<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Cecilia Attanasio Ghezzi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/caghezzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Cina, la porta proibita ai giornalisti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/cina-porta-proibita-giornalisti/222851/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/cina-porta-proibita-giornalisti/222851/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 May 2012 11:35:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[La porta proibita]]></category> <category><![CDATA[Melissa Chan]]></category> <category><![CDATA[Tiziano Terzani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=222851</guid> <description><![CDATA[ &#8221;Il 94 per cento dei giornalisti [in Cina] ha l&#8217;impressione che il suo ambiente lavorativo sia peggiorato rispetto a quello dell&#8217;anno scorso; il 70 per cento ha subito pressioni o violenze di qualche tipo e il 99 per cento concorda sul fatto che le condizioni del giornalismo in Cina non incontrano gli standard internazionali.&#8220; L&#8217;aveva...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p> &#8221;<em>Il 94 per cento dei giornalisti [in Cina] ha l&#8217;impressione che il suo ambiente lavorativo sia peggiorato rispetto a quello dell&#8217;anno scorso; il 70 per cento ha subito pressioni o violenze di qualche tipo e il 99 per cento concorda sul fatto che le condizioni del giornalismo in Cina non incontrano gli standard internazionali.</em>&#8220;</p><p>L&#8217;aveva scritto <strong>Melissa Chan</strong> esattamente un anno fa. La brava corrispondente in Cina di <em>Al Jazeera</em> è stata obbligata a lasciare Pechino. Ha preso un aereo ieri, dopo che il governo le ha rifiutato il rinnovo del visto giornalistico e non le ha consentito di essere sostituita da un altro corrispondente. Ne danno notizia tutti i media occidentali, ma nessuna traccia sulla stampa cinese.</p><p><strong>Al Jazeera</strong> inoltre, è stata costretta dalle autorità cinesi a chiudere la sezione news del suo canale in lingua inglese in Cina.</p><p>Era dal 1998 che i giornalisti in Cina non erano sottoposti a questo tipo di <strong>pressioni</strong>. Quell&#8217;anno Yukihisa Nakatsu, il giornalista dello <em>Yomiuri Shimbun</em> (il più grande quotidiano del mondo), era stato accusato di violare segreti di Stato per aver pubblicato notizie fornite da un giornalista economico cinese precedentemente arrestato dagli agenti di sicurezza dello Stato.</p><p>Di noi italiani c&#8217;era riuscito solo <strong>Terzani</strong>, all&#8217;epoca corrispondente per il settimanale tedesco<em> Spiegel</em>, nel lontano 1984. &#8220;<em>Sono stato cacciato dalla Cina perché ho scritto quel che ho scritto</em>&#8221; dichiarerà quando lo accuseranno di aver scritto male della Cina e del regime comunista solo perché era stato espulso dal paese (memorie raccolte ne<em> La porta proibita</em>).</p><p>La storia di Tiziano Terzani appartiene  a<strong> un&#8217;altra epoca</strong>, ma può aiutare a capire le difficoltà di essere giornalisti qui in Cina. Lui arrivò a Pechino nel 1980 con la famiglia e, forte dei suoi studi e del suo nome cinese, Deng Tiannuo, voleva vivere come un cinese: girava in bicicletta e mandava i figli alla scuola pubblica.</p><p>A un certo punto qualcuno lo informò che c&#8217;era un cinese preposto a stilare un <strong>rapporto</strong> ogni volta che lo incontrava. Riuscì comunque a viaggiare in lungo in largo e a riuscire a suo modo a spiare il mondo che &#8220;<em>la porta proibita</em>&#8221; celava.</p><p>Poi però fu arrestato dalle autorità con le accuse di aver trafugato tesori nazionali e di vilipendio contro il governo. Finalmente fu trattato da vero cinese: lo spedirono in un campo di lavoro per &#8220;<strong>rieducarlo</strong>&#8220;. Solo alla fine fu espulso, come uno straniero si merita.</p><p>Così Terzani ebbe occasione di vedere i <em>laogai</em>, e di riportarci anche quell&#8217;esperienza in quegli anni. Ora la Cina è cambiata. Ma secondo molti è proprio l&#8217;inchiesta di Al Jazeera sui <strong>campi di lavoro</strong> a non essere piaciuta agli alti quadri di partito.</p><p>Quell&#8217;inchiesta di novembre di cui<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/se-il-regalo-di-natale-viene-dal-carcere/173348/" target="_blank"> già avevamo parlato</a> e che definiva i campi una forma di<strong> moderna schiavitù</strong> in cui milioni di prigionieri producono beni che poi vengono rivenduti nel resto del mondo, anche da grandi aziende.</p><p>Una problematica su cui l&#8217;Europa non ha mai preso posizione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/cina-porta-proibita-giornalisti/222851/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Chen, un attivista tra Usa e Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/chen-attivista-cina/216740/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/chen-attivista-cina/216740/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 11:07:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Chen Guangcheng]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[diritti civili]]></category> <category><![CDATA[diritti umani]]></category> <category><![CDATA[hillary clinton]]></category> <category><![CDATA[Rpac]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=216740</guid> <description><![CDATA[Un cieco che vede lontano come nella migliore tradizione della mitologia greca, ma sopratutto un cittadino comune con una coscienza etica commovente. Chen Guangcheng è nato in una provincia del nordest cinese nel 1971 e all&#8217;età di un anno una malattia lo condusse alla più completa cecità. È rimasto analfabeta fino a quando, nel 1994,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un cieco che vede lontano come nella migliore tradizione della mitologia greca, ma sopratutto un cittadino comune con una coscienza etica commovente. <a href="http://www.china-files.com/it/link/12076/chen-guangcheng-un-cieco-assetato-di-luce" target="_blank">Chen Guangcheng</a> è nato in una provincia del nordest cinese nel 1971 e all&#8217;età di un anno una malattia lo condusse alla più completa <strong>cecità</strong>. È rimasto analfabeta fino a quando, nel 1994, non fu accettato nella scuola superiore per ciechi di Qingdao. E non fu facile.</p><p>I ciechi, secondo una legge della Repubblica popolare cinese del 1991 “<em>per la protezione delle persone fisicamente handicappate</em>”, sono esentati dal pagare le tasse, anche quelle scolastiche. Così quando alla scuola superiore di Qingdao gli chiesero di pagare l&#8217;iscrizione, Chen denunciò una violazione del <strong>diritto dei disabili</strong>.</p><p>Nel 2003,  fece causa alla società statale della metropolitana di Pechino, perché non gli consentiva di viaggiare gratis – esentasse &#8211; come la legge stabiliva. Queste esperienze ebbero tutte risultati positivi: il diritto allo studio riconquistato, biglietti della metro effettivamente gratis per i disabili, una discreta copertura mediatica e tutta l&#8217;<strong>opinione pubblica dalla sua parte</strong>.</p><p>Quando Chen torna al suo villaggio, lo fa per fare quello che gli riesce meglio: riaffermare i diritti negati. Lo fa così bene, che in paese tutti<strong> lo chiamano l&#8217;avvocato</strong> &#8211; pure che il titolo non l&#8217;ha mai avuto.</p><p>I suoi quattro fratelli passano il loro tempo a leggergli a turno la legislazione vigente. Riesce perfino a impedire a una cartiera di rovesciare rifiuti tossici nel fiume del villaggio. È diventato così <strong>famoso</strong> che quando si sposa, una televisione locale manda in onda alcune riprese della cerimonia.</p><p>Ma a un certo punto fa il passo più lungo della gamba, forse senza neanche accorgersene. In Cina succede.</p><p>Molte delle donne della municipalità di Linyi, che avevano già avuto due figli vengono costrette all&#8217;aborto del terzo embrione o, addirittura, alla <strong>sterilizzazione forzata</strong>.</p><p>Queste <strong>pratiche</strong> erano state abbastanza comuni una ventina d&#8217;anni prima, quando la legge sulla pianificazione familiare era entrata in vigore.</p><p>Ma poi erano state <strong>vietate</strong>: si può infliggere una multa salatissima  per ogni figlio in eccesso, ma non si può agire direttamente sul corpo delle donne.</p><p>Il problema sono funzionari locali: il mancato <strong>raggiungimento degli obiettivi</strong> del controllo delle nascite  influisce negativamente sulla loro carriera.</p><p style="text-align: left;">I compaesani hanno ragione a lamentarsi e Chen  Guangcheng organizza una sorta di <strong>class action</strong> e denuncia circa 130mila casi di operazioni  illegali.</p><p>All&#8217;epoca, era il 2005, fu addirittura intervistato dal Time e alla fine la Commissione nazionale per la pianificazione famigliare gli diede <strong>ragione</strong>. Non si preoccupò però di tutelarlo. Né lui, né i suoi cari.</p><p>Le autorità dello Shandong lo imprigionarono più volte e con differenti scuse fino a quando, nel giugno del 2006, lo <strong>condannarono</strong> a quattro anni e tre mesi per aver danneggiato immobili e per aver organizzato una manifestazione che aveva bloccato il traffico.</p><p>Dopo un lungo periodo di detenzione, il signor Chen esce di prigione a settembre 2010. Dopo 51 mesi di reclusione, si trova rinchiuso “in<strong> una cella più grande</strong>” con tutta la sua famiglia: arresti domiciliari, senza alcuna motivazione.</p><p style="text-align: left;">Così diventa il simbolo delle<strong> libertà negate</strong>. Giornalisti e attivisti provano a <a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=348">visitarlo senza successo</a>, e online sono sempre di più i cittadini che indossano gli occhiali da sole per <a href="http://www.china-files.com/it/link/12078/supportiamo-guangcheng-liberate-guangcheng" target="_blank">solidarietà </a>nei suoi confronti.</p><p>Finalmente il 22 aprile, Chen Guangcheng scavalca il muro di cinta della sua casa-prigione, in una <a href="http://china-files.com/it/link/17187/chen-guangcheng-e-fuggito" target="_blank">fuga  </a>che deve aver avuto del rocambolesco e che deve essere stata aiutata da molti, raggiunge Pechino e si rifugia nell&#8217;<strong>ambasciata statunitense</strong>.</p><p>Ieri, tra lo stupore generale<a href="http://china-files.com/it/link/17359/chen-guangcheng-e-libero-forse" target="_blank"> ne esce</a> accompagnato dall&#8217;ambasciatore in persona. Poi i funzionari statunitensi spariscono dietro a un <a href="http://china-files.com/it/link/17411/chi-ha-tradito-chen-guangcheng" target="_blank">comunicato </a>entusiasta della Clinton:</p><p style="text-align: left;">&#8220;<em>Sono contenta di aver facilitato la permanenza e la dipartita di Chen Guangcheng dall&#8217;ambasciata americana in un modo che riflette <strong>le sue scelte e i nostri valori</strong>.</em>&#8220;</p><p>Peccato che in un&#8217;<a href="http://edition.cnn.com/2012/05/02/world/asia/chen-guangcheng-transcript/index.html" target="_blank">intervista  esclusiva alla Cnn</a> Chen Guangcheng dichiari di aver accettato di uscire dall&#8217;ambasciata americana solo perché i funzionari americani lo avrebbero indotto informandolo che la sua famiglia correva <strong>seri pericoli</strong>. Ora che è fuori, e che può comunicare con l&#8217;esterno, sa di essere nuovamente in pericolo.</p><p>Ma le<strong> relazioni sino-americane</strong> valgono più di un avvocato autodidatta. Anche se cieco.</p><p>«<em>Ci sono tante e tante persone che la pensano allo stesso modo. Tutti ripetono che questa società è malata per un motivo o per l&#8217;altro e che è così buia e oscura. Ripetono tutti le stesse parole.</em><br /><em>Ma tu, hai mai pensato che cosa hai fatto per questa società? Anche se pronunciassi solo una parola giusta, se facessi una cosa buona sarebbe già abbastanza. Anche se questa società ha un sacco di problemi, ti basterebbe cambiarne un pezzettino. Fare del tuo meglio. Se tutti si comportassero in questo modo, allora sì che la nostra società cambierebbe</em>».<br />&#8212; Chen Guangcheng</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/chen-attivista-cina/216740/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Gotham City d&#8217;oriente</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/gotham-city-doriente/203779/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/gotham-city-doriente/203779/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 07:33:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Bo Xilai]]></category> <category><![CDATA[Chongqing]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[diga delle tre gole]]></category> <category><![CDATA[Neil Heywood]]></category> <category><![CDATA[Zhongnanhai]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203779</guid> <description><![CDATA[Oltre 32 milioni di abitanti, presumibilmente l&#8217;area urbana più popolosa dell&#8217;intero pianeta. È Chongqing, la Gotham City che fa da teatro alla complicata vicenda dell&#8217;epurazione di Bo Xilai. Umidità. nebbia e smog. Una città che si sviluppa su dislivelli collinari e tra due fiumi, quello Azzurro e un suo affluente. Appena arrivata, il cielo grigio lascia appena...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_203914" class="wp-caption alignnone" style="width: 245px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/Bo.jpg?47e3a5"><img class="size-medium wp-image-203914" title="Bo Xilai" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/Bo-235x300.jpg?47e3a5" alt="" width="235" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bo Xilai</p></div><p>Oltre <strong>32 milioni di abitanti</strong>, presumibilmente l&#8217;area urbana più popolosa dell&#8217;intero pianeta. È Chongqing, la Gotham City che fa da teatro alla complicata vicenda dell&#8217;epurazione di Bo Xilai.</p><p>Umidità. nebbia e <strong>smog</strong>. Una città che si sviluppa su dislivelli collinari e tra due fiumi, quello Azzurro e un suo affluente.</p><p>Appena arrivata, il<strong> cielo grigio</strong> lascia appena intravedere gru e orribili grattacieli. Eppure penso che doveva essere bellissima mentre mi avvicino alla zona centrale. Intricati vicoli, saliscendi, scorciatoie nascoste a gradini diseguali.</p><p>E ovunque i<em> bangbang</em>, l&#8217;esercito dei portatori: un corto bastone di bambù sulla spalla con due enormi pesi legati alle estremità. E a ogni angolo un ombrellone della polizia, giovani ufficiali in divisa dotati di un portatile che assorbe completamente la loro attenzione. E tra palazzoni orribili e grattacieli nuovi fiammanti su quel che rimane della <a href="http://www.china-files.com/it/link/15231/caratteri-cinesi-limperdibile-chongqing" target="_blank">vecchia Chongqing</a> è già stato scritto 拆: <strong>abbattere</strong>.