<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Dario Bressanini</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/dbressanini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Se lo dice Report</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/dice-report/215103/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/dice-report/215103/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 08:35:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[aspartame]]></category> <category><![CDATA[bufale]]></category> <category><![CDATA[fragola-pesce]]></category> <category><![CDATA[giornalisti]]></category> <category><![CDATA[informazione scientifica]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[Report]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=215103</guid> <description><![CDATA[Tengo spesso in giro per l’Italia delle conferenze sulla disinformazione scientifica e su come si propaga sui media. Uno dei casi che solitamente colpisce di più la platea è il caso delle chimere genetiche come il pomodoro-pesce o la fragola-pesce. Nella conferenza inizio raccontando come viene descritta la fragola-pesce dalla Coop in un suo dossier...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-215174" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/fragolapesce.jpg?47e3a5" alt="" width="140" height="184" />Tengo spesso in giro per l’Italia delle conferenze sulla <strong>disinformazione scientifica</strong> e su come si propaga sui media. Uno dei casi che solitamente colpisce di più la platea è il caso delle chimere genetiche come il pomodoro-pesce o la fragola-pesce. Nella conferenza inizio raccontando come viene descritta la fragola-pesce dalla <strong>Coop</strong> in un suo dossier sulle biotecnologie (<a href="http://web.archive.org/web/20071104133726/www.coopinforma.it/include/download_doc.php?ID=1" target="_blank">scaricabile qui</a>). Dove dopo aver detto che “<em>una fragola con l’anima di un pesce non è un animale, ma non è neppure una fragola</em>” a pagina 20 scrive:</p><p>“<em>Un gene prelevato dal pesce artico inserito in fragole e patate conferisce la resistenza al freddo e permette la coltivazione di questi prodotti in zone caratterizzate da bassissime temperature. E&#8217; il caso della <strong>Finlandia</strong>, che ormai ha <strong>interrotto quasi del tutto le importazioni di fragole</strong>, consumando quelle coltivate sul proprio territorio, per lunghi periodi dell&#8217;anno costantemente coperto da spessi strati di ghiaccio.</em>”</p><p>Voi lo sapevate che la <strong>Finlandia</strong> quasi non importa più fragole perché le coltiva sul ghiaccio? E dire che noi che le importiamo dalla Spagna.</p><p>In una puntata della popolare trasmissione <strong>Report</strong> un presunto “esperto” spiega meglio le proprietà di questa fragola (trovate la puntata <a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-ac8d40c1-e46e-4346-b014-4921427fc71e.html" target="_blank">di Report qui</a>): &#8221;<em>Si è prodotta, per esempio, una fragola che è stata resa resistente al gelo inserendo dei geni di pesci che vivevano in zone fredde. Questa fragola ha cominciato a produrre un prodotto secondario che era il <strong>glicoletilenico</strong>, il comune liquido antigelo dei radiatori. Quindi sono diventate immangiabili.</em>&#8220;</p><p>Quindi l&#8217;hanno fatta ma non era buona. Però forse ai finlandesi piace.</p><p>Il fatto è che la fragola-pesce, questa chimera genetica che spesso viene descritta sui media, non esiste. <strong>Non è mai esistita</strong>. Nessuno ha mai pensato di produrre una cosa del genere, e probabilmente mai nessuno ci proverà. Eppure in molti la descrivono. E’ una leggenda urbana, un po’ come i <strong>coccodrilli nelle fogne di New York</strong> (ho descritto nel dettaglio la storia di questa leggenda urbana in un capitolo del mio libro <em>Pane e Bugie</em>, Chiarelettere, 2010). Viene spontaneo quindi chiedersi che competenze avesse chi ha scritto il rapporto di Coop: sicuramente una persona che non conosce bene il campo.</p><p>Stessa cosa viene da chiedersi per l’”<strong>esperto</strong>” intervistato da Report (professore di un istituto tecnico agrario a Todi). Un “vero” esperto evidentemente avrebbe saputo che la fragola-pesce non è mai esistita.  E se anche fosse esistita non avrebbe certo prodotto il <strong>glicole etilenico</strong> (il liquido blu che mettiamo nei radiatori) perché una pianta viene modificata geneticamente per produrre una <strong>proteina</strong>, non certo il «liquido antigelo dei radiatori».</p><p>I giornalisti come scelgono chi intervistare? Sono in grado di valutare le competenze reali degli “esperti”? Hanno le competenze necessarie per collocare un argomento scientificamente complesso nel suo <strong>giusto contesto</strong>? Oppure semplicemente cercano qualcuno che confermi le loro convinzioni? I temi scientifici non si affrontano come si affronta un’inchiesta politica o economica: sono richieste delle competenze specifiche. E non si tratta solamente di sapere che cosa è una proteina o come funzionano le <strong>microonde di un cellulare</strong> ma di <strong>metodo</strong>. Si tratta soprattutto di collocare nel giusto contesto e con il giusto peso tutti gli studi pubblicati in un certo campo, alcuni dei quali possono anche essere in contraddizione gli uni con gli altri. E tenere presente che <strong>non tutti gli studi sono uguali</strong>. Si tratta anche di vedere dove è stato pubblicato e come la comunità scientifica ha reagito ad un certo studio: solo perché un articolo è stato pubblicato non significa che sia da prendere per oro colato. La tentazione è forte invece nei media nell’esaltare quegli studi che “lanciano un allarme” senza collocarli nella giusta prospettiva.</p><p>Chiacchieravo in rete in questi giorni, dopo il discusso servizio di Report sull’<strong>aspartame</strong> (trovate in rete reazioni di vario genere <a href="http://www.cattivamaestra.it/2012/04/aspartame-report.html" target="_blank">qui</a>, <a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2012/04/30/aspartame-dolcificante-salute-tumori-42512.html" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.ilfattoalimentare.it/aspartame-report-gabanelli-rai-tossicit%25C3%25A0-edulcoranti.html" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/282746/aspartame-e-sucralosio-dolcificanti-killer/" target="_blank">qui</a>), di come purtroppo i giornalisti non scientifici abbiano spesso grosse difficoltà nell’affrontare certi temi, al punto come abbiamo visto di non essere neanche in grado di distinguere un vero esperto da uno che non lo è. Difficoltà di cui probabilmente non si rendono neanche conto. La <strong>mancanza di strumenti culturali</strong> necessari per affrontare temi scientifici permea purtroppo i media italiani e non è ristretta, ci mancherebbe, solo a Report che già altre volte in passato ha suscitato perplessità per come ha trattato argomenti in cui la base scientifica e soprattutto la conoscenza dei <strong>meccanismi</strong> <strong>con cui funziona la scienza</strong> sono fondamentali (dagli aromi alimentari al presunto elettrosmog ai pericoli dei telefoni cellulari, alla cura Di Bella e così via).</p><p>Il comune cittadino non si può, ci mancherebbe, informare direttamente sulle riviste scientifiche, e non dovrebbe essere certo obbligato ad avere una laurea in chimica, in biologia, o <strong>fisica nucleare</strong>, per interpretare correttamente le notizie che legge. Spetterebbe ai giornalisti “tradurre” argomenti complessi, anche controversi, al lettore non specialista, cercando però di essere sempre accurati e controllando ogni volta le fonti. <strong>Quante fragola-pesce ci sono nei giornali italiani</strong>? In alcuni casi basterebbe una telefonata a un qualsiasi istituto universitario specializzato nell’argomento in questione per controllare i fatti e le fonti. Altre volte invece è necessario un lavoro più certosino, e leggersi magari qualche centinaio di articoli scientifici per avere una visione globale del tema che si vuole trattare.</p><p>Se poi usciamo dal campo del giornalismo le cose non migliorano, anzi. Rimanendo in tema accanto alla fragola-pesce come non ricordare il famoso <strong>pomodoro-pesce</strong> di cui ha parlato Beppe Grillo in un suo spettacolo</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/XOh3y5sORHE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Grillo spiega come gli scienziati abbiano fatto «accoppiare» un merluzzo con un pomodoro per creare il pomodoro antigelo:  <em>Quante possibilità ci sono che un merluzzo si accoppi con un pomodoro? Eppure la biogenetica lo fa! Aggiunge il Dna del merluzzo al pomodoro per creare dei pomodori sempre duri. Sono morti sessanta ragazzi di shock anafilattico perché erano allergici al pesce e hanno mangiato il pomodoro.</em></p><p>Nello spettacolo citato, Beppe Grillo dice che «sono morti sessanta ragazzi di shock anafilattico perché erano allergici al pesce e hanno mangiato il pomodoro». Fortunatamente è <strong>falso</strong>! Nessuno è mai morto perché anche questo pomodoro non è mai esistito. Anche questa è una bufala. Ma chi ascolta gli spettacoli di Grillo e pensa che dica sempre cose documentate crederà sia tutto vero. Lo spettacolo è esilarante, ma non lo si può certo indicare come esempio di <strong>correttezza scientifica</strong>.</p><p>Siete convinti di ricevere informazioni sempre corrette da stampa e televisione? <strong>Io no</strong>. E se quando leggo articoli o vedo servizi televisivi che trattano argomenti che conosco bene mi accorgo delle imprecisioni (e delle bufale), o del modo squisitamente ideologico con cui viene trattato un determinato tema, non posso fare a meno di chiedermi “<em>ma per i temi di cui io non so nulla posso essere sicuro che non stiano trattando l’argomento come una fragola-pesce? Posso fidarmi?</em>”.</p><p>E la risposta non mi piace.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/dice-report/215103/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ogm: quando lo studente bacchetta il Prof</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/quando-studente-bacchetta-prof/201494/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/quando-studente-bacchetta-prof/201494/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 13:11:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[Federico Baglioni]]></category> <category><![CDATA[Golden Rice]]></category> <category><![CDATA[ministro Clini]]></category> <category><![CDATA[mutagenesi]]></category> <category><![CDATA[Prof. Gianattasio]]></category> <category><![CDATA[università di Padova]]></category> <category><![CDATA[varietà Gm]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201494</guid> <description><![CDATA[Ogni tanto accade qualche cosa che mi fa tornare a sperare nel futuro. Dopo le dichiarazioni confuse sugli Ogm del ministro Clini, di cui vi avevo già raccontato, ho letto sul Corriere della Sera un pezzo del Prof. Gianattasio, docente di &#8220;Alimenti e salute del consumatore&#8221; all’Università di Padova. Purtroppo invece di fare chiarezza, come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto accade qualche cosa che mi fa tornare a sperare nel futuro.</p><p>Dopo le dichiarazioni confuse sugli <strong>Ogm </strong>del ministro Clini, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/clini-l%E2%80%99europa/197736/" target="_blank">di cui vi avevo già raccontato</a>, ho letto sul <em>Corriere della Sera</em> un <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_marzo_24/ogm-questione-confusione-giannattasio_bcf3e6b4-75c9-11e1-88c1-0f83f37f268b.shtml" target="_blank">pezzo del Prof. Gianattasio</a>, docente di &#8220;Alimenti e salute del consumatore&#8221; all’Università di Padova. Purtroppo invece di fare chiarezza, come promette nel titolo, l&#8217;articolo aggiunge solo confusione a confusione: dice cose errate, usa trucchi retorici, mostra di non conoscere bene l&#8217;argomento che pretende di trattare e ci mette anche un po&#8217; di <strong>ideologia</strong>. Tutto il contrario da quello che ci si aspetterebbe da un uomo di scienza, e da un articolo del Corriere. Il fatto poi che i<a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__guida_all_agricoltura_biodinamica.php" target="_blank">l Prof. sia un &#8220;credente&#8221; nell&#8217;agricoltura Biodinamica®</a> (per chi non lo sapesse in pratica è <a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/02/21/biodinamica%C2%AE-cominciamo-da-rudolf-steiner/" target="_blank">esoterismo e astrologia applicata all&#8217;agricoltura</a>) mi ha reso il caffè della mattina particolarmente indigesto.</p><p>Nei giorni successivi stavo pensando di scrivere al Corriere per spiegare ad esempio, al contrario di quanto sostiene il Prof. Gianattasio, perché ha molto senso accostare concettualmente gli Ogm ai <a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/29/radiazioni-nucleari-nell%E2%80%99orto/" target="_blank">vegetali che mangiamo prodotti da mutazioni indotte da radiazioni</a>, e quindi non si capisce perché se una persona avversa i primi non sia contraria anche ai secondi (tralasciando la banale argomentazione che &#8220;<strong>le radiazioni sono naturali</strong>&#8220;). Oppure per <a href="http://www.goldenrice.org/Content3-Why/why1_vad.html" target="_blank">aggiornarlo sul Golden Rice</a>, altro argomento in cui il Prof. non pareva avere informazioni accurate.</p><p>Non so se il Corriere avrebbe mai pubblicato una mia risposta ma il caso vuole che per email io riceva una lettera aperta al Prof. Gianattasio e al suo articolo da parte di uno studente.</p><p>L&#8217;ho letta e ho deciso che valesse la pena farla leggere anche ad altri. Ecco, se uno studente dopo aver letto un articolo trova la voglia di scrivere una risposta, &#8220;<strong>bacchettando</strong>&#8221; un Prof. per le sue inesattezze, allora vuol dire che non tutto è perduto nel sistema educativo italiano. Quindi, come si dice in questi casi, &#8220;ricevo e volentieri pubblico&#8221;. Buona lettura.</p><p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p><p>Da ormai qualche settimana è tornato dirompente, tra le pagine dei giornali e su internet, l&#8217;argomento spinoso degli Ogm che è stato fonte, in seguito alle <strong>dichiarazioni confusionarie</strong> del ministro Clini, di commenti e risposte ancora più confuse e tremendamente ideologiche. C&#8217;è chi, come il professore M. Giannattasio dell’Università di Padova, ha cercato di fare un po&#8217; di chiarezza, cadendo però in inesattezze abbastanza evidenti, senza riuscire a favorire quella riflessione che serve al paese e alla nostra agricoltura per avere una posizione sensata sugli Ogm.</p><p>Innazitutto si cita l&#8217;infelice frase di Clini in cui non chiarisce cosa siano l&#8217;<strong>ingegneria genetica</strong> (da cui derivano gli Ogm) e le tecniche convenzionali come incroci e <strong>mutagenesi</strong>, sostenendo che queste ultime, a differenza degli Ogm, &#8220;non introducono geni estranei nell&#8217;organismo su cui si opera&#8221;; questo è evidentemente <strong>sbagliato </strong>sia perchè gli Ogm si possono produrre anche aggiungendo, regolando o &#8220;togliendo&#8221; geni dell&#8217;organismo stesso, sia perché gli incroci determinano per definizione un rimescolamento di geni tra varietà o specie diverse. Inoltre la modifica del genoma ottenuta per mutagenesi (e anche quella attraverso incroci) è radicalmente più profonda e &#8220;<strong>rischiosa</strong>&#8221; di quella che si ottiene attraverso l&#8217;ingegneria genetica: immaginate di avere un libro, nel primo caso mescolare tra loro tutte le pagine, nel secondo vi limitate a modificare poche parole.</p><p>Per la legge, Ogm <strong>sono solo quegli organismi che sono stati modificati attraverso tecniche di ingegneria genetica</strong>; quindi, sempre per la legge, un organismo modificato con altre tecniche tradizionali, anche se più <strong>invasive</strong>, non è un Ogm.</p><p>Va ricordato che le tecniche &#8220;tradizionali&#8221;, nonostante rievochino l&#8217;immagine romantica del contadino che zappa, non comprendono solo gli incroci, ma anche tecniche come <strong>la mutagenesi chimica o fisica (radiazioni)</strong> che vengono utilizzate da poche decine di anni.<br /> E&#8217; però fondamentale capire che non è la tecnica utilizzata che ci dice se un prodotto è buono o cattivo (così come un compito in classe non è buono o cattivo in base a chi lo scrive), ma saranno le analisi e i controlli a determinare la sicurezza di un alimento; controlli che per gli Ogm sono enormemente più stringenti, a volte perfino esagerati, rispetto a quelli previsti per qualsiasi altro prodotto, che sarà anche &#8220;convenzionale&#8221;, ma pur sempre modificato.</p><p>Il professore poi, invece di invitare ad avere una posizione razionale che si basi su prove e <strong>dati oggettivi</strong>, gioca sul fattore emotivo facendo passare il messaggio secondo cui non bisogna preoccuparsi della mutagenesi non tanto perché sia sicura, ma unicamente perché la legge non definisce come Ogm i prodotti da essa derivati. Come dire: &#8220;se avete paura degli OGM state tranquilli&#8230; questa non è roba transgenica&#8221;. Ora immaginate che per un <strong>artifizio legislativo</strong> (perché di questo si tratta) il San Marzano rientrasse tra gli OGM: cambierebbe forse il suo gusto? diventerebbe improvvisamente pericoloso? No, eppure chi si oppone agli Ogm, che ha speso negli anni così tante energie per convincere il consumatore medio a non volere, a priori, gli Ogm, si è subito affrettato, dopo le dichiarazioni di Clini, a difendere i &#8220;suoi&#8221; prodotti paventando un fantomatico crollo dei consumi.<br /> Il grosso problema è che il consumatore è stato convinto, a<strong> suon di spot e campagne</strong>, che gli Ogm siano sinonimo di scarsa qualità, di malignità, di &#8220;schifezza&#8221;, indipendentemente dalle sue caratteristiche, dalle sue potenzialità e da chi lo ha realizzato.</p><p>Questa paura, inculcata a forza nei consumatori, è purtroppo utilizzata da tanti personaggi di rilievo per &#8220;dimostrare&#8221; che si fa bene ad essere contrari agli OGM, perché la gente non li vuole. Evitando quindi una discussione sul merito.</p><p>Per quanto riguarda la <strong>rivoluzione verde </strong>è vero che, assieme a enormi benefici, ha sicuramente portato anche a problemi quali l&#8217;usurpazione e uso eccessivo delle terre, una ingiusta distribuzione di cibo, beni e risorse, ma è una colpa che non si può attribuire alla scienza, semmai a chi questa rivoluzione l&#8217;ha portata avanti e come (oltre al fatto che citare un aumento di <strong>200 milioni di affamati nel mondo</strong>, quando la popolazione globale è <strong>aumentata di circa 4 miliardi</strong> non ha grande senso).<br /> Stesso discorso andrebbe fatto riguardo la <strong>biodiversità</strong>: nel corso degli ultimi secoli, e in particolare nell&#8217;ultimo, abbiamo ridotto drasticamente il numero di colture da cui traiamo sostentamento e molte di queste si sono perse. Nonostante ciò rappresenti un danno, non si capisce cosa c&#8217;entrino gli Ogm.</p><p>Ogni coltura Gm attualmente impiegata (soia, mais, colza, cotone) presenta <strong>migliaia di varietà Gm diverse</strong>, e la modifica genetica può benissimo essere utilizzata per migliorare le stesse varietà locali, consentendo di rispolverare colture antiche, anche italiane, ormai inutilizzate (ma non per questo meno apprezzabili) abbandonate per scarsa produttività o eccessiva suscettibilità a specifiche malattie.</p><p>Il fatto di poter far produrre alla pianta determinate sostanze (innocue per l&#8217;uomo) che la proteggano &#8220;naturalmente&#8221; dall&#8217;attacco ad esempio degli insetti, come nel caso del Bt, è una strada per <strong>evitare di spargere enormi quantità di composti chimici</strong> (la gran parte dei quali verrebbero persi) con vantaggio oltre che di resa e costi, anche per <strong>l&#8217;ambiente</strong>, per organismi non target e contadini grazie a un&#8217;esposizione minore e molto più confinata. Certo, anche gli Ogm, essendo colture come tutte le altre, possono registrare la comparsa di <strong>resistenze</strong>, ma è la buona pratica agricola unita all&#8217;intelligenza del contadino che deve tentare di ridurre al minimo questa possibilità.</p><p>Le frasi citate di Boncinelli e Buiatti non sono, francamente, molto significative (la prima &#8220;In teoria non c’è alcuna possibilità che nuocciano&#8221; sembra un&#8217;introduzione a un discorso, la seconda secondo cui il &#8220;trasferimento di geni tra organismi anche molto diversi l’uno dall’altro, richiede una particolare attenzione&#8221; nulla sembra aggiungere al discorso), mentre è tragico e paradossale che ci si preoccupi della &#8220;complessità delle interazioni tra i geni di cui non si ha ancora completa conoscenza&#8221; unicamente nella produzione di Ogm (che comunque sono studiati con grande raffinatezza), <strong>senza porsi lo stesso problema per tutte le colture</strong>, ormai indispensabili, che abbiamo ottenuto creando mutazioni su mutazioni a caso, senza alcun controllo, nella semplice speranza di veder crescere qualcosa dalle sembianze e gusto &#8220;normali&#8221;.</p><p>Per quanto riguarda il miglioramento qualitativo, mi stupisco di come si possa non cogliere un concetto banale: è evidente che un alimento arricchito, ad esempio, in vitamine abbia una scarsa rilevanza in paesi come il nostro dove siamo abituati ad avere a disposizione ogni tipo di prodotto sempre e subito.<br /> Molto diversa è la situazione in paesi in via di sviluppo dove larghe fasce della popolazione hanno accesso a ben altre diete; nel caso del golden rice II, ad esempio (non ancora distribuibile, ma non certo perché il prodotto non sia pronto), basta <strong>una normale porzione di riso</strong> per assumere la quantità di vitamina A necessaria a evitare effetti negativi sulla salute. A questo proposito l&#8217;ingegneria genetica può essere sfruttata anche per migliorare colture di base come la <strong>cassava</strong>, diminuendo i<strong> composti tossici</strong> naturalmente presenti che, se assunti con regolarità, possono portare a gravi difetti e malformazioni.</p><p>A sostegno dell&#8217;opposizione agli Ogm si citano poi &#8220;eccessive concimazioni azotate&#8221; che &#8220;se gestite scriteriatamente&#8221; provocano danni all&#8217;agricoltura e alla qualità dei prodotti: ma perché, ancora una volta, si associa a una condotta &#8220;sbagliata&#8221;, ed eventualmente da correggere, l&#8217;introduzione degli Ogm? <strong>Dov&#8217;è il collegamento?</strong><br /> La sensatezza è la base di ogni attività umana, non solo dell&#8217;agricoltura, senza di essa qualsiasi tecnologia risulta fallimentare per definizione.</p><p>In calce si citano la fisiologia vegetale, la genetica classica e altre materie scientifiche come possibili rami utili per fare un&#8217;agricoltura di qualità; peccato che nessun biotecnologo abbia mai messo in contrapposizione le tecnologie dell&#8217;ingegneria genetica con queste discipline, ma semmai è la collaborazione tra di esse a dare i migliori risultati (anche perché non vedo come un biotecnologo che lavora sugli Ogm possa non considerare la genetica o la fisiologia vegetale). Nella scienza non dovrebbero esistere tifoserie, ma complementarietà.</p><p>L&#8217;Italia dovrebbe capire che gli Ogm non sono una sostituzione di vecchi regimi alimentari, nè sono una <strong>minaccia per il made in Italy</strong>, ma possono, laddove se ne vede l&#8217;utilità, diventare un utile complemento (e non solo nel settore vegetale o alimentare), anche perché sono solo frutto di una tecnica da applicare, per cui è la ragionevolezza di chi l&#8217;adopera a dover essere valutata. La situazione italiana invece vede un fronte di anti-Ogm per principio che, partendo da una <strong>scarsa conoscenza scientifica</strong> e usando lo <strong>spauracchio delle multinazionali</strong> (che con o senza Ogm già dominano l&#8217;agricoltura italiana e mondiale) per attaccare gli Ogm in toto.