<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Anna Jannello</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ajannello/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description>News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia</description> <lastBuildDate>Tue, 21 May 2013 23:03:52 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Belfast, dopo 15 anni ci sono ancora 99 muri che dividono cattolici e protestanti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/belfast-dopo-15-anni-ci-sono-ancora-99-muri-che-dividono-cattolici-e-protestanti/563228/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/belfast-dopo-15-anni-ci-sono-ancora-99-muri-che-dividono-cattolici-e-protestanti/563228/#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Apr 2013 14:39:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Belfast]]></category> <category><![CDATA[Irlanda del nord]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=563228</guid> <description><![CDATA[A Belfast, quindici anni dopo la firma degli accordi del Venerdì santo (10 aprile 1998) che misero fine a trent’anni di troubles fra unionisti protestanti e repubblicani cattolici, i &#8216;muri della pace&#8216; sono ancora tutti in piedi. Nessuna delle barriere che dividono le due comunità è stata distrutta. Anzi ne sono sorte di nuove, o...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Belfast</strong>, quindici anni dopo la firma degli accordi del Venerdì santo (10 aprile 1998) che misero fine a trent’anni di <em><strong>troubles</strong></em> fra unionisti protestanti e repubblicani cattolici, i &#8216;<strong>muri della pace</strong>&#8216; sono ancora tutti in piedi. Nessuna delle barriere che dividono le due comunità è stata distrutta. Anzi ne sono sorte di nuove, o qualcuna è stata sopraelevata, aggiungendo una rete metallica alla costruzione in mattoni e cemento. <em>Belfast Interface Project</em>, associazione che opera per il riavvicinamento fra cattolici e protestanti, ha censito 99 muri, segno tangibile che la riconciliazione è ancora lontana. E che i cittadini si sentono più sicuri al riparo delle <strong>barriere</strong>, che da decenni li proteggono dai lanci di sassi, bottiglie e petardi della parte avversa. Opinione confermata da uno studio dell’università dell’<strong>Ulster</strong>: solo il 14 per cento degli abitanti dei quartieri a rischio è favorevole all’abbattimento dei <em>peace walls</em>.</p><p>&#8220;Il muro deve restare, grazie ad esso ci sentiamo più tranquilli, soprattutto durante le parate di luglio&#8221; ha dichiarato un abitante cattolico di <strong>Duncairn Avenue</strong>, dove passa il corteo che festeggia la vittoria, nel lontano 12 luglio 1690, del re protestante <strong>Guglielmo III d’Orange</strong> sul cattolico <strong>Giacomo II</strong>. Ogni anno la celebrazione orangista offre il pretesto per una prova di forza fra le due parti. L’ultimo scontro nelle strade si è scatenato invece, nel dicembre scorso, per la decisione del consiglio municipale di non esporre più la bandiera dell’<strong>Union Jack</strong>. Dopo giorni di violente proteste e lanci di molotov, gli unionisti, che non vogliono rinunciare alla bandiera britannica, si sono dovuti rassegnare: il <strong>vessillo</strong> sarà esposto solo in occasioni particolari.</p><p>Il conflitto fra cattolici e protestanti, terminato con gli<strong> accordi del Venerdì santo</strong> e la smilitarizzazione delle fazioni armate, ha trovato una soluzione definitiva nel maggio 2007 con la nascita del primo governo di coalizione fra i repubblicani del Sinn Fein e gli unionisti del Dup, partito democratico unionista, fondato dal reverendo Ian Paisley. Ma decenni di violenze – che hanno fatto 3.500 morti in una provincia di 1,8 milioni di abitanti &#8211; hanno lasciato cicatrici profonde. &#8220;La<strong> società</strong> nord-irlandese è sempre più<strong> segregazionista</strong> perché, nonostante gli accordi, i cittadini non sentono di vivere in pace e il problema sicurezza è ancora dominante&#8221; afferma Adrian Guelke, politologo alla Queen’s University di Belfast. Una ricerca fatta dalla sua università in dodici quartieri ha rivelato che il<strong> 68 per cento dei ragazzi fra i 18 e i 25 anni non avevano mai avuto una conversazione con i coetanei dell’altra comunità</strong>. D’altronde il sistema scolastico prevede solo il 5 per cento di classi miste. Anche i<strong> club sportivi</strong> sono divisi per appartenenza religiosa e le giovani generazioni vivono in universi separati fino all’ingresso nel mondo del lavoro.</p><p>I <em><strong>peace walls</strong></em> offrono protezione, ma confinano in un isolamento da cui pochi hanno la volontà di affrancarsi. &#8220;Soltanto combattendo il fattore paura si arriverà alla distruzione dei muri&#8221; dice John McQuillan di Belfast Interface Project &#8220;La povertà gioca un ruolo importante nel persistere del risentimento e delle barriere psicologiche: in molti quartieri popolari le condizioni di vita non sono migliorate rispetto a trent’anni fa&#8221;. Una nuova via di riconciliazione può forse offrirla il turismo che negli ultimi anni ha scoperto i “political tours”, le visite guidate dei murales dell’unionista Shankill road e della repubblicana Falls road. Il periodo buio dei troubles viene rivisitato da frotte di vacanzieri (il <strong>murales di Bobby Sands</strong>, militante dell’Ira morto nel carcere di Maze, è in assoluto il più fotografato) che ascoltano dalla voce dei protagonisti gli episodi della guerra fratricida. Due associazioni di ex prigionieri politici, l’unionista Epic e la repubblicana Coiste, accompagnano i gruppi nelle vie di West Belfast, ognuna nella sua zona d’influenza, ognuna offrendo la sua versione degli attentati e degli scontri a fuoco. Ai turisti trarre le conclusioni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/17/belfast-dopo-15-anni-ci-sono-ancora-99-muri-che-dividono-cattolici-e-protestanti/563228/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mali, la Francia ha già speso 70 milioni di euro. E Hollande chiede aiuto all&#8217;Onu</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/mali-francia-ha-gia-speso-70-milioni-di-euro-e-hollande-chiede-aiuto-allonu/502205/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/mali-francia-ha-gia-speso-70-milioni-di-euro-e-hollande-chiede-aiuto-allonu/502205/#comments</comments> <pubDate>Sat, 16 Feb 2013 13:30:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Afghanistan]]></category> <category><![CDATA[Barack Obama]]></category> <category><![CDATA[Francois Hollande]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Mali]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=502205</guid> <description><![CDATA[L’intervento militare francese in Mali è già costato 70 milioni di euro. La spesa maggiore è rappresentata dal trasporto dei 4 mila militari impegnati nel conflitto e di 10 mila tonnellate di materiale. Lo ha rivelato il quotidiano Le Parisien-Aujourd’hui en France che ha calcolato in 2,7 milioni di euro al giorno il costo dell’operazione...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’intervento militare francese in <strong>Mali</strong> è già costato 70 milioni di euro. La spesa maggiore è rappresentata dal trasporto dei 4 mila militari impegnati nel conflitto e di 10 mila tonnellate di materiale. Lo ha rivelato il quotidiano <em>Le Parisien-Aujourd’hui en France</em> che ha calcolato in 2,7 milioni di euro al giorno il costo dell’operazione <strong>Serval</strong>, ben superiore a quello sostenuto per la <strong>Libia</strong> (1,6 milioni di euro) e l’<strong>Afghanistan</strong> (1,4 milioni di euro). &#8220;Confronti non pertinenti&#8221;, ha obiettato <strong>Jean-Yves Le Drian</strong>, ministro della <strong>Difesa</strong> che ha aggiunto: &#8220;Non si possono paragonare conflitti di durata e natura differente&#8221;.</p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/28/mali-liberato-laeroporto-di-timbuctu-biblioteche-incendiate-dai-guerriglieri/482265/">In Mali, la Francia vorrebbe impegnarsi il minor tempo possibile</a>: il presidente <strong>François Hollande</strong> ha confermato l’intenzione di diminuire gli effettivi del contingente già da marzo. Intanto <strong>Barack Obama</strong> ha sbloccato 50 milioni di aiuti d’urgenza degli<strong> Stati Uniti</strong> per sostenere lo sforzo francese e ciadiano; i primi 70 membri (su 500) della missione europea di formazione dell’esercito maliano sono sbarcati alla base di <strong>Koulikoro</strong>. Il coinvolgimento di forze esterne, in soccorso al moribondo esercito maliano (impegnato in faide interne fra berretti rossi, fedeli all’ex presidente <strong>Amadou Toumani Touré</strong>, e berretti verdi del capitano <strong>Amadou Sanogo</strong>, autore del colpo di stato del 22 marzo 2012) è destinato ad aumentare. Il <strong>Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite</strong> deciderà in tempi brevi l’invio di 6 mila caschi blu. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/15/intervento-francese-in-mali-contro-jihad-tutti-appoggiano-ma-solo-a-parole/470043/">La Francia preme per un rapido spiegamento delle forze <strong>Onu</strong></a>, previste dalla risoluzione 2085, che dovrebbero garantire, fra l’altro, lo svolgimento delle elezioni parlamentari e presidenziali che &#8211; ha annunciato giovedì 14 febbraio il ministro dell’amministrazione territoriale <strong>Moussa Sinko</strong> Coulibaly &#8211; si terranno il prossimo 7 e 21 luglio.</p><p>Hollande e il vicepresidente americano <strong>Joe Biden</strong> hanno proposto di affidare ai caschi blu il coordinamento dei contingenti africani del <strong>Misma</strong> (Missione internazionale di sostegno al Mali), con una catena di comando che risalga al <strong>Consiglio di sicurezza</strong>. Il controllo diretto dell’Onu è giudicato militarmente più efficace e più semplice da gestire che il comando diviso fra <strong>Cedeao</strong> (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) e <strong>Unione africana</strong>. Meno convinte le autorità maliane che non vogliono i soldati delle Nazioni Unite nella capitale, ma solo al <strong>Nord</strong>, in luoghi strategici come <strong>Tessalit</strong> o la frontiera mauritana, e sollevano dubbi sull’efficacia delle forze d’interposizione in quanto non possono intervenire direttamente nel conflitto. Al momento sono operativi, a fianco delle truppe francesi e maliane, 2 mila soldati del Misma, dei 4.300 previsti &#8211; che dovrebbero diventare 8 mila secondo <strong>Alassane Ouattara</strong>, presidente della Cedeao &#8211; per un costo di 960 milioni di dollari. Ai quali si aggiungono i 2 mila soldati ciadiani che hanno partecipato alla liberazione di <strong>Kidal</strong> il 31 gennaio e <strong>Tessalit</strong>, estremo avamposto del Nord, l’8 febbraio. La situazione sul terreno però, dopo i due attentati terroristici nel centro di Gao, è tutt’altro che pacificata e i rifugiati (500mila su 1,3 milioni di abitanti dell’Azawad) aspettano a rientrare nei loro villaggi.</p><p>Oltre ai caschi blu, la missione dell’Onu comprenderà la presenza di osservatori dei diritti umani nelle zone riprese agli islamisti per evitare ritorsioni e rappresaglie dell’esercito sulle popolazioni arabe e tuareg. Che, denunciano <strong>Amnesty International</strong> e <strong>Human Rights Watch</strong>, sarebbero già avvenute a Sévaré e Konna. Ricostruire l’unità nazionale non sarà facile. &#8220;Bisogna creare integrazione fra tutti i maliani&#8221;, dice il ministro degli Affari esteri<strong> Tieman Coulibaly.</strong> &#8221;Tenderemo la mano a tutti, purché non siano stati conniventi con i terroristi&#8221;. Sul banco degli imputati a Bamako ci sono soprattutto i tuareg del Movimento di liberazione nazionale dell’Azawad: su 26 mandati di cattura internazionali emessi dal procuratore della repubblica Daniel Tessogué, ben 11 riguardano i capi dell’Mnla. Gli altri ricercati sono i responsabili di <strong>Ansar Dine</strong>, <strong>Mujao</strong>, <strong>Aqmi</strong> e sei narcotrafficanti. Gli “uomini blu” sono accusati di aver dato il via, nel gennaio 2012, alla ribellione che è poi sfociata nell’occupazione delle tre regioni del <strong>Nord</strong> da parte degli islamisti. La stampa maliana è unanime nel bollarli come causa di tutti i mali del paese, prende in giro il loro “stupido sogno di rivendicare l’utopica repubblica dell’Azawad”, accusa la lobby tuareg di farsi proteggere dai francesi. Non sono risparmiate critiche al presidente del Burkina Faso che aveva chiamato l’Mnla al tavolo delle trattative. E si guarda con sospetto all’invio dei caschi blu che verrebbero a difendere i tuareg consacrando la separazione in due del paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/mali-francia-ha-gia-speso-70-milioni-di-euro-e-hollande-chiede-aiuto-allonu/502205/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mali, liberato l&#8217;aeroporto di Timbuctu. Biblioteche incendiate dai guerriglieri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/28/mali-liberato-laeroporto-di-timbuctu-biblioteche-incendiate-dai-guerriglieri/482265/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/28/mali-liberato-laeroporto-di-timbuctu-biblioteche-incendiate-dai-guerriglieri/482265/#comments</comments> <pubDate>Mon, 28 Jan 2013 15:48:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Africa]]></category> <category><![CDATA[al Qaeda]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Islam]]></category> <category><![CDATA[Mali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=482265</guid> <description><![CDATA[&#8220;Vive le Mali! Vive la France!