<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Andrea Bellelli</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/abellelli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Pierre Dukan, non c&#8217;è spazio per i maghi della dieta</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/pierre-dukan-spazio-maghi-della-dieta/237700/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/pierre-dukan-spazio-maghi-della-dieta/237700/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 09:13:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Piacere quotidiano]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[dieta Dukan]]></category> <category><![CDATA[diete]]></category> <category><![CDATA[nutrizione]]></category> <category><![CDATA[Pierre Dukan]]></category> <category><![CDATA[prescrizioni dietetiche]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=237700</guid> <description><![CDATA[Qualche giorno fa si è dimesso dall&#8217;Ordine dei Medici di Parigi Pierre Dukan, “mago della dieta”. Dukan si è dimesso in previsione di una azione disciplinare dovuta soprattutto alle sue dichiarazioni incaute sul peso forma degli adolescenti e altri argomenti simili. Il caso è interessante per due aspetti: il primo è l&#8217;accusa, fondata ma inusuale,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa si è dimesso dall&#8217;Ordine dei Medici di Parigi <a href="http://www.lemonde.fr/vous/article/2012/05/16/dukan-radie-de-l-ordre-des-medecins-a-sa-demande_1701930_3238.html" target="_blank">Pierre Dukan, “mago della dieta”</a>. Dukan si è dimesso in previsione di una azione disciplinare dovuta soprattutto alle sue dichiarazioni incaute sul <strong>peso forma degli adolescenti</strong> e altri argomenti simili.</p><p>Il caso è interessante per due aspetti: il primo è l&#8217;accusa, fondata ma inusuale, di diffondere informazioni false o erronee, dannose per la salute pubblica. Tutti i codici deontologici della professione medica prescrivono tra i doveri del medico quello di diffondere una informazione <strong>aggiornata e veritiera</strong>, nei limiti entro i quali lo stato di avanzamento della scienza lo consente; questo è cruciale ai fini di ottenere il consenso informato del paziente, premessa indispensabile di ogni atto medico. Un medico può avere opinioni e ipotesi personali, ma non può presentarle al pubblico come se fossero dati scientifici: la difesa di Dukan, che verteva sulla difesa del suo diritto di esprimersi, era molto fragile.</p><p><strong>Il secondo punto</strong> rilevante, strettamente connesso al precedente, è se le opinioni di Dukan fossero scientificamente sostenibili: assodato cioè che il medico deve diffondere informazioni scientificamente validate, occorre chiedersi perché quelle di Dukan non lo erano. Qui si entra in una questione specialistica che voglio provare a semplificare senza travisare (obiettivo difficile). Dirò quindi un po&#8217; apoditticamente, che la nutrizione umana e le sue conseguenze sulle prescrizioni dietetiche, sono conosciute con grande dettaglio: non c&#8217;è nessuno spazio per i “maghi” della dieta, esistono soltanto professionisti seri che affrontano una tematica complessa, con competenze multidisciplinari. Il problema essenziale delle diete dimagranti (ne esistono molte altre con finalità diverse, che non assurgono mai agli onori della cronaca) si dice in due parole: l&#8217;uomo, come qualunque altro animale, è stato selezionato dall&#8217;evoluzione per ipernutrirsi quando il cibo è abbondante allo scopo di costruirsi riserve di grasso da utilizzare quando il cibo è scarso. Ovvero, per farla breve: abbiamo tendenza a mangiare più di quanto abbiamo bisogno. In un ambiente nel quale il cibo è sempre abbondante e non deve essere raccolto o cacciato con fatica ma comprato al <strong>supermercato</strong>, ingrassiamo.</p><p>E&#8217; facilissimo per il dietista prescrivere una sana dieta dimagrante, ma è difficile per il paziente seguirla: per le ragioni dette sopa il paziente ha fame e tende a violare le prescrizioni <strong>dietetiche</strong>, e poi ingrassa anziché dimagrire. Il dietista può farsi aiutare da uno psicologo, prescrivere attività ginniche, spiegare e convincere, ma le sue prescrizioni rimangono difficili da seguire e richiedono al paziente una grande forza di volontà. Allora vengono fuori i <strong>maghi della dieta</strong>, medici che formulano prescrizioni miracolose per dimagrire mangiando, senza soffrire. Queste prescrizioni si basano su un trucco di una semplicità disarmante: Dukan, come molti suoi colleghi in altri paesi, Italia inclusa, prescriveva una dieta iperproteica, all&#8217;inizio del trattamento basata sulla sola carne (poi il regime diventava meno rigido).</p><p>L&#8217;eliminazione pressoché completa dei carboidrati nella prima settimana della dieta costringe il metabolismo ad adattarsi a <strong>produrre energia</strong> dalle proteine ed ha conseguenze deleterie sulla salute, prima tra tutte la produzione di sostanze chiamate “corpi chetonici”, le stesse che compaiono nel sangue dei diabetici. I corpi chetonici causano nausea e avversione al cibo: in pratica riducono la tendenza del paziente a mangiare. Tutta la scienza dei maghi della dieta sta in questo: causare una blanda intossicazione alimentare che diminuisca il senso di fame del paziente e lo aiuti a seguire la prescrizione del medico. Due cose il mago della dieta non rivela al paziente: che il regime proposto non è sano, non fa bene alla salute, e provoca una blanda intossicazione che in persone non perfettamente sane potrebbe avere conseguenze dannose per il rene o per il fegato; e che l&#8217;intera magia non ha altro scopo che quello di aiutare la forza di volontà, ed è priva di qualunque validità dal punto di vista fisiologico o biochimico. La magia, ormai dovremmo saperlo, non esiste: nel migliore dei casi è gioco di prestigio, nel peggiore è imbroglio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/pierre-dukan-spazio-maghi-della-dieta/237700/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Italia e i fondi europei per la ricerca</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/litalia-fondi-europei-ricerca/233526/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/litalia-fondi-europei-ricerca/233526/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 May 2012 10:15:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Anvur]]></category> <category><![CDATA[competitività]]></category> <category><![CDATA[europa 2020]]></category> <category><![CDATA[fondi europei]]></category> <category><![CDATA[italia]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=233526</guid> <description><![CDATA[Ieri ho partecipato ad un incontro organizzato dalla FLC-CGIL presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal titolo “ANVUR e politiche di sistema”. L&#8217;ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione dell&#8217;Università e della Ricerca) è l&#8217;agenzia di istituzione e nomina governativa che sta valutando su mandato dell&#8217;ex Ministro Gelmini le Università e gli Enti Pubblici di Ricerca. Erano...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho partecipato ad un incontro organizzato dalla FLC-CGIL presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal titolo “ANVUR e politiche di sistema”. L&#8217;<a href="http://www.anvur.org/" target="_blank">ANVUR</a> (Agenzia Nazionale di Valutazione dell&#8217;Università e della Ricerca) è l&#8217;agenzia di istituzione e nomina governativa che sta valutando su mandato dell&#8217;ex Ministro Gelmini le Università e gli Enti Pubblici di Ricerca. Erano presenti all&#8217;incontro varie personalità, tra le quali il Ministro dell&#8217;Università e della Ricerca, Prof. Francesco Profumo, il quale nel suo intervento ha sottolineato alcune criticità del sistema della ricerca in italia ed ha ricordato come l&#8217;Italia riceva dall&#8217;Europa sotto forma di finanziamenti per la ricerca <strong>circa la metà di quello che versa</strong>. Il dato, peraltro noto da tempo e poco connesso con il tema dell&#8217;incontro, è per certi versi preoccupante: in pratica l&#8217;Italia, attraverso la Comunità Europea, finanzia la ricerca di altri paesi in misura pari o maggiore alla propria.</p><p>Il (tenue) collegamento tra il dato citato dal Ministro e la valutazione delle istituzioni deputate alla ricerca sarebbe il seguente: la valutazione ANVUR ha lo scopo di rendere più competitiva la ricerca italiana, spronando la competizione tra le istituzioni. La ricerca italiana irrobustita da questa<strong> iniezione di competitività interna</strong> diventerebbe più competitiva anche nei confronti delle istituzioni degli altri paesi d&#8217;Europa e riuscirebbe a strappare maggiori finanziamenti.</p><p>E&#8217; un ragionamento semplicistico e basato sul <strong>mascheramento dei dati reali</strong> (che per il 7° programma quadro della Comunità Europea, quello attualmente in corso, possono essere consultati su questo <a href="http://ec.europa.eu/research/fp7/index_en.cfm alla voce “statistics" target="_blank">sito</a>). Tra le varie cose che si potrebbero dire in merito ne cito una sola: <strong>l&#8217;Italia ha la metà degli addetti alla ricerca della Francia e un terzo di quelli della Germania</strong> in rapporto alla popolazione (dati della <a href="http://data.worldbank.org/indicator/SP.POP.SCIE.RD.P6" target="_blank">World Bank</a>), come ho già avuto occasione di riferire in un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/veri-dati-sulla-scienza-italia/196966/" target="_blank">post precedente</a>.</p><p>Se si tiene conto di questo punto, il dato del Ministro Profumo assume un <strong>preciso significato</strong>: l&#8217;Italia finanzia la ricerca Europea in proporzione al PIL e riceve indietro finanziamenti dall&#8217;Europa in proporzione al numero di ricercatori che ha. Per riottenere il 100% di quanto l&#8217;Italia versa all&#8217;Europa, ciascun ricercatore italiano dovrebbe ottenere in media il doppio dei finanziamenti che ricevono i suoi colleghi francesi o tedeschi. La situazione reale è peggiore di come esce dalle nude cifre: poiché la grande maggioranza degli addetti alla ricerca in tutti i paesi europei lavora nelle Università, averne la metà degli altri in rapporto alla popolazione implica che i ricercatori italiani siano anche <strong>più gravati di obblighi didattici</strong> dei loro colleghi stranieri ed abbiano quindi meno tempo da dedicare alla ricerca.</p><p>E&#8217; stato detto, giustamente, che per l&#8217;Italia non era un errore entrare in Europa, era un errore farlo pensando di poter mantenere i nostri tradizionali imbroglietti: ora che il trattato di Lisbona (sottoscritto anche dall&#8217;Italia) indica come obiettivo un finanziamento della ricerca <strong>all&#8217;1,8% del PIL</strong> e si profila <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/employment_and_social_policy/eu2020/em0028_it.htm" target="_blank">il traguardo di “Europa 2020” che vorrebbe portare questa quota al 3%</a>  non è più pensabile di mantenere il nostro misero 1,2% e rimanere competitivi: i nostri vicini firmano gli accordi pensando di mantenerli, noi di eluderli.<br /> Poi il Ministro dell&#8217;Università e della ricerca di turno, ad accordo firmato e poi disatteso, si lamenta che l&#8217;Italia non riceve abbastanza finanziamenti europei.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/litalia-fondi-europei-ricerca/233526/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;impossibile missione del risparmio sulla spesa pubblica</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/limpossibile-missione-risparmio-sulla-spesa-pubblica/218752/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/limpossibile-missione-risparmio-sulla-spesa-pubblica/218752/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 May 2012 15:35:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[Enrico Bondi]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[qualità]]></category> <category><![CDATA[servizi]]></category> <category><![CDATA[spending review]]></category> <category><![CDATA[spesa pubblica]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=218752</guid> <description><![CDATA[Faccio, a titolo privato i miei migliori auguri di buon lavoro a Enrico Bondi, commissario al risparmio sulla spesa pubblica nominato dal governo. Ha un compito ingrato e destinato a seminare delusione e scontento, per una ragione molto banale. Tutti in Italia vorrebbero risparmiare sulla spesa pubblica: crea deficit ed è finanziata dalle odiate tasse;...