<br /> Peccato che questo serva solo a generare paura e ignoranza e a squalificare enti e università pubbliche che sono costretti a chiudere le loro linee di ricerca a causa di costi di approvazione assurdi (<strong>cresciuti più per paura che per reale necessità</strong>) lasciando il campo libero proprio alle multinazionali che si vorrebbero combattere.<br /> Il futuro della ricerca e dell&#8217;agricoltura nasce da un ampio dibattito, ma deve essere fondato sulla correttezza scientifica e<strong> deve evitare muri ideologici</strong>. La guerra non serve a nessuno.</p><p><a href="http://fedebiotech.wordpress.com/" target="_blank">Federico Baglioni, laureato (triennale) nel 2010 in Biotecnologie industriali e ambientali</a> all&#8217;Università degli Studi di Milano e iscritto al secondo anno di laurea specialistica in Biotecnologie molecolari e bioinformatica presso l&#8217;Università degli studi di Milano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/quando-studente-bacchetta-prof/201494/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gli Ogm, Clini e l’Europa FAQ</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/clini-l%e2%80%99europa/197736/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/clini-l%e2%80%99europa/197736/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 08:12:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[biotech]]></category> <category><![CDATA[Clini]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[faq]]></category> <category><![CDATA[multinazionali]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197736</guid> <description><![CDATA[Periodicamente gli Ogm tornano ad affacciarsi nella discussione pubblica italiana. Questa volta ad innescare le immancabili polemiche è stata una intervista del Ministro Corrado Clini al Corriere. Che cosa ha detto di tanto scandaloso Clini? Niente. Che “gli Ogm possono portare benefici”. Una cosa che in campo scientifico, almeno per alcuni specifici casi, è già...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Periodicamente gli Ogm tornano ad affacciarsi nella discussione pubblica italiana. Questa volta ad innescare le immancabili polemiche è stata una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/politica/12_marzo_15/arachi-la-linea-di-clini-sugli-ogm_e3ca3ccc-6e65-11e1-850b-8beb09a51954.shtml" target="_blank">intervista del Ministro Corrado Clini al Corriere</a></span>. Che cosa ha detto di tanto scandaloso Clini? Niente. Che “gli Ogm possono portare benefici”. Una cosa che in campo scientifico, almeno per alcuni specifici casi, è già accettata da tempo, e ne ho parlato più volte qui sul blog de Il Fatto Quotidiano (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/09/effetti-cotone-sulla-salute/166603/" target="_blank">qui</a></span>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/ogm-per-la-casalinga-di-voghera/110567/" target="_blank">qui</a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/26/ogm-record-in-spagna-100-000-ettari-di-mais/160033/" target="_blank">qui</a></span> ad esempio), ma che se si dice apertamente si viene come minimo additati come <strong>agenti delle perfide multinazionali</strong>, nemici della biodiversità, avvelenatori e chissà che altro. Clini sostiene che si debba aprire una seria riflessione sull’utilizzo di queste tecnologie basata sulla razionalità e non sull’emotività, e che la ricerca in questo campo debba ripartire. <strong>Ricerca italiana</strong>, fatta in Italia per le nostre esigenze. Ricerca che in Italia è bloccata in vari modi dai tempi di Pecoraro Scanio. Clini per altro, da Ministro dell’ambiente, parla di ricerca su piante che possono avere interesse non alimentare ma questo non è servito a parare le polemiche. Clini nell’intervista fa qualche confusione quando associa l’ingegneria genetica a prodotti come il basilico ligure o la cipolla di Tropea, che non sono transgenici e neanche mutati con radiazioni, come invece è il grano duro. Sarebbe stato meglio parlare di “miglioramente genetico” per non offrire il fianco alle critiche. È però vero che anche per i prodotti tipici queste tecnologie potrebbero essere di aiuto (per chi è interessato consiglio la lettura del libro “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bioinitaly.com/assobiotec/Documenti.nsf/20304a238b8f3ba9c1256a08006c91c7/0c0041e8443e0831c1256bdb0051d445/$FILE/Biotecnologie%20per%20la%20tutela%20dei%20protti%20tipici%20italiani.pdf" target="_blank">Biotecnologie per la tutela dei prodotti tipici italiani</a></span>” scaricabile gratuitamente).</p><p>Il livello della discussione seguita all’intervista di Clini è penosamente basso. Per dire, c’è chi come la Senatrice Mongiello (Pd) membro della Commissione Agricoltura, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.agi.it/food/notizie/201203151117-eco-rt10065-ogm_mongiello_pd_no_italia_ha_scelto_agricoltura_di_qualita" target="_blank">confonde gli “innesti”</a></span> (sic.) con gli incroci. Membro della Commissione Agricoltura! E il governatore Zaia si produce in un allucinante “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.agenparl.it/articoli/news/regionali/20120315-veneto-zaia-cinque-buoni-motivi-per-dire-no-agli-ogm-in-agricoltura" target="_blank">gli Ogm spesso migrano sulle specie vicine non Ogm attraverso l’impollinazione</a></span>”. Ha visto troppi film di fantascienza forse. E costui era ministro dell’agricoltura?</p><p lang="it-IT">Lasciando quindi perdere<strong> l’ignoranza scientifica della nostra classe politica </strong>(c’è ancora chi pensa erroneamente che gli Ogm siano sterili) volevo offrire ai lettori una piccola FAQ, come si dice su internet, una serie di domande e risposte sugli Ogm e l’Europa, punto di partenza dell’intervista di Clini al Corriere.</p><p lang="it-IT"><strong>Qual è la situazione in Europa?<br /> </strong>Si dice spesso che l’Europa è contraria agli Ogm, ma non è corretto. L’Europa è spaccata in due: c’è un blocco di paesi che sono favorevoli agli Ogm, capitanati dalla Spagna che coltiva mais OGM da molti anni, e c’è un blocco di paesi contrari, come l’Austria e la Francia.</p><p lang="it-IT"><strong>E </strong><strong>questo cosa comporta?<br /> </strong>Quando si sottopone un Ogm all’autorizzazione, dopo essere passato al vaglio scientifico dell’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), a livello politico serve sia una maggioranza qualificata dei ministri dei paesi membri l’approvazione che una maggioranza qualificata per la bocciatura. Sono più di 10 anni che nelle istituzioni europee c’è una situazione di stallo perché non si raggiunge mai né una maggioranza qualificata per l’approvazione né per la bocciatura. A questo punto la palla passa alla Commissione Europea che deve decidere, e solitamente la tira per le lunghe il più possibile (anche anni) per non prendersi la responsabilità di decidere. Quando il tempo sta per scadere solitamente segue le raccomandazioni dell’EFSA. Tutti sono più o meno scontenti di questo stato di cose, sia i paesi favorevoli agli Ogm che i contrari.</p><p lang="it-IT"><strong>Quindi ci sono vari Ogm approvati in Europa?<br /> </strong>Sì, ve ne sono molti approvati per il commercio e il consumo umano e animale. L’Europa importa quantità enormi di Ogm (soia e mais) da usare come mangime animale. E’ perfettamente legale e non vi sono controversie su questo.</p><p lang="it-IT"><strong>Anche in Italia?<br /> </strong>Certamente, anche in Italia. La grande maggioranza degli animali italiani di allevamento per produrre latte, carne, salumi, formaggi (anche DOP), uova, yogurt e così via sono alimentati con mangimi contenenti Ogm. Venduti comunemente nei consorzi agrari (magari anche di organizzazioni che pubblicamente avversano questi prodotti).</p><p lang="it-IT"><strong>E come mai non è scritto in etichetta?<br /> </strong>La legislazione Europea ipocritamente non prevede che venga segnalato l’uso di Ogm come mangime animale, per paura di danneggiare commercialmente i propri prodotti.</p><p lang="it-IT"><strong>Su cosa verte </strong><strong>allora la controversia ?<br /> </strong>Verte sulla possibilità di <strong>coltivazione</strong> di questi prodotti. I favorevoli sostengono che sia illogico importare questi prodotti dall’estero (da Argentina, Brasile e USA soprattutto) e impedire ai nostri agricoltori di coltivarli qui accorciando la filiera. I contrari invece ritengono di poter trarre un vantaggio commerciale nel dichiararsi Ogm free (vantaggio per altro tutto da dimostrare), anche se come detto noi importiamo Ogm. Però non lo dobbiamo dichiarare in etichetta. Sono solo due gli Ogm ammessi alla coltivazione in Europa: un mais e una patata.</p><p lang="it-IT"><strong>Un Ogm approvato in Europa si può vietare localmente?<br /> </strong>Solo con motivazioni scientificamente provate che riguardino esclusivamente la salute umana e l’ambiente. E non basta una ipotetica possibilità ma deve essere individuato, con studi scientifici seri, il rischio preciso. Nessuna delle motivazioni fino ad ora portate dai paesi contrari è resistita al vaglio scientifico dell’EFSA e delle altre istituzioni scientifiche. Il che non stupisce perché spesso vengono portati a supporto di una richiesta di divieto studi scientificamente scadenti e usati solo come “copertura”, perché la legislazione non prevede che si possano vietare gli Ogm per motivi economici o sociali. In altre parole, si cerca una scusa “scientifica” (anche se non sta in piedi) perché non si possono utilizzare le vere ragioni dell’opposizione, che sono sociali, politiche ed economiche.</p><p lang="it-IT"><strong>Su cosa verte la trattativa a Bruxelles?<br /> </strong>La situazione di stallo sta danneggiando l’Europa: già alcuni centri di ricerche, come quello della BASF, hanno fatto le valigie per trasferirsi in USA. Il compromesso che si sta cercando è questo: l’approvazione rimane comunque a livello Europeo, su basi strettamente scientifiche, ma verrebbe data ai governi nazionali la possibilità esplicita di vietare gli Ogm anche con considerazioni di tipo sociale ed economico. In pratica i paesi favorevoli si sono scocciati del continuo veto da parte dei contrari e vogliono andare avanti da soli. Con questo compromesso i paesi favorevoli sperano che i contrari non mettano più i bastoni fra le ruote opponendo motivazioni scientificamente poco motivate.</p><p lang="it-IT"><strong>Chi è contrario</strong><strong> a questo accordo?<br /> </strong>Le multinazionali, che non vogliono venga data la possibilità ai singoli stati di vietare un Ogm dopo che è stato approvato in sede Europea (tra l’altro che questo si possa legalmente fare è dibattuto, perché potrebbe violare le regole del WTO per il libero commercio dei prodotti). Anche le organizzazioni di attivisti anti-Ogm, come Greenpeace, sono contrarie, perché la loro azione di lobby, molto efficace a livello delle istituzioni europee, verrebbe molto diluita dovendo opporsi anche nei singoli stati, sapendo benissimo che in alcuni paesi si darebbe il via libera agli Ogm senza problemi.</p><p>Sono poi contrari alcuni paesi che vedono in questo accordo un indebolimento del mercato unico europeo: se i semi sono una merce come le altre come è possibile vietarne il libero commercio tra stato e stato?</p><p lang="it-IT"><strong>Chi è favorevole?<br /> </strong>Alcuni paesi come la Danimarca, la Svezia o la repubblica Ceca che vogliono procedere sulla via delle biotecnologie agrarie senza che i paesi contrari, come l’Italia fino a ieri, blocchino i loro piani. Anche la Gran Bretagna ha ultimamente manifestato interesse per alcune piante Ogm, come la barbabietola da zucchero, già utilizzata in USA.</p><p lang="it-IT"><strong>E l’Italia?<br /> </strong>Il ministro Clini ha annunciato un cambio di posizione, accettando l’idea che chi vuole bloccarli a livello nazionale possa farlo, e chi vuole andare avanti lo faccia senza intralci da parte degli altri.</p><p lang="it-IT"><strong>E la ricerca</strong><strong> a cui fa riferimento Clini?<br /> </strong>Nessun paese Europeo tranne l’Italia ha bloccato la ricerca, anche in campo aperto, in questo campo riconosciuto come strategico dall’Europa. La ricerca pubblica italiana, prima del blocco decretato da Pecoraro Scanio, era all’avanguardia nello sviluppo di Ogm italiani pensati per l’agricoltura italiana. Molti sono già pronti nei laboratori delle università italiane. (I pioppi Ogm italiani sono in questo momento piantati e rigogliosi in foreste cinesi ad esempio). Ci sono viti, olivi, pomodori, melanzane, mele, etc. tutti pensati per risolvere specifici problemi italiani.</p><p lang="it-IT">È inutile negare che uno dei problemi principali all’accettazione sociale di queste tecnologie sia il grande peso che hanno le multinazionali in questo campo. La ricerca pubblica auspicata da Clini però potrebbe efficacemente agire da contrappeso rispetto al potere di influenza delle multinazionali del biotech.</p><p lang="it-IT"><strong>Quanto tempo servirebbe per far ripartire la ricerca in Italia?<br /> </strong>Un minuto: il tempo della firma dei famosi protocolli di ricerca sugli OGM italiani, tenuti fermi nei cassetti dei ministeri dall’ex-ministro Zaia.</p><p lang="it-IT">L&#8217;Italia è un paese dove tutti si riempiono la bocca con la parola “ricerca”. Qui c’è l’occasione per distinguere i fanfaroni da chi invece parla seriamente. Si può far ripartire la ricerca pubblica italiana in un campo dove era all’avanguardia e dove una politica miope e di infimo livello l’ha bloccata per dieci anni. Basta volerlo. E si inizi pure con applicazioni non alimentari, come prudentemente ha suggerito Clini. Ma si inizi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/clini-l%e2%80%99europa/197736/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Oh, mio Bio!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/oh-mio-bio/175814/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/oh-mio-bio/175814/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Dec 2011 11:03:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[biologico]]></category> <category><![CDATA[bressanini]]></category> <category><![CDATA[GdF]]></category> <category><![CDATA[truffa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175814</guid> <description><![CDATA[La Guardia di Finanza di Verona ha scoperto una megatruffa nel settore dei prodotti biologici. Come scrive il Gazzettino &#8220;L&#8217;operazione, denominata &#8220;Gatto con gli stivali&#8221;, coordinata dalla procura della Repubblica di Verona &#8211; Pm Maria Beatrice Zanotti e Maria Federica Ormanni &#8211; ha portato al sequestro materiale di 2.500 tonnellate di prodotti agro-alimentari, ma sulla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Guardia di Finanza di Verona ha scoperto <a href="http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=172237&amp;sez=NORDEST" target="_blank">una megatruffa nel settore dei prodotti biologici</a>.</p><p>Come scrive il Gazzettino &#8220;<em>L&#8217;operazione, denominata &#8220;Gatto con gli stivali&#8221;, coordinata dalla procura della Repubblica di Verona &#8211; Pm Maria Beatrice Zanotti e Maria Federica Ormanni &#8211; ha portato al sequestro materiale di 2.500 tonnellate di prodotti agro-alimentari, ma sulla carta è stato ricostruito un giro di immissione sui mercati in questi anni di <strong>7 milioni di quintali</strong>, pari a un valore di oltre 220 milioni di euro.&#8221;</em></p><p>Attraverso un giro complesso di false certificazioni biologiche, prodotti convenzionali, anche di provenienza estera, sono stati <strong>“trasformati” in prodotti biologici</strong> e venduti come tali. Secondo la Guardia di Finanza la truffa complessiva, in atto dal 2007, riguarda almeno il <strong>10% dei prodotti biologici nazionali</strong>. È una percentuale molto elevata ma forse è addirittura sottostimata: <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/12/06/news/truffa_biologico-26163113/" target="_blank">i sequestri infatti hanno coinvolto anche frumento, soia, favino, farine e frutta secca</a>, destinati ad alimentazione animale. Questo significa che probabilmente sono stati certificati come biologici <strong></strong><strong>carne</strong>, salumi, latte, <strong>formaggi</strong>, uova e altri prodotti animali di aziende biologiche dove i proprietari hanno acquistato, anche in perfetta buona fede, del mangime biologico che biologico non era.</p><p>Il colonnello della GdF di Verona, Bruno Biagi, <a href="http://www.agi.it/venezia/notizie/201112061500-cro-r010433-frodi_sequestro_falsi_alimenti_bio_ma_non_dannosi_per_salute" target="_blank">ritiene non ci siano problemi di alcun tipo per la salute umana</a> dal consumo di questi prodotti. La truffa è “solo” commerciale ma ovviamente, se il tutto verrà confermato, è un <strong>brutto colpo all’immagine del biologico</strong>, che negli ultimi anni ha trovato sempre più il favore di molti italiani nonostante il costo più alto.</p><p>Gli agricoltori biologici, quelli veri, sopportano spesso dei costi più alti di produzione, dovuti a molti fattori: <strong>rese agricole spesso inferiori</strong>, possibilità di usare un numero limitato di <strong>pesticidi</strong>, divieto di uso di concimi di sintesi e così via. Godono quindi, in tutta la Ue, di <strong>contributi </strong><strong>pubblici</strong> (come del resto, in misura diversa, anche gli agricoltori convenzionali) altrimenti difficilmente riuscirebbero a rimanere sul mercato. Non è strano al supermercato trovare prodotti biologici che costano anche il doppio o più di quelli convenzionali, anche se è difficile a volte per il consumatore accorgersi di questo perché la strategia della grande distribuzione ormai è quella di avere una sezione separata per i prodotti biologici, <em>anche</em> per evitare che il <strong>consumatore</strong> possa confrontare il prezzo direttamente con i prodotti convenzionali. La gran parte di questo sovrapprezzo infatti non va all’agricoltore ma alla GDO (grande distribuzione) e a tutti gli stadi intermedi della catena commerciale.</p><p><a href="http://www.agi.it/venezia/notizie/201112061500-cro-r010433-frodi_sequestro_falsi_alimenti_bio_ma_non_dannosi_per_salute" target="_blank">Può essere quindi forte la tentazione di produrre o acquistare prodotti convenzionali e spacciarli come biologico per spuntare prezzi superiori</a>, oppure per percepire i finanziamenti pubblici senza coltivare risultando <strong>produttori di cibo finto bio</strong>.</p><p><em></em><em>Le persone arrestate sono state prese tra Verona, Ferrara, Pesaro Urbino e Foggia. Ecco i nomi: Luigi Marinucci, 63 anni, di Angiari (Verona), rappresentante legale della Sunny Land Spa e della Societa&#8217; Agricola Marinucci; Davide Scapini, 43 anni, di Sona (Verona), socio al 49% e direttore commerciale della Sunny Land oltre che rappresentante di altre aziende; Angela Nazaria Siena, 39 anni, di San Severo (Foggia), rappresentante della Bioecoitalia srl e di altre aziende; Andrea Grassi, 45 anni, di Argenta (Ferrara), consulente e rappresentante di aziende agricole; Michele Grossi, 36 anni, di Fano (Pesaro-Urbino), direttore regionale Marche dell&#8217;Organismo di Certificazione e controllo di suolo e salute; Stefano Spadini, 46 anni, genovese, residente a Monte Cerignone (Pesaro-Urbino), consulente della Direzione Regionale Marche di Suolo e salute; Caterina Albiero, 47 anni, di Salizzole (Verona), socio accomandatario della Bioagri sas e rappresentante legale de La Spiga srl. Tutti sono accusati di frode in commercio, associazione per delinquere, falso materiale ed emissione di fatture inesistenti.</em></p><p>Due considerazioni, una di carattere generale e l’altra più particolare.</p><p>Il biologico si basa su una <strong>certificazione del processo di produzione</strong>, non del prodotto finale. A meno del riscontro della presenza di pesticidi vietati all’agricoltore bio, non è possibile distinguere facilmente un prodotto convenzionale da uno biologico, perché anche una grande percentuale di frutta e verdura convenzionale, secondo i rapporti dell’EFSA e del ministero della Salute, risulta priva di <strong>residui di pesticidi</strong> ed è quindi più facilmente spacciabile per biologico. Ed è difficile riuscire a capire, analizzando il prodotto finale, se ad esempio sono stati usati <strong>concimi</strong><strong> </strong>di sintesi, vietati nel bio, per dare un “aiutino” alla pianta. È chiaro quindi come gli enti certificatori, che attraverso un <strong>controllo spesso solo </strong><strong>burocratico </strong>dovrebbero controllare che le aziende biologiche da loro certificate seguano strettamente i regolamenti, siano l’anello debole della catena. E infatti l’operazione in atto della GdF ha coinvolto personaggi che, sino al 2010, lavoravano per una grande azienda certificatrice, <a href="http://new.suoloesalute.it/cmx/htdocs/articoli.php?op=view&amp;key=IDARTICOLO&amp;keyvalue=350" target="_blank">Suolo e Salute</a>, che controlla circa <strong>11.000</strong> aziende, <a href="http://new.suoloesalute.it/cmx/htdocs/sezioni.php?op=view&amp;key=IDSEZIONE&amp;keyvalue=69" target="_self">il 24% del totale e il 28% degli ettari coltivati</a>. Basti questo per capire quanto dirompente possa essere questa inchiesta nel <strong>fragile mondo dell’agricoltura biologica italiana </strong>dove dal 2001 il numero di aziende biologiche è <strong>diminuito</strong>, la superficie utilizzata è <strong>diminuita</strong>, ma nonostante questo i consumi degli italiani sono <strong>aumentati</strong>. Forse questa indagine getta un pò di luce su questo paradosso.</p><p>È necessario che le aziende certificatrici vadano nei campi e nei magazzini, che svolgano analisi chimiche dei prodotti in campo, che <strong>non</strong> <strong>concordino</strong><strong> preventivamente la visita in azienda</strong>, che dovrebbe essere a sorpresa per essere efficace, e non basarsi quasi esclusivamente sul controllo burocratico di fatture e quaderni (che comunque sono importanti perché è da questi documenti che l’inchiesta è scaturita)</p><p>La seconda considerazione è che l’operazione “<strong>Gatto con gli stivali</strong>”, partita da Verona e allargata ad altre regioni d’Italia, ha forse solo <strong>toccato marginalmente il problema</strong>. Il Veneto ha solo l’1.4% della superficie coltivata a biologico d’Italia (<a href="http://www.interbio.it/share/integra_files_lib/files/Supporto%20regioni%20al%20bio.pdf" target="_blank">dati SINAB 2009</a>). In generale al nord la produzione biologica è<strong> limitata</strong>: la Lombardia ad esempio, <a href="http://www.greenews.info/eventi/convegno-aiab-il-biologico-come-modello-economico-e-ambientale-virtuoso-20111206/" target="_blank">pur essendo la prima regione d’Italia per produzione agricola</a>, ha solo l’1.3% della superficie. Il Piemonte il 2.7%. Di più l’Emilia Romagna con il 7%. Ma<strong> la Puglia ha il 12.7% </strong>della superficie a biologico, la Sardegna il 7.4%, la Calabria l&#8217;8.2%, la Basilicata il 10,1%. E la Sicilia è la prima regione in Italia con il 18.7%. (<a href="http://www.sinab.it/share/img_lib_files/1627_bio-in-cifre-2010_con-grafica-x-stampa.pdf" target="_blank">Qui trovate un pdf riassuntivo sulla produzione biologica in Italia</a>, notate anche gli incrementi rispetto all’anno precedente di Sicilia e Sardegna).</p><p>Come si dice in questi casi, lasciamo che le autorità svolgano le loro indagini e acciuffino gli eventuali truffatori. È dovuto sia agli agricoltori biologici che svolgono onestamente il loro lavoro, sia ai consumatori che, specialmente in un periodo di ristrettezze economiche come questo, non sono disposti a farsi prendere in giro acquistando prodotti che di biologico hanno solo il bollino.