<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Antonio Massari</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/amassari/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Attentato Brindisi, le indagini cambiano strada. Tramonta l&#8217;ipotesi &#8220;pazzo isolato&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/attentato-brindisi-indagini-cambiano-strada-tramonta-lipotesi-pazzo-isolato/242638/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/attentato-brindisi-indagini-cambiano-strada-tramonta-lipotesi-pazzo-isolato/242638/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 May 2012 13:46:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Adinolfi]]></category> <category><![CDATA[anarcoinsurrezionalisti]]></category> <category><![CDATA[attentato Brindisi]]></category> <category><![CDATA[bomba]]></category> <category><![CDATA[fai]]></category> <category><![CDATA[killer]]></category> <category><![CDATA[Melissa Bassi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=242638</guid> <description><![CDATA[Il killer è stato ripreso dalle videocamere anche alle 7.15 di sabato 19 maggio. Mezz’ora prima dell’esplosione che ha ucciso Melissa Bassi e ferito le sue amiche. Le videocamere di sicurezza, posizionate sul chiosco dinanzi alla scuola, lo ritraggono mentre passa per ben due volte. Ha lo sguardo rivolto verso il cassonetto blu che, di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il killer è stato ripreso dalle videocamere anche alle 7.15 di sabato 19 maggio. Mezz’ora prima dell’<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/brindisi-ordigno-esplode-scuola-cinque-studenti-feriti-gravi/234446/" target="_blank">esplosione che ha ucciso <strong>Melissa Bassi</strong> e ferito le sue amiche</a>. Le videocamere di sicurezza, posizionate sul chiosco dinanzi alla scuola, lo ritraggono mentre passa per ben due volte. Ha lo sguardo rivolto verso il cassonetto blu che, di lì a poco, è pronto a esplodere. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/strage-brindisi-video-diventa-boomerang-indagini-affiorano-nuovi-sospetti/238825/" target="_blank">A otto giorni dall’attentato, però, gli investigatori sono sempre più convinti: non era solo</a>. A organizzare l’<strong>attentato</strong> sono stati almeno in due, come dimostrerebbero<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/militare-interrogato-nella-notte-testimone-avrebbe-visto-preparativi/235353/" target="_blank"> i fotogrammi del <strong>video</strong> nelle mani degli investigatori</a>. È il primo segnale di una <strong>svolta delle indagini</strong>. Una svolta che per si basa sull’analisi degli elementi in mano a investigatori e inquirenti che, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/tante-piste-ancora-nessun-colpevoletante-piste-ancora-nessun-colpevole/237693/" target="_blank">dall’iniziale pista di un <strong>gesto “isolato”</strong>, iniziano a propendere verso una vera organizzazione</a>. Nessuno pronuncia le parole <strong>“mafia”</strong> e<strong> “terrorismo”</strong> ma<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/indaga-sulla-matrice-mafiosa/234570/" target="_blank"> il clima, tra gli investigatori, sembra davvero mutare verso questa direzione</a>. Il movente di un “folle” è un conto, compatibile con il <strong>gesto isolato</strong> o la<strong> vendetta</strong>. Il movente che lega due o più persone, invece, diventa più articolato e complesso. Non solo. A otto giorni dall’attentato, le probabilità che si tratti di un criminale del posto, sono sempre di meno: qualcuno l’avrebbe riconosciuto dalla foto pubblicata, in questa settimana, da giornali, tv e Internet.</p><p>NESSUNA segnalazione di rilievo, invece, pare sia giunta agli investigatori. L’ipotesi più probabile – allo stato delle indagini – è quindi che, ad azionare l’ordigno e organizzare l’attentato, siano state due persone arrivate da fuori e, almeno per ora, svanite nel nulla. Un’ipotesi che lascia sgomenti. Lo <strong>Sco</strong> della polizia e il <strong>Ros</strong> dei carabinieri, in queste ore, si stanno concentrando sulla dinamica dell’attentato. E sui possibili spostamenti degli attentatori nella notte tra il 18 e il 19 maggio, fino alla fuga, a partire dalle 7.45, l’ora dell’esplosione. L’incrocio che da viale Aldo Moro porta alla<strong> scuola Morvillo Falcone</strong> è uno dei pochi – forse l’unico della zona – non è munito di <strong>videocamere sui semafori</strong>.</p><p>Secondo i primi calcoli l’ordigno peserebbe intorno ai <strong>cento chili</strong>. Sembra impossibile che un solo uomo abbia potuto collocarlo dinanzi alla scuola indisturbato e, soprattutto , senza dare nell’occhio. Per l’operazione è stato necessario l’intervento di un complice, che abbia agito da “palo”, indicando il momento giusto per scaricare e lasciare il cassonetto blu, vicino al castello, senza essere visto da nessuno. L’ipotesi viene rafforzata dalle immagini del killer, riprese alle 7.15, quindi mezz’ora prima dell’esplosione: ha lo sguardo fisso, per lunghi secondi, rivolto verso il cancello della scuola. Quindi verso il <strong>bidone con l’esplosivo</strong>: sta coprendo le spalle al complice? È una delle possibilità. Infine, come abbiamo già scritto nei giorni scorsi, anche la “bomba” lascia propendere per una certa professionalità dei killer: l’innesco volumetrico, l’uso di esplosivo misto al gas, la filettatura sulle bombole del gpl, non sono opera di una persona che s’improvvisa. E quindi, le ipotesi terroristica di matrice politica, o mafiosa, da ieri per la prima volta si affacciano con più credibilità nelle ipotesi al vaglio degli inquirenti. Il capo della polizia, <strong>Antonio Manganelli</strong>, durante il 160esimo anniversario dell’istituzione, ieri ha dichiarato: “Non ho elementi per dire o escludere che si tratti di un atto di terrorismo. Sono un investigatore del passato e preferisco ragionare sulle persone e sulle cose. Avere una foto dell’autore della strage è un bel successo investigativo. Ora bisogna saperlo concretizzare”. Ma, ha aggiunto, “la <strong>gestione mediatica</strong> ha lasciato molto a desiderare. Anticipare le indagini sui giornali passo dopo passo non fa bene”. E gli investigatori, sotto la guida del pm brindisino <strong>Milto De Nozza</strong> e di<strong> Cataldo Motta</strong>, procuratore della Dda di Lecce, stanno provando a valorizzare ogni singolo dettaglio.</p><p>MANGANELLI da Roma avverte anche che il <strong>pericolo terrorismo</strong> è alto, riferendosi però all’episodio genovese: il ferimento di <strong>Roberto Adinolfi</strong>, ad dell’Ansaldo Nucleare, avvenuto il 7 maggio e rivendicato dalla <strong>Federazione anarchica informale</strong>: “La minaccia anarco-insurrezionalista è da non sottovalutare. È il vero terrorismo che può offendere il Paese”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 26 maggio 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/attentato-brindisi-indagini-cambiano-strada-tramonta-lipotesi-pazzo-isolato/242638/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Attentato Brindisi, un mese fa minacce alla scuola. Preside smentisce</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/brindisi-dopo-cinque-giorni-zero-colpevoli-minacce-alla-scuola-prima-dellattentato/240013/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/brindisi-dopo-cinque-giorni-zero-colpevoli-minacce-alla-scuola-prima-dellattentato/240013/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 May 2012 07:36:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[attentato Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Istituto Morvillo Falcone]]></category> <category><![CDATA[Melissa Bassi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=240013</guid> <description><![CDATA[Si continua a cercare un collegamento tra l’attentato e la scuola. È questa la principale pista d’indagine. Un forte risentimento verso gli insegnanti o verso l’amministrazione. Gli investigatori del Ros dei carabinieri e dello Sco della Polizia si stanno concentrando su episodio avvenuto a fine aprile, un alterco a scuola, che vede coinvolto personale dell’istituto,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si continua a cercare un collegamento tra l’attentato e la scuola. È questa la principale pista d’indagine. Un forte risentimento verso gli insegnanti o verso l’amministrazione. Gli investigatori del Ros dei carabinieri e dello Sco della Polizia si stanno concentrando su episodio avvenuto a fine aprile, un alterco a scuola, che vede coinvolto personale dell’istituto, finito con un <strong>“ve la farò pagare”</strong> tra l’androne e le scale. Un episodio che emerge dall’indagine, ma non dai verbali e dalle testimonianze, segno che qualcuno, nella scuola, non sta dicendo la verità fino in fondo.</p><p>Non la pensa così il preside dell&#8217;istituto <strong>Angelo Rampino</strong>, che oggi ha smentito categoricamente la circostanza. &#8220;Non si tratta assolutamente di una vendetta nei confronti della scuola&#8221; ha detto ai giornalisti il dirigente scolastico, secondo cui &#8220;non ci sono state persone nei giorni e nelle settimane precedenti l&#8217;attentato che hanno fatto minacce all&#8217;interno della scuola. Ho fatto il punto con genitori, <strong>collaboratori</strong> e docenti della scuola e posso assicurare &#8211; ha spiegato il preside &#8211; che non è successo assolutamente niente. Ho chiesto a tutti i collaboratori se ci sia stato qualche episodio particolare e tutti hanno detto di no, assolutamente no&#8221;. Angelo Rampino, poi, ha fornito anche altri particolari. Tra cui uno che potrebbe significare molto per comprendere l&#8217;attività investigativa. &#8221;Ci sono altre immagini, riprese da altre telecamere nel quartiere, dell&#8217;uomo che sabato mattina alle 7.45, ha fatto esplodere un ordigno davanti alla scuola, provocando la morte di <strong>Melissa Bassi</strong> e il ferimento di altre cinque studentesse&#8221; ha detto il preside. Che poi ha aggiunto anche altri dettagli. La persona che si vede nell&#8217;atto di spingere il tasto di un telecomando nei pressi del chiosco di fronte alla scuola, è stato ripreso &#8220;anche prima dell&#8217;esplosione &#8211; ha detto <strong>Rampino</strong> &#8211; e circolava nel quartiere&#8221;. Le immagini sono state fatte vedere al preside dagli investigatori e si riferiscono &#8211; presumibilmente &#8211; a riprese fatte dalla telecamere dopo le cinque del mattino.</p><p>Il quinto giorno dopo l’esplosione segna il quinto round vinto dall’assassino di <strong>Melissa Bassi</strong>: è ancora libero. Con i suoi complici. Se ve ne sono. Si continua a sospettare di una persona che, in queste ore viene monitorata 24 ore su 24, gli investigatori stanno valutando in anticipo l’ipotesi che abbia un alibi, pare che non abbia agito da solo e vive nel territorio brindisino. Si segue anche un filone mesagnese legato alla sacra corona unita: un boss della <strong>Sacra corona unita</strong> (Scu) sparò al padre di una delle ragazze sul pullman, in seguito a un litigio avvenuto in carcere. Le videocamere del chiosco, quelle che hanno registrato l’immagine del killer mentre preme il telecomando, riservano ulteriori speranze: hanno memorizzato filmati per quattro o cinque giorni prima l’esplosione.</p><p>Se il killer ha effettuato un sopralluogo, passando dietro il chiosco che l’ha protetto dallo scoppio, la sua presenza è stata quindi registrata. Gli investigatori – che hanno praticamente acquisito le registrazioni di tutte le videocamere sparse per la città – stanno riguardando i filmati. Li osservano in tempo reale: ogni ora di registrazione equivale a un’ora di sguardi sui monitor. Cinque giorni, quindi, sono necessari soltanto per controllare i filmati del chiosco, ai quali bisogna aggiungere tutti gli altri. Infine, non è certo che l’esplosivo sia gas. I testimoni giunti dinanzi alla <strong>scuola Morvillo Falcone</strong>, la mattina di sabato, subito dopo l’esplosione, non ricordano d’aver sentito odore di gpl. Qualcuno dice d’aver riconosciuto l’odore della polvere pirica o dell’ammonio. Ma come dice uno degli investigatori: a 96 ore dall’esplosione, adesso, inizia il momento dell’analisi. L’analisi dei risultati ottenuti dalla polizia scientifica, per esempio, che ha repertato tutti i detriti e li sta analizzando. E anche l’analisi delle ferite che, insieme con gli altri elementi, consentirà di capire qual è il vero tipo di esplosivo utilizzato. Ma non sono le uniche analisi che, a cinque giorni dalla tragedia, è necessario svolgere. Chi ha ucciso Melissa, e ferito le sue sei compagne, è ancora libero. E qualche domanda è necessario farsela.</p><p><strong>In quanti hanno organizzato e portato a termine l’attentato? </strong>Per il momento non è chiaro neanche questo. La tesi dell’uomo solo, tra gli investigatori, continua a essere presa in considerazione: non è quindi esclusa. Siamo quindi al punto di partenza.</p><p><strong>Perché la scuola Morvillo-Falcone?</strong> Anche in questo caso, dopo cinque giorni, la domanda iniziale resta senza risposta: la tesi principale è che l’attentato sia legato all’istituto, al di là del suo simbolico nome, ma non si può ancora escludere che, al contrario, qualcuno ha voluto colpire puntando al simbolo, a pochi giorni dal ventennale della strage di Capaci e a 24 ore dal passaggio della carovana antimafia.</p><p><strong>Qual è la matrice dell’attentato?</strong> Continua a tenere banco – nonostante il fascicolo sia passato dalla procura ordinaria a quella antimafia – l’idea che si tratti del gesto di una o due persone, scollegate dalla criminalità organizzata, nel senso che non sarebbero affiliati alla mafia locale. L’ipotesi che ci sia una strategia mafiosa, di livello locale, o legata alle altre mafie, stenta ancora a decollare. Troppa sproporzione tra l’entità dell’attentato e gli interessi della Sacra Corona Unita. Metodologia – nell’esplosivo e nell’obiettivo – non rituale per la criminalità del brindisino. Stesso discorso per l’attentato terroristico di matrice politica: niente, finora, sembra convincere gli inquirenti ad avvalorare questa ipotesi.</p><p><strong>Intendevano colpire le ragazzine? </strong>Sembra escluso che si volesse colpire una studentessa in particolare. Il tipo di ordigno è finalizzato a colpire nel mucchio, al passaggio della prima persona, attivando l’innesco volumetrico. Nessuno sente di escludere, però, che si volesse colpire proprio alcune ragazze di Mesagne.</p><p>Nel frattempo, peggiorano le condizioni di <strong>Veronica</strong>, 16 anni, la più grave delle studentesse ferite nell&#8217;esplosione. La ragazza è stata trasferita alle 10 nell&#8217;unità di terapia intensiva &#8216;Grandi Ustioni&#8217; dell&#8217;Azienda Ospedaliera di Pisa &#8220;per il prosieguo &#8211; è scritto in una nota del direttore del Reparto di Rianimazione dell&#8217;ospedale Vito Fazzi di Lecce <strong>Raffaele Caione</strong> &#8211; del trattamento intensivo della patologia traumatica da ustioni e toracico-polmonare. La stabilità delle condizioni cliniche &#8211; continua il comunicato &#8211; ha permesso il trasferimento presso tale centro. La prognosi rimane tuttora riservata&#8221;. In lento miglioramento, invece, le condizioni delle altre ragazze ferite.</p><p><em><strong>da Il Fatto Quotidiano del 24 maggio 2012</strong></em></p><p><em><strong>aggiornato da Redazione Web alle 14.57 del 24 maggio 2012</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/brindisi-dopo-cinque-giorni-zero-colpevoli-minacce-alla-scuola-prima-dellattentato/240013/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bombe a Brindisi, l&#8217;indiziato interrogato e rilasciato. Lui: &#8220;Non ero in Puglia&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/bombe-brindisi-lindiziato-interrogato-rilasciato-puglia/236328/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/bombe-brindisi-lindiziato-interrogato-rilasciato-puglia/236328/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 10:13:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[albania]]></category> <category><![CDATA[attentato]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Montenegro]]></category> <category><![CDATA[Morvillo-Falcone]]></category> <category><![CDATA[niccoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=236328</guid> <description><![CDATA[Il primo sospettato dell&#8217;attentato all&#8217;istituto Morvillo-Falcone di Brindisi ha un nome. E un volto. Si chiama Raffaele Niccoli, è un ex ufficiale dell&#8217;aeronautica, ha 63 anni e ha un alibi di ferro: non si trovava a Brindisi quando sono esplose le bombe. Lo ha ripetuto agli inquirenti che sabato scorso lo hanno rintracciato nella sua...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il primo sospettato dell&#8217;attentato all&#8217;istituto Morvillo-Falcone di Brindisi ha un nome. E un volto. Si chiama <strong>Raffaele Niccoli</strong>, è un ex ufficiale dell&#8217;aeronautica, ha 63 anni e ha un alibi di ferro: non si trovava a Brindisi quando sono esplose le bombe. Lo ha ripetuto agli inquirenti che sabato scorso lo hanno rintracciato nella sua abitazione e l&#8217;hanno interrogato in questura, prima di lasciarlo andare stamattina senza nessun provvedimento restrittivo a suo carico. Lui, il diretto interessato, al <em>fattoquotidiano.it</em> ha ripetuto quanto detto agli investigatori: &#8220;Non ero a Brindisi, sono arrivato dopo l&#8217;attentato alla <strong>Morvillo-Falcone</strong>&#8220;.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1648311731001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1648311731001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Vito è un suo amico, il primo ad aver incontrato il sospettato il giorno dell&#8217;esplosione: &#8220;Era all&#8217;incirca mezzogiorno, mi sembrava normalmente preoccupato per quanto accaduto, non posso credere che abbia niente a che fare con questa tragedia&#8221;. Separato da parecchi anni, con tre figli di cui una minorenne, sul campanello della sua abitazione c&#8217;è scritto &#8220;Niccoli &#8211; articolo 13&#8243;, il nome di un&#8217;associazione. E proprio a causa di un&#8217;associazione culturale, che aveva scambi con Albania e <strong>Montenegro</strong>, negli anni Novanta fu coincolto in un&#8217;indagine giudiziaria. Interrogato più volte da sabato a oggi. Sarebbe in grado di trasportare tre bombole da 15 kg? &#8220;Assolutamente no &#8211; ha spiegato Vito &#8211; , ha avuto problemi di cuore, è fisicamente debole, l&#8217;ho dovuto aiutare per trasportare su in casa un frigorifero di appena 30 kg. In questi giorni l&#8217;ho visto tranquillo&#8221;.</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/bombe-brindisi-lindiziato-interrogato-rilasciato-puglia/236328/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bombe a Brindisi, fonti investigative al Fatto: &#8220;Non è Claudio S. il killer&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/strage-brindisi-primo-indagato-militare-pensione/236193/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/strage-brindisi-primo-indagato-militare-pensione/236193/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 May 2012 06:18:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[bomba]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[Digos]]></category> <category><![CDATA[militare]]></category> <category><![CDATA[niccoli]]></category> <category><![CDATA[Puglia]]></category> <category><![CDATA[strage]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=236193</guid> <description><![CDATA[Non è lui. La fonte è attendibile e al Fatto ha raccontato una verità diversa da quella emersa in giornata: il killer della scuola Morvillo-Falcone non è Claudio S. E su questo, sempre a sentire l&#8217;inquirente in questione, non ci sarebbero più dubbi, tanto che in serata è stato rilasciato. E&#8217; l&#8217;ennesimo colpo di scena...