<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Domenico Valter Rizzo</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/dvrizzo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Brindisi: La nuova strategia della tensione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-nuova-strategia-della-tensione/234948/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-nuova-strategia-della-tensione/234948/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 14:55:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[strategia della tensione]]></category> <category><![CDATA[terrorismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234948</guid> <description><![CDATA[Le immagini di Brindisi riaprono un incubo e non è quello di Capaci e via D&#8217;amelio, bensì un incubo più antico: è lo spettro della Stazione di Bologna, quello di Piazza Fontana che si materializza di nuovo. L&#8217;attentato di Brindisi non ha nulla a che vedere con le strategia mafiose degli anni &#8217;90, appare invece...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le immagini di Brindisi riaprono un incubo e non è quello di Capaci e via D&#8217;amelio, bensì <strong>un incubo più antico</strong>: è lo spettro della Stazione di Bologna, quello di Piazza Fontana che si materializza di nuovo.</p><p>L&#8217;attentato di Brindisi non ha nulla a che vedere con le strategia mafiose degli anni &#8217;90, appare invece sempre più legato da un filo, che pareva spezzato, alla stagione eversiva che ha segnato la storia della Repubblica sin dalle sue origini. Le organizzazioni criminali, quelle pugliesi o quelle che su quel territorio hanno una qualche presenza, possono certamente aver svolto un ruolo nell&#8217;esecuzione dell&#8217;attentato, ma non possono averlo ideato e non ne traggono alcun beneficio. L&#8217;Italia è un paese nel quale storicamente alcune organizzazioni criminali hanno svolto il ruolo di &#8220;agenzie&#8221; al servizio di un potere che per semplicità abbiamo definito &#8220;occulto&#8221;.</p><p>Le mafie non hanno mai colpito nel mucchio. Le loro azioni stragiste sono sempre state mirate, soprattutto sono state sempre facilmente identificabili, perché un&#8217;azione mafiosa è efficace solo se l&#8217;attribuzione all&#8217;organizzazione stessa è palese. Così è stato in Sicilia, così è stato in Calabria, dove le bombe la &#8216;ndrangheta le ha messe contro obiettivi simbolici come il Palazzo di Giustizia. La mafia non rivendica come le Br o i Nar, ma lascia una firma inconfondibile, necessaria per ribadire il suo potere.</p><p>Un&#8217;azione che punta ad una strage &#8211; lo ha ribadito in queste ore il capo della Polizia, Manganelli &#8211; colpendo un obiettivo assolutamente indifferenziato, non rientra nel modo di operare né delle mafie e neppure delle organizzazioni terroristiche, come le BR o i gruppi anarco-insurrezionalisti. La mafia siciliana a sua volta non ha un gruppo dirigente capace di ideare e organizzare un attentato di questo livello. La pista legata alle mafie, indicata con faciloneria da osservatori a caccia di scontati collegamenti, appare dunque inconsistente. La storia del Paese è segnata da altre azioni stragiste <strong>di matrice oscura</strong>: stragi &#8220;mascariate&#8221;, che hanno punti di assoluto contatto con quanto è avvenuto a Brindisi.</p><p>Se non siamo dunque di fronte a un&#8217;azione mafiosa, siamo di fronte a qualcosa di ancora più pericoloso. Siamo di fronte all&#8217;avvio di una nuova stagione di strategia della tensione. Le vittima cercate erano palesemente maggiori; il soggetto: giovani adolescenti; il luogo: una scuola periferica di una cittadina di provincia. Sono tutti elementi che lanciano al Paese un messaggio di terrore assoluto:<strong> nessuno, in nessun luogo può sentirsi al sicuro</strong>.</p><p>L&#8217;obiettivo dei &#8220;bastardi&#8221;, così li ha giustamente definiti il sindaco di Brindisi, che hanno ammazzato Melissa e ridotto in fin di vita Veronica e ferito decine di altri ragazzi innocenti, è scatenare la paura, il terrore, l&#8217;angoscia. Il risultato da raggiungere è come sempre riflesso d&#8217;ordine, una contrazione della democrazia, una paura che giustifichi e persino chieda un restringimento delle sedi di decisioni, che tagli radicalmente la democrazia. Il progetto dei nuovi registi della strategia della tensione è, come allora, la costituzione di un potere oligarchico, autoritario. La crisi economica devastante, il terrore, sono due ingredienti essenziali per chi persegue questo disegno, ingredienti che possono, assai più rapidamente di quanto si possa credere, fare saltare il sistema democratico che conosciamo, trasformandolo in un sistema oligarchico nel quale resti in piedi solo una vuota democrazia formale. Un progetto vecchio, che l&#8217;Italia ben conosce, che ha contrastato pagando prezzi durissimi. La domanda che l&#8217;attentato di Brindisi ci pone in maniera feroce è una sola: questo Paese oggi è ancora in grado di difendersi da questo pericolo? Siamo di fronte solo alla prima prova e purtroppo dovremo aspettarci mesi duri, mesi di sangue e di paura. E in questa stagione siamo, purtroppo, tutti troppo deboli.  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-nuova-strategia-della-tensione/234948/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il volantino intimidatorio degli amici di De Pedis</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/volantino-intimidatorio-degli-amici-pedis/231973/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/volantino-intimidatorio-degli-amici-pedis/231973/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 18:05:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[banda della Magliana]]></category> <category><![CDATA[de pedis]]></category> <category><![CDATA[emanuela orlandi]]></category> <category><![CDATA[Sant'Apollinare tomba De Pedis]]></category> <category><![CDATA[volantino banda Magliana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231973</guid> <description><![CDATA[&#8220;Omaggio a Enrico “Renatino” De Pedis&#8221;. Recita così il titolo di un volantino anonimo che mani altrettanto anonime stanno distribuendo in queste ore per le vie del centro storico di Roma. Una sorta di apologia del criminale, indicato come &#8221;Capo dell’Organizzazione Criminale che Comandò la Capitale negli anni settanta e ottanta&#8221; (le maiuscole sono degli anonimi estensori)....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;<em>Omaggio a Enrico “Renatino” De Pedis&#8221;</em></strong>. Recita così il titolo di un volantino anonimo che mani altrettanto anonime stanno distribuendo in queste ore per le vie del centro storico di Roma. Una sorta di apologia del criminale, indicato come<em> &#8221;Capo dell’Organizzazione Criminale che Comandò la Capitale negli anni settanta e ottanta&#8221;</em> (le maiuscole sono degli anonimi estensori).</p><p>Un volantino, in pieno stile mafioso,che arriva il giorno dopo la cacciata della <strong>salma di De Pedis</strong> dalla cripta di Sant’Apollinare, dove per ani la salma del boss, morto ammazzato in un regolamento di conti interno alla banda della Maglina, era stata incredibilmente tumulata con l’autorizzazione e la benedizione di Santa Romana Chiesa.</p><p>Ieri quella tomba blasfema, dopo anni di proteste, è stata finalmente aperta, <strong>ispezionata</strong> dagli uomini della squadra Mobile di Roma e dagli esperti della scientifica che hanno doverosamente<strong> controllato</strong> se non contenesse altro, oltre ai resti del criminale. Se non contenesse tracce, indizi o addirittura prove che potessero dare finalmente risposte sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Una volta finiti gli esami e i prelievi la cripta è stata chiusa e la salma di De Pedis finalmente cambierà domicilio. Finirà al Verano, sarà cremata? Poco importa, lo deciderà la sua famiglia. Quello che è importante è che finalmente non starà dentro una Chiesa, che finisce qui l’incredibile e mai chiarito privilegio che il Vaticano aveva concesso a De Pedis.</p><p>Fatti che evidentemente non hanno fatto piacere a qualcuno. Qualcuno che ha diffuso quel volantino con una <strong>poesiola</strong> in romanesco e con un sibillino messaggio rivolto alle autorità vaticane. Un messaggio che sembra voler riportare alla vicenda Orlandi. &#8220;<em>La Chiesa sapeva e sa…. Ma lo Stato Italiano ha preferito disturbare l’eterno riposo di un uomo morto! Visto che non può parlare, né per difendersi o per rivelare veramente i colpevoli di questa assurda vicenda italiana&#8221;</em>. Un messaggio che sembra voler dire a chi sa che altri sanno, che altri potrebbero parlare e rivelare verità che gli <strong>uomini della banda</strong> della Magliana hanno custodito gelosamente. Un gioco di ricatti che continua dunque anche oggi e che probabilmente non fa dormire sonni tranquilli ancora a molti personaggi sulle rive del Tevere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/volantino-intimidatorio-degli-amici-pedis/231973/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Papa, l&#8217;oro e l&#8217;imputato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/papa-loro-limputato/229546/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/papa-loro-limputato/229546/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 10:10:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Donatella Poretti]]></category> <category><![CDATA[Equitalia]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Fanfani]]></category> <category><![CDATA[visita Papa Arezzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=229546</guid> <description><![CDATA[Benedetto XVI va in visita pastorale ad Arezzo e nella piccola città toscana scoppia una violenta polemica sulle spese necessarie alla visita del Pontefice. Sono stati spesi ufficialmente oltre 500 mila euro divisi tra i vari enti locali, a cominciare dalla Regione Toscana, fino al Comune che ha sborsato quasi 90 mila euro, mentre ovunque si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Benedetto XVI va in visita pastorale ad Arezzo e nella piccola città toscana scoppia una <strong>violenta polemica</strong> sulle spese necessarie alla visita del Pontefice.</p><p>Sono stati spesi ufficialmente <a href="http://www.stamptoscana.it/articolo/societa/papa-ad-arezzo-500mila-il-costo-della-visita-di-benedetto-xvi" target="_blank">oltre 500 mila euro</a> divisi tra i vari enti locali, a cominciare dalla Regione Toscana, fino al Comune che ha sborsato quasi 90 mila euro, mentre ovunque si tagliano, per via della crisi, i <strong>sussidi</strong> alle famiglie affidatarie e a quelle con bambini portatori handicap.</p><p>Sulle faccende economiche della visita del Papa è già intervenuta la senatrice radicale Donatella Porretti, che ha presentato <a href="http://www.stamptoscana.it/articolo/toscana/papa-interrogazione-della-senatrice-radicale-porretti-sui-costi-per-arezzo" target="_blank">un&#8217;interpellanza urgente</a> al ministro dell&#8217;Economia e a quello degli Esteri, chiedendo anche dei costi aggiuntivi a carico dello Stato e dei contributi economici versati sempre dallo Stato alla Diocesi (che ha anche realizzato una costosissima, quanto <strong>discutibile ristrutturazione</strong> dell&#8217;altare della Cattedrale).</p><p>L&#8217;interpellanza radicale ha suscitato la stizzita <a href="http://www.informarezzo.com/permalink/12040.html" target="_blank">reazione del sindaco Pd</a>, <strong>Giuseppe Fanfani</strong>. Il nipote di Amintore non ha trovato migliore replica, se non sottolineare che la senatrice costa all&#8217;erario quasi 17 mila euro al mese, dimenticando però che sino a qualche anno fa anche lui era parlamentare ed <strong>incassava</strong>, senza preoccuparsi più di tanto, i medesimi emolumenti che oggi tanto lo scandalizzano. Sta di fatto che al di là dello spiegamento di forze e di denari la <a href="http://www.arezzonotizie.it/blog/opinioni-dautore/item/82871-papa-accoglienza-fredda-ad-arezzo" target="_blank">visita ad Arezzo</a> si è rivelata un vero e proprio flop sul piano mediatico e della partecipazione popolare.</p><p>Ma non è di questo che voglio occuparmi, bensì di una <strong>vicenda</strong> che può apparire minore.</p><p>Il Pontefice, arrivando ad Arezzo, ha ricevuto in dono una <a href="http://www.arezzonotizie.it/home/attualita/item/82713-arezzo-dona-al-papa-una-maxi-spilla-di-oro-e-rubino-sar%C3%A0-realizzata-da-unoaerre" target="_blank">spilla in oro massiccio</a> dal peso di quattrocentocinquanta grammi con un <strong>grosso rubino</strong> incastonato al centro. Valore del cadeau, senza contare la pietra, 12 mila euro. A finanziare il dono, tramite la UnoAerre, è stato <strong>Sergio Squarcialupi</strong>, il titolare della Chimet, un&#8217;industria che si occupa di recuperare metalli preziosi dai rifiuti, usando anche <strong>procedimenti</strong> di incenerimento. Squarcialupi recentemente è stato anche protagonista del <a href="http://preziosamagazine.com/e-salva-la-unoaerre-squarcialupi-e-il-nuovo-proprietario/" target="_blank">salvataggio della UnoAerre</a>, la storica ditta orafa aretina, finita ad un passo dalla bancarotta.</p><p>L&#8217;uomo però è noto non solo alle cronache economiche, ma anche a quelle giudiziarie. E&#8217; stato rinviato a giudizio ed è sotto processo con <a href="http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/2011/04/12/489079-processo_chimet.shtml" target="_blank">l&#8217;accusa di disastro ambientale</a>. Insieme a lui nel processo sono finiti a vario titolo funzionari della Provincia, dell&#8217;Arpat e anche l&#8217;ex sindaco di Civitella Val di Chiana, Massimiliano Dindalini, un uomo alquanto distratto, al punto da dimenticarsi di avvisare i cittadini e le autorità di un massiccio <strong>sversamento di diossina</strong> dalle ciminiere della Chimet. Tra i legali degli imputati anche il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani. Lo stesso sindaco che, giorni fa, ha candidato Squarcialupi al prossimo premio Civitas Arretium, indicandolo come un benemerito cittadino, che ha salvato numerosi posti di lavoro e che oggi offre un munifico dono al Papa.</p><p>E&#8217; lecito domandarsi come mai nessuno in Vaticano abbia provato un minimo di imbarazzo davanti a quel dono, così smaccatamente mondano, che assomiglia al pagamento di una medioevale indulgenza. E ancora viene spontaneo chiedersi, se il Papa sia mai stato informato della <strong>posizione</strong> <strong>di imputato del donatore</strong>; e se ciò fosse avvenuto, come mai non abbia provato un minimo di imbarazzo nell&#8217;accettare, dalle mani di un personaggio che deve fare i conti con accuse gravi, un dono che vale quasi la cifra che un pensionato riceve in due anni?</p><p>Ed è anche giusto chiedersi se qualcuno, nelle stanze vaticane, abbia provato disagio nel sapere quanto costa ai contribuenti di un Paese stremato, questa visita &#8220;pastorale&#8221;.</p><p>E&#8217; infine sacrosanto chiedere <strong>quale messaggio si manda ai cittadini</strong> sempre più in difficoltà: ai giovani senza lavoro, ai precari, ai pensionati che devono campare con 500 euro al mese e pagare pure l&#8217;Imu sulla casa, se hanno la fortuna di possederne una, a coloro ai quali Equitalia sta sequestrando dai conti correnti stipendi e pensioni, ai parenti dei lavoratori e degli imprenditori morti suicidi? Quale messaggio?