<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Dino Amenduni</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/damenduni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Thu, 20 Jun 2013 06:26:28 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Ciao Fatto, grazie a tutti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/20/ciao-fatto-grazie-a-tutti/451853/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/20/ciao-fatto-grazie-a-tutti/451853/#comments</comments> <pubDate>Thu, 20 Dec 2012 16:43:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Ilfattoquotidiano.it]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=451853</guid> <description><![CDATA[Dopo due anni e due mesi lascio questo blog sul fattoquotidiano.it. Da gennaio mi trasferirò in una nuova casa, con nuovi impegni e diverse responsabilità.  È stata una esperienza fantastica. Ho imparato molte cose, prima di tutto da chi, passando di qui o trovando i miei post in giro per la Rete ha letto, ha...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo due anni e due mesi lascio questo <strong>blog sul fattoquotidiano.it</strong>. <strong>Da gennaio mi trasferirò in una nuova casa</strong>, con nuovi impegni e diverse responsabilità. </p><p>È stata una esperienza fantastica. Ho imparato molte cose, prima di tutto da chi, passando di qui o trovando i miei post in giro per la Rete ha letto, ha commentato, ha messo a nudo le fragilità dei miei ragionamenti e ha condiviso i miei articoli quando ho scritto qualcosa di convincente. </p><p>Il sentimento che vorrei riuscire a comunicare attraverso questo post di congedo è la <strong>gratitudine</strong>. Grazie a Federico Mello che mi ha chiesto di aprire un blog qui, a Paola Porciello che mi ha sopportato per ventisei mesi, a tutti i ragazzi della redazione che mi hanno aiutato con la pubblicazione dei post. Grazie al direttore Peter Gomez, che mi ha sempre sostenuto; grazie ad Antonio Padellaro e a Marco Travaglio, grazie alla redazione di Roma e a quella di Milano. </p><p>Grazie ai tanti blogger che animano questo sito, con cui ho avuto la costante possibilità di confrontarmi dal vivo, sui social media e su questo spazio. Grazie a tutte le persone che ho conosciuto in questi anni, sia virtualmente che grazie agli eventi in giro per l&#8217;Italia. Grazie a chi mi ha dato spunti per riflettere prima di scrivere, o dopo aver scritto.</p><p>Grazie a chi mi ha inviato mail <strong>per complimentarsi o per insultarmi</strong>, a chi lo ha fatto direttamente e a chi è passato per gli indirizzi di posta della redazione. Grazie a chi mi ha detto che dovrei scrivere di più e a chi invece chiesto che il mio blog fosse eliminato perché non all&#8217;altezza della testata. </p><p>Grazie al<em> Fatto Quotidiano</em>, che mi ha lasciato piena libertà di espressione e non mi ha mai modificato una parola, in nessuno dei post che ho scritto qui.</p><p>Vi saluto con una frase che riassume questi due anni e due mesi di esperienza:</p><p><em>Occorre rileggere, camminare per strade che crediamo di conoscere, aggirarsi per anfratti che ci illudiamo di conoscere a memoria, scrutare ciò che abbiamo guardato, guardare ciò che abbiamo scrutato, essere superficiali dove abbiamo osato essere profondi, cercare nella superficie quella profondità che abbiamo creduto di trovare altrove. (Giorgio Manganelli)</em></p><p><em></em>Grazie a tutte le persone che hanno creduto in me. <strong>Non sarà difficile incontrarsi ancora</strong>. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/20/ciao-fatto-grazie-a-tutti/451853/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>16 dicembre 2012, le Primarie del Pdl</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/16-dicembre-2012-primarie-del-pdl/447889/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/16-dicembre-2012-primarie-del-pdl/447889/#comments</comments> <pubDate>Sun, 16 Dec 2012 17:34:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angelino Alfano]]></category> <category><![CDATA[Barbara D'Urso]]></category> <category><![CDATA[Canale 5]]></category> <category><![CDATA[Giorgia Meloni]]></category> <category><![CDATA[Guido Crosetto]]></category> <category><![CDATA[Imu]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Primarie PDL]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=447889</guid> <description><![CDATA[Oggi, come da calendario, si sono celebrate le Primarie del Pdl. Sala uno: Il proprietario del Pdl, Silvio Berlusconi, va in televisione. La sua televisione. Da Barbara D&#8217;Urso, di domenica pomeriggio. Dice che abolirà l&#8217;Imu. Il traino (in termini di audience) glielo ha fatto Michele Misseri. Il mio invito, sempre caloroso, a Silvio Berlusconi è di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, come da calendario, si sono celebrate le <strong>Primarie del Pdl</strong>.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/elezioni-2013-berlusconi-vi-garantisco-che-aboliro-limu/447890/" target="_blank"><strong>Sala uno</strong>: Il proprietario del Pdl, <strong>Silvio Berlusconi</strong>, va in televisione. La sua televisione. Da <strong>Barbara D&#8217;Urso</strong>, di domenica pomeriggio</a>. Dice che abolirà l&#8217;<strong>Imu</strong>. Il traino (in termini di audience) glielo ha fatto <strong>Michele Misseri</strong>. Il mio invito, sempre caloroso, a Silvio Berlusconi è di dare un&#8217;occhiata a Twitter quando gli vengono in mente queste idee. Twitter non sarà di certo un termometro fedele dell&#8217;elettorato, men che meno del suo elettorato, però è una buona spia del <strong>malessere del Paese</strong> verso idee che solo fino a qualche anno fa sarebbero state perfettamente sensate.</p><p><strong>Sala due</strong>: <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/pdl-si-spacca-su-monti-italia-popolare-contro-primarie-delle-idee/214390/" target="_blank">Il <strong>segretario</strong> del Pdl, <strong>Angelino Alfano</strong>, partecipa alla convention di una corrente del Pdl, quella che va contro il proprietario</a> (e dunque contro il segretario che si accoda al proprietario). Dunque Alfano va contro se stesso, ma in fondo non è la prima volta. Questa corrente del <strong>Pdl</strong> si chiama &#8216;<strong>Italia popolare</strong>&#8216; (la parola &#8216;popolare&#8217;, insieme alla parola &#8216;libertà&#8217;, è oramai completamente consumata se utilizzata come nome di formazioni politiche: se tutti sono popolari e tutti usano la parola libertà, le due parole non sono un valore aggiunto). Lo scopo della corrente è chiedere a <strong>Monti</strong>, bersagliato mediaticamente ma sempre sostenuto in Parlamento, di essere il leader dei moderati (definizione che i conservatori e alcuni reazionari italiani hanno utilizzato per autoappellarsi). Tra gli animatori della corrente anti-proprietario e un po&#8217; anti-segretario (che però chiude l&#8217;evento) ci sono i due capigruppo del Pdl in Italia (Cicchitto) e in <strong>Europa</strong> (Mario Mauro). </p><p><strong>Sala tre</strong>: i <strong>dissidenti del Pdl</strong> <strong>Giorgia Meloni</strong> e <strong>Guido Crosetto</strong> sono ad un&#8217;altra <strong>convention</strong> del Pdl contro il proprietario del Pdl, il segretario del Pdl e il Presidente del Consiglio che il Pdl (Meloni e Crosetto inclusi) ha sostenuto in tutto questo anno, votando le decine di fiducie a cui il Parlamento è stato obbligato. La parola &#8216;dissidenti&#8217;, a questo punto, meriterebbe un&#8217;approfondita riflessione semantica. </p><p>Non si sa, per il momento, chi vincerà queste Primarie. Gli italiani, nel frattempo, si devono accontentare di due certezze: la prima è che il <strong>Bertinotti</strong> di <strong>Corrado Guzzanti</strong> che scindeva la sinistra in <strong>atomi</strong> non aveva ancora visto nulla. La seconda è la diretta conseguenza della prima: molti di noi sono stati critici, satirici, cattivi contro il centrosinistra italiano ma è giunto il momento di ammettere che il centrosinistra italiano non era mai riuscito ad arrivare a questo livello.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/16-dicembre-2012-primarie-del-pdl/447889/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pd, cinque buone ragioni per fare le primarie per i parlamentari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/11/pd-cinque-buone-ragioni-per-fare-le-primarie-per-i-parlamentari/442762/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/11/pd-cinque-buone-ragioni-per-fare-le-primarie-per-i-parlamentari/442762/#comments</comments> <pubDate>Tue, 11 Dec 2012 14:16:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Parlamentari]]></category> <category><![CDATA[Parlamentarie]]></category> <category><![CDATA[Partecipazione Democratica]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Porcellum]]></category> <category><![CDATA[Primarie Centrosinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=442762</guid> <description><![CDATA[Immagino che organizzare una consultazione su base nazionale in meno di un mese sia molto difficile per qualsiasi partito, così come sia difficile raccogliere le candidature, le firme, le verifiche, i volontari. Il Partito Democratico può però fare una mossa davvero significativa se vuole la vittoria del centrosinistra e del suo segretario Pier Luigi Bersani...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Immagino che organizzare una consultazione su base nazionale in meno di un mese sia molto difficile per qualsiasi partito, così come sia difficile <strong>raccogliere le candidature</strong>, le firme, le verifiche, i volontari. Il <strong>Partito Democratico</strong> può però fare una mossa davvero significativa se vuole la vittoria del <strong>centrosinistra</strong> e del suo segretario <strong>Pier Luigi Bersani</strong> alle elezioni politiche.</p><p>I recentissimi fatti d&#8217;attualità, pur avendo ulteriormente complicato la questione dal punto di vista procedurale (il tempo stringe, e stringe per tutti), creano infatti le <strong>condizioni politiche ideali</strong> (persino migliori rispetto a una settimana fa) perché il Pd convochi questo tipo di consultazione. Ne indico cinque.</p><p>A) La prima ragione, e chiedo scusa per l&#8217;eccesso di realismo politico (ma siamo pur sempre a due mesi dalle elezioni), è di natura squisitamente tattico/elettorale. Se il Pd convoca le Primarie per i parlamentari decade il motivo &#8216;tecnico&#8217; per cui le altre forze politiche non organizzano questo tipo di consultazioni. &#8220;Se c&#8217;è riuscito il Pd, possono riuscirci tutti&#8221; potrebbe essere l&#8217;automatico riflesso logico tra gli elettori. Con annesso corollario: se gli altri non lo hanno fatto,<strong> è perché non lo hanno voluto, non perché non hanno potuto.</strong></p><p>B) Un partito, più di tutti gli altri, subirebbe le conseguenze di questo differente stile di costruzione delle liste dei candidati: il <strong>Pdl</strong>. Se il Pd convocasse le Primarie, la manovra di Berlusconi a difesa del<strong> Porcellum</strong> e per potersi scegliere i nominati emergerebbe in modo ancor più evidente. E se tra i nominati del Pdl spuntasse qualche impresentabile, la vicenda sarebbe assai difficile da sostenere persino per lo stesso Berlusconi, che in ogni caso sarebbe costretto a inseguire o a cercare soluzioni difensive. </p><p>C) Molti osservatori hanno definito le<strong> Parlamentarie del Movimento5Stelle</strong> &#8220;un fallimento&#8221; a causa del numero di votanti (circa 32mila) ritenuto insufficiente dal punto di vista della rappresentanza o comunque molto al di sotto delle aspettative. Prima di definirlo un fallimento servirebbe un analogo termine di paragone: paragonare le primarie per il candidato premier alle primarie per  la scelta dei parlamentari è come paragonare una partita di serie A e una serie C dicendo che in fondo, in entrambi i casi, si tratta di calcio <em>(a proposito, il Movimento farà le primarie per la scelta del candidato premier?)</em>.<br />Se invece il Pd convocasse gli italiani con un<strong> metodo aperto di consultazione</strong>, se non ponesse limiti altrettanto rigidi né alle candidature né ai requisiti degli elettori potenziali e portasse anche solo qualche centinaia di migliaia di italiani a votare, allora sì che le Parlamentarie del Movimento5Stelle sarebbero un fallimento. Fallimento ulteriormente aggravato dalla distanza che emergerebbe tra le parole di oggi di Grillo: &#8220;<em><a href="http://www.beppegrillo.it/2012/12/obbiettivo_elez.html" target="_blank">Chi è dentro M5S, fa domande su domande, si pone problemi della democrazia del Movimento va fuori! E andranno fuori</a></em>&#8221; e l&#8217;idea di democrazia, certamente meno verticale e verticistica, che emergerebbe dalle Primarie per i parlamentari del Partito Democratico.</p><p>D) Con una modalità di<strong> partecipazione popolare</strong> per la scelta dei rappresentanti alla Camera e al Senato il Pd riuscirebbe a scaricare la responsabilità della<strong> mancata riforma della legge elettorale</strong> sulle altre forze politiche presenti attualmente in Parlamento, altro aspetto certamente non secondario in un momento di piena <strong>crisi di fiducia verso la politica</strong>. Non si può inoltre dimenticare il <strong>milione e duecentomila firme</strong> (di sicuro non solo di elettori del Pd) raccolte perché l&#8217;Italia si mettesse alle spalle il Porcellum. </p><p>E) Last but non least: è il Partito Democratico, il suo gruppo dirigente, in diverse sedi (e soprattutto durante le Primarie per la scelta del candidato Premier) ad aver promesso le primarie per i parlamentari. <strong>Una promessa (e un&#8217;aspettativa) frustrata è peggio del silenzio</strong>, anche del silenzio di convenienza. E non c&#8217;è procedura tecnica insuperabile che possa impedire questo tipo di riflesso sull&#8217;elettorato in caso di mancata convocazione del &#8220;popolo del centrosinistra&#8221;. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/11/pd-cinque-buone-ragioni-per-fare-le-primarie-per-i-parlamentari/442762/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il migliore amico di Berlusconi? Lo spread</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/07/migliore-amico-di-berlusconi-spread/439138/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/07/migliore-amico-di-berlusconi-spread/439138/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Dec 2012 14:25:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[PDL]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Spread]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=439138</guid> <description><![CDATA[In campagna elettorale la variabile più importante è l&#8217;avversario. Senza conoscere l&#8217;avversario è impossibile pianificare correttamente una qualsiasi azione strategica di comunicazione. Per questo motivo non ho mai smesso di seguire Silvio Berlusconi e, soprattutto, non ho mai smesso di considerarlo un attore ancora nel pieno della sua partita. Probabilmente lo sopravvaluto, ma perlomeno non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>In campagna elettorale la variabile più importante è l&#8217;avversario</strong>. Senza conoscere l&#8217;avversario è impossibile pianificare correttamente una qualsiasi azione strategica di comunicazione. Per questo motivo non ho mai smesso di seguire Silvio Berlusconi e, soprattutto, non ho mai smesso di considerarlo un attore ancora nel pieno della sua partita. Probabilmente lo sopravvaluto, ma perlomeno non rischio di sottovalutarlo. Di sottovalutazione la sinistra è già morta tre volte in questi diciotto anni. Errare è umano, perseverare è diabolico, il passo successivo è la stupidità.