<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Eduardo Di Blasi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ediblasi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Mario Monti è il primo partito italiano. Una sua lista prenderebbe il 30 per cento dei voti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[D'Alimonte]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[Lista Monti]]></category> <category><![CDATA[luiss]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[sondaggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/</guid> <description><![CDATA[Contenitori di nuova foggia, grandi alleanze, partiti della nazione, movimenti di popolo, antipolitica in cerca di una via democratica di consenso. Nelle ultime settimane si moltiplicano annunci e riunioni per scomporre, ricomporre e rifondare vecchi e nuovi scatoloni, in vista di elezioni politiche neanche fissate. Il punto, ci informa un sondaggio della Cise Luiss del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/casini_alfano_bersani_monti_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-197617 alignleft" title="casini_alfano_bersani_monti_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/casini_alfano_bersani_monti_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a></p><p>Contenitori di nuova foggia, grandi alleanze, partiti della nazione, movimenti di popolo, antipolitica in cerca di una via democratica di consenso. Nelle ultime settimane si moltiplicano annunci e riunioni per scomporre, ricomporre e rifondare vecchi e nuovi scatoloni, in vista di elezioni politiche neanche fissate. Il punto, ci informa un sondaggio della Cise Luiss del professor <strong>Roberto D’Alimonte</strong> (riportato ieri dal <em>Sole 24 Ore</em>), è che nella transizione tra la fine del governo Berlusconi e la messa in opera dei tecnici, sono finiti a spasso la bellezza di 16 milioni di voti. Sedici milioni di elettori sono “in cerca di partito”. E non è che proprio lo stiano cercando: aspettano che l’offerta politica si adegui al passaggio brusco d’orizzonte che si è verificato con la crisi di governo e quella economica che l’ha accompagnata.</p><p>Cifre come queste non si vedevano dalla fine della Prima Repubblica, dal dopo Tangentopoli, da quando quei voti in uscita dai grandi serbatoi dei partiti di governo (fondamentalmente Dc e Psi), finirono per premiare l’offerta nuova di Lega Nord e Forza Italia, a scapito di chi restò in piedi (il Pds). Se si votasse oggi, afferma il sondaggio, <strong>il 35% degli elettori non andrebbe proprio alle urne</strong>, e un altro 7,1% sarebbe indeciso se farlo o meno. Quelli che già sanno chi votare sono appena il 38,1% (erano il 58,3% appena un anno fa), contro un 19,8 % di “indecisi” &#8211; ma solo sul partito sul quale barrare la preferenza.</p><p>In sostanza il 60% degli aventi diritto, vale a dire sei elettori su dieci, non sa chi votare. L’emorragia di consensi riguarda principalmente i partiti del centrodestra. Nelle intenzioni di voto il <strong>Pdl</strong> ha preso lo scivolo: 29,7% nell’aprile 2011, 23,3% a novembre, 22,5% oggi. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/lega-guardia-finanza-bellerio/201964/" target="_blank">Anche la <strong>Lega</strong>, che mettendosi all’opposizione del governo Monti era passata dal 9,8% di aprile 2011 al 12,2% di novembre, è precipitata con gli eventi giudiziari degli ultimi giorni al 7,4%</a>. Sono questi i voti che maggiormente viaggiano verso il bacino dell’astensionismo.</p><p>Di contro, con un<strong> Pd</strong> stabile al 30,2%, crescono l’<strong>Idv</strong> (al 9,5% contro il 7,1% di novembre 2011 e il 6,9% dell’aprile precedente), l’<strong>Udc</strong> (8,5%), <strong>Sel</strong> (7,8%) e il <strong>Movimento Cinque Stelle</strong>, che dall’ 1,3% di aprile 2011 era passato a novembre al 4,6% e ora viaggia sul 5,5%. Stiamo però parlando sempre dei dati espressi in quel 38,1% che ha detto di aver scelto cosa votare. Dietro di loro si muove una maggioranza confusa e consistente, il vero bottino di future campagne elettorali.</p><p>Certo non aiuta la lontanza dalle urne (si voterà a ottobre o nel 2013, e con quale sistema elettorale?) e il momento di crisi dei vecchi simboli della rappresentanza politica. La confusione è talmente alta sotto al cielo che seppure <strong>Mario Monti</strong> goda a oggi di un consenso non propriamente elevato (solo il 43,79% mantiene sul premier un giudizio positivo), un’ipotetica “Lista Monti” senza una collocazione politica definita, sarebbe il primo partito e leverebbe consenso principalmente alle due aggregazioni maggiori. Una lista guidata da Monti, arriverebbe al 29,6%, lasciando al Pd il 19,6% e al Pdl il 15,2 %. D’altronde, però, il 56,46% degli intervistati non vedrebbe di buon occhio la sua discesa in campo.</p><p><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/felezioni-grafico.jpg?47e3a5" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">GUARDA IL GRAFICO CON TUTTI I DATI</span></a></span></strong></p><p>Sul segno politico da attribuire all’esecutivo dei tecnici, del resto, gli elettori mostrano pochi dubbi: è un governo di centro per il 28,93 % degli intervistati. È un governo di centro-destra per il 27, 82%. È un governo di destra per il 20,83 %. Solo l’8,38% ritiene che i tecnici siano di sinistra. Il 14,05 % che sia di centro-sinistra. Ai partiti oggi rappresentati in parlamento, per non scomparire davanti a un’offerta politica che l’elettorato può giudicare “nuova”, non resta che attrezzarsi per portare al voto almeno i propri delusi e indecisi (in questo senso oggi è in controtendenza il Pd che pesca voti tra i delusi che non andarono a votarlo nel 2008).</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/basta-pdl-berlusconi-organizza-dopo-berlusconi-saremo-movimento-solo-autofinanziato/206195/" target="_blank">Il segretario del Pdl <strong>Angelino Alfano</strong> annuncia una rivoluzione dopo le elezioni amministrative: il partito di cui fa parte si rifarà il trucco puntando sulla proposta choc di non accettare più il finanziamento pubblico. Inoltre si valuta l’ipotesi, ventilata già negli scorsi mesi, di affiancare una lista civica nazionale al proprio simbolo tradizionale</a>. Alchimie, per l’appunto, che non tengono conto di quello che questa fascia di elettori, delusi e indecisi, mette per iscritto nei sondaggi. Certo, il 33% del campione monitorato dal Cise Luiss, vorrebbe tagliare le spese di funzionamento dello Stato, ma uno su tutti dei provvedimenti portati avanti dall’esecutivo ha il gradimento della maggioranza assoluta degli intervistati, con il 54%: la lotta all’evasione fiscale. Per il partito che ha depenalizzato il falso in bilancio non proprio una buona notizia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/delusi-e-indecisi-6-italiani-su-10-non-sanno-chi-votare/206283/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Un miliardo e mezzo di euro in 15 anni: così i partiti hanno aggirato il referendum</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/miliardo-mezzo-euro-anni-cosi-partiti-hanno-aggirato-referendum/203926/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/miliardo-mezzo-euro-anni-cosi-partiti-hanno-aggirato-referendum/203926/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 09:24:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[finanziamento pubblico ai partiti]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203926</guid> <description><![CDATA[Il sistema del rimborso elettorale a partiti e comitati si estende in Italia a quattro tipologie di elezioni: politiche, europee, regionali e referendum e si calcola sempre allo stesso modo, vale a dire moltiplicando il numero degli aventi diritto al voto (per il voto nazionale fanno fede gli iscritti alle liste elettorali della Camera) per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il sistema del rimborso elettorale a partiti e comitati si estende in Italia a quattro tipologie di elezioni: politiche, europee, regionali e referendum e si calcola sempre allo stesso modo, vale a dire moltiplicando il numero degli aventi diritto al voto (per il voto nazionale fanno fede gli iscritti alle liste elettorali della Camera) per una data cifra che è andata cambiando negli anni. La parola “rimborso” adoperata nella legge che dà il via libera a questa tipologia di finanziamento pubblico serve quindi solo a mascherare la cancellazione, di fatto, del referendum sull’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti votato dagli italiani nel 1993. Del rimborso, infatti, questo finanziamento non ha nulla. È una cifra fissa, spalmata sui cinque anni in cui durano le assemblee elettive, spesso lontanissima da quanto speso per le campagne elettorali. Vediamo come è nato tutto questo.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>1993-1994 &#8211; Il tradimento del referendum<br /> </strong></span>Il 1993 fu l’ultimo anno in cui i partiti della cosiddetta Prima Repubblica ricevettero i soldi del finanziamento pubblico dei partiti. La cifra complessiva ottenuta fu poco sopra gli <strong>82 miliardi di lire</strong>, vicina a quelli che oggi sarebbero 40 milioni di euro. Nell’aprile 1993 i Radicali propongono l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti e il 90% degli italiani si dice favorevole. Nel dicembre di quell’anno, però, il Parlamento vota la prima legge sul rimborso elettorale. Viene calcolato con una moltiplicazione, quella del numero degli iscritti al censimento per la cifra di 1.600 lire. Risultato: alle politiche del marzo 1994 i partiti ricevono quelli che oggi sarebbero 46 milioni di euro.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>1999-2000 &#8211; La prima grande moltiplicazione<br /> </strong></span>Tra il 1994 e il 1996 si tengono quattro elezioni: politiche, europee, regionali, e poi ancora politiche. In questo biennio i partiti incassano nel loro complesso dallo Stato 144 milioni di euro: 46 milioni per le politiche del marzo &#8217;94, 23 milioni per per le europee di giugno ’94 e ancora 29 milioni per le regionali dell’aprile 1995 e altri 46 milioni per le politiche dell’aprile ’96. Il 4 giugno 1999, con la legge 157, cambia il contributo pro-capite per le elezioni: non più 1.600 lire a testa ma 4.000, 3.400 per le europee. Così dalle europee che arrivano pochi giorni dopo, il 13 giugno ’99, i partiti incassano <strong>86,5 milioni di euro</strong>, quasi il doppio di quanto avevano preso per le politiche di tre anni prima. Alle regionali dell’aprile 2000 ne ricevono altri 85 milioni.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>2001-2002- La torta diventa gigante (a rate)<br /> </strong></span>Con quello stesso metodo di calcolo, ma moltiplicato per ogni annualità e per ogni Camera eletta, dalle elezioni politiche del 13 maggio 2001 i partiti nel loro complesso incassano <strong>476,4 milioni di euro</strong>. È da questo momento in poi che arriva il sistema rateale: questi 476 milioni verranno infatti versati ai partiti annualmente, a fine luglio: 81 milioni nel 2001, e 98 nei quattro anni a venire. Nel luglio 2002, poi, con legge 156 la Camera si adegua all’euro: invece di 4 mila lire a elettore, il moltiplicatore diventa “un euro”, che poi va ancora a moltiplicarsi per il numero delle Camere (2) e per gli anni della legislatura (5). Risultato. I partiti prendono più soldi da subito (si passa da 81 a 98) e alle europee del giugno 2004 ricevono <strong>246 milioni di euro</strong>. Sempre a rate.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>2006-2010 &#8211; L&#8217;anno degli Zombie<br /> </strong></span>Nell’aprile 2005 arrivano le regionali: altri 208 milioni di euro da mettere in cassa. Sempre a rate. Il 2005 è quindi il primo anno in cui i partiti possono contare sul <strong>quadruplo rimborso (a rate)</strong>: Camera, Senato, Regioni e Parlamento europeo. Nel 2005, dunque, i partiti ricevono<strong> 189,7 milioni di euro</strong>: 98 per l’ultima rata delle politiche 2001, 49 per la seconda rata delle europee 2004, 41 per la prima rata delle regionali 2005. Nel 2006, con le politiche, la cifra si arrotonda a 190 milioni. Ma è proprio in quell’anno che una legge fa sballare i conti: afferma che <strong>anche se la legislatura si interrompe, i partiti che la compongono continueranno a prendere la rata</strong>. Il governo Prodi, eletto nel 2006, cade nel 2008. Ma fino al 2010 si è continuato a pagare i partiti del 2006.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Da qui all&#8217;eternità &#8211; I tagli (minimi) delle segreterie<br /> </strong></span>Nel 2008, quindi, lo Stato pompa nelle casse dei partiti (vivi o morti che siano) una cifra mostruosa: <strong>271,5 milioni di euro</strong>: 99 milioni per la terza tranche delle politiche 2006, 100,6 milioni come prima tranche per le politiche 2008, 49,3 milioni come quinta tranche delle europee del 2004, 41,6 milioni come quarta tranche delle regionali del 2005, cui vanno sottratti 20 milioni di euro grazie alla finanziaria del 2008. Fino al 2010 è questa la linea di spesa su cui ci si muove. In questa legislatura c’è poi una leggera controtendenza. Si è fermata la legge che dà i rimborsi ai partiti zombie e, in sede di Finanziaria, si è tagliato il rimborso del 10%. Si stima che la contribuzione annuale ai partiti si aggirerà per questo sui 143 milioni (assai più che nel ‘93).