<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Casa della Poesia</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/cpoesia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La poesia si incontra a Sarajevo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/26/la-poesia-si-incontra-a-sarajevo/160062/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/26/la-poesia-si-incontra-a-sarajevo/160062/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Sep 2011 12:02:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Agneta Falk]]></category> <category><![CDATA[Carmen Yanez]]></category> <category><![CDATA[Devorah Major]]></category> <category><![CDATA[Erri de Luca]]></category> <category><![CDATA[festival]]></category> <category><![CDATA[Izet Sarajlić]]></category> <category><![CDATA[Josip Osti]]></category> <category><![CDATA[Marko Veśović]]></category> <category><![CDATA[poesia]]></category> <category><![CDATA[Sarajevo]]></category> <category><![CDATA[Tony Harrison]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160062</guid> <description><![CDATA[Finita la stagione del turismo vacanziero è tempo di registrare un solido esodo di fine settimana con un’etichetta sorprendente e consolante: “culturale”. E l’aggettivo non sembri stonato. È quello più appropriato per indicare un piccolo ma consistente nucleo targato Italia che aggira non pochi ostacoli e si muove a tenaglia – a nord da Trieste...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/cimitero-del-leone.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-160098" title="cimitero del leone" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/cimitero-del-leone-300x135.jpg?47e3a5" alt="Poeti e viaggiatori sulla tomba del poeta Izet Sarajlic, al Cimitero del Leone di Sarajevo" width="300" height="135" /></a>Finita la stagione del turismo vacanziero è tempo di registrare un solido esodo di fine settimana con un’etichetta sorprendente e consolante: “culturale”. E l’aggettivo non sembri stonato. È quello più appropriato per indicare un piccolo ma consistente nucleo targato Italia che aggira non pochi ostacoli e si muove a tenaglia – a nord da Trieste e a sud da Salerno – alla volta di una meta sospirata: il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/eventi/festival/sarajevo-2011-incontri-internazionali-di-poesia-sarajevo/presentazione" target="_blank">X Festival internazionale della poesia di Sarajevo</a></span></strong> intitolato  a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/sarajlic-izet/biografia" target="_blank"><strong>Izet Sarajlić</strong></a></span>. Non ci sono, questo è naturale, i numeri del cinema, con star e acclamanti <em>red carpet</em>; non ci sono quelli delle rockstar di turno, ma altre e indimenticabili voci richiamano come sirene nella capitale bosniaca un sempre crescente numero di persone. Nella terra dei torpedoni per Medijugorje, ne sono arrivati quest’anno tre o quattro per l’edizione 2011 del Festival.</p><p>La magia di questo fenomeno si è concretizzata nella prima serata, quando si sono via via alternati sul palco numi locali come<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/vesovic-marko/biografia" target="_blank">Marko Veśović</a></span></strong> e gli idiomi anglofoni così distanti eppure così vicini di <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/harrison-tony/biografia" target="_blank">Tony Harrison</a></strong></span>, pacato cantore dell’uomo perduto. Accanto a loro, gli accenti più scoppiettanti di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/major-devorah/biografia" target="_blank">Devorah Major</a></span></strong> e <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/falk-agneta/biografia" target="_blank">Agneta Falk</a></strong></span>, forti e dolci sirene della poesia pronte a combattere a suon di versi le battaglie della pace e dell’autodeterminazione. E se <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/yanez-carmen/biografia" target="_blank">Carmen Yanez</a></span></strong> lascia un pubblico attonito con struggenti versi d’amore per la sua terra, il Cile, nel tormentato ricordo dei <em>desaparecidos </em>e della dittatura, la prima serata si conclude al suono fermo ma ironico della voce di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/osti-josip/biografia" target="_blank"><strong>Josip Osti</strong></a></span>, sloveno d’adozione ma ancora fermamente convinto come il suo maestro Sarajlić che <em>“anche i versi sono contenti quando la gente si incontra”</em>.</p><p>Molti gli amici che, per diversi motivi, non hanno potuto partecipare direttamente al festival. Tra loro il nostro caro <strong>Erri De Luca</strong> in questo videomessaggio.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/2i_-0yG-9S4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em><br /> Nella foto, poeti e viaggiatori sulla tomba del poeta Izet Sarajlic, al Cimitero del Leone di Sarajevo. Per ingrandire <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/cimitero-del-leone.jpg?47e3a5" target="_blank">clicca qui</a></span></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/26/la-poesia-si-incontra-a-sarajevo/160062/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Jack Hirschman, poeta delle Twin Towers</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/jack-hirschman-e-larcano-delle-twin-towers/156767/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/jack-hirschman-e-larcano-delle-twin-towers/156767/#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Sep 2011 08:12:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[11 settembre]]></category> <category><![CDATA[Jack Hirschman]]></category> <category><![CDATA[L'Arcano delle Twin Towers]]></category> <category><![CDATA[poesia]]></category> <category><![CDATA[torri gemelle]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=156767</guid> <description><![CDATA[In occasione del decennale dell&#8217;11 settembre, mettiamo online una bella lettura di una delle più importanti poesie di Jack Hirschman, The Twin Towers Arcane (L&#8217;Arcano delle Torri Genelle), scritta dal grande poeta statunitense in occasione di quella tragedia. La registrazione è stata effettuata nel corso della manifestazione curata da Casa della poesia, &#8220;La poesia resistente!&#8221; Napolipoesia....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/jack-hirschman-4.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-156768" title="Jack Hirschman" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/jack-hirschman-4-300x225.jpg?47e3a5" alt="Il poeta newyorchese Jack Hirschman" width="300" height="225" /></a>In occasione del decennale dell&#8217;<strong>11 settembre</strong>, mettiamo online una bella lettura di una delle più importanti poesie di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/hirschman-jack/biografia" target="_blank">Jack Hirschman</a></span></strong>, <em>The Twin Towers Arcane</em> (L&#8217;Arcano delle Torri Genelle), scritta dal grande poeta statunitense in occasione di quella tragedia.