</p><p>Per questo motivo vi invito a riflettere su alcuni possibili effetti della sua nuova strategia (al netto del precario stato di forma del PDL). Prima di tutto bisogna partire da una domanda, che poi è la domanda che il centrodestra si è posta in questi giorni molto difficili: <strong><em>&#8220;come facciamo a vincere le elezioni nonostante tutto?&#8221;</em></strong>. Berlusconi, con una sola mossa (togliere la fiducia al governo Monti in questo preciso momento) otterrà di sicuro alcuni effetti immediati, altri potenziali. </p><p><strong>1. Effetti immediati. </strong>Si vota con il Porcellum, quindi Berlusconi potrà scegliersi i candidati. Non a caso ieri, sulle agenzie di stampa, si sono consumate<strong> le parlamentarie del centrodestra</strong>: chi rilasciava dichiarazioni pro-Cavaliere è certamente più vicino alla ricandidatura di chi non lo ha fatto. Con la crisi di governo si potrebbe anticipare la data del voto, dunque c&#8217;è la concreta possibilità che il processo-Ruby impatti meno sul futuro prossimo della politica italiana: più probabile il contrario, cioè che il futuro prossimo della politica italiana impatti sul processo-Ruby.</p><p><strong>2. Effetti differiti</strong>. Berlusconi ha costruito il frame di comunicazione della storia del Governo Monti che provo a sintetizzare così: la sinistra ha votato buona parte dei provvedimenti graditi alla destra (riforma delle pensioni, riforma del lavoro, per dirne due); la destra non ha votato buona parte dei provvedimenti graditi alla sinistra (legge elettorale, provvedimenti più duri contro la corruzione, per dirne due), e nonostante tutto la destra fa cadere il governo lasciando alla sinistra l&#8217;eredità politica quasi esclusiva delle decisioni impopolari prese (insieme) in questo anno. Questa mossa contribuisce alla formazione di altre due conseguenze politiche: la prima è il possibile ritorno alla forte polarizzazione sinistra-destra, la seconda è la conseguente <strong>forte riduzione dei margini di manovra del Terzo Polo,</strong> schiacciato da un lato dall&#8217;emancipazione popolare (le Primarie) del Pd dal centro, dall&#8217;altro dall&#8217;emancipazione demagogica del Pdl da Monti. </p><p><strong>3. La pazza idea. </strong>La polarizzazione sinistra-destra, pur mobilitando certamente una parte di elettorato deluso e silente, potrebbe comunque non bastare al centrodestra per vincere le elezioni, visti i tempi assai corti della campagna elettorale. Berlusconi è certamente consapevole dei suoi limiti, di quelli del Pdl e, soprattutto, dei materiali limiti di tempo: con le feste di Natale alle porte si rischia di celebrare la campagna elettorale più corta della storia recente. Una vittoria potrebbe essere, in realtà, &#8220;pareggiare&#8221; le elezioni. <strong>Come si pareggiano le elezioni? Formando un governo di unità nazionale. </strong>Chi è l&#8217;unica personalità politica che oggi potrebbe credibilmente guidare un governo di unità nazionale? Mario Monti. Qual è l&#8217;unico modo, con il Pd che procede speditamente, per evitare un governo di centrosinistra? Far alzare lo spread e dunque far aumentare le pressioni internazionali sull&#8217;Italia. Qual è l&#8217;unico modo per far alzare, e di molto, lo spread in pochi giorni? Far saltare Monti. </p><p>Io credo che Berlusconi possa aver fatto questo tipo di valutazione, e che allo stesso tempo, sempre con la stessa mossa, si sia già preparato un piano B, più classico (gli &#8216;effetti differiti&#8217;), in caso non riuscisse. Magari ne ricaverà comunque un fallimento, ma considerando che Berlusconi è stato dato per morto politicamente troppe volte, e sempre troppo prematuramente, mi pare che comunque riesca a divertirsi fino alla fine.</p><p><strong>4. Il bonus</strong>. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso (non è vero, ma il centrodestra ha colto un&#8217;occasione irripetibile) è la seguente frase di Corrado Passera: &#8220;<em>Non posso entrare nelle dinamiche dei singoli partiti ma come Italia dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti. Tutto ciò che può fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro non è bene per l’Italia</em>&#8220;. Dopo aver fischiettato la domanda (letta su Facebook): &#8220;E se l&#8217;avesse detto esattamente una settimana prima, a tre giorni dalle Primarie?&#8221; è opportuno ricordare che Passera, dopo essersi parzialmente inimicato il centrosinistra sulla questione del rinnovo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/11/frequenze-tv-ministero-dello-sviluppo-di-passera-rinnova-autorizzazioni-per-20-anni/290791/" target="_blank">frequenze televisive</a>, ora è riuscito a inimicarsi anche una parte dell&#8217;elettorato del centrodestra e ha permesso a Il Giornale (oggi in prima pagina) di ricordare che lo stesso Passera è indagato per frode fiscale. Insomma, en passant Berlusconi è anche riuscito a dare un bel colpo a un potenziale leader in pectore della Cosa Bianca, o di un nascituro centrodestra senza il Cavaliere.</p><p>Ne conseguirà l&#8217;ovvio mantra del centrodestra italiano alle prossime politiche: <strong>&#8220;oggi si sta peggio di un anno fa&#8221;</strong>. Basterà che a incarnare questo mantra non sia Berlusconi (che ha tutto il tempo per smentire la sua candidatura, e ripensarci ancora), ma una personalità politica più spendibile (più giovane, meno compromessa politicamente ma allo stesso tempo disponibile a garantire Berlusconi sul fronte giudiziario e aziendale), e il grosso del lavoro di comunicazione è fatto. La politica, però, arriva sempre prima della comunicazione. E dunque tutto questo potrebbe, alla fine, non essere sufficiente. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/07/migliore-amico-di-berlusconi-spread/439138/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Primarie centrosinistra, il mio endorsement del giorno dopo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/26/primarie-centrosinistra-mio-endorsement-del-giorno-dopo/427114/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/26/primarie-centrosinistra-mio-endorsement-del-giorno-dopo/427114/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Nov 2012 16:08:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Campagna Elettorale]]></category> <category><![CDATA[Comunicazione Politica]]></category> <category><![CDATA[Primarie Centrosinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=427114</guid> <description><![CDATA[Torno a scrivere. Torno a farlo su questo blog. Avevo smesso per un motivo molto semplice: ero entrato nella campagna elettorale per le Primarie, come coordinatore dello staff social media di Nichi Vendola. Ho pensato che fosse irrispettoso parlare di Primarie da giocatore, anche dichiarandolo esplicitamente, perché non ho bisogno di farlo sul blog di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Torno a scrivere. Torno a farlo su questo blog. Avevo smesso per un motivo molto semplice: ero entrato nella campagna elettorale per le Primarie, come<strong> coordinatore dello staff social media di</strong> <strong>Nichi Vendola</strong>. Ho pensato che fosse irrispettoso parlare di Primarie da giocatore, anche dichiarandolo esplicitamente, perché non ho bisogno di farlo sul blog di una testata giornalistica quando avrei potuto tranquillamente farlo sui miei spazi privati. Qui scrivo analisi, o riflessioni personali. E qui devo provare a non far convivere alcun conflitto di interessi. </p><p>In realtà non ho scritto niente a favore di Vendola neanche su Facebook o su Twitter, o altrove. Penso che sia inutile ammorbare il proprio pubblico online ripetendo per cento volte<strong> lo stesso messaggio cambiato di forma, specie da posizioni come la mia. Si diventa tifosi</strong>. E in quanto tifosi, si diventa o ridondanti o poco credibili, e dunque si diventa<strong> rumore di fondo</strong>, o poco più, almeno nei confronti di chi non la pensa come te.</p><p>Ho preso questa decisione, però, soprattutto per un&#8217;altra ragione. Ho trovato triste due atteggiamenti di tantissimi giornalisti, analisti, sondaggisti, politologi, opinion leader della Rete (e non solo), l&#8217;uno speculare all&#8217;altro.</p><p>C&#8217;è stato un gruppo, molto grande, di persone che <em>hanno dichiarato il loro endorsement e poi hanno continuato a fare analisi pseudo-neutre,</em> magari rivendicando la terzietà e dunque l&#8217;indipendenza collegata al proprio ruolo accademico o professionale.</p><p>Può un sondaggista pro-Renzi commentare i propri sondaggi su Renzi? Sì, può farlo. È opportuno farlo? Ho qualche dubbio in più. È utile farlo per la campagna elettorale del candidato che si sostiene? I dubbi aumentano ulteriormente. Può una politologa pro-Bersani dire che Bersani sta facendo una buona campagna elettorale senza che il lettore pensi che questo giudizio è viziato dal coinvolgimento in quella campagna? Stesso discorso di prima.</p><p>C&#8217;è stato un altro gruppo di persone che ha adottato un atteggiamento a mio avviso ancor più triste: hanno scritto <strong>analisi, articoli, analizzato sondaggi</strong>, riflettuto sui linguaggi attribuendo un merito sistematico al proprio candidato favorito, anche negando evidenze contrarie in alcuni casi e poi, a pochi giorni o a poche ore dalle elezioni, hanno manifestato la propria intenzione di voto, muovendo nei loro lettori una serie interminabile e magari silenziosa di &#8216;ma và?&#8217;</p><p>Il punto più basso di questa distorsione è avvenuta a margine del<strong> confronto tv a cinque</strong>: ogni tifoseria sosteneva che aveva vinto il proprio candidato, e dopo un rapidissimo passaggio sulla bellezza dei confronti televisivi pacati e moderni, subito su Twitter a menarsele di santa ragione. Un&#8217;immagine tipica della boxe, dove i pugili che si contendono la vittoria ai punti vedono i loro rispettivi angoli <strong>esultare contemporaneamente per la vittoria</strong>.</p><p>Io penso che sia giusto fare le campagne elettorali ed esporsi in prima persona, a prescindere dal proprio ruolo professionale e che non ci siano ruoli per cui la partecipazione attiva alla campagna elettorale possa essere pregiudizialmente preclusa. Allo stesso tempo penso che in un&#8217;era che il Censis definisce &#8216;biomediatica&#8217;, in cui cioè ognuno di noi attraverso la condivisione di contenuti online e sui social media non sta semplicemente informando, ma può anche comunicare, convincere, persuadere qualcuno, si dovrebbe avere la forza di<strong> delimitare con nettezza, anche per un periodo di tempo limitato, il proprio ruolo</strong>. Se faccio campagna per un candidato, non faccio analisi sulla campagna elettorale. Se partecipo all&#8217;attività di un comitato elettorale, non scrivo articoli di giornale sulle Primarie fino a quando ci sto dentro. È un fatto di credibilità personale, prima di tutto. </p><p>Scrivere mi è mancato moltissimo, non entrare direttamente nell&#8217;agone della discussione ancor di più. Ma sono contento di<strong> aver scelto questa strada</strong>. Sono contento perché i miei lettori, che sanno perfettamente dove lavoro e cosa faccio di mestiere, possono sapere che, nel limite dei miei limiti, proverò sempre a separare nettamente i piani e a dichiarare altrettanto nettamente i miei conflitti.</p><p>Ho deciso che d&#8217;ora in poi,<strong> se non potrò parlare male di qualcosa, non vorrò neanche parlarne bene.</strong> In futuro vi terrò aggiornato sui miei conflitti di interesse potenziali e, dunque, sui miei &#8216;silenzi selettivi&#8217; (esempio: se farò una campagna elettorale in una città per le Amministrative, eviterò di parlare di cosa accade in quella città per tutta la durata della campagna elettorale). </p><p>Oggi che le mie parole sono solo mie e che nessuno potrà mettere in dubbio gli scopi di questo post, posso finalmente dichiarare pubblicamente a chi è andato il mio voto. Banale dire che ho votato Nichi Vendola. Meno banale, forse, dire che lo avrei votato in ogni caso, anche se non avessi partecipato attivamente alla campagna elettorale, e che è stato uno dei voti più convinti della mia vita. Il motivo di questa scelta è molto semplice<strong>: l&#8217;ho votato perché dieci anni fa un pugliese si vergognava di essere pugliese, oggi invece ne va fiero</strong>. Questo, ne solo certo, non vale solo per me. È un processo simbolicamente potentissimo ed è merito di chi, in Puglia (e anche a Bari, la mia città, cioè Michele Emiliano) ha governato in questi ultimi anni.</p><p>Da oggi torno ad aggiornare con regolarità questo blog. Se scriverò un&#8217;analisi del voto delle Primarie, lo farò eventualmente dopo il ballottaggio. Quando sarò a tutti gli effetti un semplice analista dei media, e non un giocatore. A proposito, in bocca al lupo a tutti i giocatori, state facendo una splendida campagna elettorale. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/26/primarie-centrosinistra-mio-endorsement-del-giorno-dopo/427114/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nuovi modelli di felicità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/nuovi-modelli-di-felicita/358626/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/nuovi-modelli-di-felicita/358626/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Sep 2012 07:42:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Capitalismo]]></category> <category><![CDATA[Crisi]]></category> <category><![CDATA[Felicità]]></category> <category><![CDATA[Ricchezza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=358626</guid> <description><![CDATA[Qualche giorno fa ho letto su Facebook un articolo di Paul Mason sul Guardian del primo luglio dal titolo: &#8220;The graduates of 2012 will survive only in the cracks of our economy&#8221;.  Caterina, la ragazza che lo aveva pubblicato, aveva isolato questo estratto: Il neolaureato di oggi, cui è stata negata l’istruzione rilassata e liberale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ho letto su Facebook un articolo di Paul Mason sul<em> Guardian</em> del primo luglio dal titolo: <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/01/graduates-2012-survive-in-cracks-economy" target="_blank">&#8220;The graduates of 2012 will survive only in the cracks of our economy&#8221;</a>. </p><p>Caterina, la ragazza che lo aveva pubblicato, aveva isolato questo estratto:</p><p><em>Il neolaureato di oggi, cui è stata negata l’istruzione rilassata e liberale dei suoi genitori, è stato schiacciato fin dalla pubertà da un ingranaggio fatto di test psicometrici, inviti a eccellere e scelte forzate e limitanti. Quando frequentavo l’università (Sheffield, 1978-81) avevo il tempo di suonare in un gruppo rock, manifestare davanti a un’acciaieria, occupare diversi edifici, scrivere romanzi e racconti di dubbia qualità, cambiare percorso formativo e chiedere la creazione di una speciale doppia laurea per realizzare il mio progetto di vita. “Puoi farlo se non lo dici a nessuno” mi disse all’epoca un mio professore. L’istruzione era gratuita e avevamo la sensazione di poter vivere tranquillamente a condizione di non passare dall’alcol alle droghe pesanti. Avevo un lavoro estivo in una fabbrica e guadagnavo quasi quanto mio padre.