203157</guid> <description><![CDATA[A tre anni dal sisma de L&#8217;Aquila, alla Presidenza del Consiglio dei ministri ancora stanno pagando le indennità di dirigenti e funzionari pubblici che hanno lavorato alla realizzazione del progetto C.A.S.E., dei Moduli Abitativi Provvisori (M.A.P.), dei Moduli a Uso Scolastico e Provvisorio (M.U.S.P) e delle altre strutture provvisorie nate a seguito del terremoto del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/terremoto_laquila_interna.jpg?adf349"><img class="alignleft size-full wp-image-203158" title="terremoto_l'aquila_interna" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/terremoto_laquila_interna.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /><noscript><img class="alignleft size-full wp-image-203158" title="terremoto_l'aquila_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/terremoto_laquila_interna.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /></noscript></a>A tre anni dal sisma de L&#8217;Aquila, alla Presidenza del Consiglio dei ministri ancora stanno pagando le indennità di dirigenti e funzionari pubblici che hanno lavorato alla realizzazione del progetto<strong> C.A.S.E.</strong>, dei Moduli Abitativi Provvisori (<strong>M.A.P.</strong>), dei Moduli a Uso Scolastico e Provvisorio (<strong>M.U.S.P</strong>) e delle altre strutture provvisorie nate a seguito del terremoto del 6 aprile 2009. La cifra totale è considerevole: 4,72 milioni di euro solo per pagare i bonus dei dipendenti pubblici (cui andranno aggiunti gli straordinari oltre allo stipendio che ovviamente hanno continuato a percepire regolarmente) e una manciata di consulenti. Nel 2011 il governo ha versato con questa causale poco più di un milione di euro, ma per il 2012 ne dovrà sborsare circa altri tre, fino ad arrivare a 4.742.447,51 euro complessivi. Vale a dire che nella complicata partita del <strong>post-terremoto</strong>, quasi cinque milioni se ne sono andati per indennità che, inizialmente, non erano neanche previste.</p><p>Di solito, infatti, per i funzionari e i dirigenti che lavoravano per la <strong>Protezione civile</strong> (nelle missioni dal Sudan allo Sri Lanka, fino ai borghi colpiti dalle alluvioni) valeva la dicitura, sempre messa in calce all&#8217;ultima riga di ogni ordinanza o decreto che indicava come &#8220;il mandato&#8221; dovesse essere &#8220;espletato nell&#8217;ambito dei doveri d&#8217;ufficio&#8221;. Vale a dire che allo Stato non doveva costare nulla (salvo alcune ore di straordinario). A <strong>L&#8217;Aquila</strong>, per la prima volta, non è stato così. Ordinanze e decreti della Presidenza del Consiglio hanno infatti via via derogato a quella regola, fissando di volta in volta il compenso &#8220;nel limite complessivo dello 0,5 per cento dell&#8217;importo totale dei lavori&#8221; (ordinanza 3771 del 16 maggio 2009) &#8220;nel limite dello 0,3 per cento dell&#8217;importo totale dei lavori&#8221; (ordinanza 3817 del 16 ottobre 2009), &#8220;nel limite dello 0,1 per cento del valore delle opere da ciascuno collaudate&#8221; (ordinanza 3843 del 19 gennaio 2010), e ancora &#8220;nel limite dello 0,5 per cento&#8221; con l&#8217;ordinanza 3877 del 2010.</p><p>Quest&#8217;ultima, che andava a redistribuire le percentuali voce per voce (dal <strong>responsabile unico </strong>di procedimento al personale amministrativo contabile, passando per i componenti delle commissioni e il direttore lavori) chiariva che quei fondi sarebbero stati versati &#8220;in considerazione del livello di responsabilità assunta e dall&#8217;effettivo apporto prestato&#8221;. Inizialmente a beneficiare di questo compenso dovevano essere le 39 persone individuate allo scopo dal <strong>Dipartimento </strong>della Protezione civile. Adesso, però, oltre a quelle, ci sono da pagare altre 192 figure per un totale di 231 persone: oltre al personale della Presidenza si annotato i dipendenti di altre pubbliche amministrazioni, e i <strong>consulenti esterni</strong>.