</p><p>La registrazione è stata effettuata nel corso della manifestazione curata da Casa della poesia, &#8220;La poesia resistente!&#8221; Napolipoesia. Incontri internazionali&#8221;, nel luglio del 2010, all&#8217;ex Asilo Filangieri, sede del Forum Universale delle Culture di Napoli, nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Viaggio di ritorno&#8221;.<br /> Al pianoforte, Gaspare Di Lieto.<br /> La traduzione della poesia (e in generale delle opere di Hirschman) è di Raffaella Marzano.<br /> Le riprese e il montaggio di Luca Granato.</p><p><em>&#8220;Gli </em>Arcani <em>rappresentano, nella vasta produzione poetica di Jack Hirschman, un tassello importante e straordinario, la punta più avanzata della sua ricerca. Si tratta di lunghi componimenti nei quali la sua scrittura si esalta e si libera, nei quali confluiscono i suoi saperi, le sue sensibilità, le sue ossessioni e i suoi amori; essi fondono <strong>l&#8217;impegno politico e i temi sociali</strong>, sempre presenti nella sua poesia, con gli strumenti letterari acquisiti negli anni; essi miscelano sapientemente la vita di strada con la storia, gli incontri reali o immaginari con la solennità del sacro, l&#8217;eros sempre presente nei suoi versi con l&#8217;ossessione dell&#8217;olocausto e degli orrori del fascismo vecchio e nuovo.&#8221;</em></p><p>Buona visione!</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/f-gMFUKCFWw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>1.</p><p>Such mourning as we<br /> might wake from<br /> (having been woken from by such a light)<br /> to see the light<br /> at last:<br /> that we are now<br /> no more<br /> nor less<br /> but have been more than others<br /> a violent land<br /> in our money markets<br /> in our law ‘n’ orders<br /> in our daily Dailies<br /> in our beds<br /> a violent life<br /> pretending to an impenetrable innocence<br /> and power symbolized<br /> by those giant<br /> Twins.<br /> Their destruction:<br /> Hitler’s dream, dreamed before<br /> they even were built,<br /> before his suicide<br /> began to fight on the side<br /> of religious fanaticism.<br /> And we<br /> who had inherited so much<br /> of his violence and anti-communism,<br /> we who’ve even ultimately<br /> financed the attack<br /> on our pretended innocence<br /> &#8212;we so at home<br /> with fascism (denied, of course)<br /> with brutality (foresworn, of course)<br /> with liberty sentimentalized<br /> from a core of destructive emptiness,<br /> hopelessness,<br /> cynicism at bottom,<br /> children of a star-spangled<br /> nihilism (of course denied and foresworn)<br /> “from California<br /> to the New York island”<br /> brothers and sisters,<br /> my own<br /> so sadly struck,<br /> so deeply struck.</p><p>2.</p><p>The Israeli says: “Now they know”<br /> who himself has been infested<br /> with genes<br /> from the 12 year<br /> long syringe of unforgettable evil.<br /> Presumably it’s we who now know<br /> what it means to be totally detested<br /> to the point of apocalypse.<br /> And it’s a fascist defense against<br /> a fascist attack that the world<br /> is preparing, for there’s nothing<br /> but that nothingness<br /> of a scorpion planet eating<br /> its own tail;<br /> and it’s the awareness of that truth<br /> that doubles the mourning<br /> and profounds the fear<br /> of the loss of the innocence<br /> that was a lie in the first place.<br /> This time we’re really trapped<br /> by truth and it grieves us<br /> who’ve been so comfortable<br /> in the liberty of the lie.<br /> This time the total mobilization<br /> of war consciousness says:<br /> even if pacifism grows,<br /> even if it prevents responsive attacks,<br /> even if non-violence triumphs,<br /> the future will be<br /> like a black man who,<br /> or like eroticism which,<br /> while no longer lynched or censored,<br /> will nevertheless never<br /> feel altogether at home<br /> in worldly life.<br /> The rule of nothingness<br /> is complete now.<br /> God murdered on one hand.<br /> God suicided on the other.<br /> The triumph of fascism.<br /> We’re ordered to live out<br /> our non-violent lives<br /> buying and selling<br /> and praying to violence<br /> despite ourselves<br /> because there’s nothing else,<br /> nothing’s changed,<br /> it’s only standing more revealed.</p><p>3.</p><p>Celia,<br /> I know you ran toward<br /> not away from,<br /> to help, to save.<br /> And that you saw the<br /> second plane evaporate<br /> in the wall as you ran<br /> toward.<br /> And that you saw, for<br /> the first time in your life,<br /> human beings leaping<br /> from the high ledges.<br /> and the Twins collapsing<br /> into a single mountain<br /> of thousand-fold death<br /> and rubble and dust.<br /> Nothing I was witness to<br /> on a television screen<br /> thousands of miles away<br /> on another continent<br /> can approach the horror<br /> of what you saw as you<br /> ran toward the scene<br /> till you could no more,<br /> dust-clouds billowing<br /> through the streets and<br /> those running for their<br /> lives from the core<br /> told you you could go<br /> no further, couldn’t help,<br /> couldn’t save, O my<br /> brave, brave daughter.<br /> I know your grief isn’t<br /> from afar. In vain, in vain<br /> they died! you cry and<br /> your despair there perhaps<br /> spares, perhaps even saves<br /> us from the shock which<br /> turned the future into an<br /> archaic archeological dig.</p><p>4.</p><p>The night that has arrived, the technological night, all day,<br /> and with it mourning,<br /> the fast of the fast,<br /> the bitter taste<br /> of one’s own desert.<br /> And that it is not only one’s own<br /> but that we’re all speaking with mouths of sand,<br /> and dunes are growing, undulating with the discourse<br /> of a dazzling darkness in the sun<br /> that is broken in each of us.<br /> All night, airplanes and helicopters have been flying over<br /> the burnt-sienna porticos of Bologna,<br /> where I happen to be<br /> mourning.<br /> It’s become the State<br /> of Being.<br /> A black flag<br /> at half mast.<br /> Hanging in mid-air.</p><p><strong>Traduzione italiana</strong></p><p>1.