<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Alex Corlazzoli</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/acorlazzoli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Chi conosce Falcone e Borsellino? Chiedetelo in classe</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/conosce-falcone-borsellino-chiedetelo-classe/238774/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/conosce-falcone-borsellino-chiedetelo-classe/238774/#comments</comments> <pubDate>Wed, 23 May 2012 06:49:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[20° anniversario Capaci]]></category> <category><![CDATA[Antonio Montinaro]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Falcone]]></category> <category><![CDATA[memoria]]></category> <category><![CDATA[Rocco Di Cillo]]></category> <category><![CDATA[Vito Schifani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238774</guid> <description><![CDATA[Stamattina entrando in classe, magari in una quarta o quinta elementare, provate a chiedere: chi conosce Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Provate a farlo anche in prima media. Ovunque ci sarà qualche bambino, nato dieci anni dopo la strage di via Capaci (23 maggio 1992) che vi dirà di aver già sentito questi cognomi. E...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman';">Stamattina entrando in classe, magari in una quarta o quinta elementare, provate a chiedere: <strong>chi conosce Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?</strong> Provate a farlo anche in prima media. Ovunque ci sarà qualche bambino, nato dieci anni dopo la strage di via Capaci (<strong>23 maggio 1992</strong>) che vi dirà di aver già sentito questi cognomi. E già avremo raggiunto un risultato perché di questi due magistrati non si è persa la memoria. </span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman';">La loro storia è stata tramandata di generazione in generazione. La loro<strong> famosa fotografia</strong> scattata da Tony Gentile, la trovi in qualche atrio della scuola. Molti istituti hanno intitolato la loro sede proprio a Falcone e Borsellino. Quasi tutti i paesi d’Italia hanno una via, una piazza, un parco dedicato ai due magistrati. Ma non basta.  Di <strong>Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani</strong>, nessuno si ricorderà. Loro sono solo “la scorta”. </span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman';">Oggi tutte le scuole italiane dovrebbero dedicare l’intera giornata alla memoria del magistrato, della moglie Francesca Morvillo, di Antonio, Rocco e Vito. Non solo in Sicilia. Non solo al Sud. Ma in tutt’Italia, anche in quei paesi di campagna dove parlare di mafia sembra una<strong> nota stonata</strong>. Il rischio che tra vent’anni, il 23 maggio e il 19 luglio, date che hanno segnato la storia del nostro Paese, siano solo un ricordo per chi avrà i capelli canuti esiste se la Scuola non sarà in grado di fare il suo dovere: conservare, tramandare, la Storia di uomini come Falcone e Borsellino. Nelle mie classi non manca mai la loro fotografia. Forse dovrebbe esserci, accanto a quella del Presidente della Repubblica, in ogni scuola. </span></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/23/conosce-falcone-borsellino-chiedetelo-classe/238774/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Minestre in mensa e pomodori all&#8217;intervallo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/minestre-mensa-pomodori-allintervallo/232193/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/minestre-mensa-pomodori-allintervallo/232193/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 09:21:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[asl mense]]></category> <category><![CDATA[Cibo]]></category> <category><![CDATA[educazione alimentare]]></category> <category><![CDATA[Martha Payne]]></category> <category><![CDATA[Mensa scolastica]]></category> <category><![CDATA[ministero politiche agricole]]></category> <category><![CDATA[neversecond]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=232193</guid> <description><![CDATA[Non so se vi è mai capitato di entrare in una mensa scolastica. E&#8217; un&#8217;esperienza da fare. Mamme e papà che lasciano i bambini a pranzo a scuola spesso non provano a mangiare quello che l&#8217;Asl ha deciso per i loro figli. Da docente precario ho avuto modo di &#8220;gustare&#8221; il cibo di diverse mense...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non so se vi è mai capitato di entrare in una <strong>mensa scolastica.</strong> E&#8217; un&#8217;esperienza da fare. Mamme e papà che lasciano i bambini a pranzo a scuola spesso non provano a mangiare quello che l&#8217;Asl ha deciso per i loro figli.</p><p>Da docente precario ho avuto modo di &#8220;gustare&#8221; il cibo di diverse mense scolastiche dove laboriose cuoche provano a rendere più gradevole il pranzo dei bambini. <strong>La prima sensazione</strong> che si ha quando ci si siede al tavolo di una mensa e si guarda in faccia il piatto<strong> è quella della tristezza</strong>. Ho mangiato minestrine stile casa di riposo per anziani per un inverno intero; paste alla ricotta dove quest&#8217;ultima era impercettibile al palato; creme di legumi con riso che ricordano i giorni mesti in cui si è ammalati sotto le coperte. Non ho mai capito dall&#8217;altro canto come si può proporre ad un bambino la pizza con i fagiolini e il mais come contorno: avete mai dato a vostro figlio una gustosa pizza mettendo nel piatto anche dei legumi? <strong>Ho sempre pensato che un pranzo che piace aiuta i bambini a vivere meglio a scuola</strong>: dall&#8217;altro canto i grandi mangiano quello che amano. Scelgono.</p><p>E&#8217; impensabile una scuola self service dove i bambini scelgono tra alcuni piatti senza imporre loro una triste dieta dettata dall&#8217;Asl? Prima o poi inizierà una rivoluzione dei piccoli. Anzi è già cominciata. Una bambina di 9 anni scozzese, <strong>Martha Payne, stufa dei tristissimi pasti che passa la sua scuola</strong>, ha deciso di passare all&#8217;azione aprendo un blog <a href="http://neverseconds.blogspot.it/2012_05_01_archive.html">(NeverSeconds)</a> e pubblicando ogni giorno una foto del vassoio semivuoto, denunciando così la pessima qualità (e l&#8217;insufficiente quantità) del cibo servito in mensa. Provate a farlo fare anche ai vostri figli. Ma come se non bastasse la mensa a rendere più tristi i momenti liberi dei bambini ci hanno pensato anche l&#8217;Unione Europea e il Ministero delle Politiche agricole a rubare  la libertà della merenda all&#8217;intervallo con il progetto &#8220;<a href="http://www.fruttanellescuole.gov.it/">Frutta nelle scuole</a>&#8221; .</p><p>L&#8217;idea di promuovere il consumo di frutta e verdura nelle scuole primarie è ottima ma in queste settimane ho visto arrivare a scuola <strong>all&#8217;ora della merenda (10.30) carote e pomodorini</strong>. Ora finche si tratta di mangiare fragole, mele e pera a merenda nessuno si oppone ma chi di voi mangerebbe volentieri una scatoletta di pomodorini nel bel mezzo della mattinata? Infine, forse l&#8217;educazione alimentare andrebbe fatta ai genitori che permettono ai bambini di portare a scuola patatine e merendine di ogni tipo. Ancora una volta da quando a scuola la burocrazia ha ucciso il buon senso in nome del protezionismo salutista, dei timori, sono sparite le buone torte fatte in casa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/17/minestre-mensa-pomodori-allintervallo/232193/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il giorno dei test Invalsi per bambini &#8216;in vitro&#8217;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/ecco-giorno-test-invalsi-bambini-vitro/223525/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/ecco-giorno-test-invalsi-bambini-vitro/223525/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 06:51:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Cobas]]></category> <category><![CDATA[invalsi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=223525</guid> <description><![CDATA[Ci risiamo. Riecco il giorno della prova Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione). Oggi, 9 maggio si parte dalla scuola primaria con le classi seconde e quinte. Il 10 e il 16 toccherà alla secondaria di primo grado e di secondo grado. In realtà sono mesi che in...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ci risiamo. Riecco il giorno della prova Invalsi</strong> (<a href="http://www.invalsi.it/invalsi/index.php" target="_blank">Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione</a>). Oggi, 9 maggio si parte dalla scuola primaria con le classi seconde e quinte. Il 10 e il 16 toccherà alla secondaria di primo grado e di secondo grado. In realtà sono mesi che in classe se ne parla e si prova e riprova il <strong>test a quiz</strong>. Premessa necessaria: chi scrive aderirà allo sciopero proclamato dai Cobas pur essendo un iscritto alla Cgil che, come Cisl e Uil, non ha indetto scioperi.