<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Beatrice Borromeo</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/bborromeo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Anche Romney è stato frainteso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/anche-romney-stato-frainteso/189017/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/anche-romney-stato-frainteso/189017/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 08:07:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[borromeo]]></category> <category><![CDATA[Gingrich]]></category> <category><![CDATA[primarie]]></category> <category><![CDATA[romney]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189017</guid> <description><![CDATA[Quando l’altro ieri Mitt Romney, il candidato repubblicano con più probabilità di sfidare Barack Obama il prossimo novembre, ha scelto di legare la sua immagine a quella di Donald Trump, può averlo fatto per un solo motivo: distogliere l’attenzione dalla sua improbabile ricetta per affrontare la recessione americana. “Non mi preoccupo per i più poveri,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando l’altro ieri <strong>Mitt Romney</strong>, il candidato repubblicano con più probabilità di sfidare Barack Obama il prossimo novembre, ha scelto di legare la sua immagine a quella di Donald Trump, può averlo fatto per un solo motivo: distogliere l’attenzione dalla sua improbabile ricetta per affrontare la recessione americana.</p><p><em>“Non mi preoccupo per i più <strong>poveri</strong>, loro hanno una rete di sicurezza. Neanche per i più ricchi, che stanno bene. Mi preoccupo per il cuore dell’America, quel 90,95% di americani che ce la fa a stento”</em>, ha detto l’ex governatore mormone del Massachusetts.</p><p>Tralasciamo l’improbabile parallelo che Romney fa tra i due estremi della società (lui, con un patrimonio personale di 250 milioni di dollari, si mette sullo stesso piano di chi rischia di perdere la casa e non può permettersi di ammalarsi). Il fatto è che il tentativo di ingraziarsi la<strong> classe media</strong> &#8211; categoria quasi astratta tanto è ampia &#8211; a scapito dei più emarginati, si è ritorto contro l’ex governatore a tal punto che pure il concorrente <strong>Newt Gingrich</strong> l’ha sbeffeggiato pubblicamente: <em>“Al contrario di Romney, penso che dovrebbe importarci dei più poveri&#8230;”</em></p><p>Se non per altro, almeno per strategia politica, visto che circa un quarto degli elettori repubblicani ha un reddito annuo inferiore ai 30mila dollari e sostiene che <em>“il governo non fa abbastanza”</em> per aiutare chi è in difficoltà.</p><p>Ecco allora il dietrofront in pure stile berlusconiano: <em><strong>“Mi sono espresso male”</strong></em>, ha detto ieri il finanziere di Bain Capital. Davvero? La stampa americana, per evitare che il mormone venisse ulteriormente frainteso, ha pubblicato una decina di interventi pubblici degli ultimi mesi in cui Romney ripeteva le stesse identiche frasi, in testa a tutte:<em> “Non mi preoccupo per i più poveri”</em>.</p><p>Che Trump lo aiuti, prima che gli elettori scoprano che nel piano di tagli dei Repubblicani, se vincessero la corsa alle presidenziali, una sforbiciatina anche alla “rete di sicurezza” sarebbe garantita.</p><p>Intanto il team di <strong>Obama </strong>gode in silenzio. E col massimo del <em>savoir faire </em>posta su Twitter l’<em>endorsement</em> del platinato Trump – soprannominato “il cospiratore del certificato di nascita” visto che sosteneva che Obama non fosse americano &#8211; sul palcoscenico di Las Vegas: <em>“Nel caso ve lo siate persi”</em>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/anche-romney-stato-frainteso/189017/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Arrivederci</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/05/arrivederci/116109/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/05/arrivederci/116109/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Jun 2011 11:00:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[nuovo sito il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[redazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116109</guid> <description><![CDATA[Non si scrive mai dei fatti propri, ma faccio un’eccezione per salutarvi e ringraziarvi. Ieri è stato il mio ultimo giorno di lavoro nella redazione di via Valadier: sono in partenza per un master di giornalismo alla Columbia University che durerà qualche mese. Quando si lavora in un posto come il Fatto Quotidiano, ci si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non si scrive mai dei fatti propri, ma faccio un’eccezione per salutarvi e ringraziarvi. Ieri è stato il mio <strong>ultimo giorno di lavoro</strong> nella redazione di via Valadier: sono in partenza per un master di giornalismo alla Columbia University che durerà qualche mese. Quando si lavora in un posto come <em>il Fatto Quotidiano</em>, ci si pensa due volte prima di imbarcarsi in un’altra avventura. Io ci ho pensato venti volte, ho chiesto consigli, ho deciso di andare e poi di restare, ho cambiato idea in continuazione. Poi ho scelto di partire perché credo che questo master mi servirà per diventare più brava e poter contribuire di più a questo giornale.</p><p>Venerdì sono andata a Gattatico, al <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/29/la-festa-del-fatto-a-taneto-di-gattatico-collegamento-in-diretta-con-annozero/114593/" target="_blank"><strong>festival della Costituzione</strong></a></span>, che si è trasformato anche in una bellissima manifestazione d’affetto per <em>il Fatto Quotidiano</em>. Per noi che lavoriamo davanti a un computer, è emozionante conoscere chi ci legge, chi ha creduto in questo progetto prima ancora che nascesse e chi ci dà spunti per migliorarlo. L’ho visto nell’entusiasmo del nostro direttore, di Cinzia Monteverdi, di Luca Telese e di tutta la squadra che al Fuori Orario si è divertita e che da Roma seguiva l&#8217;evento in streaming sul sito. Quell’incontro e altri organizzati dal giornale danno una <strong>carica inimmaginabile</strong> e fanno sparire la stanchezza che a volte c’è.</p><p>Sono passati quasi due anni dall’8 luglio – <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Vaka6QxL3nU" target="_blank">manifestazione “no bavaglio”</a></span> &#8211; quando la redazione del <em>Fatto </em>si è trovata per la prima volta insieme. Abbiamo fatto la prima riunione in una stanza senza nemmeno i computer. Siamo diventati un laboratorio che ha confermato un’intuizione: i <strong>lettori</strong> bastano a sostenere un giornale. Non servono i finanziamenti pubblici, non servono le grandi pubblicità. Non si deve avere un padrino alle spalle. Basta guadagnarsi la fiducia di un pubblico nell’unico modo che questo giornale conosce: essendo indipendente. Ho incontrato <strong>colleghi </strong>che, lo dico senza retorica, non sono solo grandi professionisti, ma anche persone di valore. Gente pronta a tornare dalla corta, a lavorare di domenica, e trascurare la propria vita al di fuori della redazione perché crede in un certo tipo di giornalismo. Penso a Stefano (io Sandra, tu Raimondo), a Giorgio, a Silvia, a Paola, a Diana e Andrea. Penso all&#8217;isola felice (il gruppo di deskisti con cui lavoro), a David, a Paolo. Penso ai redattori, ai grafici, alla segreteria, ai capi e agli inviati. Amici che mi mancheranno davvero.</p><p>Ne approfitto quindi per dire a loro che sono felice di avervi conosciuto e aver lavorato fianco a fianco, e delle tante belle edizioni del <em>Fatto </em>che abbiamo creato insieme. E per <strong>ringraziare </strong>voi dei commenti, delle critiche, del supporto e dell’amore che avete per questo giornale.<br /> A presto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/05/arrivederci/116109/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>339</slash:comments> </item> <item><title>La casta si raddoppia i fondi  “Idea ridicola, se ne infischiano della gente”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/%e2%80%9cidea-ridicola-se-ne-infischianodi-come-vive-la-gente-normale%e2%80%9d/103430/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/%e2%80%9cidea-ridicola-se-ne-infischianodi-come-vive-la-gente-normale%e2%80%9d/103430/#comments</comments> <pubDate>Sun, 10 Apr 2011 06:04:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[finanzimenti pubblici]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[Sposetti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=103430</guid> <description><![CDATA[Altri soldi pubblici nelle tasche dei politici, e non pochi: l&#8217;onorevole Ugo Sposetti, storico tesoriere dei Ds e oggi deputato del Partito democratico, chiede che i rimborsi elettorali ai partiti passino da 160 milioni di euro a 345 milioni. Per dare all&#8217;opposizione le munizioni che servono a battere Silvio Berlusconi, dice lui. “In questo momento...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_103855" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/small_110329-093111_To290311spe_0026.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-103855" title="Rizzo_stella_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/small_110329-093111_To290311spe_0026.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera insieme a Sergio Rizzo autore de &#39;La Casta&#39;</p></div><p>Altri soldi pubblici nelle tasche dei politici, e non pochi: l&#8217;onorevole <strong>Ugo Sposetti</strong>, storico tesoriere dei Ds e oggi deputato del Partito democratico, chiede che i rimborsi elettorali ai partiti passino da 160 milioni di euro a 345 milioni. Per dare all&#8217;opposizione le munizioni che servono a battere <strong>Silvio Berlusconi</strong>, dice lui. “In questo momento di crisi economica, è penoso che un politico chieda a chi sta già facendo sacrifici di trovare altri soldi per mantenere gli apparati dei partiti”, ribatte <strong>Gian Antonio Stella</strong>, editorialista del Corriere della Sera che, in coppia con il collega Sergio Rizzo, ha fornito i numeri per motivare l&#8217;indignazione popolare contro La Casta e sceneggiato il film Silvio forever?.</p><p><strong>Stella, c&#8217;è bisogno di dare 185 milioni in più ai partiti?</strong><br /> Oltre a essere esorbitante, questa richiesta arriva in un contesto in cui l&#8217;Italia è ferma. Secondo l&#8217;Eurostat la nostra occupazione è al 57,5%: ben 7 punti sotto la media dell&#8217;Unione europea. Siamo 9 punti sotto il Portogallo, 13 sotto Regno Unito e Germania, 14 sotto l&#8217;Austria. E alla gente viene chiesto ogni giorno di fare sacrifici.</p><p><strong>E quindi?</strong><br /> Credo che Sposetti non abbia messo in conto la reazione delle persone normali. Chi vede e vive il Paese bloccato, e deve continuamente rinunciare a qualcosa, come può accettare che alla Casta vadano altre centinaia di milioni di euro?</p><p><strong>Ma come vengono usati i soldi dei rimborsi?</strong><br /> Lo sa lei?</p><p><strong>Una parte mantiene in vita le Fondazioni, in teoria centri di ricerca, in pratica correnti di partito.</strong><br /> Ergo, le fondazioni sono la scusa per procurare nuovi soldi ai partiti.</p><p><strong>Per Sposetti, però, senza questi soldi l&#8217;opposizione non può competere con l&#8217;impero economico del premier.</strong><br /> È  davvero convinto, Sposetti, che Berlusconi vinca solo grazie ai suoi soldi? Magari fosse così! Perché allora il magnate <strong>Ross Perot</strong> ha perso per due volte quando si è candidato alle presidenziali americane? Come mai tanti altri miliardari, in politica, falliscono? E soprattutto, come si spiega che Berlusconi le elezioni le ha anche perse? Nel 1996 e nel 2008 il Cavaliere aveva le stesse televisioni, strapotere, miliardi di euro che ha oggi.</p><p><strong>Berlusconi si deve preoccupare se il Pd ha più risorse?</strong><br /> Secondo me questa legge potrebbe passare proprio con i voti del Pdl. Anzi, essendo che il Pdl prende più voti del Pd, incasserebbe pure più rimborsi.</p><p><strong>Però, dice Sposetti, se i soldi sono pubblici c&#8217;è più trasparenza e democrazia.</strong><br /> Infatti non sono pregiudizialmente contrario al finanziamento pubblico, altrimenti in politica resterebbero solo Berlusconi e <strong>Carlo De Benedetti</strong>. In tutti i Paesi democratici si aiutano i partiti. Però qui non fanno i conti con la recessione: in Spagna ci sono 575 parlamentari, circa la metà rispetto a noi. Avevano previsto di spendere 136 milioni per il 2009. Appena è arrivata la crisi, alla fine del 2008, hanno tagliato immediatamente i fondi già stanziati fino a 119 milioni. Ecco un segnale di serietà, non come le sforbiciatine italiane.</p><p><strong>Il Pd dice che si ispira al “modello tedesco”.</strong><br /> Non è così, anche in Italia vengono dati soldi pure ai gruppi parlamentari e ai parlamenti regionali. Quanto al finanziamento pubblico, il referendum lo ha abolito nel 1993. Errore? Può darsi. Ma i rimborsi elettorali concessi oggi bastano e avanzano. Quello di Sposetti è un discorso penoso.</p><p><strong>L&#8217;anno scorso erano tutti d&#8217;accordo su un taglio dei soldi ai partiti. Cos&#8217;è cambiato?</strong><br /> Non credo che questa proposta di legge sia condivisa da tutta l&#8217;opposizione. Ho l&#8217;impressione che Sposetti si muova per proprio conto, o di quella fetta del Pd che si riconosce nei vecchi Ds, nel giro di <strong>Massimo D&#8217;Alema</strong>, che è il suo referente.</p><p><strong>I teorici del partito “pesante”.</strong><br /> Sì, l&#8217;opposto del partito “Eta Beta” di Giuliano Amato o di quello leggero che immagina Berlusconi. Sposetti pensa a un partito diffuso sul territorio, pronto a montare gazebo, a organizzare feste, a movimentare la passione politica sul territorio, soprattutto al Nord. Ma queste caratteristiche oggi le ha la Lega, che dubito abbia più risorse economiche del Pd. Però ha i volontari. È ridicolo pensare che il Pd non riesca a coinvolgere militanti quanto il Carroccio perché non ha soldi. Che vuol fare, comprare la passione della gente?