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è lui. La fonte è attendibile e al Fatto ha raccontato una verità diversa da quella emersa in giornata: il killer della scuola Morvillo-Falcone non è <strong>Claudio S.</strong> E su questo, sempre a sentire l&#8217;inquirente in questione, non ci sarebbero più dubbi, tanto che in serata è stato rilasciato. E&#8217; l&#8217;ennesimo colpo di scena di una giornata che nel primo pomeriggio sembrava aver riservato una svolta non di poco conto. <strong>Claudio S.</strong>, infatti, era stato portato in questura: per gli inquirenti era l&#8217;uomo che rispondeva all&#8217;identikit della persona immortalata nelle immagini delle telecamere a circuito chiuso. Per questo motivo, nei suoi confronti sono stati effettuati &#8220;controlli di routine per verificare l&#8217;alibi in seguito a una delle segnalazioni che stanno arrivando e che necessitano di verifica&#8221;.</p><p>Il procuratore della dda di Lecce<strong> Cataldo Motta</strong>, però, aveva spento sul nascere ogni entusiamo: &#8220;Non ci sono novità, non è stato adottato nessun provvedimento nei confronti di alcuno e non abbiamo trovato nessun sospetto&#8221; aveva detto. Circostanza per certi versi confermata anche da fonti qualificate della Procura, secondo cui &#8220;nei confronti dell&#8217;uomo rintracciato dagli inquirenti, e del fratello che è stato portato in questura, non ci sono allo stato elementi che possano ricondurre i due all&#8217;attentato alla scuola <strong>Morvillo-Falcone</strong> di Brindisi&#8221;. Le verifiche sui due, è il ragionamento degli inquirenti, fanno parte di una serie di controlli di routine scattati anche su altri soggetti fin dalle prime ore successive all&#8217;attentato. Fatto sta che i fratelli S. hanno risposto alle domande dei magistrati, al pari di altre persone che secondo i pm possono offrire particolari interessanti su quanto avvenuto sabato scorso. Nel tardo pomeriggio, poi, Marcello S., il fratello che per primo era stato prelevato dall&#8217;abitazione di piazza <strong>Tiepolo</strong>, era uscito dalla questura sdraiato sul sedile posteriore di un&#8217;auto della polizia. Tensione e rabbia tra la folla presente fuori dall&#8217;ingresso dell&#8217;edificio: l&#8217;auto della polizia è stata presa a pugni da alcuni studenti presenti. La vettura si è allontanata a gran velocità. Evidentemente i ragazzi ritenevano che la persona nell&#8217;auto è coinvolta nell&#8217;attentato.</p><p>&#8220;Non ci sono arrestati, non ci sono fermati, non ci sono indagati in questo momento e non ce ne saranno nelle prossime ore. &#8216;Non c&#8217;è nessuna svolta né ci sarà nelle prossime ore. La situazione è fluida, lavoriamo su vari fronti&#8221;. Parola del Capo di Gabinetto della Questura di Brindisi, <strong>Anna Palmisano</strong>, ai giornalisti che da ore presidiano l&#8217;ingresso della Questura di via Perrino dopo l&#8217;assalto di alcuni giovani brindisini ad un&#8217;auto &#8216;civetta&#8217; uscita dall&#8217;edificio e nella quale pensavano potesse trasportare una delle persone coinvolte nella <strong>strage</strong>. &#8221;Fateci lavorare &#8211; ha proseguito la dottoressa Palmisano &#8211; vi preghiamo di farci lavorare, perché si sta creando un tipo di tensione e perché non deve più accadere quello che è accaduto pochi minuti fa&#8221;.</p><p>A ora di pranzo, invece, <strong>Marcello S. </strong>(fratello di Claudio), è stato portato in questura, ma non è mai stato sottoposto a fermo. Marcello S., insieme al fratello sospettato, abita a in via Paolo Uccello, nei pressi di piazza <strong>Tiepolo</strong>, nel cuore del quartiere Sant&#8217;Elia di Brindisi (a 200 metri dalla scuola Morvillo-Falcone), da stamattina al centro delle perquisizioni delle forze dell&#8217;ordine. <strong>Claudio S. </strong>è un esperto di informatica, titolare di un&#8217;azienda di riparazioni hardware nonché tecnico tv. E&#8217; già sposato, ha meno di cinquant&#8217;anni e vive alla sua compagna (una donna dell&#8217;Est Europa) e alla figlia piccola avuta con quest&#8217;ultima. Ha anche un altro figlio avuto dalla ex moglie. A quanto pare, inoltre,<strong> Claudio S.</strong> sarebbe mancato da casa per un paio di giorni, anche se per alcuni in realtà era sparito stamattina dopo essersi riconosciuto nella foto pubblicata su tutti i <strong>giornali</strong>. Tutti particolari non confermati dagli investigatori.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1648589046001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1648589046001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Gli inquirenti erano convinti che a tradirlo sarebbe stato un problema fisico alla mano destra e il fatto di essere claudicante: il particolare era emerso dalle immagini immortalate dalle telecamere a circuito chiuso che oggi sono sulle pagine di tutti i giornali. Alle domande del <em><strong>Fatto</strong></em>, i vicini di casa di Claudio S. avevano confermato che era scomparso da venerdì e, dopo aver visto i fotogrammi del video, avevano ammesso che poteva essere lui l&#8217;uomo immortalato vicino al chiosco. Descritto come una persona molto schiva e con la grande passione per l&#8217;elettronica, per ore è stata caccia all&#8217;uomo per incastrarlo. &#8220;Se fosse davvero lui &#8211; hanno detto i vicini &#8211; è meglio che non torna qui a Sant&#8217;Elia&#8221;.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1648512676001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1648512676001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>La chiave, dunque, è l&#8217;ormai famoso video. Un volto sfocato, un uomo di mezza età, vestito dignitosamente, circa 50 anni. Altro? Un problema alla mano destra: s&#8217;intuisce che la muove a fatica. Da questo dato di fatto l&#8217;accelerazione alle indagini e l&#8217;ipotesi di un complice. In mattinata, invece, si era sparsa la notizia che ci fosse un<strong> indagato</strong>. Un piccolo passo avanti, dunque, frutto del lavoro degli investigatori che nella notte tra domenica e lunedì hanno effettuato centinaia di perquisizioni. Dieci i sospetti. Su due di loro si concentra l&#8217;attenzione. </p><p><span style="color: #c4161c;"><em><strong>LA SMENTITA: &#8220;NESSUN INDAGATO&#8221;</strong></em></span><br />La <strong>Procura</strong> però ha smentito: nessun indagato e questo dato di fatto è stato confermato anche dal ministro della Giustizia Severino nella conferenza stampa che ha seguito il vertice in prefettura a Brindisi: &#8220;E&#8217; ufficiale non c&#8217;è nessun indagato&#8221; ha detto il Guardasigilli, che poi ha rispedito al mittente le presunte frizioni tra dda di Lecce e Procura di Brindisi. &#8220;Oggi sono tutti attorno a un tavolo, a fare un lavoro insieme&#8221; ha detto. Il lavoro delle forze dell&#8217;ordine intanto va avanti, uno dei sospettati avrebbe un negozio di rivendita di bombole di gas e gli inquirenti tendono a pensare che possa essere il fiancheggiatore della veramente dell&#8217;attentato. Ma anche in merito a questo la Severino ha gettato acqua sul fuoco: &#8220;Rimangono ancora sullo sfondo <strong>moventi</strong> e possibili concorrenti nel reato, che oggettivamente non è poco. Dobbiamo ancora attendere perché tutti questi elementi vadano in un unica direzione&#8221;. Sul filmato diffuso, invece, il ministro ha detto di apprezzare &#8220;il senso di responsabilità della stampa che non ha pubblicato le immagini del volto&#8221; del presunto attentatore, sottolineando &#8220;il senso di grande maturità&#8221; della stampa e, allo stesso tempo, &#8220;la riprovazione per la rivelazione dei segreti di indagine&#8221;. Sulla vicenda della pubblicazione delle immagini contenute nel video, tuttavia, la Procura di <strong>Brindisi</strong> ha aperto un&#8217;inchiesta.</p><p><span style="color: #c4161c;"><em><strong>INCHIESTA PASSA A LECCE: L&#8217;ACCUSA STRAGE CON AGGRAVANTE DI FINALITA&#8217; DI TERRORISMO</strong></em></span><br />Nel frattempo, però, l&#8217;inchiesta sull&#8217;attentato sarà coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Lo ha riferito il procuratore nazionale antimafia, <strong>Pietro Grasso</strong>, parlando con i giornalisti in Prefettura a Brindisi. Il reato ipotizzato non è più quello di strage: ora si parla di strage con aggravante di finalità di terrorismo; alla Dda leccese sarà aggregato il pm di Brindisi <strong>Milto De Nozza</strong>. &#8221;Tolta l&#8217;ipotesi del fine personale nei confronti delle vittime &#8211; ha spiegato Grasso &#8211; non c&#8217;è dubbio che qualsiasi altra ipotesi ha un effetto di terrorismo sia che venga fatto da un singolo isolato, sia da un pazzo, sia da un&#8217;organizzazione eversiva, dalla mafia o dalla <strong>Sacra Corona Unita</strong>. In ogni caso &#8211; ha concluso &#8211; l&#8217;effetto è terroristico, intimidatorio e questo produce la competenza della Procura distrettuale Antimafia o di quella competente per atti di terrorismo&#8221;. L&#8217;art. 270 sexies del codice penale considera &#8220;con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un <strong>Paese</strong> o ad un&#8217;organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un&#8217;organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un&#8217;organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l&#8217;<strong>Italia</strong>&#8220;.</p><p>Certo, se le immagini del filmato coincidessero con il supersospetto, sarebbe solo questione di ore per arrivare al killer. Nelle scorse ore, era emerso il nome di un&#8217;altro sospettato, <strong>Raffaele Niccoli</strong>, 63 anni ed è un ex ufficiale dell&#8217;aeronautica. E&#8217; stato interrogato dagli inquirenti, che l&#8217;hanno rilasciato stamattina senza alcun provvedimento nei suoi confronti. Gli stessi pm, inoltre, hanno smentito quanto scritto dai giornali oggi: non c&#8217;è nessun iscritto nel registro degli indagati. <a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/brindisi-parla-militare-interrogato-dagli-inquirenti/197836/" target="_blank">Lui, Raffaele Nicoli, ha un alibi e lo ha ripetuto al cronista del Fatto: &#8220;Non conosco l&#8217;uomo del video e io non ero a Brindisi quando sono scoppiate le bombe&#8221;.</a> </p><p><span style="color: #c4161c;"><em><strong>LE INDAGINI</strong></em></span><br />L&#8217;accelerazione delle indagini, comunque, è avvenuta grazie a quelle immagini immortalate dalla telecamere <strong>anti-racket</strong> di un chiosco di bibite. Queste, sfocata e poco chiare, rimandano la sagoma di un uomo di mezza età. Lui, sulla scena del delitto, si muove con apparente tranquillità. Sembra sapere quello che deve fare. Il filmato dura poco. <strong>Cinque minuti</strong>: dalle 7 e 40 al minuto dell&#8217;esplosione. Gli investigatori, giunti sulla scena del crimine, hanno ricostruito quasi subito l&#8217;innesco: detonatore volumetrico, azionato con telecomando. Da qui l&#8217;identikit del killer: un ex militare, un perito o comunque qualcuno che ha buone conoscenze di <strong>elettronica</strong>. </p><p>Tutto questo introduce la persona indagata che c&#8217;è, ma in pochi, ora, hanno voglia di parlarne. Forse per scaramanzia. Si tratta, sostengono sempre fonti locali, di un altro <strong>militare brindisino</strong> da tempo in pensione e con qualche problema psicologico. Nel suo passato l&#8217;appartenenza a un corpo d&#8217;elite. Diverse le missioni all&#8217;estero. Un profilo che potrebbe coincidere con quello dello stragista definito &#8220;un lupo solitario in guerra con il mondo&#8221; . L&#8217;uomo è stato prelevato dalla Digos durante la notte. Gli investigatori sono arrivati nella sua abitazione con una convinzione in tasca: l&#8217;ex militare sembra coincidere con l&#8217;uomo immortalato dalle telecamere. Di più: anche lui ha buone conoscenze elettroniche.<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/bombe-brindisi-foto-presunto-attentatore-sito-stampa/236032/"> Non solo sembra avere una corporature e un&#8217;età del tutto coincidenti con la foto-sequenza resa nota ieri.</a> Ma non si tratterebbe di <strong>Raffaele Niccoli</strong>, interrogato per tre ore prima di essere rilasciato.</p><p>L&#8217;altro sospettato, invece, è stato ascoltato fino alle sette del mattino di domenica. Interrogatorio segretato. Nulla si sa. Emergono, invece, particolari dalla perquisizione nella sua casa. Qui la <strong>Digos</strong> ha trovato materiale definito &#8220;interessante&#8221;. Come alcuni opuscoli per fabbricare ordigni in maniera artigianale. Insomma, tramontata la pista mafiosa, con i capi della <strong>Sacra Corona Unita</strong> che addirittura si mettono a disposizione per catturare il killer, resta in campo solamente lo scenario del pazzo isolato. Il cui volto già s&#8217;intravede, ma il cui movente resta nascosto, probabilmente intrappolato in una psiche distorta.</p><p><span style="color: #c4161c;"><em><strong>GRASSO E MOTTA: &#8220;LA PUBBLICAZIONE DEL VIDEO PUO&#8217; DANNEGGIARCI&#8221;<br /></strong></em></span>&#8221;E&#8217; possibile che avere pubblicato questo video abbia danneggiato le indagini, ma è una mia valutazione personale&#8221;: parola del procuratore della Dda di Lecce, <strong>Cataldo Motta</strong>, che al contempo ha smentito frizioni con la Procura di Brindisi. &#8220;Il mio ufficio lavora d&#8217;intesa con la <strong>Procura di Brindisi</strong> in una sorta di democrazia a due. Se consente &#8211; ha chiarito &#8211; voi giornalisti enfatizzate la diversità di vedute che può esserci stata in un momento iniziale delle indagini, che vengono condotte in perfetta intesa. Non c&#8217;è alcun motivo di conflitto e contrasto con la Procura di Brindisi&#8221;. Per quanto riguarda le indagini, invece, il procuratore della dda ha speigato che &#8220;la finalità e le motivazioni dell&#8217;<strong>attentato</strong> sono aspetti che esulano dall&#8217;attività di indagine che parte dagli elementi di cui disponiamo. Le valutazioni arrivano in un momento successivo. Sull&#8217;attività d&#8217;indagine siamo assolutamente in sintonia con Brindisi&#8221;.</p><p>In relazione al video, <strong>Motta</strong> ha sottolineato che &#8220;il fatto che sia stata una persona a compiere l&#8217;atto finale non esclude che dietro ci possa essere una struttura organizzata. A mio avviso è difficile che quest&#8217;uomo possa avere realizzato un attentato del genere da solo. Ma è prematuro dirlo. Quel filmato pubblicizzato è un punto di partenza importante&#8221;. Anche in virtù di questa convinzione, Motta non ha escluso la matrice mafiosa, al contrario del procuratore di Brindisi, <strong>Marco Dinapoli</strong>: &#8220;Hanno colpito quella scuola e credo che la motivazione principale sia il collegamento col nome a cui è intestata &#8211; ha detto Cataldo Motta &#8211; Dovendosi compiere un attentato la scelta è ricaduta su una scuola dedicata alla moglie di Falcone. Questo fa parte dell&#8217;effetto terroristico dell&#8217;attentato. E’ stato colpito un <strong>obiettivo</strong> indiscriminato, poteva essere anche altrove per dare l&#8217;idea che nessuno può sentirsi sicuro&#8221;.</p><p>Motta, al contrario, ha rispedito al mittente l&#8217;ipotesi di un coinvolgimento della <strong>Sacra corona unita</strong>: &#8220;Un gesto di questo genere non sembra riconducibile a organizzazioni locali, perché loro cercano il consenso &#8211; ha detto il procuratore antimafia &#8211; e questa strategia del consenso è più pagante della strategia stragista&#8221;. Poi il ringraziamento agli studenti della scuola brindisina: &#8220;Ieri li ho incontrati &#8211; ha detto Motta &#8211; e la loro risposta è quanto di meglio ci si potesse aspettare. Questa risposta dimostra come sia fallita la finalità intimidatrice e terroristica di questo atto inconsulto e gravissimo&#8221;.</p><p>Sulla stessa linea d&#8217;onda il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: &#8220;Con le immagini avevamo un grosso vantaggio che forse abbiamo un po&#8217; perso&#8221; ha detto Grasso, che si è presentato a sorpresa nella sala della prefettura di Brindisi dove si era tenuta la conferenza stampa con i ministri dell&#8217;Interno e della Giustizia, insieme al procuratore distrettuale antimafia di Lecce <strong>Cataldo Motta</strong>, e a quello della procura di Brindisi <strong>Marco Dinapoli</strong>. &#8220;La colpa non è di nessuno &#8211; ha aggiunto poi Grasso &#8211; Oggettivamente è un vantaggio nei confronti di chi è responsabile o di chi è dietro questa cosa. Però &#8211; ha detto &#8211; è anche giusto che si è rasserenata la popolazione&#8221;. Secondo il precuratore antimafia, comunque &#8220;ci sono delle buone prospettive sulle indagini. Insomma, non brancoliamo nel buio, abbiamo tanto su cui lavorare, quindi lasciateci lavorare&#8221;. <strong>Grasso</strong> ha comunque precisato che quel vantaggio è ancora attuale, nonostante, ha detto, &#8220;sarebbe stato meglio che quelle indicazioni su alcuni elementi in mano agli <strong>inquirenti</strong>, pubblicati già ieri su alcuni giornali, li avessimo soltanto noi&#8221;.</p><p><em style="color: #c4161c;"><strong>IL CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO<br /></strong></em>La <strong>Regione Puglia</strong> sosterrà con 200mila euro le famiglie colpite dall&#8217;attentato a Brindisi. Lo ha annunciato il presidente della giunta regionale, <strong>Nichi Vendola</strong>, nel corso della seduta straordinaria dell&#8217;assemblea sull&#8217;attentato di Brindisi. La giunta ha stanziato il contributo straordinario per il &#8220;sostegno per ogni esigenza di carattere materiale o di supporto psicologico a favore delle vittime e delle relative famiglie&#8221;. Vendola ha spiegato che &#8220;è stata condivisa emozione, dolore ed anche sforzo di trovare le parole, che quando suonano retoriche sono totalmente inadeguate. Occorre essere molto attenti con le parole. Davanti alle ipotesi che riguardano la matrice criminale di questo orrendo delitto dobbiamo lasciare agli investigatori il tempo di fare per bene il loro mestiere&#8221;.</p><p>&#8220;Il nostro &#8211; ha aggiunto &#8211; è un altro: non quello d&#8217;improvvisarci specialisti della scena del delitto. Noi dobbiamo ragionare sospinti dalla <strong>ricerca</strong> di quali possano essere i nostri compiti dal punto di vista dei gesti concreti. Per questo terremo una giunta straordinaria ed approveremo una delibera con cui sosterremo economicamente le famiglie colpite, in un momento in cui c&#8217;è bisogno di tutto&#8221;. &#8220;La Puglia &#8211; ha insistito Vendola &#8211; è una terra che reagisce sempre: le mafie non sono diventate inquilini stabili. Abbiamo storie di <strong>scalfiture</strong>, tentativi per entrare ma abbiamo classi dirigenti sostanzialmente immuni. Questo sangue chiede a noi un impegno. Non è possibile per nessuno avere atteggiamenti di sopportazione o connivenza. La piazza di Brindisi ha avuto un significato straordinario: quello della saldatura tra istituzioni e popolo. L&#8217;assoluta marginalità delle contestazioni sono indice di un fatto molto preciso: a noi chiedono l&#8217;autenticità e credibilità delle parole che diciamo. Su questo terreno &#8211; ha concluso &#8211; non c&#8217;è contesa politica ma il bisogno di rinsaldare il patto che tiene insieme la comunità civile del nostro <strong>paese</strong>. Oggi si celebra il funerale di Melissa e noi dobbiamo essere all&#8217;altezza di quel dolore. Abbiamo il compito di cercare le risposte&#8221;. Il presidente della Regione <strong>Puglia</strong> ha ricordato nel suo discorso anche le vittime del terremoto in Emilia Romagna.