&#8221; così gli abitanti di Timbuctu hanno accolto i soldati dell’esercito maliano e francese entrati nel centro dell’antica cittadina subsahariana. L’aeroporto di Timbuctu, sei chilometri a sud della città, è sotto il controllo dei soldati francesi e maliani che si apprestano a riprendere la Perla del deserto, abbandonata dalle milizie...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Vive le Mali! Vive la France!&#8221; così gli abitanti di <strong>Timbuctu</strong> hanno accolto i soldati dell’esercito maliano e francese entrati nel centro dell’antica cittadina subsahariana. L’aeroporto di <strong>Timbuctu</strong>, sei chilometri a sud della città, è sotto il controllo dei <strong>soldati francesi e maliani</strong> che si apprestano a riprendere la <em>Perla del deserto</em>, abbandonata dalle milizie islamiste di <strong>Aqmi</strong> e <strong>Ansar Dine</strong>. Lo ha annunciato il colonnello <strong>Thierry Burkhard</strong>, portavoce dello stato maggiore dell’esercito francese. In 48 ore la manovra congiunta delle forze francesi dell’<strong>operazione Serval</strong> e dell’esercito del Mali ha liberato i due importanti avamposti del nord: Timbuctu e Gao, rispettivamente a 900 e 1.200 chilometri dalla capitale <strong>Bamako</strong>. L’attacco è stato preparato dai bombardamenti dei <strong>Mirage 2000</strong> e dei <strong>Rafale</strong> sulle postazioni islamiste; le forze di terra non hanno trovato alcuna resistenza, riferiscono fonti maliane.</p><p>Dalla fine di giugno 2012 a Timbuctu sventolava la bandiera nera dei militanti di Aqmi (<strong>Al Qaeda nel Maghreb islamico</strong>), che avevano scacciato i tuareg indipendentisti dell’<strong>Mnla </strong>(il Movimento Nazionale per la Liberazione dell&#8217;Azawad), i <span style="***********************************">primi a occupare militarmente la città dei 333 santi all’inizio di aprile 2012. La popolazione ha assistito impotente alla distruzione di sette dei <strong>sedici mausolei</strong> di santi musulmani e allo sfondamento della porta della moschea di <strong>Sidi Yahya</strong>, che la tradizione vuole chiusa da sempre. Chi non è fuggito verso sud o nei campi profughi in <strong>Mauritania</strong>, <strong>Niger</strong>, <strong>Burkina</strong> <strong>Faso</strong> ha dovuto sottostare alla rigida interpretazione della sharia imposta dagli occupanti: obbligo del velo nero per le donne, amputazione di arti, fustigazioni in pubblico, lapidazione delle coppie non sposate. Pochi giorni prima di abbandonare la città, i guerriglieri hanno bruciato antichi manoscritti (Timbuctu, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, ne ospita 30mila nella <strong>biblioteca pubblica Ahmed Baba</strong> e altre decine di migliaia nelle biblioteche private) come ha riferito <strong>Hallé Ousmane</strong>, il sindaco, rifugiato a Bamako.</span></p><p>Sabato scorso <strong>Gao</strong> &#8211; luogo di alto valore simbolico, la più popolosa città del Nord <span style="***********************************">(90mila abitanti) </span><span style="***********************************">- è stata liberata dai militari francesi, maliani e ciadiani. Il sindaco </span><strong style="***********************************">Sadou Diallo</strong><span style="***********************************"> è ritornato nella sua città, oppressa dai combattenti del Mujao (Movimento per l’unicità della jihad in Africa occidentale) dopo che &#8211; anche qui &#8211; a fine giugno 2012 i tuareg del Mnla avevano dovuto abbandonare la loro roccaforte. Ci sono state sparatorie nella zona dell’ospedale, quartier generale dei miliziani del Mujao, e numerosi saccheggi alle case lasciate dagli islamisti in fuga.</span></p><p><strong>Kidal</strong>, la più settentrionale delle tre capitali del Nord, è ancora in mano ai guerriglieri di Ansar Dine. Non è l’obiettivo più difficile per i 3.500 militari francesi impegnati da venerdì 11 gennaio nell’operazione Serval. A loro si stanno aggiungendo i 4mila soldati africani dei paesi Cedeao che partecipano a Misma (Missione internazionale di sostegno al Mali), decisa dalla risoluzione 2085 delle Nazioni Unite e 2mila ciadiani (il Ciad non fa parte della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale). Il vero ostacolo alla completa liberazione dell’ex colonia francese sarà la conquista dei contrafforti montagnosi dell’Adrar des Ifoghas, al confine con l’Algeria, dove da quasi un decennio i seguaci di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico) hanno posto le loro basi. E dove adesso sono, presumibilmente, andati a rifugiarsi in vista dei prossimi scontri.</p><p>Un’area vastissima e desertica, luogo ideale per ogni tipo di traffico (<strong>armi</strong>, droga, <strong>sigarette</strong>, persone) e rifugio sicuro per gli ostaggi occidentali rapiti nel corso degli anni. È qui che si giocherà la battaglia definitiva. L’aiuto dei tuareg del Mnla, che questo deserto lo conoscono da secoli, potrebbe essere prezioso. Il Movimento per la liberazione dell’Azawad &#8211; il 17 gennaio 2012 aveva dato l’avvio alle ostilità contro il governo centrale &#8211; fa sapere che è disposto alla lotta contro i terroristi, ma chiede che l’esercito maliano non valichi i confini dell’Azawad prima della risoluzione politica del conflitto.</p><p>I paesi dell’Unione europea hanno messo a disposizione una decina di aerei da trasporto per trasferire le truppe di Misma, altri due aerei sono forniti dagli Emirati Arabi mentre gli americani hanno inviato il più potente drone di avvistamento, il Global Hawk, con un’autonomia di volo di trenta ore. Quanto all’impegno dell’Italia, il ministro degli Esteri <strong>Giulio Terzi</strong> ha dichiarato che &#8220;al momento mancano le condizioni politiche in una fase parlamentare come quella che stiamo vedendo, e con un governo dimissionario, per far passare un provvedimento normativo che consenta fin da ora un sostegno più diretto, sia pure di carattere logistico, alle operazioni in Mali&#8221;.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/28/mali-liberato-laeroporto-di-timbuctu-biblioteche-incendiate-dai-guerriglieri/482265/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mali, sostegno Usa alla Francia. La Jihad minaccia: &#8220;Vi colpiremo al cuore&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/14/mali-sostegno-usa-alla-francia-jihadisti-vi-colpiremo-cuore/469187/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/14/mali-sostegno-usa-alla-francia-jihadisti-vi-colpiremo-cuore/469187/#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Jan 2013 13:31:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[al Qaeda]]></category> <category><![CDATA[David Cameron]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Francois Hollande]]></category> <category><![CDATA[Jihad]]></category> <category><![CDATA[Mali]]></category> <category><![CDATA[Usa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=469187</guid> <description><![CDATA[&#8220;Una lotta implacabile contro i gruppi terroristici. Che continuerà fino a quando non avremo raggiunto i nostri obiettivi di fermare l’offensiva jihadista e di garantire l’integrità del paese&#8221;. È quanto Jean-Yves Le Drian, ministro francese della Difesa, ha promesso illustrando l’operazione Serval (Gattopardo della savana) che da venerdì 11 gennaio vede la Francia di nuovo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Una lotta implacabile contro i <strong>gruppi terroristici</strong>. Che continuerà fino a quando non avremo raggiunto i nostri obiettivi di fermare l’<strong>offensiva jihadista</strong> e di garantire l’integrità del paese&#8221;. È quanto Jean-Yves Le Drian, ministro francese della Difesa, ha promesso illustrando l’operazione Serval (Gattopardo della savana) che<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/12/mali-hollade-intervenuti-per-sostenere-unita-maliane-contro-terrorismo/468223/"> da venerdì 11 gennaio vede la <strong>Francia</strong> di nuovo impegnata sul territorio africano</a> per impedire che i miliziani di Aqmi, Mujao e Ansar Dine (da aprile 2012 hanno occupato il nord del Mali instaurando la <em>sharia</em>) sfondino verso sud arrivando alla capitale Bamako.</p><p>Una guerra in cui la Francia non è sola. Gli <strong>Stati Uniti</strong> forniscono“un supporto tecnico limitato” alle forze francesi fornendo sostegno logistico, rifornimenti agli aerei e soprattutto informazioni rilevate dai velivoli da ricognizione. <strong>David Cameron</strong> ha assicurato l’appoggio britannico inviando due grandi cargo C-17 per trasportare materiale da Parigi al fronte sahariano. Serviranno anche a trasferire a Sevaré, base dell’esercito maliano, i contingenti messi a disposizione dai paesi della Cedeao (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale). Niger, Burkina Faso, Togo e Senegal hanno annunciato l’invio di 500 militari ciascuno; il Benin ne invierà 300 e la <strong>Nigeria</strong> 600. In totale 2.000 uomini dei 3.300 messi a disposizione per l’operazione Misma (Missione internazionale di sostegno al Mali) autorizzata il 20 dicembre scorso dalla risoluzione Onu 2085. Al comando del contingente dei paesi africani ci saranno il nigeriano Shehu Abdulkadir e il nigerino Yayé Garba. L’<strong>Algeria</strong> infine ha consentito agli aerei da combattimento francesi di sorvolare il proprio territorio.</p><p>Quattro bombardieri Rafale, decollati dalla Francia, hanno colpito domenica 13 gennaio una decina di obiettivi sensibili nella zona di Gao: gli islamisti del Mujao – negli ultimi mesi non hanno risparmiato agli abitanti <strong>lapidazioni</strong>, <strong>amputazioni d’arti</strong>, <strong>fustigazioni in pubblico</strong> – hanno dovuto abbandonare l’aeroporto e i locali hanno assaltato il commissariato di polizia. Depositi d’armi, infrastrutture e campi di addestramento sono stati gli obiettivi dei Mirage francesi che hanno attaccato Léré, nella regione di Timbuctu, e Aghabo, 50 chilometri da Kidal, importante base dei guerriglieri di Ansar Dine che da mesi controllano la regione.</p><p>Lunedì 14 i <strong>bombardieri</strong> hanno attaccato la zona di Diabaly, nel centro del Mali a 400 chilometri dalla capitale. Il mattino dei combattenti di Aqmi hanno assalito la città, che è nella parte del paese controllata dalle autorità maliane. Sono arrivati dalla frontiera con la Mauritania &#8211; a dimostrazione di quanto sia radicata la presenza dei salafiti nella zona sub sahariana. A dirigerli è Abou Zeid, uno dei capi di <strong>Al Qaeda nel Maghreb islamico</strong>. Mentre i raid aerei proseguono, nella capitale Bamako – dove da venerdì sera il presidente Dioncounda Traoré ha dichiarato lo <strong>stato di emergenza -</strong> sono arrivati 400 militari francesi, una parte vi resterà per assicurare i 6 mila connazionali residenti nella ex colonia. Il Mujao, Movimento per l’unicità della jihad nell’Africa occidentale, ha minacciato di <strong>colpire al cuore la Francia</strong> &#8220;dappertutto: a Bamako, in Africa, in Francia&#8221; ha dichiarato all’agenzia Afp Abou Dardar, responsabile del movimento, che ha anche ricordato gli <strong>otto ostaggi francesi prigionieri</strong> dei terroristi islamici. Le prime giornate di combattimenti hanno fatto registrare oltre un centinaio di vittime, fra i primi a cadere il luogotenente Damien Boiteux, comandante di un elicottero Gazelle.</p><p><strong>François Hollande</strong> può contare sul sostegno della maggioranza dei suoi concittadini, ma una voce critica si è alzata, quella dell’ex ministro della Difesa Dominique de Villepin (nel 2003 contrario alla guerra in Irak). In un editoriale sul Journal du Dimanche ha ricordando che solo un processo politico può portare la pace in Mali: &#8220;Queste guerre non hanno mai permesso di venire a capo delle infiltrazioni terroristiche. Al contrario, legittimano i movimenti più radicali&#8221;. Come è successo in Iraq, Afghanistan, Libia. A una soluzione politica sta lavorando Romano Prodi, inviato speciale nel <strong>Sahel</strong> delle Nazioni Unite. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/14/mali-sostegno-usa-alla-francia-jihadisti-vi-colpiremo-cuore/469187/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mali, Hollade: &#8220;Intervenuti per sostenere le unità maliane contro il terrorismo&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/12/mali-hollade-intervenuti-per-sostenere-unita-maliane-contro-terrorismo/468223/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/12/mali-hollade-intervenuti-per-sostenere-unita-maliane-contro-terrorismo/468223/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 Jan 2013 16:25:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Francois Hollande]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Mali]]></category> <category><![CDATA[Muammar Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[ONU]]></category> <category><![CDATA[Salafiti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=468223</guid> <description><![CDATA[&#8220;Ho risposto, in nome della Francia, alla richiesta d’aiuto del presidente del Mali. Le forze armate francesi sono intervenute oggi pomeriggio per sostenere le unità maliane nella lotta contro i terroristi&#8220;. Dura meno di due minuti la dichiarazione televisiva di François Hollande che, nella serata di venerdì 11 gennaio, annuncia l’appoggio dell’Eliseo alla difesa dell’integrità nazionale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ho risposto, in nome della<strong> Francia,</strong> alla richiesta d’aiuto del presidente del <strong>Mali</strong>. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/11/mali-lesercito-francese-si-schiera-con-governo-del-mali-per-combattere-ribelli/467686/">Le forze armate francesi sono intervenute oggi pomeriggio per sostenere le unità maliane nella lotta contro i </a><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/11/mali-lesercito-francese-si-schiera-con-governo-del-mali-per-combattere-ribelli/467686/">terroristi</a>&#8220;</strong>. Dura meno di due minuti la dichiarazione televisiva di<strong> François Hollande</strong> che, nella serata di venerdì 11 gennaio, annuncia l’appoggio dell’Eliseo alla difesa dell’integrità nazionale dell’ex colonia, da aprile 2012 sotto il ricatto dei <strong>miliziani salafiti</strong> che hanno occupato le tre regioni del Nord. In mattinata, il presidente francese aveva dichiarato che era in gioco l’esistenza stessa del Mali (oltre a quella di 6 mila cittadini francesi residenti nel paese saheliano). </p><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/19/lettera-di-gheddafi-ai-leader-occidentali-rimpiangerete-ogni-ingerenza-in-libia/98719/">Neanche due anni dopo l’attacco alle postazioni militari di <strong>Gheddafi</strong> &#8211; 19 marzo 2011- la Francia</a> è di nuovo in azione sul continente africano. Con meno clamore e dispiego di mezzi per il momento, ma con la determinazione che è finora mancata, invece, al governo maliano dopo il golpe del 22 marzo scorso che ha portato alla caduta dell’ex capo di stato Amadou Toumani Touré.</p><p>I gruppi islamisti Aqmi, Mujao, Ansar Dine (che controllano rispettivamente le tre regioni di Timbuctu, Gao e Kidal) hanno voluto giocare d’anticipo prevenendo il dispiego delle forze internazionali autorizzato dalla risoluzione 2085 (20 dicembre 2012) del Consiglio di sicurezza dell’<strong>Onu</strong>. Nella notte fra mercoledì e giovedì oltre un centinaio di pick-up con 1200 uomini armati entrano nella cittadina di Konna, 40 mila abitanti, superando l’immaginaria linea di confine fra nord e sud del paese. Obiettivo: raggiungere <strong>Mopti</strong>, importante capitale regionale nel cuore del Mali a 600 chilometri da Bamako, e il vicino centro di Sevaré, dove c’è l’aeroporto e il quartiere generale dello scalcinato esercito maliano. Con un’azione rapida e coordinata i miliziani mettono in fuga le truppe governative che ripiegano su Sevaré. Al grido di <em><strong>Allah Akbar,</strong></em> nel pomeriggio di giovedì 10 gennaio, Konna, 60 chilometri da Mopti, è in mano ai guerriglieri salafiti: la porta d’ingresso verso la conquista del sud è a portata di mano. Al precipitare della situazione, il presidente maliano Dioncounda Traoré chiama al soccorso François Hollande e sollecita il segretario generale dell’Onu <strong>Ban Ki-Moon</strong>.</p><p>La Francia non si fa trovare impreparata. Può contare sulle sue basi in <strong>Senegal,</strong> <strong>Gabon</strong>, <strong>Ciad,</strong> da cui far partire i Mirages 2000D e F1CR. Mentre dal Burkina Faso, riferisce Radio France International, sono pronti ad alzarsi in volo gli elicotteri Cougar e Caracal; dal Niger i droni Harfang. Il pronto intervento dell’aviazione francese permette la riconquista, la sera di venerdì 11, dell’abitato di Konna. Il presidente della Cedeao (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale), l’ivoriano Alassane Ouattara, autorizza l’invio immediato di truppe in Mali, il contingente di 3.300 uomini di cui si parla da mesi e che ha ottenuto il via libera dall’Onu. Fra i primi a rispondere all’appello, la<strong> Nigeria</strong>, il <strong>Burkina</strong> e il <strong>Niger</strong> hanno annunciato che invieranno 500 militari ciascuno. Thomas Boni Yayi, presidente dell’Unione africana e del Benin, plaude l’intervento francese. Che piace al ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, l’omologo britannico William Hague esprime il suo gradimento con un tweet. Mentre la <strong>Casa Bianca</strong> s’impegna a fornire droni di avvistamento e supporto logistico.</p><p>Ma l’operazione francese è tutt’altro che risolutiva: l’<strong>azione delle armi</strong> non deve far cessare le iniziative di dialogo. Purtroppo la mediazione di Blaise Campaoré, presidente del Burkina, e i colloqui fra rappresentanti del governo di Bamako e l’Mnla (i tuareg indipendentisti poi soppiantati da Aqmi e soci) si sono rivelate inconcludenti. Iyad Ag Ghaly, leader di Ansar Dine, tuareg convertitosi all’integralismo salafita, ha lasciato il 4 gennaio il tavolo dei negoziati di Ouagadougou per attaccare pochi giorni dopo Konna. Il rischio di creare nel nord del Mali un “Sahelistan” non è così remoto. Intanto in Francia le misure anti terrorismo del piano &#8220;Vigipirate&#8221; sono state rafforzate.</p><p><em><strong>Modificato da redazione web alle 19.16</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/12/mali-hollade-intervenuti-per-sostenere-unita-maliane-contro-terrorismo/468223/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Telecom e la via crucis per l&#8217;adsl che non va</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/telecom-e-via-crucis-per-ladsl-che-non-va/431501/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/telecom-e-via-crucis-per-ladsl-che-non-va/431501/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Nov 2012 10:12:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Adsl]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category> <category><![CDATA[Telecom]]></category> <category><![CDATA[Telecom Italia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=431501</guid> <description><![CDATA[Chissà se questo post arriverà mai a destinazione. Se Telecom avrà il buon cuore di ripristinare il mio collegamento con la rete. Da settimane, un giorno su due, lotto per avere il collegamento Adsl per cui regolarmente pago il canone a Telecom Italia. Ormai conosco tutte le tipologie di risposta del 187. C’è l’addetto che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Chissà se questo post arriverà mai a destinazione. Se <strong>Telecom</strong> avrà il buon cuore di <strong>ripristinare il mio collegamento con la rete</strong>. Da settimane, un giorno su due, lotto per avere il collegamento <strong>Adsl</strong> per cui regolarmente pago il <strong>canone a Telecom Italia</strong>.</p><p>Ormai conosco tutte le tipologie di risposta del 187. C’è l’addetto che se la prende con il mio pc/modem/prese telefoniche/filtri e quello che invece attribuisce il mancato allineamento a un guasto in centrale. Chi mi vuole spedire un nuovo <strong>modem Tim</strong> (senza specificare che poi pagherei un abbonamento mensile) e chi dice che il cambio del modem non risolve il problema. Oggi dopo due segnalazioni di guasto con differenti risposte, ho deciso di reclamare per il continuo disservizio. <strong>Arrivare al tasto reclami è impossibile</strong>, non esiste l’opzione (l’ultima operatrice mi aveva consigliato 1 e poi 3 ma non funziona) e ci sono arrivata per caso e/o fortuna. Ne è seguita una conversazione “lunare”: essere rimborsata per il mancato servizio? Solo se il guasto non è riparato “subito” che per Telecom Italia significa entro le 48 ore (festivi esclusi). Così se rimango 24 ore senza collegamento internet e questo si ripete per tre volte in una settimana, non ho diritto a nessuno rimborso.</p><p>Devo avere alzato un po’ la voce perché dopo sono stata chiamata da un’operatrice dal tono molto professionale che ha disquisito sulla carta dei servizi aziendali e alle mie rimostranze sul collegamento a singhiozzo ha risposto che così succede con gli elettrodomestici (il telefono o il computer, quale sarà l’elettrodomestico?)</p><p>Mi ha anticipato la chiamata di un tecnico che, a dieci ore dalla conversazione, non ha ancora telefonato. Invierò il post utilizzando la chiavetta Vodafone. Sognando un’Italia in cui i consumatori utenti non siano sempre presi per i fondelli.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/telecom-e-via-crucis-per-ladsl-che-non-va/431501/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Milano il Forum della cooperazione internazionale. Ospite anche Rossella Urru</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/30/a-milano-forum-della-cooperazione-internazionale/367991/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/30/a-milano-forum-della-cooperazione-internazionale/367991/#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Sep 2012 08:25:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Andrea Riccardi]]></category> <category><![CDATA[Comunità di Sant'Egidio]]></category> <category><![CDATA[Cooperazione Internazionale]]></category> <category><![CDATA[Milano]]></category> <category><![CDATA[Rossella Urru]]></category> <category><![CDATA[Volontariato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=367991</guid> <description><![CDATA[“Muovi l’Italia, cambia il mondo”. È l’invito che arriva dal Forum della cooperazione internazionale che si terrà a Milano lunedì 1 e martedì 2 ottobre. Un’iniziativa fortemente voluta da Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, per rilanciare il dibattito sui temi legati alla solidarietà e agli aiuti allo sviluppo. E che, a quanto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Muovi l’Italia, cambia il mondo”. È l’invito che arriva dal <strong><a href="http://www.forumcooperazione.it/" target="_blank">Forum della cooperazione internazionale</a> </strong>che si terrà a Milano lunedì 1 e martedì 2 ottobre. Un’iniziativa fortemente voluta da <strong>Andrea Riccardi</strong>, ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, per rilanciare il dibattito sui temi legati alla <strong>solidarietà</strong> e agli<strong> aiuti allo sviluppo</strong>. E che, a quanto pare, sarà molto partecipata: oltre 1.700 gli iscritti, che si troveranno al teatro Strehler o, collegati in streaming, al teatro Dal Verme.</p><p>Negli ultimi anni l’impegno dell’Italia nei confronti dei paesi emergenti è drasticamente calato: dai <strong>732 milioni</strong> messi a disposizione nel 2008 della Farnesina (attraverso la direzione generale Cooperazione allo sviluppo) si è passati agli<strong> 86 milioni del 2012</strong>, che rappresentano lo 0,12 per cento del Pil nazionale. Percentuale ben lontana dallo 0,7 che l’Italia si era impegnata a raggiungere per il 2015.</p><p>«Vogliamo rimetterci in movimento, tornare a farci compagni dei paesi del Sud del mondo, ritrovare energie nuove, dopo anni di stanca &#8211; annuncia Andrea Riccardi (fra i fondatori nel 1968 della comunità di <strong><a href="http://www.santegidio.org/" target="_blank">Sant’Egidio</a></strong>, (attiva in 70 paesi) nel messaggio di benvenuto al Forum &#8211; Perché la cooperazione non è solo una doverosa <strong>azione di solidarietà</strong>, ma anche un asse portante della politica estera di un Paese e, anche, una opportunità di <strong>crescita</strong>, di<strong> sviluppo</strong> e di<strong> sicurezza</strong>». A capo di un dicastero senza portafoglio, Riccardi chiede un graduale riallineamento alla media (0,4 per cento) dei partner europei delle risorse destinate alla cooperazione.</p><p>Richiesta condivisa dalle associazioni italiane impegnate nel sostegno a progetti di solidarietà: <strong>282 fra Ong e Onlus</strong> secondo l’ultima rilevazione <a href="http://www.siscos.org/" target="_blank">Siscos</a>, 6.392 i cooperanti italiani che nel 2011 si sono recati in 130 paesi esteri. Altro punto d’interesse prioritario per gli operatori del settore è la riforma della legge 49, la normativa del 1987 che regola cooperazione e volontariato.