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Faccio, a titolo privato i miei migliori auguri di buon lavoro a <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/30/spending-review-oggi-consiglio-ministri-tagli-miliardi/213389/" target="_blank">Enrico Bondi</a></strong>, commissario al risparmio sulla spesa pubblica nominato dal governo. Ha un compito ingrato e destinato a seminare delusione e scontento, per una ragione molto banale. Tutti in Italia vorrebbero risparmiare sulla spesa pubblica: crea deficit ed è finanziata dalle odiate tasse; pochi si soffermano a ragionare su cosa si debba intendere per risparmio in questo campo. Il risultato è che sotto la dizione “risparmio sulla spesa pubblica” si raccolgono <strong>almeno quattro questioni</strong> tra loro molto diverse e il mandato del commissario non gli consentirà di agire sulle più importanti.</p><p>In primo luogo, la spesa pubblica italiana, se considerata al netto dell&#8217;enorme interesse sull&#8217;<a href="http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-e-do/La-spesa-dello-stato/La_spesa_dello_Stato_dall_unit_d_Italia.pdf" target="_blank">enorme debito pubblico</a>, non è affatto alta rispetto ai parametri europei, anzi è bassa: <strong>c&#8217;è poco da tagliare</strong>. Sarebbe essenziale ridurre l&#8217;indebitamento pubblico ma questo è un problema molto più ampio e complesso che realizzare risparmi. In secondo luogo, risparmio sulla spesa pubblica per il cittadino comune significa eliminazione delle truffe e dei reati commessi con il denaro pubblico: appalti gonfiati, tangenti, etc. Su questo tipo di sprechi la competenza non è del commissario ma della magistratura: infatti più che sprechi di denaro pubblico, questa categoria include veri e propri reati; dunque anche da questo punto di vista il commissario avrà scarsi margini di manovra.</p><p>Sarebbe essenziale invece aumentare<strong> l&#8217;efficienza della magistratura</strong> e ridurre le garanzie degli imputati che attualmente sono tali da rendere effettivamente conveniente il reato economico (chi si ricorda la depenalizzazione del falso in bilancio voluta dall&#8217;ex Premier Berlusconi?). In terzo luogo, il commissario potrebbe considerare gli sprechi “veri” che si realizzano nei servizi pubblici, sotto forma di spese non direttamente connesse con la qualità del servizio fornito: stipendi e buonuscite dei super-manager, auto blu, consulenze strapagate e quant&#8217;altro. Se il commissario si soffermasse su queste voci farebbe un&#8217;opera meritoria, ma purtroppo questo tipo di sprechi è quello che paga le clientele politiche e quindi la volontà politica finora è stata di mantenerli piuttosto che limitarli.</p><p>Infine c&#8217;è la categoria di spese sulle quali i governi precedenti, soprattutto quelli di centro destra, sono sempre intervenuti, che potremmo chiamare dell&#8217;<strong>eccesso di qualità</strong>. E&#8217; ovvio che si può risparmiare tagliando la <strong>qualità dei servizi</strong>: si possono rendere le scuole più affollate e ridurre i docenti, si possono chiudere i piccoli ospedali, si possono diminuire i trasporti, si possono bloccare i rinnovi dei contratti di lavoro o gli adeguamenti delle pensioni all&#8217;inflazione. Il problema, naturalmente, è che questi tagli costituiscono la macelleria sociale e sottraggono diritti ai cittadini: lo “spreco” tagliato in questo caso è il servizio stesso.</p><p>Il problema, come si vede, non è se i tagli alle spese siano lineari o diversificati per settore: è che la volontà politica predominante nel paese da qualche tempo a questa parte è quella di effettuare i tagli a carico di un presunto eccesso di qualità dei servizi, eccesso che esiste soltanto come<strong> strumento demagogico</strong>. Di fatto ciò che abbiamo visto e che, io credo, continueremo a vedere, è un risparmio effettuato sulla pelle dei cittadini che<strong> non intacca minimamente il vero spreco di denaro pubblico</strong>: tagliamo sulla qualità dei servizi piuttosto che sulle consulenze agli amici o sugli stipendi dei super-manager e non perseguiamo con sufficiente energia le truffe ai danni dello Stato.</p><p>In aggiunta a questo disastro della politica italiana recente, c&#8217;è una sensazione nel pubblico, aumentata da una accorta propaganda politica della quale è stato maestro l&#8217;ex ministro Brunetta, che gli sprechi e i disservizi dello Stato anziché essere frutto di scelte politiche dissennate e disoneste siano causati dai lavoratori che dipendono dallo Stato e ne erogano i servizi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/limpossibile-missione-risparmio-sulla-spesa-pubblica/218752/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Avremo abbastanza infermieri?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/avremo-abbastanza-infermieri/210293/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/avremo-abbastanza-infermieri/210293/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 11:38:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[carenza]]></category> <category><![CDATA[corsi di laurea]]></category> <category><![CDATA[gelmini]]></category> <category><![CDATA[infermieri]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[università]]></category> <category><![CDATA[Valutazione della qualità della ricerca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=210293</guid> <description><![CDATA[Sono apparsi su questo giornale (e su molti altri) commenti assai critici sulla procedura di valutazione delle Università (VQR: valutazione della qualità della ricerca) da parte dell&#8217;agenzia governativa chiamata ANVUR, voluta dal ministro Gelmini e mantenuta dal ministro Profumo. Il difetto principale della VQR è nell&#8217;uso previsto dal Ministero: l&#8217;attribuzione meritocratica del finanziamento ordinario. Il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono apparsi su questo giornale (e su molti altri) commenti assai critici sulla procedura di valutazione delle Università (VQR: valutazione della qualità della ricerca) da parte dell&#8217;agenzia governativa chiamata <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/anvur/" target="_blank">ANVUR</a>, voluta dal ministro Gelmini e mantenuta dal ministro Profumo.<strong> Il difetto principale della VQR</strong> è nell&#8217;uso previsto dal Ministero: l&#8217;attribuzione meritocratica del finanziamento ordinario. Il finanziamento ordinario infatti<strong> non è un premio ma una necessità</strong>: paga stipendi, manutenzione edilizia, sicurezza degli edifici e altre voci simili. In pratica sottoporre il sistema universitario italiano ad una valutazione finalizzata almeno in alcuni casi a ridurre il finanziamento ordinario significa prevedere la chiusura per fallimento di alcune Università: come se ne avessimo troppe. Ma è questo il caso?</p><p>Il Ministero propone una <strong>visione elitistica dell&#8217;Università,</strong> nella quale la qualità scientifica è premessa alla sopravvivenza stessa dell&#8217;istituzione; ma l&#8217;Università è prima di tutto un servizio che lo Stato offre ai cittadini e produce quei laureati che devono soddisfare le esigenze della cittadinanza nei campi più diversi. Da questo punto di vista il sistema universitario italiano non è affatto sovrabbondante, è anzi scarso, ed il settore professionale sul quale il sistema formativo italiano è più carente è quello <strong>infermieristico</strong>: basta guardare una qualunque statistica sociale (ad esempio <a href="http://www.nationsencyclopedia.com/WorldStats/HNP-nurses.html " target="_blank">qui</a> o <a href="http://www.nationmaster.com/graph/hea_nur-health-nurses" target="_blank">qui</a>) per accorgersi che in Italia sono in servizio circa <strong>5 infermieri ogni 1000 abitanti</strong>, tra la metà e i due terzi del valore degli Stati europei nostri vicini (oltre 8 per 1000 in Austria, Germania, Danimarca, Gran Bretagna, etc.).</p><p><strong>Non è un allarme nuovo</strong>, ed è stato lanciato più volte in varie sedi nazionali ed internazionali (ad esempio <a href="http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/46-studi-rapporti-a-statistiche/9431-italia-mancano-50mila-infermieri-sopperiscono-gli-immigrati-.html " target="_blank">qui</a>) . Secondo le stime della Conferenza Permanente dei Presidi delle Facoltà di Medicina, le università italiane formano ogni anno, in collaborazione con le strutture accreditate del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), 5.000 infermieri in meno del fabbisogno nazionale stimato. E&#8217; facile calcolare che per rispondere alle necessità del paese, tenendo conto del tasso di abbandono, le università italiane dovrebbero attivare <strong>almeno 70 nuovi corsi di laurea</strong> in Infermieristica, di 100 studenti ciascuno. Poiché in Italia ci sono circa 60 università e non tutte hanno i requisiti (ad esempio i Politecnici non hanno docenti medici, policlinici o convenzioni con il SSN) ogni Ateneo che ha i requisiti dovrebbe attivarne almeno due.</p><p>Naturalmente la qualità delle Università è importante: una cattiva Università, che produce laureati ignoranti, che non sanno fare il loro mestiere costa allo Stato ed è di danno all&#8217;utente. Ma le Università italiane nelle classifiche internazionali sono mediamente <strong>piuttosto buone</strong>, almeno dal punto di vista della ricerca (si veda ad esempio il <a href=" http://www.scimagojr.com/countryrank.php" target="_blank">sito di Scimago</a>) ed il problema del paese è che sono troppo poche e producono troppo pochi laureati (si veda ad esempio il sito di<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Tertiary_education_statistics" target="_blank"> Eurostat</a>). Il Ministro dell&#8217;Università farebbe meglio a preoccuparsi di aumentare il numero delle Università italiane anziché cercare di ridurlo: dopo tutto occupa il suo posto per gestire il sistema, non per distruggerlo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/avremo-abbastanza-infermieri/210293/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Umberto Bossi, grande semplificatore</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/umberto-bossi-grande-semplificatore/203473/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/umberto-bossi-grande-semplificatore/203473/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 14:06:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[leader Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Nazional Socialismo]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[scandalo Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203473</guid> <description><![CDATA[Le squallide vicende di questi giorni della Lega Nord e del suo gruppo dirigente ci inducono ad una riflessione amara sull&#8217;immeritato successo elettorale di cui questo partito (come molti altri) ha goduto in precedenza. La società moderna è complessa: gestirne anche i più ovvi servizi è difficile, e richiede grande professionalità e specializzazione. Gli ospedali,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le squallide vicende di questi giorni della Lega Nord e del suo gruppo dirigente ci inducono ad una riflessione amara sull&#8217;immeritato successo <strong>elettorale </strong>di cui questo partito (come molti altri) ha goduto in precedenza.</p><p>La società moderna è complessa: gestirne anche i più ovvi servizi è difficile, e richiede grande professionalità e specializzazione. Gli ospedali, le scuole, le università, la giustizia, i trasporti hanno ciascuno<strong> problemi</strong>, la cui soluzione è costosa per l&#8217;erario e rappresenta comunque un compromesso di non facile raggiungimento. I partiti politici, ai quali gli elettori affidano tramite il voto il potere legislativo e delegano il sostegno dell&#8217;esecutivo, spesso non sono all&#8217;altezza.</p><p>Il partito in democrazia viene votato perché propone all&#8217;elettore un modello sociale comprensibile e attraente, in pratica perché “convince”. La Lega Nord e il Pdl, in misura minore gli altri partiti, hanno riscoperto una strategia per<strong> convincere</strong> che era già stata usata in precedenza dal Fascismo e dal Nazional Socialismo: si affidano ad un leader che ha le doti del “grande semplificatore”.</p><p>Il grande semplificatore è capace di parlare al popolo in modo comprensibile e, appunto, convincente: di spiegargli in due parole problemi sociali complessi e di trovarne la soluzione. Ma il problema sociale in genere non è semplificabile e la sua soluzione è sgradevole per l&#8217;elettore: di solito richiede soldi, cioè tasse. Allora il grande semplificatore crea, inventa: i Leghisti ci hanno detto che all&#8217;origine dei <strong>problemi </strong>della nostra società c&#8217;erano gli immigrati e Roma ladrona; Berlusconi invece ci ha detto che c&#8217;erano il comunismo e la mancanza di amore/ottimismo/allegria. Entrambi hanno creato programmi elettorali a partire da vecchi pregiudizi e preconcetti.