<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Corrado Giustiniani</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/cgiustiniani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La crudele corsa dei migranti su Internet per il permesso di soggiorno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/30/domani-su-internet-scatta-la-crudelecorsa-dei-migranti-per-il-permesso-di-soggiorno/89218/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/30/domani-su-internet-scatta-la-crudelecorsa-dei-migranti-per-il-permesso-di-soggiorno/89218/#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Jan 2011 06:01:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Corrado Giustiniani</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=89218</guid> <description><![CDATA[In centoventi secondi appena, il sistema elettronico del ministero dell’Interno deciderà chi ha diritto di sognare un permesso di soggiorno e chi invece no. Va in scena lunedì il primo dei tre “click days” previsti dal decreto flussi dello scorso 30 novembre, che mette complessivamente in palio 100 mila permessi di soggiorno per altrettanti lavoratori,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/01/migranti-decreto-pezzo.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-89329 alignleft" title="migranti decreto pezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/01/migranti-decreto-pezzo.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>In centoventi secondi appena, il <strong>sistema elettronico del ministero dell’Interno</strong> deciderà chi ha diritto di sognare un permesso di soggiorno e chi invece no. Va in scena lunedì il primo dei tre “<strong>click days</strong>” previsti dal decreto flussi dello scorso 30 novembre, che mette complessivamente in palio 100 mila permessi di soggiorno per altrettanti lavoratori, in gran parte clandestini, che già da anni lavorano in nero in Italia. Ce la fa chi arriva prima: <strong>il sistema è in grado di raccogliere 48 mila pratiche al minuto</strong>.</p><p>I datori di lavoro che intendono partecipare a questa sorta di “<strong>regolarizzazione mascherata</strong>” dovranno cliccare a partire dalle 8 in punto, dopo essersi sincronizzati sull’orario ufficiale italiano, quello dell<strong>’Istituto nazionale Galileo Ferraris di Torino</strong> (lo si trova su www.inrim.it) senza anticipare nemmeno di un secondo l’operazione, altrimenti c’è il rischio di aprire finestre la cui successiva chiusura potrebbe ritardare il momento dell’invio. <strong>Per i 100 mila permessi</strong>, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, <strong>erano stati richiesti fino a venerdì sera 210 mila moduli</strong>, mentre 115 mila domande erano già state pre-caricate nel sistema, secondo la procedura prevista da una circolare ministeriale. La disaggregazione dei moduli richiesti, che in ogni caso non è un indice certo delle domande effettive, rivela che su 210 mila, ben 170 mila si riferiscono a colf e badanti e soltanto 40 mila sono per lavoro subordinato alle dipendenze di una ditta.</p><p>Come mai questa sproporzione, se proprio colf e badanti hanno potuto fruire di una sanatoria nel settembre del 2009 (con 298 mila adesioni) mentre nessuna regolarizzazione è stata prevista dal governo per chi lavora nelle imprese? “La verità è che molti stranieri intendono utilizzare il decreto flussi per richiamare in Italia loro parenti o loro amici – sostiene <strong>Pilar Saravia</strong>, dello sportello immigrazione della Uil – e dichiarano così di averne bisogno come collaboratori familiari. I datori di lavoro italiani, almeno secondo la nostra esperienza, sono latitanti. Con il dipendente irregolare, risparmiano in salario e contributi”. Sempre secondo la Uil, la richiesta è inferiore a quella dell’ultimo decreto flussi, che risale nientemeno che al 2007. Il governo Berlusconi, infatti, non ha mai autorizzato fino ad oggi ingressi regolari in Italia a titolo di lavoro dipendente, ma solo di stagionali. Intanto si è accumulato uno picco di 540 mila clandestini, secondo le stime dell’Istituto milanese <strong>Ismu</strong>.