<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Alessandra Ballerini</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/aballerini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Quando parliamo della Birmania parliamo di noi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/quando-parliamo-della-birmania-parliamo/202952/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/quando-parliamo-della-birmania-parliamo/202952/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 07:34:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Ballerini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Aung Sun Suu Kyi]]></category> <category><![CDATA[birmania]]></category> <category><![CDATA[cie]]></category> <category><![CDATA[diritti]]></category> <category><![CDATA[genova]]></category> <category><![CDATA[minoranze]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=202952</guid> <description><![CDATA[In questi giorni mi è capitato, invitata dal Festival dell’Eccellenza al Femminile di presentare insieme ad Amnesty International un libro (ll Pavone e i Generali di Cecilia Brigli) ed un film (The Lady di Luc Besson) sulla vita di Aung Sun Suu Kyi, la leader birmana della Lega Nazionale per la Democrazia, premio Nobel per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni mi è capitato, invitata dal Festival dell’Eccellenza al Femminile di presentare insieme ad Amnesty International un libro (ll Pavone e i Generali di Cecilia Brigli) ed un film (The Lady di Luc Besson) sulla vita di <strong>Aung Sun Suu Kyi</strong>, la leader birmana della Lega Nazionale per la Democrazia, premio Nobel per la Pace e recentemente eletta al parlamento Birmano.</p><p>Si è parlato di lei, di questa donna bellissima e straordinaria che può essere imprigionata, confinata ma mai fermata. Questa eroina che il popolo ama per la forza e la delicatezza, che la gente chiama “madre”.</p><p>Parlavamo di lei, della sua rivoluzione non violenta, parlavamo di diritti umani, di donne, di eroi e vittime e parlavamo di noi, del <strong>nostro bisogno di eroi</strong>, del nostro desiderio di un, o meglio di una, leader, da amare e rispettare.</p><p>Raccontavamo le violazioni  che il popolo birmano è costretto a subire da parte del regime militare e indugiavamo sulle violazioni dei diritti umani che piagano gran parte del pianeta. E poi ancora parlavamo di noi, dei nostri diritti negati o piegati alle esigenze o peggio all&#8217;ingordigia della politica.</p><p>Ricordavamo la recente “primavera araba”, la partecipazione femminile trascurata dai media, la sua repressione. E parlavamo di noi, della condizione delle donne nel nostro Paese e della repressione ingiustificata, brutalmente criminale e indecentemente violenta, alla quale abbiamo assistito impotenti nella mia Genova a luglio del 2001. Abbiamo ricordato la “macelleria messicana” della Diaz e le torture di Bolzaneto, caserma in cui le donne, le ragazze, erano quelle che avevano<strong> spesso la peggio</strong>: umiliate, minacciate di stupro, costrette a spogliarsi davanti a tutti, picchiate e torturate. Abbiamo lamentato l&#8217;impunità dei torturatori, imputabile anche all&#8217;assenza del reato di tortura nel nostro codice penale (il che la dice lunga sull&#8217;importanza che il nostro legislatore attribuisce ai diritti umani..)</p><p>Abbiamo, rileggendo alcune frasi della leader birmana e gli slogan che il suo popolo le offriva (“Ti amiamo, aiutaci a portare la Pace”, “Noi amiamo madre Suu”, “Amiamo gli eroi pubblici”) parlato di amore. E abbiamo, ancora una volta, parlato di noi.</p><p>Perché questo è il segreto dei diritti umani:<strong> sono indivisibili e direi, contagiosi.</strong></p><p>Non è retorica, è scienza giuridica.