<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Barbara Di Fresco</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/bdifresco/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Formaggio, croce e delizia del palato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/17/formaggio-croce-e-delizia-del-palato/40387/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/17/formaggio-croce-e-delizia-del-palato/40387/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Jul 2010 16:36:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Barbara Di Fresco</dc:creator> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[dieta]]></category> <category><![CDATA[dop]]></category> <category><![CDATA[formaggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=40387</guid> <description><![CDATA[Dalle Alpi alle piramidi dal Murazzano al Reno. 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Questo elemento non è altro che un prodotto fermentato del latte, ottenuto con la coagulazione della “crema del latte” seguita dalla separazione tra la “cagliata”, la parte depositata, ed il siero. Può essere vaccino, pecorino, di mucca, di capra purché sia fresco e se possibile Dop, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cibo360.it/qualita/certificazioni/DOP.htm" target="_blank">denominazione di origine protetta</a></span>.  I formaggi Dop in Italia sono già 38.<br /> <strong><br /> The higher the tastier</strong><br /> Come recitava un vecchio adagio “in montagna il gusto ci guadagna”. Il latte da alpeggio è più genuino, più pregiato e dà al formaggio una struttura e un’eleganza che li contraddistingue all’interno del panorama complessivo di produzione nazionale. Il Fromadzo, la Fontina, il Taleggio, ma anche i cugini Rebochon Abondance e il teutonico Gailtaler Almkäse tutti <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sport-invernali.com/IT/Reportages_sci/formaggi_delle_alpi.php" target="_blank">figli delle Alpi</a></span>, espressioni diverse di un territorio unico. Una sfida produttiva tra questi paesi che vede l’Italia insieme alla Francia e alla Germania sul podio dei maggiori fornitori e consumatori. Medaglia di bronzo dopo Grecia e Francia, con un consumo pro capite di 23,2 kg all’anno.<br /> <strong><br /> Antipasto o dolce? </strong><br /> Antipasto all’italiana: olive formaggi e salumi. Ecco più o meno il grande classico del ‘900. Una scelta tradizionale, una sicurezza, tanto che quando si valica il confine verso la Francia e timidamente si chiede per abitudine un piatto di formaggi come ors d’oevre (nient’altro che antipasto), la risposta è spesso piccata e accompagnata da risolini che evocano “ah les Italiennes”. I nostri cugini, infatti, sostituiscono il dessert con il formaggio, o forse sarebbe più corretto dire che lo considerano tale. Una cosa è certa: che funga da apripista, che venga utilizzato per stuzzicar qualcosa durante l’aperitivo, o che invece sia un sobrio dessert, il formaggio deve essere parte della dieta giornaliera.<br /> <strong><br /> Le “piramidi” americane</strong><br /> Ogni dietista che si rispetti ha nel suo studio la cosiddetta “piramide alimentare”. Concepita negli Stati Uniti nel 1992 dal dipartimento della Agricoltura (USDA). La sua funzione è quella di dare un’indicazione di massima su come orientarsi nella scelta delle quantità per ogni cibo. Dal 1992 al 2005 la piramide era divisa con criterio orizzontale. Nel 2005, però, la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mypyramid.gov/" target="_blank">piramide</a></span> è cambiata e adesso è divisa a spicchi. Il restyling non ha però tolto di mezzo i latticini e i formaggi che campeggiano ancora come elementi necessari per una dieta sana e equilibrata.