<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Angela Lamboglia</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/alamboglia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Marlane Marzotto, questo processo s&#8217;ha da fare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/marlane-marzotto-questo-processo-fare/205931/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/marlane-marzotto-questo-processo-fare/205931/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Apr 2012 12:16:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[disastro ambientale]]></category> <category><![CDATA[Marlane]]></category> <category><![CDATA[morti bianche]]></category> <category><![CDATA[tumore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205931</guid> <description><![CDATA[Notizie dal fronte Marlane Marzotto, lo stabilimento del cosentino al centro di una vicenda giudiziaria per il lungo elenco di ex lavoratori che hanno contratto patologie tumorali, e in decine di casi ne sono morti. La notizia è che il processo, iniziato nell&#8217;aprile 2011 e rallentato da numerosi rinvii, si sta sbloccando. Dopo l&#8217;udienza di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Notizie dal fronte <a href="http://www.infooggi.it/articolo/processo-marlane-marzotto-dove-la-giustizia/26295/" target="_blank"><strong>Marlane Marzotto</strong></a>, lo stabilimento del cosentino al centro di una vicenda giudiziaria per il lungo elenco di ex lavoratori che hanno contratto patologie tumorali, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/15/in-quaranta-morirono-di-tumore-ora-la-marlane-va-a-processo/77019/" target="_blank">e in decine di casi ne sono morti</a></span>.</p><p>La notizia è che il processo, iniziato nell&#8217;aprile 2011 e rallentato da numerosi rinvii, si sta sbloccando. Dopo l&#8217;udienza di oggi, il tribunale stabilirà quali parti ammettere e nell&#8217;arco di pochi giorni potrebbe dare la parola a periti e testimoni. Che sono tanti, come tante sono le vittime di quella che Mara Malavenda, dell&#8217;esecutivo nazionale <strong>Slai Cobas</strong> &#8211; unico sindacato che dall&#8217;inizio ha sostenuto gli ex operai &#8211; ha definito <strong>una vera e propria strage</strong>.</p><p>E&#8217; una notizia perché gli ex operai e i loro familiari aspettano risposte da decenni: i decessi tra i lavoratori della Marlane sono iniziati nel &#8217;73, ma le indagini sono partite nel &#8217;99 e solo dopo oltre dieci anni – e tre tentativi di archiviazione &#8211; si è avuto il rinvio a giudizio per i 13 imputati, tutti ex dirigenti e responsabili dello stabilimento.</p><p>Ma allo stesso tempo non fa notizia, sui media nazionali non c&#8217;è n&#8217;è quasi traccia. Eppure la vicenda è seria quanto i più noti casi del Petrolchimico di Porto Marghera, del processo Eternit, di quello della Thyssenkrupp. Lo si intuisce anche dai nomi degli avvocati del collegio difensivo, assolutamente bipartisan: da Nicolò Ghedini allo studio del sindaco di Milano Giuliano Pisapia.</p><p>Seria per persone coinvolte, il cui numero non è possibile quantificare, dato che nel 2006 nei pressi della fabbrica è stato rinvenuto materiale tossico interrato, tra cui anche cromo esavalente – cancerogeno per l&#8217;uomo –, così che alle accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose si è aggiunta quella di <strong>disastro ambientale</strong>.</p><p>Seria per la gravità delle situazioni testimoniate dagli operai, che parlano di un spazio comune a più reparti in cui confluivano tutte le sostanze connesse alla lavorazione, dall&#8217;amianto sprigionato dai freni dei telai ai fumi emessi dai coloranti applicati in vasche aperte. <em>Oggi nebbia in val Padana</em> era il saluto che si scambiavano quando i fumi erano tali da non permettere loro di vedersi.</p><p>E poi perché si continua a morire. Gli ultimi due decessi in coincidenza dell&#8217;udienza del 30 marzo. I loro di nomi non compaiono da nessuna parte. Sembra non interessino a nessuno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/marlane-marzotto-questo-processo-fare/205931/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quella poesia di Pasolini non mi è mai piaciuta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/quella-poesia-pasolini-piaciuta/195068/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/quella-poesia-pasolini-piaciuta/195068/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Mar 2012 14:56:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[Pasolini]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195068</guid> <description><![CDATA[Un militante No-Tav provoca un poliziotto in Val di Susa ed esplode un improvviso, quanto strumentale, entusiasmo per Pier Paolo Pasolini. Quella poesia, Il Pci ai giovani!, comunque non mi è mai piaciuta. Forse perché l&#8217;immagine di quei poliziotti simili a marionette, più poveri degli altri, esclusi, umiliati, “senza più amicizia col mondo”, mi è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un militante <strong>No-Tav</strong> provoca un poliziotto in <strong>Val di Susa</strong> ed esplode un improvviso, quanto strumentale, entusiasmo per Pier Paolo <strong>Pasolini</strong>.</p><p>Quella poesia, <em>Il Pci ai giovani!</em>, comunque non mi è mai piaciuta. Forse perché l&#8217;immagine di quei poliziotti simili a marionette, più poveri degli altri, esclusi, umiliati, “senza più amicizia col mondo”, mi è sempre sembrata poco vicina al mio presente.</p><p>A tanti il nesso è sembrato evidente, ma quel ritratto di emarginazione cosa ha a che vedere con l&#8217;oggi? Oggi che chi difende le ragioni dello Stato è sempre nel giusto e le ragioni degli altri sono in genere velleitarie, resistenze al nuovo che avanza, difesa del proprio cortile, se non pretesti per sfoghi violenti di giovani bamboccioni e fannulloni. Oggi che bisogna per forza credere allo sviluppo illimitato, convincersi che smantellare diritti e territori ci farà stare alla fine meglio.</p><p>O forse non mi è mai piaciuto il modo in cui quella poesia è divenuta celebre: ricordata per come il poeta solidarizza con chi difende l&#8217;ordine costituito, quando probabilmente la vera provocazione fu il dito puntato contro i privilegi di chi quell&#8217;ordine lo stava contestando.  Lo smascheramento della protesta sterile di chi è “contro” per moda.</p><p>Ma quello che sta accadendo in questi giorni in Italia ha poco a che con fare con le questioni che allora sollevava quella poesia.</p><p>Dal Corriere a vari Tg il messaggio è lo stesso: Pasolini era &#8211; ma solo con riferimento a quei versi &#8211; un profeta e la sua profezia si è avverata. Aveva ragione e ora è chiaro a tutti: i poliziotti sono i buoni, chi si ribella è cattivo.</p><p>Perché? Perché un manifestante No Tav non ha usato le buone maniere per dire a un poliziotto che l&#8217;anonimato è per troppi di loro un prezioso alibi, mentre il poliziotto ha incassato gli insulti e non ha reagito.</p><p>Due uomini bastano per un giudizio su una parte, quanto sull&#8217;altra.