</p><p>Se il grande semplificatore riesce nel suo intento, viene votato, ottiene la maggioranza parlamentare e va al governo. Ma il suo programma elettorale non ha alcun potere di risolvere i problemi veri del paese, anzi è intenzionalmente inadeguato e peggiora i problemi che dovrebbe <strong>affrontare</strong>. A volte il grande semplificatore o un suo sottoposto, grazie anche all&#8217;aiuto di giornalisti compiacenti, ha una ulteriore trovata che gli guadagna qualche consenso anche di fronte alla sua manifesta inadeguatezza al ruolo istituzionale che ricopre. Ad esempio l&#8217;ex ministro Brunetta era riuscito a convincere almeno qualcuno del fatto che l&#8217;inadeguatezza dei servizi pubblici era dovuta al personale che ci lavora e non alle decisioni politiche, nella fattispecie al taglio delle risorse, operato dal suo governo. Ma in generale il grande semplificatore, prima o poi è condannato all&#8217;insuccesso perché la grande semplificazione è un imbroglio che non può restare sempre <strong>nascosto</strong>.</p><p>Non ci stupisce affatto che il gruppo dirigente della Lega Nord sia indagato per malversazioni economiche fatte con denaro pubblico, se ne era avuto già sentore. D&#8217;altra parte cosa ci si poteva aspettare da un partito che si è fatto una bandiera e un programma dei pregiudizi e dei preconcetti di una fascia minoritaria dell&#8217;elettorato? Che non ha avuto vergogna di cavalcare e sdoganare un razzismo in precedenza latente? Ad un certo punto però bisognerà lasciar perdere questi grandi semplificatori, anziché premiarli col voto, e affrontare i problemi del paese per quello che sono, senza<strong> scorciatoie</strong> e semplificazioni, pagando i costi necessari.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/umberto-bossi-grande-semplificatore/203473/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Policlinico Umberto I, tanto rumore per nulla?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/policlinico-umberto-tanto-rumore-nulla/202966/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/policlinico-umberto-tanto-rumore-nulla/202966/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 09:29:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[disservizi]]></category> <category><![CDATA[informazione]]></category> <category><![CDATA[Policlinico Umberto I]]></category> <category><![CDATA[reintegro]]></category> <category><![CDATA[Sanità]]></category> <category><![CDATA[Scandalo]]></category> <category><![CDATA[tagli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202966</guid> <description><![CDATA[I lettori dei quotidiani sono condannati a conoscere meglio l&#8217;inizio delle vicende che la loro conclusione. L&#8217;inizio di una storia di cronaca o di politica è coinvolgente, nuovo: se va bene, uno scoop, che il giornale è fiero di pubblicare. La sua conclusione, il più delle volte, è banale e tradisce le aspettative dei lettori:...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I lettori dei quotidiani sono condannati a conoscere meglio l&#8217;inizio delle vicende che la loro conclusione. L&#8217;inizio di una storia di cronaca o di politica è coinvolgente, nuovo: se va bene, uno scoop, che il giornale è fiero di pubblicare. La sua conclusione, il più delle volte, è banale e tradisce le aspettative dei lettori: tutt&#8217;al più un trafiletto in una pagina interna. La recente vicenda del Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA; nel linguaggio comune il Pronto Soccorso) del Policlinico Umberto I di Roma <strong>conferma la regola</strong>. Come tutti ricorderanno,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/coma-giorni-trovata-legata-alla-barella-lenzuola-senza-nutrizione/192492/ " target="_blank"> il 20 febbraio 2012 i Senatori Domenico Gramazio (PDL) e Ignazio Marino (PD) in seguito ad una visita non preannunciata all&#8217;ospedale romano avevano rilevato vari disservizi</a>, la vittima del più grave dei quali era una donna in coma per un trauma cranico rimasta per quattro giorni legata su una barella in attesa di un posto letto.</p><p>I dirigenti sanitari del DEA (Proff. Claudio Modini e Giuliano Bertazzoni) furono <strong>immediatamente sospesi dalle funzioni dirigenziali</strong> ad opera della Direzione Sanitaria dell&#8217;ospedale mentre veniva avviata una inchiesta interna con la consulenza esterna del Prof. Pugliese, primario del DEA dell&#8217;ospedale Sandro Pertini. La relazione scagionava completamente i due dirigenti, che venivano <strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/marzo/24/Revocato_stop_due_medici_co_10_120324024.shtml" target="_blank">pienamente reintegrati nel loro ruolo il 23 marzo scorso</a>.</strong></p><p>Ovviamente, la relazione del Prof. Pugliese non diceva che è <strong>pratica sanitaria auspicabile </strong>quella di tenere un malato in coma legato ad una barella per quattro giorni. Riconosceva però che nell&#8217;episodio erano stati applicati i presidi terapeutici usuali e necessari, nell&#8217;interesse della malata, e confermava, che le difficoltà del DEA del Policlinico Umberto I (comuni peraltro a molti ospedali romani e dell&#8217;intera penisola) non erano imputabili agli individui che ci lavorano dentro, i quali anzi si erano distinti per l&#8217;impegno e la dedizione; erano invece causate dalle oggettive condizioni di lavoro, ed aggravate dalle<strong> ristrettezze economiche</strong> nelle quali versa il Servizio Sanitario Nazionale.</p><p>Il DEA del Policlinico è stato ristrutturato nel 2000 e dimensionato su una previsione di <strong>60.000 prestazioni all&#8217;anno; ne eroga invece mediamente circa 140.000, ben più del doppio</strong>. Vive cioè una situazione di cronica insufficienza e sovraffollamento, alla quale il personale in servizio deve fare fronte, spesso con disagio e sacrificio. Certamente alcune delle prestazioni erogate dal DEA sarebbero meglio fornite dai medici di base o da altri presidi territoriali; ma rimane il fatto che i cittadini abbiano necessità più che doppie rispetto a quanto il loro ospedale sia progettato per offrire: un esempio del cronico squilibrio tra le necessità del paese e le potenzialità dei servizi pubblici. E&#8217; puerile pensare che i disservizi del Servizio Sanitario Nazionale siano causati dagli operatori sanitari: sono causati soprattutto dalla continua erosione delle<strong> risorse dedicate</strong>, erosione che ormai intacca l&#8217;effettiva disponibilità delle prestazioni previste.</p><p>L&#8217;errore professionale, la colpa, la malasanità esistono, certamente, ma riguardano episodi: oggi è la normalità che ci sta crollando addosso. La Sanità pubblica è un grande costo sulle spalle dei cittadini, ma non uno spreco; semmai una garanzia: a tutti noi, purtroppo, potrebbe servire in qualunque momento un DEA efficiente. Ed è raro che gli sprechi e gli scandali veri, le ruberie, siano da imputarsi al personale sanitario: di solito accadono a livello politico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/policlinico-umberto-tanto-rumore-nulla/202966/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Farmaci, morire di risparmio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/farmaci-morire-risparmio/200143/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/farmaci-morire-risparmio/200143/#comments</comments> <pubDate>Mon, 26 Mar 2012 09:45:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Barletta]]></category> <category><![CDATA[famarci internet]]></category> <category><![CDATA[malasanità Barletta]]></category> <category><![CDATA[sanità italia]]></category> <category><![CDATA[spese mediche]]></category> <category><![CDATA[umberto Eco]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200143</guid> <description><![CDATA[Una donna di 29 anni è morta due giorni fa a Barletta, a causa di un accertamento diagnostico banale; altre due donne hanno sofferto di una grave intossicazione, ma sono state curate al locale pronto soccorso e sembra siano fuori pericolo. Il farmaco assunto dalle tre donne era il sorbitolo, una molecola semplicissima, che forse...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una donna di 29 anni <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/barletta-morta-donna-ricoverate-dopo-esami-clinici/199887/" target="_blank">è morta due giorni fa a Barletta</a>, a causa di un accertamento diagnostico banale; altre due donne hanno sofferto di una grave intossicazione, ma sono state curate al locale pronto soccorso e sembra siano fuori pericolo. Il <strong>farmaco </strong>assunto dalle tre donne era il sorbitolo, una molecola semplicissima, che forse non dovrebbe neppure essere chiamata un farmaco: deriva dal glucosio, lo zucchero presente nel nostro sangue, ed è fisiologicamente prodotta nel nostro organismo dall&#8217;enzima aldoso reduttasi.  Poiché il sorbitolo non ha veri effetti tossici (in alte dosi può causare diarrea), tanto meno letali, la sostanza responsabile di queste tre gravi intossicazioni non può che essere un contaminante della <strong>preparazione</strong>: qualcosa che non avrebbe dovuto esserci e invece c&#8217;era. La natura chimica di questo contaminante per ora non è nota: sono in corso <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/25/barletta-donna-morta-dopo-esame-clinico-indagati-omicidio-colposo/200083/" target="_blank">accertamenti chimici</a> sul preparato usato. L&#8217;unica certezza è che il preparato era stato acquistato tramite internet dallo studio medico al quale le donne si erano rivolte.</p><p>Su internet, si sa, si risparmia: una ditta che vende su internet taglia in larghissima misura i costi della catena della distribuzione. La ditta produttrice del sorbitolo incriminato, però, non ha tagliato soltanto i costi della <strong>distribuzione</strong>: ha evidentemente tagliato anche sui costi del controllo di qualità del suo prodotto. Per una molecola semplice come il sorbitolo, il controllo di qualità rappresenta una frazione rilevante del costo di produzione: serve a garantire che ogni diverso &#8220;bagno&#8221; di preparazione sia ragionevolmente puro dai contaminanti che si formano inevitabilmente nel processo produttivo, secondo le specifiche della farmacopea ufficiale e che sia riproducibile: cioè che le diverse preparazioni siano tutte ragionevolmente uguali. Il controllo di qualità non è costoso solo per il suo (modesto) costo intrinseco: lo è soprattutto perché costringe la ditta produttrice a<strong> scartare </strong>un bagno di preparazione venuto male per i motivi più disparati: ad esempio una contaminazione da metalli pesanti (alcuni come il mercurio sono molto tossici) o da prodotti di una reazione chimica precedente condotta negli stessi contenitori.</p><p>L&#8217;acquisto di farmaci su internet consente un pericoloso risparmio, che oggi apparentemente riscuote un grande successo. E&#8217; il frutto di una mentalità un po&#8217; <strong>americana</strong> per cui il consumatore può sempre avere &#8220;di più&#8221; e per meno (Umberto Eco, anni fa, scrisse un <a href="http://www.repubblica.it/online/politica/econsumo/econsumo/econsumo.html" target="_blank">bell&#8217;articolo in proposito</a>). Il consumatore italiano o mondiale è irretito da questa promessa di risparmio che consente di avere lo stesso prodotto a minor costo: ma una cosa che costa un euro non può valere più di un euro e se è vero che le grandi case farmaceutiche realizzano guadagni<strong> esagerati</strong> sui loro carissimi prodotti, è anche vero che danno maggiori garanzie sui processi produttivi. Purtroppo la qualità costa e il risparmio può avere un prezzo elevato; nel caso di Barletta, poi, il risparmio era per lo studio medico e neppure per il paziente.</p><p>Né il legislatore né il consumatore possono richiedere la massima qualità ad ogni costo perché il costo della qualità è elevato; ma non possono neppure autorizzare o praticare il risparmio indiscriminato perché il risparmio, oltre un certo livello, è <strong>pericoloso</strong>. Si deve affrontare un delicato compromesso nel quale il legislatore deve imporre standard produttivi ragionevoli ed il consumatore deve acquistare soltanto da ditte che dimostrabilmente li rispettino. Le ditte che vendono solo tramite internet non danno nessuna garanzia di rispettare gli standard dei paesi in cui spediscono i propri prodotti o di quelli dei paesi in cui li producono: sono le più inaffidabili per acquistare qualunque cosa, soprattutto quelle che dobbiamo introdurre nel nostro organismo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/farmaci-morire-risparmio/200143/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La cultura è razzista?