<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Anna Caragnano</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/acaragnano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Il gossip che uccide la musica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/gossip-uccide-musica/211752/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/gossip-uccide-musica/211752/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 07:43:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Caragnano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Ava Gardner]]></category> <category><![CDATA[Belén Rodriguez]]></category> <category><![CDATA[Dalida]]></category> <category><![CDATA[Emma Marrone]]></category> <category><![CDATA[Frank Sinatra]]></category> <category><![CDATA[gossip]]></category> <category><![CDATA[Greta Garbo]]></category> <category><![CDATA[John Gilbert]]></category> <category><![CDATA[John Lennon e Yoko Ono]]></category> <category><![CDATA[luigi tenco]]></category> <category><![CDATA[Musica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=211752</guid> <description><![CDATA[Il problema non è che i media seguono con triste voyeurismo le vicende personali di Belen, Emma, dei bimbominkia che si contendono e dei Corona; è sempre stato così. Da John Gilbert e Greta Garbo passando per Yoko Ono e John Lennon, Dalida e Luigi Tenco, Frank Sinatra e Ava Gardner e moltissimi altri. Abbiamo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il problema non è che i media seguono con triste voyeurismo le vicende personali di<strong> Belen</strong>,<strong> Emma</strong>, dei bimbominkia che si contendono e dei Corona; è sempre stato così. Da John Gilbert e Greta Garbo passando per Yoko Ono e John Lennon, Dalida e Luigi Tenco, Frank Sinatra e Ava Gardner e moltissimi altri. <strong>Abbiamo sempre bisogno di andare a scavare negli angoli nascosti delle vite degli altri</strong>, per neutralizzare i riflettori, forse, per scoprire che chi sale su un palco non è poi così diverso da noi.</p><p>Certo che con le isole dei famosi (?), le talpe, i grandi fratelli, le fattorie, le pupe e i secchioni e gli Amici (?) di Maria (che a sentirlo così sembra il nome di un circolo di rastafariani)  i fatti e fattacci personali dei presunti VIP sono diventati gesti artistici in sé. Non ci aspettiamo altro. Mica ci aspettiamo più capolavori come &#8220;Lontano Lontano&#8221; di un Luigi Tenco struggente, &#8220;E non finisce mica il cielo&#8221; di un Ivano Fossati malinconico e ispirato o &#8220;Verranno a chiederti del nostro amore&#8221; del sommo Fabrizio De Andrè. E potremmo citarne a migliaia di capolavori nati da amori finiti. Mezza storia della letteratura e della musica da Shakespeare a Flaubert e da Wagner a Morgan è nata da tradimenti, abbandoni, cuori spezzati e amori impossibili. Tutti attingono alla loro biografia perché &#8220;<em>un dolore particolare è un dolore universale</em>&#8220;. Ma oggi no.<strong> Oggi il mondo non si è svegliato con un nuovo capolavoro</strong>. </p><p>Qualcosa è cambiato nella musica cosiddetta &#8220;leggera&#8221;. Le metafore sono morte. La poesia liquefatta. <strong>Tutto resta lì, nel gossip</strong>. Li abbiamo già dimenticati. E invece vogliamo ricordare per altri cinque minuti che i vestiti bruciati di Emma resteranno vestiti bruciati e gli unici voli tra cuscini bagnati e lenzuola saranno dei tatuaggi di Belen nei letti del chissà dove. Non che sia un dramma, eh. Viviamo malissimo anche senza certi capolavori. Ecco. </p><p>Non stiamo dicendo che si stava meglio quando c&#8217;erano i vinili, le musicassette, il carosello o il cantagiro. Stiamo dicendo che si stava meglio quando i fatti degli altri ce li facevamo con lo stereo a palla e la commozione a fior di labbra  invece di &#8220;Pomeriggio Cinque&#8221; e &#8220;La vita in diretta&#8221; a trapanarci le orecchie.