</p><p>Nel 1997, per cercare di gestire la massa di umanità che si sarebbe spostata in città a seguito delle evacuazioni forzate per permettere la costruzione della<strong> diga delle Tre Gole</strong>, a Chongqing è stato assegnato lo status di municipalità, ovvero una città direttamente controllata dal Governo centrale.</p><p>È il sogno di ogni metropoli cinese: <strong>miliardi di yuan</strong> che piovono per lo sviluppo urbanistico.</p><p>Da allora la pianta della città viene ristampata ogni tre mesi e nel 2010 il governo ha annunciato che un suo distretto diventerà una <strong>Zona economica speciale</strong> (come Pudong a Shanghai) con tasse, investimenti, politiche commerciali e territoriali specifiche.</p><p>È questa la città che il segretario<strong> Bo Xilai </strong>ha lasciato, e che nel 2011 vantava un tasso di crescita del 16,4 per cento (e un <a href="http://city.sina.com.cn/invest/t/2012-03-15/104328512.html" target="_blank">disavanzo</a> di oltre 10 miliardi di euro).</p><p>Il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/cina-limportanza-pomodoro/199578/" target="_blank">rosso “<strong>modello Chongqing</strong>”</a>, quello delle canzonette rivoluzionarie e della lotta (oltre i limiti della legalità: 4781 arresti in dieci mesi) alla mafia. <a href="http://www.nytimes.com/2012/03/27/world/asia/bo-xilais-china-crime-crackdown-adds-to-scandal.html" target="_blank">Quello</a> a cui ben sei dei nove membri del Comitato permanente del Politburo erano già venuti a rendere omaggio.</p><p>Il modello Chongqing però, nell&#8217;attesa del prossimo ottobre, quando avverrà la transizione alla <strong>quinta generazione di leader</strong>, si è trasformato in <a href="http://www.china-files.com/it/link/16151/la-successione-in-costante-aggiornamento" target="_blank">Chongqing Drama</a>.</p><p>Dopo una serie di colpi di scena, la notizia bomba che molti aspettavano <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/contro-propaganda/190366/" target="_blank">da febbraio</a> è di ieri. Il notiziario della<strong> televisione di stato</strong> Cctv riporta che Bo Xilai è stato espulso dal Comitato centrale del Politburo. E non basta.</p><p>L&#8217;agenzia di stampa governativa Xinhua riporta che<strong> la moglie, Bo Kailai</strong>, è ufficialmente indagata per la misteriosa morte di Neil Heywood, un cittadino britannico, consulente per un&#8217;azienda fondata da ex agenti dei servizi segreti inglesi, che da vent&#8217;anni viveva in Cina e che frequentava la famiglia di Bo.</p><p>È dai tempi dell&#8217;“incidente di Tian&#8217;anmen”, che la lotta politica in Cina  non usciva così prepotentemente dalle<strong> </strong>mura di Zhongnanhai a mezzo <strong>stampa</strong>. Ma per ogni notizia che esce, mille rimangono taciute.</p><p>Ad esempio nella stessa giornata di ieri, alla periferia della stessa area metropolitana di Chongqing, <strong>migliaia di persone</strong> sono scese in strada.</p><p>L&#8217;incidente probabilmente non ha niente a che vedere con l&#8217;<strong>epurazione </strong>di Bo Xilai, ma riflette bene le contraddizioni della megalopoli.</p><p>Al centro molti rimpiangono le <strong>politiche populiste</strong> di Bo Xilai &#8211; ginko lungo i viali (un miliardo di euro); piattaforme attrezzate per gli agenti (un centinaio di migliaia di euro l&#8217;una); agenti in divisa (70mila uniformi alla modica cifra di 400 euro l&#8217;una) &#8211; e non si capacitano della sua dipartita.</p><p>Mentre in periferia, per favorire lo sviluppo economico, all&#8217;inizio di quest&#8217;anno si è inglobato un distretto più povero (Qijiang) a uno più ricco (Wansheng), creando un&#8217;area da <strong>un milione di abitanti</strong>. Il risultato è che i servizi sociali dell&#8217;area più benestante si sono notevolmente ridotti.</p><p>Per questo gli abitanti di Wansheng hanno protestato. Ma di questo non si è saputo quasi nulla. I nomi dei due distretti sono <strong>bloccati </strong>sui social network cinesi. Un sito è riuscito a raccogliere le foto che circolavano su Weibo, il twitter cinese, prima che l&#8217;argomento venisse bannato.</p><p>Si chiama <em>Molihua geming</em>,<strong> la rivoluzione dei gelsomini</strong>. E <a href="http://www.molihua.org/2012/04/30_11.html" target="_blank">le foto</a> che ha raccolto raccontano di una manifestazione pomeridiana (“<em>vogliamo mangiare, restituiteci il distretto di Wansheng</em>” recita uno striscione) violentemente repressa nella notte.</p><p>E meno male che i cattivi erano già stati cacciati.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/gotham-city-doriente/203779/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cina, l&#8217;importanza del pomodoro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/cina-limportanza-pomodoro/199578/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/cina-limportanza-pomodoro/199578/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 09:46:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Bo Xilai]]></category> <category><![CDATA[censura]]></category> <category><![CDATA[Chongqing]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Comitato permanente]]></category> <category><![CDATA[Hu Jintao]]></category> <category><![CDATA[Politburo]]></category> <category><![CDATA[Wen Jiabao]]></category> <category><![CDATA[Zhongnanhai]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199578</guid> <description><![CDATA[I cinesi, si sa, sono sono grandi consumatori di spaghetti istantanei, pomodori e carote. E fan dei Teletubbies, a qualunque età. Nell&#8217;ultima settimana, sono questi infatti gli hashtag più commentati su Weibo, il twitter cinese. Leggete questo tweet: «secondo fonti inattendibili, la XVIII guerra degli strappi ha un vincitore. È la squadra del dragone, guidata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I cinesi, si sa, sono sono grandi consumatori di spaghetti istantanei, pomodori e carote. E fan dei Teletubbies, a qualunque età. Nell&#8217;ultima settimana, sono questi infatti gli hashtag più commentati su <strong>Weibo</strong>, il twitter cinese.</p><p>Leggete questo tweet: «<em>secondo fonti inattendibili, la XVIII guerra degli strappi ha un vincitore. È la squadra del dragone, guidata dal Carota e dal suo compagno, il Teletubby […]. La squadra degli spaghetti istantanei guidata dal Maestro Kang è stata sconfitta perché hanno perso Pomodoro, un elemento fondamentale</em>».</p><p>Inseritelo ora nell&#8217;opaca realtà della<strong> politica cinese</strong>. Da quando il superpoliziotto Wang Lijun <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/contro-propaganda/190366/" target="_blank">si è rifugiato</a> nel consolato americano di Chengdu, il Partito fatica a mantenere il controllo sull&#8217;informazione e la stampa internazionale fatica a comprendere.</p><p>Si susseguono rumors, fughe d&#8217;informazioni (volute o no, non è dato sapere), nomi censurati online fino ad arrivare alle voci di un <strong>tentativo di colpo di stato</strong>. Né confermate, né smentite.</p><p>L&#8217;unica cosa che è sicura è che a <strong>Zhongnanhai</strong>, il Cremlino cinese, sta succedendo <a href="http://www.china-files.com/it/link/16152/cosa-succede-a-pechino" target="_blank">qualcosa di grosso</a>, di molto simile a quello che in occidente chiameremmo un terremoto politico.</p><p>Tutto è cominciato dalla<a href="http://www.china-files.com/it/link/15906/fotoromanzo-di-un-leader-comunista" target="_blank"> cacciata di Bo Xilai</a>, uno dei leader emergenti candidato a entrare a ottobre tra i nove potenti del paese che formano il <strong>Comitato permanente</strong> del Politburo.</p><p>Si chiude l&#8217;Assemblea nazionale del popolo con una <a href="http://www.china-files.com/it/link/15891/le-ultime-parole-di-wen" target="_blank">conferenza stampa</a> del premier <strong>Wen Jiabao</strong>. Per la prima volta le sue parole (mai dirette, per carità), diventano fatti.</p><p>L&#8217;indomani il posto di Bo Xilai è occupato da Zhang Dejiang, quello che aveva &#8220;controllato&#8221; l&#8217;informazione durante l&#8217;<strong>emergenza Sars</strong> nel 2003.</p><p><strong>Bo Xilai</strong> sarebbe agli arresti domiciliari e sua moglie sarebbe stata presa in consegna dalle forze di polizia e sottoposta a un’indagine per corruzione.</p><p>Ma non è questo il punto. Parrebbe che <strong>Zhou Yongkang</strong>, potentissimo uomo degli apparati di sicurezza e uno dei nove attuali membri del Comitato permanente, si sarebbe schierato a favore di Bo e sarebbe stato interdetto dall&#8217;apparire in pubblico.</p><p>Si vocifera anche che nella<strong> notte tra lunedì e martedì</strong> forze fedeli a Zhou e Bo avrebbero tentato di catturare presidente e premier della Repubblica popolare.</p><p>Verità? Menzogne? Mezze verità? Ci interroghiamo tutti. E come noi si interrogano i <strong>neitizen </strong>cinesi, ma con qualche difficoltà in più.</p><p>I nomi dei potenti in Cina sono censurati. Ecco che allora si ricorre alla fantasia, all&#8217;omofonia e ai giochi di parole. Come quando al calendario si è aggiunto un giorno in più: <strong>il 35 maggio</strong>. Una data che non esiste, come non esiste il 4 giugno anniversario del massacro (mai avvenuto, ovvio) di Tian&#8217;anmen.</p><p>Se torniamo al nostro <strong>tweet </strong>e lo analizziamo con queste nuove lenti scopriamo come l&#8217;informazione in Cina si prende gioco della censura.</p><p>Carota in cinese si dice <em>huluobo</em>, e il primo carattere è lo stesso del cognome del presidente <strong>Hu Jintao</strong>. Teletubby, <em>tianxianbaobao</em>, condivide gli ultimi due caratteri con il nome del premier <strong>Wen Jiabao</strong>.</p><p>Maestro Kang è una popolare marca di <strong>spaghetti istantanei</strong>, ma <em>kang </em>è anche l&#8217;ultimo carattere del potente  Zhou Yongkang che ha avuto l&#8217;ardire – forse – di appoggiare Bo Xilai.</p><p>Quest&#8217;ultimo fino al mese scorso era famoso soprattutto per aver trasformato la megalopoli di <strong>Chongqing </strong>nella Nuova città rossa, Xinhongshi. Niente di più simile a un pomodoro, <em>xihongshi</em>.</p><p>E gli spaghetti senza pomodoro, si sa, non sono destinati ad avere successo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/cina-limportanza-pomodoro/199578/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cina, la scomparsa dei contadini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/scomparsa-contadini/196711/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/scomparsa-contadini/196711/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Mar 2012 11:55:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Campagne]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[contadini]]></category> <category><![CDATA[letteratura rurale]]></category> <category><![CDATA[Liang Hong]]></category> <category><![CDATA[Mo Yan]]></category> <category><![CDATA[Yan Lianke]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196711</guid> <description><![CDATA[Fino ai primi anni Novanta in Cina, gli intellettuali erano tutti affascinati dalla letteratura rurale che poteva vantare nomi del calibro di Mo Yan e Yan Lianke. Ma all&#8217;alba degli anni Zero questa fascinazione scompare. Nel 2001 la Cina entra nel Wto e Pechino si aggiudica le Olimpiadi del 2008.  È l&#8217;inizio del decennio di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fino ai primi anni Novanta in Cina, gli intellettuali erano tutti affascinati dalla <strong>letteratura rurale</strong> che poteva vantare nomi del calibro di <a href="http://www.china-files.com/it/link/7994/la-letteratura-contadina-di-mo-yan" target="_blank">Mo Yan</a> e <a href="http://www.china-files.com/it/link/14438/dallutopia-del-comunismo-allutopia-del-capitalismo" target="_blank">Yan Lianke</a>. Ma all&#8217;alba degli anni Zero questa fascinazione scompare. Nel 2001 la Cina entra nel Wto e Pechino si aggiudica le Olimpiadi del 2008.  È l&#8217;inizio del <strong>decennio di crescita</strong> vertiginosa: non sono più le campagne a incuriosire scrittori e lettori, ma le metropoli e l&#8217;urbanizzazione costante a cui la Cina è sottoposta.</p><p>Liang Hong (classe 1973) è una ricercatrice della Normale di Pechino. Si occupa di letteratura contemporanea. “<em>Cominciavo a sentirmi a disagio. I contadini protagonisti dei libri si discostavano sempre di più dai contadini reali. E questi ultimi cominciavano a scomparire anche dai discorsi ufficiali e dai documenti della Propaganda. L&#8217;apice l&#8217;abbiamo raggiunto con lo slogan dell&#8217;Expo di Shanghai 2010:</em> Better City, Better Life<em>. Delle campagne nessuna traccia</em>”.</p><p>Il suo ultimo lavoro <a href="http://www.chinabooks.ch/catalog/product_info.php?products_id=8950" target="_blank"><em>Zhongguo zai Liangzhuang</em></a> (La Cina è il villaggio Liang) nasce proprio per rispondere all&#8217;esigenza di capire cosa sono le <strong>campagne moderne</strong>. Il villaggio Liang è il posto dove è nata e dove vive la sua famiglia; lì torna ogni anno a trascorrere le feste. Ma nel 2008, in piena campagna olimpica, Liang Hong ci va con <strong>uno spirito diverso</strong>.</p><p>In quell&#8217;occasione guarda per la prima volta il suo villaggio con <strong>altri occhi</strong>. È un villaggio del nord della Cina, identico a tanti altri: “<em>non grande, né piccolo; non ricco, né povero. Ha sviluppato negli ultimi trent&#8217;anni, problematiche comuni a molti altri villaggi della Cina settentrionale: rifiuti, desertificazione, inquinamento; e poi distruzione e ricostruzione di edifici.</em>”</p><p>Poteva essere un <strong>caso studio</strong> per tornare a comprendere le campagne cinesi e per riuscire a capire che futuro riservava la Nuovissima Cina ai contadini. Le sembrava infatti chiaro che, nell&#8217;immagine di sé che la Cina si stava costruendo, i villaggi non trovavano posto: “<em>dovevano essere assorbiti</em>”. Quello che non riusciva a capire era come e da cosa. Quello che capiva benissimo era che erano proprio i villaggi a mantenere intatte le radici e le <strong>tradizioni </strong>dell&#8217;intero paese.