</p><p>La lista è lunga. <strong>Giovanna Andreozzi</strong>, che dalla Corte dei Conti della Campania (all&#8217;epoca presieduta da <strong>Mario Sancetta</strong>) arrivò all&#8217;Aquila con il mandato di direttore generale per vigilare sugli appalti: ha ricevuto 30.185,34 euro nel 2011 e attende le competenze per il 2012. <strong>Mauro Dolce</strong>, alto dirigente della Protezione civile oggi indagato proprio in merito a un appalto del progetto C.A.S.E, ne ha ricevuti 53.662,45 euro, e ne attende altri per il 2012. <strong>Franco Gabrielli</strong>, attuale capo della Protezione civile, ha ricevuto 22.566,23 euro per essere stato vicecommissario vicario per l&#8217;emergenza Abruzzo dal primo maggio 2009 al 31 gennaio 2010 e altri 24.694,42 per la realizzazione dei progetti del post-terremoto (non riceverà però un ulteriore compenso per il 2012). <strong>Giancarlo Piccione,</strong> altro dirigente della Protezione civile molto caro a <strong>Guido Bertolaso</strong>, ne ha avuti 29.345,46, e aspetta di chiudere la partita nel 2012. <strong>Maria Cristina Ferroni</strong>, che della Protezione civile si è occupata di alcuni aspetti amministrativi, ne ha ricevuti 14.909,48 e altri ne attende per il 2012. Due dei maggiori dirigenti della Protezione civile, <strong>Angelo Borrelli</strong> e <strong>Vincenzo Spaziante</strong> ne hanno ricevuti rispettivamente 24.378,41 e 46.580,41 (ma il secondo non riceverà alcunché nel 2012).</p><p>Ora, sia chiaro, questi emolumenti sono stati riconosciuti per dei lavori effettivamente svolti, in una situazione con ogni evidenza difficile. Certo è che nel grande calderone della <strong>ricostruzione </strong>nessuno pensava che solo per pagare le indennità e una cinquantina di consulenze di personale esterno alla Pubblica amministrazione, si spendesse una cifra che è poco meno della metà di quanto raccolto da una iniziativa meritoria come &#8220;un sms per L&#8217;Aquila&#8221;.</p><p><strong><em>Da Il Fatto Quotidiano del 7 aprile 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/laquila-anni-terremoto-cinque-milioni-indennita-funzionari/203157/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quando Prodi elemosinava i fondi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/quando-prodi-elemosinava-fondi/196527/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/quando-prodi-elemosinava-fondi/196527/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Mar 2012 14:24:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[DS]]></category> <category><![CDATA[Fondi Margherita]]></category> <category><![CDATA[Luigi Lusi]]></category> <category><![CDATA[Margherita]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category> <category><![CDATA[Ugo Sposetti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196527</guid> <description><![CDATA[Una questione di soldi. Quando i responsabili della Fabbrica del Programma di Romano Prodi Giulio Santagata e Angelo Rovati denunciarono pubblicamente al Corriere della Sera la taccagneria dei tesorieri di Ds e Dl, Ugo Sposetti e Luigi Lusi, era il novembre del 2005. All’epoca i partiti dell’Ulivo avevano ricevuto, solo per i rimborsi elettorali di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una  questione di soldi. Quando i responsabili della Fabbrica del Programma  di Romano Prodi Giulio Santagata e Angelo Rovati denunciarono  pubblicamente al Corriere della Sera la taccagneria dei tesorieri di Ds e  Dl, Ugo Sposetti e Luigi Lusi, era il <strong>novembre del 2005</strong>. All’epoca i  partiti dell’Ulivo avevano ricevuto, solo per i rimborsi elettorali di  europee e regionali la cifra record di 132 milioni di euro: di questi  soldi, a Prodi e all’Ulivo erano stati versati <strong>pochi spiccioli</strong>. Vale a  dire un paio di milioni (1.450.000 euro a Prodi e 600mila alla  fondazione “Governareper”). Servirono per pagare il <strong>tir giallo</strong> con cui  il Professore girava per l’Italia, l’ufficio di Santi Apostoli, i 19  comizi fatti durante le regionali, la gestione della Fabbrica, gli  stipendi dello staff. Tra questi investimenti, seguendo il principio  della proporzionalità, i soldi versati dalla Margherita, si  assottigliano ulteriormente.