<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Antonio Nicita</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/anicita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il congedo dell&#8217;Agcom. Reti e autogol</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/congedo-dellagcom-reti-autogol/217373/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/congedo-dellagcom-reti-autogol/217373/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 May 2012 15:07:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[autorità garante delle comunicazioni]]></category> <category><![CDATA[bilancio Agcom]]></category> <category><![CDATA[frequenze]]></category> <category><![CDATA[Telecom]]></category> <category><![CDATA[telefonia fissa]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=217373</guid> <description><![CDATA[Allo scadere del proprio mandato settennale, il Presidente Agcom ha voluto congedarsi con un “bilancio di mandato”. Con qualche sorpresa: diversi commissari e talune imprese hanno disertato l’incontro. Di solito, i bilanci sulle nostre azioni spettano agli altri e non a noi stessi. Ci sarà il tempo per valutare le cose buone e quelle meno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Allo scadere del proprio mandato settennale, il Presidente Agcom ha voluto congedarsi con un “bilancio di mandato”. Con qualche sorpresa: diversi commissari e talune imprese hanno <strong>disertato</strong> l’incontro.</p><p>Di solito, i bilanci sulle nostre azioni spettano agli altri e non a noi stessi. Ci sarà il tempo per valutare le cose buone e quelle meno soddisfacenti delle authorities di questi anni.</p><p>Mi sono spesso trovato a dire che molte cose buone sono state fatte in questi sette anni: il catasto delle <strong>frequenze</strong>, il processo di switch-off digitale, la disciplina della portabilità delle utenze, l’iniziativa Nemesys. Ma ci sono anche limiti, nella tv e nella telefonia fissa, che dipendono da tanti fattori, alcuni – certo &#8211; anche esterni ad Agcom. E siccome il rapporto di congedo è &#8211; inevitabilmente &#8211; troppo indulgente con se stesso, vale la pena <strong>richiamarli</strong>, a futura memoria.</p><p>Oggi mi concentro sulla telefonia fissa. E&#8217; vero che sono diminuiti i prezzi al dettaglio e che questo è un effetto positivo della concorrenza. Ma lo stesso rapporto Agcom ammette – come <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/14452_unbundling-nicita-in-italia-prezzi-in-risalita-dal-2005.htm" target="_blank">abbiamo ribadito qui </a>anche noi &#8211; che negli ultimi anni i prezzi all’ingrosso sono aumentati. E, comunque si leggano i dati &#8211; anche con il mio bias pro-concorrenziale -, non ci sembrano ‘in linea’ con la media europea. Come non lo sono le quote di mercato che, altrove, sono scese più <strong>velocemente</strong> attestandosi a valori molto più bassi.Per carità, attaccare sempre e comunque i soggetti dominanti è un pregiudizio ideologico. Ma non possiamo non osservare che regole efficaci ed efficienti, altrove, hanno sortito effetti pro-concorrenziali più incisivi di quelli osservati in Italia. E che si sia ancora lavoro da fare.</p><p>In questo quadro, sorprende, e non poco, un enunciato presente nel rapporto Agcom, forse sfuggito, perché nascosto in una nota. Ma dirompente.</p><p>In quella nota si sostiene che esista una pacifica correlazione tra aumento dei prezzi all&#8217;ingrosso del rame e maggiori investimenti ‘del mercato’ in reti di nuova <strong>generazione</strong>. Ora, se lo dice Telecom, si può ben accettare, come tesi di parte, anche in assenza di indagini econometriche. Ma se è l&#8217;Autorità ad affermarlo uno immagina che ci sia stata una indagine econometrica della stessa Agcom o che l&#8217;Autorità abbia verificato dati ed effetti. E invece no. Questa correlazione, semplicemente, non è stata documentata da alcuno studio econometrico che ne abbia determinato la significatività statistica. Esiste &#8211; forse &#8211; un solo caso studio, estratto a mezza bocca al presidente Berec da qualche <strong>giornalista</strong> nostrano. Ma, un eventuale caso studio probabilmente rivelerebbe che gli investimenti realizzati siano stati solo quelli dei soggetti dominanti e che essi siano stati sussidiati proprio da maggiori prezzi all’ingrosso ai concorrenti. Paradossalmente, sarebbe come dire che solo i dominanti possono investire credibilmente in nuove reti e che i concorrenti devono finanziare gli investimenti dei dominanti.</p><p>Una tesi che certo nessuna Authority nazionale o europea sottoscriverebbe mai. Peraltro proprio il caso –citato nel rapporto – degli incrementi dei prezzi all&#8217;ingrosso in Italia, negli anni più recenti costituisce un immediato contro-esempio per questa singolare tesi. Il prezzo della vecchia rete monopolistica è una cosa, il governo delle nuovi reti nel mercato è un&#8217;altra. Non è certo il tempo della rimozione dei controlli, né di nuovo aumento dei prezzi della rete, anzi. Dispiace, ma questo è un altro autogol sulle &#8216;reti&#8217; che si trova <strong>tra le righe</strong> del rapporto di congedo Agcom.</p><p>E’ stata fatta molta strada anche in questi sette anni. E questo va riconosciuto, senza dubbio. Ma il mio bias pro-entranti &#8211; che più volte ho &#8216;confessato&#8217; qui, avendo tra l&#8217;altro anche lavorato per loro &#8211; mi fa dire che prima di preoccuparci delle<strong> sofferenze</strong> dei dominanti (&#8220;Telecom soffre&#8221; recita ad un certo punto il rapporto), dovremmo ridurre quelle dei concorrenti e dei consumatori. E quel tempo, forse non lontano, non è purtroppo ancora venuto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/congedo-dellagcom-reti-autogol/217373/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Autorità dei trasporti: fare presto e bene</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/autorita-trasporti-fare-presto-bene/210033/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/autorita-trasporti-fare-presto-bene/210033/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:55:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alitalia]]></category> <category><![CDATA[Authority dei trasporti]]></category> <category><![CDATA[concorrenza]]></category> <category><![CDATA[ferrovie]]></category> <category><![CDATA[gas]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Nomine]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=210033</guid> <description><![CDATA[Ci siamo. Entro la fine del mese dovrà esser decisa la sede della nuova autorità dei trasporti ed entro la fine di maggio dovranno essere nominati i commissari. E’ partito il toto-nomine e, addirittura, il toto-sede (qualcuno ha proposto Genova, altri Venezia). Sinceramente, ci sembra che piuttosto che discettare sulla sede, che non potrà che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo. Entro la fine del mese dovrà esser decisa la sede della nuova autorità dei trasporti ed entro la fine di maggio dovranno essere nominati <strong>i commissari</strong>.</p><p>E’ partito il <strong>toto-nomine</strong> e, addirittura, il toto-sede (qualcuno ha proposto Genova, altri Venezia). Sinceramente, ci sembra che piuttosto che discettare sulla sede, che non potrà che essere Roma per ragioni di costo e di tempo (se non ci credete, provate a raggiungere Genova da Roma, a proposito di trasporti; Venezia è bellissima ma in gondola&#8230;) sia più utile incoraggiare il governo a fare presto. A non imbrigliare la nascitura authority<strong> nella</strong> <strong>sete di prorogatio</strong> che sembra oggi ritardare il rinnovo delle autorità in scadenza, a causa dei veti incrociati tra i partiti, ignorando gli appelli alla trasparenza (<a href="http://vogliamotrasparenza.it/" target="_blank">www.vogliamotrasparenza.it</a>).</p><p>Proprio con la nascita della ‘sua’ creatura – l’autorità dei trasporti ­- il governo dei tecnici può e deve dimostrare, secondo le promesse del ‘crescitalia’, la capacità di scegliere e di far prevalere le competenze tecniche dei civil servant.</p><p>Due fatti recenti dimostrano quanto urgente sia il varo dell’Autorità dei trasporti nei tempi stabiliti dalla legge.</p><p>L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha concluso un’ottima e documentata indagine in merito alla posizione dominante conseguita su talune tratte dalla<strong> “nuova Alitalia”</strong>, anche confrontandosi con lo spinoso tema della concorrenza, su alcune tratte, tra trasporto aereo e trasporto ferroviario. Le evidenze meticolosamente raccolte dall’antitrust dimostrano che la dominanza di Alitalia persiste e si è anzi rafforzata, con il rischio di ridurre permanentemente ogni entrata di concorrenti, con irreversibili danni per i consumatori.</p><p>Nel frattempo – fatto storico –<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/debutta-italo-treno-super-veloce-montezemolo-della-valle-bombassei/201304/" target="_blank"> <strong>nasce la concorrenza sui binari su scala nazionale</strong></a>. Limitata ancora ad alcuni tratti e ai servizi ad elevato valore aggiunto. Ma è, per il nostro paese, un’esperienza tutta da osservare e da regolare, dopo le difficoltà osservate sulle tratte regionali e sul trasporto merci. Sarà vera concorrenza? Ci saranno nuove sfide concorrenziali? Aumenterà la domanda di trasporto? Migliorerà la qualità anche per i treni regionali e locali? I pendolari avranno maggiori tutele?</p><p>Il ritardo nella costituzione dell’Autorità dei trasporti <strong>rischia di far decidere al mercato i futuri assetti</strong>, costringendo il regolatore ad inseguire piuttosto che a prevenire assetti monopolistici o oligopolistici, pur nel rispetto del principio della pubblica utilità e del servizio universale.</p><p>Assieme alla separazione proprietaria nel settore del <strong>gas</strong>, le riforme annunciate nel settore dei trasporti costituivano il nucleo centrale della legge ‘crescitalia’. Un loro rinvio sine die ne mirebbe fortemente la credibilità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/autorita-trasporti-fare-presto-bene/210033/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Cervelli in fuga&#8221;: meno retorica, please</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/cervelli-fuga-meno-retorica-please/204971/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/cervelli-fuga-meno-retorica-please/204971/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Apr 2012 07:25:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[cervelli in fuga]]></category> <category><![CDATA[formazione]]></category> <category><![CDATA[master]]></category> <category><![CDATA[prestiti d'onore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204971</guid> <description><![CDATA[Nel nostro immaginario collettivo e nelle storie di molte nostre famiglie, il viaggio in cerca di opportunità di lavoro è stato sinonimo di sacrificio forzato, di affetti spezzati, di scelta disperata. Ciò ha riguardato in passato &#8211; ma continua per una rilevante parte anche oggi specie al Sud &#8211; l’emigrazione del capitale umano ‘unskilled’, non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel nostro immaginario collettivo e nelle storie di molte nostre famiglie, il viaggio in cerca di opportunità di lavoro è stato sinonimo di sacrificio forzato, di affetti spezzati, di scelta disperata.</p><p>Ciò ha riguardato in passato &#8211; ma continua per una rilevante parte anche oggi specie al Sud &#8211; l’emigrazione del capitale umano ‘unskilled’, non specializzato, forza lavoro aperta a ogni mansione e a ogni esperienza.</p><p>Quella stessa generazione che è cresciuta con il dramma dell’“emigrazione involontaria” ha voluto che i propri figli sviluppassero un capitale umano più sofisticato, capace di determinare il proprio destino. <strong>Capace di scegliere</strong>.</p><p>Negli anni ottanta e novanta il mantra è stato: laurearsi, fare il mitico ‘master’, imparare almeno due lingue, fare esperienza all’estero. Quando mi sono laureato, la scelta di trascorrere periodi all’estero di studio o d lavoro non era affatto necessitata, ma era da molti di noi ritenuta necessaria per ‘creare il curriculum’.</p><p>Nessun cervello in fuga dunque, ma ricerca di formazione, di esperienza e di opportunità non sempre disponibili in Italia.</p><p>Pensare che <strong>l’esperienza estera </strong>di un giovane sia un ‘cervello in fuga’ nel mondo globalizzato è un equivoco retorico nel quale purtroppo sembrano esser caduti anche alcuni ministri del presente governo, con alcune recenti dichiarazioni. L’idea che un giovane lasci l’Italia è considerata, di per sé, una sconfitta. Un pericolo da contrastare. E perché mai?</p><p>La sconfitta non può risiedere nella ‘fuga’ in quanto tale, ma semmai nel fatto che quella fuga non sia <strong>quasi mai sostenuta </strong>da borse di studio, da prestiti d’onore, da reti di assistenza e di opportunità.