</p><p>Intervistando i suoi compaesani, si faceva sempre più forte in lei la consapevolezza che questi, seppure in apparenza conducevano una vita completamente normale, portavano in sé tutte le contraddizioni e i dolori della<strong> moderna povertà cinese</strong>. Una povertà che differiva completamente da quella sperimentata negli anni Cinquanta: “<em>all&#8217;epoca si poteva parlare di lavoratori organizzati attraverso reti e strutture sociali, oggi invece sono lavoratori migranti, soli</em>.”</p><p>I migranti di oggi vanno in città in cerca di fortuna, spesso lasciando i propri figli affidati ai nonni nei paesi d&#8217;origine, senza vederli anche per due o tre anni consecutivi. Lavorano duro, senza alcuna rete di protezione. Nessuno li accoglie. Non le strutture sociali delle città, né gli abitanti. Sono tollerati fino a quando c&#8217;è del lavoro da fare, ma al primo controllo risulteranno illegali. La maggior parte non ha<strong> permessi di lavoro né di soggiorno</strong>. E i loro figli non possono frequentare le scuole della città.</p><p>Liang ritrova tutto questo nei compaesani che intervista: situazioni famigliari al limite dell&#8217;impossibile e dolore, nascosto nel fondo dello stomaco. Chi rimane, chi torna, si lamenta costantemente e insulta i<strong> funzionari corrotti</strong>. Ma nessuno ha voglia di passare all&#8217;azione. Alle domande provocatorie di Linag Hong rispondono “<em>vivremo qui tutta la vita e dopo di noi i nostri figli. Meglio non inimicarsi le famiglie potenti</em>”.  Eppure il loro habitat naturale sta già scomparendo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/12/scomparsa-contadini/196711/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cinafrica, storie ordinarie di situazioni straordinarie</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/cinafrica-storie-ordinarie-situazioni-straordinarie/195535/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/cinafrica-storie-ordinarie-situazioni-straordinarie/195535/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 15:18:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Africa]]></category> <category><![CDATA[Cctv Africa]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[colonialismo]]></category> <category><![CDATA[Unione africana]]></category> <category><![CDATA[When China Met Africa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195535</guid> <description><![CDATA[Quando alla fine di gennaio sono stati inaugurati i quartieri generali dell&#8217;Unione africana ad Addis Abeba, in Etiopia, un miliardo e trecento milioni di persone sono state scosse da un fremito. Il palazzo è stato completamente finanziato dalla Cina, per una spesa totale di più di 150 milioni di euro. La torre del palazzo è la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando alla fine di gennaio sono stati inaugurati<strong> i quartieri generali dell&#8217;Unione africana</strong> ad Addis Abeba, in Etiopia, un miliardo e trecento milioni di persone sono state scosse da un fremito. Il palazzo è stato completamente<strong> finanziato dalla Cina</strong>, per una spesa totale di più di 150 milioni di euro. La torre del palazzo è la più alta della città e simbolizza gli stretti legami tra Repubblica popolare e continente africano. Così sono girate in rete le <a href="http://www.ministryoftofu.com/2012/02/photos-generous-gifts-to-less-developed-countries-from-china/" target="_blank">foto </a>degli edifici che la Cina ha regalato ai paesi “meno sviluppati”. Sono edifici di dimensioni spropositate, ma direttamente proporzionali al volume di <strong>scambi commerciali </strong>con quei paesi. E i maggiori beneficiari sono i paesi africani.</p><p>Qualche settimana più tardi la televisione di stato cinese ha lanciato <strong>Cctv Africa</strong>. Trasmette da Nairobi, in Kenya, e il suo personale è quasi tutto locale. Per i pochi, giovanissimi, giornalisti cinesi è un&#8217;avventura. Il clima per loro è avverso ma, lontani dalla madrepatria, la censura è molto più debole: l&#8217;accordo con Pechino è di valutare “caso per caso” senza prendere decisioni a priori sui cosiddetti <strong>“argomenti sensibili”</strong>. E inoltre sperimentano un internet finalmente libero e il confronto costante con colleghi che hanno tutta un&#8217;altra esperienza di giornalismo. Ma come in patria la Cctv Africa prediligerà<strong> le buone notizie </strong>alle cattive, perché anche gli africani sono stufi di vedere come nei media internazionali si racconti solo della loro miseria.</p><p>Dal primo intervento cinese nell&#8217;Africa subsahariana, di tempo ne è passato. All&#8217;epoca, era il <strong>1960</strong>, la Cina aiutò la Guinea a costruire una fabbrica di sigarette. Oggi costruisce infrastrutture incentivando le economie locali in cambio di materie prime in quasi tutti i paesi africani. Il <a href="http://www.ccs.org.za/" target="_blank">Centre of Chinese Studies</a> si occupa proprio di studiare la<strong> presenza cinese in Africa</strong> e i dati sono impressionanti.</p><p>Molti parlano, a ragione, di un nuovo modello di <strong>colonialismo</strong>. Altri sostengono che non è esattamente così e che i cinesi non interferiscono con le decisioni dei governi locali (e anche su questa cieca non ingerenza in molti hanno da ridire). Ma non voglio fare qui analisi geopolitiche o parlare di quant&#8217;è cresciuto il Pil dei singoli paesi africani.</p><p>Ancora alla fine del 2007 erano almeno <a href="http://www.nytimes.com/2007/08/17/world/africa/17iht-malawi.3.7159493.html?_r=1" target="_blank">750 mila i cinesi</a> che lavoravano in Africa. Probabilmente oggi sono ancora di più. Voglio riflettere un attimo su queste<strong> centinaia di migliaia singoli individui</strong>. E il documentario indipendente  <a href="http://whenchinametafrica.com/" target="_blank"><em>When China Met Africa</em></a> si sofferma proprio su questo.<br /> Segue le storie di<strong> tre persone in Zambia</strong>: due cinesi (un contadino e il vincitore dell&#8217;appalto per la costruzione di una strada) e il ministro del commercio locale. Entra nella loro quotidianità, nei rapporti che si costruiscono tra persone culturalmente e fisicamente incredibilmente lontane. Ci racconta sì, di tensioni e ingiustizie. Ma soprattutto ci mostra che, dietro i grandi numeri della corsa alle materie prime, ci sono sempre <strong>persone ordinarie</strong> che cercano, a fatica, di migliorare le proprie condizioni. Un aspetto che troppo spesso si dimentica.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/PA9w3eVGJS8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/cinafrica-storie-ordinarie-situazioni-straordinarie/195535/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Cina in dieci parole</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/cina-dieci-parole/193288/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/cina-dieci-parole/193288/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Feb 2012 13:23:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[La Cina in dieci parole]]></category> <category><![CDATA[rivoluzione culturale]]></category> <category><![CDATA[Yu Hua]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193288</guid> <description><![CDATA[È uno sforzo che dovremmo fare tutti. Dieci parole per descrivere i cambiamenti del nostro paese e come questi hanno influito sul nostro modo di essere e sulla nostra vita. L&#8217;ha fatto uno scrittore cinese, Yu Hua (La Cina in dieci parole, in uscita per Feltrinelli) che è nato nel 1960 e ha vissuto sulla...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/cina10.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-193301" title="cina10" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/cina10.jpg?47e3a5" alt="" width="170" height="269" /></a>È uno sforzo che dovremmo fare tutti. <strong>Dieci parole</strong> per descrivere i cambiamenti del nostro paese e come questi hanno influito sul nostro modo di essere e sulla nostra vita.</p><p>L&#8217;ha fatto <strong>uno scrittore cinese</strong>, <a href="http://china-files.com/it/link/295/il-cantastorie-della-cina" target="_blank">Yu Hua</a> (<a href="http://www.ibs.it/code/9788807172236/yu-hua/cina-dieci-parole.html?shop=5277" target="_blank"><em>La Cina in dieci parole</em></a>, in uscita per Feltrinelli) che è nato nel 1960 e ha vissuto sulla sua pelle maoismo, Rivoluzione culturale, Tian&#8217;anmen, l&#8217;epoca delle Riforme, l&#8217;arricchimento sfrenato e tutto quello che ha trasformato la Cina in ciò che è oggi: insieme seconda potenza economica mondiale e paese del terzo mondo.<br /> “<em>Un occidentale avrebbe dovuto vivere quattrocento anni per assistere agli stravolgimenti che i cinesi hanno visto in appena quarant&#8217;anni</em>” e allo stesso tempo due cinesi contemporanei possono essere scaraventati in <strong>epoche diverse</strong> solo in virtù del luogo di nascita. Cosicché quando<strong> la televisione di stato Cctv</strong> intervista bambini di differenti aree geografiche sul regalo che più desiderano ricevere, un bambino di Pechino vuole un Boeing vero e proprio mentre una bambina di un paesino di una regione nordoccidentale chiede un semplice paio di scarpe da ginnastica.</p><p>Solo così possiamo spiegarci come quello che oggi è considerato <strong>uno degli scrittori cinesi più conosciuti e apprezzati</strong> a livello mondiale, abbia cominciato a godere di lettura e scrittura su <em>dazibao</em> poveri di lessico, in un&#8217;epoca in cui i maestri erano privati della loro autorità dalle guardie rosse e in cui l&#8217;unico libro disponibile era il <em>Libretto rosso</em> o, se proprio si era fortunati, i quattro tomi delle <em>Opere scelte</em> (sempre di Mao, l&#8217;unico leader. Chi altri se non lui?).</p><p>La Cina in dieci parole è insieme un saggio, una raccolta di racconti e un&#8217;autobiografia. Uno<strong> strumento indispensabile</strong> per chi vuole cercare di capire la Cina di oggi, senza passare come un bulldozer sopra tutte le complessità e le contraddizioni di questo paese. Le dieci parole che aprono i capitoli sono come dieci paia d&#8217;occhi con cui osservare la Repubblica popolare da dieci prospettive diverse, in una spirale che avvolge gli ultimi <strong>quarant&#8217;anni di storia</strong> per arrivare sempre allo stesso punto: le disparità economiche e sociali dell&#8217;oggi. E l&#8217;aumento della corruzione, direttamente proporzionale all&#8217;arricchimento.</p><p>Ci sono parole di cui si è abusato negli anni della Nuova Cina e che si sono <strong>svalutate </strong>fino a svuotarsi di senso: popolo, leader e rivoluzione. Ci sono parole di cui si è scoperto il significato solo crescendo come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lu_Xun" target="_blank">Lu Xun </a>e disparità e <strong>parole rivalutate</strong>, riempite di un significato altro che diventa veramente importante solo nella società contemporanea: grassroot (radici d&#8217;erba), <a href="http://china-files.com/it/link/3152/se-non-sai-cosa-sia-e-shanzhai" target="_blank"><em>shanzhai </em></a>(o taroccato) e <em>huyou </em>(o intortato).</p><p>Quest&#8217;ultima deve la sua fortuna al <strong>comico </strong>più importante del paese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Zhao_Benshan" target="_blank">Zhao Benshan</a> che qualche anno fa, durante il programma campione di ascolti del Gran Galà di primavera, andò in onda con uno sketch che – chissà perché  – nessuno ha più dimenticato: “<em>Oggi vendo stampelle. Di gambe sane ti hanno dotato? Io ti intorto e sarai uno sciancato</em>”.</p><p>In ultimo ci sono le parole che sono state importanti soprattutto nella vita e nel modo di essere del <strong>signor Yu Hua</strong>: lettura e scrittura. E pensare che la sua carriera lavorativa è iniziata cavando denti in una cittadina della regione sudorientale dello Zhejiang.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/cina-dieci-parole/193288/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Web 2.0 contro la Propaganda</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/contro-propaganda/190366/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/contro-propaganda/190366/#comments</comments> <pubDate>Fri, 10 Feb 2012 14:04:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Ai Weiwei]]></category> <category><![CDATA[Bo Xilai]]></category> <category><![CDATA[Chongqing]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Han Han]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[Wang Lijun]]></category> <category><![CDATA[Web 2.0]]></category> <category><![CDATA[Weibo]]></category> <category><![CDATA[Xinhua]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190366</guid> <description><![CDATA[La notizia della settimana, in Cina, è avvolta nel mistero. Ma c&#8217;è, e diventa più grande ogni minuto che passa. Mercoledì mattina, sul web cinese, si spargono voci non confermate secondo le quali, Wang Lijun l’ex capo della polizia di Chongqing, si sarebbe rifugiato nel consolato americano della città di Chengdu. I rumor prendono subito...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>notizia della settimana</strong>, in Cina, è avvolta nel mistero. Ma c&#8217;è, e diventa più grande ogni minuto che passa.</p><p>Mercoledì mattina, sul web cinese, si spargono voci non confermate secondo le quali, <strong>Wang Lijun</strong> l’ex capo della polizia di Chongqing, si sarebbe rifugiato nel consolato americano della città di Chengdu.</p><p>I <em>rumor </em>prendono subito piede per<strong> l&#8217;<a href="http://china-files.com/it/link/14758/ne-rimarrano-solo-sei" target="_blank">importanza politica</a></strong> che rivestirebbe la notizia. Il signor Wang è celebre in tutto il Paese per le <a href="http://china-files.com/it/link/3867/il-pasticciaccio-brutto-di-chongqing" target="_blank">campagne contro le mafie e la corruzione</a> che hanno lanciato il segretario del Partito di Chongqing, <a href="http://china-files.com/it/link/11918/il-futuro-del-partito-ovvero-come-dividere-una-torta" target="_blank">Bo Xilai</a>. Quello <a href="http://china-files.com/it/link/6598/alimprovviso-bo-xilai" target="_blank">famoso</a> per aver rispolverato la retorica maoista inondando i suoi concittadini di sms “rivoluzionari” e canzoncine “rosse” e per essere uno dei candidati a entrare nella Commissione permanente del Comitato centrale del Politburo (ne cambieranno sei su nove il prossimo ottobre). Insomma, la notizia sarebbe una bomba. Se confermata.</p><p>Su Weibo, il twitter cinese, gli utenti si accontentano di una <strong>conferma indiretta</strong> riportando strani movimenti di macchine governative attorno al consolato Usa di Chengdu. Sarà vero? Ci domandavamo tutti. Gli organi governativi cinesi e americani  non rilasciano alcuna dichiarazione ufficiale sulla vicenda.