&#8221;</em></p><p>e aveva commentato così:</p><p><em>Cosa abbiamo perso, noi? L&#8217;incoscienza di riflessi ora sempre più condizionati? La caparbietà di lottare per e in noi? Io non credo che basti un&#8217;euforia capitalistica e un&#8217;orgia tecnocratica per cambiare le cose. Ho paura che prima ancora dell&#8217;istruzione siam cambiati noi. </em></p><p>Le risponderei così (continuando a usare il &#8216;noi&#8217; della sua domanda, spero non impropriamente):</p><p>I temi di riflessione, che secondo me sono strettamente correlati, sono:</p><p>- la <strong>crisi del capitalismo</strong>, in tutte le sue forme. Siamo sempre più abituati a vivere in modelli in cui la <strong>felicità</strong> si misura (e a volte coincide) con la ricchezza, o con il successo, o con il potere. Finché  l&#8217;economia ha retto, finché il Pil cresceva, l&#8217;equazione soldi <em>uguale</em> felicità ha funzionato. I soldi fanno la felicità. Eppure la saggezza popolare ci aveva detto il contrario.</p><p>Per uscire dal loop neoliberista che mette insieme felicità e ricchezza basterebbe dire che quell&#8217;equazione è sbagliata, basterebbe svincolarci dal turbo (il turbocapitalismo, la turboistruzione, la turbocondivisione). Basterebbe per un attimo riflettere su un dato: pur non disponendo di evidenze empiriche, è ragionevole sostenere che il nostro mondo non è necessariamente più felice rispetto a quello dei nostri avi di due o tre secoli fa. E se il paragone vi dovesse sembrare troppo astratto,<strong> pensiamo per un attimo ai nostri nonni</strong>: come hanno fatto a non crollare mentalmente pur avendo avuto molto meno di noi?</p><p>Purtroppo siamo ancora dentro l&#8217;effetto negativo di questa equazione e quindi basta la sola<strong> minaccia della povertà</strong> (figurarsi quella reale) per essere infelici, insicuri, disperati. </p><p>- <strong>la crisi della fiducia: </strong>credere in qualcosa oggi diventa sempre più difficile (incluse le religioni, progressivamente indebolite dall&#8217;estensione della cultura e della conoscenza che hanno dimostrato quanto truffaldine possano essere) e anche credere in qualcuno diventa sempre più complicato, data anche la crescente possibilità di verificare l&#8217;attendibilità di ciò che si dice, si fa, si è. </p><p>- <strong>la crisi dell&#8217;individuo</strong>, che è la risultante degli altri due. Perché non siamo più quelli del 1981? Forse perché quelli del 1981 non erano ancora ossessionati dal denaro, non avendo &#8220;imparato&#8221; che il denaro è una misura della felicità individuale? Perché c&#8217;era l&#8217;idea (o l&#8217;illusione) che ci fosse ancora qualcuno o qualcosa in cui fidarsi? Perché si badava maggiormente a ciò che ci piaceva fare e meno a ciò che si deve fare per raggiungere la felicità, che a sua volta si raggiunge solo attraverso la ricchezza, che a sua volta si può raggiungere solo eccellendo, superando l&#8217;altro, studiando, prevaricando, ingannando?</p><p>Il disastro è ciò che oggi facciamo per sostenere un <strong>tenore di vita</strong> che ci hanno convinto essere l&#8217;unico modello di felicità esistente ci sembra ciò che ci piace fare, proprio perché inseguiamo quell&#8217;equazione che oggi appare illusoria ma della cui illusione non ci si è ancora convinti del tutto. Uscirne sarà molto dura. <strong>Serviranno nuovi modelli di felicità</strong>. E qui, necessariamente, mi fermo. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/nuovi-modelli-di-felicita/358626/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parlamento europeo: un giorno in sessione plenaria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/12/parlamento-europeo-giorno-in-sessione-plenaria/350529/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/12/parlamento-europeo-giorno-in-sessione-plenaria/350529/#comments</comments> <pubDate>Wed, 12 Sep 2012 17:45:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Parlamento Europeo]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=350529</guid> <description><![CDATA[Cosa succede durante una sessione plenaria del Parlamento Europeo? Le plenarie di Strasburgo, convocate una volta al mese, servono a discutere e votare proposte di legge, emendamenti e risoluzioni. Il resto delle attività, in particolare delle commissioni, avviene a Bruxelles, mentre i dipartimenti amministrativi del Segretariato sono a Lussemburgo.  Le istituzioni europee si basano sul...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cosa succede durante una sessione plenaria del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parlamento_europeo" target="_blank">Parlamento Europeo</a>?</p><p>Le plenarie di Strasburgo, convocate una volta al mese, servono a discutere e votare proposte di legge, emendamenti e risoluzioni. Il resto delle attività, in particolare delle commissioni, avviene a Bruxelles, mentre i dipartimenti amministrativi del Segretariato sono a Lussemburgo. </p><p>Le istituzioni europee si basano sul principio del bicameralismo imperfetto. Le deleghe sono infatti distribuite tra Parlamento e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_dell%27Unione_Europea" target="_blank">Consiglio dell&#8217;Unione Europea</a>, una sorta di Consiglio dei ministri europei. Ci sono anche il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_d%27Europa" target="_blank">Consiglio d&#8217;Europa</a> e il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_europeo" target="_blank">Consiglio europeo,</a> che però hanno altre funzioni. </p><p>Questa sessione plenaria ha ospitato l&#8217;atteso discorso sullo Stato dell&#8217;Unione del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Presidente_della_Commissione_europea" target="_blank">Presidente della Commissione Europea</a> Joao <strong>Barroso</strong> (da non confondere con il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Presidente_del_Parlamento_europeo" target="_blank">Presidente del Parlamento Europeo</a> Martin <strong>Schulz</strong>, il quale potrebbe essere paragonato al Presidente della Camera, né con il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Presidente_del_Consiglio_europeo" target="_blank">Presidente del Consiglio Europeo</a> Herman <strong>Van Rompuy</strong>, che potrebbe essere definito un superministro dell&#8217;economia e degli esteri). Il discorso, e il successivo dibattito con i capogruppo delle forze politiche presenti in Parlamento, definisce le linee politiche ed economiche del Parlamento per i mesi successivi. </p><p>Tra gli altri argomenti di cui si è discusso in plenaria (<a href="http://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/content/20120831FCS50275/1/html/Newsletter-della-sessione-del-10-13-settembre-2012-Strasburgo" target="_blank">qui l&#8217;elenco completo</a>) c&#8217;è da registrare un&#8217;importante decisione in termini di <a href="http://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/content/20120831FCS50275/3/html/Efficienza-energetica-miliardi-di-euro-da-risparmiare" target="_blank">politica energetica</a>: gli Stati membri dovranno infatti adottare nuove misure obbligatorie per il risparmio energetico nelle imprese pubbliche e dovranno prevedere ristrutturazioni di edifici pubblici per ridurre i consumi. Le grandi aziende saranno inoltre sottoposte a controlli a cadenza quadriennale da parte di organismi indipendenti al fine di verificare le politiche di risparmio energetico. L&#8217;obiettivo è un risparmio annuale del 20% (e di 50 miliardi di euro) di energia.</p><p>Ci sono cinque temi all&#8217;ordine del giorno che mi hanno colpito particolarmente, sia per l&#8217;interesse personale che per un&#8217;altra, più beffarda, ragione:</p><p><strong>1. Una vera unione bancaria, democratica e trasparente</strong></p><p><em>&#8220;I deputati voteranno una risoluzione per avvertire i governi nazionali che la prevista unione bancaria dovrà essere ambiziosa e che il tono della discussione attuale rischia di inviare un messaggio sbagliato.&#8221;</em></p><p><strong>2. I deputati chiedono una nuova strategia per la politica estera</strong></p><p><em>&#8220;Il Parlamento intende chiedere un nuovo concetto strategico per l&#8217;azione esterna dell&#8217;Unione europea, volto a valorizzare la coerenza e l&#8217;efficacia della politica estera dell&#8217;Unione europea. Nel dibattito di martedì pomeriggio i deputati si concentreranno sulla situazione tragica in Siria e sugli sviluppi politici in Russia, incluso il caso delle Pussy Riot.&#8221;</em></p><p><strong>3. Presunte prigioni della CIA in Europa: i deputati sollecitano gli Stati membri a indagare</strong></p><p><em>La proposta stabilisce che gli Stati membri dell&#8217;UE devono condurre indagini per scoprire se ci siano state prigioni segrete o strutture sul loro territorio nelle quali fossero detenute persone del programma di consegna e detenzione segreta della CIA, nei primi anni del 2000. In particolare, Lituania, Polonia e Romania sono incoraggiate a aprire o riprendere indagini indipendenti.</em></p><p><strong>4. Apertura del mercato europeo dell&#8217;audiovisivo</strong></p><p><em>&#8220;Sono necessarie misure per migliorare l&#8217;accesso alle opere audiovisive online &#8211; film, musica o ritrasmissione (streaming) &#8211; soprattutto oltre i confini nazionali e le barriere linguistiche, sostengono i deputati in un progetto di risoluzione&#8221;</em></p><p><strong>5. Asilo: i deputati chiedono maggiore solidarietà fra i paesi UE</strong></p><p><strong></strong><em>&#8220;Un sistema permanente per la rilocalizzazione delle persone che beneficiano di una protezione internazionale all&#8217;interno del territorio dell&#8217;UE rafforzerebbe la solidarietà fra i paesi europei in materia di asilo&#8221;</em></p><p>Queste cinque votazioni sono accomunate da una procedura: sono &#8216;risoluzioni non legislative&#8217;. In sostanza il Parlamento Europeo vota ma non legifera. E non legifera perché non ne ha competenza.</p><p>Le deleghe del Parlamento <a href="http://www.europarl.it/view/it/parlamento_europeo.html" target="_blank">sono state aggiornate con il trattato di Lisbona del 2009</a>.</p><p><em>Il Parlamento diviene colegislatore con il Consiglio in nuovi settori, alcuni dei quali erano di competenza esclusiva del Consiglio: agricoltura e pesca, immigrazione legale, cooperazione giudiziaria, politica d&#8217;asilo, politica monetaria relativa all&#8217;utilizzazione dell&#8217;euro, fondi strutturali.</em></p><p><em>Mentre in altri nuovi settori, introdotti dal Trattato di Lisbona, quali ad esempio: energia, servizi di interesse economico generale, immigrazione, turismo, ricerca europea, sanità, sport, controlli alle frontiere, vige la co-decisione Parlamento-Consiglio.</em></p><p><em>Il Parlamento approva gli accordi internazionali, anche commerciali, siglati dalla Ue e ha il potere di proporre modifiche ai trattati.</em></p><p><em></em>&#8220;Ce lo chiede l&#8217;Europa&#8221; è una delle frasi più gettonate, spesso con accezione satirica, del dibattito politico in Italia. Ora ho scoperto che <strong>non sempre gli Stati sono obbligati a fare ciò che chiede</strong>. La qualità delle risoluzioni non legislative (e dunque, delle decisioni non prese) fanno pensare che in questi casi l&#8217;assenza di vincoli politici tra Europa e singoli Stati sia un limite e non un&#8217;opportunità. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/12/parlamento-europeo-giorno-in-sessione-plenaria/350529/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;11 settembre visto da Strasburgo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/11/l11-settembre-visto-da-strasburgo/348875/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/11/l11-settembre-visto-da-strasburgo/348875/#comments</comments> <pubDate>Tue, 11 Sep 2012 10:53:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[11 settembre]]></category> <category><![CDATA[Strasburgo]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=348875</guid> <description><![CDATA[Sono a Strasburgo da poche ore e per la prima volta. A costo di apparire ingenuo, voglio partire dalle mie prime due sensazioni a caldo: è una città silenziosa ed è una città che t’invita a rispettare le regole. Disclaimer: sono a Strasburgo a seguire i lavori della sessione plenaria del Parlamento Europeo. Sono stato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono a<strong> Strasburgo</strong> da poche ore e per la prima volta. A costo di apparire ingenuo, voglio partire dalle mie prime due sensazioni a caldo: <strong>è una città silenziosa ed è una città che t’invita a rispettare le regole</strong>.</p><p><em>Disclaimer: sono a Strasburgo a seguire i lavori della sessione plenaria del Parlamento Europeo. Sono stato invitato proprio dall’istituzione europea per raccontare ciò che accade qui, quali sono i temi oggetto di discussione, qual è il ruolo dell’Europa nella costruzione delle politiche pubbliche all’interno degli Stati, concentrandomi in particolare sull’Italia.</em></p><p>Da cittadino del Sud, il silenzio nel vissuto quotidiano è per me un concetto piuttosto relativo. Per questo lo sento particolarmente. Nella “città più tedesca della Francia” (definizione rubata a una mia concittadina, Giovanna, che vive qui) la quiete è uniforme. È la stessa alle cinque del pomeriggio a Place de la Republique come nella tarda serata nelle vie del centro storico, dove la massima fonte<strong> d’inquinamento acustico</strong> è rappresentata i campanelli delle biciclette. Le due ruote sono un elemento uniformante dei giovani di Strasburgo, che provengono da tutta Europa e che, nei giorni “europei” della città alsaziana, rappresentano un’unica, indistinta generazione fatta di studenti, lavoratori stabili e di assistenti parlamentari.</p><p>Ieri sera dopo cena ho camminato per le vie del centro senza consultare mappe e senza chiedere informazioni. Qui bastano sei linee di tram per cablare la città. La sensazione è che sia sufficiente questa copertura per arrivare ovunque. Durante le ore di punta i mezzi passano ogni cinque minuti e le linee sono attive dalle quattro e mezzo del mattino fino a mezzanotte e mezza. Ogni fermata del tram ha un box dove si possono acquistare i biglietti, in qualsiasi momento. La particolarità è che si può comprare un singolo biglietto con monete o carte di credito. </p><p>Quando dicevo che Strasburgo invita a rispettare le regole, mi riferivo proprio alle <strong>politiche di trasporto pubblico della città.</strong> Mi riferisco sia alle regole esplicite (pagare il biglietto per usare i mezzi è così facile da rendere assolutamente volontaria, e dunque pienamente punibile, la decisione di non acquistarlo) che a regole implicite (non prendere la macchina, non produrre traffico, non inquinare: quando il trasporto pubblico è efficiente, prendere la macchina è prima di tutto una scelta stupida).</p><p>Non è sufficiente evocare il sacrosanto rispetto delle regole, bisogna anche<strong> aiutare il cittadino a metterlo nelle condizioni ideali per rispettarle.</strong></p><p>Queste due caratteristiche di Strasburgo mi sembrano efficaci per descrivere il modo ‘europeo’ di fare politica e le differenze con il nostro modo di intenderla. Qui si discute di temi cruciali ma che in Italia avrebbero<strong> scarso appeal giornalistico</strong>: i rischi democratici per le prossime elezioni in Bielorussia, regole vincolanti per l’efficienza energetica nei processi di ristrutturazione degli immobili, uniformità legislativa europea per le vittime di reati nell’area UE, nuove strategie condivise per la politica estera, politiche comuni per la pesca.