<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Alessandra Sestito</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/asestito/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Domande a un Governo fuori fuoco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/domande-a-un-governo-fuori-fuoco/167852/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/domande-a-un-governo-fuori-fuoco/167852/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:54:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Eurozona]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Merkel]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167852</guid> <description><![CDATA[Finisce così? Il film dell’Italia che manda a picco non solo la sua economia ma che si macchia della responsabilità di affossare l’Eurozona è destinato ad avere un unico tragico finale? Non è sicuro naturalmente. Come niente è certo nella vita eccetto la morte, ma mentre vi scrivo la consapevolezza che la risposta arriverà nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Finisce così? Il film dell’Italia che manda a picco non solo la sua economia ma che si macchia della responsabilità di affossare l’Eurozona è destinato ad avere un<strong> unico tragico finale</strong>? Non è sicuro naturalmente. Come niente è certo nella vita eccetto la morte, ma mentre vi scrivo la consapevolezza che la risposta arriverà nel giro di giorni è forte. Così come la coscienza di quanto duro sia questo momento.</p><p>E devo confessarvi che la mia preoccupazione per la situazione economica italiana <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/il-vero-nemico-dellitalia-e-la-sua-tv-2/154650/" target="_blank">cresce da mesi</a></span>. C’è la mia famiglia in Italia. Mio padre e mia madre che hanno cercato di risparmiare per tutta una vita e che ora si chiedono, insieme a milioni di italiani, <strong>come si sia arrivati a questo punto</strong>. Dove eravamo mentre si consumava il declino.</p><p>A Londra, dove vivo, ogni giorno i telegiornali i radiogiornali e i giornali affrontano la questione. E ogni giorno ho registrato un’iniziativa del Governo, per tentare di arginare il problema. Non tutte mi sono piaciute, anzi. Ma non posso certo dire che maggioranza e opposizione siano rimaste con le mani in mano. Il fatto che nei mesi scorsi non si parlasse apertamente della situazione su molti media italiani, mi faceva temere il peggio.</p><p>Nei mesi scorsi ho letto paginate e paginate di una politica ritorta su se stessa. Sembrava che l’unico problema del Paese fossero i processi di Berlusconi e come aiutare Berlusconi a uscire dai processi. Mesi e mesi – se non anni – così. Evidentemente i “palazzi” si occupavano di questo.</p><p>E la credibilità economica? E le iniziative per proteggere le famiglie italiane? I cittadini hanno il diritto di sapere esattamente che tipo di rischio corrono i loro risparmi in questo momento e cosa sta facendo questo Governo. Ma le risposte di chi risposte avrebbe dovuto dare, <strong>sono state confuse, a tratti persino ottimiste</strong>.</p><p>Ed eccoci arrivati ai giorni nostri. Giorni difficili, durante i quali ci auguriamo, nonostante tutto, un finale, se non lieto, almeno non catastrofico. Accendo la Tv, Bbc, qualche giorno fa. E si parla in apertura dell’Italia. “Staranno prendendo qualche iniziativa per la crisi” mi son detta. Invece, a tutto schermo, <strong>compare una zuffa</strong>. Il primo piano di un gruppo di parlamentari che si mettono le mani addosso. Cosa succede? Scopro che la Lega, per difendere la moglie del proprio capo, “oltraggiata” da un’opinione negativa sulla sua pensione, finisce con l’alzare le mani. Alla Camera. Ora, senza entrare nel merito dell’assurdità della questione, è proprio il caso? E mi rivolgo direttamente ai deputati leghisti ma anche all’intera coalizione che governa: che tipo di messaggio state dando alle persone? <strong>Quali sono le vostre priorità?</strong></p><p>Nel famoso siparietto di Merkel e Sarkozy, è stata la mancata risposta diretta sulla credibilità di Berlusconi a rivelarsi dichiarazione assordante. Diciamoci però la verità, lo sapevamo che la sua reputazione è ai minimi storici. E forse, fra i presidenti del Consiglio, siamo al minimo storico della Repubblica.</p><p>Ieri leggevo ancora che <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_01/Lo-sfogo-del-premier-L-attacco-all-Italia-non-dipende-da-me_225e3902-0458-11e1-89f9-a7d4dc298cd1.shtml" target="_blank">dichiarava</a></span>: «Queste fibrillazioni non dipendono dalla mia presenza o da quello che sta facendo il governo, che ha imboccato la via giusta. La speculazione ha puntato l&#8217;Italia e la risposta che va data deve essere globale, noi non possiamo fare molto di più di quello che stiamo facendo. E sicuramente non potrebbe farlo un altro governo: voglio vederlo un esecutivo tecnico di gente divisa su tutto affrontare le riforme sulle quali ci siamo impegnati noi». Non mi sembra il momento di ostentare capacità politiche che fino ad ora hanno portato sull’orlo del baratro. Il problema è che gli investitori hanno dimostrato di non avere fiducia nel fatto che<strong> <em>lui</em> e il <em>suo</em> Governo</strong> potranno attuare le riforme promesse all’Europa appena lo scorso mercoledì. Come la mettiamo?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/02/domande-a-un-governo-fuori-fuoco/167852/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>E’ il ground zero dell&#8217;informazione?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/e%e2%80%99-il-ground-zero-dellinformazione-in-italia/162567/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/e%e2%80%99-il-ground-zero-dellinformazione-in-italia/162567/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Oct 2011 15:05:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[bavaglio]]></category> <category><![CDATA[declassamento]]></category> <category><![CDATA[intercettazioni]]></category> <category><![CDATA[Moody's.]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162567</guid> <description><![CDATA[Da Londra, dove vivo, seguo sgomenta il tentativo di limitare la libertà di stampa e web in Italia da parte della maggioranza di governo. È il ground zero dell’informazione? Il punto di non ritorno di un Paese cui è toccato assistere all’abbassamento del proprio concetto di democrazia? Il colpo di coda di un Governo che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da Londra, dove vivo, seguo sgomenta il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/05/gli-osservatori-internazionali-sfiducianolitalia-ma-il-governo-pensa-al-bavaglio/162247/" target="_blank">tentativo di limitare la libertà di stampa e web</a></span> in Italia da parte della maggioranza di governo. È il ground zero dell’informazione? <strong>Il punto di non ritorno</strong> di un Paese cui è toccato assistere all’abbassamento del proprio concetto di democrazia? Il colpo di coda di un Governo che non riesce più neanche a governare se stesso?</p><p>Mentre il Paese annaspa nelle sabbie mobili della crisi economica e avrebbe bisogno di una svolta politica corposa e radicale (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/crisi-moodys-declassa-il-rating-dellitalia-incertezze-economiche-e-politiche/162125" target="_blank">le motivazioni del declassamento fatto da Moody’s</a></span> sono chiare: al primo posto i “rischi derivanti dalle incertezze economiche e politiche”) questa maggioranza si occupa di come occultare le notizie.</p><p>Cosa ci dice invece il declassamento di Moody’s? Che non è una questione di opinione o di fede politica. È una questione oggettiva: nella gestione della crisi questo Governo <strong>non è affidabile</strong>. Tradotto significa lacrime e sangue per le famiglie italiane.</p><p>Ma torniamo al ddl intercettazioni. Alla rabbia che si prova davanti alla consapevolezza che la pistola è puntata direttamente alla testa del diritto d’informare e di essere informati. C’è anche un’altra consapevolezza però. Questa riforma non passerà. Non passerà neanche se dovesse passare. Perché? <strong>Perché nessuno può fermare i tempi</strong>. Questa è l’epoca delle opinioni dal basso, della gente che si rivolta sul web, della democrazia della Rete. Chiunque provi a chiudere la bocca a chi vuole esprimersi, non è soltanto antiquato ma anche illuso. Nulla fermerà la trasformazione profonda che è avvenuta negli ultimi anni, nella comunicazione, grazie alla Rete. Niente fermerà il sacrosanto diritto di esprimere le proprie opinioni. C’è un movimento interessante che si sta raccogliendo attorno al sito <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.avaaz.org/it/" target="_blank">avaaz.org</a></span> in queste ore. Ve lo segnalo perché potete usarlo <strong>per incidere</strong> su questa infelice e anacronistica iniziativa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/e%e2%80%99-il-ground-zero-dellinformazione-in-italia/162567/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>La Bbc non balla con B. e fa causa a Mediaset</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/la-bbc-non-balla-con-b-e-fa-causa-a-mediaset/159171/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/la-bbc-non-balla-con-b-e-fa-causa-a-mediaset/159171/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Sep 2011 08:06:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Ballando con le stelle]]></category> <category><![CDATA[bbc]]></category> <category><![CDATA[mediaset]]></category> <category><![CDATA[Milly Carlucci]]></category> <category><![CDATA[Pier Silvio Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[plagio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=159171</guid> <description><![CDATA[Che gusto c’è a essere un autore tacciato di plagio? È quello che mi chiedo pensando alla vicenda che riguarda il format che Mediaset vorrebbe far partire alla fine di settembre dal titolo Bailà. Il programma, secondo Milly Carlucci e la Rai, sarebbe una copia di Ballando con le Stelle. Che la Rai punti i...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che gusto c’è a essere un autore tacciato di plagio? È quello che mi chiedo pensando alla vicenda che riguarda il format che Mediaset vorrebbe far partire alla fine di settembre dal titolo <em>Bailà</em>. Il programma, secondo <strong>Milly Carlucci</strong> e la Rai, sarebbe una copia di <em>Ballando con le Stelle</em>.</p><p>Che la Rai punti i piedi contro Mediaset, di questi tempi, <strong>non è cosa da poco </strong>dato che, al momento di andare online, Silvio Berlusconi è ancora Presidente del Consiglio. Dico questo perché troppo spesso, e anche di recente, dalla Rai sono state accompagnate alla porta persone notoriamente a lui non gradite. E pensare a una serie di coincidenze, per me, significa credere agli asini che volano.