</p><p>E non è un caso se la sintesi del “<strong>Rapporto sullo Stato dei diritti umani negli istituti penitenziari e nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia</strong>” redatto nei giorni scorsi dalla Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani del Senato, inizia con questa incontestabile affermazione: “<em>Ogni violazione dei diritti umani non è solo un fatto eticamente riprovevole ma una vera e propria violazione della legalità&#8230; Per questo, affermare che la condizione dei detenuti costituisce una violazione della legalità da parte dello Stato non è una forzatura frutto di una pur legittima indignazione, ma una pertinente considerazione tecnica. Di diverse ma non meno gravi violazioni della legalità lo Stato italiano si è reso responsabile nell’affrontare il problema delle migrazioni &#8211; in particolare di quelle irregolari – e nel garantire l’effettivo esercizio del diritto di ogni persona ad avanzare e vedere esaminata domanda di asilo o di altra forma di protezione umanitaria. Questa violazione della legalità è stata contestata e accertata in giudizio davanti a corti interne e internazionali che si sono pronunciate e si pronunciano secondo una giurisprudenza ormai costante. Lo Stato italiano – ma naturalmente la questione non riguarda, neppure in Europa, solo lo Stato italiano – ha il dovere di mettere fine a questa illegalità&#8230; E’ solo se si assume il principio del carattere indivisibile dei diritti umani come definiti dalle leggi interne e internazionali e della loro inviolabilità in ogni circostanza che si può trovare la chiave per una strategia che – con i tempi e le gradualità necessarie – affronti strutturalmente il problema</em> “</p><p>Dunque quando i media ci fanno credere che i diritti fondamentali dell&#8217;essere umano funzionino come una <strong>coperta perennemente corta</strong> che se valgono per alcuni non possono valere per altri affermano una gravissima falsità giuridica, istigandoci a delle competizioni o peggio a delle discriminazioni insensate quanto abbiette. E&#8217; palesemente falso, ad esempio, affermare che il diritto sacrosanto alla libertà di religione, se esercitato da alcuni, leda l&#8217;uguale diritto di altri o che se alcuni hanno il diritto di curarsi altri sono meno in salute. E&#8217; vero l&#8217;esatto contrario: se tutti possono accedere alle cure mediche nessuno rischia di essere contagiato. Se nessuno può essere sfruttato sul lavoro tutti hanno diritto ad accedere in regime di “concorrenza leale” ad un lavoro che non comporti rischi per la propria incolumità né leda la propria dignità&#8230; e cosi via. I diritti fondamentali o valgono per tutti o non valgono per nessuno.</p><p>Basta leggere i perfetti articoli 2 e 3 della nostra Costituzione (<em>La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell&#8217;uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l&#8217;adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. </em><em><strong>Articolo 3</strong></em><em> Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali</em>) e gli articoli 1 e 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (<em>Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. </em><em><strong>Articolo 2</strong></em><em> Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione»</em>) per capire perché<strong> quando parliamo della Birmania, parliamo di noi.</strong></p><p>Quando parliamo di rom, detenuti, minori, donne, malati, gay, disoccupati, stranieri, profughi e di qualunque altra «minoranza», parliamo di noi. Ed é per questo che dobbiamo difendere i loro diritti, per tutelare i nostri.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/quando-parliamo-della-birmania-parliamo/202952/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ritorno a scuola</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/ritorno-scuola/199622/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/ritorno-scuola/199622/#comments</comments> <pubDate>Fri, 23 Mar 2012 12:08:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Ballerini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Scuola]]></category> <category><![CDATA[bambini]]></category> <category><![CDATA[cittadinanza]]></category> <category><![CDATA[migranti]]></category> <category><![CDATA[percezione]]></category> <category><![CDATA[tv]]></category> <category><![CDATA[uguaglianza]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=199622</guid> <description><![CDATA[Sono in una scuola nel quartiere del Lagaccio, a Genova, invitata da alcune maestre appassionate del loro lavoro (direi quasi &#8220;missione&#8221; visti i tagli implacabili e la precarietà nella quale sono costrette a lavorare). Mi hanno chiesto di incontrare i loro piccoli allievi e di raccontare loro la vita e i diritti dei migranti in Italia....