<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Anna Jannello</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ajannello/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>La piccola grande vittoria del premio Nobel che può restituire speranza al dialogo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/piccola-grande-vittoria-della-lady-premia-coraggio-speranza-dialogo/201296/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/piccola-grande-vittoria-della-lady-premia-coraggio-speranza-dialogo/201296/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 17:51:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[aung suu kyi]]></category> <category><![CDATA[birmania]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[luc besson]]></category> <category><![CDATA[michael aris]]></category> <category><![CDATA[myanmar]]></category> <category><![CDATA[regime]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201296</guid> <description><![CDATA[Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace 1991, sarà probabilmente eletta al parlamento del suo Paese il 1° aprile. E la storia si prenderà una piccola, grande rivincita. Piccola, perché il ruolo che andrà a ricoprire non sarà quello di primo ministro che le sarebbe spettato dopo le elezioni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/aung-suu-kyi-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-201297" title="aung suu kyi interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/aung-suu-kyi-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><strong>Aung San Suu Kyi</strong>, leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace 1991,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/birmania-voto-nuova-sfida-saranno-elezioni-libere-tolleriamo/201285/" target="_blank"> sarà probabilmente eletta al parlamento del suo Paese il 1° aprile</a>. E la storia si prenderà una piccola, grande rivincita. Piccola, perché il ruolo che andrà a ricoprire non sarà quello di primo ministro che le sarebbe spettato dopo le elezioni del 27 maggio 1990, invalidate dai generali, che avevano attribuito una spettacolare vittoria (82 per cento dei voti) al suo partito, la Lega nazionale per la democrazia.</p><p>Grande, perché la “Lady” &#8211; come la chiamano 56 milioni di birmani – conquisterà finalmente un ruolo pubblico dopo aver passato quindici degli ultimi vent’anni (fino al 13 novembre 2010) agli arresti domiciliari nella sua casa in University Avenue sul lago Inya, al di là della cancellata e del filo spinato che la separavano dal suo popolo.</p><p>In tutti questi anni Aung San Suu Kyi, 66 anni, non ha smesso un solo momento di credere nella vittoria della democrazia e nella forza del dialogo. Anche se la fede incrollabile in questi valori ha comportato per lei enormi sacrifici nella vita personale e famigliare che il film di <strong>Luc Besson</strong> “The Lady” – nelle sale italiane dal 23 marzo – racconta con partecipata commozione grazie all’interpretazione esemplare, impressionante per la somiglianza con la vera Lady, dell’attrice malese <strong>Michelle Yeoh</strong>.</p><p>La vita di Aung San Suu Kyi è segnata dall’uccisione – il 19 luglio 1947, quando aveva solo due anni – del padre, il generale <strong>Aung San</strong>, vincitore delle elezioni per l’assemblea costituente che avrebbe traghettato la Birmania verso l’indipendenza, il 4 gennaio 1948, dall’impero britannico. Da bambina e adolescente segue la madre, ambasciatrice, in India e Nepal; nel 1969 si laurea a Oxford, poi lavora alle Nazioni Unite a New York.</p><p>Il punto di svolta e di non ritorno verso la normalità del quotidiano (vive a Oxford con il marito <strong>Michael Aris</strong>, professore di storia e hanno due figli, Alexander e Kim) avviene a fine marzo 1988 quando San Suu Kyi lascia la Gran Bretagna per tornare a <strong>Rangoon</strong> dove la madre è in ospedale per un infarto. È un momento di grande mobilitazione nella capitale birmana: gli studenti sono scesi in piazza per richiedere cambiamenti radicali, il generale <strong>Ne Win</strong>, al potere dal colpo di stato militare del 1962, rassegna le dimissioni. San Suu Kyi sente che non può sottrarsi all’eredità paterna e il 26 agosto 1988 infiamma il cuore di migliaia di militanti e cittadini parlando alla Shwedagon Paya, l’imponente pagoda dorata, fulcro della religiosità nazionale. La speranza in una rinascita democratica è però brutalmente repressa, la dittatura dei generali continua fra massacri e persecuzioni degli oppositori. Arresti domiciliari, sciopero della fame, i compagni di partito imprigionati: le sofferenze patite in patria si contrappongono, nella vita della “Lady”, agli onori tributati all’estero come il premio Sacharov per la libertà di pensiero nel 1990 e il Nobel per pace nel 1991. Affronta con coraggio prove durissime: la morte del marito &#8211; che non vede da quattro anni &#8211; nel marzo 1999, la lontananza dai figli.</p><p>Dopo le elezioni del 7 novembre 2010 (lei non può presentarsi e il suo partito le boicotta) è finalmente libera di uscire fra la gente. Gli ultimi mesi segnano per San Suu Kyi l’inizio di una nuova, forse insperata, primavera. Il disgelo fra il simbolo dell’opposizione e il nuovo corso del regime è consacrato nell’incontro del 19 agosto 2011 nella nuova capitale Naypydaw: sotto il ritratto dell’eroe nazionale Aung San siedono, per le foto di rito, una sorridente San Suu Kyi e un compiaciuto <strong>Thein Sein</strong>, l’ex generale che dal 31 marzo 2011, dismessa la divisa militare, è il nuovo capo dello Stato.</p><p>Le elezioni parziali del 1° aprile &#8211; saranno eletti 48 deputati su 664, in sostituzione di chi ha assunto cariche ministeriali – rappresentano un test importante per il governo di Yangon che dovrà provare agli occhi degli osservatori occidentali l’effettiva volontà di ripristinare la democrazia e di avviare le riforme. Sul piatto della bilancia c’è la fine delle sanzioni economiche che hanno mortificato la crescita del paese. Era stata la stessa Aung San Suu Kyi a chiedere al mondo occidentale il boicottaggio del turismo e le sanzioni come mezzo di pressione sul governo. In Myanmar molte cose stanno cambiando e in fretta, dalla libertà di stampa al diritto di sciopero e, dopo decenni d’immobilismo, i primi a stupirsene sono gli stessi birmani. La presenza della Lady in parlamento premia il suo coraggio e dà speranza al dialogo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/piccola-grande-vittoria-della-lady-premia-coraggio-speranza-dialogo/201296/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Colpo di stato in Mali. E adesso?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/colpo-stato-mali-adesso/199680/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/colpo-stato-mali-adesso/199680/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 17:22:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Amadou Toumani Touré]]></category> <category><![CDATA[Azawad]]></category> <category><![CDATA[colpo di stato]]></category> <category><![CDATA[Mali]]></category> <category><![CDATA[Mnla]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199680</guid> <description><![CDATA[Le immagini girate a Bamako nei giardini e nelle stanze della Koulouba, bianca residenza d’epoca coloniale che ospitava fino a ieri mattina il presidente della repubblica Amadou Toumani Touré, rimandano a infinite altre di saccheggio e degrado dopo la cacciata del potente di turno. Poltrone sventrate, confusione di carte sul pavimento, bossoli per terra, soldati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/mali_frigo.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-199687" title="mali colpo di stato" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/mali_frigo-300x192.jpg?47e3a5" alt="" width="300" height="192" /></a>Le immagini girate a Bamako nei giardini e nelle stanze della Koulouba, bianca residenza d’epoca coloniale che ospitava fino a ieri mattina il presidente della repubblica <strong>Amadou Toumani Touré</strong>, rimandano a infinite altre di saccheggio e degrado dopo la cacciata del potente di turno. Poltrone sventrate, confusione di carte sul pavimento, bossoli per terra, soldati armati di tutto punto che si aggirano nei saloni e nei viali del parco.</p><p>Saccheggi e vandalismi anche nel quartier generale della tv di stato Ortm, la Borsa del lavoro (sede dei sindacati) incendiata, auto bruciate, alberghi e negozi derubati. Una foto di France Presse immortala un militare mentre carica su un pick up <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/mali_frigo.jpg?47e3a5" target="_blank">un frigorifero sottratto a una residenza ufficiale</a></span></strong>.</p><p>E’ questa l’immagine simbolo del colpo di stato capeggiato dal capitano Amadou Sango?</p><p>La rivolta dei giovani ufficiali pone molti interrogativi sulla direzione che vorrà percorrere nel prossimo futuro.</p><p>Una volta catturato il presidente ATT e una manciata di ministri,<strong> come si muoveranno i golpisti?</strong></p><p>I partiti, che si stavano confrontando per le elezioni del 29 aprile, hanno già preso le distanze.</p><p><strong>Sembra mancare una leadership</strong> in grado di prendere in mano le sorti del paese che dal 17 gennaio 2012 è coinvolto in una guerra civile fra esercito e guerriglieri del Mnla, Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad. Nelle ultime settimane oltre 200 mila maliani hanno dovuto abbandonare i loro villaggi, fuggendo nei paesi confinanti dalle tre regioni del Nord rivendicate dal Mnla.</p><p>La comprensibile esasperazione dei militari costretti ad affrontare con scarso equipaggiamento i ribelli armati da Gheddafi (molti combattenti del Mnla sono rientrati in Mali dopo la caduta del regime libico) ha dato il via al golpe nella caserma di Kati. Nel primo comunicato i militari chiedono mezzi adeguati per difendere l’unità nazionale. Dove sono finiti gli aiuti che dal 2008 gli Stati Uniti non hanno lesinato all’esercito maliano per combattere Aqmi nelle immensità desertiche del nord?