</p><p>da <em>Il Fatto quotidiano</em> del 10 aprile 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/10/%e2%80%9cidea-ridicola-se-ne-infischianodi-come-vive-la-gente-normale%e2%80%9d/103430/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>114</slash:comments> </item> <item><title>Grazie a Zavoli niente bavaglio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/30/grazie-a-zavoli-niente-bavaglio/101039/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/30/grazie-a-zavoli-niente-bavaglio/101039/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Mar 2011 14:13:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[bavaglio]]></category> <category><![CDATA[par condicio]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Sergio Zavoli]]></category> <category><![CDATA[talk show]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=101039</guid> <description><![CDATA[Onore al senatore Sergio Zavoli. Il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai ha dichiarato inammissibili gli emendamenti sui talk show proposti da Pdl e Lega: se non l&#8217;avesse fatto, il bavaglio sarebbe stato votato a maggioranza. Zavoli ha dimostrato che, volendo, si possono arginare le derive liberticide del partito di Berlusconi, anche mettendo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Onore al senatore <strong>Sergio Zavoli</strong>. Il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai ha dichiarato inammissibili gli emendamenti sui talk show proposti da Pdl e Lega: se non l&#8217;avesse fatto, il bavaglio sarebbe stato votato a maggioranza.</p><p>Zavoli ha dimostrato che, volendo, si possono arginare le derive liberticide del partito di <strong>Berlusconi</strong>, anche mettendo in conto la reazione violenta della maggioranza (che sta già iniziando a scatenarsi). Grazie a lui, durante la campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio, potremo continuare a informarci anche sulla <strong>Rai</strong>. Senza lasciare, col pretesto della par condicio, tutte le notizie della tv pubblica in appalto al Tg1 di <strong>Augusto Minzolini </strong>o all&#8217;Elefantino <strong>Giuliano Ferrara</strong>. Anche perché proprio il 6 aprile parte il processo Ruby, in cui il presidente del Consiglio è imputato per concussione e prostituzione minorile.</p><p>Sarà molto difficile ora, per la maggioranza, riuscire a imbavagliare i talk show del servizio pubblico, quelli che proprio nel periodo che precede le urne svolgono il ruolo più importante per una televisione di Stato: da <em><strong>Annozero</strong> </em>a <em><strong>Report</strong></em>, da <strong>Ballarò </strong>a <em><strong>Porta a Porta</strong></em>.</p><p>Quella di Zavoli era in realtà una scelta obbligata: la <strong>Corte costituzionale </strong>(con una sentenza del 2002), il <strong>Tar </strong>(l&#8217;anno scorso) e nei giorni scorsi anche <strong>l&#8217;Agcom </strong>hanno chiarito che le trasmissioni di informazione e approfondimento non devono seguire le stesse regole di quelle di comunicazione politica (le vecchie “tribune politiche”). Dunque non hanno gli stessi limiti: non sono tenute a invitare tutti i candidati (che sarebbe impossibile, visto che si vota in 26 comuni e 11 province), né a cronometrare i singoli interventi per dare gli stessi identici spazi a tutti quelli che intervengono. Certo, dev&#8217;esserci (l&#8217;ha ribadito ieri il Garante per le comunicazioni) particolare rigore nella tutela del pluralismo, dell&#8217;imparzialità e dell&#8217;obiettività. Obiettivo che si può raggiungere senza snaturare i <strong>talk show</strong>, che nel prossimo mese e mezzo dovranno fare più informazione politica, e non meno. Come avviene tra l&#8217;altro in tutti gli altri Paesi europei (e non solo).</p><p>L&#8217;Agcom aveva già chiarito che il bavaglio non si poteva applicare alle <strong>televisioni private</strong>, che l&#8217;anno scorso avevano fatto ricorso al Tar, vincendo, proprio contro l&#8217;estensione del silenziatore anche a loro oltre che alla Rai.</p><p><strong>Ringraziamo Zavoli</strong> anche perché sappiamo bene che, se il bavaglio fosse passato in vigilanza, i consiglieri di amministrazione Rai &#8211; la maggioranza dei quali risponde al governo – non avrebbero certo protestato in nome della libertà di stampa. Anche se il bavaglio danneggia, oltre che gli spettatori, anche i conti (già disastrati) dell&#8217;azienda.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/30/grazie-a-zavoli-niente-bavaglio/101039/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>50</slash:comments> </item> <item><title>Omicidio Hamer, Emanuele Filiberto casca dalle nuvole</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/omicidio-hamer-emanuele-filiberto-casca-dalle-nuvole/98365/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/omicidio-hamer-emanuele-filiberto-casca-dalle-nuvole/98365/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Mar 2011 19:10:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[dirk hamer]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category> <category><![CDATA[omicidio]]></category> <category><![CDATA[potenza]]></category> <category><![CDATA[video]]></category> <category><![CDATA[vittorio emanuele]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=98365</guid> <description><![CDATA[Dirk Jeerd Hamer, un giovane tedesco di 19 anni, viene ucciso con un colpo di fucile nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1978, mentre si trovava in Corsica, sull’isola di Cavallo. Per quell&#8217;omicidio fu processato e assolto in Francia, Vittorio Emanuele di Savoia. Passano 33 anni ma, finalmente, Vittorio Emanuele di Savoia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dirk Jeerd Hamer</strong>, un giovane tedesco di 19 anni, viene <strong>ucciso</strong> con un colpo di fucile nella notte tra  il 17 e il 18 agosto 1978, mentre si trovava in Corsica, sull’isola di <strong>Cavallo</strong>. Per quell&#8217;omicidio fu processato e assolto in Francia, <strong>Vittorio Emanuele di Savoia</strong>. Passano 33 anni ma, finalmente, Vittorio Emanuele di Savoia ammette di aver ucciso il ragazzi, sparandogli nella notte con il suo fucile sull’isola di Cavallo. La <strong>&#8216;confessione&#8217; shock</strong> viene registrata con una microcamera, avvenuta nel carcere di Potenza nel  2006 quando Vittorio Emanuele era detenuto per l&#8217;inchiesta su <strong>Vallettopoli</strong>. E&#8217; <strong>il Fatto Quotidiano</strong> in esclusiva a pubblicarla. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/il-video-che-incastra-savoia/93668/" target="_blank"><strong>Il video</strong></a> mostra il principe intento a vantarsi dell’omicidio con alcuni compagni di cella e di essere riuscito a farla franca nel processo in Francia. &#8220;Devo dire che li ho fregati&#8221;, dichiara il principe. Principe che si arrampica sugli specchi quando viene interrogato dai cronisti sulle quelle dichiarazioni clamorose. Vittorio E. parla di &#8220;video manipolato&#8221;, ma il Fatto mostra la versione integrale, <strong>senza tagli</strong>.</p><p><strong>Birgit Hamer</strong>, sorella di Dirk, poche settimane dopo lo scoop de Il Fatto scrive una <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/16/presidente-non-stringa-quella-mano/97875/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>drammatica lettera</strong></span></a> aperta al presidente della Repubblica,<strong> Giorgio Napolitano</strong> per chiedergli di non stringere la mano di quello che lei  chiama &#8220;<strong>un assassino</strong>&#8221; in occasione delle celebrazioni per il 150mo anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia con la deposizione di una corona di alloro sulla tomba di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d&#8217;Italia, al Pantheon. Vittorio Emanuele si tiene a distanza dalla folla e dai cronisti, protetto dalle transenne. Il Fatto però intercetta il figlio Emanuele Filiberto che ai microfoni de <strong>ilfattoquotidiano.it</strong>, finto meravigliato, dichiara:<strong> &#8220;Filmato? Quale filmato&#8221;</strong>.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/be0P2alDp2Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/omicidio-hamer-emanuele-filiberto-casca-dalle-nuvole/98365/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Il video che incastra Savoia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/il-video-che-incastra-savoia/93668/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/il-video-che-incastra-savoia/93668/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Feb 2011 06:02:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93668</guid> <description><![CDATA[Dopo 33 anni Vittorio Emanuele di Savoia ammette di aver ucciso Dirk Hamer, sparandogli col suo fucile nella notte sull’isola di Cavallo, in Corsica. C’è un video, che il Fatto Quotidiano ha potuto visionare e che pubblichiamo sul nostro sito web, in cui il principe si vanta dell’omicidio e di essere riuscito a farla franca...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/hU49yXS_YW8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Dopo 33 anni <strong>Vittorio Emanuele di Savoia</strong> ammette di aver ucciso <strong>Dirk Hamer</strong>, sparandogli col suo fucile nella notte sull’isola di Cavallo, in Corsica. C’è un video, che il Fatto Quotidiano ha potuto visionare e che pubblichiamo sul nostro sito web, in cui il principe si vanta dell’omicidio e di essere riuscito a farla franca nel processo-farsa in Francia.</p><p><strong>“Avevo una batteria di avvocati”</strong><br /> Carcere di Potenza, 2006: Vittorio Emanuele è nella cella dov’è detenuto per l’inchiesta su Vallettopoli. Indossa una maglietta bianca con la scritta Nissan sulla schiena. Passeggia tra i letti a castello del penitenziario. E commenta le notizie del telegiornale – che parlano di lui – con i suoi compagni di prigione.  È divertito, allegro. I coindagati <strong>Rocco Migliardi</strong>, <strong>Gian Nicolino Narducci</strong> e <strong>Ugo Bonazza</strong>, reclusi con lui, lo incitano: “Lei è già fuori!”. L’”erede al trono” cede alla tentazione dell’autocompiacimento, non è la prima volta che se la cava con poco: “Nel mio processo a Parigi&#8230;”.</p><p>Inizia così la confessione che ilfattoquotidiano.it è in grado di mostrarvi: a immortalarla non c’erano soltanto le cimici, come si pensava, ma anche una microcamera nascosta. È un filmato inequivocabile, che rievoca la notte tra il 17 e il 18 agosto 1978: un ragazzo tedesco di 19 anni, Dirk Hamer, viene raggiunto da due colpi di fucile alla gamba destra. Muore dopo 111 giorni, 19 operazioni e l’amputazione dell’arto. Un solo imputato: Vittorio Emanuele, che nega qualsiasi responsabilità. Alla fine la giuria francese lo dichiara innocente, dopo un processo durato appena tre giorni.</p><p>Quando nel 2006 i giornali pubblicano stralci dell’intercettazione ambientale in cui si vanta di aver “fregato” i giudici francesi e ricostruisce la traiettoria delle sue fucilate, Vittorio Emanuele convoca una conferenza stampa, nell’evocativa saletta dell’hotel Principe di Savoia a Milano. Accompagnato dai legali e dal figlio Emanuele Filiberto, sminuisce le sue esternazioni su Dirk Hamer e dice che sono state falsificate: “Queste notizie sono talvolta manipolate o non sono vere. Ma ora è il momento di parlare, di far emergere la verità”. E la sua verità è questa: “Due tribunali francesi si sono pronunciati prosciogliendomi da ogni responsabilità. Lo hanno fatto perché ci sono prove chiare. La pallottola che ha colpito il ragazzo non poteva essere del mio fucile. Qualcuno ha sparato con una pistola a quel povero ragazzo, ecco la verità”.</p><p>Dichiarazioni che ora vengono clamorosamente neutralizzate dalle testuali parole che lui stesso ha pronunciato in carcere, ignaro della microcamera che registrava: “Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era (parola incomprensibile, ndr) steso, passando attraverso la carlinga”. Spiega il tipo di proiettile: “Pallottola trenta zero tre”.</p><p>Il principe ammette quindi di aver colpito Dirk e si vanta di aver gabbato il Tribunale parigino che l’ha assolto, grazie alla sua “batteria di avvocati”. Rievoca “il processo, anche se io avevo torto &#8230; torto&#8230;”. E aggiunge: “Devo dire che li ho fregati&#8230; Il Procuratore aveva chiesto 5 anni e 6 mesi. Ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro”. Infatti “mi hanno dato sei mesi con la condizionale: sei mesi, c’era un’amnistia, non l’hanno neanche scritto! Sono uscito!”. Scoppia a ridere, senza trattenere la soddisfazione.</p><p><strong>La ricerca del filmato</strong><br /> Per <strong>Birgit Hamer</strong>, la sorella di Dirk, che nel 2006 legge queste intercettazioni ambientali sui giornali, diventa fondamentale capire se davvero, come sostiene Savoia nella conferenza stampa, le trascrizioni sono state manipolate o meno. Perché se fossero autentiche e testuali metterebbero – spiega lei – “la parola fine su questa storia: sarebbe impossibile negare che, a prescindere dalle sentenze, Savoia sia il vero e unico responsabile della morte di mio fratello”.</p><p>Ma la signora Hamer, che a 20 anni rinunciò a una carriera di top model e attrice per dedicare la sua vita a dare giustizia al fratello in tribunale e poi a confutare la sentenza, vive da dieci anni in Spagna con le figlie, Sigrid e Delia. Non ha più contatti diretti con i giornalisti, non sa a chi rivolgersi. Comincia a scrivere e a telefonare a tutte le persone coinvolte nel processo Vallettopoli che ha portato Savoia in carcere (verrà poi prosciolto). Scopre così che agli atti dell’inchiesta è depositata non solo la trascrizione delle frasi, ma anche la videoregistrazione del colloquio fra il principe e i compagni di cella. “Cosa c’è di più inequivocabile di un filmato, per capire come stanno le cose?”, domanda la Hamer parlando con il Fatto. Il tempo passa. Vittorio Emanuele viene prosciolto dal gip di Potenza (come spiega qui sotto Gianni Barbacetto). Solo a questo punto Birgit può fare istanza al Tribunale per ottenere copia della registrazione. Trova un avvocato nel capoluogo lucano che la rappresenti. Ma aspetta quasi un anno senza avere risposte.</p><p>Poi scopre che parte del processo è stata trasferita alla Procura di Roma. Qui si rivolge a un altro legale che inoltra una seconda istanza ben motivata: “La signora Hamer ha il diritto costituzionalmente garantito alla verità sulla morte del fratello”. Trascorre qualche altro mese (pare che la registrazione sia andata perduta), poi finalmente l’avvocato chiama: il filmato è stato recuperato, può passare a ritirarlo.<br /> Quando Birgit vede il video, è la prima volta che ascolta la voce di Vittorio Emanuele dai tempi del processo a Parigi. Le bastano pochi minuti per rendersi conto che non ci sono manipolazioni. Sono molte le parole incomprensibili e il principe, mentre racconta la notte in cui Dirk viene ferito a morte, è di spalle. Ma, ciò nonostante, risultano evidenti sia il contesto sia l’ammissione di colpa, che nelle intenzioni di Savoia è un vanto. Le frasi più gravi si sentono nitidamente, e con queste anche le risate e le battute, tutte pronunciate col timbro di voce inconfondibile dell’erede di Casa Savoia. La Hamer piange, ma è felice come non lo era mai stata negli ultimi trent’anni: “Guardare quel video è orrendo, ma dà anche un grandissimo sollievo. Ora quel signore non potrà mai più sostenere che non ha sparato a mio fratello: ho vinto la mia battaglia, anzi quella di Dirk”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 24 febbraio 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/24/il-video-che-incastra-savoia/93668/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>310</slash:comments> </item> <item><title>Ecco che sbuca la fidanzata ufficiale di B.