</p><p>Parto dal comprendere cosa accadrà domani ai miei alunni di seconda elementare. Per capire bisogna leggere il <a href="http://www.invalsi.it/snv2012/documenti/istruzioni/Manuale_somministratore_SNV_2011_12.pdf" target="_blank">“Manuale per il somministratore</a>”. E’ prevista quest’anno una <strong>prova preliminare di lettura per i bambini di seconda. E’ una prova di velocità</strong>, che dev’essere fatta in due minuti: il manuale suggerisce persino di munirsi di un cronometro e specifica che “si può utilizzare quello di cui tutti i telefoni cellulari sono forniti” dimenticandosi che secondo i regolamenti delle scuole gli insegnanti non possono usare i cellulari. La bibbia del somministratore specifica anche cosa deve dire l’insegnante ai bambini: “Quando vi darò il via, dovete cominciare la prova vera e propria e <strong>cercare di fare più in fretta che potete</strong> ma non vi preoccupate se non riuscite a finire. Ricordatevi di non fermarvi quando arrivate in fondo a una pagina e di passare subito a quella dopo. Quando vi dirò di smettere, dovete posare immediatamente la penna e chiudere il fascicolo”.</p><p>Ve li immaginate i bambini che fanno a gara? Qualsiasi maestro sa che la fretta crea emozione, angoscia, confonde l’alunno, non lo mette nelle condizioni ottimali.</p><p>Tra i tanti dettami dell’Invalsi vi è anche specificato: “Gli allievi che chiedono di uscire dal locale della somministrazione al di fuori della pausa prevista possono farlo<strong> solo in situazioni di emergenza (ad esempio nel caso si sentano male)”.</strong> Proprio stamattina Marco, 7 anni, ha interrotto la mia lezione, come fa spesso, dicendomi più volte che aveva prurito al “pisellino”. E se dovesse capitare domani? Come si valuta il prurito al “pisellino”?.</p><p>Forse chi ha pensato alle regole del “gioco” si è dimenticato di quello che accade in una classe di seconda elementare.</p><p>Ancora: tra le norme generali per la conduzione della somministrazione vi è scritto cosa dire in caso di domande degli alunni. “La migliore risposta – specifica il manuale &#8211; da dare a qualunque richiesta d’aiuto è:<strong> “Mi dispiace ma non posso rispondere a nessuna domanda. Se ti può essere utile, rileggi le istruzioni e scegli la risposta che ti sembra migliore”.</strong> Immagino il volto di qualche mio allievo di 7 anni di fronte a uno stile tanto laconico.</p><p>Infine due interrogativi: se l’art. 7 del D.L.vo 297/94, p.2, lett. c, affida al Collegio docente potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell&#8217;istituto, e l’articolo 8, ai consigli di intersezione, di interclasse e di classe, competenze in materia di programmazione, valutazione e sperimentazione, perché un/una dirigente dovrebbe maggiore ossequio ad una nota che, nel caso specifico, non ha il valore prescrittivo? Come si può vedere dal sito del <a href="http://www.cespbo.it/testi/2005_2/07invalsi_test.htm">Centro studi per la scuola pubblica</a>, numerose scuole basandosi sul fatto che non esiste alcuna norma che sancisca l’obbligatorietà per gli insegnanti di somministrazione di prove di valutazione predisposte da soggetti esterni al Collegio e agli organi collegiali competenti, nello specifico, delle prove che l’INVALSI elabora per effetto del dettato istitutivo di cui all’art. 3 comma 1 lettera b della Legge 28 marzo 2003 n. 53, hanno detto no al test a quiz per bambini “in vitro” come li vorrebbe in Italia qualcuno&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/ecco-giorno-test-invalsi-bambini-vitro/223525/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il coraggio di parlare di Dio (non di religione) a scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/coraggio-parlare-religione-scuola/214014/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/coraggio-parlare-religione-scuola/214014/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 Apr 2012 16:49:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[cristiani]]></category> <category><![CDATA[dio]]></category> <category><![CDATA[Domenico Barrilà]]></category> <category><![CDATA[Il coraggio di pensare a Dio]]></category> <category><![CDATA[musulmani]]></category> <category><![CDATA[Religione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=214014</guid> <description><![CDATA[ “Maestro ma tu sei credente? Preghi la Madonna di Medjugorje? Pensi a Dio?”. Matteo è appena tornato da un pellegrinaggio in Bosnia ed è rimasto folgorato dalla religiosità che si respira sulla collina del Krezevac tanto da voler donare, a me ateo, un’immaginetta della Madonna. Quale occasione migliore per parlare in seconda elementare di Dio....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p> “Maestro ma tu sei credente? Preghi la Madonna di Medjugorje? Pensi a Dio?”. Matteo è appena tornato da un pellegrinaggio in Bosnia ed è rimasto<strong> folgorato</strong> dalla religiosità che si respira sulla collina del Krezevac tanto da voler donare, a me ateo, un’immaginetta della Madonna. Quale occasione migliore per parlare in seconda elementare di Dio. Discorso già affrontato in occasione della morte del nonno di Piush, bruciato nel fiume sacro del Gange.</p><p>Parlare di Dio, con i bambini è un’occasione straordinaria soprattutto ora che nelle classi ci sono musulmani, induisti, cristiani cattolici, cristiani ortodossi. Ogni volta che l’ho fatto ho imparato qualcosa. Lo dice bene lo psicoterapeuta <a href="http://www.vivereinarmonia.it/benessere/blog/ripensare-con-cura_250111181448.aspx">Domenico Barrilà</a> nell’ultimo suo libro dedicato ai bambini, “Il coraggio di pensare a Dio” (Carthusia edizioni), che verrà presentato alla <a href="http://www.salonelibro.it/">Fiera del Libro di Torino</a> il 13 maggio: “I bambini e gli adulti si contagiano in continuazione, sebbene gli adulti pensino di non avere nulla da imparare dai bambini e questi siano <strong>convinti</strong> di non avere nulla da insegnare agli adulti”.</p><p>Nel libro Barrilà, grazie alle illustrazioni di Emanuela Bussolotti, riesce a spiegare ai più piccoli i grandi perché della vita che attraversano la <strong>filosofia</strong>, che affascinano chi ha fede (non religiosità), che mettono in ricerca chi non crede (“A volte si deve cercare un po’ prima di trovare il proprio modo di vedere le cose” svelando un Dio che non è costruito a dimensione dell’uomo o che risponde alla richiesta di prendere un bel voto.</p><p>Ai miei bambini, proprio come fa Barrilà in questo libro non do risposte ma invito a cercarle, ponendosi le stesse domande che la cavalletta e la <strong>lucciola</strong>, fanno ai bambini protagonisti de “Il coraggio di pensare a Dio”: “I fanatici – racconta la lucciola – vogliono farci credere solo nelle cose vecchie. Chi può dire davvero di sapere la verità?”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/coraggio-parlare-religione-scuola/214014/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il 25 aprile e la memoria corta della scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/aprile-memoria-corta-della-scuola/206898/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/aprile-memoria-corta-della-scuola/206898/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 17:06:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[25 aprile 1945]]></category> <category><![CDATA[costituzione]]></category> <category><![CDATA[liberazione]]></category> <category><![CDATA[partigiani]]></category> <category><![CDATA[resistenza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=206898</guid> <description><![CDATA[“Maestro, ma perché domani stiamo a casa da scuola?”. La domanda arriva da uno dei miei ragazzi di quarta. “E’ la festa della liberazione”, rispondo dando per scontato che il mio allievo sappia già di cosa sto parlando. Qualche attimo dopo mi rendo conto di aver fatto un errore: “Liberazione di cosa? Della scuola?”, mi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Maestro, ma perché domani stiamo a casa da scuola?”.</strong> La domanda arriva da uno dei miei ragazzi di quarta. “E’ la festa della liberazione”, rispondo dando per scontato che il mio allievo sappia già di cosa sto parlando. Qualche attimo dopo mi rendo conto di aver fatto un errore: “Liberazione di cosa? Della scuola?”, mi ribatte il mio simpatico alunno.</p><p><strong>Il 25 aprile del 1945 </strong><strong>sembra troppo lontano per chi è nato nel nuovo secolo.