<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Marco Travaglio</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/MTravaglio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>I ladri galantuomini</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/ladri-galantuomini/242820/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/ladri-galantuomini/242820/#comments</comments> <pubDate>Sat, 26 May 2012 17:16:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[corte dei conti]]></category> <category><![CDATA[Ottaviano Del Turco]]></category> <category><![CDATA[Piero Sansonetti]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category> <category><![CDATA[Severino Citaristi]]></category> <category><![CDATA[Ugo Sposetti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=242820</guid> <description><![CDATA[Va di moda la giustizia fai da te. Non c’è più bisogno di “attendere con fiducia le sentenze”, per poi gabellare le prescrizioni per assoluzioni. Ora le assoluzioni le distribuiscono direttamente i giornalisti e i politici. Prendete Piero Sansonetti: da un po’ di tempo fa la parte di “quello di sinistra che ce l’ha coi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;">Va di moda la giustizia fai da te. Non c’è più bisogno di “attendere con fiducia le sentenze”, per poi gabellare le prescrizioni per assoluzioni. Ora le assoluzioni le distribuiscono direttamente i giornalisti e i politici. Prendete <strong>Piero Sansonetti</strong>: da un po’ di tempo fa la parte di “quello di sinistra che ce l’ha coi giudici”, molto più richiesto nei salotti televisivi di “quello di destra che ce l’ha coi giudici”. Un po’ come il pizzaiolo che fa la pizza alle fragole. Il sottotesto dice: “Io sono di sinistra, dunque non ce l’ho coi giudici perché me l’ha chiesto Berlusconi, ma perché ho ragione”.<br /> </div><div style="text-align: left;">L’altra sera, a <a href="http://www.serviziopubblico.it/tutte_le_puntate/2012/05/25/news/puntata25.html-2?cat_id=10" target="_blank">Servizio Pubblico</a> su mafia e politica, il popolare Samsonite annuncia che il processo a <strong>Ottaviano Del Turco</strong>, arrestato quand’era governatore d’Abruzzo, è finito nel nulla: e ora chi risarcirà quel sant’uomo e una Regione decapitata dai giudici? Faccio sommessamente notare che Del Turco e i suoi coimputati, arrestati da un gip su richiesta di tre pm, decisione confermata da vari giudici del Riesame e della Cassazione, e rinviati a giudizio da un gup, sono tuttora sotto processo al Tribunale di Pescara e nessuna sentenza, a parte quella di Sansonetti e di altri difensori d’ufficio a mezzo stampa e tv, è stata ancora emessa. Allora Samsonite ribatte che il processo è durato troppo: dev’essere per questo che lui ha deciso di anticipare l’assoluzione.</div><div style="text-align: left;">Nelle stesse ore la Camera votava la legge-truffa sui soldi pubblici ai partiti, pomposamente presentata dalla stampa di regime come “la riforma che dimezza i rimborsi elettorali”: in realtà, a conti fatti, i partiti maggiori <strong>si tagliano un misero 30%</strong>; espropriano del potere di controllo l’unico organismo deputato a esercitarlo: la Corte dei Conti; regalano sgravi fiscali favolosi ai finanziatori privati (legalizzando le tangenti preventive, come osserva Curzio Maltese); e negano i rimborsi elettorali ai movimenti e alle liste civiche come 5 Stelle (che peraltro non li vuole) con la scusa che non hanno uno statuto (e pazienza se gli statuti dei partiti sono incostituzionali perché li equiparano ad associazioni private).</div><div style="text-align: left;">La sublime porcata poteva contenere un paio di norme di minima decenza: la proposta Idv di revocare i rimborsi ai partiti che candidano <strong>condannati</strong>; e quella del pd Fontanelli per obbligare i tesorieri a dichiarare non solo la propria <strong>posizione patrimoniale</strong>, ma anche quella dei congiunti di primo e secondo grado. Emendamenti puntualmente respinti. Contro quello pidino s’è scatenato <strong>Ugo Sposetti</strong>, tesoriere dei Ds (che non esistono più ma hanno ancora incredibilmente un tesoriere, dunque un tesoro): l’ha definito “un tentativo di criminalizzare la figura del tesoriere” (come se non bastassero i Lusi, i Naro e i Belsito). Poi, con aria ispirata e posa ciceroniana, s’è lanciato in una commossa difesa di tutti i tesorieri presenti, futuri, ma soprattutto passati: “Voto contro in memoria di galantuomini come <strong>Severino Citaristi</strong>, <strong>Renato Pollini</strong> e <strong>Marcello Stefanini</strong>, sempre assolti dopo lunghe sofferenze”.</div><div style="text-align: left;">Per la cronaca, il galantuomo Citaristi, tesoriere Dc, ricevette <strong>74 avvisi di garanzia</strong> e fu condannato definitivamente a un totale di 16 anni di carcere e 8 miliardi di lire di multe per corruzione e finanziamento illecito, oltre a risultare beneficiario di un conto svizzero intestato a un parente e gestito dal faccendiere <strong>Pacini Battaglia</strong>. Quanto ai galantuomini Pollini e Stefanini, ultimi tesorieri del Pci, uscirono dalle inchieste in parte per assoluzione, in parte per prescrizione, in parte per amnistia, mentre il loro braccio operativo <strong>Greganti</strong> veniva condannato a 3 anni e 6 mesi per corruzione e finanziamento illecito al partito. Però Sposetti li ha assolti tutti, e tanto basta. La sua catilinaria è stata accolta con vivi applausi da tutto l’emiciclo, specialmente dai banchi del Pdl e dell’Udc. Telegrammi di felicitazioni da Arsenio Lupin e Pietro Gambadilegno. La <strong>Banda Bassotti</strong> ha inviato una tessera onoraria.</div> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/ladri-galantuomini/242820/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Politici e frequentazioni mafiose</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/politici-frequentazioni-mafiose/241386/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/politici-frequentazioni-mafiose/241386/#comments</comments> <pubDate>Fri, 25 May 2012 07:53:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[andreotti]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Casini]]></category> <category><![CDATA[favoreggiamento]]></category> <category><![CDATA[mafia]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[Totò Cuffaro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=241386</guid> <description><![CDATA[Totò Cuffaro lo lasciamo stare perché sta almeno scontando onestamente la sua pena di 7 anni a Rebibbia per favoreggiamento alla mafia, però Pierferdinando Casini non possiamo lasciarlo stare perché è stato lui a portare Cuffaro in Parlamento quando era già imputato per favoreggiamento mafioso e a riportarcelo poi addirittura quando  era stato già condannato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Totò Cuffaro lo lasciamo stare perché sta almeno scontando onestamente la sua pena di 7 anni a Rebibbia per favoreggiamento alla mafia, però Pierferdinando Casini non possiamo lasciarlo stare perché è stato lui a portare Cuffaro in Parlamento quando era già imputato per favoreggiamento mafioso e a riportarcelo poi addirittura quando  era stato già condannato in primo grado.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/8lbHcOyF95o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/25/politici-frequentazioni-mafiose/241386/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La lotta a Cosa nostra? Una questione di metodo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/lotta-cosa-nostra-questione-metodo/238537/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/lotta-cosa-nostra-questione-metodo/238537/#comments</comments> <pubDate>Tue, 22 May 2012 17:22:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Cronaca]]></category> <category><![CDATA[Borsellino]]></category> <category><![CDATA[Capaci]]></category> <category><![CDATA[caselli]]></category> <category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category> <category><![CDATA[Falcone]]></category> <category><![CDATA[Ingroia]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category> <category><![CDATA[stragi]]></category> <category><![CDATA[via d'amelio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=238537</guid> <description><![CDATA[Una delle offese più sanguinose che si possono infliggere alla memoria di Giovanni Falcone è quella di immaginare, dopo la sua morte, che cosa avrebbe fatto o detto. Eppure questo estremo oltraggio è stato per vent’anni lo sport preferito di molti politici e commentatori, che hanno tentato di usare la sua salma come arma contundente...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una delle offese più sanguinose che si possono infliggere alla memoria di <strong>Giovanni Falcone</strong> è quella di immaginare, dopo la sua morte, che cosa avrebbe fatto o detto. Eppure questo estremo oltraggio è stato per vent’anni lo sport preferito di molti politici e commentatori, che hanno tentato di usare la sua salma come arma contundente per colpire i magistrati antimafia vivi. “Falcone non avrebbe fatto il processo <strong>Andreotti</strong>, indagato su <strong>Dell’Utri</strong>, né sulle trattative Stato-mafia”.</p><p>Nessuno può sapere quel che avrebbe fatto Falcone, dinanzi ai nuovi sconvolgenti scenari che si sono aperti dopo la strage di Capaci, quando finalmente centinaia di collaboratori di giustizia si decisero a oltrepassare la soglia che, lui vivo, nessuno aveva mai osato valicare: quella dei rapporti fra mafia e classi dirigenti. Sappiamo però come operava Falcone: basta leggere gli atti delle sue indagini e dei suoi processi, per farsene un’idea. Chi conosce quelle carte, sa bene che nessun magistrato degno di questo nome avrebbe potuto esimersi dal dovere costituzionale di indagare sulle collusioni emerse nell’ultimo ventennio. Ma sa anche che, negli ultimi vent’anni, la soglia probatoria richiesta dai giudici per condannare i colletti bianchi, si è paurosamente alzata. Oggi per inchiodare un intoccabile occorrono prove dieci volte superiori a quelle ritenute sufficienti per gli imputati comuni.</p><p><strong>INTOCCABILI &amp; PICCIOTTI - </strong>Qualche anno fa, su Micromega, <strong>Enrico Bellavia</strong> si domandò: “E se Andreotti non fosse Andreotti, ma un Calogero Picciotto qualunque?”. E raccontò la storia di <strong>Giovanni Vitale</strong>, accusato da un pentito de relato (per sentito dire) di un delitto del 1994 e condannato all’ergastolo per un omicidio che sostiene di non avere mai commesso: “Il pentito – narra Bellavia – è <strong>Pasquale Di Filippo</strong>, che racconta ai giudici dell’assassinio di un tale <strong>Armando Vinciguerra</strong> che fu punito per avere messo in giro la voce, falsa, che il boss di San Giuseppe Jato, <strong>Bernardo Brusca</strong>, stava per pentirsi. Di Filippo dice che di quell’omicidio gli parlò uno che lo aveva fatto, <strong>Vincenzo Buccafusca</strong>. E quest’ultimo gli avrebbe parlato anche di Vitale.</p><p>Giovanni Brusca, figlio di Bernardo, da pentito, racconta soltanto di aver saputo che al delitto partecipò anche un ragazzo. È Vitale? Non è chiaro, ma è lui che finisce nell’elenco di quelli che prendono la condanna a vita. Nessuno quasi se ne accorge. Per ben altro ci si è occupati di quel processo. È il primo nel quale è stato condannato per mafia <strong>Vittorio Mangano</strong>, lo ‘stalliere di Arcore’. È quello nel quale Marcello Dell’Utri è venuto ad avvalersi della facoltà di non rispondere”. Conclusione: “Chi ci pensa a un Vitale? E se Andreotti non fosse Andreotti, ma Vitale, o Maiorana, insomma uno dei tanti Picciotto, ci si sarebbe arrovellati su un bacio? Oppure lo si sarebbe liquidato come possibile e probabile declinando la gamma dell’ospitalità sicula, così avara di convenevoli, ma gelosa dei propri riti? […] ‘Non poteva non sapere’, ripetono i colpevolisti, spargendo non solo il seme del dubbio, ma evocando un principio in base al quale la gran parte dei processi di mafia a carico dei componenti della Cupola ha ricevuto il bollo in Cassazione.</p><p>Un principio in base al quale sono state pronunciate le venti condanne a carico di <strong>Totò Riina</strong>, che certo non ha firmato alcun ordine di servizio per alcuno dei cento omicidi di cui lo si è accusato. ‘I riscontri, i riscontri, sono mancati i riscontri’, hanno urlato sui giornali i più prudenti, quelli che si sono provati in un’analisi che non fosse la solita filastrocca sulle toghe rosse pronte a porre un sigillo giustizialista sulla storia. Ma in un processo per mafia, che ruota intorno alla necessità di provare ciò che è coperto da un vincolo di segretezza, cos’è un riscontro? È un fatto, quando c’è, ma anche una serie di indizi che costituiscono una prova logica&#8230;”.</p><p>Chi non coglie o non vuole cogliere questo aspetto ha preferito in questi anni contrapporre il <strong>“metodo Falcone”</strong> al <strong>“metodo Caselli”</strong> o più recentemente al <strong>“metodo Ingroia”</strong>: il primo serio, rigoroso, prudente, fondato su prove granitiche e pentiti “veri”, “garantista” con tutti i crismi e i riscontri, dunque foriero di grandi successi processuali; gli altri due disinvolti, irruenti, “emergenziali”, fondati su teoremi evanescenti e su pentiti falsi o bugiardi, senza prove né riscontri, “giustizialisti” e dunque votati al fallimento. Ma è davvero così? Se fosse così, Caselli e Ingroia non avrebbero raccolto molte condanne nemmeno nei processi all’ala militare di Cosa Nostra: lì, invece, non ne hanno mancata una. E allora?