<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Andrea Scanzi</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ascanzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Ha vinto il Pd (ma solo nei sogni di Bersani)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/vinto-pd-solo-sogni-bersani/237344/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/vinto-pd-solo-sogni-bersani/237344/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 17:50:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[grillini]]></category> <category><![CDATA[Parma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237344</guid> <description><![CDATA[Pierluigi Bersani continua a vivere nella sua stanza d’albergo. Da solo. Nella stanza accanto, sente che due fanno l’amore. E lui, felice, esulta. Per interposta persona. Non è dato sapere quando, lui e il Pd, cominceranno a godere. In prima persona. Non occorre aspettare l’esito elettorale: il Pd vince, sempre. Anche quando non vince (cioè...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Pierluigi Bersani continua a vivere nella sua stanza d’albergo. Da solo. Nella stanza accanto, sente che due fanno l’amore. E lui, felice, esulta. Per interposta persona. Non è dato sapere quando, lui e il Pd, cominceranno a godere. <strong>In prima persona</strong>.</p><p>Non occorre aspettare l’esito elettorale: il Pd vince, sempre. Anche quando non vince (cioè sempre). E’ la vera linea di partito bersaniano. “<em>A parte Parma, abbiamo vinto ovunque</em>”. Una frase bellissima. Un po’ come dire: “<em>A parte il nucleare, a Fukushima non stanno mica male</em>”.</p><p>A fronte di un Pdl ai minimi storici, il Pd <strong>vince dove non può perdere</strong> (e sì che ci prova) e trionfa quando non si comporta da Pd. Nelle città in bilico, o si affida a candidati che non voleva (Milano, Cagliari, Genova) o insegue trionfi altrui come accaduto per i referendum (Napoli, Palermo).<br /> L’isteria è tale per cui <strong>Rosy Bindi</strong>, poco dopo gli esiti elettorali, litighi a RaiTre con <strong>Antonio Polito</strong> che si limitava a ricordarle che nelle città chiave avevano perso ed era un po’ tardi per sostenere che <strong>Leoluca Orlando</strong> fosse il loro candidato (e glielo ricordava Polito: non Gramsci).</p><p>Era felice anche <strong>Enrico Letta</strong> (per quanto uno come Enrico Letta possa esprimere felicità, beninteso). E <strong>Matteo Renzi</strong>, il Mister Bean dell’Arno, metteva tenerezza nel tentativo di superare a sinistra (o destra, nel suo caso) i grillini sul tema della “rottamazione”</p><p>La vecchia politica continua a ricordare quei conservatori americani che negli anni Cinquanta vietavano ai figli il r’n’r perché ritenuto sacrilego. E nel frattempo il rock travolgeva tutto. In tivù si celebrano le “buonistissime” messe laiche che appagano i soliti noti (inamovibili e assai rissosi), ma a molti non bastano più. E i “politici”, da Cicchitto in su (giù è difficile), ritengono che ci si debba sedere tutti attorno a un tavolo: una gran bella idea, anche se appena superata.</p><p>C’è, nei parlamentari e in gran parte degli editorialisti pensosi (gli stessi che fino a due mesi fa ritenevano il Movimento 5 Stelle un fenomeno folklorico sovversivo), una totale assenza di conoscenza e basi minime per interpretare la realtà. Usano strumenti, e arroganze, degne del <strong>cenozoico</strong>.</p><p>Fino a ieri era antipolitica, ora un<strong> fenomeno passeggero</strong> (in fondo l’ha detto anche Napolitano, no?). E ci si stupisce di quanto i grillini siano giovani e garbati: erano così anche prima, bastava andare a cercarli. Finché a “interpretare” il grillismo ci saranno i Buttiglione e le Gelmini (“<em>Queste elezioni dimostrano che il Pd si sta spostando verso la foto di Vasto e la sinistra estrema</em>”: poveretta, è rimasta dentro il tunnel dei neutrini), Grillo e il M5S <strong>cresceranno serenamente</strong>. Con buona pace di chi li riteneva fonte di ogni male, derive dittatoriali e tutto ciò che finisce in <em>–ismo</em> (“populismo”, “qualunquismo”; e magari pure “demagogismo”, adottando un nuovo conio).</p><p>Parma non è né la conquista di Stalingrado, né l’inizio della Terza Repubblica. E’ una scelta che premia un lungo percorso. E’ un voto di protesta (non è un difetto) e al tempo stesso di costruzione. Soprattutto: è una presa di posizione che merita rispetto. Esattamente quello che, sinora, non c’è stato. Da destra, ma nemmeno da “sinistra”. </p><p>P.S. &#8220;Non è vero che con Grillo perdiamo. A Budrio e Garbagnate abbiamo vinto. E a Parma non abbiamo perso. Abbiamo non vinto&#8221;. Bersani nella leggenda.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/vinto-pd-solo-sogni-bersani/237344/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Berlusmonti, l&#8217;ABC di fine impero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/berlusmonti-labc-fine-impero/231860/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/berlusmonti-labc-fine-impero/231860/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 16:31:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Berlusmonti]]></category> <category><![CDATA[travaglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231860</guid> <description><![CDATA[Tecnici e politici orfani di B. visti da Travaglio nel suo ultimo libro Venne il diluvio universale, l’Italia affogò, ma sull’arca dei tecnici uno solo si salvò: il solito”. È il sottotitolo di Berlusmonti (558 pagine), nuovo libro di Marco Travaglio edito da Garzanti. Raccoglie i suoi migliori articoli usciti sul Fatto Quotidiano da ottobre...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div><em><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/berlusmonti-labc-fine-impero/231860/berlusmonti/" rel="attachment wp-att-231900"><img class="alignleft size-full wp-image-231900" title="berlusmonti" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/05/berlusmonti.png?47e3a5" alt="" width="630" height="298" /></a>Tecnici e politici orfani di B. visti da Travaglio nel suo ultimo libro</strong></em></div><div><p>Venne il diluvio universale, l’Italia affogò, ma sull’arca dei tecnici uno solo si salvò: il solito”. È il sottotitolo di <a href="http://www.ibs.it/code/9788811601500/travaglio-marco/berlusmonti.html?shop=5277" target="_blank">Berlusmonti</a> (558 pagine), nuovo libro di Marco Travaglio edito da Garzanti. Raccoglie i suoi migliori articoli usciti sul Fatto Quotidiano da ottobre 2010 ad aprile 2012. Una carrellata di umanità varia, non di rado avariata.</p></div><p><strong>Alfano Angelino</strong></p><p>Detto “Angelino Jolie”, per il vezzo di trasformare ogni cognome accrescendo l’effetto satirico (come Giannini, come Grillo). Propaggine telecomandata di Berlusconi.</p><p><strong>Bersani Pier Luigi</strong></p><p>“Bersanitù” o “Bersamasutra”. “L’altra notte, in non so quale tg per nottambuli, è comparso Bersani, la giacca appesa al dito e pendula sulla spalla, l’aria trasandata da passante un po’ scazzato, e ha iniziato a biascicare come una pentola di fagioli in ebollizione”. Dopo le molte critiche, Bersani prova a replicare a Travaglio. L’effetto è quello di un rauto esploso in contemporanea col Big Bang.</p><p><strong>Belpietro Maurizio</strong></p><p>Mascella bulimica berlusconiana. Ridicolizzato per il presunto attentato che avrebbe subìto. E non solo per quello.</p><p><strong>Berlusconi Silvio</strong></p><p>“Quel nano triste da italiano in gita”, “Latrin Lover”, “Gli ultimi giorni di Pompetta”. Protagonista del libro. Macchietta così improbabile da tenere in scacco un paese intero.</p><p><strong>Bossi Eridano Sirio</strong></p><p>Ultimogenito del Senatur. “Naso comunicante”. “Nella classifica delle peggiori pagliacciate leghiste a carico nostro, vince ai punti la rinoplastica finanziata coi rimborsi elettorali per Eridano Sirio Bossi: cioè abbiamo pagato pure il naso nuovo all’ultimogenito del Senatur, che ora va in giro con un naso non più suo, ma parastatale”.</p><p><strong>Bossi Umberto</strong></p><p>Travolto dai noti scandali. “Chi l’ha scelto Belsito? Bossi. Chi ha mandato in Regione il Trota a dodicimila euro al mese? Bossi. Chi ha lasciato pieni poteri al ‘cerchio magico’ e mandato a vicepresiedere il Senato la Rosi? Bossi. Il resto sono lacrime di coccodrillo”. </p><p><strong>Casini Pier Ferdinando</strong></p><p>“Piercasinando”, “Piercuffarando”. Sta sullo sfondo. Non solo nel libro.</p><p><strong>D’Alema Massimo</strong></p><p>“Max The Fox”, “Volpe del Tavoliere”. Teoricamente antiberlusconiano. “Puntuale come una merchant bank, ogni qualvolta B. è travolto in uno scandalo, arriva la Volpe del Tavoliere a levarlo d’impaccio. O almeno a fare pari e patta. Fa sempre così, da diciassette anni”. Il libro contiene un botta e risposta Travaglio-D’Alema che basta, da solo, a far capire perché la “sinistra” italiana sia in crisi da vent’anni.</p><p><strong>Facci Filippo</strong></p><p>“Mechato, “Poveretto con le meches”. “Orfano di Craxi” con improvvise tendenze grilline (dopo averli ritenuti la parte peggiore del paese). </p><p><strong>Ferrara Giuliano</strong></p><p>“Notoriamente intelligente”. A prescindere.</p><p><strong>Gasparri Maurizio</strong></p><p>Affermato intellettuale (“Biagi è come il confetto Falqui”, “La presenza di gay travestiti in tv danneggia l’immagine della categoria”). Travaglio ne ricorda le gesta migliori: “Nel 1996 l’ex ministro stava recandosi al Circolo del Polo ai Parioli per una serata con moglie e amici, quando inspiegabilmente, solo alla guida della sua auto, “sbagliò strada e fu fermato dai carabinieri in una zona dove i transessuali sono soliti prostituirsi, tra i viali dell’Acqua Acetosa. I carabinieri, insospettiti dall’andatura a singhiozzo, lo fecero accostare. Ma lui procedeva a singhiozzo perché stava cercando il Circolo del Polo, che avevate capito?”.</p><p><strong>Monti Mario</strong></p><p>“Smonti” o “Super Mario Bros”. Il Redentore in Loden che piace a tutti. O quasi. “Si sperava che almeno Monti, della cui preparazione nessuno ha mai dubitato e che ha trascorso ai vertici delle istituzioni europee gli ultimi anni della sua carriera, ci illuminasse con parole un tantino più dettagliate e persuasive. Invece è stato più evasivo di un Bersani”. Sul Tav, sulla Rai, eccetera.</p><p><strong>Minzolini Augusto</strong></p><p>“Scodinzolini”, “Minzolingua”. Figura che esplicita, secondo l’autore, il passaggio da “cane da guardia” (ruolo teorico del giornalista) a “cane da riporto”. “Sia chiaro una volta per tutte: noi adoriamo Augusto Minzolingua. Purtroppo, lui non ricambia”.</p><p><strong>Ostellino Piero</strong></p><p>“O ‘Stellino nnammurato”. Firma del “Pompiere della sera”, che contribuisce in prima persona a giustificare titoli come “È la stampa, schifezza!”.</p><p><strong>Panelli Paolo</strong></p><p>Il libro è pieno di rimandi alla tivù – e al cinema – che fu. Totò, commedia all’italiana . Sottotesto malinconico: quanto siamo peggiorati.</p><p><strong>Passera Corrado</strong></p><p>“Da Patonza a Passera”. Il gioco di parole più hard.</p><p><strong>Penati Filippo</strong></p><p>Cioè “Filippo Penale”. Emblema di una questione morale assai irrisolta anche a “sinistra”.</p><p><strong>Polito Antonio</strong></p><p>“Polito El Drito”. Rifomista scarsamente amato dall’autore, assieme ai Riotta e Battista. Forma, con altri colleghi – Cappellini, Menichini –, la congrega dei “desertificatori di edicole”.</p><p><strong>Renzi Matteo</strong></p><p>Rottamatore, sfortunatamente però non di se stesso. Ha un debole per Arcore.</p><p><strong>Santanchè Daniela</strong></p><p>La “Rosa” di “Olindo”. Caricaturale di per sé, il libro ha la bontà di non infierire.</p><p><strong>Sallusti Alessandro</strong></p><p>“Olindo” o “Mastro Olindo”. Giornalista con “seri problemi con la logica aristotelica”. “Suggeriamo (a Berlusconi) di pregare Sallusti di astenersi dal difenderlo ancora: un altro paio di alibi così, e B. si becca l’ergastolo”.</p><p><strong>Scajola Claudio</strong></p><p>Nel libro c’è anche lui. Ma a sua insaputa.</p><p><strong>Scalfari Eugenio</strong></p><p>Maestro di giornalismo con un debole per Monti. “Qualche malpensante potrebbe insinuare che allora i referendum facessero comodo contro il Caf e Cossiga, mentre oggi disturbino Napolitano e Monti. Ma noi che stimiamo Scalfari non vogliamo nemmeno pensarci. Certo non vorremmo che Scalfari-2 se la prendesse con Scalfari-1 dandogli dell’’editorialista qualunquista e demagogo con un disperato bisogno di ‘audience’ e quindi di un nemico su cui sparare sempre e comunque”. Questo no, sarebbe davvero troppo”.</p><p><strong>Stracquadanio Giorgio</strong></p><p>Droide berlusconiano non più di moda. “Abito di sartoria vagamente metallizzato; scarpa lucidissima; toupet di saggina e licheni che, nonostante la tintura fresca a metà fra il mogano e il tramonto sul Bosforo, faceva scalino col colorito della chioma originale superstite; iPad ultimo modello da cui fingeva di attingere informazioni a getto continuo; sorriso d’ordinanza rimasto intatto dalla fresca visita a Palazzo Grazioli, dove aveva ricevuto il training presidenziale, il sacro viatico del Capo e, a titolo di incoraggiamento, uno stock di cravatte Mari-nella. Poco prima del calcio d’inizio, il nostro eroe ha compiuto un breve giro di campo per stringere la mano agli altri giocatori, visibilmente entusiasta di essere stato invitato (ad Annozero, nda) e, soprattutto, di essere Stracquadanio”.</p><p><strong>Tabucchi Antonio</strong></p><p>Amico scomparso troppo presto. “Schifani aveva trascinato lo scrittore in tribunale chiedendogli un milione 300 mila euro solo perché aveva osato chieder conto delle sue frequentazioni con certi mafiosi. Il caso – unico al mondo – destò enorme scalpore in tutta la comunità letteraria internazionale, ma naturalmente non in Italia. Infatti quasi nessun giornale ha ricordato che Antonio è morto con quella spada di Damocle sul capo”.</p><p><strong>Vespa Bruno</strong></p><p>Secondo l’autore, l’“insetto” più potente dell’informazione. </p><p><strong>Vinci Alessio</strong></p><p>“A-lesso Vinci”, “Leccando da Vinci”. “Giornalista all’ameregana, molto anglosassone”. “L’altra sera, al cospetto del suo editore, nei rari intermezzi concessigli fra un’esternazione fluviale e l’altra per pigolare qualche monosillabo, ha saputo mantenere una postura orgogliosamente eretta, quasi eroica, ai limiti della temerarietà. Fin dal benvenuto d’esordio, versione aggiornata del più celebre Duce, tu sei la luce”.