<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Evy Arnesano</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/earnesano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>I Jalisse e la maledizione di Sanremo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/jalisse-maledizione-sanremo/199961/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/jalisse-maledizione-sanremo/199961/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Mar 2012 21:34:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[alessandra drusian]]></category> <category><![CDATA[carmen di domenico]]></category> <category><![CDATA[fabio ricci]]></category> <category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category> <category><![CDATA[fiumi di parole]]></category> <category><![CDATA[jalisse]]></category> <category><![CDATA[roxette]]></category> <category><![CDATA[sergio bardotti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199961</guid> <description><![CDATA[Alzi (virtualmente) la mano chi non ricorda la canzone vincitrice del Festival di Sanremo del 1997: Fiumi di parole. Alzi il mouse chi non ricorda il nome del duo che la cantava: i Jalisse, ovvero Fabio Ricci e Alessandra Drusian. E ora un tweet da chi sa dirmi che fine hanno fatto. Io per saperlo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Alzi (virtualmente) la mano chi non ricorda la canzone vincitrice del <strong>Festival di Sanremo del 1997</strong>: Fiumi di parole. Alzi il mouse chi non ricorda il nome del duo che la cantava: i Jalisse, ovvero Fabio Ricci e Alessandra Drusian. E ora un tweet da chi sa dirmi che fine hanno fatto. Io per saperlo ho attinto al libro di <strong>Valeria Ducato </strong>I Jalisse. Che fine hanno fatto? Incuriosita dal gossip intorno alla loro vicenda. Volevo le prove delle voci di corridoio che insinuavano che non fossero scomparsi bensì fossero stati fatti scomparire. Perché e in che modo questo era accaduto?</p><p>Ricordiamo che la loro vittoria quell’anno fu decretata attraverso i dati della <strong>Doxa</strong> che riportarono voti unanimi delle giurie popolari del nord, centro e sud in rappresentanza del “popolo sovrano”. Un popolo che non avrebbe permesso quelle malefatte e quegli intrighi che si sospettavano intorno alle precedenti edizioni del Festival, essendo la kermesse un’occasione ghiotta per ogni casa discografica non solo riguardo la visibilità (per l’intera scuderia), ma anche per i successivi introiti derivanti da concerti e ospitate. Dopo reiterati pettegolezzi e un paio di scoop di <strong>Striscia la notizia</strong>, datati 1990 e 1996, dove le triplette vincenti erano state rivelate prima dei verdetti, la seconda volta tramite un gioco tipo enigmistico, nel ‘97 l’attenzione era tutta su una vittoria che doveva essere pulita.</p><p>I Jalisse erano approdati a Sanremo da esordienti (per giunta indipendenti), ignorati all’inizio dai media e poi dagli stessi inseguiti come la <strong>rivelazione del Festival</strong>, quando nel corso delle serate erano passati tra i big secondo il regolamento di quell’anno. I favoriti erano altri eppure vinsero loro, con un brano che era entrato prepotentemente nella testa di tutti e che quell’anno avrebbe anche rappresentato l’Italia all’Eurofestival, dove a gran voce essa era stata chiamata a partecipare dopo anni di pausa dovuti, sembra, alla fallimentare edizione tenuta nel nostro Paese nel ‘91 (la vittoria di un artista comportava infatti che la sua nazione di provenienza divenisse il paese ospitante per l’edizione successiva, con un esborso di circa 12 miliardi che solo gli investimenti pubblicitari avrebbero potuto rimpinguare, visto che era tutto a carico della Rai. Purtroppo però quell’edizione era stata un flop dal punto di vista degli ascolti e gli investitori probabilmente si erano infuriati. Esperienza dunque da non ripetere). I Jalisse  quindi, pur essendo i favoriti, non vinsero. Su questa sconfitta cadde il sospetto di un’occasione “impedita” e non mancata.</p><p>Il loro album venne distribuito con ritardo negli store, a loro furono inoltre rivolte accuse di plagio nei confronti di un brano dei <strong>Roxette</strong> i quali però, non riscontrandone gli estremi, non agirono mai legalmente contro il gruppo italiano; ancora prima erano stati accusati di un verdetto pilotato per via del legame della loro coautrice e produttrice <strong>Carmen di Domenico</strong> con <strong>Sergio Bardotti</strong>, uno degli autori del Festival di quell’anno. Tutto, per ostacolarne la possibile ascesa, tutto per farli dimenticare in fretta come in fretta erano saliti alla ribalta. Non si poteva permettere che questa vittoria creasse il “precedente” e quindi, l’ordine degli addetti ai lavori fu di far dimenticare i Jalisse al pubblico che li aveva scelti, pubblico che ha finito per sposare la convinzione che essi siano stati delle meteore dal momento che sono spariti dal firmamento in un battibaleno. Questo però è accaduto perché furono deliberatamente estromessi dai canali mediatici, quindi niente televisioni, niente giornali, niente radio e molte le maldicenze dei giornalisti durante gli anni. Insomma passarono da simbolo di cambiamento, di chi senza appoggi ce la poteva fare, a simbolo di fenomeni del momento.</p><p>Oggi i  Jalisse, che sono una coppia anche nelle vita (al contrario delle continue smentite degli inizi per timore che il loro sodalizio artistico potesse “soffrirne”), portano avanti diversi progetti musicali, con i bambini delle <strong>scuole e di beneficenza</strong> (si sono attivati particolarmente in occasione del terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009) e hanno continuato a scrivere e cantare altre parole oltre quei fiumi del ’97.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/jalisse-maledizione-sanremo/199961/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Una proposta per modernizzare la Siae</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/proposta-modernizzare-siae/196202/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/proposta-modernizzare-siae/196202/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 13:23:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[albert chicayban]]></category> <category><![CDATA[borderò]]></category> <category><![CDATA[class action]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[modernizzare siae]]></category> <category><![CDATA[proventi]]></category> <category><![CDATA[siae]]></category> <category><![CDATA[sombras]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196202</guid> <description><![CDATA[C’è un modo per modernizzare la Siae e impedire che i proventi derivanti dai concerti e dalle serate vadano nelle tasche dei soliti noti? Umberto Palazzo, musicista poliedrico e veterano, stanco come molti, dei “metodi” Siae ha lanciato su Facebook una class action. L&#8217;obiettivo è permettere a quei 20 o 30 mila aventi diritto di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è un modo per modernizzare la <strong>Siae</strong> e impedire che i proventi derivanti dai concerti e dalle serate vadano nelle tasche dei soliti noti? <strong>Umberto Palazzo</strong>, musicista poliedrico e veterano, stanco come molti, dei “metodi” Siae ha lanciato su Facebook una<em><strong> class action</strong></em>. L&#8217;obiettivo è permettere a quei 20 o 30 mila aventi diritto di riscuotere, applicando un&#8217;equa divisione. “Magari si tratta di spiccioli, ma decine di migliaia di piccolissime quote oggi rappresentano milioni di euro, che vanno a poche persone con solo il merito di essere già ricche. Vi pare giusto?”</p><p>Il sistema attuale prevede l’obbligo di compilare i <strong>borderò</strong> (rossi o verdi a seconda della tipologia di serata, concerto o dj set) con i titoli dei brani suonati dal vivo o tramite supporti. Ma come funziona la ripartizione dei diritti d’autore maturati? Dal momento che ogni locale paga una quota alla Siae per la musica che viene eseguita, ci si aspetterebbe che in base a quelle liste verdi o rosse fossero ripartiti i proventi tra i rispettivi autori dei brani indicati in ciascun borderò. Non è così. Per quelli verdi della <strong>musica da ballo</strong>, la Siae lavora “a campione”, cioè manda i suoi ispettori a 500 serate e questi prendono nota dei pezzi più suonati. Poi tutto il ricavato annuo di tutte le feste da ballo viene ripartito tra i brani più suonati in quei 500 campioni. Per quanto riguarda i borderò rossi, cioè quelli riguardanti la <strong>musica dal vivo</strong>, dal 2007 vige lo stesso principio del campione per il 75%, mentre per il restante 25% ci si affida al sorteggio (ma se il borderò presenta anche solo una lettera fuori da uno spazio viene annullato e finisce nel calderone).</p><p>Umberto Palazzo scrive: “È stata scoperta un&#8217;orchestra in Campania che falsificava i programmi musicali, cioè su questi scriveva solo brani del capo-orchestra. Praticamente non si prende neanche in considerazione l&#8217;idea che ci siano artisti che suonino solo musica di propria composizione. Nell&#8217;immaginario corrotto di chi fa i regolamenti Siae esistono solo le orchestra che eseguono i successi dei supersoci. Questo va cambiato perché non è tollerabile suonare dal vivo per fare arricchire ancora di più Zucchero e Co.”</p><p>All’indomani della pubblicazione della nota è intervenuto un musicista brasiliano, <strong>Alberto Chicayban</strong>, membro fondatore della società brasiliana Amar (Associazione musicisti, arrangiatori e direttori d’orchestra), che ha fornito un prezioso contributo per far capire come la situazione sia stata risolta in Brasile: “Credo sia arrivato il momento della resa dei conti della Siae dopo tanti anni di prepotenze e danni al mestiere di musicista in Italia. Sarebbe interessante esaminare i sistemi (e la legislazione) usciti all&#8217;estero dopo iniziative d&#8217;innovazione nel campo del Diritto d&#8217;autore. In Brasile abbiamo avuto fino agli anni &#8217;70 un sistema simile a quello italiano, nel quale una “casta” di “compositori” arraffavano quasi tutti gli incassi della società tramite pratiche a dir poco discutibile. Allora, noi musicisti abbiamo creato la Sombras (Sociedade musical brasileira) come ente di lotta contro il sistema ufficiale. E tramite dei tour organizzati e mirati, reso il grande pubblico informato dell&#8217;ingiustizia sostenuta dalla legge. Dopo pochi anni alcuni parlamentari hanno iniziato a sostenere la causa ed è stato elaborato progetto di legge insieme al nostro comitato. L&#8217;idea è stata quella di liberalizzare il sistema e aprirlo alla creazione di altre società; creare un ente indipendente (sotto sorveglianza del governo) di nome Ecad (Ufficio centrale di riscossione diritti) con l&#8217;incarico di incassare e distribuire i diritti appartenenti ai membri alle diverse società organizzate in maniera legale, e cambiare il sistema di controllo dell&#8217;esecuzione o utilizzo della musica con un altro soggetto ad auditing costante. Devo dire che il sistema brasiliano funziona bene, potrebbe essere un esempio da adottare in Italia”.