</strong> Un breve sondaggio in classe e mi accorgo che della fine dell’occupazione nazifascista a scuola non se ne parla o forse, come spesso accade, si cita come tante altre date senza “dar voce” alla storia. Per sincerarmi dell’impressione vado a cercare uno dei libri di “Cittadinanza e Costituzione”: sfoglio le 64 pagine e trovo solo tre righe che parlano “di una guerra mondiale, la seconda, 1939 -1945, cominciata, da chi voleva il dominio del mondo, finita da quanti non erano d’accordo”. <strong>Non una sola parola sul fascismo, sulla resistenza, sui partigiani. </strong></p><p>Per fortuna nella mia borsa ho sempre la ben fatta “Costituzione” riscritta per i bambini a cura di <a href="http://www.mariolodi.it/" target="_blank">Mario Lodi</a> che ricostruisce quanto è accaduto. Ma forse oggi dovremmo nella scuola italiana, già a partire dalla primaria, far parlare i protagonisti della liberazione: i partigiani. Negli anni scorsi <strong>ho invitato</strong><strong> il partigiano Armando Gasiani</strong> <strong>in classe</strong>: Armando ha raccontato di Mauthausen, ha mostrato ai ragazzi il triangolo con il numero 115523 che stava appeso al petto della sua divisa.</p><p>Un incontro che non lasciò indifferente nemmeno Sara che non era solita essere tra i più studiosi. Mi fece avere una lettera per il partigiano bolognese: “Caro Armando, quando ho sentito la tua vita passata, mi è venuto da piangere. Essere trascinati via dalla propria vita e dalla propria famiglia non è assolutamente bello. Sei stato per quattro mesi nel campo di concentramento e per me è molto brutto. Hanno anche preso tuo fratello che è morto a Mauthausen. Oggi grazie a te ho saputo la tua storia, altrimenti non avrei mai conosciuto i partigiani”.</p><p>A qualche classe ho fatto vedere il bel film di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Diritti" target="_blank">Giorgio Diritti </a>“L’uomo che verrà” ma credo che serva<strong> qualcosa in più</strong>. Ancora oggi, come capitava quand’ero io piccolo, in molti paesi i bambini vengono fatti svegliare il 25 aprile alle 9 per sfilare con consiglieri comunali e bande musicali per il paese fino al monumento dei caduti dove i ragazzini leggono la poesia imparata a memoria ma mai capita. Forse sarebbe meglio portare questi bambini al <a href="http://www.parcostoricomontesole.it/" target="_blank">parco storico di Monte Sole </a>o al <a href="http://www.fratellicervi.it/content/view/14/29/1/2/" target="_blank">museo dei fratelli Cervi.</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/aprile-memoria-corta-della-scuola/206898/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>In Sicilia si fanno i turni per andare a scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/sicilia-fanno-turni-andare-scuola/204840/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/sicilia-fanno-turni-andare-scuola/204840/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Apr 2012 17:38:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[edilizia scolastica]]></category> <category><![CDATA[legambiente]]></category> <category><![CDATA[Miur]]></category> <category><![CDATA[Palermo]]></category> <category><![CDATA[Sferracavallo]]></category> <category><![CDATA[sicilia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204840</guid> <description><![CDATA[“Ridateci la scuola&#8221;. E’ il grido dei bambini e dei genitori del plesso “Tenente Onorato” dell’istituto comprensivo di Sferracavallo (Palermo) che nei giorni scorsi hanno bloccato il traffico per due ore. Una protesta contro la proposta di doppi turni a seguito del crollo di un pezzo di soffitto in un corridoio della scuola che impone...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Ridateci la scuola&#8221;.</strong> E’ il grido dei bambini e dei genitori del plesso “Tenente Onorato” dell’istituto comprensivo di Sferracavallo (Palermo) che nei giorni scorsi hanno bloccato il traffico per due ore. Una <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/fotogallery/sicilia/2012/04/protesta_sferracavallo/sferrocavallo-protesta-genitori-foto--2004044652592.shtml#1" target="_blank">protesta</a> contro la proposta di <strong>doppi turni a seguito del crollo di un pezzo di soffitto</strong> in un corridoio della scuola che impone alla dirigente di non far entrare più di cento persone.</p><p><strong>E’ la Sicilia.</strong> Ogni volta che vado nella terra di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Gesualdo Bufalino e Danilo Dolci, tocco con mano quanto le scuole siano abbandonate. Lasciate al loro destino. Sembra che della scuola non interessi a nessuno. <strong>In Sicilia si fanno i turni per poter studiare. </strong>Non è la prima volta che segno sul taccuino queste parole.</p><p>Gli istituti sono fatiscenti: a Sferracavallo la scuola è priva di scale d’emergenza e di impianto per gli idranti. Dal 2008 il Comune aveva annunciato lavori di ristrutturazione mai visti. E i genitori arrivano al punto di usare le maniere forti a Sferracavallo come a Montepellegrino dove alla <strong>scuola elementare “Lambruschini” hanno </strong><strong>occupato le classi</strong> per denunciare fognature otturate, tubi rotti, muri scrostati, soffitti con mattoni forati. <strong></strong><strong>Chiusa da due anni </strong>anche la primaria “Rosario Greco” a Mondello, la materna “Parisi” al Borgo Vecchio. Tre nidi sono sbarrati da anni e alla media “Gregorio Russo” a Borgonuovo la palestra e alcune classi sono inagibili.</p><p>Secondo i dati del <strong>Rapporto Ecosistema Scuola</strong> sull’edilizia scolastica di <a href="http://www.legambiente.it" target="_blank">Legambiente</a>, <strong>in Sicilia il 62,98% </strong><strong>delle scuole necessita d’interventi urgenti di manutenzione</strong>. Solo il 25,99% degli istituti ha l’idoneità statica e l’agibilità la detengono il 27,40% delle scuole. Un ultimo numero: <strong>il 94,26% degli edifici sono a rischio sismico</strong>. Eppure nel sito del <a href="http://www.miur.it" target="_blank">Miur</a>, la campagna “<a href="http://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola/" target="_blank">La scuola in chiaro</a>” che consente di vedere tutti i dati sugli istituti italiani non riporta un solo numero sulla situazione dell’edilizia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/16/sicilia-fanno-turni-andare-scuola/204840/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La scuola, la burocratopoli italiana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/scuola-burocratopoli-italiana/203905/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/scuola-burocratopoli-italiana/203905/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 06:52:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[burocrazia]]></category> <category><![CDATA[Iso 9001:2000]]></category> <category><![CDATA[pedagogia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203905</guid> <description><![CDATA[Non c’è tempo per parlare dei bambini nella scuola italiana. La maggior parte delle ore dedicata alla programmazione didattica, alle riunioni, viene impiegata per compilare carte su carte, documenti di ogni tipo. Alla faccia della pedagogia. Nei miei anni di insegnamento non ho mai sentito parlare della Montessori, di Piaget o di don Milani. Meglio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è tempo per parlare dei bambini nella scuola italiana. La maggior parte delle ore dedicata alla programmazione didattica, alle riunioni, viene impiegata per <strong>compilare carte su carte</strong>, documenti di ogni tipo. Alla faccia della pedagogia.</p><p>Nei miei anni di insegnamento non ho mai sentito parlare della Montessori, di Piaget o di don Milani. Meglio dedicare spazio alla <strong>burocrazia</strong>.  Se vuoi fare un’uscita didattica, nella città vicina, per esempio da Offanengo a Crema (5 km di distanza) a gennaio devi programmare mesi prima il “viaggio”, sapere i costi, gli obiettivi, le finalità. Tutto come se all’inizio dell’anno fosse già possibile prevedere quali saranno le necessità lungo i mesi di scuola. Chiamare un esperto in classe può diventare una corsa a ostacoli non da poco conto: serve il curriculum, l’approvazione del dirigente, va specificata l’utilità o meno dell’intervento.</p><p>Vuoi fare un progetto sulla Costituzione? Va tutto dettagliato: ore impiegate, prodotti utilizzati, preventivo dei costi, consuntivo. Senza tener conto della sicurezza. All’inizio di quest’anno scolastico mi è stato consegnato il “Pem”, procedure da attuare in caso di emergenza: 24 pagine in cui vengono dettagliate tutte le misure da prendere in caso di evacuazione, di incendio, di terremoto, di fuga di gas, di alluvione, nube tossica o azione criminosa. Altri pacchi di carta che non leggerà mai nessuno, identificano secondo la scheda di sicurezza europea, ogni prodotto usato a scuola: dalla candeggina gel all’ammoniaca, al Wc Amaverde, al lavapavimenti.