</p><p>Questi temi, visti dal nostro Paese, potrebbero apparire eccessivamente ‘silenziosi’. Il modo europeo di fare politica potrebbe apparire fin troppo preciso, puntuale, regolatorio.</p><p>In Italia molti reclamano (almeno a parole) <strong>questo modo di fare politica</strong>, lontana dagli eccessi, dalle urla, dalla mortadella in Parlamento, dalle discussioni infinite e spesso inutili. Ma siamo davvero certi di volere una politica concentrata, attenta, per certi versi “noiosa”? Non ho una risposta definitiva a questa domanda, ma trovo illuminante una suggestione che un altro mio amico, Paolo, ha scritto su Facebook qualche giorno fa: “Sono andato via da Napoli per cercare l’ordine, qui in Inghilterra mi manca il disordine”. <em>Sarà difficile, forse impossibile, uscire dalla dialettica al testosterone, dalla polemica fine a se stessa, dalla tentazione della semplificazione giornalistica che spesso sostituisce il dibattito tra idee con il dibattito tra persone che rappresentano quelle idee. </em></p><p>Arrivando in Francia mi sono imbattuto nel capitolo dell’autobiografia di<strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Christopher_Hitchens" target="_blank">Christopher Hitchens</a></strong> in cui il giornalista inglese scomparso nello scorso dicembre spiega la sua battaglia più controversa a sostegno di tutti gli interventi militari in Iraq e in Afghanistan dopo l’11 settembre. Secondo Hitchens l’attacco di Al Qaeda alle Torri Gemelle è ‘fascismo’, così come è fascista impedire la satira su Maometto o imporre la sharia. Per lui non esistono margini di manovra, né è possibile attribuire responsabilità o addirittura colpe all’Occidente per quell’attacco. Tutto ciò che è possibile fare per sconfiggere i talebani doveva essere preso in considerazione. Io non riesco a pensarla in modo del tutto analogo: ignorare alcune mistificazioni come la non-presenza di armi chimiche sul territorio iracheno come pretesto per l’attacco vuol dire offrire un fianco perenne a ogni nuova forma di fondamentalismo con pretesti religiosi. </p><p>Oggi è proprio<strong> 11 settembre</strong> e viverlo qui, in una delle culle politiche della nostra terra e della nostra storia, non mi lascia indifferente. La sessione plenaria di oggi è iniziata con un minuto di silenzio e con un migliaio di persone, tra parlamentari, giornalisti e pubblico, in piedi in silenzio. Sono certo di una cosa: una scena del genere, pur essendo meramente commemorativa, mi ha reso contento di vivere in Europa, un continente per antonomasia ‘Vecchio’ e certamente pieno di contraddizioni, ma dove la difesa e la promozione della cultura dei diritti resta sempre un argomento all’ordine del giorno. </p><p>Stamattina, arrivando qui, mi sono ritrovato ad assistere a un dibattito tra una nostra delegazione di europarlamentari (tra cui David Sassoli, Sergio Cofferati, Silvia Costa, Rita Borsellino) e un <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2012/08/01/news/la_marcia_del_congolese-40157528/" target="_blank">gruppo di attivisti del Congo, guidati da John Mpaliza</a>, che hanno iniziato una marcia da Reggio Emilia il 29 luglio e che culminerà a Bruxelles il 22 settembre (1600 chilometri in quaranta giorni), che ha unito attivisti da tutta Europa, artisti italiani (tra cui Ascanio Celestini) e che chiede alle istituzioni di intervenire per tutelare il paese africano da venti anni di violenze che hanno causato circa 7 milioni di morti. </p><p>Basterebbe assistere dal vivo a una scena del genere, cogliere la sincera speranza da parte di popolazioni assediate dall’assenza di diritti, di prospettive, spesso dalla guerra o da governi scarsamente democratici nei confronti delle istituzioni europee per tornare a considerare positivamente, e anche piuttosto rapidamente, il valore dell’Europa (con tutti i limiti attuali, che non vanno ignorati) e allo stesso tempo combattere con forza ogni miope allusione alla fine dell’Euro.<strong> Il problema non è la moneta unica, piuttosto l’assenza di politiche davvero unitarie. Serve più Europa, non meno Europa.  </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/11/l11-settembre-visto-da-strasburgo/348875/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La comunicazione politica online in Italia non funziona (più)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/08/comunicazione-politica-online-in-italia-non-funziona-piu/346706/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/08/comunicazione-politica-online-in-italia-non-funziona-piu/346706/#comments</comments> <pubDate>Sat, 08 Sep 2012 15:37:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Comunicazione Online]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[Politici]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=346706</guid> <description><![CDATA[La prima stagione della comunicazione politica online è giunta a maturazione. Fino a qualche anno fa la sola presenza di un politico sui social media poteva rappresentare un elemento di innovazione, di apertura (percepita) e trasparenza (altrettanto percepita). L’innovazione si muoveva sulla dicotomia presenza-assenza: quando la maggior parte delle personalità politiche era assente, la semplice...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La prima stagione della comunicazione politica online è giunta a maturazione</strong>. Fino a qualche anno fa la sola presenza di un politico sui social media poteva rappresentare un elemento di innovazione, di apertura (percepita) e trasparenza (altrettanto percepita). L’innovazione si muoveva sulla dicotomia presenza-assenza: quando la maggior parte delle personalità politiche era assente, la semplice iscrizione a <strong>Facebook</strong> o <strong>Twitter</strong> rappresentava un vantaggio competitivo. </p><p>I dati (disastrosi) sulla fiducia nel sistema politico italiano offrono però ulteriori spunti per la riflessione sulla comunicazione politica italiana in Rete. Neanche le strategie più raffinate di <em>branding</em> hanno impedito il progressivo e generalizzato sfarinamento della fiducia degli elettori verso partiti, leader e istituzioni.</p><p>Questo scenario offre due conseguenze interpretative:</p><p>a. le attuali strategie di comunicazione politica online e sui social media in Italia, orientate quasi esclusivamente alla promozione del <strong>self-branding politico</strong> (soprattutto tra gli staff di comunicazione dei leader politici nazionali), hanno ottenuto nella migliore delle ipotesi <strong>risultati irrilevanti nella difesa, nel consolidamento e nella formazione del consenso dei politici</strong>, dei partiti e delle istituzioni e nella peggiore delle ipotesi sono risultati addirittura controproducenti, soprattutto quando non si è tenuto conto della gestione del feedback prodotto dagli utenti, sia in senso dialogico-interattivo, ad esempio rispondendo ai commenti, sia in senso riflessivo-analitico, ad esempio raccogliendo i contributi degli utenti e sottoponendoli a meccanismi di analisi fattoriale, quantitativa e qualitativa, dei testi prodotti online;</p><p>b.<strong> l’attuale comunicazione politica sul web e sui social media in Italia</strong>, pur sviluppandosi su piattaforme tecnologiche avanzate (e non disponibili solo fino a pochi anni fa), pur disponendo di pubblico potenziale molto grande, capillare, i cui output sono misurabili, pur essendo pregna di ‘retorica della partecipazione’ (soprattutto a ridosso degli appuntamenti elettorali) <strong>non è realmente partecipativa</strong>. I processi di Open Gov sono estemporanei, non centralizzati e totalmente dipendenti dalla volontà politica dei singoli amministratori locali. Non esistono, invece, processi di Open Gov funzionali a co-costruire la linea politica all’interno delle organizzazioni di partito, soprattutto su scala nazionale. Non esistono strumenti universali con cui le organizzazioni politiche possono raccogliere contributi migliorativi da parte dei cittadini, ricevendo in cambio aiuto nella regolazione amministrativa e ottenendo, come effetto ‘collaterale’, livelli più alti di citizen satisfaction. Non esistono applicazioni ‘civiche’, sviluppate all’interno delle pubbliche amministrazioni e distribuite con codice aperto all’interno degli enti pubblici dell’intero Paese.</p><p><em>La comunicazione politica online dovrebbe badare sempre meno al</em><strong><em> self-branding </em></strong><em>e</em><em> </em><em>sempre più all’</em><strong><em>Open Gov, </em></strong><em>ammesso che alla politica interessi fare questo salto in avanti</em><strong><em>. </em></strong></p><p><iframe style="border: 1px solid #CCC; border-width: 1px 1px 0; margin-bottom: 5px;" src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/14206763" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="427" height="356"></iframe></p><div style="margin-bottom: 5px;"><strong> <a title="Dal self-branding all’Open Gov - nuovi paradigmi per la comunicazione politica online in Italia " href="http://www.slideshare.net/doonie/dal-selfbranding-allopen-gov-nuovi-paradigmi-per-la-comunicazione-politica-online-in-italia" target="_blank">Dal self-branding all’Open Gov &#8211; nuovi paradigmi per la comunicazione politica online in Italia </a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/doonie" target="_blank">Dino Amenduni</a></strong></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/08/comunicazione-politica-online-in-italia-non-funziona-piu/346706/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il ricatto a Napolitano? Colpa dei conflitti di interesse</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/03/ricatto-a-napolitano-colpa-dei-conflitti-di-interesse/340836/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/03/ricatto-a-napolitano-colpa-dei-conflitti-di-interesse/340836/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 Sep 2012 08:18:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Conflitto di interessi]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Panorama]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=340836</guid> <description><![CDATA[Il dibattito politico degli ultimi anni ha un convitato di pietra: i conflitti di interesse. Per anni ci si è giustamente concentrati sul conflitto per eccellenza, quello che ha permesso al Presidente del Consiglio di uno stato democratico di influenzare, attraverso l’attività di editore, la qualità dell’informazione italiana. Meno efficace è stato concentrare tutti gli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il dibattito politico degli ultimi anni ha un convitato di pietra: <strong>i conflitti di interesse</strong>. Per anni ci si è giustamente concentrati sul conflitto per eccellenza, quello che ha permesso al Presidente del Consiglio di uno stato democratico di influenzare, attraverso l’attività di editore, la qualità dell’informazione italiana.</p><p>Meno efficace è stato concentrare tutti gli sforzi a favore di una regolazione di questo conflitto immaginando che quest’ultimo fosse un problema esclusivo di Silvio Berlusconi. </p><p>Il prossimo Presidente del Consiglio, chiunque egli sia, potrà infatti godere dello stesso<strong> margine discrezionale di cui ha goduto il proprietario di Mediaset.</strong> Chiunque oggi annunci di voler rinunciare a cariche, compensi, ruoli di responsabilità diretti e indiretti legati alle proprie attività e interessi privati per ricoprire incarichi pubblici, giurando di essere <em>“fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell&#8217;interesse esclusivo della nazione”</em> lo fa non perché strettamente obbligato, ma per semplici ragioni di opportunità politica. </p><p>Quando al governo c’è stato il centrodestra non si è intervenuti in questo senso. Difficile aspettarsi qualcosa di diverso. Ma neanche il centrosinistra, quando ha potuto, non ha legiferato. Per questo motivo è ragionevole parlare di conflitti di interessi, intesi non più al singolare.</p><p>Oggi il clima politico è diverso. E sarebbe opportuno che il convitato di pietra smetta di esserlo.</p><p><a href="http://italia.panorama.it/politica/esclusivo-ecco-il-contenuto-delle-telefonate-tra-napolitano-e-mancino" target="_blank">La campagna di stampa del settimanale Panorama</a> sui contenuti delle telefonate tra il Presidente della Repubblica Napolitano e il Senatore Mancino in merito alla presunta trattativa Stato-Mafia, costruita attorno a illazioni senza prove su elementi già esclusi dall’indagine in corso è apparsa a molti osservatori, a partire proprio dal Quirinale come un tentativo di ‘ricatto’.</p><p><a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&#038;key=28997" target="_blank">La nota del Colle</a> successiva alla pubblicazione dell&#8217;articolo di Panorama ha attivato subito la solidarietà delle principali istituzioni italiane, tra cui il Presidente del Consiglio e i Presidenti delle Camere, oltre a tutti i leader politici nazionali che all’unisono respingono ogni forma di pressione indebita verso il Capo dello Stato.</p><p>Mi sono chiesto perché Panorama abbia deciso di pubblicare una notizia (ammesso che sia tale) sulla prima carica dello Stato senza lo straccio di una prova. Può uno dei più importanti settimanali italiani correre un rischio del genere? Può mettere in gioco la sua credibilità in modo così plateale? </p><p>A queste domande non ho una risposta precisa ma ho un dubbio. Può essere che <strong>Panorama</strong>, settimanale del gruppo editoriale di proprietà della famiglia Berlusconi, e i giornalisti che ci lavorano, sia stato <strong>volutamente utilizzato come strumento politico</strong> per creare un clima favorevole a una riforma della disciplina sulle intercettazioni telefoniche in senso restrittivo? </p><p>Può essere che Panorama, lasciando trapelare informazioni non vere e potenzialmente esplosive dal punto di vista del futuro politico del nostro Paese, a poche settimane dall’inizio del semestre bianco con cui si chiude il mandato di Giorgio Napolitano e in un momento di profonda fibrillazione sia in vista delle elezioni politiche sia a causa della drammatica situazione economica italiana e internazionale, provi a condizionare i prossimi passi della sua Presidenza e a intervenire, attraverso falsità, sul dibattito in corso sulle riforme dell’architettura istituzionale?</p><p>Mi pongo queste due questioni perché le dichiarazioni del segretario del Pdl Alfano (“<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Intercettazioni-Alfano-da-sempre-contro-abuso-serve-legge_313647380914.html" target="_blank">Siamo stati contro ogni abuso delle intercettazioni e della loro pubblicazione sin da quando a subirle è stato Berlusconi&#8221;</a>) e del capogruppo del Pdl Cicchitto (“<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Intercettazioni-Alfano-da-sempre-contro-abuso-serve-legge_313647380914.html" target="_blank">È assolutamente indispensabile regolare le intercettazioni per legge”</a>) nelle ore immediatamente successive alla nota del Quirinale di ieri lasciano intendere proprio questo.</p><p>A queste due domande ne voglio aggiungere altre due: può essere verosimile che<strong> l’editore di Panorama, Marina Berlusconi, non abbia messo al corrente suo padre, </strong>il presidente del Pdl Silvio, della volontà del settimanale di costruire una campagna di stampa simile senza che quest’ultimo, in nome del<strong> “</strong><a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/14761" target="_blank">rapporto consolidato e leale</a><strong>”</strong> con Napolitano di cui l’ex-Premier ha parlato al Foglio nello scorso weekend, non abbia chiesto ulteriori verifiche?