<br /> <strong><br /> Croce o delizia, virtù o peccato</strong><br /> Parmigiano 30gr, mozzarella 50gr e così via. <em>Grammature ferree </em>di assunzione dei formaggi nelle diete, quelle che li prevedono, naturalmente. Privarsene è una sofferenza. Mangiarli una goduria. In Italia sono più di 400 le varietà e quasi tutti buoni, desiderabili. Alcuni più di altri. C’è chi ci ha costruito sopra degli imperi, e chi addirittura ne è diventato maître, maestro, per il suo amore perverso per un alimento così unico e diverso allo stesso tempo. Ogni formaggio ha una sua vita, una sua evoluzione e collocazione nell’arco della giornata. La ricotta di mucca è un formaggio virtuoso, leggero, digeribile, poco grasso. Il <em>tête de moine</em> è ostico, persistente, voluttuoso. Anche questo cibo, che nasce come rurale può avere il suo bright side di moralità e il suo dark side di immoralità in relazione al gusto alla stagionatura all’intensità. Forse il segreto e custodito nel dna francese</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/17/formaggio-croce-e-delizia-del-palato/40387/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rumore di sottofondo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/rumore-di-sottofondo/35218/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/rumore-di-sottofondo/35218/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Jul 2010 19:07:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Barbara Di Fresco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Baudelaire]]></category> <category><![CDATA[Proust]]></category> <category><![CDATA[Rumore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=35218</guid> <description><![CDATA[Ventilatore, ventola, ventaglio, strumenti di refrigerazioni evocativi del potere del vento. Eppure nel nominarli ancora più forte è la sensazione acustica che rimbomba nella nostra mente. Una lotta in cui il corpo perde la sensazione della frescura e invece il padiglione auricolare ha il sopravvento. Il file auditivo supera la memoria della sensazione fisica ....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ventilatore, ventola, ventaglio, strumenti di refrigerazioni evocativi del potere del vento. Eppure nel nominarli ancora più forte è la sensazione acustica che rimbomba nella nostra mente. Una lotta in cui il corpo perde la sensazione della frescura e invece il padiglione auricolare ha il sopravvento.  Il file auditivo supera la memoria della sensazione fisica . Le notti passate (un tempo) col ventilatore puntato dritto addosso hanno lasciato un ricordo di appiccicaticcio e un terribile ronzio che pigiava forte i timpani, tanto da rendere ai più difficile un sonno sereno. A meno di non diventare assuefatti all’eterna circolarità, che tramuta il rumore in suono ipnotico, soporifero, al pari delle onde che si infrangono sulla battigia.</p><p>In modo involontario ciò che facciamo produce rumore e involontariamente la memoria del rumore si fissa nel cervello ed è possibile evocarla al pari di altre memorie sensoriali. Il tasto d’accensione del vecchio televisore, il croccante rumore dell’involucro dei cioccolatini o il suono della puntina che salta sul vecchio vinile. C’è una fonte sensoriale più forte dell’altra? C’è un tentativo di prevaricazione di un senso su un altro? C’è di sicuro la capacità squisitamente personale di incamerare meglio alcuni dati piuttosto che altri. Predisposizioni fisiche e attitudini, ma anche preferenze. È accertato che la memoria olfattiva sia collocata nel nostro cervello a un passo dallo scrigno dei ricordi. Per questo è tanto più facile cadere in vagheggiamenti di passato appena il nostro naso si scontra con una particella di profumo che conosciamo, o meglio,  “riconosciamo”.</p><p>Proust o Baudelaire? Madeleine o sinestesia. Da che parte preme il nostro desiderio di intrecciare i sensi e collegarli alla memoria ai ricordi e alla sua capacità evocativa. Un quadro, una foto, portano immagine, raffigurazione, ma costituiscono anche  rappresentazioni visive, tentativi di catturare immagini  e attimi per sempre, elementi figurali gravidi di sollecitazioni sonore di rumori che conosciamo. Rumori o suoni, o semplici sollecitazioni musicali, atti di coinvolgimento sensoriale che alcune esperienze riescono a trasmettere. La vista  e l’udito sembrano perversamente connesse in questo gioco di rimandi, se ne fa esperienza facilmente annullando il volume al televisore o guardando una scena di là da una finestra chiusa. Un bicchiere che si riempie di vino a distanza non potrà regalar dei sapori ma alludere a un rumore conosciuto, familiare, stimolante. Una chiamata a  distanza, un canto delle sirene che incantano e invitano magari  a un gesto di mimesi..