</p><p><em>Pubblico la replica di Daniela d&#8217;Isa, capo ufficio stampa della Siae, con a seguire una mia controreplica (16 marzo 2012)</em></p><p><em>Caro Direttore,</em><br /> <em>il Fatto (nella versione on line) si è occupato l’8 marzo (con un articolo intitolato “Una proposta per modernizzare la SIAE”) e ieri 14 marzo (“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/siae-nottingham/197234/" target="_blank">La Siae di Nottingham</a></span>”) della class action contro la SIAE promossa dal cantautore Umberto Palazzo.</em><br /> <em>Sulla ripartizione dei diritti musicali e prima ancora sulla rilevazione dell’utilizzo delle opere musicali si parla, spesso, senza conoscere la realtà delle cose. Qui di seguito trovi un comunicato che spiega, spero con la dovuta chiarezza, come si rilevano gli utilizzi, chi li fa, con quali mezzi, cercando anche di sfatare la leggenda metropolitana di quello che viene chiamato il “calderone”. Sono certa che il tuo giornale vorrà pubblicare anche le ragioni della SIAE che, credimi, sono e vogliono essere prima di tutto le ragioni di tutti i suoi associati.</em><br /> <em>Grazie per l’attenzione</em><br /> <em>Daniela d’Isa</em><br /> <em> Capo Ufficio Stampa SIAE</em></p><p><strong>La class action contro la SIAE. La Società: né sceriffo di Nottingham, né Robin Hood :legittimi i sistemi di rilevazione e ripartizione dei diritti musicali</strong></p><p><strong>Non più soci e iscritti,  ma tutti “associati”</strong><br /> Lo Statuto della SIAE fin dal luglio 2001 non prevede più la distinzione degli autori (ed editori) associati tra Soci e iscritti ordinari ma tutti sono equiparati nell’unica qualifica di “associati”.</p><p>Risponde peraltro alla naturale e ovvia realtà del mercato il fatto che esistano autori (ed editori) con maggiori introiti di diritti rispetto agli altri, in relazione al successo delle loro opere in termini di utilizzazioni pubbliche in Italia e all’estero (dalle esecuzioni nei concerti ai passaggi in radiofonia e televisione, dalle  vendite dei dischi e download digitali  a tute le altre tipologie di pubbliche esecuzioni).</p><p><strong>La ripartizione a campione (adottata anche in campo internazionale) solo in alcuni settori</strong><br /> Per quanto riguarda i sistemi di ripartizione “a campione” adottati dalla Sezione Musica essi esistono soltanto nei settori del ballo con musica registrata (le discoteche e analoghi locali) e dei cosiddetti “concertini”, cioè le esecuzioni di musica accessorie rispetto all’attività principale costituita dal consumo di bevande e/o alimenti (ad esempio il piano-bar). E’ invece effettuata in via completamente analitica, sulla base dei programmi musicali consegnati dagli organizzatori degli eventi, la ripartizione dei diritti incassati per  tutti i “concerti” (di qualunque tipo e qualunque sia l’afflusso di pubblico) e quella relativa agli eventi di ballo con musica dal vivo.</p><p>I sistemi di campionamento sono ormai vigenti da alcuni anni e sono previsti dalla Ordinanza di Ripartizione per la Sezione Musica che viene annualmente approvata con il parere della Commissione della Sezione Musica, organo nominato in esito alle elezioni quadriennali cui è chiamata l’intera base associativa della SIAE.</p><p>Si premette che sistemi di ripartizione “a campione” sono adottati dalle Società di Autori del mondo, in relazione alle specificità dei rispettivi mercati, e non costituiscono certo una “invenzione” o prerogativa della sola SIAE.</p><p>I sistemi di ripartizione a campione adottati dalla Sezione Musica della SIAE nei settori citati &#8211; e limitatamente ad essi &#8211; sono stati introdotti per assicurare una ripartizione il più possibile corretta dei proventi, tenuto conto della qualità dei programmi cartacei compilati per le tipologie di eventi in questione e di fenomeni endemici di distorsione dei dati.</p><p>Sotto il profilo tecnico-statistico i campioni in questione sono costituiti da  registrazioni dirette delle esecuzioni sul territorio nazionale e  da programmi musicali  compilati  dagli stessi esecutori,  estratti in base ad algoritmi di  scelta casuale.</p><p>Entrambe le componenti ( registrazioni e programmi) sono  stratificate in base a tutte le  diverse realtà territoriali d’Italia  e a tutti i mesi  dell’anno di utilizzazione.</p><p>Il campione complessivo quindi  è strutturato  al fine di perseguire la migliore possibile rappresentatività delle esecuzioni campionate rispetto al repertorio globalmente utilizzato.</p><p><strong>Competenti e affidabili i tecnici che rilevano e identificano le opere</strong><br /> Per quanto riguarda poi le rilevazioni e l’identificazione delle opere rilevate si sottolinea  che gli incaricati sono scelti in base a criteri di sicurezza, affidabilità e competenza tecnico-musicale, gli strumenti di registrazione utilizzati sono di ultima generazione e le identificazioni avvengono, nel caso della musica registrata, con sofisticati sistemi di riconoscimento informatico basati su “finger print” sonore e, ove necessario in via residuale, anche con successivi interventi “manuali”. Nel caso della musica dal vivo (concertini), per la quale la tecnologia di riconoscimento informatico non è utilizzabile, vengono adottate metodologie di identificazione interamente “manuali” e tuttavia accuratissime che, utilizzando tutte le fonti disponibili (database interni, esterni, documenti sonori, partiture etc) consentono di identificare, mediamente  il 97% dei brani rilevati.</p><p>Non da ultimo occorre segnalare che i risultati delle rilevazioni, sia per gli eventi con musica registrata che per i concertini con musica dal vivo, sono anche confrontati con i programmi musicali cartacei relativi agli eventi campionati.</p><p><strong>A proposito di “calderone”</strong><br /> Spesso viene chiamato poi in causa il cosiddetto “calderone”.</p><p>Nella nozione confusa di “<em>calderone</em>” vengono accorpati  una serie di incassi in realtà diversi e la cui ripartizione è stabilita da singole e specifiche normative.</p><p>Tra questi l’incasso relativo al compenso di “copia privata” che – impossibile da distribuire in via analitica – viene ripartito sulla base di apposita normativa a tutti gli associati (e alle società consorelle straniere) secondo criteri di proporzionalità.</p><p>Quanto alla musica d’ambiente diffusa nei pubblici esercizi con apparecchi radio, tv e lettori di diverso tipo – cui pure i proponenti della class action fanno cenno – i compensi incassati sono ripartiti in via indiretta ma comunque anch’essi a tutti gli associati (e alle società consorelle straniere) sulla base delle apposite norme dell’Ordinanza di Ripartizione; tra l’altro in questo settore la SIAE sta da diversi anni sviluppando – forse unica tra le società d’autori nel mondo &#8211; la ripartizione in via completamente analitica per quella musica d’ambiente diffusa negli esercizi commerciali da radio dedicate (Radio In Store), in presenza di requisiti minimi di sicurezza.</p><p><strong><em>La mia controreplica</em></strong></p><p><em>Il mio post “Una proposta per modernizzare la Siae” contiene già nel titolo quello che è il succo del suo contenuto, supportato oltretutto dalla testimonianza di un musicista brasiliano che racconta cosa è accaduto in Brasile.</em></p><p><em>Non una denuncia d’illegittimità, come si potrebbe fraintendere dal titolo del comunicato sul vostro sito “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.siae.it/edicola.asp?click_level=0500.0100.0200&amp;view=4&amp;open_menu=yes&amp;id_news=11074" target="_blank">Siae: legittimi i criteri di ripartizione e rilevazione della musica</a></span>”, bensì una proposta di cambiamento, di adeguamento a una realtà che i criteri Siae, per quanto adottati da diversi Paesi come da voi affermato (non per questo significa che si tratti dei migliori possibili), non riescono evidentemente a soddisfare. Una realtà composta da quella larga base di associati che, secondo quanto da voi riferito, elegge gli organi preposti a dare un parere all’Ordinanza di Ripartizione. Non sempre gli organi eletti dalla maggioranza garantiscono una conduzione secondo gli interessi della stessa, tante sono le variabili tra cui i criteri di elezione ad esempio.</em></p><p><em>Per quanto riguarda la parola “calderone”, che ho usato mutuandola dalla nota di Palazzo (che ho riportato, ove riassumendola, ove citandola testualmente), essa indica che vengono ascritte alle serate a campione anche quelle a estrazione il cui bollettino venga annullato (fermo restando che avete confutato questa teoria, a quanto pare frutto di leggenda metropolitana).</em></p><p><em>Penso che la Siae, che in Italia ha il monopolio (e se è vero che ciascun autore è libero di aderirvi o meno, tuttavia non può testare possibilità alternative a meno che non si appoggi a società straniere), dovrebbe tener presente tali istanze, testimonianza di un malcontento che, lungi dal voler diffondere informazioni distorte, tende invece a ipotizzare e augurarsi una situazione futura che sia più equa per tutti, per i piccoli come per i grandi autori. Se il sistema venisse “aggiustato” infatti, non avrebbero a temerne gli associati considerati più importanti (a livello di guadagni), ai quali nulla verrebbe tolto; viceversa potrebbero meglio beneficiarne coloro che a fronte di un rilevante contributo non vedono soddisfatte le loro legittime aspettative di guadagno e che sono tutti gli autori le cui serate rientrano quasi esclusivamente nei “concertini” (sono la minoranza i casi in cui gli associati tengono un “concerto” di quelli pagati con sistema analitico) pur non essendo la musica accessoria al bere e al mangiare.