&#8230; Quale etica è contenuta in quell&#8217;oro, in quel rubino e nei fatti che ho riassunto velocemente? La domande vanno poste ai protagonisti locali, ma anche e soprattutto al presidente Mario Monti che ha ricevuto il Papa ad Arezzo a nome del Governo italiano e vanno poste, col dovuto rispetto per il suo Ministero, anche al successore di un povero pescatore che seguì in povertà l&#8217;insegnamento del suo Maestro, fino alla croce sul colle Vaticano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/papa-loro-limputato/229546/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Articolo 18, regolamento di conti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/regolamento-conti-2/199383/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/regolamento-conti-2/199383/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 13:21:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199383</guid> <description><![CDATA[Non entro nel dibattito tecnico sul ruolo che l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha, o può avere, nel contesto economico italiano. La faccenda è stata ampiamente risolta da quasi tutti gli analisti degni di fede, come una questione assolutamente marginale. Tutti sanno, anche se fanno finta di non saperlo, quali sono i reali freni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel dibattito tecnico sul ruolo che l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha, o può avere, nel contesto economico italiano. La faccenda è stata ampiamente risolta da quasi tutti gli analisti degni di fede, come una questione assolutamente marginale. Tutti sanno, anche se fanno finta di non saperlo, quali sono i <strong>reali freni agli investimenti esteri </strong>nel nostro Paese e allo sviluppo economico. Non vi è infatti alcuna fila di imprenditori stranieri con le valige piene di &#8220;paccate di miliardi&#8221; fermi al confine di Chiasso, in attesa che il Governo liquidi le garanzie  contenute nell&#8217;articolo 18. I problemi in Italia sono altri: un enorme ritardo nelle infrastrutture, una giustizia civile che non garantisce il buon diritto, una burocrazia borbonica che galleggia sulla miriade di autorizzazioni, concessioni che servono solo ad alimentare l&#8217;arbitrio e la corruzione e poi la corruzione appunto.</p><p>Mario Monti e i suoi ministri tutto questo lo sanno, ma hanno pervicacemente scelto una strada priva di qualunque senso, in <strong>aperta contraddizione con l&#8217;esigenza di coesione</strong> che si rende necessaria davanti ad una drammatica contingenza economica. Perchè?</p><p>Quello che sta avvenendo è un regolamento di conti. Ma non solo. Si sta facendo piazza pulita, non di una norma, bensì di un<strong> modello</strong> che si è affermato a partire dalla seconda metà degli anni sessanta. Un modello avanzato non delle relazioni sindacali, ma delle relazioni umane. Un modello di civiltà che aveva premesso all&#8217;Italia di superare momenti drammatici, grazie al senso di responsabilità dei sindacati che sapevano che ci si poteva muovere anche in un quadro di sacrifici pesanti, penso agli accordi dell&#8217;Eur firmati da Luciano Lama, ma che la salvaguardia dei diritti civili dei lavoratori era garantita, ma soprattutto condivisa. E&#8217; stata la salvaguardia della democrazia sostanziale e dei diritti reali che in essa sono contenuti che i lavoratori hanno difeso, anche col sangue, contro l&#8217;assalto dell&#8217;eversione e del terrorismo.</p><p>Quella che oggi si tenta di abolire non è una norma che tutela i lavoratori davanti al licenziamento privo di giusta causa, si tenta di abolire il<strong> ruolo che nella società hanno le classi lavoratrici</strong>. Il gesto di Monti (e prima di lui le battute da caserma della Fornero, che oggi si straccia le vesti come una vergine violata per una stupida foto di Diliberto) hanno uno scopo tutto politico e tale intento viene perseguito da una compagine che non ha avuto alcun mandato democratico. L&#8217;intento è quello di cancellare ridisegnare i rapporti, cancellando un soggetto sociale e politico: il sindacato. Un intento che si lega alle iniziative Fiat sul disconoscimento dei contratti collettivi nazionali e la pretesa di scegliersi gli interlocutori sindacali, mettendo fuori quelli più scomodi. E&#8217;, sintetizzo con una battuta, il &#8220;modello Pomigliano&#8221; che diventa &#8220;modello Italia&#8221;.  Un&#8217;Italia dove i gesti simbolici, come togliere l&#8217;Unità dalle bacheche, si uniscono a gesti di sostanza, come non far rientrare un solo iscritto alla Fiom a Pomigliano, assumendone la medesima valenza e mandando un messaggio chiaro: c&#8217;è chi comanda e chi obbedisce; chi ha diritti e chi non ne ha. Un modello di società arcaico, brutale. Incivile.</p><p>Il gesto di Monti è simbolico dunque, ma è anche gravido di sostanza. <strong>Isolare la Cgil, spaccare il Pd </strong>e distruggere la già di per se&#8217; traballante alleanza di centro sinistra, saranno le immediate e dirette conseguenze dell&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 18. Sono conseguenze previste ed in gran parte auspicate da chi oggi, come la <strong>destra estrema, politica ed imprenditoriale,</strong> rappresenta il vero azionista di riferimento di questo Governo che non ha più nulla di tecnico, ma è ormai un Governo politico.</p><p>Se il disegno dovesse, come appare probabile, compiersi l&#8217;Italia che ne verrebbe fuori assomiglierebbe sempre di più a quella che viene descritta con meticolosa precisone nel Piano di Rinascita Democratica: una democrazia formale, in un autoritarismo sostanziale, dove i livelli di libertà saranno irrimediabilmente compromessi. Forse sarebbe il caso di fermarlo questo Governo. E di farlo subito, prima che diventi impossibile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/regolamento-conti-2/199383/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Regolamento di conti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/regolamento-conti/199329/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/regolamento-conti/199329/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 09:17:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[accordi dell'Eur]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Fiat Pomigliano]]></category> <category><![CDATA[Luciano Lama]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[riforma del lavoro]]></category> <category><![CDATA[riforma Fornero]]></category> <category><![CDATA[statuto dei lavoratori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199329</guid> <description><![CDATA[Non entro nel dibattito tecnico sul ruolo che l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha, o può avere, nel contesto economico italiano. La faccenda è stata ampiamente risolta da quasi tutti gli analisti degni di fede, come una questione assolutamente marginale. Tutti sanno, anche se fanno finta di non saperlo, quali sono i reali freni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel dibattito tecnico sul ruolo che l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha, o può avere, nel contesto economico italiano. La faccenda è stata ampiamente risolta da quasi tutti <strong>gli analisti </strong>degni di fede, come una questione assolutamente marginale.</p><p>Tutti sanno, anche se fanno finta di non saperlo, quali sono i reali freni agli investimenti esteri nel nostro Paese e allo sviluppo economico. Non vi è infatti alcuna fila di imprenditori stranieri con le valige piene di &#8220;paccate di miliardi&#8221; fermi al confine di Chiasso, in attesa che il Governo liquidi le garanzie  contenute nell&#8217;articolo 18. I problemi in Italia sono altri: un enorme ritardo nelle <strong>infrastrutture</strong>, una giustizia civile che non garantisce il buon diritto, un burocrazia borbonica che galleggia sulla miriade di autorizzazioni, concessioni che servono solo ad alimentare l&#8217;arbitrio e la corruzione e poi la corruzione appunto.</p><p>Mario Monti e i suoi ministri tutto questo lo sanno, ma hanno pervicacemente scelto una strada priva di qualunque senso, in aperta <strong>contraddizione</strong> con l&#8217;esigenza di coesione che si rende necessaria davanti ad una drammatica contingenza economica. Perchè?</p><p>Quello che sta avvenendo è un regolamento di conti. Ma non solo. Si sta facendo piazza pulita, non di una norma, bensì di un modello che si è affermato a partire dalla seconda metà degli anni sessanta. Un modello avanzato non delle relazioni sindacali, ma delle <strong>relazioni umane</strong>. Un modello di civiltà che aveva premesso all&#8217;Italia di superare momenti drammatici, grazie al senso di responsabilità dei sindacati che sapevano che ci si poteva muovere anche in un quadro di sacrifici pesanti, penso agli accordi dell&#8217;Eur firmati da Luciano Lama, ma che la salvaguardia dei diritti civili dei lavoratori era garantita, ma soprattutto condivisa. E&#8217; stata la salvaguardia della democrazia sostanziale e dei diritti reali che in essa sono contenuti che i lavoratori hanno difeso, anche col sangue, contro l&#8217;assalto dell&#8217;eversione e del terrorismo.</p><p>Quello che oggi si tenta di abolire non è una norma che tutela i lavoratori davanti al licenziamento privo di giusta causa, si tenta di abolire il ruolo che nella società hanno le classi lavoratrici. Il gesto di Monti (e prima di lui le battute da caserma della Fornero, che oggi si straccia le vesti come una vergine violata per una stupida foto di Diliberto) hanno uno scopo tutto politico e tale intento viene perseguito da una<strong> compagine </strong>che non ha avuto alcun mandato democratico. L&#8217;intento è quello di cancellare ridisegnare i rapporti, cancellando un soggetto sociale e politico: il sindacato. Un intento che si lega alle iniziative Fiat sul disconoscimento dei contratti collettivi nazionali e la pretesa di scegliersi gli interlocutori sindacali, mettendo fuori quelli più scomodi. E&#8217;, sintetizzo con una battuta, il &#8220;modello Pomigliano&#8221; che diventa &#8220;modello Italia&#8221;.  Un Italia dove i gesti simbolici, come togliere l&#8217;Unità dalle bacheche, si uniscono a gesti di sostanza, come non far rientrare un solo iscritto alla Fiom a Pomigliano, assumendone la medesima valenza e mandando un messaggio chiaro: c&#8217;è chi comanda e chi obbedisce; chi ha diritti e chi non ne ha. Un modello di <strong>società arcaico</strong>, brutale. Incivile.</p><p>Il gesto di Monti è simbolico dunque, ma è anche gravido di sostanza. Isolare la Cgil, spaccare il Pd e distruggere la già di per se traballante alleanza di centro sinistra, saranno le immediate e dirette <strong>conseguenze</strong> dell&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 18. Sono conseguenze previste ed in gran parte auspicate da chi oggi, come la destra estrema, politica ed imprenditoriale, rappresenta il vero azionista di riferimento di questo Governo che non ha più nulla di tecnico, ma è ormai un Governo politico.</p><p>Se il disegno dovesse, come appare probabile, compiersi l&#8217;Italia che ne verrebbe fuori assomiglierebbe sempre di più a quella che viene descritta con meticolosa precisone nel Piano di Rinascita Democratica: una democrazia formale, in un autoritarismo sostanziale, dove i livelli di libertà saranno irrimediabilmente <strong>compromessi</strong>. Forse sarebbe il caso di fermarlo questo Governo. E di farlo subito, prima che diventi impossibile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/regolamento-conti/199329/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le sentenze di Vittorio Feltri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/sentenze-vittorio-feltri/194125/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/sentenze-vittorio-feltri/194125/#comments</comments> <pubDate>Mon, 27 Feb 2012 15:26:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[assoluzioni]]></category> <category><![CDATA[condanne]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Magliocca]]></category> <category><![CDATA[giustizialismo]]></category> <category><![CDATA[processi]]></category> <category><![CDATA[Vittorio Feltri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194125</guid> <description><![CDATA[Vittorio Feltri è un uomo che spesso azzarda. L&#8217;elegante direttore ha sempre azzardato anche nel distinguersi per le sue campagne contro il giustizialismo, ovviamente quando esso è riferito ai potenti, non certo quando nella macchina della Giustizia finisce un nuddu miscatu cu nenti, un poveraccio. Feltri ha menato fendenti contro chi a sosteneva che dopo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vittorio Feltri è un uomo che spesso azzarda. L&#8217;elegante direttore  ha sempre azzardato anche nel distinguersi per le sue <strong>campagne contro il giustizialismo</strong>, ovviamente quando esso è riferito ai potenti, non certo quando nella macchina della Giustizia finisce un <em>nuddu miscatu cu nenti</em>, un poveraccio.</p><p>Feltri ha menato fendenti contro chi a sosteneva che dopo una sentenza di condanna in primo grado, ad esempio per associazione mafiosa, non si dovese essere candidati alle elezioni. La sua teoria, rispettabilissima, si basa sulla<strong> presunzione di innocenza.</strong> Tale principio, sancito dalla Costituzione, ci dice, in buona sostanza che il disposto di una sentenza non può essere considerato definitivo fino a quando non sono stati esitati tutti i gradi del giudizio. Una sentenza in primo grado, ci hanno sempre ricordato Feltri e gli altri Soloni del Pdl, non può essere motivo di<strong> pregiudizio morale o politico</strong> fino a quando non passa in giudicato. Quindi in presenza di una possibilità di un giudizio di appello o di Cassazione la sentenza, insomma, non esiste. E&#8217; ancora tutto da vedere.</p><p>Questo principio, nella particolare visione giuridica di Vittorio Feltri, sembra valere <strong>soltanto per le sentenze di condanna</strong>, in particolare per le sentenze di condanna che riguardano il cavaliere Berlusconi, e i suoi sodali a vario livello. Se un uomo del Pdl, come è accaduto ad esempio al senatore Marcello Dell&#8217;Utri, viene condannato per fatti di mafia, bisogna attendere la Cassazione e perché no &#8211; vedi il caso di Contrada &#8211; anche un ipotetica e mai accolta istanza di revisione, per poter esprimere un giudizio politico e morale.</p><p>Tale principio di prudenza non vale invece per le <strong>sentenze di assoluzione</strong> riferite sempre agli uomini del Pdl.  Prendiamo ad esempio <strong><a href="http://www.giorgiomagliocca.it/" target="_blank">Giorgio Magliocca</a></strong>. Costui  è l&#8217;ex sindaco di <strong>Pignataro Maggiore </strong>in Campania , nonché ex consulente del sindaco di Roma; la Dda di Napoli lo accusa di concorso esterno in associazione camorrista e ne ottiene l&#8217;arresto. L&#8217;accusa aveva chiesto <strong>sette anni </strong>di carcere, ma il Gup che lo giudicava con il rito abbreviato, buon per lui lo ha assolto con formula piena.  Ebbene l&#8217;ineffabile direttore, con i suoi modi forbiti, e facendo del codice di procedura penale, lo stesso uso che Bossi vorrebbe fare  del  Tricolore, impugna le penna e scrive un <a href="http://www.giorgiomagliocca.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=639&amp;Itemid=1 " target="_blank">editoriale di fuoco</a>.