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/miliardo-mezzo-euro-anni-cosi-partiti-hanno-aggirato-referendum/203926/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Aquila, a tre anni dal terremoto cinque milioni per le indennità dei funzionari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/laquila-anni-terremoto-cinque-milioni-indennita-funzionari/203157/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/laquila-anni-terremoto-cinque-milioni-indennita-funzionari/203157/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Apr 2012 12:53:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Abruzzo]]></category> <category><![CDATA[andreozzi]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bertolaso]]></category> <category><![CDATA[Borrelli]]></category> <category><![CDATA[Chiodi]]></category> <category><![CDATA[Cialente]]></category> <category><![CDATA[dolce]]></category> <category><![CDATA[ferroni]]></category> <category><![CDATA[funzionari]]></category> <category><![CDATA[Gabrielli]]></category> <category><![CDATA[l'Aquila]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[ppiccione]]></category> <category><![CDATA[Protezione Civile]]></category> <category><![CDATA[ricostruzione]]></category> <category><![CDATA[sancetta]]></category> <category><![CDATA[spaziante]]></category> <category><![CDATA[terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203157</guid> <description><![CDATA[A tre anni dal sisma de L&#8217;Aquila, alla Presidenza del Consiglio dei ministri ancora stanno pagando le indennità di dirigenti e funzionari pubblici che hanno lavorato alla realizzazione del progetto C.A.S.E., dei Moduli Abitativi Provvisori (M.A.P.), dei Moduli a Uso Scolastico e Provvisorio (M.U.S.P) e delle altre strutture provvisorie nate a seguito del terremoto del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/terremoto_laquila_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-203158" title="terremoto_l'aquila_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/terremoto_laquila_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>A tre anni dal sisma de L&#8217;Aquila, alla Presidenza del Consiglio dei ministri ancora stanno pagando le indennità di dirigenti e funzionari pubblici che hanno lavorato alla realizzazione del progetto<strong> C.A.S.E.</strong>, dei Moduli Abitativi Provvisori (<strong>M.A.P.</strong>), dei Moduli a Uso Scolastico e Provvisorio (<strong>M.U.S.P</strong>) e delle altre strutture provvisorie nate a seguito del terremoto del 6 aprile 2009. La cifra totale è considerevole: 4,72 milioni di euro solo per pagare i bonus dei dipendenti pubblici (cui andranno aggiunti gli straordinari oltre allo stipendio che ovviamente hanno continuato a percepire regolarmente) e una manciata di consulenti. Nel 2011 il governo ha versato con questa causale poco più di un milione di euro, ma per il 2012 ne dovrà sborsare circa altri tre, fino ad arrivare a 4.742.447,51 euro complessivi. Vale a dire che nella complicata partita del <strong>post-terremoto</strong>, quasi cinque milioni se ne sono andati per indennità che, inizialmente, non erano neanche previste.</p><p>Di solito, infatti, per i funzionari e i dirigenti che lavoravano per la <strong>Protezione civile</strong> (nelle missioni dal Sudan allo Sri Lanka, fino ai borghi colpiti dalle alluvioni) valeva la dicitura, sempre messa in calce all&#8217;ultima riga di ogni ordinanza o decreto che indicava come &#8220;il mandato&#8221; dovesse essere &#8220;espletato nell&#8217;ambito dei doveri d&#8217;ufficio&#8221;. Vale a dire che allo Stato non doveva costare nulla (salvo alcune ore di straordinario). A <strong>L&#8217;Aquila</strong>, per la prima volta, non è stato così. Ordinanze e decreti della Presidenza del Consiglio hanno infatti via via derogato a quella regola, fissando di volta in volta il compenso &#8220;nel limite complessivo dello 0,5 per cento dell&#8217;importo totale dei lavori&#8221; (ordinanza 3771 del 16 maggio 2009) &#8220;nel limite dello 0,3 per cento dell&#8217;importo totale dei lavori&#8221; (ordinanza 3817 del 16 ottobre 2009), &#8220;nel limite dello 0,1 per cento del valore delle opere da ciascuno collaudate&#8221; (ordinanza 3843 del 19 gennaio 2010), e ancora &#8220;nel limite dello 0,5 per cento&#8221; con l&#8217;ordinanza 3877 del 2010.</p><p>Quest&#8217;ultima, che andava a redistribuire le percentuali voce per voce (dal <strong>responsabile unico </strong>di procedimento al personale amministrativo contabile, passando per i componenti delle commissioni e il direttore lavori) chiariva che quei fondi sarebbero stati versati &#8220;in considerazione del livello di responsabilità assunta e dall&#8217;effettivo apporto prestato&#8221;. Inizialmente a beneficiare di questo compenso dovevano essere le 39 persone individuate allo scopo dal <strong>Dipartimento </strong>della Protezione civile. Adesso, però, oltre a quelle, ci sono da pagare altre 192 figure per un totale di 231 persone: oltre al personale della Presidenza si annotato i dipendenti di altre pubbliche amministrazioni, e i <strong>consulenti esterni</strong>.</p><p>La lista è lunga. <strong>Giovanna Andreozzi</strong>, che dalla Corte dei Conti della Campania (all&#8217;epoca presieduta da <strong>Mario Sancetta</strong>) arrivò all&#8217;Aquila con il mandato di direttore generale per vigilare sugli appalti: ha ricevuto 30.185,34 euro nel 2011 e attende le competenze per il 2012. <strong>Mauro Dolce</strong>, alto dirigente della Protezione civile oggi indagato proprio in merito a un appalto del progetto C.A.S.E, ne ha ricevuti 53.662,45 euro, e ne attende altri per il 2012. <strong>Franco Gabrielli</strong>, attuale capo della Protezione civile, ha ricevuto 22.566,23 euro per essere stato vicecommissario vicario per l&#8217;emergenza Abruzzo dal primo maggio 2009 al 31 gennaio 2010 e altri 24.694,42 per la realizzazione dei progetti del post-terremoto (non riceverà però un ulteriore compenso per il 2012). <strong>Giancarlo Piccione,</strong> altro dirigente della Protezione civile molto caro a <strong>Guido Bertolaso</strong>, ne ha avuti 29.345,46, e aspetta di chiudere la partita nel 2012. <strong>Maria Cristina Ferroni</strong>, che della Protezione civile si è occupata di alcuni aspetti amministrativi, ne ha ricevuti 14.909,48 e altri ne attende per il 2012. Due dei maggiori dirigenti della Protezione civile, <strong>Angelo Borrelli</strong> e <strong>Vincenzo Spaziante</strong> ne hanno ricevuti rispettivamente 24.378,41 e 46.580,41 (ma il secondo non riceverà alcunché nel 2012).</p><p>Ora, sia chiaro, questi emolumenti sono stati riconosciuti per dei lavori effettivamente svolti, in una situazione con ogni evidenza difficile. Certo è che nel grande calderone della <strong>ricostruzione </strong>nessuno pensava che solo per pagare le indennità e una cinquantina di consulenze di personale esterno alla Pubblica amministrazione, si spendesse una cifra che è poco meno della metà di quanto raccolto da una iniziativa meritoria come &#8220;un sms per L&#8217;Aquila&#8221;.</p><p><strong><em>Da Il Fatto Quotidiano del 7 aprile 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/laquila-anni-terremoto-cinque-milioni-indennita-funzionari/203157/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quando Prodi elemosinava i fondi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/quando-prodi-elemosinava-fondi/196527/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/quando-prodi-elemosinava-fondi/196527/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Mar 2012 14:24:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[casse Ds Dl]]></category> <category><![CDATA[fondi Margherita]]></category> <category><![CDATA[Luigi Lusi]]></category> <category><![CDATA[spese campagna elettorale Pd]]></category> <category><![CDATA[spese campagna elettorale Prodi]]></category> <category><![CDATA[tesoro Margherita]]></category> <category><![CDATA[Ugo Sposetti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196527</guid> <description><![CDATA[Una questione di soldi. Quando i responsabili della Fabbrica del Programma di Romano Prodi Giulio Santagata e Angelo Rovati denunciarono pubblicamente al Corriere della Sera la taccagneria dei tesorieri di Ds e Dl, Ugo Sposetti e Luigi Lusi, era il novembre del 2005. All’epoca i partiti dell’Ulivo avevano ricevuto, solo per i rimborsi elettorali di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una  questione di soldi. Quando i responsabili della Fabbrica del Programma  di Romano Prodi Giulio Santagata e Angelo Rovati denunciarono  pubblicamente al Corriere della Sera la taccagneria dei tesorieri di Ds e  Dl, Ugo Sposetti e Luigi Lusi, era il <strong>novembre del 2005</strong>. All’epoca i  partiti dell’Ulivo avevano ricevuto, solo per i rimborsi elettorali di  europee e regionali la cifra record di 132 milioni di euro: di questi  soldi, a Prodi e all’Ulivo erano stati versati <strong>pochi spiccioli</strong>. Vale a  dire un paio di milioni (1.450.000 euro a Prodi e 600mila alla  fondazione “Governareper”). Servirono per pagare il <strong>tir giallo</strong> con cui  il Professore girava per l’Italia, l’ufficio di Santi Apostoli, i 19  comizi fatti durante le regionali, la gestione della Fabbrica, gli  stipendi dello staff. Tra questi investimenti, seguendo il principio  della proporzionalità, i soldi versati dalla Margherita, si  assottigliano ulteriormente.</p><p>Quattro anni dopo, quando i Dl già erano un  partito congelato, vale a dire un’organizzazione politica che non si  presentava alle elezioni, nel bilancio 2009 denunciò un introito dal  finanziamento pubblico dei partiti di poco più di 16 milioni, e un  investimento per i candidati Pd impegnati nella campagna elettorale per  le europee di 6,9 milioni, vale a dire oltre tre volte quello che  l’intero Ulivo versò a Prodi per concorrere alle elezioni politiche.  L’anno seguente, il 2010, Arturo Parisi accusò di<strong> “opacità”</strong> alcune voci  del bilancio dei Dl: tra queste quella relativa a 4 milioni di euro che  il tesoriere Lusi affermò essere servite come contributo alle primarie  di Dario Franceschini (l’ex segretario Pd smentirà questa  ricostruzione).</p><p>Come che sia è certo singolare che un partito investa  più soldi per concorrere      in competizioni minori, piuttosto  che per provare a <strong>puntare al governo</strong> del Paese. Dl e Ds, del resto, non  furono generosi nemmeno con il Pd, il partito nel quale buona parte del  suo personale politico ha continuato a lavorare. Il tesoriere Ds Ugo  Sposetti rinfacciò a Veltroni l’investimento di 4 milioni di euro che Ds  (per 2,5 milioni) e Dl (per 1,5) fecero per il “cantiere Pd”. Sono <strong> cifre ancora basse</strong> rispetto a quelle che la Margherita dichiara di aver  speso per le proprie campagne elettorali negli anni 2009 e 2010.</p><p>I  partiti, all’epoca, sembravano assai più attenti a come spendere i  propri soldi. Certo, facessero <strong>maggiore chiarezza</strong> sui propri bilanci,  gioverebbe a tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/quando-prodi-elemosinava-fondi/196527/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caso Lusi, dai Dl &#8220;uno stipendio a Bianco&#8221; 600mila euro per la sua attività politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caso-lusi-stipendio-bianco-600mila-euro-attivita-politica/195455/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caso-lusi-stipendio-bianco-600mila-euro-attivita-politica/195455/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Mar 2012 12:57:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bianco]]></category> <category><![CDATA[lusi]]></category> <category><![CDATA[M&S Congress]]></category> <category><![CDATA[margherita]]></category> <category><![CDATA[Patrizia Minnelli]]></category> <category><![CDATA[Rutelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195455</guid> <description><![CDATA[Documenti di spesa, rimborsi, costi per società di comunicazione, francobolli e fotocopie. In quelli che sembrano gli ultimi giorni della Margherita, si sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi. I panni sporchi si lavano in piazza, con un duplice effetto. Da una parte si mettono sotto una luce sinistra coloro che hanno preso soldi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Documenti di spesa, rimborsi, costi per società di comunicazione, francobolli e fotocopie. In quelli che sembrano gli ultimi giorni della Margherita, si sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi. I panni sporchi si lavano in piazza, con un duplice effetto. Da una parte si mettono sotto una luce sinistra coloro che hanno preso soldi dal partito negli ultimi tre-quattro anni (quando cioè la Margherita ha finito di compiere il suo percorso elettorale trasformandosi in un&#8217;associazione politica assistita peraltro dal finanziamento pubblico dei partiti fino al 2011). Dall&#8217;altra, però, quei panni lavati in pubblico, fanno una maggiore luce su come i Dl spendessero i propri soldi. Elemento, che se può dispiacere a chi quei finanziamenti li ha ricevuti, fornisce un quadro d’assieme più completo della vicenda.