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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Cristina Sivieri Tagliabue</title>
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		<title>Donne e media: non solo un nostro problema</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ogni giorno, in ogni lingua e con tutta la forza possibile, il business miliardario della bellezza racconta le donne come fossero mostri travestiti&#8230; Si dice le donne siamo il gentil sesso, e tuttavia la nostra bellezza ha bisogno di sempre più cose cose: sollevamenti, limature, tinture, tinte, curling, padding. Insomma, una fatica.&#8221; Una Stannard, già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ogni giorno, in ogni lingua e con tutta la forza possibile, il business miliardario della bellezza racconta le <strong>donne </strong>come fossero mostri travestiti&#8230; Si dice le donne siamo il gentil sesso, e tuttavia la nostra bellezza ha bisogno di sempre più cose cose: sollevamenti, limature, tinture, tinte, curling, padding. Insomma, una fatica.&#8221;<br />
</em><br />
<strong>Una Stannard</strong><em>, </em>già autrice di <em>Mr Man</em> nel 1975, così racconta circa il mercato del beauty e del wellness all’interno di un film che mi ha incuriosito, dal nome <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.imaginalcellsinc.com/index.php/productions/the-gatekeepers" target="_blank"><strong><em>The GateKeepers</em></strong></a></span>. Una Stannard (e il nome è già tutto un programma) spiega la fatica di essere donne da parecchio tempo. Ed è un po’ tanto di parte. Molto femminista. Addirittura ha scritto che Freud, &#8220;<em>poiché viveva in un&#8217;epoca in cui le donne stavano dimostrando che la loro testa non era diversa da quella degli uomini, sostituì il pene alla testa come organo della superiorità maschile, un organo che le donne non avrebbero mai potuto dimostrare di avere&#8221;.</em></p>
<p>E tuttavia, l’autrice di <em>The GateKeepers</em>, <strong>Whitney Boe</strong>, è tutt&#8217;altro che arrabbiata e combattiva. E’ semplicemente interessata a capire come mai il volto della donna sia sempre raccontato alla stessa maniera. E punta il dito sul tema dell’educazione, citando l’italianissima Maria Montessori, per confutare la cultura dominante: <em>&#8220;S</em><em>e l&#8217;educazione è concepita sulla stessa linea antiquata ed è una mera trasmissione di conoscenze, c&#8217;è poco da sperare: non potremo migliorare il futuro del genere umano&#8221;.</em></p>
<p>E invece no, dice Whitney, bisogna migliorare.</p>
<p>Sarà una magra consolazione, ma sto scoprendo sempre più luoghi e persone, all’estero, che si ritrovano a fare i conti con il problema che pensavamo fosse tutto italiano, della <strong>narrazione al femminile nei media</strong>. La casa di produzione Imaginal Cell FilmWorks per esempio, lavora molto su questi temi, e in controtendenza con il mercato americano che promuove ancora Barbie a <em>gogo</em>.</p>
<p>E se non fosse stata proprio tutta e solo colpa nostra?</p>
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		<title>Wikiwomen per Snoq</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 09:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 24 novembre ricevo una mail più tosta delle altre. Era il rapporto sulla condizione sociale ed economica delle donne in Italia scritto da Roberto Cicciomessere per Italia Lavoro. È un documento complesso, 200 pagine impossibili da riassumere in un post. E tuttavia, già dal sommario, le notizie sono sconfortanti. Perché, diciamolo, anche soltanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 24 novembre ricevo una mail più tosta delle altre. Era il rapporto sulla condizione sociale ed economica delle <strong>donne in Italia</strong> scritto da Roberto Cicciomessere per Italia Lavoro. È un documento complesso, 200 pagine impossibili da riassumere in un post. E tuttavia, già dal sommario, le notizie sono sconfortanti. Perché, diciamolo, anche soltanto parlare della questione donne e lavoro (che è l’ambito in cui ce la caviamo meglio, rispetto agli altri indicatori che sono salute/istruzione/famiglia/violenze), la fotografia è e rimane infelice.Provo a metter uno dietro l’altro semplicemente i titoli di quello che potrebbe tranquillamente essere un Wikiwomen, per dirlo alla Renzi.</p>
<p>Cominciamo dunque.Negli ultimi 27 anni la crescita delle donne attive ha compensato la flessione degli uomini. E tuttavia meno di una donna su due è occupata; nel Mezzogiorno meno di un terzo. Inoltre, il tasso d’occupazione delle donne straniere più alto di quello delle donne italiane. Sapete cosa significa? Che siamo <strong>in poche a fare lavori “intellettuali”</strong>. A “poter” anche solo pensare di vivere, pensando.</p>
<p>La notizia fa il paio con il tasso di occupazione delle donne italiane <strong>laureate</strong>: è il più basso fra tutti i paesi dell’Unione Europea. Le donne, inoltre, sono più presenti nelle professioni impiegatizie, del commercio, dei servizi e in quelle poco qualificate. Dato accentuato dalla crisi, che ha visto la caduta dell’occupazione femminile qualificata e ha aumentato quella non qualificata.</p>
<p>Situazione desolante? Ebbene sì. Basta guardare le <strong>donne al vertice</strong> di aziende  e all’interno di organismi decisionali: sono e rimangono pochissime, nonostante nelle grandi aziende costituiscano la metà del personale attivo. Nelle piccole e medie imprese, invece, solo un terzo dei dipendenti è costituito da donne. E in ogni caso, tutte guadagnamo il <strong>72% del salario</strong> degli uomini.Vuol dire più di un quarto in meno.</p>
<p>Ma veniamo al capitolo <strong>disoccupazione</strong>. Il tasso di disoccupazione giovanile è molto alto, ma quello delle donne è nettamente superiore (e questo lo ha capito anche Monti, e vabbé). Poi. Questione tempo. Il <strong>part-time</strong> è poco diffuso fra le lavoratrici e per quasi la metà non è una libera scelta. È un obbligo lavorare “full”. Forse per questo l’Italia è il paese europeo dove più alta è la percentuale di coppie nelle quali lavora solo l’uomo? E di conseguenza, forse, dove le donne occupano maggiore tempo per i lavori domestici?</p>
<p>Ricordo che: le donne si occupano del <strong>lavoro familiare</strong> per quasi 8 ore, gli uomini per poco più di un’ora. Che solo il 9% degli uomini usufruisce del congedo dal lavoro per accudire i figli dopo la nascita mentre il tasso di occupazione delle donne italiane diminuisce con l’aumento del numero dei figli. Che più di una donna su quattro lascia il lavoro per maternità o per prendersi cura dei figli. Che oltre la metà delle donne che hanno interrotto il lavoro per gravidanza è stata <strong>licenziata</strong> o costretta a dimettersi, Che solo sedici bambini su cento usufruiscono degli asili nido pubblici e privati. Che il 25% delle richieste di asilo nido non viene accolta. Che solo il 4% delle donne italiane lavora da casa.</p>
<p>Questo è il mio piccolo contributo alla giornata di oggi, dedicata a <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/dicembre-donne/176660/" target="_blank">Se non le donne, chi?</a></strong></span>. Contestualmente, online, il giornale che dirigo, <em>Women</em>, inaugura il proprio sito. Mi farebbe piacere ricevere commenti. Lo trovate qui: <a href="http://www.womenmag.eu/" target="_blank"><strong><em>www.womenMag.eu</em></strong></a></p>
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		<title>Elena Milashina, l&#8217;erede di Anna Politkovskaja</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 11:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Elena Valerievna Milashina è appena passata in Italia per ritirare il Premio Ischia dedicato ai Diritti Umani. Era lì, a pochi metri da me, e mi muoveva dentro qualcosa il sapere che questa giovane giornalista ha lavorato nella scrivania a fianco di Anna Politkovskaja. Dal ’97, infatti, Elena scrive per Aho Novaya Gazeta (Nuovo giornale), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Elena Valerievna Milashina </strong>è appena passata in Italia per ritirare il <strong>Premio Ischia </strong>dedicato ai <strong>Diritti Umani</strong>. Era lì, a pochi metri da me, e mi muoveva dentro qualcosa il sapere che questa giovane giornalista ha lavorato nella scrivania a fianco di <strong>Anna Politkovskaja</strong>. Dal ’97, infatti, Elena scrive per <strong><em><a href="http://www.novayagazeta.ru/" target="_blank">Aho Novaya Gazeta</a></em></strong> (<strong>Nuovo giornale</strong>), il principale quotidiano indipendente russo, e segue il lavoro d’inchiesta sull’uccisione della sua collega scomparsa, di cui viene considerata l&#8217;erede: la Politkovskaja, appunto (dopo cinque anni di processo è stato individuato l’esecutore, ma non ancora i suoi mandanti).</p>