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/proposta-modernizzare-siae/196202/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Botti di fine anno, guardate l&#8217;effetto che fa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/botti-di-fine-anno-guardate-leffetto-che-fa/181538/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/botti-di-fine-anno-guardate-leffetto-che-fa/181538/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Jan 2012 11:00:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[animali]]></category> <category><![CDATA[botti]]></category> <category><![CDATA[cani]]></category> <category><![CDATA[evy arnesano]]></category> <category><![CDATA[fine anno]]></category> <category><![CDATA[fuochi d'artificio]]></category> <category><![CDATA[video]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181538</guid> <description><![CDATA[Capodanno 2012 si apre con il consueto bollettino: due morti e quasi seicento feriti a causa dei botti, dei proiettili vaganti, dell&#8217;arsenale di una guerra di fine anno che si ripete ogni volta precisa e ignorante. Nei giorni precedenti molti sindaci avevano vietato di spararli, anche per salvaguardare gli animali, e il numero dei comuni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Capodanno 2012 si apre con il <strong>consueto bollettino</strong>: due morti e quasi seicento feriti a causa dei botti, dei proiettili vaganti, dell&#8217;arsenale di una <strong>guerra di fine anno</strong> che si ripete ogni volta precisa e ignorante. Nei giorni precedenti molti sindaci avevano vietato di spararli, anche per salvaguardare gli animali, e il numero dei comuni era aumentato fino ad arrivare a una cifra complessiva di ottocento.</p><p>Quindi sarebbe stato normale aspettarsi un bilancio “calmierato”. In seguito alla sorveglianza messa in atto in queste città ci sono stati molti multati, ma sono stati più numerosi coloro che hanno infranto il divieto, beffardi e irriverenti.</p><p>Sarebbe auspicabile che i botti di fine anno <strong>venissero vietati</strong> in tutti i comuni d&#8217;Italia attraverso una legge che ne sancisca in maniera definitiva l’illegalità. Tra l’altro sembra che una delle vittime sia stata colpita da un proiettile vagante. A volte infatti qualcuno ha la brillante idea di salutare il nuovo anno con vere armi da fuoco.</p><p>Poi però, per evitare che succeda come quest’anno, cioè che, stabilita una regola essa venga puntualmente disattesa, andrebbero<strong> sensibilizzati i cittadini </strong>sugli effetti nefasti su bambini, uomini e anche sugli animali. Alcuni semplicemente fuggono, ma di questi molti non faranno ritorno.</p><p>Sono a rischio i nostri <strong>animali domestici</strong> ma anche i randagi, quelli che non sono protetti dalle nostre cure bensì vagano indifesi e in balia di scherzi, in mezzo all’indifferenza di chi non si fa scrupoli nei confronti dei propri simili, figuriamoci nei confronti degli animali.</p><p>Non solo cani e gatti, ma anche <strong>volatili, cavalli e piccoli roditori</strong>. I primi dati riferiti dall’<strong>Aidaa</strong> (associazione italiana difesa animali e ambiente) parlano di circa 250 tra cani e gatti, ma sono le prime stime.</p><p>Su Facebook sono stati numerosi gli status e gli interventi di protesta riguardo al fenomeno. Un particolare intento provocatorio ha il video del trainer  e comportamentista animale <strong>Claudio Mangini</strong>, animal trainer, reduce dal red carpet del 68simo Festival cinematografico di Venezia con i due film cui ha partecipato, insieme ai suoi animali.</p><p>Il breve filmato, pubblicato sul suo canale youtube nelle prime ore del pomeriggio e poi largamente condiviso in pochissimo tempo fino ad arrivare alle 80.000 visualizzazioni in un giorno (http://www.youtube.com/watch?v=HCcuV_GlP4A&amp;list=UURVjPA5-ilBq8tDmJJ710cg&amp;feature=plcp) si apre con l’immagine di un<strong> cagnolino tremante</strong>, uno dei suoi cani, Schnaps, border collie di fama mondiale poiché protagonista di svariati film (tra cui appunto le due pellicole su citate). L’inquadratura si sposta poi sul primo piano dell’animal trainer toscano che illustra gli effetti devastanti dei botti sui cani e termina con il suo sonoro e ripetuto “vaffanculo” a chi spara i petardi.</p><p>Claudio Mangini ha successivamente pubblicato una nota sulla sua pagina Facebook per ringraziare tutti coloro che numerosi gli hanno scritto in risposta al suo video. Probabilmente nemmeno lui si aspettava di sortire un tale effetto “virale”, sintomo evidentemente di una esigenza diffusa e condivisa e per troppo tempo disattesa.</p><p>Il video ha sollevato un vero e proprio vespaio in cui non sono mancati i soliti idioti che inneggiavano alla violenza nei confronti degli animali”. E ancora più avanti scrive: “Al di là delle strumentalizzazioni – inevitabili, e a cui ero preparato – sono felice del fatto che di questo problema se ne sia parlato e se ne continui a parlare.</p><p>Con molta probabilità si sono smosse delle coscienze; e se sono riuscito a fermare anche un solo petardo per il futuro avrò comunque contribuito nel mio piccolo a quella evoluzione che tutti i proprietari di animali attendono da sempre”.</p><p>Se al posto di fare <strong>marketing cinofilo</strong>, divisioni tra i “buoni” e i “cattivi, i professionisti del settore fossero uniti e facessero fronte comune contro un problema che dovrebbe stare a cuore in primis a loro, avremmo già fatto un enorme passo avanti nella risoluzione del problema.</p><p>Propongo quindi l&#8217;istituzione di una tavola rotonda (così non c&#8217;è capotavola e nessuno si mette in testa strane idee di strumentalizzazioni e facili sciacallaggi commerciali, nda) a cui dovrebbero partecipare tutti i cinofili italiani. Dai Guru, ai cinofilosofi, dagli animal trainer, ai cinofili; dagli addestratori, agli allevatori, passando per gli educatori e arrivando alle varie sigle associative.</p><p>Ognuno metta sul tavolo le proprie competenze e possibilità a favore di un progetto comune da presentare alle istituzioni.</p><p>Ci state?</p><p>Non resta che augurarci che l&#8217;<strong>appello venga accolto</strong> in una legge statale e che il prossimo fine anno 2012 veda applicata una norma che riguarda prima di tutto il nostro buon senso e la nostra umanità per la salvaguardia di uomini e animali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/botti-di-fine-anno-guardate-leffetto-che-fa/181538/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vasco, un &#8220;sovversivo&#8221; su facebook</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/09/vasco-un-sovversivo-su-facebook/150674/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/09/vasco-un-sovversivo-su-facebook/150674/#comments</comments> <pubDate>Tue, 09 Aug 2011 13:48:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[clip]]></category> <category><![CDATA[depressione]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[Ligabue]]></category> <category><![CDATA[medicinali]]></category> <category><![CDATA[Skiantos]]></category> <category><![CDATA[vasco rossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150674</guid> <description><![CDATA[Un’estate come tante in cui si cerca il tormentone dell’anno, la canzone e tutti a darsi battaglia per scoprirla, e varie inutili melodie a contendersi lo scettro e i guadagni. Un’estate come tante in cui le notizie di cronaca nera martellano con gli stessi nomi ripetuti allo sfinimento, bombardandoci con aggiornamenti di ora in ora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un’estate come tante in cui si cerca il tormentone dell’anno, la canzone e tutti a darsi battaglia per scoprirla, e varie inutili melodie a contendersi lo scettro e i guadagni.</p><p>Un’estate come tante in cui le notizie di <strong>cronaca nera</strong> martellano con gli stessi nomi ripetuti allo sfinimento, bombardandoci con aggiornamenti di ora in ora come se la vita o meglio la morte fosse fiction.</p><p>Un’estate in cui a tutto questo si sono aggiunte le notizie su di lui, la <strong>rockstar italiana per eccellenza</strong>, il re degli stadi, amato e venerato da tanti di tante generazioni.</p><p>La stampa a volte si limita semplicemente a riportare quello che <strong>Vasco </strong>nazionale in prima persona annuncia sul suo profilo pubblico di <strong>facebook</strong>.</p><p>Da quando ha scoperto questo “mezzo” ha instaurato un filo diretto con i suoi fan anche se, come tutti i personaggi pubblici, non apre un dibattito, per cui non risponde ai commenti bensì si limita a scrivere note e status o pubblicare suoi video. Le notizie sulla sua salute date dai telegiornali nei giorni scorsi, sono niente in confronto al susseguirsi di dichiarazioni di suo pugno di questi giorni, compresa una delle ultime note, una reprise della polemica con il <strong>Ligabue</strong>, altro indiscusso baluardo del rock italiano, riportata nello stralcio dell’intervista concessa a <strong>Red Ronnie</strong> in cui Vasco definisce Ligabue “<strong>un bicchiere di talento in un mare di presunzione</strong>”, dopo aver ironicamente smentito di aver detto la “banalità ovvia” che Liga deve mangiare ancora molta polenta prima di potersi confrontare con lui.</p><p>Frase che stavolta non potrà essere smentita dalla sua portavoce come era accaduto per la precedente uscita di aprile, che sicuramente scatenerà il pubblico dividendolo e che alimenterà ulteriormente la stampa italiana, mentre al momento c’è ancora silenzio da parte del Liga.</p><p>Si dimette non si dimette, è depresso non è depresso. La stampa “è veloce nell&#8217;informare ma dannatamente ritardata nel comprendere”, scrive Vasco proprio a commento delle sue dichiarazioni e dell’interpretazione che ne fanno i giornalisti.</p><p>Noi siamo confusi, noi persone “normali” che <strong>ammiriamo ma non fanatizziamo</strong>, che analizziamo lucidamente. Non sappiamo come reagire di fronte a quei quattro minuti di video in cui Vasco con il sottofondo di un pezzo degli<strong> Skiantos</strong> e in bocca una sigaretta &#8211; dice di non aver smesso di fumare ma ammonisce noi a non farlo &#8211;  invita a fare una vita sana, cercando “di non prendere nessuna… insomma magari neanche un’aspirina”.</p><p>Aggiunge di non aver preso mai un’aspirina, perché “piuttosto sopporto i dolori fisici, ma non sopporto quelli psicologici, nel senso che sopporto di più i dolori fisici che quelli psicologici”.</p><p>E continuando: “Il mio si chiama<strong> male di vivere non è depressione,</strong> è male di vivere che comunque devo dire che, visto che mi permette poi di scrivere le canzoni che scrivo, bèh, io devo essere sincero, alla fine mi sembra che il prezzo valga molto molto molto la candela”.</p><p>Di fronte a quest’ultima dichiarazione, sottolineata da quel molto ripetuto tre volte noi siamo ancora più confusi.</p><p>Questo video mi fa tenerezza. Immagino un uomo per decenni dentro al meccanismo dei comunicati stampa, delle uscite discografiche scandite da ritmi ufficiali, scollato dalla vita reale, <strong>completamente dentro al suo successo</strong>.</p><p>Ma se oggi, in questa confusione che hanno creato le sue esternazioni, Vasco ha deciso di sovvertire le regole imposte dagli uffici stampa ben venga: vuol dire che apre la strada (finalmente) a una nuova forma di comunicazione anche in quel santuario intoccabile che sono le etichette discografiche.