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/cultura-razzista/199316/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/cultura-razzista/199316/#comments</comments> <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 08:10:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Gherush92]]></category> <category><![CDATA[islam]]></category> <category><![CDATA[multiculturalismo]]></category> <category><![CDATA[razzismo]]></category> <category><![CDATA[strage Tolosa]]></category> <category><![CDATA[Tolosa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199316</guid> <description><![CDATA[La strage di Tolosa, nella quale sono stati trucidati un rabbino e tre alunni di una scuola ebraica, sembra essere l&#8217;opera di un pazzo isolato, e quindi sembra rappresentare l&#8217;avverarsi di un rischio inevitabile ma tutto sommato limitato. Però anche il pazzo matura il suo convincimento all&#8217;interno di problematiche sociali irrisolte: il razzismo, l&#8217;antisemitismo, la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/tolosa-killer-sotto-assedio-partito-blitz/199228/" target="_blank">La strage di Tolosa</a>, nella quale sono stati trucidati un rabbino e tre alunni di una scuola ebraica, sembra essere l&#8217;opera di un pazzo isolato, e quindi sembra rappresentare l&#8217;avverarsi di un rischio inevitabile ma tutto sommato<strong> limitato</strong>. Però anche il pazzo matura il suo convincimento all&#8217;interno di problematiche sociali irrisolte: il razzismo, l&#8217;antisemitismo, la mancata integrazione multiculturale; e su queste è bene interrogarsi.</p><p>Io credo che il razzismo e le conseguenti difficoltà del <strong>multiculturalismo</strong> abbiano un nocciolo duro, di difficile soluzione: tutte le culture, inclusa la nostra, sono in fondo razziste e discriminatorie. Se intendiamo per cultura l&#8217;insieme delle tradizioni, idee e valori di un popolo, è inevitabile riconoscere che tutte le culture, inclusa la nostra, sono tradizionalmente razziste, sessiste e classiste non per caso ma programmaticamente, per necessità e per intenzione. Se ne è accorta, ingenuamente, l&#8217;associazione <strong><a href="http://www.gherush92.com/" target="_blank">Gherush92</a> </strong>che ha recentemente dichiarato razzista e sessista la Divina Commedia perchè contiene brani discriminatori; ed è ovvio perché è il prodotto, artisticamente sublime, di una cultura che era effettivamente discriminatoria. E&#8217; facilissimo trovare altri esempi di discriminazione nella Bibbia (è piena), nel Vangelo (ad es. in Marco 7, 24-30), nelle caste Indù, etc.</p><p>Ogni cultura deve assolvere anche la funzione sociale e morale di indicare ciò che la società considera bene o male e deve stigmatizzare il crimine e approvare il comportamento virtuoso: deve discriminare. Una cultura non razzista discrimina sulla base di comportamenti messi in atto dal singolo, mentre una cultura razzista discrimina su una base etnica, reale o presunta; ma tutte le culture discriminano in accordo con i propri <strong>valori</strong>. Tutte le culture discriminano i criminali e questo è necessario, ma poi alcune considerano un crimine l&#8217;omosessualità; molte culture e molte religioni discriminano le donne, etc.</p><p>Finché una cultura rimane isolata e circoscritta ad un gruppo umano limitato e omogeneo gli aspetti odiosi e discriminatori passano inosservati: in alcune culture la circoncisione femminile o la lapidazione dell&#8217;adultera &#8220;vanno bene&#8221; alla maggioranza (è difficile credere che vadano bene anche alle adultere colte sul fatto). Quando, per effetto delle migrazioni, due o più gruppi portatori di culture diverse si mescolano, ciascun gruppo considera raccapriccianti almeno alcune usanze degli altri. Molti di noi, ad esempio, considerano accettabile la circoncisione maschile e inaccettabile quella femminile, a prescindere dal fatto che in alcune culture è mutilante ed in altre invece no. Per poter fare una vera <strong>integrazione</strong> multiculturale dovremmo essere in grado di formulare ed accettare un codice etico comune che protegga l&#8217;individuo, anche a costo di vietare alcune pratiche culturalmente approvate: dovremmo cioè avere una regola per decidere quali aspetti di ciascuna cultura siano accettabili e quali no.</p><p>Non solo non abbiamo questo codice etico supremo, ma, se lo avessimo, non mancherebbe di sembrare razzista e discriminatorio  a chi si trovasse ad essere impedito di mettere in atto pratiche che considera parte di <strong>tradizioni accettate</strong>: se una società vietasse la circoncisione dei bambini di qualunque sesso sarebbe certamente accusata di razzismo dalle persone di religione ebraica e da molte persone di religione islamica.</p><p>Essere razzisti è facilissimo: appartiene alla cultura di ciascuno; essere antirazzisti è difficile: richiede di inventare una soluzione <strong>filosofica</strong> che nessuno ha ancora trovato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/22/cultura-razzista/199316/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I veri dati sulla scienza  in Italia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/veri-dati-sulla-scienza-italia/196966/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/veri-dati-sulla-scienza-italia/196966/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 14:40:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Cordis]]></category> <category><![CDATA[Eurostat ricerca]]></category> <category><![CDATA[Le Scienze]]></category> <category><![CDATA[Nature]]></category> <category><![CDATA[ricerca italiana]]></category> <category><![CDATA[Scimago]]></category> <category><![CDATA[Sir world report 2010]]></category> <category><![CDATA[World bank]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196966</guid> <description><![CDATA[La ricerca italiana non gode di buona fama nel suo paese. Così spesso abbiamo ascoltato le notizie di scandali nel mondo accademico che ci sembra che l&#8217;intero ambiente della ricerca accademica e extra-accademica sia solo l&#8217;insieme delle corti dei vari baroni sparsi per l&#8217;Italia. L&#8217;aneddotica, però, non è statistica: tante notizie di scandali non danno...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La ricerca italiana non gode di buona fama nel suo paese. Così spesso abbiamo ascoltato le notizie di scandali nel mondo accademico che ci sembra che l&#8217;intero ambiente della ricerca accademica e extra-accademica sia solo l&#8217;insieme delle <strong>corti dei vari baroni </strong>sparsi per l&#8217;Italia. L&#8217;aneddotica, però, non è statistica: tante notizie di scandali non danno il quadro dello stato di salute della ricerca in Italia. Per sapere effettivamente cosa succede bisogna affidarsi alla agenzie di ranking internazionali. Poiché è recentemente apparso il <a href="http://www.scimagojr.com/countryrank.php" target="_blank">Sir world report 2011</a> dell&#8217;agenzia Scimago, voglio commentare qualche dato e fornire qualche riferimento.</p><p>Per produzione scientifica assoluta (quindi non commisurata o corretta per nessun parametro aggiuntivo tipo finanziamenti, numero di lavoratori addetti etc.) l&#8217;Italia si classifica al settimo – ottavo posto nel mondo. Cito<a href="link: http://www.scimagojr.com/countryrank.php " target="_blank"> i dati dell&#8217;agenzia</a> Scimago; oppure quelli riportati nel terzo report sulla ricerca della Comunità Europea (si puo&#8217; scaricare dal <a href="ftp://ftp.cordis.lu/pub/indicators/docs/3rd_report.pdf" target="_blank">sito web del Cordis</a>, è un documento piuttosto lungo e il grafico rilevante al nostro discorso si trova a pag. 290). Anche la prestigiosa <strong>rivista scientifica inglese Nature</strong>, <a href="link http://www.nature.com/nature/journal/v440/n7082/full/440264a.html" target="_blank">in un  articolo</a> sulla ricerca in Italia (volume 440, pagine 264-265, 16 Marzo 2006) aveva scritto:</p><p>&#8220;Given the difficult conditions in which many have to work, the output in fundamental research is relatively impressive; in number of publications and publication impact, Italy scores seventh out of the world&#8217;s 140 <strong>highest-performing countries</strong>.&#8221;</p><p>Il dato assoluto va interpretato alla luce delle variabili caratteristiche del Paese; in particolare si deve osservare che<strong> i ricercator</strong>i (traduciamo con scienziati? include i docenti universitari) sono tra 3.000 e 6.000 per milione di abitanti nei paesi più sviluppati (<a href="http://data.worldbank.org/indicator/SP.POP.SCIE.RD.P6" target="_blank">dati della world bank</a>) e meno di 1.000 per milione negli altri paesi (600 per milione di abitanti in Egitto, ma solo 70 per milione di abitanti in Ecuador). L&#8217;Italia ha una <strong>strana cifra</strong>, 1.600 per milione di abitanti, che non la qualifica in <strong>nessuno dei due gruppi</strong> (insieme a Grecia e Polonia). Questo valore, moltiplicato per la popolazione ci dice che in Italia ci sono circa 70.000 addetti alla ricerca assunti a tempo indeterminato nel settore pubblico (Università ed Enti Pubblici di Ricerca) e ritorna con il <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/" target="_blank">dato di Eurostat</a>, quindi penso che sia affidabile. La spesa per la ricerca in Italia è bassa (1,2% del nostro piccolo Pil confrontato con 2% o più in area Euro; e non parliamo degli Stati Uniti che spendono in ricerca il 2,8% del loro Pil: <a href="http://data.worldbank.org/indicator/GB.XPD.RSDV.GD.ZS" target="_blank">dati della world bank</a>.</p><p>E&#8217; vero, l&#8217;Italia produce meno ricerca di Francia, Gran Bretagna e Germania; ma mediamente i ricercatori italiani, essendo meno numerosi, producono di più dei loro colleghi, come risulta esplicitamente dai<a href="link: http://www.observa.it/" target="_blank"> dati di Observa</a> citati anche sulla <strong>rivista Le Scienze</strong> (giugno 2007, pagina 22).</p><p><strong>Da ultimo</strong>: secondo il report di Scimago, le due istituzioni italiane che producono in assoluto il maggior numero di pubblicazioni scientifiche sono il Consiglio Nazionale delle Ricerche (al 23mo posto nel mondo) e l&#8217;Università Sapienza di Roma (al 56mo posto).</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/veri-dati-sulla-scienza-italia/196966/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La ricerca che non vende</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/ricerca-vende/193625/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/ricerca-vende/193625/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Feb 2012 17:07:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Finanziamento]]></category> <category><![CDATA[privati]]></category> <category><![CDATA[ricerca pubblica]]></category> <category><![CDATA[sla]]></category> <category><![CDATA[sponsor]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=193625</guid> <description><![CDATA[E&#8217; utile la ricerca scientifica? Deve essere finanziata dallo Stato e quindi con le tasse dei cittadini? La ricerca scientifica appartiene in senso lato all&#8217;ambito culturale del Paese ed in Italia è svolta in istituzioni che hanno funzioni formative fondamentali (le Università) o almeno accessorie (gli Enti Pubblici di Ricerca). Queste due considerazioni, da sole,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; utile la ricerca scientifica? Deve essere finanziata dallo Stato e quindi con le tasse dei cittadini? La ricerca scientifica appartiene in senso lato all&#8217;ambito culturale del Paese ed in Italia è svolta in istituzioni che hanno  funzioni formative fondamentali (le Università) o almeno accessorie (gli Enti Pubblici di Ricerca). Queste due considerazioni, da sole, basterebbero a convincere molti che è di fondamentale importanza che lo<strong> Stato finanzi e mantenga la ricerca scientifica pubblica</strong>. Ciononostante, i commentatori di questo blog spesso hanno posto il problema del perché lo Stato debba consumare risorse pubbliche per sostenere la ricerca. Non dovrebbe forse la ricerca “produrre” qualcosa e quindi rendere abbastanza da finanziarsi da sé stessa? <strong>Perché il contribuente dovrebbe finanziare una ricerca che “non vende”? </strong>E&#8217; utile una ricerca che non vende, e i cui prodotti non appaiono sui banchi dei negozi?