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 13 maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/berlusmonti-labc-fine-impero/231860/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dieci cose su &#8216;Quello che non ho&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/dieci-cose-quello/231117/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/dieci-cose-quello/231117/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 08:44:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Fazio]]></category> <category><![CDATA[programma]]></category> <category><![CDATA[Quello che non ho]]></category> <category><![CDATA[Saviano]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=231117</guid> <description><![CDATA[Quello che non ho è un bel programma. Certo migliore della bassa media nazionale. Voto? 7+. Questo, però, non lo rende necessariamente perfetto. Social network come Twitter – lo ha ribadito Federico Mello sul Fatto Quotidiano – hanno dimostrato come nessun programma sia ormai intoccabile (sarà per questo che Twitter non piace ad alcuni autori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Quello che non ho</em> è un bel programma. Certo migliore della bassa media nazionale. <strong>Voto? 7+</strong>. Questo, però, non lo rende necessariamente perfetto. Social network come Twitter – lo ha ribadito Federico Mello sul <em>Fatto Quotidiano</em> – hanno dimostrato come nessun programma sia ormai intoccabile (sarà per questo che Twitter non piace ad alcuni autori del programma?). Il ruolo della Rete è nuovamente salvifico. Quando qualcuno si provò a dire che <em>Vieni via con me</em> era bello ma non il sol dell’Avvenire, fu crivellato (lo so, il web esisteva anche a novembre 2010, ma Twitter non aveva questa rilevanza. E Twitter permette la recensione fulminante in diretta più di qualsiasi altro consesso). Ora criticare <em>Quello che non ho</em> è normale: buon segno.</p><p>1 – “<em>Guida galattica per benpensanti radical-chic”, “</em><em><strong>Bibbia per sinistroidi snob</strong></em><em>”, “Salottino sinistrorso”</em>. Sono solo alcuni dei commenti letti in Rete. Sbagliano tutti?</p><p>2 – Come hanno spiegato anche Aldo Grasso e Nanni Delbecchi, <em>Quello che non ho</em> è un programma un po’ ricattatorio. Autoassolutorio. E <strong>vagamente cassandrico</strong> (il sottotesto è sempre: “Ricordati che devi morire”). Scriverlo non è peccare di lesa maestà, ma avere occhi per guardare. O anche solo pareri legittimamente non allineati.</p><p>3 – Roberto Saviano (1). Rispondere “<em>non ne ho stima, è solo fango</em>” a uno che ha espresso dubbi ben scritti, è <strong>la stessa reazione di Berlusconi di fronte al dissenso</strong>. Se qualcuno sostiene che Saviano è banale, dotato di scrittura debole e noioso, non è che vada fucilato in piazza. Nemmeno se si chiama Giuliano Ferrara e ha il passato (ma pure il presente) di Giuliano Ferrara.</p><p>4 – Roberto Saviano (2). Grande stima, massima solidarietà. Sia chiaro. Dovrebbe però essere il primo a preoccuparsi per questa deriva celebrativa di cui è vittima (sì, vittima). <strong>Quando un giornalista diventa santone</strong>, e non ha più lettori ma fedeli, è un guaio.</p><p>5 – Roberto Saviano (3). Lo ha scritto anche Gianni Mura (non esattamente un pasdar). La rubrica di Giorgio Bocca su <em>L’Espresso</em> <strong>doveva chiudersi con lui</strong>. Darla a Saviano è un errore. Benissimo leggere Saviano, ma cambiamo intestazione. Bocca era Bocca.</p><p>5 – Ritmo. Tutto deve avere la giusta tensione. Non basta dire cose giuste: occorre saperle dire. L’arte può essere bella e perfino brutta, ma non può permettersi la noia. Televisione compresa. <strong>Molti passaggi di </strong><em><strong>Quello che non ho</strong></em><strong> sono noiosi</strong>. E la difesa “<em>sì ma quando si fa cultura si può essere noiosi</em>” è puerile. Ricorda l’idea barbosa, superata e muffita secondo cui una canzone è di sinistra soltanto se annoia (come cantava qualcuno).</p><p>6 – I fanboys di <em>Quello che non ho</em> sono comicamente permalosi. Quasi come un fan di Ligabue o una bimbaminkia di Lady Gaga (ho detto “quasi”). Ricordano le “<em>professoresse democratiche</em>” di cui scriveva quel gran genio di Edmodo Berselli. Di fronte alle critiche si trincerano dietro la Linea Maginot del perbenismo pensoso: “<em>Sì, forse ha qualche difetto, però se non vi piace guardatevi il GF. Di meglio non c’è</em>”. Attenzione: messa così, <em>Quello che non ho</em> sembra la dependance del Partito Democratico. E con questa storia del “meno peggio” non se ne può più.</p><p>7 – <strong>Fabio Fazio. Se ne è già scritto tanto</strong>. E certe <a href="http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/10/27/fabio-fazio-lintervistatore-senza-domande/" target="_blank">fenomenologie</a> sono tornate di moda. Ormai il suo modo di fare tivù si conosce: pavidità venduta per educazione, paura spacciata per cifra stilistica. Nulla di nuovo. La sua faccia sgomenta, quando Piero Pelù ha attaccato la Fiat, è stata meravigliosa (la pubblicità è partita subito dopo: toh, che coincidenza). Mentre il suo osanna a Giorgio Napolitano non ha stupito nessuno.</p><p>8 – Se il femminismo deve aggrapparsi ai <strong>coiti mancati di Luciana Littizzetto</strong>, è messo male. Il suo monologo di lunedì è stato uno dei punti più bassi nella storia della comicità italiana. Un po’ Benigni-Patonza vent’anni dopo, un po’ Lella Costa senza essere Lella Costa, un po’ (tanto) Martufella. E non basta la (lodevole) chiusura sulla violenza sulle donne per salvarla.</p><p>9 – <em>Quello che non ho</em> usa grandi nomi per fargli recitare omelie (tra l’apocalittico e il retorico). Una messa laica che lava appena le coscienze e finisce lì. Senza mai mordere. Quando è intervenuto Marco Travaglio, è stato come togliere il tappo. Finalmente un po’ di sana cattiveria. Finalmente un po’ di realtà. Emblematico l’intervento di Gad Lerner. Che, messo a ruota di Travaglio, sembrava <strong>un monologo Breznev dopo un’arringa del Che</strong>.</p><p>10 – <em>Quello che non ho</em> è forse una sorta di ultimo fuoco della vecchia tivù. Una ricetta griffata che soddisfa ancora molti – gli ottimi ascolti – ma non tutti. Lo scenario è in qualche modo analogo alle ultime amministrative: un vecchio sistema che non ha più gli strumenti per interpretare la realtà, un nuovo “sconosciuto” che avanza. Esistono sempre più persone che non si fanno bastare più le cerimonie di un tempo. Sono accusati di “non accontentarsi”, “sapete solo criticare”, “non vi va mai bene niente”. Forse però <strong>desiderano unicamente una narrazione diversa</strong>. Appena meno patinata.  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/dieci-cose-quello/231117/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Grillo il neo Savonarola: dai socialisti in Cina ai comizi anti-casta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/grillo-savonarola-socialisti-cina-comizi-anti-casta/224330/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/grillo-savonarola-socialisti-cina-comizi-anti-casta/224330/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 12:38:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[Cercasi Gesù]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[Fantastico Grillo]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[Murdoch]]></category> <category><![CDATA[Pippo Baudo]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Sanremo Grillo]]></category> <category><![CDATA[Te la do io l'America]]></category> <category><![CDATA[Te lo do io il Brasile]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=224330</guid> <description><![CDATA[La prima scintilla è forse occasionale, l’approdo attuale lungamente inseguito. Quando Giuseppe Piero Grillo pronuncia la battuta sui socialisti ha 38 anni e un presente nazionalpopolare. Fantastico 7, 15 novembre 1986. Presenta Pippo Baudo, che lo ha scoperto dieci anni prima in un teatro semivuoto milanese, La bullona. “La cena in Cina&#8230; Martelli ha chiamato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La prima scintilla è forse occasionale, l’approdo attuale lungamente inseguito. Quando Giuseppe Piero Grillo pronuncia la battuta sui socialisti ha 38 anni e un presente <strong>nazionalpopolare</strong>. Fantastico 7, 15 novembre 1986. Presenta Pippo Baudo, che lo ha scoperto dieci anni prima in un teatro semivuoto milanese, La bullona. “La cena in Cina&#8230; Martelli ha chiamato Craxi ehadetto:‘Masentiunpo&#8217;,quace n&#8217;è un miliardo e son tutti socialisti?’. E Craxi ha detto: ‘Sì, perché?’. ‘Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?’”. Tangentopoli è lontana, la censura no. Craxi chiama Baudo, che eroicamente scarica Grillo e ne benedice la <strong>cacciata</strong>. È la prima svolta in un percorso che sembrava quello di un Benigni meno cinematografico (l’ultimo Dino Risi chiosò: “Grillo è più attore adesso di prima”).</p><p><strong>Una roba pazzesca</strong></p><p>Nato a Genova il 21 luglio 1948. A trent’anni è già presentatore al Festival di Sanremo. Te la do io l’America, Te lo do io il Brasile, Cercasi Gesù. I capelli ricci, “una roba pazzesca”. Vittorio Sgarbi lo conosceva già: “Uno scemo patentato”, che “viaggiava con una Porsche bianca come un bullo di periferia” e “frequentava casa per vedere mia sorella 15enne”. Nel 1988 è condannato per omicidio colposo plurimo, poiché responsabile della morte di due coniugi e del loro figlio di 8 anni. Il fuoristrada guidato da Grillo scivolò su una lastra di ghiaccio, non distante da Limone Piemonte, e finì in un <strong>burrone</strong>. Grillo si gettò fuori dall’abitacolo prima di precipitare. Non l’ha mai nascosto, specificando che quella condanna gli impedisce una candidatura peraltro mai desiderata. Così il 16 settembre 2005 nel blog: “Ho avuto un incidente di macchina nel 1980, guidavo io, mi sono salvato per miracolo, ma sono morte tre persone che erano con me e sono stato condannato per omicidio colposo a un anno e tre mesi . Non mi candiderò al Parlamento”.</p><p>La seconda svolta, più deliberata della prima, è l’approdo a una<strong> satira</strong> che inventa: quella “ecologico-economica-politica”. Colpire soltanto i politici non basta. A terrorizzare è altro: finanza, stupri ambientali, dittatura del mercato, onnipresenza della pubblicità (che ha fatto: per la Yomo). Dopo l’esilio forzato, Grillo gravita come superospite a Sanremo. Record di ascolti e battute eternate (Jovanotti “cureggina”). Buone notizie (1991) dà inizio alla <strong>sistematica</strong> opera di controinformazione che lo rende credibile agli occhi del suo pubblico. Testi di Michele Serra, oggi in prima fila a dargli del “qualunquista demagogo populista” con Eugenio Scalfari e altri maître à penser. Regia di Giorgio Gaber, con cui condivide la scelta di abbandonare la tv per coltivarsi una tribù di <strong>carbonari</strong> in teatri e palazzetti. Il Beppe Grillo Show del 92/93 è l’unico Grillo savonaroliano trasmesso in Rai.</p><p>Propaggini catodiche si verificano a fine anni Novanta su Tele+, con i Discorsi all’Umanità. Poi arriva Murdoch, che lui chiama “Merdoch” per quel vezzo <strong>bambinesc</strong>o di storpiare i cognomi come Guglielmo Giannini. Da allora solo teatro. Grillo non si improvvisa politico: lo è da vent’anni. Prima nei Palasport, ora in Rete. Visceralmente incapace di dialogare, feticisticamente legato al monologo. Grillo non frequenta i talkshow perché li odia (la teoria) e perché non sa condensare un pensiero in pochi secondi (la pratica ). Vive il paradosso semantico di fare politica con gergo da comico, da qui i molti cortocircuiti linguistici (mafia, evasione, Ius Soli). <strong>Generalizzatore</strong> per strategia, sa incassare la risata &#8211; e il consenso &#8211; di pancia. Quando nel 2005 lo ricercò l’Espresso, si premurò che “l’intervista uscisse bene: ci tengo”. Di fronte all’idea di dedicargli pagine, il capocultura si stupì: “Scusate, ma Grillo fa ancora qualcosa?”. L’attenzione dei media era quella (poco dopo sarebbero arrivate le sportellate con un’altra firma del settimanale, Alessandro Gilioli). Carattere spigoloso.</p><p><strong>Da Moana all’Apocalisse</strong></p><p>Il voto (“7”) da amatore che gli dedicò Moana Pozzi, le lacrime per Fabrizio De Andrè di cui fu testimone di <strong>nozze</strong> (“Dio non poteva prendersi Toto Cutugno?”). L’amicizia con Mina, Benni, Crozza. La vicinanza con Antonio Ricci, che lo ritiene uno straordinario centravanti di sfondamento con problemi nell’argomentare. Il conflitto con Daniele Luttazzi, che gli ha dedicato lucide pagine di critica e che anni fa si lamentò per una battuta rubata su Papa Woytjla e Parkinson. “Gli telefonai e mi rispose il suo manager. Grillo ripeteva: ‘Dì a Luttazzi che gliele rubo tutte, sono troppo belle’”. Grillo non ha mai amato <strong>il collega</strong> (“Va sempre in giro col leggìo?”, chiedeva sarcasticamente nei camerini), che è nel frattempo inciampato in un caso-plagio appena più ingombrante.</p><p>Il miglior Grillo ha usato i palazzetti per dare notizie che giornali e tivù dimenticavano. Lì si è cementata la credibilità: 1991-2005. Le premonizioni (Parmalat), le querele (una, persa, perché chiamò “vecchia puttana” Rita Levi Montalcini). Verde sui generis, sinistrorso sui generis, satirico <strong>sui generis</strong>. Genera appartenenza per contrasto. Le citazioni di Glenn Gould, la presenza scenica, il sudore copioso. Le battute ripetute. Il blog, nato il 26 gennaio 2005 per volere dell’alter ego Gianroberto Casaleggio (in grado secondo alcuni di plagiarlo) è lo sfogo naturale di una vita urlata. Cantonate, (la Biowashball, &#8220;L&#8217;Aids non esiste&#8221;), testacoda (i computer spaccati sul palco nel 2000), vaffanculo seriali. Del Movimento 5 Stelle è “semplice megafono” di una “democrazia dal basso”, ma il suo predominio è innegabile. Mal tollera il dissenso, tende a <strong>scomunicare</strong> i grillini poco osservanti. Ha catalizzato anzitutto gli orfani di sinistra perché, oltre a parlare di acqua pubblica e delitti sottaciuti (Federico Aldrovandi), ne ha incarnato la parabola. Nel 2006, stremato da Berlusconi, votò “un partito minore legato alla coalizione Prodi”. Poi vide Mastella alla Giustizia e l’indulto.