</p><p>I rappresentanti delle associazioni, dei sindacati e degli enti locali hanno partecipato nei mesi scorsi, con i funzionari ministeriali, al percorso di preparazione al Forum che li ha visti riuniti in <strong>dieci tavoli di discussione</strong>. Il loro lavoro confluirà nei <strong>sei panel paralleli di approfondimento</strong> ai quali, lunedì pomeriggio, sono invitati i 1.700 partecipanti.</p><p>Alla sessione plenaria del mattino interverrà &#8211; oltre al premier <strong>Mario Monti</strong>, ai ministri<strong> Andrea Riccardi</strong> e <strong>Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata</strong>, titolare degli Affari esteri &#8211; il presidente del Burkina Faso <strong>Blaise Campaoré</strong>. L’Italia ha da poco firmato un accordo di collaborazione con il paese subsahariano che prevede l’apertura nella capitale Ouagadougou di “un’unità tecnica”. Il Burkina è ritenuto strategico per la stabilità dell’area e, insieme al confinante Niger, è uno dei principali destinatari degli aiuti della cooperazione italiana.</p><p>Il presidente Campaoré, al potere da 25 anni, gioca un ruolo di <strong>mediatore locale</strong>: è intervenuto in Costa d’Avorio, Togo, Niger e attualmente è impegnato come rappresentante della Cédéao, la Comunità degli stati dell’Africa occidentale, nella difficile missione di trovare una soluzione per il Nord del Mali in mano ai gruppi integralisti islamici. Ha avuto una parte importante anche nella liberazione di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/18/il-foglio-rossella-urru-e-libera-verifiche-in-corso-alla-farnesina/297430/" target="_blank"><strong>Rossella Urru</strong>, la cooperante del Cisp rapita all’interno del campo di rifugiati sarawi a Tindouf nell’ottobre 2011 e rilasciata lo scorso 18 luglio</a>. Ci sarà anche lei sul palco dello Strehler a portare la sua testimonianza.</p><p>Martedì mattina, dopo la tavola rotonda su “La risposta dell’Italia”, prenderà la parola <strong>Ertharin Cousin</strong>, direttore esecutivo del World food programme, il Programma alimentare mondiale, impegnato, fra l’altro, nella <strong>lotta contro la carestia</strong> che affligge 18 milioni di persone in otto paesi del Sahel.</p><p>Per coinvolgere il maggior numero di cittadini sui temi del Forum, il Comune di Milano – che ne è co-organizzatore &#8211; promuove un fitto programma d’iniziative sul territorio legate alla solidarietà e alla cooperazione. Il <strong>Fuori Forum</strong> è iniziato il 25 settembre e continuerà fino al 12 ottobre: <a href="www.comune.milano.it/fuoriforum" target="_blank">44 eventi che coinvolgono scuole, fondazioni, Ong milanesi, consigli di zona</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/30/a-milano-forum-della-cooperazione-internazionale/367991/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Islam e la conversione del giovane Taha</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/14/lislam-e-la-conversione-del-giovane-taha/352761/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/14/lislam-e-la-conversione-del-giovane-taha/352761/#comments</comments> <pubDate>Fri, 14 Sep 2012 14:13:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Film su Maometto]]></category> <category><![CDATA[Integralismo Islamico]]></category> <category><![CDATA[Mohamed Morsi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=352761</guid> <description><![CDATA[In Palazzo Yacoubian, il romanzo che ha reso famoso lo scrittore egiziano Ala Al-Awani, è descritta la conversione del giovane Taha da studente modello, desideroso di iscriversi alla scuola di polizia, a seguace dello sheikh Shaker, pronto a immolarsi per la difesa dell’Islam. Rileggerlo spiega &#8211; forse meglio di tante analisi sociologiche e politiche &#8211;...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In <em>Palazzo Yacoubian</em>, il romanzo che ha reso famoso lo scrittore egiziano Ala Al-Awani, è descritta la <strong>conversione del giovane Taha</strong> da studente modello, desideroso di iscriversi alla scuola di polizia, a seguace dello sheikh Shaker, pronto a immolarsi per la difesa dell’Islam.</p><p>Rileggerlo spiega &#8211; forse meglio di tante analisi sociologiche e politiche &#8211; perché sia bastata la visione su YouTube di 14 minuti di trailer del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/14/libia-quattro-arresti-per-lattacco-al-consolato-usa-chiuso-spazio-aereo-di-bengasi/352124/" target="_blank">film, pare inesistente, <em>The innocence of Muslims</em> per innescare la miccia del fanatismo integralista musulmano</a> e far rivivere lo spettro di Al Qaeda. Come era già successo con le vignette satiriche del quotidiano danese <strong>Jyllands Posten</strong> o il cortometraggio anti islamico del leader olandese di destra <strong>Geert Wilders</strong>, le reazioni di estrema violenza di fronte all’aggressione mediatica del profeta colgono ogni volta di sorpresa il mondo occidentale.</p><p>Secondo i dettami del credo islamico a nessuno è permesso infangare l’immagine di Maometto, lo ha ribadito <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/14/quirinale-morsi-incontra-napolitano-assalti-alle-ambasciate-sono-inaccettabili/352438/" target="_blank">il presidente egiziano <strong>Mohamed Morsi</strong>, in visita a Bruxelles e a Roma</a>.</p><p>Nel realistico e appassionante affresco che Al-Awani fa della società egiziana in <em>Palazzo Yacoubian</em> è raccontato come la frequentazione dello sheikh e dei suoi fedeli porti Taha a <strong>cambiare opinione</strong> rispetto a tantissime cose: “prima amava certi inquilini perché erano buoni e generosi con lui, adesso invece li detesta perché non pregano o bevono alcolici. Si è affezionato così tanto ai suoi compagni della Gama’a islamica che darebbe la vita per loro. Tutti i vecchi valori terreni sono crollati come una costruzione decrepita. Adesso valuta la gente e le cose sulla base degli autentici valori islamici. ….Non ha più paura di morire, non teme più gli esseri viventi, qualsiasi potere o autorità abbiano. Le uniche cose che teme sono la disobbedienza nei confronti di Dio e la sua collera.”</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/14/lislam-e-la-conversione-del-giovane-taha/352761/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mali, un paese alla deriva dei fondamentalisti islamici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/20/mali-un-paese-alla-deriva-dei-fondamentalisti-islamici/300077/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/20/mali-un-paese-alla-deriva-dei-fondamentalisti-islamici/300077/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Jul 2012 13:28:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Africa]]></category> <category><![CDATA[ansar dine]]></category> <category><![CDATA[Mali]]></category> <category><![CDATA[Rossella Urru]]></category> <category><![CDATA[Timbuctu]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=300077</guid> <description><![CDATA[La liberazione di Rossella Urru, dei due cooperanti spagnoli e di tre dei sette ostaggi algerini &#8211; rapiti a Gao lo scorso 5 aprile &#8211; apre uno spiraglio di cambiamento nella drammatica situazione del Nord del Mali? E’ il segnale di una disponibilità alla trattativa da parte dei fondamentalisti del Mujao (Movimento per l’Unità e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/20/mali-un-paese-alla-deriva-dei-fondamentalisti-islamici/300077/small_120707-234145_to070712est_15729/" rel="attachment wp-att-300330"><img class="alignleft size-full wp-image-300330" title="Ap Foto/La Presse" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/07/small_120707-234145_to070712est_15729.jpg?adf349" alt="Ap Foto/La Presse" width="300" height="199" /><noscript><img class="alignleft size-full wp-image-300330" title="Ap Foto/La Presse" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/07/small_120707-234145_to070712est_15729.jpg?adf349" alt="Ap Foto/La Presse" width="300" height="199" /></noscript></a><a href="https://www.google.com/url?q=http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/18/il-foglio-rossella-urru-e-libera-verifiche-in-corso-alla-farnesina/297430/&#038;sa=U&#038;ei=f1wJUITXO-So0AXKyuTmCg&#038;ved=0CAcQFjAB&#038;client=internal-uds-cse&#038;usg=AFQjCNGjcm75cyg-uakZ4BMGwrct6GiMsQ" target="_blank">La liberazione di <strong>Rossella Urru</strong>, dei due cooperanti spagnoli</a> e di tre dei sette ostaggi algerini &#8211; rapiti a Gao lo scorso 5 aprile &#8211; apre uno spiraglio di cambiamento nella <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/colpo-stato-mali-adesso/199680/" target="_blank">drammatica situazione del Nord del Mali</a>? E’ il segnale di una disponibilità alla trattativa da parte dei fondamentalisti del Mujao (Movimento per l’Unità e il Jihad in Africa Occidentale) che insieme a Ansar Dine (difensori della fede) hanno da mesi occupato l’Azawad imponendo con determinazione e ferocia la legge islamica?</p><p>Da mesi, le tre regioni del <strong>Nord del Mali</strong> – i due terzi del territorio nazionale – sono in mano ai due <strong>gruppi islamici</strong> vicini ad Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb Islamico). Hanno cacciato da Gao, Timbuctu e Kidal i tuareg del Mnla, inizialmente loro alleati nella guerra contro l’esercito maliano. Dopo la proclamazione dell’indipendenza dell’Azawad, il 6 aprile scorso, i <strong>separatisti tuareg</strong> del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad sono stati di fatto estromessi dal governo delle tre città.</p><p>Mentre il Nord precipita nel buio oscurantista di Aqmi e affini, la capitale Bamako vive in un clima di <strong>vuoto istituzionale</strong>: il presidente di transizione <strong>Dioncounda Traoré</strong> si trova da due mesi in Francia, dopo essere stato vittima di un’aggressione, e il governo di coalizione nazionale stenta a decollare.</p><p>I paesi della Cedeao (Comunità economica degli stati dell’<strong>Africa occidentale</strong>) hanno chiesto che un governo di unità nazionale venga instaurato al più presto in Mali, entro il 31 luglio, altrimenti scatteranno le sanzioni economiche. E da mesi parlano di un intervento militare per riconquistare il Nord. Le potenze occidentali tergiversano, le <strong>Nazioni Unite</strong> hanno approvato una sanzione contro i ribelli che si alleano ad Aqmi.</p><p>Intanto gli abitanti dell’Azawad vivono con grandissima sofferenza l’imposizione della sharia e il radicale cambiamento delle loro vite. Chi ha potuto è fuggito: sono 380 mila i rifugiati nel Sud del paese e oltre frontiera in Niger, Mauritania, Burkina (per impedire ulteriori fughe i fondamentalisti hanno minato la periferia di Gao).</p><p>La precarietà delle loro vite è aggravata dall’incubo siccità che, ciclicamente, colpisce le zone subsahariane: 18,7 milioni di abitanti del Sahel, di cui quattro milioni in Mali, sono a rischio d’insicurezza alimentare.</p><p>L’attenzione dei media internazionali si è soffermata soprattutto sulla distruzione, da parte dei salafisti di <strong>Ansar Dine</strong>, dei mausolei di Timbuctu, la città dei 333 santi. Delle sedici tombe, la metà è stata colpita dai picconi degli <strong>integralisti</strong>, sotto gli occhi increduli dei cittadini, impotenti a difendere il patrimonio della “perla del deserto”, le sue moschee, i 30 mila manoscritti.</p><p>Un paese di antichissima civiltà e cultura sta andando alla deriva, un’altra tragedia si sta consumando lontana dalla luce dei riflettori. A chi ama il Mali, l’immensità dei suoi deserti, l’allegria dei suoi villaggi, la bellezza e l’intensità della sua musica, tutto questo fa molto male.</p><p><em>(Foto AP-LaPresse)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/20/mali-un-paese-alla-deriva-dei-fondamentalisti-islamici/300077/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mario Monti e l&#8217;ipotetico signor Müller</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/23/mario-monti-e-herr-muller/272794/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/23/mario-monti-e-herr-muller/272794/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Jun 2012 11:14:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Angela Merkel]]></category> <category><![CDATA[Debito Pubblico]]></category> <category><![CDATA[Fondo Salva Stati]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Unione Europea]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=272794</guid> <description><![CDATA[Fa piacere vedere in prima pagina su Le Monde di oggi il nostro presidente del Consiglio. Forse ci siamo dimenticati troppo in fretta che fino a qualche mese fa Silvio B. conquistava le cover dei quotidiani stranieri solo per qualche sgradevole e inopportuna battuta. Nell’intervista concessa a sei quotidiani europei (per l’Italia, La Stampa) in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fa piacere vedere in prima pagina su <em><strong>Le Monde</strong></em> di oggi il nostro presidente del Consiglio. Forse ci siamo dimenticati troppo in fretta che fino a qualche mese fa <strong>Silvio B.