<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Aldo Ricci</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/aricci/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>L’inappuntabile René</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/l%e2%80%99inappuntabile-rene/228288/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/l%e2%80%99inappuntabile-rene/228288/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 May 2012 13:28:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Adinolfi]]></category> <category><![CDATA[La Repubblica]]></category> <category><![CDATA[renato curcio]]></category> <category><![CDATA[Santoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=228288</guid> <description><![CDATA[&#8220;&#8216;Pagare le tasse è un dovere&#8217;, dice il ministro Severino &#8211; riporta l&#8217;occhiello della prima pagina del Fatto Quotidiano, e  precisa &#8211; Ma è un dovere anche non buttare i soldi finanziando sperperi e caste&#8221;. Come quella di molta stampa italiota e dunque dei giornalisti salvaguardati &#38; protetti che possono permettersi di continuare a sparare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8216;Pagare le tasse è un dovere&#8217;, dice il ministro Severino &#8211; riporta l&#8217;occhiello della prima pagina del <em>Fatto Quotidiano</em>, e  precisa &#8211; Ma è un dovere anche non buttare i soldi finanziando sperperi e caste&#8221;. Come quella di molta stampa italiota e dunque dei giornalisti salvaguardati &amp; protetti che possono permettersi di continuare a sparare ovvietà a dritta e a manca.</p><p>Come nel caso della Re/pubblica di ieri che ha pubblicato <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/12/curcio-quellattentato-fuori-dalla-realta-italia-in.html" target="_blank">un&#8217;intervista</a> di cotal Paolo Griseri, il quale si è scomodato per andare a intervistare <strong>Renato Curcio</strong> al Salone del libro di Torino, per rivolgergli domande di prammatica sulla gambizzazione di <strong>Adinolfi</strong> &amp; via discorrendo.</p><p>Questa storia che basti l&#8217;esplosione di un petardo per correre da Curcio a chiedergli il percome e il perché, credo affligga René da quando uscì di galera nel lontano 1993. Senza sconti di pena, dato che Curcio &#8211; a differenza di molti altri noti che, dopo aver lanciato sassi, hanno puntualmente ritirato le mani, divenendo subito dopo <strong>gazzettieri &amp; sottopance</strong> di Caimani &amp; affini &#8211; si è assunto tutte le sue responsabilità e ha pareggiato il suo conto con la giustizia con 19 anni di reclusione dura &amp; pura.</p><p>Tornando all&#8217;articolazzo del giornalaio di Re/pubblica, vale la pena di riportarne l&#8217;incipit: &#8220;Nel mondo in cui i correttori automatici non riconoscono il suo cognome, Renato Curcio se ne sta dentro uno stand del Salone del libro di Torino come un piccolo editore qualsiasi&#8230;&#8221;.</p><p>Come dire, visto &amp; considerato che ormai non ti conosce più nessuno &#8211; per il giornalista italiota medio una notorietà da gossip è la <em>conditio sine qua non</em> per essere presi in considerazione, che è poi lo stesso meccanismo in base al quale <strong>Santoro</strong> si intestardisce a invitare nel suo <em>Servizio Pubblico</em> la Musso/lini, la Santan/ché, e il Tre/monti &#8211; e dunque caro Curcio considerati miracolato se il quotidian da Scalfari fondato si degna di intervistarti&#8230; e via con le solite, supponenti supposizioni come la seguente:</p><p>D. :&#8221;Possibile, Curcio, che le notizie di questi giorni non le facciano effetto?</p><p>R.:&#8221; Non sono queste le notizie che mi fanno effetto. O meglio non sono queste le cose principali che accadono in questo paese&#8221;!</p><p>E via di questo passo fino a quando René, dopo aver tentato di mettere invano taluni puntini sulle &#8220;i&#8221;, <strong>si vede costretto a concludere l’intervista così</strong>: &#8220;Diciamo che non ci siamo mai parlati e che gradirei che questa conversazione non venisse pubblicata. Non ho niente da dire&#8221;.</p><p>Ma il giornalaio la conversazione con quest&#8217;illustre sconosciuto l&#8217;ha pubblicata ugualmente, il che mi ha indotto ad acquistare per una volta un quotidiano sovvenzionato, che di norma mi guardo dal leggere persino quando lo intercetto stropicciato nella sala d&#8217;attesa del medico delle Asl.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/l%e2%80%99inappuntabile-rene/228288/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La finanza nell&#8217;arte con/temporanea</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/finanza-nell%e2%80%99arte-contemporanea/182443/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/finanza-nell%e2%80%99arte-contemporanea/182443/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 08:23:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Beato Angelico]]></category> <category><![CDATA[Girolamo Savonarola]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Bini Smaghi]]></category> <category><![CDATA[Ludovica Sebregondi]]></category> <category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category> <category><![CDATA[Pierluigi Pansa]]></category> <category><![CDATA[Sandro Botticelli]]></category> <category><![CDATA[Tim Sparks]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182443</guid> <description><![CDATA[Se l’arte così/detta classica “devozionale nel Medioevo, estetica e testimoniale nel Rinascimento – argomenta Pierluigi Pansa sul Corsera del 29 dicembre scorso – oggi, dopo aver attraversato la stagione della sua riproducibilità tecnica (dal titolo dell&#8217;opera di Walter Benjamin del 1936), l&#8217;arte sta implodendo nell&#8217;epoca della sua riproducibilità finanziaria”. Infatti se arte &#38; il denaro...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/money-and-beauty.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-182459" title="money and beauty" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/01/money-and-beauty.jpg?47e3a5" alt="" width="200" height="155" /></a>Se l’arte così/detta classica “devozionale nel Medioevo, estetica e testimoniale nel Rinascimento – argomenta <strong>Pierluigi Pansa</strong> sul <em>Corsera</em> del 29 dicembre scorso  – oggi, dopo aver attraversato la stagione della sua riproducibilità tecnica (dal titolo dell&#8217;opera di <strong>Walter Benjamin</strong> del 1936), l&#8217;arte sta implodendo nell&#8217;epoca della sua riproducibilità finanziaria”.</p><p>Infatti se arte &amp; il denaro sono spesso stati alleati: «Le grandi famiglie di banchieri toscani hanno lasciato testimonianze del proprio talento finanziario non solo accumulando fortune, ma anche traducendole in opere d&#8217;arte che sono divenute parte del patrimonio culturale», puntualizza <strong>Lorenzo Bini Smaghi</strong>, presidente della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, dove è ancora in corso – fino al 22 gennaio – la mostra <a href="http://www.palazzostrozzi.org/SezioneDenaro.jsp?idSezione=1148" target="_blank"><em><strong>I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità</strong></em></a>.</p><p>La mostra curata dalla storica dell’arte <strong>Ludovica Sebregondi</strong> e dallo scrittore inglese <strong>Tim Parks</strong>, dipana un percorso storico-tematico che racconta la nascita, l’evoluzione e, soprattutto, il crollo del modello del liberismo economico d’allora e fors’anche quello di adesso.</p><p>Un percorso che partendo dall’invenzione della doppia moneta – il <em>fiorino d’oro</em> per gli abbienti e il <em>picciolo</em> per tutti gli altri – ridefinisce il tema allora scottante dell’usura; dal cambio tra monete, con commissioni fino al 25%, al commercio internazionale; dalle leggi suntuarie – che regolavano un po’ tutto, dai battesimi, ai funerali e persino l’ostentazione del lusso, non concesso a tutti &#8211; all’ascesa della figura del banchiere/mercante il quale, per farsi perdonare dalla Chiesa, evolve a mecenate.</p><p>Tutto fino al primo collasso sul finire del 1400, con la predicazione di <strong>Girolamo Savonarola</strong> e gli annessi &amp; connessi “roghi delle vanità” che mandarono in fumo i simboli della ricchezza e gli oggetti considerati osceni: opere d’arte, strumenti &amp; libri di musica, cosmetici &amp; profumi, nonché le opere considerate immorali di <strong>Dante</strong>, <strong>Petrarca</strong> e il <strong>Boccaccio</strong>, gettati nelle fiamme assieme ai ritratti delle più note meretrici  dell’epoca.</p><p>Mentre i capolavori dell’élite del Rinascimento – <strong>Sandro Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, i Della Robbia, Lorenzo di Credi</strong> – sintetizzando la storia dell’invenzione del sistema bancario moderno e del conseguente progresso economico, ricostruiscono la vita economica europea dal Medioevo al Rinascimento. Compresa la trasformazione della figura del banchiere/mercante in mecenate il quale, finanziando le imprese delle case regnanti, si può poi permettere di favorire importanti artisti del tempo, come i fiamminghi <strong>Jan Provoost</strong> e <strong>Marinus van Reymerswaele</strong> o i tedeschi <strong>Hans Memling</strong> e <strong>Ludwig  von Langenmantel</strong>, oltre a quelli che questa mostra non espone.</p><p>Una ricostruzione del potere della Firenze nell’Europa d’allora, e soprattutto dei meccanismi economici che consentirono ai <em>Signori</em> fiorentini di dominare il mondo degli scambi commerciali, finanziando le guerre non solo di Francia e Inghilterra e dunque il Rinascimento.</p><p>Una mostra che enumera le tecniche innovative – come per esempio la lettera di cambio che consentiva di ritirare in sicurezza a Londra il denaro depositato a Firenze – mediante le quali i banchieri crearono immensi patrimoni; illustra la gestione dei rapporti internazionali, chiarendo la nascita del mecenatismo moderno che, da gesto penitenziale, si trasforma in strumento di potere, oggi <em>evoluto</em> nell’ambigua figura dello sponsor dell’arte contemporanea, in cui “la finanza ha preso il posto dell’estetica” – come delucida Pierluigi Pansa.</p><p>“Ma a quel tempo, i banchieri commissionavano opere per accreditarsi a un superiore rango sociale, non per giochi speculativi – chiarisce Pansa – l&#8217;arte nell&#8217;epoca della sua finanziarizzazione, invece, oltre a essere chiave d&#8217;accesso all&#8217;élite postmoderna è diventata (…) derivato finanziario”.</p><p>“Quando l&#8217;arte della finanza diventa la finanza d&#8217;arte – trancia <strong>Mark C. Taylor </strong>della Columbia University in <em>Financialization of Art</em> –  l&#8217;arte non è più solo una merce, ma è moneta di scambio per <em>hedge fund</em> e fondi di <em>private equity</em>, scambiata come qualsiasi altro strumento finanziario».</p><p><strong>Donald Thompson, </strong>autore del best-seller <em>Lo squalo da 12 milioni di dollari</em>, dopo aver enucleato i meccanismi che regolano la così/detta <strong>arte </strong>con/<strong>temporanea</strong>, cita la predizione di <strong>Karl Marx</strong>: “Le opere d’arte, che rappresentano il più alto livello di produzione spirituale, incontreranno il favore della borghesia (leggi novelli squali) solo se verranno presentate come qualcosa in grado di generare direttamente ricchezza materiale”.</p><p>Se quindi i banchieri/mercanti/mecenati d’allora finanziavano la <em>bellezza</em>, l’attuale finanza ha spodestato l’estetica e l’arte, spesso astrusa di oggi, viene scambiata come un prodotto finanziario qualsiasi, assumendo così il valore simbolico del <em>future</em>.</p><p><strong>Secondo Mary McCarthy</strong> nel suo <em>Le Pietre di Firenze</em> ricorda che “i fiorentini inventarono il Rinascimento, vale a dire il mondo moderno (…) ma il cinquecento fiorentino, che ai suoi albori era apparso il più audace dei secoli, improvvisamente decadde nel provincialismo”.</p><p>Tanto è vero che se questa celebre scrittrice americana avesse scritto il suo saggio (1956) oggi, l’avrebbe magari titolato <em>Le buche di </em><em><strong>Fi/Renzi</strong></em>, in omaggio a un passato che grava sul presente di una <em>città morta</em> deprivata da un attendibile futuro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/finanza-nell%e2%80%99arte-contemporanea/182443/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non Volo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/volo/180007/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/volo/180007/#comments</comments> <pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:44:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[alberto sordi]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Baricco]]></category> <category><![CDATA[Antonio Gallo]]></category> <category><![CDATA[Carlo Lizzani]]></category> <category><![CDATA[Carlo Verdone]]></category> <category><![CDATA[Carmelo Bene]]></category> <category><![CDATA[daniele luttazzi]]></category> <category><![CDATA[Donato Carrisi]]></category> <category><![CDATA[Fabio Volo]]></category> <category><![CDATA[Giuseppe de Rita]]></category> <category><![CDATA[Goliarda Pazienza]]></category> <category><![CDATA[luca telese]]></category> <category><![CDATA[malcom pagani]]></category> <category><![CDATA[Marco Buticchi]]></category> <category><![CDATA[marco travaglio]]></category> <category><![CDATA[Nanni Delbecchi]]></category> <category><![CDATA[Paolo Poli]]></category> <category><![CDATA[paolo sorrentino]]></category> <category><![CDATA[roberto benigni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=180007</guid> <description><![CDATA[Paolo Nori, nella sua recensione apparsa sul Fatto del 25 novembre, Due Grandi Narratori italiani e cioè Marco Buticchi &#38; Donato Carrisi, premette di non aver mai sentito nominare, e io con lui, né il primo, autore di La morte era da un passo da lui, né il secondo, autore, a me altrettanto sconosciuto, de...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Paolo Nori</strong>, nella sua <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/non-basta-scriver-libri-per-saper-parlar-di-libri/173018/" target="_blank">recensione</a></span> apparsa sul <em>Fatto</em> del 25 novembre, <em>Due Grandi Narratori italiani</em> e cioè <strong>Marco Buticchi</strong> &amp; <strong>Donato Carrisi</strong>, premette di non aver mai sentito nominare, e io con lui, né il primo, autore di <em>La morte era da un passo da lui</em>, né il secondo, autore, a me altrettanto sconosciuto, de <em>Il Suggeritore</em>, che pare abbia venduto la bellezza di 250 mila copie.</p><p><strong>Malcom Pagani</strong> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/MTravaglio" target="_blank"><strong>Marco Travaglio</strong></a></span> sul <em>Fatto </em>del 18 dicembre, invece che dedicare due pagine poniamo a <strong>Paolo Sorrentino</strong>, uno dei rari registi italiani di spessore internazionale, hanno preferito dedicarle a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/18/c-verdone-posti-in-piedi-in-paradiso/178383/" target="_blank">un’intervista a <strong>Carlo Verdone</strong></a></span>. I<em>l</em><em> cineasta </em>che <em>&#8220;</em><em>ha dipinto la storia di un italiano come e più di Sordi<strong>&#8220;</strong></em> racconta che quando frequentava il Centro Sperimentale <em>“uno di Lotta continua (…) si alzò, girò le spalle</em> [alla cattedra] <em>e fece un peto”</em> alla faccia di Rossellini, che interruppe la lezione e da quella volta non si fece più rivedere.</p><p>Bisogna ricordare che in quei fottuti anni, Lotta continua di <em>peti </em>ne distribuì a bizzeffe, a destra e soprattutto a manca, contribuendo al degrado culturale del Bel Paese d’allora, massivamente incrementato nell’ex bel paesino d’oggidì, dove la scuola conta meno che zero.</p><p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ltelese/" target="_blank">Luca Telese</a></span></strong>, sul <em>Fatto</em> del 23 dicembre, controbilanciato da un timido contro/pezzo di Nanni Delbecchi, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/24/il-nostro-hugh-grant-che-non-vuole-insegnare-niente-a-nessuno/179793/" target="_blank">verga</a></span>: “ <em>L’ex panettiere </em><em><strong>Fabio Volo </strong></em><em>(…) è ormai ovunque: in radio, al cinema, il libreria e presto in televisione…</em>”. Perché?