</p><p>Netta la rottura: “Meglio un nemico vero di un amico finto”. Ecco perché è molto duro con il Pd (ampiamente ricambiato). Più lo attaccano e più cresce: è la sua <strong>tazza di tè</strong>. Manicheo, cocciuto, paraleghista più che paraculo. Padre un po’ padrone di ragazzi mossi da sincera passione. Per nulla antipolitico, casomai anti-casta. Ieri erano spettacoli da ricordare e ora comizi non sempre memorabili, ma il porto su cui ha <strong>attraccato</strong> il marinaio Grillo era l’unico possibile. Apocalisse morbida di un iconoclasta coerente.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 9 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/grillo-savonarola-socialisti-cina-comizi-anti-casta/224330/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Basta discorsi al Primo Maggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/basta-discorsi-primo-maggio/216711/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/basta-discorsi-primo-maggio/216711/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 09:46:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[bonanni]]></category> <category><![CDATA[caparezza]]></category> <category><![CDATA[Carlo Lucarelli]]></category> <category><![CDATA[concerto primo maggio]]></category> <category><![CDATA[concertone]]></category> <category><![CDATA[Francesco Pannofino]]></category> <category><![CDATA[gelmini]]></category> <category><![CDATA[Modena City Ramblers]]></category> <category><![CDATA[Nina Zilli]]></category> <category><![CDATA[Piero Pelù]]></category> <category><![CDATA[pink floyd]]></category> <category><![CDATA[Vincenzo Mollica]]></category> <category><![CDATA[Virginia Raffaele]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=216711</guid> <description><![CDATA[L’acme politico del Concertone 2012 è stata l’intervista ai tre leader dei sindacati. In via fattuale, ma forse a questo punto teorica, patrocinanti dell’evento. L’audio, nella gremita Piazza San Giovanni, non funzionava. Sembravano pesci dentro un acquario senza articoli 18. Nessuno, però, si è lamentato. Anzi. La folla ha apprezzato quel silenzio, e non soltanto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’acme politico del Concertone 2012 è stata l’intervista ai tre leader dei sindacati. In via fattuale, ma forse a questo punto teorica, patrocinanti dell’evento. L’audio, nella gremita Piazza San Giovanni, non funzionava. Sembravano pesci dentro un <strong>acquario</strong> senza articoli 18. Nessuno, però, si è lamentato. Anzi.</p><p>La folla ha apprezzato quel <strong>silenzio</strong>, e non soltanto perché era e resta l’unico modo per condividere Bonanni. In quel palese disimpegno risiede lo scarto – in avanti, all’indietro, di lato? – rispetto al passato. Finora il Concertone era prima pistolotto e poi musica. La versione chilometrica di Ti amo di Elio e le Storie Tese, censurata dalla Rai. I comizi di Piero Pelù, che metteva il <strong>profilattico</strong> al microfono di Vincenzo Mollica. Il combat folk dei Modena City Ramblers, l’era delle posse. La t-shirt di Daniele Silvestri con la faccia di Berlusconi mentre scandiva Il mio nemico. Gli attacchi al Vaticano di Andrea Rivera. Al Primo Maggio il cantante si faceva pienamente Masaniello e tribuno.</p><p>Adesso non più. Forse perché quel ruolo lo ricopre già Beppe Grillo. O forse perché in tempi di crisi anche i giovani precari chiedono il panem, sì, ma pure i circenses. Le bandiere rosse, i sindacati: sembrava tutto <strong>archeologico</strong>. Se Bersani sapesse accorgersi in diretta di ciò che accade, direbbe forse che anche a San Giovanni ha soffiato l’“antipolitica”. Addirittura: l’esigenza di disimpegno. Al centro del Concertone dovevano esserci “speranza, passione e futuro”, quindi la <strong>fantascienza</strong>, ma il sotto-testo dei manifestanti era: “Fateci divertire”. Per questo il più convincente è stato Caparezza, un pazzo di talento che declina la protesta in salsa obliquamente allegra. Hanno funzionato alcune cover del rock. Ha ricevuto applausi Nina Zilli, apparsa persino elegante prima di aprire bocca (e prorompere in una dizione da Sora Lella). Quando però ha azzardato un proletario “Io non sono nata ricca”, magari per ingraziarsi l’onda rossa (rossa?), c’è mancato poco che non la seppellissero con una grandinata di “sticazzi”.</p><p>Chi ha provato a uscire dal seminato musicale ha indotto involontariamente al riso (il cantante dei Nobraino, che si è rasato in un impeto caricaturale di iconoclastia), oppure non ha scaldato. A partire dai<strong> presentatori</strong>, Francesco Pannofino e Virginia Raffaele. Bravi, nei loro ambiti, ma poco coesi e fuori parte. Leggevano platealmente dal gobbo, sembravano parlare di Pink Floyd con la stessa padronanza che aveva la Gel-mini dei <strong>neutrini</strong>. E se recitavano salmi didascalicamente politicanti, come le favole rilette al tempo del governo tecnico, non ottenevano consensi. È piaciuta la lettura di Leonardo Sciascia, ha commosso il <strong>passaggio</strong> sulle morti bianche di Carlo Lucarelli: non molto altro. Il Concertone, musicalmente, è sembrato un Sanremo 2.</p><p>Politicamente non ha dato segno di sé. Come se perfino i consessi teoricamente preposti alla militanza obbligatoria non ne potessero più dei vecchi riti collettivi. Giusti o sbagliati che fossero.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/basta-discorsi-primo-maggio/216711/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Porta a Porta, 2000 puntate e pochi ascolti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/porta-porta-2000-puntate-pochi-ascolti/211701/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/porta-porta-2000-puntate-pochi-ascolti/211701/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Apr 2012 10:32:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category> <category><![CDATA[Cecchi Gori]]></category> <category><![CDATA[Cogne]]></category> <category><![CDATA[giovanni paolo II]]></category> <category><![CDATA[padre pio]]></category> <category><![CDATA[Porta a porta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=211701</guid> <description><![CDATA[Il volto invecchiatissimo e nessuna calza a edulcorarlo, Silvio Berlusconi ha esalato il suo augurio: “Porta a Porta è entrato nella storia. Un esempio di equilibrio e buona informazione, lontano dalle piazze che alimentano odio e invidia incitando alla demonizzazione dell’avversario. Mi auguro che Vespa dica per altre 2mila puntate, come la protagonista di Via...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il volto invecchiatissimo e nessuna calza a edulcorarlo, Silvio Berlusconi ha esalato il suo augurio: “Porta a Porta è entrato nella storia. Un esempio di <strong>equilibrio</strong> e buona informazione, lontano dalle piazze che alimentano odio e invidia incitando alla demonizzazione dell’avversario. Mi auguro che Vespa dica per altre 2mila puntate, come la protagonista di Via col vento: ‘Domani è un altro giorno’. Anzi, un’altra notte”.</p><p>Giovedì sera, RaiUno. Si <strong>festeggiano</strong> le 2mila puntate della “terza camera”, varata il 22 gennaio 1996. Da allora abbiamo visto di tutto: contratti, risotti, diete, protesi di silicone, persino il trans Natalie dopo lo scandalo Marrazzo.</p><p>Ma per la celebrazione non c’è nessun ospite in studio. Vespa raccorda l’antologia con poche parole. Inizio dedicato a Papa Woytjla, che telefonò il 13 ottobre 1998. Un <strong>bignami</strong> di storia d’Italia strizzando l’occhio ai potenti. Il pubblico non ha gradito, poco più dell’11 percento di share (meglio Matrix). Compleanno senza ritmo. Un Blob che avrebbe funzionato soltanto se Vespa si fosse accorto che era, appunto, Blob. Berlusconi che firma il contratto. Il risotto di D’Alema. Maroni che suona il piano mentre i Pooh duettano con Alba Parietti, Mastella che intona “Roma nun fa’ la stupida stasera”, Mino Reitano che grida “Italia” mentre Bossi urla “Padania”. Da Cogne ad Avetrana, lirismi inclusi. Sulla morte di Giovanni Paolo II: “La campana ci ricorda che non si riaffaccerà più dalla sua finestra”. Su L’Aquila: “750 anni massacrati da pochi secondi di terremoto (..) Più di 200 bare rappresentavano il Cristo, lo strazio dei parenti la Vergine addolorata”. Sulla Costa Concordia : “Sembra un goffo giocattolo lasciato sulla battigia da un bambino capriccioso”. I filmati sul “povero fagotto” (il cadavere di Yara Gambirasio). Il dialogo Vespa-Ratzinger (“Santità, un saluto alla televisione italiana”; “Saluto con krande cccioia”). La morte di Bin Laden (“La vittoria del bene contro il male”, Franco Frattini). Le frecciate (“I plastici li aveva usati anche Augias, ma non se n’era accorto nessuno”).</p><p>Acme della festa, gli <strong>auguri</strong> registrati. D’Alema: “Tra le istituzioni della Repubblica, Porta a porta non è quella più in crisi (..)Mi sono sentito come una squadra che gioca in trasferta, ma che è rispettata”. Monsignor Fisichella: “Vespa è un acuto analista politico, scherzoso <strong>intrattenitore</strong> e polemista”. Valeria Marini: “Il talkshow per eccellenza. Il momento del cuore è con Alberto Sordi, il momento della fede Padre Pio, il momento di aiuto quello a Vittorio Cecchi Gori”. Antonella Clerici: “Hai saputo coniugare politica e spettacolo, i famosi plastici hanno chiarito i fatti di cronaca. Sei veramente bravo”. Milly Carlucci, con gli occhiali del primo Sacchi e il giubbino alla Fonzie. Simona Ventura: “Nessuna trasmissione ha saputo essere specchio degli italiani così”. Peppino Di Capri: ”Un salotto di amici, lui ti stimola. Lo fa talmente con tanta classe che è unico”. Carlo Conti: “Vespa ha restituito la stessa credibilità, forza e serietà della politica allo spettacolo. Grazie”. Bertinotti: “Lo specchio della Seconda Repubblica. Ne ha rappresentato l’illusione sapendo dare voce a chi dissentiva”. Di Pietro: “A volte ha dato la sensazione di pendere da una parte, ma ha sempre dato la parola a tutti. Pensate: anche a noi”. E Al Bano: “Per me era un punto d’arrivo, mi sembrava onestamente il massimo. Lì c’è gente di cultura”. Alla fine, Vespa ha dato la parola – per la prima volta &#8211; al maggiordomo Paolo Baroni: “Mi sento come un dinosauro di 2mila puntate fa”. Poi il taglio della torta: “Vi promettiamo di tenervi compagnia fin quando la Provvidenza ce lo consentirà”. Titoli di coda. Musica. Rumori di niente.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 28 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/porta-porta-2000-puntate-pochi-ascolti/211701/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Beppe Grillo: pro e contro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/beppe-grillo-contro/205571/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/beppe-grillo-contro/205571/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Apr 2012 09:24:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[amministrative Emilia Romagna]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[casaleggio]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[lega]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[sondaggio Movimento 5 stelle]]></category> <category><![CDATA[voti Lega]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205571</guid> <description><![CDATA[Beppe Grillo cresce nei sondaggi, molti prevedono un suo exploit alle prossime amministrative e tutti lo crivellano. Dal centrodestra al centrosinistra, dalla Lega (a cui Grillo saboterà parte dei voti) ai dalemini caricaturali. Passando per Vendola, che &#8211; per quanto colto e munito di perenne supercazzola retorica &#8211; non è andato oltre l&#8217;accusa stantia di &#8220;populismo&#8221;....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Beppe Grillo cresce nei sondaggi, molti prevedono un suo exploit alle prossime amministrative e tutti lo crivellano. Dal centrodestra al centrosinistra, dalla Lega (a cui Grillo saboterà parte dei voti) ai dalemini caricaturali. Passando per Vendola, che &#8211; per quanto colto e munito di <strong>perenne</strong> supercazzola retorica &#8211; non è andato oltre l&#8217;accusa stantia di &#8220;populismo&#8221;. Ovvero una variazione sul tema della solita melassa piddina: demagogo, qualunquista, disfattista, bla bla bla. Prenderà davvero il 7 percento alle prossime <strong>amministrative</strong>? Più? Meno? Vediamo i pro e i contro, suoi e del Movimento 5 Stelle.</p><p><strong>Contro<br /> </strong>- Il programma qua e là leggero. O quantomeno un po&#8217; troppo utopico e sognante. Il M5S sembra molto forte nel criticare, non si sa quanto nel costruire. Non è vero che non abbia una parte propositiva (menzogna atta a screditarlo in partenza), ma al momento sembra più credibile come<strong> sentinella</strong> del (contro)potere che come progetto di governo.<br /> - Alcune uscite sbagliatissime, come lo <em>Ius Soli</em>. Grillo è abile nell&#8217;alzare i toni, ma se li alzi sempre finisce che perdi la voce. E ti esce qualche sciocchezza greve.<br /> - La generalizzazione. Grillo deve smetterla di dire &#8220;tutti i politici&#8221;, &#8220;tutti i giornalisti&#8221;. Non sono &#8220;tutti&#8221;: ce ne sono di bravi e onesti  e di pavidi e disonesti. Sarebbe come dire che Grillo è <strong>uguale</strong> a Panariello, o Martufello; o che è uguale a Casini, o Bersani.<br /> - Una tendenza alla dittatura interna. Grillo mal sopporta il dissenso, ama essere detestato dal potere ma pretende un po&#8217; troppo l&#8217;adulazione dagli <strong>adepti </strong>(era così anche il vecchio Pci, per la cronaca).<br /> - I toni. Non puoi usare sempre la forma eccessiva del linguaggio satirico per commentare la realtà. Più prende in giro (i nomignoli ad esempio), più presta il fianco alla critica facile di essere &#8220;volgare&#8221; (e dunque on meritevole di attenzioni). Grillo si <strong>disinnesca</strong> spesso da solo.<br /> - Casaleggio. E&#8217; lui &#8211; l&#8217;ineffabile spin doctor &#8211; a dettare la linea, quasi imponendosi e plagiando Grillo, o semplicemente la pensano allo stesso modo?