</p><p><strong>IL POOL DA TORINO A PALERMO </strong>- Fu proprio Caselli, insieme con un pugno di colleghi torinesi impegnati contro il terrorismo, a inventare il lavoro in pool, dal quale poi impararono <strong>Chinnici e Caponnetto</strong> trapiantando quel modello a Palermo nelle indagini di mafia con Falcone, Borsellino e gli altri. Fu Caponnetto a telefonare a Caselli per chiedergli spiegazioni sul metodo del pool di Torino: “Come fate ad affidare a più giudici istruttori una stessa inchiesta, visto che per il nostro codice il giudice istruttore è monocratico?”. Caselli ricorda tutt&#8217;oggi con emozione quella telefonata: “Le primissime inchieste sulle Br, di competenza di Torino, erano state assegnate tutte a un solo giudice istruttore, che ero io: erano le inchieste che avevano al centro i sequestri <strong>Labate, Amerio e Sossi</strong>, operati dal nucleo storico delle Brigate rosse. L’idea di formare un pool ci venne in mente dopo l’assassinio delprocuratore generale di Genova, <strong>Francesco Coco</strong>, ucciso nel 1976 con la sua scorta. Mi chiamò nel suo studio il capo dell’Ufficio Istruzione di Torino, <strong>Mario Carassi</strong>, che mi affidò l’inchiesta Coco dicendomi che però, da quel momento, tutte le inchieste di terrorismo sarebbero state assegnate con me anche ad altri colleghi: ‘È bene che tu non sia più solo, l’estensione del terrorismo è sempre maggiore, per cui è necessario che vi siano in campo più risorse per contrastarlo. E poi, più obiettivi possibili vi sono, minore diventa il rischio per ogni singola persona’. Casomai fosse successo qualcosa a uno di noi, sarebbero restati gli altri ad andare avanti. In quei giorni nacquero i pool. Anche a Palermo decisero di lì a poco di adottare un’interpretazione simile alla nostra”.</p><p>Quando nel gennaio 1993 approda a Palermo, avendolo “inventato”, Caselli conosce bene quel metodo. E così i magistrati della Procura, che l’hanno sperimentato per anni lavorando fianco a fianco con Falcone e Borsellino. I tempi sono diversi, ma il sistema è identico. E identici sono gli strumenti – i pentiti, i riscontri, l’associazione mafiosa, il concorso esterno – anche se ora c’è in più la legge sui collaboratori di giustizia, che Falcone e Borsellino avevano chiesto per anni e avevano ottenuto solo dopo la morte.</p><p><strong>IL CONCORSO ESTERNO - </strong>Anche il contestatissimo concorso esterno in associazione mafiosa era, per Falcone e Borsellino, un reato sacrosanto: l’unica arma per recidere le collusioni politico-istituzionali che garantiscono lunga vita e grande potere alla mafia. I due magistrati lo scrissero nero su bianco – plasmando la figura giuridica (tutt’altro che sconosciuta in passato) del concorso esterno in associazione mafiosa – nella sentenza-ordinanza del processo “maxi-ter” a Cosa Nostra, il 17 luglio 1987: “Manifestazioni di connivenza e di collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni possono – eventualmente – realizzare condotte di fiancheggiamento del potere mafioso, tanto più pericolose quanto più subdole e striscianti, sussumibili – a titolo concorsuale – nel delitto di associazione mafiosa”. E – aggiungevano – è proprio questa “convergenza di interessi” col potere mafioso […] che costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché, correlativamente, delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali”.</p><p>Collusioni politico-istituzionali che potevano portare anche all’assassinio, come disse ancora Falcone a proposito dei delitti “politici” <strong>Mattarella, Dalla Chiesa, Reina e La Torre</strong>: “Omicidi in cui si è realizzata una singolare convergenza di interessi mafiosi e di oscuri interessi attinenti alla gestione della cosa pubblica, fatti che non possono non presupporre tutto un retroterra di segreti e inquietanti collegamenti, che vanno ben al di là della mera contiguità e che debbono essere individuati e colpiti se si vuole davvero voltare pagina. Non per nulla, è proprio dal 1987 che si intensifica la guerra politico-mediatica al pool di Falcone e Borsellino, fino a impedir loro di lavorare a Palermo: appena lasciano intendere che le loro indagini stanno per investire i piani alti delle collusioni istituzionali, il pool viene spazzato via da corvi, manovre della politica e dell’ala più retriva della magistratura, dal tritolo.</p><p><strong>UN PENTITO PIÙ UN PENTITO -</strong> Anche sull’uso dei pentiti, il metodo Falcone e il metodo di Caselli e dei suoi allievi coincidono. Basta leggere il mandato di cattura spiccato nel 1984 per i cugini <strong>Nino e Ignazio Salvo</strong> dopo le rivelazioni di <strong>Buscetta</strong>. Il pentito aveva raccontato che gli esattori erano “uomini d’onore” e che lo avevano ospitato durante la latitanza nella loro villa di Santa Flavia. Quali riscontri trovarono i giudici del pool alle sue parole? Si fecero descrivere gli ambienti della villa, poi andarono a verificare sul posto se quella descrizione corrispondeva alla realtà. Corrispondeva. Così i Salvo finirono in carcere. Lo stesso metodo fu seguito, spesso con maggiore dovizia di riscontri, dalla Procura di Caselli per verificare le accuse dei pentiti nei vari processi, più o meno eccellenti, celebrati fra il 1993 e il 1999, a carico di <strong>Andreotti, Dell’Utri, Contrada, Carnevale, Mannino</strong> e tanti altri. E ancora, basta scorrere le ordinanze di rinvio a giudizio e le sentenze dei tre maxiprocessi a Cosa Nostra per rendersi conto che la “convergenza del molteplice” – cioè il valore probatorio delle dichiarazioni incrociate di più pentiti, riconosciuto dall’articolo 192 del codice di procedura penale – stava già alla base delle indagini del vecchio pool di Palermo (che infatti venne accusato di “abuso” dei pentiti, proprio come il nuovo pool).</p><p>Gli imputati dei tre maxiprocessi furono condannati su elementi molto meno consistenti di quelli che hanno portato all’assoluzione per insufficienza di prove di vari politici nell’ultimo quindicennio. Il che si spiega, appunto, con quel progressivo “innalzamento della soglia probatoria” che chi vuole giudicare in buona fede non può non notare, confrontando le sentenze degli anni 80 con quelle degli anni 90 e 2000.</p><p><strong>LE PAROLE INCROCIATE - </strong>Un solo esempio, fra i mille possibili. Nell’ordinanza-sentenza di rinvio a giudizio del “maxi-uno”, Falcone e Borsellino scrivono: “Le rivelazioni di Buscetta e di <strong>Contorno</strong> si integrano e completano a vicenda, provenendo da personaggi che hanno vissuto esperienze di mafia da diversi punti di osservazione”. Avendo due soli pentiti a disposizione, bastava l’incrocio fra le loro dichiarazioni per riscontrarle entrambe. E tanto bastò ai giudici per condannare centinaia di mafiosi a pene molto pesanti. Anche quando i pentiti raccontavano notizie di seconda mano (de relato). Sono ancora Falcone e Borsellino a scrivere, nel ricorso contro la scarcerazione di un presunto mafioso chiamato in causa da Totuccio Contorno: “Se un uomo d’onore apprende da un altro consociato che un terzo è un uomo d’onore, quella è la verità. Non importa conoscere fisicamente l’uomo d’onore”. Il giudice diede loro ragione e il presunto mafioso fu riarrestato qualche tempo dopo, in compagnia di un latitante. Il pool commentò: “L’episodio costituisce la più chiara dimostrazione del grado di attendibilità di Contorno e dovrebbe indurre a rifuggire da quell’aprioristico atteggiamento di generalizzata svalutazione delle chiamate in correità da parte dei pentiti in mancanza di altri riscontri”. Per molto meno, oggi, un magistrato antimafia finirebbe sotto procedimento disciplinare, tacciato di giustizialista, golpista e naturalmente toga rossa.</p><p><em>da Il Fatto Quotidiano del 20 maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/lotta-cosa-nostra-questione-metodo/238537/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Un decreto Libera-Italia. L&#8217;appello del Fatto per la trasparenza delle nomine</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/travaglio-libera-italia-firme-monti/234648/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/travaglio-libera-italia-firme-monti/234648/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 May 2012 10:47:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[nomine pubbliche]]></category> <category><![CDATA[petizione]]></category> <category><![CDATA[raccolta firme]]></category> <category><![CDATA[travaglio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=234648</guid> <description><![CDATA[Si sperava che il governo tecnico riuscisse almeno a frenare gli appetiti dei partiti sulle nomine nei posti pubblici. Nessuno pretendeva l’improvvisa irruzione in Italia della meritocrazia che, se introdotta così, ex abrupto e senza preavviso, potrebbe innescare suicidi di massa fra i politici e i loro protégé. Ma un minimo di decenza da questi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Si sperava che il governo tecnico riuscisse almeno a frenare gli appetiti dei partiti sulle nomine nei posti pubblici. Nessuno pretendeva l’improvvisa irruzione in Italia della meritocrazia che, se introdotta così, <em>ex abrupto</em> e senza preavviso, potrebbe innescare suicidi di massa fra i politici e i loro <em>protégé</em>. Ma un minimo di decenza da questi professoroni supponenti che portano a spasso il loro monumento con tanto di piedistallo e curriculum accademico, era lecito attenderselo. Invece nulla è cambiato nemmeno su questo fronte, come dimostra la pretesa del trio lescano <strong>ABC</strong> di far votare a scatola chiusa dal Parlamento i nuovi membri dell’Agcom inviando all’ultimo momento un sms coi nomi dei fortunati vincitori. Ma anche le nomine Rai, che governo e partiti si stanno spartendo tra il lusco e il brusco alla faccia dell’appello di <strong>Freccero</strong> e <strong>Santoro</strong> per una gara trasparente fra candidati, previa pubblicazione dei curriculum. I lettori ci diranno: ma l’avete sempre scritto, voi del <em>Fatto</em>, che quella del governo tecnico era una favoletta per gonzi, visto che Monti s’è circondato di “amici di” e “in quota a” questo o quel politico, dovendo guadagnarsi il voto del Parlamento più indecente della storia repubblicana, e anche monarchica. Vero: infatti siamo ancora in attesa di sapere chi ha indicato, e in base a quali meriti, i vari <strong>Malinconico, Zoppini, Patroni Griffi, Milone, Ciaccia, Catricalà, Mazzamuto, Cecchi</strong>, per citare solo i più chiacchierati.</p><p>Ma, almeno nelle istituzioni che richiedono “notoria indipendenza” come il Cda Rai e le authority, si poteva sperare in un gesto minimo di discontinuità. Sappiamo bene che le leggi, in Italia, sono fatte per essere violate e aggirate. Ma sappiamo anche che, se non sono costretti da una legge, i partiti non arretreranno mai di un millimetro dai privilegi abusivamente conquistati. Quindi la buttiamo lì: professor <strong>Monti</strong>, perché non presenta un decreto <strong>Libera-Italia</strong> che regolamenti le nomine negli enti pubblici? Non c’è bisogno di tante parole: basta prevedere che, per ogni posto dirigenziale nel settore pubblico, le nomine vanno fatte con bando di gara internazionale dove i concorrenti devono presentare il curriculum, da pubblicare su un apposito sito web consultabile da tutti. Dopodiché, lo sappiamo, i partiti nei loro vari travestimenti riusciranno a metter becco nelle scelte. Ma con un limite non da poco: gli esclusi potranno ricorrere entro 20 giorni contro le nomine davanti al Tar, che potrà bloccarle se non avranno rispettato i requisiti di competenza e (là dov’è prevista) indipendenza.