<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Il Fatto Quotidiano &#187; Fabio Scacciavillani</title> <atom:link href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/FScacciavillani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ilfattoquotidiano.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Sat, 26 May 2012 20:00:11 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator> <item><title>Spine di Trote</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/spine-trote/230973/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/spine-trote/230973/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 May 2012 07:14:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Napolitano Grillo]]></category> <category><![CDATA[referendum]]></category> <category><![CDATA[Spagna]]></category> <category><![CDATA[spesa pubblca]]></category> <category><![CDATA[spesa pubblica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=230973</guid> <description><![CDATA[Dopo le elezioni amministrative in Italia (e quelle in Grecia) prende corpo la fase conclusiva di un cataclisma di cui il ceto politico, come gli equini prima del terremoto, percepisce le oscure vibrazioni, senza però riuscirne a cogliere la magnitudine. Della parabola di questa casta, sia di governo che di opposizione (più o meno posticcia)...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le elezioni amministrative in Italia (e quelle in Grecia) prende corpo la fase conclusiva di un<strong> cataclisma</strong> di cui il ceto politico, come gli equini prima del terremoto, percepisce le oscure vibrazioni, senza però riuscirne a cogliere la magnitudine. Della parabola di questa casta,<strong> sia di governo che di opposizione</strong> (più o meno posticcia) si sta scrivendo l’epilogo. La Seconda Repubblica ha esaurito la propria spinta repulsiva esattamente per le stesse ragioni che decretarono lo sfarinamento della Prima: si sono prosciugate le risorse prese copiosamente a prestito per tenere in piedi il sistema di <strong>corruttele, sprechi, ricatti e complicit</strong>à, in cui e stata cooptata anche la Lega con il compito di imbonire i poveretti di corna vestiti.</p><p>Le esequie in terra sconsacrata delle salme dei PD, con e senza la L, (il terzo po(l)lo è già stato spennato) avverranno al compimento di un processo che può sfociare in<strong> due esiti alternativi</strong>: <br />1) Monti riesce a rimettere in carreggiata il treno deragliato dell’economia italiana con una terapia d’urto; a quel punto acquisisce un capitale politico che ne fa il naturale catalizzatore dell’elettorato moderato, in grado di attirare anche frange anti-berlusconiane a cui il PD va stretto da sempre; <br />2) A Monti sfugge il bandolo della matassa, la crisi economica si avvita verso esiti tragici tra recessione e inasprimenti fiscali e la casta finisce come Papandreu sotto i colpi del voto di rottura al Movimento 5 Stelle, alla galassia di sinistre extra PD, e chissà quale Alba Dorata (o tragica) potrebbe sorgere sullo Stivale.</p><p>Il primo esito, che sembrava a portata di mano a dicembre, è <strong>sempre più evanescente</strong> perché Monti (e Napolitano) non hanno avuto il coraggio di operare una rottura drastica optando invece per una strategia “gorbacioviana” tesa a preservare la Repubblica del Bunga Bunga purgandola di Berlusconi (e Tremonti). Il governo avrebbe dovuto aggredire i nodi strutturali mettendo il Parlamento di fronte all’alternativa di ingoiare le riforme strutturali o di assumersi il rischio di elezioni anticipate (e la perdita della pensione). Invece Monti si è baloccato nell’aspettativa (esattamente la stessa nutrita da Tremonti) che le castagne dal fuoco gliele avrebbe tolte in qualche modo l’Unione Europea e nell’illusione di poter ottenere il consenso entusiasta di ABC alla loro sepoltura politica.</p><p>Per un po’ di tempo le operazioni di<strong> rifinanziamento della Bce</strong> hanno cullato beatamente i sogni. Brusco è arrivato il risveglio con le rinnovate bordate sugli spread e il boom di Grillo (che non desta Morfeo). I vacui boatos contro i demagoghi in tandem con le reazioni stizzite del Premier alle critiche sacrosante sulla crescita e la politica fiscale demenziale, sono sintomatiche del nervo scoperto e al contempo sanzionano la fine del gorbaciovismo di rito quirinalizio. Il tempo vanamente dedicato a questa strategia del “tirare a crepare” con un filotto di fiaschi su liberalizzazioni, semplificazioni e diritto del lavoro, ha dilapidato quel poco di credibilità ottenuta con i provvedimenti di emergenza sulle pensioni.</p><p>Recuperare il tempo perduto sarà impresa ardua non fosse altro perché le <strong>elezioni in Francia ed in Grecia</strong>, contrariamente a quanto speravano i chierici dello status quo, hanno mandato in frantumi un vaso di Pandora globale. La Grecia è di fatto ingovernabile, mentre Hollande si dovrà barcamenare per mesi tra promesse elettorali (per le quali non ci sono soldi) e risparmiatori con poca voglia di rischiare sulla roulette dell’Eliseo. La Grecia è a un passo da una catastrofica uscita dell’euro e la<strong> Spagna</strong> sarà a breve costretta a ricorrere al sostegno dei vari programmi del Fmi e della Eu. Difficile pensare che l’Italia non risentirà di questi sconvolgimenti.</p><p> Invece di allontanare il calice amaro porgendolo a un Bondi senza poteri e senza risorse, Monti farebbe meglio a liberarsi di cinque o sei pesi morti tra i suoi ministri, nominando un Ministro dell’Economia competente con il mandato di <strong>prosciugare la palude del parassitismo</strong>, di centralizzare la spesa delle regioni (specie quella sanitaria), di eliminare la vergogna dei debiti dello Stato non pagati alle imprese, e di ridurre la <strong>manomorta pubblica</strong> che alimenta i meccanismi opachi del consenso. Un dato, non a caso molto trascurato, fornisce al governo copertura politica: i referendum in Sardegna hanno lanciato un segnale senza ambiguità contro le degenerazioni della spesa pubblica. Lo coglierà questo governo di trote con ubbie da tecnici?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/spine-trote/230973/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Che cos’è la moneta?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/cos%e2%80%99e-moneta/212454/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/cos%e2%80%99e-moneta/212454/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Apr 2012 16:31:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[MMT]]></category> <category><![CDATA[moneta]]></category> <category><![CDATA[politica monetaria]]></category> <category><![CDATA[signoraggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=212454</guid> <description><![CDATA[La moneta è informazione. Immaginate un universo parallelo dove non esistono segreti: tutti sanno tutto di tutti. In particolare si conoscono in ogni istante ricchezza (o patrimonio) e reddito di ogni individuo e impresa. In tale universo (il nirvana di Befera) non ci sarebbe bisogno di moneta. Infatti se io vivessi in tale universo e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>La moneta è informazione</strong>. Immaginate un universo parallelo dove non esistono segreti: tutti sanno tutto di tutti. In particolare si conoscono in ogni istante ricchezza (o patrimonio) e reddito di ogni individuo e impresa.</p><p><strong>In tale universo (il nirvana di Befera) non ci sarebbe bisogno di moneta</strong>. Infatti se io vivessi in tale universo e volessi acquistare, tanto per dire, un&#8217;autovettura, andrei da un concessionario e chiederei quanto costa. Il prezzo non verrebbe espresso in termini di unità monetarie, ma in percentuale del mio patrimonio costituito, ad esempio da quote in varie società, una barca data in prestito a mio cognato, tre ettari di terra arabile, un ettaro di bosco, un chilo d&#8217;oro a 24K, sei quadri di Dalì, un appartamento di 100mq, due cuccioli di S. Bernardo, 12 bottiglie di Sassicaia, un frigorifero e un laptop.</p><p>Il concessionario mi direbbe che l’auto costa metà di un quadro di Dalì, a sua volta equivalente (in quel momento) alla barca o a mezzo ettaro di bosco, eccetera. Alla fine ci potremmo accordare <strong>per 2500mq di bosco e una quota di Enel</strong>. In più fornirò entro una settimana una previsione sul futures a sei mesi dei cuccioli di S. Bernardo e sul tasso di conversione tra l’oro e il Sassicaia nel 2015. Quando esco dalla concessionaria con la macchina (non occorre immatricolazione) tutti sanno istantaneamente che il mio patrimonio ora comprende un’auto ma è diminuito di un quarto di ettaro di bosco e delle azioni Enel.</p><p>Visto che nel nostro universo l’informazione è imperfetta (e non istantanea) si è instaurato nel tempo <strong>un sistema informativo, crudo ma efficace, chiamato &#8220;moneta&#8221;</strong>. Quando entro in un negozio con una banconota da 100 euro sto segnalando che in quel momento sono in grado di trasferire istantaneamente una quota del mio patrimonio pari a circa 50 litri di benzina, oppure un biglietto low cost per Parigi, o ancora 5 sigari pregiati, un paio di scarpe italiane, eccetera. Quel pezzo di carta, in sostanza, costituisce <strong>un’informazione affidabile e immediatamente riconoscibile</strong> da tutti, sulla quota del mio patrimonio che sono in grado di trasferire all&#8217;istante in cambio di un bene o di una prestazione. Ad esempio se scambio la banconota per due camicie effettuo un trasferimento di patrimonio al camiciaio, il quale potrà provare detto trasferimento erga omnes esibendo i 100 euro.</p><p><strong>Ora viene la prima questione cruciale: chi garantisce la qualità e la stabilità dell’informazione (e di conseguenza la stabilità dei prezzi)?</strong> Se si diffonde l’incertezza su cosa rappresentano 100 euro in termini di benzina, patate, biglietti del cinema o caramelle, le normali transazioni diventano un terno al lotto e poco alla volta l’economia e la vita normale diventano complicate da gestire.