<br /> - Inesperienza. I militanti sono tutti alle prime<strong> esperienze</strong> politiche. Non è detto che sia un male.<br /> - Manicheismo. Lui (e loro) sono il bene, gli altri il male. Magari fosse così facile.<br /> - Ripetizioni. Grillo tende a reiterare le stesse battute e per chi lo segue da anni scatta il déjà vu.<br /> - La latente rozzezza della prima (ma anche seconda) Lega.<br /> - Lo scazzo con De Magistris. Grillo può fare l&#8217;offeso quanto vuole, ma se cominciano a litigare tra loro anche i pochi in grado di catalizare la &#8220;società civile&#8221;, non c&#8217;è speranza.<br /> - Il rischio di una progressiva berlusconizzazione (l&#8217;uomo che si è fatto da sé, etc), per quanto le differenze tra i due siano contenutisticamente abissali.</p><p><strong>Pro<br /> </strong>- Una attività di controcultura, e controinformazione, che nessuno &#8211; o quasi &#8211; ha fatto in Italia. E non da ieri: da più di 20 anni, abbandonando tv e territori facili. Occorre coraggio: tanto.<br /> - La capacità preveggente di individuare temi <strong>cardine</strong> (ambiente, informazione, economia) e contesti (la Rete), anticipando evoluzioni (e involuzioni) politiche e mediatiche.<br /> - La competenza in ogni ambito, sua e dei collaboratori (Grillo citava Chomsky e Rifkin quando Vendola era ancora ai presocratici: e c&#8217;è rimasto).<br /> - Il coraggio (a volte ostentato) di essere politicamente scorretti.<br /> - L&#8217;attenzione a battaglie spesso<strong> sottaciute</strong> (o peggio) dai media. Per esempio l&#8217;omicidio di Federico Aldrovandi e la spaventosa realtà carceraria.<br /> - La credibilità (figlia di una carriera inattaccabile o quasi).<br /> - La politica intesa come servizio civile. Niente rimborsi, tetto agli stipendi.<br /> - L&#8217;avere raggiunto gli obiettivi attuali, pur avendo quasi tutti contro.- L&#8217;entusiasmo, la novità, la capacità di incarnare il <strong>nuovo</strong> (che poi lo sia davvero, è aperto il dibattito).<br /> - Il saper essere pienamente politico e non antipolitico (a meno che l&#8217;antipolitica sia banalmente il non accontentarsi dell&#8217;attuale &#8220;abc&#8221; al governo).<br /> - Quando sei in grado di fare arrabbiare così tanto, in un colpo solo, Belpietrini e Velardi Muppets, vuol dire che hai innegabili<strong> meriti</strong>.</p><p>Si potrebbe andare avanti, ma l&#8217;estrema sintesi può essere questa: Grillo fa battaglie giuste e sbagliate, alterna intuizioni lodevolissime a inciampi rovinosi, ma di sicuro non è il &#8220;Male&#8221; né &#8220;il distruttore&#8221; della democrazia. Più semplicemente, al momento sembra essere la figura più brava a <strong>catalizzare</strong> quel malcontento (a volte confuso) che non voterà mai Berlusconi ma al tempo stesso non ha più voglia di farsi bastare i brodini lessi del Partito Democratico (e derivati).</p><p>E&#8217; un reato votare Movimento 5 Stelle? Chi lo fa è antipolitico, qualunquista, populista, demagogo? Sciocchezze. E alibi facili, a cui si aggrappano politici <strong>inadeguati</strong> e tromboni stonati.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/beppe-grillo-contro/205571/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Draquila&#8221; e le macerie lunghe un secolo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/draquila-e-le-macerie-lunghe-un-secolo/203575/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/draquila-e-le-macerie-lunghe-un-secolo/203575/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 06:45:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bertolaso]]></category> <category><![CDATA[draquila]]></category> <category><![CDATA[governo berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[ricostruzione L'Aquila]]></category> <category><![CDATA[terremoto l'aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/draquila-e-le-macerie-lunghe-un-secolo/203575/</guid> <description><![CDATA[Un milione e 426 mila spettatori, 5, 62 percento di share: un buon risultato per Draquila, andato in onda lunedì in prima serata su La 7. “Cinema viscerale”, lo definì Le Monde, che assurge a “dossier corposo che fa drizzare i capelli”. Due anni dopo la sua anteprima (5 maggio 2010), la pellicola di Sabina...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un milione e 426 mila spettatori, 5, 62 percento di share: un buon risultato per Draquila, andato in onda lunedì in prima serata su La 7. “Cinema viscerale”, lo definì Le Monde, che assurge a “dossier corposo che fa drizzare i capelli”. Due anni dopo la sua <strong>anteprima</strong> (5 maggio 2010), la pellicola di Sabina Guzzanti suscita un altro effetto: lo sbigottimento.</p><p>La scossa che distrusse L’Aquila avvenne alle 3. 32 del mattino del 6 aprile 2009; il G 8, l’ 8 / 10 luglio 2009; l’avviso di garanzia a Bertolaso, il 10 febbraio 2010. Le dimissioni di Silvio Berlusconi, il 12 novembre 2011: cinque mesi fa, eppure sembrano passati secoli. Guardando Draquila, veniva da (ri) chiedersi: sotto quali sostanze <strong>psicotrope</strong> eravamo? Chi ci ha ridotto così? Pareva di rivedere i vecchi filmati dell’Istituto Luce, con la mascella di Mussolini non meno caricaturale della gestualità. Come si po-tè dar credito a quel dittatore ridicolo?</p><p>Forse il merito maggiore del Governo Monti, o piuttosto uno degli effetti della crisi, è avere trasformato – per contrasto – il <strong>repertorio</strong> berlusconiano in documentari stanchi su fossili orribili. I dinosauri Santanchè sono pronti a risorgere come fenici fameliche, ma la percezione che si ha di loro è nitida: Commodore 64 difettati nell’era dell’iPad. Alcune sequenze mettevano imbarazzo. Berlusconi che chiede ai bambini se è il Premier migliore del mondo, loro che rispondono “Sìììììì” e lui che promette di far votare anche i minorenni (meglio se ragazze). Ancora Berlusconi che chiede chi è che gli sta toccando “il culo” (nessuno: era il subconscio erotomane). Sempre Berlusconi che, avvicinandosi a un cantiere, chiede: “Ma le donne dove sono? Tutti gay? La prossima volta che vengo a trovarvi le porto io le veline, eheh” (e gli operai ridono). Davvero gli italiani hanno idolatrato un simile avanzo del Drive In?</p><p>E poi Bertolaso acclamato da grandi e piccini, quando il Premier spergiura che lo farà “ministro” (come ogni buona promessa berlusconiana, non è avvenuto). E le interviste ficcanti di Bruno Vespa, e gli editoriali tragicomici di Minzolini. Nani e <strong>ballerine</strong> che danzano sulle macerie. Teatro degli orrori. Ritorno al passato, più che al futuro, a bordo di una De Lorean sadica. Grazie a Draquila si è riascoltato il dialogo tra gli imprenditori Piscicelli e Gagliardi (“Io ridevo stamattina alle tre e mezzo dentro al letto”, “Io pure, va buo’, ciao”). Si è ricordato quando il ministro Bondi – sì, è stato ministro – disse che per protesta non sarebbe andato a Cannes (e nessuno lo aveva invitato). Si è riscoperto come quel disastro – 308 vittime, oltre 1600 feriti, 65 mila sfollati e più di 10 miliardi di euro di danni – servì da propaganda. Draquila, oggi, è uno specchio che sembra riflettere estranei. Che però estranei non sono.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 11 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/draquila-e-le-macerie-lunghe-un-secolo/203575/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Salvini, l&#8217;ultimo giapponese padano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/salvini-lultimo-giapponese-padano/202910/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/salvini-lultimo-giapponese-padano/202910/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 10:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bossi]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[matrix]]></category> <category><![CDATA[Matteo Salvini]]></category> <category><![CDATA[mediaset]]></category> <category><![CDATA[Port a Porta]]></category> <category><![CDATA[radio padania]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[Rosi Mauro]]></category> <category><![CDATA[sky]]></category> <category><![CDATA[Tele Pontida]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/salvini-lultimo-giapponese-padano/202910/</guid> <description><![CDATA[Povero Matteo Salvini, enfant prodige senza prodigi né fanciullezza. Il partito è deriso, i celti disgregati. Trote e batraci hanno ammazzato il sogno. E lui, per sublimare il dolore, occupa la tivù. In difesa e a baluardo di un’utopia infranta. Rai, Mediaset, La 7, Sky, Radio Padania, Tele Pontida: non se ne fa mancare una....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Povero Matteo Salvini, enfant prodige senza prodigi né fanciullezza. Il partito è deriso, i celti <strong>disgregati</strong>. Trote e batraci hanno ammazzato il sogno. E lui, per sublimare il dolore, occupa la tivù.</p><p>In difesa e a baluardo di un’utopia infranta. Rai, Mediaset, La 7, Sky, Radio Padania, Tele Pontida: non se ne fa mancare una. Giovedì, a un certo punto, era contemporaneamente a Porta a porta e Matrix. In <strong>collegamento</strong> da un cerchio magico tutto suo, dove Babbo Natale esiste davvero e pure la Befana (che magariè Rosi Mauro). Messo alle strette dadomande larghissime, cominciava a tremare.</p><p>Gonfiava il doppio mento, che si faceva triplo e quadruplo, quintuplo e <strong>periodico</strong>. Ammetteva la presenza di mele marce. Sottolineava “le strane coincidenze”. Poi, narrava la sempiterna Parabola del Leghista illibato: la raccolta firme, l’impegno, l’onestà. Che bimbo tenero: tutto è perduto, ma lui resiste. Resiste. Resiste.</p><p>Quasi come un giapponese padano.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/salvini-lultimo-giapponese-padano/202910/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Pinelli, Calabresi, Sofri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/pinelli-calabresi-sofri/202026/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/pinelli-calabresi-sofri/202026/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Apr 2012 13:22:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe Pinelli]]></category> <category><![CDATA[Luigi Calabresi]]></category> <category><![CDATA[marco travaglio]]></category> <category><![CDATA[marco tullio giordana]]></category> <category><![CDATA[piazza fontana]]></category> <category><![CDATA[romanzo di una strage]]></category> <category><![CDATA[Sofri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202026</guid> <description><![CDATA[Marco Tullio Giordana ha il grande merito di raccontare decenni d’Italia e il piccolo difetto di rendere tutto un po’ troppo fumettistico e favolistico. Era accaduto con La meglio gioventù, è accaduto con Romanzo di una strage. Ezio Mauro, in un articolo molto bello, sostiene oggi su Repubblica che “non si può fare un romanzo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Marco Tullio Giordana ha il grande merito di raccontare decenni d’Italia e il piccolo difetto di rendere tutto un po’ troppo fumettistico e favolistico. Era accaduto con <em>La meglio gioventù</em>, è accaduto con <em><strong><a href="http://www.mymovies.it/film/2012/romanzodiunastrage/" target="_blank">Romanzo di una strage</a></strong></em>. Ezio Mauro, in un articolo molto bello, sostiene oggi su <em>Repubblica</em> che “<em>non si può fare un romanzo su una ferita aperta nel Paese&#8221;.</em> Adriano Sofri ha scritto un <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/03/31/43-anni/" target="_blank">pamphlet </a>(<em>43 anni</em>) che mette – a mio avviso giustamente – in discussione la <strong>tesi delle due bombe</strong>, una dimostrativa (probabilmente anarchica) e una atta a uccidere (proveniente dalla estrema destra veneta e coadiuvata da servizi segreti deviati e Cia).</p><p>Marco Travaglio, sul <em>Fatto Quotidiano</em>, ricorda stamani a Sofri che nel pamphlet manca il chiarimento sul perché Federico Umberto D’Amato, capo dell’Ufficio affari riservati del Viminale e figura chiave (anche sulla Banda della Magliana), propose a Sofri nel 75-76 “un mazzetto di omicidi”. E perché Sofri attese il 2007, undici anni dopo la morte di D’Amato, per raccontarlo sul <em>Foglio</em>.<br /> Travaglio aggiunge che due sentenze della Cassazione “<em>hanno accertato oltre ogni ragionevole dubbio</em>” che Sofri fu mandante<strong> con</strong> <strong>Pietrostefani dell’omicidio di Luigi Calabresi (1972)</strong>, eseguito da Bompressi e Marino. Io i dubbi li ho ancora, non sulla “corresponsabilità morale” (ammessa da Sofri) ma su quella effettiva. Il pentimento tardivo, e le ricostruzioni balbettanti di Marino, non convincono.</p><p>Il punto, qui, è però chiedersi se <em>Romanzo di una strage</em> ha liceità artistica (sì), se era giusto farlo (sì) e se è fatto bene (ni). Delle molte critiche ricevute, pare surreale quella secondo cui Giordana avrebbe dimenticato il <strong>clima di odio</strong> alimentato dalla estrema sinistra nei confronti di Calabresi. Lo sostengono Mario Calabresi, figlio di Luigi, e Giampaolo Pansa, che ha polemizzato nuovamente con Giorgio Bocca (uno dei firmatari della <em>Lettera aperta sul caso Pinelli</em>). Il clima di odio, nel film, c’è. Eccome. Mentre Mario Calabresi ha ragione quando avverte una sensazione di “nebulosa” lasciata dal film. Su questo giornale, Gerardo D’Ambrosio – che nel ’75 ritenne inconsistente l’ipotesi di omicidio Pinelli, ascrivendola a un “malore attivo” – ha fatto notare che alcune certezze ci sono: su tutte, la colpevolezze delle <strong>frange fasciste venete.<br /> </strong><br /> La tesi delle due bombe, rilanciata da Paolo Cucchiarelli nel suo libro, convince meno. E dà al film un senso di “finale bipartisan” (per citare Curzio Maltese)<strong> che lo indebolisce</strong>. La seconda parte rischia l’agiografia di Luigi Calabresi, che fu sì vittima, ma in un primo momento corresponsabile della caccia alle streghe. E se è il cast è di pregio, non si capisce l’utilità del cameo di Luca Zingaretti o la prova disastrosa di Laura Chiatti.<br /> Il film è invece bravo a restituire<strong> l’inadeguatezza della politica</strong>: il sudore di Rumor, la debolezza livida di Saragat, la retorica di Aldo Moro (uno strepitoso Fabrizio Gifuni). E la colpevolezza dello Stato: prefetti, questori (l’ex fascista Marcello Guida), servizi segreti. Dietro una folgorazione (le scoperte di Calabresi, che prima di morire si rese conto di avere puntato il bersaglio sbagliato: e forse quello vero si adoperò per fermarlo), un muro di gomma. Come per Ustica.