<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Beppe Lopez</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/blopez/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Wed, 19 Jun 2013 08:57:03 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il Pd si spacchi finalmente, per il bene del Paese e della sinistra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/il-pd-si-spacchi-finalmente-per-il-bene-del-paese-e-della-sinistra/573313/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/il-pd-si-spacchi-finalmente-per-il-bene-del-paese-e-della-sinistra/573313/#comments</comments> <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 16:56:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Margherita]]></category> <category><![CDATA[Massimo D’Alema]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Partito socialista Italiano]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=573313</guid> <description><![CDATA[La tendenza alla mimetizzazione e la pretesa dell&#8217;egemonia costituiscono probabilmente le caratteristiche fondamentali &#8211; incancellabilmente contraddittorie &#8211; della gran parte dei &#8220;dirigenti&#8221; eredi e orfani del vecchio Pci, primo fra tutti &#8220;il Migliore&#8221; Massimo D&#8217;Alema. Anziché spogliarsi finalmente della pesante e devastante eredità togliattiana (con il calcolo politico che faceva premio su tutto) e rivendicare con orgoglio il ruolo comunque...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La tendenza alla <strong>mimetizzazione</strong> e la pretesa dell&#8217;<strong>egemonia</strong> costituiscono probabilmente le caratteristiche fondamentali &#8211; incancellabilmente contraddittorie &#8211; della gran parte dei &#8220;dirigenti&#8221; eredi e orfani del vecchio <strong>Pci</strong>, primo fra tutti &#8220;il Migliore&#8221; <strong>Massimo D&#8217;Alema</strong>. Anziché spogliarsi finalmente della pesante e devastante eredità togliattiana (con il calcolo politico che faceva premio su tutto) e rivendicare con orgoglio il ruolo comunque assunto dal Pci nella difesa e nell&#8217;emancipazione della classe operaia italiana, essi dalla fine anni Novanta si sono vergognati di essere stati comunisti (sino a negarlo, con ignominiosa spudoratezza) ma hanno continuato di fatto a praticare il metodo togliattiano (questo, sì, addirittura rivendicandolo).</p><p>Si spiega così &#8211; dopo la sincera e commossa parentesi di <strong>Occhetto</strong>, considerato un incapace, cioè indegno della lezione togliattiana, da D&#8217;Alema &#8211; l&#8217;ostinazione a chiamarsi, intenzionalmente e vagamente, &#8220;Partito Democratico di Sinistra&#8221; e poi &#8220;Democratici di Sinistra&#8221;, il primo &#8220;ideologicamente legato ai valori della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socialdemocrazia" target="_blank">socialdemocrazia</a>&#8221; e il secondo &#8220;appartenente all&#8217;area della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sinistra_%28politica%29" target="_blank">sinistra democratica</a> e ideologicamente legato ai valori della socialdemocrazia&#8221;, ma mai avendo il coraggio, la coerenza e la trasparenza di richiamarsi nel nome al socialismo o alla socialdemocrazia, pur approdando al <strong>Partito Socialista Europeo</strong>.<br />Si spiega così la nascita dell&#8217;<strong>Ulivo</strong> (e l&#8217;invenzione d&#8217;alemiana della candidatura di Romano Prodi) nel 2004. Si spiega così infine la fusione con i cattolici della <strong>Margherita</strong> e la fondazione del <strong>Partito Democratico</strong> &#8211; con la scomparsa anche della parola &#8220;sinistra&#8221; (troppo, eh?) &#8211; nel 2007 con l&#8217;intento di &#8220;contribuire a costruire e consolidare, in Europa e nel mondo, un ampio campo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riformismo">riformista</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Europeismo">europeista</a> e di centro-sinistra, operando in un rapporto organico con le principali forze <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socialismo">socialiste</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia">democratiche</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progressismo">progressiste</a> e promuovendone l&#8217;azione comune&#8221;. Qui la mimetizzazione della &#8220;ditta&#8221; è totale e definitiva: niente comunismo, niente socialismo, niente socialdemocrazia. Progressismo. All&#8217;americana (e possono gongolare insieme il tenace togliattiano D&#8217;Alema e lo stolido &#8220;kennedyano&#8221; Veltroni).</p><p>Una <strong>fusione a freddo</strong> si è detto. In realtà, un non-partito. Incapace di decidere e di governare, dando un punto di riferimento anche solo all&#8217;opinione pubblica &#8220;progressista&#8221;. Trascinatosi fra imboscate, &#8220;inciuci&#8221;, sconfitte elettorali, frantumazione in correnti e correntine (esistono oggi persino i &#8220;lettiani&#8221;, che non c&#8217;entrano niente con i &#8220;franceschiniani&#8221;, che alternano sentimenti di ostilità e di intesa con i &#8220;renziani&#8221;, per non parlare dei &#8220;prodiani&#8221;, dei &#8220;bindiani&#8221;, dei &#8220;mariniani&#8221;, ecc. ecc., rimanendo beninteso solo nell&#8217;area dell&#8217;ex-Margherita!). E finito oggi, con l&#8217;irruzione dei &#8220;cittadini&#8221; di <strong>Grillo</strong> e <strong>Casaleggio</strong> sulla scena istituzionale, nella tragicommedia della vittoria/sconfitta elettorale, della candidatura a vuoto dell&#8217;ex-d&#8217;alemiano Bersani, delle imboscate ai danni dei candidati al Quirinale Marini e Prodi&#8230;</p><p>Al di là di tutto questo, la nomenklatura del Pd ha preteso &#8211; in maniera plateale nella versione veltroniana &#8211; di bloccare e annullare l&#8217;articolazione della sinistra e del centro italiani (sino alla disattivazione del vendolismo e all&#8217;invenzione del centro tabacciano), rappresentando ed egemonizzando tutto ciò che non era berlusconiano.</p><p>Sono incalcolabili i danni inferti da questo non-partito &#8211; persino, virtuosamente, l&#8217;unico &#8220;non personale&#8221; e &#8220;non proprietario&#8221; rimasto in campo &#8211; alla democrazia italiana e al Paese, e prima ancora alla sinistra.</p><p>Per questo, non può non auspicarsi che il Pd finalmente scompaia anche e soprattutto chi è orgoglioso della <strong>storia della sinistra italiana</strong> (compreso il Pci e nonostante Togliatti, il togliattismo e i togliattini venuti dopo), chi ritiene che solo dai valori della sinistra possano essere tutelati gli interessi dei meno abbienti e degli ultimi, chi è convinto che il Paese possa incamminarsi sulla strada della dignità, della trasparenza e dell&#8217;efficienza delle istituzioni, della lotta alla corruzione, all&#8217;affarismo e alla criminalità, e della conquista del posto che gli compete nell&#8217;economia e nella società globalizzata, e chi è fermamente convinto che solo costringendo Berlusconi e il berlusconismo in condizioni di non nuocere (altro che grandi intese!) ci si potrà incamminare su questa strada</p><p>Stia al <strong>centro</strong> chi vuole stare al centro (con <strong>Renzi</strong>, con <strong>Monti</strong> e quant&#8217;altri), facendo onestamente, se ci riesce, la propria parte di moderati. Stia a <strong>sinistra</strong> (con <strong>Rodotà</strong>, con <strong>Barca</strong>, con <strong>Vendola</strong> e quant&#8217;altri) chi pone al centro della propria visione del mondo e dei propri valori la giustizia sociale. Solo così &#8211; altro che presidenzialismo, ipermaggioritario, vocazione maggioritaria&#8230; &#8211; anche chi è adesso nel Pd potrebbe finalmente riuscire a dare, insieme a vecchi e soprattutto a nuovi compagni di strada, un contributo al chiarimento e all&#8217;ammodernamento del sistema politico italiano e della nostra democrazia rappresentativa.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/il-pd-si-spacchi-finalmente-per-il-bene-del-paese-e-della-sinistra/573313/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Napolitano, un esito che è una lezione per tutti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/napolitano-esito-che-e-lezione-per-tutti/570416/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/napolitano-esito-che-e-lezione-per-tutti/570416/#comments</comments> <pubDate>Sat, 20 Apr 2013 17:49:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=570416</guid> <description><![CDATA[L&#8217;esito delle elezioni presidenziali non ci piace. Ma vogliamo ricordare le due condizioni strutturali che hanno determinato il corso delle cose (compreso lo sfarinamento del Pd)? 1. I voti a Berlusconi, legittimi ma tanti; 2. l&#8217;indisponibilità del M5S a farsi &#8220;integrare&#8221;, legittima ma determinante. Bersani &#8211; benedettiddio &#8211; si è coerentemente rifiutato alla &#8220;grande intesa&#8221; col...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/presidente-della-repubblica-elezione-in-diretta-napolitano-verso-secondo-mandato/569667/" target="_blank">L&#8217;esito delle elezioni presidenziali</a> non ci piace. Ma vogliamo ricordare le due condizioni strutturali che hanno determinato il corso delle cose (compreso lo sfarinamento del Pd)?</p><p>1. I voti a Berlusconi, legittimi ma tanti;</p><p>2. l&#8217;indisponibilità del M5S a farsi &#8220;integrare&#8221;, legittima ma determinante.</p><p><strong>Bersani</strong> &#8211; benedettiddio &#8211; si è coerentemente rifiutato alla &#8220;grande intesa&#8221; col caimano, incassando insulti e schiaffi da tutte le parti. L&#8217;anima nera del Pd a questo punto ha preso il sopravvento, bruciando &#8211; insieme alla candidatura di Rodotà &#8211; Marini, Prodi, l&#8217;alleanza con Vendola e la stessa segreteria Bersani.</p><p>Responsabilità, meriti e colpe sono inequivocabili. C&#8217;è poco da cercare capri espiatori e reprobi da bruciare nella pubblica piazza. A ciascuno il suo.</p><p><strong>Ma ora si ricomincia, si deve ricominciare</strong>. La speranza è che le vicende di queste settimane, insieme a morti e feriti, lascino sul campo anche &#8220;lezioni&#8221; di cui far tesoro. Da parte &#8220;loro&#8221; innanzitutto, ma anche da parte di noi tutti cittadini, in piazza, nelle cabine elettorali e in Rete.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/20/napolitano-esito-che-e-lezione-per-tutti/570416/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Saviano, se la democrazia ti protegge dalla camorra vuol dire che c&#8217;è&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/saviano-se-democrazia-ti-protegge-dalla-camorra-vuol-dire-che-ce/532626/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/saviano-se-democrazia-ti-protegge-dalla-camorra-vuol-dire-che-ce/532626/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Mar 2013 15:38:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Camorra]]></category> <category><![CDATA[Democrazia]]></category> <category><![CDATA[Giovanni Tizian]]></category> <category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=532626</guid> <description><![CDATA[Roberto Saviano continua a sorprendersi del fatto che, se scrivi un libro contro la mafia &#8211; magari un libro che ha avuto uno straordinario successo di pubblico e ha inferto un duro colpo alla criminalità organizzata &#8211; la mafia ce l&#8217;ha poi con te e cerca di fartela pagare, impegnando lo Stato a difenderti e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roberto Saviano</strong> continua a sorprendersi del fatto che, se scrivi un libro contro la mafia &#8211; magari un libro che ha avuto uno straordinario successo di pubblico e ha inferto un duro colpo alla criminalità organizzata &#8211; la mafia ce l&#8217;ha poi con te e cerca di fartela pagare, impegnando lo Stato a difenderti e costringendo te a vivere sotto scorta. A Saviano succede dal 2006, da quando aveva 27 anni. Ma continua a ribellarsi, in ogni articolo che fa, per questa <strong>vita di semi-segregazione</strong>.</p><p><a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2013/03/15/news/cronista_padre-54594065/?ref=HREC2-7" target="_blank">Lo ha fatto ancora una volta su <em>Repubblica</em></a>, segnalando meritoriamente al suo pubblico il libro nel quale Giovanni Tizian racconta la sua storia di &#8220;ragazzo meridionale cresciuto al Nord e finisce col mostrare come Sud e Nord non siano affatto mondi separati, ma aspetti complementari della stessa tragedia. Come le organizzazioni criminali costituiscano, più delle autostrade, più della lingua comune, più della comune appartenenza a un&#8217;unica nazione, il vero tratto unificatore tra due mondi&#8221;.</p><p>Saviano coglie l&#8217;occasione per ricordare che &#8220;una vita vissuta sotto protezione militare è una vita che non ti appartiene più, che smette di essere tua. Eppure sembrano pochi ad accorgersene. Diventa necessario chiedere il permesso, avvisare in anticipo su qualunque spostamento, anche minimo. Devi essere autorizzato a entrare in un ristorante, persino in un bar a bere un bicchier d&#8217;acqua se ti viene sete all&#8217;improvviso&#8221;.</p><p>Il titolo che Tizian ha scelto per il suo libro autobiografico sembra testimoniare l&#8217;acquisita, amara consapevolezza che &#8220;<em>La nostra guerra non è mai finita</em>&#8220;, che se decidi di non abbassare la testa e la schiena davanti ai soprusi della &#8216;ndrangheta o della camorra o della mafia devi anche aspettarti che essa ti inseguirà ovunque per fartela pagare, e comunque il minimo che ti potrà capitare è di dover vivere sotto scorta, e di avere qualche problema anche quando decidi di andare al ristorante o hai bisogno di entrare in un bar per un po&#8217; d&#8217;acqua.</p><p>Saviano, animato da una formidabile moralità (lo scrittore coraggioso che denuncia la mafia sta dalla parte giusta e la mafia da quella sbagliata), non smette mai di rivendicare il diritto di Saviano &#8211; e di quanti come lui combattono con la penna le organizzazioni criminali &#8211; a vivere in pace, <strong>senza bisogno di scorta</strong>. No, sembra gridare, la &#8220;guerra&#8221; fra chi scrive contro la mafia e la mafia stessa non dovrebbe manco iniziare, lo Stato non dovrebbe nemmeno avere bisogno di mettere sotto scorta lo scrittore o giornalista e questi deve poter vivere una normale quotidianità!</p><p>E invece Saviano, non solo deve sopportare quotidianamente, da sette anni, restrizioni e controlli che gli impediscono di vivere normalmente anche le cose più banali, ma &#8220;da quando vivo sotto scorta ho incontrato molte persone nella mia stessa condizione e per ognuno di loro ho sentito che la mia sofferenza si moltiplicava&#8221;.</p><p>Si può dire che Saviano, ammirabile scrittore anti-camorra, sbaglia a lamentarsi della scorta e delle altre misure di protezione che lo Stato ha assunto per difenderlo da chi gli vuol male e gliel&#8217;ha giurata? In definitiva è lui che un giorno ha deciso di scrivere <em>Gomorra </em>e di farlo così bene da diventare un obiettivo per la camorra. Se fai <em>Gomorra</em>, devi ragionevolmente aspettarti che i casalesi te la vogliano far pagare. Del resto, proprio questo dimostra che hai fatto un lavoro splendido e un&#8217;opera altamente meritoria. Se non avessi fatto quel libro così efficace e di successo, e firmato invece un libro esangue e marginale, non avresti vissuto pericoli e subìto la scorta, ma nemmeno avresti inferto un colpo mortale ai casalesi, e non avresti acquisito successo, prestigio e generale, mondiale considerazione&#8230;</p><p>Si può dire però che è certamente segno di pur comprensibile confusione quello che Saviano ha scritto proprio in apertura della sua &#8220;recensione&#8221; al libro di Tizian, passando dalla comprensibile rabbia per il suo stato di scortato alla denuncia nientemeno che della democrazia italiana: &#8220;Spesso mi chiedo se può essere definito democratico un Paese dove chi scrive, chi racconta, finisce sotto protezione. Costretto a vivere circondato da carabinieri, poliziotti o finanzieri&#8230;&#8221;. Concetto rafforzato nella chiusura dell&#8217;articolo: &#8220;Fino a quando si continuerà a vivere circondati da persone armate solo per ciò che si è scritto e detto, non riesco a definire il mio Paese una democrazia&#8221;.