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono in una scuola nel quartiere del Lagaccio, a Genova, invitata da alcune maestre appassionate del loro lavoro (direi quasi &#8220;missione&#8221; visti i tagli implacabili e la precarietà nella quale sono costrette a lavorare). Mi hanno chiesto di incontrare i loro piccoli allievi e di raccontare loro la<strong> vita e i diritti dei migranti in Italia</strong>.</p><p>Monia, una radiosa insegnante,  mi guida in questa scuola colorata e &#8220;viva&#8221;. Appese alle pareti di tutto l&#8217;edificio disegni, lettere e poesie. Pace, integrazione, amicizia campeggiano nelle opere di questi giovanissimi artisti. Ma non solo.</p><p>La commovente poesia di un bimbo  di quinta è dedicata al papà che ha perso il lavoro e che ora non parla più e &#8220;guarda il vuoto&#8221;. La <strong>crisi</strong> è entrata anche nelle vite e nei pensieri di questi bimbi. Nelle classi alunni vivaci ed educati e maestre così giovani e &#8220;pulite&#8221; che si confondono con gli allievi. Ripenso alla mia di scuola, ai miei insegnanti attempati ed alle pareti grigie. E le rivedo poi, quelle stesse <strong>pareti di via Battisti </strong>insanguinate in quella cruenta notte di luglio di 10 anni fa che trasformò la mia scuola in una &#8220;macelleria messicana&#8221;. Ma questa è un&#8217;altra storia..</p><p><strong>Saranno una sessantina tra i nove e gli undici anni</strong>. Diligenti e curiosi.<br /> Leggiamo insieme l&#8217;art. 3 della Costituzione (queste maestre eccezionali gliene hanno già parlato). Discutiamo di uguaglianza e dignità, così, per prenderla bassa..!</p><p>Racconto loro degli sbarchi e dei molti minori stranieri che ho potuto incontrare quest&#8217;estate a Lampedusa nei tre mesi in cui ho lavorato come consulente legale di Terre des Hommes. Loro, i bimbi, mi dicono che  hanno visto le immagini di questi sbarchi in Tv e mi raccontano che hanno provato &#8220;sofferenza e tristezza&#8221;.</p><p>Parliamo del perché tante persone e tra loro tanti minori sono costretti a fuggire dal loro paese. Proviamo ad immaginare di essere uno di quei migranti in fuga e cosa si debba provare ad essere costretti, mentre fuori senti scoppiare urla e spari, a dover scegliere in pochi minuti le <strong>cose più preziose</strong> da portare in salvo e gli amici da salutare.</p><p>Trascorrono intensi secondi di empatico silenzio.</p><p>Chiedo a questo giovanissimo pubblico <strong>quanti stranieri credono ci siano in Italia</strong> rispetto alla popolazione totale. Mi rispondono quasi all&#8217;unisono che gli stranieri in Italia sono più della metà dell&#8217;intera popolazione. Rivelo che in realtà solo il 7,5 % degli abitanti del nostro paese sono stranieri, ma che la loro risposta è quella che normalemente forniscono quasi tutti gli alunni (e anche molti adulti). Proviamo allora a capire perchè i migranti sembrino di più di quanti in realtà siano. &#8220;Perchè in certi posti come all&#8217;expo ce ne sono tantissimi&#8221; suggerisce una bambina col caschetto biondo.</p><p>Ma, ragioniamo insieme, in molti altri luoghi però non ci sono migranti o ce ne sono pochi. Anche nella loro classe gli stranieri (se così si possono chiamare dei bambini giunti in fasce o addirittura nati in Italia) saranno<strong> al massimo il 15%</strong>. Loro mi dicono che nella loro classe non ci sono stranieri  perchè, e il ragionamento non fa una piega, anche se hanno colori diversi si conoscono e crescono insieme. Una splendida lezione di sociologia!</p><p>Ma allora perchè pensano che gli stranieri in Italia siano così tanti? Dov&#8217;è che ne vedono, o meglio ne percepiscono, una così massiccia presenza?<br /> &#8220;In Tv&#8221;, è la candida risposta di un piccolo allievo, &#8220;si vedono sempre i barconi pieni di stranieri che vengono qua&#8221;.</p><p>Gli alunni &#8220;stranieri&#8221; presenti in aula raccontano però <strong>altri viaggi verso l&#8217;Italia</strong>, in aereo se non addirittura con la cicogna. Perchè in realtà solo una minima parte dei migranti giungono in Italia sui &#8220;barconi&#8221;, i più  arrivano via terra o in aereo con passaporti e visti di ingresso. &#8221;Ma in Tv si vedono tanti barconi &#8230;&#8221;. Eh già.