</p><p><strong>La vera sconfitta</strong> è da un lato nella solitudine del giovane che costruisce le sue opportunità di formazione estera e nella diseguaglianza di opportunità tra le famiglie ricche e quelle meno abbienti; dall’altro nella incapacità di far rientrare i cervelli una volta che hanno acquisito elevate specializzazioni utili al paese.</p><p>C’è poi un’insopportabile retorica strisciante che sarebbe il caso di iniziare a combattere: non tutte le fughe hanno un cervello e non tutti i cervelli sono in fuga. Per dirla con il film, fuggono anche le galline!</p><p>Sembra quasi che se non fuggi non sei un cervello. E invece ce ne sono tanti che non sono fuggiti e che sarebbe il caso di iniziare a cercare. Di sostenere. Sarebbe il caso di parlarne, quanto meno.</p><p>Abbiamo un sacco di limiti in Italia, è vero. Ma una parte significativa e crescente del capitale umano che lavora nella ricerca, nelle istituzioni e persino nelle imprese italiane è fatto di <strong>cervelli che non sono ‘fuggiti’</strong>. Che sono ‘sopravvissuti’ qui, che si sono formati in Italia e all’estero tra mille difficoltà. Che riescono a competere – con pochissime risorse e senza reti relazionali comparabili – con i colleghi di altri paesi, mantenendo risultati medio-alti e in alcuni casi eccellenti.</p><p>Ma siccome non sono ‘in fuga’, <strong>nessuno se ne preoccupa</strong>, nessuno ne valorizza il contributo. Abbiamo qui, dietro l’angolo, un giovane che ha pubblicato su una rivista internazionale di assoluto prestigio, con laurea e dottorato italiani, ma ci piace molto di più il collegamento televisivo con un coetaneo che sta in qualche università dal nome straniero e che da laggiù ci spieghi quanto siamo sfigati.</p><p><strong>Dobbiamo pensare ai cervelli e non alle fughe</strong>. Valorizzare le esperienze di formazione italiane integrandole con quelle estere. Incoraggiare a far partire e a far rientrare i nostri giovani (e anche i meno giovani), magari offrendo doppi percorsi, in Italia e all’estero. Ma valorizziamo anche i tanti cervelli che abbiamo qui. Fuggiamo piuttosto dalla facile retorica. E dal nostro compiaciuto provincialismo (vera fuga ‘dal’ cervello).</p><p><em><br /> Aggiornamento del 18 Aprile 2012, 14.16 -</em><em> </em><em>Ricevo e pubblico da parte di Alessia Mosca e Guglielmo Vaccaro, entrambi deputati del Partito Democratico, il seguente intervento a commento di questo post. Sarò lieto di ospitare altri commenti sul tema qui. (AN)<br /> </em><br /> Gent.mo Prof. Nicita,</p><p>abbiamo seguito con partecipazione tutta la questione dei “cervelli in fuga” protagonista a vario titolo dell’attualità degli ultimi giorni e il suo articolo in particolar modo offre spunti di discussione interessanti.<br /> Parliamo con cognizione di causa, forti della nostra esperienza concreta sull’argomento cominciata, nel nostro piccolo, più di quattro anni fa con l’ideazione e lo sviluppo del progetto “Controesodo”, progenitore ideale di quella legge n. 238/2010 con la quale, grazie a un lavoro bipartisan, abbiamo istituito incentivi importanti per favorire il rientro dei talenti in Italia. Lo spirito di quell’iniziativa, tutt’altro che conclusa e alla quale lavoriamo ancora con convinzione, non era certamente quello del “nazionalismo intellettuale”, della volontà di tenere i “cervelli” italiani segregati all&#8217;interno dei confini. Tutt’altro.<br /> A spingerci era la sincera convinzione che la mobilità “sana” (quella, cioè, non obbligata dalle contingenze economiche e/o occupazionali ma cercata in maniera volontaria) sarà la vera sfida delle prossime generazioni e<br /> proprio rispetto alla capacità di attirare talenti – ma anche supportare la loro circolazione altrove, lasciando loro aperta la porta nel Paese d’origine – si giocherà la partita della crescita e dello sviluppo nei prossimi anni. Siamo pienamente d’accordo con lei, dunque: l’idea che un giovane brillante possa lasciare l’Italia non è “un pericolo da contrastare”. E’ sicuramente un pericolo, invece, ed è nostra intenzione contrastarlo con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, il fatto che quei giovani che sono andati via l’abbiano fatto perché qua non veniva dato loro ascolto, né la possibilità di dimostrare il loro valore. E’ un pericolo da contrastare il fatto che, ad oggi, non abbiano un buon motivo per tornare, come ha giustamente sottolineato lei.<br /> Ieri alcuni giornali hanno ripreso una dichiarazione del Ministro Barca riguardo la necessità, per i giovani, di andare altrove a mettere a frutto le loro professionalità, finché l’Italia non diventa “un posto migliore”. Noi abbiamo risposto al Ministro che solo con le menti, con le persone migliori, si potrà realizzare un’Italia migliore: questo significa che dobbiamo tornare competitivi, essere un polo d’attrazione non solo per i giovani italiani che hanno imparato all’estero ma anche per le migliori menti straniere che potranno dare un contributo enorme alla crescita del nostro Paese.<br /> Come ha correttamente sottolineato lei, il nostro compito non è eliminare il fenomeno dei “cervelli in fuga” ma trasformarlo in quello dei “cervelli in movimento”».</p><div>Alessia Mosca e Guglielmo Vaccaro,<br /> deputati del Partito Democratico</div><div></div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/cervelli-fuga-meno-retorica-please/204971/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Trayvon, figlio dell&#8217;America</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/ucciso-figlio-obama/199850/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/ucciso-figlio-obama/199850/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Mar 2012 10:39:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[armi]]></category> <category><![CDATA[Florida]]></category> <category><![CDATA[legittima difesa]]></category> <category><![CDATA[obama]]></category> <category><![CDATA[omicidio]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category> <category><![CDATA[Trayvon Martin]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199850</guid> <description><![CDATA[Trayvon Martin aveva 17 anni. E’ stato ucciso da un vigilante di quartiere che, vedendolo con il cappuccio alzato, lo ha scambiato per un possibile criminale. Trayvon stava solo andandosi a comprare delle caramelle. Forse aveva una camminata da duro. O forse no. Di certo non ha minacciato nessuno. Non ha gridato, forse nemmeno parlato. Ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Trayvon Martin aveva 17 anni. E’ stato<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/ragazzo-colore-ucciso-florida-guardia-armata-perche-indossava-capuccio/199595/" target="_blank"> ucciso da un vigilante di quartiere</a> che, vedendolo con il cappuccio alzato, lo ha scambiato per un possibile criminale. Trayvon stava solo andandosi a comprare delle caramelle. Forse aveva una camminata da duro. O forse no. Di certo non ha minacciato nessuno. Non ha gridato, forse nemmeno parlato. Ma la sua passeggiata, la sua camminata e quel cappuccio erano sospetti. Tanto basta <strong>in Florida, e in altri 20 stati</strong>, per sparare. La ‘legittima difesa’ scatta anche se ci si sente solo minacciati. Anche si ha solo l’impressione di esserlo. La difesa da un sospetto diventa  legittima. <strong>E ciò rende legittimo il sospettare</strong>.</p><p>Il Presidente Obama ha detto: “quel ragazzo poteva essere mio figlio”. Già, il figlio del Presidente. Ma anche <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/obama-avessi-figlio-sarebbe-come-trayvon-stata-tragedia/199645/" target="_blank">un figlio dell’America.</a></strong> E perché l’America dovrebbe uccidere un suo figlio? Perché il semplice camminare con il cappuccio alzato può procurarti una pallottola?</p><p>Forse perché Trayvon aveva la pelle scura. Forse perché cappuccio alzato più pelle scura possono bastare a far sentir qualcun altro sotto minaccia. Forse perché “l’uomo nero che ti tiene un anno intero” è esso stesso una minaccia. Forse perché “razzista io?” è una favola anche quella. Forse perché tutte le volte che guardiamo senza guardare “l’uomo nero”, il “marocchino”, “il negro”, l’ “extra-comunitario”, “quello li”, “quelli lì”, ci sentiamo minacciati anche noi. Da loro. Da quelli che non sono come noi. Da quelli che prima di essere persone, sono ‘gli altri’, sono ‘loro’.</p><p>E allora chi ha ucciso, chi uccide un poco, ogni giorno, il figlio di Obama?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/ucciso-figlio-obama/199850/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Liberalizzazione verticale anche nelle tlc?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/liberalizzazione-verticale-anche-nelle/196408/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/liberalizzazione-verticale-anche-nelle/196408/#comments</comments> <pubDate>Fri, 09 Mar 2012 16:17:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[concorrenza operatori]]></category> <category><![CDATA[concorrenza tlc]]></category> <category><![CDATA[decreto semplificazioni]]></category> <category><![CDATA[emendamento liberalizzazioni tlc]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni tlc]]></category> <category><![CDATA[Telecom Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196408</guid> <description><![CDATA[Tra i vari aspetti dei processi di apertura dei mercati, il tema delle liberalizzazioni verticali, ovvero della separazione tra controllo delle reti essenziali e offerta dei servizi alla clientela finale, è stato ben compreso dal Governo e dal Parlamento e porterà ad un ridisegno degli attuali assetti nel mercato del gas (tra Eni e Snam)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tra i vari aspetti dei processi di apertura dei mercati, il tema delle<strong> </strong><em>liberalizzazioni verticali</em>, ovvero della separazione tra controllo delle reti essenziali e offerta dei servizi alla clientela finale, è stato ben compreso dal Governo e dal Parlamento e porterà ad un ridisegno degli <strong>attuali assetti nel mercato del gas </strong>(tra Eni e Snam) e più in là nel settore ferroviario (tra Trenitalia e Reti ferroviarie italiane).</p><p>Purtroppo, alcuni settori altrettanto importanti, in precedenza liberalizzati e privatizzati, come quello della <strong>telefonia fissa</strong> in Italia, conservano ancora un forte grado di controllo verticale della rete da parte di soggetti dominanti.</p><p>In quest’ottica va salutata con favore, a mio avviso, <strong>un’iniziativa parlamentare</strong> di questi giorni che prova a liberalizzare un pezzetto (quello finale) della rete di Telecom Italia.  In un emendamento al <a href="http://www.key4biz.it/News/2012/03/06/Policy/DL_semplificazioni_accesso_disaggregato_cartella_clinica_elettronica_208954.html" target="_blank">decreto legge semplificazioni</a>, viene previsto che l’operatore dominante offra in modo <em>disaggregato</em> i servizi di accesso alla propria rete. In altri termini i concorrenti dell’operatore dominante non sarebbero più costretti a comprare da Telecom in un unico pacchetto sia l’accesso alla rete che i <strong>servizi accessori</strong> (cioè gli interventi degli operatori sulla rete per attivare la linea di un abbonato o riparare un guasto).</p><p>Ad oggi, secondo l’associazione europea dei concorrenti Ecta, per la fornitura di questi servizi aggiuntivi  &#8211; di attivazione e manutenzione delle linee sulla rete &#8211; Telecom impiega non solo propri dipendenti ma in gran parte<strong> imprese terze</strong> che tuttavia devono contrattare in esclusiva con Telecom. Il risultato è che il costo finale di questo servizio è determinato da condizioni monopolistiche, nonostante di fatto su quel mercato operino già moltissime imprese terze nell’attivazione e nella manutenzione.</p><p>Con l’<strong>emendamento proposto</strong>, invece, i concorrenti potrebbero rivolgersi direttamente alle imprese  terze  e negoziare con loro le condizioni di offerta del servizio, sia dal punto di vista economico che qualitativo. Dal momento che questa sarebbe una facoltà concessa ai concorrenti, essa non modificherebbe il quadro delle regole esistenti (gli obblighi in capo a Telecom Italia) ma avrebbe invece il <strong>vantaggio</strong> di creare nuovi spazi concorrenziali sui servizi accessori, a tutto beneficio dei consumatori finali.</p><p>Confesso che ho un <em>bias</em> pro-concorrenziale e che mi sono trovato spesso a lavorare dalla loro parte. Ma davvero in questo caso l’emendamento proposto migliora la concorrenza, permettendo di liberalizzare questo pezzetto di rete; consentendo a ciascun concorrente di contrattare <strong>termini e condizioni </strong>direttamente con le imprese che operano la manutenzione; risparmiando l’inutile costo di intermediazione di Telecom e competendo autonomamente anche sulla qualità (ad esempio sui tempi di risoluzione dei guasti). I minori costi si tradurebbero in immediati benefici in termini di minori prezzi ai consumatori, maggiori possibilità occupazionali per le imprese che fanno manutenzione, migliore qualità dei servizi.