</p><p>Basta un video &#8211; ma non uno qualunque, perché di video di No-Tav che parlano ai poliziotti ne esistono altri in rete e molto diversi – a consegnarci la Verità e a indicarci dove sta la ragione e dove il torto. Un modo efficace per non entrare mai nel merito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/quella-poesia-pasolini-piaciuta/195068/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Posto fisso monotono: allora qual è l&#8217;alternativa?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/se-il-posto-fisso-monotono-qual-e-lalternativa/188904/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/se-il-posto-fisso-monotono-qual-e-lalternativa/188904/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:40:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[posto fisso]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188904</guid> <description><![CDATA[Le parole di Monti sulla monotonia del posto fisso hanno un solo merito. Portarci avanti nella discussione, togliendoci l&#8217;illusione che quando si parla di mondo del lavoro si parli tutti della stessa cosa. Secondo me il posto fisso, l&#8217;ho già scritto, non è la soluzione per tutti e neanche ciò a cui tutti ambiscono. Ma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/lavoro-monti-posto-fisso-monotono-sullo-spread-scendera-ancora/188328/" target="_blank">parole di <strong>Monti</strong></a></span> sulla monotonia del posto fisso hanno un solo merito. Portarci avanti nella discussione, togliendoci l&#8217;illusione che quando si parla di mondo del lavoro si parli tutti della stessa cosa.</p><p>Secondo me il <strong>posto fisso</strong>, l&#8217;ho già scritto, non è la soluzione per tutti e neanche ciò a cui tutti ambiscono.</p><p>Ma la questione è: quali sono le condizioni del posto non fisso?</p><p>Perché quando Monti parla di monotonia nell&#8217;impiego fisso, ha in mente evidentemente come alternativa le <strong>opportunità </strong>che si dischiudono ad alcuni, secondo me pochi e solo in certe professioni, che scivolano da una posizione a un&#8217;altra, con mansioni e redditi migliorativi, con prospettive sempre più ampie.</p><p>Ma se io, e temo tanti con me, penso l&#8217;alternativa al posto fisso, ho in mente il limbo degli <strong>stage </strong>che si susseguono, lavori mal pagati, contratti dal fiato corto, mesi alla ricerca di un nuovo impiego senza reddito, o con il minimo che si può ricavare da lavoretti saltuari, e la paura che ad ogni mancato rinnovo si ritorni alla casella di partenza. Dallo stage al contratto a progetto e poi, magari, di nuovo allo stage. Tutto questo in molti casi senza cambiare di una virgola il tipo di mansione. Altro che uscire dalla monotonia.</p><p>Allora non è che il posto fisso sia appetibile in sé per tutti, che tutti lo vogliano perché sono pigri di mente o resistenti al cambiamento. Ci saranno anche quelli così. Ma il punto è che il posto fisso condensa una serie di elementi che l&#8217;alternativa non ha.  E che quella alternativa non la scegli per sfuggire alla noia, di solito <strong>sono gli altri che la scelgono per te</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/se-il-posto-fisso-monotono-qual-e-lalternativa/188904/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Precarietà, parliamo di proposte concrete?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/nostro-tempo-adesso-decalogo-contro-precarieta/183376/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/nostro-tempo-adesso-decalogo-contro-precarieta/183376/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:00:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[contratto unico]]></category> <category><![CDATA[Fornero]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183376</guid> <description><![CDATA[Dopo gli incontri con Cgil, Cisl, Uil e Ugl, nel corso della trattativa per la riforma del mercato del lavoro, la ministra Elsa Fornero ha incontrato ieri la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Per ora si susseguono una serie di voci, molto fumo attorno all&#8217;articolo 18, ieri di nuovo al centro degli attacchi di Marcegaglia, anche...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo gli incontri con <strong>Cgil, Cisl, Uil e Ugl</strong>, nel corso della trattativa per la riforma del mercato del lavoro, la ministra <strong>Elsa Fornero</strong> ha incontrato ieri la presidente di<strong> Confindustria</strong> Emma Marcegaglia. Per ora si susseguono una serie di voci, molto fumo attorno all&#8217;<strong>articolo 18</strong>, ieri di nuovo al centro degli <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/marcegaglia-anomalia-italiana-camusso-possibile-piattaforma-cisl/183046/" target="_blank">attacchi di Marcegaglia</a>, anche se Confindustria sembra non aver ancora chiaro se modificarlo sia davvero la sua priorità.</p><p>Per quel che riguarda il contrasto alla precarietà, le proposte di esponenti politici ed economisti (<strong>Ichino, Damiano, Boeri-Garibaldi</strong>) ispirano Fornero nella ricerca di una sintesi che non scontenti troppo le parti. Si parla di <strong>contratto unico, contratto graduale, prevalente</strong>. Non entra invece nel dibattito quanto le tante associazioni dei precari hanno pensato e scritto negli ultimi anni sulle precarietà, né le posizioni assunte rispetto alle proposte che oggi si contendono la scena. Innanzitutto rispetto all&#8217;idea che il contratto unico possa rappresentare una soluzione a una<strong> precarietà</strong> che, si è detto tante volte, è lavorativa quanto di vita.</p><p>Forse chi precario lo è per davvero ha un<strong> occhio più lucido </strong>sulle mille facce di una condizione che ricondurre alla sola ricerca di un contratto a tempo indeterminato non coglie.<br /> Chi lavora in maniera continuativa presso un&#8217;organizzazione aspira sicuramente ad essere stabilizzato. E certamente c&#8217;è da intervenire su lavori regolari camuffati da collaborazioni occasionali, prestazioni d&#8217;opera, partite iva e contratti a progetto reiterati.  Ma nessuna forma di contratto unico, comunque lo si declini, offre risposte a quanti lavorano per più committenti e sono discontinui, per natura della professione o per scelta di indipendenza. Se l&#8217;idea è quella di <strong>riformare lavoro e welfare</strong> in direzione di una maggiore equità, la divisione <em>garantiti &#8211; non garantiti</em> deve saltare per tutti.</p><p>Traduttori, grafici, programmatori, giornalisti, ricercatori e consulenti di diversa natura, migliaia di <strong>non solo giovani</strong> a cui il progetto di stabilizzazione non è applicabile e per cui <strong> Stato Sociale</strong> è il nome di qualcosa che prende e non dà (ad esempio perché si è esclusi dalle indennità di disoccupazione e di malattia) e forse non darà mai (per insufficienza e discontinuità dei contributi versati). La partita si sposta allora dal tipo di contratto all&#8217;accesso a<strong> diritti sociali</strong>, dalla casa a una vecchiaia dignitosa, il cui venir meno non manca di produrre tragedie.