</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/16/ecco-che-sbuca-la-fidanzata-ufficiale-di-b/86763/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/16/ecco-che-sbuca-la-fidanzata-ufficiale-di-b/86763/#comments</comments> <pubDate>Sun, 16 Jan 2011 18:47:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[fidanzata]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=86763</guid> <description><![CDATA[L&#8217;annuncio ufficiale del fidanzamento di Silvio Berlusconi è arrivato: “Non lo avrei mai voluto dire ma, ora che sono divorziato, vi comunico che ho un rapporto stabile con una persona. E lei non avrebbe mai permesso che durante le mie cene accadessero certe cose…”. “Certe cose”, come dice Berlusconi in un discorso appena trasmesso in tv,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;annuncio ufficiale del fidanzamento di Silvio Berlusconi è arrivato: “<em>Non lo avrei mai voluto dire ma, ora che sono divorziato, vi comunico che ho un rapporto stabile con una persona. E lei non avrebbe mai permesso che durante le mie cene accadessero certe cose…</em>”.</p><p>“Certe cose”, come dice Berlusconi in un discorso appena trasmesso in tv, sono state <strong>raccontate dalla prostituta</strong> <strong>Nadia Macrì</strong> sul <em>Fatto Quotidiano</em> un paio di giorni fa: ragazzine che aspettavano in piscina, a Villa Certosa, il loro turno per raggiungere il presidente in camera da letto. Con ognuna B. si intratteneva cinque o sei minuti e poi, come alle Poste, chiamava “la prossima”.</p><p>Oppure <strong>le cene descritte dalla D’Addario</strong>: palpate anche a tavola (a proposito, lo sa B. che anche queste sono annoverate tra gli “atti sessuali”?) e danze davanti alle guardie del corpo con ospiti d’onore di alto profilo come, per esempio, la coppia lesbica.</p><p>Peggio ancora, le serate che passa in famiglia. Secondo una fonte del nostro giornale, infatti, una ballerina avrebbe interrotto una cena del premier con le due figlie, Barbara ed Eleonora. E lui, con la giovane ospite in braccio, avrebbe commentato: “<em>Vedete? Il vostro papà piace ancora alle donne!</em>”, facendo scappare in lacrime le ragazze.</p><p>E adesso che la procura di Milano lo indaga per concussione e prostituzione minorile, ecco che il Cavaliere accetta il consiglio che <strong>i suoi giornalisti</strong> gli hanno pubblicamente dato su <em>Libero</em> e <em>il Giornale</em> nei giorni scorsi: “<strong>Silvio, trovati una fidanzata!</strong>”.</p><p>Berlusconi, oltre a concordare sulla strategia, ha addirittura affermato che una fidanzata ce l’ha già, e da parecchi mesi. “<em>E non avrebbe mai permesso che accadessero certe cose di fronte a lei!</em>”.</p><p>Una previsione: sarà una donna di mezz’età, intelligente, arrivista quanto basta, di bell’aspetto ma non volgare. Potrebbe assomigliare alla crocerossina che Berlusconi aveva puntato un paio di mesi fa. Sarà probabilmente un clone di Veronica Lario &#8211; eliminate ovviamente le fastidiose propensioni alle pubbliche critiche &#8211; che però abbia <strong>superato l’età per la patente</strong>.</p><p>Un augurio al nostro presidente: che il <strong>casting che immaginiamo</strong> si stia freneticamente svolgendo per trovare la sua Carla Bruni vada a buon fine. Che i consiglieri di sempre, da Letta a Ghedini, supervisionino con saggezza la scelta di colei che dovrà restituire a B. l’immagine di marito affidabile e, soprattutto, di uomo decente. Perché un volto, alla sua signora, dovrà darglielo presto. E dovrà essere una donna in grado di calarsi bene nella parte. Altrimenti l’Italia farà un’altra bella figura, e la neo first lady tornerà a fare i provini negli uffici Mediset.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/16/ecco-che-sbuca-la-fidanzata-ufficiale-di-b/86763/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>833</slash:comments> </item> <item><title>Che fine ha fatto la notizia?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/17/che-fine-ha-fatto-la-notizia/82463/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/17/che-fine-ha-fatto-la-notizia/82463/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Dec 2010 11:42:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[che fine ha fatto]]></category> <category><![CDATA[informazione libera]]></category> <category><![CDATA[notizie]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=82463</guid> <description><![CDATA[C&#8217;è una nuova rubrica sul nostro giornale: si chiama &#8220;Che fine ha fatto&#8221;. Abbiamo già raccontato l&#8217;epilogo della vicenda Eutelia, com&#8217;è andato a finire il Piano-casa e come procede l&#8217;inchiesta su Gianni Letta rivelata dal Fatto Quotidiano nel suo primo numero. Se avete richieste e curiosità per sapere che fine hanno fatto altri casi di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una nuova rubrica sul nostro giornale: si chiama &#8220;Che fine ha fatto&#8221;.</p><p>Abbiamo già raccontato l&#8217;epilogo della vicenda Eutelia, com&#8217;è andato a finire il Piano-casa e come procede l&#8217;inchiesta su <strong>Gianni Letta</strong> rivelata dal <em>Fatto Quotidiano</em> nel suo primo numero.</p><p>Se avete richieste e curiosità per sapere che fine hanno fatto altri casi di cui si è molto parlato e che poi sono <strong>spariti dai giornali</strong>, scriveteci nei commenti.</p><p><strong>Leggi le prime tre puntate</strong></p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=78439" target="_blank">La lenta agonia dei dimenticati di Eutelia</a></span><br /> di Beatrice Borromeo, 24 novembre 2010</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=79496" target="_blank">Così è fallito il piano casa del Governo</a></span><br /> di Daniele Martini, 30 novembre 2010</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80365" target="_blank">Letta è ancora indagato</a></span><br /> di Antonio Massari, 5 dicembre 2010</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/17/che-fine-ha-fatto-la-notizia/82463/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>178</slash:comments> </item> <item><title>Perché vi arrabbiate se Grillo attacca Saviano?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/21/perche-vi-arrabbiate-se-grillo-attacca-saviano/78124/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/21/perche-vi-arrabbiate-se-grillo-attacca-saviano/78124/#comments</comments> <pubDate>Sun, 21 Nov 2010 19:08:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[borromeo]]></category> <category><![CDATA[Fatto]]></category> <category><![CDATA[gran]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Saviano]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category> <category><![CDATA[travaglio]]></category> <category><![CDATA[Vendola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=78124</guid> <description><![CDATA[Gli oltre 2800 commenti al mio articolo sulle critiche di Beppe Grillo a Roberto Saviano, molti dei quali critici, mi spingono a chiarire un paio di punti. “Cara Beatrice Borromeo, i danni che hai fatto con questo articolo sono incalcolabili.   Hai solo animato un indegno tutti contro tutti.  Che è l’ultima cosa che serve”. Ho...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gli oltre 2800 commenti al mio <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/20/grillo-%E2%80%9Csaviano-fa-godere-b-come-un-riccio%E2%80%9D/77863/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>articolo</strong></span></a> sulle critiche di <strong>Beppe Grillo</strong> <strong>a Roberto Saviano</strong>, molti dei quali critici, mi spingono a chiarire un paio di punti.</p><p>“Cara <strong>Beatrice Borromeo</strong>, i danni che hai fatto con questo articolo sono incalcolabili.   Hai solo animato un indegno tutti contro tutti.  Che è l’ultima cosa che serve”. Ho scelto questo commento, ma ce ne sono molti altri simili: quando un lettore scrive che non bisognerebbe parlare di un fatto per non provocare certe reazioni, fraintende profondamente quello che dovrebbe essere il nostro mestiere. Chiedere a noi giornalisti di omettere delle notizie non è accettabile, a prescindere dalle conseguenze che implicano (in questo caso poi non mi pare una faccenda così delicata).</p><p>Sono andata a teatro a vedere lo spettacolo di Grillo senza alcuna intenzione di scrivere un articolo in proposito. Quando però ho sentito le sue <strong>critiche</strong> a Saviano, vista anche la reazione perplessa del pubblico presente, ho valutato che fossero una notizia. E la polemica che si è scatenata sul sito del <strong>Fatto</strong> lo conferma. Non credo però di aver scritto un pezzo né contro Grillo, né contro Saviano: ho semplicemente raccontato i fatti e, visto che ero curiosa delle reazioni della gente, sono andata a spulciare tra i commenti del blog <a href="http://beppegrillo.it/" target="_blank">beppegrillo.it</a> notando che in molti stavano dalla parte dello scrittore di Gomorra.</p><p>Non conosco personalmente Grillo ma lo seguo e mi piace. Con Saviano siamo amici dai tempi di <strong>Annozero</strong>, e stimo molto il suo lavoro. Il punto è un altro: perché non ci si rende conto di quanto sia assurdo pretendere che persone così diverse tra loro la pensino allo stesso modo?</p><p>I vari <strong>Di Pietro, Grillo, Travaglio, Santoro, Vauro, De Magistris, Saviano, Vendola, Gabanelli</strong>, cioè quelli che una larga parte di pubblico (tra cui molti <strong>lettori </strong>del Fatto) considerano “i buoni”, sono diversissimi tra loro. E l’appiattimento che li ha resi quasi interscambiabili nella percezione di molte persone dipende a mio avviso dal fatto che sono l’unica <strong>opposizione</strong> che questo <strong>Paese</strong> conosce.</p><p>Ma tutti loro in comune hanno solo due aspetti: sono dei professionisti e sono onesti. Nulla di più. E in un contesto normale, con più <strong>libertà</strong>, questo non sarebbe sufficiente ad omologarli e a pretendere che stiano sempre tutti dalla stessa parte. Capisco la frustrazione di molti lettori perché è evidente che attraversiamo un momento in cui i punti di riferimento, per chi crede in certi valori, sono pochi. E sarebbe più semplice se facessero squadra. Ma non penso sia giusto. Quando Grillo incita Saviano a fare i nomi, a mio parere gli fa un favore: Roberto è diventato un simbolo della lotta alla mafia proprio perché è stato capace di farci conoscere i volti e le storie dei camorristi. E continuerà ad essere <strong>un esempio </strong>solo se non smetterà di lavorare in questo modo. Lo stesso discorso vale per tutti quelli che ho citato. E credo che il giorno in cui potranno criticarsi a vicenda senza che il loro pubblico si senta tradito, vorrà dire che <strong>siamo fuori pericolo</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/21/perche-vi-arrabbiate-se-grillo-attacca-saviano/78124/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1565</slash:comments> </item> <item><title>Perché Berlusconiodia le donne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/29/berlusconi-luomo-che-odia-le-donne/74303/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/29/berlusconi-luomo-che-odia-le-donne/74303/#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Oct 2010 16:20:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[noemi]]></category> <category><![CDATA[Patrizia D'Addario]]></category> <category><![CDATA[Ruby]]></category> <category><![CDATA[sexgate]]></category> <category><![CDATA[Veronica Lario]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=74303</guid> <description><![CDATA[Direte che Silvio Berlusconi ama le donne. E non serviva che ce lo ripetesse, ancora una volta, lui stesso. Basta andare in un bar qualunque, sentire i discorsi della gente, porre la questione delle abitudini sessuali del presidente del Consiglio per ricevere sempre la stessa risposta: “Almeno gli piacciono le gnocche!”. E poi: “Beato lui!”....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Direte che Silvio Berlusconi ama le donne. E non serviva che ce lo ripetesse, ancora una volta, lui stesso. Basta andare in un bar qualunque, sentire i discorsi della gente, porre la questione delle abitudini sessuali del presidente del Consiglio per ricevere sempre la stessa risposta: “<em>Almeno gli piacciono le gnocche!</em>”. E poi: “Beato lui!”. Il must: “<em>Meglio le escort che i transessuali</em>”.</p><p>Berlusconi è “<em>orgoglioso dei suoi comportamenti</em>”. A proposito di Ruby, la diciassettenne marocchina che ha fatto rilasciare dalla questura di Milano perché, spiega, ha un grande cuore, il premier dichiara: “<em>Se ogni tanto sento il bisogno di una serata distensiva come terapia mentale per pulire il cervello da tutte le preoccupazioni, nessuno alla mia età mi farà cambiare stile di vita, del quale vado orgoglioso. Sono un ospite unico, direi irripetibile, gioioso e pieno di vita: amo la vita e le donne</em>”.</p><p>Sono tre gli <strong>scandali sessuali </strong>che hanno coinvolto Berlusconi durante l&#8217;ultimo anno e che raccontano del suo mondo privato: oltre al caso <strong>Ruby, il Casoria-gate e i racconti di Patrizia D&#8217;Addario</strong>. Tre donne che lo frequentavano e che al premier piacevano. Io ne ho conosciute due, e ho visto l&#8217;effetto che l&#8217;”amore” del settantaquattrenne ha avuto su di loro. Partiamo da Noemi: sono andata a Milano alla sua festa di compleanno per cercare di capire, e raccontare, cosa succede a un&#8217;adolescente travolta dall&#8217;attenzione mediatica di un Paese intero. Ho visto sulla sua faccia, e sul suo corpo,<strong> le conseguenze della frequentazione con il premier</strong>. Aveva il volto di plastica, un mini abitino di piume che le stringeva il busto facendo fuoriuscire il seno rifatto, saltava su un tavolo alla ricerca dei flash e baciava in bocca un&#8217;amica mentre il vocalist ripeteva “Papi girl”. Nulla a che vedere con la ragazzina di un anno prima: era la deformazione del prototipo di donna berlusconiana propinato dalle televisioni del presidente. Non c&#8217;era nulla di folkloristico alla festa, avevano tutti l&#8217;aria più triste che divertita, Noemi per prima. Ed è difficile immaginare un qualunque futuro, ora, per lei.</p><p>Poi la D&#8217;Addario. Ho intervistato Patrizia qualche mese fa, e mi ha raccontato scene orgiastiche da “bunga bunga” che, a suo dire, caratterizzavano le “serate distensive” del premier. Oggi fa fatica a lavorare, è piuttosto misterioso come faccia a mantenersi.