</p><p>Il decreto flussi è una “sanatoria mascherata” perché teoricamente il lavoratore dovrebbe trovarsi nel suo Paese, invece è quasi sempre qui in Italia, saggiato dal suo datore. Poi alla chetichella torna nel suo Paese e rientra ufficialmente con tanto di nullaosta per lavoro.</p><p>“Un teatrino che rischia oggi di trasformarsi in tragedia – sostiene <strong>Kurosh Danes</strong>, iraniano, coordinatore del Comitato nazionale immigrati della Cgil – Con il nuovo reato di clandestinità, se lo straniero venisse segnalato in uscita, potrebbe vedersi sbarrate per dieci anni le frontiere italiane”. Danesh, che aveva formulato in un primo momento una previsione di 400 mila domande, ora si sta ricredendo: non più di 200-250 mila. Tra mille dubbi, si comincia dunque domani, quando potranno essere presentate soltanto le pratiche per gli immigrati appartenenti a 19 Paesi con i quali l’Italia ha accordi di cooperazione migratoria (dall’Albania a Marocco Algeria ed Egitto, dalle Filippine al Bangladesh, al Perù e all’Ucraina). In tutto, 52 mila ingressi che verrebbero giocati in poco più di un minuto. Niente da fare, probabilmente, per chi cliccherà alle 8,02. Poi si passerà alle 8 di mercoledì 2, per 30 mila posti di colf e badanti di Paesi senza accordi con l’Italia. Ultimo atto giovedì 3, sempre alle 8, per convertire permessi di studio, formazione, lavoro stagionale e per altre tipologie residue.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/30/domani-su-internet-scatta-la-crudelecorsa-dei-migranti-per-il-permesso-di-soggiorno/89218/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>33</slash:comments> </item> <item><title>Pinocchio Moretti e la fiaba dei treni puntuali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/05/pinocchio-moretti-e-la-fiaba-dei-treni-puntuali/47893/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/05/pinocchio-moretti-e-la-fiaba-dei-treni-puntuali/47893/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Aug 2010 11:09:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Corrado Giustiniani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[ferrovie dello stato]]></category> <category><![CDATA[mauro moretti]]></category> <category><![CDATA[Tg1]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=47893</guid> <description><![CDATA[Con un sorriso a trentadue denti, nello spazio-spot gentilmente offertogli dal Tg1 del 3 agosto, Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie, aveva invitato gli italiani ad andare in vacanza tranquillamente con il treno, sottolineando la puntualità delle partenze e degli arrivi di questa estate 2010. La prova finestra, anzi, prova finestrino, l&#8217;abbiamo effettuata il giorno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con  un sorriso a trentadue denti, nello spazio-spot gentilmente offertogli  dal <strong>Tg1</strong> del 3 agosto, <strong>Mauro</strong> <strong>Moretti</strong>, amministratore delegato delle <strong> Ferrovie</strong>, aveva invitato gli italiani ad andare in vacanza  tranquillamente con il treno, sottolineando la puntualità delle partenze  e degli arrivi di questa estate 2010. La prova finestra, anzi, prova  finestrino, l&#8217;abbiamo effettuata il giorno dopo, mercoledì 4 agosto,  alla stazione di Genova Piazza Principe dove, alle ore 16.55, sarebbe  dovuto partire l&#8217;Intercity diretto a Ventimiglia.</p><p><em>Sarebbe</em> dovuto partire, perché il pannello luminoso lo dava in ritardo di 15  minuti praticamente da subito. Magari la colpa era del binario 17, al  quale questo treno era stato assegnato. Ma ecco l&#8217;altoparlante: “Ci  scusiamo, il treno numero 160 proveniente da Milano viaggia con venti  minuti di ritardo”. Annuncio riproposto in inglese, a beneficio dei  numerosi turisti presenti in stazione: “We apologize&#8230;”. Passano cinque  minuti, e l&#8217;altoparlante torna a gracchiare: “Ci scusiamo ancora, il  160 ha 30 minuti di ritardo&#8230;” E poi 40 e poi 50.</p><p>Al  binario 17 un gruppo di scout portoghesi, fazzoletto al collo, bivacca  per terra sfinito, e una comitiva inglese fissa con aria stralunata la  fine della galleria, per capire quando mai sbucherà fuori questo  benedetto treno. L&#8217;evento si materializza con un&#8217;ora esatta di ritardo  sul previsto. Esce in frenata un convoglio da terzo mondo, altro che  Intercity: vecchio il locomotore e orribilmente scrostati i vagoni.