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/gossip-uccide-musica/211752/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>4/3/13</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/4313/195564/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/4313/195564/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Mar 2012 12:07:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Caragnano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Bologna]]></category> <category><![CDATA[Canzone Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[Cara Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[Ciao]]></category> <category><![CDATA[concerto]]></category> <category><![CDATA[Funerale Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[Gianni Morandi]]></category> <category><![CDATA[le rondini]]></category> <category><![CDATA[Lucio Dalla]]></category> <category><![CDATA[Piazza Grande]]></category> <category><![CDATA[Tu non mi basti mai]]></category> <category><![CDATA[Vasco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195564</guid> <description><![CDATA[Hanno aperto tutte le finestre e capovolto il cielo, un cielo così grigio che sembra quasi notte ma il vino resta rosso, rosso di vita e di musica. Finestre spalancate e nessun sacco di sabbia, solo canzoni per strada. Tu esci a prendere un caffè e senti canzoni. Vai a portare tuo figlio al parco...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Hanno aperto tutte le finestre e capovolto il cielo, un cielo così grigio che sembra quasi notte ma il vino resta rosso, rosso di vita e di musica. Finestre spalancate e nessun sacco di sabbia, <strong>solo canzoni per strada</strong>. Tu esci a prendere un caffè e senti canzoni. Vai a portare tuo figlio al parco giochi e senti canzoni. Nessun parla. La città è chiusa in una bolla di silenzio di parole. Anche i cani non abbaiano più tra di loro. Si guardano e cambiano strada. Il cielo resta grigio ma è solo per far risaltare di più l’incantesimo dei portici e del silenzio. Tutti camminano velocemente per andare chissà dove. Forse c’è qualcuno o qualcosa a cui portare un reclamo, un premio, un ringraziamento, una domanda. “<em>Una nuvola per nascondermi</em>” aveva detto, chissà se è vero. E di vento (che ce n’è sempre abbastanza) oggi nemmeno un alito. Ma sì, nasconditi bene che qui sotto è un mondo strano. E guarda la città com’è bella com’è ferma com’è sospesa. Fa un po’ paura. Ma è solo che non siamo abituati a guardare negli angoli impolverati delle grandi stanze e così anche il cielo ci sembra ingrato.</p><p>Qui, in <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/edizione-locale/emiliaromagna/" target="_blank">Piazza Maggiore</a> c’è una festa pazzesca, migliaia di persone, sembra uno stadio rettangolare e l’atrio del comune è un banchetto di chiacchiere e risate. E tutti cantano le tue canzoni su questo palco pieno di luci e proiezioni olografiche. Mi aggiro senza dare tanto nell’occhio. C’è Samuele Bersani che prova “<em>Ciao</em>” (tutti si aspettavano “<em>Canzone</em>”&#8230;), Vasco Rossi interpreta “<em>Tu non mi basti mai</em>”, Gianni Morandi riprende “<em>Vita</em>” e Curreri “<em>Le rondini</em>”. Guccini canta “<em>Piazza Grande</em>” ma forse cambierà all’ultimo momento. Nessuno ha scelto “<em>Cara</em>”? C’è qualcuno che urla dal buffet dei dolci: “La canta Caroneeee!”. “Ah sì, no è che con questa scaletta non si capisce niente&#8230;siete davvero in troppi&#8230;abbiamo musica per 24 ore di fila, non saranno troppe?” “Ma no, è festa&#8230;<strong>lasciamola andare questa musica</strong>, lasciamola aperta come certe idee”.</p><p>Il palco è il cuore pulsante di questa città muta, solo oggi, e per questo che tutta questa allegria si abbina bene alle sciarpe colorate e alle pietre color turchese tutte disseminate per le strade. Non siamo abituati alla leggerezza. Qui gli artisti sono davvero tanti e sorridono. Ti allontani di poco e tra i portici solo silenzio e un’eco di musica e malinconia. <strong>Manca qualcosa o qualcuno </strong>a cui portare un premio, un ringraziamento, una domanda, un sorriso. Alzi lo sguardo per controllare le nuvole e per un attimo ti senti così leggero che quasi potresti saltare e toccare la torre degli asinelli con un dito. Ascolto due ragazzi seduti ai piedi del palco: “Ma che meraviglia! Ce ne vorrebbero cento e oltre di questi giorni”. “No ma che dici. <strong>Oggi è oggi</strong>. Eh”. “E’ che immaginavo che a un certo punto tutti cantassero quella canzone, ma tutti tutti dico, tutta la città, da ogni angolo di Strada Maggiore, di via Emilia Levante, tutti tutti da farsi sentire fino a Modena. Così magari anche dietro le nuvole&#8230;”</p><p>“Sogni. Tu sogni&#8230;”</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/4313/195564/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Whitney, il suo pubblico l&#8217;ha amata