<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Alessandro Ferrucci</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/aferrucci/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Lasciò per le vacanze a sua insaputa: Malinconico torna da commissario</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/dimise-vacanze-insaputa-malinconico-commissario-fondazione/228083/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/dimise-vacanze-insaputa-malinconico-commissario-fondazione/228083/#comments</comments> <pubDate>Sun, 13 May 2012 08:33:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[alberto di luca]]></category> <category><![CDATA[arlechino]]></category> <category><![CDATA[camillo zuccoli]]></category> <category><![CDATA[fondazione valore italia]]></category> <category><![CDATA[Gianni Prandini]]></category> <category><![CDATA[Malinconico]]></category> <category><![CDATA[mario torsello]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[paolo romani]]></category> <category><![CDATA[passera]]></category> <category><![CDATA[Pedica]]></category> <category><![CDATA[Perina]]></category> <category><![CDATA[piscicelli]]></category> <category><![CDATA[Umberto Croppi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=228083</guid> <description><![CDATA[Voci di corridoio. Boati sulla stampa. Nomine, rinunce, commissariamenti. Dubbi instillati e timori sottaciuti. Soldi? Sì, ovvio, in questo caso parliamo di quasi 25 milioni di euro. Puliti. Da assegnare. Ma, paradossalmente, non fondamentali. Il &#8220;gioco&#8221; potrebbe essere altro. Al centro: la Fondazione Valore Italia. Genesi: nel 2005 il ministero delle Attività produttive decide che...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Voci di corridoio. Boati sulla stampa. Nomine, rinunce, commissariamenti. Dubbi instillati e timori sottaciuti. Soldi? Sì, ovvio, in questo caso parliamo di quasi 25 milioni di euro. Puliti. Da assegnare. Ma, paradossalmente, non fondamentali. Il &#8220;gioco&#8221; potrebbe essere altro. Al centro: la <strong>Fondazione Valore Italia</strong>. Genesi: nel 2005 il ministero delle Attività produttive decide che è giunto il momento di promuovere il design italiano e il Made in Italy attraverso (anche) la nascita di un&#8217;Esposizione Permanente. Per arrivarci è necessario selezionare il luogo giusto, i marchi d&#8217;eccellenza, incentivare, appoggiare, magari un&#8217;opera di lobbying all&#8217;estero. Ecco la nascita della Fondazione. Alla sua guida un Consiglio di amministrazione composto da cinque persone, con <strong>Massimo Arlechino</strong> nominato presidente.</p><p>Dentro anche<strong> Umberto Croppi</strong> nel ruolo di Direttore Scientifico. Particolare: sia Arlechino sia Croppi sono di stretta osservanza finiana. Al gruppo di lavoro vengono assegnati, come base, circa 15 milioni di euro a fondo perduto, senza alcun vincolo nello statuto. Tradotto: fateci quello che ritenete più opportuno.</p><p>Nei sei anni successivi la cifra non viene intaccata, ma incrementata. Da tutti il giudizio ricevuto è quello di &#8220;virtuosi&#8221;. Così il ministero per lo Sviluppo economico gli affida un fondo di altri 15 milioni per incentivi alle piccole e medie imprese. Fine della favola. Inizio dei guai, pari agli interrogativi.</p><p>A settembre l&#8217;allora ministro per lo Sviluppo, <strong>Paolo Romani</strong>, rinnova il Consiglio di amministrazione e inserisce un uomo a lui vicino. Di fiducia. Entra <strong>Camillo Zuccoli</strong>, 54 anni, ex democristiano, già portavoce dell&#8217; ex ministro per i Lavori pubblici <strong>Gianni Prandini</strong>, nel 1993 in carcere con l&#8217;accusa di corruzione aggravata (reato prescritto nel 2001). È molto legato ad <strong>Alberto Di Luca</strong>, altro componente del cda, milanese in Forza Italia dalla prima ora. Cosa fanno appena nominati? Chiedono più soldi per il loro ruolo, esattamente il doppio, pretendono incarichi professionali non consentiti dalla normativa e assegnazioni di poteri non previsti dallo statuto. Nel frattempo cambia il governo. Arrivano i tecnici. Delle frizioni all&#8217;interno della Fondazione, Arlecchino ne parla in più occasioni con <strong>Mario Torsello</strong>, attuale capo di gabinetto del ministro <strong>Corrado Passera</strong>, con un passato al ministero dei Beni culturali. Da qui tutto diventa nebbia. Con una Stella polare: il bilancio del 2011 è chiuso in pareggio.</p><p>All&#8217;improvviso, però, il ministero dello Sviluppo decide di commissariare la Fondazione (pochi giorni prima il Mibac aveva fatto lo stesso con il Maxxi): via il cda, via il presidente. L&#8217;accusa è quella di immobilismo. Ma l&#8217;atto è illegale: la Fondazione è un ente di diritto privato, soggetta soltanto all&#8217;autorità del prefetto. Solo quest&#8217;ultimo può commissariare, non il ministro. Nonostante questo, al loro posto arriva <strong>Carlo Malinconico</strong>. Piccola, recente, biografia di quest&#8217;ultimo: uomo di fiducia di <strong>Mario Monti</strong>, fino al 10 gennaio di quest&#8217;anno ricopriva il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all&#8217;Editoria. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/malinconico-incontra-monti-possibili-dimissioni-sottosegretario/182694/" target="_blank">Costretto alle dimissioni </a>dopo che il <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/08/linteresse-balducci-malinconico-ricostruzione/182412/" target="_blank"><em>Fatto</em> ha denunciato le sue vacanze</a>, gratis,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/vacanze-di-lusso-malinconico-ammett/182602/" target="_blank"> all&#8217;Argentario a spese dell&#8217;imprenditore <strong>Francesco Piscicelli</strong> </a>lo stesso che urlava felice al telefono durante il terremoto dell&#8217;Aquila.</p><p>Per ricapitolare: il ministero dello Sviluppo caccia una direzione giudicata unanimemente positiva, lo fa in modo illegale e la dà in gestione all&#8217;unico dimissionario del governo tecnico.</p><p>Curiosità: i primi a raccontarlo, con toni di allarme e vergogna, sono state due testate poco vicine ai Monti boys, <em>Panorama</em> e <em>Libero</em>. A denunciare la vicenda anche un&#8217;interrogazione parlamentare di <strong>Flavia Perina</strong> (Fli) e <strong>Stefano Pedica</strong> (Idv), più una lunga serie di lettere e appelli rivolti a <strong>Passera</strong> (compresa l&#8217;Università La Sapienza). Nel frattempo tutto si è fermato. Venticique milioni sono in ballo. Malinconico è entrato nel suo nuovo ufficio. E una delegazione di cinesi, giunta a Milano per firmare degli importanti accordi bilaterali, è rimasta in albergo senza interlocutori. Pare si siano accontentati di una visita per la città&#8230;</p><p><strong>Da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 13 maggio 2012</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/13/dimise-vacanze-insaputa-malinconico-commissario-fondazione/228083/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>G8 a La Maddalena, milioni ai soliti noti con la scusa della &#8216;procedura d&#8217;urgenza&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/maddalena-carte-segrete-bertolaso-boys-forzieri-aprivano-urgenza/211019/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/maddalena-carte-segrete-bertolaso-boys-forzieri-aprivano-urgenza/211019/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 17:37:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=211019</guid> <description><![CDATA[La formula magica c&#8217;è. Esiste. Semplice, quanto efficace. Basta dire: &#8220;Per cause non previste e non prevedibili&#8221;. Con l&#8217;aggiunta dell&#8217; &#8220;urgenza&#8221;. E si aprono i forzieri. Milioni e milioni di euro, centinaia, quanti nessuno pensava di poterne ottenere. Subito, senza polemiche, alla faccia di chi parla di burocrazia lenta e ottusa. La formula è stata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La formula magica c&#8217;è. Esiste. Semplice, quanto efficace. Basta dire: &#8220;Per cause non previste e non prevedibili&#8221;. Con l&#8217;aggiunta dell&#8217; &#8220;urgenza&#8221;. E si aprono i forzieri. Milioni e milioni di euro, centinaia, quanti nessuno pensava di poterne ottenere. Subito, senza polemiche, alla faccia di chi parla di burocrazia lenta e ottusa. La formula è stata sperimentata, abusata e applicata nella bonifica e nei lavori de <strong>La Maddalena</strong> per il celeberrimo <strong>G8</strong>. Un evento fantasma: alla fine, l&#8217;allora premier <strong>Silvio Berlusconi</strong>, spostò tutto a L&#8217;Aquila &#8220;per stare vicino alle popolazioni terremotate&#8221;. Disse. Ma i lavori non si fermarono. <em>Il Fatto</em>, grazie all&#8217;ostinazione di <strong>Claudia Zuncheddu</strong>, consigliere sardo di Sardigna Libera, e al supporto dei suoi legali (<strong>Luigi Azzena</strong> e <strong>Renato Margelli</strong>) ha potuto spulciare le carte desecretate della Protezione civile. Appalti, subappalti, accordi. Riaccordi. Aggiunte. Date ultime, irrevocabili, improvvisamente spostate di giorni e giorni con congrua aggiunta di soldi.</p><p><strong>IL GIOCHINO</strong> era così: io responsabile indico un termine ultimo per la consegna del lavoro, tu azienda accetti l&#8217;incarico e fissi un prezzo (alto) per eseguirlo. Io accetto, anche se il preventivo è fuori mercato. A ridosso del &#8220;chiavi in mano&#8221;, ops, l&#8217;azienda scopre di non poter portare a termine &#8220;per cause non previste e non prevedibili&#8221;. Non c&#8217;è problema, ecco altro tempo e altrettanti soldi. Un esempio pratico? Sui lotti 8 e 9, i due interessati dalla procedura attivata dalla Zuncheddu, la tempistica la fa da padrone. Il 7 luglio 2008 la struttura mette a disposizione un progetto dell&#8217;opera, senza studio dei costi e computo metrico. Tre giorni dopo il progetto riceve l&#8217;approvazione tecnica; il 12 luglio arriva l&#8217;ok; il 14, una sola settimana dopo, viene &#8220;individuato&#8221; (come e perché non è dato sapere) un contraente che, dopo attento studio del progetto e sopralluogo, predispone un&#8217;offerta economica e lo invia alla Struttura di Missione. Bastano ventiquattr’ore e il tutto è approvato. Attenzione: chi firma è <strong>Angelo Balducci</strong> (lui come tutti gli altri coinvolti, non è sotto processo per questi appalti che sono rimasti fuori dal processo di Perugia). Ma andiamo avanti: il 21 luglio c&#8217;è la consegna del cantiere; l&#8217;8 agosto si firma l&#8217;appalto, con un simbolico e generalizzato taglio del 5 per cento dell&#8217;ingente offerta. C&#8217;è un termine strettissimo per la consegna dei lavori. In fin dei conti va giustificata la famosa &#8220;urgenza&#8221;.</p><p>Poi però scatta la necessità dell&#8217;aggiuntina. E il 30 agosto si sottoscrive un atto con il quale, dopo poche settimane di lavori, viene concesso un notevolissimo allungamento dei tempi e un consistente aumento dei costi. I lavori che inizialmente dovevano terminare il 30 agosto, vengono posticipati a novembre una parte, marzo dell&#8217;anno successivo l&#8217;altra. Ovvio, nessuno ha chiesto soldi indietro. O un risarcimento. Anzi, arrivano ulteriori finanziamenti. Fino a raggiungere cifre che superano i 20 milioni di euro. Ma il giochino era applicabile a tutto, con un preziario nettamente superiore a quello di mercato. Se prendiamo come esempio lo smaltimento di una tonnellata di inerti, scopriamo che dai canonici <strong>6</strong> euro più trasporto, i nostri ne ottengono ben<strong> 156</strong>. Per oltre 60.000 tonnellate. Totale: 9.360.000 euro Il risultato? L&#8217;importo complessivo sugli interventi per i 14 lotti totali è stato incrementato del 44,2 per cento, raggiungendo la mirabolante somma di quasi 411 milioni di euro. Si partiva da 270. Con dati che ancora oggi non tornano. Dalle somme investite, al flusso dei trasporti, fino alle percentuali tra rifiuti pericolosi e meno nocivi. <strong>Guido Bertolaso</strong>, a capo della spedizione, ha sempre parlato di uno smaltimento pari a 63 mila tonnellate di scorie e veleni. Dai documenti ufficiali si scopre che sono 74 mila. Insomma, certezze poche. Dubbi troppi.</p><p><strong>IN FIN DEI CONTI</strong> Bertolaso non doveva rispondere a nessuno. In una lettera di risposta alla Zuncheddu, dal ministero dell&#8217;Ambiente, scrivono: &#8220;Tutte le attività di bonifica a terra svolte nell&#8217;area sono state approvate ed eseguite prima che il sito fosse classificato come di interesse nazionale&#8221;. Abbreviato in &#8220;Sin&#8221;. La classificazione avrebbe comportato dei vincoli e la trasparenza del caso. Meglio assegnarla dopo. Meglio evitare ostacoli. &#8220;Non male per una struttura che poi non è servita – interviene la Zuncheddu –, una struttura che adesso la stessa <strong>Emma Marcegaglia</strong> (concessionaria e gestrice dell’impianto) fa fatica a tenere in piedi. E a noi, alla Sardegna, hanno sottratto circa 100 milioni di euro . Una vergogna totale, come dimostra la lettura delle carte. E Cappellacci cosa fa?