<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Claudio Messora</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/cmessora/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Monti e gli altri, al limitare del bosco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/monti-e-gli-altri-al-limitare-del-bosco/170297/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/monti-e-gli-altri-al-limitare-del-bosco/170297/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 Nov 2011 16:26:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Commissione Trilaterale]]></category> <category><![CDATA[David Rockefeller]]></category> <category><![CDATA[Goldman Sachs]]></category> <category><![CDATA[governo tecnico]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Gruppo bilderberg]]></category> <category><![CDATA[Lucas Demetrios Papademos]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category> <category><![CDATA[Zbigniew Brzezinski]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=170297</guid> <description><![CDATA[La comprensione chiara e generale del disegno complessivo che muove le cose del mondo, sia detto chiaramente, è fuori dalla portata di tutti noi. 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Del resto i rapporti tra i singoli individui &#8211; e quindi tra i gruppi di cui fanno parte &#8211; sono governati dalla matematica del caos, dalla teoria delle rete o, se volete, dall’effetto del famoso battito d’ali di farfalla.</p><p>Detto questo, vi sono certamente delle spinte che tengono a riorganizzare il tessuto sociale per favorire l’ascesa di alcuni interessi a discapito di altri. Quando questi stimoli si organizzano in maniera trasparente e condivisa parliamo di <strong>politica</strong>. Quando si organizzano lontano dai riflettori, realizzano un <strong>sistema dentro al sistema</strong> che genera interrogativi e proietta ombre talvolta inquietanti. Su questo, perlomeno, mi pare non ci si possa dividere. Lo stesso <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zbigniew_Brzezinski" target="_blank">Zbigniew Brzezinski</a></span></strong>, membro fondatore della<em> </em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Trilaterale" target="_blank">Commissione Trilaterale</a></span> su mandato di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Rockefeller" target="_blank">David Rockefeller</a></span></strong>, del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg" target="_blank">Gruppo Bilderberg</a></span></strong> nonché consigliere per la sicurezza nazionale durante il mandato presidenziale di Jimmy Carter,  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=VOk6ENxyAh0" target="_blank">nel 2007 diceva</a>:</p><blockquote><p><em>&#8220;Certamente in qualsiasi sistema politico ci sono accordi che si stringono al tavolo e accordi che si stringono sotto al tavolo. Se parliamo delle organizzazioni che hai menzionato, in realtà sono tutte </em><em>sopra al tavolo</em>. Sappiamo chi sono. Sappiamo cosa fanno. Probabilmente in molti casi esageriamo la loro influenza. Ma, cosa più importante, operano con trasparenza. Chiunque voglia sapere cosa fa il <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Council_on_Foreign_Relations" target="_blank">Consiglio sulle Relazioni Estere</a></span></em> (Cfr) può facilmente scoprirlo.&#8221;</p></blockquote><p>Difficile dire altrettanto, però, del Gruppo Bilderberg, una conferenza annuale dove si incontrano le stesse persone che occupano, in massima parte, il ruolo di membri della Commissione Trilaterale e quello di ministro, segretario e parlamentare nei nostri parlamenti (da Mario Monti a Giulio Tremonti a Emma Bonino e così via) e dove l’accesso è rigorosamente <strong>vietato a qualsiasi giornalista</strong>. Rockefeller, ex presidente della Chase Manhattan Bank, lo stesso che ha fondato la Commissione Trilaterale e che ovviamente, per non farsi mancare niente, è membro anche del Bilderberg, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikiquote.org/wiki/David_Rockefeller" target="_blank">avrebbe dichiarato</a></span>:</p><blockquote><p><em>&#8220;Siamo grati al </em><strong>Washington Post<em> </em></strong>, al<strong> New York Times</strong>, al <span style="font-weight: bold;">Time</span> <em>e ad altre grandi testate i cui editori hanno partecipato ai nostri meeting rispettando il loro impegno di discrezione per quasi 40 anni. Sarebbe stato impossibile per il Gruppo Bilderberg sviluppare il proprio piano per il mondo se fosse stato soggetto alle luci dei media in questi anni&#8221;.</em></p></blockquote><p>A prescindere dal fatto che sarebbe curioso domandarsi, nel nostro paese, quali editori e quali testate abbiano partecipato &#8220;con discrezione&#8221; al &#8220;piano per il mondo&#8221; &#8211; sezione Italia, parliamo comunque delle stesse persone che, a leggere il rapporto della Commissione Trilaterale<em> <a href="http://www.bibliotecapleyades.net/archivos_pdf/crisis_of_democracy.pdf" target="_blank">The Crisis of Democracy</a></em>, ritengono che negli States vi sia un <strong>eccesso di democrazia</strong>, che un’eccessiva partecipazione democratica abbia paralizzato i sistemi politici nell’Europa dell’est e che le uniche democrazie che abbiano mai funzionato siano state quelle dove una significativa parte della popolazione è restata ai margini del dibattito politico, letteralmente <em>“in apnea”</em>.</p><p>Mi pongo e vi pongo una domanda: visto che <strong>Mario Monti</strong>, oltre che valente economista, è anche un uomo Commissione Trilaterale, Goldman Sachs e Bilderberg, esattamente come<strong> Lucas Papademos</strong> che guarda caso si è insediato ad Atene nello stesso identico momento in cui i governi di Italia e di Grecia cadevano simultaneamente, e visto che <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/11/10/Goldman-Sachs-innesca-la-crisi-e-poi-piazza-Mario-Monti-a-risolverkla.aspx" target="_blank"><em>Milano Finanza</em> riporta</a> che <strong>Goldman Sachs</strong> sarebbe all’orgine  dell’ondata di speculazione che ha aggredito i titoli di stato italiani, dichiarando nel contempo in un comunicato stampa che le<em> “elezioni sono lo scenario peggiore per i mercati”</em> (sui quali influiscono grazie al cosiddetto “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parco_buoi" target="_blank">parco buoi</a>”) e  che ci vuole un <em>“governo tecnico per abbassare lo spread”</em>, è lecito per un cittadino chiedersi <strong>quali e quanti di questi accordi siano stati presi sotto al tavolo?</strong></p><p>Se pensate che sia lecito, allora ritagliatevi una ventina di minuti e guardate il video che introduce questo post. E’ di qualche giorno fa, dunque gli ultimi aggiornamenti non ci sono, ma analizzeremo insieme da dove arrivano Mario Monti e soprattutto Lucas Demetrios Papademos, i due <strong>podestà forestieri</strong> che la finanza mondiale rispettivamente sta per porre a capo del Governo italiano in un caso, e che ha già posto a capo di quello greco nell’altro.</p><p>Se invece pensate che non sia lecito e che dovremmo completamente disinteressarcene, per consentire a “chi sa” di “fare” mentre noi, come spiega bene <em>The Crisis of Democracy</em>, ce ne stiamo <strong>tutti in apnea</strong>, tranquilli tranquilli ai margini del dibattito pubblico, allora per me non ci sono problemi. Mi basta che tutti insieme prendiamo atto del fatto che il termine &#8220;<em>democrazia&#8221;</em>, così come è comunemente inteso, è una favola buona per addormentare i bambini. Anche questo è un risultato utile, perché peggio della consapevolezza di poter contare su un diritto di rappresentanza limitato c’è solo l’illusione di sovrastimare la storia del popolo sovrano.</p><p>In ogni caso, io sono tra coloro che ritengono utile accendere i riflettori e cercare di capire cosa si muove tra gli alberi, laggiù, al limitare del bosco.</p><p>Per approfondire, vi consiglio il post <em>“<a href="http://www.byoblu.com/post/2011/11/08/Il-Grande-Golpe.aspx" target="_blank">Tutto tranne democrazia</a>”</em> sul mio blog.</p><p>Ps: qui trovate il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gQtNYvfXiYw" target="_blank">mio intervento di giovedì sera</a> a <em>Servizio Pubblico</em>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/monti-e-gli-altri-al-limitare-del-bosco/170297/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>65</slash:comments> </item> <item><title>La terza guerra mondiale è vicina?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/29/la-terza-guerra-mondiale-e-vicina/167091/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/29/la-terza-guerra-mondiale-e-vicina/167091/#comments</comments> <pubDate>Sat, 29 Oct 2011 10:17:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[pace]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167091</guid> <description><![CDATA[Qualcuno ha sentito per caso parlare in giro della velata minaccia che monsieur Sarkozy ha espresso qualche giorno fa, paventando l’ombra della riaccensione dei conflitti internazionali in Europa nel caso l’euro dovesse cadere? 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E qualcuno, sempre per caso, ha sentito parlare in giro di quella strana frase <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/27/Stretta_mano_con_Merkel_Non_co_8_111027012.shtml" target="_blank">pronunciata due giorni fa da <strong>frau Merkel</strong></a></span>, che diceva esattamente: <em>“Se cade l’euro cade l’Europa. Nessuno prenda per garantiti altri 50 anni di pace in Europa”</em>? Dette da chiunque, già così non sarebbero espressioni felici. Dette dai due leader che hanno stretto un asse di ferro, monopolizzando di fatto l’Unione Europea come se gli altri 15 rappresentanti dell’Eurogruppo di Van Rompuy non esistessero, risuona decisamente in maniera più che sinistra.</p><p>Se questo benedetto euro dovesse cadere, che ne sarebbe dei debiti incrociati che ora avviluppano le nostre economie come ragnatele in procinto di spezzarsi? Compensando i reciproci dare e avere, il <a href="http://www.nytimes.com/interactive/2011/10/23/sunday-review/an-overview-of-the-euro-crisis.html" target="_blank"><em>New York Times</em></a> ha calcolato che la Francia debba 22 miliardi di dollari al Regno Unito, che la Germania ne debba 54 alla Francia, 111 all’Italia e 88 al Giappone, che la Spagna ne debba 118 alla Francia, 26 al Giappone, 58 alla Germania e 6 all’Irlanda e, da ultimo, che Grecia e Portogallo debbano qualcosa un po’ a tutti. Senza contare il Giappone, che pure lui deve 8 miliardi alla Francia, e gli Stati Uniti che sono pieni di cambiali: esclusa la Cina, che avanza da loro <strong>1,15 trilioni</strong>, devono restituire 322 miliardi alla Francia, 163 alla Spagna, 796 al Giappone, 345 al Regno Unito, 324 alla Germania e 1 miliardo al Portogallo.</p><p>Per complicare le cose, Sarkozy e <strong>Klaus Regling</strong>, il capo del fondo europeo salva stati (Efsf), <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/28/cina-europa-inizia-la-%E2%80%9Clunga-marcia%E2%80%9D-delle-trattative-per-attirare-i-capitali-orientali/167045/" target="_blank">stanno battendo cassa da Hu Jintao</a></span>, il numero uno di Pechino, per convincerli a investire sul debito pubblico europeo. Il <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/7505d210-00ba-11e1-8590-00144feabdc0,Authorised=false.html?_i_location=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fcms%2Fs%2F0%2F7505d210-00ba-11e1-8590-00144feabdc0.html&amp;_i_referer=#axzz1cAKaziG0" target="_blank">Financial Times</a></span></em> sostiene che, dei 3200 miliardi di dollari di riserve che la Cina ha accumulato, potrebbero investirne 100, ma solo dopo avere esaminato a fondo i singoli piani che ogni stato ha elaborato per uscire dalla crisi.</p><p>Ve lo immaginate Hu Jintao con la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/berlusconi-a-bruxelles-per-convincere-la-ue-ma-il-testo-della-lettera-non-e-ancora-pronto/166488/" target="_blank">letterina di Berlusconi alla Ue</a></span> in mano, aperta al punto in cui dice che vuole ammodernare la pubblica amministrazione (la stessa cosa che prometteva nel 1994)? Non credo deciderebbe di investire. Tanto più che Jin Liqun, il presidente del fondo sovrano cinese, ci spiega senza mezzi termini che <em>“l’Eurozona è una delle entità politiche ed economiche che <strong>si aspettano la carità dalla Cina</strong> e dai mercati emergenti. Noi vi rispettiamo, per favore rispettate voi stessi”</em>.</p><p>Nella storia, le grandi crisi finanziarie non hanno mai preluso a nulla di buono. Dopo sessant’anni che, perlomeno nel nostro orticello, la parola <strong>pace </strong>non è mai stata messa in discussione – ed è senza dubbio il periodo più lungo che l’Europa abbia mai conosciuto senza conflitti – ora la Merkel e Sarkozy iniziano a fare allusioni poco piacevoli, nel migliore dei casi solo equivoche. Se l’ottimismo può indurre a considerarle una strategia politica per ottenere risoluzioni immediate ed efficaci, resta però un incontrovertibile dato di fatto: per la prima volta sentiamo due leader europei, rappresentanti delle due maggiori potenze del vecchio continente, <strong>mettere in discussione</strong> un concetto acquisito e dato per scontato come la pace. Per quanto mi sforzi, non riesco a considerarlo un buon segno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/29/la-terza-guerra-mondiale-e-vicina/167091/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>62</slash:comments> </item> <item><title>La berlusconizzazione di Merkel e Sarkozy</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/la-berlusconizzazione-di-merkel-e-sarkozy/166279/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/la-berlusconizzazione-di-merkel-e-sarkozy/166279/#comments</comments> <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 16:44:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[Europa]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=166279</guid> <description><![CDATA[La mafia usava dire cose come “ti farò un’offerta che non puoi rifiutare”. 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Così, allo stesso modo, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/23/crisi-sarkozy-italia-e-grecia-siano-responsabili/165910/" target="_blank"><strong>Sarkozy</strong> e la <strong>Merkel</strong></a></span> <em>non dicono</em> che  non hanno nessuna fiducia nel governo Berlusconi, ma inscenano piuttosto un  teatrino degli equivoci, giocando sul <em>body language</em>, che resta la prima  forma di comunicazione e che vale più di mille parole. Poi, una volta che la  comunicazione non verbale è arrivata chiara e forte, attesa la reazione ilare  della platea che indulge nel dileggio più sprezzante, si infilano la maschera  dell’<strong>ipocrisia di Stato</strong> e dichiarano assoluta <em>“fiducia nel senso di  responsabilità dell&#8217;insieme delle istituzioni, sociali, politiche ed economiche  italiane”</em>. Ci mancava che dichiarassero di avere fiducia anche nel complesso  delle mafie italiane e degli alieni, e poi li avrebbero nominati tutti, pur di  non nominare Berlusconi. Due giorni dopo, arriva la nota di rito che precisa  come le risate, le esitazioni e la mimica da capo-comico consumato fossero  unicamente dovute all’imbarazzo di non sapere chi dei due doveva rispondere.  Ovviamente non ci crede nessuno. Non solo, ma peggiorano anche le cose, perché il  dispaccio non fa che ufficializzare che né il francese né la tedesca, in realtà,  se la sentivano di dare una risposta.</p><p>La realtà è che hanno ragione nella sostanza, ma torto nella forma. Se ci  scandalizziamo per il comportamento eccessivamente licenzioso (eufemisticamente  parlando) del nostro presidente del Consiglio, che non resiste alla tentazione  di esibirsi in vesti ufficiali e nelle occasioni più disparate utilizzando un  linguaggio molto poco istituzionale, lo stesso dobbiamo fare con i due più  importanti leader europei. Non è ammissibile mescolare le passioni umane con i  ruoli di cui si è investiti, che richiedono serietà, sobrietà e il massimo grado  di separazione tra l’uomo e il suo incarico. Certo, sorridendo amaramente di noi  stessi ormai ogni giorno, la nostra tentazione è quella di comprenderli e forse  anche di sentirli cinicamente più vicini al nostro sentimento di profonda  disillusione. Eppure quegli interminabili, brevi istanti hanno profondamente <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/24/bersani-e-casini-incontro-per-lultima-spallata-a-b-prodi-irritato-dalle-risate-di-sarkozy/166082/" target="_blank">offeso  la dignità di sessanta milioni di cittadini</a></span></strong>, e per quanto se ne possa ridere non  è una ferita che si rimarginerà tanto in fretta. Ci sono guerre che sono  iniziate per molto meno.