</p><p>Ma il carico da novanta arriva dalla Bbc.</p><p>In UK, il diritto d’autore è una cosa molto seria. E il format <em>Ballando con le stelle,</em> in inglese <em>Dancing with the Stars,</em> è di proprietà della Bbc Worldwide. Si tratta, inoltre, del più famoso <em>reality</em> al mondo perché venduto in ben 35 Paesi. Così si sono mossi anche gli avvocati oltremanica.</p><p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.telegraph.co.uk/news/8775765/BBC-sues-Silvio-Berlusconi-for-copying-Strictly-Come-Dancing.html" target="_blank">Un portavoce del colosso televisivo inglese ha dichiarato</a></span>: “Bbc Worldwide prende la protezione dei suoi diritti d&#8217;autore estremamente sul serio e sta svolgendo un&#8217;azione legale in Italia per proteggere i propri <em>Dancing with the Stars</em>”. La sentenza è prevista per il 23 settembre. Mediaset ha negato la copia del programma, sostenendo l’esistenza di differenze fondamentali. Sorge spontanea la domanda: perché allora non mostrarlo?<br /> La “differenza fondamentale” in realtà – secondo le dichiarazioni di <strong>Pier Silvio Berlusconi </strong>– sarebbe una soltanto: <em>Bailà</em> manda in onda celebrità che danzano con ballerini amatoriali, mentre <em>Ballando con le stelle</em> mostra celebrità che ballano con professionisti. Sarà. Ma in gioco c’è il diritto d’autore che è una cosa importante. Che senso ha fare un lavoro come quello di autore Tv, se poi qualcun altro cambia una virgola e prende l’idea?</p><p>Non sappiamo ancora se questo sia il caso, ma è significativo che Mediaset, per difendersi, abbia dichiarato che non si possa giudicare una trasmissione non ancora andata in onda. Chi fa televisione sa benissimo che un programma viene preparato molti mesi prima di proporlo al pubblico, inoltre prevede sempre la famosa “puntata zero” che è una specie di prova generale. Insomma il format sarà sicuramente pronto da un pezzo se deve debuttare il 27 settembre come annuncia il palinsesto. È ovvio quindi che sia la Rai sia la Bbc abbiano tutti gli interessi a bloccarlo prima della messa in onda, per non danneggiare il proprio prodotto.</p><p>Cosa mi piacerebbe? Mi piacerebbe che gli autori di questo programma, per onestà intellettuale, si rifiutassero di farlo. Mi piacerebbe esistesse una sorta di “sostegno autorale” capace di seppellire la brutta moda di copiare le intuizioni altrui.</p><p>Mi piacerebbe che in Italia, chi scrive programmi, canzoni, libri, vivesse <strong>senza la paura di vedersi soffiare il lavoro da sotto il naso</strong>. Mi piacerebbe che nell’ambito della creatività si puntasse a fare gare d’inventiva, originalità e freschi aneliti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/22/la-bbc-non-balla-con-b-e-fa-causa-a-mediaset/159171/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Il vero nemico dell&#8217;Italia è la sua tv</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/il-vero-nemico-dellitalia-e-la-sua-tv-2/154650/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/il-vero-nemico-dellitalia-e-la-sua-tv-2/154650/#comments</comments> <pubDate>Thu, 01 Sep 2011 10:08:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[bbc]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154650</guid> <description><![CDATA[Da quando vivo a Londra mi sembra di avere uno sguardo più intenso sul mio Paese, forse grazie al giusto distacco. Lo amo anche di più. Ho comunque deciso di non avere la Tv italiana in casa – pur avendone fatta per anni, o forse proprio per questo &#8211; optando per documentari della Bbc, all...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da quando vivo a <strong>Londra </strong>mi sembra di avere uno sguardo più intenso sul mio Paese, forse grazie al giusto distacco. Lo amo anche di più.</p><p>Ho comunque deciso di <strong>non avere la Tv italiana</strong> in casa – pur avendone fatta per anni, o forse proprio per questo &#8211; optando per documentari della Bbc, <em>all news</em> da ogni parte del globo e intrattenimento anglosassone. Questo mi ha procurato il risultato non dispiacevole di eliminare, dalla mia dose quotidiana di piccolo schermo, talk-show senza utilità e una certa versione machista della donna.</p><p>Torno in Italia per le vacanze estive. E qualcosa la voglio vedere, per capire il punto di vista interno. Soprattutto sulla crisi economica. Trovo Monica Setta su Rai 2 che parla degli anni ’90. Strabuzzo gli occhi: il <strong>Paleolitico </strong>mi sembra più recente. Il “dibattito” va dai ricordi di Alba Parietti alla bolla speculativa di internet. Quella di 20 anni fa. Bah. Sembra il festival del “mettiamo tutto nel calderone”. E soprattutto, quanta voglia di ciarlare.</p><p>Vado oltre, faccio zapping, cerco ancora notizie sulla crisi ma in Tv sembra esserci la gara a chi la racconta più genericamente. Mi rifugio su <strong>Rai News</strong>. Il canale è evidentemente portato avanti con “due patate e una cipolla” come avrebbe detto il mio amico buonanima Gianfranco Funari, cioè con un budget minimo, ma le notizie provano a darle. E trovo la giornalista che chiede al vice direttore di<em> Milano Finanza</em> se secondo lui i media italiani stanno informando adeguatamente sulla situazione economica. Dopo aver sfogliato accuratamente tutti i canali a disposizione del telecomando, trovo la domanda pertinente. La risposta invece, per i miei gusti, gira attorno.</p><p>Il tutto mi stupisce perché in quei giorni la Bbc dice <em>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bbc.co.uk/news/business-14401412" target="_blank">Italy is bound to default</a></span>”</em><em>. </em>Significa che siamo <strong>sull’orlo del disastro</strong>.</p><p>Cosa si dice fuori dal nostro Paese? Che mentre fino a pochi mesi fa gli investitori internazionali erano abbastanza rilassati sulla questione del debito italiano, nonostante fosse il secondo più alto d’Europa, adesso non lo sono più e il Belpaese ha bisogno di essere sponsorizzato degli altri leader europei per essere credibile. In pratica è solo nel sistema Europa, il quale abbraccia Paesi più forti, a tutelarci. Secondo gli osservatori &#8211; non solo inglesi &#8211; l’Italia come la Spagna, la Grecia e il Portogallo, <strong>non ha più il futuro sotto il proprio diretto controllo</strong>. <em>Sbang!</em></p><p>Guardando ai numeri, abbiamo un <strong>debito del 120% del Pil</strong>, che rappresenta il 23% di tutto il debito della zona euro. Il Fondo Monetario Internazionale calcola che nel 2012 il nostro Paese avrà bisogno di raccogliere un importo equivalente al 20% del Pil, solo per rifinanziare il debito in scadenza. In pratica nella seconda metà di quest’anno,<strong> bisogna raccogliere 237 miliardi di euro</strong> dai mercati mentre nel 2012 sarà necessario recuperarne altri 296. Secondo la Bbc, e giusto per avere un’idea chiara, la Spagna deve trovarne “solo” 150 per quest’anno e 159 per l’anno prossimo.</p><p>L&#8217;Italia ha ancora il grande vantaggio di non aver avuto una bolla del debito privato, come è accaduto ad altri, ma gli osservatori sostengono che gestire il nostro debito sia molto più difficile perché implica che le misure di austerità varate dal Governo siano attuate correttamente. All’estero la fiducia che Berlusconi possa farlo è al lumicino. È il <strong>vuoto politico</strong> che spaventa forse di più.</p><p>Il telecomando delle mie vacanze estive mi sembra un carciofo loffio. Non mi serve a niente. Non mi dà il potere di<strong> capire cosa accade davvero </strong>nel mio Paese. Mi sembra così ingiusto e poco democratico. Mi sembra un nemico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/01/il-vero-nemico-dellitalia-e-la-sua-tv-2/154650/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>50</slash:comments> </item> <item><title>Com&#8217;è difficile raccontare l&#8217;uranio impoverito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/come-difficile-raccontare-luranio-impoverito/118581/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/come-difficile-raccontare-luranio-impoverito/118581/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Jun 2011 15:22:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Antonello Taurino]]></category> <category><![CDATA[cancro]]></category> <category><![CDATA[militari]]></category> <category><![CDATA[morti]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category> <category><![CDATA[uranio impoverito]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118581</guid> <description><![CDATA[L&#8217;uranio impoverito è uno dei materiali di scarto della raffinazione dell&#8217;uranio naturale e viene impiegato per alcuni tipi di armi a uso militare. Questi oggetti esplosivi sono costituiti da materiale radioattivo non fissile &#8211; che quindi non può esplodere con reazione nucleare a catena – trattato in modo da risultare molto volatile. Viene poi associato a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;uranio impoverito</strong> è uno dei materiali di scarto della raffinazione dell&#8217;uranio naturale e viene impiegato per alcuni tipi di armi a uso militare. Questi oggetti esplosivi sono costituiti da materiale radioattivo non fissile &#8211; che quindi non può esplodere con reazione nucleare a catena – trattato in modo da risultare molto volatile. Viene poi associato a una carica esplosiva convenzionale, di potenza anche modesta, finendo per disperdere materiale radioattivo nell’ambiente al momento dell’impatto con l’obiettivo. I proiettili all’uranio impoverito possono definirsi a tutti gli effetti – tranne che quello legale – delle <strong>piccole atomiche</strong> per la capacità di avvelenare persone e ambiente.</p><p>Questo materiale è usato comunemente per due motivi: uno, è un prodotto di scarto quindi costa meno, due, rende più pesante il proiettile e quindi risulta più potente al momento dell’impatto. Il problema è che oltre a uccidere chi colpisce, uccide anche chi spara. Di una morte diversa però, agonica, lunga. Che si consuma in stanze bianche di ospedale, dopo molte iniezioni di medicina chemioterapica, dopo aver perso i capelli, i denti, la forza dei muscoli e delle ossa. Insomma morte da<strong> cancro aggressivo</strong>.</p><p>L&#8217;uranio impoverito è stato usato nelle “missioni di pace” cui hanno partecipato i soldati italiani nei Balcani, in Afghanistan e in Iraq. E ha già ucciso, oltre alla popolazione autoctona, <strong>più di 190 giovani militari </strong>mentre oltre 2.500 stanno lottando fra la vita e la morte, per guarire. E non dimentichiamo chi si ammala “stranamente” in Italia, perché vive <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/posti-di-lavoro-o-tumori-il-dilemma-di-quirra/102689/" target="_blank">vicino ai poligoni di tiro</a></span>.