</p><p>La prima conferma arriva sempre dai <strong>microblog</strong>. L&#8217;ufficio informazioni di Chongqing posta un messaggio: “<em>Il vice sindaco Wang Lijun è stressato e cagionevole di salute a causa di un lungo sovraccarico di lavoro. Ha accettato una vacanza terapeutica</em>”.</p><p><strong>Linguaggio vetero comunista</strong>, che ricorda le epurazioni ai vertici dei tempi andati. La rete non perdona.</p><p>Nelle prime due ore il messaggio viene riproposto 44mila volte e suscita oltre 14mila commenti. Neanche a dirlo <strong>&#8220;vacanzaterapeutica&#8221;</strong> è diventato l&#8217;hashtag del giorno. Improvvisamente su Twitter e Weibo nessuno ha più voglia di lavorare, e spopola l&#8217;idea di curarsi attraverso una &#8220;vacanzaterapeutica&#8221;. Qualcuno propone anche le autorità di Chongqing al Nobel per la medicina: la &#8220;vacanzaterapeutica&#8221; è veramente la cura del secolo.</p><p>Come al solito intervengono anche le personalità più in voga, a dare spessore alla notizia. Nel pomeriggio di giovedì l&#8217;artista <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/ai-weiwei-homo-publicus-della-cina/168391/" target="_blank">Ai Weiwei</a> su Twitter <a href="http://www.agichina24.it/repository/categorie/in-primo-piano/politica-interna2" target="_blank">riferisce</a> di aver saputo da fonti attendibili che Wang Lijun avrebbe richiesto <strong>asilo politico</strong> agli americani già qualche tempo fa.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/il-compagno-han-un-provocatore-moderato/187745/" target="_blank">Han Han</a> scrive un post (già <a href="http://blog.sina.com.cn/main_v5/ria/error.html" target="_blank">cancellato</a> dalle autorità) intitolato <strong><em>Telenovela americana a Chongqing</em> </strong>raccontando la sua notte passata ad aggiornare l&#8217;homepage del <em>Quotidiano del popolo</em> in attesa che venisse data la notizia, e sul blog della più importante sessuologa cinese <a href="http://china-files.com/it/link/10124/caratteri-cinesi-essere-donna-in-cina" target="_blank">Li Yinhe</a> compare una lettera aperta di Wang Lijun datata il 3 febbraio (anche questa pagina è <a href="http://blog.sina.com.cn/main_v5/ria/error.html?ref=%2Fs%2Fblog_473d53360102e7wg.html%3Fblogid%3D473d53360102e7wg" target="_blank">scomparsa</a> ma è possibile visionare la traduzione inglese dell&#8217;ottima <a href="http://www.danwei.com/unverified-open-letter-from-wang-lijun/" target="_blank"><em>Danwei</em></a>).</p><p>Di certo non è possibile verificare l&#8217;autenticità del documento, ma <strong>la lettera è d&#8217;effetto</strong> e inizia così: &#8220;<em>Quando leggerete questa lettera sarò morto o avrò perso la mia libertà. Voglio spiegare al mondo le ragioni del mio gesto. In sintesi. Non voglio vedere il più grande ipocrita di tutto il Partito Bo Xilai  continuare ad atteggiarsi. Se questo genere di funzionari diabolici governano uno stato, è una calamità per la Cina, un disastro per la nostra nazione</em>&#8220;.</p><p>Finalmente nel tardo pomeriggio di ieri arriva la<strong> conferma di <em>Xinhua</em></strong>, l&#8217;agenzia di stampa governativa: “<em>Wang Lijun ha fatto ingresso nel consolato americano di Chengdu il 6 febbraio scorso e ha abbandonato la sede diplomatica il giorno dopo. Le autorità stanno continuando le indagini</em>”. Sono passati tre giorni.</p><p>Stamane la notizia era riportata solo da <a href="http://cmp.hku.hk/2012/02/10/19022/" target="_blank">37 giornali</a> sulle migliaia pubblicate in Cina e il lavoro del <strong>Dipartimento centrale della Propaganda</strong> è evidente: le informazioni sono solo quelle contenute nel comunicato di <em>Xinhua</em>. Ma non è ancora chiaro il fine ultimo dell&#8217;intera vicenda.</p><p>Su Weibo adesso, le ricerche su Bo Xilai sono bloccate, non quelle su Wang Lijun. Della persona fisica del funzionario, nessuna immagine. Pare sia sotto la “<strong>custodia</strong>” delle autorità, cinesi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/contro-propaganda/190366/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il compagno Han, un provocatore moderato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/il-compagno-han-un-provocatore-moderato/187745/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/il-compagno-han-un-provocatore-moderato/187745/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:51:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Ai Weiwei]]></category> <category><![CDATA[Cecilia Attanasio Ghezzi]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Han Han]]></category> <category><![CDATA[Partito comunista cinese]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187745</guid> <description><![CDATA[È bello, non ha ancora trent&#8217;anni e riesce sempre a far parlare di sé. Han Han (rallista, blogger, latin lover, scrittore ed editore) è sulla cresta dell&#8217;onda da quando, a diciassette anni, ha lasciato la scuola e ha pubblicato il suo primo romanzo: Le tre porte (Metropoli d&#8217;Asia, 2011). Da allora è il volto e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/hanhan21.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-187926" title="hanhan21" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/hanhan21-234x300.jpg?47e3a5" alt="Han Han" width="234" height="300" /></a>È bello, non ha ancora trent&#8217;anni e riesce sempre a far parlare di sé. <strong><a href="http://china-files.com/it/link/11316/io-sono-oro-voglio-brillare-2" target="_blank">Han Han</a> </strong>(rallista, blogger, latin lover, scrittore ed editore) è sulla cresta dell&#8217;onda da quando, a diciassette anni, ha lasciato la scuola e ha pubblicato il suo primo romanzo: <a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=245" target="_blank"><em>Le tre porte</em></a> (Metropoli d&#8217;Asia, 2011).</p><p>Da allora è il volto e la voce degli<em> <strong>80 hou</strong></em>, la generazione di figli unici nati negli anni Ottanta. Quelli che non hanno mai conosciuto il maoismo, quelli che non sanno cos&#8217;è la povertà, quelli che finalmente studiano l’inglese. Insomma, i primi <em>teenager </em>della storia della Cina.</p><p><strong>Viziati, saccenti e sarcastici</strong>, oggi si ritrovano a combattere in un mondo dove tutto è più difficile di quanto avevano creduto: pochi i posti di lavoro, difficile comprare casa, impossibile coniugare amore e matrimonio.</p><p>Nel 2006 ha aperto un <a href="http://blog.sina.com.cn/twocold" target="_blank">blog </a>(ad oggi oltre 530 milioni di visite) dove<strong> ha criticato chiunque</strong>: i letterati (fece scalpore il suo <a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=58" target="_blank"><em>Il circolo letterario è uno schifo, non si finga figo</em></a>), i funzionari corrotti, i sindaci e chi più ne ha più ne metta. Ma non il Governo, anche se questo punto, fino ad adesso, era passato quasi inosservato.</p><p>Il mese scorso ha lanciato la sua ultima provocazione. In una serie di post, significativamente intitolati <a href="http://blog.sina.com.cn/s/blog_4701280b0102dz5s.html" target="_blank"><em>Sulla rivoluzione</em></a>, <a href="http://blog.sina.com.cn/s/blog_4701280b0102dz84.html" target="_blank"><em>Sulla democrazia</em></a> e <a href="http://blog.sina.com.cn/s/blog_4701280b0102dz9f.html" target="_blank"><em>Sulla libertà</em></a>, afferma che al giorno d&#8217;oggi «<em>il vincitore ultimo di una <strong>rivoluzione </strong>sarebbe una persona malvagia e crudele</em>» e  che quando «<em>un partito raggiunge una certa dimensione, diventa esso stesso popolo</em>».</p><p>Questo sarebbe il caso del <strong>Partito comunista cinese</strong> che conta ottanta milioni di iscritti, il che significa che «<em>300 milioni di persone hanno in famiglia una tessera</em>».</p><p>Su queste esternazioni è esploso un <strong>dibattito in rete</strong> (le reazioni più significative sono state tradotte in inglese da <a href="http://globalvoicesonline.org/2011/12/26/china-only-talking-about-a-revolution/" target="_blank"><em>Global Voices</em></a>) in cui sono intervenuti tutti gli opinionisti più influenti.</p><p>Si scomoda addirittura l&#8217;artista più in voga del momento, <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/ai-weiwei-homo-publicus-della-cina/168391/" target="_blank">Ai Weiwei</a></strong>, che ironizza sul fatto che sarebbe «<em>un buon pezzo per il </em>Global Times», il giornale in lingua inglese più fedele al Partito.</p><p>E infatti è proprio il caporedattore del <em>Global Times</em>, Hu Xijin, che riprende entusiasta il discorso sulle pagine del suo <a href="http://china-files.com/it/link/13922/il-compagno-han-provocatore-moderato" target="_blank">blog</a>: «<em>Le parole di Han Han costituiscono<strong> una verità </strong>che raramente si sente oggi in Cina</em>».</p><p>Non è vero. L&#8217;opinione di Han Han è tra le più diffuse, si inserisce in quel filone di pensiero, di cui abbiamo <a href="../2012/01/19/domande-sulla-democrazia-cina/184908/" target="_blank">già parlato</a>, che sostiene che la Cina non è pronta per la <strong>democrazia<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/domande-sulla-democrazia-cina/184908/" target="_blank"></a></strong>.</p><p>Fa impressione però che venga esternata da quel ragazzo ribelle che è sempre stato pronto a sfidare tutto e tutti. E fa impressione per la lucidità e la freddezza dell&#8217;<strong>analisi</strong>:</p><p>«<em>Molte persone credono che oggi l&#8217;obiettivo più urgente da raggiungere in Cina sia l&#8217;elezione del presidente con il principio <strong>una testa, un voto</strong>. Ma questo non è il bisogno più urgente. Al contrario, si produrrebbe solo la vittoria del Partito comunista.</em></p><p><em><strong>Chi ha più soldi del Partito?</strong> 50 miliardi di yuan possono comprare 500 milioni di voti. E se non bastassero, potrebbe arrivare a </em>[spendere]<em> 500 miliardi di yuan. Ogni anno, attraverso le tasse, ne raccolglie un trilione! Come potete sfidarlo?</em></p><p><em>Pensate che i vostri amici siano giusti e indipendenti. Bé, arriveranno a racimolare poche centinaia di migliaia di voti. Il vostro <strong>candidato</strong>, sicuramente molto saggio e ben documentato, sarà fortunato ad arrivare a 100mila voti</em>».</p><p>L&#8217;unica persona che potrebbe<strong> competere con il Partito comunista</strong> – sempre secondo Han Han – è  il fondatore dell&#8217;azienda di servizi internet Tencent, Ma Huateng, perché potrebbe promettere 500 yuan di credito a chiunque acceda al suo account QQ [un servizio Tencent di messaggistica online molto diffuso in Cina]. Arriverebbe così a conquistarsi almeno 200 milioni di voti.</p><p>«<em>Peccato che, ancor prima di farlo, Ma Huateng si iscriverebbe al Partito comunista</em>».</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/31/il-compagno-han-un-provocatore-moderato/187745/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>30 domande sulla democrazia in Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/domande-sulla-democrazia-cina/184908/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/domande-sulla-democrazia-cina/184908/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:18:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Saturno]]></category> <category><![CDATA[Chang Ping]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Taiwan]]></category> <category><![CDATA[Wukan]]></category> <category><![CDATA[Yang Hejun]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184908</guid> <description><![CDATA[Un discorso complesso, quello dello democrazia in Cina. Qui sono in molti a sostenere che la democrazia non sia adatta alla Cina (o che la Cina non sia adatta alla democrazia). Spesso si ricorre a argomentazioni come la differenza culturale tra Oriente e Occidente, la vastità del paese, la popolazione troppo povera, l&#8217;economia non ancora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un discorso complesso, quello dello <strong>democrazia in Cina</strong>. Qui sono in molti a sostenere che la democrazia non sia adatta alla Cina (o che la Cina non sia adatta alla democrazia).</p><p>Spesso si ricorre a <strong>argomentazioni </strong>come la differenza culturale tra Oriente e Occidente, la vastità del paese, la popolazione troppo povera, l&#8217;economia non ancora sufficientemente sviluppata e &#8211; soprattutto &#8211; la <a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=31" target="_blank"><em>suzhi </em></a>(l&#8217;etica) di cittadinanza troppo bassa.</p><p>In questi ultimi mesi le <a href="http://www.china-files.com/it/link/13728/wukan-il-negoziato] e le elezioni a Taiwan [http://www.china-files.com/it/link/14017/taiwan-al-voto" target="_blank">proteste di Wukan</a> e le <a href="http://www.china-files.com/it/link/14017/taiwan-al-voto" target="_blank">elezioni a Taiwan</a> hanno riaperto l&#8217;argomento nella Cina continentale.</p><p>Le proteste nella cittadina di 20mila abitanti della ricca regione meridionale del Guangdong, sono cominciate a settembre 2011. I contadini manifestavano per protestare contro la<strong> vendita delle terre alle aziende private</strong>.</p><p>La protesta sarebbe nata dal fondato sospetto che alcuni quadri di partito, tra cui il segretario Xue Chang, avessero venduto alcuni ettari di<strong> terra comune </strong>(di regola affittata ai contadini per un periodo di 70 anni) a una società di costruzioni, la Country Garden, per il valore di più di un miliardo di yuan.</p><p>Migliaia di persone hanno preso parte agli scontri, molti i feriti e alcuni gli arresti. Dopo le prime giornate di protesta i funzionari locali sono scappati e da allora, tra manifestazioni e assemblee, il villaggio di Wukan ha avviato un esperimento di autogoverno che era stato addirittura avvicinato dal <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/6f975d8e-2983-11e1-a066-00144feabdc0.html#axzz1h5saxHWU" target="_blank"><em>Financial Times</em></a> alla <strong>Comune di Parigi</strong>.</p><p>Poi, una vittoria dopo l&#8217;altra. Come <a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=397" target="_blank">scrive </a>sul magazine indipendente di Hong Kong <em>Isunaffairs </em><a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=author&amp;object=43" target="_blank">Chang Ping</a>, perla del giornalismo indipendente cinese autodefinitosi “<em>equilibrista dell&#8217;auto censura</em>”, “<strong>è la prima volta</strong>”.</p><p><em>Il riconoscimento degli abitanti del villaggio come soggetto della richiesta di interessi; la correzione dei pretestuosi richiami a strumentalizzazione e incitamento da parte delle forze ostili straniere. È la prima volta.