</p><p>In questi giorni Berlusconi è visivamente stanco e insolitamente cauto  e  sotto traccia nelle sue dichiarazioni. E’ arrivato persino a dire che la  situazione è gravissima. Si vede che ne ha combinate così tante, che ora se ne  inizia a rendere conto anche lui. Non so se le circostanze lo abbiano seppur  millimetricamente europeizzato un po’. Di certo la Merkel e Sarkozy, con  quella pantomima quanto mai fuori luogo, <strong>si sono berlusconizzati</strong>. E non è un  buon segno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/la-berlusconizzazione-di-merkel-e-sarkozy/166279/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>72</slash:comments> </item> <item><title>Il Governo dello&#8230; sbadigliare!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/il-governo-dello-sbadigliare/163629/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/il-governo-dello-sbadigliare/163629/#comments</comments> <pubDate>Thu, 13 Oct 2011 17:43:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[camera]]></category> <category><![CDATA[fiducia]]></category> <category><![CDATA[Montecitorio]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163629</guid> <description><![CDATA[Berlusconi, chiedendo la fiducia, dice che l&#8217;Italia è un sistema vitale, ricco, vivo. 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Dice che loro sentono la responsabilità, che vogliono sconfiggere la strategia della paralisi, che vogliono agire <strong>con la rapidità e l&#8217;efficienza imposta dai tempi.</strong> E mentre lo dice, Umberto Bossi al suo fianco ne mima i significati più intimi e profondi, come un implacabile traduttore istantaneo, uno specchio deforme, una macchina della verità che mostra la reale natura delle cose, celata dall&#8217;ennesimo vaniloquio ad uso e consumo di una compagnia di giro che non incanta più nessuno.</p><p>Sono ben dodici gli <strong>sbadigli profondi e cavernosi</strong> che l&#8217;élite direzionale del &#8220;Governo del fare&#8221; riesce a dispensare, assisa sullo scranno più sacro del tempio della Democrazia, nel giro di neppure 19 minuti. Nessun altro simbolo avrebbe potuto essere altrettanto efficace e potente di questo, per sigillare come un epitaffio tombale il declino di un esecutivo narcolettico, catalettico, atonico, vuoto simulacro in rappresentazione della totale paralisi istituzionale, come un bozzolo incartapecorito, abbandonato dalla vita e vittima di un progressivo, pietoso collassato strutturale.</p><p>Dopo avere abbondantemente superato il suo termine naturale, la <strong>gerontocrazia </strong>che infesta i gangli vitali di questo Paese deve giungere immediatamente anche al suo termine istituzionale. Altrimenti, ci trascineranno tutti nella tomba insieme a loro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/13/il-governo-dello-sbadigliare/163629/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>26</slash:comments> </item> <item><title>Lo scoop di Libero sugli abbonamenti del Fatto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/lo-scoop-di-belpietro-sugli-abbonamenti-del-fatto/161460/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/lo-scoop-di-belpietro-sugli-abbonamenti-del-fatto/161460/#comments</comments> <pubDate>Sat, 01 Oct 2011 16:50:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[abbonamenti]]></category> <category><![CDATA[contributi pubblici editoria]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Libero]]></category> <category><![CDATA[maurizio belpietro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161460</guid> <description><![CDATA[Ieri sera Belpietro ha sostenuto che Termini Imerese andava chiusa, perché sopravvissuta solo grazie ai fondi pubblici, cosa che non è né buona né giusta. Siccome mi piacciono i ragionamenti completi, a chiusura del cerchio gli ho fatto notare che se questo fosse il criterio, allora il giornale che dirige, Libero, avrebbe già dovuto chiudere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/-RaAXnoqCIw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> Ieri sera <strong>Belpietro </strong>ha sostenuto che Termini Imerese andava chiusa, perché sopravvissuta solo grazie ai fondi pubblici, cosa che non è né buona né giusta.</p><p>Siccome mi piacciono i ragionamenti completi, a chiusura del cerchio gli ho fatto notare che se questo fosse il criterio, allora il giornale che dirige, <em><strong>Libero</strong></em>, avrebbe già dovuto chiudere da un pezzo, visto che tra il 2003 e il 2009 ha beneficiato di <a style="text-decoration: underline; font-weight: bold;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Libero_%28quotidiano%29" target="_blank">40 milioni</a> di fondi pubblici le cui ricadute, in una maniera o nell&#8217;altra, evidentemente ancora oggi manifestano il loro effetto benefico sui bilanci del quotidiano.</p><p>Belpietro si è detto allora un convinto assertore dell&#8217;abolizione dei fondi pubblici all&#8217;editoria. A patto, ha aggiunto, che a questi fondi rinuncino tutti, non solo qualcuno. Così sono stato costretto a obiettare che, tra i giornali, ce n&#8217;è uno che non ha aspettato che gli altri facessero un passo indietro, prima di farlo a sua volta, e che questo giornale si chiama <strong><em>Il Fatto Quotidiano</em></strong>. La cosa deve avergli fatto perdere il consueto <em>aplomb</em>, perché gli astanti lo hanno udito formulare confusamente una risposta alquanto sorprendente: &#8220;<em>Anche lì, vedremo&#8230; Siccome prendono dei soldi per gli abbonamenti&#8230; Va beh!</em>&#8220;.</p><p>Quindi, secondo Belpietro, <em>Il Fatto Quotidiano</em> è uguale a tutti gli altri giornali che si avvalgono dei finanziamenti pubblici all&#8217;editoria, anche se in realtà non se ne avvale affatto, in quanto &#8220;<em>prende i soldi per gli abbonamenti</em>&#8220;.</p><p>Per logica conseguenza, dobbiamo quindi desumere che secondo Belpietro <strong>le istituzioni si siano abbonate in massa al </strong>Fatto: dalle circoscrizioni ai Comuni, dalle Province alle Regioni passando per palazzo Chigi, palazzo Marino, Montecitorio senza dimenticare il Quirinale e via dicendo. Altrimenti dovremmo pensare che il direttore di <em>Libero</em>, pur avendo speso una carriera intorno al concetto di libero mercato, abbia ancora difficoltà a distinguere il mondo dell&#8217;imprenditoria, quello che si basa esclusivamente sulla vendita di servizi e prodotti, da quello delle imprese parassitarie sovvenzionate dallo Stato.</p><p>Oppure ancora, come dice lui: &#8220;<em>Va beh!</em>&#8220;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/lo-scoop-di-belpietro-sugli-abbonamenti-del-fatto/161460/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>68</slash:comments> </item> <item><title>Di Stefano, lo Spartacus dell&#8217;etere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/di-stefano-lo-spartacus-delletere/155318/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/di-stefano-lo-spartacus-delletere/155318/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Sep 2011 09:32:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Conflitto di interessi]]></category> <category><![CDATA[digitale terrestre]]></category> <category><![CDATA[DVB-T]]></category> <category><![CDATA[DVB-T 2]]></category> <category><![CDATA[Europa 7]]></category> <category><![CDATA[Francesco Di Stefano]]></category> <category><![CDATA[Graham Watson]]></category> <category><![CDATA[Lega Calcio]]></category> <category><![CDATA[Paolo Gentiloni]]></category> <category><![CDATA[Rete 4]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155318</guid> <description><![CDATA[Se c’è un editore che più di ogni altro in questo paese ha pagato e continua a pagare il monopolio televisivo e la spartizione delle frequenze che avviene per diritto di casta, nel completo disinteresse – come è logico che sia – della concorrenza, questo è Francesco Di Stefano: il simbolo degli effetti iniqui che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/neSvI6KoOXE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Se c’è un editore che più di ogni altro in questo paese ha pagato e continua a pagare il <strong>monopolio televisivo</strong> e la spartizione delle frequenze che avviene per diritto di casta, nel completo disinteresse – come è logico che sia – della concorrenza, questo è <strong>Francesco Di Stefano</strong>: il simbolo degli effetti iniqui che un governo telecratico produce e della conseguente invisibilità di chi viene cancellato dal sistema.</p><p>Kafka non avrebbe saputo scrivere una storia più assurda (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=xcV01qrSnhU" target="_blank">qui il video della mia prima intervista</a>, realizzata nel 2008). Uno stato indice una gara per l’assegnazione delle frequenze. Un libero imprenditore spende un milione e mezzo di euro per mettere insieme gli studi più grandi d’Europa e vince la concessione. <strong>Rete 4</strong> la perde ed è destinata al satellite. Ovunque, perfino nello Zimbabwe (per dirla alla Masi), uno che vince un appalto ottiene il bene oggetto della concessione. E se non lo ottiene scoppia un casino che non finisce più. Qui no. Qui non scoppia neppure una pallina di materiale da imballaggio, di quelle che fanno <em>puff</em>.</p><p>Dieci anni di battaglie giudiziarie, condotte a tutti i livelli. Dieci anni di vittorie legali, ottenute anche in sede europea, che rappresentano al meglio la totale impotenza della legge di fronte allo strapotere dei signori dell’etere. <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Graham_Watson" target="_blank">Graham Watson</a></span></strong>, l’ex presidente del gruppo Alde (Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa), nonché interfaccia del Parlamento Europeo con le istituzioni italiane deputata a ottenere il rispetto delle sentenze &#8211; che ho avuto il privilegio di intervistare nel suo ufficio di Bruxelles -, ottenne dall’allora ministro delle Comunicazioni <strong>Paolo Gentiloni</strong> una bella pacca sulla spalla e il <a href="http://www.byoblu.com/post/2009/04/22/No-frequenze-no-party.aspx" target="_blank">consiglio per Di Stefano di accontentarsi del risarcimento</a> perché – letteralmente -<em> “non tira aria</em>”. E stiamo parlando di un ministro di centrosinistra.</p><p>Chiedete ad amici e conoscenti se sanno chi o cosa sia <strong><a href="http://www.europa7.it/" target="_blank">Europa 7</a></strong>, ovvero quello che avrebbe dovuto diventare il <strong>terzo polo indipendente</strong> televisivo italiano, e otterrete la misura scientifica di quanto l’informazione in Italia, sia nel pubblico che nel privato, abbia potere di vita e di morte sulle notizie.</p><p>Un paio di anni fa Di Stefano ottiene una frequenza laddove avrebbe potuto fare meno danni possibili: sul <strong>digitale terrestre</strong>. Che non funziona e che, in ogni caso, costringe ad avere posizioni irraggiungibili sul telecomando. Siccome tutto si può dire tranne che non sia testardo, risoluto e innovatore, decide di sfruttare la situazione buttandosi, primo al mondo, in un’implementazione del <strong>Dvb-T 2</strong> che gli consente di avere su quella stessa frequenza ben <strong>8 canali in alta definizione</strong>, due standard e perfino qualche canale di porno. Il tutto con un decoder personalizzato che risolve tutti i problemi del digitale terrestre prima maniera, che permette di avere più canali, di memorizzarli nelle posizioni che più aggradano e che consente di avere anche il 3D senza occhialini (con televisione predisposta). E con un canale di informazione indipendente, <strong>Fly</strong>, completamente gratuito.</p><p>Uno pensa: è fatta. Cos’altro può capitargli? E invece no, perché il romanzo kafkiano di Europa 7 ha più pagine di <em>Guerra e Pace</em>. Nel marzo scorso <strong>Dahlia</strong>, il canale digitale terrestre che trasmetteva tra l’altro le partite del campionato italiano, fallisce. I suoi abbonati si ritrovano con otto partite pagate che non vedranno mai. La Lega Calcio indice un’asta, alla quale inizialmente partecipano Mediaset, I Move ed Europa 7, ma l’unica offerta sul tavolo della Lega, il 9 marzo scorso, erano i <strong>5 milioni e 200 mila euro</strong> messi sul piatto da Di Stefano. La Lega Calcio rifiuta e preferisce regalare le restanti otto partite a Mediaset. Di nuovo, manco nello Zimbabwe.</p><p>Secondo voi Di Stefano si arrende? Sono andato a chiederglielo direttamente a Roma. Nel video in cima al post la nuova intervista. La trascrizione integrale è disponibile <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.byoblu.com/post/2011/09/05/Di-Stefano-lo-Spartacus-delletere.aspx" target="_blank">sul mio blog</a></span>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/di-stefano-lo-spartacus-delletere/155318/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>37</slash:comments> </item> <item><title>Se fosse per me, farei così&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/se-fosse-per-me-farei-cosi/154697/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/se-fosse-per-me-farei-cosi/154697/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Sep 2011 17:08:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[legge elettorale]]></category> <category><![CDATA[manovra finanziaria]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Tg1]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154697</guid> <description><![CDATA[Nel ridicolo giro di roulette dove ogni giorno si contraddicono le decisioni del giorno precedente, una volta per non scontentare i pensionati che votano, una volta per non dispiacere ai calciatori da 30 mila euro al giorno, che non votano ma che fanno perdere consensi, una volta per non toccare i patrimoni di quelle poche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel ridicolo giro di roulette dove ogni giorno si contraddicono le decisioni del giorno precedente, una volta per non scontentare i pensionati che votano, una volta per non dispiacere ai calciatori da <strong>30 mila euro al giorno</strong>, che non votano ma che fanno perdere consensi, una volta per non toccare i patrimoni di quelle poche decine di migliaia di ricchi sfondati (<strong>su</strong> <strong>sessanta milioni di poveracci</strong>) &#8211; ché poi non li invitano più alle feste -, l’unica certezza è il <strong>contributo di solidarietà</strong> richiesto ai politici. Forse, demandato alle calende greche di una futura legge costituzionale che il prossimo governo sicuramente disconoscerà, anche il <strong>taglio dei parlamentari</strong>, delle loro indennità, delle loro pensioni e delle province.</p><p>Gli italiani gongolano soddisfatti, come a dire: “ve l’abbiamo fatta”. Non sanno, tapini, che se la sono fatta da soli. Abolire tutti i cosiddetti “privilegi della politica” (fatto salvo il discorso delle province, che invece ha senso), ha il peso di una manciata di milioni di euro su una manovra da <strong>decine di miliardi</strong>. E&#8217; come gongolare per avere tagliato i 50 euro di un’assicurazione sugli infortuni, quando poi si va fuori a cena tutte le sere, si comprano abiti costosi e si fanno settimane bianche tutto l’anno. Peccato che quell’assicurazione era <strong>la sola cosa utile</strong>.</p><p>Cosa credete che succederà quando ci saranno la metà dei parlamentari a rappresentarvi, quando avranno uno stipendio di 2 mila euro al mese e quando non avranno più nessuna garanzia sul futuro? Ve lo dico io: il vostro vicino di casa, il signor Rossi, che è stimato da tutti e che, se messo a servire il suo paese, farebbe meglio di questa accozzaglia di <strong>sordidi affaristi</strong> dediti all’intrallazzo e alla lussuria come gli antichi romani di <em>Spartacus</em>, resterebbe a fare l’impiegato o a gestire con successo la sua bottega. A vita. Chi glielo fa fare di perdere il suo lavoro con pochissime probabilità di essere riassunto, magari dopo 10 anni, quando ormai cinquantenne non se lo filerà più nessuno ma, avendo già fatto due mandati, dovrà tornarsene a casa, senza la garanzia di una pensione integrativa da parte dello Stato? Chi glielo fa fare di mollare i suoi due bimbi piccoli, che ora perlomeno hanno la certezza di mangiare due volte al giorno, per trasferirsi a Roma e spendere più di quello che guadagna?  