<p>Elena Milashina scrive  inchieste in <strong>Cecenia</strong>, di grande impatto nell’opinione pubblica russa, e tuttavia rischia, in prima persona. Perché la Russia è il <strong>secondo posto al mondo per numero di giornalisti uccisi</strong>.<br />
Dal 1992 al 2007 i giornalisti russi che hanno perso la vita in circostanze misteriose sono 218. Un numero enorme, ma reale. Lo ha riferito il direttore della <em>Commissione per la politica informativa e libertà di parola nei mass-media presso la Camera pubblica della Federazione Russa</em> <strong>Pavel Gusev </strong>nel corso di una riunione tenutasi nella città di <strong>Nalcik</strong>.<br />
Secondo quanto dichiarato da Gusev, la Camera pubblica russa sta creando un monitoraggio <em>ad hoc</em> sulla libertà di stampa in Russia. &#8220;<em>La Russia, per coefficente di stampa libera a livello di opinione pubblica internazionale, e&#8217; stata inserita al 147esimo posto al mondo</em>&#8220;.</p>
<p>Una classifica spaventosa. Proprio per questo, in bocca al lupo ad Elena Valerievna Milashina, che nonostante la &#8220;censura&#8221;, ha già scritto molto. Per esempio, della perdita della nave “<strong>Kursk</strong>”, catastrofe della <strong>nave K-159</strong>, corruzione nella marina, terrorismo nel Nord-Ost e Beslan. Perché il filo rosso dei suoi articoli è la corruzione, la violazione dei diritti umani e sociali.<br />
Se non fosse che il sito della Novaya Gazeta è in russo, sarebbe da seguire anche online.</p>
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		<title>Ricercatrici fra i Nobel</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 17:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall’Università degli Studi di Milano, tre giovani della facoltà di Medicina e chirurgia: Elena Gammella, Chiara Mandò e Claudia Tagliabue (non è mia parente). Altrettanto a “tinte rosa” la delegazione dell’Università degli Studi di Pavia con le ricercatrici Manuela De Gregori, Anna Olivieri e Serena Bonomi. Solo un uomo, Cristian Ripoli dell’Università Cattolica del Sacro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’Università degli Studi di Milano, tre giovani della facoltà di Medicina e chirurgia: Elena Gammella, Chiara Mandò e Claudia Tagliabue (non è mia parente). Altrettanto<strong> a “tinte rosa”</strong> la delegazione dell’Università degli Studi di Pavia con le ricercatrici Manuela De Gregori, Anna Olivieri e Serena Bonomi. Solo un uomo, Cristian Ripoli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il cui principale campo d’indagine è rappresentato dalle neuroscienze.</p>
<p>Queste ricercatrici (e un ricercatore), dal prossimo 23 al 27 agosto sono stati selezionati per partecipare al quarto <strong>Meeting of the Sveriges Riskbank Prize in Economic Sciences</strong>. Insieme ai cinque giovani economisti, anche in questo caso a maggioranza femminile, Tiziana Assenza e Maja Ferjancic dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Alessia Paccagnini dell’Università di Milano Bicocca, Ruggero Golini dell’Università degli Studi di Bergamo ed Emanuele Campiglio dell’Università degli Studi di Pavia.</p>
<p>Cosa succede lassù in Germania? Beh, una cosa bellissima. Grazie alla Fondazione Cariplo, avranno l&#8217;opportunità di incontrare almeno <strong>21 Premi Nobel </strong>che hanno confermato la loro presenta. Tra questi, Dale T. Mortenson (2010), Christopher A. Pissarides (2010), Robert A. Mundell (1999) e John F. Nash (1994). Quest&#8217;ultimo, famosissimo per la sua teoria dei giochi, è stato l&#8217;ispiratore di <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/A_Beautiful_Mind" target="_blank">A beautiful mind</a></span></em>. Il film &#8211; ricordate? &#8211; che ha visto come regista l&#8217;americano Ron Howard e che ha vinto 4 Oscar e 4 Golden Globe.</p>
<p>Incontrare in prima persona personaggi come questi, deve essere davvero un&#8217;emozione per chi, tutta la vita, studia, e cerca di portare avanti, seriamente, senza fronzoli, ricerche e studi universitari. Ruoli complessi in un&#8217;Università italiana, come probabilmente negli altri <strong>60 centri d&#8217;eccellenza </strong>che, a livello mondiale, porteranno i propri talenti a confronto con le teste più importanti del globo.</p>
<p>Onestamente, vorrei proprio esserci per vedere cosa combinano queste ragazze.</p>
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		<title>La giornalista, Bob Dylan e il cantante-messia</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 17:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’intelligenza non basta. Anzi, paradossalmente, l’intelligenza inganna, manipola, devia, insinua dubbi. L’intelligenza, lucida, perversa, cattiva, è capace, lentamente, di distruggere l’altro. Perché più della violenza fisica l’intelligenza può. E l’intelligenza di un creativo narciso fallito (anche creativa narcisa fallita) alle volte diventa un boomerang, per le persone che la circondano. Lo racconta bene una giovane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’intelligenza non basta. Anzi, paradossalmente, l’intelligenza inganna, manipola, devia, insinua dubbi. L’intelligenza, lucida, perversa, cattiva, è capace, lentamente, di <strong>distruggere l’altro</strong>. Perché più della violenza fisica l’intelligenza può. E l’intelligenza di un creativo narciso fallito (anche creativa narcisa fallita) alle volte diventa un boomerang, per le persone che la circondano.</p>
<p>Lo racconta bene una giovane giornalista francese, di 32 anni, che tutto sembrerebbe che persona debole, manipolabile, insicura. Si chiama <strong>Caroline Bréhat</strong>: ha conosciuto un giovane e fascinoso musicista, se n’è invaghita, è rimasta scottata. E in “Ho amato un manipolatore” (Bompiani Overlook, 16,50 Euro) riporta passo passo la sua disgraziata storia con Julien, cantante di colore residente nella Harem “cool”, che all’inizio tutto sembrerebbe tranne uno psicolabile all’ultimo stadio.</p>
<p>Il libro è divertente perché spiega il punto di osservazione di una persona normale utilizzando la tecnica narrativa di una giornalista di “mestiere”. E non si tratta di un saggio o di un manuale, ma della descrizione quasi asettica del divenire di una storia d’amore che <strong>lentamente diventa incubo</strong>. Del lento svelarsi del povero musicista intellettuale, colto, che crede profondamente nella propria missione “evangelizzatrice” tanto da rifiutare contratti milionari con case discografiche che vorrebbero ricoprirlo di soldi soltanto per la sua voce. E non per i suoi contenuti.</p>
<p>Julian, infatti, è un autore che lavora intorno ai temi della <strong>globalizzazione</strong>. E’ un’anima pulita, che si batte contro un vortice economico insensato, che ha portato la finanza a guidare scelte etiche, e che ha fatto dimenticare alle persona la dimensione “sociale” del vivere. Dice “<em>noi artisti possiamo costruire un mondo diverso, ma dobbiamo accantonare la logica del profitto. Io vendo il mio ultimo cd su internet ad un prezzo irrisorio. Se vogliamo che la musica cambi la nostra società, dobbiamo anche cambiare i modi di distribuzione</em>”.</p>
<p>Sulla carta, tutte belle parole che gli innovatori non possono non condividere. In pratica, Julian, il musicista che si considera – e racconta durante la prima intervista “concessa” alla povera giornalista innamorata-malcapitata – un “cantante messia” come Bob Marley e Bob Dylan, si rivela poi un <strong>grande squilibrato</strong>. Perché a tanti ideali non è in grado di agganciare il realismo del “day by day”. E perché, come molti autori uomini, ha una relazione malata con la madre (ahi le suocere) che finirà per inficiare anche il rapporto con Caroline, la narratrice peracotta-innamorata.</p>
<p>Il peccato di ingenuità, alle volte, da parte delle innamorate (degli innamorati) dei creativi, è consapevole. Pur di vivere l’altalena emotiva della quale si diventa subito dipendenti si accettano <strong>piccoli grandi compromessi</strong>. Certo però che con un megalomane che alla prima intervista si afferma più grande di Bob Dylan perché lui “oggi ha perso l’anima”… beh, sarebbe stato lecito, subito, diffidare. No?</p>
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		<title>C.O.S.E. di C.A.S.A</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 14:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le chiamano C.A.S.E. Dovrebbero essere moduli abitativi &#8220;durevoli&#8221;. Si fa per dire, perché sono costati 2mila euro al metro quadrato, e li avete visti nel film della Guzzanti&#8230; Sembra impossibile, vero, che delle C.O.S.E. di plastica vengano quanto una casa di provincia&#8230; C.O.S.E., non C.A.S.E. Su Il Ciriaco, Marika Borrelli racconta che il sindaco de l&#8217;Aquila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le chiamano <strong>C.A.S.E.</strong> Dovrebbero essere moduli abitativi &#8220;durevoli&#8221;. Si fa per dire, perché sono costati 2mila euro al metro quadrato, e li avete visti nel film della Guzzanti&#8230; Sembra impossibile, vero, che delle C.O.S.E. di plastica vengano quanto una casa di provincia&#8230; C.O.S.E., non C.A.S.E.</p>