</p><p>Così anche le conferme o le revoche di ogni nomina sarebbero sottoposte al controllo dei cittadini, unici veri padroni di ciò che è pubblico. Se, come ha pomposamente annunciato, Monti vuol davvero “cambiare gli italiani”, dovrebbe cominciare a disarmare i partiti, che nel Paese contano sempre meno, ma nel Palazzo e nelle sue infinite propaggini (fondazioni bancarie, ospedali, enti pubblici, società miste e municipalizzate, università, istituti culturali, tv, cinema, fiction ecc.) seguitano a spadroneggiare come fossero ancora vivi. Non per nulla la gerontocrazia politica, avendo mani in pasta dappertutto, continua a perpetuare una classe dirigente decrepita in cui chi ha meno di 60 anni non esiste. Il tempo, di qui al “ritorno della politica” alle prossime elezioni, è pochissimo. Se Monti non vuole passare alla storia come l’ultimo fallimento della sua generazione, dovrebbe usare quel che resta del suo potere per una legge che tolga ai partiti l’unica stampella che ancora li tiene in piedi: l’esclusiva sulle nomine. E, se poi dovesse cadere sul decreto Libera-Italia, sarebbe comunque una bella morte. Molto meglio della fine che lui stesso dice di voler evitare: il tirare a campare. Ps. Chi condivide il nostro appello può firmarlo qui sotto</p><style>.ss-footer{display:none}</style><p><iframe src="https://docs.google.com/spreadsheet/embeddedform?formkey=dGNGcVd5VjVHV2NoSDdEM2M3TWJQVGc6MQ" width="640" height="440" frameborder="0" marginheight="0" marginwidth="0"></iframe><iframe width='620' height='300' frameborder='0' src='https://docs.google.com/spreadsheet/pub?key=0AiWyggEXelAxdGNGcVd5VjVHV2NoSDdEM2M3TWJQVGc&#038;single=true&#038;gid=0&#038;output=html&#038;widget=true'></iframe></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/travaglio-libera-italia-firme-monti/234648/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tutti a casa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/tutti-casa/233356/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/tutti-casa/233356/#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 May 2012 06:57:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antipolitica]]></category> <category><![CDATA[casta]]></category> <category><![CDATA[classe politica]]></category> <category><![CDATA[parlamentari]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=233356</guid> <description><![CDATA[Non si capisce bene se i politici fanno così perché non vogliono cambiare, o non possono cambiare o non sanno cambiare, ma mi sembrano tre ottimi motivi per mandarli tutti a casa lo stesso.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non si capisce bene se i politici fanno così perché non vogliono cambiare, o non possono cambiare o non sanno cambiare, ma mi sembrano tre ottimi motivi per mandarli tutti a casa lo stesso.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/eWz-fcHrOtc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/tutti-casa/233356/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Riottamazione</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/riottamazione/227546/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/riottamazione/227546/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 May 2012 11:18:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[david sassoli]]></category> <category><![CDATA[Gianni Riotta]]></category> <category><![CDATA[Pigi Battista]]></category> <category><![CDATA[Rai1]]></category> <category><![CDATA[Stefano Menichini]]></category> <category><![CDATA[Tg1 e Grillo]]></category> <category><![CDATA[v-day]]></category> <category><![CDATA[V-Day 2007]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=227546</guid> <description><![CDATA[Non avendo di meglio da fare, una combriccola di buontemponi della penna si dà convegno ogni giovedì sera su twitter per sparlare di Servizio Pubblico, dando vita a una sorta di Dopofestival o di Processo del Lunedì, ma di livello nettamente inferiore. Si tratta di Pigi Battista, Stefano Menichini, Gianni Riotta e altri noti desertificatori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non avendo di meglio da fare, una combriccola di buontemponi della penna si dà convegno ogni giovedì sera su twitter per sparlare di Servizio Pubblico, dando vita a una sorta di Dopofestival o di Processo del Lunedì, ma di <strong>livello</strong> nettamente inferiore.</p><p>Si tratta di Pigi Battista, Stefano Menichini, Gianni Riotta e altri noti desertificatori di giornali e di ascolti. L’altra sera le allegre comari erano tutte sdegnate perché avevo appena ricordato quando il Tg1 di Riotta, la sera del primo V-Day di Beppe Grillo, l’8 settembre 2007, riuscì a non <strong>inserire</strong> l’evento nei titoli di testa e a relegarlo in un annuncetto di 29 secondi netti, affogato fra notizione memorabili: i subacquei sott’acqua (mica sopra: sotto), le nozze di Marco Baldini con Fiorello testimone, gl’immancabili sviluppi del caso Garlasco, la prostituzione a Milano (ma prima del caso Ruby, s’intende).</p><p>Riotta avrebbe potuto mettere online quella memorabile edizione, o almeno pubblicarne la scaletta. Ma siccome era esattamente come l’avevo <strong>raccontata,</strong> ha preso a cinguettare farfugliando: “Per chi insiste su bugie, Tg1 e Grillo ho fede nei tribunali”. Tribunali? Le immagini, Riotta, bastano<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=q_QBBcmhokw" target="_blank"> le immagini</a></strong>. E poi via, in un groviglio di twittate e ritwittate (anche di Sassoli, direttamente dal Parlamento europeo): “i calunniatori”, “le menzogne”, “Riotta smentisce”, “li portiamo in tribunale così si rinfrescano la memoria”, “li portiamo tutti in giudizio”, “la vedranno gli avvocati”, “grazie David vecchio mio”, “manipolatori insopportabili”, “fai bene a reagire”, “il Tg1 approfondì”, “le bugie hanno le gambe corte”, “guardate le teche Rai”, “bravo cantajele chiare a sto busciardo” (Battista, testuale).</p><p>Sono andati avanti così per tutta la notte: forse non hanno neppure dormito, poveretti. Abbiamo atteso<strong> trepidanti</strong> per tutto il giorno le famose “teche”, cioè il filmato dei formidabili “approfondimenti” del Tg1 dell’8 settembre 2007 sul V-Day. Ma invano. Così ce lo siamo <strong>procurato noi</strong>: i lettori possono goderselo su <strong><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/grillo-ecco-prova-come-riotta-ignoro/197240/" target="_blank">ilfattoquotidiano.it</a></strong>   e<strong> <a href="http://www.serviziopubblico.it/fatti_e_persone/2012/05/11/news/bugiardo_chi.html" target="_blank">serviziopubblico.it</a></strong>   Indovinate chi è il “busciardo”? Ieri Riotta ha voluto dare ulteriore sfoggio di sé con una lettera al sito del Corriere. Mi ha dato dell’“impreciso” a proposito del “servizio” del suo Tg1 sul V-Day, ma purtroppo quella sera non vi fu alcun “servizio”: solo uno striminzito “strillo” di Romita (al minuto 14) da studio, e senza immagini originali, visto che in piazza Maggiore a Bologna non c’erano né inviati né telecamere del Tg1.</p><p>Poi Riotta ha cominciato a divagare, che è la cosa che gli riesce meglio: “Alla vicenda dedicai poi un mio editoriale”. Certo, “poi”: non la sera dell’evento, ma nei giorni successivi, quando tutti i giornali ne avevano parlato così tanto da <strong>costringere</strong> persino lui ad accorgersene. Riotta si fa scudo del Tv7 (7 giorni dopo), ma l’ho citato anch’io. Dice che il suo inviato “fu costretto a filmare con una telecamerina perché il servizio d’ordine di Grillo aveva impedito l’ingresso alla troupe”: ma quello non era il V-Day, era uno show di sei giorni dopo per il <strong>pubblico pagante</strong>. Riotta mi accusa pure di “conflitto d’interessi” perché collaboro con un programma tv e critico altri programmi tv: forse confonde la libertà d’informazione con l’omertà. Infine s’avventura pericolosamente nelle mie ferie in Sicilia del 2003, di cui stento a comprendere l’attinenza col Tg1 e Grillo: le definisce “sfortunate” e parla di “varie ipotesi su chi abbia poi effettivamente pagato il conto”. Spiacente di deluderlo, ma quelle vacanze furono fortunatissime e il conto lo pagai io, come ho dimostrato pubblicando i bonifici e gli assegni (a proposito: contrariamente a quanto scrive il disinformato Riotta, il maresciallo Ciuro presente nel villaggio in cui soggiornavo non è mai stato “condannato per mafia”). Però fa bene Riotta a invocare, con le allegre comari, i tribunali: infatti ci vediamo lì.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/q_QBBcmhokw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 12 Maggio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/riottamazione/227546/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bestiario grillesco</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/quelli-avevano-capito-tutto/226216/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/quelli-avevano-capito-tutto/226216/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 May 2012 07:17:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[elezioni amministrative 2012]]></category> <category><![CDATA[grillo]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[napolitano]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[sabina guzzanti]]></category> <category><![CDATA[v-day]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=226216</guid> <description><![CDATA[All’inizio Beppe Grillo non era affatto anti-sistema: anzi, cercava di costringere il sistema ad autoriformarsi. Nell’estate del 2007 lancia le primarie programmatiche online, discusse per otto mesi sul web da 800 mila persone, poi consegna le proposte raccolte al premier Romano Prodi a Palazzo Chigi: energie rinnovabili, wi-fi gratis, rifiuti e cemento zero. Ma Prodi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/4vkZw82Im20" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p>All’inizio Beppe Grillo non era affatto anti-sistema: anzi, cercava di costringere il sistema ad autoriformarsi. Nell’estate del 2007 lancia le primarie programmatiche online, discusse per otto mesi sul web da 800 mila persone, poi consegna le proposte raccolte al premier Romano Prodi a Palazzo Chigi: energie rinnovabili, wi-fi gratis, rifiuti e cemento zero. Ma Prodi – racconta Grillo – socchiude gli occhi e si appisola. Allora l’8 settembre 2007 Grillo organizza il V-Day in piazza Maggiore a Bologna, per il “Parlamento pulito”, davanti ad almeno 100 mila persone, più 10 volte tante collegate da altre 200 piazze. Porta sul palco giornalisti, scrittori, artisti, esperti, docenti e tenta di cambiare le cose con un altro strumento squisitamente costituzionale: tre leggi di iniziativa popolare (incandidabilità dei condannati in Parlamento, tetto massimo di due legislature, abolizione del Porcellum per tornare a scegliere i parlamentari). Raccoglie 350 mila firme in mezza giornata. Una cosetta da niente, infatti i tg di Rai, Mediaset e La7 non mandano una telecamera né un inviato (ci sono solo Sky e Annozero). È un esorcismo: basta non parlarne e il V-Day non esiste. </p><p>Le agenzie di stampa si inventano “attacchi”, “insulti”, “offese a Marco Biagi”, anche se in 10 ore di V-Day nessuno ha mai citato Marco Biagi. Si è solo criticata in un filmato la legge 30, che il programma dell’Unione, ben prima di Grillo, criticava e prometteva di cambiare perché causa del precariato. Così, invece di parlare dei contenuti e delle tre leggi popolari, si scatena una polemica su un fatto mai avvenuto. Casini accusa Grillo e i presenti di “inneggiare all’assassinio” del professore da parte delle Br: “Il V-Day è una cosa di cui vergognarsi: hanno oltraggiato Biagi, che andrebbe santificato”. Lui peraltro ha sempre preferito santificare Dell’Utri, Andreotti e Cuffaro. Quella sera il Tg1, diretto da Gianni Riotta, giornalista di scuola anglosassone, si apre con un servizio su Prodi a Bari, poi uno su B. chissà dove, poi tre servizi sui funerali di Pavarotti. Segue una lunga inchiesta sull’inedito fenomeno delle prostitute a Milano. Un delitto a Treviso. Un videomessaggio di Napolitano sul futuro dell’Europa. La solita carrellata di politici che parlano a vanvera. Un’imperitura intervista a Rutelli, che avrebbe potuto andare in onda tre anni prima o tre anni dopo. A quel punto chi non ha ancora spento o distrutto il televisore è tentato di chiamare la redazione per avvertirla che nel pomeriggio c’è stata una cosina chiamata V-Day. Ma ecco Romita incupirsi improvvisamente in volto: è il segnale convenuto, è il momento di parlare del V-Day. Fermo immagine su una foto di Grillo, voce fuori campo: “S’è svolto a Bologna e in altre città italiane il Vaffa Day del popolare comico genovese&#8230;”. Sullo sfondo, un paio d’immagini rubate a Eco-tv, che ha trasmesso la diretta, e morta lì. Totale: 29 secondi. Poi Romita ritrova il sorriso: i nuovi sviluppi del delitto di Garlasco, un servizio sui romeni che rubano nei supermarket a Ivrea, uno sull’analfabetismo di ritorno (appunto) e uno su un fatto unico nella storia dell’umanità: &#8220;Sei subacquei sott’acqua a Ponza senza prendere ogni tanto una boccata d’aria”. Roba forte: i subacquei sott’acqua. Il Tg1 si chiude con l’indimenticabile matrimonio di Marco Baldini, officiante Veltroni, testimone Fiorello (25 secondi, 4 meno del V-Day).</p><p>L’indomani il Tg2 dedica al V-Day l’editoriale del direttore in quota An Mauro Mazza, dal titolo “Grillo e grilletti”. Col volto terreo, come se fossero tornate le Br, Mazza ammonisce Grillo col gesto della pistola: “Che accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati gli insulti di Grillo, premesse il grilletto?”. Per la verità Grillo non ha mai evocato né pistole né fucili, diversamente da Bossi.