</p><p>Ci  si para davanti la carrozza numero 5, con una porta che sembra sia  stata colpita da una granata in Libano. Non si aprirà mai, pensano gli  aspiranti viaggiatori, che infatti si dirigono in massa all&#8217;altro capo  del vagone. E invece quella porta si apre, e l&#8217;unico che ci credeva, un  anziano signore vaccinato a simili esperienze, salta su per primo. Ma a  Genova l&#8217;aria condizionata della carrozza 5 smette di funzionare, come  se l&#8217;aria di mare l&#8217;avesse mandata improvvisamente in cortocircuito.</p><p>Da  ogni scompartimento si leva alto il lamento. “Il treno si è fermato  misteriosamente per mezz&#8217; ora alla stazione di Tortona – urla una  signora – e nessuno ci ha spiegato il perché”. La mancanza di  informazioni, nell&#8217;anno di grazia 2010, rende ancora meno sopportabile  qualsiasi disfunzione. “E&#8217; sempre così, per i treni che arrivano da  Milano” aggiunge un altro. Vatti a fidare dell&#8217;efficienza padana.</p><p>“Ma  quanto guadagnerà il capo delle Ferrovie?” si chiede un terzo. Qui la  risposta è prontamente servita: 680 mila euro lordi l&#8217;anno. E&#8217; soltanto  l&#8217;ottavo stipendio nella graduatoria pubblicata dal <em>Sole 24</em> <em>Ore</em> dei manager pubblici, saldamente guidata da Pier Francesco Guarguaglini  di Finmeccanica (5 milioni e 650 mila euro l&#8217;anno) ma giustifica  ampiamente quel sorriso a trentadue denti esibito al Tg1: in fondo, sono  sempre 1863 euro al giorno, fanno comodo.</p><p>Dal  vagone si leva un coro unanime: quando passa il controllore, gliene  cantiamo quattro. Tutti in ansiosa attesa dell&#8217;unico interfaccia  ferroviario, il parafulmine di Moretti con cappello d&#8217;ordinanza e  palmare in mano. Ma il controllore, in casi come questi, non si  appalesa. Fossi scemo, dice fra sé e sé. Che lo controllino loro, chi ha  il biglietto e chi no. E magari accompagna il ragionamento con un  liberatorio gesto dell&#8217;ombrello. Fateci caso, se il treno è molto in  ritardo, il controllore spesso non c&#8217;è. A pensarci bene, un&#8217;occhiata al  tabellone luminoso, prima di partire, può essere una strategia economica  per viaggiare in questi tempi di crisi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/05/pinocchio-moretti-e-la-fiaba-dei-treni-puntuali/47893/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cari cinecritici, non prendeteci per il c..o</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/28/cari-cinecritici-non-prendeteci-per-il-c-o/45173/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/28/cari-cinecritici-non-prendeteci-per-il-c-o/45173/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Jul 2010 17:23:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Corrado Giustiniani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Bright]]></category> <category><![CDATA[Cinema]]></category> <category><![CDATA[critici]]></category> <category><![CDATA[film]]></category> <category><![CDATA[Star]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=45173</guid> <description><![CDATA[Un consiglio spassionato: non andate a vedere &#8216;Bright Star&#8217;, uno dei film più pallosi, più insulsi, più scontati, meno cinematografici della storia iniziata con i Fratelli Lumière. Non fate l&#8217;errore commesso dal sottoscritto, che si è tirato dietro, per giunta, cinque amici che da oggi in poi non mi chiederanno più un consiglio nemmeno sul...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un consiglio spassionato: non andate a vedere &#8216;<strong>Bright Star&#8217;</strong>,<strong> uno dei film più pallosi, più insulsi, più scontati, meno cinematografici della storia iniziata con i Fratelli Lumière.</strong> Non fate l&#8217;errore commesso dal sottoscritto, che si è tirato dietro, per giunta, cinque amici che da oggi in poi non mi chiederanno più un consiglio nemmeno sul menu di una trattoria. L&#8217;impulso ad alzarsi dalla poltrona e uscire prima della fine era quasi irresistibile. Tutti e sei siamo rimasti invece alfierescamente incollati al nostro posto per una strana forma di masochismo, per un rabbioso cupio dissolvi. Non certo perché intravvedessimo una possibilità di decollo in extremis. Anzi, la seconda parte, se possibile, è ancora più deludente della prima.