</p><p>Se la prende con Roberto Saviano, con i poliziotti, con gli inquirenti, invitandoli sbrigativamente a chiedere scusa a Giorgio Magliocca: vittima innocente della persecuzione giustizialista e di oscure manovre politiche. Le accuse nei suoi confronti, asserisce categoricamente Feltri, sono <strong>calunnie</strong>. Magliocca  &#8211; dice &#8211; è un uomo perbene (stavo per scrivere, citando Shakespeare, un uomo d&#8217;onore), lo ha stabilito  il giudice (di primo grado) quindi chi lo accusa ha torto e deve cospargersi il capo di cenere. E quel carcere ingiustamente patito da quest&#8217;uomo immacolato?  Manca solo che Feltri ne chieda la beatificazione al Vaticano.</p><p>In questo caso per Feltri<strong> i tre gradi di giudizio non esistono</strong>. Non lo sfiora neppure il dubbio che la Procura potrebbe, come  verosimilmente farà, ricorrere in appello, non prende  neppure in considerazione l&#8217;ipotesi che nel processo di secondo grado dei giudici (ovviamente comunisti) potrebbero, parliamo sempre in via teorica, ribaltare la sentenza e condannare l&#8217;imputato. Per Feltri  la sentenza di assoluzione (solo quella di assoluzione), se riferita ad un rais del Pdl, è dunque cosa giudicata sin dal primo grado.  Una visione che fa pendant, così come i maglioni di Feltri e  le sue cravatte, con un proposta di legge targata Pdl che voleva <strong>le sentenze appellabili solo dalla difesa</strong> e non dall&#8217;accusa. Una delle tante leggi vergogna che il Parlamento non ha avuto la faccia tosta di approvare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/27/sentenze-vittorio-feltri/194125/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tir, mafia e giornalisti distratti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/mafia-giornalisti-distratti/187183/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/mafia-giornalisti-distratti/187183/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Jan 2012 09:18:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Enzo Ercolano]]></category> <category><![CDATA[Forconi]]></category> <category><![CDATA[giuseppe fava]]></category> <category><![CDATA[protesta]]></category> <category><![CDATA[sicilia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187183</guid> <description><![CDATA[Un&#8217;affollata conferenza stampa fatta da giornalisti in larga parte ciechi o quanto meno distratti. Al punto da non vedere che alle spalle del leader maximo dei camionisti catanesi in rivolta, occhieggiava compiaciuto un giovanotto di bell&#8217;aspetto. Era da poco tornato in città quel giovanotto, dopo essere stato ospitato dalle patrie galere con l&#8217;accusa di aver...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;affollata conferenza stampa fatta da giornalisti in larga parte ciechi o quanto meno distratti. Al punto da non vedere che alle spalle del<strong> leader maximo</strong> dei camionisti catanesi in rivolta, occhieggiava compiaciuto un giovanotto di bell&#8217;aspetto. Era da poco tornato in città quel giovanotto, dopo essere stato ospitato dalle patrie galere con l&#8217;accusa di aver creato, in combutta con alcuni esponenti dei casalesi, una rete criminale che controllava la <a href="http://www.julienews.it/notizia/cronaca/accordo-casalesimafia-per-controllare-mercato-68-arresti/46914_cronaca_2_1.html" target="_blank">commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli nel sud Italia</a>. E&#8217; stato liberato grazie ad un provvedimento del Tribunale del Riesame.</p><p>Il giovanotto ha un cognome importante, si chiama Ercolano,  <strong>Enzo Ercolano</strong>, ed è figlio del capomafia Giuseppe Ercolano, ma è  anche nipote di Benedetto Santapaola, il capo indiscusso della famiglia catanese di cosa nostra. Suo fratello Aldo sta al 41 bis,  condannato tra l&#8217;altro per l&#8217;assassinio di <strong>Giuseppe Fava</strong>. Nessuno, vedendo la sua faccia alla conferenza stampa accanto al leader dei camionisti, ha avuto nulla da ridire. Sul quotidiano unico cittadino neppura una riga su quell&#8217;<strong>ingombrante presenza</strong>, sulle emittenti catanesi, controllate anch&#8217;esse come il quotidiano da Ciancio, neanche un minimo accenno. Se ne è accorto invece Antonio Condorelli, che ha realizzato un <a href="http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/perche-nipote-boss-protesta-forconi/a9a45d00-48c4-11e1-b976-995c60acee8e.shtml" target="_blank">breve reportage</a> per la pagina di <em>Report</em> su Corriere.it.</p><p>Ma neppure la diffusione della notizia ha suscitato la benché minima reazione. Tacciono le forze politiche, tacciono le associazioni della società civile, tacciono i professori dell&#8217;antimafia militante.<strong> Tutti zitti come se fosse cosa normale</strong>.</p><p>Lo stesso silenzio che si è registrato quando Vittorio Feltri e Irene Pivetti diedero alle stampe un patinato inserto de<em> Il Giornale</em>, nel quale si indicava tra l&#8217;altro<a href="http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/310000/309964.xml?key=Domenico+Valter+Rizzo&amp;first=11&amp;orderby=1&amp;f=fir " target="_blank"><strong> come modello per imprenditoria siciliana</strong>, il cugino del signor Enzo</a>: il giovane amministratore delegato della Sud Trasporti, Angelo Ercolano. Angelo è incensurato, ma è cugino e nipote di personaggi del calibro di Pippo, Aldo ed Enzo Ercolano. Nessuno ebbe nulla da ridire quando il giovane imprenditore incensurato, ma imparentato con l&#8217;aristocrazia mafiosa catanese, divenne prima <a href="http://www.fipecatania.org/printpdf.cfm?idnews=1891" target="_blank">presidente provinciale della Fai</a> e poi vice presidente regionale della stessa organizzazione. <a href="http://sport.lasiciliaweb.it/index.php?id=70065/cronaca/catania" target="_blank">Angelo è prudente sulla protesta</a> lascia il ruolo di Masaniello al cugino e parla sulle colonne del giornale di Ciancio come un leader imprenditoriale.</p><p><strong>Nessuno ha mai aperto bocca</strong> neppure per criticare la scelta di affidare la gestione dell&#8217;area di sosta dell&#8217;interporto di Catania a <strong>Giuseppe Richichi</strong>, il leader di bisonte selvaggio che ha bloccato la  Sicilia per una settimana. U&#8217; Zu&#8217; Pippu -<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/25/duca_generale_faccendiere_capi_delle_co_8_120125021.shtml" target="_blank"> lo chiamano così in segno di rispetto i suoi fedeli</a> &#8211; gestisce, tramite la sua associazione, una struttura pubblica costata milioni di euro e ne ha fatto il suo quartier generale. Da notare che nel<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/25/duca_generale_faccendiere_capi_delle_co_8_120125021.shtml" target="_blank"> comitato etico dell&#8217;interporto</a> figurano nomi di spicco, come quello dell&#8217;<strong>ex sindaco di Catania</strong> e senatore del Pdl, Guido Ziccone e quello della presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. Neanche loro hanno avuto nulla da obiettare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/mafia-giornalisti-distratti/187183/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ladro di cioccolata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/ladro-cioccolata/184151/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/ladro-cioccolata/184151/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Jan 2012 14:40:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Contrada]]></category> <category><![CDATA[Cosentino]]></category> <category><![CDATA[diossina]]></category> <category><![CDATA[ladro di cioccolata]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184151</guid> <description><![CDATA[Ha venticinque anni, è rumeno. Dimitri, lo chiameremo così, non ha mai avuto niente a che fare con la legge in Romania e neppure in Italia. Sappiamo di lui che fino al 19 dicembre dello scorso anno viveva ad Arezzo, la terra di Petrarca, di Piero della Francesca e di Michelangelo. Un luogo che mena...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ha venticinque anni, è rumeno</strong>. Dimitri, lo chiameremo così, non ha mai avuto niente a che fare con la legge in Romania e neppure in Italia.</p><p>Sappiamo di lui che fino al 19 dicembre dello scorso anno viveva ad Arezzo, la terra di Petrarca, di Piero della Francesca e di Michelangelo. Un luogo che mena il vanto di essere la culla delle menti aperte del Rinascimento, ma che, prudentemente, non dimentica di essere sempre la città di Licio Gelli.</p><p>Bene, il 19 dicembre Dimitri si trova dentro il supermercato Santa Prisca che sta a pochi metri da Piazza Guido Monaco, nel cuore della cittadina toscana. Dimitri non ha soldi in tasca, ma ha voglia di un cioccolatino. <strong>Fa una stupidaggine</strong>. Arraffa una tavoletta di cioccolato e tenta di andar via inosservato. Un banale taccheggio che però provoca un intervento di polizia e carabinieri di certo degno di miglior causa.</p><p>Allertati dal personale del supermercato, agenti e militari <strong>arrivano in massa </strong>per bloccare il &#8220;pericoloso criminale&#8221;. La vista delle divise e la coscienza di aver commesso un reato gettano Dimitri nel panico. Il giovane tenta di scappare e nella fuga travolge un carabiniere che ruzzola per terra. Dimitri, che evidentemente come criminale non vale una cicca, fa pochi metri e viene agguantato dai tutori dell&#8217;ordine.</p><p>Lo ammanettano e portato dentro. Lo processato a tempo di record. La spinta e il ruzzolone del carabinieri, portano il pm Albergotti  a chiedere e ottenere la condanna invece che per il semplice furto per rapina impropria. Il giudice monocratico non si fa pregare e in nome del Popolo Italiano emette la sentenza: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/13/visualizza_new.html_44139283.html" target="_blank">due anni di carcere con il contorno di 600 euro di multa</a></span>. Condanna esecutiva, senza condizionale. Per Dimitri, <strong>ladro di cioccolata</strong>, si spalancano le porte di Solicciano dove dovrà scontare la sua condanna in cella. Una condanna durissima per aver rubato una stecca di cioccolato che vale non più di due euro.</p><p>La condanna di Dimitri arriva quasi in contemporanea alla decisione del Parlamento di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/concorso-esterno-camorra-camera-nega-larresto-nicola-cosentino/183330/" target="_blank">salvare Cosentino dalle manette</a></span> e pochi giorni prima che venisse concesso a Bruno Contrada, condannato in via definitiva per concorso in associazione mafiosa, di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.livesicilia.it/2012/01/15/e-malato-non-puo-restare-in-carcere-bruno-contrada-va-ai-domiciliari/" target="_blank">scontare la pena ai domiciliari</a></span>.</p><p>La condanna di Dimitri è frutto dello zelante lavoro di un Palazzo di Giustizia di solito vocato al garantismo più assoluto a allo studio minuzioso delle possibilità procedurale e delle pene alternative a favore degli accusati. E&#8217; accaduto ad esempio quando si processa il proprietario della Chimet, <strong>Sergio Squarcialupi</strong>, uno dei sette uomini che determinano a livello mondiale il prezzo dell&#8217;oro. Squarcialupi deve  rispondere di disastro ambientale per l&#8217;inquinamento provocato dalla sua azienda che, secondo l&#8217;accusa, avvelenerebbe l&#8217;aria scaricando diossina.</p><p>Ebbene il Tribunale di Arezzo, che ha spedito in galera per due anni un incensurato ladro di cioccolata, ha eliminino le fonti di prova d&#8217;accusa più importanti per un banale, quanto discutibile, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/2011/04/12/489268-chimet_punto_alla_difesa.shtml" target="_blank">vizio di notifica</a></span>. <strong>Si trattava di diossina, mica di cioccolata</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/ladro-cioccolata/184151/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monti e le genuflessioni fiscali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/monti-genuflessioni-fiscali/175288/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/monti-genuflessioni-fiscali/175288/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:16:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Chiesa]]></category> <category><![CDATA[Domenico Valter Rizzo]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175288</guid> <description><![CDATA[Molti sono rimasti colpiti dalle lacrime di un ministro e dal nobile gesto del presidente del Consiglio che ha rinunciato al suo stipendio. Le lacrime sono un fatto privato, anche se espresse in pubblico, quindi non me ne occupo. Riguardo alla scelta del presidente Monti, vorrei invitarlo a far marcia indietro. Il lavoro, tutto il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Molti sono rimasti colpiti dalle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/04/monti-conferenza-stampa-dopo-lapprovazione-della-manovra/175239/" target="_blank">lacrime di un ministro</a></span> e dal nobile gesto del presidente del Consiglio che ha <strong>rinunciato al suo stipendio</strong>. Le lacrime sono un fatto privato, anche se espresse in pubblico, quindi non me ne occupo. Riguardo alla scelta del presidente Monti, vorrei invitarlo a far marcia indietro. Il lavoro, tutto il lavoro, va pagato, quindi anche il suo.</p><p>Il risparmio poi per l’erario sarebbe minimo, così, come forse è il caso di dirlo, sarebbe risibile anche il ricavato dai famosi <strong>tagli al costo della politica</strong>. Si eliminerebbero certo privilegi odiosi; più che un intervento economicamente rilevante sarebbe un intervento contro il rapporto che diventa sempre più pericolosamente distante tra i cittadini e le strutture di governo democratiche. La campagna contro i costi della politica in realtà ne nasconde un’altra: quella che porta alla delegittimazione delle istituzioni parlamentari. Giusto tagliare, quindi, ma in quest’ottica, non pensando che la riduzione del numero dei parlamentari o il taglio dei loro stipendi ci porti fuori dalla crisi.</p><p>A Monti, invece di rinunciare al suo stipendio, mi permetto di suggerire una strada che potrebbe portare  numeri assi più alti nelle casse dello Stato. Far pagare le tasse al principale evasore italiano: la <strong>Chiesa Cattolica</strong>. Capisco che è difficile e capisco che i mentori del suo Governo hanno preso impegni con le gerarchie vaticane. Tant’è che il presidente del Consiglio, non appena assunto il mandato, ha avuto come prima esigenza quella di incontrare il Papa, mentre i segretari dei tre principali schieramenti che lo sostengono in Parlamento si sono precipitati a rassicurare la Cei.</p><p>Il professor Monti ha detto che l’alternativa è tra il  fallimento e i sacrifici, ebbene tale situazione impone di fermare qualsiasi genuflessione fiscale di fronte al Vaticano.</p><p>La Chiesa possiede il 22% del patrimonio immobiliare italiano. Si tratta di circa 90 mila immobili, per un valore di circa<strong> 30 miliardi di euro</strong>, su questo patrimonio non paga un centesimo di tasse. E’ esente sia per gli immobili di gestione e di culto (chiese, conventi, sedi vescovili, oratori e via discorrendo) ma anche per quelli strettamente commerciali: alberghi, ristoranti, negozi. Basta realizzare una piccola cappella nell’edificio, che diventa così addetto ad attività spirituali e di conseguenza esente dalle tasse.