</p><p>“<em>E’ semplice, Fabio Volo ha un difetto imperdonabile, è un piccolo genio. (…) Mentre la critica storce il naso – </em>continua il cronista<em> – Volo è protagonista di un film che veleggia verso i 4 milioni di euro e che, manco a dirlo, è tratto da un suo romanzo</em>…”. Ma pensa un po’.</p><p>“<em>E poi</em> – prosegue Telese ri/ferendosi ancora al <em>piccolo genio</em> – <em>ha scritto un altro libro, </em>Le prime luci del mattino<em> (…) che sta sbancando la top ten della narrativa italiana arrampicandosi sopra la vetta inumana del milione di copie</em>”.  Ma va?</p><p>“<em>Ma in un paese nonnista come il nostro</em> – rincara Telese – <em>Volo ha due difetti che per la critica puzza-sotto-il-naso sono imperdonabili: ha un pubblico popolare, piace alle donne (…) e poi riempie le sale. E, soprattutto, è giovane. Il che a dir poco è un crimine</em>”.</p><p>Io credo che il crimine italiotto più azzardoso sia quello di ri/ferirsi in modo critico a chi ha, e non sempre a chi ha avuto, questo <strong><em>benedetto</em> successo</strong>, indipendentemente dalla qualità dello stesso, dall’anagrafe di chi lo detiene e dai mezzi o mezzucci utilizzati per ottenerlo.</p><p>Chi infatti osi criticare il successo <em>made in Italy</em> rischia di passare per invidioso (<em>Alberoni docet</em>), anche perché in un Paese dominato dalla mediocrità, il successo non è comunque facilmente raggiungibile, anche se poi, chi lo raggiunge, subisce un processo di monumentalizzazione che certo non favorisce né il ricambio generazionale, né la memoria di chi questo <strong><em>maledetto</em> successo</strong> l’ha magari avuto in precedenza.</p><p>Chi se ne frega infatti di una <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Goliarda_Sapienza" target="_blank">Goliarda Pazienza</a></span></strong> autrice misconosciuta de <em>L’Arte della Gioia</em>, inedito per anni in seguito al rifiuto dalle principali case editrici italiote, ma pubblicato in Francia e in Spagna, e soltanto poi da Einaudi. E chi si ricorda del quasi rimosso <strong>Daniele Luttazzi</strong>, evidentemente alieno a qualunque compro/messo. Per non dire di <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carmelo_Bene" target="_blank">Carmelo Bene</a></span></strong> &amp; chi più ne ha più ne metta.</p><p>A Malcom Pagani che sul <em>Fatto</em> del 23 dicembre, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/23/dio-ci-salvi-dalla-gente-di-successo/179483/" target="_blank">chiede a <strong>Paolo Poli</strong></a></span> cosa pensi di Fabio Volo, l’attore risponde: &#8220;<em>Sembra il trionfo dell’imbecillità (…). E poi quell’altro, come si chiama? </em><em><strong>Baricco</strong></em><em>, ecco (…). Dio ci protegga, letteralmente una testa di c&#8230;. Ha presente  la grandezza di Fratelli d’Italia di Arbasino?&#8221;</em>.</p><p>Mi pare fosse il ’73 quando, sul volo Milano-New York, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Lizzani" target="_blank">Lizzani</a></span></strong>, pronosticando la fine del cinema italiano, allora assai rispettato, ebbe a dire: <em>&#8220;La politica non tollera più che tanto potere (leggi visibilità) sia detenuto da 20/30 tra cineasti, produttori, eccetera&#8221;”</em></p><p>Di lì a poco il cinema <em>made in Italy</em> – in concomitanza con l’esorbitante ascesa del primato della politica e la conseguente, vertiginosa visibilità di politici nominati da lor medesimi – collassò regredendo a <em>cinema</em> <em>nostrano</em>, dando così la stura ai <em>cine-rutto panettoni</em>, osannati &amp; riconosciuti persino da <em>Hollywood Party</em>, <em>la mior trasmissione de la Rai dai tempi der cinema muto</em>, come fino a ieri strillava il nazional-popolare <strong>Benigni</strong>, altro monumento a cavallo di questo <em>cinema de noantri</em>, sempre più spesso escluso dalle competizioni internazionali di rilievo.</p><p>Anche se enumerare per filo e per segno cause &amp; concause di quanto sopra, richiederebbe ben altro spazio di quello di un sobrio post, tali cause &amp; concause dovrebbero essere ricercate ne <em>l’eclissi della borghesia italiana</em> – come acutamente <strong>Giuseppe de Rita</strong> &amp; <strong>Antonio Gallo</strong> nel loro omonimo saggio – stritolata non da un supposto proletariato – <em>fascisti &amp; borghesi ancora pochi mesi</em> – ma dall’espansione del ceto medio che, nel vuoto pneumatico di meritocrazia, è riuscito a sostituire alla democrazia questa sorta di idiotocrazia, con conseguente annessa &amp; connessa ammirazione delle terga delle mediocrità al potere, e relative aspirazioni a qualunque forma di manifestazioni sottoculturali sempre più deteriori.</p><p>Tornando  all’<em>ex panettiere di successo</em>, <strong>Nanni Delbecchi</strong> ammette che “in una sola cosa il Volo scrittore è abile: nel descrivere il peggio della sua generazione. Vanitosa, materiale e fredda;  frustrata, sfruttata e ambiziosa”.</p><p>Povera, poverina, poveretta generazione come del resto fors’anche il suo stesso cantore – mi permetto di concludere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/volo/180007/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nazi-fascisti negazionisti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/nazi-fascisti-negazionisti/177663/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/nazi-fascisti-negazionisti/177663/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Dec 2011 08:28:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Casa Pound]]></category> <category><![CDATA[fascismo]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177663</guid> <description><![CDATA[L&#8217;altro ieri sera, nel tardo pomeriggio, transitavo in Por Santa Maria, e nei pressi del Porcellino noto due auto della polizia coi lampeggianti accesi, circondate da una piccola folla di extracomunitari che corrono in direzione di piazza della Signoria. Non avendo ancora udito la notizia dell’eccidio dei senegalesi, tiro dritto in direzione di piazza della...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/senegal.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-177666" title="senegal" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/senegal-300x225.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="225" /></a>L&#8217;altro ieri sera, nel tardo pomeriggio, transitavo in Por Santa Maria, e nei pressi del Porcellino noto due auto della polizia coi lampeggianti accesi, circondate da una piccola folla di extracomunitari che corrono in direzione di piazza della Signoria.</p><p>Non avendo ancora udito la notizia dell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/strage-senegalesi-firenze-altro-simpatizzante-casseri-casapound/177552/" target="_blank">eccidio dei senegalesi</a></span>, tiro dritto in direzione di piazza della Repubblica dove, di fronte a una Rinascente rutilante di addobbi natalizi, ristà un assembramento di giovani maschi di colore, mentre colpi di manganello sincronici a salve di fischi &amp; grida di <em>assassini, assassini</em>, si abbatte sulle teste di qualche astante, fors’anche occasionale.</p><p>Non volendo correre il rischio di farmi urtare per via di un braccio invalidato, rimango ai margini preferendo chiedere lumi a un trio di giovani neri, che subito mi raccontano quel che è successo qualche ora prima in piazza Dalmazia e al mercato di San Lorenzo.</p><p>I tre sono furibondi perché – riferiscono concitati – “uno di voi ha ucciso e ferito cinque di noi senza motivo”. Stupito dalla notizia, mi astengo dal porre altre domande, limitandomi ad ascoltare il loro più che giustificato sfogo.</p><p>“<em>Ma che Paese è questo… ma non vi vergognate… cosa vi abbiamo fatto noi senegalesi?  lavoriamo e ci ammazzate come cani … siamo la comunità che vi da meno problemi… che gente siete voi… anche voi avete fatto i clandestini… anche voi siete emigrati per mangiare… e guarda che io sono sposato con un’italiana… ma che gente siete… siete gente che non viaggia , non parlate altre lingue, non capite come va il mondo… solo qui succede che un razzista come tutti voi, ammazza due di noi senza perché… senza motivo… cosa succederà adesso agli italiani che vivono in Senegal… <strong>assassini, assassini</strong></em>” – il mio l’interlocutore si interrompe per associarsi alle urla dell’assembramento, e io ne approfitto per dirigermi in piazza Duomo.</p><p>Trovo il battistero circondato da due, trecento uomini e  donne di colore, tenuti sotto sorveglianza da polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Stavolta l’improvvisata assemblea appare tranquilla, non si esprime con fischi né urla, impegnata com’è nel tentativo di comprendere le parole di un leader senza megafono che, abbarbicato al monumento, invita la piccola folla a mantenere la calma, mentre contemplo stupefatto la compostezza anche estetica di quella piccola folla di giovani belli, abbigliati di nero o di scuro, comprese le rare donne.</p><p>Ritornando sui miei passi vengo superato da un’autoambulanza che va a soccorrere un ferito ancora di fronte alla Rinascente, mentre dalla fiancata di un’auto dei Vigili Urbani con una gomma a terra, risalta la scritta rossa ancora fresca &#8220;merda&#8221;.</p><p>Rientro a casa perturbato dall&#8217;ulteriore vergogna di essere italiano, e accendo il computer mentre sul monitor scorrono le allucinanti giaculatorie dell’ immarcescibile canaglia nazi-fascista, che definisce <em>eroico</em> un atto vigliacco ed <em>eroe</em> questo demente-sedicente intellettuale da Pistoia, venuto nella città di <strong>Fi/Renzi</strong> a punire “i negri italiani” &amp; chi più ne ha più ne metta.</p><p>Ieri mattina su Rai 3 a “<em>Tutta la città ne parla</em>” ascolto le ricorrenti analisi sulla magna tolleranza, il dialogo e i soliti “necessari approfondimenti”, persino auscultati da cotal Iannone Gianluca secondo il quale lo stragista “era <em>solo </em>un simpatizzante di Casa Pound, presieduta dallo stesso Iannone, dedito &amp; dedicato a una vergognosa sociologia “fascista ma non razzista”.</p><p>Nella stessa trasmissione la testimone oculare Roberta ricorda: “La freddezza un po’ irreale dell’assassino che, freddati i primi due senegalesi, s’è allontanato con molta calma”.</p><p><strong>Pape Dave</strong>,  capo della comunità senegalese, dopo aver dichiarato al <strong><em>Fatto</em></strong>: “Cerchiamo giustizia non vendetta” – domanda – “Ma perché uno così era in giro?”.</p><p>Già perché uno psicopatico di questo calibro se ne poteva andare in giro con una Magnum 367, un’arma letale, nonostante le sue note predisponenti simpatie?</p><p>E perché si è consentito che il noto im/prenditore traghettasse al governo di un Paese &#8211; con precedenti noti a tutto il mondo – nostalgici &amp; negazionisti nazi-fascisti di tutte le stazze &amp; antecedenti?</p><p>E perché si continua a consentire ad associazioni così/dette kulturali come <strong>Casa Pound</strong> – “migliaia di iscritti e simpatizzanti”, Iannone <em>docet </em>– per non dire di assai peggiori, di continuare ad alimentare l’acquitrinio dei <em>pesci bruni</em>?</p><p>E perché dopo più di mezzo secolo da Piazzale Loreto, invece di istituire altrettanti Piazzali Loreto quante sono piazze d’Italia, si continua l’inesausto dibattito sulla in/giustezza di appendere per i piedi il responsabile, persino a posteriori, di tanti ignominiosi e mai abbastanza puniti antiumani delitti?</p><p>Chissà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/15/nazi-fascisti-negazionisti/177663/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pogrom contro i rom: eccessi clericali e tribali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/pogrom-contro-i-rom-eccessi-clericali-e-tribali/177046/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/pogrom-contro-i-rom-eccessi-clericali-e-tribali/177046/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Dec 2011 17:08:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Aldo Ricci]]></category> <category><![CDATA[cattolicesimo]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[incendio]]></category> <category><![CDATA[Michela Murgia]]></category> <category><![CDATA[rom]]></category> <category><![CDATA[Torino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=177046</guid> <description><![CDATA[Vista &#38; considerata la perduta verginità della ragazzina torinese, seguita a una normale iniziazione sessuale e non a violenza carnale, ci si domanda come sia possibile che in un paese a civiltà limitata &#38; oppressa dalla così/detta cultura cattolica, l&#8217;adolescente in questione, come presumibilmente numerose sue coetanee, fosse costretta a subire periodici controlli ginecologici di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/etreno-femminino-un-pò-cretino.jpg?47e3a5"><img class="size-medium wp-image-177048 alignleft" title="Eterno femminino un pò cretino" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/etreno-femminino-un-pò-cretino-300x300.jpg?47e3a5" alt="Foto di Virginia Panichi" width="300" height="300" /></a>Vista &amp; considerata la perduta verginità della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/torino-stuprata-smentisce-fiaccolata-finisce-lincendio-campo/176718/" target="_blank">ragazzina torinese</a></span>, seguita a una normale iniziazione sessuale e non a violenza carnale, ci si domanda come sia possibile che in un paese a civiltà limitata &amp; oppressa dalla così/detta <em>cultura cattolica</em>, l&#8217;adolescente in questione, come presumibilmente numerose sue coetanee, fosse costretta a subire periodici controlli ginecologici di verifica della sua illibatezza, per la gioia di mammà &amp; papà e quindi del fratello, istigatori del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/11/torino-campo-dato-alle-fiamme/176843/" target="_blank"><strong>pogrom nel campo nomadi</strong></a></span> del quartiere delle Vallette di Torino documentato dal <em>ilfattoquotidiano.it.</em></p><p><strong>Michela Murgia</strong> su <em>la Repubblica</em> di oggi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.michelamurgia.com/di-diritti/generi/torinoburning-inventarsi-il-mostro" target="_blank">si augura</a></span> che ci si pongano delle domande <em>&#8220;anche su quale tipo di italianissima cultura è quella che induce una giovane donna a credere che la condizione di stuprata sia per lei socialmente più vivibile di quella di chi fa l&#8217;amore perché lo ha scelto&#8221;</em>.</p><p>Pur dubitando che codeste domande trovino adeguate risposte in un contesto sempre più laico come il nostro &#8211; come emerge dal settimo <em>Rapporto sulla secolarizzazione</em> <em>in Italia</em> a cura della Fondazione Critica liberale e dall&#8217;Ufficio Nuovi diritti della Cgil - mentre i mezzi di comunicazione continuano a essere intasati dalla <strong>comunicazione cattolica</strong>. Tanto è vero che di fronte alle 7 ore e 23 minuti riservati nei vari talk show ai soggetti cattolici, tutte le altre confessioni religiose totalizzano una presenza di 22 minuti. Spero che almeno per questa volta, e non sarà l’ultima, possa bastare.</p><p><em>Foto di Virginia Panichi. Per ingrandire <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/etreno-femminino-un-pò-cretino.jpg?47e3a5" target="_blank">clicca qui</a></span> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/pogrom-contro-i-rom-eccessi-clericali-e-tribali/177046/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Guerra alla Mafia o al familismo?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/guerra-alla-mafia-familismo/174815/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/guerra-alla-mafia-familismo/174815/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Dec 2011 15:47:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Aldo Ricci]]></category> <category><![CDATA[Antonio Gramsci]]></category> <category><![CDATA[Benito Craxi]]></category> <category><![CDATA[Benito Mussolini]]></category> <category><![CDATA[Familismo]]></category> <category><![CDATA[Filippo Milione]]></category> <category><![CDATA[Leo Longanesi]]></category> <category><![CDATA[Luigi Barzini]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[marco travaglio]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[peter gomez]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174815</guid> <description><![CDATA[Peter Gomez nell’editoriale del Fatto di ieri, incentrato sulla guerra alla Mafia, invitava Mario Monti a “spingere alle dimissioni il suo neo-sottosegretario alla Difesa, l’ex manager del gruppo Ligresti Filippo Milione. Un condannato per reati contro la Pubblica amministrazione nell’esecutivo che deve cercare di salvare il Paese – concludeva Gomez – è un insulto agli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/Foto-Giampaolo-Ruzzo-composit-Ivan-Pes.