</p><p>Uno dice: approfittiamo di queste serate tranquille per vedere in santa pace quanto di bello ci siamo persi nella prima metà dell&#8217;anno. E allora apre <strong>Il Corriere della Sera</strong>, e legge che a Bright Star danno quattro stelle: il massimo. Con la seguente motivazione: “Splendido film di Jane Campion sulla breve, appassionata vita del poeta John Keats e sul suo amore (1818) per Fanny Brawne. La grazia con la quale la Campion narra un legame tra vita e arte, in tutte le sfumature del dolore e della gioia, è incantevole. E&#8217; un film sulla parola, sulla poesia, sulla vita e sulla morte”. Me cojons&#8230;viene da commentare.</p><p>Poi passa a<strong> Repubblica</strong>. Qui non c&#8217;è la stelletta riservata ai film “da non perdere”, ma pur sempre il quadrato dei film “da vedere”. E la trama è invitante: “La romantica, appassionata, e mai consumata storia d&#8217;amore&#8230;”. Non c&#8217;è due senza tre, e sfogliamo Il Messaggero. Le quotazioni di Bright Star schizzano di nuovo su, a tre stellette e mezzo su quattro. “Un film moderno, non modernista. Sapiente ma mai scostante. Nutrito di verità storica senza esserne schiavo. Malgrado gli eccessi letterari della seconda parte, uno dei più bei film dell&#8217;anno e della sua autrice”.</p><p>Allora afferro il telefono e chiamo: “Sì, lo so, Affetti e dispetti non è piaciuto a tutti, ma stavolta mi ringrazierete”. Gli amici di cui ho formato il numero, chiariamo, non sono cultori di Giovannona tutta calda e dei cinepanettoni, ma gente che si è fatta i muscoli del sedere sulle poltroncine dei cinema d&#8217;essai, che ha visto tre volte La madre di Pudovkin, Intolerance e la Nascita di una nazione di Griffith, che conosce a menadito il cinema del neorealismo e l&#8217;opera di Bergman, che apprezza Almodovar come Woody Allen e che considera Il Concerto il miglior film della stagione passata. E poi, vorrà pur dire qualcosa che Bright Star è stato realizzato dalla stessa regista di “Lezioni di piano”, no?</p><p>No, proprio no. Non vuol dire niente. O forse sì, dipende dai punti vista. Al Cinema Giulio Cesare di Roma, con cinque euro e mezzo del prezzo del biglietto, ci hanno anche servito un aperitivo. Piacevole sorpresa, ma pessimo segnale. La sala, infatti, era giustamente vuota. Il film è lunghissimo, senza che vi sia lo sviluppo decente di una trama. All&#8217;inizio Fanny dichiara il suo interesse per il poeta romantico, e lui, John Keats, risponde corrispondendo il suo amore, ma purtroppo non ha il becco di un quattrino. Tutto qui. Poi va a Londra in carrozza senza il tabarro, allora si ammala e muore. Anzi, morirà in italia.</p><p>Un film giocato all&#8217;80 per cento sugli interni di una casa di campagna inglese, in camerette buie, dove gli sguardi di lui e di lei si inseguono. Oltre a sguardi, ticchettii su pareti di legno contigue e versi (nel senso poetico del termine). Strofe su strofe, poesie su poesie, alle quali lo spettatore non può prestare la dovuta attenzione, perché non è questo il linguaggio del cinema. Poesie che infarcisono persino i titoli di coda. Il primo “che palle” uno lo pensa dopo un quarto d&#8217;ora. Dopo tre quarti d&#8217;ora lo mormora a labbra socchiuse. Poi è un trionfo di “non se ne può più”, perché l&#8217;opera è esageratamente e inutilmente lunga.</p><p>Un colpo di scena, a dire il vero c&#8217;è. L&#8217;amico del poeta, a un certo punto, mette incinta una servetta. E&#8217; lei a raccontare l&#8217;accaduto. Vediamo che la pancia cresce, ed è l&#8217;unico dato che ci fa capire che sta passando del tempo. Poi il bimbo nasce, anzi, ha già un anno buono e Tootsie, la sorellina della protagonista, lo porta in braccio. Solo che Tootsie è rimasta piccola come all&#8217;inizio del film, per lei il tempo non è trascorso, e ciò dà un che di ridicolo a tutte queste sequenze. Come ridicolo è il fratello della protagonista, che la segue come un&#8217;ombra qualunque cosa lei faccia. E la madre di Fanny con una cuffia sempre calcata in testa.