</p><p>Nel 2001, il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia Carla Del Ponte spinse affinché i bombardamenti all’uranio impoverito della Nato nei Balcani venissero considerati crimini di guerra. La sua posizione, però, non passò per la<strong> mancanza di un trattato ufficiale</strong> che bandisse questo tipo di armi (che invece esiste ad esempio per quelle chimiche e batteriologiche) e di leggi internazionali che ne vietassero l’uso.</p><p><strong>Antonello Taurino</strong> ha il piglio del saltimbanco, anche se fare l’attore comico per lui a volte è faticoso. Non ama certa politica del teatro: chi conosci, chi voti, le mafiette. Non fa “l’amicone”, non sa “brigare”. Un giorno s’imbatte per caso nella vicenda dell’uranio impoverito. Un ragazzo del suo paese, amico d’infanzia militare tornato dal Kosovo con problemi alla tiroide, gli racconta una storia che fa gelare il sangue. Fino a quel momento aveva letto solo qualche notizia confusa sui giornali. All’improvviso scopre una realtà nascosta e vuole capire, saperne di più.</p><p>Inizia a informarsi e a chiedersi: perché quel militare cita un dato che contrasta con quella sentenza? Perché quella pubblicazione scientifica dimostra la tesi opposta alle dichiarazioni di quel politico? Intraprende una ricerca personale che dura due anni e mezzo. E man mano che approfondisce sente prepotente il desiderio di raccontare questa storia. È un’onda che affiora dalla coscienza e sbatte forte contro gli scogli delle sue convinzioni, levigandole e affinandole, attraverso la presa di consapevolezza. In un certo senso <strong>apre gli occhi</strong>.</p><p>Così scrive un testo e debutta, col titolo <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/video/video.php?v=10150186575877416&amp;oid=200608623309524&amp;comments" target="_blank"><strong>Miles gloriosus… ovvero morire d’uranio impoverito</strong></a></span></em>, il 16 maggio 2011 al Teatro della Cooperativa di Milano insieme al musicista Orazio Attanasio. Prima del debutto<strong> </strong>fa delle date di prova in centri sociali, circoli Arci, alla presenza di amici. A inizio aprile, durante una di queste date, Antonello viene avvicinato da un uomo. È il parente di una vittima che gli chiede di replicare lo spettacolo nella sua città. Antonello accetta con piacere. L’accordo con l’assessore locale si trova per una serata di giugno, proprio nei giorni del voto referendario, quando gli italiani dovranno esprimersi anche sulle centrali nucleari. E in Puglia, nella sua Puglia.</p><p>Ma accade che un <strong>eminente politico locale </strong>sconsiglia all’assessore in questione di fare lo spettacolo. Il motivo? La violazione della segretezza dei lavori dell’attuale Commissione parlamentare. Ma la motivazione non regge, perché lo spettacolo si basa su dati estrapolati da pubblicazioni scientifiche, testi già editi o resoconti delle sedute della Commissione stessa pubblicati sul sito del Senato. Il “consiglio” però sembra aver avuto i suoi effetti dissuasivi, perciò<strong> la data salta</strong>. Ora, il politico in questione pare dichiari di non essersi mai espresso contro lo spettacolo; la sensazione di Antonello è che però “il messaggio sia passato” perché iniziano a dirgli che non si può andare in scena per problemi tecnici, motivazione mai addotta prima.</p><p>Niente paura: il nostro saltimbanco è<em> de coccio </em>e<strong> non si arrende</strong>. Sente che lo deve a se stesso, ma soprattutto a tutte le vittime e i parenti delle vittime che in questi anni di ricerca ha incontrato, ai quali ha stretto la mano. Il momento forse più intenso di questa ricerca è stato quando il padre di un militare deceduto gli ha detto col cuore a pezzi: <em>“Avrei preferito che fosse morto a Nassiriya”</em>. Il dolore insopportabile di chi ama, che quasi avrebbe preferito una morte veloce che vedere il proprio figlio consumarsi giorno dopo giorno in un letto d’ospedale.</p><p>Allora ve lo racconto io lo spettacolo. Si svolge su due livelli: il primo è la vicenda dei <strong>soldati morti</strong> a seguito delle missioni di pace degli anni ’90. Il secondo, più leggero, è la storia di due teatranti un po’ cialtroni che faticano a lavorare come artisti e ripiegano suonando ai matrimoni. Ma i due, con l’aspirazione a “riportare nelle sale il teatro civile” cercano la tragedia “libera” da raccontare, su cui i grandi del “teatro civile” &#8211; Baliani, Celestini e Paolini &#8211; non abbiano ancora fatto uno spettacolo. Ardua impresa. Ce la faranno?</p><p>Se v’interessa va in scena il <strong>domenica 26 giugno </strong>al Leoncavallo di Milano. Alla faccia di chi ci vuole male.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/come-difficile-raccontare-luranio-impoverito/118581/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> <item><title>Napoli sommersa da un&#8217;Onda libera</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/napoli-sommersa-da-unonda-libera/116700/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/napoli-sommersa-da-unonda-libera/116700/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Jun 2011 10:46:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Modena City Ramblers]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category> <category><![CDATA[Onda Libera]]></category> <category><![CDATA[rete]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116700</guid> <description><![CDATA[Felice è figlio del suo tempo, cui va incontro a grandi falcate. A 25 anni è uno di quei giovani cresciuti nell’era dei social network e della Rete “senza padroni”. E sa benissimo cos’è il giornalismo “fatto dal basso”. Questione generazionale. E mentre la mattina scarpina per arrivare alla Federico II di Napoli dove studia Scienze...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Felice è figlio del suo tempo, cui va incontro a grandi falcate. A 25 anni è uno di quei giovani cresciuti nell’era dei social network e della Rete “senza padroni”. E sa benissimo cos’è il <strong>giornalismo “fatto dal basso”</strong>. Questione generazionale. E mentre la mattina scarpina per arrivare alla Federico II di Napoli dove studia Scienze Politiche, sogna di diventare giornalista. Non li limita però solo a sognare. Grazie a stage e collaborazioni varie, riesce infatti a ottenere il tesserino di pubblicista.</p><p>Il quadro dell’<strong>Italia che rimanda certa Tv </strong>non gli piace per niente. Inchieste giornalistiche considerate scomode da chi governa, immigrati dipinti come un problema. Le immigrate un po&#8217; meno. I Simpson che sono più credibili del Tg di Minzolini. Emilio Fede ancora direttore di una testata giornalistica. E chi protesta è comunista e i giovani sono bamboccioni e le intercettazioni non servono a nulla. Un Paese, l’Italia, dove il premier telefona in diretta in Tv. Ma poi riattacca. Dove la guerra è missione di pace. Dove le tasse ammazzano solo gli onesti.</p><p>Felice vorrebbe per il suo Paese un futuro diverso. Voci dai quartieri che si alzano e rompono il brusio per diventare parola aperta e chiara, megafono di aspirazioni e nuove maniere di stare insieme. Vorrebbe anche<strong> un modo di fare notizia diverso</strong>. Nei grandi network, gli sembra che tutto sia congelato. In un perenne, monocromatico, fermo immagine.</p><p>Nella Rete, invece, Felice ritrova i colori del confronto aperto. E questo lo incita irrefrenabilmente a dare il suo contributo, per provare a far fare un giro di boa all’informazione che non gli piace. Ma come? Ci pensa e ci ripensa e poi arriva l’idea: perché non creare un medium aperto a giovani e studenti, liberi cittadini e lavoratori precari? Uno strumento che contenga un giornale online, una web-radio, una Tv in Rete. Uno spazio dedicato a scuola, università, lavoro, ambiente, storia, Costituzione, immigrazione, cinema, musica, diritti umani. Come chiamarlo? <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ondaliberatv.it" target="_blank">Onda Libera</a></span></em></strong>, decide subito. Come il titolo di una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=pb-X9o7_IBI" target="_blank">canzone dei Modena City Ramblers</a></span> che fa così: <em>“È un’onda che si allunga / Come quando l’aria annuncia il temporale / Un’energia che sale e si diffonde / E non la si può fermare (…) / Onda libera, onda libera! Libera frequenza, libera esperienza”</em>.</p><p>Certo, il progetto è difficile da realizzare e partire senza soldi non è certo la condizione ideale. Ma è un dato di fatto col quale convivere e allora Felice si rimbocca le maniche. Inizia a parlare prima con un amico, poi con due, poi con tre. Arriva a <strong>quindici </strong>tra redattori, collaboratori e simpatizzanti. Tutti giovanissimi. Non tutti aspiranti giornalisti ma pieni di voglia di raccontare la realtà in cui vivono. Quella che troppo spesso vedono oscurata sui grandi media. La notizie arrivano loro da <strong>canali alternativi</strong>: la Rete, i lettori, gli amici di <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/pages/Onda-Libera-web-tv/166802853361872" target="_blank">Facebook</a></span> sparsi in tutta Italia.</p><p>Non hanno una sede. Come quelle band “almost famous” che si chiudono nella prima cantina disponibile per fare le prove. Le riunioni fiume sono a casa di Felice, con la mamma che prepara litri di caffé. Il loro punto di riferimento è la strada. Luogo d’incontro e relazione, scambio e partecipazione e, almeno una volta a settimana, escono muniti di videocamera e intervistano la gente. Il più delle volte a Napoli. Argomenti di discussione tanti. Dal referendum sull&#8217;acqua e il nucleare alla legge sulla giustizia, dalla riforma universitaria alle domande imbarazzanti e divertenti sul sesso. <strong>Stare tra la gente </strong>è il loro “centro di gravità permanente”. E non vogliono mollarlo per niente al mondo. Giovani sempre.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/napoli-sommersa-da-unonda-libera/116700/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; tutta colpa di Pisapia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/e-tutta-colpa-di-pisapia/113401/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/e-tutta-colpa-di-pisapia/113401/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 May 2011 11:09:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[campagna elettorale]]></category> <category><![CDATA[È tutta colpa di Pisapia]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2011 Milano]]></category> <category><![CDATA[Facebook]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[Letizia Moratti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=113401</guid> <description><![CDATA[In questi giorni il Web in Italia è protagonista di un’interessante novità nella comunicazione politica. Non si tratta di una vera e propria innovazione nell’ambito del linguaggio on line, bensì di un adattamento dei tormentoni che girano su Internet a una campagna elettorale. Ed è qui il principale l’elemento di novità che però non rimane...