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-174828" title="Foto Giampaolo Ruzzo, composit Ivan Pes" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/Foto-Giampaolo-Ruzzo-composit-Ivan-Pes-300x168.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="168" /></a>Peter Gomez</strong> nell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/01/cari-tecnici-questa-guerra/174460/" target="_blank">editoriale del <em>Fatto </em>di ieri</a></span>, incentrato sulla guerra alla Mafia, invitava <strong>Mario Monti</strong> a <em>“spingere alle dimissioni il suo neo-sottosegretario alla Difesa, l’ex manager del gruppo Ligresti <strong>Filippo Milione</strong>. Un condannato per reati contro la Pubblica amministrazione nell’esecutivo che deve cercare di salvare il Paese </em>– concludeva Gomez –<em> è un insulto agli italiani, che nella loro maggioranza sono fondamentalmente onesti”</em>.</p><p>Siamo così sicuri che i comportamenti mafiosi riguardino soltanto le Mafie con la maiuscola – quella siciliana, la ‘ndrangheta calabrese e la camorra napoletana – e non piuttosto comportamenti generalizzati della stragrande maggioranza della popolazione, in un Paese da sempre pervaso da familismo criminogeno?</p><p>Nel mio libro &#8220;<em>maledetto&#8221;</em> (secondo Marco Travaglio) <em>Il Tonto</em>, definivo la famiglia come assemblaggio paranoide di parenti vicini &amp; lontani. Tanto è vero che l’ottimo <strong>Luigi Barzini</strong>, nel suo dimenticato saggio <em>Gli Italiani</em>, oggi disponibile soltanto in inglese, scriveva che in Italia <em>“il primo centro di potere è la famiglia”</em>.  Mentre <strong>Leo Longanesi</strong> avrebbe voluto che sul tricolore venisse apposta la scritta &#8220;<em>tengo famiglia&#8221;</em>.</p><p><em>“L’organizzazione legittima o illegittima della quale la famiglia fa parte, è il gruppo, il clan, il partito politico, la camarilla, la combriccola, la consorteria, la setta, l’associazione, l’alleanza aperta o segreta</em> – enumera Barzini – <em>ma per quanto potenti possano essere altrove queste consorterie, di rado esse hanno l’importanza che hanno sempre avuto e hanno tutt’ora in Italia”</em>.</p><p>Infatti gli italiani, al contrario di quel che credono gli stranieri, son tutt’altro che individualisti, vista &amp; considerata la loro fedeltà  e il loro servizio prestato ad<em> “organizzazioni che molto di rado sono quelle ufficiali”</em>.</p><p>Questo peculiare tratto italiota venne colto anche da <strong>Antonio Gramsci</strong>, il quale confermava che<em> “al partito politico e al sindacato moderni si preferiscono (…) le cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate a classi alte”</em>, in base a poche ed elementari regole. Come l’astenersi dal parlar chiaro, vista &amp; considerata l’oscurità vigente in tutti i campi; coltivare la propria famiglia tenendosi caro il maggior numero di amici e persino taluni pericolosi nemici, sapendo che i conflitti invece di esser regolati dalle leggi, si risolvono in un puro &amp; semplice confronto di potere; scegliere i compagni e i protettori anche tra i nemici, secondo l’antico precetto italiota del fidarsi solo di uomini di poco conto, che regolarmente producono danni inversamente proporzionali alla loro pochezza, non altrimenti spiegabili.</p><p>Tanto è vero che persino <strong>Benito</strong> <strong>Mussolini</strong> apprezzava per lo più sottoposti servili e inetti &#8211; ci ricorda Barzini che consigliava ai giovani di <em>“nascondere la propria intelligenza”</em>. Ibidem per l’altro Benito cioè <strong>Craxi</strong>.</p><p>Nonostante <em>“in quasi tutte le imprese private  i sistemi concorrenziali dell’Occidente lottino contro i metodi tradizionali italiani e spesso prevalgano</em> – proseguiva Barzini -<em>, la pressione insopportabile della libera concorrenza, questa selezione che favorisce di preferenza persone (…) i cui unici meriti sono quelli di superare gli esami, di far bene il loro lavoro e di conoscere il loro mestiere, infastidisce la maggior parte degli italiani (…) una delle ragioni per cui le rigide organizzazioni di ogni genere che i partiti non liberali propongono, incontrano tanto favore in Italia”</em>.</p><p><em>“Il popolo, nel mondo pre-industriale, amava le sue corporazioni, che regolavano ogni mestiere e ogni occupazione dall’apprendistato alla tomba”</em>, tanto è vero che il popolo italiano<em> “prima della guerra, si sentiva a suo agio nel regime fascista, che impediva ogni concorrenza considerandola pericolosa per lo Stato e circondava il Paese con insormontabili barriere doganali; e, oggi, ama ogni tipo di socialismo, marxista o cattolico, purché consenta agli ambiziosi di farsi avanti avvalendosi della protezione di parenti influenti, dell’aiuto della propria consorteria, del proprio fascino personale, di particolari capacità nell’adulare la gente”</em>, come mi pare abbia riconfermato <strong>il Caimano</strong>, mirabile reincarnazione delle s/toriche virtù italiote: la doppia morale, l&#8217;assenza di etica &amp; via discorrendo.</p><p><em>Foto di Gianpaolo Ruzzo, photocomposit di Ivan Pes </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/guerra-alla-mafia-familismo/174815/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fine del primato della politica?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/fine-primato-della-politica/169982/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/fine-primato-della-politica/169982/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Nov 2011 11:06:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Daniel Baremboim]]></category> <category><![CDATA[dimissioni]]></category> <category><![CDATA[liberismo]]></category> <category><![CDATA[politici]]></category> <category><![CDATA[primato della politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169982</guid> <description><![CDATA[“Il Caimano se ne va ma è davvero finita?” si domandava Antonio Padellaro sul Fatto di ieri. Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Padellaro lo vede comprensibilmente mezzo vuoto: “La fine di Berlusconi non porterà con sé la fine della peggiore classe politica europea, ma anzi rischia di dar vita a una stagione di zombie, vecchi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“Il Caimano se ne va ma è davvero finita?”</em> si domandava <strong>Antonio Padellaro</strong> sul <em>Fatto</em> di ieri. Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?</p><p>Padellaro lo vede comprensibilmente mezzo vuoto: <em>“La fine di Berlusconi non porterà con sé la fine della peggiore classe politica europea, ma anzi rischia di dar vita a <strong>una stagione di zombie</strong>, vecchi democristiani resuscitati per spartirsi i resti del nostro povero paese”</em>.</p><p>A parte il fatto che di zombie ce ne sono a bizzeffe anche non democristiani, in un bicchiere mezzo pieno si potrebbe intravedere il venir meno del primato della politica, che dalla sua apoteosi del ’68, ci ha talmente pervaso che il <strong><em>Financial Times</em></strong> di un paio d’anni addietro, vergò che <em></em><em>“</em>gli italiani sono fissati con la politica”.</p><p>Tanto è vero che i nostri <strong>media </strong>per lo più sovvenzionati, invece che riportarci proposte &amp; soluzioni dei nostri migliori talenti per lo più all’estero, si dedicano a pedisseque analisi politiche, retroscena politici, opinioni politiche scaturite da interviste a politici e ai loro commentatori a stufo e a stanco, vista &amp; considerata l’acclarata inamovibilità di questi ultimi, oltre a quella cronica dei primi.</p><p>Resoconti sempre politici ordunque e <em>tecnici</em> quasi mai: invece che indagare sulle cause poniamo del familismo dell’im/prenditoria italiota, l’assenza di meritocrazia, il nepotismo accademico, la corruzione istituzionale, il connubio tra potere politico e potere mafioso – <strong>Henry Miller</strong> già nei ’30 ebbe a stigmatizzare <em>la politica</em> come <em>affare da criminali</em> &#8211; ripropongono quotidianamente la denuncia degli effetti e quasi mai delle cause, poniamo del debito pubblico, della disoccupazione giovanile e femminile &amp; chi più ne ha, più ne metta.</p><p>Questo è il Paese degli effetti e mai delle cause, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.beppegrillo.it/2010/09/effetti_senza_cause/index.html" target="_blank">ha già scritto </a></span><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.beppegrillo.it/2010/09/effetti_senza_cause/index.html" target="_blank">Beppe Grillo</a></span>.<br /> </strong><br /> L’improvvida ma non inaspettata accelerazione degli eventi di questi ultimi giorni, delineanti il passaggio <strong>dal liberismo delle vacche grasse a quello delle magre</strong>, sembra smascherare, ridicolizzare e mettere a nudo il persistente primato della politica, nonostante essa, di fronte alla complessità del tempo e dello spazio in cui viviamo, rimanga abbacinata e in mutande di fronte alle <em>delizie</em> dello spread, alle previsioni avverate e alle proiezioni su quel che succederà domani mattina e dopodomani pomeriggio, sul precipizio in cui il mondo sembrerebbe precipitare e sul quale fior d’esperti, specialisti e scienziati &#8211; i famosi <em>tecnici</em> &#8211; non sembrano essere in grado di fornirci risposte certe.<br /> <strong><br /> Daniel Baremboim</strong>, direttore musicale della Scala e dell’Opera di Berlino, in un suo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/cultura/11_novembre_10/barenboim-intellettuale-eterno-antagonista_dc9ea8c8-0b9d-11e1-a5e8-cd9b2a0894cc.shtml" target="_blank">pezzo sul </a></span><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/cultura/11_novembre_10/barenboim-intellettuale-eterno-antagonista_dc9ea8c8-0b9d-11e1-a5e8-cd9b2a0894cc.shtml" target="_blank">Corsera</a></span> </em>di ieri, dopo aver preso atto della <em>“crisi globale, sistemica e ideologica, pervasa da incertezza e instabilità”</em>, dichiara che <em>“l’Italia non deve credere ai politici”</em>. Perché, esplicita Baremboim, <em>“quando i cittadini non sono contenti non devono aspettare che i politici intervengano (…) perché sono occupati a pensare a come saranno rieletti”</em>.</p><p>Baremboim, rifacendosi al pensiero dello scomparso <strong>Edward Said</strong>, saggista palestinese-statunitense e docente alla Columbia University, ripropone il ruolo degli <em><strong>intellettuali pubblici</strong></em> capaci di <em>“aiutare  singoli cittadini ad andare oltre i confini di ciò che è accettabile, e indirizzare l’opinione pubblica verso la comprensione dello stato delle cose, di ciò che veramente conta ed è doveroso fare per il bene pubblico comune”</em>.</p><p><em>“Per questo </em>– conclude Baremboim – <em>c’è bisogno di gerarchia [la quale] non è obbligatoriamente imposta dall’alto, ma piuttosto una necessità umana”</em>.</p><p>Come dire che certe volte taluni dettagli potrebbero rivelarsi assai più importanti di tutto l’insieme, anche se il ritardo endemico delle risposte istituzionali alla <em>crisi</em> sia endemico al <strong>ceto politico</strong> che continuiamo velenosamente a tenerci in pancia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/fine-primato-della-politica/169982/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Alberoni, storia del gatekeeper italico</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/alberoni-storia-del-gatekeeper-italico/160536/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/alberoni-storia-del-gatekeeper-italico/160536/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Sep 2011 11:19:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Anna Bonomi Bolchini]]></category> <category><![CDATA[Corriere Della Sera]]></category> <category><![CDATA[francesco alberoni]]></category> <category><![CDATA[sociologia]]></category> <category><![CDATA[Università di Trento]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160536</guid> <description><![CDATA[Qualche puntino sulle “i” a proposito del pezzo apparso sul Fatto Quotidiano di ieri, Il Corriere senza i baci di Alberoni, le Gran Banal secondo Marco Travaglio. Tanto per cominciare, Francesco Alberoni non ha fondato la Facoltà di Sociologia dell’ancor Libera e sarà celebre Università di Trento, che venne invece istituita con una legge del Senato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche puntino sulle “i” a proposito del pezzo apparso sul <em>Fatto Quotidiano</em> di ieri, <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/il-corriere-senza-i-baci-di-alberoni/160156/" target="_blank">Il Corriere senza i baci di Alberoni</a></span>, le Gran Banal </em>secondo Marco Travaglio<em>.<br /> </em><br /> Tanto per cominciare, <strong>Francesco Alberoni</strong> non ha fondato la Facoltà di Sociologia dell’ancor Libera e sarà celebre Università di Trento, che venne invece istituita con una legge del Senato della Repubblica del ’65, passata per il rotto della cuffia grazie all’opposizione di comunisti &amp; psiuppini, mentre un emendamento trasformava la laurea in sociologia, allora unica in Italia,  in una equivoca laurea in “Scienze Politiche e Sociali a indirizzo socio/logico”.</p><p>Per contestare questo indirizzo, il 24 gennaio del ’66 il movimento studentesco di cui facevo parte occupò la facoltà facendo sventolare, dalla facciata della sede universitaria di via Verdi, uno striscione con la scritta a caratteri cubitali &#8220;S o c i o l o g i a&#8221;, così rivendicando il diritto studiare la sociologia per lo più amerikana degli <strong>Stuart  Mill</strong>, <strong>Herbert Marcuse</strong>, <strong>Noam Chomsky</strong>, <em>and so on</em>.</p><p>Divenuta quindi, grazie a noi studenti, facoltà sociologica a tutti gli effetti, nel ‘67, con un anno di anticipo su Parigi, ri-occupammo l’università per contestare un’autorità accademica ormai disarcionata e confusa, al punto di non riuscire a inaugurare quell’anno accademico, durante il quale alcuni di noi cominciarono a dedicarsi a un progetto di <strong>Università Critica</strong>, mentre altri preferirono facilitare il crollo dell’<em>università borghese</em> nella speranza di coinvolgere tutto il <em>sistema</em>, come nel caso di Renato Curcio che difatti fondò  l<strong>’Università Negativa</strong>.</p><p>Con lo scoppio del ’68 l’assemblea generale di noi studenti si suddivise in diverse commissioni che, tra l’altro, si dedicarono a un nuovo piano di studi ridisegnando nuovi corsi, come per esempio quelli su istituzioni come carceri, ospedali psichiatrici &amp; affini, che avrebbero portato a Trento personaggi come <strong>Franco Basaglia</strong>, <strong>Franco Fornari</strong>, <strong>Carlo Tullio Altan</strong>, <strong>Paolo Flores d’Arcais</strong> ma anche <strong>Beniamino Andreatta</strong> e molti altri.</p><p>Quindi, quando la star socio/logica <strong>Franz von Alberon</strong>, come da subito l’appellammo, approdò a Sociologia, trovando  scodellata <em>la pappa</em> dei nuovi corsi e dei nuovi docenti, molti dei quali <em>nominati</em> da noi studenti, fece sue quelle idee, concetti e propositi.</p><p>Tanto è vero che in un anno imprecisato dei primi 2000 &#8211; chiedo venia per il vuoto di memoria &#8211; mi capitò di assistere incredulo a un convegno fiorentino sponsorizzato da <strong>Marcello dell’Utri</strong> al quale, mentre presiedeva una platea di berluscones sgomitanti, capitò di plaudire a Franz che si attribuiva il merito d’aver gestito con “metodi manageriali” l’università più ribelle &amp; rivoluzionaria di quei fottuti anni, senza che nessuno di quel liberale (sic!) consesso, osasse dubitare delle parole di questo improvvisato paladino di un neo liberal/ismo allora assai di moda.