</p><p>Nelle scuole che aderiscono al bollino di qualità, la cosiddetta <strong>certificazione  ISO 9001:2000</strong>, la burocrazia è doppia. Il manuale qualità prevede procedure obbligatorie (previste dalla ISO 9001:2000 – Tenuta sotto controllo dei documenti, tenuta sotto controllo dei documeni di registrazione, verifiche ispettive interne, gestione delle non conformità, azioni correttive, azioni preventive) e specifiche per l’attività scolastica (acquisti, progetti, comunicazione, pulizia, controllo studenti, recupero, formazione, registri, fornitori, sostegno, inserimento, sviluppo, iscrizioni, magazzino, Pof, pianificazione, monitoraggio soddisfazione, viaggi). A scuola il verbo che si usa per la maggiore resta: <strong>compilare</strong>. E la pedagogia va a farsi benedire.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/scuola-burocratopoli-italiana/203905/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un augurio per chi sbaglia strada</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/augurio-sbaglia-strada/202521/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/augurio-sbaglia-strada/202521/#comments</comments> <pubDate>Thu, 05 Apr 2012 10:22:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202521</guid> <description><![CDATA[Quest’anno mi aiuta Vinicio Capossela a farvi gli auguri di “buona resurrezione”. Ascolto ogni mattina questo testo pensando che ogni giorno tocca a ciascuno di noi “poterselo abbracciare, portarselo a mangiare”. Un augurio per chi sbaglia strada perché “le sbandate gli fanno rotta”. Un augurio perché possiamo essere pazzi di gioia. O perlomeno provare a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Quest’anno mi aiuta Vinicio Capossela a farvi gli auguri di “buona resurrezione”. Ascolto ogni mattina questo testo pensando che ogni giorno tocca a ciascuno di noi “poterselo abbracciare, portarselo a mangiare”. Un augurio per chi <strong>sbaglia </strong>strada perché “le sbandate gli fanno rotta”.</em></p><p><em>Un augurio perché possiamo essere pazzi di gioia. O perlomeno <strong>provare</strong> a esserlo.</em></p><p>Alex</p><p>Ha lasciato il calvario e il sudario<br /> Ha lasciato la croce e la pena<br /> Si è levato il sonno di dosso e adesso per sempre per sempre è con noi<br /> Se il Padre eterno l’aveva abbandonato<br /> Ora i paesani se l’hanno accompagnato<br /> Che grande festa poterselo abbracciare<br /> Che grande festa portarselo a mangiare</p><p>Ha raggi sulla schiena irradia gio-gio-ia<br /> Le dita tese indicano gio-gio-ia<br /> Esplodono le mani per la gio-gio-ia<br /> Si butta in braccio a tutti per la gio-gio-ia</p><p>E’ pazzo di gioia, è un uomo vivo<br /> Si butta di lato, non sa dove andare<br /> E’ pazzo di gioia e è un uomo vivo<br /> Di spalla in spalla di botta in botta le sbandate gli fanno la rotta</p><p>Alziamolo di peso gioventù, facciamolo saltar<br /> Fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar<br /> Fino a che vita, che bellezza è la vita mai dovrebbe finir</p><p>Barcolla, traballa sul dorso della folla<br /> Si butta, si leva, al cielo si solleva<br /> Con le tre dita la via pare indicare<br /> Nemmeno lui nemmeno lui sa dove andare<br /> Barcolla, traballa al cielo si solleva<br /> Con le tre dita tre vie pare indicare</p><p>Perché è pazzo di gioia, e è l’uomo vivo<br /> Si butta di lato, non sa dove andare<br /> Di corsa a spasso va senza ritegno mai più su il (?) legno<br /> Non crede ai suoi occhi, non crede alle orecchie<br /> Nemmeno il tempo di resuscitare, subito l’hanno portato a mangiare</p><p>E’ pazzo di gioia, e è un uomo vivo<br /> Esplode la notte in un battimano<br /> Per il Cristo di legno del Cristo col nero è tornato cristiano</p><p>Barcolla, traballa, sul dorso della folla</p><p>Fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar<br /> Fino a che vita, che bellezza è la vita mai dovrebbe finir<br /> Gioia gioia gioia gioia gioia gioia</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/uK4jzWKGcVg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/05/augurio-sbaglia-strada/202521/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scuola, la giungla dei contributi volontari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/scuola-la-giungla-dei-contributi-volontari/202126/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/scuola-la-giungla-dei-contributi-volontari/202126/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Apr 2012 07:29:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[contributi volontari]]></category> <category><![CDATA[detrazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202126</guid> <description><![CDATA[Il Ministero dell’Istruzione, in questi giorni, con una nota a firma del Capo Dipartimento Lucrezia Stellaci, diramata ai direttori degli uffici scolastici regionali in merito ai contributi volontari, ha ribadito dei concetti sacrosanti tra cui il fatto che “all’atto del versamento le famiglie vanno sempre informate in ordine alla possibilità di avvalersi della detrazione fiscale di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.miur.it" target="_blank">Ministero dell’Istruzione</a>, in questi giorni, con una nota a firma del Capo Dipartimento Lucrezia Stellaci, diramata ai direttori degli uffici scolastici regionali in merito ai <strong>contributi volontari</strong>, ha ribadito dei concetti sacrosanti tra cui il fatto che “all’atto del versamento le famiglie vanno sempre informate in ordine alla <strong>possibilità di avvalersi della </strong><strong>detrazione fiscale</strong> di cui all’articolo 13 della Legge n.40/2007”. In questi ultimi cinque anni, tuttavia, non ho ancora visto nessuno scrivere avvisi ai genitori che ricordano la possibilità di detrarre le donazioni nella dichiarazione dei redditi <strong>nella misura del 19%</strong>. Un problema non di poco conto dal momento che i versamenti avvengono per la maggior parte dei casi brevi manu e mancando qualsiasi riconoscimento formale diventa impossibile inserirli nella dichiarazione dei redditi. Ai funzionari del Ministero o ai direttori regionali basterebbe inviare un’ispezione per scoprire che pochissime scuole mettono i genitori nelle condizioni di detrarre. Come mai non viene fatta una vigilanza?</p><p>Nella nota del Ministero inoltre si ribadisce che “le istituzioni scolastiche dovranno fornire le dovute informazioni alle famiglie e tenere ben distinti i contributi volontari dalle tasse scolastiche”. Non solo da viale Trastevere si chiede di “improntare l’intera gestione delle somme a criteri di <strong>trasparenza ed efficienza</strong>. Alle famiglie, al termine dell’anno scolastico, andrà assicurata una rendicontazione chiara ed esaustiva della gestione dei contributi, dalla quale risulti come sono state effettivamente spese le somme e quali benefici ne ha ricavato la comunità scolastica”. Per ora si tratta di sole parole. Sui contributi volontari gli unici a rimetterci sono i genitori. Per il resto chi è senza peccato scagli la prima pietra.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/scuola-la-giungla-dei-contributi-volontari/202126/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Prigionieri del test Invalsi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/prigionieri-test-invalsi/200522/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/prigionieri-test-invalsi/200522/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 08:12:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[autonomia didattica]]></category> <category><![CDATA[decreto semplificazioni]]></category> <category><![CDATA[invalsi]]></category> <category><![CDATA[retescuole]]></category> <category><![CDATA[senato]]></category> <category><![CDATA[test]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200522</guid> <description><![CDATA[A volte ritornano. Eccole, le prove Invalsi. In queste ore, in aula al Senato se passerà  l’art.51 comma 2 del Decreto semplificazioni ci ritroveremo il test Invalsi obbligatorio introdotto come “attività ordinaria d’istituto”. In tre parole verrà abbattuta l’autonomia didattica scolastica. La relazione tecnica che accompagna l’art.51 non lascia spazio ad interpretazione: “La norma si...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A volte ritornano. Eccole, le prove <a href="http://www.invalsi.it" target="_blank">Invalsi</a>. In queste ore, in aula al Senato se passerà  l’art.51 comma 2 del Decreto semplificazioni ci ritroveremo il<strong> test Invalsi obbligatorio introdotto come “attività ordinaria d’istituto</strong>”. In tre parole verrà abbattuta l’autonomia didattica scolastica.</p><p>La relazione tecnica che accompagna l’art.51 non lascia spazio ad interpretazione: “La norma si propone di far sì che le rilevazioni nazionali degli apprendimenti siano effettuate dal 100% delle istituzioni scolastiche, mentre oggi, in assenza di uno specifico obbligo, circa il 5% delle scuole rifiuta con vari motivi di svolgerle; il rimanente 95% le svolge già oggi come attività ordinaria, senza necessità di remunerazione aggiuntiva per il personale coinvolto”.</p><p>Eccola servita la ricetta per impedire che qualche testa pensante rifletta su questa prova che ci <strong>costa 3 milioni di euro</strong> per gli osservatori e per i 21 tir di carta che trasportano 45 mila pacchi di domande imbustate (dato 2011).