<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Debora Mancini</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/dmancini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il corpo delle nonne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/26/il-corpo-delle-donne/44094/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/26/il-corpo-delle-donne/44094/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Jul 2010 09:20:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Debora Mancini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Misfatto]]></category> <category><![CDATA[Barbie]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Parietti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=44094</guid> <description><![CDATA[Ho appena rivisto “Il corpo delle donne”. Avete presente, quei quaranta minuti di spezzoni televisivi, in cui si scopre che la donna non è fatta a immagine e somiglianza di Dio, ma di una Barbie siliconata? O, per gli ontologi sessuomani, che Dio è una Barbie siliconata? Io sono sconvolta. Ho le rughe che si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena rivisto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89" target="_blank">“Il corpo delle donne”</a></span>. Avete presente, quei quaranta minuti di spezzoni televisivi, in cui si scopre che la donna non è fatta a immagine e somiglianza di Dio, ma di una Barbie siliconata? O, per gli ontologi sessuomani, che Dio <em>è</em> una Barbie siliconata? Io sono sconvolta. Ho le rughe che si formano per protesta. Le labbra che si sgonfiano per vendetta. I peli pubici che hanno proclamato l’autogestione. Com’è possibile che ci siamo ridotte così? Ma poi, sono assalita dai dubbi, che per me sono come i mosquitos sull’Isola dei famosi. Feroci e irrinunciabili. Mi chiedo: e se fosse questo il nuovo stadio dell’evoluzione darwiniana? Si riproducono, e tramandano i propri geni, soltanto le donne che tollerano protesi non riassorbibili…</p><p>Oddio, no, non può essere. Io sono intollerante praticamente a tutto! La lista delle mie allergie è più lunga di quella dei deputati inquisiti in Parlamento. Anch’io, però, mi voglio riprodurre! Di più, voglio tutto quello che viene prima, anzi no, <em>durante</em> la riproduzione (così, almeno, mi hanno spiegato…). Basta, ho deciso, vado dal mio medico di fiducia, che è anche chirurgo plastico, che è anche dermatologo, che è anche omeopata, che è anche omotossicologo, che è anche agopunturista, e quando può mi aiuta con la dichiarazione dei redditi. La visita dura un lampo. Il medico dice che sono in splendida forma e c’è bisogno appena di qualche ritocchino. Elenca i più urgenti: un paio di litri di botox per la fronte a organetto, un’overdose di acido iauluronico per zampe di gallina e guance prolassate, una bottiglia di collagene per le labbra sottiletta, magari una protesi settima misura per le microtette, la cavitazione a ultrasuoni per rialzare le chiappe ammainate e rassodare l’interno budinoso delle braccia, il laser resurfacing per le macchie scure a pelle di leopardo, un numero indefinito di trattamenti endormology per la tenacissima cellulite delle cosce, una deforestazione che raddoppi in due anni i ritmi di quella amazzonica per inguine e gambe. Infine, per scrupolo scientifico, mi chiede di spogliarmi completamente nuda e conclude che, sì, anche una bella brasiliana non guasterebbe!</p><p>Sono al settimo cielo. Torno a casa rincuorata. Un giorno riuscirò a trovare un marito, riprodurmi e trasmettere i miei geni modificati alle generazioni future. Mia figlia avrà due tette come Alba Parietti già a un anno. Mio figlio nascerà immune da qualsiasi autotrapianto monobulbare. E il mio cane urinerà acqua di rose profumata e lenitiva. Saremo una famiglia a prova di inestetismi, e vivremo per sempre felici e sintetici.</p><p>Finché, non mi cade l’occhio (riesce a cadermi perché non ho ancora fatto il botox, <em>N.d.A.