<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Dino Amenduni</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/damenduni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il ticket Monti-Grillo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/ticket-monti-grillo/237180/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/ticket-monti-grillo/237180/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 17:58:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[2013]]></category> <category><![CDATA[amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[analisi]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Parma]]></category> <category><![CDATA[pizzarotti]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237180</guid> <description><![CDATA[I risultati delle elezioni Amministrative del 2012 portano in dote tutti le condizioni per rappresentare un passaggio storico della politica italiana. Lo sfaldamento del blocco di centrodestra e il suo evidente vuoto di leadership, il fallimento del progetto del Terzo Polo (per ammissione del suo stesso ideatore, Pier Ferdinando Casini), la vittoria del centrosinistra in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I risultati delle elezioni Amministrative del 2012 portano in dote tutti le condizioni per rappresentare un <strong>passaggio storico della politica italiana</strong>. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/centrodestra-perde-almeno-comuni/236861/" target="_blank">Lo sfaldamento del blocco di centrodestra</a> e il suo evidente vuoto di leadership, il fallimento del progetto del Terzo Polo (per ammissione del suo stesso ideatore, Pier Ferdinando Casini), la vittoria del centrosinistra in grandi città e in storiche roccaforti del centrodestra (specie al Nord) e la prima grande <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/ballottaggio-parma-2012-svolta-epocale-parma-pizzarotti-vince-bernazzoli/236704/" target="_blank">affermazione del Movimento5Stelle</a> restituiscono un quadro rinnovato quanto profondamente incerto.</p><p>Oggi <strong>nessun partito e nessuna coalizione appare autosufficiente</strong>. La foto di Vasto conquista sindaci senza entusiasmare. Il Pdl perde definitivamente la Lega (impegnata a perdersi a sua volta) e, almeno a livello numerico, sembra incapace di vincere anche senza Udc e Fli. Fini e Casini, a loro volta, non sembrano più così capaci di esercitare la golden share sul prossimo candidato presidente del Consiglio vincente.</p><p>Il Movimento5Stelle, a sua volta, è l&#8217;unica forza politica certamente vincente ma dovrà conciliare la sua &#8216;vocazione maggioritaria&#8217; (la volontà di non allearsi con nessuno, mai) e le regole della prossima legge elettorale, qualunque essa sia. Oggi i sondaggi danno il Movimento al 12%, una cifra eccezionale ma ancora troppo bassa per cambiare tutto e farlo da soli.  </p><p>Il successo dei grillini, contrariamente alle dichiarazioni fatte dallo stesso Grillo e dai suoi candidati (più attenti a enfatizzare il ruolo della Rete nel loro modo di catturare consenso e sui meriti interni del Movimento), è squisitamente politico ed è figlio di un contesto profondamente diverso rispetto alle Amministrative 2011.</p><p>Per quanto i metodi di partecipazione e di selezione della classe dirigente siano profondamente diversi rispetto al resto dell&#8217;offerta politica dei partiti e delle liste civiche e per quanto una forza politica con soli tre anni di vita abbia tutto da guadagnare dallo scorrere del tempo e dalle prime esperienze amministrative maturate nel tempo, appare evidente che l&#8217;exploit del Movimento5Stelle sia figlio di una combinazione di <strong>sfiducia generalizzata verso i partiti e dall&#8217;implosione dei blocchi politici tradizionali</strong>, a cui Grillo ha trovato una valvola di sfogo con la solita, efficace ricetta.</p><p>A meno che non si voglia sostenere che i candidati sindaci del Movimento Cinque Stelle di quest&#8217;anno siano infinitamente superiori a quelli degli anni passati, è evidente che il successo dei grillini sia &#8216;esogeno&#8217;, dipende più dal contesto e dai demeriti altrui che da particolari elementi di novità della proposta politica. Il Movimento, dunque, è al posto giusto al momento giusto e le forze politiche tradizionali farebbero bene a rendersi conto che questo risultato elettorale così positivo di Grillo dipende in larga parte dai loro limiti (e dunque, piuttosto che attaccare il Movimento, dovrebbero fare autocritica).</p><p><strong>Chiunque abbia sostenuto che il voto amministrativo non abbia un significato nazionale ha commesso secondo me un grave errore di ingenuità o ha peccato di malafede</strong>. Si è votato in tutta Italia, dal Nord al Sud, e in contesti assolutamente eterogenei. E con le dovute eccezioni (il voto di Palermo su tutti, e in generale le dinamiche elettorali del Sud Italia sono differenti da quelle del Nord Italia), il voto è stato caratterizzato da tre comportamenti costanti;</p><p>1. <strong>si vota il &#8216;nuovo&#8217;</strong> <em>(non importa rispetto a cosa)</em>: quando un candidato sindaco aveva già un&#8217;esperienza amministrativa consolidata, o una lunga militanza nei partiti, o era in politica da tanto tempo, ha perso voti al di là dei suoi meriti o della sua competenza, specie quando il suo avversario era invece alla prima esperienza.</p><p>2. <strong>si vota &#8216;contro&#8217;</strong> <em>(non importa contro chi)</em>: quando un candidato sindaco era percepito come facente parte del blocco politico che ha contribuito a governare il Paese in questi venti anni, sia da politico che da amministratore, sia di sinistra che di destra ha pagato il prezzo di questa appartenenza. A Parma questa dinamica è apparsa molto evidente: Pizzarotti vince anche perché Pd e Pdl sono stati percepiti come &#8216;la stessa cosa&#8217;, come corresponsabili dei disastri che la città (e il Paese) aveva dovuto sopportare negli ultimi anni. </p><p>3. <strong>si vota chi non fa politica per interesse personale</strong> <em>(non importa se è vero o meno)</em>: chiunque sia stato legato a poteri economici, a interessi particolari, a contiguità con altri sistemi di potere nella città dove si è candidato ha conosciuto un&#8217;oppozione molto più forte rispetto al passato, anche recente. </p><p><strong>Negli ultimi anni la politica italiana ha conosciuto solo due figure che rispondono perfettamente a questo identikit: Mario Monti e Beppe Grillo.</strong> Entrambi, per motivi diversi, godono di un buon consenso personale da parte degli italiani. Sono entrambi &#8216;nuovi&#8217;, almeno per la politica. Sono entrambi &#8216;contro&#8217; il sistema politico contemporaneo: il primo, Monti, con la politica deve però scenderci a patti (e infatti il suo consenso è in discesa), il secondo va contro tutti, Monti compreso. Sia Monti che Grillo, inoltre, sono percepiti come persone che non hanno nulla da guadagnare dalla politica. Entrambi, infatti, vivono dei propri successi privati e professionali. </p><p>Monti e Grillo, oggi, sono legati da un inconfessabile filo. Monti lavorerebbe molto meglio se avesse interlocutori più preparati e meno legati a interessi particolari e Grillo, oggi promette quel tipo di rinnovamento. <strong>Il legame di Grillo a Monti è però ancora più forte. Il Movimento 5 Stelle, paradossalmente, è già in debito con Monti, perché quest&#8217;ultimo è sostenuto da un governo largo, così largo da aver dato sostanza a un classico di Grillo: i politici sono tutti uguali.</strong> Quanto più gli italiani saranno d&#8217;accordo con questa affermazione, tanto più il Movimento5Stelle sarà in salute (e viceversa).</p><p>E non c&#8217;è niente di meglio che un governo tecnico e di &#8216;larghe intese&#8217; per confermare questa convinzione nella testa degli italiani. Ecco perché ogni giorno di più di governo Monti è un giorno di consenso guadagnato per il Movimento5Stelle. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/ticket-monti-grillo/237180/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Grazie Zdenek</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/grazie-zdenek/236021/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/grazie-zdenek/236021/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 07:17:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[insegnamento]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Pescara]]></category> <category><![CDATA[polemiche]]></category> <category><![CDATA[serie A]]></category> <category><![CDATA[Sport]]></category> <category><![CDATA[Zdenek Zeman]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=236021</guid> <description><![CDATA[La promozione in Serie A del Pescara guidata da Zdenek Zeman è una bella notizia per tante ragioni. Prima di tutto è la conferma che il bel gioco, la ricerca del gol e dello spettacolo possono portare a risultati sorprendenti anche nell&#8217;Italia del nobile catenaccio (lo stesso che ha portato il Chelsea di Di Matteo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La promozione in Serie A del Pescara</strong> guidata da Zdenek Zeman è una bella notizia per tante ragioni. Prima di tutto è la conferma che il bel gioco, la ricerca del gol e dello spettacolo possono portare a risultati sorprendenti anche nell&#8217;Italia del nobile catenaccio (lo stesso che ha portato il Chelsea di Di Matteo sul tetto d&#8217;Europa).</p><p>È la prova che si può vincere anche lanciando talenti giovanissimi. Zeman, al di là delle opinioni sulle sue scelte tattiche, ha scoperto tanti campioni nella sua lunga carriera: basterebbe citare il trio delle meraviglie Signori-Baiano-Rambaudi nel Foggia delle meraviglie dei primi anni &#8217;90, Antonio Nocerino nell&#8217;Avellino della stagione 2003-2004 (nonostante tutto, retrocesso in Serie C), la coppia Vucinic-Bojinov nel Lecce di A nel 2004-2005, Insigne e Sau l&#8217;anno scorso nel suo ritorno a Foggia in C1, Immobile e Verratti (nel giro della Nazionale nonostante disputasse il campionato di Serie B) per comprendere la dimensione di questo suo straordinario talento.</p><p>Ma il ritorno in Serie A di Zdenek Zeman, conquistato a sorpresa e non proprio dalla porta principale, è una storia che regala due preziosi insegnamenti.</p><p>Il primo è che <strong>il successo si può raggiungere senza mai scendere a compromessi, attraverso il duro lavoro</strong>. Zeman ha sempre detto ciò che pensava sul calcio e i suoi problemi, sui rischi legati all&#8217;abuso della medicina nello sport, su quanto importante sia rispettare le regole e giocare pulito. Dire ciò che si pensa non è mai una scelta comoda, soprattutto se la propria versione delle cose colpisce chi vince, chi è amato, chi è potente. Ancora meno comodo può essere passare una vita convivendo con gli effetti dell&#8217;essere se stessi, se questo rende più difficile fare il proprio lavoro. Zeman, però, non ha mai mollato. E ha sempre comunicato una profonda tranquillità, una convinta serenità d&#8217;animo. È sempre apparso divertito nel fare il proprio lavoro, anche se è stato condotto con fatica, anche se è dovuto ripartire più volte da zero, anche se ha dovuto ricominciare dai campi di Serie C. </p><p>Il secondo messaggio che la vita e la carriera di Zeman rappresenta è che <strong>non bisogna mai mollare</strong>. Zeman ha conosciuto grandi traguardi e altrettanto grandi delusioni. Ha ispirato libri, canzoni, film e ha anche conosciuto esoneri dopo poche partite. È arrivato secondo in Serie A e ha conosciuto retrocessioni dolorose. Ha girato l&#8217;Europa, ma è dovuto tornare in Italia per poter esprimere al meglio il suo gioco. Ha avuto tanti motivi per lasciare. Se avesse abbandonato il calcio e la panchina, la storia dello sport gli avrebbe comunque riservato un posto d&#8217;onore, per quel Foggia che con il suo 4-3-3 conobbe una profonda innovazione nel modo di stare in campo; per quella filosofia calcistica, abbastanza rara in Italia, secondo la quale è più importante fare gol che evitare di subirli.</p><p>Zeman torna in A. È tutto merito suo. Non deve ringraziare nessuno, se non le persone che hanno creduto in lui nonostante tutto. Oggi è amatissimo, a dimostrazione che <strong>la sua lezione di vita, di stile e di bellezza ha superato le insidie dei tempi e ora è diventato un modello culturale</strong>, oltre che sportivo.</p><p>Il lavoro, l&#8217;integrità, il divertimento, la determinazione possono portare al successo. Il fatto che Zeman ci sia riuscito rappresenta <strong><em>un insegnamento per tutti</em></strong>. Per tutte queste ragioni, grazie Zdenek. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/grazie-zdenek/236021/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Festival del Giornalismo 2012, il videodiario</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/festival-giornalismo-2012-videodiario/214235/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/festival-giornalismo-2012-videodiario/214235/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 May 2012 08:42:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[diario]]></category> <category><![CDATA[festival]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[interviste]]></category> <category><![CDATA[Perugia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=214235</guid> <description><![CDATA[Giorno #1 (mercoledì 25 aprile) Abbiamo ascoltato Gianni Minà sulla qualità dell&#8217;informazione contemporanea, Tommaso Labate sulla legge elettorale, Vittorio Pasteris sul ruolo dei social media nell&#8217;informazione locale, Antonella Mascali su politica, giornalismo e affari, Daniele Vicari su &#8216;Diaz&#8217; e Giuseppe Sollima su &#8216;Acab&#8217;. Ma siamo anche rimasti fuori dall&#8217;ostello, abbiamo conosciuto le &#8216;Goliarde&#8217;, abbiamo visto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giorno #1 (mercoledì 25 aprile)</strong></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/INsUJafDjUI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Abbiamo ascoltato Gianni Minà sulla qualità dell&#8217;informazione contemporanea, Tommaso Labate sulla legge elettorale, Vittorio Pasteris sul ruolo dei social media nell&#8217;informazione locale, Antonella Mascali su politica, giornalismo e affari, Daniele Vicari su &#8216;Diaz&#8217; e Giuseppe Sollima su &#8216;Acab&#8217;. Ma siamo anche rimasti fuori dall&#8217;ostello, abbiamo conosciuto le &#8216;Goliarde&#8217;, abbiamo visto la festa per la promozione della squadra di calcio del Perugia in Prima Divisione&#8230;</p><p><strong>Giorno #2 (giovedì 26 aprile)</strong></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/gfDPlQt4Re4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>La tranquillità di Perugia è interrotta da una profezia: la stampa fallirà, il mondo è in crisi. Ma i Maya devono attendere il confronto tra Bruno Vespa ed Enrico Mentana e quello tra Filippo Facci e Alessandro Gilioli.  