</p><p>Quattro anni dopo, quando i Dl già erano un  partito congelato, vale a dire un’organizzazione politica che non si  presentava alle elezioni, nel bilancio 2009 denunciò un introito dal  finanziamento pubblico dei partiti di poco più di 16 milioni, e un  investimento per i candidati Pd impegnati nella campagna elettorale per  le europee di 6,9 milioni, vale a dire oltre tre volte quello che  l’intero Ulivo versò a Prodi per concorrere alle elezioni politiche.  L’anno seguente, il 2010, Arturo Parisi accusò di<strong> “opacità”</strong> alcune voci  del bilancio dei Dl: tra queste quella relativa a 4 milioni di euro che  il tesoriere Lusi affermò essere servite come contributo alle primarie  di Dario Franceschini (l’ex segretario Pd smentirà questa  ricostruzione).</p><p>Come che sia è certo singolare che un partito investa  più soldi per concorrere      in competizioni minori, piuttosto  che per provare a <strong>puntare al governo</strong> del Paese. Dl e Ds, del resto, non  furono generosi nemmeno con il Pd, il partito nel quale buona parte del  suo personale politico ha continuato a lavorare. Il tesoriere Ds Ugo  Sposetti rinfacciò a Veltroni l’investimento di 4 milioni di euro che Ds  (per 2,5 milioni) e Dl (per 1,5) fecero per il “cantiere Pd”. Sono <strong> cifre ancora basse</strong> rispetto a quelle che la Margherita dichiara di aver  speso per le proprie campagne elettorali negli anni 2009 e 2010.</p><p>I  partiti, all’epoca, sembravano assai più attenti a come spendere i  propri soldi. Certo, facessero <strong>maggiore chiarezza</strong> sui propri bilanci,  gioverebbe a tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/quando-prodi-elemosinava-fondi/196527/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caso Lusi, dai Dl &#8220;uno stipendio a Bianco&#8221; 600mila euro per la sua attività politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caso-lusi-stipendio-bianco-600mila-euro-attivita-politica/195455/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caso-lusi-stipendio-bianco-600mila-euro-attivita-politica/195455/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 12:57:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Enzo Bianco]]></category> <category><![CDATA[Francesco Rutelli]]></category> <category><![CDATA[Luigi Lusi]]></category> <category><![CDATA[Margherita]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195455</guid> <description><![CDATA[Documenti di spesa, rimborsi, costi per società di comunicazione, francobolli e fotocopie. In quelli che sembrano gli ultimi giorni della Margherita, si sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi. I panni sporchi si lavano in piazza, con un duplice effetto. Da una parte si mettono sotto una luce sinistra coloro che hanno preso soldi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Documenti di spesa, rimborsi, costi per società di comunicazione, francobolli e fotocopie. In quelli che sembrano gli ultimi giorni della Margherita, si sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi. I panni sporchi si lavano in piazza, con un duplice effetto. Da una parte si mettono sotto una luce sinistra coloro che hanno preso soldi dal partito negli ultimi tre-quattro anni (quando cioè la Margherita ha finito di compiere il suo percorso elettorale trasformandosi in un&#8217;associazione politica assistita peraltro dal finanziamento pubblico dei partiti fino al 2011). Dall&#8217;altra, però, quei panni lavati in pubblico, fanno una maggiore luce su come i Dl spendessero i propri soldi. Elemento, che se può dispiacere a chi quei finanziamenti li ha ricevuti, fornisce un quadro d’assieme più completo della vicenda.