<strong> E&#8217; una donna che ha paura</strong>, che è stata aggredita più volte, e non solo dalla stampa. Ha venduto il residence per cui il padre si era suicidato e ha mandato la figlia in collegio per proteggerla. Anche in questo caso, la storia ha un finale triste e squallido.</p><p>Ma è proprio grazie alla D&#8217;Addario che sappiamo un po&#8217; di più sui gusti di B.: le vuole tutte giovani, con poco trucco, vestite di nero, omologate, zitte, accondiscendenti. Vuole che cantino con lui e che guardino i filmini che lo celebrano. Gli piace ballare davanti alle guardie del corpo, mostrando senza inibizioni che lui è “l&#8217;imperatore”, come lo definì <strong>Veronica Lario</strong> quando chiese il divorzio.</p><p>C&#8217;è un filo rosso che lega tra loro queste ragazze: hanno bisogno di lui.</p><p>La D&#8217;Addario voleva risolvere le sue questioni edilizie, Noemi desiderava scappare dalla provincia e trasferirsi a Milano in cerca di fama, a Ruby manca persino la cittadinanza. Sono convinta che fossero tutte ben felici di frequentare il presidente, che lo facessero senza soffrirne. Per loro non era un uomo, ma un&#8217;enorme entrata principale per accedere a una vita più facile. Donne ciniche, che hanno solo il loro corpo e lo usano più che possono, a volte ammiccando e a volte “offrendosi al drago per rincorrere successo, notorietà e crescita economica” (copyright Veronica Lario). E poco conta che Berlusconi ora dica “in casa mia entrano solo persone perbene, e soprattutto che si comportano perbene”, perché i fatti raccontano un&#8217;altra storia.</p><p>Tutto questo rende evidente un aspetto: Berlusconi odia le donne. Le teme. Le accetta solo se sono un corpo che non s&#8217;interroga, che non lo minaccia né annoia col pensiero, sempre pronto a svolgere un compito basico e chiaro.</p><p>John Fitzgerald Kennedy sedusse Marlene Dietrich quando lei aveva 61 anni, alla Casa Bianca. Era un playboy, era curioso. Berlusconi no: non vuole scoprire nulla nelle ragazze che frequenta. Le cerca tutte identiche, le vuole addirittura vestite uguali, con addosso il suo marchio a forma di farfalla. Non insegue la conquista, non c&#8217;è alcuna sfida nel suo rapporto col sesso: per questo vuole l&#8217;amante che ha bisogno di lui, che conosce i giochi, con cui non ci sarà mai alcun confronto. Solo uno scambio di concessioni. Sarà pure ossessionato dal sesso, ma amare le donne è un&#8217;altra cosa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/29/berlusconi-luomo-che-odia-le-donne/74303/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>620</slash:comments> </item> <item><title>Strettamente personale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/strettamente-personale/73706/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/strettamente-personale/73706/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Oct 2010 15:13:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[anita pallara]]></category> <category><![CDATA[atrofia muscolare spinale]]></category> <category><![CDATA[Disabili]]></category> <category><![CDATA[Joanne Maria Pini]]></category> <category><![CDATA[Pietro Fontanini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73706</guid> <description><![CDATA[Da qualche settimana ormai ricevo e mail da parte di Joanne Maria Pini, il professore del conservatorio di Milano che ha scritto su Facebook: “I disabili nelle scuole? Sono troppi, torniamo alla Rupe Tarpea”. Gli ho risposto una sola volta per metterlo in contatto con Anita Pallara, una mia amica disabile che ha scritto una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche settimana ormai ricevo e mail da parte di <strong>Joanne Maria Pini</strong>, il professore del conservatorio di Milano che ha scritto su Facebook: “<em>I disabili nelle scuole? Sono troppi, torniamo alla Rupe Tarpea</em>”.</p><p>Gli ho risposto una sola volta per metterlo in contatto con <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://anita-nonewsgoodnews.blogspot.com/" target="_blank">Anita Pallara</a></strong></span>, una mia amica disabile che ha scritto una lettera pubblicata sulla prima pagina del <em>Fatto Quotidiano</em>. Il professor Pini, invece, di mail me ne ha mandate cinque, tutte titolate “strettamente personale”. Anche se non posso riferire le sue esatte parole, credo che sia importante far notare l&#8217;atteggiamento del professore: lamenta di aver ricevuto critiche dalla stampa, accusa i giornalisti di essere maliziosi perchè ciò che ha detto, se letto con occhi innocenti, è un banalità. E ci informa che il conservatorio aprirà uno sportello disabili dove lui stesso vuole offrirsi volontario. Spargendo ovunque smile, le faccette sorridenti oppure tristi, Pini tenta un mal riuscito mea culpa, paragonandosi a un provocatore stile Maurizio Cattelan, troppo spesso frainteso a causa del suo carattere impulsivo e, soprattutto, del fatto che è poco vigile. Infatti la frase sulla Rupe Tarpea (sbagliando oltretutto riferimento storico, visto che i bambini con deformazioni fisiche venivano gettati dal Monte Taigeto a Sparta) l&#8217;ha scritta in una chat dove pensava che nessuno lo avrebbe riconosciuto. Come dire: la prossima volta mi faccio furbo e non ci metto la firma.</p><p>Anita ha 21 anni ed è affetta da <strong>atrofia muscolare spinale</strong> sin dalla nascita. E&#8217; una malattia neuro degenerativa e totalmente invalidante. E visto che sa quello di cui parla, è intervenuta pubblicamente in varie occasioni. Ad esempio, ha scritto una lettera aperta a Giuliano Ferrara durante la sua campagna per abolire il diritto all&#8217;aborto. Ho conosciuto Anita qualche anno fa quando, dopo aver letto della polemica, l&#8217;ho invitata ad <em>Annozero</em>. Allora rivendicava il diritto della madre a scegliere di non portare avanti una gravidanza, ad esempio nel caso in cui il feto sia malato. Oggi torna a parlare di diritti ancora più elementari: “<em>Quello all’istruzione ce lo garantisce la Costituzione. Le sue parole, professor Pini, sono vergognose, pericolose, razziste e illegali</em>”. Per poi interrogarsi su quello che sarebbe successo: “<em>A parte le ovvie reazioni di sdegno e le condanne morali</em> – scrive Anita sul Fatto &#8211; <em>quale sarà la conseguenza reale? Io non sono disposta a subire questa ignoranza nel 2010</em>”. E proprio perchè è stufa di vedere il suo Paese che va a marcia indietro, Anita ha detto che, se non fossero arrivate forti prese di posizione da parte dei nostri politici, avrebbe consegnato i propri documenti alla prefettura di Bari <strong>rinunciando alla cittadinanza italiana</strong>.</p><p>Ma dopo la sua lettera non è successo nulla. Anzi, proprio tre giorni fa il leghista <strong>Pietro Fontanini</strong>, presidente della Provincia di Udine, rilancia proponendo classi differenziate per i disabili: “<em>Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, è più utile metterli su percorsi differenziati</em>&#8220;.</p><p>La prossima settimana Anita andrà alla prefettura a consegnare il suo passaporto. Noi del <em>Fatto</em> saremo lì per accompagnarla e registrare la voce di chi ancora ha la forza e la voglia di portare avanti una protesta. Per pretendere, come minimo, che dopo parole come quelle del professor Pini e del leghista Fontanini ci siano <strong>conseguenze vere</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/strettamente-personale/73706/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>137</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Dell&#8217;Utri è il garante di una mafia non stragista&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/11/dellutri-e-il-garante-di-una-m/13090/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/11/dellutri-e-il-garante-di-una-m/13090/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Feb 2010 09:10:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=13090</guid> <description><![CDATA[Ciancimino junior replica agli attacchi del senatore &#34;Mio padre Vito diceva sempre che Berlusconi prima o poi sarebbe caduto sul DPF. Che cos&#8217;&#232; ? Sono i suoi punti deboli: Dell&#8217;Utri, Previti e le Femmine&#34;. Massimo Ciancimino &#232; arrabbiato per le dichiarazioni rilasciate dal senatore Marcello Dell&#8217;Utri al Fatto, in cui il figlio dell&#8217;ex sindaco di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ciancimino junior replica agli attacchi del senatore<br /> </strong><br /> &quot;Mio padre Vito diceva sempre che <strong>Berlusconi</strong> prima o poi sarebbe caduto sul <strong>DPF</strong>. Che cos&rsquo;&egrave; ? Sono i suoi punti deboli: <strong>Dell&rsquo;Utri</strong>, <strong>Previti</strong> e le <em>Femmine</em>&quot;.<strong> Massimo Ciancimino </strong>&egrave; arrabbiato per le dichiarazioni rilasciate dal senatore Marcello Dell&rsquo;Utri al Fatto, in cui il figlio dell&rsquo;ex sindaco di Palermo viene descritto come &quot;lo scemo di famiglia&quot;, che viene &quot;gestito dai pm&quot; in cambio di sconti di pena. &quot;Faccio causa a Dell&rsquo;Utri &ndash; annuncia Ciancimino &ndash; perch&eacute; ho gi&agrave; sopportato anche troppo le sue intimidazioni. Ogni volta che parla mostra la sua vera natura&quot;.</p><p><strong>Si &egrave; offeso perch&eacute; Dell&rsquo;Utri le ha dato dello scemo?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Pensi che uno degli elementi per cui sono stato condannato &egrave; che mio padre mi ha nominato suo unico erede. Evidentemente non mi considerava cos&igrave; stupido. Dell&rsquo;Utri vuole solo screditarmi.</p></blockquote><p> <strong>Cos&rsquo;ha pensato leggendo l&rsquo;intervista?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Che questo &egrave; un Dell&rsquo;Utri in grande difficolt&agrave;.</p></blockquote><p><strong><br /> Secondo il senatore lei &egrave; manovrato dai pm.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Non mi &egrave; mai stato chiesto di dichiarare nulla che non fosse vero. E non lo farei mai.</p></blockquote><p> <strong>Quindi il pm Antonio Ingroia non &egrave; il regista occulto dei pentiti?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Questa la chiamo &ldquo;sindrome da procura&rdquo;. Vogliono creare un caso. E magari Ingroia, per certe sue esternazioni, si presta. Ma io non sono mai stato spinto a dire nulla.</p></blockquote><p> <strong>Secondo Dell&rsquo;Utri lei lo accusa per guadagnare sconti di pena.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Falso. Mi hanno solo applicato le attenuanti generiche perch&eacute; ero incensurato e ho collaborato.</p></blockquote><p> <strong>Allora lo fa per salvare il tesoretto che, secondo il senatore, nasconde all&rsquo;estero?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>E&rsquo; illogico pensarlo. Vivo sotto scorta, blindato, questo tesoro potrei solo guardarlo. E poi il mio patrimonio &egrave; gi&agrave; stato sequestrato. Mi hanno confermato il sequestro anche di una barca e di un appartamento.</p></blockquote><p> <strong>Di cosa vive allora Massimo Ciancimino?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Lavoro per un&rsquo;agenzia di crediti. Faccio il <em>trader</em>, vivo con quei soldi.</p></blockquote><p> <strong>Come mai lei &egrave; l&rsquo;unico nella sua famiglia a parlare?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Io parlo perch&eacute; so le cose, ho i documenti.</p></blockquote><p> <strong>Dell&rsquo;Utri dice che lei ha un fratello &quot;dignitosissimo, che infatti non parla&quot;.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Dell&#8217;Utri riconosce la dignit&agrave; a chi sta zitto. I miei fratelli non conoscevano l&rsquo;attivit&agrave; lavorativa e politica con cui nostro padre si arricch&igrave;. Mio fratello &egrave; certamente una persona dignitosa, come dice il senatore, ma &egrave; d&rsquo;accordo con me e supporta la mia scelta di parlare&quot;.</p></blockquote><p> <strong>Cosa pensava suo padre di Dell&#8217;Utri?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Lo vedeva come un subalterno. Pensava che era troppo istintivo. La grande differenza comunque &egrave; stata che mio padre non ha avuto nessuna immunit&agrave;.</p></blockquote><p> <strong>Dell&#8217;Utri ha detto che &egrave; entrato in politica per non finire in carcere.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Mio padre ha sub&igrave;to tutti i suoi processi. Dell&rsquo;Utri ha goduto dell&rsquo;immunit&agrave; che la sua carica, e una serie di conoscenze, gli hanno dato.</p></blockquote><p> <strong>Suo padre le parlava mai dello &quot;stalliere di Arcore&quot; Vittorio Mangano?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Certo. Pap&agrave; trovava allucinante che un imprenditore come Berlusconi, nel momento in cui i figli erano a rischio attentati, si rivolgesse a uno come Mangano!</p></blockquote><p> <strong>Perch&eacute;?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Questi erano i classici &quot;metodi accerchiativi&quot;, come diceva mio padre, di personaggi come Dell&rsquo;Utri, per rendersi indispensabili a Berlusconi: fai le minacce per accreditarti sempre di pi&ugrave;, e poi dai le soluzioni.</p></blockquote><p> <strong>Lei ha affermato che Dell&rsquo;Utri, a un certo punto, ha preso il posto di suo padre come mediatore con la politica.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Io non faccio una colpa a Dell&rsquo;Utri di aver sostituito mio padre nei rapporti tra mafia e politica. Per&ograve; &egrave; successo: lo dice mio padre, lo scrive mio padre. Io lo confermo in aula.</p></blockquote><p> <strong>Il 2 marzo lei verr&agrave; sottoposto al contro-esame nel processo Mori.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Dimostrer&ograve; il tassello mancante: che non c&rsquo;&egrave; stata nessuna contrapposizione dello Stato in quegli anni, come sempre accade nelle regioni del sud. Lo Stato, tra i mali, ha scelto il minore. La criminalit&agrave; organizzata nasce e cresce negli spazi vuoti lasciati tra cittadini e istituzioni. Per questo capisco il ruolo che hanno dato a Dell&rsquo;Utri.</p></blockquote><p> <strong>Sarebbe?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Dell&#8217;Utri era una nuova faccia su cui contare, capace di reggere questo equilibrio. Si voleva una mafia fondamentalmente meno dannosa per lo Stato. Una mafia non stragista. E infatti in 10 anni ci saranno stati solo una decina di omicidi.</p></blockquote><p> <strong>Berlusconi ieri ha detto che &quot;siamo alla giustizia spiritica, con qualcuno &ndash; lei &ndash; che riferisce parole di qualcuno &ndash; suo padre &ndash; che &egrave; morto da diversi anni&quot;. Parole che &quot;non hanno nulla a che fare con la realt&agrave;&quot;.