sempre</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/whitney-pubblico-amata-sempre/190962/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/whitney-pubblico-amata-sempre/190962/#comments</comments> <pubDate>Mon, 13 Feb 2012 13:34:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Caragnano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[morte]]></category> <category><![CDATA[pubblico]]></category> <category><![CDATA[successo]]></category> <category><![CDATA[Whitney Houston]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190962</guid> <description><![CDATA[C’è chi scambia la retorica per poesia, e il sentimentalismo per sensibilità. Il confine è sottile, ammettiamolo. Sarà forse la decima volta in pochi anni che la mia homepage di facebook è invasa da link monografici su un artista. E’ successo per Micheal Jackson, Nilla Pizzi, Gary Moore, Amy Winehouse e ora per Whitney Houston....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi scambia la retorica per poesia, e il sentimentalismo per sensibilità. Il confine è sottile, ammettiamolo. Sarà forse la decima volta in pochi anni che la mia homepage di facebook è invasa da link monografici su un artista. E’ successo per Micheal Jackson, Nilla Pizzi, Gary Moore, Amy Winehouse e ora per <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/12/voce-possente-animo-fragile-anni-muore-whitney-houston/190792/" target="_blank">Whitney Houston</a></strong>. Sono omaggi virtuali, va bene.</p><p>Vogliamo esorcizzare la morte con i ricordi e le belle parole, è comprensibile ma viene spontaneo chiedersi come sia possibile che artisti che hanno venduto milioni di copie, che hanno oggettivamente lasciato segni indelebili nella storia della musica possano morire nel totale declino fisico e psicologico apparentemente abbandonati da amici, parenti, fan e media. Avremo pensato tutti a cosa avremmo o non avremmo fatto<strong> al posto loro</strong>. Come avremmo sfruttato fama, soldi, credibilità. Ci siamo cascati tutti. Io per prima, la notte scorsa, ho passato ore a chiedermi come sia possibile sprofondare in una depressione così violenta rifiutando inconsciamente un talento naturale come quello di Whitney Houston. “Coloro che soccombono al successo”, li chiamerebbe Freud. Ma psicanalisi a parte, la verità è che di solito siamo un pubblico di merda ma questa volta no. E&#8217; vero che regaliamo claque e idolatrie al “mito” di turno e con la stessa facilità fischi e fiaschi e pomodori virtuali in faccia allo “zimbello” del mese perché siamo il<strong> pubblico sovrano</strong>, perché siamo quelli che comprano libri e dischi, perché siamo gli utenti della rete, perché noi siamo il mondo e loro sono al massimo i cantastorie di stagione, la hit dell’estate o la b-side dell’inverno.</p><p>Ma Whitney Houston era intoccabile. Vende 190milioni di copie ed è depressa al punto da autodistruggersi? E noi parliamo e linkiamo e postiamo dai nostri bilocali, con i nostri contratti a progetto e le nostre bollette da pagare e un po’ di rabbia viene fuori per forza. Un po’ di sana incazzatura è fisiologica, è condivisibile. E avremmo pure ragione se non fosse che lì, a fare i conti con un dono della natura senza libretto di istruzione, ci sono loro: le Whitney Houston, i Micheal Jackson e le Amy Winehouse (per dirne solo alcuni).   Dovremmo ammettere, con un po’ di umile sincerità, che non abbiamo nemmeno la più misera idea di<strong> cosa accade a un uomo quando il suo talento supera la soglia di vivibilità</strong>, quando ogni sua azione e decisione diventano pubbliche, soggette a opinioni, a giudizi.</p><p>E la<strong> velocità e la violenza </strong>con cui noi siamo capaci di etichettare, mitizzare o dannare un’artista è direttamente proporzionale all’accelerazione con cui inevitabilmente lo condanniamo a fare i conti con il proprio successo. Siamo il pubblico, condividiamo link, status e notizie, abbiamo gusti, critiche e obiezioni. Compriamo dischi, canzoni, libri e poster, chiediamo autografi e compriamo biglietti per i concerti. Ci emozioniamo, suggeriamo ai nostri amici di leggere o ascoltare qualcosa che ci ha cambiato nel profondo. Abbiamo un grande potere. Eppure siamo così inutili. Questa volta non siamo stati un &#8220;pubblico di merda&#8221;&#8230; abbiamo amato una grande artista da viva. Ma non sono bastati tutti gli applausi, i biglietti venduti, i dischi comprati del mondo. E non basteranno tutti i link dell’interspazio per riportarla qui, con la sua voce indescrivibile.