</em>) su una vecchia foto ingiallita che campeggia all’ingresso del mio monolocale. Dentro la foto c’è mia nonna, al mare, sorridente in costume intero. Barbie mia, che spavento! Ha la pelle molliccia e plissettata, il seno che le scivola fin giù alle ginocchia, il viso ridotto a un’inestricabile ragnatela di rughe (e non una ragnatela qualunque, ma una di quelle bastarde che non fai in tempo a spazzarla via che il cyber-ragno l&#8217;ha già riformata.) Eppure…mia nonna nella foto ha qualcosa di…boh. Non so cosa sia, qualcosa che ha a che fare con la realtà, forse. Un’espressione che non si può comprare. La faccia di chi ha vissuto <em>nel</em> tempo e non <em>contro</em> di esso. Forse, essere belli ha a che fare solo con questo, con il sentirsi a proprio agio. E mia nonna ci riusciva. Guardala lì. Era capace di sorridere pure a decomposizione avviata.</p><p>Che meraviglia, penso. Chiamo il mio medico di fiducia e disdico i centosettantacinque appuntamenti. Lui insiste almeno per la brasiliana, ma no, dico, tanto mi spoglio solo nella mia vasca da bagno davanti a una papera gialla e a un poster di Franz Kafka (che vi devo dire, a me rilassa). Ora, finalmente, ho chiaro il destino mio e del mio corpo. Voglio diventare come mia nonna! Un cadavere pieno di vita che si aggira tra barbie perfettamente conservate.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/26/il-corpo-delle-donne/44094/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>71</slash:comments> </item> <item><title>I campioncini dei sex toys</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/i-campioncini-dei-sex-toys/37857/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/i-campioncini-dei-sex-toys/37857/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Jul 2010 11:22:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Debora Mancini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Sex]]></category> <category><![CDATA[sexyshop]]></category> <category><![CDATA[toys]]></category> <category><![CDATA[vibratori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=37857</guid> <description><![CDATA[Cercavo l’intimo, giorni fa a Milano, in un grande negozio. Stavo con un mio amico e gironzolavo qua e là. Arrivo, non so come, al reparto sex toys. La scena che mi si presenta davanti risponde finalmente a una delle mie domande storiche: ma dove sono finite tutte quelle donne che sfilavano in corteo negli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cercavo l’intimo, giorni fa a Milano, in un grande negozio. Stavo con un mio amico e gironzolavo qua e là. Arrivo, non so come, al reparto sex toys.</p><p>La scena che mi si presenta davanti risponde finalmente a una delle mie domande storiche: ma dove sono finite tutte quelle donne che sfilavano in corteo negli anni settanta? Al terzo piano, a destra, dopo l’ascensore. Giuro, erano tutte lì: una marea di donne dall’aria seria e concentrata che si aggiravano tra gli scaffali dei giocattoli erotici. Subito, appena le vedo, mi assale il mio complesso di inferiorità (che in parte è dovuto al fatto che sono alta 153, 5 cm, in parte no. E’ un discorso <em>complesso</em>. Appunto.)</p><p>Dove sono stata fino a oggi, penso? Come ho fatto a perdermi tutto questo? Possibile che arrivo sempre per ultima? Reagisco con professionalità attoriale e, calandomi nei panni di Alice nel Paese delle Meraviglie, comincio a documentarmi. <em>Dunque</em>…La prima cosa che mi ha colpito è che sulle scatole dei giocattoli erotici, invece della scritta dai 6 ai10 anni, c&#8217;è scritto dai 6 ai 10 minuti (chiedo: “Come mai è specificato?” e la commessa: “Per evidenziare il rapporto qualità-prezzo!”. Chiedo: “Ma come fanno a stabilire il tempo? Fanno una media? E chi usano per testare i prodotti?” La commessa alza gli occhi al cielo, si fa garante dell’attendibilità dell’ufficio marketing e mi regala un campioncino omaggio per verificare di persona.)