</p><p>Nei tempi antichi <strong>la moneta era metallica (in oro per lo più) e la garanzia sul peso e sul contenuto aureo era affidata alla zecca del sovrano</strong> che per questo servizio si faceva pagare un corrispettivo chiamato “signoraggio”. La parità aurea fu abbandonata a Ferragosto del 1971. Lo Stato da quel momento si impegnò a garantire che la quantità di moneta in circolazione non fosse superiore alle necessità del pubblico. Questo significa assicurare un rapporto abbastanza costante tra moneta in circolazione e beni e servizi prodotti e scambiati in un’economia.</p><p>In questo regime di moneta fiduciaria<strong> lo Stato gode un privilegio rispetto ai privati</strong>. Stampa biglietti colorati e paga con essi beni e prestazioni che valgono enormemente di più. La differenza di valore è il signoraggio dei nostri giorni (il signoraggio di cui blaterano complottisti vari invece è un’emerita panzana partorita per imbonire menti confuse). Noi cittadini paghiamo (più o meno consciamente) questo signoraggio (che è in pratica una tassa e pertanto costituisce un introito del bilancio pubblico) perché il sistema informativo incentrato sulla moneta ci rende la vita molto più semplice.</p><p><strong>Seconda questione cruciale: i politici sono esposti a una tentazione</strong>. Per aumentare proditoriamente le entrate (specialmente sotto elezioni) potrebbero mettere in circolazione molte più banconote di quelle che servono per le normali transazioni del pubblico. In tal caso lo Stato per aumentare gli introiti attraverso il signoraggio causerebbe inflazione, una tassa sui detentori di attività liquide (quasi sempre i meno abbienti), che colpisce risparmiatori e percettori di redditi fissi. In sostanza in un regime di moneta fiduciaria i politici sono in grado di operare un esproprio a danno della collettività senza un voto del Parlamento.</p><p>Per eliminare questa tentazione <strong>la decisione su quanta moneta mettere in circolazione è affidata alla Banca centrale</strong>, un’istituzione pubblica, non sottoposta agli ordini diretti del governo. Non è un’anomalia. Per esempio onde evitare che un ministro nottetempo trasferisca la proprietà di terreni a sodali e parenti, il catasto è indipendente dal potere politico. Analogamente le maggiori banche centrali dopo il 1971 sono state rese indipendenti dai politici nell’implementazione della politica monetaria.</p><p>Spero che questa <strong>sintetica esposizione</strong> sia utile per capire meglio cosa si cela dietro<strong> le diatribe sulla monetizzazione ad oltranza del debito pubblico</strong>, il ruolo della Bce, i presunti benefici che deriverebbero dallo stampare moneta all’infinito. Una volta distrutto un sistema informativo complesso è molto oneroso e penoso ristabilirlo, come hanno scoperto in Zimbabwe. In buona sostanza una moneta svalutata è un sistema informativo scadente di cui gioiscono gli ebeti perché crea l’effimera impressione di riempire i portafogli, ma a lungo andare non riempie la pancia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/29/cos%e2%80%99e-moneta/212454/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gli slogan gauchisti che non fanno bene ai titoli</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/si-intensificher-lesodo-dai-titoli-francesi/206691/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/si-intensificher-lesodo-dai-titoli-francesi/206691/#comments</comments> <pubDate>Tue, 24 Apr 2012 15:20:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Mondo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[Francia]]></category> <category><![CDATA[hollande]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[titoli]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/si-intensificher-lesodo-dai-titoli-francesi/206691/</guid> <description><![CDATA[I Mohicani dello status quo, da Tremonti a Bersani, sono in tripudio. Confidano che Hollande brandisca un grimaldello abbastanza robusto per la serratura del forziere tedesco. Riassaporano i tempi in cui lo Stato non subiva vincoli di bilancio e le “politiche industriali”, unte dal grasso tangentizio, decretavano il successo impreditoriale. Ma nonostante gli slogan gauchisti,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I Mohicani dello <strong>status quo</strong>, da Tremonti a Bersani, sono in tripudio. Confidano che Hollande brandisca un grimaldello abbastanza robusto per la serratura del forziere tedesco. Riassaporano i tempi in cui lo Stato non subiva vincoli di bilancio e le “politiche industriali”, unte dal grasso tangentizio, decretavano il successo impreditoriale.</p><p>Ma nonostante gli <strong>slogan gauchisti</strong>, le risorse per riportare in auge quel mondo sono esaurite da tempo anche in Francia, dove i conti pubblici rotolano su una ripida china. Politici e analisti insistono che diminuzione dell’età pensionabile, revisione del fiscal compact o aliquote fiscali al 75 % siano specchietti per le allodole. Il Presidente Hollande dovrà abbandonare ogni velleità, come Jospin, perché non ha alternative.</p><p>Del resto, secondo un cinico adagio, in campagna elettorale si fotte (pardon) l’avversario, vinte le elezioni si fottono gli elettori. Ma pochi se la sentono di scommettere sul<strong> cinismo di Hollande</strong>, per cui si intensificherà l’esodo dai titoli francesi, demolendo il revanchismo della politique d’abord. L’euro e i debiti sovrani di Eurolandia sono il campo minato su cui incede traballando l’economia globale. Quindi la Francia, trattata con i guanti dalle agenzie di rating, ha margini di manovra tenui come chiffon. Alcuni esperti spiegano che i francesi votano al primo turno con il cuore, al secondo con il portafogli. Sempre che fra dieci giorni vi sia rimasto qualcosa.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 24 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/24/si-intensificher-lesodo-dai-titoli-francesi/206691/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Spread, mercati e bagni puliti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/spread-mercati-bagni-puliti/203140/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/spread-mercati-bagni-puliti/203140/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Apr 2012 09:56:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Abc]]></category> <category><![CDATA[affidabilità]]></category> <category><![CDATA[Berlusconi]]></category> <category><![CDATA[costi della politica]]></category> <category><![CDATA[credito]]></category> <category><![CDATA[Giappone]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203140</guid> <description><![CDATA[Nel Giappone degli anni ‘50 e ’60 che, a costo di sacrifici e stenti, si risollevava dalle distruzioni della Guerra e dall’umiliazione dell’occupazione militare, famiglie, contadini e piccoli imprenditori a corto di liquidi non ottenevano credito dalle banche per mancanza di garanzie (suona familiare?). Allora si rivolgevano a piccole finanziarie informali o individui disposti a...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel Giappone degli anni ‘50 e ’60 che, a costo di sacrifici e stenti, si risollevava dalle distruzioni della Guerra e dall’umiliazione dell’occupazione militare, famiglie, contadini e piccoli imprenditori a corto di liquidi <strong>non ottenevano credito dalle banche per mancanza di garanzie</strong> (suona familiare?). Allora si rivolgevano a piccole finanziarie informali o individui disposti a concedere quello che oggi definiremmo microcredito. Alcuni di questi microfinanzieri riuscirono nel tempo a creare istituzioni che rivaleggiavano con le grandi banche.<br /> Tanti anni fa lessi un’intervista ad uno di questi tycoon venuti dal niente (mi scuserete se il nome non affiora tra i ricordi) in cui gli veniva chiesto il segreto del successo. Nel peregrinare tra villaggi e sobborghi poveri (non avendo un ufficio andava di porta in porta), come individuava chi avrebbe ripagato il prestito? Con un’espressione che il giornalista trovò priva di compiacimento, il vecchio finanziere ribatté che chiedeva cortesemente di usare il bagno.<br /> Se trovava il <strong>bagno (per quanto modesto) lindo ed in ordine</strong>, concedeva il prestito, altrimenti lo negava. Una famiglia che teneva alla pulizia dell’ambiente meno nobile e in vista, dimostrava un senso di dignità, responsabilità e soprattutto onore che le avrebbe imposto di mantenere gli impegni. Insomma piccole virtù e valori coltivati tra le pareti domestiche elevati ad indicatore di affidabilità creditizia.</p><p>Nel corso degli anni ogni qual volta mi trovavo a dover giudicare chi invocava supporti, mi è ritornata in mente quella<strong> goccia di saggezza</strong>. Anche oggi che mi capita di esaminare decine di richieste da tutto il mondo mi domando come, metaforicamente, verificare lo stato della toilette. Anche nell’augusto consesso che siede a Palazzo Chigi e in quello che si riunisce nel palazzo attiguo dovrebbero porsi questo problema di igiene. Infatti <strong>esaurito il deodorante e l’insetticida spruzzati copiosamente dalla Bce</strong>, i risparmiatori ed i creditori si domanderanno quanto sono lustri i bagni dei palazzi romani, delle banche milanesi, delle segreterie dei partiti, delle imprese del Nord Est, delle giunte regionali, dei tribunali e via detergendo fino all’ultimo consiglio comunale.</p><p>Molti nel Parlamento credevano che <strong>passata la festa e gabbato lo mercato</strong>, si potesse tornare a spartirsi la Rai e le imprese pubbliche, godersi i soldi dei rimborsi, lisciare il pelo alle clientele e introdurre bavagli e nuove impunità. Invece il convitato di pietra che non partecipa ai banchetti concertativi ha messo fine alle danze. Gli spread dopo qualche giorno di tregua risaliranno e questa volta non scenderanno tanto facilmente. Almeno finché non si giudicherà che il sistema paese ha svoltato ed è in grado di crescere senza ciance di Eurobond e senza piagnistei.</p><p>Il rialzo dello spread che rinfocola i timori di insolvenza è legato proprio <strong>all’inaffidabilità sui nodi</strong> che un Primo Ministro privo (per quanto se ne sa) di basi clientelari doveva affrontare di petto cominciando dai costi della politica e dai mille rivoli di sprechi a livello centrale e locale. Se Monti crede di pulire la tazza del water previo via libera congiunto nei vertici con ABC e gli inchini (stile Costa Crociere) ai loro referenti, è meglio che si goda il Laticlavio a vita e torni agli onori accademici, dispensando sobri consigli sul <em>Corriere</em> (come del resto ha ripreso a fare Tremonti).