</p><p>Il comitato <a href="http://www.ilnostrotempoeadesso.it/" target="_blank"><strong>Il Nostro tempo è adesso</strong></a> ha lanciato per questo una <strong><a href="http://www.ilnostrotempoeadesso.it/component/content/article/35-contenuti/237-il-nostro-decalogo.html" target="_blank">campagna</a></strong>. <strong>Dieci proposte</strong> che sintetizzano alcuni dei temi e delle idee discusse in anni di confronto e mobilitazioni da tante formazioni dell&#8217;universo precario.  E un invito a governo, politica, parti sociali e imprese: basta con la categoria debole e il racconto delle sfiga, la retorica del “bisogna pensare ai giovani” e il parlarci sopra. Abbiamo delle proposte, ne parliamo?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/nostro-tempo-adesso-decalogo-contro-precarieta/183376/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Marlane Marzotto, morti bianche dimenticate</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/08/marlane-marzotto-il-processo-dietro-le-quinte/162705/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/08/marlane-marzotto-il-processo-dietro-le-quinte/162705/#comments</comments> <pubDate>Sat, 08 Oct 2011 07:11:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Marlane]]></category> <category><![CDATA[morti sul lavoro]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[sicurezza sul lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162705</guid> <description><![CDATA[Ieri si è tenuta l&#8217;udienza relativa al caso della Marlane Marzotto, lo stabilimento tessile di Praia a Mare (Cosenza) al centro di una vicenda giudiziaria per le presunte responsabilità dell&#8217;azienda in oltre 50 morti e altrettanti casi di tumori. I decessi e le malattie sarebbero stati causati, secondo l&#8217;accusa, dalle ammine aromatiche dei coloranti e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri si è tenuta l&#8217;udienza relativa al caso della <strong>Marlane Marzotto</strong>, lo  stabilimento tessile di Praia a Mare (Cosenza) al centro di una <strong><a href="http://www.slaicobas.it/notizie-slai-cobas/2942-venerdi-a-paola-il-processo-per-la-strage-della-marlane-marzotto.html" target="_blank">vicenda  giudiziaria</a></strong> per le presunte responsabilità dell&#8217;azienda in oltre 50  morti e altrettanti casi di tumori.</p><p>I decessi e le malattie sarebbero stati causati, secondo l&#8217;accusa, dalle ammine aromatiche dei  coloranti e dall&#8217;amianto sprigionato dai freni dei telai che i lavoratori  respiravano senza alcuna protezione.</p><p>Una storia che, dopo 15 anni di indagini, stenta a trovare visibilità mediatica, nonostante le numerose  testimonianze degli operai, i dati statistici che rivelano all&#8217;interno della fabbrica un&#8217;incidenza di tumori significativamente superiore  rispetto al dato regionale (<strong>4% contro 0,003%</strong> secondo una perizia tecnica del 2008) e l&#8217;accusa, oltre a  quella di omicidio colposo, di<strong> disastro ambientale</strong>, per i rifiuti  tossici rinvenuti da un&#8217;unità del Nucleo Operativo Ecologico nell&#8217;area  circostante lo stabilimento.</p><p>Una vicenda che continua a passare sotto silenzio anche dopo l&#8217;intenzione manifestata dai legali delle famiglie di chiedere la trasformazione del  capo di imputazione da omicidio colposo a <strong>omicidio volontario con dolo  eventuale</strong>, come è stato per gli operai della <strong>Thyssen</strong>.</p><p>L&#8217;ultima  udienza, il 24 giugno scorso, si era limitata a stabilire il rinvio al 7  ottobre.  Oggi si sperava avvesse inizio la fase dibattimentale. Invece il processo è stato nuovamente <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2011/7-ottobre-2011/marlane-ancora-rinviato-processo-legali-sembra-che-non-si-voglia-fare-1901755991468.shtml" target="_blank">rimandato al 28 ottobre prossimo</a></strong></span> per legittimo impedimento di uno degli imputati.</p><p>Ancora una volta lontano dai riflettori. Alcune morti valgono meno di altre.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/08/marlane-marzotto-il-processo-dietro-le-quinte/162705/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Il lavoro moderno secondo la manovra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/il-lavoro-moderno-secondo-la-manovra/157613/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/il-lavoro-moderno-secondo-la-manovra/157613/#comments</comments> <pubDate>Thu, 15 Sep 2011 14:20:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[fiat]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Sacconi]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=157613</guid> <description><![CDATA[Nella versione definitiva della manovra, approvata ieri dalla Camera, è stato mantenuto anche l&#8217;articolo 8 del decreto del 13 agosto scorso, quello per cui i contratti aziendali possono derogare ai contratti collettivi e alle leggi nazionali sul lavoro, compreso lo Statuto dei lavoratori. Una norma che non ha nulla a che vedere con l&#8217;obiettivo del pareggio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nella versione definitiva della <strong>manovra</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/14/napolitano-consolidamento-euro-e-priorita-oggi-incontro-con-berlusconi-al-quirinale/157330/" target="_blank">approvata ieri dalla Camera</a></span>, è stato mantenuto anche l&#8217;articolo 8 del decreto del 13 agosto scorso, quello per cui i contratti aziendali possono derogare ai contratti collettivi e alle leggi nazionali sul lavoro, compreso lo Statuto dei lavoratori. Una norma che non ha nulla a che vedere con l&#8217;obiettivo del pareggio di bilancio, ma particolarmente cara al ministro Sacconi, ciclicamente all&#8217;attacco dell&#8217;<strong>articolo 18 </strong>sul licenziamento senza giusta causa.</p><p>Oltre alla questione della derogabilità delle leggi, uno degli aspetti più preoccupanti è il passaggio che affida a rappresentanze territoriali il potere di concordare tali contratti aziendali, che saranno tra l&#8217;altro applicati <em>“nei confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto si riferisce”</em>. Con valore retroattivo, così da includere anche gli accordi precedenti il 28 giugno, come Pomigliano e Mirafiori. Un esplicito <strong>regalo all&#8217;ad di Fiat, Marchionne</strong>, alle cui minacce di interrompere le produzioni in Italia il governo risponde con costanti premure.</p><p>Un inaspettato spiraglio è venuto da un ordine del giorno del <strong>Partito democratico</strong>, che chiede al governo di valutare gli effetti dell&#8217;articolo 8 e di riformularlo con il coinvolgimento delle parti sociali, in linea, immancabilmente, con l&#8217;accordo del 28 giugno scorso. La prospettiva non piace a Sacconi, che oggi è intervenuto appositamente sul quotidiano degli industriali (ma non credo siano loro quelli da convincere) per  illustrare ancora una volta le ragioni della norma.