<p>Su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilciriaco.it/interventi/news/?news=4157" target="_blank">Il Ciriaco</a></span>, Marika Borrelli racconta che il sindaco de l&#8217;Aquila si sta ancora  <em>&#8220;dannando&#8230; a raccontare che <strong>ci aveva creduto pure lui</strong>, che pure lui aveva ringraziato il salvatore in elicottero, l’uomo della provvidenza che aveva organizzato lo show e allestito la giusta scenografia da film per le foto con George Clooney e Obama&#8221;</em>. E invece, e invece, dice Marika, come possiamo dire anche noi,<em> &#8220;gli aquilani sono stati cinicamente usati e gettati via</em>&#8230;<em> La realtà aquilana è stata trasformata in un reality&#8230; Spente le telecamere, il terremoto non fa più notizia (tranne per <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/27/allaquila-tutto-bene-parola-falsa-di-forum/100445/" target="_blank">l’oscena finzione a Forum</a></span>)&#8230; Spenti gli accecanti riflettori del circo massmediatico e asciugate la lacrime del dolore, gli aquilani si sono svegliati malamente da una sbornia da show-biz per ritrovarsi in un incubo senza scampo. Tutti ben incazzati, è vero, ma anche tutti resi impotenti da una morsa, fatta di regole, leggi, leggine, decreti, regolamenti, che ha bloccato l’avvio della ricostruzione. A ciò si aggiunge  l’ultima dolorosa beffa: il cosiddetto &#8220;processo breve&#8221; che impedisce di fatto di giudicare davanti ad un Tribunale i responsabili del crollo più atroce: quello della Casa dello Studente&#8221;</em>. <a href="http://www.bellaedannata.com/" target="_blank"></p>
<p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/18/c-o-s-e-di-c-a-s-a/105215/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></a></p>
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		<title>Ma cosa fanno le ragazzine?</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 14:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi sono le “teen” nate nel mondo digitale? Secondo una ricerca voluta da Microsoft e Dove e promossa dal sito QuantoTiVuoiBene, le cosiddette native digitali sono tecnologiche, sicure di sé, attente alla magrezza e al fisico in generale. Le risposte raccolte online dai circa 3200 questionari compilati dalle under 16 dicono che le ragazzine impiegano 10 minuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi sono le “teen” nate nel mondo digitale? Secondo una ricerca voluta da Microsoft e Dove e promossa dal sito <a href="http://quantotivuoibene.msn.it/" target="_blank">QuantoTiVuoiBene</a>, le cosiddette <strong>native digitali </strong>sono tecnologiche, sicure di sé, attente alla magrezza e al fisico in generale.</p>
<p>Le risposte raccolte online dai circa 3200 questionari compilati dalle under 16 dicono che le ragazzine impiegano 10 minuti soltanto la mattina per prepararsi, prestano attenzione al look, guardano se stesse e le amiche, il 70% delle 9-12 enni possiede un account email, il 25% è su <strong>Facebook </strong>e il 20% utilizza chat. Utilizzano internet per confrontarsi con il proprio network di contatti. E anche nel momento in cui sperimentano nuove tecnologie, non lo fanno per ampliare reti di amicizie virtuali. Semmai, per entrare in contatto, in modo diverso, con il proprio<strong> gruppo di riferimento</strong>. O per divertirsi guardando cose nuove. Oppure per fare i compiti.</p>
<p>Anche se poi, la maggior parte dei genitori non controlla mai cosa fanno con il computer, o quali siti vanno a visitare. Né i genitori danno regole alle pargole quando si tratta di limitare l’utilizzo dello strumento, come si farebbe con la televisione, tanto per intenderci. Solo il 10% delle intervistate crede di aver abusato della tecnologia in termini di tempo, e di <em><strong>addiction</strong></em>.</p>
<p>Dal punto di vista del &#8220;corpo&#8221;, invece, dalla ricerca si evince che se qualcuno fa loro un complimento, la metà risponde che ne è felice, perché sa che è vero e sincero. E poi, sconvolgente, tra i 9 e i 12 anni le <em>girl </em>stanno attente ad assaggiare il secondo pezzo di torta che può rovinar loro <strong>la linea</strong>. E mentre il 40 per cento delle giovanissime risponde di star davanti allo specchio solo quanto necessario (già, quanto è necessario?), un altro 45% si compiace della propria immagine riflessa. E la domanda non è <em>“specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame” </em>ma <em>“nessuna di noi odia gli specchi, <strong>ci piace specchiarci</strong>, anche più tempo del dovuto”</em>.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/01/ma-cosa-fanno-le-ragazzine/101519/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Verso la pubblicità rispettosa della donna</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 08:13:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama “Manifesto per l’utilizzo responsabile della figura femminile in pubblicità”, ed è l’Associazione Pari O Dispare, con la presidenza onoraria di Emma Bonino, che sta portando avanti il progetto. Proprio stamane, ore 11, a Milano presso la Fondazione Cariplo, abbiamo visto i primi frutti di un impegno partito lo scorso 19 gennaio al Senato e che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama “Manifesto per l’utilizzo responsabile della <strong>figura femminile in pubblicità</strong>”, ed è l’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pariodispare.org/" target="_blank">Associazione Pari O Dispare</a></span>, con la presidenza onoraria di Emma Bonino, che sta portando avanti il progetto.</p>
<p>Proprio stamane, ore 11, a Milano presso la Fondazione Cariplo, abbiamo visto i primi frutti di un impegno partito lo scorso 19 gennaio al Senato e che, nel tempo record di due mesi, ha raccolto le adesioni di parecchie corporation. Evidentemente, anche loro, sensibilizzate, convinte e partecipi di una rappresentazione femminile sempre più <strong>tragicomica</strong>, all’interno dei media, e nello specifico, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nonchiedercilaparola.com/index.php?option=com_zoo&amp;view=frontpage&amp;Itemid=27&amp;lang=it" target="_blank">in pubblicità</a></span>.</p>
<p>Di cosa tratta esattamente il manifesto? E&#8217; una carta articolata e specifica che si sottopone alle aziende per chiedere, fondamentalmente, di <strong>rispettare </strong>la figura femminile all’interno di cartellonistica, <em>claim</em>, pubblicità televisiva e comunicazione interna. In linea più generale, si chiede di aderire a un’idea di società in cui, per vendere prodotti, non sia necessario mostrare, anche quando le donne non c’entrano proprio nulla, i corpi e le curve e le facce ammiccanti.</p>
<p>L’obiettivo è di ottenere, nel corso del 2011, l’adesione delle migliori <strong>aziende </strong>che operano in Italia. Ce la faranno? Speriamo di sì! Di certo sappiamo quali sono le aziende che hanno già dato un consenso. Per esempio, quelle che parteciperanno all’incontro e le loro rappresentanti: Enza Goia di Agos Ducato, Filippo de Caterina di L’Oreal, Roberta Cocco di Microsoft Italia, Margherita Maccapani Missoni di Missoni, Bibiana Ferrari di Relight e Alessandra Perrazzelli, presidente di Valore D.</p>
<p>Il dibattito è stato moderato da <strong>Gad Lerner</strong>, ha aperto i lavori <strong>Cristina Molinari</strong>, presidente di Pari o Dispare, e ha tratto le conclusioni <strong>Emma Bonino</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Striscia è senza veline? Kate Moss ha la cellulite!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 15:13:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poco fa è arrivato, credo a parecchie giornaliste, questo comunicato stampa da parte della redazione di Striscia, che sembrava preannunciare l&#8217;eliminazione delle veline dal prossimo anno&#8230; Possibile? &#8220;Quest’ anno, dopo tre edizioni di Striscia la Notizia, le veline Costanza Caracciolo e Federica Nargi, come da tradizione, dovrebbero essere sostituite. Il Tg satirico di Canale 5 ha deciso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco fa è arrivato, credo a parecchie giornaliste, questo <strong>comunicato stampa</strong> da parte della redazione di <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12893" target="_blank">Striscia</a></span></em>, che sembrava preannunciare l&#8217;eliminazione delle veline dal prossimo anno&#8230; Possibile?<br />
<em><br />