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/09/vasco-un-sovversivo-su-facebook/150674/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Centro estivo, quanto mi manchi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/24/centro-estivo-quanto-mi-manchi/124147/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/24/centro-estivo-quanto-mi-manchi/124147/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Jun 2011 14:00:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=124147</guid> <description><![CDATA[Mercoledì, terzo giorno, prima settimana di centro estivo. Non faccio che pensare a come sarebbe anche quest' anno. Il primo dopo sette a non vedermi al coordinamento]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì scorso, terzo giorno, prima settimana di <strong>centro estivo</strong>. Non faccio che pensare a come sarebbe anche quest&#8217; anno. Il primo dopo sette a non vedermi al coordinamento di un <strong>centro nel mio quartiere</strong>, a pochi minuti di bicicletta da casa.</p><p>Sette anni con <strong>cento bambini</strong>: quelli piccoli che diventeranno grandi e dopo la quinta ti lasceranno, quelli grandi che hai tenuto tutti e cinque gli anni sin dalla prima elementare, quelli di cui conosci fratelli, sorelle, cugini, parenti, perché sono stati tutti al tuo centro e quelli nuovi che vedrai solo per poche settimane, in una <strong>babilonia di nomi</strong> di tutte le nazionalità, a volte impronunciabili. Nomi e facce da ricordare, da imparare, da memorizzare. In questo sono una <strong>specialista</strong>, sono in grado di riconoscere anche automobili, scooter e biciclette dei parenti che portano e ritirano i loro fagottini. Ma è davvero difficile non sbagliarsi, a volte si assomigliano nomi e facce, poi devi sapere che al mattino arriva la mamma e al pomeriggio torna il papà, ma poi il giovedì viene la zia oppure il venerdì la dada.</p><p><strong>Genitori uniti e genitori separati</strong>, genitori apprensivi da rassicurare (e per i quali è importante che ci sia proprio tu a rassicurarli) e genitori menefreghisti, simpatici e antipatici, educati e non: genitori di bambini. I bambini sono i loro tesori e di conseguenza i nostri. Ai piccoli devi insegnare un sacco di cose anche fuori dalla scuola, anche in un <strong>contesto ludico</strong> come quello del centro. Non si può prescindere dalle regole. C’è lo sfondo integratore, c’è il <strong>progetto educativo</strong>, ci sono mille attività che la società che ti assume ti chiede di preparare con <strong>competenza e affidabilità</strong>. La paga per questo lavoro ti fa sentire più o meno un <strong>volontario</strong>, sia che tu sia un educatore, un istruttore o il vice coordinatore con responsabilità diversificate ma sempre enormi.</p><p>Bambini da <strong>proteggere</strong> da altri bambini, a volte dagli adulti, a volte anche da sé stessi. Bambini <strong>sereni</strong> e bambini evidentemente tristi, bambini che sono lo specchio dei loro genitori naturali o adottivi. Bambini che disegnano i loro<strong> disagi</strong> e bambini che si integrano a dispetto dei loro problemi, forti della loro voglia istintiva di essere come gli altri. <strong>Bambini da contenere o da stimolare</strong>, bambini responsabili anche per gli altri e bambini che non riescono a rimettere le loro cose nello zanietto, bambini che stanno affrontando la<strong> separazione dei loro genitori </strong>e bambini fortunati che arrivano con i nonni bolognesi (che si fermano a fare due chiacchiere scherzose con noi altri). Bambini minuscoli e bambini in sovrappeso (uno dei nostri compiti è educarli a <strong>mangiare</strong> tutto e moderatamente, in particolare le verdure che snobbano insieme alle mele), bambini buonissimi ed educatissimi e altri caratteriali, stare insieme ai quali diventa una missione, per i quali i due mesi di centro estivo a volte rappresentano una svolta positiva, per la socializzazione che li porta a personali maturazioni (che ti chiedi se riusciranno a conservare una volta usciti da lì). Bambini che anche quando <strong>sembrano distratti</strong> e immersi nei loro giochi ti osservano, ti ascoltano, pronti a carpire ogni tuo segreto anche il più invisibile e manifestarlo successivamente in quelle loro uscite da “<strong>bocca della verità</strong>”. Li vedi ricorrere a te continuamente per <strong>mille bisogni</strong>, salvo andare via all’arrivo dei genitori senza nemmeno salutarti (certe volte).</p><p>Giochi all’aperto, laboratori, giochi in palestra. Ripenso ai miei quiz dispettosi, all’impiccato con le figure buffe che disegno sulla lavagna e che fanno tanto ridere i più piccoli, ai <strong>quiz musicali</strong> e alle domande le cui risposte lascio in sospeso se finisce il tempo del gioco, per incuriosirli, tanto che poi mi assillano tutto il giorno inseguendomi per le aule.</p><p><strong>Zanzare tante</strong>. Nel cassetto della scrivania ci sono minimo tre flaconi di spray anti insetto di tutte le latitudini e forme, puzzolenti e inutili, tanto già alle sette e quaranta del mattino, dopo dieci minuti dall’apertura del centro, i più sfortunati come me sono già pieni di bubboni pruriginosi. I bambini invece sono specialisti nel farsi pungere dalle api ma io ho il sospetto che non le lascino troppo in pace: hanno una predilezione per insetti, formiche e quant’altro riescano a trovare e inseguire nel parco.</p><p>Che dire di noi dello <strong>staff</strong>, con i nostri scambi di sguardi muti le volte in cui non riusciamo nemmeno a scambiare quelle due battute capaci di allentare la tensione o crearne di nuova tra di noi. In effetti pur stando otto ore al giorno insieme non riusciamo a parlarci quasi mai e se lo facciamo è spesso nell’urgenza del momento. E’ un lavoro parecchio basato sulla <strong>velocità e adattamento</strong>.</p><p>Il momento del pranzo è chiassoso e tuttavia rilassante nel suo caos generale, necessario alla ricarica tanto fisica quanto più spesso psicologica. La stanchezza con i bambini si trasforma in fisica ma è spesso soprattutto e prima di tutto mentale. Soglia dell’attenzione alta e costante tutto il tempo, faticosa soprattutto per chi è un po’ ansioso come me, preoccupato prima di tutto dell’incolumità, a volte a discapito anche del loro divertimento.</p><p>Alla fine di queste giornate fatte di <strong>otto dieci ore</strong>, a volte dodici (nel giorno di riunione di programmazione settimanale), ti senti (non necessariamente nell’ordine): svuotato, svilito, soddisfatto, felice, stanco, assonnato, ma anche adrenalinico con la voglia di uscire la sera per staccare un po’, perché è un lavoro dal quale rischi di <strong>non staccare mai</strong>. Un lavoro che ti conquista progressivamente anche se conti i giorni della settimana perché arrivi presto il venerdì, perché i bambini ti succhiano tutto, si prendono praticamente tutto di te.</p><p>I primi giorni, nei sogni sei ossessionato dai resti diurni. Dopo un paio di settimane poi la voce comincia a diminuire, pericolosamente portandoti verso dolorose e lunghe afonie.</p><p>Una volta dovevo zittirli tutti per cominciare un discorso, e dopo esserci faticosamente riuscita, mentre stavo per prendere la parola, loro tutti seduti a guardarmi, uno dei miei istruttori grida: “<strong>Campioni del mondo</strong>” (era un anno di mondiali!). Caos immediato e magia interrotta!</p><p>Mi fanno tenerezza e un po&#8217; pena questi <strong>bambini di città</strong> che non hanno possibilità nemmeno dopo la scuola di riposarsi davvero. Sono comunque costretti a svegliarsi prestissimo e venire alle sette e mezzo e rimanere insieme a noi fino alle cinque e mezzo (quelli i cui genitori lavorano tutto questo tempo) e il loro unico mare sono la piscina dell&#8217;<strong>Arcoveggio</strong> o di <strong>Monterenzio</strong>, quando facciamo le grandi uscite. Le ferie dei genitori sono poche, i nonni spesso non ci sono (molti sono figli di meridionali o di immigrati), e poi ogni anno sono sempre meno i <strong>soldi pubblici</strong>, sono sempre più i bambini che per frequentare devono pagare. A volte mi chiedo dove vanno quelli che rimangono fuori dalle graduatorie. Ci sono molte organizzazioni, alcune con ragazzi molto giovani a tenere i piccoli.</p><p>“Tu ci sarai il prossimo anno vero?” E’ la domanda più frequente che mi sono sentita fare dopo le prime settimane. Tutti abbiamo bisogno di certezze, in modo particolare un genitore quando si tratta del proprio figlio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/24/centro-estivo-quanto-mi-manchi/124147/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Referendum, votare da fuori sede</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/referendum-votare-fa-fuori-sede/117926/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/referendum-votare-fa-fuori-sede/117926/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Jun 2011 21:24:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[acqua]]></category> <category><![CDATA[acqua pubblica]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[evy]]></category> <category><![CDATA[legittimo impedimento]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[Puglia]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[squinzano]]></category> <category><![CDATA[voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=117926</guid> <description><![CDATA[E’ strano votare da fuori sede nel proprio luogo di origine, ma stavolta è così. Dovrei votare a Bologna però sono a Squinzano. L’unico modo per non perdere il referendum è diventarne promotore, ossia rappresentante di lista. Ne vengo a conoscenza al limite del tempo massimo tuttavia riesco a farmi inserire (un grazie a chi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ strano votare da fuori sede nel proprio luogo di origine, ma stavolta è così.</p><p>Dovrei votare a <strong>Bologna</strong> però sono a <strong>Squinzano</strong>. L’unico modo per non perdere il referendum è <strong>diventarne promotore</strong>, ossia rappresentante di lista. Ne vengo a conoscenza al limite del tempo massimo tuttavia riesco a farmi inserire (un grazie a chi mi ha dato una mano). Tra tutte le chiamate al voto il <strong>referendum</strong> è quello che maggiormente solletica il mio senso civico, ingenuo come quando alle elementari ci consegnarono una copia della Costituzione e fui sul punto di credere che principi come uguaglianza, libertà, diritto e dovere fossero sacrosanti  e intangibili proprio perché sanciti e difesi da quel documento.