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/21/strage-brindisi-primo-indagato-militare-pensione/236193/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Brindisi, il video prima della bomba. Ecco le foto sequenza del presunto attentatore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/militare-interrogato-nella-notte-testimone-avrebbe-visto-preparativi/235353/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/militare-interrogato-nella-notte-testimone-avrebbe-visto-preparativi/235353/#comments</comments> <pubDate>Sun, 20 May 2012 06:57:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Brindisi]]></category> <category><![CDATA[brindisireport]]></category> <category><![CDATA[scu]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[testimone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=235353</guid> <description><![CDATA[L&#8217;attentatore della scuola di Brindisi è stato immortalato da telecamere di sorveglianza mentre preme il telecomando dell&#8217;ordigno che ucciderà la sedicenne Melissa Bassi e ferirà diverse sue compagne, una in modo grave. Lo ha detto il procuratore della città pugliese Marco Dinapoli al termine di una conferenza stampa, parlando di &#8220;immagini terribili&#8221;. A quanto si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attentatore della scuola di Brindisi è stato immortalato da telecamere di sorveglianza mentre preme il telecomando dell&#8217;ordigno <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/brindisi-ragazza-ancora-pericolo-vita-condizioni-stabili-altre-16enni/235430/">che ucciderà la sedicenne <strong>Melissa Bassi</strong> e ferirà diverse sue compagne, una in modo grave</a>. Lo ha detto il procuratore della città pugliese <strong>Marco Dinapoli</strong> al termine di una conferenza stampa, parlando di &#8220;immagini terribili&#8221;. A quanto si apprende, i fotogrammi mostrerebbero un uomo brizzolato, tra i cinquanta e i cinquantacinque anni, che preme il telecomando da dietro un chiosco. Poi aspetta che il passaggio delle ragazze faccia scattare l&#8217;esplosione. Subito dopo fugge via, girandosi verso una telecamera. Circa 70 secondi che, con ogni probabilità, imprimeranno la svolta all&#8217;inchiesta. <span style="color: #f90a05;"><strong>(<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/bombe-brindisi-foto-presunto-attentatore-sito-stampa/236032/"><span style="color: #f90a05;">Guarda l&#8217;immagine del presunto attentatore</span></a>)</strong></span></p><p>Dal fronte investigativo, però, arrivano segnali contrastanti. Mentre il procuratore Dinapoli elenca una serie di elementi che puntano decisamente verso il gesto compiuto da un singolo individuo, ipotesi che perde consistenza con il passare delle ore, il procuratore nazionale antimafia <strong>Piero Grasso</strong> in serata fa sapere che &#8220;siamo ancora nella delicatissima fase della raccolta degli indizi, pertanto tutte le ipotesi riferibili alla strage sono ancora all&#8217;esame delle autorità inquirenti”. E nel pomeriggio il capo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce (competente su Brindisi) <strong>Cataldo Motta</strong> ha espresso pubblicamente il suo disappunto per i particolari rivelati in conferenza stampa dal collega Dinapoli, ribadendo che &#8220;tutte le ipotesi restano aperte&#8221;. </p><p>Le indagini, aperte sul reato di strage, articolo 422 del codice penale, sono ancora coperte dal riserbo. Ieri è stato interrogato un ex ufficiale dell’aeronautica: un passato vicino ai Servizi, famigliari che vendono bombole di gas &#8211; l&#8217;ordigno era costituito da tre bombole di gpl &#8211; e buone conoscenze di <strong>ingegneria elettronica</strong>. Insieme all&#8217;uomo &#8211; secondo quanto riferisce <a href="http://www.brindisireport.it">Brindisireport.it</a>, il sito che per ieri ha diffuso le prime immagini dell&#8217;attentato - ci sarebbe anche una seconda persona interrogata. Il sospettato però avrebbe un alibi solidissimo</p><p>Quella dell’attentatore folle, di un uomo per qualche ragione &#8220;in guerra con il mondo&#8221;, o che intende creare &#8220;tensione sociale&#8221;, resta una delle piste investigative. Ipotesi che quindi contempla il rischio che l&#8217;attentatore possa ripetere azioni simili. Di certo, dice il procuratore, chi ha piazzato le bombe ha lasciato tracce: &#8221;Abbiamo delle buone immagini, non ce le hanno regalate, ce le siamo andate a cercare”. Dalle immagini è stato ricavato l&#8217;i<strong>dentikit</strong> di una persona, che dai tratti somatici &#8220;non è uno straniero&#8221;, ha detto in conferenza stampa il procuratore, allontanando implicitamente una delle tante piste evocate, quella del terrorismo islamico. I fotogrammi in mano agli investigatori mostrano un uomo con giacca scura, pantaloni chiari e scarpe da ginnastica. </p><p>Altro elemento che contrasta con il gesto isolato è la testimonianza di una donna che ha raccontato di aver intravisto qualcuno, nel corso della notte, portare il bidone dei rifiuti (non dell&#8217;azienda comunale che si occupa dello smaltimento, ma un modello acquistabile al supermercato, con ruote) nel punto in cui poi è esploso. Alla donna, secondo quanto si apprende, è stato mostrato il video in cui si vede l’attentatore e lei non l’avrebbe riconosciuto, ma bisogna tenere conto che la scena si è svolta al buio. </p><p>Per il procuratore Dinapoli, comunque, l&#8217;ipotesi al momento più probabile è il gesto di un singolo, animato &#8220;da una volontà stragista&#8221;, senza l&#8217;intenzione di colpire una persona specifica. Dalle immagini sembrerebbe essere &#8220;un gesto isolato&#8221;, comunque compiuto in maniera programmata e razionale, anche se non è escluso il &#8220;<strong>gesto terroristico</strong>&#8221; (che comunque può essere iniziativa di un singolo). Nelle parole del procuratore la pista mafiosa perde decisamente quota, ma la scelta di una scuola intitolata a Francesco Morvillo Falcone a pochi giorni dal ventesimo anniversario della strage di Capaci potrebbe non essere casuale, bensì compiuta &#8220;per dare risalto&#8221; all&#8217;azione. Non è arrivata nessuna <strong>rivendicazione</strong>, ha precisato comunque Dinapoli.</p><p>L&#8217;ordigno utilizzato &#8220;non è alla portata di tutti&#8221;. Tre bombole di gas gpl innescate da un telecomando &#8220;volumetrico&#8221; &#8211; che si attiva al passaggio di persone, come gli antifurto domestici &#8211; che ha fatto scatenare l&#8217;esplosione al momento del passaggio delle prime ragazze nel suo raggio d&#8217;azione. Un congegno la cui costruzione &#8211; ha affermato il procuratore Dinapoli &#8211; richiede buone conoscenze di elettronica. Una schiarita nelle indagini, insomma, dopo che ieri sera il procuratore era comparso con le lacrime agli occhi. “Non possiamo lasciare impunito chiunque abbia agito con questa crudeltà – aveva detto commosso – perché lo Stato deve rendere giustizia all&#8217;orrore di queste bambine colpite a morte”.</p><p>Nonostante gli elementi raccolti, gli investigatori continuano a prendere in considerazione ogni pista. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/strage-brindisi-delle-piste-porta-alla-trattativa-stato-mafia-solo-pugliese/234856/">Anche quella di un legame con la mafia e una “trattativa bis”, che giunge da ambienti investigativi centrali</a>, mentre, qui a Brindisi, l’ipotesi mafia viene considerata residuale: “Una bassa probabilità” dicono gli inquirenti al termine di una lunghissima riunione. Anche il procuratore capo di Lecce, <strong>Cataldo Motta</strong>, è scettico sull’ipotesi di un attentato mafioso. Di certo lo Stato ha reagito. Decine e decine di investigatori arrivano da tutta Italia. Dinapoli lo sottolinea: &#8220;Non siamo stati lasciati soli, ci sono i migliori investigatori d&#8217;Italia qui con noi&#8221;.</p><p>“È terrorismo puro” diceva ieri il Procuratore nazionale antimafia, <strong>Piero Grasso</strong>. L’ipotesi investigativa sull&#8217;azione di un folle è inquietante. Ma è molto meno pericolosa della matrice terroristica. Gli inquirenti hanno controllato le liste degli imbarchi al porto, per la maggior parte navi che traghettano verso la Grecia, e anche lo scenario del terrorismo internazionale è tenuto in considerazione. Meno della matrice terroristica nazionale, però, anche se l’ipotesi che abbia agito un singolo sembra intatta. “Per un’operazione del genere”, dice un investigatore, è sufficiente anche l’azione di un solo uomo.</p><p>La pista meno convincente, invece, riguarda la mafia locale, anche se molti elementi, all&#8217;inizio, avrebbero potuto far pensare a un attentato della criminalità di <strong>Mesagne</strong>, patria della Sacra Corona Unita. Il luogo che ha dato i natali al fondatore della Scu, <strong>Pino Rogoli</strong>. Il 2 maggio scorso era stata fatta saltare in aria l’auto di Fabio Marini, presidente della locale associazione antiracket. E dieci giorni fa un’operazione di polizia, la “Die Hard”, aveva portato in carcere 16 esponenti dei clan, dopo le rivelazioni del pentito <strong>Ercole Penna</strong>.</p><p>Il padre di due delle ragazze ferite, Ilaria e Veronica Capodieci, è un imprenditore che collabora con <strong>Libera Terre di Puglia</strong>. Mai, però, la Sacra Corona Unita ha alzato così il tiro. E comunque vada, la pressione dello Stato, da oggi, nei suoi confronti sarà ancora più pesante. Restano i simboli che riguardano Cosa Nostra: il nome della scuola, Morvillo Falcone, il premio per la legalità ricevuto dallo stesso istituto, la Carovana antimafia in arrivo e la presenza dei familiari di Totò Riina a pochi chilometri, a San Pancrazio Salentino. “I familiari di Riina?”, dice un investigatore, “è una pista che non ci convince: questo è terrorismo. Un terrorismo nuovo. Ma è terrorismo”.</p><p>Intanto sono &#8221;stazionarie&#8221; le condizioni delle quattro studentesse rimaste ferite durante lo scoppio e ricoverate due in chirurgia plastica e due al centro ustioni di Brindisi: una di queste ultime sarà sottoposta ad intervento chirurgico. Veronica, la quinta ragazza devastata dalla deflagrazione e data per morta nella concitazione, è invece ancora ricoverata in rianimazione a Lecce. In attesa dei funerali di <strong>Melissa</strong> Bassi previsti a Mesagne, il suo paese, oggi le scuole sono rimaste aperte. Alla cerimonia potrebbe essere presente anche il presidente del Consiglio Mario Monti che rientrerà in anticipo dagli Stati Uniti.</p><p>&nbsp;</p><p><em><strong>aggiornato dalla redazione web alle 21.20</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/20/militare-interrogato-nella-notte-testimone-avrebbe-visto-preparativi/235353/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bari, scoperto nuovo traffico di migranti Base in Egitto e rotte per Puglia e Sicilia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/bari-scoperta-nuova-rotta-traffico-migranti-base-egitto-rotte-puglia-sicilia/230471/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/bari-scoperta-nuova-rotta-traffico-migranti-base-egitto-rotte-puglia-sicilia/230471/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 14:55:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Bari]]></category> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[immigrazione clandestina]]></category> <category><![CDATA[Mazara del vallo]]></category> <category><![CDATA[scafisti]]></category> <category><![CDATA[tratta di esseri umani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=230471</guid> <description><![CDATA[Li chiamavano “cartoni”, oppure “alberi”, ma si trattava di persone: “Quanti alberi hai tu?”, chiede Antonio, italiano di Andria, all’egiziano Abu Khaled. “Sono quaranta, cinquanta, poco… poco…”. È il primo maggio, la festa dei lavoratori, ma c’è chi per trovare un posto di lavoro è costretto a imbarcarsi su un gommone e chi, invece, sfrutta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Li chiamavano “<strong>cartoni</strong>”, oppure “<strong>alberi</strong>”, ma si trattava di persone: “Quanti alberi hai tu?”, chiede Antonio, italiano di <strong>Andria</strong>, all’egiziano Abu Khaled. “Sono quaranta, cinquanta, poco… poco…”. È il primo maggio, la festa dei lavoratori, ma c’è chi per trovare un posto di lavoro è costretto a imbarcarsi su un <strong>gommone</strong> e chi, invece, sfrutta la disperazione degli immigrati. Antonio parla di soldi: “Perché io devo pagare il peschereccio, devo pagare il gommone, devo pagare le persone che mettono nel magazzino… tu lo sai… settecentocinquanta euro… a venti miglia… non parlare con nessuno, però… se no io il lavoro non lo faccio… perché voglio fare le cose buone, non le cose che fanno un casino per far andare in galera le persone…”.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1639552469001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1639552469001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Quel che non sapevano, Antonio e <strong>Abu Khaled</strong>, è che non v’era bisogno di parlare con qualcuno, per farsi scoprire: la procura di Bari, con le indagini condotte dal procuratore capo Antonio Laudati e dal sostituto Carmelo Rizzo, ascoltava da tempo le loro telefonate. E il Gico della Guardia di Finanza, in collaborazione con la squadra mobile della Polizia, non soltanto era sulle loro tracce ma, soltanto pochi giorni prima, aveva ostacolato l’ennesimo sbarco. E da quel momento hanno ricostruito la nuova rotta del traffico di immigrati: è tale Mohamed, un egiziano che risiede ad Aysut, che secondo i testimoni si occupa di reclutare persone – connazionali e non – che vogliono emigrare in Europa. <strong>Mohamed</strong> assicura il primo tratto del viaggio, con un autocarro, fino ad <strong>Alesandria d’Egitto</strong>, Damietta o <strong>Port Said</strong>. Da lì, a bordo di un gommone, gli immigrati vengono trasportati su natanti più grandi, di solito pescherecci, che iniziano a stazionare al largo. Soltanto dopo inizia il viaggio verso le coste italiane. Costo: 5mila euro a testa, per un affare che, nel complesso, è stato stimato in 2,5 milioni di euro.</p><p>In Italia – scoprono pm e polizia giudiziaria &#8211; esistono altre “cellule” che si occupano di “accogliere” gli immigrati, ai quali forniscono abiti puliti e biglietti ferroviari, per poi accompagnarli alla stazione ferroviaria più vicina.</p><p>L’inchiesta era iniziata in Puglia ma, grazie alle intercettazioni telefoniche, gli investigatori avevano capito che gli scafisti si stavano riorganizzando in Sicilia, a <strong>Mazara del Vallo</strong>. La “nuova” frontiera dell’immigrazione clandestina inizia in Egitto e punta la Puglia: a dimostrarlo, tre tentativi di sbarco &#8211; tra l’ottobre e il novembre 2011 – che però non andarono a buon fine. Tentativi che, però, misero in moto le indagini della procura di <strong>Bari</strong> e della <strong>Guardia di Finanza</strong> del capoluogo pugliese, guidate dal colonnello Antonio Quintavalle, del nucleo di polizia tributaria, e da Salvatore Russo, colonnello del Gico. Indagini che hanno scoperto una vera e propria “regia”, organizzata in <strong>Egitto</strong>, per il traffico di esseri umani, con appoggi in diverse regioni in italiane, soprattutto in <strong>Puglia</strong> e <strong>Sicilia</strong>. Dopo il fallimento degli sbarchi a Taranto, il clan degli egiziani, elegge come meta la zona di Scanzano Jonico. Anche in quel caso, però, l’intervento l’operazione di polizia vanifica lo sbarco. E così il clan egiziano muta ancora destinazione: Mazara del Vallo.</p><p>Il 28 aprile, con degli sms, <strong>Abdou</strong> e Ramzi si erano trasmessi le coordinate per il <strong>trasbordo</strong> dall’imbarcazione egiziana al gommone che avrebbe trasportato gli immigrati sulla costa italiana.</p><p>Sono le 19.10 del 30 aprile, quando il gruppo aeronavale della <strong>Guardia di Finanza</strong> di Messina si posiziona sulle coordinate indicate. Mentre dall’alto cominciano le riprese mentre, due minuti dopo, le motovedette della GdF iniziano l’inseguimento: da un lato avvicinano il gommone, dall’altro il peschereccio “<strong>Haj Youssef</strong>”, che si era tenuto in acque internazionali e viene abbordato alle 20.20. Ed è a bordo del peschereccio che i finanzieri scoprono 65 immigrati, nascosti sottocoperta, e 15 membri dell’equipaggio. Nel frattempo continua l’inseguimento del gommone, che si spiaggia a Pozzitello, nei pressi di <strong>Capo Granitola</strong>, a Mazara del Vallo. Sono le 21: l’inseguimento in mare è finito. Uno degli scafisti viene arrestato ma le immagini mostrano la fuga degli immigrati che, disperati, dopo aver viaggiato in mare, tentano di sfuggire alla Guardia di Finanza.</p><p>Oggi gli arresti: sette persone, egiziane e tunisine, sono state sottoposte a un fermo su disposizione della procura di Bari. Il gruppo criminale ha diverse basi operative: Puglia, Lombardia, Campania e Sicilia. Le indagini, avviate nell’ottobre 2011, hanno portato all’identificazione di 490 immigrati, all’arresto di 43 persone, al sequestro di quattro motopescherecci e tre gommoni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/bari-scoperta-nuova-rotta-traffico-migranti-base-egitto-rotte-puglia-sicilia/230471/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Ecco i legami tra Valter Lavitola e l&#8217;ambasciatore Curcio a Panama&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/ecco-legami-valter-lavitola-lambasciatore-curcio-panama/214621/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/ecco-legami-valter-lavitola-lambasciatore-curcio-panama/214621/#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 May 2012 11:43:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[agenzia]]></category> <category><![CDATA[ambasciata]]></category> <category><![CDATA[Bari]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[corona]]></category> <category><![CDATA[curcio]]></category> <category><![CDATA[Fiordelmondo]]></category> <category><![CDATA[l'Avanti]]></category> <category><![CDATA[Lavitola]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category> <category><![CDATA[panama]]></category> <category><![CDATA[pm]]></category> <category><![CDATA[simon bolivar]]></category> <category><![CDATA[tarantini]]></category> <category><![CDATA[Vacamonte]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=214621</guid> <description><![CDATA[Immaginate di incontrare un noto latitante all&#8217;estero. Di sentirvi in pericolo – anche se siete stati voi a cercare lui – e di chiedere aiuto all&#8217;ambasciata italiana. Se immaginate che, varcando la porta, vi accolgano per tranquillizzarvi e chiedervi di aiutarli a trovare il latitante in questione, per poi consegnarlo alle autorità italiane, vuol dire...