</p><p>E può essere verosimile che, in assenza di queste ultime, non abbia esercitato le sue prerogative di editore chiedendo a Panorama di non diffondere notizie senza fondamento mettendo a rischio la credibilità del giornale di proprietà della famiglia (con possibili rischi economici diretti per il gruppo editoriale e, dunque, per se stesso)?</p><p>Le forze politiche che hanno manifestato solidarietà al Colle hanno un’opportunità irripetibile di passare dalle attestazioni alle azioni sollecitando un’<strong>iniziativa politica che regoli i conflitti di interessi tra interessi politici e privati.</strong> In questo modo gli italiani, e in primo luogo proprio Napolitano, sarebbero certi che una campagna di stampa (anche la più discutibile) è solo una campagna di stampa e che una dichiarazione politica è solo una dichiarazione politica. Se la solidarietà non è solo un esercizio retorico, saranno ben contente di proteggere il Presidente della Repubblica da ogni forma di ricatto.</p><p>Sono inoltre convinto che separare in modo netto e definitivo politica e interessi privati, regolandoli in modo univico (ad esempio, rendendo pubblici la lista dei finanziatori privati di persone e partiti) permetterebbe di riconquistare <strong>credibilità e indipendenza</strong> sia alla politica sia al sistema imprenditoriale (in questo caso editoriale) del nostro Paese. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/03/ricatto-a-napolitano-colpa-dei-conflitti-di-interesse/340836/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Destra e sinistra in Italia? Oscurate dal Centro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/30/destra-e-sinistra-in-italia-oscurati-dal-centro/338552/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/30/destra-e-sinistra-in-italia-oscurati-dal-centro/338552/#comments</comments> <pubDate>Thu, 30 Aug 2012 17:02:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bipolarismo]]></category> <category><![CDATA[Centrodestra]]></category> <category><![CDATA[Centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[Destra]]></category> <category><![CDATA[Sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=338552</guid> <description><![CDATA[Parlare di destra e sinistra, in Italia, ha qualcosa di romantico e ingenuo allo stesso tempo. Lo dico per due ragioni. In primo luogo ciò che è stato ritenuto &#8216;di destra&#8217; è diventato &#8216;di sinistra&#8217; e viceversa a seconda delle convenienze del momento. L&#8217;anomalia dell&#8217;esperienza politica di Berlusconi ha modificato le carte in tavola. Posizionato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di destra e sinistra, in Italia, ha qualcosa di romantico e ingenuo allo stesso tempo. Lo dico per due ragioni.</p><p>In primo luogo ciò che è stato ritenuto &#8216;di destra&#8217; è diventato &#8216;di sinistra&#8217; e viceversa a seconda delle convenienze del momento. L&#8217;anomalia dell&#8217;<strong>esperienza politica di Berlusconi</strong> ha modificato le carte in tavola. Posizionato certamente a destra, con alleati certamente di destra, ha spesso disatteso alcune delle regole auree del conservatorismo occidentale: abbassamento della pressione fiscale mai attuata, debito pubblico mai aggredito, idea della giustizia e della legalità a dir poco soggettivo. </p><p>La destra italiana non è mai nata, soffocata dall&#8217;immagine dell&#8217;ex-Premier, e allo stesso tempo la sinistra italiana, forse anche a causa di un vero interlocutore politico, non ha avuto<strong> il coraggio di essere sinistra fino in fondo</strong>.<strong> Le liberalizzazioni di Bersani</strong>, considerate da molti il punto più alto del governo Prodi, appartengono a una dottrina politica ben lontana dal socialismo classicamente inteso.</p><p>C&#8217;è chi sostiene che l&#8217;uscita di scena di Berlusconi (quando avverrà) favorirà l&#8217;affermazione di una destra e di una sinistra nuove e soprattutto vere e che questo, di conseguenza, porterà al riposizionamento di politici, giornalisti, centri di potere e di pensiero verso collocazioni più &#8216;naturali&#8217;. Non si può escludere che ciò effettivamente avvenga, ma c&#8217;è bisogno di una condizione propedeutica: le nuove classi dirigenti dovranno avere <strong>progetti politici davvero alternativi.</strong></p><p>Deve essere chiaro il<strong> modello di società proposto, le ricette economiche, la posizione sul progresso dei diritti civili.</strong> E ci devono essere due modelli in campo. Non uno di più, non uno di meno: il<strong> bipolarismo</strong>, ossia il sistema alla base della democrazia negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in Spagna, teoricamente anche in Germania è una condizione politica irreversibile se davvero si vuole essere chiari con gli italiani (e poi è l&#8217;unico risultato politico di Berlusconi: volete togliergli davvero tutto?)</p><p>L&#8217;assenza di una sinistra e di una destra moderne in Italia porta a un altro effetto distorsivo: l&#8217;utilizzo di categorie storiche (e anche di nomi storici, in assenza di altro: Berlinguer e Almirante i più citati) e dunque di divisioni storiche, pre-caduta del muro di Berlino, per giustificare una presunta differenza culturale tra i due modelli alternativi. Nel frattempo, però, è cambiato tutto e forse ci sono valori che è sbagliato ridurre come patrimonio di una sola parte politica, perché sarebbe più opportuno che siano considerati universali.</p><p><em>Perseguire la legalità, pagare le tasse, rispettare l&#8217;ambiente, chiedere che i politici corrotti siano allontanati dalla cosa pubblica, chiedere che gli sprechi di denaro pubblico siano puniti (per citare i casi più eclatanti) sono aspetti che dovrebbero uscire dalla discussione politica e spostarsi, piuttosto, sul terreno dell&#8217;educazione civica. </em></p><p>La sostanziale assenza di una vera sinistra e di una vera destra in Italia e la conseguente confusione ideologica è anche alla base del secondo punto di riflessione. In Italia sinistra e destra erano complementari alla Dc nella Prima Repubblica e, tutto sommato, le cose non sono cambiate nella Seconda. Se è vero che non esiste più il grande partito di Centro, è altrettanto vero che il Centro ha invaso destra e sinistra. E infatti le due coalizioni (ipoteticamente) alternative non si chiamano sinistra e destra, ma<strong> centrosinistra e centrodestra</strong> (con o senza trattino, a seconda dei gusti). </p><p>Questa anomalia è tutta italiana ed è anche<strong> grottesca</strong>. Riuscite a immaginate i centrolaburisti inglesi, i centrorepubblicani americani, i centrosocialisti spagnoli, i centroconservatori francesi? </p><p>Entrambe le coalizioni, tra le altre cose, ospitano ex-democristiani e in alcuni casi strizzano gli occhi agli stessi valori. Finché non torneremo a usare la parola &#8216;sinistra&#8217; e la parola &#8216;destra&#8217; (lo ribadisco: con due progetti alternativi. Non è solo una questione semantica, anche se le parole aiutano a comprendere la realtà politica, non essendo usate per caso) in Italia non ci sarà una vera sinistra e una vera destra, ma due centri con qualche piccola differenza. Superabile, tutto sommato, se arrivano i tecnici e se Monti vorrà governare anche dopo il 2013.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/30/destra-e-sinistra-in-italia-oscurati-dal-centro/338552/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fantacalcio: undici consigli, uno per ruolo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/25/fantacalcio-undici-consigli-per-ruolo/333897/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/25/fantacalcio-undici-consigli-per-ruolo/333897/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Aug 2012 14:43:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Calciatori]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Campionato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=333897</guid> <description><![CDATA[Due note di metodo. Ma ancor prima un ringraziamento ad Antonio Spera per la collaborazione nella stesura dell&#8217;undici. 1. Abbiamo scelto una modalità non &#8216;estrema&#8217; di formulazione dei consigli. Non abbiamo né suggerito i campioni già affermati (per il quale, evidentemente, non c&#8217;è bisogno di alcun suggerimento) né i talentuosi e completamente sconosciuti nuovi arrivati,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Due note di metodo. Ma ancor prima un ringraziamento ad Antonio Spera per la collaborazione nella stesura dell&#8217;undici.</p><p>1. Abbiamo scelto una modalità non &#8216;estrema&#8217; di formulazione dei <strong>consigli</strong>. Non abbiamo né suggerito i campioni già affermati (per il quale, evidentemente, non c&#8217;è bisogno di alcun suggerimento) né i talentuosi e completamente sconosciuti nuovi arrivati, spesso con nomi impronunciabili, per cui c&#8217;è bisogno di una conoscenza, un&#8217;esperienza (e anche il coraggio di rischiare: il bidone è sempre dietro l&#8217;angolo) forse non alla nostra portata.</p><p>2. Abbiamo deciso di incastrare gli <strong>undici giocatori</strong> in uno <strong>schema 4-4-2</strong>. Non è forse lo schema universalmente considerato come il migliore per il <strong>Fantacalcio</strong>, dove le tre punte possono fare la differenza perché portano gol e dunque punti, ma oltre a essere il modulo più &#8216;tradizionale&#8217; è (forse) anche quello più premiante per i nuovi modelli di Fantacalcio, quelli che prevedono dei parametri di correzione per difesa e centrocampo in modo da aumentare il realismo del gioco. Abbiamo dunque cercato di mettere insieme una squadra sufficientemente bilanciata, sostenibile, che potrebbe teoricamente scendere in campo coprendo davvero tutti i reparti. </p><p><strong><em>Portiere</em></strong></p><p><strong>Zeljko Brkic (Udinese)</strong></p><p>In un campionato molto livellato, la scelta del portiere è una delle decisioni più complesse. Escludendo Buffon (troppo ovvio, troppo ambito, troppo caro, soprattutto se ci sono juventini nella vostra fantaLega), c&#8217;è molta scelta e anche molta incertezza. La Roma è la Roma di Zeman, il Milan è il Milan senza Thiago Silva, all&#8217;Inter c&#8217;è Handanovic ma è già infortunato e non si conosce la resistenza reale della difesa di Stramaccioni. De Sanctis non ha iniziato benissimo la stagione al Napoli, la cui difesa non è il reparto forte. Per questo il nuovo portiere dell&#8217;Udinese, titolare della nazionale serba, può avere il miglior rapporto qualità-prezzo. Quando si parla di nuovi giocatori stranieri, c&#8217;è sempre da fidarsi dell&#8217;impresa globale targata Pozzo, che proprio sui portieri non ha mai deluso. Erede designato proprio del neointerista Handanovic, l&#8217;Udinese lo aveva acquistato lo scorso anno nel mercato di gennaio. Già decisivo nell&#8217;andata dei preliminari di Champions League contro il braga.</p><p><strong><em>Difensori</em></strong></p><p><strong>1. Dusan Basta (Udinese)</strong></p><p>Un difensore ideale per il Fantacalcio a causa del suo spiccato senso del gol. Avere un difensore così può fare la differenza soprattutto per chi gioca con modificatori per i reparti. Pur essendo formalmente un giocatore di difesa, spesso è schierato laterale data la sua spiccata tendenza a spingersi in attacco. L&#8217;anno scorso ha segnato cinque gol (dopo aver praticamente saltato la stagione precedente per infortunio) e quest&#8217;anno ha già segnato un gol pesantissimo nei preliminari di Champions. </p><p><strong>2. Danilo Fernando Avelar (Cagliari)</strong></p><p>Classe &#8217;89, brasiliano con passaporto italiano. Marcantonio di un metro e ottanta. Possente sulla fascia, sostituisce l&#8217;istituzione Agostini. Ha già giocato in Europa, in Germania (Shalke 04) e Ucraina (Karpaty), può essere una bella rivelazione, anche perché potreste portarlo a casa con pochissimi crediti.</p><p><strong>3. Matija Nastasic (Fiorentina)</strong></p><p>Ottimo difensore centrale, giovanissimo e titolare in serie A già da due stagioni. Se Mancini (Manchester City) ha messo gli occhi su questo giovane jugoslavo (che, quindi, potrebbe persino essere ceduto entro il 31 agosto, data di fine del mercato estivo) un motivo ci sarà. Garantisce anche qualche marcatura a uomo. Nella nuova Fiorentina di Vincenzo Montella e orfana di capitan Gamberini, passato al Napoli, potrebbe essere il nuovo leader arretrato.</p><p><strong>4. Miguel Angel Britos (Napoli)</strong></p><p>Nell&#8217;annata quasi perfetta della squadra di Mazzarri dell&#8217;anno scorso è mancata la lucidità nei momenti di snodo (pensare che il Chelsea ha vinto la Champions e il Napoli l&#8217;aveva quasi eliminato) e, soprattutto, è mancata una difesa all&#8217;altezza degli altri reparti. Proprio Britos è stato spesso evocato come il grande assente della scorsa stagione a causa di un infortunio molto severo nel precampionato (infrazione del quinto metatarso del piede destro) che lo ha tenuto fuori per metà annata. Quest&#8217;anno la squadra partenopea potrebbe ripartire proprio da lui per trovare la solidità necessaria a giocarsi, perché no, lo scudetto.</p><p><strong><em>Centrocampisti</em></strong></p><p><strong>1. Alessio Cerci (Torino)</strong></p><p>Il calcio italiano non ha bisogno solo di nuovi valori morali ma anche di valorizzatori di talenti. Ventura con Cerci l&#8217;ha già fatto a Pisa, dove ha giocato la sua migliore stagione. E proprio Ventura lo ha fortemente voluto sotto la Mole, a differenza di Montella che non ha creduto in lui. Oggi a 25 anni ha la sua ultima chiamata nel calcio che conta in un ambiente che certamente lo sosterrà. Se fallirà anche questa volta avremo a che fare con un grande incompiuto. </p><p><strong>2. Urby Emanuelson (Milan)</strong></p><p>In una squadra rinnovata, smantellata e indebolita secondo moltissimi osservatori, lui è già un veterano dello spogliatoio. Dopo due stagioni con qualche alto e molti bassi (soprattutto di natura tattica: Allegri lo ha piazzato più o meno ovunque) sembra che abbia trovato la sua dimensione potendosi muovere piuttosto liberamente nel cerchio di centrocampo. Tecnica e corsa non mancano. Batte le punizioni e ama crossare. Uno dei pochi calciatori certamente positivi nell&#8217;altalenante Milan estivo. Sarà probabilmente snobbato nelle aste: voi non fatelo. </p><p><strong>3. Franco Brienza (Palermo)</strong></p><p>È il primo giocatore ricomprato da Zamparini dopo una sua cessione a titolo definitivo. Considerando l&#8217;altalenante umore del Presidente rosanero, questa è già una notizia. Ha seguito Sannino nel trasferimento da Siena a Palermo ed è uno dei pochi giocatori del centrocampo siciliano che sembra in grado di inventare. Ha dichiarato di voler chiudere la carriere in Sicilia. Ha 33 anni. Ed è considerato un centrocampista pur giocando spesso e volentieri come punta, tornante o numero 10. Difficile che non porti gol alla vostra squadra.