<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; AVitale</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/avitale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Ministro Clini, quanto ci costa non cambiare?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/ministro-quanto-costa-cambiare-piano-energetico/206546/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/ministro-quanto-costa-cambiare-piano-energetico/206546/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Apr 2012 08:14:06 +0000</pubDate> <dc:creator>AVitale</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Clini]]></category> <category><![CDATA[costi]]></category> <category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category> <category><![CDATA[green economy]]></category> <category><![CDATA[incentivi]]></category> <category><![CDATA[ministro ambiente]]></category> <category><![CDATA[ricavi]]></category> <category><![CDATA[sistema energetico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206546</guid> <description><![CDATA[E’ difficile comprendere le dinamiche del nostro Paese, divise tra chi concepisce la necessità di uno sviluppo armonico del sistema produttivo, orientato ad un mercato in evoluzione, fondato su sinergie virtuose e sostenibili, e chi continua da anni a seguire i dettami di un’impostazione politica ed economica fallimentare nel lungo termine, ma molto proficua per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ difficile comprendere le dinamiche del nostro Paese, divise tra chi concepisce la necessità di uno sviluppo armonico del sistema produttivo, orientato ad un mercato in evoluzione, fondato su sinergie virtuose e sostenibili, e chi continua da anni a seguire i dettami di un’impostazione politica ed economica fallimentare nel lungo termine, ma molto proficua per l’elite che ne raccoglie i frutti nel breve.</p><p><strong>Quanto costa lo sviluppo dell’economia verde in Italia? </strong>A mio parere l’ostacolo principale non risiede nel carico economico a cui il sistema Paese è sottoposto, bensì consiste nell’abbattimento degli ultimi, ma forti, baluardi di uno status quo radicato nelle menti di una vecchia classe politica e dirigenziale che, pur vaneggiando, continua ad occupare i posti di comando, soggiogando quanto di buono l’Italia possa offrire, con la scusa della tutela del bilancio pubblico.</p><p>Sono anni che i diversi governi, con minime differenze di approccio, imputano alla <strong>green economy</strong> la responsabilità di assorbire grandi risorse economiche pubbliche, a scapito della crescita e dello sviluppo del Paese. In questi giorni, i riflettori sono puntati sulle energie rinnovabili, per l’imminente pubblicazione dei decreti che definiranno i nuovi schemi incentivanti. Si tratta dell’ormai noto “Conto Energia”, strumento adottato dalla stragrande maggioranza dei Paesi industrializzati, al fine di favorire la transizione dell’impianto generativo nazionale verso tecnologie a basso tenore di carbonio.</p><p>Le recenti dichiarazioni dei ministri Clini e Passera restano perfettamente inquadrate nelle politiche dei governi precedenti, alimentando un surreale scetticismo nei confronti di un piano energetico impostato sul forte sviluppo delle fonti rinnovabili. Invece di seguire gli esempi virtuosi di altri Paesi, la cui stabilità economica è favorita da una politica di risparmio energetico e di allontanamento progressivo &#8211; o “<em>phase-out</em>” &#8211; dalle tecnologie tradizionali, in Italia si portano alla luce solo i costi di questi programmi, <strong>non i ricavi.</strong></p><p>Non occorre essere esperti di finanza per comprendere l’errore nell’approccio: investire in un piano energetico fortemente rivolto allo sfruttamento di <strong>fonti gratuite</strong> è una scelta obbligata, al di là di nobili e fondamentali ragioni ambientaliste, per restare al passo con lo sviluppo tecnologico, la ricerca e il mercato europeo. E’ un settore capace di assorbire rapidamente le quote di operai, professionisti e dirigenti che, da altre aree del manifatturiero, oggi agonizzano nel limbo della cassa integrazione.</p><p>Si parla di decine di miliardi di introiti che ogni anno proverrebbero dal gettito Iva e dalle altre imposte, dal calo della dipendenza dall’estero di approvvigionamento energetico, spesso legato a prezzi oscillanti che si ripercuotono sull’intera economia nazionale. E ancora, dal risparmio progressivo nelle bonifiche, nella sanità, nella distribuzione energetica, nella valorizzazione del territorio e dalla riattivazione del connubio tra università e industria che oggi resta focalizzato a pochi ambiti, ma che potrebbe sinergicamente contribuire alla riconquista di quei primati nella scienza e nella tecnologia che hanno reso famoso il nostro Paese in passato.