</p><p>Ieri, il quotidiano <em>Libero</em>, che nei giorni precedenti si era concentrato su un passaggio di denaro dai conti dei Dl alla campagna elettorale di <strong>Matteo Renzi</strong> (che ha negato la circostanza annunciando querela), ha raccontato di un altro passaggio di denaro: questa volta dalla tesoreria dei Dl ad una società, la M&amp;S Congress, ritenuta vicina al Presidente dell’Assemblea federale della Margherita <strong>Enzo Bianco</strong>. Dopo la pubblicazione dell’articolo, gli avvocati del partito di <strong>Francesco Rutelli</strong> (l&#8217;organizzazione politica è parte offesa nel procedimento giudiziario contro l’ex tesoriere <strong>Luigi Lusi</strong>, accusato di aver distratto milioni dalla cassa comune) hanno annunciato querela contro <em>Libero</em>, colpevole “di alcuni articoli in cui si attribuisce, contro il vero, l’opera di diffusione di presunto materiale istruttorio agli inquirenti del caso-Lusi. Vi sono prove, infatti &#8211; scrivono i legali <strong>Titta Madia</strong> e <strong>Alessandro Diddi</strong> &#8211; che le ricostruzioni e informazioni false, inesatte e contraddittorie pubblicate dal quotidiano non provengono dagli inquirenti”. Sono al contrario “strumento di un tentativo di inquinamento dell’indagine in corso, un occulto e vano tentativo di intimidazione verso la parte offesa nel procedimento pena-le”, vale a dire i Dl. Quei dati, quindi, non provengono dall’indagine in corso a Roma. Nondimeno esistono.</p><p><em>Libero</em>, ieri, ha pubblicato dunque una serie di versamenti che la Margherita ha fatto alla società <strong>M&amp;S Congress</strong>, ascritti a Enzo Bianco in quanto la società catanese con sede nella medesima via della segreteria di Bianco, è posseduta a metà tra Mario e <strong>Patrizia Minnelli</strong>. Quest&#8217;ultima, per anni segretaria dello stesso Bianco, è anche tra i fondatori dell’associazione Liberal che fa capo al senatore. Dai conti della Margherita a quelli della M&amp;S Congress transita il grosso della cifra che il partito versa per l&#8217;attività politica del presidente dell’assemblea Dl: 47.286 euro nel 2009, 151.005 nel 2010 126.359,24 nel 2011. Sia l’amministratore unico della società <strong>Mario Minnelli</strong> (a <em>Libero</em>), che lo staff di <strong>Enzo Bianco</strong> (al <em>Fatto Quotidiano</em>), non negano l’esistenza di questo rapporto.</p><p>La distinta dei pagamenti, però, contiene altre voci, che, fuori dalla polemica giudiziaria, hanno una loro importanza. Secondo questo rendiconto la Margherita negli ultimi tre anni ha versato all’attività politica di Bianco una cifra vicina ai 600mila euro. Vale a dire: 186.639 euro nel 2009, 212.559,66 nel 2010 e 226.780,92 nel 2011. Nel 2009 i Dl pagano infatti al presidente dell&#8217;assemblea federale le spese telefoniche (sue e della sua segreteria), per la cifra annua di 7.478 euro, 47.969 euro per i suoi collaboratori a progetto, 7.501 di contributo Inpgi, 9.875 per lo stipendio di un altro dipendente, 10.680 euro per la pubblicità su Europa, 1.200 per un&#8217;iniziativa editoriale con <em>l’Unità </em>e il <em>Riformista</em>, 2.933 per l’acquisto dei giornali, e altri 41 mila euro per rimborsi spese per comunicazione e propaganda (oltre a quelli della M&amp;S, si deduce).</p><p><strong>Nel 2010 e nel 2011, poi, tra le altre voci, compare un “rimborso spese” senza voci specifiche</strong>. E sono cifre importanti: 48.972,05 euro nel 2010 e 66.238 euro nel 2011. Cosa sono quei soldi? Il sospetto &#8211; che arriva dalle trincee di questa guerra &#8211; è che siano uno stipendio mascherato che il partito forniva al proprio presidente (cifra peraltro non denunciata poichè Bianco dichiara per il 2010 la sola indennità di Palazzo Madama). Il senatore, invece, che ammette senza difficoltà quei versamenti, spiega che sono gli stipendi di tre collaboratori che erano in precedenza assunti dalla Margherita. Certo i Dl potrebbero far cadere i sospetti di questa guerra (e il “tentativo di intimidazione”) se decidessero di rendere pubblico quello che, si sospetta, verrà riversato a rate su giornali e tribunali con ben diversa eco.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/caso-lusi-stipendio-bianco-600mila-euro-attivita-politica/195455/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Metro C di Roma, muore un operaio I sindacati: &#8220;Avevamo denunciato prima&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/metro-roma-muore-operaio-sindacati-avevamo-denunciato-prima/195182/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/metro-roma-muore-operaio-sindacati-avevamo-denunciato-prima/195182/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Mar 2012 19:25:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Cantiere]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[Metro C]]></category> <category><![CDATA[metropolitana]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Termano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195182</guid> <description><![CDATA[L&#8217;aveva usata una sola volta l&#8217;espressione “morti”, Roberto Cellini, segretario romano della Fillea Cgil, quando aveva denunciato al Fatto Quotidiano le condizioni di lavoro degli operai nei cantieri della Metro C di Roma. Aveva detto che era stato solo frutto del caso, se, fino ad allora, “non c&#8217;erano stati morti”. Adesso il morto c&#8217;è. Si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;aveva usata una sola volta l&#8217;espressione “morti”, Roberto Cellini, segretario romano della <strong>Fillea Cgil</strong>, quando <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/abusivi-sulla-metro/193190/" target="_self"><span style="text-decoration: underline;"><strong>aveva denunciato al Fatto Quotidiano le condizioni di lavoro degli operai nei cantieri </strong></span></a>della <strong>Metro C di Roma</strong>. Aveva detto che era stato solo frutto del caso, se, fino ad allora, “non c&#8217;erano stati morti”. Adesso il morto c&#8217;è. Si chiama <strong>Luigi Termano</strong>, classe 1985, figlio di quella generazione di Arzano, paesone in provincia di Napoli, reso celebre dalla scuola “sgarrupata” di “Io speriamo che me la cavo”.    E&#8217; morto cadendo in un pozzo da un&#8217;altezza di trenta metri, Luigi, mentre era intento a tagliare una trave di ferro nel cantiere di Torre Maura. Il suo contratto era partito una decina di giorni prima, il 22 di febbraio (era questa una delle denunce dei sindacati: i contratti brevi).</p><p>Oggi, per decisione unanime, di Comune di Roma, Metro C (il consorzio delle ditte che si sono aggiudicate l&#8217;appalto), <strong>Roma Metropolitane </strong>e sindacati, c&#8217;è stato il<strong> blocco dei lavori </strong>negli scavi della metro, anche se qualcuno giura d&#8217;aver visto muoversi alcune delle gru che portano nel sottosuolo il materiale da lavoro – segno di una attività in galleria che non pare essersi fermata ovunque.   Il cantiere di Torre Maura è stato posto sotto sequestro dalla magistratura per i rilievi del caso.   Per domani era fissata la manifestazione dei sindacati degli edili. Una manifestazione indetta per dare visibilità alla crisi di un settore che, negli ultimi cinque anni, ha visto scomparire <strong>300 mila posti di lavoro</strong>, e che sarà aperta, in segno di rispetto per il lutto, proprio dai colleghi di lavoro di Termano.   “E&#8217; questa fame di lavoro che porta ad accettare paghe e tutele da fame”, spiega Cellini. E il più grande cantiere pubblico d&#8217;Italia, quello della Metro C, non sembra esserne esente.</p><p><strong><span style="color: #ff0000;"><em>IL  VIDEODENUNCIA DELLA FILLEA CGIL SULLA METRO C</em></span></strong><br /><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/DxqKLJj7ZQI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Quando il <strong>Fatto Quotidiano</strong> riprese la denuncia della Fillea, la società Metro C scrisse al sindacato, e per conoscenza a noi, che quella denuncia era falsa, che i controlli c&#8217;erano e che erano anche molteplici. Che si badava alla sicurezza e si controllavano i contratti di chi entrava in cantiere. Si chiedeva anche una rettifica a quell&#8217;articolo dal “titolo altisonante” (una rettifica del sindacato, non del quotidiano), perché quella denuncia metteva in cattiva luce Metro C. La risposta del sindacato arrivò il giorno dopo: confermava punto per punto la denuncia e segnalava come “le finalità della organizzazione sindacale non è mai stata e non è la denigrazione di soggetti terzi, bensì ed esclusivamente la tutela del mondo del lavoro”. Nella sua prima lettera Metro C, mentre minacciava azioni a tutela nelle sedi competenti, propose un incontro ai sindacati. Questo incontro si farà: il 5 marzo alle ore 15. Speriamo che serva.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/metro-roma-muore-operaio-sindacati-avevamo-denunciato-prima/195182/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma, Acea paga affitti ai manager coi soldi pubblici. &#8220;No comment, è privacy&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/acea-trova-casa/194460/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/acea-trova-casa/194460/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[acea]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[paolo zangrillo]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[soldi pubblici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/acea-trova-casa/194460/</guid> <description><![CDATA[L’ultimo manager è arrivato in azienda nel settempre scorso. Si chiama Paolo Zangrillo ed è il fratello minore di Alberto, medico personale di Silvio Berlusconi. Lavorava alla Iveco di Brescia alla direzione del personale, e in fase di contrattazione con l’Acea, l’azienda partecipata al 51 % dal Comune di Roma che gli offerto lo stesso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_194690" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Alemanno.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-194690" title="Alemanno" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/Alemanno.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco Gianni Alemanno</p></div><p>L’ultimo manager è arrivato in azienda nel settempre scorso. Si chiama <strong>Paolo Zangrillo</strong> ed è il fratello minore di Alberto, medico personale di <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Lavorava alla Iveco di Brescia alla direzione del personale, e in fase di contrattazione con l’Acea, l’azienda partecipata al 51 % dal Comune di Roma che gli offerto lo stesso ufficio, ha ottenuto anche un sostanzioso benefit. Il benefit che ha fatto storcere il naso ai piccoli azionisti e ha fatto gridare allo scandalo <strong>Massimiliano Valeriani</strong>, combattivo consigliere Pd in Campidoglio, è l’affitto, fin quando ricopra un ruolo in Acea, di una casa di quasi 200 metri quadri in pieno centro, a pochi passi dal Quirinale.</p><p>Il destino sembra essere generoso con i direttori del personale Acea. Da quando è cambiata la giunta, infatti, l’azienda ne ha in carico altri due. Il primo si chiama <strong>Gianfranco Gennaro</strong>. Il secondo, subentrato al primo nel luglio 2009, è <strong>Stefano Tempesta</strong>, oggi responsabile della Corporate Strategy, all’epoca anche in corsa per diventare direttore generale.</p><p>Gennaro proveniva dalla Tirreno Power, uno dei principali produttori elettrici italiani, quando, nel maggio del 2006 fu assunto in Acea. Anche lui ottenne che l’azienda gli pagasse l’affitto di una casa nel centro di Roma, oltre a un contratto che, senza bonus, arrivava a quasi 300 mila euro l’anno, più che sufficiente per trovarsi un affitto ai costi di mercato.</p><p>Erano temopi migliori, quelli. Le azioni Acea viaggiavano attorno ai 15 euro contro i 5, 3 di oggi. Da via Ostiense non era passata l’ondata della parentopoli di Alemanno, e nei bilanci alla voce “personale” il saldo era di 230 milioni (2007), non di 295 (2009). Adesso, dicono i bene informati, Gennaro potrebbe andar via da Acea, lasciando anche l’appartamento.</p><p>Ricorda <strong>Marco Causi</strong>, già assessore al Bilancio nella Roma di Veltroni, oggi deputato del Pd, che quello di Gennaro era un caso unico: “La stragrande maggioranza dei manager della multiutility del Campidoglio proveniva da Roma, quindi non aveva senso fornirgli una casa. Anzi, spesso si erano fatti le ossa proprio all’interno dell’azienda. Oggi, invece, provengono soprattutto dal nord Italia”. Dal nord Italia proviene ad esempio l’ingegner <strong>Paolo Gallo</strong>, torinese di nascita, una vita tra Fiat, Edison e Edipower. Anche per lui, oggi direttore generale, Acea avrebbe provveduto all’alloggio. Prima pagandogli un albergo in centro, poi fornendogli una casa. Un appartamento, in zona Eur, sarebbe anche tra i benefit di cui dispone <strong>Sergio Agosta</strong> (notizia successivamente smentita dal diretto interessato, ndr), il responsabile dell’Area Energia, finito nell’occhio del ciclone nel novembre scorso per via delle bollette pazze recapitate ai cittadini romani da un sistema informatico malfunzionante.