<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Rita Di Giovacchino</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/RDigiovacchino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Renatino, l’uomo del Vaticano</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/renatino-l%e2%80%99uomo-vaticano/230366/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/renatino-l%e2%80%99uomo-vaticano/230366/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 13:01:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[banda della Magliana]]></category> <category><![CDATA[emanuela orlandi]]></category> <category><![CDATA[enrico de pedis]]></category> <category><![CDATA[Renatino]]></category> <category><![CDATA[Vaticano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=230366</guid> <description><![CDATA[Quando rapì Emanuela Orlandi, Enrico De Pedis aveva appena 30 anni, quando è stato ammazzato 36, ma tutti lo consideravano già il capo della banda della Magliana. Anzi dei “testaccini”, il gruppo più potente e occulto della malavita romana, gente che a torto o ragione fa parte della storia d&#8217;Italia Nel suo libro di memorie...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando rapì <strong>Emanuela Orlandi</strong>, Enrico De Pedis aveva appena 30 anni, quando è stato ammazzato 36, ma tutti lo consideravano già il capo della banda della Magliana. Anzi dei “testaccini”, il gruppo più potente e occulto della malavita romana, gente che a torto o ragione fa parte della storia d&#8217;Italia Nel suo libro di memorie Sabrina Minardi, l&#8217;ex amante che per prima lo ha accusato di aver rapito la ragazzina vaticana, spiega in modo esplicito il motivo di così mirabolante carriera: “Lo sapevano tutti che Renatino era l&#8217;uomo del Vaticano”. Cosa vuol dire per un boss essere uomo del Vaticano? Nessuno lo sa, ma De Pedis lo era.</p><p>Qualcuno è tuttora convinto che fosse figlio del cardinal Poletti, il vicario di Roma assai vicino a Giulio Andreotti, proprio quello che venti giorni dopo la sua sciagurata morte a Campo de&#8217; Fiori firmò il nullaosta che gli ha consentito di riposare in pace nella cripta della chiesa di Sant&#8217;Apollinare. Nessuno riusciva a darsi altra spiegazione: <strong>Renatino era figlio di Poletti</strong>. Figlio no, forse affiliato. Di sicuro sentimenti paterni legavano il cardinale a quel ragazzo che don Pietro Vergari aveva conosciuto in carcere e con il quale, racconta Sabrina, si appartava a parlare per ore. Discorsi fitti, a bassa voce, come se tra i due ci fosse un&#8217;intesa che nessuno poteva condividere. Renatino si “presentava bene”, golf di cachemire e completi Caraceni. Non fumava, non beveva, sniffava raramente soltanto quando si chiudeva in casa con Sabrina per fare l&#8217;amore.</p><p>Anche quel soprannome, Renatino, non aveva niente a che vedere con nomignoli come il Negro, Zanzarone, Saponetta. De Pedis, si atteggiava a manager, era davvero il Dandy descritto in <em>Romanzo criminale</em> da Giancarlo De Cataldo. Ad aiutarlo erano anche i lineamenti delicati, da ragazzo perbene, come appare nella foto che fino a ieri spiccava sulla sua tomba di marmo, incastonata in una corona di zaffiri. L&#8217;ingrandimento di una fototessera, la stessa che nel giugno 1983, subito dopo la scomparsa di Emanuela, fece sobbalzare il comandante del Reparto operativo di via Inselci, il colonnello Domenico Cagnazzo: assomigliava in modo sorprendente all&#8217;identikit <strong>dell&#8217;uomo della Bmw</strong> visto in corso Rinascimento due ore prima che la ragazzina sparisse. Ma Renatino non era figlio di Poletti, a dire il vero il padre lo chiamavano Caino perché aveva ammazzato il fratello e lui, che aveva la vocazione del capo, si era fatto carico della famiglia. Per fare qualche soldo si arrampicava con Fabiola Moretti, amante di Abbruciati e poi moglie di Mancini, sulle pendici del Gianicolo. Andavano a caccia di vipere da rivendere al farmacista di piazza della Scala. Con la droga e le rapine aveva comprato un ristorante a Trastevere, la boutique di Enrico Coveri, un&#8217;oreficeria all&#8217;Appio, un supermercato all&#8217;Ostiense, una villa in Sardegna, decine di appartamenti. In quello di via Vittorini all&#8217;Eur alla fine del 1984 fu arrestato.</p><p>Ci arrivarono pedinando la Minardi che viveva con lui, l&#8217;indirizzo era saltato fuori dalla causa di separazione tra lei e il calciatore Bruno Giordano. Poi tramite prestanomi, anche il Jackie ‘O di via Veneto. Quando lo hanno ammazzato, <strong>per vendicare la morte di Edoardo Toscano</strong>, voleva uscire dal giro: ormai, grazie al racket dei video-poker, non aveva più bisogno di fare rapine. Renatino era entrato nel “gioco grande”, come lo definiva Giovanni Falcone: frequentava Calvi, il banchiere dagli “occhi di ghiaccio”, a organizzare feste e festini era quel suo amico sardo, piccolino, capace di intrufolarsi dappertutto, Flavio Carboni, l&#8217;uomo che oggi conosciamo come il capo della P3. Dicono che andava a cena con Paul Marcinkus, il presidente dello Ior caro a papa Wojtyla. Sabrina, irriverente, racconta di aver procurato ragazze all&#8217;aitante vescovo convinto che “non si serve la Chiesa soltanto con gli Ave Maria”.</p><p>Racconterà poi che nel 2008 aveva accompagnato Renatino<strong> nella casa di Andreotti</strong> in Corso Vittorio. Ma la donna, ora indagata per il sequestro Orlandi, si sa non sempre è attendibile. Su, su, sempre più su: quella di De Pedis, di Emanuela, di Calvi è una storia incrociata. Storia di mafia, non di malavita, dietro le quinte c&#8217;era <strong>Pippo Calò</strong>, il siciliano venuto a Roma per risolvere i guai economici di Cosa Nostra. Guai grossi, 250 milioni di dollari scomparsi, consegnati al Vaticano e puff, volatilizzati. Che fine avevano fatto? La logica indica una sola strada: quella che dalle Mura Leonine conduce in Polonia, patria cara a papa Wojtyla, dove la battaglia di Solidarnosc avrebbe fatto cadere il governo Jaruzelsky. Se cadeva Jaruzelsky – Marcinkus ne era convinto – cadeva tutto il blocco sovietico. Il “gioco grande”. Ma a Cosa Nostra non piace farsi fottere, bisognava trovare una strada per arrivare al Vaticano. Forse Renatino gliel&#8217;ha indicata. Oppure qualcuno “ha indicato” a lui di rapire Emanuela.  Un ricatto a Wojtyla? Una trattativa andata in porto? È l&#8217;unico vero mistero che custodiva quella tomba.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 15 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/renatino-l%e2%80%99uomo-vaticano/230366/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La banda della Magliana muore ancora</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/banda-della-magliana-muore-ancora/213020/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/banda-della-magliana-muore-ancora/213020/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Apr 2012 16:21:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Accattone]]></category> <category><![CDATA[Alemanno]]></category> <category><![CDATA[angelo angelotti]]></category> <category><![CDATA[banda della Magliana]]></category> <category><![CDATA[de pedis]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=213020</guid> <description><![CDATA[Sono tornati, forse non se ne sono mai andati via. Cosa spinge un boss, un pezzo da novanta della Banda della Magliana, età 62 anni, a scendere in strada pistola in pugno e a farsi ammazzare da un pivello? Tutto per una manciata di gioielli. Forse la crisi assedia anche la malavita, e a Roma...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div>Sono tornati, forse non se ne sono mai andati via. Cosa spinge un boss, un pezzo da novanta della Banda della Magliana, età 62 anni, a scendere in strada pistola in pugno e a farsi ammazzare da un pivello? Tutto per una manciata di gioielli. Forse la crisi assedia anche la malavita, e a Roma si spara e si uccide anche per poco. <strong>Angelo Angelotti</strong>, il “giuda” di Renatino, è morto così all&#8217;alba di ieri mattina a Spinaceto, la sua zona. Era nato a cresciuto a Tor Marancia e lì era iniziata la sua carriera criminale, culminata con l&#8217;adesione ai “testaccini”, l&#8217;ala dura di <strong>De Pedis</strong> che aspirava a conquistare Roma e c&#8217;era anche riuscita. Agguati, rapimenti, droga, riciclaggio e grandi affari all&#8217;ombra della mafia siciliana, dei costruttori rampanti e perché no del Vaticano.</div><p>Era uscito dal carcere un paio di anni fa, dopo aver scontato 15 anni per l&#8217;omicidio di De Pedis: secondo l&#8217;accusa era stato lui a dargli appuntamento in via del Pellegrino, il 20 febbraio 1990, nel negozio di un gioielliere dove Renatino non aveva fatto a tempo a entrare: era stato freddato da due killer in moto e a a sparare era stato Marcello Colafigli, amico di Angelotti. Con l&#8217;uccisione del boss più potente di Roma, che tuttora giace nella <strong>chiesa di Sant&#8217;Apollinare</strong>, si è chiusa la fase gloriosa del Romanzo criminale di un pugno di killer divenuti troppo ricchi per non distruggersi a vicenda. A guidare la moto c&#8217;era Roberto D&#8217;Inzillo, minorenne, amico di Gennaro Mokbel, morto in Sud Africa all&#8217;indomani delle rivelazioni di Sabrina Minardi e subito cremato impedendo agli inquirenti ogni identificazione.</p><p>Un&#8217;altra storia, un&#8217;altra vita, niente a che vedere con il <strong>Far West di Spinaceto</strong>. Ieri mattina con Angelotti c&#8217;erano due rapinatori senza storia né gloria, compagni di strada di un uomo che fuori dal carcere non aveva trovato nessuno ad aspettarlo. A novembre <strong>Alemanno</strong>, dopo uno degli ultimi omicidi, aveva detto: “<em>Dobbiamo evitare un nuovo fenomeno che ricordi la Banda della Magliana</em>”. Un fantasma duro a scomparire. Tornano in mente le parole di Antonio Mancini, detto l&#8217;Accattone: “<em>La Banda della Magliana esiste ancora, ha usato e continua ad usare i soldi di chi è morto o è finito in galera. Forse non ha più bisogno di sparare. O almeno, di sparare spesso</em>”. Anche l&#8217;Accattone può sbagliare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/banda-della-magliana-muore-ancora/213020/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lavitola, domani il rientro in Italia. &#8220;Voglio collaborare con la magistratura&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/lavitola-domani-rientro-italia-voglio-collaborare-magistraturalavitola-domani-rientra/204688/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/lavitola-domani-rientro-italia-voglio-collaborare-magistraturalavitola-domani-rientra/204688/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 19:10:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Avanti]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[carcere]]></category> <category><![CDATA[cene eleganti]]></category> <category><![CDATA[Fiumicino]]></category> <category><![CDATA[Lavitola]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=204688</guid> <description><![CDATA[Alle 7 di domani mattina Valter Lavitola atterrerà a Fiumicino e ad attenderlo troverà i carabinieri del nucleo provinciale di Bari che lo accompagneranno a Regina Coeli. Questa la poco gloriosa conclusione di otto mesi di latitanza trascorsi dal faccendiere, amico di Berlusconi ma anche (dice) di quel Giampy Tarantini che procurava escort all&#8217;ex premier,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Alle 7 di domani mattina <strong>Valter Lavitola</strong> atterrerà a Fiumicino e ad attenderlo troverà i carabinieri del nucleo provinciale di Bari che lo accompagneranno a Regina Coeli. Questa la poco gloriosa conclusione di otto mesi di latitanza trascorsi dal  faccendiere, amico di <strong>Berlusconi</strong> ma anche (dice) di quel <strong>Giampy Tarantini</strong> che procurava escort all&#8217;ex premier, tra Panama, Venezuela, Brasile e Argentina.</p><p><div style="display:none"></div><script type="text/javascript" src="http://admin.brightcove.com/js/BrightcoveExperiences.js"></script><div class="videoplayer" style="margin-top: 10px;"> <object id="myExperience1563695696001" class="BrightcoveExperience"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="width" value="630" /><param name="height" value="375" /><param name="playerID" value="1476763779001" /><param name="playerKey" value="AQ~~,AAABNTOXzWk~,XOQppeUuyCFS8ojoLW1Z6aFUpF_RsG9O" /><param name="isVid" value="true" /><param name="isUI" value="true" /><param name="dynamicStreaming" value="true" /><param name="@videoPlayer" value="1563695696001" /> </object></div><div class="clear"></div></p><p>Negli ultimi spiccioli di libertà, prima di partire da Buenos Aires in un&#8217;intervista mandata in onda questa a La7 Lavitola ha affermato che intende collaborare con la giustizia e vuol far credere che le sue condizioni economiche non sono così floride come sembra.  I primi a interrogarlo saranno i magistrati di Bari, finora gli unici che hanno emesso un&#8217;ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. La prima domanda che gli faranno riguarderà probabilmente proprio il motivo di questo suo girovagare. Lui ha già anticipato che in quei viaggi, seguiti passo passo attraverso le intercettazioni disposte da tre procure che indagano sul suo conto, non c&#8217;era nulla di misterioso o illegale: viaggi di lavoro per consolidare la sua attività legata al commercio ittico. Attività secondaria, visto che ha già fatto richiesta all&#8217;Inpgi del sussidio di disoccupazione dopo il licenziamento dall&#8217;Avanti che aveva continuato a dirigere dal Sudamerica.</p><p>Lavitola non intende danneggiare Berlusconi, su questo non c&#8217;è dubbio. Anzi tenterà di salvare anche il povero Giampy, cui si dice affezionato, come del resto lo era alla moglie. Insomma cercherà di convincere i magistrati di Bari che il suo ruolo non era affatto quello, contestatogli con l&#8217;articolo 377 bis, di indurre l&#8217;imprenditore barese  a rendere dichiarazioni mendaci all&#8217;autorità giudiziaria. Quali? Ad esempio che Berlusconi ignorava che le ragazze condotte da Gianpy a Palazzo Grazioli fossero prostitute. Ma proprio per questo motivo, secondo i pm baresi,  avrebbe ricevuto 500 mila euro dall&#8217;allora presidente del Consiglio, in modo da foraggiare lo stesso Tarantini, trattenendo però almeno la metà per sè.