</p><p>Invece, i nostri “tecnici” cambiano <strong>per l’ennesima volta le carte in tavola</strong>. Il nuovo decreto rinnega quanto dichiarato da questo stesso governo sull’importanza della creazione di una filiera nazionale di settore. Basta incentivi ai moduli fotovoltaici di produzione europea, in favore di quelli cinesi e a scapito dei piccoli produttori nazionali. Basta incentivi alla rimozione dell’amianto, proprio quando la sentenza per il caso Eternit di Casale Monferrato aveva riportato al grande pubblico la pericolosità della persistenza di questo materiale nelle nostre case. Infine, il taglio ulteriore alle tariffe incentivanti, in nome del risparmio della spesa pubblica.</p><p>Dott. Clini, la invito a pubblicare i <strong>costi di gestione del sistema energetico tradizionale </strong>e delle sue oscillazioni di fornitura di petrolio e gas, che avvengono in funzione degli equilibri politici internazionali. Ci faccia sapere quanti sussidi statali reggono ancora l’estrazione, il trasporto, la raffinazione e la vendita di prodotti petroliferi. Ci racconti di quanto costa allo Stato una centrale a carbone, tra danni all’ambiente e l’aumento delle patologie respiratorie e oncologiche nelle aree limitrofe agli impianti. Andiamo a fare i conti<strong> a Taranto o a Mestre</strong>, di quanto costi un distretto industriale non sostenibile. Facciamo la somma di quanto bestiame, di quanto latte e di quanti pascoli sono andati distrutti o trattati come rifiuto speciale per giustificare inceneritori o centrali a olio combustibile.</p><p>La sfido ad avere il coraggio di mostrare al pubblico il vero costo del nostro impianto generativo, delle multe che ci stiamo approntando a pagare per il mancato rispetto del protocollo di Kyoto e del ritardo di innovazione di cui soffre il nostro Paese. Un ministro che si rispetti, dovrebbe mostrare indipendenza e obiettività davanti a scelte che influenzano la vita di tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/23/ministro-quanto-costa-cambiare-piano-energetico/206546/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Eni e politica, altro che risparmio energetico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/eni-altro-che-risparmio-energetico/178628/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/eni-altro-che-risparmio-energetico/178628/#comments</comments> <pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:51:02 +0000</pubDate> <dc:creator>AVitale</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Ascanio Vitale]]></category> <category><![CDATA[consumi]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[Eni]]></category> <category><![CDATA[gas]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Petrolio]]></category> <category><![CDATA[risparmio energetico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178628</guid> <description><![CDATA[Uno dei problemi principali del nostro Paese riguarda l’approvvigionamento energetico. Con circa l’89% di quota importata dall’estero, a fronte di una media europea del 54%, l’economia italiana risulta legata alle oscillazioni dei costi energetici del mercato internazionale. Il prezzo di petrolio e gas - nostre principali fonti energetiche &#8211; è aumentato inesorabilmente, nonostante il calo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei problemi principali del nostro Paese riguarda<strong> l’approvvigionamento energetico</strong>. Con circa l’89% di quota importata dall’estero, a fronte di una media europea del 54%, l’economia italiana risulta legata alle oscillazioni dei costi energetici del mercato internazionale.</p><p>Il prezzo di<strong> petrolio e gas </strong>- nostre principali fonti energetiche &#8211; è aumentato inesorabilmente, nonostante il calo dei consumi globali del 2008 e 2009 dovuti alla crisi che sta investendo gran parte del pianeta, con conseguenti riflessi inflattivi sull’intera economia del Paese. Il solo costo del greggio è tornato rapidamente, dopo un calo a fine 2008 dovuto alla congiuntura economica globale, a superare la soglia dei 100$ a barile, con previsioni di crescita oscillante tra il 12 e il 18% per il 2012.</p><p>La famigerata <strong>liberalizzazione </strong>del mercato energetico, tanto voluta dal governo Prodi e appoggiata ciecamente dal governo Berlusconi, ha unicamente sortito come effetto il proliferare di produttori, senza modificare in maniera significativa il mix energetico e conseguentemente senza contribuire sensibilmente alla riduzione dei costi.