<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Beppe Scienza</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/bscienza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Pasticci del Tesoro coi Btp Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/pasticci-tesoro-italia/198715/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/pasticci-tesoro-italia/198715/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 09:10:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[Btp Italia]]></category> <category><![CDATA[risparmiatori]]></category> <category><![CDATA[tesoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198715</guid> <description><![CDATA[Sarebbe interessante sapere la cifra spesa dal Tesoro per la promozione del nuovo titolo di stato, enfaticamente chiamato Btp Italia e offerto dal 19 al 22 marzo 2012. In ogni caso poteva aggiungere due o trecento euro per pagare qualche ora di straordinario a un suo impiegato affinché aggiornasse i dati nei documenti messi in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe interessante sapere la cifra spesa dal Tesoro per la promozione del nuovo titolo di stato, enfaticamente chiamato <a title="Btp Italia" href="http://www.dt.tesoro.it/it/debito_pubblico/btp_italia/" target="_blank">Btp Italia</a> e offerto dal 19 al 22 marzo 2012. In ogni caso poteva aggiungere due o  trecento euro per pagare qualche ora di straordinario a un suo  impiegato affinché aggiornasse i dati nei documenti messi in Rete. In  quello che riporta <a title="Esempi di calcolo" href="http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/titoli_di_stato/BTP_Italia_-_Esempi_di_calcolo_x16.3.2012x.pdf" target="_blank">Esempi di Calcolo</a><strong> </strong>la data di godimento risulta il 1° marzo. Né è strana un&#8217;emissione che contabilmente parta prima. Invece così non è:  <a title="Comunicato stampa del Tesoro" href="http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/comunicazioni_emissioni/btp_italia_comunicazione_emissione/Emissione_del_nuovo_BTP_Italia_a_4_anni.pdf" target="_blank">altrove</a> leggiamo che la data di godimento è il 26 marzo, per cui l&#8217;esempio pratico non collima col titolo in questione.</p><p>Ma fosse solo questo! A pag. 2 c&#8217;è una tabella dove si vede per un  semestre una &#8220;Rivalutazione del Capitale&#8221; di 6,73 e per quello dopo di  13,37;  poi di nuovo 6,6 e 13,11 e così via, come se i semestri pari  valessero il doppio di quelli dispari. Boh!</p><p>Se davvero fosse così, dovrebbero dirlo esplicitamente e magari motivare le ragioni di una scelta così &#8220;innovativa&#8221;.</p><p><strong>Descrizione oscura.</strong> Sorvoliamo sugli errori di ortografia: è  sbagliato &#8220;qual&#8217;è&#8221; con l&#8217;apostrofo a pag. 3, come rileva lo stesso  correttore di Word. Il vero problema è che dai documenti in Rete il  meccanismo del titolo non è chiaro: funziona come i Btp-i o davvero è  diverso, come scritto nei comunicati stampa, e cioè liquida l&#8217;inflazione  passata con le cedole anziché incorporarla nella rivalutazione del  capitale? Vari riferimenti, in particolare al coefficiente  d&#8217;indicizzazione, indurrebbero alla prima ipotesi, come quando a pag. 2  della <a title="Scheda di approfondimento" href="http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/titoli_di_stato/BTP_Italia_xcon_revisioni_del_12.03.2012x.pdf" target="_blank">Scheda di approfondimento</a> del titolo si legge che <em>&#8220;La rivalutazione del capitale nominale sottoscritto e delle cedole avviene attraverso il Coefficiente di indicizzazione (CI)&#8221;</em> che è esattamente come per i Btp-i. Sviscerando i vari documenti si arriva però alla seconda interpretazione.</p><p>Al che uno può dire: &#8220;Sei tu, Beppe Scienza, che sei cretino e hai  difficoltà a capire&#8221;. Giudicherà ugualmente scemi i vari gestori che mi  hanno espresso le stesse perplessità, che essendo amici miei saranno  idioti anche loro. Però dovrà attribuire la patente di imbecilli pure a  quelli di Bloomberg, visto che secondo loro il Btp Italia ha la stessa  struttura dei Btp-i. La tesi alternativa è che i documenti del Tesoro  siano redatti malissimo.</p><p><strong>Quando la Patria chiama.</strong> Ovviamente nessun giornalista  economico e nessun preteso esperto di reddito fisso ha notato ciò,  impegnati solo a ripetere come pappagalli i comunicati stampa degli  emittenti qualsiasi siano, una volta l&#8217;Enel, un&#8217;altra volta Lehman  Brothers (sino a qualche anno fa), un&#8217;altra ancora il Tesoro.</p><p>Sul <em>Corriere della Sera</em> del 12-3-2012 (<em>CorrierEconomia</em>, pag. 23) Jacopo Ceccatelli di JC&amp;Associati decanta <em>&#8220;il taglio minimo molto basso, mille euro, come gli altri Btp&#8221;</em>.  In realtà è quello normale nel reddito fisso. Molto bassi sono semmai i  tagli dei buoni fruttiferi postali: 250 e persino 50 euro.</p><p>L&#8217;autore dell&#8217;articolo (Marco Sabella) afferma che per <em>&#8220;gli altri titoli inflazion linked l&#8217;aggiornamento del capitale viene fatto a scadenza&#8221;</em>,  mostrando di non sapere nulla dei Btp-i per i quali pure avviene  giornalmente, sempre col meccanismo del c.d. coefficiente  d&#8217;indicizzazione.</p><p>Su <em>Milano Finanza</em> Angelo Drusiani di Banca Albertini Syz afferma con una palese <em>contradictio in terminis</em> che è previsto <em>&#8220;un premio modesto, ma significativo, per chi manterrà fino alla scadenza il titolo&#8221;</em>. In realtà il premio è irrisorio: lo 0,1% annuo.</p><p><strong>Giornalismo plaudente.</strong> Vedi poi Isabella Bufacchi che passivamente riporta la vanteria del sottosegretario Vittorio Grilli, secondo cui <em>&#8220;Il Tesoro è sempre stato all&#8217;avanguardia nella metodologia di gestione del debito pubblico&#8221;</em> (<em>Sole 24 Ore</em>,  7-3-2012, pag. 5). Ignora dunque che il Tesoro italiano arriva con 14  anni di ritardo rispetto a quello francese nell&#8217;emettere Btp indicizzati  all&#8217;inflazione interna; e anche i Btp-i li copiò paro paro dalle Oat-ei  francesi.</p><p>Altra perla della giornalista confindustriale è che il nuovo titolo <em>&#8220;spazza  via due discutibili punti di riferimento del risparmiatore italiano  [fra cui] il differenziale fra il rendimento dei titoli di stato  italiani e tedeschi&#8221;</em>, affermazione priva di ogni fondamento, visto  che il Tesoro stesso afferma che la cedola minima definitiva verrà  fissata sulle condizioni di mercato. Di perle simili nella sua c.d.  &#8220;Analisi&#8221;, accanto all&#8217;articolo, ne troviamo una ogni capoverso, fra cui  l&#8217;affermazione che <em>&#8220;il capitale investito si rivaluta semestralmente sulla base dell&#8217;inflazione&#8221;</em>.  Ma se così fosse, funzionerebbe peggio dei Btp-i tradizionali, mentre  in base ai vari documenti del Tesoro la rivalutazione è giornaliera.</p><p>Tutti in coro poi a esaltare l&#8217;assenza di commissioni, regola  generale per sottoscrivere titoli all&#8217;emissione. Si sbrodolano quindi a  decantare la possibilità di passare gli ordini di acquisto <em>online</em>, aspetto del tutto secondario.</p><p>Con tutto ciò i Btp Italia, pur senza essere meraviglie, non sono  neppure schifezze come i prodotti che rifilano ai clienti banche e  promotori finanziari. Ma ogni entusiasmo è fuori luogo, perché non sono  schifezze neppure gli altri investimenti in diretta concorrenza: i  Btp-i, le Repubblica Italiana 2,25% 2019 o i buoni fruttiferi  indicizzati all&#8217;inflazione. Per saperne di più, si veda la mia <a title="Difesa da inflazione" href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/inflazione.htm" target="_blank">pagina web</a> al Dipartimento di Matematica dell&#8217;Università di Torino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/pasticci-tesoro-italia/198715/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le obbligazioni Enel e il Corriere della Sera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/obbligazioni-enel-corriere-della-sera/191654/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/obbligazioni-enel-corriere-della-sera/191654/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Feb 2012 12:28:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[Enel]]></category> <category><![CDATA[giornalismo finanziario]]></category> <category><![CDATA[obbligazioni]]></category> <category><![CDATA[piccoli risparmiatori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191654</guid> <description><![CDATA[Sempre scadente la qualità dell&#8217;informazione economica del Corriere della Sera, ora diretto da Ferruccio de Bortoli, in passato da altri, senza che si noti la minima differenza. Prendiamo l&#8217;inserto CorrierEconomia del 6 febbraio 2012, giorno iniziale del collocamento delle nuove obbligazioni Enel 2018:  intorno a esse ha montato il servizio di apertura e in particolare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sempre scadente la qualità dell&#8217;informazione economica del <em>Corriere della Sera</em>, ora diretto da Ferruccio de Bortoli, in passato da altri, senza che si noti la minima differenza. Prendiamo l&#8217;inserto <em>CorrierEconomia</em> del 6 febbraio 2012, giorno iniziale del collocamento delle nuove <a href="http://www.enel.com/it-IT/doc/bond2012/Prospetto_ENEL_TF_TV_2012-2018.pdf" target="_blank"><strong>obbligazioni Enel 2018</strong></a>:  intorno a esse ha montato il servizio di apertura e in particolare vi ha dedicato l&#8217;intera pagina 20, che<strong> l&#8217;ufficio pubblicità </strong>dell&#8217;Enel non avrebbe confezionato in modo diverso.</p><p>In alto un articolo di Marco Sabella con frasi elogiative a ogni piè sospinto. Leggiamo di un <em>&#8220;bond calibrato sulle esigenze del pubblico retail&#8221;</em>, che l&#8217;Enel ha sempre fatto <em>&#8220;l&#8217;en plein del consenso dei piccoli sottoscrittori&#8221;</em>, che <em>&#8220;vanta un milione tra piccoli azionisti ed obbligazionisti&#8221;</em> e così via. Non pago di così tante sviolinature, egli riversa quindi sui malcapitati lettori un&#8217;intervista al direttore finanziario dell&#8217;Enel dove ogni domanda è uno spunto per decantare la sua società. Quando poi costui parla addirittura di un <em>&#8220;impegno continuo a ridurre il debito&#8221;</em>, Sabella si guarda bene dall&#8217;obiettargli che per ridurre il debito non si emettono nuove obbligazioni, ma al contrario <strong>se ne rimborsano</strong>.</p><p>Se il fine del <em>Corriere della Sera</em> era informare i lettori (scusate, ma io ho una concezione ingenua del giornalismo), bastava un trafiletto. La nuova richiesta di soldi dell&#8217;Enel era <strong>d&#8217;interesse minimo</strong> per i risparmiatori, essendo già quotate varie sue obbligazioni, acquistabili qualunque momento. A proposito, perché i redattori del <em>CorrierEconomia</em> non avevano consigliato con altrettanta foga le <a title="Enel 2016 t.v." href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/obbligazioni/mot/obbligazioni-in-euro/scheda.html?isin=IT0004576994&amp;lang=it" target="_blank">Enel 2010-2016</a> (Isin IT0004576994) quando erano piombate sotto quota 83 a fine novembre scorso? E perché non ricordano quella sbandata? La ignorano o non ritengono carino smentire le inserzioni pubblicitarie secondo cui <em>&#8220;scegliere le obbligazioni Enel significa fare una scelta di solidità&#8221;</em>, cosa vera piuttosto per i buoni fruttiferi postali, mai scesi sotto 100, non per le Enel.</p><p>Falsa anche l&#8217;affermazione di Sabella che era <em>&#8220;più difficile valutare la convenienza dell&#8217;emissione variabile&#8221;</em>. Era facilissimo, esistendo il <a title="Cct/eu 2018" href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/obbligazioni/mot/cct/scheda.html?isin=IT0004716319&amp;lang=it" target="_blank">Cct-eu 2018</a> (Isin IT0004716319), con la stessa indicizzazione e lo stesso anno di scadenza (vedere <a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/obbligazioni.htm" target="_blank">appronfodimenti sul reddito fisso</a>). Peccato che rendesse di più. Dirlo ai lettori sarebbe stato uno sgarbo all&#8217;Enel, riverito acquirente di pagine di pubblicità.</p><p>Analogamente a migliaia di altri casi simili, l&#8217;articolo e la pseudo-intervista obbediscono unicamente agli<strong> interessi di emittenti e intermediari</strong>. Non stupisce quindi che siano stati omessi una notizia e un dato d&#8217;interesse fondamentale per i risparmiatori, ma sgraditi all&#8217;Enel e alle banche.</p><p>Sabella decanta <em>&#8220;l&#8217;assenza di commissioni di sottoscrizione&#8221;</em>, tacendo ai lettori che l&#8217;Enel paga l&#8217;1,7% ai collocatori. Dunque la banca guadagna circa il quadruplo di commissioni se riesce a convincere il cliente a sottoscrivere un&#8217;Enel anziché comprare un Btp o Cct. Il che spiega il fervore di tanti sportellisti bancari.</p><p>Ma soprattutto tace con cura che <strong>la tassazione degli interessi delle Enel è al 20%</strong> rispetto al 12,5% per i titoli di stato.</p><p>Così anche Giuditta Marvelli scrive a pag. 18 che i rendimenti delle Enel sono <em>&#8220;leggermente superiori a quelli dei Btp di pari durata&#8221;</em>, affermazione falsa per i rendimenti netti, che sono quelli che contano per i risparmiatori privati italiani cui tali titoli erano rivolti.