</p><p>Nulla di scandaloso in questa offerta di benefit, ma forse una maggiore trasparenza non guasterebbe, soprattutto perchè parliamo di soldi pubblici e di una responsabilità che è anche in capo al Comune di Roma, primo azionista. Avendo richiesto conferme ad Acea riceviamo invece la seguente risposta: “Non commentiamo notizie che possano riguardare la privacy dei dirigenti. Semmai domani l’azienda potrà provvedere a smentire e a querelare”. Spiegare no.</p><p>In Acea è poi dall’ottobre scorso vacante il posto di direttore dell’ufficio comunicazione e relazioni esterne, che non è l’ufficio stampa ma una macchina che gestisce un budget da una decina di milioni di euro in pubblicità e sponsorizzazioni. L’ultima notizia dà in pole position <strong>Daniela Carosio</strong> attualmente Direttore centrale della comunicazione esterna delle Ferrovie e moglie di Luigi Via-nello, già portavoce di <strong>Cesare Geronzi</strong> (banchiere assai caro alla Roma di Alemanno) all’epoca delle Generali. Per quel posto, del resto, non è ancora tramontata l’ipotesi di <strong>Simone Turbolente</strong>, già portavoce proprio del sindaco della Capitale, giudicato però “inadeguato” dai vertici industriali della società, <strong>Caltagirone</strong> in testa (l’imprenditore romano è il primo azionista privato della società). Tra i due, però, potrebbe inserirsi anche <strong>Salvo Buzzanca</strong>, il più vicino al presidente di Acea <strong>Giancarlo Cremonesi</strong>, che l’ha portato lì dall’Acer. Se non altro vivono già tutti e tre a Roma.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/acea-trova-casa/194460/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I pensionati, veri padroni di Palazzo Chigi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/i-pensionati-padroni-di-palazzo-chigi/192914/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/i-pensionati-padroni-di-palazzo-chigi/192914/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:41:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Di Loreto]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ragusa]]></category> <category><![CDATA[Eugenio Ficorilli]]></category> <category><![CDATA[Francesco Barbato]]></category> <category><![CDATA[Giancarlo Bravi]]></category> <category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category> <category><![CDATA[pensionati]]></category> <category><![CDATA[vecchi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/pensionati-consulenti-i-padroni-del-palazzo/192914/</guid> <description><![CDATA[A capo dell’ufficio del cerimoniale c’è un pensionato. A quello dei voli di Stato pure. C’è un pensionato anche a capo del Dipartimento risorse strumentali. E un altro, ancora, a comandare la struttura di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organismo tecnico ancora in piedi nonostante sia passata la festa. Palazzo Chigi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A capo dell’ufficio del cerimoniale c’è un pensionato. A quello dei voli di Stato pure. C’è un pensionato anche a capo del Dipartimento risorse strumentali. E un altro, ancora, a comandare la struttura di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, organismo tecnico ancora in piedi nonostante sia passata la festa. Palazzo Chigi è <strong>un paese per vecchi</strong>.</p><p>“C’è una burocrazia potentissima e costosa che resiste anche ai cambi di governo”, denuncia il deputato Idv Francesco Barbato che ieri era davanti al palazzo di governo a manifestare proprio per mettere in luce le incongruenze di chi “ha chiesto sacrifici a tutti, anche ai pensionati italiani”, e poi ha lasciato intatto il potere dei funzionari di palazzo.</p><p><strong>Eugenio Ficorilli</strong>, classe ‘ 46, entra in Presidenza nel 1982, l’anno in cui l’Italia vince i Mondiali di Spagna e arriva all’Ufficio del Cerimoniale nel 1994. Ne diventa capo nel 2002. “Oggi, da pensionato – tuona Barbato – dirige lo stesso identico ufficio che ha diretto negli ultimi dieci anni, con la beffa che lo Stato gli paga anche la pensione! Ma che non ce n’era uno più giovane?”.</p><p>Di<strong> Antonio Ragusa</strong>, classe 1941, per ultimo parlano le carte dell’inchiesta P 4 in cui a verbale non esclude di aver raccomandato all’Eni un figlio e un nipote per il tramite del suo amico Luigi Bisignani. A Capo di un Dipartimento importante come quello per le Risorse strumentali, l’ex colonnello dei Carabinieri, un passato anche nel Sismi (il servizio segreto militare) a Palazzo Chigi controlla la ricca macchina degli appalti. Quella da cui passò anche il contratto della Italgo Spa, la società di un altro amico di Bisignani, Anselmo Galbusera. Ragusa, oltre alla pensione, riceve da Palazzo Chigi, in quanto capo dipartimento, uno stipendio lordo vicino ai 210 mila euro, così diviso: 91. 697, 09 euro di retribuzione fissa, altri 95 mila in funzione dell’incarico, più 31. 658, 82 di bonus legato al risultato. “Ma a questo – aggiunge Barbato – si devono aggiungere anche gli altri benefit: la liquidazione già percepita, la pensione e l’auto blu che lo va a prendere, lo porta in ufficio e poi lo riporta a casa”.</p><p><strong>Alessandro Di Loreto</strong>, classe ‘ 46, è un ingegnere edile esperto di pianificazione urbana. Ora, da pensionato, è capo dell’ufficio Voli di Stato, di governo e umanitari. Tra i decani della giunta di Presidenza c’è poi <strong>Giancarlo Bravi</strong>, classe ‘ 42. Nel 1968 era Capo della sezione programmazione e bilancio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito. Approda a Palazzo Chigi nel ‘ 92. Oggi, a quasi settant’anni, dirige l’unità tecnica di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. “Bravi colleziona incarichi in Presidenza da quando è andato in pensione – spiega Barbato – Adesso guida una struttura di missione per delle celebrazioni che dovrebbero essere finite da tempo”.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/-Y0LGyzqDfI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Il problema, annota Barbato, è che “a fronte di questi costosi e inamovibili funzionari, <strong>Palazzo Chigi </strong>continua ad avere una truppa di dirigenti di prima e seconda fascia sterminata”. Il catalogo è questo: i dirigenti di prima fascia, pagati con stipendi lordi annui intorno ai 200 mila euro, sono 80. Quelli di seconda fascia (stipendio lordo annuo prossimo ai 90 mila euro) sono addirittura 214. “Basterebbe organizzare meglio queste forze e si scoprirebbe che valgono più o meno quanto il taglio dei parlamentari: un deputato prende 140 mila euro lordi, meno di un dirigente di prima fascia, e un terzo di un pensionato d’oro che lavora in Presidenza”.</p><p>C’è infine un’ultima questione che oggi Barbato “urlerà” davanti a Palazzo Chigi ed è quello dei funzionari “estranei alle Presidenza”. In alcuni casi gli “estranei” pesano due volte sulle casse di Palazzo Chigi che oltre a dovergli corrispondere uno stipendio deve anche rimborsare all’amministrazione di provenienza i rispettivi emolumenti. I funzionari “estranei alla Presidenza” si stratificano con i cambi di governo, finendo per ricoprire ruoli per cui non hanno formazione. In Presidenza, sottolinea maliziosamente Barbato, c’è ancora come dirigente di prima fascia “estraneo”, “quel tal <strong>Mauro Della Giovanpaola</strong>, finito nelle indagini sulla cricca”. Materia su cui riflettere. Monti, d’altronde, ha rinnovato i contratti dei dirigenti di prima fascia solo fino a marzo. Tocca adesso al Sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà e al Segretario Generale Manlio Strano studiare come e dove tagliare.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 22 febbraio 2012, aggiornato da redazione web oggi alle 13,05<br /> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/22/i-pensionati-padroni-di-palazzo-chigi/192914/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>La Regione Lazio e quei soldi ai centri fitness</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/la-regione-lazio-e-i-soldi-ai-centri-fitness-di-lusso/191618/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/la-regione-lazio-e-i-soldi-ai-centri-fitness-di-lusso/191618/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:18:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Bini]]></category> <category><![CDATA[finanziamenti]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[palestra]]></category> <category><![CDATA[Regione Lazio]]></category> <category><![CDATA[soldi pubblici]]></category> <category><![CDATA[Sport]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/il-bando-per-mettere-in-sicurezza-i-campi-di-periferia-premia-i-centri-fitness/191618/</guid> <description><![CDATA[È il 2 febbraio 2008. Sul campo dell’Almas Roma, all’Appio, un giovane calciatore del Cinecittà Bettini di nome Alessandro Bini muore sbattendo violentemente il petto contro un rubinetto dell’impianto di irrigazione: avrebbe compiuto 15 anni la settimana seguente. Non era la prima tragedia che accadeva su un campo di calcio dilettantistico. Come in tutte le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È il 2 febbraio 2008. Sul campo dell’Almas Roma, all’Appio, un giovane calciatore del Cinecittà Bettini di nome <strong>Alessandro Bini</strong> muore sbattendo violentemente il petto contro un rubinetto dell’impianto di irrigazione: avrebbe compiuto 15 anni la settimana seguente.</p><p>Non era la prima tragedia che accadeva su un campo di calcio dilettantistico. Come in tutte le precedenti occasioni, si disse che una cosa del genere non sarebbe dovuta mai più capitare. Ma questa volta si fece qualcosa in più. Nel luglio di quell’anno, su proposta dell’Associazione Bini, nata attorno a Delia, mamma di Alessandro, e della Fondazione Giorgio Castelli Onlus (che prende il nome dal sedicenne calciatore del Real Tor Sapienza morto nel 2006 durante un allenamento per un arresto cardiaco), il consigliere regionale del Lazio, Enzo Foschi, promosse una <strong>legge sulla sicurezza negli impianti sportivi </strong>che prevedeva, tra le altre cose, un bando per mettere a norma quelle strutture pubbliche che troppe volte non lo erano.</p><p>La legge fu votata all’unanimità dal Consiglio regionale del Lazio nel marzo 2009. <em>“Con i primi bandi </em>– ricorda Foschi – <em>la Regione fu in grado di mettere in sicurezza <strong>un migliaio di impianti</strong>, di piccoli e grandi Comuni. Gli interventi a volte erano minimi: spostare un muretto, rifare una recinzione, rimuovere degli ostacoli a bordo campo”</em>.</p><p>Quella legge, nata con una missione chiara, nel volgere di un paio di anni è stata <strong>stravolta dalla nuova amministrazione del Lazio</strong>, che ha voluto aprire il bando anche alle strutture private. Il risultato è l’incredibile graduatoria <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.culturalazio.it/site/it-IT/Assessorato/Bandi_e_Avvisi_pubblici/" target="_blank">pubblicata a fine gennaio</a></span> sul sito della Regione Lazio. La legge, nata in memoria di un ragazzino morto su un campetto di periferia, ha infatti premiato per il 2011 tredici impianti che con quella storia <strong>non hanno proprio niente a che fare</strong>.</p><p>Al primo posto, infatti, si è classificato un centro fitness di Manziana: al Body Life, dove, tra le altre attività, si possono seguire corsi di pilates, danza del ventre, salsa cubana, difesa personale donne e massaggi estetici è stato concesso un contributo di 13.300 euro. Il centro è nato nel 2008: evidentemente richiedeva ulteriore sicurezza.</p><p>Secondo classificato il Bracelli Club che gestisce due campi di calcio a cinque, una pista di pattinaggio all’aperto, quattro sale per arti marziali, ginnastica artistica e ritmica, due sale per la danza e tre sale per la scuola di musica. Al centro andranno 22.800 euro. La stessa cifra che andrà a compensare le spese sostenute da un altro impianto nato nel 2008, il Centro Dabliu del Salario: sala pesi, sala aerobica, piscina, scuola di nuoto, acqua gym, hydrobike, spogliatoi con sauna. <strong>Una roba di gran classe</strong>, che evidentemente aveva dei limiti sul versante dell’incolumità per i propri iscritti.</p><p>Al quarto posto è giunto un altro centro denominato nel bando “Società polisportiva dilettantistica a.r.l.”. All’indirizzo dove è domiciliato, quello di via dell’Acqua Traversa 251, ha però sede un altro centro Dabliu, con piscine, palestre e sauna. Anche questo ha ottenuto 22.800 euro. Tra i 13 nomi forse <strong>solo un paio sono riconducibili allo sport di base</strong>. Si arriva al paradosso di elargire fondi pubblici alla Ego Airport di Fiumicino, wellness center dal quale si accede attraverso l’hotel Hilton e al circolo ippico del viterbese che è anche un agriturismo con 900 ettari di tenuta.</p><p><strong>Delia Santalucia Bini</strong>, la mamma di Alessandro, ha chiesto di avere accesso agli atti di questa gara, non pubblicati sul sito della Regione. Non pensa a una truffa. Più semplicemente non può credere che la “sua” legge sia finita così. Anche Foschi presenterà un’interrogazione. Anche perché, spiega <em>“questi sono gli ultimi soldi. Per quest’anno la Regione non ha finanziato il bando”</em>.