</p><p>Fatte queste premesse, ci si aspetterebbe un<strong> intervento statale</strong> con politiche di mitigazione dei prezzi e investimenti rivolti all’indipendenza energetica e al calo della bolletta nazionale o almeno una regolamentazione che possa dirigere il mercato verso la riduzione della domanda, in linea con le recenti direttive comunitarie. Purtroppo &#8211; al solito &#8211; lo scenario è ben diverso. Se da un lato il Ministero per lo Sviluppo Economico provvede a giorni alterni a confermare e cancellare i programmi di incentivazione, a discapito di tutto il settore dell’efficienza energetica, dall’altro le maggiori compagnie energetiche vengono lasciate libere di curare unicamente i propri interessi a danno della collettività.</p><p>Lampante è l’esempio di una delle maggiori aziende dell’energia in Italia, <strong>l’Eni</strong>, che non si limita ad offrire pacchetti di fornitura per l’utenza residenziale con tariffazione indipendente dall’orario, ma aggiunge la possibilità di un cambio della caldaia per piccoli appartamenti, rateizzata nella bolletta. Metterei da parte l’ovvia critica alle offerte al consumo ad unica fascia tariffaria, che contribuiscono a sovraccaricare il sistema energetico nazionale nei periodi di picco della richiesta, non incentivando all’uso razionale dell’energia e gravando ulteriormente sul bilancio delle importazioni. Vorrei, invece, concentrarmi sull’offerta della caldaia.</p><p>L’Eni offre, ad un euro al giorno per tre anni, l’installazione di una<strong> caldaia a domicilio</strong>. Ci si potrebbe aspettare un’offerta vantaggiosa rappresentata da tecnologie di ultima generazione come le caldaie a condensazione, capaci di far risparmiare fino al 35% del gas. Invece, la caldaia offerta appartiene alla peggiore categoria di consumo (bruciatore a camera aperta), legando il cliente per 10-15 anni di vita dell’apparecchio ad un consumo elevato, a puro vantaggio dell’Eni. Nel Regno Unito, la <strong>British Gas</strong>, certamente non una delle società più attente alle tematiche ambientali, provvede ad isolare i tetti delle abitazioni del propri clienti a prezzi concorrenziali &#8211; in molti casi a costo zero &#8211; contribuendo al calo dei consumi di circa il 15-20% e aumentando il comfort degli ambienti.</p><p>E’ inevitabile che l’ottusità mentale e l’ignoranza della classe manageriale nazionale si riflettano su politiche economiche che ineluttabilmente si ripercuotono sull’utente finale. Nel caso specifico, l’aumento dei consumi determina il<strong> duplice danno </strong>all’utente finale, rappresentato dall’elevata bolletta, e al sistema economico nazionale, deviando maggior capitale verso l’estero (l’Italia importa il 90% del gas) e sottraendo gettito altrimenti dedicato a politiche di risparmio energetico e di produzione da fonti rinnovabili.</p><p>L’Italia è priva di un piano energetico nazionale sin dal lontano 1987 e le prospettive future non sono rosee, vista la totale assenza di intenti, nei confronti di un tale progetto, da parte dell’intero arco parlamentare. Prescindere da un’impostazione generale improntata sulla <strong>sostenibilità ambientale</strong>, soprattutto nelle politiche di regolamentazione dei mercati direttamente interessati, manifesta la pericolosa e perdurante staticità politica nei confronti del trend globale di crescita del settore. I benefici derivanti dall’abbattimento dei costi sociali e ambientali e dalla creazione dell’indotto industriale rappresentano una preziosa risorsa per un Paese che ha estrema necessità di rinnovare il suo impianto produttivo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/19/eni-altro-che-risparmio-energetico/178628/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nucleare, per eliminarlonon basta evitare B.</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/26/nucleare-non-basta-eliminare-b-per-scongiurarlo/113839/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/26/nucleare-non-basta-eliminare-b-per-scongiurarlo/113839/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 May 2011 08:00:23 +0000</pubDate> <dc:creator>AVitale</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[centrali nucleari]]></category> <category><![CDATA[decreto omnibus]]></category> <category><![CDATA[Enel]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category> <category><![CDATA[paolo romani]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[rinnovabili]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=113839</guid> <description><![CDATA[Vorrei fare una riflessione sulle ultime vicende del nucleare italiano. Ha fatto molto scalpore la dichiarazione di Berlusconi sulla volontà di cancellare il referendum per evitare un fallimento evidente del programma governativo. Tuttavia, lo stesso discorso era già stato fatto dal responsabile diretto del progetto, il ministro Romani, in occasione del voto sul decreto “omnibus”...