</p><p><strong>4. Walter Gargano (Inter)</strong></p><p>Non si vive di soli rigoristi, fantasisti, tornanti. Il Fantacalcio è un gioco in cui è necessario mettere fieno in cascina e garantirsi un paio di difensori e un paio di centrocampisti regolari, che difficilmente vadano sotto la sufficienza. Se la pensate così, Walter Gargano è il vostro uomo. Passato da Napoli a Milano, sponda Inter nel giorno del grande scambio Cassano-Pazzini, garantisce un sacco di quantità e non è del tutto allergico al gol. I tifosi partenopei sono incazzatissimi per la cessione del mediano uruguaiano, sebbene Gargano non appartenesse proprio alla prima linea: un motivo ci sarà. </p><p><strong><em>Attaccanti</em></strong></p><p><strong>1. Lorenzo Insigne (Napoli)</strong></p><p>Appartengo alla categoria eretica che ritiene che il Napoli non abbia guadagnato solo economicamente dalla partenza di Lavezzi e dall&#8217;arrivo del napoletanissimo attaccante ventunenne. Esploso nel Pescara di Zeman, è il giocatore che Mazzarri ha sempre desiderato: può sostituire i tenori (Cavani, Hamsik, Pandev) oltre a essere tranquillamente in grado di giocare titolare. È giovane e ha un potenziale enorme, anche se dovrà sfatare il mezzo tabù dei napoletani a Napoli. Potrebbe non essere solo la nuova stella degli azzurri ma la nuova seconda o (terza, se Prandelli rischierà al mondiale brasiliano) punta della Nazionale.</p><p><strong>2. Maxi Lopez (Sampdoria)</strong></p><p>Quando ha avuto fiducia e ha giocato titolare ha sempre segnato. A Catania ha fatto la differenza. Si è perso l&#8217;anno scorso, in una stagione mai iniziata dopo i gossip di mercato e l&#8217;oramai forzatissimo passaggio al Milan a gennaio, quasi in veste di contentino di Galliani, che dopo non essere riuscito ad arrivare a Tevez si è accontentato dell&#8217;argentino. Dopo sei mesi di purgatorio può tornare protagonista in una piazza affamata di calcio di alto livello e di gol, quella Sampdoria passata in due anni dall&#8217;attacco Cassano-Pazzini all&#8217;inferno della Serie B. E ritorno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/25/fantacalcio-undici-consigli-per-ruolo/333897/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Legge elettorale, ne riparliamo nel 2018?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/22/ne-riparliamo-nel-2018/330986/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/22/ne-riparliamo-nel-2018/330986/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Aug 2012 13:27:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Legge Elettorale]]></category> <category><![CDATA[Partiti]]></category> <category><![CDATA[Porcellum]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=330986</guid> <description><![CDATA[Provo a fare una riflessione paradossale. E parto da una domanda: a chi interessa cambiare l&#8217;attuale situazione politica italiana? In particolare voglio focalizzarmi su due questioni. 1. A chi interessa cambiare l&#8217;attuale legge elettorale? Non ai partiti grandi, che potrebbero subire una contrazione piuttosto significativa del loro consenso e dunque hanno l&#8217;attuale classe dirigente impegnata prima...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Provo a fare una riflessione paradossale. E parto da una domanda:<em> a chi interessa cambiare l&#8217;attuale situazione politica italiana? </em>In particolare voglio focalizzarmi su due questioni.</p><p><strong>1. A chi interessa cambiare l&#8217;attuale legge elettorale?</strong></p><p>Non ai <strong>partiti grandi</strong>, che potrebbero subire una contrazione piuttosto significativa del loro consenso e dunque hanno l&#8217;attuale classe dirigente impegnata prima di tutto a sopravvivere. Il ricambio, quando i posti in Parlamento si riducono, passa abbastanza automaticamente in secondo piano. Ma il <strong>porcellum</strong> va bene anche ai partiti piccoli, quelli che lottano a cavallo della soglia di sbarramento, sia a quelli nuovi che a quelli vecchi, sia a quelli presenti alla Camera al Senato in questa legislatura sia a quelli che vogliono entrarci. Proprio perché piccoli, le segreterie hanno bisogno di pesare i nomi uno per uno per poter far entrare i rispettivi gruppi dirigenti senza correre rischi che qualcuno resti indietro.</p><p>E secondo me non dispiace neanche a <strong>Grillo</strong> e a Casaleggio, che hanno costruito la forza del loro consenso sopratutto sul &#8216;brand&#8217; CinqueStelle e che, inoltre, non avranno certo dispiacere nel dire l&#8217;ultima parola sulla formazione delle liste elettorali, dato che sulla base di questa scelta si misura la tenuta politica della loro proposta nei prossimi anni. </p><p><strong>2. A chi interessa davvero un governo politico?</strong></p><p>Non al Pdl e al suo proprietario, che si libererebbe volentieri del fardello del governare se qualcuno, a Palazzo Chigi, potesse tutelare i suoi interessi. Sarà questo lo scopo del partito di Berlusconi da qui fino alle politiche: scegliere il nome che dia maggiori garanzie e, di conseguenza, risultare politicamente indispensabile. Al <strong>centrodestra italiano</strong> poteva andare molto, molto peggio. <em>Di sicuro andrebbe loro molto peggio se ci fossero elezioni realmente politiche</em>, in un classico contesto bipolare (la grande vittoria politica di Berlusconi, ci avevano detto. Bei tempi andati).</p><p>Non ai partiti del <strong>Terzo Polo</strong>, che possono governare, essere influenti in misura di molto superiore al numero di voti effettivamente attratti e proseguire con la tanto amata politica dei due forni a livello locale. </p><p>Non ai partiti, grandi e piccoli, distanti da Monti, che potranno comodamente fare la loro politica di opposizione e, dunque, avere un senso in questo scenario, anche su scala locale. La <strong>Lega</strong> (e tanti elettori leghisti) non vedeva l&#8217;ora di andare all&#8217;opposizione. <strong>Di Pietro</strong> non sembra preoccuparsi particolarmente della perdita di una concreta prospettiva di governo (che sembrava certa dopo la foto di Vasto). <strong>Sel</strong> si è posizionata e aspetta che il <strong>Pd</strong> decida che direzione prendere. Se il Pd dovesse convergere su Monti, Sel diventa &#8216;la sinistra&#8217;, stavolta senza il macigno psicologico del voto utile del 2008. Sarebbe una forza sì di opposizione, ma dal marcamento identitario assai solido. </p><p>Anche Grillo funziona molto di più all&#8217;opposizione che al governo. Lo vediamo a Parma, ma è una considerazione abbastanza banale che prescinde dal caso-Pizzarotti: i problemi sul tavolo dell&#8217;Italia sono tanti, grandi, e fanno perdere voti rapidamente. <strong>Mantenersi sul 15-20% è una soluzione che conviene a tutti</strong>: al Movimento per contare senza compromettersi (e per essere decisivo alle Amministrative), ai grandi partiti che avrebbero un ottimo alibi per non cambiare nulla e convergere su una grande alleanza. </p><p>Il Pd è, ovviamente, il soggetto politico maggiormente interessato ad andare a una resa dei conti &#8216;tradizionale&#8217;, alla consultazione democratica. Ma tanti, forse troppi, sono i leader del Partito che condividono le ricette politiche dell&#8217;attuale governo Monti e non potrebbero, invece, accettare, uno spostamento eccessivamente a sinistra della linea politica del Pd. A quel punto si potrebbe decidere di tenere il partito unito e spostarlo fatalmente a destra, invece di rischiare una scissione e uno svuotamento dall&#8217;interno, destinazione &#8216;Cosa Bianca&#8217;, &#8216;Terzo Polo&#8217; o uno qualsiasi dei nomi che saranno inventati per l&#8217;occasione. </p><p>Una prosecuzione di un governo a forte matrice tecnica sarebbe inoltre assai gradito da tutti gli attuali gruppi di potere, alle prese con la crisi economica globale e, in alcuni casi, con fortissime frizioni interne (vedi Mediobanca). Interessa ai grandi editori (in particolare, a una buona parte dei componenti dei loro Consigli di Amministrazione), interessa &#8216;ai mercati&#8217;, interessa all&#8217;Europa, che è terrorizzata dall&#8217;idea di avere un interlocutore diverso da Monti. </p><p>Alle due domande si potrebbe rispondere in modo intuitivo: <strong>interessa agli italiani</strong>. Gli italiani vogliono andare a votare e scegliere i loro rappresentanti. È quello che si dice, ci diciamo da anni. Ma siamo sicuri che sia così? Siamo sicuri che gli italiani vogliano davvero scegliere tra candidati &#8216;politici&#8217;? E soprattutto, siamo sicuri che Monti (che ha detto di non volersi candidare, e bisogna crederci: però è senatore a vita e può diventare Premier anche senza candidarsi, specie se al Senato la legge elettorale resta questa) perderebbe da uno qualsiasi degli attori politici e tecnici, reali e presunti, in corsa per Palazzo Chigi? </p><p>Lo so, ho lasciato tante domande senza risposta. Chiudo con un&#8217;ultima questione: <em>ne riparliamo direttamente nel 2018?</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/22/ne-riparliamo-nel-2018/330986/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La schiavitù delle elezioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/20/schiavitu-delle-elezioni/329292/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/20/schiavitu-delle-elezioni/329292/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Aug 2012 09:40:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Campagna Elettorale]]></category> <category><![CDATA[Consenso]]></category> <category><![CDATA[Elezioni]]></category> <category><![CDATA[Immobilismo]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=329292</guid> <description><![CDATA[In queste settimane Obama ha aumentato il numero di contatti e colloqui con i leader europei chiedendo l&#8217;attuazione di misure urgenti per tenere a freno spread e speculazione. In Italia si discute da mesi di regole, leggi elettorali, riforme, senza arrivare mai a nulla: la legislatura finisce fra pochi mesi, insieme al mandato del Presidente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In queste settimane Obama ha aumentato il numero di contatti e colloqui con i leader europei chiedendo l&#8217;attuazione di misure urgenti per tenere a freno <strong>spread e speculazione</strong>.</p><p>In Italia si discute da mesi di regole, leggi elettorali, riforme, senza arrivare mai a nulla: la legislatura finisce fra pochi mesi, insieme al mandato del Presidente della Repubblica.</p><p>In Germania, aspettando che la Corte Costituzionale si esprima sul fondo salva-Stati, <strong>Angela Merkel</strong> cerca di non mollare di un millimetro le sue posizioni: fra un anno dovrà chiedere ai tedeschi i voti per essere riconfermata. </p><p>Tensioni analoghe sono state presenti anche in altri paesi come la <strong>Grecia</strong>, dove sembrava che il voto potesse decidere il destino del paese (ma oggi, come ieri, si parla del paese ellenico fuori dall&#8217;Euro: a nulla o quasi è servito votare i partiti tradizionali), o in Francia, dove la retorica elettorale ha posto Sarkozy in contrapposizione con Hollande, con il secondo che sembrava dovesse distruggere tutti i piani franco-tedeschi (ma così, evidentemente, non è: lo spread tra l&#8217;altro continua a essere sotto quota 100).</p><p>Tutte queste storie, e gli stili di leadership che ne conseguono sono accomunate da un comune dettaglio: sono<strong> condizionate dalle imminenti elezioni.</strong></p><p>Obama sarà certamente preoccupato, da statista, per le sorti del Vecchio Continente. Ma è certamente più preoccupato dai rischi per l&#8217;economia statunitense, dai dati sulla disoccupazione, dal cambiamento in negativo di variabili di politica interna decisivi per la sua rielezione (si vota il 6 novembre).</p><p>In Italia tutto è strettamente correlato: chi si candida? Con quale legge elettorale? Con quali coalizioni? Chi va al Quirinale? Dove prende i voti per andarci? <strong>La correlazione tra variabili è il motivo per cui nulla si muove</strong> (o, perlomeno, un&#8217;ottima scusa per non fare nulla).</p><p>Angela Merkel deve mantenere un equilibrio assai difficoltoso tra gli interessi del suo Paese (e del suo elettorato) e quelli del contesto politico ed economico in cui la Germania è diventata &#8216;la locomotiva europea&#8217;. Ricordate statisti europei, negli ultimi anni, che hanno anteposto i bisogni del continente a quelli della propria nazione? Fare la morale alla Cancelliera è veramente dura in questo senso. </p><p>Dentro questo schema che coinvolge i principali Stati del mondo, e di conseguenza i principali centri di decisione politica, si vive con la costante <strong>tagliola del consenso</strong>, delle elezioni, persino dell&#8217;appuntamento locale (soprattutto alle elezioni regionali).</p><p>Lo schema, oltre a essere particolarmente odioso, è anche ciclico e diffuso a tutti i livelli. Si vota ogni anno, in ogni luogo, in ogni contesto. Il concetto di<strong> campagna elettorale permanente</strong> non è tanto una tecnica di comunicazione politica, è semplicemente lo stato delle cose. Pensate anche all&#8217;Italia e agli intrecci tra elezioni locali, provinciali, regionali e agli incroci di candidature, aspirazioni politiche, sindaci che appena eletti pensano all&#8217;incarico successivo, e così via.</p><p>Ma come si possono prendere le decisioni giuste, anche laddove impopolari, in queste condizioni? È giusto che gli italiani debbano accettare una politica di tagli perché in Germania si aspettano le elezioni? E sarebbe giusto che i tedeschi debbano rinunciare a pezzi delle loro conquiste economiche perché l&#8217;Italia non ha saputo esprimere una leadership adeguata? E soprattutto è giusto che queste due dinamiche debbano dipendere in parte dalla data delle elezioni in Italia e in Germania e non solo dalle variabili macroeconomiche e dai fondamentali dei due Paesi?</p><p>Spostiamoci su<strong> scala locale</strong>: è giusto che le città, le Province, le Regioni, specie nel secondo quinquennio di governo di un amministratore rieletto, rischino sistematicamente di essere <strong>amministrate male </strong>o di essere abbandonate a metà mandato perché ci sono altre elezioni e altri obiettivi da raggiungere?</p><p>Da questa spirale si esce solo in un modo, almeno in Italia, dove i mandati sono tutti di cinque anni: <strong>si vota tutti insieme, tutto insieme.</strong> Comuni, Regioni, Parlamento. Magari si può votare in corrispondenza con le elezioni europee. Se lo facesse l&#8217;Italia potrebbe essere un buon esempio per gli altri Paesi, che però hanno mandati di durata variabile.</p><p>Servirebbe anche una maggiore omogeneità nella durata delle cariche, e successivamente delle leggi elettorali. È sicuramente una riforma dell&#8217;architettura istituzionale degli Stati molto complessa, probabilmente è poco più di un&#8217;utopia, ma se pensiamo a ciò che accade (e soprattutto a ciò che non accade) per colpa di questo sfasamento perenne delle elezioni, credo che tutto sommato ci si possa provare. </p><p>Se l&#8217;area-Euro, l&#8217;Europa geograficamente intesa, non può proprio essere un&#8217;unione politica, che sia almeno un&#8217;unione elettorale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/20/schiavitu-delle-elezioni/329292/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lettera aperta di un elettore di centrodestra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/17/lettera-aperta-di-elettore-di-centrodestra/327392/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/17/lettera-aperta-di-elettore-di-centrodestra/327392/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Aug 2012 08:44:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Centrodestra]]></category> <category><![CDATA[Crisi]]></category> <category><![CDATA[Imu]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=327392</guid> <description><![CDATA[(questa lettera è ciò che mi piacerebbe leggere da uno storico elettore del centrodestra italiano e che temo non leggerò mai) Cara redazione de Il Fatto Quotidiano, sono un elettore del centrodestra. O meglio, sono stato un elettore di Silvio Berlusconi. A dire il vero non ho ben capito se ho effettivamente votato “a destra”...