</p><p>p.s. dichiaro di non avere alcun conflitto di interesse rispetto ai temi trattati o i soggetti coinvolti, e di acquistare anche prodotti biologici, nonostante il prezzo più elevato, se li trovo di gusto superiore ai corrispondenti prodotti convenzionali.</p><p><em>Ringrazio Beatrice Mautino, responsabile del sito <a href="http://www.queryonline.it/" target="_blank">Query online</a> la scienza indaga i mysteri, per avermi suggerito via Facebook il titolo di questo pezzo.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/oh-mio-bio/175814/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Soldi pubblici alla ricerca privata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/soldi-pubblici-alla-ricerca-privata/173112/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/soldi-pubblici-alla-ricerca-privata/173112/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Nov 2011 12:21:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[coop]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[privati]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category> <category><![CDATA[soldi pubblici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173112</guid> <description><![CDATA[Coop sta spedendo ad alcuni suoi fornitori una richiesta di adesione al progetto GenEticaMente, “un Programma di sviluppo e innovazione della Fondazione Diritti Genetici, l’ente scientifico più autorevole in Italia in tema di valutazione dei rischi/benefici dell’ingegneria genetica”.  Il documento mi è stato inoltrato da una persona che  desidera rimanere anonima. No comment su quel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Coop sta spedendo ad alcuni suoi fornitori una richiesta di adesione al progetto <a href="http://www.fondazionedirittigenetici.org/fondazione/new/geneticamentecf.php" target="_blank"><strong>GenEticaMente</strong></a>,<em> “un Programma di sviluppo e innovazione della Fondazione Diritti Genetici, l’ente scientifico più autorevole in Italia in tema di valutazione dei rischi/benefici dell’ingegneria genetica”</em>.  Il documento mi è stato inoltrato da una persona che  desidera rimanere anonima. No comment su quel <em>“<strong>più</strong> autorevole”</em>. Il progetto GenEticaMente ha in passato scatenato una serie di polemiche sui media (vedi <a href="http://www.scienzainrete.it/contenuto/partner/resoconto-geneticamente" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=275" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.biotecnologi.org/content/view/493/84/" target="_blank">qui</a>, <a href="http://www.fondazionedirittigenetici.org/fondazione/new/displayevidenza.php?id=76" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-02-09/quali-criteri-fondi-geneticamente-063833.shtml" target="_blank">qui</a> tra gli altri)</p><p>Il documento continua con</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>“A regime, il Polo scientifico GenEticaMente prevede l’attività di tre Piattaforme di innovazione: ricerca, formazione e comunicazione scientifica.</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>In particolare svilupperà la frontiera scientifica  delle “biotecnologie soft” alternative agli Ogm, con specifico riferimento alla Mas (Marker Assisted Selection &#8211; selezione assistita da marcatori), superando l’annoso dibattito Ogm sì/Ogm no che da anni monopolizza la ricerca e la comunicazione nel settore biotech.</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>Oggi l’Italia e l’Europa possono imprimere una svolta alla ricerca nella genetica agraria: abbandonare la strada impervia del transgenico, rischiosa e non socialmente condivisa, e sviluppare la via italiana ed europea all’innovazione genetica in agricoltura.”</em></p></blockquote><p>Ora, la <strong>Mas </strong>è una tecnica biotecnologica ormai ben rodata, usata da tempo, e per nulla “alternativa” agli Ogm. E’ piuttosto complementare. Diciamo, senza entrare nel dettaglio, che è una tecnica moderna di selezione genetica. La transgenesi si usa nei casi in cui la Mas e le altre tecniche non si possono usare. Tanto per chiarire, tutte le aziende biotech che investono in Ogm investono anche nella Mas, <a href="http://www.monsanto.com/products/Documents/Wheat-PDFs/monsanto-wheat-update.pdf" target="_blank">vedi qui ad esempio Monsanto con il frumento</a>. Consiglio anche la lettura di questo bell’articolo (<a href="http://www.mcdb.ucla.edu/Research/Goldberg/hc70a_w05/pdf/FutureOfCereals.pdf" target="_blank"><em>Back to the future of cereals</em></a> pubblicato su Scientific American) a firma di scienziati della Syngenta che spiegano perché stanno investendo anche nella Mas. Non si capisce da dove arrivi questa definizione di “biotecnologia soft” visto che, ad esempio, i prodotti della Mas possono essere brevettati o comunque protetti legalmente tanto quanto gli Ogm. Ma non è questo il luogo per entrare nel dettaglio di come funziona la Mas. Volevo invece parlare di <strong>finanziamenti</strong>.</p><p>Continua il documento</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>“Il progetto sta trovando una condivisione senza precedenti a livello di partners istituzionali:</em></p><ul style="padding-left: 30px;"><li><em>Presidenza del Consiglio: la Fondazione ha sottoscritto un Protocollo di Intesa con sette Ministeri (Beni Culturali, Ricerca scientifica, Ambiente, Agricoltura, Sviluppo economico, Affari esteri, Politiche comunitarie)</em></li><li><em>Regione Lazio</em></li><li><em>Regione Puglia</em></li><li><em>Comune di Roma</em></li><li><em>Comune di Ladispoli</em></li></ul><p style="padding-left: 30px;"><em>Partners privati del progetto sono Coop Italia ed i fornitori Coop che intendano investire nella qualità e nell’innovazione.”</em></p></blockquote><p>Chiariamo subito che una azienda privata, quale Coop o i suoi fornitori, può dare soldi a chiunque per qualsiasi progetto senza doversi giustificare con nessuno. Tanto più che, come segnala il documento ai fornitori, <em>“le erogazioni liberali con una precisa destinazione (in questo caso il progetto GenEticaMente) hanno una deducibilità senza limite della donazione sul reddito d’impresa dichiarato.”</em></p><p>Quello che invece mi irrita è che vengano usati <strong>soldi pubblici </strong>in modo non trasparente per finanziare un ente <strong>privato</strong>. Il programma di ricerca a parole è interessante</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>“GenEticaMente svilupperà vari progetti di ricerca in campo agroalimentare, con particolare riferimento al miglioramento di varietà vegetali d’importanza commerciale rappresentative dell’eccellenza italiana, focalizzando l’attenzione in particolare sui caratteri di resistenza alla siccità e sul miglioramento delle caratteristiche qualitative, organolettiche e/o salutistiche</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>Ad esempio:</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>• Miglioramento delle caratteristiche organolettiche: nel caso del Pomodoro da tavola è stato possibile identificare marcatori associati ai caratteri genetici che  presiedono al sapore del frutto.</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>Lo stesso è possibile anche per Frutta rossa e altri prodotti ortofrutticoli.”</em></p></blockquote><p>Ora, se io ricercatore <strong>pubblico</strong> voglio ottenere un finanziamento alla mia ricerca, non è che posso andare dal mio amico sindaco o dal mio amico presidente della regione e farmi dare dei soldi “ad personam”. Devo presentare un progetto scientifico molto <strong>dettagliato</strong> a una istituzione che ha deciso di finanziare la ricerca, spiegare che cosa voglio fare, mostrare che il progetto è fattibile in <strong>pratica</strong>, mostrare che io sono in grado materialmente di <strong>portarlo a termine</strong> e con quali <strong>strumenti</strong> (per dire, non so neppure se GenEticaMente possiede dei laboratori di ricerca), mostrare il mio <strong>curriculum</strong> scientifico, elencare le mie <strong>pubblicazioni</strong> su riviste scientifiche <strong>internazionali </strong>per mostrare che sono compentente, e infine (<strong><em>fondamentale</em></strong>) dovrò <strong>competere</strong> con altri gruppi che vogliono anche loro essere finanziati, e magari hanno un progetto migliore del mio.</p><p>Ogni tanto si viene finanziati, altre volte no. Ma questa è la procedura standard come ogni ricercatore al mondo sa bene (e che in Italia troppo spesso non funzioni così è una triste verità). Il tutto con una valutazione trasparente della ricerca. O almeno così dovrebbe andare, e un ente pubblico dovrebbe essere tenuto a fare un bando di gara prima di distribuire finanziamenti per la ricerca. Soprattutto quando li eroga ad un entre <strong>privato</strong>. In italia abbiamo degli istituti di <strong>genetica agraria </strong>pubblici prestigiosissimi, e che sarebbero stati sicuramente contenti di concorrere per dei finanziamenti per l’utilizzo della Mas (che magari usano già da anni) per il miglioramento genetico del “pomodoro da tavola” o della “frutta rossa”.</p><p>Da quello che leggo sul documento pare invece che alcune istituzioni <strong>pubbliche </strong>abbiano deciso di finanziare una ricerca <strong>privata </strong>senza alcun tipo di trasparenza e senza un bando pubblico di concorso. Quanti soldi hanno dato e per fare che cosa? Non si sa. O almeno io non lo so. Ma cercando sul web qualche cosa si trova, anche se molto frammentario.</p><p>Qui ad esempio, nella <a href="http://www.regione.lazio.it/binary/web/bil_prog_contenitore/FINANZIARIA_ulltima_stesura.1230550259.pdf" target="_blank">Finanziaria del 2009 della Regione Lazio, all’art. 24, si stanzia un finanziamento di 600mila euro</a> (sticazzi!)  per partecipare alla Fondazione Diritti Genetici. Non è dato sapere se e come questi siano poi stati erogati e con quali risultati. Avete idea di quanti dottorati di ricerca avrebbe potuto finanziare una università pubblica con quei soldi? <a href="http://centrostudiregionali.it/wp-content/uploads/2010/12/18_Allegato-tecnico-alla-tabella-B-Spesa.pdf" target="_blank">Altri 100mila nel 2010 e nel 2011</a>, se interpreto bene la tabella a pagina 54 (o forse rientrano nei 600mila, non mi è chiaro).</p><p>Sulla regione Puglia in rete non ho trovato nulla che riguardasse i finanziamenti, ma mi piacerebbe molto sapere il Presidente Vendola che finanziamenti ha erogato. La regione Sicilia pare abbia contribuito con <a href="http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_PresidenzadellaRegione/PIR_SegreteriaGenerale/PIR_Servizio5/D.R.S.%20N.13%20DEL%2031.01.2011con%20allegato.pdf" target="_blank">50mila euro</a>.</p><p>Sono sicuro che sia tutto perfettamente legale e che le varie amministrazioni regionali e comunali abbiano il diritto <strong>formale</strong> di erogare quei finanziamenti. Se <strong>Coop </strong>vuole finanziare chi non mi pare abbia grande esperienza scientifica sulla Mas faccia pure, son soldi suoi. Ma quando si tratta di finanziare la ricerca scientifica con soldi <strong>pubblici</strong>, la strada da seguire non è certo quella dei finanziamenti “ad personam” ad un ente <strong>privato</strong>.</p><p>Le leggi “ad personam” mica sono solo quelle pro Berlusconi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/soldi-pubblici-alla-ricerca-privata/173112/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>107</slash:comments> </item> <item><title>Gli effetti del cotone Ogm sulla salute</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/09/effetti-cotone-sulla-salute/166603/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/09/effetti-cotone-sulla-salute/166603/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 Nov 2011 18:58:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[cotone]]></category> <category><![CDATA[india]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[studi]]></category> <category><![CDATA[vandana Shiva]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166603</guid> <description><![CDATA[Oggi parliamo degli effetti sulla salute del cotone Ogm in India,  ma prima è necessaria una premessa: solitamente gli articoli sulle biotecnologie che scrivo qui su ilfattoquotidiano.it scatenano nei commenti molte polemiche (e anche qualche insulto gratuito). Molte persone protestano e chiedono alla redazione o al direttore Peter Gomez di non farmi scrivere più. La...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo degli effetti sulla salute del cotone Ogm in India,  ma prima è necessaria una premessa: solitamente gli articoli sulle biotecnologie che scrivo qui su ilfattoquotidiano.it scatenano nei commenti molte polemiche (e anche qualche insulto gratuito). Molte persone protestano e chiedono alla redazione o al direttore <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/pgomez/" target="_blank">Peter Gomez</a></span> di non farmi scrivere più. La cosa curiosa è che praticamente <strong>nessuno</strong> entra mai nel merito di quello che scrivo. Nessuno mi dice <em>“guarda che ti sbagli, ci sono dei dati più aggiornati pubblicati sulla rivista scientifica Xyz che smentiscono quanto dici”</em>, cosa che mi farebbe molto piacere: c’è sempre qualche cosa da imparare.</p><p>No, semplicemente ci si indigna perché racconto dei <strong>fatti</strong> (appurati al meglio delle indagini scientifiche effettuate fino ad ora) che però hanno il “difetto” di andare contro le convinzioni radicate di molte persone. E queste, quando qualcosa mette in crisi le loro convinzioni, piuttosto che considerare l’idea che queste ultime siano sbagliate, reagiscono alzando un muro.</p><p>Bene. Vi confesso che io non scrivo questi articoli per farvi cambiare idea. Cioè, mi piacerebbe ma non sono in grado di utilizzare tutte quelle tecniche psicologiche e di marketing che invece vengono ampiamente utilizzate da aziende, da associazioni, da partiti politici per farvi aderire ai loro credo. Di più: non mi frega neppure. Non mi interessa lisciare il pelo al lettore, non mi interessa che voi cambiate idea oppure no. Non mi viene in tasca nulla. Non ho prodotti da vendere o campagne da finanziare. Scrivo, come mi è stato chiesto, su ilfattoquotidiano.it raccontando, appunto, <strong>fatti</strong> non conosciuti al grande pubblico nella speranza che possano essere di <strong>aiuto a chi una “convinzione” ancora non ce l’ha</strong>. E credo che siano molti. E lo faccio seguendo l’etica della scienza: la ricerca della verità, o la sua migliore approssimazione. E se durante il viaggio scopro che alcune mie convinzioni (tutti ce le hanno, anche gli scienziati) non sono supportate dai fatti, beh, le cambio senza grossi traumi.</p><p>Ma veniamo al <strong>cotone Ogm</strong>.</p><p>Il cotone Bt è una pianta geneticamente modificata che contiene uno o più geni provenienti da un comune batterio del suolo, il <em>Bacillus thuringiensis </em><em>(da cui il nome)</em>. Questi geni Bt producono delle proteine che sono mortali per alcuni insetti, tra cui alcuni parassiti del cotone. In pratica il cotone Bt produce da sé <strong>l’insetticida</strong>. Insetticida che è assolutamente innocuo per i mammiferi ed è usato, sotto forma direttamente di batterio, anche in agricoltura convenzionale e biologica. Anzi, il batterio Bt è l’insetticida in assoluto più utilizzato in agricoltura biologica. Quando vi mangiate frutta <strong>biologica</strong> è probabile che stiate ingerendo anche il batterio che è stato spruzzato come insetticida oppure direttamente le sue tossine.</p><p>Il cotone Bt è stato messo in commercio per la prima volta nel 1996. Vari studi in passato hanno messo in luce i <strong>benefici</strong> economici derivanti dalla sua adozione per gli agricoltori, attraverso un aumento delle rese, una riduzione dell’impiego di pesticidi chimici e quindi una riduzione dei costi che ripagava ampiamente il costo maggiore dei semi. Tirando le somme gli agricoltori <strong>mediamente</strong> hanno avuto un aumento del reddito come potete vedere dalla F<span style="text-decoration: underline;"><strong>igura 1</strong></span>. a <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/tabella3.gif?47e3a5" target="_blank">questo link</a></strong></span>.</p><p>Detto chiaramente, la mole di <strong>studi scientifici</strong> pubblicati su<strong> </strong>riviste<strong> </strong>serie è tale che non vi è più alcun dubbio che il cotone Ogm abbia portato benefici ai piccoli agricoltori,  anche se è curioso come sulla stampa italiana appaiano sempre notizie, false, di tipo opposto, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/ogm-250mila-suicidi-tra-gli-agricoltoriil-mercato-in-mano-alle-multinazionali/168751/" target="_blank">solitamente diffuse da attiviste (che si spacciano per scienziate) come Vandana Shiva</a>. Ma avremo modo di parlare di questo un’altra volta.</p><p>Oggi non volevo parlare di soldi. Una riduzione dell’uso di <strong>pesticidi</strong> infatti, oltre a portare un vantaggio economico, ha anche implicazioni profonde sulla salute. Nei paesi poveri e in via di sviluppo spesso pesticidi altamente tossici per l’uomo vengono applicati manualmente e senza protezioni adeguate, portando a un numero enorme di casi di intossicazione e <strong>avvelenamento</strong> da pesticidi con un costo sociale elevato. Tenete presente che il cotone è la coltura che consuma più pesticidi al mondo utilizzando, si stima, tra il 16% e il 25% di tutti gli insetticidi prodotti al mondo.</p><p>È appena stato pubblicato sulla rivista <em>Ecological economics </em>[1] uno studio approfondito che analizza i benefici sanitari derivanti dall’utilizzo del cotone Bt in India. (Kouser, S., Qaim, M., Impact of Bt cotton on pesticide poisoning in smallholder agriculture: A panel data analysis, Ecol. Econ. (2011) )</p><p>I ricercatori hanno raccolto dati dal 2002 al 2008 su 198 fattorie (scelte in modo casuale per evitare <strong>condizionamenti</strong> statistici) ogni due anni, e stimato l’impatto che ha avuto l’introduzione del cotone Ogm. La maggior parte degli agricoltori monitorati nello studio sono piccoli agricoltori con appezzamenti di terreno inferiori ai 4 ettari.</p><p>Già in passato in altri paesi era stata osservata una riduzione di casi di intossicazione e avvelenamento da pesticidi. In Cina ad esempio (lo avevo già raccontato nel mio libro <em><a href="http://online.scuola.zanichelli.it/chiavidilettura/ogm-tra-leggende-e-realta/">Ogm tra leggende e realtà, chi ha paura degli organismi geneticamente modificati</a>. </em>In fondo all’articolo, come mi è stato chiesto da alcuni lettori, riporto la bibliografia originale. Quando possibile cerco di mettere un link agli articoli scientifici gratuitamente disponibili sul web)</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>&#8220;In passato alcuni studi avevano già documentato come l’adozione del cotone Bt avesse ridotto i rischi per la salute derivanti dall’uso di pesticidi. Ad esempio analizzando statisticamente dati provenienti da varie aziende agricole Pray e collaboratori [2] e Huang e collaboratori [3] avevano mostrato come i coltivatori di cotone Bt in Cina soffrissero meno spesso di avvelenamento da pesticidi rispetto ai coltivatori di cotone tradizionale. Bennet e collaboratori [4] hanno utilizzato un approccio simile in Sud Africa riscontrando anche in questo caso un minor numero di casi di avvelenamento da pesticidi tra i coltivatori di cotone Bt.&#8221;</em></p></blockquote><p>Questo però è il primo <strong>studio a lungo termine</strong> effettuato in un paese in via di sviluppo sull’effetto sulla salute della coltivazione del cotone Bt.</p><p>In India il cotone Ogm è stato introdotto nel 2002, anche se veniva usato illegalmente anche in precedenza poiché i contadini, volendone sfruttare i benefici, contrabbandavano illegalmente i semi dalla <strong>Cina</strong> dove questo era stato introdotto anni prima. Monsanto, detentrice del brevetto, ha collaborato con l’azienda sementiera indiana Mahyco per adattare i semi alle condizioni locali e incorporare i geni nelle varietà tradizionali.</p><p>Durante i primi anni dell’introduzione del cotone Ogm in India, vari agricoltori lo adottarono solo parzialmente: testavano i semi Ogm su un campo, mentre su un altro campo continuavano a seminare le varietà non Ogm e a spruzzare pesticidi, in modo da valutarne le caratteristiche. Pian piano l’adozione è aumentata.</p><p>In seguito la tecnologia è stata data in licenza a molte altre aziende indiane. Nel 2010 erano approvati per la coltivazione 780 diversi tipi di cotone Bt, dove quindi i geni di resistenza sono stati introdotti nelle varie varietà o ibridi. La proliferazione del cotone Ogm in India, con decine di produttori, paradossalmente è stata facilitata dal fatto che i brevetti <strong>Monsanto</strong> non erano validi in India, e chiunque ha potuto copiare e riprodurre il cotone. Questo però all’inizio ha portato anche ad avere sul mercato semi dalle capacità insetticide non certificate e spesso anche veri e propri semi Bt falsi (che presumibilmente hanno causato vari problemi agli agricoltori che li hanno usati scambiandoli genuinamente per semi Bt).</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/adoption.jpg?47e3a5" target="_blank"><strong>Figura 2</strong></a>: adozione del cotone Bt in India</p><p>Venduto con il nome commerciale di <em>Bollgard I</em>, il cotone contiene il gene Cry1Ac che dona la resistenza contro vari parassiti (<em>Helicoverpa armigera</em>, <em>Earias vittella</em>, <em>Pectinophora gossypiella</em>). Nel 2006 è stato introdotto il <em>Bollgard II</em>, con inserito anche il gene Cry2Ab che dona la resistenza verso altri insetti.</p><p>Ora l’India è il più grande produttore mondiale di cotone Bt, e viene coltivato da più di 6 milioni di piccoli agricoltori con una superficie stimata di 9.5 milioni di ettari. Nel 2010 l’86% del cotone indiano era Ogm.</p><p>Se avete una T-shirt o dell’intimo prodotti con cotone <em>made in China</em> o in India avete addosso del cotone Bt. Non c’è nulla da temere. Anzi, come vedremo è stato prodotto in maniera più rispettosa per l’ambiente e per la salute di quello tradizionale.</p><p>Come dicevo, è ormai assodato nella letteratura scientifica come in media l’introduzione del cotone Bt abbia avuto un impatto positivo sui piccoli agricoltori che lo hanno adottato riducendo l’uso di pesticidi rispetto ai campi coltivati in modo tradizionale, come potete vedere in figura 3.</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/btpesticidi.jpg?47e3a5"><strong>Figura 3</strong></a>: confronto tra l&#8217;uso di pesticidi nel cotone convenzionale e Ogm</p><p>Commentano gli autori</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>“È anche interessante osservare come l’uso di pesticidi chimici sia diminuito nel tempo, e questo sia per i campi Bt che per i campi convenzionali. Questo è probabilmente dovuto a una soppressione ampia e generalizzata dei parassiti come risultato dell’adozione della tecnologia Bt, che beneficia sia chi lo utilizza sia gli altri [5]. Lo stesso effetto è stato osservato per le colture Bt in Cina e in Usa [6,7].”</em></p></blockquote><p>In pratica l’uso ampio e continuato del cotone Bt ha ridotto la popolazione del verme del cotone e ne hanno tratto beneficio anche i campi confinanti coltivati a cotone non Ogm. Un effetto analogo è stato rilevato recentemente per il mais Bt negli Usa.</p><p>Il calo nell’uso dei pesticidi suggerisce anche che lo sviluppo di <strong>insetti</strong> <strong>resistenti</strong> non è ancora diventata una questione di rilevanza pratica in India. È importante ricordare che, in qualsiasi modo venga utilizzato (spruzzato o dentro la pianta stessa), un insetticida porta sempre, prima o poi, allo sviluppo dei fenomeni di resistenza, cioè alla selezione di insetti che, mutati casualmente, riescono a resistere. Questo è il motivo per cui in agricoltura si debbono continuamente sviluppare insetticidi nuovi. Gli agricoltori sono in perenne lotta, da sempre, contro gli insetti. Si devono quindi mettere sempre in atto delle misure volte a ridurre la probabilità che si sviluppi una resistenza, o che si sviluppi troppo in fretta.