</p><p>Affido al blog una riflessione, nata nel corso di una conversazione con vari colleghi, sulla <strong>sclerosi laterale amiotrofica</strong> (SLA), una malattia atrocemente distruttiva che nei suoi stadi finali compromette la vita di relazione del paziente in modo irreparabile. La SLA è la malattia che è stata portata a conoscenza del pubblico da Luca Coscioni, Giovanni Nuvoli e tante altre persone, con un eroismo tanto più ammirevole in quanto agito da malati pre-terminali. La principale lesione causata dalla SLA è la degenerazione dei motoneuroni del sistema nervoso centrale; ma questa lesione non è l&#8217;unica ed uno <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pnas.org/content/108/50/20184.long" target="_blank">studio</a></span> recente svolto dalla prof.ssa Cristina Limatola e collaboratori presso l&#8217;Università di Roma Sapienza, con il sostegno dell&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.istitutopasteur.it/" target="_blank">Istituto Pasteur</a></span> – Fondazione Cenci Bolognetti ha dimostrato nella malattia sono presenti anche specifiche anomalie biochimiche del tessuto muscolare. Non è chiaro quanto questa lesione precoce contribuisca all&#8217;esordio e allo sviluppo successivo della malattia; ma è possibile che sia rilevante e che offra spazio per un intervento terapeutico capace di ritardare la prognosi, che va sottolineato, è infausta.</p><p>Chiaramente, una ricerca come questa non “vende”: <strong>non ha prodotto un farmaco o un kit diagnostico</strong>. Tutta la <strong>storia della medicina</strong> dimostra però che per capire come funziona il nostro corpo, come si sviluppano le malattie e come queste possono essere curate bisogna partire dalla scienza di base: concentrandosi nella ricerca del farmaco senza conoscere le basi della fisiologia e della patologia si scade in un empirismo cieco e casuale. Chi dovrebbe finanziare la ricerca di base, dei meccanismi biochimici e anatomo-fisiologici delle malattie? Non certo l&#8217;industria farmaceutica: la ricerca industriale è finalizzata a produrre farmaci vendibili. Questa ricerca può essere finanziata soltanto dallo stato, attraverso enti pubblici, o da fondazioni private che <strong>non perseguano scopi di lucro</strong>. Chi è interessato a che questo tipo di ricerca sia svolta? Tutti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/24/ricerca-vende/193625/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il valore legale della laurea lo paghiamo noi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/il-valore-legale-della-laurea-lo-paghiamo-noi/189576/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/il-valore-legale-della-laurea-lo-paghiamo-noi/189576/#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 13:23:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Giarda]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[studenti]]></category> <category><![CDATA[università]]></category> <category><![CDATA[valore legale titolo studio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189576</guid> <description><![CDATA[Come altri governi precedenti, anche il governo Monti sembra intenzionato a entrare nel merito del valore legale del titolo di studio, e in particolare della laurea. E&#8217; stata anzi ventilata l&#8217;ipotesi di una inedita consultazione pubblica mediante web. Le organizzazioni studentesche si sono pronunciate contro l&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio, mentre il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come altri governi precedenti, anche il governo Monti sembra intenzionato a entrare nel merito del<strong> valore legale del titolo di studio</strong>, e in particolare della laurea. E&#8217; stata anzi ventilata l&#8217;ipotesi di una inedita consultazione pubblica mediante web. Le organizzazioni studentesche si sono pronunciate contro l&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio, mentre il sito di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.roars.it/online/" target="_blank">Roars</a></span> ha pubblicato vari commenti molto approfonditi.</p><p>Si ha l&#8217;impressione che su questa materia ciascuno interviene avendo in mente un certo più o meno preciso significato della materia in questione, non sempre coincidente con quello dei suoi interlocutori. Ad esempio, il ministro <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.governo.it/rapportiparlamento/salastampa/rassegna/dettaglio.asp?d=66515" target="_blank"><strong>Giarda </strong>ha proposto una interpretazione molto restrittiva</a></span> del problema: ritiene che sia sufficiente <em>“vietare l&#8217;utilizzo del voto di laurea come titolo (o ridurne al minimo il peso) e vietare avanzamenti di carriera per effetto della sola acquisizione della laurea”</em>. Ovviamente sono escluse le lauree tecniche ove richieste: cioè la laurea in Medicina rimane necessaria per esercitare la professione medica, quella in Ingegneria per esercitare la professione di ingegnere, ecc. Se la questione stesse in questi termini, non si capirebbe il rilievo assunto dall&#8217;annuncio del governo e neppure la necessità di una consultazione popolare: si può essere o meno d&#8217;accordo con la posizione del ministro ma rimane una posizione di dettaglio, piuttosto tecnica.</p><p>La questione politica vera, bene o male intesa, è la seguente: il valore legale del titolo di studio in sede di<strong> concorsi pubblici </strong>o altro (in pratica: il valore del voto di laurea) riflette un preciso impegno dello Stato nei confronti delle sue istituzioni. Lo stato garantisce che le lauree rilasciate dalle università italiane hanno tutte lo stesso valore: 110 a Torino o a Bari vale sempre 110. Io credo che chi è ideologicamente a favore del mantenimento del valore legale del titolo di studio (e mi includo in questo gruppo) chieda al governo di garantire una qualità minima dell&#8217;istituzione pubblica su tutto il territorio nazionale. Chi è favorevole all&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio chiede invece che il governo permetta ai commissari dei concorsi pubblici di tenere conto della (effettiva? dimostrata? presunta?) differenza di qualità delle diverse università sparse sul territorio.</p><p>A favore del valore legale della laurea si deve considerare che l&#8217;università italiana è quasi per intero una <strong>università pubblica</strong>, pagata al 90% con le tasse di tutti i cittadini e soltanto in piccola misura con quelle degli studenti. In pratica, per ragioni economiche, uno utilizza l&#8217;università più vicina (se può permettersi l&#8217;università; e c&#8217;è chi non può), anche se con le sue tasse le paga tutte. Mi sembra quindi che dovrebbe essere un preciso dovere morale del governo garantire al cittadino che l&#8217;università più vicina abbia una qualità almeno accettabile e sia legalmente riconosciuta come qualunque altra. Se esistono università pubbliche la cui qualità non è adeguata, è un preciso dovere del governo lavorare per renderla tale, e di conseguenza la valutazione e classificazione delle università pubbliche è ammissibile solo se è finalizzata a <strong>migliorare il livello</strong> di quelle che risultino meno valide. E&#8217; comprensibile che molti cittadini e molti studenti avvertano un senso di fastidio quando un ministro o un intero governo ripropone l&#8217;idea di abolire il valore legale della laurea: ha il sapore di una fuga dalle proprie responsabilità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/07/il-valore-legale-della-laurea-lo-paghiamo-noi/189576/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Aids, l&#8217;epidemia che esiste</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/aids-lepidemia-esiste/186572/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/aids-lepidemia-esiste/186572/#comments</comments> <pubDate>Thu, 26 Jan 2012 08:34:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[aids]]></category> <category><![CDATA[Andrea Bellelli]]></category> <category><![CDATA[hiv]]></category> <category><![CDATA[Nature]]></category> <category><![CDATA[Peter Duesberg]]></category> <category><![CDATA[studio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=186572</guid> <description><![CDATA[Da quando, nel corso degli anni &#8217;80, è apparsa la Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita (Sida per i francofoni, Aids per gli anglofoni) ed è stata attribuita al virus denominato Hiv (Human Immunodeficiency Virus), ci sono state violente contestazioni sulla natura della malattia e sul reale rapporto causale tra Hiv e Aids. Il più tenace avversario...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da quando, nel corso degli anni &#8217;80, è apparsa la Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita (Sida per i francofoni, <strong>Aids </strong>per gli anglofoni) ed è stata attribuita al virus denominato <strong>Hiv </strong>(Human Immunodeficiency Virus), ci sono state violente contestazioni sulla natura della malattia e sul reale rapporto causale tra Hiv e Aids.</p><p>Il più tenace avversario dell&#8217;ipotesi Hiv-Aids è il prof. <strong>Peter Duesberg</strong> della prestigiosa Università di Berkeley in California, che ha ripetutamente pubblicato studi critici sull&#8217;argomento, l&#8217;ultimo dei quali alla fine del 2011 su una rivista italiana. In <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fupress.net/index.php/ijae/article/view/10336" target="_blank">questo studio</a></span> si sostiene che i dati epidemiologici dell&#8217;Aids sono incompatibili con quelli delle epidemie virali classiche (cioè l&#8217;Aids non si comporta come il morbillo o la varicella), una osservazione che è indiretta e che confronta una malattia cronica o subcronica come l&#8217;Aids con malattie acute.</p><p>Il 5 gennaio di quest&#8217;anno la prestigiosa rivista scientifica <em><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nature.com/news/paper-denying-hiv-aids-link-secures-publication-1.9737" target="_blank">Nature</a></span></strong></em> ha commentato molto criticamente questo studio e si deve riconoscere che coloro che negano che l&#8217;Hiv sia l&#8217;agente causale dell&#8217;Aids sono ormai ridotti ad uno sparuto gruppo di minoranza; però hanno un certo seguito di pubblico perché fanno molto rumore.</p><p>Anche se i dati finora accumulati a sostegno della relazione Hiv-Aids sono schiaccianti, non è facile districarsi tra le argomentazioni che sono state avanzate a favore o contro l&#8217;ipotesi. Il primo punto da considerare è il seguente: l&#8217;Aids causato da Hiv non è l&#8217;unico tipo di immunodeficienza: esistono immunodeficienze congenite come l&#8217;agammaglobulinemia di Bruton e immunodeficienze acquisite benigne come quella che può verificarsi nel corso del morbillo. Consegue che <strong>non sempre chi ha una immunodeficienza è anche sieropositivo </strong>per l&#8217;Hiv; questa condizione è vera però per la maggioranza delle malattie perché è raro che un quadro clinico (una sindrome) sia anequivoco e caratteristico di una sola malattia: non tutti quelli che hanno una enterite hanno la febbre tifoide, non tutti quelli che hanno una polmonite sono stati infettati dallo pneumococco, etc.</p><p>Il secondo punto da considerare è che <strong>non tutti quelli che sono sieropositivi per l&#8217;Hiv sono affetti da Aids </strong>conclamato: la malattia ha un lungo periodo di incubazione e la fase preclinica può durare anni; non siamo neppure totalmente certi che tutti i sieropositivi svilupperanno la malattia, sebbene questo accada nella stragrande maggioranza dei casi. Anche questo punto è banale e comune a molte altre malattie: anzi, per alcune malattie come la febbre tifoide esistono i portatori sani che ospitano il germe nell&#8217;organismo e non si ammalano ma possono trasmettere il contagio.</p><p>Visto che esistono casi di immunodeficienza non Hiv e casi di Hiv senza Aids, cosa dimostra la relazione tra virus e malattia? La domanda più semplice da porsi è quale sia<strong> l&#8217;aspettativa di vita</strong> di un sieropositivo rispetto a quella di un non-sieropositivo della stessa età, gruppo etnico, classe sociale, etc. Uno <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://annals.ba0.biz/content/146/2/87.abstract" target="_blank">studio danese</a></span> pubblicato nel 2007 ha dimostrato che il tasso di mortalità tra i non-sieropositivi era dello 0,47% all&#8217;anno, quello dei sieropositivi trattati prima dell&#8217;introduzione delle terapie più recenti del 12,4% all&#8217;anno e quello dei sieropositivi trattati con le terapie più moderne del 2,5% all&#8217;anno. Dati così precisi sono possibili perché lo studio è enorme: sono state seguite quasi 400.000 persone nel periodo compreso tra il 1995 e il 2005 (l&#8217;intervallo di tempo è molto grande per uno studio clinico ma è reso necessario dal decorso relativamente lungo della malattia).