</p><p>E qual&#8217;è la ragione principe per cui è opportuno affidare a sindacati di comodo la negoziazione da cui dipendono i diritti dei lavoratori di un&#8217;azienda e imporre gli accordi raggiunti, in deroga alle leggi, a tutti? La <strong>modernità</strong>. Ecco, questo se possibile mi sembra più grave del resto.</p><p>Che ciò che va in direzione di una <strong>cancellazione dei diritti</strong> e di maggiore precarietà passi sotto il nome di modernità e il resto siano arcaiche ideologie che il vento del progresso ha spazzato o spazzerà via definitivamente. Che il lavoro moderno non sia quello che dispone di tecnologie, di innovazioni, quello in cui si riesce a garantire la sicurezza di chi lavora, quello pensato in accordo anche con altri tempi di vita, ma sia quello senza diritti. <strong>Una modernità che cammina all&#8217;indietro.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/15/il-lavoro-moderno-secondo-la-manovra/157613/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>43</slash:comments> </item> <item><title>Cgil, vai oltre lo sciopero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/25/cgil-vai-oltre-lo-sciopero/153315/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/25/cgil-vai-oltre-lo-sciopero/153315/#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Aug 2011 06:01:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[sciopero]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=153315</guid> <description><![CDATA[La Cgil ha lanciato un nuovo sciopero generale per il 6 settembre, a 4 mesi esatti dall&#8217;ultimo, convocato il 6 maggio scorso. L&#8217;obiettivo è opporsi ad una manovra giudicata, si legge nel comunicato, non solo iniqua e inefficace, ma anche antisindacale. Il decreto prevede infatti, tra le misure in materia di occupazione, la possibilità di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=17092" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">La <strong>Cgil</strong> ha lanciato un nuovo sciopero generale per il <strong>6 settembre</strong></span></a>, a 4 mesi esatti dall&#8217;ultimo, convocato il 6 maggio scorso. L&#8217;obiettivo è opporsi ad una manovra giudicata, si legge nel comunicato, non solo iniqua e inefficace, ma anche <strong>antisindacale</strong>.</p><p>Il decreto prevede infatti, tra le misure in materia di occupazione, la possibilità di definire le condizioni di lavoro in base ad <strong>accordi aziendali</strong>, quindi a prescindere sia dai contratti collettivi nazionali, che dalle leggi in materia di licenziamento.</p><p>Una norma che lascia i lavoratori soli e sprovvisti di alternative di fronte ad una negoziazione in cui il datore di lavoro ha tutti gli strumenti per puntare al ribasso.</p><p>Come per chi è già escluso dalla tutela offerta dai contratti collettivi e dall&#8217;art. 18, lo scenario che si prospetta è ancora una volta quello del <strong>ricatto</strong>.</p><p>Di fronte a questa situazione i compromessi cui stiamo assistendo &#8211;  a cominciare dall&#8217;accordo unitario del 29 giugno scorso – finiscono per tenere in piedi l&#8217;impianto del diritto del lavoro, mentre lo si svuota di efficacia dall&#8217;interno.<br /> D&#8217;altra parte non basta neanche la proposta, tanto in voga, del <strong>contratto unico</strong>, che per definizione lascia ai margini tutti quelli che nella figura del lavoratore standard non rientrano.<br /> Non entra chi lavora su più committenze, su singoli incarichi, chi per esigenze familiari è intermittente. Decine di figure professionali nella galassia dei servizi.</p><p>Allora bene lo sciopero, ma è un <strong>intero modello</strong> di organizzazione del lavoro, e di welfare, a dover essere ripensato, e con esso anche il sindacato deve riformulare il senso della propria presenza e le proprie forme di lotta.</p><p>Questo significherebbe per i sindacati, per la Cgil, alzare la posta in gioco, passare da una posizione puramente reattiva alla posizione di soggetto politico che detta un&#8217;agenda e che si riappropria del significato dei diritti che difende, annacquati e delegittimati nel discorso corrente come residui di un passato arcaico.</p><p>Sono attuali purché li si pensi nel presente e li si pensi per tutti.</p><p>E il punto non è la difesa del posto fisso in sé. Il punto è difendere dall&#8217;arbitrio, non lasciare soli nella contrattazione o addirittura azzerare la contrattazione, non renderci tutti costretti a dire sempre, a qualsiasi condizione, sì.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/25/cgil-vai-oltre-lo-sciopero/153315/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>63</slash:comments> </item> <item><title>Diversamente in vacanza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/diversamente-in-vacanza/150045/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/diversamente-in-vacanza/150045/#comments</comments> <pubDate>Fri, 05 Aug 2011 13:23:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Diversamente occupate]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[vacanze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=150045</guid> <description><![CDATA[Che siano le 14 e 30 del 5 agosto, che ci sia il sole, il caldo che scioglie i neuroni a bagnomaria; che in giro ci siano teli, costumi colorati che sbucano dalle canottiere di donne abbronzate, che dalle borse si intravedano creme solari e portapranzi pieni di pasta fredda, a me fa poca differenza....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Che siano le 14 e 30 del 5 agosto, che ci sia il sole, il caldo che scioglie i neuroni a bagnomaria; che in giro ci siano teli, costumi colorati che sbucano dalle canottiere di donne abbronzate, che dalle borse si intravedano creme solari e portapranzi pieni di pasta fredda, a me<strong> fa poca differenza</strong>. Così come gli sguardi preoccupati di chi alla domanda “dove andrai quest&#8217;anno?” mi vede rispondere con un sorrisetto tra l&#8217; “indovina un pò” e il “in fondo – forse – non fa niente”.</p><p>Quest&#8217;anno infatti si lavora.<strong> Tutta l&#8217;estate, tutti i giorni</strong>. Nemmeno una pausa, il capo non può sentir pronunciare quell&#8217;orribile parola. Anatema: “Weekend”.</p><p>Il motivo in fondo è molto semplice, per me come per molti altri: il mio contratto non me lo permette. “Se non vieni, anche solo per un giorno, per me sei completamente inutile” mi è stato detto. “Probabilmente, se vuoi prenderti un giorno, forse non hai molta voglia di lavorare”, tanto per chiarire il concetto.</p><p>A detta sua, una generazione di lavative. Noi, che lavoriamo ogni giorno, senza ferie, permessi, malattie non contemplate e&#8230; di gravidanza nemmeno a parlarne. <strong>Asessuate, bioniche e onnipresenti </strong>(e aggiungerei onniscienti, dato l&#8217;articolato e complesso intreccio di formazione-università-corso-master-specializzazione, che molte di noi accumulano nella speranza di un lavoro che ci rispecchi, fedele al nostro abbozzo di progetto di vita). Ma a quanto pare, delle lavative.