E giacché non ci devono più essere neppure i rimborsi elettorali, chi glielo fa fare di dilapidare tutto quello che ha guadagnato solo per pagarsi una campagna elettorale dall’esito incerto, anche in considerazione dell’esiguità dei posti disponibili in Parlamento dopo il dimezzamento? Per fare cosa, poi: per contribuire al bene comune?</p><p>No, il signor Rossi, che <strong>siete voi</strong>, d’ora in poi se ne starà a casa. E sapete chi ci andrà, a tutelare i vostri interessi? Chi <strong>se lo può permettere</strong>: i ricchi, i faccendieri, magari i criminali che hanno ingenti quantità di liquidi da spendere, in un modo o nell’altro. Guarda caso, le uniche riforme che non si toccano, in questo girotondo di acrobati e di venditori di fumo, sono proprio quelle che diminuiscono il “<strong>potere rappresentativo del popolo</strong>”, che per di più sono osannate e invocate a gran voce dallo stesso popolo. Un miracolo della tecnica di persuasione di massa. Bravi: rinunciate pure volontariamente ai vostri diritti acquisiti. Ma sì: limitiamola, questa democrazia già così scricchiolante.</p><p>Se il Titanic è affondato per avere urtato contro un iceberg, la soluzione non è tornare a costruire barchette e rinunciare ai transatlantici per attraversare l’oceano, ma <strong>nominare un capitano esperto e più capace</strong>. Allo stesso modo non è rinunciando alle garanzie che tutelano i nostri diritti (riconoscendo a chi serve il popolo con onore un futuro non incerto) che raddrizzeremo la rotta. Dobbiamo cambiare gli uomini al comando, non buttare la nave.</p><p>Gli uomini al comando, tuttavia, non cambieranno mai finché a candidarsi saranno quelli che possono permettersi campagne elettorali pervasive, condotte su tutti i media, a suon di <strong>milioni di euro</strong>. Vinceranno sempre i più ricchi e più inciucioni.  Che poi saranno ricattati come è evidentemente sotto ricatto il governo, oggi, nel suo ridicolo dibattersi come un pesce tirato a riva. <strong>Il sistema elettorale va riformato drasticamente</strong>, in maniera che tutti i candidati partano alla pari e che ad essere privilegiate siano le <strong>idee</strong>, non i bei faccioni simpatici.</p><p>Se fosse per me, io farei così. Sei mesi prima delle elezioni, i cittadini che lo desiderano presentano un proprio programma. I programmi vengono accorpati in base alla similarità dei loro punti, e vengono presentati in rete e in televisione. In rete si sceglie il programma migliore. Si scelgono cioè le “<strong>idee</strong>”, non le persone. A questo punto chiunque, sia chi ha scritto il programma sia chi ritiene di poterlo realizzare con profitto, si candida e si presenta, semplicemente aprendo un blog, in rete. Tra tutti i partecipanti, la rete vota ed esprime una rosa di candidati, i più convincenti, che si presenteranno alle elezioni. I candidati espressi faranno la campagna elettorale vera e propria. Avranno <strong>gli stessi spazi su tutti i media</strong>, gireranno le stesse piazze e gli stessi teatri. A <strong>spese pubbliche</strong>, perché scegliere chi ci governerà per i successivi cinque anni è un nostro interesse, un impegno prioritario che deve assumersi la collettività. Nessuno deve potersi avvantaggiare grazie alla sua disponibilità economica. A nessun proprietario di televisioni e di giornali può essere consentito di sfruttare la sua influenza per favorire se stesso. Tutti inizieranno a correre dagli stessi blocchi di partenza. La campagna elettorale non sarà incentrata sui programmi: quelli sono già stati scelti dai cittadini. Quello che bisognerà dimostrare sarà di <strong>essere in grado di realizzarli</strong>. Le retribuzioni, la pensione e le indennità dei politici potranno essere modificate di anno in anno, decise da un’apposita commissione rappresentativa dei cittadini e legate alla performance, ovvero al <strong>tasso di trasformazione del programma in attuazioni concrete</strong>. Allo stesso modo, il Parlamento può essere sciolto dal popolo, se il governo non presta fede alle attese. Esattamente: ho detto dal popolo, non dal Presidente della Repubblica.</p><p>Difficile? Non credo: la tecnologia per farlo esiste già ed è affidabile. Non tutti hanno la rete? Chi ne è sprovvisto può accedere all’<em>internet point</em> più vicino, così contribuiamo a sostenere l’emergere di nuove figure professionali. Oppure votano in comune. I dettagli sono insignificanti: <strong>il futuro è solo nelle nostre mani</strong>. Il problema è che abbiamo le mani sporche e, come i bambini, poca voglia di lavarle.</p><p><strong>p.s.</strong> voglio condividere con voi la frase di apertura del sito personale del deputato americano <a href="http://jacksonlee.house.gov" target="_blank"><strong>Sheila Jackson Lee</strong></a>: “<em>Sono sinceramente grata di essere stata rieletta e di avere il grande onore di continuare a servire la gente del 18° distretto congressuale del Texas</em>”.</p><p>Ecco: <strong>l’onore di continuare a servire la gente</strong>. E’ questo che dobbiamo metterci in testa quando pensiamo alla politica.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/se-fosse-per-me-farei-cosi/154697/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>La parabola del contadino e dello speculatore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/21/la-parabola-del-contadino-e-dello-speculatore/152760/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/21/la-parabola-del-contadino-e-dello-speculatore/152760/#comments</comments> <pubDate>Sun, 21 Aug 2011 16:57:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[borsa]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[speculazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=152760</guid> <description><![CDATA[Un contadino ha un campo di grano e produce pasta e pane. Un secondo contadino ha un frutteto. Un allevatore ha un gregge di pecore e produce latte e formaggi. Un artigiano realizza mobili in legno, un altro fila la lana e tesse indumenti. Quello che ha il pane ne scambia una parte con il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/DsqqG-iAIV4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> Un <strong>contadino </strong>ha un campo di grano e produce pasta e pane. Un secondo contadino ha un frutteto. Un allevatore ha un gregge di pecore e produce latte e formaggi. Un artigiano realizza mobili in legno, un altro fila la lana e tesse indumenti.</p><p>Quello che ha il pane ne <strong>scambia </strong>una parte con il formaggio dell’allevatore e con i maglioni del secondo artigiano. Quello che ha la frutta ne scambia un po’ con un tavolo e quattro sedie, e con qualche chilo di pasta. Ognuno produce qualcosa e tutti insieme hanno le cose essenziali per vivere. La natura, del resto, nel medio termine si può considerare prevedibile: se un anno c’è meno frutta, l’anno dopo ce ne sarà di più.</p><p>Arriva uno <strong>speculatore </strong>che, promettendo di scambiare nuovi beni, si prende un po’ di pane, un po’ di frutta, un po’ di latte e un po’ di formaggio. Non restandone più a sufficienza per tutti, scambia quello che ha preso con chi ne ha bisogno ma, data la scarsità di beni che ne deriva, pretende da ciascuno un corrispettivo maggiore di indumenti, di sedie, di pane, di formaggio… Se l’allevatore, mettiamo, non riesce a far fronte alle richieste, perché non dispone di risorse sufficienti a coprire l’aumento <strong>artificiale</strong> del fabbisogno, lo speculatore gli concede lo stesso il pane e tutto il resto, ma lo impegna a versare l’ammanco ipotecando il formaggio che non è ancora stato prodotto. <strong>Lo </strong><strong>indebita</strong>.</p><p>Arriva un <strong>secondo speculatore</strong> e si prende la restante parte della produzione locale. I contadini, gli artigiani e l’allevatore accettano, perché hanno bisogno di compensare la carestia indotta, cercando di produrre di più nel disperato tentativo di entrare subito in possesso di ciò che viene improvvisamente loro a mancare.</p><p>A questo punto, tutti i beni disponibili sono nelle mani dei due speculatori, i quali sono liberi di decidere come, a chi e per quanto scambiarli. Fanno i prezzi, esigono sempre di più e indebitano progressivamente i contadini, gli artigiani e l’allevatore che ora <strong>non producono più per vivere</strong><strong>, ma </strong><strong>vivono per produrre</strong> una quantità sufficiente, sempre maggiore, di cibo e di beni, che possa soddisfare le richieste degli speculatori.</p><p>Con l’arrivo di un <strong>terzo speculatore</strong>, proveniente da terre lontane, che a sua volta ha indebitato altri artigiani, altri allevatori e altri contadini, i tre iniziano a riunirsi periodicamente per <strong>scambiarsi i debiti</strong> dei produttori, scommettendo sulla loro capacità di ripagarli con perseveranza, senza morire di inedia. Senza fallire.</p><p>Quando gli speculatori, tra di loro, esagerano con le speculazioni, scommettendo sulla capacità di ripianare il debito di un allevatore che muore di infarto, per esempio a causa dell’eccessivo lavoro, perdono parte dei loro crediti, che poi sono i debiti di chi produce i beni reali. Così dichiarano ufficialmente l’apertura della crisi. Lo <strong>stato di crisi</strong>, dicono, richiede ai contadini di produrre più grano e più frutta, agli allevatori di produrre più latte, agli artigiani di fabbricare più tavoli e più indumenti e così via. Altrimenti verrà loro richiesto di saldare i loro debiti immediatamente, e poiché è chiaro che non possono farlo, le loro fattorie verranno espropriate, i loro allevamenti confiscati e moriranno di fame.</p><p>Ma <strong>la crisi non è dei contadini</strong>, che continuano a produrre il grano e la frutta che producevano all’inizio. Non è degli allevatori, che hanno sempre lo stesso numero di pecore, anzi di più, e dunque producono la stessa quantità di formaggi e di latte. Non è di chi fabbrica i mobili sempre alla stessa maniera, né di chi tesse indumenti esattamente come faceva una volta.  No: <strong>sono gli speculatori ad essere in crisi</strong>, non i produttori. E’ il loro meccanismo di inflazione programmata dei prezzi per i beni di prima necessità ad essersi gonfiato fino ad esplodere.  La loro ingordigia, il loro universo artificiale, il mondo parallelo e immaginario che hanno costruito accanto a quello reale: è tutto e solo questo ad essere andato in crisi.</p><p>Finì che i contadini, gli allevatori e gli artigiani <strong>mandarono a quel paese gli speculatori</strong> e ricominciarono a scambiarsi il pane, il latte, il formaggio, i mobili e i vestiti tra di loro, lasciando gli speculatori al loro meritato destino.</p><p><em>Tratto da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.byoblu.com/post/2011/08/19/Non-ce-nessuna-crisi.aspx" target="_blank">Byoblu.com</a></span> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/21/la-parabola-del-contadino-e-dello-speculatore/152760/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>143</slash:comments> </item> <item><title>Ridatemi le navi negriere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/ridatemi-le-navi-negriere/149438/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/ridatemi-le-navi-negriere/149438/#comments</comments> <pubDate>Tue, 02 Aug 2011 16:14:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[immigrazione]]></category> <category><![CDATA[Lampedusa]]></category> <category><![CDATA[morti]]></category> <category><![CDATA[navi]]></category> <category><![CDATA[negrieri]]></category> <category><![CDATA[piantagioni]]></category> <category><![CDATA[prostituzione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=149438</guid> <description><![CDATA[500 anni fa. Navi negriere salpano dalle coste inglesi e sudamericane alla volta del continente nero. Missione: irrompere nei villaggi africani, stuprare tutto ciò che ha due gambe e respira, uccidere chi oppone resistenza e catturare il maggior numero di schiavi, scelti tra i negri più giovani e più forti. Una volta ridotti in catene,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>500 anni fa. <strong>Navi negriere</strong> salpano dalle coste inglesi e sudamericane alla volta del continente nero. Missione: irrompere nei villaggi africani, stuprare tutto ciò che ha due gambe e respira, uccidere chi oppone resistenza e catturare il maggior numero di schiavi, scelti tra i negri più giovani e più forti. Una volta ridotti in catene, i prigionieri si caricano nella stiva di imbarcazioni anguste e malsane, si trattano come bestie per tutta la durata della traversata oceanica &#8211; avendo l’unica accortezza di tenerli in vita &#8211; e poi si vendono all’asta, come muli da soma, affinché lavorino nelle piantagioni dei ricchi proprietari terrieri. Bianchi. I padroni, prima di acquistarli, controllano che la loro dentatura sia perfetta. Come si fa con i cavalli. Poi, una volta scelti, cambiano loro nome. Come si fa con i cani randagi. Poi li portano stremati nei loro possedimenti. Non c’è bisogno di pagarli: ha forse un salario una vacca? Donne e uomini lavorano fino allo sfinimento, in cambio solo del cibo necessario per vivere. Le donne, in particolare, di notte assolvono alle esigenze fisiologiche dell’uomo bianco. Intanto, la razza superiore brinda, banchetta e manda i figli al mare.</p><p>2011. 500 anni dopo. È cambiato tutto. <strong>La schiavitù è stata abolita</strong>: abbiamo inventato i &#8220;<strong>diritti umani</strong>&#8220;. Un progresso innegabile. Non c’é più bisogno di andare a prendere i negri giovani e forti: <strong>vengono da soli</strong>, spinti da una <strong>povertà che lava le nostre coscienze</strong>. <strong>Pagano e si indebitano per essere deportati</strong>. Le grandi imbarcazioni negriere si sono trasformate. Ora sono lussuose e sicure navi da crociera, sono transatlantici. Usate come carro merci erano sprecate. Loro, i nuovi cittadini liberi del continente nero, possono arrangiarsi come meglio credono, o come possono, ammassandosi volontariamente su bagnarole a fine vita che vengono mandate alla rottamazione in mare aperto.</p><p>Meglio che spendere soldi per demolirle. Unico caso commerciale in cui<strong> perdere un carico (pagante)</strong> è più vantaggioso che portarlo a destinazione. Quelli che arrivano si vendono spontaneamente, anzi si <strong>regalano</strong>, senza bisogno di indire nessuna asta. Finiscono nelle piantagioni. Al posto del cotone ci sono i pomodori. Lavorano fino allo sfinimento, senza diritti, senza dottori. Vengono picchiati e presi a fucilate se osano ribellarsi. In cambio, non ricevono più il solo cibo necessario per sopravvivere: finalmente hanno diritto a un salario. Che è appena sufficiente per sopravvivere in una società di coltivatori immensamente più ricchi di loro. Per agevolare l’uomo bianco, che non sa pronunciare i fonemi della loro lingua, <strong>si cambiano spontaneamente il nome</strong>. Le loro donne indebitano le loro famiglie di origine per venire al servizio delle facoltose colonie bianche dove, si dice, troveranno un lavoro. Poi si ritrovano con un debito sulle spalle e la costante minaccia dei moderni negrieri di rivalersi sui loro genitori se non sapranno onorarlo. Così, sono<strong> libere di battere le strade</strong>, ogni notte, per assolvere alle esigenze fisiologiche dell’uomo bianco.</p><p>Se questo è tutto quello che abbiamo saputo fare in 500 anni, <strong>rivoglio le navi negriere e gli schiavisti</strong>. Era quasi tutto esattamente come é oggi, con la differenza che il carico di &#8220;bestie nere&#8221; deportato nelle stive dei velieri era prezioso e <strong>non ci si poteva permettere che andasse perduto in fondo al mare</strong>. Come è successo ai 25 &#8220;schiavi negri&#8221; massacrati a bastonate perché, agonizzanti, volevano uscire dalla camera a gas, nel ventre mefitico di un barcone che li stava portando verso la loro piantagione di cotone, a poche miglia dalle coste della civile ed evoluta Europa del XXI secolo. Dove la razza superiore brinda, banchetta e manda i figli al mare, solo un po’ meno frequentemente di prima, che c’è la <strong>crisi</strong>.