Abbiamo chiesto alla coppia Rizzo-Stella se il loro lavoro pluriennale per mettere in evidenza i privilegi e gli sprechi ha portato a qualche risultato concreto oppure no. Ernesto Belisario ci ha detto a che punto è l&#8217;open data in Italia. Nel frattempo Mauro Casciari (Iene) ha fatto le prove generali seminando il panico tra la popolazione con notizie giornalistiche del tutto inventate.</p><p><strong>Giorno #3 (venerdì 27 aprile)</strong></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/8icNqwJEIXM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><strong></strong>Siamo arrivati al venerdì con poche ore di sonno, ma non importa. Il programma era fittissimo: tanti gli eventi da seguire e le interviste da fare. Siamo partiti sulle note di &#8220;Se m&#8217;innamoro&#8221; e nonostante il disturbatore Filippo Facci, siamo riusciti a chiedere a Peter Gomez come sia cambiato il giornalismo dopo Mani Pulite. Abbiamo scoperto che Federico Mello la pensa diversamente da Vicari sulla Diaz e i social network. Andrea Iannuzzi e Sarah Varetto ci hanno parlato di velocità dell&#8217;informazione, interazione con i social network e fact checking. Abbiamo chiesto un consiglio a Stefano Rodotà. Ci siamo fatti mettere in guardia dall&#8217;esperto di sicurezza informatica Fabio Pietrosanti. Luca Telese ci ha spiegato perché è importante seguire i talk politici. E nel pomeriggio abbiamo visto Ezio Mauro, intervistato da Arianna Ciccone, commuoversi ricordando Giuseppe D&#8217;Avanzo.</p><p><strong>Giorno #4 (sabato 28 aprile)</strong></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/T-TW6Ftg33c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>È sabato e i temi di cui si discute a Perugia sono tanti e molto diversi tra loro. Abbiamo chiesto a Corrado Formigli e Antonio Sofi in che direzione andrà l&#8217;integrazione tra tv e social media, a Beppe Severgnini se la professione di giornalista è cambiata con Facebook e Twitter, a Diego Bianchi se lo fa soffrire più il Pd o la Roma. Pietrangelo Buttafuoco ci ha rivelato il suo politico preferito (con una sorpresa). Eleonora Bianchini ci spiega se hacker e giornalisti possono lavorare insieme e come. Abbiamo incontrato tanti ragazzi, tra volontari e pubblico, in una città meravigliosamente attiva per il Festival. Le clip dalla rassegna stampa di Cruciani e Parenzo ci accompagneranno in un viaggio che arriva fino a tarda sera, quando abbiamo incontrato Caparezza dopo la sua intervista al Teatro Morlacchi per chiedergli: andare o restare? </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/festival-giornalismo-2012-videodiario/214235/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;informazione va troppo veloce? #ijf12</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/linformazione-troppo-veloce-ijf12/208558/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/linformazione-troppo-veloce-ijf12/208558/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:32:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[#ijf12]]></category> <category><![CDATA[festival]]></category> <category><![CDATA[Gianni Mina]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[qualità]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[velocità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208558</guid> <description><![CDATA[La prima giornata dell&#8217;edizione 2012 del Festival del Giornalismo restituisce un importante aggiornamento del ruolo di Internet nella costruzione della percezione di ciò che sta accadendo. I social media esistevano anche nelle scorse edizioni, ma il loro impatto nella costruzione collettiva dell&#8217;evento non era mai stato così evidente. Il flusso di aggiornamenti, soprattutto via Twitter,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La prima giornata dell&#8217;edizione 2012 del Festival del Giornalismo restituisce un importante aggiornamento del ruolo di Internet nella <strong>costruzione</strong> della percezione di ciò che sta accadendo. I social media esistevano anche nelle scorse edizioni, ma il loro impatto nella costruzione collettiva dell&#8217;evento non era mai stato così evidente.</p><p>Il flusso di <strong>aggiornamenti</strong>, soprattutto via Twitter, ha composto un tessuto di racconti piuttosto eterogenei: tanti commenti agli eventi, tanti racconti personali dei protagonisti e del pubblico, dei loro viaggi e delle loro aspettative, interazioni tra giornalisti in loco e redazioni e tra singolo utente e i suoi amici.</p><p>Questo tessuto costruito in modo inconsapevole dagli utenti amplia tantissimo l&#8217;impatto di un evento in termini di riconoscibilità e popolarità. Dalla giornata di oggi emergono tre fattori che appaiono decisivi per il successo mediatico di un evento oggi, a prescindere dal fatto che sia un Festival di giornalismo o una festa di paese: la possibilità che i protagonisti comunichino a prescindere dagli organizzatori, la capacità di suscitare emozioni nei partecipanti, <strong>la</strong> <strong>volontà degli organizzatori di </strong>parlare attraverso le voci dei protagonisti, piuttosto che con la propria.</p><p>In questo senso è da segnalare una strategia adottata dai responsabili del profilo Twitter ufficiale del Festival, @journalismfest, che ha comunicato più con i retweet dei commenti più interessanti che provenivano dai vari panel, che con una cronaca top-down di ciò che stava accadendo. </p><p>A fine giornata chiunque può leggere i commenti sul festival sul Twitter, basta cercare l&#8217;hashtag #ijf12. Anche questa importante <strong>opportunità</strong> aggiuntiva, significativa in modo proporzionalmente diretto al numero di persone che partecipano a un determinato evento, crea due nuovi fronti di riflessione potenziale.</p><p>Il primo riguarda l&#8217;esperienza di chi segue eventi del genere dal vivo: è possibile esserci senza essere, cioè è possibile seguire un evento dal vivo e tutti gli altri attraverso i commenti in Rete ed è possibile impattare con i flussi di comunicazione generati attorno a entrambi gli eventi con la stessa <strong>semplicità</strong> di accesso. Il secondo, invece, riguarda l&#8217;esperienza di fruizione di chi non può essere fisicamente presente a un evento: con una tale quantità di materiali prodotto &#8216;dall&#8217;interno&#8217;, è sufficiente leggere tutto per avere un&#8217;idea perlomeno abbozzata di come sia andato un dibattito.</p><p>Se ci si limitasse a questa componente dell&#8217;analisi, però, si rischierebbe una riduzione semplicistica e troppo ottimistica. Come cambia l&#8217;informazione in tempi in cui tutti possono scrivere, tutti possono essere informati e tutto accade con enorme velocità? Gianni Minà, ospite del Festival, ha affermato con tono quasi beffardo che gli italiani sono probabilmente meno informati di cinquant&#8217;anni fa, anche se la quantità di informazioni prodotta è infinitamente<strong> superiore.</strong></p><p>In secondo luogo, è davvero informazione quella per cui può accadere di leggere lo stesso tweet, magari una citazione di una frase ben riuscita di un relatore, da tante persone diverse? Quando siamo in un luogo in cui ci sono così tante persone che possono<strong> &#8216;dare la notizia&#8217;, </strong>la sfida di chi informa non è piuttosto quello di dire qualcosa in più, di commentarla, di interpretarla, di mettere in relazione posizioni, fatti e persone, correndo qualche rischio personale ma scrivendo qualcosa di originale, se non addirittura utile?</p><p><em>La sfida è aperta. Ed è</em><strong><em> una sfida culturale</em></strong>, prima ancora che mediatica o legata all&#8217;innovazione delle piattaforme tecnologiche. </p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/INsUJafDjUI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/linformazione-troppo-veloce-ijf12/208558/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Formigoni, i fax e il contatto con la realtà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/formigoni-contatto-realta/206234/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/formigoni-contatto-realta/206234/#comments</comments> <pubDate>Sun, 22 Apr 2012 07:15:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Belsito]]></category> <category><![CDATA[contatto]]></category> <category><![CDATA[Daccò]]></category> <category><![CDATA[fax]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[Lega latte]]></category> <category><![CDATA[lusi]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[realtà]]></category> <category><![CDATA[scajola]]></category> <category><![CDATA[sostegno]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206234</guid> <description><![CDATA[Questi anni di fine dell&#8217;amore (o forse sarebbe meglio dire: della sopportazione) tra italiani e politici sono stati accompagnati da un commento che sempre più spesso gli elettori hanno rivolto agli eletti: &#8220;Hanno perso il contatto con la realtà&#8221;. 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Negli ultimi anni abbiamo raccolto una sorta di greatest hits della disciplina. Fra tutti è giusto ricordare la casa pagata all&#8217;insaputa dei proprietari (Scajola), insuperabile esempio di alienazione;  spaghetti col caviale pagati coi rimborsi elettorali della Margherita (prelibatezza per cui Lusi ha speso 180€, più o meno lo stipendio medio settimanale di un giovane precario); diamanti color verde Lega (Belsito), senza contare la <strong>quotidiana</strong> guerra di posizione per non perdere i tanti privilegi dell&#8217;essere parlamentare.</p><p>Roberto Formigoni è un politico che in queste settimane sta mostrando qualche problema di collegamento con la realtà. Si paragona a Gesù (che però non credo abbia mai dormito in un Hotel a sette stelle), non <strong>ricorda </strong>dove ha passato il Capodanno (evidentemente non ha fatto il conto alla rovescia guardando Rai1 e mangiando lenticchie), dice che chi non passa le vacanze in compagnia è uno sfigato e per fortuna ci ha risparmiato commenti su chi, in vacanza, non potrà andarci per chissà quanto tempo.</p><p>Un drammatico picco in questo processo di scollegamento è rappresentato dalla lettera con cui il Pdl della Lombardia chiede ai propri sostenitori<strong> un sostegno a Formigoni</strong>. Prima di tutto, riduce la politica e il consenso a una questione di tifo, di scontro tra fazioni. Lo avesse fatto il Berlusconi dei tempi d&#8217;oro, avrebbe forse funzionato. Ma oggi, con Pd e Pdl che governano insieme da ormai sei mesi, fa sorridere.</p><p>Il picco, però, non sarebbe stato così tanto elevato se questa richiesta non fosse stata avanzata chiedendo ai sostenitori di manifestare la propria vicinanza al Governatore della Lombardia attraverso <strong>un fax</strong>. Uno strumento che richiede che l&#8217;ipotetico cittadino sostenitore debba pagare per mandare un messaggio (a meno che i fax non siano sponsorizzati da Daccò, naturalmente), che spreca carta, che evoca un&#8217;attivazione individuale e non sociale, ossia l&#8217;esatto contrario di ciò di cui Formigoni ha bisogno.</p><p>Ma soprattutto, parliamo di uno strumento che non credo sia più reperibile nelle case degli italiani (ammesso che lo sia mai stato) e che a malapena è disponibile negli uffici. Forse è una <strong>sottile strategia politica</strong>: è una buona scusa per poter dire che non sono arrivati messaggi di solidarietà. Si potrà sempre sostenere che i poteri forti che vogliono scalzare Formigoni sono così forti da aver imposto l&#8217;uso del telefono e della posta elettronica ai poveri lombardi inconsapevoli.</p><p><em> p.s. un litro di latte costa circa 1.30€. </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/22/formigoni-contatto-realta/206234/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rocco Siffredi sindaco di Palermo, ma è vero?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/rocco-siffredi-sindaco-palermo-vero/200977/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/rocco-siffredi-sindaco-palermo-vero/200977/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 14:12:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[candidature]]></category> <category><![CDATA[dignità]]></category> <category><![CDATA[Leoluca orlando]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[Rocco Siffredi]]></category> <category><![CDATA[sindaco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200977</guid> <description><![CDATA[Voglio fare i complimenti a chi ha creato la campagna di comunicazione per la finta candidatura di Rocco Siffredi a sindaco di Palermo. Non so quanta consapevolezza ci fosse nelle scelte fatte, ma questa provocazione riesce a colpire nel centro almeno per due motivi diversi. Il primo è la scelta, perfetta, del contesto: la scelta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Voglio fare i complimenti a chi ha creato la campagna di comunicazione per la finta <a href="https://www.facebook.com/RoccoSiffrediSindacoDiPalermoElezioni2012" target="_blank">candidatura di Rocco Siffredi a sindaco di Palermo.</a></p><p><a href="https://www.facebook.com/RoccoSiffrediSindacoDiPalermoElezioni2012" target="_blank"></a>Non so quanta consapevolezza ci fosse nelle scelte fatte, ma questa provocazione riesce a colpire nel centro almeno per due motivi diversi.