</p><p>A cercare di fermare questa imposizione ci hanno pensato una serie di associazioni e comitati genitori tra cui <a href="http://http://www.retescuole.net/appello" target="_blank">ReteScuole</a> che sta raccogliendo le firme on line di migliaia di cittadini, proponendo un <strong>emendamento</strong> che è stato presentato dal Pd e dall’Idv in cui si chiede “che la prova scritta, a carattere nazionale, prevista per l&#8217;esame di Stato, sia effettuata su campione, previamente individuato con metodo statistico. La somministrazione delle prove, per ciascun ciclo scolastico, dovrà essere effettuata mediante rilevatori esterni adeguatamente formati”.</p><p><strong>La rilevazione campionaria</strong> è lo strumento utilizzato dalle indagini internazionali e dalla maggior parte dei paesi europei (vedi rapporto <a href="http://http://www.indire.it/eurydice/index.php" target="_blank">Eurydice</a> 2009) per la valutazione dei sistemi scolastici ed elimina la confusione oggi esistente nelle rilevazioni italiane che pretendono di valutare con le medesime prove gli studenti, gli insegnanti, le scuole, i dirigenti e il sistema.</p><p>Nel frattempo la macchina dell’editoria scolastica si è messa in moto producendo <strong>testi come “strategia d’allenamento” </strong>(a spese degli insegnanti) che da settimane i docenti stanno somministrando ai ragazzi togliendo tempo alla didattica, alle esperienze extrascolastiche, ai viaggi d’istruzione e a tanto altro.<br /> <strong>Tutti timorosi di un test</strong> tanto da fare prove e riprove in seconda elementare per affrontarlo. Forse aveva ragione quel mio alunno che non avendo capito cosa stava facendo mi chiese: <strong>“Ma perché facciamo il test degli invalidi?”<em> </em></strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/prigionieri-test-invalsi/200522/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caro Ministro, c&#8217;è davvero tutto on line?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/caro-ministro-fatto-trenta-facciamo-trentuno/198811/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/caro-ministro-fatto-trenta-facciamo-trentuno/198811/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Mar 2012 10:06:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Disabili]]></category> <category><![CDATA[Francesco Profumo]]></category> <category><![CDATA[genitori]]></category> <category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=198811</guid> <description><![CDATA[Fatto trenta, facciamo anche trentuno, signor ministro della Pubblica istruzione. Con la rivoluzione messa in atto da Francesco Profumo che per la prima volta mette in rete tutti i dati sulla scuola siamo passati dall’epoca preistorica della Gelmini all’800 in un solo colpo. Andando sul sito del Miur, cliccando sulla casella “Scuola in chiaro” da...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Fatto trenta, facciamo anche trentuno, signor <strong>ministro della Pubblica istruzione</strong>. Con la rivoluzione messa in atto da <strong>Francesco Profumo</strong> che per la prima volta mette in rete tutti i dati sulla scuola siamo passati dall’epoca preistorica della <strong>Gelmini</strong> all’800 in un solo colpo.</p><p>Andando sul sito del <strong>Miur</strong>, cliccando sulla casella <a href="http://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola/">“Scuola in chiaro”</a> da qualche giorno è possibile smascherare la scuola italiana e avere una fotografia di essa. Un “tour virtuale” tra i banchi del Paese decisamente interessante che ci permette di scoprire che Nord e Sud non sono poi così distanti quando parliamo di collegamento wi-fi in classe o di lavagne multimediali: non ce ne sono nelle scuole di campagna così come in molte realtà della Sicilia.</p><p>Finita l’epoca del marketing Gelminiano scopriamo che ormai i finanziamenti dello Stato sono pari e qualche volta minori di quelli degli enti locali.</p><p>Un solo suggerimento Ministro: non ho ben capito <strong>perché mancano alcuni numeri</strong>. Per esempio sarebbe utile sapere quanto ogni scuola vanta di credito nei confronti dello Stato <strong>(residui attivi)</strong> per capire come riescono a gestire le spese ordinarie di gestione i nostri istituti. Mi risulta che vi siano scuole che vantano ancora cifre attorno a 160-180 mila euro. Sarebbe altrettanto interessante capire a quanto ammontano per ogni scuola<strong> i contributi volontari dati dai genitori</strong>: nel sito si parla di “contributi da privati” , una voce forse un po’ troppo generica.</p><p>Così saremmo curiosi di conoscere i tempi di pagamento dei supplenti. Non ho visto la voce <strong>“disabili</strong>”: in Italia vi sono miglia di docenti non specializzati che fanno gli insegnanti di sostegno a dispetto della Legge 104/1992 ; qual è il rapporto tra docenti di sostegno specializzati e alunni diversamente abili? Infine sarebbe indispensabile, come ha fatto ReteScuole a Crema, capire quanto tempo l’insegnante di sostegno resta con l’alunno: la media su 109 scuole del Cremasco è di 8 ore e 15 minuti cioè solo il 24% del loro tempo scuola. Un ultimo consiglio: tra qualche giorno probabilmente avremo la possibilità di vedere on line la valutazione scaturita dalle prove <strong>Invalsi</strong>. Una cortesia: ci dica anche <strong>quanto costa fare questa prova</strong>, quanti tir di carta partono da villa Falconieri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/caro-ministro-fatto-trenta-facciamo-trentuno/198811/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non votarmi, non sono un numero!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/votarmi-sono-numero-rivolta-daprile/196857/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/votarmi-sono-numero-rivolta-daprile/196857/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 08:27:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[didattica]]></category> <category><![CDATA[gelmini]]></category> <category><![CDATA[voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196857</guid> <description><![CDATA[Con questo motto il Centro studi per la scuola pubblica ha lanciato l’appello alle maestre e ai maestri d’Italia per un mese senza voti facendo provare ai bambini e ai loro genitori il piacere dell&#8217;apprendimento per se stesso e non per la “moneta” del voto. La coraggiosa e intraprendente idea nasce dal convegno di Bologna...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con questo motto il <a href="http://www.cespbo.it" target="_blank">Centro studi per la scuola pubblica </a>ha lanciato l’appello alle maestre e ai maestri d’Italia per un <strong>mese senza voti</strong> facendo provare ai bambini e ai loro genitori il piacere dell&#8217;apprendimento per se stesso e non per la “moneta” del voto. La coraggiosa e intraprendente idea nasce dal convegno di Bologna sulla “Didattica Resistente/Resiliente” svoltosi a fine febbraio: l’invito è a liberarsi dei voti, almeno nella pratica didattica del mese di <strong>aprile.</strong></p><p>Una proposta che applico da sempre, dimenticando totalmente il problema di catalogare con un voto i miei alunni: basti dire che per anni il mio registro è rimasto vuoto fino alla fine del quadrimestre per l&#8217;assolvimento burocratico richiesto per le schede di valutazione.</p><p>A Bologna, mi son sentito un po’ meno marziano: mi sono accorto che a <strong>“resistere” all’assedio nei confronti della scuola pubblica siamo in tanti.</strong></p><p>Ma perché fare un mese senza voto? “Per la promozione di una relazione didattica rispettosa della sensibilità dei bambini e delle bambine, per una valutazione plurale, creativa e multiforme che valorizzi le potenzialità e non schiacci sulle capacità, che sia stimolo alla crescita e non educazione alla competitività”, spiegano i promotori dell’appello.</p><p>Reintrodotto nella scuola primaria dal ministro <strong>Gelmini</strong>, il voto numerico riduce la relazione didattica a un esame continuo, fomenta la competizione tra scolari, sposta l&#8217;attenzione dal contenuto dell&#8217;apprendimento al suo esito numerico. Ho assistito in questi anni d’insegnamento persino a diatribe in collegio docenti in cui insegnanti inferociti dibattevano sull’utilità del 4 oltre che del 5 chiedendo di introdurlo nella pratica. Da Bologna ora la rivolta contro i voti!