</p><p>Ora scusatemi, vado a vomitare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/ridatemi-le-navi-negriere/149438/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>68</slash:comments> </item> <item><title>Patente elettorale a punti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/29/patente-elettorale-a-punti/148721/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/29/patente-elettorale-a-punti/148721/#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Jul 2011 15:19:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Accordo di integrazione tra lo straniero e lo stato]]></category> <category><![CDATA[patente a punti]]></category> <category><![CDATA[patente elettorale]]></category> <category><![CDATA[permesso di soggiorno]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=148721</guid> <description><![CDATA[In due anni dovranno imparare 1) come funzionano il Parlamento e il Governo, 2) cosa dice la Costituzione, 3) l&#8217;uso dei congiuntivi e 4) quali sono le regole civiche di questo Paese. Gli immigrati regolari che supereranno i test, totalizzando almeno 30 punti, avranno il permesso di soggiorno. Quelli che ne faranno tra i 16...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In due anni dovranno imparare 1) <strong>come funzionano il Parlamento e il Governo</strong>, 2) cosa dice la <strong>Costituzione</strong>, 3) l&#8217;uso dei <strong>congiuntivi </strong>e 4) quali sono le<strong> regole civiche di questo Paese</strong>. Gli <strong>immigrati regolari </strong>che supereranno i test, totalizzando almeno 30 punti, avranno il <strong>permesso di soggiorno</strong>. Quelli che ne faranno tra i 16 e i 30 saranno rimandati all’anno successivo, mentre gli altri saranno espulsi.</p><p>Questo, in sintesi, l’&#8221;<em>Accordo di integrazione tra lo straniero e lo stato</em>&#8221; introdotto dal<strong> pacchetto sicurezza Maroni </strong>nel 2009 e approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.</p><p>I punti si potranno accumulare o perdere in molti modi. Ad esempio: avere avuto <strong>guai con la giustizia</strong>, anche in via <strong>non definitiva</strong>, comporterà una decurtazione dei punti. Ottimo, ma per equiparare sul serio i diritti e i doveri degli immigrati a quelli dei loro &#8220;fratelli&#8221; italiani, ed al fine di parificarli al nostro livello culturale, sarebbe doveroso nonché necessario introdurre nuove fattispecie o categorie.</p><p>Proporrei la <strong>decurtazione di 5 punti</strong> per chi ha appreso l&#8217;uso dei congiuntivi guardando almeno <strong>due trasmissioni della De Filippi</strong> negli ultimi tre mesi; la defalcazione di ulteriori 3-5 punti per gli immigrati che avessero creduto di informarsi sulla Costituzione guardando il Tg1 o leggendo gli editoriali di <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/07/26/Magdi-Cristiano-Allam-tecnicamente-Talebano.aspx" target="_blank">Magdi &#8220;tecnicamente talebano&#8221; Allam</a>; la diminuzione di altri 2/3 punti per quanti abbiano appreso le regole civiche guardando &#8220;Forum&#8221; di Rita Dalla Chiesa o assistendo ad un qualunque talk-show politico; il divieto assoluto di compensare la perdita di punti con gli scontrini della Standa o con la ricevuta di un abbonamento annuale a Mediaset Premium.</p><p>Inoltre, ora che abbiamo un valido meccanismo di valutazione del bagaglio di conoscenze civiche di un individuo, e ora che è stato formalmente riconosciuto come necessario al fine di appartenere alla nostra comunità in qualità di cittadini, proporrei di estenderlo a tutti gli italiani, introducendo la &#8220;<a href="http://www.byoblu.com/post/2009/05/03/Patente-elettorale-a-punti.aspx" target="_blank"><strong>patente elettorale a punti</strong>&#8220;</a>, la quale non revoca in alcun modo il diritto di voto, ma richiede esclusivamente ad <strong>ogni cittadino autoctono </strong>di dimostrare di avere acquisito le stesse conoscenze e la stessa sensibilità istituzionale richieste agli immigrati, prima di esercitare un <strong>diritto tanto inalienabile quanto cruciale </strong>e delicato per il buon funzionamento del sistema democratico come quello che permette di scegliere la classe dirigente del paese.</p><p>Forse, capirne un po’ di più circa la<strong> separazione tra i poteri </strong>o le <strong>prerogative attribuite a un Presidente del Consiglio </strong>può aiutare a non soccombere sotto a quintali di demagogia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/29/patente-elettorale-a-punti/148721/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>60 giorni di buio: un horror by Agcom</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/60-giorni-di-buio-un-horror-by-agcom/144840/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/60-giorni-di-buio-un-horror-by-agcom/144840/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Jul 2011 06:41:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[Copyright]]></category> <category><![CDATA[Corrado Calabrò]]></category> <category><![CDATA[Delibera n. 398/11/CONS]]></category> <category><![CDATA[diritto d'autore]]></category> <category><![CDATA[net neutrality]]></category> <category><![CDATA[neutralità della rete]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=144840</guid> <description><![CDATA[“Quanto torni a casa, picchia tua moglie: tu non sai perché le dai, ma lei potrebbe sapere perché le prende. Nel frattempo, sforzati di costruire una relazione più stabile con le amanti”. Queste, in soldoni, le minacce contenute nello schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore, approvato da AGCOM, a braccetto con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/3NN-rxkTFxo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>“<em>Quanto torni a casa, picchia tua moglie: tu non sai perché le dai, ma lei potrebbe sapere perché le prende. Nel frattempo, sforzati di costruire una relazione più stabile con le amanti</em>”. Queste, in soldoni, le minacce contenute nello <strong>schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore</strong>, <a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&amp;DocID=6694" target="_blank">approvato da AGCOM</a>, a braccetto con i produttori di contenuti multimediali, lo scorso 6 luglio.</p><p>Il testo parte da una premessa che infonde speranza: operare “nel rispetto dei diritti e delle libertà di espressione del pensiero, di commento, critica e discussione”, escludendo nel contempo dalla regolamentazione gli scambi di contenuti che avvengano direttamente tra gli utenti, come ad esempio le reti <em>peer to peer</em>. Fedele a questa impostazione, l’articolo 6 esclude dalla procedibilità quei contenuti diffusi nei limiti delle eccezioni previste agli articoli  65 e 70 della <strong>Legge sul diritto d’autore</strong>.</p><p>Prima stranezza: <a href="http://www.interlex.it/testi/l41_633.htm#65" target="_blank">all’articolo 65</a> della Legge sul diritto d&#8217;autore internet non viene neppure nominata (neppure come integrazione successiva al 1941).  Si dice solo che gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso possono essere diffusi esplicitamente su “riviste o giornali, anche radiotelevisivi”, a patto che la loro riproduzione non sia stata “espressamente riservata”. Dunque, giacché qui si parla di internet, a voler essere pignoli non stiamo escludendo un gran ché dall’ambito di applicazione dello schema di regolamento Agcom. Tra l’altro, a peggiorare la situazione, la maggior parte degli articoli dei giornali recano chiaramente la dicitura “riproduzione riservata”. Di internet si parla solamente all’articolo 70 della Legge sul diritto d’autore, ma solo per consentire l’utilizzo parziale delle opere protette da copyright nell’esclusivo ambito di utilizzo didattico o scientifico, peraltro demandando ad un successivo decreto ministeriale la definizione di cosa si intenda per “uso didattico o scientifico”. Dunque le eccezioni dichiarate all’interno dell’articolo 6 dello schema di regolamento Agcom, a voler ben guardare, rappresentano più che altro una manifestazione di buona volontà che lascia il tempo che trova. All’articolo 10 l’Agcom specifica quali siano i criteri di valutazione dei predetti articoli 65 e 70 ma ribadendone sostanzialmente la stessa terminologia, solo specificando con maggiore enfasi che l’utilizzo del materiale protetto non deve avere finalità commerciali né <strong>scopo di lucro</strong>.  Si attende ancora che qualcuno chiarisca cosa si intenda per scopo di lucro, dato che solitamente i contenuti pubblicati sulla rete internet sono accompagnati dalla presenza di banner pubblicitari che nella maggior parte dei casi non rendono che pochi spiccioli. Qual è il confine che separa il mero rimborso spese dal lucro? In assenza di tale netta demarcazione, siamo tutti a rischio. Con il famigerato <strong>Decreto Romani</strong>, quantomeno, si è stabilito che le<em> web-tv</em> che fatturano meno di 100mila euro l’anno (pura utopia per il 99,99% dei blogger italiani che si accontenterebbero di guadagnare un trentesimo o un quarantesimo) non sono soggette alle disposizioni normate <a href="http://www.byoblu.com/post/2010/01/20/Attacco-alla-Rete.aspx" target="_blank">dal recepimento italiano della direttiva <strong>AVMSD</strong></a>. Sarebbe cosa buona e giusta tirare una riga anche in questo caso e stabilire definitivamente cosa si intende per scopo di lucro.</p><p>Cosa succede, dunque, nel caso in cui un produttore di contenuti verifichi l’utilizzo illecito di un suo contenuto all’interno, supponiamo, di un video caricato su YouTube? Fa una segnalazione (<em>notice and take down</em>) al <strong>fornitore del servizio di media audiovisivo</strong> (YouTube), che è un soggetto ben distinto dall’<strong>uploader</strong> (colui che ha caricato il video). A questo punto YouTube (o il gestore del vostro blog, se stiamo parlando di materiale contenuto in un post, o voi stessi se avete direttamente in gestione la piattaforma) dovrebbe, “<em>ove possibile, darne notizia all’uploader, il quale ha la facoltà di presentare le proprio controdeduzioni</em>” (articolo 6, comma 2). Cosa implica quell’“<strong>ove possibile</strong>”? Che se non è possibile, il fornitore del servizio di media audiovisivo ha facoltà di provvedere alla rimozione del contenuto senza darne notizia all’uploader. E del resto YouTube come potrebbe notificare a un suo utente che un video del suo profilo è stato oggetto di una notifica di tipo “<em>notice and take down</em>”? Naturalmente per email, ma poiché non sussiste obbligo alcuno all’utilizzo di un servizio di posta certificata nei rapporti tra YouTube e i suoi utenti, ne consegue che la segnalazione è aleatoria e che quell’”ove possibile” significa molto più probabilmente un lugubre “<strong>mai</strong>”. Tanto più che l’uploader ha solo <strong>quattro giorni</strong> di tempo per presentare le prove che lo scagionano dall’avere infranto le leggi sul copyright. Cosa è probabile che faccia il fornitore del servizio di media audiovisivo o il gestore del sito che riceve una notifica di violazione copyright per un contenuto caricato da terzi, considerata la scarsa probabilità di avere una risposta in tempi così stretti dall’uploader e, soprattutto, considerata l’entità della sanzione economica in cui incorre se, alla fine del procedimento, non rispetterà l’eventuale richiesta di rimozione finale? Già, perché all’articolo 15, comma 2, si dice chiaramente che la <strong>multa</strong> comminata a chi non ottempera alle disposizioni dell’Autorità è regolata dall’articolo 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249. Parliamo di una cifra che va da 20 milioni delle vecchie lire a 500 milioni, ovvero da circa 10mila a <strong>250mila euro</strong>. E’ evidente che la quasi totalità dei contenuti oggetto di notifica verranno rimossi senza attendere le eventuali controdeduzioni dell’uploader. E che ciò sia possibile è confermato dal comma 1 dell’articolo 7, il quale norma la procedura di <strong>opposizione alla rimozione selettiva</strong> (&#8220;rimozione selettiva&#8221; ricorda tanto le bombe intelligenti).  E’ lì che si dice che l’uploader, ove ritenga che il contenuto sia stato rimosso ingiustificatamente, può presentare le sue controdeduzioni (<em>counter notice</em>). E’ ovvio che se nelle intenzioni dell&#8217;Agcom il contenuto non avesse potesse essere rimosso prima che all’uploader fosse concessa la possibilità di difendersi, questo comma non avrebbe avuto senso. Una volta che il coraggioso e piccolo Davide abbia presentato a Golia-YouTube le sue controdeduzioni, quest’ultima avrà <strong>quattro giorni</strong> per ripristinare il contenuto rimosso, garantendosi così che la procedura verrà portata dal detentore del copyright dinnanzi all’Agcom per <strong>l’apertura dell’istruttoria</strong>, con il rischio dei famigerati 250mila euro di cui sopra. Pensate che esista un solo fornitore di servizi di media audiovisivi che sia tanto incosciente e scavezzacollo da ripristinare un contenuto oggetto di contestazione, se non sarà la stessa Agcom a disporlo al termine di tutta la procedura? No: non son siete così ingenui, lo so.</p><p>E così siamo arrivati al punto in cui il nostro contenuto, dopo una segnalazione di <em>notice and take down</em>, per non saper né leggere né scrivere è stato rimosso da YouTube. Facciamo pure finta che siamo stati così fortunati da essercene accorti entro quattro giorni, nonostante una semplice email abbia ottime probabilità di essere letta e processata in un tempo significativamente maggiore, e abbiamo inviato una bella <em>counter notice</em>, alla quale il nostro fornitore di servizi media audiovisivi ha prevedibilmente risposto facendo spallucce. Non ci resta che rivolgerci all’Agcom per ottenere giustizia e fare ripristinare il nostro contenuto multimediale. A partire dalla scadenza dei quattro giorni, abbiamo dunque <strong>sette giorni</strong> per investire della questione l’Autorità, la quale entra in una fase di <strong>pre-istruttoria</strong>, ove sostanzialmente verifica la procedibilità. Tale fase non ha alcun vincolo di durata, e dunque può essere lunga a piacere. Se per caso abbiamo segnalato la nostra <em>counter notice</em> oltre il termine dei quattro giorni, siamo fregati e il nostro contenuto è perduto per sempre. Altrimenti l’Autorità invia agli attori una notifica di apertura dell’<strong>istruttoria</strong> vera e propria. A questo punto sono passati almeno 4 + 7 = 11 giorni. E’ vero che i 7 giorni dipendono da noi, ma non avendo la fase di pre-istruttoria una durata massima, è più probabile che quegli 11 giorni diventino 20 piuttosto che si riducano a 10.</p><p>L’istruttoria, fortunatamente, una durata massima ce l’ha: <strong>35 giorni</strong>. La Direzione si prende 20 giorni e poi trasmette le sue decisioni all’organo collegiale (articolo 11, comma 5), L’organo collegiale ha facoltà di allungare il procedimento di ulteriori 15 giorni per richiedere lo svolgimento di nuovi approfondimenti. Dopo un massimo di 35 giorni, dunque l’Agcom assume un provvedimento definitivo e lo trasmette al fornitore di servizi di media audiovisivi o radiofonici (YouTube), il quale deve adeguarsi a quanto disposto. Quanto tempo ha YouTube (o il gestore del sito) per adeguarsi? Non è precisato, dunque aggiungiamo un altro punto di domanda alla nostra agenda dei tempi.</p><p>Se dunque un nostro contenuto multimediale dovesse venire illegittimamente segnalato come lesivo dei diritti d’autore di qualcuno che ne faccia segnalazione, con tutta probabilità dovremo subire l’ingiustizia di vedere il nostro contenuto sparire dalla rete per un tempo che può abbondantemente superare i 2 mesi. Questo risulta dalla somma delle varie fasi così come illustrate in precedenza, ovvero 11 + ? + 35 + ? = 46 + ? = <strong>60 giorni di buio</strong> ad essere discretamente ottimisti. Stiamo parlando di <strong>due mesi</strong>, sempre che riusciamo ad accorgercene e ad espletare le procedure burocratiche in tempo, e sempre che l’Autorità <em>ci dica bene</em> e disponga il ripristino del contenuto. Due mesi nei quali potremmo essere costretti a subire l’ingiustizia della rimozione di un contenuto, la quale si traduce in un <strong>danno economico, morale e biologico</strong> (il fegato che mi faccio nell’essere costretto a subire la prepotenza di una <em>Mediaset</em> qualsiasi che paga eserciti di lavoratori dediti alla segnalazione di contenuti multimediali, resi vulnerabili dall’assenza di una legge chiara sul <strong>fair use</strong>, che facciano uso anche di pochi secondi di telegiornale).