</p><p>Il primo è la scelta, perfetta, del <strong>contesto</strong>: la scelta della città di Palermo, luogo dove il centrosinistra ha conosciuto l&#8217;ennesimo avvitamento su se stesso, con la vittoria contestata di Ferrandelli alle Primarie e la successiva decisione di Leoluca Orlando di candidarsi a sindaco è ideale per giocare sullo scadimento del senso della politica (e, quindi, sulla tentazione dell&#8217;antipolitica). <strong>La scelta di Orlando</strong>, a mio avviso, è stata ampiamente sottovalutata sia dagli analisti politici sia dalle segreterie dei partiti che hanno partecipato alle elezioni Primarie, perché <strong>mina alle fondamenta il meccanismo fondante delle elezioni Primarie: si sta con chi vince, a prescindere dal nome del vincitore</strong>. Aver permesso un simile precedente crea ovviamente un alibi a tutti i futuri sconfitti di questo tipo di consultazioni, a sinistra come a destra. E dunque colpisce al cuore una delle poche buone invenzioni della politica italiana degli ultimi anni.</p><p>Il secondo è la <strong>verosimiglianza della candidatura</strong> della successiva campagna. Molti di noi si sono chiesti: &#8216;<em>ma è vero</em>?&#8217;. Questa domanda, il fatto che molti di noi se la siano posta, è vera la forza di questa campagna.</p><p>Istintivamente, la candidatura di un attore (porno) abruzzese a sindaco della città capoluogo della Regione Sicilia appare oramai possibile e questo denuncia la totale assenza di schemi concettuali solidi rispetto al valore e al significato della militanza politica. Questo aspetto, a sua volta, evidenzia la progressiva decadenza della unicità, e anche dell&#8217;indispensabilità, del ruolo del politico e della politica per come storicamente lo conosciamo.</p><p><strong>Accettare l&#8217;idea che possa balenare un dubbio del genere vuol dire accettare l&#8217;idea che tutti possano fare politica</strong>, possano candidarsi a sindaco, possano conquistare consenso anche in luoghi dove non si è mai fatto politica, ascolto dei problemi, analisi delle soluzioni.</p><p>Basterebbe ragionarci un attimo, pensare a Siffredi, alla sua carriera, alla sua immagine, alle motivazioni per cui dovrebbe far politica (nessuna) e ai manifesti generati a corredo della candidatura per rispondere con serenità che è inverosimile. Ma bisognerebbe ragionarci, appunto, studiare il caso.</p><p>Nessuno crederebbe a Siffredi chirurgo, economista, fisico, calciatore di serie A, senza bisogno di conoscere le sue reali competenze in materia. Qualcuno, invece, ha creduto a Siffredi politico. Ai creatori di questa campagna va il merito di aver permesso questa profonda disamina di sociologia della politica italiana. Per questo motivo spero che i politici, quelli veri, prendano molto sul serio la candidatura di Rocco Siffredi a sindaco di Palermo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/rocco-siffredi-sindaco-palermo-vero/200977/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Addio articolo 18</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/addio-articolo/198823/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/addio-articolo/198823/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 10:02:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[diritti]]></category> <category><![CDATA[futuro]]></category> <category><![CDATA[lavoratori]]></category> <category><![CDATA[mercato]]></category> <category><![CDATA[priorità]]></category> <category><![CDATA[storia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198823</guid> <description><![CDATA[Addio articolo 18. Non ti ho conosciuto di persona, ma ho sentito parlare molto di te e da ciò che ho sentito dire dovevi essere un gran figo da giovane. Ora dicono che sei diventato vecchio e stanco, e che devi andare in pensione. Almeno tu ci riuscirai. Quelli esperti dicono che tutto dipende da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Addio articolo 18. <strong>Non ti ho conosciuto di persona</strong>, ma ho sentito parlare molto di te e da ciò che ho sentito dire dovevi essere un gran figo da giovane.</p><p>Ora dicono che sei diventato vecchio e stanco, e che devi andare in pensione. <strong>Almeno tu ci riuscirai.</strong></p><p>Quelli esperti dicono che tutto dipende da te, che senza di te l&#8217;Italia andrà meglio, che i giovani troveranno lavoro, che dall&#8217;estero spenderanno soldi nel nostro Paese. Io, anche se non ti conosco, non penso che tu sia così malvagio. Penso che ci siano <strong>cattivi più cattivi</strong>: la criminalità organizzata, la corruzione, l&#8217;evasione fiscale, l&#8217;assenza di trasparenza delle pubbliche amministrazioni, le difficoltà burocratiche.</p><p>Sono preoccupato del fatto che chi parla di te non ti conosca profondamente, che abbia pregiudizi. Sia chi ne parla bene, sia chi ne parla male. Forse avevi ancora qualcosa <strong>da dire e da dare al nostro Paese</strong>, forse avevi solo bisogno di studiare un po&#8217;, di aggiornarti, di metterti al passo coi tempi. Ma purtroppo in Italia non siamo mai stati troppo lungimiranti né troppo rispettosi della nostra storia.</p><p>Da domani non si parlerà più di te, <strong>improvvisamente</strong>, dopo anni in cui sei stato tuo malgrado sulle prime pagine dei giornali, anche se gli italiani non perdevano tutto il loro tempo a discutere di come fossi fatto. Dubito che ti richiameranno in scena, anche se poi si dovesse dimostrare che eri inoffensivo, se non <strong>addirittura utile</strong>.</p><p>Per tutte queste ragioni mi sei simpatico. E so già che mi mancherai.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/addio-articolo/198823/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;ingenuità della rete</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/lingenuita-della-rete/196753/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/lingenuita-della-rete/196753/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Mar 2012 16:14:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[futuro]]></category> <category><![CDATA[L'ingenuità della Rete]]></category> <category><![CDATA[legislazione]]></category> <category><![CDATA[morozov]]></category> <category><![CDATA[recensione]]></category> <category><![CDATA[tecnologia]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196753</guid> <description><![CDATA[Ho appena finito di leggere un libro straordinario, &#8220;L&#8217;ingenuità della Rete&#8221; di Evgeny Morozov. Il titolo originale, &#8220;The Net delusion&#8221;, racconta ancora meglio il senso del testo dello scrittore e ricercatore bielorusso nato nel 1984. Ho scelto di leggere questo libro per mettere alla prova le mie convinzioni sul fatto che Internet possa offrire un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena finito di leggere un libro straordinario, &#8220;<a href="http://www.codiceedizioni.it/libri/l%E2%80%99ingenuita-della-rete/" target="_blank">L&#8217;ingenuità della Rete</a>&#8221; di Evgeny Morozov. Il titolo originale, &#8220;The Net delusion&#8221;, racconta ancora meglio il senso del testo dello scrittore e ricercatore bielorusso nato nel 1984.</p><p>Ho scelto di leggere questo libro per mettere alla prova le mie convinzioni sul fatto che Internet possa offrire un insieme mai visto prima di strumenti &#8216;adatti&#8217; a favorire la promozione di <strong>spazi di democrazia</strong>. L&#8217;esperimento è riuscito: il mio ottimismo-utopismo si è trasformato in un atteggiamento critico, spesso cinico, certamente più riflessivo.</p><p>Lo scopo del testo è ridimensionare il ruolo della Rete nei processi politici? Non del tutto: se Morozov ha scritto un libro così spietato è a mio avviso per un innato senso di protezione da parte dell&#8217;autore nei confronti di Internet. Nelle sue parole emerge tutta la preoccupazione per le <strong>conseguenze nocive di un uso ingenuo</strong> di questi strumenti: la potenza di Facebook, Twitter, dei blog non è minimamente ridimensionata da questo testo e piuttosto è vero il contrario. &#8220;L&#8217;ingenuità della Rete&#8221; è un manuale per un uso corretto e lucido dei social media e l&#8217;uso corretto è possibile solo se si ha un&#8217;idea precisa delle reali opportunità e dei reali limiti delle piattaforme.</p><p>Il testo di Morozov, a mio avviso, obbliga una riflessione su tre macro-temi assai rilevanti nella comprensione dei meccanismi evolutivi della web-sfera nei prossimi anni.</p><p><strong>1. Le tecnologie, senza un&#8217;analisi politica del contesto, non producono cambiamento politico</strong></p><p>Morozov spiega in più circostanze come il semplice utilizzo di uno strumento tecnologico innovativo non sia automaticamente un promotore sano di democrazia. Pensate ad esempio agli attacchi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Denial_of_service" target="_blank">DDOS (denial of service)</a>. In queste settimane abbiamo imparato a conoscere questa espressione nelle occasioni in cui Anonymous è riuscito ad abbattere le protezioni informatiche di siti governativi, politici o commerciali (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/anonymous-pubblica-codice-sorgente-norton-antivirus-2006/196644/" target="_blank">ultimo caso: l&#8217;attacco a Symantec, l&#8217;azienda che produce Norton Antivirus</a>).</p><p>L&#8217;opinione pubblica di stampo progressista tende a difendere o a tollerare questo genere di azioni, interpretate come una sorta di ribellione informatica allo status quo, ai sistemi economici, ai potentati finanziari. Per alcuni è un modo alternativo di scioperare o di scendere in piazza. Ma se la stessa tecnologia fosse usata in Iran per distruggere un sito di oppositori del governo Ahmadinejad, con quale autorità noi potremmo dire che la stessa azione è giusta se fatta da Anonymous e sbagliata se fatta da un governo autoritario? La differenza, ovviamente, è nelle differenti condizioni politiche di riferimento, ma ciò dimostra la tesi iniziale: è sbagliato parlare di tecnologia in termini assoluti quando il punto di partenza è sempre la politica.</p><p>Questo rende limitativo il principio secondo cui &#8216;<em>i mezzi di comunicazione sono tecnologie neutre</em>&#8216;: non possono essere neutre dove c&#8217;è differenza di potere, di conoscenza, di denaro, di coordinamento. I mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi, non saranno mai neutri politicamente.</p><p>Morozov spiega che questa situazione rende più semplice operare cambiamento in contesti dove le variabili politiche sono più facili da gestire e interpretare: comunità locali, piccole amministrazioni, obiettivi facili da comprendere, legislazione uniforme, attori sociali chiaramente definiti, maggiore difficoltà da parte del &#8216;potere&#8217; di preservare se stesso rispetto a un&#8217;attivazione popolare focalizzata sullo specifico obiettivo (soprattutto in termini di difesa e protezione del consenso elettorale).</p><p><strong>2. La potenza degli strumenti non è aprioristicamente di parte ma è uguale per tutti</strong></p><p>Questo è il punto in cui &#8216;L&#8217;ingenuità della rete&#8217; è massimamente evidente. La potenza di uno strumento, specie dei social media, sembrerebbe essere più nelle mani di chi &#8216;promuove la democrazia&#8217;, o di chi è convinto di avere ragione, rispetto a chi deve difendere il potere o deve arroccarsi su posizioni illiberali.</p><p>Pensate a <a href="https://twitter.com/#!/chavezcandanga" target="_blank">Hugo Chavez</a>, strenuo oppositore dell&#8217;&#8221;imperialismo american0&#8243;, e ai suoi due milioni e mezzo di followers su Twitter. Qualcuno può opporsi frontalmente e pubblicamente a Chavez online senza correre qualche rischio personale o sociale? Twitter potrebbe mai proteggere gli utenti da azioni intimidatorie nei confronti di un interlocutore di Chavez? E se sì, in nome di chi, di cosa e soprattutto di quale legislazione? E ancora: un tweet di Chavez è letto da una massa critica enorme di utenti; quanto lavoro dovrebbero fare i suoi oppositori per competere o superare con la potenza di fuoco mediatico del Presidente del Venezuela? Chi impedisce a Chavez, inoltre, di assoldare blogger, opinion leader, utenti su Twitter perché diffondano contenuti vicini al potere e &#8220;combattano&#8221; con gli oppositori per far prevalere le ragioni della propaganda?</p><p>Gli strumenti sono disponibili per tutti, non vincono sempre &#8220;i buoni&#8221;: ancora una volta, serve preparazione politica e serve non sottovalutare mai l&#8217;avversario con cui si intende confrontarsi per ottenere un cambiamento sociale.</p><p><strong>3. La maggior parte degli attori del cosiddetto &#8216;web 2.0&#8242; ha sede legale negli Stati Uniti, e questo non è irrilevante</strong></p><p>Se il Governo degli Stati Uniti finanziasse Google, Facebook, Twitter in modo diretto o indiretto, stringesse rapporti di collaborazione o se addirittura la diplomazia americana chiedesse ai responsabili legali di questi strumenti di verificare eventuali comportamenti illegali da parte di utenti in Paesi dove ci sono regimi (ad esempio, verifica preventiva per motivi legati alla lotta al terrorismo), come si potrebbe dimostrare che non esiste alcun rapporto tra la politica estera americana e le politiche di gestione delle grandi aziende della Rete?</p><p>Provate a immaginare le estreme conseguenze di queste questioni: se gli Stati Uniti attraverso le polizie federali possono accedere in via cautelativa ai dati personali di alcuni utenti americani, come si fa a impedire che la Cina, mossa magari da motivazioni meno nobili di quelli degli Usa, faccia lo stesso? Gli Stati Uniti potranno mai contestare alla Cina un uso eccessivamente disinvolto dei filtri in Rete se gli Stati Uniti si comportano in modo simile (pur se mossi da obiettivi diversi)?</p><p>Una legislazione uniforme e globale della Rete è un obiettivo ambizioso, forse è l&#8217;unica soluzione a questo ordine di problema, ma il suo raggiungimento è ai limiti dell&#8217;impossibile: Stati Uniti, Russia, Cina e Iran dovrebbero, ad esempio, decidere di uniformare le proprie politiche per la trasparenza e la sicurezza e dovrebbero farlo insieme e contemporaneamente.</p><p>Per tutte queste ragioni bisogna abbandonare definitivamente l&#8217;idea che Internet salverà il mondo &#8216;per forza&#8217;. Non è accaduto con la stampa, col telefono, con la radio e con la televisione sebbene l&#8217;avvento di questi strumenti sia stato salutato da una fiducia poi rivelatasi eccessiva nei confronti delle tecnologie.</p><p>&#8220;L&#8217;ingenuità della Rete&#8221; può essere riassunto con lucida amarezza in una sola frase e citando lo stesso Morozov:</p><p><em><strong>&#8220;La tecnologia cambia in continuazione, la natura umana quasi mai.&#8221;</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/lingenuita-della-rete/196753/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Chi paga il conto della sfiducia nella politica?