</strong> conquistava le cover dei quotidiani stranieri solo per qualche sgradevole e inopportuna battuta. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/22/eurocrisi-monti-al-vertice-di-bruxelles-del-28-e-29-giungo-e-in-gioco-leuropa/271608/" target="_blank">Nell’intervista concessa a sei quotidiani europei</a> (per l’Italia, <em>La Stampa</em>) <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/22/crisi-monti-da-ue-pacchetto-da-130-miliardi-per-la-crescita/272038/" target="_blank">in occasione dell’incontro di ieri a Roma con Merkel, Hollande e Rajoy</a> &#8211; preparatorio al vertice europeo del 28 e 29 giugno – <strong>Mario Monti</strong> si rivolge a un ipotetico <em>signor Müller</em>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/22/crisi-ue-monti-rassicura-tedeschi-a-mezzo-stampa-ma-giornali-stranieri-attaccano/271990/" target="_blank">il tedesco medio preoccupato di dover pagare per tutti, invitandolo a rilassarsi</a>: “L’hanno convinta che lei mantiene, con i suoi sforzi, lo stile di vita eccessivo degli <strong>italiani</strong>. Non è vero. L’Italia non ha ricevuto alcun finanziamento e io non ve ne chiederò”.</p><p>L’Italia contribuisce per il 19,2 per cento al <strong>Fondo europeo di stabilità</strong> <strong>finanziaria</strong>, il cosiddetto fondo salva-stati (la Germania con il 29,1 per cento, la Francia con il 21,8); non ha mai chiesto prestiti, ma ne ha accordati molti e ogni giorno aiuta gli altri paesi pagando tassi d’interesse elevati sui mercati.  Il <strong>deficit pubblico</strong> italiano a fine 2012, secondo le previsioni della Commissione europea, equivarrà al 2 per cento del Pil, mentre quello della Francia sarà del 4,5 per cento e la media dell’Ue si attesterà al 3,6 per cento. Monti si è detto sicuro che, dopo due birre bevute insieme, lui e <em>Herr Müller</em> si capiranno benissimo. Non so quanto l’affermazione che gli italiani stiano imparando dai <strong>tedeschi</strong> la cultura del rigore possa suonare convincente alle orecchie di un abitante di Amburgo o Stoccarda. Certo molto di più che la surreale sparata del cavaliere di scacciare la Germania dall’<strong>euro</strong>!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/23/mario-monti-e-herr-muller/272794/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La piccola grande vittoria del premio Nobel che può restituire speranza al dialogo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/piccola-grande-vittoria-della-lady-premia-coraggio-speranza-dialogo/201296/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/piccola-grande-vittoria-della-lady-premia-coraggio-speranza-dialogo/201296/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 17:51:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Aung San Suu Kyi]]></category> <category><![CDATA[Birmania]]></category> <category><![CDATA[Elezioni]]></category> <category><![CDATA[luc besson]]></category> <category><![CDATA[Myanmar]]></category> <category><![CDATA[Regime]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201296</guid> <description><![CDATA[Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace 1991, sarà probabilmente eletta al parlamento del suo Paese il 1° aprile. E la storia si prenderà una piccola, grande rivincita. Piccola, perché il ruolo che andrà a ricoprire non sarà quello di primo ministro che le sarebbe spettato dopo le elezioni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/aung-suu-kyi-interna.jpg?adf349"><img class="alignnone size-full wp-image-201297" title="aung suu kyi interna" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/aung-suu-kyi-interna.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /><noscript><img class="alignnone size-full wp-image-201297" title="aung suu kyi interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/aung-suu-kyi-interna.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /></noscript></a><strong>Aung San Suu Kyi</strong>, leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace 1991,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/birmania-voto-nuova-sfida-saranno-elezioni-libere-tolleriamo/201285/" target="_blank"> sarà probabilmente eletta al parlamento del suo Paese il 1° aprile</a>. E la storia si prenderà una piccola, grande rivincita. Piccola, perché il ruolo che andrà a ricoprire non sarà quello di primo ministro che le sarebbe spettato dopo le elezioni del 27 maggio 1990, invalidate dai generali, che avevano attribuito una spettacolare vittoria (82 per cento dei voti) al suo partito, la Lega nazionale per la democrazia.</p><p>Grande, perché la “Lady” &#8211; come la chiamano 56 milioni di birmani – conquisterà finalmente un ruolo pubblico dopo aver passato quindici degli ultimi vent’anni (fino al 13 novembre 2010) agli arresti domiciliari nella sua casa in University Avenue sul lago Inya, al di là della cancellata e del filo spinato che la separavano dal suo popolo.</p><p>In tutti questi anni Aung San Suu Kyi, 66 anni, non ha smesso un solo momento di credere nella vittoria della democrazia e nella forza del dialogo. Anche se la fede incrollabile in questi valori ha comportato per lei enormi sacrifici nella vita personale e famigliare che il film di <strong>Luc Besson</strong> “The Lady” – nelle sale italiane dal 23 marzo – racconta con partecipata commozione grazie all’interpretazione esemplare, impressionante per la somiglianza con la vera Lady, dell’attrice malese <strong>Michelle Yeoh</strong>.</p><p>La vita di Aung San Suu Kyi è segnata dall’uccisione – il 19 luglio 1947, quando aveva solo due anni – del padre, il generale <strong>Aung San</strong>, vincitore delle elezioni per l’assemblea costituente che avrebbe traghettato la Birmania verso l’indipendenza, il 4 gennaio 1948, dall’impero britannico. Da bambina e adolescente segue la madre, ambasciatrice, in India e Nepal; nel 1969 si laurea a Oxford, poi lavora alle Nazioni Unite a New York.</p><p>Il punto di svolta e di non ritorno verso la normalità del quotidiano (vive a Oxford con il marito <strong>Michael Aris</strong>, professore di storia e hanno due figli, Alexander e Kim) avviene a fine marzo 1988 quando San Suu Kyi lascia la Gran Bretagna per tornare a <strong>Rangoon</strong> dove la madre è in ospedale per un infarto. È un momento di grande mobilitazione nella capitale birmana: gli studenti sono scesi in piazza per richiedere cambiamenti radicali, il generale <strong>Ne Win</strong>, al potere dal colpo di stato militare del 1962, rassegna le dimissioni. San Suu Kyi sente che non può sottrarsi all’eredità paterna e il 26 agosto 1988 infiamma il cuore di migliaia di militanti e cittadini parlando alla Shwedagon Paya, l’imponente pagoda dorata, fulcro della religiosità nazionale. La speranza in una rinascita democratica è però brutalmente repressa, la dittatura dei generali continua fra massacri e persecuzioni degli oppositori. Arresti domiciliari, sciopero della fame, i compagni di partito imprigionati: le sofferenze patite in patria si contrappongono, nella vita della “Lady”, agli onori tributati all’estero come il premio Sacharov per la libertà di pensiero nel 1990 e il Nobel per pace nel 1991. Affronta con coraggio prove durissime: la morte del marito &#8211; che non vede da quattro anni &#8211; nel marzo 1999, la lontananza dai figli.</p><p>Dopo le elezioni del 7 novembre 2010 (lei non può presentarsi e il suo partito le boicotta) è finalmente libera di uscire fra la gente. Gli ultimi mesi segnano per San Suu Kyi l’inizio di una nuova, forse insperata, primavera. Il disgelo fra il simbolo dell’opposizione e il nuovo corso del regime è consacrato nell’incontro del 19 agosto 2011 nella nuova capitale Naypydaw: sotto il ritratto dell’eroe nazionale Aung San siedono, per le foto di rito, una sorridente San Suu Kyi e un compiaciuto <strong>Thein Sein</strong>, l’ex generale che dal 31 marzo 2011, dismessa la divisa militare, è il nuovo capo dello Stato.</p><p>Le elezioni parziali del 1° aprile &#8211; saranno eletti 48 deputati su 664, in sostituzione di chi ha assunto cariche ministeriali – rappresentano un test importante per il governo di Yangon che dovrà provare agli occhi degli osservatori occidentali l’effettiva volontà di ripristinare la democrazia e di avviare le riforme. Sul piatto della bilancia c’è la fine delle sanzioni economiche che hanno mortificato la crescita del paese. Era stata la stessa Aung San Suu Kyi a chiedere al mondo occidentale il boicottaggio del turismo e le sanzioni come mezzo di pressione sul governo. In Myanmar molte cose stanno cambiando e in fretta, dalla libertà di stampa al diritto di sciopero e, dopo decenni d’immobilismo, i primi a stupirsene sono gli stessi birmani. La presenza della Lady in parlamento premia il suo coraggio e dà speranza al dialogo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/piccola-grande-vittoria-della-lady-premia-coraggio-speranza-dialogo/201296/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Colpo di stato in Mali. E adesso?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/colpo-stato-mali-adesso/199680/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/colpo-stato-mali-adesso/199680/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 17:22:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Azawad]]></category> <category><![CDATA[Colpo di Stato]]></category> <category><![CDATA[Mali]]></category> <category><![CDATA[Mnla]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199680</guid> <description><![CDATA[Le immagini girate a Bamako nei giardini e nelle stanze della Koulouba, bianca residenza d’epoca coloniale che ospitava fino a ieri mattina il presidente della repubblica Amadou Toumani Touré, rimandano a infinite altre di saccheggio e degrado dopo la cacciata del potente di turno. 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Poltrone sventrate, confusione di carte sul pavimento, bossoli per terra, soldati armati di tutto punto che si aggirano nei saloni e nei viali del parco.</p><p>Saccheggi e vandalismi anche nel quartier generale della tv di stato Ortm, la Borsa del lavoro (sede dei sindacati) incendiata, auto bruciate, alberghi e negozi derubati. Una foto di France Presse immortala un militare mentre carica su un pick up <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/mali_frigo.jpg?adf349" target="_blank">un frigorifero sottratto a una residenza ufficiale</a></span></strong>.</p><p>E’ questa l’immagine simbolo del colpo di stato capeggiato dal capitano Amadou Sango?</p><p>La rivolta dei giovani ufficiali pone molti interrogativi sulla direzione che vorrà percorrere nel prossimo futuro.</p><p>Una volta catturato il presidente ATT e una manciata di ministri,<strong> come si muoveranno i golpisti?</strong></p><p>I partiti, che si stavano confrontando per le elezioni del 29 aprile, hanno già preso le distanze.</p><p><strong>Sembra mancare una leadership</strong> in grado di prendere in mano le sorti del paese che dal 17 gennaio 2012 è coinvolto in una guerra civile fra esercito e guerriglieri del Mnla, Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad. Nelle ultime settimane oltre 200 mila maliani hanno dovuto abbandonare i loro villaggi, fuggendo nei paesi confinanti dalle tre regioni del Nord rivendicate dal Mnla.</p><p>La comprensibile esasperazione dei militari costretti ad affrontare con scarso equipaggiamento i ribelli armati da Gheddafi (molti combattenti del Mnla sono rientrati in Mali dopo la caduta del regime libico) ha dato il via al golpe nella caserma di Kati. Nel primo comunicato i militari chiedono mezzi adeguati per difendere l’unità nazionale. Dove sono finiti gli aiuti che dal 2008 gli Stati Uniti non hanno lesinato all’esercito maliano per combattere Aqmi nelle immensità desertiche del nord?</p><p>Oltre vent’anni fa, nel marzo del 1991, la rivolta degli studenti pose fine al ventennio di dittatura di <strong>Moussa Traoré</strong>. L’esercito, capeggiato dal generale Amadou Toumani Touré, assunse il controllo della situazione, venne creato un governo di transizione che condusse alle elezioni democratiche del 1992. ATT lasciò il potere a Oumar Konaré, fu eletto poi presidente nel 2002 e nel 2007; nel rispetto della costituzione non si è candidato nel 2012. L’alba del 22 marzo ha finito la sua carriera destituito dai militari.