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni il Web in Italia è protagonista di un’interessante novità nella <strong>comunicazione politica</strong>. Non si tratta di una vera e propria innovazione nell’ambito del linguaggio on line, bensì di un adattamento dei tormentoni che girano su Internet a una campagna elettorale. Ed è qui il principale l’elemento di novità che però non rimane il solo.</p><p>Entriamo nel merito della questione. Siamo a Milano, dove il confronto fra <strong>Giuliano Pisapia</strong> e la sindaca uscente Letizia Moratti è serratissimo. In gioco non c’è solo la gestione della città ma anche la tenuta generale del Governo Berlusconi IV. Il centrodestra, in deciso svantaggio, come ha deciso di recuperare voti? Dando di volta in volta al candidato del centrosinistra dell’<em>&#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/10/milano-musicisti-in-campo-per-i-candidativalerio-scanu-sfida-roberto-vecchioni/110264/" target="_blank">estremista</a></span>&#8220;</em> (Moratti), del <em>&#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/milano-bossi-pisapia-e-matto/112314/" target="_blank">matto</a></span>&#8220;</em> (Bossi) ma anche dell’abile convertitore religioso, come non se ne vedevano dai tempi del Basso Medioevo: <em>“<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/milano-berlusconi-con-sinistra-sara-citta-islamica/113078/" target="_blank">Con Pisapia Milano sarà una città islamica</a></span>”</em> (Berlusconi). E non mancano ovviamente le dichiarazioni più colorite come <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://tg24.sky.it/tg24/politica/2011/05/23/borghezio_al_qaeda_contenta_se_vince_pisapia_video_youtube_lega_nord.html" target="_blank">quella di Mario Borghezio</a></span> (Lega Nord): <em>&#8220;Non ci sono dubbi che i fondamentalisti islamici, in primis Al Qaeda e lo stesso Al Zawahiri, sarebbero felicissimi se a Milano la Lega dovesse perdere e Pisapia diventasse sindaco&#8221;</em>. Addirittura il sostegno di Al Qaeda a Giuliano Pisapia!</p><p>Ma come ha reagito il popolo della rete? In un modo a dir poco esilarante. Su Facebook è stata aperta una pagina dal titolo <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="https://www.facebook.com/pages/E-tutta-colpa-di-Pisapia/203365593032087" target="_blank">È tutta colpa di Pisapia</a></strong></span> nella quale i suoi sostenitori fanno a gara a chi la spara più grossa, sul modello di un tormentone che qualche tempo fa girava sull’attore americano Chuck Norris. Qualche esempio? <em>“Pisapia gestisce la raccolta differenziata a Napoli”</em>,<em> “Pisapia è così comunista che da bambino si addentava”</em>, <em>“Pisapia governava Sodoma e Gomorra, ora vuole Milano”, “Se non stai attento, Pisapia ti mette il guttalax nel gelato”, “Pisapia ti ruba il parcheggio che avevi adocchiato”, “Mentre Dio provava a farci a sua immagine e somiglianza, Pisapia lo distraeva”, “Pisapia fa attraversare le vecchiette e poi nel bel mezzo dell&#8217;incrocio scappa e le lascia da sole”, “Gheddafi si nasconde a casa di Pisapia!”</em>.</p><p>Leggere le battute della gente, una dietro l’altra, è uno spasso. A oggi sono quasi 50 mila le “persone cui piace questo elemento” e crescono di minuto in minuto. Un altro modo per dire: voti. È la prima volta che i sostenitori reagiscono alle provocazioni degli avversari politici seppellendo di feroce ironia il proprio candidato preferito. L’esaltazione della negatività di Pisapia ottiene l’effetto opposto:<strong> sminuire le critiche</strong> che gli vengono rivolte. D’altronde fra quelle vere e quelle false a volte è difficile distinguere. Qualche anno fa anche i manifesti elettorali di Berlusconi furono presi di mira. Ricordate il <em>“presidente operaio”</em> o il <em>“meno tasse per tutti”</em>? Ma non dai suoi stessi sostenitori. E qui la differenza diventa sostanziale. Purtroppo tutto questo ha un retrogusto amaro che diventa il sapore principale di questa campagna elettorale: di soluzioni alla degenerazione economica e sociale del Paese, ben evidente nell’ultimo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/pil-istat-italia-fanalino-di-coda-delluecrescita-peggiore-di-tutti-nellultimo-decennio/113064/" target="_blank">rapporto annuale Istat</a></span>, nessuna traccia. Ed è ovviamente a chi governa da qualche anno che si chiede principalmente il conto di tutto questo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/e-tutta-colpa-di-pisapia/113401/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>45</slash:comments> </item> <item><title>I quattro amici al bar della Valsugana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/06/i-quattro-amici-al-bar-della-valsugana/109489/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/06/i-quattro-amici-al-bar-della-valsugana/109489/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 May 2011 14:54:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[associazione criminale]]></category> <category><![CDATA[Bosnia Herzegovina]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Levico Terme]]></category> <category><![CDATA[Trentino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=109489</guid> <description><![CDATA[Levico Terme è un paesino di 7444 abitanti sul punto più alto della Valsugana, a 22 km da Trento, in quella provincia autonoma che Il Sole 24 Ore ha incoronato la più vivibile d&#8217;Italia, appena dietro Bolzano. Kristian, Mauro, Francesco e Tommaso, nel 2005 s&#8217;incontrano spesso la sera al baretto del paese e si sentono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Levico Terme</strong> è un paesino di 7444 abitanti sul punto più alto della Valsugana, a 22 km da Trento, in quella provincia autonoma che<em> Il Sole 24 Ore </em>ha incoronato la più vivibile d&#8217;Italia, appena dietro Bolzano. Kristian, Mauro, Francesco e Tommaso, nel 2005 s&#8217;incontrano spesso la sera al baretto del paese e si sentono come nella canzone di Gino Paoli,<strong> quattro amici al bar</strong>. Nel freddo inverno di quell&#8217;anno sognano a occhi aperti, come solo l&#8217;adolescenza sa concedere. E con quelle temperature i loro sogni si chiamano sole, mare, vacanza. Ma bisogna ancora aspettare dei mesi prima di godere della bella stagione. E nel frattempo?</p><p><em>&#8220;Ehi, perchè non organizzaimo un torneo di calcetto&#8221;</em> fa uno. E l&#8217;altro:<em> &#8220;Almeno ci riscaldiamo!&#8221;</em> I quattro amici al bar vanno oltre e parlano e parlano e iniziano a desiderare spontaneamente di vivacizzare la realtà della loro zona, promuovere le idee dei loro coetanei, organizzare magari eventi interessanti. Sono così i giovani, capaci di aspirazioni esponenziali. Qualcuno butta lì sul tavolo: <em>&#8220;Perchè non creiamo<strong> un&#8217;associazione giovanile</strong>?&#8221;<br /> </em><br /> Certo, mica è cosí facile, ci vogliono mesi e mesi di organizzazione per la parte burocratica e molte risorse economiche che ovviamente nessuno di loro possiede. Ma non vogliono scoraggiarsi. Iniziano a risparmiare sulle loro piccole spese e usano quei risparmi per autofinanziarsi. Ce la fanno, riescono a mettere nero su bianco i loro propositi e l&#8217;associazione si chiama <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.assmondogiovani.it/" target="_blank">Mondo Giovani</a></span></strong>. Omen nomen. Iniziano riunioni, incontri, tesseramenti, richieste di autorizzazioni, promozione, ricerca di ulteriori fondi, magari da parte di veri e propri sponsor… E la prima cosa che riescono a organizzare è quella famosa partita di calcetto immaginata al baretto in una fredda sera d&#8217;inverno. D&#8217;altronde bisogna pensare globale ma agire locale. E stare coi piedi per terra.</p><p>L&#8217;associazione cresce, non si arrende alle difficoltà che incontra e vince vari riconoscimenti sia da parte dell&#8217;amministrazione comunale di Levico Terme che della Provincia Autonoma di Trento. Organizzano un <strong>viaggio in Bosnia Herzegovina</strong>, fra le piaghe della guerra che ha scolvolto i Balcani negli anni novanta. Di quelle atrocità i ragazzi di Levico ricordano solo i servizi al telegiornale delle 20 ma ora hanno l&#8217;occasione di capire e di far capire cosa è successo. L&#8217;iniziativa diventa un percorso di memoria sull’emigrazione trentina della fine dell&#8217;800 in Bosnia e sulla guerra dei Balcani. Per una settimana, quei giovani si buttano in un viaggio autunnale alla scoperta della regione, seguendo le tracce del conflitto civile. Visitano Prijedor, Mostar, Sarajevo, Srebrenica e la comunità trentina di Stivor, incontrano i loro coetanei, segnati dall&#8217;esperienza del baratro sociale. Si gemellano con l&#8217;associazione giovanile Cuore Puro di Prijedor. S&#8217;incontreranno ancora, le loro mani rimangono solidarmente avvinghiate.</p><p>Da quella partita di calcetto di strada ne hanno fatta i quattro amici al bar. Sono tante le iniziative per migliorare la qualità della vita dei giovani di Levico che Mondo Giovani ha realizzato e molte ancora sono in cantiere. Massimiliano ha 16 anni quando nasce l&#8217;associazione e viene contagiato dall&#8217;entusiasmo di questi ragazzi cosí attivi. Ne ha 19 quando decide d&#8217;impegnarsi concretamente col gruppo, iniziando anche a collaborare con un <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lavalsugana.it/la-redazione/item/180-massimiliano-osler.html" target="_blank">magazine online</a></span> </strong>della Valsugana. Ne ha 22 quando diventa presidente di Mondo Giovani.