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>A Berlusconi risponder&ograve; il 2 marzo con i fatti, quando produrr&ograve; in aula tutti i documenti. Non sono come uno Spatuzza qualsiasi che parla de relato. Io antepongo al racconto il documento cartaceo che lo prova. Documentazione che mio padre ha scritto. Se mio padre scrive &#8216;Dell&rsquo;Utri, Milano 2, Berlusconi&#8217;, io quel foglio lo porto in aula.</p></blockquote><p> <strong>Ma cosa ci guadagna a parlare?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Nulla. Anzi, ho capito molto tempo fa che il mio comportamento costituisce un pericolo per me. Pensi che io vengo iscritto nel registro degli indagati lo stesso giorno in cui muore mio padre, il 19 novembre 2002. Era un avvertimento: se prima c&rsquo;era mio padre che garantiva questo tipo di silenzio, ora toccava a me.</p></blockquote><p> <strong>Poi sono arrivate le prime minacce.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Ho ricevuto visite spiacevoli di carabinieri e di uomini appartenenti ai servizi. Mi sono arrivati a casa pacchi bomba. Persino una lettera intimidatoria indirizzata a me, a mio figlio e a mia moglie. Da quel momento mia moglie ha cominciato a chiedermi: &quot;Chi te lo fa fare?&quot;. Poi, quando ho continuato a collaborare, ha chiesto la separazione.</p></blockquote><p> <strong>Ha ripensamenti?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>&Egrave; chiaro che chi si fa i cazzi suoi ha solo vantaggi. I miei fratelli sono stati tutti prosciolti. Oggi sono preoccupato.</p></blockquote><p> <strong>Cosa teme?</p><p></strong></p><blockquote><p>&Egrave; chiaro che c&rsquo;&egrave; un processo di cambiamento nell&rsquo;aria che fa paura. C&rsquo;&egrave; chi lavora per il dopo Berlusconi. Ho paura che qualche entit&agrave; esterna voglia accelerare questo processo di cambiamento, come &egrave; avvenuto nel 1992 quando Tangentopoli stava sgretolando il sistema e la politica stragista di Cosa Nostra ha accelerato il cambiamento. Oggi c&rsquo;&egrave; la stessa aria. E io spero di non esserne vittima.</p></blockquote><p> <strong>Ha un ruolo la Sicilia di oggi in questa ricerca dell&rsquo;erede?</p><p></strong></p><blockquote><p>No. La Sicilia, come diceva mio padre, &egrave; solo il luogo dove si fa il lavoro sporco. Ma non ci nasce mai realmente qualcosa. Le cose nascono a Roma e a Milano.</p></blockquote><p> Da <em>il Fatto Quotidiano </em>dell&#8217;11 febbraio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/11/dellutri-e-il-garante-di-una-m/13090/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>61</slash:comments> </item> <item><title>Marcello Dell&#8217;Utri: Io senatore, per non finire in galera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/10/io-senatore-per-non-finire-in/13087/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/10/io-senatore-per-non-finire-in/13087/#comments</comments> <pubDate>Wed, 10 Feb 2010 16:37:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=13087</guid> <description><![CDATA[Viaggio in treno con Dell&#8217;Utri: spiega racconta, si confida. Un bilancio &#34;A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera&#8221;. Frecciarossa Milano-Roma. Marcello Dell&#8217;Utri, senatore del Pdl condannato in primo grado a nove anni per mafia, si addormenta, seduto al suo posto, dopo aver mangiato un panino nella...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Viaggio in treno con Dell&rsquo;Utri: spiega racconta, si confida. Un bilancio<br /> </strong><br /> &quot;A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera&rdquo;. <em>Frecciarossa</em> Milano-Roma. <strong>Marcello Dell&rsquo;Utri</strong>, senatore del <em>Pdl </em>condannato in primo grado a nove anni per mafia, si addormenta, seduto al suo posto, dopo aver mangiato un panino nella carrozza ristorante. Con lui, una guardia del corpo. Poi squilla il telefono e Dell&rsquo;Utri &ndash; faccia dimessa &ndash; si sveglia e parla volentieri, a voce bassa.</p><p><strong>Senatore, lei &egrave; su tutti i giornali per le dichiarazioni di Massimo Ciancimino.<br /> </strong><br /> Due sono le opzioni: o mi sparo un colpo di pistola, o la prendo sul ridere. Di certo far&ograve; un&rsquo;interpellanza parlamentare per capire cosa c&rsquo;&egrave; dietro queste calunnie.</p><p><strong>Ma cosa ci guadagna Ciancimino a dire queste cose?<br /> </strong><br /> Guadagna molto: intanto gli sconti di pena. La sua condanna a cinque anni, dopo le sue prime dichiarazioni, &egrave; stata scontata a tre anni. Non &egrave; poco: tra indulti e cose varie non avr&agrave; nessuna pena. Poi ci guadagna la salvezza del patrimonio che il babbo gli ha lasciato. Sta tutto all&rsquo;estero.</p><p><strong>E chi &egrave; il regista che ha interesse a favorire Ciancimino perch&egrave; faccia i vostri nomi?<br /> </strong><br /> Sicuramente chi lo gestisce &egrave; lo stesso pubblico ministero che era il mio accusatore nel processo di primo grado: questo Ingroia. <strong>Antonio Ingroia </strong>&egrave; un fanatico, visionario, politicizzato. Fa politica, va all&rsquo;apertura dei giornali politici, ha i suoi piani. <strong>Ciancimino padre </strong>io non l&rsquo;ho mai visto n&eacute; conosciuto, non ho preso il suo posto, quindi non c&rsquo;&egrave; nulla: &egrave; tutto montato. Qui c&rsquo;&egrave; un&rsquo;inquisizione. C&rsquo;&egrave; una persecuzione:<strong> Torquemada </strong>non mollava la sua preda finch&eacute; non la vedeva distrutta.</p><p><strong>Per&ograve; &egrave; difficile sostenere che Ciancimino, Spatuzza e tutti i pentiti che l&rsquo;hanno accusata nel corso del suo processo, siano manovrati.<br /> </strong><br /> Ma questo non &egrave; un problema, Andreotti ne aveva anche di pi&ugrave; di pentiti che l&rsquo;accusavano.</p><p><strong>Infatti Andreotti &egrave; stato riconosciuto colpevole del reato di associazione a delinquere (mafiosa) fino al 1980. <br /> </strong></p><p>Ma la faccenda di Andreotti &egrave; complessa, io non l&rsquo;ho capita bene, bisognerebbe studiarla. Questi, i miei accusatori, sono preparati. C&rsquo;&egrave; una cordata che non finisce pi&ugrave;, una cordata infinita.</p><p><strong>Secondo Ciancimino il frutto della trattativa tra mafia e Stato fu proprio Forza italia, una sua creatura.<br /> </strong><br /> Questo Ciancimino &egrave; uno strano. Lo sanno tutti, a Palermo. &Egrave; il figlio scemo della famiglia Ciancimino.</p><p><strong>Non ha l&rsquo;aria tanto scema.<br /> </strong><br /> Non scemo, diciamo che &egrave; uno particolarmente labile. Ha un fratello, a Milano, che &egrave; una persona dignitosissima, infatti non parla neanche. Tutti sanno invece che questo [Massimo Ciancimino, ndr] &egrave; un figlio un po&rsquo; debosciato: gli piacciono le macchine, i soldi. E&rsquo; capace di fare qualunque cosa.</p><p><strong>Anche il pentito Gaspare Spatuzza dice che tra lei, Berlusconi e i fratelli Graviano &egrave; stato raggiunto un accordo.<br /> </strong><br /> Ma di che parliamo? Falsit&agrave;, calunnie. Sono tutte persone che hanno davanti anni di galera, &egrave; da capire. Salvano la loro pelle.</p><p><strong>Paolo Borsellino parla di lei e di Berlusconi nell&rsquo;ultima intervista che ha rilasciato prima di essere ucciso.<br /> </strong><br /> Era un&rsquo;intervista manomessa, manipolata. Quando l&rsquo;abbiamo vista per intero [nel dvd allegato al Fatto Quotidiano, ndr] abbiamo capito come stavano le cose. Risulta chiaro che Vittorio Mangano non c&rsquo;entrava niente: quando parlava di cavalli, intendeva cavalli veri.</p><p><strong>Per&ograve; secondo Borsellino quando si parlava di cavalli ci si riferiva a partite di eroina.</p><p></strong>Nel gergo pu&ograve; essere, ma in quella circostanza si trattava di cavalli veri. Ho fornito le prove: era un cavallo, con un <em>pedigree</em>, che si chiamava <strong>Epoca</strong>.</p><p><strong>Mangano per&ograve; parlava anche di un cavallo e mezzo&#8230;<br /> </strong><br /> Questo era un linguaggio che aveva con altri, con un certo <strong>Inzerillo</strong>, non con me. L&igrave; &quot;un cavallo e mezzo&quot; era evidentemente una partita di droga.</p><p><strong>Capisce che alla gente pu&ograve; sembrare strano che lei dia dell&rsquo;eroe a uno che, anche a suo dire, trafficava eroina?<br /> </strong><br /> Certo, come no, capisco tutto. Ma io non ho detto che &egrave; un eroe in senso assoluto. &Egrave; il mio eroe!</p><p><strong>E lei ha mantenuto i contatti con Mangano anche dopo che &egrave; uscito di galera, quando erano ormai noti i reati che aveva commesso.<br /> </strong><br /> Ho tenuto i contatti, certo, l&rsquo;ho detto. La mia tranquillit&agrave; nasce dal fatto che non ho niente di cui vergognarmi.</p><p><strong>Berlusconi &egrave; arrabbiato con lei?<br /> </strong><br /> No, perch&eacute;? Mi conosce bene.</p><p><strong>Neanche un po&rsquo; infastidito da tutti i problemi che gli causa?<br /> </strong><br /> Io? Che c&rsquo;entro io? L&rsquo;ha voluta lui Forza Italia. Io ho solo eseguito quello che era un disegno voluto dal presidente Berlusconi. Non posso arrogarmi meriti che non ho.</p><p><strong>Non sente una responsabilit&agrave;, visto il suo ruolo politico?<br /> </strong><br /> Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Quando nel 1994 si fond&ograve; Forza Italia e si fecero le prime elezioni, le candidature le feci io: non mi sono candidato perch&eacute; non avevo interesse a fare il deputato.</p><p><strong>Poi, nel 1995, l&rsquo;hanno arrestata per false fatture.<br /> </strong><br /> Mi candidai alle elezioni del 1996 per proteggermi. Infatti, subito dopo, &egrave; arrivato il mandato d&rsquo;arresto.</p><p><strong>E la Camera l&rsquo;ha respinto. Ma le sembra un bel modo di usare la politica?<br /> </strong><br /> No, assolutamente. &Egrave; assurdo, brutto. Speriamo cambi tutto al pi&ugrave; presto! Ma non c&rsquo;era altro da fare&#8230;</p><p><strong>Perch&eacute; non si difende fuori dal Parlamento?<br /> </strong><br /> Mi difendo anche fuori.</p><p><strong>Perch&eacute; non soltanto fuori?<br /> </strong><br /> Non sono mica cretino! Mi devo difendere o no? Quelli mi arrestano!</p><p><strong>Se arrestano me cosa faccio, mi candido anch&rsquo;io?<br /> </strong><br /> Ma a lei perch&eacute; dovrebbero arrestarla? E poi a lei non la candida nessuno, quindi non si preoccupi. Io potevo candidarmi e l&rsquo;ho fatto.<strong><br /> </strong><br /> <strong>Ha fatto anche i circoli del Buon governo.<br /> </strong><br /> Si figuri che non abbiamo neanche pi&ugrave; i telefoni perch&eacute; non avendo pi&ugrave; risorse per pagarli sono stati, diciamo, tagliati.</p><p><strong>Voi non avete pi&ugrave; risorse?<br /> </strong><br /> S&igrave;, s&igrave;. Cos&igrave; &egrave;. Adesso lasciamo l&rsquo;affitto della sede di via del Tritone a Roma perch&eacute; non riusciamo pi&ugrave; a mantenerlo.</p><p><strong>E il Pdl non vi sovvenziona?<br /> </strong><br /> Il Pdl &egrave; avverso ai circoli: &egrave; fatto di persone che hanno preso il potere e hanno paura di chiunque sia migliore di loro.</p><p><strong>Che fa se la condannano in appello?<br /> </strong><br /> Vado in Cassazione!</p><p><strong>Non si dimette?</p><p></strong>Ma sta scherzando?<span id="1265817648982E" style="display: none">&nbsp;</span></p><p><strong>E se la condannano in Cassazione?<br /> </strong><br /> Eh l&igrave; vado in galera. A quel punto mi dimetto.</p><p>Da <em>il Fatto Quotidiano </em>del 10 febbraio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/10/io-senatore-per-non-finire-in/13087/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Ellroy. Autobiografia di me stesso</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/02/ellroy-autobiografia-di-me-ste/12998/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/02/ellroy-autobiografia-di-me-ste/12998/#comments</comments> <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 13:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Operazione Cultura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12998</guid> <description><![CDATA[Lo scrittore americano a muso duro di Beatrice Borromeo Io sono l’unica persona degna di essere paragonata a me stesso. Si dirà che lui se lo può permettere, perché i suoi libri sono, è vero, eccezionali. Ed è raro che un’epoca sia in grado di riconoscere un talento,dionorarloecomprenderlo, soprattutto quando è in vita e ancora...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo scrittore americano a muso duro</strong></p><p>di <em>Beatrice Borromeo<br /> </em><br /> <em>Io sono l’unica persona degna di essere paragonata a me stesso</em>. Si dirà che lui se lo può permettere, perché i suoi libri sono, è vero, eccezionali. Ed è raro che un’epoca sia in grado di riconoscere un talento,dionorarloecomprenderlo, soprattutto quando è in vita e ancora giovane. Per questo <strong>James Ellroy </strong>può essere antipatico, arrogante e indifferente ai problemi del mondo senza che ciò lo sminuisca. Questo ne fa un personaggio che ormai sembra accompagnarlo anche quando è solo, che vive di letteratura e la cui realtà è non-vita.</p><p>Ellroy, autore di capolavori del noir come <em>LA Confidential </em>e <em>White jazz</em>, è a Milano per presentare Il sangue è randagio (<em>Mondadori</em>, 859 pagine, 24 euro), conclusione di una trilogia – cominciata ben 15 anni fa con <em>American Tabloid </em>– che segna il suo passaggio ai &#8220;grandi libri politici&#8221;. James Ellroy dedica mezz’ora a ogni intervista, riceve i giornalisti in una saletta del <em>Principe di Savoia </em>allestita con una ventina di copie del suo ultimo <em>masterpiece</em>, come lo chiama lui. È alto, calvo. Ha un vistoso cerotto sotto il mento. Siede scomposto e parla scandendo ogni frase, come se facesse lezione.</p><p><strong>Perché scrive?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Voglio ricreare la storia secondo i miei canoni. Voglio soddisfare la mia curiosità sull’epoca che descrivo. Non ho nessuna intenzione politica.</p></blockquote><p> <strong>Perché cerca sempre di distruggere i grandi miti americani?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Il punto è che mi piace. Mi dà una grande soddisfazione emotiva farlo. Quando ero giovane avevo più senso civico ed ero certo che ci fosse un’America segreta di cui nessuno mi parlava. Quindi è semplicemente naturale, visto il mio dono, che crescendo diventassi cronista di quel mondo segreto che avevo ipotizzato da ragazzo.</p></blockquote><p> <strong>Pensa che Barack Obama sia, come John Kennedy, un personaggio da smitizzare, un nuovo grande bluff?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Io non penso all’America di oggi, penso esclusivamente all’America dei miei libri: ecco fino a che punto sono isolato. Passo la maggior parte delle mie notti al buio, da solo, soppesando il significato dei libri che scrivo. Il sangue è randagio è una consapevole negazione del mondo così com’è. Questa società e la cultura di oggi non significano niente per me.