</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/rumore-di-sottofondo/35218/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Bordi e dintorni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/28/bordi-e-dintorni/33058/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/28/bordi-e-dintorni/33058/#comments</comments> <pubDate>Mon, 28 Jun 2010 17:36:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Barbara Di Fresco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Bordi]]></category> <category><![CDATA[calorie]]></category> <category><![CDATA[commensali]]></category> <category><![CDATA[gusto]]></category> <category><![CDATA[pizza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=33058</guid> <description><![CDATA[“Me ne faccia un etto ma alleggerisca un po’ il bordo di grasso, per favore”. “Signora le do questa entrecote che non c’è grasso laterale da togliere”. “Tolga pure il piatto tanto il bordo della pizza non lo mangio mai. Risparmio calorico? O semplice idiosincrasia?” La passione o l’avversione per lo strato liminale, il bordo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Me ne faccia un <strong>etto </strong>ma alleggerisca un po’ il bordo di grasso, per favore”. “Signora le do questa <strong>entrecote </strong>che non c’è grasso laterale da togliere”. “Tolga pure il piatto tanto il <strong>bordo </strong>della pizza non lo mangio mai. Risparmio calorico? O semplice <strong>idiosincrasia</strong>?” La passione o l’avversione per lo strato <strong>liminale</strong>, il bordo o il contorno dei cibi è materia assai complicata da trattare. E forse per andare al cuore della questione ci sarebbe addirittura bisogno di un’<strong>indagine </strong>lunga e accurata.</p><p>Un’<strong>ipotesi </strong>potrebbe esser quella che  dietro ci sia la paura di superare il limite e, di conseguenza, la voglia di rimanere al centro equivarrebbe a al desiderio  di <strong>protezione</strong>? Allora, di contro, chi mangia le arance con le pellicine senza pelarle a vivo, e chi  rispetta l’interezza della <strong>fetta </strong>e condivide la crosta del formaggio con gli altri <strong>commensali</strong>, dovrebbe essere più facilmente identificato con un persona aperta e coraggiosa? Un tipo caratteriale che nelle cose vuole vederci chiaro e per farlo si sporge sul bordo, si spinge fino al “<strong>limite</strong>”.</p><p>Come se la <strong>vertigine </strong>del concludere interamente un piatto, una bistecca, una pizza o semplicemente un fetta di <strong>pane </strong>casereccio, fosse troppo per chi invece vuole rimanere sospeso a metà,  e ha paura di finire interamente una cosa perché non sa affrontare il dopo. Che peso ha in questa faccenda il <strong>gusto </strong>personale? A chi obietta che il bordo della pizza è la cosa più insulsa,  si può a viso aperto rispondere che è il <strong>taglio </strong>che va modificato, e che per ogni fetta il suo pezzo di  bordo bruciacchiatello e croccante non fa che bilanciare la dolcezza della pasta e  la <strong>morbidezza </strong>della parte interna.</p><p>Se l’esclusione di un pezzo avesse alla base una motivazione <strong>calorica</strong>, ben altre scelte alimentari andrebbero adottate. Niente carne rossa prosciutto crudo, e per la pizza non c’è neanche bisogno di <strong>sprecare </strong>due parole.  Il bordo come le colonne d’ <strong>Ercole</strong>, orizzonte sconosciuto dell’oltre, che solo insidie può nascondere. Un moto inverso rispetto alla ricerca <strong>leopardiana </strong>dell’infinito: anche lì in quel caso, c’era un bordo, un limite, una siepe. Un grado di separazione tra il qui e quello che c’è oltre, in una parola l’<strong>incognito</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/28/bordi-e-dintorni/33058/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Bye bye &#8220;baby&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/26/bye-bye-baby/31865/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/26/bye-bye-baby/31865/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 Jun 2010 17:50:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Barbara Di Fresco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[calice]]></category> <category><![CDATA[gewurtztraminer]]></category> <category><![CDATA[tacco12]]></category> <category><![CDATA[vino bianco]]></category> <category><![CDATA[wiskey]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=31865</guid> <description><![CDATA[Tacchi a spillo e bollicine, vertiginose altezze di euforia, infradito e una birra ghiacciata, il modo più tranquillo di affrontare una strada afosa e in salita. Le zeppe e la sangria, solido supporto di struttura materica a un’energia spumeggiante che si moltiplica. Training shoes e centrifuga di mela e carota, per essere pronte e piene...