</p><p>Tra le obiezioni mosse all’emendamento, dall’associazione degli operatori dominanti Etno, vi é da un lato il rischio di licenziamenti dei lavoratori Telecom che eseguono tali prestazioni e dall’altro il rischio per la sicurezza della rete. Si tratta di questioni serie ma, a ben vedere, facilmente superabili.</p><p>Infatti gran parte dei lavoratori che si occupano di quei servizi sono già oggi in <em>outsourcing</em>. La stessa Telecom dispone certo di tutte le <strong>risorse economiche</strong> e qualitative per accettare la sfida competitiva, continuando a svolgere i propri servizi in concorrenza con gli altri senza la necessità di dover licenziare nessuno, nel caso in cui i propri servizi si rivelino essere i<strong> più efficienti</strong>. Inoltre questa liberalizzazione verticale non cambierebbe in alcun modo il contesto regolatorio esistente (<strong>l’accesso alla rete</strong>), proprio perché si tratterebbe di liberalizzazione e non di una misura di regolamentazione.</p><p>Insomma, l’emendamento mi sembra davvero un uovo di Colombo che riducendo i prezzi e migliorando la concorrenza potrebbe costituire un altro <strong>piccolo passo</strong> per migliorare il settore delle tlc e promuovere la digitalizzazione del paese. Passerà?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/09/liberalizzazione-verticale-anche-nelle/196408/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La sfida di Volunia alla polarizzazione delle idee</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/sfida-volunia-alla-polarizzazione-delle-idee/189514/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/sfida-volunia-alla-polarizzazione-delle-idee/189514/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 07:58:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Tecno]]></category> <category><![CDATA[google]]></category> <category><![CDATA[idee]]></category> <category><![CDATA[informazioni]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[motori di ricerca]]></category> <category><![CDATA[Volunia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189514</guid> <description><![CDATA[Volunia è il nuovo motore di ricerca, made in Italy, lanciato in queste ore da Massimo Marchiori dell’Università di Padova. L’intuizione geniale di Volunia consiste nel seek and meet, nel coniugare cioè ricerca e condivisione. In un dato percorso di ricerca sarà possibile collegarsi con chi ha fatto la nostra stessa ricerca in quel momento o...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://launch.volunia.com/" target="_blank">Volunia</a></span> </strong>è il nuovo motore di ricerca, made in Italy, lanciato in queste ore da Massimo Marchiori dell’Università di Padova. L’intuizione geniale di Volunia consiste nel <em><strong>seek and meet</strong></em>, nel coniugare cioè ricerca e condivisione. In un dato percorso di ricerca sarà possibile collegarsi con chi ha fatto la nostra stessa ricerca in quel momento o in precedenza, e e&#8221;incontrare&#8221; persone che condividono il medesimo interesse o sono alla ricerca di informazioni che possono rivelarsi utili. In questo modo la ‘ricerca’ diventa ‘viva’ perché si trasforma nello stesso momento in cui avviene, da un piano statico a uno dinamico, nel senso che la stessa ricerca può ‘creare’ nuove informazioni proprio attraverso l’incontro tra soggetti che la condividono.</p><p>Non si tratta solo di una sfida, certamente eroica, a <strong>Google</strong>. Si tratta di un mutamento culturale molto interessante sull’uso del web e dei social network. In un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://press.princeton.edu/titles/8468.html" target="_blank">libro</a></span> lungimirante di qualche anno fa, Cass Suntein si chiedeva se l’accesso ai social network e, in generale, a Internet migliorasse la democrazia agevolando la diversità e il confronto. Sunstein ne trasse una risposta allarmata: su Internet cerchiamo <strong>conferme alla nostra visione del mondo</strong> e non vi scorgiamo una finestra aperta dalla quale avere informazioni che possono anche modificare il nostro punto di vista. Così, i nostri ‘amici’ sui social network sono quelli che ci confermano i nostri punti di vista, non quelli che li mettono in discussione.</p><p>Secondo Sunstein i social network possono finire per aumentare la <strong>segregazione delle idee </strong>e la loro polarizzazione ideologica, indebolendo il dibattito politico e la cura del dubbio come strumento di confronto democratico. Il paradosso sarebbe che la polarizzazione dell’era Internet farà litigare di più e parlare di meno. Il tifo al posto del confronto. Ma è davvero così?</p><p>La questione è aperta e oggetto di studi interdisciplinari, specie negli Stati Uniti. Le (poche) ricerche empiriche fino ad oggi non hanno dato risultati convergenti. La sfida di Volunia è interessante anche per questo. La<strong> ‘socializzazione’ della ricerca</strong> di informazioni ne alimenterà la diversità e il dibattito? Permetterà forme critiche di acquisizione delle informazioni o, al contrario, alimenterà forme di polarizzazione e auto-segregazione? Molto dipenderà dalla possibilità di ‘granulare’ la socializzazione.</p><p>Ad esempio, se coloro che hanno visto prima di noi una data informazione potranno <strong>classificarla</strong> sinteticamente (vera, falsa, condivisibile, criticabile, incompleta, affidabile o inaffidabile ecc.) ciò potrebbe segnalare al successivo lettore la rilevanza della notizia e permettergli di visitare subito fonti alternative collegate.</p><p>Una ‘rete nella rete’ che può alimentare il <strong>confronto democratico</strong>, molto più di quanto oggi non avvenga nei social network ‘chiusi’. Volunia può cioè contribuire a rispondere alla domanda di Sunstein. Anche per questa ragione, essa costituisce una sfida formidabile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/sfida-volunia-alla-polarizzazione-delle-idee/189514/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le nuove liberalizzazioni: andante moderato?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/nuove-liberalizzazioni-andante-moderato/185482/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/nuove-liberalizzazioni-andante-moderato/185482/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Jan 2012 08:38:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[assicurazioni]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[concorrenza]]></category> <category><![CDATA[farmaci]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185482</guid> <description><![CDATA[Il decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri costituisce una tappa dei processi di liberalizzazione di cui ha bisogno l’Italia  e non certo un big bang definitivo di riforme. Se nei prossimi anni, come avviene oggi, la legge annuale per la concorrenza recepirà, ogni anno, i suggerimenti dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri costituisce una tappa dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/liberalizzare-dove-come-perche/172158/" target="_blank">processi di liberalizzazione</a></span> di cui ha bisogno l’Italia  e non certo un <em>big bang</em> definitivo di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://194.177.96.73/cliente67/DatiWeb/PdfSingoli/1832469.pdf" target="_blank">riforme</a></span>.</p><p>Se nei prossimi anni, come avviene oggi, la legge annuale per la concorrenza recepirà, ogni anno, i suggerimenti dell’<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.agcm.it/segnalazioni/segnalazioni-e-pareri/open/C12563290035806C/EFD8EF3321335433C125798100529617.html" target="_blank">Autorità garante della Concorrenza e del Mercato</a></span>, si potrà davvero migliorare la concorrenza, a tutto beneficio di cittadini, consumetori e nuovi entranti, ovviamente laddove le liberalizzazioni non vadano a detrimento della qualità dei servizi.</p><p>Le due vere novità riguardano il gas e il settore dei trasporti.</p><p>La più importante, e inattesa,  riforma pro-concorrenziale annunciata è quella della <strong>separazione verticale della rete Snam da Eni</strong>, come avvenne qualche tempo fa tra Terna ed Enel. Questa separazione, da tempo auspicata a livello comunitario e nazionale, liberalizza l’accesso di importatori alla rete di distribuzione nazionale, favorendo una parità di trattamento tra Eni e concorrenti nell’accesso alla rete e incentivando la nuova Snam a realizzare investimento volti ad espandere la capacità di trasporto. Nel medio periodo quetso intervento può rafforzare il grado di concorrenza e portare a una riduzione del livello dei prezzi medi in Italia, oggi tra i più alti.</p><p>Le liberalizzazioni sui trasporti sono state di fatto rinviate alla futura autorità dei trasporti, ma sono molto promettenti (e necessarie) e un grande sforzo va fatto per velocizzare l’istituzione dell’authority. Ha fatto bene il governo a rinviare all’autorità la questione del numero ottimo di <strong>licenze per i taxi</strong>, sottraendole al controllo esclusivo (ricattabile) dei Comuni. Non è solo un problema di licenze: è la qualità del servizio che va migliorata (carte di credito, prenotazioni, ‘taxi al volo’, ecc.).</p><p><strong>Sui notai e sul prezzo dei farmaci </strong>l’approccio seguito è quello di una concorrenza solo potenziale indotta, eventualmente, da un aumento dell’offerta. Tuttavia, non c’è nessuna garanzia che una maggiore offerta si traduca in una riduzione dei prezzi medi e delle tariffe notarili (in realtà il ‘costo del notaio’ nella maggior parte dei casi è dato da tasse che i notai raccolgono per conto dello Stato). Al contrario, la proposta iniziale di permettere la vendita dei farmaci di classe C al di fuori delle farmacie (con opportuni controlli) rappresentava una sfida coraggiosa, purtroppo abortita. Le misure sugli ordini professionali ribadiscono un quadro in molta parte già definito con precedenti interventi.</p><p><strong>Gli interventi sulle assicurazioni e della distribuzione dei carburanti</strong> sono apprezzabili sul fronte della vendita ‘multibrand’, con il divieto delle esclusive, ma, anche qui, si tratta di condizioni necessarie ma non di per sé sufficienti a garantire effetti di compressione su margini e prezzi.</p><p>Nel complesso, il decreto sblocca alcuni importanti colli di bottiglia, ma in molti settori sono ancora necessari profondi ripensamenti in senso pro-concorrenziale  (ad esempio dalla creazione di canali distributivi alternativi per farmaci e carburanti al settore bancario-assicurativo e postale e così via). Ciò che di buono c’è nel decreto dipenderà in larga parte dai tempi di attuazione delle riforme approvate</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/nuove-liberalizzazioni-andante-moderato/185482/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Liberalizzare: dove, come e perché</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/liberalizzare-dove-come-perche/172158/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/liberalizzare-dove-come-perche/172158/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Nov 2011 16:17:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[concorrenza]]></category> <category><![CDATA[consumatori]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=172158</guid> <description><![CDATA[Torna il capitolo liberalizzazioni nell’agenda Monti. Sarà la volta buona? Le liberalizzazioni – che sono una cosa diversa dalle privatizzazioni con le quali spesso vengono confuse – puntano alla riduzione delle barriere all’entrata in dati mercati, in precedenza ‘riservati’ a uno o a chi operatori. Da diversi anni esse fanno parte del programma elettorale di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Nicita.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-172161" title="Nicita" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Nicita-300x158.jpg?47e3a5" alt="Grafico" width="300" height="158" /></a>Torna il capitolo <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/02/liberalizzazioni-o-privatizzazioni/154885/" target="_blank">liberalizzazioni</a></span></strong> nell’agenda Monti. Sarà la volta buona? Le liberalizzazioni – che sono una cosa diversa dalle privatizzazioni con le quali spesso vengono confuse – puntano alla riduzione delle barriere all’entrata in dati mercati, in precedenza ‘riservati’ a uno o a chi operatori. Da diversi anni esse fanno parte del programma elettorale di entrambi gli schieramenti, ma non riescono ad essere completate nel nostro paese.