</p><p>Perché non si vieta che la rimozione di un contenuto possa avvenire prima di avere ricevuto le controdeduzioni dell’uploader, imponendo strumenti di notifica più efficaci di una semplice email? Altrimenti, sarebbe come se io e il mio vicino di casa litigassimo per il possesso di una bicicletta e io avessi il diritto di requisirgliela prima che lui abbia anche soltanto potuto provare a difendersi. Da cosa deriverebbe questo privilegio che l’industria dei contenuti può vantare nel disporre del mio lavoro e della mia fatica, costringendomi ad un inseguimento affannoso?</p><p>E se il sito è registrato all’estero? Peggio che andar di notte, perché se il soggetto è attivo in Italia (e per esempio, chi può sostenere che YouTube non lo sia?), “<em>l’organo collegiale può ordinare al fruitore di servizi di media audiovisivi o radiofonici […] la cessazione della trasmissione o della ritrasmissione di programmi audiovisivi diffusi in violazione delle norme sul diritto d’autore</em>” (articolo 14). Il tutto <em>senza passare dal via</em>, ovvero senza la procedura burocratica così come è stata descritta più sopra.</p><p>Insomma, l’Agcom è come quel marito che, nel tornare a casa, ogni sera picchia sua moglie presupponendo che lei abbia qualcosa da nascondere, prima di ricevere qualunque giustificazione (proverbialmente parlando, si intende: in nessun caso è ammissibile che moglie e marito si picchino vicendevolmente). O, se volete, l’Autorità assume su di sé il ruolo dei <em>Precog</em> di <strong>Minority Report</strong>, che vedevano i crimini prima che venissero commessi e inviavano le forze dell’ordine ad arrestare i colpevoli, per impedire che si macchiassero di un reato.</p><p>Ma c’è di più: l&#8217;Agcom pretende di creare un canale preferenziale addirittura con le amanti. La prima parte dello schema di regolamento infatti è dedicata allo sviluppo e alla promozione dell’offerta legale. Sostanzialmente, gli articoli 3, 4 e 5 descrivono la costituzione di un tavolo tecnico che, tra gli altri obiettivi, al punto e) del comma 2 dell’articolo 4 prevede la “<em>promozione di accordi tra operatori volti a semplificare la filiera di distribuzione dei contenuti digitali in ordine alle nuove modalità di fruizione favorendo l’accesso ai contenuti premium</em>”. Senonché al tavolo tecnico partecipano, oltre ai rappresentanti dei produttori di contenuti multimediali, anche i fornitori di servizi. Questi ultimi sono definiti dallo schema di regolamento come l’insieme dei fornitori di servizi di media audiovisivi o radiofonici e dei <strong>prestatori di servizi</strong>, intesi come i fornitori di servizi di <em>mere conduit</em>, di <em>caching</em> o di <em>hosting</em>. Insomma, tra i prestatori di servizi, possono trovare una sedia sia i <strong>motori di ricerca</strong> che gli <strong>internet service provider</strong>, oltre naturalmente ai <strong>fornitori di servizi di hosting</strong> (le società che affittano o vendono server e banda grazie ai quali batte il cuore dei siti web). Cosa c’è di male? E’ presto detto: mai sentito parlare di <strong>Neutralità della Rete</strong>? E’ un principio fondamentale che afferma la neutralità del mezzo di trasmissione, ivi inclusi le infrastrutture di rete e i servizi software che consentono di navigare e trovare i contenuti, rispetto ai contenuti stessi. “<em>All bits are created equals</em>” (tutti i bit sono creati uguali) afferma il teorema più importante alla base della teoria della cosiddetta <strong>Net Neutrality.</strong> Significa per esempio che internet resterà il più grande spazio di libertà mai conquistato nell’ambito del principio della libertà di parola dalle moderne democrazie, solo fintantoché gli scritti o i video creati dall’ultimo dei cittadini connessi alla rete avranno la stessa identica possibilità di essere trovati e consultati rispetto ai contenuti creati dalla più grande delle multinazionali. Consentire all’industria dei contenuti di avvalersi di <strong>canali privilegiati</strong>, vuoi per l’avere contrattato posizioni di rilievo nei risultati dei motori di ricerca o all’interno dei widget inclusi nelle internet-tv, vuoi per l’avere a disposizione quantità di banda larga riservate a discapito degli <em>user generated content</em> (i cosiddetti <strong>UGC</strong>) apre la porta a conseguenze disastrose e irrimediabili nel principio di uguaglianza che attualmente la rete ancora garantisce.</p><p>In America le corporation multimediali stanno cercando da lungo tempo di creare abbonamenti diversificati a internet, che in base al prezzo mensile corrisposto consentirebbero agli utenti una <strong>navigazione controllata</strong> e ristretta ai soli siti web accessibili secondo il pacchetto prescelto. In Turchia <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/05/15/Esplode-la-Turchia-NESSUNO-TOCCHI-INTERNET!.aspx" target="_blank">40mila persone sono scese in piazza</a> il 15 maggio scorso per scongiurare la creazione da parte di una commissione governativa equiparabile all’Agcom (la BTK) di una <strong>internet suddivisa per fasce</strong> (standard, famiglia, bambini…) che dovrebbe entrare in vigore il 22 agosto p.v. L’elenco dei siti web raggiungibili da ogni fascia sarà creato e gestito segretamente dalla BTK ed ogni famiglia sarà costretta a decidere a quale pacchetto aderire. Ovvie le implicazioni a livello di censura che tale evoluzione oscurantista determina quando viene meno il principio della Neutralità della Rete. Pensate a cosa succederebbe in Italia se, a quei trenta milioni di cittadini che ancora non sono connessi alla rete, gli<em> Internet Service Provider</em> offrissero un abbonamento semi-gratuito dove è possibile navigare solo sui siti istituzionali, su quelli dei principali quotidiani nonché delle televisioni nazionali. Resterebbero in pochi, specialmente in tempi di crisi, ad avere la consapevolezza della necessità di dover<strong> pagare un prezzo più elevato</strong> per avere accesso a tutti i siti web, comprese le fonti di informazione alternative, pur di scongiurare il rischio di replicare il sostanziale <strong>monopolio dell’informazione</strong> che si è determinato dall’invenzione della televisione in poi.</p><p>Lo stesso accadrebbe se i motori di ricerca permettessero di trovare con estrema facilità solo i contenuti che l’Agcom definisce <strong>premium</strong>, relegando tutti quelli prodotti in piena autonomia da milioni di cittadini qualunque, il cui contributo al pubblico dibattito è però un efficace anticorpo a tutela della conquista democratica, ad un <strong>sostanziale anonimato</strong> (perché quello che non compare nella prima pagina di Google, è brutto dirlo, per i più non esiste). Lo stesso accadrebbe, parimenti, se gli internet service provider o i gestori dei siti web riservassero il 90% della banda al transito dei contenuti multimediali premium verso le case degli utenti, rendendo estremamente noioso se non quasi impossibile il download di un video prodotto da un cittadino qualunque, ottenendo l’effetto in di incentivare sì, i contenuti premium, dissuadendo però nel contempo i navigatori dalla visione di fonti di informazione alternative. Ecco: il tavolo tecnico che l&#8217;Agcom sta predisponendo accoglierà esattamente questi attori al fine di trovare un accordo per <strong>favorire i contenuti premium</strong>. C&#8217;è da dubitare che si preoccuperanno eccessivamente della Neutralità della Rete, a meno che non siamo noi a esercitare sufficienti pressioni per ricordargliene l&#8217;importanza.</p><p>Io non voglio una internet di contenuti premium, ma casomai una <strong>internet di contenuti premiati</strong> che si conquistano da sé una maggiore visibilità grazie all’apprezzamento spontaneo e democratico dei cittadini digitali, grazie al passaparola e grazie ai meccanismi di condivisione. Che già ci sono e che funzionano bene.</p><p>Il privilegio riservato ai <strong>contenuti migliori</strong> e le <strong>liste dei buoni e dei cattivi</strong> (articolo 3, comma 1) lasciamoli ad altri paradigmi di società bocciati dal tempo e dalla storia.</p><p><em>p.s.</em> Qui un video esaustivo sulla <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/07/04/La-lunga-triste-storia-degli-attacchi-alla-rete.aspx" target="_blank">lunga, triste storia degli attacchi alla rete</a> nel nostro paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/60-giorni-di-buio-un-horror-by-agcom/144840/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Il paziente italiano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/il-paziente-italiano/106109/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/il-paziente-italiano/106109/#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Apr 2011 14:14:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Claudio Messora]]></category> <category><![CDATA[Mauro Agnello]]></category> <category><![CDATA[ospedale Luigi Sacco]]></category> <category><![CDATA[risonanza magnetica]]></category> <category><![CDATA[sanità pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=106109</guid> <description><![CDATA[Lettera al responsabile della Direzione Sanitaria, ospedale Luigi Sacco dottor Mauro Agnello Buongiorno, sono Claudio Messora, giornalista-web, collaboratore del Fatto Quotidiano, blogger e vostro paziente ricoverato da oltre una settimana. Sembra che io abbia un disco rotto con ernia completamente espulsa e grave deficit neurologico alle stimolazioni dei riflessi del nervo sciatico che attraversa la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/IlPazienteItaliano_locandina.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-106140" title="Claudio Messora" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/IlPazienteItaliano_locandina-211x300.jpg?47e3a5" alt="Claudio Messora" width="211" height="300" /></a>Lettera al responsabile della Direzione Sanitaria, ospedale Luigi  Sacco</em><br /> dottor <strong>Mauro Agnello</strong></p><p>Buongiorno,</p><p>sono Claudio Messora, giornalista-web, collaboratore del Fatto Quotidiano, blogger e vostro paziente ricoverato da oltre una settimana. Sembra che io abbia un disco rotto con ernia completamente espulsa e grave deficit neurologico alle stimolazioni dei riflessi del nervo sciatico che attraversa la gamba destra, del tutto addormentata.</p><p>Sono in attesa di <strong>risonanza magnetica</strong> da mercoledì 13 aprile, esame necessario al fine di stabilire la reale entità del danno e le caratteristiche di un eventuale intervento risolutore. I medici avevano fissato la risonanza per ieri pomeriggio, rinunciando ormai da giorni perfino a visitarmi a causa dell&#8217;impossibilità di assumere una qualunque decisione in assenza di un esame diagnostico dirimente, limitandosi a prendere atto che il deficit neurologico non risponde ad alcun farmaco. La gravità della compressione delle radici nervose consiglia accertamenti rapidi, in via cautelativa, al fine di scongiurare il rischio di danni permanenti, che aumenta con il persistere dei fattori scatenanti ove non vengano prontamente neutralizzati.</p><p>Con mia grande sorpresa, ieri l&#8217;esame dirimente, la risonanza magnetica attesa da una settimana, <strong>non ha avuto luogo</strong>. Nonostante l&#8217;urgenza sempre più pressante e nonostante l&#8217;appuntamento fosse stato concordato ormai da tempo, la spiegazione ufficiale, ancorchè incredibile, è quella di &#8220;<strong>un buco nel passaggio di carte</strong>&#8220;. Un inaccettabile fallimento dei processi di comunicazione interna, insomma. Senza che al momento sia stato possibile neppure fissare un appuntamento sostitutivo di emergenza, pur nell&#8217;unanime acclaramento che la situazione presenta aspetti di <strong>notevoli criticità</strong> circa l&#8217;importanza di avere una diagnosi tempestiva e certa al fine di poter decidere così la terapia più idonea sia a <strong>minimizzare il rischio di deficit permanenti</strong>, sia per allentare la terapia provvisoria a base di ingenti quantità di antiinfiammatori e antidolorifici somministrati massicciamente, la cui assunzione per tempi prolungati è notoriamente sconsigliabile a causa della tossicità degli stessi.</p><p>Alla comprensibile manifestazione del mio disappunto, per la verità caratterizzato più dallo stupore e dallo sbigottimento per un errore allo stesso tempo <strong>grave ed imbarazzante</strong> per una struttura prestigiosa come la vostra, per il quale mi sarei atteso un atteggiamento di ragionevole contrizione ed ampie rassicurazioni sulle urgenti misure che sarebbero state adottate (sempre nel supremo interesse della salute del paziente), il personale si è limitato a rispondere che l&#8217;indomani mattina (ndr: oggi) &#8220;i medici mi avrebbero spiegato&#8221;.</p><p>Tuttavia, dopo avere atteso pazientemente, in uno stato psicologicamente provato a causa della ormai lunga degenza vissuta nell&#8217;assenza quasi totale di ogni tipo di supporto psicologico, la visita del primario e dei colleghi che ormai ogni mattina (sabato e domenica esclusi) entrano in camera per uscirne dopo pochi secondi è stata improntata alla consueta fretta e alla scarsissima loquacità personale. Lungi dal sembrare informati, hanno chiesto addirittura a me se avessi poi fatto la risonanza, facendosi poi aggiornare sul momento da un&#8217;infermiera occasionalmente presente. Poi si sono rivolti al mio compagno di camera senza soddisfare alcuna mia ulteriore esigenza di ottenere informazioni, quali perlomeno un&#8217;ipotesi previsionale sulla ragionevole aspettativa di ottenere un nuovo appuntamento radiologico in tempi brevi (anche in considerazione dell&#8217;approssimarsi delle festività pasquali).</p><p>Le confesso, direttore, che ritengo il rapporto umano &#8220;medico-paziente&#8221; in taluni casi forse anche più importante del mero rapporto di <strong>dispensatore di diagnosi</strong>, e che sono rimasto conseguentemente molto deluso dall&#8217;assenza totale di ogni forma di attenzione e cura nei confronti della rassicurazione e dell&#8217;informazione di un degente, perlomeno secondo le modalità che ho avuto modo di sperimentare in questi giorni, in special modo in situazioni come quella descritta, dove il <strong>senso di smarrimento</strong> dovuto al persistere dell&#8217;inabilità e alla confusione dei ruoli (chi è il mio dottore? Ne ho uno? Nessuno si è mai presentato!), senza un chiaro nominativo cui fare riferimento per qualsiasi delucidazione o anche solo per avere un po&#8217; di conforto, provoca nel paziente un comprensibile stato di ansia e di incertezza.</p><p>Vorrei pertanto avere, se possibile e per una questione di correttezza nei vostri confronti, una conversazione di natura individuale con lei, per chiarire eventuali dinamiche sia a livello medico che informativo, prima che un eventuale carenza sul piano della comunicazione e del dialogo con il paziente possano indurmi a recare involontario danno, sono sicuro immeritato, all&#8217;immagine della vostra struttura ospedaliera, alla quale mi sono affidato ritenendola di prim&#8217;ordine e nella quale voglio continuare a riporre la mia fiducia.</p><p>Certo della sua comprensione, resto in attesa di un suo gentile riscontro, informandola che in assenza di un soddisfacente rapporto di attenzione nei confronti delle perplessità che oggi colgono me, ma le quali sono certamente generalizzabili ad ogni cittadino nei suoi rapporti con la sanità pubblica al di là della mia trascurabile persona, le conclusioni cui si potrà addivenire in questa sede non potranno godere delle vs argomentazioni integrative e complementari.</p><p>Cordiali saluti,<br /> Claudio Messora</p><p><strong>P.s. </strong><em>La presente comunicazione, nell&#8217;ottica della trasparenza che dovrebbe caratterizzare tutti i rapporti tra il cittadino e i servizi di qualsivoglia tipo e natura garantiti dallo Stato, sarà pubblicata sugli organi di informazione ai quali ho accesso, allo scopo di aumentare la consapevolezza dei pazienti riguardo alle problematiche in cui possono incorrere e alimentare una proficua discussione pubblica.