</p><p>Il suo immenso talento è stato la sua condanna a morte e la sua condanna alla vita eterna nell’olimpo dei “cihalasciatotroppopresto”. E allora facciamo bene a mitizzarla, a intasare le homepage dei siti di mezzo mondo con le sue canzoni. <strong>Siamo il pubblico</strong>. Eravamo inutili quando affollavamo i suo concerti anche se non cantava più come prima, e forse non se ne accorgeva nemmeno che eravamo lì, che eravamo in tanti. Siamo utili adesso che continuiamo a dimostrarle affetto fino a sviscerare ogni sua apparizione televisiva, discografica o cinematografica per non lasciarla nel tugurio mediatico dei relitti abbandonati all’alcool e alle droghe in cui si ci era ficcata da sola, però. Infatti aveva da poco accettato la proposta di Simon Cowell di diventare una componente della giuria di xfactor Usa. <strong>Aveva dimenticato di essere una grande diva</strong>. Lei, l’aveva scordato. Noi no. Attenzione però. C&#8217;è chi scambia un&#8217;icona per maglietta e un mito per tendina del lunotto posteriore. Il confine è sottile. Andiamoci piano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/13/whitney-pubblico-amata-sempre/190962/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Madama Butterfly, alla ricerca del genio perduto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/madama-butterfly-alla-ricerca-del-genio-perduto/190102/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/madama-butterfly-alla-ricerca-del-genio-perduto/190102/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Feb 2012 13:54:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Caragnano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Giacomo Puccini]]></category> <category><![CDATA[Madama Butterfly]]></category> <category><![CDATA[roma]]></category> <category><![CDATA[Teatro dell'Opera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=190102</guid> <description><![CDATA[Giacomo Puccini con Madama Butterfly non ha scritto solamente un’opera meravigliosa: ha costruito un personaggio che, da solo, vale più di un trattato di filosofia dell’attesa e del dolore. Butterfly sapeva che il suo Pinkerton sarebbe tornato, forse non per restare a Nagasaki con lei, ma almeno a riprenderla insieme al loro bambino per portarli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Giacomo Puccini con <em><strong>Madama Butterfly</strong></em> non ha scritto solamente un’opera meravigliosa: ha costruito un personaggio che, da solo, vale più di un trattato di filosofia dell’attesa e del dolore. Butterfly sapeva che il suo Pinkerton sarebbe tornato, forse non per restare a Nagasaki con lei, ma almeno a riprenderla insieme al loro bambino per portarli con sé. Aveva di bello Butterfly che ci credeva davvero.</p><p><strong>Puccini </strong>scrisse forse cinque versioni di questa Opera. Al suo primo debutto alla Scala nel 1904 non fu proprio un successone. Addirittura qualcuno scappò via dal Teatro durante il secondo atto. Sappiamo che Puccini, all&#8217;epoca della composizione di Madama Butterfly stava studiando le partiture dell&#8217; <em>Après-midi d&#8217;un faune</em> e di <em>Nocturnes</em> di Debussy, era andato a Parigi per assistere alla prima rappresentazione di <em>Louise </em>di Charpentier. Stava cercando “nuove forme”, sentiva il demone dell&#8217;immobilità musicale aleggiare come un corvo sulla sua testa. Proprio con <em>Madama Butterfly </em>rintracciamo le scintille della sua <strong>ricerca</strong>. E quel finale, poi: una cadenza in Si Minore che culmina in un inaspettato Sol Maggiore che ti lascia senza fiato, incollato a pensieri lontani e alla poltrona. Un finale che sigilla l’apice del genio compositivo di Puccini, la vetta che non sfiorò forse nemmeno con Tosca o con le invocazioni alla luna di Turandot.</p><p>Dal 21 al 28 febbraio verrà rappresentata al <strong>Teatro dell’Opera di Roma</strong>, direttore d’orchestra Pinchas Steinberg, mentre Daniela Dessì ed Elena Popovskaya si alterneranno nel ruolo di Cio-Cio-San (Madama Butterfly). E chi preferiva la Callas, chi la zuccherosa Tebaldi, chi dice che Madama Butterfly è l&#8217;opera popolare per eccellenza, chi storce il naso sempre e comunque, chi la ama in ogni allestimento e versione, chi non la considera nemmeno tra le opere di rilievo. Io dico solo che non si può non conoscerla.