</p><p>Se invece se la sente di afferrare stracci e spugne abrasive, senza accusare chi rema contro (in una, speriamo momentanea, riedizione del delirio berlusconiano), <strong>si sbarazzi di metà dei suoi ministri </strong><strong>(che non solo non sanno cosa sia un detergente ma sono parte delle incrostazioni)</strong>, rimandi alle loro sinecure i sottosegretari figli di papà o reggicoda dei cacicchi,  e non perda tempo sui documenti “europei” con Cameron e altre anime in pena alla ricerca di riflettori mediatici. Al momento i miasmi rendono arduo stabilire se siamo in presenza di virulenti focolai di infezione oppure di avanzato stato di decomposizione. Le assicurazioni sul deficit primario (reminiscenti di analoghe boutade tremontiane), lo stile autocongratulatorio e le passerelle internazionali non tirano a lucido piastrelle e sanitari.</p><p>Esiste <strong>un blocco sociale su cui il Monti “tecnico” può costruire il suo perno politico</strong> per esercitare la leva di governo. E’ la congiunzione (per usare categorie semplificatorie care ai media) di destra legalitaria, imprese esposte alla concorrenza e sinistra pulita. Lasci perdere ABC che sono dei cadaveri politici ambulanti: se ce la farà, i partiti attuali deflagreranno, altrimenti l’Italia si avvierà al default e i succitati finiranno come Papadopulos (o Craxi). Non è un caso che Berlusconi si sia eclissato. Riapparirà modulando la sua propaganda a seconda dell’esito, forte di uno strapotere televisivo tuttora intatto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/15/spread-mercati-bagni-puliti/203140/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>I mercati rivedono la deriva tremontiana</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/i-mercati-rivedono-la-deriva-tremontiana/203820/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/i-mercati-rivedono-la-deriva-tremontiana/203820/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 13:00:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Governo Monti]]></category> <category><![CDATA[piero giarda]]></category> <category><![CDATA[riforme]]></category> <category><![CDATA[spread]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/i-mercati-rivedono-la-deriva-tremontiana/203820/</guid> <description><![CDATA[La rapida risalita degli spread mette fine alla “strana” politica economica brancaleonesca costruita su proclami solenni, ma risoltasi in ritirate umilianti. Un governo affrancato dal dovere del bacio alla pantofola elettorale di lobbies e santuari del consociativismo ha finito per seguire il richiamo della foresta partitico cui sono sensibili i burocrati, accademici di corte e...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La rapida risalita degli spread mette fine alla “strana” politica economica brancaleonesca costruita su proclami solenni, ma risoltasi in ritirate umilianti. Un governo affrancato dal dovere del bacio alla pantofola elettorale di lobbies e santuari del consociativismo ha finito per seguire il<strong> richiamo</strong> della foresta partitico cui sono sensibili i burocrati, accademici di corte e boiardi che ne fanno parte.</p><p>Nei mercati si insinua la convinzione che la zattera dei conti pubblici italiani abbia ripreso la deriva tremontiana in un mare di nuovo tempestoso, dopo la schiarita propiziata dalle massicce operazioni della Bce. A parte le pensioni sugli altri fronti, dalle liberalizzazioni alla riforma del diritto del lavoro,<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/monti-ha-gi-fallito/203821/" target="_blank"> tutto rimane sostanzialmente inalterato (o peggiorato)</a>. Per la crescita, e quindi la sostenibilità del debito, è imperativo un big bang di riforme che<strong> frantumi</strong> le aspettative negative: dalla giustizia alle professioni, dall’assegno di disoccupazione alle dismissioni di manomorta pubblica, dai tagli alle spese parassitarie (che alimentano le cricche) alla diminuzione del cuneo fiscale sul lavoro. Insomma vanno ripristinati gli incentivi ad investire e ad assumere. Invece un Giarda dai toni mesti annuncia che persino la sbandierata spending review finirà in una bolla di sapone per paura di pestare i calli a qualcuno.</p><p>Uno spread di 400 ad aprile 2012 vale quanto uno spread di 800 ad agosto 2011 perchè ingloba gli <strong>effetti </strong>della droga monetaria della Bce. I risparmiatori lo sanno e ne traggono le conseguenze.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 12 Aprile 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/i-mercati-rivedono-la-deriva-tremontiana/203820/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Al nostro affascinante bazar delle idee</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/nostro-affascinante-mercato-delle-idee/203139/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/nostro-affascinante-mercato-delle-idee/203139/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Apr 2012 17:36:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[blog]]></category> <category><![CDATA[dissonanza]]></category> <category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category> <category><![CDATA[opinioni]]></category> <category><![CDATA[partecipazione]]></category> <category><![CDATA[pluralità]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=203139</guid> <description><![CDATA[In omaggio allo spirito pasquale mi sono finalmente deciso a scrivere un post su cui rimuginavo da tempo. E’ una replica a quanti si sorprendono che io scriva sullo stesso sito che ospita il blog di Tizio, Caio o Mevia (di cui ovviamente non condividono le opinioni). Immagino che lo stesso accada ad altri (ad...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>In omaggio allo<strong> spirito pasquale </strong>mi sono finalmente deciso a scrivere un post su cui rimuginavo da tempo. E’ una replica a quanti si sorprendono che io scriva sullo stesso sito che ospita il blog di Tizio, Caio o Mevia (di cui ovviamente non condividono le opinioni). Immagino che lo stesso accada ad altri (ad alcuni verrà rimproverato di scrivere sul sito che ospita il blog di Scacciavillani?).</p><p>Il fatto è che i blog del FQ hanno dato vita ad un <strong>Bazar intellettuale</strong>. Sullo spettro politico  si va da Massimo Fini a Giulietto Chiesa, in campo economico dai fan della decrescita a Noise from Amerika, da La Voce.info a Ferrero. E’ un calderone in cui si riversano cosmopoliti e provinciali, internazionalisti e no global, attori e politici, finanzieri e filosofi, poeti e imprenditori, liberisti e catastrofisti, chef e ambientalisti, rockettari e ricercatori, sindacalisti e finanzieri d’assalto. Blog individuali, a quattro mani e collettivi. Anche un paio di videoblog.</p><p>Con l’arrivo di un ufologo e un esperto di poker,  sembra che siano rimasti scoperti pochi campi dello scibile umano e del ventaglio di interessi. Mancano ancora un berlusconiano (non pentito, come gli onorevoli Granata o Napoli), un leghista (ormai in via di estinzione), un cartomante e un clericale (proverei con Giovanardi, tanto per vedere l’effetto che fa nella blogosfera FQ?).</p><p><strong>A taluni disturba la dissonanza di voci e di opinioni. </strong>Preferirebbero attingere da un organo che dettasse la linea e che <strong>insegnasse a pensare con la testa altrui</strong>, senza troppi patemi. Di fronte a due tesi contrastanti bisogna fare lo sforzo di valutare. Da qui la richiesta di un catechismo rassicurante, specie in questi tempi ansiogeni. Su internet esistono già miriadi di siti rivolti a soddisfare questo desiderio. Tanti aspiranti maître a penser arringano i fedeli con ritornelli triti e giaculatorie cantilenanti.</p><p>Il Fatto on line va in direzione assolutamente opposta e questa scelta lo rende <strong>unico anche a livello internazionale</strong>. Per quel che mi è dato conoscere lo ritengo il più affascinante mercato delle idee che si sia sviluppato su internet (almeno nelle lingue che conosco). E’ una piattaforma dove si possono mettere a confronto le idee e interagire con persone agli antipodi. Internet spesso tende a segmentare la platea e a creare dei microcosmi omogenei.<strong> Il Fatto on line frantuma gli steccati</strong>. Questa circolazione di idee ed il dibattito tra diversi abitua al ragionamento e proprio perché suscita reazioni forti nei commenti diventa uno strumento di apprendimento per chi legge e chi scrive.</p><p>A volte anche io mi sorprendo a leggere proposte interessanti da persone con cui sulla carta avrei pochi punti di contatto. A volte delle opinioni a cui non sarei altrimenti esposto mi spingono <strong>a mettere in dubbio le certezze</strong> e a verificare che le basi su cui poggiano siano intatte (se lo sono mai state). Mi rendo conto che paturnie per me irrazionali per altri sono fonte di apprensione. Mi calo in panni che nel mio guardaroba non esistono.</p><p>Ottimisticamente mi aspetto che con il tempo<strong> le idee strampalate soggette a scrutinio verranno marginalizzate</strong> e quelle più ragionevoli si affermeranno. Per questo un contenitore cha può apparire assurdamente variegato, in realtà potenzia al massimo la forza dirompente di internet. Anche per questo a me non dispiace affatto ricevere commenti negativi o insulti. Anzi cerco di rispondere a tutti, per quanto mi concedano le altre incombenze quotidiane, soprattutto a chi esprime punti di vista opposti. Proprio dal dibattito che scaturisce dai commenti si impara molto di più che dalla lettura di 5000 battute.</p><p>Proprio questo è il bello di un mezzo bidirezionale. Lanciarsi senza rete nel <strong>mare magnum degli umori e delle reazioni</strong> di un pubblico che non ha freni inibitori. Una specie di agorà o se preferite di avanspettacolo cibernetico. Per di più attraverso i commenti ci si fa un&#8217; idea molto più accurata di come ragiona davvero la gente soprattutto quando, protetta dall&#8217;anonimato, abbandona le inibizioni e dà sfogo alle pulsioni autentiche come mai oserebbe nei panni quotidiani.