</p><p>Ritornando allo studio, ancora più interessante è il risultato se si vanno a distinguere i vari pesticidi in base alla classe di tossicità stabilita dall’<strong>Oms</strong> (Organizzazione Mondiale della Sanità). L’Oms classifica i pesticidi in quattro gruppi a seconda della loro tossicità acuta.</p><p>Nei campi Bt si spruzzano quantità significativamente inferiori di pesticidi di tipo I (<strong>estremamente</strong> <strong>pericolosi</strong>) e II (moderatamente pericolosi) mentre c’è poca o non c’è differenza per quel che riguarda i pesticidi di tipo III (leggermente pericolosi) e IV (non presentano pericolo acuto).</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>“Questo suggerisce che la riduzione di pesticidi più elevata, dovuta all’introduzione del cotone Bt, è avvenuta per i pesticidi più tossici; il che è coerente con studi precedenti in India e altrove [8,9]”</em></p></blockquote><p>La riduzione di pesticidi è stata notevole: il 50% globalmente e del 70% dei pesticidi di tipo I, quelli più tossici. In media, stima l’articolo, chi coltiva cotone Bt soffre di 1,8 casi in meno di avvelenamento da pesticidi, per anno, rispetto a chi non lo usa.</p><p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/btpoisoning.jpg?47e3a5" target="_blank"><strong>Figura 4</strong></a>: avvelenamenti da pesticidi</p><p>In realtà gli autori ricordano che gli effetti benefici sono stati probabilmente sottostimati perché non includono la riduzione di chi non ha seminato cotone Ogm ma ha goduto dei suoi effetti di coltivazione nelle vicinanze. In più lo studio ha tenuto in considerazione solo i sintomi di intossicazioni acute e non ha indagato sui risultati a lungo termine di una esposizione cronica.</p><p>Questo, unito all’effetto positivo sul reddito ormai ben dimostrato, spiega come mai il cotone Bt in India ormai sia quasi al 90% del totale. E questo nonostante i semi siano da ricomperare ogni anno perchè, come tutti gli ibridi, se ripiantati la stagione successiva avrebbero delle prestazioni ridotte.</p><p>Le conclusioni degli autori sono chiare</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>“I risultati dimostrano che il cotone Bt ha ridotto notevolmente l’incidenza dell’avvelenamento da pesticidi tra i piccoli agricoltori indiani. Mentre nessun effetto significativo si è osservato nei primi anno dell’adozione, una chiara riduzione è avvenuta dal 2006. Cioè, gli effetti positivi sulla salute sono aumentati all’aumentare dell’adozione della tecnologia. Estrapolando i risultato all’intera India, il cotone Bt aiuta ad evitare <strong>2.4 milioni di casi di avvelenamento da pesticidi ogni anno</strong>.</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>[…]</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>La ragione principale di questi benefici per la salute della tecnologia Bt è che la resistenza inserita contro i principali insetti parassiti permette alte rese con livelli molto inferiori di insetticidi chimici. Poiché i piccoli agricoltori spruzzano i pesticidi manualmente, solitamente con un insufficiente abbigliamento di protezione, livelli più bassi di pesticidi significa minore esposizione a <strong>sostanze tossiche</strong>.”</em></p></blockquote><p>Ovviamente, sottolineano i ricercatori, questo comporta anche degli ovvi vantaggi per l’ambiente, anche se lo studio non se ne occupa direttamente.</p><p>Sicuramente, uno degli ostacoli maggiori verso l’accettazione sociale generalizzata di queste tecnologie è che spesso il marketing di varie multinazionali, a differenza di quanto continuamente raccontato dagli scienziati delle istituzioni pubbliche,  ha “promosso” gli Ogm come se fossero una sorta di “bacchetta magica”.</p><p>Ovviamente non lo è. È solamente una tecnologia come le altre, da valutare per i suoi effetti, e non in modo “ideologico”. È sicuramente molto efficace e, sicuramente, sul lungo periodo, cambierà il modo di creare nuove varietà agricole, rispetto a come viene fatto ora. Ma non è detto che sempre sia la strada migliore o comunque l’unica da battere. Gli autori infatti ricordano che</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>“La tecnologia Bt può non essere la sola opzione al fine di ridurre i pesticidi chimici usati nella produzione del cotone. In alcune regioni si <strong>abusa </strong>dei pesticidi, causando una riduzione di insetti benefici e quindi aumentando gli insetti parassiti.</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>[…]</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>In ogni caso, la lotta integrata e la tecnologia Bt sono altamente complementari [10], e quindi un approccio non deve essere visto come un sostituto per l’altro.</em></p><p style="padding-left: 30px;"><em>I nostri risultati suggeriscono che le esternalità positive per l’ambiente e la salute dovrebbero essere considerate perché possono essere sostanziali. Tuttavia, il dibattito pubblico sulle colture geneticamente modificate in generale, e sul cotone Bt in particolare, è spesso focalizzato soprattutto sui rischi per la salute e l’ambiente.&#8221;</em></p></blockquote><p>In altre parole troppo spesso (anche in Italia) si pone l’accento su rischi ipotetici (a oggi mai dimostrati) senza valutare minimamente i vantaggi reali derivanti dall’uso di questa tecnologia.</p><p>Forse qualcuno dei lettori si aspettava che parlassi dei famosi suicidi dei contadini indiani. Lo farò in un prossimo articolo, dove vi mostrerò come in questo campo si raccontino delle bugie clamorose: i suicidi, che purtroppo esistono, non sono affatto collegati agli Ogm, come invece le Vandana di turno vorrebbero farvi credere.</p><p>Qui sotto trovate tutti gli articoli di cui si parla nel testo. Sono solo una piccola parte delle molte decine di articoli scientifici seri scritti sull&#8217;argomento. E scusate se ribadisco il &#8220;seri&#8221; ma <a href="http://www.slowfood.it/sloweb/C2745172190d3227A6Wv8F2C5A70/limperatore-%C3%A8-nudo-ogm-false-promesse-fallaci-tecnologie" target="_blank">non basta scrivere un &#8220;rapporto&#8221; e metterlo sul web per farlo diventare credibile</a>.</p><p><strong>Bibliografia</strong></p><p>[1] Kouser, S., Qaim, M., <a href="http://www.ask-force.org/web/Cotton/kouser-impact-bt-cotton-pesticide-2011.pdf" target="_blank">Impact of Bt cotton on pesticide poisoning in smallholder agriculture: A panel data analysis</a>, Ecol. Econ. (2011), doi:10.1016/j.ecolecon.2011.06.008</p><p>[2] Pray, C., Huang, J., Hu, R., Rozelle, S., 2002. <a href="http://wwwdata.forestry.oregonstate.edu/orb/pdf/Pray.2002.pdf" target="_blank">Five years of Bt cotton in China–the benefits continue</a>. The Plant Journal 31, 423–430.</p><p>[3] Huang, J., Hu, R., Pray, C., Qiao, F., Rozelle, S., 2003. <a href="http://sourcedb.cas.cn/sourcedb_igsnrr_cas/zw/lw/200906/P020090625728822004338.pdf" target="_blank">Biotechnology as an alternative to chemical pesticides: a case study of Bt cotton in China</a>. Agricultural Economics 29, 55–67.</p><p>[4] Bennett, R., Buthelezi, T., Ismael, Y., Morse, S., 2003. <a href="http://ucbiotech.org/issues_pgl/ARTICLES/Bennett_cotton.pdf" target="_blank">Bt cotton, pesticides, labour and health: a case study of smallholder farmers in the Makhathini Flats, Republic of South Africa</a>. Outlook on Agriculture 32, 123–128.</p><p>[5] Sadashivappa, P., Qaim,M., 2009. <a href="http://agbioforum.org/v12n2/v12n2a03-sadashivappa.htm" target="_blank">Bt cotton in India: development of benefits and the role of government seed price interventions</a>. AgBioForum 12, 172–183.</p><p>[6] Hutchinson, W.D., Burkness, E.C., Mitchell, P.D., Moon, R.D., Leslie, T.W., Fleischer, S.J., Abrahamson, M., Hamilton, K.L., Steffey, K.L., Gray, M.E., Hellmich, R.L., Kastner, L.V., Hunt, T.E., Wright, R.J., Pecinovsky, K., Rabaey, T.L., Flood, B.R., Raun, E.S., 2010.</p><p><a href="http://digitalcommons.unl.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1223&amp;context=entomologyfacpub&amp;sei-redir=1#search=%22Areawide%20suppression%20European%20corn%20borer%20Bt%20maize%20reaps%20savings%20non-%20Bt%20maize%20growers.%20Science%20330%2C%20222%E2%80%932" target="_blank">Areawide suppression of European corn borer with Bt maize reaps savings to non- Bt maize growers</a>. Science 330, 222–225.</p><p>[7]  Wu, K.M., Lu, Y.-H., Feng, H.-Q., Jiang, Y.-Y., Zhao, J.-Z., 2008. <a href="http://www.ask-force.org/web/Cotton/Wu-Suppression-Bollworm-Crops-2008.pdf" target="_blank">Suppression of cotton bollworm in multiple crops in China in areas with Bt toxin-containing cotton</a>. Science 321, 1676–1678.</p><p>[8] Qaim, M., de Janvry, A., 2005. <a href="http://are.berkeley.edu/~sadoulet/papers/QaimEDE.pdf" target="_blank">Bt cotton and pesticide use in Argentina: economic and environmental effects</a>. Environment and Development Economics 10, 179–200.</p><p>[9] Qaim, M., Zilberman, D., 2003. <a href="http://www.nslc.wustl.edu/courses/Bio4213/05/quaim.pdf" target="_blank">Yield effects of genetically modified crops in developing countries</a>. Science 299, 900–902.</p><p>[10] Romeis, J., Shelton, A.S., Kennedy, G.G. (Eds.), 2008. <a href="http://books.google.com/books?hl=en&amp;lr=&amp;id=SpVyjivSi3QC&amp;oi=fnd&amp;pg=PR1&amp;ots=vO8biBySHs&amp;sig=q0GJnBJ8wEwAR5LhpB9pGk7ANxc#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">Integration of Insect-Resistant Genetically Modified Crops within IPM Programs</a>. Springer, New York.</p><p>Fonte del grafico dell’adozione del cotone indiano: <a href="http://www.agbioforum.org/v13n4/v13n4a02-pray.htm" target="_blank">Price Controls and Biotechnology Innovation: Are State Government Policies Reducing Research and Innovation by the Ag Biotech Industry in India?</a> Carl E. Pray and Latha Nagarajan, Agbioforum, Vol 13, n. 4</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/09/effetti-cotone-sulla-salute/166603/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>604</slash:comments> </item> <item><title>OGM record in Spagna: 100.000 ettari di mais</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/26/ogm-record-in-spagna-100-000-ettari-di-mais/160033/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/26/ogm-record-in-spagna-100-000-ettari-di-mais/160033/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Sep 2011 09:10:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Ambiente]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[pesticidi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160033</guid> <description><![CDATA[Tempo fa avevo mostrato come Greenpeace avesse manipolato le statistiche sugli OGM per diffondere una immagine contraria alla realtà. Si parlava del mais Bt seminato in Spagna. Lo stesso di cui si è parlato nei mesi scorsi per alcune coltivazioni “illegali” in giro per l’Italia. Vi avevo fatto vedere come, nonostante Greenpeace sostenesse vi fosse...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa avevo mostrato come <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/come-mentire-con-le-statistiche-sugli-ogm/93853/" target="_blank">Greenpeace avesse manipolato le statistiche sugli OGM</a> per diffondere una immagine contraria alla realtà. Si parlava del mais Bt seminato in Spagna. Lo stesso di cui <a href="http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/08/28/news/violino-non-escludo-altro-mais-ogm-1.790610" target="_blank">si è parlato nei mesi scorsi</a> per alcune coltivazioni “illegali” in giro per l’Italia. Vi avevo fatto vedere come, nonostante Greenpeace sostenesse vi fosse una <strong>diminuzione</strong> delle coltivazioni di mais Bt in Spagna (segno secondo loro che gli agricoltori non lo gradivano più e che gli ogm avessero “fallito”), andando a leggere direttamente i dati sul sito del ministero spagnolo la realtà che emergeva era un’altra: la percentuale di mais OGM rispetto al totale era rimasta invariata. E questo perché nelle zone ad alta infestazione di insetti parassiti gli agricoltori sono ben contenti di utilizzare questo mais, perché comporta <strong>benefici economici e per l’ambiente</strong> (dimostrati, non come le statistiche farlocche di Greenpeace, riportate ovviamente da tutti i giornali).</p><p>Brevemente, il mais Bt in questione è in grado di resistere naturalmente a un parassita, la piralide, che scava dei buchi all’interno della pianta e delle pannocchie. Il suo uso ha, in Spagna come in altri paesi del mondo, portato a un <strong>aumento delle rese</strong>, poiché la pianta è più protetta dai parassiti, a una <strong>riduzione</strong> dell’uso di insetticidi (una categoria di pesticidi) e ha aumentato il reddito degli agricoltori, che nonostante il costo maggiore dei semi (che comunque dovrebbero ricomprare ogni anno anche se seminassero mais non transgenico visto che ormai la quasi totalità del mais è ibrido) godono della riduzione dei costi (meno pesticidi, meno applicazioni, meno costi di gestione) e rese aumentate. Questi risultati si riferiscono al mais Bt e non sono ovviamente da generalizzare per altri tipi di ogm.</p><p>A dimostrazione che gli agricoltori spagnoli continuano a trarre vantaggio da questa tecnologia ecco che <a href="http://www.marm.es/es/calidad-y-evaluacion-ambiental/temas/biotecnologia/Superficie_Ma%25C3%25ADz_OMG_por_provincias_2011_tcm7-172243.pdf" target="_blank">arrivano a fagiolo i dati del 2011, sempre dal governo spagnolo</a>: nel 2011 in Spagna gli ettari coltivati di mais Bt sono <strong>aumentati</strong>, toccando quasi i <strong>100.000 ettari</strong> (più precisamente 97325,72 <strong>+27% </strong>rispetto al 2010). E, cosa significativa, ora il mais OGM rappresenta il 26.4% del totale, mentre era il 21% nel 2010.</p><p>Non troverete questi numeri sui giornali italiani. Greenpeace non farà un comunicato stampa e neppure Coldiretti, o Slow Food, o la Fondazione Diritti Genetici, o tutto il resto della variegata galassia anti OGM presente in Italia. La cattiva informazione su questi temi sui media italiani impera. Volete un esempio?</p><p>Qui <a href="http://cianciullo.blogautore.repubblica.it/2011/08/30/mais-illegale/" target="_blank">Antonio Cianciullo, parlando di questo mais</a>, dice che vi<em> &#8220;è il rischio di un’ibridazione spontanea che trasferisca in piante infestanti il materiale genetico modificato per assicurare la resistenza ai pesticidi&#8221;.</em></p><p>Ma quale “resistenza ai pesticidi” ? Questo è un mais che <strong>resiste ad alcuni insetti</strong> e quindi, come ho spiegato, <strong>riduce</strong> l’uso di pesticidi. Non c’è nessuna  “resistenza ai pesticidi” (si confonde evidentemente con gli ogm resistenti agli erbicidi, che neppure sono approvati in Europa). E poi non si è mai sentito di una “ibridazione spontanea” tra il mais e le piante infestanti! In più il mais è autoctono del Messico e non vi sono piante selvatiche in Europa che possono incrociarsi. Le persone poi leggono questi pezzi pieni di errori e ovviamente ci credono “è scritto su <em>Repubblica</em>, quindi è vero!”. Non che il<em> Corriere</em> o gli altri giornali siano meglio, eh….</p><p>Tornando al nostro mais, questo OGM è molto vecchio, è stato il primo mais OGM commercializzato, ormai nel secolo scorso. In Spagna si trovano <strong>centinaia di varietà diverse</strong> di questo mais prodotte da svariate aziende sementiere (nessun problema per la biodiversità agricola dunque: si trasferisce il gene che dona la resistenza nelle varietà che interessano). Negli ultimi anni sul mercato mondiale sono stati introdotti altri tipi di mais che resistono anche ad altri parassiti, come la <strong>diabrotica</strong>. Forniscono una migliore protezione e permetterebbero una ulteriore riduzione dell’uso di pesticidi. Questi ogm più recenti però non sono approvati in Europa per la nota opposizione politica di molti paesi, tra cui l’italia (che evidentemente preferisce si spruzzino insetticidi anche quando si potrebbero tranquillamente evitare).</p><p>Se quanto letto sino ad ora vi “suona strano”, perché avete sempre letto peste e corna degli ogm, provate a considerare l’ipotesi che vi abbiano ingannato. Se non ci credete potete iniziare a leggere una presentazione del ministero dell’ambiente spagnolo <a href="http://www.efsa.europa.eu/en/events/documents/gmo090914-p13.pdf" target="_blank">che illustra le caratteristiche e i benefici ottenuti dall’uso del mais bt in Spagna</a>. Benefici che non si fermano all’ambiente ma possono avere ricadute anche sulla salute umana. Poiché il mais è più protetto dai parassiti è meno probabile che questi scavino gallerie al suo interno dove in seguito si possono sviluppare funghi e muffe che producono tossine <a href="http://www.aiol.it/contenuti/attualit%25C3%25A0/attivit%25C3%25A0-ministero/fumonisine-nuovi-parametri" target="_blank">pericolose come le fumonisine</a>. Infatti un altro dato interessante che emerge dai rapporti del ministero dell’ambiente spagnolo è il numero di allarmi alimentari dovuti al superamento delle soglie di sicurezza per la presenza di queste pericolose tossine nel mais. Per 62 volte i livelli di sicurezza sono stati superati. In <strong>nessuno</strong> di questi casi il mais coinvolto era Bt: solo convenzionale e biologico. Addirittura, il mais biologico in Spagna rappresenta meno dell’1% del mais totale, ma è stato responsabile <strong>del 31% degli allarmi alimentari</strong>. Ovviamente neanche questo avete mai letto sui giornali italiani, dove mettere in dubbio che il biologico sia meno che superlativo e la panacea di tutti i mali è quasi un delitto di lesa maestà.</p><p>So bene che molti lettori non mi crederanno: gli effetti delle balle continuamente riproposte dai media è persistente, e servirà molto tempo per estirparli. Ma arriverà sicuramente il giorno in cui il mais (e la polenta ;-) ) Bt sarà finalmente considerato migliore sia per l’uomo che per l’ambiente di quello convenzionale. E arriverà, ne sono sicuro, anche il momento in cui anche gli agricoltori biologici coltiveranno, in modo biologico, le colture Bt, visto che sono coerenti con i loro obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale. Ma so che passerà molto tempo perché questo accada. Nel frattempo, come al solito, vi ho messo tutti i link perché possiate andare a leggere direttamente.</p><p>P.s.: giusto per prevenire commenti superflui: No, <strong>non mi paga nessuno</strong>. No, non ho alcun conflitto di interesse. Sì, mi sono informato. Molto. Sì, vi hanno raccontato delle balle. No, gli ogm non sono responsabili dei suicidi indiani. Sì, Vandana Shiva si sbaglia. No, non è stato dimostrato che gli ogm sono dannosi. No, gli ogm non sono sterili. No, i lavori pubblicati da Seralini non sono considerati attendibili dalla comunità scientifica. Sì, in Italia legalmente importiamo ogm. Sì, i nostri prodotti, anche DOP, (carne, uova, salumi, latte, formaggi, yogurt,…) derivano in larga parte da animali nutriti con soia e mais ogm importati dall’estero. Sì, è legale non segnalarlo in etichetta. Sì, ribadisco, vi hanno raccontato delle balle.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/26/ogm-record-in-spagna-100-000-ettari-di-mais/160033/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>616</slash:comments> </item> <item><title>Oscillococcinum e omeopatia: è class action</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/class-action-in-usa-contro-lomeopatia/158907/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/class-action-in-usa-contro-lomeopatia/158907/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Sep 2011 08:41:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Boiron]]></category> <category><![CDATA[class action]]></category> <category><![CDATA[Omeopatia]]></category> <category><![CDATA[Oscillococcinum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158907</guid> <description><![CDATA[Se in Italia è la multinazionale dell&#8217;omeopatia Boiron a minacciare le vie legali, in Usa è lei a essere chiamata davanti a un giudice. Il 4 agosto 2011 è stata depositata una class action (una azione legale collettiva) presso il tribunale di San Diego. Sul banco degli imputati è “Oscillo”, come è comunemente chiamato l’Oscillococcinum, “niente più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se in Italia è <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/lomeopata-affoga-in-rete/157554/" target="_blank">la multinazionale dell&#8217;omeopatia <strong>Boiron </strong>a minacciare le vie legali</a>, in Usa è lei a essere chiamata davanti a un giudice. Il 4 agosto 2011 è <a href="http://www.courthousenews.com/2011/08/05/SnakeOil.pdf" target="_blank">stata depositata una </a><em><a href="http://www.courthousenews.com/2011/08/05/SnakeOil.pdf" target="_blank">class action</a> </em>(una azione legale collettiva) presso il tribunale di San Diego. Sul banco degli imputati è “Oscillo”, come è comunemente chiamato <strong>l’Oscillococcinum</strong>, “niente più di una pillola di zucchero che il citato in giudizio [la Boiron n.d.a] ingannevolmente reclamizza come una cura per l’influenza. In realtà Oscillo non ha effetto sull’influenza o sui sintomi che l’accompagnano” si legge sul documento depositato. Su quali basi poggia l’azione legale promossa contro la Boiron? Sul fatto che, secondo il documento</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;">“l’ingrediente attivo riportato in Oscillo,<strong> Anas Barbariae Hepatis et Cordis Extractum</strong>, non è né attivo nel combattere l’influenza e neppure è di fatto un ingrediente di Oscillo. Anas Barbariae Hepatis et Cordis Extractum è un modo sofisticato del citato in giudizio per nascondere la verità al pubblico. La verità è che Anas Barbariae Hepatis et Cordis Extractum è in realtà un <strong>estratto di cuore e fegato di anatra muschiata</strong>, non ha qualità medicinali note e oltretutto alle diluizioni estreme dichiarate dal citato in giudizio, non ha alcun impatto sul corpo umano perché non è presente in Oscillo”</p></blockquote><p>Oscillococcinum è un preparato omeopatico con diluizione 200CK. I numeri che leggete sulle confezioni di preparati omeopatici (7CH, 30C,&#8230;) indicano la diluizione della sostanza originale. Questa scala di diluizioni è stata introdotta da <strong>Samuel Hahnemann</strong>, il fondatore dell’omeopatia. Si prende una sostanza e la si diluisce in 100 parti di acqua. Poi si prende un centesimo di questa soluzione e la si diluisce in altre cento parti di acqua e così via. In un preparato 20CH questo processo è stato ripetuto per venti volte. Oltre il 12CH di <strong>molecole del preparato originali non ne sono rimaste</strong> tracce. Non ce ne sono. <strong>Zero</strong>. Nulla.</p><p>La diluizione di Oscillococcinum è 200CK. La lettera K  indica che le diluizioni successive<a href="http://farmacia.unipv.it/files/il_medinale_omeopatico.pdf" target="_blank"> sono state effettuate on il metodo &#8220;Korsakoviano&#8221;</a>:</p><blockquote><div style="padding-left: 30px;">&#8220;In un flacone da 15 ml si versano 5 ml del materiale di partenza o ceppo omeopatico e si agita (dinamizzazione).<strong> Il flacone viene svuotato</strong> per aspirazione in modo tale che resti una quantità di 0,05 ml della diluizione originale (verifica attraverso pesatura).</div><div style="padding-left: 30px;">Nello stesso flacone si versano 5 ml di acqua distillata, si agita, si svuota il flacone per aspirazione e si pesa. Il liquido aspirato è la prima diluizione Korsakoviana o 1K.&#8221;</div></blockquote><blockquote><p style="padding-left: 30px;">&#8220;Ad ogni passaggio il flacone, svuotato per aspirazione, si pesa e si lascia nel flacone stesso 0,05ml della diluizione. L’aggiunta di 5 ml di acqua distillata porta ad una deconcentrazione di 1:100 ad ogni passaggio&#8221;</p></blockquote><p>Non che cambi qualche cosa tra 200CH e 200CK : dopo 200 diluizioni di molecole provenienti dall&#8217;anatra lì dentro non ce ne sono comunque.