</p><p>Oltre vent’anni fa, nel marzo del 1991, la rivolta degli studenti pose fine al ventennio di dittatura di <strong>Moussa Traoré</strong>. L’esercito, capeggiato dal generale Amadou Toumani Touré, assunse il controllo della situazione, venne creato un governo di transizione che condusse alle elezioni democratiche del 1992. ATT lasciò il potere a Oumar Konaré, fu eletto poi presidente nel 2002 e nel 2007; nel rispetto della costituzione non si è candidato nel 2012. L’alba del 22 marzo ha finito la sua carriera destituito dai militari.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/lTKKxSp90rU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>Foto Lapresse</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/colpo-stato-mali-adesso/199680/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Parigi se abiti in centro sei di sinistra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/parigi-abiti-centro-sinistra/194617/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/parigi-abiti-centro-sinistra/194617/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 17:07:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[francois hollande]]></category> <category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[parigi]]></category> <category><![CDATA[periferie urbane]]></category> <category><![CDATA[sondaggi elettorali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194617</guid> <description><![CDATA[Dimmi dove abiti e ti dirò come voti. È la tesi dimostrata da un grafico in prima pagina oggi sul quotidiano francese Le monde. La distanza dal centro, nei comuni con oltre 200mila abitanti, corrisponde a un innalzamento di voti favorevoli alla destra: lo rivela l’Ifop, multinazionale dei sondaggi, che ha interrogato 8.052 elettori in vista...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dimmi dove abiti e ti dirò come voti</strong>. È la tesi dimostrata da un grafico in prima pagina oggi sul quotidiano francese <em>Le monde</em>. La distanza dal centro, nei comuni con oltre 200mila abitanti, corrisponde a un innalzamento di voti favorevoli alla destra: lo rivela l’Ifop, multinazionale dei sondaggi, <a href="http://ifop.fr/index.php?option=com_publication&amp;type=publication&amp;id=413" target="_blank">che ha interrogato 8.052 elettori in vista delle presidenziali</a> che sceglieranno il prossimo inquilino dell’Eliseo. Nei quartieri centrali di Parigi il candidato socialista <strong>François Hollande</strong> prevale sull’attuale presidente <strong>Nicolas Sarkozy</strong> e su <strong>Marine Le Pen</strong>, leader del Front National con oltre il 30 per cento di dichiarazioni di preferenza a suo favore. Ma via via che ci si allontana dai boulevard sulla Senna lo scarto a vantaggio dell’ex di Ségolène Royale diminuisce fino a precipitare a sei punti in meno della sua media nazionale.</p><p>Fra i quaranta e i cinquanta chilometri di lontananza dal centro è invece il partito di destra Fn a raggiungere il picco di consensi arrivando al 26 per cento e superando entrambi i candidati concorrenti. Gli abitanti delle<strong> grandi cinture periferiche </strong>– da 30 a 70 chilometri dal centro città – sono anche i più restii a concedere il voto agli immigrati, mentre sarebbero favorevoli a ristabilire la pena di morte e dichiarano di vivere in una situazione d’insicurezza.</p><p><strong>Gli strateghi delle campagne elettorali</strong> per il prossimo 22 aprile dovranno quindi considerare un fattore in più nel marketing del prodotto/candidato: sulla scelta di voto oltre all’età, al sesso, alla professione, pesa anche il<strong> fattore geografico</strong>. La frustrazione e il senso d’isolamento degli abitanti dei quartieri satelliti, spesso costretti a questa scelta dai prezzi troppo elevati degli immobili nelle zone centrali, si ripercuote sui loro orientamenti politici. La vittoria nella corsa all’Eliseo potrebbe dipendere dalla <strong>folla silenziosa delle periferie</strong>: il 28 per cento degli elettori abita in questo limbo semiurbano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/parigi-abiti-centro-sinistra/194617/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Senegal al voto, sotto il controllo degli osservatori: &#8220;Trasparenza a rischio&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/senegal-voto-sotto-controllo-degli-osservatori-internazionali-trasparenza-rischio/193825/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/senegal-voto-sotto-controllo-degli-osservatori-internazionali-trasparenza-rischio/193825/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 18:44:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Abdoulaye Wade]]></category> <category><![CDATA[dakar]]></category> <category><![CDATA[disordini]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Senegal]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193825</guid> <description><![CDATA[Ore di febbrili contatti diplomatici a Dakar per scongiurare che il voto di domenica 26 febbraio crei una situazione di ingovernabilità e disordine in uno dei paesi africani di più lunga e stabile democrazia. Olusegun Obasanjo, ex presidente nigeriano, capo della delegazione degli osservatori dell’Unione africana, ha consegnato ai leader del movimento di opposizione M23...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_193829" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/abdoulaye-wade-interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-193829" title="abdoulaye-wade interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/abdoulaye-wade-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Abdoulaye Wade</p></div><p>Ore di febbrili contatti diplomatici a Dakar per scongiurare che il voto di domenica 26 febbraio crei una situazione di ingovernabilità e disordine in uno dei paesi africani di più lunga e stabile democrazia. <strong>Olusegun Obasanjo</strong>, ex presidente nigeriano, capo della delegazione degli osservatori dell’Unione africana, ha consegnato ai leader del movimento di opposizione M23 una road map che prevede, in caso di rielezione,  che <strong>Abdoulaye Wade</strong> rimanga al potere solo due anni. Mentre si moltiplicano gli appelli a favore della trasparenza delle votazioni: il deputato europeo <strong>Thijs Berman</strong>, alla testa della missione di 90 osservatori Ue, ha deplorato il ritardo nella consegna di 500mila schede elettorali a Touba, feudo della potente confraternita dei muridi.  E il cardinale Théodore Adrien Cardinal Sarr, arcivescovo di Dakar offre la sua mediazione fra le forze di opposizione e il potere. Che l’attuale capo di Stato si ostina a mantenere nelle mani.</p><p>Non era giovanissimo, aveva già 74 anni, Abdoulaye Wade quando, nel marzo 2000, è stato eletto presidente del Senegal ponendo fine a quarant’anni d’interrotto governo socialista: i suoi predecessori <strong>Léopold Sédar Senghor</strong> e <strong>Abdou Diouf</strong> avevano “regnato” un ventennio a testa. Tempi passati. Il liberale Wade, che ha vinto sbandierando la parola d’ordine “sopi” (cambiamento in lingua wolof ), si dimostra, a sua volta, quanto mai resistente a farsi da parte e, a 86 anni, è in lizza per ottenere un terzo mandato alle elezioni del 26 febbraio.</p><p>La sua volontà di ricandidarsi (per poi passare il testimone al figlio Karim, già titolare di diversi ministeri) ha infiammato le piazze suscitando durissime reazioni, soprattutto nei giovani del movimento Y’en a marre, ispirati a mobilitarsi dal gruppo rap Keur Gui. I primi violenti scontri incendiano la capitale Dakar nel giugno scorso e ottengono il risultato di bloccare un progetto di legge che avrebbe permesso a Wade la rielezione con solo il 25 per cento dei voti. Da allora fra il “gorgui” (vecchio) presidente e il largo fronte della contestazione che si riconosce nel M23, movimento 23 giugno, è guerra aperta. Senza esclusione di morti. «Nelle ultime due settimane 14 senegalesi sono stati uccisi dalla polizia per ordine del presidente e del suo ministro degli Interni» denuncia il 23 febbraio in un comizio <strong>Moustapha Niasse</strong>, candidato della lista Benno Siggil Senegal e, nel 2000, alleato di Wade che lo nominò primo ministro.</p><p>Fra i tredici che domenica sfidano lo strapotere di “gorgui” c’è una sola donna (l’imprenditrice <strong>Diouma Dieng Diakhaté</strong>) e altri due ex primi ministri. Idrissa Seck, attuale sindaco di Thies, estromesso nell’aprile 2004 dall’incarico di premier, ha combattuto contro Wade nel 2007 arrivando secondo con il 14,92 per cento dei voti. <strong>Macky Sall</strong>, direttore della campagna presidenziale nel 2007, ha rotto nel novembre 2008 con il vecchio leader e ora è il concorrente a cui vengono attribuite maggiori probabilità di sconfiggerlo.</p><p>Il fronte dell’opposizione non si presenta unito: sono tante le anime all’interno del M23, sotto la cui bandiera si ritrovano giovani rapper e politici di lunga militanza, disoccupati (non ha lavoro il 47 per cento della popolazione attiva) e uomini d’affari stanchi di clientelismo, sindacalisti e massaie alle prese con l’aumento dei prezzi. Il movimento non è stato in grado di coagulare il consenso di tredici milioni di senegalesi su un unico sfidante e alla fine ogni candidato corre per sé.</p><p>Chissà se ce l’avrebbe fatta <strong>Youssou N’Dour</strong>, popolare cantante da sempre impegnato nel sociale: la sua candidatura, che ha suscitato grande entusiasmo, è stata rifiutata dalla Corte costituzionale il 27 gennaio. Lo stesso giorno i cinque saggi della Corte, tutti di nomina presidenziale, hanno però dato il via libera ad Abdoulaye Wade per il suo terzo mandato. La rabbia degli oppositori si scatena in giornalieri bracci di ferro con la polizia, incendi, attacchi alle sedi del Pds, partito democratico senegalese, fondato da Wade nel 1974.  