</p><p>Che c&#8217;entra la democrazia?<strong> E non è appunto lo Stato democratico che lo difende dalla criminalità?</strong></p><p>E&#8217; nobile e doveroso &#8211; come fa con coerenza e tenacia Saviano &#8211; documentare e condannare le malefatte e le manchevolezze di chi, anche dall&#8217;interno delle istituzioni, non fa il proprio dovere per rimuovere le condizioni che consentono alla criminalità di mettere le radici e di svilupparsi, arrivando in molti casi al favoreggiamento e alla connivenza con essa.</p><p>Ma è uno Stato in cui chi scrive (e per questo diviene un obiettivo della criminalità) <em>non</em> venga adeguatamente protetto che <em>non</em> può essere definito democratico. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/16/saviano-se-democrazia-ti-protegge-dalla-camorra-vuol-dire-che-ce/532626/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pansa, una menzogna lunga 35 anni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/pansa-una-menzogna-lunga-35-anni/495988/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/pansa-una-menzogna-lunga-35-anni/495988/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Feb 2013 17:50:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Caracciolo]]></category> <category><![CDATA[Eugenio Scalfari]]></category> <category><![CDATA[Giampaolo Pansa]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Bocca]]></category> <category><![CDATA[Repubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=495988</guid> <description><![CDATA[Giampaolo Pansa? &#8220;Un pazzo, un mascalzone, un falsario, un mentitore&#8221;. Così Giorgio Bocca definì, censurandone indignato &#8220;Il sangue dei vinti&#8220;, libro &#8220;vergognoso di un voltagabbana&#8221;. La ferocia del giudizio di Bocca appare perfettamente giustificata dai comportamenti del noto giornalista, passato dalle cronache civili della gioventù, ai pezzi di colore della maturità, alla militanza editoriale revisionista...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giampaolo Pansa</strong>? &#8220;Un pazzo, un mascalzone, un falsario, un mentitore&#8221;. Così <strong>Giorgio Bocca</strong> definì, censurandone indignato &#8220;<em>Il sangue dei vinti</em>&#8220;, libro &#8220;vergognoso di un voltagabbana&#8221;. La ferocia del giudizio di Bocca appare perfettamente giustificata dai comportamenti del noto giornalista, passato dalle cronache civili della <strong>gioventù</strong>, ai pezzi di colore della <strong>maturità</strong>, alla<strong> militanza editoriale</strong> revisionista e filo-neofascista del triste e penoso tramonto, che lo ha portato a condividere su <em>Libero</em> il giornalismo trash della destra sfascista e berlusconiana. Ma più che dalla pazzia, i comportamenti di Pansa &#8211; che per Bocca si trasformano in mascalzonate, falsità e menzogne &#8211; sembrerebbero motivati da puerilità, senso di inadeguatezza, invidia e astio.</p><p>A farne le spese non sono stati solo fatti alti come la Resistenza e un gigante del giornalismo come Bocca o, come è pure successo, il gruppo editoriale di <strong>Scalfari</strong> e <strong>Caracciolo</strong>, colpevoli di non aver mai affidato una propria testata alla direzione di una &#8220;grande firma&#8221; capace di scrivere pezzi brillanti ma totalmente inadeguato alla guida di un desk complesso come quello di un quotidiano o di un settimanale. Pansa, con un cinismo che solo la superficialità può consentire, non si perita di travolgere con le sue battute e le sue ricostruzioni addomesticate l&#8217;onore e la vita di chiunque capiti sotto la sua penna.</p><p>Così, dopo 27 anni, continua imperterrito a ripetere, con le stesse parole, una storiellina diffamatoria che mi riguarda e che invece dipinge perfettamente il personaggio-Pansa, mentitore anche con se stesso. Infatti, venerdì scorso, 8 febbraio 2013, <em>Libero</em> ha pubblicato un&#8217;anticipazione del suo nuovo libro, &#8220;<em>La Repubblica di Barbapapà</em>&#8221; (Rizzoli), in cui racconta vittimisticamente, fra l&#8217;altro, come &#8220;<em>Repubblica</em> mi fece la guerra&#8221;. Ad un certo punto, essendo io colpevole solo di aver fatto la nota intervista in cui Bocca lo descrive e lo chiama pazzo, mascalzone, falsario e mentitore, fa questo inciso: &#8220;Lopez era un ex di <em>Repubblica</em>. Nel 2003 aveva 56 anni ed era stato nella squadra arruolata da Scalfari per fondare il quotidiano. Si occupava di politica interna ed era scivolato su un brutto errore. Ci aveva consegnato <strong>un’intervista</strong> al segretario socialdemocratico, <strong>Pietro Longo</strong>, che in realtà non aveva mai fatto. La pubblicammo e successe quello che era facile immaginare&#8221;.</p><p>Ventisette anni fa, nel 1986, aveva scritto la stessa cosa, quasi con le stesse parole, nel bestseller &#8220;<em>Carte false</em>&#8221; (Rizzoli): &#8221;&#8230; Ma l&#8217;esempio più assurdo d&#8217;invenzione totale è toccato metterlo in pagina a me, su <em>Repubblica</em>, un po&#8217; di anni fa: un&#8217;intervista a Pietro Longo, da poco segretario del Psdi. Buona, densa, vivace, abbastanza lunga. Però mai data. Falsa dalla prima riga all&#8217;ultima. Dico il peccato e non il peccatore, perché ormai l&#8217;inventore sta in un altro giornale. Ma mi chiedo ancora oggi: mio dio, falsificare persino Longo?&#8221;. astio</p><p>Sette anni fa, <strong>nel 2003</strong>, aveva astiosamente fatto riferimento allo stesso episodio nel libro &#8220;<em>La grande bugia: le sinistre italiane e il sangue dei vinti</em>&#8220;<strong> (</strong>Sperling &amp; Kupfer): &#8220;Curzi fece intervistare Giorgio Bocca da un redattore, Beppe Lopez. Conoscevo bene anche lui. Aveva lavorato a Repubblica senza molto successo, poi se ne era andato chissà dove. Lopez non ebbe bisogno di sollecitare l&#8217;Uomo di Cuneo, prontissimo a una seconda fucilazione alla schiena del sottoscritto&#8221;.</p><p>Carte false, Grande bugia: lasciamo agli psicanalisti l&#8217;esame di questo tic di attribuire sistematicamente agli altri ciò che più o meno vagamente si sa di sé. Nella ricostruzione di quel piccolo, lontano episodio (dicembre 1978) ossessivamente ripetuta da Pansa, c&#8217;è una sola cosa vera: che a &#8220;mettere in pagina&#8221; quell&#8217;&#8221;intervista&#8221; a Pietro Longo &#8211; &#8220;buona, densa, vivace&#8221;, da me firmata &#8211; fu effettivamente Pansa.</p><p>In effetti l&#8217;autore del pezzo &#8220;non aveva mai fatto&#8221; quell&#8217;intervista. Il suo era un onesto pezzo di ricostruzione del pensiero e delle dichiarazioni degli allora dirigenti del Psdi Longo e Di Giesi. L&#8217;autore del &#8220;brutto errore&#8221; di mettere la parola &#8220;intervista&#8221; nell&#8217;occhiellino del titolo a quell&#8217;intervista, il &#8220;falsificatore&#8221;, indovinate chi fu? Fu proprio lui, il mettitore in pagina, l&#8217;allora vice-direttore di <em>Repubblica</em> che studiava vanamente da direttore. Nonostante le mie rimostranze, Pansa volle a tutti i costi mettere quella parolina, &#8220;intervista&#8221;, nel titolo più correttamente da me predisposto, rendendo lui &#8221;falsa dalla prima riga all&#8217;ultima&#8221; un&#8217;intervista che invece voleva essere ed era solo un pezzo di ricostruzione. Questo consentì il giorno dopo a Longo non di smentire il pensiero e le parole da me attribuitegli (peraltro assai imbarazzanti per lui, perché mal digerite dal suo &#8220;capo&#8221; ed ex presidente della Repubblica Saragat) ma di smentire di avermi quell&#8217;&#8221;intervista&#8221;, come pretendeva la parolina stupidamente e gratuitamente voluta dal neofita del desk Giampaolo Pansa.</p><p>Ogni commenti è a questo punto inutile. Quando il cinismo e l&#8217;<strong>irresponsabilità</strong> arriva al punto di fare carte false su un episodio minore, da ridicolizzare persino (&#8220;Mio dio, falsificare persino Longo?&#8221;), pur essendone stato il protagonista inequivocabile, e capovolgendone dinamica e responsabilità, anche solo per occupare 13 righe di un libro di 261 pagine, c&#8217;è poco da dire. Ma se si aggiunge a questo che, dopo quasi un trentennio, si ripete la stessa cosa, allora vuol dire che la parola passa, se possibile, alla magistratura ma indubbiamente e più proficuamente allo psichiatra. E così si torna al &#8220;pazzo!&#8221; di Bocca.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/pansa-una-menzogna-lunga-35-anni/495988/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Canone Rai? No, canone per la Tv (Mediaset compresa)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/20/canone-rai-no-canone-per-tv-mediaset-compresa/475121/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/20/canone-rai-no-canone-per-tv-mediaset-compresa/475121/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 Jan 2013 09:27:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Canone Rai]]></category> <category><![CDATA[Evasione Fiscale]]></category> <category><![CDATA[Mediaset]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=475121</guid> <description><![CDATA[La Rai non dimentica ogni giorno, più volte al giorno, di ricordarci di pagare l&#8217;abbonamento Rai entro il 31 gennaio. 113,50 euro per 14 canali in chiaro, 24 ore su 24, &#8220;la maggior offerta gratuita d&#8217;Europa&#8221;. In effetti, 0,31 centesimi al giorno. Eppure, la &#8220;tassa più odiata dagli italiani&#8221;. Una ragione ci sarà, anzi forse più...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Rai non dimentica ogni giorno, più volte al giorno, di ricordarci di<strong> pagare l&#8217;abbonamento Rai</strong> entro il 31 gennaio. <strong>113,50 euro</strong> per 14 canali in chiaro, 24 ore su 24, &#8220;la maggior offerta gratuita d&#8217;Europa&#8221;. In effetti, 0,31 centesimi al giorno. Eppure, la &#8220;tassa più odiata dagli italiani&#8221;. Una ragione ci sarà, anzi forse più di una, anche in contrasto fra di esse, ma prevale quella che induce o comunque consente al 41% delle famiglie italiane di negare &#8216;alla Rai&#8217; quei 31 centesimi al giorno. Una percentuale di evasione &#8211; l&#8217;86% in Campania, Calabria e Sicilia, e, per quello che riguarda le imprese, il 97% &#8211; che si concretizza nel mancato pagamento e per la Rai in un mancato introito di ben 550 milioni di euro l&#8217;anno.</p><p>Questa diffusa renitenza è consentita dalla mancanza di un automatismo che preveda controlli e sanzioni immediate per gli evasori. E&#8217; giustificata spesso dalla mancanza di disponibilità economica. E&#8217; dovuta perlopiù a una inveterata e difatti diffusissima attrazione per <strong>l&#8217;evasione fiscale</strong>. Probabilmente soddisfa anche, confusamente, un esteso risentimento nei confronti della politica e/o dello Stato. Per tutte queste cose messe insieme, il fenomeno appare comprensibile e, per alcuni, persino giustificabile.</p><p>Ma se ci si negasse all&#8217;esborso di 31 centesimi al giorno per &#8216;punire&#8217; la Rai, questo atteggiamento risulterebbe immotivato e sostanzialmente improduttivo, se non dannoso per gli stessi evasori.</p><p>Primo, perché &#8211; fermi restando gli attuali e spesso deprecati livelli di efficienza/inefficienza del servizio pubblico &#8211; il mancato introito riduce proporzionalmente qualità e quantità dei programmi.<br />Secondo, perché comunque si tratta di mancato introito per un pezzo di &#8216;pubblico&#8217; che collettivamente è sostenuto.<br />Terzo, perché si determina un&#8217;odiosa ingiustizia fra chi paga e chi non paga.<br />Quarto, perché in realtà quello che la stessa Rai chiama impropriamente e autolesionisticamente &#8216;canone Rai&#8217; è &#8211; come più correttamente si legge nella lettera inviata in questi giorni dall&#8217;Agenzia delle Entrate alla gran parte delle famiglie italiane &#8211; &#8216;abbonamento alla televisione&#8217; o &#8216;abbonamento TV&#8217;. E quei 31 centesimi al giorno non garantiscono solo il legittimo godimento dei <strong>14 canali Rai</strong>: vanno infatti pagati da &#8220;tutti che loro che detengano un apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive&#8221;. E in particolare di tutte le trasmissioni televisive &#8216;in chiaro&#8217;, comprese quelle di<strong> Mediaset e La7.</strong></p><p>Proprio così. E non si tratta solo di un escamotage verbale per togliere pretesti all&#8217;evasore o per addolcire la pillola della<strong> &#8216;tassa Rai&#8217;</strong>. Il ricavato del canone va sì, in effetti, alla Rai ma solo in base a una ripartizione del monte-risorse complessive del settore &#8211; determinata dalle normative ad personam, a cominciare dalla Gasparri &#8211; che consente a Mediaset di incassare tutta la pubblicità che vuole e può, e alla Rai appunto di incassare il canone e, con un tetto, la pubblicità. In sostanza, il canone va così al &#8216;sistema&#8217; e, indirettamente, anche agli altri soggetti del sistema, a cominciare da Mediaset, che non a caso ha sempre registrato ricavi (con la pubblicità) complessivamente equivalenti quando più alti di quelli complessivi della Rai (canone più pubblicità). Anche nel 2012 <strong>Mediaset si è così accaparrato il 63%</strong> dell&#8217;intero mercato pubblicitario televisivo, vale a dire miliardi 2,048 e la Rai solo il 21%, vale a dire 680 milioni. Situazione che prevede, appunto, che ad essa vada in compenso il miliardo e mezzo annuale del canone.</p><p>Con tutto questo non si vuol dire che il canone sia bello e giusto. O che la Rai sia il migliore dei servizi pubblici radiotelevisivi. Ma più semplicemente, perché si sappia e si tenga presente, che con quel canone non paghiamo solo per la ricezione dei programmi Rai ma ci abboniamo &#8216;alla televisione&#8217; nel suo complesso, e che di esso ha beneficiato in tutti questi anni e continua a beneficiare di fatto la Tv di Berlusconi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/20/canone-rai-no-canone-per-tv-mediaset-compresa/475121/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Per strade tortuose finalmente verso il quadripartitismo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/18/per-strade-tortuose-finalmente-verso-quadripartitismo/449205/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/18/per-strade-tortuose-finalmente-verso-quadripartitismo/449205/#comments</comments> <pubDate>Tue, 18 Dec 2012 09:19:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bipolarismo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Partito Popolare]]></category> <category><![CDATA[PD]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=449205</guid> <description><![CDATA[Dunque Monti parteciperà alle prossime elezioni, nelle forme di cui sapremo nei prossimi giorni. D&#8217;Alema l&#8217;ha detto alla sua maniera un po&#8217; ruvida (&#8220;moralmente discutibile&#8221;), ma indubbiamente il capo del governo &#8220;tecnico&#8221; verrà meno al patto &#8211; trasparente, alla luce del sole, inequivocabile &#8211; sottoscritto con il presidente della Repubblica, il Pd e &#8220;obtorto collo&#8221;...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dunque <strong>Monti</strong> parteciperà alle <strong>prossime elezioni</strong>, nelle forme di cui sapremo nei prossimi giorni. <strong>D&#8217;Alema</strong> l&#8217;ha detto alla sua maniera un po&#8217; ruvida (&#8220;moralmente discutibile&#8221;), ma indubbiamente il capo del <strong>governo &#8220;tecnico&#8221;</strong> verrà meno al patto &#8211; trasparente, alla luce del sole, inequivocabile &#8211; sottoscritto con il presidente della Repubblica, il Pd e &#8220;obtorto collo&#8221; Berlusconi. <strong>Doveva rimanere al di sopra delle parti</strong> e, ovviamente, non avrebbe sfruttato l&#8217;incarico ricevuto per imporsi come attore politico e partitico. Per Monti, già compensato con la nomina a senatore a vita, aveva preso corpo peraltro la prospettiva &#8211; garantita in particolare dal partito che giungeva super-favorito dai consensi popolari alla scadenza elettorale &#8211; di un ruolo autorevole e incisivo nella regolare ripresa della vita democratica, come super-ministro dell&#8217;economia o, più probabilmente, come presidente della Repubblica. Anche a garanzia dei suoi preoccupati sponsor dell&#8217;Europa politica e della finanzia internazionale.