</p><p>La differenza nel tasso di mortalità annua tra sieropositivi trattati con i farmaci disponibili nel 1995 e i non sieropositivi è impressionante: oltre 25 volte; ma è notevole anche l&#8217;effetto del <strong>miglioramento dei farmaci </strong>disponibili, che risulta in una diminuzione della mortalità di 5 volte nel decennio 1995-2005. Poiché i farmaci sono specifici inibitori di enzimi del virus, anche questo dato costituisce una forte conferma del ruolo causale dell&#8217;Hiv nell&#8217;Aids. Ci sono molti studi simili a quello descritto che si potrebbero citare (ad esempio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://jama.ama-assn.org/content/279/6/450.short" target="_blank">questo</a></span>) ma il discorso diventerebbe ripetitivo; vale la pena di nominarli per sottolineare che è difficile dubitare del quadro complessivo che ne emerge.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/26/aids-lepidemia-esiste/186572/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Senatori omeopatici</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/senatori-omeopatici/185886/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/senatori-omeopatici/185886/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:20:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[diagnosi]]></category> <category><![CDATA[medicao]]></category> <category><![CDATA[mozione]]></category> <category><![CDATA[Omeopatia]]></category> <category><![CDATA[Paziente]]></category> <category><![CDATA[Samuel Hahnemann]]></category> <category><![CDATA[senato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185886</guid> <description><![CDATA[Una notizia che è rimasta sepolta da fatti di cronaca ben più devastanti: il 29 novembre 2011 è stata presentata in Senato la mozione 1-00505 avente per oggetto: “Procedure e requisiti per la registrazione semplificata dei medicinali omeopatici”. La mozione intende premere per accelerare l&#8217;adozione in Italia delle normative europee per la registrazione di nuovi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una notizia che è rimasta sepolta da fatti di cronaca ben più devastanti: il 29 novembre 2011 è stata presentata in Senato la <a href="http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=45891&amp;stile=6&amp;highLight=1" target="_blank">mozione 1-00505</a> avente per oggetto: “<strong>Procedure e requisiti per la registrazione semplificata dei medicinali omeopatici</strong>”. La mozione intende premere per accelerare l&#8217;adozione in Italia delle normative europee per la registrazione di nuovi farmaci omeopatici, correggendo quindi una delle nostre proverbiali inefficienze che, per una volta, andava a tutela del cittadino.</p><p>La questione è più delicata di come sembra: al &#8220;rimedio&#8221; omeopatico non vengono posti gli stessi criteri di validazione dei farmaci convenzionali, ed in particolare non è richiesta una dimostrazione di efficacia (tant&#8217;è che si richiede la “registrazione semplificata”): ci si accontenta di una certificazione di non tossicità e di un controllo sul processo di produzione. Il settore muove <strong>tanti soldi</strong>: oltre il 15% degli italiani fa ricorso occasionalmente o sistematicamente all&#8217;omeopatia, e infatti nella mozione presentata in Senato si legge testualmente: “il comparto dei farmaci omeopatici è costituito da circa 30 aziende, con un fatturato complessivo di circa 300 milioni di euro, che dal 1995 non hanno la possibilità di immettere nuovi farmaci sul mercato”. Oltre all&#8217;ovvio consenso politico indiretto, dell&#8217;elettore, ce n&#8217;è anche uno diretto del politico che potrebbe essere egli stesso in prima persona un utente.</p><p>Non voglio entrare con questo post in una analisi scientifica delle teorie omeopatiche, che sarebbe complessa: ho scritto un libro intero sull&#8217;argomento e non posso riassumerlo in poche righe.Voglio invece concentrare l&#8217;attenzione del lettore su un problema di grande rilievo etico che in genere non si affaccia nella <strong>discussione dell&#8217;omeopatia</strong>. Tutti sappiamo che una terapia è un atto medico e come tale richiede il <strong>consenso informato del paziente</strong>; la legge è giustamente molto severa con i medici che agiscono senza il consenso informato del paziente.</p><p>L&#8217;omeopatia è una teoria medica codificata tra la fine del &#8217;700 e l&#8217;inizio dell&#8217;800 da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Hahnemann" target="_blank"><strong>Samuel Hahnemann</strong></a> e si basa su ipotesi settecentesche oggi completamente abbandonate: la forza vitale, le influenze &#8220;astrali o telluriche&#8221;, l&#8217;azione a distanza, etc. In mezzo a questo ciarpame ideologico non trovano posto i concetti, peraltro già accettati nel &#8217;700, di <strong>nosologia e diagnosi</strong>. Hahnemann ad esempio aveva scritto: “<em>ogni caso di malattia che  si presenta deve essere considerato (e curato) come un caso peculiare che non si è  mai verificato prima nella stessa maniera e nelle stesse circostanze, come in quelle attuali, e che non si verificherà mai di nuovo esattamente nello stesso modo!</em>” (citato in A. Bellelli “<a href="http://www.ibs.it/code/9788861840652/bellelli-andrea/costruzione-dell-omeopatia.html?shop=5277" target="_blank">La Costruzione dell&#8217;Omeopatia</a>”, p.17). L&#8217;idea di Hahnemann non è morta ma è <strong>ancora attuale oggi</strong>: l&#8217;omeopata Bill Gray nel libro “Homeopathy: science or myth?” ha scritto: “<em>L’omeopatia è particolarmente appropriata per pazienti nei quali una diagnosi non  può essere stabilita. Il vantaggio dell’omeopatia deriva dalla sua individualizzazione  del rimedio all’unicità dei sintomi del paziente, che supera completamente la necessità di una diagnosi</em>”  (citato in A. Bellelli “La Costruzione dell&#8217;Omeopatia”, p.52).<br /> E&#8217; chiaro che <strong>l&#8217;omeopatia ha consenso</strong>: i pazienti vanno per loro intenzione dall&#8217;omeopata a farsi curare; ma è informato questo consenso? quale informazione riceve il paziente dall&#8217;omeopata? Non una diagnosi o una prognosi; non una corretta descrizione della sua malattia. Un paziente potrebbe avere un tumore operabile, ma l&#8217;omeopata non sentendosi tenuto all&#8217;obbligo di fare diagnosi potrebbe curarlo con un rimedio che causa sintomi &#8220;simili&#8221; a quelli del paziente, far passare del tempo inutilmente e ritardare la diagnosi medica convenzionale fino a quando il tumore è diventato inoperabile; e questa non è teoria, è <a href="http://www.springerlink.com/content/k8p0400u2u77242l/" target="_blank">realtà dimostrata</a>.</p><p>Sui farmaci omeopatici, oggetto della mozione 1-00505, si pone lo stesso problema della diagnosi: <strong>quale informazione potrà dare il medico al paziente</strong>, affinché questi possa esprimere il suo valido consenso alla terapia? E&#8217; perfettamente noto che il <em><strong>proving</strong></em>, la metodica omeopatica per accertare i “poteri curativi” dei farmaci, è inadeguato e inaffidabile: i sintomi attribuiti ai farmaci, uguali a quelli che essi dovrebbero curare sono <a href="http://online.liebertpub.com/doi/abs/10.1089/107555301750164208" target="_blank">confusi e irriconoscibili</a>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/23/senatori-omeopatici/185886/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Miur: dove attacchiamo il somaro?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/miur-dove-attacchiamo-somaro/184956/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/miur-dove-attacchiamo-somaro/184956/#comments</comments> <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 12:18:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[Anvur]]></category> <category><![CDATA[Miur]]></category> <category><![CDATA[PRIN]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184956</guid> <description><![CDATA[Non sappia il Ministro cosa fanno lui e il suo Ministero. Non so se esiste questo comandamento nel decalogo della politica, ma mi sembra che il Ministro dell&#8217;Università e della Ricerca ne faccia una regola aurea: infatti sono in atto due processi fondamentali del Miur per l&#8217;università e la ricerca in Italia, che avranno rilievo per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non sappia il Ministro cosa fanno lui e il suo Ministero. Non so se esiste questo comandamento nel decalogo della politica, ma mi sembra che il Ministro dell&#8217;Università e della Ricerca ne faccia una regola aurea: infatti sono in atto due processi fondamentali del Miur per l&#8217;università e la ricerca in Italia, che avranno rilievo per gli anni a venire, e sono improntati a logiche diametralmente opposte tra loro. <strong>Logiche così contraddittorie </strong>da rendere impossibile il perseguimento e persino l&#8217;individuazione di un qualunque obiettivo ragionevole.</p><p><strong>Il primo dei processi in corso</strong> è la valutazione delle Università e degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) affidata all&#8217;<strong><a href="http://www.anvur.org/" target="_blank">Anvur</a>.</strong> Ai fini di questa valutazione ogni ricercatore in servizio deve conferire 3 pubblicazioni se universitario e 6 se dipendente di un EPR, apparse nel periodo 2004-2010. Le pubblicazioni non possono essere ripetute nella struttura: se lavoro da solo all&#8217;Università me ne bastano 3, se ho un collaboratore dobbiamo averne 6 in modo che ciascuno di noi ne conferisca 3 diverse, se lavoro con 2 collaboratori dobbiamo averne 9 e così via (i numeri si raddoppiano se lavoro per un EPR). Se il docente o ricercatore non è in grado di conferire 3 (o 6) pubblicazioni decenti ottiene un punteggio negativo: il massimo punteggio ottenibile è 1, il minimo -1. Il punteggio della struttura è la somma dei punteggi dei dipendenti. Queste regole danno indicazioni precise: sono <strong>svantaggiati i gruppi grandi </strong>e favoriti quelli piccoli, è severamente punita la presenza di ricercatori inattivi, <strong>non è premiata l&#8217;eccellenza</strong> perché un ricercatore brillante potrebbe aver pubblicato molto piu&#8217; di quanto richiesto e valutato dall&#8217;ANVUR, mentre il massimo punteggio previsto resta sempre 1.</p><p>Il secondo dei processi in corso è il bando dei progetti di ricerca (<strong><a href="http://prin.miur.it/index.php?pag=2010" target="_blank">PRIN</a>)</strong>. Qui le indicazioni sono: minore precentuale di progetti finanziati rispetto al passato, con prevedibile aumento del numero di ricercatori inattivi, aggregazione di gruppi grandi su progetti più grandi che in passato, per conseguire l&#8217;eccellenza (parola abusata) in vista dei grandi progetti europei. In una parola:<strong> le indicazioni date con i bandi  PRIN contraddicono in pieno quelle date con il bando ANVUR </strong>dallo stesso Ministero.</p><p>Gli intellettuali italiani (includo nella categoria i docenti e i ricercatori) sono da sempre  e per lunga tradizione proni alle indicazioni della politica: siamo prontissimi ad attaccare il <strong>somaro dove vuole il padrone</strong>. Potrebbe, per favore, il padrone fermarsi un quarto d&#8217;ora a raccogliere le idee e farci sapere dove vuole che sia attaccato il somaro?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/miur-dove-attacchiamo-somaro/184956/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>E se l&#8217;Italia smettesse di fare ricerca?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/litalia-smettesse-fare-ricerca-2/184407/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/litalia-smettesse-fare-ricerca-2/184407/#comments</comments> <pubDate>Tue, 17 Jan 2012 13:50:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[finanziamento pubblico]]></category> <category><![CDATA[PRIN]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=184407</guid> <description><![CDATA[Il bando dei Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN 2010-2011), è apparso sul sito del Ministero dell&#8217;Università in una prima versione il 27 dicembre 2011 e poi in una versione riveduta il 12 gennaio 2012. Il PRIN costituisce la principale fonte di finanziamento pubblico della ricerca di base, e rappresenta quindi l&#8217;indirizzo generale...