</p><p>Ecco, la seconda cosa che mi ha colpito, è che il reparto dei sex toys è l&#8217;unico dove, se ti regalano i campioncini omaggio, invece di sentirti grata e felice ti senti depressa e perseguitata. (Voglio dire un conto è il campioncino di un profumo, che anche se è poco si sente, ma i campioncini dei sex toys&#8230;)</p><p>La terza cosa che mi ha colpito è che, di questi giocattoli erotici, ce ne è un assortimento pazzesco come nemmeno al reparto surgelati della Coop: ritardante, stimolante, lubrificante, tinta unita, glitterato, a pois, di gomma, di lattice, di porcellana, doppio o addirittura triplo, e insomma chi più ne ha più ne metta.</p><p>Di fronte al mio stupore, la commessa ostenta un’aria di sufficienza, e commenta orgogliosa che il loro reparto è il più rifornito della città.</p><p>Però: “Mai come in America, dove vendono circa 30 milioni di vibratori o dildo all’anno, soprattutto dopo la serie <strong>Sex and the city</strong> che ha reso famoso <strong>Jack The Rabbit!” Chiedo chi sia questo Jack e lei me lo mostra incredula: “Giacomo… il Coniglio!” La commessa è sempre più scioccata e, pur di rassicurarla, finisco col comprare il mio Jack personale e darmela a gambe. Ritorno al reparto intimi, recupero il mio amico che si è pietrificato di fronte al dilemma se comprare gli slip o i boxer, e scappo verso casa.</strong></p><p><strong>Da quel giorno ho scoperto di essere molto favorevole all’autoerotismo. Diciamo che, sicuramente, ero predisposta. Perché per me, già trovarmi in due, mi ha sempre dato la sensazione di un’orgia.</strong></p><p>Quello che mi piace dell’autoerotismo è che ti costringe a volerti bene. Davvero, anche se hai litigato con te stessa tutto il giorno, dopo quei pochi minuti di intimità ti viene da dirti: “Grazie!” Mi sento di consigliarlo a tutte le donne che hanno un deficit di autostima. Ormai, se devo essere onesta, quelle sono veramente le volte migliori: mi metto giù da paura, mi preparo la cena a lume di candela, mi faccio i complimenti, mi racconto i problemi e me li risolvo, mi faccio piedino, mi amo con tutta me stessa e poi mi sussurro: “Sì, sì, mi è piaciuto molto!” Oppure: “Brava! Brava! Mi <em>sei</em> piaciuta molto”. A volte, quando ho finito ed è arrivato il momento di separarsi, con un filo di ansia mi domando: “Quando ci rivediamo?” e, subito, mi rispondo vaga: “Non lo so”. Che poi per noi donne vuol dire <em>sì</em>, ma ogni tanto è bene fare la difficile e tirarsela un po’…serve a mantenere vivo il rapporto!</p><p><strong>Video di Debora Channel: la sex toys tester</strong></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/bQc07q6uJJk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><strong>Testi: Misia Donati</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/i-campioncini-dei-sex-toys/37857/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Sono morta, non mi sono rotta!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/titolo-sono-morta-non-mi-sono-rotta/34565/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/titolo-sono-morta-non-mi-sono-rotta/34565/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 15:24:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Debora Mancini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cellulare]]></category> <category><![CDATA[deborasenzacca]]></category> <category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category> <category><![CDATA[Primo Levi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=34565</guid> <description><![CDATA[Pensavo (a volte mi capita…): ci sono parole che non riusciamo più a pronunciare e che per questo ripetiamo in continuazione. Le neghiamo mentre le affermiamo.  Quasi volessimo esorcizzarle. Una volta, tanto tempo fa, si diceva: “Mi si è rotto il cellulare!”. Ora, invece, diciamo: “Nooo, che tragedia, mi è morto il cellulare!” Ma mi domando,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pensavo (a volte  mi capita…): ci sono parole che non riusciamo più a <strong>pronunciare </strong>e  che per questo ripetiamo in continuazione. Le neghiamo <em>mentre</em> le affermiamo.  Quasi volessimo <strong>esorcizzarle</strong>.</p><p>Una volta, tanto  tempo fa, si diceva: “<em>Mi si è rotto il <strong>cellulare</strong></em>!”. Ora, invece,  diciamo: “<em>Nooo, che tragedia, mi è <strong>morto </strong>il cellulare</em>!”  