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate di incontrare un noto <strong>latitante</strong> all&#8217;estero. Di sentirvi in pericolo – anche se siete stati voi a cercare lui – e di chiedere aiuto all&#8217;ambasciata italiana. Se immaginate che, varcando la porta, vi accolgano per tranquillizzarvi e chiedervi di aiutarli a trovare il latitante in questione, per poi consegnarlo alle autorità italiane, vuol dire che non siete a <strong>Panama</strong> e che non avete incontrato <strong>Valter Lavitola</strong>. Ecco nei fatti la versione di <strong>Alan Fiordelmondo</strong>, fotoreporter incaricato dall&#8217;agenzia di <strong>Fabrizio Corona</strong> di fotografare Lavitola a Panama. Era il 6 novembre 2011 quando, spaventato, Fioredelmondo chiede aiuto all&#8217;ambasciata italiana. Il fotoreporter aveva incontrato Lavitola, gli aveva detto d&#8217;aver scattato decine di foto che lo ritraevano, nei giorni precedenti, scatenando la sua ira. &#8220;Questo cretino – dice Lavitola ai pm napoletani che l&#8217;hanno interrogato pochi giorni fa – era andato all&#8217;ambasciata italiana, da <strong>Curcio</strong>, gli aveva detto che aveva lasciato precipitosamente l&#8217;albergo, aveva buttato i cellulari, e si era rifugiato in ambasciata, perché io lo potevo uccidere&#8221;. Al di là dello spavento, il fotografo non poteva conoscere i rapporti tra l&#8217;ambasciatore e Lavitola. Ecco cosa racconta, invece, qualcuno che Lavitola lo conosce bene: &#8220;L&#8217;ambasciatore Giancarlo Curcio – dichiara il testimone <strong>Mauro Velocci</strong> ai pm di Napoli – era totalmente sottomesso a Lavitola e in più di un&#8217;occasione, prima di intraprendere le proprie iniziative, chiede a Lavitola il suo consenso&#8221;.</p><p><span style="color: #c4161c;"><strong>IL RACCONTO DI FIORDELMONDO</strong></span><br />&#8220;Rintraccio Lavitola grazie alla video intervista mandata in onda da <strong><em>Servizio Pubblico</em></strong> – dice il reporter – a 25 km da Panama, nel porto di Vacamonte. Mi dicono che Lavitola è in compagnia della famiglia, che ripartirà a breve, quindi mi piazzo all&#8217;aeroporto di Panama, dove lo aggancio, riuscendo a scattare le prime foto&#8221;. Arriva l&#8217;incontro. &#8220;Lo contatto al <strong>telefono</strong>, chiedendogli un&#8217;intervista e un servizio posato, lo convinco a incontrarmi senza offrirgli soldi, come invece sostiene lui: come potevo girare per Panama con 10mila dollari in contanti?&#8221;. Si vedono alle ore 17, cafè Segafredo, piazza <strong>Simon Bolivar</strong>: &#8220;Arrivo circa 15 minuti prima, restando seduto sul sedile posteriore dell&#8217;auto, e vedo un suv con quattro persone a bordo, che continua a percorrere lentamente la piazza, cercando qualcosa o qualcuno. Poi scendo e mi dirigo verso il bar, dopo poco Lavitola arriva a piedi, solo, siede anche lui e iniziamo la nostra <strong>conversazione</strong>, che dura circa 30 minuti. Nel frattempo un panamense, che dopo guiderà l&#8217;auto di Lavitola, ci raggiunge.</p><p>Lavitola mi dice che non è disposto a non fare servizi né interviste, poi mi propone una possibilità: devo riprenderlo mentre va sugli <strong>isolotti</strong>, a comprare le aragoste dai pescatori, da rivendere ai mercati locali, e mi chiede quanto posso pagarlo. Motiva la richiesta di denaro: è la necessità di far fronte alle esigenze che impone la latitanza. Poi mi propone di girare un video in cui racconta fatti per dimostrare la sua innocenza sul caso <strong>Tarantini</strong>. Gli dico che il servizio vale poco, che non posso pagarlo, e c&#8217;incamminiamo verso l&#8217;auto, con la promessa di risentirci la mattina seguente. Sale sul suv ma poi lo vedo venire verso di noi: apre la portiera e mi fa: &#8220;Non avrò il pelo sullo stomaco lungo fino a <strong>Miami</strong>, come dicono, ma un pezzo ce l&#8217;ho: tu qui se fai stronzate finisci male. Non sei in <strong>Italia</strong>, questa è come casa mia. Stai attento&#8221;. E ho avuto la netta sensazione che ero nei guai. Lavitola dice che vuole venire in hotel con me, per vedere le foto, gli rispondo di no, ribatte che vuol vedere la mia macchina fotografica, scatto in auto chiedendo all&#8217;autista di andare veloce verso l&#8217;hotel. Quando arrivo faccio in fretta il bagaglio, cancello i file foto dal <strong>computer</strong> e dalle macchine fotografiche e in un attimo faccio check out&#8221;.</p><p><strong>Lavitola</strong> teme di essere stato fotografato in situazioni compromettenti e vuole evitare danni. &#8220;Chiamo il numero di emergenza dell&#8217;ambasciata, risponde un funzionario e dice che l&#8217;ambasciata è chiusa. A quel punto dico di essere un fotoreporter imbattutosi in Lavitola&#8221;. Cioè un latitante. Cosa risponde l&#8217;ambasciata? &#8220;Appena riagganciato conferirò immediatamente con l&#8217;ambasciatore: la ringraziamo, perché grazie alla sua testimonianza, oggi abbiamo la certezza che Lavitola si trova a <strong>Panama</strong>. Ne avevamo il sospetto, ma non eravamo certi&#8221;. Ma come: l&#8217;ambasciatore <strong>Curcio</strong>, così amico di Lavitola, stando alle parole di Velocci, non sapeva che &#8216;<strong>Valterino</strong>&#8216; era a Panama?</p><p>Il fotoreporter capisce che la faccenda sta peggiorando: &#8220;Al sentire queste frasi – continua – ho salutato velocemente, ho staccato il telefono, buttato il chip della <strong>scheda</strong> panamense&#8221;. Il giorno dopo l&#8217;<em><strong>Ansa</strong></em> batte un lancio: scomparso fotografo italiano a Panama. &#8220;Solo in quel momento decido di recarmi in ambasciata e incontro Curcio: la conversazione non è distesa, ho paura. Curcio vuol sapere se ho fotografie di Lavitola, rispondo di no. &#8220;Non possiamo montare un caso mediatico la dove non c&#8217;è – mi dice <strong>Curcio</strong> – perché si rischia che sia strumentalizzato2. Sostengono che il mio racconto ha parecchie lacune. Mi suggeriscono di denunciare le minacce alla polizia panamense. Gli rispondo che m&#8217;interessa soltanto tornare a casa. L&#8217;ambasciata mi fornisce un&#8217;auto di &#8220;fiducia&#8221;: un taxi. Ricordo ancora il saluto ironico del funzionario dell&#8217;<strong>ambasciata</strong>: &#8220;Speriamo non le accada nulla da qui all&#8217;aeroporto&#8221;.</p><p>Arrivato all&#8217;aeroporto di <strong>Panama</strong>, mentre scarico i bagagli, si avvicina un poliziotto, chiede il passaporto, il biglietto e se avevo fotografie. Rispondo di no. Al controllo documenti, il mio passaporto, inspiegabilmente non va più bene, mi dicono che è irregolare, poi mi chiedono se ho foto con me, e quali foto. La mia risposta è sempre la stessa. Arrivo ad <strong>Amsterdam</strong> e due poliziotti in borghese controllano la mia attrezzatura e mi chiedono conto delle foto. Continuo a rispondere che non ne ho&#8221;.</p><p><em><strong>da Il Fatto Quotidiano del 1 maggio 2012</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/ecco-legami-valter-lavitola-lambasciatore-curcio-panama/214621/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Calcioscommesse, Carlo Gervasoni tira in ballo il presidente del Siena</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/calcioscommesse-gervasoni-accusa-mezzaroma/204120/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/calcioscommesse-gervasoni-accusa-mezzaroma/204120/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Abete]]></category> <category><![CDATA[angelillis]]></category> <category><![CDATA[Bari]]></category> <category><![CDATA[calcioscommesse]]></category> <category><![CDATA[conte]]></category> <category><![CDATA[cremona]]></category> <category><![CDATA[Gervasoni]]></category> <category><![CDATA[Hiljevsky]]></category> <category><![CDATA[lazio]]></category> <category><![CDATA[Lecce]]></category> <category><![CDATA[Masiello]]></category> <category><![CDATA[Mauri]]></category> <category><![CDATA[mezzaroma]]></category> <category><![CDATA[Modena]]></category> <category><![CDATA[Siena]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/calcioscommesse-gervasoni-accusa-mezzaroma/204120/</guid> <description><![CDATA[Ancora scossoni per il calcio: questa volta arrivano dal verbale, decretato fino a pochi giorni fa, di Carlo Gervasoni (ex Piacenza). Interrogato dalla procura di Cremona, Gervasoni ha parlato a lungo, confermando di essere diventato il principale collaboratore dell&#8217;inchiesta. Ha riferito ulteriori dettagli sul campionato 2010/2011 di serie A, tornando a parlare di Lazio-Genoa (4-2),...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/gervasoni_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-204172" title="gervasoni_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/gervasoni_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Ancora scossoni per il calcio: questa volta arrivano dal verbale, decretato fino a pochi giorni fa, di<strong> Carlo Gervasoni </strong>(ex Piacenza). Interrogato dalla procura di Cremona, Gervasoni ha parlato a lungo, confermando di essere diventato il principale collaboratore dell&#8217;inchiesta. Ha riferito ulteriori dettagli sul campionato 2010/2011 di serie A, tornando a parlare di Lazio-Genoa (4-2), Lecce-Lazio (2-4) e Brescia-Lecce (2-2). Secondo Gervasoni, <strong>Stefano Mauri </strong>avrebbe conosciuto <strong>Hristoan Hiljevsky</strong>, del clan degli &#8220;zingari&#8221;, l&#8217;uomo che avrebbe corrotto decine di calciatori per manipolare i risultati. Esisterebbe una foto che ritrae Hiljevsky e Mauri, registrata su un telefonino, che gli inquirenti stanno cercando per riscontrare l&#8217;episodio del presunto incontro, tra i due, avvenuto a Formello.</p><p>Gervasoni ha anche riferito di una ventina di incontri truccati, nello scorso campionato di serie B, con una quarantina di calciatori coinvolti. Segno che un ulteriore terremoto sta per abbattersi sulla serie del <strong>campionato </strong>cadetto. Il sospetto più ingombrante, però, riguarda la sospetta combine della partita tra Siena-Modena 1-0 del 26 febbraio 2011. Il Siena, all&#8217;epoca allenato da <strong>Antonio Conte</strong>, adesso alla Juve, avrebbe &#8220;comprato&#8221; la partita. La combine sarebbe stata realizzata dalla società senese, Conte non risulta coinvolto nell&#8217;episodio. Gervasoni ha detto nell&#8217;interrogatorio del 12 marzo scorso: &#8220;<strong>Gegic </strong>(altro uomo del clan degli zingari, ndr) avrebbe saputo, da un amico del Kazakistan che per far vincere la squadra toscana il presidente del Siena (<strong>Massimo Mezzaroma</strong>, ndr) avrebbe pagato due giocatori&#8221;.</p><p>Mezzaroma sul sito del Siena risponde di essere &#8220;esterefatto&#8221; negando ogni addebito. L&#8217;altra partita di cui ha parlato Gervasoni è <strong>Lecce-Lazio </strong>2-4 del 22 maggio 2011: &#8220;La combine fu pianificata grazie a <strong>Zamperini </strong>che si era messo in contatto con Mauri. Tutte e due le squadre furono coinvolte. <strong>Gegic </strong>investì 400 mila euro per pagare le due squadre&#8221;. Oltre al Siena, infatti, la società su cui più si concentrano le attenzioni della Procura di Bari è il Lecce calcio. Il pm <strong>Ciro Angelillis</strong> dopo aver interrogato il difensore <strong>Andrea Masiello</strong>, ex Bari, oggi all&#8217;Atalanta, e i suoi amici <strong>Gianni Carella</strong> e <strong>Fabio Giacobbe</strong>, ritenuti &#8220;complici&#8221; dall&#8217;accusa, per le presunte combine organizzate dai calciatori baresi, in occasione, fra le altre partite, del derby (perso dal Bari, nel maggio 2010, per due a zero): intenzione del pm è quella di capire se un ruolo nella vicenda è stato ricoperto anche dalla società salentina.</p><p>L&#8217;imprenditore<strong> Carlo Quarta</strong> è quello identificato dalla procura barese, proprio grazie alla collaborazione di Masiello, come colui che ha avuto un ruolo fondamentale nel pagamento della combine, circa 300 mila euro, versati allo stesso calciatore. Quarta sostiene che l&#8217;ipotesi accusatoria sia &#8220;priva di qualsiasi fondamento&#8221;. E ieri otto club di serie A, che temono possano essere messi in discussione i verdetti del campo di questo campionato (Atalanta, Bologna, Cesena, Genoa, Lecce, Novara, Parma e Siena) hanno chiesto di rimettere in discussione l&#8217;istituto della<strong> responsabilità oggettiva</strong>, nella prossima assemblea di Lega convocata per venerdì 20 aprile. Il presidente della Figc, <strong>Giancarlo Abete</strong>, almeno per ora, pare non intenzionato a cedere su questo terreno.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 13 aprile 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/calcioscommesse-gervasoni-accusa-mezzaroma/204120/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Bari, Emiliano sotto fuoco amico: l&#8217;obiettivo è screditare la Lista civica nazionale</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/emiliano-sotto-tiro-obiettivo-lista-civica/198777/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/emiliano-sotto-tiro-obiettivo-lista-civica/198777/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 02:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bari]]></category> <category><![CDATA[blasi]]></category> <category><![CDATA[De Magistris]]></category> <category><![CDATA[degennaro]]></category> <category><![CDATA[Emiliano]]></category> <category><![CDATA[fuoco amico]]></category> <category><![CDATA[Latorre]]></category> <category><![CDATA[lista civica nazionale]]></category> <category><![CDATA[sel pd]]></category> <category><![CDATA[Vendola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/emiliano-sotto-tiro-obiettivo-lista-civica/198777/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Non credo che parlerò mai più della Lista civica nazionale. Temo che non sia aria&#8221;. Queste poche battute su Twitter dimostrano che Michele Emiliano, dopo lo scandalo giudiziario, sta rimodulando la sua strategia. La linea ufficiale è chiara: basso profilo nella politica nazionale. Ma è proprio la Lista civica nazionale il suo vero obiettivo. Per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_196804" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/emiliano_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-196804" title="emiliano_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/emiliano_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco di Bari Michele Emiliano</p></div><p>&#8220;Non credo che parlerò mai più della <strong>Lista civica nazionale</strong>. Temo che non sia aria&#8221;. Queste poche battute su Twitter dimostrano che <strong>Michele Emiliano</strong>, dopo lo scandalo giudiziario, sta rimodulando la sua strategia. La linea ufficiale è chiara: basso profilo nella politica nazionale. Ma è proprio la Lista civica nazionale il suo vero obiettivo. Per ora c&#8217;è da recuperare la credibilità tra i <strong>cittadini </strong>baresi. Soltanto dopo si potrà recuperare tutto il resto.</p><p>Dietro la linea ufficiale, però, c&#8217;è la sottile linea rossa della guerra con il Pd e la Sel di <strong>Nichi Vendola</strong>: soltanto 20 giorni fa, Emiliano, s&#8217;era candidato a governare la Puglia dopo Vendola. L&#8217;inchiesta della Procura di Bari l&#8217;ha sbalzato dal cavallo. E al centrosinistra non è parso vero di poter scegliere un nuovo fantino: in queste ore sta valutando l&#8217;opportunità di lasciare l&#8217;eredità di Vendola a un assessore della giunta regionale (circola il nome di <strong>Fabiano Amati</strong>). E con un sospiro di sollievo: Emiliano non è mai stato gradito agli apparati. Tanto meno dopo aver aderito all&#8217;idea di lanciare una lista civica nazionale con <strong>Luigi De Magistris</strong>.</p><p>Ed è proprio il profilo nazionale di Emiliano che, all&#8217;interno del Pd, si tenta d&#8217;indebolire. Il segnale è chiaro. Dice a <em><strong>La Stampa</strong></em>, parlando di Emiliano, il senatore <strong>Nicola Latorre</strong>: &#8220;Chi si ritrova immerso nel ciclone giudiziario, arrestato o indagato, deve fare un passo indietro&#8221;. Per un senatore che non ha chiesto le dimissioni di <strong>Alberto Tedesco</strong> – ex assessore alla Sanità regionale, poi parlamentare del Pd, per il quale la Procura di Bari ha chiesto due volte l&#8217;arresto per corruzione negato però da Palazzo Madama – si tratta di una novità assoluta. Considerato che il sindaco barese non è neanche indagato, però, più che una conversione, sembra un messaggio (poco) cifrato.</p><p>E infatti: nello stesso giorno, il segretario regionale del Pd, <strong>Sergio Blasi</strong>, ha dichiarato al <em>Corriere della Sera</em>: &#8220;Emiliano è la maschera delle lobby&#8221;. Dopo aver mollato il ceffone, sempre Blasi, ieri s&#8217;esibito in una sapiente e velenosa carezza: &#8220;A Emiliano ho manifestato il mio apprezzamento per le scuse fatte alla città. E per aver riconosciuto che, sul piano politico, alcuni &#8216;rapporti stretti&#8217;, come lui stesso li ha definiti, hanno prodotto errori e sottovalutazioni. Mi sento di riconfermare la fiducia sull&#8217;onestà personale di Emiliano&#8221;. Fiducia confermata, quindi, purché <strong>Emiliano </strong>ridimensioni le sue velleità politiche. I suoi errori sono strettamente politici: aver imbarcato in Municipio gli imprenditori <strong>Degennaro</strong> che con la Dec, secondo l&#8217;accusa, truffavano il Comune.</p><p>Ed è politico il saldo che Emiliano deve prepararsi a pagare. Non risulta indagato e, per il momento, non si contano indagati tra i suoi assessori e soprattutto: secondo il gip, <strong>Michele Parisi</strong>, nessun appalto affidato alla Dec, durante la giunta Emiliano, è viziato da irregolarità. Nessuna responsabilità penale, quindi, ma il peso politico d&#8217;una pessima figura: non solo il pesce fresco ricevuto in regalo per Natale ma, soprattutto, le commesse che la Dec ha affidato a un fratello e a un cugino del sindaco. E ancora: l&#8217;incapacità di scoprire che un ingegnere del <strong>Comune</strong>, secondo l&#8217;accusa, favoriva gli imprenditori che, durante le elezioni, l&#8217;avevano appoggiato. E poi la nomina – corretta con le successive dimissioni – di <strong>Annabella Degennaro</strong> (nipote del patron del gruppo) come assessore. Sono questi gli errori che Emiliano ora deve scontare.</p><p>E che i suoi avversari politici, quelli interni al centrosinistra, intendono sfruttare a pieno: non vedono l&#8217;ascesa di Emiliano come un fatto positivo. Ma credere alla resa del sindaco sarebbe sbagliato. Il suo messaggio su <strong><em>Twitter </em></strong>va letto in un altro modo: si sfila dalla Lista civica nazionale per non indebolirla con i propri guai. Aspettando che l&#8217;indagine si chiuda. Vuol dimostrare che, dopo 7 anni di governo, persino la radiografia della giustizia &#8220;riduce&#8221; i suoi errori al regalo di <strong>Natale </strong>e alla nomina dell&#8217;assessore Degennaro. E se non risulterà indagato, <strong>Emiliano </strong>è pronto a rivendicare il suo ruolo, se non in Regione, a livello nazionale. E proprio con la Lista civica nazionale. Indigesta per molti. Soprattutto per il <strong>Pd </strong>e <strong>Sel</strong>: è questa la guerriglia che, partendo dalla <strong>Puglia </strong>dopo l&#8217;inchiesta giudiziaria, s&#8217;è aperta in tutt&#8217;Italia.