</p><p>Infatti persino Gianfranco Fini, davanti ai giornalisti, dice che l’allarme di Mazza è un po’ eccessivo: “Adesso lo chiamo per dirglielo”. Segue telefonata a Mazza. Il Corriere lo chiama Mazza un minuto dopo: si aspetta di trovare un uomo mortificato dalla lavata di capo del suo capo. Invece tutt’altro, Mazza fa il brillante: “E che problema c’è? Si dice che i direttori dei tg siano affiliati a un padrino politico che detta il mattinale. Ecco, è la prova che non è così. Che sono indipendente”. Cioè: Fini chiama Mazza davanti a tutti trattandolo come un suo dipendente. E quello: visto, è la prova che sono indipendente. L’indomani, sulla stampa, si scatenano commentatori ed esperti, quelli che capiscono sempre tutto però non ne azzeccano mai una: Grillo è “antipolitico”, “qualunquista”, “populista”, “giustizialista”, “fascista”, “terrorista” e soprattutto “volgare” perché dice vaffanculo. Montezemolo alza il ditino: “A risolvere i problemi del-l’Italia con i vaffanculo non ci credo”. Eugenio Scalfari scomunica questo fenomeno “anarcoide e individualista”, “anacronistico”, “antipolitico” , paragona Grillo a Guglielmo Giannini, Cola di Rienzo, Masaniello, Savonarola: “Chi inneggia al ‘Vaffanculo’ partecipa consapevolmente a quelle invasioni barbariche che connotano gran parte della nostra mediocre e inselvaggita attualità&#8230; Mi viene la pelle d’oca: dietro al grillismo vedo l’ombra del ‘law &amp; order’ nei suoi aspetti più ripugnanti; ci vedo dietro la dittatura”, con “slogan della peggiore destra, quella populista, demagogica, qualunquista&#8230; L’antipolitica è sempre servita a questo: piazza pulita per il futuro dittatore”. Giampaolo Pansa dice addirittura che Grillo “mi ricorda Mussolini”. Andrea Romano, il dalemiano che ha trovato casa all’Einaudi di Berlusconi e sulla Stampa di Agnelli, cita le solite “accuse a Biagi” e conclude: in un paese normale il V-Day “verrebbe recensito nelle pagine dello spettacolo” (infatti La Stampa ci apre la prima pagina).</p><p>Sabina Guzzanti ad <em>Annozero</em> attacca Riotta per la censura del suo tg. Riotta rimedia con uno Speciale Tg1 su Grillo, anzi contro. Avverte con aria minacciosa: “Ora vediamo chi è davvero Grillo, qui non esistono vergini”. E lancia un servizio-scoop: Grillo, invitato a esibirsi a una festa dell’Unità del 1981, pretese addirittura che gli pagassero il cachet. Nei giorni seguenti il Tg1 prosegue le sue indagini sui crimini di Grillo e ne scopre un altro agghiacciante: fra i 3 mila commenti giornalieri sul suo blog, ce n’è uno negazioni-sta, subito cancellato dallo staff. Ma il partigiano Gianni ritiene che la cosa meriti addirittura un servizio. Il V-Day invece no. Naturalmente le tre leggi popolari vengono subito imboscate in un cassetto del Senato e lì riposeranno in pace per sempre.</p><p>Il 25 aprile 2008, secondo V-Day, stavolta a Torino, dedicato all’informazione. Gli attacchi partono addirittura prima che si svolga: guerra preventiva. Il Riformista, alla vigilia, già sa che sarà una manifestazione terroristica, “con minacce in stile Br ai giornalisti servi” (“Le Grillate rosse”). Il Giornale sguinzaglia il suo segugio con le mèches per una strepitosa inchiesta a puntate: “La vera vita di Grillo”. Scoop sensazionali: Grillo da giovane andava a letto con delle ragazze; alcuni suoi ex-amici invidiosi parlano male di lui; la sua villa a Genova consuma energia; Grillo ha avuto un tragico incidente stradale che gli è costato una condanna per omicidio colposo e stava per costargli anche la pelle; è genovese, dunque “tirchio”; nel suo orto c’è una melanzana di plastica; ha avuto un figlio “nato purtroppo con dei problemi motori” (il nostro segugio è un cultore della privacy); e, quando fa spettacoli a pagamento, pretende addirittura di essere pagato. Insomma, un delinquente.</p><p>In piazza San Carlo a Torino ci sono 100 mila persone, più 2 milioni collegati da tutta Italia. Tutti brigatisti, naturalmente, che raccolgono oltre 500 mila firme su tre referendum per abolire l’Ordine dei giornalisti, la legge Gasparri e i finanziamenti pubblici ai giornali. Grillo dice al Pd: “Copiate il nostro programma, ve lo regalo”. Risposta di tutta la casta politico-giornalistica: fascista, qualunquista, giustizialista, antipolitico, volgare. Tornàti a casa, i partecipanti cercano il servizio del Tg1 di mezza sera sulla manifestazione. Invece niente: nemmeno una parola. Molti servizi sul 25 aprile dei politici, le elezioni a Roma, il caro-prezzi, un ragazzino annegato, poi le due vere notizie del giorno: una torta in faccia al direttore del New York Times e una mostra a Rimini su Romolo e Remo.</p><p>L&#8217;indomani, sui giornali, ecco i soliti che hanno capito tutto. L’inviato del Giornale, Tony Damascelli, già sospeso dall’Ordine per Calciopoli, mentre B. riceve il camerata Ciarrapico, paragona Grillo a Mussolini chiamandolo “Benito”. Su Repubblica Francesco Merlo, che abita a Parigi ma è dotato di un telescopio potentissimo, spiega agli italiani che “in Italia c’è sovrapproduzione di informazione”: ce ne vorrebbe un po’ meno, ecco. Quanto a Grillo, è “in crisi” e “non riesce a far ridere”.</p><p>A Zapping, su RadioRai, telefona un ragazzo per dire che ha firmato i referendum del V-Day. Il conduttore, un sincero democratico, lo accoglie con affetto: “Ah lei è uno di quegli allocchi che stanno a sentire le cretinate di Grillo. Ma lo sa che Grillo guadagna 4 milioni da quando fa queste contestazioni? Lei clicca su quel sito e gli dà i soldi”. Peccato che non sia vero niente: chi va sul sito non dà soldi a Grillo, non c’è pubblicità. E i 4 milioni sono il reddito del 2005, due anni prima del V-Day.</p><p>Anche Scalfari scrive che piazza San Carlo era piena di “seguaci di Grillo paganti”: ma non è vero, nessuno pagava niente. Scalfari aggiunge che “Grillo dissoda il terreno” dove B. seminerà. Insomma lavora per il centrodestra, come se non bastasse il centrosinistra. Sergio Romano, sul Corriere, parla di “carnevale plebeo e volgare”, animato da “sentimenti beceri e forcaioli”, poi si lancia in una previsione memorabile: “La irresistibile ascesa del comico-politico dura generalmente qualche mese o pochi anni e si spegne quando il pubblico si stanca di ascoltare sempre le stesse battute o si accorge che nessuna soluzione politica potrà mai venire dal mondo dell’avanspettacolo. Cosa che accadrà, suppongo , anche nel caso di Beppe Grillo”. Nel 2009, alle europee, Grillo sostiene Luigi De Magistris e Sonia Alfano, indipendenti dell’Idv: eletti con una valanga di voti. Poi fa l’ultimo tentativo per cambiare il sistema dall’interno e non dover presentare liste proprie: si candida alle primarie del Pd che devono eleggere il successore di Veltroni e Franceschini. Ma è già deciso che deve vincere Bersani. Infatti il Pd risponde che Grillo non è iscritto al Pd. Allora lui fa domanda d’iscrizione: respinta. Mentre si scoprono migliaia di tessere false del Pd in tutta Italia e Parisi denuncia il congresso truccato, uno che vuole tesserarsi per davvero resta fuori della porta. La Commissione di garanzia del Pd sentenzia: “Non è possibile la registrazione di Grillo nel-l’anagrafe del Pd perché egli si ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd”. Strano: lo statuto Pd vieta l’iscrizione solo a chi è già iscritto ad altri partiti, e Grillo non ha tessere. Lui replica: “Ostile io? Sì, ma solo al vertice del partito, non agli elettori. Ma le primarie non dovrebbero servire a eleggere il vertice del partito?”. E lancia un ultimo appello: “Prendetevi il nostro programma, non potete avere lo stesso di Berlusconi”. Niente, encefalogramma piatto.</p><p>Così, nel 2010, le liste 5 Stelle debuttano alle amministrative in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia e Campania: 400 mila voti. In Piemonte sfiorano il 4%, in Emilia il 7%. I partiti fanno tanto di occhi: “Chi l’avrebbe mai detto?”. Bastava seguire la campagna elettorale, dove Grillo presentava i suoi ragazzi candidati davanti a piazze stracolme di gente e si sottoponeva alla “prova canotto”: si lanciava sulla folla dentro un gommone e si faceva trasportare sulle braccia dalla gente. Una sfida che nessun politico affronterebbe, perché gli bucherebbero il canotto e si spiaccicherebbe al suolo. Il Pdl perde 1 milione di voti sulle regionali di 5 anni prima. Ma a mascherare la sua sconfitta provvede il Pd, che ne perde 2 milioni e sbaglia quasi tutti i candidati: ma se la prende con Grillo, il “fuoco amico” che gli ha rubato voti. Specie in Pie-monte, dove Mercedes Bresso perde d’un soffio contro il leghista Roberto Cota. E dice serafica: “Grillo non l’avevamo calcolato, ci ha fatto perdere le elezioni”. Grillo risponde: “È la Bresso che ci ha tolto un sacco di voti: se non si presentava, vincevamo noi”. Il fatto è che il programma della Bresso somigliava paurosamente a quello di Cota, specie sul Tav in Val Susa: Pdl e Pdmenoelle, come dice Grillo. E poi è improbabile che i grillini abbiano tolto voti alla Bresso: in Piemonte han preso 100 mila voti e la Bresso ne ha persi 200 mi-la ; e, senza di loro, quella gente non avrebbe votato.</p><p>Ma nemmeno quella lezione sveglia i partiti. Infatti, fino all’altroieri, hanno seguitato a insultare Grillo. Napolitano: “Il demagogo di turno”. Crosetto (Pdl): “Mi ricorda i fascisti, anzi i nazisti: ha la violenza verbale di Goebbels. Parliamo di un fasciocomunista”. Bersani: “Basta con questi populismi che fan finta di partie da sinistra poi come sempre ti spuntano a destra”. Vendola: “Mescola argomenti demagogici, urla, emette grugniti al posto di pensieri”. E tutti insieme: “Parla come un mafioso”. Risultato: 5 Stelle diventa il terzo o il quarto partito. Centinaia di migliaia di persone che, senza 5 Stelle, non sarebbero andate a votare o magari si sarebbero gettate nelle braccia del fascista o del nazista di turno, come in Francia e in Grecia. Eppure tutti riattaccano la solita litania: voto di protesta, antipolitica, qualunquismo. Tutti attoniti per la “sorpresa Grillo”. Tranne Napolitano, che del boom di Grillo non s’è nemmeno accorto: “L’unico boom che ricordo è quello degli anni 60”. Ma il problema suo e dei politici è proprio questo: i candidati e gli elettori di 5 Stelle il boom economico non possono ricordarselo, perché negli anni 60 non erano nati. Comunque, chi non sente il boom può sempre provare con un cornetto acustico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/11/quelli-avevano-capito-tutto/226216/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ideone per la crescita</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/ideone-crescita/217855/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/ideone-crescita/217855/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 May 2012 06:30:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[governo tecnico]]></category> <category><![CDATA[tecnici Monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=217855</guid> <description><![CDATA[Bisogna attirare gli investimenti stranieri ed investire nella scuola e nell&#8217;istruzione. Intanto i tecnici chiamano altri tecnici per risolvere i problemi. E tra questi c&#8217;è anche Giuliano Amato. Ma chi è e cosa ha fatto in passato il tecnico che Monti vorrebbe in squadra?]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna attirare gli investimenti stranieri ed investire nella scuola e nell&#8217;istruzione. Intanto i tecnici chiamano altri tecnici per risolvere i problemi. E tra questi c&#8217;è anche Giuliano Amato. Ma chi è e cosa ha fatto in passato il tecnico che Monti vorrebbe in squadra?</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/nnfky-sJvV0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/04/ideone-crescita/217855/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Grillo contro Maciste</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/grillo-contro-maciste/212164/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/grillo-contro-maciste/212164/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Apr 2012 15:45:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[beppe grillo]]></category> <category><![CDATA[Bersani]]></category> <category><![CDATA[Casini]]></category> <category><![CDATA[cl]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[mediaset]]></category> <category><![CDATA[P2]]></category> <category><![CDATA[presidente della repubblica]]></category> <category><![CDATA[qualunquismo]]></category> <category><![CDATA[Rai]]></category> <category><![CDATA[tav]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=212164</guid> <description><![CDATA[Le accaldate dichiarazioni dei politici su Beppe Grillo sono uno spettacolo impagabile, da scompisciarsi. Tutti contro uno, come contro la Lega delle origini. Sono talmente terrorizzati da non notare la ridicolaggine di un’intera classe politica, seduta su 2,5 miliardi di soldi pubblici camuffati da rimborsi, padrona del governo e del Parlamento nonché di tutti gli...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le accaldate dichiarazioni dei politici su Beppe Grillo sono uno spettacolo impagabile, da scompisciarsi. Tutti contro uno, come contro la Lega delle origini. Sono talmente<strong> terrorizzati</strong> da non notare la ridicolaggine di un’intera classe politica, seduta su 2,5 miliardi di soldi pubblici camuffati da rimborsi, padrona del governo e del Parlamento nonché di tutti gli enti locali, ben protetta da Rai, Mediaset e giornaloni, <strong>infiltrata</strong> in banche, assicurazioni, aziende pubbliche e private, Tav, Cl, P2, P3, P4, ospedali, università, sindacati, coop bianche e rosse, confindustrie, confquesto e confquello che strilla come un ossesso contro un comico e un gruppo di ragazzi squattrinati, magari ingenui, ma armati solo delle proprie idee e speranze.