&#8220;Quest’ anno, dopo tre edizioni di </em><strong>Striscia la Notizia</strong><em>, le veline Costanza Caracciolo e Federica Nargi, come da tradizione, dovrebbero essere sostituite. Il Tg satirico di Canale 5 ha deciso di rinunciare provocatoriamente al concorso estivo veline 2011 e propone un patto.<br />
</em><em><br />
A partire dalla prossima stagione </em>Striscia la Notizia<em> <strong>eliminerà le veline </strong>dal cast. In cambio chiede alla Rai di cancellare dal palinsesto la prossima edizione di </em><strong>Miss Italia</strong><em>, programma dove la donna per antonomasia è militarizzata, e al <strong>Gruppo Espresso</strong> di rinunciare alle sue due veline: il settimanale </em>D-La Repubblica delle donne <em>e il mensile</em><em> </em>Velvet<em>, dove la dignità delle donne è ridotta da sempre ad attaccapanni.<br />
</em><em><br />
Se entro settembre niente sarà cambiato, Striscia la Notizia, dopo aver dimostrato le proprie migliori intenzioni, si vedrà costretta a riconfermare le veline (Costanza e Federica) in carica quest’ anno. Ricordiamo che le veline di Striscia, additate come l’origine di tutti i mali, nascono soprattutto come <strong>parodia </strong>di </em>Espresso<em> e </em>Panorama <em>che hanno sempre utilizzato donne oggetto per le loro copertine&#8221;.<br />
</em><br />
E infatti, sembrava strano&#8230; A fronte dell&#8217;eliminazione di due ragazze in video si chiede l&#8217;eliminazione di due supplementi di <em>Repubblica</em>&#8230; <strong>Impossibile</strong>&#8230;</p>
<p>Però però, poi mi domando circa questo accanimento su <em>Repubblica</em>. Ho visto altri quotidiani, in questi giorni, far cose brutte brutte&#8230; Uno per tutti, <em><strong>Il Corriere della Sera</strong></em> su Kate Moss alle sfilate lo avete letto il titolo di pagina 27 di giovedì scorso? Quello che <em>Repubblica </em>definiva <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/11/parigi-con-la-sigaretta-alla-sfilata.html" target="_blank">Kate elegante provocazione</a></span></em> per <em>Il Corriere</em> invece era <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/marzo/10/Kate_appesantita_vernice_paillettes_Tutti_co_9_110310023.shtml" target="_blank">Kate (un po&#8217; appasantita), la vernice e le paillettes. Tutti i feticci di Vuitton</a></span></em>.</p>
<p>Dico, ma l&#8217;avete vista Kate Moss quanto è ancora magra? Ne parlavo con una collega che scrive di moda per <em>Il Sole 24 Ore</em>. <em>&#8220;Gli articoli li scrivono giusti. Poi per fare il titolo spettacolare&#8230; guardano alla cellulite della Moss&#8221;</em>. Ma <strong>che differenza c&#8217;è</strong>, a questo punto, tra veline e Kate Moss <em>&#8220;con la cellulite&#8221;</em>? Entrambe fanno imparanoiare noi ragazze circa il tema della perfezione. Solo che le prime sono formose. Kate invece &#8211; continua ad essere &#8211; supermagra.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Certi argomenti sonosolo per donne</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 16:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno di voi ha visto Il corpo delle donne 2 di Antonio Ricci (giovedì sera, Matrix)? L&#8217;articolo di Natalia Aspesi di oggi su Repubblica spiega di cosa si tratta. Sono certa: non tanto della risposta del mondo tv al documentario di Lorella Zanardo, quanto della risposta dell&#8217;inventore di Drive In ad un gruppo editoriale che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno di voi ha visto <strong><em>Il corpo delle donne 2</em> </strong>di Antonio Ricci (giovedì sera, <em>Matrix</em>)? <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/02/26/news/registi_fango-aspesi-12916522/" target="_blank">L&#8217;articolo di Natalia Aspesi</a></span> di oggi su <em>Repubblica</em> spiega di cosa si tratta. Sono certa: non tanto della risposta del mondo tv al documentario di Lorella Zanardo, quanto della risposta dell&#8217;inventore di <em>Drive In</em> ad un gruppo editoriale che, insieme a<em> Il Fatto Quotidiano</em>, sta davvero dando filo da torcere al premier, in questi giorni.</p>
<p>Cosa posso dire se non che ero lì in studio, che osservavo, e che mi sembrava tutto parecchio delirante, e che poi, alla fine, dopo aver visto susseguirsi gli scatti di ragazze anoressiche (il modello fashion) in contrapposizione alle ragazze prosperose del modello tv, anche a me, sotto sotto, è venuto da pensare: <strong>la tv è come la carta stampata e internet</strong>. In fin dei conti Facebook nasce da due ragazzini che mettevano a confronto volti di donne, e poi, ogni volta, sceglievano la più carina. Il &#8220;servizio&#8221; ebbe così successo che i server dell&#8217;università dove il sito di Facebook era collegato cadde. Scegliere la ragazzina più bella in foto piaceva, ai ragazzi.</p>
<p>E poi ho capito il perché del disagio. Perché in fondo, mentre <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/" target="_blank">Il corpo delle donne</a></span> è stato un documentario nato da una donna, che ha vissuto sulla propria pelle, credo, la difficoltà di un modello &#8211; se non sbagliato, diciamo esagerato -, il documentario di Ricci è stato fatto <strong>ideologicamente</strong>, da un uomo. Che sensibilità per queste cose non ne ha proprio, visto che è un uomo (peraltro selezionatore di veline).</p>
<p>E allora rieccomi un&#8217;altra volta a pensare che certi argomenti possono essere &#8220;toccati&#8221; <strong>solo dalle donne</strong>, perché gli uomoni non ci faranno fare progressi. Ci useranno per dire altre cose, per fare i comodi loro, per avere un ruolo in un momento specifico. Credo che per le donne, soprattutto su temi così delicati, possano parlare solo le donne. Per questo, peraltro, ero andata a <em>Matrix </em>insieme a Paola Concia e Ritanna Armeni: per presentare <a style="text-decoration: underline; font-style: italic;" href="http://www.nonchiedercilaparola.com/index.php?option=com_zoo&amp;view=frontpage&amp;Itemid=27&amp;lang=it" target="_blank">La Réclame</a>, web serie sulle pubblicità che fanno un uso inappropriato del corpo femminile. Nata da un gruppo di ragazze che ogni settimana se ne escono con una <em>Réclame </em>nuova, e a cui piaceva molto una canzone dei Baustelle&#8230; che ascoltate qui di seguito.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/26/certi-argomenti-sono-solo-per-donne/94161/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Confondi anche tuil sesso con l’amore?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 12:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capita alle volte di ascoltare una canzone su internet e scoprire che è molto, molto meglio, rispetto a quella che hai ascoltato a Sanremo. Per esempio, a me è accaduto con Patty Pravo, che nonostante il suo volto ormai imperscrutabile, è riuscita a farmi ricordare un po’ di adolescenza. E mi ha regalato un po’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capita alle volte di ascoltare una canzone su internet e scoprire che è molto, molto meglio, rispetto a quella che hai ascoltato a <strong>Sanremo</strong>. Per esempio, a me è accaduto con <strong>Patty Pravo</strong>, che nonostante il suo volto ormai imperscrutabile, è riuscita a farmi ricordare un po’ di adolescenza. E mi ha regalato un po’ di leggerezza in questi giorni di basso impero, in cui il sesso è diventato materia così cupa, pornografica, commerciale.</p>
<p>Patty ci dice, cantando in questo bellissimo duetto con <strong>Morgan</strong>, che è inevitabile che arrivi, dopo l’illusione dell’amore, la <strong>disillusione</strong>. Come se tutto finisse. Come se tutto l’universo di confidenza, coccole, amore, dovesse per forza avere un termine. Ci ho pensato bene. Sarà che credo ancora in Santa Cenerentola, ma non sono d’accordo. Ciononostante a Sanremo faccio il tifo per lei. E anche voi, qualunque cosa pensiate dell’amore, e di Patty, se la volete incontrare per chiederglielo, lei aspetta i milanesi alla libreria Fnac di Milano il 21 febbraio, mentre sarà a Roma, sempre alla Fnac più centrale, il 23.</p>
<p>Qui di seguito la canzone da ascoltare e il <strong>t</strong>esto che, scritto, sembra sempre meno bello della canzone cantata.  Invece è proprio bello.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/16/confondi-anche-tu-il-sesso-con-l%e2%80%99amore/92373/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><em><br />
Sarà il solito scocciatore della domenica, ma no, tu non ti muovere, che stai benissimo, su di me.<br />
</em><em>Venti minuti d’amore. E il sentire la televisione di questa economia. Mi vuoi o vuoi un altro caffè, dicevi non si può e poi sei qui da me.<br />
</em><em><br />
E un giorno il cielo si aprirà e mi racconterà che tu sei un’altra illusione, ma fino allora fammi vivere così, nell’incoscienza ormai di chi, </em><strong>confonde il vento con le rose</strong><em>.<br />