</p></blockquote><p> <strong>A lei non importa del presente?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Non me ne frega un cazzo.</p></blockquote><p> <strong>Perché no?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Perché mi distrae,perché è uno stimolo eccessivo. Perché niente là fuori è più appagante e coinvolgente per me che vivere dentro me stesso e scrivere i miei libri.</p></blockquote><p> <strong>In Italia abbiamo una memoria storica molto breve. Dimentichiamo in fretta e ripetiamo gli stessi errori. Quale rischio corre un Paese che non ricorda?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Non lo so. Non penso a queste cose. Penso solo alla merda che mi porta dal punto A al punto B. Io mi concentro su aspetti molto limitati, precisi. Quando avevo tredici anni ho individuato sei o sette cose che mi interessavano: sono ancora quelle. Io sono un autore incredibilmentedisciplinatoedèperquesto che riesco a scrivere un libro così grande, così complesso e così pieno di significati. Di conseguenza tutto ciò che contraddice il mio obiettivo o devia il mio percorso, lo spingo via.</p></blockquote><p> <strong>Che sa dell’Italia?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Non molto. Mi piace Milano più di Roma. C’è un senso meraviglioso del design. Mi piacciono le architetture fasciste degli anni Venti, per esempio l’appartamento di<strong> Arnoldo Mondadori</strong>, il più bello che abbia mai visto. Poi i magnifici anni Trenta. Comunque non mi piace viaggiare: vorrei stare solo, o con la mia donna. Mi piace pensare. Sarei molto, molto felice di non viaggiare mai più. Ma mi piace andare a presentare i libri.</p></blockquote><p> <strong>Per raccontarli?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>No, per venderli.</p></blockquote><p> <strong>Per il successo o per i soldi?</strong></p><p>Perché voglio che la gente legga i miei libri. Voglio che vengano mossi, sconvolti, scioccati. Strappati fuori dalle loro vite ordinarie e risucchiati in un mondo di storie ossessive.</p><p><strong>È annoiato o divertito quando le danno del razzista?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Non me ne frega niente, soprattutto se serve a vendere più copie. Se le polemiche aiutano a pubblicizzare i libri e a far felice la <em>Mondadori</em>, qualunque cosa dicano di me, sono completamente d’accordo. Non credo di dovermi giustificare con la gente. Spiego le dinamiche del razzismo con un linguaggio razzista. Se la gente lo accetta o no, è una questione valida, ma che non m’interessa.</p></blockquote><p> <strong>In questo libro molti personaggi sono uniti dall’odio.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Questo è un libro che parla di uomini cattivi che amano donne forti. È un libro che parla di assassini che riescono a virare, a modificare le loro convinzioni utilizzando principalmente le donne come strumenti di conversione. Questo è un libro di speranza, di salvezza, redenzione e tormento. C’è odio nel libro, ma va attraversato per arrivare all’amore&#8230;</p></blockquote><p> <strong>E per arrivare a Dio?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Esatto. Ma non mi interrompa mai più.</p></blockquote><p> <strong>Scusi. Ne <em>Il sangue è randagio</em> un personaggio, Wayne Tedrow jr, ha una relazione con la moglie di suo padre, Janice. Che rapporto è?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>È amore. Io vivo da sempre quest’attrazione verso le donne più vecchie. Con la differenza che le donne che mi piacevano da bambino erano più giovani di come sono io oggi.</p></blockquote><p> <strong>Nel libro Janice è malata terminale, e Tedrow jr la ama dandole eroina per farla stare meglio. Esiste per lei un’idea più sana di amore?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Ce l’ho nella mia vita. Siamo fino alla morte, la mia donna e io. Alcuni personaggi dei miei libri, come Joan Rosen Klein e Karen Sifakis, sono basati sulle mie ex mogli. Erano relazioni dolorosissime. Avevo due opzioni: onorare le due donne che ho avuto, e quello che mi hanno dato, anche se tutti ne siamo usciti male, oppure ignorarle. Ho scelto di onorarle.</p></blockquote><p> <strong>Nell’ultimo film di Ken Loach c’è questa frase: &#8220;I momenti più insopportabili sono quelli in cui siamo stati felici&#8221;. Condivide?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>No, sono contento di aver vissuto tutti i momenti. Comunque Ken Loach è un coglione.</p></blockquote><p> <strong>Perché ha deciso di tagliarsi i baffi?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Me l’ha chiesto la mia ragazza. Dice che sono più bello senza&#8230;</p></blockquote><p> <strong>Perché ha detto che non avrebbe mai fatto figli?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Ho passato molto tempo negli ultimi anni cercando di fare una figlia. È un desiderio che è arrivato tardi nella mia vita. Ho provato a convincere alcune donne a farlo, ma alla fine non è mai successo. La mia fidanzata però ha due figlie.</p></blockquote><p> <strong>Perché desiderava una femmina?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Non so, ho sempre voluto una femmina.</p></blockquote><p> <strong>Le donne, il filo conduttore della sua vita: il suo prossimo lavoro s’intitolerà col cognome di sua madre.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Sarà un libro breve, una memoria. Si chiamerà <em>La maledizione Hilliker</em> e parlerà delle donne e di me. È la storia della mia fissazione verso le donne. Il nome di mia madre era Hilliker e, anche se non voglio dare una direzione al libro, il titolo viene da lei perché i miei rapporti con le donne derivano da lei.</p></blockquote><p> <strong>Crede ci sia qualcosa dopo la morte?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Sì, credo che incontrerò mia madre.</p></blockquote><p><em><br /> </em><strong>Le fa paura l’idea?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Spero capiti il più tardi possibile ma no, non mi fa particolarmente paura.</p></blockquote><p> <strong>La morte è anche nel titolo del suo ultimo libro, tratto da una poesia che dice: &#8220;Il sangue è randagio. Il respiro è merce che non si conserva. In piedi, ragazzo: quando il viaggio sarà finito ci sarà tutto il tempo per dormire&#8221;.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>È vero. Il titolo &#8220;Il sangue è randagio” parla del logoramento morale che la cattiveria provoca nei giovani avventurosi.</p></blockquote><p> <strong>Lei è stato in posti bui: l’assassinio di sua madre, i furti, le droghe, le cliniche di riabilitazione. Come si affronta il dolore?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Credo profondamente in Dio. Prego. Sto molto tempo da solo. Ho buoni amici e una fidanzata. Sa cosa? La vita è bella. A me non piace soffrire. Sono un uomo felice, nella mia anima.</p></blockquote><p> <strong>È stato un percorso?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Tendo a comportarmi male, a essere ossessivo. Ho un rapporto molto aggressivo col mondo ma cerco di rimediare ai miei peccati.</p></blockquote><p> <strong>I suoi libri sono visuali.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Immagino ogni scena mentre scrivo: le imposto così.</p></blockquote><p> <strong>C’è molto ritmo.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Ma non è musica, è concisione, sintesi. Voglio fare libri il più precisi possibile.</p></blockquote><p> <strong>Le piacerebbe se Quentin Tarantino girasse un film tratto da uno dei suoi libri?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Mi fanno intensamente schifo i film di Tarantino. Sono frivoli, sciocchi, da scartare.</p></blockquote><p> <strong>Però ha dichiarato che le è piaciuto il film di Brian De Palma, <em>La Dalia nera</em>.</p><p></strong></p><blockquote><p>Non mi è piaciuto. Il mio libro era molto più profondo del film. Ma il punto è che a me non frega molto dei film. Mi pagano la percentuale, tutto qua. A volte fanno buoni film, come <em>LA Confidential</em>, a volte no. Ma io non vado al cinema. Non leggo libri né giornali. Non uso neanche Internet<em>, </em>non avrei mai un telefono cellulare: posso aspettare di arrivare a casa se qualcuno vuole parlarmi. Io isolo il mio tempo. Non penso a niente eccetto che alla mia vita immediata e ai libri che scrivo. E a molte poche persone.</p></blockquote><p> <strong>È vero che lei non legge perché ha paura di contaminare il suo stile</strong>?</p><p>&nbsp;</p><blockquote><p>Io sono autoreferenziale. Egoriferito. E il risultato di essere così assorbito da me stesso è che mi paragono solo col mio lavoro, non con gli altri. Me contro me stesso. Io non mi fido dell’ansia del mondo e della raffica di concetti che impone: c’è troppa musica, troppe immagini ti aggrediscono in continuazione nelle pubblicità. Troppo rumore, troppe persone.</p></blockquote><p> <strong>Chi le sta vicino non soffre del fatto che lei sia l’unica cosa che le interessa?</p><p></strong></p><blockquote><p>Molti dei miei amici sono colleghi, capiscono. Siamo nello stesso business. Sono utile a pochissime persone, ma lo sono profondamente. Ci sono, anche se la mia prima preoccupazione resto io.</p></blockquote><p> <strong>E non le importa del futuro?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Ho una visione precisa del futuro, conosco già tutti i libri che scriverò per il resto della vita. So chi è la donna con cui voglio finire i miei giorni. È più di quanto la maggioranza delle persone sappia.</p></blockquote><p> <strong>11 settembre. È troppo recente per parlarne?</p><p></strong></p><blockquote><p>Avrei voluto che <strong>Ronald Reagan </strong>fosse stato il presidente: avrebbe bombardato l’Afghanistan e non ci sarebbe stata una guerra in Iraq.</p></blockquote><p> <strong>Per quale libro vuole essere ricordato?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Io voglio essere ricordato per tutti i miei lavori. Ora c’è il mio ultimo libro. Ma io sono uno scrittore e la mia opera d’arte è la mia intera produzione.</p></blockquote><p> <strong>Lei ha detto di essere il miglior scrittore nel suo campo che sia mai esistito.<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Sì, perché è vero. Sono consapevole della mia grandezza, di quello che mi sono costati questi libri, personalmente e professionalmente. Io ho un grande eroe, un eroe creativo: <strong>Beethoven,</strong> il genio più sfortunato mai generato dalla nostra civiltà. Il migliore musicista di tutti i tempi. Ha scritto le sue più visionarie composizioni quando era completamente sordo. Come faccio a sbagliare se Beethoven ha fatto ciò che ha fatto in quelle circostanze? Quando un uomo come lui fa delle cose così grandi – ride – io non mi arrendo.</p></blockquote><p> Ellroy si alza e se ne va. Strascica i piedi come lo storpio che si fingeva<strong> </strong>Keyser Söze<strong>&nbsp;</strong>in <em>I&nbsp;soliti sospetti</em>, col corpo sbilanciato su un lato, la schiena curva e l’aria assente. Elegante e annoiato. Fa entrare le signore nell’ascensore per prime, e per tutto il tempo in cui non parla di sé, guarda per terra.</p><p>da <em>il Fatto Quotidiano </em>del 2 febbraio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/02/02/ellroy-autobiografia-di-me-ste/12998/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>109</slash:comments> </item> <item><title>La protesta di Eutelia paralizza Roma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/26/la-protesta-di-eutelia-paraliz/12937/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/26/la-protesta-di-eutelia-paraliz/12937/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Jan 2010 16:57:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12937</guid> <description><![CDATA[Gianni Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio riferimento di molti lavoratori in crisi, l’aveva promesso: dopo la decisione del Tribunale di Roma su Eutelia-Omega, il governo interverrà.&#8220;Ci avevano garantito il sostegno al reddito&#8221;, urlano i 400 dipendenti di Omega mentre bloccano via del Corso a Roma.Perché il tribunale ha preso la decisione quasi due...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gianni Letta</strong>, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio riferimento di molti lavoratori in crisi, l’aveva promesso: dopo la decisione del Tribunale di Roma su <em>Eutelia</em>-<em>Omega</em>, il governo interverrà.<br />&#8220;Ci avevano garantito il sostegno al reddito&#8221;, urlano i 400 dipendenti di <em>Omega</em> mentre bloccano via del Corso a Roma.<br />Perché il tribunale ha preso la decisione quasi due mesi fa, a dicembre, quando ha affidato la gestione di <em>Omega</em> a tre commissari, sollevando la proprietà (i controversi <em>manager</em> <strong>Claudio Marcello Massa</strong> e <strong>Sebastiano Liori</strong>) da ogni compito.</p><p>Ieri, in manifestazione, i lavoratori erano arrabbiati: sono ormai passati sei mesi dall’ultima volta che hanno visto uno stipendio, il loro caso è diventato uno scandalo pubblico, la magistratura indaga (la Procura di Milano si occupa di <em>Omega</em> e quella di Arezzo sta investigando su <em>Eutelia</em>) eppure nulla migliora.<br />Forse chi ha commesso reati – se verranno provati – sconterà la sua pena, ma la priorità per i diecimila dipendenti del gruppo <em>Omega</em> è essere pagati. Per questo, mentre attendono gli sviluppi giudiziari, confidano nel governo.</p><p>&#8220;Ieri – racconta al <em>Fatto</em> il sindacalista della <em>Fiom</em> <strong>Fabrizio Potetti</strong> che è salito a Palazzo Chigi assieme a una piccola delegazione – Letta non si è fatto trovare. Un suo assistente ci ha però detto che finché la magistratura indaga il governo non può far nulla. Una follia, un controsenso&#8221;.<br />Ma la presidenza del Consiglio rassicura: riceverà i sindacati il primo febbraio. Dalle facce di chi ieri era in piazza si capiva l’esasperazione dei lavoratori del gruppo <em>Omega</em>, arrivati in pullman da tutt’Italia, mentre nelle sedi dell’azienda – in presidio permanente da settimane – hanno scioperato per l’intera giornata. &#8220;Vogliamo almeno gli anticipi sui <em>Tfr</em>&#8220;, dice <strong>Patrizia</strong>, tecnica informatica. &#8220;Bisogna salvare le commesse rimaste&#8221;, spiega invece <strong>Mauro</strong>, che resta ottimista.</p><p> Sono tanti i clienti importanti che hanno già   dato forfait: la Camera dei deputati, le Poste Italiane, la <em>Rai</em>. Intanto si apre un nuovo scenario: il Tribunale di Roma ha da poco dichiarato antisindacale la cessione del ramo d’azienda <em>Agile </em>a <em>Omega</em>, imponendo a <em>Eutelia</em> di &#8220;rimuovere gli effetti&#8221; della vendita. La sentenza, secondo alcune interpretazioni, potrebbe implicare il ritorno di duemila lavoratori in Eutelia. Che (almeno) dovrebbe a quel punto pagare gli stipendi.