</p><p><strong>Invece Monti scende in campo</strong>. E tanto vale prenderne atto. Si tratta di un evento, comunque lo si valuti, destinato in una misura o nell&#8217;altra, in tempi brevi o lunghi, a trasformare se non a rivoluzionare l&#8217;assetto politico-partitico italiano, come d&#8217;altra parte si poteva anche immaginare sin dalla nascita del &#8220;governo tecnico&#8221; (vedi &#8220;Ma almeno Monti consente la ripartenza&#8221;, Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2011).</p><p>Al di là delle intenzioni dei protagonisti di questi eventi, a cominciare dallo stesso Monti, c&#8217;è da chiedersi se, per strade tortuose, non possa venirne fuori quel processo di scomposizione-ricomposizione del sistema politico italiano di cui la gran parte degli italiani sentiva e sente la profonda esigenza, che in molti politici e partiti hanno via via auspicato e mai concretamente promosso, e che il caso-Berlusconi, lo stesso caso-governo tecnico e la sequela di scandali venuti alla luce ripropongono in termini di urgenza e di radicalità.</p><p>Chi, in particolare, ha sempre considerato un grave vulnus alla nostra democrazia la pretesa di ingessarla in un forzato bipolarismo non può non individuare una <strong>opportunità di virtuosa innovazione</strong> nelle condizioni in cui avviene la &#8220;discesa in campo&#8221; di Monti e soprattutto nelle sue possibili conseguenze.</p><p>Basti accennare alle preoccupazioni che esse hanno giustamente ingenerato ai vertici del Pd &#8211; che pure è il partito più solido rimasto in campo, forse l&#8217;unico &#8220;non personale&#8221; e &#8220;non proprietario&#8221;, e per questo il più democratico (nomen omen) &#8211; che temono una ricaduta esplosiva dell&#8217;iniziativa montiana sulle imminenti elezioni, verso le quali ormai marciavano quasi come una &#8220;gioiosa macchina da guerra&#8221;.</p><p>Ma se Monti riuscisse veramente a mettere in piedi un Partito Popolare, in coerente collegamento col Ppe, isolando a destra i &#8220;populisti&#8221; (berlusconiani e leghisti), federando i centristi e attirando anche quelli oggi militanti in altri partiti, compreso il Pd, <strong>metterebbe solo a nudo un errore storico</strong> (o coazione a ripetere?) commesso dagli ex-Pci. Dopo la caduta del Muro &#8211; e la testimonianza e le straordinaria azione autoriformatrice di Berlinguer &#8211; ci si poteva aspettare che gli ex-comunisti, riconoscendo e facendo tesoro degli antichi abbagli, guardassero al Partito Socialista Europeo. Invece si chiamarono Partito democratico di sinistra e oggi si chiamano Partito democratico, avendo eliminato anche ogni riferimento esplicito alla sinistra (&#8220;per mimetizzarsi meglio&#8221;, direbbero i vecchi anti-comunisti), volendo inglobare (&#8220;egemonizzare&#8221;) anche gli orfani democristiani &#8220;popolari&#8221; e inventandosi un partito di centrosinistra. Aggiungendo anomalia ad anomalie, nel Paese delle anomalie, e caricandosi di tutte le contraddizioni e i contrasti che tuttora l&#8217;attraversano.</p><p>Ora, se Monti riuscisse nell&#8217;impresa di mettere in piedi il Pp italiano &#8211; che Casini e Montezemolo, per una serie di ragioni, non sono riusciti a compiere e mai compiranno &#8211; si registreranno inevitabili ricadute alla sua destra e alla sua sinistra.</p><p>Insomma, la strada è certamente tortuosa, ma la meta può essere luminosa: destra radicale e populista, Pp, Ps e sinistra radicale. E chi avrà più filo da tessere, tesserà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/18/per-strade-tortuose-finalmente-verso-quadripartitismo/449205/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ma l&#8217;idea che Monti ha  della politica è un po&#8217; inquietante&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/15/ma-lidea-che-monti-ha-della-politica-e-po-inquietante-2/447186/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/15/ma-lidea-che-monti-ha-della-politica-e-po-inquietante-2/447186/#comments</comments> <pubDate>Sat, 15 Dec 2012 14:17:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elezioni Politiche 2013]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=447186</guid> <description><![CDATA[E&#8217; questione di ore e finalmente sapremo (o chissà, si sa già) se Monti si dà alla politica. O meglio, per essere più precisi, se si sottopone al giudizio popolare per andare a guidare poi un governo politico, composto da politici, che farà politica&#8230; In effetti Monti &#8216;fa politica&#8217; &#8211; cioè prende decisioni che riguardano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; questione di ore e finalmente sapremo (o chissà, si sa già) <strong>se Monti si dà alla politica</strong>. O meglio, per essere più precisi, se si sottopone <strong>al giudizio popolare</strong> per andare a guidare poi un governo politico, composto da politici, che farà politica&#8230; In effetti Monti &#8216;fa politica&#8217; &#8211; cioè prende decisioni che riguardano la collettività, concordandole e misurandosi con interlocutori politici, istituzionali, imprenditoriali, sindacali ecc. ecc. &#8211; ormai da diciassette anni, da quando nel <strong>1995</strong> fu nominato per la prima volta commissario europeo. Ma senza passare sotto le forche caudine del consenso e privo di una etichetta di appartenenza politica.</p><p>Ora invece Monti è <strong>Presidente del Consiglio</strong>, si è di fatto apparentato al Partito Popolare, probabilmente si presenterà alle elezioni o sarà l&#8217;esplicito riferimento di una o più liste, e comunque &#8211; come ci dicono, auspicano, vogliono e prevedono tutti, dalla Merkel a D&#8217;Alema, da Hollande a Bersani, da Berlusconi a D&#8217;Alema, da Frattini a Obama &#8211; è destinato a continuare a &#8216;fare politica&#8217; al massimo livello delle istituzioni italiane.</p><p>E&#8217; dunque rilevante registrare e capire <strong>cosa Monti intenda per &#8216;politica&#8217;</strong>, evidentemente in base alla sua cultura di base, alla sua professione di economista e di accademico, e alle eminenti esperienze istituzionali svolte. Perciò appare segno di <strong>colpevole sottovalutazione</strong>, da parte della pubblicistica nazionale &#8211; tutta concentrata su ogni singola parola e sospiro di Monti che faccia diretto riferimento alla sua possibile entrata in campo elettorale &#8211; il silenzio in cui è caduta una dichiarazione assai interessante fatta dal presidente (o ex-presidente) del Consiglio nella quale egli svela, anzi enuncia esplicitamente <strong>cosa e come intenda la politica</strong>.</p><p>Monti chiacchierava in diretta un paio di giorni fa con Franco Di Mare, nel rilassante salottino di <em>Uno Mattina</em>. Ad un certo punto, fra un considerazione sullo spread e un&#8217;altra sulle magnifiche sorti e progressive dell&#8217;Europa, si lasciava andare pacatamente e pedagogicamente a questa riflessione: &#8220;<em>In ogni caso il mio impegno resta uno: la politica è prima di tutto cultura, cioè cercare di orientare la testa delle persone, credo di averlo fatto quando ero professore, sto cercando di farlo in questo breve periodo che sono Presidente del Consiglio, e sono sicuro che qualunque veste mi tocchi in futuro continuerò a farlo</em>&#8220;.</p><p>Proprio così: per Monti la politica &#8211; che per altri è, più ragionevolmente, scienza del governo e dell&#8217;amministrazione dello Stato, rappresentanza, gestione del bene pubblico, ecc. &#8211; è &#8220;<em>cercare di orientare la testa delle persone</em>&#8220;, peraltro come la stessa cultura.</p><p>Comprensibilmente, chiarisce di &#8220;<em>averlo fatto quando ero professore</em>&#8220;; più impropriamente, &#8220;<em>sto cercando di farlo in questo breve periodo che sono Presidente del Consiglio</em>&#8220;; più inquietantemente, preannuncia che &#8220;<em>qualunque veste mi tocchi in futuro continuerò a farlo</em>&#8220;.</p><p>E&#8217; dunque urgente che qualcuno spieghi a Monti<strong> cosa sia la politica</strong> e cosa debba lecitamente attendersi la collettività da un proprio rappresentante politico e, ancora di più, da un capo di governo. E lo avverta di lasciare a Scientology, al Grande Fratello e, cum grano salis, agli istitutori il compito di &#8220;<em>orientare la testa delle persone</em>&#8220;. </p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/15/ma-lidea-che-monti-ha-della-politica-e-po-inquietante-2/447186/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il fallimento dei Governatori</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/28/fallimento-dei-governatori/366602/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/28/fallimento-dei-governatori/366602/#comments</comments> <pubDate>Fri, 28 Sep 2012 10:19:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Consiglio Regionale]]></category> <category><![CDATA[Raffaele Lombardo]]></category> <category><![CDATA[Regione Lazio]]></category> <category><![CDATA[Regioni]]></category> <category><![CDATA[Renata Polverini]]></category> <category><![CDATA[Roberto Formigoni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=366602</guid> <description><![CDATA[Non è facile, ma bisogna fare lo sforzo di seguire il groviglio degli scandali, delle polemiche e delle indicazioni di vie d&#8217;uscita nel quale si dibatte in questi giorni a proposito di Regioni, conservando un po&#8217; di memoria e un minimo di consapevolezza delle vere questioni in ballo (nelle quali risiedono e, purtroppo, si nascondono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è facile, ma bisogna fare lo sforzo di seguire il groviglio degli scandali, delle polemiche e delle indicazioni di vie d&#8217;uscita nel quale si dibatte in questi giorni a proposito di <strong>Regioni</strong>, conservando un po&#8217; di memoria e un minimo di consapevolezza delle vere questioni in ballo (nelle quali risiedono e, purtroppo, si nascondono le origini degli scandali e le stesse prospettive di vie d&#8217;uscita).</p><p>C&#8217;è un frammento dell&#8217;ultimo <em>Ballarò</em> particolarmente illuminante a questo proposito, con <strong>Gian Antonio Stella</strong>, sincero e documentato avversario degli sprechi e abusi della politica, che imputava alla <strong>Polverini</strong> di non aver controllato come avrebbe dovuto e potuto il <strong>Consiglio regionale</strong>, e la Polverini &#8211; impegnata a descriversi come quella che ha mandato a casa i batman de noantri &#8211; che lo invitava sprezzantemente a studiare prima di interloquire, visto che il Consiglio regionale &#8220;è autonomo&#8221;. E a Stella gli cadevano le braccia: come autonomo? Non è così, non è possibile! Sì che è così, gli rispondeva la Polverini, vada a studiare: che ci posso fare io?</p><p>Insomma il problema non era più la Polverini o la banda di famelici profittatori che con lei hanno occupato il Consiglio regionale, ma<strong> l&#8217;istituto dell&#8217;autonomia</strong> del Consiglio regionale e magari il Consiglio regionale stesso, attestato come ostacolo alla benemerita azione risanatrice e moralizzatrice della Governatrice. Il problema non era più il comportamento dei singoli e dei clan, ma dell&#8217;istituto e della istituzione di cui essi hanno fatto strame.</p><p>Una vera beffa. E&#8217; vero esattamente l&#8217;opposto: è stato il combinato disposto di una <strong>riforma</strong> voluta dal <strong>centrosinistra</strong> che ha messo nelle mani dei presidenti delle giunte regionali un potere quasi assoluto (tanto da farli chiamare un po&#8217; da tutti, impropriamente, &#8220;governatori&#8221;), di una spinta &#8220;federalista&#8221; coltivata da destra e da sinistra per ingraziarsi i leghisti (uno strano federalismo che anziché federare sfederava) e del degrado complessivo della vita politica, a determinare la nascita di vere e proprie satrapie regionali, riducendo le funzioni dei Consigli regionali a faccenduole formali ed eterodirette.</p><p>Ed è chiaro che, se privi un organismo politico della sua capacità di elaborare politica, che rimane ai suoi membri? Potere e affari. Così capitò ai tempi dei tempi al Psi del dominus <strong>Craxi,</strong> così succede oggi ai partiti padronali (in primis quello di <strong>Berlusconi</strong>). Analogamente, se privi una istituzione rappresentativa e legislativa della sua rappresentatività e sostanzialmente del suo potere legislativo, che rimane ai suoi membri? Potere e affari, uso e abuso delle <strong>risorse pubbliche</strong>. Di qui lo smisurato aumento dei &#8220;costi della politica&#8221;, la trasformazione in mercato delle vacche del Parlamento a dominanza berlusconiana e, nel loro piccolo, allo sfracello e al magnamagna nelle Regioni.</p><p>Che fare, allora? Dare tutto in mano al presidente del Consiglio e ai Governatori? Siamo sicuri che questo non sia già avvenuto? In realtà, puntare tutto sulla &#8220;governabilità&#8221;, come si è fatto negli ultimi decenni, dopo decenni di asseriti eccessi in materia di &#8220;<strong>rappresentatività</strong>&#8220;, era, è e sarà sempre illusorio e spesso tragicamente sbagliato. L&#8217;equilibrio è difficile, complicato, faticoso, ma ogni scorciatoia si è puntualmente rivelata catastrofica.</p><p>Anche alla <strong>Regione Lazio</strong> si è &#8220;semplificato&#8221;, abolendo il potere del Consiglio regionale (che ha potestà legislativa come solo il Parlamento nazionale) e degli stessi assessori, concentrando sostanzialmente tutti i poteri (politico, partitico, istituzionale, esecutivo, amministrativo e legislativo) nelle mani di un Governatore di nome Polverini o <strong>Formigoni</strong> o <strong>Lombardo</strong>. Visti i risultati, sarebbe necessario &#8211; al contrario di quanto suggerirebbero certi umori circolanti &#8211; riprendere il filo dell&#8217;articolazione istituzionale e democratica interrotta dalla ondata presidenzialistica.</p><p>Per quanto riguarda lo scontro Polverini-Stella, c&#8217;è da osservare che il problema di fondo non è lo scarso controllo che la presidente della Giunta avrebbe esercitato sul Consiglio regionale, ma all&#8217;opposto l&#8217;inesistenza delle condizioni che consentano ad un Consiglio regionale di esercitare esso il diritto/dovere di un severo controllo dell&#8217;operato dell&#8217;esecutivo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/28/fallimento-dei-governatori/366602/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Si può dire a Carofiglio &#8220;sei uno scribacchino&#8221;?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/24/si-puo-dire-a-carofiglio-sei-scribacchino/362274/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/24/si-puo-dire-a-carofiglio-sei-scribacchino/362274/#comments</comments> <pubDate>Mon, 24 Sep 2012 16:35:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Piperno]]></category> <category><![CDATA[Critica Letteraria]]></category> <category><![CDATA[Gianrico Carofiglio]]></category> <category><![CDATA[Pietro Ostuni]]></category> <category><![CDATA[Premio Strega]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=362274</guid> <description><![CDATA[E&#8217; possibile dire di un libro &#8211; firmato da un autore celebrato, edito da una delle più grosse case editrici italiane, ben presente nelle classifiche di vendita &#8211; che è &#8220;un libro letterariamente inesistente scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes”? Ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; possibile dire di un libro &#8211; firmato da un autore celebrato, edito da una delle più grosse case editrici italiane, ben presente nelle classifiche di vendita &#8211; che è &#8220;<em>un libro letterariamente inesistente scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes”</em>?</p><p>Ad occhio e croce, sembrerebbe di sì, anche se si ritenesse il linguaggio discutibile e il giudizio assai duro e magari immotivato. Ed è giusto e corretto che l&#8217;autore così severamente descritto decida di reagire non con le stesse armi (un post o un twitt o una dichiarazione o uno scritto) ma con un&#8217;azione legale, peraltro non per diffamazione (ambito penale) ma per concorrenza sleale (civile) da parte di un editor concorrente? Ad occhio e croce, sembrerebbe eccessivo e forse anche &#8211; come subito è stato affermato in un documento sottoscritto da <strong>43 intellettuali &#8211; &#8220;intimidatorio&#8221; perché &#8220;</strong><strong>non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome&#8221;. Come si vede, altra benzina sul fuoco del già avvampato scontro in atto nel Paese sulla libertà di stampa e di opinione, questa volta interno al ceto stesso di intellettuali considerati democratici e progressisti. Del resto l&#8217;autore in questione, dopo una lunga attività di magistrato e un fulminante passaggio professionale nella narrativa, è anche un deputato del Pd: Gianrico Carofiglio.</strong></p><p><strong>La vicenda &#8211; che avrà anche un suo momento di mobilitazione attiva mercoledì 26 settembre davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano, &#8220;il commissariato di don Ciccio Ingravallo in </strong><strong><em>Quer pasticciaccio brutto de via Merulana</em></strong><strong> di Carlo Emilio Gadda&#8221; &#8211; è nata con poche righe, vergate sulla propria pagina di Facebook, da Vincenzo Ostuni, noto editor ora con Ponte alle Grazie e critico, a proposito dell&#8217;esito del recente Premio Strega: </strong><em>“Finito lo pseudo fair play della gara, dirò la mia sul merito dei libri. Ha vinto un libro [di PIPERNO] profondamente mediocre, una copia di copia, un esempio prototipico di midcult residuale. Ha rischiato di far troppo bene anche un libro letterariamente inesistente [di CAROFIGLIO], scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes”</em><em>.</em></p><p>Certo, l&#8217;intemerata di Ostuni ha sfiorato la &#8220;cagata pazzesca&#8221; appioppata da Fantozzi al capolavoro del regista russo Sergej Ejzenštejn <em>Corazzata Potëmkin</em>. Certo, Ostuni con quel post ha stroncato a morte sia il primo arrivato allo Strega, <em>Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi</em> di Alessandro Piperno<em>, sia </em>il terzo classificato <em>Il Silenzio dell’Onda</em> di Carofiglio, bypassando il secondo classificato <em>Qualcosa di scritto</em> di Emanuele Trevi, edito da Ponte alle Grazie, la casa per cui lavora Ostuni. Di qui la &#8220;concorrenza sleale&#8221; evocata dalla minacciata azione civile da parte di Carofiglio.</p><p>Ma le storie letterarie, si legge nel documento dei 43 (e con me sono 44), &#8220;sono piene di stroncature assai più feroci, eppure questa è in assoluto la prima volta che uno scrittore italiano ricorre alla magistratura contro un collega per far sanzionare dalla legge un giudizio critico sfavorevole. Non è necessario condividere il parere di Ostuni per rendersi conto che la decisione di Carofiglio costituisce in questo senso un precedente potenzialmente pericoloso.<em> Se </em><strong>dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – sulla produzione intellettuale di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome</strong><em>. </em>La decisione di Carofiglio è grave perché, anche a prescindere dalle possibilità di successo della causa, la sua azione legale palesa un intento intimidatorio verso tutti coloro che si occupano di letteratura nel nostro paese. Ed è tanto più grave che essa giunga da un magistrato e parlamentare della Repubblica&#8221;.</p><p>Il critico Gaetano Pedullà si augura che Carofiglio &#8220;faccia un passo indietro. Il suo è un atto intimidatorio non solo verso Ostuni, ma nei confronti di tutta la letteratura italiana. Non deve passare il principio che si rischia la querela per aver espresso un&#8217;opinione, anche molto dura, su uno scrittore. <strong>Non si tratterà di un&#8217;autodenuncia. Semplicemente, rivendichiamo il diritto di poter pronunciare impunemente la frase per cui Ostuni è stata citato&#8221;. Certo, </strong>&#8220;Ostuni nel suo intervento è stato lapidario, mentre in questi casi sarebbe necessario argomentare di più. E<strong> non credo si trovasse nella giusta posizione per esprimere quel parere. Critiche che gli ho rivolto personalmente il giorno dopo. Si è trattato di un errore di stile da parte sua</strong>, ma questo non c&#8217;entra con la libertà di espressione e con la nostra battaglia intellettuale per difenderla&#8221;. Mercoledì, &#8220;f<strong>isicamente saremo una trentina</strong>, immagino. Sarà un rito triste e giocoso al tempo stesso. L&#8217;obiettivo è difendere una libertà fondamentale&#8221;. In più, il gruppo<strong> &#8221;farà una colletta, per dividere le eventuali spese legali&#8221;</strong>.</p><p>La<strong> lettera è firmata da </strong>Fulvio Abbate, Maria Pia Ammirati, Luca Archibugi, Vincenzo Arsillo, Nanni Balestrini, Marco Belpoliti, Maria Grazia Calandrone, Rossana Campo, Andrea Libero Carbone, Maria Teresa Carbone, Roberto Ciccarelli, Franco Cordelli, Andrea Cortellessa, Michele Dantini, Cristiano De Majo, Matteo Di Gesù, Francesca Fiorletta, Stefano Gallerani, Sergio Garufi, Giovanni Greco, Andrea Inglese, Tiziana Lo Porto, Valerio Magrelli, Massimiliano Manganelli, Carlo Mazza Galanti, Giordano Meacci, Matteo Nucci, Tommaso Ottonieri, Francesco Pecoraro, Gabriele Pedullà, Christian Raimo, Daniela Ranieri, Francesco Raparelli, Raissa Raskina, Luca Ricci, Luigi Scaffidi, Fabio Stassi, Carola Susani, Fabio Teti, Giorgio Vasta, Sara Ventroni, Paolo Virno, Paolo Zanotti.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/24/si-puo-dire-a-carofiglio-sei-scribacchino/362274/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Notizie sulla rete e approfondimenti sui giornali?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/19/notizie-sulla-rete-e-approfondimenti-sui-giornali/356796/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/19/notizie-sulla-rete-e-approfondimenti-sui-giornali/356796/#comments</comments> <pubDate>Wed, 19 Sep 2012 07:29:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Giornali]]></category> <category><![CDATA[Giornalismo]]></category> <category><![CDATA[Informazione]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[TV]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=356796</guid> <description><![CDATA[La prima cosa che salta agli occhi, a sfogliare il primo numero di &#8220;Pubblico&#8220;, è che non contiene un settore o una pagina o una rubrica di notizie. Anzi, a sfogliare e risfogliare le 24 pagine del quotidiano &#8211; che, nella bacheca &#8220;di sinistra&#8221; delle edicole italiane, si aggiunge all&#8217;Unità, al Fatto, al Manifesto e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La prima cosa che salta agli occhi, a sfogliare il primo numero di &#8220;<strong>Pubblico</strong>&#8220;, è che non contiene un settore o una pagina o una rubrica di notizie. Anzi, a sfogliare e risfogliare le 24 pagine del quotidiano &#8211; che, nella bacheca &#8220;di sinistra&#8221; delle edicole italiane, si aggiunge all&#8217;Unità, al Fatto, al Manifesto e ad Europa, e al vuoto lasciato dal Riformista, da Liberazione e da Terra &#8211; si rileva che non c&#8217;è una sola notizia del giorno. Dalla prima all&#8217;ultima pagina, è tutto una successione di corpose e più o meno importanti inchieste, approfondimenti e interviste naturalmente sull&#8217;attualità.</p><p>Certo, siamo al primo numero di una nuova pubblicazione, per definizione carica di servizi preparati nei giorni e nelle settimane precedenti l&#8217;esordio in edicola e soprattutto di intenti programmatici. Ma si farebbe torto a chi l&#8217;ha confezionato se si pensasse che, nell&#8217;abolizione pressoché totale delle notizie del giorno, anzi del giorno prima (che dai primordi della stampa caratterizza e giustifica l&#8217;esistenza dei quotidiani), vi sia solo questo.</p><p>Certo, siamo ai tempi del trionfo dell&#8217;<strong>informazione on line</strong> e chi fa oggi un nuovo quotidiano cartaceo potrebbe anche dirsi: siccome il mio pubblico potenziale acquisisce le notizie in rete, pochi secondi o pochi minuti dopo l&#8217;evento o comunque il fatto al quale fanno riferimento, perché dovrei dargliele 24 ore dopo su carta, invece di dare un senso e una utilità alle mie pagine fornendo approfondimenti su quelle notizie, già lette e rilette, e trasmesse e ritrasmesse dai telegiornali? Purtroppo, però, tale considerazione è priva di qualsiasi senso logico, tecnico-professionale o di mercato. Se l&#8217;avesse, le conclusioni sarebbero quelle che infatti traggono in molti, in tutto il mondo: <strong>il quotidiano su carta è morto</strong>, i quotidiani esistenti pian piano si duplicano in rete e progressivamente abbandonano carta ed edicole. Ma chi ragiona così non fa certamente un nuovo quotidiano.</p><p>Se lo si fa, vuol dire che si ritiene che esso abbia ancora un senso, una utilità, uno spazio e un mercato. E quindi, lo si fa come va fatto: notizie e fatti, e insieme quella che negli anni Settanta, con l&#8217;esordio in edicola di<strong> Repubblica</strong>, si definì la &#8220;settimanalizzazione&#8221; dei quotidiani, vale a dire l&#8217;approfondimento dei fatti, le interviste, le inchieste ecc..</p><p>In effetti, al di là della stessa consapevolezza di quel desk, la novità assoluta rappresentata dal primo numero di &#8220;Pubblico&#8221;, vale a dire di un quotidiano senza notizie &#8211; probabilmente il primo assoluto nella storia dell&#8217;informazione quotidiana nazionale e mondiale &#8211; andrebbe messa in riferimento, più che al trionfante futuro digitale che è già qui, alla irresistibile sopravvivenza di un passato che è ancora qui. Un passato che riguarda i criteri e le finalità che storicamente hanno caratterizzato in Italia l&#8217;esistenza e la fattura dei quotidiani: un <strong>giornalismo</strong> che ha sempre privilegiato i commenti, gli editoriali e i corsivi rispetto ai fatti, alle notizie, alla realtà di ogni giorno; giornali schierati e di parte. Insomma, giornali &#8220;d&#8217;opinione&#8221;. Da sempre i quotidiani italiani &#8211; legati pressoché tutti a centri di potere economico, finanziario e politico, e direttamente di proprietà non di editori ma di finanzieri e industriali interessati a fare favori e a mantenere buoni rapporti con la politica &#8211; sono stati refrattari prima alla formula &#8220;giornali di notizie e di utili avvisi&#8221; e poi a quella &#8220;i fatti separati dalle opinioni&#8221;. Perciò non abbiamo mai avuto un mercato dell&#8217;informazione (e non lo abbiamo avuto, con le note caratteristiche prima monopolistiche e poi duopolistiche, nemmeno con l&#8217;avvento della Tv). Perciò la diffusione dei quotidiani da noi è stata sempre fra le più basse al mondo. Perciò i non-editori se la sono presa prima con la radio, poi con la tv e oggi con <strong>Internet</strong>, continuando a non svolgere la propria funzione, a non occupare il proprio spazio, a dichiararsi (ed ad essere) morti prima ancora di venire uccisi.</p><p>Nel nostro Paese continuano a mancare un mercato dell&#8217;informazione e una rete di giornali di informazione (e non &#8220;di formazione&#8221; o più brutalmente di disinformazione), articolata in solidi e diffusi giornali locali e in poche e autorevoli testate nazionali d&#8217;opinione, come in ogni altro paese civile. E si continuano a registrare da un canto la progressiva insussistenza dell&#8217;informazione locale &#8211; che anche i più pessimisti sulla sorte dei &#8220;cartacei&#8221; considerano una nicchia vitale in epoca digitale &#8211; e dall&#8217;altro la nascita di più o meno piccoli o grandi o duraturi giornali nazionali d&#8217;opinione, perlopiù nettamente schierati, quando non chiaramente controllati da specifici pezzi del<strong> potere politico o finanziario</strong>.</p><p>Si vedrà col prosieguo delle pubblicazioni se i confezionatori di &#8220;Pubblico&#8221; decideranno o riusciranno a continuare a tener fuori dalle sue pagine fatti e notizie. Ma è certo che anch&#8217;esso si inscrive esplicitamente e programmaticamente, al di là di qualsiasi considerazione logica e di mercato, nella categoria dei giornali d&#8217;opinione: in testata &#8220;dalla parte degli ultimi e dei primi&#8221;, nei fatti si vedrà.  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/19/notizie-sulla-rete-e-approfondimenti-sui-giornali/356796/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ma è più dismisurato il Grillo o il Merlo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/05/ma-e-piu-dismisurato-grillo-o-merlo/343016/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/05/ma-e-piu-dismisurato-grillo-o-merlo/343016/#comments</comments> <pubDate>Wed, 05 Sep 2012 11:00:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[Ezio Mauro]]></category> <category><![CDATA[Paolo Mieli]]></category> <category><![CDATA[Repubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=343016</guid> <description><![CDATA[Sostiene Francesco Merlo &#8211; considerato fra i più brillanti giornalisti italiani, tanto da essere stato a suo tempo rapito al Corriere da Repubblica, e da essere pubblicato sistematicamente in prima pagina dal giornale diretto da Ezio Mauro &#8211; che Beppe Grillo, &#8220;guitto andato a male&#8230; sembra aver perso la misura della sua dismisura lessicale&#8230; gronda...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sostiene <strong>Francesco Merlo</strong> &#8211; considerato fra i più brillanti giornalisti italiani, tanto da essere stato a suo tempo rapito al Corriere da Repubblica, e da essere pubblicato sistematicamente in prima pagina dal giornale diretto da<strong> Ezio Mauro</strong> &#8211; che <strong>Beppe Grillo</strong>, &#8220;guitto andato a male&#8230; sembra aver perso la misura della sua dismisura lessicale&#8230; gronda ridicolezza e strampalaggine&#8230; in un crescendo di overdose di esagerazioni&#8221;.</p><p>Non vogliamo entrare, in questa sede, nel merito di tali severissime critiche, anche perché il comico è tipo che, se vuole, sa difendersi bene, anche troppo.</p><p style="text-align: left;">Vogliamo solo segnalare un altro caso, veramente clamoroso, di perdita di &#8220;misura di dismisura lessicale&#8221; e di &#8220;crescendo di overdose di esagerazioni&#8221;. Esagerazioni però non critiche, com&#8217;è nel registro dilagante di Grillo, ma, esattamente al contrario, adulatorie. Ma fa poca differenza, il contenuto, rispetto alla tecnica usata: la dismisura, l&#8217;esagerazione (forse anche la ridicolezza e la strampalaggine, ma questo sta al lettore giudicare). <strong>Il caso è datato 8 marzo 2003</strong>. Lo segnaliamo perché veramente impressionante, dal punto di vista delle espressioni e delle categorie brandite martedì da Merlo su Repubblica, e perché assai autorevole: sia dal punto di vista dell&#8217;oggetto degli strali (in questo caso, per usare un eufemismo, adulatorii) e cioè<strong> Paolo Mieli</strong>, sia da quello della base di lancio (nientemeno che il Corriere della Sera), sia da quello del lanciatore: Francesco Merlo.