I manifestanti di M23 si vedono negata la possibilità di sfilare nella grande piazza de l’Indépendance, cuore strategico di Dakar, presidiata dai poliziotti. In uno degli scontri, il 21 febbraio Youssou N’Dour è ferito a una gamba durante un corteo di avvicinamento alla piazza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/senegal-voto-sotto-controllo-degli-osservatori-internazionali-trasparenza-rischio/193825/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Birmania, dagli Usa un&#8217;apertura di credito. Ma per ora le sanzioni economiche restano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/birmania-dagli-unapertura-credito-sanzioni-economiche-restano/174976/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/birmania-dagli-unapertura-credito-sanzioni-economiche-restano/174976/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:59:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[birmania]]></category> <category><![CDATA[Clinton]]></category> <category><![CDATA[myanmar]]></category> <category><![CDATA[san suu kyi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174976</guid> <description><![CDATA[In perfetta sintonia cromatica con le sue ospiti (blusa turchese al mattino come Khin Khin Win, moglie del presidente Thein Sein, giacca bianca la sera alla cena con la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi che ne indossava una molto simile) il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha iniziato, giovedì scorso, una storica visita...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In perfetta sintonia cromatica con le sue ospiti (blusa turchese al mattino come Khin Khin Win, moglie del presidente Thein Sein, giacca bianca la sera alla cena con la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi che ne indossava una molto simile) il segretario di Stato americano <strong>Hillary Clinton</strong> ha iniziato, giovedì scorso, una storica visita in Myanmar. E’ infatti dagli anni di Dwight D. Eisenhower, dal lontano 1955, che un segretario di Stato Usa non si reca nell’ex colonia inglese, l’allora Birmania. Una visita non facile, in un paese che da pochi mesi ha deciso di voltare pagina, e che può prestarsi a strumentalizzazioni da parte dei suoi governanti.</p><p>Hillary Clinton ha sintetizzato così gli obiettivi del suo viaggio: un’apertura di credito per verificare le misure prese in favore del popolo birmano. L’ex generale Thein Sein, attuale presidente, ha definito l’incontro con Hillary “un nuovo capitolo nella relazione fra i nostri due paesi”.</p><p>Per il momento la Casa Bianca non toglierà le sanzioni economiche, decisione che spetta al Congresso, ma potrebbe presto nominare un ambasciatore americano in Myanmar. Un aiuto allo sviluppo – 1,2 milioni di dollari – sarà concesso alla nazione, pur ricca di materie prime, ma il governo dovrà impegnarsi in un vero processo di democratizzazione. Che implica in primo luogo la fine dei conflitti con le minoranze etniche come i Karen (al confine con la Thailandia, rappresentano l’11 per cento della popolazione) e la libertà per gli oltre 2 mila prigionieri politici. Le elezioni del 7 novembre 2010 hanno decretato sì la fine della lunga dittatura militare, ma agli occhi di molti birmani la giunta civile/militare &#8211; al potere dal 30 marzo scorso &#8211; non rappresenta una grande discontinuità rispetto al passato, specie per quanto riguarda diritti civili e libertà di stampa.</p><p>Negli ultimi mesi tuttavia alcuni passi in avanti sono stati fatti: per la prima volta, il 6 settembre, è stata istituita una Commissione nazionale sui diritti dell’uomo e il 12 ottobre sono stati rilasciati 200 prigionieri politici, fra cui il popolare attore Maung Thura noto come Zarganar.</p><p>Il 14 ottobre è entrata in vigore una legge che permette la costituzione dei sindacati e il diritto allo sciopero, il 24 novembre è stata concessa la possibilità di manifestare pacificamente &#8211; a patto d’informare le autorità con almeno cinque giorni di anticipo e di tenersi a distanza dalle sedi governative. La misura più significativa è stato però lo stop al progetto dell’enorme diga Myit Sone  &#8211; con i suoi 152 metri sarebbe diventata la più alta del mondo &#8211; nel nord del paese al confine con la Cina. Il progetto, che avrebbe sfruttato le acque del fiume Irrawaddy, è cinese come pure la società che avrebbe dovuto costruirla, e alla Cina sarebbe andata il 90 per cento dell’energia prodotta. La diga avrebbe sommerso 63 villaggi e causato l’allontanamento forzato di 12 mila persone: contro di essa, in difesa delle popolazioni, si era schierata Aung San Suu Kyi, la “Lady” per 51 milioni di birmani. Tornata sulla scena pubblica in estate dopo essere tornata libera nel novembre 2010, San Suu Kyi, 66 anni, ha incontrato il presidente Thein Sein il 20 agosto nella nuova capitale NayPydaw. Il suo partito, Lega nazionale per la democrazia aveva boicottato per protesta le elezioni del 2010, ma si presenterà alle prossime che dovranno eleggere 48 seggi fra Camera e Senato.</p><p>Ora il Myanmar ha bisogno del volto della Lady (la vedremo prossimamente al cinema, interpretata da Michelle Yeoh in un film di Luc Besson) e del suo appoggio per tentare nuove vie e soprattutto porre fine alle sanzioni economiche che mortificano il paese. In molti, fra i seguaci del premio Nobel 1991 per la pace temono l’uso strumentale della loro leader, reclusa ai domiciliari per 15 anni e ora “corteggiata” dalle autorità di stato. Per tanti anni abbiamo visto San Suu Kyi, solo da lontano, dietro le sbarre della villa sul lago in cui era prigioniera. L’abbraccio ieri con Hillary Clinton ne ha liberato l’immagine e segnato un punto di svolta importante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/birmania-dagli-unapertura-credito-sanzioni-economiche-restano/174976/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Daniel Ortega, il protagtonista assoluto  del Nicaragua degli ultimi 30 anni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/daniel-ortega-il-protagtonista-assoluto-del-nicaragua-degli-ultimi-30-anni/168746/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/daniel-ortega-il-protagtonista-assoluto-del-nicaragua-degli-ultimi-30-anni/168746/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 Nov 2011 19:17:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Daniel Ortega]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Fsln]]></category> <category><![CDATA[Hugo Chávez]]></category> <category><![CDATA[nicaragua]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168746</guid> <description><![CDATA[Da oltre trent’anni Daniel Ortega Saavedra domina, fra luci e ombre, al governo o all’opposizione, la scena politica del Nicaragua. La sua parabola sembra non avere fine: sarà ancora lui il candidato del Fsln (Frente sandinista de liberación nacional) alle politiche di domenica 6 novembre, come lo è stato a tutte le elezioni che si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Ortega-due-pezzo.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-168747 alignleft" title="Ortega due pezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Ortega-due-pezzo.jpg?47e3a5" alt="" /></a>Da oltre trent’anni <strong>Daniel Ortega Saavedra</strong> domina, fra luci e ombre, al governo o all’opposizione, la scena politica del <strong>Nicaragua</strong>. La sua parabola sembra non avere fine: sarà ancora lui il candidato del <strong>Fsln</strong> (Frente sandinista de liberación nacional) alle politiche di domenica 6 novembre, come lo è stato a tutte le elezioni che si sono succedute nella repubblica centroamericana dopo la vittoria dei sandinisti il 19 luglio 1979.  Il 4 novembre 1984, a 39 anni, Ortega aveva vinto con il 63 per cento dei voti le prime elezioni libere dopo la caduta del dittatore Anastasio Somoza. Sconfitto nel 1990 dall’ex alleata nella Giunta di ricostruzione nazionale <strong>Violeta Barrios de Chamorro </strong>(che guidava una coalizione di 14 partiti), non gli era andata bene neanche nei due turni successivi, ma nel novembre 2006 è tornato a essere il presidente di 5,6 milioni di nicaraguensi.</p><p>Adesso ci riprova e i sondaggi dell&#8217;<strong>Istituto M&amp;R Consultores</strong> gli attribuiscono il 58,3 per cento delle intenzioni di voto, con un notevole distacco sui principali concorrenti.</p><p>Ventisette anni dopo la trionfale vittoria del 1984, Daniel Ortega è lontano anni luce dall’immagine che lo ritrae allora, giovane comandante in divisa verde oliva e immancabili occhiali a goccia, prestare giuramento come primo presidente del Nicaragua non sottomesso all’influenza Usa (e <strong>Ronald Reagan </strong>armò l’opposizione dei Contras alimentando una guerra civile che fece 30 mila morti).</p><p>Per restare al potere l’eroe della resistenza a Somoza &#8211; come guerrigliero si fece sette anni di prigione per un attentato alla Bank of America &#8211; ha ottenuto dalla <strong>Corte suprema di giustizia</strong>, nell’ottobre 2009, una sentenza che, rendendo inapplicabili due articoli della Costituzione, gli consente di ottenere il terzo mandato presidenziale. Non solo. Si è anche scoperto fervente cattolico riconciliandosi con il cardinale <strong>Miguel Obando y Bravo</strong>, acerrimo nemico negli anni Ottanta, e sostenendo, prima della rielezione nel 2006, una legge contro l’aborto terapeutico. Non sorprende che, nel corso degli anni, abbiano lasciato l’Fsln per divergenze politiche con Ortega, personaggi significativi come <strong>Carlos Fernando Chamorro</strong>, direttore del quotidiano <em>Barricada</em>, il poeta <strong>Ernesto Cardenal</strong>, ministro della Cultura, <strong>Sergio Ramirez</strong>, suo vicepresidente nel 1984 che con Dora Maria Tellez, ha fondato nel 1995 l’Mrs (Movimiento renovador sandinista).</p><p>Abbandonati gli slogan di lotta dei “cachorro di Sandino” (i giovani volontari sandinisti) della prima ora, ai comizi di Ortega versione 2011 non mancano mai corone di fiori e musiche popolari.  Il principale consenso il futuro presidente lo trova ancora, come un quarto di secolo fa, nelle campagne, dove l’indice di povertà è elevato e migliaia di contadini vivono con 1,25 dollari al giorno. Il Nicaragua stenta infatti a trovare la sua strada verso lo sviluppo e la sua economia dipende in gran parte dagli aiuti esterni. Il più importante, quello del presidente venezuelano <strong>Hugo Chavez </strong>che nel 2010 ha versato 559 milioni di dollari a Managua offrendo petrolio a prezzi agevolati.