</p><p>E&#8217; difficile capire come si sia prodotto questo inspiegabile conformismo elogiativo. Di certo non viene reso un buon servizio allo spettatore che paga un euro per comprare il giornale e crede fermamente nella mediazione di un critico cinematografico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/28/cari-cinecritici-non-prendeteci-per-il-c-o/45173/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> <item><title>Molto meglio lo sciopero delle firme</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/06/molto-meglio-lo-sciopero-delle-firme/37125/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/06/molto-meglio-lo-sciopero-delle-firme/37125/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Jul 2010 18:11:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Corrado Giustiniani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bavaglio]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[giornalisti]]></category> <category><![CDATA[intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[sciopero]]></category> <category><![CDATA[stampa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=37125</guid> <description><![CDATA[Imbavagliarsi per protestare contro il bavaglio, ad essere gentili è una decisione surreale. Sbagliata, inefficace ed autolesionista se vogliamo invece parlare fuori dai denti. Marco Travaglio, Paolo Flores e tutti coloro che vi si sono scagliati contro, Vittorio Feltri compreso, dovrebbero assistere un giorno a una seduta del Consiglio nazionale della Fnsi, il “parlamentino” del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Imbavagliarsi per protestare contro il bavaglio, ad essere gentili è una decisione surreale. Sbagliata, inefficace ed autolesionista se vogliamo invece parlare fuori dai denti. Marco Travaglio, Paolo Flores e tutti coloro che vi si sono scagliati contro, Vittorio Feltri compreso, dovrebbero assistere un giorno a una seduta del Consiglio nazionale della Fnsi, il “parlamentino” del sindacato unico dei giornalisti. Capirebbero meglio se non com&#8217;è maturata (è infatti farina del sacco di pochissime menti) almeno come viene difesa pubblicamente e formalizzata questa decisione.</p><p>Se si alza in piedi un consigliere ad anticipare le stesse osservazioni che vari opinion-makers propongono adesso sui giornali e sul web, viene preso per disfattista, rompicoglioni, nemico dell&#8217;unità, e magari anche per uno che sta dalla parte del bavaglio. Oppure viene ignorato: lo si lascia sfogare e il discorso muore lì. Il dibattito non si accende: quasi mai. La crisi sindacale del giornalismo (di idee, di impegno, di rappresentatività, di fantasia) è grande almeno quanto quella della professione.</p><p>Un altro aspetto che rende sballata la decisione dello sciopero, è che essa colpisce direttamente quelli che dovrebbero essere gli alleati naturali nella battaglia anti-bavaglio dei giornalisti, e cioè gli editori. Mentre le testate che non sciopereranno saranno quelle vicine all&#8217;editore Berlusconi, fatalmente infarcite di notizie pro-bavaglio.</p><p>Cosa bisognava fare allora? La pagina sindacale forse più bella del giornalismo degli ultimi venti anni è stata scritta il 30 novembre del 2006, quando tutti i giornali italiani, in piena vertenza contrattuale, uscirono con i servizi non firmati. Una forma di ribellione nobile e moderna, nata non dal vertice ma dalla base: dall&#8217;iniziativa, cioè, degli organismi sindacali dei più grandi giornali italiani. Di eccezionale efficacia il messaggio letto alla radio e in tv dai conduttori: “Questa edizione esce senza le firme dei giornalisti che protestano perché&#8230;”.</p><p>Bisognava avere la voglia e la forza di proporre la stessa forma di protesta, concordando nello stesso tempo con la Federazione degli editori uno spazio standard da occupare con articoli chiari (non in sindacalese) che spiegassero perché questa legge soffoca la democrazia. Uno sciopero delle firme, oltretutto, può essere replicato senza fiaccare la resistenza dei giornalisti.