</p><p style="text-align: left;">Il titolo di quel &#8211; come chiamarlo? &#8211; pezzo dalla smisurata adulazione (non interessano qui sinonimi: <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/0905.htm">lusinga</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/1324.htm">ruffianeria</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/0843.htm">leccata</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/1187.htm">piaggeria</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/1324.htm">ruffianata</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/1497.htm">sviolinata</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/1476.htm">strusciata</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/1497.htm">sviolinatura</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/1384.htm">servilismo</a>, <a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/1426.htm">slinguata</a>&#8230;) era: &#8220;<em>La sabbia, l&#8217;argilla e l&#8217;architetto</em>&#8220;. Argomento: la prospettazione di ciò che avrebbe fatto in viale Mazzini Paolo Mieli, ex-direttore del Corriere della Sera e direttore editoriale in carica del Gruppo Rizzoli Corriere della Sera, indicato dai partiti come nuovo presidente della Rai. Indicazione peraltro poi rientrata&#8230;</p><p style="text-align: left;">Si tratta di un documento &#8211; immeritatamente entrato nel dimenticatoio della memoria nazionale &#8211; che descrive e denuncia con rarissima efficacia questa nostra infelice epoca dominata appunto da guittaggini, dismisura lessicale ed esagerazioni.</p><p style="text-align: left;">Vale proprio la pena leggerlo per intero.</p><p style="text-align: left;"><em>&#8220;Dopo aver riportato Enzo Biagi e Michele Santoro in prima serata, come atto dovuto al Giornalismo, il presidente si insinuerà con dolcezza in ogni stanza dell&#8217;immensa Rai e insegnerà a tutti come si tengono le posate, ma sempre fingendo di impararlo da tutti. Poi, senza usare la ramazza, darà una forma nobile a quella sostanza incandescente che è la comunicazione televisiva, tra tutte le risorse la più esplosiva, certamente la più duttile. E mai il presidente griderà, e mai invaderà il campo. Sarà come la sabbia che si infila dovunque; e come l&#8217;argilla assumerà tutte le forme amate nell&#8217;azienda e dall&#8217;azienda. In breve tempo diventerà una risorsa proteiforme, ma a poco a poco, insinuandosi, informerà di sé e dunque riformerà e trasformerà, «goccia cinese», come il titolo del suo libro. Così, alla fine, teneramente snaturerà la Rai: giornalismo contro sindacalismo, i fatti contro l&#8217; ideologia, i commenti eleganti contro i mugugni rancorosi, la discussione aperta e franca e dura contro la camomilla o l&#8217; aggressione. Sarà davvero possibile? Ogni tanto succede che gli uomini migliori finiscono nei posti peggiori, forse perché sono i soli che possono arredare le caverne senza diventare topi. Solo i grandi architetti riescono a trasformare in eleganti e signorili loft i casermoni industriali dismessi. Presto vedremo dunque chi vincerà tra la Rai e Paolo Mieli, scontro epico e sicuramente divertente tra il peggio e il meglio, tra la mollezza e l&#8217; elasticità, tra chi assorbe per snaturare ogni scossone e chi, al contrario, apprende per scuotere più forte. Certo, tutti rischiano qualcosa. La sinistra che lo ha scelto, innanzitutto, perché ha fatto finalmente una cosa di sinistra, pur sapendo, o forse fino in fondo non sapendo, che il neo presidente è un uomo che deborda, che non c&#8217; è appartenenza che possa contenerlo, che non è un mollusco democristiano, ma è, lasciatemelo dire in prima persona, un vero «bestione», uno di quegli animali rari che sono un valore perché sono un ingombro incontenibile e non sai mai dove metterli e dove metterti, e dunque devi per forza farti da parte e cambiare le tue abitudini. E&#8217; ovvio dunque che rischia moltissimo anche la Rai, che non acquista un fiore all&#8217; occhiello né il solito professore, ma un capitano di macchina, di quelli ai quali è difficile dire di no, perché si sporcano le mani con la ciurma. Il famoso mielismo, se mai è esistito, è innanzitutto la capacità di venirti a stanare sotto coperta, in mezzo all&#8217; unto, e di trattarti come un amante più o meno sincero, pur di farti lavorare sempre e comunque, e di coltivare l&#8217; intelligenza anche nei luoghi più oscuri, e senza fermarsi neppure un momento. Un bestione appunto, ma di quelli delicati e tenerissimi. Da direttore del Corriere, per esempio, pur di mandarci nella stiva a controllare le valvole ventiquattro ore al giorno, sempre a manomettere termometri e anemometri, Mieli era capace di svegliare tua moglie in piena notte per dirle quanto erano stati fortunati, lui e lei, ad averti incontrato. Un giorno, in riunione, gli dissero di rinunciare a un articolo perché il cronista si era ammalato. E lui: «E quanto ha? Trentasette e uno? Trentasette e tre?». Vittima della seduzione collettiva, quel cronista scrisse l&#8217;articolo per non ammalarsi davvero. E&#8217; anche così che è nata la leggenda del direttore «figlio di&#8230;». E certo Paolo Mieli un poco deve esserlo, se tutti credono di averlo dalla loro parte, ma più lo sentono vicino e meno lo conoscono, e nessuno mai riesce a controllarlo, e meno che mai la politica, con la quale ha tuttavia una storia lunghissima sebbene, stranamente, placida. E forse perché Mieli è la versione moderna del più vecchio e più grande giornalismo italiano, quello meravigliosamente fazioso dei Montanelli per intenderci, ma anche dei Biagi, e degli Scalfari, dove l&#8217;orgoglio del mestiere è a volte asprezza, durezza, e appunto faziosità. Mieli è tutti loro, ma arrotondato dalla maturità dei tempi, più futuro che passato, meno solitudine e più squadra, meno genialità e più intelligenza, meno intuizione e più ponderazione. Rischia moltissimo ovviamente il centrodestra che per la prima volta sembra uscire dalla logica del partito azienda, consegna la propria anomalia in mani che non saranno mai complici, subalterne e neppure fedeli. L&#8217;idea di Mieli è quella della cavalleria leggera, giornalisti e artisti autonomi e responsabili dentro un patto di lealtà, un&#8217; orchestra di maestri guidati da un maestro. L&#8217;idea di Berlusconi è invece quella del padre padrone. Per Berlusconi questa è dunque l&#8217;occasione straordinaria ma forse masochista di diventare per davvero liberale: la libertà è pericolosa. Anche gli altri consiglieri di amministrazione, quelli scelti dal centrodestra, da Francesco Alberoni a Giorgio Rumi a Marcello Veneziani, non sono certo i camerieri ai quali è abituato. Ma se Berlusconi lascia fare, la Rai può uscire dalla propaganda ed entrare nell&#8217; informazione, può liberarsi del cattivo gusto di questi lunghi anni e fare pace con l&#8217; Italia. Chi rischia di più è però Paolo Mieli. Alla Rai potrebbe perdere la sua leggendaria allegria, l&#8217;assalto della politica questa volta potrebbe immalinconirlo, inasprirlo e inacidirlo. Anche le mosche possono abbattere un bestione&#8221;.</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/05/ma-e-piu-dismisurato-grillo-o-merlo/343016/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le urgenze e la democrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/le-urgenze-e-la-democrazia/289140/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/le-urgenze-e-la-democrazia/289140/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Jul 2012 07:39:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Democrazia]]></category> <category><![CDATA[Emergenza]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Squinzi]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Riforma Elettorale]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=289140</guid> <description><![CDATA[Vanno bene, per le urgenze, i provvedimenti urgenti. E chi lo può contestare? A problemi straordinari, soluzioni straordinarie. Del resto, pur di sfrattare da Palazzo Chigi Berlusconi e la sua corte di maneggioni e indecenti &#8220;titolari di consenso&#8221; (i nominati), si è ricorso a un &#8220;governo tecnico&#8221;. E ci tocca pure stringere i denti, di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vanno bene, per le urgenze, i<strong> provvedimenti urgenti</strong>. E chi lo può contestare? A problemi straordinari, soluzioni straordinarie. Del resto, pur di sfrattare da Palazzo Chigi Berlusconi e la sua corte di maneggioni e indecenti &#8220;titolari di consenso&#8221; (i nominati), si è ricorso a un &#8220;governo tecnico&#8221;. E ci tocca pure stringere i denti, di fronte alle inadeguatezze dei &#8220;tecnici&#8221; in materia di equità e sviluppo: non bisogna mai dimenticare da cosa siamo usciti (non del tutto) né sottovalutare i condizionamenti che Berlusconi è ancora in grado di esercitare in questo Parlamento.</p><p>Ma regola &#8211; e un minimo di lungimiranza &#8211; esige che alcune cose vadano salvaguardate, dette, tenute presenti&#8230;</p><p>1) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/08/spending-review-monti-risponde-a-squinzi-dichiarazioni-che-fanno-alzare-spread/287553/" target="_blank">La pubblica reprimenda di Monti al leader della Confindustria</a>, reo di aver criticato i provvedimenti economici del governo e per questo indicato al pubblico ludibrio, con tono intimidatorio e ricattatorio (&#8220;Critiche fanno salire lo spread&#8221;), è semplicemente intollerabile. Anche chi non ritiene l&#8217;attuale governo un<strong>a &#8220;sospensione della democrazia&#8221;</strong> &#8211; altro che sospensione era il governo berlusconiano! &#8211; non può non scandalizzarsi per il mancato scandalo, specie da parte della sinistra, per quelle parole e quella pretesa del presidente del Consiglio. Monti faccia la sua parte, faccia anche la &#8220;macelleria sociale&#8221;, se ci riesce e se nessuno le ferma, ma non pretenda che tutti siano d&#8217;accordo con lui. E soprattutto non può permettersi di chiudere la bocca al rappresentante di un ceto economico e sociale di indubbia consistenza. Alla sinistra, in particolare, va ricordato che non c&#8217;è bisogno di essere d&#8217;accordo con <strong>Squinzi</strong> per continuare ad essere sensibili alla tutela delle condizioni minime di agibilità del confronto politico nel nostro Paese.</p><p>2) <strong>Si litiga sulla Rai</strong>. I partiti, compreso il Pd, non hanno mai mollato la presa su viale Mazzini (né pare un&#8217;alternativa alla lottizzazione l&#8217;indicazione di quei due nomi formalmente indicati da quattro specifiche associazioni private). Ovviamente, però, l&#8217;anima nera è sempre lui: <strong>Berlusconi</strong>, con il suo conflitto di interessi e con la banda del partito-azienda infiltrata nel servizio pubblico. Controlla ancora la maggioranza parlamentare e nel Cda di viale Mazzini, e non vuole mollare la presa. Ma è imbarazzante, nello scontro di queste ore per la nomina dei nuovi consiglieri di amministrazione, vedere il centrodestra difendere (pur strumentalmente) il primato del Parlamento, peraltro fissato per legge, e la sinistra invece traccheggiare nell&#8217;intento (legittimo) di cogliere l&#8217;occasione della &#8220;tecnicizzazione&#8221; del Cda Rai per sottrarlo al controllo berlusconiano. Bene: a parte la vigenza dell&#8217;infausta legge-Gasparri, non si vede e non esiste fonte più alta di quella parlamentare &#8211; in una democrazia parlamentare &#8211; per una nomina pubblica. Non essendoci la forza o non potendosi attivare un meccanismo alternativo a quello vigente (per esempio l&#8217;elezione del Cda da parte degli abbonati al servizio pubblico), si faccia come per la formazione del governo &#8220;tecnico&#8221;, in realtà votato da una regolare maggioranza parlamentare. Insomma: una forzatura, sì, ma che non si basi<strong> sulla negazione della fonte parlamentare del Cda Rai</strong>, a favore poi della conferma esplicita di uomini di parte centrodestra e di opache rappresentanze della &#8220;società civile&#8221; per il Pd.</p><p>3) Nel dibattito-scontro sulla <strong>riforma elettorale</strong>, fa impressione la lotta del Pd contro &#8220;l&#8217;inquinamento del voto dovuto alla preferenza&#8221;. E&#8217; chiaro che il voto, come la democrazia in genere (altrimenti, che democrazia sarebbe?), è sempre inquinabile: dall&#8217;alto, dal basso, dalle lobbies, dalle cosche, dalle oligarchie partitiche, dalla televisione, dalle clientele, ecc. ecc.. Democrazia vuole però che sia meglio esporlo al rischio dell&#8217;inquinamento &#8220;della società&#8221; piuttosto che a quello del Palazzo del potere. La scelta per l&#8217;uninominale (anche qui, come opportunamente ricorda Casini, &#8220;sono i partiti a scegliere i candidati&#8221;) è discutibile ma legittima, e il Pd se ritiene può evidentemente perseguirla con tutte le sue forze. Però, per farlo, è proprio necessario criminalizzare quello che appare, al di qua di tutte le ingegnerie elettorali, un elemento primario di democrazia, e cioè il voto di preferenza?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/le-urgenze-e-la-democrazia/289140/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dare a Montanelli quel che è di Montanelli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/24/dare-a-montanelli-quel-che-e-di-montanelli/273281/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/24/dare-a-montanelli-quel-che-e-di-montanelli/273281/#comments</comments> <pubDate>Sun, 24 Jun 2012 08:19:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Colpo di Stato]]></category> <category><![CDATA[Democrazia]]></category> <category><![CDATA[Indro Montanelli]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=273281</guid> <description><![CDATA[&#8220;I racconti su Indro Montanelli inviati dai lettori&#8221; sono veramente interessanti. Sembra proprio che svariate generazioni di italiani &#8211; compresi i più giovani e certamente i lettori del Fatto &#8211; stravedano per il Maestro. Non uno che ricordi o valorizzi qualche difetto del Più Grande Giornalista Italiano, vero eroe della coerenza, della democrazia e della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I racconti su Indro Montanelli inviati dai lettori&#8221; sono veramente interessanti. Sembra proprio che svariate generazioni di italiani &#8211; compresi i più giovani e certamente i lettori del Fatto &#8211; stravedano per il Maestro. Non uno che ricordi o valorizzi qualche difetto del Più Grande Giornalista Italiano, vero eroe della coerenza, della democrazia e della libertà di stampa.</p><p>Basta leggere qualche titolo. &#8220;<a title="Leggi 'Mio padre comunista, lo temeva e ammirava'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/padre-comunista-temeva-ammirava/218751/" target="_blank">Mio padre comunista, lo temeva e ammirava</a>&#8220;. Era &#8220;<a title="Leggi 'Un conservatore illuminato'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/conservatore-illuminato/218742/" target="_blank">un conservatore illuminato</a>&#8220;, &#8220;<a title="Leggi 'Incapace di abbassare la testa'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/incapace-abbassare-testa/218732/" target="_blank">incapace di abbassare la testa</a>&#8220;. &#8220;<a title="Leggi 'Lo chiamavo fascista, poi diventai adulto'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/chiamavo-fascista-diventai-adulto/218723/" target="_blank">Lo chiamavo fascista, poi diventai adulto</a>&#8220;. &#8220;<a title="Leggi 'I miei vent’anni, l’odio e poi la scoperta'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/miei-ventanni-lodio-scoperta/218719/" target="_blank">I miei vent’anni, l’odio e poi la scoperta</a>&#8220;. Addirittura &#8220;<a title="Leggi 'Piansi per quel maestro mai conosciuto'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/piansi-quel-maestro-conosciuto/218700/">piansi per quel maestro mai conosciuto</a>&#8220;. Un uomo e un giornalista sempre <a title="Leggi 'In direzione ostinata e contraria'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/direzione-ostinata-contraria/218576/" target="_blank">&#8220;in direzione ostinata e contraria</a>&#8220;. Un po&#8217; come Padre Pio, &#8220;<a title="Leggi 'Non ci ha dimenticati, continua a parlare'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/dimenticati-continua-parlare/218550/">non ci ha dimenticati, continua a parlare</a>&#8220;. &#8220;<a title="Leggi 'Un giornalista, sì. Ma il Migliore'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/giornalista-migliore/218533/">Un giornalista, sì. Ma il Migliore</a>&#8220;. &#8220;<a title="Leggi 'Io sedicenne lo penso ancora vivo'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/sedicenne-penso-ancora-vivo/218529/">Io sedicenne lo penso ancora vivo</a>&#8220;. Del resto, <a title="Leggi 'Scriveva quello che pensava. E non è facile'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/scriveva-quello-pensava-facile/218526/">&#8220;scriveva quello che pensava. E non è facile</a>&#8220;. Di certo, &#8220;<a title="Leggi 'Oggi scriverebbe sul Fatto Quotidiano'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/oggi-scriverebbe-fatto-quotidiano/218517/">oggi scriverebbe sul Fatto Quotidiano</a>&#8220;. &#8220;<a title="Leggi 'Ha formato il mio modo di pensare'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/formato-modo-pensare/218510/">Ha formato il mio modo di pensare</a>&#8220;. Insomma &#8220;e<a title="Leggi 'Era la grande cultura'" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/grande-cultura/218505/">ra la grande cultura</a>&#8220;&#8230;</p><p>Forse è utile, fra tanti elogi, ricordare anche un Montanelli, diciamo così, <strong>più problematico</strong>. Per esempio fu oggettivamente un voltagabbana: liberale, fascista, monarchico, repubblicano, democristiano, craxiano, berlusconiano e in vecchiaia persino filo-pdiessino o giù di lì. Ma questo pare che per molti sia diventato un tratto virtuoso delle persone sveglie (&#8220;solo gli stupidi non cambiano mai opinione&#8221;).