Ma mi domando, per la legge della corrispondenza biunivoca, se il mio  cellulare quando non funziona più è morto, che diranno di me quando  non respirerò più: che mi sono rotta? “<em>Poveretta, non puoi capire, <strong> Deborasenzacca</strong>, non prende più, non ci ha campo&#8230;</em>”. Immagino già  i manifesti funebri: &#8220;Ha perso serenamente l’ultima tacca. Lo scatto  alla risposta le è stato fatale. L&#8217;utente desiderato  è definitivamente irraggiungibile&#8221;<em>. </em></p><p>Ecco, io<strong> questa cosa</strong> non la capisco. Non facciamo fatica a dire è morto  il cellulare (o la lavatrice, il phon, il forno a microonde, abbiamo  le case ridotte a un camposanto). Però facciamo fatica a usare la parola <em> morte </em>nel suo contesto naturale. Appena ne abbiamo l’occasione  usiamo dei sinonimi. Ormai non ci sono più <em>morti</em>, ma un esercito  di <em>trapassati</em>, <em>scomparsi</em>, <em>mancati</em>, <em>volati in  cielo</em>, insomma<strong> <em>diversamente vivi</em></strong>.</p><p>Ma non è  di certo l’unico caso. “<strong>Vieni, <em>amore</em></strong>”, dice la mia amica…al <strong> cane</strong>! (Quello a quattro zampe. E’ sempre meglio specificare. Magari  una si confonde.) Oppure, in negozio, compri le <strong>scarpe </strong>e la commessa  ti dice: “<em>Ohhh, sì, non sono un amore</em>?”Al massimo sono un  tesoro, con quello che me le fate pagare. Ecco, questa è un’altra  cosa che io non capisco. Se la parola <strong><em>amore</em> </strong>la uso per il cane  e le scarpe, allora come la chiamo la persona che mi fa perdere la <strong> testa</strong>,  l&#8217;uomo per cui faccio tutto, chilometri per raggiungerlo, spendo una  cifra di telefonate, metto su il caffè cinque volte al giorno, l’uomo  per cui compro il giornale e glielo porto a letto, vedo la partita che  non mi interessa, vado ai concerti che non mi piacciono, frequento amici   che mi stanno sulle palle, l&#8217;uomo per cui cucino, pulisco, rassetto,<strong> rammendo e stiro</strong>? Eh? Come lo chiamo? (A parte <em>“Bruttoporco-bastardo-egoista-infantile-<strong>viziato</strong>!”). </em></p><p>E – infine &#8211;  la parola <strong><em>libertà</em></strong>. Uao! La libertà è una cosa importante. Un  principio fondamentale. Un grandissimo ideale. Non dobbiamo dimenticare  che per la libertà un sacco di gente è mor… è scompa…è <strong>volata  in cielo</strong>! E come la onoriamo, noi? Quando la usiamo questa  parola-reliquia  dal valore inestimabile? All’<strong>happy-hour</strong>: “Ciao, sei accompagnata  o libera?” No, scusa, ma perché se ho un compagno, non posso comunque  essere una donna libera? Di più, una persona libera? Da quando,<strong> <em> libera</em> </strong>è diventato il contrario di <em>occupata</em>? Manco fossi  una toilette! Che poi, anche tu, abbi pazienza, prima mi vieni dietro  e poi mi dai del cesso? Ecco, questa è un’altra cosa ancora che io  non <strong>capisco</strong>.</p><p>Il punto è  che ci dovremmo <strong>ribellare</strong>, tutti, e riappropriarci delle parole che  ci hanno tolto. Perché noi siamo fatti, intrisi, plasmati di parole.  Le parole sono importanti, diceva <strong>Moretti</strong>. Le parole sono pietre, diceva   Carlo <strong>Levi</strong>. I limiti delle nostre parole sono i limiti del nostro mondo,   aveva sentenziato prima di loro <strong>Wittgenstein </strong>(ok, lo ammetto, questa  l’ho copiata da Wikipedia.)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/titolo-sono-morta-non-mi-sono-rotta/34565/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Sono fatta per Il Fatto!