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/votarmi-sono-numero-rivolta-daprile/196857/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Dalla tra i banchi  di scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/dalla-banchi-scuola/195714/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/dalla-banchi-scuola/195714/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Mar 2012 08:40:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[fabrizio de andré]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Gaber]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[morte lucio dalla]]></category> <category><![CDATA[Piazza Grande]]></category> <category><![CDATA[Siciliano]]></category> <category><![CDATA[vasco rossi]]></category> <category><![CDATA[Vinicio Capossela]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195714</guid> <description><![CDATA[Lucio Dalla lo ricorderanno anche i ragazzini che oggi sono alla scuola elementare. E questo è  il &#8220;miracolo&#8221; di Lucio. Ne sono certo. Queste mie parole, a qualcuno potranno apparire retoriche ma a smentire i perplessi credo possano bastare gli scritti che tanti bambini hanno lasciato davanti alla porta di casa Dalla in via Massimo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lucio Dalla</strong> lo ricorderanno anche i ragazzini che oggi sono alla <strong>scuola elementare</strong>. E questo è  il &#8220;miracolo&#8221; di Lucio. Ne sono certo. Queste mie parole, a qualcuno potranno apparire retoriche ma a smentire i perplessi credo possano bastare gli scritti che tanti bambini hanno lasciato davanti alla porta di casa Dalla in via Massimo D&#8217;Azeglio a <strong>Bologna</strong>. Domenica notte, quando ormai la <strong>piazza Grande</strong> cantata da Lucio, era rimasta sola, in compagnia della luna, sono passato davanti al portone dell&#8217;appartamento di Dalla: ho letto ad uno ad uno i messaggi appoggiati ai fiori, agli scalini d&#8217;ingresso. C&#8217;erano <strong>lettere di bambini</strong> che avevano imparato le sue canzoni.</p><p>E&#8217; quello che faccio anch&#8217;io nelle mie classi insegnando ad apprezzare la storia della musica italiana con <strong>Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Vasco Rossi, Vinicio Capossela</strong> e Lucio Dalla. Chi l&#8217;ha detto che<strong> educazione musicale</strong> è insegnare a suonare il piffero?</p><p>Nelle mie classi si studia Lucio. Con Dalla e &#8220;Siciliano&#8221; racconto la storia dell&#8217;isola. Ascoltare &#8220;Zingaro&#8221; è insegnare la libertà. E perché non parlare della città felsinea con &#8220;Dark Bologna&#8221;. La scuola deve rendere omaggio a chi come Dalla ha lasciato una traccia nella storia della musica italiana.</p><p>E nessuno pensi che questo maestro sia un esaltato che non fa imparare il ritmo e le note. Amo solo insegnare facendo divertire i bambini, passando il testimone. L&#8217;altro giorno i ragazzini della mia classe quando sono entrato in aula mi han detto: &#8220;Maestro, è morto Lucio&#8221;. E in quel momento ho capito che la storia, anche quella della musica, non può perdersi. Ma dev&#8217;essere tramandata. Da generazione in generazione. Da maestro ad alunno. <strong>Anche questo è educare</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/dalla-banchi-scuola/195714/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scuola, riprendiamoci i giovani!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/scuola-riprendiamoci-giovani/194366/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/scuola-riprendiamoci-giovani/194366/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Feb 2012 15:04:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Cgil]]></category> <category><![CDATA[Eurydice]]></category> <category><![CDATA[Istruzione]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194366</guid> <description><![CDATA[“Maestro, io non voglio fare l’università. Finite le superiori, a 16 anni, vado a lavorare”. Non sono pochi i ragazzi che in quinta elementare mi stupiscono con sortite di questo genere. La mia reazione è determinata: “Guai a voi se quando sarete grandi vi incontro e mi direte che non vi siete laureati. Dovete andare...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Maestro, io non voglio fare l<strong>’università</strong>. Finite le superiori, a 16 anni, vado a lavorare”. Non sono pochi i ragazzi che in quinta elementare mi stupiscono con sortite di questo genere. La mia reazione è determinata: “Guai a voi se quando sarete grandi vi incontro e mi direte che non vi siete laureati. Dovete andare all’università, partire in Erasmus, apprendere una o più lingue, conoscere l’Europa”.</p><p>Ma questo, forse, è solo un sogno del maestro in quest’Italia dove <strong>l’istruzione obbligatoria</strong> è ancora ferma a 16 anni. Stamattina la segretaria della Cgil <strong>Susanna Camusso</strong>, all’assemblea dei candidati e delegati Rsu alla quale è intervenuto anche Roberto Vecchioni ricordava la necessità di elevare l’istruzione obbligatoria a 18 anni.</p><p>Una dichiarazione che si sposa con i dati pubblicati in questi giorni dalla rete Eurydice, nel rapporto <strong>“<a href="http://eacea.ec.europa.eu/education/eurydice/documents/key_data_series/134IT_HI.pdf" target="_blank">Cifre chiave dell’istruzione 2012”</a>:</strong> “Risulta evidente, in quasi tutti i sistemi educativi d’Europa, la tendenza verso il prolungamento dell’istruzione obbligatoria, in linea con l’obiettivo di ridurre i tassi di abbandono scolastico precoce e, in alcuni casi, di assicurare che tutti gli studenti ottengano il certificato dell’istruzione di base.</p><p><strong>In dieci paesi</strong> l’istruzione obbligatoria è stata anticipata di un anno (o addirittura di due, come in Lettonia). In altri tredici paesi la durata dell’istruzione obbligatoria a tempo pieno è stata prolungata di uno o due anni, o perfino di tre come nel caso del Portogallo in seguito a recenti riforme”.</p><p>Il nostro Paese ha bisogno di giovani che arrivino nel mondo del lavoro preparati: <strong>i laureati dell’istruzione terziaria si integrano nel mercato del lavoro due volte più rapidamente</strong> rispetto a chi è in possesso di una qualifica di livello inferiore. In media, occorrono 5 mesi ai laureati dell’istruzione terziaria per entrare nel mondo del lavoro, mentre ne occorrono 9,8 a chi ha una qualifica di livello più basso.</p><p>Forse oso pensare che già la scuola primaria dovrebbe pensare a dare maggiori competenze nell’ottica lavorativa: penso all’<strong>informatica</strong>. Sempre secondo il rapporto Eurydice “in scienze, matematica e informatica, come anche nel campo dell’educazione, ad esempio, la percentuale dei laureati è diminuita”. Un dato di cui dovrebbe tener conto anche un maestro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/scuola-riprendiamoci-giovani/194366/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Nella mia scuola nessuno è straniero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/nella-scuola-nessuno-straniero/192568/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/nella-scuola-nessuno-straniero/192568/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 Feb 2012 08:33:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[migranti]]></category> <category><![CDATA[minori]]></category> <category><![CDATA[multiculturalità]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category> <category><![CDATA[ripetenti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192568</guid> <description><![CDATA[“Maestro ma io non sono africana, vero? Sono marocchina”, mi ha chiesto Ikram in questi giorni. E io: “Il Marocco dov’è?”. Pronta la risposta della mia alunna migrante: “Non è in Africa ma è vicino all’Algeria e alla Tunisia. In Africa sono poveri, noi in Marocco non lo siamo”. Ikram ha il velo. E’ musulmana....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Maestro ma io non sono africana, vero?</strong> Sono marocchina”, mi ha chiesto Ikram in questi giorni.<br /> E io: “Il Marocco dov’è?”.<br /> Pronta la risposta della mia alunna migrante: “Non è in Africa ma è vicino all’Algeria e alla Tunisia. In Africa sono poveri, noi in Marocco non lo siamo”.</p><p>Ikram ha il velo. E’ musulmana. Non immaginava di essere africana. Con lei ho voluto parlare dell’orgoglio del popolo africano. Abbiamo parlato del suo velo. Della sua religione. Mi ha portato a scuola il corano. Lei e l’altra mia alunna marocchina hanno letto in arabo. Per una volta hanno fatto loro lezione. Sì, perché <strong>nella mia scuola nessuno è straniero. </strong>Siamo tutti cittadini del mondo.</p><p>Forse dovremmo ricordarcelo: questi ragazzi, arrivati da una parte di Terra, che spesso non conosciamo sono il futuro del nostro Paese. A qualche leghista, a mia nonna o a mia zia possono anche non piacere questi musulmani che pregano sdraiati a terra, questi indiani che mangiano speziato ma i figli dei migranti sono ormai un numero così consistente che su di loro dobbiamo investire. <strong>Nella mia provincia</strong>, la bassa cremonese, tra le nebbie e il Po, l’incidenza dei minori sulla popolazione straniera supera il 25% aggiudicandosi, secondo i dati del Dossier statistico <a href="http://www.dossierimmigrazione.it/">Caritas/Migrantes</a>, <strong>il primato nella classifica in Italia</strong>: su 37.477 migranti residenti, 10.401 sono minori. E così nel resto del Nord: Brescia, Lodi, Mantova, Bergamo vengono appena dopo Cremona. Basta entrare in una classe per rendersi conto. Fino a qualche decennio fa ci stupivamo dei nomi come Cristopher, Jonathan, William, Alex messi ai bambini italiani. Oggi abbiamo Gorav, Ikram, Rami. Purtroppo però la scuola italiana sta investendo poco su questa risorsa. Spesso questi ragazzi necessiterebbero di tempo da dedicare loro.