</em><em>Giura. O forse meglio di no. Sarà l’ennesima voglia di nuovo, di questa vita mia. Noi, tra un letto e un caffè, chissà domani se sarà possibile.<br />
</em><em><br />
E un giorno il cielo si aprirà e mi racconterà che tu sei la solita illusione, ma fino allora fammi vivere così, nell’incoscienza ormai di chi, </em><strong>confonde il sesso con l’amore.<br />
</strong><em>Senti, chi bussa alla porta…</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sedute sulla nostra fortuna</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 09:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giorno della manifestazione che i giornali stranieri hanno definito “la prima grande reunion degli intellettuali italiani contro Berlusconi” vorrei ricordare forse il momento più basso che la stampa italiana abbia raggiunto nell’ultimo ventennio. Un articolo di un editorialista italiano, molto importante, che lo scorso 19 gennaio, in prima pagina del Corriere della Sera (fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno della manifestazione che i giornali stranieri hanno definito “la prima grande reunion degli intellettuali italiani contro <strong>Berlusconi</strong>” vorrei ricordare forse il momento più basso che la stampa italiana abbia raggiunto nell’ultimo ventennio. <a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_gennaio_19/l-immagine-e-la-dignita-del-paese-piero-ostellino_0d03ff40-23b4-11e0-a3c4-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Un articolo </strong></span></a>di un editorialista italiano, molto importante, che lo scorso 19 gennaio, in prima pagina del <strong>Corriere della Sera</strong> (fosse un blog o un giornalista sconosciuto, sarebbe accaduto il finimondo) ha definito <strong>le donne</strong> – non solo italiane, non solo quelle di Berlusconi – persone <strong>“sedute sulla propria fortuna”</strong>.</p>
<p>Pensavo, che occorresse essere assunti in un giornale di Berlusconi ed aver dannatamente bisogno di quel lavoro per arrivare a scrivere “una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia – diciamo così – partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera. Avere trasformato in prostitute – dopo averne intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni – le ragazze che frequentavano casa Berlusconi, non è stata (solo) un’operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della <strong>dignità</strong> di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo”.</p>
<p>Pensavo, nella mia ingenuità, che gli intellettuali, quei “mostri sacri” che continuano ad occupare con il loro inchiostro le pagine dei principali giornali italiani nonostante siano in pensione e non abbiano bisogno di “portare a casa la pagnotta”, non avessero motivo di spingersi così in là nell’offesa del genere femminile.</p>
<p>Invece è successo. Io ricordo il 19 gennaio, oltre che la data in cui abbiamo presentato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/19/la-reclame-luso-distorto-del-corpo-delle-donne-negli-spot-a-partire-da-toscani/87236" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>“La Réclame” in Senato</strong></span></a> come il giorno più triste del Corriere della Sera. Per le giornaliste che scrivono su quel giornale e che non si sentono rappresentate da un editoriale così pesantemente sessista. Per le lettrici, affatto “sedute” sulla propria fortuna.</p>
<p>Il sito XXdonne.net ha fatto un esposto a <strong>Letizia Gonzales</strong>, presidente dell’Ordine dei giornalisti. Ottima idea. E con questo sottofondo di Elisa (<strong>cover di Sitting on the dock of the bay</strong>) possiamo leggere <a href="http://www.xxdonne.net/?p=309" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>l’esposto</strong></span></a>.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/05/sedute-sulla-nostra-fortuna/90361/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Ist es Tanz</title>
		<link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/ist-es-danz/88762/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 10:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Terza pagina]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella giornata della Memoria, un&#8217;immagine racconta più di mille parole la sensibilità di un&#8217;artista che Wim Wenders ha raccontato con poesia nel film che verrà presentato al prossimo Festival di Berlino. Per chi ha conosciuto il lavoro di Pina Bausch, un ulteriore momento per ricordare, e ricordando ricordarla. Per chi non la conoscesse ancora, spero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella giornata della Memoria, un&#8217;immagine racconta più di mille parole la sensibilità di un&#8217;artista che <strong>Wim Wenders </strong>ha raccontato con poesia nel film che verrà presentato al prossimo Festival di Berlino. Per chi ha conosciuto il lavoro di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pina_Bausch" target="_blank"><strong>Pina Bausch</strong></a></span>, un ulteriore momento per ricordare, e ricordando ricordarla. Per chi non la conoscesse ancora, spero di avervi fatto un regalo.</p>
<p>Ist es Tanz<br />
Questa (solo questa) è danza</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/27/ist-es-danz/88762/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Le vagine di Toscani</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 14:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È stato presentato ieri sera, alla stazione Leopoldo di Firenze in occasione di Pitti Uomo il calendario 2011 del Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale realizzato da Oliviero Toscani. Pietra di uno scandalo che ormai annoia, le immagini: 12 inquadrature del pube femminile, di diverse specie e colore, con pelo pubico in bella vista, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato presentato ieri sera, alla stazione Leopoldo di Firenze in occasione di Pitti Uomo il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pellealvegetale.it/it/tendenze_moda/calendario_2011-4.htm" target="_blank">calendario 2011 del  Consorzio Vera Pelle</a></span> </strong> Italiana Conciata al Vegetale realizzato  da <strong>Oliviero Toscani</strong>. Pietra di uno scandalo che ormai annoia,  le immagini: <strong>12 inquadrature del pube femminile</strong>, di diverse specie e colore, con pelo pubico in bella vista, una per ogni mese. Perché anche lì sotto si sa il mondo è variegato&#8230;</p>
<p><strong>Vera pelle</strong>, secondo il fotografo. Pezzi di corpi platealmente decontestualizzati. Come se non fossero persone. I manifesti con in primissimo piano l’organo femminile sarebbero già stati affissi a Firenze, scatenando le ire di molte donne e l’indignazione del Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna che ha segnalato all&#8217;Istituto dell&#8217;autodisciplina pubblicitaria (Iap) la pubblicità diffusa per la presentazione.</p>
<p>Il calendario verrà distribuito insieme al numero di gennaio della rivista &#8216;Rolling Stone&#8217;, che forse dopo un periodo buio avrà un’impennata di vendite. Geniale strategia, vero?</p>
<p>Nonostante il baccano, ho la sensazione che Toscani abbia tristemente  <strong>esaurito le cartucce</strong>… io stessa sono stata contattata dai suoi collaboratori per avere i numeri di telefono delle ragazzine intervistate per il mio libro <em>Appena ho 18 anni mi rifaccio. Storie di figli, genitori e plastiche</em>. Il Maestro, senza chiamare di persona, voleva fare un calendario di donne rifatte… e personalmente dopo due  anni di ricerca su un tema così delicato in cui ho creduto e credo molto, non ho regalato, né venduto i contatti di minorenni e relative famiglie per un progetto che puzzava già di speculazione.</p>
<p>Senza addentrarci in dibattiti sulla creatività artistica, viene da chiedersi dove sia finita, ormai, la necessità di usare la comunicazione per dire delle cose, e non per strumentalizzarle.</p>
<p>Personalmente, non ho proprio niente contro il nudo di donna, anzi. Ma c’è una differenza tra avvalersi di un bel corpo per comunicare qualcosa che induca a una riflessione e usare lo stesso corpo per fini commerciali. Questa si chiama mercificazione del corpo delle donne finalizzata ad aumentare la notorietà del marchio &#8211; self branding &#8211; di un fotografo&#8230; Ormai troppo smaliziato&#8230;</p>
<p><strong>È la  stessa mercificazione subita dalla modella anoressica e recentemente scomparsa Isabel Caro</strong>, già protagonista di una campagna firmata da Toscani e vittima dell’arte di manipolare il corpo, annullando l&#8217;individuo.</p>
<p>La vagina  può diventare una forma d&#8217;arte, quando per esempio il pube diviene mezzo per provocare  una riflessione di genere e un esempio è testimoniato con successo dai famosi &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_monologhi_della_vagina" target="_blank">Monologhi della Vagina</a></span>&#8220;.</p>