</p><p><strong><em>Romanzo di una strage</em> è imperfetto ma meritorio. </strong>Coraggioso. Sembra incredibile quando mostra Pinelli regalare l’<em>Antologia di Spoon River</em> a Calabresi, ma accadde davvero (una risposta al dono di Calabresi nel Natale precedente, il ’68, <em>Mille milioni di uomini</em> di Enrico Emanuelli). <strong>Giuseppe Pinelli </strong>era così sereno che, in Questura, ci andò da solo. In motorino. Se davvero si trattò di “malore attivo”, fu qualcosa di assai simile a un omicidio di Stato: Pinelli era trattenuto da tre giorni (il limite massimo era due), non gli era concesso di dormire, fumava di continuo senza mangiare, era sottoposto a interrogatori sfibranti (condotti da troppe persone presenti nella stanza). Era stremato. Se poi il film è veritiero, Pinelli ebbe il “malore” dopo che Calabresi, sobillato dai superiori, compì il “saltafosso”: ovvero fece credere a Pinelli che Valpreda aveva confessato, per portarlo alla <strong>esasperazione</strong>.</p><p>Che ruolo ebbe il Principe Borghese? E la Cia? <strong>Giangiacomo Feltrinelli </strong>saltò in aria per un suo errore (come accertarono le BR) o fu suicidato? Calabresi era nella stanza quando Pinelli volò dal quarto piano (la sentenza di D’Ambrosio ha accertato di no, l’anarchico Valitutti presente nel corridoio ribadì di sì)? Perché Pinelli cadde in verticale, a piombo e senza tentare di proteggersi: era già morto? Che ruolo ebbe Antonio “<em>Nino Il Fascista</em>” Sottosanti, presunto sosia di Valpreda e infiltrato nel gruppo anarchico di Pinelli? E il giornalista di destra Guido Paglia? Quanto si avvicinò alla verità Camilla Cederna? Perché D’Amato alimentò l’odio contro Calabresi, alimentando<strong> dossier falsi</strong> sul suo addestramento Cia? Chi si servì degli ordinovisti veneti Franco Freda e Giovanni Ventura?<br /> Troppi dubbi. Che Marco Tullio Giordana ha avuto il merito di rilanciare.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/SIDBMbNMdnM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/pinelli-calabresi-sofri/202026/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Dalla parte del torto&#8221;, il nuovo lavoro di Giulio Casale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/dalla-parte-torto-nuovo-lavoro-giulio-casale/201811/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/dalla-parte-torto-nuovo-lavoro-giulio-casale/201811/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Apr 2012 15:58:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Dalla parte del torto]]></category> <category><![CDATA[gaber]]></category> <category><![CDATA[Giulio Casale]]></category> <category><![CDATA[Novunque]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201811</guid> <description><![CDATA[Si arrabbierà, Giulio Casale, perché come tutti quelli che hanno amato troppo vive ora il riflusso (e forse l’eccessivo distacco), ma il suo nuovo disco è davvero “polemico e violento”. Proprio come Polli di allevamento, lo spettacolo di Giorgio Gaber che ha reinterpretato con meticolosa aderenza filologica. Dopo aver letto troppe volte che somigliava al Signor...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/giulio_casale_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-201815" title="giulio_casale_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/giulio_casale_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Si arrabbierà, <strong>Giulio Casale</strong>, perché come tutti quelli che hanno amato troppo vive ora il riflusso (e forse l’eccessivo distacco), ma il suo nuovo disco è davvero “polemico e violento”. Proprio come <em>Polli di allevamento</em>, lo spettacolo di <strong>Giorgio Gaber </strong>che ha reinterpretato con meticolosa aderenza filologica. Dopo aver letto troppe volte che somigliava al <strong>Signor G </strong>fin quasi a sembrarne il clone, Casale sembra ora volersi smarcare da quella filiazione così manifesta. Ha frequentato (e lo farà ancora) il teatro canzone parlando di Sessantotto e <strong>Nanda Pivano</strong>. La sua cover di <em>Preghiera in gennaio</em> bastava per dare la misura di un talento interpretativo quasi eccessivo. Come deliberatamente eccessiva, e spietatamente sincera, è l’urgenza che sottende ogni traccia di questo lavoro.</p><p>Programmatico a partire dal titolo, <em>Dalla parte del torto</em>: “<em>Mi sono seduto dalla parte del torto/ perché ogni altro posto era occupato</em>” (<em>Mistificazione</em>).  Due citazioni in un corpo (e colpo) solo: il titolo dell&#8217;album rimanda a Claudio Lolli, la frase a Bertold Brecht. All’interno di una confezione scarna in bianco e nero &#8211; l’artista ascetico, barba lunga e aria “sciupata” che prova a deturpare un’avvenenza che gli sarà parsa fuoriluogo &#8211; Casale ha riportato poche righe che si concludono così: “<em>Mi pare che siamo rimasti in pochissimi a credere nella canzone. L’album è dedicato a quei pochi. Dalla parte sbagliata</em>”.  La critica più facile è quella di una visione manichea e forse autoreferenziale, con l’autore che si proclama artista salvo in quanto schierato dalla parte del torto: ovvero del dubbio e della minoranza, del rischio e della omologazione irricevibile.</p><p>Di fatto Casale è davvero come si presenta e (si) canta: una sorta di ultimo cittadino libero di questa famosa città civile, e senza neanche un cannone nel cortile (per parafrasare un altro gigante che ha spesso lambito, <strong>Fabrizio De André</strong>). Le prime parole che incontri, all’interno delle 12 tracce, recitano: “<em>Cantami la tua canzone/ e non fare sconti che non è stagione/ (..) Cantami ma non d’amore/ che non basta agli occhi quest’orrore</em>”. Casale canta l’orrore (ma anche l’amore) e non fa sconti. Neanche a se stesso: la straordinaria <em>Apritemi</em> è così intima da mettere quasi in imbarazzo l’ascoltatore, troppo poco abituato alla sincerità fragile di chi non ha voglia né possibilità di nascondersi. Casale è uomo intriso di inquietudine, scrittore di prim’ordine. Intellettuale contrastato e animale da palcoscenico che non si concede neanche il tempo di dormire (dal 12 aprile di nuovo a teatro, il Litta di Milano, con lo spettacolo di prosa cantata <em>La febbre</em>), refrattario – più di quanto vorrebbe – all’idea di leggerezza. Litiga ogni giorno col suo presente (e con il suo paese). Capitava come leader degli Estra e ora più che mai, sospinto com’è da una violenta bulimia artistica.  La produzione è di <strong>Giovanni Ferrario</strong> (Pj Harvey e non solo).</p><p>Suoni e chitarre sono nevrotiche, e necrotiche, come le storie narrate. Non tutto è pienamente risolto. La parte centrale patisce qualche flessione (<em>Fine </em>è un singolo che non funziona, <em>Magic Shop</em> una cover sbiadita). Poi però incontri <em>Virus A</em> (anche qui Casale si arrabbierà, ma la parentela con <em>La peste</em> di <strong>Gaber-Luporini</strong> è palese). E il trittico finale, <em>Personaggio comune/ Senza direzione/ La febbre</em>, in cui la forma canzone (meno oltraggiata del solito) raggiunge il suo massimo.  Se fosse un voto, sarebbe 7+. Ma <em>Dalla parte del torto</em> non sarebbe mai un voto. E’ disco estremo, ossessivo, spietato. Doloroso e puro, anche nelle sbavature. Coraggioso e prezioso. Polemico e violento. L’ulteriore tassello nel cammino di un artista ribelle, ferito e soprattutto vero. Con troppo spazio tra sé e sé. E una carriera raminga atta a riempirlo.</p><p><strong>Giulio Casale<br /> Dalla parte del torto<br /> </strong><strong>Novunque</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/dalla-parte-torto-nuovo-lavoro-giulio-casale/201811/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Toti, l&#8217;uomo dal pistolotto pseudo-garantista</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/toti-luomo-dal-pistolotto-pseudo-garantista/201107/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/toti-luomo-dal-pistolotto-pseudo-garantista/201107/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 16:03:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Emilio Fede]]></category> <category><![CDATA[giovanni toti]]></category> <category><![CDATA[tg4]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/toti-luomo-dal-pistolotto-pseudo-garantista/201107/</guid> <description><![CDATA[L’impresa è titanica, ma lui può riuscirci: far rimpiangere Emilio Fede. Giovanni Toti, neodirettore del Tg 4, incarna lo stereotipo del soldatino aziendale. È un Alessio Vinci senza neanche l’intenzione vaga dell’attraenza. Il giornalista mediano, affidabile, fieramente privo di picchi creativi: facilmente malleabile, come una creta che nessuno userà mai per plasmare capolavori. Viareggino, Toti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/toti.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-201281" title="Giovanni Toti" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/toti-166x300.jpg?47e3a5" alt="" width="166" height="300" /></a>L’impresa è titanica, ma lui può riuscirci: far rimpiangere Emilio Fede. <strong>Giovanni Toti</strong>, neodirettore del Tg 4, incarna lo stereotipo del soldatino aziendale. È un Alessio Vinci senza neanche l’intenzione vaga dell’attraenza. Il giornalista mediano, affidabile, fieramente privo di picchi creativi: facilmente malleabile, come una creta che nessuno userà mai per plasmare capolavori. Viareggino, Toti ha 43 anni. È entrato a Cologno Monzese nel 1996, per uno stage nel Tg di Italia 1, e non ne è più uscito. Sposato con la collega Siria Magri. Redattore di cronaca, caposervizio, caporedattore a Studio Aperto. Parentesi nel 2006 a Videonews, la testata di “approfondimento” Mediaset, come curatore di <em>Liberitutti </em>su Rete 4 (il titolo era una sintesi del programma giuridico Pdl). Responsabile dei rapporti con i media e vicedirettore di Studio Aperto, condirettore e quindi direttore nel 2010. Fino all’<strong>ascesa al soglio emiliesco</strong> di due giorni fa.</p><p>Di Toti affascina la commovente refrattarietà alle telecamere: fisico da rugbista dismesso, movenze da cartone animato, sopracciglia che si alzano e abbassano come un attore di telenovelas brasiliane alle prese con una scena teoricamente drammatica. Toti si è gradualmente avvicinato alla forma “giornalistica” più cara ai berluscones: il pistolotto pseudo-garantista. Se Minzolini affrontava il comizietto esibendo <strong>la zeppola delle grandi occasioni</strong>, da navigato ex caratterista di Nanni Moretti, Toti recita i salmi con l’impeto di una triglia afflitta. Il primo a non sembrare convinto di ciò che dice è lui: se esortasse il pubblico ad andare a Messa, ci sarebbero più mangiapreti in Italia che tra le frequentazioni di Bakunin. Su Youtube giganteggiano gli strali con cui attaccò i giudici che condannarono Marcello Dell’Utri e, poi, i sovversivi che gioirono per le dimissioni di Berlusconi. Ventinove giugno 2010, 11 novembre 2011: le date delle (per ora) più celebri omelie di Toti, uno che la stampella l’ha scagliata ma gli è forse caduta in testa. Da qui lo sguardo surreale, tra il vitreo e lo sgomento, e le pause a caso durante la lettura. Sospiri confusi, respiri affannosi, un che perenne di ansiogeno. Dovrebbe assurgere a rampognatore, ricorda al massimo un Mastrota che incensa materassi scomodi. Se Fede ostentava la sua parzialità, nel tentativo vano di risultare credibile come comico di se stesso, Toti è il gregario che<strong> pedala per interposta persona</strong> e senza scattare mai. Il suo è un giornalismo senza salite né discese. Solo pianure, su cui stazionare placidi. E sempre a favor di vento.</p><p><em>Foto Lapresse</em></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 30 marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/toti-luomo-dal-pistolotto-pseudo-garantista/201107/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>D&#8217;Alessio: “Vi racconto la mia vita pericolosa. Fra Carosone e i boss”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/dalessio-%e2%80%9cvi-racconto-vita-pericolosa-carosone-boss%e2%80%9d/200090/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/dalessio-%e2%80%9cvi-racconto-vita-pericolosa-carosone-boss%e2%80%9d/200090/#comments</comments> <pubDate>Sun, 25 Mar 2012 17:18:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Camorra]]></category> <category><![CDATA[Carosone]]></category> <category><![CDATA[Gigi D’Alessio]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category> <category><![CDATA[neomelodici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200090</guid> <description><![CDATA[“Ecco come nasce una canzone”. Gigi D’Alessio scende le scale della sua villa all’Olgiata, verso lo studio personale. Fiancheggia piscina e il giardino “Amorilandia”. Maxi tivù, felpe disegnate dal figlio, ‘filippini’ solerti (“Gli ho insegnato io a cucinare, mangiare è la cosa più bella della vita”). La statua gigante di Elvis (“Regalo della Bertè, non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/dalessio-pezzo.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-200091 alignleft" title="dalessio pezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/dalessio-pezzo.jpg?47e3a5" alt="" /></a>“Ecco come nasce una canzone”. Gigi D’Alessio scende le scale della sua villa all’Olgiata, verso lo studio personale. Fiancheggia piscina e il giardino “Amorilandia”. Maxi tivù, felpe disegnate dal figlio, ‘filippini’ solerti (“Gli ho insegnato io a cucinare, mangiare è la cosa più bella della vita”). La statua gigante di Elvis (“Regalo della Bertè, non sapeva dove infilarla”). Postazioni computer tramite cui monitorare quanto le radio lo trasmettono (“MonteCarlo e Capital non mi considerano”). E la maglia dell’Argentina ’86. “Me l’ha data Diego. A Napoli ci sono tre divinità: San Gennaro, Maradona e D’Alessio”. L’intervista impossibile va avanti da cinque ore. Cominciata alle 13, finirà dopo le 19. Da una parte un giornale che lo ha ironicamente chiamato “Fonzie Gomorra”, dall’altra un 45enne sicuro di sé ma autoironico e piacevole. Nel mezzo, terrorizzata, l’addetta stampa: l’idea è sua. Gigi D’Alessio riceve messaggi (Cassano, Galliani), macina aneddoti e vendite. “Allegri mi mandò un sms nell’intervallo di Lecce-Milan. Dice che gli porto fortuna. Il Milan era sotto 3-0. Tornai a casa. Il Milan vinse 4-3”. Al piano, con dovizia gentile, mostra la genesi dei brani. Ritmica, melodia, testo. “Per spiegare tutto, devo cercare i giornali a me più teoricamente più distanti. Voi”.