</p><p>Il presidente della Repubblica che commemora la Liberazione dal nazifascismo lanciando moniti, anzi anatemi contro un comico (“il qualunquista di turno”), è cabaret puro. Dice che “i partiti non hanno alternative”: ma quando mai, forse per lui che entrò in Parlamento nel &#8217;53 senza più <strong>uscirne</strong>. Tuona contro l’“antipolitica” (e ci mancherebbe pure, vive di politica da 60 anni). Ma non si accorge che nessuno ha mai delegittimato i partiti e la politica quanto lui, che sei mesi fa prese un signore mai eletto da nessuno, lo promosse senatore a vita e capo di un governo con una sola caratteristica: nessun ministro eletto, tutti tecnici più qualche politico travestito da tecnico.</p><p>E non se ne avvedono neppure i giornaloni che dedicano all’ultimo monito pensosi editoriali dal titolo “Il tempo è scaduto”. Se un comico parla del capo dello Stato e lo sbeffeggia, è normale, mentre non s’è mai visto un capo dello Stato che parla di un comico, per giunta neppure<strong> candidato</strong>, per dirgli quel che deve fare o dire. Napolitano contro Grillo è roba da “Totò contro Maciste”. Ma il meglio, come sempre, lo danno i partiti. Anche una personcina ammodo come Guido Crosetto del fu Pdl riesce a dire che Grillo gli ricorda “il fascismo”, anzi “il razzismo”, anzi “il nazifascismo”, anzi “Goebbels” in persona. Le pazze risate. Grillo dice che, se Napolitano difende i partiti, è “il presidente dei partiti”: logica pura, ma per Bersani è “insulto”. Segue minacciosa diffida per leso monito: “Grillo non si permetta di insultare Napolitano, non si arrischi a dire cosa direbbero i partigiani se tornassero: loro saprebbero cosa dire dell’Uomo Qualunque”. Brrr che paura.</p><p>Livia Turco lacrima in tv perché la gente ce l’ha con i politici e non si capacita del perché. Casini intima a Grillo di “entrare in Parlamento a misurarsi coi problemi concreti” e “smetterla con le chiacchiere”. Perché se no? Forse dimentica che Grillo in Parlamento entrò tre anni fa, per portare le firme di 300 mila cittadini su tre leggi d’iniziativa <strong>popolare</strong>: ma, siccome prevedevano l’incandidabilità dei pregiudicati, il limite di due legislature per i parlamentari e una legge elettorale democratica al posto del Porcellum, i partiti le imboscarono tutte e tre. Anche perché, con quelle, l’Unione dei Condannati si sarebbe estinta e gli altri partiti quasi. Siccome Dio acceca chi vuole rovinare, i partitocrati seguitano a confondere le cause con gli effetti. Grillo l’hanno creato loro: rifiutando le sue proposte, asserragliandosi a palazzo, barricando porte e finestre, alzando i ponti levatoi per tenere<strong> lontani</strong> dalla politica i cittadini e rovesciando su di loro pentoloni d’olio, anzi di merda bollente.</p><p>E ora che, al borsino della fiducia, raccolgono tutti insieme il 2%, non trovano di meglio che fare l’ammucchiata: ABC, il Trio Alfanobersanicasini, vanno in giro a braccetto per far numero e volume, annunciando riforme elettorali, leggi sui partiti, tagli alla casta, norme anti-corruzione e misure per la <strong>crescita</strong> che nessuno farà mai. Più gli elettori si allontanano, più i capi si avvicinano, illudendosi di riempire il vuoto da essi stessi creato. Sfilano al proprio funerale come se il morto fosse un altro.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 28 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/28/grillo-contro-maciste/212164/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le porte girevoli delle nomine</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/porte-girevoli-delle-nomine/209897/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/porte-girevoli-delle-nomine/209897/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 07:24:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[agcom]]></category> <category><![CDATA[Autorità dei trasporti]]></category> <category><![CDATA[autorità indipendenti]]></category> <category><![CDATA[lottizzazione]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Nomine]]></category> <category><![CDATA[partiti]]></category> <category><![CDATA[passera]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=209897</guid> <description><![CDATA[Dicono che i partiti sono morti ma dall&#8217;appettito che hanno sembrano vivissimi come nel racconto di Edgar Allan Poe dove il cadavere apparente gratta da dentro la barra. Infatti continuano a lottizzare tutto, perfino le Autorità indipendenti che essendo indipendenti  non dovrebbero avere niente a che fare con i partiti. Tanto tutti li credono morti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dicono che i partiti sono morti ma dall&#8217;appettito che hanno sembrano vivissimi come nel racconto di Edgar Allan Poe dove il cadavere apparente gratta da dentro la barra. Infatti continuano a lottizzare tutto, perfino le Autorità indipendenti che essendo indipendenti  non dovrebbero avere niente a che fare con i partiti. Tanto tutti li credono morti e si preparano alla prossima abbuffata.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/EfUgj1_BdCQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/27/porte-girevoli-delle-nomine/209897/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Diaz, Fournier rettifica Travaglio risponde</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/diaz-fournier-rettifica-travaglio-risponde-2/208146/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/diaz-fournier-rettifica-travaglio-risponde-2/208146/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 16:19:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[diaz]]></category> <category><![CDATA[Fournier]]></category> <category><![CDATA[g8 genova]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=208146</guid> <description><![CDATA[Ricevo e pubblico una rettifica da parte di Michelangelo Fournier, seguita da una mia breve controreplica.Marco Travaglio Il sottoscritto Dr. Michelangelo Fournier rappresenta che non risponde a verità l&#8217;affermazione contenuta nell&#8217;articolo &#8220;Pulizia di Stato&#8221; di Marco Travaglio, in base alla quale, dopo i fatti del G8 di Genova &#8220;Qualcuno anzi ha fatto addirittura carriera. Come...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Ricevo e pubblico una rettifica da parte di Michelangelo Fournier, seguita da una mia breve controreplica.</em><br /><em>Marco Travaglio</em></p><p>Il sottoscritto Dr. Michelangelo Fournier rappresenta che non risponde a verità l&#8217;affermazione contenuta nell&#8217;articolo &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/pulizia-di-stato/206709/" target="_blank">Pulizia di Stato</a></span>&#8221; di Marco Travaglio, in base alla quale, dopo i fatti del G8 di Genova &#8220;Qualcuno anzi ha fatto addirittura carriera. Come etc&#8230;. O Michelangelo Fournier, quello che al processo parlò di &#8216;macelleria messicana&#8217;, che dopo la prima condanna a 4 anni e 2 mesi ascese al vertice della Direzione Centrale Antidroga&#8221;. Tale affermazione è totalmente contraria alla realtà, in quanto lo scrivente non ha fatto alcuna carriera, ovvero non è stato promosso, né ricopre alcuna funzione apicale nell&#8217;ambito della suddetta Direzione Centrale essendo, allo stato attuale, &#8220;Funzionario addetto di Sezione&#8221;. E&#8217; appena il caso di sottolineare che, data la sua struttura interforze e la sua configurazione organizzativa, le funzioni apicali della predetta Direzione sono ricoperte da Funzionari ed Ufficiali di qualifica di gran lunga superiore a quella dello scrivente e, comunque, dirigenziale.</p><p>Precisa, inoltre, di ricoprire dall&#8217;anno 2001 la qualifica di Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, ovvero la medesima qualifica che ricopriva all&#8217;atto dei fatti cui ci si riferisce. Detta qualifica è quella apicale del<br />Ruolo dei Commissari, vale a dire del ruolo direttivo.<br />Evidenzia, altresì, che il trasferimento presso la predetta Direzione rientra fra i provvedimenti ordinari adottati dal Dipartimento per esigenze di servizio e  non è stato in alcun modo richiesto dallo scrivente, né presenta contenuti premiali (e, peraltro, tantomeno punitivi); al contrario, invece, consegue alla sentenza di primo grado. Tale trasferimento, pur legittimo, è stato verosimilmente determinato da ragioni di opportunità che, evidentemente, erano tese ad evitare di lasciare un Funzionario già indagato e poi condannato in primo grado, al comando di uomini impiegati in ordine pubblico che, quotidianamente, si trovano costretti a venire in contatto con tifosi o manifestanti di varia natura, in contesti violenti. Non è, difatti, difficile ipotizzare che ogni intervento con l´impiego di mezzi di coazione fisica, ancorchè effettuato correttamente, si sarebbe potuto prestare a strumentalizzazioni di vario genere, proprio a causa della condanna riportata dallo scrivente in primo grado. Con l´occasione, precisa altresì di essere stato condannato, in primo grado, alla pena di anni 2 di reclusione (e non alla pena di anni 4 e 2 mesi come scritto nell&#8217;articolo in questione), con i benefici della non menzione della condanna e della sospensione condizionale della pena. Per il reato contestato, il sottoscritto è stato prosciolto in secondo grado per intervenuta prescrizione.<br />Con riserva di adire le competenti sedi civili e penali nonché l&#8217;Autorità Garante della Privacy a tutela dei propri diritti e interessi.<br />Dr. Michelangelo Fournier</p><p><strong>La mia controreplica</strong><br />Prendo atto che la condanna di Fournier in tribunale era &#8220;solo&#8221; di 2 anni e non di 4 come erroneamente ho scritto. Per il resto, non vedo proprio che cosa ci sia da rettificare (o da invocare addirittura la privacy su fatti di tale rilevanza pubblica). &#8220;Fare carriera&#8221; non significa necessariamente ottenere promozioni o premi: per chi partecipò all&#8217;assalto alla Diaz, anche se alla fine sembrò pentirsene, già il fatto di seguitare a ricoprire ruoli di responsabilità nella Polizia di Stato dopo quello che era accaduto, e addirittura dopo essere stato condannato per lesioni personali continuate, mi pare sufficiente per dire che ha fatto carriera. Il fatto poi che poi in appello sia arrivata la solita prescrizione non sposta di un millimetro il mio ragionamento: sia perchè io parlavo del giudizio di primo grado, sia perché per accuse così gravi, inerenti proprio le violenze commesse in servizio, chi ritiene di essere innocente dovrebbe rinunciare alla prescrizione. E, in caso contrario, dovrebbe essere rimosso dalla Polizia di Stato. E&#8217; la mia opinione e, credo, non solo la mia.</p><p>Marco Travaglio</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/25/diaz-fournier-rettifica-travaglio-risponde-2/208146/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pulizia di Stato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/pulizia-di-stato/206709/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/pulizia-di-stato/206709/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 11:55:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[diaz]]></category> <category><![CDATA[G8 di Genova]]></category> <category><![CDATA[Manganelli]]></category> <category><![CDATA[Polizia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/pulizia-di-stato/206709/</guid> <description><![CDATA[Gentile dottor Antonio Manganelli, come capo della Polizia lei avrà senz’altro visto il bellissimo film Diaz di Daniele Vicari che sta riscuotendo un buon successo di pubblico nelle sale. L’ho visto anch’io assieme a mio figlio che – posso assicurarle – non è stato educato all’odio contro le forze dell’ordine. Anzi, personalmente ho sempre pensato...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gentile dottor Antonio Manganelli, come capo della Polizia lei avrà senz’altro visto il bellissimo film Diaz di Daniele Vicari che sta riscuotendo un buon successo di pubblico nelle<strong> sale</strong>.</p><p>L’ho visto anch’io assieme a mio figlio che – posso assicurarle – non è stato educato all’odio contro le forze dell’ordine. Anzi, personalmente ho sempre pensato e detto che, fino a prova contraria, le forze dell’ordine sono dalla parte del giusto. Eppure, all’uscita dal cinema, mio figlio che ha 17 anni ha commentato: “Mi è venuta una gran voglia di prendermela con i poliziotti”. Ho cercato di spiegargli che quel che accadde 11 anni fa al G8 di Genova è un <strong>unicum</strong>, tant’è che ancora se ne parla, al punto da farci un film. Che non tutti i poliziotti sono come quelli ritratti da Vicari. Anzi, la maggior parte prova per quelle scene (purtroppo reali, documentate da testimonianze e filmati e atti processuali) lo stesso orrore che proviamo noi. E ogni giorno migliaia di agenti rischiano la pelle per un misero <strong>stipendio</strong>, catturando killer della mafia addirittura con le proprie auto, com’è accaduto ancora l’altro giorno in Calabria, visto che le volanti sono spesso senza benzina o arrugginiscono guaste nei garage per i continui tagli al bilancio dell’ordine pubblico. Ma temo di non averlo convinto.