</p><p>Affermazioni che posso fare avendo continuato a frequentare Franz anche dopo la laurea, come <em>aficionado</em> di quel suo Centro di Ricerca Sociologica di Milano San Felice, città satellite nei pressi di Linate, dove Franz conduceva vita sontuosa in una villetta messagli a disposizione da <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Bonomi_Bolchini" target="_blank">Anna Bonomi Bolchini</a></span></strong>, storica protagonista dell’italica finanza, nonché madre di Carlo, il quale avrebbe in seguito sfrattato Franz con queste parole: <em>“Abbiamo visto professore i risultati della sua missione a Trento”</em>…</p><p>Al Crs infatti il celebre e s/pregiudicato sociologo munito di spider con amante incorporata, gestiva  un cenacolo grazie al quale, a noi giovani precari d’allora, offriva l’opportunità di incontrare manager dei più svariati campi. Incontri di cui spesso Franz pubblicava i resoconti, sulla rubrica del <em>Corsera </em>del lunedì, come esclusiva farina del suo sacco.</p><p>Con Franz ruppi quando alla <strong>Fondazione Agnelli</strong>, di cui ero consulente, mi avvertirono che il nostro non mi riteneva  adatto a svolgere  una ricerca sulle nuove tecnologie di comunicazione , i cui dati vennero poi intercettati da un giovane im/prenditore che nella sua Milano 2, stava aprendo <em><strong>Telemilano</strong></em> &#8211; <em>“la madre della Fininvest e di tutto il resto” </em>– come il futuro Caimano avrebbe avuto modo di precisare in seguito su <em>l’Espresso</em> (9 settembre 1984).</p><p>Rompere i rapporti con Franz, equivaleva, come credo ancor oggi equivalga, a essere emarginati da uno qualunque dei numerosi campi in cui il pensatore multifunzionale per eccellenza ha avuto modo di scorrazzare indisturbato per decenni e, a quanto pare, minaccia di continuare a imperversare, almeno a  giudicare la notizia di una sua rubrica prossima ventura sul foglio igienico di <strong>Feltri, Sallusti &amp; Co</strong>.</p><p>Alberoni <em>“all’alba dei suoi 82 anni </em>– conclude Silva Truzzi &#8211; <em>si potrebbe serenamente concedere di uscire di scena con eleganza”</em>. Un tratto di cui il <em>gatekeeper </em>(guardiano di accesso alle porte dei saperi) Franz non necessitava, visto &amp; considerato che il<strong> <em>gatekeeper </em>italico</strong> tipo, a differenza di quello anglosassone, oltre al campo d’intervento suo proprio, nel caso di Franz quello sociologico, finisce inevitabilmente per controllare quasi tutti i campi in cui è stato chiamato, a suon di gettoni di presenza, volgarmente definiti marchette, divenendo una sorta di ras tuttofare nei più svariati ambiti dell’industria, della pubblicità, della televisione, della moda e chi più ne ha più ne metta.</p><p>E&#8217; così che a Franz il partito della così/detta libertà conferì persino la direzione del <strong>Centro Sperimentale di cinematografia</strong>, con i risultati a tutti evidenti.<br /> <strong><br /> Louis-Ferdinand Cèline</strong>, a proposito di coloro che tanto s’adoperarono per emarginarlo,  ebbe a dire che erano massi che gli ingombravano il binario. Oggi di quei babbioni ricordiamo a stento i nomi, mentre Cèline è noto a gran parte di tutti noi. Anche se i tempi correnti inducono a prevedere che, al posto di alcuni massi, i posteri si ritroveranno affranti da una sorta di pulviscolo atmosferico, costituito dalla produzione culturale che personaggi come Franz von Alberon hanno contribuito a diffondere nei più svariati campi della <em>conoscenza relazionale</em> &amp; via discorrendo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/alberoni-storia-del-gatekeeper-italico/160536/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>19</slash:comments> </item> <item><title>Prigioniere domestiche</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/prigioniere-domestiche/158155/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/prigioniere-domestiche/158155/#comments</comments> <pubDate>Sat, 17 Sep 2011 14:46:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Divorzio]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[violenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158155</guid> <description><![CDATA[I dati Istat disponibili segnalano tre diversi tipi di violenza a carico delle donne: - violenza fisica graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi: minaccia di essere colpita fisicamente, essere spinta, afferrata o strattonata, essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, tentativi di strangolamento e soffocamento, ustione,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I<strong> dati Istat</strong> disponibili segnalano tre diversi tipi di violenza a carico delle donne:</p><p>- <strong>violenza fisica</strong> graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi:  minaccia di essere colpita fisicamente, essere spinta, afferrata o strattonata, essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, tentativi di strangolamento e soffocamento, ustione, minaccia con armi;</p><p>- <strong>violenza sessuale</strong> di situazioni in cui la donna è costretta a praticare o subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti;</p><p>- <strong>violenza psicologica</strong> mediante denigrazioni, controllo dei comportamenti, strategie di isolamento, intimidazioni, forti limitazioni economiche subite da parte del partner.</p><p>In soldoni il 31,9 %, pari <strong>6 milioni 743 mila</strong> donne, è vittima di violenze così ripartite: il 23, 7%, cinque milioni di donne, ha subito violenza sessuale; il 18,8%, quasi altri quattro milioni di donne, ha subito violenze fisiche; il 4,8%, pari a un milione di donne, ha subito stupri o tentati stupri per lo più tra le pareti domestiche; il 18,8%, pari a 2 milioni di donne, ha subito comportamenti persecutori (stalking); 7 milioni 134 mila hanno subito violenza psicologica.</p><p>Oltre a questa verificabile &amp; verificata violenza, ne va aggiunta un’altra più subdola e meno verificabile, ma non per questo meno perniciosa per le donne che la subiscono in silenzio, lontano dal glamour di riflettori statisticamente &amp; stiticamente scandalizzati q.b. – quanto dovrebbe bastare per stigmatizzare una forma di violenza che si concretizza nella costrizione domestica riservata a<strong> donne sole provviste di prole</strong>, separate, divorziate o single che siano.</p><p>Prendiamo per esempio AA, 45 anni, separata e in attesa di divorzio da NN, un libero professionista <strong>senza redditi dichiarati </strong>e domicilio legale presso il suo avvocato… Inutile dire che al nome del suddetto non risultano immobili né mobili come l’auto, della quale il nostro usufruisce grazie a un leasing che lo esime dal rischio inerente al possesso di autovettura.</p><p>Al momento della <strong>separazione consensuale</strong> le due parti legalmente rappresentate, avevano sottoscritto un accordo in base al quale l’ex marito-padre avrebbe contribuito al sostentamento e agli studi dell’unico figlio, all’epoca affidato alla madre per via della tenera età. L’accordo prevedeva anche che NN avrebbe prelevato suo figlio due week end al mese e per un paio di settimane durante le vacanze estive.</p><p>Nessuna delle suddette clausole è<strong> mai stata osservata </strong>da NN, visto &amp; considerato che l’ex marito-padre accampa di non guadagnare abbastanza, né di disporre   del tempo necessario da dedicare a suo figlio.</p><p>AA vorrebbe poter dedicare i ritagli di tempo alla sua libera professione, ma a causa del mancato rispetto degli accordi dell’ex marito, è costretta a dedicarsi completamente al figlio. Visto &amp; considerato che NN, interpretando a sua esclusiva convenienza i termini dell’accordo che pur ha sottoscritto, accorcia a suo piacimento i tre giorni del week end, rendendo inagibile all’ex moglie un ragionevole spazio alternativo alla <strong>segregazione domestica</strong> che si vede costretta a subire.</p><p>Quindi AA, oltre a <strong>mantenere integralmente suo figlio</strong> e a doverne seguire lo studio, l’educazione, la ricreazione e il sonno – madre e figlio vivono da soli – non riesce a ricavarsi spazio nemmeno per il tempo libero e per le vacanze alle quali ha rinunciato.</p><p>In un paese civile come per esempio gli States, NN sarebbe stato sanzionato magari facendogli assaggiare anche le manette. Ma in questo ex bel paesino, dove la certezza della pena è di là da venire, e dove i tempi della così/detta giustizia prevedono lassi temporali misurabili in lustri, agli eventuali rei &amp; confessi viene concesso di <strong>preservare beni &amp; quant’altro</strong>.</p><p>Il caso di AA è solo uno dei numerosissimi casi di donne prigioniere tra le  pareti domestiche, nell’eterno <strong>ruolo comunque socialmente imposto</strong>, di ex mogli-madri-casalinghe full time, affatto favorite dalla sacra famiglia sulla quale è tutto un ribadire, auspicare et invocare, mentre nella realtà dei fatti si fa meno che nulla, consentendo agli ex mariti-padri-padroni di potersi dedicare alle loro comodità, magari anche al bunga bunga, non importa se vissuto o emulato o immaginato o quant’altro ivi connesso in questo ex bel paesino di M.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/17/prigioniere-domestiche/158155/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>62</slash:comments> </item> <item><title>La Casta sui voli di Stato, noi senza rimborso spese</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/18/la-casta-sui-voli-di-stato-noi-neanche-il-rimborso-spese/146152/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/18/la-casta-sui-voli-di-stato-noi-neanche-il-rimborso-spese/146152/#comments</comments> <pubDate>Mon, 18 Jul 2011 11:57:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[aereo]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category> <category><![CDATA[casta]]></category> <category><![CDATA[Francesco del Bene]]></category> <category><![CDATA[Mauro Rostagno]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[Ryanair]]></category> <category><![CDATA[tribunale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=146152</guid> <description><![CDATA[Casta rapace, titola il Fatto Quotidiano di avantieri. I cittadini devono pagare tutto &#38; subito, i politici no! La Casta mangia, l’Italia affonda titolava il Fatto di venerdì mentre la Giustizia, aggiungo, sprofonda. L’Atto di citazione di testimoni della Procura della Repubblica del Tribunale di Palermo / Direzione Distrettuale Antimafia , che disponeva la mia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youkioske.com/prensa-europea/il-fatto-quotidiano-16-luglio-2011/" target="_blank"><strong>Casta rapace</strong></a></span></em>, titola <em>il Fatto Quotidiano</em> di avantieri. I cittadini devono pagare tutto &amp; subito, i politici no! <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youkioske.com/prensa-europea/il-fatto-quotidiano-15-luglio-2011/" target="_blank">La Casta mangia, l’Italia affonda</a></span></em> titolava <em>il Fatto</em> di venerdì mentre la Giustizia, aggiungo, sprofonda.</p><p>L’<strong>Atto di citazione di testimoni </strong>della Procura della Repubblica del Tribunale di Palermo / Direzione Distrettuale Antimafia , che disponeva la mia comparizione per le 9.30 del 13 luglio scorso, presso la Corte d’Asside del tribunale di Trapani, riporta la data del 4 luglio.</p><p>Subito dopo il ricevimento di quest’Atto di Citazione avvenuto attorno al 7-8 luglio, ricevo una telefonata dall’agente di Polizia di Trapani Giuseppe Natale, il quale mi invita a mettermi in contatto con  il tribunale di Trapani, per delucidazioni in merito al <strong>rimborso delle spese</strong> della  mia trasferta. Chiedo all’agente Natale se sia previsto un rimborso per chi viaggi con un mezzo privato, dato che potrei approfittare del frangente per recarmi a Trapani, dopo ben 22 anni dal delitto Rostagno, in moto. Ma l’agente di Polizia esclude qualsiasi rimborso che non sia effettuato  in treno o in aereo.</p><p>Avendo subito l’avventura di recarmi in treno da Firenze a Trapani un paio d’anni prima la soppressione di  Rostagno, ricordo ancora quel viaggio come sorta di deportazione durata, andata e ritorno, qualcosa come 36 ore in treni scassati senz’aria condizionata, senza bar o qualunque tipo di confort. Decido quindi di recarmi a Trapani in <strong>aereo</strong>.</p><p>Trovare un volo a metà luglio è tutt’altro che facile. La citazione mi ingiunge di presentarmi in tribunale alle 9.30 del 13 luglio. Individuo così nella <strong>Ryanair</strong> l’unica compagnia in grado di imbarcarmi a Pisa e di sbarcarmi all’aeroporto trapanese di Birgi alle 7.30 del 12 luglio e di riportarmi a Pisa il 14 luglio. Il volo del 13 luglio della stessa compagnia mi avrebbe depositato a Trapani qualche ora dopo quella prefissata dal tribunale.  Il volo dell’Alitalia dall’aeroporto di Firenze-Peretola a Trapani-Birgi, con scali e contro scali,  prevede  otto ore e mezza per portarmi alla stessa destinazione. Altre possibilità non ci sono.</p><p>La notte del 12 luglio non dormo. Dovendomi imbarcare a Pisa alle 6.30, alle 4.30 sono già sull’autostrada. Arrivo all’aeroporto di Pisa alle 5.30 e parcheggio nel parking a pagamento che due giorni dopo, avrei saldato con 48 euro. Al check-in della Ryanair scopro che ai <strong>209 euro</strong> sborsati per un volo low cost (sic!),  devo aggiungerne <strong>altri 48 </strong>per aver dimenticato a casa la carta d’imbarco per la tratta d’andata, più cinque euro di sovrattassa per il pagamento mediante credit card.</p><p>E’ solo l’inizio di una <strong>peripezia </strong> –  la Ryanair merita un post dedicato alle delizie riservateci da una multinazionale d’origine irlandese, che nel nostro paese continua a fare impunemente il bello e il cattivo tempo – durante la quale devo obtorto collo infilare la borsa del computer nella valigia, che sono costretto a trasportare nella carlinga nonostante abbia pagato pagato il supplemento, l’imbarco prioritario, senza per altro ottenere alcun beneficio.</p><p>Devo ammettere d’aver trovato Trapani cambiata in meglio – rispetto a come l’avevo vista &amp; vissuta, faccio per dire, 22 anni fa – riuscendo a passarci una giornata <em>pas mal</em> durante la quale ho avuto modo di incontrare i ragazzi dei <em><strong>Quaderni dell’Ora</strong></em> e il suo direttore <strong>Giuseppe lo Bianco</strong>, al quale devo una videointervista che non mancherà di interessare persino i detrattori della pista alternativa a quella mafiosa del delitto Rostagno.</p><p>Il dì di poi, alle 9.30 del 13 luglio, arrivo nell’angusto tribunale di Trapani accolto dai Pm <strong>Antonio Ingroia </strong>e <strong>Francesco del Bene</strong>, i quali mi informano che in qualità di teste non posso  assistere all’udienza, alla quale sarò ammesso a metà pomeriggio. Rilascio una deposizione  – durerà un’ora e un quarto circa e nel cui merito non entro  – alla fine della quale il cancelliere mi informa che mi saranno rimborsate soltanto le spese di viaggio in treno e che per le spese d’aereo è necessaria un’autorizzazione del tribunale, che per fortuna Francesco del Bene mi sottoscrive seduta stante.</p><p>In conclusione, per recarmi a deporre al processo Rostagno, al quale credo d’aver dedicato parte rilevante della mia vita e relative, notevoli spese, mi verranno rimborsate soltanto le spese del volo e cioé 209,74 euro, mi auguro anche  i 52 euro del <em>supplemento</em>, a fronte di una trasferta costata più di 500 euro, il costo di una breve vacanza.</p><p>Colpa del tribunale di Trapani e della legge o non piuttosto del <strong>potere della Casta</strong> la quale, indipendentemente dal colore politico, dall’istituzione della Repubblica non si è ancora decisa a mettere la Magistratura nelle condizioni di poter lavorare serenamente, arrivando persino a lesinare la carta per le fotocopie, che  i magistrati sono costretti ad acquistare di tasca propria. Il che fa il paio con la benzina che agenti di Polizia e Carabinieri si vedono costretti ad anticipare &amp; via discorrendo.</p><p><strong>Winston Churchill</strong> riteneva che ogni paese si ritrova la classe dirigente che si merita. Nel caso di un paese come il nostro, per lo più popolato da gente prona, è ovvio che la classe digerente che lo affligge, non possa che essere costituita da lupi impuniti, recidivi &amp; arroganti q.b. – quanto a un paese civile sarebbe già bastato &amp; avanzato per rimandarli a casa o in galera, magari vita natural durante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/18/la-casta-sui-voli-di-stato-noi-neanche-il-rimborso-spese/146152/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Italia-Svizzera, andata &amp; ritorno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/15/italia-svizzera-andata-ritorno/111409/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/15/italia-svizzera-andata-ritorno/111409/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 May 2011 15:57:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[arte contemporanea]]></category> <category><![CDATA[Il Cassero]]></category> <category><![CDATA[Joseph Beuys]]></category> <category><![CDATA[Kunsthaus]]></category> <category><![CDATA[Lucrezia de Domizio Durini]]></category> <category><![CDATA[Mart]]></category> <category><![CDATA[Museoin]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=111409</guid> <description><![CDATA[Correva il 2000, vivevo a New York e volai a Torino dove Marco Travaglio mi accolse con un “Beato te, che non vivi più in questo paese!”