<em> &#8220;La mia speranza</em> &#8211; afferma orgoglioso &#8211; <em>è che l&#8217;associazione continui a esistere anche dopo il gruppo storico, con la forza e la passione di nuovi giovani&#8221;</em>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/06/i-quattro-amici-al-bar-della-valsugana/109489/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Terroni e polentoni uniti per la legalità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/terroni-e-polentoni-uniti-per-la-legalita/104748/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/terroni-e-polentoni-uniti-per-la-legalita/104748/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Apr 2011 15:50:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[ammazzateci tutti]]></category> <category><![CDATA[Antonino Scopelliti]]></category> <category><![CDATA[ndrangheta]]></category> <category><![CDATA[Sud]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=104748</guid> <description><![CDATA[Massimo nasce 23 anni fa al Nord. A Busto Arsizio precisamente, 80mila abitanti fra Varese e Milano. Sua madre però è pugliese e suo padre siciliano e fin da piccolo soffre di una strana sindrome emotiva: gli manca il Sud. Così presente nel cibo che prepara sua madre, così assente nelle sue giornate uggiose. Quel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Massimo nasce 23 anni fa al Nord. A Busto Arsizio precisamente, 80mila abitanti fra Varese e Milano. Sua madre però è pugliese e suo padre siciliano e fin da piccolo soffre di una strana sindrome emotiva: <strong>gli manca il Sud</strong>. Così presente nel cibo che prepara sua madre, così assente nelle sue giornate uggiose. Quel Sud gli brucia dentro come un amore non corrisposto. Quando ci va per le vacanze estive, rinasce. Per i suoi cugini di &#8216;giù&#8217; è &#8216;ilpolentone&#8217;, per i suoi compagni di scuola bustocchi è &#8216;il terrone&#8217;. Ma non gli dispiace, in entrambe le definizioni sente un pezzo di sé.</p><p>A quindici anni è abbastanza grande da andare in vacanza in quel Sud che lo attrae da solo, ospite dei suoi parenti. Il sole palermitano lo accoglie come un figliol prodigo. Per tutta l&#8217;adolescenza, durante l&#8217;estate, Massimo è siciliano. Incomincia a prendere l&#8217;accento, a fare amicizie al di fuori dell&#8217;ambito familiare, a confrontarsi con i ragazzi della sua età che vivono in un posto tanto diverso dal suo. Inizia a capire cos&#8217;è la Mafia e soprattutto a <strong>percepirne la presenza</strong>. Nel 2005 Massimo ha 18 anni. È il momento in cui prendono forma i social network, i forum online, i blog. Inizia con un amico a seguire lo spazio in rete di Beppe Grillo e a pensare di realizzarne uno suo. Lui e il suo amico vogliono esprimersi, scrivere cosa pensano sulla società che li circonda e così &#8220;Liberi di pensare&#8221; diventa il loro blog.</p><p>Ma a Massimo non basta, vuole fare di più e per caso scopre che esiste la possibilità di creare un&#8217;associazione culturale. &#8220;<em>Io e i miei amici del blog la vogliamo, la desideriamo, incominciamo a fantasticare su un luogo di scambio di idee, un laboratorio culturale costante che possa permettere ai giovani di Busto Arsizio di confrontarsi e di risvegliarsi dal torpore e dalla monotonia della vita diprovincia. Decidiamo di farlo</em>&#8220;. L&#8217;anno dopo è cruciale: il blog si trasforma in un&#8217;associazione e Massimo incontra per la prima volta in un convegno a Milano il ventenne <strong>Aldo Pecora</strong> che ha fondato da poco il movimento <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ammazzatecitutti.org/" target="_blank">Ammazzateci Tutti</a></span>. Questo ragazzo poco più grande di lui che racconta la sua storia di denuncia della &#8216;Ndrangheta, lo colpisce duro al petto. Con lui ci sono Marco Travaglio, Gherardo Colombo e il giudice Giancarlo Caselli. Sentirli parlare gli cambia le prospettive o meglio, le focalizza ulteriormente. Massimo inizia a organizzare incontri nella sua città per aprire gli occhi sulla criminalità organizzata. Invita prima Marco Travaglio, poi organizza nel suo liceo un incontro con Aldo Pecora che quel giorno dice &#8220;<em>La mafia è anche qui in Lombardia, io vi chiamo alle armi per creare gli anticorpi per combatterla&#8221;</em>. Le armi di cui parla sono naturalmente quelle non violente dell&#8217;<strong>educazione alla legalità</strong>. Massimo non sente altro impeto che rispondere alla chiamata. L&#8217;anno successivo partecipa al primo meeting dei giovani contro la crimimalità, organizzato da Ammazzateci Tutti, in ricordo del giudice martire di Mafia, Antonino Scopelliti. <strong>Lì avviene il vero cambiamento</strong>: &#8220;<em>Sono stati i ragazzi calabresi e di tutto il Sud Italia a mostrarmi la forza e la voglia di riscatto e a trasmettermi la passione. Soprattutto la voglia di non essere soli ma tutti uniti in questa dura e lunga, ma possibile, battaglia. Lo scopo finale è cambiare questa società, migliorarla, o almeno cercare di farlo&#8221;</em>.</p><p>Oggi Massimo è coordinatore per la Lombardia di Ammazzateci Tutti. Lo scorso 29 marzo nella sua città sono stati arrestati cinque presunti componenti del Clan Madonia di Gela; sempre a Busto Arstizio è in corso il processo Bad Boys che vede imputati diversi esponenti della locale ‘Ndrangheta Lonate Pozzolo-Legnano. L&#8217;11 aprile di quest&#8217;anno, l’appuntamento che per quattro anni si è svolto a Reggio Calabria in concomitanza con l’anniversario della morte del giudice <strong>Antonino Scopelliti</strong>, si è spostato a Busto Arsizio dove 3500 studenti hanno manifestato contro la criminalità organizzata. Ma il lavoro dei giovani di Ammazzateci Tutti rimane certosino, si concentra su piccoli passi quotidiani con progetti culturali nelle scuole. E in questo modo sta crescendo. In Puglia, Silvia, a soli quattordici anni, ha aperto il coordinamento del movimento, legge i giornali, commenta e s&#8217;indigna sulle leggi che reputa ingiuste. Silvia è riuscita a far intitolare una via di Bari a Scopelliti.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/terroni-e-polentoni-uniti-per-la-legalita/104748/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Senza banda larga a causa del monopolio Tv?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/15/senza-banda-larga-a-causa-del-monopolio-tv/97680/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/15/senza-banda-larga-a-causa-del-monopolio-tv/97680/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Mar 2011 08:39:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[banda larga]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=97680</guid> <description><![CDATA[Non per dover pensare male a tutti i costi, ma secondo voi perché l’Italia, in una ricerca effettuata dalla prestigiosa Università di Oxford, risulta al 26° posto per lo sviluppo della cosiddetta banda larga? Siamo preceduti da Romania, Grecia, Bulgaria, Ungheria, Repubblica Ceca e ce la giochiamo al fotofinish con Polonia e Slovacchia. Io me...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non per dover pensare male a tutti i costi, ma secondo voi perché l’Italia, in una ricerca effettuata dalla prestigiosa Università di Oxford, risulta al 26° posto per lo sviluppo della cosiddetta <strong>banda larga</strong>? Siamo preceduti da Romania, Grecia, Bulgaria, Ungheria, Repubblica Ceca e ce la giochiamo al fotofinish con Polonia e Slovacchia.</p><p>Io me lo sono chiesto e ho trovato dei dati interessanti, se incrociati fra loro. Soprattutto e purtroppo, mi è venuto il sospetto che la politica italiana abbia scelto consapevolmente di tenere in vita se non uno zombie, quanto meno un Paese vecchio come il cucco.</p><p>Capito che a Bucarest si naviga meglio che a Milano, mi sono subito resa conto che non si tratta di un mero problema di competizione fra “chi è più veloce”, bensì una questione ben più spinosa: nel resto d’Europa la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell&#8217;economia di 850 miliardi di euro.<span style="text-decoration: underline;"> </span></p><p>In Italia invece, le speranze di avere internet veloce si sono ridotte al lumicino quando nel 2009 il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, <strong>Gianni Letta</strong>, ha dichiarato: «<em>I soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi</em>». Ma come? Se dai dati e dalle politiche europee emerge che è proprio investendo in questo tipo di tecnologie che si può venirne fuori?</p><p>C’è un altro aspetto che è di primaria importanza. Le grandi rivoluzioni nel mondo stanno avvenendo anche grazie allo sviluppo, soprattutto in Paesi difficili, di Internet. È indubbio che sia diventato strumento della cosiddetta democrazia decentralizzata o diretta, in base alla quale, tutti possono accedere alle informazioni e agire di conseguenza. Abbiamo assistito all’incredibile metamorfosi che ha portato comunità virtuali a riversarsi in carne e ossa per le strade e chiedere la libertà da regimi totalitari. Abbiamo avuto accesso alle esperienze e alle notizie di <strong>giovani rivoluzionari nel tentativo di rovesciare regimi</strong>. Abbiamo saputo come stavano gli amici giapponesi, quando, a poche ore dal terremoto, alle linee telefoniche in tilt solo la Rete è sopravvissuta. Abbiamo tastato la fragilità dei governi grazie a Wikileaks. Ed è internet che viene censurato per primo quando un regime teme di perdere potere.</p><p>Torniamo alla miope politica italiana degli ultimi tempi. I fondi bloccati “perché c’è la crisi”, avrebbero portato la banda larga 20 Megabit al 96% degli italiani entro il 2012 e 2 Megabit alla parte restante. Risolvendo così il problema della copertura e dei rallentamenti di connessione.</p><p>Ma è scartabellando fra i dati degli ascolti televisivi, che assale un dubbio atroce.</p><p>I ricercatori di Ipsos hanno effettuato un sondaggio fra trentamila famiglie italiane, per conto di Auditel. Secondo la ricerca, avere internet a casa, equivale a <strong>un’ora e ventuno minuti in meno davanti alla Tv</strong>. In particolare dalle 17 alle 23, quando insomma si torna a casa dall’ufficio o si finiscono i compiti. Inoltre i minuti sottratti alla Tv sarebbero destinati ad aumentare. I giovani sono in fuga dal piccolo schermo, al quale preferiscono – si può biasimarli? – l’ampiezza di stimoli “attivi” (perché implicano una ricerca individuale) che trovano su Internet.</p><p>E allora mi viene da pensare che ci sia la volontà di mantenere le persone incollate alle tre reti Rai e Mediaset il più possibile. Meno si va su Internet meno si prende coscienza di tante tematiche.</p><p>Che dietro i mancati finanziamenti alla banda larga si nasconda l’intenzione di non incentivare l’accesso alla pluralità d’informazioni? Che l’inaccettabile monopolio televisivo italiano stia remando contro, oltre che a una ripresa economica veloce, anche allo sviluppo delle coscienze nel Paese? Una vera democrazia di oggi non può accettare questo tipo di condizioni.