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/daniel-ortega-il-protagtonista-assoluto-del-nicaragua-degli-ultimi-30-anni/168746/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Parcheggi: una lezione di buon senso da Milano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/parcheggi-una-lezione-di-buon-senso-da-milano/163868/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/parcheggi-una-lezione-di-buon-senso-da-milano/163868/#comments</comments> <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 17:00:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Ignazio La Russa]]></category> <category><![CDATA[Letizia Moratti]]></category> <category><![CDATA[Lucia Castellano]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[parcheggi]]></category> <category><![CDATA[piazzale Lavater]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163868</guid> <description><![CDATA[Parcheggio sì o parcheggio no? Nelle moderne metropoli l’interrogativo equivale all’amletico «essere o non essere?» A Milano il piano dell’ex sindaco Gabriele Albertini per 137 nuovi silos ha creato situazioni di grande disagio: scavi nelle piazze rese inagibili per anni, intralcio alla circolazione, danni agli stabili, ai negozianti… Ogni tanto, per fortuna, il buon senso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parcheggio sì o parcheggio no? Nelle moderne metropoli l’interrogativo equivale all’amletico «essere o non essere?» A Milano il piano dell’ex sindaco <strong>Gabriele Albertini </strong>per 137 nuovi silos ha creato situazioni di grande disagio: scavi nelle piazze rese inagibili per anni, intralcio alla circolazione, danni agli stabili, ai negozianti…</p><p>Ogni tanto, per fortuna, il buon senso prevale. E allora può succedere che un inutile cantiere per box sotterranei sia bloccato da un assessore dotato, per l’appunto, di buon senso dopo che i residenti si sono battuti invano per difendere il loro territorio dalla speculazione. Venerdì scorso in piazzale Lavater a Milano, <strong>Lucia Castellano</strong>, assessore ai Lavori pubblici della giunta Pisapia, ha ricevuto gli applausi di quanti, dal 2005, si sono opposti allo sventramento della piazza &#8211; ricca, fra l’altro, di 34 alberi centenari e dichiarata di interesse pubblico, protetta con vincolo paesaggistico &#8211; per farne l’ennesimo parcheggio della zona.</p><p>Dopo anni di altalenanti pareri delle varie commissioni, ricorsi al Tar, mobilitazione dei cittadini organizzatisi nell’attivissimo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://piazzalavater.blogspot.com/" target="_blank">Comitato per la difesa di piazzale Lavater</a></span>, Palazzo Marino ha trovato un accordo extragiudiziale con la società Co Mer che mette la parola fine al progetto che avrebbe stravolto la viabilità della piazza.</p><p>Una lunga battaglia che aveva visto schierarsi in difesa del verde e della vivibilità personaggi come il critico d’arte <strong>Gillo Dorfles</strong> che in piazza Lavater aveva scelto di vivere vent’anni fa perché gli ricordava certi angoli di Parigi. O il violinista<strong> Salvatore Accardo</strong>, residente nella vicina via Pancaldo, che la considera un’oasi di tranquillità. Ma anche il ministro della Difesa <strong>Ignazio La Russa</strong> &#8211; abita a un centinaio di metri dalla piazza in un palazzo tutto marmi, ex sede del Popolo d’Italia &#8211; aveva espresso parere sfavorevole dichiarando in un’intervista al <em>Giornale</em> «si tagliano parcheggi a pagamento in superficie per realizzare parcheggi sotterranei che rimangono vuoti… In questo modo si rivelano utili solo per chi li progetta e li costruisce».</p><p>(Mai avrei pensato di trovarmi così d’accordo con l’ex dirigente del Fronte della gioventù!!)</p><p>Uno spiraglio si era aperto nell’estate 2010 quando il comitato per la Difesa di piazzale Lavater era stato ricevuto a palazzo Marino, ma le promesse di <strong>Letizia Moratti</strong> erano state disattese e il 18 febbraio 2011 la società Co Mer si era aggiudicata la gara d’appalto. Per fortuna il vento è cambiato e, incrociamo le dita, a Milano si affrontano i problemi in un modo diverso. Le situazioni di criticità sono tante: dopo la chiusura dei cantieri di piazza Lavater e piazza Buonarroti, l’assessore Castellano intende rivedere l’intero piano parcheggi cittadino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/parcheggi-una-lezione-di-buon-senso-da-milano/163868/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>A Mantova il festival della letteratura  Dalla primavera araba ai racconti per bambini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/a-mantova-il-festival-della-letteratura-dalla-primavera-araba-ai-racconti-per-bambini/155900/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/a-mantova-il-festival-della-letteratura-dalla-primavera-araba-ai-racconti-per-bambini/155900/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Sep 2011 16:14:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Ala-Al-Aswani]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[Festivaletteratura]]></category> <category><![CDATA[letteratura]]></category> <category><![CDATA[mantova]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155900</guid> <description><![CDATA[Settembre, mese di festival. Uno dei più attesi, fra tutti gli appuntamenti disseminati lungo la penisola, è il Festivaletteratura (www.festivaletteratura.it) quest’anno alla XV edizione, iniziato oggi a Mantova. Per l’occasione la città dei Gonzaga e del Mantegna triplica i suoi abitanti: ai 49 mila residenti si aggiungono i 100 mila visitatori che, fino a domenica...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Settembre, mese di festival. Uno dei più attesi, fra tutti gli appuntamenti disseminati lungo la penisola, è il Festivaletteratura (www.festivaletteratura.it) quest’anno alla XV edizione, iniziato oggi a Mantova. Per l’occasione la città dei Gonzaga e del Mantegna triplica i suoi abitanti: ai 49 mila residenti si aggiungono i 100 mila visitatori che, fino a domenica 11, occuperanno pacificamente piazze, chiostri, teatri, palazzi, chiese per ascoltare e confrontarsi con oltre 400 scrittori e artisti. Gli eventi in programma sono 295, 70 in più rispetto al 2010, malgrado il taglio del finanziamento pubblico &#8211; da 120 mila a 60mila euro &#8211; operato a marzo dal sindaco <strong>Nicola Sodano</strong>. &#8220;È stato colmato con l’aumento degli sponsor e un maggior aiuto da parte della Provincia&#8221; &#8211; commenta pragmatico <strong>Paolo Polettini </strong>del Comitato organizzatore &#8211; &#8220;il budget del Festivaletteratura si basa comunque per il 75 per cento su contributi di privati. E sull’entusiasmo e la collaborazione di centinaia di volontari che ogni anno fanno vivere il festival&#8221;.</p><p>All’interno della vastissima e variegata programmazione ognuno può ritagliare il suo personale percorso.</p><p>La primavera araba, che inizia con la lunga rivolta di piazza Tahir, è raccontata dall’egiziano <strong>Ala al Aswani</strong>, autore del bestseller <em>Palazzo Yacoubian</em> e del recente <em>La rivoluzione egiziana</em> (venerdì 9 ore 16.45, Cortile della Cavallerizza). <strong>Hisham Matar</strong>, voce simbolo della letteratura libica contemporanea con i suoi libri <em>Nessuno al mondo</em> e <em>Scomparso</em>, parla dei metodi brutali della dittatura di Gheddafi (sabato 10, ore 10.15, palazzo di San Sebastiano). <strong>Amira al Hussaini</strong>, giornalista del Bahrein, e <strong>Ramy Raoof</strong>, responsabile media online dell&#8217;iniziativa egiziana per i diritti umani, dialogano sull’importanza di blog e social media nel costruire una comunità politica reale (venerdi 9, ore 11.15 Aula magna dell’università). Il ruolo di <em>Al Jazeera</em> nell’accompagnare il risveglio del mondo arabo è illustrato da <strong>Mostefa Souag</strong>, direttore news dell’emittente del Qatar (venerdì 9, ore 14.45, teatro Ariston). Mentre <strong>Gad Lerner</strong>, conduttore televisivo, e lo scrittore algerino <strong>Tahar Lamri</strong> tentano un primo bilancio degli avvenimenti che negli ultimi mesi hanno cambiato il Nord Africa e il Medio Oriente (giovedì 8, ore 15, cortile della Cavallerizza).</p><p>Per tutta la durata del festival è possibile ascoltare le voci dei differenti autori che dal 1997, primo anno del festival, a oggi hanno descritto &#8211; e spesso preannunciato &#8211; i cambiamenti  del mondo arabo. Tantissime le testimonianze: da <strong>Tahar Ben Jelloun</strong> a <strong>Edward W. Said</strong>, da <strong>Najwa Barakat</strong> a <strong>Leila Marouane </strong>(presentazione mercoledì 7, ore 18, all’Archivio del Festivaletteratura con Elisabetta Bartuli e Paola Caridi).</p><p>Uno sguardo attento alle realtà africane è proposto da<strong> Uzodinma Iweala</strong> e <strong>Alain Mabanckou </strong>che, all’interno del progetto <em>Pilgrimages</em>, raccontano due città: Timbuctu e Lagos (venerdì 9, ore 17, chiostro del Museo diocesano). Sempre Iweala (nato a Washington da genitori nigeriani) s’interroga con <strong>Gianni Biondillo</strong> sull’utilità della cooperazione internazionale in &#8220;Africa da salvare?&#8221; (sabato 10, ore 19.15, palazzo Aldegatti). Di Afghanistan si parla invece con il medico <strong>Alberto Cairo</strong>, che dal 1989 lavora a Kabul (sabato 10, ore 10.45, teatro Ariston); di Brasile con la popolare giornalista brasiliana <strong>Eliane Brum</strong>, autrice del reportage <em>A vida que ninguem ve</em> (giovedì 8, ore 16.45, teatro Bibiena) e del subcontinente indiano con lo storico scozzese <strong>William Dalrymple</strong>, membro della Royal Asiatic Society e fondatore del Jaipur Literature Festival (giovedì 8, ore 16.45, palazzo di San Sebastiano). Il serbo <strong>Dragan Velikic </strong>e il rumeno <strong>Varujan Vosganian</strong> si confrontano sul rapporto fra politica e cultura nella società mitteleuropea (venerdì 9, ore 11.45, palazzo Aldegatti).