</p><p>Un lutto tale dal quale<br /> potremmo svegliarci<br /> (essendo stati risvegliati da una tale luce)<br /> per vedere la luce<br /> alla fine:</p><p>che noi siamo ora<br /> non più<br /> né meno<br /> ma siamo stati più di altri</p><p>una terra violenta</p><p>nei nostri mercati monetari<br /> nella nostra “legge ed ordine”<br /> nei nostri “Quotidiani” quotidiani<br /> nei nostri letti</p><p>una vita violenta</p><p>fingendo un’innocenza impenetrabile<br /> e il potere simbolizzato<br /> da quelle gigantesche<br /> Twins.</p><p>La loro distruzione:<br /> sogno di Hitler, sognato persino<br /> prima che fossero costruite,<br /> prima che il suo suicidio<br /> cominciasse a combattere al fianco<br /> del fanatismo religioso.</p><p>E noi<br /> che avevamo ereditato tanto<br /> della sua violenza ed anti-comunismo,<br /> noi, che infine abbiamo persino<br /> finanziato l’attacco<br /> alla nostra pretesa innocenza<br /> – noi così a nostro agio<br /> con il fascismo (negato, naturalmente)<br /> con la brutalità (rinnegata naturalmente)<br /> con la libertà sentimentalizzata<br /> da un nucleo di vuoto distruttivo,<br /> disperazione,<br /> cinismo in fondo,</p><p>figli di un nichilismo<br /> a stelle e strisce (naturalmente negato e rinnegato)</p><p>“dalla California<br /> all’isola di New York”</p><p>fratelli e sorelle,<br /> i miei<br /> così tristemente colpiti,<br /> così profondamente colpiti.</p><p>2.</p><p>L’Israeliano dice: “Ora lo sanno”<br /> lui che è stato infestato<br /> dai geni<br /> di una siringa di male indimenticabile<br /> lunga dodici anni.</p><p>Probabilmente siamo noi ora a sapere<br /> che cosa significhi essere totalmente detestati<br /> fino all’apocalisse.</p><p>Ed è una difesa fascista contro<br /> un attacco fascista che il mondo<br /> sta preparando, perché non c’è altro<br /> che quel nulla<br /> di un pianeta scorpione che si mangia<br /> la coda;</p><p>ed è la consapevolezza di questa verità<br /> che raddoppia il lutto<br /> e rende più profonda la paura<br /> della perdita dell’innocenza<br /> che già prima era una bugia.</p><p>Questa volta siamo davvero intrappolati<br /> dalla verità e ci addolora<br /> noi che siamo stati così a nostro agio<br /> nella libertà della menzogna.</p><p>Questa volta la mobilitazione totale<br /> della consapevolezza della guerra dice:<br /> anche se il pacifismo cresce,<br /> anche se esso impedirà attacchi in risposta,<br /> anche se la non violenza trionfa,<br /> il futuro sarà<br /> come un uomo di colore,<br /> o come l’erotismo,<br /> che pur non più linciato o censurato,<br /> comunque non si sentirà<br /> mai completamente a proprio agio<br /> in questa vita terrena.</p><p>Il dominio del nulla<br /> è completo ora.<br /> Dio assassinato da un lato.<br /> Dio suicidato dall’altro.</p><p>Il trionfo del fascismo.</p><p>Siamo condannati a vivere<br /> le nostre vite non-violente<br /> comprando e vendendo<br /> e pregando la violenza<br /> nostro malgrado</p><p>perché non c’è nient’altro,<br /> nulla è cambiato,<br /> è solo più chiaramente rivelato.</p><p>3.</p><p>Celia,<br /> so che sei corsa verso<br /> non via da,<br /> per aiutare, salvare.</p><p>E che hai visto il<br /> secondo aereo svanire<br /> nel muro mentre correvi<br /> in quella direzione.</p><p>E che hai visto, per<br /> la prima volta nella tua vita,<br /> esseri umani saltare giù<br /> da finestre altissime.</p><p>E le Twins collassare<br /> in un’unica montagna ripiegata<br /> di una morte moltiplicata per mille<br /> e macerie e polvere.</p><p>Nulla di ciò che ho visto<br /> su uno schermo televisivo<br /> migliaia di miglia lontano<br /> in un altro continente</p><p>può avvicinarsi all’orrore<br /> di ciò che tu hai visto mentre<br /> correvi verso la scena<br /> fin quando non hai più potuto,</p><p>nuvole di polvere si espandevano<br /> nelle strade e<br /> quelli che correvano<br /> via dal nucleo per salvarsi</p><p>ti dicevano che non potevi<br /> andare oltre, non potevi aiutare,<br /> non potevi salvare, o mia<br /> coraggiosa, coraggiosa figlia.</p><p>So che il tuo dolore non viene<br /> da lontano. In vano, in vano<br /> sono morti! gridi e<br /> e la tua disperazione allora forse</p><p>ci risparmia, forse addirittura ci salva<br /> dallo shock che<br /> ha trasformato il futuro in un<br /> arcaico scavo archeologico.</p><p>4.</p><p>La notte che è arrivata, la notte tecnologica, lunga tutto il giorno,<br /> e con essa il lutto,<br /> il digiuno dei veloci2,<br /> il gusto amaro<br /> del proprio deserto.</p><p>E che non è solo nostro<br /> perché tutti parliamo con bocche di sabbia,<br /> e le dune crescono, a onde con le parole<br /> di un’oscurità abbagliante nel sole<br /> che è infranto in ciascuno di noi.</p><p>Per tutta la notte, aeroplani ed elicotteri hanno volato<br /> sui portici terra bruciata di Bologna,<br /> dove mi ritrovo<br /> in lutto.<br /> È diventato lo Stato<br /> dell’Essere.</p><p>Una bandiera nera<br /> a mezz’asta.</p><p>Sospesa a mezz’aria.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/11/jack-hirschman-e-larcano-delle-twin-towers/156767/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>La felicità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/la-felicita/103720/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/la-felicita/103720/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 18:31:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[felicità]]></category> <category><![CDATA[Jack Hirschman]]></category> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103720</guid> <description><![CDATA[Nel mese di aprile, e fino ai primi di maggio, sarà in tour in Italia uno dei personaggi di culto della controcultura statunitense: Jack Hirschman. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Jack circa vent’anni fa e di condividere progetti, sogni, entusiasmi, sconfitte, trasformazioni del mondo, l’idea stessa di una “casa per la poesia”, luogo di rifugio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/Hirschman.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-103722" title="Hirschman" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/Hirschman-300x225.jpg?47e3a5" alt="Il poeta americano Jack Hirschman" width="300" height="225" /></a>Nel mese di aprile,  e fino ai primi di maggio, sarà in tour in Italia uno dei personaggi di culto della controcultura statunitense:<strong> Jack Hirschman</strong>. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Jack circa vent’anni fa e di condividere progetti, sogni, entusiasmi, sconfitte, trasformazioni del mondo, l’idea stessa di una “casa per la poesia”, luogo di rifugio ma anche di costruzione del futuro. Dopo il crollo dei muri e delle ideologie, la globalizzazione, l’omologazione, Hirschman continua a gridare con forza il suo sdegno e la sua rabbia per le persistenti ingiustizie del mondo, continuando ad avere fiducia negli uomini e soprattutto nella forza trasformatrice nella poesia. Chi vuole può leggere la ricca <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/hirschman-jack/biografia" target="_blank">biografia</a></span> di questo protagonista della poesia di rivolta e di opposizione.