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/madama-butterfly-alla-ricerca-del-genio-perduto/190102/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La musica è nostra, riprendiamocela</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/musica-nostra-riprendiamocela/183028/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/musica-nostra-riprendiamocela/183028/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:43:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Caragnano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Bollan]]></category> <category><![CDATA[concerto di Capodanno]]></category> <category><![CDATA[Dino Scuderi]]></category> <category><![CDATA[musica classica]]></category> <category><![CDATA[youtube]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183028</guid> <description><![CDATA[Certe sinfonie hanno la stessa magia dell’Inverno, non è solo una questione di freddo e alberi di Natale e lucine intermittenti. L’Inverno è anche zenzero e cannella, e stivali e vino caldo, piumini colorati e cieli coperti. Così le sinfonie non sono altro che un incastro perfetto tra ingredienti imperfetti che da soli nemmeno li...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Certe sinfonie hanno la stessa magia dell’Inverno, non è solo una questione di freddo e alberi di Natale e lucine intermittenti. L’Inverno è anche zenzero e cannella, e stivali e vino caldo, piumini colorati e cieli coperti. Così le sinfonie non sono altro che un incastro perfetto tra ingredienti imperfetti che da soli nemmeno li riconosceresti e invece insieme costruiscono intere galassie. Ma perché i ragazzi disertano le sale da concerto e gli auditorium e sembrano come essere <strong>immuni </strong>alla bellezza e alla magia della musica cosiddetta classica come se fosse un vezzo borghese finto-chic per cui non hanno l’abito giusto? Raggiungo telefonicamente il M. <strong>Dino Scuderi</strong> che è un compositore, un pianista e direttore d’Orchestra nonché direttore musicale di molti musical italiani (Jesus Christ Superstar, Salvatore Giuliano, di cui è l’autore e Sweeny Todd) e lavora quotidianamente con giovani e giovanissimi nella sua attività di insegnante. Lo chiamo per chiedergli proprio questo, perché la musica classica non riesce a scrollarsi di dosso questo parruccone che puzza di vecchio e non ritrova l’antica leggerezza del passato quando era il popolo (e non i critici) a decretare il successo di una composizione o di un’opera. Gli chiedo perché nessun ragazzo va più ai concerti. Lui mi risponde che uno dei motivi è <strong>Youtube</strong>. “No, ma come?” Dico io sorpresa. Ma la sua risposta è più eloquente di mille trattati sulla comunicazione e non c’è nemmeno bisogno di scomodare Lawrence Lessig per dargli ragione: &#8220;La tecnologia, oggi, permette alla gente di accedere alla cultura <strong>senza mediazioni</strong>. Non abbiamo bisogno di supporti, di preoccuparci di biglietti e parcheggi che non si trovano per ascoltare della buona musica”.</p><p>Ma allora dovrei incontrare nell’autobus ragazzi che parlano della Patetica di Cajkovskij oppure della Quinta di Mahler, invece non è proprio quello che mi capita nel 92 direzione Termini. Il Maestro Scuderi mi ferma nel pieno dei miei <strong>deliri utopistici</strong>: “E’ una questione di linguaggi. Non conoscere le cose ti preclude il piacere di gioire e sorprenderti delle cose stesse. Ma come puoi sorprenderti ascoltando Beethoven se non ne conosci anche solo minimamente il linguaggio? Io sono convinto che anche l’ultimo ragazzino della zona più degradata di una metropoli può emozionarsi ascoltando Chopin o Beethoven se qualcuno si preoccupa di aiutarlo a capire quel linguaggio. La conoscenza è alla base di tutto.”