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/paga-conto-della-sfiducia-nella-politica/196514/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/paga-conto-della-sfiducia-nella-politica/196514/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Mar 2012 14:03:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[campagne elettorali]]></category> <category><![CDATA[comunicazione politica]]></category> <category><![CDATA[militanza politica]]></category> <category><![CDATA[partecipazione politica]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[sfiducia partiti]]></category> <category><![CDATA[spese partiti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196514</guid> <description><![CDATA[Qualche giorno fa ho inviato una mail tra il serio e il provocatorio ai due soci dell&#8217;agenzia di comunicazione per cui lavoro, al direttore commerciale e al direttore marketing. Ho scritto loro: &#8220;ci prendiamo un anno sabbatico dalla comunicazione politica?&#8221; Per fortuna non siamo un&#8217;agenzia che fa solo comunicazione politica e quindi, per fortuna, non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ho inviato una mail tra il serio e il provocatorio ai due soci dell&#8217;agenzia di comunicazione per cui lavoro, al direttore commerciale e al direttore marketing.</p><p>Ho scritto loro: &#8220;<em><strong>ci prendiamo un anno sabbatico dalla comunicazione politica?</strong></em>&#8221;</p><p>Per fortuna non siamo un&#8217;agenzia che fa solo comunicazione politica e quindi, per fortuna, non siamo obbligati a fare solo campagne elettorali. Questo ci permette un grande &#8220;lusso etico&#8221;: lavorare per candidati di centrosinistra, ossia dell&#8217;area politico-culturale a cui  tutte le persone che lavorano sulle campagne elettorali da noi guardano con favore. Questa scelta aziendale per me è una condizione irrinunciabile: non riuscirei a lavorare per politici di centrodestra. Per gli addetti ai lavori questa è una posizione addirittura pericolosa: secondo alcuni svaluta il ruolo del comunicatore politico e ci rende &#8220;partigiani&#8221;, non professionisti.</p><p>Per me è l&#8217;esatto contrario: non si dà il massimo se non si è motivati e non si è motivati se non si crede davvero nel potenziale di cambiamento di un candidato, soprattutto quando il tuo compito non si limita a ideare un buono slogan e un eccellente manifesto ma invece si deve lavorare sulla strategia, consigliare il posizionamento, persino dire la tua su cosa è giusto fare nei rapporti con le altre forze politiche.</p><p>Alla luce di tutto ciò, la mia domanda può apparire fuori luogo agli occhi dei lettori. Se possiamo scegliere, perché dovremmo rinunciare a tutto a priori?</p><p>Ho scritto quella mail dopo aver letto i dati sulla <a href="http://dinoamenduni.com/2012/03/03/il-leaderismo-sta-finendo-articolo-per-il-corriere-del-mezzogiorno/" target="_blank">sfiducia nei partiti, giunta oramai al 4% secondo Demos e all&#8217;8% secondo Ispo e Ipsos</a> e ho pensato che questo clima complessivo potesse rappresentare un <strong>potenziale danno traslato per tutte le persone che hanno a che fare con la politica. </strong></p><p>Tutto sommato a chi fa comunicazione politica va meno male che ad altri: nel nostro caso l&#8217;importante è fare un lavoro deontologicamente corretto, guadagnare soldi puliti lavorando per persone oneste.</p><p>Ma pensate ai militanti dei partiti, alle centinaia di migliaia di persone che animano la vita dei circoli, dei comitati, delle feste, delle assemblee. In Italia c&#8217;è ancora tanta gente che lo fa per passione e per spirito di servizio, nel convincimento (giustissimo) che l&#8217;unica strada percorribile per migliorare la classe dirigente italiana sia presidiare i luoghi della rappresentanza, ossia i partiti, come la Costituzione, le leggi elettorali nazionali e locali e una buona dose di buon senso (si può votare chi si candida e ci si candida nei partiti) prevedono.</p><p>Vi faccio un esempio: se Boni avesse realmente intascato delle tangenti<strong>, questo sarebbe un bene o un male per un militante di un qualsiasi partito?</strong> Secondo me è in ogni caso un male, perché oggi è veramente difficile uscire dalla tentazione di sbrigarsela con un &#8220;siamo tutti uguali&#8221;.</p><p><strong>Se Lusi avesse effettivamente distratto soldi pubblici per finanziare campagne elettorali, </strong>pensate che chi fa comunicazione politica, a qualsiasi livello, non subisca un enorme danno d&#8217;immagine, anche solo indiretto, e che non passi quindi il cattivo pensiero che le campagne elettorali siano sempre e solo il luogo del compromesso, del ricatto, dell&#8217;oscurità, e al diavolo chi prova a fare onestamente questo lavoro?</p><p>Ne discendono altre tentazioni semplicistiche ancora più pericolose, e cioè che chi milita in un partito e non lo lascia dopo fatti del genere è comunque complice di questi comportamenti, che chi fa politica attiva lo fa sempre e comunque in cambio di qualcosa, che chi è nei partiti &#8220;appartiene a qualche corrente&#8217;&#8221;, come se non avesse pensieri propri, che chi si candida mira sempre e comunque a sistemare suoi interessi personali e non a servire una comunità, che chi fa le campagne elettorali (da volontario come da professionista) ha sempre accesso a posti di lavoro, finanziamenti, bandi truccati in caso di vittoria.</p><p>I dirigenti politici, sia chiaro, hanno molte responsabilità se siamo arrivati sin qui. Proprio l&#8217;esclusività della rappresentanza, e cioè il fatto che per essere eletto devi passare da un&#8217;organizzazione politica (che sia un partito o un movimento poco importa: l&#8217;importante è che ci siano regole codificate, e spesso regole non scritte, con cui chiunque deve scendere a patti), ha portato i &#8216;capi&#8217; a non ritenere il cambiamento davvero utile. Se ci pensate tutti i parlamentari sono lì, dal 2008, ogni mese portano a casa lo stipendio e, leggi alla mano, ne hanno pieno diritto. Se c&#8217;è qualcuno che paga il conto della sfiducia nella politica, di certo non sono loro.</p><p>In queste settimane i partiti presenti in Parlamento danno la sensazione che ogni riforma sia mossa prima di tutto dalla necessità di difendere parti dello status quo significative, più che dalla volontà di un&#8217;apertura totale alla cittadinanza (il dibattito sulla legge elettorale è definitivamente tramontato: io credo che si andrà a votare col Porcellum, ma sarò felice di essere smentito).</p><p>Per tutte queste ragioni io, da tecnico della comunicazione politica e da semplice appassionato, <strong>ho paura di essere etichettato </strong>a prescindere da ciò che faccio e dico. Ecco perché ho scritto quella mail.</p><p>La risposta è stata scontata: non ce lo possiamo permettere. Ci siamo già autolimitati come mercato potenziale, ci sono gli stipendi da pagare, non dobbiamo vergognarci se facciamo onestamente il nostro lavoro e soprattutto non siamo nessuno per poter dare una <strong>patente morale</strong> così forte a un&#8217;intera categoria della vita pubblica. A quest&#8217;ultimo aspetto, devo essere sincero, non avevo pensato: scrivendo quella mail, di fatto ho rischiato di alimentare quella spirale di sfiducia da cui invece vorrei uscire.</p><p>Per questo, a chi fa politica dico grazie e dico di non stringere i denti. A chi fa comunicazione politica dico che è un brutto momento e che dobbiamo stringere i denti anche noi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/paga-conto-della-sfiducia-nella-politica/196514/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La lezione nazionale delle Primarie di Palermo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/lezione-nazionale-delle-primarie-palermo/195543/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/lezione-nazionale-delle-primarie-palermo/195543/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 09:49:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Faraone]]></category> <category><![CDATA[Ferrandelli]]></category> <category><![CDATA[idv]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[Renzi]]></category> <category><![CDATA[SeL]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195543</guid> <description><![CDATA[Fabrizio Ferrandelli, candidato sostenuto da una parte del Pd e da alcune associazioni civiche ha vinto le Primarie del centrosinistra per il Comune di Palermo con il 33.79% (9942), staccando Rita Borsellino di 138 voti (9804). Nelle prossime ore si accerterà la regolarità del voto e si verificherà se ci sono stati brogli (e se...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fabrizio Ferrandelli, candidato sostenuto da una parte del Pd e da alcune associazioni civiche ha vinto le Primarie del centrosinistra per il Comune di Palermo con il 33.79% (9942), staccando Rita Borsellino di 138 voti (9804). <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/palermo-alle-primarie-veleni-interviene-anche-digos/195487/" target="_blank">Nelle prossime ore si accerterà la regolarità del voto e si verificherà se ci sono stati brogli</a> (e se sarà necessario, aggiornerò o modificherò questa analisi). In ogni caso, a prescindere dall&#8217;effettivo esito finale della consultazione, queste elezioni rappresentano un punto di non ritorno per la storia dell&#8217;istituto delle Primarie.</p><p>Anche se Rita Borsellino dovesse prevalere (di poco, in ogni caso) o se per assurdo le Primarie dovessero essere nuovamente annullate come è successo a Napoli l&#8217;anno scorso, il significato di questo risultato resta immutato. La competizione elettorale solleva almeno quattro questioni a cui il centrosinistra nazionale, e forse non solo il centrosinistra, deve rispondere subito.</p><p><strong>1. Ha vinto il candidato che sostiene la necessità di confermare l&#8217;accordo con il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo (Mpa, eletto con il centrodestra e ora alla guida di una coalizione sostenuta anche dal Pd): vuol dire che gli elettori del centrosinistra vogliono l&#8217;accordo? </strong></p><p>La risposta è <em>no</em>. <a href="http://www.ciwati.it/2012/03/04/davide-golia-contro/" target="_blank">Come giustamente sottolineato da Pippo Civati</a>, se sommiamo le percentuali di Rita Borsellino, sostenuta in modo congiunto dalle segreterie nazionali del Pd, di Sel e dell&#8217;Idv (33.32%) e quella di Davide Faraone, sostenuto dall&#8217;ala &#8216;renziana&#8217; del Pd (27.08%), entrambi contrari all&#8217;accordo con Lombardo, raggiungiamo il 60% degli elettori. Eppure ha vinto un candidato che la pensa diversamente dalla maggioranza su un tema, peraltro, delicatissimo. Tenere unito il centrosinistra ora sarà molto complicato.</p><p><strong>2. Esisteva un candidato appoggiato dai leader dei tre principali partiti del centrosinistra e ha perso: le Primarie sono l&#8217;unico modo, o comunque il migliore, per selezionare i candidati?</strong></p><p>La risposta, pur paradossale, è <em>sì</em>. Le Primarie mostrano che non possono essere prese scelte unilaterali, calate dall&#8217;alto, e che probabilmente devono essere le federazioni locali dei partiti a scegliere caso per caso la strategia più giusta e decidere se appoggiare un unico candidato alle Primarie (come in questo caso) o, addirittura, se scegliere la via delle Primarie o quella dell&#8217;accordo politico per scegliere la leadership. Temo però che l&#8217;interpretazione di questo dato sarà esattamente opposta e la tentazione, d&#8217;ora in poi, sarà cercare comunque l&#8217;accordo nazionale e, forti di questo accordo, chiudere la porta alla consultazione popolare.</p><p><strong>3. Le Primarie così come sono oggi funzionano? </strong></p><p>La risposta è <em>no </em>e da oggi credo che ci siano pochi dubbi in merito. Ferrandelli ha vinto perché Lombardo ha mandato i suoi a votare? Anche se fosse, non ha commesso nessun reato. Le Primarie sono elezioni &#8216;interne&#8217; e informali, non hanno alcun valore legale né regole statali che regolino le procedure. Per questo motivo non esistono vincoli: possono votare tutti. E non si può neanche parlare di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/04/centrosinistra-attesa-primarie-palermo-vota-anche-laquila-oristano/195436/" target="_blank">reato di voto di scambio</a> se qualcuno paga qualcun altro per andare a votare alle Primarie, come dichiarato dalla Digos. Nell&#8217;analisi bisogna dunque dividere in modo netto la variabile del voto esterno al centrosinistra (regolare) e quella dei brogli, ossia del condizionamento del voto attraverso una manipolazione del numero dei votanti o delle tessere elettorali. Aggiungo inoltre che il voto degli elettori esterni alla coalizione, oltre a non essere un reato, non è neanche un&#8217;anomalia dell&#8217;Italia (del Sud): sapevate che nel South Carolina <a href="http://www.globalpost.com/dispatch/news/regions/americas/united-states/120123/newt-gingrich-democrats-south-carolina" target="_blank">i democratici hanno votato Gingrich alle Primarie dei Repubblicani</a> perché convinti che fosse un avversario meno capace di sconfiggere Obama? Nelle Primarie aperte il voto &#8216;esterno&#8217; è semplicemente un&#8217;altra variabile da gestire.</p><p>Come si risolve questo problema? Di certo non chiudendo la competizione ai soli iscritti ai partiti: a quel punto il voto si comprerebbe attraverso tesseramenti falsi e gonfiati, come abbiamo visto durante numerosi congressi locali del Pdl e come accade, a detta di molti, in tutte le forze politiche, a tal punto da aver indotto Alfano a chiamare questa pratica &#8220;<a href="http://www.lettera43.it/politica/40360/tesseramento-truccato-costo-della-democrazia.htm" target="_blank">un costo democratico</a>&#8220;, evidentemente impossibile da estirpare.</p><p>La mia proposta è <em>imporre il doppio turno alle Primarie</em> quando il candidato vincente non supera il 50% del consenso. Si va al ballottaggio una settimana dopo. In questo modo si eviterebbe che dalle urne emerga un candidato non voluto dalla maggioranza assoluta dei cittadini e il condizionamento del voto dall&#8217;esterno sarebbe certamente più complicato, perché diventerebbe difficile attivare una macchina artificiale del consenso per due volte in soli sette giorni.