</p><p>Ai lettori di questo blog una poesia: <em><strong>La felicità</strong></em>.</p><p>C’è una felicità, una gioia<br /> nell’anima che è stata<br /> sepolta viva in ciascuno di noi<br /> e dimenticata.</p><p>Non si tratta di uno scherzo da bar<br /> né di tenero, intimo umorismo<br /> né di amicizia affettuosa<br /> né un grande, brillante gioco di parole.</p><p>Sono i superstiti sopravvissuti<br /> a ciò che accadde quando la felicità<br /> fu sepolta viva, quando essa<br /> non guardò più</p><p>dagli occhi di oggi, e non si<br /> manifesta neanche quando<br /> uno di noi muore – semplicemente ci allontaniamo<br /> da tutto, soli</p><p>con quello che resta di noi,<br /> continuando ad essere esseri umani<br /> senza essere umani,<br /> senza quella felicità.<em><br /> </em><br /> Per chi volesse, è possibile leggerla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/hirschman-jack/la-felicita/poesie" target="_blank"><em>in originale</em></a></span> e soprattutto ascoltare la lettura di Hirschman. Al pianoforte Gaspare Di Lieto.<br /> <em><br /> </em><em>Traduzione di Raffaella Marzano</em><br /> <em> Foto di Andrea Pecchioli, archivio Casa della poesia</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/11/la-felicita/103720/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Ultimo tango a Sarajevo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/21/ultimo-tango-a-sarajevo/99114/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/21/ultimo-tango-a-sarajevo/99114/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Mar 2011 19:47:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[Izet Sarajlić]]></category> <category><![CDATA[Sarajevo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=99114</guid> <description><![CDATA[Dalla Sarajevo sotto assedio, dalla città martire, il vecchio grande poeta Izet Sarajlić scrive questa poesia che racconta il desiderio di costruire momenti di vita normale mentre intorno tutto viene distrutto e mentre la speranza del domani sembra ormai finita. Torneremo a parlarvi di Izet Sarajlić, di Sarajevo, degli Incontri internazionali di poesia che si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/Izet-Sarajlić.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-99117" title="Izet Sarajlić" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/Izet-Sarajlić-300x225.jpg?47e3a5" alt="Il poeta bosniaco Izet Sarajlić" width="300" height="225" /></a>Dalla Sarajevo sotto assedio, dalla città martire, il vecchio grande poeta <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/sarajlic-izet/biografia" target="_blank">Izet Sarajlić</a></span></strong> scrive questa poesia che racconta il desiderio di costruire momenti di vita normale mentre intorno tutto viene distrutto e mentre la speranza del domani sembra ormai finita.</p><p>Torneremo a parlarvi di Izet Sarajlić, di Sarajevo, degli Incontri internazionali di poesia che si svolgono ogni anno nella capitale bosniaca, della poesia che si materializza nei luoghi di conflitto. Intanto, la bellissima, struggente <em>Ultimo tango a Sarajevo</em>.<br /> <strong><br /> Ultimo tango a Sarajevo<br /> </strong><br /> Il novantaquattro, 8 marzo.<br /> La Sarajevo degli amanti non si arrende.<br /> Sul tavolo l’invito per il <em>matinée </em>di danza allo <em>Sloga</em>.<br /> Naturalmente ci andiamo!</p><p>I miei pantaloni sono un po’ logori,<br /> e la tua gonna non è proprio da Via Veneto.<br /> Ma noi non siamo a Roma,<br /> noi siamo in guerra.</p><p>Arriva anche Jovan Divjak. Dagli stivali si vede<br /> che viene direttamente dalla prima linea.<br /> Quando ti chiede un ballo sembri un po’ confusa.<br /> Per la prima volta ballerai con un generale.</p><p>Il generale non immagina l’onore che ti ha fatto,<br /> ma, a dire il vero, anche tu al generale.<br /> Ha ballato con la donna più celebrata di Sarajevo.<br /> Ma questo tango – questo è solo nostro!</p><p>Per la stanchezza ci gira un po’ la testa.<br /> Mia cara è passata anche la nostra magnifica vita.<br /> Piangi, piangi pure, non siamo in Via Veneto,<br /> e forse questo è il nostro ultimo ballo.<br /> <em><br /> (1994)<br /> </em><br /> Se volete ascoltare la poesia dalla <strong>voce di Sarajlić</strong> o leggerla in lingua originale cliccate <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/sarajlic-izet/ultimo-tango-a-sarajevo/poesie" target="_blank">qui</a></span>.<br /> <em><br /> Foto: Mario Boccia. Archivio Casa della poesia</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/21/ultimo-tango-a-sarajevo/99114/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Anche questi sono versi di guerra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/anche-questi-sono-versi-di-guerra/97524/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/anche-questi-sono-versi-di-guerra/97524/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Mar 2011 14:01:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Antonella Anedda]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[pace]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97524</guid> <description><![CDATA[Prosegue il nostro viaggio nella poesia contemporanea e questa volta proponiamo una straordinaria voce della poesia italiana, Antonella Anedda, con la sua bellissima (e attualissima) Anche questi sono versi di guerra. Qualche anno fa in un incontro alla Casa della poesia, rispondendo a una domanda di Francesco Napoli sul rapporto tra poesia e biografia, Anedda...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/Antonella-Anedda.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-97527" title="Antonella Anedda" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/Antonella-Anedda.jpg?47e3a5" alt="La poetessa italiana Antonella Anedda" width="280" height="210" /></a>Prosegue il nostro viaggio nella poesia contemporanea e questa volta proponiamo una straordinaria voce della poesia italiana, <strong>Antonella Anedda</strong>, con la sua bellissima (e attualissima) <em>Anche questi sono versi di guerra. </em>Qualche anno fa in un incontro alla Casa della poesia, rispondendo a una domanda di Francesco Napoli sul rapporto tra poesia e biografia, Anedda rispose:</p><p><em>“Prima di tutto la poesia ci scaccia, quando la poesia è finita noi non ci siamo più. E questo è un dato. Quindi non è mai biografica o non è solo biografica: c’è continuamente, o almeno a me succede questo, la vita altrui che entra, la memoria di racconti di altre persone. Anche qui c’è qualcosa che si spalanca, non c’è mai un io univoco. Nel momento stesso in cui c’è la mia subito mi si affollano altre voci ed esperienze. Così in</em> Residenze invernali<em> questa malattia famigliare mi ha anche reso più acuto lo sguardo verso altre esperienze e questo è un dono della poesia. E come prendere le biografie di tutti quelli che ti circondano.”