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tacchi a spillo</strong> e bollicine, vertiginose altezze di euforia, infradito e una <strong>birra </strong>ghiacciata, il modo più tranquillo di affrontare una strada afosa  e in salita. Le zeppe e la <strong>sangria</strong>, solido supporto di struttura materica a un’<strong>energia </strong>spumeggiante che si moltiplica. Training shoes e centrifuga di mela e carota, per essere pronte e piene di forza  per  affrontare le strade più <strong>impervie</strong>.</p><p>Collegamenti tra un modo di presentarsi e un modo di essere. Può davvero una <strong>calzatura </strong>chiudere i conti con l’interpretazione di un animo multiforme e cangiante come quello <strong>femminile</strong>? E cosa vuol dire quando si vede correre una ragazza in<strong> tacco 12</strong>? Gesto in contrasto con l’aplombe che comporta gestire una simile calzatura, o piuttosto è giusto  pensare che quella donna ama le <strong>sfide</strong>?  Fammi vedere cosa indossi e ti dirò chi sei. Dimmi cosa <strong>bevi </strong>e ti dirò che hai per la testa.</p><p>Esistono <strong>binomi </strong>di certezza. Esistono imperativi categorici. Quando il sempre si tramuta in <strong>regola </strong>fissa, quando non c’è voglia di svolta, quando il tintinnio del campanello del cambiamento rimane inascoltato.  Il <strong>rispetto</strong> per la strada scelta e il modo di camminarci sopra è dovuto, ma certo se la <strong>curiosità </strong>è femmina deve esser pur dimostrato. Allora si dice no al vecchio adagio: la signorina, la signora, la <strong>ragazza </strong>prende un bicchiere di vino bianco, ormai  è davvero un <strong>clichè </strong>tramontato.</p><p>Nella lotta per le pari opportunità si è messo nel <strong>calderone </strong>anche l’ostentazione di calici gonfi di vino <strong>rosso</strong>, magari di gradazione alcolica superiore a quello del proprio partner. La fermezza e l’<strong>orgoglio </strong>nella richiesta di un <strong>wiskey</strong>, non deve essere vissuta come una lotta per la parità dei sessi ma come una conquista del gusto, una scoperta di un territorio <strong>inesplorato</strong>. Si può essere femmine e bere il rosso ed essere maschi e preferire un bicchiere di vino <strong>aromatico </strong>come il <strong>gewurtztraminer</strong>. Non esistono scelte maschie o femminili, c’è la curiosità di esplorare nuove <strong>frontiere </strong>e strade del gusto,  e soprattutto la voglia di non negarsi un <strong>piacere</strong> inaspettato e <strong>nuovo</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/26/bye-bye-baby/31865/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dove vai (e cosa bevi) quando poi resti sola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/25/dove-vai-e-cosa-bevi-quando-poi-resti-sola/31216/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/25/dove-vai-e-cosa-bevi-quando-poi-resti-sola/31216/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Jun 2010 15:36:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Barbara Di Fresco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[amante]]></category> <category><![CDATA[Apple Martini]]></category> <category><![CDATA[drink]]></category> <category><![CDATA[fidanzata]]></category> <category><![CDATA[tensione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=31216</guid> <description><![CDATA[Davanti a un flute di champagne, a una birra o a un cocktail Martini, una donna al bancone di un bar o in un piccolo tavolo in un angolo, ha sempre lo stesso fascino. O meglio l’allure che restituisce la scelta di un Apple Martini è diversa da quella che conferisce una birra da discount....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Davanti a un flute di <strong>champagne</strong>, a una birra o a un cocktail Martini, una donna al bancone di un bar o in un piccolo tavolo in un angolo, ha sempre lo stesso <strong>fascino</strong>. O meglio l’allure che restituisce la scelta di un Apple <strong>Martini </strong>è diversa da quella che conferisce una birra da discount. Una cosa è stare al <strong>Carlyle </strong>(<a href="http://www.thecarlyle.com/gallery.cfm">http://www.thecarlyle.com/gallery.cfm</a>), nell’Upper East Side alle 5 del pomeriggio, riverite e coccolate da camerieri di bianco vestiti e bel altra cosa è il pub di periferia in finto stile <strong>British</strong>. Una cosa, però, è spesso uguale a tutte le <strong>latitutidini </strong>è lo sguardo malinconico-seducente che la donna regala al bicchiere e a chi gentilmente la guarda.