</p><p>Fra i romanzieri italiani presenti in questa edizione: <strong>Simonetta Agnello-Hornby</strong> (domenica 11, ore 10.45, palazzo di San Sebastiano), <strong>Margaret Mazzantini </strong>(sabato 10, ore 16.45, cortile della Cavallerizza), <strong>Erri De Luca</strong>, che parla di arte della fuga (giovedì 8, ore 17.30, cortile della Cavallerizza). E fra i giallisti il cantautore <strong>Francesco Guccini </strong>e <strong>Loriano Macchiavelli</strong>, fondatore del Gruppo 13 (sabato 10, ore 18, piazza Castello).</p><p>Altri interessanti itinerari hanno come protagonisti gli autori di letteratura per bambini, le riflessioni sui 150 anni dell’Unità d’Italia, la biblioteca di fantascienza con oltre mille libri a Palazzo San Carlo, la raccolta dei quaderni di scuola &#8211; che raccontano i cambiamenti della società italiana dal 1861 a oggi &#8211; al liceo Virgilio. Ogni mattina. lettura delle Pagine della cultura dei giornali di tutto il mondo in piazza Leon Battista Alberti; la sera eventi musicali e spettacoli teatrali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/a-mantova-il-festival-della-letteratura-dalla-primavera-araba-ai-racconti-per-bambini/155900/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>A Tripoli la storia è ancora da vivere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/a-tripoli-la-storia-e-ancora-da-vivere/152894/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/a-tripoli-la-storia-e-ancora-da-vivere/152894/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Aug 2011 16:49:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[liberazione]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[storia]]></category> <category><![CDATA[tripoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=152894</guid> <description><![CDATA[Le immagini convulse della liberazione di Tripoli con i Kalashnikov dei ribelli che sparano a salve, gli agguati dei cecchini, i carri armati e le corse delle ambulanze non riescono a farmi dimenticare completamente altre immagini, ben diverse, di un agosto di parecchie estati fa. Alla frenesia e alla concitazione attuale – «è fatta, il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le immagini convulse della <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/gli-insorti-conquistano-tripoli-ultime-oreper-il-regime-giallo-sulla-sorte-del-rais/152794/" target="_blank">liberazione di Tripoli</a></strong></span> con i Kalashnikov dei ribelli che sparano a salve, gli agguati dei cecchini, i carri armati e le corse delle ambulanze non riescono a farmi dimenticare completamente altre immagini, ben diverse, di un agosto di parecchie estati fa. Alla frenesia e alla concitazione attuale – <em>«è fatta, il regime è caduto, il problema ora è Gheddafi, fuga o bagno di sangue» </em>continuano a ripetere i commentatori in tv &#8211; si oppone il ricordo di giornate placide e lente passate a girovagare per Tripoli, città mediterranea né bella né brutta, con la sua storica Medina, le moschee, le tante costruzioni dell’epoca coloniale.</p><p>Non distante dalla piazza Verde, da ieri piazza dei Martiri, c’era (e mi auguro ci sia ancora) la libreria Dar El Fergiani. Piccola e piena di libri anche in inglese e italiano. Il signor Fergiani amava parlare italiano ed era una fonte preziosa di racconti. Oltre all’immancabile Libro Verde del colonnello, comprai un testo curioso, <em>Ai margini del Sahara</em>, scritto nel 1931<em> </em>da Carlo Enrico Rava. Il racconto di un viaggio attraverso la Tripolitania di un giovane italiano nell’epoca fascista, scoperte di luoghi e costumi che mi sembrarono lontanissimi, di una Tripoli <strong>misteriosa e affascinante</strong>.</p><p>Un po’ di quell’atmosfera la ritrovai seguendo il battito ritmico di una lynotipe e ritrovandomi in una vecchia tipografia, Print Press 7 October, in una stradina laterale della sharia Primo Settembre. Un luogo rimasto quasi intatto negli anni, i caratteri italiani in piombo ben conservati nelle scatole. E poi la grande piazza Algeria dominata dall’ex cattedrale trasformata in moschea, il palazzo delle Poste, la residenza del governatore ora biblioteca nazionale. La <strong>Medina </strong>è un luogo magico, in cui perdersi fra moschee, mercati, piccoli negozi.</p><p>I bombardamenti degli ultimi mesi hanno colpito duramente la città. Da ieri le bandiere tricolori hanno sostituito quelle verdi della Jamahiriya e i cittadini di Tripoli, come già quelli di Bengasi, Tunisi, Il Cairo vivono le prime esaltanti ore di <strong>libertà</strong>. Ma per le strade si combatte ancora e il vecchio raìs resiste nel suo bunker. Riuscirà a fuggire o verrà catturato? Gli inviti alla pacificazione verranno ascoltati o ci saranno vendette e ritorsioni? A Tripoli la storia è ancora tutta da vivere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/a-tripoli-la-storia-e-ancora-da-vivere/152894/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Norvegia, la sfida della democrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/norvegia-la-sfida-della-democrazia/147611/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/norvegia-la-sfida-della-democrazia/147611/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Jul 2011 12:23:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[Jens Stoltenberg]]></category> <category><![CDATA[norvegia]]></category> <category><![CDATA[oslo]]></category> <category><![CDATA[strage]]></category> <category><![CDATA[Utoya]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147611</guid> <description><![CDATA[Il re Harald V e la regina Sonja piangono asciugandosi il volto con fazzoletti candidi. Nella cattedrale luterana di Oslo, domenica mattina, è altissima la commozione durante la cerimonia in memoria delle 93 vittime della furia mitomane di Anders Behring Breivik. Il primo ministro Jens Stoltenberg pronuncia un breve discorso: ricorda Monica che lavorava sull’isola...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il re Harald V e la regina Sonja piangono asciugandosi il volto con fazzoletti candidi. Nella cattedrale luterana di Oslo, domenica mattina, è altissima la commozione durante la cerimonia in memoria delle 93 vittime della furia mitomane di Anders Behring Breivik. Il primo ministro <strong>Jens Stoltenberg </strong>pronuncia un breve discorso: ricorda Monica che lavorava sull’isola di Utoya da 20 anni e Tore Elkeland, leader dei giovani laburisti, talento promettente per il partito.</p><p><em>«Sono passati solo due giorni da quando la Norvegia è stata colpita dalla peggiore atrocità dalla fine della seconda guerra mondiale» </em>dice <em>«ma sembrano un’eternità»</em>, tanto le ore sono state riempite dalla disperazione, dallo shock, dalla rabbia e dal pianto. <em>«Siamo stati colpiti, ma saremo capaci di <strong>mantenere i nostri valori</strong>. La nostra società rimarrà aperta, democratica, libera»</em>.</p><p>La follia del giovane Anders, neonazista-templare-massone, ha precipitato cinque milioni di norvegesi in una realtà di terrore sconosciuta nel paese ai primi posti della classifica Undp (l’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo) per la migliore qualità di vita. Ma non ha fatto perdere la consapevolezza che la democrazia è il primo valore da difendere e sostenere. <em>«Nessuno distruggerà la nostra democrazia e il nostro impegno per una società migliore. La nostra risposta alla violenza sarà <strong>ancora più democrazia e umanità</strong>, ma senza ingenuità. Lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie»</em> aveva dichiarato Stoltenberg, al governo dall’ottobre 2005, nella prima conferenza stampa, venerdì 22 luglio.</p><p>Una grandissima sfida attende i cittadini norvegesi. Non sarà facile superare lo shock e l’orrore. Senza neppure il rifugio di proiettare la colpa della tragedia avvenuta sull’Altro, il diverso, l’islamico, il terrorista perché è dall’interno che è venuta la minaccia. Le immagini delle commemorazioni a Oslo e sull’isola di Utoya, la responsabilità e la pacatezza con cui il primo ministro ha risposto, senza invocare regimi di polizia, <strong>fanno ben sperare</strong>. Sarebbe un danno per tutti noi se, in un mondo sempre più alla deriva di fondamentalismi, anche la piccola oasi norvegese abdicasse alla sua vocazione di civiltà democratica.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/norvegia-la-sfida-della-democrazia/147611/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> <item><title>Thailandia, domenica si rinnova il premier  Candidata la sorella dell&#8217;ex Capo di governo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/02/thailandia-domenica-si-rinnova-il-premier-candidata-la-sorella-dellex-capo-di-governo/134498/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/02/thailandia-domenica-si-rinnova-il-premier-candidata-la-sorella-dellex-capo-di-governo/134498/#comments</comments> <pubDate>Sat, 02 Jul 2011 07:21:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Abhisit Vejjajiva]]></category> <category><![CDATA[Advanced Info Service]]></category> <category><![CDATA[elezioni thailandia]]></category> <category><![CDATA[Thai Rak Thai]]></category> <category><![CDATA[Thailandia]]></category> <category><![CDATA[Thaksin Shinawatra]]></category> <category><![CDATA[Yingluck Shinawatra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=134498</guid> <description><![CDATA[Domenica la Thailandia torna al voto. A oltre un anno dalla protesta delle camicie rosse il paese eleggerà la nuova Camera dei Rappresentanti. Elezioni attese da mesi. Il primo ministro Abhisit Vejjajiva ha deciso di sciogliere in anticipo il parlamento. E tra i candidati premier c&#8217;è Yingluck Shinawatra, la più giovane delle otto sorelle del...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Domenica la Thailandia torna al voto. A oltre un anno dalla protesta delle camicie rosse il paese eleggerà la nuova Camera dei Rappresentanti. Elezioni attese da mesi. Il primo ministro <strong>Abhisit Vejjajiva</strong> ha deciso di sciogliere in anticipo il parlamento. E tra i candidati premier c&#8217;è <strong>Yingluck Shinawatra</strong>, la più giovane delle otto sorelle del “Berlusconi thailandese”<strong> Thaksin Shinawatra</strong>, l&#8217;ex capo del governo thailandese destituito da un colpo di stato militare e oggi in esilio a Dubai. La 44enne ha buone possibilità di successo.