</p><p>Ufficialmente l&#8217;ex premier non è indagato, ma nessuno esclude che proprio nelle prossime ore si saprà la verità se Berlusconi abbia o no comprato il silenzio dell&#8217;imprenditore barese. Ma perché mai Lavitola sarebbe in difficoltà economica se ha tenuto per sé quei 250 mila euro? E davvero, in questi mesi, non ha avuto contatti con Silvio ben disposto a sostenere non soltanto le olgettine, ma tutti coloro che si sono trovati coinvolti in vicende giudiziarie per aver partecipato alle sue “cene eleganti”? Domande alle quali, nel pomeriggio, quando era ancora sulla scaletta dell&#8217;aereo che lo riportava in Italia, Lavitola ha preferito non rispondere assicurando che avrebbe spiegato tutto ai magistrati.</p><p>Non soltanto quelli baresi, perché a indagare sul suo conto sono anche le procure di Napoli e Roma tra conflitti di competenza, discordanze tra pm, gip e tribunali del riesame, ipotesi di reato mutate. Se a Bari è accusato di aver indotto Tarantini al silenzio, a Roma al contrario dovrà rispondere di tentata estorsione per quel mezzo milione che doveva servire a tenere le bocche cucite sul contesto in cui si svolgevano le sue “feste”. A Napoli viene invece contestato al giornalista, nonché imprenditore ittico, il reato di corruzione internazionale nella sua qualità di ex consulente finmeccanica a Panama, ma anche l&#8217;associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode fiscale per le &#8220;opacità&#8221; ravvisate nella gestione del quotidiano l&#8217;Avanti che tra il 1997 e il 2009 ha ottenuto contributi statali per oltre 23 milioni. Poi la rivelazione di segreto d&#8217;ufficio, la diffamazione e la corruzione nell&#8217;inchiesta P4 avendo lavitola avrebbe promesso al carabiniere La Monica il suo interessamento per farlo entrare all&#8217;Aise (&#8216;ex Sismi), in cambio di informazioni su un presunto coinvolgimento dell&#8217; ex governatore campano Bassolino in un&#8217;indagine sul termovalorizzatore di Acerra. Quanto rimarrà in carcere? “Spero il meno possibile”, si augura il faccendiere con un pizzico di apprensione nella voce. In realtà la sua partita comincia proprio ora.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/lavitola-domani-rientro-italia-voglio-collaborare-magistraturalavitola-domani-rientra/204688/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lettera aperta a  Paolo Cucchiarelli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/lettera-aperta-paolo-cucchiarelli/203282/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/lettera-aperta-paolo-cucchiarelli/203282/#comments</comments> <pubDate>Mon, 09 Apr 2012 17:16:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Adriano Sofri]]></category> <category><![CDATA[Banca Nazionale dell'Agricoltura]]></category> <category><![CDATA[Il segreto di piazza Fontana]]></category> <category><![CDATA[marco tullio giordana]]></category> <category><![CDATA[piazza della loggia]]></category> <category><![CDATA[Pinelli]]></category> <category><![CDATA[Silvano Russomanno]]></category> <category><![CDATA[valpreda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203282</guid> <description><![CDATA[Caro Paolo, non dubito della tua buona fede, ma considero “Il segreto di piazza Fontana” e in parte anche il film di Giordana che ad esso si ispira, un&#8217;occasione sprecata. Non serve a ricordare, non aiuta a discutere. Il motivo è semplice: troppe ricostruzioni falsate, la cupa violenza che incombe sulla democrazia è subdolamente addossata...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Caro Paolo, non dubito della tua buona fede, ma considero “Il segreto di piazza Fontana”  e in parte anche il film di Giordana che ad esso si ispira, un&#8217;occasione sprecata. Non serve a ricordare, non aiuta a discutere. Il motivo è semplice: troppe ricostruzioni falsate, la cupa<strong> violenza</strong> che incombe sulla democrazia è subdolamente addossata alla sinistra, il messaggio complessivamente depistante. Prendiamo il film: c&#8217;è una sola manifestazione, quella in cui fu ucciso l&#8217;agente Annaruma. Forse serviva a introdurre la figura di Calabresi&#8230;ma manca ogni accenno alle selvagge cariche che hanno preceduto la morte del poliziotto con ignari cittadini, travolti dalle camionette all&#8217;uscita da un teatro, e rimasti a terra feriti. Quanto agli anarchici, a loro è riservata forse la sorte peggiore. Ridicole macchiette, utili idioti. Al funerale di Pinelli c&#8217;erano tremila persone, lo dice anche la canzone, nel film s&#8217;intravede una dozzina di personaggi folcloristici che intonano  “Addio Lugano bella” e sembrano piovuti da Marte.</p><p>Valpreda poi è un pirla, una testa calda di cui anche Pinelli diffidava. Tutto falso, frutto di stereotipi e carenze informative: il ferroviere diffidava di Valpreda è vero, ma non perché fosse un bombarolo, ma perché qualcuno aveva messo in giro la voce che aveva rapporti <strong>ambigui </strong>con la polizia. Vicenda poi chiarita all&#8217;interno del gruppo 22 marzo che nella lettera a Sofri, descrivi come  “sedicente circolo anarchico, mix di provocatori e infiltrati”. E&#8217; vero ne faceva parte Merlino, amico di Stefano Delle Chiaie, ma chi e perché li aveva infiltrati? Perché venivano addossate agli anarchici le bombe del 25 aprile, messe invece da Freda e Ventura? Una “controinchiesta” non può ignorare queste domande. Questa era “strategia della tensione”. Ti scrivo dopo aver letto la tua replica a Sofri. Ecco a me non puoi dire che critico soltanto oggi la tua tesi sulla “doppia bomba” perché ha finalmente fatto breccia nel grande pubblico. Sai bene che l&#8217;ho criticata <strong>prima</strong>, durante e dopo: a partire dal giorno in cui. nel rapido spazio di una tazzina di caffè, capimmo che mai avremmo potuto lavorare insiem a questo progetto..</p><p>La “doppia bomba”, il “doppio taxi” e perfino il ”doppio Valpreda” a me sembrarono una provocazione tesa  a reintrodurre quella “pista anarchica” sconfitta dalla storia. Niente a che vedere con le <em>incursioni corsare </em>di Pasolini cui fai appello. Il j&#8217;accuse del Poeta, quel “Io so&#8230; ma non ho le prove”, puntava  al cuore degli apparati deviati dello Stato. Pasolini non aveva le prove, tu invece ce le avevi e ne sei ancora convinto. Peccato che erano già state vagliate dalla magistratura e <strong>archiviate </strong>come “reperti inutilizzabili”, ce lo ha ricordato in questi giorni D&#8217;Ambrosio. Ti misi in guardia, ma rifiutasti ogni consiglio. Oh, so bene che le “notizie” non si vanno a cercare al convento delle Orsoline, né sto qui a darti lezioni di “giornalismo investigativo”. Ma per una volta mi trovo d&#8217;accordo con Sofri. Non si fa, non si infanga la memoria di ch ha pagato con la vita una trama di cui a distanza di 40 anni non riusciamo a distinguere le finalità. Non si insinuano fantastorie su chi entra vivo in questura e ne esce morto, per essere più precisi entra dalla porta ed esce dalla finestra.</p><p>Nel libro intervisti Silvano Russomanno, braccio destro di D&#8217;Amato agli Affari riservati. Nel film di Giordana ogni tanto compare “il Professore”: ho avuto la sensazione che fossero la stessa persona, proprio il vecchio spione che oggi pesca lucci in Romagna, ma all&#8217;epoca per capirci andava in giro a dire che Dario Fo era il capo delle Brigate Rosse. Un cattivo “suggeritore”, per colpa sua qualche<strong> giornalista</strong> finì in carcere, ho la fortuna di non averlo mai conosciuto. Credo che in quei giorni Russomanno a Milano non fosse un passante, ma il diretto superiore di Allegra e Calabresi. Penso a quanto se la ride mentre tira l&#8217;esca: un altro pesce ha abboccato.</p><p>Valpreda non è più il Mostro al massimo un “mostrino”, non mette la bomba che uccide, soltanto una “bombetta”. Ma alla Banca Nazionale dell&#8217;Agricoltura lui c&#8217;era: c&#8217;eravamo sbagliati, ride il Professore, ma mica tanto. Giordana si ferma in tempo, intuisce il tranello, alla fine con colpo maestro dietro la “doppia borsa” fa intravedere il “doppio Stato”. Tu invece insisti: “Ma perché tanto chiasso, dov&#8217;è lo scandalo, ho scritto che i <strong>responsabili</strong> erano i fascisti e che la seconda bomba serviva a incastrare gli anarchici!”. Santa innocenza! Ecco, io ho il dubbio che stavolta la seconda bomba sia servita a incastrare te  e non riesco a togliermelo dalla testa.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/09/lettera-aperta-paolo-cucchiarelli/203282/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caso Lusi, a febbraio Rutelli aveva scritto una lettera ai pm: &#8220;Patteggiamo&#8221;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/i-dl-a-febbraio-patteggiamo/201927/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/i-dl-a-febbraio-patteggiamo/201927/#comments</comments> <pubDate>Tue, 03 Apr 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Dl]]></category> <category><![CDATA[Francesco Rutelli]]></category> <category><![CDATA[Luigi Lusi]]></category> <category><![CDATA[margherita]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/i-dl-a-febbraio-patteggiamo/201927/</guid> <description><![CDATA[Una lettera di Francesco Rutelli ai pm Caperna e Pesci rischia di diventare il vero pomo della discordia tra Luigi Lusi e l’ex partito. La missiva risale al 2 febbraio scorso, due mesi fa, subito dopo la scoperta che il “garante” della Margherita, nonché socio fondatore e fraterno amico del Presidente, si era appropriato di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una lettera di <strong>Francesco Rutelli</strong> ai pm <strong>Caperna</strong> e <strong>Pesci </strong>rischia di diventare il vero pomo della discordia tra <strong>Luigi Lusi</strong> e l’ex partito. La missiva risale al 2 febbraio scorso, due mesi fa, subito dopo la scoperta che il “garante” della Margherita, nonché socio fondatore e fraterno amico del Presidente, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/08/lusi-finanza-sequestra-cinque-immobili-milioni-euro/196234/">si era appropriato di <strong>12</strong> milioni di euro</a> e, convocato in procura, aveva ammesso il “maltolto”.</p><p>Lo scandalo non era ancora deflagrato sui giornali e Rutelli si rivolgeva ai pm per caldeggiare “una transazione” con l’ex tesoriere, più volte sollecitata dallo stesso tramite l’avvocato <strong>Luca Petrucci</strong> e avallava “il rilascio di una fideiussione bancaria ammontante a 5 milioni” in modo da consentire a Lusi di procedere alla restituzione parziale della somma contestata. Il presidente della Margherita, rivolgendosi ai magistrati che indagavano sulla vicenda, si diceva convinto che non fosse utile “opporsi pregiudizialmente all’immediato recupero di una parte significativa dell’appropriazione indebita, fermo restando che proporremo all’Assemblea federale di recuperare l’intera somma sottratta in sede di procedimento civile”.</p><p>In conclusione invitava i pm ad astenersi dal sequestro dei beni “affinché lo stesso possa conseguire la fidejussione bancaria e in tempi relativamente brevi ottemperare agli impegni assunti con la effettiva, immediata messa a disposizione delle risorse”. Patteggiamento, questa la parola magica poi rinnegata, dissolta, resa impraticabile dal dilagare dello scandalo, dalle liti interne, dalle inchieste sui giornali, dall’indignazione collettiva per i finanziamenti pubblici da centinaia di milioni elargiti anche a partiti politicamente defunti. Ma anche dallo sviluppo delle indagini della <strong>Gdf </strong>che hanno portato allo scoperto un ulteriore ammanco di otto milioni, facendo levitare la somma a <strong>21,5 milioni</strong>. Predati da Lusi, secondo Rutelli. Amministrati nell’ambito di un “rapporto fiduciario”, alla “luce del sole”, con il consenso di “chi sapeva”, secondo Lusi. Se davvero erano soldi rubati, perché mai i Dl avrebbero dovuto accontentarsi soltanto di 5 milioni, lasciandogli case, ville e conti milionari? Inoltre va ricordato che dai 12 milioni vanno sottratti i 5 versati di tasse. Ma anche del patteggiamento fallito Rutelli dovrà dare qualche spiegazione ai pm.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/i-dl-a-febbraio-patteggiamo/201927/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>5</slash:comments> </item> <item><title>Lusi, da Londra a Parigi fino alle Bahamas Vacanze a cinque stelle a spese del partito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/luigi-lusi-tesoriere-alle-bahamas-viaggi-allestero-spese-partito/196547/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/luigi-lusi-tesoriere-alle-bahamas-viaggi-allestero-spese-partito/196547/#comments</comments> <pubDate>Sat, 10 Mar 2012 16:57:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[d'andrea]]></category> <category><![CDATA[diddi]]></category> <category><![CDATA[kpmg]]></category> <category><![CDATA[lusi]]></category> <category><![CDATA[madia]]></category> <category><![CDATA[margherita]]></category> <category><![CDATA[petricone]]></category> <category><![CDATA[Petrucci]]></category> <category><![CDATA[Rutelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196547</guid> <description><![CDATA[Viaggi a New York, Londra, Malaga, Birmingham, Parigi, Venezia. Luigi Lusi, l’ex tesoriere, era un globe trotter, sempre con la famiglia al seguito e sempre in alberghi a cinque stelle. Il 20 marzo del 2011 all’Agenzia di viaggi Dolby Travel ha anticipato 33 mila euro per un viaggio alle Bahamas prenotato per il mese di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_195203" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/luigilusi_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-195203" title="luigilusi_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/03/luigilusi_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ex tesoriere Dl Luigi Lusi</p></div><p>Viaggi a New York, Londra, Malaga, Birmingham, Parigi, Venezia. <strong>Luigi Lusi</strong>, l’ex tesoriere, era un globe trotter, sempre con la famiglia al seguito e sempre in alberghi a cinque stelle. Il 20 marzo del 2011 all’Agenzia di viaggi Dolby Travel ha anticipato 33 mila euro per un viaggio alle Bahamas prenotato per il mese di agosto per lui e altri sei familiari. Il 20 marzo altri 20mila euro di anticipo, il 28 aprile altri 27 mila: alla fine questa vacanza è costata, alla Margherita s’intende, 80 mila euro. E il bilancio complessivo fornito dalla Dolby Travel ammonta a 218 mila euro e rotti.