. Motivi familiari mi costrinsero a ritornare in patria (sic!) dove purtroppo e per gli stessi motivi, sono costretto a risiedere ancora adesso, pur augurandomi di non doverci chiudere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Correva il 2000, vivevo a New York e volai a Torino dove <strong>Marco Travaglio</strong> mi accolse con un “Beato te, che non vivi più in questo paese!”.</p><p>Motivi familiari mi costrinsero a ritornare in patria (sic!) dove purtroppo e per gli stessi motivi, sono costretto a risiedere ancora adesso, pur augurandomi di non doverci chiudere per sempre gli occhi.</p><p>Due giorni fa, il 12 maggio, ero tra gli invitati alla <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.kunsthaus.ch/" target="_blank">Kunsthaus</a></span></strong> di Zurigo<em>, </em>in occasione della presentazione di <strong><em>Beuys Voice</em></strong>, un tomo di 1000 pagine edito da Electa che <strong>Lucrezia de Domizio Durini, </strong>una delle rare mecenati italiane rimaste, ha voluto dedicare al grande artista tedesco.<strong> </strong>Quarant’anni<strong> </strong>di lavoro durante i quali LDD<strong> </strong>ha raccolto una collezione di valore culturale &amp; patrimoniale riconosciuti nel mondo, e che per l’occasione ha deciso di donare al prestigioso museo svizzero, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.kunsthaus.ch/de/ausstellungen/aktuell/joseph-beuys/?redirect_url=title%3Dfinance" target="_blank">che la esporrà fino al 14 agosto</a></span>.</p><p>Lucrezia, una donna minuta con una determinazione inversamente proporzionale alla sua complessione, nella sua prolusione al cospetto del ghota del mondo dell’arte e della finanza internazionali, ha sintetizzato la figura di Joseph Beuys artista di fama internazionale, ma anche sciamano, educatore, filosofo, leader e soprattutto profeta della <em><strong>Difesa della Natura</strong></em>, che per il maestro di Dusseldorf significava difesa dell’uomo, dei suoi valori e della sua creatività.</p><p>Alla fine della prolusione, tra l’ovazione del pubblico e la commozione dei responsabili del museo – da <strong>Felix Baumann</strong>, storico ex direttore della Kunsthause, all’attuale direttore <strong>Christoph Becker</strong> e del curatore <strong>Tobia Bezzolla</strong> – tra gli spot delle emittenti e i flash dei fotografi, LDD ha aggiunto: “Beuys amò molto l’Italia ma l’Italia non lo ha ricambiato”.</p><p>Con ciò LDD non si riferiva agli italiani in senso lato ma alle nostre istituzioni, ai musei e soprattutto ai politici i quali, oltre a non concederle nemmeno il contributo dell’ascolto, hanno frapposto alla sua inesausta iniziativa l’annosa burocrazia associata all’ignoranza e all’incompetenza, alla corruzione e all’omissione.</p><p>“Lo sai o no – mi dice a quattr’occhi LDD accennando alle altisonanti sigle dei musei italiani che hanno rifiutato la sua donazione – che manco rispondono alle lettere che gli mandi?”</p><p>Come ben sanno tutti coloro che si avventurano nei meandri per lo più oscuri dell’arte contemporanea italiota. Come so anch’io che tra l’altro promuovo un’artista italiana storica, tra l’omertoso silenzio delle istituzioni italiote  nei confronti del riconoscimento della stessa artista da parte della <strong>Vaf</strong>, una prestigiosa fondazione tedesca che sta riportando alla luce intere correnti artistiche italiane del ‘900, seppellite dalla critica così/detta militante. Come ben sa <strong>Alfonso Panzetta</strong> direttore de <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilcasseroperlascultura.it/" target="_blank">il Cassero</a></span></em></strong>, piccolo ma prestigioso museo della città di Montevarchi dedicato alla scultura, il quale mi cita il caso della donazione di una collezione di consistente valore anche patrimoniale, rifiutata dal museo nazionale di turno.</p><p>Musei che – a parte eccezioni come per esempio il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mart.trento.it/" target="_blank">Mart</a></span></strong> di Rovereto o il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.museion.it/" target="_blank">Museion</a></span></strong> di Bolzano e poche altre – sono per lo più dediti alla conservazione del contenitore, cioè di sé stessi, piuttosto che ai contenuti, cioè agli artisti da preservare e da presentare al pubblico.</p><p>Fiere mercato di scarsa rilevanza e risonanza nel circuito internazionale dell’arte, ma anche per volume d’affari &amp; via discorrendo. Basti pensare che il <strong>Miart</strong> di quest’ultima edizione, a fronte dei ragguardevoli costi di partecipazione, non forniva il wireless…</p><p>Una critica asfissiata dai soliti <em>gatekeepers</em> – guardiani di accesso – ergo Achilli Bolliti e Germani Celant tronfi &amp; <em>Sgarbati</em> i quali:“con le loro devastanti omissioni rischiano di farci riscrivere non la storia ma la preistoria dell’arte italiana del ‘900, ridotta alle loro interessate logiche di mercato” – come precisa un altro direttore di un museo che non vuol essere citato.</p><p>Città d’arte così/dette afflitte da pletorici poli museali come quello della <em>mia</em> Firenze, sprovvista dai tempi del Rinascimento di un museo di arte moderna &amp; contemporanea e ormai ridotta a “cimitero extra-urbano” – come stigmatizza <strong>Marco Scotini</strong>, direttore del <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.naba.it/" target="_blank">Naba</a></span>, </strong> l’eccellente Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano.</p><p>Curatori a pagamento come i musei dei quali dovrebbero essere al servizio, anch’essi alla mercé di “autori e sponsor che acquistano per 100-150mila euro spazi espositivi apparentemente sacri e intoccabili e che il grande pubblico immagina ottenuti dopo severe selezioni qualitative – come premette e conclude <strong>Giancarlo Politi </strong>su <strong><em>Flash Art</em></strong> dello scorso aprile – sono molto amareggiato e depresso perché qui in Italia siamo sempre più asfissiati dalla politica corrotta e incompetente, dalla quale non riusciremo mai più a sottrarci”.</p><p>L’Italia consta, come ha rilevato <strong><em>il Fatto Quotidiano</em></strong>, di un milione e mezzo di politici, senza considerare l’indotto – mi dico risalendo sul treno del ritorno con le lacrime agli occhi…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/15/italia-svizzera-andata-ritorno/111409/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Ladri di vita /2 &#8211; L&#8217;invalidità</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/ladri-di-vita-2-linvalidita/108485/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/ladri-di-vita-2-linvalidita/108485/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 May 2011 16:20:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[anziani]]></category> <category><![CDATA[asl]]></category> <category><![CDATA[burocrazia]]></category> <category><![CDATA[Cup]]></category> <category><![CDATA[invalidità]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108485</guid> <description><![CDATA[Da diverso tempo ormai, mi occupo di DB, artista ultranovantenne piuttosto famosa, in procinto di approdare al Mart di Rovereto. Oltre che gestire la sua attività professionale, l&#8217;aiuto anche a portare avanti la sua lotta continua versus quest’italiotta immobile &#38; immutata da sempre. DB, vedova di un uomo di quelli che, non per obbligo ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da diverso tempo ormai, mi occupo di DB, artista ultranovantenne piuttosto famosa, in procinto di approdare al Mart di Rovereto. Oltre che gestire la sua attività professionale, l&#8217;aiuto anche a portare avanti la sua <em><strong>lotta continua</strong></em> versus <strong>quest’italiotta immobile &amp; immutata</strong> da sempre.</p><p>DB, vedova di un uomo di quelli che, non per obbligo ma per principio, pagavano le tasse sino all’ultima lira, continua indefessa a pagarle fino all’ultimo euro. Recentemente riconosciuta invalida al cento per cento, riesce a deambulare illesa soltanto grazie all’ausilio della sua assistente. Volendo sorvolare sull’incredibile numero di visite &amp; contro visite subite da DB nell’arco di anni &#8211; tutte tese ad accertare che la sua fosse <strong>un’invalidità reale </strong>e non supposta, compresa la visita finale al cospetto della commissione di un ospedale militare &#8211; mi limito a riportare l’iter percorso da DB e dalla sua assistente per ottenere l’assegnazione di una sedia a rotelle, più consona alle sue sopraggiunte difficoltà, pur disponendo DB di una sedia ritenuta obsoleta dal suo ortopedico di fiducia.</p><p>Circa un mese fa il medico curante dell’<strong>Asl</strong>, preso atto della richiesta dell’ortopedico di DB, dispose una visita domiciliare da parte di una non ben identificata commissione, tesa a verificare l’effettivo bisogno di una sedia ortopedica da parte di DB, la quale insiste nel voler continuare a deambulare con le proprie gambe, nonostante tre cadute negli ultimi trenta giorni, e i relativi interventi di altrettante autoambulanze, come risulta dalle radiografie &amp; incartamenti vari, i quali, com’è noto, vanno tutti religiosamente conservati <em>sine die</em>, a disposizione dei burocrati presenti e di quelli che verranno poi.</p><p>Dopo una settimana dalla richiesta, durante il sabato che precedette il dì di pasqua, ben due fisiatri, un lui e una lei, si presentano senza preavviso alla porta di casa DB, pretendendo di esaminare, oltre alle condizioni dell’infortunata, anche le radiografie corrispondenti alle tre precedenti cadute. Ma sabato è il giorno di riposo dell’assistente di DB. La sua sostituta ignora dove siano conservate <strong>radiografie &amp; referti</strong>, e così io testimone oculare per puro caso.</p><p>Non potendo i due fisiatri prendere visione delle lastre dell’Istituto Ortopedico Toscano, già visionate dal suo medico di base e dall’ortopedico di DB, bisognerà che la sua assistente si rechi nuovamente al <strong>Cup </strong>di Camerata aperto lunedì dalle 8 alle 12, oppure il giovedì dalle 14 alle 18. Anche perché la pratica, risiedendo DB a Fiesole,  compete sia al Cup delle Caldine che a quello di Camerata, con orari che non ci azzeccano l’uno con l’altro nemmeno se l’ avessero fatto apposta. Frangente assai comune che richiede andate e ritorni nella stessa giornata e, dove occorra, in giornate diverse proprio a causa dell’assenza di un orario unico degli uffici tutti.</p><p>Dato che il lunedì successivo è Pasquetta, l’assistente di DB dovrà ritornare al Cup di Camerata il giovedì successivo, portandosi appresso le già esaminate e riesaminate radiografie di DB, con le quali ottenere il permesso di recarsi in un negozio di ortopedia per un <strong>preventivo</strong>, che dovrà poi essere visionato dai fisiatri del Cup, prima di procedere all’acquisto dell’agognata sedia a rotelle a spinta, non a motore. L’assistente, ottenuto dal negozio un preventivo di 190 euro circa, si ripresenta al Cup dove le dicono che sì, che il preventivo va bene, ma che sarà necessario altro tempo prima di ottenere l’autorizzazione finale al dilazionato acquisto, visti &amp; considerati i trenta giorni ormai trascorsi.</p><p>Come si sarà capito DB è persona che dispone del privilegio di essere assistita da una persona 24 ore su 24, anche se si suppone che quest’ultima non dovrebbe lasciare continuamente l’assistita, per l’espletazione reiterata delle stesse pratiche in uffici diversi, che aprono in giorni diversi e in orari differenti. Infatti ogni volta che l’assistente di DB è costretta ad assentarsi per una delle tante <strong>pratiche con cadenza e progressione geometriche</strong>, aumentano anche le probabilità che la sua assistita ricada ancora e ancora, aggravando le sue condizioni di salute e le conseguenti spese mediche &amp; via discorrendo.</p><p>Situazione più pesante e grave nel caso si consideri il caso di una persona anziana in <strong>condizioni economiche più modeste </strong>che, potendosi permettere soltanto l’ausilio dei suoi familiari i quali magari lavorano e che, una volta tornati a casa, dovranno arrabattarsi per cercare di essere nell’ufficio A il lunedì o il mercoledì pomeriggio, nell’ufficio B il martedì, il giovedì di mattina o il venerdì pomeriggio, mentre l’ufficio C sarà aperto sempre di pomeriggio, escluso il venerdì aperto solo di mattina o viceversa.</p><p>In quasi tutto il primo e secondo mondo, ma anche nella maggioranza dei paesi del terzo, almeno in quelli nei quali i cittadini non sono trattati alla stregua di sudditi e di questuanti, gli uffici osservano l’orario unico e sono di norma aperti dalle 9 alle 17. E soprattutto non richiedono domande &amp; domandine, né <em><strong>raccomandate rr</strong></em><strong> per il rispetto di diritti basilari</strong>, con interminabili code ai nostri uffici anche postali assiepati di persone ridotte a <em>postulanti</em>, essendo l’uso di internet assodato persino nel quarto mondo e magari in quelli seguenti, ma evidentemente non ancora in questo ex bel paesino che molti, per non dire quasi tutti, abbandonerebbero volentieri magari per sempre.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/ladri-di-vita-2-linvalidita/108485/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Ladri di vita /1</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/28/ladri-di-vita-1/107608/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/28/ladri-di-vita-1/107608/#comments</comments> <pubDate>Thu, 28 Apr 2011 11:30:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[bolletta enel]]></category> <category><![CDATA[burocrazia]]></category> <category><![CDATA[Codacons]]></category> <category><![CDATA[Enel energia-mercato libero]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=107608</guid> <description><![CDATA[Da alcuni anni mi occupo di DB, una nota artista. Fino a qualche anno curavo soltanto le sue mostre e la sua attività professionale. Più recentemente, dato che DB ha superato la soglia dei &#8217;90, l’aiuto a gestire anche la non facile esistenza di una persona anziana in un’Italia come quella che segue. L’artista vive...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni anni mi occupo di DB, una nota artista. Fino a qualche anno curavo soltanto le sue mostre e la sua attività professionale. Più recentemente, dato che DB ha superato la soglia dei &#8217;90, l’aiuto a gestire anche la non facile esistenza di una persona anziana in un’Italia come quella che segue.</p><p>L’artista vive in una grande casa sulle colline fiorentine in compagnia di una signora che l’assiste 24 ore su 24. La bella casa, un’ex colonica che DB acquistò e ristrutturò con le sue mani, sono note le sue capacità manuali e artigianali, è una sorta di museo provvisto di studio, atelier, laboratorio &amp; giardino con vista su Firenze, città rottamata &amp; rottamante.</p><p>Di solito, alle nove di sera, le luci della casa sono spente perché DB già dorme e la sua assistente si è ritirata. Il che non impedisce all<em>’</em><em><strong>Enel-energia mercato libero</strong></em> (sic!) di inoltrare a DB bollette ingiustificate rispetto ai suoi più che frugali consumi energetici.</p><p>La contestazione<em> </em>con <em><strong>l’Enel società per azioni</strong></em>, dicitura che riprendo da una bolletta del 1999, quella più vecchia che trovo in casa di DB, inizia nel 2009, quando improvvisamente la bolletta <em><strong>Enel distribuzione</strong></em>, notare il cambiamento di dicitura,raggiunge i 400 euro bimestrali. Fu allora che DB mi pregò di intervenire.</p><p>Indagai con l’aiuto dell’elettricista che rinnovò tutto l’impianto elettrico e quello dell’idraulico che ridusse o sostituì il numero dei boiler per l’acqua calda. Vidi anche bene di far eliminare vecchi elettrodomestici e di far rottamare quelli non indispensabili, come il forno a micro onde &amp; affini. E di cambiare tutte le lampadine, passando a quelle a basso consumo. Nonostante ciò le bollette continuarono ad aumentare.