</p><p>Risultato? Dall’ultimo rapporto del <a href="http://www.miur.it">Miur </a>(2010), analizzato anche dalla <a href="http://www.ismu.org">Fondazione Ismu </a>(iniziative e studi sulla multi etnicità), <strong>il numero di ripetenti migranti</strong> diventa sempre più elevato nei diversi ordini e gradi, passando da un’incidenza dell’1,3% nella scuola primaria all’8,7% di ripetenti nella secondaria di secondo grado e 9,5 nella secondaria di primo grado.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/nella-scuola-nessuno-straniero/192568/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leggere i giornali (anche online) a scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/leggere-giornali-anche-online-scuola/191268/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/leggere-giornali-anche-online-scuola/191268/#comments</comments> <pubDate>Wed, 15 Feb 2012 08:15:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[analfabetismo]]></category> <category><![CDATA[giornali]]></category> <category><![CDATA[Internet]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191268</guid> <description><![CDATA[Stamattina nelle ore di educazione tecnologica ho insegnato ai miei ragazzi a leggere i giornali in internet. Mi sono accorto che pochi di loro, nonostante siano iper tecnologici e ipadizzati, sapevano trovare informazioni attraverso la rete. Sanno scaricare la musica, i video da YouTube, magari qualcuno sa persino installare antivirus o usare iTunes ma nessuno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina nelle ore di educazione tecnologica ho insegnato ai miei ragazzi a leggere i <strong>giornali in internet</strong>. Mi sono accorto che pochi di loro, nonostante siano iper tecnologici e ipadizzati, sapevano trovare informazioni attraverso la rete. Sanno scaricare la musica, i video da YouTube, magari qualcuno sa persino installare antivirus o usare iTunes ma nessuno ha insegnato loro a leggere i giornali cliccando sulla tastiera www.ilfattoquotidiano.it o il sito di qualche altro giornale. Sono rimasti a bocca aperta quando hanno scoperto che potevano persino vedere la Tv in diretta.</p><p>Purtroppo <strong>in Italia si leggono ancora troppo poco i quotidiani.</strong> Ma dobbiamo dircelo con franchezza: quanti sono i colleghi che vediamo entrare in classe, al mattino, con in mano il quotidiano? Quanti sono gli insegnanti che usano internet per leggere il quotidiano online?</p><p>I nostri ragazzi, secondo un’indagine del<a href="http://www.osservatorionline.it/index.php?id=383&amp;page=In+the+high+school" target="_blank">l’Osservatorio permanente dei giovani editori</a>, promotore dell’iniziativa il “Quotidiano in classe” usano <strong>internet e i social network</strong>: per il 73% degli intervistati in questa indagine la visita ai social network è una condotta abituale ma tra le cinque attività più gettonate in internet non c’è la lettura del quotidiano. Semmai il 57% ascolta la radio online.</p><p>Da tempo affermo che rischiamo di formare una nuova generazione di <strong>analfabeti informatici.</strong></p><p>Una svolta sembra, tuttavia, volerla dare questo Governo: nei giorni scorsi infatti il ministro della Comunicazione e il ministro dell’Istruzione hanno firmato un contratto di finanziamento per il progetto “Internet nella tua scuola. Connessione ad internet delle unità scolastiche delle zone rurali e urbane”. Obiettivo generale del progetto è quello di <strong>agevolare</strong> l’accesso delle istituzioni scolastiche alla <strong>rete internet nelle zone rurali</strong> e in quelle urbane arretrate da un punto di vista informatico. Finalmente <strong>2.446 scuole saranno connesse alla rete Internet a banda larga</strong>. La finalità è di far crescere il numero di utilizzatori di internet per un totale di circa 650.000 studenti e 48.000 docenti delle aree coinvolte.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/leggere-giornali-anche-online-scuola/191268/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tornano le pagelle, ma il 10 è vietato!</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/tornano-le-pagelle-ma-il-10-e-vietato/189677/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/tornano-le-pagelle-ma-il-10-e-vietato/189677/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:31:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[don milani]]></category> <category><![CDATA[pagelle]]></category> <category><![CDATA[voto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189677</guid> <description><![CDATA[Tempo di pagelle a scuola. E di nuovo, torna il tormentone dell’anno: “Il dieci nel primo quadrimestre non si dà”. Non ho mai ben compreso questa filosofia, ma anche quest’anno mi son trovato a “discutere” per poter applicare il Dpr 122/09 dove si stabiliva il ritorno all’uso dei numeri specificando che la valutazione degli alunni...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Tempo di <strong>pagelle</strong> a scuola. E di nuovo, torna il tormentone dell’anno: <em>“Il <strong>dieci</strong> nel primo quadrimestre non si dà”</em>. Non ho mai ben compreso questa filosofia, ma anche quest’anno mi son trovato a “discutere” per poter applicare il Dpr 122/09 dove si stabiliva il ritorno all’uso dei numeri specificando che la valutazione degli alunni era in decimi, non in noni o ottavi. Eppure nelle scuole italiane c’è da sempre questa ritrosia a dare dieci.</p><p><em>“E se poi nel secondo quadrimestre questo bambino sarà peggiorato?”</em>, mi ha risposto qualche maestra troppo attenta alla docimologia tanto da fare una notevole <strong>differenza tra un nove e un dieci</strong>. Specifico: non ho mai avuto un dieci a scuola e non sono certo fan dell’ottimo. Ma se un bambino è per me a un livello di apprendimento che definirei, se fosse possibile, “alla grande”, sono certo che non mi smentirà qualche mese più tardi. E se anche dovesse accadere, non avrò problemi a dare un nove.</p><p>Ma qual è <strong>l’obiettivo della valutazione</strong>? Serve ai bambini, soprattutto alla scuola primaria o dovrebbe essere utile a insegnanti e genitori? La valutazione dovrebbe servire al docente per capire quanto è riuscito a trasmettere passione, voglia di imparare all’allievo.</p><p>Vale la pena ricordare la filosofia della scuola di Barbiana di <a href="http://www.donlorenzomilani.it" target="_blank"><strong>don Lorenzo Milani</strong></a>: <em>“Il voto è discriminante perché è ingiusto fare parti uguali tra disuguali. Il voto monopolizza l’attenzione e l’interesse degli studenti, facendoli studiare solo per la valutazione, in una situazione di ansia e competizione”</em>. E’ proprio così: son convinto che una scuola senza voti renderebbe tutti più liberi, genitori e ragazzi. Lo scorso anno di fronte a una mamma che si lamentava per il nove dato a una verifica, presi la biro, tracciai una “x” sul nove e diedi undici. La mamma al primo momento rimase sbigottita. Ma poi capì.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/tornano-le-pagelle-ma-il-10-e-vietato/189677/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Concordia vista dai bambini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/concordia-vista-bambini/188174/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/concordia-vista-bambini/188174/#comments</comments> <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:01:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[bambini]]></category> <category><![CDATA[Concordia]]></category> <category><![CDATA[responsabilità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188174</guid> <description><![CDATA[Della Concordia hanno parlato tutti. Persino i bambini più piccoli ai quali insegno. Proprio loro mi hanno ricordato l’importanza di una parola: responsabilità. Non è facile parlare con loro di attualità ma qualche volta ci ho provato dal momento che, non sanno ancora leggere bene un giornale ma ascoltano alla tv dibattiti e trasmissioni di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Della <strong>Concordia</strong> hanno parlato tutti. Persino i <strong>bambini</strong> più piccoli ai quali insegno. Proprio loro mi hanno ricordato l’importanza di una parola: <strong>responsabilità</strong>. Non è facile parlare con loro di attualità ma qualche volta ci ho provato dal momento che, non sanno ancora leggere bene un giornale ma ascoltano alla tv dibattiti e trasmissioni di ogni tipo.