</p><p>Il senatore non badava a spese, due antipasti di pesce alla Rosetta, noto ristorante romano, sono costati 280 euro. Gli operai che hanno ristrutturato la villa di Genzano alloggiavano in un albergo pagato, sempre dalla Margherita, 1200 euro alla settimana. Per un week end da trascorrere a Sveti Stefan in Montenegro, dal 30 agosto al 4 settembre, aveva già anticipato 11.600 euro, poi per colpa della Finanziaria di Berlusconi, Lusi è stato costretto a rinunciare e ha addebitato all’ex partito una penale da 8.700 euro. Alla fine il bilancio è stato di 218.250 euro, almeno a quanto risulta dalle ricevute rilasciate dall’Agenzia di viaggi Dolby travel.</p><p>Alle allusioni, poco velate, sulle responsabilità degli ex compagni di partito nello sperpero del denaro pubblico, fatte dall’ex tesoriere Luigi Lusi durante “l’intervista rubata” trasmessa giovedì sera da Servizio pubblico di <strong>Michele Santoro</strong>, la risposta di <strong>Francesco Rutelli </strong>e della disciolta Margherita non si è fatta attendere.</p><p>Gli avvocati <strong>Titta Madia </strong>e <strong>Alessandro Diddi </strong>hanno consegnato ieri ai pm Caperna e Pesci un’anticipazione dell’attesa superperizia affidata dall’ex partito al Kpmg, ufficio tra i più quotati nella revisione dei conti societari. Colpo su colpo. Le conclusioni annunciate dallo Studio K di fatto coincidono con quelle del nucleo tributario della Guardia di Finanza: tra il 2007 e il 2011 Lusi ha fatto sparire dal conto corrente 7975 &#8211; il polmone bancario dell’ex Margherita presso lo sportello della Bnl al Senato &#8211; 11 milioni attraverso il prelievo di contanti e di assegni di piccola e media entità a cifra tonda. Dall’analisi dei conti bancari emerge che in media l’ex tesoriere prelevava 30 mila euro al mese in contanti (che in quattro anni fanno 1 milione e 339.100 euro) somma che “mal si concilia con le esigenze di un partito con pochi dipendenti e teoricamente con poche operazioni di piccola tassa”. Sono tre i capitoli di spesa analizzati dal Kpmg da cui, come sottolineano i legali della parte offesa, emerge la vocazione “predatoria e la spregiudicatezza” del senatore Lusi, ormai non più indagato soltanto per appropriazione indebita, ma anche per “trasferimento fraudolento di beni provento di reato” che prevede fino a 12 anni di reclusione.</p><p>Ci sono anche falsificazioni: un rimborso spese da 8.200 euro si è trafsormato d’incanto in 28.200. Un quadro non troppo distante da quello offerto dal decreto di sequestro di una villa e dei cinque appartamenti di Capistrello che hanno coinvolto mezza famiglia: con lui sono sotto inchiesta la moglie <strong>Giovanna Petricone</strong> (“ricettazione, riciclaggio e trasferimento fraudolento»), il cognato <strong>Francesco Giuseppe Petricone</strong> («riciclaggio e trasferimento fraudolento”) come <strong>Micol D’Andrea</strong>, la nipote acquisita, che si è fatta intitolare la sontuosa villa di Genzano, pagata con il solito sistema degli assegni di piccolo taglio, tutti a cifra tonda per un milione e 250 mila euro. La lista dei “complici e presta-nomi” non si limita alla famiglia, nel decreto c’è un esplicito riferimento ad “altri”, commercialisti che curavano la contabilità delle società Ttt.</p><p>L’iniziativa degli avvocati Madia e Diddi apre un nuovo capitolo giudiziario. I legali della parte lesa chiedono alla procura di indagare anche sulle dichiarazioni fatte da Lusi a Servizio pubblico. Infuriato è apparso Rutelli: “Una cosa sia chiara, noi non abbiamo mai detto che vogliamo una restituzione parziale del maltolto. Noi vogliamo indietro l’intero maltolto. Quando si parla di patteggiamento riguarda una richiesta di Lusi”. L’ipotesi in effetti era stata avanzata dal difensore del tesoriere, l’avvocato <strong>Luca Petrucci</strong> che ieri ha presentato ricorso contro i sequestri disposti dai pm. Non si esclude neppure che Lusi venga nuovamente interrogato, e allora si capirà meglio se le sue premonizioni funeste si avvereranno: “Quando su di me sarà riversata altra merda&#8230; Se parlassi salterebbe il centrosinistra”.</p><p>Ieri, raggiunto da una nostra telefonata, si è limitato a dire: “Non dico nulla per carità, attenzione a notizie fatte filtrare. Alle Bahamas ci sono stato una volta soltanto anni fa, le cifre di cui mi parla sono iperboliche. Quanto all’agenzia Dolby è l’agenzia della Margherita”. L’ex boy scout ruggisce come un leone ferito. Degli 80 milioni incamerati in quattro anni, 20 sono ancora nella cassa Dl, 24 li avrebbe rubati Lusi (sugli ultimi quattro le indagini della Gdf sono a buon punto) ne mancano 36. Un pozzo di cui non si vede il fondo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/10/luigi-lusi-tesoriere-alle-bahamas-viaggi-allestero-spese-partito/196547/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il branco troglodita e la caverna del diritto</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/branco-troglodita-caverna-diritto/188847/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/branco-troglodita-caverna-diritto/188847/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:56:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Diritti]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[CAssazione]]></category> <category><![CDATA[Di Giovacchino]]></category> <category><![CDATA[giulia bongiorno]]></category> <category><![CDATA[sentenza]]></category> <category><![CDATA[stupro]]></category> <category><![CDATA[Tina Lagostena]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=188847</guid> <description><![CDATA[Una cattiva notizia ci ha svegliato questa mattina. Non la neve, come ci avevano annunciato, ma una sentenza di Cassazione destinata a portarci indietro di 35 anni, quando la maggior parte delle donne giovani, cui credevamo di aver consegnato un mondo migliore &#8211; dove poter uscire di notte, mettere una minigonna, vivere la propria sessualità...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una cattiva notizia ci ha svegliato questa mattina. Non la neve, come ci avevano annunciato, ma una<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/02/violenza-gruppo-cassazione-possibili-anche-misure-cautelari-diverse-carcere/188551/" target="_blank">sentenza di Cassazione</a></span></strong> destinata a portarci indietro di 35 anni, quando la maggior parte delle donne giovani, cui credevamo di aver consegnato un mondo migliore &#8211; dove poter uscire di notte, mettere una minigonna, vivere la propria sessualità liberamente come i loro coetanei &#8211; non era ancora nata. La Corte di Cassazione, con una sentenza, in cui pure si rivendicano sacrosanti principi costituzionali quali la “libertà personale” e perfino la “funzione della pena”, ha affermato che la violenza sessuale non è poi un reato tanto grave da comportare la detenzione in carcere, al massimo possono  prevedersi i “domiciliari”.</p><p>Non parliamo delle tante violenze che le donne subiscono in famiglia, da parte dell&#8217;ex marito o innamorato respinto, ma del più spregevole dei reati: lo<strong> stupro di gruppo</strong>. Quando a commetterlo è il “branco”: due, tre o più uomini che concepiscono il sesso come atto predatorio e rivendicano il diritto di appropriarsene come e quando vogliono, anche per riaffermare la proprio superiorità di specie. Quasi fosse un <em>self service</em>. Il supremo giudice, con parrucca ed ermellino, sembra dimenticare che queste atroci violenze  mutilano la donna nel corpo e nella psiche, quando non sfociano, come spesso accade, in omicidio.</p><p>Non è soltanto una sentenza sbagliata<em> “sotto il profilo tecnico”</em>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20120203_073804.shtml" target="_blank">come rivendica l&#8217;avvocata <strong>Giulia Bongiorno</strong></a></span>, è una sentenza aberrante  che cancella con un colpo di spugna decenni di battaglie che le donne hanno combattuto per rivendicare il proprio diritto a essere considerate “persone”. Pochi ricordano che prima che l&#8217;avvocato <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tina_Lagostena_Bassi" target="_blank">Tina Lagostena</a></span></strong>, allieva di Giuliano Vassalli, scendesse nell&#8217;arena sanguinaria dei processi per stupro, la violenza sessuale non era neppure considerato un reato “contro la persona”. Ma un reato contro la morale, perciò aveva un certo valore se la donna era ancora vergine (avendo provocato un danno irreparabile nei confronti del futuro marito e lo “ius primae noctis”) ma valeva ben poco se invece non lo era. Certe cose non accadono a donne “perbene”, ma a “quelle” che se la vanno a cercare era la filosofia di base.</p><p>Penso che molto si parlerà di questa sentenza, voglio soltanto ricordare quale vittoria immensa fu poter assistere al <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_per_stupro" target="_blank"><strong>Processo per stupro</strong></a></span></em>, trasmesso dalla Rai il 26 aprile 1979. L&#8217;idea di documentare il processo era nata da un convegno internazionale femminista svoltosi nella Casa delle donne in via del Governo vecchio a Roma. Fu poi trasmesso al Festival di Berlino, dove ottenne perfino un premio. La vittima era Fiorella, 18 anni, di Latina: la ragazzina aveva denunciato quattro uomini, fra cui un conoscente, che l&#8217;aveva invitata, lei lavoratrice in nero, in una villa per discutere una proposta di lavoro stabile. Ahi, una ragazza per bene non accetta simili inviti!</p><p>Memorabile l&#8217;arringa di Tina: <em>“Presidente, giudici, noi donne siamo presenti a questo processo. Prima di tutto Fiorella, poi le compagne in aula, ed io, che sono qui prima di tutto come donna e poi come avvocato&#8230; noi chiediamo giustizia&#8230;noi vogliamo che in questa aula ci sia resa giustizia ed è una cosa diversa. Chiediamo che anche nelle aule dei tribunali, ed attraverso ciò che avviene nelle aule dei tribunali, si modifichi quella che è la concezione del nostro Paese:<strong> la donna non è un oggetto</strong>&#8230; Vi diranno gli imputati e io mi auguro di riuscire ad avere la forza di sentirli &#8211; non sempre ce l&#8217;ho, lo confesso &#8211; di non dovermi vergognare, come donna e come avvocato, per la toga che tutti insieme portiamo. La difesa è sacra, inviolabile&#8230; nessuno di noi avvocati si sognerebbe d&#8217;impostare una difesa per rapina come s&#8217;imposta un processo per violenza carnale. Nessuno degli avvocati direbbe nel caso di quattro rapinatori che entrano in una gioielleria: &#8216;Vabbè, però il gioielliere ha un passato poco chiaro, magari  ha ricettato, evade le tasse!&#8217;. Nessuno si sognerebbe di infangare la parte lesa. Io mi chiedo, perché se invece che quattro oggetti d&#8217;oro, l&#8217;oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un <strong>processo alla ragazza</strong>”. </em></p><p>Se lo chiedeva Tina Lagostena, ce lo chiediamo ancora oggi noi. Signori, giudici, abbiamo altro per la testa: cercare un lavoro, mantenere i figli, pagare le bollette. Quei trogloditi degli stupratori <strong>stiano in carcere </strong>almeno un po&#8217;,  noi nella vostra caverna non vogliamo tornarci.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/xaTmbLzyWmk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/branco-troglodita-caverna-diritto/188847/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>P3, la Corte di Re Silvio</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/corte-silvio/181580/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/corte-silvio/181580/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Jan 2012 17:29:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Denis Verdini]]></category> <category><![CDATA[Flavio Carboni]]></category> <category><![CDATA[giancarlo capaldo]]></category> <category><![CDATA[Marcello Dell'Utri]]></category> <category><![CDATA[Nicola Cosentino]]></category> <category><![CDATA[P3]]></category> <category><![CDATA[pasquale lombardi]]></category> <category><![CDATA[processo]]></category> <category><![CDATA[Rita Di Giovacchino]]></category> <category><![CDATA[Rodolfo Caselli]]></category> <category><![CDATA[Sardegna]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Ugo Cappellacci]]></category> <category><![CDATA[Vincenzo Carbone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181580</guid> <description><![CDATA[Non è facile spiegare, neppure ora che l&#8217;inchiesta è conclusa, la strana storia della P3. Ancora più difficile è far capire a qualche amico francese o tedesco come sia stato possibile che nel nostro paese un presidente del Consiglio, sia pure Berlusconi, possa essersi trasformato nell&#8217;ispiratore di una “società segreta” il cui scopo ultimo era...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è facile spiegare, neppure ora che l&#8217;inchiesta è conclusa, la strana storia della <strong>P3</strong>.  Ancora più difficile è far capire a qualche amico francese o tedesco come sia stato possibile che nel nostro paese un presidente del Consiglio, sia pure <strong>Berlusconi</strong>, possa essersi trasformato nell&#8217;ispiratore di una “società segreta” il cui scopo ultimo era in definitiva quello di risolvere i suoi molti guai giudiziari e qualche opaca trama politica. Complottando al vertice di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale per la modifica di norme che non gli garantivano l&#8217;immunità  (Lodo Alfano), o risolvere annose vertenze con imprenditori nemici (Lodo Mondadori), senza essere  mai essere neppure sfiorato dall&#8217;inchiesta giudiziaria. <strong>Mai indagato</strong> e neppure interrogato Berlusconi.</p><p>Eppure i suoi vecchi amici, da <strong>Marcello Dell&#8217;Utri </strong>(condannato per mafia) a <strong>Flavio Carboni</strong> (processato e assolto per l&#8217;omicidio Calvi) e a <strong>Denis Verdini</strong>, coordinatore nazionale del Pdl da lui nominato, stanno per essere rinviati a giudizio sulla base di fatti ampiamente documentati e con un carico di imputazioni da far impallidire un criminale incallito. Dalla violazione della legge Anselmi al concorso in associazione per delinquere e poi corruzione, diffamazione e violenza aggravata. Chi più ne ha, più ne metta. Con loro ci sono altri esponenti di rilievo del Pdl: l&#8217;ex sottosegretario <strong>Nicola Cosentino</strong>, per il quale pendono due richieste di arresto, e il governatore della Sardegna <strong>Ugo Cappellacci</strong>. Ma anche un alto magistrato, l&#8217;ex presidente di Cassazione <strong>Vincenzo Carbone</strong>.