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei fare una riflessione sulle ultime vicende del nucleare italiano. Ha fatto molto scalpore la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/26/nucleare-berlusconi-ammette-il-bluff-bloccato-il-programma-per-far-fallire-il-referendum/107157/" target="_blank">dichiarazione di Berlusconi</a></span> sulla volontà di <strong>cancellare il referendum</strong> per evitare un fallimento evidente del programma governativo. Tuttavia, lo stesso discorso era già stato fatto dal responsabile diretto del progetto, il ministro Romani, in occasione del voto sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/governo-fiducia-sul-decreto-omnibus-domani-il-via-alla-discussione-in-aula/113133/" target="_blank">decreto “omnibus”</a></span> che includeva l’emendamento killer sull’apertura alla generazione energetica da fonte nucleare, senza che la notizia avesse lo stesso clamore. Le intenzioni del governo erano chiare da tempo e con il recente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/nucleare-il-governo-affossa-il-referendum/113415/" target="_blank">voto blindato</a></span> ha messo a tacere qualsiasi dubbio, pur restando aperta la questione dell’illegittimità del decreto stesso.</p><p>Non voglio vestire i panni dell’allarmista, ma gradirei riportare i piedi per terra di chi ritenga che basti <strong>eliminare politicamente Berlusconi </strong>per poter scongiurare il programma nucleare italiano.</p><p>La pagina del “nuovo” nucleare italiano si apre nel <strong>2003 </strong>con un decreto del ministro Marzano, che permette all’<strong>Enel</strong> di investire su progetti nucleari all’estero, così come a <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89lectricit%C3%A9_de_France" target="_blank">Edf</a></span> </strong>(<em>&#8220;la maggiore azienda produttrice e distributrice di energia in Francia&#8221;</em>) di entrare &#8211; seppur società a capitale quasi completamente pubblico &#8211; nel mercato italiano.</p><p>Da un lato il governo Berlusconi allentò il guinzaglio all’Enel per permetterle di <strong>investire </strong>in progetti come quello in Slovacchia, di una centrale priva di guscio di contenimento &#8211; al di fuori di qualsiasi standard costruttivo moderno &#8211; tanto gli eventuali danni causati dall’impianto sarebbero stati protetti dalle agenzie di credito all’esportazione, ovvero pagati dal contribuente italiano. Dall’altro, in un mercato rimasto silente dal 1987, si permetteva l’ingresso degli <strong>operatori d’oltralpe </strong>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Areva" target="_blank">Areva</a></span> in testa), i quali spingevano Sarkozy ad un accordo che vincolasse le eventuali scelte italiane all’uso dei reattori francesi, invece di quelli americani.</p><p>In gioco ci sono <strong>interessi forti</strong>. Grandi società in grado di esercitare pressione sui governi, tanto da far intraprendere la strada fallimentare del <strong>nucleare di terza generazione</strong>, in controtendenza con il resto del mondo, dove le poche centrali in costruzione (a parte rarissimi casi) sono unicamente previste per rimpiazzare quelle ormai obsolete, solo per posticipare la complessa operazione di phase-out che una tale tecnologia impone per i costi, le evidenti difficoltà tecniche, i problemi legati alla sicurezza e alla gestione ancora irrisolta delle scorie. Tutto questo per un settore che dona unicamente il <strong>2,2% reale di energia</strong> nel mondo, sprecando completamente la componente termica prodotta e limitandosi ad immettere in rete unicamente elettricità, che rappresenta circa il 23% del fabbisogno totale di energia nazionale. <strong>Altro che bolletta meno cara.</strong></p><p>Gli italiani non sono da convincere, con tutta la campagna propagandistica del governo negli anni passati (con Scajola in testa che annunciava energia a prezzi stracciati, forse convinto che la restante parte della bolletta venisse <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/25/sedie-frullatorie-tappeti-anemonegran-bazar/113596/" target="_blank">pagata da Anemone a nostra insaputa</a></span>) la percentuale dei <strong>contrari all’energia atomica </strong>è sempre stata superiore al 55% con picchi di oltre l’80%, ben sufficiente ad evitare tutta questa bagarre, qualora a deciderlo fossero dei veri rappresentanti del popolo.</p><p>Al di là dell’evidente valore politico che assume l’eventuale cancellazione del quesito -  indebolendo gli altri due di minor presa sulla partecipazione di massa &#8211; è <strong>ignobile </strong>che si proceda all’annullamento dell’opportunità di raccogliere l’opinione popolare riguardo un argomento su cui si era già espressa e aveva dimostrato ampiamente di esserne contraria.