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/21/il-paziente-italiano/106109/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> <item><title>De Magistris vs. Bagnoli, c&#8217;è immunità e immunità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/06/de-magistris-vs-bagnoli-futura-ce-immunita-e-immunita/102564/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/06/de-magistris-vs-bagnoli-futura-ce-immunita-e-immunita/102564/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Apr 2011 16:40:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bagnoli Futura SpA]]></category> <category><![CDATA[Clemente Mastella]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[Immunità Parlamentare]]></category> <category><![CDATA[Luigi De Magistris]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=102564</guid> <description><![CDATA[De Magistris si avvale dell’immunità europarlamentare. Cori di insulti, schiamazzi scomposti, offese. D’accordo, detta così riecheggia nell’inconscio collettivo intessendo sinistre assonanze di mastelliana memoria. A beneficio di chi avesse ancora le vesti integre e potesse aspettare una decina di minuti prima di stracciarsele, proviamo a fare un ragionamento insieme. Luigi De Magistris si avvale dello...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/06/de-magistris-con-limmunita-rischia-lautogol/102506/" target="_blank"><strong>De Magistris si avvale dell’</strong><strong>immunità europarlamentare</strong></a></span>. Cori di insulti, schiamazzi scomposti, offese. D’accordo, detta così riecheggia nell’inconscio collettivo intessendo sinistre assonanze di mastelliana memoria. A beneficio di chi avesse ancora le vesti integre e potesse aspettare una decina di minuti prima di stracciarsele, proviamo a fare un ragionamento insieme.</p><p>Luigi De Magistris si avvale dello strumento dell’immunità così come è declinato al Parlamento Europeo, ma poiché siamo italiani, ragioniamone dal nostro punto di vista. Cosa dice l’<strong>a</strong><strong>rt. 68</strong> <strong>della Costituzione</strong> italiana? «<em>I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell&#8217;esercizio delle loro funzioni. </em><em>Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell&#8217;atto di commettere un delitto per il quale è previsto l&#8217;arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza</em>»</p><p>L’Italia tutela dunque il parlamentare, anche dopo la riforma del 1993, sotto due profili sostanziali: quello del <strong>diritto di espressione</strong> nell’esercizio delle sue funzioni e quello della tutela rispetto al <strong>sovvertimento del potere politico</strong> ottenuto mediante quello giudiziario. Perlomeno a grandi linee questa vorrebbe essere l’intenzione. Ma di buone intenzioni, si sa, sono lastricate le vie dell’inferno.</p><p>La prima parte è certamente condivisibile. L’attività di un politico, che dovrebbe essere la più nobile &#8211; tanto da conferire a chi la esercita il titolo di <em>onorevole – </em>impone di <strong>non omettere informazioni essenziali </strong>che possano evitare ai cittadini di compiere scelte elettorali sbagliate. L’ottica è quella del bene comune: se ad esempio io venissi a sapere che una cordata imprenditoriale ha infiltrazioni nella classe dirigente tali per cui ne può derivare un danno alla comunità, il mio compito sarebbe certamente quello di denunciarlo pubblicamente, sottraendo consenso alla cricca. Lo scontro politico è preminentemente verbale, aspro, polemico, o così almeno dovrebbe essere in una democrazia vitale, dove le spinte opposte sono bilanciate in un gioco di poteri istituzionali che deve agevolare il conflitto ma anche dargli un solco costituzionale entro il quale scorrere. Tanto che si dice da tempo che l’opposizione in Italia non esista, proprio perché fare opposizione, e quindi fare politica, presuppone un livello di scontro manifesto che scongiuri il rischio di accordi e accordicchi perpetrati in segreto.</p><p>Da qui l’esigenza di uno strumento che tuteli il politico dalla sua esposizione giudiziaria, proprio <strong>nell’interesse della comunità</strong> che egli rappresenta: imbavagliare un deputato minacciandolo di ritorsioni legali equivale a togliere libertà di espressione ai cittadini che lo hanno eletto.</p><p>Di natura diversa è il secondo ordine di tutele, quello che impedisce a un parlamentare di essere arrestato senza il consenso della Giunta per le autorizzazioni, salvo rare eccezioni. Se nel primo caso parliamo più che altro di <strong>querele per diffamazione</strong>, ovvero di strumenti giudiziari che, essendo alla portata di tutti, costituiscono facili leve per intimidire il parlamentare e inibire la sua <em>vis politica</em>, nel secondo caso si entra già in un quadro più complesso, perché generalmente si vuole creare uno scudo immunitario che difenda il politico da un contesto accusatorio circostanziato e ricco di elementi probatori, solitamente di rilevanza penale, tanto da essere oggetto di <strong>richiesta di autorizzazione a procedere</strong> da parte della magistratura, emessa dopo un iter di valutazioni preliminari che ne accertano la consistenza e la pertinenza.</p><p>In questo contesto, da cosa si vuole realmente difendere il parlamentare? Essendo solitamente le accuse gravi e circostanziate, o si ritiene che l’accusato sia potenzialmente colpevole, e dunque nulla giustificherebbe la negazione di tale autorizzazione, oppure si ritiene che la tesi sia politica, e dunque che vi sia il cosiddetto <strong><em>fumus persecutionis</em></strong>, ovvero la «parvenza di persecuzione»: le azioni compiute dalla magistratura, cioè, non sembrano giustificate dalla mera applicazione della legge o dalla ricerca della verità, ma sembrano nascondere l&#8217;intenzione di nuocere a una persona in particolare. Con la seconda parte dell’art. 68, insomma, in linea di massima ci si tutela dalla possibilità del sovvertimento del potere politico ad opera di quello giudiziario.</p><p>Che uso di quest’ultima facoltà si faccia in Italia, alla fine, lo sappiamo tutti. L’immunità parlamentare non viene quasi mai usata per difendere la libertà di espressione politica, ma viene quasi sempre invocata pe<strong>r sottrarsi all’arresto</strong> e ai procedimenti penali.</p><p>Quale uso ha fatto De Magistris dell’immunità europarlamentare? Non vi è nessun dubbio che parliamo della <strong>tutela della libertà di critica</strong>. Una volta se ne è avvalso per una querela depositata da <strong>Clemente Mastella</strong>, mentre in questi giorni se ne avvale per difendersi dalla causa civile che <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/06/de-magistris-con-limmunita-rischia-lautogol/102506/" target="_blank"><strong>Bagnoli Futura SpA </strong>ha intentato contro di lui</a> dopo la sua affermazione, datata 3 giugno 2010: “<em>Bagnoli è una pagina vergognosa di commistione tra politica e crimine attorno al denaro pubblico</em>”. E’ evidente che non si tratta di accuse di rilevanza penale che possano alimentare l’infamante sospetto che l’eurodeputato abbia commesso un reato, se non l’eventuale diffamazione (in questo caso tutta da provare), che però, come abbiamo visto, rientra nei rischi del mestiere di chi fa politica e, se è commessa nell’esercizio del ruolo istituzionale, deve essere tutelata e lo è quasi ovunque. In Spagna, in Germania, in Belgio e in Francia, per esempio, i parlamentari non sono responsabili né civilmente né penalmente, né possono essere soggetti a un’inchiesta a causa di qualsiasi dichiarazione o opinione fatta in Parlamento, o nell’esercizio della loro funzione di rappresentante (anche se in Germania la calunnia è esclusa da questa forma di libertà di espressione). Lo stesso accade nei Paesi Bassi, in Svezia, in Belgio, nel Regno Unito e in tanti altri paesi del mondo.</p><p>E’ giusto dunque rinunciare all’immunità parlamentare in nome di un principio, di un’ideologia <em>tranchant</em>, che non fa distinguo, rischiando di spuntare i (pochi) e preziosi strumenti di critica che la Costituzione ci assegna? Possiamo permetterci il lusso di <strong>mettere il bavaglio ai parlamentari </strong>eletti, proprio quando questi, puntando il dito, si rendono più utili alla collettività?</p><p>In virtù di questa riflessione, se De Magistris si sottrae alle <strong>querele di Mastella</strong> sfruttando le prerogative che gli derivano dalle funzioni cui è stato preposto dopo una delle poche competizioni elettorali che ancora prevedono la preferenza diretta, confesso che non agita più di tanto i miei sonni, pur già molto inquieti. Diverso se De Magistris fosse invece stato indagato per crimini che esulano dal quadro della libertà di espressione politica. In questo secondo ipotetico caso, avvalersi dell&#8217;immunità europarlamentare sarebbe certamente un gesto incoerente e condannabile.</p><p>Se invece lo stesso abbandona il Parlamento Europeo, dove i cittadini l’hanno espressamente mandato con un compito ben preciso, per cambiare in corso d’opera la sua “destinazione d’uso” e candidarsi con un <em>coup de théâtre</em> a <strong>sindaco di Napoli</strong>, ecco… questo invece confesso che desta in me qualche perplessità di ordine deontologico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/06/de-magistris-vs-bagnoli-futura-ce-immunita-e-immunita/102564/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>114</slash:comments> </item> <item><title>58 milioni di cretini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/58-milioni-di-cretini/102346/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/58-milioni-di-cretini/102346/#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Apr 2011 17:44:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[conflitto di attribuzione]]></category> <category><![CDATA[rubacuori]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[ruby-gate]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=102346</guid> <description><![CDATA[E così siamo stati ufficialmente dichiarati tutti imbecilli. 58 milioni di cretini. Sì, perché il voto di oggi doveva stabilire se quella telefonata Silvio Berlusconi l’avesse fatta nell’esercizio delle sue funzioni, in qualità di Presidente del Consiglio, oppure nelle vesti di privato cittadino che vuole cavarsi d’impaccio. Grazie ai cosiddetti responsabili &#8211; Razzi, Scilipoti &#38;...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E così siamo stati ufficialmente dichiarati tutti imbecilli. <strong>58 milioni di cretini</strong>. Sì, perché il voto di oggi doveva stabilire se quella telefonata Silvio Berlusconi l’avesse fatta nell’esercizio delle sue funzioni, in qualità di Presidente del Consiglio, oppure nelle vesti di privato cittadino che vuole cavarsi d’impaccio. Grazie ai cosiddetti <em>responsabili &#8211; Razzi, Scilipoti &amp; friends</em> – il popolo italiano, per mano dei suoi rappresentanti, ha deliberato in via ufficiale che il suo capo di governo è uno che si beve tutto, a cominciare dalla prima marocchina che gli dice di essere la <strong>nipote di Mubarak</strong>.</p><p>Del resto è naturale: potete provare da soli! Avvicinatevi per esempio a David Cameron e ditegli di essere <strong>Marilyn Monroe</strong> che in realtà non è morta ma vive con <strong>Michael Jackson</strong> ed <strong>Elvis Presley</strong> nella città inesplorata di Atlantide. Vedrete che quello, di prassi, non solo non vi spedisce al manicomio senza passare dal via, e neppure eventualmente chiede al capo della Digos o ai servizi segreti notizie sulla vostra attendibilità, no: addirittura vi invita decine di volte ai suoi festini privati, vi ricopre di soldi, di auto e di immobili e vi affida alle cure di una nota maitresse milanese.</p><p>Il voto del Parlamento italiano oggi ha espresso proprio questo orientamento: Silvio Berlusconi telefonò alla questura in quanto, <strong>nelle vesti di capo di governo</strong>, voleva evitare tensioni sul piano della diplomazia internazionale. Che poi si sa: una minorenne presa in custodia dalle forze dell’ordine e successivamente affidata ai servizi sociali è intollerabile per qualsiasi zio che si rispetti. Una minorenne, viceversa, che si aggira ubriaca e seminuda nella discoteca privata del tuo partner strategico &#8211; nonché grande amico italiano &#8211; per un musulmano è invece gande motivo di sollievo. Ma non vigeva il divieto di fare uso di alcool? E se Fede le avesse fatto mangiare carne di maiale? E se la carne di un maiale l’avesse invece succhiata? Del resto, con la ragione è impossibile sondare l’imperscrutabile disegno divino, pari solo all’incomprensibilità della ragion di stato, in questo frangente ancora più incomprensibile.</p><p>Dunque stiamo sereni: i parlamentari eletti in nostra rappresentanza dimostrano di avere cognizione di causa, lucidità mentale e molta più lungimiranza di noi nell’accostarsi alla comprensione degli eventi. Perché è chiaro che siamo noi a non avere capito niente, altrimenti con il voto di oggi sarebbe evidente a chiunque che ci stanno prendendo per i fondelli. E questo non sarebbe accettabile. Qualcuno potrebbe rimanerci male e avere reazioni violente. Chissà, potrebbe persino rifiutarsi di esultare al prossimo gol di Pato!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/05/58-milioni-di-cretini/102346/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>110</slash:comments> </item> <item><title>Internet: l&#8217;Italia al pari delle dittature</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/28/e-ora-di-darsi-unagenda-digitale-seria/100545/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/28/e-ora-di-darsi-unagenda-digitale-seria/100545/#comments</comments> <pubDate>Mon, 28 Mar 2011 14:28:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[agenda digitale]]></category> <category><![CDATA[banda larga]]></category> <category><![CDATA[computer]]></category> <category><![CDATA[connessioni]]></category> <category><![CDATA[connettività]]></category> <category><![CDATA[digitale terrestre]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[statistiche]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=100545</guid> <description><![CDATA[Un cittadino connesso alla rete è un cittadino in meno davanti alla televisione; è un cittadino che può scegliersi le fonti di informazione che ritiene più attendibili; è un cittadino incentivato a sviluppare un maggiore senso critico. Un cittadino connesso alla rete, se dispone di buona connettività, è un cittadino con maggiori opportunità di lavoro....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/VOuPQhvC86k" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Un <strong>cittadino connesso alla rete</strong> è un cittadino in meno davanti alla televisione; è un cittadino che può scegliersi le <strong>fonti di informazione</strong> che ritiene più attendibili; è un cittadino incentivato a sviluppare un maggiore senso critico. Un cittadino connesso alla rete, se dispone di buona connettività, è un cittadino con maggiori <strong>opportunità di lavoro</strong>. Può allinearsi ai tempi in cui vive e crearsi nuove opportunità di impiego, oppure può cercarselo da solo, usufruendo dei numerosi servizi di <em>recruiting </em>online. Un&#8217;azienda con un dna digitale robusto, connesso ad una infrastruttura di rete efficiente e veloce, è più competitiva sul mercato ed è più agile nei rapporti con i suoi clienti e i suoi fornitori. Una <strong>pubblica amministrazione</strong> digitalizzata, aperta e versatile risparmia al cittadino interminabili code e snellisce il peso della burocrazia alleggerendo il costo dello Stato.</p><p>L&#8217;<strong>equidistribuzione della conoscenza</strong>, la formazione a distanza, le possibilità di confrontarsi realizzano un tessuto sociale meno amorfo, più vigile e più costruttivo, in grado di assumersi responsabilità di alto livello e meno incline ad affidarsi ad una oligarchia che le informazioni, lasciate libere di fluire, mettono a nudo. Per questi e per molti altri motivi, non ultimo la necessità di scongiurare il pericolo dell&#8217;<strong>arretratezza tecnologica</strong> che rischia di far scendere il nostro paese perfino dall&#8217;ultimo vagone del treno delle grandi potenze, connettere i cittadini ad una buona rete è importantissimo.</p><p>Forse per questo il <strong>tasso di penetrazione di internet nella popolazione</strong> è un fattore chiave per molti paesi leader, e anche per quelli che non ti aspetteresti mai. In islanda, <strong>97,6</strong> cittadini su cento navigano. <strong>94,8%</strong> il tasso di penetrazione in Norvegia, <strong>86,1%</strong> in Danimarca, <strong>85,3</strong> in Finlandia, <strong>82,5%</strong> in UK, <strong>79,1%</strong> in Germania e <strong>75,1%</strong> in Estonia! Noi veniamo quasi ultimi. Con <strong>51,70</strong> cittadini che navigano ogni 100, l&#8217;<strong>Italia</strong> è nella stessa fascia di altri illustri colleghi come la <strong>Russia</strong> di Putin, l&#8217;<strong>Iran</strong> di Ahmadinejad, l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>, la <strong>Colombia</strong> e via di seguito. Ecco <a href="http://www.targetmap.com/viewer.aspx?reportId=5496" target="_blank">la mappa che ho elaborato per voi</a>, partendo dalle ultime statistiche <a href="http://www.internetworldstats.com/stats.htm" target="_blank">pubblicate su Internet World Stats</a> , il sito gestito da <em>Miniwatts Market Research</em>.