</p><p>Provo a spiegare che la Tv non sempre rappresenta la realtà ed anzi spesso la altera. Mi guardono scettici. Parliamo ancora di <strong>uguaglianza e cittadinanza </strong>e rimaniamo d&#8217;accordo che scriveranno una lettera da consegnare ai minori che ho incontrato a Lampedusa per siglare un&#8217;amicizia nata a distanza.</p><p>Al termine dell&#8217;incontro mentre mi infilo la giacca un bimbo di nove anni mi prende discretamente da parte per un&#8217;ultima domanda: &#8220;Ma tu sei sicura di essere un avvocato?&#8221; mentre tento di annuire, implacabile incalza &#8220;perchè non ti ha mai vista a Forum e se sei davvero un avvocato com&#8217;è che non sei mai andata in Tv, a Forum?&#8221;</p><p>Distrutta nelle mie poche certezze tento una risposta plausibile e con le mani frugo nelle tasche in cerca del tesserino da avvocato. Mi metto  subito al livello del mio giovane interlocutore e tento di ricordare se ho partecipato a qualche trasmissione che giustifichi e certifichi il mio essere avvocato. Bofonchio qualche sillaba ma il pargolo mi ha già salutato.</p><p>Per riprendermi mi ripeto che siamo anche se non appariamo e che quello che appare spesso non è. Però intanto, per maggiore sicurezza, mi riguardo il tesserino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/ritorno-scuola/199622/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>8 Marzo, se ami le donne proteggile</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/marzo-donne-proteggile/196048/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/marzo-donne-proteggile/196048/#comments</comments> <pubDate>Wed, 07 Mar 2012 16:23:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Ballerini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[8 marzo]]></category> <category><![CDATA[Cedaw]]></category> <category><![CDATA[Centro aniviolenza]]></category> <category><![CDATA[Comunità di Sant'Egidio]]></category> <category><![CDATA[Festa delle donne]]></category> <category><![CDATA[Madre Teresa di Calcutta]]></category> <category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196048</guid> <description><![CDATA[Sabato pomeriggio ero ad un incontro a Genova con la Comunità di S. Egidio ad ascoltare parole sul tema della gratuità. Ne venivo da un convegno organizzato dalla Provincia di Genova sul Rapporto ombra alla Cedaw in merito alle tante discriminazioni che subiscono le donne in Italia. L’argomento toccava anche la violenza di genere ed il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sabato pomeriggio ero ad un incontro a Genova con la Comunità di S. Egidio ad ascoltare parole sul tema della gratuità. Ne venivo da un convegno organizzato dalla Provincia di Genova sul Rapporto ombra alla Cedaw in merito alle tante discriminazioni che subiscono le donne in Italia. L’argomento toccava anche la violenza di genere ed il Centro provinciale Antiviolenza di via Mascherona (per il quale insieme a molte altre avvocate presto consulenza) in cui si passavano in rassegna le <strong>peggiori violazioni e discriminazioni</strong> che troppi esseri umani e molte istituzioni compiono nei confronti dei diritti e sui corpi delle donne.</p><p>Entro a Palazzo Ducale e le prime parole che ascolto dal presidente della Comunità di S. Egidio sono tratte da una citazione di Madre Teresa di Calcutta: &#8220;Essere non amati, non voluti, dimenticati. E&#8217; questa la <strong>grande povertà</strong>, peggio di non avere niente da mangiare&#8221;. Ascolto queste parole di donna e ripenso alle &#8220;mie&#8221; donne maltrattate, non amate, non volute (o volute male) e dimenticate. Penso alla loro povertà che spesso <strong>si accompagna anche a quella economica</strong>.</p><p>E penso al &#8220;nostro&#8221; centro antiviolenza dove queste donne straordinarie che un uomo può ferire, calpestare, umiliare ma mai piegare, trovano ascolto e protezione. In tre anni 900 donne si sono  rivolte a questo centro  e hanno trovato ascolto senza pregiudizi.  A circa la metà di queste donne quelle ore di ascolto hanno cambiato la loro vita, hanno ridato loro una vita.