</p><p>da<em> il Fatto Quotidiano</em> del 26 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/26/la-protesta-di-eutelia-paraliz/12937/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Ucciso da Parmalat</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/24/ucciso-da-parmalat/12914/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/24/ucciso-da-parmalat/12914/#comments</comments> <pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12914</guid> <description><![CDATA[Storia di una famiglia distrutta dal crac senza risarcimento per colpa del processo breve &#34;Sono felice che mio padre sia morto&#8221;. Serena Sartini, professoressa di Bioenergetica di Rimini, la vita distrutta dal crac Parmalat, &#232; sollevata che suo padre Saverio se ne sia andato &#34;senza sapere, n&#233; sentire, n&#233; vedere lo scempio del processo breve&#34;....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Storia di una famiglia distrutta dal crac senza risarcimento per colpa del processo breve<br /> </strong><br /> &quot;Sono felice che mio padre sia morto&rdquo;. <strong>Serena Sartini</strong>, professoressa di Bioenergetica di Rimini, la vita distrutta dal <em>crac</em> <em>Parmalat</em>, &egrave; sollevata che suo padre Saverio se ne sia andato &quot;senza sapere, n&eacute; sentire, n&eacute; vedere lo scempio del processo breve&quot;. Chi in questi mesi si &egrave; opposto al disegno di legge, approvato lo scorso mercoled&igrave; al Senato,l&rsquo;ha fatto dati alla mano,tanto gravi quanto asettici: l&rsquo;Associazione nazionale magistrati, per esempio, ha denunciato che il processo breve annuller&agrave; 100 mila cause. Ma dietro alle statistiche ci sono storie di persone, come quella di Saverio, che permettono di capire quale effetto ha il provvedimento fatto per uno sulle vite di tanti.</p><p><strong>Bond e crac</strong>. &quot;Quando mio padre ha perso tutto &ndash; ricorda Serena pensando ai risparmi di una vita da imprenditore investiti nelle obbligazioni <em>Parmalat</em>, quei <em>bond</em> &quot;sicuri&quot; caldeggiati dalla sua banca &ndash; si &egrave; ammalato. Sapeva che recuperare il nostro denaro sarebbe stato difficile, ma era convinto che alla fine ci saremmo riusciti. Aveva un senso della giustizia cos&igrave; radicato che ha lottato tutta la vita per ristabilirla, consolando e rassicurando noi figli quando ci mostravamo scettici&quot;.<br /> Serena non guarda solo a s&eacute;: &quot;Penso a tutte le persone che vedono violato il loro diritto a essere risarciti. Vado oltre al caso di mio padre, oltre <em>Parmalat</em>. Oltre ai <em>bond </em>argentini. Questa &egrave; una delle manovre pi&ugrave; ignobili di sempre, una spugna che cancella anni di schifezze. Crea un danno globale, irreversibile, perch&eacute; non annulla solo le colpe dei delinquenti, ma elimina le conseguenze, la speranza di ristabilire giustizia&quot;.<br /> Saverio Sartini &egrave; morto a causa di una malattia cardiovascolare senza conoscere la fine della sua battaglia: &quot;Ma era un uomo sano, prima che <strong>Calisto Tanzi</strong> ci rovinasse. Finalmente in pensione, si godeva il lavoro di una vita. Era alto, bello, sportivo, vegetariano, in piena forma. Poi lo <em>choc</em>, insopportabile. E il suo cuore che non ha retto&quot;.<br /> La sua salute &egrave; stata distrutta da bilanci truccati, disponibilit&agrave; su conti americani inesistenti, computer presi a martellate. Poi la fuga di Tanzi, le banche che sapevano (o almeno intuivano) e tacevano i rischi delle obbligazioni che continuavano a vendere, un buco in bilancio da 14 miliardi che ha svuotato la Parmalat e polverizzato i risparmi di migliaia di azionisti e, quel che &egrave; pi&ugrave; grave, degli obbligazionisti.</p><p><strong>Impuniti</strong>. Oggi Serena si chiede cosa avrebbe provato Saverio ad avere la certezza che &egrave; stato tutto inutile, che non avrebbe rivisto mai i suoi soldi rubati: &quot;Se mio padre avesse preso coscienza che questa legge avrebbe garantito la perdita della sua battaglia, avrebbe sofferto ancora pi&ugrave; che alla notizia del <em>crac</em>. Non l&rsquo;avrebbe sopportato. Sono felice che almeno lui non debba subire questo dolore&quot;.<br /> Il disegno di legge sul processo breve prevede infatti che ogni grado di giudizio debba concludersi entro due anni: sei in tutto. Altrimenti il reato si estingue. Si applica a tutti i procedimenti in cui il primo grado &egrave; ancora in corso se la pena massima prevista non &egrave; superiore a 10 anni e se il reato contestato &egrave; stato commesso prima del maggio 2006: rientra in questi parametri la parte del processo <em>Parmalat</em> in mano alla Procura di Milano, quella che indaga le banche per l&rsquo;ipotesi di aggiotaggio (gli istituti sono accusati di aver diffuso false informazioni, muovendosi alle spalle del mercato, per alzare i prezzi delle azioni mentendo sul loro reale valore e, soprattutto, non tutelando i risparmiatori dai rischi).<br /> A chi &egrave; coinvolto direttamente nei processi per i grandi <em>crac</em> degli anni Duemila risulta difficile accettare che il governo sacrifichi il loro desiderio di un risarcimento &ndash; almeno morale &ndash; perch&eacute; deve bloccare il processo <strong>Mills</strong> a <strong>Silvio Berlusconi</strong>.<br /> E vivono le motivazioni usate dalla maggioranza per giustificare il processo breve come degli insulti a loro che, da anni, passano ore su ore dentro i tribunali con la paura che la lentezza della giustizia li truffi un&rsquo;altra volta, con la prescrizione: &quot;Siete in malafede &ndash; si sfoga Serena come se parlasse al Parlamento &ndash; e lo sanno tutti. Fate carta straccia della giustizia, ma la vostra mistificazione &egrave; nauseante e, soprattutto, evidente&quot;. Se potesse parlare con Berlusconi, gli direbbe: &ldquo;Trovi il coraggio e l&rsquo;onest&agrave; intellettuale di farsi giudicare, perch&eacute; non pu&ograve; rovinare la nostra vita per la sua personale strategia d&rsquo;impunit&agrave;&quot;.<br /> Serena si sente &ldquo;vessata, ingannata, violentata ma soprattutto impotente:tutti sanno la verit&agrave;, ma nessuno ha il potere di cambiare le cose, questo &egrave; il disagio maggiore&quot;. Che fare ? C&rsquo;&egrave; <em>Facebook</em>, ci si organizza dal basso, si manifesta e si partecipa a tutte le iniziative. Ma non serve a molto la mobilitazione se il Parlamento cambia le leggi&quot;.</p><p><strong>Napolitano</strong>. Per questo Serena si rivolge all&rsquo;unica persona che davvero pu&ograve; &ndash; e che secondo lei deve &ndash; intervenire: &quot;Il presidente <strong>Napolitano</strong> sappia che ha in mano la mia vita, e quella di migliaia di famiglie. Mi chiedo se questa volta si rifiuter&agrave; di firmare la legge vergogna. Mi domando se far&agrave; ci&ograve; che il senso morale e l&rsquo;etica gli impongono. E sappia, presidente, che a noi non interessa quanto utile potr&agrave; essere il suo rifiuto. Non c&rsquo;importa se, fiducia dopo fiducia, il processo breve passer&agrave; lo stesso. Noi abbiamo bisogno di sapere che ancora esiste un&rsquo;istituzione che abbia la decenza di stare dalla parte della gente. Vogliamo che per qualcuno abbia ancora senso la parola giustizia&quot;.<br /> Stesso appello per il presidente della Camera, <strong>Gianfranco Fini</strong>: &quot;Ce lo dovete. O si rispetta l&rsquo;intelligenza dei cittadini oppure no. Convocateci, ascoltateci. Chiedetevi perch&eacute; per me &egrave; un sollievo non avere avuto figli, sarei tormentata all&rsquo;idea di farli crescere in questo mondo&quot;.Per ora Fini chiede di sospendere il giudizio sul processo breve fino a quando l&rsquo;iter parlamentare non si sar&agrave; concluso &quot;visto che la legge &egrave; gi&agrave; molto cambiata e potrebbe migliorare ulteriormente&quot;.</p><p>Ma forse a Serena conviene sperare che l&rsquo;avvocato David Mills venga assolto in Cassazione e quindi Berlusconi non abbia pi&ugrave; bisogno di far diventare legge il processo breve.</p><p>da <em>il Fatto Quotidiano </em>del 24 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/24/ucciso-da-parmalat/12914/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>59</slash:comments> </item> <item><title>Il treno al contrario: notizie (false) di scambio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/16/il-treno-al-contrario-notizie/12834/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/16/il-treno-al-contrario-notizie/12834/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Jan 2010 04:21:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Operazione Cultura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12834</guid> <description><![CDATA[Tre giorni fa Pierre De Nolac, pseudonimo usato da un giornalista di Italia Oggi, scrive sulla sottoscritta un articolo, ripreso da Dagospia e anche dal Giornale di Feltri, che commenta: “Chi commette errori (usando la testa), poi deve rimediare con fatica (usando le gambe)”. Che cosa contiene l’articolo? Una serie di notizie inventate, ma che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p> Tre giorni fa <strong>Pierre De Nolac</strong>, pseudonimo usato da un giornalista di <strong>Italia Oggi</strong>, scrive sulla sottoscritta un articolo, ripreso   da<em> Dagospia</em> e anche dal <em>Giornale </em>di <strong>Feltri</strong>, che commenta: “Chi commette errori (usando la testa), poi deve rimediare con fatica (usando le gambe)”. Che cosa contiene l’articolo? Una serie di   notizie inventate, ma che ovviamente – a un lettore avido di gossip di quart’ordine – possono sembrare verosimili. Tutte insieme accreditano l’immagine di una cretina che attraversa tutto il treno al contrario, per sbarcare nel punto più lontano della banchina. Fessa e anche molesta, intenta ad armeggiare due telefonini vistosi, fra cui De Nolac nota un <em>iPhone</em> (che io però non ho maiavuto).Rimango stupita.Provo a chiamare il “collega”. Mi interessa capire se è stato informato male, se ha deformato qualcosa apposta, o se magari ha scritto solo per caso. La risposta è da premio <strong>Pulitzer</strong>. Vale la pena di metterla a disposizione di tutti, la trascrizione di questa telefonata, perché non è un caso isolato. A suo modo rappresenta un modello di giornalismo italiano. Da non seguire, ovviamente.</p><p> <strong>DN</strong>: Eccolo <br /><strong>B</strong>: Ohi, ciao <br /><strong>DN</strong>: So che non si fanno aspettare le nobildonne. <br /><strong>B</strong>: Non ti preoccupare, resisterò. Ho letto quello che hai scritto su<br /> <em><br /> Italia Oggi<br /> </em><br /><strong>DN</strong>:(ride) il lungo percorso fatto due volte&#8230; <br /><strong>B</strong>: Come ti è venuta? <br /><strong>DN</strong>: (ride)&#8230; C’erano dei testimoni che mi hanno raccontato testualmente la faccenda.&nbsp; <br /><strong>B</strong>: Tu non eri sul treno? <br /><strong>DN</strong>:No,però c’erano degli amici molto fidati, quindi&#8230; <br /><strong>B</strong>: Io non ho assolutamente mai percorso un treno nella direzione sbagliata, anche perché sarebbe complicato: uno basta che veda in che direzione va&#8230; <br /><strong>DN</strong>: (ride)&#8230; Poi c’era pochissima gente, mi hanno anche detto che era praticamente vuoto. <br /><strong>B</strong>: Non so quale volta perché io vado talmente spesso su e giù in treno che&#8230;<br /><strong>DN</strong>: Era quello di&#8230; lunedì sera?<br /><strong>B</strong>: Può essere. Ma: dal momento che non è vero che io ho fatto il treno al contrario&#8230; <br /><strong>DN</strong>: (ride)&#8230;&nbsp;&nbsp; <br /><strong>B</strong>: Come credo tu possa immaginare&#8230;<br /><strong>DN</strong>: Sì, esatto&#8230;<br /><strong>B</strong>: E come mai l’hai scritto? <br /><strong>DN</strong>: Bè, è una nota interessante, no? Poteva essere&#8230; Tanto il mondo non va sempre per dritto, va anche alla rovescia&#8230; <span style="font-weight: bold;"><br />B</span>: Però, se fosse vero, uno lo scriverebbe tranquillamente, ma non essendo vero&#8230; <br /><strong>DN</strong>: Sì, però, diciamo, sono note un po’&#8230; anch’io tra la satira e la descrizione di quello che succede. Mischio sempre un po’ tutto, sono un po’ “travagliesco” in questo. (ride)&#8230;<br /><strong>B</strong>: Ma no, Travaglio dice la verità, scherzi?&nbsp;&nbsp; <strong><br />DN</strong>: (ride)&#8230; Sì, però, alla fine anche la satira gli piace&#8230; <br /><strong>B</strong>: Cioè hai fatto una battuta? <br /><strong>DN</strong>: Sì, esatto. Non era assolutamente&#8230; cattiva come&#8230; intenzione. <strong><br />B</strong>: Però hai visto che l’ha ripresa anche Il Giornale? <strong><br />DN</strong>: E vabbè, quelli sono cattivi per natura, che devi fare&#8230; <strong><br />B</strong>: Eh però se gli dai la sponda dicendo una bugia, loro ci giocano volentieri. <strong><br />DN</strong>: Diciamo che allora vanti un credito.<br /><strong>B</strong>: Scusami? <br /><strong>DN</strong>: Vanti un credito allora&#8230; (ride) <br /><strong>B</strong>: Con te o con loro?<br /><strong>DN</strong>: No, no, tu con me&#8230; (ride) <br /><strong>B</strong>: Vuol dire che la prossima volta posso scrivere una bugia anch’io su di te?<br /><strong>DN</strong>: No, oppure mi passi qualcosa&nbsp;&nbsp; che&#8230; no? Ti può essere utile. (ride)&#8230; Qualcosa che vedi e che devi assolutamente&#8230; <br /><strong>B</strong>: Funziona così: hai scritto una balla&#8230; (lui ride di gusto) se vuoi rimediare facendo sì che io possa darti qualcosa&#8230;<br /><strong>DN</strong>: Esatto&#8230; <strong><br />B</strong>: &#8230;da scrivere se ne ho bisogno&#8230; <br /><strong>DN</strong>: (ride)<br /><strong>B</strong>: Non è male come sistema <br /><strong>DN</strong>: Eh, sì, si può fare.<br /><strong>B</strong>: Noi non siamo abituati a lavorare così. <br /><strong>DN</strong>: Sì, ma se c’è qualcosa di interessante, se c’è una notizia, perché no? <br /><strong>B</strong>: Ma tu lo fai spesso di scrivere cose false? <br /><strong>DN</strong>: (cambia tono) Assolutamente no. <br /><strong>B</strong>: Solo questa volta?<br /><strong>DN</strong>: Sì, sì, sì.