</p><p>Non solo: nel <strong>decennio 2000 &#8211; 2010</strong> la <strong>Spagna</strong> ha avuto una crescita del<strong> 440%</strong>, la <strong>Francia</strong> del <strong>425%</strong>, la <strong>Grecia</strong> del <strong>397%</strong>, l&#8217;<strong>Olanda</strong> del <strong>281%</strong> e l&#8217;<strong>UK</strong> del <strong>234%</strong>, senza considerare che nei paesi dove la penetrazione di internet tra la popolazione è già prossima al 100% evidentemente lo spazio di crescita tende ad annullarsi. L&#8217;<strong>Italia</strong>, che invece ha di fronte a sè sconfinati orizzonti di miglioramento, ha visto crescere il numero di connessioni solo del <strong>127%</strong>. In dieci anni! E anche rispetto alla <strong>qualità della banda larga</strong>, secondo <a href="http://netindex.com/" target="_blank">NetIndex</a> siamo al <strong>168° posto</strong> per quanto riguarda la velocità di <strong>download</strong>, mentre raggiungiamo a malapena la <strong>100^ posizione</strong> per quanto riguarda la velocità di <strong>upload</strong>.</p><p>Nel frattempo, il <strong>governo pantelevisivo</strong> continua a promettere fondi per la banda larga e, come è logico che sia, a toglierli all&#8217;ultimo momento per dirottarli sul <strong>digitale terrestre</strong>.</p><p>E&#8217; ora di <a href="http://www.agendadigitale.org/" target="_blank">darsi un&#8217;agenda digitale</a> seria.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/28/e-ora-di-darsi-unagenda-digitale-seria/100545/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>57</slash:comments> </item> <item><title>Il Magistrato Golpista! Eccolo qui</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/10/il-magistrato-golpista-eccolo-qui/96528/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/10/il-magistrato-golpista-eccolo-qui/96528/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Mar 2011 16:41:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[alessandro sallusti]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[Il Giornale]]></category> <category><![CDATA[magistratura]]></category> <category><![CDATA[Marco Imperato]]></category> <category><![CDATA[riforma della giustizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=96528</guid> <description><![CDATA[Con la presente mi autoaccuso di avere avuto cattive frequentazioni con esponenti di un fronte ben nutrito e bene organizzato di incalliti golpisti. A capo chino e in ginocchio sui ceci faccio ammenda per avere a mia volta tramato contro lo Stato, rappresentato invece da benemeriti piduisti e da condannati in secondo grado per concorso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/aJKgSvfXbMI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Con la presente mi autoaccuso di avere avuto cattive frequentazioni con esponenti di un fronte ben nutrito e bene organizzato di <strong>incalliti golpisti</strong>. A capo chino e in ginocchio sui ceci faccio ammenda per avere a mia volta tramato contro lo Stato, rappresentato invece da <strong>benemeriti piduisti</strong> e da condannati in secondo grado per concorso esterno in <strong>associazione mafiosa</strong>, nel mio incauto e poco lungimirante essermi intrattenuto in rapporti aassolutamente inequivocabili con un gruppo di <strong>carbonari eversori</strong> radunati sotto mentite spoglie in un&#8217;alcova di irriducibili complottisti e biechi cospiratori. So che siete ormai avvezzi ad ogni genere di nefandezza e nulla più è in grado di sorprendervi, ma la notizia che sto per darvi è raccapricciante nella sua crudezza e davvero riprovevole e turpe per l&#8217;inusitata ferocia con la quale i miei compagni di merende hanno perpetrato disegni criminosi e ordito trame diaboliche, celebrando i loro riti abietti secondo una liturgia contro natura, contro la religione e contro l&#8217;intera umanità.</p><p>Ebbene sì, signori miei. Sto per dirvi che ho parlato, tenetevi forte, <strong>con un magistrato</strong>. Ma non con un magistrato qualunque, un mero esecutore di sepolture e macabre asportazioni rituali. No! Ho avuto rapporti orali non protetti (<em>a scanso di equivoci per i giornalisti di via Negri, specifico: conversazioni</em>) con uno dei <strong>gran sacerdoti</strong> al vertice della setta segreta che si scambiava, pensate un po&#8217;, opinioni ed impressioni non autorizzate sulla <strong>Riforma della Giustizia</strong>. Per di più, secondo quel diavolo d&#8217;un Sallusti, in orario di lavoro! E&#8217; veramente inaccettabile che un magistrato parli di argomenti che riguardano il suo lavoro, in orario di lavoro! Dovrebbero tutti giocare a freccette come fanno i parlamentari &#8211; <em>in orario di lavoro</em> &#8211; cribbio! E che difendano quel demonio della Costituzione, poi, dichiarandosi fedelissimi del &#8220;<strong>nostro amato Stato</strong>&#8220;, pronti a colloquiare con i cittadini e con le forze politiche di tutti gli schieramenti per &#8220;<strong>difendere la giurisdizione</strong>&#8220;, per &#8220;<strong>scuotere le coscienze</strong>&#8220;, consapevoli del fatto che &#8220;<strong>il Parlamento è un orpello e la magistratura un fa­stidio</strong>&#8220;. Che intollerabile insolenza! E con quale forza primordiale, cieca e brutale sanno scatenare l&#8217;attacco del male nei confronti del bene (<em>privato</em>): &#8220;Alla mia <strong>innata pigrizia</strong> si so­no aggiunti alcuni <strong>problemi fi­sici di deambulazione</strong>&#8220;.</p><p>Insomma, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=NqP8oNu7tRw" target="_blank">dentro le email private che Il Giornale ieri ha giustamente pubblicato</a> &#8211; <em>perché qualcuno dovrà pure erigersi a baluardo della verità e della giustizia in questo mondo di squallidi <strong>adepti della Costituzione</strong>, adoratori di antichi dei capricciosi e testardi chiamati </em><em>Padri Costituenti</em> -, smascherando la reale natura delle trame eversive che una cellula terroristica portava avanti nell&#8217;ombra, ammettendo ai propri incontri &#8211; <em>pensate un po&#8217; </em>- perfino giornalisti qualunque (tra cui i peracottari del <em>Giornale</em>), c&#8217;era davvero di tutto. Intollerabili richiami al <strong>risveglio delle coscienze</strong>, lacrime e piagnistei per un uno <strong>Stato</strong> che <strong>di diritto</strong> non ha più niente, squallidi tentativi di corruzione spirituale di ingenui cittadini, sottratti alla loro Maria De Filippi quotidiana e circuiti con termini pericolosi e blasfemi come democrazia, separazione tra i poteri, salvaguardia del nostro amato Stato. Un attacco devastante al cuore delle istituzioni che solo la genialità e l&#8217;intrepido coraggio di un uomo come Alessandro Sallusti hanno potuto sventare.</p><p>Per parte mia, vi presento le prove del mio coinvolgimento in questo disegno eversivo e criminale. Eccomi nel video in cima all&#8217;articolo mentre converso cordialmente, in evidenti rapporti di confidenza, con <strong>Marco Imperato</strong>, Pubblico Ministero, uno degli esponenti di punta &#8211; <em>sue alcune delle email pubblicate ieri sul Giornale</em> &#8211; della setta segreta sgominata dall&#8217;invincibile Sallusti, degno erede di quel Montanelli che a furia di rivoltarsi nella tomba ormai avrà preso fuoco.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/10/il-magistrato-golpista-eccolo-qui/96528/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>23</slash:comments> </item> <item><title>Le donne che non piacciono al Pdl</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/le-donne-che-non-piacciono-al-pdl/91955/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/le-donne-che-non-piacciono-al-pdl/91955/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Feb 2011 15:34:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Espressione Libre]]></category> <category><![CDATA[Helene Benedetti]]></category> <category><![CDATA[Lea del Greco]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Gasparri]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91955</guid> <description><![CDATA[Le donne che piacciono al Pdl non sono necessariamente tutte stupide. Possono anche essere scaltre ed opportuniste. L’importante è che abbiano labbra grosse, meglio se rifatte per aderire allo standard aziendale, che siano sufficientemente attraenti e che soprattutto siano servili, fisicamente oppure intellettualmente. La donna per il Pdl è merce. Può essere sfruttata per il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/FyvyMKoW_j8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> Le <strong>donne che piacciono al Pdl</strong> non sono necessariamente tutte stupide. Possono anche essere scaltre ed opportuniste. L’importante è che abbiano labbra grosse, meglio se rifatte per aderire allo standard aziendale, che siano sufficientemente attraenti e che soprattutto siano servili, fisicamente oppure intellettualmente. La donna per il Pdl è <strong>merce</strong>. Può essere sfruttata per il proprio piacere personale, come un poggiapiedi, oppure usata per attrarre consenso, grazie all’immaginario che evoca nell’italico maschio (e in quelle italiche femmine che la vedono come un modello). Sapreste fare il nome di una donna non particolarmente avvenente che occupa una posizione di rilievo nel <strong>partito dell’amore</strong>? La Polverini è l’eccezione che conferma la regola.</p><p>L<strong>e donne che piacciono al Pdl s</strong>ono quelle buone per il <em>Bunga Bunga</em>, oppure quelle buone per la foto sui santini elettorali. Talvolta le prime, se si impegnano e lavorano sodo &#8211; oppure se sanno troppo &#8211; passano di diritto nel gruppo delle seconde. Una volta “<em>tenuto alto il morale del capo</em>“ (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.byoblu.com/post/2008/05/15/Lo-strano-caso-del-Dr-Silvio-e-Mr-Biagi.aspx" target="_blank">come disse Berlusconi a Saccà</a></span>) possono anche essere rese patrimonio dell’umanità, per &#8220;<em>tenere alto il morale degli italiani</em>&#8220;. I lapponi mi pare facciano qualcosa di simile: offrono la consorte al forestiero di passaggio.</p><p>Tutte le altre signorine, quelle senza il cartellino del prezzo, al Pdl non piacciono. Neppure se sono carine: a che serve infatti <strong>una &#8220;<em>serva</em>&#8221; che non “<em>serve</em>”</strong>?</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100000183722699" target="_blank">Helene Benedetti</a></span></strong> e <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/pages/Lea-Del-Greco/188882294455793" target="_blank">Lea del Greco</a></span></strong> non sono nella disponibilità di Silvio Berlusconi. Tantomeno in quella di Gasparri, che infatti non le riceve e neppure le fa avvicinare nel corso di un convegno pubblico dove chiunque è autorizzato a stringergli la mano e a presentargli i suoi più cari amici (minuto 6:58). Alle <strong>donne che piacciono al Pdl</strong> è sufficiente dire “Minetti” all’ingresso di Villa San Martino per entrare nella residenza privata nientemeno che del presidente del Consiglio. Viceversa, quelle che non piacciono al Pdl non possono neppure consegnare un foglio contenente dieci domande a un semplice ministro senza venire braccate, identificate, controllate a vista, spintonate, trattenute dietro a pesanti porte e trattate come criminali, esposte alla pubblica gogna.</p><p>Ci avevano <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.byoblu.com/post/2009/11/03/Gasparri-ministro-senza-Borsellino.aspx" target="_blank">provato già l’anno scorso</a></span>, ci hanno riprovato quest’anno, nel corso di un convegno pubblico a Pescara, mentre l’associazione culturale <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it-it.facebook.com/profile.php?id=100000804455105" target="_blank">Espressione Libre</a></span></strong>, che manifestava in nome della legalità, veniva relegata ad oltre un centinaio di metri di distanza. Come ebrei nel ghetto. Come appestati in quarantena. Gli adoratori di Mangano e Dell’Utri sul palco a raccogliere applausi, gli estimatori di Falcone e Borsellino confinati su un marciapiede lontano. Un paradosso? No: <strong>l’Italia di Berlusconi</strong>. Stesse facce del 2009, stesso trattamento, stesso risultato finale: le <strong>donne che non piacciono al Pdl</strong> sono pericolose eversive su cui uomini senza dignità agiscono con la forza nella totale mancanza di ogni forma di diritto.</p><p>Gasparri ha promesso che risponderà. Per aiutarlo a non dimenticarsene, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.byoblu.com/post/2011/02/14/Le-10-domande-delle-donne-italiane-al-PDL.aspx" target="_blank">pubblico sul mio blog</a></span> (per non appesantire questo articolo) le <strong>dieci domande</strong> che le donne italiane (quelle che <em>non piacciono al Pdl</em>) fanno a lui e a tutto il Governo Berlusconi.</p><p><em>Grazie a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100000183722699" target="_blank">Helene Benedetti</a></span>, a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1630834651" target="_blank">Massimiliano Di Pillo</a></span> e ad <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1089773368" target="_blank">Antonio Di Carlo</a></span> per le riprese</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/le-donne-che-non-piacciono-al-pdl/91955/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>71</slash:comments> </item> <item><title>E se le richiamassimo puttane?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/e-se-le-richiamassimo-puttane/88469/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/e-se-le-richiamassimo-puttane/88469/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Jan 2011 14:33:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Aldo Ricci]]></category> <category><![CDATA[bunga bunga]]></category> <category><![CDATA[Piero Ostellino]]></category> <category><![CDATA[prostituzione]]></category> <category><![CDATA[Vittorio Sgarbi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88469</guid> <description><![CDATA[Aldo Ricci, che non avevo ancora il piacere di conoscere, riferendosi al mio post &#8220;E se le chiamassimo puttane?&#8220;, scrive che è &#8220;una definizione che mi fa rivoltare il sangue nelle vene&#8220;. Poi si diverte a decomporre le varie fattispecie di mignotte, per denunciare un certo livello di &#8220;semplificazione moralistica e perbenistica&#8220;, immagino ravvisando questi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Aldo Ricci, che non avevo ancora il piacere di conoscere, riferendosi al mio post &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/21/e-se-le-chiamassimo-puttane/87478/" target="_blank">E se le chiamassimo puttane?</a></span>&#8220;, scrive che è &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/in-difesa-delle-puttane-cosidette/88458/comment-page-1/#comment-1560553" target="_blank"><em>una definizione che mi fa rivoltare il sangue nelle vene</em></a></span>&#8220;. Poi si diverte a decomporre le varie fattispecie di mignotte, per denunciare un certo livello di &#8220;<em>semplificazione moralistica e perbenistica</em>&#8220;, immagino ravvisando questi elementi in altri articoli, dato che non mi pare di essermi speso contro l&#8217;attività della prostituzione <em>sic et simpliciter</em>.</p><p>Giusto per aiutarlo a calmierare il sangue che gli si rivolta nelle vene, prima che gli sia necessaria una trasfusione, tengo a precisare che nel mio post rispondevo alle parole davvero mortificanti di <strong>Piero Ostellino</strong> che giustificava le imbarazzanti attitudini mercenarie, da mercato del pesce, delle frequentatrici di Arcore (così come emergono dalle intercettazioni) livellando tutte le donne ai valori di costoro che in fondo &#8220;<em>erano sedute sulla loro fortuna&#8221;</em>, e che non facevano niente di male se non fare &#8220;<em>uso del proprio corpo</em>&#8220;, come tante ragazze che si vendono al professore per un voto più alto.