</p><p>Sarà, ma il fatto è un altro. C&#8217;è che quelle (almeno) otto ore consecutive di lavoro giornaliero, in piedi in un negozio, non mi danno nemmeno una minima indipendenza economica. Allora i lavori diventano due, tre. Nel mio caso arrivano a quattro.</p><p>La mia vacanza, la mia pausa, diventa il tempo per scrivere al pc.</p><p>E poi c&#8217;è la ricerca. Eh già. In tutto questo non riesco a mettere da parte il mio desiderio, che straripa e deborda aldilà degli orari di lavoro. C&#8217;è il dottorato, per il quale scrivo e studio<strong> nel sottoscala del negozio</strong>. C&#8217;è la politica, ci sono le mie relazioni con altre donne.</p><p>Il lavoro politico, con le Diversamente Occupate, è lì che ribolle. Passo lo straccio, pulisco gli scaffali, rispondo a chi mi chiede delle mie vacanze con la forza di quella relazione, che tento di allacciare anche all&#8217;interno del negozio e nel resto dei lavori che faccio.</p><p>Anche se qui, tra la regola “non si chiacchiera di lavoro, non si fanno le cose in due, non ci si aggiunge a facebook” e la scadenza del contratto sempre più vicina stringere relazioni sembra impossibile.</p><p>Eppure quelle sono le cose da non mettere da parte.</p><p>Cose che ti salvano.</p><p>di Federica Castelli &#8211; <a href="http://diversamenteoccupate.blogspot.com/p/chi-siamo.html" target="_blank">Diversamente Occupate</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/05/diversamente-in-vacanza/150045/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>46</slash:comments> </item> <item><title>Voci dalla Valle dei No Tav</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/voci-dalla-valle-dei-no-tav/143420/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/voci-dalla-valle-dei-no-tav/143420/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Jul 2011 09:57:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diversamente occupate]]></category> <category><![CDATA[movimenti]]></category> <category><![CDATA[No Tav]]></category> <category><![CDATA[Val di Susa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=143420</guid> <description><![CDATA[Il 27 giugno scorso il presidio permanente che impediva l’inizio dei lavori dal cantiere Tav è stato sgombrato brutalmente dalle forze dell’ordine. La zona della Val di Susa è di nuovo militarizzata, come nel 2005. Le militanti e i militanti No-Tav hanno convocato una manifestazione nazionale per domenica 3 luglio. Con le altre Diversamente Occupate...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 27 giugno scorso il presidio permanente che impediva l’inizio dei lavori dal cantiere Tav è stato sgombrato brutalmente dalle forze dell’ordine. La zona della <strong>Val di Susa è di nuovo militarizzata</strong>, come nel 2005.</p><p>Le militanti e i militanti <strong>No-Tav</strong> hanno convocato una <strong>manifestazione nazionale</strong> per domenica 3 luglio. Con le altre <strong>Diversamente Occupate</strong> ho cercato di contattare alcune donne del movimento, <strong>Maria Chirio e Barbara Debernardi</strong>, e sono partita per la Valle.</p><p>Ho partecipato al corteo istituzionale e ho parlato con tante donne: quelle della valle, le sindache, quelle venute da tutte le parti d’Italia per manifestare insieme il loro <strong>No </strong>al progetto dell’alta velocità.<br /> In molti mi hanno chiesto da dove venissi e alla risposta “Roma” ho visto tanti volti aprirsi in un sorriso, al pensiero, credo, di una lotta che è loro, ma anche mia e di altri.</p><p>Il corteo è gioioso, ma non per questo meno determinato. Arrivo fino in fondo al percorso in modo nient’affatto lineare. Salgo su dirupi, scendo lungo il fiume, conosco la Valle e la gente che manifesta.<br /> A Chiomonte incontro <strong>Maria </strong>e <strong>Valery Francone</strong>. Parliamo del nodo profondo tra i vari <strong>movimenti </strong>sparsi per tutta Italia, da quello <strong>studentesco </strong>per l’istruzione pubblica ai <strong>comitati per l’acqua</strong>, dalle <strong>donne di Terzigno </strong>al <strong>No dal Molin</strong>, solo per nominarne alcuni che hanno attraversato i nostri territori. Loro avvertono la stessa corrispondenza: “<em>Sono movimenti che hanno come scopo quello di non autodistruggersi, di rispettare la dignità umana</em>”, dicono.</p><p>Chiedo cosa portino di nuovo secondo loro nella politica, rispondono: “<em>Consapevolezza, passione, partecipazione. È la prima volta che sento che un movimento riscontri una consapevolezza politica in tutta Italia, e questo fa sì che non sia solo un problema locale ma nazionale</em>”.</p><p>Mentre accade questo scambio un elicottero sorvola continuamente la Valle, avviserà le forze dell’ordine che sono a terra degli spostamenti dei manifestanti, penso.</p><p>Al mio ritorno di quella gioia e di quegli scambi intensi sui giornali non c’è traccia.<br /> Trovo una mail di <strong>Barbara</strong>, che non aveva fatto in tempo a leggere il mio messaggio e mi risponde solo ora, “<em>questa sera vado di pancia, perché è anche grazie al vostro messaggio, che ho appena letto, che non mi va di abbattermi, anche se ho appena spento la televisione. Alla manifestazione di oggi eravamo oltre <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/no-tav-%E2%80%9Cma-quali-black-blockin-piazza-cerano-i-valsusini%E2%80%9D/139692/" target="_blank"><strong>60-70 mila persone pacifiche</strong></a>. Eppure i media nazionali (ma non il Fatto) questa sera ci hanno dipinti come violenti. Stiamo difendendo gli interessi di tutti e ci descrivono come pericolosi, ridicoli e ottusi egoisti</em>”.</p><p>C’è stanchezza, delusione e rabbia nella sue parole, eppure alla fine scrive che ce la faremo, “<em>unendo le fatiche, le indignazioni, gli sconforti, ma anche i sogni, le passioni e gli ideali di tutti noi</em>”.</p><p><strong>Roberta Paoletti &#8211; <a href="http://diversamenteoccupate.blogspot.com/p/chi-siamo.html" target="_blank">Diversamente Occupate</a><br /> </strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/voci-dalla-valle-dei-no-tav/143420/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>12</slash:comments> </item> <item><title>Licenziamenti, prima le donne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/prima-le-donne-logica-illegittima-di-un-licenziamento/139585/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/prima-le-donne-logica-illegittima-di-un-licenziamento/139585/#comments</comments> <pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:53:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[disoccupazione]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[licenziamenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=139585</guid> <description><![CDATA[Qualche giorno fa un&#8217;amica mi ha segnalato un articolo sulla vicenda di un&#8217;azienda che ha deciso di licenziare solo le dipendenti donne, che “in questo modo possono stare a casa a curare i bambini”. Il mio primo pensiero è stato: niente di nuovo sotto il sole. Ho pensato a una serie di episodi quotidiani di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa un&#8217;amica mi ha segnalato un articolo sulla vicenda di un&#8217;azienda che ha deciso di <strong>licenziare solo le dipendenti donne</strong>, che “in questo modo possono stare a casa a curare i bambini”.