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 20 marzo 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/emiliano-sotto-tiro-obiettivo-lista-civica/198777/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Calcio scommesse: l&#8217;infermiere Iacovellivuota il sacco e inguaia Masiello e il Bari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/scommettificio-bari/189723/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/scommettificio-bari/189723/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[almiron]]></category> <category><![CDATA[Bari]]></category> <category><![CDATA[Bentivoglio]]></category> <category><![CDATA[calcio scommesse]]></category> <category><![CDATA[cassano]]></category> <category><![CDATA[cremona]]></category> <category><![CDATA[Di martino]]></category> <category><![CDATA[Gervasoni]]></category> <category><![CDATA[Iacovelli]]></category> <category><![CDATA[laudati]]></category> <category><![CDATA[Masiello]]></category> <category><![CDATA[Melpignano]]></category> <category><![CDATA[padelli]]></category> <category><![CDATA[parisi]]></category> <category><![CDATA[Salvini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/scommettificio-bari/189723/</guid> <description><![CDATA[Se fosse stato un uomo della malavita, Angelo Iacovelli non avrebbe parlato così tanto. E invece il &#8220;factotum&#8221; dei calciatori del Bari, l&#8217;ausiliario infermiere, l&#8217;uomo di fiducia che ogni giorno era a disposizione dei biancorossi, per riparare un rubinetto o pagare una bolletta, ha parlato. E parecchio. Soprattutto per un motivo: s&#8217;è sentito tradito da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_189762" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/andrea_masiello_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-189762" title="andrea_masiello_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/andrea_masiello_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Masiello con la maglia del Bari</p></div><p>Se fosse stato un uomo della malavita, <strong>Angelo Iacovelli </strong>non avrebbe parlato così tanto. E invece il &#8220;factotum&#8221; dei calciatori del <strong>Bari</strong>, l&#8217;ausiliario infermiere, l&#8217;uomo di fiducia che ogni giorno era a disposizione dei biancorossi, per riparare un rubinetto o pagare una bolletta, ha parlato. E parecchio. Soprattutto per un motivo: s&#8217;è sentito tradito da chi riteneva un amico, <strong>Andrea Masiello</strong>, il calciatore che dinanzi ai pm di un&#8217;altra procura – quella barese – l&#8217;aveva descritto come un soggetto pericoloso, da temere, in grado d&#8217;incutere terrore.</p><p>Iacovelli – assistito dall&#8217;avvocato <strong>Andrea Melpignano </strong>– ha spiegato nei minimi dettagli tutto ciò che ha visto in questi anni, fornendo agli inquirenti di Cremona – il pm <strong>Roberto di Martino</strong> e il gip <strong>Guido Salvini</strong> – un quadro desolante e inquietante nello stesso tempo. &#8220;I calciatori del Bari ne escono a pezzi&#8221;, dice una fonte investigativa, &#8220;sembra che non facciano altro che pensare ai soldi delle scommesse&#8221;. Gran parte dello spogliatoio barese, insomma, secondo la versione di Iacovelli, era in grado di sapere quello che stava accadendo con gli &#8220;zingari&#8221;. E infatti un ex centrocampista del Bari, <strong>Sergio Almiron</strong>, seccato per il comportamento di alcuni compagni, durante una cena avrebbe sbottato: &#8220;Siete soltanto dei mercenari venduti&#8221;.</p><p>Ma dalle indagini in corso – andando anche al di là dell&#8217;interrogatorio di <strong>Iacovelli </strong>– emergono nuovi importanti indizi: il gruppo degli &#8220;zingari&#8221; forse non era l&#8217;unico a manipolare partite e corrompere calciatori della massima serie. Alcune partite, infatti, sarebbero state truccate due volte: una con gli &#8220;zingari&#8221; e l&#8217;altra con un altro gruppo che, probabilmente, aveva a che fare con i calciatori del Bari e con potenziali calciatori del <strong>Bologna</strong>. Ed è proprio Bologna-Bari, finita 0-4 nello scorso campionato, la nuova partita sospetta nel mirino degli investigatori. Una partita menzionata anche da Iacovelli, nel suo interrogatorio di ieri, che s&#8217;è soffermato soprattutto sulla fallita combine di Palermo-Bari e ha escluso, invece, d&#8217;aver mai saputo di corruzioni per Milan-Bari. Restano quattro, quindi, le partite del Bari che interessano la procura cremonese: Bari-Sampdoria, Bari-Roma, Palermo-Bari e Bologna-Bari. Tutti incontri dello scorso campionato.</p><p>Iacovelli è arrestato sabato scorso, con il portiere del Piacenza <strong>Mario Cassano</strong>, con l&#8217;accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. La sua posizione, però, dopo l&#8217;ampia collaborazione di ieri, sembra destinata a ridimensionarsi e non è escluso che la revoca dell&#8217;arresto, richiesta dall&#8217;avvocato Andrea Melpignano, venga accolta già nelle prossime ore. Di certo c&#8217;è che Iacovelli ha completamente ribaltato la versione che Masiello aveva fornito al pm <strong>Ciro Angelillis</strong>, della Procura di Bari, con la quale il calciatore biancorosso s&#8217;era descritto come una &#8220;vittima&#8221; del sistema illegale delle scommesse. Al contrario, secondo Iacovelli, Masiello era ben consapevole – con altri tre compagni di squadra: <strong>Simone Bentivoglio</strong> (sentito dai pm baresi 3 giorni fa), <strong>Marco Rossi</strong>, <strong>Alessandro Parisi </strong>– del giro di scommesse tanto da fare &#8220;la cresta&#8221; sui soldi destinati agli altri giocatori da corrompere. E non solo. Quando la combine con il Palermo sfuma, secondo la versione di Iacovelli, gli &#8220;zingari&#8221; pretendono il rientro dei soldi già pagati – che avviene per il tramite di Iacovelli che, a sua volta, li consegna a un italiano, appartenente al gruppo slavo. A quel punto Masiello restituisce la somma (il calciatore aveva dichiarato di averla accettata perché era in uno stato confusionale e che non era d&#8217;accordo con la combine) e propone di rifarsi con la partita Bologna-Bari.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano dell&#8217;8 febbraio 2012</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/scommettificio-bari/189723/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>La Cassazione: &#8220;Alfonso Papa  è ancora pericoloso&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/alfonso-papa-ancora-pericoloso/189488/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/alfonso-papa-ancora-pericoloso/189488/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Alfonso Papa]]></category> <category><![CDATA[bisignani]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[P4]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/alfonso-papa-ancora-pericoloso/189488/</guid> <description><![CDATA[Alfonso Papa è libero da più d’un mese, dopo 101 giorni trascorsi in carcere e alcune settimane ai domiciliari, eppure, secondo la corte di Cassazione, il “pericolo di recidiva” messo in evidenza dal tribunale del Riesame si basa su una motivazione “congrua e logica”. La sentenza è del 27 gennaio e l’uomo chiave della cosiddetta...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alfonso Papa</strong> è libero da più d’un mese, dopo 101 giorni trascorsi in carcere e alcune settimane ai domiciliari, eppure, secondo la corte di Cassazione, il “pericolo di recidiva” messo in evidenza dal tribunale del Riesame si basa su una motivazione “congrua e logica”. La sentenza è del 27 gennaio e l’uomo chiave della cosiddetta “P 4” – con <strong>Luigi Bisignani</strong> che ha già patteggiato la pena – resta potenzialmente recidivo, come ritiene il Riesame, “dal momento che ha continuato a mantenere relazioni e rapporti con politici, nonché con imprenditori coinvolti nelle vicende”.</p><p>Scrive la suprema corte: “Secondo l&#8217;ordinanza (impugnata da Papa, difeso dall’avvocato <strong>Giuseppe d’Alise</strong> ndr) si è ritenuto che il rischio di ulteriori condotte illecite (…) non sia direttamente collegato alle funzioni pubbliche dalle quali Papa è stato sospeso, ma sia reso probabile da una permanente posizione soggettiva che gli consente di continuare a porre in essere condotte antigiuridiche, aventi lo stesso rilievo, e offensive della stessa categoria di beni e valori di appartenenza del reato commesso”.</p><p>La Cassazione conferma il giudizio &#8211; “La motivazione appare congrua e logica” – e rigetta parzialmente il ricorso di Papa, rinviando il tutto al Riesame di Napoli che, in astratto, potrebbe nuovamente chiedere il carcere. Ipotesi di scuola, considerato che, su quest’eventuale richiesta, dovrebbe tornare a pronunciarsi prima la Cassazione e poi il Parlamento. Ipotesi di scuola, infine, per un altro motivo essenziale: molti dei capi d’imputazione, sui quali Papa aveva presentato ricorso per le misure caute-lari, dalla Cassazione sono stati annullati, in ben tre sentenze, a partire dall’associazione per delinquere per finire alla ricettazione.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 7 febbraio 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/alfonso-papa-ancora-pericoloso/189488/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Calcioscommesse: da Singapore a Bergamo per truccare gare di Serie A, B e Lega Pro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/calcio-marcio-cos-da-singapore-si-combinavano-le-partite/178792/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/calcio-marcio-cos-da-singapore-si-combinavano-le-partite/178792/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Dec 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Alessandro Zamperini]]></category> <category><![CDATA[Atalanta]]></category> <category><![CDATA[beppe signori]]></category> <category><![CDATA[calcioscommesse]]></category> <category><![CDATA[Carlo Gervasoni]]></category> <category><![CDATA[cristiano doni]]></category> <category><![CDATA[Filippo Carobbio]]></category> <category><![CDATA[Gigi Sartor]]></category> <category><![CDATA[guido salvini]]></category> <category><![CDATA[Roberto di Martino]]></category> <category><![CDATA[Simone Farina]]></category> <category><![CDATA[Singapore]]></category> <category><![CDATA[Tan Seet Eng]]></category> <category><![CDATA[Wilson Perumal]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/calcio-marcio-cos-da-singapore-si-combinavano-le-partite/178792/</guid> <description><![CDATA[L&#8217;ultima partita che hanno provato a truccare risale a soltanto un mese fa: Cesena-Gubbio, Coppa Italia, 30 novembre. Tentativo andato in fumo perché il calciatore Simone Farina non soltanto s&#8217;è opposto, ma ha denunciato la tentata corruzione agli inquirenti, fornendo un ulteriore tassello a una già imponente mole di informazioni: il campionato italiano – non...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_178869" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/Luigi_sartor_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-178869" title="Luigi_sartor_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/12/Luigi_sartor_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ex calciatore Luigi Sartor</p></div><p>L&#8217;ultima partita che hanno provato a truccare risale a soltanto un mese fa:<strong> Cesena-Gubbio</strong>, Coppa Italia, 30 novembre. Tentativo andato in fumo perché il calciatore <strong>Simone Farina</strong> non soltanto s&#8217;è opposto, ma ha denunciato la tentata corruzione agli inquirenti, fornendo un ulteriore tassello a una già imponente mole di informazioni: il campionato italiano – non solo di serie A – era nel mirino di un&#8217;organizzazione internazionale.</p><p><strong>LA STRUTTURA</strong></p><p>La mente era a Singapore: <strong>Tan Seet Eng</strong>, detto Dan, 47 anni, movimentava milioni di euro in tutto il mondo, truccando partite in Italia, Finlandia, Germania, spingendosi in Africa e Sudamerica, con puntate nei paesi arabi. Una holding della corruzione e della scommessa illegale che ieri ha subìto 17 richieste d&#8217;arresto, emanati dal gip di Cremona <strong>Guido Salvini</strong>. Tra gli arrestati l&#8217;ex capitano dell&#8217;Atalanta,<strong> Cristiano Doni</strong>, che ha tentato una fuga maldestra dinanzi agli agenti dello Sco della Polizia. Doni è stato intercettato mentre camuffava la voce, parlando con Santoni, che in più occasioni ha cercato di dissuadere, anche con fare minaccioso, dal collaborare con la giustizia. Infine, proprio con Santoni, secondo l&#8217;accusa ha cercato di rendere inutilizzabile agli inquirenti l&#8217;analisi di un telefono. E con la posizione di Doni, si appesantiscono i sospetti sull&#8217;Atalanta. Un indagato riferisce ai pm che &#8220;quando parlo di Doni è come se parlassi della dirigenza dell&#8217;Atalanta nel senso che questi agiva per conto della società&#8221;.</p><p><strong>GLI ARRESTATI</strong></p><p>Tra gli arrestati &#8211; tutti con l&#8217;accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva &#8211; anche <strong>Carlo Gervasoni</strong> (calciatore del Piacenza, sospeso dall&#8217;attività agonistica), <strong>Filippo Carobbio</strong> (calciatore dello Spezia), <strong>Alessandro Zamperini</strong> (ex calciatore di Serie B e Lega Pro). L&#8217;inchiesta coinvolge altri 20 indagati. L&#8217;anello di congiunzione con la cupola asiatica era invece<strong> Gigi Sartor</strong>, ex difensore della Juventus, anch&#8217;egli arrestato. Dan è sfuggito all&#8217;arresto e leggendo gli atti è evidente che la procura di Cremona, guidata dal procuratore <strong>Roberto di Martino</strong>, ha messo le mani su una potentissima &#8220;holding&#8221; criminale, che aveva ramificazioni in tutto il mondo. In Italia, secondo l&#8217;accusa, c&#8217;era Sartor, che collegava &#8220;i bolognesi&#8221; (gli scommettitori legati a <strong>Beppe Signori</strong>) con Singapore. Ma non c&#8217;era soltanto lui.</p><p><strong>IL CAPO DEI CAPI</strong></p><p>Di passaggio in passaggio, comunque, la manipolazione delle partite si riconduceva sempre e comunque a <strong>Dan</strong>, una sorta di &#8220;capo dei capi&#8221; delle scommesse mondiali. Quando il calciatore del Gubbio, <strong>Simone Farina</strong>, viene interrogato dalla procura di Cremona, racconta che Alessandro Zamperini &#8220;riferiva d&#8217;avere conosciuto alcune persone che disponevano di un sacco di soldi. Che tali persone facevano capo ad un soggetto indonesiano, il quale, tramite un soggetto macedone, sarebbe stato disponibile a consegnarmi 200 mila euro affinché perdessi la partita di Coppa Italia con il Cesena. Avrei dovuto corrompere a mia volta il portiere ed almeno due difensori centrali in maniera tale che si realizzasse il risultato di over, l&#8217;unico risultato che avrebbe interessato la sua organizzazione. Proseguiva affermando che tali soggetti avevano giocato e scommesso anche sui recenti mondiali di calcio under 20 disputatesi questa estate&#8221;. Lo Sco ha verificato che Zamperini aveva contatti telefonici con Dan.</p><p><strong>LA QUESTIONE ITALIANA</strong></p><p>L&#8217;indonesiano, il macedone, gli zingari, gli italiani: un&#8217;organizzazione che convergeva sempre verso Singapore. Due indagati, intercettati dalla polizia ungherese, ad aprile erano convinti che &#8220;la questione italiana è difficile. Dobbiamo andare lì dieci volte per realizzarne uno&#8221;. Eppure, in questa seconda parte dell&#8217;indagine sul calcio, condotta dalla procura di Cremona, si scoprono altri tre incontri sospetti nel campionato di Serie A: Napoli – Sampdoria del 30 gennaio 2011, terminata 4-0, Brescia – Bari del 6 febbraio 2011, terminata 2-0 e Brescia – Lecce del 27 febbraio 2011, terminata 2-2. Seguono 16 incontri di serie B tra il 2009 e il 2011 e la partita di Coppa Italia di un mese fa. Lo Sco ha viaggiato tra Singapore e il nord Europa, alla caccia degli indagati, e ottenendo importanti rivelazioni dal braccio destro di Dan, <strong>Wilson Perumal</strong>: interrogato in Finlandia dove è in carcere da tempo. E&#8217; proprio Perumal che spiega nel dettaglio il funzionamento della &#8220;cupola&#8221;: &#8220;Ci sono sei persone chiave e Taan Seel Eng dirige il gruppo. (…) Taan Seet Eng ha manipolato delle partite della Serie A, il risultato della partita Brescia-Bari nel 6 febbraio 2011 è stato 2-0. E&#8217; probabile che una delle due partite seguenti sia stata truccata da lui: Brescia -Chievo 0-3 e Napoli-Sampdoria 4-0 (…). <strong>Taan Seet Eng</strong> realizzò una scommessa su queste partite in Cina servendosi di un gruppo di scommesse creato dai cinesi. (…). Si serviva di cinesi per scommettere, perché i cinesi gli concedevano credito per scommettere molto veloce con una somma di denaro importante (…). Possono procedere a una scommessa con una puntata di 1 milione di euro con una partita di Serie B in 10-15 minuti e di Serie A in 2-3 minuti (…). Dopo la partita Brescia &#8211; Bari (…) Eng mi chiamò dicendo che il mio guadagno sarebbe stato di 60mila euro. Eng era furioso perché i calciatori avevano consentito a perdere con 2 &#8211; 0 invece di 3 &#8211; 0. (…) So che<strong> Admir Suljic</strong> e <strong>Dino Lalic</strong> si occupavano della manipolazione e dei contatti con i calciatori. Eng aveva fondi per puntare sui risultati alterati e per scommesse illecite (…)&#8221;. Ed ecco la struttura: &#8220;Eng aveva dei contatti necessari con le agenzie di scommesse sportive illegali. Ci si trovano agenti a tre livello (secondo la capacità di concedere credito): agente, agente &#8220;superiore &#8221; e agente &#8220;supremo&#8221;. Eng stava in contatto con questi ultimi: ciò gli permetteva di ottenere un credito fino a 10 milioni euro&#8221;.</p><p><strong><em>da Il Fatto Quotidiano del 20 dicembre 2011</em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/calcio-marcio-cos-da-singapore-si-combinavano-le-partite/178792/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sottosegretari a Giustizia e Telecomunicazioni  In pole position i nomi cari a Berlusconi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/sottosegretari-chiave-i-nomi-che-vuole-b/173250/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/sottosegretari-chiave-i-nomi-che-vuole-b/173250/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 Nov 2011 06:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Annozero]]></category> <category><![CDATA[giancarlo innocenzi]]></category> <category><![CDATA[giovanni ferrara]]></category> <category><![CDATA[giustizia]]></category> <category><![CDATA[Michele Santoro]]></category> <category><![CDATA[Procura di Roma]]></category> <category><![CDATA[Roberto Viola]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[sottosegretari]]></category> <category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category> <category><![CDATA[Vincenzo Zeno Zancovich]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/sottosegretari-chiave-i-nomi-che-vuole-b/173250/</guid> <description><![CDATA[Giustizia e Telecomunicazioni: i ministeri chiave per Silvio Berlusconi, le forche caudine per il governo Monti, le scelte più significative per dimostrare la discontinuità con il passato. E il toto-nomine dei sottosegretari dimostra che tutto procede senza grandi mutamenti di direzione. Il principale candidato, come sottosegretario al ministero di Giustizia, è Giovanni Ferrara (Unicost): il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_173339" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/giovanni_ferrara_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-173339" title="giovanni_ferrara_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/giovanni_ferrara_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Ferrara, capo della Procura di Roma</p></div><p>Giustizia e Telecomunicazioni: i ministeri chiave per <strong>Silvio Berlusconi</strong>, le forche caudine per il governo Monti, le scelte più significative per dimostrare la discontinuità con il passato. E il toto-nomine dei sottosegretari dimostra che tutto procede senza grandi mutamenti di direzione. Il principale candidato, come sottosegretario al ministero di Giustizia, è <strong>Giovanni Ferrara</strong> (Unicost): il capo della Procura di Roma – battezzata da tempo immemorabile il &#8220;porto delle nebbie&#8221; – non pare un uomo di vera rottura con il passato. Di vera e propria continuità, invece, si può parlare per il ministero delle Telecomunicazioni dove, tra i principali candidati, troviamo il direttore generale dell&#8217;Agcom, <strong>Roberto Viola</strong>, e l&#8217;estensore della legge Gasparri, <strong>Vincenzo Zeno Zancovich</strong>.