</p><p>Le parole che stentano a scorrere fluenti anche quando un <strong>bar tender</strong> garbato chiede, semplicemente, se si tratta di una giornata no. Con mano ferma si tiene il bicchiere e si butta giù a sorsi un brutto <strong>ricordo </strong>o si trangugia con coraggio il desiderio di futuro, di novità. Come se la velocità e l’ebbrezza non fossero mai abbastanza. <strong>Locale </strong>abituale o il primo sulla linea del marciapiede, vuoto o pieno? Bancone o tavolino? Per dare una risposta bisogna prima saper perché una donna è sola e perché soprattutto si concede un drink.. Se si parte in quarta con la faccia di chi dice adesso è troppo, ne ho abbastanza di qualcosa : può essere il marito, il fidanzato la <strong>fidanzata</strong>, l’amante, il contro amante, e altre forme ibride di relazioni, dei figli, della polvere a casa.</p><p>Allora si esce anche <strong>spettinate </strong>col mascara un po’ rinsecchito con la camicia sgualcita, quello che conta è allontanarsi dalla zona di <strong>tensione</strong>, e il locale diventa guscio protettivo così in un attimo. Se il pomeriggio la serata o i pomeriggi e le serate andranno bene, rimarrete sempre debitrici verso l’alone di <strong>positività </strong>e comfort che è stato in grado di trasmettere. Se poi il <strong>barman </strong>è stato in grado di farvi sorridere e non essere volgare, credito infinito e complimenti à <strong>gogo </strong>avrete nei suoi riguardi.</p><p>Sarà un locale nel quale si riuscirà ad andare più e più volte anche se da sole.. Per <strong>giorni imperfetti</strong> agitati non ci sono bevande perfette, c’è la  propria ricerca di equilibrio di <strong>compensazione</strong>. La ricerca della propria bevanda richiede tempo dedizione ascolto e va contemperata al proprio <strong>gusto</strong>. Primo e ultimo arbitro. Non c’è l’omologo della scarpa <strong>decollété </strong>che mette d’accordo tutte. Non importa cosa state bevendo importa che chi vi cerca sappia che quando rimate sole sarete lì, proprio lì, sempre lì, per sentirvi <strong>coccolate, capite, protette</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/25/dove-vai-e-cosa-bevi-quando-poi-resti-sola/31216/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>La prima bottiglia non si scorda mai</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/20/la-prima-bottiglia-non-si-scorda-mai/27568/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/20/la-prima-bottiglia-non-si-scorda-mai/27568/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 Jun 2010 17:57:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Barbara Di Fresco</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[bollicine]]></category> <category><![CDATA[champagne]]></category> <category><![CDATA[primo appuntamento]]></category> <category><![CDATA[prosecco]]></category> <category><![CDATA[rosso]]></category> <category><![CDATA[vino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=27568</guid> <description><![CDATA[A voler alludere ad una nota pubblicità, si può arrivare ad un appuntamento benvestiti in grande spolvero ma sbagliando giornata. Lo stesso errore, se non più grave, si potrebbe compiere in occasione di un importante “date”, appuntamento. Immaginate di arrivare in perfetta condizione, col sorriso smagliante e con una misé che più ci esalta ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A voler alludere ad una nota <strong>pubblicità</strong>, si può arrivare ad un appuntamento benvestiti in grande spolvero ma sbagliando giornata. Lo stesso errore, se non più grave, si potrebbe compiere in occasione di un importante “date”, <strong>appuntamento</strong>. Immaginate di arrivare in perfetta condizione, col sorriso smagliante e con una misé che più ci esalta ma toppando sulla scelta del <strong>cadeaux </strong>da portare.</p><p>Se si tratta di <strong>vino</strong>, poi, il disastro può assumere dimensioni anche apocalittiche. Per la selezione della bottiglia non ci sono giornate a targhe pari o dispari che facciano da semaforo nella scelta. Non c’è mica scritto sul Cv delle persone né sulla loro pagina <strong>facebook </strong>quale sia il vino preferito o il tipo più amato e chiederlo alla vigilia dell’incontro è iniziare il match con 3 punti di <strong>svantaggio</strong>.