</p><p><strong>4. Se la vittoria di Ferrandelli dovesse essere confermata, è legittimo proporre un&#8217;altra candidatura del centrosinistra a lui alternativa?</strong></p><p>La risposta in questo caso deve essere tassativa: <em>no</em>. Se accadesse, si creerebbe un precedente devastante, forse mortale, per le Primarie. Si comunicherebbe a tutti (cittadini, elettori, candidati), che il risultato di una consultazione popolare va bene solo quando il risultato è quello atteso. A quel punto verrebbe meno proprio il significato delle Primarie come momento di ascolto e di indirizzo degli elettori. Non si può uccidere la candidatura di Ferrandelli solo perché le regole del gioco sono al momento inique.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/lezione-nazionale-delle-primarie-palermo/195543/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dopo Mills la destra va battuta sul piano culturale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/mills-il-centrodestra-va-sconfitto-sul-piano-culturale/193821/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/mills-il-centrodestra-va-sconfitto-sul-piano-culturale/193821/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 18:06:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[destra]]></category> <category><![CDATA[indipendenza]]></category> <category><![CDATA[Processo Mills]]></category> <category><![CDATA[sentenza]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193821</guid> <description><![CDATA[La sentenza sul processo Mills (la cui formula, &#8220;prosciolto per prescrizione&#8221;, è di per sé poco chiara: è colpevole, innocente, non è possibile stabilirlo o è inutile farlo?) ha diviso l&#8217;Italia in due fazioni, come troppo spesso accade. Questo è un problema e lo è perché sarebbe accaduto in ogni caso. Se Berlusconi fosse stato dichiarato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La sentenza sul <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/processo-mills-giudici-camera-consiglio-oggi-sentenza-silvio-berlusconi/193773/" target="_blank"><strong>processo Mills</strong></a> (la cui formula, &#8220;prosciolto per prescrizione&#8221;, è di per sé poco chiara: è colpevole, innocente, non è possibile stabilirlo o è inutile farlo?) ha diviso l&#8217;Italia in due fazioni, come troppo spesso accade.</p><p>Questo è un problema e lo è perché sarebbe accaduto in ogni caso. Se Berlusconi fosse stato dichiarato colpevole, i berlusconiani avrebbero parlato di sentenza già scritta, tutti gli altri avrebbero detto che finalmente era stata fatta giustizia. Oggi, a prescindere dal dispositivo e dalle motivazioni della sentenza (le conosceremo tra 90 giorni) il Paese è diviso tra chi ritiene che oggi la magistratura politica ha perso per l&#8217;ennesima volta e chi pensa, invece, che Berlusconi ha nuovamente aggirato la legge. A queste due fazioni bisogna aggiungerne una terza, purtroppo in forte crescita: gli italiani oramai disillusi e <strong>disinteressati </strong>alla vicenda.</p><p>Perché siamo arrivati a questo punto? La mia idea è che quella parte del ceto politico, culturale e sociale che si è opposto a Berlusconi in questi anni abbia abdicato da tempo alla lotta politica. Ha <strong>ceduto all&#8217;egemonia culturale del berlusconismo</strong>. Si è arresa o peggio, ha accettato il compromesso. Ha preferito perdere dignitosamente. Ha deciso che era meglio affidarsi ai giudici e alle loro sentenze per andare oltre questa stagione, ha ritenuto che così ci sarebbero state più speranze di battere l&#8217;avversario.</p><p>Il comportamento dell&#8217;ex premier di questi anni ha ulteriormente rinforzato questa strategia. Il suo terrore apparente nei confronti della giustiiza ha autorizzato un po&#8217; tutti a pensare che se Berlusconi ha così tanta paura dei giudici è perché sa di essere colpevole.</p><p>Questo atteggiamento rappresenta però un&#8217;impostazione contraria a ciò che si è sostenuto in tutti questi anni: <strong>l&#8217;indipendenza tra politica e magistratura</strong>, enunciata (giustamente) come un valore da parte dei politici di centrosinistra, non è stata poi perseguita nella strategia. Questa rinuncia alla lotta politica ha autorizzato Berlusconi a far coincidere i due poteri dello Stato nella sua personale narrazione. <strong>La difesa dall&#8217;opposizione è stata la difesa dalla giustizia</strong>, dato che l&#8217;opposizione ha sperato nella giustizia. La sinistra, nel suo costante evocare i processi, è stata più berlusconiana di ciò che avrebbe voluto.</p><p>È giusto sperare in una giustizia giusta. Ma non è giusto farne l&#8217;unico cavallo di battaglia. &#8216;<em>Berlusconi ha fallito come statista</em>&#8216; è un&#8217;affermazione con un grado di oggettività e condivisione certamente maggiore rispetto a &#8216;<em>Berlusconi è colpevole&#8217;</em>. La prima frase, peraltro, appartiene all&#8217;analisi politica, la seconda alla sfera giudiziaria: nel primo caso è giusto e legittimo lottare, nel secondo bisogna aspettare e rispettare le sentenze.</p><p>Se da sinistra sono state chieste le dimissioni di Berlusconi a cadenza quotidiana per il caso Ruby e non è stata spesa la stessa indignazione e rabbia per evidenziare il fallimento del suo progetto politico (le tasse, la crescita, la libertà, le riforme, la modernizzazione, solo per elencare i cinque terreni principali dove Berlusconi ha perso), la responsabilità è del centrosinistra, di certo non di Berlusconi.</p><p>La reazione tendenzialmente depressiva al superamento di uno scoglio giudiziario da parte di Berlusconi non riguarda solo l&#8217;idea che non sia stata fatta giustizia, altrimenti dovremmo reagire allo stesso modo, tutti i giorni, per tutte le sentenze che ci sembrano ingiuste. Se si reagisce così male è perché sappiamo che a livello politico la sinistra non ha saputo offrire una narrazione alternativa e migliore in questi 17 anni e perché ci siamo convinti che solo le <strong>sentenze</strong>, di fatto, possono <strong>mandare al tappeto Berlusconi</strong> in via definitiva.</p><p>Il centrodestra va sconfitto sul piano culturale e questo valeva ieri, vale oggi e varrà anche domani. Anche se fosse stato colpevole, la vita di Berlusconi nella sostanza non sarebbe cambiata. Era una sentenza di primo grado. L&#8217;unico cambiamento sarebbe stato relativo alla percezione che la giustizia, in Italia, possa fare davvero il suo corso. Anche in questo caso, però, si parla di cambimenti culturali più che politico/formali.</p><p>Da oggi (in realtà dal 1994) dobbiamo rispondere ad altre domande: <strong>siamo in grado di dimostrare che è meglio rispettare la legge che provare ad aggirarla</strong>? Siamo in grado di dimostrare che pagare le tasse aiuti tutti a stare meglio? Possiamo convincere che pagare il medico per saltare la lista d&#8217;attesa non sia accettabile, mentre denunciare quel tipo di comportamento lo è? Siamo in grado di dire che è meglio chiedere la fattura all&#8217;idraulico pagando il 20, 30% in più per la prestazione rispetto a evadere il fisco? Siamo in grado di sostenere che il bunga bunga non può essere un efficace sistema di selezione della classe dirigente, mentre i concorsi pubblici lo sono? Siamo in grado di dire che i politici di sinistra siano più bravi, più onesti, più preparati di quelli di destra? O possiamo solo evocare la giustizia, ancora una volta, come via politica alla risposta a queste domande, rimanendo bloccati a vita nel meccanismo in cui Berlusconi ha fatto precipitare tutto il Paese per cui la giustizia decide e la giustizia quasi sempre decide politicamente?</p><p>Fino a quando non si saprà rispondere a queste domande in modo convincente, finché gli italiani non saranno convinti che queste abitudini siano cattive, la <strong>sconfitta della sinistra</strong> sarà culturale e politica. E non ci sarà sentenza che sia in grado di modificare le cose.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/mills-il-centrodestra-va-sconfitto-sul-piano-culturale/193821/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo, Facebook e i quindicenni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sanremo-facebook-quindicenni/192229/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sanremo-facebook-quindicenni/192229/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Feb 2012 17:39:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[adolescenti]]></category> <category><![CDATA[Casillo]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[futuro]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[I soliti idioti]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[sanremo]]></category> <category><![CDATA[tifoseria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192229</guid> <description><![CDATA[Ieri a Sanremo abbiamo assistito a un altro piccolo trattato di sociologia in tempo reale: la vittoria di Alessandro Casillo nella categoria giovani. Il successo del 16enne è apparso contemporaneamente inatteso e scontato. Inatteso perché il suo brano È vero che ci sei è apparso il più debole dei quattro, scontato perché Casillo era il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri a Sanremo abbiamo assistito a un altro piccolo trattato di sociologia in tempo reale: la <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Spettacolo/Alessandro-Casillo-vince-tra-i-giovani-Dedico-la-vittoria-alla-famiglia-e-Jerry-Scotti_312991192820.html" target="_blank">vittoria di Alessandro Casillo</a></span></strong> nella categoria giovani.</p><p>Il successo del 16enne è apparso contemporaneamente inatteso e scontato. Inatteso perché il suo brano <em>È vero che ci sei</em> è apparso il più debole dei quattro, scontato perché Casillo era il favorito naturale viste le regole del gioco e lo era, per certi versi, a prescindere dalla qualità delle canzoni in gara.</p><p>Il meccanismo che ha stabilito il vincitore prevedeva una combinazione bilanciata (50% a testa) di televoto e scelte dell&#8217;orchestra, ponderate da due &#8216;golden share&#8217; espressione delle indicazioni della radio e degli utenti su <strong>Facebook</strong>. L&#8217;indicazione della golden share permetteva al &#8216;premiato&#8217; di saltare in avanti di una posizione. Questo schema rendeva la vittoria di Casillo <strong>quasi inevitabile </strong>perché il cantante lanciato da <em>Io canto</em>, trasmissione Mediaset condotta da Gerry Scotti (ringraziato personalmente da Casillo; avantieri lo stesso Scotti, su Twitter, paragonò l&#8217;esibizione di Goran Bregovic e Samuele Bersani alla <em>Corrida</em>), aveva una <a href="https://www.facebook.com/alecasilloofficial?ref=ts" target="_blank">base di fan su Facebook </a>di oltre 125mila persone.</p><p>Proprio questa enorme mobilitazione potenziale, già ampiamente attivata durante le fasi preliminari di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/SanremoSocial" target="_blank"><strong>Sanremo Social</strong></a></span>, è letteralmente esplosa al momento del voto di ieri sera. La popolarità televisiva di Mediaset, il grandissimo seguito sui social media, la naturale propensione al televoto e, ancora di più al &#8216;mi piace&#8217; ha blindato Casillo che è arrivato primo già prima delle indicazioni provenienti dalle golden share (il suo vantaggio nei confronti del secondo è stato maggiore rispetto alla distanza tra prima e seconda posizione secondo la giuria), assicurandosi la vittoria con la scontatissima preferenza espressa via Facebook.</p><p>Per avere un&#8217;idea della distanza siderale tra Casillo e gli altri, Marco Guazzone aveva 5.700 fan su Facebook, gli &#8216;Io ho sempre voglia&#8217; hanno 4.700 fan ed Erica Mou poco più di 2.000. Quando gli ordini di grandezza sono questi, la qualità della canzone diventa una variabile di fatto irrilevante: <strong>vince la tifoseria più organizzata. </strong></p><p>Questa storia pone questioni sostanziali e non di facile risoluzione. Prima di tutto pone un problema relativo alla musica: è giusto che il vincitore di un premio canoro sia premiato in questo modo? Cosa dobbiamo sperare per la prossima edizione, una professionalizzazione della comunicazione di tutti i musicisti o piuttosto il ritorno a meccanismi di valutazione e voto più tradizionali? E ancora, quanto queste scelte regolamentari sono in realtà funzionali a racimolare interesse, attivazione, ascolto anche di settori del pubblico altrimenti irragiungibili? In sintesi, esistono altri modi per tenere i <strong>quindicenni </strong>davanti alla tv fino a notte inoltrata per Sanremo?</p><p>In secondo luogo evidenzia, ancora una volta, un importantissimo ruolo sociale di una generazione sostanzialmente non rappresentata, non ascoltata, sconosciuta all&#8217;opinione pubblica: <strong>gli adolescenti.</strong> Il successo cinematografico de <em><strong>I soliti idioti</strong></em> era già stato un indicatore di questa tendenza: 10 milioni di incasso ai botteghini dopo il grande successo del format di Mtv e l&#8217;ospitata dei due protagonisti proprio a Sanremo, peraltro a ora tarda. Due giorni fa mi ero chiesto per quale motivo fossero stati mandati sul palco dell&#8217;Ariston all&#8217;una di notte: oggi, osservando la vittoria di Casillo (anch&#8217;essa frutto di un televoto aperto intorno alla mezzanotte), tutto mi sembra più comprensibile.</p><p>I quindicenni vanno al cinema, stabiliscono il successo e il fallimento di prodotti e da ieri hanno anche dimostrato di avere la forza di vincere Sanremo: per molti, l&#8217;emblema del tradizionalismo. Lo fanno quasi sempre con i soldi dei genitori, ma non per questo meritano meno attenzione: al contrario, è del tutto evidente che hanno uno straordinario potere di persuasione.</p><p>Ciò è vero in Italia come altrove. Negli Stati Uniti da un paio d&#8217;anni splende la stella di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Justin_Bieber" target="_blank"><strong>Justin Bieber</strong></a>, 17 anni, nel music business da quando ne aveva 13. In molti hanno paragonato Casillo e Bieber, sia per l&#8217;aspetto fisico che per il comune successo.