</p><p>Ma il colmo è appunto che sull&#8217;emissione dell&#8217;Enel il giornale ha montato il servizio di apertura:<em> &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=vn8Wgj11AnM%3D&amp;tabid=872&amp;mid=5919" target="_blank">L&#8217;alternativa a Bot e Btp: i bond societari che rendono di più</a></span>&#8221; </em>(pagg. 1, 18, 19) dove Giuditta Marvelli e Francesca Monti <strong>tacciono sempre che la ritenuta sui loro interessi è del 20%</strong>. E lo tace sistematicamente pure un certo Marcello Ferrara, citato più volte e presentato come analista di Consultique, ditta nota per il diuturno impegno pubblico a favore degli sciagurati fondi pensione.</p><p>Potremmo continuare con varie altre brutture. Tutto il servizio merita infatti di essere adottato nelle scuole di giornalismo, affinché le giovani leve imparino come prendere in giro i lettori e farsi apprezzare dagli inserzionisti. L&#8217;ossequio nei confronti di colossi economici, quali l&#8217;ente elettrico, è consigliabile anche per evitare le reazioni di lesa maestà che si abbatterono su <em>il Fatto Quotidiano</em> quando aveva osato <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/05/enel-green-powerfanno-festagli-speculatori/75289/" target="_blank">criticare il collocamento delle azioni Enel Green Power</a></span>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/obbligazioni-enel-corriere-della-sera/191654/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Superbollo: come farsi del male per evitarlo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/superbollo-come-farsi-del-male-per-evitarlo/161682/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/superbollo-come-farsi-del-male-per-evitarlo/161682/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 Oct 2011 12:17:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[piccoli risparmiatori]]></category> <category><![CDATA[previdenza integrativa]]></category> <category><![CDATA[superbollo]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161682</guid> <description><![CDATA[L&#8217;odio degli italiani per le tasse viene prima di tutto, anche del proprio interesse. Lo si vede in ambito previdenziale: milioni di persone perdono soldi a bocca di barile per aver aderito alla previdenza integrativa, accecati dallo specchietto per le allodole della deducibilità fiscale. Così la frottola della forte convenienza fiscale è uno dei cavalli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;odio degli italiani per le tasse viene prima di tutto, anche del proprio interesse. Lo si vede in ambito previdenziale: milioni di persone perdono soldi a bocca di barile per aver aderito alla <strong>previdenza integrativa</strong>, accecati dallo specchietto per le allodole della deducibilità fiscale. Così la frottola della forte convenienza fiscale è uno dei cavalli di battaglia dei sindacati confederali, per intrappolare i lavoratori nei propri fondi pensione.</p><p>La storia si ripete ora col cosiddetto<strong> superbollo sui depositi titoli</strong>, in vigore dai primi di luglio 2011 (Dl 6-7-2011 n.98). L&#8217;imposta è bislacca, un po&#8217; progressiva e un po&#8217; regressiva. Ma per quest&#8217;anno e il 2012 la sua incidenza oscilla fra lo 0,05% e lo 0,15% del patrimonio posseduto, salvo situazioni molto particolari. Si veda la <a href="http://www.beppescienza.it/" target="_blank">mia pagina web</a> all&#8217;Università di Torino per analisi più approfondite e per un foglio di lavoro con valutazioni numeriche più precise.</p><p><strong>Una patrimoniale leggera.</strong> Dare soldi al fisco può infastidire, viste anche le ruberie che continuano a venire alla luce. Ma per chi ha meno di 150 mila euro fra titoli di stato, obbligazioni e azioni l&#8217;aumento è di 3 euro al mese: una patrimoniale così bassa non s&#8217;è mai vista. Non è quindi il caso di stracciarsi le vesti. D&#8217;accordo su alcune scelte logiche, come raggruppare più depositi identicamente intestati. Passino anche alcune furbizie, come spostare qualcosa presso un&#8217;altra banca o sim, quando si è appena sopra le soglie dei 150 o dei 500 mila euro.</p><p><strong>Consigli dannosi.</strong> Proliferano però una serie di proposte, in genere interessate, a volte solo insensate. Il più comune fra i consigli in malafede è vendere i titoli posseduti, per passare a fondi e gestioni. Così, per non pagare magari lo 0,10% annuo, uno ci rimette allegramente dieci volte tanto. Le sole commissioni di gestione sui fondi comuni ammontano infatti all&#8217;1,1-2,5% l&#8217;anno (vedi la <a href="http://www.mbres.it/it/publications/dati-di-1003-fondi-e-sicav-italiani-1984-2010" target="_blank">ricerca</a> dell&#8217;ufficio studi di Mediobanca), cui s&#8217;aggiungono i danni causati dalla cattiva gestione. Scelta ancora peggiore è sottoscrivere polizze vita, fondi pensione o piani individuali previdenziali. L&#8217;esenzione dal superbollo per i buoni fruttiferi postali è invece un vantaggio aggiuntivo per prodotti di per sé buoni o almeno decenti.</p><p>Conviene essere guardinghi anche a fronte di proposte come quella di <a href="https://www.webank.it/webankpub/wb/schedaServizio.do?tabId=nav_pub_wb_footer_nw&amp;OBS_KEY=pro_wbn_news&amp;KEY4=pro4_bolli_bloccati" target="_blank">Webank</a>, che rimborsa i bolli a chi gli presta i titoli posseduti. È molto antipatico in particolare il punto 9.9.2 del regolamento del prestito (edizione 07/2011) che, nel caso che &#8220;la restituzione dei titolo sia divenuta difficile&#8221;, permette alla banca di corrispondere al cliente &#8220;il valore di presumibile realizzo&#8221;.</p><p><strong>Darsi la zappa sui piedi.</strong> Controproducente è infine l&#8217;invito del <em>Sole 24 Ore</em>, dove per ridurre i bolli complessivamente dovuti, Gianfranco Ursino arriva a consigliare di &#8220;chiedere alla banca di fare emettere l&#8217;estratto conto con cadenza annuale&#8221; (<em>Plus 24</em>, 24-9-2011, p. 4). Bravi merli! Così uno pagherebbe il superbollo per tutto il 2011, anziché solo per due trimestri.</p><p>È proprio vero per un risparmiatore un&#8217;ottima strategia è fare regolarmente il contrario dei consigli dei giornalisti confindustriali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/superbollo-come-farsi-del-male-per-evitarlo/161682/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>Gli interessi nascosti di chi consiglia le azioni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/gli-interessi-nascosti-di-chi-consiglia-le-azioni/153509/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/gli-interessi-nascosti-di-chi-consiglia-le-azioni/153509/#comments</comments> <pubDate>Fri, 26 Aug 2011 10:10:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Azioni]]></category> <category><![CDATA[borsa]]></category> <category><![CDATA[investimenti]]></category> <category><![CDATA[perdite]]></category> <category><![CDATA[piccoli risparmiatori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153509</guid> <description><![CDATA[Molti di coloro che hanno risparmi da parte da alcune settimane stanno rimettendoci parecchio. Diversamente dalla crisi finanziaria del 2008-09, sono scesi pure i titoli di stato italiani, tanto da riportare alla ribalta soluzioni di altri tempi: si veda il mio video I soldi sotto il materasso messo in Rete da Beppe Grillo. Come quasi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/Borsa-Italiana-dal-1-7-2011.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-153716" title="Borsa-Italiana-dal-1-7-2011" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/Borsa-Italiana-dal-1-7-2011-300x181.jpg?47e3a5" alt="L'andamento della Borsa italiana dal 1 luglio al 24 agosto 2011" width="300" height="181" /></a>Molti di coloro che hanno <strong>risparmi </strong>da parte da alcune settimane stanno rimettendoci parecchio. Diversamente dalla crisi finanziaria del 2008-09, sono scesi pure i titoli di stato italiani, tanto da riportare alla ribalta soluzioni di altri tempi: si veda il mio video <em>I soldi sotto il materasso</em> messo in Rete da Beppe Grillo.</p><p>Come quasi sempre, sono però le <strong>azioni </strong>ad accusare le perdite maggiori: -27% è l&#8217;exploit di quelle italiane da inizio luglio al 24 agosto 2011. Azioni che molti si ritrovano nei fondi comuni, ma anche in fondi pensione o altro ciarpame previdenziale.</p><p><strong>Di chi è la colpa?</strong> Della sorte malvagia e ria oppure della propria imprudenza? Per la maggioranza dei risparmiatori i veri responsabili sono piuttosto l&#8217;industria del risparmio gestito e il giornalismo economico italiano che incessantemente inducono, invitano, incitano e spingono all&#8217;investimento azionario. Non c&#8217;è solo la frottola che esso difenderebbe dall&#8217;inflazione, già smontata in un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/contro-l%E2%80%99inflazione-la-borsa-e-come-la-roulette/113080/" target="_blank">precedente post</a></span>. Non ci sono solo i confronti taroccati che fanno apparire, mendacemente, che sull&#8217;arco di vent&#8217;anni le azioni battono sempre il Tfr. Un altro trucco frequente sono i consigli di <strong>gestori di fondi </strong>e simili, presentati come esperti, quando piuttosto sarebbero da trattare come appestati, visti i danni che da un quarto di secolo procurano ai risparmiatori (vedi l&#8217;annuale <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mbres.it/it/publications/dati-di-1012-fondi-e-sicav-italiani-1984-2009-annuale" target="_blank">ricerca di Mediobanca</a></span>).</p><p>Le loro previsioni filo-azionarie sono così sfacciate da risultare a volte grottesche. Si veda <em><strong>CorrierEconomia</strong></em>, supplemento del <em>Corriere della Sera</em>, che a inizio luglio (4 luglio 2011, pagg. 16-17) riporta un sondaggio su cosa attendersi per i prossimi mesi effettuato fra 36 intermediari: Anima, Azimut, Fideuram, Sella, Bnp Paribas, Carmignac, Eurizon, Generali, Pioneer, Schroders, Union Bancaire Privée, per citare i più noti e/o più spocchiosi. Il vaticinio degli indovini è chiaro con una percentuale che lo stesso giornale definisce &#8220;bulgara&#8221;: secondo 30 di essi <em>&#8220;le Borse nel prossimo semestre saliranno in media dell&#8217;8,5&#8243;</em>. Infatti bastano pochi giorni, perché inizi il <strong>tracollo </strong>in Europa come in America. È vero che l&#8217;anno non è ancora finito, ma perdite del 27% a Piazza Affari o del 15% a Wall Street mettono già di buon umore.</p><p>Né si tratta di un articolo infelice, ma di uno degli ultimi di una lunghissima serie. Limitandoci a un&#8217;altra sola citazione, ecco l&#8217;intervista dell&#8217;anno prima (<em>CorrierEconomia</em>, 26 aprile 2010, pag. 17) a Marco Capurro, gestore di Carige, che prevedeva una<em> &#8220;chiusura del 2010 con un +5%&#8221;</em>. Coerentemente la Borsa Italiana perse invece il 7%. A prima vista verrebbe da dire: &#8220;Ma i gestori non ne azzeccano mai una&#8221;. Invece la spiegazione è un&#8217;altra. I gestori spingono costantemente i risparmiatori verso le azioni <strong>per convenienza</strong>. Le gestioni azionarie permettono infatti di raschiar più quattrini ai clienti, sia in maniera lecita sia in modi illeciti.</p><p>La conferma arriva da una fonte al di sopra di ogni sospetto. Cioè di nuovo dall&#8217;<a href="http://www.mbres.it/it/publications/dati-di-1012-fondi-e-sicav-italiani-1984-2009-annuale" target="_blank">ufficio studi di Mediobanca</a>, diretto da Fulvio Coltorti: le commissioni addebitate ai fondi obbligazionari ammontano mediamente all&#8217;1,1%, quelle sui bilanciati all&#8217;1,7% e sugli azionari al 2,5%.</p><p>Rifilando prodotti azionari <strong>si guadagna più del doppio</strong>. Ecco perché gestori, banche, promotori finanziari ecc.  spingono verso le azioni, ecco perché le loro previsioni borsistiche sono quasi sempre ottimistiche: così portano via più soldi ai tapini che si fidano di loro. Ovviamente tutto ciò avviene con la fattiva collaborazione di giornalisti economici e docenti universitari del settore.</p><p><em>Nell&#8217;immagine, l&#8217;andamento della Borsa italiana dal 1 luglio 2011  al 24 agosto 2011. Per ingrandire <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/08/Borsa-Italiana-dal-1-7-2011.jpg?47e3a5" target="_blank">clicca qui</a></span></em></p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/Mumf5k5BQIQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/gli-interessi-nascosti-di-chi-consiglia-le-azioni/153509/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>Fondi comuni, tasse più alte e più inique</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/fondi-comuni-tasse-piu-alte-e-piu-inique/131262/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/fondi-comuni-tasse-piu-alte-e-piu-inique/131262/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Jun 2011 11:52:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[fisco]]></category> <category><![CDATA[fondi d'investimento]]></category> <category><![CDATA[Mario Draghi]]></category> <category><![CDATA[Massimo Fracaro]]></category> <category><![CDATA[risparmio]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=131262</guid> <description><![CDATA[Dal 1° luglio 2011 parte una diversa tassazione dei fondi comuni d’investimento italiani. L’industria parassitaria del risparmio gestito la sbandiera come molto vantaggiosa per i risparmiatori. Addirittura come l’inizio di una palingenesi per i fondi comuni. Ovviamente i giornalisti economici ripetono come pappagalli tale scempiaggine. In realtà con la nuova normativa fiscale i clienti dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1° luglio 2011 parte una diversa <strong>tassazione dei fondi comuni d’investimento</strong> italiani. L’industria parassitaria del risparmio gestito la sbandiera come molto vantaggiosa per i risparmiatori. Addirittura come l’inizio di una palingenesi per i fondi comuni. Ovviamente i giornalisti economici ripetono come pappagalli tale scempiaggine.