&#8221;. Per ora niente. Per ora la regione presieduta dal pupillo isolano di Berlusconi, è rimasta immobile. Non si è costituita parte civile, a differenza del comune della Maddalena. Forse vogliono vedere più chiaro. Un consiglio alla giunta Cappellacci: non andate sul sito della Protezione civile per ottenere i dati sui lavori. Sarebbe inutile. Da qualche giorno, all’improvviso, sono stati cancellati. Con urgenza. Ma senza decreto&#8230;</p><p><em><strong>da Il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2012</strong></em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/maddalena-carte-segrete-bertolaso-boys-forzieri-aprivano-urgenza/211019/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Senatore Lusi, occhio ai borseggiatori!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/il-senatore-viaggia-sul-bus-dei-ladri/205151/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/il-senatore-viaggia-sul-bus-dei-ladri/205151/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Apr 2012 12:15:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[autobus]]></category> <category><![CDATA[borseggiatori]]></category> <category><![CDATA[ladri]]></category> <category><![CDATA[Luigi Lusi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/il-senatore-viaggia-sul-bus-dei-ladri/205151/</guid> <description><![CDATA[Non è tempo di scherzare. C’è la crisi, i piccioli scarseggiano. I pm molestano. La gente vuole giustizia. I giornali fanno i conti in tasca, anzi in bocca, e contestano anche uno spaghettino (e diciamo “-ino”) al caviale. Momentaccio. Per questo siamo qui per avvertire il senatore, ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi: non prenda...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è tempo di scherzare. <strong>C’è la crisi</strong>, i piccioli scarseggiano. I pm molestano. La gente vuole giustizia. I giornali fanno i conti in tasca, anzi in bocca, e contestano anche uno spaghettino (e diciamo “-ino”) al caviale.</p><p>Momentaccio. Per questo siamo qui per avvertire il senatore, ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi: <strong>non prenda quell’autobus!</strong> Lo abbiamo incontrato a Roma sul 64, la linea che tocca San Pietro, una delle più infestate da borseggiatori e affini.</p><p>Basta un attimo, un secondo, e zac il portafogli è perso. Un altro zac e la ventiquattrore violata. Rizac e l’orologio è scomparso. Lusi, poi, era distratto dal suo Ipad, concentrato sulle ultime di giornata.<br /> Insomma, senatore, visti i suoi molteplici guai, eviti quella linea. <strong>È piena di gentaccia, di ladri</strong>. Non si confonda con loro.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 18 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/il-senatore-viaggia-sul-bus-dei-ladri/205151/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Woody, perché lo fai?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/woody-perche/175016/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/woody-perche/175016/#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Dec 2011 14:51:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[fontana]]></category> <category><![CDATA[Giorgio De Chirico]]></category> <category><![CDATA[Hotel Bristol]]></category> <category><![CDATA[Woody Allen]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=175016</guid> <description><![CDATA[Ci sono dei segnali per capire che sta arrivando il Natale. I primi panettoni nei negozi, i primi addobbi per le strade (sempre meno), il libro di Bruno Vespa sugli scaffali, l&#8217;amico che ti chiede “cosa fai per Capodanno”. I primi raffreddori. Quindi il proliferare di film al cinema. Quest&#8217;anno c&#8217;è di nuovo Woody Allen....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono dei segnali per capire che sta arrivando il Natale. I primi panettoni nei negozi, i primi addobbi per le strade (sempre meno), <strong>il libro di Bruno Vespa sugli scaffali</strong>, l&#8217;amico che ti chiede “cosa fai per Capodanno”. I primi raffreddori. Quindi il proliferare di film al cinema. Quest&#8217;anno c&#8217;è di nuovo<strong> Woody Allen</strong>. Meraviglia. Con lui di mezzo, ogni volta corro al cinema. Certo, non mi aspetto un capolavoro alla “Io e Annie”, ma quelle due o tre battute delle sue valgono sempre il biglietto. <strong>Fino a ieri sera</strong>. Ottanta minuti di spot. Un lungo, lunghissimo, interminabile spot su Parigi. Tutto qui. E neanche di particolare pregio, bensì una serie di luoghi comuni come una qualsiasi guida turistica: Tour Eiffel, Champs-Élysées, Orangerie, La Senna, ah la Senna, e poi ancora, e ancora. Senza dialogo, senza contesto, senza motivo, senza neanche i titoli iniziali. Solo immagini e musica. Finito qui? Macché. Dallo spot “paesaggistico”, ecco quello biecamente commerciale. In serie troviamo: una splendida sporta di <em>Dior</em>, lunghe inquadrature di champagne <em>Moet</em> (bottiglie del 2011, ma anche degli anni &#8217;20, quando il protagonista torna indietro nel tempo), altre di <em>Calvados</em>. Borse di <em>Hermès </em>a pioggia. Fino a una imperdibile spiegazione “su qual è il più bel gioiello del mondo?” (testuali parole), ma uno “Chopard”, parbléu. Finito qui? Ma no. C&#8217;è un terzo livello, un mix tra l&#8217;indiretto e il diretto, tra il paesaggistico e il “logo”: Allen ti spiega come l&#8217;<strong>Hotel Bristol</strong> è un perfetto luogo di soggiorno, come da Maxim&#8217;s puoi ritrovare la giusta atmosfera parigina. Stessa solfa per Angelina.</p><p>Altri “loghi” li ho persi, li ho cancellati o semplicemente rimossi. Ho pensato ad Allen quando girava le pubblicità della Coop. Mi sono chiesto perché un artista di 76 anni (compiuti il 1° dicembre), con un popò di storia alle spalle, con (immagino) non particolari problemi economici, debba<strong> arrivare a tanto</strong>. Anche a costo di svilire tutto quello che ha precedentemente fatto. Ho pensato alle infinite “Piazze Italia” dipinte da <strong>Giorgio De Chirico</strong>, infinite, e tutti a dire “che bello, che artista!”. Alle decine di tele tagliate da<strong> Fontana</strong>, e quasi tutti a credere fosse ancora un “concetto spaziale”. Ho pensato alla produzione infinita di<strong> Simenon</strong> (il mio preferito). Agli album in serie di<strong> Bob Dylan</strong>. Ho pensato che forse sbaglio. Che forse Allen ha problemi economici ed è costretto a svendere per vivere. Quindi eccomi, qui: per il prossimo film sono pronto a pagare il biglietto del cinema un euro in più, basta non assistere a questo scempio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/03/woody-perche/175016/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Pd, Concita De Gregorio e il Fatto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/il-pd-concita-de-gregorio-e-il-fatto/174109/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/il-pd-concita-de-gregorio-e-il-fatto/174109/#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 15:33:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[concita de gregorio]]></category> <category><![CDATA[emma bonino]]></category> <category><![CDATA[Ferrucci]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[lazio]]></category> <category><![CDATA[pd]]></category> <category><![CDATA[regionali]]></category> <category><![CDATA[renata polverini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/lazio-il-pd-sabot-la-bonino-per-non-irritare-il-vaticano/174109/</guid> <description><![CDATA[La versione di Concita De Gregorio è la seguente: il Pd ha perso di proposito le Regionali del Lazio per dare a Fini la vittoria di un suo candidato. Quindi rafforzarlo. Quindi rendere più salda l’alleanza con il Terzo polo. La confidenza l’avrebbe ricevuta un anno e mezzo fa, proprio a cavallo del voto, da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La versione di <strong>Concita De Gregorio</strong> è <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/concita-gregorio-pd-perso-proposito-elezioni-regionali-lazio/173633/" target="_blank">la seguente</a></span>: il <strong>Pd </strong>ha perso di proposito le <strong>Regionali del Lazio</strong> per dare a Fini la vittoria di un suo candidato. Quindi rafforzarlo. Quindi rendere più salda l’alleanza con il Terzo polo. La confidenza l’avrebbe ricevuta un anno e mezzo fa, proprio a cavallo del voto, da un dirigente democratico. Lei era direttore de <em>l’Unità</em>.</p><p>Ieri <em>Libero </em>e <em>il Giornale</em> le hanno dedicato spazio. Titoli importanti. Editoriali. Hanno chiesto a Gianfranco Fini di tirare giù la maschera. Qualcuno, tra i politici, si è chiesto il perché la firma oggi di <em>Repubblica</em> abbia rivelato solo ora una notizia del genere. Ci sono state reazioni da parte del Pd, sdegnate, scocciate, a volte denigratorie. Eppure, a tempo debito, <em><strong>il Fatto</strong> </em>ha raccontato qualcosa di simile. Di simile, non identico. E la successiva lettura dei dati ci ha dato qualche ragione.</p><p>La questione era la <strong>sanità</strong>. Nel Lazio le “cure” coprono l’ottanta per cento del budget regionale. Parliamo di alcune decine, centinaia di milioni di euro il giro d’affari. Gran parte è pubblico, ma una bella fetta è coperta dalle cliniche private, molte delle quali legate al Vaticano. Ecco qui il problema: come poteva un’esponente Radicale, abortista, vincere in casa della Chiesa? L’onorevole <strong>Binetti</strong>, allora ancora nel Pd, disse:<em> “Mai con la Bonino, nel caso sono pronta a lasciare il Pd”</em>. Lo fece comunque. <strong>Silvia Costa</strong>, politico cattolico da oltre 117 mila preferenze (Europee del 2009), quasi tutte raccolte tra le parrocchie, diede il suo contributo: <em>“Non sono d’accordo sul voto alla Bonino. Farò valere le mie idee”</em>. Profetica. E ancora l’altro iper-cattolico <strong>Giuseppe Fioroni</strong>, “ras” del Viterbese, anche lui fortemente contrario.</p><p>Risultato? Dati alla mano, la Radicale ha ottenuto un bel risultato su Roma, mentre ha preso una scoppola in provincia, dove il voto è più controllato, in particolare al nord del Lazio e verso Latina. Con due variabili: primo, la zona Pontina è regno di <strong>Fazzone</strong>, pluri-indagato, grande sponsor della Polverini. Secondo, un altro schiaffo è arrivato dal Frusinate, dove la mozione di <strong>Ignazio Marino</strong> ha portato a casa un risultato inaspettato, tanto da far ribattezzare l&#8217;area come “la nuova Amsterdam”.</p><p>Ultimo punto. La campagna elettorale del Pd è partita in ritardo anche perché la Bonino ha voluto mantenere contemporaneamente la candidatura in Lombardia. Al Nazareno la giudicarono <em>“inopportuna: noi lavoriamo per lei nel Lazio, e poi si contrappone a noi in un’altra regione? Non si può”</em>, dicevano. Allora, come <em>Fatto</em>, abbiamo lavorato sulla vicenda. Abbiamo chiesto lumi alle parti in causa. <strong>Tutti zitti</strong>. Compresi gli stessi Radicali, anche dopo la sconfitta. Ora tocca a Concita De Gregorio tirare fuori la questione. E le prime smentite sono proprio arrivate dal mondo cattolico del Pd, a partire da Fioroni e dallo stesso editore de <em>l’Unità</em>, Renato Soru.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/il-pd-concita-de-gregorio-e-il-fatto/174109/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fede insulta Vendola: ma chi è il &#8220;poveretto&#8221;?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/fede-insulta-vendola-chi-e-il-poveretto/159482/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/fede-insulta-vendola-chi-e-il-poveretto/159482/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Sep 2011 13:30:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Daniela Santanchè]]></category> <category><![CDATA[Emilio Fede]]></category> <category><![CDATA[flavio briatore]]></category> <category><![CDATA[insulti]]></category> <category><![CDATA[Lele Mora]]></category> <category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category> <category><![CDATA[Omofobia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=159482</guid> <description><![CDATA[“Vendola è un poveretto”. E ancora: “Va capito davanti e&#8230; di dietro perché uno non è che davanti dice una cosa e poi di dietro ne fa un’altra. Lui la fa davanti e di dietro”. Per poi proseguire con: “Se vado in cella speriamo che mi venga a trovare, però io mi paro il c&#8230;”....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>“<strong>Vendola </strong>è un poveretto”</em>. E ancora:<em> “Va capito davanti e&#8230; di dietro perché uno non è che davanti dice una cosa e poi di dietro ne fa un’altra. Lui la fa davanti e di dietro”</em>. Per poi proseguire con: <em>“Se vado in cella speriamo che mi venga a trovare, però io mi paro il c&#8230;”</em>. Parola di <strong>Emilio Fede</strong>, durante la trasmissione radiofonica <em>La zanzara</em>. Il tutto con il solito atteggiamento, un misto tra lo smemorato, lo sbadato, l’ironico sopra le righe, l’uomo di mondo, o chi si prende poco sul serio. Insomma, da chi veste solo in camicia rosa e maglione blu. Il tono della voce va di pari passo. La sostanza no.