<p>Le  12 passere di Toscani sono un’altra storia. Ormai, una storia che solo lui sa cosa sia&#8230;</p>
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		<title>I ragazzini su Internetche smuovono il Paese</title>
		<link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/24/83617/83617/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 11:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Praticamente, stanno incollati al computer e tengono aperti in contemporanea Twitter, Facebook e forse, alle volte, quando proprio proprio, la sfortunata piattaforma MySpace. Questo fanno i ragazzini digitali, di fronte al computer, oltre che scambiarsi senza pagare canzoncine non gratuite tramite la chat di Msn. E sono loro, con le loro attività, i loro interessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Praticamente, stanno incollati al computer e tengono aperti in contemporanea Twitter, Facebook e forse, alle volte, quando proprio proprio, la sfortunata piattaforma MySpace. Questo fanno i <strong>ragazzini digitali</strong>, di fronte al computer, oltre che scambiarsi senza pagare canzoncine non gratuite tramite la chat di Msn. E sono loro, con le loro attività, i loro interessi e social network, a obbligare un Paese immobile, al movimento.</p>
<p>Questo è quanto si evince dall&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/nuovetec/20101223_00/" target="_blank">indagine Istat dedicata alle nuove tecnologie</a></span>. Che rivela non solo come la metà delle famiglie, ormai e per la prima volta, sia online. Ma che spiega come le famiglie dotate di banda larga fossero nel 2009 il 34,5% e oggi siano cresciute fino al 43,4%.<br />
Proprio così: stiamo crescendo. E l&#8217;indagine annuale di Istat mostra quanto il cambiamento sia coercito dalla giovin prole.<br />
I nuclei con almeno un minorenne sono infatti quelli più &#8220;avanti&#8221;: la maggior parte (l’81,8%) ha un computer, una connessione internet (74,7%) e la banda larga (il 63%). All’estremo opposto coloro che si informano solo con la tv e i mezzi tradizionali: anziani di 65 anni e più che continuano a non avere pc, a non legger blog, a subire il flusso d&#8217;informazione governato dalle vecchie tecnologie.</p>
<p>Le famiglie che non si connettono dichiarano nel 40,8% dei casi che non sono capaci di usare la rete. E il 23,2% si dichiarano non interessate a quanto internet può offrire. <strong>Gente che preferisce la tivù</strong>: molti &#8220;analfabeti funzionali&#8221; &#8211; cioè quelli che pur avendo avuto qualche anno di scuola hanno da tempo smesso di leggere e scrivere, tanto da non essere più in grado di &#8220;comprendere&#8221; il significato dei testi scritti &#8211; e anche parecchi pigri intelletti. Perché anche se sono ancora in molti &#8211; il Sud fa sì che ancora, l&#8217;Italia stia un passo indietro rispetto a molti Stati dell’Unione europea in quanto a possesso di Internet e alla qualità della connessione &#8211; connettersi è un gioco da ragazzi. Ed entrare in rete, finalmente, semplice.</p>
<p>Eppure il nostro Paese è al 20mo posto sia per Internet da casa (il tasso di penetrazione tra le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni del 59% rispetto alla media europea del 70%) sia per l’accesso tramite <strong>banda larga</strong> (la penetrazione è al 49% rispetto alla media europea del 61%).</p>
<p>Misteri della fede. Le nuove generazioni ci spingono ad essere non solo più complessi, ma più diverititi &#8211; di pari passo a Internet, le playstation e le wii &#8211; e più interlacciati con la nostra comunità di rifertimento. Ci fanno spendere di più &#8211; alla faccia del wi fi libero &#8211; ma ci spingono anche ad essere migliori. E se la verità ci fa male (lo sai), chi è più grande, più sicuro, lo sa.</p>
<p>I media più &#8220;lenti&#8221; e meno partecipati zavorrano lo slancio verso il digitale, e anche verso un nuovo modo di concepire la vita. Verso un sapere più light, forse meno autorevole ma certamente più semplificato. Sono generazioni digitali e &#8220;parmari&#8221;, senza pesi sulle spalle ma con mille possibilità di conoscere <strong>a portata di indice</strong>. Una nuova classe di teenager senza letture oceaniche, senza poesie imparate a memoria e lezioni impartite dall&#8217;alto. Con una spinta propulsiva al consumo, però, tale da condizionare le sorti di famiglie non necessariamente ricche. Ma alla ricerca di un futuro per chi un futuro ancora non sa, se ce l&#8217;ha.</p>
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		<title>Calendar Girl</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 16:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa hanno in comune un filosofa italiana, una tedesca di origine turca che fa l&#8217;avvocato, una top manager svedese, una coltivatrice finlandese, un&#8217;eurofunzionaria spagnola e una maltese con distrofia muscolare? Sono le donne presenti nell&#8217;edizione 2011 del calendario «Donne che ispirano l&#8217;Europa», realizzato dall&#8217;Istituto europeo per l&#8217;uguaglianza di genere (Eige). Il calendario è un&#8217;iniziativa nata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/07/calendar-girl/80692/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Cosa hanno in comune un filosofa italiana, una tedesca di origine turca che fa l&#8217;avvocato, una top manager svedese, una coltivatrice finlandese, un&#8217;eurofunzionaria spagnola e una maltese con distrofia muscolare? Sono le donne presenti nell&#8217;edizione 2011 del <strong>calendario «Donne che ispirano l&#8217;Europa»</strong>, realizzato dall&#8217;Istituto europeo per l&#8217;uguaglianza di genere (<strong>Eige</strong>). Il calendario è un&#8217;iniziativa nata quest&#8217;anno in seno all&#8217;Eige per coronare non solo l&#8217;8 marzo, giornata della donna, ma <strong>per celebrare anche la forza, le determinazione e il coraggio di dodici donne </strong>di diversa età ed estrazione, di paesi e culture diversi, di professioni disparate, e che hanno contribuito a costruire una società più giusta per le donne grazie alle loro parole e azioni.</p>
<p>Le donne ritratte vengono da Svezia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Portogallo, Polonia, Bulgaria, Romania, Finlandia e Malta. Tra di loro troviamo <strong>l&#8217;unico primo ministro donna del Portogallo </strong>(anche se solo per sei mesi) e la detentrice britannica del record mondiale di triathlon, una funzionaria europea di altissimo livello e un&#8217;imprenditrice svedese. Sono tutte <strong>modelli di riferimento nel loro paese</strong> e anche al di fuori, e tramite le loro esperienze l&#8217;Eige vuole anche cercare di tracciare la strada futura delle pari opportunità e dell&#8217;uguaglianza di genere.</p>
<p>Secondo quanto emerso nel corso dei seminari che hanno preceduto la presentazione del calendario alla stampa, si è concordato che <strong>è fondamentale il coinvolgimento dell&#8217;intera società,</strong> uomini compresi, per infrangere le barriere alla piena realizzazione del potenziale femminile. L&#8217;introduzione di forme &#8220;soft&#8221; di quote rosa è vista come uno dei mezzi per raggiungere questo fine, anche se non vengono ritenute una panacea. Fondamentale è invece il coinvolgimento delle generazioni più giovani, e la loro educazione all&#8217;uguaglianza. <strong><em>&#8220;</em></strong><strong><em>Trattare i figli maschi e le figlie femmine alla pari è già un buon inizio&#8221;</em> </strong>ha commentato la decana delle dodici donne, la finlandese Valli Maria Jämsä.</p>
<p>L&#8217;Eige sta già pensando all&#8217;<strong>edizione 2012</strong> del calendario «Donne che ispirano l&#8217;Europa»: le candidature sono state aperte il primo dicembre e lo rimarranno fino al 31 maggio 2011. Per proporsi o proporre qualche donna che sappia ispirare, è sufficiente recarsi alla pagina dedicata sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.eige.europa.eu/women-inspiring-europe" target="_blank">sito dell&#8217;Eige</a></span>, dove si potranno ricevere tutte le informazioni necessarie. E come ha suggerito scherzosamente <strong>Cristina Gallach</strong>, ex-portavoce del Segretario generale della Nato e dell&#8217;Ue, Javier Solana, <em>&#8220;viste tutte le donne meritevoli che ci sono, si dovrebbe pensare a un calendario di 365 pagine&#8221;</em>.</p>
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		<title>Hey Girl, Hey Boy</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 16:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Lory Del Santo]]></category>
		<category><![CDATA[Milly Bonanno]]></category>