</p><p><a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=10020529342339" target="_blank">Questo centro  ha rischiato di chiudere</a> per assenza di soldi, per povertà di amore (si veda lo <a href="https://www.youtube.com/user/reteantiviolenzage" target="_blank">spot di Dighero</a> ). Il governo ha tagliato i fondi perché le auto blu, i voli di Stato e di guerra, le poltrone in parlamento e il Tav non si toccano, ma le donne maltrattate o abusate ed i loro figli si possono tranquillamente <strong>abbandonare al loro destino</strong>. Intanto in Italia ogni 3 giorni viene uccisa una donna ed una donna su tre ha subito violenza da parte del marito o del compagno o del padre (che la vittima non avrà il coraggio di denunciare alla forze dell&#8217;ordine nel 90% dei casi).</p><p>I politici responsabili dei tagli forse non hanno mai visto o non vogliono guardare  gli <strong>occhi spesso pest</strong>i, a volte lucidi, di queste donne e di certo non si prenderebbero mai la responsabilità di dire loro che devono stare a casa a farsi ancora picchiare, abusare e umiliare, magari fino a morirne. Al convegno intanto ascolto questa frase &#8220;muoiono più persone per l&#8217;assenza di amore che per la povertà.<strong> L&#8217;amore è gratuità</strong>.&#8221;</p><p>E gratuiti sono l&#8217;ascolto e le cure e in qualche forma l&#8217;amore, che il centro antiviolenza offre alle donne maltrattate e sole. Ma <strong>la struttura costa</strong>. Ed è solo grazie alle gratuite e silenziose donazioni di molti privati cittadini che davvero amano le donne che il centro resterà aperto almeno fino alla fine del 2012. E poi? Se il governo continuerà lasciare queste donne sole, se rifiuterà ancora non dico di amarle ma di rispettarne i diritti, speriamo che almeno siano sempre di più le persone che amano le donne. Gratuitamente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/marzo-donne-proteggile/196048/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Meglio il carcere che le terre di nessuno</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/24/meglio-carcere-terre-nessuno/179823/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/24/meglio-carcere-terre-nessuno/179823/#comments</comments> <pubDate>Sat, 24 Dec 2011 09:33:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Ballerini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bolzaneto]]></category> <category><![CDATA[carceri]]></category> <category><![CDATA[depenalizzazione]]></category> <category><![CDATA[Fermo]]></category> <category><![CDATA[questura]]></category> <category><![CDATA[recidiva]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[San Giuliano]]></category> <category><![CDATA[sovraffollamento]]></category> <category><![CDATA[Tortura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=179823</guid> <description><![CDATA[Se non avessi visto i lividi su braccia e toraci, se non avessi sentito ripetere gli insulti e le minacce subite dagli arrestati. Se non avessi letto i referti medici e le denunce delle vittime di arresti brutali e fermi arbitrali, la notizia di un Ministro che si preoccupa finalmente del sovraffollamento delle carceri e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se non avessi visto i lividi su braccia e toraci, se non avessi sentito ripetere gli insulti e le minacce subite dagli arrestati. Se non avessi letto i referti medici e le denunce delle vittime di arresti brutali e fermi arbitrali, la notizia di un Ministro che si preoccupa finalmente del<strong> sovraffollamento delle carceri </strong>e intende porvi rimedio (anche) deviando i nuovi ingressi verso le guardine di questure e caserme, potrebbe rallegrarmi.</p><p>Ma quelle ferite le ho viste e quelle infamie le ho sentite. E quindi la notizia di una legge che preveda che migliaia di persone in stato di arresto o di fermo debbano attendere <strong>anche 96 ore</strong> l&#8217;udienza di convalida nelle guardine di questure e caserme, lontani dagli occhi di tutti <strong>senza alcun controllo esterno </strong>nè giudiziario in un luogo frequentato solo da divise, mi mette i <strong>brividi.</strong></p><p>Sia ben chiaro, il carcere, se lo vedi o lo vivi da vicino è un male che non auguri a nessuno. Quando entri in un carcere e guardi esseri umani stipati in otto o nove in celle così anguste che manca persino lo spazio per i letti che vengono acastellati<strong> a</strong> <strong>pile di tre</strong>; quando osservi gli occhi disperati dei prigionieri, qualunque sia la loro colpa o la loro sorte, non pensi neppure per un attimo che questa pena possa rieducare nè che possa esisterne una peggiore.