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/rd8r1Z7G56s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div><br /> È il suo stile da venti e passa anni <strong>libero di colpire </strong>ovunque e chiunque, grazie anche alla complicità di chi l’ha preso poco sul serio. Di chi ha riso. In passato ha massacrato Romano Prodi, fatto battutacce su Piero Fassino o Rosy Bindi. L’aspetto fisico o delle presunte diversità, i suoi bersagli preferiti. Ieri è toccata a Nichi Vendola reo, durante un discorso, di aver definito il direttore del Tg4, assieme a Valter Lavitola, Lele Mora e Gianpi Tarantini dei<em> “procacciatori di cocaina e di escort, sono l’antropologia di quello che gira attorno al nostro premier. All’esercizio di onnipotenza che questo vecchio maschio pensa di poter imporre come stile della politica&#8230; Quattro vecchi maschi un po’ rimbecilliti possano, con la loro volgarità, entrare dentro la politica e sporcarla tutti i giorni”</em>.</p><p>Correzione: rispetto a Emilio Fede non viene mai associata la cocaina. In quanto al resto, si aprono delle voragini. A partire dal suo “sodalizio” con <strong>Lele Mora</strong>. Questo è il tono di un’intercettazione del 19 agosto del 2009. Mora: guarda… eh… specie di cornacchione che non sei altro…<br /> Fede: (ride) vecchia cornacchia.<br /> Mora: vecchia cornacchia… si dice cornacchia sì, vecchio no… allora…”</p><p>Tra i due c’era un <strong>rapporto stretto</strong>, strettissimo, fatto di donne, consigli e soldi. Tanti soldi. Con il giornalista accusato dallo stesso agente dei vip di aver preteso una notevole cresta sugli euro elargiti dal premier: un milione e due sui 2,8 ottenuti per evitare il fallimento della LM management. Fede nega la cifra, ne dà una decisamente più bassa, ma intanto gli inquirenti  hanno accertato 350 mila euro: 200 mila da un conto svizzero e  150 mila in assegni circolari. Poi si giustifica: <em>“Me li doveva. Mi dispiace molto per Lele Mora, farei qualunque cosa nelle mie possibilità per aiutarlo nonostante le accuse che mi ha rivolto”</em>. Chissà se Lele Mora vorrebbe un suo aiuto?</p><p>La situazione è complicata, per lo stesso Fede. Berlusconi da tempo lo ha <strong>emarginato</strong>, ai suoi più stretti collaboratori ha dato un input: basta, non fatemelo vedere. In redazione si è sollevato più di un mugugno, con alcuni giornalisti preoccupati di perdere credibilità professionale, mentre il sindacato interno mesi fa ha scritto un documento per ottenere delle risposte sulle inchieste che lo coinvolgono. Quindi il recente “no” ricevuto la settimana scorsa da Pescara, dove era in programma una tappa del Miss Gran Prix e Mister Italia: una sfilata di giovani, con Fede presidente della giuria. Come ai (suoi) bei tempi, quelli di Ruby. Dodicimila euro il budget messo a disposizione dall’amministrazione comunale sotto la voce “iniziativa culturale”. Qualcuno non l’ha ritenuta tale e Fede è dovuto rimanere a casa.</p><p>E ancora i pessimi, se non finiti, rapporti con due suoi ex amici, <strong>Daniela Santanchè </strong>e <strong>Flavio Briatore</strong>. I due in un’intercettazione lo definiscono un <em>“figlio di put&#8230; Gentaglia”</em>. Il riferimento era ai soldi sottratti a Berlusconi. Sempre money. Briatore lo sa bene. Il signor Gregoraci, nei primi anni ’80, era a capo di  quello che i giudici hanno chiamato “il gruppo di Milano”: partite a poker truccate per spennare polli. Il gioco s’interrompe con una retata, una serie d’arresti, un’inchiesta giudiziaria e un paio di processi. In mezzo anche Fede, assolto per insufficienza di prove. Forse, allora, non era ancora una vecchia cornacchia.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2011 </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/fede-insulta-vendola-chi-e-il-poveretto/159482/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>41</slash:comments> </item> <item><title>Granata avverte Fini  “Senza coraggio siamo finiti”</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/granata-a-fini-%e2%80%9csenza-coraggiosiamo-finiti%e2%80%9d/155533/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/granata-a-fini-%e2%80%9csenza-coraggiosiamo-finiti%e2%80%9d/155533/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Sep 2011 06:09:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bocchino]]></category> <category><![CDATA[Fini]]></category> <category><![CDATA[Granata]]></category> <category><![CDATA[Manovra Finanziaria 2011]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=155533</guid> <description><![CDATA[La verità è che siamo a metà strada. Siamo a metà di quel deserto che Fini ci ha chiesto di attraversare”, sospira Fabio Granata. E forse, qualcuno dei finiani di ferro, inizia ad avere il fiatone. Certo non lui, non il “falco” per antonomasia, acclamato dalla base di Fli per le sue posizioni “bianche” o...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La verità è che siamo a metà strada. Siamo a metà di quel deserto che <strong>Fini</strong> ci ha chiesto di attraversare”, sospira <strong>Fabio Granata</strong>. E forse, qualcuno dei finiani di ferro, inizia ad avere il fiatone. Certo non lui, non il “falco” per antonomasia, acclamato dalla base di Fli per le sue posizioni “bianche” o “nere”, mai grigie. Meno apprezzato dai compagni di viaggio, per lo stesso motivo. Dal primo settembre è tornata la Festa Tricolore di Mirabello, dove l’anno scorso il presidente della Camera aveva definitivamente sancito lo strappo da Silvio Berlusconi. Entusiasmo, gioia, orgoglio, fiducia e speranza tra i suoi. A loro aveva chiesto di essere “granitici”. Passato un anno, la roccia si è sgretolata. E chi è rimasto continua a litigare, su tutto.</p><p><strong>Onorevole, ora vi siete divisi anche sull’appoggio al referendum contro il Porcellum.</strong><br /> C’è una questione aperta sul metodo. Alcuni di noi pensano che il quesito possa non risolvere il problema. Però a maggioranza abbiamo deciso l’appoggio al comitato.</p><p><strong>Qualche divisione c’è stata.</strong><br /> Senta, la nostra gente chiede due cose: di scegliere la forma di governo e di eleggere il proprio deputato. Basta con le deleghe in bianco alle liste dei partiti, anche se non ci conviene.</p><p><strong>Altra questione: il Molise. Tra voi c’è chi vuole appoggiare il presidente uscente, Iorio, del Pdl.</strong><br /> Qui è vero, siamo divisi sul territorio: una metà è pronta a sostenere la giunta uscente, mentre l’altra è orientata su Frattura, uomo del centrosinistra (con passato in Forza Italia). Credo che Iorio abbia promesso qualche posto in lista.</p><p><strong>La discussione non è solo a livello locale.</strong><br /> Bè sì, è un fatto d’immagine. Sta di fatto che gli ultimi sondaggi ci danno al 3,3 proprio perché non siamo stati in grado di coltivare quello slancio iniziale, nato dalla rottura con Berlusconi.</p><p><strong>Quindi?</strong><br /> Non possiamo appoggiare Iorio, sia perché è il candidato del Pdl, sia perché inquisito.</p><p><strong>Chi lo sostiene a livello nazionale?</strong><br /> C’è stata una spaccatura.</p><p><strong>Bocchino chi appoggia?</strong><br /> Iorio.</p><p><strong>Mentre chi è d’accordo con lei?</strong><br /> La Perina, Raisi, Croppi, Della Vedova e altri. La maggioranza.</p><p><strong>In questo momento politico, cosa teme?</strong><br /> Siamo stati determinanti per la rottura del sistema berlusconiano e non vogliamo ritrovarci sotto le macerie proprio nel momento in cui sta crollando.</p><p><strong>Come potete evitarlo?</strong><br /> Dobbiamo interpretare un ruolo vicino a una certa posizione culturale. Quindi legalitaria, repubblicana e costituzionale. Più una capacità di esprimere innovazione e coerenza aggrappati al filo rosso di quella frattura politica.</p><p><strong>Al contrario, sono più frequenti le oscillazioni&#8230;</strong><br /> Lo so. E le dirò di più: il problema non è Berlusconi, ma il berlusconismo. Il problema sono La Russa e Bondi. Cosentino e Dell’Utri. Il problema è la questione morale.</p><p><strong>Alfano è un interlocutore?</strong><br /> No! E come? È stato il ministro portatore di tutti gli interessi, di tutte le leggi ad personam, principale esecutore degli ordini di un certo berlusconismo. Con lui non possiamo parlare. Eppoi ha anche ricandidato Berlusconi. Tolto lui, sopravviverà quello che ha costruito, e qualcuno al nostro interno deve rendersi conto di questo.</p><p><strong>Lei sembra molto lontano dal Bocchino di questi tempi.</strong><br /> Ribadisco: oggi siamo al minimo storico, al 3,3%, mentre a novembre dello sorso anno eravamo all’8,5. Questo è un fatto. Come è un fatto che vinciamo dove ci presentiamo all’opposizione del Pdl. È accaduto in Sicilia e in Sardegna. Lì abbiamo intercettato anche un voto di sinistra e abbiamo sfiorato il 9%.</p><p><strong>Lei parla a nuora-Bocchino perché intenda suocera-Fini?</strong><br /> Il presidente deve fare un passo avanti: ben venga il suo tour per il Paese, previsto subito dopo Mirabello. Non solo&#8230;</p><p><strong>Cosa?</strong><br /> Deve arrivare un messaggio più chiaro.</p><p><strong>Ce lo dica&#8230;</strong><br /> Se la scelta del Terzo polo è strategica, deve essere ovunque e al primo turno.</p><p><strong>Rispetto a un anno fa, cosa avete perso?</strong><br /> Siamo nel cuore della traversata del deserto.</p><p><strong>Siete stanchi?</strong><br /> No, ma non dobbiamo perdere il senso e la direzione di marcia.</p><p><strong>E qual è?</strong><br /> Costruire un’Italia diversa dal berlusconismo, altrimenti ci dissolviamo.</p><p><strong>E poi?</strong><br /> Tornare alla forza, all’intuizione che ha avuto Fini nel creare un soggetto identitario attraverso argomenti chiave. Senza questi, anche lui cade nel gradimento.</p><p><strong>Quali argomenti?</strong><br /> Legalità, difesa dei diritti civili, cittadinanza per i figli di immigrati, contro gli sprechi della politica. E anche il voto sull’Ici alla Chiesa mi lascia perplesso. Noi dobbiamo separare ciò che è di Cesare, da ciò che è di Dio.</p><p><strong>Sarà contenta l’Udc&#8230;</strong><br /> Bè, in certe cose ci possiamo anche dividere.</p><p><strong>Ancora?</strong><br /> Senta, noi dobbiamo ritrovare lo spirito di un anno fa, altrimenti è finita.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 6 settembre 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/06/granata-a-fini-%e2%80%9csenza-coraggiosiamo-finiti%e2%80%9d/155533/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>70</slash:comments> </item> <item><title>Da piazza San Pietro a piazza San Giovanni, sacro e profano del Primo Maggio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/da-piazza-san-pietro-a-piazza-san-giovanni-sacro-e-profano-del-primo-maggio/108349/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/da-piazza-san-pietro-a-piazza-san-giovanni-sacro-e-profano-del-primo-maggio/108349/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 May 2011 15:57:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[beatificazione]]></category> <category><![CDATA[lavoratori]]></category> <category><![CDATA[papa Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Papa Giovanni Paolo II]]></category> <category><![CDATA[pellegrini]]></category> <category><![CDATA[piazza san giovanni]]></category> <category><![CDATA[Piazza San Pietro]]></category> <category><![CDATA[primo maggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108349</guid> <description><![CDATA[Cinque chilometri in linea d&#8217;aria. Poco più a piedi. E&#8217; quanto dista piazza San Pietro da San Giovanni, dal sacro al “profano”, dalla beatificazione di Giovanni Paolo II a quella dei lavoratori. Dal bianco della Chiesa al rosso delle bandiere della Cgil che sventolano per il primo Primo Maggio. Dall&#8217;icona di Wojtyla, disseminata ovunque, all&#8217;eterno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Cinque chilometri in linea d&#8217;aria. Poco più a piedi. E&#8217; quanto dista piazza San Pietro da San Giovanni, dal sacro al “profano”, dalla beatificazione di Giovanni Paolo II a quella dei lavoratori. Dal bianco della Chiesa al rosso delle bandiere della Cgil che sventolano per il primo <strong>Primo Maggio</strong>. Dall&#8217;icona di Wojtyla, disseminata ovunque, all&#8217;eterno profilo stilizzato del <strong>Che</strong>. Un milione di pellegrini da una parte, meno della metà dall&#8217;altra. L&#8217;unica costante è Roma, città aperta. Lo è sempre stata, oggi in particolare, dove riesce a far convivere due mondi in teoria lontani, magari poco dialoganti, certo accomunati dal piacere della musica, dall&#8217;età giovane dei protagonisti, dalla voglia di credere in qualcosa. E così noi de <strong><em>Il Fatto Quotidiano</em></strong> li abbiamo percorsi questi chilometri, abbiamo  realizzato il nostro pellegrinaggio attraverso le varie gradazioni di “colore”.