</p><p>L&#8217;architrave fragile dell&#8217;inchiesta romana sulla Corte di Re Silvio, firmata dai pm <strong>Giancarlo Capaldo </strong>e <strong>Rodolfo Caselli</strong>, è in definitiva questa: perseguire il Vice Cesare, ma  non Cesare  benché Cesare sia citato ben 19 volte nelle migliaia di pagine processuali. Un po&#8217; per burla, un po&#8217; per proteggerlo dalle intercettazioni. Ma la sua identità traspare.<strong> Cesare non può che essere lui</strong>, Berlusconi. Lo afferma un&#8217;informativa della Guardia di Finanza, ma trapela oltre ogni lecito dubbio da una telefonata tra Carboni e <strong>Pasquale Lombardi</strong>, il tributarista che “sussurrava ai giudici”, in cui il primo annuncia che Cesare non potrà essere presente all&#8217;incontro con Verdini, nella sontuosa e  un po&#8217; pacchiana dimora di Palazzo Pecci Blunt, ai piedi del Campidoglio, perché in partenza per San Pietroburgo. In volo dall&#8217;amico Putin.</p><p>Nonostante la sua “assenza” processuale, le 66 mila pagine dell&#8217;inchiesta  grondano della presenza di Cesare. Più di altre clamorose indagini degli ultimi anni &#8211; dalle Olgettine a Ruby, dai festini a Palazzo Grazioli agli strani mènage con Tarantini e Lavitola &#8211; la P3 è quella che meglio descrive il <strong>“sistema di potere” berlusconiano</strong>, dentro e fuori il Pdl. Un sistema familistico e insieme arrogante, predisposto all&#8217;intrallazzo e alla violazione sistematica delle leggi, ignaro di ogni regola istituzionale, privo del più elementare senso dello Stato.</p><p>A gestire i suoi interessi, e dunque la P3,  sono persone a lui legate da antiche, misteriose amicizie o da  più recenti e oscuri legami politici. Il siciliano Dell&#8217;Utri, fondatore di Forza Italia, è il <strong>viceCesare</strong>, il grande capo cui tutti devono rivolgersi per ogni decisione. Il toscano Verdini è il braccio finanziario degli affari che ruotano attorno al suo Credito cooperativo, la Banca toscana da cui sarà costretto a dimettersi al culmine dello scandalo sulla Cricca. Flavio Carboni è il vecchio sodale che gli ha aperto le porte della Sardegna negli anni Ottanta, vendendogli ville e terreni che gli hanno consentito di costruire mezza Costa Smeralda con l&#8217;ausilio di soci silenti e pericolosi come <strong>Pippo Calò</strong> o malavitosi della <strong>Banda della Magliana</strong>. Ancora al suo fianco, quasi trenta anni dopo, con il Governatore Cappellacci, l&#8217; emergente amministratore che gli ha fatto vincere le elezioni in Sardegna, che il buon Flavio  tenta di coinvolgere nel <strong>business dell&#8217;eolico</strong> mettendo nel sacco due imprenditori forlivesi. Tanto rapaci quanto ingenui, pronti a sborsare oltre 6 milioni di euro, prima di agguantare il vento.</p><p>Ma in questa storia più delle pale, ruotano i soldi. Tutti si riempiono le tasche all&#8217;ombra della P3. L&#8217;unico stralcio riguarda un sontuoso <strong>regalo da 10 milioni di euro</strong> che Berlusconi avrebbe fatto nel 2010 al vice Cesare. Siamo ormai fuori dalla P3, smascherata e disciolta, ma i patti vanno rispettati e la riconoscenza onorata. Parola di Cesare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/corte-silvio/181580/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La cattura di Zagaria e il ritorno del vecchio Marx</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/cattura-zagaria-ritorno-vecchio-marx/176106/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/cattura-zagaria-ritorno-vecchio-marx/176106/#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Dec 2011 10:45:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Casapesenna]]></category> <category><![CDATA[Di Giovacchino]]></category> <category><![CDATA[finmeccanica]]></category> <category><![CDATA[Guarguaglini]]></category> <category><![CDATA[marx]]></category> <category><![CDATA[Zagaria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176106</guid> <description><![CDATA[Ma allora aveva ragione il vecchio, obsoleto e un po&#8217; vituperato Marx quando sosteneva che all&#8217;origine del Capitale c&#8217;è il furto? Per tradurre questo concetto in chiave moderna diciamo pure l&#8217;illegalità e il malaffare di chi, volendo produrre ricchezza, inevitabilmente deve ricorrere ad organizzazioni in grado di imporre le loro “regole” nel mondo senza legge...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ma allora aveva ragione il vecchio, obsoleto e un po&#8217; vituperato Marx quando sosteneva che all&#8217;origine del Capitale c&#8217;è il furto? Per tradurre questo concetto in chiave moderna diciamo pure<strong> l&#8217;illegalità e il malaffare</strong> di chi, volendo produrre ricchezza, inevitabilmente deve ricorrere ad organizzazioni in grado di imporre le loro “regole” nel mondo senza legge degli affari. Vecchio dibattito e vicende recenti, ma quello che più stupisce è che Marx nella confusione della “crisi globale” <strong>stia tornando di moda</strong>.</p><p>Premesso che poco capisco di default e politiche monetarie e che ho sempre più difficoltà a comprendere l&#8217;astruso linguaggio degli economisti, spesso mi trovo a pensare che ciò che davvero non funziona è la<strong> distanza incolmabile</strong> tra i bisogni della gente -la “centralità dell&#8217;uomo- con l&#8217;organizzazione socio-economica che ci ha governato in tutto il secondo dopoguerra. A partire dal patto tra mafia e politica che doveva salvarci dal comunismo e ha trasformato il nostro Paese in un moderno Far west.</p><p>Piange la <strong>massaia di Casapesenna</strong> nel bar del paese dopo la cattura del boss del cemento:“Lui ci dava da mangiare a tutti, garantiva il lavoro ai nostri figli, ora chi lo ha preso non lo farà”. Poco importa che qualcuno di questi figli nel frattempo sia finito sottoterra, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/camorra-fermo-potrebbe-essere-michele-zagaria/175825/" target="_blank">Zagaria</a> gestiva un clan mica un&#8217;opera pia. Ma la massaia di Casapesenna dice quello che tutti sappiamo: in quattro regioni del sud il territorio è gestito dalla criminalità organizzata,<strong> versione sanguinaria e made in Italy </strong>del liberismo più feroce che lascia lo Stato alla porta, al massimo consente ai suoi “servitori” di trasformarsi nei personali camerieri dei boss a colpi di 50 e 100 euro a voto.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/NA3_8_TH4IA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>Non deve stupire se nella stessa regione di Zagaria i santuari di Pompei cadono a pezzi, i fiumi non trovano sbocco al mare, le montagne si sgretolano sul lungo costa a causa dell&#8217;abusivismo selvaggio. Il <strong>boss del cemento</strong> costruisce dove c&#8217;è mercato, non consulta il Wwf. Non stupisce neppure che saltato<strong> Guarguaglini</strong> traballino gli onerosi contratti di <strong>Finmeccanica</strong> in giro per il mondo. In solitudine tento di rispolverare quelle teorie keynesiane che andavano per la maggiore quando studiavo economia politica con Lucio Colletti, poi da tutti ripudiate. Anche dal Professore. Invece c&#8217;è del buono nel ritenere che tocchi allo Stato mediare gli interessi e non viceversa, ma non è andata così.</p><p>Forse non sarete d&#8217;accordo, ma io vedo un filo<strong> </strong>nelle vicende che da giorni affollano <strong>le prime pagine dei giornali</strong>. Dalla cattura del boss Zagaria alla caduta di Guarguaglini, il “grande manager” di Finmeccanica capace di difendere gli interessi italiani nel mondo a colpi di tangenti, fino alla “manovra” di risanamento dei nostri disastrati bilanci da parte di super Mario che tutto può tranne mettere mano ai “santuari svizzeri” nei cui caveau si accumulano i capitali. Sporchi o puliti poco conta, “pecunia non olet” ed è prudente farsi i fatti propri perché, come diceva Giovanni Falcone, “chi tocca quei fili muore”.</p><p><strong>Non basta arrestare Zagaria</strong> per ripristinare la legalità, occorre riappropriarci del territorio, garantire lo sviluppo del sud, come ogni tanto ci ricorda il presidente Napolitano, “dare da mangiare alla gente” come chiede la massaia di Casapesenna. Ridisegnare quelle linee d&#8217;intervento dello Stato che siano in grado di coniugare produzione, dignità del lavoro, leggi dello Stato. Ma ormai è tardi dicono gli economisti perché il <strong>capitale finanziario</strong> ha sostituito il capitale industriale e non c&#8217;è più nessun rapporto tra ricchezza e moneta. Marx aveva previsto 150 anni fa che la società capitalistica sarebbe alla fine approdata a una fase di “anarchia totale” perché incapace di governare le proprie contraddizioni. Mica lo dico io, lo dicono gli economisti ex liberisti.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/cattura-zagaria-ritorno-vecchio-marx/176106/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Appalti Enac e voli gratis  D&#8217;Alema indagato dalla Procura di Roma</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/appalti-enac-massimo-dalema-indagato-dalla-procura-di-roma/165198/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/appalti-enac-massimo-dalema-indagato-dalla-procura-di-roma/165198/#comments</comments> <pubDate>Thu, 20 Oct 2011 18:40:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[d'alema]]></category> <category><![CDATA[Enac]]></category> <category><![CDATA[Franco Pronzato]]></category> <category><![CDATA[Paolo Ielo]]></category> <category><![CDATA[Pio Piccini]]></category> <category><![CDATA[pronzato]]></category> <category><![CDATA[Rotkopf Aviation]]></category> <category><![CDATA[tangenti]]></category> <category><![CDATA[Vincenzo Morichini]]></category> <category><![CDATA[viscardo panagelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=165198</guid> <description><![CDATA[Quei cinque voli privati, offerti gratuitamente dalla Rothkopf aviation, pubblicamente ammessi la scorsa estate dallo staff di Massimo D&#8217;Alema, mentre divampava lo scandalo per le tangenti pagate dal proprietario della compagnia di volo Viscardo Paganelli, hanno finito per mettere nei guai il leader del Pd. La procura di Roma lo ha iscritto sull&#8217;elenco degli indagati...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/dalema_interna.jpg?47e3a5"><img class="alignleft size-full wp-image-131303" title="d'alema_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/06/dalema_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a>Quei cinque voli privati, offerti gratuitamente dalla <strong>Rothkopf</strong> <strong>aviation</strong>, pubblicamente ammessi la scorsa estate dallo staff di <strong>Massimo D&#8217;Alema</strong>, mentre divampava lo scandalo per le tangenti pagate dal proprietario della compagnia di volo <strong>Viscardo</strong> <strong>Paganelli</strong>, hanno finito per mettere nei guai il leader del Pd.</p><p>La procura di Roma lo ha iscritto sull&#8217;elenco degli indagati per il reato di “<strong>finanziamento illecito ai partiti</strong>” e una quindicina di giorni fa i pm Ielo e Cascini lo hanno interrogato alla presenza dell&#8217;avvocato <strong>Gianluca</strong> <strong>Luongo</strong>. La notizia si è però diffusa soltanto ieri sera. Lo ammette lo stesso avvocato Luongo: “Sono ormai diversi giorni che abbiamo incontrato i magistrati e abbiamo fornito loro ogni chiarimento sulla vicenda dei voli”. In Procura si parla di atto dovuto, vediamo perché.</p><p>La vicenda riporta da un lato a <strong>Franco</strong> <strong>Pronzato</strong>, ex consigliere di Enac e responsabile nazionale per il trasporto aereo del <strong>Pd</strong>, arrestato lo scorso luglio per frode e corruzione proprio nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sui voli gratuiti della <strong>Rotkopf</strong> (che in tal modo era riuscita ad accaparrarsi l&#8217;esclusiva sulla rotta Firenze-Pisa- Elba), dall&#8217;altro a <strong>Vincenzo</strong> <strong>Morichini</strong>, l&#8217;uomo al quale Paganelli avrebbe pagato le tangenti. E se Pronzato è da sempre molto vicino al segretario del Pd <strong>Pierluigi</strong> <strong>Bersani</strong>, Morichini è il fundraiser dell&#8217;Associazione <strong>Italiani</strong> <strong>Europei</strong>, consulente e lobbista, ex dirigente di <strong>Ina-Assitalia</strong> ma anche amico personale di Massimo D&#8217;Alema, tanto da condividere con lui fino a poco tempo fa la barca Ikarus.</p><p>Ecco proprio Morichini avrebbe fatto da mediatore tra la compagnia aerea e l’<strong>Enac</strong>, in quel momento rappresentata proprio da Pronzato. Ma D&#8217;Alema ai magistrati ha detto di non essere a conoscenza di tali retroscena e neppure del fatto che stava volando gratuitamente, riteneva infatti che quei viaggi gli fossero offerti dall&#8217;amico Morichini. E in qualche modo ciò risponde a verità, fatto salvo che Morichini aveva messo quei viaggi nel pacchetto dell&#8217;accordo “triangolare” intercorso tra lui, Paganelli e Pronzato. Un accordo che comprendeva il versamento di 200 mila euro di “contributi”, utilizzati per varie iniziative politiche, in cambio della raccomandazione che aveva consentito alla Rothkopf di accaparrarsi l&#8217;esclusiva sulle linee aeree in Toscana. Morichini, precedentemente interrogato, aveva scagionato D&#8217;Alema, assumendo interamente su di sé queste iniziative. Ma alcuni punti andavano chiariti, l&#8217;interrogatorio di D&#8217;Alema si era reso necessario, inevitabile la sua iscrizione come indagato. “Il presidente ha dato prova della totale buonafede, non c&#8217;è stato alcun dolo da parte sua”, spiega l&#8217;avvocato Luongo.</p><p>A rincarare la dose la scorsa estate era stato invece Paganelli che ha insistito nel fatto che “nessuno aveva mai viaggiato gratis sui suoi aerei come dimostra la contabilità aziendale”. Finito in carcere per qualche mese con il figlio Riccardo a causa di un “pizzino”, scovato nei suoi uffici durante una perquisizione, contenente una lista di nomi e cifre, l&#8217;imprenditore aveva deciso di vuotare il sacco rivelando chi si nascondeva dietro quegli appunti piuttosto criptici . Un contributo da 20 mila euro era andato alla presidente della <strong>Regione Umbria</strong>, Catiuscia Marini che l&#8217;aveva utilizzato per organizzare Umbria Jazz, altri 15 mila all&#8217; europarlamentare Roberto Gualtieri, che si era poi detto esterrefatto non conoscendo la provenienza di quel contributo.