</p><p>Non che tutte le intemerate vadano prese sul serio. Ho visto spesso molti lividi contro i politici, indignati contro le ingiustizie, implacabili censori del capoufficio (in sua assenza), che appena si trovavano al cospetto di un potente diventavano mansueti e servili. Disposti a pietire e a inginocchiarsi per il piattino di lenticchie da mangiare nel retrobottega ruttando poi alla faccia dei fessi. Le cronache leghiste di questi giorni ne offrono un esempio paradigmatico, ma di certo non esclusivo.</p><p>Un ultimo appunto: a giudicare dai nomi e dai nick sembrerebbe che i commenti (su tutti i blog) provengano in misura preponderante da uomini. Le donne per qualche motivo sono meno propense ad esprimersi. E’ un fenomeno non solo italiano e solleva perplessità. Mi chiedo se non origini dalla stessa radice della scarsa partecipazione in politica. <strong>Quote rosa nei blog?</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/nostro-affascinante-mercato-delle-idee/203139/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>A Vera che compirà 20 anni nel 2032</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/vera-compira-anni-2032/200916/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/vera-compira-anni-2032/200916/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Apr 2012 12:27:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Famiglia]]></category> <category><![CDATA[figli]]></category> <category><![CDATA[futuro]]></category> <category><![CDATA[nascita]]></category> <category><![CDATA[valori]]></category> <category><![CDATA[XXI secolo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200916</guid> <description><![CDATA[Quando questo secolo avrà compiuto quasi un terzo del suo lento cammino forse ti chiederai cosa ci abbia spinto a metterti al mondo nel mezzo di una crisi che smantella tutte le certezze di un Occidente tremebondo, dalle marce architravi sociali, in brutale collasso economico, incapace di reagire come un arto anchilosato. Chissà se ti...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quando questo secolo avrà compiuto quasi un terzo del suo lento cammino forse ti chiederai cosa ci abbia spinto a metterti al mondo nel mezzo di una <strong>crisi che smantella tutte le certezze</strong> di un Occidente tremebondo, dalle marce architravi sociali, in brutale collasso economico, incapace di reagire come un arto anchilosato. Chissà se ti evocherà l’incoscienza questa voglia di futuro mentre incombe un tonfo epocale sotto l’incalzare delle classi emergenti asiatiche, sudamericane e arabe determinate a conquistare il benessere con la durezza di chi conosce la fame.</p><p>Più per istinto che per scelta calcolata (di cui mi sento incapace perché i calcoli mi annoiano) prediligo andare <strong>controcorrente</strong>. Quando gli altri tremano, mi inebria il profumo di sfida. Dove vedo macerie immagino buldozer e gru. Così vorrei che fosse anche per te: pronta a inalare l’eccitazione del rischio, disprezzando gli elucubratori di scuse che giacciono nei loro letti di dubbi. Crescerai in un mondo in vorticosa trasformazione spazzato da <strong>venti torbidi:</strong> dovrai imparare a subire rovesci, <strong>facendo tesoro dei tuoi errori</strong>, che sono il capitale umano più pregiato. Solo chi ha imparato a cadere può spiccare il balzo senza timori. Solo chi sa digiunare, come Siddhartha, è libero dai ricatti.</p><p>E’ probabile che vivremo in tante città diverse e che non ti sentirai legata a un luogo in particolare. E forse nemmeno a una lingua. Ne parlerai due o tre libera dall’impalpabile schiavitù mentale cui una lingua madre ti sottopone. Non nego che mi inorgoglirebbe se tu sviluppassi quei <strong>tratti italiani</strong> che (concedimi un innocente tributo alle radici) ci rendono unici, l’estro, la fantasia, lo stile, la gioia dello stare insieme, il piacere della conversazione brillante, senza acquisire quelli deteriori, la doppiezza lazzaronesca, la furbizia stracciona, la schiena piegata, il piagnisteo cialtrone, l’indignazione sterile dei servi tra un’inchino e una leccata.</p><p>Non essendo i tuoi genitori legati a questo mondo che boccheggia <strong>in deficit di ossigeno da sicurezze piccolo-borghesi</strong>, sarai più libera di sperimentare senza il fardello di convenzioni sociali e modelli precotti. Giocherai con bambini dai tratti indiani, arabi, americani, cinesi, africani o europei scevra da pregiudizi razziali o di religione. I tuoi studi saranno molto diversi dai miei (pietrificati nel tragico relitto gentilian-fascista) e non avranno mai fine. Del resto, la laurea (o il Ph.D.) come traguardo accademico definitivo alla tua generazione apparirà balzana. Al lavoro metà del tuo tempo sarà destinato ad <strong>aggiornare o estendere conoscenze</strong><strong>.</strong> Già per me è un’esigenza pressante, per te sarà imprescindibile. Ogni 10-15 anni tornerai in una qualche forma di scuola (termine vieppiù arcaico), presumibilmente non su un banco, ma di fronte ad un’interfaccia alla <em>Minority Report</em>. Andrai in pensione (se mai ci andrai) a 80 anni, con l’aspettativa di viverne quasi 100, quindi non puoi sperare di limitarti a quanto imparerai fino a 25 o a 30. Soprattutto in un mondo dove <strong>il ritmo accelererà</strong> e dove la competizione tra imprese, industrie, paesi, e sistemi politici farà sembrare l’odierno embrione di globalizzazione (che i conservatori patetici già vivono come un intollerabile cataclisma) un piccolo assaggio del vero <strong>sconquasso di equilibri </strong>che si produrrà durante tutto il XXI secolo e di cui questa Grande Crisi sarà ricordata come il detonatore.</p><p>Comunque sia, <strong>è improbabile che imparerai un mestiere o una professione</strong> <strong>definibili e circoscrivibili</strong>. Il lavoro, soprattutto nelle funzioni più avanzate, sarà liquido e senza un orario predeterminato. Gli organigrammi e le gerarchie saranno sempre più labili, perché non è possibile comandare su chi lavora con la testa e può mettersi in sciopero senza che te ne accorga. Il tuo valore dipenderà da come troverai soluzioni senza ricorrere ad istruzioni o a guide. Viaggerai di frequente, ma quasi mai per lavoro. Anzi ti sembrerà un’assurdità in un mondo di video conferenze in 3D attraverso il cellulare al polso o sottopelle.</p><p>Forse ti imbatterai in quella <strong>massima di supposta saggezza</strong> che ti esorta ad avere il coraggio e la determinazione di cambiare le cose che puoi e di rassegnarti a quelle che non puoi. Mi auguro che ignorerai la seconda parte perché solo per i mediocri esistono sfide troppo impervie. Esistono solo strategie diverse per affrontarle e l’uso ottimale delle risorse da dedicarvi. Laddove il compito appare insormontabile bisogna individuare i piccoli passi e attrezzarsi per i tempi lunghi: mettere in moto la danza del fiocco di neve che genera la valanga, rosicchiare le travi con la pazienza del tarlo, punzecchiare con la determinazione della zanzara.</p><p>Ma la cosa che davvero mi auguro più fervidamente è che un giorno leggendo queste parole sorriderai <strong>al cumulo di caz&#8230;te e di retorica</strong> che trasudano. In quel momento, su quanto avrai assorbito in famiglia per incoscia osmosi, si sarà innestato il senso critico che ti permetterà di spiccare in completa autonomia il volo verso i tuoi orizzonti. Tanto più sconfinati quanto più i miei si restringeranno con gli anni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/01/vera-compira-anni-2032/200916/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Monti, la politica del tirare a crepare</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/monti-politica-tirare-crepare/200915/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/monti-politica-tirare-crepare/200915/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 11:02:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Media & regime]]></category> <category><![CDATA[art. 18]]></category> <category><![CDATA[Fondi Sovrani]]></category> <category><![CDATA[investimenti Cina]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category> <category><![CDATA[Mizolini]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=200915</guid> <description><![CDATA[Per il minzolinguismo languido che, pur in assenza di Minzolini, continua a pervadere il sistema mediatico, era un’occasione ghiotta. Un profluvio di immagini, articoli e marchette in corpo 12 assortite per celebrare i fasti dell’Italia Risanata, ripetere le parabola della credibilità ritrovata, battere la grancassa di un altro Governo del Fare (nel paragone con quello...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Per il <strong>minzolinguismo languido</strong> che, pur in assenza di Minzolini, continua a pervadere il sistema mediatico, era un’occasione ghiotta. Un profluvio di immagini, articoli e marchette in corpo 12 assortite per celebrare i fasti dell’Italia Risanata, ripetere le parabola della credibilità ritrovata, battere la grancassa di un altro Governo del Fare (nel paragone con quello del farsele).</p><p>Invece sulla cartapesta del palcoscenico asiatico si è abbattuto uno scroscio di<strong> pioggia acida</strong>. Lo psicodramma sull’art. 18 (dove non cambia alcunché di sostanziale), la minaccia di dimissioni, la chiamata a rapporto di un Cicchitto qualunque, addirittura le bacchettate da Repubblica hanno grippato il motore della macchina propagandistica concentrata sui grandi del mondo, da Obama a Wen Jiabao, profusi in apprezzamenti per il nuovo governo. Tastiere e microfoni erano pronti addirittura ad annunciare l’arrivo di capitali asiatici nello Stivale. Anzi qualcuno che aveva già pronto il pezzo ha pensato bene di pubblicarlo comunque, sfidando il ridicolo. Non è la prima volta che gli alti papaveri di via XX settembre cercano di convincere i fondi sovrani cinesi a staccare qualche assegno. Ne avevo scritto già a settembre durante le ultime contorsioni del tremontismo in un post intitolato<a href="sei mesi o un anno fa i ritorni attesi su un investimento industriale in Italia erano negativi (a parte qualche nicchia tipo la Ducati o qualche monopolio tipo Eni). Oggi, a voler essere benevoli, potremmo dire che sono un po’ meno negativi, ma siccome nessuno investe con l’obiettivo di perdere soldi, il quadro di fondo è immutato. Rispetto a settembre 2011 il file Powerpoint del roadshow montiano, a parte la retorica, contiene poche laconiche slides su pensioni e inasprimento fiscale. Per il resto è alquanto improbabile che qualche notaio in più, una data diversa sulla carta di identità o le società da un euro di capitale inducano chicchessia a investire in fabbriche o attività economiche reali in Italia, di quelle che creano occupazione. Anzi l’annacquamento di decreti su liberalizzazioni e semplificazioni già blandi annunciati con squilli di trombe, hanno obliterato la credulità degli irriducibili ottimisti. La pietra tombale su qualsiasi velleità verrà sigillata proprio con questa riforma abborracciata del diritto del lavoro e le giravolte sull’art. 18. L’art. 18 e’ il meno. Sono tutte le leggi contradditorie e intraducibili, a costituire il deterrente, oltre alla corruzione, alla criminalità organizzata, al sistema giudiziario disastroso, alle infrastrutture a pezzi e alle tasse assurde. Quest’ultimo è il nocciolo della questione su cui bisognava agire in fretta e con decisione. Oggi non si investe in Italia perché le imposte sul reddito d’impresa superano il 60% e il cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti è troppo ampio.  