</p><p>E così, nell’aprile del 2009, vidi male di passare dall’Enel &#8211; non si sapeva più che cosa, essendo stata eliminata la vecchia dicitura &#8211; <em>all’Enel &#8211; energia mercato libero</em>, che inizialmente inviò a DB una bolletta di 219 euro che subito lievitarono a 400, fino ad arrivare a 533 euro nel dicembre del 2010 e ai 733 dell’ultima bolletta del marzo di quest’anno.</p><p>E qui comincia, si fa per dire, il bello. Consultato da DB cerco di capire cosa possa esser successo. L’elettricista controlla ogni singola presa senza riscontrare alcuna fuga di energia. L’idraulico verifica le attrezzature di sua competenza senza riscontrare alcuna anomalia. L’addetto del pozzo, da cui DB da anni attinge l’acqua, ne verifica il perfetto funzionamento &amp; via discorrendo.</p><p>Non mi rimane che appellarmi al numero verde dell’<em>Enel -energia mercato libero</em>, scoprendo che a DB fecero firmare un tipo di contratto oneroso, inadeguato alle sue esigenze e non comprensivo della cosiddetta tariffa bioraria, che consente di pagare l’energia a prezzo più conveniente, usando gli elettrodomestici dopo le sette di sera fino alle sette della mattina seguente, sabato, domenica &amp; festivi inclusi.</p><p>E così, nel gennaio di quest’anno, richiedo nella vece di DB la tariffa bioraria, suggerendole anche di non usare il dispendioso impianto luce per illuminare le sue opere, sostituendolo con un piccolo impianto di led che consumano dieci volte meno. Il che richiede altro impiego di denaro e soprattutto di tempo.</p><p>Attendendomi una bolletta inferiore alla precedente, esamino con raccapriccio la bolletta del marzo di quest’anno, passata da 533 a 733 euro!  Richiamo quindi il numero verde di <em>Enel energia -mercato libero</em> e scopro che la richiesta della tariffa bioraria, a causa di un <em>grave disservizio</em> del quale si scusano tanto, non è stata applicata. Punto a capo.</p><p>Non mi rimane che richiedere per la seconda volta l’applicazione della tariffa bioraria, ricevendo in cambio promesse fumose, informazioni contraddittorie o non corrette, dai diversi call center <em><strong>Enel l’energia che ti ascolta</strong></em> sparsi  sul territorio nazionale,  dove una volta mi sbattono la cornetta in faccia, un’altra mi dicono che fino a quando DB non riceverà il contratto e l’<em>Enel energia-mercato libero</em> non l’avrà ricevuto, la stessa compagnia non potrà metterlo in lavorazione, e quindi non ci sarà alcun passaggio né alla tariffa bioraria, né alla riduzione di potenza &amp; via discorrendo.</p><p>Non mi resta che informarmi dove trovare una succursale <em>Enel energia-mercato libero</em>, cui potermi rivolgere per capire quanto tempo dovrà ancora attendere DB, per ottenere un cambiamento di contratto adeguato alle sue necessità. Rispondono dicendomi quel che già sapevo e cioè che la sede <em>dell’Enel energia – mercato libero</em> si trova a Potenza, mentre quella legale è a Roma…</p><p>Mi precipito al <strong>Codacons</strong> che invia due raccomandate rr – quella personale di DB l’ho già inviata io – a nessuna delle quali l<em>’Enel energia-mercato libero</em> si è ancora sognata di rispondere.</p><p>Dopo altre giornate spese con l’elettricista, l’idraulico ed altri esperti, mi reco alla sede fiorentina dell’<em><strong>Enel </strong></em><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>non</strong></span></em><em><strong> sul mercato libero</strong></em>, scoprendo che è anche la sede dell’ <em>Enel energia – mercato libero</em>. In pratica <strong>due società</strong>, <strong>una pubblica e l’altra </strong><em><strong>privata</strong></em>, che dovrebbero farsi concorrenza, dispongono della <strong>stessa sede</strong>, utilizzano gli stessi funzionari &amp; via discorrendo.</p><p>La gentile addetta con la quale mi sfogo, raccontandole di tutto il tempo inutilmente buttato per ritrovarmi al punto di partenza, in una sorta di gioco dell’oca a stufo e a stanco, non può non convenire con me sentendomi profferire la parola truffa! La stessa gentile addetta mi informa che nel frattempo, nonostante i controlli e le precauzioni, il consumo energetico è ulteriormente cresciuto e che pertanto la prossima bolletta di <em>Enel energia-mercato</em> <em>libero</em> ancora in vigore, sarà ancora più salata della precedente.</p><p>Mentre scrivo è ancora in atto il rientro dall’<em>Enel energia – mercato libero </em>all’<em><strong>Enel di pria</strong></em>, mentre non si è ancora del tutto conclusa la sottoscrizione, l’invio e la ricezione di documenti &amp; domandine necessarie persino per far controllare la corretta efficienza del contatore, non intellegibile persino all’elettricista il quale mi suggerisce, se davvero vogliamo capirci qualcosa, di aggiungere un contatore privato!</p><p>Francamente ignoro quando questa partita sarà finalmente chiusa. Per ora ho capito che questa stessa disanima fatta per l’Enel, pubblica e/o privata che sia, potrebbe essere fatta per quasi tutti i servizi pubblici e/o privati italioti, i quali, oltre a farci pagare bollette spesso non cristalline per servizi mal, o del tutto non corrisposti, ci costringono anche a combattere <strong>interminabili guerre burocratiche</strong>, riuscendo così a rubarci anche il tempo di vita.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/28/ladri-di-vita-1/107608/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Guerra &amp; pace</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/08/guerra-pace/96093/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/08/guerra-pace/96093/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Mar 2011 18:07:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Guerra]]></category> <category><![CDATA[imperialismo]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Massimo Fini]]></category> <category><![CDATA[occidente]]></category> <category><![CDATA[pace]]></category> <category><![CDATA[pacifismo]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=96093</guid> <description><![CDATA[La guerra è il contrario della pace e il pacifismo è una variante surrettizia delle seconda. I movimenti pacifisti hanno sempre osteggiato l’intervento contro le dittature invocando la pace, la quale ha un valore relativo quando non sia accompagnata dalla libertà e dalla giustizia. Il pacifismo nel 1938 si oppose all’intervento contro l’ascesa di Hitler....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La guerra è il contrario della pace e il pacifismo è una variante surrettizia delle seconda. I movimenti pacifisti hanno sempre osteggiato l’intervento contro  le dittature invocando la pace, la quale ha un valore relativo quando non sia accompagnata dalla libertà e dalla giustizia. Il pacifismo nel 1938 si oppose all’intervento contro l’ascesa di <strong>Hitler</strong>. Negli anni &#8217;50, il pacifismo sosteneva il regime sovietico e limitrofi. In generale il pacifismo, quasi sempre anti/americano e anti/israeliano, finisce per sostenere tutti i regimi anti/occidentali.</p><p>Disponendo di un’etica che mi impone di premettere i  miei pregiudizi da occidentale, dichiaro subito di essere filoamericano &amp; filoisraeliano. Le ragioni per cui vedrei con favore un <strong>intervento armato nella crisi libica</strong> e non soltanto in essa, sono svariate, ma lo spazio di un post mi consente di accennare solo ad alcune di esse.</p><p>Premettendo che la Russia e la Lega sono contrarie, per non dire dell’ambiguità del resto del governo, ritengo che i vantaggi di un intervento armato potrebbero essere rilevanti: disarcionare <strong>Gheddafi</strong> sottraendogli dalle mani, le stesse che il Caimano ha baciato, il massacro di civili più o meno inermi; costringere Governo &amp; Parlamento italioti a invalidare quel <em>“trattato insolito”</em> (<em>New York Times </em>di ieri), che vieta ogni azione contro la Libia e ogni ingerenza nei suoi affari; essere presenti su un territorio dove potrebbero radicarsi organizzazioni terroristiche; contenere l’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio &amp; via discorrendo.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano</em> di oggi ha messo a confronto le opinioni di <strong>Furio Colombo</strong> e <strong>Massimo Fini</strong>, entrambi sfavorevoli a un interevento armato in Libia, e le opinioni favorevoli di <strong>Giampiero Gramaglia</strong> e del generale <strong>Fabio Mini</strong>.</p><p>Colombo, rifacendosi alle esperienze dell’Iraq e dell’Afghanistan, giudicate meramente negative, esprime il suo <em>&#8220;no a un altro conflitto che non si può vincere&#8221;</em>. Mentre Gramaglia dice sì, a condizione che l’intervento armato si svolga <em>&#8220;nella legalità internazionale&#8221;</em>. Ancora più favorevole il generale Mini, secondo il quale <em>&#8220;agire con le armi è una necessità&#8221;</em>. Opinione controbilanciata da quella assolutamente contraria di Fini, che appellandosi al principio dell’<strong>autodeterminazione dei popoli</strong> (Carta di Helsinki del ‘75), in base alla quale la<em> &#8220;</em><em>questione tra libici deve essere risolta dai libici&#8221;. </em>Fini è contrario anche ai così/detti interventi di <em>peace keeping</em>, che a suo parere <em>si sono risolti nel loro contrario </em>(Afghanistan, Kosovo e Serbia), in quanto <em>le ‘operazioni di pace’ sono accettabili solo quando le forze internazionali si interpongono, facendo da cuscinetto, come in Libano, fra due comunità che non appartengono allo stesso stato</em>.</p><p>Ancora Massimo Fini sul <em>Fatto</em> del 26 febbraio, nel pezzo <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/26/l%E2%80%99inizio-della-fine-le-rivolte-popolari-in/94044/" target="_blank">L’inizio della fine</a></span></em>, afferma che &#8220;<em>le rivolte popolari in Tunisia, Egitto, Libia, Algeria, Marocco, Bahrein segnano l’inizio della </em><strong><em>fine dell’Impero americano</em></strong><em>, e occidentale, in quelle regioni. Da quando hanno vinto la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti, nonostante tutte le loro belle parole di democrazia, hanno sostenuto i dittatori più infami, corrotti e sanguinari, purché gli facessero comodo, quando non hanno fomentato direttamente dei golpe militari. E questa realpolitik imperialista gli si è sempre ritorta contro o li ha messi in situazioni insostenibili&#8221;</em><em>.<br /> </em><br /> Massimo Fini enumera anche tutti gli altri sfracelli amerikani: <em>&#8220;il sostegno al dittatore cubano Batista ha generato il </em><strong><em>castrismo</em></strong><em> (…) Il sostegno al patinato Scià di Persia ha partorito il </em><em><strong>khomeinismo </strong>(…) </em><em>Il sostegno ai </em><strong><em>“signori della guerra afghani”</em></strong><em>, Massud, Dostum, Ismail Khan (…) li ha messi in una situazione insostenibile, avendo i guerriglieri ripreso il controllo dell’80% del Paese, per cui oggi vanno in giro col piattino pietendo dal Mullah Omar una mediazione (…) Gli Usa hanno sostenuto il dittatore tunisino </em><strong><em>Ben Alì</em></strong><em>, (…) il dittatore egiziano </em><em><strong>Mubarak </strong>(…) </em><em>nel 1991, hanno sostenuto i </em><em><strong>generali tagliagole algerini </strong>(…)</em><em> Ora le rivolte nel Maghreb, in Egitto, nel Bahrein (…) e in Libia (…) Ma d’ora in poi sarà loro molto </em><strong><em>più difficile controllare le varie situazioni</em></strong><em>. Lo sbocco di queste rivolte, si dice, è imprevedibile. Non proprio. È molto probabile che questi popoli una volta liberatisi dei dittatori, finiscano, prima o poi, per rendersi indipendenti anche dal burattinaio che, per decenni, li ha manovrati a suo uso e consumo</em>.</p><p>La mia impressione è che questa meritoria, analiticamente parlando, disanima di Massimo Fini, ipotizzi una sorta di mondo sotto vuoto spinto o vuoto di potere dove, se non ci fossero stati e non ci fossero gli amerikani, tutti i popoli sarebbero andati e andrebbero d’amore &amp; d’accordo, come se in nuce già non ci fossero <strong>altri pretendenti</strong> alla costituzione di un altro Impero il quale, una volta sfuggito dalle mani amerikane ( o meglio anglosassoni), sarà, come storicamente è sempre successo, raccolto da altri <em>testimoni</em>, siano essi cinesi, indiani,  brasiliani o altri &#8211; con metodologie di amministrazione del potere, della giustizia e della distribuzione delle risorse, forse meno augurabili di quelle attuali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/08/guerra-pace/96093/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>62</slash:comments> </item> <item><title>Piste &amp; contropiste dell’omicidio Rostagno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/21/piste-contropiste-dell%e2%80%99omicidio-rostagno/93180/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/21/piste-contropiste-dell%e2%80%99omicidio-rostagno/93180/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Feb 2011 12:30:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category> <category><![CDATA[graphic novel]]></category> <category><![CDATA[Luigi Calabresi]]></category> <category><![CDATA[Luigi Li Gotti]]></category> <category><![CDATA[marco travaglio]]></category> <category><![CDATA[Mauro Rostagno]]></category> <category><![CDATA[Paolo Brogi]]></category> <category><![CDATA[piste]]></category> <category><![CDATA[Valeria Gandus]]></category> <category><![CDATA[video]]></category> <category><![CDATA[Vincenzo Virga]]></category> <category><![CDATA[Vito Mazzara]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=93180</guid> <description><![CDATA[Il 2 febbraio scorso – ventidue anni dopo quella sera del 26 settembre dell’88, in cui Mauro Rostagno cadde sotto i colpi di una lupara – è finalmente iniziato il processo per un omicidio i cui presunti esecutori materiali e forse almeno un mandante, sembra siano stati identificati nei mafiosi Vincenzo Virga &#38; Vito Mazzara....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 febbraio scorso –  ventidue anni dopo quella sera del 26 settembre dell’88, in cui <strong>Mauro Rostagno</strong> cadde sotto i colpi di una lupara –  è finalmente iniziato il processo per un omicidio i cui presunti esecutori materiali e forse almeno un mandante, sembra siano stati identificati nei mafiosi <strong>Vincenzo Virga</strong> &amp; <strong>Vito Mazzara</strong>.</p><p>La celebrazione del processo si deve soprattutto a Carla, la sorella di Rostagno, che per 22 anni si è cocciutamente opposta all’archiviazione dell’inchiesta, oggi nelle mani del procuratore aggiunto <strong>Antonio Ingroia</strong> e al pm <strong>Gaetano Paci</strong>.</p><p>Su questa controversa inchiesta <em>il Fatto</em> è intervenuto il 6 ottobre 2010, con un condivisibile pezzo titolato <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/cosi-muore-un-italiano/68317/" target="_blank">Così muore un italiano</a></span></em> che <strong>Marco Travaglio</strong> ha dedicato a Mauro. Articolo corredato dalla meno condivisibile biografia a fumetti dedicata a Rostagno, edita da <em>Becco Giallo</em> e pre/fatta, per non dire pre/confezionata, dal molto trasversale <strong>Adriano Sofri</strong> il quale, oltre a  scrivere su <em>Repubblica</em>, scrive anche sul <em>Panorama</em> del Caimano e sul <em>Foglio</em> igienico di <strong>Giuliano Ferrara</strong>, consigliere di punta-tacco del premier così/detto.</p><p>Pur non avendo ancora avuto il piacere di esaminare il suddetto fumetto, non credo di poterne condividere il contenuto,  ritenendo sia basato su un supposto <strong>video</strong> – che Rostagno avrebbe girato ma che purtroppo non è stato ancora ritrovato – il quale documenterebbe un presunto traffico di armi con la Somalia, a cui Mauro avrebbe assistito nascosto dietro un cespuglio di un aeroporto trapanese in disuso, come risulta da un’unica testimonianza rilasciata alle autorità inquirenti, da un noto mitomane, già supposto membro di Lotta continua, che ho conosciuto e intervistato e che mi auguro sia rintracciato affinché possa deporre al processo.