</p><p>I sondaggi danno in vantaggio la giovane candidata del partito di opposizione Pheu Thai sull’attuale premier <strong>Abhisit Vejjajiva</strong>, (anche lui quarantaquatrenne) leader del Partito Democratico e capo di una coalizione sostenuta, dietro le quinte, dalle potenti forze armate.</p><p>Fino a metà maggio Yingluck, master in business administration all’università del Kentucky, non si era mai occupata direttamente di politica. Ha però sempre vissuto nelle stanze del potere come manager di successo: prima presidente di Ais, <strong>Advanced Info Service</strong>, la più grande compagnia di telefonia mobile del paese, poi di Sc Asset, l’immobiliare di famiglia.</p><p>E soprattutto è cresciuta nell’orbita del fratello maggiore, il potente tycoon Thaksin Shinawatra, 62 anni, fondatore del partito <strong>Thai Rak Thai </strong>e capo del governo thailandese dal 2001 al 2006, quando fu destituito da un colpo di stato condotto dai militari (ben 18 dal 1932, quando il paese diventò una monarchia costituzionale).</p><p>“Io e Yingluck abbiamo lo stesso modo di pensare, lo stesso Dna” ha dichiarato in un’intervista al settimanale tedesco <em>Der Spiegel</em>. È stato lui a chiamare la brillante business woman, la più piccola delle otto sorelle, nel suo esilio di Dubai per proporle l’avventura di diventare la prima donna premier della Thailandia. “Il paese ha bisogno di riconciliazione, noi offriamo la mano ai nostri oppositori. Una faccia nuova può giovare molto in questa situazione” ha spiegato.</p><p>Mossa indovinata: la grazia femminile della candidata ha convinto gli elettori, soprattutto nelle zone rurali e povere del nord est, da sempre sensibili al fascino del miliardario e alla sua politica populista.  Anche se afferma di non volersi più occupare di politica, Thaksin probabilmente spera, con la vittoria del Pheu Thai, in un’amnistia che gli permetta di ritornare a Bangkok, dove adesso sarebbe arrestato. Sul suo capo pende infatti dal 2008 una condanna a due anni per abuso d’ufficio e conflitto d’interesse. La Corte Suprema, per le stesse ragioni, gli ha inflitto una multa di 1,4 milioni di dollari.</p><p>Personaggio controverso, <strong>Thaksin Shinawatra</strong> è spesso chiamato “<strong>il Berlusconi thailandese</strong>”. Le affinità con il fondatore di Forza Italia sono molte: entrambi hanno costruito la loro fortuna nelle telecomunicazioni e nell’immobiliare, entrambi proprietari di una squadra di calcio (Thaksin ha però ceduto il Manchester City nel settembre 2008 a una società saudita). Come Berlusconi anche il tycoon thailandese ha incominciato a occuparsi di politica nel 1994 ed è diventato capo del governo nel 2001. In comune anche l’amicizia con il premier russo Vladimir Putin che vanno a trovare nella sua dacia. Tutti e due sono iperattivi: «Non riesco a stare fermo in un posto» ammette Thaksin che, da quando è in esilio, vola da Hong Kong a Singapore, dalla Cina al Brunei, dalla Svizzera alla Cambogia, ha acquisito la cittadinanza del Montenegro e il passaporto diplomatico del Nicaragua. Senza tralasciare i viaggi per affari in Africa dove ha investito in miniere d’oro in Uganda, di carbone in Sudafrica e di platino in Zimbabwe.</p><p>Molto ricchi, abituati a comandare senza essere contraddetti, sia Silvio B che Thaksin Shinawatra, secondo chi li critica, &#8220;pensano di governare il paese come fosse una loro azienda&#8221;. E soprattutto hanno entrambi una sorta di allergia per magistrati e corti di giustizia, con esternazioni pubbliche che presentano più di un&#8217;analogia. Il miliardario asiatico ha dichiarato più volte che la legge è spesso un ostacolo che impedisce agli uomini politici di risolvere i problemi: “È strano che un leader votato da 11 milioni di persone debba inchinarsi alle leggi della Commissione contro la corruzione e al verdetto della Corte costituzionale, due istituzioni composte da commissari e giudici che non sono stati scelti dal popolo” (<em>Bangkok Post</em>, 5 agosto 2001). Mai sentita dalle nostre parti questa frase?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/02/thailandia-domenica-si-rinnova-il-premier-candidata-la-sorella-dellex-capo-di-governo/134498/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>22</slash:comments> </item> <item><title>Libia, l&#8217;allarme: 900mila africani stanno  rimpatriando verso i loro paesi natali</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/libia-lallarme-900mila-africani-stanno-rimpatriando-verso-i-loro-paesi-natali/116200/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/libia-lallarme-900mila-africani-stanno-rimpatriando-verso-i-loro-paesi-natali/116200/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Jun 2011 19:09:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[migranti]]></category> <category><![CDATA[niger]]></category> <category><![CDATA[Organizzazione Internazionale per le Migrazioni]]></category> <category><![CDATA[profughi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=116200</guid> <description><![CDATA[In contemporanea con gli sbarchi a Lampedusa di migliaia di cittadini africani, che calamitano da settimane l’attenzione di stampa e politici, un grande esodo silenzioso sta avvenendo dall’altra parte del Mediterraneo, nella quasi totale indifferenza di media e governi occidentali. Dall’inizio della guerra in Libia, 856 mila migranti africani – secondo l’Organizzazione Internazionale per le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/migranti-pezzo.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-116201 alignleft" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/migranti-pezzo.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>In contemporanea con gli sbarchi a Lampedusa di migliaia di cittadini africani, che calamitano da settimane l’attenzione di stampa e politici, <strong>un grande esodo silenzioso</strong> sta avvenendo dall’altra parte del Mediterraneo, nella quasi totale indifferenza di media e governi occidentali. Dall’inizio della guerra in Libia, <strong>856 mila migranti</strong> africani – secondo l’<strong>Organizzazione Internazionale per le Migrazioni</strong> &#8211; hanno fatto ritorno nel loro paese d’origine abbandonando la nuova vita faticosamente costruita all’ombra della <strong>Jamahiriya</strong> (senza aver mai avuto da Tripoli il diritto alla cittadinanza, né il permesso di soggiorno).</p><p>Spesso sono stati minacciati e le loro case distrutte. “Ho lasciato in Libia il frutto di cinque anni di fatica. Sono stato denunciato proprio dal mio datore di lavoro: uomini armati sono venuti a prendermi e mi hanno picchiato. I libici non ci considerano esseri umani, men che meno fratelli africani” si è indignato <strong>Ibrahim Inoussa</strong>, della regione di Zinder (Niger), parlando con l’inviato del giornale Aïr Info.</p><p>La <strong>Tunisia</strong> è il paese che deve fare fronte al maggior numero di rimpatri: <strong>429.940</strong>, seguita dall’<strong>Egitto </strong>con 297.613 migranti. Ma sono i 68.614 che rientrano in Niger a dovere affrontare le situazioni di maggior precarietà. Se la Tunisia può contare su un Pil pro capite di 7.979 dollari l’anno e l’Egitto di 5.889 dollari, il <strong>Niger</strong>, fanalino di coda delle classifiche internazionali, ha un reddito annuo di 657 dollari per abitante e un’aspettativa di vita media di 45 anni. Il 63 per cento dei suoi 13,5 milioni di abitanti vive sotto la soglia di povertà con meno di 1,25 dollari al giorno.</p><p>“Bombardano la Libia, ma è il Niger che uccidono” sintetizza <strong>Abdelkader Moussa</strong>, un giovane rientrato ad Agadez e ora senza alcuna prospettiva per il futuro. L’antica città carovaniera &#8211; dagli anni Novanta punto di partenza dei camion stracolmi di disperati che tentavano la traversata del deserto del <strong>Teneré</strong> per raggiungere la <strong>Libia</strong> e da lì, soldi permettendo, l’Europa &#8211; ora assiste, impotente, al ritorno di migliaia di migranti.</p><p>Il presidente <strong>Mahamadou Issoufou</strong>, fresco di elezioni (12 marzo 2011) si trova ad affrontare l’ennesima crisi alimentare. Il governo ha lanciato l’allarme il 5 maggio con un annuncio televisivo: <strong>2,6 milioni di nigerini</strong> sono a rischio di carestia nelle prossime settimane; gli agricoltori aspettano  con ansia le piogge che dovrebbero cadere all’inizio di giugno.</p><p>Il rientro di quasi centomila migranti – ai 68.614 transitati da <strong>Dirkou</strong>, primo posto di blocco dopo il confine libico, si aggiungono i 1.239 arrivati dal valico di Assamaka (confine con l’Algeria), i 18.862 in fuga dalla <strong>Costa d’Avorio</strong>, i 9.800 sbarcati all’aeroporto di Niamey – pone problemi drammatici ai villaggi e alle famiglie d’origine, che spesso contavano sulle rimesse del famigliare immigrato per la loro sopravvivenza.</p><p>“Lo choc del ritorno improvviso dalla Libia è vissuto come un dramma famigliare e una catastrofe regionale” sintetizza il rapporto stilato dal comitato del dipartimento di Tanout, nel sud del Niger, dove si sono registrati 15 mila rimpatri. In una situazione di estrema fragilità: la crisi agricolo pastorale del 2009-2010 ha colpito 185 villaggi su 385, un terzo dei 170.856 abitanti è a rischio. Perdita di bestiame, insufficienza di pozzi, deficit agricolo, rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli….le cause sono molte, la povertà, uno spettro sempre presente. Chi rientra, magari dopo vent’anni, non ha più accesso alla terra che è stata ridistribuita.</p><p>Il primo ministro <strong>Brigi Raffini</strong>, un tuareg originario di Agadez, si è rivolto alle amministrazioni locali invitandole a creare dei centri di accoglienza per sfamare, ospitare e aiutare i nuovi arrivati a reinserirsi nelle loro comunità. Il programma d’azione ha un budget di oltre un miliardo di franchi Cfa (1,5 milioni di euro) e il governo nigerino si è rivolto ai donatori internazionali.