Monti aveva solo un paio di colpi in canna per centrare il bersaglio dell’inversione di tendenza e se li è sparati sui piedi prendendo accuratamente la mira. Con i politici in ritirata a novembre avrebbe dovuto assalire i privilegi di chi vive di politica, vendere la manomorta pubblica, tagliare gli sprechi e abbassare le tasse. Al contrario ha proseguito nella strategia suicida alla Tremonti di inasprimenti fiscali su un sistema economico allo stremo.  Appena sceso lo spread le varie caste hanno immediatamente archiviato l’emergenza e hanno ritrovato intatta la protervia di qualche mese fa. Monti assicura che non tirerà andreottianamente a campare. Vaste programme. Da dicembre non sembra abbia fatto molto altro."> Il Contabile ed il Dragone</a>.</p><p>Gli<strong> investimenti diretti cinesi in Italia ammontano ad un&#8217;inezia</strong>. E’ ipotizzabile che con il cambio di governo cambi anche la voglia di investire in Italia? L’entusiasmo internazionale per il governo dei burocrati è <strong>un parto della fervida inventiva minzolinguistica</strong>. Gli spread sono scesi significativamente solo dopo i massicci finanziamenti della Bce al Tesoro con l’escamotage del finanziamento di lungo periodo alle banche. Quell’onda è stata cavalcata da molti gestori finanziari nella fiera dei facili profitti concessi dall’Eurotower. Ma questo non cambia un dato di <strong>fatto nudo e crudo</strong>: sei mesi o un anno fa i ritorni attesi su un&#8217;iniziativa industriale in Italia erano negativi (a parte qualche nicchia tipo Ducati o monopoli tipo Eni). Oggi, a voler essere benevoli, potremmo dire che sono un po’ meno negativi, ma siccome <strong>nessuno investe con l&#8217;aspettativa di perdere soldi</strong>, il quadro di fondo rimane immutato.</p><p>Rispetto a settembre 2011 il file Powerpoint del roadshow montiano, a parte la retorica, contiene poche laconiche diapositive su pensioni e inasprimento fiscale. Per il resto, l’annacquamento dei già blandi decreti su liberalizzazioni e semplificazioni, annunciati con squilli di trombe, hanno obliterato la credulità degli irriducibili ottimisti. La pietra tombale su qualsiasi velleità verrà sigillata proprio con questa riforma abborracciata del diritto del lavoro, concepita da <strong>burosauri cristallizzati</strong> nel mondo ormai scomparso della grande impresa con migliaia di addetti dalle mansioni omogenee.</p><p>Se il problema cruciale fosse l&#8217;art. 18  l&#8217;Italia non saremmo in una situazione disperata. Invece sono tutte le leggi contraddittorie e intraducibili, a costituire il deterrente, oltre alla corruzione, alla burocrazia, alla criminalità organizzata, al sistema giudiziario disastroso, alle infrastrutture a pezzi e alle tasse assurde. Quest’ultimo <strong>è il vero nocciolo della questione </strong>su cui era urgente intervenire con decisione. Non si investe in Italia perché il carico di imposte sulle imprese (soprattutto minori) supera talora il 60%, mentre il cuneo fiscale che massacra le buste paga è senza pari tra i maggiori paesi avanzati.</p><p>Monti ha scaraventato dalla finestra un&#8217;occasione unica. A novembre-dicembre, con le <strong>oligarchie partitiche atterrite </strong><strong>dalla prospettiva di elezioni anticipate</strong><strong>, </strong>dalla bancarotta e dalla rabbia degli elettori, Monti avrebbe dovuto assalire i privilegi di quanti vivono di politica, vendere la manomorta pubblica, tagliare gli sprechi e abbassare le tasse. Al contrario ha proseguito nella strategia suicida alla Tremonti di inasprimenti fiscali su un sistema economico stremato per pagare le follie del settore pubblico. Appena sceso lo spread, le varie caste hanno immediatamente archiviato l’emergenza e hanno ritrovato intatta la protervia di qualche mese fa. Il premier <strong>assicura che non tirerà</strong><strong> andreottianamente </strong><strong>a campare</strong>. Curiosa affermazione. Da dicembre non sembra abbia fatto molto altro. Per l&#8217;Italia adesso si tratta di non tirare a crepare.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/monti-politica-tirare-crepare/200915/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il Signoraggio  e la Signoranza</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/signoraggio-signoranza/196813/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/signoraggio-signoranza/196813/#comments</comments> <pubDate>Tue, 13 Mar 2012 10:05:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[adusbef]]></category> <category><![CDATA[le iene]]></category> <category><![CDATA[Sara Tommasi]]></category> <category><![CDATA[Scilipoti]]></category> <category><![CDATA[signoraggio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=196813</guid> <description><![CDATA[I commenti al post sul signoraggio del vicepresidente dell&#8217;Adusbef qui sul FQ sono stati talora molto tranchant. Devo ammettere che anche io mi sono lasciato prendere dal clima. Allora per rimediare alla caduta di stile vorrei offrire  nel mio blog lo spazio che meritano due giganti del pensiero signoraggista i quali hanno di recente eccitato la platea...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I commenti al <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/11/signoraggio-nasce-nascita-della-moneta/196596/" target="_blank">post sul signoraggio</a> del vicepresidente dell&#8217;Adusbef qui sul FQ sono stati talora molto tranchant. Devo ammettere che anche io mi sono lasciato prendere dal clima.</p><p>Allora per rimediare alla caduta di stile vorrei offrire  nel mio blog lo spazio che meritano <strong>due giganti del pensiero signoraggista</strong> i quali hanno di recente eccitato la platea ad un convegno sul tema organizzato dall&#8217; On. <strong>Domenico Scilipoti</strong>.</p><p>Le loro esternazioni  sulla finanza, le accise, la flat tax al 25%, la confisca penale delle banche centrali (peccato siano già pubbliche), gli spread, la vita da miliardari cui si aspira (per svaligiare tutti i negozi del centro, pare), l&#8217;aereo privato, le borse Chanel, la galera a Monti e tante altre perle di saggezza costituiscono<strong> un patrimonio intellettuale dell&#8217; umanità </strong>che illumina il buio i in cui siamo precipitati in questo scorcio di XXI secolo.</p><p><strong>Godiamoci tutti in religioso silenzio questo video sublime:</strong></p><p><a href="http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/289228/nobile-nuovi-esperti-di-finanza.html">L&#8217;E</a><a href="http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/289228/nobile-nuovi-esperti-di-finanza.html">sperta</a> <a href="http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/289228/nobile-nuovi-esperti-di-finanza.html">di Finanza e l&#8217;Uomo Tabu&#8217; che la pervade</a></p><p>Amoreeeeeee, che cos&#8217;e&#8217; lo spread del Bund? E la riconversione planetaria? Boh! Nel dubbio sviluppiamoci all&#8217;infinito&#8230;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/13/signoraggio-signoranza/196813/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>MMT, per i miracoli ci stiamo attrezzando</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/ovvero-miracoli-stiamo-attrezzando/195623/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/ovvero-miracoli-stiamo-attrezzando/195623/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Mar 2012 07:58:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[banca centrale]]></category> <category><![CDATA[crescita]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[MMT]]></category> <category><![CDATA[moneta filosofale]]></category> <category><![CDATA[politica monetaria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=195623</guid> <description><![CDATA[Con una certa frequenza nei commenti a questo blog ed ad altri viene citata la Modern Monetary Theory o MMT. Spesso ho risposto in modo puntuale a chi propugnava questa “teoria” o chiedeva un parere. Ho deciso di scrivere un post ad hoc per affrontare la questione in modo meno estemporaneo. In realtà già ne...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con una certa frequenza nei commenti a questo blog ed ad altri viene citata la <strong>Modern Monetary Theory o MMT</strong>. Spesso ho risposto in modo puntuale a chi propugnava questa “teoria” o chiedeva un parere. Ho deciso di scrivere un post ad hoc per affrontare la questione in modo meno estemporaneo. In realtà già ne avevo scritto indirettamente in un post sulla <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/29/debito-pubblico-moneta-filosofale/173756/">Moneta Filosofale</a>. Poco male. Repetita iuvant.<br /> La MMT (o Chartism come è anche conosciuta) è una dottrina elaborata un secolo fa e non ha nulla di moderno. E&#8217; stata solo &#8220;riscoperta&#8221; negli ultimi anni. La migliore esposizione che ho trovato in italiano me l’ha suggerita un lettore in un commento ed è disponibile su <a href="http://johnnycloaca.blogspot.com/2012/01/il-mondo-alla-rovescia-della-mmt.html">Freedonia</a>. Per chi legge l’inglese consiglio anche la voce <strong>Chartism</strong> su Wikipedia.