</p><p>Naturalmente le liberalizzazioni vanno fatte con misura, in alcuni <strong>settori </strong>più di altri, e non bisogna cadere nell’errore che la libera concorrenza sia sempre e ovunque la panacea per il cittadino-consumatore, indipendentemente dalle specifiche caratteristiche dei servizi.</p><p>La spinta europea alle liberalizzazioni ha riguardato negli anni passati soprattutto le industrie a rete. Come si vede dalla figura in alto (per ingrandire <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Nicita.jpg?47e3a5" target="_blank">clicca qui</a></span></strong>), ripresa dai dati Ocse (Pmr 2009), il nostro paese è in linea con gli altri paesi europei in alcuni settori (elettricità, gas, telecomunicazioni), ma è messo male nei trasporti (specie quello ferroviario) e nei servizi postali.</p><p>Ciò non vuol dire tuttavia  che in questi settori si possa o si debba liberalizzare <strong>subito e in tutti i segmenti</strong>. Si tratta, infatti, di settori nei quali la garanzia di livelli essenziali del servizio a tutti è fondamentale, anche per la nostra Costituzione. Per altro verso, sarebbe del tutto errato pensare che non va fatto nulla nelle Tlc e nell’energia. Anzi.</p><p>I dati che abbiamo citato coprono solo le liberalizzazioni dal lato dell’offerta, ma non misurano l’effettiva <strong>libertà di  scelta dei consumatori</strong> finali dal lato della domanda.</p><p>Come invece dimostrano altri recenti dati (Eurobarometer), la libertà di scelta dei consumatori italiani, anche nei mercati già liberalizzati, è oggi ostacolata da <strong>pratiche commerciali scorrette</strong>, contratti poco trasparenti, qualità del servizio medio-basse. Sono ancora pochissimi i consumatori che cambiano fornitore, eppure la qualità percepita dei  servizi da parte dei consumatori italiani, in questi settori, è tra le più basse d’Europa.</p><p>E’ allora su questo fronte, ancora poco battuto dalle politiche di liberalizzazione, che bisogna intervenire. Non basta aprire i mercati se poi la <strong>concorrenza </strong>vera non si manifesta anche attraverso l’effettiva libera scelta dei consumatori.</p><p>Le proposte non mancano, gli strumenti nemmeno. Che sia la volta buona?  Vedremo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/liberalizzare-dove-come-perche/172158/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>73</slash:comments> </item> <item><title>La mossa (giusta) di Bini Smaghi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/mossa-giusta-bini-smaghi/169972/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/mossa-giusta-bini-smaghi/169972/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Nov 2011 09:32:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Bini Smaghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169972</guid> <description><![CDATA[Bini Smaghi si è dimesso. Dal sito Bce si apprende che andrà all&#8217;Harvard University, non a Economia, ma al Center for International Affairs, un centro studi multidisciplinare molto dinamico e interessante  nel quale si studia, tra le altre cose,  l&#8217;interdipendenza tra globalizzazione e politiche nazionali e nel quale operano diversi Forum. Naturalmente, qualcuno ha già...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bini Smaghi si è dimesso.</strong> Dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ecb.int/press/pr/date/2011/html/pr111110.en.html" target="_blank">sito Bce</a></span> si apprende che andrà all&#8217;Harvard University, non a Economia, ma al Center for International Affairs, un centro studi multidisciplinare molto dinamico e interessante  nel quale si studia, tra le altre cose,  l&#8217;interdipendenza tra globalizzazione e politiche nazionali e nel quale operano diversi Forum.</p><p>Naturalmente, qualcuno ha già avanzato sospetti sul fatto che Lbs potrà adesso esser chiamato a far parte d un prossimo governo in Italia. E che questa nuova posizione in America, che partirà dal primo gennaio prossimo, sia solo la motivazione ufficiale per futuri incarichi, per esempio in un <strong>Governo Monti</strong>. Ma sono sospetti sbagliati e soprattutto inutili. Cosa farà domani, dopo le dimissioni, Bini Smaghi  non rileva più. E tra l&#8217;altro una sua presenza in un Governo tecnico sarebbe un&#8217;ottima cosa in questo momento.</p><p>La scelta di Bini Smaghi e il suo tempismo sono stati giusti, molto corretti istituzionalmente &#8211; come hanno fatto notare Draghi e Napolitano &#8211; e, giustamente, costringono tutti noi che avevamo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/dr-bini-e-mr-smaghi-due-facce-dello-stesso-euro/167385/" target="_blank">punzecchiato nei giorni scorsi Bini Smaghi</a></span> a rimangiarci il cappello e a <strong>chiedere scusa</strong>. Dal canto mio sono ben contento di farlo subito.</p><p>Le dimissioni di Lbs, al contempo, mi confermano un punto che avevo sollevato e cioé che esse erano possibili in ogni momento e che la relazione tra indipendenza del board e autonoma decisione dei singoli circa la propria permanenza era stata mal posta. Ma oggi occorre dare atto a Lbs di aver mostrato a tutti, aiutato certo dalle nuove favorevoli circostanze, di essere una persona<strong> autonoma e indipendente</strong> e che come tale ha il diritto di  poter presentare le proprie scelte senza che qualcuno gliele detti da sopra la sua testa.</p><p>La vicenda si chiude nel migliore dei modi e segna anche un bel precedente per la Bce nei suoi rapporti con i governi nazionali: lasciate il tempo e l’autonomia per decidere del proprio destino a chi viene eletto in ruoli che richiedono indipendenza di giudizio. <strong><em>Chapeau</em></strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/mossa-giusta-bini-smaghi/169972/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> <item><title>Ferrara&#8217;s Version</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/ferraras-version/169345/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/ferraras-version/169345/#comments</comments> <pubDate>Tue, 08 Nov 2011 19:08:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[giuliano ferrara]]></category> <category><![CDATA[maggioritario]]></category> <category><![CDATA[prima repubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=169345</guid> <description><![CDATA[Il rinnovato protagonismo di Giuliano Ferrara in questi giorni di pre-crisi politica rivela l’argomento politico che il Pdl, o ciò che sarà, utilizzerà nella prossima campagna elettorale: “ha rivoluzionato il sistema politico, non lo hanno lasciato governare”. Il corollario di questo teorema è che Berlusconi ha rivoluzionato la politica italiana, imposto alleanze prima del voto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il rinnovato protagonismo di <strong>Giuliano Ferrara</strong> in questi giorni di pre-crisi politica rivela l’argomento politico che il Pdl, o ciò che sarà, utilizzerà nella prossima campagna elettorale: “ha rivoluzionato il sistema politico, non lo hanno lasciato governare”.</p><p>Il corollario di questo teorema è che Berlusconi ha rivoluzionato la politica italiana, imposto alleanze prima del voto e interpretato autenticamente la contrapposizione bipolare-bipartitica americana, nel rispetto del mandato elettorale. Al contrario, tutta l’opposizione unita vuole <strong>tornare alla prima Repubblica</strong>, con piccoli partiti che contrattano e con governi che nascono, muoiono e rinascono in parlamento, con i ribaltoni. Lo dice apertamente Ferrara: le prossime elezioni saranno un referendum tra chi vuole tornare indietro e chi invece difende la rivoluzione del sistema maggioritario bipolare.</p><p>Ovviamente, è una stupidaggine. Ma questo sarà il <em>leit-motiv</em> della prossima campagna elettorale. Anche per togliere di mezzo il dibattito sulle mancate riforme economiche, politiche e sociali promesse da quasi dieci anni di governo Berlusconi. Si tratta di una stupidaggine, non solo perché quelli che da un anno tengono in piedi la maggioranza alla Camera sono stati eletti nelle liste dell’opposizione (quantomeno un ribaltino), ma anche perché il vincolo maggioritario-bipolare creato dal centrodestra è mostruoso: <strong>deputati sconosciuti eletti per nomina</strong>; assenza di <em>checks and balances</em> istituzionali; conflitti di interesse; controllo dei media. Se oggi in qualche misura bisognerà tornare indietro sarà proprio per assicurare che in futuro non debbano più ripetersi le mostruosità istituzionali che abbiamo dovuto sopportare in questi anni e che un sistema bipolare ‘bloccato’ ha esasperato.</p><p>Non vi è nessun merito in questo e il sistema politico bloccato che è stato creato era solo funzionale al mantenimento del potere e del consenso, non al miglioramento delle nostre istituzioni democratiche.</p><p>E’ vero negli anni ottanta i governi duravano pochi mesi, e la partitocrazia imperava, ma <strong>quanti partitelli sono nati all’ombra di questa maggioranza? </strong>Dunque a memoria, a destra in questa legislatura vi sono: Pdl, Lega, la Destra, Azione Popolare di Moffa, Fare Italia di Urso e Ronchi, i Responsabili o come-si-chiamano di Scilipoti, l’Adc di Pionati, i liberaldemocratici di Dini (in parte fuoriusciti), i Repubblicani di Nucara, i Popolari di Italia Domani, i Popolari Liberali di Giovanardi, la Democrazia Cristiana di Pinza, la Democrazia Cristiana per le Autonomie di Rotondi, Iniziativa Popolare di Mannino…</p><p><strong>E’ questo il miracolo di Berlusconi? </strong>Rispondete così alla Ferrara’s Version, perché di qui ai prossimi mesi la sentiremo e risentiremo centinaia di volte.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/08/ferraras-version/169345/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>A come Alitalia. A come Antitrust?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/a-come-alitalia-a-come-antitrust/167562/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/a-come-alitalia-a-come-antitrust/167562/#comments</comments> <pubDate>Mon, 31 Oct 2011 15:26:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[air one]]></category> <category><![CDATA[Alitalia]]></category> <category><![CDATA[alta velocità]]></category> <category><![CDATA[antitrust]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167562</guid> <description><![CDATA[Come molti ricordano, la nuova Alitalia è parte della Compagnia Aerea Italiana S.p.A. (CAI), nata dagli asset delle compagnie Alitalia, Alitalia Express, Volare (con i suoi marchi commerciali Volareweb e Air Europe) Air One, Air One CityLiner, Air One Technic ed EAS &#8211; European Avia Service. Al di là della valutazione economica dell’operazione e dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come molti ricordano, la nuova Alitalia è parte della Compagnia Aerea Italiana S.p.A. (CAI), nata dagli asset delle compagnie Alitalia, Alitalia Express, Volare (con i suoi marchi commerciali Volareweb e Air Europe) Air One, Air One CityLiner, Air One Technic ed EAS &#8211; European Avia Service.</p><p>Al di là della valutazione economica dell’operazione e dei costi sociali ad essa connessi – esaurientemente ricostruiti da Claudio Gnesutta e Roberto De Blasi nel volume “Alitalia. Una privatizzazione italiana” (Donzelli) – uno dei punti che ha fatto maggiormente discutere è stato l’approvazione, da parte dell’attuale governo, di una <strong>deroga alla normativa antitrust per tre anni</strong>, al fine di favorire il decollo della neonata Alitalia.</p><p>Chiamata ad esprimersi sulla vicenda, la  Consulta non ravvide, in tale deroga, una  violazione dei principi antitrust. Di fatto, furono due le deroghe antitrust: (i) la valutazione dell’operazione di concentrazione (parzialmente compensata da ‘impegni’ che la stessa Autorità ha potuto formulare per migliorare il contesto concorrenziale) che riuniva sotto un’unica proprietà circa il 90% degli slot sul territorio; (ii) l’applicazione del diritto antitrust italiano, quantomeno con riferimento a possibili pratiche abusive (di sfruttamento della posizione dominante sia nei confronti dei consumatori che di potenziali concorrenti).</p><p>Adesso i tre anni <strong>stanno per scadere</strong> e sarà interessante capire se l’Antitrust, che nel frattempo ha potuto comunque studiare e valutare l’evoluzione dei mercati rilevanti, intraprenderà qualche azione o quantomeno un’indagine conoscitiva.</p><p>L’analisi è tutt’altro che banale perché essa va limitata a ciascuna tratta e perché l’andamento dei prezzi e il loro impatto vanno filtrati per tenere conto delle pratiche di discriminazione di prezzo legittime (per esempio in relazione al tempo di prenotazione e all’orario dei voli) . Un secondo elemento da tenere in considerazione è proprio la definizione dei mercati rilevanti in ciascuna tratta. Ad esempio, la tratta Roma-Milano in aereo è giudicata dai consumatori ‘sostituibile’ con il trasporto ferroviario dell&#8217;Alta Velocità?