</p><p>di Alessandra Sestito</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/15/senza-banda-larga-a-causa-del-monopolio-tv/97680/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> <item><title>Il Principe Azzurro è gay</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/07/il-principe-azzurro-e-gay/95845/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/07/il-principe-azzurro-e-gay/95845/#comments</comments> <pubDate>Mon, 07 Mar 2011 15:25:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[documentari]]></category> <category><![CDATA[gay]]></category> <category><![CDATA[Imma Battaglia]]></category> <category><![CDATA[india]]></category> <category><![CDATA[omosessuali]]></category> <category><![CDATA[producer]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=95845</guid> <description><![CDATA[Questa è la storia di una giovane donna di ventiquattro anni che attraversa mari e monti per incontrare il suo principe azzurro. Ma attenzione, non pensiate sia una favola convenzionale, è una storia dei nostri tempi. Perché il suo principe è gay. Roberta fin da giovanissima coltiva la passione per il cinema, la musica, le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la storia di una giovane donna di ventiquattro anni che attraversa mari e monti per incontrare il suo principe azzurro. Ma attenzione, non pensiate sia una favola convenzionale, è una storia dei nostri tempi. Perché il suo principe è <strong>gay</strong>.</p><p><strong>Roberta </strong>fin da giovanissima coltiva la passione per il cinema, la musica, le arti. Come tante sue coetanee. Finito il liceo a Milano, ne vuole fare un lavoro. Studia, s’impegna, si specializza in documentari e inizia a lavorare poco più che ventenne per una casa di produzione come figura junior. Inizia anche a soffrire, si scontra con un mondo di adulti che non le aprono certo le porte. La sua capa arriva a dirle a muso duro:<em> &#8220;Vuoi diventare una </em>executive producer<em>? Vuoi fare il mio lavoro? Peccato che non ce la farai mai, perché tu non hai il carattere, non sarai mai in grado!&#8221;</em></p><p>Roberta vorrebbe sprofondare sotto la coltre delle sue paure ma qualcosa le dice che no, non deve credere a quelle parole piene di sfiducia. Anche se la notte, certe volte, non riesce a dormire per la paura. Nessuno le spiega come migliorare nel lavoro: se fa bene è scontato, se fa male deve pagare a caro prezzo i suoi errori. Ma vuole diventare una professionista e decide di buttarsi nel buio: <strong>si licenzia</strong> per fare la <em>producer</em> come <em>free lance</em>. Pazza.</p><p>Un giorno, sfogliando le pagine de <em>L’Internazionale</em>, legge la storia di un <strong>principe indiano</strong> e sente <em>click</em> dentro. Si emoziona, la rilegge, rimane stregata. È la vicenda del rampollo di una famiglia reale che decide di fare <em>coming out</em> pubblicamente. Dopo questa scelta &#8211; a dir poco coraggiosa in un’India ancora intrisa di pregiudizi &#8211; viene letteralmente diseredato e diventa uno dei più importanti attivisti per i diritti civili dei gay nel suo Paese. È il suo coraggio a muovere il cuore di Roberta e non solo il suo cuore, perché decide di raccontare la sua storia con le immagini, documentare la sua battaglia contro il pregiudizio.</p><p><strong>E i soldi? </strong>All’inizio pensa di chiederli in famiglia. Ma dopo essersi licenziata, l&#8217;ultima cosa che il papà ha intenzione di fare, è finanziarla per andare a conoscere un principe indiano. Roberta lo capisce, ci pensa e ripensa, prova mille strade, finché un giorno il suo migliore amico, con uno slancio che solo il legame sincero fra due giovani può avere, le dice: ti aiuto io. D’altronde sognano da sempre di mostrare al mondo quello che i loro occhi di ventiquattrenni vedono.</p><p>Roberta scrive al principe e lui le risponde. Dopo un mese è su un aereo verso <strong>l’India</strong>. Parte insieme a Stella &#8211; sua cara amica regista di documentari &#8211; e un operatore. Esperienza fortissima. Roberta riesce a instaurare col principe un rapporto umano meraviglioso e in virtù di questo, lui le apre le porte del suo cuore, mostrandole sia la sua attività pubblica che la vita privata, senza filtri, senza interruzioni. È proprio un principe azzurro.</p><p>Una volta rientrata in Italia con un buon trailer, inizia a cercare un produttore per realizzare il lungometraggio.  Il feedback generale è positivo, ma nessuno sembra avere i soldi. Perché in Italia i documentari non si guardano, perchè c&#8217;è la crisi, perchè bla bla bla. Roberta non si arrende, cerca finanziamenti incessantemente, da privati, istituti, chiunque possa dare un contributo. Per un lungo anno è una sequela di <em>no</em>. A un certo punto però il vento gira in suo favore, la perseveranza la premia, si fa avanti un produttore, e riesce a incontrare<strong> Imma Battaglia</strong> &#8211; da sempre impegnata per i diritti dei gay &#8211; che crede nel progetto. E le riprese in India iniziano a ottobre del 2011!</p><p>Roberta ha realizzato il suo sogno.<em> &#8220;Sono stati tantissimi i momenti di sconforto</em> – dice -<em> e tanti quelli in cui mollavo il colpo e dicevo &#8216;forse non lo devo fare e basta&#8217; ma duravano pochissimo, perché poi naturalmente emergeva in me un desiderio enorme di portare a termine questo lavoro, verso il quale ho iniziato anche a sentire un senso di missione. Ormai è un <strong>patto tra me e il principe</strong>, io voglio che come me molte altre persone siano grate a lui per quello che sta facendo per i diritti civili e per la lotta contro l&#8217;HIV in un Paese come l’India&#8221;</em>.</p><p>In questo percorso alla scoperta di una “via umana” di usare il proprio talento, Roberta non è stata con le mani in mano. A dispetto di quello che le disse un giorno la sua ex capa, è diventata un’<strong>affermata <em>producer</em></strong><em> </em>di videoclip musicali, tra i quali l’ultimo dei Negramaro, un vero successo.</p><p><em>&#8220;E&#8217; l&#8217;estremo <strong>valore </strong>che diamo a tutto ciò che facciamo, a partire dalle persone che collaborano con noi, che ci fa ottenere risultati non mediocri </em>– dice col sorriso – <em>È questo tipo di valore che voglio portare avanti, a prescindere che sia il mio documentario, il videoclip dei Negramaro, un video di moda o un format televisivo&#8221;</em>.</p><p>A ventiquattro anni è arrivata alla consapevolezza di quanto le persone siano importanti. A quando il <strong>risveglio dei senior</strong>?</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/8BErNAUcAzU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>di Alessandra Sestito</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/07/il-principe-azzurro-e-gay/95845/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>29</slash:comments> </item> <item><title>Gol giovani e italiani.Ma contro di noi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/gol-giovani-e-italiani-ma-contro-di-noi/93989/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/gol-giovani-e-italiani-ma-contro-di-noi/93989/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 Feb 2011 14:34:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Arsenal]]></category> <category><![CDATA[Barcelona]]></category> <category><![CDATA[calciatori]]></category> <category><![CDATA[Calcio]]></category> <category><![CDATA[Gazzetta dello Sport]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Rossi]]></category> <category><![CDATA[londra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93989</guid> <description><![CDATA[Come a voler sottolineare con un matitone dalla punta grossa e colorata una volta di più come stiamo sbagliando tutto, la sorte ha voluto che a chiudere le due settimane nefaste delle squadre italiane nelle coppe europee fosse un gol di Giuseppe Rossi. Giovane, italiano, nazionale. Peccato che abbia segnato per il Villarreal. Contro il Napoli. Eliminandolo....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come a voler sottolineare con un matitone dalla punta grossa e colorata una volta di più come stiamo sbagliando tutto, la sorte ha voluto che a chiudere le due settimane nefaste delle squadre italiane nelle coppe europee fosse un gol di <strong>Giuseppe Rossi</strong>. Giovane, italiano, nazionale. Peccato che abbia segnato per il Villarreal. Contro il Napoli. Eliminandolo.</p><p>Franco Arturi, nella sua analisi di oggi sulla <em>Gazzetta dello Sport</em>, dice bene quando parla di <strong>flop venuto da lontano</strong>, sistemico, di come “<em>in nessun altro Paese calcisticamente evoluto si gioca in un clima così. Stadi invivibili, violenze striscianti, odi tribali, extraterritorialità delle curve, polemiche arbitrali, costanti, continua produzione di scandali, mancanza di sportività, nessuna coesione e senso collettivo.” </em>Quindi non solo un problema tecnico o tattico. E non solo un problema di giocatori, più o meno buoni, più o meno italiani. Nel dopo-Bosman è giusto e normale che Giuseppe Rossi giochi dove vuole e dove lo apprezzano.</p><p>Il gol del talentino del sottomarino giallo serve però per evidenziare un’altra falla gigante nel nostro sistema calcio (e del sistema Italia in generale): la <strong>scomparsa dei vivai</strong>, la programmazione di lungo periodo nulla e l’inesistente fiducia nei giovani. Però poi ci si spella le mani ad applaudire Barcelona-Arsenal caricando infiniti video su YouTube delle magie di Iniesta, Fabregas e compagni. E chiamando il giorno dopo i procuratori dei citati campioni mettendo sul piatto milioni di euro in un’ottica miope di intendere gli affari e il mercato.</p><p>Barcelona e Arsenal sono due delle squadre che giocano il miglior calcio d’Europa, da anni. E la loro forza parte da una programmazione lungimirante e meticolosa. Anche molto diversa tra loro, ma ugualmente incentrata sui giovani e sulla loro formazione e crescita. È storia nota che il Barcelona <strong>coltivi i suoi talenti in casa</strong>, formandoli, sostenendoli, investendo. Addirittura sette degli undici scesi in campo contro la squadra inglese sono cresciuti nella Cantera (otto se si conta anche l’allenatore, Guardiola, appena quarantenne). Wenger all’Arsenal opta per una strategia diversa. I talenti li va a scovare in giro per il mondo, <strong>li prende giovanissimi</strong>, li forma a Londra e dà loro fiducia e posto in squadra appena li vede pronti. Di tutto questo, da noi, quello che resta è lo sgomento di chi pensa che i ragazzi siano troppo giovani per andare all’estero. C’è chi grida al rapimento.</p><p>Eppure conosco migliaia di ragazzi che <strong>giovanissimi </strong>si sono trasferiti a Londra per lavorare al McDonald&#8217;s e fare esperienza, perchè mai non potrei farlo per giocare nella Premiership?!