</p><p>Pronzato, rimasto in carcere quasi tre mesi, aveva finito per ammettere di aver ricevuto da Morichini 20 mila euro per agevolare la Rothkopf, altri 20 mila li avrebbe invece intascati lui stesso, l&#8217;unico a trattare la parte economica con i proprietari della compagnia di volo. Tangenti che Morichini si ostina a chiamare “contributi che utilizzava per finanziare iniziative politiche del Pd”, non sempre però in modo conforme alle norme sulla trasparenza del finanziamento ai partiti. Niente da dire sui 15 mila euro che i Paganelli avrebbero versato all&#8217;Associazione Italiani europei, regolarmente contabilizzate, meno chiare altre operazioni. L&#8217;ex presidente di <strong>Assitalia</strong> non ha avuto difficoltà ad ammettere che il suo ruolo era quello di raccogliere donazioni cui seguivano agevolazioni e favori, neppure ha negato di aver girato parte dei soldi della cosiddetta “tangente Enac” a Pronzato, sotto forma di regalo di Natale.</p><p>Tra i punti da chiarire, prima che la vicenda di D&#8217;Alema in qualche modo si concluda, è ricostruire in che modo si legano passaggi di denaro e favori. Sia la Marini che Gualtieri si mostrarono indignati dichiarando (forse a ragione) di non sapere neppure chi fossero i Paganelli. Potrebbe essere andata in questo modo anche per quei maledetti cinque voli, valore effettivo non più di 6mila euro, che D&#8217;Alema assicura di non sapere che fossero gratuiti. Ma qualcuno ha mai chiesto a Morichini da quale parte arrivassero e in cambio di che tante donazioni?</p><p><em>dal Fatto Quotidiano del 21 ottobre 2011</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/20/appalti-enac-massimo-dalema-indagato-dalla-procura-di-roma/165198/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>99</slash:comments> </item> <item><title>Un processo da un milione di dollari</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/un-processo-da-un-milione-di-dollari/162105/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/un-processo-da-un-milione-di-dollari/162105/#comments</comments> <pubDate>Tue, 04 Oct 2011 17:38:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Amanda Knox]]></category> <category><![CDATA[giulia bongiorno]]></category> <category><![CDATA[Lumumba]]></category> <category><![CDATA[Meredith Kercher]]></category> <category><![CDATA[Raffaele Sollecito]]></category> <category><![CDATA[Rudi Guede]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=162105</guid> <description><![CDATA[Amanda “se n&#8217;è andata via, stupida nella sua follia, libera dovunque sia”. Non so perché ma da quando la Knox è partita alla volta delle verde Seattle, mi girano nella testa le parole di questa vecchia canzone. Buon viaggio Amanda, sappiamo che non tornerai, ma tutto sommato preferiamo crederti colpevole e libera, piuttosto che innocente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Amanda “se n&#8217;è andata via, stupida nella sua follia, libera dovunque sia”. Non so perché ma da quando la Knox è partita alla volta delle verde Seattle, mi girano nella testa le parole di questa vecchia canzone. Buon viaggio Amanda, sappiamo che non tornerai, ma tutto sommato preferiamo crederti colpevole e libera, piuttosto che innocente e seppellita da un ergastolo <strong>sulla base di puri indizi</strong>. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo, era troppo bella, troppo fotogenica, troppo diavolo e acqua santa, l&#8217;<em>americana </em>perché la triste storia che l&#8217;ha vista protagonista non si trasformasse in una soap opera o in un<em> legal thriller</em> perverso e irresolubile. Molti diranno, anzi già lo dicono, che la giustizia italiana esce a pezzi di fronte al mondo intero per la soluzione pasticciata offerta dal processo di Perugia. Un caso, ormai più diplomatico che giudiziario, che ha diviso l&#8217;opinione pubblica, anche se a prevalere stavolta sono i colpevolisti. Ma è stato difficile per tutti, non soltanto per  i giornalisti stranieri districarsi  nel labirinto di sospetti, intrighi, coltelli con l&#8217;impronta che inchioda, reggiseni contaminati, tabulati definitivi. Anzi no.</p><p>Quel che resta, e che presto ispirerà un film ne siamo certi (già si parla di una proposta alla Knox per un milione di dollari),  è l&#8217;immagine di due ragazzi che avevano già la faccia di attori sul banco degli imputati, coppia diabolica in primo grado, innocenti e vittime designate in appello. Lei precoce “femme fatale”, lui ancora vergine il giorno del primo incontro, ma subito irretito dalla voglia di sesso che emanava dalla cinica ragazza americana. Una che segnava sul diario con una crocetta tutti gli uomini con cui andare a letto. Una che non aveva esitato ad accusare il suo datore di lavoro, il nero <strong>Lumumba</strong>, nel corso del primo interrogatorio. Cinica e senza scrupoli, ma anche senza avvocato e traduttore. Frammenti di verità fluttuanti, ruoli invertiti tra lei e Raffaele, il boyfriend con la faccia da bambino, sullo sfondo un&#8217;orgia finita male, <strong>vittima Meredith Kercher</strong>, che solo la famiglia oggi piange.</p><p>Ma forse l&#8217;orgia non c&#8217;è mai stata, è soltanto il frutto di fantasie giudiziarie e alchimie peritali malriuscite. Una ricostruzione da laboratorio con troppi punti che non coincidono per offrire una scena del delitto davvero convincente.  In appello, si sa, l&#8217;eco dello scandalo è più lontana e i toni sfumano e nel lungo giorno del giudizio, il più lungo, lei è apparsa già redenta prima della sentenza. Ancora più giovane e acqua e sapone che mai, faticava a respirare. Lui invece dopo quattro anni di carcere è diventato uomo. Con lo sguardo la protegge, in cuor suo non l&#8217;ha mai abbandonata e continua a ripetere “noi” ogni volta che apre bocca. I ruoli sono tornati al posto giusto. Pontifica <strong>Giulia Bongiorno</strong>, il grande avvocato: “Bastava fare una perizia in primo grado, noi l&#8217;abbiamo ottenuta e abbiamo dimostrato che avevamo ragione”. Quando arriva il momento è un&#8217;esplosione di grida e pianti liberatori. Ma quale America, sembrava Piedigrotta.</p><p>Il problema è come uscire dal groviglio delle sentenze che in questi anni hanno dimostrato<strong> tutto e il contrario di tutto</strong>. Dice la sua anche Scott Turow, l&#8217;avvocato-scrittore di <em>Presunto Innocente</em>: “La sentenza di Perugia era l&#8217;unica giusta e possibile, Amanda Knox non poteva che essere assolta,  in America l&#8217;aspetta una vita normale e felice”. Se non fosse che nel suo paese <strong>rischiava la sedia elettrica </strong>e qui in definitiva se l&#8217;è cavata con quattro anni di carcere. Sarà la Cassazione a dire l&#8217;ultima parola, questa è la strada che la famiglia Kercher intende percorrere anche se già sappiamo che Amanda non ci sarà e anche Raffaele potrebbe scegliere di mettersi al sicuro, con la sua laurea da 110 e lode. Il punto è un altro, pochi hanno ricordato che per la morte di Meredith, un colpevole in carcere già c&#8217;è: <strong>Rudi Guede</strong>, condannato a 16 anni, in quanto complice dei futuri colpevoli, Amanda e Raffaele, che invece sono stati assolti. Contro l&#8217;ex studente ivoriano c&#8217;erano prove certe sulla sua presenza in casa di Meredith quella notte, lui stesso lo aveva ammesso:“C&#8217;ero, ma non ho ucciso io”. Una mezza verità che non lo ha salvato. Almeno non del tutto. Perché la Corte ha scelto di non approfondire il suo ruolo? Forse ha ragione Giulia Bongiorno, quando dice: “Ma c&#8217;era davvero bisogno di tanta gente per uccidere una piccola ragazza?”. Uno solo poteva bastare. Invece abbiamo un complice di colpevoli mai identificati. Dice Scott Turow che, nei <em>legal thriller,</em> lo sviluppo logico dell&#8217;indagine serve a diradare le ombre, non a renderle più fitte. Il contrario di quanto accade nella vita e nei processi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/un-processo-da-un-milione-di-dollari/162105/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>38</slash:comments> </item> <item><title>La rivincita di Luigi de Magistris  In Cassazione rivive l&#8217;inchiesta Why Not</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/la-rivincita-di-de-magistris-rivive-l%e2%80%99inchiesta-why-not/160459/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/la-rivincita-di-de-magistris-rivive-l%e2%80%99inchiesta-why-not/160459/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Sep 2011 06:09:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[catanzaro]]></category> <category><![CDATA[Clemente Mastella]]></category> <category><![CDATA[Gioacchino Genchi]]></category> <category><![CDATA[Giovanni De Roberto]]></category> <category><![CDATA[luigi bisignani]]></category> <category><![CDATA[Luigi De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Romano Prodi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=160459</guid> <description><![CDATA[Il sindaco di Napoli ha altri problemi per la testa, ma può dirsi davvero soddisfatto perché sia pure con ritardo la giustizia gli ha dato ragione. Pochi giorni fa, il 21 settembre, è stata depositata presso la cancelleria della Cassazione una sentenza che annulla la decisione del gup di Catanzaro Abigail Mellace e rinvia gli atti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_160642" class="wp-caption alignnone" style="width: 305px"><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/de-magistris_interna.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-160642" title="de-magistris_interna" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/de-magistris_interna.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Il sindaco di Napoli ed ex pm Luigi De Magistris</p></div><p>Il sindaco di Napoli ha altri problemi per la testa, ma può dirsi davvero soddisfatto perché sia pure con ritardo la giustizia gli ha dato ragione. Pochi giorni fa, il 21 settembre, è stata depositata presso la cancelleria della Cassazione una sentenza che annulla la decisione del gup di Catanzaro <strong>Abigail Mellace</strong> e rinvia gli atti ad altro giudice del tribunale di Catanzaro per un nuovo giudizio.</p><p>Non parliamo di una sentenza qualunque, ma<a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/why-not.pdf?47e3a5"> dell&#8217;inchiesta <strong>Why Not</strong></a>, la madre di tutte le inchieste che a dire, non soltanto di <strong>d</strong><strong>e Magistris</strong>, aveva sollevato il velo sul &#8220;comitato di affari&#8221; che dominava la città. Ma soprattutto su un intreccio di politico-affaristico, con contorno di ambienti massonici e servizi deviati, che ha precorso inchieste come la P3 e P4 di Roma e Napoli. Basti dire che nella prima fase dell&#8217;indagine compariva anche <strong>Luigi Bisignani</strong>, quale rappresentante della Ilte spa. L&#8217;inchiesta culminò il 18 giugno 2007 con 26 perquisizioni. Anche nello studio di <strong>Pietro Scarpellini</strong>, consulente &#8220;non pagato&#8221; della Presidenza del Consiglio.</p><p>Un ruolo centrale nella vicenda lo svolgeva l’imprenditore<strong> Antonio Saladino</strong>, presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, uno che telefonava molto. Dai tabulati, ricostruiti da <strong>Gioacchino Genchi</strong>, risultò in contatto perfino con <strong>Romano Prodi</strong> (estraneo all&#8217;inchiesta). De Magistris fu accusato di aver speso 9 milioni  in intercettazioni telefoniche, agli atti non ce n&#8217;era neppure una. Frequenti però i contatti tra il ministro della Giustizia <strong>Clemente Mastella</strong> e Saladino: il Guardasigilli reagì chiedendo il trasferimento del pm e del capo della Procura <strong>Lombardi</strong>. Alla fine furono in due a doversi dimettere: De Magistris,  costretto ad abbandonare l&#8217;indagine e poi la magistratura, ma anche Mastella, la cui decisione provocò la fine anticipata del governo Prodi.</p><p>Un terremoto politico-giudiziario, che oggi il presidente della Suprema Corte <strong>Giovanni De Roberto</strong>, rilegge in maniera totalmente diversa, riconoscendo l&#8217;esistenza di quell&#8217;associazione per delinquere, fortemente sostenuta da de Magistris e negata dal gup Mellace, di cui facevano parte politici, amministratori e imprenditori. Tra questi gli assessori <strong>Ennio Morrione </strong>e <strong>Nicola Adamo</strong> del Pd. Sosteneva il gup che le condotte illecite &#8220;sono state poste in essere con l&#8217;accordo di pubblici funzionari, ma in virtù di singole intese&#8221;.Una sentenza che fece gridare al &#8220;flop investigativo&#8221; di de Magistris.  Il presidente De Roberto capovolge l&#8217;assunto:  &#8221;La ritenuta mancanza di ogni accordo o vincolo tra gli imputati &#8220;soggetti pubblici&#8221; non può portare alla negazione dell&#8217;esistenza dell&#8217;associazione, il legame associativo non va ricercato solo tra tali soggetti, ma tra questi, singolarmente considerati, e i rappresentanti delle società facenti capo al Saladino o ai suoi collaboratori&#8221;.</p><p>Può sembrare strano che il terremoto di Why Not, con le laceranti guerre tra le procure di Potenza,  Salerno, Catanzaro e  le sofferte decisioni del Csm, sia dovuto a un&#8217;inchiesta che si è conclusa con sole otto condanne. In realtà gli indagati erano 150, i rinviati a giudizio 34. Fu il procuratore generale di Catanzaro, <strong>Dolcino Favi</strong>, a decapitare Why Not avocando a sé per presunta incompatibilità l’inchiesta. Il processo è ancora in corso. Dice oggi il sindaco di Napoli, raggiunto telefonicamente da <em>Il Fatto Quotidiano</em>: &#8220;La decisione della Cassazione ribalta la sentenza del gup sulla parte dell&#8217;inchiesta che ero riuscito a preservare dopo l&#8217;avocazione illegittima per la quale è ancora in corso un procedimento giudiziario&#8221;. Per De Magistris è stata una pagina amara: &#8220;La mia vita è cambiata, ma voglio ricordare il prezzo pagato dai colleghi di Salerno, i pm <strong>Gabriella Nuzzi</strong>, <strong>Dionigio Versani </strong>e dal procuratore <strong>Apicella</strong>&#8220;. E poi l&#8217;ultimo affondo: &#8220;Sarebbe  bene che si levasse qualche voce di autocritica per quei comportamenti omissivi e censori del Csm, ma anche dall&#8217;Associazione nazionale magistrati&#8221;. Lui oggi non è più pm, ma il processo  riparte.