</p><p>Viola – senza sapere di essere intercettato – parlava amabilmente con <strong>Giancarlo Innocenzi</strong>, all&#8217;epoca commissario dell&#8217;Agcom, delle strategie per zittire Santoro. Nessuna reazione alle invettive che Innocenzi, imbeccato da Berlusconi, portava contro <em>Annozero</em>: eppure, l&#8217;autorità garante per telecomunicazioni, ha il compito di proteggere il pluralismo dell&#8217;informazione. A giudicare dalle telefonate, Viola preferiva schierarsi con Innocenzi, quindi con Berlusconi. Il 29 novembre 2009 – quindi appena due anni fa – Innocenzi lo chiama per lamentarsi che &#8220;il presidente è inferocito, ovviamente perché gli hanno comunicato che Santoro fa il processo Mills&#8230; e allora a questo punto lui mi ha detto &#8216;spiegami che cazzo ci state a fare lì&#8217;&#8230;.&#8221;.</p><p>Sul &#8220;che cazzo ci state a fare lì&#8221;, cioè nell’Agcom, Viola non batte ciglio. Il vero problema è che <em>Annozero </em>sta preparando una puntata sul caso <strong>Mills</strong>, quindi su un&#8217;inchiesta che riguarda Berlusconi, e questo non va bene. Infatti, pochi giorni dopo, valuterà con Innocenzi una &#8216;strategia&#8217;. Viola commenta – sempre parlando con Innocenzi – che con il &#8220;codice dei processi, <strong>Santoro </strong>ci si è pulito una cosa che manco te posso dire per rispetto&#8221;. E aggiunge: &#8220;Avremmo messo a punto una strategia, adesso la cosa più urgente e importante è che si faccia il comitato di vigilanza, perché poi è quello che andrà, diciamo, il dossier che prepariamo&#8230;&#8221;. Viola non è stato neanche indagato, nell&#8217;inchiesta della <strong>Procura di Trani</strong>, ma queste conversazioni non hanno soltanto un valore penale: il loro tenore è politico.</p><p>Con Viola sottosegretario alle Telecomunicazioni, <strong>Silvio Berlusconi </strong>non trova un uomo ostile ma, al contrario, un funzionario che s&#8217;è già dimostrato collaborativo e sensibile ai suoi problemi. Se la scelta dovesse cadere su <strong>Vincenzo Zeno Zancovich</strong>, poi, il ministero più caro a Berlusconi parrebbe davvero blindato nella direzione che più gradisce: in perfetta sintonia con i suoi affari. Sintonia legislativa, visto che il professor Zancovich, docente universitario di Diritto comparato alla <strong>Roma Tre</strong>, è lo stesso Zancovich estensore della legge Gasparri. La legge del 2003 che salvò <strong>Rete 4</strong> dal satellite, nonostante una sentenza della Consulta, e incentivò la pubblicità televisiva – tanto preziosa per l&#8217;ex premier – a discapito della pubblicità destinata alla carta stampata. Il pluralismo televisivo congegnato da Zancovich, infine, non pare abbia portato rivali in casa <strong>Mediaset </strong>che, ora come allora, è rimasta a godere della sua posizione dominante.</p><p>Per quanto riguarda <strong>Giovanni Ferrara</strong>, invece, bisogna ricordare che la sua procura non s&#8217;è distinta per grandi indagini sui politici romani. In tanti lo descrivono come un gentiluomo, un capo mai arrogante, ma sempre attento agli equilibri. A volte fin troppo: non prese una posizione dura nei riguardi del suo &#8220;braccio destro&#8221;, il procuratore aggiunto <strong>Achille Toro</strong>, poi condannato dalla procura di Perugia per rivelazione del segreto d&#8217;ufficio. Eppure Toro spifferava segreti alla &#8220;cricca&#8221; legata a <strong>Diego Anemone</strong>,<strong> Guido Bertolaso</strong> e altri compagnucci d&#8217;appalti. E proprio su quest&#8217;inchiesta, che nacque a Firenze, nel febbraio 2010 Ferrara attaccò la procura toscana perché, a suo dire, non aveva rispettato le regole sulla competenza. Poi ingranò la retromarcia, dichiarò che non v&#8217;era alcuno &#8220;scontro&#8221; tra le due procure, ma da Toro non prese le distanze, continuando a usare una grande cautela nei toni, persino di fronte alla scoperta d&#8217;aver avuto al suo fianco una &#8220;talpa&#8221;.</p><p><strong>da Il Fatto Quotidiano del 26 novembre 2011</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/sottosegretari-chiave-i-nomi-che-vuole-b/173250/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>39</slash:comments> </item> <item><title>Lavitola e il valzer dei giornali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/lavitola-e-il-valzer-dei-giornali/166345/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/lavitola-e-il-valzer-dei-giornali/166345/#comments</comments> <pubDate>Wed, 26 Oct 2011 10:08:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[contributi editoria]]></category> <category><![CDATA[Denis Verdini]]></category> <category><![CDATA[Gianni Letta]]></category> <category><![CDATA[l'Avanti]]></category> <category><![CDATA[l'Avvenire]]></category> <category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/lavitola-e-il-valzer-dei-giornali/166345/</guid> <description><![CDATA[Bisogna tornare ai giorni caldi dei tagli ai finanziamenti per l’editoria, quelli dell’autunno 2009, per comprendere il mix che ruota intorno ai milioni di euro che aiutano i quotidiani italiani ad andare in edicola. Bisogna tornare a quei giorni, ai dibattiti nelle commissioni e in Parlamento e rileggere la storia alla luce delle intercettazioni, che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna tornare ai giorni caldi dei tagli ai finanziamenti per l’editoria, quelli dell’autunno 2009, per comprendere il mix che ruota intorno ai milioni di euro che aiutano i quotidiani italiani ad andare in edicola. Bisogna tornare a quei giorni, ai dibattiti nelle commissioni e in Parlamento e <strong>rileggere la storia alla luce delle intercettazioni</strong>, che vedono protagonista <strong>Valter Lavitola</strong>, depositate dalla procura di Pescara.</p><p>Partiamo da un dettaglio, una telefonata all’apparenza insignificante, descritta nei brogliacci, che porta la data del 27 ottobre 2009: “Il dottor Lusiner dell’Avvenire chiama Valter Lavitola: i due parlano della mancanza di copertura del capitolo editoria”. Il punto è che <em>l’Avvenire</em> è il maggiore quotidiano d’area cattolica esistente in Italia, con una tiratura di 150 mila copie, che in edicola si trova, si vende e crea opinioni. <em>L’Avanti!</em> diretto da Valter Lavitola, che ne era l’editore, nel 2010 ha ricevuto 2,530 milioni di euro, maturati proprio nel 2009 delle intercettazioni, ma consta di sole 4 pagine, <strong>è quasi inesistente in edicola</strong>. E allora: perché un uomo dell’Avvenire discute, proprio con Lavitola, dei contributi per l’editoria? La risposta è nell’elenco di intercettazioni depositate: Valter è il “lobbista” <strong>che fa da cerniera con il potere</strong>, scomoda la segretaria del premier e il premier in persona, suggerisce emendamenti, chiama quando vuole Elisa Grande – responsabile per l’editoria della presidenza del consiglio – preme addirittura su <strong>Gianni Letta</strong> e scavalca, facendolo innervosire parecchio, persino il responsabile istituzionale: <strong>Paolo Bonaiuti</strong>. Eppure sappiamo che il vero interesse di Lavitola, sono aziende dedite alla pesca sparse per il mondo, il business con Finmeccanica e Panama, e l’editoria diventa il suo pallino solo quando piovono – anzi: rischia che non piovano – i finanziamenti pubblici.</p><p>Ecco: il mix tra l’editoria vera, come <em>l’Avvenire</em>, e l’editoria che punta soprattutto ai finanziamenti, come il Lavitola de <em>L’Avanti</em>, in queste intercettazioni diventa plastico. E rischia di inficiare il senso di una legge pensata per tutelare il pluralismo, con testate com <em>il Manifesto</em>, <em>l’Unità</em>, <em>l’Avvenire</em>, che di quei finanziamenti pubblici hanno bisogno per fare il proprio mestiere. Lavitola – nella sua attività lobbistica – cerca di coinvolgere <strong>Denis Verdini </strong>– <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/25/fondi-al-giornale-della-toscana-indagati-denis-verdini-e-altre-17-persone/166283/" target="_blank">proprio in queste ore sotto indagine</a></span> per altri finanziamenti pubblici per l’editoria. Il 12 ottobre 2010 Valter parla con Vincenzo Ghionni, che gli dice “che il problema che hanno (capitolo editoria) è come diceva lui, anche più grave di come lo esponeva, che in più, in merito ai 70 milioni di euro, su cui stanno combattendo, non sono sufficienti”. <strong>Soldi. Solo soldi</strong>. Lavitola risponde che “con 70 milioni ce la faranno, ci pagheranno il 100 % di tutto”. Vincenzo risponde “dice di aver chiamato la Lega, di aver allertato l’amministratore delegato della Padania (…) poi ha parlato con l’Udc, con Adornato (…)”. Lavitola aggiunge che Bonaiuti ha scritto una lettera a <strong>Tremonti </strong>che gli ha risposto dicendo che i soldi non li ha in quanto non è stato fatto il gettito di entrata, che comunque lo farà solo se glielo dice Berlusconi, sostiene che lui sta cercando di sensibilizzare Berlusconi al quale gli ha mandato un appunto che lui non ancora legge, mentre Fini si sta muovendo (…). Di insistere molto su An, sulla Lega e Verdini (…)”.</p><p>In quei giorni gli editori pensano di scrivere una lettera al governo per evitare i tagli all’editoria. Scopriamo che – oltre alla pressione di un emendamento – <strong>Lavitola si occupa anche di questo</strong>. Al solito Vincenzo dice che “la cosa importante sarebbe che intervenisse pure Libero”. Vincenzo risponde che “quello è un problema e che Polito ha già firmato”. Valter gli dice che “Libero dovrebbe intervenire facendo una telefonata alla segreteria di Berlusconi”. Valter propone “di far intervenire Belpietro” (direttore di <em>Libero</em>). Per quanto ne sappiamo Belpietro non si associò a quella lettera. Resta un fatto: quando s’è trattato di discutere con l’editore Lavitola, in molti, a partire dai rappresentanti delle istituzioni, per finire agli editori, <strong>l’hanno considerato un interlocutore</strong>. Come se il Lavitola “faccendiere” fosse un’altra persona. O forse proprio per quello.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 26 ottobre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/lavitola-e-il-valzer-dei-giornali/166345/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> <item><title>Gli affari di Finmeccanica e il caso Battisti  &#8220;Non si può buttare all&#8217;aria tutto&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/finmeccanica-il-maxiappalto-e-quello-%e2%80%9cscambio%e2%80%9d-con-battisti/161585/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/finmeccanica-il-maxiappalto-e-quello-%e2%80%9cscambio%e2%80%9d-con-battisti/161585/#comments</comments> <pubDate>Sun, 02 Oct 2011 06:10:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Brasile]]></category> <category><![CDATA[Cesare Battisti]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[La Russa]]></category> <category><![CDATA[Lavitola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=161585</guid> <description><![CDATA[“Purché sia un governo che governi”. Questa è la frase più ricorrente in questi giorni, nel palazzo di piazza Montegrappa, la sede di Finmeccanica a Roma. Segno che Silvio Berlusconi non regge più il peso della politica estera, quella che più interessa al colosso industriale italiano, legato a doppio filo con gli affari internazionali, come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Purché sia un governo che governi”. Questa è la frase più ricorrente in questi giorni, nel palazzo di piazza Montegrappa, la sede di Finmeccanica a Roma. Segno che <strong>Silvio Berlusconi</strong> non regge più il peso della politica estera, quella che più interessa al colosso industriale italiano, legato a doppio filo con gli affari internazionali, come per Eni o Fincantieri. Per capire le frizioni tra i colossi dell’industria, e la politica estera, basta rileggere il “caso Battisti” alla luce delle intercettazioni dell’inchiesta su <strong>Valter Lavitola</strong>.</p><p>Per comprendere quanto siano delicati i rapporti tra la politica estera “del fare” &#8211; quella che punta ai miliardi &#8211; e le dichiarazioni della politica parlata, è sufficiente rileggere un’intercettazione del 7 giugno. I pm napoletani intercettano l’ex direttore commerciale di Finmeccanica, <strong>Paolo Pozzessere</strong>, che parla con il presidente <strong>Piero Guarguaglini</strong>: “Guarguaglini – si legge negli atti &#8211; chiama Paolo e gli comunica di essere stato contattato dal Quirinale e lo avrebbe informato del fatto che oggi alle ore 02,00 brasiliane si riuniscono i giudici”. La data è fondamentale: siamo a ridosso della sentenza brasiliana che negherà l’estradizione del terrorista in Italia. La politica preme perché Battisti torni nel nostro Paese. E con toni durissimi. Ai colossi industriali italiani, del rientro di Battisti, non interessa nulla: con il Brasile c’è in ballo una commessa che vale dai 6 ai 10 miliardi di euro. Commesse per esportare navi che riguardano Fincantieri: fregate e pattugliatori destinati alla marina fluviale, sistemi satellitari per il controllo delle coste e dei giacimenti petroliferi (d’interesse Eni). Le navi sono armate, da qui l’interessamento per l’industria di Finmeccanica. È questo che c’è in gioco mentre il Brasile decide la sorte di Battisti. Ed è per questo che Pozzessere, quando il suo presidente gli dice d’essere stato contattato dal Quirinale e che, alle 2, si riuniscono i giudici, commenta con un laconico: “Purtroppo&#8221;. Il direttore commerciale di Finmeccanica spiega che, della vicenda, s’è parlato già il 2 giugno con il ministro degli esteri Franco Frattini, e lascia intuire che l’affare rischia di sfuggire dalle mani.</p><p><strong>Le impunatture della Difesa</strong><br /> Guarguaglini risponde: “Per quello che posso cercherò di tenermelo buono”, aggiunge che “se vede Frattini bisogna dirgli che gli hanno telefonato, che bisogna dirlo in modo chiaro a Berlusconi e a Letta”. E Pozzessere è d’accordo: “Se ci sono casini – risponde &#8211; si passa dal Presidente, perché non si può buttare all’aria tutto per un’impuntatura”. L’impuntatura, secondo fonti attendibili, è soprattutto quella di <strong>Ignazio La Russa</strong>, perché da mesi il ministro della Difesa usa toni durissimi nei confronti del Brasile. E le parole di La Russa pesano doppio perché, nella stipula degli accordi, è prevista la firma di entrambi i ministri della Difesa, quello italiano e brasiliano. È soprattutto lui che Finmeccanica ha bisogno di zittire. Il commento del presidente Napolitano, il 9 giugno, sarà durissimo: parlerà di un atto &#8221;gravemente lesivo del rispetto dovuto&#8221; agli accordi tra Italia e Brasile e del rispetto della lotta al terrorismo combattuta dall&#8217;Italia &#8221;nella rigorosa osservanza delle regole dello stato di diritto. Una decisione che contrasta con gli storici rapporti di amicizia tra i due paesi e appoggia pienamente ogni passo che l&#8217;Italia vorrà compiere&#8221;. Ma la successiva dichiarazione di La Russa – alla luce delle pressioni di Finmeccanica – appare davvero interessante: &#8221;Non sto contando fino a dieci, ma fino a mille, prima di fare un commento. Sto mordendomi la lingua e non cedo alla tentazioni di esprimere possibili contromisure&#8221;.</p><p>A gennaio, invece, La Russa aveva dichiarato che erano “a rischio le relazioni commerciali”. Ma nel frattempo, a febbraio, il Parlamento in gran silenzio &#8211; mentre la questione Battisti era aperta e già si presagiva la mancata estradizione &#8211; aveva approvato un ddl per ratificare gli accordi – sull’affare in questione – tra Brasile e Italia. Il doppio binario avanzava da tempo. La diplomazia di Finmeccanica e Fincantieri aveva raggiunto l’apice durante il terremoto di Haiti, quando parte per il Sudamerica parte la nave Cavour, in soccorso degli sfollati, sì, ma quelli brasiliani. Il ministro Tremonti s’acquietò soltanto quando seppe di non dover sborsare (quasi) un centesimo: l’operazione non venne finanziata dal governo, ma proprio da Fincantieri e Finmeccanica, per “oliare”, con un’operazione velata dalla solidarietà, la commessa da chiudere con il paese brasiliano.</p><p><strong>Il fattore Berlusconi</strong><br /> Neanche Berlusconi, in fondo, aveva fatto il suo dovere appieno, in base al bon ton della diplomazia industriale: il Brasile chiedeva che la chiusura dell’accordo tra Stati fosse sancita a Brasilia ma gli impegni del premier non riuscivano a soddisfare la richiesta del paese che stava mettendo sul tavolo un affare da almeno 6 miliardi di euro. L’accordo si chiuse nel 2009, ma a Washington, durante il G20. Unica concessione di Berlusconi alla richiesta di Ignacio Lula: l’accordo fu comunque firmato nell’ambasciata brasiliana. “Un governo che governi”, ecco cosa chiede Finmeccanica, e Berlusconi – con le sue intemperanze e le dichiarazioni di La Russa sul caso Battisti – non è più il soggetto ideale per la “politica estera” del colosso industriale. Anche per questo, ormai, Berlusconi è stato scaricato da Guarguaglini con un’intervista al Messaggero – “A Berlusconi ho detto no quando mi parlò di Tarantini” – e da sua moglie, Marina Grossi, ad di Selex sistemi integrati: “Berlusconi poteva risparmiarci almeno Tarantini e Intini”. E ora che nel ciclone c’è pure Valter Lavitola &#8211; l’uomo che, presentato a Finmeccanica da Berlusconi, consentì di chiudere un’affare da 180milioni di euro – il premier è definitivamente inaffidabile anche per la lobby di piazza Montegrappa. Che è convinta, per esempio, di aver perso importanti commesse con la Turchia di Erdogan anche per colpa della pessima figura internzionale legata ai bunga bunga del premier.