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Il bando dei Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN 2010-2011), è  apparso sul sito del Ministero dell&#8217;Università in una prima versione il 27 dicembre 2011 e poi in una versione riveduta il 12 gennaio 2012. Il PRIN costituisce la principale fonte di <strong>finanziamento pubblico della ricerca di base</strong>, e rappresenta quindi l&#8217;indirizzo generale che il governo intende dare alla ricerca pubblica. Il bando, che regolamenta le modalità di presentazione delle richieste di finanziamento, ha suscitato aspre critiche per l&#8217;assurda complessità  e per l&#8217;intento ovviamente punitivo e verticistico (ad esempio si veda la lettera di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-01-08/lettere-081137.shtml?uuid=AaxtanbE&amp;fromSearch" target="_blank">Margherita Hack</a> sul Sole 24 ore, o il <a href="http://www.partitodemocratico.it/doc/228836/prin-bene-i-tempi-del-bando-ma-necessarie-modifiche.htm" target="_blank">documento del PD</a>).</p><p lang="it-IT">Si possono riassumere i <strong>principali difetti</strong> del bando PRIN 2010-2011 in due punti. In primo luogo il bando pone vincoli alla struttura dei gruppi che possono presentare domanda di finanziamento per progetti di ricerca e agli importi minimi e massimi richiedibili. In pratica, se i vincoli saranno rispettati, potranno essere finanziati circa <strong>220 progetti</strong> (lo stesso Ministro dell&#8217;Università ha stimato tra 200 e 250). Poiché è improbabile che le varie unità operative che parteciperanno a ciascun progetto possano mettere insieme più di una trentina di docenti e ricercatori a tempo indeterminato, saranno beneficiati non più di 7mila ricercatori. Siccome il PRIN viene bandito ogni anno ma i progetti finanziati durano tre anni, se questo sistema andrà a regime saranno sistematicamente finanziati circa 20mila docenti e ricercatori sugli oltre 70mila in servizio nel nostro paese. Che faranno i 50mila non finanziati?</p><p>In secondo luogo, il bando PRIN 2010-2011 per la prima volta nella storia di questo tipo di progetti prevede una <strong><a href="http://www.linkedin.com/news?viewArticle=&amp;articleID=5562905529640034314&amp;gid=43554&amp;type=member&amp;item=88842274&amp;articleURL=http%3A%2F%2Fwww.roars.it%2Fonline%2F%3Fp%3D3073&amp;urlhash=Xb4h&amp;goback=.gde_43554_member_88842274" target="_blank">doppia valutazione</a> </strong>delle proposte presentate: prima da parte dell&#8217;Università e poi da parte del comitato nominato dal ministero. Le Università potranno presentare al Ministero solo un numero <strong>molto limitato di progetti</strong> e quindi dovranno effettuare il grosso della selezione, con una ovvia distorsione del risultato finale: progetti validi su scala nazionale potrebbero essere esclusi perché presentati accanto ad altri progetti validi dello stesso ateneo. A fronte delle critiche, il Ministro ha modificato il bando, in maniera <strong>provocatoriamente irrilevante</strong>.</p><p>In Italia la gran parte degli addetti alla ricerca sono docenti universitari, il cui compito principale è l&#8217;<strong>insegnamento</strong>: in tutto il mondo infatti si ritiene che l&#8217;insegnamento avanzato non possa andare disgiunto dalla ricerca. Che cosa succederebbe se i due terzi dei docenti universitari venissero messi nell&#8217;impossibilità di fare ricerca? Se un docente universitario smettesse di fare ricerca, perderebbe lentamente ma inesorabilmente il contatto con la scienza di punta e il suo aggiornamento: sarebbe certamente un danno per i suoi studenti. Inoltre questo docente smetterebbe di pubblicare<strong> lavori scientifici,</strong> e questo sarebbe un danno per il prestigio del paese, che si troverebbe a retrocedere nelle classifiche internazionali (attualmente l&#8217;Italia occupa l&#8217;ottavo posto nella <a href="http://www.scimagojr.com/countryrank.php" target="_blank">classifica di SCImago</a>. Infine, naturalmente, il paese verrebbe a perdere le potenziali ricadute tecnologiche della ricerca.</p><p lang="it-IT">Quale danno verrebbe al docente? Un docente universitario non viene licenziato se smette di fare ricerca, perché il suo obbligo lavorativo esplicito è la<strong> didattica</strong>: ha più tempo per coltivare i suoi hobbies. Quasi quasi smetto di fare ricerca. Peccato, era interessante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/litalia-smettesse-fare-ricerca-2/184407/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Omosessualità: chi è normale?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/omosessualita-chi-e-normale/183053/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/omosessualita-chi-e-normale/183053/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Jan 2012 15:03:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Francesco Bruno]]></category> <category><![CDATA[malattia]]></category> <category><![CDATA[normalità]]></category> <category><![CDATA[omosessualità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=183053</guid> <description><![CDATA[Il prof. Francesco Bruno in una intervista che appare sul blog Pontifex ha sostenuto che l&#8217;omosessualità sia una malattia. E&#8217; francamente un tipo di argomento che ci saremmo augurati non dover sentire più, e dispiace in particolare per le credenziali accademiche del prof. Bruno. Proverò a costruire un&#8217;argomentazione sensata non tanto su questo punto quanto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il prof.<strong> Francesco Bruno</strong> in una intervista che appare sul blog <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/1102-lomosessualita-e-una-patologia-oltre-che-un-grave-disordine-mentale-sacerdoti-gay-dico-di-no-e-trovo-inopportuno-parlarne-su-un-giornale-cattolico" target="_blank">Pontifex</a></span></em> ha sostenuto che <strong>l&#8217;omosessualità </strong>sia una malattia. E&#8217; francamente un tipo di argomento che ci saremmo augurati non dover sentire più, e dispiace in particolare per le credenziali accademiche del prof. Bruno.</p><p>Proverò a costruire un&#8217;argomentazione sensata non tanto su questo punto quanto sull&#8217;uso distorto del concetto di <strong>normalità</strong>. Tutti sappiamo che i parametri fisiologici del nostro organismo, come pure i comportamenti e i gusti delle persone, non sono omogenei nella popolazione ma si distribuiscono in modo tale che i valori medi o prossimi alla media (valori modali) sono più frequenti e quelli lontani dalla media più rari: ad esempio è frequente che l&#8217;altezza  delle persone sia prossima a 1,75 m o che la glicemia sia prossima a 80 mg/dL e valori molto lontani da questi sono meno comuni. La distribuzione del valore nella popolazione assume una caratteristica forma a campana, ed è chiamata per l&#8217;appunto “distribuzione normale”. Anche i comportamenti e le preferenze sessuali hanno una loro distribuzione, con valori modali e valori non modali.</p><p>Non c&#8217;è nessuna ragione di pensare che chi si trova ad una certa distanza dal valore modale del parametro considerato sia anormale, mentre chi si trova vicino a questo valore sia normale: ciò che è normale è infatti la distribuzione con tutti i suoi valori medi ed estremi.</p><p>Il concetto di <strong>patologico </strong>si riferisce a parametri non modali, interpretati all&#8217;interno di un quadro nosologico di riferimento, e mai un medico (categoria alla quale appartiene il prof. Bruno) dovrebbe considerare patologico un valore non modale interpretato al di fuori del suo contesto. Considerare malato un omosessuale socialmente ben inserito e capace di relazioni interpersonali soddisfacenti è una aberrazione paleosovietica, un uso politico della psichiatria. Per contro una persona che soffre ed ha difficoltà nell&#8217;inserimento sociale potrebbe soffrire di una malattia psichica e i suoi comportamenti sessuali potrebbero essere parte del quadro patologico generale. Questo però è vero a prescindere dallo specifico comportamento sessuale del soggetto: anche un comportamento eterosessuale potrebbe essere vissuto con sofferenza e partecipare ad un quadro sintomatologico.</p><p>Il prof. Bruno però va oltre, e costruisce nella sua intervista un campionario di errori metodologici sostenendo che<em> “se questa scelta omosessuale è responsabile, non frutto di traumi, ma avviene all’interno di gruppi sociali ben definiti, ha degli evidenti caratteri antisociali”</em>: cioè il presunto malato è anche un po&#8217; criminale. Ora il punto di vista della psichiatria, dalla rivoluzione francese in poi, è esattamente il contrario di quello del prof. Bruno: la malattia, se c&#8217;è, esonera il soggetto dalla <strong>responsabilità penale e morale</strong>. Se il prof. Bruno è davvero convinto che l&#8217;omosessualità sia patologica dovrebbe proprio per questo considerarla esclusa da qualunque valutazione morale. I reati sessuali esistono e non c&#8217;entrano niente con l&#8217;omosessualità: non potrebbero il prof. Bruno e il blog <em>Pontifex </em>accontentarsi delle leggi vigenti come facciamo tutti?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/omosessualita-chi-e-normale/183053/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Quale futuro per le malattie dimenticate?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/malattie-dimenticate/182513/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/malattie-dimenticate/182513/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Jan 2012 14:10:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[farmaci]]></category> <category><![CDATA[investimenti]]></category> <category><![CDATA[malattie dimenticate]]></category> <category><![CDATA[oms]]></category> <category><![CDATA[vaccini]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182513</guid> <description><![CDATA[L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità definisce “dimenticate” (neglected) alcune malattie infettive diffuse prevalentemente nei paesi tropicali e subtropicali. Si stima che siano affetti da malattie appartenenti a questo gruppo circa un miliardo e duecento milioni di persone. Sullo studio delle malattie dimenticate si concentra pochissima attenzione, per ragioni ovvie: non colpiscono i cittadini dei paesi avanzati,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità definisce “dimenticate” (neglected) alcune <a href="http://www.who.int/neglected_diseases/en/" target="_blank">malattie infettive</a> diffuse prevalentemente nei paesi tropicali e subtropicali. Si stima che siano affetti da malattie appartenenti a questo gruppo circa <strong>un miliardo e duecento milioni di persone</strong>.  Sullo studio delle malattie dimenticate si concentra pochissima attenzione, per ragioni ovvie: non colpiscono i cittadini dei paesi avanzati, che investono di più in ricerca, e quindi la ricerca su di esse non costruisce <strong>consenso politico</strong>; e qualora dalla ricerca derivasse un farmaco, questo sarebbe di interesse per clienti che non potrebbero permettersi di pagarlo.</p><p>Nel 2010, l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità aveva presentato un dossier su 17 malattie dimenticate; Margaret Chan, il Direttore Generale dell&#8217;Oms, nel presentarlo aveva ipotizzato che la ricerca potrebbbe sconfiggere e far scomparire almeno alcune di queste malattie già nel 2015. Un <a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0264410X11008887" target="_blank">articolo scientifico</a> (in corso di stampa ma disponibile sul web dal 19 dicembre scorso) suggerisce che <strong>nuovi farmaci e nuovi vaccini</strong> potrebbero effettivamente ottenere questo risultato. Purtroppo l&#8217;obiettivo è tutt&#8217;altro che scontato, non solo perché queste malattie non lasciano una immunità permanente e quindi i vaccini non danno protezioni elevate. Un problema cruciale è che i paesi nei quali queste malattie sono diffuse non possiedono in genere le<strong> infrastrutture </strong>che sarebbero necessarie per sostenere gli studi clinici e le successive campagne di chemioterapia e vaccinazione.</p><p>Un approccio interessante allo sviluppo di terapie “economiche” è quello di utilizzare, ove possibile, farmaci già approvati per la terapia di altre malattie, una procedura chiamata <strong>drug repositioning</strong>. Infatti, se un farmaco è già in uso ci si può appoggiare sugli studi di tossicologia già compiuti, con grande risparmio di tempo ed economico. Purtroppo il drug repositioning funziona solo in pochi casi: un esempio importante  è quello dell&#8217;Auranofina, un farmaco in  uso da vent&#8217;anni nella terapia dell&#8217;artrite reumatoide, che si è dimostrato capace di uccidere i parassiti responsabili della malaria e della schistosomiasi (io stesso ho partecipato a <a href="http://www.jbc.org/content/284/42/28977.long" target="_blank">studi</a> su questa applicazione). Se non si troveranno<strong> farmaci adatti</strong> in questo modo, l&#8217;obiettivo di eradicare le malattie dimenticate è rimandato ad un futuro non prevedibile.