</em></p><p>E poi proprio a proposito della raccolta <em>Notti di pace occidentale</em> da cui è tratta la poesia che presentiamo: <em>“Un titolo ironico. Gran parte delle poesie sono nate durante la guerra del Golfo e in quella della ex Jugoslavia poiché ho avuto la netta percezione di un’idea di pace in cui l’Occidente si era cullato e un tempo diverso. Mi è stato chiaro che da quel momento in avanti fosse più giusto parlare di tregua. Mi sembrava che l’Occidente usasse la parola &#8216;pace&#8217; ma che in realtà stesse vivendo una tregua anche abbastanza atterrita. La guerra nell’ex Jugoslavia era molto vicina, alle porte. Molte poesie sono nate da questa riflessione, non volevo scrivere un libro &#8216;impegnato&#8217;, volevo riflettere su una cosa che la guerra azzera, cioè il dettaglio.”</em></p><p><strong>Anche questi sono versi di guerra<br /> </strong><em><br /> a Nathan Zach<br /> </em><br /> Anche questi sono versi di guerra<br /> Composti mentre infuria, non lontano, non vicino<br /> Seduti di sghembo a un tavolo rischiarato da lumi<br /> Mentre cingono le porte di palme<br /> Anche questo è un canto verso Dio<br /> Che chini lo sguardo sui suoi vermi e ci travolga<br /> Amati e non amati.<br /> Non una tregua &#8211; un dono<br /> Per questa terra folgorata.<br /> <em><br /> da: Notti di pace occidentale, Donzelli, Roma 1999<br /> </em><br /> Ascolta anche la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/anedda-antonella/anche-questi-sono-versi-di-guerra/poesie" target="_blank">lettura di Antonella Anedda</a></span>. La registrazione è stata realizzata alla Casa della poesia nel maggio 2007.</p><p><em>Foto Archivio Casa della poesi</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/14/anche-questi-sono-versi-di-guerra/97524/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Non avevamo nulla,ma avemmo tutto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/96216/96216/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/96216/96216/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 Mar 2011 09:05:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Francisca Aguirre]]></category> <category><![CDATA[poesia]]></category> <category><![CDATA[storia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=96216</guid> <description><![CDATA[Proseguiamo questo viaggio nella poesia che si confronta con la storia, quella personale che incontra i grandi accadimenti, la cosiddetta Storia scritta con la maiuscola, e naturalmente con i suoi orrori, le sue ingiustizie, i suoi tradimenti. Solo gli scrittori e i poeti possono raccontare ciò che viene espulso dalla storia, ciò che viene tenuto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Proseguiamo questo viaggio nella poesia che si confronta con la storia, quella personale che incontra i grandi accadimenti, la cosiddetta Storia scritta con la maiuscola, e naturalmente con i suoi orrori, le sue ingiustizie, i suoi tradimenti. Solo gli scrittori e i poeti possono raccontare ciò che viene espulso dalla storia, ciò che viene tenuto ai margini, il “mondo muto”, e il quotidiano, le vicende personali e dolorose che sono il cuore del nostro esistere.</p><p>Vogliamo raccontarvi, con una sua poesia, l’infanzia della grande poetessa spagnola <strong>Francisca Aguirre</strong>. Paca (così chiamata dagli amici) è figlia di Lorenzo Aguirre, pittore spagnolo, ucciso da Franco, con la garrota, il 6 ottobre 1942, con l’accusa di “<em>auxilio a la rebelión”</em>. In questa poesia la Aguirre racconta la sua dolorosa infanzia sotto il regime franchista, ma anche la fortuna di avere una madre straordinaria e il conforto della cultura. Una poesia struggente e meravigliosa.</p><p><strong>L’ultimo dei Mohicani (</strong><strong>El último Mohicano)</strong><br /> <em>di Francisca Aguirre</em><strong> </strong></p><p><em>A mia madre</em></p><p>Non ebbi nulla e, tuttavia, in qualche modo,<br /> capisco che ebbi tutto.<br /> Non avevamo nulla, nulla<br /> salvo la paura, il dolore,<br /> lo stupore che produce la morte.</p><p>Quando uccisero mio padre<br /> restammo in quella zona di vuoto<br /> che va dalla vita alla morte,<br /> in quell’ultima bolla che lanciano gli annegati,<br /> come se tutta l’aria del mondo si fosse esaurita di colpo.<br /> Restammo lì,<br /> come pesci in una vasca senza acqua,<br /> come gli attoniti visitatori di un pianeta vuoto.</p><p>Non avevamo nulla,<br /> anche se è altrettanto certo che nulla volevamo.<br /> Ricordo bene che a mia sorella Susy e a me<br /> diedero la notizia nella stanza da bagno<br /> di quel collegio per figlie di prigionieri politici.<br /> C’era uno specchio enorme<br /> e io vidi la parola morte crescere in quello specchio<br /> fino ad uscirne<br /> e trasferirsi negli occhi di mia sorella<br /> come un vapore letale e pestilente.<br /> Nulla è riuscito a farmi dimenticare quegli occhi,<br /> tranne qualche ora di amore<br /> in cui Felix ed io eravamo due orfani,<br /> e il volto prodigioso di mia figlia.<br /> E nulla di più avemmo<br /> per molto tempo.<br /> Ma mamma ebbe meno di tutti.<br /> Mamma restò come uno specchio senza mercurio.<br /> Perse tutto<br /> tranne un filo sottile che la legava a noi,<br /> e attraverso quel ponte inconcepibile<br /> – come tre formichine –<br /> andavamo e tornavamo dalla sua statua di vetro<br /> rendendole il mercurio.<br /> Tornò a noi dal paese del gelo<br /> e tornò tanto assolutamente<br /> che grazie a lei, noi, che nulla avevamo<br /> avemmo tutto.<br /> Mamma fu la nostra Enciclopedia,<br /> fu il nostro Guerriero Mascherato,<br /> il Paese delle Fate,<br /> l’abbondanza nella miseria,<br /> il nostro miglior amico,<br /> lo scudo contro i mori,<br /> l’amante delle belle arti,<br /> colei che fece sì che papà non morisse,<br /> che lo resuscitava in ogni suo quadro.<br /> Fu mamma a dirci che mio padre ammirava i greci,<br /> che adorava i libri,<br /> che non poteva vivere senza la musica<br /> e che fu amico di Unamuno.</p><p>Certo che non avemmo nulla,<br /> che molte volte ci mancava tutto.<br /> Ma anche se qualche giorno non mangiammo,<br /> avevamo una radio per ascoltare Beethoven,<br /> e il giorno della Befana del millenovecentoquarantaquattro<br /> mamma e gli zii andarono al mercato delle pulci:<br /> ci comprarono tre libri:<br /> <em>La collina incantata, Nomadi del Nord</em><br /> e<em> L’ultimo dei Mohicani</em>.<br /> Dio sa quante volte avrò letto quei libri.