</p><p>Anche l’<strong>escamotage </strong>di indagare sulla pietanza, se si vuole far la cosiddetta “bella figura” risulta una tattica goffa. E allora, che fa il Mario o la Roberta di turno? Entra in enoteca implorando il commesso più esperto d’illuminarlo, di sollevarlo dalla paura dell’<strong>errore</strong>; Mario e Roberta chiedono una sola cosa: “La prego mi aiuti, non so che vino scegliere e non voglio sbagliare”. Ma una simile domanda, posta a un vero <strong>esperto</strong>, a volte è come chiedere a un bambino: “Vuoi più bene a mamma o a papà”. Con i dovuti distinguo ovviamente&#8230;</p><p>Quindi all’ansia di M. e R. si aggiungerà la confusione dell’<strong>enotecario</strong>. Se esistono delle chiavi passpartout anche per mille camere d’albero, esisterà pure un vino che abbia la stessa agognata <strong>polivalenza</strong>. Sì ma la prima bottiglia deve essere speciale, come il primo mazzo di fiori che si regala o la prima cravatta. L’<strong>errore </strong>degli errori in questo caso è la banalità, le rose rosse fanno sempre piacere, ma da quando ce le propinano a pié sospinto e le vediamo smunte e malaticce, da donne ci chiediamo sempre: “Da dove le avrà comprate? Mica dal <strong>venditore </strong>ambulante?”</p><p>Così, se rosa rossa deve essere, che sia almeno selvatica o inserita in una composizione dal sapore curato e moderno. Lo stesso si può dire dello <strong>Champagne</strong>: le bollicine han sempre il loro fascino, non quelle della coca cola, ca va san dire, ma che almeno sià rosè, <strong>millesimato</strong>, di una azienda meno conosciuta, ma non per questo dozzinale. Sì, ma arrivare con una <strong>bottiglia </strong>del genere equivale a una dichiarazione implicita, potrebbe esser visto come gesto “cafonal”o come prassi anni &#8217;80.</p><p>Allora che fare? Un vino <strong>spumante </strong>di buona fattura, bevuto prima di sedersi a tavola, invoglia sempre, induce una naturale salivazione (quella che la cara vecchia tradizione orale definiva acquolina in bocca) e ci spinge a voler mangiare. La soluzione quindi  è proprio lì,vicina a noi alla nostra cultura, alle nostre tasche: il <strong>Prosecco</strong>, non quello sgasato dei bar di periferia, quello buono della zona giusta a una temperatura giusta. È tradizionale e moderno, trasversale e <strong>inebriante</strong>. Proprio ciò che ci si aspetta da una persona al primo <a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/enoteca.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-27573" title="Servizio enoteca Brunello di Montalcino" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/enoteca-300x199.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="199" /></a><strong></strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/20/la-prima-bottiglia-non-si-scorda-mai/27568/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Wine therapy, quando il vino rallenta l&#8217;invecchiamento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/20/wine-therapy-quando-il-vino-rallenta-linvecchiamento/27507/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/20/wine-therapy-quando-il-vino-rallenta-linvecchiamento/27507/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 Jun 2010 16:01:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Barbara Di Fresco</dc:creator> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[benessere]]></category> <category><![CDATA[mosto]]></category> <category><![CDATA[piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[uva]]></category> <category><![CDATA[vino]]></category> <category><![CDATA[viticoltori]]></category> <category><![CDATA[wine therapy]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=27507</guid> <description><![CDATA[La dicitura “bere consapevolmente” campeggia sulle etichette dei super alcolici e viene ormai sempre specificata nelle pubblicità. Il vino e i suoi stretti parenti vivono tempi duri, sono considerati amici poco raccomandabili da frequentare, specie alla vigilia della temutissima prova costume. Ma il vino, almeno lui, prodotto nobile e d’antichissima tradizione, ha un lato buono,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/uva.