</p><p>Ieri, il quotidiano <em>Libero</em>, che nei giorni precedenti si era concentrato su un passaggio di denaro dai conti dei Dl alla campagna elettorale di <strong>Matteo Renzi</strong> (che ha negato la circostanza annunciando querela), ha raccontato di un altro passaggio di denaro: questa volta dalla tesoreria dei Dl ad una società, la M&amp;S Congress, ritenuta vicina al Presidente dell’Assemblea federale della Margherita <strong>Enzo Bianco</strong>. Dopo la pubblicazione dell’articolo, gli avvocati del partito di <strong>Francesco Rutelli</strong> (l&#8217;organizzazione politica è parte offesa nel procedimento giudiziario contro l’ex tesoriere <strong>Luigi Lusi</strong>, accusato di aver distratto milioni dalla cassa comune) hanno annunciato querela contro <em>Libero</em>, colpevole “di alcuni articoli in cui si attribuisce, contro il vero, l’opera di diffusione di presunto materiale istruttorio agli inquirenti del caso-Lusi. Vi sono prove, infatti &#8211; scrivono i legali <strong>Titta Madia</strong> e <strong>Alessandro Diddi</strong> &#8211; che le ricostruzioni e informazioni false, inesatte e contraddittorie pubblicate dal quotidiano non provengono dagli inquirenti”. Sono al contrario “strumento di un tentativo di inquinamento dell’indagine in corso, un occulto e vano tentativo di intimidazione verso la parte offesa nel procedimento pena-le”, vale a dire i Dl. Quei dati, quindi, non provengono dall’indagine in corso a Roma. Nondimeno esistono.</p><p><em>Libero</em>, ieri, ha pubblicato dunque una serie di versamenti che la Margherita ha fatto alla società <strong>M&amp;S Congress</strong>, ascritti a Enzo Bianco in quanto la società catanese con sede nella medesima via della segreteria di Bianco, è posseduta a metà tra Mario e <strong>Patrizia Minnelli</strong>. Quest&#8217;ultima, per anni segretaria dello stesso Bianco, è anche tra i fondatori dell’associazione Liberal che fa capo al senatore. Dai conti della Margherita a quelli della M&amp;S Congress transita il grosso della cifra che il partito versa per l&#8217;attività politica del presidente dell’assemblea Dl: 47.286 euro nel 2009, 151.005 nel 2010 126.359,24 nel 2011. Sia l’amministratore unico della società <strong>Mario Minnelli</strong> (a <em>Libero</em>), che lo staff di <strong>Enzo Bianco</strong> (al <em>Fatto Quotidiano</em>), non negano l’esistenza di questo rapporto.</p><p>La distinta dei pagamenti, però, contiene altre voci, che, fuori dalla polemica giudiziaria, hanno una loro importanza. Secondo questo rendiconto la Margherita negli ultimi tre anni ha versato all’attività politica di Bianco una cifra vicina ai 600mila euro. Vale a dire: 186.639 euro nel 2009, 212.559,66 nel 2010 e 226.780,92 nel 2011. Nel 2009 i Dl pagano infatti al presidente dell&#8217;assemblea federale le spese telefoniche (sue e della sua segreteria), per la cifra annua di 7.478 euro, 47.969 euro per i suoi collaboratori a progetto, 7.501 di contributo Inpgi, 9.875 per lo stipendio di un altro dipendente, 10.680 euro per la pubblicità su Europa, 1.200 per un&#8217;iniziativa editoriale con <em>l’Unità </em>e il <em>Riformista</em>, 2.933 per l’acquisto dei giornali, e altri 41 mila euro per rimborsi spese per comunicazione e propaganda (oltre a quelli della M&amp;S, si deduce).</p><p><strong>Nel 2010 e nel 2011, poi, tra le altre voci, compare un “rimborso spese” senza voci specifiche</strong>. E sono cifre importanti: 48.972,05 euro nel 2010 e 66.238 euro nel 2011. Cosa sono quei soldi? Il sospetto &#8211; che arriva dalle trincee di questa guerra &#8211; è che siano uno stipendio mascherato che il partito forniva al proprio presidente (cifra peraltro non denunciata poichè Bianco dichiara per il 2010 la sola indennità di Palazzo Madama). Il senatore, invece, che ammette senza difficoltà quei versamenti, spiega che sono gli stipendi di tre collaboratori che erano in precedenza assunti dalla Margherita. Certo i Dl potrebbero far cadere i sospetti di questa guerra (e il “tentativo di intimidazione”) se decidessero di rendere pubblico quello che, si sospetta, verrà riversato a rate su giornali e tribunali con ben diversa eco.