</p><p>Vado a votare dunque. Curiosamente osservo che, <strong>pur vivendo in tempi d’imperante modernità</strong>, i seggi elettorali assomigliano (probabilmente) a quelli di cinquanta anni fa, vuoi perché le scuole che li ospitano sono spesso pezzi di storia, come questa dove mi trovo io (la stessa che ho frequentato da piccola), vuoi perché ci sono dettagli decisamente anacronistici: a illuminare ciascuna delle quattro cabine le cui tendine si agitano contemporaneamente, mosse dalla brezza di giugno, pendono altrettante lampadine a incandescenza (nemmeno quelle a risparmio elettrico e luce bianca) appese a un unico improvvisato cavo che da una parte è attaccato al muro e dall’altra fuoriesce dalla finestra aperta, sparendo chissà dove. Il seggio in questo momento è vuoto, ci sono tre ragazze e un ragazzo che aspettano l’arrivo di altri elettori oltre me. Nei corridoi invece c’è fermento. Ci sono rappresentanti politici e istituzionali, vigili e gente del paese.</p><p>Scrutatore, rappresentante di lista, presidente di seggio: uno di quei lavoretti che in molti abbiamo fatto almeno una volta, per quei soldini che “<strong>sono pochi ma almeno arrivano di sicuro</strong>”. Un anno anch’io a <strong>Bologna</strong> ho lavorato come scrutatore <strong>all’ospedale Rizzoli</strong>, girando per le corsie con il mio presidente di seggio, muniti di un carrello di quelli da infermiere con cui passavamo a raccogliere i voti dei degenti. Mi ero scelta quel tipo di ospedale per evitare di vedere sofferenze troppo grandi per la mia capacità di sopportarle. Ci infilarono anche i calzari sterili e il camice per far votare chi era immobilizzato, attaccato alle macchine.</p><p>Mi prendo il tempo necessario a leggere per la prima volta il testo completo dei cinque quesiti (noi ne abbiamo uno in più qui) per quanto conosca già la loro sostanza e le mie risposte. Visualizzo docce veloci e il rubinetto chiuso a ogni lavata di denti.</p><p>Vengo dalla<strong> Puglia assetata</strong> dove al primo piano di casa mia in certi orari e in certi giorni la pressione idrica è ridottissima e non riesci a farti lo shampoo. Personalmente anche nella ricca Bologna in tutti questi anni ho sempre puntato al risparmio. Mi fa rabbia pensare all’inquinamento e al risparmio energetico come a problemi la cui risoluzione è affidata solo a grandi numeri e risorse. Idealisticamente, semplicisticamente, in maniera puerile penso a tutto lo spreco (e il danno) del riscaldamento e del raffreddamento, tale che negozi, strutture pubbliche e case private tengono porte e finestre aperte con temperature polari in estate e tropicali in inverno adducendo impossibilità di poter vivere o lavorare a condizioni differenti da queste così estreme, e il mio pensiero va a quando non c’era tutto ciò. Forse le città si fermavano, forse nessuno riusciva a vivere e compiere il proprio dovere, o non esistevano estati altrettanto torride e inverni rigidi?</p><p>Leggo il testo sul nucleare e penso alle pale eoliche che a me sembrano così belle, le vedo stagliarsi tra i campi, disseminate nel mio Salento, rimanendone estasiata tutte le volte che mi corrono incontro avvicinandosi e ingrandendosi sempre di più mentre le supero in macchina. Qualcuno mi ha fatto notare che invadono il paesaggio. I tralicci della corrente elettrica allora? <strong>E i binari che tagliano le campagne</strong>? Le pale in confronto sono spettacolari nel loro candido bianco, affascinanti nelle loro enormi dimensioni, e soprattutto pulite, o almeno a me così sembrano.</p><p>Quando arrivo al legittimo impedimento non mi fermo un istante più di quello necessario a scrivere. <strong>Spesso la natura è ingiusta di suo</strong>, mi piacerebbe che per una volta fossimo più bravi di lei.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/referendum-votare-fa-fuori-sede/117926/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Abitare a Bologna</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/28/abitare-a-bologna/114377/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/28/abitare-a-bologna/114377/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 May 2011 08:51:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Affitti]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[bolognina]]></category> <category><![CDATA[cladaie]]></category> <category><![CDATA[inquilini]]></category> <category><![CDATA[studenti]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114377</guid> <description><![CDATA[Gli studenti fuori sede si dividono in quattro categorie: quelli il cui genitore lungimirante e saggio investe nell&#8217;acquisto di un appartamento (spesso per garantire a più di un figlio la sicurezza della casa, il che significa che i fratelli minori saranno obbligati a seguire i maggiori nella sede universitaria da loro scelta), quelli meritevoli e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gli studenti fuori sede si dividono in quattro categorie: quelli il cui genitore lungimirante e saggio investe <strong>nell&#8217;acquisto di un appartamento</strong> (spesso per garantire a più di un figlio la sicurezza della casa, il che significa che i fratelli minori saranno obbligati a seguire i maggiori nella sede universitaria da loro scelta), quelli meritevoli e bisognosi che stanno in uno <strong>studentato</strong> (ogni tanto le solite malelingue insinuano che alcuni di loro saranno pur meritevoli ma non bisognosi), quelli benestanti che hanno la possibilità di condividere casa soltanto con uno o due studenti, e infine quelli (la maggior parte) che, meritevoli o meno, bisognosi o ricchi, <strong>condividono spazi abitativi con molti loro simili</strong>, a volte addirittura la stanza con altri due o tre compagni.</p><p>Negli anni dell&#8217;Università si riescono a sopportare con la forza della gioventù caldaie non a norma, affitti esorbitanti (talvolta in nero) e mobili di Padre Marella mixati con quelli dell’ipermercato svedese.</p><p>Si mangia tutti insieme la sera, condividendo le spese dell&#8217;appartamento, la carta igienica (che finisce sempre quando in bagno ci sei tu ma nessuno si è ricordato di comprarla) e i piatti nel lavandino, residuati di frettolosi pasti singoli che si accumulano fino a che qualcuno, spinto dalla disperazione di non trovare nemmeno una posata pulita, non si decide a lavare le montagne nell&#8217;acquaio.</p><p>Ci sono i turni per le pulizie (regolarmente non rispettati da chi sta &#8220;sotto esame&#8221;, e alcuni sono eternamente sotto esame) e i turni per pagare le bollette i cui conti sono affissi pubblicamente sul frigorifero, e ovunque ci sono bigliettini appesi con avvisi amichevoli o (a volte) minacciosi e definitivi. Gli studenti non hanno molto tempo per pulire perché corrono a lezione o in biblioteca a studiare o al compleanno dell&#8217;amico dell&#8217;amico (che è americano della <strong>Brown University</strong>) e ci vanno in bicicletta (qualche bicicletta è dipinta a spray, indizio sospetto di un “incauto acquisto”) oppure in autobus ma non sempre fanno il biglietto perché hanno bisogno di risparmiare i soldi per comprare le sigarette o il tabacco e le cartine.</p><p>Nelle case degli studenti c&#8217;è sempre ospitalità per tutti utilizzando qualsiasi divano o posto libero e se manca qualcuno di casa l&#8217;ospite viene piazzato nel suo letto (e a volte anche nelle sue lenzuola usate).</p><p>Quando poi lo studente si laurea (dopo le ridicolaggini che è costretto a sopportare girando in mutande in piazza Verdi con la corona di alloro e gli amici che gridano &#8220;Dottore, dottore, dottore del buco del&#8230;&#8221;), spesso torna al suo paese e si veste elegante anche nel caso abbia avuto un cane e molti piercing.</p><p>Quelli che rimangono e trovano un posto come ricercatori malpagati all&#8217;Università o altrove, così come i giovani lavoratori provenienti dal sud, vanno finalmente ad abitare da soli o con un convivente, con il partner o semplicemente con un collega o amico. Gli appartamenti costano ancora tanto come quando si era studenti ma almeno non c&#8217;è più l&#8217;affollamento di quell&#8217;epoca, i mobili di Padre Marella sono completamente sostituiti da quelli svedesi, nel frigo non c&#8217;è più solo la roba dei discount, non puzza di cipolla e il latte non inacidisce. Nei frigoriferi degli studenti infatti, o sparisce il tuo ultimo yogurt e non si riesce a scoprire chi l&#8217;abbia mangiato, oppure la roba irrancidisce conservata per mesi perché nessuno ricorda che è la sua e non la tocca per rispetto degli altri. Infatti ci sono quelli che rigidamente dividono tutto (e guai a toccare le loro cose!) e quelli che mischiano tutto in allegria.</p><p>Quando vivi da solo puoi permetterti di girare in mutande, di bere la tisana nella vasca da bagno circondata da candele, e <strong>di mangiare la pizza a letto</strong> (quello lo fanno anche gli studenti!), inoltre di pulire la casa a specchio o non pulirla affatto (magicamente chi vive da solo pulisce a specchio anche nel caso sia stato un disordinato cronico da studente).</p><p>Ci si vanta di essere riusciti a trovare un monolocale a seicento euro in un basso sotto ai portici, dove in quei trentacinque metri quadrati non coibentati, una volta spenti i termosifoni scopri il piacere di stare in una cantina, con un fresco che ti fa ammuffire i vestiti nell&#8217;armadio e ti rinsecchisce le ossa. Ci si ostina a mettere i fiori sulla finestra con le grate che dà sul portico, dove non arriva un briciolo di sole e muore ogni filo verde e muori anche tu se non lasci la casa che avevi preso per la gioia di vivere da solo, non rendendoti conto di quanto il bottegaio che te l&#8217;ha affittata (ma è legale che sotto ai portici ci siano case?) stia approfittando di te e del tuo entusiasmo.</p><p>Finalmente arriva il giorno in cui trovi un appartamento in <strong>Bolognina</strong>, pieno di sole, con vista sui tetti, a canone libero ma onesto, di sessanta metri quadrati da arredare vintage con gusto personale. Dopo un paio di anni riesci anche a ottenere un canone concordato che più onesto non si può, riconciliandoti con la categoria dei proprietari (incredibile, la caldaia è a tenuta stagna!) ti senti fortunato e ogni volta che gli amici vengono a trovarti ti invidiano quella casa, continui a lucidarla a specchio e stavolta puoi comprare tutte le piante che vuoi anzi, in primavera riesci anche a seminare il basilico (pazienza che quando cresce c&#8217;è lo smog che lo annerisce), puoi stendere il bucato fuori dal balcone, asciuga subito e fa buon odore anche se devi schivare il bucato gocciolante dei cinesi del piano di sopra, e così anche quello dei rumeni che sono venuti al posto dei cinesi e così quello dei moldavi che sono venuti al posto dei rumeni.