<br /> Il mio primo pensiero è stato: niente di nuovo sotto il sole.</p><p>Ho pensato a una serie di episodi quotidiani di discriminazione sul lavoro: domande su figli eventuali e progetti di maternità in fase di selezione per un impiego; firma di dimissioni in bianco; bassa qualificazione delle mansioni e di conseguenza guadagni (e poi pensioni) inferiori a quelli dei colleghi maschi.<br /> Episodi forse meno espliciti di quanto accaduto in quell&#8217;azienda, ma accomunati dall&#8217;idea che <strong>il lavoro delle donne sia accessorio, secondario rispetto a quello maschile, </strong>e che, se costretti a sacrificare qualcuno, sia preferibile licenziare una donna piuttosto che un uomo.</p><p>Forse, se a parità di mansioni le donne guadagnassero quanto gli uomini, se più facilmente raggiungessero ruoli all&#8217;altezza della preparazione che le caratterizza in misura sempre maggiore, lo spreco di quelle competenze apparirebbe meno scontato.</p><p>Il<strong> mancato adeguamento dei salari</strong>, la scarsa valorizzazione delle eccellenze femminili, l&#8217;esaltazione del part-time, alimentano l&#8217;idea che in momenti di crisi occupazionale l’uscita delle donne dal mondo del lavoro sia in fondo senza perdite, per loro come per la società.</p><p>L&#8217;<strong>assenza di servizi a sostegno della genitorialità </strong>è un altro modo per ribadire che la sfera della cura rappresenta la prima responsabilità per una donna, con cui misurare ogni altra ambizione, desiderio o necessità.</p><p>Non importa se vogliamo lavorare, se ci siamo formate per una professione, se senza lavoro siamo costrette alla dipendenza economica e quindi ad una dipendenza anche emotiva e sociale.<br /> Al momento della scelta l&#8217;uomo è un capofamiglia, attuale o potenziale, e gli spetta l&#8217;autonomia; la donna è una madre e una moglie, attuale o potenziale, e della sua autonomia si può fare a meno.<br /> Ruoli che non corrispondono più alla realtà dei rapporti tra i sessi continuano a schiacciare uomini e donne su scelte già date.</p><p>Le donne stesse, a volte, tendono a introiettare questo messaggio e si rendono disponibili a farsi da parte per occuparsi della famiglia, anche perché una scelta analoga da parte del proprio compagno non sarebbe accettata socialmente con la stessa disinvoltura.</p><p>Certo, questa disponibilità alla rinuncia è oggi meno forte che in passato e credo tante lotterebbero e lottano per non farsi mettere alla porta.</p><p>Per ottenere giustizia, però, accanto a ciascuna a lottare dovrebbero esserci <strong>altre donne, </strong>altrettanto consapevoli e non impegnate a competere tra loro in una guerra tra povere, <strong>e tanti uomini, </strong>abbastanza onesti da riconoscerne il valore anche se il posto a rischio è quello di un&#8217;altra.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/prima-le-donne-logica-illegittima-di-un-licenziamento/139585/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>14</slash:comments> </item> <item><title>Il lavoro per il quorum non è finito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/il-lavoro-per-il-quorum-non-e-finito/118057/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/il-lavoro-per-il-quorum-non-e-finito/118057/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Jun 2011 13:37:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cambiamento]]></category> <category><![CDATA[movimenti]]></category> <category><![CDATA[partecipazione]]></category> <category><![CDATA[quorum]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=118057</guid> <description><![CDATA[Sì, sì, sì e ancora sì. Alla gioia e al sollievo per i risultati referendari, si accompagna da subito un&#8217;altra sensazione, più intensa, più forte, al pensiero dell&#8216;impegno e della partecipazione che hanno reso possibile questa vittoria. Da chi ha organizzato iniziative e dibattiti a chi ha bussato e volantinato nel proprio condominio, da chi ha...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sì, sì, sì e ancora sì. Alla gioia e al sollievo per i risultati  referendari, si accompagna da subito un&#8217;altra sensazione, più intensa,  più forte, al pensiero dell<strong>&#8216;impegno </strong>e della <strong>partecipazione </strong>che hanno  reso possibile questa vittoria. Da chi ha organizzato  iniziative e dibattiti a chi ha bussato e volantinato nel proprio  condominio, da chi ha scritto articoli a chi si è preoccupato di  accompagnare i nonni a votare. Insomma i tanti modi in cui ciascuno ha  partecipato per il bene di tutti, in cui ha generato idee per invitare  in questo lavoro comune ancora un altro e ancora un&#8217;altra.</p><p>Un  lungo lavoro che conferma che è vero, è sempre più visibile, quel che si avverte ormai da un po&#8217;. <strong>C&#8217;è un</strong><strong> cambiamento in atto</strong>, qualcosa che si muove, molto al di là di un  risveglio dei partiti della sinistra (anzi decisamente altrove), molto  più vicino a un desiderio e a un impegno che si dà “per trasmissione e  per contagio” tra gruppi, comitati, movimenti, singoli cittadini e  cittadine. Senza cedere all&#8217;illusione di una strada  semplice &#8211; anzi con l&#8217;impressione che il difficile sia proprio ora non  far sfumare questa energia, non lasciarla in mano ad altri che la  pieghino a fini già previsti, a possibilità già scritte nella dialettica  monotona dei partiti e dei gruppi di potere – si può forse pensare che,  se non è ancora presente un nuovo corso, perlomeno si è fatto spazio  perché ci sia.</p><p>E questo spazio ha una continuità precisa  con <strong>le </strong><strong>mobilitazioni e i movimenti </strong>che negli ultimi anni hanno  attraversato il Paese; deve la sua possibilità a chi ha messo al centro  delle proprie lotte &#8211; dagli studenti alle donne ai lavoratori, precari e  non, ai cittadini, più o meno organizzati &#8211; non la semplice  indignazione, ma il riferimento costante al futuro, ai beni comuni, alla  terra, ad una concezione di ricchezza che non si accontenta delle  misure della statistica e chiama in causa le vite concrete, l&#8217;esperienza  di ciascuno e ciascuna.