</p><p>Il risultato è una perdita secca per i Comuni italiani  di più di 2 miliardi e mezzo, mentre per lo Stato la cifra stimata è di <strong>almeno 12 miliardi</strong> di euro. Per recuperare gran parte di questo denaro evaso, basterebbe tassare solo le attività che hanno una rendita economica e lasciare fuori le strutture che effettivamente non hanno fini di lucro e svolgono gratis assistenza ai poveri come le mense Caritas e altre attività simili.</p><p>Ma non si tratta solo di tasse evase. Le cinque università di proprietà della Chiesa Italiana, così come gli altri almeno 10 mila istituti scolastici religiosi (dove le famiglie pagano comunque rette elevate) e gli oltre  6 mila ospedali e case di cura ricevono dallo Stato circa 1 miliardo di euro. Veri e propri aiuti di Stato ad attività imprenditoriali private. Ma non è <strong>proibito </strong>dalle norme europee?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/monti-genuflessioni-fiscali/175288/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il centrosinistra e la coerenza di Tafazzi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/il-centrosinistra-e-la-coerenza-di-tafazzi/168984/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/il-centrosinistra-e-la-coerenza-di-tafazzi/168984/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:57:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Tafazzi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168984</guid> <description><![CDATA[Una considerazione semplice, forse addirittura banale. La nave è perduta, affonda. Il comandante e gli ufficiali hanno sabotato le macchine, squarciato i fianchi del vascello e hanno anche imbarcato poche scialuppe. Esse non bastano per tutti. Sono voluti rimanere al comando imperterriti quando nessuno aveva più fiducia in loro portando la malmessa imbarcazione nel cuore...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una considerazione semplice, forse addirittura banale. <strong>La nave è perduta</strong>, affonda. Il comandante e gli ufficiali hanno sabotato le macchine, squarciato i fianchi del vascello e hanno anche imbarcato poche scialuppe. Esse non bastano per tutti. Sono voluti rimanere al comando imperterriti quando nessuno aveva più fiducia in loro portando la malmessa imbarcazione nel cuore del tifone.</p><p>Questo è il quadro del nostro Paese. Il <strong>Governo </strong>è ormai imploso, incapace di affrontare le misure per far fronte alla crisi, incapace di proporre se non misure sgangherate di macelleria sociale. Sarà costretto ad andarsene. Ma sarà veramente un cattivo affare per Berlusconi e la sua corte questo lasciare il ponte di comando proprio quando a chi sta alla guida del Paese toccano scelte dure ed impopolari?</p><p>Si, può essere un buon affare, perché il <strong>centrosinistra </strong>appare pronto a fare la sua parte, anzi sarebbe meglio dire la sua solita parte e la parte, come sempre, è quella di Tafazzi.</p><p>Governi di emergenza, di larghe intese o come diavolo li si vuol chiamare rappresentano per <strong>Berlusconi</strong>, per la sua capacità di comunicazione, il meglio che possa accadere. <strong>Bossi </strong> &#8211; come ha già detto ai suoi &#8211; potrà rimanere all’opposizione lucrando un recupero elettorale sulla trincea delle pensioni.</p><p>Berlusconi (Alfano sta già facendo le prove tecniche di trasmissione) vuol farsi abbattere in Parlamento, vuole che i suoi deputati lo pugnalino come avvenne a  Cesare nella Curia, vuole che essi siano visibili e sia visibile il suo sangue che sgorga dalle ferite, aperte dai pugnali dei congiurati.  Tutto questo per poter <strong>gridare al colpo di stato</strong>, al ribaltone, al governo degli sconfitti che usurpa chi è stato legittimato dal voto elettorale.</p><p>Potrà fare la cosa che gli riesce meglio: la <strong>vittima </strong>di fronte al Paese, il tutto con un’informazione asservita che gli fa da rutilante cassa di risonanza.  Pensa all’orazione di Marco Antonio. Deve creare un nuovo senso comune, poter dire che la colpa è di qualcun altro: Tremonti, i traditori, i cospiratori del Palazzo. Ma non sua. E statene certi, ci riuscirà. Ma soprattutto lascerà l’onere di assumere un piano di lacrime e sangue ai suoi oppositori, mentre lui, non avendo l’onere del fare potrà ricominciare con le sue rutilanti promesse da piazzista.</p><p>Il centrosinistra sarà così capace di dilapidare in pochi mesi di governo il vantaggio sul quale oggi può contare nel Paese. Dieci punti sono difficili da recuperare anche per Berlusconi, ma appare certo l’impegno di <strong>Bersani e soci</strong> perché ciò possa realizzarsi. In nome di cosa, a parte il masochismo, resta difficile da comprendere.</p><p>In queste condizioni non sarà obbiettivamente possibile mettere mano alla legge elettorale e le misure economiche necessarie avrebbero ben altra autorevolezza e altro peso se assunte da un Governo legittimamente votato dagli italiani. Esse comunque avranno bisogno di mesi per dispiegare i loro effetti e un ritardo di 50 giorni (tanto ci vuole per votare) non cambierà il destino del nostro Paese, anzi un passaggio elettorale, che consegni una nuova guida certa e autorevole, non potrà che avere anche una ricaduta positiva sul piano internazionale. Le <strong>elezioni subito</strong> potrebbero diventare la tomba definitiva di Berlusconi e dei suoi sodali.</p><p>Ma il centrosinistra punta ad altro. Come sempre punta coerentemente alla <strong>sconfitta</strong>, un obiettivo che intende raggiugere anche quando l’impresa è ardua. La coerenza è la coerenza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/07/il-centrosinistra-e-la-coerenza-di-tafazzi/168984/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>49</slash:comments> </item> <item><title>La Primavera di Catania</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/03/la-primavera-di-catania/168186/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/03/la-primavera-di-catania/168186/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 Nov 2011 14:09:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Salvi]]></category> <category><![CDATA[Procuratore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168186</guid> <description><![CDATA[Giovanni Salvi è il nuovo procuratore della Repubblica di Catania. Una notizia che arriva a novembre, ma che ha il profumo della Primavera in una città vilipesa, oltraggiata, ferita. La nomina di un Procuratore esterno alla città da sola rappresenta un evento rivoluzionario, questo al di la dei meriti professionali e dell’indiscussa autorevolezza morale del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giovanni Salvi</strong> è il nuovo procuratore della Repubblica di <strong>Catania</strong>. Una notizia che arriva a novembre, ma che ha il profumo della Primavera in una città vilipesa, oltraggiata, ferita. La nomina di un Procuratore esterno alla città da sola rappresenta un evento rivoluzionario, questo al di la dei meriti professionali e dell’indiscussa autorevolezza morale del nuovo procuratore. <strong>Il </strong><strong>sapore di novità</strong> che caratterizza la scelta del Consiglio superiore della magistratura apre una speranza profonda. Una speranza che la società civile catanese, per troppo tempo rimasta <strong>sorda e muta di fronte allo scempio</strong>, deve imparare rapidamente a cogliere. La nomina di un procuratore esterno impone adesso a tutti delle nuove responsabilità. Ognuno deve fare la sua parte, nessuno ha più scuse.</p><p>Una notazione, infine, su come si è arrivati a questa nomina. Sul ruolo che hanno avuto l’informazione, i blog e la Rete. Una volta tanto, i grandi media, i padroni dell’informazione hanno perso. Anche gli articoli che, anche su questo blog, sono stati pubblicati, grazie all’assoluta libertà che <em>ilfattoquotidiano.it </em>lascia ai suoi blogger, hanno impedito che il candidato dei poteri forti, dei padroni della città, che a spada tratta sostenevano la candidatura di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/01/tinebra-informo-berlusconi-che-lo-stava-archiviando.html" target="_blank"><strong>Giovanni Tinebra</strong></a></span>, il magistrato che ha gestito le inchieste poi risultate depistanti su via D’amelio e il cosiddetto pentito Scarantino, avesse gioco facile. La <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.19luglio1992.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=4015:procura-di-catania-qtinebra-sta-maleq-un-suo-certificato-ostacola-la-nomina-&amp;catid=20:altri-documenti&amp;Itemid=38" target="_blank">rivelazione dei certificati medici</a></span> con i quali lo steso Tinebra affermava di non esser nelle condizioni di testimoniare al processo Mori (figuriamoci a gestire un ufficio come la Procura distrettuale antimafia di Catania) ha segnato un punto di non ritorno. Il gioco era duro e per la prima volta i potenti avevano trovato compiacenti sponde anche sul cosiddetto fronte antimafia. Stupidità, rancori personali, poco importa. Tutto questo è stato sconfitto.</p><p>La scelta di oggi cambia la storia di una città e forse indica che il vento sta cambiando. Ognuno adesso faccia la sua parte. Bisogna scegliere da che parte stare. Citando Calvino, possiamo dire che  la scelta è tra perpetuare antiche catene o battersi per un futuro migliore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/03/la-primavera-di-catania/168186/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Chi non sente, non vede e non fa?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/chi-non-sente-non-vede-e-non-fa/164262/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/chi-non-sente-non-vede-e-non-fa/164262/#comments</comments> <pubDate>Sun, 16 Oct 2011 16:00:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[15 ottobre]]></category> <category><![CDATA[forze dell'ordine]]></category> <category><![CDATA[indignati]]></category> <category><![CDATA[manifestazione]]></category> <category><![CDATA[responsabilità]]></category> <category><![CDATA[scontri]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=164262</guid> <description><![CDATA[Se si sapeva già tutto, perché non si è fatto nulla? La domanda è solo questa. Individuare i gruppi organizzati che intendevano creare l’inferno, come è già avvenuto in altre occasioni, era possibile, ma nessuno lo ha fatto. I gruppi anarchico insurrezionalisti, Acab e le altre sigle che hanno come unico scopo lo scontro fisico...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se si sapeva già tutto, <strong>perché non si è fatto nulla</strong>? La domanda è solo questa. Individuare i gruppi organizzati che intendevano creare l’inferno, come è già avvenuto in altre occasioni, era possibile, ma nessuno lo ha fatto. I gruppi anarchico insurrezionalisti,  Acab e le altre sigle che hanno come unico scopo lo scontro fisico  sono noti. Si conoscono i nomi e i cognomi dei componenti e dei capi. Basterebbe perquisire le sedi dove si riuniscono, individuare i capi e gli organizzatori di queste gang di squadristi e metterli in condizioni di non nuocere. Ma nessuno muove un dito.</p><p>Scaricare il compito di <strong>isolare questi delinquenti </strong>sui manifestanti pacifici, è una cialtroneria bella e buona, perché costoro con la politica non hanno niente a che fare. Non si tratta, come alcuni vorrebbero, di criminalizzare ogni espressione di dissenso e di auto organizzazione politica come i centri sociali, che con i violenti, in larga parte, non hanno nulla a che spartire. Siamo di fronte non a una violenza di massa, ma una violenta minoranza organizzata. Non migliaia di persone, ma piccoli manipoli ben organizzati. Possibile che non si riesca a stanare poche centinaia di delinquenti? Se è così, vuol dire che chi ha il compito istituzionale di fare questo deve <strong>cambiare rapidamente mestiere</strong>. Ma così non è.</p><p>La domanda che va posta è dunque perché si è scelto di non agire preventivamente, e lo si è scelto non solo ieri a Roma, ma in decine altre occasioni. Una scelta che non può esser imputata ai soli <strong>responsabili dell’ordine pubblico</strong>, che si muovono sempre seguendo precise direttive, frutto di altrettanto precise scelte politiche.</p><p>Scelte che espongono per primi a un rischio gravissimo i manifestanti pacifici e  gli operatori delle forze di Polizia che si trovano in strada. Dico questo anche perché lo sport che si pratica in queste occasioni da parte della destra italiana è quello di<strong> impedire ogni critica </strong>all’apparato di sicurezza, mettendo davanti i poliziotti che rischiano l’osso del collo. Come se criticare i responsabili dell’ordine pubblico fosse medesima cosa che non dare<strong> solidarietà alle donne e agli uomini impegnati  sulla strada</strong> e che corrono un rischio ben più grave del normale rischio professionale, poiché questo rischio è amplificato ad arte dalla mancata prevenzione a monte. Va detto allora, senza timidezza alcuna, che ci sono persone che hanno una responsabilità diretta nell’amplificazione di questo rischio. Ce l’hanno solo per incapacità? C’è del dolo? Anche queste sono domande che vanno poste.</p><p>Trovo infine indecente chi, come la <strong>Santanchè</strong>, cerca di mettere nello stesso calderone i poliziotti che si sono trovati nell’inferno di ieri, con chi ha deliberatamente massacrato manifestanti inermi alla Diaz e a Bolzaneto, truccando le prove e disonorando la divisa che indossavano, il tutto per fare un’unica banda di gatti bigi nella notte scura. Ma l’Italia è questa, e la democrazia impone di tollerare anche Daniela Santanchè.</p><p>Voglio anche dire che non credo alla<strong> favola degli infiltrati</strong>, degli agenti provocatori. Quello che avviene oggi è cosa diversa rispetto agli anni ‘70. E l’agente provocatore non serve. Oggi basta lasciare fare. Esistono gang criminali che se lasciate indisturbate, appaiono assai più efficaci dei falsi autonomi di Kossiga.</p><p>A Roma si è visto qualcosa di assolutamente avulso dal sentire delle migliaia di persone che erano arrivate nella capitale italiana per dire che non ne possono più di questo modello sociale, che non ne possono più di essere una generazione senza lavoro e senza futuro. Ma il frastuono della battaglia ha <strong>coperto inesorabilmente la voce </strong>di migliaia e migliaia di cittadini che sono ormai allo stremo.