		<category><![CDATA[seduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Hey girl, con tutti i casini che hai, con tutto lo stress del Natale alle porte. Hey girl della realtà, che ti scapicolli 20 ore su 24. Hey girl chic ed elegante, che vuoi sapere come comportarti con l’uomo che vuoi conquistare. Hey girl che in trenta o quarant&#8217;anni non hai ancora imparato come ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=VRUsdQ-rNVk&amp;feature=related" target="_blank"><strong>Hey girl</strong></a></span>, con tutti i casini che hai, con tutto lo stress del Natale alle porte. Hey girl della realtà, che ti scapicolli 20 ore su 24. Hey girl chic ed elegante, che vuoi sapere come comportarti con l’uomo che vuoi conquistare. Hey girl che in trenta o quarant&#8217;anni non hai ancora imparato come ci si comporta con l’altro sesso. Hey girl che guardi il canale Lei Tv, nel cui organigramma non compare nemmeno una donna. Hey girl, zitta, siediti un attimo davanti alla tv, e finalmente impara!</p>
<p>L’appuntamento è con la maestra di eleganza <strong>Lory Del Santo</strong>. Volto gonfiato dalle cosiddette punturine, labbra a canotto, forte trucco, sigla che presenta il ritorno inedito della “farfallina”. Ovvero il simbolo che tante volte è comparso all’interno dei regali di finta o vera gioielleria del premier. Alle sue giovani ospiti di palazzo.</p>
<p>Hey girl, tu pensi di sapere come comportarti nella vita, con gli uomini? Sbagliato! Tu che, nonostante gli studi non hai capito come gira il mondo, ascolta le perle di saggezza di Lory Del Santo, maestra di buongusto e di seduzione, e fanne tesoro!</p>
<p>Hey girl, vuoi, finalmente, “che cos’è l’eleganza?” Ascolta <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ak-e9ZPTA2A&amp;feature=channel" target="_blank"><strong>qui</strong></a></span>. “<em>Quando un uomo ti invita al cinema, fai scegliere il film a lui. Se però lui dubita tu devi essere pronta a suggerire</em>”. E poi. “<em>Se un uomo ti invita al ristorante, scegli il posto dove sederti: dove la luce è più a tuo favore. Se un uomo, quando sali in macchina, ti apre la portiera, tu sorridi, e sii contenta, ma se non lo fa, non farlo notare</em>”.</p>
<p>Hey girl. Ti domandi se “<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=eOOgTVWqcVw&amp;feature=channel" target="_blank">Tacco sì o tacco no?</a></span>”</strong> Segui Lory anche su internet: “<em>Io penso che una donna nella vita non deve solo vivere, deve anche avere degli obiettivi. Se l’obiettivo è conquistarsi un uomo, deve adeguarsi un po’ a questa idea. Se lei è arrivata con gli anfibi, giustamente dovrebbe provare con il tacco. Giustamente un uomo è molto attratto da questa storia del tacco, ve lo garantisco, è un momento di seduzione molto importante, che scatena una fantasia immensa, quindi perché non dare soddisfazione a qualcuno, se cerca qualcosa?&#8221;</em></p>
<p>Hey girl. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=GdpKtQlAz3o&amp;feature=related" target="_blank"><strong>Lo ami ma non sai come dirglielo?</strong></a></span> “<em>Io a volte quando voglio essere dolce magari… ecco, scrivo una poesia. Come questa. Adoro ascoltarti, adoro immaginarti, vorrei averti. Sei l’involucro di ciò che può portare quell’estasi mentale che solo il sentimento può dare</em>”. Poema sublime… quasi come quelli di Bondi…</p>
<p>Ma girl, non ne hai abbastanza e <strong>vuoi imparare come dimagrire senza dieta?</strong></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/22/hey-girl-hey-boy/78178/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Ecco qui pronta la ricetta di Lory: <strong>basta non mangiare! </strong>“<em>Ci sono mille soluzione per tenersi in forma. La più spicciola e veloce è quella di pensare a questo: quando si mangia il cibo attraversa la nostra gola, il piacere provocato dal cibo è davvero limitato, confrontato con il dolore che impieghiamo per smaltirlo. Allora dico: vale la pena per pochi secondi, rovinare la propria esistenza? Allora dico: immaginate comunque di provare piacere mentale per pochi secondi, e sostituendo il fatto, si è soddisfatti in ogni caso</em>”.<br />
Ecco. Credo di poter esprimere un bel no comment.</p>
<p>Durante un convegno tenutosi lo scorso 18 novembre a Roma presso La Sapienza, Milly Bonanno ha annunciato il lancio di <strong>Gemma, Gender e Media Matter</strong>, <strong>Osservatorio </strong>che vuole tenere un occhio critico su tutta la produzione televisiva italiana, dai telefilm ai reality, dall’informazione all’intrattenimento, dai programmi musicali alla pubblicità.</p>
<p>Monia Azzalini, dell<strong>&#8216;</strong>Osservatorio di Pavia, ha a sua volta annunciato la nascita dell’<strong>Osservatorio europeo sulle rappresentazioni di genere</strong>: progetto di un monitoraggio permanente in seno all’Osservatorio di Pavia.</p>
<p>Chissà se qualcuno di questi osservatori la sta guardando, Lory. Perché tu, girl, se appena ci credi un po’ alle cose che dice, rischia che impari a ragionare al contrario.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wedding Dance</title>
		<link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/wedding-dance/75233/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 08:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia estetica]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[wedding surgery]]></category>

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		<description><![CDATA[Come dovremmo essere nel fatidico giorno? Naturalmente belli, come gli sposini Jill e Kevin, due sconosciuti del Minnesota che sono improvvisamente diventati famosi grazie al video del loro matrimonio, dove accompagnati da testimoni e invitati, ballano una marcia nuziale fuori dagli schemi… …tanto da creare un vero cult. Oppure artificialmente belli? Come nei comunicati stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Come dovremmo essere nel fatidico giorno? Naturalmente belli, come gli sposini Jill e Kevin, due sconosciuti del Minnesota che sono improvvisamente diventati famosi grazie al video del loro matrimonio, dove accompagnati da testimoni e invitati, ballano una marcia nuziale fuori dagli schemi…</div>
<p>…tanto da creare un vero <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.jkweddingdance.com/" target="_blank">cult</a></span>.</p>
<p></strong><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/wedding-dance/75233/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p><strong></strong></p>
<p>Oppure artificialmente belli? Come nei comunicati stampa che capita di ricevere, dove il matrimonio è raccontato &#8211; e sfruttato &#8211; unicamente come appuntamento commerciale? Ebbene sì. Si spende tanto per il vestito e per la creazione dell’evento e si spende ancora di più, sperano i cosiddetti &#8220;sellers&#8221;, in chirurgia plastica. Pensate che nell&#8217;ambito della scorsa Fiera Sposa 2011, conclusasi il 1° novembre 2010 alla Fiera di Roma, per la prima volta il <strong>CICE, il Centro Italiano di Chirurgia Estetica</strong> ha comprato uno stand accanto a quelli di abiti, fedi nuziali, catering, addobbi, trucco e  acconciature.  Si sono addirittura avventurati nello sconto, con saldi del 15% su tutti gli interventi, sia per lei che per lui.</p>
<p>La notizia ha fatto strabuzzare gli occhi anche alla direttora di <em>Vogue</em> Franca Sozzani che in uno dei suoi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.vogue.it/magazine/blog-del-direttore/2010/11/1-novembre" target="_blank"><strong>editoriali online</strong></a></span> ha denunciato  lo slogan &#8220;Mi sposo quindi mi rifaccio&#8221;, sentenziando: &#8220;<em>Se lui ha deciso di sposarti sarà pure che qualcosa di te gli è piaciuto, e viceversa. Che sorpresa è arrivare all&#8217;altare con un naso nuovo o i seni più grossi? Sembra una cosa assurda</em>&#8220;.</p>
<p>In America il fenomeno esiste. Lo chiamano &#8220;wedding surgery&#8221;. E leggendo il comunicato si scopre che prima di arrivare all’altare, non solo i futuri sposi bussano sempre più spesso alla porta del chirurgo estetico per ringiovanire, modellare, aumentare o ridurre, a colpi di bisturi, varie parti del corpo. Spesso la sposa è accompagnata da tutta la famiglia, in particolare dalla madre e dalla futura suocera. <strong>Non solo. E’ in forte aumento anche il numero degli sposi che decidono di aprire la lista nozze dal chirurgo estetico</strong>. Che tragedia! Le operazioni più richieste sono: la mastoplastica additiva, ovvero aumentare la taglia del seno, la liposuzione per il rimodellamento fisico di fianchi, glutei e giro-vita, interventi alle labbra per ingrandirle e al naso per rimpicciolirlo.</p>