</p><p>Uno dei grandi temi che il caso solleva è quale tipo di consumatore tenere in considerazione. Personalmente, ho notato un incremento dei prezzi su certe tratte nazionali, specie con riferimento ad AirOne, rispetto a quanto ricordo (se la memoria non mi inganna) avveniva prima della concentrazione. Trovo poi stupefacente che Alitalia e Air France abbiano prezzi altissimi e allineati, nella tratta Roma-Parigi, rispetto ad esempio alla tratta Roma-Londra operata da British Airways. Ma un’analisi antitrust seria non può basarsi su singoli episodi personali. Inoltre, non ci sono solo i prezzi. Va anche compreso se la qualità del servizio è cambiata e in quale direzione.</p><p>Tuttavia l’insieme dei casi personali costituisce una buona evidenza da sottoporre all’Autorità Antitrust, per aiutarla nelle sue complesse indagini. Di qui il mio appello. In prossimità della scadenza dei tre anni (sulla quale non vi sarà, sembra, richiesta di proroga da parte della nuova Alitalia) <strong>raccontate le vostre esperienze</strong>, documentandole, all’Autorità. Sarà un altro modo per capire quali effetti abbia sortito quella scelta di politica industriale sul benessere dei consumatori.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/a-come-alitalia-a-come-antitrust/167562/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Dr. Bini e Mr. Smaghi: due facce dello stesso Euro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/dr-bini-e-mr-smaghi-due-facce-dello-stesso-euro/167385/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/dr-bini-e-mr-smaghi-due-facce-dello-stesso-euro/167385/#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Oct 2011 09:28:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[antitrust]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[conte]]></category> <category><![CDATA[Lorenzo Bini Smaghi]]></category> <category><![CDATA[nomina]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=167385</guid> <description><![CDATA[La vicenda della presenza di due italiani nel board Bce ha assunto contorni oramai ridicoli, se non grotteschi. E le responsabilità sono ripartite. Cerchiamo di capire il perché. Cominciamo da lui, Lorenzo Bini Smaghi (Lbs, per semplificarci la vita). Economista di ottimi studi (Master alla Southern California PhD a Chicago) fu eletto a 48 anni,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda della presenza di due italiani nel <em>board </em><strong>Bce </strong>ha assunto contorni oramai ridicoli, se non grotteschi. E le responsabilità sono ripartite. Cerchiamo di capire il perché.</p><p>Cominciamo da lui, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Bini_Smaghi" target="_blank">Lorenzo Bini Smaghi</a></span></strong> (Lbs, per semplificarci la vita). Economista di ottimi studi (Master alla Southern California PhD a Chicago) fu eletto a 48 anni, nel 2005,  nel board della Banca Centrale Europea, su proposta dell’allora ministro dell’Economia Siniscalco. All’epoca, aveva una buona carriera da economista impegnato nelle istituzioni, ma non proveniva da incarichi di particolare ‘rango’: era il direttore per le relazioni internazionali del ministero dell&#8217;Economia e aveva avuto una esperienza molto qualificata al Fmi, ma di ‘rango’ molto inferiore a quello del <em>board </em>Bce, al quale moltissimi altri economisti italiani potevano aspirare.</p><p>Sul piano istituzionale, Lbs aveva ricoperto incarichi di rilievo superiore a quello delle sue pubblicazioni scientifiche (secondo quanto rivela il database Econlit). Contributi scientifici certamente rispettabili, ma – data l’età di Lbs – alquanto contenuti e non certamente comparabili con il livello medio di quelle di molti altri macro-economisti italiani, suoi coetanei, di analogo ‘rango’, ma meno vicini al ministro di allora. Insomma, all’epoca, lavorando presso il Ministero, fu <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2005/gennaio/25/Bce_per_board_Francoforte_Siniscalco_co_9_050125090.shtml" target="_blank">suggerito dall’allora ministro</a></span></strong>. Certo, la nomina fu europea, perché così recita lo statuto Bce, ma la sua partenza, all’epoca, aveva una buona dose di ‘dipendenza’ politica dietro, soprattutto considerato, come detto, il ‘rango’ di Lbs.</p><p>Insisto un po’ sul termine ‘rango’ (che credo di non aver mai usato nella mia vita), perché, come tutti ormai sanno, pare che Lbs si sia rifiutato di lasciare il proprio posto nel <em>board</em>, dopo la nomina di un altro italiano alla guida della Bce, in quanto ‘secondo statuto’, lui è indipendente e deve finire il mandato in piena autonomia. A meno che non gli si trovi una nomina di <strong>‘pari rango’</strong>. Eccolo qui, dunque, il ‘rango’.</p><p>L’ossessione per il rango non deve però stupire e va in qualche modo compresa. Infatti, da quello che ci racconta <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Bini_Smaghi" target="_blank">Wikipedia</a></span>, pare che il 6 aprile 1977 il padre abbia ottenuto da Umberto II di Savoia la convalida del titolo di <strong>conte</strong>. Sono soddisfazioni. Cose che contano. Ora, se uno cresce in una famiglia che negli anni duemila fa ancora <em>application</em> per aver un titolo nobiliare, si può anche capire che possa perdere lucidità di fronte a una questione di ‘rango’, anche se ha passato del tempo tra la la California e Chicago. <em>Noblesse oblige</em>.</p><p>Pare che il premier, per ripristinare l’unicità della presenza italiana nel board e assicurare così una presenza francese nella staffetta Trichet-Draghi, gli abbia offerto &#8211; con una certa disinvoltura, dato che la nomina spetta congiuntamente ai presidenti di Camera e Senato, ma tant’è &#8211; la <strong>Presidenza dell’Antitrust</strong>, per legge riservata (almeno fino a tempi recenti) a <em>“persone di notoria indipendenza che abbiano ricoperto incarichi istituzionali di grande responsabilità e rilievo”</em>.</p><p>Apriti cielo! Sarebbe come dare del conte a un marchese. E’ una questione di rango. Pare che Lbs non ne abbia voluto sapere. E poco importa se governo e opposizioni in Italia e mezzi governi d’Europa gli chiedano un gesto di responsabilità. Lui non molla. La spiegazione che fornisce Lbs è però affascinante. Lui non molla per difendere <strong>l’indipendenza del suo mandato</strong>. Lui non è stato – formalmente – nominato dal Governo e quindi se cedesse a una richiesta del Governo, sarebbe come ammettere la sua dipendenza (in questo caso dal Governo italiano). Avrebbe detto che, da statuto, lui può dimettersi solo per un incarico di pari rango. Evvai con questo rango!</p><p>In realtà lo statuto dice una cosa diversa. Dice che nessun membro può seguire le indicazioni degli Stati membri, è vero, ma si intende – evidentemente – nell’ambito delle decisioni riguardanti le politiche della Banca, mica in relazione alla propria permanenza nel <em>board</em>. <strong>Può dimettersi in qualunque momento </strong>ove non ritenesse opportuna la sua presenza in Bce. E se non è questo il caso… Qualche mese fa, il suo collega tedesco si è dimesso e non ha chiesto nessun incarico, né ha parlato di rango.</p><p>Ciò è peraltro chiaro dal secondo capoverso che recita che le istituzioni europee e i governi nazionali devono rispettare questo principio, impegnandosi a non influenzare le decisioni della Bce. Della Bce appunto. In altri termini, l’indipendenza è riferita all’azione nel <em><strong>board</strong></em>, non alle decisioni personali dei suoi membri in relazione alla loro permanenza.</p><p>Dopo di che è vero che nessuno può ‘costringere’ alla dimissioni Lbs, ma ciò vale anche per i nostri ministri, i quali, per essere sfiduciati, hanno bisogno di un voto parlamentare. Pare che Lbs sia ricorso a un parere dell’ufficio giuridico della Bce. Ma dove abbia trovato questa ‘legge’ del pari rango resta un mistero. Perché, probabilmente, <strong>non esiste</strong>.</p><p>In un certo senso, Bini e Smaghi sono in questo due facce dell’Euro e del sistema istituzionale e politico che lo sorregge. Un sistema che dichiara l’autonomia dell’Europa dai <strong>governi nazionali</strong>, ma che poi da questi è governato e nominato.</p><p>La mattina il <strong>Dr. Bini</strong> si richiama allo statuto Bce per difendere l’indipendenza della Banca, la sera<strong> Mr. Smaghi</strong> contratta con il premier e rifiuta ranghi inferiori. Certo, anche il premier ha gestito male la cosa, ma per una volta le sue omissioni sono a buon rendere. In Italia, ci sono personaggi che fanno i commissari e i presidenti per carriera. Quasi a vita. Lbs non sfugge, purtroppo per lui e per noi, a questa tradizione.</p><p>E allora, come ha scritto il mio amico Massimo D’Antoni su Facebook: cercasi incarico di pari prestigio per Bini Smaghi. O magari due, di rango inferiore, uno per Bini e uno per Smaghi.</p><p>Ma io spero ancora che <strong>l’Antitrust </strong>si salvi. In fondo, forse, il nostro vorrebbe solo diventare Duca. E nessuno lo ha ancora capito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/dr-bini-e-mr-smaghi-due-facce-dello-stesso-euro/167385/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>29</slash:comments> </item> <item><title>Se il rischio politico fa rating</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/se-il-rischio-politico-fa-rating/158645/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/se-il-rischio-politico-fa-rating/158645/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Sep 2011 08:41:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[declassamento]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[maggioranza]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[rating]]></category> <category><![CDATA[rischio]]></category> <category><![CDATA[Standard & Poor's]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=158645</guid> <description><![CDATA[Si tratta di un taglio ‘leggero’ (da “A+/A-1+” si passa a “A/A-1”) che il Tesoro dichiara essere atteso e già anticipato dalla comunità economica. E’ il taglio rating di Standard &#38; Poor&#8217;s che avviene nello stesso giorno in cui l’altra socieà di rating, Moody’s, avverte della tensione tra manovra finanziaria e sostenibilità degli enti locali...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta di un taglio ‘leggero’ (da “A+/A-1+” si passa a “A/A-1”) che il Tesoro dichiara essere atteso e già anticipato dalla comunità economica. E’ il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/debito-sp-declassa-il-rating-dellitalia-da-a-ad-a/158520/" target="_blank">taglio rating di Standard &amp; Poor&#8217;s</a></span></strong> che avviene nello stesso giorno in cui l’altra socieà di rating, Moody’s, avverte della tensione tra manovra finanziaria e sostenibilità degli enti locali (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/rating-e-federalismo-se-i-conti-non-tornano/155443/" target="_blank">sui quali, a loro volta, viene misurato il rating</a></span>).</p><p>Misurare la sostenibilità del debito di un Paese in termini di <strong>“rischio politico”</strong> è una delle più recenti novità di S&amp;P. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/ma-chi-fa-il-rating-a-chi-fa-il-rating/150498/" target="_blank">Lo ha fatto qualche mese fa con gli <strong>Usa</strong></a></span>, facendo infuriare l’amministrazione Obama, per due ragioni: 1) la valuazione di un rischio politico contiene elementi di forte soggettività; 2) il downgrade del rating può finire per ‘autorealizzare’ lo scenario peggiore previsto. Non vi è dubbio che dopo il downgrading S&amp;P negli Usa, il rischio politico dovuto alla contrapposizione tra repubblicani e democratici nella Camera e al Senato è aumentato.</p><p>Il problema è che il rischio politico rende poco credibili manovre tempestive ed efficaci. Paesi con forte contrapposizione politica e deboli maggioranze vedono diminuire la propria credibilità e ciò ha ripercussioni sul rating. <strong>Adesso tocca all’Italia</strong>, che perde un gradino nel rating. Sebbene ci sia un governo con una maggioranza numericamente solida (alla Camera e ancor più al Senato), S&amp;P vede un crescente ‘rischio politico’ e una conseguente ‘ scarsa credibilità’ nell’azione di governo.