</p><p>Quindi ecco i tanti cittadini polacchi accorsi per salutare, per beatificare il loro <strong>Padre</strong>, invitare gli altri a una preghiera, a stringere in mano una medaglietta della Madonna. Poi le tante persone su una sedia a rotelle aspettare le ultime fasi della cerimonia, magari accanto agli anziani distrutti dalla nottata, seduti su sgabellli improvvisati e spesso soccorsi da infermieri e volontari. Poco più lontano, sul ponte davanti San Pietro, gruppi di cileni, argentini, spagnoli, francesi, scambiare impressioni sulla beatificazione e magari qualche consiglio su cosa vedere della città eterna. Tutti circondati da italiani che vendono, o meglio piazzano la qualunque: dalle fascette con l&#8217;effige di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, ai santini, fino a bevande e panini con la porchetta. Per loro affari d&#8217;oro. Anche se chiedergli come va il business è pericoloso quanto bestemmiare in piazza San Pietro. “Aoh, e vattene! Che voi du schiaffi” la reazione più sobria.</p><p>Ecco largo Argentina, piazza Venezia, via dei Fori Imperiali. Qui la gradazione di colore inizia realmente a cambiare: dal bianco al giallo-arancione. C&#8217;è chi dipinge la Madonna sull&#8217;asfalto, chi fa la statua vivente e chi suona la sua musica. I turisti, tanti, passeggiano, si guardano attorno, il sole c&#8217;è, e nessuno lo aveva previsto. Finalmente <strong>San Giovanni</strong>, le prime note rock, i decibel sono decisamente più alti, esattamente come le grida dei presenti. Il bianco non c&#8217;è più, a parte il marmo della Basilica che troneggia sulla piazza. I ragazzi anche qui ballano, della beatificazione non sono minimamente interessati, la scansano con un sorriso, come a dire: ma cosa mi chiedi? Meglio parlare di <strong>Berlusconi </strong>e di Bunga Bunga, meglio anche non riportare le risposte: la maggior parte sono insulti e improperi verso il premier. I gruppi si alternano sull&#8217;immenso palco, purtroppo c&#8217;è la par condicio e nessuno degli artisti può dire quello che realmente vorrebbe, quasi tutti rispettano il diktat. Anche se il bavaglio è poco rock.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/zgMaiZpLOaw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/da-piazza-san-pietro-a-piazza-san-giovanni-sacro-e-profano-del-primo-maggio/108349/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>San Pietro, la nostalgia dei fedeli per Wojtyla: &#8220;Con Ratzinger non c&#8217;è paragone&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/san-pietro-la-nostalgia-dei-fedeli-per-wojtyla-ratzinger-e-sempre-il-papa-pero-non-ce-paragone/108304/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/san-pietro-la-nostalgia-dei-fedeli-per-wojtyla-ratzinger-e-sempre-il-papa-pero-non-ce-paragone/108304/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 May 2011 09:09:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[beatificazione]]></category> <category><![CDATA[giovanni paolo II]]></category> <category><![CDATA[papa Benedetto XVI]]></category> <category><![CDATA[Ratzinger]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[San Pietro]]></category> <category><![CDATA[Santo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=108304</guid> <description><![CDATA[Alle nove e venti spunta un raggio di sole tra le nuvole. Un piccolo miracolo per chi ha passato l&#8217;intera nottata sotto la pioggerellina romana, nell&#8217;umido, sdraiati sui sanpietrini in attesa della beatificazione di Giovanni Paolo II. Centinaia di migliaia di pellegrini con bandiere di ogni paese, angolo sperduto, colori, stemmi, fazzoletti al collo, ricordi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/papa-beato-interna.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-108306" title="papa beato interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/05/papa-beato-interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Alle nove e venti spunta un raggio di sole tra le nuvole. Un piccolo <strong> miracolo</strong> per chi ha passato l&#8217;intera nottata sotto la pioggerellina  romana, nell&#8217;umido, sdraiati sui sanpietrini in attesa della  beatificazione di <strong>Giovanni Paolo II</strong>. Centinaia di migliaia di <strong>pellegrini</strong> con bandiere di ogni paese, angolo sperduto, colori, stemmi, fazzoletti  al collo, ricordi e commozione. Stanchezza, poca. Sono felici di stare a  Roma, aspettavano questo momento, non gli interessa dei vincoli  climatici, logistici o semplicemente fisiologici: i bagni sono  pochissimi, le tante file sparse per ogni angolo attorno alla basilica,  sono per conquistare i gabinetti di bar e ristoranti. C&#8217;è chi spinge una  carrozzella, chi è provvisto di seggiolini, chi di sacco a pelo o di  un cuscino. Chi cerca una boccetta d&#8217;acqua e chi deve fare i conti con  l&#8217;età e gli acciacchi.</p><p>Poi i volontari, per loro un diktat curioso: non rispondere alle domande  dei giornalisti. Il perché, impossibile saperlo. Molti i ragazzi, l&#8217;età  media è bassa, sono cresciuti con lui, ognuno ha un suo ricordo  particolare, un episodio al quale è legato: da quel grido, quel  &#8220;convertitevi&#8221; del 1993 contro la mafia nella vallata di Agrigento, a  lui che scherza coi bambini, improvvisa l&#8217;accento romano, fino ai  funerali, alla veglia e Wojtyla al centro del sagrato adagiato con le  scarpette rosse. &#8220;Era uomo. Lo sentivamo vicino, tra di noi. Ci  sollecitava, spronava, ci ricordava di non aver paura&#8221; è il refrain  comune.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/K1A5gRx0qb8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Altra storia con <strong>Ratzinger</strong>. Sono passati più di 6 anni dal quel due  aprile del 2005, quando alle 21:37 l&#8217;Ansa annunciò la morte di Giovanni  Paolo II, sei anni durante i quali, Benedetto XVI non è riuscito a  percorrere lo stesso cammino del suo predecessore. Se si chiede ai  presenti un confronto tra i due, cala quasi un velo di imbarazzo,  qualcuno si chiude dietro un &#8220;vabbè, quest&#8217;ultimo è più un uomo di  cultura&#8221;, altri parlano di origini differenti &#8220;perché in fini dei conti  è tedesco e loro sono più distaccati per tradizione, sono un paese  freddo&#8221;. Sarà ma anche la Polonia non nasce proprio sotto il segno del  sole. Così questa beatificazione diventa un momento per ritrovarsi oltre  il significato principale, diventa un appuntamento per ritrovare uno  spirito perso, collettivo &#8220;uno spirito in qualche modo abbandonato &#8211; ci  spiega una suora polacca &#8211; sì, li devo ammettere mi <strong>manca molto</strong>&#8220;.</p><p><strong>Capitolo Polonia</strong>: sono tanti, tantissimi i connazionali di Karol  Wojtyla. Il bianco e il rosso della loro bandiera troneggia ovunque,  cantano insieme, pregano, si raccolgono in circolo. Alcuni piangono.  Molti vivono in Italia o sono passati per lo Stivale, prima di  trasferirsi altrove. &#8220;Ci ha fatto diventare grandi, ci ha restituito la  libertà, ci ha protetto&#8221;, raccontano. &#8220;E&#8217; stata la nostra guida. Anzi,  lo sarà per sempre. Ratzinger? Non scherziamo, per carità è sempre il  Papa, però&#8230;&#8221;. Però non suscita emozioni, non coinvolge. Eppure è  &#8220;costretto&#8221;, primo nella millenaria storia della Chiesa a beatificare il  suo predecessore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/san-pietro-la-nostalgia-dei-fedeli-per-wojtyla-ratzinger-e-sempre-il-papa-pero-non-ce-paragone/108304/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>121</slash:comments> </item> <item><title>Lirio Abbate: &#8220;Cosa nostra spara  se scrivi dei suoi affari&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/%e2%80%9cho-fatto-i-nomi-la-mafia-mi-vuole-morto%e2%80%9d/100675/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/%e2%80%9cho-fatto-i-nomi-la-mafia-mi-vuole-morto%e2%80%9d/100675/#comments</comments> <pubDate>Tue, 29 Mar 2011 15:00:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[I complici]]></category> <category><![CDATA[lirio abbate]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[ndrangheta]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[peter gomez]]></category> <category><![CDATA[scorta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=100675</guid> <description><![CDATA[“Sai cosa volevo fare da giovane? Il cronista sportivo”. Invece sono quattro anni che vive sotto scorta. La mafia lo vuole uccidere, vuole eliminare Lirio Abbate per quello che ha scritto e continua a scrivere, prima all’Ansa, poi nel libro “I complici” (con Peter Gomez) e ora sull’Espresso. L’ultimo avvertimento l’ha svelato La Stampa su...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_100811" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/Lirio_abbate_019_1211206790.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-100811" title="Lirio_abbate_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/Lirio_abbate_019_1211206790.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il giornalista Lirio Abbate</p></div><p>“Sai cosa volevo fare da giovane? Il cronista sportivo”. Invece sono quattro anni che vive sotto scorta. La mafia lo vuole uccidere, vuole eliminare<strong> Lirio Abbate</strong> per quello che ha scritto e continua a scrivere, prima all’Ansa, poi nel libro<em><strong> “I complici”</strong></em> (con <strong>Peter Gomez</strong>) e ora sull’Espresso. L’ultimo avvertimento l’ha svelato<em> La Stampa</em> su un’indagine della procura di Messina per un progetto di attentato di Cosa nostra e ‘Ndrangheta contro “quel giornalista”. Lirio sfoglia distrattamente il giornale, legge la notizia. Non appare stupito. Se possibile, sembra abituato: “È che in parte già lo sapevo, ero stato avvertito dalle forze dell’ordine: sono bravissime a prevenire e intervenire. E comunque è ‘solo’ l’ennesimo avvertimento-minaccia contro di me, sia a Palemmo (ci tiene a mantenere una lieve inflessione isolana), sia a Roma&#8230;”.</p><p><strong>Come è iniziato tutto?<br /> </strong>Quando la squadra mobile di Palermo ha scoperto l’intenzione di un gruppo di Brancaccio di farmi fuori.</p><p><strong>In quel periodo di cosa ti occupavi?<br /> </strong>Di più cose, su più fronti. Come sempre. Però ho capito una cosa&#8230;</p><p><strong>Quale?<br /> </strong>Che in Sicilia gli investigatori sono in grado di svelare le mosse dei mafiosi. Vedi, rispetto al passato quando ci furono giornalisti ammazzati dalle mafie, oggi possiedono gli strumenti e l’esperienza per contrastare.</p><p><strong>Quanti e quali segnali di pericolo hai subito?<br /> </strong>Ti faccio un esempio: dopo le prime minacce, ritennero opportuno allontanarmi dalla Sicilia. Andai a Roma, ma dopo qualche mese tornai a Palermo. Pochi giorno trovarono un ordigno in un’auto parcheggiata sotto casa.</p><p><strong>Poi ci fu l’episodio con Leoluca Bagarella.<br /> </strong>Impressionante, quanto inedito. Durante un processo, chiese di poter rilasciare delle dichiarazioni. E mi attaccò personalmente.</p><p><strong>Ti ricordi cosa disse?<br /> </strong>Eccome, ma non è il caso di ripetere le parole esatte.</p><p><strong>Perché Bagarella ce l’aveva con te?<br /> </strong>Avevo svelato l’assetto di Cosa Nostra in quel periodo, gli accordi, le nuove strategie maturate in carcere tra i corleonesi e i catanesi. Ma il problema era un altro: Bagarella, dal 41-bis, sapeva cosa scriveva l’Ansa e chi era l’autore.</p><p><strong>Si interessava di informazione?<br /> </strong>Eccome. Per loro è molto più importante quello che pubblicano i giornali di un avviso di garanzia o di una condanna, ergastolo escluso. Per Provenzano o Riina non è grave sentirsi definire ‘mafiosi’, anzi è un titolo di orgoglio, di riconoscimento. Il problema nasce quando gli sputtani il consulente o il manager complice con il quale fa affari. Quando tocchi i ‘colletti bianchi’, gli insospettabili. Quando arrivi alla zona grigia, quella inesplorata fino a pochi anni fa. E fai i nomi.</p><p><strong>Tra le persone indicate da Brusca come “eliminabili”, c’è anche il tuo editore, Carlo De Benedetti.<br /> </strong>Fa capire ancora di più quanto i boss tengano all’informazione. Immagina cosa potrebbe essere l’Italia senza le notizie che riportano il Fatto, Repubblica o l’Espresso.</p><p><strong>Dalla mafia classica, si è passati a denunciare quella in giacca e cravatta. Qual è il prossimo passo?<br /> </strong>La politica: dalla pubblica amministrazione al Parlamento. Cosa Nostra ha messo la sicura ai kalashnikov, punta ad altro e di esempi ne abbiamo molti, troppi.</p><p><strong>Ma in quest’ultimo periodo la politica celebra la cattura di molti latitanti eccellenti&#8230;<br /> </strong>Vedo altro.</p><p><strong>Cosa?<br /> </strong>Che racconto che un politico è in contatto con i mafiosi e questi parlano bene di lui; che anche i collaboratori fanno il suo nome e quindi viene indagato; se racconto le cene, gli incontri con i boss e così via, non succede niente. Anzi, leggo di un presidente del Consiglio che lo chiama e gli dice: ‘Bravo, hai tutti i numeri per diventare ministro’.