</p><p><em>Il Fatto</em> del 30 gennaio ritorna sul processo con un pezzo titolato <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/31/rostagno-22-anni-dopomafiosi-alla-sbarra/89220/" target="_blank">Rostagno, 22 anni dopo mafiosi alla sbarra</a></span>, </em> in cui <strong>Valeria Gandus</strong> sembra dare la stura al consueto processo mediatico, che gran parte dei media italioti sono abituati a celebrare, a prescindere dalle evidenze delle autorità inquirenti e giudicanti.</p><p>La Gandus, inviata speciale di <em>Panorama</em>, scrive come se volesse anticipare le conclusioni di un processo ancora ai preliminari:<br /> <strong>primo</strong>, dando per accertato che i due mafiosi imputati Vincenzo Virga &amp; Vito Mazzara siano rispettivamente il mandante e l’esecutore del delitto;<br /> <strong>secondo</strong>, che Monica Serra, che era nell’auto di Mauro nel momento della deflagrazione di armi pesanti,  abbia avuto modo di uscire dall’auto nebulizzata dal sangue – avete presente <em>Pulp Fiction </em>di Quentin Tarantino? – senza nemmeno una macchiolina sulla sua tuta bianca immacolata;<br /> <strong>terzo</strong>, che Mauro Rostagno fosse “figlio prediletto” di Lotta Continua, invece che membro fondatore della stessa a pari diritto con Sofri and Co.;<br /> <strong>quarto</strong>, che Mauro sia stato ucciso due giorni prima di essere sentito dai giudici di Milano, per una testimonianza a favore di Sofri and Co., esiziale circostanza ancora tutta da verificare in sede processuale;<br /> <strong>quinto</strong>, che l’ordine di eliminare Rostagno possa essere venuto dagli immancabili don di prammatica <strong>Totò Riina</strong> &amp; <strong>Ciccio Messina Denaro</strong>.<em> &#8220;</em><em>Ma dal processo potrebbe uscire altro </em>– conclude la Gandus –<em> un coinvolgimento nel delitto dei servizi segreti deviati con la mafia e [...] traffici illeciti (leggi:armi) fra Italia e Somalia&#8221;</em> &amp; chi più ne ha più ne metta, aggiungo io.</p><p>Valeria Gandus torna in scena con un suo post sul <em>Fatto</em> titolato <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/19/la-pista-mafiosa-dellomicidio-rostagno/93005/" target="_blank">La pista mafiosa dell’omicidio Rostagno</a></span></em>, in cui dopo cita la presa di posizione dell’avvocato <strong>Luigi Li Gotti</strong> –<em> &#8220;Rostagno non è morto per lupara: è stato fatto tacere! Sicuramente. Ma alla vigilia di un interrogatorio…&#8221; </em>– il quale avvocato accusò a suo tempo Lotta continua, oltre che dell’omicidio del commissario <strong>Luigi Calabresi</strong>, anche di quello di Mauro Rostagno. La Gandus conclude rimarcando che <em>&#8220;l’effetto di quell’avviso di garanzia, nell’estate del 1988, fu soprattutto un altro: minare la credibilità di Rostagno, <strong>delegittimarlo</strong>, vanificare, di fatto, le sue denunce&#8221;</em>.</p><p>E ancora la Gandus – rivolgendosi a quel magistrato che nell’agosto dell’88 inviò da Milano quell’avviso di garanzia che raggiunse Rostagno 30 giorni prima di essere ucciso – chiede allo stesso magistrato,  stavolta citando <strong>Paolo Brogi</strong>, altro membro di Lotta continua, se “<em>si è mai posto il problema di che cosa abbia significato in Sicilia, e a Trapani, tutto ciò?” </em>– cioè <em>l’invio di quell’avviso di garanzia</em><em>. </em></p><p>Come se il fatto stesso d’aver ricevuto l’<strong>avviso</strong> <strong>di garanzia</strong>, per altro dovuto, possa surrettiziamente essere considerato come concausa dell’uccisione di Rostagno. Frangente che, se fosse dimostrato, sarebbe assai gradito dai fan della <strong>pista esterna</strong>, dagli stessi forzosamente contrapposta, a una inconsistente <strong>pista interna</strong> – come la Gandus aprioristicamente la giudica. Mentre dall’intrico di molti fatti e troppi indizi, potrebbero emergere piste diverse non necessariamente contrapposte, sia interne che esterne &amp; via discorrendo.<em></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/21/piste-contropiste-dell%e2%80%99omicidio-rostagno/93180/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Ci sono bordelli e bordelli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/11/ci-sono-bordelli-e-bordelli/91429/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/11/ci-sono-bordelli-e-bordelli/91429/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Feb 2011 08:25:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[bordello]]></category> <category><![CDATA[Caimano]]></category> <category><![CDATA[case chiuse]]></category> <category><![CDATA[indro montanelli]]></category> <category><![CDATA[maurizio viroli]]></category> <category><![CDATA[moralismo]]></category> <category><![CDATA[Opposizione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91429</guid> <description><![CDATA[Rileggendo i commenti sui due post sul Fatto, quello di Maurizio Viroli e il mio, mi rendo conto che taluni lettori, invece di attenersi agli argomenti del blogger di turno, esulano dalle tesi trattate dando la stura a veri e propri sfoghi, utilizzando la blogosfera come sorta di neo-arena in cui gli autori-gladiatori dei blog,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Rileggendo i commenti sui due post sul Fatto, quello di <strong>Maurizio Viroli</strong> e il mio, mi rendo conto che taluni lettori, invece di attenersi agli argomenti del blogger di turno, esulano dalle tesi trattate dando la stura a veri e propri sfoghi, utilizzando la blogosfera come sorta di neo-arena in cui gli autori-gladiatori dei blog, vengono considerati come parafulmini sui quali scaricare le frustrazioni e le incongruenze di una parte, per fortuna non rilevante, dei commentatori.</p><p>Viroli nel suo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/%e2%80%98bordello-state%e2%80%99-e-%e2%80%98whoreocracy%e2%80%99-che/90724/" target="_blank"><strong><em>Il Paese Bordello</em></strong></a></span> riporta in sintesi il parere degli americani i quali, a proposito delle abitudini libertine &amp; liberticide del Caimano, si chiedono come sia stato possibile che noi italiani, che pur dovremmo essere un paese a democrazia liberale, ci si sia ridotti come effettivamente siamo ridotti. I nostri tradizionali alleati paventano che il sistema Berlusconi potrebbe essere imitato da altri paesi democratici. In tal caso – conclude Viroli – <em>sarebbe il futuro</em> [che ci attende e] <em>non un altro esempio del malcostume politico italiano.</em></p><p>Nel mio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/l%e2%80%99italia-non-e-un-bordello/90892/" target="_blank"><strong><em>L’Italia non è un bordello</em></strong></a></span>, lungi dall’esser entrato in polemica con Viroli, del quale ho utilizzato l’analisi per trarre conclusioni non differenti ma diverse dalle mie – i lettori in grado di intelligere noteranno che non è un mero gioco di parole – per ribadire tre fatti elementari. <strong>I bordelli italiani sono a esclusivo uso &amp; consumo dei così/detti vip e negati ai cittadini comuni</strong>. Il liberalismo non è stato tradito perché da noi – grazie alla massiccia presenza delle due chiese, quella cattolica e quella marxista, per non dire della parentesi fascista dura a morire – semplicemente non esiste. Concludendo mi chiedevo come mai gli americani si stiano accorgendo solo adesso del pasticcio italiota, al quale hanno massivamente contribuito in decenni di politica estera.</p><p>Tornando al bordello, se esso è un luogo più o meno regolamentato dove la popolazione maschile si reca per sfogare bisogni &amp; pulsioni, che non può o non vuole soddisfare in luoghi diversamente deputati e/o canonici, bisogna pur prender atto del fatto che il bordello da noi non esiste più, essendo stato abolito nel 1958 dalla legge Merlin, una senatrice socialista sulla quale sono scorsi fiumi d’inchiostro a favore e contro la sua iniziativa. Come nel caso di <strong>Indro Montanelli</strong> nel suo polemico <em>pamphlet</em> intitolato <em>Addio Wanda</em> nel quale scriveva: <em>in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la loro sicura garanzia</em>.</p><p>Il fatto che il bordello sia tramontato almeno per i più, significa che la soddisfazione dei bisogni e delle pulsioni di cui sopra, non trovando possibilità di soddisfazione, si vadano a ricercare in altri contesti, come per altro gli italiani sono già costretti a fare per la fecondazione assistita, per la dolce morte &amp; via discorrendo. Che quindi il libertinismo italico di massa possa comunque esprimersi, risulta evidente in quei paesi – dal sud est asiatico all’America latina e non mancano altri paesi nei rimanenti continenti – più o meno affollati dei suddetti bordelli &amp; succedanei dove, assieme ad altri campioni di popolazioni maschili, il maschio italiano è rappresentato in forze.</p><p>“E le donne?”, si potrebbe chiedere.</p><p>Un’amica tunisina mi ha detto che anche le donne del nostro bel paesino, sono assidue frequentatrici della fauna maschile locale. E mi fermo qui perché da noi il tema della sessualità non è argomento né facile, né leggero, né agevolmente trattabile per via di un <strong>moralismo più preteso che reale</strong>, e della relativa indotta ipocrisia &amp; ideologia.</p><p>Che sia questo il motivo per cui il comportamento del Drago con la bava alla bocca, invece che essere unanimemente deprecato venga invece invidiato da una parte consistente della popolazione, che lo esalta cercando di emularlo?</p><p>Riusciremo davvero a sbarazzarci del Caimano addebitandogli un comportamento sconcio, piuttosto che inchiodarlo alle <strong>responsabilità dello sfascio soprattutto economico e finanziario</strong>, dei quali anche la così/detta opposizione si è resa responsabile per omissione, per non ridire della sua incompetenza e inanità? Chissà.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/11/ci-sono-bordelli-e-bordelli/91429/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>102</slash:comments> </item> <item><title>L’Italia non è un bordello</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/l%e2%80%99italia-non-e-un-bordello/90892/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/l%e2%80%99italia-non-e-un-bordello/90892/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Feb 2011 19:49:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[escort]]></category> <category><![CDATA[finanziamenti]]></category> <category><![CDATA[liberalismo]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[stampa]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[stato bordello]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90892</guid> <description><![CDATA[Il fattoquotidiano.it di oggi pubblica un pezzo di Maurizio Viroli titolato Il Paese Bordello. “Bordello State e Whoreocracy – &#8220;stato bordello&#8221; e &#8220;il governo delle puttane&#8221;, riporta Viroli – sono due espressioni che (…) ben caratterizzano l’immagine dell’Italia negli Stati Uniti. (…) Pochi giorni orsono, la parola bordello campeggiava [anche] in un articolo del New York...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Il fattoquotidiano.it</em> di oggi pubblica un pezzo di <strong>Maurizio Viroli</strong> titolato <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/%E2%80%98bordello-state%E2%80%99-e-%E2%80%98whoreocracy%E2%80%99-che/90724/" target="_blank">Il Paese Bordello</a></span></em>.</p><p>“<em>Bordello State</em> e <em>Whoreocracy</em> – <strong>&#8220;stato bordello&#8221;</strong> e &#8220;il governo delle puttane&#8221;, riporta Viroli –<em> sono due espressioni che (…) ben caratterizzano l’immagine dell’Italia negli Stati Uniti. (…) Pochi giorni orsono, la parola bordello campeggiava [anche] in un articolo del New York Times. Questa volta però</em> – precisa Viroli – e<em>rano dei manifestanti che reggevano un cartello con la scritta</em> &#8216;l’Italia non è un bordello&#8217;<em>”</em><em>.</em></p><p>Il nostro paese <strong>non è un bordello</strong> perché da noi i bordelli sono fuori legge. Perché la prostituzione, pur non ancora proibita, non è regolamentata. Perché se un comune cittadino s’azzarda a imitare i comportamenti dei vip, su di lui piovono multe, gabelle, segnalazioni foto, videoregistrazioni e in taluni casi, persino il sequestro dell’auto nel quale avesse avuto l’ardire di appartarsi con una prostituta – il tutto grazie al tipico costume italiota <strong>dei due pesi e delle due misure. </strong>Escort con tariffe da capogiro per il premier e i suoi accoliti e vessazioni di ogni genere, compresa <em>la vergogna</em> di vedersi recapitare a casa la foto che ritrae il malcapitato appartato nella sua auto con una <em>meretrice occasionale</em>.</p><p><em>“La domanda che l’opinione pubblica americana si pone a proposito dell’Italia, non è tanto che cosa succede – </em>argomenta Viroli <em>– quanto <strong>ma</strong><strong> </strong><strong>cosa avete fatto per ridurvi così</strong>”</em>. In altre parole gli americani, più che  interessati alla nostra squallida cronaca politica di questi giorni, non capiscono come sia stata possibile l’ascesa del bucaniere in questione e soprattutto di come noi italiani lo si possa continuare a sopportare.</p><p>Gli americani &#8211; e non soltanto loro, basti dare una rapida scorsa a quasi tutta la stampa internazionale per rendersene conto &#8211; sembra non si capacitino di come noi italiani non si abbia ancora capito <em>“<strong>il principio fondamentale del liberalismo</strong>, quello che insegna – come sintetizza Viroli – a temere il potere illimitato, di chiunque lo detenga”</em>.</p><p>Ora, che l’esiziale domanda &#8220;<em>perché non siete liberali?&#8221;</em> se la ponga e ce la  ponga il famoso americano medio è persino ovvio, ma che lo stesso retorico quesito esca dalla bocca di un <strong>James Walston </strong>del <em>Foreign Policy</em>, o tracimi dai pensieri di tanti celebri editorialisti d’oltre oceano, come per esempio il nostro <strong>Alexander Stille</strong>, i due campioni citati da Viroli &#8211;  pare davvero troppo. Che l’élite d’oltre oceano, costituita da tanti esimi docenti, non esclusi gli annessi &amp; connessi analisti della Cia, tanto per citare la più nota delle numerose <em>american intelligences</em>, ignori i motivi storici e politici, talvolta indotti se non determinati dalla <strong>politica estera americana </strong>degli ultimi decenni, e finga di ignorare il fatto che questo nostro ex bel paesino è sempre stato dominato, per non dire schiacciato, dalla presenza delle due chiese, quella cattolica e quella marxista, spesso convergenti proprio sui temi delle libertà individuali, dei quali la prostituzione fa parte, oltre che grottesco è <strong>ipocrita </strong><em>tout court</em>.</p><p>Da quel che finora ci è stato concesso sapere, pare che i <strong>finanziamenti degli Usa</strong> all’Italy, siano stati per lo più distribuiti alla democrazia cristiana e ad altri partiti della sinistra moderata così/detta, piuttosto che a foraggiare <em>liberal parties</em> degni di questo nome o associazioni o singoli intellettuali <em>liberal</em>, perennemente derisi quando non esplicitamente esclusi, dalle egemonie catto-comuniste insieme e/o separatamente considerate.</p><p>Quel che a mia volta vorrei chiedere agli americani che contano qualcosa, è se si  accorgono solo adesso che il <em><strong>Berlusconi’s system</strong></em>, lungi dall’essere definitivamente abbattuto a casa nostra (sic!), potrebbe trovare imitatori in altri paesi più o meno democratici, come già avvenne per il fascismo?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/08/l%e2%80%99italia-non-e-un-bordello/90892/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Il consigliere del bucaniere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/il-consigliere-del-bucaniere/90009/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/il-consigliere-del-bucaniere/90009/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 Feb 2011 16:13:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[giuliano ferrara]]></category> <category><![CDATA[il foglio]]></category> <category><![CDATA[trasformismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=90009</guid> <description><![CDATA[Il Fatto Quotidiano di lunedì primo febbraio dedica sei colonne a Giuliano Ferrara fondatore &#38; direttore de il Foglio. Il fatto che persino il Fatto riservi tanto spazio a codesto vanesio inquisitore &#38; disquisitore per conto del Caimano, costituisce l’ennesimo riscontro dell’indubitato successo del suo Foglio igienico, puntualmente citato dalla stragrande maggioranza dei giornalisti come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Fatto Quotidiano</em> di lunedì primo febbraio dedica sei colonne a <strong>Giuliano Ferrara</strong> fondatore &amp; direttore de <em>il Foglio</em>.