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caso-lusi-stipendio-bianco-600mila-euro-attivita-politica/195455/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Metro C di Roma, muore un operaio I sindacati: &#8220;Avevamo denunciato prima&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/metro-roma-muore-operaio-sindacati-avevamo-denunciato-prima/195182/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/metro-roma-muore-operaio-sindacati-avevamo-denunciato-prima/195182/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Mar 2012 19:25:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Cantieri]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Metro C]]></category> <category><![CDATA[Metropolitana]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195182</guid> <description><![CDATA[L&#8217;aveva usata una sola volta l&#8217;espressione “morti”, Roberto Cellini, segretario romano della Fillea Cgil, quando aveva denunciato al Fatto Quotidiano le condizioni di lavoro degli operai nei cantieri della Metro C di Roma. Aveva detto che era stato solo frutto del caso, se, fino ad allora, “non c&#8217;erano stati morti”. Adesso il morto c&#8217;è. Si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;aveva usata una sola volta l&#8217;espressione “morti”, Roberto Cellini, segretario romano della <strong>Fillea Cgil</strong>, quando <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/abusivi-sulla-metro/193190/" target="_self"><span style="text-decoration: underline;"><strong>aveva denunciato al Fatto Quotidiano le condizioni di lavoro degli operai nei cantieri </strong></span></a>della <strong>Metro C di Roma</strong>. Aveva detto che era stato solo frutto del caso, se, fino ad allora, “non c&#8217;erano stati morti”. Adesso il morto c&#8217;è. Si chiama <strong>Luigi Termano</strong>, classe 1985, figlio di quella generazione di Arzano, paesone in provincia di Napoli, reso celebre dalla scuola “sgarrupata” di “Io speriamo che me la cavo”.    E&#8217; morto cadendo in un pozzo da un&#8217;altezza di trenta metri, Luigi, mentre era intento a tagliare una trave di ferro nel cantiere di Torre Maura. Il suo contratto era partito una decina di giorni prima, il 22 di febbraio (era questa una delle denunce dei sindacati: i contratti brevi).</p><p>Oggi, per decisione unanime, di Comune di Roma, Metro C (il consorzio delle ditte che si sono aggiudicate l&#8217;appalto), <strong>Roma Metropolitane </strong>e sindacati, c&#8217;è stato il<strong> blocco dei lavori </strong>negli scavi della metro, anche se qualcuno giura d&#8217;aver visto muoversi alcune delle gru che portano nel sottosuolo il materiale da lavoro – segno di una attività in galleria che non pare essersi fermata ovunque.   Il cantiere di Torre Maura è stato posto sotto sequestro dalla magistratura per i rilievi del caso.   Per domani era fissata la manifestazione dei sindacati degli edili. Una manifestazione indetta per dare visibilità alla crisi di un settore che, negli ultimi cinque anni, ha visto scomparire <strong>300 mila posti di lavoro</strong>, e che sarà aperta, in segno di rispetto per il lutto, proprio dai colleghi di lavoro di Termano.   “E&#8217; questa fame di lavoro che porta ad accettare paghe e tutele da fame”, spiega Cellini. E il più grande cantiere pubblico d&#8217;Italia, quello della Metro C, non sembra esserne esente.</p><p><strong><span style="color: #ff0000;"><em>IL  VIDEODENUNCIA DELLA FILLEA CGIL SULLA METRO C</em></span></strong><br /><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/DxqKLJj7ZQI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Quando il <strong>Fatto Quotidiano</strong> riprese la denuncia della Fillea, la società Metro C scrisse al sindacato, e per conoscenza a noi, che quella denuncia era falsa, che i controlli c&#8217;erano e che erano anche molteplici. Che si badava alla sicurezza e si controllavano i contratti di chi entrava in cantiere. Si chiedeva anche una rettifica a quell&#8217;articolo dal “titolo altisonante” (una rettifica del sindacato, non del quotidiano), perché quella denuncia metteva in cattiva luce Metro C. La risposta del sindacato arrivò il giorno dopo: confermava punto per punto la denuncia e segnalava come “le finalità della organizzazione sindacale non è mai stata e non è la denigrazione di soggetti terzi, bensì ed esclusivamente la tutela del mondo del lavoro”. Nella sua prima lettera Metro C, mentre minacciava azioni a tutela nelle sedi competenti, propose un incontro ai sindacati. Questo incontro si farà: il 5 marzo alle ore 15. Speriamo che serva.