</em></p><p><em>L’incrinatura del controllo del governo, la realizzazione di tre mesi di autogoverno, l’elezione di un consiglio di autogoverno, la vittoria dei diritti civili. È la prima volta.</em></p><p><em>E soprattutto, per la prima volta il governo è stato forzato a riconoscere un consiglio precedentemente definito “organizzazione illegale”.</em></p><p><em>Ancor più degno di nota, è che per la prima volta che i contadini cinesi sono saliti sul palco della storia con uno status di cittadini, mettendo in pratica &#8211; per la prima volta nella Cina rurale &#8211; un autogoverno moderno e democratico.</em></p><p>Un&#8217;altra storia.</p><p>All&#8217;inizio di dicembre, dopo aver assistito al <strong>primo dibattito tv tra i tre candidati premier a Taiwan</strong>, un ragazzo di 35 anni ha remato dalla costa cinese all&#8217;isola. Arrestato per immigrazione illegale <a href="http://china-files.com/it/link/13377/taiwan-un-osservatore-elettorale-clandestino" target="_blank">ha dichiarato</a> ai giornalisti di Taiwan &#8220;<em>Volevo solo vedere la vostra campagna elettorale</em> – e ancora -<em> se Taiwan e la Cina sono un solo paese, perché mi arrestate?</em>&#8221;</p><p>Prendendo spunto da questi fatti, il discorso sulla democrazia è esploso sui <strong>microblog</strong>. Il 6 gennaio scorso un utente Weibo, il Twitter cinese, ha messo online un <a href="http://weibo.com/1668069811/xFwcjftvc" target="_blank">file immagine</a> (un modo come un altro per aggirare la censura) con 30 domande rivolte<strong> a chi si oppone alla democrazia</strong>. In poco più di due settimane, il post è stato condiviso oltre 9100 volte e ha collezionato oltre 2300 commenti.</p><p>Con semplici <strong>argomentazioni logiche</strong>, smonta pezzo pezzo la teoria per cui i cinesi non sarebbero sufficientemente “sviluppati” e “colti” per la democrazia.</p><p><em>Si pone l&#8217;accento sul fatto che la nostra gente non avrebbe abbastanza carattere o non sarebbe adatta a portare avanti i sistemi democratici occidentali. Ma allora, come abbiamo fatto a sviluppare un sistema socialista così avanzato? È forse che il socialismo non richiede un carattere forte e una condotta specchiata? O forse il socialismo è un sistema inferiore al capitalismo?</em></p><p>E così via per <strong>30 domande</strong>. Vale la pena <a href="http://cmp.hku.hk/2012/01/17/18116/" target="_blank">leggerle</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/domande-sulla-democrazia-cina/184908/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La piattaforma di Durban vista dalla Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/piattaforma-durban-vista-dalla-cina/177179/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/piattaforma-durban-vista-dalla-cina/177179/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Dec 2011 15:50:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category> <category><![CDATA[Cecilia Attanasio Ghezzi]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Durban]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177179</guid> <description><![CDATA[I rappresentanti di 195 paesi riuniti a Durban ci hanno messo 36 ore in più rispetto ai dodici giorni previsti per risolvere il rompicapo politico-diplomatico più importante dei nostri tempi: la riduzione globale delle emissioni e la lotta ai cambiamenti climatici. Molti pensano sia in qualche modo una vittoria della Cina (e dei paesi in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I rappresentanti di 195 paesi riuniti a <strong>Durban </strong>ci hanno messo 36 ore in più rispetto ai dodici giorni previsti per risolvere il rompicapo politico-diplomatico più importante dei nostri tempi: la riduzione globale delle emissioni e la lotta ai cambiamenti climatici.</p><p>Molti pensano sia in qualche modo una <strong>vittoria della Cina</strong> (e dei paesi in via di sviluppo). Di fatto si è arrivati a un&#8217;intesa che prevede la stipula di un trattato globale per la lotta ai cambiamenti climatici entro il 2015 che entrerà in vigore solo nel 2020. Quindi la Cina ha ancora davanti poco meno di un decennio di crescita economica prima che venga sottoposta alle stesse regole dei paesi sviluppati. Non è un caso che il negoziatore cinese Su Wei abbia dichiarato al <em>China Daily</em> che le decisioni prese rappresentano «<em>un grande risultato</em>» dopo «<em>una delle più prolisse esperienze</em>» che ha vissuto in vent&#8217;anni di negoziati sui cambiamenti climatici.</p><p>In perfetto stile cinese, si è giunti dunque a un accordo che prevede ancora <strong>due pesi e due misure</strong>: i paesi in via di sviluppo non possono compiere sforzi paragonabili a quelli del primo mondo. Anche se è proprio questo tipo di politica che ha portato all&#8217;impasse attuale.</p><p>Il <strong>protocollo di Kyoto</strong>, infatti, a oggi è l&#8217;unico strumento internazionale giuridicamente vincolante che obblighi gli stati a contenere le emissioni di gas serra. Ma il suo <a href="http://china-files.com/it/link/13006/speciale-chinafiles-il-punto-sulla-situazione-del-dopo-kyoto" target="_blank">fallimento</a> è sotto gli occhi di tutti. Gli Stati Uniti, all&#8217;epoca il più grande produttore di gas serra, non hanno mai ratificato l&#8217;accordo, mentre Cina, India e altri paesi in via di sviluppo, non erano tenuti a tagliare le proprie emissioni perché – giustamente &#8211; non considerati tra i principali responsabili della produzione di gas durante il periodo della prima industrializzazione.</p><p>Oggi però la Cina ha superato gli Stati Uniti per emissioni di Co2, ma è al tempo stesso all&#8217;avanguardia sulle cosiddette tecnologie verdi. Il <a href="http://china-files.com/it/link/13025/speciale-chinafiles-la-rivoluzione-pulita-della-cina#" target="_blank">XXII piano quinquennale</a>, inoltre, prevede per i prossimi cinque anni l&#8217;attuazione della cosiddetta <strong>Rivoluzione pulita</strong>. La volontà del Partito è quella di trasformare l&#8217;emergenza ambientale in un <a href="http://china-files.com/it/link/12701/la-svolta-verde-di-pechino" target="_blank">business</a> da gestire e padroneggiare.</p><p>La Cina ha dunque ancora un decennio per provare a realizzare gli obiettivi che si è prefissata, ma bisogna comunque fare molta attenzione, come spiega il prof. <strong>Yang Fuqiang</strong>, esperto in clima ed energia dell&#8217;Ufficio di Pechino del Consiglio per la difesa delle risorse naturali, al <em>South China Morning Post</em>: «<em>Si prevede che nel 2020, le emissioni di carbonio della Repubblica popolare saranno superiori a quelle di Stati Uniti e Unione Europea messi insieme</em>». E questo porterà i negoziati ad affrontare una nuova sfida e – forse – a una nuova <strong>divisione dei blocchi</strong>: «<em>La Cina continua a dichiarare di rappresentare gli interessi delle nazioni più povere, ma apparentemente questi sono in contraddizione con gli interessi nazionali</em>».</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/piattaforma-durban-vista-dalla-cina/177179/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La febbre. Come si è diffuso l&#8217;Hiv in Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/febbre-come-diffuso-lhiv-cina/174465/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/febbre-come-diffuso-lhiv-cina/174465/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Dec 2011 12:59:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[aids]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Yan Lianke]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174465</guid> <description><![CDATA[Negli anni Novanta, il governo cinese promosse a colpi di propaganda la vendita del sangue nelle campagne. C&#8217;era un modo semplice per uscire dalla povertà: 100 Rmb (meno di 10 Euro), per ogni litro di sangue venduto. Dopo qualche titubanza, i contadini &#8211; poverissimi &#8211; aderirono in massa. Volevano case di mattoni e nuovi pollai....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Negli anni Novanta, il governo cinese promosse a colpi di propaganda la <strong>vendita del sangue</strong> nelle campagne. C&#8217;era un modo semplice per uscire dalla povertà: 100 Rmb (meno di 10 Euro), per ogni litro di sangue venduto.</p><p>Dopo qualche titubanza, i contadini &#8211; poverissimi &#8211; aderirono in massa. Volevano <strong>case di mattoni</strong> e nuovi pollai.</p><p>I <strong>villaggi </strong>come di incanto si riempirono di centri di raccolta per il sangue, le stalle si trasformano in ambulatori e c&#8217;era persino chi guidava il carretto in mezzo ai campi per convincere i lavoratori chini sotto il sole a offrire il loro braccio all&#8217;ago.</p><p>Dieci anni dopo qualcuno era diventato ricco, ma molti cominciavano ad ammalarsi. E a morire. Di <strong>febbre</strong>, dicevano. E succedeva soprattutto a chi aveva venduto il sangue. Cioé quasi tutti.</p><p>«<em>Dopo essersi risvegliato da quel sogno, il nonno era stato convocato dalle autorità provinciali per partecipare a una riunione. Avevano chiamato lui perché il Villaggio dei Ding non aveva piú un capo. E fu proprio al ritorno da questa riunione che il nonno capì tutta una serie di cose.</em><em>Primo, seppe che la febbre non si chiamava affatto febbre, il suo nome scientifico era AIDS; secondo, quelli che all’epoca avevano venduto il sangue e nel giro di dieci o quindici giorni avevano avuto la febbre, adesso dovevano necessariamente aver contratto l’AIDS; terzo, quando uno era malato di AIDS, all’inizio presentava sintomi identici a quelli di cui aveva sofferto otto, dieci anni prima, cioè febbre e raffreddore che scomparivano con un semplice antipiretico, ma nel volgere di sei mesi, in certi casi anche solo di quattro o cinque, la malattia esplodeva. [...] Andavi avanti a penare così per cinque o sei mesi, a volte otto, molto difficilmente riuscivi a campare un anno intero e poi, poi morivi.</em> »</p><p><a href="http://china-files.com/it/link/13142/la-febbre-la-diffusione-dellhiv-nelle-campagne-cinesi" target="_blank">Questo</a> è un romanzo appena uscito per Nottetempo: <a href="http://www.ibs.it/libri/yan+lianke/libri+di+lianke+yan.html" target="_blank"><em>Il Villaggio dei Ding</em></a>, di Yan Lianke. Ma c&#8217;è un avviso da fare ai lettori: tutto quello che racconta è vero. Ce lo <a href="http://www.rue89.com/chinatown/2007/03/22/scandale-du-sida-en-chine-de-lenquete-au-roman" target="_blank">assicura</a> Pierre Hasky, giornalista di <em>Rue89</em> in quegli anni corrispondente in Cina per <em>Libération</em>, nel suo libro inchiesta <a href="http://www.grasset.fr/Grasset/CtlPrincipal?controlerCode=CtlCatalogue&amp;requestCode=afficherArticle&amp;codeArticle=9782246686514&amp;ligneArticle=0" target="_blank"><em>Le sang de la Chine</em></a>.<br /> E ce lo confermano, purtroppo, i <a href="china-files.com/it/link/13131/la-crescita-esponenziale-dellhiv" target="_blank">recenti dati</a> del rapporto congiunto del ministero della Salute cinese, dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e l&#8217;Unaids: il numero dei sieropositivi in Cina potrebbe arrivare a 780mila entro la fine del 2011.</p><p>E la maggior parte si concentra nella regione dello Henan, il cuore della Cina. Qui, sul letto del fiume giallo, sorgeva l&#8217;ormai spopolato villaggio dei Ding. E mille altri villaggi simili a quello.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/febbre-come-diffuso-lhiv-cina/174465/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se il regalo di Natale viene dal carcere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/se-il-regalo-di-natale-viene-dal-carcere/173348/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/se-il-regalo-di-natale-viene-dal-carcere/173348/#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Nov 2011 16:02:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[carcere]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[consumismo]]></category> <category><![CDATA[globalizzazione]]></category> <category><![CDATA[schiavitù]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=173348</guid> <description><![CDATA[Che il carcere debba avere come scopo la riabilitazione sociale del detenuto è un&#8217;idea che noi italiani conosciamo bene fin dal Settecento. E che il lavoro possa essere uno strumento per restituire ai reclusi la dignità perduta è argomento altrettanto discusso e sperimentato. Anche in Cina il concetto è lo stesso. Almeno da un punto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span> </span><span> </span>Che il <strong>carcere </strong>debba avere come scopo la riabilitazione sociale del detenuto è un&#8217;idea che noi italiani conosciamo bene fin dal Settecento. E che il lavoro possa essere uno strumento per restituire ai reclusi la dignità perduta è argomento altrettanto discusso e sperimentato.</p><p>Anche in <strong>Cina </strong>il concetto è lo stesso. Almeno da un punto di vista linguistico. <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Re-education_through_labor#cite_note-Laogai_research-1" target="_blank"><em>Laogai</em></a> </strong>infatti significa &#8211; letteralmente &#8211; &#8220;riformare attraverso il lavoro&#8221;.</p><p>Qui non tratteremo però delle condizioni dei <strong>campi di lavoro</strong> cinesi, né del segreto che avvolge qualsiasi dato ad essi collegato. Né parleremo degli orari di lavoro a cui sono costretti i detenuti o dei motivi per cui un individuo può trovarsi a scontare una pena, più o meno lunga, in questi luoghi.</p><p>C&#8217;è qualcosa di molto più grave. Qualcosa che non riguarda solamente la Cina, ma l&#8217;<strong>Occidente </strong>tutto. In particolare l&#8217;Europa.</p><p>Ha che fare con la globalizzazione e il <strong>mercato </strong>basato sul lavoro e sui prodotti a basso, bassissimo, costo.</p><p>Ce lo racconta l&#8217;ultima puntata di<em><strong> <a href="http://www.aljazeera.com/programmes/slaverya21stcenturyevil/2011/10/2011101091153782814.html?utm_content=automateplus&amp;utm_campaign=Trial6&amp;utm_source=SocialFlow&amp;utm_medium=MasterAccount&amp;utm_term=tweets" target="_blank">Slavery: a 21st Century Evil</a></strong></em>, un programma di <em>Al Jazeera</em>. L&#8217;inchiesta &#8211; raccomandata da <a href="http://www.thebureauinvestigates.com/2011/11/22/bureau-recommends-chinas-secret-slave-camps/" target="_blank"><em>The Bureau Investigates</em></a><em> -</em> parte dalla constatazione che la Cina ha la colonia penale più estesa del mondo. E questo è chiaro, parliamo sempre dello Stato più popolato del pianeta.