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 2 ottobre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/02/finmeccanica-il-maxiappalto-e-quello-%e2%80%9cscambio%e2%80%9d-con-battisti/161585/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>63</slash:comments> </item> <item><title>“Pronto, Minzo?”, così il Pdl detta la linea</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/%e2%80%9cpronto-minzo%e2%80%9dcosi-il-pdldetta-la-linea/147193/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/%e2%80%9cpronto-minzo%e2%80%9dcosi-il-pdldetta-la-linea/147193/#comments</comments> <pubDate>Fri, 22 Jul 2011 05:07:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Annozero]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category> <category><![CDATA[Gianni Letta]]></category> <category><![CDATA[Mauro Masi]]></category> <category><![CDATA[Monzolini]]></category> <category><![CDATA[Santoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147193</guid> <description><![CDATA[Concussione e abuso d&#8217;ufficio: analizzando le telefonate di Augusto Minzolini con Gianni Letta e Gianni Alemanno, il gip di Trani, Roberto Oliveri del Castillo, s&#8217;è convinto che il direttore del Tg1 potrebbe aver commesso dei reati. Se così fosse, questi reati avrebbero inciso anche sulla conduzione del telegiornale e, di conseguenza, sulla qualità dell&#8217;informazione pubblica....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Concussione e abuso d&#8217;ufficio: analizzando le telefonate di <strong>Augusto Minzolini</strong> con <strong>Gianni Letta</strong> e <strong>Gianni Alemanno</strong>, il gip di Trani, <strong>Roberto Oliveri del Castillo</strong>, s&#8217;è convinto che il direttore del Tg1 potrebbe aver commesso dei reati. Se così fosse, questi reati avrebbero inciso anche sulla conduzione del telegiornale e, di conseguenza, sulla qualità dell&#8217;informazione pubblica.</p><p>Nelle conversazioni intercettate – per quanto risulta al <em>Fatto Quotidiano</em> – due, in particolare, hanno suscitato l&#8217;attenzione del gip. Nella prima, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si lamenta con Minzolini per un&#8217;inchiesta, condotta dai cronisti Rai, sulla vita notturna nella capitale. Il &#8220;direttorissimo&#8221;, a sua volta, viene intercettato mentre rintraccia il cronista che l&#8217;ha realizzata. E lo redarguisce con toni piuttosto bruschi. Se la procura dovesse decidere d&#8217;aprire un fascicolo, dopo aver iscritto Minzolini nel registro degli indagati, dovrebbe poi verificare se, in seguito alle telefonate, il servizio sulla movida a Roma sia stato mai trasmesso. Nella conversazione con Letta, invece, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, s&#8217;interessa ad alcuni giornalisti e discute, sempre con Minzolini, della loro posizione in Rai.</p><p>Il provvedimento del gip – che descrive un Minzolini ossequiosamente assediato dal Pdl – è ora all&#8217;attenzione del pool di magistrati che, nel marzo 2010, istruì il fascicolo – aperto all&#8217;epoca dal pm <strong>Michele Ruggiero</strong> – sulle pressioni esercitate da <strong>Silvio Berlusconi</strong> per silenziare Annozero. Le intercettazioni che riguardano Minzolini, Letta e Alemanno, infatti, furono registrate nel 2009 durante quella stessa inchiesta. E lo stesso pool, guidato dal procuratore capo <strong>Carlo Maria Capristo</strong>, ora dovrà decidere se iscrivere nel registro degli indagati Minzolini e – se lo riterrà opportuno – anche Letta e Alemanno. Il contenuto delle telefonate è comunque &#8220;top secret&#8221;, ma il quadro emerso, durante l&#8217;ascolto delle intercettazioni, rischia di far saltare gli equilibri dell&#8217;informazione in Rai: in alcune intercettazioni, le pressioni esercitate dal Pdl, sono infatti piuttosto esplicite. Andrebbe verificato, a questo punto, se e come, il direttore del Tg1 le abbia mai assecondate. Se queste telefonate saranno rese note, inoltre, toccherà ancora una volta alla Procura di Trani raccontare i retroscena – e con essi i meccanismi – dell&#8217;informazione pubblica, svelando i rapporti tra il Pdl e il direttore del telegiornale Rai più influente.</p><p>Il gip non ha usato toni morbidi, la sua analisi è impietosa, proprio per la funzione pubblica esercitata da Minzolini: la sua sollecitazione, indirizzata alla procura, per verificare se il direttore ha commesso dei reati è piuttosto netta. E così, le indagini della magistratura sull&#8217;informazione in Rai, si spostano da Annozero al Tg1. In pochi giorni sono stati aperti due fronti.</p><p>Il primo è quello della Procura di Roma: nel registro degli indagati, con l&#8217;accusa di abuso d&#8217;ufficio, sono stati iscritti Silvio Berlusconi, l&#8217;ex dg della Rai <strong>Mauro Masi </strong>e l&#8217;ex commissario dell&#8217;Agcom <strong>Giancarlo Innocenzi</strong>. La storia è nota: il premier fu intercettato mentre interveniva su Innocenzi per ostacolare le inchieste di Annozero. Il pm Ruggiero ipotizzò, per il premier, i reattori di  concussione e minaccia, mentre ritenne Innocenzi parte offesa (salvo indagarlo per favoreggiamento, quando negò di aver ricevuto pressioni) e Masi rimase estraneo all&#8217;indagine. Trasmesso il fascicolo alla Procura di Roma, l&#8217;indagine passò poi al Tribunale dei ministri che soltanto una settimana fa, dopo ben 15 mesi, ha chiesto ai pm capitolini di mutare l&#8217;ipotesi di reato, trasformandola in abuso d&#8217;ufficio, sia per Berlusconi, sia per Masi e Innocenzi. Richiesta che la Procura di Roma, tre giorni fa, ha accolto effettuando l&#8217;iscrizione per i tre nel registro degli indagati. Il secondo fronte, quello che riguarda Minzolini, nasce dallo stesso filone d&#8217;indagine. Nel marzo 2010 – quando la Procura di Trani decide d&#8217;indagare su Berlusconi – il pool guidato da Capristo scrive al gip una richiesta: nel fascicolo ci sono centinaia di telefonate tra politici – parlamentari e non – con il &#8220;direttorissimo&#8221;. La procura chiede di sapere se devono essere distrutte, perché penalmente irrilevanti, oppure no.</p><p>La risposta è arrivata in queste ore. Alcune telefonate non vanno distrutte perché, secondo Oliveri del Castillo, hanno una rilevanza penale – per così dire – &#8220;diretta&#8221;. Altre – che secondo i gip, allo stesso modo, non meritano d&#8217;essere distrutte – hanno invece una rilevanza &#8220;indiretta&#8221;: aiutano a comprendere lo scenario, il contesto dell&#8217;eventuale reato, sono quindi utili per inquadrare penalmente la posizione di Minzolini. Al di là della vicenda penale, però, sarebbero utili anche a comprendere la correttezza della sua direzione al Tg1. E nelle conversazioni da &#8220;scenario&#8221;, tra le più significative, ci sono quelle con Maurizio Gasparri e Paolo Bonaiuti. Nei prossimi giorni, il pool della Procura di Trani e il suo capo, Nicola Maria Capristo, valuteranno le considerazioni del gip. Se dovessero poi aprire un fascicolo – eventualmente anche su Letta e Alemanno – l&#8217;indagine potrebbe essere trasferita a Roma.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 22 luglio 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/%e2%80%9cpronto-minzo%e2%80%9dcosi-il-pdldetta-la-linea/147193/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>114</slash:comments> </item> <item><title>Montezemolo fa come Masi  Bisignani aiutami tu</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/18/fango-sulla-boccassiniquella-telefonata-a-bisignani-2/119382/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/18/fango-sulla-boccassiniquella-telefonata-a-bisignani-2/119382/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Jun 2011 06:06:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[bisignani]]></category> <category><![CDATA[Boccassini]]></category> <category><![CDATA[Eni]]></category> <category><![CDATA[montezemolo]]></category> <category><![CDATA[Nomine]]></category> <category><![CDATA[Ntv]]></category> <category><![CDATA[sallusti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=119382</guid> <description><![CDATA[Cercava di influenzare anche le nomine della Confindustria. Luigi Bisignani premeva sul suo amico all’Eni, Stefano Lucchini, responsabile Relazioni istituzionali dell’Eni e membro della Giunta di Confindustria Napoli , per favorire la nomina di un amico di Luca Cordero di Montezemolo. Parliamo del suo socio nella compagnia ferroviaria Ntv:  Gianni Punzo. È un altro dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/montezemolo_interna1.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-115010" title="montezemolo_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/montezemolo_interna1.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Cercava di influenzare anche le nomine della Confindustria. <strong>Luigi Bisignani</strong> premeva sul suo amico all’Eni, <strong>Stefano Lucchini</strong>, responsabile Relazioni istituzionali dell’Eni e membro della Giunta di Confindustria Napoli , per favorire la nomina di un amico di <strong>Luca Cordero di Montezemolo</strong>. Parliamo del suo socio nella compagnia ferroviaria Ntv:  <strong>Gianni Punzo</strong>. È un altro dei retroscena dell&#8217;inchiesta condotta dalla Procura di Napoli sulla P4. Un altro dettaglio che dimostra il potere del lobbista, intimo amico di <strong>Gianni Letta</strong>, che peraltro ha un figlio che lavora in Ferrari.</p><p>Ne aggiungiamo un altro: il 16 gennaio una parlamentare del Pdl viene intercettata mentre discute con Bisignani di un episodio piuttosto vecchio: la rissa che vide coinvolto, a Ischia, il figlio di <strong>Ilda Boccassini</strong>, la pm che si sta occupando a Milano del caso <strong>Ruby</strong>. I due ne discutono il giorno prima del pranzo, ad Arcore, tra Berlusconi e il direttore de il Giornale, <strong>Alessandro Sallusti</strong>, di Panorama <strong>Giorgio Mulé</strong>, presenti anche <strong>Mauro Crippa</strong> (capo dell’informazione Mediaset) e <strong>Alfonso Signorini</strong>. Praticamente tutta la batteria di “fuoco” (d’inchiostro) a disposizione del premier.</p><p>Passano cinque giorni e il Giornale spara la notizia del 1997 in prima pagina chiedendosi se la Boccassini fece pressioni su qualcuno quando suo figlio Antonio finì sotto processo. Nessuna pressione, come il Fatto Quotidiano verificò a gennaio, poiché suo figlio fu prosciolto nel giugno 1998. Resta un fatto: il giorno prima del summit ad Arcore, una parlamentare del Pdl parla con Bisignani dell&#8217;episodio e pochi giorni dopo la notizia, riesumata dal 1997, viene titolata in prima pagina dal giornale della famiglia Berlusconi. <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/18/p4-anche-le-donne-del-governo-tra-i-contatti-di-luigi-bisignani/119408/" target="_self">Le parlamentari e le ministre del Pdl, in costante rapporto con Bisignani, sono comunque più d&#8217;una</a></strong>. E spesso sono state intercettate dal nucleo della polizia tributaria della Guardia di finanza di Napoli, su delega dei pm Henry <strong>John Woodcock</strong> e <strong>Francesco Curcio</strong>.</p><p>Tra queste c&#8217;è <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>: il ministro dell’Ambiente, per esempio, è stata vittima di un’intercettazione ambientale. Sembra un gioco di parole, ma è invece un passaggio interessante dell’inchiesta, tanto che la Prestigiacomo nei mesi scorsi è stata interrogata dai pm della procura napoletana.  La Guardia di finanza intercetta la voce della Prestigiacomo  nell’ufficio di Luigi Bisignani. I due sono in ottima confidenza, parlano tranquillamente, senza immaginare che una cimice sta registrando la loro conversazione. Bisignani sembra preoccupato, forse proprio a causa delle indagini,  ma la registrazione è per lunghi tratti incomprensibile e la stessa Prestigiacomo, interrogata, ha detto di non ricordare di cosa stessero parlando.</p><p>La ministra non è indagata, ma il suo nome compare nell&#8217;indagine,  come quello dell&#8217;ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. La Gdf napoletana  ha intercettato le telefonate di  Bisignani mentre tesseva la tela che doveva portare il suo amico di vecchia data, <strong>Gianni Punzo</strong>, sulla poltrona di vicepresidente di Confindustria a Napoli. Va notato che Bisignani fa parte di un blocco di potere centrato oggi su <strong>Gianni Letta</strong> (ieri anche su <strong>Cesare Geronzi</strong>) fortemente ostile a quello di Montezemolo-Diego Della Valle. Ma le conoscenze di Bisignani fanno comodo a tutti, anche ai suoi nemici. È   Montezemolo in persona a chiamare Bisignani per chiedere di spingere sull’Eni, al fine di spostare il peso dell’azienda pubblica dell’energia su Punzo. La manovra comunque fallisce, il “Bisi”, stavolta non basta.</p><p>Punzo, l’imprenditore che ha creato il Cis di Nola, teneva molto a diventare vicepresidente di Confindustria Napoli. Bisignani quindi chiama Lucchini e cerca di ottenere il voto dell’Eni in suo favore. Purtroppo per Montezemolo però Punzo perde e se ne va sbattendo la porta dall’Unione industriali. La spunta infatti una triade di vicepresidenti a cui è difficile opporsi, grossi calibri nazionali: l’amministratore di Trenitalia <strong>Mauro Moretti</strong> (molto ostile alla Ntv di Punzo-Montezemolo), Gabriele Galateri di Genola, attuale presidente delle Generali, allora in Telecom Italia, e Marco Forlani, responsabile relazione istituzionali di Finmeccanica e figlio del politico Dc, Arnaldo.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 18 giugno 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/18/fango-sulla-boccassiniquella-telefonata-a-bisignani-2/119382/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>90</slash:comments> </item> <item><title>Inchiesta P4, tutti gli uomini  nella rete. &#8220;Bertolaso non può dirmi di no&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/inchiestap4uomininellarete/118459/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/inchiestap4uomininellarete/118459/#comments</comments> <pubDate>Thu, 16 Jun 2011 06:06:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Bertolaso]]></category> <category><![CDATA[bisignani]]></category> <category><![CDATA[P4]]></category> <category><![CDATA[Papa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118459</guid> <description><![CDATA[È impressionante la rete di rapporti intessuta da Alfonso Papa, con magistrati e politici, poi utilizzata, secondo le accuse, per carpire informazioni secretate e rivelarle agli indagati. A rivelarlo è spesso Bisignani, che spiega come ha saputo di essere sotto intercettazione: glielo dice Italo Bocchino. E di lì a poco la “macchina” di Papa si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/luigi-bisignani.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-118812" title="luigi-bisignani_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/luigi-bisignani.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>È impressionante la rete di rapporti intessuta da <strong>Alfonso Papa</strong>, con magistrati e politici, poi utilizzata, secondo le accuse, per carpire informazioni secretate e rivelarle agli indagati. A rivelarlo è spesso <strong>Bisignani</strong>, che spiega come ha saputo di essere sotto intercettazione: glielo dice Italo Bocchino. E di lì a poco la “macchina” di Papa si mette in moto.</p><p><strong>Il ruolo dell’esponente Fli</strong><br /> “Un giorno l&#8217;onorevole <strong>Bocchino</strong>, mio caro amico, disse di avere appreso che Papa era indagato e che a Napoli c&#8217;era una indagine e delle intercettazioni che riguardava alcune schede procurate e diffuse dal Papa. Mi chiese se anche io avessi avuto una di tali schede; Bocchino parlò espressamente di una indagine di Napoli ma non fece mai il nome dei magistrati; io rappresentai immediatamente tale circostanza al Papa e il Papa successivamente fece ulteriori accertamenti verificando la fondatezza di tale notizia&#8230;”.  Bocchino dichiara che il colloquio s’è effettivamente tenuto, ma in un altro momento, e cioè soltanto dopo la pubblicazione di alcune notizie sull’inchiesta.</p><p><strong>Bardi e la GdF</strong><br /> Papa – dice Bisignani – è sicuramente amico di Pollari, di Poletti (…) del generale Adinolfi &#8230; Quando gli dissi della notizia (…) mi disse che avrebbe chiesto informazioni a Napoli e che avrebbe parlato con un certo generale <strong>Vito Bardi</strong> della Guardia di Finanza; dopo qualche giorno tornò da me e mi disse che effettivamente dalle notizie che aveva appreso a Napoli aveva appurato che la notizia dell&#8217;indagine era vera (…). In un primo tempo il Papa tentò di minimizzare la portata dell’inchiesta, ma mi accorsi che era sempre più preoccupato (…). Mi disse che Vito Bardi (che ha querelato Bisignani, ndr) gli aveva confermato dell&#8217;esistenza dell&#8217;indagine, ma che tuttavia, lo aveva rassicurato dicendo che l&#8217;indagine era di scarso peso (…).</p><p><strong>Cosentino</strong><br /> Gli elementi sulla fuga di notizie riguardante <strong>Nicola Cosentino</strong> – coordinatore campano del Pdl e imputato per concorso esterno in camorra – si fondano sulle dichiarazioni di <strong>Patrizio Della Volpe</strong>: “&#8230;mi risulta che <strong>La Monica</strong> sia uomo di fiducia del Papa&#8230; La Monica informò il Papa che l&#8217;onorevole Cosentino era destinatario di indagine da parte della Procura di Napoli; non ricordo quanto tempo prima rispetto al deposito degli atti (e alla conseguente pubblicazione sui giornali), La Monica diede tale informazione al Papa. Posso dire che avvenne prima del deposito degli atti e dei primi articoli di stampa (mi pare pubblicati su l&#8217;Espresso). La Monica avvertì Papa, dal momento che Papa ambiva a fare un salto di qualità in politica&#8230;”. Secondo il gip però non ci sono elementi sufficienti.</p><p><strong>Lo scandalo Finmeccanica</strong><br /> “Papa – dice Bisignani – s’è proposto, per il mio tramite e di Galbusera, di interessarsi e di intercedere assumendo notizie ed informazioni anche sulle vicende giudiziarie riguardanti il dotto Borgogni di Finmeccanica (…). Ricordo che Papa mi disse di essersi informato, attraverso fonti accreditate, e di aver appreso che nei confronti di Borgogni non vi erano provvedimenti restrittivi&#8230;”.</p><p><strong>L’indagine Verdini</strong><br /> “Papa – dice sempre Bisignani – si propose di assumere informazioni e adoperarsi quando Verdini fu coinvolto nella nota vicenda giudiziaria (…). Mi consta che Papa era molto amico dell&#8217;allora Procuratore aggiunto di Roma <strong>Achille Toro</strong> e del figlio Camillo; più volte mi chiese di poter trovare qualche incarico a Camillo. (…). Il Verdini medesimo cominciò a stringere i suoi rapporti con Papa, che fino a quel momento aveva calcolato poco, da quando cominciò a proporre il suo interessamento e la sua possibilità di intervento sulle vicende giudiziarie&#8230;”</p><p><strong>Bavaglio ad “Annozero”</strong><br /> Papa cerca informazioni anche sulle indagini della Procura di Trani sul “bavaglio” ad Annozero. Nelle intercettazioni compariva l’ex direttore della Rai <strong>Mauro Masi</strong>. Dice Bisignani “Tramite me s’è proposto di interessarsi di prendere notizie e di intercedere anche a proposito delle vicende giudiziarie riferite a Masi perciò che riguarda la Procura di Trani. Disse di aver acquisito informazioni rassicuranti e le &#8220;girai&#8221; al Masi. Disse di essersi informato a Trani e di aver appreso che &#8220;non c&#8217;era da preoccuparsi&#8221;. Non chiesi quale fosse la sua fonte&#8230;”.