</p><p>In realtà con la nuova normativa fiscale i clienti dei fondi di diritto italiano pagheranno nel complesso <strong>più tasse di prima</strong>. Finora erano tassati col sistema introdotto da Vincenzo Visco nel 1998 che garantiva la massima equità fiscale, grazie a un meccanismo unico nel suo genere. A fronte dell’immediata tassazione dei guadagni, il fisco riconosceva immediatamente un credito d’imposta per le perdite (per le questioni più tecniche rinvio a un mio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilrisparmiosalvato.it/index.php?cx=news/item/solo_briciole" target="_blank">articolo</a></span>).</p><p>Se il mercato e il gestore facevano perdere per esempio l’80% (casi reali), la quota scendeva solo del 70%. Coi fondi comuni italiani non c’era il problema, dopo averci rimesso, di non riuscire a recuperare il relativo credito d’imposta prima della sua scadenza. <strong>Ora questo problema c’è</strong>. Infatti parecchi di tali crediti andranno di sicuro persi e per questo la tassazione complessiva sui fondi comuni aumenterà. Per giunta, secondo l’interpretazione prevalente, chi esce da un fondo in guadagno e da uno in perdita, paga tutta l’imposta sul primo senza potere utilizzare la minusvalenza del secondo. Potrà servirsene solo per i cosiddetti <em>capital gain </em>da azioni, obbligazioni ecc.</p><p><strong>Vantaggi al più irrisori.</strong> Da anni la grancassa del risparmio gestito ripete che la vecchia tassazione, detta sul <em>maturato</em>, è sensibilmente più onerosa di quella sul <em>realizzato.</em> Già nel 2006 ho <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Repubblica-2006-10-30.htm" target="_blank">smontato tale tesi</a></span>. Come mostra la tabella seguente il vantaggio si prospetta minimo anche nell’ipotesi assurda di compensare tutti i crediti d’imposta.</p><p><iframe width='500' height='300' frameborder='0' src='https://spreadsheets.google.com/spreadsheet/pub?hl=it&#038;hl=it&#038;key=0AqCXdlj4ut5MdG9pcmVLR0VqbDgtald6SVp2NFVsbnc&#038;output=html&#038;widget=true'></iframe></p><p><strong><br /> Dati sul passato.</strong> I numeri dimostrano che il vecchio sistema di tassazione, tanto vituperato, non ha praticamente prodotto danni. Da metà 1998 a metà 2011, con la nuova tassazione, i clienti dei fondi comuni italiani avrebbero ottenuto mediamente uno 0,760% anziché lo 0,755% annuo netto (indice generale Fideuram dei fondi comuni). Puoi capire! Un risparmio annuo dello 0,005% ovvero 5 euro l’anno ogni 100mila investiti: un’inezia a fronte di costi e minus di gestione micidiali (vedi mia <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/articoli_risp.htm" target="_blank">pagina web</a></span> all’Università di Torino).</p><p>Quindi<strong> Massimo Fracaro</strong>, come tanti altri, poteva dispensarsi dal definirlo <em>“iniquo”</em> (<em>CorrierEconomia</em>, 21 febbraio 2010, prima pagina). Sempre i numeri smentivano l’articolo di Mauro Meazza e Marco Piazza <em>Con il fisco sette anni di svantaggi</em> sul <em>Sole 24 Ore</em> del 12 febbraio 2008, pag. 5. Analogamente,  lo stesso <strong>Mario Draghi</strong> poteva dispensarsi dall’affermare che<em> &#8220;i fondi esteri godono di significativi vantaggi fiscali. […] È un handicap serio, su cui occorre intervenire&#8221;</em> (pag. 15 dell’Intervento del Governatore della Banca d’Italia alla “Giornata Mondiale del Risparmio del 2007”, Associazione fra le Casse di Risparmio Italiane, Roma, 31 ottobre 2007). Tali vantaggi erano nulli o irrisori.</p><p><strong>Iniquità fiscali.</strong> Tutto ciò non toglie che su parecchi aspetti del trattamento fiscale del risparmio e della previdenza ci sarebbe da eccepire. Alcuni li ho segnalati io stesso e sono stati ripresi in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&amp;leg=16&amp;id=528574" target="_blank">un’interrogazione parlamentare</a></span> del senatore Elio Lannutti (Idv). Ma la tassazione sul maturato non era svantaggiosa per i risparmiatori, tant’è che inizialmente gli stessi gestori l’avevano presentata (a ragione) come uno dei vantaggi del risparmio gestito rispetto al fai da te. Dopo hanno girato le carte in tavola. Enfatizzando su qualche caso estremo che si poteva affrontare diversamente, hanno trasformato tale normativa nel capro espiatorio su cui scaricare le colpe dei loro ripetuti fallimenti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/fondi-comuni-tasse-piu-alte-e-piu-inique/131262/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>Inflazione e Tfr a Report</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/inflazione-e-tfr-a-report/120607/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/inflazione-e-tfr-a-report/120607/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Jun 2011 08:55:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Angelo Drusiani]]></category> <category><![CDATA[Btp]]></category> <category><![CDATA[buoni fruttiferi]]></category> <category><![CDATA[il sole 24 ore]]></category> <category><![CDATA[inflazione]]></category> <category><![CDATA[Report]]></category> <category><![CDATA[tfr]]></category> <category><![CDATA[titoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=120607</guid> <description><![CDATA[Parecchi mi hanno scritto dopo la mia breve intervista del 12 giugno 2011 su Report di Milena Gabanelli. A ragione i risparmiatori italiani si preoccupano per l’inflazione, visto che nel passato è stata causa di perdite ben maggiori di Argentina, Parmalat, Lehman Brothers ecc. messe insieme. Per fortuna ora sono disponibili soluzioni molto valide: dal...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parecchi mi hanno scritto dopo la mia breve intervista del 12 giugno 2011 su <em><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-f48068bc-afb8-4b9a-8b12-b01a8166e5cb.html" target="_blank">Report</a></strong></span></em> di Milena Gabanelli. A ragione i risparmiatori italiani si preoccupano per <strong>l’inflazione</strong>, visto che nel passato è stata causa di perdite ben maggiori di Argentina, Parmalat, Lehman Brothers ecc. messe insieme.<br /><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/JJzruAwGf-w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Per fortuna ora sono disponibili soluzioni molto valide: dal 2003 il Tesoro emette i <strong>Btp-i</strong>, diversi dai tradizionali Btp, e dal 2006 le Poste collocano <strong>buoni fruttiferi</strong> agganciati proprio al costo della vita in Italia. Sui titoli per difendersi dall’inflazione c’è <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/inflazione.htm" target="_blank">un’apposita pagina web</a></span> sul sito dell’Università di Torino, dove insegno.</p><p>Ma è la conclusione della mia intervista che merita di essere approfondita. Cioè l’affermazione che lo strumento più difensivo nei confronti dell’inflazione è il <strong>Tfr</strong>. Accantonato presso l’azienda o l’Inps, il suo potere d’acquisto è garantito anche con tassi d’inflazione sopra il 6%, al contrario di come viene sempre detto. Il riferimento corretto è infatti il Tfr netto, che spetta al lavoratore, non quello lordo d’imposta.</p><p>I calcoli sono un po’ complessi e per essi rinvio a mie pubblicazioni, come per esempio <em>La pensione tradita</em>. Ma la tabella che segue, riferita per semplicità a un solo anno, dà un’idea di quale valido <strong>baluardo contro l’inflazione</strong> sia il Tfr.</p><p><iframe width='500' height='300' frameborder='0' src='https://spreadsheets.google.com/spreadsheet/pub?hl=it&#038;hl=it&#038;key=0AqCXdlj4ut5MdHdtc1YwU1lPRjdtdHFqSVJMRGZwbHc&#038;output=html&#038;widget=true'></iframe></p><p>Chi quindi ha la fortuna (!) di avere il Tfr, <strong>se lo tenga stretto</strong>: destinarlo a fondi pensione o simili è una scelta pericolosissima, soprattutto da parte dei giovani. Esistessero titoli con lo stesso meccanismo, sarebbero ancor più difensivi di buoni fruttiferi, Btp-i e affini (vedi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilrisparmiosalvato.it/index.php?cx=news/item&amp;lm=1&amp;ig=10&amp;ks=1" target="_blank">un mio articolo</a></span>).<br /> <strong><br /> Strafalcioni confindustriali.</strong> Che l’inflazione sia un tema caldo, lo crede anche il giornale della Confindustria, che le dedica una delle sue terribili <em>Guide del Sole</em>. La pagina d’apertura (<em>Il </em><em>Sole 24 Ore</em> del 10 giugno 2011, pag. 45) riporta in evidenza le<em> “Cinque mosse vincenti”</em>. Dopo abbondanti banalità e aria fritta, ecco la mossa decisiva: “<em>Valutare la soglia critica</em>”. Il ragionamento è tanto rozzo quanto sbagliato: da maggio 2010 a maggio 2011 i prezzi sono saliti del 2,6% e quindi offrirebbero <em>“rendimenti reali netti positivi”</em> le obbligazioni a più del 2,972% lordo (che sfoggio di pseudo-precisione inutile!).</p><p>Ma bravi merli! Quella era l’inflazione dei 12 mesi precedenti. Mica detto che un’obbligazione, magari pluriennale, al 2,6% netto difenderà dall’inflazione. Dipenderà dall’andamento dei<strong> prezzi futuri</strong>, non di quelli passati.</p><p>Abbiamo poi a pag. 47 il solito <strong>Angelo Drusiani</strong>, intervistato per la millesima volta e presentato come <em>“l’esperto di Banca Albertini Syz &amp; C.” </em>(poveri clienti, se quello è il livello degli esperti). Ritenendosi titolato a dare lezioni, afferma che <em>“i titoli in teoria più adatti a tenere il passo del carovita sono quelli a cedola variabile, come i Cct, e […] i bond con cedole ancorate all’Euribor”</em>.</p><p>Ma se proprio uno vuole fare della teoria, almeno la faccia bene. Su cosa consigliare <em>in pratica</em> si possono avere pareri diversi, ma di sicuro <em>la teoria</em> insegna senza eccezioni che i titoli intrinsecamente anti-inflazione sono altri, ovvero quelli <strong>ancorati proprio al costo della vita</strong>. Ci vuole tanto a capirlo? I tassi finanziari (Bot, Euribor…) possono tornare molto sotto l’inflazione, come già capitato. Per esempio, nel 1980 con inflazione al 21,1% e Bot al 14,55%.</p><p>Accanto all’articolo, un’enorme tabella di rendimenti, con dovizia di <strong>dati sbagliati e assurdità assortite</strong>. Per esempio, nel 2010 il rendimento reale dei Btp non è stato positivo (2,08% pubblicato dal <em>Sole 24 Ore</em>), bensì negativo (-2,2%) in conseguenza di un rendimento nominale circa nullo (-0,3%, vedi l’indice Btp del mercato telematico) e un’inflazione dell’1,9%. Così è strampalato il confronto fra rendimenti ventennali dei buoni postali e inflazione di un solo anno.</p><p>Massima incompetenza e massima autostima: ecco il binomio vincente del giornalismo confidustriale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/inflazione-e-tfr-a-report/120607/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>13</slash:comments> </item> <item><title>Una trappola targata Genertel</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/una-trappola-targata-genertel/116410/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/una-trappola-targata-genertel/116410/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Jun 2011 09:34:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[assicurazione]]></category> <category><![CDATA[automobile]]></category> <category><![CDATA[Genertel]]></category> <category><![CDATA[intesa]]></category> <category><![CDATA[Postevita]]></category> <category><![CDATA[Pubblicità]]></category> <category><![CDATA[Unicredit]]></category> <category><![CDATA[vita]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116410</guid> <description><![CDATA[Parecchi clienti di Genertel sono soddisfatti di pagare l’assicurazione per l’automobile meno che presso un’agenzia tradizionale. Ciò vale anche per le altre compagnie via telefono, grazie ai minori costi di distribuzione e alla differenziazione spinta delle tariffe in base all’età, al sesso ecc. Peccato che in campo assicurativo non valga nessuna proprietà transitiva. Le offerte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parecchi clienti di <strong>Genertel </strong>sono soddisfatti di pagare l’assicurazione per l’automobile meno che presso un’agenzia tradizionale. Ciò vale anche per le altre compagnie via telefono, grazie ai minori costi di distribuzione e alla differenziazione spinta delle tariffe in base all’età, al sesso ecc.</p><p>Peccato che in campo assicurativo non valga nessuna proprietà transitiva. Le offerte di Genertel possono essere buone e pessime invece quelle di Genertel-life, sua consorella sempre del gruppo delle Assicurazioni Generali. Prendendo infatti in esame <strong>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.genertellife.it/assicurazioni-on-line/Prodotti/Investimento/sicuramente/" target="_blank">Sicuramente</a></span>”</strong>, risulta che non è neppure particolarmente peggiore di analoghe proposte sul mercato. A conferma che tutti i prodotti previdenziali sono da evitare.<br /> <strong><br /> Pubblicità ingannevole.</strong> Peggiore è semmai il modo con cui è presentata, anche se difficilmente un occhio inesperto coglie i vari inghippi. Viene sbandierato un <em>“rendimento 2010 3,10% netto”</em>. Una menzogna, visto che è invece 2,71%. Per gli investimenti, e “Sicuramente” è addirittura definita polizza d’investimento, con l’aggettivo &#8220;netto&#8221; s’intende senza equivoci al netto delle tasse. Invece quella percentuale è “al lordo delle imposte”, come si scopre esaminando la Scheda prodotto.