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-27510" title="uva" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/uva.jpg?47e3a5" alt="" width="190" height="130" /></a>La dicitura “bere consapevolmente” campeggia sulle etichette dei super alcolici e viene ormai sempre specificata nelle pubblicità. Il vino e i suoi stretti parenti vivono tempi duri, sono considerati amici poco raccomandabili da frequentare, specie alla vigilia della temutissima prova costume. Ma il vino, almeno lui, prodotto nobile e d’antichissima tradizione, ha un lato buono, un aspetto health-friendly, amico della salute, senza esagerazioni. Il segreto consiste nello sfruttare gli elementi salutari del vino, o per essere più precisi delle uve.</p><p><strong>I </strong><a href="http://www.cdr-mediared.it/diagnostica-alimentare/analisi-chimiche-controllo-filiera-alimentare/polifenoli-vino" target="_blank"><strong>polifenoli</strong></a>, di cui è ricca la buccia, non solo contribuiscono in modo decisivo al colore delle uve, ma hanno delle vere e proprie doti benefiche sul nostro corpo. È la durata del contatto tra le bucce e il mosto, nel corso della vinificazione, che determina il colore più o meno carico del vino e di conseguenza il passaggio del ”buono” delle bucce al vino. I polifenoli  sono appartenenti alla famiglia dei flavonoidi e hanno un riconosciuto impatto positivo nella lotta all’invecchiamento cellulare. Delle vere e proprie armi contro i cosiddetti radicali liberi colpevoli della degenerazione dei tessuti cutanei. Insomma, per gli stregoni delle creme di bellezza e i maghi delle terme costituiscono una reale risorsa, una vera <em>manna</em> dal cielo. Da qui l’idea di sfruttare la nobiltà degli acini nella lotta ai segni del tempo. Se fino a qualche anno fa le cure a base di vino erano a disposizione delle tasche più gonfie, come quelle delle dive hollywoodiane, da qualche  tempo sono state rese accessibili ad un pubblico femminile più ampio.</p><p><strong>Il primato francese </strong>L’Italia è da sempre in competizione con la Francia in materia di vino. Un braccio di ferro su produzione e soprattutto qualità. Una partita che nel caso della wine therapy ci vede sconfitti dai concorrenti d’oltralpe. D’altronde era stato proprio un medico francese nel 1410 a scrivere il primo trattato pubblicato sul vino. E anche stavolta i bordolesi hanno avuto per primi l’intuizione, iniziando a sfruttare le potenzialità del loro prodotto d’eccellenza; offrendo bagni nei tini e nelle botti di Merlot o proponendo delicati trattamenti esfolianti <a href="http://www.diwinetaste.com/dwt/it2004053.php" target="_blank">a base di Cabernet</a>. Due uve dall’importante contenuto polifenolico e per questo più efficaci nella lotta all’invecchiamento.</p><p><strong>Non solo antirughe </strong>Se la punta di diamante delle proprietà salutari dell’uva è la capacità antiossidante, è però altrettanto vero che i miracoli che il vino fa non sono circoscritti alla lotta alle rughe. Cosi come il vino ha un effetto rilassante e calmante, così le uve aiutano invece nella depurazione dell’organismo, ma soprattutto al dimagrimento e più in generale a modellare la figura. I trattamenti sono tutti a base di uva a bacca nera. Si utilizzano le bucce, i semi, il raspo: tutti questi elementi sono sottoposti a un processo ad hoc utile poi a creare fanghi, creme e oli essenziali utilizzati per tonificare ammorbidire la pelle e a curare anche la cellulite. Trattamenti per viso e corpo che garantiscono benessere e sollievo.</p><p><strong>La risposta italiana </strong>Una moda che è arrivata nelle aree di grande tradizione vinicola italiana, Franciacorta e Alto Adige in primis. Centri alberghieri a più stelle propongono trattamenti termali degni della tradizione romana arricchendo la loro offerta con sedute di massaggi agli estratti di vino da uve coltivate senza l’uso di additivi chimici.</p><p>Si può quindi essere astemi e beneficiare ugualmente delle proprietà del vino. Si può non amare il sapore dell’uva ma  utilizzarla per rallentare l’invecchiamento cellulare. Per star meglio non serve un intervento divino, ma un trattamento di-vino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/20/wine-therapy-quando-il-vino-rallenta-linvecchiamento/27507/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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