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/lTKKxSp90rU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>Foto Lapresse</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/colpo-stato-mali-adesso/199680/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Parigi se abiti in centro sei di sinistra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/parigi-abiti-centro-sinistra/194617/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/parigi-abiti-centro-sinistra/194617/#comments</comments> <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 17:07:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Francois Hollande]]></category> <category><![CDATA[Marine Le Pen]]></category> <category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category> <category><![CDATA[Parigi]]></category> <category><![CDATA[Periferia]]></category> <category><![CDATA[Sondaggi Elettorali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194617</guid> <description><![CDATA[Dimmi dove abiti e ti dirò come voti. È la tesi dimostrata da un grafico in prima pagina oggi sul quotidiano francese Le monde. La distanza dal centro, nei comuni con oltre 200mila abitanti, corrisponde a un innalzamento di voti favorevoli alla destra: lo rivela l’Ifop, multinazionale dei sondaggi, che ha interrogato 8.052 elettori in vista...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dimmi dove abiti e ti dirò come voti</strong>. È la tesi dimostrata da un grafico in prima pagina oggi sul quotidiano francese <em>Le monde</em>. La distanza dal centro, nei comuni con oltre 200mila abitanti, corrisponde a un innalzamento di voti favorevoli alla destra: lo rivela l’Ifop, multinazionale dei sondaggi, <a href="http://ifop.fr/index.php?option=com_publication&#038;type=publication&#038;id=413" target="_blank">che ha interrogato 8.052 elettori in vista delle presidenziali</a> che sceglieranno il prossimo inquilino dell’Eliseo. Nei quartieri centrali di Parigi il candidato socialista <strong>François Hollande</strong> prevale sull’attuale presidente <strong>Nicolas Sarkozy</strong> e su <strong>Marine Le Pen</strong>, leader del Front National con oltre il 30 per cento di dichiarazioni di preferenza a suo favore. Ma via via che ci si allontana dai boulevard sulla Senna lo scarto a vantaggio dell’ex di Ségolène Royale diminuisce fino a precipitare a sei punti in meno della sua media nazionale.</p><p>Fra i quaranta e i cinquanta chilometri di lontananza dal centro è invece il partito di destra Fn a raggiungere il picco di consensi arrivando al 26 per cento e superando entrambi i candidati concorrenti. Gli abitanti delle<strong> grandi cinture periferiche </strong>– da 30 a 70 chilometri dal centro città – sono anche i più restii a concedere il voto agli immigrati, mentre sarebbero favorevoli a ristabilire la pena di morte e dichiarano di vivere in una situazione d’insicurezza.</p><p><strong>Gli strateghi delle campagne elettorali</strong> per il prossimo 22 aprile dovranno quindi considerare un fattore in più nel marketing del prodotto/candidato: sulla scelta di voto oltre all’età, al sesso, alla professione, pesa anche il<strong> fattore geografico</strong>. La frustrazione e il senso d’isolamento degli abitanti dei quartieri satelliti, spesso costretti a questa scelta dai prezzi troppo elevati degli immobili nelle zone centrali, si ripercuote sui loro orientamenti politici. La vittoria nella corsa all’Eliseo potrebbe dipendere dalla <strong>folla silenziosa delle periferie</strong>: il 28 per cento degli elettori abita in questo limbo semiurbano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/parigi-abiti-centro-sinistra/194617/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Senegal al voto, sotto il controllo degli osservatori: &#8220;Trasparenza a rischio&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/senegal-voto-sotto-controllo-degli-osservatori-internazionali-trasparenza-rischio/193825/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/senegal-voto-sotto-controllo-degli-osservatori-internazionali-trasparenza-rischio/193825/#comments</comments> <pubDate>Sat, 25 Feb 2012 18:44:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[dakar]]></category> <category><![CDATA[disordini]]></category> <category><![CDATA[Elezioni]]></category> <category><![CDATA[Senegal]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193825</guid> <description><![CDATA[Ore di febbrili contatti diplomatici a Dakar per scongiurare che il voto di domenica 26 febbraio crei una situazione di ingovernabilità e disordine in uno dei paesi africani di più lunga e stabile democrazia. Olusegun Obasanjo, ex presidente nigeriano, capo della delegazione degli osservatori dell’Unione africana, ha consegnato ai leader del movimento di opposizione M23...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_193829" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/abdoulaye-wade-interna.jpg?adf349"><img class="size-full wp-image-193829" title="abdoulaye-wade interna" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/abdoulaye-wade-interna.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /><noscript><img class="size-full wp-image-193829" title="abdoulaye-wade interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/abdoulaye-wade-interna.jpg?adf349" alt="" width="295" height="152" /></noscript></a><p class="wp-caption-text">Abdoulaye Wade</p></div><p>Ore di febbrili contatti diplomatici a Dakar per scongiurare che il voto di domenica 26 febbraio crei una situazione di ingovernabilità e disordine in uno dei paesi africani di più lunga e stabile democrazia. <strong>Olusegun Obasanjo</strong>, ex presidente nigeriano, capo della delegazione degli osservatori dell’Unione africana, ha consegnato ai leader del movimento di opposizione M23 una road map che prevede, in caso di rielezione,  che <strong>Abdoulaye Wade</strong> rimanga al potere solo due anni. Mentre si moltiplicano gli appelli a favore della trasparenza delle votazioni: il deputato europeo <strong>Thijs Berman</strong>, alla testa della missione di 90 osservatori Ue, ha deplorato il ritardo nella consegna di 500mila schede elettorali a Touba, feudo della potente confraternita dei muridi.  E il cardinale Théodore Adrien Cardinal Sarr, arcivescovo di Dakar offre la sua mediazione fra le forze di opposizione e il potere. Che l’attuale capo di Stato si ostina a mantenere nelle mani.</p><p>Non era giovanissimo, aveva già 74 anni, Abdoulaye Wade quando, nel marzo 2000, è stato eletto presidente del Senegal ponendo fine a quarant’anni d’interrotto governo socialista: i suoi predecessori <strong>Léopold Sédar Senghor</strong> e <strong>Abdou Diouf</strong> avevano “regnato” un ventennio a testa. Tempi passati. Il liberale Wade, che ha vinto sbandierando la parola d’ordine “sopi” (cambiamento in lingua wolof ), si dimostra, a sua volta, quanto mai resistente a farsi da parte e, a 86 anni, è in lizza per ottenere un terzo mandato alle elezioni del 26 febbraio.</p><p>La sua volontà di ricandidarsi (per poi passare il testimone al figlio Karim, già titolare di diversi ministeri) ha infiammato le piazze suscitando durissime reazioni, soprattutto nei giovani del movimento Y’en a marre, ispirati a mobilitarsi dal gruppo rap Keur Gui. I primi violenti scontri incendiano la capitale Dakar nel giugno scorso e ottengono il risultato di bloccare un progetto di legge che avrebbe permesso a Wade la rielezione con solo il 25 per cento dei voti. Da allora fra il “gorgui” (vecchio) presidente e il largo fronte della contestazione che si riconosce nel M23, movimento 23 giugno, è guerra aperta. Senza esclusione di morti. «Nelle ultime due settimane 14 senegalesi sono stati uccisi dalla polizia per ordine del presidente e del suo ministro degli Interni» denuncia il 23 febbraio in un comizio <strong>Moustapha Niasse</strong>, candidato della lista Benno Siggil Senegal e, nel 2000, alleato di Wade che lo nominò primo ministro.</p><p>Fra i tredici che domenica sfidano lo strapotere di “gorgui” c’è una sola donna (l’imprenditrice <strong>Diouma Dieng Diakhaté</strong>) e altri due ex primi ministri. Idrissa Seck, attuale sindaco di Thies, estromesso nell’aprile 2004 dall’incarico di premier, ha combattuto contro Wade nel 2007 arrivando secondo con il 14,92 per cento dei voti. <strong>Macky Sall</strong>, direttore della campagna presidenziale nel 2007, ha rotto nel novembre 2008 con il vecchio leader e ora è il concorrente a cui vengono attribuite maggiori probabilità di sconfiggerlo.</p><p>Il fronte dell’opposizione non si presenta unito: sono tante le anime all’interno del M23, sotto la cui bandiera si ritrovano giovani rapper e politici di lunga militanza, disoccupati (non ha lavoro il 47 per cento della popolazione attiva) e uomini d’affari stanchi di clientelismo, sindacalisti e massaie alle prese con l’aumento dei prezzi. Il movimento non è stato in grado di coagulare il consenso di tredici milioni di senegalesi su un unico sfidante e alla fine ogni candidato corre per sé.</p><p>Chissà se ce l’avrebbe fatta <strong>Youssou N’Dour</strong>, popolare cantante da sempre impegnato nel sociale: la sua candidatura, che ha suscitato grande entusiasmo, è stata rifiutata dalla Corte costituzionale il 27 gennaio. Lo stesso giorno i cinque saggi della Corte, tutti di nomina presidenziale, hanno però dato il via libera ad Abdoulaye Wade per il suo terzo mandato. La rabbia degli oppositori si scatena in giornalieri bracci di ferro con la polizia, incendi, attacchi alle sedi del Pds, partito democratico senegalese, fondato da Wade nel 1974.  I manifestanti di M23 si vedono negata la possibilità di sfilare nella grande piazza de l’Indépendance, cuore strategico di Dakar, presidiata dai poliziotti. In uno degli scontri, il 21 febbraio Youssou N’Dour è ferito a una gamba durante un corteo di avvicinamento alla piazza.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/25/senegal-voto-sotto-controllo-degli-osservatori-internazionali-trasparenza-rischio/193825/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Birmania, dagli Usa un&#8217;apertura di credito. Ma per ora le sanzioni economiche restano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/birmania-dagli-unapertura-credito-sanzioni-economiche-restano/174976/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/birmania-dagli-unapertura-credito-sanzioni-economiche-restano/174976/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:59:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Aung San Suu Kyi]]></category> <category><![CDATA[Birmania]]></category> <category><![CDATA[Hillary Clinton]]></category> <category><![CDATA[Myanmar]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=174976</guid> <description><![CDATA[In perfetta sintonia cromatica con le sue ospiti (blusa turchese al mattino come Khin Khin Win, moglie del presidente Thein Sein, giacca bianca la sera alla cena con la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi che ne indossava una molto simile) il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha iniziato, giovedì scorso, una storica visita...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In perfetta sintonia cromatica con le sue ospiti (blusa turchese al mattino come Khin Khin Win, moglie del presidente Thein Sein, giacca bianca la sera alla cena con la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi che ne indossava una molto simile) il segretario di Stato americano <strong>Hillary Clinton</strong> ha iniziato, giovedì scorso, una storica visita in Myanmar. E’ infatti dagli anni di Dwight D. Eisenhower, dal lontano 1955, che un segretario di Stato Usa non si reca nell’ex colonia inglese, l’allora Birmania. Una visita non facile, in un paese che da pochi mesi ha deciso di voltare pagina, e che può prestarsi a strumentalizzazioni da parte dei suoi governanti.</p><p>Hillary Clinton ha sintetizzato così gli obiettivi del suo viaggio: un’apertura di credito per verificare le misure prese in favore del popolo birmano. L’ex generale Thein Sein, attuale presidente, ha definito l’incontro con Hillary “un nuovo capitolo nella relazione fra i nostri due paesi”.</p><p>Per il momento la Casa Bianca non toglierà le sanzioni economiche, decisione che spetta al Congresso, ma potrebbe presto nominare un ambasciatore americano in Myanmar. Un aiuto allo sviluppo – 1,2 milioni di dollari – sarà concesso alla nazione, pur ricca di materie prime, ma il governo dovrà impegnarsi in un vero processo di democratizzazione. Che implica in primo luogo la fine dei conflitti con le minoranze etniche come i Karen (al confine con la Thailandia, rappresentano l’11 per cento della popolazione) e la libertà per gli oltre 2 mila prigionieri politici. Le elezioni del 7 novembre 2010 hanno decretato sì la fine della lunga dittatura militare, ma agli occhi di molti birmani la giunta civile/militare &#8211; al potere dal 30 marzo scorso &#8211; non rappresenta una grande discontinuità rispetto al passato, specie per quanto riguarda diritti civili e libertà di stampa.</p><p>Negli ultimi mesi tuttavia alcuni passi in avanti sono stati fatti: per la prima volta, il 6 settembre, è stata istituita una Commissione nazionale sui diritti dell’uomo e il 12 ottobre sono stati rilasciati 200 prigionieri politici, fra cui il popolare attore Maung Thura noto come Zarganar.