</p><p>La polizza è definita <em>“con rendimenti storici elevati”</em>. Altra <strong>falsità</strong>, che lo stesso Fascicolo informativo è costretto (dalla normativa Isvap) a smentire. Il Rendimento minimo riconosciuto agli assicurati appare infatti inferiore al Rendimento medio dei titoli di Stato. Sempre, per tutti i 5 anni riportati. Sono stati superiori semmai i rendimenti della cosiddetta gestione separata, che vengono però spavaldamente tosati prima di essere retrocessi ai clienti.</p><p>È inoltre capzioso vantare la convenienza della tassazione del 12,5% perché è quella normale per gli investimenti pluriennali, quale questo è. In raffronto coi conti deposito è una <strong>forzatura sfacciata</strong>.</p><p>Ma se tutto questo non è bello, la vera bruttura è un’altra.<br /> <strong><br /> Intrappolati per 12 mesi.</strong> Il peggio è la clausola che impedisce per un anno il riscatto, essendo per altro impossibile la vendita o altro smobilizzo. Questo vale ormai per moltissime altre assicurazioni a premio unico, ad esempio di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.intesasanpaolovita.it/Home/Prodotti/Base-Sicura.aspx" target="_blank">Intesa</a></span>, di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.unicreditbanca.it/it/privati/investimenti/polizze/?idc=12875" target="_blank">Unicredit</a></span> o di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.postevita.it/Prodotti/PosteVita/in_collocamento/ramo_I/postafuturo_certo2011/postafuturocerto2011.shtml" target="_blank">Postevita</a></span>.</p><p>Tale vincolo iugulatorio viene addirittura gabellato come un vantaggio: <em>“Il capitale è liquidabile anche parzialmente in qualunque momento, decorsi dodici mesi dalla sottoscrizione”</em>. <strong>Che faccia tosta!</strong></p><p>Per gli impieghi del risparmio la liquidabilità è la regola: si possono smobilizzare senza vincoli temporali obbligazioni, azioni, fondi comuni, monete auree… Persino un immobile o un quadro. Magari uno ci rimette, ma all’occorrenza può vendere. Con “Sicuramente” di Genertel-life, e con le altre bestie della stessa specie no: uno è <strong>incastrato </strong>per un anno. Coi fondi pensione addirittura fino alla morte. (Per qualche approfondimento su polizze e fondi si veda la mia <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/articoli_prev.htm" target="_blank">pagina personale</a></span>)<br /> <strong><br /> Altre “perle”. </strong>Ufficialmente è definita un’assicurazione sulla vita (tariffa V13J Web). Ma come per gran parte delle polizze previdenziali si tratta in pratica di una finzione. Il contenuto assicurativo è nullo, tanto che esplicitamente è definita ininfluente l’età dell’assicurato.</p><p>Altra presa in giro è il massimo versabile di 50 mila euro a testa. È una vecchia furbizia commerciale, che già negli anni ’80 adottavano regolarmente società poi finite in bancarotta, come l’Eurogest-Scotti. Volevano così indurre i propri clienti a credere che il loro <strong>ciarpame </strong>fosse merce rara.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/07/una-trappola-targata-genertel/116410/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> <item><title>Contro l’inflazione la Borsa è come la roulette</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/contro-l%e2%80%99inflazione-la-borsa-e-come-la-roulette/113080/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/contro-l%e2%80%99inflazione-la-borsa-e-come-la-roulette/113080/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 May 2011 11:14:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Azioni]]></category> <category><![CDATA[borsa]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[il sole 24 ore]]></category> <category><![CDATA[inflazione]]></category> <category><![CDATA[Plus 24]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=113080</guid> <description><![CDATA[Sempre pronto a dare consigli sbagliati, il Corriere della Sera apre la prima pagina del supplemento CorrierEconomia del 3 maggio 2011 col titolo “L’inflazione fa paura? Azioni e bond per difendersi”. Il concetto è sviluppato a pagina 17 da un articolo che inizia così: “Contro il carovita ci pensa Piazza Affari”. L’autore è Adriano Barrì:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/piazza_affari_non_difende_dallinflazione.png?47e3a5"><img class="alignleft size-medium wp-image-113191" title="piazza_affari_non_difende_dallinflazione" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/piazza_affari_non_difende_dallinflazione-300x185.png?47e3a5" alt="Il grafico sul ruolo della Borsa nella lotta all'inflazione" width="300" height="185" /></a>Sempre pronto a dare consigli sbagliati, il <em>Corriere della Sera</em> apre la prima pagina del supplemento <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youkioske.com/prensa-europea/corrier-economia-03-mayo-2011/" target="_blank"><em>CorrierEconomia </em>del 3 maggio 2011</a></span> col titolo <em>“<strong>L’inflazione </strong>fa paura? Azioni e bond per difendersi”</em>. Il concetto è sviluppato a pagina 17 da un articolo che inizia così: <em>“Contro il carovita ci pensa Piazza Affari”</em>. L’autore è Adriano Barrì: una firma nuova per una vecchia bufala.</p><p>Non è vero che le <strong>azioni </strong>proteggano dall’inflazione, ovvero che di regola il valore dei propri risparmi venga preservato investendoli in Borsa. Basta un minimo di competenza per sapere che ciò è accaduto a volte sì e a volte no. Il <em>Corriere della Sera</em> poteva anche titolare: <em>“L’inflazione fa paura? La roulette per difendersi”</em>. Se infatti uno punta tutto sul rosso ed esce, ottiene una salvaguarda del potere d’acquisto dei suoi risparmi anche con un’inflazione del 100%.</p><p>Si veda nel <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/piazza_affari_non_difende_dallinflazione.png?47e3a5" target="_blank">grafico</a></span></strong> cosa capitò a Piazza Affari dopo il 1973, ovvero durante l’ultima fiammata inflattiva in Italia. Nel giro di un paio d’anni era andato in fumo fra il 60%-70% delle somme investite. Bella difesa dall’inflazione!</p><p>I dati come al solito non provengono dal centro sociale Leoncavallo, bensì dall’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mbres.it/ita/download/az_borsa_italiana_dal_1928_it.pdf" target="_blank">ufficio studi di Mediobanca</a></span>, diretto non da Fausto Bertinotti, bensì da Fulvio Coltorti. Peraltro già nel 2009 uno studio del Fondo Monetario Internazionale giungeva a<strong> conclusioni ugualmente negative</strong> per l’investimento azionario: <em>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2009/wp0990.pdf" target="_blank">Inflation Hedging for Long-Term Investors</a></span>”</em> di Alexander P. Attié e Shaun K. Roache.</p><p>Al <em>Corriere della Sera</em> sono così incompetenti da ignorare del tutto la materia su cui pontificano? Il fervore pro-azionario del quotidiano di via Solferino si spiega altrimenti, cioè coi suoi <strong>padroni</strong>. Che sono: Mediobanca, Fiat, Pesenti, Della Valle, Pirelli, Ligresti, Merloni, Generali, Banca Intesa ecc. A tutti costoro fa gioco che i risparmiatori italiani comprino loro azioni (di minoranza).</p><p>La conferma viene dal <em><strong>Sole 24 Ore</strong></em>, controllato dai soci di Confidustria e quindi da soggetti ugualmente interessati a trovare tapini disposti a prendersi sul groppone le azioni di minoranza delle loro società. Qui gli esempi si sprecano. Il 27 luglio 2008 Marco Liera scrive a pagina 25 che<em> “le azioni storicamente sono uno dei migliori impieghi anti-inflazione” </em>e cita<em> “uno studio dell’investment bank Kleinwort Benson”</em>, che non è propriamente la fonte più autorevole in materia.</p><p>Su <strong><em>Plus 24</em> </strong>del 25 aprile 2009, a cura dello stesso campione del giornalismo economico, leggiamo in prima pagina riguardo alla <em>“quota da destinare alle azioni: si parte dal 10 fino a un massimo del 70%”</em>. Il 14 maggio 2011 a pagina 17 il gestore invitato, quella settimana, a farsi bello sulle pagine di <em>Plus 24 </em>consiglia a un artigiano circa il 55% in azioni, in maniera diretta o indiretta. E addirittura il 34% a una coppia con un profilo conservativo! Nell’ultimo caso il responsabile dell’inserto era cambiato. Ma ciò non ha nessuna importanza. Seguo il foglio della Confindustria dalla fine degli anni ’70 e ho visto alternarsi più direttori, senza che si notassero differenze, salvo forse nella grafica dei supplementi.</p><p><em><strong>Nota</strong>: per qualche approfondimento sugli investimenti azionari si veda la mia <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/azioni.htm" target="_blank">pagina web dell&#8217;Università di Torino</a></span></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/contro-l%e2%80%99inflazione-la-borsa-e-come-la-roulette/113080/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Pessimi consigli previdenziali da Radio 24</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/pessimi-consigli-previdenziali-da-radio-24/109918/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/pessimi-consigli-previdenziali-da-radio-24/109918/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 May 2011 10:05:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Covip]]></category> <category><![CDATA[Debora Rosciani]]></category> <category><![CDATA[fondi pensione]]></category> <category><![CDATA[il Salvadanaio]]></category> <category><![CDATA[Polizze vita]]></category> <category><![CDATA[previdenza integrativa]]></category> <category><![CDATA[Radio 24]]></category> <category><![CDATA[tfr]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=109918</guid> <description><![CDATA[Nessuna speranza per chi dà retta a Debora Rosciani, conduttrice del Salvadanaio su Radio 24. Passando dalle polizze vita ai fondi pensione, la musica non cambia, con una stonatura dopo l’altra, come vedremo subito. Con l’occasione fornirò alcuni chiarimenti richiestimi, rinviando però per maggiori approfondimenti alle mie pagine web dell’Università di Torino, dove insegno. Iniziamo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna speranza per chi dà retta a <strong>Debora Rosciani</strong>, conduttrice del<em> Salvadanaio</em> su Radio 24. Passando dalle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/05/il-favoloso-mondo-di-debora-rosciani-radio24/109135/" target="_blank">polizze vita</a></span> ai fondi pensione, la musica non cambia, con una stonatura dopo l’altra, come vedremo subito. Con l’occasione fornirò alcuni chiarimenti richiestimi, rinviando però per maggiori approfondimenti alle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/index.htm" target="_blank">mie pagine web dell’Università di Torino</a></span>, dove insegno.</p><p>Iniziamo col <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=fondi-pensione-bilancio-2010-titoli-stato-fusso" target="_blank">bilancio dei <strong>fondi pensione</strong></a></span> del 31 marzo 2011. È un bilancio striminzito. La conduttrice enuncia per il 2010 un 3,1% fondi chiusi rispetto al 2,6% del Tfr, ripetendo compiaciuta per ben due volte:<em> “Questi sono i dati”</em>. In realtà solo un paio di numeri in croce, poco significativi. Spiega infatti Fulvio Coltorti (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mbres.it/ita/mb_pubblicazioni/fondi.htm" target="_blank">ufficio studi di Mediobanca</a></span>) in un caso analogo, come <em>“la differenza in termini di tasso annuo non sembra ancora tale da giustificare il maggiore rischio”</em> dei fondi pensione.</p><p>È inoltre falso che<em> “anche chi fino a poco tempo fa non considerava l’idea di stipulare un fondo pensione, ora ci pensa su”</em>: i più fanno i salti di gioia per averla <strong>scampata bella</strong>. È pure falso che esista<em> “un buco comunicativo che ha tenuto lontano dai fondi pensione oltre un quarto dei lavoratori privati italiani”</em>: il <em>battage</em> promozionale è stato massiccio. Fortunatamente poco efficace. Gongola però Rosciani, annunciando un percorso <em>“molto incisivo, molto serio della Covip per avvicinare i lavoratori alla previdenza integrativa” </em>che <em>“nei prossimi mesì sarà il cavallo di battaglia di questa istituzione”</em>.</p><p>Al che mette le mani avanti il suo stesso presidente Antonio Finocchiaro, riconoscendo che <em>“non è proprio naturale che la <strong>Covip </strong>partecipi” </em>a iniziative promozionali, trattandosi di un organo di vigilanza. Pronta la conduttrice lo parafrasa, storpiandolo. Secondo lei voleva dire che non avrebbe consigliato singoli prodotti. In realtà Finocchiaro aveva detto tutt’altro! L’attività promozionale della Covip sconcerta anche perché si sovrappone alla funzione istituzionale della Mefop, società costituita dallo Stato proprio a tal fine. Pure su questo la Rosciani tace. Ma perché è così basso il livello del giornalismo confindustriale?</p><p>Se possibile, è addirittura peggiore la puntata del <em>Salvadanaio</em> del 29 aprile 2011 dal titolo terroristico <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=110422-salvadanaio.mp3" target="_blank">Evitare una pensione da fame</a></span></em></strong>. Per cominciare Rosciani insulta i risparmiatori accusandoli di <em>“carenza di cultura e di consapevolezza”</em>, per il solo fatto che non si lasciano incastrare nella previdenza integrativa, e continua con la solita filastrocca sulla <em>“necessità di costruirsi una pensione di scorta”</em>. I venditori di ciarpame previdenziale ringraziano.