<br /> Mamma ci portò <em>L’ultimo dei Mohicani</em><br /> e tenendo per mano quell’indio solitario<br /> entrammo nel mondo del meraviglioso<br /> e avemmo tutto per sempre.</p><p>E nessuno ce lo potrà togliere.</p><p><em>Traduzione di Raffaella Marzano</em></p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/aguirre-francisca/l-ultimo-dei-mohicani/poesie" target="_blank">Leggi e ascolta anche la versione originale</a></span><br /> La registrazione è stata realizzata a Sarajevo nel 2004. Con Francisca Aguirre, Luca Collazzoni (sax), Luca Colussi (Batteria e percussioni), Riccardo Morpurgo (pianoforte), Almir Nezić (basso).</p><p><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/aguirre-francisca/biografia" target="_blank">Biografia di Francisca Aguirre</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/96216/96216/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Mia madre che lucidava di continuo le posate</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/93955/93955/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/93955/93955/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Feb 2011 08:43:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[Josip Osti]]></category> <category><![CDATA[quotidianità]]></category> <category><![CDATA[Sarajevo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93955</guid> <description><![CDATA[In questi giorni terribili di conflitto, ci torna alla mente un’altra tragedia di popolo, un’altra  guerra recente, tanto vicina eppure così poco conosciuta. Abbiamo deciso di  proporvi una poesia di uno dei grandi autori europei  contemporanei, nato e cresciuto a Sarajevo, città simbolo della convivenza etnica e religiosa prima e città martire poi. Josip Osti,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/Josip-Osti-sul-palco.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-93958" title="Josip Osti sul palco" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/Josip-Osti-sul-palco-283x300.jpg?47e3a5" alt="Il poeta bosniaco Josip Osti" width="283" height="300" /></a>In questi giorni terribili di conflitto, ci torna alla mente un’altra tragedia di popolo, un’altra  guerra recente, tanto vicina eppure così poco conosciuta. Abbiamo deciso di  proporvi una poesia di uno dei grandi autori europei  contemporanei, nato e cresciuto a Sarajevo, città simbolo della convivenza etnica e religiosa prima e città martire poi. <strong>Josip Osti</strong>, poeta bosniaco che ora vive in Slovenia, nel Carso, a pochi passi dal confine italiano, esalta una poesia del quotidiano, del personale, una poesia d’amore continuo verso tutto ciò che ci circonda, ma anche una poesia piena di nostalgia per un mondo in frantumi, nella quale irrompe con violenza la tragedia balcanica. Una poesia che descrive i precari gesti d’ogni giorno e i rituali necessari per <strong>sopravvivere a Sarajevo</strong> in tempo di guerra. Nella splendida <em>Mia madre che lucidava di continuo le posate</em>, la quotidianità viene descritta mentre il mondo intorno impazzisce, e attraverso di essa la speranza di un futuro migliore.<br /> <em><strong><br /> <span style="font-style: normal;">Josip Osti, </span>Mia madre che lucidava di continuo le posate</strong></em></p><p>Mia madre che lucidava di continuo le posate, adesso<br /> sola in mezzo a Sarajevo, malgrado che in una città<br /> senz’acqua, cibo ed elettricità i cucchiai, le forchette e<br /> i coltelli e tante altre cose abbiano perso il significato di<br /> una volta, continua a farlo. Scopa le schegge delle finestre<br /> in frantumi e la polvere dalle pareti sgretolate dagli <em>shrapnel</em>,<br /> si mette in grembo il nostro gatto siamese, vecchissimo<br /> ormai, e lustra le posate. Le lucida fino a quando il loro<br /> splendore non l’acceca, assopendola anche, stanca morta<br /> delle lunghe veglie passate. Ridestandosi, a uno sparo<br /> reale o sognato, intravede nel cucchiaio lucente il suo viso<br /> sfigurato, esausto e troppo presto invecchiato. Un viso<br /> che per giorni metteva insieme, quando in ginocchio sul<br /> pavimento come in chiesa raccoglieva i frammenti dello<br /> specchio rotto. E continua a lustrare le posate. Le posate<br /> che nella guerra precedente lucidava allo stesso modo sua<br /> madre, convinta che verrà il giorno in cui nello specchio<br /> del metallo scorgerà le facce sorridenti dei famigliari, riuniti<br /> tutti fino all’ultimo come il giorno del suo matrimonio.</p><p><em>Traduzione di Jolka Milič<br /> </em><span style="text-decoration: underline;"><br /> <a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/osti-josip/mia-madre-che-lucidava-di-continuo-le-posate/poesie" target="_blank">Leggi e ascolta anche la versione originale</a><br /> </span>La registrazione è stata realizzata a Casa della Poesia nel 2004, insieme a Josip Osti, Renato Costarella (pianoforte) e Valerio Iaccio (violino).</p><p><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/osti-josip/biografia" target="_blank">Biografia di Josip Osti</a></p><p><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/osti-josip/biografia" target="_blank"> </a></p><p><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/osti-josip/biografia" target="_blank"></a><em>Foto Mario Boccia</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/93955/93955/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Un canto di speranza per tutti gli oppressi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/19/un-canto-di-speranza-per-tutti-gli-oppressi/93002/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/19/un-canto-di-speranza-per-tutti-gli-oppressi/93002/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 Feb 2011 13:57:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[ernesto cardenal]]></category> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93002</guid> <description><![CDATA[Un&#8217;intensa preghiera di uno dei più grandi poeti ispanoamericani e un personaggio chiave della lotta di liberazione del Centroamerica e della Teologia della Liberazione. Una condanna di tutti i dittatori del mondo e un canto di speranza per tutti gli oppressi: Ernesto Cardenal, &#8220;Salmo 5&#8243; Ascolta le mie parole Signore Odi i miei gemiti Ascolta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/cardenal.