</p><p>Ancora più infimo è dimostrare che, per il governo, il programma energetico nazionale possa aspettare due anni (il tempo, secondo loro, per i risultati degli stress test europei su centrali che non hanno nulla o poco a che fare con quelle previste in Italia), visto che a parte quella fallimentare sul nucleare, le altre iniziative sono volte solamente a <strong>bloccare il mercato</strong>. Lo dimostra la recente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/il-governo-taglia-il-fotovoltaico-a-favore-del-nucleare-che-non-ce/94953/" target="_blank">inversione di rotta sugli incentivi al fotovoltaico</a></span>, che ha solo in minima parte modificato il regime, ma è bastata per provocare effetti disastrosi, tanto da rallentare il mercato mondiale del fotovoltaico, di cui l’Italia da qualche anno è ai primi posti per potenza installata e trend di crescita.</p><p>Gli impegni presi con l’Ue sono di portare la quota energetica delle <strong>rinnovabili al 17%</strong>, impresa ardua che necessita una politica energetica aggressiva sia sul fronte dell’efficienza e del risparmio, che della generazione da fonti rinnovabili, non una pausa di riflessione per poi tornare a parlare di nucleare.</p><p>Il segnale da mandare deve essere chiaro. Un voto seguendo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/16/il-97-per-cento-dei-sardi-contro-il-nuclearebrcappellacci-dal-referendum-segnale-forte/111576/" target="_blank">l’esempio dei nostri amici sardi</a></span>, un chiaro segnale alla politica sorda e corrotta che il livello è stato raggiunto&#8230; anzi, superato.</p><p>Io voto Sì per fermare l’ennesimo stupro al nostro Paese: <strong>Sì contro il nucleare il 12 e 13 giugno</strong>, sulla scorta delle parole di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edmund_Burke" target="_blank">Edmund Burke</a></span>, che diceva: <em>“L’unica condizione necessaria a far trionfare il male è l’inattività degli uomini buoni”</em>. Attiviamoci.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/26/nucleare-non-basta-eliminare-b-per-scongiurarlo/113839/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>92</slash:comments> </item> <item><title>Inceneritori, le verità nascoste</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/07/inceneritori-le-verita-nascoste/95799/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/07/inceneritori-le-verita-nascoste/95799/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 Mar 2011 10:28:26 +0000</pubDate> <dc:creator>AVitale</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Acerra]]></category> <category><![CDATA[discariche]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[inceneritori]]></category> <category><![CDATA[inquinamento]]></category> <category><![CDATA[occupazione]]></category> <category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category> <category><![CDATA[riciclaggio]]></category> <category><![CDATA[termovalorizzatori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=95799</guid> <description><![CDATA[Aveva 46 anni Antoine Lavoisier quando, nel 1789, pubblicò il suo Traité Élémentaire de Chimie (Trattato elementare di chimica) . Un trattato che aprì le porte della chimica moderna e che racchiudeva una delle leggi più importanti su cui si è basata la ricerca: la legge della conservazione della massa. Forse alcuni di voi la ricordano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Aveva 46 anni <strong>Antoine Lavoisier </strong>quando, nel 1789, pubblicò il suo <em>Traité Élémentaire de Chimie </em>(Trattato elementare di chimica) . Un trattato che aprì le porte della chimica moderna e che racchiudeva una delle leggi più importanti su cui si è basata la ricerca: la <strong>legge della conservazione della massa</strong>. Forse alcuni di voi la ricordano dagli studi del liceo, forse altri ne avranno sentito parlare in qualche trasmissione scientifica; a Palazzo Chigi di Lavoisier non sembrano averne mai avuto notizia.</p><p>Da tempo i nostri politici parlano di <strong>“termovalorizzatori”</strong>, termine inesistente sia nel gergo tecnico sia nella stessa lingua italiana, che lo ha dovuto adottare per forza di cose, non essendoci in Italia un confronto pubblico tra i diversi pareri in gioco. Anche in questi giorni, mentre a fatica si tenta di riportare la situazione napoletana alla normalità, la bufala viene riproposta come soluzione. Gli <strong>inceneritori </strong>- chiamiamoli con il loro vero nome &#8211; seguono le stesse leggi della chimica di tutti gli altri processi in natura, riducendo per combustione il volume dei rifiuti immessi, modificandone la composizione chimica, ma non la massa. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.</p><p>All’inaugurazione dell’inceneritore di <strong>Acerra</strong>, Berlusconi lo aveva definito <em>“un dono di Dio”</em>, una tecnologia innovativa da adottare in giro per l’Italia, che <em>“inquina quanto due auto di media cilindrata poste a 110 metri di altezza”</em>.</p><p>La verità, come spesso accade rispetto alle dichiarazioni dei nostri politici, è ben altra. L’impianto di Acerra è ben lontano dall’essere un prodigio della tecnica: dell’energia prodotta, solo un quarto viene impiegata per produrre elettricità. Il calore in eccesso, che potrebbe essere recuperato per il teleriscaldamento, viene <strong>smaltito in aria e in acqua</strong>, contribuendo ulteriormente all’abbassamento dell’efficienza di produzione, differentemente da quanto dichiarato da alcuni esponenti politici. La <strong>pochissima energia elettrica</strong> prodotta, in parte riassorbita dall’impianto per il suo funzionamento, viene incentivata oltremisura con i <strong>fondi del Cip6</strong>, destinati sulla carta alle fonti rinnovabili, il cui 92% &#8211; oltre 2.5 miliardi di euro all’anno &#8211; è invece finito ad arricchire le imprese che avevano costruito gli inceneritori.</p><p>A una scarsa efficienza energetica si aggiunge l’estrema <strong>pericolosità dei prodotti di scarto</strong>. Nel solo impianto di Acerra dovrebbero essere processate 81.21 tonnellate di rifiuti solidi urbani ogni ora, dai quali è stata eliminata (a meno di non smaltire le ecoballe che la stessa Fibe, azienda costruttrice dell&#8217;impianto, ha prodotto per anni illegalmente) la cosiddetta “frazione umida”. In sostanza, il potere calorifico che permette il parziale recupero dell’energia si basa principalmente su materiali come plastica, legno e carta, ampiamente <strong>riciclabili </strong>e dalle quali si potrebbe risparmiare fino a 7 volte l’energia impiegata per produrne di nuove e allo stesso tempo dare un serio apporto all’<strong>occupazione</strong>, visto l’indotto che si crea intorno alla filiera del riciclaggio.</p><p>Tuttavia, non si tratta unicamente di un problema energetico. In uscita dall’impianto, tra scorie provenienti dalla camera di combustione e dalle ceneri ottenute dal trattamento dei fumi, escono circa <strong>21 tonnellate di rifiuti speciali</strong>, il cui smaltimento resta un compito difficile, generalmente affidato ad impianti di stoccaggio dedicati. Il problema di eliminare le <strong>discariche</strong>, quindi, è solo ridotto al costo di un aumento della tossicità del rifiuto da stoccare.</p><p>Le centinaia di materiali diversi che vengono combusti nell’impianto comprendono anche metalli pesanti e cloro &#8211; per citarne alcuni &#8211; che inevitabilmente fuoriescono dai camini, spesso legandosi chimicamente lontano dalle centraline di rilevamento per creare composti tossici di cui l’uomo è bioaccumulatore (es. diossine) o ridotte a dimensioni così piccole da illudere i sensori previsti dalla legge (nanopolveri), ma sufficientemente per superare la nostra barriera ematocerebrale e causare un aumento dell’incidenza di <strong>patologie oncogene</strong>.</p><p>Si tratta di circa 65 tonnellate ogni ora a cui vanno aggiunti i reagenti immessi nel trattamento, arrivando a circa 80 tonnellate ogni ora di composti di varia natura immessi in atmosfera, che vanno a precipitare sul terreno di un’area valutabile in <strong>qualche centinaio di chilometri quadrati</strong>. Nonostante le certezze della scienza, la strategia per affrontare la questione dei rifiuti in Italia è sempre la stessa: assegnare agli inceneritori il ruolo cardine della soluzione, aprire qualche nuova discarica con la scusante dell’emergenza e sbandierare dichiarazioni a vuoto sull’importanza della raccolta differenziata all’interno del ciclo.</p><p>Peccato che sia le leggi italiane &#8211; in particolare il Dlgs 152/06 e la Legge 296/06 &#8211; sia le direttive europee sostengano il contrario, obbligando a quote di <strong>riciclaggio</strong><strong> del 60% entro quest’anno</strong>. Ad oggi, invece, solo 25 province riescono a superare la quota del 40%. Campania e Lazio sono i fanalini di coda tra le Regioni, con poco più del 10%<strong> </strong>e la Sicilia non gode di posizioni migliori: Palermo e Messina non raggiungono il 5%, saturando discariche che dovrebbero essere destinate ad accoglierne solo una piccola percentuale. San Francisco, la cui popolazione raccoglie quella di Napoli e Roma messe insieme, ha superato da poco il 75% della raccolta differenziata, raddoppiando in pochi mesi la quota attraverso la <strong>raccolta porta a porta</strong>.