</p><p>Personalmente – l’ho già scritto qui – non amo le valutazioni basate prevalentemente sui rischi politici e non mi piace un sistema economico in cui le agenzie di rating contano più dei governi. Ma il fatto che oggi si individui un rischio politico per l’Italia, dove non ci sono problemi di maggioranze nelle camere come invece avviene negli Usa, è segno di un <strong>cortocircuito grave interno alla maggioranza</strong>. Non solo perché essa ha prodotto cinque manovre in pochi mesi, ma anche in ragione del fatto che il principale alleato di governo è tornato a chiedere – tra ampolle e pernacchie – addirittura la <strong>secessione</strong>. Se il rischio politico del governo non viene dalla contrapposizione con le opposizioni ma persino dal governo stesso, la credibilità della sua azione ne viene ancor più danneggiata. Che si creda o meno alle agenzie di rating, è questa oggi la debolezza finanziaria più grande del governo: la sua azione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/se-il-rischio-politico-fa-rating/158645/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> <item><title>Diritto di replica: la versione di Giovanardi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/16/diritto-di-replica-la-versione-di-giovanardi/157644/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/16/diritto-di-replica-la-versione-di-giovanardi/157644/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Sep 2011 08:40:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[adozioni]]></category> <category><![CDATA[Carlo Giovanardi]]></category> <category><![CDATA[cittadinanza]]></category> <category><![CDATA[extracomunitario]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=157644</guid> <description><![CDATA[Ricevo e volentieri pubblico qui di seguito la risposta del senatore Carlo Giovanardi a un mio recente post. Scrive Giovanardi: Se il Prof. Antonio Nicita avesse avuto l’occasione di ascoltare tutta la mia intervista a Radio Radicale e non solo la parte finale, non si sarebbe avventurato in argomentazioni che nulla hanno a che fare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo e volentieri pubblico qui di seguito la risposta del senatore Carlo Giovanardi a un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/litalia-non-somiglia-a-giovanardi/156086/" target="_blank">mio recente post</a></span>.</p><p>Scrive Giovanardi:</p><p><em>Se il Prof. Antonio Nicita avesse avuto l’occasione di ascoltare tutta la mia intervista a Radio Radicale e non solo la parte finale, non si sarebbe avventurato in argomentazioni che nulla hanno a che fare con la realtà.</em></p><p><em>Di orfanotrofi infatti ne ho visitati nel Burkina Faso, in Cambogia, in Russia come Presidente della commissione delle adozioni internazionali che si vanta di aver lavorato per fare del’Italia un Paese che adotta all’estero più di 4000 bambini all’anno, seconda nel mondo solo agli Stati Uniti che però hanno 280 milioni di abitanti.</em></p><p><em>Bambini e famiglie che abbiamo riuniti in bellissimi incontri conviviali dove i governanti dei loro paesi hanno potuto toccare con mano le cure amorevoli che ricevono nel Paese di accoglienza.</em></p><p><em>Detto questo è evidente a tutti e lo ripeto che una vera politica di integrazione di questi bambini e più in generale degli extracomunitari sarà possibile soltanto se nel frattempo non scompariranno gli italiani e il patrimonio di cultura, civiltà, radici cristiane, di rispetto e difesa dei principi costituzionali, solidarietà, rispetto per le donne, che ci contraddistinguono.</em></p><p><em>Se Nicita è indifferente all&#8217;idea di un&#8217;Italia dove gli italiani saranno in pochi decenni una minoranza della popolazione, sottovaluta evidentemente il fatto che se gli altri, come auspico dovranno diventare uguali a noi, questo sarà possibile soltanto se non commetteremo i tragici errori di paesi dove i contrasti etnici e razziali hanno provocato lo stravolgimento della convivenza civile.</em></p><p><em>Sen. Carlo Giovanardi</em></p><p>Ringrazio innanzitutto per l’attenzione il senatore Carlo Giovanardi e per la voglia che ha dimostrato di volersi confrontare su questi temi.</p><p>Ho scritto di aver ascoltato solo la parte finale del suo discorso (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ySNai211KJ4" target="_blank">potete farlo anche voi qui</a></span>), ma la contrapposizione tra ‘extra-comunitari’ e ‘veri italiani’, viene ribadita dal senatore, con toni diversi, anche nella sua replica.</p><p>Continuare ad usare il termine ‘extra-comunitari’ è a mio parere offensivo della dignità delle persone migranti. Non lo dico (solo) io. Lo ha detto, qualche giorno fa, il procuratore della Repubblica di Savona Francantonio Granero, il quale ha chiesto a tutti i dipendenti degli uffici di polizia giudiziaria e alle forze dell’ordine <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/09/07/news/stranieri_la_svolta_del_giudice_non_chiamateli_pi_extracomunitari-21326703/" target="_blank">di non utilizzare più il termine &#8216;extracomunitario</a>&#8216;</span>. Infatti, secondo il procuratore, quel termine ha assunto un’accezione negativa. Nei propri rapporti la polizia dovrà utilizzare altri termini, come &#8216;cittadino straniero&#8217; o &#8216;persona migrante&#8217;. Cittadino o persona sono termini che &#8216;ci assomigliano&#8217; e che servono a non classificare automaticamente le persone sulla base del paese nel quale sono nati o del colore della pelle. Extra-comunitario era una volta un termine riferito alla Comunità europea, ma ha finito per rappresentare qualcuno che sarà sempre ‘fuori’ dalla ‘nostra’ comunità. Un confine insuperabile tra “noi” e “quelli”. Già, nel 2005 la Suprema Corte (sentenza 20.05.2005 n° 19378), ha condannato l’uso del termine “marocchino”, in quanto “l’appellativo indicante la provenienza di un soggetto in senso dispregiativo e con tono di scherno, denota un intento di discriminazione razziale e dunque integra gli estremi della fattispecie delittuosa prevista dall’articolo 594 c.p.”. A mio avviso vale lo stesso per il termine ‘extra-comunitario’, oggi automaticamente affibiato a chi ha la pelle scura.</p><p>Una vera integrazione civile e culturale non può mai essere a senso unico. Io credo che in un paese civile nessuno “debba diventare uguale a qualcun altro”. Le culture crescono e cambiano, facendo convivere identità e diversità in un comune sentire. Quello che siamo oggi, nel 150° dell’unità d’Italia, è il risultato non di un’immobile tradizione culturale, ma di passati e continui processi di mutamento e di contaminazione. L’Italia è sempre stata questo. Possiamo ‘solo’ assomigliarci in una nuova, arricchita italianità, dove tutti siamo diversi, ma uniti da un sentire culturale e civile comune. Credo sia meglio guardare agli Usa e persino alla Francia. L’uguaglianza non consiste nell’assimilazione unidirezionale, ma nel comune rispetto della diversità, nella comune cittadinanza.</p><p>Se non ci abituiamo a considerare come ‘persona’ e ‘cittadino’ chi è nato in altri paesi, non possiamo nemmeno promettere a bambini nati altrove e adottati in Italia un futuro senza sospetti, senza pregiudizi, senza distanze, senza insidie. Per questo oggi, in Italia, io genitore di bimbi afro-italiani mi sono trovato costretto &#8211; nel mio piccolo blog &#8211; a difendere la mia famiglia italiana non da ciò che è diverso da noi, ma da ciò che pretenda da noi l’essergli uguale. Io amo pensare che il futuro dell’’italianità’ sia fatto di diversità e di cittadinanza. Insieme. Perché solo così quell’italianità non scomparirà. Solo così essa avrà un futuro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/16/diritto-di-replica-la-versione-di-giovanardi/157644/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>38</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;italia non somiglia a Giovanardi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/litalia-non-somiglia-a-giovanardi/156086/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/litalia-non-somiglia-a-giovanardi/156086/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Sep 2011 10:36:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[adozioni]]></category> <category><![CDATA[Carlo Giovanardi]]></category> <category><![CDATA[Famiglia]]></category> <category><![CDATA[Kinshasa]]></category> <category><![CDATA[orfanotrofi]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=156086</guid> <description><![CDATA[L’altro ieri, mi sono imbattuto, su Radio Radicale, in un pezzo conclusivo di Giovanardi alla festa di Mirabello. Carlo Giovanardi è sottosegretario con delega alle Politiche della Famiglia e presidente della Commissione per le adozioni internazionali.  Il dibattito era alla fine e il sottosegretario concludeva più o meno cosi: tra qualche anno succederà il disastro, gli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’altro ieri, mi sono imbattuto, su Radio Radicale, in un pezzo conclusivo di Giovanardi alla festa di Mirabello. <strong>Carlo Giovanardi</strong> è sottosegretario con delega alle Politiche della Famiglia e presidente della Commissione per le adozioni internazionali.  Il dibattito era alla fine e il sottosegretario concludeva più o meno cosi: <em>tra qualche anno succederà il disastro, gli immigrati saranno la maggioranza a Milano e gli italiani in minoranza. E bisogna affrettarsi per prevenirlo, sennò succede come a Londra. E per far questo occorre una politica di incentivi alla natalità, degli italiani. </em>Inutile ricordargli quanto PIL producano gli immigrati. Non lo sa, non gli interessa, non lo capisce.</p><p>Ora, pensare che al crescere degli immigrati, ci saranno meno italiani equivale a credere che gli immigrati e i loro figli, persino quelli nati in Italia, non potranno mai essere considerati italiani. In realtà l&#8217;immigrazione, nel tempo, <strong>crea nuova cittadinanza</strong>. Le famiglie di immigrati di oggi saranno i cittadini di domani. I nuovi Italiani. A meno che non si pensi che non possono esserci italiani dalla pelle scura. Ma allora è questo il punto: dietro queste stupide parole si cela solo un bieco e triste <strong>razzismo</strong>. Ancor più grave, perché camuffato da un moderatismo pseudo-cattolico che pensa di difendere la famiglia alimentando la paura.</p><p>Vorrei dire al Giovanardi cattolico che ho conosciuto una Chiesa diversa da quella cui lui pensa di appartenere. A <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kinshasa" target="_blank">Kinshasa</a></span> ho conosciuto i preti africani che raccolgono i bimbi dalla strada, che si prendono cura di orfanotrofi affollati e si disperano per la cieca burocrazia del processo di adozione, governata da chi non ha <strong>mai messo piede </strong>o dormito in quegli orfanotrofi. Preti giovanissimi che vestono i bambini e li portano a scuola. Kinshasa è una gigantesca pattumiera, ma l’umanità e la dignità di coloro che lì resistono e che sperano, che amano e che crescono, la rende una città piena di futuro. Un futuro che le nostre metropoli trafficate sembrano aver perduto nell&#8217;indifferenza, nell&#8217;odio, nella paura dell&#8217;altro. Quello stesso &#8216;impazzito&#8217;  desiderio di futuro che spinge ad avventurarsi per lunghi viaggi, per mare, senza saper nuotare, senza rotta, stipati tra le onde. A morire in quel blu profondo, <strong>a qualche metro dall’estate</strong>, dalle vacanze, dai tuffi, dalle vele.</p><p>Vorrei dire al Giovanardi presidente della Commissione per le adozioni internazionali, del mio orgoglio per i miei figli afro-italiani, nati a Kinshasa ma cittadini italiani. E per la mia famiglia italiana. Se uno come lui dovesse incontrare i miei figli per le vie di Milano forse penserebbe di essere circondato dal terribile nero che avanza. Di essere in minoranza. Di essere accerchiato. Ma forse, anzi sicuramente, Giovanardi <strong>è già in minoranza</strong>. Tra qualche anno, quando nessuno si ricorderà più di lui, i miei figli viaggeranno sorridenti in un paese che non ne indovinerà la nazionalità dal colore della pelle. E sarà un paese pieno di italiani. E di futuro. Italiani diversi che si assomiglieranno tra loro. Come io somiglio ai miei figli. E loro a me. Perché si assomiglia <strong>ciò che sa riconoscersi e rispettarsi</strong>. Ciò che sa appartenersi, scambiarsi, confondersi. Ciò che sa amarsi.</p><p>No, l’Italia che verrà non somiglierà a Giovanardi. Sarà bellissima. Sarà italiana.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/litalia-non-somiglia-a-giovanardi/156086/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>113</slash:comments> </item> <item><title>Rating e federalismo, se i conti non tornano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/rating-e-federalismo-se-i-conti-non-tornano/155443/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/rating-e-federalismo-se-i-conti-non-tornano/155443/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Sep 2011 17:46:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[declassamento]]></category> <category><![CDATA[enti locali]]></category> <category><![CDATA[federalismo]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[Moody’s]]></category> <category><![CDATA[rating]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155443</guid> <description><![CDATA[L’agenzia Moody’s potrebbe declassare l’Italia. Abbiamo già detto quali siano i limiti di questi rating, specie quando basano i loro giudizi su analisi discrezionali in merito al “rischio politico”, come avvenuto di recente per il declassamento Usa da parte di S&#38;P. La manovra finanziaria in corso di approvazione (&#8220;quale&#8221; lo sapremo solo alla fine) potrebbe in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’agenzia Moody’s potrebbe <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/moodys-italia-sotto-osservazione-per-un-possibile-declassamento/155416" target="_blank">declassare l’Italia</a></strong></span>. Abbiamo già detto quali siano i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/ma-chi-fa-il-rating-a-chi-fa-il-rating/150498/" target="_blank">limiti di questi rating</a></span>, specie quando basano i loro giudizi su analisi discrezionali in merito al “rischio politico”, come avvenuto di recente per il declassamento Usa da parte di S&amp;P.