</p><p>Mi viene in mente che pochi giorni fa è andato in onda in diretta sulla Rai l’appuntamento fisso di Capodanno insieme agli abbacchi e ai panettoni: Il Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia; che, insieme alla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-d748dd2e-3354-403d-8d91-ab6fc298e3a5.html" target="_blank">trasmissione di Bollani</a></span> e a qualche tentativo pedagogico della Rai, è l’unico spiffero di musica classica che riesce a penetrare nelle case di ogni vicolo sperduto d&#8217;Italia (visto che nelle Scuole&#8230; ma vabbé questa è un’altra storia&#8230; ne riparleremo). Non ho mai visto di buon occhio il Concerto di Capodanno, l’ho sempre vista come una tradizione inutile e anche un po’ ripetitiva (“Libiam ne’ lieti calici” ormai mi esce dalle orecchie a mo’ di tappo di spumante&#8230; Non la posso sentire più!). “Certo che non basta il Concerto di Capodanno” mi rincuora il Maestro Scuderi che lo sa che sono una specie di miccia pronta a esplodere sulle istituzioni e le elite, “ Però è una bella tradizione: cominciare un nuovo anno con la musica! Sicuramente bisognerebbe dare ampio spazio all’arte che l’unica cosa che può sviluppare il senso di valutazione della stessa. Ma per valutare bisognerebbe conoscere e non si conosce niente che non si ami e per amare serve tuffarsi. Nelle cose, nelle persone, nelle canzoni nelle sinfonie&#8230;&#8221;.<br /> “Cosa dirigeresti se avessi la possibilità di dirigere un’orchestra domani, in un grande auditorium?”, Il Maestro Scuderi non ci pensa più di tanto: “Tra tante sceglierei sicuramente “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quadri_da_un'esposizione" target="_blank">Quadri da un’Esposizione</a></span>” di Musorgskij nell’orchestrazione di Ravel. Una delle prime opere che ho ascoltato da bambino e che mi ha sempre impressionato”.</p><p>Vorrei  convincere il mondo intero, ogni uomo, donna, bambino e coglione qualsiasi che non c’è bisogno di tubini neri, giacche di cachemire e decollete rosse. Che la musica è nostra e dovremmo riprendercela a suon di fischi ai tromboni eruditi e applausi sonori a<strong> chi sa emozionarci</strong>. L’emozione, però, è come l’Inverno, non è solo questione di freddo e guanti di pelle e cappelli di lana cotta. L’Inverno è anche cioccolata e whisky sottocoperta e sigarette fumate dal vento. Così come l’emozione non è solo conoscenza, è mistero, e stupore, e incoscienza. Ma l’Inverno è anche saldi e ponti dell’Epifania. E poi i tubini neri li danno al cinquanta per cento. Aspetta non ti sento!!!! Scusami un attimo che mi sposto che qui c’è una Signora che ha perso il bambino e stanno urlando dagli altoparlanti&#8230; Non ho capito bene&#8230;. No scusa è che vado di fretta ho un aperitivo con i colleghi e sono in ritardo&#8230; Che cosa dicevi a proposito di un concerto qui dietro???</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/musica-nostra-riprendiamocela/183028/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Artisti7607: la cultura si riprende il futuro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/artisti7607-la-cultura-si-riprende-il-futuro/178967/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/artisti7607-la-cultura-si-riprende-il-futuro/178967/#comments</comments> <pubDate>Tue, 20 Dec 2011 18:31:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Caragnano</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Terza pagina]]></category> <category><![CDATA[Anna Caragnano]]></category> <category><![CDATA[Artisti7607]]></category> <category><![CDATA[cultura]]></category> <category><![CDATA[franca valeri]]></category> <category><![CDATA[imaie]]></category> <category><![CDATA[Riccardo Scamarcio]]></category> <category><![CDATA[Statuto Sociale Europeo degli Artisti]]></category> <category><![CDATA[Valeria Golino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=178967</guid> <description><![CDATA[La prima cosa che vedi tra i teli neri e le attrezzature è una cornice turchese all’attaccatura del soffitto che lascia immaginare che in questo studio, un tempo, c’era un bluescreen e forse si giravano scene di battaglie interstellari. E invece oggi si sta girando un corto per una battaglia tutt’altro che fantascientifica. Ci sono...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La prima cosa che vedi tra i teli neri e le attrezzature è una cornice turchese all’attaccatura del soffitto che lascia immaginare che in questo studio, un tempo, c’era un bluescreen e forse si giravano scene di battaglie interstellari. E invece oggi si sta girando un corto per una battaglia tutt’altro che fantascientifica. Ci sono Claudio Santamaria, Neri Marcorè, Elio Germano, Daniela Virgilio, Paolo Calabresi, Giuseppe Battiston, Valerio Mastandrea, Paolo Sassanelli, Franca Valeri, Valeria Golino, Isabella Ragonese,  Riccardo Scamarcio, Valeria Solarino, Michele Riondino e Valentina Correani: tutti uniti da un unico grande desiderio che mi spiegherà meglio <strong>Cinzia Mascoli</strong>, che è il presidente e la vera anima di questa nuova rivoluzione artistica che si chiama <strong>Artisti7607</strong>.