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/metro-roma-muore-operaio-sindacati-avevamo-denunciato-prima/195182/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma, Acea paga affitti ai manager coi soldi pubblici. &#8220;No comment, è privacy&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/acea-trova-casa/194460/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/acea-trova-casa/194460/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Acea]]></category> <category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category> <category><![CDATA[Soldi Pubblici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/acea-trova-casa/194460/</guid> <description><![CDATA[L’ultimo manager è arrivato in azienda nel settempre scorso. Si chiama Paolo Zangrillo ed è il fratello minore di Alberto, medico personale di Silvio Berlusconi. Lavorava alla Iveco di Brescia alla direzione del personale, e in fase di contrattazione con l’Acea, l’azienda partecipata al 51 % dal Comune di Roma che gli offerto lo stesso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_194690" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Alemanno.jpg?adf349"><img class="size-full wp-image-194690" title="Alemanno" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Alemanno.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /><noscript><img class="size-full wp-image-194690" title="Alemanno" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Alemanno.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /></noscript></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco Gianni Alemanno</p></div><p>L’ultimo manager è arrivato in azienda nel settempre scorso. Si chiama <strong>Paolo Zangrillo</strong> ed è il fratello minore di Alberto, medico personale di <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Lavorava alla Iveco di Brescia alla direzione del personale, e in fase di contrattazione con l’Acea, l’azienda partecipata al 51 % dal Comune di Roma che gli offerto lo stesso ufficio, ha ottenuto anche un sostanzioso benefit. Il benefit che ha fatto storcere il naso ai piccoli azionisti e ha fatto gridare allo scandalo <strong>Massimiliano Valeriani</strong>, combattivo consigliere Pd in Campidoglio, è l’affitto, fin quando ricopra un ruolo in Acea, di una casa di quasi 200 metri quadri in pieno centro, a pochi passi dal Quirinale.</p><p>Il destino sembra essere generoso con i direttori del personale Acea. Da quando è cambiata la giunta, infatti, l’azienda ne ha in carico altri due. Il primo si chiama <strong>Gianfranco Gennaro</strong>. Il secondo, subentrato al primo nel luglio 2009, è <strong>Stefano Tempesta</strong>, oggi responsabile della Corporate Strategy, all’epoca anche in corsa per diventare direttore generale.</p><p>Gennaro proveniva dalla Tirreno Power, uno dei principali produttori elettrici italiani, quando, nel maggio del 2006 fu assunto in Acea. Anche lui ottenne che l’azienda gli pagasse l’affitto di una casa nel centro di Roma, oltre a un contratto che, senza bonus, arrivava a quasi 300 mila euro l’anno, più che sufficiente per trovarsi un affitto ai costi di mercato.</p><p>Erano temopi migliori, quelli. Le azioni Acea viaggiavano attorno ai 15 euro contro i 5, 3 di oggi. Da via Ostiense non era passata l’ondata della parentopoli di Alemanno, e nei bilanci alla voce “personale” il saldo era di 230 milioni (2007), non di 295 (2009). Adesso, dicono i bene informati, Gennaro potrebbe andar via da Acea, lasciando anche l’appartamento.</p><p>Ricorda <strong>Marco Causi</strong>, già assessore al Bilancio nella Roma di Veltroni, oggi deputato del Pd, che quello di Gennaro era un caso unico: “La stragrande maggioranza dei manager della multiutility del Campidoglio proveniva da Roma, quindi non aveva senso fornirgli una casa. Anzi, spesso si erano fatti le ossa proprio all’interno dell’azienda. Oggi, invece, provengono soprattutto dal nord Italia”. Dal nord Italia proviene ad esempio l’ingegner <strong>Paolo Gallo</strong>, torinese di nascita, una vita tra Fiat, Edison e Edipower. Anche per lui, oggi direttore generale, Acea avrebbe provveduto all’alloggio. Prima pagandogli un albergo in centro, poi fornendogli una casa. Un appartamento, in zona Eur, sarebbe anche tra i benefit di cui dispone <strong>Sergio Agosta</strong> (notizia successivamente smentita dal diretto interessato, ndr), il responsabile dell’Area Energia, finito nell’occhio del ciclone nel novembre scorso per via delle bollette pazze recapitate ai cittadini romani da un sistema informatico malfunzionante.