</p><p>Fu anche un pervicace retore dell’<strong>anti-italianismo</strong>, un convinto sostenitore della critica più cinica all&#8217;idealismo, alle utopie e ai valori della solidarietà e dell&#8217;eguaglianza. Ma anche l&#8217;idealismo, le utopie e i valori della solidarietà e dell&#8217;uguaglianza pare che siano passati di moda.</p><p>C&#8217;è un documento, però, che i suoi attuali estimatori vorranno certamente conoscere. Risale agli <strong>anni Cinquanta</strong>. Un documento che i montanelliani di destra, di centro o &#8220;di sinistra&#8221; &#8211; continua a sembrarmi strano, ma pare che ve ne siano &#8211; si guardano bene oggi dal ricordare e, potendo, dal consentire che qualcuno possa ricordarlo.  E che comunque io voglio e ritengo utile ricordare in questo mio blog.</p><p>L&#8217;illustre &#8220;conservatore illuminato&#8221; cercò di spingere nientemeno che al colpo di Stato l&#8217;ambasciatore in Italia degli Stati Uniti, per la precisione un&#8217;ambasciatrice, <strong>Claire Booth Luce</strong>, già di suo fondamentalista dell&#8217;anti-comunismo: un golpe naturalmente contro lo Stato e la democrazia italiana.</p><p>&#8220;Se alle prossime elezioni un Fronte Popolare comunque costituito raggiungesse la maggioranza&#8221;, scriveva Montanelli alla Booth Luce, &#8220;Scelba cosa farebbe? Consegnerebbe il potere, e sarebbe la fine&#8230; Qualunque uomo di governo, oggi, anche non democristiano, si arrenderebbe per totale impossibilità di compiere un colpo di Stato&#8230; La polizia e l&#8217;esercito sono inquinati di comunismo. I carabinieri senza il Re, hanno perso di ogni mordente. E in tutto il paese non c&#8217;è una forza capace di appoggiare l’azione di un uomo risoluto. Noi dobbiamo creare questa forza. Non si può sbagliare guardando la storia del nostro paese, che è quella di un sopruso imposto da una minoranza di centomila bastonatori. <br />Le<strong> maggioranze</strong> in Italia non hanno mai contato: sono sempre state al rimorchio di questo pugno di uomini che ha fatto tutto con la violenza, l’unità d&#8217;Italia, le sue guerre e le sue rivoluzioni. Questa minoranza esiste ancora e non è comunista”. Bisognava dargli un capo e presto. Chi? Ma il Maresciallo Messe. &#8220;E&#8217; vecchio e non molto intelligente&#8230; Gli forniremmo noi le idee che egli non ha&#8221;. Il movimento è &#8220;destinato a entrare in azione (azione armata) solo il giorno in cui elettoralmente, la battaglia fosse definitivamente persa&#8221;. Montanelli si trovava &#8220;in questo dilemma: difendere la democrazia fino ad accettare, per essa, la morte dell&#8217;Italia; o difendere l&#8217;Italia fino ad accettare, o anche affrettare, la morte della democrazia? La mia scelta è fatta&#8221;.</p><p>Che ne è &#8211; nel ricordo dei montanelliani &#8211; del Montanelli che vedeva comunismo anche nella polizia e nell&#8217;esercito (polizia ed esercito degli anni Cinquanta in Italia), e che considerava troppo di sinistra anche <strong>De Gasperi e Scelba</strong>?</p><p>Non è forse utile ed onesto consentire ai giovani lettori di oggi di farsi un&#8217;idea documentata anche della visione montanelliana della storia d’Italia, che sarebbe stata scritta da bastonatori e del fatto che lui predicava e spingeva altri a fare la storia, di nuovo e sempre, con la violenza?</p><p>Del resto, proprio lui, il celebrato Principe dell&#8217;Anticonformismo &#8211; come certamente ritengono i montanelliani più convinti &#8211; sarebbe il primo a rifiutare un suo ricordo e una sua celebrazione enfatici, acritici e non documentati.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/24/dare-a-montanelli-quel-che-e-di-montanelli/273281/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8216;Alieni&#8217; in Rai: perché no?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/12/alieni-in-rai-perche-no/260433/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/12/alieni-in-rai-perche-no/260433/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Jun 2012 08:06:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Anna Maria Tarantola]]></category> <category><![CDATA[Carlo Freccero]]></category> <category><![CDATA[Luigi Gubitosi]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Michele Santoro]]></category> <category><![CDATA[Nomine Rai]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Servizio Pubblico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=260433</guid> <description><![CDATA[Deve far riflettere la doppia fonte della gran bordata di cannonate lanciate contro la proposta governativa di nominare tre &#8216;alieni&#8217; in Rai. Prima fonte, quella politica, soprattutto di centrodestra: il Cavaliere, Alfano, Gasparri, Cicchitto&#8230; Seconda fonte, quella di uomini-Rai o ex-Rai e comunque &#8216;uomini di prodotto&#8217; come Freccero e Santoro. Le esplosioni polemiche hanno riguardato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Deve far riflettere la doppia fonte della gran bordata di cannonate lanciate contro la proposta governativa di nominare tre &#8216;alieni&#8217; in <strong>Rai.</strong> Prima fonte, quella politica, soprattutto di centrodestra: il Cavaliere, Alfano, Gasparri, Cicchitto&#8230; Seconda fonte, quella di uomini-Rai o ex-Rai e comunque &#8216;uomini di prodotto&#8217; come Freccero e Santoro. Le esplosioni polemiche hanno riguardato in particolare la vicedirettrice generale della Banca d&#8217;Italia e un manager finanziario di alto profilo (ex Fiat, ex Wind, ex </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Bank of America-Merrill Lynch</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>),</strong></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> indicati rispettivamente come <strong>presidente e direttore generale</strong> del servizio pubblico radiotelevisivo. Ma anche <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/08/consiglio-dei-ministri-si-valutano-vertici-authority-rai-rimandata/257019/" target="_blank">la nomina di un dirigente del Tesoro, a rappresentante del Tesoro stesso nel cda della Rai, ha fatto gridare a un &#8216;commissariamento dell&#8217;azienda&#8217;</a> sia Butti del Pdl sia Merlo del Pd.</span></span></p><p><span style="font-size: medium; font-family: 'Times New Roman', serif;">E&#8217; abbastanza chiara la ragione per cui questi due fronti, solitamente e ferocemente contrapposti &#8211; l&#8217;uno in nome del &#8216;primato della politica&#8217; e dei diritti della maggioranza parlamentare, l&#8217;altro al grido &#8216;giù le mani dalla Rai&#8217; &#8211; questa volta colpiscano ambedue nella stessa direzione. I tre nomi scelti dal governo Monti &#8211; Anna Maria Tarantola, Luigi Gubitosi e Marco Pinto &#8211; sono infatti &#8220;lontani dalla politica&#8221; ma anche lontani dal mondo Rai e in generale dal mondo della televisione.</span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; particolarmente significativa, in questo senso, la dura posizione assunta da personaggi come <strong>Carlo Freccero e Michele Santoro</strong>. La loro reazione non è comprensibile solo con il fatto che avevano inviato i curricula a Monti per essere loro nominati presidente e direttore generale della Rai. Difatti queste due candidature apparivano chiaramente una provocazione e non si vede, poi, in base a quale logica un apprezzato confezionatore di prodotti televisivi e un valoroso autore/conduttore dovessero essere utilizzati come manager, impedendogli di far valere il proprio talento nei mestieri di rispettiva competenza. </span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Qualcosa di utile, a tal proposito, si può ricavare dalla più ragionata reazione di due &#8216;padri della Tv&#8217;, pur assai diversi, come <strong>Pippo Baudo e Angelo Guglielmi</strong>, che hanno rilevato ambedue un aspetto positivo e uno problematico dello scenario prefigurato dalla scelta montiana. Ha sostenuto il presentatore: la Rai ha due grossi problemi, quello economico e quello editoriale. Ha rilevato l&#8217;ex-direttore di RaiTre: per governare la Rai bisogna muoversi su due gambe, la distanza dai partiti e la conoscenza di cosa è un piano editoriale per un&#8217;azienda televisiva. </span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Ora, l&#8217;ipotesi <strong>Tarantola-Gubitosi</strong>, senza la pretesa di capire adesso come essa riuscirà a concretizzarsi, appare teoricamente adatta per affrontare il doppio problema del risanamento economico e della distanza dai partiti. Per quello che riguarda il piano e la gestione editoriale, Baudo mette in evidenza le straordinarie risorse presenti nonostante tutto in azienda, mentre Guglielmi denuncia le incapacità alle quali fanno attualmente capo direzione generale, direttori di rete e di Tg.</span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Ferma restando l&#8217;incognita costituita dalla capacita di Gubitosi di emanciparsi dal giro di amicizie &#8216;eccellenti&#8217; sinora accumulate, niente fa credere preventivamente che i due &#8216;alieni&#8217;, oltre a cercare di tenere lontani i<strong> partiti</strong> e di risanare i conti dell&#8217;azienda, siano talmente miopi da non sapere che per i prodotti debbono affidarsi a uomini di prodotto e che non riescano in particolare a pescare fra coloro che sono in Rai- specie fra quelli che sono stati messi da parte o semplicemente costretti ad andare via &#8211; i più esperti e talentuosi. </span></span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Per il resto, a sentir dire, come ha detto Freccero, che &#8216;</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Monti ha confuso la Rai con una banca&#8217;, viene subito da pensare che, per la verità, a confonderla sinora per bancomat, rendita e &#8216;casa propria&#8217; sono stati molti, molti altri. E a sentirlo classificare</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">: </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Tarantola e Gubitosi, due alieni a Viale Mazzini&#8221;, viene da chiedersi: sicuri che essere alieni al<strong> partito Rai</strong> &#8211; oltre che lontani dai partiti &#8211; non sia, qui ed ora, un buon presupposto per riportare un po&#8217; di ordine nel <strong>servizio pubblico</strong>, consentendogli in tempi medi un solido rilancio?</span></span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/12/alieni-in-rai-perche-no/260433/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ma Telese ha fatto una buona azione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/ma-telese-ha-fatto-una-buona-azione/256306/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/ma-telese-ha-fatto-una-buona-azione/256306/#comments</comments> <pubDate>Thu, 07 Jun 2012 17:50:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Luca Telese]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=256306</guid> <description><![CDATA[Con la decisione di abbandonare Il Fatto, credo che Luca Telese abbia compiuto una buona azione nei confronti del giornale, dando un personale apporto di chiarezza al suo profilo: &#8220;suo&#8221; del giornale, nel senso di emendarlo da una presenza e da un apporto oggettivamente contraddittori da ben prima della caduta di Berlusconi e dell&#8217;asserita gesuificazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con la decisione di abbandonare <strong>Il Fatto</strong>, credo che<strong> Luca Telese</strong> abbia compiuto una buona azione nei confronti del giornale, dando un personale apporto di chiarezza al suo profilo: &#8220;suo&#8221; del giornale, nel senso di emendarlo da una presenza e da un apporto oggettivamente contraddittori da ben prima della caduta di <strong>Berlusconi</strong> e dell&#8217;asserita gesuificazione di <strong>Grillo</strong>, e &#8220;suo&#8221; di Telese stesso, nel senso della coerenza con il suo percorso professionale e con la sua vocazione protagonistica.</p><p>Detto questo, mi pare che due degli <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/caro-telese-un-giornale-non-e-una-democrazia/255308/">argomenti &#8220;di carattere generale&#8221; indirizzati all&#8217;ex-giornalista del Fatto da Enzo Frenna, con nitidezza e onestà intellettuale</a> &#8211; &#8220;Un giornale fa una sola cosa: informare&#8221; e &#8220;Un giornale non è una democrazia&#8221; &#8211; meritino di essere utilmente discussi.</p><p><strong>&#8220;Un giornale fa una sola cosa: informare&#8221;</strong>. E&#8217; certamente indebita la pretesa avanzata da Telese, per il quale, dopo la caduta di Berlusconi, Il Fatto avrebbe dovuto smetterla di &#8220;demolire&#8221; e passare a &#8220;costruire&#8221;, dato che &#8221;la mission di quel giornale si è esaurita. Non è passato dalla protesta alla proposta&#8221;. In realtà, difficilmente si potrebbe citare un altro esempio di compatta coerenza informativa quale quella che indubbiamente connota Il Fatto dalla sua nascita ad oggi e che evidentemente un personaggio come Telese non poteva condividere. Non a caso è proprio per lui che oggi &#8220;dobbiamo cambiare&#8221;. E lo rilevo io che sin dall&#8217;inizio dell&#8217;avventura di<strong> Padellaro</strong> e <strong>Travaglio</strong> ne ha rilevato &#8211; su <a href="http://articolo21.org/" target="_blank">articolo21.org</a> e su <a href="http://infodem.it/" target="_blank">infodem.it</a> - la caratteristica fondamentale di quotidiano politico e di orientamento, cioè non meramente &#8220;informativo&#8221;, con soddisfazione dal punto di vista politico e criticamente dal punto di vista di osservatore del mondo dei quotidiani, prevalentemente politici e di orientamento in un paese storicamente privo di una solida e diffusa rete di quotidiani di informazione. E&#8217; evidente che pubblicare le notizie delle malefatte della politica non è &#8220;demolire&#8221;, ma appare riduttivo e distraente distinguersi da Telese su questo terreno. Telese ha in testa un giornalismo dello stesso tipo, perciò forse si è all&#8217;inizio infilato nell&#8217;avventura del Fatto, e oggi ne esce per una ragione uguale e contraria: vuole fare un giornale di intervento, lo vuole fare lui e vuole decidere quando e quale malefatta pubblicare e quale no.</p><p><strong>&#8220;Un giornale non è una democrazia&#8221;.