</p><p>E lo sa perché? Perché alla fine del film una scritta agghiacciante ricorda che decine di quegli agenti e dirigenti violenti e deviati sono stati condannati in primo e secondo grado per le mattanze alla Diaz e a Bolzaneto (a proposito: si spera che la Cassazione si sbrighi a giudicarli, per evitare che la facciano franca per la solita prescrizione), ma nessuno è stato rimosso dal corpo. Qualcuno anzi ha fatto addirittura <strong>carriera</strong>. Come Vincenzo Canterini che, dopo la condanna in primo grado a 4 anni per la Diaz, divenne questore e ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest. O Michelangelo Fournier, quello che al processo parlò di “macelleria messicana”, che dopo la prima condanna a 4 anni e 2 mesi ascese al vertice della Direzione Centrale Antidroga. O Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un ragazzo di 15 anni, condannato in <strong>tribunale</strong> a 2 anni e 4 mesi per le sevizie di Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, e subito dopo promosso capo della Questura di Genova e poi dirigente di quella di Alessandria. Molti di loro avrebbero subìto sanzioni ancor più pesanti se l’Italia avesse recepito il reato di tortura, cosa che non avvenne per la strenua opposizione del Pdl e della Lega, guardacaso al governo nel 2001 e dunque responsabili politici e morali di quel che accadde. Nemmeno il dirigente che portò nella Diaz due molotov ritrovate altrove per giustificare ex post l’ignobile pestaggio di gente inerme fu cacciato dalla polizia. E nemmeno quello che, come si vede nel film, si ferì da solo per simulare un corpo a corpo con i fantomatici “black bloc” che in quella scuola, quella notte, non esistevano. Molti altri, nascosti sotto l’anonimato del casco, non sono stati identificati, dunque neppure processati.</p><p>È difficile non pensare che gli agenti che si sono macchiati di violenze gratuite negli ultimi anni, per esempio in Val di Susa contro i No-Tav, possano essere gli stessi che la passarono liscia per i fatti di Genova, o altri loro emuli, <strong>incoraggiati</strong> dall’impunità generale. Lei, dottor Manganelli, 11 anni fa non era a Genova e non può essere ritenuto responsabile di quel che accadde. Ma oggi che la verità processuale è sotto gli occhi di tutti, validata dai due gradi di giudizio di merito (la Cassazione deve pronunciarsi solo sulla legittimità delle sentenze) e finalmente immortalata da un film (era già tutto nel documentario Bella ciao di Giusti, Torelli e Freccero, ma la Rai vergognosamente lo censurò), non può chiamarsi fuori. La prego, metta subito alla porta chi si macchiò di quei crimini orrendi. Ci aiuti a credere ancora nella Polizia di Stato.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/pulizia-di-stato/206709/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>7</slash:comments> </item> <item><title>Burlesqoni</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/burlesqoni/206068/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/burlesqoni/206068/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Apr 2012 15:35:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Alfano]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[burlesque]]></category> <category><![CDATA[Casini]]></category> <category><![CDATA[centro]]></category> <category><![CDATA[Partito della Nazione]]></category> <category><![CDATA[pdl]]></category> <category><![CDATA[Udc]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/burlesqoni/206068/</guid> <description><![CDATA[&#8220;Partiti, si riaprono i giochi”. È il titolo di apertura del Corriere della Sera, galvanizzato da due notizie davvero elettrizzanti: Beppe Pisanu e Lamberto Dini (156 anni in due) comunicano con altri 28 parlamentari Pdl: “Andiamo oltre il Pdl”; e Piercasinando riunisce a porte chiuse la “Costituente di Centro” e azzera i vertici dell’Udc per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Partiti, si riaprono i giochi”. È il titolo di apertura del<em> Corriere della Sera</em>, galvanizzato da due notizie davvero elettrizzanti: Beppe Pisanu e Lamberto Dini (156 anni in due) comunicano con altri 28 parlamentari Pdl: “Andiamo oltre il Pdl”; e <strong>Piercasinando </strong>riunisce a porte chiuse la “Costituente di Centro” e azzera i vertici dell’Udc per nominare un organismo “più snello” in vista del varo del <strong>Partito della Nazione</strong>, con l’ausilio di Pezzotta (chi si rivede) e magari di Passera. Buttiglione lo definisce “partito moderato, laico, ma di ispirazione cattolica”. Ma anche vegetariano, però di ispirazione carnivora. Roba forte.</p><p>Infatti, <strong>nei bar e sugli autobus</strong>, la gente si lecca i baffi e non parla d’altro. Gli astensionisti disdicono gl’impegni presi per il 6 e 7 maggio: “Cazzo, se Pisanu e Dini vanno oltre il Pdl e Pier fa il Partito della Nazione si va a votare di corsa, anche su una gamba sola”. Il Pompiere prende molto sul serio le due iniziative, cui dedica ben tre pagine e da cui Massimo Franco deduce che “si scioglie l’iceberg del voto moderato” in vista del “sistema politico post-berlusconiano”, mentre il Pdl cerca di sopravvivere sotto il pelo dell’acqua”. Che sarebbe poi <strong>Alfano</strong>, più simile peraltro al pelo superfluo che al pelo dell’acqua. Per sopravvivere, Angelino Jolie annuncia: “Presto, dopo le amministrative, con Berlusconi lanceremo la più grande novità della politica”.<br /> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-admin/post.php?post=206068&amp;action=edit#edit_timestamp">OK</a><br /> Ieri comunque il Cainano s’è portato avanti col lavoro e ha anticipato qualcosa nel suo habitat naturale: il Tribunale di Milano. In piedi accanto alla gabbia dei detenuti, ha spiegato che i festini arcoriani nella sala della lapdance (Ghedini la chiama pudicamente “camera della musica”), con le mignotte travestite da suore, da poliziotte, da infermiere e persino da Ronaldinho, altro non erano se non “gare di burlesque”. Ma certo, ecco che cos’erano: <strong>gare di burlesque.</strong> Del resto l’eleganza dei travestimenti rimanda ipso facto al tipico clima da Inghilterra vittoriana. A pensarci prima, si evitavano tutte quelle balle sulla nipote di Mubarak. Sia come sia, il Cainano è tornato quello dei tempi migliori, quando non aveva ancora i capelli: sparito il toupet catramato, ieri sfoggiava la palla da biliardo degli anni ruggenti. Un look primaverile, leggero, cabriolet: ai primi caldi, lui esce di casa senza il tettuccio, versione decappottabile.</p><p>Basterà “la più grande novità della politica” per salvare il Pdl dall’estinzione e soprattutto da Alfano? In caso contrario, son pronti Pisanu e Dini, detti gli “oltristi”, e il Partito della Nazione, di cui ieri il <em>Corriere</em> pubblicava la foto di gruppo attorno a un tavolo imbandito. Magari non avranno elettori, ma i leader abbondano: ne abbiamo<strong> contati ben 13</strong>. Fra gli altri, spiccavano l’astuto Bocchino, quello che si fece beccare con la Began a Capri e con un trans in albergo (“mi aveva chiesto un’intervista, era iscritto all’Ordine dei giornalisti”). Il sagace Rutelli (quello derubato di 13 milioni su 20 da Lusi, ma a sua insaputa). L’onesto Cesa (quello che nel &#8216; 93, finito a Regina Coeli, mise a verbale: “Ho deciso di vuotare il sacco” e confessò 13 tangenti). E il coerente La Malfa (che in vent’anni è riuscito a militare nel centrosinistra, nel centrodestra e ora nel Terzo Polo: gli restano solo Rifondazione e Forza Nuova). Mancavano purtroppo alcuni <strong>pilastri del moderatismo cattolico</strong>, come Totò Cuffaro, momentaneamente distaccato a Rebibbia, il che spiega come sia riuscito Casini a ridurre le poltrone senza venire azzannato alla giugulare: nello sfoltimento lo aiuta la forza pubblica. Ma non si esclude una prossima confluenza degli Oltristi nel Partito della Nazione, che potrebbe ribattezzarsi Partito Oltre la Nazione o Nazione Oltre il Partito. E necessiterebbe di forniture straordinarie di fleboclisi, cateteri, fasce prostatiche e paste adesive per dentiere. In caso di denti d’oro, è consigliabile il cemento a presa rapida: basta un colpo di sonno e un tesoriere di passaggio te li cava di bocca con le tenaglie.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 21 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/21/burlesqoni/206068/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Politica Spa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/politica-3/205875/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/politica-3/205875/#comments</comments> <pubDate>Fri, 20 Apr 2012 06:38:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[finanziamento pubblico]]></category> <category><![CDATA[marco travaglio]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[rimborso elettorale]]></category> <category><![CDATA[servizio pubblico]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=205875</guid> <description><![CDATA[18 aprile 1993, 19 anni fa, gli italiani aboliscono il finanziamento pubblico ai partiti. Un plebiscito al referendum radicale. Vota sì, per abolirli, il 90,3% dei cittadini. Ma il governo Ciampi, appena otto mesi dopo, fa rientrare dalla finestra il finanziamento cacciato dalla porta. Lo camuffano da rimborso per le spese elettorali&#8230; Tratto da &#8220;Servizio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>18 aprile 1993, 19 anni fa, gli italiani aboliscono il finanziamento pubblico ai partiti. Un plebiscito al referendum radicale. Vota sì, per abolirli, il 90,3% dei cittadini. Ma il governo Ciampi, appena otto mesi dopo, fa rientrare dalla finestra il finanziamento cacciato dalla porta. Lo camuffano da rimborso per le spese elettorali&#8230;</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/J_fvwmWXmRw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p><p><em>Tratto da &#8220;Servizio Pubblico&#8221; del 19 aprile 2012 (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/servizio-pubblico-spazzare-tutti/195152/" target="_blank">guarda tutti i video della puntata</a></span>)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/politica-3/205875/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Formi e Renato</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/formi-e-renato/205170/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/formi-e-renato/205170/#comments</comments> <pubDate>Wed, 18 Apr 2012 16:35:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antonio simone]]></category> <category><![CDATA[fondazione maugeri]]></category> <category><![CDATA[Formigoni]]></category> <category><![CDATA[Pierangelo Daccò]]></category> <category><![CDATA[Renato Pozzetto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/formi-e-renato/205170/</guid> <description><![CDATA[I fan di Cochi e Renato non possono che apprendere con un velo di mestizia i particolari delle vacanze di Renato Pozzetto. Che non fa più coppia fissa con Cochi Ponzoni, ma con Roberto Formigoni. Poi però, ascoltate le spiegazioni della nuova spalla di Renato, a tempo perso governatore della Lombardia, devono riconoscere che, per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I fan di Cochi e Renato non possono che apprendere con un velo di mestizia i particolari delle vacanze di <strong>Renato Pozzetto</strong>. Che non fa più coppia fissa con Cochi Ponzoni, ma con<strong> Roberto Formigoni</strong>. Poi però, ascoltate le spiegazioni della nuova spalla di Renato, a tempo perso governatore della Lombardia, devono riconoscere che, per tempi comici, battute folgoranti e costumi di scena, non ha nulla da invidiare al vecchio Cochi. La questione è nota: secondo le carte della Procura di Milano, a Capodanno 2010 il Celeste andava in ferie tra Parigi e St Martin (Caraibi) non solo col fratello, la cognata, il segretario Perego (condannato per falsa testimonianza sul caso Oil For Food) e Pozzetto, ma anche col faccendiere <strong>Pierangelo Daccò </strong>e con l&#8217;ex assessore <strong>Antonio Simone</strong>, arrestati l&#8217;altro giorno per i fondi neri della Fondazione Maugeri.</p><p>Entrambi ciellini e<strong> habituè delle patrie galere</strong> (il primo era appena uscito dal carcere per il crac da 1 miliardo del San Raffaele, il secondo era finito dentro già nel &#8217;92 per Mani Pulite), fanno i facilitatori nella jungla dei fondi pubblici alle cliniche private anche grazie al poter spendere il nome del confratello Roberto. Risultato: <strong>56 milioni </strong>portati in Svizzera a botte di fatture per consulenze mirabolanti, tipo quella volta ad accertare “le possibilità di vita su Marte”. Il minimo che Daccò potesse fare era pagare il conto dei voli e delle ville caraibiche. E la multiforme biografia di Formigoni<strong> si arricchisce ogni giorno </strong>di un nuovo mestiere: campione di scherma, membro (con rispetto parlando) dei Memores Domini ciellini con voto di castità incorporato e poi forse scorporato, vicepresidente (uno dei 14) del Parlamento europeo Dc ai tempi di Andreotti, dirigente del Ppi, sgovernatore di Lombardia da 18 anni e ora<strong> comico di sicuro avvenire</strong>. Ieri s&#8217;è detto “limpido come acqua di fonte” e ha ricordato che “anche Gesù sbagliò a scegliere qualche collaboratore” (sì, ma Giuda non era mai stato arrestato né condannato, quindi era più facile sbagliarsi).