</p><p>Il 14 ottobre è entrata in vigore una legge che permette la costituzione dei sindacati e il diritto allo sciopero, il 24 novembre è stata concessa la possibilità di manifestare pacificamente &#8211; a patto d’informare le autorità con almeno cinque giorni di anticipo e di tenersi a distanza dalle sedi governative. La misura più significativa è stato però lo stop al progetto dell’enorme diga Myit Sone  &#8211; con i suoi 152 metri sarebbe diventata la più alta del mondo &#8211; nel nord del paese al confine con la Cina. Il progetto, che avrebbe sfruttato le acque del fiume Irrawaddy, è cinese come pure la società che avrebbe dovuto costruirla, e alla Cina sarebbe andata il 90 per cento dell’energia prodotta. La diga avrebbe sommerso 63 villaggi e causato l’allontanamento forzato di 12 mila persone: contro di essa, in difesa delle popolazioni, si era schierata Aung San Suu Kyi, la “Lady” per 51 milioni di birmani. Tornata sulla scena pubblica in estate dopo essere tornata libera nel novembre 2010, San Suu Kyi, 66 anni, ha incontrato il presidente Thein Sein il 20 agosto nella nuova capitale NayPydaw. Il suo partito, Lega nazionale per la democrazia aveva boicottato per protesta le elezioni del 2010, ma si presenterà alle prossime che dovranno eleggere 48 seggi fra Camera e Senato.</p><p>Ora il Myanmar ha bisogno del volto della Lady (la vedremo prossimamente al cinema, interpretata da Michelle Yeoh in un film di Luc Besson) e del suo appoggio per tentare nuove vie e soprattutto porre fine alle sanzioni economiche che mortificano il paese. In molti, fra i seguaci del premio Nobel 1991 per la pace temono l’uso strumentale della loro leader, reclusa ai domiciliari per 15 anni e ora “corteggiata” dalle autorità di stato. Per tanti anni abbiamo visto San Suu Kyi, solo da lontano, dietro le sbarre della villa sul lago in cui era prigioniera. L’abbraccio ieri con Hillary Clinton ne ha liberato l’immagine e segnato un punto di svolta importante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/birmania-dagli-unapertura-credito-sanzioni-economiche-restano/174976/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> <item><title>Daniel Ortega, il protagtonista assoluto  del Nicaragua degli ultimi 30 anni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/daniel-ortega-il-protagtonista-assoluto-del-nicaragua-degli-ultimi-30-anni/168746/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/daniel-ortega-il-protagtonista-assoluto-del-nicaragua-degli-ultimi-30-anni/168746/#comments</comments> <pubDate>Sat, 05 Nov 2011 19:17:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Daniel Ortega]]></category> <category><![CDATA[Elezioni]]></category> <category><![CDATA[Hugo Chávez]]></category> <category><![CDATA[Nicaragua]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=168746</guid> <description><![CDATA[Da oltre trent’anni Daniel Ortega Saavedra domina, fra luci e ombre, al governo o all’opposizione, la scena politica del Nicaragua. La sua parabola sembra non avere fine: sarà ancora lui il candidato del Fsln (Frente sandinista de liberación nacional) alle politiche di domenica 6 novembre, come lo è stato a tutte le elezioni che si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Ortega-due-pezzo.jpg?adf349"><img class="size-full wp-image-168747 alignleft" title="Ortega due pezzo" src="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/plugins/lazy-load/images/1x1.trans.gif?adf349" id="no-script-hide" data-lazy-src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Ortega-due-pezzo.jpg?adf349" alt="" /><noscript><img class="size-full wp-image-168747 alignleft" title="Ortega due pezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/11/Ortega-due-pezzo.jpg?adf349" alt="" /></noscript></a>Da oltre trent’anni <strong>Daniel Ortega Saavedra</strong> domina, fra luci e ombre, al governo o all’opposizione, la scena politica del <strong>Nicaragua</strong>. La sua parabola sembra non avere fine: sarà ancora lui il candidato del <strong>Fsln</strong> (Frente sandinista de liberación nacional) alle politiche di domenica 6 novembre, come lo è stato a tutte le elezioni che si sono succedute nella repubblica centroamericana dopo la vittoria dei sandinisti il 19 luglio 1979.  Il 4 novembre 1984, a 39 anni, Ortega aveva vinto con il 63 per cento dei voti le prime elezioni libere dopo la caduta del dittatore Anastasio Somoza. Sconfitto nel 1990 dall’ex alleata nella Giunta di ricostruzione nazionale <strong>Violeta Barrios de Chamorro </strong>(che guidava una coalizione di 14 partiti), non gli era andata bene neanche nei due turni successivi, ma nel novembre 2006 è tornato a essere il presidente di 5,6 milioni di nicaraguensi.</p><p>Adesso ci riprova e i sondaggi dell&#8217;<strong>Istituto M&amp;R Consultores</strong> gli attribuiscono il 58,3 per cento delle intenzioni di voto, con un notevole distacco sui principali concorrenti.</p><p>Ventisette anni dopo la trionfale vittoria del 1984, Daniel Ortega è lontano anni luce dall’immagine che lo ritrae allora, giovane comandante in divisa verde oliva e immancabili occhiali a goccia, prestare giuramento come primo presidente del Nicaragua non sottomesso all’influenza Usa (e <strong>Ronald Reagan </strong>armò l’opposizione dei Contras alimentando una guerra civile che fece 30 mila morti).</p><p>Per restare al potere l’eroe della resistenza a Somoza &#8211; come guerrigliero si fece sette anni di prigione per un attentato alla Bank of America &#8211; ha ottenuto dalla <strong>Corte suprema di giustizia</strong>, nell’ottobre 2009, una sentenza che, rendendo inapplicabili due articoli della Costituzione, gli consente di ottenere il terzo mandato presidenziale. Non solo. Si è anche scoperto fervente cattolico riconciliandosi con il cardinale <strong>Miguel Obando y Bravo</strong>, acerrimo nemico negli anni Ottanta, e sostenendo, prima della rielezione nel 2006, una legge contro l’aborto terapeutico. Non sorprende che, nel corso degli anni, abbiano lasciato l’Fsln per divergenze politiche con Ortega, personaggi significativi come <strong>Carlos Fernando Chamorro</strong>, direttore del quotidiano <em>Barricada</em>, il poeta <strong>Ernesto Cardenal</strong>, ministro della Cultura, <strong>Sergio Ramirez</strong>, suo vicepresidente nel 1984 che con Dora Maria Tellez, ha fondato nel 1995 l’Mrs (Movimiento renovador sandinista).</p><p>Abbandonati gli slogan di lotta dei “cachorro di Sandino” (i giovani volontari sandinisti) della prima ora, ai comizi di Ortega versione 2011 non mancano mai corone di fiori e musiche popolari.  Il principale consenso il futuro presidente lo trova ancora, come un quarto di secolo fa, nelle campagne, dove l’indice di povertà è elevato e migliaia di contadini vivono con 1,25 dollari al giorno. Il Nicaragua stenta infatti a trovare la sua strada verso lo sviluppo e la sua economia dipende in gran parte dagli aiuti esterni. Il più importante, quello del presidente venezuelano <strong>Hugo Chavez </strong>che nel 2010 ha versato 559 milioni di dollari a Managua offrendo petrolio a prezzi agevolati.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/daniel-ortega-il-protagtonista-assoluto-del-nicaragua-degli-ultimi-30-anni/168746/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Parcheggi: una lezione di buon senso da Milano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/parcheggi-una-lezione-di-buon-senso-da-milano/163868/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/parcheggi-una-lezione-di-buon-senso-da-milano/163868/#comments</comments> <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 17:00:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Ignazio La Russa]]></category> <category><![CDATA[Letizia Moratti]]></category> <category><![CDATA[Milano]]></category> <category><![CDATA[Parcheggi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=163868</guid> <description><![CDATA[Parcheggio sì o parcheggio no? Nelle moderne metropoli l’interrogativo equivale all’amletico «essere o non essere?» A Milano il piano dell’ex sindaco Gabriele Albertini per 137 nuovi silos ha creato situazioni di grande disagio: scavi nelle piazze rese inagibili per anni, intralcio alla circolazione, danni agli stabili, ai negozianti… Ogni tanto, per fortuna, il buon senso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Parcheggio sì o parcheggio no? Nelle moderne metropoli l’interrogativo equivale all’amletico «essere o non essere?» A Milano il piano dell’ex sindaco <strong>Gabriele Albertini </strong>per 137 nuovi silos ha creato situazioni di grande disagio: scavi nelle piazze rese inagibili per anni, intralcio alla circolazione, danni agli stabili, ai negozianti…</p><p>Ogni tanto, per fortuna, il buon senso prevale. E allora può succedere che un inutile cantiere per box sotterranei sia bloccato da un assessore dotato, per l’appunto, di buon senso dopo che i residenti si sono battuti invano per difendere il loro territorio dalla speculazione. Venerdì scorso in piazzale Lavater a Milano, <strong>Lucia Castellano</strong>, assessore ai Lavori pubblici della giunta Pisapia, ha ricevuto gli applausi di quanti, dal 2005, si sono opposti allo sventramento della piazza &#8211; ricca, fra l’altro, di 34 alberi centenari e dichiarata di interesse pubblico, protetta con vincolo paesaggistico &#8211; per farne l’ennesimo parcheggio della zona.</p><p>Dopo anni di altalenanti pareri delle varie commissioni, ricorsi al Tar, mobilitazione dei cittadini organizzatisi nell’attivissimo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://piazzalavater.blogspot.com/" target="_blank">Comitato per la difesa di piazzale Lavater</a></span>, Palazzo Marino ha trovato un accordo extragiudiziale con la società Co Mer che mette la parola fine al progetto che avrebbe stravolto la viabilità della piazza.</p><p>Una lunga battaglia che aveva visto schierarsi in difesa del verde e della vivibilità personaggi come il critico d’arte <strong>Gillo Dorfles</strong> che in piazza Lavater aveva scelto di vivere vent’anni fa perché gli ricordava certi angoli di Parigi. O il violinista<strong> Salvatore Accardo</strong>, residente nella vicina via Pancaldo, che la considera un’oasi di tranquillità. Ma anche il ministro della Difesa <strong>Ignazio La Russa</strong> &#8211; abita a un centinaio di metri dalla piazza in un palazzo tutto marmi, ex sede del Popolo d’Italia &#8211; aveva espresso parere sfavorevole dichiarando in un’intervista al <em>Giornale</em> «si tagliano parcheggi a pagamento in superficie per realizzare parcheggi sotterranei che rimangono vuoti… In questo modo si rivelano utili solo per chi li progetta e li costruisce».</p><p>(Mai avrei pensato di trovarmi così d’accordo con l’ex dirigente del Fronte della gioventù!!)</p><p>Uno spiraglio si era aperto nell’estate 2010 quando il comitato per la Difesa di piazzale Lavater era stato ricevuto a palazzo Marino, ma le promesse di <strong>Letizia Moratti</strong> erano state disattese e il 18 febbraio 2011 la società Co Mer si era aggiudicata la gara d’appalto. Per fortuna il vento è cambiato e, incrociamo le dita, a Milano si affrontano i problemi in un modo diverso. Le situazioni di criticità sono tante: dopo la chiusura dei cantieri di piazza Lavater e piazza Buonarroti, l’assessore Castellano intende rivedere l’intero piano parcheggi cittadino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/parcheggi-una-lezione-di-buon-senso-da-milano/163868/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>A Mantova il festival della letteratura  Dalla primavera araba ai racconti per bambini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/a-mantova-il-festival-della-letteratura-dalla-primavera-araba-ai-racconti-per-bambini/155900/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/a-mantova-il-festival-della-letteratura-dalla-primavera-araba-ai-racconti-per-bambini/155900/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Sep 2011 16:14:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Ala-Al-Aswani]]></category> <category><![CDATA[Cultura]]></category> <category><![CDATA[Festivaletteratura]]></category> <category><![CDATA[Letteratura]]></category> <category><![CDATA[Mantova]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155900</guid> <description><![CDATA[Settembre, mese di festival. Uno dei più attesi, fra tutti gli appuntamenti disseminati lungo la penisola, è il Festivaletteratura (www.festivaletteratura.it) quest’anno alla XV edizione, iniziato oggi a Mantova. Per l’occasione la città dei Gonzaga e del Mantegna triplica i suoi abitanti: ai 49 mila residenti si aggiungono i 100 mila visitatori che, fino a domenica...