</p><p>La <strong>manovra </strong>finanziaria in corso di approvazione (&#8220;quale&#8221; lo sapremo solo alla fine) potrebbe in teoria evitare il peggio se giudicata credibile dai mercati (vero che i mercati spesso sbagliano, ma purtroppo finiscono per avere sempre ragione).<span style="text-decoration: underline;"> </span>Una parte di questa credibilità si gioca sui tagli alla spesa e una parte di questi tagli riguarda, pesantemente, i trasferimenti agli enti locali e l’incremento dei costi di alcune imprese a controllo pubblico, attraverso la Robin Tax.</p><p>Ora, il problema che abbiamo di fronte è che, nel compiere la sua valutazione, Moody’s non guarda solo al livello nazionale, ma anche allo stato di salute di<strong> enti e istituzioni, nazionali e locali</strong>.<span style="text-decoration: underline;"> </span>Dal mese di giugno, infatti, Moody&#8217;s ha messo sotto osservazione, per un possibile downgrade, il rating di Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna. Le regioni &#8220;osservate&#8221; sono Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Sicilia, Toscana Umbria e Veneto; le Province sono: le autonome Trento e Bolzano, Arezzo, Bologna, Firenze, Genova, Milano e Torino; i comuni Bologna, Milano, Siena e Venezia.</p><p>Di qui un dilemma: se la credibilità della manovra finanziaria &#8220;a livello nazionale&#8221; si gioca tutta sui tagli agli enti locali e su un incremento prospettico dei costi per le imprese pubbliche, la conseguenza paradossale è che proprio la ricerca della credibilità a livello nazionale finirebbe per indebolire quella degli altri enti controllati da Moody’s. Si prospetta dunque un complesso <strong>gioco tra rating e federalismo</strong>. Gli enti locali per mantenere a loro volta credibilità dovranno varare delle proprie &#8220;finanziarie&#8221;, accelerando e amplificando gli effetti restrittivi della manovra nazionale. Il rischio è che, nel complesso, questa manovra sia  giudicata ancora più debole proprio per le conseguenze generate nell’immediato sulla capacità finanziaria degli enti locali.</p><p>Questo dilemma ripropone la necessità che le manovre finanziarie non siano solo &#8220;tagli&#8221; alla rinfusa, ma strumenti di un<strong> piano pluriennale strategico</strong>.</p><p>Nei prossimi giorni sapremo tutto. Ma i <em>rumor </em>che aleggiano non promettono niente di buono.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/rating-e-federalismo-se-i-conti-non-tornano/155443/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>18</slash:comments> </item> <item><title>Liberalizzazioni o privatizzazioni?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/02/liberalizzazioni-o-privatizzazioni/154885/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/02/liberalizzazioni-o-privatizzazioni/154885/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:12:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[autorità]]></category> <category><![CDATA[concorrenza]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category> <category><![CDATA[monopoli di stato]]></category> <category><![CDATA[privatizzazioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=154885</guid> <description><![CDATA[Il completamento delle liberalizzazioni nelle industrie a rete e dei servizi pubblici locali costituisce, in Italia, un mistero. Da anni infatti esso fa parte dei programmi elettorali di governo ed opposizione ma, per qualche ragione oscura, resta al palo e torna di tanto in tanto, come un mantra mediatico, negli annunci del governo. Perché? Le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il completamento delle <strong>liberalizzazioni </strong>nelle industrie a rete e dei servizi pubblici locali costituisce, in Italia, un mistero. Da anni infatti esso fa parte dei programmi elettorali di governo ed opposizione ma, per qualche ragione oscura, resta al palo e torna di tanto in tanto, come un mantra mediatico, negli annunci del governo. Perché?</p><p>Le liberalizzazioni hanno a che fare con tutte quelle misure che servono a ridurre le barriere all’entrata in mercati tipicamente caratterizzati da <strong>monopolio pubblico</strong>. E’ questo il caso delle comunicazioni elettroniche, dei trasporti (specie ferroviario e aereo), dell’energia (reti elettriche e gas) e delle <em>utilities</em> in genere, dei servizi postali. Una volta costruite le reti, le liberalizzazioni agiscono a valle, permettendo a concorrenti dell’impresa pubblica di competere alle stesse condizioni, accedendo, appunto, alla rete. La <strong>concorrenza </strong>dovrebbe spingere il soggetto dominante – che può ben restare a proprietà pubblica &#8211; a migliorare i prezzi e la propria efficienza e nella qualità incrementano il benessere del cittadino-consumatore.</p><p>Questo paradigma funziona bene quando il mercato è comunque sottoposto al <strong>controllo di autorità indipendenti</strong> e, a mio parere, funziona ancora meglio quando l’ex-monopolista è verticalmente &#8220;disintegrato&#8221;, con società pienamente indipendenti che agiscono rispettivamente solo a monte (rete) e solo a valle (vendita dei servizi). Il vantaggio delle liberalizzazioni è che esse avvengono in tempi rapidi e non necessitano di risorse pubbliche aggiuntive (ad eccetto di quelle necessarie a gestire il controllo del mercato, risorse spesso pagate dalle imprese controllate).</p><p>Nella misurazione dell’Ocse (2009), l’Italia è oggi ai massimi livelli nelle tlc e nell’energia, sebbene restino alcuni importanti progressi da compiere nel gas. Siamo invece indietro in alcuni servizi ferroviari, nelle poste e nei servizi pubblici locali. In passato, secondo l’Ocse, le liberalizzazioni hanno <strong>alimentato la crescita e migliorato il benessere</strong> dei consumatori. Perché allora non proseguiamo in questa strada, apparentemente lastricata di buoni auspici bipartisan?</p><p>Forse la risposta si chiama <strong>privatizzazione</strong>, ovvero il processo di passaggio, totale o parziale, della proprietà pubblica delle imprese dominanti nelle mani dei privati. Sembra che le privatizzazioni funzionino meglio – sotto il mero profilo della cassa dello Stato – quando la liberalizzazione è incompleta. Ma non è detto che ciò sia un bene per la società nel suo complesso.</p><p>In una recente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.econ-pol.unisi.it/dipartimento/it/node/1305" target="_blank">indagine</a></span>, abbiamo dimostrato che, in un campione rappresentativo di sei industrie a rete in 30 paesi Ocse, <strong>i governi di centrodestra tendono a privatizzare</strong>, mentre quelli di centrosinistra tendono a liberalizzare. Se anche in Italia vale la stessa dinamica, ciò significa che l’arresto del processo di liberalizzazione si spiega proprio con la prospettiva di avviare prima le privatizzazioni.</p><p>Il problema è, tuttavia, che quando le privatizzazioni precedono le liberalizzazioni, anziché succedere ad esse, il rischio di <strong>compromettere la concorrenza</strong> in futuro e i benefici che ne derivano – come spesso ha ripetuto, tra gli altri, Stiglitz – è molto elevato.</p><p>Nel dibattito odierno si parla &#8211; confusamente &#8211; sia di liberalizzazioni che di privatizzazioni. Credo sia un errore. Bisogna fare attenzione, perché il timing è importante. Per i settori ancora indietro &#8211; ferrovie e poste – <strong>conviene prima liberalizzare</strong>, anche con la creazione di una nuova autorità indipendente o estendendo i poteri delle attuali, e poi pensare, in un orizzonte più lungo, a un programma di parziali dismissioni (lasciando il controllo pubblico a settori strategici).</p><p>Il rischio è altrimenti <strong>svendere i &#8220;gioielli di famiglia&#8221;</strong> e peggiorare, al contempo, il benessere dei consumatori.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/02/liberalizzazioni-o-privatizzazioni/154885/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>42</slash:comments> </item> <item><title>Ma chi fa il rating a chi fa il rating?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/ma-chi-fa-il-rating-a-chi-fa-il-rating/150498/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/ma-chi-fa-il-rating-a-chi-fa-il-rating/150498/#comments</comments> <pubDate>Mon, 08 Aug 2011 16:48:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[emittenti]]></category> <category><![CDATA[Federico Parmeggiani]]></category> <category><![CDATA[Fitch]]></category> <category><![CDATA[Lehman]]></category> <category><![CDATA[Moody’s]]></category> <category><![CDATA[rating triggers]]></category> <category><![CDATA[Standard & Poor's]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150498</guid> <description><![CDATA[E’ la domanda che molti si fanno da alcuni anni a questa parte e che dopo il declassamento degli Usa da parte di Standard &#38; Poor’s torna prepotente. Assieme a Moody’s e Fitch, S&#38;P è una delle tre agenzie di rating che valutano l’affidabilità finnziaria di un soggetto emittente di titoli, sia esso un ente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ la domanda che molti si fanno da alcuni anni a questa parte e che dopo il declassamento degli Usa da parte di <strong><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.standardandpoors.com/" target="_blank">Standard &amp; Poor’s</a></span></em> </strong>torna prepotente. Assieme a <strong><em>Moody’s </em></strong>e <strong><em>Fitch</em></strong>, S&amp;P è una delle tre agenzie di <em>rating</em> che valutano l’<strong>affidabilità finnziaria di un soggetto emittente di titoli</strong>, sia esso un ente privato<strong> </strong>o uno Stato<strong> </strong>(<em>sovereign rating</em>). Come ha ben spiegato in una recente ricerca Federico Parmeggiani, le agenzie di <em>rating </em>hanno subito una strana evoluzione: nate come<strong> </strong>agenzie di stampa specializzata per fornire informazioni agli investitori hanno finito per avere come clienti proprio i soggetti emittenti.</p><p>Il ‘problema’ è che, nel corso del tempo, la valutazione di queste agenzie ha finito per avere un <strong>ruolo ‘regolamentare’</strong>, subordinando il proprio <em>rating </em>all’adozione di determinate scelte o politiche. Hanno assunto un ruolo<strong> </strong>talmente pervasivo<strong> </strong>che molti<strong> </strong>contratti finanziari prevedono i cosiddetti<strong> <em>rating triggers</em></strong>, clausole che attribuiscono agli obbligazionisti determinati diritti nel caso in cui il titolo il loro possesso subisca un <em>downgrading </em>da parte di una o di tutte e tre le agenzie di <em>rating</em>. La valutazione delle agenzie finisce così per avere immediati effetti a cascata<strong>,</strong> anche a seguito del solo effetto annuncio.</p><p><strong>Ma quanto fondati sono questi giudizi?</strong> Le metodologie impiegate sono molto sofisticate e gli indicatori molteplici. Per anni le agenzie hanno svolto un ruolo molto importante nel garantire la stabilità<strong> </strong>dei mercati finanziari. Tutti ricordiamo tuttavia il caso <strong>Lehman</strong>, tra gli altri: la mattina<strong> </strong>del <em>default</em>, le agenzie attribuivano <em>A-</em> a un titolo che era già carta straccia. Da allora, la <strong>reputazione delle agenzie </strong>ha subito seri colpi e ha dato il via a talune, timide, riforme negli Stati Uniti e in Europa, con Basilea II.</p><p>L’impressione è che, per sopravvivere alla crisi di reputazione, queste agenzie oggi siano<strong> più aggressive</strong>: in fondo, si potrebbe dire, meglio &#8211; per i creditori &#8211;  essere accusati di ‘pessimismo’ che di ‘ottimismo’ nella valutazione di un titolo di debito. Ma è poi davvero così? Come si fa a stabilire se un <em>rating </em>era davvero giusto o sbagliato? Il rating finisce infatti per ‘auto-realizzare’ la propria previsione, specie se questa è al ribasso.