</p><p>Cinzia ha la bellezza e la grinta di un torrente d’inverno e non si ferma un attimo. Mi spiega di cosa si occupa Artisti7607, che prende il nome dalla data esatta (7 Giugno 2007) in cui è stato redatto lo <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&amp;reference=P6-TA-2007-0236&amp;language=IT" target="_blank">Statuto Sociale Europeo degli Artisti</a></span> </strong>che Cinzia ha preso come punto di riferimento per <em>“creare un diritto di scelta” </em>e chiedere di poter partecipare alla costituzione del nuovo <strong>Imaie </strong>(Istituto per la tutela degli artisti interpreti esecutori) che dovrebbe tutelare gli artisti interpreti esecutori di opere musicali, cinematografiche e audiovisive ogni qualvolta queste siano riutilizzate.</p><p>Quello che è accaduto all’Imaie è ormai storia. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/03/20/imaie-pozzo-senza-fondo/19159/" target="_blank">Ne ha parlato qui</a></span> il 20 marzo 2010 anche Malcom Pagani, ma insomma, la verità è che da qualunque prospettiva si guardino e analizzino le vicende legate agli enti che dovrebbero tutelare gli artisti si arriva alla conclusione che l’Imaie è solo uno dei tanti piccoli sintomi di una malattia con cui gli artisti hanno imparato a convivere da tempo: il <strong>mancato riconoscimento</strong> del lavoro dell’artista come parte integrante e formante della Cultura di un Paese. Qui non si parla di precarietà, l’arte stessa è fondata sull’instabilità, è figlia del disordine, dell’entropia e della destrutturazione: qui si gioca con dei diritti fondamentali, essenziali.</p><p>Tutti questi artisti sono qui per girare un <strong>corto </strong>che vedremo presto, si spera, in tutte le sale cinematografiche italiane prima della proiezione dei film in cartellone: un corto che farà parlare, che farà riflettere. Giorgio Amendola ha messo a disposizione il suo studio gratuitamente bloccando tutte le sue attività, Cinzia Mascoli sta dando tutto il suo tempo e le sue energie, gli attori sono arrivati qui con i loro mezzi, la loro voglia di partecipare, sanno che tutto questo sforzo non servirà forse nel futuro prossimo, ma pone le basi a una rivoluzione che non ha bandiere né striscioni. E’ il sottobosco della cultura che non fa rumore, non urla slogan, non rischia lanci di lacrimogeni, ma sposta le idee, le costruisce, le modella, le libera e le porta in tutte le case d’Italia con la leggerezza del libeccio e penetrando nelle insenature burocratiche di questa Italia dissestata con la forza di uno tsunami.</p><p>Artisti7607 non è un’operazione superficiale e il corto che stanno girando non è una pubblicità, è un fatto artistico, è un documentario, è una testimonianza sentita, lo percepisco nelle parole di <strong>Riccardo Scamarcio </strong>che sta girando in questo preciso istante e a qualcuno che gli dice <em>“Come ti vedi? Tutto bene?”</em> risponde: <em>“Sto pensando a quello che devo dire, che è più importante!”</em> e questa non è retorica, è realtà. <strong>Franca Valeri </strong>mi dice <em>“E’ un periodo tremendo: è difficile per me, figuriamoci per voi giovani. Bisogna fare qualcosa”</em> e infatti è qui, per partecipare a questa operazione che ha unito artisti così diversi tra loro ma accomunati dallo stesso sguardo in direzione di un orizzonte lontano, ma forse non troppo.</p><p>Ogni tanto guardo la cornice blu all’attaccatura del soffitto che non c’entra niente in tutto questo nero e bianco di teli e ciak e luci da studio di posa, è come un pezzo di mare mosso in una scatola nera di aereo da guerra, e mentre penso a questo, la <strong>Golino </strong>dolcissima si alza e vuole girare ancora qualche battuta, il regista sorride, lei si guarda per un secondo al suo specchio da borsetta, mette un po’ di lucidalabbra e le danno la battuta che io mi aspetto dura e combattiva e invece lei sussurra, decisa ma con un filo di voce, che trafigge più di un urlo lancinante: <em>“Abbiamo deciso di riprenderci il nostro futuro!”</em>. Già.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/20/artisti7607-la-cultura-si-riprende-il-futuro/178967/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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