</p><p><strong>Ma almeno in carcere ci sono delle regole </strong>(per quanto odiose) <strong>e ci sono dei controlli</strong>. In carcere girano guardie, ma anche medici, psicologi, educatori, giudici, criminologi e volontari. Nelle caserme e nelle questure no. Qui le celle sono <strong>terra di nessuno</strong> e nessuno infatti le visita, non i giudici, non psicologi o criminologi, non volontari nè educatori. <strong>Nessun &#8220;civile&#8221;</strong>. Solo uomini delle forze dell&#8217;ordine peraltro privi di tesserini di identificazione.</p><p>Nelle terre di nessuno, si sa, tutto può succedere. E tutto può restare &#8220;coperto&#8221;, non dimostrabile e dunque impunito. Leggo la notizia di questa riforma &#8220;svuota-carceri&#8221; e ripenso alle <strong>torture di Bolzaneto e della Caserma San Giuliano</strong>: ragazzi e ragazze tenuti in piedi per ore, denudati, offesi, feriti, minacciati, picchiati e umiliati in ogni modo. So che quelle torture sono state possibili perchè in quei giorni genovesi del luglio di dieci anni fa lo Stato di diritto ha ceduto il passo allo Stato di polizia e so che quelle atrocità sono state commesse anche perchè si era permesso per ragioni di &#8220;praticità&#8221; che i manifestanti fermati fossero rinchiusi<strong> in luoghi diversi dal carcere </strong>e perfettamente adatti alla tortura, ovvero inacessibili a tutti se non ai torturatori e qualche ministro distratto o connivente. E so che molti di quei torturatori resteranno impuniti anche perché nel nostro codice penale manca la previsione del <strong>reato di tortura</strong>.</p><p>Svuotare le carceri è un&#8217;ottima idea ma  per realizzarla si potrebbe intanto pensare di<strong> depenalizzare reati </strong>che colpiscono non comportamenti realmente pericolosi e criminogeni ma categorie di persone (come quelli previsti nella legge Fini-Giovanardi contro i tossicodipendenti e la Bossi-Fini e i vari successivi &#8220;pacchetti sicurezza&#8221; contro gli immigrati) e di modificare la<strong> legge sulla recidiva</strong>, evitando così di creare annualmente  migliaia di nuovi detenuti.</p><p>La privazione della libertà personale è già la peggiore delle pene. Tutto quello che a questo supplizio viene <strong>arbitrariamente aggiunto</strong> è tortura. Una riforma carceraria equa dovrebbe avere come scopo principale ridurre il più possibile la tortura del carcere ed evitare il compimento di torture in questure o caserme.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/24/meglio-carcere-terre-nessuno/179823/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rifugiati: è nostro dovere restituirgli un futuro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/rifugiati-nostro-dovere-restituirgli-futuro/172899/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/rifugiati-nostro-dovere-restituirgli-futuro/172899/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Nov 2011 16:47:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Ballerini</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[croce rossa]]></category> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[profughi]]></category> <category><![CDATA[rifugiati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=172899</guid> <description><![CDATA[Vengono dal Ghana, dal Mali, Sudan, Nigeria, Etiopia, Somalia e Pachistan. Tutti fuggiti &#8220;a forza&#8221; dalla Libia. Sono uomini e donne (c&#8217;è anche una bimba) ospitati (ma, sarebbe meglio dire, finalmente accolti) in una struttura Ligure della Croce Rossa. Qui i militi e i volontari pensano a tutto e non fanno mancare nulla: c&#8217;è la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Vengono dal Ghana, dal Mali, Sudan, Nigeria, Etiopia, Somalia e Pachistan.</p><p>Tutti fuggiti &#8220;a forza&#8221; dalla Libia. Sono uomini e donne (c&#8217;è anche una bimba) ospitati (ma, sarebbe meglio dire, finalmente accolti) in una struttura Ligure della Croce Rossa. Qui i militi e i volontari pensano a tutto e <strong>non fanno mancare nulla</strong>: c&#8217;è la scuola di italiano, buon cibo, vestiti, interpreti ed empatia.