</p><p>Presenta poi un libro di Andrea Telara, che non viene certo voglia di comprare, avendo letto il suo articolo <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.axa-mps.it/UfficioStampa/rassegna/2010/Documents/Economy_15122010.pdf" target="_blank">Il risparmio non fa pensione</a></span></em> (?!) sul settimanale <em>Panorama </em><em>Economy</em> (22 dicembre 2010, pp. 72-74). Da cosa risulterebbe infatti la convenienza dei fondi pensione bilanciati? Da un confronto sbilenco del loro rendimento <em>negli ultimi 7 anni</em> (3,8%) con quello dei fondi comuni obbligazionari invece <em>negli ultimi 5 anni</em> (3%) e per le polizze vita addirittura col <em>minimo contrattuale per il futuro</em> (2,5%). Insomma, <strong>un’accozzaglia di dati disomogenei</strong>.</p><p>Interviene quindi nella trasmissione Sergio Corbello, presidente di un’associazione (Assoprevidenza) finanziata da fondi pensione e simili e dunque non proprio un soggetto neutro. Inizia col dire cose ragionevoli, salvo insultare pure lui gli italiani chiamando <em>“carenza culturale del Paese su questa materia” </em><strong>l’accortezza di stare alla larga </strong>dalla previdenza integrativa. Riguardo a essa ripete la solita lagnanza che <em>“i giovani sono la parte latitante”</em>, tacendo che per loro i vantaggi fiscali sono irrisori. Ma soprattutto fa propaganda sconfinata, e scontata visto il suo ruolo, per la previdenza integrativa.</p><p>Comunque, sia Telara, sia Corbello, sia Rosciani si guardano bene dall’informare gli ascoltatori di alcuni fatti incontrovertibili:</p><p>1. L’investimento migliore per la 	propria vecchiaia è il tanto vilipeso<strong> Tfr</strong>, grazie all’ottimo 	aggancio al costo della vita;<br /> 2. Risparmiare per la vecchiaia è 	opportuno, ma le soluzioni più sicure in termini reali sono<strong> titoli di stato (Btp-i)</strong> e<strong> buoni fruttiferi postali</strong> indicizzati all’inflazione.</p><p>Sono invece <strong>da evitare tutti i prodotti cosiddetti previdenziali </strong>(fondi pensione, polizze vita e Pip), sia per l’assenza di valide difese dall’inflazione, sia per salvarsi dagli sfasciacarrozze del risparmio gestito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/pessimi-consigli-previdenziali-da-radio-24/109918/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>52</slash:comments> </item> <item><title>Il favoloso mondo della Rosciani su Radio24</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/05/il-favoloso-mondo-di-debora-rosciani-radio24/109135/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/05/il-favoloso-mondo-di-debora-rosciani-radio24/109135/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 May 2011 08:19:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Debora Rosciani]]></category> <category><![CDATA[il Salvadanaio]]></category> <category><![CDATA[previdenza integrativa]]></category> <category><![CDATA[radio24]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=109135</guid> <description><![CDATA[Vari lettori m’hanno segnalato Il Salvadanaio di Radio24, emittente del Sole 24 Ore, come la peggiore trasmissione sulla previdenza. Fattami forza e ascoltatene alcune puntate, tutte curate da Debora Rosciani, condivido la loro indignazione. Esaminiamo per esempio quella del 7-4-2011 intitolata “Polizze vita”: ne esce un’immagine da favola della previdenza integrativa con un profluvio di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vari lettori m’hanno segnalato <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Salvadanaio" target="_blank">Il Salvadanaio</a></span></em> di Radio24, emittente del <em>Sole 24 Ore</em>, come la peggiore trasmissione sulla previdenza. Fattami forza e ascoltatene alcune puntate, tutte curate da Debora Rosciani, condivido la loro indignazione. Esaminiamo per esempio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=110407-salvadanaio.mp3" target="_blank">quella del 7-4-2011 intitolata “Polizze vita”</a></span>: ne esce un’immagine da favola della previdenza integrativa con un profluvio di espressioni e toni più consoni a uno <strong>spot pubblicitario</strong>. Gli aspetti negativi più gravi sono invece taciuti o addirittura negati. Viene criticato qualche prodotto emesso in passato, non quelli in vendita.</p><p>A sentire la giornalista, è una meraviglia: “un settore che ha mutato le sue caratteristiche passate per accontentare un numero crescente di risparmiatori”, “desiderio di protezione e di maggiore garanzia per il futuro”, “rendimenti non certo da buttare”, assicuratori che “sono molto seri” ecc. Si compiace per l’incremento delle vendite e non definisce venditore chi piazza le polizze, bensì “il vostro consulente”.</p><p>Una scheda definisce le polizze “uno strumento sicuro per garantirsi una pensione integrativa”. Affermazione falsa, vista <strong>l’assenza di garanzie contro l’inflazione</strong>, di cui non informano gli ascolatori né lei, né i due invitati: <strong>Maurizio Pellicano</strong>, direttore generale di Bnl Vita e <strong>Federica Pezzatti</strong>, redattrice del <em>Sole 24 Ore</em>. D’altronde era sua una pagina sul giornale della Confindustria (11-2-2001, p. 15) che elencava varie polizze quali soluzioni “sicure per garantirsi una rendita vitalizia dal 65° anno in poi, pari a due milioni al mese in lire attuali”, quando in realtà nessuna ne garantiva il potere d’acquisto.</p><p>L’uomo della Bnl afferma che nel passato “i prodotti hanno cercato veramente di poter garantire quanto meno la certezza del capitale investito” e la conduttrice si guarda bene dal ricordare le polizze appoggiate su <strong>obbligazioni di banche islandesi o di Lehman Brothers</strong> e neppure, <em>en passant</em>, <strong>l’assenza di un fondo di garanzia</strong> che c’è invece per i depositi bancari.</p><p>Pellicano decanta le polizze a vita intera e Rosciani si astiene da ogni critica a tale <strong>formula bislacca</strong>, quasi completamente priva di contenuto assicurativo, salvo nel nome rassicurante.</p><p>Esulta Pezzatti perché “tutti stanno facendo uno sforzo per rendere più comprensibili i prodotti” e “sulla trasparenza abbiamo fatto passi da giganti”. In realtà un passettino: sono noti alcuni costi, ma restano accuratamente segrete le operazioni di gestione delle polizze rivalutabili. Questi sono gli interventi di quella che secondo la sua collega Rosciani svolgerebbe il ruolo addirittura di “grillo parlante”.</p><p>È semmai vero che Pezzatti, oltre a fare la giornalista, fa anche la profetessa: “Le unit linked saranno il prodotto del futuro”. È peraltro la medesima che riguardo agli <em>hedge fund</em>, travolti poi dalla crisi finanziaria, scriveva: “la fiducia sembra ben riposta” e “il settore appare irrinunciabile” (<em>Sole 24 Ore</em>, 10-12-2007, inserto, p. 5).</p><p>Un ascoltatore lamenta oltre vent’anni di rendimenti pari a zero? Pronta Rosciani cerca di giustificarli col fatto che “magari 25 anni fa era ragionevole che ci si accontentasse di proteggere quanto si versava” senza badare al rendimento. Un’enorme castroneria, tanto che lo stesso dirigente della Bnl solleva riserve: nel 1986 i Bot veleggiavano sopra il 13%.</p><p>Tutta la trasmissione si dipana in un clima di perfetta sintonia fra le due giornaliste confindustriali e l’assicuratore. Se Rosciani accusa “i clienti che non spiegano bene quello che vogliono”, lui rincara la dose citando “i clienti molto avidi”. Ma c’è accordo in particolare su un punto: “nei primi anni spesso ci si trova su prodotti assicurativi che possono essere riscattati” anche se con una penalità (Pezzatti) e “i prodotti di oggi prevedono l’uscita in qualunque momento, anche sei mesi dopo la sottoscrizione” (Pellicano). Ebbene, tutto falso: si è incastrati per dodici mesi con polizze diffusissime quali:</p><ul><li><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.unicreditbanca.it/it/privati/investimenti/polizze/?idc=12875" target="_blank">UniGarantito Special di Unicredit</a></span></li><li><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.intesasanpaolovita.it/Home/Prodotti/Base-Sicura.aspx" target="_blank">Base Sicura di Intesa-Sanpaolo</a></span></li><li><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.postevita.it/Prodotti/PosteVita/in_collocamento/ramo_I/postafuturo_certo2011/postafuturocerto2011.shtml" target="_blank">Postafuturo Certo delle Poste</a></span></li></ul><p>Un poveraccio che sottoscrive una di quelle polizze, è sicuro che per un anno non disporrà più dei suoi soldi. Ecco una garanzia offerta dalle polizze vita: <strong>la sicurezza di rimanere intrappolati</strong>.</p><p>Perché Federica Pezzatti e Maurizio Pellicano dicono il contrario e Debora Rosciani non li smentisce? Sono così ignoranti da non conoscere la materia su cui pretendono di pontificare? Se qualche lettore ha un’altra risposta, è pregato di riportarla nei commenti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/05/il-favoloso-mondo-di-debora-rosciani-radio24/109135/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>24</slash:comments> </item> <item><title>Altroconsumo consiglia male anche sul Tfr</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/08/malconsigliati-da-altroconsumo-anche-sul-tfr/103098/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/08/malconsigliati-da-altroconsumo-anche-sul-tfr/103098/#comments</comments> <pubDate>Fri, 08 Apr 2011 12:45:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Altroconsumo]]></category> <category><![CDATA[fondi pensione]]></category> <category><![CDATA[il Mondo]]></category> <category><![CDATA[previdenza integrativa]]></category> <category><![CDATA[Soldi & Diritti]]></category> <category><![CDATA[tfr]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103098</guid> <description><![CDATA[Addirittura il Mondo (1 aprile 2011, pag. 42-43) riconosce i pregi del trattamento di fine rapporto, nell’articolo Il Tfr allunga la vita di Leo Campagna. Non demorde invece la ditta Altroconsumo, tornata alla carica a favore della previdenza integrativa. Recentemente Soldi &#38; Diritti (n. 117, marzo 2011, pagg. 34-36) ha pubblicato un articolo sui fondi pensione e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Addirittura<em> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefsettimanali/View.aspx?ID=2011040118238451-1" target="_blank">il Mondo</a></span></em> (1 aprile 2011, pag. 42-43<em>) </em>riconosce i pregi del<strong> trattamento di fine rapporto</strong>, nell’articolo<em> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefsettimanali/View.aspx?ID=2011040118238451-1" target="_blank">Il Tfr allunga la vita</a></span></em> di Leo Campagna. Non demorde invece la ditta <strong>Altroconsumo</strong>, tornata alla carica a favore della previdenza integrativa. Recentemente<em> Soldi &amp; Diritti</em> (n. 117, marzo 2011, pagg. 34-36) ha pubblicato un articolo sui <strong>fondi pensione</strong> e già dal titolo è chiaro dove vada a parare: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.epap.it/Rassegna_Stampa/rassegna%20stampa%208%20marzo%202011.pdf" target="_blank"><em>Per un futuro migliore. Questi fondi sono importanti per aumentare la pensione</em></a></span> ecc. Incomincia col dolersi perché “solo un lavoratore privato su cinque ha deciso di sottoscrivere un fondo pensione”, anziché rallegrarsi per i quattro che non si sono lasciati intrappolare. Seguono affermazioni apodittiche e infondate del tipo “Conviene solo coi fondi pensione”, quando invece unicamente il Tfr offre sicurezze nei confronti dell’inflazione, e continua così per tre pagine.</p><p>Ma il colmo è una tabella dove dà consigli e attribuisce voti in tema di fondi pensione aperti. Una presunzione e una faccia tosta imbattibili, visti i consigli pubblicati da<em> Il Salvapensione</em> (supplemento n. 3 di Altroconsumo n. 204, maggio 2007). Una pessima quida per chi doveva scegliere la destinazione del Tfr futuro, che già nel 2007 si poteva smontare parola per parola. Non è però questa la sede per farlo. Lo è invece per provare pena per quei poveracci che hanno ingenuamente scelto i<strong> fondi coi voti più alti</strong> della tabella <em>“I fondi aperti che consigliamo: i migliori acquisti di Altroconsumo”</em>, costruita con criteri rozzi e inaffidabili. Ecco comunque cos’hanno combinato quei fondi nei quattro anni seguenti il 31 gennaio 2007, data di riferimento della tabella.</p><div style="text-align: center;"><iframe width='500' height='300' frameborder='0' src='https://spreadsheets.google.com/pub?hl=en&#038;hl=en&#038;key=0AqCXdlj4ut5MdDlqSlFyWF9rZGNfZ2dSWWNJUWJFSEE&#038;output=html&#038;widget=true'></iframe></div><p>Sempre molto meno che col Tfr e in tre casi una<strong> perdita secca</strong>. Insomma, anche per la previdenza integrativa, come in vari altri frangenti (Argentina ecc.), la cosa migliore è fare l’esatto contrario dei consigli della ditta Altroconsumo. Sull’argomento si può segnalare però anche qualcosa in positivo. In particolare due contributi, molto diversi per genere letterario, stile, attualità ecc., ma entrambi meritevoli di ascolto o, rispettivamente, lettura.</p><p>Uno è un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=GeaXRwc8KTk" target="_blank">video realizzato da un aderente a Fonchim</a></span> che con esso e un paio d’altri ha voluto denunciare risultati disastrosi del fondo sindacalpadronale dei lavoratori chimici e il comportamento dell’organo di vigilanza, cioè della solita <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/23/organo-di-vigilanza-o-di-propaganda-2/29006/" target="_blank">Covip</a></span>. È interessante anche come indicatore di un malcontento degli intrappolati nei fondi, che il giornalismo economico tiene <strong>regolarmente nascosto</strong>.