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-93004" title="ernesto cardenal" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/cardenal-300x221.jpg?47e3a5" alt="ernesto cardenal" width="300" height="221" /></a>Un&#8217;intensa preghiera di uno dei più grandi poeti ispanoamericani e un personaggio chiave della lotta di liberazione del Centroamerica e della Teologia della Liberazione. Una condanna di tutti i dittatori del mondo e un canto di speranza per tutti gli oppressi:</p><p><strong>Ernesto Cardenal, &#8220;Salmo 5&#8243;</strong></p><p>Ascolta le mie parole Signore<br /> Odi i miei gemiti</p><p>Ascolta la mia protesta<br /> Perché tu non sei un Dio amico dei dittatori<br /> o sostenitore della loro politica<br /> e non ti influenza la propaganda<br /> e non sei in società con il gangster</p><p>Non c’è sincerità nei loro discorsi<br /> o nelle loro conferenze stampa</p><p>Parlano di pace nei loro discorsi<br /> mentre aumentano la loro produzione bellica</p><p>Parlano di pace nelle Conferenze di Pace<br /> e in segreto si preparano per la guerra</p><p>Le loro radio bugiarde ruggiscono tutta la notte</p><p>le loro scrivanie sono piene di piani criminali<br /> e di pratiche sinistre<br /> Ma tu mi salverai dai loro piani</p><p>Parlano con la bocca delle mitragliatrici<br /> Le loro lingue luccicanti<br /> sono le baionette…<br /> castigali o dio<br /> fai fallire la loro politica<br /> confondi i loro memorandum<br /> impedisci i loro programmi.</p><p>Nell’ora della Sirena d’Allarme<br /> tu sarai con me<br /> tu sarai il mio rifugio il giorno della Bomba</p><p>Chi non crede nella menzogna dei loro annunci commerciali<br /> e nelle loro campagne pubblicitarie e nelle loro campagne politiche</p><p>tu lo benedici<br /> Lo circondi con il tuo amore<br /> come con carri armati</p><p><em>(1964)</em><em><br /> </em><br /> Escucha mis palabras oh Señor<br /> Oye mis gemidos</p><p>Escucha mi protesta<br /> Porque no eres tú un Dios amigo de los dictadores<br /> ni partidario de su política<br /> ni te influencia la propaganda<br /> ni estás en sociedad con el gangster</p><p>No existe sinceridad en sus discursos<br /> ni en sus declaraciones de prensa</p><p>Hablan de paz en sus discursos<br /> mientras aumentan su producción de guerra</p><p>Hablan de paz en las Conferencias de Paz<br /> y en secreto se preparan para la guerra</p><p>sus radios mentirosos rugen toda la noche.</p><p>Sus escritorios están llenos de planes criminales<br /> y expedientes siniestros<br /> Pero tú me salvarás de sus planes.</p><p>Hablan con la boca de las ametralladoras.<br /> Sus lenguas relucientes<br /> son las bayonetas&#8230;<br /> Castígalos oh Dios<br /> malogra su política<br /> confunde sus memorandums<br /> impide sus programas.</p><p>A la hora de la Sirena de Alarma<br /> tú estarás conmigo<br /> tú serás mi refugio el dá de la Bomba</p><p>Al que no cree en la mentira de sus anuncios comerciales<br /> ni en sus campañas publicitarias ni en sus campañas políticas</p><p>tú lo bendices<br /> Lo rodeas con tu amor<br /> como con tanques blindados.</p><p><em>(1964)</em></p><p><em></em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/cardenal-ernesto/salmo-5/poesie" target="_blank">Leggi e ascolta anche la versione originale</a></span></p><p><em>Traduzione: Antonio Melis </em></p><p><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/cardenal-ernesto/biografia" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Biografia di Ernesto Cardenal</span></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/19/un-canto-di-speranza-per-tutti-gli-oppressi/93002/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Felice matrimonio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/13/felice-matrimonio/91823/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/13/felice-matrimonio/91823/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 Feb 2011 11:48:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Bangladesh]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[manifestazione]]></category> <category><![CDATA[matrimonio]]></category> <category><![CDATA[Taslima Nasrin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91823</guid> <description><![CDATA[Proprio oggi, mentre le nostre amiche, madri, sorelle, compagne, mogli, provano a costruire, per tutti e non solo per loro, una nuova idea di futuro, ci piace offrire ai lettori la voce di un personaggio straordinario, Taslima Nasrin, del Bangladesh: donna, scrittrice, medico e attivista femminista e per questo perseguitata e in fuga, icona di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/Taslima-Nasrim.png?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-91828" title="Taslima Nasrim" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/02/Taslima-Nasrim.png?47e3a5" alt="La poetessa e attivista bengalese Taslima Nasrin" width="280" height="210" /></a>Proprio oggi, mentre le nostre amiche, madri, sorelle, compagne, mogli, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/13/3800apkasfokadfgoljkadfg-19/91791/" target="_blank">provano a costruire</a></span>, per tutti e non solo per loro, una nuova idea di futuro, ci piace offrire ai lettori la voce di un personaggio straordinario, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/nasrin-taslima/biografia" target="_blank"><strong>Taslima Nasrin</strong></a></span>, del Bangladesh: donna, scrittrice, medico e attivista femminista e per questo perseguitata e in fuga, icona di libertà, di lotta, di resistenza, di emancipazione.<br /> Leggi e ascolta anche la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/nasrin-taslima/felice-matrimonio/poesie" target="_blank">versione originale</a></span>.</p><p><strong><br /> Felice matrimonio</strong></p><p>La mia vita, come una striscia di terra,<br /> è stata espugnata da un mostro.<br /> Lui vuole il mio corpo sotto il suo controllo<br /> così, se vuole può sputarmi in faccia,<br /> schiaffeggiarmi sul viso,<br /> e pizzicarmi il sedere;<br /> così, se lo desidera.<br /> Così, se vuole può derubarmi dei miei abiti,<br /> e prendere la mia nuda bellezza nella sua morsa.<br /> Così, se vuole può cavarmi gli occhi,<br /> così, se vuole può incatenarmi i piedi,<br /> se vuole può, senza scrupolo, frustarmi,<br /> se vuole può tagliarmi le mani, le dita.<br /> Se vuole può spargere sale nella ferita aperta,<br /> può gettarmi pepe macinato negli occhi.<br /> Così, se vuole, può tagliarmi le cosce con un pugnale,<br /> così, se vuole, può legarmi e impiccarmi.</p><p>Voleva il mio cuore sotto il suo controllo<br /> affinché io lo ami:<br /> nella mia casa solitaria di notte,<br /> sveglia, in preda all&#8217;ansia,<br /> aggrappata alle grate della finestra,<br /> lo aspetterei sospirando;<br /> versando lacrime, preparerei pane fatto in casa,<br /> berrei, come se fosse ambrosia,<br /> i fetidi liquidi del suo corpo poligamo.<br /> Così che, amandolo, mi scioglierei come cera,<br /> senza mai volgere lo sguardo su un altro uomo.<br /> Darei prova della mia castità per tutta la vita.</p><p>Così che, amandolo,<br /> in una notte illuminata dalla luna<br /> mi suiciderei<br /> in un accesso d&#8217;estasi.