</p><p>Movimenti che hanno saputo  volgere la tentazione diffusa dell&#8217;anti-politica in una <strong>sfida ai  meccanismi della rappresentanza </strong>come pura delega ad altri, e che  condividono con altri percorsi portati avanti nel resto d&#8217;Europa e del  Mediterraneo, dall&#8217;Inghilterra all&#8217;Egitto, dalla Spagna alla Tunisia –  affini pur nelle inevitabili differenze &#8211; la necessità di riportare la  politica alla dimensione della presenza e del fare insieme, alle  intelligenze e alle aspirazioni, al <strong>desiderio di giustizia e di una  nuova cittadinanza</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/il-lavoro-per-il-quorum-non-e-finito/118057/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>La conciliazione non è per le donne</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/la-conciliazione-non-e-per-le-donne/113443/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/la-conciliazione-non-e-per-le-donne/113443/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 May 2011 17:44:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[conciliazione]]></category> <category><![CDATA[Diversamente occupate]]></category> <category><![CDATA[occupazione femminile]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=113443</guid> <description><![CDATA[A partire dal 1° gennaio 2012 l&#8217;età pensionabile delle donne del pubblico impiego sarà equiparata a quella degli uomini, cioè 65 anni. Quando ha approvato questa misura, nel giugno scorso, il governo ha assicurato che le risorse risparmiate, 4 miliardi nell&#8217;arco di 10 anni, sarebbero andate ad un Fondo strategico destinato a finanziare politiche per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal 1° gennaio 2012 l&#8217;età pensionabile delle donne del pubblico impiego sarà equiparata a quella degli uomini, cioè 65 anni. Quando ha approvato questa misura, nel giugno scorso, il governo ha assicurato che le risorse risparmiate, <strong>4 miliardi nell&#8217;arco di 10 anni</strong>, sarebbero andate ad un Fondo strategico destinato a finanziare politiche per la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.</p><p>Il pensionamento anticipato per le donne funzionava come una sorta di compenso per il lavoro prestato tra le mura domestiche, non rintracciabile nella storia contributiva, e il governo avrà pensato di poter sostituire quella concessione con un&#8217;altra: al posto di qualche anno di lavoro in meno, maggiori servizi per ridurre la propria presenza in casa &#8211; per monetizzare quell&#8217;impegno, per delegarlo ad altri, ad altre, alle migranti in particolare &#8211; e per lavorare di più fuori.</p><p>Peccato che la Finanziaria 2010 e la Legge di Stabilità 2011 abbiano già sottratto da quei risparmi 362 milioni di euro per coprire debiti di Comuni e Sanità pubblica e che il Fondo strategico non figuri nel recente Piano Nazionale di Riforma.<br /> Per questo motivo 24 associazioni, tra cui <strong><a href="http://diversamenteoccupate.blogspot.com/" target="_blank">Diversamente occupate</a></strong>, hanno promosso un <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://unionedonne.altervista.org/index.php/comunicati/2011/483-appello-congiunto.html" target="_blank">appello</a></strong></span> per fare pressione sul governo e vincolarlo al rispetto dell&#8217;impegno preso.</p><p>E&#8217; un inizio. Sappiamo comunque che i problemi non si risolveranno semplicemente con il recupero di quelle risorse.<br /> La contraddizione tra la finzione di una <strong>cittadinanza neutra</strong>, uguale per uomini e donne, e l&#8217;emergere ogni volta del ruolo storico di depositarie del futuro della specie ritorna sempre a galla.</p><p>Una volta equiparate agli uomini nell&#8217;età pensionabile e nella capacità di produrre, perché la  riproduzione e la cura dovrebbero essere, invece, faccenda esclusivamente nostra? E si può davvero risolvere tutto con uno scambio di concessioni, prima qualche anno in meno di lavoro, oggi l&#8217;essere individuate come destinatarie di supporti dallo Stato?</p><p>Non possiamo continuare a pensare la cittadinanza girando intorno, e continuamente evitando, questo nodo, che è poi il punto essenziale da interrogare per capire i rapporti tra i sessi nella società. E&#8217; il nodo che sta dietro l&#8217;<strong>organizzazione dei nostri tempi di lavoro</strong>, ormai estendibili all&#8217;infinito proprio perché trascurano la questione di come si sostengono i corpi. E&#8217; il mascherare l&#8217;<strong>impossibilità di rimuovere l&#8217;esperienza della cura </strong>- quella ricevuta o da ricevere e quella che offriremo ad altri &#8211; dalle nostre vite di donne e di uomini.</p><p>Non si pensi che non riconosciamo l&#8217;importanza di questi strumenti e quanto cambia avere o non avere un asilo nido pubblico, i soldi per una baby sitter o per l&#8217;assistenza ad un anziano. Lo sappiamo bene. Ma non abbiamo più voglia di sentir dire che un partito, un governo, un&#8217;amministrazione sono amici delle donne perché propongono politiche per la conciliazione:<strong> la conciliazione non è per le donne, la conciliazione serve a tutti.</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/24/la-conciliazione-non-e-per-le-donne/113443/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>28</slash:comments> </item> <item><title>Sacconi e l&#8217;apprendistato a tempo indeterminato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/sacconi-e-lapprendistato-a-tempo-indeterminato/109914/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/sacconi-e-lapprendistato-a-tempo-indeterminato/109914/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 May 2011 09:24:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[apprendistato]]></category> <category><![CDATA[mara carfagna]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Sacconi]]></category> <category><![CDATA[precarietà]]></category> <category><![CDATA[tempo indeterminato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=109914</guid> <description><![CDATA[Le affermazioni del ministro Sacconi e di colleghi e colleghe mi lasciano spesso sconcertata. Dal recente piano per l&#8217;occupazione femminile Sacconi-Carfagna, secondo cui le donne non madri sono &#8220;individui isolati&#8221; (???), all&#8217;indimenticabile presentazione del piano per l&#8217;occupabilità dei giovani da parte del trio Sacconi, Gelmini, Meloni, in cui quest&#8217;ultima ricondusse la disoccupazione giovanile al fatto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le affermazioni del ministro Sacconi e di colleghi e colleghe mi lasciano spesso sconcertata. Dal recente piano per l&#8217;occupazione femminile Sacconi-Carfagna, secondo cui le donne non madri sono &#8220;individui isolati&#8221; (???), all&#8217;indimenticabile presentazione del piano per l&#8217;occupabilità dei giovani da parte del trio Sacconi, Gelmini, Meloni, in cui quest&#8217;ultima ricondusse la disoccupazione giovanile al fatto che i giovani italiani sono &#8220;inadatti all&#8217;umiltà&#8221;.</p><p>L&#8217;ultima uscita riguarda il <strong>contratto di apprendistato</strong>, di cui il ministro Sacconi sta proponendo una riforma proprio in queste settimane e che, a suo avviso, sarebbe un contratto a tempo indeterminato.</p><p>Indeterminato in prospettiva?