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 16 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/la-regione-lazio-e-i-soldi-ai-centri-fitness-di-lusso/191618/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Camera, nuovo portale storico. Un documento su quattro è una autorizzazione a procedere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/quante-volte-onorevole-circa-seimila/182308/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/quante-volte-onorevole-circa-seimila/182308/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[archivio storico]]></category> <category><![CDATA[assemblea costituente]]></category> <category><![CDATA[autorizzazione a procedere]]></category> <category><![CDATA[Camera dei deputati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/quante-volte-onorevole-circa-seimila/182308/</guid> <description><![CDATA[Un quarto dei documenti stampati da Montecitorio nel corso della sua storia, riguardano “autorizzazioni a procedere” nei confronti dei deputati. È questa la singolare scoperta che si fa consultando il nuovo “Portale Storico” della Camera dei Deputati. Tra i 21.382 documenti mandati in stampa, 5.851 sono “richieste di autorizzazioni a procedere” nei confronti dei componenti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un quarto dei documenti stampati da <strong>Montecitorio</strong> nel corso della sua storia, riguardano “autorizzazioni a procedere” nei confronti dei deputati. È questa la singolare scoperta che si fa consultando il nuovo <a href="http://storia.camera.it" target="_blank">“Portale Storico” della Camera dei Deputati</a>. Tra i <strong>21.382 </strong>documenti mandati in stampa, <strong>5.851</strong> sono “richieste di autorizzazioni a procedere” nei confronti dei componenti dell’assemblea (alcuni ne hanno ricevuta più d’una). Il record spetta ovviamente alla <strong>XI legislatura</strong>, quella mandata a casa da <strong>Tangentopoli</strong>, che in soli due anni (durò dall’aprile del 1992 all’aprile del 1994) ne stampò la bellezza di <strong>896</strong>. Segue la I con 802, la II (596) e la VI (560). Sono tanti e vari gli onorevoli e i reati che venivano loro contestati. Il primo, nel dopoguerra, fu <strong>Concetto Gallo</strong>, tra i fondatori del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, che all’epoca era qualcosa di più di uno schieramento politico. Fu arrestato sul finire del dicembre del ’45 dopo uno scontro a fuoco con i carabinieri. In giugno fu però eletto all’Assemblea Costituente e fu a essa che i magistrati andarono a bussare chiedendo l’autorizzazione a processarlo per i reati di “insurrezione armata contro i poteri dello stato, omicidio, tentati omicidi, sequestri di persona, estorsione, associazione a delinquere”. Reati che prevedevano l’arresto. Gli eletti di allora concessero l’autorizzazione a procedere ma negarono la carcerazione del deputato. Il carcere, del resto, prima di <strong>Alfonso Papa</strong>, la Camera lo aveva concesso solo per quattro deputati.</p><p><strong>UN PAIO D’ANNI</strong> dopo, il 13 aprile del 1948, <strong>Severino Cavazzini</strong>, deputato ferrarese del <strong>Partito Comunista</strong> vicino al mondo agrario della Bassa, fu denunciato da un prete di Donada, in provincia di Treviso. Il parroco lo querelava per diffamazione aggravata perché sulla rivista <em>Il Compagno</em>, organo della federazione comunista di Rovigo, era uscito un testo anonimo dal titolo “Libidinose domande alle bambine del confessore parroco di Donada”. La Camera concesse l’autorizzazione per “fare piena luce sulla verità”, anche se i comunisti, nella propria relazione di minoranza, contestarono che, esistendo un processo aperto nei confronti del parroco per “atti di libidine”, sarebbe stato quello il luogo per far “piena luce sulla verità”. La relazione di minoranza attestava d’altronde come “il carattere politico del fatto” emergesse “chiaro dalle carte processuali”.</p><p>Istruttivo pensare che l’autorizzazione a procedere contro Cavazzini fu annunciata a Montecitorio il primo giugno del ’48 e arrivò all’attenzione della presidenza dell’assemblea tre anni dopo, il 31 luglio del ’51. Scorrendo questa documentazione ci si imbatte nella storia patria. Nel 1979 l’allora deputato <strong>Antonio Matarrese,</strong> presidente del Bari calcio, fu accusato dal pretore del capoluogo pugliese di “aver fatto svolgere abusivamente, nel locale stadio comunale, gli incontri di calcio” con la Nocerina e con la Sampdoria. Nel 1982, sempre la pretura chiedeva invece di processarlo per aver lasciato chiusi e non presidiati gli ingressi della tribuna numerata dello stadio durante Bari-Varese. Nell’agosto del ’96 arrivò invece alla Camera la richiesta di autorizzazione a procedere contro <strong>Umberto Bossi</strong>. Il pubblico ministero di Aosta, David Monti, voleva metterlo a confronto con <strong>Gianmario Ferramonti</strong>, leghista della prima ora all’epoca accusato di una truffa miliardaria (sarà scagionato anni dopo), ma il leader del Carroccio non si presenta ai magistrati. Perché? “Da notizie di stampa – annota il relatore <strong>Michele Saponara</strong> – si apprende che l’onorevole Bossi connoti il suo comportamento come un rifiuto del riconoscimento della legittimità dell’entità statuale cui appartengono le autorità giudiziarie disponenti e richiedenti”.</p><p>L’enorme mole di materiale messo in rete dall’archivio della Camera è una miniera d’oro. Per gli appassionati di “casta” si possono consultare ben <strong>125 documenti</strong> sul bilancio interno di Montecitorio (alcuni link sono ancora difettosi) e scoprire alcune curiosità, come quella legata al conto consuntivo per l’esercizio finanziario della Camera per gli anni <strong>1946-1947</strong>. I deputati Questori annotano come lo stanziamento del Tesoro di 225 milioni di lire fosse alla fine stato insufficiente. “Di fronte a tale previsione iniziale le entrate effettive accertate – scrivono – sono state di 506.392.485,20 lire, con una differenza in più di lire 281.392.485,20”. I maggiori bisogni dell’allora Assemblea Costituente erano costituiti essenzialmente da due voci: l’aumento delle indennità degli onorevoli deputati dell’Assemblea costituente e il miglioramento economico del personale applicato. L’ufficio di Presidenza che si riunì il 27 giugno del 1946, vale a dire neanche un mese dopo le storiche elezioni del 2 giugno, deliberò che il gettone di presenza, fino a allora ricevuto solo per le riunioni di Commissione, si assumesse anche per le sedute dell’assemblea plenaria. Il 27 febbraio del ’47, lo stesso ufficio, deliberò l’aumento dell’indennità da <strong>25 a 30mila lire</strong> al mese e ritoccò l’indennità di presenza da mille a duemila per i deputati residenti fuori dalla Capitale. La spesa inizialmente prevista di <strong>150 milioni</strong> per le indennità, arrivò così nei primi mesi della Repubblica, a 283. Nelle more si stanziarono anche <strong>387.100 lire</strong> affinché gli onorevoli potessero viaggiare gratis. Ma solo sulla rete autoferrotranviaria di Roma.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/quante-volte-onorevole-circa-seimila/182308/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Raphael Rossi: avevo pieni poteri, ma il consiglio mi ha isolato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/avevo-pieni-poteri-ma-il-consiglio-mi-ha-isolato/181897/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/avevo-pieni-poteri-ma-il-consiglio-mi-ha-isolato/181897/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Jan 2012 09:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[asia]]></category> <category><![CDATA[De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category> <category><![CDATA[raphael rossi]]></category> <category><![CDATA[rifiuti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/avevo-pieni-poteri-ma-il-consiglio-mi-ha-isolato/181897/</guid> <description><![CDATA[Raphael Rossi, da qualche giorno, non è più presidente dell’Asìa, l’azienda del Comune di Napoli che si occupa della raccolta dei rifiuti. Arrivato da Torino appena sei mesi prima per volontà del neo sindaco Luigi De Magistris, sembrava candidarsi ad essere una delle facce nuove della “rivoluzione arancione”. Il giovane dirigente, infatti, era l’uomo che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Raphael Rossi, da qualche giorno, non è più presidente dell’Asìa, l’azienda del Comune di Napoli che si occupa della raccolta dei rifiuti. Arrivato da Torino appena sei mesi prima per volontà del neo sindaco Luigi De Magistris, sembrava candidarsi ad essere una delle facce nuove della “rivoluzione arancione”. Il giovane dirigente, infatti, era l’uomo che all’Amiat di Torino aveva rifiutato una ricca tangente per far sì che l’azienda si dotasse di un macchinario di 4,2 milioni di euro assolutamente inutile. Lui disse “no” al dirigente che gli offriva il regalo per chiudere un occhio e denunciò. Risultato: dopo i rinvii a giudizio dello scorso febbraio (e un patteggiamento), il 12 gennaio inizia il processo a Torino. E lui sarà lì, con tutto che il Comune di Torino non si è costituito parte civile nel processo. Per questo premette: “Mi lascia perplesso che, di fronte a una tangente, nessuno, tranne Marco Travaglio, abbia avuto il coraggio di criticare il sindaco di Torino. Mentre adesso, per il solo fatto che io non sono più presidente di Asìa, si attacchi a testa bassa De Magistris. Allora non si mosse un decimo di quello che si sta muovendo ora, e c’era di mezzo una vicenda di tangenti”.</p><p><strong>Probabilmente c’è stato un difetto di comunicazione&#8230;</strong><br /> È stata una comunicazione frettolosa, la notizia era filtrata e non abbiamo avuto tempo di fare un corretto passaggio di consegne.</p><p><strong>Nessuno poi si immaginava potesse essere allontanato dopo soli sei mesi&#8230;<br /> </strong>Sei mesi a Napoli non sono pochi. Corrispondono a tre anni a Torino. Il sindaco mi ha dato pieni poteri e con quelli abbiamo iniziato ad affrontare l’emergenza, costruendo la normalità. Crescere dal 16% di raccolta differenziata di maggio al 22 % è un risultato eccellente, così come servire con il “porta a porta” 240. 000 abitanti. Tutto questo è stato merito anche di Raffaele Del Giudice, che oggi è presidente di Asìa. Raffaele è una persona vera e lavorerà in totale continuità.</p><p><strong>Non su tutti i temi. Il neo numero uno di Asìa non farà le barricate per evitare di assumere in azienda i 21 lavoratori dell’ex “consorzio di bacino Na 5” come ha fatto lei&#8230;<br /> </strong>Il Consiglio comunale di Napoli ha votato all’unanimità che Asìa assorbisse queste persone, età media 53 anni. Io ritenevo che questa non fosse una soluzione utile all’azienda.</p><p><strong>Il videsindaco di Napoli e assessore all’Ambiente Tommaso Sodano ha parlato di “vicende umane delicate che meritano rispetto e attenzione da parte dell’amministrazione”. Su questo non avevate la stessa veduta&#8230;</strong><br /> E su questo siamo tutti d’accordo, riguardo gli ex stipendiati del consorzio di bacino la vicenda è complessa e vi sono molti motivi per non assumerli.</p><p><strong>È dispiaciuto per come sia finita in Asìa?</strong><br /> Certamente, ho lavorato con ottime persone con passione ed entusiasmo, ma sono a disposizione del movimento perché credo che a Napoli stia nascendo qualcosa di nuovo e di buono. La passione che ha animato l’elezione di Luigi De Magistris è ancora lì. La rivoluzione arancione a Napoli c’è davvero, lo dimostra il calore di migliaia di cittadini che mi hanno scritto in questi giorni”.</p><p><strong>Qualcuno ha lamentato il suo protagonismo&#8230;</strong><br /> Io invece ho visto un’enorme partecipazione di tutti. Da quando ci siamo insediati, ogni settimana incontriamo le associazioni ambientaliste per fare il punto. Solo così riusciremo a cambiare il modo di pensare in questa città.</p><p><strong>C’è qualcosa che l’ha ferita in questa vicenda?</strong> Mi ha fatto male vedere che si è addirittura polemizzato sul mio stipendio (2. 500 euro al mese ndr.), sulle note spese e sulle consulenze senza vedere i risultati dell’azienda e della città.</p><p><strong>Ora che farà?</strong><br /> Io ho il processo a Torino tra una settimana. Quella sì che è una situazione grave. Spero venga seguito con la stessa attenzione dedicata a questa storia.