</p><p><strong>Purtroppo non è una favola&#8230;<br /> </strong>È quello che accade nel nostro Paese in questi giorni. Basta vedere la nomina all’Agricoltura di Romano: un chiaro segnale ai mafiosi.</p><p><strong>È possibile abituarsi a una vita sotto scorta?<br /> </strong>All’inizio mi vergognavo. A volte mi capita ancora. Poi penso che c’è gente che non conosco, come Bagarella, che può decidere della mia vita. E scopro che, se vogliono, mi possono raggiungere ovunque e comunque. Comunque in alcuni momenti non si può non aver paura.</p><p><strong>Ti sei mai pentito della scelta professionale?<br /> </strong>Volevo fare il cronista sportivo, come ti ho detto. Poi ho trovato dei bravi maestri che mi hanno insegnato cos’è il giornalismo in Sicilia, e penso a Lucio Galluzzo, ma anche alla lezione di Mario Francese, Pippo Fava, Mauro Rostagno. Colleghi ammazzati dalla mafia.</p><p><strong>Chi altro?<br /> </strong>La famiglia Impastato, la memoria di Peppino, il rapporto con Giovanni, con la mamma Felicia che ora non c’è più.</p><p><strong>Vedi una fine a tutto questo?<br /> </strong>Per forza. Non si può vivere in eterno così.</p><p>da <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 29 marzo 2011</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/%e2%80%9cho-fatto-i-nomi-la-mafia-mi-vuole-morto%e2%80%9d/100675/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>27</slash:comments> </item> <item><title>Cena di Natale per cinque persone a 30 euroEcco la ricetta dello chef Antonio Raffaele</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/cena-di-natale-per-cinque-persone-a-30-euroecco-la-ricetta-dello-chef-antonio-raffaele/83515/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/cena-di-natale-per-cinque-persone-a-30-euroecco-la-ricetta-dello-chef-antonio-raffaele/83515/#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Dec 2010 20:17:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[chef]]></category> <category><![CDATA[low cost]]></category> <category><![CDATA[Natale]]></category> <category><![CDATA[pranzo]]></category> <category><![CDATA[Raffaele]]></category> <category><![CDATA[ricetta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=83515</guid> <description><![CDATA[Ci sono stelle, forchette, cappelli. Ogni rivista o pubblicazione ha il suo metro di giudizio per valutare un ristorante. Ma la costante è sempre la stessa: prezzi proibitivi ai più, specialmente sotto le feste. Così ilfattoquotidiano.it ha pensato di chiedere a un grande chef di spiegarci come mettere in tavola una cena della vigilia di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/12/cenonePezzo.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-83521" title="cenonePezzo" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/12/cenonePezzo.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Ci sono stelle, forchette, cappelli. Ogni rivista o pubblicazione ha il suo metro di giudizio per valutare un ristorante. Ma la costante è sempre la stessa: prezzi proibitivi ai più, specialmente sotto le feste. Così ilfattoquotidiano.it ha pensato di chiedere a un grande chef di spiegarci come mettere in tavola una cena della vigilia di Natale. <strong>Una cena fuori dal comune. </strong>E soprattutto a prezzi contenuti. <strong>Antonio Raffaele</strong> ci ha dato la sua disponibilità, entusiasta. Lui è uno dei quattro chef-sommelier d&#8217;Italia, nominato miglior rappresentante della categoria nel 2008, nonostante abbia solo 37 anni. Ora è a Lecce al ristorante Artecrazia presso l&#8217;Art Hotel e Park della catena alberghiera Clarion-Choice. Segni particolari? Conosce la Costituzione a memoria “è uno dei migliori ricordi della mia carriera universitaria”, e quando è ai fornelli, se stimolato, può anche recitarla. Quando lunedì l&#8217;abbiamo contattato ci ha risposto: “Datemi due giorni e vi spiego come organizzare un pasto di <strong>quattro portate per cinque persone con soli 30 euro</strong> totali”. Detto, fatto. Ecco come:</p><p><strong> Antipasto: crudo di baccalà</strong></p><p>Ingredienti e procedimento: sono necessari circa tre etti di baccalà già ammollato. Se ancora salato, è necessario lasciarlo sotto l’acqua per delle ore. Quindi infornare sessanta grammi di olive nere insieme a della scorza d’arancia, se qualcuno ha il camino, ancora meglio: cuocetele con il fuoco di legna. Nel frattempo frullate cinquanta grammi di pomodoro secco insieme a dell’olio extravergine d’oliva  (cento grammi). Tagliate il baccalà a fettine sottili e disponetele sul piatto e sopra fateci cadere delle goccioline di pomodoro, accanto dei pezzettini oliva e una spolverata di origano. Se avete la possibilità doi trovarlo, viconsiglio quello della Palombara, è il più profumato al mondo.</p><p><strong>Primo: spaghetti con acciughe e pan brioche</strong></p><p>Ingredienti e procedimento: per 500 grammi di spaghetti, consigliamo dieci filetti di acciughe passati in padella con dell’olio, sempre extravergine, e due spicchi di aglio schiacciati, ma senza toglierli dalla pellicina. Contemporaneamente 120 grammi di pan brioche (mi raccomando, raffermo), va sbriciolato e passato in padella con un po’ di aglio e di olio per renderlo croccante e frulliamo i capperi dissalati nell’olio, fino a creare una cremina. Infine, a mo’ di crepe, mettiamo il pecorino già grattato in una padella per creare le nostre cialdine, una a testa a seconda di quanti sono i commensali. A questo punto assembliamo i vari ingredienti: saltiamo gli spaghetti nelle acciughe e aggiungiamo il pan brioche. Poggiati nel piatto, versiamo alcune gocce di cappero e inseriamo la cialda.</p><p>Consigli: per questo piatto considero perfetti gli spaghetti Latini realizzati con il grano Senatore Cappelli.</p><p><strong>Secondo e contorno: filetto di baccalà</strong></p><p>Ingredienti e procedimento: passare il filetto, non spellato, nella farina di mais e friggerlo in olio di oliva extra-vergine. Nel frattempo vanno bollite le patate, quindi schiacciate e ripassate con un po’ di aglio, olio e cipolla. A questo impasto vanno aggiunti dei broccoli neri sbollentati e conditi con poca buccia di limone. Avrete un insieme giallo-verde che consiglio di inserire dentro delle formine, stampini, in modo da avere una base solida sopra la quale adageremo il nostro filetto. A corredo potrete poi aggiungere dei peperoni secchi: il consiglio è passare i peperoni in acqua e ghiaccio e poi, dopo averli asciugati, friggerli. Altrimenti vanno bene anche quelli cotti al forno.</p><p><strong>Dolce: &#8220;turdiddi&#8221; o gnocco dolce</strong></p><p>Ingredienti e procedimento: è il dolce natalizio tipico del mio paese, Paola, in Calabria. Un dolce semplice ma che dà grandissime soddisfazioni. Prendete un bicchiere di olio extravergine e un bicchiere di vino rosso e portate a bollore, una volta raffredati  gestite la farina a seconda di quanta ne prende l’impasto. Realizzate degli gnocchi e friggeteli in olio di arachide. Così portate a bollore del miele, fino a quando vedete la schiuma. A questo punto immergete lo gnocco nel miele e adagiatelo su un vassoio (le nostre nonne li passavano nel &#8220;milazzo&#8221; di fichi prodotto unico e raro che può esere considerato il nostro aceto balsamico tradizionale di Modena).</p><p><strong>Vino: per il pasto consiglio un rosato salentino, mentre per il dolce l’ideale è l’anice.</strong></p><p>Risultato: trenta euro compresi gli alcolici. E buon Natale a tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/23/cena-di-natale-per-cinque-persone-a-30-euroecco-la-ricetta-dello-chef-antonio-raffaele/83515/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>119</slash:comments> </item> <item><title>Fini: &#8220;Dimettiti&#8221;. La replica di B: &#8220;Sfiduciami&#8221;  Ma questa volta non si torna indietro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/07/fini-berlusconi-dimettiti-la-replica-sfiduciami-ma-questa-volta-non-si-torna-indietro/75758/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/07/fini-berlusconi-dimettiti-la-replica-sfiduciami-ma-questa-volta-non-si-torna-indietro/75758/#comments</comments> <pubDate>Sun, 07 Nov 2010 19:06:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[dimissioni]]></category> <category><![CDATA[Fini]]></category> <category><![CDATA[fli]]></category> <category><![CDATA[futuro e libertà]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75758</guid> <description><![CDATA[Un’ora di attesa. Di voli pindarici, attacchi sottintesi, mai troppo diretti. Un’ora di alta oratoria, per Gianfranco Fini, dove, davanti alla sua gente radunata a Bastia Umbra, tocca tutti i temi sensibili, dalla cittadinanza per gli immigrati, fino all’economia e il lavoro. Poi la botta. Quello che tutti aspettano: “Berlusconi si dimetta, salga al Colle...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/11/siniitem.jpg?47e3a5"><img class="alignnone size-full wp-image-75764" title="siniitem" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/11/siniitem.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Un’ora di attesa. Di voli pindarici, attacchi sottintesi, mai troppo diretti. Un’ora di alta oratoria, per <strong>Gianfranco Fini</strong>, dove, davanti alla sua gente radunata a Bastia Umbra,  tocca tutti  i temi sensibili, dalla cittadinanza per gli immigrati, fino all’economia e il lavoro. Poi la botta. Quello che tutti aspettano: “Berlusconi si dimetta, salga al Colle e apra la crisi. Senza questo colpo d&#8217;ala la nostra delegazione non rimarrà un&#8217;ora in più al governo”. E’ a questo punto che viene “giù” la sala. Un boato, tutti in piedi, liberi di gridare la loro gioia, di scandire il nome del fondatore di Futuro e libertà e di mettersi alle spalle il premier. Ecco: la due giorni perugina è tutta qui. Quarantotto ore per arrivare al punto focale, per dire a tutto il Paese: non si torna indietro, il <strong>Pdl</strong> è morto e con lui i compromessi ingoiati in questi due anni e mezzo di Berlusconi. Noi andiamo avanti, oltre lui.</p><p>E “lui” si è fatto sentire attraverso l’agenzia di stampa <strong>Agi</strong>, che riporta alcune riflessioni fatte con alcuni dirigenti del Pdl: “No agli ultimatum, la sfiducia va votata in Parlamento&#8221;, ha detto <strong>Silvio</strong> <strong>Berlusconi</strong>: &#8220;Da parte mia non c&#8217;è nessuna intenzione di dimissioni. Se Fini vuole aprire la crisi venga in Parlamento e si assuma la responsabilità di votare la sfiducia&#8221;. Della serie: rispetti le regole e vediamo chi si prende la responsabilità davanti agli elettori.</p><p>Comunque,  a <strong>Bastia</strong> <strong>Umbra</strong>, è accaduto qualcosa di particolare che va oltre il discorso di Fini; qualcosa che nasce da prima, forse da quel 29 luglio quando il premier ha cacciato il cofondatore dal Pdl. “Da allora  &#8211; racconta uno dei delegati – ci siamo sentiti traditi, umiliati. E forse, in noi, è scattato un moto di orgoglio”. Sì, la parola chiave è orgoglio. A settembre a Mirabello, durante la  Festa Tricolore, era nell’aria, lo si percepiva chiara dalle parole dei volontari, dai gesti dei tanti amministratori locali giunti da ogni dove per spronare “falchi” e “colombe” a non tornare indietro. Al contrario i senatori e i deputati apparivano più cauti: i vari <strong>Fabio</strong> <strong>Granata</strong> e <strong>Angela</strong> <strong>Napoli</strong> non mancavano di smarcarsi, di attaccare il premier; ma dall’altra parte c’erano i <strong>Pasquale</strong> <strong>Viespoli</strong> a raffreddare le speranze, a dire “aspettiamo a vedere”. Fino a oggi. Il segnale è arrivato ieri, con l’introduzione dura, decisa di <strong>Italo</strong> <strong>Bocchino</strong> pronto a dire “ora vedrete cosa accadrà”. La certezza oggi dal palco, quando il ministro Ronchi ha rimesso il suo mandato e quello dei suoi colleghi, nelle mani di Fini. E’ stato uno dei momenti più alti, dove si è sanato e saldato lo spirito e la volontà di Fli con la sua gente,  la stessa rimasta incerta dopo Mirabello.</p><p>Ecco quindi la strada imboccata del presidente della Camera, a partire da un tema sensibile per il centrodestra: “La <strong>legalità</strong> è la condizione essenziale per la libertà. Nel nostro manifesto dei valori &#8211; spiega &#8211; c&#8217;è il rispetto per la persona umana con la tutela dei diritti civili, senza alcuna distinzione e senza alcuna discriminazione. Rispettare la persona non vuol dire distinguere tra bianchi e neri, tra cristiani, musulmani ed ebrei, tra eterosessuali ed omosessuali, tra cittadini italiani e stranieri. La persona è al centro di qualsiasi cultura politica che voglia creare i presupposti per l&#8217;armonia. E la legalità è la condizione essenziale per la libertà&#8221;. Quindi l’attacco al cuore del partito (“Su questi temi il Pdl a rimorchio della <strong>Lega</strong> è il partito più arretrato d&#8217;<strong>Europa</strong>”), all’informazione (“Meglio certi giornali che non bisogna leggere piuttosto che i <strong>Tg</strong> <strong>velinari</strong>, nel senso delle veline del regime e non delle belle ragazze”) e un rimpianto per alcuni dei protagonisti della vecchia politica: “Credo che anche gli italiani lo abbiamo, del rigore, dello stile, del comportamento come <strong>Moro</strong>, <strong>Berlinguer</strong>, <strong>Almirante, La</strong> <strong>Malfa</strong>: la prima Repubblica era anche in queste personalità che non si sarebbero mai permesse di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato”.