</strong> Di primo acchito l&#8217;affermazione sembra ineccepibile: &#8220;Nei giornali c’è un direttore, un vicedirettore, i capiservizio, i cronisti. Se il responsabile di una sezione – ad esempio le pagine di Politica – vuole decidere la linea del giornale, allora è il caos&#8221;. Ma il giornale non è nemmeno un&#8217;azienda qualsiasi, ma investe in pieno questioni vitali per la democrazia. Non a caso ha una normativa particolare (un direttore responsabile e non un capo azienda). In base alle leggi e ai contratti, il padrone non può mettere piede in redazione e dovrebbe leggere il suo giornale solo quando è stampato e diffuso. Non è così? Certo che non è così, ma solo per l&#8217;inosservanza di leggi e contratto, e per l&#8217;ignavia della gran parte dei direttori, più interessati alla carriera che al mantenimento della schiena dritta col rischio di vedersi licenziato. Ma il direttore, che da un canto deve rispettare l&#8217;accordo iniziale sottoscritto col suo editore, dall&#8217;altro deve avere la fiducia della redazione e comportarsi come <strong>&#8220;primus inter pares&#8221;</strong>. Non è e non può essere un dittatore, anche per ottenere il meglio dai suoi collaboratori, per aggiungere al prodotto che in base alla propria sensibilità e capacità sarebbe in grado di confezionare le sensibilità e le capacità dei collaboratori. E&#8217; chiaro che alla fine prevale la sua decisione ma il bravo direttore è colui che riesce ad allontanare quanto più è possibile la necessità dello scontro, a non imporsi a tutti i costi e a cambiare idea se convinto da uno qualsiasi dei suoi redattori. Ed è altrettanto chiaro, quando si arriva alla decisione finale del direttore, che spetta al collaboratore &#8211; vicedirettore, caposervizio o inviato o semplice redattore &#8211; starci o dimettersi. In definitiva come ha fatto Telese, da questo punto di vista non solo legittimamente ma encomiabilmente.</p><p>Se Telese dice, con molta schiettezza: &#8220;Non puoi continuare, a guerra finita, a mozzare le teste di cadaveri sul campo&#8221;, rivela che egli ha vissuto l&#8217;avventura al Fatto come se fosse una &#8220;guerra&#8221;, come se gli fosse stato chiesto di &#8220;mozzare le teste&#8221; (dei vivi, si intuisce). Ed è questa una estrema ma coerente declinazione del giornalismo d&#8217;intervento, che invece di costituire solo un momento del giornalismo nazionale lo ha quasi totalmente inglobato e sostituito. Sino all&#8217;estremismo dei Feltri. E del Telese che una guerra giornalistica di tipo etnico l&#8217;ha vissuta addirittura all&#8217;interno stesso del Fatto, &#8220;dove eravamo divisi tra <strong>Bosnia-Erzegovina e Croazia</strong>&#8220;.</p><p>Perciò non tirerei in ballo, nell&#8217;occasione, questioni di carattere generale relative alla funzione del giornalismo e al <strong>tasso di democraticità</strong> all&#8217;interno di un giornale. Perciò mi pare che Telese abbia fatto una buona azione, per se e per il Fatto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/07/ma-telese-ha-fatto-una-buona-azione/256306/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quanti giocatori sulla pelle della Rai</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/otto-giocatori-sulla-pelle-della/217924/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/otto-giocatori-sulla-pelle-della/217924/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 May 2012 07:31:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Commissione Vigilanza Rai]]></category> <category><![CDATA[Corrado Passera]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[La7]]></category> <category><![CDATA[Mediaset]]></category> <category><![CDATA[Nomine Rai]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Sky]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=217924</guid> <description><![CDATA[Sulla Rai non è in corso uno scontro chiaro e frontale fra chi vuole che rimanga così com&#8217;è e chi vuole riformarla. Non c&#8217;è una partita a due. La platea dei giocatori (e delle intenzioni e degli interessi in gioco) è ampia, magmatica e anche opaca. E in questi giorni se ne è aggiunto un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sulla Rai non è in corso uno scontro chiaro e frontale fra chi vuole che rimanga così com&#8217;è e chi vuole riformarla. Non c&#8217;è una partita a due. La platea dei giocatori (e delle intenzioni e degli interessi in gioco) è ampia, <strong>magmatica</strong> e anche opaca. E in questi giorni se ne è aggiunto un altro, il &#8220;governo tecnico&#8221;, dagli incerti propositi e dalle indeterminate capacità di inserimento.</p><p>Per Repubblica, la partita, anzi la &#8220;guerra&#8221; è a due: &#8220;fra il partito-azienda che fa capo a Mediaset e chi vuole affrancare finalmente il servizio pubblico dalla<strong> subalternità</strong> al potere e dalla schiavitù dell&#8217;audience&#8221;. Nelle stesse ore Giorgio Merlo, deputato del Pd e vice-presidente della Commissione di Vigilanza Rai, individua e denuncia un altro giocatore (collettivo): coloro che &#8220;puntano a demolire definitivamente l&#8217;azienda di viale Mazzini attraverso la sua privatizzazione. O che, in nome di una maldestra e ridicola modernità, mirano deliberatamente ad affossare il servizio pubblico&#8221;, arrivando a fare a <strong>sorpresa</strong> un nome e cognome, e cioè &#8220;il partito del Presidente della Camera&#8221;.</p><p>Saremmo dunque già a tre giocatori. Ma solo leggendo le due citazioni, in effetti, l&#8217;elenco è più lungo:</p><p><strong>1)</strong> il partito-azienda che fa capo a Mediaset, cioè a Berlusconi, per il quale è bene che nulla cambi perché, solo conservando &#8220;questa&#8221; Rai e l&#8217;attuale situazione di <strong>sostanziale</strong> &#8220;duopolio&#8221;, può continuare a godere di una rendita nella raccolta pubblicitaria superiore ai due miliardi e mezzo di euro;</p><p><strong>2)</strong> i politici di centrodestra, di centro e di centrosinistra che tutto concepiscono meno che i dirigenti e i giornalisti della Rai possano operare, essere reclutati e fare carriera autonomamente, in una logica di libero mercato <strong>meritocratico</strong>, non essendo appoggiati, lottizzati, riconoscenti e interessati acché tutto prosegua come per il passato e per il presente;</p><p><strong>3)</strong> la massa di dirigenti e giornalisti appena citati, vale a dire il corpaccio dell&#8217;antico &#8220;partito Rai&#8221;, composto da famigli e miracolati &#8211; molti dei quali abili nel gioco trasversale dei tempestivi passaggi di area e della reciproca lottizzazione con partiti e correnti &#8211; gratificati poi dalla visibilità (con annesso &#8220;potere di mercato&#8221;) e da un quasi compatto corpus di sentenze della magistratura del lavoro spesso <strong>assai curiose</strong> e ardite, ma quasi sempre favorevoli alla dignità e ai diritti dei &#8220;lavoratori&#8221; di viale Mazzini e Saxa Rubra individualmente lesi da una maggioranza del consiglio di amministrazione aziendale e da direttori di area diversa da quella di originaria appartenenza;</p><p><strong>4)</strong> i politici (specie di minoranza) e i giornalisti Rai ormai emancipatisi e non più interessati allo status di lottizzati, ora sinceramente <strong>affascinati</strong> dall&#8217;ipotesi dell&#8217;affrancamento del servizio pubblico e di se stessi &#8220;dalla subalternità al potere&#8221;;</p><p><strong>5)</strong> per quello che riguarda l&#8217;affrancamento della Rai dalla &#8220;schiavitù dell&#8217;audience&#8221;, non c&#8217;è dubbio che qui il giocatore interessato non è Berlusconi &#8211; essendo impensabile e &#8220;pericoloso&#8221; per la stabilità del sistema che Mediaset possa <strong>assorbire</strong> ulteriori fette di audience e soprattutto di raccolta pubblicitaria eventualmente lasciate libere da una Rai siffattamente affrancata &#8211; ma La7, Sky e la carta stampata;</p><p><strong>6)</strong> il sesto Giocatore è composto da coloro che vogliono la &#8220;privatizzazione&#8221; del servizio pubblico, fra i quali, come abbiamo visto, per il Pd va inserito senz&#8217;altro &#8220;il partito del Presidente della Camera&#8221;, cioè Futuro e Libertà, ma forse più estesamente il Terzo Polo. Casini, Caltagirone, Montezemolo&#8230; Ma indubbiamente questo <strong>giocatore collettivo</strong> comprende per definizione anche i grandi editori, in primis Rcs e De Benedetti, ai quali di volta in volta è stato comprensibilmente attribuito il proponimento e comunque l&#8217;interesse all&#8217;acquisto di pezzi pregiati della Rai.</p><p><strong>7)</strong> E il governo? E Monti? E Passera? Questo settimo giocatore &#8220;tecnico&#8221;, che ha più volte, pur in pochi mesi, accennato ad entrare in campo e che ora finalmente sta per farlo, potrebbe forse più ragionevolmente essere inserito, per ragioni non solo culturali, fra i privatizzatori. Ma le azioni dei tecnici, si sa, non sono mai <strong>perfettamente lineari</strong>: dipendono anche dalla politica e dal caso. Per ora sappiamo che è in campo un settimo giocatore, chiamiamolo &#8220;razionalizzatore&#8221; o &#8220;tagliatore di sprechi&#8221;. Che poi questi primi intenti dichiarati e le eventuali prime azioni predispongano di fatto o siano consapevolmente predisposte a prospettive privatizzatrici, si vedrà&#8230;</p><p><strong>8)</strong> L&#8217;ottavo giocatore, inevitabilmente il più frastornato e spesso confuso, è colui (o meglio una bella massa di italiani) che non ne può più della Rai asservita a Berlusconi e ai partiti, del clientelismo, della lottizzazione, di privilegi impudenza e <strong>mediocrità</strong> anche morale di molti dirigenti e giornalisti Rai, della cattiva informazione, della tv-spazzatura, del tradimento della missione di servizio pubblico, degli sprechi e del canone annuale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/otto-giocatori-sulla-pelle-della/217924/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Striscia, squadrismo al caciocavallo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/striscia-squadrismo-caciocavallo/189084/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/striscia-squadrismo-caciocavallo/189084/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:38:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Anna Maria Cancellieri]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ricci]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189084</guid> <description><![CDATA[Mingo era esterrefatto. Lui, con la spalla Fabio, voleva solo consegnare un caciocavallo alla ministra dell&#8217;Interno Annamaria Cancellieri. &#8220;Il provolone&#8221;, si leggeva in rete, &#8220;sarebbe stato consegnato per ironizzare sulle recenti polemiche sul costo dei braccialetti elettronici per i detenuti&#8221;. Insomma &#8220;la consegna del formaggio, ovviamente sarcastica da parte del noto duo di Striscia la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mingo era esterrefatto. Lui, con la spalla Fabio, voleva solo consegnare un caciocavallo alla ministra dell&#8217;Interno <strong>Annamaria Cancellieri</strong>. &#8220;Il provolone&#8221;, si leggeva in rete, &#8220;sarebbe stato consegnato per ironizzare sulle recenti polemiche sul costo dei braccialetti elettronici per i detenuti&#8221;. Insomma &#8220;la consegna del formaggio, ovviamente sarcastica da parte del noto duo di Striscia la Notizia, doveva avvenire per ironizzare&#8230;&#8221;. Solo per ironizzare, per deridere un ministro della Repubblica, a Bari per un vertice sulla sicurezza: e che sarà mai!</p><p>Un po&#8217; come per i tapiri. Lo sanno tutti: <strong>Antonio Ricci </strong>decide di volta in volta a chi dare il tapiro (o il caciocavallo) e lo sventurato di turno ci deve stare, accettando con il sorriso la sentenza del tribunale inappellabile di Striscia. E se un politico o un rappresentante delle istituzioni &#8211; come l&#8217;allora presidente della Repubblica <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong>, considerato un nemico dichiarato dal padrone di Mediaset e datore di lavoro di Ricci e compagni &#8211; si permette non solo di rifiutare il tapiro ma addirittura consente alla scorta di allontanare il portatapiro Staffelli, apriti cielo! Tutti insieme, a cominciare da Ezio Greggio, <strong>a gridare allo scandalo </strong>e, naturalmente, alla lesa autonomia dell&#8217;informazione e della democrazia: come si permettono quegli agenti di impedire fi-si-ca-men-te la consegna del tapiro!</p><p>Mingo, come si riporta con sdegno in rete, è stato addirittura &#8220;strattonato e spinto dalla polizia&#8221;, riportando una contusione alla spalla (finita contro un furgone parcheggiato) e una ferita alla fronte (&#8220;Mingo ha sbattuto la testa contro la telecamera che lo riprendeva&#8221; gridava in diretta infuriato Greggio). E in effetti l&#8217;ardito comico-cronista tentava più volte di &#8220;forzare il cordone di sicurezza predisposto dalle forze dell’ordine&#8221; e altrettante volte quei cattivoni e violenti di poliziotti cercavano di bloccarlo.</p><p>&#8220;Ma come&#8230; Ma perché&#8230;. Ma perché&#8230;. Ma perché&#8221;, gridava e si lamentava Mingo, sinceramente stupito e sconvolto al poliziotto che lo teneva. &#8220;Perché mi blocca&#8230; Ma si rende conto&#8230; E&#8217; un caciocavallo&#8230; E&#8217; incredibile&#8221;. Ma come? Io voglio sbeffeggiare un ministro &#8211; e io sono di Striscia, mica un sempronio qualunque &#8211; e voi me lo volete impedire?! Ma questo è uno stato di polizia!</p><p>In realtà, questo equivoco di Striscia e dei tapiri dura da parecchio. E <strong>c&#8217;è poco da ridere</strong>.</p><p>Da cosa deriverebbe a Ricci e compagni, nella manipolata finzione satirica, l&#8217;autorità morale di emettere sentenze e di pretendere dai condannati che ci stiano a subire in pubblico la condanna? Forse dagli ascolti? Dagli interessi dell&#8217;editore? Dalla supponenza dell&#8217;autore? In realtà, nessuno di questi fattori può autorizzare chicchesia ad imporre a qualcuno la gogna mediatica. Ricci, Greggio, Staffelli e persino il povero Mingo si ritengono invece autorizzati a farlo, diventando, chi più chi meno consapevolmente, agenti di vere e proprie azioni di <strong>squadrismo mediatico</strong>.</p><p>Ma c&#8217;è un altro aspetto assai significativo del fenomeno &#8211; che ovviamente prescinde dal diritto di critica e anzi si basa sul presupposto della sentenza, per definizione unilaterale &#8211; e riguarda non l&#8217;azione in quanto tale ma la pretesa di poterla commettere senza che la vittima di turno possa tentare di sottrarsi. Anzi, negandogli il diritto di farlo. Ricordate i terroristi che criticavano lo &#8220;Stato di polizia&#8221; da essi stessi indotto? Ricordate i lanciatori di monetine sui politici che pretendevano al contempo che essi non avessero scorte che li difendessero dai lanciatori di monetine? Bene: in tutti questi casi, come in quello del <strong>caciocavallo minghiano</strong>, siamo nel campo dei diritti (e pulsioni) individuali vissuti senza l&#8217;accompagnamento dei doveri e/o del riconoscimento agli altri di analoghi diritti (e pulsioni). Siamo cioè di fronte a chi vuole cambiare il mondo e fare la rivoluzione e poi rimane stupito dal fatto di trovarsi di fronte chi si oppone e magari reagisce.</p><p>Allora si deve dire che &#8211; mettendo da parte il motivo di fondo dell&#8217;invenzione del tapiro/caciocavallo (lo spettacolo, gli ascolti, la pubblicità, il guadagno da parte di autori e editori) e i sospetti sulla &#8220;intelligenza&#8221; della macchina messa in piedi da Ricci (vale a dire la sua consapevolezza della funzionalità dei danni riportati dal gognato di turno rispetto agli interessi del suo datore di lavoro) &#8211; Ricci può anche decidere un giorno di &#8220;ironizzare&#8221; sul ministro dell&#8217;Interno e di farlo attraverso la &#8220;sarcastica&#8221; consegna del caciocavallo, e Mingo può tentare e ritentare di farlo in concreto, anche lottando contro i poliziotti, ma debbono riconoscere al ministro il diritto di ignorare ambedue e ai poliziotti il diritto di tentare di impedire la consegna.