</p><p>Poi c’è la tesi con cui Livio Nervo ha conseguito la laurea specialistica alla facoltà di economia dell’università di Torino il 31 marzo 2011, per la cronaca con 110 e lode. La relatrice era Giovanna Nicodano e io il correlatore. Intitolata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/index.htm#" target="_blank"><em>La destinazione del Tfr: un modello di simulazione</em>, </a></span>è liberamente scaricabile dal mio sito <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.beppescienza.it/" target="_blank">www.beppescienza.it</a></span>. Essa spiega perché<strong> i giovani fanno bene a rifiutare la previdenza integrativa</strong>. Infatti, cito dalle conclusioni, <em>“benefici presenti nel breve termine diminuiscono o scompaiono su orizzonti temporali estesi. È quello che succede per i vantaggi fiscali o per il contributo del datore di lavoro”</em>. A buon intenditor, poche parole.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/08/malconsigliati-da-altroconsumo-anche-sul-tfr/103098/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>59</slash:comments> </item> <item><title>Il Tfr non va in pensione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/il-tfr-non-va-in-pensione/90154/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/il-tfr-non-va-in-pensione/90154/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Feb 2011 08:07:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[pensione]]></category> <category><![CDATA[previdenza complementare]]></category> <category><![CDATA[tfr]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90154</guid> <description><![CDATA[La riforma del Trattamento di fine rapporto (Tfr), entrata in vigore a inizio 2007, mirava a un suo progressivo abbandono a favore della previdenza integrativa. Perché il disegno è fallito, malgrado i ripetuti e concordi inviti di governo e opposizione, sindacati e Confindustria, organi d’informazione ed economisti? Perché l’80% degli occupati, secondo una recente pubblicazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>La riforma del Trattamento di fine rapporto (Tfr), entrata in vigore a inizio 2007, mirava a un suo progressivo abbandono a favore della previdenza integrativa.</p><p><strong>Perché il disegno è fallito</strong>, malgrado i ripetuti e concordi inviti di governo e opposizione, sindacati e Confindustria, organi d’informazione ed economisti? Perché l’80% degli occupati, secondo una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_77" target="_blank">recente pubblicazione della Banca d’Italia</a></span>, rifiuta fondi pensione, polizze previdenziali e simili? La colpa (o il merito) è solo degli inviti di Cobas, Cub e Beppe Grillo?</p><p>Per cercare di fornire risposte a tali domande la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fondazionecrt.it" target="_blank">Fondazione Cassa di Risparmio di Torino</a></span> (CRT)  ha organizzato il 19 gennaio 2011 la tavola rotonda <strong>“Il Tfr non va in pensione”</strong>, da me curata, con la partecipazione di Giuseppe Altamore (Famiglia Cristiana), Aldo Barba (Università di Napoli), Andrea Brero (Università di Torino), Alide Lupo (avvocato) e Felice Roberto Pizzuti (Università La Sapienza di Roma).</p><p>Alcuni m’hanno chiesto il testo del mio intervento introduttivo: eccolo.</p><p><strong> </strong></p><p><strong>A  conti fatti… meglio il TFR </strong></p><p>Da matematico ho voluto rifare qualche conto sul TFR e sulla previdenza integrativa, conscio di ricordare quegli antipatici professori che riempiono di segni blu i compiti degli allievi. Fatto sta che i pretesi vantaggi di fondi pensione risultano ribaltati a favore del TFR.</p><p><strong><em> </em></strong></p><p><em>Valutazioni ex ante</em></p><p><strong><em> </em></strong></p><p><strong>1. </strong><strong>Il TFR: un baluardo contro l’inflazione</strong></p><p>Viene ripetutamente affermato che il TFR protegge dall’inflazione, solo finché essa non supera il 6% annuo.</p><p>In realtà il suo meccanismo tutela in pieno la somma netta accantonata dall’erosione del potere d’acquisto anche con un’inflazione molto più alta, per es. del 9% per dieci anni consecutivi.</p><p><strong>2. </strong><strong>Vantaggi fiscali minimi</strong></p><p>Insistentemente viene sottolineato la forte convenienza fiscale di fondi pensione e affini.</p><p>In realtà per un lavoratore giovane, soprattutto con redditi bassi, tale vantaggio è modestissimo. Restando 40 anni dentro la previdenza integrativa, esso è nell’ordine di un modesto 0,50% annuo e quindi inferiore già solo ai costi espliciti.</p><p>3.  <strong>Il contributo datoriale non è un toccasana</strong></p><p>Viene ripetuto che il contributo del datore di lavoro fa sì che il trasferimento del TFR ai fondi pensione sia comunque conveniente.</p><p>Non è vero: con un minus annuo medio già solo del 2,5% rispetto al TFR accade il contrario: il lavoratore rimasto col TFR dopo 20 anni ha un capitale superiore malgrado il contributo datoriale; e negli anni ’60 e ’70 il minus fu nell’ordine del 6% annuo.</p><p><em>Valutazioni ex post</em></p><p><strong>4. </strong><strong>Confronto ingannevole della Covip</strong></p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/23/organo-di-vigilanza-o-di-propaganda-2/29006/" target="_blank">L’organo di vigilanza Covip</a></span> si affrettò a pubblicare una simulazione da cui risulterebbe il vantaggio della previdenza integrativa dal 1982, data di partenza del TFR, a fine 2004.</p><p>Per ignoranza (o in mala fede) la Covip ha però dimenticato (o nascosto) che di sicuro non si sarebbe ripetuto l’andamento finanziario osservato. Le <em>performance</em> del reddito fisso dal 1982 al 2004 furono frutto di un crollo dei tassi nominali, passati in particolare per i Btp dal 20,9% al 3,4%. Per chi entra ora nei fondi pensione è impossibile che ciò si ripeta: i tassi nominali non possono andare sotto zero e tanto meno scendere di 17,5 punti.</p><p><strong> </strong></p><p><strong>5. </strong><strong>Brutti precedenti… tenuti nascosti</strong></p><p><strong> </strong></p><p>Il <em>Corriere della Sera</em> ripete in continuazione e ossessivamente che <em>“i fondi pensione sul lungo periodo ce l’hanno fatta anche nello scenario più nero”</em> rispetto al TFR. A tal fine riporta confronti targati Progetica, per es. in un articolo di Roberto E. Bagnoli e Massimo Fracaro (“Il TFR perde la sfida con la macchina del tempo”, <em>CorrierEconomia</em>, 9-2-2009, p. 20-21), dove verrebbe appunto esaminato <em>“il peggior periodo”</em>.</p><p>In realtà sceglie sempre intervalli temporali che fanno comodo all’industria della previdenza integrativa. I vent’anni da fine 1962 a fine 1982 evidenziano invece le  falsità contenute nell’articolo: all’andamento dei mercati finanziari di quel periodo corrisponde una perdita reale del 73% per un fondo pensione in titoli di Stato e dell’81%, se in azioni italiane, contro un calo col TFR solo del 18%. Proprio <em>“nello scenario più nero”</em> il TFR si conferma come un gioiellino di sicurezza.</p><p><strong> </strong></p><p>Per approfondimenti si vedano le <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/index.htm" target="_blank">mie pagine web</a></span> al Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/04/il-tfr-non-va-in-pensione/90154/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>83</slash:comments> </item> <item><title>Un nome, una garanzia… di bufale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/28/un-nome-una-garanzia%e2%80%a6-di-bufale/74074/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/28/un-nome-una-garanzia%e2%80%a6-di-bufale/74074/#comments</comments> <pubDate>Thu, 28 Oct 2010 11:41:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[enel green power]]></category> <category><![CDATA[il Mondo]]></category> <category><![CDATA[Lehman Brothers]]></category> <category><![CDATA[Leo Campagna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=74074</guid> <description><![CDATA[Volevo limitarmi agli strafalcioni di Leo Campagna, la prima firma del settimanale il Mondo per il risparmio e la previdenza. Però l’attualità impone un’appendice sulla sparata del suo direttore a favore delle azioni Enel Green Power. Ma procediamo con ordine. Il nostro era attivissimo già un quarto di secolo fa (il Mondo, 28-7-1986, pag. 76),...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Volevo limitarmi agli strafalcioni di <strong>Leo Campagna</strong>, la prima firma del settimanale <em>il Mondo</em> per il risparmio e la previdenza. Però l’attualità impone un’appendice sulla sparata del suo direttore a favore delle azioni <strong>Enel Green Power</strong>.</p><p>Ma procediamo con ordine. Il nostro era attivissimo già un quarto di secolo fa (<em>il Mondo</em>, 28-7-1986, pag. 76), consigliando una formula matematica truffaldina per quella trappola che sono i piani di accumulo di capitale (pac) in fondi comuni. Formula che tarocca i rendimenti, facendoli apparire maggiori di quelli veri.</p><p>Per decenni procede poi con servizi che regolarmente spingono il lettore nelle braccia degli sfasciacarrozze del risparmio gestito. Riportano numerosi esempi sia “<strong>Il risparmio tradito</strong>” sia il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.beppescienza.it" target="_blank">mio sito</a></span></strong>, da cui è liberamente scaricabile addirittura una tesi di laurea sul cattivo giornalismo del <em>Mondo</em> e di <em>Milano Finanza</em> (autore Giacomo Barzaghi, relatore Raffaele Fiengo, sindacalista del <em>Corriere della Sera</em>), dove Campagna è più volte citato.</p><p>Nel 2008, in piena crisi finanziaria, pubblica imperterrito un grafico svettante della società <strong>Anima</strong> a <strong>esaltazione dei fondi comuni</strong>. Grafico che si ferma al 2006, nascondendo così al lettore i crolli per i mutui subprime (2007) e per la <strong>Lehman Brothers</strong> (<em>il Mondo</em>, 21-11-2008, pag. 48).</p><p>Nel 2009 afferma che coi pac <em>“aumentano le potenzialità di guadagno nel medio lungo termine”</em> (<em>il Mondo</em>, 23-1-2009, pag. 42), cosa del tutto falsa.</p><p>Veniamo però al suo ultimo exploit, particolarmente insidioso per un lettore non scafato. Leo Campagna titola trionfante “I fondi battono gli Etf e i Btp” (<em>il Mondo</em>, 24-9-2010, pag. 36-37). Cosa l’autorizzerebbe a tale affermazione, ovviamente falsa? Il confronto dei fondi comuni obbligazionari coi Btp quinquennali dall’emissione a fine agosto 2005 sino al rimborso. Peccato che il confronto giusto sia semmai quello con tutti i Btp, il cui indice lordo passa nei cinque anni da 418,22 a 504,16 punti pari al 3,3% netto annuo. È quindi una bufala il titolo e l’intero articolo: dei 34 fondi elencati ben 32 sono battuti dai Btp. Siamo alle solite, bilance guaste a danno dei risparmiatori.</p><p>Passa un mese e <em>il Mondo</em> ne scodella un’altra, per la quale si scomoda addirittura il suo direttore. Riguarda il collocamento delle azioni Enel Green Power, su cui <em>il Fatto Quotidiano</em> ha ampiamente riferito. Enrico Romagna-Manoja titolo il suo editoriale “Ritorno in Borsa con bond-appeal” e, insieme ad altre frasi entusiastiche, sostiene che l’offerta è tale <em>“da far assomigliare l’investimento più alla sottoscrizione di un bond che non a una scommessa azionaria”</em> (22-10-2010, pag. 9).</p><p>Un’affermazione tanto sicuramente gradita all’Enel, quanto indiscutibilmente falsa. Le Enel Green Power non hanno nulla di un’obbligazione. Né interessi o altro fissati dal regolamento, caratteristica imprescindibile per i titoli a reddito fisso. Né una garanzia di rimborso del valore nominale. Anzi, potrebbero benissimo scendere del 50%, com’è già capitato a un analogo titolo spagnolo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/28/un-nome-una-garanzia%e2%80%a6-di-bufale/74074/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>11</slash:comments> </item> <item><title>Il sesto senso dei giornalisti economici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/01/il-sesto-senso-dei-giornalisti-economici/66658/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/01/il-sesto-senso-dei-giornalisti-economici/66658/#comments</comments> <pubDate>Fri, 01 Oct 2010 11:16:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[24ore]]></category> <category><![CDATA[beppe]]></category> <category><![CDATA[econiomia]]></category> <category><![CDATA[fondi]]></category> <category><![CDATA[giornalisti]]></category> <category><![CDATA[investimento]]></category> <category><![CDATA[previdenza]]></category> <category><![CDATA[risparmio]]></category> <category><![CDATA[Scienza]]></category> <category><![CDATA[sole]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=66658</guid> <description><![CDATA[Passando in rassegna la stampa economica, inizialmente credevo che gli svarioni fossero più o meno casuali. Riflettendo meglio, prende corpo invece un’altra spiegazione. Sembra cioè che i giornalisti economici italiani, o almeno quelli delle principali testate, siano dotati di un sesto senso che gli permette di percepire in anticipo la presenza di malversazioni, ruberie, illeciti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Passando in rassegna la stampa economica, inizialmente credevo che gli svarioni fossero più o meno casuali. Riflettendo meglio, prende corpo invece un’altra spiegazione.