</p><p>Le <strong>Nazioni Unite</strong> hanno lanciato un appello per 160 milioni di dollari in aiuto ai paesi che devono affrontare l’emergenza dei rimpatri forzati dalla Libia; l’Unione europea interviene attraverso Echo (Direzione generale per gli aiuti umanitari) con un contributo di 40 milioni di euro, a cui si aggiungono 62 milioni stanziati da 22 paesi membri. Basteranno?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/libia-lallarme-900mila-africani-stanno-rimpatriando-verso-i-loro-paesi-natali/116200/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Il candidato Berlusconi e la &#8220;sciura&#8221; Maria</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/il-candidato-berlusconi-e-la-sciura-maria/110727/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/il-candidato-berlusconi-e-la-sciura-maria/110727/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 May 2011 14:15:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Anna Jannello]]></category> <category><![CDATA[elezioni]]></category> <category><![CDATA[Elezioni 2011 Milano]]></category> <category><![CDATA[lettera]]></category> <category><![CDATA[milano]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[sinistra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=110727</guid> <description><![CDATA[Come un candidato qualsiasi, anche Silvio Berlusconi spedisce ai cittadini milanesi una letterina per chiedere il voto alle prossime elezioni comunali. Il linguaggio è semplice, rozzo. Al confronto la missiva inviata settimane fa da Brichetto Arnaboldi Letizia detta Letizia Moratti è ricca di sofisticate sfumature: «Ogni giorno in cui mi è stato possibile fare una...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come un candidato qualsiasi, anche<strong> Silvio Berlusconi</strong> spedisce ai cittadini milanesi una letterina per chiedere il voto alle prossime elezioni comunali. Il linguaggio è semplice, rozzo. Al confronto la missiva inviata settimane fa da Brichetto Arnaboldi Letizia detta <strong>Letizia Moratti </strong>è ricca di sofisticate sfumature<em>: «Ogni giorno in cui mi è stato possibile fare una piccola o grande cosa che è andata incontro alle esigenze dei cittadini milanesi, ognuno di questi giorni è stato per me un giorno importante»</em>, scrive la romantica donna Letizia.</p><p>Silvio B. invece va subito al sodo. E attacca con quello che ritiene l’argomento più convincente per i milanesi, i <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="http://it.wiktionary.org/wiki/danee" target="_blank"><strong>danée</strong></a></em></span>. <em>«A Milano non è stata introdotta nessuna nuova tassa, siamo l’unica città senza addizionale Irpef, il biglietto del tram non è aumentato»</em>.</p><p>Che succederà se invece arrivasse un sindaco di <strong>sinistra</strong>? <em>«La ricetta della sinistra e dei suoi alleati per Milano è sempre la solita: nuove spese senza criterio, per coprire le quali servono nuove tasse»</em>. E via con una sventagliata di minacciose profezie: <em>«Introdurranno </em>(i comunisti) <em>l’addizionale comunale sull’Irpef, aumenteranno l’Ici per le attività commerciali e artigianali e tutte le tariffe e i tributi locali»</em>. Ma non basta. Per terrorizzare definitivamente la <em>sciura </em>Maria arriva un affondo apocalittico. <em>«Vogliono la liberalizzazione delle droghe, le moschee nei quartieri, vogliono Milano città aperta ai clandestini e ai campi Rom»</em>.</p><p>Fa sorridere il <strong>linguaggio da imbonitore</strong> <em>«e molto altro ancora»</em> dopo le promesse di azzerare i campi nomadi e raddoppiare gli spazzini di quartiere. Come pure la foto d’archivio (vent’anni fa? Comunque B. riesce ad avere più capelli e meno rughe che nell’agiografia <em>Una storia italiana</em> del 2001).</p><p>Però penso alle migliaia di <strong><em>sciure </em>Marie milanesi</strong>, imbottite di talk show e cronaca nera, alle loro paure per il futuro in una città che cambia e che non sentono più loro. Silvio B. è sempre lì a fare compagnia dallo schermo. Arriva posta, aprono la busta, l’immagine sorridente di B. che chiede il voto&#8230; No, c’è veramente poco da ridere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/12/il-candidato-berlusconi-e-la-sciura-maria/110727/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Grande è il disordine sotto il cielo africano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/19/grande-e-il-disordine-sotto-il-cielo-africano/92993/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/19/grande-e-il-disordine-sotto-il-cielo-africano/92993/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 Feb 2011 12:10:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Africa]]></category> <category><![CDATA[al Qaeda]]></category> <category><![CDATA[aqmi]]></category> <category><![CDATA[islam]]></category> <category><![CDATA[magreb]]></category> <category><![CDATA[Maria Sandra Mariani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=92993</guid> <description><![CDATA[C’è un po’ di esitazione nella voce di Maria Sandra Mariani quando pronuncia il nome del battaglione Tarek ibn Zyad e del suo comandante Abdul Hamid Abu Zayd, di cui è prigioniera dallo scorso 2 febbraio. La conferma che la turista italiana sia nella mani dell’Aqmi (Al Qaeda per il Magreb Islamico) è arrivata con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è un po’ di esitazione nella voce di <strong>Maria Sandra Mariani</strong> quando pronuncia il nome del battaglione Tarek ibn Zyad e del suo comandante Abdul Hamid Abu Zayd, di cui è <strong>prigioniera dallo scorso 2 febbraio</strong>. La conferma che la turista italiana sia nella mani dell’Aqmi (Al Qaeda per il Magreb Islamico) è arrivata con un messaggio trasmesso dall’emittente Al Arabiya all’alba di venerdì 18 febbraio, 16 giorni dopo il suo rapimento avvenuto nella regione sahariana di Tadrart, nel sud algerino. Una zona turistica, 250 chilometri a sud dell’oasi di Djanet, non lontana dalla frontiera con il Niger, dove i rapitori, una banda di 13 &#8211; 14 uomini, si sono diretti sui loro 4&#215;4 per poi, verosimilmente, rifugiarsi nell’Adrar des Ifoghas, massiccio montuoso nel nord del Mali, al confine fra Algeria e Niger. Negli ultimi due anni i guerriglieri dell’Aqmi, provenienti in gran parte dal gruppo salafista algerino Gspc, si sono specializzati nel <strong>business dei sequestri </strong>prelevando venti occidentali (e una decina di accompagnatori locali) in Mauritania, Niger, Tunisia (nessun rapimento in Mali, in Algeria quello della cinquantatrenne tocana di San Casciano è il primo dal 2003). Da tempo non si hanno più notizie dei cinque dipendenti della multinazionale francese Areva, prelevati dalle loro abitazioni lo scorso 16 settembre ad Arlit (la zona mineraria nel Nord del Niger) e tuttora prigionieri dei militanti di Aqmi, mentre è finito in tragedia il sequestro di due giovani francesi, presi in un ristorante di Niamey il 7 gennaio scorso e uccisi il giorno seguente durante uno scontro a fuoco alla frontiera con il Mali fra militari francesi e rapitori.</p><p>Negli ultimi mesi le zone rosse, definite ad alto rischio dai <em>warning </em>delle ambasciate, si sono allargate coprendo aree sempre più estese in Algeria, Libia, Mali, Niger e Mauritania. La strategia dei sequestri, che si aggiunge ai traffici “classici” di armi, droga, immigrati clandestini, <strong>colpisce duramente le popolazioni locali</strong>. A fare le spese della crescente insicurezza sono i loro commerci, le loro speranze di sviluppo, in parte legate anche al turismo e alla cooperazione con Ong straniere che, creando legami, migliorano la qualità di vita e offrono un’opportunità per uscire dall’isolamento. “Les barbus” (i barbuti) dell’Aqmi impongono nel territorio che controllano le regole di un <strong>Islam intransigente</strong>, lontano culturalmente dalle tradizioni delle varie etnie e stanno mutando profondamente la vita dei villaggi e degli accampamenti dove, soprattutto i giovani, sono attratti dai facili guadagni offerti dai trafficanti.</p><p>Se i paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo vivono nelle ultime settimane cambiamenti tumultuosi, anche l’Africa subsahariana è tutt’altro che tranquilla. Insomma, grande è il disordine sotto il cielo africano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/19/grande-e-il-disordine-sotto-il-cielo-africano/92993/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Il 13 febbraio vorrei essere smentita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/10/il-13-febbraio-vorrei-essere-smentita/91228/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/10/il-13-febbraio-vorrei-essere-smentita/91228/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:02:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[13 febbraio]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[Francesca Comencini]]></category> <category><![CDATA[Le Monde]]></category> <category><![CDATA[Philippe Ridet]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=91228</guid> <description><![CDATA[La terza pagina di Le Monde di ieri è interamente dedicata alla protesta delle donne italiane e al loro scendere in piazza per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi, premier dai comportamenti &#8211; a dir poco &#8211; lesivi della dignità femminile. Philippe Ridet, corrispondente da Roma del quotidiano francese, riporta un pensiero di Francesca Comencini:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La terza pagina di <em>Le Monde</em> di ieri è interamente dedicata alla protesta delle donne italiane e al loro scendere in piazza per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi, premier dai comportamenti &#8211; a dir poco &#8211; lesivi della dignità femminile. Philippe Ridet, corrispondente da Roma del quotidiano francese, riporta un pensiero di Francesca Comencini: «<em>In Italia abbiamo avuto il più grande movimento femminista d’Europa, ma non c’è stato un passaggio generazionale</em>». Che le <strong>nuove generazioni</strong> siano meno disposte a farsi coinvolgere si è visto per esempio in piazza Scala a Milano, lo scorso 29 gennaio: la stragrande maggioranza delle manifestanti era costituita da ultraquarantenni, pochi i volti giovani, anche se i più fotografati e ripresi dalle telecamere. Che le giovani donne abbiano già abbastanza problemi con la riforma universitaria, la ricerca del lavoro e il sabato preferiscano fare altro che manifestare?