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/malattie-dimenticate/182513/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il ministro dell&#8217;Università e l&#8217;Università del ministro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/ministro-delluniversita-luniversita-ministro/182058/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/ministro-delluniversita-luniversita-ministro/182058/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Jan 2012 16:54:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[classifica]]></category> <category><![CDATA[meritocrazia]]></category> <category><![CDATA[Politecnico di Torino]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[rettore]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=182058</guid> <description><![CDATA[Nel mese di novembre 2011 l&#8217;allora ministro dell&#8217;Università Maria Stella Gelmini aveva comunicato la classifica di merito delle Università italiane, non facilissima da reperire in rete ma visibile a questo link : al primo posto il Politecnico di Torino, seguito da Venezia Cà Foscari, Trento, Pavia; Roma Sapienza era al 34mo posto (su 50). La classifica è...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Nel mese di novembre 2011 l&#8217;allora ministro dell&#8217;Università Maria Stella Gelmini aveva comunicato la <strong><a href="http://www.unipv.eu/on-line/Home/Navigaper/articolo6808.html" target="_blank">classifica di merito</a> </strong>delle Università italiane, non facilissima da reperire in rete ma visibile a questo link : al primo posto il Politecnico di Torino, seguito da Venezia Cà Foscari, Trento, Pavia;  Roma Sapienza era al 34mo posto (su 50). La classifica è usata per determinare le quote premiali del <a href="http://attiministeriali.miur.it/anno-2011/novembre/dm-03112011.aspx" target="_blank">Fondo di Finanziamento Ordinario</a>, quello che serve per pagare gli stipendi o la manutenzione edilizia. Poiché gli stipendi sono incomprimibili, mentre la <strong>manutenzione edilizia</strong> è comprimibile, aule decenti e bagni funzionanti non sono un diritto degli studenti ma un premio che i docenti devono vincere per loro.</p><p lang="it-IT">L&#8217;attuale ministro dell&#8217;Università è il Prof. <strong>Francesco Profumo</strong>, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (nominato dal ministro Gelmini) e <strong>Rettore del Politecnico di Torino</strong>.  Entrambe le cariche al CNR e al Politecnico sono incompatibili con quella di ministro e pertanto le sue dimissioni sono prossime. Ciò che sta accadendo al poveruomo è che da ministro si trova costretto, immagino con grande imbarazzo, a premiare per merito l&#8217;Università di cui è stato (e fino alle nuove elezioni è ancora formalmente) Rettore.</p><p lang="it-IT">Non ho dubbi né sulla validità della classifica ministeriale (il Politecnico di Torino è un&#8217;ottima Università), né su quella del neo-ministro. Però. Nella classifica dell&#8217;agenzia internazionale <a href="http://www.topuniversities.com/university-rankings/world-university-rankings/2011" target="_blank">QS</a> la prima Università italiana è<strong> Bologna </strong>(al 183mo posto, dopo Francoforte ma prima di Goteborg), seguita da Roma Sapienza al 210mo posto e poi da Padova (263mo), Milano, Pisa, Firenze, Roma Tor Vergata, Napoli Federico II, e finalmente, se Dio vuole, il Politecnico di Torino, ben oltre il 450mo posto.</p><p><strong>Fare meritocrazia non è facile</strong>: si vorrebbero premiare i più bravi, ma valli a trovare i più bravi. Bisogna fare graduatorie basate su criteri ed è ovvio che i criteri del Ministero e quelli di QS non sono gli stessi perché le due graduatorie sono completamente diverse. Un suggerimento al ministro? Prudenza con queste pretese meritocratiche perché il rischio di sbagliarsi è grosso e i danni in caso di errore possono essere irreparabili. Un altro? Lasciar perdere le valutazioni del Ministero che sanno un po&#8217; di fatto in casa, per gli amici, e prendersi quelle delle agenzie internazionali: si risparmiano un sacco di soldi (valutare costa) e si fa più bella figura.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/ministro-delluniversita-luniversita-ministro/182058/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ricerca pubblica: Profumo di bruciato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/ricerca-profumo-bruciato/181547/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/ricerca-profumo-bruciato/181547/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Jan 2012 15:03:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[meritocrazia]]></category> <category><![CDATA[Miur]]></category> <category><![CDATA[PRIN]]></category> <category><![CDATA[Profumo]]></category> <category><![CDATA[progetti]]></category> <category><![CDATA[ricerca]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181547</guid> <description><![CDATA[Con Decreto Ministeriale del 27/12/2011 è stato promulgato il nuovo bando per i Progetti di Ricerca di rilevante Interesse Nazionale (PRIN). Da oltre 15 anni il PRIN costituisce il principale strumento per il finanziamento pubblico della ricerca ed è assegnato su criteri meritocratici, basati sulla qualità dei progetti presentati e sulla precedente attività scientifica dei...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Con <a href="http://attiministeriali.miur.it/anno-2011/dicembre/dm-27122011.aspx" target="_blank">Decreto Ministeriale del 27/12/2011</a> è stato promulgato il nuovo bando per i <strong>Progetti di Ricerca di rilevante Interesse Nazionale</strong> (PRIN). Da oltre 15 anni il PRIN costituisce il principale strumento per il <strong>finanziamento pubblico della ricerca</strong> ed è assegnato su criteri meritocratici, basati sulla qualità dei progetti presentati e sulla precedente attività scientifica dei proponenti.</p><p lang="it-IT">Il <a href="http://datiprin.cineca.it/php5/generico/prin.php" target="_blank">sito</a> del Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca dedicato al PRIN e gestito dal consorzio Cineca  è abbastanza ben ordinato e contiene molte informazioni interessanti. Ad esempio vi si può trovare che in passato sono stati finanziati in media tra il 20 e il 30% dei progetti presentati (negli ultimi cinque anni tra 500 e 1200 progetti finanziati su 3100-3900 presentati), sebbene fossero stati giudicati meritevoli di finanziamento circa il <strong>75% dei progetti presentati </strong>(questo dato è un po&#8217; nascosto; per il PRIN 2008 si puo&#8217; consultare la statistica delle valutazioni a questo <a href="http://prin.miur.it/index.php?pag=2008" target="_blank">link</a> , considerando che il progetto è giudicato sufficiente se ha un voto di almeno 48/60): ovvero non basta essere bravi e meritevoli, bisogna essere più bravi e più meritevoli degli altri.</p><p>Questo modo di procedere è sempre stato <strong>discutibile</strong>: se il 75% dei ricercatori italiani presenta progetti meritevoli e soltanto il 25% viene finanziato, cosa dovrebbe fare la maggioranza dei bravi, meritevoli ma non finanziati, pari alla metà della forza lavoro del settore, smettere di lavorare? Alcuni potrebbero suggerire il <strong>loro licenziamento</strong>: ma l&#8217;Italia ha molti meno addetti degli altri paese di area euro e ha dei fabbisogni di ricerca non comprimibili, basti pensare che la maggioranza dei ricercatori è inquadrata nei ruoli della docenza universitaria e che quindi oltre alla ricerca contribuisce a formare i professionisti di cui lo Stato ha bisogno.</p><p lang="it-IT">Le norme del bando PRIN 2011 prevedono un inasprimento dalla situazione perché stabiliscono dei limiti minimi al finanziamento richiedibile: se questi limiti fossero rispettati, sarebbe possibile finanziare soltanto 220 progetti di ricerca in tutto, tra un quarto e un terzo del numero finanziato in ogni anno del quinquennio precedente. E&#8217; chiaro che questa impostazione trasforma una <strong>meritocrazia già esageratamente severa in elitarismo</strong>: se saranno presentati 3000 progetti e se ne finanzieranno soltanto 220 il tasso di successo sarà del 7% e, supponendo che la qualità dei progetti rispecchi quella degli anni scorsi, saranno scartati più di 2000 progetti meritevoli. A chi giova?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/ricerca-profumo-bruciato/181547/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La prossima crisi del SSN</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/02/prossima-crisi-servizio-sanitario-nazionale/181110/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/02/prossima-crisi-servizio-sanitario-nazionale/181110/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:30:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Andrea Bellelli</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[carenza]]></category> <category><![CDATA[formazione]]></category> <category><![CDATA[medici]]></category> <category><![CDATA[servizio sanitario]]></category> <category><![CDATA[università]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181110</guid> <description><![CDATA[Da alcuni anni la Federazione degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) lancia allarmi sulla prossima prevedibile carenza di medici nel Servizio Sanitario Nazionale: ogni anno in Italia si laureano in Medicina ed entrano in servizio meno medici (indico con questo termine tutti i laureati in Medicina e Chirurgia o in Odontoiatria, a prescindere...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Da alcuni anni la Federazione degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) lancia allarmi sulla prossima <strong>prevedibile carenza di medici</strong> nel Servizio Sanitario Nazionale: ogni anno in Italia si laureano in Medicina ed entrano in servizio meno medici (indico con questo termine tutti i laureati in Medicina e Chirurgia o in Odontoiatria, a prescindere dalla loro specializzazione) di quelli che ne escono per pensionamento o altre ragioni. Per ora il sistema funziona perché negli anni &#8217;80 c&#8217;è stata una grande immissione di laureati nel sistema, ma con le norme europee e i numeri chiusi questa immissione si è ridotta. I laureati del decennio1975-1985 andranno in pensione nel decennio in corso, 2010-2020, e allora la crisi si farà drammatica.</p><p lang="it-IT">Una stima approssimativa del fabbisogno nazionale di medici è alla portata di tutti: se la popolazione italiana è di 55 milioni e se si considera ragionevole avere almeno un medico o pediatra di base<strong> per ogni 1.000 assistiti</strong> occorre avere in servizio complessivamente non meno di 55.000 medici e pediatri di base. Considerando una vita professionale attiva di 35 anni, il ricambio stimato per i soli medici e pediatri di base è di circa 1.500 medici all&#8217;anno. Poiché arriva alla laurea circa il 60-70% degli studenti che si immatricolano al primo anno, le Facoltà di Medicina e Chirurgia dovrebbero iscrivere circa 2.500 matricole ogni anno: cioè dovremmo avere nel paese una ventina di corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia di 125 studenti ciascuno. Questa cifra considera i soli medici e pediatri di base e non i medici ospedalieri, i chirurghi, gli anestesisti, e tutti gli altri specialisti: si vede quindi che il<strong> fabbisogno reale di medici </strong>(e di studenti di medicina) nel paese è molto maggiore di quello qui calcolato, probabilmente oltre il doppio. In Italia ci sono una cinquantina di Università e non tutte hanno questo corso di Laurea (fortunatamente alcune ne hanno due o tre): è evidente che l&#8217;<strong>offerta formativa </strong>non è adeguata alle necessità del paese.</p><p lang="it-IT">Un decreto del 23 novembre 2011 che ha aumentato i posti dei corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia è stato accolto con favore dalla <a href="http://portale.fnomceo.it/PortaleFnomceo/showItem.2puntOT?id=85264" target="_blank">FNOMCeO</a>, ma è un palliativo certamente insufficiente: in primo luogo a questo ampliamento di posti non corrispondono aumenti di risorse e quindi i corsi esistenti diventeranno semplicemente più affollati e necessariamente meno efficienti; in secondo luogo questo <strong>ampliamento a costo zero</strong> potrebbe risultare malamente compatibile con le normative europee che prevedono certi rapporti tra le dimensioni del corso e quelle del policlinico universitario presse il quale si svolge.</p><p lang="it-IT">Soluzioni reali al problema? Nessuna in vista.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/02/prossima-crisi-servizio-sanitario-nazionale/181110/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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