</p><p>I quindicenni dimostrano di poter dettare l&#8217;agenda, almeno quella economico/culturale. E fra tre anni votano: immaginate se si appassionassero a un personaggio politico già oggi&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sanremo-facebook-quindicenni/192229/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E Frattini si rese conto dei mafiosi nel Pdl</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/frattini-rese-conto-mafiosi-pdl/191722/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/frattini-rese-conto-mafiosi-pdl/191722/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Feb 2012 16:16:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Frattini]]></category> <category><![CDATA[infiltrazioni]]></category> <category><![CDATA[legge elettorale]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191722</guid> <description><![CDATA[L&#8217;Italia è quel Paese in cui l&#8217;ex ministro degli Esteri Franco Frattini può dire all&#8217;ex ministro della Giustizia Angelino Alfano che è necessario fare pulizia nel loro partito, il Pdl, perché &#8220;non voglio avere accanto a me affiliati alla camorra&#8221;. Entrambi avevano ruoli di potere centrali nel Governo Berlusconi (dimissionato tre mesi fa, praticamente ieri),...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è quel Paese in cui l&#8217;ex ministro degli Esteri <strong>Franco Frattini</strong> può dire all&#8217;ex ministro della Giustizia <strong>Angelino Alfano</strong> che è necessario fare <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/frattini-alfano-ripulisca-pdl-mafiosi-dobbiamo-essere-partito-degli-onesti/191649/" target="_blank">pulizia nel loro partito</a>, il Pdl, perché <em>&#8220;non voglio avere accanto a me affiliati alla camorra&#8221;</em>.</p><p>Entrambi avevano ruoli di potere centrali nel Governo Berlusconi (dimissionato tre mesi fa, praticamente ieri), entrambi hanno ruoli di potere centrali nel loro partito. E oggi discutono di infiltrazioni della criminalità organizzata come se fossero chiacchiere da bar.</p><p>Prima di tutto, ritengo stomachevole l&#8217;ipocrisia di Frattini. Ci sono due opzioni: o i mafiosi sono entrati nel Pdl negli ultimi tre mesi, praticamente da quando si è insediato Monti, o Frattini è stato <strong>ministro grazie a un partito con i mafiosi</strong> al suo interno e non ha ritenuto di doverlo denunciare, né di dover rinunciare all&#8217;incarico.</p><p>In secondo luogo, trovo preoccupante la risposta di Alfano. Davanti a un&#8217;accusa del genere, un segretario di partito dovrebbe sentire il bisogno di smentire immediatamente, con tanto di prove. Se ciò non è (ancora) accaduto, forse è perché non è possibile smentire, e allora <strong>Frattini dice il vero</strong>: il Pdl è contaminato dalla criminalità organizzata. E non lo dice un giornalista, un cittadino, un oppositore politico o un magistrato: lo dice un <em>insider</em>.</p><p>Il pupillo di Berlusconi, nel frattempo, prende tempo, annunciando l&#8217;annullamento dei congressi laddove ci siano stati episodi di illegalità. Come se un partito potesse prevedere regole diverse da provincia a provincia, o come se la mafia nel Pdl in una regione non sia un problema che riguarda il partito e i suoi dirigenti a livello nazionale.</p><p>Ciò che mi lascia incredulo è che in questi casi mai nessuno parla di punizioni, di espulsioni, di pulizia, di trasparenza. Questa storia restituisce un messaggio veramente preoccupante: <strong>la democrazia nei partiti non è garantita</strong>. Anzi, è un <em>optional</em>. Che spesso si compra. E se pensate che i partiti sono gli unici luoghi della rappresentanza, cioè le uniche organizzazioni che esprimono candidature (in Parlamento, ad esempio), capite bene che neanche una riforma della legge elettorale o un governo tecnico potrebbe essere sufficiente a risanare la politica.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/frattini-rese-conto-mafiosi-pdl/191722/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;utilità di scrivere e condividere online</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/lutilita-scrivere-condividere-online/191043/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/lutilita-scrivere-condividere-online/191043/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Feb 2012 07:48:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[Condividere]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[online]]></category> <category><![CDATA[opinione]]></category> <category><![CDATA[qualità]]></category> <category><![CDATA[Scrivere]]></category> <category><![CDATA[strategia]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[utilità sociale]]></category> <category><![CDATA[Websfera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191043</guid> <description><![CDATA[Scrivo su questo blog da quasi un anno e mezzo. E da qualche settimana mi interrogo sul senso della mia attività online, su questo spazio come sui social media. Ho sempre fatto il possibile per mantenere una certa regolarità nella produzione di contenuti: volevo provare a dire la mia ogni giorno sui temi che mi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo su questo blog da quasi un anno e mezzo. E da qualche settimana mi interrogo sul senso della mia attività online, su questo spazio come sui social media.</p><p>Ho sempre fatto il possibile per mantenere una certa regolarità nella produzione di contenuti: volevo provare a dire la mia ogni giorno sui temi che mi interessavano maggiormente. Purtroppo non sono un giornalista, ho un altro lavoro e lo scrivere è una passione, peraltro totalmente gratuita. Per cui è bastato ritrovarmi davanti a un&#8217;immensa mole di lavoro &#8216;tradizionale&#8217; per dover riconsiderare la mia costanza. In queste condizioni è impossibile dire sempre qualcosa di intelligente, utile e di qualità. Sono quasi ossessionato da questi due concetti: utilità e qualità. <strong>Se non hai qualcosa che serve a qualcuno o a qualcosa forse è meglio non dire nulla. </strong></p><p>Non ho rinunciato, però, alla lettura. Nel leggere senza scrivere ho trovato ulteriore conforto a supporto delle mie sensazioni: ci sono molti concetti che è inutile ri-scrivere.  <strong>Lì fuori, tra media tradizionali, giornali e online, ci sarà sempre qualcuno che ne saprà più di te su qualsiasi argomento.</strong> Bisognerebbe scrivere qualcosa solo quando è un valore aggiunto nella discussione pubblica. E allora sempre più spesso mi chiedo: <em>che senso ha scrivere? Non sarebbe meglio condividere i contenuti di altri?</em> Non c&#8217;è già troppo rumore nella Rete?</p><p>La &#8216;semplice&#8217; condivisione, allo stesso tempo, non risolve il problema: non per il gesto, che di per sè ha un elemento meraviglioso di generosità, quanto per la sua utilità relativa. Ha senso, ad esempio, <em>retweetare qualcosa di cui già hanno parlato tutti, specie se non si ha nulla (di originale) da aggiungere?</em></p><p>A me pare che la <strong>websfera italiana</strong> al momento non funzioni così. Tutti noi, blogger, giornalisti, opinion leader digitali tendiamo a pendere dalle labbra dell&#8217;attualità, del quotidiano, del &#8216;tempo reale&#8217;. Quando c&#8217;è una notizia che &#8216;fa opinione&#8217; non è difficile leggere decine, centinaia di post e commenti, spesso uniformi in modo stucchevole. Davanti agli occhi del lettore medio, spesso stanco o comunque poco desideroso di leggersi intere bibliografie ogni volta, si presenta un muro di opinioni indifferenziate che spesso provengono da illustri sconosciuti. Il risultato, verosimilmente, è l&#8217;adozione di un atteggiamento conservativo da parte del pubblico: meglio leggere chi già conosco.</p><p>L&#8217;altro pericolo che io sto riscontrando è <strong>&#8216;la corsa al click</strong>&#8216;: quando succede qualcosa, qualsiasi cosa che possa essere considerata notizia, assistiamo alla produzione di post già pochi minuti dopo la prima agenzia o il primo tweet che ne parla. Questi post, spesso, sono poco più che fotografie dell&#8217;accaduto, senza analisi. Un esempio di <strong>metanarrativa dell&#8217;agenzia di stampa</strong>: ne avevamo davvero bisogno?</p><p>Credo che tutto ciò sia naturale e largamente comprensibile: si fa per poter essere rilanciati per prima online, per costruirsi una propria popolarità, per poter dire di aver dato la notizia, salvo poi lamentarsi se il grande giornale ne parla in modo più diffuso due ore dopo, magari con annessa e spesso inverosimile accusa di essere stato copiato.<br /> Più passerà il tempo, più ognuno di noi dovrà porsi un problema: <strong>scrivere sempre per essere visibili o scrivere solo quando si ha qualcosa di interessante da dire</strong><strong>, con il rischio di finire dimenticati e perdere parte del proprio pubblico?</strong></p><p>Io, nel mio piccolo, proverò a seguire la mia strada, aggiungendo una <strong>terza via</strong>: scrivere di più nei weekend, d&#8217;estate, quando gli altri sono in vacanza: quando ci sono meno voci a parlare forse si è più utili anche quando non si è straordinariamente brillanti. Perché c&#8217;è sempre un pubblico che ha voglia di informarsi e ha la possibilità di farlo online. E che merita di essere informato con la stessa qualità sette giorni su sette, 24 ore su 24.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/lutilita-scrivere-condividere-online/191043/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I partiti e l&#8217;antipolitica conveniente</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/partiti-lantipolitica-conveniente/189643/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/partiti-lantipolitica-conveniente/189643/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:17:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[legge elettorale]]></category> <category><![CDATA[lusi]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[tesseramento]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189643</guid> <description><![CDATA[Non sono giorni felici per i partiti italiani. Una ricerca di Mannheimer ripresa oggi da Fabio Chiusi su L&#8217;Espresso dice che solo l&#8217;8% degli italiani ha fiducia nei partiti e solo il 15% nel Parlamento. Il Pd è in imbarazzo per le evoluzioni del caso Lusi, che pare possa interessare la Guardia di Finanza. Nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non sono giorni felici per i partiti italiani.</p><p>Una <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/partiti-ultima-chiamata/2173497" target="_blank">ricerca</a> di Mannheimer ripresa oggi da Fabio Chiusi su <em>L&#8217;Espresso </em>dice che solo l&#8217;<strong>8% degli italiani ha fiducia nei partiti</strong> e solo il 15% nel Parlamento. Il Pd è in imbarazzo per le evoluzioni del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/caso-lusi-chiede-accesso-conti-della-margherita/189569/" target="_blank">caso Lusi</a>, che pare possa interessare la Guardia di Finanza.</p><p>Nel Pdl sono settimane di congressi e giornate in cui assistiamo, per l&#8217;ennesima volta, a singolari meccanismi di tesseramento: a <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2012/01/04/AObeW8bB-quelli_tesserati_pure.shtml" target="_blank">Savona</a> risultano anche simpatizzanti del Partito Democratico iscritti a loro insaputa. A Bari la denuncia di irregolarità è stata effettuata addirittura dalla minoranza guidata dalla coppia Quagliarello-Mantovano contro la maggioranza di area Fitto nel bel mezzo del congresso cittadino, come segnalato da <a href="http://www.go-bari.it/notizie/politica/6270-congresso-pdl-laccusa-di-melchiorre-sulle-tessere-false.html" target="_blank"><em>Go-Bari</em></a>. E non è una denuncia proprio banale: <strong>120 iscritti al Pdl risultano residenti nello stesso luogo</strong> che, alla prova dei fatti, è un sottoscala di uno studio di consulenza dove certamente non abita tutta quella gente.</p><p>Le vicende di Lusi e quelle dei tesseramenti illegali del Pdl hanno per me un uguale tasso di gravità e una matrice comune. Sono la prova che i partiti <strong>non sono organizzazioni trasparenti</strong> e che le regole possono essere violate senza alcun tipo di punizione, prima di tutto politica: a Bari, ad esempio, il congresso è stato regolarmente celebrato senza particolari contestazioni. È come se due squadre di calcio si sfidassero, una delle due sapesse che un giocatore ha fatto uso di doping e nonostante questo disputasse regolarmente la partita e accettasse serenamente l&#8217;eventuale sconfitta.</p><p>In Italia si discute molto di democrazia, c&#8217;è un larghissimo movimento d&#8217;opinione affinché cambi la legge elettorale, ma la <strong>democrazia interna ai partiti</strong> non è mai stato oggetto di discussione profonda. Eppure per me è il punto di partenza per ogni speranza di partecipazione popolare alla vita politica e le due storie fosche di questi giorni lo dimostrano.</p><p>I bilanci dei partiti sono opachi; la rappresentanza non è garantita dall&#8217;equivalenza &#8220;una testa un voto&#8221;, perché esistono pacchetti di tessere acquistati dai grandi elettori per poter pesare di più in sede congressuale. Entrambe le verità sono, in realtà, segreti di Pulcinella. L&#8217;espressione <strong>&#8220;signori delle tessere&#8221;</strong>, usata per parlare di quei potentissimi dirigenti e funzionari dei partiti che investono grandi somme di denaro per &#8216;far iscrivere&#8217; cittadini al proprio partito, fa parte del senso comune ed è silenziosamente accettata, pur essendo la prova di un&#8217;evidente irregolarità.</p><p>Questo restituisce il risultato che tutti noi conosciamo: il distacco, la disaffezione, la disillusione dei cittadini nei confronti dei partiti è al massimo. L&#8217;Italia, nazione dove si è sempre andato a votare molto e dove il tasso di affluenza alle politiche è arrivato fino all&#8217;ottanta percento, conta oggi un tasso di <strong>astensione potenziale del 40-45%</strong>, come rilevato da settimane da <a href="http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?idsondaggio=5185" target="_blank">Nando Pagnoncelli</a>.</p><p><strong>Ma per i partiti questa deriva è davvero un problema?</strong> Se la fiducia fosse del 90% cosa cambierebbe? I partiti continuano e continueranno a essere l&#8217;unico luogo preposto alla nomina dei parlamentari (con questa legge elettorale come non mai), dunque il numero di iscritti non è poi così importante. Anzi, meno gente c&#8217;è in giro, meglio è: i signori delle tessere si comprano la ricandidatura per sè e per i propri accoliti, appaltano i meccanismi decisionali, nominano e (non) controllano i bilanci, distraggono i fondi.