</p><p>“Oscillo non è altro che <strong>zucchero </strong>(85% saccarosio e 15% lattosio)” continua la citazione in giudizio. Correttamente bisogna dire che i produttori di preparati omeopatici lo sanno benissimo e non lo nascondono. Anzi, questo fatto è alla base dell’affermazione che la pillola omeopatica non presenta effetti collaterali: “<a href="http://www.usnews.com/usnews/biztech/articles/970217/archive_006221_2.htm" target="_blank">Per forza è sicuro. Non c’è nulla dentro</a>” ha dichiarato un portavoce di Boiron tempo fa in una intervista (Dan McGraw “Flu Symptoms? Try duck” U.S. News and World Report 9 febbraio 1997). Chi crede nell’omeopatia sostiene che, in qualche modo misterioso, l’acqua usata per impregnare lo zucchero “ricordi” in qualche modo di essere stata a contatto con un principio attivo. Nessun esperimento <strong>rigoroso e riproducibile</strong> però è mai stato in grado di verificare questa affermazione.</p><p>Certo è un bel dilemma per i <strong>vegetariani</strong>: l’Oscillo lo possono assumere? È fatto a partire dal cuore e fegato di anatra (non so sulle confezioni americane, ma su quelle italiane è scritto), però non ne rimane dentro neanche una molecola. Chi teme invece per la sorte delle anatre può trarre un sospiro di sollievo: per preparare le milioni di confezioni di Oscillo vendute in tutto il mondo è servito, in teoria, un singolo animale. Se infatti triturassimo il fegato e il cuore di un’anatra e lo disperdessimo nell’<strong>oceano Atlantico</strong> questo avrebbe una concentrazione di <em>Anas Barbariae Hepatis et Cordis Extractum</em> ancora molto superiore a quella dichiarata. Di certo i produttori non devono avere grossi problemi di approvvigionamento di materia prima.</p><p>p.s. non tutti i preparati omeopatici sono ultradiluiti e questo è forse una delle maggiori cause di confusione. Ieri ho usato una pomata all&#8217;arnica &#8220;prodotto omepatico&#8221; e ho verificato che contiene 4 grammi di arnica su 100 grammi di prodotto. Non ho problemi <strong>di principio</strong> verso preparati che effettivamente contentono qualche cosa, tanto è vero che l&#8217;arnica è usata anche nella farmacopea.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/class-action-in-usa-contro-lomeopatia/158907/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>444</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;omeopata affoga in rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/lomeopata-affoga-in-rete/157554/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/lomeopata-affoga-in-rete/157554/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Sep 2011 08:31:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Boiron]]></category> <category><![CDATA[Omeopatia]]></category> <category><![CDATA[Pseudoscienze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=157554</guid> <description><![CDATA[Parlate male dell’omeopatia sul web? Rischiate di ricevere una diffida per diffamazione dalla multinazionale Boiron. È accaduto a Samuele Riva, ingegnere informatico, che sul suo blog (www.blogzero.it) a luglio ha scritto due articoli sull’omeopatia, raccontandone le basi e distinguendola da altre terapie “alternative” come la cura con le erbe. L’omeopatia infatti viene spesso confusa con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parlate male dell’omeopatia sul web? Rischiate di ricevere una diffida per diffamazione dalla multinazionale Boiron.</p><p>È accaduto a <strong>Samuele Riva</strong>, ingegnere informatico, che sul suo blog (<a href="http://www.blogzero.it/" target="_blank">www.blogzero.it</a>) a luglio ha scritto <a href="http://www.blogzero.it/2011/07/13/omeopatia-mito-e-leggenda-1/" target="_blank">due articoli sull’omeopatia</a>, raccontandone le basi e distinguendola da altre terapie “alternative” come la cura con le erbe. L’omeopatia infatti viene spesso confusa con la fitoterapia: la cura con estratti vegetali. Secondo l’omeopatia invece un preparato è tanto più potente quanto più viene diluito. La diluizione è indicata sulle confezioni con simboli come 12C o 30C. È facile calcolare, chimica alla mano, che già una preparazione 12C non contiene praticamente più nessuna molecola attiva: è solo zucchero.</p><p>Che l’omeopatia non abbia basi scientifiche è noto. Questo non impedisce a milioni di persone di acquistare, soddisfatti, questi preparati spesso consigliati da medici e farmacisti. L’attendibilità scientifica di una disciplina però non si misura con il numero di “credenti” (medici inclusi): milioni di persone credono all’astrologia, all’acqua benedetta di Lourdes, ai chakra e al potere terapeutico delle preghiere. Ognuno è libero di crederci, ma non ci si può indispettire se qualcuno scrive che sono pratiche <strong>prive di valore scientifico</strong>. La “fede” non va confusa con la scienza.</p><p>Samuele Riva però ha avuto la “cattiva” idea, per illustrare i suoi due articoli, di citare la multinazionale del settore <strong>Boiron</strong> (quotata in borsa dal 1987, nel 2010 ha avuto un fatturato di 520 milioni di euro. Fonte <a href="http://www.boiron.com/" target="_blank">www.boiron.com</a>) e di parlare del suo preparato omeopatico di punta: l’Oscillococcinum, reclamizzato come un medicamento contro i sintomi dell’influenza.</p><p>I legali della Boiron, ritenendo gli articoli di Riva diffamatori nei confronti dell’azienda e dell’omeopatia, <a href="http://www.blogzero.it/2011/08/02/boiron-omeopatia-querela-denuncia-blog/" target="_blank">hanno intimato all’internet provider di togliere i riferimenti all’azienda e all’Oscillococcinum</a>, e di revocare l’accesso di Samuele al suo blog, minacciando altrimenti azioni legali. Samuele toglie i riferimenti ma subito scrive un nuovo articolo denunciando il tentativo di censura. Immediatamente, con il tam-tam di internet, i lettori degli articoli di Samuele da qualche centinaio aumentano a dismisura. Molti siti web riprendono la vicenda di Samuele-Davide contro Boiron-Golia che approda addirittura sulle pagine della prestigiosa rivista di medicina <a href="http://www.bmj.com/content/343/bmj.d5197.extract" target="_blank"><em>British Medical Journal</em></a>.</p><p>Già in passato chi ha osato “toccare” l’omeopatia è finito davanti al giudice: <strong>Piero Angela</strong> anni fa in televisione aveva parlato della mancanza di basi scientifiche dell’omeopatia, paragonandola all’acqua fresca. Fu portato in tribunale nel 2004 da due associazioni di omeopati che pretendevano un “diritto di replica” nella trasmissione di Angela. Il conduttore racconta al <em>British Medical Journal </em>di aver vinto la causa perché il giudice “ha valutato le evidenze scientifiche a nostro supporto, e ha dichiarato che gli omeopati non avevano diritto a una replica […], accettando la mia tesi che è dovere di un giornalista scientifico distinguere chiaramente ciò che è scienza da ciò che non lo è”.</p><p>Boiron, che non si aspettava una reazione così pronta dal popolo della rete, ha preferito deporre l’ascia di guerra. L’amministratore delegato di Boiron Italia, Silvia Nencioni, <a href="http://www.blogzero.it/2011/08/24/boiron-the-end/" target="_blank">pochi giorni fa ha scritto a Samuele Riva</a> dicendosi dispiaciuta che il loro intervento fosse stato vissuto come una minaccia alla libertà della rete, lasciando cadere l’azione legale. Ironicamente ora, grazie a Boiron, molte più persone sanno che nelle pillole omeopatiche ad alta diluizione c’è solo zucchero.</p><p>Saturno, 9 Settembre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/lomeopata-affoga-in-rete/157554/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>795</slash:comments> </item> <item><title>Il difficile mestiere del detective di batteri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/il-difficile-mestiere-del-detective-di-batteri/116705/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/il-difficile-mestiere-del-detective-di-batteri/116705/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Jun 2011 11:20:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[batterio killer]]></category> <category><![CDATA[cetrioli]]></category> <category><![CDATA[escherichia coli]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[germogli]]></category> <category><![CDATA[insalata]]></category> <category><![CDATA[pomodori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116705</guid> <description><![CDATA[Quando ci si trova di fronte a un problema di sanità pubblica come quello scaturito dal batterio Escherichia coli O104:H4 in cui non si riesce a identificare con precisione la fonte primaria di infezione, in molti si immaginano gli scienziati febbrilmente al lavoro dietro microscopi e apparecchi complicatissimi. In realtà preliminarmente il lavoro da svolgere,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci si trova di fronte a un problema di sanità pubblica come quello scaturito dal batterio <em>Escherichia coli</em><em> O104:H4</em> in cui non si riesce a identificare con precisione la fonte primaria di <strong>infezione</strong>, in molti si immaginano gli scienziati febbrilmente al lavoro dietro microscopi e apparecchi complicatissimi.</p><p>In realtà preliminarmente il lavoro da svolgere, per scovare la fonte di infezione, è più simile a un&#8217;indagine poliziesca. Se si comprende bene questo fatto, si può capire, senza immaginarsi improbabili complotti (rilanciati immancabilmente da qualche sito web spazzatura) perché all’inizio sono stati messi sotto accusa <strong>pomodori, insalata</strong> e <strong>cetrioli</strong> in genere, poi i <strong>cetrioli biologici</strong> spagnoli, e in seguito i <strong>germogli </strong>biologici di vario tipo prodotti da una azienda agricola della bassa Sassonia.</p><p>Nel momento in cui vengono ricoverate, in una zona geografica abbastanza ristretta, <a href="http://www.ecdc.europa.eu/en/activities/sciadvice/Lists/ECDC%20Reviews/ECDC_DispForm.aspx?List=512ff74f-77d4-4ad8-b6d6-bf0f23083f30&amp;ID=1102&amp;RootFolder=/en/activities/sciadvice/Lists/ECDC%20Reviews" target="_blank">più di duemila persone colpite</a> da diarrea emorragica e da sindrome emolitico-uremica, e di queste 22 muoiono, la prima cosa che si deve fare è cercare di capire che cosa hanno in comune. Le analisi cliniche dei pazienti mostrano che sono infetti dal batterio in questione, ma questo non ci dice <strong>come e dove </strong>hanno contratto l’infezione. E questo è fondamentale per bloccare la sorgente del contagio.</p><p>Avete migliaia di persone che stanno male, ma <strong>non </strong>hanno mangiato tutte nello stesso posto. Se fosse così, la faccenda sarebbe già risolta. Si tratta allora di fare un paziente lavoro di investigazione per capire <strong>che cosa hanno in comune </strong>quelle persone. Si devono meticolosamente interrogare, chiedere quando, dove e che cosa hanno mangiato prima di stare male. Incrociare i risultati, escludere le correlazioni non significative, e confrontare i dati con ciò che hanno fatto le persone che invece <strong>non </strong>sono state male. Questo ultimo punto è fondamentale: avere a disposizione un “gruppo di controllo”.</p><p>Le interviste hanno subito escluso come possibili fonti di infezioni la carne poco cotta e il <strong>latte non pastorizzato</strong>, spesso implicati in passato in casi di questo genere. Le <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://edoc.rki.de/oa/articles/retz2JQQeKQQ/PDF/23biStyp7ZDrU.pdf" target="_blank">indagini preliminari dell’Istituto Robert Koch</a></span> mostravano una correlazione significativa tra gli ammalati e il consumo di cetrioli, pomodori e insalata crudi.</p><p>Anche il profilo dei colpiti era anomalo: c’è una maggiore presenza rispetto al solito di <strong>giovani donne</strong>. E magre. Questo non significa necessariamente che il batterio colpisca in modo più virulento questo gruppo, ma probabilmente solo che questo gruppo di persone ha avuto un contatto maggiore con la fonte, tuttora non ben determinata, dell’infezione. È plausibile immaginare che, statisticamente, un numero maggiore di donne magre consumino ortaggi crudi e altri <strong>alimenti “salutistici”</strong>.</p><p>Dal 29 maggio al 2 giugno i ricercatori proseguono le loro indagini “poliziesche” su 46 pazienti, e confrontano le loro risposte con quelle di 2100 persone <strong>non contagiate</strong> simili per età, sesso e regione di residenza. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rki.de/cln_145/nn_217400/EN/Home/PM__072011.html" target="_blank">Questi i risultati</a></span>:</p><p><strong>Cibo mangiato     % tra i malati    % tra i sani</strong></p><p>Cetrioli                                       75                              50</p><p>Pomodori                                 80                              63</p><p>Insalata                                     84                              47</p><p>Come si vede una percentuale statisticamente maggiore di pazienti ha mangiato cetrioli, pomodori o insalata rispetto al gruppo di controllo. Addirittura il 95% dei ricoverati ha mangiato almeno uno dei tre “presunti colpevoli”.</p><p>Ora considerate i risultati preliminari delle indagini nei negozi di alimentari e nei mercati: trovate dei cetrioli biologici spagnoli che risultano positivi all’<em>Escherichia coli</em> del tipo che produce le <strong>tossine letali</strong>. Ancora non avete esattamente “l’impronta genetica” del batterio trovato sui cetrioli spagnoli: state cercando un assassino vestito con un cappotto rosso. Una pattuglia arresta un noto assassino con il cappotto rosso. È armato. Per sapere se è veramente lui il colpevole dovete aspettare qualche giorno in attesa di svolgere il test del <strong>Dna</strong>. Che fate nel frattempo, lo lasciate a piede libero o lo arrestate?</p><p>Questa è stata la decisione che hanno dovuto prendere le autorità tedesche. Hanno deciso di <strong>arrestare il presunto colpevole</strong> in attesa di test più accurati. Test che hanno mostrato la sua innocenza in questo caso, nonostante il vestito rosso e girasse armato. Le autorità tedesche continuano a sconsigliare il consumo di pomodori, insalata e cetrioli crudi dati i riscontri che vi ho mostrato sopra. Che però non sono una dimostrazione di “causa ed effetto”. Insieme a quei vegetali i malati possono aver mangiato anche altri alimenti che gli investigatori hanno trascurato.</p><p>Ora i detective hanno trovato la <a href="http://www.reuters.com/article/2011/06/07/us-ecoli-hunt-idUSTRE75627S20110607" target="_blank"><strong>“pista” dei germogli</strong></a> di un&#8217;azienda biologica della bassa Sassonia, sempre seguendo il filo dei comportamenti dei pazienti prima di ammalarsi. Sono veramente i germogli? Le indagini sui germogli attuali sono per ora negative. Questo però non esclude che un lotto di quella azienda in passato sia stato contaminato. Non sarebbe certo il primo caso di intossicazione, anche mortale, da germogli. È già successo in Giappone, <a href="http://annameldolesi.italianieuropei.it/2011/06/un-morso-alla-primavera/" target="_blank">come racconta Anna Meldolesi</a> sul <em>Riformista</em>.</p><p>Certo, se i detective avessero chiesto subito ai pazienti se avevano mangiato germogli, magari in un panino o in un <em>salad bar</em>, avrebbero potuto fare delle analisi più accurate in tempo reale. Però è anche vero che con il senno di poi è facile accusare. Insomma, difficile il lavoro del <strong>cacciatore di batteri</strong>…</p><p><strong>Ps</strong>: commenti complottisti su Ogm, virus, vaccini, mutazioni, multinazionali e compagnia cantante non verranno minimamente presi in considerazione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/il-difficile-mestiere-del-detective-di-batteri/116705/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>264</slash:comments> </item> <item><title>Killer: cetrioli biologici o soia? Nessuno dei due</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/killer-cetrioli-biologici-o-soia-nessuno-dei-due/116195/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/killer-cetrioli-biologici-o-soia-nessuno-dei-due/116195/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Jun 2011 15:08:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[batterio]]></category> <category><![CDATA[cetrioli]]></category> <category><![CDATA[cetrioli killer]]></category> <category><![CDATA[escherichia coli]]></category> <category><![CDATA[germogli di soia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116195</guid> <description><![CDATA[I miei due cents per fare un po’ di chiarezza. Il 22 maggio in Germania notano un aumento significativo del numero di pazienti affetti da sindrome emolitico-uremica e diarrea emorragica. Questa sindrome è causata da un tipo particolare di batterio Escherichia coli che, al contrario di tanti suoi “cugini” simili che vivono tranquillamente nell’intestino, produce...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I miei <em>due cents</em> per fare un po’ di chiarezza.</p><p>Il 22 maggio in Germania notano un aumento significativo del numero di pazienti affetti da <strong>sindrome emolitico-uremica</strong> e diarrea emorragica. Questa sindrome è causata da un tipo particolare di batterio <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Escherichia_coli" target="_blank">Escherichia coli</a> </em>che, al contrario di tanti suoi “cugini” simili che vivono tranquillamente nell’intestino, produce una tossina, cioè una sostanza tossica per il nostro organismo. Questa particolare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shiga_toxin" target="_blank">tossina si chiama Shiga</a>. Non è una novità che ci siano ceppi di questo batterio che possono essere molto pericolosi. Due anni fa in Italia <a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/16/il-buon-latte-crudo-di-una-volta/" target="_blank">era scoppiato il caso del latte crudo</a> (quello dei distributori) che conteneva l’<strong><em>Escherichia coli</em> O157:H7</strong> e che aveva mandato all’ospedale una decina di bambini per sindrome emolitico uremica. Secondo l’istituto tedesco Robert Koch il ceppo responsabile questa volta pare essere l’O104.</p><p>Indagini preliminari puntano il dito verso dei<strong> cetrioli biologici spagnoli</strong> prodotti nelle province di Almeria e Malaga e spediti in Germania. L’azienda biologica <a href="http://www.freshplaza.it/news_detail.asp?id=31775" target="_blank">Frunet Bio</a> è una delle accusate. Visto che l’<em>E.coli </em>vive normalmente nell’intestino animale qualcuno ipotizza come plausibile veicolo dell’infezione l’uso di concime non adeguatamente trattato (il letame ad esempio deve essere fatto “maturare” per un certo periodo).</p><p>Non si riscontrano però casi in Spagna mentre con il passare del tempo aumentano i morti in Germania e i ricoveri riguardano anche altri paesi come la <strong>Svezia</strong>, ma di persone che erano state in Germania.</p><p>Il giorno 27 Maggio <a href="https://webgate.ec.europa.eu/rasff-window/portal/" target="_blank">appare sul portale RASFF</a> (il sistema di <strong>allerta alimentare dell’Unione Europea</strong>) l’allarme tedesco e <a href="https://webgate.ec.europa.eu/rasff-window/portal/index.cfm?event=notificationDetail&amp;NOTIF_REFERENCE=2011.0703" target="_blank">l’avviso di ritiro dal mercato dei cetrioli biologici spagnoli</a>, distribuiti anche in altri paesi dell’Unione.</p><p>Analisi successive più accurate <a href="http://ec.europa.eu/food/food/docs/overview_followup_notifications_RASFF20110703.pdf" target="_blank">confermano la presenza sui cetrioli di E.coli che producono le tossine Shiga</a>, ma non sono del <em><strong>sierotipo </strong></em>(questo è il nome tecnico) giusto, cioè l’O104. La Commissione <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/11/366&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=EN&amp;guiLanguage=en" target="_blank">quindi scagiona i cetrioli spagnoli</a> (ma ci sarà sicuramente uno strascico per le perdite economiche lamentate dalla Spagna).</p><p>Non deve stupire che si possano trovare batteri nel cibo che mangiamo, e ancor più se biologico: noi siamo circondati da batteri, non c’è da aver paura. Quando dopo una terapia antibiotica vi prescrivono dei “<strong>fermenti lattici</strong>” state assumendo dei batteri. E anche se ingeriamo qualche batterio patogeno, in basse concentrazioni, il nostro corpo è in grado di difendersi bene. Il problema semmai si pone quando la “carica batterica” (cioè il numero) è molto elevata, oltre il livello sopportabile per l’uomo. Ma questo è un problema che si può presentare anche dalla verdura convenzionale perché i veicoli di infezione possono essere molteplici: ad esempio nella fase di lavaggio se l’acqua è contaminata.</p><p><a href="http://ecdc.europa.eu/en/activities/sciadvice/Lists/ECDC%20Reviews/ECDC_DispForm.aspx?List=512ff74f-77d4-4ad8-b6d6-bf0f23083f30&amp;ID=1101&amp;RootFolder=/en/activities/sciadvice/Lists/ECDC%20Reviews" target="_blank">Il numero di morti è salito a 22 secondo l’ECDC</a>, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, e ora gli accusati paiono <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/jun/06/e-coli-germany-bean-sprouts" target="_blank">essere dei germogli coltivati in una azienda biologica della bassa Sassonia</a>, la “<strong>Gaertnerhof Bienenbuettel</strong>”.</p><p><strong>Germogli di soia</strong>, <a href="http://salute24.ilsole24ore.com/articles/13245-escherichia-coli-la-colpa-e-dei-germogli-di-soia" target="_blank">come titolano molti siti italiani</a>? No. O almeno, non lo sappiamo. L’azienda in questione produce vari tipi di germogli: dai <strong>fagioli all’alfalfa </strong>ai <strong>piselli</strong>. Non so perché molti media italiani &#8220;sparino contro&#8221; i germogli di soia quando anche la <a href="http://www.reuters.com/article/2011/06/06/us-ecoli-idUSTRE7511UX20110606" target="_blank">Reuters parla genericamente di “bean sprouts”</a> e “bean” indica un generico legume.</p><p>Già che ci sono, vsto che c’è molta confusione, vorrei chiarire anche che i “germogli di soia” (Fagiolo mung, alias <em><a href="http://www.ars-alimentaria.it/schedaProdotto.do?idProdotto=3790798&amp;siglaRegione=&amp;tipologia=" target="_blank">Vigna radiata</a></em>) non hanno nulla a che fare con la soia (<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Glycine_max" target="_blank">Glycine max</a></em>) quindi il <a href="http://www.corriere.it/salute/11_giugno_05/batterio-killer-sospetti-germogli-soia_cc0668f2-8f8d-11e0-a515-0265176cef92.shtml" target="_blank">Corriere.it</a> non dovrebbe titolare “<strong>Batterio Killer? Responsabile la Soia</strong>”. Anche <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/05/germania-forse-la-soia-alla-base-dellepidemia/116136/" target="_blank">IlFattoQuotidiano.it</a> ha fatto lo stesso errore.</p><p>Tutto chiarito e trovato il colpevole? No, perché <a href="http://www.telegraph.co.uk/health/healthnews/8558899/German-farmer-denies-E.coli-link-to-farms-bean-sprouts.html" target="_blank">il produttore sostiene che i germogli vengono coltivati solo nell’acqua</a>, niente concime (avete mai provato da piccoli a far germogliare le lenticchie a casa sulla bambagia solo con l’acqua?) e quindi non si capisce come possa essere avvenuta la contaminazione con i batteri. Ammesso ovviamente che l’acqua non fosse contaminata. Insomma, visto quanto successo con i cetrioli potrebbe non essere la fine della storia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/killer-cetrioli-biologici-o-soia-nessuno-dei-due/116195/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>117</slash:comments> </item> <item><title>Sorbetti con frutta non OGM? No grazie!