</p><p>E ancora il rifiuto dei famosi cinque punti, riproposti dallo stesso Berluconi, giovedì durante la Direzione nazionale del Pdl: “Il patto di legislatura è possibile solo se c&#8217;è una nuova agenda politica e un patto di governo da qui al <strong>2013</strong>. Non basta il compitino dei cinque punti”. Infine snocciola una serie di temi ostili per il Popolo delle libertà e la stessa Lega: “Nuovo patto sociale, fiscalità di vantaggio per il <strong>Sud</strong> e soprattutto togliere di mezzo la legge elettorale della vergogna”. Ma per arrivare a tutto questo “Berlusconi deve avere il coraggio del colpo d&#8217;ala. Deve prendere la decisione di rassegnare le dimissioni, salire al Colle, dichiarare aperta la crisi e avviare una fase in cui si ridiscuta l&#8217;agenda, il programma e verificare la composizione del governo e la natura della coalizione”. Una coalizione nella quale deve entrare anche l&#8217;Udc. “Altrimenti  Ronchi, Urso, Menia e Bonfiglio non rimarranno un minuto in più nel governo. Berlusconi decida se cambiare o tirare le cuoia”. Ovazione, da tutti. Lacrime, per alcuni. E la voglia di vedere cosa accadrà da domani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/07/fini-berlusconi-dimettiti-la-replica-sfiduciami-ma-questa-volta-non-si-torna-indietro/75758/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>690</slash:comments> </item> <item><title>Fra le fila di Futuro e libertà</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/fra-le-fila-di-futuro-e-liberta/75596/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/fra-le-fila-di-futuro-e-liberta/75596/#comments</comments> <pubDate>Sat, 06 Nov 2010 21:21:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Flavia Perina]]></category> <category><![CDATA[futuro e libertà]]></category> <category><![CDATA[generazione italia]]></category> <category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=75596</guid> <description><![CDATA[Ragazzi, tanti. Tantissimi. Sì, è vero, l’appuntamento nasce come una due giorni di Generazione Italia. Ma ora è altro; ora è il reale battesimo di “Futuro e libertà”. Eppure, qui a Bastia Umbra, quello che colpisce è l’età media dei seimila presenti e il loro entusiasmo: a cavallo dei trent’anni, sono arrivati da tutto il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ragazzi, tanti. Tantissimi. Sì, è vero, l’appuntamento nasce come una due giorni di <strong>Generazione</strong> <strong>Italia</strong>. Ma ora è altro; ora è il reale battesimo di “Futuro e libertà”. Eppure, qui a <strong>Bastia</strong> <strong>Umbra</strong>, quello che colpisce è l’età media dei seimila presenti e il loro entusiasmo: a cavallo dei trent’anni, sono arrivati da tutto il paese con mezzi propri. Di soldi non ce n’è. “Un esempio? – spiega uno degli organizzatori – Gran parte di tutto questo è stato pagato con le quote associative di <strong>Generazione</strong> <strong>Italia</strong>:  siamo 200mila iscritti a dieci euro a testa. Si faccia i conti”. Ecco, più o meno la convention è costata tra i 130mila e i 160 mila euro, quindi sono gli under 30 ad aver consentito a <strong>Gianfranco Fini</strong> e i suoi di diventare grandi. E ancora: ci sono tanti G2, ovvero la seconda generazione, i figli degli immigrati ora diventati italiani. “Sa qual è l’aspetto più bello? – spiega l’onorevole <strong>Flavia</strong> <strong>Perina</strong> – E’ che conosco pochissimi dei presenti: qui c’è gente diversa, in cerca di una nuova politica”. Vero. E per scoprirlo basta chiedere in giro “chi sei”, “da dove vieni” o “qual è la tua storia politica”. Le risposte sono le più diverse: c’è molta An, parti del Pdl e tanti neofiti. Un po’ sembra di stare al primo congresso di <strong>Sinistra</strong> <strong>e Libertà</strong>, due settimane fa a Firenze. Per carità, le differenze esistono ancora tra sinistra e destra, però meno di prima: sia nell’appuntamento toscano che in questo umbro si toccano temi simili e sensibilità affini, dalla giustizia alla legalità; dall’ecologia ai diritti dell’uomo. Il tema dell’omosessualità è uno dei più gettonati. E <strong>Silvio</strong> <strong>Berlusconi</strong> è meglio nominarlo a bassa voce se non si vogliono stimolare insulti o amare riflessioni. Il tutto racchiuso dall’entusiasmo del voler esserci, del voler tornare a parlare di politica. Oltre questi ultimi diciassette anni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/fra-le-fila-di-futuro-e-liberta/75596/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>63</slash:comments> </item> <item><title>Tutti a &#8220;messa&#8221; da Nichi: Vendola si laurea leader e parte all&#8217;assalto del centro-sinistra</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/tutti-a-messa-da-nichi-vendola-si-laurea-leader-e-parte-allassalto-del-centro-sinistra/73450/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/tutti-a-messa-da-nichi-vendola-si-laurea-leader-e-parte-allassalto-del-centro-sinistra/73450/#comments</comments> <pubDate>Sun, 24 Oct 2010 17:08:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=73450</guid> <description><![CDATA[E’ domenica. E a Firenze il popolo di Sel va a messa da Nichi Vendola. Circa un’ora e mezzo, ottantacinque minuti, tanto serve al leader di Sinistra ecologia e libertà per chiudere il primo Congresso, quello fondativo, farsi ufficialmente incoronare e dare l’assalto al centro-sinistra. “Attraverso le primarie che sono il pezzo forte dell’immaginario collettivo....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ domenica. E a Firenze il popolo di Sel va a messa da <strong>Nichi Vendola</strong>. Circa un’ora e mezzo, ottantacinque minuti, tanto serve al leader di Sinistra ecologia e libertà per chiudere il primo Congresso, quello fondativo, farsi ufficialmente incoronare e dare l’assalto al centro-sinistra. “Attraverso le primarie che sono il pezzo forte dell’immaginario collettivo. Che travalicano i confini dei partiti: no, non possiamo più tornare indietro. Con quale alleanza? La più ampia possibile (anche con i centristi, ndr)”, racconta Vendola.</p><p>Raccontare, è il verbo chiave. Il suo non è un comizio classico, fatto di attacchi e risposte; accuse e strategie; alleanze dichiarate e altre sottaciute. Non nomina quasi nessuno degli altri rappresentati politici: sfiora <strong>Bersani </strong>e spiega l’esigenza dell’unità (“Siamo stati bravissimi a farci del male), cita un paio di volte <strong>Berlusconi </strong>e il berlusconismo come obiettivo da “abbattere”, accusa la <strong>Gelmini </strong>di distruggere la scuola e l’università. Sfiora D’<strong>Alema</strong>, vera presenza grigia del Congresso, forse detestato quanto l’attuale premier. E accusa <strong>Tremonti </strong>e la sua politica economica. Ma sono passaggi, veloci, piccolo cammei all’interno di un viaggio fatto di “suggestioni”, coma ama spesso precisare.</p><p>E’ un racconto, appunto, da inquadrare nel concetto di parabola cristiana. Non lo nasconde. Rivendica in più fasi il suo essere cattolico praticante, ricorda quali sono le sue basi formative e le schiaffa in faccia sia agli ex democristiani (“Che dopo la caduta della Dc hanno inseminato di clericalismo tutta la scena italiana”), sia ai delegati presenti: “Vedete, tra le tante diversità che dovete sopportare di me, c’è anche questa”. <strong>In platea c’è chi applaude e chi sorride</strong>. La sensazione, o suggestione, è che possa dire loro qualunque cosa: un po’ perché è un oratore straordinario, un po’ per l’estrema fiducia in lui riposta. Così li catechizza quando tentano un applauso fuori dal suo tempo, li solleva quando è il momento giusto, e li sollecita a porgere l’altra guancia “a cercare un nuovo francescanesimo laico”, o ad “aprire le porte e discutere”. E ancora li sprona “alla conoscenza reciproca”.</p><p><strong>Tutti insieme</strong>: ecologisti, ex diessini, ex di rifondazione, ex e ancora ex di altro movimento ex. Lì, seduti e commossi, rapiti dal suo verbo. Con lui, Vendola, bravo a non deluderli.  Ecco quindi, il suo discorso inframmezzato da passaggi rivolti a l’uno o all’altro: dalla necessità di ripensare generalmente l’ecosistema mondiale, o a garantire la sicurezza per Israele ma (anche) una patria per i palestinesi, fino alla riformulazione di un nuovo welfare (“Con una maturazione dei diritti sociali e di libertà e una battaglia per il reddito di cittadinanza”). Quindi l’abbraccio ideale con il segretario della Fiom, <strong>Maurizio Landini</strong>, attraverso l’appoggio allo “sciopero generale, perché noi abbiamo bisogno della Cgil, è l’Italia ad averne bisogno, per ricomporre quello specchio caduto in frantumi che ci permette di specchiarci. Ma sia ben chiaro, credo nell’indipendenza del sindacato”.  Per poi puntare il dito contro i tagli alla cultura: “Proprio noi che siamo il paese di Verdi e Puccini. E nonostante l’industria della cultura sia la più grande dell’Italia con i suoi 300mila occupati, altro che parassiti. La verità? E’ che vogliono toglierci la possibilità di essere intelligenti e colti. Di essere liberi. Perché nati non fummo pere vivere come bruti”.</p><p>Punti pratici. Conferma il suo sì al “governo di scopo: anche se non siamo in Parlamento, ma visto che tutti me lo chiedono…”. Vuol dire: bene a una riforma elettorale ma niente riforme tecniche, alias economiche. Apre anche all’Udc, senza nominarla, “basta non ci siano veti o interdizioni. Bensì solo grandi compromessi”. Ma questi due ultimi punti li esplicita dopo,  a discorso terminato e solo con i cronisti. Per il resto, alla fine dell’ora e mezzo,  strappa la prevista e prevedibile ovazione. Anche qualche lacrima e pugno chiuso alzato quando gli altoparlanti diffondono “Bella ciao” in versione rock, cantata (o raccontata?) dai Modena city ramblers. Da Firenze parte l’avventura e la parabola di Nikita Vendola, detto Nichi. Bersani e gli altri lo sanno.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/24/tutti-a-messa-da-nichi-vendola-si-laurea-leader-e-parte-allassalto-del-centro-sinistra/73450/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>798</slash:comments> </item> <item><title>Cartoline da Mirabello  Quel che rimane dopo il discorso di Fini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/06/cartoline-da-mirabello-quel-che-rimane-dopo-il-discorso-di-fini/57209/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/06/cartoline-da-mirabello-quel-che-rimane-dopo-il-discorso-di-fini/57209/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Sep 2010 14:56:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=57209</guid> <description><![CDATA[I volontari-militanti. Sì, esistono ancora. Non solo a sinistra o nell’Idv. Anche a destra c’è ancora chi guarda alla politica come strumento di condivisione, di sviluppo e discussione. Questo è stato Mirabello. Ragazzi, anziani, uomini donne, coinvolti in cinque giorni “tricolori”, al grido: non siamo servi di un padrone e delle sue esigenze, non ci...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>I volontari-militanti</strong>. Sì, esistono ancora. Non solo a sinistra o nell’Idv. Anche a destra c’è ancora chi guarda alla politica come strumento di condivisione, di sviluppo e discussione. Questo è stato Mirabello. Ragazzi, anziani, uomini donne, coinvolti in cinque giorni “tricolori”, al grido: non siamo servi di un padrone e delle sue esigenze, non ci facciamo comprare. Con un misto di orgoglio e ingenuità, il popolo finiano ha cercato di smarcarsi da anni di coabitazione, molto oltre le reali volontà dei suoi leader.</p><p><strong>Falchi</strong>. Fabio Granata e la Angela Napoli i più osannati, forse anche oltre lo stesso Gianfranco Fini. Sono loro due ad aver solleticato il palato, gli stomaci dei militanti; sono loro ad aver parlato di unità nazionale, di “basta soggezione” nei confronti della Lega. E soprattutto di legalità e rispetto delle regole. Hanno difeso i giudici, senza i “se” e i “ma” del Presidente della Camera (“ci sono settori della magistratura politicizzati che vogliono ribaltare il voto” ha detto ieri durante il comizio), hanno chiesto maggiori risorse per le forze dell’ordine. Hanno “osato” rispolverare l’annosa questione del conflitto di interessi.</p><p><strong>Colombe</strong>. Molte non si sono viste. Chi li conosce li dà già in uscita. Sono Souad Sbai, Giuseppe Consolo e Catia Polidori. Per loro giorni difficili, a volte imbarazzanti, con l’ingrato compito di mediare su quello che vuole Fini, e chi gli è vicino, e le loro sensibilità. A volte timori. A Mirabello nessuno gli ha nominati, né cercati. Trattati come appendici momentanee.