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/avevo-pieni-poteri-ma-il-consiglio-mi-ha-isolato/181897/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Tiburtina: a quattro mesi dalla fine dei lavori la stazione è un cantiere a cielo aperto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/tiburtina-la-stazione-non-finisce-mai/181674/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/tiburtina-la-stazione-non-finisce-mai/181674/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Jan 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Comune di Roma]]></category> <category><![CDATA[ferrovie dello stato]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[La Freccia]]></category> <category><![CDATA[mauro moretti]]></category> <category><![CDATA[metropolitana]]></category> <category><![CDATA[Paolo Desideri]]></category> <category><![CDATA[Pietralata]]></category> <category><![CDATA[rfi]]></category> <category><![CDATA[stazione tiburtina]]></category> <category><![CDATA[tangenziale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/tiburtina-la-stazione-non-finisce-mai/181674/</guid> <description><![CDATA[Forse ci eravamo fatti ingannare dalla pubblicazione dell&#8217;ultimo numero de La Freccia, il mensile delle ferrovie distribuito gratuitamente sui treni ad alta velocità. Era lì che leggevamo l&#8217;amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti affermare: &#8220;Snodo cruciale per le Frecce, ma anche per i treni regionali, metro e bus, la nuova stazione Tiburtina è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_181750" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/stazione_tiburtina_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-181750" title="stazione_tiburtina_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/stazione_tiburtina_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">La nuova, avveniristica stazione Tiburtina di Roma</p></div><p>Forse ci eravamo fatti ingannare dalla pubblicazione dell&#8217;ultimo numero de <strong><em>La Freccia</em></strong>, il mensile delle ferrovie distribuito gratuitamente sui treni ad alta velocità. Era lì che leggevamo l&#8217;amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato <strong>Mauro Moretti </strong>affermare: &#8220;Snodo cruciale per le Frecce, ma anche per i treni regionali, metro e bus, la nuova stazione <strong>Tiburtina </strong>è un salto di qualità nei servizi al cittadino e nell&#8217;accoglienza turistica&#8221;. Certo, arrivare in treno e non trovare nemmeno un bar nell&#8217;intera struttura dello scalo ferroviario non sembrava proprio il massimo dell&#8217;accoglienza turistica, né il &#8220;salto di qualità nei servizi al cittadino&#8221; che ci saremmo attesi. Come non lo sembrava, essere costretti in mezza banchina, al binario 4, perché nell&#8217;altra era stata allestita un&#8217;area transennata con dietro un treno merci. Insomma, tutto ci si aspettava dalla nuova stazione Tiburtina di Roma, tranne che fosse ancora un cantiere. Un bel cantiere, ma pur sempre un cantiere.</p><p>Il nuovo <strong>terminal</strong>, inaugurato il 28 novembre scorso alla presenza del Capo dello Stato <strong>Giorgio Napolitano</strong>, è una struttura &#8220;sospesa&#8221; nel vero senso della parola. Negli spazi del &#8216;ponte&#8217; che sovrasta il fascio di binari, opera dell&#8217;architetto <strong>Paolo Desideri</strong>, non c&#8217;è una funzione che sia una. E&#8217; una specie di museo all&#8217;aperto usato dagli abitanti della Tiburtina come semplice ponte per raggiungere <strong>Pietralata</strong>, e da alcuni romani per venire a scattare foto adesso che l&#8217;architettura dei corpi sospesi non è troppo abitata. &#8220;Le attività commerciali arriveranno quasi tutte entro aprile, alcune hanno già avuti assegnati i locali, per altre è in corso la gara&#8221;, ci spiegano da <strong>Ferrovie</strong>.</p><p>Tornati infatti in stazione giorni dopo ecco che riscontriamo la timida apertura di un bar. Ci avviciniamo. E&#8217; chiuso. Per adesso dunque i servizi commerciali offerti ai viaggiatori sono tre, e sono tutti nella piazza ipogea giusto sotto la struttura principale: un giornalaio, una libreria e un venditore di biglietti della lotteria. Le scale mobili tra la nuova stazione e i binari sono chiuse da transenne, tranne che per i due binari dove transitano i treni delle ferrovie regionali. Per gli altri si accede dal basso ma non dalla stazione. Su alcune di queste transenne, come su piloni a cui nessuno tenterebbe di accedere e anche sul bagno dei disabili compare il cartello: &#8220;Vietato l&#8217;accesso area di cantiere&#8221;. Se dall&#8217;ultimo piano della stazione si scende dal lato verso <strong>Pietralata</strong>, poi, ci si può imbattere in un vero e proprio cantiere a cielo aperto: &#8220;Dove si va di là?&#8221;, chiediamo dopo aver sceso le scale mobili: &#8220;Di là? Da nessuna parte. Ci sono i lavori&#8221;. &#8220;I lavori di cosa?&#8221;. &#8220;L&#8217;allaccio alla tangenziale&#8221;. &#8220;E quando finiscono?&#8221;. &#8220;Fanno prima a finire la <strong>Salerno-Reggio</strong>&#8220;, ci scherza su il dipendente con la divisa Fs e il cartellino. In verità, rispondono sempre da <strong>Ferrovie</strong>, le opere &#8220;saranno consegnate in tempo, quindi entro aprile, da <strong>Rfi </strong>al <strong>Comune di Roma</strong> che poi dovrà amministrare la viabilità&#8221;. Entro la primavera, dunque, le cose dovrebbero migliorare.</p><p>Il problema per il viaggiatore, però, viene appena fuori dalla stazione. Una volta risaliti in superficie, infatti, bisogna diffidare dall&#8217;informazione che porta ai <strong>taxi</strong>. Quella, infatti, indica di dover salire per circa cinquecento metri alla ricerca di un posteggio. I tassisti, invece, sono appostati sotto un ponte, chiusi alla vista da un&#8217;altra transenna ricoperta da quella tela nera che di solito si usa per la raccolta delle olive. Per prenderne uno bisogna percorrere la <strong>carreggiata </strong>a una sola corsia contromano e in fila indiana. Di sera la zona non appare nemmeno sufficientemente sicura. Non che vada meglio in <strong>automobile</strong>. Essendo venuta su in una zona ad alta urbanizzazione ancora tutta da ridisegnare (a questo servono le opere messe in cantiere da realizzare entro <strong>aprile</strong>), con la tangenziale che corre a pochi metri dal marciapiede su cui confluiscono i passeggeri dei treni, è impossibile fermarsi nei pressi dello scalo senza ricevere le bestemmie di chi vi segue e rimane incolonnato con voi. Se anche la ricerca di un autobus è confinata a un terminal ancora tutto da ridisegnare, l&#8217;unica cosa che sembra funzionare è l&#8217;allaccio con la linea B della <strong>metropolitana </strong>di Roma. Quella funziona.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 5 gennaio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/tiburtina-la-stazione-non-finisce-mai/181674/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ferrara unica opposizione del Pdl</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/ferrara-lunica-opposizione-nel-pdl/173484/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/ferrara-lunica-opposizione-nel-pdl/173484/#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Nov 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Ferrara]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/ferrara-lunica-opposizione-nel-pdl/173484/</guid> <description><![CDATA[Tutti a negare. “Non c’è nessuna intesa”, assicura Angelino Alfano (Pdl). “Non esiste una maggioranza”, ripete il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Eppure il presidente della Camera Gianfranco Fini, si dice “convintissimo che sarà difficile a chiunque revocare la fiducia al governo”. A meno di dieci giorni dall’ampia fiducia ricevuta dalle Camere e ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tutti a negare. “Non c’è nessuna intesa”, assicura <strong>Angelino Alfano</strong> (Pdl). “Non esiste una maggioranza”, ripete il segretario del Pd <strong>Pier Luigi Bersani</strong>. Eppure il presidente della Camera <strong>Gianfranco Fini</strong>, si dice “convintissimo che sarà difficile a chiunque revocare la fiducia al governo”.</p><p>A meno di dieci giorni dall’ampia fiducia ricevuta dalle Camere e ad altri dieci dall’annuncio ufficiale delle misure di bilancio che lo stesso dovrebbe fissare nel consiglio dei ministri del prossimo 5 dicembre, ecco descritto il mare in cui naviga il primo governo tecnico della storia italiana con i numeri in regola ma “senza maggioranza”. Nel Pdl, che in Parlamento è il gruppo più ampio tra quelli che hanno votato la fiducia all’esecutivo di <strong>Mario Monti</strong>, per adesso regna un sentimento di attesa, confortato dal fatto che la posizione “responsabile” espressa da <strong>Silvio Berlusconi</strong> nel cedere il comando a Monti non abbia mandato giù gli indici dei sondaggi elettorali.</p><p>Così, per adesso, il direttore del Foglio <strong>Giuliano Ferrara</strong> è rimasto in beata solitudine ad attaccare la “sottopolitica da incappucciati”, la nuova “maggioranza tripartita che si vergogna di esserlo” e per questo si riunisce “in vertici segreti” per maneggiare “goffamente la sotto-questione sottogovernativa dei sottosegretari” indispensabili a completare la squadra di governo. “Io capisco Casini che da sempre lavora nella vigna dell’inciucio, ma Pd e Pdl si sono presi la responsabilità di una sospensione della democrazia che, invece di salvare la politica finisce per salvare la sottopolitica. Almeno &#8211; spiega &#8211; si assumessero la responsabilità di dire: ‘ Siamo un tripartito di responsabilità nazionale ’ e lascino che il governo imponga dei tempi fulminei alle manovre economiche che si ritiene debba poter prendere. Invece questa modalità politica è proprio come il pizzino che Enrico Letta manda al banco del governo ripreso dai fotografi della Camera: ‘ Dall’esterno e riservatamente’. Non si può far politica ‘ dall’esterno e riservatamente’. Non così, almeno”.</p><p>Sull’idea che il Pdl possa togliere la fiducia al governo e tentare la strada delle elezioni in primavera o addirittuta a gennaio, impostando una campagna elettorale “contro” l’Europa e (qualcuno sussurra) addirittura per il ritorno alla Lira, nel Pdl resta lo scetticismo. Un po ’ perchè l’unico messaggio facilmente comprensibile dall’elettorato è quello legato al cambio lira-euro (1936, 27 lire per un euro), ed è un armamentario vecchio di dieci anni, un po ’ perchè sembra chiaro che da qui alla primavera la situazione, non solo quella economica, è in rapido movimento. Ne sa qualcosa Guido Crosetto che, all’ipotesi di elezioni anticipate esclama: “Ma per governare cosa?”. E, preoccupato dalla piega di eventi inattesi che “hanno messo in dubbio anche quello che conosciamo dell’economia”, ritiene che la risposta debba essere ben più decisa di quello che fino ad ora si è fatto balenare: “Altro che patrimoniale e Ici, io sarei per un provvedimento che, da subito e per legge, converta in Buoni del Tesoro il 10 % dei soldi depositati nelle banche italiane, e nazionalizzerei le fondazioni bancarie: nei momenti di crisi è giusto che il sistema serva al popolo di cui queste costruzioni dovrebbero essere espressione”.</p><p>La situazione è dunque questa. Nessuno, nel campo del Pdl, immagina un rientro sulla scena di Berlusconi in tempi brevi. Nemmeno un “ex berluscones” come Ferrara (“sono un ex Berluscones &#8211; certifica &#8211; perchè lui è un ex Berlusconi, nel senso che non è riuscito a reagire a chi lo inchiodava in questa situazione”): “Non penso ne abbia nè la voglia nè la possibilità. L’ultima frase che gli ho sentito dire sui media è stata: ‘ Non conto niente’. È un uomo razionale, infondo”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 27 novembre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/ferrara-lunica-opposizione-nel-pdl/173484/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>169</slash:comments> </item> <item><title>I giorni di Genova</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/i-giorni-di-genova/161841/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/i-giorni-di-genova/161841/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 Oct 2011 17:28:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[black block]]></category> <category><![CDATA[Carlo Augusto Bachschmidt]]></category> <category><![CDATA[Carlo Giuliani]]></category> <category><![CDATA[Festival Ferrara]]></category> <category><![CDATA[g8 genova]]></category> <category><![CDATA[Haidi Giuliani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161841</guid> <description><![CDATA[Chissà quante volte, in questi ultimi dieci anni, Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, ha dovuto fare i conti con l&#8217;immagine del figlio colpito a morte da un carabiniere durante gli incidenti del G8 di Genova del luglio 2001: il sangue, il foro in testa, il capo immobile sulla strada, le contusioni sulle braccia, il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chissà quante volte, in questi ultimi dieci anni, <strong>Haidi Giuliani</strong>, la mamma di Carlo, ha dovuto fare i conti con l&#8217;immagine del figlio colpito a morte da un carabiniere durante gli incidenti del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova" target="_blank">G8 di Genova del luglio 2001</a></span>: il sangue, il foro in testa, il capo immobile sulla strada, le contusioni sulle braccia, il Defender della forza pubblica. Sono frammenti di una memoria collettiva che da dieci anni a questa parte prova a farsi verità, forte di una quantità di filmati impressionante, di testimoni, di feriti, di aule di tribunale.</p><p>Venerdì sera, per il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.internazionale.it/festival/" target="_blank">Festival di Internazionale a Ferrara</a></span>, il teatro comunale ospitava una rappresentazione dal titolo: “I giorni di Genova”. Ed era colmo.</p><p>C&#8217;era anche Haidi Giuliani. Era al centro della platea, mentre l&#8217;attore Blas Roca Rey dava voce al soggetto scritto e diretto da Carlo Augusto Bachschmidt, architetto regista affinatosi sulle vicende del G8 genovese (proprio quest&#8217;anno ha dato alla luce anche “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48683-6919#video" target="_blank">Black Block</a></span>”, menzione speciale all&#8217;ultimo Festival del cinema di Venezia).