</p><p>Il fatto che persino <em>il Fatto</em> riservi tanto spazio a codesto vanesio inquisitore &amp; disquisitore per conto del Caimano, costituisce l’ennesimo riscontro dell’indubitato successo del suo <strong>Foglio igienico</strong>, puntualmente citato dalla stragrande maggioranza dei giornalisti come sorta di bibbia della loro casta.</p><p>Persino i giornalisti di tendenze opposte a quelle di Giuliano, sanno bene che l’italiota tipo, più che con il bello, il pulito e il buono, preferisce identificarsi con il brutto, lo sporco e il cattivo. Insomma ai Mario Monti e ai Renzo Piano  si preferiscono i Luca Barbareschi e i Fabrizio Cicchitto.</p><p>Altrimenti come comprendere il seguito di gaglioffi come <strong>Mussolini, Andreotti, Craxi &amp; Caimano </strong>annesso e connesso, dei quali <em>l’elefantino</em> ricalca perfettamente l’opportunismo trasversale e trasformista?</p><p>Figlio di Maurizio Ferrara direttore de <em>l’Unità</em> e di Marcella de Francesco, ex partigiana e segretaria particolare di Togliatti, Giuliano, nella versione del sessantottin-contenstatore, partecipò agli scontri di Valle Giulia a Roma. Il che non gli impedì nel 1973 di assurgere a capogruppo del Pci torinese, <em>cheek to cheek </em>con <strong>Piero Fassino</strong>. Nel 1983, gettato alle ortiche <em>il partito</em>, collabora con <em>l’Espresso</em> e si avvicina a Benito Craxi, segretario del partito socialista e presidente del Consiglio. Negli ’80 passa al <em>Corsera</em> con la rubrica <em>Bretelle</em> <em>Rosse</em> (sic!) e a <em>Reporter</em>, giornale di area socialistica diretto dai due ex lottatori continui <strong>Enrico Deaglio &amp; Adriano Sofri</strong>. Nei ’90 si trasferisce a Rai3 con <em>Linea Rovente</em> e a Rai2 con <em>Il Testimone</em>. Passa quindi a Canale 5 dove conduce <em>Radio Londra</em> e allo scoppio di Tangentopoli vede bene di scagliarsi contro le Procure della Repubblica. Il partito socialista è  ormai in decomposizione  e lui l’abbandona per assumere il dicastero dei Rapporti con il parlamento del primo governo Berlusconi. E finalmente, nel 1996, grazie a <strong>Veronica Lario</strong>, fonda <em>il Foglio </em>da gabinetto mentre il suo approccio neoconservatore, gli consente di sostenere, da consigliere più auscultato dal premier, i governi del secondo e terzo governo berluscone. Dopo l’11 settembre 2001 assumerà posizioni sempre più antilaiciste, sostenendo da <em><strong>ateo devoto</strong></em> &#8211; definizione di Beniamino Andreatta ripresa da Eugenio Scalfari &#8211; il rafforzamento dei valori giudaico-cristiani. Nel 2003 su La7 idea &amp; conduce <em>Otto e Mezzo</em>, poi inter/cambiato da <strong>Gad Lerner</strong> and CO. Nel 2007 propone una moratoria universale sull’aborto, da lui ritenuto <em> scandalo supremo della nostra epoca</em>, omicidio tout court addirittura. Fonda la lista <em><strong>Associazione della vita. Aborto? No grazie</strong></em>, con la quale, come alleato del Polo delle Libertà, si presenta alle elezioni ma viene pesantemente sconfitto. Ripiegherà assumendo l’ideologia cristianista, ispirata ai neocon statunitensi, dei e dai quali Giuliano è considerato lo studioso e il divulgatore italiota per eccellenza.</p><p>Ciò nonostante, non c’è rassegna stampa che non si periti di citare giorno dopo giorno quel che il fin dicitore &amp; direttore dell’igienico Foglio abbia scritto o <span style="text-decoration: underline;">non</span> detto, vista &amp; considerata l’abitudine giornalistica di riferirsi a Ferrara chiamandolo per nome, come si fa con un parente, un amico, un sodale e via discorrendo.</p><p>E adesso, persino <em>il Fatto Quotidiano</em>, unico giornale a grande tiratura non sovvenzionato dal Potere e pagato solo dai suoi lettori, dopo averci informato sulle pessime condizioni finanziarie del <em>Foglio di gabinetto</em>, si domanda domandandoci quale sarà il destino della sua redazione, visto &amp; considerato il buco di sei milioni di euri deficitari, da ripianare con le maledette sovvenzioni statali sottratte dalle tasche del solito pantalone, per non dire della maretta che tira maledetta nelle file del centro destra post fascista &amp; limitrofi.</p><p>Come se non fosse già chiaro che in questo ex ben paesino antimeritocratico per antonomasia, i <em>poveri </em>strapagati giornalisti di codesto <strong>Foglio</strong>, nonostante i sessantottardi precedenti di taluni di loro, troveranno sicura sistemazione grazie all’<strong>opportunismo trasformista trasversale di sempre</strong>, nerbo costitutivo dell’ossatura, si fa per dire, di quel giornalismo italiota privo di vergogna, che non sia quella che ci sta rimbalzando addosso dai quattro angoli del mondo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/03/il-consigliere-del-bucaniere/90009/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>52</slash:comments> </item> <item><title>In difesa delle puttane così/dette</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/in-difesa-delle-puttane-cosidette/88458/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/in-difesa-delle-puttane-cosidette/88458/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Jan 2011 13:28:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[prostituzione]]></category> <category><![CDATA[puttane]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=88458</guid> <description><![CDATA[Su due donne, una non ha un lavoro e non lo cerca perché non lo troverebbe. Chi non rimane protetta, si fa per dire, nell’ambito della famiglia – all’interno della quale si manifesta la percentuale maggiore di violenze a carico delle donne – come fa a tirare a campare? Non è una novità affermare che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Su due donne, una <strong>non ha un lavoro </strong>e non lo cerca perché non lo troverebbe. Chi non rimane protetta, si fa per dire, nell’ambito della famiglia –  all’interno della quale si manifesta la percentuale maggiore di violenze a carico delle donne –  come fa a tirare a campare?</p><p>Non è una novità affermare che questo ex bel paesino sia diventato ancor più <strong>bacchettone &amp; ipocrita</strong> q.b. – quanto basta per continuare a far ridere e/o a far inorridire il mondo. Basti leggere le registrazioni delle conversazioni telefoniche di padri, fratelli e fidanzati delle protagoniste del bunga bunga istituzionale, per rendersi conto del livello morale nostrale. Non è nemmeno una novità che le <strong>prostitute d’alto bordo </strong>siano chiamate e siano considerate <em>escort</em>, cioè status symbol, mentre quelle <em>comuni </em>siano spregiativamente definite puttane.</p><p><strong>Claudio Messora</strong> nel suo post <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/21/e-se-le-chiamassimo-puttane/87478/" target="_blank">E se le chiamassimo puttane?</a></span>,</em> riferendosi alle protagoniste del bunga bunga istituzionale, propone sic et simpliciter di definirle tutte puttane. Una definizione che mi fa rivoltare il sangue nelle vene. Mio caro Messora,  un fenomeno come quello della prostituzione nel mondo globalizzato, non si può definire ricorrendo soltanto al dizionario. Avendo fatto diverse ricerche socio/logiche su questo tema, anche in America Latina e nel Sud-est asiatico, posso tranquillamente ribadire <strong>l’esistenza di <em>puttane</em> e <em>puttane</em></strong> – professioniste, dilettanti, occasionali, d’alto e basso bordo &amp; via discorrendo. Esistono anche forme di prostituzione più o meno velata ma mai abbastanza evidenziata, come quella delle mantenute e di certe consorti com/piacenti &amp; chi più ne ha più ne metta.</p><p>Oltre alle suesposte categorie, comprensive delle <em>call girls</em> e delle <em>lap girls – </em>che da noi esercitano in locali <em>strani </em>in quanto scarsamente controllati –<em> </em>e delle lucciole stradali d’antan – vista &amp; considerata la criminalizzazione alla ex chissà che cosa <strong>Mara Carfagna</strong> and CO, nei confronti della prostituzione comune – andrebbero anche considerati i siti per così dire <em>soft</em>, dedicati agli incontri dagli esiti non programmati, e i siti <em>hard</em> per incontri, virtuali e non, a pagamento – <em>cam girl</em>, <em>sado/maso girls</em> e via discorrendo, con prestazioni, virtuali ben s’intende,  pagate anche cinque euro – più o meno lo stesso compenso corrisposto a una badante o a una fantesca a ore, a professioniste (sic!) italiane, straniere ed extra comunitarie.</p><p>Ed è proprio considerando queste banali realtà che sono rimasto stupito dal livello di certe semplificazioni moralistiche &amp; perbenistiche, come quelle contenute nei post apparsi sul fattoquotidiano.it di Giovanna Gabrielli <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/20/cosa-e-successo-alle-donne/87429/" target="_blank"><em>Cosa è successo alle donne</em></a></span>, di Giulia Innocenzi <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/20/la-carne-deve-tornare-dal-macellaio/87414/" target="_blank"><em>La carne deve tornare dal macellaio</em></a></span> e di Caterina Soffici <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/20/donne-disoccupate-e-mignotte-strapagate/87400/" target="_blank">Donne disoccupate e mignotte strapagate</a></span>.</em></p><p>Per quanto mi riguarda sono sempre stato convinto e continuo indefesso, che il valore sociale fornito dalla prostituzione sia tale, che anche il nostro supposto Stato dovrebbe, al pari di tutti quelli dei paesi civili, decidersi a regolamentarla, anche per fornire <strong>adeguata protezione </strong>a quelle donne che, per necessità o per vocazione, escludendo da questo consesso le così/dette schiave, hanno il fegato di continuare, nonostante la ferocia dei tempi,  a esercitare a proprio rischio &amp; pericolo, quel che resta del più antico mestiere del mondo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/26/in-difesa-delle-puttane-cosidette/88458/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>189</slash:comments> </item> <item><title>Il tormentone Battisti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/18/il-tormentone-battisti/86996/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/18/il-tormentone-battisti/86996/#comments</comments> <pubDate>Tue, 18 Jan 2011 16:20:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Aldo Ricci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Antonio Tabucchi]]></category> <category><![CDATA[Bernard-Henry Lévi]]></category> <category><![CDATA[Cesare Battisti]]></category> <category><![CDATA[Eric Jozsef]]></category> <category><![CDATA[Fred Vargas]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[intellettuali]]></category> <category><![CDATA[Philippe Sollers]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=86996</guid> <description><![CDATA[Se la vicenda di Cesare Battisti è uno dei tanti casi internazionali, da noi s’è trasformato in un tormentone ideologico-politico, che rimette in secondo piano fatti ben più rilevanti, come l’inamovibilità di un premier già morto ma ancora insepolto. Sul caso Battisti il Fatto ha pubblicato pezzi condivisibili, come il post dell’avvocato Marcello Andreozzi Di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se la vicenda di Cesare Battisti è uno dei tanti casi internazionali, da noi s’è trasformato in un tormentone ideologico-politico, che rimette in secondo piano fatti ben più rilevanti, come  l’inamovibilità di un premier già morto ma ancora insepolto.</p><p>Sul caso Battisti <em>il Fatto</em> ha pubblicato pezzi condivisibili, come il post dell’avvocato <strong>Marcello Andreozzi </strong><a style="text-decoration: underline; font-style: italic;" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/01/di-battisti-e-di-altri-demoni/84445/" target="_blank">Di Battisti e di altri demoni</a> del primo gennaio,<strong> </strong>e altri molto meno, sui quali preferisco sorvolare, essendo anch’io intervenuto con un mio post del 3 gennaio titolato <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/lo-smacco/84627/" target="_blank">Lo Smacco</a></span></em>.</p><p><em>Il Fatto </em>di domenica 16 ha dedicato un’intera pagina a un appassionato articolo di <strong>Antonio Tabucchi</strong> <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/16/cesare-battisti-il-tradimento-degli-intellettuali/86699/" target="_blank">Il Tradimento degli Intellettuali</a></span></em>, nel quale però lo scrittore nemmeno accenna a un altro, e per me assai più pesante, tradimento dei chierici, relativo al caso Sofri. Ne scrive invece <strong>Massimo Fini</strong>, nel suo pezzo sul <em>Fatto </em>del 4 gennaio <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/04/in-difesa-del-brasile/84775/" target="_blank">In difesa del Brasile</a></span></em>: <em>“Nel caso Battisti scontiamo anni di garantismo peloso. Di destra e di sinistra. Da noi esiste un signore, <strong>Adriano Sofri</strong>, che è stato condannato a 22 anni di reclusione per l’assassinio (…) di un commissario di polizia, dopo nove processi, di cui uno, caso rarissimo in Italia, di revisione, avendo quindi goduto del massimo di garanzie che uno Stato può offrire a un suo cittadino. Eppure Sofri ha scontato solo sette anni di carcere (…) ed è libero da tempo, e scrive su (…) </em>la Repubblica<em> e su (…) </em>Panorama <em>e da quelle colonne lui ci fa (…) la morale ed è onorato e omaggiato dall’intera intellighenzia che (…) lo ritiene a priori e per diritto divino, innocente”</em>.</p><p>Nel suo articolo Tabucchi, dopo una carrellata sugli intricati aspetti del caso Battisti, commette alcuni errori di valutazione. Perché se è vero che la magistratura italiana ha pagato anche con la morte la sua dedizione e il suo coraggio, è pur vero che è <strong>una delle più lente del mondo</strong>. Come dimostrano le condanne a scadenza annuale della commissione europea, che puntualmente rimprovera alla nostra magistratura una lentezza inconcepibile in un paese avanzato.</p><p>Antonio Tabucchi attacca anche tre star del firmamento intellettuale francese, e cioè <strong>Bernard-Henry Lévi</strong>, al quale rimprovera <em>“convinzioni che si basano soprattutto sulle proprie convinzioni”</em>. Mentre a madame <strong>Fred Vargas</strong>, contesta di criticare <em>“le leggi sui collaboratori di giustizia del sistema italiano”</em>. Infine, a <strong>Philippe Sollers</strong>, Tabucchi, dopo aver condensato il punto di vista dell’intellettuale francese, su Battisti così conclude: <em>“Ci potrà essere un perdono giuridico, ma prima la verità storica deve venire alla luce: gli italiani sanno ancora troppo poco”</em>. Come dire, prima facciamo luce su tutti i misteri d’Italia, poi potremmo eventualmente perdonare Cesare Battisti. Dato il numero di misteri italiani insoluti, praticamente quasi tutti, lasciamo pure che Battisti marcisca negli orrendi meandri del sistema penitenziale italiano.</p><p><em>“Su Battisti non ci siamo fatti capire”</em>, ha dichiarato il presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong>. <em>“Ma sarebbe utile cercare di capire il perché</em><em>”,</em> propone <strong>Eric Jozsef</strong>, corrispondente di <em>Liberation</em>. <em>“E’ mancato qualcosa”,</em> ribadisce il presidente Napolitano. <em>“E’ mancata, soprattutto, l’apertura degli archivi per fare luce sulle stragi -</em> conclude Eric Jozsef su l’Internazionale n. 880  – <em>è mancato un lavoro storico per ricostruire e contestualizzare gli anni di piombo, scatenando passioni e incomprensioni che vanno ben oltre il caso Battisti”</em>.</p><p>Conoscendo abbastanza il Brasile, avendoci vissuto per più di un lustro, ricordo che la dittatura militare si concluse con una <em>anistia ampla, geral e irrestrita</em>, cioè un’amnistia ampia, generale e non ristretta, allargata sia ai torturatori sia ai così/detti terroristi. Mentre da noi, coi tempi giudiziari correnti, Cesare Battisti, nel caso della sua estradizione, potrebbe <strong>non intravedere nemmeno</strong> la fine del suo quasi trentennale tormento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/18/il-tormentone-battisti/86996/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1746/1747 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 03:01:31 -->