</p><p>L&#8217;altroieri aveva dato degli “sfigati” ai giornalisti del<em> Corriere </em>che avevano rivelato le sue ferie a sbafo.<strong> Sfigati perché</strong> “io, come tutti gli italiani, faccio vacanze di gruppo” e loro no. Le vacanze di gruppo, per chi non fosse italiano, funzionano così: “Uno si fa carico dei biglietti perchè conosce l&#8217;agenzia, l&#8217;altro paga l&#8217;hotel, il terzo le escursioni, il quarto i ristoranti, poi a fine vacanza ci si trova insieme ed eventualmente si conguaglia”. E&#8217; tutto spiegato nel Manuale delle Vecchie Marmotte: lui, mentre gli altri pagavano voli, alberghi, escursioni e ristoranti, portava le camicie a fiori e le cravatte a righe fucsia e marron per tutti, così gli altri si ammazzavano dalle risate e non gli chiedevano il conguaglio. In ogni caso, ha aggiunto il fine umorista, “verificherò se quel viaggio l&#8217;ho veramente svolto”. Chiederà un po&#8217; in giro: sapete mica se ho veramente svolto quel viaggio a Parigi e poi a Saint Martin?<strong> Perché lui non lo sa</strong>.</p><p>Ieri <em>La Stampa</em> titolava: “Viaggi pagati, l&#8217;ira di Formigoni”. Ecco: appena ha appreso di aver viaggiato, per giunta a spese altrui, s&#8217;è incazzato come una biscia. Se scopre chi gli ha pagato le ferie, gli fa un mazzo così. In attesa di sapere chi gli scrive i testi (Pozzetto?), gli specialisti studiano questa nuova forma della sindrome &#8220;a mia insaputa&#8221;, ancor più preoccupante di quella che ha colpito Scajola, Malinconico, Rutelli, Fede e Bossi. Due alternative. 1) Alla parola “ferie”, Formigoni cade subito in trance (ma c&#8217;è chi giura che sia proprio letargo). 2) Avendo paura dei voli, non solo non li paga, ma si fa ipnotizzare o anestetizzare all&#8217;imbarco. Lo risvegliano poi con comodo, al rientro, con una secchiata d&#8217;acqua purissima di fonte. Ma prima che riprenda conoscenza occorrono tempi lunghi. Il che spiegherebbe perchè al Pirellone si aggirano decine di soggetti con passamontagna, mascherina, calzamaglia, grimaldello, piede di porco e sacco in spalla, ma lui non nota mai nulla. Il giorno che scopre come lo vestono, fa una strage.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 18 aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/formi-e-renato/205170/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Occhio alla truffa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/occhio-alla-truffa/203343/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/occhio-alla-truffa/203343/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 14:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[antonio di pietro]]></category> <category><![CDATA[corte dei conti]]></category> <category><![CDATA[finanziamenti pubblici partiti]]></category> <category><![CDATA[governo Amato]]></category> <category><![CDATA[legge elettorale]]></category> <category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category> <category><![CDATA[rimborsi elettorali]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/occhio-alla-truffa/203343/</guid> <description><![CDATA[Ci volevano le retate perché le alte cariche dello Stato scoprissero lo scandalo dei “rimborsi elettorali”. Ma ora che persino Napolitano, Fini e Schifani, parlamentari rispettivamente dal 1953, dal 1983 e dal 1996, se ne sono accorti, tutti danno per certo che la legge verrà cambiata. La qual cosa è considerata, di per sé, positiva....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ci volevano le retate perché le alte cariche dello Stato scoprissero lo scandalo dei “rimborsi elettorali”. Ma ora che persino Napolitano, Fini e Schifani, parlamentari rispettivamente dal 1953, dal 1983 e dal 1996, se ne sono accorti, tutti danno per certo che la legge verrà <strong>cambiata</strong>.</p><p>La qual cosa è considerata, di per sé, positiva. Ma non è affatto detto che sia così. Infatti Alfano, Bersani e Casini non contestano né il principio dei “rimborsi” nè il quantum, che nessuno vuole ridurre: vogliono soltanto creare un ente che ne controlli la gestione una volta incassati. La Corte dei Conti è lì apposta, ma lorsignori preferiscono un’”Authority indipendente”, ciò dipendente da loro come le altre. Insomma una legge-truffa che non cambia nulla se non la <strong>facciata</strong>. Invece bisogna cancellare sia il principio sia il quantum dei rimborsi, azzerando tutto e tornando allo spirito del referendum del 1993: nessun trasferimento automatico di denaro dallo Stato ai partiti. E, siccome l’attuale Parlamento non azzera un bel nulla, non resta che il referendum Di Pietro, per cancellare i rimborsi e creare un sistema tutto nuovo.</p><p>Conosciamo l’obiezione: “così farebbero politica solo i ricchi”. Ma non regge: i ricchi partono favoriti solo se ciascun partito può spendere ciò che vuole. Se invece si fissa un tetto massimo per le spese elettorali, tutti combattono ad <strong>armi pari</strong>. Nel ‘ 93, subito dopo il referendum che abolì il finanziamento pubblico, il governo Amato lo ripristinò sotto le mentite spoglie di rimborso elettorale, pur modestissimo. Infatti per le elezioni nazionali ed europee del 1994 i partiti ricevettero appena 70 milioni e per quelle (solo nazionali) del 1996 ancora meno: 46,9. Il che significa che possono cavarsela egregiamente con 50 milioni per ogni elezione su scala nazionale. Invece, grazie alla legge del 1999 che prelevava 4 mila lire a ogni iscritto alle liste elettorali, i rimborsi si allontanarono anni luce dalle spese effettive. E la legge del 2006 raddoppiò lo scandalo: rimborso pieno anche per le legislature monche.</p><p>Per le politiche 2008, le europee 1999 e le amministrative varie, i partiti hanno dichiarato spese per 100 milioni, ma nel 2013 a fine legislatura ne avranno incassati 503 in cinque anni. Totale negli ultimi 17 anni: 2,3 miliardi erogati contro 579 milioni documentati. Partiamo da questi 579: diviso 17 anni fanno 34 all’anno, contro una media di 135 incassati. Dunque, secondo quel che essi stessi dichiarano, i partiti devono coprire spese per una trentina di milioni l’anno. Con un corso<strong> accelerato</strong> presso il Movimento 5 Stelle, presente in consigli comunali, provinciali e regionali senza un soldo pubblico, si può scendere ancora di parecchio. Ma facciamo finta che ai partiti servano 30 milioni l’anno: come raccoglierli, nel rispetto della volontà degli italiani, più che mai contrari ai trasferimenti pubblici? Sistema misto: in parte donazioni da privati (purchè dichiarate sopra i 5 mila euro e non anonime fino a 50 mila come da legge-golpe 2006); in parte contributi pubblici, ma volontari. Come? Ripristinando la legge Prodi del 1997, che consentiva di devolvere il 4 per mille dei redditi Irpef.</p><p>Ma con una decisiva differenza: allora i soldi finivano in un unico calderone che poi i partiti si dividevano in base al peso elettorale (infatti non li versò quasi nessuno); invece ogni contribuente deve poter indicare a quale lista destinare il suo eventuale 4 per mille, a vantaggio dei partiti più credibili e<strong> popolari</strong>. Fissato il come e il quanto, occorrono poi sanzioni draconiane per chi sgarra: chi spende più del tetto, o presenta documentazione poco credibile, o tiene bilanci opachi, o viola le regole di democrazia interna (congressi, primarie, tessere, candidature, codice etico), paga con la decadenza immediata dei suoi eletti, in più restituisce tutti i contributi privati e pubblici dell’ultimo quinquennio e perde il diritto a incassare quelli del quinquennio successivo: cioè fallisce e chiude bottega. Tutto il resto è truffa.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 10 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/10/occhio-alla-truffa/203343/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Umberto, sei tutti loro</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/umberto-sei-tutti-loro/202894/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/umberto-sei-tutti-loro/202894/#comments</comments> <pubDate>Sat, 07 Apr 2012 15:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[bicamerale]]></category> <category><![CDATA[cerchio magico]]></category> <category><![CDATA[devolution]]></category> <category><![CDATA[federalismo]]></category> <category><![CDATA[Fiorani]]></category> <category><![CDATA[il Trota]]></category> <category><![CDATA[Lega Nord]]></category> <category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category> <category><![CDATA[pontida]]></category> <category><![CDATA[Pontiggia]]></category> <category><![CDATA[secessione]]></category> <category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category> <category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/umberto-sei-tutti-loro/202894/</guid> <description><![CDATA[&#8220;E ora chi rappresenterà il Nord?”, domanda affranto Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere, a Linea Notte. E Pigi Battista, sempre sul Pompiere, si unisce al cordoglio magnificando “la riconosciuta grandezza di un leader che ha imposto nell’agenda politica nazionale la &#8220;questione settentrionale&#8221; e ha interpretato i sentimenti di un popolo che non aveva rappresentanza...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E ora chi rappresenterà il Nord?”, domanda affranto Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere, a Linea Notte. E Pigi Battista, sempre sul Pompiere, si unisce al cordoglio magnificando “la riconosciuta<strong> grandezza</strong> di un leader che ha imposto nell’agenda politica nazionale la &#8220;questione settentrionale&#8221; e ha interpretato i sentimenti di un popolo che non aveva rappresentanza <strong>politica</strong>&#8230;Non sarà una miserabile vicenda di fondi stornati a cancellare una storia iniziata nelle periferie del sistema”.</p><p>Nord? Popolo? Questione settentrionale? Ma la Lega, quando le andava <strong>bene</strong>, rastrellava il 30 % dei voti validi in Lombardia e in Veneto, molto meno nel resto della cosiddetta Padania: mai rappresentato più del 10-15 % degli elettori nordisti. Il che non cancella il suo ruolo storico nella caduta della Prima Repubblica e nel sostegno a Mani Pulite, quando tutti i vecchi partiti avrebbero volentieri spedito Di Pietro in Aspromonte o in Barbagia. Ma son passati vent’anni. L’ultima volta che Bossi fece qualcosa di utile fu nel ‘94, quando rovesciò B., giocandosi tutto mentre il Cainano si comprava i leghisti a uno a uno (ci volle tutto l’impegno di D’Alema per resuscitarlo con la Bicamerale). Ma son passati 18 anni. Poi la Lega divenne un tragicomico <strong>caravanserraglio</strong> di pagliacci, parassiti, cialtroni, molti razzisti, qualche ladro, parecchi servi. L’ampolla, il matrimonio celtico, il druido, Odino, il tricolore nel cesso, i terun, i negher, foera di ball, il dito medio, il gesto dell’ombrello, le pernacchie, il ce l’ho duro, i kalashnikov, le camicie i <strong>fazzoletti</strong> le cravatte verdi, il parlamento padano, la moneta padana, la banca padana, il villaggio vacanze in Croazia, l’amico Fiorani, le zolle di Pontida, l’uscita dall’euro.</p><p>Si sono inventati tre trovate da avanspettacolo di strapaese – la secessiùn, il federalismooo, la devolusssion – e ci han campato per due decenni alle spalle del cosiddetto “popolo”. Ma, sotto sotto, di quell’armamentario <strong>carnevalesco</strong>, ridevano anche i leader, ben felici di trovare qualche milione di persone disposto a bersi tutto come l’acqua del dio Po e a rimandarli a Roma ladrona, a occupar poltrone come tutti gli altri. In un raro momento di lucidità, Calderoli, divenuto ministro, confessò al Corriere: “Su di me non avrei scommesso un soldo”. Ora è nientemeno che triumviro, ma la sua fidanzata Gianna Gancia, che lo conosce bene, fa sapere che “Roberto non va bene, ha il faccione e veste male, va da un sarto quasi cieco”. Senza contare che un<strong> giorno</strong>, colto da raptus, incenerì col lanciafiamme “375 mila leggi inutili”, fra cui i decreti di annessione del Veneto e del ducato di Mantova al Regno d’Italia. Ora sui giornali è tutto un rincorrersi di versioni assolutorie per il grande capo: han fatto tutto il cerchio magico, la famiglia famelica, la moglie fattucchiera, i figli spendaccioni, la badante Rosi, il tesoriere ladro, all’insaputa del povero infermo.</p><p>A parte il fatto che Bossi sapeva da mesi, almeno da quando i giornali lo informarono che Belsito aveva portato 7 milioni in Tanzania e questo lo ricattò sui soldi alla Family per salvare la cadrega, chi ha scelto Belsito? Bossi. Chi ha mandato in Regione il Trota a 12 mila euro al mese? Bossi (senza contare i presunti 20 milioni di fondi neri da lui girati all’ex tesoriere Balocchi). Il resto sono lacrime di coccodrillo. Ma la mano leggera e l’occhio umido di molti giornali nasconde una <strong>coda</strong> di paglia lunga così: per anni han preso sul serio quei gaglioffi e il loro <strong>federalismo</strong> da baraccone. Anche le parole tenere e commosse degli altri capi-partito celano la coda di paglia di chi sa benissimo che la truffa dei “rimborsi” senza controllo riguarda tutti: oggi è toccato a Bossi, domani potrebbe toccare a loro. Ieri mattina infatti, letti i giornali, il Senatur ha prontamente cambiato parole d’ordine: non più l’ “ho sbagliato” della sera prima, ma “è un complotto” dei soliti pm.