</p><p>Sembra cioè che i giornalisti economici italiani, o almeno quelli delle principali testate, siano dotati di un sesto senso che gli permette di percepire in anticipo la presenza di malversazioni, ruberie, illeciti ecc. Peccato che tale sesto senso s’accompagni a uno strano riflesso condizionato. Come reagiscono infatti in tali casi? Si profondono in elogi, encomi e apprezzamenti infondati. Vediamo un paio, fra i tanti esempi archiviati, a sostegno di tale tesi.<strong> </strong></p><p><strong>Il Grinzane Cavour sul </strong><em><strong>Sole 24 Ore Nord-Ovest</strong></em><strong> del 3-9-2008, pag. 17</strong></p><p>Pochi mesi prima che arrivassero al disonore delle cronache i pasticci di Giuliano Soria col Premio Grinzane Cavour, Laura Calcagno firma un articolo che difficilmente avrebbe potuto essere più elogiativo.</p><p>Presenta Soria come promotore di talenti letterari e anticipatore di otto Nobel (?!?). Riporta, senza battere ciglio, che <em>“non bastano i conti in regola, ma serve un’impostazione rigorosa”</em>. Annuncia il Premio Economia 2009 <em>“dedicato a giovani economisti che mettono le loro idee al servizio del sociale”</em> nonché le iniziative per il centenario di Pavese, sempre ad opera di Soria. Gli dà poi l’ultima parola per un’affermazione che è un insulto per il povero scrittore di Santo Stefano Belbo: <em>“Pavese è stato il mio nume tutelare”</em>.</p><p>Per fortuna nessuno di tali progetti vide la luce, grazie agli interventi della magistratura, e così lo sperpero di soldi finì (o prese altre vie).</p><p><strong>Banca Italease sul </strong><em><strong>Mondo</strong></em><strong> del 17-11-2006, pag. 22</strong></p><p>Riguardo alla performance di Massimo Faenza e della sua banca Italease, Enrico Cisnetto s’accorge che “<em>tutti si chiedono che cosa ci sia dietro gli ottimi risultati dell’istituto di credito specializzato nel leasing</em>” e subito spazza via ogni perplessità. Titola la sua rubrica “<em>Il caso Italease non nasconde segreti</em>” e la conclude scrivendo: “<em>Ma perché ci si ostina sempre a fare della dietrologia, davanti a quello che è un palese caso di ottima gestione?</em>”. Correda la rubrica una foto agiografica di Faenza sullo sfondo di un giardino principesco con aiuole perfettamente curate.</p><p>In effetti il seguito fu il costoso salvataggio di Italease, il crollo delle sue azioni, l’arresto e il processo a Faenza. Un notevole fiuto giornalistico su Italease è dimostrato però anche da Alberto Nosari e Fabio Pavesi del <em>Sole 24 Ore</em>. <a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Libero-Mercato-2007-10-19.pdf " target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Vedi mio articolo su <em>Libero Mercato</em></span></a>.<strong> </strong></p><p><strong>Fondi comuni e previdenza integrativa</strong></p><p>Il discorso va esteso alla nascita dei <a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/articoli_risp.htm" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><em>fondi comuni italiani</em></span></a> e alla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/articoli_prev.htm" target="_blank"><em>previdenza integrativa</em></a></span> con la riforma-trappola del TFR.</p><p>Anche qui il sesto senso non ha tradito i giornalisti economici, in particolare quelli del <em>Mondo</em> e del <em>Sole 24 Ore</em>. Intuendo che sarebbero stati disastrosi per i risparmiatori italiani, hanno reagito con la prontezza del proverbiale cane di Pavlov, consigliandoli subito e insistentemente ai loro sventurati lettori.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/01/il-sesto-senso-dei-giornalisti-economici/66658/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> <item><title>Corsera e Sole 24 Ore contro i risparmiatori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/corsera-e-sole-24-ore-alleati-contro-i-risparmiatori/60895/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/corsera-e-sole-24-ore-alleati-contro-i-risparmiatori/60895/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Sep 2010 12:45:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[pensioni]]></category> <category><![CDATA[sole 24 ore]]></category> <category><![CDATA[tfr]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=60895</guid> <description><![CDATA[Anche quest’anno non c’è stata pausa estiva per il giornalismo impegnato. Purtroppo neppure per quello impegnato nel dare man forte all’industria parassitaria della previdenza integrativa. I campioni di tale specialità, Corriere della Sera e Sole 24 Ore, sono ricorsi a una manovra a tenaglia con due articoli con addirittura quasi lo stesso titolo. Parte il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest’anno non c’è stata pausa estiva per il giornalismo impegnato. Purtroppo neppure per quello impegnato nel dare man forte all’industria parassitaria della <strong>previdenza integrativa</strong>.</p><p>I campioni di tale specialità, <em>Corriere della Sera</em> e <em>Sole 24 Ore</em>, sono ricorsi a una manovra a tenaglia con due articoli con addirittura quasi lo stesso titolo. Parte il 5 luglio <strong>Roberto Bagnoli</strong> con <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href=" http://www.corriere.it/economia/10_luglio_05/bagnoli_sei_mosse_previdenza_9719df3c-87f7-11df-adfd-00144f02aabe.shtml" target="_blank">“Le sei mosse per garantirsi il futuro”</a></span></strong> e conclude il 22 agosto <strong>Marco Liera</strong> con “Le sei mosse per la pensione” (non linkato perché a pagamento; meglio non buttar via soldi per l&#8217;ennesima filastrocca a sostegno dei fondi pensione).</p><p>Meriterebbe <strong>smontarli</strong> passo passo, cosa che penso di fare in un mio prossimo libro. Qui mi limiterò a un paio di osservazioni per articolo, rinviando per approfondimenti a una pagina web presso l’<strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/articoli_prev.htm" target="_blank">Università di Torino</a>.</span></strong></p><p><em>CorrierEconomia</em>, 5-7-2010, pagg. 1 e 14-15</p><p>Il rischio di ottenere meno che col Tfr viene tenuto accuratamente nascosto. Infatti per il futuro sono sviluppati solo scenari favorevoli alla previdenza integrativa; per il passato viene accuratamente ignorato il disastroso ventennio 1963-1982 con la <strong>Borsa</strong> italiana che perse l’81% e i titoli di stato il 73% in termini reali.</p><p>È poi decisamente <strong>falsa</strong> la tabella dei risparmi fiscali, perché le somme ora non tassate lo saranno in futuro, anche se (forse) a un’aliquota più bassa.</p><p><em>Sole 24 Ore</em>, 22-8-2010, pag. 21</p><p>Già la prima delle sei “mosse per costruire il benessere di domani” è <strong>capziosa</strong>. Liera consiglia di <em>“coinvolgere nell’accumulazione previdenziale altre forme di finanziamento, come il Tfr”</em>, facendo credere che tenuto in azienda non abbia una funzione previdenziale. Che invece svolge in modo egregio, essendo molto meno rischioso che intrappolato in un fondo pensione.</p><p><strong>Spudorata</strong> la quarta mossa: <em>“Non investite i risparmi previdenziali in attività troppo a breve termine e liquide che rischiano di non proteggervi dall&#8217;inflazione”</em>. Ma se proprio questo è il pericolo con fondi pensione, p.i.p. e polizze vita, mentre il TFR offre una validissima difesa al riguardo! Due cose che il quotidiano della <strong>Confindustria</strong> tiene regolarmente nascoste.</p><p>Però il colmo è consigliare (seconda mossa) di mettere soldi in fondi pensione o simili anche a chi vive del reddito di un patrimonio immobiliare, che è l’ultima persona che ha motivi per costituirsi una rendita vitalizia, avendone già una.</p><p><em>Propongo quindi i due articoli quale materiale didattico per le scuole di giornalismo, al fine d’insegnare anche alle giovani leve le tecniche elementari per <strong>fare fessi i lettori</strong>.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/15/corsera-e-sole-24-ore-alleati-contro-i-risparmiatori/60895/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>38</slash:comments> </item> <item><title>La bilancia guasta a danno dei risparmiatori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/27/la-bilancia-guasta-a-danno-dei-risparmiatori/53834/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/27/la-bilancia-guasta-a-danno-dei-risparmiatori/53834/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Aug 2010 15:50:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[mondo]]></category> <category><![CDATA[risparmio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=53834</guid> <description><![CDATA[Tiro giù la bilancia della loro giustizia e ne mostro i pesi truccati. Die Waage Ihrer Gerechtigkeit Nehme ich herab und zeige Die falschen Gewichte. Bertolt Brecht, dalla poesia “Verjagt mit gutem Grund” Cosa pensereste, scoprendo nei reparti alimentari di diversi supermercati (Auchan, Carrefour ecc.) molte bilance guaste, che però pesano sempre a danno del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Tiro giù la bilancia della loro giustizia e ne mostro i pesi truccati.<em></em></p><p><em>Die Waage Ihrer Gerechtigkeit</em><em><br /> </em><em>Nehme ich herab und zeige<br /> Die falschen Gewichte.<br /> </em>Bertolt Brecht, dalla poesia “Verjagt mit gutem Grund”</p><p>Cosa pensereste, scoprendo nei reparti alimentari di diversi supermercati (Auchan, Carrefour ecc.) molte bilance guaste, che però pesano sempre a danno del cliente?</p><p style="text-align: left;">Ebbene, qualcosa di analogo capita da decenni col giornalismo economico italiano (<em>Sole 24 Ore</em>, <em>il Mondo</em>, <em>Milano Finanza</em>, <em>Corriere della Sera</em> ecc.). Troppi sono i confronti sbilenchi, i dati sbagliati, i titoli ingannevoli ecc. Troppi e soprattutto regolarmente a favore delle banche, del risparmio gestito, della previdenza integrativa ecc. Insomma, errori ripetuti, ma sempre a svantaggio dei risparmiatori.</p><p style="text-align: left;">Coi miei libri ho denunciato centinaia di casi, scelti fra le migliaia di esempi archiviati. Ma la situazione non è migliorata. Si veda infatti il servizio di copertina del <em>Mondo</em> del 20-8-2010 dedicato ai risparmi degli italiani: “Il tesoretto” di Leo Campagna e Daniela Stigliano. A pag. 11 spicca il titolo di un <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/il-Mondo-2010-08-20.jpg" target="_blank">grafico</a></strong></span> che suona come un consiglio per gli acquisti: “Meglio i fondi comuni”:</p><p style="text-align: left;">Ebbene il consiglio, oltre che deleterio in sé, è in piena contraddizione col grafico stesso. Osservando con attenzione le due linee, una verdastra e l’altra giallo-verde, si scopre il contrario: “Peggio i fondi comuni”.</p><p style="text-align: left;">Del tutto fantasiosa poi la conclusione dell’articolo, secondo cui “l’indice dei fondi comuni si è comportato meglio rispetto al giardinetto finanziario degli italiani dal 2005 a oggi”. Manca ogni dato a suffragio di tale affermazione, smentita da ogni ricerca seria (per es. quella di Mediobanca) e degna di un prospetto pubblicitario. Ma perché i giornalisti economici italiani sono così ciecamente innamorati del risparmio gestito?</p><p style="text-align: left;">Non è meglio il numero di <em>Economy</em> della stessa settimana (25-8-2010) con l’intera pagina 68 dedicata a un<a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Economy-2010-08-25.jpg" target="_blank"><strong><span style="text-decoration: underline;"> grafico strampalato</span></strong></a>, in forza del quale Ginevra Ghiglione proclama entusiasta: “Borsa batte obbligazioni 208 a 107”.</p><p style="text-align: left;">Ma bella forza, è stata scelta l’azione italiana salita più (Marcolin), quasi invisibile nella frana di una Borsa scesa mediamente del 17,9%. Tanto valeva prendere a riferimento un biglietto fortunato e scrivere “Gratta &amp; Vinci batte la Borsa 50.000 a 208”, ignorando la stragrande maggioranza di quelli perdenti.</p><p>Fuorviante è comunque già il titolo stesso del grafico “L’azienda Italia rende di più in Borsa”, a fronte di un andamento pesantemente negativo. La diagnosi è quindi semplice: l’autrice è affetta dalla stessa cieca infatuazione filo-azionaria dei suoi colleghi del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/29/fervori-azionari-e-ridicolaggini-del-corsera/45368/" target="_blank"><strong><span style="text-decoration: underline;"><em>Corriere della Sera</em></span></strong></a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/27/la-bilancia-guasta-a-danno-dei-risparmiatori/53834/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>Robin Hood al contrario</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/12/robin-hood-al-contrario/49848/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/12/robin-hood-al-contrario/49848/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Aug 2010 10:19:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Affitti]]></category> <category><![CDATA[banchem]]></category> <category><![CDATA[dividenti]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=49848</guid> <description><![CDATA[L’Italia non è la Germania, con la maggioranza dei cittadini contraria a una riduzione delle tasse per il timore di uno smantellamento dello stato sociale. Non stupisce quindi che la decisione di ridurre le imposte sugli affitti, tramite la c.d. cedolare secca al 20%, abbia riscosso apprezzamenti generalizzati. Fra i tanti commenti plaudenti spicca però...