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/sorbetti-con-frutta-non-ogm-no-grazie/115033/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/sorbetti-con-frutta-non-ogm-no-grazie/115033/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Jun 2011 14:23:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[aziende alimentari]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[pubblicità ingannevole]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=115033</guid> <description><![CDATA[Leggo in un lancio dell’agenzia AGI che “Dalla collaborazione di due aziende storiche del settore food, Fresh Del Monte Produce Inc. e Gis Gelati, nasce un prodotto unico: i sorbetti a base di frutta non OGM”. Quando leggo cose come queste “mi viene voglia di invadere la Polonia” (cit.) perché capisco che stanno cercando di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Leggo in un lancio dell’agenzia AGI che “<a href="http://www.agi.it/food/notizie/201105311351-eco-rt10188-gelato_nacono_in_sorbetti_a_base_di_frutta_non_ogm" target="_blank"><em>Dalla collaborazione di due aziende storiche del settore food, Fresh Del Monte Produce Inc. e Gis Gelati, nasce un prodotto unico: i sorbetti a base di frutta non OGM</em></a>”. Quando leggo cose come queste “mi viene voglia di invadere la Polonia” (cit.) perché capisco che <strong>stanno cercando di percularmi</strong>.</p><p>Comprereste del “<strong>Vino senza colesterolo</strong>” ? Oppure “<strong>Olio extravergine senza zuccheri aggiunti</strong>” ? No perché capite al volo che cercano di infinocchiarvi. Però magari siete una persona che è contraria agli OGM ma non conoscete bene l&#8217;argomento e un pensierino a questo sorbetto, così rassicurante, magari ce lo fate.</p><p>Ecco, sappiate che l’unica frutta OGM esistente in commercio è la <strong>Papaya</strong>, <a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/11/07/la-papaya-ogm/" target="_blank">coltivata esclusivamente alle Hawaii</a> e neppure autorizzata al commercio in Europa. Sempre ammesso poi che vi piaccia il sorbetto alla Papaya. Non ci sono <strong>mirtilli</strong> OGM, non ci sono limoni OGM, non ci sono pesche, ciliegie, meloni, albicocche, pere, lamponi, angurie, banane. E no, non c’è neanche la fantomatica e <a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/09/13/logm-che-non-e-mai-esistito/" target="_blank">mitologica fragola-pesce</a>, una chimera mai esistita se non in qualche opuscolo della COOP.</p><p>Se di OGM sviluppati in laboratorio ormai se ne contano a centinaia e centinaia, quelli in commercio sul mercato sono molto pochi e riguardano principalmente le grandi <em>commodities</em>: cotone, mais, colza, soia, patata, zucca, erba medica e <strong>barbabietola da zucchero</strong>, questi ultimi due di recente oggetto di una contesa legale negli USA.</p><p>Ah sì, ci sono anche un garofano color blu violetto e i pioppi resistenti agli insetti in Cina, ma dubito che qualcuno voglia farci un sorbetto.</p><p>Magari il prodotto in questione è buonissimo, ma anche se l’agenzia dice che: <em>&#8220;Il prodotto di gamma &#8216;premium&#8217; verrà posizionato sul mercato ad un prezzo accessibile al consumatore&#8221; </em>sicuramente io non sarò tra gli acquirenti, e penso che per &#8220;rappresaglia&#8221; eviterò qualsiasi prodotto di quella azienda: non mi piace sentirmi preso in giro (e sì, faccio lo stesso anche con le &#8220;confetture senza zucchero aggiunto&#8221; e tante altre balle pubblicitarie).</p><p>Sarebbe “premium” perché non contiene frutta OGM?  Un prodotto “unico”? Forse che i sorbetti dei concorrenti li contengono? Notate che <strong>tecnicamente non dice il falso</strong>: non contiene frutta transgenica. E come potrebbe? Non esiste! E neppure nei prodotti dei concorrenti ovviamente.</p><p>Questa strategia da “etichettatura negativa” è molto usata ultimamente dalle aziende alimentari. Si preferisce mettere l’accento su cosa <strong><em>non</em></strong> contiene un prodotto piuttosto che sulle sue proprietà positive (ammesso che esistano). La nota prosegue infatti con <em>&#8220;Senza latte, dolcificanti artificiali e conservanti, hanno zero grassi&#8221;. </em>E ci mancherebbe! Io a casa il sorbetto lo faccio con frutta, acqua e zucchero. Stop. Mica ci si mette il latte nel sorbetto, e non ci devono essere grassi (è un sorbetto, non un gelato). Tantomeno dei dolcificanti.</p><p>Chissà invece se il latte che l’azienda usa per produrre il gelato arriva da vacche alimentate anche con <strong>soia</strong> <strong>OGM</strong>, come una grande parte delle vacche da latte italiane. Questo sì che mi piacerebbe saperlo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/01/sorbetti-con-frutta-non-ogm-no-grazie/115033/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>76</slash:comments> </item> <item><title>OGM per la casalinga di Voghera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/ogm-per-la-casalinga-di-voghera/110567/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/ogm-per-la-casalinga-di-voghera/110567/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 May 2011 07:17:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Ambiente]]></category> <category><![CDATA[bressanini]]></category> <category><![CDATA[multinazionali]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[organismi geneticamente modificati]]></category> <category><![CDATA[peter gomez]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=110567</guid> <description><![CDATA[Peter Gomez, parlando al Festival del Giornalismo di Perugia, diceva che per parlare di argomenti difficili come gli OGM sui quali &#8220;la rete più che giudizi ha dei pregiudizi&#8221; (guardate circa dal minuto 66) bisogna scrivere &#8220;per la casalinga di Voghera&#8221;. Questo è un consiglio che cerco sempre di seguire, specialmente quando tengo delle conferenze...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Peter Gomez, parlando al Festival del Giornalismo di Perugia, diceva che per parlare di argomenti difficili come gli OGM sui quali &#8220;la rete più che giudizi ha dei pregiudizi&#8221; (<a href="http://webtv.festivaldelgiornalismo.com/doc/1033/the-news-frontier-coinvolgere-la-community.htm" target="_blank">guardate circa dal minuto 66</a>) bisogna scrivere &#8220;per la casalinga di Voghera&#8221;.</p><p>Questo è un consiglio che cerco sempre di seguire, specialmente quando tengo delle conferenze per un pubblico non specialista. Non è un compito semplice perché si deve mediare l&#8217;esigenza di parlare nel modo più accurato possibile con la necessità di semplificare per farsi capire. I termini tecnici vanno evitati, per quanto possibile, e se si usano vanno spiegati. E ti devi sempre ricordare che chi ascolta interpreterà le tue parole alla luce del <strong>suo</strong><strong> sistema di conoscenze</strong>, quindi devi prevenire dei possibili equivoci. E devi usare molte analogie, ma stare attento che a volte sono fuorvianti. E non devi annoiare. E&#8230; Insomma, è difficile.</p><p>Ecco quindi, per chi è interessato, una mia conferenza per la &#8220;casalinga di Voghera&#8221; sugli OGM (in realtà erano &#8220;casalinghi di Ferrara&#8221;).</p><p>I superspecialisti <em>precisetti </em>spero mi perdoneranno alcune semplificazioni: sono sempre allo scopo di essere compresi. A Voghera, a Ferrara o altrove.</p><p>Buona visione.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/ds9U-osSiEI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/b26cfTbmvhM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/uUGf4jVOL08" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/fnnt_APslkg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/CRES8RmX1Iw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/vvxWTUv2nrY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/EW7yri3DuYs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/V117iwDPGR0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/ogm-per-la-casalinga-di-voghera/110567/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>220</slash:comments> </item> <item><title>Ecocensure al tempo del web</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/ecocensure-al-tempo-del-web/108379/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/ecocensure-al-tempo-del-web/108379/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 May 2011 10:21:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[commenti]]></category> <category><![CDATA[Ecoblog]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[peter gomez]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108379</guid> <description><![CDATA[Ieri stavo vedendo in streaming l&#8217;incontro, tenuto al Festival del Giornalismo di Perugia, su The new frontier, coinvolgere la community. Al dibattito partecipava anche Peter Gomez che tra le altre cose ha illustrato la &#8220;politica&#8221; del sito Ilfattoquotidiano.it e dei suoi blog. I blogger, ha spiegato Gomez, possono scrivere quello che vogliono e viene solo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri stavo vedendo in streaming l&#8217;incontro, tenuto al <strong>Festival del Giornalismo</strong> di Perugia, su <a href="http://webtv.festivaldelgiornalismo.com/doc/1033/the-news-frontier-coinvolgere-la-community.htm" target="_blank"><em>The new frontier, coinvolgere la community</em></a>. Al dibattito partecipava anche <strong>Peter Gomez </strong>che tra le altre cose ha illustrato la &#8220;politica&#8221; del sito Ilfattoquotidiano.it e dei suoi blog. I blogger, ha spiegato Gomez, possono scrivere quello che vogliono e viene solo fatto un controllo su questioni molto gravi (di rilevanza penale, o razzismo, insulti o altro). Noi blogger d&#8217;altra parte non abbiamo alcun controllo sui commenti dei lettori, che sono liberi (fatti salvi i controlli di cui sopra) di scrivere quello che vogliono.</p><p>Io seguo la stessa politica anche per il blog che tengo su <strong><a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank"><em>Le Scienze</em></a></strong>, e qua come di là non mancano le voci critiche di chi la pensa diversamente, che sono libere di esprimere (in modo si spera civile) la loro opinione. Questa libertà di interazione a due sensi è ciò che rende superiore, a mio parere, il web alla vecchia carta stampata, per non parlare della televisione.</p><p>Mentre ascoltavo i relatori del Festival del Giornalismo sbirciavo sul web le news relative agli Ogm. Su <strong><em>Ecoblog </em></strong>è apparso un articolo dal titolo <a href="http://www.ecoblog.it/post/12510/banane-sterili-salvate-dagli-ogm-ma-che-fine-abbiamo-fatto#show_comments" target="_blank"><em>Banane sterili salvate dagli Ogm? Ma che fine abbiamo fatto&#8230;</em></a> L&#8217;articolo contiene una serie di stupidaggini e suggerisce tra le altre cose che gli scienziati abbiano &#8220;appositamente&#8221; reso sterili le banane per motivi commerciali, cosa priva di qualsiasi fondamento. Ora,<strong> le banane commestibili sono tutte senza semi</strong>, e lo sono da secoli &#8220;naturalmente&#8221;, senza che nessun cattivo scienziato abbia pensato a &#8220;sterilizzarle&#8221;. Irritato dal pressapochismo dell&#8217;articolo, visto che nella classifica di <a href="http://it.blogbabel.com/classifica-blog/" target="_blank">Blogbabel</a> <em>Ecoblog </em>risulta il decimo blog italiano ed è quindi molto letto, scrivo questo commento (un po&#8217; piccato lo ammetto):</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;"><em>Ma che cavolo dite? La banana &#8220;resa sterile&#8221; ? I semi &#8220;tolti&#8221; altrimenti non si vende? Ma guardate che SOLO le banane senza semi (cioè sterili) sono commestibili. DA SECOLI. Evitate di scrivere stupidaggini se non conoscete l&#8217;argomento. Delle banane ho parlato nel mio libro Pane e Bugie: procuratevene una copia se volete capire un po&#8217; meglio l&#8217;argomento (<a href="http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_14/bressanini-banana-ogm_97363262-47de-11df-ac43-00144f02aabe.shtml" target="_blank">qui trovate un estratto</a>)</em></p></blockquote><p>Il commento dopo pochi minuti viene cancellato. Lo rimetto.<strong> Cancellato ancora</strong>. Addirittura mi viene rifiutato ogni commento a mio nome, senza nessuna spiegazione. Lo rimetto chiamandomi  &#8221;Dario Censurato&#8221;: riesco a reinserirlo. Oggi viene di nuovo cancellato. Potrei rimetterlo, magari saltando anche il <strong>controllo dell&#8217;Ip</strong> usando qualche trucco, ma vedo però che altri lettori hanno messo commenti di critica all&#8217;articolo che ora non risulta (almeno a me) più commentabile.</p><p>Ironia della sorte, anche un commento di un altro lettore che si lamentava di come <em>Ecoblog </em>cancellasse i commenti dei lettori viene cancellato.</p><p>L&#8217;episodio in se è una piccola cosa ma deve far riflettere: in molti siti web, forum e blog, anche famosi, se qualcuno scrive delle cose che non sono &#8220;allineate&#8221; si rischia di venire censurati o addirittura bannati. Più volte ad esempio sul<strong> blog di Beppe Grillo</strong> ho avuto modo di vedere la censura in azione se i messaggi sono di critica all&#8217;articolo (nel mio caso, ancora sugli Ogm, facevo notare che alcune cose che aveva scritto Grillo erano delle fesserie, ma altri lettori mi hanno riferito di esperienze censorie analoghe su altri argomenti, persino sulla famosa e famigerata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.beppegrillo.it/2008/12/biowashball/index.html" target="_blank">Biowashball</a></span>).</p><p>E&#8217; sicuramente una politica editoriale legittima: si può sostenere che ognuno in casa sua fa quello che vuole. Ma ha senso una cosa del genere all&#8217;epoca del<strong> web 2.0</strong>? Si viene immediatamente sgamati, e se scrivi fesserie qualcuno sicuramente te lo farà notare, da qualche parte. E&#8217; il web, bellezza! Si farebbe una figura migliore a dire:<em> &#8220;Scusate, abbiamo scritto una cavolata, ora correggiamo&#8221;</em>.</p><p>Ma questo in tanti sul web non lo hanno ancora capito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/ecocensure-al-tempo-del-web/108379/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Nucleare da tavolo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/22/nucleare-da-tavolo/106422/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/22/nucleare-da-tavolo/106422/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Apr 2011 15:21:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Andrea Rossi]]></category> <category><![CDATA[enea]]></category> <category><![CDATA[fusione fredda]]></category> <category><![CDATA[INFN]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[Sergio Focardi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106422</guid> <description><![CDATA[È difficile al giorno d’oggi trovare scienziati che prendano sul serio la fusione fredda. È dal 1989 che, dopo un breve momento di euforia dovuto all’annuncio di Fleischmann e Pons, questo campo di studi agli occhi di molti è stato completamente screditato. Il 23 marzo 1989 il mondo credette di aver trovato la soluzione finale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/reattore-da-tavolo.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-106426" title="reattore da tavolo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/reattore-da-tavolo.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>È difficile al giorno d’oggi trovare scienziati che prendano sul serio la <strong>fusione fredda</strong>. È dal 1989 che, dopo un breve momento di euforia dovuto all’annuncio di Fleischmann e Pons, questo campo di studi agli occhi di molti è stato completamente screditato.</p><p>Il 23 marzo 1989 il mondo credette di aver trovato la soluzione finale al problema energetico. Quel giorno i chimici <strong>Martin Fleischmann </strong>e <strong>Stanley Pons</strong> annunciarono in una conferenza stampa di essere riusciti a realizzare la “fusione fredda” producendo energia nucleare, come avviene nelle stelle, ma a temperatura ambiente e nelle loro provette, in modo sicuro e pulito. L’annuncio venne accolto da molti scienziati con grande scetticismo. Immediatamente altri laboratori cercarono di riprodurre i loro risultati ma senza successo. Alcuni risultati positivi vennero spiegati in seguito come errori nell’esperimento. Nel giro di poco tempo in campo scientifico <strong>“fusione fredda” divenne sinonimo di bufala </strong>e la carriera di Fleischmann e Pons venne stroncata. Nonostante tutto i due continuarono a credere di avere fatto una scoperta reale. Nel 1992 si trasferirono in Francia per proseguire le ricerche presso un laboratorio privato. Fleischmann andò in pensione nel 1995 e nel 1998 il laboratorio chiuse senza aver trovato nulla.</p><p>A dire il vero, però, nel corso degli ultimi vent’anni vari laboratori in giro per il mondo hanno silenziosamente continuato a lavorare in questo campo, rinominato “<strong>reazioni nucleari a bassa energia</strong>”. Anche l’<strong>ENEA</strong>, in Italia, ha svolto in questi anni vari esperimenti. Nessuno però è mai riuscito a realizzare un esperimento che fornisse in modo riproducibile più energia di quanta ne venisse immessa. Attirati dalla possibilità di fama e ricchezza, anche molti personaggi estranei alla cosiddetta “scienza ufficiale” hanno inseguito in questi anni il sogno di una produzione di energia da fusione nucleare. Uno di questi è l’inventore <strong>Andrea Rossi</strong>, già noto alle cronache italiane per la vicenda Petroldragon, una società che negli anni ’80 si prefiggeva di trasformare i rifiuti solidi urbani in petrolio utilizzabile come combustibile. La società e Rossi andarono però incontro a diversi problemi, che sfociarono in una serie di inchieste giudiziarie e alla chiusura dell’azienda.</p><p>Ora Rossi è tornato alla carica con un apparecchio, per cui ha depositato una domanda di brevetto, che riuscirebbe a produrre <strong>energia dalla fusione di atomi di nickel e di idrogeno</strong>. Ancora il sogno della fusione fredda. Ciò che rende diverso il suo annuncio da molti altri è che Rossi non vuole sottrarsi alle verifiche sperimentali e ha chiesto ad alcuni scienziati di controllare che il suo apparecchio produca effettivamente energia. E rispetto alle piccole quantità di energia in gioco degli esperimenti di Fleischmann e Pons, qui l’energia in gioco è molta di più.</p><p>Una dimostrazione pubblica del funzionamento dell’apparecchio, abbastanza piccolo da poter essere posizionato su un tavolo, è avvenuta il 14 gennaio scorso, a Bologna, sotto gli occhi attenti e soprattutto gli strumenti di misura dei ricercatori del dipartimento di Fisica di Bologna e della sezione locale dell’<strong>INFN</strong> (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).</p><p>Rossi stesso, da tempo, collabora con <strong>Sergio Focardi</strong>, fisico sperimentale e Professore Emerito dell’Università di Bologna, che negli anni scorsi si è interessato alle reazioni nucleari a bassa energia. Né il dipartimento di fisica né l’INFN sono però coinvolti in alcun modo nello sviluppo dell’apparato. Dopo che la miscela di nickel, idrogeno e un catalizzatore segreto è stata innescata da una resistenza elettrica, l’apparecchio ha prodotto per quaranta minuti una potenza di 12 kW sotto forma di calore, utilizzato per vaporizzare dell’acqua che scorreva nel reattore. Rossi, in attesa del rilascio del brevetto, non ha permesso di aprire il suo apparecchio, e per questo motivo <strong>molti scienziati</strong> si mostrano ancora estremamente<strong> scettici</strong>. Non è possibile quindi, al momento, escludere la presenza di un trucco, anche se è difficile immaginare quale possa essere, per poter generare in modo continuativo una così grande quantità di energia in un così piccolo volume.</p><p>Dopo vari mesi di utilizzo continuo di un reattore sperimentale, secondo Rossi una parte del <strong>nickel</strong> si sarebbe trasformata in<strong> rame</strong>. Se questo venisse confermato da un’analisi indipendente sarebbe il segno inequivocabile di una reazione nucleare. Questo tipo di reazione però è impossibile secondo le attuali conoscenze, ed è anche per questo che permane molto scetticismo nell’ambiente scientifico rispetto all’apparecchio di Rossi.</p><p>Un secondo test è stato effettuato lo scorso 29 marzo sotto gli occhi di due fisici svedesi: <strong>Hanno Essén</strong> dell’Università di Stoccolma e <strong>Sven Kullander</strong> dell’Università di Uppsala. Essén è presidente della Skeptics Society svedese, l’equivalente svedese del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), e abituato quindi a confrontarsi con fenomeni apparentemente inspiegabili e a smascherare truffe. Nel loro rapporto i due fisici escludono che l’energia prodotta possa essere dovuta a reazioni chimiche e si mostrano abbastanza convinti che nell’apparecchio avvengano davvero delle reazioni nucleari.</p><p>Un reattore da un megawatt è in costruzione, secondo Rossi, ad Atene presso la Defkalion Green Technologies e dovrebbe essere pronto entro ottobre 2011. Senza poter effettuare altri test non è possibile dare un giudizio definitivo sull’invenzione di Rossi. Probabilmente dovremo aspettare ottobre, e vedere se davvero il generatore da 1 megawatt entrerà in funzione o se si ripeterà quanto accaduto a Fleischmann e Pons.</p><p>Link:</p><p>Il brevetto di Andrea Rossi: <a href="http://bit.ly/dLSxHI">http://bit.ly/dLSxHI</a></p><p>Il filmato dell’esperimento: <a href="http://bit.ly/e6xz38">http://bit.ly/e6xz38</a></p><p>Le dichiarazioni dei fisici svedesi: <a href="http://bit.ly/fbMcKS">http://bit.ly/fbMcKS</a></p><p><em>Saturno, Il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2011<br /> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/22/nucleare-da-tavolo/106422/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>Energia sostenibile senza aria fritta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/energia-sostenibile-senza-aria-fritta/100774/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/energia-sostenibile-senza-aria-fritta/100774/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Mar 2011 14:17:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[eolico]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[rinnovabili]]></category> <category><![CDATA[solare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=100774</guid> <description><![CDATA[È immaginabile un futuro prossimo senza combustibili fossili? Può una nazione avanzata utilizzare solo energie rinnovabili? Molti scienziati predicano la necessità di ridurre l’uso dei combustibili fossili per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera. E se questo non bastasse c’è chi pensa che il picco del petrolio sia ormai dietro l’angolo. E se anche non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>È immaginabile un futuro prossimo senza combustibili fossili? Può una nazione avanzata utilizzare solo energie rinnovabili? Molti scienziati predicano la necessità di ridurre l’uso dei combustibili fossili per ridurre le emissioni di CO<sub>2</sub> nell’atmosfera. E se questo non bastasse c’è chi pensa che il <strong>picco del petrolio</strong> sia ormai dietro l’angolo. E se anche non lo fosse condizioni economiche e geopolitiche potrebbero rendere questo combustibile molto costoso. Insomma, è il caso di porsi seriamente queste domande.</p><p>Prima o poi il petrolio finirà, ma sole e vento ci saranno ancora, per cui è opportuno investire in questa direzione. Spesso però ci si focalizza troppo sulla fattibilità economica dei vari metodi di produzione di energia mancando completamente il quadro generale. Si discute se l’eolico sia più o meno costoso del nucleare, ma ci si dimentica di chiedersi quanto vento c’è per far girare le pale e quanto uranio è rimasto sulla terra. Lasciamo quindi da parte per un attimo le considerazioni economiche: il costo di produzione di un kWh (kilowattora) varia a seconda del luogo, della legislazione, del mercato, della maturità di una tecnologia e così via. Dobbiamo invece porci una domanda più fondamentale: le <strong>limitazioni intrinseche</strong> (le leggi fisiche ad esempio, o la superficie disponibile in un paese) quali restrizioni impongono ai vari modi di produrre energia? In altre parole, anche ammettendo che produrre un kWh di energia eolica o solare sia gratis, quanta energia <em><strong>al massimo</strong></em> posso sperare di produrre?