</p><p>I <strong>detenuti</strong> sono costretti &#8211; tra i tanti lavori – anche a fabbricare prodotti come luci di natale, parti di calzature, vestiti e macchinari vari.</p><p>Seppure ufficialmente lo Stato cinese proibisce l&#8217;<strong>esportazione </strong>dei prodotti che escono dai campi di lavoro, l&#8217;inchiesta di<em> Al Jazeera </em>fornisce alcune testimonianze dirette di come gli oggetti lì prodotti escano dai confini dello Stato.</p><p>Li troviamo in America, anche se l&#8217;importazione di prodotti fabbricati attraverso il <strong>lavoro “non volontario”</strong> è proibita. E li troviamo in Europa, dove – nonostante l&#8217;argomento sia stato oggetto l&#8217;anno scorso di una <a href="http://www.europarl.europa.eu/en/headlines/content/20100910FCS81938/1/html/Newsletter-20-23-September" target="_blank">discussione parlamentare</a> – non si è presa <a href="http://euobserver.com/884/30878" target="_blank">alcuna decisione</a> al riguardo.</p><p>Sono prodotti a basso costo che sfruttano una <strong>moderna forma di schiavitù</strong>. Almeno noi cittadini ricordiamocelo. Specie in previsione delle spese natalizie.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/rqXAkE-54NU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/se-il-regalo-di-natale-viene-dal-carcere/173348/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Un venditore ambulante di democrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/18/venditore-ambulante-democrazia/171581/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/18/venditore-ambulante-democrazia/171581/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Nov 2011 12:13:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Occupy Wall Street]]></category> <category><![CDATA[proteste]]></category> <category><![CDATA[Yang Hengjun]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=171581</guid> <description><![CDATA[Ama definirsi “un venditore ambulante di democrazia”. È  un attento opinionista su temi che riguardano internet, libertà d’espressione, governo e politica. Yang Hengjun, 55 anni, vive tra Cina e Australia ed è un punto di riferimento sulla rete cinese per tutti quelli che vogliono parlare di sistemi politici a un certo livello. A tratti, leggerlo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ama definirsi “<em>un venditore ambulante di democrazia</em>”. È  un attento opinionista su temi che riguardano internet, libertà d’espressione, governo e politica. <a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=author&amp;object=3" target="_blank"><strong>Yang Hengjun</strong></a>, 55 anni, vive tra Cina e Australia ed è un punto di riferimento sulla rete cinese per tutti quelli che vogliono parlare di sistemi politici a un certo livello.</p><p>A tratti, leggerlo ci fa sorridere. Nessuno di noi occidentali si sognerebbe mai di <a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=29" target="_blank">definire la<strong> democrazia</strong></a> “<em>una questione molto intima</em>”, né di spiegarla “<em>senza partire da Socrate o da Tocqueville</em>”.</p><p>Eppure in un momento in cui in <strong>Occidente </strong>è sempre più diffusa l&#8217;idea che i sistemi democratici abbiano fallito, che la politica abbia abdicato alla finanza e che i governi siano in mano alle banche centrali forse vale la pena ascoltare anche la sua voce.</p><p>Viviamo in uno strano momento in cui, dopo aver demonizzato per mezzo secolo la <strong>Cina</strong>, l&#8217;élite mondiale si ritrova a invidiare la forza del suo ‘<a href="http://www.china-files.com/it/link/11643/modello-cina" target="_blank">modello</a>’ per la capacità di elaborare velocemente decisioni complesse e difficili e per poterle tradurre in modo efficace in azione senza subire i contraccolpi della democrazia.</p><p>Il governo di Pechino soffoca le<strong> manifestazioni di piazza</strong> perché generano caos. Ma cosa stiamo facendo in <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/17/occupy-wall-street-guerriglia-urbana-york-quasi-arresti/171432/" target="_blank">America</a>? Per quale motivo ci preoccupiamo che gli studenti scendono in <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/17/diritto-allo-studio-manifestazioni-tutta-italia-scontri-milano-palermo/171317/" target="_blank">piazza </a>prima ancora di ascoltare le loro ragioni?</p><p>Abbiamo forse bisogno di ascoltare chi la democrazia la osserva da lontano senza parteciparvi per ricordare che “<em>[le proteste de]gli anni ’50 e ’60 del Ventesimo secolo hanno curato il sistema democratico americano dalla malattia cronica della politica” </em>e che<em> “se oggi Obama è potuto divenire presidente lo deve a quelle dimostrazioni di <strong>protesta</strong></em>”?</p><p>Abbiamo veramente bisogno che sia un cinese a ricordarci che le manifestazioni di<strong> Occupy Wall Street</strong> potrebbero “<em>curare la malattia cronica dell’economia &#8211; che include il sistema economico e quello finanziario &#8211; e alcuni problemi sociali degli Stati Uniti</em>”?</p><p>E soprattutto. Veramente non ci ricordiamo che il dissenso, il confronto e la discussione sono il sale della politica, l&#8217;unica prova del sano funzionamento di una democrazia?</p><p>Ascoltiamo con attenzione il nostro venditore ambulante: <a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=301" target="_blank">le proteste possono far cadere i regimi, ma migliorano le vere democrazie</a>.</p><p>Speriamo se lo ricordi anche il neonato<strong> governo Monti</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/18/venditore-ambulante-democrazia/171581/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Le ballerine del Presidente</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/ballerine-presidente/169110/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/ballerine-presidente/169110/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Nov 2011 16:37:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Mao Zedong]]></category> <category><![CDATA[presidente]]></category> <category><![CDATA[The Private Life of Chairman Mao]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169110</guid> <description><![CDATA[«Quando cominciai a lavorare per Lui, fui sconvolto dal Suo stile di vita […]. Per Lui un giorno non si divideva in 24 ore, e poco importava se c&#8217;era il sole o la luna. Le sue attività private e quelle pubbliche – inclusi gli incontri con i capi di stato stranieri – assecondavano nella maniera...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Quando cominciai a lavorare per Lui, fui sconvolto dal Suo stile di vita […]. Per Lui un giorno non si divideva in 24 ore, e poco importava se c&#8217;era il sole o la luna. Le sue attività private e quelle pubbliche – inclusi gli incontri con i capi di stato stranieri – assecondavano nella maniera più assoluta le sue preferenze. […] Neanche le persone che lavoravano a stretto contatto con Lui, avrebbero mai saputo anticipare la sua prossima esigenza.</em>»</p><p>E ancora:<br /> «<em>Più invecchiava, e più le sue avventure sessuali si facevano fantasiose e scandalose. Non aveva altra attività ricreativa che quella, che coinvolgeva un immenso numero di ragazze.</em>»</p><p>Sono i ricordi del Suo medico curante. Per ventidue anni, ha ascoltato il Presidente vantarsi delle sue abitudini e prodezze sessuali. Più volte lo ha curato da malattie veneree. Spesso gli ha raccomandato di non dormire con un numero così elevato di giovani ragazze. E soprattutto di non portarsele dietro ovunque andasse, con la scusa che gli facessero da infermiere.</p><p>A 69 anni, il Presidente si portò a letto una quattordicenne. Faceva parte di uno dei tanti comitati di benvenuto pronti ad accoglierlo ovunque andasse nel suo paese. Gruppi di ragazzine in divisa che cantavano e ballavano per lui. Alla fine ne sceglieva una. Gli avrebbe preparato il tè in camera da letto.</p><p>I rischi erano molti, Lui era un personaggio sanguigno. Quando una delle ragazze rimase incinta, il medico non trovò nemmeno il coraggio di diagnosticare al suo paziente l&#8217;ormai raggiunta sterilità.</p><p>Queste (e molte altre) le memorie di  Li Zhisui, medico privato del Grande Timoniere dal 1954 fino alla sua morte nel &#8217;76. Mentre il Presidente Mao consumava al meglio la Sua vita privata [<em><a href="http://www.amazon.com/Private-Life-Chairman-Mao/dp/0679764437" target="_blank">The Private Life of Chairman Mao</a></em>], il paese affrontava prima il fallimentare piano economico del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_balzo_in_avanti" target="_blank">Grande Balzo in Avanti</a> e poi la<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_culturale" target="_blank"> Rivoluzione culturale</a>.</p><p>Chissà <a href="http://www.youtube.com/watch?v=J1LPVMMFpog" target="_blank">perché </a>tutta questa storia mi è tornata in mente stamattina.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/ballerine-presidente/169110/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Ai Weiwei, homo publicus della Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/ai-weiwei-homo-publicus-della-cina/168391/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/ai-weiwei-homo-publicus-della-cina/168391/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Nov 2011 09:13:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Ai Weiwei]]></category> <category><![CDATA[arresto]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[evasione fiscale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168391</guid> <description><![CDATA[Quando lo Stato non tutela una figura pubblica, è la società civile che gli si stringe attorno a protezione. Succede anche in Cina, dove un artista del calibro di Ai Weiwei si trova a dover contare sulla solidarietà della gente comune, per andare avanti. In sole due ore ha raccolto quasi 130mila Rmb (circa 15mila...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando lo Stato non tutela una figura pubblica, è la società civile che gli si stringe attorno a protezione. Succede anche in Cina, dove un artista del calibro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ai_Weiwei" target="_blank"><strong>Ai Weiwei</strong></a> si trova a dover contare sulla solidarietà della <strong>gente comune,</strong> per andare avanti.</p><p>In sole due ore <a href="http://twitter.com/#!/wenyunchao" target="_blank">ha raccolto</a> quasi 130mila Rmb (circa 15mila euro). Si tratta di circa <strong>seicento individui</strong> che gli hanno donato una media di 25 euro a testa (e non sono pochi, un cinese è capace di camparci una settimana o più). E il numero è in <a href="http://china-files.com/it/link/12261/per-ai-weiwei-una-multa-da-un-milione-di-euro" target="_blank">continuo aumento</a>. Perché?</p><p>L&#8217;altro ieri, l&#8217;artista e attivista Ai ha ricevuto una cartella esattoriale che ha subito pubblicato interamente su <a href="https://plus.google.com/u/0/106372800511710859472/posts" target="_blank">Google+</a>. È accusato dallo Stato di <strong>evasione fiscale</strong>: ha 15 giorni per pagare 15 milioni di yuan (oltre 1,7 milioni di euro).</p><p>La faccenda – pubblicata in Cina esclusivamente dal <a href="http://www.scmp.com/portal/site/SCMP/menuitem.2c913216495213d5df646910cba0a0a0/?vgnextoid=aa9f92e25f463310VgnVCM100000360a0a0aRCRD&amp;vgnextfmt=teaser&amp;ss=China&amp;s=News" target="_blank"><em>South China Mornig Post</em></a> &#8211; è “<em>ridicola</em>” perché finora non ci sarebbe <strong>alcuna prova</strong> a dimostrazione dell&#8217;evasione fiscale della FaKe,  la sua società di progettazione. Almeno  secondo il  suo legale, Pu Zhiqiang.</p><p>Pu ha dichiarato anche che le  autorità hanno confiscato tutti i documenti originali, compresi i suoi libri  contabili e le registrazioni delle sue operazioni. Tuttavia, i  funzionari non avrebbero accusato l&#8217;artista di <strong>nessun reato</strong> in  particolare, almeno per ora.</p><p>Ma la situazione è comunque grave. Ancora secondo il suo avvocato, se Ai Weiwei si rifiuta di pagare potrebbe nuovamente perdere la propria <strong>libertà</strong>: “<em>La  pena prende di mira la sua azienda, ma se Ai e la sua società si  rifiutano di pagare, la situazione potrebbe peggiorare e lui potrebbe  essere di nuovo arrestato</em>”.</p><p>Dal canto suo Ai si rifiuta di pagare, a meno che non venga dimostrato che si tratti veramente di un problema fiscale e non di una <strong>&#8220;punizione&#8221;</strong> per il suo attivismo politico. I reati a fini fiscali, ha aggiunto Ai Weiwei, “<em>dovrebbero essere nelle  mani dell&#8217;Ufficio fiscale e non della polizia. Ma è la polizia che mi ha  recluso in un luogo sconosciuto per 81 giorni per indagare circa una mia  eventuale evasione</em>”.</p><p>Secondo quanto affermato da  Ai, “<em>le autorità hanno minacciato il contabile della società impedendomi di incontrarlo. Voglio anche dire </em>- ha aggiunto &#8211; che <em>se  un paese è determinato a fare qualcosa nel mondo, deve proteggere i  diritti di ogni cittadino. Costruire un sistema legale equo è  l&#8217;unica opzione. Io <strong>non mi sento sicuro</strong></em>”.</p><p>E non ha tutti i torti. Il suo arresto ha già dimostrato al mondo intero che in Cina neanche una star internazionale gode di alcuna protezione se non obbedisce alle regole non scritte dell&#8221;armonia governativa.</p><p style="margin-bottom: 0in;">Soprattutto quando l&#8217;opinione pubblica è quasi tutta dalla sua parte.</p><p style="margin-bottom: 0in;"><p style="margin-bottom: 0in;"><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/gcRodOfu_s8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p style="margin-bottom: 0in;"> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/ai-weiwei-homo-publicus-della-cina/168391/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Crazy Crab, satira e diritti civili in Cina</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/crazy-crab-satira-e-diritti-civili-in-cina/165371/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/crazy-crab-satira-e-diritti-civili-in-cina/165371/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Oct 2011 13:31:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Caratteri Cinesi]]></category> <category><![CDATA[Chen Guangcheng]]></category> <category><![CDATA[China Digital Times]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Crazy Crab]]></category> <category><![CDATA[dissidenti]]></category> <category><![CDATA[rivoluzione dei Gelsomini]]></category> <category><![CDATA[satira]]></category> <category><![CDATA[social media]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[Weibo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165371</guid> <description><![CDATA[La satira politica, potete immaginarlo, non è molto diffusa in Cina. Per questo quando a luglio avevamo tradotto in italiano le vignette di Crazy Crab su Caratteri Cinesi non ci sembrava vero. L&#8217;avevamo intervistato e il Granchio &#8211; non possiamo sapere nulla di lui, nemmeno se è uomo o donna &#8211; era negativo su tutto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-165372" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/click-foward-300x240.gif?47e3a5" alt="La vignetta di Crazy Crab" width="300" height="240" />La <strong>satira politica</strong>, potete immaginarlo, non è molto diffusa in Cina. Per questo quando a luglio avevamo tradotto in italiano le <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=214" target="_blank">vignette </a></span>di <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://hexiefarm.