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>(questa lettera è ciò che mi piacerebbe leggere da uno storico elettore del centrodestra italiano e che temo non leggerò mai)</em></p><p>Cara redazione de <em>Il Fatto Quotidiano</em>, sono un elettore del centrodestra. O meglio, sono stato un elettore di Silvio Berlusconi. A dire il vero non ho ben capito se ho effettivamente votato “a destra” in tutti questi anni. <strong>I conservatori sono quelli che liberalizzano, che privatizzano, che alleggeriscono il peso dello Stato, che abbassano le tasse, che tagliano il welfare, che lottano per la legalità</strong>.</p><p>Niente di tutto questo è successo in questi anni. Ma Berlusconi, nonostante la distanza tra promesse e realtà, continuava a dire di essere contro i comunisti e allora ho inteso che se i comunisti stanno a sinistra, io votando per lui sarei stato nel posto che sento mio: a destra.</p><p>E poi, diciamocelo chiaramente: se non avessi votato Berlusconi, per chi avrei dovuto votare?</p><p>L’ho votato quando ha vinto e l’ho votato quando ha perso. L’ho votato una, due, tre volte. Ho votato per i suoi uomini nella mia città, nella mia regione. Ho creduto alla rivoluzione liberale, al suo meno tasse per tutti, al contratto con gli italiani, all’abolizione dell’Ici. Ci ho creduto perché Berlusconi era un uomo di successo, perché Tangentopoli ci aveva detto che bisognava cambiare, e bisognava farlo con decisione.</p><p>Oggi so di essere stato preso in giro. Lo so perché lo vedo sulla mia vita di tutti i giorni: le tasse sono aumentate, l’Ici è diventata Imu e il partito di Berlusconi l’ha votata in Parlamento (poi Alfano ha detto che sono contrari e che se vinceranno la riaboliranno: ma pensano di avere a che fare con dei cretini?)</p><p><strong>L’Italia non è un paese più liberale di prima, affatto</strong>: le libertà individuali non sono cresciute né è più facile fare impresa. Gli indici di sviluppo sono tra i peggiori in Europa in tutti i settori, la criminalità organizzata è ancora il cancro che è sempre stato, il lavoro nero e l’evasione sono l’assurdo prezzo da pagare perché la macchina Italia si regga in piedi.</p><p>Da qualche mese in televisione dicono che c’è la crisi. In realtà fino a un anno fa non esisteva. <em>“I ristoranti sono pieni, sono i giornali che ingigantiscono la realtà”</em>, si diceva giusto un anno fa. I nuovi arrivati, i tecnici, quelli che secondo Berlusconi stanno bene al governo al posto suo dicono che l’IMU non si può abolire, le tasse non possono scendere, che cercare lo sviluppo è cercare il petrolio nel mare dell’Italia. Ma non c’è proprio nient’altro che si possa fare?</p><p>Non so se si poteva evitare, se potevamo stare meglio di così. Io però ho avuto ciò che volevo, ho votato Berlusconi e lui c’è sempre stato. E se mi fossi sbagliato? E se fosse colpa mia? <strong>E se fossi corresponsabile, attraverso le mie scelte di voto, dello sfascio del Paese?</strong></p><p>Per questo chiedo alla redazione di porgere le mie scuse a tutti, attraverso questo quotidiano, per ciò che posso aver causato con le mie scelte. Più tardi in pensione, più difficilmente al lavoro, con meno certezze per i propri figli, con meno sicurezza nei propri mezzi. Questo è il risultato degli ultimi 18 anni. Non so se il mio ripetuto scegliere Berlusconi, la destra italiana, possa essere così tanto costoso per chi non l’ha pensata come me.</p><p><strong><em>Mi auguro che alle prossime elezioni ci sia una destra vera. Ne sento il bisogno.</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/17/lettera-aperta-di-elettore-di-centrodestra/327392/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Come si misura la qualità di un post?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/14/come-si-misura-qualita-di-post/325449/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/14/come-si-misura-qualita-di-post/325449/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Aug 2012 07:09:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Post]]></category> <category><![CDATA[Pulitzer]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=325449</guid> <description><![CDATA[Il film con il maggiore incasso al botteghino cinematografico nella storia d&#8217;Italia è &#8216;Che bella giornata&#8217; (2011) di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, con 43 milioni e 474mila euro. È anche il film che ha attratto il maggior numero di spettatori: sei milioni e 830mila paganti. Dati incredibili, soprattutto considerando la contrazione dell&#8217;accesso alle sale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il film con il maggiore incasso al botteghino cinematografico nella storia d&#8217;Italia è &#8216;Che bella giornata&#8217; (2011) di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, con 43 milioni e 474mila euro. È anche il film che ha attratto il maggior numero di spettatori: sei milioni e 830mila paganti. <a href="http://www.ilcinemaitaliano.com/classifica-film-2011-italia-che-bella-giornata-il-piu-visto-con-maggiori-incassi/" target="_blank">Dati incredibili</a>, soprattutto considerando la contrazione dell&#8217;accesso alle sale nel nostro Paese nel 2012. </p><p>Questi dati autorizzano a pensare che questo sia il miglior film della storia d&#8217;Italia? I critici sarebbero certamente in disaccordo.</p><p>Adesso spostiamo il fuoco su Internet. Il post più letto o quello più condiviso sui social media può essere considerato il migliore post disponibile online? Anche in questo caso, la risposta non è né lineare né, forse, univoca. </p><p><strong>Eppure gli indicatori di &#8216;successo&#8217; di un articolo, di un post, di un testo scritto online sono ancorati solo a dati quantitativi</strong>. Spesso questi dati sono legati solamente al numero di condivisioni sui principali social media. Si può fare lo stesso discorso all&#8217;interno di ambienti chiusi come Facebook e per contenuti non complessi come aggiornamenti di stato o foto. </p><p>Quantità non coincide necessariamente con qualità e ciò, se è vero, dovrebbe esserlo indistintamente online e offline (perché le distinzioni online-offline non ha più senso quando si parla di qualità dei contenuti). Ciò che però è dato per scontato nei contesti &#8216;tradizionali&#8217; non sempre è così automatico online: non è così infrequente discutere di post e di misurarne il successo sulla base del numero di visualizzazioni e condivisioni. </p><p><strong>Paradossalmente l&#8217;analisi qualitativa dei contenuti online è indietro rispetto all&#8217;offline:</strong> esiste la critica cinematografica ed esistono anche codici quantiativi e qualitativi più o meno universali per classificare i film (le recensioni, i voti, i premi dei festival, persino i commenti degli altri addetti ai lavori), ma non c&#8217;è niente di tutto questo per ciò che è scritto su Internet. Ma non si può recensire, commentare, giudicare tutto. E allora come si fa?</p><p>Non ho una risposta precisa a questa domanda, ma sento il bisogno di criteri che non siano meramente quantitativi. Probabilmente si dovranno immaginare indici come il rapporto tra visualizzazioni e condivisioni (un post relativamente poco letto ma molto condiviso sarà stato letto da una nicchia fortemente motivata: ma se fosse un post fortemente polarizzante? Sarebbe giusto misurare la qualità in questo modo?), o immaginare dei premi Pulitzer all&#8217;italiana per il web (con tutti i limiti di ogni forma di premialità). Sarebbe bello sapere qual è il pensiero dei giornalisti di carta stampata di ciò che si scrive su Internet. </p><p>Per il momento ci si deve accontentare del numero dei lettori, del numero di &#8216;mi piace&#8217; e delle reti di relazione generate a partire dalla condivisione di un contenuto. <strong>Aspettando il giorno</strong>, chissà quanto lontano, <strong>in cui le pagine Facebook e Twitter dei grandi giornali ospiteranno i link dei migliori articoli delle testate concorrenti</strong>. Quello sì che sarebbe un attestato pubblico di qualità. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/14/come-si-misura-qualita-di-post/325449/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dai costi della politica ai contenuti della politica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/11/dai-costi-della-politica-ai-contenuti-della-politica/322754/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/11/dai-costi-della-politica-ai-contenuti-della-politica/322754/#comments</comments> <pubDate>Sat, 11 Aug 2012 07:20:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bari]]></category> <category><![CDATA[Corte dei Conti]]></category> <category><![CDATA[Costi della Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=322754</guid> <description><![CDATA[Parto da una notizia di attualità della mia città, Bari. Circoscrizioni, record di riunioni a Bari &#8211; stop ai gettoni per i consiglieri stakanovisti Stop ai gettoni per i consiglieri circoscrizionali a Bari. La decisione è stata presa dai 3 direttori, Mario Marchillo, Pasquale Paticchio e Giuseppe Laquale, all&#8217;indomani delle richieste di chiarimenti da parte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parto da una notizia di attualità della mia città,<strong> Bari.</strong></p><p><a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/08/10/news/stop_al_gettone_per_le_circoscrizioni-40685613/" target="_blank">Circoscrizioni, record di riunioni a Bari &#8211; stop ai gettoni per i consiglieri stakanovisti</a></p><p><em>Stop ai gettoni per i consiglieri circoscrizionali a Bari. La decisione è stata presa dai 3 direttori, Mario Marchillo, Pasquale Paticchio e Giuseppe Laquale, all&#8217;indomani delle richieste di chiarimenti da parte del Comune sul boom di presenze nei 9 territori amministrativi. Il caso nasce da un esposto di un cittadino (pare di un ex consigliere circoscrizionale) spedito alla Corte dei Conti. La magistratura contabile ha così deciso di aprire un&#8217;inchiesta erariale sul numero spropositato di commissioni e consigli che mensilmente vengono svolti dai consiglieri circoscrizionali.</em></p><p><em>Spesso il numero magico delle 26 presenze viene puntualmente centrato con una liquidazione massima che arriva ai 934,02 euro lordi senza contare tutti i rimborsi lavorativi per le assenze. Moltiplicato per la quasi totalità dei 134 eletti incide e non poco sulle casse pubbliche. La denuncia, molto dettagliata, fa riferimento al 2010. Di qui la decisione, nei giorni scorsi, del segretario generale del Comune, Mario D&#8217;Amelio, di chiedere conto alle circoscrizioni invitando i direttori &#8211; i 3 che in questo periodo di ferie reggono tutti e 9 gli organi decentrati &#8211; a presentare una relazione dettagliata sui contenuti, sulle urgenze, sulle frequenze e sugli argomenti trattati dalle commissioni circoscrizionali in quel preciso anno.  </em></p><p>Davanti a notizie del giorno, purtroppo presenti con <strong>regolarità spaventosa nelle cronache italiane</strong>, la reazione istintiva del lettore è di rabbia, di disgusto verso la politica (spesso generalizzando) e, nel caso specifico, l&#8217;approvazione incondizionata della misura presa dai dirigenti del Comune di Bari. </p><p>Sarà la <strong>Corte dei Conti</strong> ad accertare irregolarità. Colgo l&#8217;occasione, però, per fare una riflessione. Non voglio approfondire, in questa sede, la<strong> questione-gettoni</strong>, anche se le domande aperte sono molte e non sempre di difficile soluzione. Ne cito tre:</p><p>1. È giusto che i consiglieri di circoscrizione abbiano un rimborso spese per la loro attività? Secondo me sì;</p><p>2. È giusto porre un tetto massimo di rimborso mensile? Secondo me sì;</p><p>3. Ha senso avere 134 consiglieri eletti in nove circoscrizioni? Secondo me no, soprattutto se le deleghe delle circoscrizioni sono poca cosa rispetto a quelle dei Comuni. </p><p><strong>Credo che il tema dei costi della politica </strong>non possa essere affrontato esclusivamente in termini quantitativi<strong>.</strong> Il <strong>guadagno del politico</strong> come unico <strong>misuratore dell&#8217;indignazione</strong> nazionale è un coefficiente incompleto. Anche considerare il guadagno &#8216;un male&#8217;  non è giusto, se quel guadagno è conquistato onestamente, rispettando le regole e, soprattutto, se quel guadagno genera altro guadagno: penso al tessuto delle piccole e medie imprese che giorno dopo giorno tiene in piedi un Paese scivolosamente inclinato verso il declino.</p><p><strong>La complessità di alcuni problemi </strong>con cui gli amministratori in particolare, e i politici in generale hanno a che fare sono del tutto in linea con la loro attuale retribuzione. Ci sono categorie professionali che rischiano di meno e guadagnano di più, secondo leggi che evidentemente sono legate al mercato e all&#8217;attuale sistema di regole e nessuno si indigna per questo.</p><p>Non si può che essere d&#8217;accordo con chi sostiene che in periodi di crisi e di (contro-)riforme <em>il politico deve autoridursi i privilegi prima di chiedere qualsiasi cosa ai cittadini, ma questo non ha nulla a che fare con i &#8216;costi della politica&#8217;, piuttosto riguarda il senso dello Stato e il senso di comunità</em>. Finché le cose non andranno così, finché questa sequenza logica non sarà ripristinata, la sfiducia e il distacco verso la politica saranno invariabilmente in crescita. </p><p><strong>Se un politico guadagna 100 unità</strong> e produce ricchezza per la comunità in seguito alle sue decisioni (in termini di crescita di Pil, di occupazione generata, di qualità dei servizi) per 120 unità, quel politico è più utile rispetto a chi guadagna 50 unità e produce 35 unità in seguito alle sue decisioni. </p><p>Non è probabilmente questo <strong>il caso barese</strong>, dove le anomalie sembrano essere sistematiche, però penso che se ci spostassimo dai costi della politica ai contenuti della politica (prima di tornare, naturalmente, a ragionare di costi, ma vincolandoli alla qualità dell&#8217;azione amministrativa), i cittadini potrebbero valutare meglio, scegliere meglio e, in definitiva, votare meglio. </p><p>In conclusione penso che, senza arrivare tutte le volte alla Corte dei Conti potrebbe essere sufficiente una sola misura per tenere a freno gli abusi: rendere obbligatoria la pubblicazione dei verbali di queste riunioni (così come quelle di tutte le commissioni consiliari in Italia) <strong>entro 24 ore dalla loro convocazione.