</p><p><strong>Teoricamente?<br /> </strong>“A volte penso di essere più comunista io di tanti altri”.</p><p><strong>Poi però vota Berlusconi.<br /> </strong>“Di politica capisco poco. Casini mi adora, Rutelli mi chiama ‘Gigetto’, Fini mi chiede di tenerlo sotto braccio così fa bella figura. A Bossi ho regalato una chitarra. I Ciampi &#8211; e Papa Wojtyla &#8211; l’incontro più bello. E la signora Bertinotti. E Orlando. E Santoro: in privato mi ha detto che mi stima. Dovevo salire su una torre per far scendere dei disoccupati, all’interno del suo programma”.</p><p><strong>Ha suonato per Lettieri.<br /> </strong>“Mio fratello Pietro aveva un tumore. La malattia che si è portata via i miei genitori. Mi è rimasta solo la sorella. Chiamai Berlusconi per avere i suoi medici. Era a un “G” non so cosa in Tunisia, mi aiutò in ogni modo. Poi, il mercoledì delle elezioni 2011, a mezzanotte mi telefona. Ero a casa con Anna (<em>Tatangelo, NdA</em>): ‘Gigi, sto nella merda’, aiutami’. Avrei suonato per lui anche mentre faceva il bidet. Un amico. Purtroppo Pietro, dopo un anno e mezzo di cure, è morto lo stesso”.</p><p><strong>E a Milano?<br /> </strong>“Rimasi in hotel fino alle 20. La Lega mi insultava, la sinistra mi minacciava. Sai che c’è, mi son detto? Andate tutti ‘affanculo. E son tornato a Napoli”.</p><p><strong>De Magistris le piace?<br /> </strong>“Si vende bene, è simpatico, bravo e vero, ma ha fatto poco. Gli avrei regalato Sanremo se avessi vinto, ma non credo sia interessato a incontrarmi”.</p><p><strong>Saviano ha scritto che, mentre i boss decidevano chi ammazzare, ascoltavano la sua musica. E lei ha lavorato con Luigi Giuliano, ora collaboratore di giustizia.<br /> </strong>“Era il ’92. Il mio collaboratore, Vincenzo D’Agostino, ritenne di sottoporre una canzone a Giuliano. Lui la lesse e impose di cambiare una parola. La cambiai. Fine del nostro unico incontro”.</p><p><strong>Avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Anno 2001.<br /> </strong>“La mia fedina penale è pulitissima. Non c’era niente, durante l’incontro coi giudici il mio avvocato dormiva. In una intercettazione si diceva che dovevo ritirare i soldi. Sembravo un corriere, ma si parlava solo della paga per la mia esibizione a un matrimonio”.</p><p><strong>Quindi ha suonato per la camorra?<br /> </strong>“Dal ‘92 al ’96 facevo fino a 13 matrimoni al giorno. A Napoli le donne si sposano per scegliersi il cantante. Per la comunione di mia figlia chiamai Dalla, per mio figlio vorrei Pazzini. Ho suonato anche per qualche boss. Come Carosone, Cocciante, D’Angelo. Spesso non mi pagavano: un bacio e via. Alla camorra ho regalato un mucchio di canzoni: ero obbligato. Se dicevo ‘no’ chi mi proteggeva? Anche i giornalisti ci vanno. E al mattino ricevono il cachemire”.</p><p><strong>Napoli è un microcosmo?<br /> </strong>“Novantanove volte su 100 finisci scugnizzo. Vengo dai quartieri popolari, cresciuto dalla nonna. Quando entravo in casa, battevo forte i piedi per far scappare i topi. E niente doccia. Scendevi per strada e ti fottevano la cartella. Poi la bicicletta. Poi il motorino. Alla quarta diventavi scugnizzo. Alla delinquenza ho preferito la musica: dieci anni di conservatorio”.</p><p><strong>Coi matrimoni quando ha chiuso?<br /> </strong>“Nel 1996, concerto a Napoli. Attaccavo i manifesti di notte, camuffato: a Caianiello non mi conosceva già più nessuno, ma in città impazzivano. Affittai lo stadio e feci 40mila paganti. Lì è cambiato tutto. E nel 2000 mi sono trasferito a Roma. Senza più manager: ti fottono”.</p><p><strong>Mariano Apicella lo conosce?<br /> </strong>“Quello bravo era il padre, il figlio lasciamo perdere. Da Costanzo dissi per scherzo che le canzoni a Berlusconi era meglio se le scrivevo io. Devo a un povero posteggiatore la scelta della carriera solista. Mi chiamò per la comunione della figlia, aveva 2 milioni e 500mila lire in pezzi da mille. Tutti i suoi risparmi. Mi vergognai e cantai gratis”.</p><p><strong>Ha picchiato dei fotografi.<br /> </strong>“Erano appostati qua fuori, stavo da poco con Anna. Mi avvicino. Uno dei due, detto Er Millelire, si rivolge all’altro, detto Foggia: ‘Anvedi ‘sto napoletano der cazzo’. Non ci ho visto più e l’ho colpito. Gli si è aperta la fronte, sangue ovunque. Colpa dell’anello col rosario: vede, questo qua”.</p><p><strong>La sua villa è lussuosissima.<br /> </strong>“Dovevo invitarla al ristorante, così non scoprivate quanto sono ricco? Mica ho sgozzato i bambini e venduto gli organi. Finirò di pagarla tra 20 anni col mutuo. Non amo ostentare, ma il Rolex me lo sono fatto. E pure la Mercedes. Qualcuno penserà che i soldi me li ha dati la camorra, ma quanto cazzo è potente ‘sta camorra? Mi riempie i teatri pure in Australia?”.</p><p><strong>A Sanremo, nella cover di Mia Martini, ha cantato malino.<br /> </strong>“La mia musica fa cacare? Okay. Vi invito a un concerto: venite quando <em>tenete</em> la colite, così vi stimolo. E ‘cantare male’ è soggettivo: Vasco emoziona, ma tecnicamente non è un granché”.</p><p><strong>Lei è un neomelodico.<br /> </strong>“Il neomelodico non esiste. E’ una parola usata da un giornalista che amava Nino D’Angelo: il melodico era lui, i neomelodici tutti gli altri. Dire che sono il principe dei neomelodici è come dire che sono il primo degli stronzi. Non ho niente in comune con chi dedica le canzoni ai boss. Sarebbe come affermare che un giornalista del <em>Fatto</em> è uguale a uno di <em>Bricabrac</em>”.</p><p><strong>Scrive solo d’amore.<br /> </strong>“Non so fare altro. La parola più forte che ho usato è “carcere”. Sono un cantautore napoletano, mi esprimo in due lingue: l’italiano è quasi una lingua straniera”.</p><p><strong>Ha regalato alla figlia di Gaber, Dalia, la Lambretta che Giorgio usò per </strong><em><strong>La ballata del Cerutti</strong></em><strong>.<br /> </strong>“Dalia, che cura i miei rapporti stampa, era a tavola con me e il capo dell’azienda. Io: “Dalia, quest’uomo ti regalerà la Lambretta di tuo padre”. Non era previsto, l’aveva appena pagata 15mila euro all’asta, ma a quel punto non poteva rifiutarsi”.</p><p><strong>Nella sua sala c’è il pianoforte di Carosone.<br /> </strong>“E’ del 1974, per Renato ero l’unico che poteva suonarlo. Ricordo sua moglie ai funerali: ‘Gigi, la favola è finita’. Mogol rivede in me le capacità di Battisti, Dalla era un amico, Fossati parla benissimo di me. All’estero duetto con Liza Minnelli. Però io sono quello della camorra”.</p><p>“<strong>Il più grande pregiudicato </strong><a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Camorra" target="_blank"><strong>camorrista</strong></a><strong> mai esistito nella </strong><a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Storia" target="_blank"><strong>storia</strong></a><strong> della musica leggera </strong><a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Italiano" target="_blank"><strong>italiana</strong></a><strong>”: così </strong><em><strong>Nonciclopedia</strong></em><strong>.<br /> </strong>“Molti mi augurano la morte, ma a chi scrive queste cose dico solo: ‘Perché?’. Se sostenessero che lei è gay e se lo fa mettere in quel posto da chiunque, sarebbe felice? Io mi sento così. E mi rode”.<strong></strong></p><p><strong>E’ vera la storia su Umberto Bindi?<br /> </strong>“Lessi che gli avevano pignorato tutto, anche il pianoforte. Ne fui colpito, così gliene mandai uno. Mi ringraziò, commosso. Quattro giorni dopo morì”.</p><p><strong>Cosa cantò per Clinton?<br /> </strong>“<em>Malafemmina</em>: ‘Mister President, this is <em>Bad Woman’</em>. Era il periodo di quella lì, ci stava bene”.</p><p><em><strong>Il Fatto</strong></em><strong> lo legge?<br /> </strong>“No, ma mi sta simpatico Travaglio. Noi napoletani siamo esigenti. Siani è un amico, ma non rido mai. Travaglio mi fa ridere. Non per ciò che dice: per lo sguardo, per i silenzi. E’ il Troisi del nord”.</p><p><strong>Di quella canzone nata in un’ora, che ha salvato sul desktop col nome “Il Fatto”, che ne farà?<br /> </strong>“Ci lavorerò, è buona. Poi ve la regalo e i proventi li diamo in beneficenza”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/dalessio-%e2%80%9cvi-racconto-vita-pericolosa-carosone-boss%e2%80%9d/200090/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il lungo addio di Fossati</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lungo-addio-fossati/199060/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lungo-addio-fossati/199060/#comments</comments> <pubDate>Wed, 21 Mar 2012 09:25:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[addio Ivano Fossati]]></category> <category><![CDATA[Ivano Fossati]]></category> <category><![CDATA[La decadenza]]></category> <category><![CDATA[La mia banda suona il rock]]></category> <category><![CDATA[La pianta del tè]]></category> <category><![CDATA[ultimo album Fossati]]></category> <category><![CDATA[ultimo concerto Fossati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199060</guid> <description><![CDATA[Il lungo addio è finito. Trentasei anni dopo The Band, trentaquattro dopo Mina. Senza però Martin Scorsese a far da regista. Lunedì, allo Strehler di Milano. Ivano Fossati si è emancipato dalla sua iconografia, con cui ha sempre mal convissuto. Ritiro anticipato, a 60 anni: &#8220;Sono proprio felice&#8221;, ripeteva dopo le tre ore di concerto....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il lungo addio è finito. Trentasei anni dopo The Band, trentaquattro dopo Mina. Senza però Martin Scorsese a far da regista. Lunedì, allo Strehler di Milano. Ivano Fossati si è emancipato dalla sua iconografia, con cui ha sempre <strong>mal convissuto</strong>. Ritiro anticipato, a 60 anni: &#8220;Sono proprio felice&#8221;, ripeteva dopo le tre ore di concerto. La mediazione artistica lo ha raramente intaccato: l’ingenuo <em>flower power</em> dei Delirium, la sperimentazione del grande mare che avremmo traversato. L’esplosione prima come songwriter e poi come interprete. Il cantautorato <strong>più rarefatto</strong> e colto. Quindi, col nuovo millennio, l’ultimo disco davvero compiuto (<em>Lampo viaggiatore</em>) e tre opere contemplanti picchi e slavine, capitoli allegramente testamentari di una nuova rivoluzione: la semplicità, il rimando ai Beach Boys. Quasi a far media, senza rinnegarlo, col passato più cerebrale.</p><p>Quando il pubblico lo ha inchiodato con una standing ovation di quasi dieci minuti, dopo <em>Il bacio sulla bocca</em>, l’introverso (ma neanche poi tanto) Fossati ha avuto piena percezione del suo <strong>nuovo presente</strong>. L’affetto, da lui alimentato con una carriera quarantennale, gli è tornato addosso con la violenza tenera dei boomerang che conoscono a memoria la traiettoria perfetta. Ha provato a parlare, non c’è riuscito. Si è allora rifugiato nel corner teatrale di una canzone beneagurante (<em>Buontempo</em>) e quindi nell’aria di un vecchio brano (<em>Dolce acqua</em>). Attorno a lui, un commiato sereno: donne trafitte dalle sue <strong>storie d’amore</strong> (che finiscono male e per questo piacciono), uomini virilmente inteneriti dalla solennità di <em>C’è tempo</em>.</p><p>Il lungo addio fossatiano ha fatto scrivere molto: troppo mediatico. Fabio Fazio come gran cerimoniere, un disco da lanciare, un tour da supportare. E Aldo Grasso che ha ritenuto l’operazione troppo bella per non nascondere fini biecamente <strong>commerciali</strong>. Dubbi leciti, ma chi crede che Fossati ci ripensi, e torni a suonare come nulla fosse, non lo conosce. C’è sempre stata, in lui, la fascinazione per il <em>cupio dissolvi</em>. Di Lucio Battisti, del resto, ama il desiderio di fuga: l’ostinato smarcarsi dalla propria ombra contabile. Più dell’insuccesso, Fossati teme la reiterazione: di <strong>ruoli e stilemi</strong>. Non si è mai sentito soltanto musicista e adesso, anzitutto, osserverà il mondo. Da bravo viaggiatore d’Occidente, ormai sempre più francese (ha una casa a Nizza).</p><p>Dentro il concerto di lunedì c’era gran parte della sua parabola. Lo scricchiolio delle canzoni più leggere, come <em>La decadenza</em>, così irrisolta da far pensare che si sia deliberatamente divertito ad <strong>abbruttirsi</strong>. Il bassista, incredibilmente fuori contesto, che zappava sullo strumento neanche fosse un Gormita turnista in una cover band dei Led Zeppelin. La serenità di chi è innamorato, forse troppo per creare ancora capolavori. L’entusiasmo con cui incensa artisti che un tempo avrebbe forse crivellato, da Noemi a Mengoni (entrambi in platea), magari passando per la Laura Pausini di cui ha apprezzato la cover de <em>La mia banda suona il rock</em> (ma qui c’è il trucco: odiando quel successo, era semplicemente felice di risentirlo così devastato). <strong>Tutto vero</strong>.</p><p>Come lo sono altre considerazioni. Che il &#8220;peggior&#8221; Fossati era ancora molto meglio di quasi tutta la musica che gira intorno, soprattutto quando si ricongiungeva al piano (<em>Settembre, Tutto questo futuro</em>). Che è una brutale forma di egoismo, da parte dei fans, volerlo per forza perdurante e dolorante (affinché componga nuove <em>La costruzione di un amore</em>). Che nel periodo ‘86-96 ha fiammeggiato di genialità inusitata. Che in questo lungo addio, un po’ Chandler e un po’ Altman, c’è un’onestà intellettuale a cui l’Italia <strong>non è abituata</strong>.</p><p>Che la pianta del tè ha ben piccole foglie, l’orologio americano è falso e la stella benigna. Soprattutto: che Ivano Fossati mancherà a tanti. Ma non a se stesso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/lungo-addio-fossati/199060/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Twitter e Michele Serra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/twitter-michele-serra/197814/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/twitter-michele-serra/197814/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Mar 2012 14:19:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Michele Serra]]></category> <category><![CDATA[Michele Serra Twitter]]></category> <category><![CDATA[Serra Twitter]]></category> <category><![CDATA[social network]]></category> <category><![CDATA[Twitter]]></category> <category><![CDATA[Web]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197814</guid> <description><![CDATA[A Michele Serra Twitter fa schifo. E il &#8220;Popolo della Rete&#8221; (che non esiste) c’è rimasto male. L’articolo di oggi dell’ex (ex ex) direttore di Cuore, nella sua Amaca di Repubblica, è emblematico. Come e più di Massimo Gramellini, Serra ha avvertito l’irrinunciabile desiderio di far sapere al mondo che a lui i cinguettii non piacciono....