</p><p>Roberto Natale, presidente della Fnsi, ha appena ricordato, in un&#8217;intervista su “Il Fatto Quotidiano”, che la Fieg nicchiava sulla proposta di “una stessa prima pagina su tutti i giornali”, non essendo in grado “di garantire la stessa iniziativa per tutti”. Ed è in grado di garantire, ora, che tutti i giornali scioperino? Certo che no, oltretutto sarebbe contro gli interessi degli editori. E poi una cosa è un&#8217;intera prima pagina, un&#8217;altra è un titolo di prima pagina che inviti il lettore ad uno spazio interno, standard per tutte le testate. Senza dimenticare l&#8217;effetto di telegiornali senza firme, con relativo comunicato, sulle reti pubbliche e private, visto che il 70 per cento degli italiani apprende le notizie dalla tv.</p><p>L&#8217;impressione è che non ci sia stata la forza, la voglia, la fantasia di trattare la soluzione giusta. Ma se lo sciopero ormai è stato deciso, è certo che adesso va fatto. Indebolire il sindacato sarebbe la soluzione peggiore. Cerchiamo allora di vederla in positivo, come ha appena proposto il presidente dell&#8217;Associazione stampa romana Fabio Morabito, lanciando lo slogan: “In silenzio per un giorno per non restare in silenzio per degli anni”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/06/molto-meglio-lo-sciopero-delle-firme/37125/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Che pena quei giornalisti intorno alla D&#8217;Addario</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/02/che-pena-quei-giornalisti-intorno-alla-daddario/35664/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/02/che-pena-quei-giornalisti-intorno-alla-daddario/35664/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Jul 2010 18:59:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Corrado Giustiniani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[bavaglio]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[D'Addario]]></category> <category><![CDATA[giornalisti]]></category> <category><![CDATA[Navona]]></category> <category><![CDATA[Patrizia]]></category> <category><![CDATA[piazza]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=35664</guid> <description><![CDATA[Non ha ancora smaltito la sua indignazione, Marida Lombardo Pijola. Inviata speciale del Messaggero e scrittrice (“L&#8217;età indecente” è il suo ultimo libro) è stata lei a dirigersi contro il capannello di giornalisti e fotografi che, alla manifestazione Fnsi di Piazza Navona contro la legge-bavaglio, stavano circondando Patrizia D&#8217;Addario. Come sono andate esattamente le cose,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non ha ancora smaltito la sua indignazione, Marida Lombardo Pijola. Inviata speciale del Messaggero e scrittrice (“L&#8217;età indecente” è il suo ultimo libro) è stata lei a dirigersi contro il capannello di giornalisti e fotografi che, alla manifestazione Fnsi di Piazza Navona contro la legge-bavaglio, stavano circondando Patrizia D&#8217;Addario.</p><p><strong>Come sono andate esattamente le cose, Marida?</strong></p><p>“Premetto, il mio vero obiettivo non era la signora D&#8217;Addario, ma quei colleghi che da una buona ora e mezza la stavano circondando nel retropalco della manifestazione facendole domande grottesche, del tipo &#8216;Si sente il simbolo della libertà di stampa&#8217;?”</p><p><strong>E quindi?</strong></p><p>“Erano le sei e mezza, e questa storia andava avanti dalle 17, con la D&#8217;Addario, truccatissima e svenevole, che continuava ad esibire ai fotografi la copertina del suo “Gradisca, presidente”. Sembrava un talk-show di serie B. Allora mi sono avvicinata e ho detto: &#8216;Signora, non ce l&#8217;ho assolutamente con lei. Ma volevo segnalare a tutti i colleghi che sono venuti qui per ben altre ragioni: sul palco si parla non soltanto di legge-bavaglio, ma anche di mobbing, di censura, di giornalisti che rischiano la vita, della dignità dell&#8217;informazione, insomma&#8230;”</p><p><strong>E la D&#8217;Addario?</strong></p><p>“Si è inalberata e mi ha aggredito a parole: &#8216;Ma come si permette? Io ho più dignità di lei. Lei non sa cosa ho passato, io ho scoperchiato un sistema&#8217;. E molti fotografi le davano manforte, dicendo che lei era libera di fare quello che voleva”.</p><p><strong>Poi è intervenuta Benedetta Buccellato.</strong></p><p>“Sì, ha urlato alla D&#8217;Addario di andarsene e sono volate parole più dure”.