</p><p>Il caso di questi giorni è esemplare:<strong> S&amp;P riconosce di aver sbagliato</strong>, e di parecchio, la valutazione delle spese discrezionali dei prossimi anni. Ma dopo averle corrette, ha mantenuto il <em>downgrading</em> e l’<em>outlook</em> negativo. Lo ha fatto per salvare la faccia o in ossequio ad una rigorosa metodologia? Non lo sapremo mai. Il sospetto resta anche in ragione della sorprendente motivazione offerta ds S&amp;P: resterebbe intatto il ‘rischio politico’ negli Usa. Rischio politico? E come si calcola?<strong> </strong>E soprattutto esso è riferito al Presidente<strong> </strong>o al comportamento ostruzionistico dei <em>Republicans</em>?<strong> </strong>Oggi i democratici dicono che S&amp;P ha colpito l’irresponsabilità di una destra alla deriva del<em> Tea Party</em>. Questi ultimi dicono che è stato sconfessato il responsabile del tesoro <strong>Tim Geithner</strong>. Insomma, il <em>downgrading</em> di S&amp;P, basato su un sedicente ‘rischio politico’, quel rischio lo ha aumentato nel giro di poche ore.</p><p>Ma possono<strong> </strong>le agende dei governi essere decise da un oligopolio di tre ‘indipendenti’ agenzie di <em>rating</em>? Quanta reputazione sono disposte a distruggere le <em>rating agencies </em>per tutelare la propria? Le agenzie si difendono con grande semplicità: le loro sono solo opinioni…</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/08/ma-chi-fa-il-rating-a-chi-fa-il-rating/150498/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>75</slash:comments> </item> <item><title>Aspettative razionali, governi folli?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/aspettative-razionali-governi-folli/150104/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/aspettative-razionali-governi-folli/150104/#comments</comments> <pubDate>Fri, 05 Aug 2011 17:41:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[consob]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[depressione]]></category> <category><![CDATA[politica economica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150104</guid> <description><![CDATA[Con questi chiari di luna sui mercati, i post sui blog invecchiano molto presto. Sembra di stare nel film “il governo più pazzo del mondo”, con il segnale ‘no panic’, ‘no panic’, ‘ok, panic’. Per carità, sappiamo tutti che gli attacchi speculativi e gli andamenti borsistici seguono spesso andamenti erratici e contingenti. Io, personalmente, di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con questi chiari di luna sui mercati, i<strong> </strong>post sui blog<strong> invecchiano molto presto</strong>. Sembra di stare nel film “<em>il governo più pazzo del mondo</em>”, con il segnale ‘no panic’, ‘no panic’, ‘<strong>ok, panic</strong>’.</p><p>Per carità, sappiamo tutti che gli attacchi speculativi e gli andamenti borsistici seguono spesso andamenti erratici e contingenti. Io, personalmente, di finanza pura ci ho sempre capito poco, perché studio altri fenomeni, microeconomici. Ma due o tre cose che credo di intuire riguardano le correlazioni recenti tra determinati eventi finanziari e le <strong>decisioni politiche del governo</strong>.</p><p>Ora, premesso che un paese che si faccia dettare l’agenda politica ‘univocamente’ dal ‘mercato’ sarebbe un paese a sovranità limitata, non vi è tuttavia dubbio che assistiamo da parecchie settimane a una certa sistematica relazione tra ‘uscite’ del governo italiano e reazione (avversa) dei mercati. Si tratta di giochi pericolosi, spesso di <em>bluff</em>, con aspettative sbagliate che tuttavia si autorealizzano.</p><p>In questo contesto, non conta solo l’intensità degli interventi di politica economica, ma anche la chiarezza e, soprattutto, la credibilità del governo.</p><p>Personalmente credo che la <strong>Consob</strong> abbia fatto bene a minacciare un qualche intervento per sterilizzare gli attacchi speculativi sulle <strong>‘vendite allo scoperto’</strong>, che altro non sono che scommesse circa la capacità dello stato di onorare il suo debito. Tuttavia la misura adottata è stata debolissima (mero obbligo di comunicazione) e ha dato al mercato un segnale di debolezza: siamo preoccupati, non fateci del male!</p><p>Dopo l’ultima plenaria in parlamento, che avrebbe dovuto rassicurare mercati e cittadini, abbiamo superato, come <em>spread </em>con i titoli tedeschi, persino la Spagna e, sinceramente, i fondamentali del nostro paese non lo meriterebbero. Ad oggi.</p><p>Come molti hanno osservato, la reazione stessa del governo è stata tardiva e terrorizzata, priva di strategia e incerta nei numeri e nei tempi (ai mercati, di un pareggio di bilancio al 2014 importa poco). Il dato peggiore non viene dai mercati tuttavia, ma dall’<strong>Istat</strong>. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/listat-pil-tendenziale-allo-08-per-cento/150023/" target="_blank">Ad oggi cresciamo meno dell’1% annuo</a></span>. La nostra vera malattia sta tutta lì. E’ la limitatissima crescita a rendere le nostre misure poco credibili.</p><p>Non le misure di contenimento del debito. Se cresciamo poco, le stangate servono solo a tenere botta, ma non producono vie per uscire da quella che si prospetta una <strong>stagione di depressione per l’Italia</strong>. Se crescessimo di più, potremmo parlare più credibilmente di capacità di gestire il debito e di ridurlo. Se ci limitamo alle stangate e ai tagli ‘stock’, recuperiamo equilibrio finanziario di breve periodo (in parte bruciato dalla crescita dall’andamento delle vendite allo scoperto sui ns titoli di stato) ma perdiamo credibilità nella prospettiva di una crescita economica durevole.</p><p>Serve una forte discontinuità. Lo hanno detto in Italia, gli economisti <strong>Boeri</strong> e <strong>Boldrin</strong>, tra gli altri. Ma lo hanno detto anche <strong>Draghi</strong> e <strong>Trichet</strong>. Il capo del governo ha ribadito a un parlamento già vacanziero di reputarsi razionale nelle proprie decisioni mentre sarebbero le aspettative del mercato ad essere folli. Ci auguriamo abbia ragione, perché se fosse il contrario, si annuncerebbero tempi duri e tristi. Intanto, ahimé, i mercati non solo non credono al Governo, ma nemmeno alle imprese del Premier<em>,</em> cui lo stesso ha fatto riferimento ieri, invitando gli investitori a sceglierle.</p><p>Dal 14 dicembre scorso, le quotazioni delle imprese del premier mostrano un costante segno meno. Sarà che gli investitori sono irrazionali e non capiscono nulla di politica, ma sembrerebbe abbiano già bocciato il premier, nel governo e nel mercato. Certamente gli investitori non sono Responsabili. <strong>Non sembrano scommettere su questo governo</strong>. Se fosse davvero cosi, saremmo nella curiosa situazione nella quale non servirebbe più, come spesso declamato, la governabilità per combattere la crisi e la sfiducia dei mercati, ma il suo contrario. Le elezioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/aspettative-razionali-governi-folli/150104/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Un Coffee Party per Obama?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/un-coffee-party-per-obama/149212/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/un-coffee-party-per-obama/149212/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:56:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Nicita</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Clinton]]></category> <category><![CDATA[Coffee Party]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[debito]]></category> <category><![CDATA[default]]></category> <category><![CDATA[detassazione]]></category> <category><![CDATA[Krugman]]></category> <category><![CDATA[redistribuzione]]></category> <category><![CDATA[riforma sanitaria]]></category> <category><![CDATA[spesa pubblica]]></category> <category><![CDATA[Stati Uniti]]></category> <category><![CDATA[Stiglitz]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=149212</guid> <description><![CDATA[Si è appena conclusa la telenovela dell’ ‘allargamento’ del debito pubblico Usa. Come molti commentatori economici avevano osservato, la lettura politica e giornalistica del fatto è stata allarmistica. Non è mai stato in gioco il ‘default’ economico degli Stati Uniti (bastava guardare l’andamento dei tassi e la quotazione dei titoli del debito Usa per valutare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si è appena conclusa la <em>telenovela</em> dell’ ‘<strong>allargamento</strong>’ del <strong>debito pubblico Usa</strong>. Come molti commentatori economici avevano osservato, la lettura politica e giornalistica del fatto è stata allarmistica. Non è mai stato in gioco il ‘<em>default</em>’ economico degli<strong> Stati Uniti </strong>(bastava guardare l’andamento dei tassi e la quotazione dei titoli del debito Usa per valutare l’affidabilità finanziaria degli  Stati Uniti). Più banalmente, si trattava di autorizzare, per via parlamentare, lo sfondamento ‘temporaneo’ del debito.</p><p>Non è la prima volta che accade, non sarà nemmeno l’ultima. E’accaduto con <strong>Clinton</strong>, in anni nei quali l’elevata crescita ha reso socialmente più accettabile per il cittadino statunitense lo sfondamento del tetto al debito. E’ accaduto con Bush Jr., sotto l’egida delle spese militari contro il male assoluto globalizzato. Ciò che ha valore peri mercati non è tanto il merito dell’accordo politico tra repubblicani e democratici, ma l’accordo stesso. I creditori degli Usa sono rassicurati dal fatto che  la tutela dela stabilità finanziaria, negli Usa, è un tema bipartisan.</p><p>Il punto vero è che il compromesso raggiunto (si allo sforamento del debito, ma niente tasse e tagli proporzionali alla spesa pubblica) segna un passo indietro, pur pragmaticamente orientato al sano realismo, nella <em>obamanomics</em>. Il cavallo di battaglia di Obama, al grido ‘<strong>change</strong>!’ si basava su due pilastri: <strong>redistribuzione</strong> e <strong>crescita</strong>. Anzi, seguendo <strong>Krugman</strong>, si potrebbe dire, redistribuzione e, quindi, crescita. L’aspetto più qualificante era dato, in campagna elettorale, dal generare una maggiore crescita da una minore diseguaglianza. Di qui un mutamento inclusivo del <em>welfare</em>, specie attraverso la <strong>riforma sanitaria</strong> proposta da Obama, avrebbe dovuto porre le basi per il rilancio dell’economia Usa.</p><p>I <em>Tea Party</em> &#8211; movimento di una nuova <strong>destra populista-chic</strong>, prevalentemente bianca e <em>middle class</em>, di <em>Desperate housewives</em> che odiano le tasse quanto la polvere e che pensano che tutto ciò che sia ‘pubblico’ sia come un parassita da eliminare dal futuro altrimenti radioso dei propri figli – hanno fiutato il pericolo del cambiamento epocale promesso da Obama. Sono l’America più fortunata, più semplice, più bacchettona anche. Non hanno avuto bisogno dello Stato in passato e non ne avranno in futuro. Ciò che sta fuori dal proprio giardino è, appunto, fuori, altrove, non li riguarda. Hanno rivitalizzato, con il <strong>populismo dell’aspirapolvere</strong>, una destra in crisi di argomenti e, forse, di ragione (non viene forse l’America da un doppio mandato di Bush Jr?). Questa nuova destra armata di tacchi e centri commerciali ha indebolito Obama. Lo ha costretto a fare lo statista oggi, per poterlo sconfiggere domani.</p><p>I Tea Party rispolverano vecchi cliché reaganiani dimostratisi falsi. Come la <strong>relazione tra detassazione</strong> (ai ricchi) e <strong>crescita economica</strong>. Certo, per un paese come il nostro, porre il tema della <strong>spesa pubblica </strong>inefficiente e dell’elevata pressione fiscale è ragionevole. Ma che senso ha farlo proprio nel paese dove il <em>welfare</em> pubblico e la tassazione sono al loro minimo storico? La domanda che oggi pervade la politica Usa è che cosa farà Obama prima delle prossime elezioni. Vorrà riscrivere l’agenda della <em>Obamanomics</em> in salsa moderata? O tenterà di forzare la mano per politiche redistributive?</p><p>Nel frattempo, ci vorrebbe un grande <strong>Coffee Party</strong> a sostenere Obama. <a href="www.coffeepartyusa.com" target="_blank">Ce ne sono già negli Stati Uniti</a> e persino<a href="http://www.coffeeparty.it" target="_blank"> in Italia</a>. Ma non sono riusciti a dare ad Obama quel sostegno popolare che echeggiava all’indomani della sua vittoria. Difendere Obama oggi significa anche mostrare che il <strong>populismo anti-stato </strong>è nemico della crescita. Perché, come hanno dimostrato <strong>Stiglitz</strong> e <strong>Krugman</strong>, ciò che ha alimentato negli Usa la disegualianza ha finito per eroderne la crescita. Ed e’ davvero un paradosso osservare che dopo otto anni di amministrazione Bush, lo sconfitto di oggi sia il partito del presidente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/un-coffee-party-per-obama/149212/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>44</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1729/1961 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 02:53:47 -->