</p><p><strong>da Il Fatto Quotidiano del 28 settembre 2011</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/28/la-rivincita-di-de-magistris-rivive-l%e2%80%99inchiesta-why-not/160459/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>55</slash:comments> </item> <item><title>Strage di Bologna: ben venga il dibattito</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/21/strage-di-bologna2-ben-venga-il-dibattito/152720/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/21/strage-di-bologna2-ben-venga-il-dibattito/152720/#comments</comments> <pubDate>Sun, 21 Aug 2011 10:11:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[banda della Magliana]]></category> <category><![CDATA[francesca mambro]]></category> <category><![CDATA[gennaro mokbel]]></category> <category><![CDATA[Giusva Fioravanti]]></category> <category><![CDATA[Licio Gelli]]></category> <category><![CDATA[Lodo Moro]]></category> <category><![CDATA[pista palestinese]]></category> <category><![CDATA[Sismi]]></category> <category><![CDATA[Strage di Bologna]]></category> <category><![CDATA[terrorismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=152720</guid> <description><![CDATA[Sono sempre felice quando un intervento scatena un così appassionante dibattito. Soprattutto se il tema riguarda una tragedia collettiva. Non mi riferisco soltanto alla strage di Bologna, ma a tutte le stragi e al terrorismo che in Italia ha bruciato due o tre generazioni di giovani. Un paese che non ha memoria del proprio passato,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre felice quando <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/20/strage-di-bologna-la-verita-negata/152575/" target="_blank">un intervento scatena un così appassionante dibattito</a></span>. Soprattutto se il tema riguarda una tragedia collettiva. Non mi riferisco soltanto alla strage di Bologna, ma a tutte le stragi e al terrorismo che in Italia ha <strong>bruciato due o tre generazioni di giovani</strong>. Un paese che non ha memoria del proprio passato, non ha neppure futuro. Ma purtroppo è accaduto ciò che temevo, tutta l&#8217;attenzione si è incentrata sul ruolo di Giusva Fioravanti e di Francesca Mambro che forse sono innocenti o forse no, in ogni caso <strong>sono soltanto pedine</strong> di un gioco ben più grande di loro.</p><p>La tesi di fondo è che, poiché hanno confessato 28 omicidi, avrebbero con disinvoltura potuto confessare anche una strage che, per la pista imboccata, portava molto, molto in alto. A dire il vero mai i terroristi, di ogni colore, hanno ammesso di essere strumento di altri poteri, tranne rare eccezioni e in modo velato. Anche i <strong>brigatisti </strong>si sono ben guardati dal rivelare le presenze imbarazzanti in via Fani o parlato di prigioni diverse da via Montalcini, o detto chi ha realmente ucciso Moro. Chiunque abbia seguito quei processi ne è uscito con la convinzione che, se alla fine tutti hanno usufruito di abbondanti sconti di pena, non è per quello che hanno confessato ma <strong>per ciò che hanno taciuto</strong>.</p><p>Quanto ai soldi spesi da<strong> Gennaro Mokbel </strong>è soltanto un dettaglio; non so se sia vero o no, l&#8217;affarista se ne lamentava con un amico al telefono, ma a me è dispiaciuto scoprire che i due, al cui ravvedimento credo, non abbiano mai reciso i legami con il passato. In ogni caso sono liberi, non sono più pericolosi, lasciamoli andare. Quello su cui volevo riflettere è che <strong>la tardiva riscoperta della “pista palestinese” </strong>potrebbe portare a una revisione della sentenza sulla strage di Bologna e cioè vanificare venti anni di indagini che hanno portato a una verità, per tre volte filtrata dalla Cassazione, che non ha mai contraddetto l&#8217;impianto iniziale. Anche se gli imputati sono via via diminuiti perché estranei al delitto o per l&#8217;impossibilità di individuare prove.</p><p>Una verità all&#8217;interno della quale non troviamo soltanto i Nar ma i <em>sistemi criminali </em>che in quegli anni comandavano in Italia e <strong>forse comandano ancora</strong>: P2, servizi segreti deviati e quell&#8217;Agenzia del crimine nella quale confluivano mafia, malavita romana e terrorismo nero. Parlo della <strong>Banda della Magliana</strong>, ormai a tutti nota per libri, film e celebrazioni varie. Non si può escludere un errore giudiziario, è vero, ma non basta l&#8217;iscrizione come atto dovuto di due ex terroristi della banda di Carlos che vanno a dormire in albergo facendosi registrare con i loro veri nomi, a mettere in discussione una sentenza passata in giudicato. Sarà un processo semmai a farlo, se ci sarà il processo.</p><p><strong>Non convince il movente</strong>, soprattutto. Tra il 1975 e il 1980 era intervenuto il Lodo Moro che non consentiva soltanto ad Arafat, ma anche allo Sciacallo di transitare armi e bagagli sul nostro territorio. Il <strong>Lodo Moro</strong> era una cosa seria, quasi un accordo tra Stati, e molti da una parte e dall&#8217;altra si stavano adoperando per risolvere l&#8217;”incidente” in cui erano incappati Pifano e il palestinese Anzeh. Ho citato il colonnello Giovannone, ma parliamo anche di ambasciate, contatti diplomatici, interventi politici sotterranei, che poi molto sono costati a Craxi e Andreotti. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p><p><strong>La condanna di Gelli e dei due alti ufficiali del Sismi</strong>, come manovratori della strage, invece, convince. Convince perché conduce a scenari presenti in molte altre inchieste giudiziarie su stragi e terrorismo, quasi tutte in verità, ma che mai era stato possibile perseguire. Soltanto a Bologna si è riusciti a scovare la prova che inchioda. Quella falsa informativa, costruita dal maresciallo Senapo reo confesso, ispirata dai vertici di Gladio. Un&#8217;informativa, è vero, che conduceva sulle tracce del neofascista Vale, amico di Giusva, che era però già indagato a Roma insieme a un gruppetto di persone molto interessanti. <strong>L&#8217;esperienza insegna </strong>che spesso i servizi segreti mescolano il vero con il falso così alla fine di notte tutte le vacche sono nere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/21/strage-di-bologna2-ben-venga-il-dibattito/152720/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>25</slash:comments> </item> <item><title>Strage di Bologna, la verità negata</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/20/strage-di-bologna-la-verita-negata/152575/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/20/strage-di-bologna-la-verita-negata/152575/#comments</comments> <pubDate>Sat, 20 Aug 2011 10:51:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[francesca mambro]]></category> <category><![CDATA[Francesco Cossiga]]></category> <category><![CDATA[gianni de gennaro]]></category> <category><![CDATA[Giusva Fioravanti]]></category> <category><![CDATA[Licio Gelli]]></category> <category><![CDATA[Margot Frolich]]></category> <category><![CDATA[P2]]></category> <category><![CDATA[pista palestinese]]></category> <category><![CDATA[rosario priore]]></category> <category><![CDATA[Sismi]]></category> <category><![CDATA[Thomas Kram]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=152575</guid> <description><![CDATA[Non ci credo. La “pista palestinese” è sempre stata una bufala, peggio un depistaggio. Sono anni che si cerca di ribaltare l&#8217;unica sentenza sulle stragi d&#8217;Italia che non si è limitata a condannare gli esecutori materiali, ma è stata in grado di risalire a quel livello occulto che ha sempre agito al momento giusto facendo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non ci credo. La <strong>“pista palestinese”</strong> è sempre stata una bufala, peggio un depistaggio. Sono anni che si cerca di ribaltare l&#8217;unica sentenza sulle stragi d&#8217;Italia che non si è limitata a condannare gli esecutori materiali, ma è stata in grado di risalire a quel livello occulto che ha sempre agito al momento giusto facendo ricorso alle bombe. Dietro il “colpo di scena”, di cui parlano con enfasi i telegiornali e che ha portato la procura di Bologna a iscrivere sul registro degli indagati, trenta anni dopo, due ex terroristi tedeschi come <strong>Thomas Kram </strong>e <strong>Margot Frolich</strong>, non c&#8217;è soltanto la necessità di assolvere<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valerio_Fioravanti" target="_blank">Giusva Fioravanti</a></span> </strong>e<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesca_Mambro" target="_blank">Francesca Mambro</a></span></strong>. Ormai sono  in libertà da anni, nonostante i 28 omicidi confessati e gli altri sei ergastoli che hanno collezionato. Neppure quel marchio di “strage fascista” che inquieta gli ex An, ansiosi di liberarsi del fardello del passato, è il vero motivo, anche se in verità a darsi più da fare sono stati loro.</p><p>La sentenza di Bologna grida vendetta per aver osato condannare il segretario generale della P2 <strong>Licio Gelli</strong> e due alti ufficiali del Sismi, <strong>Pietro Musumeci</strong> e <strong>Giuseppe Belmonte</strong>, dell&#8217;ufficio Controllo e sicurezza, ovvero il “cervello” della Gladio Militare. P2 e Gladio: soltanto la sentenza di Bologna ha osato indicare i loro massimi esponenti come i veri manovratori della strage, scesi in campo per oscurare movente e mandanti del più grave eccidio del secolo scorso, con i suoi 87 morti e decine di feriti.</p><p>Questo angustiava <strong>Cossiga</strong> e, non si sa perché, angustia ancora l&#8217;amico <strong>Rosario Priore</strong> che ha indagato a lungo su Ustica, ma anche su Moro, sulla Banda della Magliana, e ben sa di cosa si parla e perché furono condannati in via definitiva, a dieci e otto anni, Gelli e i due alti ufficiali del Sismi. Fu proprio la procura di Roma, ad onta della cattiva fama, a scoprire il collegamento tra la strage di Bologna e la tentata strage sul rapido Taranto-Milano dove furono trovati pacchi di tritolo e fucili Mab, avvolti in fasci di giornali che Pazienza aveva distrattamente abbandonato su un tavolo dell&#8217;ufficio, riconosciuti purtroppo in una foto scattata quel giorno a Fiumicino.</p><p>L&#8217;informativa del Sismi indicava quattro anarchici tedeschi che avrebbero utilizzato giornali acquistati a New York per avvolgere le loro armi. A svelarlo fu un maresciallo del Sismi che quell&#8217;informativa aveva fabbricato. Tutte le strade portano in Germania. Anche l&#8217;ombra di<strong> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ilich_Ram%C3%ADrez_S%C3%A1nchez" target="_blank">Ilich Ramirez Sánchez</a></span>,</strong> il mitico <strong>Carlos lo Sciacallo</strong>. Pista ben confezionata. Due anni prima, un auto contenente armi, esplosivo e perfino due missili terra-aria fu fermata ad Ascoli Piceno. Alla guida c&#8217;era Daniele Pifano, autonomo di via dei Volsci e, sopresa, anche Abu Saleh Anzeh, del Fronte rivoluzionario palestinese di Arafat. Pifano ed Anzeh furono arrestati, per scagionarli si mosse anche il colonnello Giovannone di stanza in Medio Oriente. In mezzo c&#8217;era il Lodo Moro, l&#8217;accordo segreto tra il Sismi le organizzazioni palestinesi.</p><p>Carlos, interrogato nel carcere di Parigi dove sta scontando l&#8217;ergastolo, disse: “<em>Il <strong>traffico di armi ed esplosivi </strong>attraverso l’Italia era cosa nostra. Col beneplacito dei servizi italiani, i compagni potevano attraversare l’Italia, così come la Grecia, con tutte le armi in arrivo da Saddam Hussein. Mai ci sarebbe potuto sfuggire un carico di T4 grande come quello fatto esplodere a Bologna. Non sarebbe sfuggito a noi e di certo non lo potevano avere in mano i neofascisti. Quel tritolo viene dai militari… Tra i rivoluzionari palestinesi e i servizi segreti italiani i patti erano chiari: in Italia traffico di armi sì, attentati no… E noi abbiamo mantenuto la parola</em>”.  Non che quello che dice Carlo sia vangelo, ma è anche poco chiaro perché l&#8217;Ori, la sua organizzazione, doveva compiere un attentato, contro i suoi interessi, per liberare un membro del gruppo avversario.</p><p>Fu un rapporto di un giovane funzionario dell&#8217;Interpol, <strong>Gianni De Gennaro</strong>, oggi a capo del Dis, a scagionare una ventina di anni fa Kram e la Frolich. I due erano soltanto di passaggio a Bologna, il primo aveva alloggiato in albergo fornendo regolare passaporto. Il movente della strage di Bologna, come quello di ogni altra strage, è molto complesso. Un mese prima era scomparso un Dc 9 a Ustica, c&#8217;era il crack di Sindona alle spalle, quello dell&#8217;Ambrosiano alle porte, i soldi della mafia scomparsi e molte inchieste che portavano sulle tracce di Gelli e del ruolo svolto dalla cellula “deviata” del Sismi. Pochi mesi dopo sarebbero state scoperte le liste a Castiglion Fibocchi, un sistema di potere stava per saltare in aria. Forse nella sentenza di Bologna c&#8217;è qualche errore, <strong>non ci sono ancora i mandanti</strong>. Ma è questa la verità che si vuole negare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/20/strage-di-bologna-la-verita-negata/152575/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>56</slash:comments> </item> <item><title>Agosto di ferie e di lavoro, di pace e frenesia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/11/agosto-di-ferie-e-di-lavoro-di-pace-e-frenesia/151069/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/11/agosto-di-ferie-e-di-lavoro-di-pace-e-frenesia/151069/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Aug 2011 12:16:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Afghanistan]]></category> <category><![CDATA[Cameron]]></category> <category><![CDATA[debito Grecia]]></category> <category><![CDATA[Murdoch]]></category> <category><![CDATA[rivolta Londra]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=151069</guid> <description><![CDATA[Agosto è sempre stato un mese un po&#8217; speciale. C&#8217;è chi ama passarlo in città perché le strade si svuotano ed è bello ritrovarsi la sera con i pochi amici rimasti, poter parcheggiare sotto casa o leggere finalmente un libro in santa pace. Quest&#8217;anno invece, almeno a Roma, sembra di essere già a fine settembre....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Agosto è sempre stato un mese un po&#8217; speciale<strong>.