<p>D’altronde, sul &#8216;<em>Journal of Evolutionary Biology</em>&#8216; Robert Brooks dell&#8217;University of New South Wales dice che non andiamo bene così come siamo. Il segreto della bellezza femminile: essere giovani, alte, con braccia lunghe, affusolate e vita sottile. Questo il mix vincente per avere  successo economico. Vi lascio, questa settimana, con l’esatto opposto del cosiddetto canone, guardate <a href="http://gizmodo.com/5676610/you-wont-see-these-photoshops-in-any-fashion-magazine" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.</p>
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		<title>(I am, You are a) Superwoman!</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 18:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una società dal nome Randstad, che opera all&#8217;interno delle Risorse Umane, ha prodotto una delle solite tristi indagini dal titolo &#8220;Gestire il talento femminile per esprimere il potenziale dell’Impresa”. Nessuna notivà di rilievo, direi. Se non che, intervistando 850 manager &#8220;uomini&#8221; sullo scenario lavorativo al femminile in Italia, il risultato è il seguente: le donne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una società dal nome Randstad, che opera all&#8217;interno delle Risorse Umane, ha prodotto una delle solite tristi indagini dal titolo &#8220;Gestire il talento femminile per esprimere il potenziale dell’Impresa”. Nessuna notivà di rilievo, direi. Se non che, intervistando 850 manager &#8220;uomini&#8221; sullo scenario lavorativo al femminile in Italia, il risultato è il seguente: <strong>le donne sul lavoro portano attenzione, creatività e pianificazione, ma in Italia il loro talento è poco valorizzato</strong>.</p>
<div>Lo sapevamo. E tuttavia, l&#8217;indagine ha cercato di andare oltre, sondando i motivi degli ostacoli alla carriera al femminile. Ostacolo <strong>numero uno</strong>: le donne fuggono dalle opportunitá perchè mancano le reti sociali e le relazioni che facilitino la coesistenza di carriera e famiglia. Ostacolo<strong> numero due</strong>: il differenziale salariale di genere (uomo-donna) è superiore al 15%, con ovvi impatti sulla motivazione &#8211; e demotivazione -. Il gap massimo è in età comprese tra i 35 e i 45 anni. Ostacolo <strong>numero tre</strong>: in Italia solo il 12% delle professioniste frequenta percorsi di crescita e sviluppo delle competenze. A questo galvanizzante quadro  si aggiunge la <strong>constatazione dell’Isfol </strong>(Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori): lo stipendio delle donne è inferiore a quello degli uomini del 7% con punte del 23%.</div>
<div>Avverte l’Isfol,<strong> “discriminare le donne riduce la competitivitá del Paese”</strong>. E io, vi racconterò di più. In un seminario di questa settimana, la dottoressa Luisa Rosti, professore straordinario di Economia del Lavoro e di Economia di Genere presso l&#8217;Università di Pavia, ha dimostrato SCIENTIFICAMENTE che se un&#8217;azienda è guidata da una donna di talento, ha maggiori possibilità di successo. Direte voi: impossibile. E invece è proprio così.</div>
<div>Intanto che i maschietti pensano al da farsi e ci sbarrano la strada, noi, sappiatelo, continueremo ad allungarci come elastici (come fa <a href="http://www.nonsolomamma.com/post/10657951" target="_blank"><strong>lei</strong></a>, vi consiglio il suo nuovo libro, edito da Tea, che mi sono divorata come il primo) per arrivare dappertutto, cantando a squarciagola<strong> Superwoman di Alicia Keys.</strong></div>
<div><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/i-am-you-are-a-superwoman/74116/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></div>
<div style="text-align: justify;">(mantra testato e consigliato) che ci ricorda: perché io sono una superdonna sì, lo sono sì, lo è, anche quando sono nei casini metto sempre una maglia con una S sul mio petto oh sì, sono una superdonna (…) tutte le mie donne, tutte le mie donne che sono qui sedute a cercare di tornare a casa prima del sole e tutte le mie sorelle che arrivano assieme ho detto che lo farò sì, posso farlo (…) quando sto per crollare e nessuno riesce a trovarmi e comincio ad indebolirmi perché nessuno sa come sono fatta al di sotto di questi vestiti, ma io posso volare, noi possiamo volare.</div>
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		<title>It’s not fair, babe!</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Sivieri Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche volta, capita, che le tesi di laurea vengano lette molto attentamente e con grande successo. Soprattutto se ci mette lo zampino la potenza della Rete e diciamo, qualche ingrediente “pepato” . E’ capitato proprio ultimamente negli Usa alla studentessa Karen Owen, laureata alla Duke University, in Carolina del Nord e autrice di una tesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche volta, capita, che le tesi di laurea vengano lette molto attentamente e con grande successo. Soprattutto se ci mette lo zampino la potenza della Rete e diciamo, qualche ingrediente “pepato” . E’ capitato proprio ultimamente negli Usa alla studentessa <strong>Karen Owen</strong>, laureata alla Duke University, in Carolina del Nord e autrice di una tesi, benché “falsa” , dal titolo: “<em>An education beyond the classroom: excelling in the realm of  horizontal academics</em>” (Educazione oltre l&#8217;aula: eccellere in senso orizzontale nell&#8217;ambito accademico). Argomento di approfondimento, udite udite, gli incontri sessuali della stessa Karen con i 13 ragazzi con cui ha fatto sesso durante il tempo passato nell’ateneo. Tema diligentemente svolto dalla ragazza con una presentazione in Power Point accessoriata di grafici e attente valutazioni, che hanno fatto il giro del web, dopo che Karen ha “inavvertitamente” condiviso via email il suo lavoro hot con un paio di amiche, che hanno talmente apprezzato, da divulgare il “verbo” .</p>
<p>La rinominata «Fuck List» di 42 pagine è arrivata sul sito femminile <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://jezebel.com/5652114/college-girls-power-point-fuck-list-goes- viral-gallery" target="_blank">Jezebel</a></span></strong> e il resto lo ha fatto il passaparola virale. Oggetto di tanto vivace chiacchiericcio: bollori passati in rassegna slide dopo slide, con taglio scientifico, eufemismi vari, e foto, nomi e caratteristiche fisiche dei partner, oltre ai dettagli degli incontri e valutazioni finali secondo parametri di giudizio quali l&#8217;attraenza fisica; le misure del pene (definito col gergo «hardware»); il talento a letto; l&#8217;aggressività (intesa come maschilismo); la capacità di intrattenimento; l&#8217;atleticità. Postilla a posteriori, che risponde alla nota categoria “ lacrime di coccodrillo”, Karen si è pentita, dichiarando alla stampa: &#8220;<em>Non farei mai del male volontariamente alle persone che sono nominate in quel testo</em>&#8220;.</p>
<p>Del resto non sei l’unica, cara Karen, ad emettere <strong>giudizi sulle performance maschili</strong>: sentite un po’ cosa cantava nel 2009, nel singolo “Not Fair”, la moretta inglese Lily Allen:</p>
<p><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/d1R356wMv4Y?rel=0" frameborder="0"></iframe></p>
<p>“<em>Oh, mi tratta con rispetto, dice sempre di amarmi, mi chiama 15 volte al giorno vuole assicurarsi che io stia bene, sai, non ho mai trovato un uomo che mi faccia sentire così sicura, non è come tutti gli altri ragazzi (…)<br />
c’ è solo una cosa che non va bene quando andiamo a letto, non sei molto bravo, è un peccato guardo nei tuoi occhi (…) e tutto svanisce (&#8230;) Non è giusto, ma penso che tu ci provi (…) Oh tu fai attenzione, ma non mi fai mai gridare, non mi fai mai gridare (&#8230;) Oh non è giusto e davvero non è ok…</em>”</p>
<p>Eh sì, cari uomini, la nuova tendenza pare questa: se non ci fate fare i numeri, li diamo noi! Carini , gentili, spiritosi e tutto quanto, ma se alla prova X, non siete sul pezzo, <strong>lei non perdona e ve lo fa notare</strong>, addirittura in modo plateale con sfottò incluso.</p>
<p>Insomma, le nostre nonne forse lo pensavano, ma subivano in silenzio. Queste donzelle degli anni 2000 non le mandano a dire. Io stessa, in un viaggio di ritorno dalla Turchia, mi sono ritrovata a mettere i voti, da uno a 10, sulla <strong>lista degli ex fidanzati</strong>. Con le amiche al mio fianco, che un po&#8217; guardavano divertite, un po&#8217; si guardavano tra loro e si dicevano: ma questa qui è proprio matta, guarda che cosa ci tocca fare adesso&#8230;<br />
Ad un certo punto, ho anche pensato di aver sbagliato, ho avuto paura del loro giudizio. Brave ragazze (<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://marinapaz.splinder.com/" target="_blank">per esempio come lei?</a></span></strong>). E tuttavia, in fondo, non mi sono pentita di averle coinvolte nel gioco. Sono certa che quando ci ripenseranno, sorrideranno. Parecchio.</p>
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