</p><p>Nessuno dei due testi è sintetico, per cui volendo riassumere, i seguaci contemporanei della MMT credono di poter <strong>“dimostrare” che la spesa pubblica si può aumentare all’infinito</strong> finanziandola con stampa di moneta (o con debito), anzi la si deve aumentare perché solo con la spesa pubblica si ottiene crescita e quindi benessere. La chiave di volta della “dimostrazione” è una identità, cioè non un’equazione che esprime una relazione di causalità, ma solo una eguaglianza contabile (tipo Ricavi meno Costi uguale Guadagni che ci insegnavano in terza elementare):</p><p><strong><span style="color: #ff0000;">G &#8211; T = S &#8211; I</span></strong></p><p>In termini semplici, la spesa pubblica (G) meno il gettito fiscale (T), è uguale al risparmio privato (S) meno gli investimenti privati (I). Questi simboli, in soldoni, significano che il deficit pubblico è uguale al risparmio privato non investito in attività private.<br /> Su questa identità gli economisti (siano liberisti, keynesiani, marxisti, venusiani) non dissentono perché è un’ovvietà. Anzi addirittura sul lato opposto dello spettro politico, nei Tea Party usano questa identità per asserire che il il deficit pubblico sottrae risorse agli investimenti privati e quindi alla crescita, arrivando alla conclusione opposta della MMT. Pertanto l’identità non “dimostra” nulla. Se volete la spiegazione rigorosa vi suggerisco di nuovo il <a href="http://johnnycloaca.blogspot.com/2012/01/il-mondo-alla-rovescia-della-mmt.html">link a Freedonia</a>.</p><p>Se non volete addentrarvi nelle sottigliezze o non avete tempo, è possibile smontare la MMT con una semplice osservazione: <strong>le risorse vanno impiegate in modo efficiente</strong>. Privati e governi possono prendere a prestito a patto che spendano quei soldi in modo che producano dei ritorni economici. Se ciò non avviene presto o tardi si fallisce. Per qualche motivo, a me oscuro, molti di quelli infatuati della MMT ritengono più o meno esplicitamente che la stampa di moneta o il debito pubblico rendono come per miracolo un sistema economico efficiente. Ad esempio presumono che un familiare di Alemanno assunto all’Atac combina necessariamente qualcosa di utile e produttivo.</p><p>Se così fosse invece di MMT si dovrebbe chiamarla più precisamente<strong> Teoria del Paese della Cuccagna</strong>. Se bastasse stampare moneta per finanziare tutte le spese e tutti gli investimenti pubblici non ci sarebbe bisogno di tasse. Anzi non ci sarebbe nemmeno bisogno di lavorare. Provvederebbe a tutto il governo che pagherebbe il conto senza vincoli di bilancio. Gli unici che si dovrebbero alzare la mattina per recarsi in fabbrica o in ufficio sarebbero gli impiegati del Poligrafico dello Stato.</p><p>Non siete ancora convinti? Allora a quelli cui non piace ragionare in termini logici o rifiutano argomenti economici, vorrei porre una domanda. Per quale motivo, se la MMT funzionasse davvero i politici non l’adottano senza tentennamenti? Ai politici piace essere rieletti. <strong>Se potessero rendere tutti felici e contenti farebbero il pieno dei voti senza dover troppo penare</strong>. Mai un voto contrario in Parlamento, mai una contestazione, mai una lamentela. Sarebbero rieletti per omnia secula seculorum e verrebbero portati in trionfo ogni giorno.</p><p>Gli irriducibili del complotto (quelli estremamente furbi che conoscono tutti i <strong>trucchi retorici dei biechi capitalisti affamatori</strong>) a questo punto scrollerebbero le spalle con un sorriso sardonico asserendo che i capi di governo (da Obama a Putin, passando per Lula) sono al servizio dei banchieri, della Spectre, della Cia, del KGB, del Bilderberg, della Trilaterale, quindi eseguono ordini come automi decerebrati. A me non è chiaro perché mai queste forze oscure dovrebbero impedire il diffondersi del benessere (la crescita favorirebbe anche loro, anzi favorirebbe loro più di chiunque altro) senza dover fare o imporre sacrifici? Ma ammettiamo pure che queste forze oscure che controllano l’Occidente, l’Oriente (Cina e Giappone inclusi), l&#8217;Antartide, e chissà cos’altro, siano composte da <strong>sadici il cui unico scopo sia mantenere il resto dei propri simili nella povertà e nell’abbrutimento</strong>. Beh ci sarà pure qualche posto sul globo terracqueo dove gli artigli di questi figuri non arrivano? Almeno la Corea del Nord sarà libera dalla loro influenza nefasta? Almeno Cuba dico io? Fidel Castro, per l’amor del cielo? Il Venezuela di Chavez? L’Iran degli Ayatollah? L’Afganistan dei Talebani? Il Sud Africa di Mandela? Mi concederete che almeno Mandela dopo decenni di carcere duro non sia uno scagnozzo del Bilderberg? E Che Guevara che fu Governatore della Banca centrale cubana? Allora come mai nessuno neanche tra i miti antagonisti, anticapitalisti, anti-tutto, ha mai messo in pratica questa benedetta MMT? Pazzi <strong>autolesionisti senza speranza anche loro</strong>?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/06/ovvero-miracoli-stiamo-attrezzando/195623/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Campa cavallo che l’Italia cresce</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/campa-cavallo-l%e2%80%99italia-cresce/194183/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/campa-cavallo-l%e2%80%99italia-cresce/194183/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Feb 2012 08:00:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[imposta patrimoniale]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[recessione]]></category> <category><![CDATA[semplificazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=194183</guid> <description><![CDATA[Depurata l’aria dai miasmi ideologici e dalla disinformazione televisiva lo spartiacque della politica economica è ben delineato. L’Italia, a differenza dei PIGS e di altri paesi europei, ha accumulato risparmio per almeno due generazioni. La dicotomia tra le visioni di politica economica che si confrontano al riparo della cortina fumogena del governo Monti ha per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Depurata l’aria dai <strong>miasmi ideologici e dalla disinformazione televisiva</strong> lo spartiacque della politica economica è ben delineato. L’Italia, a differenza dei PIGS e di altri paesi europei, ha accumulato risparmio per almeno due generazioni. La dicotomia tra le visioni di politica economica che si confrontano al riparo della cortina fumogena del governo Monti ha per oggetto proprio questo risparmio. In estrema sintesi, si confrontano <strong>due campi, entrambi trasversali ai cosiddetti schieramenti politici</strong>.</p><p>Al primo appartengono quanti vorrebbero <strong>espropriare queste risorse</strong> in modo più o meno elegante (o strisciante) per alimentare la caldaia dell’inefficienza, della burocrazia, dell’economia assistita, del clientelismo, dello spreco e della protezione sociale come privilegio garantito a pochi attraverso la cassa integrazione. Portabandiera di questi interessi sono ampi settori sindacali che costituiscono la cinghia di trasmissione della casta. Altri, talora insospettabili nelle loro grisaglie confindustriali o bancarie, si nascondono per ora sotto le gonne vintage della Camusso, pronti a dare man forte quando <strong>il richiamo della foresta consociativo</strong> risuonerà in Transatlantico.</p><p>Del secondo fanno parte invece quelli che vorrebbero ristabilire le condizioni affinché queste risorse (irrobustite anche da capitali stranieri) vengano <strong>investite con profitto</strong> (chiedo scusa per il termine di inusitata volgarità) in Italia per riconvertire il sistema economico italiano e ripristinare la capacità di crescita di lungo periodo. Questo secondo campo è numericamente maggioritario (include giovani precari, piccoli imprenditori non assistiti, professionisti, disoccupati, artigiani, eccetera) ma rimane privo di rappresentanza politica forte perchè composto da interessi diffusi e quindi poco organizzati. Ai tavoli di Palazzo Chigi per loro non è prevista sedia o strapuntino.</p><p>Dopo il disastro tremontiano con l’avvento di Monti era sbocciata la speranza che dal ripido pendio degli espropri per pagare gli sprechi si intendesse risalire sia pure a fatica. Ma si è trattato di un effimero interludio. Dopo il drastico inasprimento fiscale fatto ingoiare, come alle oche da fois gras, con la solita litania dell’emergenza, si è attesa per settimane la cosiddetta Fase 2 che affrontasse i nodi strutturali. Invece di incalzare una politica in rotta, disposta a cedere (magari con qualche starnazzo) su molti fronti, il governo dei tecnici (ma sarebbe meglio dire, dei burocrati) ha scoperto una italianissima <strong>vocazione da compromesso al ribasso</strong> siglato non più nei retrobottega o nei camper, ma sotto i tunnel.</p><p>Anche se queste liberalizzazioni e semplificazioni farsa sopravvivano alla sventagliata di emendamenti, il test per valutarne l’efficacia è di disarmante semplicità. Basta chiedersi cosa cambia per un investitore non puramente finanziario rispetto a tre mesi fa? Chi potrebbe mai convincersi che dopo questi decreti aprire un’attività o espandere una esistente possa convenire? Cosa dovrebbe indurre un imprenditore ad assumere o quantomeno a non licenziare? E come verrà riattivato il rubinetto del credito soprattutto per iniziative nuove.</p><p>Ci vuole ben altro che qualche farmacista e notaio in più, un certificato in meno o una scadenza diversa sulla carta di indentità o la presa in giro della società con un euro di capitale per<strong> far scattare la molla dell’attività economica</strong> e riparare sul serio il motore grippato della crescita. Almeno si pagassero i debiti contratti dalle istituzioni e dagli enti pubblici con le imprese. Ma neanche di questo elementare principio di legalità si trova traccia.