</p><p>Ma il riciclaggio è nemico degli inceneritori, perché li priva della loro materia prima, impoverendo le qualità caloriche del rifiuto urbano e rendendo poco conveniente il recupero energetico, persino in presenza dei fondi del Cip6. Le dichiarazioni dei politici inneggianti a un tragitto obbligato che impieghi entrambe le soluzioni, cominciando dalla costruzione di impianti di incenerimento, mostra l’evidente <strong>ignoranza </strong>rispetto a semplici principi di fisica e di chimica, o peggio, la <strong>malafede </strong>nella pianificazione della gestione dei rifiuti.</p><p>L’Italia persiste nell’adottare tecnologie obsolete e non sostenibili, che in fondo riflettono perfettamente i caratteri della sua classe dirigente. Assenza di pianificazione a lungo termine, ignoranza diffusa e corruzione: forse <strong>i veri rifiuti da smaltire siedono </strong><strong>in Parlamento</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/07/inceneritori-le-verita-nascoste/95799/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>70</slash:comments> </item> <item><title>Ambiente e sostenibilità: la lobby che manca</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/29/ecologia-la-lobby-che-manca/83911/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/29/ecologia-la-lobby-che-manca/83911/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Dec 2010 07:05:17 +0000</pubDate> <dc:creator>AVitale</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[ambientalismo]]></category> <category><![CDATA[ecologia]]></category> <category><![CDATA[inceneritori]]></category> <category><![CDATA[Nucleare]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=83911</guid> <description><![CDATA[A volte mi chiedo come mai esistano lobby organizzate che difendono strenuamente gli interessi dei grandi gruppi industriali, lobby che proteggono la Chiesa romana e altre che lottano per le necessità degli operai, ma non esista in Italia un gruppo attivo e organizzato che porti avanti a livello istituzionale gli ideali di sostenibilità energetica, rispetto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A volte mi chiedo come mai esistano lobby organizzate che difendono strenuamente gli interessi dei grandi gruppi industriali, lobby che proteggono la Chiesa romana e altre che lottano per le necessità degli operai, ma non esista in Italia un gruppo attivo e organizzato che porti avanti a livello istituzionale gli ideali di <strong>sostenibilità energetica, rispetto dell’ambiente e gestione ecologica del ciclo dei rifiuti</strong>.</p><p>Poi mi rispondo da solo. Se il destino dell’ambientalismo italiano deve essere consegnato nelle mani degli attuali <strong>Realacci</strong> o<strong> Bonelli </strong>di turno, siamo rovinati. I massimi esponenti politici delle correnti ambientaliste &#8211; che purtroppo appartengono unicamente al retaggio della vecchia sinistra &#8211; hanno spesso preso posizioni contrastanti rispetto allo stesso obiettivo a cui formalmente facevano riferimento. Ricordo la proposta di Realacci nel 2003, durante le proteste a<strong> Scanzano Jonico</strong> per l’affrettata e pericolosa scelta del sito per il deposito di stoccaggio geologico delle scorie nucleari italiane, di risolvere il problema inviando le scorie in Russia; oppure le sue dichiarazioni sulla legittimità di una gestione privata dell’acqua. O ancora gli stessi Verdi, guidati dall’allora <strong>Pecoraro Scanio</strong>, inneggiare all’inceneritore di Acerra come la soluzione del problema rifiuti campano e appoggiare più di recente, sotto la guida Bonelli, i progetti di incenerimento del candidato alla Regione Campania, <strong>De Luca</strong>. Trovo sintomatico del degrado ideologico della rappresentanza ambientalista a livello politico il fatto che il partito ecologista appoggi un candidato imputato in primo grado per sversamento illegale di rifiuti (conclusosi in appello con la prescrizione del reato, che De Luca aveva promesso pubblicamente di rifiutare) con piani di espansione nel settore non sostenibile nel trattamento degli stessi.</p><p>Persino l’Italia dei Valori, che raccoglie buona parte del suo elettorato tra i movimentisti e le anime vaganti della vecchia sinistra estintasi durante le elezioni del 2008, non mira a una coerenza programmatica con la stessa base elettorale, relegando la questione ambientale a <strong>poche battute televisive</strong> e appoggiando dichiaratamente soluzioni neanche lontanamente vicine a un ideale di sostenibilità. Molto deludente, trattandosi di una forza parlamentare che si vende come anima giovane e che non dovrebbe ufficialmente trovarsi sotto la pressione delle vecchie e perverse lobby industriali.