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>A Michele Serra Twitter fa schifo</strong>. E il &#8220;Popolo della Rete&#8221; (che non esiste) c’è rimasto male. L’articolo di oggi dell’ex (ex ex) direttore di <em>Cuore</em>, nella sua <a href="http://pazzoperrepubblica.blogspot.com/2012/03/michele-serra-twitter-mi-fa-schifo.html" target="_blank"><em>Amaca</em> di Repubblica</a>, è emblematico. Come e più di <a href="http://web20.excite.it/massimo-gramellini-stronca-twitter-N119954.html" target="_blank">Massimo Gramellini</a>, Serra ha avvertito l’irrinunciabile desiderio di far sapere al mondo che a lui i cinguettii non piacciono. L’intellighentia, si sa, è molto più impegnata e rarefatta del vile volgo: mentre <strong>la plebe osa sorridere nei social network, Serra si eleva e ci spiega quello che pensiamo</strong>. Osservando con sgomento, nonché palpabile disgusto, l’orrendo affaccendarsi dei Twitter-addicted.</p><p>L’articolo di Serra contiene osservazioni condivisibili: &#8220;<em>Sommarietà dei giudizi (si sa, lo spazio è quel che è)&#8221;, &#8220;violenza verbale&#8221;</em>, &#8220;<em>cicaleccio impotente&#8221;</em>. Peccato che in tanti, molto prima e forse meglio di lui, abbiano scritto le stesse cose. Anche questo giornale, per dire. Serra non ha scritto nulla di nuovo. La sua contrarietà a Twitter, e in generale alla Rete, non è scelta ma incapacità. Non è che non gli interessa: non sa usare il Web. Gli mancano voglia, sintesi, leggerezza. Serra si è opposto a Twitter per <strong>saccenza e impotenza: come la volpe con l’uva</strong>.</p><p>Fa poi sorridere come Serra, una firma che sapeva scorticare il potere con editoriali mirabilmente intrisi di &#8220;sommarietà dei giudizi&#8221;, lamenti un’eccessiva cattiveria di Twitter.<br /> Con il tono solenne di chi racconta agli ignoranti lo sbarco in Normandia, Serra racconta di avere seguito un programma tv con un amico connesso su Twitter. Probabilmente erano mirabilmente assisi in un attico, con l’opera omnia di Kierkegaard appesa alle pareti. Lì l’intellettuale Serra non ha potuto non trasecolare di fronte alla &#8220;assoluta drasticità&#8221; di chi scriveva: &#8220;<em>Il conduttore</em> (<em>Panariello? Il suo Fabio Fazio</em>?) <em>era per alcuni un <strong>genio</strong>, per altri un <strong>coglione totale</strong>, e tra i due &#8220;insiemi&#8221;, quello pro e quello contro, non esisteva un territorio intermedio&#8221;</em>. Evidentemente l&#8217;infatuazione montiano-piddina, in Serra, è tale per cui anche nel divertissement ameno (e nell’angusto spazio di 140 caratteri) si debba inseguire il &#8220;territorio intermedio&#8221;: cioè il politicamente corretto. <strong>L</strong><strong>a sobrietà bipartisan</strong>. Bella idea: quando uno fa una battuta sulla Carfagna, di rimando un altro ne fa una sulla Costamagna. La par condicio al tempo di Michele.</p><p>Tradendo poi una certa confusione mentale, Serra ha chiuso il pezzo – dopo l’ennesima lenzuolata pedagogica (“<em>La speranza è quel medium sia, specie per i ragazzi, <strong>solo un passatempo ludico</strong><strong>,</strong> come era per le generazioni precedenti il telefono senza fili</em>&#8220;) – con un perentorio “Twitter mi fa schifo”. Provocazione riuscita, ma non esattamente satura di “territori intermedi”.</p><p>Michele Serra non cinguetterà su Twitter. Non ha tempo e motivo per farlo: mentre il comune mortale scherza, lui è impegnato a <strong>metabolizzare la <em>Recherche</em> di Proust</strong>. Secondo Serra la vita è dolore e sofferenza, da qui il divieto di scherzare (se non in luoghi autorizzati e dichiaratamente preposti all’ironia<em> </em><em>colta</em>). Il rifugiarsi ostinato nel passatismo – “<em>Non ho il cellulare”, “Neanche guardo le mail”; “Feisbuk che</em>?” &#8211; è un simpatico vezzo della sinistra più <em>à la page</em>, che da una parte tromboneggia e dall’altra è troppo presa a trascendere per mantenere il contatto con i suoi lettori. C’è solo una cosa che Serra non faticherebbe a vedere, se solo fosse meno obnubilato da quella che potremmo rispettosamente chiamare “sicumera vintage”: <strong>Twitter, come tutti i mezzi, non è sbagliato in sé</strong>. Se usato male, è mera autoreferenzialità (che Serra conosce benissimo, come tutti noi). Se usato benino, è puro divertimento (che Serra conosceva benissimo). Se usato bene, è palestra di scrittura e umorismo (di cui Serra era, e a volte è, maestro).</p><p>Più che far schifo, <strong>Twitter logora chi non ce l’ha. O non sa usarlo</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/twitter-michele-serra/197814/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;anatema bipartisan  dei neo-bigot-con</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/15/lanatema-bipartisan-bigot/197509/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/15/lanatema-bipartisan-bigot/197509/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Mar 2012 13:32:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Belen]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[bunga bunga]]></category> <category><![CDATA[Fornero-Belen]]></category> <category><![CDATA[Luigi Amicone]]></category> <category><![CDATA[pubblicità Renault]]></category> <category><![CDATA[Rai4]]></category> <category><![CDATA[Vittorio Sgarbi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=197509</guid> <description><![CDATA[Stanno lì, come d’autunno sugli alberi le foglie. Tutti, indistintamente, lanciati a bomba contro la volgarità. Il ministro Fornero, che se la prende con Belén. Bersani, che solidarizza con la Fornero. E il Pd, che si imbarazza per le foto osé della consigliera di Cornate. È l&#8217;era del moralismo bipartisan. Anche a destra è partita...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Stanno lì, come d’autunno sugli alberi le foglie. Tutti, indistintamente, lanciati a bomba contro la volgarità. Il ministro Fornero, che se la prende con Belén. Bersani, che solidarizza con la Fornero. E il Pd, che si imbarazza per le foto osé della consigliera di Cornate. È l&#8217;era del moralismo bipartisan. Anche a destra <strong>è partita la gara</strong>, vagamente tardiva, a chi è più candido.</p><p>Ieri, sul &#8220;Foglio&#8221;, troneggiava in prima pagina un &#8220;Moralisti cupi in cerca di Cav. estinto&#8221;. Era dedicato agli adepti di Libertà e Giustizia, riunitisi allo Smeraldo di Milano. Un esercizio di stile <strong>pretestuoso e forzato</strong>, come si confà al &#8220;Foglio&#8221;: &#8220;Non sembra una festa (..) Piuttosto uno di quei cocktail cinerari per il caro estinto, quelli in cui si parla dei bei tempi quando eravamo tutti vivi&#8221;. La forma è discreta, il contenuto non va oltre lo stereotipo dei sinistrati sfigati e asessuati. Che magari è anche vero: poi però, quando provano a darsi alla pazza gioia, trovano subito qualcuno che li bastona. Chi? Gli stessi che prima li sbeffeggiavano perché troppo noiosi: &#8220;Il Foglio&#8221;, appunto. Oppure &#8220;Il Giornale&#8221;. Sempre ieri. Solito titolo lisergico (&#8220;Hanno vinto i gay&#8221;), poi un editoriale di Vittorio Sgarbi. Credibile, nel ruolo di moralista, come Luigi Amicone in quello di giornalista.</p><p>Sgarbi, sempre con l’atteggiamento <strong>intellettualmente sbarazzino</strong> di chi modula l’inno di Mameli ruttando per darsi un tono, ha affrontato il tema del riconoscimento delle nozze omosessuali in due modi. Da una parte ha devastato la lingua italiana, usando le virgole come molotov scagliate a caso contro la Crusca. Dall’altra si è finto illuminato. Il problema delle nozze gay? Non è &#8220;etico&#8221;, bensì &#8220;pratico&#8221;. L’Italia deve essere contraria non per &#8220;questioni di principio&#8221;, ma perché altrimenti verrà travolta da una moltiplicazione di <strong>pensioni di reversibilità</strong>. Urge quindi evitare la dissoluzione: &#8220;economica, non morale&#8221;.</p><p>Il vero capolavoro è però di &#8220;Libero&#8221;. Titolo da leggenda (&#8220;Tassassini&#8221;, gioco di parole che neanche il Guerin Sportivo sott’acido). Al centro, una commossa articolessa di Francesco Borgo-novo: &#8220;La pornoRai in onda in fascia protetta&#8221;. Riassunto: l’astuto cronista, in una triste giornata si imbatte su Rai4. Scopre una <strong>serie tv spagnola</strong> (&#8220;Fisica e chimica&#8221;). È ambientata in un liceo privato di Madrid e il contenuto è inaccettabile: i ragazzi si divertono. Non solo: si amano. Non solo: fanno sesso. In ogni modo. E non a pagamento, magari incentivati da vecchi satrapi libidinosi, ma per piacere personale. L’astuto cronista prova in ogni modo a dissociarsi da se stesso (&#8220;Non lo facciamo notare per bacchettonismo e nemmeno per omofobia&#8221;, &#8220;Noi certo non chiediamo chiusure o censure&#8221;), ma fallisce miseramente. Finendo col dare la colpa, in un impeto di umorismo involontario, a Zapatero, di cui la serie &#8220;incarna gli ideali&#8221;: assenza di regole, droghe, conservatori dipinti &#8220;come imbecilli&#8221;.</p><p>Si potrebbe obiettare a &#8220;Libero&#8221; un certo moralismo a singhiozzo, ricordando i tempi del <strong>bunga bunga</strong>, ma sarebbero argomentazioni intelligenti. Quindi sprecate. Anche perché, sulla stessa pagina, &#8220;Libero&#8221; ha concesso il bis: &#8220;Spot audaci, La mamma rubata ruba la gioventù alla figlia&#8221;. Autore, Mattias Maniero. Oggetto del contendere: una réclame Renault in cui una mamma mostra (ad-di-rit-tu-ra) <strong>un tatuaggio</strong> alla figlia. &#8220;Raramente, forse mai, avevamo visto in una pubblicità televisiva una madre che spiega alla figlia come bisogna trasgredire&#8221;.</p><p>Forse in uno spot no, ma in molte intercettazioni sì. Dettagli: la Renault brucerà all’inferno. E con essa Rai4, i gay e le consigliere quasi hard. In compenso, i neo-bigot-con ordineranno decaffeinato <strong>in Paradiso</strong>. E si sentiranno come a un cocktail cinerario, ricordando i bei tempi in cui erano vivi. Disinibiti per conto del Sire. E appena meno caricaturali di adesso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/15/lanatema-bipartisan-bigot/197509/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un atto preziosamente eretico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/atto-preziosamente-eretico/196151/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/atto-preziosamente-eretico/196151/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 09:39:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[9 marzo]]></category> <category><![CDATA[Fiom]]></category> <category><![CDATA[Landini]]></category> <category><![CDATA[marchionne]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[sindacato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196151</guid> <description><![CDATA[Credo che lo sciopero della Fiom sia molto importante e occorra aderirci. Ecco cosa ho scritto nell&#8217;ultimo numero di MicroMega. Nel momento in cui la libertà operaia non soltanto è a rischio, ma viene dai più percepita come tema ideologico fuori luogo e quasi (quasi?) fastidioso, la manifestazione indetta dalla Fiom per il 9 marzo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Credo che lo sciopero della Fiom sia molto importante e occorra aderirci. Ecco cosa ho scritto nell&#8217;ultimo numero di MicroMega.</em></p><p>Nel momento in cui la libertà operaia non soltanto è a rischio, ma viene dai più percepita come tema ideologico fuori luogo e quasi (quasi?) fastidioso, la manifestazione indetta dalla Fiom per il<strong> 9 marzo </strong>assurge ad atto irrinunciabile. Preziosamente eretico.</p><p>In nome della strombazzata «sobrietà», e della patria da salvare, il concetto di equità è divenuto definitivamente desueto. Anche alcuni partiti di sinistra, vera o presunta, invitano a turarsi il naso e accettare supinamente i sacrifici (sempre degli stessi). Se con il berlusconismo la lotta di classe aveva un <em>appeal</em> anche solo ideologico, e per questo rientrava (seppur spesso marginalmente) nelle agende politiche, adesso appare come qualcosa di scabroso. Scomodo. Inopportuno.</p><p>Per questo, a costo – e con il piacevole rischio – di apparire ostinatamente contrari, è fondamentale combattere questa battaglia. Tenendo alta l’attenzione su dinamiche esiziali. Opponendosi all’irricevibile concezione padronale dei<strong> Marchionne</strong>. Rinnovando vicinanza e stima a <strong>Landini</strong>, uno dei pochi sindacalisti che si ricorda di essere tale. E non si stanca di esigere, anzitutto il possibile (per l’impossibile ci sono gli slogan: non molto altro, al momento).</p><p>«<em>Repubblica democratica fondata sul lavoro</em>». Costituzione. Antifascismo. Uguaglianza. Parole e concetti così apparentemente anacronistici da risultare, anzi essere, drammaticamente attuali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/atto-preziosamente-eretico/196151/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Disco d&#8217;oro&#8221;, il nuovo album dei Nobraino</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/esclusivo-ascolta-streaming-disco-doro-nuovo-album-nobraino/195661/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/esclusivo-ascolta-streaming-disco-doro-nuovo-album-nobraino/195661/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Mar 2012 15:01:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[disco d'oro]]></category> <category><![CDATA[Kruger]]></category> <category><![CDATA[Nobraino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195661</guid> <description><![CDATA[Dividono molto, e questo è sempre un bene. Chi li trova “pessimi”, chi “piacevolissimi” (soprattutto dal vivo). Chi “una delle migliori band italiane uscite negli ultimi anni”, chi li detesta perché se la tirano oltremodo. Chi non va oltre il “divertenti”, chi li stronca con un icastico “noia”. E chi ritiene che il loro successo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/nobraino-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-195828" title="nobraino interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/nobraino-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Dividono molto, e questo è sempre un bene. Chi li trova “pessimi”, chi “piacevolissimi” (soprattutto dal vivo). Chi “una delle migliori band italiane uscite negli ultimi anni”, chi li detesta perché se la tirano oltremodo. Chi non va oltre il “divertenti”, chi li stronca con un icastico “noia”. E chi ritiene che il loro successo di pubblico e critica non sia immeritato, ma testimoni al tempo stesso la risacca creativa artistica della musica italiana “alternativa”, che ci spinge a gridare al miracolo anche solo di fronte a gruppi normali.