</p><p>Chi ha pensato e pensa che le loro domande si possano spegnere grazie a un manipolo di delinquenti, si assume una <strong>responsabilità gravissima</strong>. Una generazione a cui, insieme al resto, viene tolto anche il diritto di protestare, di ribellarsi, di farsi ascoltare, diventa una generazione chiusa, senza vie di scampo, senza una prospettiva di cambiamento all’interno delle regole della democrazia, regole che comprendono anche la protesta di piazza e la lotta politica. Chi vuole ridurre una generazione a cui sono stati tolti gli ideali, ma non ancora le idee, solo a sampietrini e cariche, per non pagare lo scotto delle proprie responsabilità politiche e storiche, se ne assume una ben più grande: consegnare<strong> una generazione intera </strong>prima al precariato, allo sfruttamento e poi alla rassegnazione e alla violenza. Le conseguenza allora saranno terribili. E lo saranno per tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/chi-non-sente-non-vede-e-non-fa/164262/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Legalità a due velocità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/legalita-a-due-velocita/151225/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/legalita-a-due-velocita/151225/#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Aug 2011 08:11:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antonello Montante]]></category> <category><![CDATA[Confindustria siciliana]]></category> <category><![CDATA[Filippo Penati]]></category> <category><![CDATA[Gian Paolo Salami]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Pasini]]></category> <category><![CDATA[Ivan Lo Bello]]></category> <category><![CDATA[Mario Ciancio Sanfilippo]]></category> <category><![CDATA[Servizi Globali Generali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151225</guid> <description><![CDATA[Sui giornali degli ultimi giorni si raccontano le vicende che ruotano attorno ad un presunto giro di mazzette pagate da imprenditori, chiamiamoli così, all’ex Presidente della Regione Lombardia, Filippo Penati del Pd. Sempre i giornali ci raccontano che, secondo le ipotesi dei magistrati, a fare da collettori di tali somme, in alcuni casi sarebbero stati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sui giornali degli ultimi giorni si raccontano le vicende che ruotano attorno ad un presunto giro di mazzette pagate da imprenditori, chiamiamoli così, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blog.panorama.it/italia/2011/08/08/tangenti-rosse-il-racconto-del-supertestimone/" target="_blank">all’ex Presidente della Regione Lombardia, <strong>Filippo Penati </strong>del Pd</a></span>. Sempre i giornali ci raccontano che, secondo le ipotesi dei magistrati, a fare da collettori di tali somme, in alcuni casi sarebbero stati dei manager, chiamiamo anche loro così. Fatture per consulenze non meglio identificate con cifre a sei zeri. Sempre i giornali ci dicono che tra essi vi è anche un personaggio ignoto ai più, ma che incassa da <strong>Giuseppe Pasini,</strong> insieme ad un altro consulente, 1,6 milioni di euro di non meglio precisate consulenze (lui sostiene siano molto meno). I pm – ce lo dicono sempre i giornali &#8211; sospettano che tale personaggio sia uno dei collettori delle tangenti destinate a Penati.</p><p>Questo personaggio, oggi <a href="http://www.livesicilia.it/2011/08/03/lindagine-su-penati-ecco-il-siciliano-agnello/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">iscritto al registro degli indagati, si chiama <strong>Francesco Agnello</strong></span></a>. Per quel che se ne sa il signor Agnello è specializzato nel creare società che hanno come scopo quello di favorire l’insediamento sul territorio della grande distribuzione, in particolare delle Coop.</p><p>Di queste società il signor Agnello ne ha avviate parecchi e molte le ha avviate in Sicilia. Qui si chiamano tutte allo stesso modo: “<em>Sviluppo</em>&#8230;.” con a seguire il nome della provincia o della località sulla quale agiscono. Vi è così “<em>Sviluppo Palermo</em>”, “<em>Sviluppo Catania</em>”, “<em>Sviluppo Messina</em>”, “<em>Sviluppo Trapani</em>”, “<em>Sviluppo Ragusa</em>”, “<em>Sviluppo Licata</em>”. Sono tutte società a responsabilità limitata con una quota fissa in mano alla<strong> Servizi Globali Generali</strong> (SGG) che fa capo a <strong>Gian Paolo Salami</strong>. Nella società che agisce su Messina, il signor Agnello ha alcuni soci e tra essi figura anche il Presidente di Confindustria Sicilia, <strong>Ivan Lo Bello</strong>,  promotore di un codice etico che dovrebbe vedere sbattuti fuori da Confindustria gli imprenditori in combutta con la mafia e il malaffare o che pagano il pizzo e non denunciano.</p><p>In un altro affare, quello della Stazione Lolli a Palermo il signor Agnello è in affari con un altro paladino della legalità confindustriale, l’imprenditore nisseno<strong> Antonello Montante,</strong> <strong>dirigente nazionale di Confindustria </strong>con delega proprio ai temi della difesa della legalità. Il signor Agnello ha definito entrambi come “suoi amici”. Amicizia che – per quel che se ne sa- non è stata smentita dagli interessati.</p><p>Insomma un presunto collettore di tangenti sta in società con i paladini dell’antimafia confindustriale, naturalmente ignari nella loro ingenua buonafede, e come si può pensare diversamente, delle magane del loro socio.</p><p>Al di là degli esiti giudiziari questi rapporti fanno venire alcuni dubbi sulla coerenza personale di alcuni personaggi di spicco di Viale dell’Astronomia.</p><p>La <strong>Confindustria siciliana</strong> ha segnato &#8211; almeno a parole &#8211; un&#8217;importante rottura. Va detto con chiarezza e a scanso di ogni equivoco che tale rottura, anche se si fosse limitata solo alle parole nei convegni e sui giornali, rappresenta una cesura con i modelli precedenti. Per questo una serie di interrogativi sui comportamenti dei promotori di questa battaglia di legalità vanno posti, anche se per i sacerdoti di un certo conformismo tali interrogativi possono puzzare di eresia.</p><p>I rapporti tra Ivan Lo Bello, Antonello Montante e Francesco Agnello vanno chiariti e chiariti al più presto. Va spiegato e chiarito perché entrambi abbiano intessuto affari con personaggi di tal fatta. Quali sono i loro rapporti con un personaggio, che al di la della rilevanza penale dei suoi atti, si muove su un terreno scivoloso come quello della mediazione di affari, di attività di lobbying, che agisce in uno spazio dove il confine tra illegalità e legalità si mostra della stessa consistenza che hanno i sogni e dove anche tutto ciò che si fa senza violare il codice penale <strong>non sempre è moralmente e politicamente lecito</strong>.</p><p>Rapporti che assumono un peso specifico maggiore se li si inserisce in un quadro di comportamenti pregressi. Ad esempio, va chiesto al Presidente regionale di Confindustria Sicilia se è eticamente lecito non aver assunto alcun provvedimento seppur provvisorio come la sospensione, nei confronti dell’editore <strong>Mario Ciancio Sanfilippo,</strong> indagato a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa, che è tuttora regolarmente iscritto alla Confindustria “della legalità”. E ancora sempre a Catania è cosa lecita moralmente nominare come commissario, <a href="http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=16&amp;dd=09&amp;mm=09&amp;yy=2010&amp;nn=&amp;ed=Nazionale&amp;url=http://82.85.28.114/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni/20100909/pdf/NAZ/pages/20100909_16_09FOR16A.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">dopo la defenestrazione dell’ex presidente Fabio Scaccia</span></a>, il cavaliere del Lavoro<strong> Ennio Virlinzi</strong>, uno dei grandi affaristi della città, all’epoca della nomina sotto inchiesta per lo scandalo dei parcheggi di piazza Europa? Virlinzi è poi stato assolto in primo grado con una sentenza costruita unicamente sulla perizia firmata dall’ingegner Guido Mouteir, ex candidato presidente della Provincia di Lucca per Forza Italia. Una sentenza contro la quale la Procura sta preparando il ricorso in appello.</p><p><a href="http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=30&amp;dd=30&amp;mm=08&amp;yy=2010&amp;nn=&amp;ed=Nazionale&amp;url=http://82.85.28.114/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni/20100830/pdf/NAZ/pages/20100830_30_30ECO30A.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Quando su l&#8217;Unità raccontai della nomina di <strong>Virlinzi</strong></span></a>, Ivan Lo Bello rispose che aveva &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=30&amp;dd=31&amp;mm=08&amp;yy=2010&amp;nn=&amp;ed=Nazionale&amp;url=http://82.85.28.114/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni/20100831/pdf/NAZ/pages/20100831_30_31ECO30A.pdf" target="_blank">assunto per brevissimo tempo un ruolo che lo statuto impone sia ricoperto dall&#8217;ultimo <em>past president</em></a> </span>e che si limita a una serie di atti formali! Ruolo che è cessato prima del rinvio a giudizio&#8221;. Una spiegazione che, come verificai personalmente si rivelò falsa, in quanto<strong> tale norma non esiste </strong>e comunque dopo Ennio Virlinzi <a href="http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=16&amp;dd=06&amp;mm=09&amp;yy=2010&amp;nn=&amp;ed=Nazionale&amp;url=http://82.85.28.114/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni/20100906/pdf/NAZ/pages/20100906_16_06FOR16A.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">vi erano stati ben altri due Presidenti.</span></a></p><p><strong>M</strong><strong>entire a un giornalista </strong>non è reato, ma  farlo è da ritenersi cosa eticamente lecita per chi fa della legalità la propria bandiera?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/legalita-a-due-velocita/151225/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Lo scippo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/lo-scippo/118339/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/lo-scippo/118339/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Jun 2011 16:31:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Agata Santonocito]]></category> <category><![CDATA[Antonino Fanara]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Gennaro]]></category> <category><![CDATA[Iole Boscarino]]></category> <category><![CDATA[Michelangelo Patanè]]></category> <category><![CDATA[procura di catania]]></category> <category><![CDATA[Raffaele Lombardo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118339</guid> <description><![CDATA[Oggi avrei voluto scrivere di referendum, di come il popolo si sia prepotentemente riappropriato del potere che gli assegna il nostro sistema costituzionale; avrei voluto scrivere della gente &#8220;che fa la storia&#8221;, di come l’Italia dopo anni di grigio torpore stia rialzando la testa, guardando finalmente negli occhi il baratro nella quale è stata trascinata....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi avrei voluto scrivere di <strong>referendum</strong>, di come il popolo si sia prepotentemente riappropriato del potere che gli assegna il nostro sistema costituzionale; avrei voluto scrivere della gente &#8220;che fa la storia&#8221;, di come l’Italia dopo anni di grigio torpore stia rialzando la testa, guardando finalmente negli occhi il baratro nella quale è stata trascinata. Avrei voluto commentare le belle notizie che arrivano da ogni parte del Paese <em>&#8220;ove il Sì suona&#8221;</em>.</p><p>Sono invece qui a scrivere ancora una volta dei casi siciliani, <strong>catanesi</strong> in particolare, perchè quello che si sta consumando in quella città non è più un fatto locale ma assume connotazioni di livello nazionale e rappresenta un caso sul quale le istituzioni, a cominciare dal Consiglio Superiore della Magistratura, non possono più contenersi in un ruolo pilatesco.</p><p>La notizia è presto detta ed è rimbalzata su tutte le agenzie di stampa. Il procuratore della Repubblica “facente funzioni”, <strong>Michelangelo Patanè</strong>, ha determinato uno strappo senza precedenti nella storia della Direzione distrettuale antimafia di Catania. Ha <strong>scippato l’inchiesta sul governatore Raffaele Lombardo</strong> ai quattro sostituti che la seguono sin dal primo giorno e che avevano firmato e deposto sul suo tavolo la richiesta di rinvio a giudizio per Lombardo e per il fratello Angelo, entrambi accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. La scelta, formalmente si muove nell’ambito delle prerogative del Capo dell’Ufficio (anche privo di qualunque autorevolezza come un  “facente funzioni”), ma assume una valore dirompente per la ricaduta che ha non solo sulla politica, ma sulla stessa <strong>credibilità </strong>di una delle Procure più importanti d’Italia tra quelle impegnate nel contrasto alle mafie. Una vicenda di gravità assoluta, che segue di pochissimo la scandalosa sentenza nel processo per i parcheggi di Piazza Europa che vedeva tra gli altri imputato, l’ex sindaco <strong>Scapagnini</strong>,<strong> </strong>oggi senatore del Pdl e amico intimo del premier. Processo deciso solo da una perizia firmata da un consulente del Tribunale, che è anche un esponente di primo piano del partito di Berlusconi. Ovviamente assoluzione per tutti. Vedremo in appello.</p><p>I quattro magistrati che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio per Lombardo e gli altri imputati si chiamano <strong>Giuseppe Gennaro </strong>(ex presidente dell’Anm, ex componente del Csm che, recentemente, è stato fatto segno di una vera e propria campagna di veleni, al chiaro scopo di delegittimarlo), <strong>Antonino Fanara</strong> (titolare anche dell’inchiesta che vede indagato per concorso esterno in associazione mafiosa il potente editore Mario Ciancio), <strong>Agata Santonocito</strong> e <strong>Iole Boscarino</strong>. Sono tutti e quattro magistrati della Dda, sono esperti, hanno anni di lavoro alle spalle sul fronte antimafia. Non si tratta dunque di sprovveduti. Ebbene, il loro parere unanime era che Lombardo andasse rinviato a giudizio per fatti di mafia. Era quello che chiedevano al Gip, che nella sua autonomia avrebbe valutato le prove, ascoltato le difese e deciso. Patanè, che della smisurata mole di materiale investigativo che sta dietro la richiesta firmata dai sostituti processo conosce poco o niente, ha accolto e sottoscritto senza un battito di ciglia la richiesta per tutti gli altri imputati, ma ha inchiodato di brutto di fronte ai fratelli Lombardo. Ha stralciando la loro posizione e l’ha avocata a se. Mai si era arrivati a tanto, mai con tale protervia.</p><p>Insomma il lavoro dei sostituiti è ottimo per tutti gli imputati, ma diventa una  “fanfariata” quando riguarda il Governatore della Sicilia. Su Lombardo <strong>deciderà lui</strong>. Sulla decisione finale si accettano scommesse.</p><p>C’è da dire che forse i tempi di questa decisone non sono casuali. Il Consiglio appare fortemente orientato a nominare alla guida della Procura etnea l’attuale Sostituto procuratore generale presso la Cassazione, <strong>Giovanni Salvi</strong>. Un orientamento maturato proprio nelle ultimissime settimane. Forse si è voluto fare in fretta proprio per chiudere il caso Lombardo prima dell’arrivo del nuovo Procuratore? Lasciargli una rogna del genere poteva sembrare poco educato. Chiudiamo tutto prima così non ci sono problemi. Non sappiamo cosa abbia guidato il Procuratore supplente nella sua discutibile scelta. Resta il fatto che l’arrivo a  Catania di  un “Papa straniero” come anche su questo blog si era più volte auspicato, ha tolto il sonno a molti potenti, in particolare ai nuovi cavalieri dell’apocalisse che governano Catania. Il mito dell’intoccabilità, con le inchieste su Lombardo e su Mario Ciancio, appare incrinato fortemente e l’arrivo di un Procuratore non aduso al riverente ossequio, potrebbe seppellirlo definitivamente.</p><p>Il Csm non può più attendere un solo istante nel <strong>nominare il nuovo Procuratore</strong>. A Catania la misura è colma.