</p><p>Il progresso tecnologico e le diverse condizioni di mercato possono rendere competitiva una fonte energetica, ma non possono cambiare le<strong> leggi di natura</strong>: anche aumentando l’efficienza odierna dei pannelli solari non si può aumentare la quantità di energia solare che cade su un metro quadro. La turbina eolica più efficiente dipende comunque dalla velocità e dalla disponibilità del vento, e così via.</p><p><strong>David MacKay</strong> è un fisico dell’Università di Cambridge. Irritato dalla vaghezza numerica e dalla mancanza di punti fermi che spesso contraddistingue le discussioni pubbliche sull’energia, MacKay si è seduto al tavolino e, armato delle leggi della fisica, ha stimato il potenziale teorico di tutte le principali fonti energetiche rinnovabili. Raramente discorsi scientifici quantitativi e ricchi di numeri arrivano sui media, che spesso invece danno più risalto a intellettuali e filosofi come Serge Latouche, il teorico della <strong>decrescita</strong>. Discutendo di energia e di consumi è invece obbligatorio partire dai numeri e dai dati accertati. Considerazioni politiche, economiche, sociali etc. sono benvenute e necessarie, ma non possono prescindere dai fatti e dalle leggi fisiche che, volenti o nolenti, regolano questo universo.</p><p>MacKay ha messo nero su bianco le sue stime e il suo libro <em><span style="text-decoration: underline;">S<a href="http://www.withouthotair.com/" target="_blank">ustainable Energy &#8211; Without the Hot Air</a></span></em> (Uit Cambridge 2008, ma scaricabile liberamente) sta cambiando il modo con cui si discute di questi temi, almeno in Gran Bretagna. MacKay è stato nominato recentemente <em>Chief scientific advisor </em>del dipartimento dell’energia e del cambiamento climatico del governo britannico con il compito di affinare le sue stime per costruire un percorso verso il <strong>cambiamento energetico della Gran Bretagna</strong> entro il 2050.</p><p>Vi consiglio vivamente, se il tema vi interessa, oltre che di leggere il libro (purtroppo per ora solo in inglese) anche di ascoltare questa sua conferenza tenuta all&#8217;Università di Harvard</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/GFosQtEqzSE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><strong>Unità di misura e consumi</strong></p><p>È molto difficile per il cittadino padroneggiare i numeri dell’energia senza avere dimestichezza con le varie unità di misura. Purtroppo misuriamo il petrolio in barili, la benzina in litri, le centrali elettriche in megawatt, ma tutte queste unità sono <strong>lontane dal quotidiano</strong>, dai nostri consumi e dai nostri sprechi. In più nelle discussioni pubbliche e sui media spesso si confondono energia e potenza, o si leggono unità di misura completamente prive di senso come il kW/h.</p><p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Watt" target="_blank">Kilowatt (kW) è una misura di potenza</a>, cioè di energia prodotta (o consumata) in un certo intervallo di tempo. Se <strong>moltiplichiamo</strong> (non <em>dividiamo</em>) una potenza per un intervallo di tempo, ad esempio un’ora, otteniamo l’energia totale prodotta (o consumata, lasciamo perdere la questione che in realtà l’energia si trasforma): in questo caso un kilowattora (kWh = kW moltiplicato per 1 h). Vi confesso che quando leggo articoli, anche su questo sito, che parlano di energia, non appena trovo<strong> un errore così grossolano</strong> mi viene la voglia di smettere di leggere, e mi chiedo comunque che affidabilità possa avere un articolo scritto da chi mostra di non conoscere l’ABC dell’argomento. Come sosteneva Antonio Pascale nel suo articolo per Saturno di qualche settimana fa, dareste credito ad un articolo letterario che esordisce dicendo che Dante ha scritto il Decameron? No di certo. Ecco, per gli argomenti scientifici è la stessa cosa.</p><p>Conscio di questi problemi di comunicazione, MacKay per parlare di produzione o consumi energetici sceglie di usare un&#8217;unica unità di potenza &#8220;a misura d&#8217;uomo&#8221;: il <strong>kilowattora per giorno per persona</strong> (kWh/d per persona). Il cittadino europeo medio consuma 125 kWh/d. Possiamo visualizzare questo consumo “personale” in termini di lampadine: è come se ognuno di noi tenesse accese <strong>125 lampadine da 40W per 24 ore al giorno</strong>. L’americano medio consuma il doppio: 250 kWh/d mentre il consumo energetico medio di un essere umano sulla terra è di 56 kWh/d.</p><p>Un kWh/d è anche grossolanamente la potenza che potremmo avere da uno “schiavo umano personale”, quindi se usiamo 125 kWh/d è come se avessimo 125 servitori alle nostre dipendenze.</p><p><strong>Rinnovabili</strong></p><p>Le fonti rinnovabili hanno solitamente una bassa densità per area. Hanno cioè bisogno di grandi superfici per poter ricavare grandi quantità di energia. MacKay analizza il fotovoltaico, i biocarburanti, le maree, il <strong>solare termodinamico</strong>, l’eolico, il geotermico e così via, e per ognuno stima la potenza prodotta in watt per metro quadro di superficie utilizzata. MacKay analizza anche, sempre dallo stesso punto di vista, la produzione da energia nucleare. E questo perché è difficile, per non dire impossibile, parlare di “sostenibilità” e di “autosufficienza” energetica se non si mettono sul tavolo contemporaneamente tutti numeri in gioco.</p><p>Consideriamo ad esempio l’energia eolica. I parchi eolici in zone ventose ad esempio producono 2 watt per metro quadro. MacKay calcola che se, realisticamente, si coprisse anche il 10% della superficie britannica, l’eolico non fornirebbe più di 20 kWh/d: un sesto del consumo energetico medio attuale. <strong>Le coltivazioni per biocarburanti forniscono 0,5 watt per metro quadro</strong>. Se tutta la superficie britannica ora dedita ad agricoltura (il 75% del totale) venisse sfruttata per produrre biomassa combustibile, otterremmo 24 kWh/d. Ben lontani dai 125 kWh/d. E non dimentichiamoci che dobbiamo pure produrre mele e zucchine! Con il fotovoltaico non siamo messi meglio, e MacKay mostra come riempire i tetti delle abitazioni di pannelli può certo fornire una percentuale importante del proprio consumo personale di energia <strong>elettrica</strong>, ma per incidere sul consumo energetico totale è necessario un utilizzo su larga scala di campi solari.</p><p>Implacabili i numeri mostrano come al livello attuale dei consumi britannici (e probabilmente di altri paesi densamente popolati come l&#8217;Italia) anche sommando eolico, solare, biocarburanti, idroelettrico e altre fonti rinnovabili non è possibile purtroppo sostituire i combustibili fossili. E che in ogni tipo di opzione <strong>le rinnovabili debbano occupare una frazione significativa della superficie</strong> di un paese come la gran Bretagna. E questo senza neppure considerare i costi economici e le svariate opposizioni alle diverse forme di produzione energetica. MacKay stima che in Gran Bretagna tenendo conto dell’opposizione sociale <strong>attualmente le rinnovabili non possano fornire più di 18 kWh/d</strong> per persona. Siamo quindi molto lontani da 125. Le alternative puramente numeriche sono quella di ridurre <strong>notevolmente</strong> i consumi oppure di utilizzare fonti energetiche con una alta densità di energia per metro quadro, come le centrali nucleari. Una opzione per i paesi ricchi potrebbe essere quella comperare energia prodotta all’estero, magari in un deserto dove si possono produrre fino a 20 watt per metro quadro.</p><p><strong>“Ogni piccolo risparmio aiuta”</strong></p><p>MacKay non è tenero verso la retorica del “ogni piccolo risparmio aiuta”.</p><blockquote><p style="padding-left: 30px;">&#8220;Non illudetevi. Per raggiungere il nostro obiettivo di eliminare i combustibili fossili le riduzioni nella domanda e l’aumento dell’offerta devono essere <strong><em>grandi</em></strong>. Non fatevi distrarre dal mito che “ogni piccolo accorgimento aiuta”. <em>Se ognuno fa una piccola parte otterremo solo una piccola cosa</em>. Dobbiamo fare molto. Ciò che è richiesto sono grandi cambiamenti nella domanda e nell’offerta.</p><p style="padding-left: 30px;">“Ma sicuramente se 60 milioni di persone fanno un piccolo gesto, sommati tutti insieme non otterremmo qualche cosa di grosso?”</p><p style="padding-left: 30px;">No. Questo “se tutti facessero” è solo un trucco moltiplicativo per far sembrare grande qualche cosa di piccolo.&#8221;</p></blockquote><p>Certo, moltiplicando un piccolo risparmio per 60 milioni otteniamo un numero che sembra molto grande. Dopo tutto l’abbiamo ottenuto moltiplicando per 60 milioni! Purtroppo questi numeri, fuori dalla portata “umana”, li dobbiamo confrontare con numeri enormemente più grandi.</p><p><strong>Consumi e soluzioni</strong></p><p>MacKay non si limita a sfatare alcuni miti e a riportare sulla terra le discussioni a ruota libera sul futuro energetico, ma offre anche dei suggerimenti e delle possibili soluzioni. Uno ovvio è quello di ridurre i consumi poiché <strong>è più facile risparmiare un kWh che generarne uno</strong>. Prendendo però di mira i settori che più contribuiscono e non perdendosi in mille rivoli inconcludenti. Riscaldamento e trasporti consumano la maggior parte dell’energia. Preoccuparsi di tutti gli apparecchi in standby della casa può portare ad una rispettabile <strong>riduzione dell’8% del consumo elettrico casalingo</strong> (fonte IEA) ma non certo un contributo significativo rispetto al totale. È come pretendere di svuotare il Titanic con un cucchiaino.</p><p>In Gran Bretagna ben 40 kWh/d di quei 125 kWh/d sono attribuibili al trasporto su auto e altri 40 kWh/d al riscaldamento. È qui che ha senso cercare di aggredire i consumi energetici, non certo con l’autoproduzione del burro o del sapone, per dire ;-) , che possono essere attività gratificanti a livello personale (io ogni tanto faccio il burro) ma nulla più.</p><p>L’elettrificazione di tutti i trasporti  ridurrebbe le emissioni di CO<sub>2</sub> aumentando l’efficienza. <strong>Le auto elettriche moderne consumano 15 kWh per 100 km</strong>, mentre le auto a benzina dai <strong>70 ai 90 kWh</strong>. Un treno ad alta velocità invece è efficientissimo: consuma solo 3 kWh per passeggero per 100 km se a pieno carico, “solo” il triplo di una bicicletta con il suo singolo kilowattora.</p><p>Per il riscaldamento degli edifici, a supplemento del solare termico, MacKay suggerisce un uso massiccio delle pompe di calore, anche queste funzionanti a elettricità, oltre alle misure per ridurre la dispersione termica.</p><p>MacKay non propende per nessuna tecnologia in particolare, ma sostiene che, con i numeri sul tavolo, ogni paese deve disegnare un piano energetico che copra totalmente i bisogni. A chi lo accusa di essere pro-nucleare lui risponde che è solo pro-aritmetica, e che i numeri parlano da soli.</p><p>Le sue stime possono essere rese più precise, ma il vero valore di questo approccio è nel mostrare un metodo per le discussioni pubbliche sulle scelte energetiche. <strong><em>“Numeri, non aggettivi”</em></strong> dice MacKay. <strong><em>“Qualsiasi discussione sensata sull&#8217;energia richiede dei numeri”</em></strong>. Lo scopo dichiarato di MacKay è quello di mettere in grado il pubblico di avere delle discussioni sensate sull’energia e di prendere decisioni informate. In Italia avremmo un gran bisogno di un approccio così.  C’è qualche fisico che voglia adattare il libro di MacKay alla situazione italiana?</p><p><strong>Ps:</strong> Una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/22/vento-sole-o-aria-fritta-le-energie-rinnovabili-fuori-dal-mito/99259/" target="_blank">versione ridotta</a></span> di questo articolo è apparsa sul numero 2 dell’11 Marzo 2011 dell’inserto <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/category/archives/saturno/" target="_blank">Saturno</a></span></em>. Ho voluto riportarla qua perché ancora in molti non sanno che nel sito potete trovare online alcuni articoli pubblicati sull’inserto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/energia-sostenibile-senza-aria-fritta/100774/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>426</slash:comments> </item> <item><title>Vento, sole o aria fritta? Le energie rinnovabili fuori dal mito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/22/vento-sole-o-aria-fritta-le-energie-rinnovabili-fuori-dal-mito/99259/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/22/vento-sole-o-aria-fritta-le-energie-rinnovabili-fuori-dal-mito/99259/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 Mar 2011 20:44:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[combustibili fossili]]></category> <category><![CDATA[energia rinnovabile]]></category> <category><![CDATA[eolico]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[solare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=99259</guid> <description><![CDATA[È immaginabile un futuro prossimo senza combustibili fossili? È possibile per una nazione industrializzata utilizzare solo energie rinnovabili? Molti scienziati sostengono la necessità di ripensare il nostro uso dei combustibili fossili per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera. E se questo non bastasse c’è chi pensa che il picco del petrolio sia ormai dietro l’angolo. E...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/eolico.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-99261" title="eolico" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/eolico.jpg?47e3a5" alt="eolico" width="295" height="152" /></a>È immaginabile un futuro prossimo senza combustibili fossili? È possibile per una nazione industrializzata utilizzare solo energie rinnovabili? Molti scienziati sostengono la necessità di ripensare il nostro uso dei combustibili fossili per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera. E se questo non bastasse c’è chi pensa che il picco del petrolio sia ormai dietro l’angolo. E se anche non lo fosse condizioni economiche e geopolitiche potrebbero rendere questo combustibile estremamente costoso. Insomma, è il caso di porsi seriamente queste domande.<br /> Spesso ci si focalizza troppo sulla fattibilità economica dei vari metodi di produzione di energia mancando completamente il quadro generale. Si discute se l’eolico sia più o meno costoso del nucleare, ma ci si dimentica di chiedersi quanto vento c’è per far girare le pale e quanto uranio è rimasto sulla terra. Lasciamo quindi da parte per un attimo le considerazioni economiche: il costo di produzione di un kWh (kilowattora) varia a seconda del luogo, della legislazione, delle condizioni geopolitiche, del mercato, della maturità di una tecnologia e così via. Dobbiamo invece porci una domanda più fondamentale: le limitazioni intrinseche (le leggi fisiche ad esempio, o la superficie disponibile in un paese) quali restrizioni impongono ai vari modi di produrre energia? In altre parole, anche ammettendo che produrre un kWh di energia eolica o solare sia gratis, quanta energia al massimo posso sperare di produrre?</p><p>Il progresso tecnologico e le diverse condizioni di mercato possono rendere competitiva una tecnologia di produzione energetica, ma non possono oltrepassare le leggi di natura: anche aumentando l’efficienza odierna dei pannelli solari non si può aumentare la quantità di energia solare che cade su un metro quadro. La turbina eolica più efficiente dipende comunque dalla velocità e dalla disponibilità del vento, e così via.<br /> David MacKay è un fisico dell’Università di Cambridge. Irritato dalla vaghezza numerica e dalla mancanza di punti fermi che spesso contraddistinguono le discussioni pubbliche sull’energia, MacKay si è seduto al tavolino e, armato delle leggi della fisica, ha stimato il potenziale teorico di tutte le principali fonti energetiche rinnovabili. Raramente discorsi quantitativi e ricchi di numeri arrivano sui giornali o sui media, che spesso danno più risalto a intellettuali e filosofi come Serge Latouche, il teorico della “decrescita”. Discutendo di energia e di consumi è invece obbligatorio partire dai numeri e dai dati accertati. Considerazioni, politiche, economiche, sociali etc., non possono prescindere dai fatti e dalle leggi fisiche che, volenti o nolenti, regolano questo universo.</p><p>MacKay ha messo nero su bianco le sue stime (Sustainable Energy &#8211; Without the Hot Air; UIT Cambridge 2008) e il suo libro (anche scaricabile liberamente all’indirizzo http://www.withouthotair.com) sta cambiando il modo con cui si discute di questi temi, almeno in Gran Bretagna. MacKay è stato nominato recentemente <em>Chief scientific advisor </em>del dipartimento dell’energia e del cambiamento climatico del governo Britannico con il compito di affinare le sue stime per costruire una percorso verso il cambiamento energetico della Gran Bretagna entro il 2050.</p><p><strong>Unità e consumi</strong></p><p>È molto difficile per il cittadino padroneggiare i numeri dell’energia senza avere dimestichezza con le varie unità di misura. Purtroppo misuriamo il petrolio in barili, la benzina in litri, le centrali elettriche in megawatt, ma tutte queste unità sono lontane dal quotidiano, dai nostri consumi e dai nostri sprechi. MacKay usa un’unica unità di potenza “a misura d’uomo” per parlare di produzione o consumi energetici: il kilowattora per giorno per persona (kWh/d per persona).Il cittadino europeo medio consuma 125 kWh/d. Possiamo visualizzare questo consumo “personale” in termini di lampadine: è come se ognuno di noi tenesse accese 125 lampadine per 24 ore al giorno. L’americano medio consuma il doppio: 250 kWh/d mentre il consumo energetico medio di un essere umano sulla terra è di 56 kWh/d.</p><p><strong>Rinnovabili</strong></p><p>Le fonti rinnovabili hanno solitamente una bassa densità per area. In altre parole hanno bisogno di grandi superfici per poter ricavare grandi quantità di energia. MacKay analizza il fotovoltaico, i biocarburanti, le maree, il nucleare, il solare termico, l’idroelettrico, l’eolico, il geotermico e così via, e per ognuno stima la potenza prodotta in watt per metro quadro di superficie utilizzata. E questo perché è difficile, per non dire impossibile, parlare di “sostenibilità” e di “autosufficienza” se non si mettono sul tavolo i numeri in gioco. Consideriamo ad esempio l’energia eolica. Parchi eolici in zone ventose producono 2 watt per metro quadro. MacKay calcola che se, realisticamente, si coprisse anche il 10% della superficie britannica, l’eolico non fornirebbe più di 20 kWh/d: un sesto del consumo energetico medio attuale.</p><p>Le coltivazioni per biocarburanti forniscono 0,5 watt per metro quadro. Se tutta la superficie britannica ora dedita ad agricoltura (il 75% del totale) venisse sfruttata per produrre biomassa combustibile, otterremmo 24 kWh/d. Ben lontani dai 125 kWh/d. E non dimentichiamoci che dobbiamo pure produrre mele e zucchine! Con il fotovoltaico non siamo messi meglio, e MacKay mostra come riempire i tetti delle abitazioni di pannelli può certo fornire una percentuale importante del proprio consumo personale di energia elettrica, ma per incidere sul consumo energetico totale è necessario un utilizzo su larga scala di campi solari.</p><p>Implacabili i numeri mostrano come al livello attuale di consumi anche sommando eolico, solare, biocarburanti, idroelettrico e altre fonti rinnovabili non è possibile sostituire i combustibili fossili. E che in ogni tipo di opzione le rinnovabili debbano occupare una frazione significativa della superficie di un paese come la gran Bretagna. E questo senza neppure considerare i costi economici. Le alternative puramente numeriche sono quella di ridurre notevolmente i consumi, oppure di utilizzare fonti energetiche con una alta densità di energia per metro quadro, come le centrali nucleari. I paesi ricchi potranno comperare energia prodotta all’estero, magari in un deserto dove si possono produrre fino a 20 watt per metro quadro.</p><p><strong>I consumi</strong></p><p>MacKay non si limita a sfatare alcuni miti e a riportare sulla terra le discussioni a ruota libera sul futuro energetico, ma offre anche dei suggerimenti e delle possibili soluzioni. Uno ovvio è quello di ridurre i consumi poiché è più facile risparmiare un kWh che generarne uno. Prendendo però di mira i settori che più contribuiscono e non perdendosi in mille rivoli inconcludenti. Preoccuparsi di tutti gli apparecchi in standby della casa può portare ad una riduzione dell’8% del consumo elettrico casalingo (fonte IEA) ma non certo un contributo significativo rispetto al totale. È come pretendere di svuotare il Titanic con un cucchiaino. In Gran Bretagna ben 40 kWh/d di quei 125 kWh/d sono attribuibili al trasporto su auto e altri 40 kWh/d al riscaldamento. È qui che ha senso cercare di aggredire i consumi energetici, non certo con l’autoproduzione del burro o del sapone. L’elettrificazione di tutti i trasporti ridurrebbe le emissioni di CO<sub>2</sub> aumentando l’efficienza. Le auto elettriche moderne consumano 15 kWh per 100 km, mentre le auto a benzina dai 70 ai 90 kWh. Un treno ad alta velocità invece è efficientissimo: consuma solo 3 kWh per passeggero, “solo” il triplo di una bicicletta con il suo singolo kilowattora.Per il riscaldamento degli edifici, a supplemento del solare termico, MacKay suggerisce un uso massiccio delle pompe di calore, anche queste funzionanti a elettricità, oltre alle misure per ridurre la dispersione termica.</p><p>MacKay non propende per nessuna tecnologia in particolare, ma sostiene che, con i numeri sul tavolo, ogni paese deve disegnare un piano energetico che copra totalmente i bisogni. A chi lo accusa di essere pro-nucleare lui risponde che è solo pro-aritmetica, e che i numeri parlano da soli. Le sue stime possono essere rese più precise, ma il vero valore di questo approccio è nel mostrare un metodo per le discussioni pubbliche sulle scelte energetiche. “Numeri, non aggettivi” dice MacKay. “Qualsiasi discussione sensata sull’energia richiede dei numeri”. In Italia avremmo un gran bisogno di un approccio così.  C’è qualche fisico che voglia adattare il libro di MacKay alla situazione italiana?</p><p><em>Saturno, Il Fatto Quotidiano, 11 marzo 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/22/vento-sole-o-aria-fritta-le-energie-rinnovabili-fuori-dal-mito/99259/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>37</slash:comments> </item> <item><title>Come mentire con le statistiche (sugli Ogm)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/come-mentire-con-le-statistiche-sugli-ogm/93853/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/come-mentire-con-le-statistiche-sugli-ogm/93853/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Feb 2011 11:46:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[bugie]]></category> <category><![CDATA[greenpeace]]></category> <category><![CDATA[mais]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category> <category><![CDATA[statistiche]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93853</guid> <description><![CDATA[How to lie with statistics è un delizioso libriccino pubblicato per la prima volta in lingua inglese nel 1954 e tradotto in italiano nel 2007 con il titolo Mentire con le statistiche. È una sorta di compendio dei metodi utilizzati per mentire o comunque per “tirare acqua al proprio mulino” utilizzando le statistiche. La sola...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/How_to_Lie_with_Statistics" target="_blank">How to lie with statistics</a></span></em> è un delizioso libriccino pubblicato per la prima volta in lingua inglese nel 1954 e tradotto in italiano nel 2007 con il titolo <em><strong>M</strong><strong>entire con le statistiche</strong></em>. È una sorta di compendio dei metodi utilizzati per mentire o comunque per “tirare acqua al proprio mulino” utilizzando le statistiche. La sola edizione in lingua inglese ha venduto più di un milione e mezzo di copie, e dovrebbe essere una lettura obbligatoria a scuola, bombardati come siamo ogni giorno da sondaggi e statistiche forniti da politici, industrie, associazioni, giornali e così via.