</p><p>Ci si congratula che gli spread siano scesi e la situazione non sembra tanto grave come a novembre. E’ vero che i cinegiornali Luce del XXI secolo celebrano i trionfi nello Studio Ovale, nella City e a Wall Street, come celebravano <strong>i discorsi al Congresso USA, gli abbracci di Putin e i baciamano a Gheddafi</strong>. Ma in realtà gli spread sono scesi sensibilmente solo dopo che Draghi ha aperto a manetta le valvole della liquidità inondando le banche (sia sane che insolventi) di mezzo trilione di euro. Infatti le agenzie di rating non si sono lasciate abbacinare dagli specchietti di Palzzo Chigi o dalle quotidiane comparsate televisive. E’ bastato loro rileggere <strong>la lettera spedita dalla Bce al governo italiano</strong> in agosto. Quasi tutti i capitoli rimangono tristemente in sospeso (nonostante l’ingiunzione ad operare immediatamente) con l’eccezione dell’intervento sulle pensioni. Francamente non è roba che impressioni più di tanto chi dovrebbe affidare i propri risparmi al Tesoro italiano. L’aplomb del compassato pubblico di Wall Street e della City o il linguaggio diplomatico di circostanza può indurre in qualche tragico equivoco. Un applauso alla ritrovata sobrietà al limite si può anche concederlo, tanto non costa. Ma non per questo si allentano i cordoni della borsa tantomeno per un paese in recessione (cosa su cui i telegiornali minzolianamente glissano).</p><p>E se le zavorre che ci trascinano nella <strong>spirale di recessione e maggiori carichi fiscali</strong>, non vengono alleviate sul groppone di quanti ancora nel settore privato hanno energie non<strong> annichilite da decenni di dissenatezze</strong> politico-sindacali, le previsioni rosa shocking sul pareggio di bilancio in Italia avranno un posto di rilievo nei libri di storia. Nello stesso capitolo dedicato al programma di stabilità della Grecia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/campa-cavallo-l%e2%80%99italia-cresce/194183/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Grecia, l&#8217;accordo è un regalo tedesco a Sarko</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/grecia-laccordo-regalo-tedesco-sarko/192851/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/grecia-laccordo-regalo-tedesco-sarko/192851/#comments</comments> <pubDate>Tue, 21 Feb 2012 21:07:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[atene]]></category> <category><![CDATA[Berlino]]></category> <category><![CDATA[carnevale]]></category> <category><![CDATA[Eliseo]]></category> <category><![CDATA[euro]]></category> <category><![CDATA[Germania]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Luca Papademos]]></category> <category><![CDATA[presidenziali]]></category> <category><![CDATA[Schauble]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=192851</guid> <description><![CDATA[I potenti raramente si affannano ad esternare opinioni e proposte ai quattro venti. Uno davvero potente agisce come meglio ritiene. Al limite comunica la propria decisione ai sottoposti. Troppe dichiarazioni, specie se scomposte, sono un sintomo inequivocabile di debolezza. Le scorse settimane hanno visto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble impegnato con il suo...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/large_120219-203857_to190212est_439.jpg?47e3a5"><img class="size-full wp-image-192854" title="large_120219-203857_to190212est_439" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/02/large_120219-203857_to190212est_439.jpg?47e3a5" alt="" width="295" height="192" /></a>I potenti raramente si affannano ad esternare opinioni e proposte ai quattro venti. Uno davvero potente agisce come meglio ritiene. Al limite comunica la propria decisione ai sottoposti. Troppe dichiarazioni, specie se scomposte, sono un sintomo inequivocabile di debolezza. Le scorse settimane hanno visto il ministro delle finanze tedesco <strong>Wolfgang Schauble</strong> impegnato con il suo entourage in un crescendo wagneriano di stizza («Siamo meglio equipaggiati di due anni fa» aveva detto a proposito delle conseguenze di una bancarotta greca) e rabbia impotente, sfogata attraverso proposte inquietanti come il rinvio sine die delle elezioni politiche.</p><p lang="it-IT">Origine della frustrazione è il conflitto tra l’<strong>inflessibilità germanica</strong> e la realtà politica che per la seconda volta serve al governo tedesco una minestra avvelenata come alternativa ad una finestra alta quanto la Torre Eiffel. La partita intorno al nuovo piano di aiuti aveva un esito scontato come quelle nel campionato italiano con i portieri a libro paga dei biscazzieri. La scadenza di un’emissione da 14,5 miliarid di euro il 20 marzo cadeva in piena campagna elettorale per le presidenziali in Francia. Con una bancarotta dagli esiti dirompenti <strong>Sarkozy</strong> avrebbe dato uno struggente bacio di addio all’Eliseo e la lotta per la successione si sarebbe aperta, agli occhi d’Oltre Reno, tra la padella socialista e la brace lepennista. Nel primo caso si rischia di disfare gli accordi raggiunti e l’intesa instauratasi tra Sarkozy e la <strong>Merkel</strong> sul fiscal compact e sul riassetto istituzionale dell’Ue, nel secondo ri rischia di disfare l’Ue e la moneta unica tout court.</p><p lang="it-IT">Il governo ed i politici greci, anch’essi in vista di elezioni politiche durissime, erano ben consci di questa realtà e non hanno lesinato smargiassate nazionalistiche e lezioni di storia ai Tedeschi (che in campagna elettorale rendono sempre). Del resto è la seconda volta che le ambizioni presidenziali di un politico francese influenzano il piano di salvataggio per la Grecia. Il primo maggio del 2010 fu<strong> Strauss Kahn </strong>a lanciare la sua campagna elettorale cucendosi addosso il ruolo di salvatore dell’Europa, con i soldi del Fmi concessi in cambio di impegni scritti sulle acque dell’Egeo. I frutti avvelenati di quel lassismo hanno reso il problema sempre più intrattabile. Oggi i mercati non hanno festeggiato l’Accordo di Carnevale che rattoppa lo scafo greco, ma non garantisce che possa tenere il mare durante la Quaresima. Spedire funzionari internazionali ad Atene per sorvegliare in loco l’esecuzione del programma non e’ una soluzione visto che quei funzionari non hanno poteri diretti sulla burocrazia ministeriale e sulla Banca di Grecia. I conti bloccati dove versare gli introiti per pagare gli interessi servono a poco in mancanza degli introiti suddetti.</p><p lang="it-IT">Insomma a quasi tre anni dall’inizio dell’Odissea dei debiti <strong>l’Itaca della crescita e del risanamento rimane lontana, mentre il canto delle sirene che invocano la bancarotta e l’uscita dall’euro salirà suadente e mortale.</strong> L’economia greca non è autosuffciente da decenni e nella migliore delle ipotesi passeranno almeno cinque anni prima che la ristrutturazione dello stato e delle imprese (pubbliche e private) produca effetti sostanziali sempre che la pressione non venga abbassata. Oggi si concede una tregua elettorale, ma a maggio riprenderà il confronto  e le vere misure di ristrutturazione saranno sul tavolo del nuovo governo. In tutto questa confusione l’unica cosa che non sfugge all’osservatore disincantato è il paradosso per cui il partito che ha portato la Grecia allo sfascio oggi sia maggioritario nei sondaggi, dopo aver cavalcato e alimentato le proteste e le violenze, a riprova (se ancora ce ne fosse bisogno) delle responsabilità collettive dell’elettorato greco prima durante e persino dopo il disastro. <strong> </strong></p><p lang="it-IT"><p lang="it-IT"><strong>Archiviato Papademos ritorneranno in pista i falsificatori di bilanci. E dopo Monti?</strong></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/21/grecia-laccordo-regalo-tedesco-sarko/192851/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Celentano e l’Ignorhentsia</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/celentano-l%e2%80%99ignorhentsia/191996/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/celentano-l%e2%80%99ignorhentsia/191996/#comments</comments> <pubDate>Fri, 17 Feb 2012 17:00:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Società]]></category> <category><![CDATA[Celentano]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[media]]></category> <category><![CDATA[sanremo]]></category> <category><![CDATA[Televisione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=191996</guid> <description><![CDATA[Gli intellettuali dei regimi sovietici, sia quelli organici sia i dissidenti, si piccavano di formare una classe a parte, definita (senza auto ironia) intellighentsia, con un ruolo guida (a loro modo di vedere) rispetto ai caporioni e al popolo bue. Nel regime semi-sovietico sopravvissuto in Europa questa classe, nel tentativo di compiere un salto di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">Gli intellettuali dei regimi sovietici, sia quelli organici sia i dissidenti, si piccavano di formare una classe a parte, definita (senza auto ironia)<strong> intellighentsia</strong>, con un ruolo guida (a loro modo di vedere) rispetto ai caporioni e al popolo bue. Nel regime semi-sovietico sopravvissuto in Europa questa classe, nel tentativo di compiere un salto di qualità attraverso il tubo catodico, è rimasta tristemente vittima della forza di gravità dando origine ad <strong>un fenomeno distintamente autoctono, l’ignorhentsia</strong>, di cui esiste persino un autoproclamato (ma subito universalmente acclamato) sovrano.</p><p lang="it-IT">Quotidianamente ci imbattiamo in un<strong> replicante celentanico</strong>. A volte assume le sembianze del tipo da bar che ci ammorba con ovvietà profferite con prosopopea. Talora si manifesta come il collega raccomandato o il figlio di papà che dispensa (anche a noi che considera “sfigati”) le perle di saggezza che prendono corpo nella sua mente durante le tante giornate inconcludenti. E’ amico del bauscia che si lagna del governo, ma paga le mazzette. Si accompagna con <strong>il manager che comunica le sue visioni attraverso un “brainstorming”</strong>. Non disdegna quel tono e quell’atteggiamento dalle lunghe pause come se ti valutasse dall’alto in basso, incerto se concederti attenzione e in caso affermativo si domanda come scendere al tuo livello di comprensione. Il replicante trova sempre di che essere moderatamente tronfio visto che <strong>uno stuolo di menti labili</strong> ne compra dischi, libri o opere d’arte.