</p><p>Nel buio della sala, mentre sullo schermo alle spalle del palco passavano le immagini del ragazzo morto, era difficile immaginare che quella mamma fosse lì, a rivivere un <strong>lutto in loop</strong>, come decine di altre volte in questi anni.</p><p>Eppure l&#8217;opera di Bachschmidt, che si spera dopo la prima ferrarese trovi le gambe per camminare nel resto d&#8217;Italia, forse per la prima volta racconta quella morte (e i successivi pestaggi della scuola Diaz) nelle sue <strong>direttrici essenziali</strong>: le telefonate al centralino della Questura con i genovesi spaventati che chiedono se prima o poi sarebbe arrivata la polizia a contenere il “blocco nero” che dava fuoco ad auto, cassonetti, negozi nei quartieri a nord della stazione; lo sconsiderato arrivo sul “teatro” dei blindati dei carabinieri che giunsero in via Tolemaide a fronteggiare le tute bianche invece di arrivare più su, nel quartiere di Marassi, dove erano stati mandati per porre un argine ai “blck block”; le comunicazioni intercorse tra gli alti gradi in comando sulla piazza, con questi che chiedono: “Ma quelli che ci fanno lì?”. I tentativi di mettersi in contatto con questa pattuglia per dirgli di arretrare, spostarsi, evitare lo scontro. Tutti senza successo.</p><p>Saranno quei blindati (che le immagini ci consegnano lanciati a tutta forza per le vie del corteo, mentre gettano all&#8217;aria i cassonetti dell&#8217;immondizia posti sulla sede stradale) a dare l&#8217;innesco alla fuga nei vicoli di Genova, a ingrigire l&#8217;aria di fumogeni, a fornire pretesto alla guerra.</p><p>Bachschmidt ci racconta una storia carte alla mano. E&#8217; una grande <strong>opera di cronaca</strong> che si conclude con le luci che si riaccendono, Blas Roca Rey che scende ad abbracciare la signora Haidi, e un applauso lungo e convinto della platea. Applaude anche Horacio Verbintsky, il giornalista argentino che per primo raccontò i voli della morte della dittatura di Videla. Dice: “E&#8217; incredibile che quei dirigenti di polizia siano ancora lì, e siano anche stati promossi”. E&#8217; incredibile, sono passati dieci anni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/i-giorni-di-genova/161841/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>49</slash:comments> </item> <item><title>Il destino diverso dei due &#8216;Madoff&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/la-stampa-lo-chiama-%e2%80%9cil-madoff-dei-parioli%e2%80%9d/104887/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/la-stampa-lo-chiama-%e2%80%9cil-madoff-dei-parioli%e2%80%9d/104887/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Apr 2011 11:24:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[bernard madoff]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Lande]]></category> <category><![CDATA[processo breve]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=104887</guid> <description><![CDATA[La stampa lo chiama “il Madoff dei Parioli”, e quella connotazione geografica “dei Parioli” (noto quartiere bene della Capitale), da sola potrebbe bastare a separare la sorte dei due: da una parte il Madoff originale, quel Bernard che avrebbe compiuto una truffa da 50 miliardi di dollari e che, arrestato nel dicembre del 2008, ora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La stampa lo chiama “il Madoff dei Parioli”, e quella connotazione geografica “dei Parioli” (noto quartiere bene della Capitale),  da sola potrebbe bastare a separare la sorte dei due: da una parte il Madoff  originale, quel Bernard che avrebbe compiuto una truffa da 50 miliardi di dollari e che, arrestato nel dicembre del 2008, ora deve scontare  una pena di <strong>150 anni di carcere</strong>.</p><p>Dall’altra il nostro, quello “dei Parioli”, al secolo <strong>Gianfranco Lande</strong>, che deve rispondere di una truffa di “appena” 170 milioni di euro. Ieri <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/cronache/11_aprile_15/Vedrete-tornero-a-investire-appena-usciro-dal-carcere_e38b67d2-6726-11e0-82d9-fefb5323b337.shtml" target="_blank">in prima pagina sul <em>Corriere della Sera</em></a></span>, il Madoff nazionale, dopo aver professato la propria innocenza assai difficile da dimostrare, prevedeva: “Uscirò dal carcere e avrò altri clienti”. Tra prescrizione ridotta per gli incensurati, ex Cirielli e processo breve, che sia colpevole o no, probabilmente aveva ragione.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 16 aprile 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/16/la-stampa-lo-chiama-%e2%80%9cil-madoff-dei-parioli%e2%80%9d/104887/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Romana, la forza gentile di chi ha ragione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/26/romana-la-forza-gentile-di-chi-ha-ragione/100289/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/26/romana-la-forza-gentile-di-chi-ha-ragione/100289/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 Mar 2011 17:37:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[amianto]]></category> <category><![CDATA[Eternit]]></category> <category><![CDATA[Librerie Rinascita]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[Romana Blasotti Pavesi]]></category> <category><![CDATA[Stephan Schmidheiny]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=100289</guid> <description><![CDATA[Romana Blasotti Pavesi ha 82 anni e la scorza dura. L&#8217;ho incontrata l&#8217;altro giorno, alla libreria Rinascita di Roma, già sufficientemente edotto della sua storia: il marito Mario, la sorella Libera, il nipote Giorgio, una sua cugina Anna e la figlia Maria Rosa, le sono stati strappati via da tumori incurabili. In comune, queste persone,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Romana Blasotti Pavesi </strong>ha 82 anni e la scorza dura. L&#8217;ho incontrata l&#8217;altro giorno, alla libreria Rinascita di Roma, già sufficientemente edotto della sua storia: il marito Mario, la sorella Libera, il nipote Giorgio, una sua cugina Anna e la figlia Maria Rosa, le sono stati strappati via da tumori incurabili. In comune, queste persone, non avevano solo Romana, ma anche <strong>l&#8217;amianto</strong>, che a Casale Monferrato, nell&#8217;alessandrino, dove la donna vive da sempre, dal 1906 ha un solo nome: Eternit.</p><p>Romana Blasotti Pavesi, assieme ai sindacalisti Bruno Pesce e Nicola Pondrano, è tra i principali animatori della <strong>battaglia processuale</strong> che vede alla sbarra a Torino, per disastro ambientale doloso, i responsabili della multinazionale dell&#8217;amianto. I proprietari del colosso industriale svizzero, sono accusati di aver provocato (consapevoli dei rischi che le fibre d&#8217;amianto hanno sul sistema respiratorio) la morte di 1600 persone e un&#8217;ondata di tumori che avrà il suo picco nel 2020, vale a dire 34 anni dopo la chiusura della fabbrica di Casale, avvenuta nel 1986.</p><p>La controparte di Romana sono i discendenti Schmidheiny, Stephan e Thomas, e il barone belga Louis de Cartier de Marchienne. Sono rimasto colpito, nel leggere la biografia di <strong>Stephan Schmidheiny</strong>, che l&#8217;uomo è stato consigliere di Bill Clinton, rappresentante Onu per lo sviluppo sostenibile, docente di globalizzazione in università pontificie, fondatore del consiglio mondiale commerciale per lo sviluppo sostenibile, ideatore della Swatch, azionista dell&#8217;Ubs e della Nestlè, filantropo pluripremiato e recordman di beneficenza con 1,5 miliardi di dollari versati per questa o quella causa (le notizie le ricavo dal libro presentato a Rinascita l&#8217;altro giorno, <em>La lana della salamandra</em>, di Giampiero Rossi, edizioni Ediesse). Dovendo riassumere, Romana ha contro un <strong>ricco e potente “ambientalista”</strong>.</p><p>Sono anni che i casalesi, guidati da questa combattiva presidente dell&#8217;associazione vittime dell&#8217;amianto, conducono la loro battaglia. Per adesso hanno ottenuto la chiusura della fabbrica (1986), la messa al bando dell&#8217;amianto (1992), l&#8217;iscrizione dell&#8217;<strong>asbestosi</strong> e dei <strong>mesoteliomi </strong>come “malattie professionali” (1994) e la creazione di un fondo per le vittime (che però, con legge tutta italiana, finisce per coprire solo i lavoratori e non gli abitanti delle zone “infestate” dalle fibre, che si ammalano e muoiono allo stesso modo degli altri per asbestosi e mesoteliomi).</p><p>E&#8217; incredibile pensare che queste poche persone siano riuscite a compiere una battaglia di consapevolezza e di civiltà epocali. Forse sarebbe stato utile, ai <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/23/camusso-non-parla-coi-precari/99512/" target="_blank">ragazzi di San Precario arrivati a protestare</a></span> con la segretario della Cgil Susanna Camusso per alcune vertenze interne alla contruattalizzazione dei lavoratori della <strong>libreria Rinascita</strong>, ascoltarla questa storia. E imparare dalla forza gentile di Romana.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/26/romana-la-forza-gentile-di-chi-ha-ragione/100289/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Nell&#8217;Idv esplode la questione morale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/de-magistris-alfano-e-cavalli-%e2%80%9cquestione-morale-nell%e2%80%99idv%e2%80%9d/83435/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/de-magistris-alfano-e-cavalli-%e2%80%9cquestione-morale-nell%e2%80%99idv%e2%80%9d/83435/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Dec 2010 06:12:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=83435</guid> <description><![CDATA[Citano Enrico Berlinguer ma parlano all’Italia dei Valori, perchè ritengono che una “questione morale”, quella che lo storico segretario icona del Pci sollevò nei confronti della deriva dei partiti di governo, sia all’interno del proprio schieramento. Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli, i primi due europarlamentari, il terzo consigliere regionale in Lombardia, hanno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Citano <strong>Enrico Berlinguer</strong> ma parlano all’Italia dei Valori, perchè ritengono che una “questione morale”, quella che lo storico segretario icona del Pci sollevò nei confronti della deriva dei partiti di governo, sia all’interno del proprio schieramento. <strong>Luigi De Magistris</strong>,<strong> Sonia Alfano </strong>e<strong> Giulio Cavalli</strong>, i primi due europarlamentari, il terzo consigliere regionale in Lombardia, hanno scelto il web per “prendere posizione”, per chiedere che “il presidente Antonio Di Pietro” reagisca  “duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni”. Premettono subito, prevedendo la tempesta: “Non abbiamo voluto sfruttare l’onda delle ultime polemiche per dire la nostra, per non offrire il fianco a strumentalizzazioni che avrebbero danneggiato l’Idv”, ma poi, partendo dalle ineludibili notizie di cronaca, stilano una lista di questioni aperte che dipingono il partito del gabbiano come un vecchio  arnese da Prima Repubblica.</p><p>“Sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. Come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di ‘fatti privati’. E poi il fumoso Pino Arlacchi, che dopo essere stato eletto con l’Idv e solo grazie all’Idv, ha salutato tutti con un misero pretesto ed è tornato con le orecchie basse al Pd. Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?”. Chiedono ad Antonio Di Pietro una “brusca virata”. E la motivano con la necessità di levare terra da sotto ai piedi a chi, all’interno del partito, “spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero”.<br /> Parlano di territorio, di “signori delle tessere”, di “macroscopiche irregolarità nella consultazione degli iscritti”. Sanno di compiere un’operazione politica delicata. E non  nascondono il problema: “La maggior parte della ‘dirigenza’ dirà che con queste nostre parole danneggiamo il partito, altri che danneggiamo il presidente Di Pietro, altri ancora che siamo parte di un progetto eversivo che vuole appropriarsi dell’Idv. Noi crediamo che questo invece sia un estremo atto di amore per tutti gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti dell’Italia dei Valori”.</p><p>La “lettera” di intenti, ha un solo destinatario, ma <strong>coinvolge l’intero gruppo dirigente dell’Idv</strong>.  Tanto che la risposta più dura arriva da una nota congiunta dei capigruppo di Camera e Senato (<strong>Massimo Donadi</strong> e Felice Belisario) e dal portavoce del partito <strong>Leoluca Orlando</strong>. L’Idv, scrivono “è un partito giovane che, a differenza di tutti gli altri, non ha ereditato la propria classe dirigente da precedenti formazioni politiche, ma sta costruendo a fatica, e con qualche inevitabile passo falso, una propria classe dirigente nata dalla militanza, dall’impegno, dalla passione e anche da precedenti esperienze politiche, valutate con molta attenzione. Per questo, parlare di una questione morale all’interno dell’Idv, come fanno oggi Sonia Alfano e Luigi De Magistris, è qualcosa di così offensivo e abissalmente distante dalla realtà del partito che può avere solo due spiegazioni.