</p><p><em>di Matteo Fini </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/gol-giovani-e-italiani-ma-contro-di-noi/93989/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Il cane siamo noi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/i-ragazzi-del-cane-che-urina/93416/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/i-ragazzi-del-cane-che-urina/93416/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 Feb 2011 14:20:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[20 centesimi]]></category> <category><![CDATA[giornalismo]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[Puglia]]></category> <category><![CDATA[quotidiano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93416</guid> <description><![CDATA[Un cane che fa la pipì contro un lampione. Esegesi grafica della storica frase del grande giornalista statunitense Henry Louis Mencken (1880-1956): “Il rapporto tra un giornalista e il potere deve essere quello che c’è tra un cane e un lampione”. Questo mi ha fatto innamorare dei giovani che hanno inventato 20 centesimi. Questa storia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Un cane che fa la pipì contro un lampione. Esegesi grafica della storica frase del grande giornalista statunitense Henry Louis Mencken (1880-1956): <em>“Il rapporto tra un giornalista e il potere deve essere quello che c’è tra un cane e un lampione”</em>. Questo mi ha fatto innamorare dei giovani che hanno inventato<strong> <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/pages/20centesimi/269590188429" target="_blank">20 centesimi</a></span></em></strong>.</p><p>Questa storia nasce in Puglia. Terra strana e complessa, spaccata fra le catarsi collettiva della Taranta e gli ulivi secolari. Bruciata dal sole e dalla buona creanza. Una terra atipica del Sud, il cui governatore è dichiaratamente gay e arriva dalle fila di un partito quasi estinto. Un posto che non potrebbe esistere, se non esistesse già. E conficcati nel tacco di questo posto strampalato e stregato, vivono i giovani capitani coraggiosi di <em>20 centesimi</em>. È il <strong>Salento</strong>, <em>baby</em>.</p><p>Cosa si sono inventati? Un <strong>quotidiano d’opinione e d’inchiesta</strong>. Forse il primo in Italia con questo taglio editoriale. Sono in sette. Nel 2009 decidono di fondare una cooperativa dal nome evocativo: Laboratorio Giornalisti Indipendenti. Cinque di loro hanno meno di trent’anni. Francesco, il presidente, ne ha ventisette. Hanno l’ardire di creare qualcosa di nuovo, la loro cattedrale nel deserto. Fanno un investimento personale, giusto le spese di costituzione, fra i 50 e i 100 euro. E cercano sponsor. Ne trovano uno che garantisce i costi di stampa. La fonte di sostentamento è la pubblicità, con le vendite invece coprono la distribuzione. Decidono di tenere al minimo i loro rimborsi per far sì che il progetto cresca e si solidifichi.</p><p>All’inizio escono ogni quindici giorni, poi tentano l’impossibile: il passaggio a quotidiano. Ci riescono nel febbraio del 2010. Il logo: un cane che piscia contro il lampione. <strong><em>“Il cane siamo noi”</em> </strong>si dicono. Vogliono crescere come giornalisti indipendenti. Rimanere sempre giovani come sono in quel momento. Nel senso di coltivare uno spirito che arde e non si ferma davanti alle distorsioni del potere, e si fanno coraggio a vicenda. Ce la faranno?</p><p>All’inizio il giornale è composto da un solo foglio A3 color salmone, stampato ogni sera in redazione con una fotocopiatrice in bianco e nero. Ma – incredibile a dirsi &#8211;  riescono ad arrivare nelle edicole della loro città ogni mattina all’alba. Come fanno? Ognuno di loro, a turno, rimane in redazione per stampare <strong>2mila copie</strong> e per portare al distributore la paccata di fogli rosa. Romantico e folle. Mani sudate e notti insonni. La distribuzione li fa arrivare in tutte le edicole di Lecce e Brindisi. Il giornale è omonimo del prezzo di copertina.</p><p>La cosa più divertente di tutta questa storia è che il <strong>direttore </strong>ha sessant’anni. Ma è lui il dipendente della società editrice dei ragazzi. Sono i giovani a dargli lavoro. D’altronde, in redazione, sono tutti d’accordo che la gioventù non è un fatto puramente anagrafico. Quel “grande vecchio” è più pazzo di loro e lo rispettano come un maestro.</p><p>La città all’inizio è <strong>scettica</strong>. E poi quel cane quasi osceno in copertina… Il tentativo però è proporre una lettura di senso dei fatti politici, economici, sociali e culturali che animano (o non animano) il Salento e la Puglia. Cronaca non ne fanno. Sfacciati!</p><p>Oggi <em>20centesimi</em> è un giornale un po’ <strong>cult</strong>, che spacca le opinioni. I ragazzi del cane che piscia contro il potere sognano di passare a otto pagine e poi a sedici. E sognano ancora. Come solo i giovani sanno fare. <em>Chapeau.</p><p>di Alessandra Sestito </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/i-ragazzi-del-cane-che-urina/93416/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Fuori dagli schemi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/fuori-dagli-schemi/92809/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/fuori-dagli-schemi/92809/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Feb 2011 12:39:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[curriculum]]></category> <category><![CDATA[cv]]></category> <category><![CDATA[laurea]]></category> <category><![CDATA[mercato del lavoro]]></category> <category><![CDATA[passione]]></category> <category><![CDATA[stage]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92809</guid> <description><![CDATA[&#8220;Ma come faccio a scegliere tra questi curricula?? Sono tutti uguali!!&#8221; mi strilla Carola al telefono. Lavora in una importante agenzia di pubblicità e deve scegliere come coprire una posizione aperta. &#8220;Laurea, 110 e lode, masterino, sembrano fatti con lo stampo&#8221;, dice. &#8220;Da cosa dovrei capire che Pippo è meglio degli altri?&#8221; È naturale si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT"><em>&#8220;Ma come faccio a scegliere tra questi curricula?? Sono <strong>tutti uguali</strong>!!&#8221;</em> mi strilla Carola al telefono. Lavora in una importante agenzia di pubblicità e deve scegliere come coprire una posizione aperta. <em>&#8220;Laurea, 110 e lode, masterino, sembrano fatti con lo stampo&#8221;</em>, dice. <em>&#8220;Da cosa dovrei capire che Pippo è meglio degli altri?&#8221;<br /> </em><br /> È naturale si sia arrivati a questa situazione. Le <strong>riforme </strong>degli ultimi anni col mirabile intento di<em> “avere più diplomati e più laureati”</em> hanno, di fatto, devalorizzato il titolo di studio. La quantità a scapito della qualità. I programmi dei corsi sono stati tagliati col machete. Storia contemporanea, che erano 3000 pagine un tempo, oggi con un dispensone te la cavi, evvai! Chi non ha una laurea oggi? E pure con un voto alto. Missione compiuta quindi?</p><p>No. Abbiamo tutti più titoli, ma non più valore. E ci ritroviamo a <strong>competere per delle briciole</strong> in un mare, anzi in un acquario, pieno di pesci come noi. Uguali. Cosa ci differenzia? Perché dovrebbero scegliere me?</p><p>Mi è capitato molto spesso che alcuni studenti, presa la laurea triennale, mi chiedessero: <em>&#8220;Prof, e adesso a quale <strong>specialistica </strong>mi consiglia di iscrivermi?&#8221;</em>. <em>&#8220;Nessuna&#8221;</em>, rispondevo. Una forzatura, ovviamente, una provocazione. Ma avere qualche anno in più e il fatto di esserci già passato mi spinge a far riflettere sul senso di perseguire lungo un vicolo cieco. La nostra università ormai non forma e non apre porte e quindi perché aggiungere altri due anni di studio che oltretutto molto spesso ricalcano o poco più i tre anni appena passati? Per ottenere un altro titolo solo perché così fan tutti? L’università italiana è nel baratro, si insegna sempre meno e sempre peggio, ha senso perderci ulteriore tempo?</p><p>E poi, il fatto che si chieda un consiglio è già sintomo di qualcosa che non va.<br /> - <em>Sei quasi alla fine del tuo percorso di studi e ancora non sai cosa scegliere?&#8221;<br /> </em><em>- Eh lo so, è che a me piace Filosofia, ma penso di iscrivermi ad Economia perché dà più possibilità</em>.<br /> Sbagliatissimo. Non puoi sapere quali saranno le<strong> richieste del mercato</strong> in futuro. Ti giochi la possibilità di <strong>studiare quello che ti piace </strong>e presentarti tra due anni come un giovane filosofo carico, super competitivo, appassionato e con i controcazzi per la chimera che un altro percorso possa darti un lavoro. E magari ritrovarti tra due anni come un giovane economista debole e insicuro a competere contro centinaia di economisti carichi, super competitivi, appassionati e coi controcazzi.</p><p>Mi viene in mente la storia di <strong>Fabrizio</strong>. Dopo la triennale ha capito che il tempo perso era già stato troppo. Entrato in punta di piedi in una grossa multinazionale dell’informatica ha trovato <strong>sul campo</strong> tutti gli insegnamenti che cercava. Dopo due anni è account manager della stessa società e guarda col sorriso tutti i ragazzi che, sventolando il loro master, vengono a elemosinare un posto di stage. Gli hanno fatto credere che quella fosse la strada da seguire, l’unica e che non sarebbero stati delusi. Anzi, che anche questa sorta di mortificazione faccia parte del <em>percorso. </em>Non è così.</p><p>Fabrizio non è una statistica. Non lo sarebbero dieci Fabrizio e neanche mille. Fabrizio è una storia, uno spunto. Se ti accorgi che il sistema non funziona puoi decidere di seguirlo lo stesso. Oppure puoi provare a<strong> uscire dallo schema </strong>e cercare una tua strada.</p><p><em>di Matteo Fini </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/18/fuori-dagli-schemi/92809/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> <item><title>Un vecchio che credeva nei giovani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/un-vecchio-che-credeva-nei-giovani/91925/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/un-vecchio-che-credeva-nei-giovani/91925/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Feb 2011 11:18:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[extra omnes]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Funari]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[libertà di stampa]]></category> <category><![CDATA[marco travaglio]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91925</guid> <description><![CDATA[Voglio parlare della persona che ha creduto in me in quanto giovane lavoratrice. Voglio raccontarvi di Gianfranco Funari. Puntava sui giovani. Basti sapere che gli ultimi tempi, la sua strettissima redazione – una specie di crew che lo seguiva in tutto e per tutto &#8211; era composta da me, allora appena trentenne, Andrea di diciannove...