</p><p>Sono i <strong>Nobraino</strong>, che presentano in anteprima e in streaming al sito del Fatto Quotidiano (e non saranno gli unici) il nuovo <strong>&#8220;Disco d’oro&#8221;</strong>. Disponibile dal 9 marzo, etichetta MarteLabel, distribuzione Venus. Le tre opere precedenti erano state, per loro ammissione, souvenir dei live. “Concerti al buio” da vendere dopo le performance dal vivo, autentica acme della loro attività. Un album d’esordio che era già antologico (The Best of Nobraino, 2006), Live al Vidia Club nel 2007 (con una cover di Capossela e Ma che freddo fa) e nel 2010 No Usa! No Uk!. L’opera che li ha fatti scoprire, portandoli anche al Club Tenco e a RaiTre da <strong>Serena Dandini</strong>. La produzione era di <strong>Giorgio Canali</strong>, ex CSI e Pgr, artefice in quel periodo anche del “caso” <strong>Luci della Centrale Elettrica</strong>.  Disco d’oro, che ironizza sul premio discografico – anche se la motivazione intellettuale è quella della metafora del bene rifugio, con un titolo “colorato” che rimanda al White Album dei Beatles – è il primo lavoro dei Nobraino che non si limita a registrare didascalicamente brani. La produzione è di <strong>Manuele “Max Stirner” Fusaroli</strong>, l’idea quella di raggiungere “un’enfasi mai sperimentata prima”: se il concerto è verità teatrale, il disco assurge a finzione cinematografica.</p><p>Tutto, nei Nobraino, appare deliberatamente sopra le righe. Il rischio è quello di ammaliare all’inizio e stancare per saturazione alla distanza. Si sono formati a Riccione. Prima facevano basket. Leggenda vuole che nel 1996 si siano asserragliati in un hotel chiuso, affittando gli strumenti e imparando a suonare. Un quartetto classico: voce, chitarra, basso e batteria (con il trombettista fermo al grado di “Aspirante Nobraino”). Il leader è <strong>Lorenzo Kruger</strong>, autore dei bei testi e cantante: voce stentorea, teatrale, recitata, un po’ monocorde (come capita con i Baustelle).  Il genere è quello del rock d’autore, un folk rock con produzioni spesso sporche e muscolari. I detrattori, all’inizio, li ritenevano uno strano morfing tra Modena City Ramblers e Litfiba. In Disco d’oro diviene ancora più evidente la matrice cantautorale (Cani e porci e Il mio vicino sembrano provenire dal De André dei Sessanta), innestata qua e là da suggestioni minime di Led Zeppelin e soprattutto Primus. Nel loro percorso c’erano già alcune canzoni notevoli: I signori della corte, Bifolco, Narcisisti misti. Disco d’oro è più compiuto, più meditato, più coeso (ma forse meno istintivo).</p><p>Qualche buona fiammata testuale (“Voglio fare un record del mondo di chi sta più bene”, “Avevo un tatuaggio al collo con scritto &#8220;Strozzami”, “Persone colte, sì ma colte in fallo”), racconti sbilenchi riusciti a metà (Bademeister), la pacifista (per contrasto) <strong>Il Mangiabandiere</strong>. L’irrisolta <strong>Bunker</strong>, che racchiude tutto ciò che i Nobraino non dovrebbero essere (tronfi, barocchi, intellettualoidi). E <strong>Cesso di vivere</strong>, ballata che pare giungere dalle pagine più ispirate dei La Crus.  Il livello medio è discreto. La qualità c’è, la varietà e l’originalità un po’ meno. Menzione d’obbligo per <strong>Film muto</strong>, piccola perla che spunta – non senza meraviglia &#8211; poco prima che le dodici tracce evaporino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/esclusivo-ascolta-streaming-disco-doro-nuovo-album-nobraino/195661/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E&#8217; vero, la Fornero è sexy</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/vero-la-fornero-sexy/193460/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/vero-la-fornero-sexy/193460/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 10:08:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[andrea scanzi]]></category> <category><![CDATA[Belen]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[Martone]]></category> <category><![CDATA[sexy]]></category> <category><![CDATA[Thatcher]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/vero-la-fornero-sexy/193460/</guid> <description><![CDATA[Venere in pelliccia, oggi, fa il ministro. È vero, non porta più il visone, bensì completini anacronisticamente sabaudi. E con il passare degli anni non ispira più Leopold Von Sacher-Masoch. E neanche i Velvet Underground. In compenso folgora Pier Luigi Bersani. Che è quel che è, ma ogni tanto ci prende. Magari suo malgrado, con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Venere_in_pelliccia" target="_blank">Venere in pelliccia</a></span></em>, oggi, fa il ministro. È vero, non porta più il visone, bensì completini anacronisticamente sabaudi. E con il passare degli anni non ispira più <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leopold_von_Sacher-Masoch" target="_blank">Leopold Von Sacher-Masoch</a></span>. E neanche i Velvet Underground. In compenso folgora <strong>Pier Luigi Bersani</strong>. Che è quel che è, ma ogni tanto ci prende. Magari suo malgrado, con intuizioni a sua insaputa, ma ci prende.</p><p>Ad esempio quando ha sostenuto che <strong>Elsa Fornero </strong>è meglio di <strong>Belén</strong>. È stato criticato, cosa che nove volte su dieci è prassi normale nonché giusta, ma stavolta non se lo meritava. Ovviamente Belén è più bella, ma il suo erotismo è didascalico: tette e curve facili, a uso e consumo di camionisti catodici.</p><p>Al contrario, la Fornero non è soltanto la versione 2.0 (o forse 1.1) della <strong>Thatcher</strong>, sulla cui seduzione fantasticò Cossiga. È lady di ferro trattenuta e marziale, mistress algida e scudisciatrice seriale. Di tutto: di pensionati, sindacati, articoli 18 e soprattutto poveri diavoli. Elsa scandisce le parole come fossero frustate. Fa paura anche quando sorride (due volte l’anno). Incute soggezione e se ne compiace. È una quota rosa che, nell’immaginario, indossa lacrime e latex.</p><p><strong>Domina Fornero</strong> ha per le parti sociali lo stesso rispetto che un gatto a nove code ha per le carni dei flagellati, ma è proprio questa inusitata ferocia – al di là delle lacrime di facciata – che la rende sintomaticamente misteriosa. Ci gioca anche lei. Da una parte interpreta l’economista manager, la maestrina bigotta che si scandalizza per i tatuaggi della rivale Belén. Dall’altra si circonda di giovani non troppo aitanti e palesemente sottomessi, che camminano due passi dietro di lei con sguardo implorante misericordia. <strong>Tipo Michel Martone</strong>, che nella metafora sadomaso fa le veci dello schiavo (che magari in privato si fa chiamare “sfigato”, per vedere l’effetto che fa).</p><p>Elsa Fornero si specchia nella ispirata parodia di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Germana_Pasquero" target="_blank">Germana Pasquero</a></span> a <em><strong>The Show Must Go Off</strong></em>: petulante, dominante, antidemocratica. “Desiderata” in quanto palesemente non desiderabile, scaltra a far leva sul masochismo congenito degli italiani (che in Bersani è spiccato: per questo è stato il primo ad accorgersene). Certo, il dolore provocato da Domina Elsa è molto straziante e poco sensuale. Ma ogni epoca ha le Veneri &#8211; in pelliccia o tailleur &#8211; che si merita.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 febbraio 2012</em></p><p><em> </em></p><p><em><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/NjOXM7ecnYs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/vero-la-fornero-sexy/193460/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sanremo, gli stranieri piacciono più degli italiani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sanremo-gli-stranieri-piacciono-piu-degli-italiani/192097/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sanremo-gli-stranieri-piacciono-piu-degli-italiani/192097/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:56:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Gianni Morandi]]></category> <category><![CDATA[italiani]]></category> <category><![CDATA[sanremo]]></category> <category><![CDATA[stranieri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/ora-gli-stranieri-piacciono-pi-degli-italiani/192097/</guid> <description><![CDATA[Povero Festival. Nel momento esatto in cui viveva il suo apice, giovedì sera, riconosceva contemporaneamente la sua assoluta marginalità artistica. Si parla e straparla di Sanremo, in Italia, per coltivare l’illusione che sia un evento importante. E, parimenti, per non darsi il tempo di constatare che la musica migliore nostrana – salvo rari casi –...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Povero Festival. Nel momento esatto in cui viveva il suo apice, giovedì sera, riconosceva contemporaneamente la sua assoluta marginalità artistica. Si parla e straparla di <strong>Sanremo</strong>, in Italia, per coltivare l’illusione che sia un evento importante. E, parimenti, per non darsi il tempo di constatare che la musica migliore nostrana – salvo rari casi – non frequenta l’Ariston. Oggi come e forse più di ieri.</p><p>Sono bastati cinque minuti di <strong>Patti Smith</strong> per percepire nitidamente quanto grande sia l’abisso che separa i big reali dai presunti. Le icone autentiche dai divi de noantri. Quando “la signora Smith” – come l’ha accolta un provincialissimo Gianni Morandi – ha eseguito <em>Impressioni di settembre </em>con i Marlene Kuntz, è stato come passare da un filmaccio di Bombolo a un capolavoro di Kubrick. Dal niente al tutto. Una montagna russa che, più prima che poi, avrebbe sadicamente previsto una nuova discesa. Nello specifico, il monologo sulla “foca” di Rocco Papaleo: un artista bravo, e sincero, ma con testi a tratti esilissimi.</p><p>È vero che di Patti Smith ne esiste solo una. È vero che di alcune guest star straniere se ne poteva fare a meno (Shaggy, per dire). Ed è doveroso sottolineare come l’apice della rassegna, sancito dal premio della sala stampa, sia stato ulteriormente riverberato dalla band di Cristiano Godano, che ha da anni in repertorio il classico della Pfm e che ha convinto molto più nella cover che nell’inedito. Sanremo è però sembrata, nel paragone impietoso, <strong>sottoprovincia dell’Impero</strong>. Comparsa di seconda fila che, per cinque giorni e troppe ore di palinsesto, si immagina grossolanamente <em>étoile</em>.</p><p>L’idea dei duetti internazionali, come chiave di volta per celebrare i successi italiani, è stata coraggiosa. E la resa buona. Ma tutto questo ha portato con sé la constatazione che a essere nuda <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/sanremo-celentano-show-servizio-pubico-belen/191662/" target="_blank">non è Belén</a></span>, bensì il Re. Peraltro dalla corona posticcia. Lo ha dimostrato anche <strong>Brian May</strong>, storico chitarrista e fondatore dei Queen: invecchiato, manierista e malinconicamente tenero nella sua china discendente, ma comunque superlativo. Ancor più se rapportato al contesto. Irene Fornaciari, sua compagna per intercessione del padre, a fine esibizione piangeva, forse per l’emozione o forse perché conscia di non avere meritato tale onore.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/6u4Y8pDS138" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Giovedì ci sono state devastazioni e incanti. <strong>Gigi D’Alessio </strong>si è avvicinato a Mia Martini con il rispetto che aveva Berlusconi per la Costituzione (naturalmente commossa, invece, Loredana Bertè). <strong>Dolcenera</strong>, alle prese con <em>Vita spericolata</em>, sembrava l’idea che i puffi hanno di Morgan: <em>maudit </em>all’acqua di rose, la mascella al vento e un che di sguaiato perenne. L’evergreen di Vasco ne è uscito devastato. E il Professor Green, sedicente rapper con la timbrica di Topo Gigio, ha diligentemente infierito sulle macerie. Molto meglio <strong>Samuele Bersani</strong> con Goran Bregovic, o Josè Feliciano con <strong>Arisa</strong>.</p><p>Due sere fa è stato per tutti evidente ciò che la musica può essere. E che a Sanremo, quasi mai, è. Reduci da sfiancanti dibattiti su qualunquisti ipotetici e farfalle pubiche, commissariamenti caricaturali e soliti idioti (di nome e di fatto), la realtà ha fatto irruzione. Dicendo che la posticcia <em>grandeur </em>dell’Ariston può ambire alla bellezza solo se appalta ad altri il proscenio. A quelli bravi, <strong>bravi sul serio</strong>, che magari i cerimonieri neanche sanno pronunciare.</p><p><strong>Gianni Morandi</strong>, tra una domanda debole e una televendita improbabile, ha sbagliato quasi tutto: “Ailaizz” (highlights), “Uebbe” (web), “Brusprinti” (Bruce Springsteen), “Bikostenai” (Because The Night), “Neverg&#8230; Nevergheng … Neverd …” (non era difficile: “neverending”). Ha ciccato perfino il nome di una diva con cui si è esibito, “Uitni Iustol” (Whitney Houston), che ha pigramente “omaggiato” all’una di notte passata. Sembrava quasi che, fraintendendone i fonemi, intendesse esorcizzarne il potere esterofilo. Non c’è riuscito, il bluff è ormai chiaro: Sanremo è bello soltanto quando non somiglia a Sanremo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2012 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/18/sanremo-gli-stranieri-piacciono-piu-degli-italiani/192097/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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