</p><p>Nulla di scandaloso in questa offerta di benefit, ma forse una maggiore trasparenza non guasterebbe, soprattutto perchè parliamo di soldi pubblici e di una responsabilità che è anche in capo al Comune di Roma, primo azionista. Avendo richiesto conferme ad Acea riceviamo invece la seguente risposta: “Non commentiamo notizie che possano riguardare la privacy dei dirigenti. Semmai domani l’azienda potrà provvedere a smentire e a querelare”. Spiegare no.</p><p>In Acea è poi dall’ottobre scorso vacante il posto di direttore dell’ufficio comunicazione e relazioni esterne, che non è l’ufficio stampa ma una macchina che gestisce un budget da una decina di milioni di euro in pubblicità e sponsorizzazioni. L’ultima notizia dà in pole position <strong>Daniela Carosio</strong> attualmente Direttore centrale della comunicazione esterna delle Ferrovie e moglie di Luigi Via-nello, già portavoce di <strong>Cesare Geronzi</strong> (banchiere assai caro alla Roma di Alemanno) all’epoca delle Generali. Per quel posto, del resto, non è ancora tramontata l’ipotesi di <strong>Simone Turbolente</strong>, già portavoce proprio del sindaco della Capitale, giudicato però “inadeguato” dai vertici industriali della società, <strong>Caltagirone</strong> in testa (l’imprenditore romano è il primo azionista privato della società). Tra i due, però, potrebbe inserirsi anche <strong>Salvo Buzzanca</strong>, il più vicino al presidente di Acea <strong>Giancarlo Cremonesi</strong>, che l’ha portato lì dall’Acer. Se non altro vivono già tutti e tre a Roma.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/acea-trova-casa/194460/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>I pensionati, veri padroni di Palazzo Chigi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/i-pensionati-padroni-di-palazzo-chigi/192914/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/i-pensionati-padroni-di-palazzo-chigi/192914/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:41:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Francesco Barbato]]></category> <category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category> <category><![CDATA[Pensionati]]></category> <category><![CDATA[vecchi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/pensionati-consulenti-i-padroni-del-palazzo/192914/</guid> <description><![CDATA[A capo dell’ufficio del cerimoniale c’è un pensionato. A quello dei voli di Stato pure. C’è un pensionato anche a capo del Dipartimento risorse strumentali. E un altro, ancora, a comandare la struttura di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organismo tecnico ancora in piedi nonostante sia passata la festa. Palazzo Chigi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A capo dell’ufficio del cerimoniale c’è un pensionato. A quello dei voli di Stato pure. C’è un pensionato anche a capo del Dipartimento risorse strumentali. E un altro, ancora, a comandare la struttura di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organismo tecnico ancora in piedi nonostante sia passata la festa. Palazzo Chigi è <strong>un paese per vecchi</strong>.</p><p>“C’è una burocrazia potentissima e costosa che resiste anche ai cambi di governo”, denuncia il deputato Idv Francesco Barbato che ieri era davanti al palazzo di governo a manifestare proprio per mettere in luce le incongruenze di chi “ha chiesto sacrifici a tutti, anche ai pensionati italiani”, e poi ha lasciato intatto il potere dei funzionari di palazzo.