<br /> Di qui la necessità di una distinzione, ricorrendo a una definizione più netta, per salvaguardare la dignità di quella stragrande maggioranza di donne  che invece a quel livello non scenderebbe mai, e che preferisce un percorso di vita più difficoltoso ma restituendo un&#8217;immagine di se stessa più decorosa.</p><p>Non è sulla <strong>prostituzione fisica</strong>, ovvero sull&#8217;atto meramente pratico, che spendo un eventuale giudizio negativo, semmai sulla seconda parte della definizione di prostituzione, che mi sembra risaltare con lampante evidenza dalle intercettazioni telefoniche di molte delle ospiti di Arcore: &#8220;<em>Per estensione, svilimento di valori, di attività intellettuali ecc., che vengono subordinati a interessi materiali</em>&#8220;.</p><p>Per il resto, caro Aldo, occhio a non spingerti troppo in là con la classificazione sistematica del genere <em>domina sapiens battoniensis</em>, indulgendo eccessivamente sull&#8217;estensione ricoperta dalla fattispecie della prostituzione, se no mi diventi come Sgarbi che definisce puttane anche le signorine che si fanno pagare una cena. Sarebbe come dare dello stupratore a tutti gli uomini che a cena ce le portano, per il solo fatto di voler insistere a pagare il conto. E mi sembra un voler allargare una definizione a qualunque cosa, al fine di ottenere che in quella definizione non ricada più niente. <strong>Esattamente come ha cercato di fare Ostellino</strong> (per fortuna suscitando ancora un sentimento di ribellione in questa società assuefatta ormai ad ogni tipo di svalutazione e di svilimento).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/e-se-le-richiamassimo-puttane/88469/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>112</slash:comments> </item> <item><title>E se le chiamassimo puttane?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/21/e-se-le-chiamassimo-puttane/87478/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/21/e-se-le-chiamassimo-puttane/87478/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Jan 2011 08:42:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Emilio Fede]]></category> <category><![CDATA[Lele Mora]]></category> <category><![CDATA[Piero Ostellino]]></category> <category><![CDATA[prostituzione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=87478</guid> <description><![CDATA[Dalla ragazza che la dà al professore in cambio di un voto sul libretto, alle segretarie che intrattengono i loro capi ben oltre l’orario d’ufficio per fare carriera: a pagina 42 del Corriere di ieri, Piero Ostellino fa tana libera tutti e sdogana qualsiasi cosa. Non sono prostitute, tuona Ostellino – che se solo fosse...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dalla ragazza che<em> la dà</em> al professore in cambio di un voto sul libretto, alle segretarie che intrattengono i loro capi ben oltre l’orario d’ufficio per fare carriera: a pagina 42 del <em>Corriere</em> di ieri, <strong>Piero Ostellino</strong> fa <em>tana libera tutti</em> e sdogana qualsiasi cosa.</p><p>Non sono <strong>prostitute</strong>, tuona Ostellino – che se solo fosse nato con le unghie di diamante, arrampicarsi sui vetri non sarebbe così faticoso – ma donne che, resesi conto di essere sedute sulla propria fortuna, hanno l’unica colpa di avere fatto <strong>uso del proprio corpo</strong>:</p><p><em>Una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia — diciamo così — partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera. Avere trasformato in prostitute — dopo averne intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni — le ragazze che frequentavano casa Berlusconi, non è stata (solo) un’operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo.</em></p><p>Se Piero leggesse almeno il giornale dove scrive, potrebbe consultarne il pingue dizionario, che alla voce <strong>prostituta</strong> recita giustamente: “<em>Donna che esercita la prostituzione</em>“, e alla voce <strong>prostituzione</strong>: “<em>Commercio di prestazioni sessuali. Per estensione, svilimento di valori, di attività intellettuali ecc., che vengono subordinati a interessi materiali</em>”.</p><p>Non solo, dunque, sotto il <strong>profilo valoriale</strong> le signorine di Arcore si adattano benissimo alla definizione di cui sopra, ma anche sotto quello meramente<strong> letterale</strong>. Degli stralci di intercettazioni ormai ne abbiamo le tasche piene, lo so, ma evidentemente Ostellino non le ha ancora lette: così gliene vorrei ricordare qualcuna. Le prenderemo a caso. Basta <a href="http://www.byoblu.com/page/files.aspx" target="_blank">aprire il faldone di 400 pagine</a>, puntare l’indice e lasciarsi condurre dalla sorte: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Le seguenti non sono neppure le più significative:</p><p><strong>Iris</strong>: <em>va bè, però insomma, le cene possono diminuire, però mi devi dare una certa <strong>stabilità economica</strong></em></p><p><strong>Nicole Minetti a Emilio Fede</strong>: <em><strong>Pompini a trecento euro</strong>. La notte a trecento euro. Maristella l’ha dovuta allontanare. Lavorava con uomini che vomitavano in macchina. L’hanno trovata in macchina con droga e un coltello</em></p><p><strong>De Vivo</strong>: <em>L’ho visto un po’ out. Ingrassato. Imbruttito. L’anno scorso stava più in forma. Adesso sta più di là che di qua. È diventato pure brutto: <strong>deve solo sganciare</strong>. Speriamo che sia più <strong>generoso</strong>. Io non gli regalo un c….</em></p><p><strong>Iris</strong>: <em>dai amo’… anch’io la stessa cosa, se sto str**** di m****… mi risponde, guarda, è proprio un pezzente… ma la prossima volta… ma se vengo a Roma, guarda, <strong>mi deve sganciare</strong> più di due sto figlio di m****</em></p><p><strong>Emilio Fede</strong>: (chiama il cellulare di Lele Mora e chiede di fare il biglietto aereo a due ragazze) <em>Eh oddio se ci fosse la sostituzione buona chi se ne frega far tutto sto casino.. però.. facciamolo, poi loro ieri sera hanno preso duemila, duemila, <strong>hanno preso quattromila</strong>: possono pure pagare il biglietto!</em></p><p><strong>Emilio Fede</strong>: <em>senti… beh… devo dire che ieri sera aveva più il sapore di una comica… che lui ha preso a ridere</em><br /> <strong>Lele Mora</strong>: <em>(ride) bene, quello è l’importante</em><br /> <strong>Emilio Fede</strong>: <em>sì beh, mica tanto però eh?!</em><br /> <strong>Lele Mora</strong>: <em>che si sia diver… che sia stato bene, insomma</em><br /> <strong>Emilio Fede</strong>: <em>e… non lo so insomma, m’ha chiesto: “ma dove, dove… dove avevo preso quei “programmi… ?” dico “beh insomma”, vabbeh poi alla fine c’ha riso…</em><br /> <strong>Lele Mora</strong>: <em>certo</em><br /> <strong>Emilio Fede</strong>: <em>ha comprato i due volumetti… pare che., insomma queste due sottoscrizioni <strong>duemila a ciascuno</strong>… e insomma… </em></p><p><strong>Emilio Fede</strong>: <em>Roberta no, ha preso già troppo possesso, <strong>pretende di tutto</strong>!</em><br /> <strong>Lele Mora</strong>: <em>Ho capito, cambiamo eh…</em><br /> <strong>Emilio Fede</strong>: <em>Eh!</em><br /> <strong>Lele Mora</strong>: <em>Cambiamo.</em><br /> <strong>Emilio Fede</strong>: <em>Eh… Ma non gliela togli, non la togli, lui è preso.</em></p><p><strong>Emilio Fede</strong>: <em>…ma sapete dire grazie!</em><br /> <strong>Lele Mora</strong>: <em>Quando pigliano le minchie e…, se ne accorgono della timidezza o no?</em><br /> <strong>Emilio Fede</strong>: <em>Eh, eh… appunto!</em><br /> <strong>Lele Mora</strong>: <em>Ah ah!</em><br /> <strong>Emilio Fede</strong>: <em>Quando pigliano le minchie e poi <strong>in cambio i soldi</strong>… va bene?? E ca***!</em><br /> <strong>Lele Mora</strong>: <em>Ma robe da pazzi!</em></p><p><strong>Iris</strong>: <em>Però papi qua… è la nostra <strong>fonte di lucro…</strong></em></p><p>Si continua con il pellegrinaggio a <strong>Giuseppe Spinelli</strong> nella quotidiana questua per avere le buste con i “regalini” (botte da migliaia di euro): una sequela infinita di telefonate, che un estorsore professionista non avrebbe saputo fare di meglio; si passa per le continue lamentele tra “innamorate” sul cachet tutto sommato basso rispetto alla media e soprattutto rispetto al patrimonio dell’uomo; ci si lamenta con la Minetti che, se lei ha avuto una sistemazione in Regione con uno stipendio da favola, qui nel caso in cui le festicciole finiscano si resta con una laurea in mano che vale meno di niente, e dunque si vuole essere ricompensate in mattoni; si comprano 25 paia di scarpe all’indomani di ogni festino; si amministrano immobili, si pagano bollette e contratti di affitto per le decine e decine di ragazze che “fanno uso del loro corpo”; si minaccia di rubare in casa dell’uomo per avere una giusta compensazione; si auspica una maggiore generosità riguardo al contenuto delle buste, che altrimenti la statua in faccia gliela tirano loro…</p><p>Cosa vuole, Ostellino, perché si possa finalmente usare il termine “prostituzione”? Vuole modificare la voce del dizionario ed aggiungere tra i significati: “<em>l’atto del partecipare ai festini di Papi Silvio Berluscone </em>(come il <em>bunga-bunghiere</em> <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/01/18/Il-registro-delle-chiamate-Rubbi-Troia.aspx" target="_blank">era memorizzato nella rubrica della Conceicao</a>, in mezzo a troie, magnaccia e clienti)”?</p><p>E se le chiamassimo, semplicemente, puttane? Andrebbe meglio, così?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/21/e-se-le-chiamassimo-puttane/87478/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>243</slash:comments> </item> <item><title>Fede, il traditore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/18/fede-il-traditore/86990/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/18/fede-il-traditore/86990/#comments</comments> <pubDate>Tue, 18 Jan 2011 16:32:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Claudio Messora</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[bunga bunga]]></category> <category><![CDATA[Lele Mora]]></category> <category><![CDATA[prostituzione]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=86990</guid> <description><![CDATA[Era sempre stato il suo più fido scudiero. Ospite fisso nelle sue residenze. Commensale di dieci, cento, mille cene allietate dalle melodie di Apicella e dai sorrisi delle odalische. Definito ancora in questi giorni come un grandissimo amico dallo stesso Berlusconi. Parliamo di Emilio Fede, l’uomo che ha avuto in appalto un intero canale televisivo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Era sempre stato il suo più fido scudiero. Ospite fisso nelle sue residenze. Commensale di dieci, cento, mille cene allietate dalle melodie di Apicella e dai sorrisi delle odalische. Definito ancora in questi giorni come un grandissimo amico dallo stesso Berlusconi. Parliamo di <strong>Emilio Fede</strong>, l’uomo che ha avuto in appalto un intero canale televisivo al solo scopo di incensare il suo mentore nonché fraterno compare. L’<strong>abusivo</strong> per eccellenza, in onda grazie al conflitto di interessi sulla pelle di Francesco Di Stefano che per oltre dieci anni ha visto negata ogni possibilità di trasmettere nonostante quelle frequenze fossero ormai sue di diritto, come ribadito da tutte le sentenze della giustizia italiana e di quella europea. Fede, il giornalista del minculpop moderno che procurava al sultano, e insieme a lui ne godeva, orde di concubine in un tripudio di carni in vendita, nel più completo disfacimento di qualsiasi valore etico e morale, indulgendo a una lascivia tale che persino le orge più scatenate di <strong>Sodoma e Gomorra</strong> al confronto sarebbero apparse come una innocua festicciola di laurea.</p><p>Nulla evidentemente è cambiato dai tempi dei romani, da quei festini goliardicamente dipinti anche nelle pagine di Asterix nei quali, al cospetto della corte dei governatori, si mangiava, ci si ubriacava, ci si accoppiava e si dava di stomaco in appositi vomitatoi, al solo fine di ricominciare daccapo ancora ed ancora, fino alla completa dissoluzione della mente (prima) e del corpo (poi). Schiavi erano tutti gli altri ieri, schiavi siamo tutti noi oggi.</p><p>In un tale disprezzo per qualsiasi forma di principio etico o di rispetto per la vita e per le proprie responsabilità nei confronti dei sudditi, lasciati in balia della carestia a coltivare illusioni e a cibarsi degli avanzi, non stupisce che, per gli officianti dei riti sabbatici celebrati alla corte dello zar, i valori così come li conosciamo noi perdano di ogni significato. Tra questi, va ridefinito il concetto di <strong>amicizia</strong>.</p><blockquote><p>«<em>Non dico che dividerei una montagna, ma andrei a piedi certamente a Bologna, per un amico in più… […] e se ti sei innamorato di lei, io rinuncio anche subito, sai, forse guadagno qualche cosa di più, un vero amico, tu.</em>»</p></blockquote><p>Così cantava <strong>Riccardo Cocciante</strong>, non senza un filo di retorica ma certamente descrivendo l’aspirazione ideale di qualsiasi rapporto che possa essere definito di amicizia. Berlusconi ha comprato di tutto nella sua vita: televisioni, sentenze, parlamentari, donne… Ma certamente l’amicizia no, quella non gli è mai riuscito di ottenerla. A meno che per amicizia lui non abbia sempre inteso qualcosa di diverso rispetto al sentire popolare &#8211; come è del resto probabile – e cioè una forma di adesione interessata ai suoi affari che nulla ha che vedere con la sfera delle emozioni o dei sentimenti, quanto piuttosto con un rapporto di spalleggiamento reciproco, un mutuo soccorso, una associazione simbiotico-parassitaria che si rinsalda nel raggiungimento e nel mantenimento del successo, con un’attitudine predatoria nei confronti del tessuto sociale che diventa una risorsa da conquistare e successivamente sfruttare senza pietà. Fede non è del resto nuovo a questa visione dei rapporti umani: già negli anni ‘80 organizzava cene per allocchi di lusso, in società con <strong>Flavio Briatore</strong>, per spennare sprovveduti e ingenui milionari al tavolo di gioco.</p><p>Così accade che anche il più fido alleato di Silvio Berlusconi, il <strong>Sancho Panza</strong> di Arcore, venga intercettato mentre insieme a <strong>Lele Mora</strong> tesse un piano per <strong>estorcere 400 mila euro</strong> al suo <strong>amico fraterno.</strong> A<em>mico</em> in berlusconese, si intende<em>.</em> Mora ha bisogno di <strong>1 milione e 200 mila euro</strong> e Fede, che conosce bene il suo Presidente e se ne è guadagnato la fiducia con anni e anni di onorato servizio, con infinite <em>apicellate</em> a squarciagola, con pantagrueliche magnate e roccosiffrediane palpate in compagnia, si propone come intermediario, studiando insieme a Mora la forma migliore per spillare al riccastro i soldi.</p><p>Normale <strong>solidarietà tra sanguisughe</strong>? Tutt’altro, perché senza dire nulla al <strong>compagno di sangue </strong>- <em>sempre in berlusconese parlando</em> &#8211; da buon giocatore d’azzardo Fede ricarica con fredda lucidità la cifra da chiedere a Berlusconi per conto di Mora, ben consapevole che la promessa di restituzione dei soldi di quest’ultimo è, per ammissione dello stesso, destinata ad essere disonorata:</p><blockquote><p><strong>Fede</strong>: «<em>Lele, studiamo insieme&#8230; Gli dico: &#8220;Senti, ho visto Lele, non sta bene ed è preoccupato, forse credo che una mano bisognerebbe dargliela, hai fatto tanto bene a tanta gente, lui poi se lo merita più degli altri&#8221;</em>».<br /> <strong>Mora</strong>: «[<strong>ndr</strong>: mi raccomando, digli che] <em>poi lui metterà in vendita due o tre cose e saprà come ritornare indietro tutto&#8230; Tanto poi campa cavallo che l&#8217;erba cresce&#8230;</em>».<br /> <strong>Fede</strong>: «<em>Vuol dire che possono diventare uno e mezzo: io ne prendo quattro e tu otto, va bene?</em>.<br /> <strong>Mora</strong>: «<em>Benissimo, meraviglia, meraviglia, bravo direttore, bravo</em>».</p></blockquote><p>Io, un amico così, non lo vorrei. Ma io vivo in un altro mondo, come la maggior parte di tutti voi.  Fossi in Berlusconi, a questo punto mi terrei stretto <strong>Dell&#8217;Utri</strong>. Sempre che anche lui non si riveli essere il prossimo traditore a penzolare giù dall&#8217;albero&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/18/fede-il-traditore/86990/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>153</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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