</p><p>“Maestro il naufragio della Concordia è stato come il Titanic. Sulla Concordia una bambina è scomparsa e due signori non sapevano nuotare. Il capitano se n’è fregato però. Gli hanno detto di andare a salvare gli altri ma lui non è andato. Eppure un cameriere ha fatto andare le persone sulle scialuppe di salvataggio, 105 persone ha salvato”, spiega Marco.<br /> “Ah sì ha fatto apposta il capitano ad andare contro lo scoglio”, aggiunge Lucia.<br /> Pronta la replica di Anna: “Ma no. Non ha fatto apposta. Stava girando, ha forzato il volante ed è andato contro lo scoglio”.</p><p>“<strong>Sai maestro</strong>, questa storia – mi spiega Sara &#8211; ci insegna la responsabilità. Se noi portiamo qualcuno a fare una gita in montagna dobbiamo dire lui come ci si arrampica e se si fa male dobbiamo fermarci ad aiutarlo. Ognuno di noi ha delle responsabilità. Se c’è un incendio a scuola i maestri devono uscire per ultimi perché hanno la nostra responsabilità. Anche noi abbiamo la responsabilità di aiutare mamma e papà, gli animali. Ma anche a scuola abbiamo delle responsabilità nel tenere ordine in aula. Il capitano non ne ha avuta”.</p><p>Ci voleva la vicenda della Concordia per rispolverare questa parola uscita dal <strong>vocabolario degli italiani e anche dalla scuola pubblica italiana</strong>. A volte i bambini insegnano ai maestri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/01/concordia-vista-bambini/188174/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Arriva il terremoto e le scuole tremano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/arriva-terremoto-scuole-tremano/186401/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/arriva-terremoto-scuole-tremano/186401/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:08:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Cittadinanzattiva]]></category> <category><![CDATA[legambiente]]></category> <category><![CDATA[sicurezza]]></category> <category><![CDATA[terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186401</guid> <description><![CDATA[“Maestro perché usciamo?”. Stamattina poco dopo le 9,06, ora della scossa di terremoto, ho deciso io di far uscire la mia classe. Nessun allarme. Nessuna evacuazione ufficiale. A dire il vero, se non fosse per un sms e facebook, neanche mi sarei accorto del sisma. Solo la viva memoria di quanto ho visto nelle scorse...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Maestro perché usciamo?”. Stamattina poco dopo le 9,06, ora della scossa di <strong>terremoto</strong>, ho deciso io di far uscire la mia classe. Nessun allarme. Nessuna evacuazione ufficiale. A dire il vero, se non fosse per un sms e facebook, neanche mi sarei accorto del sisma. Solo la viva memoria di quanto ho visto nelle scorse settimane a <strong>L’Aquila</strong>, mi ha permesso di decidere di prendere provvedimenti che potevano mettere in sicurezza i miei ragazzi.</p><p>Resta il fatto che <strong>stamattina le scuole del nord Italia hanno avuto</strong> <strong>paura</strong>. Terrore perché chi insegna negli istituti pubblici conosce le strutture in cui lavora: vecchie, fatiscenti, non a norma. Secondo il dodicesimo rapporto <a href="http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/ecosistema-scuola-xii-edizione" target="_blank">“Ecosistema scuola” realizzato da Legambiente </a>“più del 60% degli edifici sono stati costruiti prima del 1974 ovvero prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche. I comuni capoluogo di provincia, oggetto dell’indagine, hanno dichiarato di avere più del 40% delle scuole in zone a rischio sismico. Poco meno della metà delle scuole non possiede certificazioni strutturali fondamentali come il collaudo statico, l’idoneità statica e l’agibilità”.</p><p>In Italia solo il 10,30% degli edifici scolastici è stato costruito secondo criteri antisismici. Questi dati si sposano con un’altra fotografia che arriva da <a href="http://www.cittadinanzattiva.it/aree-di-interesse/scuola/138-rischio-sismico.html">Cittadinanzattiva </a>che ha rivolto a studenti e famigliari delle scuole secondarie un’indagine sulla conoscenza e sulla percezione del rischio sismico: il 38% degli studenti non sa se il proprio Comune è collocato in una zona sismica. Il 59%  ignora l’esistenza di un piano d’emergenza. Anche chi sa dell’esistenza di un piano d’emergenza non sempre sa indicare quali siano le aree di attesa individuate: il 64% degli intervistati lo ignora.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/arriva-terremoto-scuole-tremano/186401/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La scuola vietata ai diversamente abili</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/la-scuola-vietata-ai-diversamente-abili/184246/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/la-scuola-vietata-ai-diversamente-abili/184246/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:10:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Alex Corlazzoli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Disabili]]></category> <category><![CDATA[famiglie]]></category> <category><![CDATA[informatica]]></category> <category><![CDATA[insegnanti di sostegno]]></category> <category><![CDATA[Istat]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184246</guid> <description><![CDATA[La scuola italiana è vietata ai diversamente abili. Lo dice un maestro che, seppur non abilitato all’insegnamento ai ragazzi portatori di handicap, è stato costretto più volte dai dirigenti scolastici a fare attività di sostegno, in assenza di docenti specializzati. Ma lo afferma anche il recente rapporto dell’Istat “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>scuola</strong> italiana è <strong>vietata ai diversamente abili</strong>. Lo dice un maestro che, seppur non abilitato all’insegnamento ai ragazzi portatori di handicap, è stato costretto più volte dai dirigenti scolastici a fare attività di sostegno, in assenza di docenti specializzati. Ma lo afferma anche il recente <a href="http://www.istat.it/it/archivio/50280" target="_blank">rapporto dell’Istat</a> <em>“L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali”</em> presentato nei giorni scorsi.</p><p>Nell’anno scolastico 2010-2011 gli alunni con disabilità nella scuola primaria erano circa 78 mila (pari al 2,8% del totale), mentre nella scuola secondaria di primo grado sono poco più di 61 mila (il 3,4% del totale). Dai dati del Miur gli insegnanti di sostegno sono poco più di 63 mila: un rapporto di <strong>un insegnante ogni due alunni</strong> con disabilità. Ma questo ormai lo diamo per scontato.</p><p>Ciò che non è per nulla da sottovalutare è che il 64,2% degli insegnanti di sostegno della scuola primaria e il 69,8% di quelli della scuola secondaria svolge l’attività a tempo pieno nello stesso plesso. La quota restante svolge la propria <strong>attività su più plessi</strong> scolastici sia all’interno dello stesso istituto sia su istituti diversi. Sono quelli che io chiamo <strong>“docenti giostra”:</strong> girano, girano senza mai potersi fermare a parlare con i genitori, a fare riunioni ad hoc.</p><p>Il tempo non c’è. La maggior parte delle <strong>famiglie </strong>– secondo i dati Istat-  incontra gli insegnanti curriculari, al di fuori degli incontri d’istituto dei Gruppi di Lavoro sull’Handicap (Glh), meno di una volta al mese (43,4% nella scuola primaria, 52,6% nella scuola secondaria di primo grado);  più frequenti sono, invece, i colloqui tra familiari e l’insegnante di sostegno per entrambi gli ordini scolastici: poco più del 60% delle famiglie li incontra almeno una volta al mese. Sempre troppo poco per un alunno diversamente abile. Prova ne è che i genitori dei miei alunni diversamente abili li ho incontrati, da settembre ad oggi, due volte. Ma questo non certo per responsabilità di mamma e papà.</p><p>Tra questi genitori vi è anche chi ha dato battaglia: circa il 10% delle famiglie di alunni con disabilità ha fatto<strong> ricorso</strong> per avere un aumento delle ore di sostegno.</p><p>Infine un dato che ho visto con i miei occhi: <strong>l’informatica</strong> è ancora inutilizzata, nonostante la tecnologia svolga un processo di facilitazione didattica per questi allievi. Sono ancora più di un quarto le scuole primarie e secondarie di primo grado che non hanno postazioni informatiche adattate. Per entrambi gli ordini scolastici è il Mezzogiorno ad avere la percentuale più elevata con il 29,5% di scuole primarie e il 22,0% di scuole secondarie che non hanno questo tipo di postazioni, mentre la percentuale più bassa si riscontra al Centro con il 26,5% di scuole primarie e il 17,2% di scuole secondarie.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/la-scuola-vietata-ai-diversamente-abili/184246/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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