</p><p>Mi è venuto in mente quel piccolo libro leggendo in questi giorni le reazioni al <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.isaaa.org/resources/publications/briefs/42/highlights/default.asp" target="_blank">rapporto annuale dell’Isaaa</a></span> sullo stato della coltivazione degli Ogm nel mondo. Nel <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.isaaa.org/resources/publications/briefs/42/executivesummary/pdf/Brief%2042%20-%20Executive%20Summary%20-%20English.pdf" target="_blank">riassunto</a></span> si può trovare chi coltiva cosa, dove e quanto.</p><p>La maggior parte dei media stranieri, e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://assobiotec.federchimica.it/default/media/comunicati-stampa/11-02-23/OGM_crescono_le_coltivazioni_biotech_nel_mondo_Assobiotec_bene_%C3%A8_un_trend_costante_ora_anche_l%E2%80%99Italia_guardi_al_futuro_e_all%E2%80%99innovazione_in_agricoltura.aspx" target="_blank">chi è favorevole agli Ogm</a></span>, commentando il rapporto tende a mettere in evidenza come gli Ogm nel mondo siano in continua crescita e come nel 2010 abbiano avuto un aumento del 10% delle superfici coltivate rispetto all’anno precedente. Chi invece è contrario agli Ogm, in Europa, tende a mettere in evidenza come nel nostro continente ci sia stata una diminuzione delle superfici coltivate (gli unici due Ogm coltivabili in Europa sono un tipo di <strong>mais Bt</strong> e la patata <strong>Amflora</strong>). <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/129_11.htm" target="_blank">Coldiretti ad esempio gongola</a></span> citando la riduzione del 3% delle superfici coltivate nella Ue.</p><p>In realtà trovo che sia molto sciocco parlare in questi termini di percentuali aumentate o diminuite in Europa perché queste statistiche non mostrano certo le reali preferenze degli agricoltori europei, visto che in moltissimi paesi è vietato coltivare Ogm (mentre è legale importarli e utilizzarli, anche in Italia, ma questa è un’altra storia). Mi chiedevo quindi che significato dare a quella riduzione, che indubbiamente c’è stata. Ma come insegna il libro <em>Mentire con le statistiche</em>, <strong>si possono suggerire al lettore cose false anche citando dati veri</strong>.</p><p>In Europa l’unico paese ad avere coltivazioni significative di mais Ogm è la <strong>Spagna</strong>. Negli altri paesi Ue dove si coltivano (Portogallo, Romania, Germania, Svezia, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia) non si superano i 5.000 ettari. Non a caso in Italia chi è favorevole alla coltivazione del mais Bt cita sempre il caso spagnolo, perché è l’unico realmente significativo. <strong>Greenpeace</strong>, una organizzazione che si oppone duramente agli Ogm, ci fornisce i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.greenpeace.org/eu-unit/press-centre/press-releases2/eu-farmers-ditch-gm-crops-22-02-11" target="_blank">dati dei coltivatori di mais Bt paese per paese</a></span>. Nel 2009 in Spagna si coltivavano 76.057 ettari, scesi a <strong>67.726</strong> nel 2010. l’11% in meno, &#8220;strilla&#8221; Greenpeace! Segno di un disamoramento degli agricoltori spagnoli per il mais Ogm?</p><p>Il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mapa.es/agricultura/pags/semillas/estadisticas/serie_maizgm98_06.pdf" target="_blank">documento citato nella nota 2</a></span> fornisce, dal 1998, le superfici spagnole coltivate a mais Bt. I dati sono del ministero dell’ambiente spagnolo. Scopriamo che nel 2008 le superfici erano ancora maggiori: 79.269 ettari. Una conferma del declino?</p><p>Come nel caso del famoso<strong> pollo di Trilussa</strong> (io e te mangiamo un pollo a testa <em>in media</em>) manca qualche informazione per dare pieno significato alla statistica (io però ne mangio due ogni giorno, e tu rimani a digiuno!).</p><p>I numeri che mancano in questo caso sono gli ettari <strong>totali</strong> coltivati a mais in Spagna. Dati che troviamo sempre sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mapa.es/estadistica/pags/superficie/Avances_Cultivos_2010-12.pdf" target="_blank">sito del Ministero dell’Agricoltura spagnolo</a></span>, ma che Greenpeace non si è mica sognata di segnalare. A pagina 7 leggiamo che nel 2008 sono stati seminati 371.900 ettari a mais, nel 2009 erano 347.600 e nel 2010 sono stati 320.400. Perbacco, ma c’è un <strong>declino </strong><strong><em>generale</em></strong> delle coltivazioni di mais! Quindi <strong><em>forse</em></strong> la diminuzione non ha nulla a che fare con gli Ogm. Per verificare questa ipotesi andiamo quindi a calcolare la proporzione di mais Ogm su quello totale nei tre anni:</p><p>2008: 21,3%<br /> 2009: 21,8%<br /> 2010: 21,1%</p><p>Voilà, pare che la percentuale di mais Bt rispetto a quello convenzionale in Spagna sia rimasta sostanzialmente <strong>costante</strong>. Questo però Greenpeace non l&#8217;ha scritto. E un recente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gmo-compass.org/eng/news/549.docu.html" target="_blank">sondaggio tra i coltivatori spagnoli di mais Ogm</a></span> conferma infatti la loro soddisfazione nella coltivazione di questa pianta: per la buona salute della pannocchia, per i vantaggi economici, per la facilità di gestione e per le maggiori rese (parole loro).</p><p>Se volete qualche informazione in più sulla situazione spagnola vi posso consigliare questa <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.europabio.org/positions/GBE/Workshop2010/12%20Roda.pdf" target="_blank">presentazione del Ministero dell’Ambiente spagnolo</a></span>. Vedrete come in Spagna sono commercializzate <strong>263 varietà di mais Bt </strong>vendute da 12 società diverse (lo dico perché molti sono convinti, parlando di mais Bt, che ne esista solo una varietà!). L’adozione del mais Bt è più elevata in alcune regioni, superando anche il 50% in quelle più soggette all’infestazione della piralide.</p><p><em>Mentire con le statistiche</em>. Soldi ben spesi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/come-mentire-con-le-statistiche-sugli-ogm/93853/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>148</slash:comments> </item> <item><title>Zanzare OGM contro la febbre Dengue</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/zanzare-ogm-contro-la-febbre-dengue/80116/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/zanzare-ogm-contro-la-febbre-dengue/80116/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Dec 2010 15:51:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[dengue]]></category> <category><![CDATA[Ogm]]></category> <category><![CDATA[oxitec]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80116</guid> <description><![CDATA[Quando si parla di OGM spesso ci si riferisce implicitamente alle piante. La ‘O’ sta per Organismi e ci si dimentica che da decenni questa tecnologia è utilizzata per generare centinaia di microrganismi diversi (soprattutto batteri e lieviti) che ora producono farmaci (come l’insulina umana o l’ormone della crescita umano), enzimi vari (da quelli aggiunti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di OGM spesso ci si riferisce implicitamente alle piante. La ‘O’ sta per Organismi e ci si dimentica che da decenni questa tecnologia è utilizzata per generare centinaia di microrganismi diversi (soprattutto batteri e lieviti) che ora producono farmaci (come <strong>l’insulina umana</strong> o l’ormone della crescita umano), enzimi vari (da quelli aggiunti ai detersivi per ripulire i tessuti dai grassi alla <strong>chimosina per produrre alcuni formaggi</strong> alle <em>proteasi</em> usate per produrre pappe per bambini o alle <em>amilasi</em> usate in alcuni casi nella produzione di birra e pane) coloranti (come il blu di molti jeans) e molte altre sostanze chimiche di largo uso (acido citrico e <strong>vitamina C</strong> ad esempio).</p><p>Negli ultimi anni anche gli animali transgenici hanno cominciato a far capolino, soprattutto nel campo della ricerca medica con animali geneticamente modificati a scopo di studio. Oppure nella produzione di farmaci (ad esempio con pecore e capre che producono particolari proteine umane di interesse terapeutico nel loro latte). Esistono già ma non sono ancora in commercio invece, anche se ne è già stata richiesta l’autorizzazione, animali transgenici per uso alimentare. Si parla di <strong>salmoni</strong> di allevamento che crescono più velocemente o di <strong>maiali</strong> che producono meno fosforo nel loro letame. L’ultimo animale OGM ad essere assurto agli onori della cronaca, perlomeno di quella specializzata, è una zanzara transgenica.</p><p>L’11 novembre l’azienda britannica Oxitec <a href="http://www.oxitec.com/wp-content/uploads/2010/11/Oxitec-MRCU-press-release.pdf" target="_blank"><strong>ha annunciato di aver effettuato il primo test al  mondo</strong></a> rilasciando delle zanzare transgeniche (<em>Aedes aegypti</em>) nelle isole Cayman nel 2009 e nel 2010. Gli scienziati dell’Oxitec hanno presentato dei risultati preliminari al congresso della Società Americana di Medicina Tropicale e Igiene ad Atlanta.</p><h3>L’idea</h3><p>Molte malattie vengono trasmesse dalle zanzare. Basti pensare alla malaria. Poiché sono solo le <strong>zanzare femmine</strong> che pungono e trasmettono le malattie, l’idea è di rilasciare un gran numero di zanzare maschi a cui è stato aggiunto un gene che impedisce alla propria progenie di sopravvivere, uccidendole allo stadio di larve. Le zanzare modificate producono una proteina che si accumula nel corpo sino a diventare tossica a meno di un trattamento a base di tetraciclina. Durante il periodo di allevamento <strong>alle zanzare viene somministrata la tetraciclina</strong>, che blocca lo sviluppo della tossina. Quando i maschi modificati fecondano le femmine presenti nell’ambiente le larve della progenie iniziano ad accumulare la proteina tossica e, non avendo a disposizione la tetraciclina, muoiono.</p><p>La speranza è che questa strategia possa ridurre in modo considerevole la popolazione di zanzare portatrici di malattia.</p><p>Questa strategia autolimita i possibili rischi di diffusione del gene, che possono suscitare preoccupazione in alcuni, e può essere una alternativa all’uso di insetticidi attualmente impiegati.</p><h3>La dengue</h3><p>La <strong><a href="http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs117/en/index.html" target="_blank">dengue è una malattia virale</a></strong> per la quale non esistono trattamenti efficaci. E’ <strong><a href="http://www.epicentro.iss.it/problemi/Febbre%20Dengue/dengue.asp" target="_blank">causata da quattro virus molto simili</a></strong> e questo impedisce lo sviluppo di un vaccino efficace. Ha sintomi simili ad una forte influenza e in alcuni casi può portare a complicazioni letali come la febbre emorragica.</p><p>Gli insetticidi attualmente utilizzati e i metodi tradizionali di controllo dell’infezione sono poco efficaci. Questa zanzara punge anche di giorno e quindi accorgimenti notturni come tende intorno al letto e simili non sono sufficienti. Negli anni c’è stato un aumento notevole di casi di dengue nel mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che 2.5 miliardi di persone vivano in zone a rischio di infezione. E’ <strong><a href="http://www.who.int/csr/disease/dengue/impact/en/" target="_blank">endemica in almeno 100 paesi</a></strong> e ogni anno vi sono dai 50 ai 100 milioni di contagiati con 500.000 casi di febbre emorragica e <strong><a href="http://www.cdc.gov/dengue/epidemiology/index.html" target="_blank">22.000 morti, specialmente bambini</a></strong>.</p><h3>L’esperimento</h3><p>Tra novembre e dicembre 2009 la Oxitec ha liberato su Gran Cayman un piccolo contingente di zanzare modificate allo scopo di capire se potevano competere con i maschi naturali per l’accoppiamento con le femmine. Uno studio più in grande è stato effettuato tra maggio e ottobre 2010 per misurare la riduzione della popolazione di zanzare portatrici di dengue. In una zona di 16 ettari <strong>sono state liberate 3 milioni di zanzare</strong> della Oxitec, in rapporto di 10 a 1 per ogni individuo maschile presente nell’ambiente. Ad agosto la popolazione di zanzare si era ridotta dell’80%. L’esperimento, che la Oxitec ha definito &#8220;un successo&#8221; è stato eseguito con l’autorizzazione del governo locale.</p><p>Un esperimento simile inizierà tra pochi mesi in <strong>Malesia</strong>. La zanzara transgenica, nota come OX513A, è stata allevata in Malesia dal Malaysian Institute for Medical Research da uova fornite dalla Oxitec. Il National Safety Board malese ha dato l’autorizzazione alla sperimentazione dopo che il comitato sulle Modifiche Genetiche aveva analizzato i possibili rischi della procedura.</p><p>In realtà questa strategia è una versione moderna di una già usata in passato dove gli insetti vengono sterilizzati in massa usando delle radiazioni e poi liberati nell’ambiente. Ad esempio in Italia, presso il <a href="http://www.caa.it/content/entomologia/sitEMV.asp" target="_blank"><strong>Centro Agricoltura Ambiente Giorgio Nicoli</strong></a> è in corso un esperimento per sviluppare un sistema di lotta contro la zanzara mediante maschi resi sterili dalle radiazioni è già sono stati effettuati dei rilasci nell’ambiente di queste zanzare.</p><p>L’annuncio di Oxitec ha preso di sorpresa sia la comunità di scienziati che lavora nel campo del controllo genetico di insetti vettori di malattie che hanno progetti in altre parti del mondo, sia gli oppositori all&#8217;uso degli OGM, siano essi piante o animali che hanno accusato la Oxitec di aver agito in segreto. Luke Alphey, lo scienziato a capo del progetto e fondatore della Oxitec, rigetta l’accusa di aver agito in segreto sostenendo che la popolazione di Gran Cayman era stata informata, e di aver ricevuto l’autorizzazione dalle autorità locali. “semplicemente la comunità internazionale non se n’è accorta”.</p><p>Se si fosse creato clamore su questo esperimento forse gli oppositori avrebbero cercato di bloccarlo in nome del “principio di precauzione”. La cui più grande debolezza però è quella di pretendere di giudicare una tecnologia solamente dai possibili rischi senza tener conto dei possibili vantaggi. In questo caso la possibilità di sconfiggere o almeno attenuare una malattia che colpisce dai 50 ai 100 milioni di persone con decine di migliaia di morti ogni anno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/zanzare-ogm-contro-la-febbre-dengue/80116/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>330</slash:comments> </item> <item><title>Nucleare e non, meno aggettivi e più numeri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/11/energia-nucleare-e-non-meno-aggettivi-e-piu-numeri/76418/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/11/energia-nucleare-e-non-meno-aggettivi-e-piu-numeri/76418/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Nov 2010 17:14:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Dario Bressanini</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[agenzia per la sicurezza nucleare]]></category> <category><![CDATA[energia nucleare]]></category> <category><![CDATA[maurizio cumo]]></category> <category><![CDATA[umberto veronesi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=76418</guid> <description><![CDATA[L’energia è un tema cruciale. Per il nostro presente e per il nostro futuro. Come italiani e come abitanti di questo pianeta. E’ un tema che coinvolge e a volte scalda gli animi, come posso vedere leggendo i molti articoli, e i relativi commenti, presenti qui su ilfattoquotidiano o su altri siti. Non sono un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’energia è un tema cruciale. Per il nostro presente e per il nostro futuro. Come italiani e come abitanti di questo pianeta. E’ un tema che coinvolge e a volte scalda gli animi, come posso vedere leggendo i molti articoli, e i relativi commenti, presenti qui su ilfattoquotidiano o su altri siti.</p><p>Non sono un esperto di produzione energetica ed è anche per questo che leggo volentieri i vari articoli e i relativi commenti (spesso più interessanti del pezzo stesso). Ho bisogno di chiarirmi le idee e confesso che sono ancora in alto mare. Ho bisogno di numeri, di dati, e di uno scenario coerente per capire se investire nel <span style="color: #000000;"><strong>fotovoltaico</strong> </span>sia una follia oppure auspicabile. Se costruire una <strong><span style="color: #000000;">centrale nucleare</span></strong>, lasciando anche perdere la questione delle scorie, sia un controsenso economico, come dicono alcuni, o l’unica soluzione possibile, come sostengono altri.</p><p>Gli articoli che leggo (ovunque, non solo qui) sono però <strong>più spesso infarciti di aggettivi che di numeri</strong>. Utili magari per ribadire una posizione o vincere un confronto dialettico, ma che non mi aiutano a comprendere meglio l’argomento.</p><p>Ecco allora che mi sono messo alla ricerca dei numeri (lo sono ancora, ho appena iniziato).</p><p>Ho visto (sul web) due conferenze scientifiche che vi suggerisco di scaricare, quando avete un paio d’ore di tempo. Sono conferenze divulgative tenute lo scorso anno all’Università di Ferrara.</p><p>La prima è del Prof. <strong>Maurizio Cumo</strong>, appena nominato membro dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare Italiana, diretta da <strong>Umberto</strong> <strong>Veronesi</strong>. (<strong><span style="color: #000000;"><a href="http://www.fe.infn.it/venerdi/venerdi_video/Cumo.flv" target="_blank">Qui la versione</a></span> </strong>flv visibile con VLC e <span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.fe.infn.it/venerdi/venerdi_video/Seminario_Cumo.mp4" target="_blank">qui quella mp4</a></strong></span> con quicktime, di qualità inferiore, <span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.fe.infn.it/venerdi/VENERDIHOME_file/pdf10/Cumo.pdf" target="_blank">qui il pdf delle slides</a></strong></span>)</p><p>Si parla di centrali nucleari, di sicurezza, di scorie, di costi e dei vari tipi di reattori.</p><p>La seconda conferenza è del Dott. <strong>Nicola Armaroli</strong>, autore insieme a Vincenzo Balzani del bel libro divulgativo sull’energia &#8220;<span style="color: #000000;"><strong><a href="http://scuola.zanichelli.it/online/chiavidilettura/files/2008/10/chiavi2008_armaroli_sito.pdf" target="_blank">Energia per l&#8217;astronave Terra</a></strong></span>&#8221; (Zanichelli, 2008), vincitore del premio Galileo.</p><p>Si parla di energia nucleare e di energie rinnovabili. (<strong><span style="color: #000000;"><a href="http://www.fe.infn.it/venerdi/venerdi_video/Armaroli1.flv" target="_blank">Qui la versione</a></span> </strong>flv visibile con VLC e <span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.fe.infn.it/venerdi/venerdi_video/Seminario_Armaroli.mp4" target="_blank">qui quella mp4</a></strong></span> con quicktime, di qualità inferiore, <span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.fe.infn.it/venerdi/VENERDIHOME_file/pdf10/Armaroli.pdf" target="_blank">qui il pdf delle slides</a></strong></span>)</p><p>Sarebbe bello, anche se so che spesso si ha poco tempo a disposizione, che i commenti a questo post venissero DOPO aver visto le due conferenze, per commentarle.</p><p>I numeri, dicevo. Sono convinto che si debba partire dai numeri e dai fatti accertati per discutere di energia, come di altri temi a forte componente scientifica. Le altre considerazioni, politiche, economiche, etiche etc., <strong>non possono prescindere dai fatti e dalle leggi fisiche</strong> che, volenti o nolenti, regolano questo universo.</p><p>Le due conferenze mi hanno fornito alcune parziali risposte. Non ho motivo di dubitare dell’accuratezza dei dati presentati nelle due conferenze. Come dovrebbe sempre accadere nelle discussioni scientifiche, si deve partire da dati accertati e condivisi da tutti. Casomai, come in questo caso, è sulle interpretazioni dei numeri, o sul loro impatto che, anche gli scienziati, possono avere delle posizioni diverse.</p><p>Ho imparato che una centrale nucleare da 1000 MW ogni anno produce <strong>4 metri cubi di scorie</strong> ad alto rischio (di terza categoria). Nei <strong>60 anni di vita</strong> di una centrale moderna questa produce qualche centinaio di metri cubi di scorie a lunghissima durata (più molte altre a vita più breve).</p><p>Ho imparato che per far funzionare una centrale nucleare da 1000 MW servono <strong>25 tonnellate di combustibile</strong>. Una centrale da1000 MW a carbone ha bisogno invece di <strong>2 milioni e mezzo di tonnellate di combustibile</strong>.</p><p>Ho imparato che se per assurdo volessimo produrre con il fotovoltaico il 100% del fabbisogno elettrico italiano (pari al 20% del fabbisogno energetico totale), in Italia <strong>avremmo bisogno di una superficie di 2400 km^2</strong>. Più o meno come la provincia di Piacenza. Questo ovviamente tralasciando altri problemi come la continuità della produzione.</p><p>Ho imparato che si spera di arrivare, in futuro, ad una efficienza di conversione per il fotovoltaico del 20%.</p><p>Ho imparato che le centrali attuali (III generazione avanzata) usano solo lo 0.8% del combustibile (perché questa è circa la percentuale di U235 presente). Quelle di IV generazione arriveranno al 70-80% perché i neutroni veloci trasformano l’ U238 in P239 fissile. Potranno usare, come combustibile, le scorie attuali. Purtroppo non saranno pronte prima del 2040.</p><p>Ho imparato che il petrolio non costa tanto. Un litro di petrolio costa meno di un litro di acqua in bottiglia.</p><p>Ho imparato che la percezione dei cittadini europei sul <strong>proprio</strong> consumo di energia è sbagliata.</p><p>Gli europei pensano che la maggioranza dell’energia “personale” sia utilizzata per <strong>elettrodomestici e illuminazione</strong>. Vengono poi il riscaldamento degli ambienti, l’acqua calda e l’auto.</p><p>In realtà noi usiamo più di <strong>metà della nostra quota energetica per riscaldare gli ambienti</strong>. Poi viene l’auto. Quello che invece pensiamo sia il ”maggior colpevole”, è solo all’8%.</p><p>Vi lascio con un ultimo video, tratto da una serie di conferenze organizzate da TED dal titolo <span style="color: #000000;"><a href="http://www.ted.com/talks/lang/ita/debate_does_the_world_need_nuclear_energy.html" target="_blank">“<strong>Il mondo ha bisogno dell’energia nucleare?</strong>”</a></span>. Un dibattito veloce tra un proponente dellenergie alternative e un proponente dell’energia nucleare. Quest’ultimo è Stewart Brand, un ambientalista della prima ora che negli ultimi giorni <strong><a href="http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/373655/" target="_blank">ha fatto parlare di sé in Italia</a></strong> in occasione dell’uscita del suo libro <strong><a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/11/04/news/intervista_stewart_brand-8659677/" target="_blank">“Una cura per la terra”</a></strong></p><p>La ricerca dei miei numeri continua. A presto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/11/energia-nucleare-e-non-meno-aggettivi-e-piu-numeri/76418/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1020</slash:comments> <enclosure url="http://www.fe.infn.it/venerdi/venerdi_video/Cumo.flv" length="7929" type="video/x-flv" /> <enclosure url="http://www.fe.infn.it/venerdi/venerdi_video/Seminario_Cumo.mp4" length="7929" type="video/mp4" /> <enclosure url="http://www.fe.infn.it/venerdi/venerdi_video/Armaroli1.flv" length="7929" type="video/x-flv" /> <enclosure url="http://www.fe.infn.it/venerdi/venerdi_video/Seminario_Armaroli.mp4" length="7929" type="video/mp4" /> </item> </channel> </rss>
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