</p><p>L’articolista cita un sondaggio pubblicato da <em>Repubblica</em>: solo il <strong>37 per cento</strong> delle donne italiane fra i 18 e  29 anni considera il comportamento di Berlusconi “irrispettoso” verso le donne.</p><p><strong>Mi piacerebbe essere smentita</strong> da tante ventenni e trentenni, in piazza nel prossimo appuntamento del 13 febbraio.</p><p>Tutti gli appuntamenti città per città, da Acqui Terme a Viterbo, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/" target="_blank">qui</a></span></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/10/il-13-febbraio-vorrei-essere-smentita/91228/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>169</slash:comments> </item> <item><title>Vivere e morire in Niger</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/12/vivere-e-morire-in-niger/86019/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/12/vivere-e-morire-in-niger/86019/#comments</comments> <pubDate>Wed, 12 Jan 2011 15:02:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Antoine de Léocur]]></category> <category><![CDATA[matrimonio]]></category> <category><![CDATA[niamey]]></category> <category><![CDATA[niger]]></category> <category><![CDATA[Ong]]></category> <category><![CDATA[sequestro]]></category> <category><![CDATA[Vincent Delory]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=86019</guid> <description><![CDATA[L’ultimo rapimento (7 gennaio) e uccisione (8 gennaio) in Niger a opera dei terroristi di Aqmi (Alain Juppé, ministro francese della difesa è assolutamente sicuro che si tratti dei seguaci di Al Qaeda) è un vero colpo al cuore. Coglie di sorpresa e fa doppiamente paura perché le due vittime, i francesi Antoine de Léocur...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/01/niger.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-86023" title="Veglia funebre per Antoine De Leocour e Vicent Delory" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/01/niger-300x198.jpg?47e3a5" alt="Veglia funebre per Antoine De Leocour e Vicent Delory" width="300" height="198" /></a>L’ultimo rapimento (7 gennaio) e uccisione (8 gennaio) in <strong>Niger </strong>a opera dei terroristi di Aqmi  (Alain Juppé, ministro francese della difesa è assolutamente sicuro che si tratti dei seguaci di Al Qaeda)  è un vero colpo al cuore. Coglie di sorpresa e fa doppiamente paura perché le due vittime, i francesi <strong>Antoine de Léocur</strong> e <strong>Vincent Delory</strong>, non viaggiavano su remote piste sahariane, in aree a rischio, né lavoravano per Areva, la multinazionale dell’uranio, il “nemico”, come i cinque francesi sequestrati con un togolese e un malgascio il 16 settembre scorso ad Arlit, città mineraria a 1.200 chilometri dalla capitale.</p><p>Sabato prossimo, 15 gennaio, Antoine de Léocur, francese di Linselle (Lille) e Rakia Hassan Kouka, nigerina, avrebbero dovuto <strong>sposarsi </strong>a Niamey. Antoine, 25 anni, aveva lavorato fino allo scorso marzo in Niger come cooperante per l’Ong tedesca Help, da sei mesi era responsabile dei progetti di Aide Médicale Internationale nella Repubblica Centrafricana. Era tornato a Niamey per il matrimonio con Rakia, conosciuta nel luglio 2008: un classico colpo di fulmine, a detta degli amici.</p><p>Grande amico di Antoine – si conoscono dall’asilo &#8211; Vincent Delory, ingegnere informatico, era arrivato da poche ore nella capitale nigerina.  Doveva essere il <strong>testimone di nozze</strong> dello sposo.</p><p>La sera di venerdì 7 gennaio i due venticinquenni sono a cena a Le Toulousain, nel quartiere centrale di Plateau. Non sono i soli <em>expat</em>: ai tavolini bassi del popolare locale c’è il responsabile in Niger di Oxfam, Ong britannica, ci sono dei cooperanti spagnoli. Non sono mai stata a Le Toulousain, però conosco <strong>Niamey </strong>e non mi è difficile immaginare suoni, colori, la birra ghiacciata, gli spiedini di <em>capitaine</em>, l’ottimo pesce del Niger &#8211; il fiume che attraversa la città.</p><p>Niamey è cresciuta molto negli ultimi anni. Ha però conservato l’atmosfera, calma e rallentata, di un grande villaggio; non c’è il traffico caotico di Bamako o Dakar. La città, in <strong>clima elettorale</strong> per le prossime municipali e presidenziali (8 e 31 gennaio), è tranquilla: i militari francesi hanno festeggiato Capodanno con le loro famiglie all’hotel Gaweye, qualche poliziotto pattuglia le strade.</p><p>Una <strong>serata felice</strong> per i due giovani francesi, molte cose da raccontarsi, altri amici devono raggiungerli per queste nozze in terra africana.</p><p>Poi un film che non c’entra nulla con le loro vite. Il sequestro, la fuga nella notte verso il confine con il Mali. Gli elicotteri francesi entrano in azione, l’Eliseo vuole impedire che anche questi rapiti vengano inghiottiti dalle sabbie dell’Adrar des Ifoghas, rifugio di Aqmi. La <strong>morte.</strong> Stamattina, 12 gennaio, i corpi di Antoine e Vincent sono stati rimpatriati a Parigi all’aeroporto Charles de Gaulle.</p><p>Avevo in programma di tornare a Niamey a fine gennaio. Con alcuni amici sosteniamo un piccolo comune saheliano, Abalak, a nord di Niamey. Ci sono stata l’ultima volta nel marzo 2009, ora la zona è a rischio, così ci saremmo incontrati con i responsabili dell’Ong nigerina Pdr e con le persone della municipalità nella capitale. Che fino a venerdì scorso era considerata <strong>zona verde</strong> per le ambasciate occidentali. Dal 9 gennaio la Farnesina alla voce Niger annuncia <em>“sono sconsigliati viaggi a qualsiasi titolo nel Paese, compreso il transito”</em>.<br /> <em><br /> (Nella foto, una donna firma il &#8220;libro delle condoglianze&#8221; durante la veglia funebre per Antoine De Leocour e Vicent Delory in Francia)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/12/vivere-e-morire-in-niger/86019/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>17</slash:comments> </item> <item><title>Incontri a Shanghai</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/incontri-a-shanghai/80849/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/incontri-a-shanghai/80849/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Dec 2010 14:47:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[cerimonia del tè]]></category> <category><![CDATA[shanghai]]></category> <category><![CDATA[Shanghai Urban Planning]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=80849</guid> <description><![CDATA[La grande piazza del Popolo a Shanghai non è esattamente come la marocchina Jemaa el Fna dove è impossibile sfuggire alle attenzioni di guide e venditori ambulanti: l’impressione, per il turista, è di essere invisibile. I cinesi vanno di fretta per la loro strada, spintonano senza tanti complimenti, inutile chiedere informazioni. Così quando – nei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/12/shanghai.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-medium wp-image-80850" title="Shanghai" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/12/shanghai-300x225.jpg?47e3a5" alt="Shanghai" width="300" height="225" /></a>La grande piazza del Popolo a Shanghai non è esattamente come la marocchina Jemaa el Fna dove è impossibile sfuggire alle attenzioni di guide e venditori ambulanti: l’impressione, per il turista, è di essere <strong>invisibile</strong>. I cinesi vanno di fretta per la loro strada, spintonano senza tanti complimenti, inutile chiedere informazioni. Così quando – nei giardini di People’s park &#8211; vengo fermata da tre ragazze sorridenti, rimango piacevolmente sorpresa.</p><p>Finalmente dei locali con cui interagire. Le domande di rito (come ti chiami, da dove vieni, che cosa fai…), poi mi raccontano di essere tre studentesse di Pechino in trasferta per visitare <strong>l’Expo</strong>. «<em>Ci sono stata ieri</em>» dico, e allora via con le considerazioni sulla grande fiera internazionale, orgoglio di tutta la nazione.  Segue la richiesta di una foto con loro, accetto.</p><p>A questo punto le saluto, voglio visitare il museo sull’urbanistica della città, lo <strong>Shanghai Urban Planning</strong>, con il tetto a forma di pagoda. Le tre amiche obbiettano che è chiuso, riapre alle 14.</p><p>«<em>E il gruppo che sta entrando adesso?</em>» chiedo. Visite delle scuole, è la risposta (peccato sia domenica) a cui segue la proposta di andare con loro a una cerimonia del tè che inizierà, fra poco, qui vicino. Ecco, siamo arrivati al dunque. Vorrei smarcarmi e prendo tempo fotografando la piazza, ma il trio non demorde e mi aspetta pazientemente. Decido di stare al gioco. Tutte contente, le ragazze mi prendono sottobraccio e mi stordiscono di chiacchiere: Milano “fashion city”, le modelle, i calciatori… Scendiamo per Fuzhou road – la riconosco, ci siamo passati ieri sera dopo la passeggiata sul Bund, il lungofiume con i più bei palazzi coloniali – poi prendiamo una laterale, Guangxi road, e entriamo in una galleria commerciale, una delle tante. Qualche scalino, entriamo in un appartamento: un lungo corridoio, tante stanzette. Ad attenderci, in abiti tradizionali, una ragazza che ci fa accomodare e comincia a illustrare le “offerte degustazione” a prezzi altissimi.</p><p>Sorrido: «<em>Non mi va di bere tè adesso, però posso assistere alla cerimonia</em>». Non è questa la risposta che si aspettavano. Mi alzo, altro sorriso, e infilo la porta velocemente.</p><p>Poco distante c’è un enorme distretto di polizia. Paese che vai, raggiro che trovi…</p><p>Ho evitato innumerevoli visite a terrazze panoramiche e a botteghe di amici e parenti. La <strong>cerimonia del tè</strong> era una prima volta, penso entrando allo Shanghai Urban Planning Exhibition Center.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/08/incontri-a-shanghai/80849/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>9</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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