</p><p>Nella storia ci sono stati anche i regicidi. Ma nessuno di loro si aspettava e soprattutto pretendeva che le vittime designate, scherani e gendarmi agevolassero le loro azioni pur anche generosamente motivate.</p><p>E c&#8217;è di più. Se il ministro della Repubblica italiana &#8211; al pari di una soubrette o di un calciatore (che lavorano nello stesso settore di Ricci, lo spettacolo di massa) o di un qualsiasi individuo privo di funzioni pubbliche &#8211; avesse deciso di accettare il caciocavallo o comunque di farsi mettere alla berlina, <strong>avrebbe mancato ai suoi doveri istituzionali </strong>consentendo a Ricci e compagni di ridicolizzare non la signora Cancellieri ma il ministro di tutti i cittadini italiani. E avremmo avuto tutti noi il diritto di insorgere, contro Mingo ma soprattutto contro la Cancellieri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/striscia-squadrismo-caciocavallo/189084/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Riprendiamoci la Rai&#8221;. Tutti, non i dipendenti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/riprendiamoci-tutti-solo-dipendenti/181366/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/riprendiamoci-tutti-solo-dipendenti/181366/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Jan 2012 17:23:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181366</guid> <description><![CDATA[Sarebbe veramente un peccato se la campagna intitolata &#8220;Riprendiamoci la Rai&#8221; restasse una iniziativa dei soli dipendenti del servizio pubblico, come se esso dovesse continuare a rimanere un campo riservato a pretese politiche da un canto e micro-corporative dall&#8217;altro. Del resto ai cittadini &#8211; travolti peraltro, in questa fase, da ben altre problematiche nei loro rapporti con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe veramente un peccato se la campagna intitolata &#8220;<strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/29/riprendiamoci-manifesto-difesa-della-radiotelevisione-pubblica/174025/" target="_blank">Riprendiamoci la Rai</a></strong>&#8221; restasse una iniziativa dei soli dipendenti del servizio pubblico, come se esso dovesse continuare a rimanere un campo riservato a pretese politiche da un canto e micro-corporative dall&#8217;altro. Del resto ai cittadini &#8211; travolti peraltro, in questa fase, da ben altre problematiche nei loro rapporti con lo Stato &#8211; è stata sollecitata, in rete e sui giornali, solo una protesta contro&#8230; il terrificante aumento di un euro e cinquanta centesimi del canone Rai. E intanto ricominciano a volare gli avvoltoi: gli interessati allo smantellamento del servizio pubblico radiotelevisivo.</p><p>Il canone, formalmente, è il tributo dovuto allo Stato per la proprietà dell’apparecchio televisivo. Di fatto viene passato alla Rai. Ma nessuno ricorda ai disorientati cittadini che, nella sostanza, di esso non gode solo il servizio pubblico ma anche e forse di più Mediaset. L&#8217;attuale assetto del sistema televisivo si basa infatti sul computo delle risorse del settore (canone più pubblicità) e quindi sull&#8217;attribuzione del canone alla Rai in cambio di un tetto alla sua capacità di raccolta pubblicitaria. Con il risultato di consentire alle tre reti di Berlusconi dipapparsi due terzi degli investimenti pubblicitari complessivi, lasciando alle tre reti della Rai (che peraltro ha ascolti più alti) solo un terzo.</p><p>Quindi è improprio prendersela con la Rai per il canone o con lo stesso canone, che è solo uno degli elementi del sistema (proprio quel sistema che ha consentito non solo l&#8217;anti-liberale duopolio ma anche, sul piano politico-istituzionale, questo devastante &#8220;ventennio&#8221; berlusconiano). L&#8217;obiettivo delle proteste e, ancora meglio, dei ragionamenti e di una politica sana dovrebbe essere la riforma del sistema radiotelevisivo, tale da abbattere il duopolio, permettere il massimo del pluralismo praticabile con le molteplici piattaforme in essere e ricostruire una presenza di interesse pubblico &#8211; non schiacciato dagli interessi pubblicitari &#8211; presidio di informazione e comunicazione di qualità, e di cultura.</p><p>Altro che far finta di prendersela con l&#8217;aumento di euro 1,50 del canone. Altro che referendum per abolire il canone Rai (37 centesimi al giorno, il più basso in Europa). Altro che cacciare Santoro, ostacolare Saviano, smantellare lo sport, svendere terreni e tralicci, come sta facendo l&#8217;attuale dirigenza di viale Mazzini. E comprensibilmente per questo sciopera il<strong>personale non giornalistico della Rai</strong>: contro &#8221;la cessione di Rai Way; la chiusura delle riprese esterne; la chiusura di Rai International, Rai Corporation, Rai Med e gli uffici di corrispondenza; la rinuncia alle trasmissioni calcistiche; la volontà di ridurre le capacità editoriali e produttive delle sedi Trieste, Bolzano, Aosta, Trento e Palermo; la volontà di non rinnovare il contratto nazionale di lavoro; il piano di riduzione di spazi produttivi che metta a rischio le assunzioni dei tempi determinati e la professionalità di tante risorse interne&#8221; e &#8221;per il rilancio del servizio pubblico con investimenti su risorse interne, internalizzazioni di produzioni, riduzione di appalti e consulenze&#8221;.</p><p>A nessuno &#8211; nemmeno al personale non giornalistico &#8211; è consentito glissare sugli sprechi, gli sperperi, i privilegi e la dispersione di risorse (economiche, professionali e tecniche) compiuti in questi decenni in Rai, anche con il silenzio quando non con il concorso dei sindacati e comunque con vantaggi (spesso indebiti) per i dipendenti (giornalisti, dirigenti e truppa). Non è nemmeno il caso di ricordare <strong>l&#8217;elefantiasi di natura clientelare</strong>, l&#8217;inefficienza, il degrado professionale in atto, le numerose duplicazioni&#8230;</p><p>Ma la valorizzazione delle risorse Rai &#8211; non il loro disfacimento &#8211; è la necessaria premessa per i risparmi e i tagli che è senz&#8217;altro possibile fare oggi, e per la riforma radicale di domani. Perciò, chi oggi è contro il canone è contro la permanenza di un presidio di interessi collettivi dentro un sistema televisivo che dovrà essere sempre più plurale e sarà sempre più &#8220;commerciale&#8221;. Basta saperlo (per non fare la figura dell&#8217;utile idiota), basta dirlo (senza fare gli ipocriti).</p><p>Perciò &#8220;Riprendiamoci la Rai&#8221; non dovrebbe essere la campagna dei soli dipendenti Rai, ma di tutti coloro che sono consapevoli e convinti della necessità di un <strong>servizio pubblico televisivo di qualità</strong>. Primo, perché si tratta appunto di un servizio pubblico, con risorse e finalità che riguardano la vita di tutti i cittadini. Secondo, perché se lasciassimo solo in mano ai dipendenti la campagna e, quel che più importa, il servizio pubblico se ne rischierebbe l&#8217;immobilismo micro-corporativo e quindi l&#8217;esposizione ad un inarrestabile processo prima di marginalizzazione e infine di annientamento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/03/riprendiamoci-tutti-solo-dipendenti/181366/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Se c&#8217;è un berlusconiano in Telese-Porro-Guzzanti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/berlusconiano-telese-porro-guzzanti/177015/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/berlusconiano-telese-porro-guzzanti/177015/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Dec 2011 14:48:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[La7]]></category> <category><![CDATA[Luca Telese]]></category> <category><![CDATA[Nicola Porro]]></category> <category><![CDATA[Paolo Guzzanti]]></category> <category><![CDATA[Satira]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177015</guid> <description><![CDATA[Accendi La7 (la rete &#8220;emergente&#8221;, &#8220;quella di Mentana&#8221;) e c&#8217;è la trasmissione di Telese (quello brillante e d&#8217;assalto del Fatto Quotidiano, dopo essersi fatto tra l&#8217;altro il meglio dell&#8217;editoria berlusconiana: Il Foglio, Panorama, Il Giornale&#8230;). &#8220;Tema centrale della puntata la satira: il ventennio berlusconiano, a detta di molti comici il periodo più prolifico di spunti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Accendi La7 (la rete &#8220;emergente&#8221;, &#8220;quella di Mentana&#8221;) e c&#8217;è la trasmissione di Telese (quello brillante e d&#8217;assalto del <em>Fatto Quotidiano</em>, dopo essersi fatto tra l&#8217;altro il meglio dell&#8217;editoria berlusconiana: <em>Il Foglio, Panorama, Il Giornale</em>&#8230;). &#8220;Tema centrale della puntata la <strong>satira</strong>: il ventennio berlusconiano, a detta di molti comici il periodo più prolifico di spunti satirici, contrasta con la sobrietà e il rigore del nuovo governo tecnico. La satira continuerà a sottolineare le contraddizioni della politica e della società come da tradizione, ma riuscirà ad essere ugualmente efficace e di successo?&#8221;. E che volere di più?</p><p>Succede domenica 11 dicembre, alle ore 20.30. Ventiseiesima puntata di <em>In Onda</em>.</p><p><span style="font-weight: bold;">Ecco Luca<span style="font-weight: normal;">: vabbè, c&#8217;è Monti, ma</span></span> il berlusconiano che c&#8217;è in noi? Parola al co-curatore e co-conduttore Nicola Porro, vice-direttore del <em>Giornale</em> (quello berlusconiano, s&#8217;intende), che ribadisce, più o meno: <strong>c&#8217;è un Berlusconi in ciascuno di noi.</strong></p><p>Luca presenta i testimoni della serata sul tema: ma c&#8217;è un berlusconiano in ciascuno di noi? Rispondono, oltre al ferocissimo comunista<strong> </strong>Vauro (per il quale comunque Monti è peggio di Berlusconi), nientemeno che <strong>Paolo Guzzanti </strong>(quello della Dossier Mitrokhin e di cicogna-ranocchio-mortadella, fatto vicedirettore del <em>Giornale</em> e naturalmente senatore da  Berlusconi) e Filippo Facci, (che non è più del <em>Giornale</em> e ora scrive, naturalmente in piena libertà, a <em>Libero</em>).</p><p>Parla Guzzanti: il berlusconismo che c&#8217;è in noi? ma il <strong>berlusconismo negli italiani</strong> c&#8217;è da prima di Berlusconi&#8230;</p><p>Pensi: ma questi Telese, Porro, Guzzanti e probabilmente anche i Facci (onestamente non ascoltato nell&#8217;occasione), parlassero per se stessi. E spegni la settima meraviglia del mondo televisivo&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/berlusconiano-telese-porro-guzzanti/177015/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ma almeno Monti consente la ripartenza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/almeno-monti-consente-ripartenza/175675/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/almeno-monti-consente-ripartenza/175675/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Dec 2011 18:50:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Beppe Lopez</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[Evasione Fiscale]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[ICI]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Pensioni]]></category> <category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175675</guid> <description><![CDATA[Come l&#8217;immediata ondata di critiche al &#8220;governo dei banchieri&#8221; e il grido di dolore  per la &#8220;sospensione della democrazia&#8221; non tenevano conto di quello che esisteva prima (la cloaca berlusconiana) e dello stato di orrore e di impotenza in cui si era precipitati e da cui comunque si usciva &#8211; meglio la sospensione della democrazia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come l&#8217;immediata ondata di critiche al &#8220;governo dei banchieri&#8221; e il grido di dolore  per la &#8220;sospensione della democrazia&#8221; non tenevano conto di quello che esisteva prima (la cloaca berlusconiana) e dello stato di orrore e di impotenza in cui si era precipitati e da cui comunque si usciva &#8211; meglio la sospensione della democrazia che il suo irreversibile inabissamento! &#8211; così ora l&#8217;ondata di critiche per gli enormi buchi e le plateali contraddizioni del Piano Salvaitalia non tiene conto di un fatto che è sotto gli occhi di tutti e che è dirimente: il Piano deve essere approvato in Parlamento, quindi dai partiti, perciò <strong>anche da Berlusconi</strong>.</p><p>Certo, c&#8217;era una via alternativa, più ardita e più rischiosa: quella di continuare a ricattare Parlamento, partiti e Berlusconi, mettendoli ancora una volta di fronte a un bivio, mangiare questa minestra o far saltare tutto dalla finestra. Lo si era fatto con il solo Berlusconi, riuscendo effettivamente a disarcionarlo. Ora si poteva portare in Parlamento un Piano veramente Salvaitalia, che comprendesse una durissima <strong>lotta all&#8217;evasione</strong>, una severa legge tributaria, drastici tagli dei costi della partitocrazia (a cominciare dai &#8220;rimborsi&#8221; elettorali), un severo calmiere delle megaretribuzioni, delle megapensioni e dell&#8217;accumulo di retribuzioni-indennità-vitalizi, il recupero di 16 miliardi con la vendita della banda televisiva uhf che invece gli operatori televisivi acquisiranno gratis, un&#8217;adeguata imposta sulle attività finanziarie, il taglio delle spese militari, l&#8217;abolizione dei privilegi della Chiesa, a cominciare dall’Ici, ecc. ecc..</p><p>Ma questa via alternativa non era nemmeno presa in considerazione dai <strong>committenti del governo dei tecnici</strong>: l&#8217;Europa (anch&#8217;essa sull&#8217;orlo del baratro) e Napolitano (che non a caso ha aspettato che l&#8217;Italia in una qualche misura entrasse nel baratro per muoversi con la decisione e la sostanziale brutalità con cui si è mosso solo alla vigilia dell&#8217;inabissamento).</p><p>Per cui, stretto fra la necessità di farsi votare la manovra dal Parlamento, dai partiti e da Berlusconi, e le immediate esigenze della committenza, Monti ha fatto quello che poteva fare, sia nella fase di formazione del governo sia nella definizione del Piano Salvitalia. Perciò “la manovra è arrivata giusto in tempo per evitare la catastrofe” (Napolitano) ma niente lotta all&#8217;evasione, niente severa legge tributaria, niente drastici tagli dei costi della partitocrazia, niente calmiere delle megaretribuzioni, niente recupero di 16 miliardi con la vendita della banda televisiva uhf, niente imposta sulle attività finanziarie, niente taglio delle spese militari e meno che mai l&#8217;abolizione dei privilegi della Chiesa&#8230; Invece, come al solito,<strong> dàgli al pensionato e ai pensionandi</strong>. E&#8217; l&#8217;antica legge della tassa sul macinato, bellezza! &#8220;Rischia di passare un messaggio devastante: i pensionati possono essere massacrati, chi non paga le tasse no&#8221; (Vincenzo Visco)&#8230;</p><p>Quindi, ce n&#8217;è per tutti: chi guarda il bicchiere mezzo pieno (la fine del berlusconismo, da non dimenticare!) e chi il bicchiere mezzo vuoto (le cose fatte male e le cose non fatte). Va bene indignarsi per il &#8220;governo dei banchieri&#8221;, anche se appare oggettivamente esagerato, improprio e ingeneroso liquidare per esempio l&#8217;episodio delle lacrime della <strong>Fornero</strong> sotto la categoria del &#8220;fotte e chiagne&#8221;, negandosi l&#8217;apprezzamento della sensibilità non solo umana rivelata nell&#8217;occasione da quella ministra tecnica, così come va bene godersi la rimozione del più indegno e dannoso presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, anche se evidentemente occorre tenere le antenne dritte e vigilare.</p><p>Del resto, è sempre così: niente (di buono o di brutto) ci è dato o ci è tolto una volta per tutte. Diciamo che l&#8217;Europa, Napolitano e Monti ci consentono una ripartenza. <strong>Quale? E chi lo sa</strong>. Dipende da un gran bel concorso di fattori.</p><p>E&#8217; la politica, bellezza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/almeno-monti-consente-ripartenza/175675/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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