</p><p>Sei coccolato e amato da tutti i vicini, che non sono solo stranieri ma anche bolognesi di mille generazioni che ti salutano sulle scale chiedendoti come va e sono contenti quando suoni il piano (dicono che fai musica allegra).</p><p>Ma proprio quando hai finalmente una situazione idilliaca, soprattutto onesta, arriva il trasferimento e devi lasciare il tuo paradiso sudato e rincorso venti anni.</p><p>E se per caso tu fossi salito sulla torre mentre eri studente non torni a casa nemmeno con la sospirata laurea. Pero&#8217; siccome sei astemio non ti hanno scalfito le ordinanze comunali che toccavano soprattutto gli studenti che fanno girare l&#8217;economia di tanti bolognesi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/28/abitare-a-bologna/114377/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>Sul palco non serve assomigliarsi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/11/sul-palco-non-serve-assomigliarsi/110569/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/11/sul-palco-non-serve-assomigliarsi/110569/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 May 2011 20:29:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[antonio maggio]]></category> <category><![CDATA[après la classe]]></category> <category><![CDATA[aram quartet]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[cesco]]></category> <category><![CDATA[effetto doppler]]></category> <category><![CDATA[evy arnesano]]></category> <category><![CDATA[Lecce]]></category> <category><![CDATA[paisiello]]></category> <category><![CDATA[simone perrone]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category> <category><![CDATA[X-Factor]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=110569</guid> <description><![CDATA[Cosa ci fanno insieme Antonio Maggio (ex Aram Quartet), Cesco degli Après la Classe, Evy Arnesano, Simone Perrone e gli Effetto Doppler (quest’anno a X Factor)? Non sarà complicato stabilire che quello che abbiamo in comune è che facciamo musica, ciascuno con la sua storia, con il suo passato (per qualcuno il passato è breve...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ci fanno insieme <strong>Antonio Maggio</strong> (ex Aram Quartet), <strong>Cesco degli Après la Classe</strong>, <strong>Evy Arnesano</strong>, <strong>Simone Perrone</strong> e gli <strong>Effetto Doppler</strong> (quest’anno a X Factor)?</p><p>Non sarà complicato stabilire che quello che abbiamo in comune è che facciamo <strong>musica</strong>, ciascuno con la sua storia, con il suo passato (per qualcuno il passato è breve come pochi gli anni) e con un futuro, spero radioso e produttivo per tutti.</p><p>Un passo indietro. Sono a<strong> Bologna</strong>, sto tribolando appresso a un trasloco che si preannuncia duro, faticoso, perché non è questione di spostare solo scatoloni, ma di metterci dentro la propria vita e trovare il coraggio di saltare nel buio.</p><p>Mi telefona <strong>Antonio Maggio</strong>, mio compaesano, vincitore di un’edizione di<em> X Factor</em> con il suo gruppo vocale <strong>Aram Quartet</strong>. Non ci conosciamo, o meglio, io non conosco lui se non di nome, e lui probabilmente ha ignorato completamente la mia esistenza fino a che non ha potuto “scoprirmi” tramite “Parla con me”. Si presenta, mi racconta il suo progetto, è gentilissimo e affabile, mi coinvolge subito in questa serata che vuole fare, gli garantisco la mia presenza (suoneremo tutti senza compenso) con il mio solito grande entusiasmo per ciò che mi piace.</p><p>Un concerto al teatro <strong>Paisiello di Lecce</strong> per il suo ritorno sul palco da solista, con il coinvolgimento di amici salentini che fanno musica, e in effetti lui è amico di tutti loro, la “new entry” sono io. Per Antonio questo sarà l’inizio di qualcosa di diverso, sta scrivendo canzoni nuove, ha voglia di ricominciare da solo.</p><p>Mi racconta chi sono gli altri ospiti, non li conosco personalmente, so che musicalmente siamo lontani. La cosa non mi spaventa e faccio bene. Quello che è accaduto due sere fa ha confermato che si possono condividere esperienze e momenti importanti dove tutto è forte e pieno di emozioni senza per forza assomigliarsi. Siamo tutti diversi, per età, per provenienza, per esperienze.</p><p>All’indomani della serata io scriverò sul profilo di Antonio: “E’ stato tutto perfetto, e quel poco che non lo è stato ha avuto il dono di essere umano”.</p><p>Antonio ha fatto gli onori di casa, ci ha presentato tutti, abbiamo cantato con lui e da soli, il resto sul palco lo ha fatto da solo supportato da una band di tutto rispetto, in linea con quanto sto scoprendo in queste settimane e cioè che in Salento si sta facendo musica sul serio. Guardo questo ragazzone di ventiquattro anni e penso a che alla sua età ero indietro rispetto a lui pur suonando anche io. “Militavo” le tastiere <strong>ska-reggae</strong> e ho fatto centri sociali e palchi all’estero, ma a capire le mie possibilità ci ho messo una bella decina di anni minimo e la gavetta sembra infinita.</p><p>Questi ragazzi (Antonio, gli Effetto Doppler, Simone) hanno un’energia trascinante e una professionalità impeccabile. Per Cesco è un altro discorso, lui ha l’allure del cantastorie, a lui il dono della classe e compostezza.</p><p>Non so se hanno imparato in televisione il mestiere, ma se è stato così devo dire che il<strong> talent ha fatto un ottimo lavoro</strong>.</p><p>Spesso nelle interviste mi chiedono cosa penso dei talent e io rispondo che non penso niente (di male) nel senso che, per me, la via che si sceglie è (quasi) indifferente, infatti la linea di confine sarà rappresentata dal talento, e quello (se c’è) viene fuori prepotente, comunque e non si esaurisce. Se manca, non basteranno case produttrici, investimenti, trampolini di lancio, non basterà nulla. I palloni si sgonfiano. Per cui non ho paura né mi sento intaccata se ci sono dei ragazzi giovani che, invece di suonare per anni in posti dove l’audio è talmente scarso da convincerti a essere tu a non valere niente, hanno la possibilità di una vetrina dorata dove imparano in poco tempo a stare su bei palchi.<strong> Il problema non sono i ragazzi.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/11/sul-palco-non-serve-assomigliarsi/110569/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Primo maggio, che bel Salento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/primo-maggio-che-bel-salento/108423/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/primo-maggio-che-bel-salento/108423/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 May 2011 09:53:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[edoardo winspeare]]></category> <category><![CDATA[Lecce]]></category> <category><![CDATA[primo maggio]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Salento]]></category> <category><![CDATA[serena dandini]]></category> <category><![CDATA[tricase]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108423</guid> <description><![CDATA[Primo maggio 2011. Un primo maggio in cui Roma sta esplodendo di pellegrini per il Papa beato e pellegrini per il sospirato atteso concertone di San Giovanni. Per quel palco si farebbero carte false. Io non sarò lì, quest’anno c’ero a un passo, ma non ci sarò. La cosa mi dispiace naturalmente, però ho un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Primo maggio 2011.<strong> Un primo maggio in cui Roma</strong> sta esplodendo di pellegrini per il Papa beato e pellegrini per il sospirato atteso concertone di San Giovanni. Per quel palco si farebbero carte false. <strong>Io non sarò lì, quest’anno c’ero a un passo, ma non ci sarò.</strong></p><p>La cosa mi dispiace naturalmente, però ho un invito particolare, elitario, ambìto e altrettanto importante: sono uno degli ospiti musicali della serata di premiazione di <strong>Serena Dandini a Tricase</strong>, in provincia di Lecce, premio conferitole da un foglio locale, il volantino, che ha organizzato un delizioso pomeriggio in suo onore riunendo gli ospiti salentini che Serena ha avuto a <strong>Parla con me</strong>.</p><p>Incredibile vero? Ci sono anche io.  E’ me che il direttore del settimanale ha cercato un mesetto fa per annunciarmi che ci sarebbe stato questo evento. E io malfidata a pensare che fosse tutta una mossa pubblicitaria. E dai, ti pare che Serena <strong>il primo maggio sarà a Lecce?</strong></p><p>Serena il primo maggio è a Lecce. Serena è in prima fila e la sto cercando con gli occhi nel buio della platea mentre canto il mio brano in duo, dispiaciuta per non avere tutta la formazione con me: è primo maggio, Serena è a Lecce ma i miei musicisti sono altrove.</p><p>La cerco con gli occhi e scherzo con lei quando la presentatrice mi intervista, chiedendomi tra l’altro anche del mio recente “ingaggio” a <em>Il Fatto Quotidiano</em>. La abbraccio e scambiamo le prime battute sul palco al termine della serata mentre siamo raccolti per le foto di rito, e sotto ci sono davvero tanti flash e obiettivi puntati.</p><p>La guardo negli occhi quando le racconto più tardi l’evoluzione della mia storia, a tavola, seduta di fronte a lei che mi ascolta guardandomi a sua volta con quei suoi occhi vivi e grandi, un tutt’uno con il suo sorriso; poi le chiedo approvazione su una scelta e dopo avere avuto il suo benestare mi sento felice di essere qui con lei e non altrove.</p><p>Intanto si susseguono assaggi di antipasti salentini di mille tipi. La nostra cucina è davvero spaziale, stasera non ci penso alla moderazione che tento di impormi normalmente. Non ci pensa nessuno, il cibo è ottimo e stiamo tutti bene. Il microcosmo equivale al cosmo, chi ci pensa più a Roma, esiste solo Tricase.</p><p>Serena ha appena pubblicato un libro sui giardini. Serena ha origini nobili. <strong>Serena parla (bene) delle donne</strong>. Serena si definisce f<strong>emminista e femminile.</strong> Serena sul palco del cinema di Tricase è la padrona di casa pur essendo l’ospite d’onore. Rilassata, sorridente, perfetta.</p><p>Dice che invece di andare dallo<strong> psicanalista lei viene a Lecce.</strong> Come darle torto. Ama il<strong> Salento</strong>, e il Salento ama lei. Scherza sul pasticciotto di cui conosce anche la versione Obama (al cioccolato). Le hanno preparato un divano rosso sul quale è intervistata dal Senatore <strong>Giuseppe Giacovazzo</strong>, elegante e garbatissimo. Il tempo vola e non ci accorgiamo che hanno “sforato” con i tempi, siamo tutti rapiti dagli scambi di battute tra i due, sagaci, brillanti, ironiche. Ascoltarli è un piacere.</p><p>E’ una serata perfetta che non ha il sapore dell’evento “locale”. Non sembra di stare in provincia, quella provincia che Giacovazzo indica come la salvezza e il futuro per la persona che voglia rimanere tale e non essere un numero come accade in città.