</p><p><em>Traduzione di Raffaella Marzano </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/13/felice-matrimonio/91823/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Il pozzo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/il-pozzo/90860/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/il-pozzo/90860/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Feb 2011 16:45:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Casa della Poesia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[genocidio]]></category> <category><![CDATA[Kosovo]]></category> <category><![CDATA[nato]]></category> <category><![CDATA[Paul Polansky]]></category> <category><![CDATA[poesia]]></category> <category><![CDATA[pristina]]></category> <category><![CDATA[rom]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90860</guid> <description><![CDATA[A proposito della &#8220;questione rom&#8221;, oggi tragicamente agli onori della cronaca, per conoscere e capire, una delle poesie più famose del grande Paul Polansky: The well, in italiano Il pozzo. Leggi e ascolta anche la versione originale! Il pozzo Mi presero al mercato dove la mia gente una volta vendeva vestiti, e dove ora gli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A proposito della &#8220;questione rom&#8221;, oggi tragicamente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/06/roma-rogo-nel-campo-nomadi-muoiono-quattro-bambini/90586/" target="_blank">agli onori della cronaca</a></span>, per conoscere e capire, una delle poesie più famose del grande Paul Polansky: <em>The well</em>, in italiano <em>Il pozzo</em>.<br /> <span style="font-size: 14px;"><span style="font-weight: normal;">Leggi e ascolta anche la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casadellapoesia.org/poeti/polansky-paul/il-pozzo/poesie" target="_blank">versione originale</a></span>!<br /> </span></span><br /> <strong>Il pozzo</strong></p><p><span style="font-weight: normal;">Mi presero al mercato</span><br /> <span style="font-weight: normal;">dove la mia gente una volta vendeva vestiti,</span><br /> <span style="font-weight: normal;">e dove ora gli albanesi praticano il contrabbando.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Quattro uomini mi gettarono sul sedile posteriore</span><br /> <span style="font-weight: normal;">di una Lada blu, urlando <em>“Lo abbiamo detto,</em></span><em><br /> <span style="font-weight: normal;">niente zingari a Pristina.”</span></em><br /> <span style="font-weight: normal;">Mentre mi spingevano giù sul fondo,</span><br /> <span style="font-weight: normal;">sentivo la canna della pistola sull’orecchio sinistro. Era così fredda</span><br /> <span style="font-weight: normal;">che sussultai proprio mentre qualcuno premette il grilletto.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Il sangue mi schizzò su un lato della faccia</span><br /> <span style="font-weight: normal;">dalla ferita sulla spalla.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Caddi, fingendomi morto.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Pregai la mia amata madre morta, tutti i </span><br /> <span style="font-weight: normal;">mulos*, affinché questi uomini non si accorgessero da dove</span><br /> <span style="font-weight: normal;">fuoriusciva il sangue. Quando arrivammo, </span><br /> <span style="font-weight: normal;">mi tirarono fuori per i piedi. La testa si schiantò</span><br /> <span style="font-weight: normal;">sul terreno, rimbalzando sulle pietre.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Mi gettarono a testa in giù in un pozzo.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Non raggiunsi mai l’acqua. </span><br /> <span style="font-weight: normal;">C’erano troppi corpi.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Giacevo rannicchiato, quasi incosciente</span><br /> <span style="font-weight: normal;">finché la puzza e il bruciore della calce viva</span><br /> <span style="font-weight: normal;">non mi fecero rinvenire.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Trattenni il fiato finché non sentii</span><br /> <span style="font-weight: normal;">ripartire la macchina, ma poi soffocai</span><br /> <span style="font-weight: normal;">per il fetore che mi circondava.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Con una sola mano, mi trascinai</span><br /> <span style="font-weight: normal;">aggrappandomi a gambe rigide</span><br /> <span style="font-weight: normal;">che mi fecero da scala per arrampicarmi.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">La faccia, le mani, tutto il mio corpo</span><br /> <span style="font-weight: normal;">bruciava per la calce. Usai dell’erba </span><br /> <span style="font-weight: normal;">per pulire quello che potevo,</span><br /> <span style="font-weight: normal;">poi barcollai giù per una strada sporca</span><br /> <span style="font-weight: normal;">verso una lunga fila</span><br /> <span style="font-weight: normal;">di luci che si muovevano lentamente.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Venti minuti più tardi ero sull’autostrada</span><br /> <span style="font-weight: normal;">guardando i camion e le jeep verde oliva,</span><br /> <span style="font-weight: normal;">che mi passavano accanto come se fossi un palo del telefono.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Alla fine crollai davanti a due fari.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Non so dire se l’ultimo rumore che sentii</span><br /> <span style="font-weight: normal;">fu uno stridio o un grido.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">Il giorno dopo in un ospedale militare</span><br /> <span style="font-weight: normal;">qualcuno della Nato mi interrogò per alcuni minuti.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">L’interprete albanese fece sorridere i soldati.</span><br /> <span style="font-weight: normal;">A mezzogiorno stavo camminando</span><br /> <span style="font-weight: normal;">attraverso un bosco seguendo un sentiero per carri</span><br /> <span style="font-weight: normal;">che nessuno usa più,</span><br /> <span style="font-weight: normal;">tranne gli zingari</span><br /> <span style="font-weight: normal;">che fuggono da un paese</span><br /> <span style="font-weight: normal;">in cui hanno vissuto</span><br /> <span style="font-weight: normal;">per quasi</span><br /> <span style="font-weight: normal;">settecento anni.<br /> </span><em><br /> * Mulos: spiriti di zingari defunti a cui non è stato ancora concesso di entrare nel regno dei morti.</em></p><p><em> </em></p><p><em><br /> Traduzione di Valentina Confido </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/il-pozzo/90860/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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