</strong> C&#8217;è chi ama passarlo in città<strong> </strong>perché le strade si svuotano ed è bello ritrovarsi la sera con i pochi amici rimasti, poter parcheggiare sotto casa o <strong>leggere finalmente un libro</strong> in santa pace. Quest&#8217;anno invece, almeno<strong> </strong>a Roma, sembra di essere già a fine settembre. Gran traffico e autobus affollati, negozi aperti o che hanno chiuso soltanto negli ultimi giorni con l&#8217;approssimarsi del Ferragosto. <strong>Mancano i soldi</strong>, lo sappiamo, ma di questo gli italiani non si erano mai preoccupati, abituati a vivere come i nostri governi al di sopra delle proprie possibilità, a rateizzare con la complicità delle agenzie di viaggio il pacchetto vacanze indebitandosi con allegria. Parti oggi e paghi domani.</p><p>C&#8217;è sempre stata qualche emergenza ad agosto. Dalla fuga di Kappler al <strong>timore del golpe</strong>, dalle crisi di governo allo scandalo estivo. Qualche volta è un omicidio come quello di Simonetta Cesaroni a riempire le pagine dei giornali. Poi finalmente è arrivato Berlusconi con la bandana, le feste di villa Certosa, Topolanek con gli attributi in vista.., estati  tristemente allegre da basso impero.</p><p>Quest&#8217;anno è diverso e non soltanto per le borse in picchiata, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/11/i-vostri-racconti-da-londra2/151045/" target="_blank">la rivolta londinese</a></span>, i morti in Afghanistan e la Grecia alla canna del gas ma perché nella mente di tutti si è insinuato il dubbio che niente sarà più come prima. C&#8217;è stata una collettiva presa di coscienza che il mondo si è capovolto. I paesi ricchi sono diventati poveri, il modello sudamericano è diventato inglese, pochissimi nababbi e tutti gli altri in miseria. La Cina paga il debito americano e perfino in Brasile si vive alla grande e si è visto come è andata a finire con Cesare Battisti. Insomma <strong>il Terzo Mondo siamo noi</strong>. Le analisi da bar si sprecano, ma anche economisti e “<em>maitre a penser</em>” annaspano nel vuoto: bolla finanziaria, economia reale, eccesso di liquidità parole che rimbalzano nelle conversazioni mescolate a termini il cui significato è ignoto ai più. Mib, nasdaq, indice nikkei, spread. Una maionese impazzita. C&#8217;è chi annuncia la fine del capitalismo, chi limita il danno alla fine dell&#8217;egemonia americana sul mercato, ancora più inquietanti sono le ricette che fluttuano nei dibattiti estivi, nelle improvvisate <em>Lectio Magistralis </em>dove si auspica la vendita all&#8217;asta dei patrimoni pubblici a comparatori che nel frangente non si sa chi siano, senza  ricordarci  che “<em>chi vende non è più padrone</em>”. E visto che siamo già uno Stato a  sovranità limitata, per giunta commissariato, come prospettiva non è male.</p><p>Ma la panacea di tutti mali è mettere mano alla <strong>Costituzione</strong> approfittando dell&#8217;emergenza, del resto c&#8217;era già chi ci provava da tempo.  Forse non dobbiamo preoccuparci troppo, qualcuno al piano attico del mondo sa già come andrà a finire. O forse no perché i burattinai stavolta sono troppi. Meglio riflettere sui mali che abbiamo fatto finto di ignorare, l&#8217;eccesso di zelo con cui abbiamo finora sopravvalutato i partners più forti o minimizzato i primi sintomi della crisi delle democrazie occidentali che pure erano sotto i nostri occhi. Oggi che il mito della <strong>compassata Inghilterra</strong> è andato in frantumi per le scorribande di orde di ragazzini semianalfabeti e poco prima per gli intrecci tra media e potere del <strong>sistema Murdoch </strong>che hanno minato la libera informazione, pilastro di ogni democrazia, diciamo che tutto ciò non ci rincuora. Anche se forse nessuno dei nostri pessimi governanti avrebbe avuto il coraggio di dire ciò che ha detto Cameron di fronte all&#8217;esplosione di un disagio giovanile frutto di un sistema odiosamente classista. “<em>Sono soltanto criminali</em>”. Anche se poi l&#8217;età minima dei ragazzini finiti in carcere ha obbligato il premier inglese a fare un passo indietro: “<em>Ma dov&#8217;erano i genitori?</em>”. <strong>A ubriacarsi nei pub</strong>, mister Cameron, non lo sapeva? Noi ci chiediamo invece dove erano le scuole, gli insegnanti, gli educatori. Il sistema scolastico inglese è il peggiore che si conosca, fondato sulla scuola privata. Un sistema che qualcuno voleva importare anche da noi.</p><p>La verità è che sta succedendo quello che succede in tutte le famiglie povere. Ricordiamoci che se si litiga quando ci sono soldi da spartire, è la miseria che fa esplodere l&#8217;odio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/11/agosto-di-ferie-e-di-lavoro-di-pace-e-frenesia/151069/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Oslo: il nemico è dentro di noi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/oslo-il-nemico-e-dentro-di-noi/147371/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/oslo-il-nemico-e-dentro-di-noi/147371/#comments</comments> <pubDate>Sat, 23 Jul 2011 09:22:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[fondamentalismo]]></category> <category><![CDATA[Jens Stoltenberg]]></category> <category><![CDATA[norvegia]]></category> <category><![CDATA[oslo]]></category> <category><![CDATA[strage]]></category> <category><![CDATA[terrorismo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=147371</guid> <description><![CDATA[Le immagini delle macerie fumanti al centro di Oslo. Un uomo e una donna che fuggono dal luogo della strage con gli occhi sbarrati dal terrore. Gli sms disperati dei ragazzini radunati sull&#8217;isola di Utoya, nascosti tra i cespugli, che cercano di sfuggire al tiro a bersaglio di un killer impazzito. Novanta morti, centinaia di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le immagini delle macerie fumanti al centro di <strong>Oslo</strong>. Un uomo e una donna che fuggono dal luogo della <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/attentati-in-norvegia-e-una-strage-il-numero-dei-morti-sale-a-87/147350/" target="_blank">strage</a></span></strong> con gli occhi sbarrati dal terrore. Gli sms disperati dei ragazzini radunati sull&#8217;isola di Utoya, nascosti tra i cespugli, che cercano di sfuggire al tiro a bersaglio di un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/strage-in-norvegia-lidentikit-del-killer-estremista-di-destra-e-anti-islamico/147361/" target="_blank">killer impazzito</a></span>. Novanta morti, centinaia di feriti e tutto intorno distruzione. Gente che fugge, cadaveri imballati in teli di plastica, feriti a terra in un bagno di sangue. Gli occhi scorrono sul <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/oslo-esplosione-vicino-a-ufficio-del-premier-norvegese-otto-feriti/147092/" target="_blank"><strong>video</strong></a></span>, si soffermano sui sottotitoli dove si accavallano, nel giro di poche ore, i vari tentativi di dare un nome alla follia omicida che ha sconvolto la Norvegia. Passiamo dal “fondamentalismo islamico” al <strong>“fondamentalismo cristiano”</strong>, dai seguaci del defunto Osama Bin Laden ai connotati più familiari di un biondo neonazista locale.</p><p>Il compassato premier laburista <strong>Jens Stoltenberg</strong> &#8211; probabilmente vero obiettivo dell&#8217;attacco terroristico &#8211; pronuncia note e rassicuranti parole come <em>“Non ci lasceremo distruggere”</em>, <em>“Arresteremo i responsabili”</em>. Viene preso un killer, indicato come un solitario fanatico, un twitterista che ama i giochi di guerra, e prende corpo, senza altra possibilità di salvezza, la pista interna. <strong>Il nemico è dentro di noi</strong>. Ancora una volta. Il cuore mi batte. Di ritorno da Palermo, dalle <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/16/palermo-le-agende-rosse-ricordano-paolo-borsellino/145914/" target="_blank">commemorazioni in ricordo di Paolo Borsellino</a></span>, come ogni anno pensavo che fosse possibile metabolizzare l&#8217;orrore, circoscrivere al passato e alla memoria tragedie come questa.</p><p>Nessuno come noi, italiani, conosce queste ferite irreparabili. Nessuno come noi sa che la strategia del terrore segna per sempre la storia di un Paese, che sarà da quel momento in poi destabilizzato, <em>sub condicione</em>, in preda a una perenne minaccia senza volto e con una sola certezza:<strong> il nemico può tornare</strong>, in qualunque giorno di normale quiete, colpirci alle spalle all&#8217;improvviso, lasciarsi dietro i fantasmi che già conosciamo. I mandanti e gli esecutori, l&#8217;obiettivo minimo e la strategia internazionale, il petrolio e i nuovi equilibri mondiali.</p><p><strong>E&#8217; la guerra bellezza</strong>, e non esistono isole felici, ci dice l&#8217;attacco a Oslo. Guerra non dichiarata, non si usa più, e anche stavolta il generale ha il volto coperto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/oslo-il-nemico-e-dentro-di-noi/147371/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>35</slash:comments> </item> <item><title>Il cervello che prevale sul Bunga Bunga</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/il-cervello-che-prevale-sul-bunga-bunga/114880/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/il-cervello-che-prevale-sul-bunga-bunga/114880/#comments</comments> <pubDate>Tue, 31 May 2011 07:55:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bunga bunga]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Pisapia]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Luigi De Magistris]]></category> <category><![CDATA[Napoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=114880</guid> <description><![CDATA[In questi venti anni altre volte ci è capitato di vincere, ci sono state altre belle piazze piene di giovani, vecchi, donne, uomini, attori, cantanti. Piazze piene di gioia, di speranza. Siamo abituati alle risalite, ma anche alle discese ripide. Alla voglia di cambiamento, all&#8217;incapacità di realizzarlo. Alle liti, alle divisioni, ai sottili distinguo. E...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In questi venti anni altre volte ci è capitato di vincere, ci sono state altre belle piazze piene di giovani, vecchi, donne, uomini, attori, cantanti. Piazze piene di gioia, di speranza. Siamo abituati alle risalite, ma anche alle discese ripide. Alla voglia di cambiamento, all&#8217;incapacità di realizzarlo. Alle liti, alle divisioni, ai sottili distinguo. E tutti che dicevano, a voi manca il Leader Maximo e quando ne abbiamo avuto uno, vedi D&#8217;Alema, è stato un macello. Ma stavolta c&#8217;era un&#8217;aria diversa, <strong>lo abbiamo capito dalle primarie</strong>, uno di quei momenti magici in cui gli italiani hanno la forza di dire basta. Cosa mi è piaciuto di più? La promessa di Pisapia di essere il sindaco di tutti i milanesi, che non vuol dire unanimismo, ma volontà di soddisfare i bisogni della gente. E mi piace che le donne saranno presenti al 50 per cento nella gestione della città. Il fattore “c” come cervello che <strong>prevale finalmente sul fattore “b”</strong> come Bunga Bunga e tutto il resto che ci ha umiliato in questi anni.</p><p>Mi piace De Magistris che finalmente sorride e dal palco grida: “Abbiamo scassato tutto”, e speriamo di aver scassato ”ò sistema”, quello sì che è difficile, perché lo sappiamo quanto sono “democratiche” le cosche, come sono pronti i boss a sfilare dietro ogni bandiera, a governare il territorio comunque, a cavalcare la protesta, a bloccare i treni contro le discariche. Chi c&#8217;è, c&#8217;è.</p><p>E ora liberare le città, vuol dire <strong>riprendersi il territorio</strong>. Casa, scuola, fabbrica, quartiere. Centimetro per centimetro, insieme ai napoletani sopravvissuti all&#8217;ordalia della monnezza con i loro sacchetti della differenziata in mano che nessuno raccoglie. Mi sono piaciute quelle donne arrabbiate che, nei giorni che hanno preceduto la vittoria del “loro” candidato, hanno gridato davanti alle telecamere: “Vogliamo dire al mondo che siamo gente civile, pulita, che non ci meritiamo questo”.</p><p>Nessuno può meritarsi quello che è accaduto a Napoli, a Milano, in Italia in tutti questi anni. Basta con le ridicole parate a piazza del Plebiscito, con le vane promesse dei miracoli, con <strong>Bertolaso Superman</strong> vestito da cretino, l&#8217;accordo in tasca con Cosentino (e i calzini lavati da Anemone).</p><p>Todo cambia. Mi è piaciuto pure Bersani, il grande sconfitto delle primarie, che ride felice, davvero felice, perché se non ci fossero state le primarie mica si sa come sarebbero andate le elezioni. E lui lo sa che l&#8217;ha scampata bella. Che dire della <strong>sconfitta della Lega </strong>e di Bossi che alla vigilia diceva: “Abbiamo l&#8217;Italia in mano!” Invece gli è rimasta soltanto la massaia di Varese. Grazie, gli diciamo. Ringraziamo i leghisti che ci hanno fatto riscoprire il Risorgimento e “va pensiero”. Ma ora vogliamo riappropriarci della nostra identità, tornare ad essere internazionalisti, con i nostri fratelli cristiani e musulmani in questo Mare nostrum liberato dalle dittature.</p><p>Ci sono tanti problemi, la casa, il lavoro, le scuole, il debito pubblico, il rilancio del prodotto, la qualità del made in Italy, la dignità delle donne, la libertà dell&#8217;informazione. Dobbiamo farcela, tutti insieme, todo cambia. Basta con le discese ardite della sinistra di governo, preferiamo le risalite. Anche faticose come quelle che ci aspettano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/31/il-cervello-che-prevale-sul-bunga-bunga/114880/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>15</slash:comments> </item> <item><title>Quelle armi di Gheddafi alla Padania&#8230;</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/quelle-armi-di-gheddafi-alla-padania/96214/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/quelle-armi-di-gheddafi-alla-padania/96214/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 Mar 2011 08:55:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Gheddafi]]></category> <category><![CDATA[lega meridionale]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Licio Gelli]]></category> <category><![CDATA[secessione]]></category> <category><![CDATA[villa Wanda]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=96214</guid> <description><![CDATA[Quando uno dice le coincidenze&#8230; Ieri sera, felice e infreddolita, dopo aver attraversato le piazze della città piene di donne arrabbiate ma piene di voglia di libertà, sono tornata a casa, mi sono messa al lavoro che da qualche tempo mi impegna: capire cosa è accaduto nel nostro paese e se davvero qualcuno alla vigilia...