</p><p><strong>Ma in precedenza ti eri rivolta anche al presidente della Fnsi?</strong></p><p>“Sì, ho detto a Roberto Natale che la D&#8217;Addario, ex cortigiana, rischiava di diventare il simbolo dell&#8217;intera manifestazione, e che stava sfruttando l&#8217;occasione unicamente per fare pubblicità a se stessa e al suo libro. Lui mi ha risposto che la piazza è libera. Poi ho visto che ha corretto il tiro in alcune interviste. Quindi ho avuto quel sussulto di indignazione che ho descritto, senza però perdere mai la calma”.</p><p><strong>Conclusione?</strong></p><p>“Una conclusione sconsolata. Siamo noi giornalisti i responsabili della cattiva informazione. Quei colleghi tutti attorno all&#8217;ex cortigiana, a farle domande stupide, in una manifestazione dai contenuti seri, drammatici, sono il simbolo del degrado. Una volta era soltanto la tv a fare così, adesso – purtroppo – anche i giornali. E&#8217; colpa nostra, soltanto colpa nostra. Non cerchiamo scuse”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/02/che-pena-quei-giornalisti-intorno-alla-daddario/35664/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>35</slash:comments> </item> <item><title>Il partito dell&#8217;edilizia fuorilegge</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/23/il-partito-delledilizia-fuorilegge/29310/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/23/il-partito-delledilizia-fuorilegge/29310/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 Jun 2010 19:20:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Corrado Giustiniani</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[abusivismo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[edilizia]]></category> <category><![CDATA[legge]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=29310</guid> <description><![CDATA[Il governo assicura: non sosterrà l&#8217;emendamento dei tre senatori Pdl, che hanno appena chiesto la riapertura dei termini del condono edilizio del 2003 anche per gli abusi compiuti in aree sottoposte a vincolo paesaggistico. 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Ma una nuova sanatoria, prima o poi, verrà approvata: se ne sente il cattivo odore nell&#8217;aria.</p><p>Sarebbe la quarta in venticinque anni, dopo la prima varata nel 1984 da Craxi (ministro dei Lavori pubblici il mitico Franco Nicolazzi) e le due di Berlusconi, nel 1994 e nel 2003.</p><p>Stiamo distruggendo il nostro paesaggio e il nostro territorio, e chi si oppone viene fatto fuori. Ne sa qualcosa l&#8217;ex governatore della Regione Sardegna Renato Soru, che aveva fortemente voluto un rigoroso piano paesaggistico per porre un freno alla devastazione di una delle più belle isole del mondo. Dovette andare alle elezioni anticipate e fu sconfitto da Berlusconi, che condusse in prima persona la campagna elettorale.</p><p>In questa Italia che va alla deriva, la prevaricazione dell&#8217;individuo su ciò che è pubblico viene vissuta quasi come un diritto. La costruzione fuorilegge è molto vantaggiosa, perché comporta un abbattimento dei costi fino al 50 per cento, non paga la concessione edilizia, utilizza manodopera in nero, non versa l&#8217;Iva sui materiali, ricorre a volumetrie esagerate, realizza i manufatti molto in fretta mettendo tutti di fronte al fatto compiuto e paga la sanatoria soltanto se questa è estremamente vantaggiosa. Il solo parlare di condoni toglie forza ai sindaci chiamati a combattere l&#8217;abusivismo. Li fa apparire dei fessi.</p><p>Il giardino d&#8217;Europa è diventato un orrendo mondezzaio di cemento, che invita i turisti ad andarsene via. E non basta l&#8217;abusivismo: anche il disordine del cemento legale la colpisce. Certe volte mi scopro allora a sognare ad occhi aperti un&#8217;Italia di proprietà straniera. Tedesca o, meglio ancora, svedese. In grado di concepire piani urbanistici equilibrati, di valorizzare il recupero del patrimonio edilizio esistente nelle nostre città (che è già sovrabbondante), e di far rispettare la legge.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/23/il-partito-delledilizia-fuorilegge/29310/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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