<br /> So che in questa convinzione Sacconi non è solo. Tuttavia, posto che il contratto di apprendistato può avere durata variabile a seconda della tipologia &#8211; ne esistono tre tipi, per l&#8217;assolvimento del diritto-dovere all&#8217;istruzione, apprendistato professionalizzante e apprendistato di alta formazione, con differenti durate e target di destinatari &#8211; e e che questa è comunque compresa tra un minimo di 18 mesi e un massimo di 6 anni, mi sembra piuttosto logico dedurne che si tratti di un contratto a termine. Magari finalizzato all&#8217;assunzione. Diciamo che si tratta di un contratto a termine che si converte automaticamente in assunzione a tempo indeterminato, a meno che il datore di lavoro non manifesti un&#8217;altra intenzione. Però è difficile sostenere che sia dall&#8217;inizio un indeterminato.</p><p><strong>Indeterminato percepito<br /> </strong>D&#8217;altra parte, mi chiedo, chi tra quelli che hanno un contratto di apprendistato si sente come se avesse un indeterminato? E il direttore di banca a cui ci si rivolge per un mutuo, anche lui guarda all&#8217;apprendista come ad un dipendente a tempo indeterminato?<br /> La percezione cambia molto se a parlare sono i diretti interessati o altri al posto loro. E&#8217; forse per questo che al ministro Sacconi è riuscito così facile porre la coincidenza tra le due diverse forme contrattuali. Ma la coincidenza non torna. Non solo perché in un caso vengono specificati i termini della durata, ma anche per le differenze nelle retribuzioni (che nell&#8217;apprendistato sono pari a una quota percentuale sui minimi stabiliti per i lavoratori qualificati di riferimento) e negli ammortizzatori sociali (niente mobilità, né cassa integrazione ordinaria e straordinaria) cui si ha diritto.</p><p>La realtà, se volete<br /> Le nostre classi dirigenti hanno il vizio di manipolare la realtà con le parole: a volte la menzogna schietta, più spesso l&#8217;omissione, risponde solo alle <strong>domande comode</strong> e finge sempre di non sentire quelle che disturbano. Insomma, quelle forme del &#8220;se non puoi convincerli, confondili&#8221;, che puntano sull&#8217;ignoranza o sull&#8217;eccesso di fiducia e finiscono solo per disorientare.</p><p>Una volta un&#8217;amica, alla ricerca del primo impiego dopo la laurea in Filosofia, si propose come segretaria a un avvocato e alla domanda sul tipo di contratto con cui intendevano formalizzare il rapporto di lavoro si sentì rispondere: &#8220;sarà un contratto a tempo indeterminato, di circa 2 anni&#8221; e lei &#8220;ma allora non è a tempo indeterminato&#8221;, e l&#8217;avvocato &#8220;beh, non proprio, però è un tempo molto lungo&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/sacconi-e-lapprendistato-a-tempo-indeterminato/109914/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Di cosa è fatto un lavoro? E uno sciopero?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/di-cosa-e-fatto-un-lavoro-e-uno-sciopero/108203/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/di-cosa-e-fatto-un-lavoro-e-uno-sciopero/108203/#comments</comments> <pubDate>Sat, 30 Apr 2011 17:02:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Angela Lamboglia</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Diversamente occupate]]></category> <category><![CDATA[precari]]></category> <category><![CDATA[sciopero generale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108203</guid> <description><![CDATA[Il prossimo 6 maggio si terrà lo sciopero generale convocato dalla Cgil per protestare contro l&#8217;(in)azione del Governo in tema di occupazione, welfare, fisco, istruzione. Non si può dire che lo sciopero appartenga alla mia storia personale di precaria, forse in generale non appartiene alla mia generazione e neanche ai tanti che il precariato lo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 6 maggio si terrà lo <strong>sciopero generale</strong> convocato dalla Cgil per protestare contro l&#8217;(in)azione del Governo in tema di occupazione, welfare, fisco, istruzione.</p><p>Non si può dire che lo sciopero appartenga alla mia storia personale di precaria, forse in generale non appartiene alla mia generazione e neanche ai tanti che il precariato lo hanno conosciuto quando ancora non era materia di dibattito comune. Però questo sciopero generale è stato chiesto lungo tutto l’autunno e l’inverno e mi sembra la giusta conclusione di un percorso che ha visto in piazza gli studenti, i lavoratori della scuola, gli operai, le donne, i comitati per l&#8217;acqua pubblica e contro il nucleare, i cittadini in difesa della costituzione, i precari. Un’occasione per una ricomposizione delle lotte.<br /> Ancora una volta, però, è stato pensato senza considerare tutta una parte di lavoratori che al diritto di sciopero non ha accesso, almeno nella sua forma tradizionale.</p><p>Con le altre <strong><a href="http://diversamenteoccupate.blogspot.com/p/chi-siamo.html" target="_blank">Diversamente occupate</a></strong>, ci chiediamo: <strong>Che</strong><strong> significa per noi scioperare?</strong> Bloccare una produzione, un servizio? Disertare un luogo? O dare riconoscibilità di quel blocco e di quell&#8217;assenza? E quando si lavora da casa e non si ha un luogo da boicottare, una scrivania da abbandonare agli occhi di qualcuno che possa vederla vuota?</p><p><strong>Immaginiamo che una precaria scioperi per un giorno</strong>. Nel mio caso la testata n. 1 avrebbe qualche articolo in meno, la testata n. 2 ne avrebbe almeno uno in meno, eppure non so dire se la mia assenza sarebbe codificata come sciopero, innanzitutto perché non si salda nello stesso luogo all&#8217;assenza di altre e altri che insieme a me lo disertano. Inoltre probabilmente le mie colleghe sopperirebbero alla mia mancanza lavorando ciascuna un po&#8217; di più.</p><p><strong>Il vuoto non si percepisce.</strong> Ma il lavoro non è riducibile ad un articolo mancante, ad un&#8217;ora di buco per una classe, a un assistente in meno per un anziano, a un centinaio di telefonate non partite da un call center.</p><p><strong>Eppure mancherebbe qualcosa.</strong> La collega alla mia destra non avrebbe chi le suggerisca come scrivere una lettera formale, né la collega a sinistra potrebbe chiedermi di rileggere il suo articolo.<br /> Niente opera di conciliazione sulle tensioni interne all&#8217;ufficio, niente suggerimenti al mio capo sotto pressione, niente aggiornamenti per le colleghe che lavorano da remoto, niente aiuto a chi non riesca a tradurre un&#8217;espressione in lingua inglese. Niente di tutto quel lavoro invisibile che al lavoro portiamo e che non sta nel contratto, né in busta paga: corpi, talenti, relazioni, entusiasmi.</p><p>Al lavoro ci stiamo tutte intere e tutti interi. I nostri diritti non possono essere ridotti al compenso per l&#8217;articolo scritto o per le singole ore di lavoro prestato o alle provvigioni sui contratti conclusi, semplicemente perché non siamo macchinari sul cui utilizzo le aziende possano accordarsi, puntando al ribasso il prezzo da pagare per ogni ora d&#8217;uso, senza alcun onere quando sono spenti. <strong>Noi non siamo mai spente</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/30/di-cosa-e-fatto-un-lavoro-e-uno-sciopero/108203/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1308/1311 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 02:49:54 -->