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/lo-scippo/118339/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> <item><title>Il vento e l&#8217;inciucio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/il-vento-e-linciucio/116272/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/il-vento-e-linciucio/116272/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Jun 2011 17:48:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Anna Finocchiaro]]></category> <category><![CDATA[Catania]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Berretta]]></category> <category><![CDATA[inciucio]]></category> <category><![CDATA[Mario Ciancio Sanfilippo]]></category> <category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category> <category><![CDATA[pd siciliano]]></category> <category><![CDATA[Salvo Andò]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116272</guid> <description><![CDATA[Avevamo sperato che non accadesse, ma puntualmente, com’era purtroppo prevedibile, è avvenuto. Massimo D’Alema non è riuscito a resistere. Come era già accaduto, quando Berlusconi è in profonda difficoltà, può contare, con assoluta sicurezza, sul soccorso che arriva da Massimo D’Alema. La raffinata proposta è un’idea assolutamente “nuova”: un governissimo. Uno stratagemma geniale per consentire...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Avevamo sperato che non accadesse, ma puntualmente, com’era purtroppo prevedibile, è avvenuto. <strong>Massimo D’Alema non è riuscito a resistere</strong>.</p><p>Come era già accaduto, quando Berlusconi è in profonda difficoltà, può contare, con assoluta sicurezza, sul soccorso che arriva da Massimo D’Alema.  La raffinata proposta è un’idea assolutamente  “nuova”: <strong>un governissimo</strong>. Uno stratagemma geniale per consentire a Berlusconi di recuperare. Insomma tutto pur di non votare adesso e scongiurare il pericolo delle primarie che potrebbero riservare sorprese amare per la <strong>nomenclatura del Nazareno</strong>. Allora meglio rimettere in sella Berlusconi, magari perdere, ma restare saldamente al comando della nave dal quale si possono ricavare reddite di posizione, che sono sempre meglio di vedere magari un Vendola trionfare alle primarie e magari – da candidato premier – ascendere a Palazzo Chigi.</p><p><strong>Già, Vendola</strong>. Sulle colonne del <em>Corriere</em> il segretario <strong>Bersani</strong> ha espresso un forte richiamo alla necessità di convergenze con i centristi (nonostante siano usciti piuttosto maluccio dalle Amministrative) e ha tenuto a precisare, agganciando al volo a un assist di <strong>Aldo Cazzullo</strong>, che gli ricorda come il leader di Sel nel ’98 votò contro Prodi, che Vendola dovrà dimostrare di essere un <strong>alleato “affidabile”.</strong> Naturalmente nè Cazzullo e neppure Bersani si ricordano che a mandare a fondo Prodi nell’ultima esperienza di Governo non furono i trinariciuti comunisti, bensì gli affidabili moderati di <strong>Mastella</strong>.</p><p>La <strong>vocazione inciucista</strong> sembra essere dominante. In suo nome si può sacrificare tutto, soprattutto il<strong> “vento nuovo” </strong>che campeggia sui manifesti del Pd dopo i ballottaggi, ma che sembra esser diventato esso stesso il vero incubo dei dirigenti del Pd. Un vento che potrebbe far saltare gerarchie, equilibri, carriere garantite. Che potrebbe ridare la parola alla gente e <strong>ridurre al silenzio le oligarchie</strong>. Si tratta di una spinta che non è facile volgarizzare come protestataria o massimalista, che appare invece caratterizzata da una nuova visione politica che si potrebbe sintetizzare, usando una sorta di ossimoro, nel termine: <strong>Riformismo Radicale.</strong> Un riformismo cioè  capace di aggregare non astratti soggetti “moderati”, ma il ceto medio dell’Italia di oggi, che potrebbe ridare rappresentanza ai lavoratori delle fabbriche, ignorati dalla politica. Un Riformismo Radicale che esca dai bunker delle sedi di partito e punti ad essere rappresentanza politica dei  giovani, sui quali le famiglie hanno investito e che non hanno la possibilità di avere una progettualità né di lavoro e neppure di vita personale, e ancora della piccola borghesia professionale, dei certi impiegatizi e intellettuali, che hanno perso il benessere e la sicurezza sociale, dei piccoli e medi imprenditori, degli artigiani strangolati dalla crisi, delle finte partite Iva che lavorano come dipendenti senza diritti e senza sicurezze. <strong>Sono questi i moderati?</strong> O sono gli uomini di Marchionne e della Marcegaglia, o i Casini e i Buttiglione? Sono questi in realtà gli italiani che hanno risposto nel momento in cui la loro domanda di rappresentanza si è concretizzata, si è incarnata in uomini credibili, in progetti chiari, in schieramenti che non mettevano insieme tutto e il contrario di tutto. Hanno risposto da Milano a Napoli, da Bologna a Cagliari, da Sud a Nord, nel momento in cui la loro domanda ha incontrato l’offerta. Questo è successo alle amministrative. Questa è la lezione che i vertici del Pd stanno cercando disperatamente di non capire.</p><p>Questo avviene a Roma, ma cosa accade in periferia? <strong>In Sicilia ad esempio.</strong></p><p>Qui <strong>il Pd ha sperimentato con successo uno dei più sofisticati metodi di suicidio politico</strong>. L’appoggio al Governatore Lombardo, fortemente sponsorizzato dalla presidente dei senatori del Pd, <strong>Anna Finocchiaro</strong>, ha determinato la spaccatura non solo del centrosinistra, ma dello stesso Pd. A dare il colpo di grazia a questa brillante intuizione politica, è stata l’indagine della Procura di Catania che <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/05/28/news/lombardo_verso_il_rinvio_a_giudizio_arriva_il_s_di_quattro_pubblici_ministeri-16878190/" target="_blank">ha iscritto Lombardo per concorso esterno in associazione mafiosa</a></span> e, adesso, si appresta a chiederne il rinvio a giudizio. Ma neppure questo sembra bastare. Per disancorare il Pd siciliano da questa funesta esperienza, probabilmente ci vorrà lo Svitol.</p><p><strong>A Catania</strong>, la seconda città dell’Isola, si aprono i giochi per la <strong>candidatura a sindaco</strong>. La scadenza naturale è nel 2013, ma se si andasse alle elezioni politiche anticipate è prevedibile che l’attuale sindaco del Pdl, Raffaele Stancanelli, si dimetta per garantirsi la rielezione al Senato e allora il voto anche per Palazzo degli Elefanti si avvicinerebbe rapidamente. Nel Pd è pronto a scendere in campo il “nuovo”, il “rinnovamento”. Lo incarnano due personaggi: <strong>l’ex sindaco Enzo Bianco</strong> e <strong>Giuseppe Berretta</strong>, deputato di recente nomina.  Bianco è ancora ricordato in città più che per la cosiddetta “primavera di Catania”, per aver mollato senza troppi complimenti il secondo mandato, per correre a fare il ministro dell’Interno. Una scelta di sicuro successo nel gradimento dei catanesi. &#8220;Questo pensa solo a farsi gli affari suoi&#8230;&#8221;. Un abbandono che aprì la strada alla disastrosa sindacatura di Umberto Scapagnini, il medico personale di Berlusconi, che portò la città al disastro economico e civile e scappò inseguito da condanne e processi. I catanesi, che Bianco non era più persona gradita, lo spiegarono chiaramente quando si ricandidò proprio contro Scapagnini e venne sonoramente battuto al primo turno. Adesso si propone per fare il bis.</p><p>L’alternativa, anche questa come l’appoggio a Lombardo, sponsorizzata sempre della presidente Finocchiaro, è la candidatura di “rinnovamento”: Giuseppe Berretta deputato quarantenne con curriculum di tutto rispetto. Da segretario cittadino nel 2005 portò i Dd a un clamoroso risultato alle Amministrative, quando la Quercia raccolse in città il 5% dei consensi. Fu il peggiore risultato dai tempi della fondazione del Pci nel 1921. Nella lista al consiglio comunale la metà dei candidati non raccolse un solo voto di preferenza. Berretta fu uno degli eletti (insieme ad Anna Finocchiaro che  raccolse poco più di un migliaio di preferenze) grazie ad alcune centinaia di voti. Insomma un vincente nato. Lo premiarono subito. Nel 2008 viene infatti nominato deputato nazionale.</p><p>Alla voce professione nel <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.giuseppeberretta.it/" target="_blank">suo blog</a></span> leggiamo: <em>ricercatore universitario e professore aggregato di Diritto del Lavoro presso l’Università Kore di Enna</em>. Di che si tratta? La Kore è l’università il cui rettore è l’ex ministro della difesa craxiano, <strong>Salvo Andò</strong> e nel cui consiglio di amministrazione siede uno dei padroni di Catania, l’editore <strong>Mario Ciancio Sanfilippo</strong>. Ma non solo il candidato del rinnovamento a Catania lavora nello studio associato dello zio, l’avvocato Andrea Scuderi. Studio legale che rappresenta i proprietari delle aree di <strong>Corso Martiri della Libertà</strong> a Catania. Terreni nel cuore della città, sui quali si prepara <strong>la più importante operazione immobiliare degli ultimi due secoli nella città etnea</strong>. Insomma Berretta candidato a sindaco sembra proprio l’uomo giusto al posto giusto.</p><p>Viene da chiedersi cosa succederebbe a Catania se, come molti chiedono, saltasse fuori come a Milano un candidato radicalmente riformista, che si schierasse apertamente contro i poteri forti della città, contro i <strong>“nuovi cavalieri dell’apocalisse”</strong> e rappresentasse una speranza vera di cambiamento. Un vero incubo. Meglio evitare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/il-vento-e-linciucio/116272/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> <item><title>Berlusconi: il suo regno per un cavallo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/berlusconi-il-suo-regno-per-un-cavallo/113216/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/berlusconi-il-suo-regno-per-un-cavallo/113216/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 May 2011 17:51:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[campagna elettorale]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2011]]></category> <category><![CDATA[fine]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=113216</guid> <description><![CDATA[Quello che colpisce in quest’ultima fase della campagna elettorale a Milano è il modo nel quale Berlusconi si sta avviando alla sua personale conclusione. Non dico che il fenomeno Berlusconi sia finito &#8211; l’uomo ha ancora molteplici e pericolose frecce al suo arco e può contare sulla stupida litigiosità e la voglia di estremismo parolaio di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quello che colpisce in quest’ultima fase della campagna elettorale a Milano è il modo nel quale <strong>Berlusconi </strong>si sta avviando alla sua personale conclusione. Non dico che il fenomeno Berlusconi sia finito &#8211; l’uomo ha ancora molteplici e pericolose frecce al suo arco e può contare sulla stupida litigiosità e la voglia di estremismo parolaio di alcuni esponenti dello schieramento avverso – esso si è però avviato in maniera irreversibile verso la sua parabola finale.</p><p>Avviene per tutte le esperienze politiche di esaurirsi e dunque perdere il potere, quando non si utilizzano, per mantenerlo comunque, strumenti di coercizione violenta. Non so se Berlusconi, tra i suoi tanti pensieri, faccia anche queste ipotesi. Sinceramente spero di no.</p><p>Milano ci mostra un Berlusconi prigioniero di una strategia, di un metodo, di un approccio che in passato ha funzionato, seppur con toni decisamente diversi. Oggi tale approccio, unito ad una violenza esasperata, viene proposto prescindendo dalla sua efficacia. I suoi esperti di marketing politico non possono non averlo avvertito della sua inefficacia. Viene allora spontaneo chiedersi: perché Berlusconi si ostina a riproporre, con una esasperazione caricaturale, la <strong>strategia del 1994</strong>, ovvero il pericolo dell’arrivo dei cosacchi con le falci e martello, unita al florilegio di promesse come ha fatto nell’ultima campagna elettorale contro Romano Prodi (la mossa dell’abolizione dell’Ici), promesse che oggi appaiono surreali se non palesemente assurde? Veramente Berlusconi è convinto che lo scontro al calor bianco, le menzogne, le accuse in pieno stile Forza Nuova, unite alla demagogia, facciano breccia nell’elettorato moderato milanese?</p><p>Gli esperti e i sondaggi, ma soprattutto le urne, gli hanno detto chiaramente di no. Può essere veramente convinto che la gente beva le promesse circolate in questi giorni? Promesse da capitan Fracassa che lo fanno somigliare a quei venditori di rimedi miracolosi del vecchio West, i quali finivano quasi sempre cacciati dalla città ricoperti di pece e piume? Evidentemente no. Pensa di poter ancora tenere la Lega legata al suo carro scassato con idee strampalate come lo spostamento dei ministeri a Milano? Sa che la strategia è perdente, ma si avvita su di essa, <strong>non riesce a liberarsene</strong>. Perché?</p><p>Quello che emerge in questa fase finale della sua parabola politica è una sorta di<strong> perdita di pudore</strong>. Berlusconi in realtà si mostra semplicemente per com’è. Non è un genio della politica, non lo è mai stato. E’ un furbo, con buoni mezzi a disposizione e molto denaro. La pochezza dei suoi competitori lo ha innalzato e lo ha reso un fenomeno quasi invincibile, ma in realtà è un <strong>mediocre</strong>.</p><p>Oggi Silvio Berlusconi dice finalmente quello che pensa, quello che ama dire. Finalmente è un uomo libero: birra ghiacciata, brachetta corta e&#8230; rutto libero!</p><p>Ha sofferto in tutti questi anni il dover incollare al suo volto una maschera, il dover tentare di apparire moderato, uomo delle istituzioni. Una <strong>pietosa finzione</strong> che ha subito, sperando che il suo progetto di approdo al Quirinale e di consolidamento a vita del potere potesse realizzarsi. Abiti stretti, come il doppio petto che lo strozza e lo fa apparire ancora più basso di quel che è. Eppure si ostina a indossarlo. La sua maschera, il suo costume teatrale, così come lo sono i suoi discorsi da uomo di Stato. Discorsi nei quali immancabilmente veniva inserita una stonatura, una frase, una provocazione, uno sgarbo gratuito. Gusto per la provocazione, strategia studiata? Dicevano i cantori di corte e i giornalisti prudenti. No, era semplicemente l’uomo che emergeva dalla finzione del <strong>personaggio</strong>.</p><p>Oggi Berlusconi non ha più motivo di fingere. Il ruolo che ha recitato per diciasette anni non lo ha salvato dal precipizio. Nonostante tutte le recite i sacrifici, le costrizioni, non è arrivato il premio, anzi si profila la catastrofe. Tutto inutile dunque, è stato tutto inutile. Si sente accerchiato e allora <strong>mostra il suo volto autentico</strong>. Il venditore di piazza, che insulta i concorrenti al mercato, che dice ai clienti che gli altri hanno merce avariata e bilance truccate, che cerca di vendere la sua paccottiglia, convinto di poter sempre fregare.</p><p>Torna finalmente ad essere se stesso nell’ora della presumibile sconfitta, sente che<strong> non ha nulla da perdere</strong>, che non deve più fingere; mentre il suo castello va in fiamme, mentre i suoi fidi prudentemente si allontanano egli urla al mondo, come Riccardo III a Bosworth Field, <em>“il mio regno per un cavallo”</em>. Cerca nell’urlo un’inesistente strumento per fermare la sua rovina. Continua a pensare di essere quello di diciassette anni fa. Non si vede e non vede il suo esercito in rotta, i suoi cavalieri che si pugnalano a vicenda e si preparano al “si salvi chi può”. Pensa ancora di poter intonare il Te Deum di vittoria e non sente il sorgere delle note del De Profundis.