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia non è la Germania, con la maggioranza dei cittadini contraria a una riduzione delle tasse per il timore di uno smantellamento dello stato sociale. Non stupisce quindi che la decisione di ridurre le imposte sugli affitti, tramite la c.d. cedolare secca al 20%, abbia riscosso apprezzamenti generalizzati. Fra i tanti commenti plaudenti spicca però quello di <em>Milano Finanza-Mercati Finanziari (MF)</em>, testata che ormai è diventata l’organo di stampa ufficiale del governo.</p><p>L’articolo “Inquilini e proprietari riuniti dalla cedolare” di Gabriele Frontoni (6-8-2010, pag. 6) cita in chiusura un confronto secondo cui l’Italia è lo stato europeo che tassa meno i redditi da locazione. Correttamente bisognerebbe dire solo che potrebbe diventarlo, perché il testo approvato dal governo deve ancora passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni e del Parlamento, con possibilità di modifiche.</p><p>Però il punto è un altro. È che l’articolo conclude inneggiando a questo che sarebbe “un primato di convenienza che [...] potrebbe essere seguito da altri con beneficio per l’intero Paese e <strong>senza gravare sulle spalle dello Stato</strong>”.</p><p>Ma questa è una falsità bell’e buone. Sorvolando sui pretesi (e inesistenti) benefici per l’intero Paese, una minore tassazione equivale tautologicamente a inferiori entrate per il fisco e dunque a <strong>un gravame per lo Stato</strong>.</p><p>Per completezza aggiungiamo che è una favola che aliquote più basse riducano l’evasione fiscale, essendo la sua aliquota pari a zero.</p><p>In realtà con la cedolare secca sugli affitti si chiude un cerchio. Con essa l’attuale governo vuole ridurre fortemente le tasse sugli investimenti immobiliari per i redditi alti. Nel 2003 un altro governo Berlusconi aveva fatto di peggio, aumentandole sugli investimenti azionari per i redditi medio-bassi. Aveva eliminato il credito d’imposta sui dividendi, imponendo anche lì una cedolare secca. Che però significava (e tuttora significa) un danno nell’ordine del 20-25% per i piccoli azionisti (<span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Radio-Capital-2003-11-19.htm" target="_blank">vedi la tabella</a></strong></span>).</p><p>Alla faccia dei ripetuti inviti all’impiego del risparmio nei settori produttivi!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/12/robin-hood-al-contrario/49848/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>51</slash:comments> </item> <item><title>Ma davvero il Papa consiglia le azioni BP?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/04/ma-davvero-il-papa-consiglia-le-azioni-bp/47526/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/04/ma-davvero-il-papa-consiglia-le-azioni-bp/47526/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Aug 2010 11:47:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Bp]]></category> <category><![CDATA[Papa Ratzinger]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=47526</guid> <description><![CDATA[Il vero giornalista economico italiano ripete qualunque panzana gli raccontino i venditori di prodotti finanziari o previdenziali. Persino quella che il Papa, ignaro o incurante del disastro del Golfo del Messico, consiglierebbe le azioni della British Petroleum (BP) in quanto “impresa che opera responsabilmente dal punto di vista ambientale”. Si veda l’articolo “Le buonissime azioni”...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il vero giornalista economico italiano ripete qualunque panzana gli raccontino i venditori di prodotti finanziari o previdenziali. Persino quella che il Papa, ignaro o incurante del disastro del Golfo del Messico, consiglierebbe le azioni della British Petroleum (BP) in quanto “impresa che opera responsabilmente dal punto di vista ambientale”.</p><p>Si veda l’articolo “Le buonissime azioni” di Sandra Riccio sul settimanale della Mondadori <em>Economy</em> (19-5-2010, pagg. 88-89) che riferisce di un nuovo indice di Borsa della società Stoxx (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stoxx.com/" target="_blank">http://www.stoxx.com/</a></span>). Cioè dello Stoxx Europe Christian Index che selezionerebbe le azioni che “seguono i valori e dettami della religione cristiana”, il cui elenco è fornito a pagamento.</p><p>Già di per sé l’idea appare peregrina ed è chiaramente una frottola che l’indice sia stato “costruito con il beneplacito del Vaticano”, come riporta il sottotitolo. Tuttavia come al solito di affermazioni critiche nelle due pagine dell’articolo non ce n’è una che sia una. Secondo l’amministratore delegato della Stoxx, Hartmut Graf, il nuovo indice riporterebbe imprese che appunto “operano responsabilmente dal punto di vista etico, ambientale, sociale ed economico e quindi in linea con i valori cristiani”. Vi sarebbe un comitato che seleziona i titoli  formato da “esperti della comunità cristiana e alcuni collaboratori del Vaticano”, di cui nessuno è citato.</p><p>Ridicola poi la tabellina coi primi dieci dei 533 “Titoli in odore di santità”, dove al secondo posto fa bella mostra la BP, col disastro ambientale nel Golfo del Messico in corso dal 10 aprile 2010.</p><p>L’indice interesserebbe anche i singoli risparmiatori che “vogliono investire senza commettere peccato”, invitati a buttar via soldi per sentirsi raccontare che Joseph Ratzinger consiglia la BP in quanto attenta ai problemi ambientali.</p><p>Nella conclusione l’autrice sbandiera anche l’andamento delle “ultime 52 settimane con un celestiale balzo del 33%”, quando i dati pubblici della stessa Stoxx mostrano nell’ultimo lustro un risultato comunque negativo e addirittura peggiore dell’indice base Stoxx 600. La millantata benedizione papale non basta a far salire le azioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/04/ma-davvero-il-papa-consiglia-le-azioni-bp/47526/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Fervori azionari (e ridicolaggini) del Corsera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/29/fervori-azionari-e-ridicolaggini-del-corsera/45368/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/29/fervori-azionari-e-ridicolaggini-del-corsera/45368/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:34:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Azioni]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[corsera]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[risparmio]]></category> <category><![CDATA[titoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=45368</guid> <description><![CDATA[Il caldo non ha smorzato il fervore ideologico dei redattori del Corriere della Sera. D’altronde questa è la linea del giornale o, meglio, l’interesse di chi direttamente o indirettamente lo controlla, sempre desideroso di scaricare sul groppone dei risparmiatori carrellate di azioni, tutte rigorosamente di minoranza, delle proprie società. Così il quotidiano milanese, nell’ultimo numero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il caldo non ha smorzato il fervore ideologico dei redattori del Corriere della Sera. D’altronde questa è la linea del giornale o, meglio, l’interesse di chi direttamente o indirettamente lo controlla, sempre desideroso di scaricare sul groppone dei risparmiatori carrellate di azioni, tutte rigorosamente di minoranza, delle proprie società.</p><p>Così il quotidiano milanese, nell’ultimo numero prima delle ferie del suo supplemento CorrierEconomia di lunedì 19 luglio 2010 (pag. 2), si premura di dare consigli ai lettori. Già il sottotitolo vuole spingerli ad affrettarsi all’investimento azionario: “Borse europee mai così a buon mercato”. Peccato che l’articolo non riporti neppure uno straccio di dato numerico a suffragio di tesi strampalata. Perché mai le Borse europee a metà luglio 2010 sarebbero al massimo della convenienza degli ultimi cinque secoli?</p><p>Ma il colmo è ciò che gli autori dell’articolo (Giuditta Marvelli e Marco Sabella) scrivono riguardo al rischio di una cosiddetta doppia recessione; timori al riguardo potrebbero infatti frenare chi pensa di comprare azioni: “La Federal Reserve ha dichiarato che l’ipotesi è accreditata per un massimo del 12%. Come dire: quasi impossibile”.</p><p>Qui sprofondiamo nel ridicolo. Un 12% equivale a una volta su otto, per la precisione una ogni 8,333 volte. Ma un medico presenta come “quasi impossibile” l’esito infausto di un intervento chirurgico, quando statisticamente un paziente ogni otto finisce all’obitorio? Oppure si direbbe “quasi impossibile” morire per un incidente di volo, se si schiantasse un aereo ogni otto?</p><p>L’articolo termina poi con un riferimento alla “ultima accelerata di fine anno”, data chissà perché per scontata. In effetti i mesi di fine 2010 potrebbero benissimo essere invece di calma piatta, di turbolenze, di tracollo ecc.</p><p>Per il resto tutta la pagina è la solita passerella offerta a dirigenti di società del risparmio gestito che sciorinano una banalità dopo l’altra, magari condita con qualche scempiaggine. Opportunamente fotocopiata questa pagina, come tante altre simili, servirà di supporto ai venditori a domicilio o allo sportello per accalappiare nuovi clienti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/29/fervori-azionari-e-ridicolaggini-del-corsera/45368/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>45</slash:comments> </item> <item><title>Senza alleati chi cerca investimenti sicuri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/senza-alleati-chi-cerca-investimenti-sicuri/34461/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/senza-alleati-chi-cerca-investimenti-sicuri/34461/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 12:58:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Scienza</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Argentina]]></category> <category><![CDATA[Federconsumatori]]></category> <category><![CDATA[Infrastrutture spa]]></category> <category><![CDATA[Repubblica Italiana]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=34461</guid> <description><![CDATA[La Francia emette titoli indicizzati alla propria inflazione, come pure la Gran Bretagna, gli Stati Uniti ecc. È logico, volendo offrire soluzioni sicure ai propri risparmiatori. Invece il Tesoro italiano si atteggia a iper-europeista e n&#8217;emette legati solo all&#8217;inflazione dell&#8217;area dell&#8217;euro (Btp-i), ma non a quella italiana. E dire che l&#8217;Italia fu antesignana nell&#8217;ambito di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Francia </strong>emette titoli indicizzati alla propria inflazione, come pure la Gran Bretagna, gli <strong>Stati Uniti</strong> ecc. È logico, volendo offrire soluzioni sicure ai propri risparmiatori. Invece il <strong>Tesoro </strong>italiano si atteggia a iper-europeista e n&#8217;emette legati solo all&#8217;inflazione dell&#8217;area dell&#8217;euro (Btp-i), ma non a quella italiana. E dire che l&#8217;Italia fu antesignana nell&#8217;ambito di tali strumenti finanziari coi <strong>Certificati </strong>del Tesoro Reali 2,5% 1983-1993!</p><p>Ma c&#8217;è di peggio. Infatti di per sé esiste un prestito che, per vie traverse, è diventato un titolo del Tesoro. Si tratta della <strong>Repubblica Italiana</strong> 2,25% 2019 col codice Isin IT0003621452, emesso nel 2004 da <strong>Infrastrutture </strong>spa (Ispa). Esso abbina così la sicurezza dei titoli di stato e l&#8217;aggancio <strong>all&#8217;inflazione </strong>interna. Peccato che il Tesoro se ne freghi di farlo quotare in Italia, fornendo così alle banche un facile pretesto per rifiutarlo in mala fede a chi lo chiede e rifilargli invece la loro <strong>robetta </strong>e robaccia.</p><p>Una soluzione sarebbero i <strong>Buoni </strong>fruttiferi postali indicizzati all&#8217;inflazione italiana. Purtroppo però quelli ottimi, emessi fino al maggio scorso (serie I1, I2… I52), non sono più disponibili. Quelli offerti ora (serie J01, J02 ecc.) non sono <strong>schifezze</strong>, ma proteggono meno, perché i primi tre anni d&#8217;inflazione sono scoperti. Approfondimenti, un file in <strong>Excel </strong>per confronti ecc. sono disponibili nella mia pagina web all&#8217;Università di Torino (<a href="http://www.beppescienza.it/" target="_blank"><strong>www.beppescienza.it</strong></a>).</p><p>C&#8217;è quindi motivo per lamentarsi: <strong>incuria </strong>nei confronti dei risparmiatori da parte del Tesoro e un netto peggioramento per i buoni postali. Sarebbero due temi per le associazioni di <strong>consumatori</strong>. Peccato che in Italia spesso facciano cadere le braccia e i risparmiatori debbano stare sempre sul chi vive. Caso emblematico è quello della <strong>Federconsumatori</strong>, un&#8217;emanazione della Cgil. Non le è bastato il consiglio sciagurato di rifiutare il precedente compromesso per i titoli dell&#8217;<strong>Argentina</strong>, danneggiando così migliaia di risparmiatori. A ciò s&#8217;è aggiunta la reazione a una breve citazione nel mio articolo sull&#8217;argomento su <em>il Fatto Quotidiano</em> del 18-6-2010. Un suo dirigente mi ha infatti subito aggredito al telefono e, fra insulti ed espressioni di <strong>dileggio</strong>, mi ha intimato di non scrivere più cose simili (cioè la verità). Come dire? Lo stile di <strong>Berlusconi </strong>ha fatto scuola anche nella sinistra.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/30/senza-alleati-chi-cerca-investimenti-sicuri/34461/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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