</p><p><strong>Protezione Civile</strong><br /> “Papa – dichiara Bisignani – mi parlò delle indagini sulla &#8220;cricca&#8221; e, in particolare, del filone di indagini che pendeva a Roma su <strong>Bertolaso</strong>; me ne parlò sicuramente prima del deposito degli atti e degli arresti. Sosteneva che la cosa si sarebbe sgonfiata”. Una conferma arriva dall’imprenditore <strong>Luigi Matacena</strong>: &#8221; &#8230;ho conosciuto Papa un anno e mezzo fa  (…) Successivamente cominciò a chiamarmi e mi diceva che era a &#8220;disposizione&#8221; per il mio lavoro e per aiutarmi; mi occupo di fornitura di attrezzatura e mezzi specialistici per vigili del fuoco e protezione civile (…). Mi propose di interessarsi per farmi ottenere delle commesse (…). Mi chiese in modo pressante se lavoravo con la protezione civile nazionale (…). Mi propose di procurami un contatto con Bertolaso; tuttavia poi non lo fece (…). Mi disse, in proposito, che a lui Bertolaso non poteva dire di no perché lui stesso (e cioè il Papa) si stava adoperando e interessando dei problemi giudiziari del Bertolaso, e che a lui, dunque, il Bertolaso non poteva dire di no. Il Papa mi fece tale discorso prima che scoppiasse lo scandalo  della Cricca”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 17 giugno 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/16/inchiestap4uomininellarete/118459/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>85</slash:comments> </item> <item><title>Calcioscommesse, la caccia al primo livello  da Beppe Signori a Singapore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/calcioscommesse-la-caccia-al-primo-livello-da-beppe-signori-a-singapore/117793/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/calcioscommesse-la-caccia-al-primo-livello-da-beppe-signori-a-singapore/117793/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Jun 2011 11:30:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Sport & miliardi]]></category> <category><![CDATA[Atalanta]]></category> <category><![CDATA[beppe signori]]></category> <category><![CDATA[calcioscommesse]]></category> <category><![CDATA[Doni]]></category> <category><![CDATA[francesco giannone]]></category> <category><![CDATA[Inter]]></category> <category><![CDATA[Lecce]]></category> <category><![CDATA[Paoloni]]></category> <category><![CDATA[pirani]]></category> <category><![CDATA[Singapore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=117793</guid> <description><![CDATA[L’unico vero sbocco verso il presunto &#8220;livello superiore&#8221; è legato alle testimonianze degli indagati e all’analisi dei loro computer. L’inchiesta di Cremona, per il momento, ha un solo modo di stravolgere il calcio italiano: identificare – se esiste – l&#8217;uomo che moltiplicava le scommesse a Singapore. Dare un nome alla persona in grado di gestire...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/small_110608-182852_To080611cro_0031.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-118169" title="signori_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/small_110608-182852_To080611cro_0031.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>L’unico vero sbocco verso il presunto &#8220;livello superiore&#8221; è legato alle testimonianze degli indagati e all’analisi dei loro computer. L’inchiesta di Cremona, per il momento, ha un solo modo di stravolgere il calcio italiano: identificare – se esiste – l&#8217;uomo che moltiplicava le scommesse a Singapore. Dare un nome alla persona in grado di gestire scommesse da &#8220;23 milioni di euro&#8221; sui siti asiatici. È su questo che si concentra adesso l&#8217;inchiesta. Il resto sono parole captate al telefono, spesso millanterie, e da sole non bastano a provare nulla. E questo non significa che non sia solida: è nata appena sei mesi fa. Le rivelazioni che portano alla serie A non sono più vecchie d’una settimana. Per individuare il &#8220;mister X&#8221; collegato a Singapore non ci sono molte strade: gli unici a poter indirizzare gli inquirenti sono <strong>Beppe Signori</strong> e i suoi amici commercialisti, <strong>Manlio Bruni</strong> e <strong>Francesco Giannone</strong>. I tre sono noti, nel gergo dell’indagine, come il &#8220;gruppo dei Bolognesi&#8221;.</p><p>Bruni e Giannone, difesi dall’avvocato <strong>Fausto Bruzzese</strong>, sono agli arresti domiciliari: stanno collaborando. Il livello superiore è emerso già durante le intercettazioni, in una data decisiva per l’indagine, il 15 marzo, quando il gruppo dei Bolognesi incontra il gruppo legato a Paoloni. Ma da lì in poi siamo nel campo degli indizi e di qualche prova, come il foglietto sequestrato ai &#8220;bolognesi&#8221;, che riporta le &#8220;condizioni&#8221; per scommettere a Singapore. I fatti e il livello d’inchiesta più solido riguardano solo il primo anello di quest’indagine.</p><p><strong>Serie B e Lega Pro</strong></p><p>Tra intercettazioni telefoniche e interrogatori, almeno su un punto pare che le prove si stiano consolidando: parliamo di combine e scommesse in Lega Pro e serie B elencate nell’ordinanza d’arresto.</p><p>Cinque di serie B: Livorno Ascoli del 20 marzo 2011 (1-1), Ascoli Atalanta (1-1) del 12 marzo, Atalanta Piacenza (3-0) del 19 marzo, Siena Sassuolo (4-0) del 27 marzo. Ben 12 di Prima divisione: Cremonese Spezia (2-2) del 17 ottobre 2010, Monza Cremonese (2-2) del 21 novembre 2010, Cremonese Paganese (2-0) del 14 novembre 2010, Spal – Cremonese (1-1) del 16 gennaio 2011, Alessandria Ravenna (2-1) del 20 marzo, Reggiana Ravenna (3-0) del 10 marzo, Verona Ravenna (4-2) del 27 febbraio, Ravenna Spezia (0-1) del 27 marzo, Benevento Viareggio (2-2) del 13 febbraio, Benevento – Cosenza (3-1) del 28 febbraio, Taranto Benevento (3-1) del 13 marzo, Benevento Pisa (1-0) del 21 marzo.</p><p><strong>In serie A</strong>, nell’ordinanza, compare una sola partita sospetta: Inter – Lecce (1-0) del 20 marzo. La scommessa c’è stata. La combine no. Eppure è la partita più importante, sotto il profilo investigativo, per passare al livello superiore e vedremo dopo perché. Adesso limitiamoci a guardare l’elenco delle partite di serie B e Lega Pro. E a scoprire che la Fgci sapeva già molte cose già dall’8 maggio quando il calciatore del Sassuolo <strong>Daniele Quadrini</strong> (anch’egli indagato a Cremona) deposita in Federazione un esposto dettagliato.</p><p><strong>Over e Paoloni</strong></p><p>Due elementi balzano agli occhi: sette partite finiscono con più di tre gol. Puntando sull’over – più di tre gol – si guadagnano grosse somme. Il secondo elemento ha un nome e un cognome: <strong>Marco Paoloni</strong>, prima portiere della Cremonese, poi del Benevento. Le due squadre compaiono nell’elenco ben 8 volte. Al’inizio è Paoloni la “pista” seguita dagli inquirenti: scoprono che è arrivato al punto di somministrare un ansiolitico ai compagni di squadra durante l’intervallo. Seguendo Paoloni, però, comprendono il suo “livello”: un livello basso. Il “livello Paoloni” punta al grande salto: partite in serie A, scommesse sui siti Asiatici, puntate ingenti senza tracciare passaggi di denaro. È questo il punto fondamentale per l’inchiesta.</p><p><strong>Cercansi Signori a Singapore</strong></p><p>Gli inquirenti scoprono in diretta l’esistenza di un livello superiore. Ma in soli sei mesi può solo vederlo affiorare. Il “livello Paoloni” parla al telefono di un “Beppe Nazionale” e il riferimento è evidente. La cricca cerca di agganciare Beppe Signori perché lui sa come puntare a Singapore. E ci riesce. Ma si tratta di un gruppo di cialtroni e l’unico risultato è farsi arrestare, far perdere 150mila euro all’ex bomber, e trascinarlo in carcere davanti ai giudici.</p><p>Marco Paoloni è un portiere di talento distrutto dai debiti e dal vizio dell’azzardo. Questo raccontano le intercettazioni. Ha un solo talento superiore a quello sportivo: manipolare la realtà con agilità impressionante. Non sai mai quanto c’è di vero nelle sue bugie. Lo sa bene sua moglie che impazzisce per conoscere l’entità dei debiti accumulati. Lo sanno i suoi creditori. Lo sa anche il procuratore <strong>Roberto di Martino</strong> che l’ha visto negare per sei ore ogni addebito. La combriccola lo segue fino al disastro totale. Gli credono persino quando si spaccia per un&#8217;altra persona, su Skype, inventando il nick name “Corvia. Finge d’essere il difensore del Lecce. E le finzioni di Paoloni vengono a loro volta spacciate, come certezze, quando i cialtroni incontrano Signori.</p><p>E lo sa bene il 37enne <strong>Massimo Erodiani</strong>, tabaccaiodi Pescara,al quale è riconducibile un punto scommesse. Entrando in procura il suo avvocato Giancarlo de Marco ha detto: &#8220;Paoloni s’era inventato di potere intervenire su numerose partite come Inter – Lecce”. Erodiani – sostiene la difesa &#8211; &#8220;non ha mai avuto contatti con giocatori e dirigenti di serie A&#8221;. Il punto è un altro: Erodiani riesce a sedersi al tavolo con Signori per pianificare le scommesse a Singapore. Questo è il dato importante per l’indagine. Ed Erodiani era in combutta con Marco Pirani, odontoiatra 57enne di Ancona, a sua volta amico di Paoloni. A sua moglie – giusto per dirne una – aveva firmato la prescrizione per l’ansiolitico che il portiere somministrò ai suoi compagni di squadra. Le intercettazioni di Pirani, Erodiani e Paoloni, lasciano pochi dubbi sulla loro intenzione di intervenire sulle partite e di puntare sulle combine di Lega Pro e serie B. I fatti riscontrati, però, si limitano ai 18 incontri sospetti tra serie B e lega Pro. Il resto sono parole dette ai pm.</p><p><strong>La versione di Pirani</strong></p><p>L’interrogatorio di Pirani fa salire il numero a trenta partite. Siamo al 7 giugno e la serie A inizia ad affacciarsi per la prima volta negli atti d’indagine. Roberto di Martino dichiara: “La mia sensazione è che ci siano gare truccate in serie A”. Non parla di combine legate alle scommesse. “Ho la sensazione – continua – che ci siano accordi, presi a livello di società, per loro convenienza. Ma per il momento non abbiamo alcuna prova”. Solo indizi, quindi, sui quali iniziare a indagare: questa parte dell’inchiesta nasce appena cinque giorni fa. Indizi – di terza mano &#8211; forniti da Pirani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/13/calcioscommesse-la-caccia-al-primo-livello-da-beppe-signori-a-singapore/117793/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Bankomat Verdini, soldi  a tutti per tenerli buoni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/bankomat-verdini-soldi-a-tuttiper-tenerli-buoni/114117/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/bankomat-verdini-soldi-a-tuttiper-tenerli-buoni/114117/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 May 2011 06:05:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Antonio Massari</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[cricca]]></category> <category><![CDATA[dell'utri]]></category> <category><![CDATA[P3]]></category> <category><![CDATA[Verdini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114117</guid> <description><![CDATA[Denis Verdini: comprereste una banca usata da quest’uomo? Iniziano a chiederselo, da qualche mese, nel circuito del credito cooperativo della Toscana. La “banca del Verdini” è stata commissariata da Bankitalia, si presume che lo sarà per altri 8 mesi, e poi si dovrà decidere. Qualcuno dovrà comprarla, se non riesce a superare la crisi con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/verdini_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-115013" title="verdini_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/verdini_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><strong>Denis Verdini</strong>: comprereste una banca usata da quest’uomo? Iniziano a chiederselo, da qualche mese, nel circuito del credito cooperativo della Toscana. La “banca del Verdini” è stata commissariata da Bankitalia, si presume che lo sarà per altri 8 mesi, e poi si dovrà decidere. Qualcuno dovrà comprarla, se non riesce a superare la crisi con le proprie gambe. Questa “banchina” da sette sportelli, nata a Campi Bisenzio, è però anche il motore del “sistema” Verdini. E – di riflesso – anche del “sistema” messo in piedi da <strong>Riccardo Fusi</strong>, l’ex patron dalla Btp, ora commissariata, per tenere in piedi il suo impero finanziario. Il cuore d’una formica, il peso d’un elefante. Il sistema collassa e, per di più, l’elefante si muoveva con la sua grazia nella più classica delle cristallerie. Le maggiori inchieste giudiziarie – quella sulla “cricca” che gestiva i grandi eventi e quella sulla “P3” – portano lì: nel credito cooperativo fiorentino, fondato nel 1909, per artigiani e bottegai della provincia. È lì che il 78enne sardo Flavio Carboni – indagato con Verdini a Roma per associazione segreta – versa 800 mila euro: per la Procura di Roma potrebbero essere il frutto d’una tangente sull’affare dell’eolico. I soldi finiscono nella “Società toscana edizioni” – sempre di Verdini, l’ala editoriale del suo sistema – destinati, dice lui, a un aumento di capitale. E ancora: che c’entra il siciliano <strong>Marcello Dell’Utri</strong> – condannato a sette anni per concorso esterno alla mafia – con i sette sportelli di Campi Bisenzio? C’è un conto aperto anche per lui: nel 2008 confluisce un bonifico di <strong>Silvio Berlusconi</strong> da 1,5 milioni di euro. Dell’Utri aveva un’esposizione di 2,8 milioni di euro e alcune rate di mutuo non pagate.</p><p>Nelle casse del Credito cooperativo fiorentino, nate con i risparmi dei bottegai, confluiscono i soldi del presidente Berlusconi (P2), di Verdini (presunta P3) e Dell’Utri (legato a Cosa Nostra). I vertici del Pdl. E ora confluiscono anche i soldi d’un altro parlamentare del Pdl, <strong>Antonio Angelucci</strong>, editore di Libero, ex editore del Riformista che, come ha scritto ieri il Corriere della Sera, ha sborsato 5 milioni di euro proprio per risanare la posizione di Verdini, che gli ha ipotecato una villa nel Chianti. Suo figlio Giampaolo è sotto processo a Bari, per una presunta maxi tangente, versata nel 2005 sui conti del movimento “La Puglia prima di tutto”, del ministro <strong>Raffaele Fitto</strong>, per ottenere – secondo la procura – un appalto da 198 milioni di euro nella sanità pugliese.</p><p>È questo il livello di potere che ruota intorno alla “banchina”. Un tempo non era così. Fin quando, nei primi anni Novanta, “il Denis” non riesce a raccogliere le deleghe dei soci: “Porta a porta”, raccontano gli impiegati, che chiedono l’anonimato. È così, porta a porta, che nasce il suo “sistema”. Ottiene la maggioranza e diventa presidente. La prima mossa? Bonus annuale per gli stipendi dei dipendenti: “Un media di tre milioni di lire ciascuno”. Verdini inizia ad acquisire consenso. E a diventare il padre-padrone. Straordinari spesso non registrati, qualche impiegato che fa da autista alla sua signora, e passo dopo passo, dal “si sta tutti bene, si passa al terrore d’essere invisi al presidente”. La piccola banca non usa più i servizi dei piccoli crediti cooperativi, ci dicono alla Cisl, ma s’affida a grossi gruppi esterni, come la “Cedacri”, per i sistemi informatici. Intanto molte operazioni non vengono segnalate all’anti riciclaggio. I commissari di Bankitalia le stanno scoprendo una dopo l’altra. Le radici della “banchina” vengono tradite: troppi soldi ai grossi gruppi, pochi spiccioli per le famiglie. Le indagini fanno saltare il tappo, nel luglio 2010 Verdini si dimette. E sono gli impiegati che convincono i piccoli risparmiatori a non chiudere i conti: 69 dipendenti che temono per il proprio futuro, orfani del padre-padrone, tutelati dai commissari di Bankitalia e dall’attivissimo sindacato della Cisl, che spiega: “Concentrazione dei finanziamenti a pochi gruppi, quasi tutti dello stesso settore, poi il conflitto d’interessi di Verdini e l’assenza di contrappesi con il cda e il collegio dei sindaci: questo era il problema”, dicono i sindacalisti <strong>Maria Manetti</strong> e <strong>Nicola Spinetti</strong>. Basti pensare che un membro del collegio sindacale, <strong>Antonio Marotti</strong>, divide lo studio legale con il vice presidente della banca, <strong>Marco Rocchi</strong>, che oggi è il difensore di Verdini. E che la contabilità privata di Verdini è stata trovata nello studio di un altro membro del collegio sindacale: Luciano Belli. Come distinguere, nella realtà, i controllori dai controllati? Intrecci dentro, intrecci fuori.</p><p>Sei mesi fa la Procura di Firenze perquisisce gli avvocati <strong>Gian Paolo e Pier Ettore Olivetti Rason</strong> – che sono in rapporti con <strong>Licio Gelli</strong> e la sua famiglia – dopo aver scoperto che sono stati pagati, per una consulenza, da <strong>Riccardo Fusi</strong>. I due avvocati, nel frattempo, avevano versato un bonifico di 260 mila euro sul conto di Verdini. Secondo l’accusa sono fatture per operazioni inesistenti. Sul sito dello studio &#8211; i due avvocati offrono consulenza alle società in affari – si legge che, tra i clienti, c’è anche la Ede Spa, di <strong>Stefano Biagini</strong>, costruttore edile. E c’è un fatto curioso: il costruttore edile, tra il 2008 e il 2009, decide di darsi all’editoria, costituendo la “Edicopyright”. La sua più grande operazione? Acquista i diritti dei Diari di Mussolini di Dell’Utri. Gli stessi diari pubblicati da Libero, di proprietà Angelucci, che ora risana la posizione di Verdini. E le famiglie? I piccoli risparmiatori? I dipendenti di Fusi? A loro che succede? Per capirlo basta parcheggiare all’area di servizio Firenze Nord. Fino a tre mesi fa c’era l’hotel Unaway. Ora è chiuso: 27 dipendenti in cassa integrazione da marzo, ottenuta grazie alla trattativa della Cgil. Era Riccardo Fusi l’ex patron della BPT e della catena alberghiera Una Spa. La banca del Verdini gli ha concesso prestiti per almeno 28,6 milioni di euro. Anche per questo, s’intuisce dalle intercettazioni, Verdini sponsorizzava Fusi con i politici e spingeva sui ministri per la nomina dei provveditori alle opere pubbliche. La posizione della Una Spa ora è “incagliata”: difficile per la banca recuperare i soldi. Se non bastasse, quegli affidamenti, secondo gli ispettori, configuravano un “potenziale conflitto d’interessi”.</p><p>Tra il febbraio 2005 e il dicembre 2006 venivano concessi decine di milioni di euro alle società “Il Forte” e “Una Spa”, in “relazioni di affari” con la Parved, “società all’epoca controllata da Verdini”. L’affare era il preliminare di acquisto, del 10 per cento, del capitale della “Una hotel &amp; Resort spa”. E su questo, alla sua banca, Verdini non fornì alcuna informativa. Nel leggere un altro documento, però, scopriamo che nel febbraio 2005 – proprio mentre inizia la pratica di affidamento a “il Forte” e “Una spa” – la società Autostrade stipula una convenzione. Con chi? Con Una Spa. Volevano realizzare “un network di 12 alberghi su altrettante aree di servizio della rete autostradale”. Progetto oggi fallito. Ed ecco i conti di Una spa: “Nel 2008 la perdita è stata pari a 23,6 milioni di euro, nel 2009 a 31,4 mentre, per il 2010 è attesa un’ulteriore perdita di 10 milioni”. Lo scrive l’a.d. Elena David, spiegando che il quadro, per i dipendenti, è allarmante: già 35 licenziamenti effettuati, altri 23 previsti per la fine dell’anno, 68 lavoratori passati alle dipendenze di altre società. E la Btp? “Quattro cantieri ancora aperti, tre sull’autostrada, ma nessun grande appalto in vista”, dice Flavia Villani della Fillea Cgil. “E 160 dipendenti in cassa integrazione – conclude – con l’incubo dello “spezzatino” e dei licenziamenti”.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 27 maggio 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/27/bankomat-verdini-soldi-a-tuttiper-tenerli-buoni/114117/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1938/2048 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 02:49:47 -->