</p><p>Come nell’ultima scena di <em><strong>Scarface</strong></em>, continua a sparare su qualunque cosa si muova, e lo farà fino a quando non finiranno i colpi, e anche allora sparerà a vuoto, gli basterà sentire lo schioccare secco del metallo per pensare che ancora può vincere contro i suoi fantasmi.</p><p>Ha un che di tragico questa sua cecità, il suo non voler vedere <strong>il giorno della fine </strong>che, inesorabile, per tutti arriva.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/berlusconi-il-suo-regno-per-un-cavallo/113216/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> <item><title>Chi l’ha Visto? e il flop di Sgarbi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/22/chi-l%e2%80%99ha-visto-e-il-flop-di-sgarbi/112948/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/22/chi-l%e2%80%99ha-visto-e-il-flop-di-sgarbi/112948/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 May 2011 08:24:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[canone Rai]]></category> <category><![CDATA[Chi l'ha visto]]></category> <category><![CDATA[Federica Sciarelli]]></category> <category><![CDATA[giuliano ferrara]]></category> <category><![CDATA[Radio Londra]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Vittorio Sgarbi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=112948</guid> <description><![CDATA[Vittorio Sgarbi si duole che la gente non lo capisca, non lo segua, che non colga la raffinatezza dei suoi ragionamenti, il fine eloquio che riserva al suo uditorio. Il suo vittimismo spesso è utile, funzionale a ricavargli spazi di visibilità e, nei casi meglio riusciti, gli consente di passare alla cassa. Mercoledì scorso ci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vittorio Sgarbi si duole che la gente non lo capisca, non lo segua, che non colga la raffinatezza dei suoi ragionamenti, il fine eloquio che riserva al suo uditorio. Il suo <strong>vittimismo</strong> spesso è utile, funzionale a ricavargli spazi di visibilità e, nei casi meglio riusciti, gli consente di passare alla cassa.</p><p>Mercoledì scorso ci ha deliziato con la sua splendida performance costata alle casse di Viale Mazzini qualcosa come 1 milione e 400 mila euro. Un ottimo affare per la Rai ed in particolare per l’ex direttore generale <strong>Masi </strong>che ha fortemente voluto sia Sgarbi che Giuliano Ferrara, dotandoli di lauti contratti e non badando certo alle spese di produzione, mentre su altri programmi si lima anche il centesimo.</p><p>La performance di Sgarbi ha totalizzato un ascolto dell’8,27 percento. La metà di <em>Chi l’ha visto?</em> il programma di <strong>Federica Sciarelli</strong>, nel quale lavoro come inviato. Anche in questo caso Sgarbi si è lamentato che il pubblico preferisca la vicenda di Melania Rea alla “cultura”. Indicando in blocco il programma di Rai Tre come una sorta di contenitore di cronacacce e pruderie. Solo per dovere di cronaca, non certo per convincere Sgarbi, vanno fate alcune precisazioni.</p><p>La prima riguarda i soldi. <em>Chi l’ha Visto?</em> costa alla Rete circa 68 mila euro a puntata. Ha un inserito pubblicitario che porta all’Azienda ricavi ben superiori ai costi di produzione del programma. Dunque <em>Chi l’ha visto?</em> non pesa sul canone, non è pagato con i soldi dei contribuenti, si autofinanzia e porta alla Rai un accettabile guadagno. Introiti destinati ragionevolmente a crescere, visto che quest’anno il programma ha avuto un importante incremento degli ascolti, quantizzabile intorno al milione di spettatori in più rispetto alla media della scorsa stagione. Incremento che fa lievitare il valore dell’inserito pubblicitario.</p><p>La domanda che occorre porre a Sgarbi e all’ex dg, Masi è: quanto ricava l’azienda dall’inserito nella puntata della trasmissione di Sgarbi? Una cifra esorbitante immagino, tale da coprire non solo il milione e 400 mila euro dei costi, ma dare un giusto ricavo. Se così non è, vuol dire che il programma di Sgarbi era destinato a pesare interamente<strong> sulle spalle del canone</strong>. I cittadini, non solo dovevano sorbirsi il suo soliloquio, ma addirittura pagarlo di tasca propria. In buona sostanza lo stesso di quanto avviene per <strong>Radio Londra</strong> di Giuliano Ferrara.</p><p>Punto secondo. <em>Chi l’ha visto?</em> sarebbe, intrepretando il senso delle parole di Sgarbi, qualcosa di infimo rispetto all’alto livello culturale del suo defunto programma.</p><p><em>Chi l’ha visto? </em>ha sicuramente molti limiti, può giustamente essere criticato, come ogni prodotto televisivo (Aldo Grassi ci onora con affettuosa costanza delle sue rampogne), ma va ricordato a Sgarbi che si tratta di uno dei programmi più longevi della Rai. Va in onda da ventidue anni e quest’anno ha anche ottenuto l’Oscar della Televisione. Come la Settimana Enigmistica vanta numerosi tentativi d’imitazione&#8230; Ci lavorano fior di professionisti dell’informazione, alcuni dei quali vincitori dei maggiori premi di giornalismo italiano, ed è curaro da autori di primissimo livello. Svolge da sempre un ruolo in assoluta sintonia con lo spirito del servizio pubblico: aiutare chi ha bisogno nell’immediato, <strong>dare voce a chi spesso non ne ha</strong>, contribuire, con i modesti mezzi di cui dispone, a far luce su casi difficilissimi, rimasti spesso insoluti per anni. Per questo gode del rispetto delle forze dell’ordine e della magistratura.</p><p>Senza <em>Chi l’ha visto?</em> solo per citare uno dei casi più noti, forse oggi nessuno parlerebbe di Elisa Claps, forse Danilo Restivo sarebbe ancora libero di uccidere nelle tranquille cittadine del Dorset. Le persone, gli uomini e le donne delle istituzioni che per anni lo hanno protetto, che hanno depistato le indagini, gli uomini di Chiesa che pur sapendo tanto hanno taciuto, dormirebbero tutti di sicuro sonni più tranquilli. Cito il caso Claps perchè è il più noto, ma l’elenco sarebbe assai lungo.</p><p>Va ricordato inoltre che <em>Chi l’ha visto? </em>ha dato un contributo alla riapertura delle indagini sull’assassinio di <strong>Pierpaolo Pasolini</strong>, trovando elementi nuovi e raccogliendo dichiarazioni originali che gettano una luce nuova su quell’omicidio che ha segnato drammaticamente la storia della Repubblica e che troppi intellettuali da salotto hanno con facilità rimosso.</p><p>Infine, come notazione di stile. Chi conduce il programma, i suoi collaboratori, gli autori, gli inviati dopo la messa in onda non vanno a <strong>brindare a Palazzo Grazioli</strong> e neppure in altri Palazzi del potere. Vanno a casa o, se proprio hanno sete, si fermano a bere una birra.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/22/chi-l%e2%80%99ha-visto-e-il-flop-di-sgarbi/112948/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> <item><title>Elogio del Radicalismo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/elogio-del-radicalismo/111837/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/elogio-del-radicalismo/111837/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 May 2011 15:05:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Amministrative 2011]]></category> <category><![CDATA[estremismo]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[Luigi De Magistris]]></category> <category><![CDATA[moderati]]></category> <category><![CDATA[Partito democratico]]></category> <category><![CDATA[radicalismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=111837</guid> <description><![CDATA[Radicalismo, sinistra radicale. Sono due tra i termini più usati durante il commento al recente voto amministrativo. Due termini utilizzati come fossero due insulti e di solito associati a un altro termine: estremista. Estremismo e radicalismo in verità non sono termini gemelli. Si può essere radicale senza essere minimamente estremista. Non sono un filosofo e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Radicalismo, sinistra radicale. Sono due tra i termini più usati durante il commento al recente voto amministrativo. Due termini utilizzati come fossero due insulti e di solito associati a un altro termine: estremista. Estremismo e radicalismo in verità non sono termini gemelli. Si può essere radicale senza essere minimamente estremista.</p><p>Non sono un filosofo e neppure un politologo e non mi addentro oltre in un terreno che non è il mio.  Cerco però di ragionare.</p><p><strong>Sono convinto da tempo  della necessità che in Italia si affermi un certo radicalismo.</strong> Questo è il paese del compromesso, del grigio perenne, si dirà che è il codice genetico stesso dell’Italia ad essere votato all’anti-radicalismo. In effetti queste sarebbero risposte ben fondate. La storia del nostro Paese è storia di compromessi poco nobili, sin dall’avvio del processo unitario. <strong>L’Italia non ha conosciuto processi rivoluzionari</strong> come è invece avvenuto in altro Paesi, ad esempio in Francia. L’unica invenzione politica maturata nel nostro Paese è stato il<strong> fascismo </strong>che pure spacciandosi per una rivoluzione è stato solo l’arroccamento dei gruppi di potere che hanno preteso di poter esercitare il controllo sociale  superando i già deboli steccati della monarchia liberale. Non si afferma come risposta alla crisi del sistema giolittiano, bensì ne è la continuazione violenta. Nella storia d’Italia dunque non esiste un fenomeno rivoluzionario di massa. Piccoli gruppi di resistenti, vi sono stati e va reso onore ad essi, ma la società italiana appare storicamente restia ad ogni forma di radicalismo anche perché non ha interessi netti da difendere. L’assenza di una vera borghesia nel Paese ne ha determinato una condizione di sviluppo subalterna alla politica, a questo si è unita la presenza del cattolicesimo  che rende ogni cosa possibile e perdonabile  di fronte a un formale pentimento. L’istituto della confessione, che esiste solo nel cattolicesimo, è la giustificazione culturale del compromesso. Si può compiere una nefandezza, ma si torna puri e perdonati, dopo averla semplicemente confessata in segreto al sacerdote e aver recitato l’atto di dolore. Un po’ quello che è accaduto ai piduisti dopo la scoperta degli elenchi di Castiglion Fibocchi. Un formale pentimento, qualche scusa poco credibile e un breve purgatorio e di nuovo in prima fila, nella classe dirigente di un Paese senza morale e senza memoria.</p><p>Torniamo all’oggi. Cosa ci dicono i risultati di Milano e Napoli? Cosa ci dice l’elettore che ha scelto Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris? Non entro sulla valutazione delle personalità dei due candidati. Non è questo che mi interessa. Mi interesse invece cercare di tentare una lettura, in un Paese come l’Italia, di scelte del genere. <strong>Esse non sono figlie di una protesta</strong>, come lo è invece il risultato considerevole del Movimento 5 Stelle. <strong>Sono invece figlie di un bisogno</strong>.</p><p>Pisapia e De Magistris, rappresentano i bisogni di una parte della società italiana che in questi anni ha maturato una diversa consapevolezza e cerca una propria identità. Tra i giovani, soffocati dalla mancanza di prospettive, di possibilità progettuali, emerge ad esempio una <strong>consapevolezza dello sfruttamento</strong> che non si conosceva più da anni. Una larga parte della società italiana si sente abbandonata a se stessa, per di più offesa dall’ostentazione di pochi e da una perdita complessiva di etica e di rispetto.  A questa maturazione ha contribuito in maniera determinate il berlusconismo, soprattutto la sua parabola finale. La visione orientale del potere, il delirio di onnipotenza e la spocchiosa e volgare pretesa di impunità. <strong>Il verbo del marchese del Grillo che si incarnava senza alcuna ironia nella maschera plastificata del Cavaliere di Arcore: “Io sono io e voi non siete un cazzo!”. </strong>Tutto unito all’assoluta incapacità ad affrontare, non dico risolvere, i problemi veri del Paese.  Di fronte a questo <strong>il moderatismo compromissorio </strong>appare ormai incomprensibile. Viene però inseguito ossessivamente dalle oligarchie che controllano la politica, i giornali, le trasmissioni televisive. Si continua a ripetere il mantra del pericolo dell’insorgere del “radicalismo” evocando il fantasma degli anni ‘70, della violenze e persino del terrorismo<strong>.</strong></p><p><strong>Il radicalismo terrore dei moderati. Ma è davvero così? </strong>Forse bisognerebbe chiedersi <strong>chi sono oggi i moderati</strong>? La borghesia professionale dei grandi centri urbani? La piccola e media borghesia impiegatizia o commerciale? I piccoli imprenditori? Le partite iva sfruttate da un sistema che non ha più regole? I ceti intellettuali? O sono gli imprenditori che applaudono il dirigente assassino della Thyssen Krupp? <strong>Siamo sicuri che i moderati hanno tutti valori etici che si identificano con i dettami delle gerarchie vaticane?</strong> Forse anche il concetto di moderatismo sta cambiando e vuole affermare una visione di sé diversa da quella compromissoria, consociativa: il moderatismo dalemiano che ha come unico scopo l’equilibrio tra due blocchi di potere, una continuazione ipertrofica dell’equilibrio consociativo tra il Pci e la Dc che ha caratterizzato la storia repubblicana.</p><p>Forse è il momento di capire che <strong>l’unione tra il moderatismo che rispetta le istituzioni, le regole e un radicalismo dei contenuti e dell’etica è l’unica vera base per costruire un vero riformismo</strong>. Moderato nella sua espressione, come lo è stato Pisapia con la forza della sua gentilezza, ma radicale nei suoi contenuti e nel suo rigore etico, ma soprattutto nel suo essere <strong>rappresentante di una parte di società. </strong>Per questo credo che i risultati di Milano e Napoli rappresentino anche la fine della visione che ha caratterizzato l’ancor breve storia del Pd. <strong>Il Partito democratico, hanno detto chiaramente gli elettori, non può essere più il partito del “ma anche” </strong>e il centrosinistra deve farsi carico di essere “di parte”, di rappresentare “una parte” dell’Italia. Quella che in estrema sintesi può esser definita  “l’Italia per bene”, ma non solo anche l’Italia degli ultimi, dei senza voice. Dare loro una prospettiva politica e non vuoti utopismi. Appare concluso il tempo della politica indefinita che vuole rappresentare tutto ed il contrario di tutto. Al centrosinistra, a tutto il centrosinistra, gli elettori chiedono in maniera chiara di <strong>essere radicale nei contenuti, e indicare un progetto di cambiamento profondo</strong>, un nuovo modello di Paese, ma soprattutto una nuova identità culturale e politica.  La scelta di essere fortemente identitario e radicalmente diverso dal centrodestra, ha premiato. <strong>Per esserlo non occorrono le violenze verbali, non occorrono gli slogan terrorizzanti ed irrealizzabili che certo estremismo da operetta ha regalato su un piatto d’argento ai cani ringhianti del berlusconismo.</strong> Il risultato delle urne ha mostrato pure che non occorre elemosinare la legittimazione dei politici centristi, ma che il voto dei ceti moderati si conquista con l’affidabilità, la moderazione dei toni, la gentilezza e la forza delle proprie idee che supportano un radicale progetto d’innovazione e cambiamento,  non certo con gli accordi di palazzo e i compromessi tessuti in segrete stanze.