</strong> La pubblicazione deve essere consultabile liberamente, aperta a tutti, online. Senza la pubblicazione del verbale il gettone di presenza non potrà essere liquidato. </p><p>Solo così potremo capire se gli<strong> eletti sono stakanovisti</strong>, sono truffaldini, meritano il denaro che guadagnano, meriterebbero di meno o non meriterebbero affatto. Magari basta questa misura per inibire la convocazione di riunioni inutili. <em>Penso che sapere cosa si decide non debba essere una richiesta da parte degli elettori, ma piuttosto un loro diritto</em>. Finché parleremo solo di stipendi e mai di contenuti, però, non andremo molto lontano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/11/dai-costi-della-politica-ai-contenuti-della-politica/322754/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Piazze vuote, urne vuote</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/piazze-vuote-urne-vuote/321689/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/piazze-vuote-urne-vuote/321689/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Aug 2012 12:53:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Seconda Repubblica]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=321689</guid> <description><![CDATA[Il 9 agosto 2012 porta con sè la sensazione che le cose peggiori in economia accadano in agosto (è accaduto l&#8217;anno scorso, potrebbe accadere quest&#8217;anno) e due notizie dentro cui muoversi. a. BCE: &#8220;Imprese italiane a rischio insolvenza&#8221; b. Fornero: &#8220;Sarà un autunno caldo. Rivalutare la dignità della classe operaia&#8221;   Ci sarebbero tutti i presupposti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 agosto 2012 porta con sè la sensazione che le cose peggiori in economia accadano in agosto (è accaduto l&#8217;anno scorso, potrebbe accadere quest&#8217;anno) e due notizie dentro cui muoversi.</p><p>a. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/bce-attesi-tassi-molto-alti-di-insolvenza-per-imprese-italiane/321348/" target="_blank">BCE: &#8220;Imprese italiane a rischio insolvenza&#8221;</a></p><p>b. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/08/fonero-sara-autunno-difficile-a-rischio-futuro-industriale/320332/" target="_blank">Fornero: &#8220;Sarà un autunno caldo. Rivalutare la dignità della classe operaia&#8221;</a>  </p><p>Ci sarebbero tutti i presupposti per un &#8216;autunno caldo&#8217;, una stagione di proteste, mobilitazioni, rivendicazioni non necessariamente pacifiche. La crisi morde e morde tutti. In alcuni casi ha già mostrato il conto e lo ha fatto in modo drammatico. Nessun italiano, a parte i super-ricchi, può sentirsi esonerato dall&#8217;apparizione, nella propria vita, di un sentimento invasivo di preoccupazione e incertezza.</p><p>La storia recente del nostro Paese però ci dice che <strong>anche in presenza di condizioni potenzialmente favorevoli alla nascita più o meno spontanea di manifestazioni collettive e di piazza, non c&#8217;è stata una reazione conseguente.</strong></p><p>Il dato differenziale Italia-Spagna in questo caso è piuttosto clamoroso. In Spagna ci sono stati gli Indignados (al momento sconfitti politicamente, se pensiamo che l&#8217;unico dato nuovo dalla loro nascita è la vittoria netta di Rajoy e il rapido peggioramento della situazione economico-finanziaria del loro Paese: dati di certo non imputabili ai manifestanti ma che la dicono lunga sull&#8217;efficacia, per il momento, del movimento), c&#8217;è stata la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/11/madrid-minatori-contro-polizia-dopo-tagli-di-rajoy-7-arresti-e-70-feriti/290958/" target="_blank">protesta dei minatori</a> e in generale c&#8217;è una tensione popolare costante nel tempo.</p><p>In Italia non c&#8217;è niente di tutto questo. È passato quasi un anno dalla drammatica manifestazione del 15 ottobre a Roma, da allora nulla è cambiato sul fronte delle proteste e, anzi, tutto sembra essere finito. Come se in Italia non ci fosse più indignazione, come se non ci fossero più buone ragioni per rivendicare diritti, prospettive di futuro, certezze.</p><p>Perché in Italia non ci si mobilità (più)? Una risposta a questa domanda potrebbe essere rintracciata in un&#8217;altra notizia di ieri. </p><p>c. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/08/napolitano-ho-sollecitato-riforme-ma-non-ho-trovati-riscontri/320803/" target="_blank">Napolitano: “Ho sollecitato le riforme, ma non ho trovato riscontri”</a></p><p>Se l&#8217;uomo universalmente riconosciuto come il più potente d&#8217;Italia (al momento), regista dell&#8217;operazione-Monti, baluardo della Costituzione, vero rappresentante del nostro Paese con i capi di Stato del mondo soprattutto a cavallo tra la fine del governo Berlusconi e l&#8217;inizio del governo tecnico, parla al Parlamento ed è inascoltato, le alternative sono due: <em>o Napolitano non è affatto così potente come ci raccontano, e ne dubito, o piuttosto rivolgersi alla politica è diventato un esercizio inutile per tutti</em>.</p><p><strong>L&#8217;atteggiamento degli italiani non è a mio avviso di semplice sfiducia o disillusione, quanto piuttosto di lucido pragmatismo: protestare, semplicemente, non è servito quasi mai in questi anni, dunque è inutile insistere.</strong></p><p>Temo che gli italiani abbiano perso la speranza che mobilitandosi si possa raggiungere qualsiasi obiettivo, di conseguenza in questa fase sono più impegnati a cercare notizie e fatti che delegittimino l&#8217;attuale classe politica, aspettando di poterla cambiare alla prima occasione utile. E in questo senso, a dimostrazione del fatto che il rapporto tra eletti ed elettori non sia mai stato così conflittuale come in questa fase, c&#8217;è un altro articolo da leggere:</p><p>d. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/partiti-e-promesse-mai-rispettate-sui-tempi-delle-riforme/320949/" target="_blank">I partiti e le promesse (mai rispettate) sui tempi delle riforme</a> </p><p>Pietro Nenni, nel 1948, descriveva in modo fin troppo profetico alcune tendenze della sinistra della Seconda Repubblica: &#8220;<strong>Piazze piene, urne vuote</strong>&#8220;. Se si votasse domani ci sarebbe il rischio di conoscere un&#8217;involuzione piuttosto preoccupante: &#8220;Piazze vuote, urne vuote&#8221;. La sfiducia sarebbe così forte da incidere sia sulla poca mobilitazione sia sulla convinzione nel fatto che, votando, le cose possano cambiare davvero. </p><p>L&#8217;auspicio è che, dando per scontato che con l&#8217;attuale classe politica ci sia poco da dibattere (non fosse altro perché siamo a fine legislatura), gli italiani colgano la prossima occasione utile, con qualsiasi legge elettorale, per votare chi poi renderà più sensato mobilitarsi per il bene comune e dunque, paradossalmente, <strong>votare per politici che ci facciano tornare ad avere il gusto per la mobilitazione.</strong></p><p>Chissà che con le prossime politiche non si verifichi il rovesciamento della profezia di Nenni: <strong><em>&#8220;Piazze vuote, urne piene&#8221;.</em></strong> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/09/piazze-vuote-urne-vuote/321689/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Masiello: una punizione esemplare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/masiello-punizione-esemplare/315456/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/masiello-punizione-esemplare/315456/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Aug 2012 13:25:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Andrea Masiello]]></category> <category><![CDATA[Calcioscommesse]]></category> <category><![CDATA[Giustizia Sportiva]]></category> <category><![CDATA[illecito sportivo]]></category> <category><![CDATA[Patteggiamento]]></category> <category><![CDATA[squalifiche]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=315456</guid> <description><![CDATA[Scrivo un post di pancia e da profano, con tutti i limiti che l&#8217;emotività e l&#8217;ignoranza portano in dote a un testo scritto. Andrea Masiello è stato squalificato per due anni e due mesi (patteggiamento) per aver partecipato alla compravendita del derby Bari-Lecce del 15 maggio 2009. Una partecipazione abbastanza significativa, dato che lo stesso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo un post di pancia e da profano, con tutti i limiti che l&#8217;emotività e l&#8217;ignoranza portano in dote a un testo scritto.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/calcioscommesse-26-mesi-di-squalifica-per-masiello-24-per-parisi/315389/" target="_blank">Andrea Masiello è stato squalificato per due anni e due mesi</a> (patteggiamento) per aver partecipato alla compravendita del derby Bari-Lecce del 15 maggio 2009. Una partecipazione abbastanza significativa, dato che lo stesso Masiello ha realizzato volutamente un autogol, necessario al raggiungimento dell&#8217;obiettivo truffaldino.</p><p>Sono profano perché non conosco la giustizia sportiva né mi sto applicando particolarmente per conoscerla meglio di così (a differenza dei poveri tifosi della Juventus, che in queste settimana stanno manifestando tutta la loro competenza). Sono profano perché non conosco le carte del processo. Sono profano perché non so se Masiello ha ricevuto il massimo della pena. Ma da profano sento di dire che questa sentenza è stata esemplare.</p><p><strong>Esemplare perché il messaggio che arriva agli sportivi è fin troppo chiaro:</strong> la gamma di illeciti che puoi fare evitando la radiazione e dunque la fine della tua carriera è molto ampia. Anche se vendi una partita, anche se quella partita è il derby (non è un aggravante dal punto di vista giudiziario, ma certamente lo è dal punto di vista sportivo), anche se ti sei personalmente arricchito da questa operazione puoi cavartela con un patteggiamento e poco più di due anni di squalifica.</p><p>È un messaggio deprimente, che arriva a tutti, agli esperti ai profani, agli agonisti e ai dilettanti, e che non contribuisce certamente a creare le condizioni per cui ci si possa sentire sicuri che certi fatti, anche in un futuro prossimo, non accadano più in futuro.</p><p>Se gli appassionati più innamorati non rinunceranno a seguire la propria squadra del cuore, qualsiasi cosa succeda, lo stesso non accadrà per i profani, che al fastidio della sentenza forse si ritroveranno a confrontarsi con uno spiacevole retropensiero: <strong>ogniqualvolta il mondo del calcio è stato obbligato ad affrontare uno scandalo (quasi ogni anno, in verità) sembra scattare un concorso di tutte le parti chiamate in causa finalizzato a minimizzare l&#8217;impatto di quello scandalo</strong> sull&#8217;opinione pubblica e sul funzionamento del sistema-calcio. </p><p>Ma se i profani si disamorano delle vicende calcistiche, <em>smettono di comprare i biglietti per lo stadio, gli abbonamenti alla pay-tv, il merchandising. E la macchina, piano piano, rallenta fino a fermarsi. </em></p><p>Forse è il momento di non aver paura di dare punizioni esemplari (ma esemplari per davvero) a chi sbaglia. Il colpo, a caldo, sarà certamente molto più duro, ma probabilmente si potrà tornare ad aver fiducia in questo meraviglioso gioco che scalda i sentimenti di tantissimi italiani. Sentimenti che andrebbero rispettati. Anche se profani. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/masiello-punizione-esemplare/315456/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le ferie da Facebook</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/01/ferie-da-facebook/311200/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/01/ferie-da-facebook/311200/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Aug 2012 13:34:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[Social Media]]></category> <category><![CDATA[Vacanze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=311200</guid> <description><![CDATA[I social media sono strumenti che cambiano quotidianamente, così come cambiano i social network, cioè le relazioni tra le persone che utilizzano questi strumenti per gli scopi più disparati. Per questo motivo nessuno si può dire davvero social media specialist, una dicitura (pur)troppo in voga tra i tecnici della comunicazione online. Meglio essere fieramente amatori,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I social media sono strumenti che cambiano quotidianamente, così come cambiano i social network, cioè le relazioni tra le persone che utilizzano questi strumenti per gli scopi più disparati.</p><p>Per questo motivo nessuno si può dire davvero <em>social media specialist</em>, una dicitura (pur)troppo in voga tra i tecnici della comunicazione online. Meglio essere fieramente amatori, in continua esplorazione, senza ricette pronte e senza annunciare di avere soluzioni definitive che valgano per periodi troppo lunghi.</p><p>Un esempio:<strong> Facebook d&#8217;estate è diverso da Facebook d&#8217;inverno</strong>. Aumentano le spiagge, i piedi sulla sabbia, l&#8217;entusiasmo per il primo bagno, il terzo mojito, il quinto party, il decimo filtro di Instagram. Chi è in ufficio bestemmia chi è in vacanza e chi torna dalla vacanza riprende a bestemmiare non appena rimette piede a casa o in ufficio. Insomma, da maggio a settembre quasi tutto ruota attorno alle vacanze: vere o presunte, brevi o lunghe, locali o esotiche, iniziate o finite. Se ne parla. O meglio, il mittente condivide, il destinatario guarda più o meno pigramente, clicca su &#8216;mi piace&#8217; e si prepara al momento in cui condividerà a sua volta.</p><p>All&#8217;interno di questa gigantesca condivisione di melanina c&#8217;è un aspetto su cui però mi piacerebbe soffermarmi, anche perché non riesco a comprenderlo pienamente. Mi capita infatti spesso di leggere aggiornamenti che potrebbero essere riassunti in una frase che ho letto ieri:</p><p><em>&#8220;Vado in ferie, con Facebook ci rivediamo a settembre&#8221; </em></p><p>Premetto che una frase del genere suona a me estranea: i social media per quanto mi riguarda sono un elemento di continuità con la propria vita. È fisiologico aggiornare meno quando si è lontani dall&#8217;ufficio o dal computer, non capisco l&#8217;annuncio del futuro non-aggiornamento. Devo dunque sforzarmi di interpretare. E per farlo pongo due interrogativi.</p><p><strong>A. I social media possono diventare un &#8216;lavoro&#8217;?  </strong></p><p>Se un utente esprime il bisogno di comunicare l&#8217;intenzione di spegnere la propria identità social, esprime l&#8217;impossibilità di tenerla accesa quando si è in vacanza. Tra smartphone e tablet, questa impossibilità è sempre meno una necessità e sempre di più una scelta precisa. Bisognerebbe verificare se questi annunci solenni poi corrispondono davvero al black-out, ma questo tipo di intenzionalità è già un elemento di riflessione. <strong>Evidentemente la gestione della propria faccia su Facebook ha un costo: cognitivo, emotivo, semplicemente di tempo da dedicare</strong>. O la fatica potrebbe essere legata non tanto e non solo ai social media, quanto all&#8217;essere connessi in generale. Se si è davanti a un dispositivo tutto il giorno, per lavoro e/o per svago, si può sentire il bisogno di staccare anche da questo tipo di quotidianità quando si è in vacanza.</p><p><strong>B. Ci stancheremo di condividere?</strong></p><p>Questa domanda, in realtà, ne nasconde un&#8217;altra molto più profonda, che richiederebbe un&#8217;analisi dedicata: <strong><em>&#8220;Perché condividiamo?</em></strong>&#8220;. Per il momento è interessante provare a immaginare i nostri comportamenti di accesso ai social media fra due o tre anni. Se su Twitter, che vive molto di più di atomi informativi, l&#8217;energia è rinnovabile (i fatti di attualità, gli articoli di giornale, i post), su Facebook la situazione potrebbe evolvere in modo meno lineare. Dopo aver condiviso tutte le cose della mia vita, gli amici, gli amori, gli animali, il cibo, i libri, le emozioni, cosa mi resta? C&#8217;è sempre qualcosa, qualcos&#8217;altro da raccontare, o alla fine finiranno i contenuti autobiografici inediti, originali, unici? Ci sarà la volontà di condividere per due volte la stessa cosa, anche a distanza di tempo, o ci sentiremo ripetitivi, persino banali, nel farlo?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/01/ferie-da-facebook/311200/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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