</p><p><strong>Elisabetta Tulliani</strong>. Shh, silenzio. Di lei non si parla se non sottovoce. Una personaggio ingombrante per tutti, militanti e colonnelli: quando sabato è stato confermato il suo arrivo, qualcuno ha imprecato, altri hanno manifestato il loro disappunto: “C’è il rischio che venga fischiata, forse era meglio lasciarla a casa”, il commento più comune. Alla fine è stata l’osservata speciale.</p><p><strong>Montecarlo</strong>. Il “neo” delle giornate. In pochi credono nella totale estraneità di Fini, quasi tutti pensano a un errore dovuto all’amore o alla cecità della politica che porta a volere tutto, anche fuori dalle regole. Certo, meglio “Gianfranco e una piccola debolezza che quell’altro e tutti i traffici che ha in piedi”.</p><p><strong>Berlusconi</strong>. Il nemico unico, il male assoluto. Mai nominarlo, così qualcuno ha anche rispolverato la vecchia formula utilizzata da Veltroni: il principale esponente del Pdl.</p><p><strong>Sergio Mariani detto Folgorino</strong>. E’ l’ex marito di Daniela Di Sotto, già signora Fini prima dell’avvento della Tulliani. Militante di estrema destra, con una passato caratterizzato da scontri di piazza, il 10 marzo 1980 si è sparato all’addome il giorno del divorzio dalla moglie. Lei aveva scelto Gianfranco. Dopo anni e anni, anche lui presente alla Festa di Mirabello, circondato dall’incredulità generale: “Quando c’è da lottare non mi tiro mai indietro”. Anche lui ha scelto Gianfranco.</p><p><strong>Lo striscione</strong>. Lato A: “All’eroe Mangano preferisco Saviano”; lato B: “A Berlusconi preferisco Fini”. E’ apparso davanti alla piazza del Municipio, poco fuori la manifestazione. E sono stati applausi e sorrisi.</p><p><strong>Miss-Tricolore</strong>. Forse il momento più trash. Sedici ragazze, due italiane, il resto sparse per i pesi dell’est. A dirigerle una pseudo-impresaria, molto appariscente, di origini russe e modi bruschi della serie “io la so lunga”. Ha vinto Deborah Sartori, 26 anni da Modena. Chi era in giuria l’aveva data per terza, eppure è salita sul gradino più alto. Nessuno capisce perché. Altri azzardano: “Era l’unica italiana carina, non potevamo far vincere una bulgara”.</p><p><strong>Luca Telese</strong>. Osannato. Il suo libro “Cuori neri” è entrato nel pantheon dei testi dai quali non è possibile prescindere. Li ha sdoganati, dicono. Per lui cori, foto e strette di mano.</p><p><strong>Delusione</strong>. Tutti i militanti aspettavano e volevano l’annuncio di un nuovo partito. Volevano avere chiara la strada. Non è successo. Anzi, il passaggio del discorso di Fini dedicato allo scudo al premier ha messo in brividi alla platea. Nessun applauso. Ma tante facce attonite e preoccupate.</p><p><strong>Contestazioni</strong>. Le fastidiosissime vuvuzela erano pronte per rimandare a casa i contestatori. Che erano attesi in mille, su pullman e auto da tutta Italia. In realtà sono arrivati in 4. Hanno tentato di farsi sentire, ma nessuno se n&#8217;è accorto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/06/cartoline-da-mirabello-quel-che-rimane-dopo-il-discorso-di-fini/57209/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>34</slash:comments> </item> <item><title>Fini pranza con i fedelissimi e annuncia: &#8220;Dobbiamo essere granitici, andare avanti&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/05/fini-pranza-con-i-fedelissimi-e-annuncia-dobbiamo-essere-granitici-andare-avanti/56921/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/05/fini-pranza-con-i-fedelissimi-e-annuncia-dobbiamo-essere-granitici-andare-avanti/56921/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Sep 2010 14:51:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=56921</guid> <description><![CDATA[Siamo all’happening, alla seduta collettiva di coscienza, al comizio perenne, qui a Mirabello. Tutti in attesa dell’ora “X”. Di sentire Gianfranco Fini alle 19. Di vederlo arrivare per sciogliere le riserve. L’attesa. Da questa mattina alle undici i militanti si ritrovano per parlare, confrontarsi, scambiare opinioni. Così è normale vedere un capannello, sentire un timido applauso o...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Siamo all’happening, alla seduta collettiva di coscienza, al comizio perenne, qui a Mirabello. Tutti in attesa dell’ora “X”. Di sentire <strong>Gianfranco Fini</strong> alle 19. Di vederlo arrivare per sciogliere le riserve. L’attesa. Da questa mattina alle undici i militanti si ritrovano per parlare, confrontarsi, scambiare opinioni. Così è normale vedere un capannello, sentire un timido applauso o una testa che annuisce. La parola d’ordine resta sempre la stessa: tornare a fare politica, non servire più il padrone. Lo vogliono, lo pretendono, nonostante molti leader appaiono molto più pragmatici e attenti a non scavare ulteriolmente il solco del distacco da Berlusconi &amp; Co. Eppure il “Messia”, durante l’incontro con i suoi di Fli all’ora di pranzo, un’indicazione l’ha data immediatamente: “<strong>Mi raccomando, dobbiamo, dovete essere granitici: la scelta fatta non è semplice, ma dobbiamo andare avanti uniti</strong>”. Quindi basta divisione tra falchi e colombe, per una strategia comune.</p><p>Nel frattempo il paesino emiliano è invaso (si attendono circa 10mila persone) da piccoli amministratori locali giunti da ogni parte d’Italia, dal profondo sud alle più vicine provincie del nord est, che raccontano la loro esperienza politica, le loro vicissitudini e la mancanza di una guida certa e sì, anche qualificata. Ricordano i tempi di Alleanza nazionale, del contrasto alla Lega, e piangono la scelta troppo veloce di Fini di sciogliere il partito. Una scelta amara per lo stesso Presidente della Camera, come ha recentemente confidato a uno dei suoi colonnelli: “Ho sbagliato, gli ho regalato tutto senza valutare che ci avrebbe semplicemente annesso”, le sue parole.</p><p>Così per ricominciare è utile ritrovare anche le radici, e per questo è stato chiesto un immane sforzo a <strong>Mirko Tremaglia</strong>, presente alla Festa Tricolore, nonostante i tanti anni (classe 1926), e gli altrettanti acciacchi. Per lui un’ovazione. Con qualche braccio teso, ma soprattutto lacrime.</p><p>Certo non tutto è “liscio”. La voce prima, e la certezza poi, di <strong>Elisabetta Tulliani</strong> in prima fila ha fatto storcere naso e bocche: la preoccupazione è di distogliere l’attenzione rispetto al vero scopo di Mirabello. E magari di fomentare i contestatori poco convinto delle scarse risposte di Fini rispetto all’affare Montecarlo. Si vedrà, manca poco.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/05/fini-pranza-con-i-fedelissimi-e-annuncia-dobbiamo-essere-granitici-andare-avanti/56921/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>180</slash:comments> </item> <item><title>Falchi e colombe aspettano Fini La base sogna il nuovo partito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/04/a-mirabello-falchi-e-colombe-aspettano-fini-la-base-sogna-il-nuovo-partito/56728/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/04/a-mirabello-falchi-e-colombe-aspettano-fini-la-base-sogna-il-nuovo-partito/56728/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Sep 2010 19:29:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Fini]]></category> <category><![CDATA[fli]]></category> <category><![CDATA[Mirabello]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=56728</guid> <description><![CDATA[Manca solo Gianfranco Fini, che arriverà con la compagna Elisabetta Tulliani. Intanto le truppe si sono schierate. Sono arrivati quasi tutti a Mirabello, alla Festa Tricolore: dai falchi Granata, Briguglio e Bocchino, fino alle semi-colombe come Menia. Come nei concerti che si rispettano, svolgono il ruolo del “gruppo di supporto”: scaldano la platea in attesa della star....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Manca solo<strong> Gianfranco Fini</strong>, che arriverà con la compagna <strong>Elisabetta Tulliani</strong>. Intanto le truppe si sono schierate. Sono arrivati quasi tutti a Mirabello, alla Festa Tricolore: dai falchi <strong>Granata</strong>, <strong>Briguglio </strong>e<strong> Bocchino</strong>, fino alle semi-colombe come <strong>Menia</strong>. Come nei concerti che si rispettano, svolgono il ruolo del “gruppo di supporto”: scaldano la platea in attesa della star. Parlano di legalità, di politica, di mancato sostegno alla famiglia, di democrazia assente all’interno del Pdl; accusano <strong>Berlusconi </strong>di pensare solo agli interessi propri. Arrivano anche a toccare un argomento ultimamente passato di moda: il conflitto di interessi legato al mondo dell’informazione. Forse la vicenda legata alla casa di Montecarlo ha “illuminato”. Comunque, più si è duri contro il Governo, più si attacca il premier, e più la gente applaude. Sembra di stare in una delle tante Feste democratiche. Così sfila via anche l’apertura di Berlusconi nei confronti del processo breve (“niente fiducia” ha detto il Cavaliare), nessuno si fida, con Briguglio che parla “di mossa elettorale messa in atto solo per distogliere l’attenzione dall’intervento di Fini”.</p><p>Un intervento che naviga in mari sconosciuti. Almeno in apparenza: gli uomini più vicini al Presidente della Camera, come <strong>Enzo Raisi</strong>, dicono di non sapere niente, che sarà una sorpresa. I rumors lo definiscono duro, deciso, ma non risolutivo. Insomma non vuole essere lui, Fini, la causa della frattura con l’altro cofondatore del Popolo della libertà. Sarebbe elettoralmente sconveniente. Eppure la base vuole un proprio partito, così come molti dei finiani che mettono nel conto la possibilità di perdere pezzi rispetto ai 34 alla Camera e ai 10 al Senato. “Sì, è nell&#8217;aria: magari tre o quattro ci lasceranno. Ma molti altri verranno con noi. Oramai non si può tornare indietro”, continua un felice Raisi. Lui, con<strong> Bellotti</strong>, è uno degli organizzatori della Festa. Corre da una parte all’altra per gli ultimi dettagli, per capire come sistemare i vari ospiti e trovare lo spazio per accogliere le migliaia di persone in arrivo. Non solo, ha anche studiato la tattica per annullare le eventuali contestazioni: centinaia di vuvuzela e coriandoli. Della serie: vediamo chi disturba di più.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/04/a-mirabello-falchi-e-colombe-aspettano-fini-la-base-sogna-il-nuovo-partito/56728/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>92</slash:comments> </item> <item><title>Mirabello: in attesa dell&#8217;onda finiana, il leader di Fli confida i suoi disagi per il caso Tulliani</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/mirabello-in-attesa-dellonda-finiana-il-leader-di-fli-confida-i-suoi-disagi-per-il-caso-tulliani/56319/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/mirabello-in-attesa-dellonda-finiana-il-leader-di-fli-confida-i-suoi-disagi-per-il-caso-tulliani/56319/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Sep 2010 17:56:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=56319</guid> <description><![CDATA[Ora iniziano ad avere timore. Qualcuno ha anche paura. Riunioni su riunioni, telefonate, battute scambiate al volo. L’argomento è uno: “Su domenica non sappiamo più quanta gente aspettarci – ammette l’onorevole Luca Bellotti -: potrebbero arrivare anche diecimila persone”. Tutte per ascoltare Gianfranco Fini. Tutte qui, a sedici chilometri da Ferrara, in un paesino di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ora iniziano ad avere timore. Qualcuno ha anche paura. Riunioni su riunioni, telefonate, battute scambiate al volo. L’argomento è uno: “Su domenica non sappiamo più quanta gente aspettarci – ammette l’onorevole <strong>Luca Bellotti</strong> -: potrebbero arrivare anche diecimila persone”. Tutte per ascoltare <strong>Gianfranco Fini</strong>. Tutte qui, a sedici chilometri da Ferrara, in un paesino di appena tremila abitanti, Mirabello, non dotato di alcuna attrezzatura per supportare un tale calata. Qui, improbabile centro della vita politica italiana, dove scenderanno sia le televisioni nazionali che internazionali; dove hanno dovuto ricavare, all’ultimo, oltre dieci ettari di terreno incolto per far parcheggiare le auto e i mezzi. Dove l’area prevista è una lingua di asfalto di ottanta metri e larga cinque, circondata da una decina di stand e con un palco più da fiera o balera che da comizio. E che comizio. “E chi se lo aspettava. So solo che mi chiamano in continuazione per annunciare pullman su pullman pieni di gente nostra. Ora, solo dal Veneto sono sedici”, racconta <strong>Enrico Brandani</strong>, consigliere comunale di Ferrara e uno dei principali artefici della Festa Tricolore. “La verità è che ci è scappata di mano la situazione. Questi numeri non li abbiamo mai toccati”, spiega un militante.