</p><p><strong>Il terzo polo</strong>, che mostra ancora la sua profonda crisi di identità segue un suo percorso autonomo nel quale raccoglierà forze di destra che non si identificano nel modello berlusconiano. <strong>Potrà forse essere il germe di un nuovo conservatorismo, un interlocutore, dunque, non un alleato in un amplesso che sarebbe deleterio per entrambi i partner. </strong></p><p>Gli elettori hanno parlato chiaramente. Tocca adesso alla politica saperli ascoltare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/17/elogio-del-radicalismo/111837/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Pio La Torre, in memoria di un siciliano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/pio-la-torre-in-memoria-di-un-siciliano/108161/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/pio-la-torre-in-memoria-di-un-siciliano/108161/#comments</comments> <pubDate>Sat, 30 Apr 2011 13:51:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108161</guid> <description><![CDATA[Comiso mi riporta indietro agli anni di una ancora non troppo remota giovinezza. Mi rilancia le immagini di giorni di passione civile, di scontri duri, il dolore di una violenza subita con quella pazienza dura che avevano i comunisti. Mi rilancia, questo nome, l’immagine di un uomo non più giovane ma non ancora anziano, che pur...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Comiso mi riporta indietro agli anni di una ancora non troppo remota giovinezza. Mi rilancia le immagini di giorni di passione civile, di scontri duri, il dolore di una violenza subita con quella pazienza dura che avevano i comunisti. Mi rilancia, questo nome, <strong>l’immagine di un uomo</strong> non più giovane ma non ancora anziano, che pur sotto la canicola, che già ad aprile attanagliava questa contrada di Sicilia, non smetteva una giacca grigia, concedendo a se stesso solo l’eliminazione della cravatta e il colletto della sua camicia candida allargato con un gesto quasi disperato. Stava su un palco mentre, sotto, gli Inti Illimani accordavano strumenti andini. Stava a spiegare ad una folla che arrivava a perdersi sotto le colline coperte di serre, che in quella terra grassa andavano piantati i pomodori e i peperoni, che erano <strong>la vera ricchezza</strong> e che quell’aeroporto doveva servire a farli arrivare nei mercati più lontani, che quelle piste non dovevano servire ad ingrassare le imprese mafiose e a far da rampa di lancio ai missili atomici in quell’ultimo feroce scampolo di guerra fredda.</p><p>Quell’uomo in grigio aveva la faccia asciutta come un legno d’olivo scavato dal tempo. Ci spiegava che quella era la battaglia vera per cambiare quel mondo <strong>che pareva non si potesse cambiare</strong>, che sulla nostra strada avremmo trovato i manganelli certo, ma anche le coppole storte degli uomini d’onore che, diceva, non sarebbero rimasti a guardare.</p><p>Quella faccia scavata, asciutta come un legno antico <strong>mi guarda muta</strong>. Coperta da un sottile velo che sembra ammorbidirne la severità contadina. Un velo come quelli che usano le spose nei paesi dell’interno. Come quello con cui nei giorni prima delle nozze le amiche avvolgono i confetti da lanciare agli invitatati. Un velo che pare coprire un scultura pronta ad essere svelata. Ma la faccia non è la stessa che vedevo tra i viottoli di Comiso. Aveva un piccolo insignificante dettaglio. Un foro, sotto la guancia. Un foro piccolo, scuro. L’unica traccia visibile della raffica del Thompson che lo aveva schiacciato con furia vigliacca. Una raffica che lui, quell’uomo con la giacca grigia e il volto secco di un contadino, aveva preso a calci, quasi un ultimo sprezzante segno di disprezzo e di orgoglio gettato in faccia a chi gli dava la morte.</p><p>Pio sembrava non si curasse di noi che ci mangiavamo lacrime, paura e rabbia facendogli corona funebre attorno. Sembrava che, con quell’aria distratta, ci dicesse di andar a fare cose più serie e non perdere tempo con tutte quelle formalità.</p><p>Comiso mi rilancia un&#8217;altra mattinata di canicola. Stavamo sotto le ali gigantesche di un Galaxi per cercare scampo al tormento del sole, mentre nel ventre dell’aereo scomparivano tante lunghe bare d’acciaio, ognuna con dentro due coppie di Cruise a testata atomica. Non ci ero mai entrato dentro <strong>l’aeroporto di Comiso</strong>, nonostante i molteplici tentativi naufragati tutti sotto i manganelli o gli idranti.</p><p>Mi feci mandare apposta per girare il servizio per il telegiornale. Spiegai al mio direttore che volevo godermela quella scena, dopo le tante legnate prese. E lui fu d’accordo.</p><p>A Comiso pensavo di tornarci una di queste mattine a godermi il nome di quell’uomo dalla giacca grigia e dalla camicia candida scritto sull’insegna. <strong>Il nome di un sogno</strong>, ieri spento a raffiche di mitra e oggi cancellato dall’arroganza stupida di un piccolo sindaco di provincia che pensa di poter far dimenticare la Storia.</p><p>Forse quel nome sull’insegna non lo troverò più, ma forse ci incontrerò un vecchio amico che, quasi certamente, di tanto in tanto ancora passeggia per quei sentieri e magari avrà ancora voglia di far due chiacchiere con uno di quegli scapestrati che lo facevano arrabbiare e che inutilmente tentava di rimettere in riga. Se sarà così, forse gli chiederò se, con quella sua giacca sulle spalle non ha caldo, magari siederemo a bere un bicchiere di Cerasuolo in quella piccola bettola che sta all’incrocio con la via che porta in paese. Sarà comunque una bella mattina.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/pio-la-torre-in-memoria-di-un-siciliano/108161/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Lombardo, Barcellona e il Pd siciliano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/17/lombardo-barcellona-e-il-pd-siciliano/105124/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/17/lombardo-barcellona-e-il-pd-siciliano/105124/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Apr 2011 12:47:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Domenico Valter Rizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Anna Finocchiaro]]></category> <category><![CDATA[cuffaro]]></category> <category><![CDATA[giuseppe lumia]]></category> <category><![CDATA[La Sicilia]]></category> <category><![CDATA[mario ciancio]]></category> <category><![CDATA[Pietro Barcellona]]></category> <category><![CDATA[Raffaele Lombardo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=105124</guid> <description><![CDATA[Pietro Barcellona è intellettuale di spicco nella storia della sinistra italiana. E’ docente universitario, ha diretto l’Istituto Gramsci ed è stato parlamentare del Pci ai tempi di Enrico Berlinguer. In questi ultimi anni Barcellona ha attraversato una fase di cambiamento, si è avvicinato alla Fede e ha assunto posizioni che possono sorprendere. Su questi temi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pietro Barcellona è intellettuale di spicco nella storia della sinistra italiana. E’ docente universitario, ha diretto l’Istituto Gramsci ed è stato parlamentare del Pci ai tempi di Enrico Berlinguer.</p><p>In questi ultimi anni Barcellona ha attraversato una fase di cambiamento, si è avvicinato alla Fede e ha assunto posizioni che possono sorprendere. Su questi temi non vi è materia di discussione, attengono alla sua libertà di pensiero e si può solo prenderne atto.</p><p>Il professor Barcellona da qualche tempo collabora con il quotidiano catanese<strong> </strong><em>La Sicilia</em>, il giornale diretto e posseduto da <strong>Mario Ciancio Sanfilippo</strong>, il potente imprenditore catenese recentemente indagato dalla Procura etnea per <strong>concorso esterno in associazione mafiosa</strong>. Una circostanza questa che non sembra aver creato il minimo imbarazzo in Barcellona. Anche questo è affar suo. Ognuno, si potrebbe dire, sceglie di finire dove meglio crede, anche se il trasferimento del suo pensiero dalle pagine di Rinascita a quelle del giornale di un personaggio indagato per fatti di mafia può apparire deludente.</p><p>Tra i suoi commenti mi ha colpito <a href="http://catania.blogsicilia.it/la-vera-questione-morale-della-politica-siciliana-e-l%E2%80%99urgenza-di-un-dibattito-serio-sul-futuro-dell%E2%80%99isola/39449/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">quello del 15 aprile scorso</span></a>. In buona sostanza Barcellona si chiede cosa sia accaduto di così importante nell’inchiesta che vede  tra gli altri coinvolto il Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo accusato di concorso eterno in associazione mafiosa. <strong>Sostiene Barcellona che l’avviso di conclusione delle indagini è praticamente un atto banale</strong>. Barcellona nega che tale iniziativa della Procura possa avere la benché minima ricaduta politica sulle sorti del Governo siciliano e si chiede quali siano le vere ragioni del furore politico e giornalistico contro Lombardo. Si da una risposta che non ammette repliche. Tutto cià è finalizzato a riconsegnare la Sicilia a Berlusconi, mettendo fuori gioco il Pd (che oggi sostiene il Governo regionale).  Il ragionamento del professor Barcellona porta ad alcune considerazioni.</p><p><strong>La prima</strong>. Barcellona che è un giurista di chiara fama, non può non sapere cosa rappresenta la comunicazione di conclusioni delle indagini preliminari prevista dall’articolo 415 bis del codice di procedura penale. Essa come giustamente ha scritto Barcellona apre la fase di attività della difesa che ha venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere l’interrogatorio alla presenza dell’avvocato. Dimentica Barcellona che tale atto viene notificato solo quando l’ufficio della Procura ha valutato le indagini preliminari concluse e ha ritenuto di avere raccolto <strong>elementi di colpevolezza</strong> tali da reggere una richiesta di rinvio a giudizio ed un successivo dibattimento, questo salvo piena e sostanziale confutazione degli stessi da parte della difesa. Se la Procura non avesse ritenuto di avere sufficienti elementi di prova per sostenere una richiesta di rinvio a giudizio <strong>avrebbe seguito una strada ben diversa</strong>. Avrebbe chiesto al Gip l’archiviazione senza emettere la comunicazione di conclusione delle indagini e senza emettere l’avviso di garanzia. Se ne deduce, e Barcellona non può non saperlo, che a a carico di Lombardo esistono elementi per così dire pesanti, alcuni dei quali sono noti. Non vi sono solo le intercettazioni dei mafiosi che parlano tra loro, vi sono ad esempio (non sveliamo alcun segreto perchè essi sono contenti nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione Iblis e sono stati pubblicati) incontri ripetuti tra il Governatore ed esponenti di Cosa nostra. Lombardo ha ammesso tali incontri dando una sua spiegazione. Gli elementi raccolti dalla Procura delineano un quadro accusatorio serio, che certo dovrà essere vagliato, ma che comunque al momento ha portato la Procura a scegliere di<strong> non archiviare</strong>.</p><p>Il dibattito, forse sarebbe meglio dire lo scontro, all’interno della Procura si è proprio concentrato su questa scelta. Da un lato il procuratore reggente e uno degli aggiunti, che erano orientati ad archiviare la posizione di Lombardo, dall’altro i quattro sostituti titolari dell’indagine che hanno invece scelto di andare avanti.  Se, come sostiene Barcellona – si fosse trattato di un atto di poco conto, difficilmente si potrebbe spiegare un braccio di ferro andato avanti per quasi un mese, che, può starne certo, non troveremo mai nei sobri comunicati ufficiali.</p><p><strong>Seconda considerazione</strong>. Questa condizione ha o non ha un peso politico? Barcellona dice di no. Io la penso diversamente. Il Pd, che a Palermo sostiene il Governo Lombardo, fa una battaglia di legalità a tutto tondo a livello nazionale.<strong> Non può ignorare il peso delle accuse che si concentrano sul Governatore se non mostrando uno strabismo assoluto</strong>. Non lo fa la base di quel partito, che ha promosso addirittura un referendum tra gli iscritti e gli elettori. Referendum che ha detto un no inequivocabile alla permanenza nel Governo. Non lo fanno alcuni autorevoli dirigenti nazionali di quel partito, non lo ha fatto neppure il segretario Bersani, che si è trovato in forte imbarazzo. Il gruppo dirigente siciliano invece  stretto attorno a Lupo e Cracolici invece tira dritto su una politica fortemente sostenuta da due intoccabili; <strong>Anna Finocchiaro e Giuseppe Lumia</strong>. Così, alla faccia della democrazia, si commissariano i ribelli e si ignora la base.</p><p>Viene da chiedersi in nome di cosa? Per ottenere cosa? Barcellona ci spiega che questa politica consente di togliere la Sicilia a Berlusconi. <strong>Una sorta di realpolitik anti-cavaliere</strong>. Un affermazione categorica che in realtà è solo una pia speranza. Ma anche se così fosse &#8211; sinceramente ne dubito fortemente &#8211; si potrebbe chiedere a Barcellona a quale prezzo ciò dovrebbe avvenire.  Pensa veramente che il sistema di potere costruito da Lombardo sia l’alternativa a quello berlusconiano? Un ragionamento di tal fatta appara di assoluta miopia politica. Esso <strong>si esaurisce nella mera sostituzione fisica dei soggetti</strong> e non è sostenuta da alcun progetto politico che punti al cambiamento, alla costituzione di una nuova classe dirigente.</p><p>Non voglio dare giudizi morali. A Lombardo auguro sinceramente di dimostrare la sua assoluta innocenza. Ma il punto è un altro. Non è Lombardo, è il Partito democratico. Il Pd non riesce a costruire un modello sociale e politico alternativo, nuovo. E’ grave che non ci riesca a livello nazionale, diventa di drammaticità assoluta al Sud ed in Sicilia in particolare. Non riesce a mettere insieme energie disperse, la parte migliore della Sicilia resta ancora alla finestra, non trova una via d’uscita ed un motivo per impegnarsi e una ragione per metterci la faccia. E’ vero, in larga misura è stato <strong>smontato il sistema di potere cuffariano; al suo posto è stato però innestato un sistema di potere che risponde alla medesima logica</strong>. Chi vuol campare deve ossequiare un potente, deve fare atto di riverenza. Il diritto rimane estraneo, elemento avulso non solo dalla prassi quotidiana ma dalla cultura diffusa.  La Sicilia resta schiava, sottomessa. Lo slogan autonomista suona beffardo: si rivendica la libertà dai poteri centralistici e si impone l’atto di ossequio ai satrapi locali.</p><p>In tutto questo, è bene dirlo, <strong>non c&#8217;entra la mafia, c&#8217;entra la politica</strong>. La Sicilia, va detto fuor di metafora, ha bisogno di gente nuova, di persone diverse; non ha bisogno di questa interminabile partita a scacchi tra gruppi di potere più o meno inquinati. <strong>Ha bisogno di un forte radicalismo morale e di un progetto</strong> vero che affronti i nodi eterni di questa Regione. Un discorso che purtroppo non riguarda solo la Sicilia, essendo ahimè di molto salita quella che Sciascia chiamava la “linea della palma”. Per questo, anche se non vi fosse alcuna indagine di mafia, il principale partito del centro sinistra dovrebbe porsi alcuni interrogativi. Se non lo fa &#8211; con buona pace di Pietro Barcellona &#8211; non ha più alcun diritto a chiedere il voto dei siciliani per bene e si condanna, come è giusto che sia, all’estinzione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/17/lombardo-barcellona-e-il-pd-siciliano/105124/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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