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando uno dice le coincidenze&#8230; Ieri sera, felice e infreddolita, dopo aver attraversato le piazze della città piene di donne arrabbiate ma piene di voglia di libertà, sono tornata a casa, mi sono messa al lavoro che da qualche tempo mi impegna: capire cosa è accaduto nel nostro paese e se davvero qualcuno alla vigilia delle stragi del 1992-93 volesse balcanizzare l&#8217;Italia, cioè spacchettare il nostro paese in tanti piccoli Stati, facendoci tornare al tempo dei Borboni e dei Granducati. E guarda&#8230; anche Gheddafi era interessato per qualche sua misteriosa ragione a questo progetto, tanto che “dinari” libici avevano finanziato leghe e movimenti secessionisti. Perfino la procura di Torre Annunziata aveva indagato sulla vicenda, insomma esisteva <strong>un misterioso filo che legava Tripoli, Villa Wanda e la Padania</strong>.</p><p>Non nego di aver cliccato qua e là con un certo scetticismo, benché molti documenti fossero circostanziati. Alla fine, insonnolita, me ne sono andata a letto. Stamattina mi sveglio e cosa scopro? Il Rais in persona, assediato nel bunker di Tripoli, torna su questa dimenticata storia e in un&#8217;intervista a giornalisti  francesi (badate francesi) <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/392351/" target="_blank">rivela di aver fornito armi alla Padania di Bossi</a></span>, il quale molto risentito invece di negare di essere a capo di un movimento armato fa sapere che la Lombardia tritolo e fucili li produce da sé. L&#8217;Udc si scandalizza, il Pd fa un&#8217;interrogazione parlamentare.</p><p>Se può essere utile al dibattito cerco di sintetizzare, nei limiti del possibile, quanto è emerso dalla mia notte insonne. Cominciamo da una <strong>minacciosa frase di Gelli</strong>, rilasciata in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archiviostorico.corriere.it/1992/settembre/10/Gelli_Bossi_unica_speranza_nel_co_0_92091016390.shtml" target="_blank">un&#8217;intervista all&#8217;<em>Europeo</em> il 10 settembre 1992</a></span>. Falcone e Borsellino sono già morti: “<em>E&#8217; da un pezzo che ci sarebbero tutte le condizioni per un colpo di Stato onde eliminare la teppaglia che ci sta rapinando&#8230; In realtà sa chi rappresenta l&#8217;unica speranza in questo paese alla deriva? Bossi</em>”.</p><p>Più o meno nello stesso periodo, il prestigioso quotidiano britannico <em>The Economist</em> pubblica uno strano articolo, “Redrawing the map”, corredato da una cartina geografica che prefigura sconvolgimenti in Europa per mutare l&#8217;assetto  degli  Stati. “<em>Chi non si trova bene col proprio vicino di casa può sempre traslocare in un altro quartiere, cosa che le nazioni non sono in grado di fare. Ma supponiamo che invece possano farlo. Riassettare la carta geografica europea renderebbe l’esistenza più logica e amichevole</em>&#8220;, scrive l&#8217;<em>Economist </em>che quasi per gioco sposta i confini dei vari paesi accorpandoli per affinità etniche, c&#8217;è chi viene accorpato, chi scivola verso il basso, chi sale verso l&#8217;alto.</p><p><strong>L&#8217;Italia appare smembrata</strong>, il meridione separato dal resto d’Europa, circondato dal mare Mediterraneo, spicca la parola  “Bordello”, sinonimo di “casino” che in inglese equivale a racket. Cioè mafia. Sembra che la mappa pubblicata dall&#8217;<em>Economist</em> avesse uno sponsor d&#8217;eccezione, ovvero il principe Filippo di Edimburgo, cui l&#8217;unità europea non piaceva proprio e pertanto avesse commissionato nel 1989 all’industriale olandese Alfred Heineken uno “studio”  sulla scomposizione degli Stati nazionali europei. Heineken lo portò a termine suddividendo l’Europa in 75 ministati. L&#8217;industriale olandese era legato al nazionalista russo Vladimir Zhirinovskij, e qui veniamo al punto, molto amico del colonnello Gheddafi. Intanto la procura di Torre Annunziata scopre contatti tra il movimento di Bossi con i nazionalisti sloveni, legati a quelli russi e finanziati dai “dinari” libici. E anche che Zhirinovskij aveva avviato un giro d’affari con il leader nazionalista sloveno Nicholas Oman.</p><p>E qui il cerchio si chiude, perché secondo la Digos di Arezzo, Oman era un a<strong>ssiduo frequentatore di Villa Wanda</strong>, la residenza ufficiale di Licio Gelli.</p><p>Poteva Gelli, l&#8217;uomo della loggia atlantica, ma anche grande tessitore di traffici con la Libia (fin dallo scandalo dei Petroli) rimanere insensibile a tutte queste spinte secessioniste? No, infatti <strong>diede vita alla lega Meridionale</strong> che finì per divenire il punto di contatto tra vari partiti del Sud Italia che all&#8217;inizio degli anni Novanta muovevano i primi passi in Sicilia e in altre Regioni del Sud.   Un’indagine della Procura di Palermo, allora guidata da Giancarlo Caselli, rivelò che dietro questi movimenti politici vi erano in realtà<strong> mafia e ‘ndrangheta, P2 e neofascismo</strong>: “L<em>a Lega delle Leghe del gruppo gelliano non si presentava come movimento antagonista alla Lega di Bossi ma ne condivideva il programma e l’ideologia, presentandosi come l’attore politico in grado di pilotare al Sud il programma di divisione dell’Italia in macroregioni</em>”.</p><p>Il progetto finale era un&#8217;Italia federata, attratta al Sud dai paesi del Nord Africa. Ovvero la Libia, e questo spiegherebbe l&#8217;interesse di Gheddafi. Insomma il Rais sta<strong> vendendo cara la pelle</strong>, con questa intervista manda a dire: “<em>Se voglio ne ho da raccontare</em>”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/quelle-armi-di-gheddafi-alla-padania/96214/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>28</slash:comments> </item> <item><title>Toscani, genio e&#8230; ubriachezza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/toscani-genio-e-ubriachezza/94944/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/toscani-genio-e-ubriachezza/94944/#comments</comments> <pubDate>Thu, 03 Mar 2011 09:21:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[donne]]></category> <category><![CDATA[nudo]]></category> <category><![CDATA[Oliviero Toscani]]></category> <category><![CDATA[Pubblicità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=94944</guid> <description><![CDATA[Forse un&#8217;intervista come quella rilasciata da Oliviero Toscani, “genio dell&#8217;immagine e della provocazione”, al Secolo XIX, andrebbe fatta passare sotto silenzio. Anche i geni a volte sono inclini all&#8217;alcol e non si astengono dal rilasciare interviste neppure quando sono in preda a ubriachezza molesta. Ma poiché siamo in prossimità dell&#8217;8 marzo e vale la pena...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Forse un&#8217;intervista come quella rilasciata da<strong> Oliviero Toscani</strong>, “genio dell&#8217;immagine e della provocazione”, al <em>Secolo XIX</em>, andrebbe fatta passare sotto silenzio. Anche i geni a volte sono inclini all&#8217;alcol e non si astengono dal rilasciare interviste neppure quando sono in preda a ubriachezza molesta. Ma poiché siamo in prossimità dell&#8217;8 marzo e vale la pena ricordare che mai come quest&#8217;anno (per tutti i motivi che sapete) la ricorrenza è attuale vi giro l&#8217; intervista per qualche riflessione in merito<strong>. </strong>Toscani entra nella querelle sulle <strong>donne nude in pubblicità</strong>, scatenata da un gigantesco cartellone pubblicitario di Silvan Heach, dove, in una foto scattata da Terry Richardson, una modella mostra “il sedere senza pudore”. E senza pudore afferma:</p><p>“<em>Le prime a fare schifo sono le donne. Tutte. <strong>Fanno schifo</strong>. Preferiscono puntare sulla bellezza, anziché sull&#8217;intelligenza. Povere donne. Le intelligenti non lo sono abbastanza. O non hanno abbastanza forza per opporsi. Per cambiare. Prenda un giornale femminile&#8230;.Incostituzionale sin dal genere. Diretto da donne, ovvio. Che ha in prima come strillo? Chirurgia estetica, sesso, orgasmo, diete. Siete bestie da sesso, ecco cosa siete. Mi fate schifo. Tutte tr&#8230; Donne così io non le fotografo. Io documento le condizioni umane come l&#8217;anoressia. Volevo preparare degli scatti sulla chirurgia plastica. Nessuna ha voluto</em>”.</p><p>Per Toscani la colpa è tutta delle donne “<em>Certo. Anche per la storia. Siamo un Paese dominato dagli uomini, ma le donne ci sguazzano. Siamo un Paese sottosviluppato. Ha mai visto una madre che non sia fiera del figlio sciupafemmine? Chi li alleva, così? È un pianto&#8230; E poi avete il coraggio di lamentarvi? Un pianto&#8230; Per fortuna non ho mai avuto mogli italiane&#8230; Culi bassi, gambe corte e ascelle pelose. Mi state sulle palle. D&#8217;altronde, con un premier così, che cosa si aspetta? Il grande problema è la mancanza di una destra intelligente. Prendiamo esempio dalla Libia, piuttosto. Loro si sono ribellati. Una rivoluzione si dovrebbe fare anche qui</em>”.</p><p>Speriamo che quando le donne decideranno di imbracciare un fucile, si siano dimenticate di lui. Per rifarci da tanti insulti e volgarità, mettiamo fiori nei nostri cannoni e dedichiamo a Toscani queste bellissime parole di <strong>R.M. Rilke</strong>: “<em>Un giorno esisterà la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l&#8217;umanità femminile. Questo progresso trasformerà l&#8217;esperienza dell&#8217;amore, che ora è piena d&#8217;errore, la muterà dal fondo, la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano, non più da maschio a femmina</em>”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/toscani-genio-e-ubriachezza/94944/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>145</slash:comments> </item> <item><title>Il bunga bunga e le acque di Fiuggi</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/19/il-bunga-bunga-e-le-acque-di-fiuggi/87172/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/19/il-bunga-bunga-e-le-acque-di-fiuggi/87172/#comments</comments> <pubDate>Wed, 19 Jan 2011 10:42:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Rita Di Giovacchino</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[bungabunga]]></category> <category><![CDATA[Fiuggi]]></category> <category><![CDATA[Gheddafi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=87172</guid> <description><![CDATA[Non è tanto per questo trionfo di tette, culi, papi girls, aspiranti fidanzate, dame di cuori o ragazze che hanno già fatto la gavetta, come quell&#8217;Evelina Manna che rivendica la sua storia “forte e pulita” con Silvio premier, per via della “nannina a seggiolina” con lui che mastica Iodasan perché “le donne le rispetta” (nel...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non è tanto per questo trionfo di tette,  culi, papi girls, aspiranti fidanzate, dame di cuori o  ragazze che hanno già fatto la gavetta, come quell&#8217;Evelina Manna che rivendica la sua storia “forte e pulita” con Silvio premier, per via della  “nannina a seggiolina” con lui che mastica Iodasan  perché “<strong>le donne le rispetta</strong>” (nel senso che non intende atterrarle con un fiotto di alito pesante). No, non è questo, a frastornarmi, ma piccoli dettagli, battute di personaggi minori, gente normale, soltanto per caso coinvolta in questa epopea nazionale della “figa”.</p><p>Prendi il signor Pascale , ci sfugge il nome di battesimo  ma  è padre della più nota Francesca, consigliere comunale di Napoli, una che nel 2006 -prima di essere eletta per aver fondato il comitato &#8216;Silvio ci manchi&#8217;- dichiarava: “Berlusconi è uno che con  le donne ci sa fare, è bello, ricco, intelligente&#8230;solo un po&#8217; calvo”. Eccolo il piccolo difetto, la calvizie, per fortuna l&#8217;estate successiva girava con la bandana.</p><p>Francesca Pascale è data in pole position tra le 683 fidanzate ufficiali in lista per salvare Silvio. Ed è per questo che il fortunato padre, interpellato per telefono,  non conferma né smentisce ma si abbandona a un sospiroso: “Magari”. Ma come &#8216;magari&#8217;, signor Pascale? Sua figlia ha soltanto 26 anni, la faccia da bambina, si accontenti che sia diventata consigliere comunale (grazie alla la madre che dopo un comizio infilò in tasca a Berlusconi curriculum e foto della ragazza, più che il curriculum valse la foto).</p><p>Pascale ricorda un po la vicepreside della Scuola per il turiamo, frequentata da <strong>Noemi Letizia</strong>, la “pupilla”.  “Beata lei” esultò questa austera educatrice&#8230;.Di fronte alle telecamere, improvvisamente uscita di controllo sembrò inorgoglita dall&#8217;avere tra le allieve la favorita di Berlusconi, che  arrivava la mattina accompagnata da berlina scura ed autista. L&#8217;unico rimòpianto è non ave mai avuto un fisico come il suo</p><p>E mettiamoci  pure il padre di Ruby, un poveraccio di venditore ambulante marocchino, che si aggira per il catanese, finora rimasto dignitosamente ai margini della scena. Scopriamo che in realtà è in contatto con la figlia, fuggita di casa a 14 anni, l&#8217; aveva data per persa e  felicemente la ritrova grazie alle cronache nazionali in veste di “première dame”. Questo lo inorgoglisce e alla figlia perdonata dà consigli sulla trattativa ingaggiata dalla minorenne di Arcore che gli chiede: cinque milioni sono tanti o pochi in cambio del “macchiamento” del mio nome?</p><p>Tanto per cambiare argomento, ma restando sul tema, segnalo che i cittadini di <strong>Fiuggi</strong> da giorni sono in grande agitazione. Gira voce che <strong>Gheddafi</strong> intenda comprare gli stabilimenti che hanno reso famosa la cittadina ciociara per gli straordinari effetti salvifici delle sue acque. Pensate che siano preoccupati per l&#8217;ingerenza del leader libico nell&#8217;economia locale? Niente affatto, temono soltanto che ci ripensi. “C&#8217;è bisogno di forti investimenti per rilanciare l&#8217;economia locale”, proclama un amministratore locale. Evviva, siamo tutti in vendita! Ma quale decoro, quale virtù, quale difesa dell&#8217;economia nazionale. Qui si bada solo alla sopravvivenza</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/19/il-bunga-bunga-e-le-acque-di-fiuggi/87172/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>30</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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