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/sono-fatta-per-il-fatto/28480/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/sono-fatta-per-il-fatto/28480/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 19:01:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Debora Mancini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Misfatto]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[youtube]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=28480</guid> <description><![CDATA[Ci siamo. Il conto alla rovescia è cominciato. Dieci…sette…sono diventata una rubrica! Non è stato facile. In origine ero una donna, subito evolutasi in una comica di donna. Poi sono stata una pagina Maispeis, quindi un canale Iutubb, infine un profilo Feissbuck. La catena darwiniana sembrava interrotta, dandola vinta ai fanatici creazionisti, quando ecco, l’ultima sconvolgente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo. Il conto  alla rovescia è cominciato. Dieci…sette…sono diventata una <strong>rubrica</strong>! Non è stato facile. In origine ero una donna, subito evolutasi  in una <em>comica</em> di donna. Poi sono stata una pagina <em>Maispeis</em>,  quindi un canale <em>Iutubb</em>, infine un profilo <a href="http://www.facebook.com/debora.channel" target="_blank"><em><span style="text-decoration: underline;">Feissbuck</span></em></a>.</p><p>La catena darwiniana  sembrava interrotta, dandola vinta ai fanatici creazionisti, quando  ecco, l’ultima sconvolgente evoluzione. Da oggi sono una rubrica!  E non una qualunque, ma una rubrica del Fatto. Ah, ma io lo sapevo che  sarebbe successo. L’ho capito appena ho letto la <a href="http://www.antefatto.it/presentazione" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">presentazione</span></a> del giornale a settembre 2009! Io e Il Fatto  siamo identici.</p><p>Per esempio, in campo  sentimentale: <em>“Il Fatto è un giornale libero”</em>. <strong>Anch’io  sono liberissima, da venticinque anni,</strong> ormai quasi trentasette… Professionale: <em> “Il Fatto non ha padroni”</em>. Nemmeno io, sempre stata una free-lance,  più che altro free (vedi sopra, <em>N. d. A.</em>).  <em>“Il fatto  non ha né chiede finanziamenti pubblici!”</em>. Proprio come me, che  non mai avuto uno stipendio pubblico, né privato se è per questo.  Ma la somiglianza sfocia addirittura nella fisiognomica: <em>“Il Fatto  è un giornale di 16 pagine”</em>: piccolo, agile, maneggevole. E io,  allora? <strong>Sono alta 153, 5 cm</strong>! Di meno se è umido. Sono l’unica donna  al mondo che compra l’intimo sexy alla 012 Benetton. Nessuna è più  piccola, agile e maneggevole di me! Ma non è  finita. La somiglianza  diventa una vera e propria simbiosi in ambito psichiatrico: <em>“Il  Fatto è un giornale eccentrico”</em>. Modestamente ho la stessa reputazione,  vabbè a volte usano altri sinonimi, ma il concetto è quello. E che  dire della missione editoriale? Uguale uguale per entrambi. <em>“Il  Fatto racconta i fatti”</em>. E che farò – io &#8211; in qualità di donna  evolutasi in rubrica? Racconterò i fatti… <em>miei</em>! Ma anche quelli  di altre rappresentanti del mio genere che si sono evolute in forme  diverse: <em>tipo</em> soubrette diventate parlamentari, blogger erotico-dark  divenute scrittrici, dottorande riciclate nell’<strong>industria del porno</strong>,  ecc. Insomma, ci sarà da divertirsi. Perché io sono <strong>fatta (e <em>stra</em>fatta)  per Il Fatto</strong>!</p><p>Baci e abbracci a tutti,  Deborasenzacca Mancini.</p><p>P.S. <em>“Il Fatto  nascerà solo se avrà lettori interessati a leggerlo per questo vi  chiediamo di abbonarvi subito!”</em> Mm, questa non vale la pena di  spiegarla, vero?</p><p>P. S. 2 In onore del  Continuum Spazio-Temporale (l’unica Divinità a cui le donne fanno  ancora sacrifici) vi allego un vecchio video che risale a quando ero  un canale <em>Iutubb</em>!</p><p>Video di Debora Channel: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=NRCsSWMWrJo" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">La Parlamentare Soubrette</span></a></p><p><span style="text-decoration: underline;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/NRCsSWMWrJo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> </span></p><p>Credits. Testi di Misia Donati. Con  Debora Mancini, Daniele Longo (voce fuori campo). Montaggio di Giulio  Fiorito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/sono-fatta-per-il-fatto/28480/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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