</p><p>Loro, i profughi, sono sbarcati pochi mesi fa a Lampedusa e ora aspettano di essere convocati dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento dello <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.meltingpot.org/articolo16820.html" target="_blank">Status di Rifugiato</a></span>.</p><p>Il fu Ministro Maroni aveva dichiarato da subito che <strong>solo una piccola percentuale </strong>dei profughi arrivati in questi mesi sulle nostre coste avrebbe avuto diritto allo status di rifugiato. Si stima che siano arrivati in Italia circa 60.000 profughi dall&#8217;inizio dell&#8217;anno e di certo la politica italiana non è orientata a dare a tutti loro un&#8217;autorizzazione a restare nel nostro Paese. Con numeri così elevati per i nostri standard (ma non già per quelli dellla Germania o della Francia) <strong>non sarà facile per nessuno</strong> per quanto neutrale ed esperto vedere e riconoscere in ogni singolo profugo le ragioni della sua fuga dal Paese di origine ed il diritto ad un approdo e ad una permanenza sicura in Italia. Nei grandi numeri è facile perdere di vista i diritti e lo staus giuridico dei singoli. Migliore fortuna avrebbero potuto avere quegli stessi profughi se fossero arrivati in Italia &#8220;spalmati&#8221; in un periodo di tempo più lungo, in tre anni piuttosto che in 9 mesi e in una situazione economica-politica. Ma i profughi raramente hanno fortuna.</p><p>E così, riuscire a &#8220;superare&#8221; l&#8217;intervista in Commissione non sarà cosa semplice.</p><p>Non lo è mai: raccontare a un gruppo di estranei <strong>in una manciata di minuti</strong> tutto il peggio che la vita ti ha riservato, le torture, la prigionia, gli abusi, i lutti, le umiliazioni, il terrore, la vergogna. E magari mostrare cicatrici che vorresti cancellare e ricordi che vorresti rimuovere.</p><p>Provo a spiegare loro che proprio perché questa intervista è così difficile sarebbe utile iniziare a prepararsi per tempo: abituarsi a raccontare l&#8217;indicibile e a ricordare l&#8217;irripetibile.</p><p>Uno di loro si fa coraggio e inizia a parlare. Mette in fila in ordine sparso pezzi di vita, orrori, fughe e paure.</p><p>Poi si ferma, come bloccato. Tentiamo di dargli coraggio, sembra una terapia di gruppo per profughi.</p><p>Gli mostro una mia cicatrice e gli spiego che so quanto sia imbarazzante e doloroso esporre le proprie sofferenze a degli sconosciuti.</p><p>Lui mi risponde che il problema non è raccontare ma fare capire quello che prova. Mi dice proprio così: <strong>&#8220;io posso anche dire tutto quello che mi è successo ma loro non capiranno quello che sento&#8221;</strong>.</p><p>Già&#8230;</p><p>Gli spiego che &#8220;loro&#8221; sono esperti che ascoltano ogni giorno storie atroci di profughi e che hanno tutti gli strumenti per capire (e spero anche per &#8220;sentire&#8221;) quello che lui dice e sente.</p><p>Lo incoraggio a continuare a raccontare perché è davvero importante prepararsi per questo incontro con la Commissione, imparando a vincere ogni pudore, perché saranno &#8220;loro&#8221;, i membri della Commissione, a decidere se potrà avere protezione in Italia o se dovrà essere rimandato da dove era scappato.</p><p>L&#8217;esito della sua intervista determinerà il suo futuro.</p><p>Lui scuote la testa e mi gela: &#8220;<strong>il futuro l&#8217;ho già perso</strong>&#8220;.</p><p>E&#8217; poco più che un ragazzo, parla un inglese perfetto e ha una bellissima moglie seduta al suo fianco. E&#8217; scappato anni fa dalla Nigeria per salvarsi da persecuzioni religiose e si è rifugiato in Libia. Lì ha subito la detenzione e le discriminazioni che il regime di Gheddafi era solito infliggere ai profughi neri. Poi è scoppiata la guerra e ci si sono messi pure i ribelli a perseguitarlo credendolo un mercenario al soldo di Gheddafi. E intanto dal cielo cadevano bombe.</p><p><strong>Non restava che la fuga forzata </strong>con i militi di Gheddafi che lo spingono sulle barche non senza averlo prima derubato di tutto quel poco che ancora aveva. Anche il futuro. Ma almeno questo sarebbe nostro dovere restituirglielo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/24/rifugiati-nostro-dovere-restituirgli-futuro/172899/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>31</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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