</p><p><span style="font-style: italic;">Link:</span></p><p><a target="_blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/2010/01/14/vedi_alla_voce_scuola_di_giorn.html">Ascolta qui la registrazione della telefonata</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/16/il-treno-al-contrario-notizie/12834/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>77</slash:comments> </item> <item><title>Deontologia professionale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/14/vedi-alla-voce-scuola-di-giorn/12824/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/14/vedi-alla-voce-scuola-di-giorn/12824/#comments</comments> <pubDate>Thu, 14 Jan 2010 22:23:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Società]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12824</guid> <description><![CDATA[Due giorni fa Pierre De Nolac, pseudonimo usato da un giornalista di Italia Oggi&#8220;, scrive sulla sottoscritta un articolo che potete trovare qui sotto. Il testo viene poi ripreso da Dagospia e anche dal Giornale di Vittorio Feltri, che commenta: &#8220;chi commette errori (usando la testa), poi deve rimediare con fatica (usando le gambe)&#8221;. Che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Due giorni fa <strong>Pierre De Nolac</strong>, pseudonimo usato da un giornalista di <em>Italia Oggi</em>&#8220;, scrive sulla sottoscritta un articolo che potete trovare qui sotto. Il testo viene poi ripreso da <em>Dagospia</em> e anche dal <em>Giornale</em> di <strong>Vittorio Feltri</strong>, che commenta: &#8220;chi commette errori (usando la testa), poi deve rimediare con fatica (usando le gambe)&#8221;.<br /> Che cosa contiene l&#8217;articolo? Di fatto nulla. Una serie di notizie inventate, ma che ovviamente &#8211; ad un lettore avido di <em>gossip </em>di quart&#8217;ordine &#8211; possono sembrare verosimili. Tutte insieme accreditano l&#8217;immagine di una cretina che attraversa tutto il treno al contrario, per sbarcare nel punto più lontano della banchina.<br /> Non solo fessa, ma anche molesta, intenta ad armeggiare due telefonini vistosi, fra cui De Nolac nota con grande acume un <em>I-Phone</em>(che io però non ho mai avuto). Rimango stupita. Provo a chiamare il &#8220;collega&#8221;. Mi interessa capire se è stato informato male, se ha deformato qualcosa apposta, o se magari ha scritto solo per caso. La risposta è da premio Pulitzer.<br /> De Nolac (inconsapevole di essere registrato) mi spiega: &#8220;Ah, ah, ah&#8230;. non c&#8217;ero io,, ma c&#8217;erano degli amici molto fidati&#8230;&#8221;. Caspita. Una garanzia. E poi: &#8220;Hi, hi, hi&#8230; è una nota interessante, a me piace mescolare il racconto dei fatti reali e la satira&#8230;&#8221;.<br /> Dunque non è vero nulla. Ha inventato. Improvvisamente diventa disponibile, accomodante.<br /> Si dice anche pronto a pubblicare notizie che mi possono tornare comode: &#8220;Diciamo che vanti un credito&#8230;Mi passi qualcosa che&#8230;no? Che può esserti utile&#8230;&#8221;.<br /> Geniale: ha scritto una balla contro di me, e per rimediare si dice disposto a scrivere un&#8217;altra balla, magari contro qualcun altro, per far piacere a me. Questa si che è deontologia professionale.<br /> Vale la pena di metterla a disposizione di tutti, questa telefonata, perché non è un caso isolato. Chissà quanti fanno così. A suo modo rappresenta un modello di giornalismo italiano.<br /> Da non seguire, ovviamente.</p><p><strong>Ascolta l&#8217;audio della telefonata</strong><br /><script type="text/javascript" src="http://blip.tv/scripts/pokkariPlayer.js?ver=2009070701"></script><script type="text/javascript" src="http://blip.tv/syndication/write_player?skin=js&amp;posts_id=3106582&amp;source=3&amp;autoplay=true&amp;file_type=mp3&amp;player_width=320&amp;player_height=50"></script></p><div id="blip_movie_content_3106582"><a rel="enclosure" onclick="play_blip_movie_3106582(); return false;" href="http://blip.tv/file/get/Antefattoblog-ScuolaDiGiornalismoDaPierreDeNolacItaliaOggi187.mp3"><img title="Click to play" alt="Video thumbnail. Click to play" src="http://blip.tv/file/get/Antefattoblog-ScuolaDiGiornalismoDaPierreDeNolacItaliaOggi187.mp3.jpg" border="0" height="50" width="320"></a> <br /> <a rel="enclosure" onclick="play_blip_movie_3106582(); return false;" href="http://blip.tv/file/get/Antefattoblog-ScuolaDiGiornalismoDaPierreDeNolacItaliaOggi187.mp3">Click to play</a></div><blockquote><p> <strong><span style="color: rgb(51, 51, 51);"><a href="http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&amp;accessMode=FA&amp;id=1638753&amp;codiciTestate=1"><span style="color: rgb(51, 51, 51);">Beatrice Borromeo finisce in coda sul treno</span></a></span></strong><span style="color: rgb(51, 51, 51);"><strong><br /> </strong><br /> </span><em><span style="color: rgb(51, 51, 51);">Treno Frecciarossa, da Milano a Roma, l&#8217;altra sera. Prima classe praticamente vuota, con alcuni sparuti passeggeri che possono trascorrere il breve viaggio in santa pace. C&#8217;è anche Beatrice Borromeo, che non si fa mancare nulla: un computer, un I-Phone e un cellulare. La conversazione telefonica con un interlocutore alterna parole in italiano e altre in inglese. La tastiera del personal, per tutto il periodo, non regala alcun rumore. La Borromeo, già musa televisiva di Michele Santoro nella trasmissione Annozero, appare riposata. Un problema deve attanagliarla, però: come scendere rapidamente dal convoglio. Un rovello che hanno tutti i viaggiatori. Lei, poi, si trova nel vagone di coda, e così decide, una ventina di minuti prima dell&#8217;arrivo nella capitale, di prendere i bagagli e risalire il treno fino alla carrozza di testa. Ma non conosce come funzionano le ferrovie: infatti, al termine del lungo viaggio, quando Frecciarossa si ferma e si aprono le porte, ecco la brutta sorpresa. Sì, perché dopo tutta quella fatica, uscendo dal vagone, si accorge che è alla fine del binario. </span></em></p></blockquote> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/14/vedi-alla-voce-scuola-di-giorn/12824/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>163</slash:comments> </item> <item><title>Accordo Ryanair-Enac: eccezioni solo per i politici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/08/accordo-ryanairenac-eccezioni/12769/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/08/accordo-ryanairenac-eccezioni/12769/#comments</comments> <pubDate>Fri, 08 Jan 2010 19:40:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12769</guid> <description><![CDATA[Basta poco a mettere tutti d&#8217;accordo: accontentare i politici. La polemica tra l&#8217;Enac &#8211; Ente nazionale per l&#8217;aviazione civile &#8211; e Ryanair sui documenti validi per imbarcarsi in aereo si &#232; dissolta ieri: oltre al passaporto e alla carta d&#8217;identit&#224;, la compagnia low cost accetter&#224; d&#8217;ora in poi anche le carte AT/BT, cio&#232; i tesserini...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Basta poco a mettere tutti d&rsquo;accordo: accontentare i politici. La polemica tra l&rsquo;<em>Enac</em> &ndash; Ente nazionale per l&rsquo;aviazione civile &ndash; e <em>Ryanair</em> sui documenti validi per imbarcarsi in aereo si &egrave; dissolta ieri: oltre al passaporto e alla carta d&rsquo;identit&agrave;, la compagnia <em>low cost</em> accetter&agrave; d&rsquo;ora in poi anche le carte AT/BT, cio&egrave; i tesserini rilasciati dal governo a ministri e parlamentari.</p><p>Nonostante questo &ndash; dichiara il direttore comunicazione della compagnia <strong>Stephen McNamara</strong> &ndash; non ci sar&agrave; &quot;nessun passo indietro sui documenti non sicuri, tra cui licenze di pesca, patenti di guida e carte di identit&agrave; professionali&quot;. Tutti esprimono grande soddisfazione, a partire dai ministeri dell&rsquo;Interno e dei Trasporti. Eppure l&rsquo;<em>Enac</em> ne aveva fatto una questione di principio: &quot;La legge &egrave; legge, l&rsquo;Italia non &egrave; la repubblica delle banane &ndash; aveva dichiarato al <em>Fatto</em> il presidente dell&rsquo;ente <strong>Vito Riggio</strong> &ndash; e se qualcuno vuole partire con il porto d&rsquo;armi, e glielo negano, vada alla polizia perch&eacute; stanno ledendo un suo diritto&quot;.</p><p>Riggio sembrava determinato a far rispettare una norma, scritta prima degli attacchi alle Torri gemelle, che prevede che le compagnie aeree italiane (anche quelle che, come <em>Ryanair</em>, hanno i check-in online) debbano accettare, per le tratte nazionali, tutti i tipi di documenti di riconoscimento.<br /> Ma quando <em>Ryanair</em> ha minacciato di abbandonare l&rsquo;Italia a partire dal 23 gennaio (bloccando centinaia di voli) perch&eacute; &quot;sulla sicurezza &ndash; come dichiarava poche settimane fa &ndash; non si pu&ograve; transigere, ecco che arriva l&rsquo;accordo <em>ad personas</em>.</p><p>Alla fine si &egrave; quindi trovata una soluzione politica a una questione che, secondo alcune versioni, sarebbe partita proprio da una parlamentare:<em> Ryanair</em> avrebbe infatti rifiutato il tesserino dell&rsquo;onorevole <strong>Gabriella Giammarco</strong> come documento valido per volare, lasciandola a terra. La Giammarco per&ograve; ha smentito, sostenendo di viaggiare sempre col passaporto.</p><p>Intanto la necessit&agrave; di maggiore sicurezza &ndash; dopo il fallito attentato sul volo per Detroit &ndash; sta portando anche l&rsquo;Italia a sperimentare i <em>full body scanner</em> negli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Venezia. Il prezzo di ogni macchinario, dopo le minacce terroristiche, &egrave; salito a 200 mila euro. L&rsquo;Enac ha gi&agrave; dichiarato che investir&agrave; due milioni di euro per installarli.</p><p>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> dell&#8217;8 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/08/accordo-ryanairenac-eccezioni/12769/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>37</slash:comments> </item> <item><title>Calderoli, il rito pagano e Tettamanzi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/12/09/calderoli-il-rito-pagano-e-tet/12540/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/12/09/calderoli-il-rito-pagano-e-tet/12540/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 Dec 2009 14:12:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Beatrice Borromeo</dc:creator> <category><![CDATA[Operazione Cultura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12540</guid> <description><![CDATA[“A Pontida Roberto annunciò che ci saremmo sposati con rito celtico. E’ stata una sua idea, per me una sorpresa – ricorda la moglie del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, Sabina Negri – e Formentini, che doveva celebrare, venne da me e mi chiese: ma come si sposano i celti?”. Le prime vere nozze...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p> “A Pontida <strong>Roberto</strong> annunciò che ci saremmo sposati con rito celtico. E’ stata una sua idea, per me una sorpresa – ricorda la moglie del <em>ministro per la Semplificazione</em> <strong>Roberto Calderoli</strong>, <strong>Sabina Negr</strong>i – e <strong>Formentini</strong>, che doveva celebrare, venne da me e mi chiese: ma come si sposano i celti?”.</p><p>Le prime vere nozze padane – e pagane – le ha celebrate il 20 settembre del 1998 l’ex sindaco di Milano Marco Formentini, druido per l’occasione, nel nordico castello di <strong>Gianluca Vialli</strong> a Cremona. Sulle note verdiane di <em>Va pensiero</em>, suonata al pianoforte dal <em>senatur </em>(e ospite d’onore) <strong>Umberto Bossi</strong>, sfilava col suo abito bianco dai contorni rigorosamente verdi la Negri, diventando la bionda consorte dell’allora segretario nazionale della Lega lombarda, Calderoli. Ci tenevano a rispettare le tradizioni, ma gli ostacoli, racconta Sabina, erano tanti. Perché quelle tradizioni nessuno le conosceva: “I   Celti non hanno lasciato nulla di scritto. Sapevamo solo che dovevamo scambiarci i bracciali al posto degli anelli e che dovevamo avere tanti testimoni. Io e Roberto ne avevamo quattro ciascuno, tra i miei c’era anche un ex fidanzato. Poi Formentini si è arrampicato sull’albero per raccogliere il sacro vischio”. Non è mancato il <em>sidro</em>, offerto dal druido agli sposi, ma per Sabina “non era affatto buono, un saporaccio. Pensavo non avessero lucidato bene il calice, Roberto credeva che ci fosse rimasto dentro il disinfettante”. Poi il “giuramento davanti al fuoco che purifica” e il tentativo, fallito, di fondere due monete in segno d’unione. Tutti commossi, a partire da Bossi che annuncia: “Non siamo <em>Latini</em>, fummo sconfitti dai <em>Latini</em>”.</p><p> Nei giorni dell’attacco della Lega al cardinale di Milano <strong>Dionigi Tettamanzi</strong>, risalta l’evoluzione leghista, dal neopaganesimo alla difesa dei valori cristiani. Perfino contro chi, come il prelato, è considerato troppo morbido con il multiculturalismo che assedia   la cristianità padana. Quello del <em>Carroccio</em> è il partito timorato di Dio, legato alle tradizioni della Chiesa tanto da dare lezioni agli stessi cardinali oppure è un movimento che inneggia ai Celti e che celebra matrimoni al cospetto del druido? “Quando ci siamo sposati – ricorda Sabina – era il periodo in cui Bossi urlava contro i ‘vescovoni traditori’ e i rapporti col Vaticano non erano ottimi”. Stessi toni, oggi, con obiettivi diversi. Calderoli si chiede se Tettamanzi sia “un vescovo o un imam”, e dice che “con il suo territorio Tettamanzi non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia”.</p><p> Se Tettamanzi porge l’altra guancia, non manca chi lo difende: un attacco “rozzo e volgare – commenta il presidente della commissione Antimafia, ed ex ministro dell’Interno <strong>Giuseppe Pisanu </strong>– impartito da un esperto di matrimoni celtici che dà lezioni di pastorale cristiana”. La Negri ripercorre gli anni di matrimonio, prima della separazione: “Noi in chiesa non   ci siamo mai andati – ammette – poi di colpo questi della Lega sono diventati cattolici e osservanti, anche se in molti erano divorziati e con figli a carico. Hai idea di quante prediche mi sono dovuta sorbire su casa e famiglia, all’improvviso, da un giorno all’altro?”. Un giorno che ha una data precisa, l’11 settembre 2001, quando “la gente chiedeva   un partito cattolico da votare”, racconta Sabina, contro l’islam che faceva paura.</p><p> Sempre nel 1998, sempre con rito celtico, si è sposato il vice-ministro Roberto Castelli. Nozze poi “regolarizzate” in comune, come quelle di Calderoli, poi celebrate anche in Chiesa. Per rispettare le nuove origini ancestrali del partito.</p><p><img src="/mediamanager/sys.user/155261/calderoli-nozze.jpg?47e3a5"><br /> <font size="1"><br /></font><br /> <font size="1">1998 foto dal matrimonio celtico del ministro leghista Roberto Calderoli (FOTO ANSA)</p><p><font size="2"><em>da Il Fatto Quotidiano del 9 dicembre 2009</em></font><br /></font></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2009/12/09/calderoli-il-rito-pagano-e-tet/12540/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>81</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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