</p><p>Ecco, i numeri: lo scorso anno, il primo della fondazione del Pdl, il ristorante della Festa ha realizzato 60 coperti il giorno dell’apertura. Martedì, lo stesso posto, ha raggiunto le 600 presenze. “Questo, solo per farle capire il ritrovato entusiasmo: siamo tornati in noi, abbiamo riscoperto il gusto di fare politica anche a costo di sacrifici” raccontano dalle cucine “finiane”. Vuol dire pomeriggi e pomeriggi sotto il sole a preparare per la sera, a sistemare i tendoni, a trasportare sedie e tavoli per le conferenze. Tutto “alla buona”, come amano ripetere in questo piccolo paese romagnolo, dove l’apice del successo è coinciso con il 28% raggiunto alle elezioni comunali del 2001. Il record. “Un’emozione grandissima &#8211; ammette <strong>Vittorio Lodi</strong>, il padre fondatore dell’appuntamento -. Ma niente a che vedere con domenica pomeriggio…”. Quando, appunto, è il momento del “Messia”, alias Gianfranco Fini, qui a pronunciare il Verbo, a sciogliere le ultime riserve. A indicare quale strada percorrere: un partito? Una minoranza all’interno del Pdl? Uno strappo definitivo, oppure no? Se lo chiedono tutti. Con una differenza: i militanti presenti a Mirabello vogliono autonomia, vogliono tornare “a discutere, a confrontarsi – interviene Valerio -: non ne potevamo più di rispondere alle esigenze di uno solo. A sottometterci al suo volere. Alle sue esigenze. Abbiamo ingoiato troppi rospi”.</p><p>Quindi ora basta. Al contrario i big, i leader sono molto più pragmatici. Aspettano. Non chiudono tutte le porte. I “se” e i “ma” gli hanno fatti propri, sempre a condizione di non insabbiarsi nel “processo breve” e di far ritirare la convocazione dai probiviri del 17 settembre per i tre falchi: <strong>Briguglio</strong>, <strong>Granata</strong> e <strong>Bocchino</strong>. Eppoi c’è sempre da aspettare Fini. Tutti tacciono sul discorso di domenica. L’onorevole <strong>Enzo Raisi</strong> ammette di sentire il cofondatore tutti i giorni, più di una volta al dì. Ma di non sapere bene su quali punti svilupperà il comizio. Se ci sarà o meno lo strappo. Sì, la questione legalità sarà toccata, così come il concetto di “regole da rispettare” e minoranze da riconoscere. Quindi un breve passaggio sul Montecarlo e sulla campagna scatenata da il Giornale di Vittorio Feltri “che ha colpito la serenità famigliare di Gianfranco – conferma Raisi -: quando l’ho chiamato questa estate era toccato, mi ha raccontato di discussioni in casa”. “Anche per questo non è possibile tornare indietro: quello che è successo in questi ultimi due mesi ha creato una frattura insanabile &#8211; interviene il senatore <strong>Giuseppe Menardi</strong> -. Comunque domenica sapremo tutto”.</p><p>A partire da una riunione fissata per domenica alle 15 , dove Fini parlerà a tutti i suoi 33 fedelissimi e semi-fedelissimi (come <strong>Giuseppe Consolo</strong> e <strong>Souad Sbai</strong>), gli anticiperà i punti del discorso. Quindi il comizio, voluto comunque nel luogo storico della Festa, a prescindere dal numero di partecipanti, e “senza servizio d’ordine: volontà precisa di Gianfranco. Lui ha detto, ci ‘pensa la Questura’”, spiega Raisi. Sì, perché in fondo, qui a Mirabello si fa tutto “alla buona”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/mirabello-in-attesa-dellonda-finiana-il-leader-di-fli-confida-i-suoi-disagi-per-il-caso-tulliani/56319/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>198</slash:comments> </item> <item><title>Il cantore del porno c&#8217;è. È Casto&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/il-cantore-del-porno-ce-e-casto/28455/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/il-cantore-del-porno-ce-e-casto/28455/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Jun 2010 18:45:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Misfatto]]></category> <category><![CDATA[Anal beat]]></category> <category><![CDATA[Fabrizio Corona]]></category> <category><![CDATA[Immanuel Casto]]></category> <category><![CDATA[Porn Groove]]></category> <category><![CDATA[Skiantos]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=28455</guid> <description><![CDATA[Non è nei negozi. Le radio lo snobbano. E i discografici? Forse, un giorno. Eppure in Rete è già un cult. Si chiama Immanuel Casto, ha 26 anni, di giorno è art director, ma di notte è il cantore del “Porn Groove”. Vuol dire, tette, culo, gnocca, “69” messi in rima. Niente di nuovo per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/vXZPwSdsDuo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div>Non è nei negozi. Le radio lo snobbano. E i <strong>discografici</strong>? Forse, un giorno. Eppure in Rete è già un cult. Si chiama <strong>Immanuel Casto</strong>, ha 26 anni, di giorno è art director, ma di notte è il cantore del “<strong>Porn Groove</strong>”. Vuol dire, tette, culo, gnocca, “69” messi in rima. Niente di nuovo per alcuni appassionati degli Skiantos e figli, ma la sua ultima canzone “<strong>Escort 25</strong>” ha registrato novantamila contatti, e i ragazzi cantano il <strong>ritornello </strong>che fa “tutto ora, tutto vero, tutto dentro, tutto intero&#8230;”. Evocative anche le altre hit: “<strong>Anal beat</strong>”, “Che bella la cappella”, “50 bocca/100 amore” e “<strong>Coiti nel buio</strong>”.</p><p>“Bè, il mio è progetto musicale che parte da anni &#8211; racconta <strong>Immanuel </strong>-, dove c&#8217;è sia una componente ludica, sia una sfera di ricerca artistica e di descrizione sociale”. Insomma, sulla scia del documentario “<strong>Videocracy</strong>” di Erik Gandini, anche lui cerca “di mettere in luce la nostra società interpretando uno stereotipo che poi si commenta da solo”. Quindi ragazze seminude pronte a ogni compromesso pur di arrivare e il <strong>sesso </strong>come unica merce di scambio.</p><p>Griffe, Costa Smeralda, <strong>Montecarlo</strong>, sale da gioco. Droga. “C&#8217;è molta attualità &#8211; continua il re del &#8216;<strong>Porn Groove</strong>&#8216; &#8211; anche se sarebbe stato molto semplice mettere dei riferimenti a persone, magari a Silvio Berlusconi e Fabrizio <strong>Corona</strong>, ma tutto si sarebbe esaurito in una parodia. In realtà volevo fare un affresco di un&#8217;epoca. Perché il pezzo non parla né di prostituzione, né di ricchezza, bensì di una sorta di aspirazione generazionale, al raggiungimento di uno <strong>status</strong>”.</p><p>Uno status promosso dal “ruolo &#8216;didattico&#8217; della <strong>politica</strong>: è attraverso chi ci governa che arriva la legittimazione”. Bene. Comunque, ecco concerti, serate, inviti. E qualche inconveniente: “Che regali mi fanno i fans? Sono molto eterogenei, qualcuna mi tira il <strong>reggiseno </strong>sul palco, o gli slip. Ma una volta è andata peggio, molto peggio: in &#8216;Anal beat&#8217; canto &#8216;non ti negherò il mio <strong>deretano</strong>, te lo consegnerò chiavi in mano&#8217;. Ebbene, a Perugia sono stato linciato da una serie di mazzi di chiavi con su scritto il &#8216;mio deretano&#8217;”.</p><p>Nessuna ferita permanente&#8230; “Se questo lavoro mi ha portato vantaggio con le <strong>donne</strong>? No! Ho una relazione stabile, non mi interessa. Forse era meglio non dirlo. Vabbè, oramai è <strong>andata</strong>”.</p><p>“Tutto ora, tutto vero,<strong> tutto dentro</strong>, tutto in nero&#8230;”.</p><p>﻿</p><p></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/21/il-cantore-del-porno-ce-e-casto/28455/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>36</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Tutto è scoppiato perché sono diventati inutili&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/12/tutto-e-scoppiato-perche-sono/12790/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/12/tutto-e-scoppiato-perche-sono/12790/#comments</comments> <pubDate>Tue, 12 Jan 2010 10:24:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Ferrucci</dc:creator> <category><![CDATA[Società]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=12790</guid> <description><![CDATA[&#34;&#200; la riaffermazione della signoria della &#8217;Ndrangheta&#34;. Cos&#236;, secco. Pochi fronzoli o giri di parole. Nessun sofismo, per Enzo Ciconte, su Rosarno. Scrittore e politico italiano, docente di Storia della criminalit&#224; organizzata a Roma Tre, &#232; tra i massimi esperti di dinamiche delle grandi associazioni mafiose e pi&#249; volte consulente della Commissione Antimafia. &#200; nato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&quot;&Egrave; la riaffermazione della signoria della &rsquo;Ndrangheta&quot;. Cos&igrave;, secco. Pochi fronzoli o giri di parole. Nessun sofismo, per <strong>Enzo Ciconte</strong>, su Rosarno.<br /> Scrittore e politico italiano, docente di Storia della criminalit&agrave; organizzata a <em>Roma Tre</em>, &egrave; tra i massimi esperti di dinamiche delle grandi associazioni mafiose e pi&ugrave; volte consulente della Commissione Antimafia. &Egrave; nato a Soriano Calabro.</p><p><strong>Da dove nasce questa necessit&agrave; di riaffermare un ruolo?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>&Egrave; fondamentale analizzare i mutamenti economici della zona. Un tempo gli extracomunitari erano necessari per la raccolta degli agrumi, mentre da un paio di anni a questa parte, grazie ai finanziamenti della Comunit&agrave; europea, conviene lasciarli sugli alberi, e poi farli marcire a terra. Tanto i soldi arrivano ugualmente.</p></blockquote><p> <strong>Quindi niente pi&ugrave; lavoro?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Esatto. Gi&agrave; un paio d&rsquo;anni fa ci sono stati i prodromi di quanto accaduto gioved&igrave;, con scontri e denunce. Oltre a un ampio servizio giornalistico della <em>Bbc</em>. Ma nessuno ha fatto niente.</p></blockquote><p> <strong>Chi doveva intervenire?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>B&egrave;, sia il ministro dell&rsquo;Agricoltura sia quello dell&rsquo;Interno. Ma tutti e due sono la perfetta espressione di una cultura leghista applicata alle ragioni di governo. <strong>Maroni</strong>, in particolare, un anno fa ha promesso finanziamenti. A Gioia Tauro non sono mai arrivati. E oggi (ieri, ndr) dichiara: &quot;Dobbiamo colpire il lavoro nero&quot;. Ah s&igrave;, e come? Forse non sa che in Italia non esiste il reato di caporalato e che per il lavoro nero esiste solo una sanzione amministrativa.</p></blockquote><p> <strong>Torniamo alla <em>&rsquo;Ndrangheta</em>: come &egrave; intervenuta?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Gli africani hanno reagito perch&eacute; si era sparsa la notizia dell&rsquo;uccisione di quattro di loro. Con la contro-reazione di Rosarno le<em> &rsquo;ndrine </em>hanno mandato un segnale: qui comandiamo noi, il territorio &egrave; nostro.</p></blockquote><p> <strong>Quali famiglie comandano a Rosarno?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Due: i <strong>Pesce</strong> e i <strong>Bellocco</strong>. Gente di primo piano, famiglie confederate e posizionate ai confini di Gioia Tauro.</p></blockquote><p> <strong>La serie &quot;A&quot;&#8230;<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>S&igrave;, eccome. Non stiamo parlando della <em>&rsquo;Ndrangheta</em> stracciona, ma di criminalit&agrave; in grado di associarsi, di fare affari con i grandi gruppi internazionali. Come dimostra il blitz di un paio di settimane fa a Gioia Tauro, con i cinesi in primo piano.</p></blockquote><p> <strong>In che ambiti investono?</p><p></strong></p><blockquote><p>Droga, riciclaggio e investimenti vari. Hanno in mano quasi tutti i centri commerciali della zona; hanno subappalti <em>sull&rsquo;Autostrada del Sole</em>. E ramificazioni al centro-nord e all&rsquo;estero.</p></blockquote><p> <strong>La forza riconosciuta della<em> &rsquo;Ndrangheta </em>&egrave; quella di non far mai parlare di s&eacute;. Eppure questa volta&#8230;<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Non cambia niente. Voi giornalisti accendete i riflettori per qualche giorno. Poi torna il silenzio, assieme al risultato acquisito.</p></blockquote><p> <strong>Tra poco ci saranno le elezioni, &egrave; gi&agrave; si sta parlando di pacchetti di voti &quot;venduti&quot;&#8230;<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>S&igrave;, ma oltre alle regionali, anche Rosarno avr&agrave; il suo nuovo sindaco: sono proprio curioso di vedere chi sar&agrave; eletto. Ma il vero problema sono i segnali che arrivano a livello nazionale.</p></blockquote><p> <strong>Quali?<br /> </strong><br /> &nbsp;</p><blockquote><p>Lo &quot;scudo fiscale&quot;, i beni mafiosi all&rsquo;asta, le intercettazioni telefoniche e la riorganizzazione tra magistratura e polizia giudiziaria. Il segnale &egrave; chiaro: i latitanti dentro e spazio libero ai &quot;colletti bianchi&quot; della grande criminalit&agrave; organizzata. Insomma, quest&rsquo;ultimi possono anche alzare la testa, in tutta tranquillit&agrave;, esattamente come a Rosarno.</p></blockquote><p> Da<em> Il Fatto Quotidiano </em>del 12 gennaio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/01/12/tutto-e-scoppiato-perche-sono/12790/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>98</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached (User agent is rejected)
Object Caching 1610/1742 objects using memcached
Content Delivery Network via st.ilfattoquotidiano.it

Served from: www.ilfattoquotidiano.it @ 2012-05-27 02:49:13 -->