</p><p>Se passa il principio che un leader neppure indagato si dimette, si crea un pericoloso <strong>precedente</strong>. Infatti dal Palazzo si leva un coro unanime: Umbe’, nun ce lassà.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 7 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/07/umberto-sei-tutti-loro/202894/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Reviremont</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/reviremont-2/201461/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/reviremont-2/201461/#comments</comments> <pubDate>Sat, 31 Mar 2012 12:30:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Bush]]></category> <category><![CDATA[craxi]]></category> <category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category> <category><![CDATA[giuliano ferrara]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[il foglio]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Michela Vittoria Brambilla]]></category> <category><![CDATA[Previti]]></category> <category><![CDATA[Sarah Palin]]></category> <category><![CDATA[Squillante]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201461</guid> <description><![CDATA[I sondaggi calanti, lo spread e i prezzi e le tasse crescenti, i partiti vocianti, i sindacati e i lavoratori marcianti non sono nulla, al confronto del vero pericolo mortale che incombe sul governo Monti: l’appoggio di Giuliano Ferrara, che si aggiunge a quello già poco beneaugurante di Eugenio Scalfari. Il Ferrara infatti, come ripetiamo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I sondaggi calanti, lo spread e i prezzi e le tasse crescenti, i partiti vocianti, i sindacati e i lavoratori marcianti non sono nulla, al confronto del vero pericolo mortale che incombe sul governo Monti: <strong>l’appoggio</strong> di Giuliano Ferrara, che si aggiunge a quello già poco beneaugurante di Eugenio Scalfari.</p><p>Il Ferrara infatti, come ripetiamo da tempo, s’è perso soltanto due catastrofi del ‘900: il terremoto di Messina e il naufragio del Titanic. Ma non per cattiva volontà: perché non era nato. Pare che a gennaio avesse fatto in tempo ad augurare <strong>buon viaggio</strong> al comandante Schettino. A novembre il professor Monti aveva preso le sue brave precauzioni, sondando discretamente Napolitano: &#8220;Scusa, Giorgio, hai per caso idea di come la pensi Ferrara sul mio governo? No, perché nel caso malaugurato che sia d’accordo, vista la fine che fanno quelli che sostiene – il Pci, Craxi, B., Squillante, Previti, Bush, la Palin e persino la Brambilla, per non parlare della sua candidatura al Mugello, del Foglio, di Radio Londra, della Bicamerale D’Alema e della lista No Aborto – io il premier non lo faccio&#8221;.</p><p>L’uomo del Colle, prontamente, monitò: &#8220;Vai tranquillo, Mario, Giuliano è ferocemente contrario. Sei in una botte di ferro&#8221;. &#8220;Fiuuuuu!&#8221;, si udì dall’altro capo del filo. Venuto meno per un attimo al proverbiale aplomb, il prof organizzò un sobrio <strong>carnevale</strong> di Rio a Palazzo Chigi. Stappò addirittura una mignon di tavernello. Poi corse a informare i ministri in pectore, che si unirono ai suoi caroselli carioca. Lui intanto usava l’accertata ostilità di Ferrara come argomento per convincere i più riottosi: &#8220;Ma come non vieni? Guarda che sarà una passeggiata: abbiamo Ferrara contro&#8221;. E quelli, sollevati: &#8220;Ah beh allora volo! Brigittebardotbardooot!&#8221;. Restava però il dubbio: metti che noi accettiamo e poi quello, voltagabbana com’è, cambia idea in extremis e ci dà il <strong>bacio</strong> della morte? Il cauto ottimismo svoltò in sfrenato entusiasmo quando, sul Foglio, Ferrara gridò al golpe: &#8220;Un gruppo di onest’uomini, con qualche notevole sentore di trasversalismo e di collegamenti indiretti con le lobby politico-economiche, si mette al servizio del nulla programmatico&#8230; che non è stato oggetto di una discussione né con i cittadini né con i partiti. Questo governo tecnico nasce&#8230; perché i ‘world leaders’ han deciso e han fatto una manovra bancaria sul credito italiano, sul rendimento dei nostri titoli pubblici, allo scopo di cambiare il governo, emancipandolo dalla tutela della democrazia elettorale. Un colpo di mano&#8230; Accettare questa situazione è improponibile per la decenza politica, culturale e civile di un grande paese. Servirebbe un’opposizione intransigente, un no che suoni riscatto e speranza. Ma non avremo niente di tutto questo, né da Berlusconi, che bada al sodo e tira diritto verso un declino inglorioso, né da Bersani&#8221; (16-11). &#8220;Una sciagurata <strong>rinuncia</strong> unanime all’esercizio della sovranità democratica nella sua forma elettorale e di mandato coordinata dal presidente della Repubblica&#8230; La resa alla democrazia sospesa&#8230; alle spalle del corpo elettorale rinnegato nel suo potere di decisione è il nostro solo e unico problema, tutto il resto deriva di lì&#8230; La perdita secca di sovranità nazionale a favore del fragile governo del Bund tedesco, è un’aggravante decisiva che rende impalatabile il generoso tentativo di metterci una pezza&#8230; Una tregua tecnica inaudita in una democrazia politica&#8230; Complimenti a Napolitano e la mia ira per chi ha consentito che questa soluzione passasse: Berlusconi, che amo, e Bersani, che sopporto a stento e come lui mi ha deluso&#8221; (24-11).</p><p>Insomma, avere Ferrara contro pareva a Monti molto meglio dell’elisir di lunga vita. Poi, l’altroieri, inopinatamente, hanno letto sul Foglio: &#8220;Sono un berlusconiano<strong> tendenza</strong> Monti&#8221;. Firmato: Giuliano Ferrara. I ministri cattolici si sono segnati, gli altri grattati. E tutti han capito di avere i giorni contati.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 31 Marzo 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/31/reviremont-2/201461/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le lacrime di coccodrillo del ministro Fornero</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/lacrime-coccodrillo-ministro-fornero/201168/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/lacrime-coccodrillo-ministro-fornero/201168/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Mar 2012 07:10:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[articolo 18]]></category> <category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[lavoro]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[riforma]]></category> <category><![CDATA[sindacati]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=201168</guid> <description><![CDATA[Susanna Camusso dice che la Fornero piange &#8216;lacrime di coccodrillo&#8217;. Ma se la Fornero è un coccodrillo deve essere un coccodrillo un po&#8217; strano  perché di solito i coccodrilli piangono dopo aver mangiato mentre lei piange prima. Il giorno del pianto della Fornero era il 5 dicembre, il governo Monti si stava presentando con la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Susanna Camusso dice che la Fornero piange &#8216;lacrime di coccodrillo&#8217;. Ma se la Fornero è un coccodrillo deve essere un coccodrillo un po&#8217; strano  perché di solito i coccodrilli piangono dopo aver mangiato mentre lei piange prima. Il giorno del pianto della Fornero era il 5 dicembre, il governo Monti si stava presentando con la sua manovra finanziaria. Due settimane prima, il 17 novembre, Monti aveva  ottenuto la fiducia in Senato, facendo varie promesse e su quello gli avevano dato i voti. Compresa questa: non verranno modificati i rapporti di lavoro regolari e stabiliti in essere.</p><p><iframe style="margin-top: 10px;" width="630" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/qJGrYWbrQXA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><div class="clear"></div></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/lacrime-coccodrillo-ministro-fornero/201168/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Non si Monti la testa</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/non-si-monti-la-testa/200566/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/non-si-monti-la-testa/200566/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 01:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Travaglio</dc:creator> <category><![CDATA[Archivio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/non-si-monti-la-testa/200566/</guid> <description><![CDATA[Forse è venuto il momento di dire al professor Mario Monti che s’è montato la testa. E la Fornero ancor di più. A furia di leggere sui giornali amici (cioè quasi tutti) che sono i salvatori della patria, i due hanno finito col crederci. In realtà, in estrema e brutale sintesi, finora hanno recuperato miliardi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Forse è venuto il momento di dire al professor Mario Monti che s’è montato la testa. E la Fornero ancor di più. A furia di leggere sui giornali amici (cioè quasi tutti) che sono i salvatori della patria, i due hanno finito col crederci. In realtà, in estrema e brutale sintesi, finora hanno recuperato miliardi sulla pelle dei pensionati e degli “esodati”, facendo dell’Italia il paese europeo dove si va in pensione più tardi; e altri contano di recuperarli sulla pelle dei lavoratori, dando mano libera alle aziende di cacciare chi vogliono, camuffando per licenziamenti economici anche quelli disciplinari e discriminatori. Quanto alle liberalizzazioni, a parte qualche caccolina sui taxi e le farmacie, non s’è visto nulla, mentre s’è visto parecchio a favore della banche. Il vero “salva-Italia” è tutto mediatico, d’immagine: facce presentabili al posto degli impresentabili di prima. Il che non è poco. Ma è un fattore passeggero, visto che prima o poi, piaccia o no, i cittadini dovranno tornare a eleggere i loro rappresentanti. La prospettiva del ritorno dei politici, lo sappiamo bene, è agghiacciante. Ma questo progressivo disabituarsi degli italiani ai fondamentali della democrazia è pericoloso. Ed è qui che i “tecnici” ciurlano nel manico.</p><p>L’altro giorno arriva alla Camera il decreto “liberalizzazioni”, solita procedura d’urgenza “prendere o lasciare” modello Protezione civile: testo blindato dalla solita fiducia, la dodicesima in tre mesi. Problema: manca la copertura finanziaria, lo dice la Ragioneria dello Stato. Il rappresentante del governo, il noto gaffeur Polillo, s’inventa che “la copertura non può essere quantificata in anticipo”. Fosse così, tutte le leggi passerebbero al buio, poi si vede. Ma non c’è nemmeno il tempo di discutere: si vota e basta a scatola chiusa. Fini protesta per “l’insensibilità del governo” (e meno male che c’è lui: Schifani vorrebbe solo decreti, soluzione che avrebbe almeno il pregio di liberarci del Senato e del suo presidente). Il Quirinale “si riserva” non si sa bene cosa. Del resto il Quirinale aveva già invitato i gruppi parlamentari a evitare fastidiosi emendamenti al decreto Milleproroghe.</p><p>Ma a che serve allora il Parlamento, in una democrazia parlamentare? A ratificare senza fiatare i decreti del governo, fra l’altro blindati con la fiducia? Ora arriva il ddl sul lavoro, cioè sull’articolo 18 e poco altro, tutti elogiano la mossa dialogante che ci ha fatto la grazia di evitare il solito decreto blindato. Ma subito Monti &amp; Fornero fan sapere che non ammettono modifiche, sennò “il Paese non è pronto” e i salvatori della patria in missione per conto di Dio ci lasciano soli (“potremmo non restare”). Cioè: il disegno di legge è come fosse un decreto, calato dall’alto direttamente dallo Spirito Santo. E la formula “salvo intese”? Si riferisce alla maggioranza parlamentare che dovrebbe votarlo? No, a “intese fra governo e Quirinale”. E il Parlamento? Un optional. Sappiamo benissimo che questo Parlamento fa schifo. Ma, per averne uno nuovo, più aderente ai gusti degli italiani, si doveva votare a novembre: invece Napolitano, Monti e i partiti retrostanti preferirono evitare. Dunque di che si lamentano? L’avete voluta la bicicletta? Pedalate.</p><p>Monti si appella ai sondaggi, come unica fonte di legittimazione fra sé e il Colle (“se qualche segno di scarso gradimento c’è stato, è verso la politica, non verso il governo”). Ma allora dovrebbero valere sempre, anche quando non fanno comodo: oltre il 60 % degli italiani è contro la “riforma” dell’art. 18 e, a causa di quella, il governo è sceso in 20 giorni dal 62 al 44 %. Magari, in quel 18 % in meno, ci sono i 350 mila esodati che il governo ha lasciato senza lavoro e senza pensione: chi li rappresenta? Non era stato proprio Monti, presentandosi al Senato il 17 novembre, a giurare che “non verranno modificati i rapporti di lavoro regolari e stabiliti in essere”? Ora dice che “sulla riforma non accetto incursioni in Parlamento”, ma quelle che chiama “incursioni” sono l’abc della democrazia parlamentare. Chi glielo dice?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/28/non-si-monti-la-testa/200566/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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