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Crazy Crab</strong></a></span> su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=225" target="_blank"><em>Caratteri Cinesi</em></a></span> non ci sembrava vero. L&#8217;avevamo <a style="text-decoration: underline;" href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=author&amp;object=27" target="_blank">intervistato</a> e il Granchio &#8211; non possiamo sapere nulla di lui, nemmeno se è uomo o donna &#8211; era negativo su tutto ciò che gli girava attorno, tranne che sulle potenzialità della rete. Permette l&#8217;espressione artistica, ci diceva, e anche il dissenso.</p><p>Lui (o lei) è un artista, ma fa satira. Le sue parole hanno sicuramente una profondità politica. L&#8217;Occidente ha scoperto quest&#8217;anno le potenzialità dei <em><strong>social media</strong></em>. Le ha scoperte osservando l&#8217;organizzazione delle proteste contro i “regimi” mediorientali: dalle rivolte in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/15/iran-la-protesta-corre-sul-web/92218/" target="_blank">Iran</a></span>, alla caduta di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/11/chi-e-hosni-mubarak-il-leader-piu-longevo-dal-xviii-secolo/91320/" target="_blank">Mubarak </a></span>in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/egitto-rivolta-anti-mubarak-25-mila-in-piazza-scontri-con-polizia/88265/" target="_blank">Egitto</a></span>. Passando per tutte le cosiddette <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/tunisi-concluso-il-summit-dei-bloggerarabi-il-primo-dopo-le-primavere/162104/" target="_blank">Rivoluzioni dei gelsomini</a></span>.</p><p>Qualche giorno fa il Granchio ci cerca su Twitter: ci ha spedito una mail importante.<br /> <em><br /> Mi sono messo/a a fare attività dal basso.</em></p><p><em>La maggior parte dei cinesi usa il mouse per andare oltre,</em> <strong>to click forward</strong><em>. Voglio che sempre più persone si prendano cinque minuti per pensare all&#8217;oscurità. Bisogna sentire la paura, e superarla. L&#8217;anonimato avrà la stessa forza di una firma. Bisogna farsi una foto, scrivere qualche riga, andare a trovare </em><em><strong>Chen Guangcheng</strong></em><em>. Questo è quello che fanno i guerrieri quando rendono omaggio.</em></p><p>Il signor <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chen_Guangcheng" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Chen </span>Guangcheng</a> è un<strong> attivista cieco</strong> che vive con la famiglia in isolamento totale dopo aver scontato comlpetamente una condanna a quattro anni e tre mesi per aver denunciato 130mila casi di aborti forzati a causa della pianificazione familiare nella sua provincia: lo Shandong.</p><p>È  uscito di prigione solo <em>“per entrare in una cella più grande”</em>, come afferma in un video che è riuscito ad attraversare le mura di casa sua a febbraio di quest&#8217;anno. È infatti sotto <em>ruanjin</em>, agli arresti domiciliari, letteralmente si traduce<strong> detenzione morbida</strong>, morbida come i <em>ruanzuo</em>, i sedili di prima classe. Questo nonostante abbia passato in galera tutta la pena a cui è stato condannato. E anche i suoi famigliari sono nella stessa condizione, pur non avendo commesso alcun reato.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Z2YB2EjRZso" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>L&#8217;intera vicenda ha colpito profondamente una certa parte di <strong>opinione pubblica</strong>, sicuramente quella più colta. Nelle ultime settimane decine di giornalisti e di attivisti hanno provato a raggiungere la casa del signor Chen senza fortuna. La campagna <em>supportiamo Guangcheng, liberate Guangcheng</em> si sta diffondendo sui microblog. E il piccolo e testardo gruppo di avvocati che si era occupato delle dozzine di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://china-files.com/it/link/10065/su-questo-strano-periodo-cinese" target="_blank">arresti di “dissidenti”</a></span> avvenuti a marzo scorso – subito dopo l&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/23/la-cina-blocca-la-rivoluzione-dei-gelsomini-asiatica-censurando-il-web/93603/" target="_blank">infuriare</a></span>, in altre parti di mondo, delle cosiddette rivolte del gelsomino &#8211; si è rinvigorito.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-pacific-13917882" target="_blank">Hu Jia</a></span>, un importante <strong>attivista </strong>recentemente uscito di galera, ha postato una sua foto con gli occhiali scuri e in molti l&#8217;hanno imitato.  Alcuni attivisti hanno addirittura appeso sulla facciata del palazzo della Regione Shandong a Pechino <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.weibo.com/1639984114/xsMwy7h5W" target="_blank">uno striscione</a></span> in cui si accusano le autorità dello Shandong di rovinare l&#8217;immagine della Cina (possiamo definirlo <em><strong>flash mob</strong></em>, o mi sbaglio perché siamo in Cina?).</p><p>Il 12 ottobre un accorato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.globaltimes.cn/NEWS/tabid/99/ID/678927/Dont-turn-a-village-into-a-pressure-cooker.aspx" target="_blank">editoriale</a></span> del <em><strong>Global Times</strong></em>, spin off in lingua inglese del <em>Quotidiano del popolo</em>, significativamente intitolato “<em>Non trasformate un villaggio in una pentola a pressione”</em>, chiede di lasciar fuori la politica dalla vicenda perché “<em>più attenzione verrà catalizzata sull&#8217;incidente, più sarà difficile risolverla</em>”.</p><p>Intanto il movimento che supporta Chen Guangcheng cresce, e sono sempre  più individui a correre il rischio. Ogni giorno almeno una decina di persone mette la propria faccia su un <a style="text-decoration: underline;" href="http://ichenguangcheng.blogspot.com/view/snapshot" target="_blank">blog</a>, e si copre gli occhi <strong>a sostegno di Guangcheng</strong>.</p><p>Nell&#8217;intervista che ci aveva rilasciato a luglio, Crazy Crab indicava anche graffiti e <em>flash mob</em> come forme di satira politica, “<em>perché richiedono la presenza di un autore che esprima le proprie </em><em><strong>opinioni</strong></em>”. Chissà cosa ne pensa delle frasi che accompagnano i volti con gli occhiali scuri? Siamo quasi sicuri che si sta commuovendo. Ne riporto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ichenguangcheng.blogspot.com/2011/10/no0161.html" target="_blank">una</a></span>, tanto per rendere l&#8217;idea:<em> &#8220;Il Celeste Impero &#8211; democratico, benestante, forte e prospero &#8211; non è in grado di ospitare un cieco assetato di luce&#8221;</em>.</p><p>E intanto si è concluso un <strong>Plenum </strong>di cui veramente <a style="text-decoration: underline;" href="http://china-files.com/it/link/12002/quel-che-resta-del-plenum" target="_blank">poco</a> è stato dato in pasto alla stampa, mentre la stragrande maggioranza della popolazione urbana è su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sina_Weibo" target="_blank">Weibo</a></span>, uno dei social network più popolari in Cina, a commentare la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.agichina24.it/focus" target="_blank">cronaca</a></span>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/crazy-crab-satira-e-diritti-civili-in-cina/165371/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Jiang è vivo. Chi non sta bene è l&#8217;informazione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/jiang-e-vivo-e-linformazione-che-non-sta-bene/163172/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/jiang-e-vivo-e-linformazione-che-non-sta-bene/163172/#comments</comments> <pubDate>Mon, 10 Oct 2011 09:57:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[Hu Yaobang]]></category> <category><![CDATA[Jiang Zemin]]></category> <category><![CDATA[Piazza Tian'anmen]]></category> <category><![CDATA[Xinhua]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163172</guid> <description><![CDATA[Sempre più curvo su se stesso, magro, vecchio e debole. Ma vivo, con i suoi grandi occhiali quadrati e i pantaloni ascellari. A tratti, sorridente. Jiang Zemin ha presenziato alla Cerimonia per il centenario della Rivoluzione. È stato ripreso dalle telecamere della Cctv e trasmesso su tutto il territorio della nazione. Doveva essere morto il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/Jiang.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-163197" title="Jiang Zemin" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/Jiang-226x300.jpg?47e3a5" alt="Jiang Zemin" width="226" height="300" /></a>Sempre più curvo su se stesso, magro, vecchio e debole. Ma vivo, con i  suoi grandi occhiali quadrati e i pantaloni ascellari. A tratti, sorridente. <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jiang_Zemin" target="_blank">Jiang Zemin</a></span></strong> ha  presenziato alla Cerimonia per il centenario della Rivoluzione. È stato  ripreso dalle telecamere della <a href="http://news.cntv.cn/china/20111009/104650.shtml" target="_blank">Cctv</a> e trasmesso su tutto il territorio della nazione.</p><p>Doveva essere morto il 6 luglio, secondo lo “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=zWe2SA2MdZM" target="_blank">scoop</a>” della televisione Atv di Hong Kong subito ripreso da giornali e agenzie di stampa di<strong> tutto il mondo</strong>. Dalla <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-pacific-14054456" target="_blank">Bbc</a> alla <a href="http://www.reuters.com/article/2011/07/07/us-china-jiang-idUSTRE7661IU20110707" target="_blank">Reuters</a>, al <a href="http://www.nytimes.com/2011/07/07/world/asia/07china.html?_r=1" target="_blank">New York Times</a> (e &#8211; nel nostro piccolo &#8211; da <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/07/07/cina-mistero-sulla-morte-di-jiang-zemin.html" target="_blank">Repubblica</a>e dall&#8217;<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/07/06/visualizza_new.html_788904655.html" target="_blank">Ansa</a>). In Cina la notizia non era mai stata data dai media ufficiali e <a href="http://latestchina.com/article/?rid=40992" target="_blank">Xinhua</a>, caso più unico che raro, aveva smentito il giorno dopo citando non meglio identificate “fonti autorevoli”: <em>“Le notizie recenti da parte di media stranieri sul trapasso di Jiang Zemin dalla malattia alla morte non sono altro che </em>rumors<em>, chiacchiere”</em>. Ma noi stranieri eravamo comunque sospettosi.</p><p>Da allora la notizia era <em>“Jiang Zemin è morto. Forse”</em>, perché – si sa – <strong>in Cina c&#8217;è la censura</strong> (<em>Il Fatto Quotidiano</em> la notizia l&#8217;aveva data <a href="http://china-files.com/it/link/10767/qualche-aggiornamento-sulle-notizie-circa-la-morte-di-jiang-zemin" target="_blank">così</a>).  D&#8217;altronde per annunciare la morte di Mao, il Partito non aveva aspettato il 9  settembre solo perché era una data facile da ricordare (9/9)? Eravamo  tutti convinti che bastava aspettare qualche giorno per dare il tempo al  politburo di organizzare le esequie e di riorganizzarsi e la notizia  della morte sarebbe uscita. Con un&#8217;altra data, forse. O forse no.</p><p>Facevo un corso all&#8217;Università di Pechino, in quel periodo. Avevo un  gran professore di storia, il cui nome cinese si traduce letteralmente –  non  sto scherzando – Lunga Marcia. Durante la pausa, mi faccio  coraggio. Avvicino Lunga Marcia e gli chiedo: <em>“quando, i funerali?”.</em> Mi guarda e si guarda intorno: <em>“Hanno dato la notizia? Non ho visto i telegiornali a pranzo&#8230;”.</em> Dico che no, almeno non fino all&#8217;ora di pranzo. Che però la notizia era  della sera prima, l&#8217;aveva data una televisione di Honk Kong e oramai  compariva sui giornali di tutto il mondo.<em> &#8220;E lei come l&#8217;ha saputo?&#8221;</em>, chiedo stupita. Lunga Marcia abbassa lo sguardo e mi fa a voce bassa:<em> &#8220;Tingshuo, ho sentito dire&#8221;</em>.  In quei giorni, l&#8217;intranet cinese<strong> impediva la ricerca </strong>di tutti i  caratteri cinesi che potevano rimandare alla vicenda Jiang Zemin,  compreso il suo cognome, Jiang, che significa fiume.</p><p>Jiang Zemin è il terzo Presidente della Repubblica popolare cinese. In carica dal 1993 al 2003, è succeduto a Deng Xiaoping <em>(“Non importa se il gatto è bianco o nero. È un buon gatto fino a quando cattura i topi”</em>) e ha preceduto l&#8217;attuale Hu Jintao (sempre alla ricerca della<em> “società armoniosa”</em>).  Jiang,  il primo leader <strong>senza un passato rivoluzionario</strong> o un background  militare, ha traghettato il socialismo con caratteristiche cinesi nel  Wto e ha proposto la candidatura vincente di Pechino per le Olimpiadi  del 2008. E&#8217; anche uno dei leader più anziani ancora in vita.</p><p>Oltre alla questione del controllo dell&#8217;informazione, c&#8217;erano due tipi  di ragionamenti che ci portavano a pendere per l&#8217;ipotesi che Jiang fosse  morto e che il Partito avesse bisogno di tempo per digerire  l&#8217;informazione ed espellerla in maniera controllata.</p><p>Uno. I funerali dei capi di stato in Cina sono momenti sensibili dal 1989 quando, dall&#8217;aprile dei funerali di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hu_Yaobang" target="_blank">Hu Yaobang</a> si era arrivati alla notte tra il 3 e il 4 giugno in Piazza Tian&#8217;anmen.  E ai carri armati contro gli studenti che tutti ricordiamo.