</p><p>Cultura scientifica e aggiornamento tecnologico sono due presupposti fondamentali per poter impostare un piano energetico e ambientale nel nostro Paese. La nostra classe politica è decisamente inadeguata sotto questo profilo. La politica oggi è diventata un reality show, dove la battuta più pungente o il riferimento agli avvenimenti quotidiani, come unica priorità operativa, hanno cancellato qualsiasi intento progettuale a medio-lungo termine.</p><p>Se frana una collina, sono tutti pronti in aula ad attaccare gli esponenti di governo, senza far tanto caso al fatto che <strong>da oltre 30 anni </strong>l’Italia cade a pezzi in mano all’incuria, all’assenza di un piano organico operativo e la responsabilità di tutto ciò non lascia scampo a nessuna forza attualmente presente in Parlamento. Si parla di nucleare ormai da sette anni, senza che nel dibattito pubblico e particolarmente nei telegiornali potesse essere consultato qualche esperto a confutare le deliranti tesi del politico di turno. Gli inceneritori continuano ad essere dipinti come impianti costruiti nell’interesse della comunità, sotterrati dalle balle non tanto “eco-” di <strong>esponenti di tutto l’arco parlamentare</strong>. C’è ancora chi ha il coraggio di correggere chi li chiama inceneritori, quando il termine “termovalorizzatori” non esiste in nessun dizionario tecnico, ma è solo un modo per indorare la pillola confidando nel fatto che la esigua produzione energetica possa perdonare l’immissione in atmosfera di migliaia di tonnellate all’anno di composti chimici tossici o cancerogeni.</p><p>Le speranze di costruire una corrente ambientalista in Parlamento passano per la fitta rete del movimentismo italiano, su cui pesa la responsabilità non solo di un’azione sinergica e organizzata di ingerenza sulle attuali istituzioni, ma anche della partecipazione attiva alla formazione di una nuova classe dirigente. La comune e sincera missione di tanti movimenti è forse indebolita dal <strong>becero protagonismo </strong>che ne mina la solidità alla base, oppure si tratta di una sonora sconfitta nei confronti delle lobby avversarie? Resta la dura realtà, che vede relegata in secondo piano la ragione profonda della stessa esistenza di queste realtà: la necessità urgente della ridefinizione dei paradigmi socio-economici globali, a partire da quelli locali e nazionali.</p><p>I nostri politici ormai sono diventati<strong> tuttologi</strong> con il mandato etico di commentare ogni notizia, persino quella di gossip o sportiva. La loro perenne presenza sui media lascia spesso il dubbio non solo di quanto conoscano realmente le leggi che vanno ad approvare, ma anche come sia possibile che ognuno di loro si senta sempre ferrato in ogni argomento.<strong> Scajola </strong>inneggiava al nucleare di terza generazione, declamandone doti sconfessate ampiamente dalla letteratura scientifica e tecnica esistente, nonché dalle esperienze degli unici due cantieri al mondo, ancora lontani dall’essere completati. Nulla in contrario alla libertà di espressione &#8211; del resto lo stesso ex-ministro si autodefinì un “imbecille” &#8211; ma magari non guasterebbe un po’ di umiltà e far sì che la politica dei prossimi anni sia più selettiva nella scelta di persone che dovrebbero occuparsi di problemi specifici, in cui l’esperienza in campi attinenti <strong>sarebbe molto apprezzata</strong>.</p><p>Università, movimenti, organizzazioni e associazioni hanno il diritto e il dovere civile di partecipare alla vita politica del Paese, creando l’humus per la convergenza di valori e motivazioni. Il brulicare di menti e di idee che caratterizza questi ambienti contiene energie che spesso non ricevono la stessa attenzione degli stessi colleghi provenienti da ambienti ormai strettamente apparentati con il potere politico. E’ un problema radicato nella politica mondiale, ma che in Paesi come l’Italia trova terreno particolarmente fertile, facilitato dal livello di corruzione politica e ideologica che caratterizza il Bel Paese.</p><p>Qualora questo grande movimento culturale riesca a superare l’ostacolo dell’estrema e crescente frammentazione identitaria della base, in favore della <strong>creazione di una lobby </strong>che aggreghi gli sforzi e porti avanti progetti comuni senza protagonismi, si potrà comprendere come un tale sistema complesso si regga proprio sul mantenimento delle diversità ideologiche di ogni singola realtà. Così come la biodiversità rende sano e resistente un ecosistema, la multiculturalità di movimenti e aggregazioni civiche rappresenta la chiave di sopravvivenza di ogni società moderna.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/29/ecologia-la-lobby-che-manca/83911/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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