</p><p>Ho conosciuto finalmente <strong>Edoardo Winspeare</strong>, ospite anche lui della serata.</p><p>Ho ricevuto tanti complimenti ai quali ancora non mi abituo, ogni volta meravigliandomi che mi vengano elargiti con generosità, quando io alle mie esibizioni trovo sempre mille imperfezioni e piccole cose che dovrebbero andare diversamente.</p><p>Ho incontrato il direttore della prima radio che mi ha intervistato subito dopo l’uscita di <strong>Tipa ideale</strong>, un anno e mezzo fa. Quanta strada percorsa da allora e quanta ancora davanti. Guardo le mie scarpine rosse, e guardo quelle di Serena che continua a dire che ha le scarpe della vigilessa del borgo dove ha preso casa qui in Salento.</p><p>Serena mi bacia prima di andare via dal ristorante, bacia solo me. Saluta amabilmente tutti, è bella, è soddisfatta, bacia me. In tanti mi avete chiesto, dopo quel ventidue febbraio, com’è Serena Dandini fuori dalla trasmissione: eccola qua, vi presento <strong>Serena Dandini.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/primo-maggio-che-bel-salento/108423/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Cara vecchia Bolognina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/il-cuore-di-bologna-visto-dai-quartieri/107410/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/il-cuore-di-bologna-visto-dai-quartieri/107410/#comments</comments> <pubDate>Wed, 27 Apr 2011 15:04:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[arnesano]]></category> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[bolognina]]></category> <category><![CDATA[bugz in the attic]]></category> <category><![CDATA[evy]]></category> <category><![CDATA[ipod]]></category> <category><![CDATA[kings of convenience]]></category> <category><![CDATA[mercato delle erbe]]></category> <category><![CDATA[navile]]></category> <category><![CDATA[salumeria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=107410</guid> <description><![CDATA[I pod strategicamente camuffato nel foulard e fascia in testa, in bici, telefonino a portata di sms veloce, da semaforo rosso: roba da multa immediata. Un vecchino cade dalla bici, chiamo il 118 rischiarando la mia anima nera. Con il sottofondo dei “Terranova” parlo con i barellieri. Al mercato delle erbe, discuto di un cedro, con un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I pod strategicamente camuffato nel foulard e fascia in testa, in bici, telefonino a portata di sms veloce, da semaforo rosso: roba da multa immediata. Un vecchino cade dalla bici, chiamo il 118 rischiarando la mia anima nera. Con il sottofondo dei “<strong>Terranova</strong>” parlo con i barellieri.</p><p>Al <strong>mercato delle erbe</strong>, discuto di un cedro, con un poliziesco anni settanta evito il &#8220;dissuasore mobile&#8221; che, traditore, si alza all&#8217;improvviso dal nulla, con i “<strong>Bugz in the Attic</strong>”  saluto Umberto, con i “Kings of Convenience” vedo  montare il tendone dei libri, appuntamento del cambio di stagione. Accidenti sono già passati tre mesi dall&#8217;ultimo.</p><p><strong>Bologna.</strong></p><p>Io, su e giù per il ponte sopra la ferrovia, i binari stanno nel “fossato”, il centro è il “<strong>castello</strong>”, oltre il ponte inizia il mio quartiere, subito &#8220;fuori porta&#8221;. Appena arrivi in una città nuova, in una &#8220;grande città nuova&#8221;, quello che cerchi è il centro. Tutto si svolge lì.</p><p><strong>Vita, locali, incontri</strong>: la frenesia di quella che io chiamo &#8220;città futurista&#8221; con le sue sinfonie di rumori, di frastuono, di movimento, di fretta, di corsa. E&#8217; solo dopo una lunga, collaudata permanenza, coadiuvata da qualche strategico trasloco, che ci si stabilisce in un quartiere.</p><p>A quel punto parole come &#8220;zona&#8221;, &#8220;quartiere&#8221;, &#8220;isolato&#8221; acquistano senso e sonorità, sanno di rassicuranti comodità, di piccolissimi lussi, come un amico da raggiungere a piedi e al quale scampanellare di passaggio per un caffè, come si fa &#8220;giù da noi&#8221;. Si può essere popolari anche se non si pubblica  &#8220;l&#8217;album solista della svolta, la soluzione, l&#8217;atto finale di un tormento senza tregua&#8221; ? Mi ricordo le orazioni di mia madre &#8220;de mediocritate&#8221;, lo spettro della mia infanzia. Lei non si sarebbe mai trasferita in un posto per essere solo un numero, un signor nessuno.</p><p>Ben vengano allora i pettegolezzi di un piccolo paese se ci sollevano dall&#8217;indifferenza del mondo che vive senza noi.</p><p>Sto in un quartiere dalle basse case di mattoni rossi con una vista su parecchi tetti e metri di cielo e alberetti che mi permettono un &#8220;<strong>bird watching</strong>&#8221; da terzo piano di un silenzioso interno, gongolando per gli innumerevoli differenti canti dei dolci merli, perdendomi nella contemplazione oziosa di tutte le altre tipologie di volatili bolognesi, diversi rispetto a quelli conosciuti nel mio paesello d&#8217;origine.</p><p>Vecchio caro tradizionale indigeno quartiere, zona &#8220;<strong>Bolognina</strong>&#8220;, multietnico global &#8220;<strong>Navile</strong>&#8221; invaso da cinesi, da artisti e studenti, per via forse-chissà-probabilmente delle case a relativo buon mercato rispetto ad altre zone.</p><p>Grazioso e solo a tratti grigiamente metropolitano, con il fascino di una piazza con un campo da basket dove a giocare sono quasi esclusivamente i figli degli stranieri. Da qui parte il mio insediamento!</p><p>Uscendo da casa mi capita di salutare sempre più gente, di conoscere sempre più volti, abitudini, orari. Rientrano come me verso sera due tipi che a giudicare dalle occhiate sugli autobus sospetto essere &#8220;esperti in borsa&#8221;. Ordinatamente, mogi, stanchi dalle fatiche della giornata scendiamo alla stessa fermata e facciamo un pezzo di strada, in fila, insieme a tutti gli altri lavoratori.</p><p>Sapere il nome del salumiere, del giornalaio e così via riempie di prestigio l&#8217;acquisto dell&#8217;etto di prosciutto nella convinzione di godere di un privilegio.</p><p>Io lo chiedo &#8220;Sgrassato, magro, dolce, stagionato, grazie!&#8221;, nel delirio di una contraddizione di termini che farebbe agitare qualunque pizzicagnolo e che fa sorridere Simone mentre mi fa: &#8220;Oggi sei più simpatica!&#8221; e mentalmente lo ringrazio quando a casa le adorate fette sono esattamente ciò che desideravo.</p><p>Oggi, al nome dell&#8217;assente Simone, la banconista di turno si è premunita di presentarsi, così che tornando, ricorderò che &#8220;anche Fernanda ha fatto il suo dovere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/27/il-cuore-di-bologna-visto-dai-quartieri/107410/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Scandellara, un &#8220;tempio&#8221; bolognese</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/23/scandellara-un-tempio-bolognese/106596/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/23/scandellara-un-tempio-bolognese/106596/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Apr 2011 09:47:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category> <category><![CDATA[musicisti]]></category> <category><![CDATA[pecos]]></category> <category><![CDATA[Scandella]]></category> <category><![CDATA[scandellara]]></category> <category><![CDATA[studio registrazione]]></category> <category><![CDATA[Vip]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106596</guid> <description><![CDATA[Non puoi dire di essere un musicista bolognese se non conosci Scandellara, e non puoi non conoscere Scandellara se suoni e abiti a Bologna. Non ricordo la prima volta in cui ci ho messo piede e non so ancora quando sarà l’ultima, affezionata come sono ai suoi riti, ai suoi ritmi e perfino ai suoi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non puoi dire di essere un<strong> musicista bolognese</strong> se non conosci <strong>Scandellara</strong>, e non puoi non conoscere Scandellara se suoni e abiti a Bologna. Non ricordo la prima volta in cui ci ho messo piede e non so ancora quando sarà l’ultima, affezionata come sono ai suoi riti, ai suoi ritmi e perfino ai suoi limiti.</p><p>Ho visitato moltissimi studi di registrazione nella mia lunga gavetta appresso alla musica e a chi la fa, in varie città d’Italia, e ne ho visti di molto belli, costosi, accessoriati, tecnologici e  provvisti di ogni mezzo atto a tirare fuori un disco robusto quanto spesso inutile. Scandellara <strong>non ha la forma di uno studio</strong>.</p><p>Quando arrivi alla costruzione colonica che ne è la sede, circondata dai campi, in mezzo al parco omonimo, pensi di essere capitato in casa di qualche amico per il barbeque domenicale.</p><p>C’è sempre un’atmosfera agreste e pittoresca a “Scandella”. Se arrivi a registrare al mattino puoi aiutare <strong>Pecos</strong> ad aprire le finestre dalle imposte di legno che danno sulla campagna circostante, sul traffico della<strong> tangenziale in lontananza</strong>, sulle panchine del parchetto antistante, sul vociare di bambini ai loro giochi, e tutto ciò potrebbe diventare un subliminale sottofondo di qualche registrazione.</p><p>Scandellara si distingue da un asettico studio di registrazione convenzionale, fatto di ambienti sigillati, acusticamente isolati e spesse volte senza luce naturale, per l’assenza del cosiddetto “acquario”, il vetro che separa la regia dalla sala riprese. Per comunicare con Pecos si usa solo il <strong>talkback</strong>, microfono lui, cuffia e microfono tu, senza uno scambio di sguardi, intuendo solo dai rumori o dai silenzi qualsiasi cambio di atmosfera, la risoluzione o la comparsa di un problema.</p><p>Nell’open space dalle travi a vista, dove avvengono le riprese, convivono in un equilibrato disordine strumenti musicali, cavi, vecchie bobine, cd, e bottiglie vuote dimenticate dai musicisti.</p><p>Chissà perché la gente dimentica sempre bottiglie vuote ovunque.</p><p>Un cantante che registri in Scandellara non deve avere fretta e deve essere pronto a fermarsi se per caso un uccello abbia deciso di costruire a colpi di becco un nido sul tetto o se per caso arrivi una mieti-trebbia nel campo adiacente.</p><p>Sono legata allo “Scandellara sound” caratterizzato, oltre che dalle sue “fisicità” inalienabili, soprattutto dall&#8217;apporto di Pecos, <strong>batterista, fonico e gestore di questo spazio comunale</strong>.</p><p>Sì, perché quello che non ho detto finora è che si tratta di uno spazio comunale dato in gestione, per offrire a prezzo calmierato un servizio ai tanti musicisti che abbiano il loro sogno da coltivare. Giovani e meno giovani, freschi di entusiasmo o disillusi dall’ingranaggio, talentuosi oppure velleitari e basta.