</p><p><strong>Eugenio Ficorilli</strong>, classe ‘ 46, entra in Presidenza nel 1982, l’anno in cui l’Italia vince i Mondiali di Spagna e arriva all’Ufficio del Cerimoniale nel 1994. Ne diventa capo nel 2002. “Oggi, da pensionato – tuona Barbato – dirige lo stesso identico ufficio che ha diretto negli ultimi dieci anni, con la beffa che lo Stato gli paga anche la pensione! Ma che non ce n’era uno più giovane?”.</p><p>Di<strong> Antonio Ragusa</strong>, classe 1941, per ultimo parlano le carte dell’inchiesta P 4 in cui a verbale non esclude di aver raccomandato all’Eni un figlio e un nipote per il tramite del suo amico Luigi Bisignani. A Capo di un Dipartimento importante come quello per le Risorse strumentali, l’ex colonnello dei Carabinieri, un passato anche nel Sismi (il servizio segreto militare) a Palazzo Chigi controlla la ricca macchina degli appalti. Quella da cui passò anche il contratto della Italgo Spa, la società di un altro amico di Bisignani, Anselmo Galbusera. Ragusa, oltre alla pensione, riceve da Palazzo Chigi, in quanto capo dipartimento, uno stipendio lordo vicino ai 210 mila euro, così diviso: 91. 697, 09 euro di retribuzione fissa, altri 95 mila in funzione dell’incarico, più 31. 658, 82 di bonus legato al risultato. “Ma a questo – aggiunge Barbato – si devono aggiungere anche gli altri benefit: la liquidazione già percepita, la pensione e l’auto blu che lo va a prendere, lo porta in ufficio e poi lo riporta a casa”.</p><p><strong>Alessandro Di Loreto</strong>, classe ‘ 46, è un ingegnere edile esperto di pianificazione urbana. Ora, da pensionato, è capo dell’ufficio Voli di Stato, di governo e umanitari. Tra i decani della giunta di Presidenza c’è poi <strong>Giancarlo Bravi</strong>, classe ‘ 42. Nel 1968 era Capo della sezione programmazione e bilancio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito. Approda a Palazzo Chigi nel ‘ 92. Oggi, a quasi settant’anni, dirige l’unità tecnica di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. “Bravi colleziona incarichi in Presidenza da quando è andato in pensione – spiega Barbato – Adesso guida una struttura di missione per delle celebrazioni che dovrebbero essere finite da tempo”.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/-Y0LGyzqDfI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il problema, annota Barbato, è che “a fronte di questi costosi e inamovibili funzionari, <strong>Palazzo Chigi </strong>continua ad avere una truppa di dirigenti di prima e seconda fascia sterminata”. Il catalogo è questo: i dirigenti di prima fascia, pagati con stipendi lordi annui intorno ai 200 mila euro, sono 80. Quelli di seconda fascia (stipendio lordo annuo prossimo ai 90 mila euro) sono addirittura 214. “Basterebbe organizzare meglio queste forze e si scoprirebbe che valgono più o meno quanto il taglio dei parlamentari: un deputato prende 140 mila euro lordi, meno di un dirigente di prima fascia, e un terzo di un pensionato d’oro che lavora in Presidenza”.</p><p>C’è infine un’ultima questione che oggi Barbato “urlerà” davanti a Palazzo Chigi ed è quello dei funzionari “estranei alle Presidenza”. In alcuni casi gli “estranei” pesano due volte sulle casse di Palazzo Chigi che oltre a dovergli corrispondere uno stipendio deve anche rimborsare all’amministrazione di provenienza i rispettivi emolumenti. I funzionari “estranei alla Presidenza” si stratificano con i cambi di governo, finendo per ricoprire ruoli per cui non hanno formazione. In Presidenza, sottolinea maliziosamente Barbato, c’è ancora come dirigente di prima fascia “estraneo”, “quel tal <strong>Mauro Della Giovanpaola</strong>, finito nelle indagini sulla cricca”. Materia su cui riflettere. Monti, d’altronde, ha rinnovato i contratti dei dirigenti di prima fascia solo fino a marzo. Tocca adesso al Sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà e al Segretario Generale Manlio Strano studiare come e dove tagliare.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 22 febbraio 2012, aggiornato da redazione web oggi alle 13,05<br /> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/i-pensionati-padroni-di-palazzo-chigi/192914/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1914/2139 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2013-05-18 16:32:50 -->