</p><p>E se la gente smettesse di andare a votare cosa cambierebbe? Forse solo la quantità netta di rimborsi elettorali (ogni voto porta cinque euro nelle casse del partito), ma se l&#8217;affluenza fosse, per assurdo, del 10%, il risultato elettorale<strong> sarebbe ugualmente valido</strong>. Conterebbero le percentuali, le maggioranze, gli accordi e si riuscirebbe comunque a giungere al potere, contro tutto e contro tutti, italiani inclusi.</p><p><strong>Chiedete a un italiano: &#8220;Hai una tessera di partito?</strong>&#8220;. Per molti è quasi un&#8217;offesa e chi ce l&#8217;ha è visto come una persona che è iscritta per motivi di interesse personale. Però questo atteggiamento è il presupposto grazie al quale possono accadere episodi come quello di Lusi o delle tessere nei sottoscala di Bari. Allo stesso tempo iscriversi a un partito appare un&#8217;impresa del tutto inutile, dato che la competizione contro i signori delle tessere è basata su regole non rispettate e su scorrettezze che oramai fanno parte dei meccanismi di funzionamento dei politici.</p><p><strong>E se i partiti perseguissero volontariamente l&#8217;antipolitica? </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/partiti-lantipolitica-conveniente/189643/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>#nevearoma, è iniziata la campagna elettorale?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/lattacco-alemanno-zingaretti-profili-finti/188823/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/lattacco-alemanno-zingaretti-profili-finti/188823/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:29:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[#nevearoma]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[attacco]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[social media]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[Zingaretti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188823</guid> <description><![CDATA[La #nevearoma è &#8216;trending topic&#8217;, cioè tra i principali argomenti di conversazone su Twitter. Questo hashtag permette a tutti di seguire l&#8217;evoluzione della situazione sulle strade e nell&#8217;erogazione dei servizi pubblici, i commenti di chi vive e lavora a Roma, le azioni messe in campo dalle amministrazioni locali per fronteggiare l&#8217;emergenza. Tra le centinaia di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://twitter.com/#!/search/%23nevearoma" target="_blank"><strong>#nevearoma</strong></a> è &#8216;trending topic&#8217;, cioè tra i principali argomenti di conversazone su Twitter. Questo hashtag permette a tutti di seguire l&#8217;evoluzione della situazione sulle strade e nell&#8217;erogazione dei servizi pubblici, i commenti di chi vive e lavora a Roma, le azioni messe in campo dalle amministrazioni locali per fronteggiare l&#8217;emergenza.</p><p>Tra le centinaia di tweet prodotti solo in queste ultime ore c&#8217;è però una <strong>vistosa anomalia</strong>. Abbiamo isolato il comportamento di otto utenti Twitter e in particolare i <a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/nevearoma.pdf?47e3a5" target="_blank">loro commenti</a>. Tutti questi utenti hanno delle comuni particolarità:</p><p>- non hanno nessun follower, cioè nessuno segue i loro aggiornamenti su Twitter;<br /> - hanno realizzato pochissimi tweet (quasi tutti meno di 20), sono dunque profili iscritti da pochissimo;<br /> - gli utenti hanno condiviso solo tweet provenienti da altre due fonti: <a href="https://twitter.com/#!/RomaCapitaleNW" target="_blank">RomaCapitaleNews</a>, quotidiano online vicinissimo ad Alemanno, e <a href="https://twitter.com/#!/ClandestinoNews" target="_blank">ClandestinoWeb</a>, giornale online di Luigi Crespi, spin doctor di Alemanno;<br /> - in tutti gli aggiornamenti sono taggati Gianni Alemanno, sindaco di Roma e Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma;<br /> - quasi tutti gli utenti hanno solo due following, cioè seguono gli aggiornamenti di sole due persone su Twitter. E i primi due utenti seguiti da tutti questi utenti sono proprio Zingaretti e Alemanno;<br /> - gli utenti usano Twitter mostrando di avere conoscenza del mezzo: tutti usano gli hashtag, alcuni proprio #nevearoma;<br /> - ultimo, e più importante: tutti i tweet attaccano Zingaretti e difendono Alemanno.</p><p>E se fosse il tentativo dello staff di Alemanno di fare controinformazione attraverso profili &#8216;fake&#8217;, non appartenenti a persone in carne e ossa?</p><p><strong>Aggiornamento delle ore 18.00:</strong></p><p>Ho ricevuto una telefonata da Luigi Crespi. Mi chiede di integrare il post e lo faccio volentieri.<br /> A suo avviso questa situazione vede Crespi e il sindaco Alemanno nella posizione di vittime di un&#8217;operazione progettata da altre persone.</p><p>Prima di tutto mi dice che lui scrive su Clandestinoweb come su altre testate, e che il giornale non è suo. Averlo citato nel post avrebbe secondo lui indotto i lettori a pensare che lo stesso Crespi sia stato l&#8217;artefice di questa operazione, un aspetto che lui nega con forza. <em>&#8220;Chi lavora nella comunicazione sa che questo tipo di scelte sono subito scoperte, io sono l&#8217;ultima persona che può aver pensato a una cosa del genere&#8221;.</em></p><p>Aggiunge inoltre che ha già inviato messaggi privati su Twitter a tutti gli utenti &#8216;finti&#8217;, ha scritto a Twitter per chiedere la chiusura di quei profili e lunedì denuncerà l&#8217;accaduto alla polizia postale. Spera di poter anche sapere se la responsabilità della creazione di questi profili appartiene a un&#8217;unica persona o a un unico indirizzo IP per poter verificare le reali responsabilità nella vicenda.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/lattacco-alemanno-zingaretti-profili-finti/188823/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mandare i politici a quel paese? Uno sfogo inutile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/mandare-politici-quel-paese-sfogo-inutile/187275/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/mandare-politici-quel-paese-sfogo-inutile/187275/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:33:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Castelli]]></category> <category><![CDATA[comunicazione]]></category> <category><![CDATA[dialogo]]></category> <category><![CDATA[operaio]]></category> <category><![CDATA[Opposizione]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187275</guid> <description><![CDATA[Giovedì sera un operaio ospite di Servizio Pubblico si è confrontato animatamente con Roberto Castelli (Lega Nord) durante la diretta. Le ragioni del primo erano difficilmente contestabili, la difficoltà del secondo a reggere il confronto erano evidenti. Eppure non si parla più, e solo, di questo. Si parla dell&#8217;operaio che ha mandato a quel paese...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/LzX7_nPZg6Q" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Giovedì sera un operaio ospite di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/servizio-pubblico-riguarda-video-undicesima-puntata-rivolta-forconi/186791/" target="_blank">Servizio Pubblico</a></span> si è confrontato animatamente con <strong>Roberto Castelli</strong> (Lega Nord) durante la diretta. Le ragioni del primo erano difficilmente contestabili, la difficoltà del secondo a reggere il confronto erano evidenti. Eppure non si parla più, e solo, di questo. <strong>Si parla dell&#8217;operaio che ha mandato a quel paese l&#8217;ex ministro</strong>. E del politico che ha abbandonato lo studio dopo aver ricevuto un &#8216;non mi rompere i coglioni&#8217; come risposta all&#8217;ennesima provocazione da parte del suo interlocutore.</p><p>Quello sfogo liberatorio, che ha fatto esplodere gli altri operai in collegamento, in un fragoroso applauso, è secondo me un errore. Un errore di comunicazione. L&#8217;insofferenza degli italiani contro la classe politica è legittima e largamente comprensibile. Ma questo non autorizza reazioni di qualsiasi tipologia.</p><div>Prima di tutto l&#8217;operaio ha dato l&#8217;occasione a Castelli di<strong> sfuggire al confronto</strong>. Andarsene dallo studio dopo un insulto è un comportamento pienamente legittimo. Voi, ad esempio, come vi sareste comportati se il vostro interlocutore vi avesse mandato platealmente a quel paese durante un dibattito pubblico? La risposta, per quanto attesa e auspicabile, non è affatto obbligatoria. Senza quell&#8217;insulto Castelli sarebbe stato inchiodato all&#8217;attacco dell&#8217;operaio sui temi. Essere politici ovviamente comporta una maggiore quantità di responsabilità pubbliche, ma questo non dovrebbe giustificare la moratoria delle più elementari regole di convivenza civile.</div><div>In seconda battuta c&#8217;è il rischio che l&#8217;unica traccia futura del confronto di giovedì sia &#8220;l&#8217;operaio che manda a quel paese Castelli&#8221; e non le ragioni e i torti delle due parti. L&#8217;operaio avrà ricevuto grande approvazione in diretta e il video è stato già visto da quasi 200mila persone. Ma <strong>i problemi restano sul tavolo</strong> e non sarà certo uno sfogo catartico a risolverli.</div><p>Si potrà obiettare che non è che in questi anni un atteggiamento più dialogante abbia portato a qualcosa. È vero, ma l&#8217;insulto è un alibi per l&#8217;insultato. E chi protesta ha così tanta ragione che non si può permettere il lusso di offrire alibi a nessuno.</p><p>Si potrà allo stesso modo dire che un operaio ha diritto a insultare un politico che lo tratta male, nei fatti e nelle parole. Il diritto è sacrosanto, ma quando un operaio è in televisione e ha tutto quello spazio non rappresenta solo se stesso, ma milioni di lavoratori. Così come Castelli è simbolo della politica nel suo complesso, l&#8217;operaio di <em>Servizio Pubblico </em>ha rappresentato la sua categoria. Ecco perché <strong>chi va in televisione non può limitarsi a dire ciò che pensa e non può pensare di parlare a titolo personale</strong>. Piuttosto si deve preparare al confronto con persone di tutti i tipi, compresi soggetti che non godono della propria stima, e deve trarre il miglior risultato possibile per la categoria che rappresenta. In questo caso l&#8217;operaio ha mandato a quel paese la politica: avevamo davvero bisogno della televisione per farlo? Era l&#8217;unica, la migliore opzione possibile?</p><p>Si potrà sostenere che Castelli e la Lega hanno usato un linguaggio e un codice politico insultante in questi anni. E che i politici si mandano spesso al diavolo tra loro in televisione, dunque è legittimo che un operaio lo faccia con un politico. Accettare questo vuol dire sostenere, implicitamente, che a comportamento scorretto corrisponde uguale comportamento come risposta. E che dunque si è uguali (almeno nei comportamenti pubblici) a chi si vuole contestare. Questo riduce, e di molto, il potenziale morale della protesta contro la classe politica.</p><p>Si potrà, infine, dire che un&#8217;offesa è comunque oro rispetto a ciò che potrebbe succedere se ci dovesse essere un&#8217;escalation di tensione e di incomunicabilità tra governati e governati. Se il ragionamento fosse questo si inizia ad avallare l&#8217;idea che il fine giustifica (tutti) i mezzi. Una strategia che, a grandi linee, è quella adottata dalla tanto odiata politica per tenere in piedi governi, alleanze, potentati. Anche in questo caso, lo sfogo azzera la distanza tra chi protesta e chi l&#8217;ha causato, tra torti e ragioni, tra operaio e politico.</p><p><strong>Protestare, essere opposizione sociale</strong>, <strong>è un&#8217;arte nobile, prestigiosa e delicata</strong>. Anche l&#8217;opposizione ha bisogno di leader preparati. La comunicazione è una variabile troppo importante per poter essere snobbata. Quando si parla della vita delle persone, chi ci rappresenta in televisione deve avere la lucidità di parlare per difendere i nostri interessi. Altrimenti ha sfruttato una platea per motivi personali. La stessa accusa che da anni gli italiani fanno ai politici.</p><p>Una buona frase che un operaio avrebbe potuto dire a Castelli? <em>&#8220;Caro Castelli, dirò a tutti i miei amici operai del Nord di non votare più Lega Nord. Voi avete tradito tutta quella gente e saranno loro a mandarvi a casa non votandovi alle prossime elezioni&#8221;</em>.</p><p>Forse non fa ascolti, ma fa più male.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/mandare-politici-quel-paese-sfogo-inutile/187275/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Panda=Jeep: il Manifesto (politico?) di Marchionne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/panda-jeep-manifesto-politico-marchionne/186456/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/panda-jeep-manifesto-politico-marchionne/186456/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Jan 2012 08:01:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Chrysler]]></category> <category><![CDATA[comunicazione]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[Jeep]]></category> <category><![CDATA[manifesto]]></category> <category><![CDATA[panda]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Pubblicità]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[Sergio Marchionne]]></category> <category><![CDATA[spot]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186456</guid> <description><![CDATA[Il nuovo spot della Fiat Panda è bellissimo. Dal punto di vista teorico e tecnico. Ma non è stato progettato per vendere più macchine. Poteva esserci un qualsiasi altro autoveicolo e non sarebbe cambiato nulla. Nei 90 secondi non c&#8217;è alcun riferimento specifico ai valori distintivi del prodotto né alle differenza con i suoi concorrenti. È una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_m_r3luOu3s" target="_blank">Il nuovo spot della Fiat Panda</a> è bellissimo. Dal punto di vista teorico e tecnico. <strong>Ma non è stato progettato per vendere più macchine.</strong></p><p>Poteva esserci un qualsiasi altro autoveicolo e non sarebbe cambiato nulla. Nei 90 secondi non c&#8217;è alcun riferimento specifico ai valori distintivi del prodotto né alle differenza con i suoi concorrenti. È una pubblicità di automobili che non parla di automobili. È una campagna &#8216;di posizionamento&#8217;, di brand, che serve al management per trasmettere i propri valori aziendali. In questo caso il brand è <strong>Fiat</strong>. Negli Stati Uniti è <strong>Chrysler</strong>, l&#8217;auto è una Jeep. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1uIBL_ei5VM" target="_blank">Stesso spot,</a> stessa colonna sonora, stesso montaggio, stessi ambienti, persino lo stesso claim: &#8220;<em>Le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo</em>&#8220;.</p><p>I due video, a scanso di equivoci, hanno <strong>lo stesso nome: &#8216;Manifesto&#8217;</strong>. Sono perfettamente identici sebbene i due prodotti in vendita siano completamente differenti. In Italia si parla di una vettura di fascia bassa (la Panda), negli Stati Uniti di un auto di fascia medio-alta (una Jeep).</p><p>Tutto questo, secondo me, tradisce le reali intenzioni della campagna del gruppo Fiat-Chrysler. Forse negli Stati Uniti i fini sono realmente commerciali; qui in Italia, a mio avviso, no.</p><p>Marchionne coglie l&#8217;occasione commerciale per mettere in bella copia il suo Manifest0. È uno <strong>spot politico </strong>a tutti gli effetti. Pone il consumatore/cittadino davanti a un bivio, ricorrendo all&#8217;approccio referendario che oramai conosciamo: non vi nascondo che dopo averlo visto la prima volta ho pensato che lo spot fosse sbagliato perché faceva venire in mente i referendum di Mirafiori e Pomigliano.</p><p>Chiede retoricamente quale Italia preferiamo e quindi a quale Italia vogliamo appartenere. È evidente che nessuno vorrà sentirsi escluso dall&#8217;Italia che funziona, dunque sarà empaticamente sensibile al messaggio. Descrive quella &#8216;positiva&#8217; nel dettaglio: i valori (arte, talento, giovani, imprese industriali nella prima parte) e le persone (chi si sveglia al mattino per costruire una cosa ben fatta) nella seconda. E <strong>lascia l&#8217;Italia &#8216;negativa&#8217; ai margini</strong>, la evoca in modo sfumato, senza puntare il dito contro nessuno e senza neanche citare le polemiche italiane, ma ricorrendo piuttosto alla fuga dagli stereotipi internazionali sul nostro Paese, cercando ancora una volta di far leva sull&#8217;orgoglio patriottico.</p><p>Se lo spot è uguale in Italia e negli Usa, ne discende che l&#8217;italianità di prodotto è solo un pretesto (che secondo Giovanna Cosenza <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/pubblicita-leva-sull%E2%80%99orgoglio-patrio/186387/" target="_blank">non è nemmeno credibile</a>), mentre il testo dello spot, di 30 secondi più lungo rispetto a quello americano, è disegnato per <strong>parlare al Paese</strong>, a questo Paese in questo preciso momento storico. La retorica narrativa, non a caso, è l&#8217;unica differenza evidente tra la pubblicità della Panda e quella della Jeep.</p><p><em>&#8220;Noi possiamo scegliere. È il momento di decidere. È il momento di ripartire. Dall&#8217;unico modo che conosciamo&#8221;.</em></p><p><strong>In teoria dovrebbe rispondere la Fiom, i sindacati, qualche leader di centrosinistra</strong>. Magari con un controspot o un po&#8217; di satira. Per il momento resta un sogno fantapolitico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/panda-jeep-manifesto-politico-marchionne/186456/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lecce e il tabù (sfatato) dei sondaggi negativi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/lecce-tabu-sfatato-sondaggi-negativi/185867/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/lecce-tabu-sfatato-sondaggi-negativi/185867/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:51:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Carlo Salvemini]]></category> <category><![CDATA[centrosinistra]]></category> <category><![CDATA[Lecce]]></category> <category><![CDATA[Loredana Capone]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[sondaggi]]></category> <category><![CDATA[tabù]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185867</guid> <description><![CDATA[Ieri Loredana Capone (Pd, attuale vicepresidente della Regione Puglia) ha vinto le Primarie del centrosinistra per la carica di sindaco di Lecce. Proforma, l&#8217;agenzia per cui lavoro, ne ha seguito strategia e comunicazione. Voglio raccontarvi un episodio di questa campagna elettorale che secondo me merita di essere oggetto di riflessione. La candidatura di Capone è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri <strong>Loredana Capone</strong> (Pd, attuale vicepresidente della Regione Puglia) <strong>ha vinto le <a href="http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=177932" target="_blank">Primarie del centrosinistra</a></strong> per la carica di sindaco di Lecce. Proforma, l&#8217;agenzia per cui lavoro, ne ha seguito strategia e comunicazione. Voglio raccontarvi un episodio di questa campagna elettorale che secondo me merita di essere oggetto di riflessione.</p><p>La candidatura di Capone è stata inizialmente ritenuta &#8216;problematica&#8217;. In molti si sono chiesti perché una figura centrale della giunta Vendola decidesse di rinunciare al proprio ruolo per tornare nella sua città, soprattutto dopo aver perso le primarie a Lecce cinque anni fa, dopo aver perso le elezioni provinciali nel 2009 e dopo essere stata eletta al consiglio Regionale (la donna più suffragata d&#8217;Italia) nel 2010. È stato il Partito Democratico a chiedere a Capone di intraprendere questo cammino e lei, non senza qualche perplessità iniziale, ha accettato.</p><p>A queste difficoltà &#8216;interne&#8217; si aggiungeva un&#8217;altra variabile ben più nobile: <strong>la solidità della proposta politica e personale</strong><strong> del suo avversario, Carlo Salvemini</strong>, ex segretario dei Ds, figlio dell&#8217;unico sindaco del centrosinistra di Lecce nel dopoguerra, protagonista di alcune importanti e scomode scelte personali (uscire dal Pd, rinunciare alla poltrona di consigliere comunale) per rimanere fedele alle sue idee e al suo convinto appoggio a Nichi Vendola (il quale, durante le Primarie, ha preferito mantenere una posizione di neutralità). Salvemini ha iniziato la sua campagna elettorale un anno fa e ha avuto tutto il tempo per ascoltare i cittadini, esplorare i quartieri, coinvolgere i giovani e lo straordinario substrato culturale di Lecce. Capone si è candidata a poco più di due mesi dalle primarie e, come potete ben intuire, si è affacciata alla competizione nel peggiore scenario di partenza possibile.</p><p>La complessità della competizione elettorale era stata resa ancora più problematica perché fuori da Lecce queste difficoltà non erano assolutamente percepite: secondo tutti gli osservatori pugliesi si trattava di una<strong> sfida senza storia</strong>, di una candidata forte contro un outsider, di Davide contro Golia.</p><p>La verità era invece profondamente diversa. A inizio dicembre è giunto il consueto momento del <a href="http://www.sondaitalia.com/2011/12/sondaggio-politico-elettorale-sulle_18.html" target="_blank">sondaggio</a>. Sapevamo di essere indietro, non potevamo immaginare di esserlo di <strong>32 punti percentuali</strong>. A questo punto abbiamo preso una decisione che è stata oggetto di infinite polemiche e controversie nel centrosinistra e che può persino apparire eretica agli occhi degli analisi politici: <strong>presentare  il sondaggio integralmente in conferenza stampa. </strong>La distanza era così iperbolica da aver indotto più di un sostenitore di Salvemini a ritenere il sondaggio falso. Ma la rilevazione, effettuata da Troisi Ricerche, è stata regolarmente certificata dal Dipartimento per l&#8217;Informazione del Governo, che lo ha pubblicato sul sito www.sondaggipoliticoelettorali.it come accade per tutte le rilevazioni ritenute affidabili.</p><p>Il -32 non era l&#8217;unico dato degno di nota: il sondaggio ci diceva che solo il<strong> 6% dei leccesi</strong> sapeva dell&#8217;esistenza delle Primarie, che Loredana Capone avrebbe vinto al primo turno in un testa a testa con il sindaco uscente (Paolo Perrone, centrodestra) e che lo stesso Perrone avrebbe battuto Salvemini.</p><p><strong>Ma perché lo staff di Capone decide di </strong><strong>rendere pubblico un ritardo di oltre 30 punti percentuali</strong> a 40 giorni dalle Primarie? Lo staff di Salvemini ha ritenuto che lo scopo fosse far leva sul &#8216;voto utile&#8217;, un concetto che oramai non ha più alcun appeal elettorale. Il nostro obiettivo invece era un altro ed era in linea con la nostra ipotesi iniziale: la vittoria di Capone sarebbe dipesa dal livello di impegno e unità del Pd. Pubblicare quei dati ha improvvisamente messo i dirigenti allerta, ha mostrato che il favorito era Salvemini (e Capone l&#8217;outsider), ha indicato una via strategica chiara (allargare la base elettorale invece che provare a strappare consenso all&#8217;avversario) e ha imposto al Partito un impegno totale per evitare una sconfitta che avrebbe portato strascichi a livello cittadino, provinciale e regionale. Con quel sondaggio non abbiamo parlato né all&#8217;avversario né ai cittadini, ma abbiamo messo <span style="font-weight: bold;">i &#8216;nostri&#8217; davanti alle loro responsabilità.</span></p><p>Alla fine Loredana Capone ha vinto le Primarie con <strong>8 punti di vantaggio</strong>, rovesciando anche i dati dei sondaggi dell&#8217;ultima settimana, concordi su un leggero vantaggio di Salvemini. Quel -32% sbattuto in prima pagina a metà dicembre ha contribuito, contrariamente a tutte le teorie, a invertire il vento e a iniziare la rimonta.<br /> <em><br /> Questa storia dimostra che i sondaggi negativi, se ben gestiti, non vanno nascosti ma possono servire per stimolare il proprio elettorato a dare il massimo per vincere</em>. Ed è una storia che, almeno per ora, non ha precedenti altrettanto eclatanti in Italia per entità dello svantaggio iniziale e capacità di recupero del candidato in ritardo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/lecce-tabu-sfatato-sondaggi-negativi/185867/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se l&#8217;aggettivo &#8220;moldava&#8221; diventa notizia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/laggettivo-moldava-diventa-notizia/184940/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/laggettivo-moldava-diventa-notizia/184940/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 14:21:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Dino Amenduni</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Concordia]]></category> <category><![CDATA[francesco schettino]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Moldava]]></category> <category><![CDATA[notizia]]></category> <category><![CDATA[opinione pubblica]]></category> <category><![CDATA[stereotipi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184940</guid> <description><![CDATA[Il comandante della Costa Concordia Schettino era con una ragazza di 25 anni al momento dell&#8217;incidente. Questa è la notizia del giorno, almeno per le versioni online dei principali quotidiani nazionali. Sappiamo che era una dipendente della Costa e sappiamo che non era lì per lavoro. Non conosciamo, almeno per il momento, che correlazione esista...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il comandante della Costa Concordia <strong>Schettino </strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/costa-concordia-riprendono-ricerche-dispersi-attenzione-meteo-alle-oscillazioni/184911/" target="_blank">era con una ragazza di 25 anni</a> al momento dell&#8217;incidente. Questa è la notizia del giorno, almeno per le versioni online dei principali quotidiani nazionali.</p><p>Sappiamo che era una dipendente della Costa e sappiamo che non era lì per lavoro. Non conosciamo, almeno per il momento, che correlazione esista tra gli sviluppi dell&#8217;incidente e il fatto che Schettino fosse in compagnia di una donna. Questo quadro, però, pare sufficiente a molti per poter dare un&#8217;altra non-notizia: <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/19/news/riprese_le_ricerche_dei_dispersi_lotta_contro_il_tempo_il_mare_mosso-28399101/" target="_blank">la ragazza era moldava</a></span></strong>. Quanto questo possa essere rilevante per gli sviluppi delle indagini è assolutamente misterioso. Quanto possa contare l&#8217;origine di una donna nell&#8217;evoluzione di un accadimento tragico come quello del Giglio, anche.</p><p>E allora perché tutto questo spazio a quell&#8217;aggettivo? Perché la notizia non è tanto che Schettino fosse in compagnia, quanto che la sua compagnia fosse originaria dell&#8217;Europa dell&#8217;Est?</p><p>Sono preoccupato, ho il sospetto che l&#8217;aggettivo &#8216;moldava&#8217; evochi stereotipi classici sulle donne dell&#8217;Est e che questo possa rendere la notizia più interessante agli occhi di un lettore che è sensibile a quel tipo di stereotipo. Aumenta i click e dunque auto-giustifica l&#8217;utilizzo dell&#8217;aggettivo.</p><p><strong>Però questo circolo rinforza anche lo stereotipo</strong>: se ricordiamo al lettore che quando c&#8217;è un furto è stato commesso da un rumeno, che quando c&#8217;è un atto di violenza è stata colpa di un maghrebino, che quando c&#8217;è una &#8220;donna misteriosa&#8221; (e non una dipendente della compagnia) a bordo è moldava, mentre non abbiamo lo stesso tipo di zelo nello specificare l&#8217;origine (italiana o occidentale) di altri esseri umani che commettono lo stesso tipo di azioni, alla lunga autorizziamo gli italiani a pensare che solo uno straniero, un determinato tipo di straniero, compie un determinato tipo di azione.</p><p>Capisco che l&#8217;esigenza primaria dei mezzi di comunicazione sia sopravvivere (più che informare: se i conti non sono in ordine si chiude) e che per sopravvivere bisogna vendere. Però i giornalisti, gli editori, tutti gli addetti ai lavori del mondo dell&#8217;informazione hanno una grande <strong>responsabilità sociale sulla formazione dell&#8217;opinione pubblica</strong> e degli orientamenti culturali. E dunque hanno anche l&#8217;opportunità di spezzare questo circolo che lega popolarità a utilizzo degli stereotipi, se solo avessero il coraggio di farlo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/laggettivo-moldava-diventa-notizia/184940/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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