</p><p>Senza Scandellara non so quanti <strong>demo o dischi avremmo in meno</strong>, alcuni dei quali sono rimasti solo un bel ricordo per chi li ha realizzati, certo, altri però sono partiti alla conquista del mondo, e mi piace pensare che tra questi ultimi ci sia anche il mio <strong>Tipa ideale</strong>, nato lì tra mille difficoltà superate con la massima dedizione mia e di Pecos, paziente come nessuno nei confronti della mia pignoleria e delle mie infinite turbolenze.</p><p>Tutte le volte in cui gli chiedo se potremo registrare un brano nuovo lui mi risponde che non sa se domani Scandellara ci sarà, alludendo al rinnovo della concessione. Io spero che Scandella resista ancora per molto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/23/scandellara-un-tempio-bolognese/106596/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Bologna è la stessa, siamo noi a cambiare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/17/bologna-e-la-stessa-siamo-noi-a-cambiare/105101/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/17/bologna-e-la-stessa-siamo-noi-a-cambiare/105101/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Apr 2011 08:29:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Cavour]]></category> <category><![CDATA[evy arnesano]]></category> <category><![CDATA[Lecce]]></category> <category><![CDATA[malpighi]]></category> <category><![CDATA[parco ippodromo]]></category> <category><![CDATA[piazza dell'unità]]></category> <category><![CDATA[quartieri]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[san francesco]]></category> <category><![CDATA[strade]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=105101</guid> <description><![CDATA[Ho passato l’ultimo anno in giro per tre città: Bologna, quella che mi ha adottato, Roma il nuovo amore, infine Lecce e Squinzano, i luoghi della mia nascita. Di Squinzano non ho mai conosciuto il nome di una via. Credo sia legge universale per tutti ignorare i nomi delle strade del paese dove si è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho passato l’ultimo anno in giro per tre città:<strong> Bologna</strong>, quella che mi ha adottato, <strong>Roma </strong>il nuovo amore, infine <strong>Lecce e Squinzano</strong>, i luoghi della mia nascita.</p><p>Di Squinzano non ho mai conosciuto il nome di una via. Credo sia legge universale per tutti ignorare i nomi delle strade del paese dove si è cresciuti. Si arriva nei posti per punti di riferimento: la casa di, la scuola, la chiesa, il negozio. Di Lecce conosco pochissimi nomi, e meno ancora riferimenti.</p><p>Di Roma, a furia di andare e venire da un anno, comincio a riconoscere punti cruciali, vie principali, zone: a grandi linee so quando sono a nord, a sud e così via.  Inoltre non sbaglio a prendere la metro (sì lo so, non è poi così difficile con due sole linee) e aspetto diligentemente numeri di autobus degni delle migliori giocate al lotto (gli autobus non arrivano mai e si sale anche dalle porte centrali, cosa per la quale a Bologna ti bacchettano all’istante).</p><p>Di Bologna conosco tutto: <strong>vie, stradine, quartieri, punti d’interesse</strong>. So trovare i posti che mi serve raggiungere, mi so muovere con i mezzi pubblici, sono in grado di indicare a chi guida la strada da fare (pur non avendo più la patente) evitando le preferenziali, posso calcolare i percorsi migliori in bicicletta e mi piazzo al centro dell’incrocio della stazione passando dal verde pedonale un attimo prima che scatti il semaforo per le auto, per risparmiare un secondo anticipando chi, dalla parte opposta, voglia svoltare alla sua sinistra (piazzarsi al centro dell’incrocio non è comportamento del tutto corretto, ma impedisce di morire per lo smog durante il tempo del rosso).</p><p>Ultimamente però ho avuto dei problemi. Mi sono ritrovata in autobus a chiedere il nome di <strong>piazza Malpighi </strong>confondendola con<strong> Cavour, San Francesco e Minghetti. Piazza dell’Unità no, è troppo vicina a casa mia</strong> e avrei dovuto dubitare sul mio stato di salute se ciò fosse accaduto.</p><p>Mi sono chiesta che cosa stesse accadendo: mi sono ambientata a Bologna talmente tanto da ignorare i nomi delle vie come i nativi di qualunque posto oppure sto rimuovendo piano piano i nomi della mia amata città per far posto a “cose ingombranti” tipo<strong> piazza Venezia, via del Corso</strong> o come la paesana <strong>piazza Vittoria </strong>meglio conosciuta come “la villa” o la borghese-leccese piazza Sant’Oronzo?</p><p>Quando partivo dal Salento diretta al nord avevo sempre la lacrimuccia, almeno il primo quarto d’ora, commossa dall’immagine di mia madre, mio padre e il cane di mio fratello, Dino, tutti e tre con la stessa faccia da pesce e l’occhio lucido (il cane si offende quando parto, di norma è così).</p><p>La settimana scorsa invece la lacrimuccia è stata la mia, il giorno prima di partire da Bologna, sapendo che almeno per un po’ sarà il mio luogo di “villeggiatura” e non di “residenza”.</p><p>Sempre l’ultimo giorno, passeggiando nel parco dell’<strong>Ippodromo</strong> (altra caratteristica è quella di disertare luoghi se pur vicini a casa fino al momento di doverli lasciare e quindi ritenerli all’improvviso degni di visita, preziose e irrinunciabili mete), una mia cara amica mi disse che lasciando Bologna la volta in cui aveva vissuto un anno fuori dall’Italia aveva pensato che avrebbe trovato dei grandi cambiamenti al ritorno e invece una volta rientrata le sembrò che nulla fosse accaduto nel frattempo.</p><p>Questo è quello che provavo io tutte le volte in cui tornavo al mio paese del sud. Arrivavo e mi sembrava che niente si fosse spostato neppure di un centimetro mentre io conoscevo, guardavo, imparavo, facevo, mi muovevo, in poche parole: vivevo.</p><p>p.s.: <strong>dicono che Bologna sia cambiata, ma forse siamo noi che siamo cambiati.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/17/bologna-e-la-stessa-siamo-noi-a-cambiare/105101/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Salentina di nascita, bolognese di adozione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/salentina-di-nascita-bolognese-di-adozione/103940/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/salentina-di-nascita-bolognese-di-adozione/103940/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Apr 2011 18:17:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Evy Arnesano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103940</guid> <description><![CDATA[L’appuntamento al Teatro Goldoni di Bagnacavallo è fissato per le 20. E’ evidente che ho molta voglia di parteciparvi, se decido di andarci comunque, dopo una giornata come quella di venerdì 1 aprile, primo giorno di un mese nuovo, ultimo giorno nel mio appartamento, 46 scatoloni di svariate grosse dimensioni giacenti sul pavimento in attesa di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’appuntamento al Teatro Goldoni di Bagnacavallo è fissato per le 20. E’ evidente che ho molta voglia di parteciparvi, se decido di andarci comunque, dopo una giornata come quella di venerdì 1 aprile, primo giorno di un mese nuovo, <strong>ultimo giorno nel mio appartamento</strong>, 46 scatoloni di svariate grosse dimensioni giacenti sul pavimento in attesa di partire per un deposito. Dei molti amici interpellati solo un paio ha risposto affermativamente, per cui, in attesa del loro arrivo, a mezzogiorno, mi faccio coraggio e, dopo un lauto spuntino a base di delizie pugliesi comprate dalla nuova panetteria sotto casa, comincio a scendere e salire le tre rampe di scale con un cartone per volta. Ne tiro giù 32, poi scendo e salgo ancora altre tre o quattro volte mentre i miei amici portano giù i restanti scatoloni.</p><p>Questa è stata la mia giornata prima della serata di premiazione della terza edizione del <strong>concorso </strong><em>La musica libera. Libera la musica</em>. Un concorso indetto dal portale musicale della regione Emilia-Romagna, un buon motivo per parteciparvi, un ottimo risultato essere tra i menzionati.</p><p>Sono <strong>bolognese di adozione</strong>, salentina di nascita. A questo punto della mia esistenza posso a buon diritto considerarmi in possesso di doppia cittadinanza. La convocazione alla serata di premiazione mi ha riempito di orgoglio e ho fatto di tutto per presenziare. Accompagnata da un’amica fidata arrivo a destinazione in questo paese romagnolo che non avevo visto mai. Non ne conosco tanti. Sono stata alcune volte a Faenza che trovo deliziosa, e lo stesso penso di Bagnacavallo mentre mi guardo intorno. I portici sono i soliti ai quali sono ormai abituata ma più raccolti, a circondare un’architettura intima che ha il sapore buono della provincia. La storia del paese è tutta in questi mattoni e in questa piazza graziosa. Il piccolo antico teatro è un <em>bijoux</em>. Una cosa che amo di questa regione è il <strong>rispetto delle tradizioni</strong> e la voglia di conservare il proprio passato, preservandolo.</p><p>Ci riescono benissimo. <strong>E’ tutto pulito e ordinato</strong>, funziona tutto.</p><p>Sto in un palco di prim’ordine insieme alla mia amica. Di nascosto mangiucchiamo qualcosa prima che cominci, non abbiamo cenato ed è molto trasgressivo spizzicare al buio nella nicchia riservata a noi. Per un attimo penso a cosa ci potessero fare in passato coloro che avevano il privilegio di guardare gli spettacoli da qui. Intanto l’introduzione alla serata, fatta di discorsi degli organizzatori e dei giurati risulta interessante.</p><p>Tocca a me salire in scena a ritirare il borsino dei piccoli premi. Quando è il momento di prendere la parola mi limito a dire che sono molto soddisfatta e orgogliosa di essere premiata in un contesto legato al territorio, cosa che esalta il mio <strong>senso di appartenenza</strong> e radicamento al luogo in cui vivo. Qualcuno dal pubblico grida <em>&#8220;Brava!&#8221;</em> mentre pronuncio queste parole che evidentemente giungono spontanee come in effetti sono. Nella foga però trascuro la battuta di rito, spettante a tutti i menzionati, e che sono l’unica a non pronunciare, riguardo al genere musicale della propria produzione. Niente. Io parlo solo dell’importanza che una leccese residente a Bologna venga riconosciuta meritevole in questo suo amato luogo d’adozione.</p><p>Torniamo a casa, io e la mia amica, contente di tutto, soprattutto di aver evitato di cedere alla tentazione di fermarci in qualche forno alla ricerca di brioche notturne.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/salentina-di-nascita-bolognese-di-adozione/103940/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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