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Voglio parlare della persona che ha creduto in me in quanto giovane lavoratrice. Voglio raccontarvi di <strong>Gianfranco Funari</strong>.</p><p><strong>Puntava sui giovani</strong>. Basti sapere che gli ultimi tempi, la sua strettissima redazione – una specie di crew che lo seguiva in tutto e per tutto &#8211; era composta da me, allora appena trentenne, Andrea di diciannove anni e l’altro Andrea di ventisette. Ovviamente il tutto supportato dalla sua fantastica ultima moglie, Morena, e da quello che definiva il suo “frangiflutti” Marco, che curava i rapporti col mondo “esterno alla crew”.</p><p>Funari era un cavallo pazzo, le sue opinioni non erano motivate da interessi politici e questo faceva arrabbiare sia la destra che la sinistra. Era un <strong>uomo libero</strong>, come dice la targa a lui dedicata in via degli Orti di Alibert in Trastevere a Roma. Eppure era cresciuto, professionalmente parlando, in quel marasma che era e che è la Tv italiana. Incancrenita sui <em>do ut des</em>. Una mosca (con la barba) bianca. Ti prendeva a lavorare se pensava che valessi qualcosa e se sopravvivevi al suo carattere. Incontenibile e istintivo, paterno e allo stesso tempo infantile. Era la prova vivente che le contraddizioni non corrispondono necessariamente a dicotomie.</p><p>Quando iniziai a lavorare con lui – arrivavo da Bologna a Milano con la mia valigia di sogni e difficoltà, desideravo il salto da una Tv regionale a una nazionale – non mi guardò né mi rivolse la parola per quattro mesi. Era come se non esistessi per lui. Ma io sentivo che si trattava comunque di una<strong> grande occasione</strong> per me. Lavoravo dietro le quinte, alacremente, convinta di poter raffinare la mia formazione accanto a lui. Il suo programma <em>Extra Omnes</em> su Odeon Tv era una zona franca, nella quale gli intellettuali si confrontavano apertamente e senza censure, al quale partecipava spesso <strong>Travaglio </strong>ancora non sdoganato da <em>Annozero</em>. Io osservavo e cercavo di apprendere.</p><p>Quando il programma finì, mandò tutti via. Tranne me. A quel punto iniziò un rapporto di lavoro e amicizia durato fino alla sua morte. Ogni tanto penso: <strong>chissà come se la riderebbe </strong>se vedesse che fine stanno facendo i tanti che lo hanno fatto soffrire, che gli hanno sbarrato la strada del mondo del lavoro perché era un cane sciolto.</p><p>Una volta suonò il campanello di casa Funari. Andai ad aprire. Era un tipo biondo, credevo fosse un venditore porta a porta e mi stavo accingendo a mandarlo via senza troppi giri di parole. Sentii dirmi dall’altra stanza: <em>&#8220;Fallo entrare!&#8221; </em>Perplessa, assecondai la richiesta. Vidi Gianfranco staccare un assegno di 500 euro e darglielo. L’uomo biondo disse grazie, lasciò un paio di tabloid formato quotidiano sul divano, e se ne andò. Guardai. Era il giornale del movimento Marxista-Leninista. Sorrisi.<em> &#8220;Perché?&#8221; </em>Chiesi. E Funari: <em>&#8220;Non prendono sovvenzioni dallo Stato, sono comunque <strong>una voce in più nell’informazione</strong>&#8220;</em>. Lezione. Non potrò mai dimenticarlo.</p><p>Ecco un esempio della libertà di Funari:<br /><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/-BKQ6tt18yA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>di Alessandra Sestito </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/un-vecchio-che-credeva-nei-giovani/91925/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Quanto contano i puntidi riferimento?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/quanto-contano-i-punti-di-riferimento/91046/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/quanto-contano-i-punti-di-riferimento/91046/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 Feb 2011 14:36:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category> <category><![CDATA[formazione]]></category> <category><![CDATA[Istat]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[occupazione]]></category> <category><![CDATA[studi]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91046</guid> <description><![CDATA[I nuovi dati Istat sull’occupazione giovanile sono un pugno allo stomaco: il 29% delle persone, fra i 15 e i 24 anni, in Italia, sono disoccupate. Non accadeva dal 2004. In Germania invece la situazione dell’occupazione migliora e a gennaio i senza lavoro sono diminuiti di 13.000 unità. Segno del fatto che la crisi esiste...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I nuovi dati Istat sull’<strong>occupazione giovanile</strong> sono un pugno allo stomaco: il 29% delle persone, fra i 15 e i 24 anni, in Italia, sono disoccupate. Non accadeva dal 2004. In Germania invece la situazione dell’occupazione migliora e a gennaio i senza lavoro sono diminuiti di 13.000 unità. Segno del fatto che la crisi esiste ma che la differenza la fanno le politiche che i vari Paesi attuano per risolvere il disagio sociale. Sorvolo sul commentare l’<strong>inesistenza di una strategia italiana</strong> in questo periodo, per evitarvi noia e ovvietà. È chiaro che sono altri i temi cari al Parlamento in questo momento. È come se la politica nostrana fosse attorcigliata su sé stessa e cercasse un modo per proteggersi, invece che pensare alle esigenze delle persone. C’è un peccato capitale che porta questo nome? Dovrebbe. Siamo abbastanza arrabbiati per questo? Lo verificheremo alle urne.</p><p>Il punto è che se si aspetta che le cose cambino dall’alto si può anche aspettare in eterno. E anche con questo bisogna, inevitabilmente, fare i conti. Che si fa, si aspetta la manna dal cielo o <strong>si reagisce</strong>? Personalmente preferisco la seconda ipotesi, ma ovviamente ognuno preferisce come crede.</p><p>Parlando con <strong>Luigi</strong>, 32 anni, di Milano, la cosa che più mi ha colpito è stato lo scatto di reni che lo ha fatto decidere di portare a termine i suoi <strong>studi</strong>. Figlio di operaio, finito il liceo, ha provato di tutto: venditore di enciclopedie porta a porta, commesso, muratore anche. Tutti mestieri utili ma che non sentiva completamente attinenti alla propria natura. Ognuno è fatto a modo proprio. Nonostante questa sensazione, però, ha cercato di portarli a termine al meglio.</p><p>Perché non tornare a studiare? Si è chiesto un giorno. Lavorando ovviamente, e vivendo insieme a suo papà. Anni faticosi certo, ma se non si fatica quando si hanno le energie, allora quando? Con un piede nella fossa? Così<strong> è riuscito a laurearsi </strong>e ha avuto la fortuna d’incontrare una figura senior che ha <strong>creduto nei suoi sforzi</strong>, un professore. Oggi Luigi continua a lottare per affermarsi nel mondo del lavoro ma fa qualcosa che gli piace molto, tiene dei corsi di specializzazione per manager e sta iniziando a insegnare all’università (dico “iniziando” perché chi lavora nell’ambito sa che il percorso, se esiste, è molto lungo).</p><p>Ecco, la mia domanda aperta è: quanto conta nella vita incontrare dei punti di riferimento? Degli adulti che credano nelle generazioni successive e che “trasmettano” il mestiere per amore del futuro? Voi ne avete incontrati, in teatro, in ufficio, a scuola, sul cantiere? Raccontateci la vostra esperienza se ne avete avvistati. Rispolveriamo la parola <strong>“formazione”</strong>.</p><p>di Alessandra Sestito</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/09/quanto-contano-i-punti-di-riferimento/91046/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>Non c&#8217;è lavoro?Me lo invento</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/storie-di-chi-ce-l%e2%80%99ha-fatta/90839/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/storie-di-chi-ce-l%e2%80%99ha-fatta/90839/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Feb 2011 15:24:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Sestito</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[futuro]]></category> <category><![CDATA[generazione]]></category> <category><![CDATA[Giovani]]></category> <category><![CDATA[Non è un paese per bamboccioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90839</guid> <description><![CDATA[&#8220;Basta. Non ne posso più di accendere la Tv e sentire la parola crisi, aprire un giornale e leggere la parola crisi, parlare col vicino e lamentarmi di come vanno le cose in questo Paese. Non posso più perdere tempo a discutere del perchè siamo arrivati a questo punto. Ora è il momento di agire....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>&#8220;</strong>Basta. Non ne posso più di accendere la Tv e sentire la parola crisi, aprire un giornale e leggere la parola crisi, parlare col vicino e lamentarmi di come vanno le cose in questo Paese. Non posso più perdere tempo a discutere del perchè siamo arrivati a questo punto. Ora è il momento di agire. Me ne frego e <strong>prendo in mano il mio futuro</strong>. Non c’è lavoro? Me lo invento. Non mi danno la parola? Me la prendo. Nessuno mi dà credito? Vedremo.&#8221;<br /> </em>(Roberto, giovane italiano intervistato da Alessandra e Matteo)</p><p><em><strong><a href="http://www.noneunpaeseperbamboccioni.it/wordpress/il-libro" target="_blank">Non è un paese per bamboccioni</a></strong></em> nasce dalla voglia di raccontare un’Italia diversa. In questi tempi dove la parola crisi sembra indissolubile, dove i giovani sono descritti dalle statistiche ufficiali come senza futuro e senza prospettive, noi abbiamo deciso di raccontare <strong>storie di chi ce l’ha fatta</strong>. Nonostante tutto. Storie controcorrente. Spifferi di aria fresca. Giovani di talento che hanno realizzato grandi cose partendo da se stessi. Con passione, intuito, voglia. Giovani che hanno trovato, a volte proprio inventato, una loro strada.</p><p>Quando abbiamo iniziato la nostra ricerca non eravamo sicuri di trovare qualcosa. E invece abbiamo scoperto un’Italia bellissima. Undici di queste storie sono finite nel libro uscito per Cairo Editore, tante altre troveranno posto in questo nuovo spazio su <em>Ilfattoquotidiano.it</em>. Ci piace<strong> raccontare la nostra generazione</strong> e il nostro tempo con la possibilità di lasciare un contributo propositivo. Da cui prendere spunto per trovare la propria strada.</p><p>Occhi aperti, orecchie all’erta, testa sulle spalle.</p><p>Non è più tempo di chiedere. A chi poi? È il tempo di <strong>provare</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/storie-di-chi-ce-l%e2%80%99ha-fatta/90839/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>148</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1539/1540 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 02:57:43 -->