</p><p>Donadi oggi <a href="http://www.massimodonadi.it/blog/una-pugnalata-alle-spalle"><strong>torna sull&#8217;argomento pubblicando sul suo blog una lettera molto dura, sin dal titolo: &#8220;Una pugnalata alle spalle&#8221;</strong></a>. Scrive il capogruppo: &#8220;Sono esterrefatto e chiedo scusa se i miei toni di oggi potranno apparirvi eccessivi ma l’attacco a freddo che De Magistris, Alfano e Cavalli, hanno sferrato oggi al mio partito mi indigna profondamente. Non era bastato il colpo arrivato il giorno dopo la vicenda Razzi e Scilipoti con le critiche alla selezione dei candidati e con il presagio di altre possibili fuoriuscite. A distanza di una settimana, arriva il secondo colpo, la bufala della questione morale in Italia dei Valori&#8221;.</p><p>Un attacco così violento ed incomprensibile può essere solo il frutto di una ingiustificabile mancanza di conoscenza della reale natura e della qualità di questo partito, dei dirigenti e dei quadri locali, oppure è il primo passo di chi immagina il proprio futuro politico al di fuori di Italia dei Valori. Se così fosse, Alfano e De Magistris, tradirebbero il mandato degli elettori non molto diversamente da<strong> Razzi </strong>e<strong> Scilipoti</strong>. Anche perché, in due anni di militanza in Idv, non vi è mai stata, sottolineiamo mai, riunione pubblica, esecutivo nazionale o altra sede istituzionale, in cui Alfano e De Magistris abbiano avanzato anche una sola critica verso un solo aderente o dirigente dell’IdV. Ferisce, in particolare, il fatto che un’accusa così grave abbiano ritenuto di porla sui media e non nel prossimo esecutivo nazionale, fissato a metà gennaio. In questo modo si comporta chi un partito lo vuole danneggiare e non migliorare”. La risposta del leader dell’Idv, ha toni più amicali, con una frecciata finale: “Carissimi Luigi, Sonia e Giulio, il partito che oggi accusate di avere in seno una questione morale da risolvere, è lo stesso partito con il quale siete stati eletti e in cui siete stati candidati proprio in virtù di quello spirito di rinnovamento della politica che l’Italia dei Valori intende portare avanti. Mi auguro che dopo questa lettera possiate anche voi impegnarvi, nel partito e per il partito, con la stessa determinazione e umiltà con cui migliaia di militanti si stanno adoperando. E, soprattutto, voglio credere che tutto questo lo facciate per il bene del partito”.</p><p>da Il Fatto Quotidiano del 23 dicembre 2011</p><p><em>(articolo aggiornato alle 16)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/de-magistris-alfano-e-cavalli-%e2%80%9cquestione-morale-nell%e2%80%99idv%e2%80%9d/83435/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>327</slash:comments> </item> <item><title>La burocrazia che parla ai neonati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/18/82638/82638/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/18/82638/82638/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Dec 2010 11:11:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[burocrazia]]></category> <category><![CDATA[sogei]]></category> <category><![CDATA[tessera sanitaria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=82638</guid> <description><![CDATA[I moduli prestampati nascondono insidie dolorose. L’altro giorno è arrivata in casa nostra una comunicazione della Sogei, la società di &#8220;Information and Communication Technology&#8221; legata al ministero dell’Economia, indirizzata a mia figlia, Rosa Di Blasi, di giorni 28. E’ la prima lettera che riceve. “Gentile Rosa Di Blasi”, le scrivono il direttore dell’Agenzia e il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I moduli prestampati nascondono insidie dolorose. L’altro giorno è arrivata in casa nostra una comunicazione della Sogei, la società di &#8220;Information and Communication Technology&#8221; legata al ministero dell’Economia, indirizzata a mia figlia, Rosa Di Blasi, di giorni 28. E’ la prima lettera che riceve.</p><p>“Gentile Rosa Di Blasi”, le scrivono il direttore dell’Agenzia e il Presidente Sogei (le firme prestampate sono messe in calce al fondo della missiva, ancorché, come si conviene, illegibili). Pensando sia una bimba prodigio e che sappia per ciò stesso leggere, nell’inviarle la sua prima tessera sanitaria plastificata, le spiegano che “la presente” è “emessa ai sensi dell’articolo 50 del decreto-legge 269/2003 convertito, con modificazioni, dalla legge 326/2003”. Pare sia importante che la neonata conosca le fonti del diritto per cui ha ottenuto l’iscrizione al servizio sanitario nazionale. Le spiegano che “la presente” vale anche come codice fiscale, e che “il retro della tessera, se impostato con i suoi dati, ha validità di TEAM (Tessera Europea di Assicurazione Malattia)”.</p><p>Poichè immaginano di trovarsi davanti una bimba decisamente sveglia per il suo mese di vita, chiedono infine la sua collaborazione: “<em>La invitiamo a verificare i dati anagrafici in essa contenuti: qualora riscontri degli errori, potrà rivolgersi ad un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate per la correzione</em>”. “<em>Per ogni chiarimento</em>”, d’altronde, potrà “<em>telefonare al numero 800.030.070</em>”.</p><p>Quando saprà parlare, immagino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/18/82638/82638/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>Emergenza rifiuti, quando la storia non insegna</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/emergenza-rifiuti-quando-la-storia-non-insegna/79167/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/emergenza-rifiuti-quando-la-storia-non-insegna/79167/#comments</comments> <pubDate>Sat, 27 Nov 2010 17:49:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[cdr]]></category> <category><![CDATA[emergenza rifiuti]]></category> <category><![CDATA[Impregilo]]></category> <category><![CDATA[inceneritori]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=79167</guid> <description><![CDATA[All&#8217;università ho studiato storia. Ci si raccontava che chi la conosce evita di commettere gli errori di quelli che ci hanno preceduto. Ho fatto l&#8217;università a Napoli negli anni immediatamente successivi al “rinascimento” di Antonio Bassolino, in quelli in cui, con la chiusura delle prime discariche provinciali, si iniziava ad avvitare su sé stessa l&#8217;emergenza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;università ho studiato <strong>storia</strong>. Ci si raccontava che chi la conosce evita di commettere gli errori di quelli che ci hanno preceduto. Ho fatto l&#8217;università a Napoli negli anni immediatamente successivi al “rinascimento” di Antonio Bassolino, in quelli in cui, con la chiusura delle prime discariche provinciali, si iniziava ad avvitare su sé stessa <strong>l&#8217;emergenza dei rifiuti campana</strong>.<br /> Ho ben chiaro che, al di là di quello che dimostrerà il processo che i pm Noviello e Sirleo stanno portando avanti al tribunale partenopeo, è evidente di come la risposta “industriale” data ad un problema di semplice amministrazione pubblica (lo smaltimento dei rifiuti)  sia stata molto più che sbagliata. E ho anche chiaro che questo piano “industriale” era stato dato “chiavi in mano” a una importante impresa, nazionale e internazionale, che ha nome <strong>Impregilo</strong>.</p><p>Secondo il bando di gara, affidato ben dieci anni fa a Impregilo, entro il 31 dicembre del 2000, sarebbe stato costruito l&#8217;inceneritore per i rifiuti, perno del piano regionale per il trattamento dell&#8217;immondizia. Anche prima &#8211; sarebbero bastati 300 giorni &#8211; si sarebbe provveduto alla costruzione dei sette <strong>cdr</strong>, che avrebbero confezionato l&#8217;unico prodotto che quel “termovalorizzatore” avrebbe potuto bruciare: il “Combustibile Derivato dai Rifiuti”.<br /> Certo, la storia ricorda, la commissione tecnica che esaminò quei progetti, ritenne che quello presentato da Impregilo contenesse “informazioni scarse e in più punti insufficienti e inconsistenti”, “diffusa carenza di dati tecnici”, pagine descrittive sugli impianti di cdr “per larga parte identiche e ripetute tre volte”. Eppure <strong>la gara fu vinta</strong> sui due requisiti del minor tempo richiesto per la realizzazione degli impianti (sic) e del minor impatto del prezzo richiesto per ogni tonnellata di rifiuti bruciata. E gli impianti vennero costruiti tardi e male (tanto che l&#8217;inceneritore ha un annetto di vita e funziona a singhiozzo e i cdr, gran produttori di ecoballe, non produssero mai cdr, tanto che oggi sono stati riconvertiti in <strong>stir </strong>- dei gran trituratori di immondizia).</p><p>Ecco, se oggi vedo i siti di stoccaggio temporaneo di mezza Campania grondanti percolato, gli sversatoi di Ferrandelle, o il rimestaggio dei rifiuti di Maruzzella, per non dire dei sei milioni di tonnellate di ecoballe impilati in quel di Taverna del Re a Giugliano, penso che in dieci anni <strong>Impregilo non sia stata in grado di fare il suo lavoro</strong>.<br /> Se ascolto Silvio Berlusconi consigliare “da imprenditore”, di affidare la costruzione degli altri due inceneritori di rifiuti previsti per la Campania alla stessa Impregilo, penso che <strong>non abbia compreso nulla dalla storia</strong>, e che i miracoli e gli imbrogli si possono comunque vendere una sola volta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/27/emergenza-rifiuti-quando-la-storia-non-insegna/79167/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>La guerra dei simboli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/24/la-guerra-dei-simboli/78554/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/24/la-guerra-dei-simboli/78554/#comments</comments> <pubDate>Wed, 24 Nov 2010 16:09:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Eduardo Di Blasi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[simboli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=78554</guid> <description><![CDATA[La guerra per poter schierare il simbolo del Pdl, vale a dire di un partito che è riuscito a governare appena due anni prima di sfaldarsi (cioè, una roba che non dovrebbe essere facilmente vendibile all’elettorato), e senza un immaginario politico né strutture locali ben definite, è solo l’ultima delle battaglie che vede coinvolte le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La guerra per poter schierare il <strong>simbolo del Pdl</strong>, vale a dire di un partito che è riuscito a governare appena due anni prima di sfaldarsi (cioè, una roba che non dovrebbe essere facilmente vendibile all’elettorato), e senza un immaginario politico né strutture locali ben definite, è solo l’ultima delle battaglie che vede coinvolte le effigi con cui i partiti si presentano agli elettori.</p><p>La<strong> guerra dei simboli</strong>, lo sa bene Gianfranco Rotondi, ministro “all’Attuazione del Programma”, non porta però voti. Per capirlo basta vedere chi sono oggi i detentori dei quattro simboli storici della Prima Repubblica, quelli considerati in grado di spostare frotte di cittadini votanti.</p><p><strong>Lo “scudocrociato” della Dc</strong> oggi è appannaggio di Giuseppe Pizza, Sottosegretario di Stato all&#8217;Istruzione, Università e Ricerca Scientifica, dopo un accordo elettorale con Berlusconi (che ne ha giustamente soppresso il simbolo imbarcandolo nella corazzata del Pdl). Lo “scudo” viene però conservato nel simbolo dell’Udc di Casini (5,6% alle ultime politiche).<strong><br /> Il “garofano” socialista</strong>, è invece del Partito Socialista di Saverio Zavettieri, ultimamente posizionato con i “Socialisti Uniti – Psi” di Bobo Craxi, ben fuori dalle competizioni elettorali nazionali.</p><p><strong>La “fiamma Tricolore”</strong>, simbolo degli arditi della Grande Guerra, è della Fondazione di An, anche se una diversa effige della “fiamma” è proprietà della “Destra Nazionale – Fiamma Tricolore” di Luca Romagnoli, che alle ultime politiche si è associato con “la Destra” di Francesco Storace, rimanendo fuori dal Parlamento.<br /> <strong>La “falce e martello”</strong> è, invece, stata cancellata dagli stessi eredi del Pci. Alle ultime politiche, infatti, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica si presentarono con il simbolo Arcobaleno, finendo sotto lo sbarramento. Non andò meglio ai tre partiti, che certo vantavano meno appeal elettorale, di Sinistra Critica, Alternativa Comunista e Partito Comunista dei Lavoratori: la somma delle loro percentuali superò appena l’1% alla Camera.</p><p>Insomma, i simboli, anche quelli con un passato glorioso, <strong>non richiamano più gli elettori</strong> di un tempo.<br /> Per fare un esempio più vicino a noi, basta andare a spulciare nelle confuse elezioni piemontesi (ancora sub iudice) per scoprire che quella che, a prima vista, poteva sembrare una “lista civetta”, i “Verdi-Verdi” che hanno per simbolo un orsetto che saluta, hanno ottenuto più del doppio dei consensi dei Verdi originali: 33.411 voti contro i 14.575 del simbolo storico.</p><p>Di solito, d’altronde, <strong>la battaglia per il simbolo prelude a quella per l’eredità materiale</strong> del partito. E solo di rimborso elettorale il Pdl ha un bottino di oltre 206 milioni di euro, le cui rate verranno erogate ancora per i due prossimi anni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/24/la-guerra-dei-simboli/78554/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1695/1754 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 06:26:06 -->