</p><p>Due. Jiang Zemin è la figura più in alto a legittimare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Xi_Jinping" target="_blank">Xi Jinping</a>,  appena entrato a ricoprire un ruolo chiave della struttura militare  della Repubblica popolare che gli spianerà la via, il prossimo ottobre, alla successione a Hu  Jintao. Morto lui, potevano cambiare le carte in  tavola. E i giocatori dovevano trovare il tempo di riorganizzarsi.</p><p>Per questi motivi enfatizzavamo il fatto che Jiang non aveva partecipato  alla Cerimonia per i novant&#8217;anni del Partito comunista (1 luglio 2011) e  sottovalutavamo il dato che l&#8217;ultima volta che era apparso in Tv era  per il sessantesimo anniversario della Repubblica popolare (1 ottobre  2009). E neanche la smentita di Xinhua ci convinceva.</p><p>Ma passavano i giorni e i mesi, e la notizia ufficiale della morte di  Jiang Zemin<strong> non arrivava</strong>. Né arriva una foto, un video o una qualsiasi  prova del fatto che Jiang Zemin continuasse a vivere. Solo in pochi si  fermavano a osservare quello che accadeva ad agosto nei piani alti di  Atv, la televisione di Hong Kong che per prima aveva dato la notizia. <a href="http://www.agichina24.it/focus/notizie/incidentenbspjiang-zemin-a-hong-kong-srsquoindaganbspsui-vertici-dinbspasia-tv" target="_blank">In Italia, l&#8217;ha fatto Alessandra Spalletta</a>.</p><p>Parrebbe infatti che la colpa di tutta la vicenda sia di Wang Zheng,  influente azionista di Atv imparentato &#8211; pare &#8211; con la moglie di Jiang  Zemin. L’ipotesi &#8211; corroborata dalle dichiarazioni di Leung, presidente  dimissionario dell’emittente ‘incriminata’ -  è che Wang gli abbia  imposto di diffondere la notizia, per giunta falsa e in palese  violazione della legge che regola la libertà di stampa, perché<strong> alla  ricerca di nuovi investitori</strong> per il canale satellitare.</p><p>Sia come sia, il 9 ottobre, per celebrare il centenario della Rivoluzione che ha  rovesciato l&#8217;ultimo imperatore, Jiang Zemin <strong>è apparso in pubblico</strong>.  All&#8217;epoca aveva 15 anni e oggi ne ha 85. Ma il suo volto pallido ha  messo a nudo il giornalismo mondiale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/10/jiang-e-vivo-e-linformazione-che-non-sta-bene/163172/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>La Cina dei sinologi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/la-cina-dei-sinologi/162222/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/la-cina-dei-sinologi/162222/#comments</comments> <pubDate>Wed, 05 Oct 2011 10:52:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Alessandra Spalletta]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[Federico Masini]]></category> <category><![CDATA[Modello Cina]]></category> <category><![CDATA[Pechino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162222</guid> <description><![CDATA[Ho chiesto ad Alessandra Spalletta e Federico Masini un racconto non accademico di cosa significa questo paese per loro, in occasione dell&#8217;uscita in libreria di Modello Cina (L&#8217;Asino d&#8217;oro edizioni). Entrambi sinologi, sono rispettivamente una delle due curatrici e il prefattore del volume. Lei giovane giornalista (AgiChina24); lui docente di lingua e, fino all&#8217;anno scorso, preside della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ho chiesto ad <strong>Alessandra Spalletta</strong> e<strong> Federico Masini</strong> un racconto non accademico di cosa significa questo paese per loro, in occasione dell&#8217;uscita in libreria di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788864430676//IL--MODELLO-CINA-QUADRO-POLITICO-SVILUPPO-ECONOMICO.html?shop=5277" target="_blank"><em>Modello Cina</em></a></span> (L&#8217;Asino d&#8217;oro edizioni). Entrambi sinologi, sono rispettivamente una delle due curatrici e il  prefattore del volume. Lei giovane giornalista (AgiChina24); lui docente  di lingua e, fino all&#8217;anno scorso, preside della Facoltà di<strong> Studi  orientali</strong> dell&#8217;Università di Roma La sapienza (che non esiste più per  effetto della &#8220;riforma&#8221; Gelmini).</p><p>Entrambi ci hanno confidato quello che amano e cosa significa per loro la Cina. Di particolare valore è il loro ricordo della <strong>Cina che fu</strong>:</p><p><strong>La prima volta in Cina?</strong><br /> AS: 1998, 13 anni fa. Dormitorio, Beijing Shifan Daxue (la Normale di Pechino), alba del 1 agosto. L’<em>ayi</em> [letteralmente zia, in questo caso la signora delle pulizie, ndr] irrompe nella  stanza armata di mocho. Sbadiglio, occhi cisposi. Fuori il cielo è  giallo.<br /> FM: Settembre 1983, 28 anni fa. Volo Areoflot Mosca-Pechino, biglietto di sola andata. <em>Shoudu jichang</em>, l&#8217;aeroporto della capitale, ha una sola pista di atterraggio; una  strada a due corsie lo collega al secondo anello della città; il terzo  anello è in costruzione, tutto intorno polvere. E cielo sempre azzurro.</p><p><strong> L&#8217;immagine che ti ha colpito di più?</strong><br /> AS: Solo una? La prima che mi viene in mente è il  mantello di biciclette che ricopriva le arterie di Pechino all’ora di  punta (cioè, sempre).<br /> FM: Il silenzio delle strade, prive di automobili, rotto solo dal suono dei campanelli delle biciclette.</p><p><strong>Cosa ti mancava dell&#8217;Occidente?</strong><br /> AS: Nel &#8217;98 avevo 21 anni. Mi mancavano, nell’ordine: la  toilette in condizioni igieniche; cappuccino, cornetto e quotidiano al  mattino in piazza; il sole.<br /> FM: Mi verrebbe da dire nulla, ma forse direi il cibo. Dopo alcuni mesi la fame si faceva sentire, mangiando solo riso e <em>baicai</em>, cioè verza, era veramente dura. Poi a Wudaokou [il quartiere universitario di Pechino, ndr] aprì una bottega che vendeva <em>jiaozi </em>[ravioli] e <em>baozi </em>[panini al vapore] e si andava sempre a mangiarli pagando con i <em>mianpiao </em>[una sorta di carta annonaria, ndr].</p><p><strong> Cosa pensavi che l&#8217;Occidente dovesse imparare dalla Cina?</strong><br /> AS: La lingua cinese. Ho sempre sostenuto la  superiorità del sistema di scrittura cinese con chi si diceva certo che  prima o poi la Cina avrebbe abolito gli ideogrammi e introdotto  l’alfabeto.<br /> FM: Ad essere ateo e pragmatico.</p><p>Il resto dell&#8217;intervista è su <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://china-files.com/it/link/11707/la-cina-dei-sinologi-unintroduzione-a-modello-cina-4" target="_blank">China Files</a></span></em>, dove potete anche l&#8217;eggere un <a href="http://www.china-files.com/it/link/11643/modello-cina" target="_blank">estratto del saggio di Suisheng Zhao</a>, docente del Center for China-US Cooperation dell&#8217;Università di Denver e redattore del <em>Journal of Contemporany China</em>, in cui  analizza la forza, la sostenibilità e le criticità del modello Cina. Interrogarsi sul modello Cina è un modo per introdurre anche in Italia un importante dibattito che è trattato a livello internazionale da almeno due anni e mezzo, sottolinea Marina Miranda, professoressa di Storia della Cina contemporanea alla Sapienza. Perché come scrive <a href="http://www.worldwhoswho.com/public/views/entry.html?id=sl2170622" target="_blank">Suisheng Zhao</a>, docente all&#8217;università di Denver, “<em>sebbene la crescita economica della Cina abbia finora sostenuto la  legittimità del regime, sta a tutti indovinare quanto possa durare</em>”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/la-cina-dei-sinologi/162222/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Hutopolis, come cambia Pechino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/hutopolis-come-cambia-pechino/160255/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/hutopolis-come-cambia-pechino/160255/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Sep 2011 08:11:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Cecilia Attanasio Ghezzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Ai Weiwei]]></category> <category><![CDATA[Cina]]></category> <category><![CDATA[città]]></category> <category><![CDATA[design]]></category> <category><![CDATA[Pechino]]></category> <category><![CDATA[Zhang Lijia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160255</guid> <description><![CDATA[L&#8217;ultima volta che ero stata a Pechino era il 2007. La Pechino preolimpica era un cantiere a cielo aperto. Mentre si costruivano gli stadi e le infrastrutture, si distruggeva e ricostruiva il centro della città. Non c&#8217;era strada che non fosse un cantiere. Ancora oggi si dice che l&#8217;investimento più stupido che si possa fare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultima volta che ero stata a <strong>Pechino </strong>era il 2007. La Pechino preolimpica era un cantiere a cielo aperto. Mentre si costruivano gli stadi e le infrastrutture, si distruggeva e ricostruiva il centro della città. Non c&#8217;era strada che non fosse un cantiere. Ancora oggi si dice che l&#8217;investimento più stupido che si possa fare a Pechino è comprarsi una mappa. Sicuro che tempo un mese la geografia urbana è cambiata.</p><p>In quattro anni, oltre al <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stadio_nazionale_di_Pechino" target="_blank">nido d&#8217;uccello</a></span>, alla torre della televisione di Stato e alcuni altri, notevoli, gioielli architettonici, sono sorti interi quartieri e hanno inaugurato cinque nuove linee metropolitane, compreso il trenino veloce che dall&#8217;aeroporto ti porta in centro in mezz&#8217;ora. Gli <em><strong>hutong</strong></em>, i quartieri tradizionali con le case basse e il bagno comune in strada, sono oggi in gran parte sostituiti da enormi condomini di palazzi a sei piani, quando non da centri commerciali e uffici. Esistono ancora solo all&#8217;interno del secondo anello, una specie di primo raccordo anulare che ricalca il perimetro delle mura dell&#8217;antica città. In alcune parti sono com&#8217;erano, in altre sono ricostruiti e – neanche a dirlo – <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gentrificazione" target="_blank">gentrificati</a></span>.<br /> <em><br /> &#8220;Il consumo annuo di cemento in Cina è la metà di quello mondiale. In un anno si costruiscono a Pechino più edifici che nell&#8217;intera Europa. […] È un&#8217;estetica di moda, bugiarda. È come una contadina che se ne va per campi con i tacchi alti. Nella città ci devono essere possibilità che nascono dall&#8217;individuo, ci devono essere case singole, piccoli spacci di cibo e animali. </em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=post&amp;object=194" target="_blank">Scriveva</a></span> <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://carattericinesi.china-files.com/index.php?lang=it&amp;taxonomy=author&amp;object=24" target="_blank">Ai Weiwei</a></span></strong> nel 2006, prima ancora di partecipare al progetto del Nido e molto prima di essere rilasciato dopo tre mesi di carcere e di arrivare a definire Pechino <em>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.thedailybeast.com/newsweek/2011/08/28/ai-weiwei-on-beijing-s-nightmare-city.html" target="_blank">un incubo costante</a></span>”</em>.<br /> <em><br /> &#8220;Pechino è una città che ha i suoi problemi</em> &#8211; gli risponde dalle pagine del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://lijiazhang.wordpress.com/2011/09/07/on-aiweiweis-beijing/" target="_blank">suo blog</a></span> <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://china-files.com/it/link/6373/nata-socialista-intervista-a-zhang-li-jia" target="_blank">Zhang Lijia</a></span></strong>, l&#8217;autrice di <em>Socialismo è grande!</em> &#8211; <em>Il clima, il traffico sempre più congestionato e, sicuramente, l&#8217;aria inquinata. Ma se per Ai una città è una struttura mentale, per me una città è la gente che la abita&#8221;.<br /> </em><br /> Gli <em>hutong </em>sono gli unici spazi<strong> a misura d&#8217;uomo </strong>rimasti in città. Nei vicoli degli <em>hutong</em>, si vive ancora per strada. Si chiacchiera, si gioca a scacchi con il vicino, si riparano biciclette e si cucinano spuntini. È tutto uno scampanellio di biciclette, tricicli elettrici, rumori di pentole e vociare umano. Chi ha sempre vissuto negli <em>hutong </em>difficilmente si abitua alla nuova Cina.</p><p>I miei padroni di casa, ad esempio. Una coppia di cinquantenni pechinesi, fiera di non aver vissuto nemmeno un giorno nel palazzo di sei pieni dove abito. È un bell&#8217;appartamento certo, ha un salotto spazioso, il bagno e la cucina. Ma è in un palazzo. Hanno ricevuto questa casa dal governo quando gli hanno distrutto la loro e, pur di non abitarci, sono tornati a vivere con i genitori di lui. Una casa a un solo piano e senza bagno. Ma negli <em>hutong</em>,<strong> al centro di Pechino</strong>.</p><p>Nel 2007 ben pochi cinesi parevano rendersi conto di quanto i cambiamenti urbanistici avrebbero influenzato la vita dei singoli, il tessuto di relazioni e la socialità. Oggi, quattro anni dopo, Pechino <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.globaltimes.cn/beijing/society/2011-01/614570.html" target="_blank">si candida a diventare capitale mondiale del design</a></span>. <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.hutopolis.info/" target="_blank">Hutopolis</a></span></strong></em>, un progetto curato da un architetto italiano all&#8217;interno della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bjdw.org/en" target="_blank">Beijing Design Week</a></span>, vuole dimostrare proprio che lo stile di vita permesso dalla struttura dei quartieri tradizionali soddisfa tutti i parametri più moderni e occidentali di vivibilità di una città. Innanzitutto la densità di popolazione in queste aree è più bassa di quella di tante metropoli europee (e in una città di quasi venti milioni di abitanti fa la differenza), poi la mobilità permessa dagli stretti vicoli non prevede le macchine (e in una città con più di cinque milioni di veicoli privati e quasi senza aree pedonali – vi assicuro &#8211; fa la differenza) e ancora, la quantità di verde e di socialità permessa è nei parametri.</p><p>Vi lascio con un video che dimostra come la tradizione e la scienza possono unirsi a creare macchine incredibili. Succede. Negli hutong di Pechino durante la Settimana del design.</p><p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/29463448?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="225" frameborder="0" webkitAllowFullScreen allowFullScreen></iframe><p><a href="http://vimeo.com/29463448">Water calligraphy tricycle</a> from <a href="http://vimeo.com/danwei">Danwei</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/27/hutopolis-come-cambia-pechino/160255/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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