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Settembre, mese di festival. Uno dei più attesi, fra tutti gli appuntamenti disseminati lungo la penisola, è il Festivaletteratura (www.festivaletteratura.it) quest’anno alla XV edizione, iniziato oggi a Mantova. Per l’occasione la città dei Gonzaga e del Mantegna triplica i suoi abitanti: ai 49 mila residenti si aggiungono i 100 mila visitatori che, fino a domenica 11, occuperanno pacificamente piazze, chiostri, teatri, palazzi, chiese per ascoltare e confrontarsi con oltre 400 scrittori e artisti. Gli eventi in programma sono 295, 70 in più rispetto al 2010, malgrado il taglio del finanziamento pubblico &#8211; da 120 mila a 60mila euro &#8211; operato a marzo dal sindaco <strong>Nicola Sodano</strong>. &#8220;È stato colmato con l’aumento degli sponsor e un maggior aiuto da parte della Provincia&#8221; &#8211; commenta pragmatico <strong>Paolo Polettini </strong>del Comitato organizzatore &#8211; &#8220;il budget del Festivaletteratura si basa comunque per il 75 per cento su contributi di privati. E sull’entusiasmo e la collaborazione di centinaia di volontari che ogni anno fanno vivere il festival&#8221;.</p><p>All’interno della vastissima e variegata programmazione ognuno può ritagliare il suo personale percorso.</p><p>La primavera araba, che inizia con la lunga rivolta di piazza Tahir, è raccontata dall’egiziano <strong>Ala al Aswani</strong>, autore del bestseller <em>Palazzo Yacoubian</em> e del recente <em>La rivoluzione egiziana</em> (venerdì 9 ore 16.45, Cortile della Cavallerizza). <strong>Hisham Matar</strong>, voce simbolo della letteratura libica contemporanea con i suoi libri <em>Nessuno al mondo</em> e <em>Scomparso</em>, parla dei metodi brutali della dittatura di Gheddafi (sabato 10, ore 10.15, palazzo di San Sebastiano). <strong>Amira al Hussaini</strong>, giornalista del Bahrein, e <strong>Ramy Raoof</strong>, responsabile media online dell&#8217;iniziativa egiziana per i diritti umani, dialogano sull’importanza di blog e social media nel costruire una comunità politica reale (venerdi 9, ore 11.15 Aula magna dell’università). Il ruolo di <em>Al Jazeera</em> nell’accompagnare il risveglio del mondo arabo è illustrato da <strong>Mostefa Souag</strong>, direttore news dell’emittente del Qatar (venerdì 9, ore 14.45, teatro Ariston). Mentre <strong>Gad Lerner</strong>, conduttore televisivo, e lo scrittore algerino <strong>Tahar Lamri</strong> tentano un primo bilancio degli avvenimenti che negli ultimi mesi hanno cambiato il Nord Africa e il Medio Oriente (giovedì 8, ore 15, cortile della Cavallerizza).</p><p>Per tutta la durata del festival è possibile ascoltare le voci dei differenti autori che dal 1997, primo anno del festival, a oggi hanno descritto &#8211; e spesso preannunciato &#8211; i cambiamenti  del mondo arabo. Tantissime le testimonianze: da <strong>Tahar Ben Jelloun</strong> a <strong>Edward W. Said</strong>, da <strong>Najwa Barakat</strong> a <strong>Leila Marouane </strong>(presentazione mercoledì 7, ore 18, all’Archivio del Festivaletteratura con Elisabetta Bartuli e Paola Caridi).</p><p>Uno sguardo attento alle realtà africane è proposto da<strong> Uzodinma Iweala</strong> e <strong>Alain Mabanckou </strong>che, all’interno del progetto <em>Pilgrimages</em>, raccontano due città: Timbuctu e Lagos (venerdì 9, ore 17, chiostro del Museo diocesano). Sempre Iweala (nato a Washington da genitori nigeriani) s’interroga con <strong>Gianni Biondillo</strong> sull’utilità della cooperazione internazionale in &#8220;Africa da salvare?&#8221; (sabato 10, ore 19.15, palazzo Aldegatti). Di Afghanistan si parla invece con il medico <strong>Alberto Cairo</strong>, che dal 1989 lavora a Kabul (sabato 10, ore 10.45, teatro Ariston); di Brasile con la popolare giornalista brasiliana <strong>Eliane Brum</strong>, autrice del reportage <em>A vida que ninguem ve</em> (giovedì 8, ore 16.45, teatro Bibiena) e del subcontinente indiano con lo storico scozzese <strong>William Dalrymple</strong>, membro della Royal Asiatic Society e fondatore del Jaipur Literature Festival (giovedì 8, ore 16.45, palazzo di San Sebastiano). Il serbo <strong>Dragan Velikic </strong>e il rumeno <strong>Varujan Vosganian</strong> si confrontano sul rapporto fra politica e cultura nella società mitteleuropea (venerdì 9, ore 11.45, palazzo Aldegatti).</p><p>Fra i romanzieri italiani presenti in questa edizione: <strong>Simonetta Agnello-Hornby</strong> (domenica 11, ore 10.45, palazzo di San Sebastiano), <strong>Margaret Mazzantini </strong>(sabato 10, ore 16.45, cortile della Cavallerizza), <strong>Erri De Luca</strong>, che parla di arte della fuga (giovedì 8, ore 17.30, cortile della Cavallerizza). E fra i giallisti il cantautore <strong>Francesco Guccini </strong>e <strong>Loriano Macchiavelli</strong>, fondatore del Gruppo 13 (sabato 10, ore 18, piazza Castello).</p><p>Altri interessanti itinerari hanno come protagonisti gli autori di letteratura per bambini, le riflessioni sui 150 anni dell’Unità d’Italia, la biblioteca di fantascienza con oltre mille libri a Palazzo San Carlo, la raccolta dei quaderni di scuola &#8211; che raccontano i cambiamenti della società italiana dal 1861 a oggi &#8211; al liceo Virgilio. Ogni mattina. lettura delle Pagine della cultura dei giornali di tutto il mondo in piazza Leon Battista Alberti; la sera eventi musicali e spettacoli teatrali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/a-mantova-il-festival-della-letteratura-dalla-primavera-araba-ai-racconti-per-bambini/155900/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>A Tripoli la storia è ancora da vivere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/a-tripoli-la-storia-e-ancora-da-vivere/152894/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/a-tripoli-la-storia-e-ancora-da-vivere/152894/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Aug 2011 16:49:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Italia]]></category> <category><![CDATA[Liberazione]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Storia]]></category> <category><![CDATA[Tripoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=152894</guid> <description><![CDATA[Le immagini convulse della liberazione di Tripoli con i Kalashnikov dei ribelli che sparano a salve, gli agguati dei cecchini, i carri armati e le corse delle ambulanze non riescono a farmi dimenticare completamente altre immagini, ben diverse, di un agosto di parecchie estati fa. Alla frenesia e alla concitazione attuale – «è fatta, il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le immagini convulse della <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/gli-insorti-conquistano-tripoli-ultime-oreper-il-regime-giallo-sulla-sorte-del-rais/152794/" target="_blank">liberazione di Tripoli</a></strong></span> con i Kalashnikov dei ribelli che sparano a salve, gli agguati dei cecchini, i carri armati e le corse delle ambulanze non riescono a farmi dimenticare completamente altre immagini, ben diverse, di un agosto di parecchie estati fa. Alla frenesia e alla concitazione attuale – <em>«è fatta, il regime è caduto, il problema ora è Gheddafi, fuga o bagno di sangue» </em>continuano a ripetere i commentatori in tv &#8211; si oppone il ricordo di giornate placide e lente passate a girovagare per Tripoli, città mediterranea né bella né brutta, con la sua storica Medina, le moschee, le tante costruzioni dell’epoca coloniale.</p><p>Non distante dalla piazza Verde, da ieri piazza dei Martiri, c’era (e mi auguro ci sia ancora) la libreria Dar El Fergiani. Piccola e piena di libri anche in inglese e italiano. Il signor Fergiani amava parlare italiano ed era una fonte preziosa di racconti. Oltre all’immancabile Libro Verde del colonnello, comprai un testo curioso, <em>Ai margini del Sahara</em>, scritto nel 1931<em> </em>da Carlo Enrico Rava. Il racconto di un viaggio attraverso la Tripolitania di un giovane italiano nell’epoca fascista, scoperte di luoghi e costumi che mi sembrarono lontanissimi, di una Tripoli <strong>misteriosa e affascinante</strong>.</p><p>Un po’ di quell’atmosfera la ritrovai seguendo il battito ritmico di una lynotipe e ritrovandomi in una vecchia tipografia, Print Press 7 October, in una stradina laterale della sharia Primo Settembre. Un luogo rimasto quasi intatto negli anni, i caratteri italiani in piombo ben conservati nelle scatole. E poi la grande piazza Algeria dominata dall’ex cattedrale trasformata in moschea, il palazzo delle Poste, la residenza del governatore ora biblioteca nazionale. La <strong>Medina </strong>è un luogo magico, in cui perdersi fra moschee, mercati, piccoli negozi.</p><p>I bombardamenti degli ultimi mesi hanno colpito duramente la città. Da ieri le bandiere tricolori hanno sostituito quelle verdi della Jamahiriya e i cittadini di Tripoli, come già quelli di Bengasi, Tunisi, Il Cairo vivono le prime esaltanti ore di <strong>libertà</strong>. Ma per le strade si combatte ancora e il vecchio raìs resiste nel suo bunker. Riuscirà a fuggire o verrà catturato? Gli inviti alla pacificazione verranno ascoltati o ci saranno vendette e ritorsioni? A Tripoli la storia è ancora tutta da vivere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/a-tripoli-la-storia-e-ancora-da-vivere/152894/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Norvegia, la sfida della democrazia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/norvegia-la-sfida-della-democrazia/147611/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/norvegia-la-sfida-della-democrazia/147611/#comments</comments> <pubDate>Mon, 25 Jul 2011 12:23:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Jannello</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Democrazia]]></category> <category><![CDATA[Jens Stoltenberg]]></category> <category><![CDATA[Norvegia]]></category> <category><![CDATA[Oslo]]></category> <category><![CDATA[Stragi]]></category> <category><![CDATA[Utoya]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147611</guid> <description><![CDATA[Il re Harald V e la regina Sonja piangono asciugandosi il volto con fazzoletti candidi. Nella cattedrale luterana di Oslo, domenica mattina, è altissima la commozione durante la cerimonia in memoria delle 93 vittime della furia mitomane di Anders Behring Breivik. Il primo ministro Jens Stoltenberg pronuncia un breve discorso: ricorda Monica che lavorava sull’isola...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il re Harald V e la regina Sonja piangono asciugandosi il volto con fazzoletti candidi. Nella cattedrale luterana di Oslo, domenica mattina, è altissima la commozione durante la cerimonia in memoria delle 93 vittime della furia mitomane di Anders Behring Breivik. Il primo ministro <strong>Jens Stoltenberg </strong>pronuncia un breve discorso: ricorda Monica che lavorava sull’isola di Utoya da 20 anni e Tore Elkeland, leader dei giovani laburisti, talento promettente per il partito.</p><p><em>«Sono passati solo due giorni da quando la Norvegia è stata colpita dalla peggiore atrocità dalla fine della seconda guerra mondiale» </em>dice <em>«ma sembrano un’eternità»</em>, tanto le ore sono state riempite dalla disperazione, dallo shock, dalla rabbia e dal pianto. <em>«Siamo stati colpiti, ma saremo capaci di <strong>mantenere i nostri valori</strong>. La nostra società rimarrà aperta, democratica, libera»</em>.</p><p>La follia del giovane Anders, neonazista-templare-massone, ha precipitato cinque milioni di norvegesi in una realtà di terrore sconosciuta nel paese ai primi posti della classifica Undp (l’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo) per la migliore qualità di vita. Ma non ha fatto perdere la consapevolezza che la democrazia è il primo valore da difendere e sostenere. <em>«Nessuno distruggerà la nostra democrazia e il nostro impegno per una società migliore. La nostra risposta alla violenza sarà <strong>ancora più democrazia e umanità</strong>, ma senza ingenuità. Lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie»</em> aveva dichiarato Stoltenberg, al governo dall’ottobre 2005, nella prima conferenza stampa, venerdì 22 luglio.</p><p>Una grandissima sfida attende i cittadini norvegesi. Non sarà facile superare lo shock e l’orrore. Senza neppure il rifugio di proiettare la colpa della tragedia avvenuta sull’Altro, il diverso, l’islamico, il terrorista perché è dall’interno che è venuta la minaccia. Le immagini delle commemorazioni a Oslo e sull’isola di Utoya, la responsabilità e la pacatezza con cui il primo ministro ha risposto, senza invocare regimi di polizia, <strong>fanno ben sperare</strong>. Sarebbe un danno per tutti noi se, in un mondo sempre più alla deriva di fondamentalismi, anche la piccola oasi norvegese abdicasse alla sua vocazione di civiltà democratica.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/norvegia-la-sfida-della-democrazia/147611/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>20</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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