</p><p lang="it-IT">Ma soprattutto si muove a suo agio tra i meandri dell’ignorhentsia. In bilico tra l’intellettualoide un po’ di sinistra, un po’ da salotto, un po’ di destra, un po’ cerchiobottista, un po’ giustizialista, un po’ qualunquista a secondo delle convenienze, dell’aria che tira, ma contro il quale è bene non mettersi perché sa leccare bene dove serve e <strong>conosce con precisione chi comanda</strong>. E’ un tipo da spiaggia, ma schiocca le dita e fioccano taccuini e microfoni. Ama parlare di Fede, di Giustizia, di Uguaglianza, di Ambiente e altri Grandi Luoghi Comuni che attirano i sempliciotti soprattutto perché restando nel vago ognuno riempie i concetti di quello che gli sta a cuore.</p><p lang="it-IT">A volte, specie se ti capita come vicino di ombrellone o te lo ritrovi nello scompartimento del treno, ti rifila qualche lamentela sui preti, un po’ protesta contro il governo per cui vota, talora inveisce contro i ricchi (gli altri), si scandalizza per le ingiustizie (tranne i suoi compensi), è anche caritatevole.</p><p lang="it-IT">In fondo potrebbe non essere visto come un problema di estrema gravità: persino in America la domenica mattina <strong>predicatori invasati invadono i teleschermi</strong>. Ma almeno sono prediche finanziate da donazioni volontarie, non con tasse giustificate dal “servizio pubblico”. Insomma i versamenti ai santoni (milionari) svolgono un’utile funzione sociale in quanto insieme al gioco d’azzardo, Totocalcio e Gratta e Vinci sono un modo efficace per separare i soldi dai grulli.</p><p lang="it-IT">Per l’Italia invece il prbelma si pone perché riflette l’immagine di un <strong>paese in bancarotta</strong>: se sui mezzi di informazione venisse dedicato alle analisi serie, alle scelte di lungo periodo, alle questioni scientifiche, alle inchieste sugli sprechi, alle inefficienze dello Stato, alla malasanità, all’Università e alla ricerca un decimo dello spazio dedicato a Celentano e alla transustansazione delle mutande di Belen forse si intravvederebbe una luce in fondo al tunnel. Ma il buio indica che l’infervorazione da festival dei fiori (pur nell’assenza di papaveri) è un destino profondo, una condanna da cui nessuna sobrietà ci redime. Maledetto il paese che si nutre di celentanate.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/celentano-l%e2%80%99ignorhentsia/191996/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Bce, Draghi e i miracoli (in cui non sperare)</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/ha-evitato-il-disastro/189942/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/ha-evitato-il-disastro/189942/#comments</comments> <pubDate>Thu, 09 Feb 2012 16:01:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Zonaeuro]]></category> <category><![CDATA[Banche]]></category> <category><![CDATA[Bce]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Mario Draghi]]></category> <category><![CDATA[MMastricht]]></category> <category><![CDATA[zonaeuro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/ha-evitato-il-disastro/189942/</guid> <description><![CDATA[Il giudizio sull’operato dei primi cento giorni di Draghi alla Bce va inserito – mi si perdoni l’espressione da sociologia sessantottina – in un contesto più vasto. Sulla scia della personalizzazione di ruoli e politiche operata dai media, molti credono che il Presidente della Bce goda dei poteri vasti, pervasivi e diretti, che ne farebbero...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il giudizio sull’operato dei <strong>primi cento giorni di Draghi alla Bce </strong>va inserito – mi si perdoni l’espressione da sociologia sessantottina – in un contesto più vasto.<br /> Sulla scia della personalizzazione di ruoli e politiche operata dai media, molti credono che il Presidente della Bce goda dei poteri vasti, pervasivi e diretti, che ne farebbero un potenziale Deus ex machina nella tragedia di Eurolandia. In realtà più che un decision maker la sua vera funzione è quella, incommensurabilmente più ardua, di <strong>decision broker</strong>. In sostanza, i Trattati e lo Statuto della Bce fanno del suo Presidente un mediatore che passa molto del suo tempo a sondare pareri, catturare umori e smussare idiosincrasie piuttosto che ad analizzare e comandare come un vero leader. La sua influenza deriva quindi non tanto dall’assetto istituzionale, che ne fa un primum inter pares, quanto dalla capacità di influenza e persuasione <strong>sui vari scacchieri</strong> dove si gioca la partita della sopravvivenza dell’euro e sui cerchi concentrici decisionali (bance centrali nazionali, governi, Commissione Europea, G 20) in cui si dipana l’azione della banca centrale. Insomma per usare il gergo à la page il ruolo di presidente della Bce difetta di hard power ed è intriso al massimo di soft power.</p><p>Come se non bastasse tra il crepuscolo di Jean-Claude Trichet e l’alba di Draghi si è definitivamente sconquassato<strong> l’assetto istituzionale concepito nel Trattato di Maastricht </strong>e poi cementato nel Patto di Stabilità. Il rigore fiscale che ne costituiva l’architrave fu prima indebolito dalle troppe eccezioni sul livello del debito pubblico (Italia in primis) nella fase dell’accessione e poi definitivamente sabotato dalle decisioni di Chirac e Schroeder di transigere anche sullo sforamento dei deficit pubblici per mediocri calcoli di politica interna. Quando si inizia ad annacquare le regole si finsce sempre con la casa inondata. Ora il fantasma maledetto ed inquieto di quelle regole vaga senza pace nelle cancellerie e nei vertici inconcludenti: si fa pubblica virtù di un Trattato ormai sepolto dalle ortiche <strong>senza aver deciso minimamente con cosa sostituirlo</strong>, a parte un fiscal compact che sembra un Patto di Stabilità con sterodi ma che di fatto ne eredita tutte le debolezze e le contraddizioni. Insomma Draghi si è trovato a fronteggiare ancor prima di insediarsi nell’Eurotower non solo una crisi fiscale e finanziaria senza precedenti, con l’Italia già in terapia intensiva e di fatto senza governo, ma soprattutto una <strong>crisi istituzionale della Bce </strong>dopo il crollo dell’assetto per il quale era stata pensata e nel mezzo di una battaglia politica durissima per deciderne il futuro.</p><p>Di fatto l’era Draghi inizia anche prima del suo arrivo a Francoforte con la ormai famosa (e dimenticata) <strong>lettera a Berlusconi e Tremonti </strong>per tamponare una bancarotta dell’Italia che avrebbe fatto implodere l’euro e con esso l’intera finanza mondiale. Una volta nella pienezza dei poteri Draghi ha spinto per una timida riduzione del tasso di interesse (ma il consenso nel Consiglio Direttivo non permetteva di spingersi oltre) che tuttavia ha dato un segnale di speranza ai mercati rinforzato con il secondo taglio a dicembre. Ma in fondo questi sono dettagli perché ormai la politica monetaria convenzionale ha perso trazione. Il meccanismo di trasmissione dei tassi dalla Bce all’economia reale giaceva a pezzi insieme ai resti del sistema bancario (in bilico tra illiquidità ed insolvenza). In questo quadro è stata concepita la vera, inaspettata e decisiva mossa, vale a dire l’operazione di rifinanziamento senza condizioni a tre anni<strong> di tutte le banche dell&#8217;Eurozona per quasi mezzo trilione di euro. </strong>La Madre delle Operazioni di Liquidità, che verrà replicata a fine mese per chi ancora non fosse sazio, ha tamponato la spirale di sfiducia che stava di nuovo portando al collasso del mercato interbancario. É questo il motivo principale della riduzione degli spread sui Bund che ha dato fiato ai mercati.</p><p>L&#8217;ultima tegola in ordine di tempo a cadere nel bel mezzo della sala del Consiglio Direttivo al 33 mo piano dell’Eurotower è la partecipazione alle perdite sulla bancarotta della Grecia. La Bce è il maggior creditore del<strong> governo greco</strong>, ruolo che ha assunto suo malgrado per tenere insieme le assi sconnesse della baracca levantina. Indiscrezioni dicono che Draghi ancora non abbia preso una posizione in quest’altra alternativa del diavolo. É probabile che in queste ore sia impegnato nel giro di telefonate e nelle mediazioni che il suo ruolo impongono. In definitiva, date le circostanze Draghi e la Bce hanno fatto il possibile finora per evitare il peggio. Ma la soluzione della crisi non può venire dall’Eurotower. Eurolandia ha perso <strong>competitività, dinamismo, capacità tecnologica</strong>, ed è solo agendo su queste variabili che si potrà, con tempi lunghi, venir fuori dalle secche (o dagli scogli). La Bce sta per esaurire le munizioni. E nei miracoli è meglio non sperare.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 9 Febbraio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/09/ha-evitato-il-disastro/189942/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Libidine Iperliberista. Capitolo Secondo</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/libidine-iperliberista-%e2%80%93-capitolo-secondo/189390/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/libidine-iperliberista-%e2%80%93-capitolo-secondo/189390/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Feb 2012 18:15:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[certezza del diritto]]></category> <category><![CDATA[Einaudi]]></category> <category><![CDATA[liberismo]]></category> <category><![CDATA[NoiseFromAmeriKa]]></category> <category><![CDATA[privilegi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=189390</guid> <description><![CDATA[La libidine iperliberista è sicura fonte di eccitazione. Il liberismo (nelle varie sottodeclinazioni di neo, ultra, vetero, iper) pare una specie di Viagra per la vis polemica che si scatena sul web. Per rispondere degnamente a tutti, spingendo l’eccitazione a livelli da liceali in gita (nonostante la mancata liberalizzazione dei farmaci di fascia C) ecco...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/libidine-iperliberista/187249/#disqus_thread" target="_blank">libidine iperliberista</a> è sicura fonte di eccitazione. Il liberismo (nelle varie sottodeclinazioni di neo, ultra, vetero, iper) pare <strong>una specie di Viagra </strong>per la vis polemica che si scatena sul web. Per rispondere degnamente a tutti, spingendo l’eccitazione a livelli da liceali in gita (nonostante la mancata liberalizzazione dei farmaci di fascia C) ecco a voi un secondo post iperliberista. Una raccomandazione prima di proseguire nella lettura: non prendete sottogamba gli effetti collaterali. Se avvertite<strong> l’impulso irrefrenabile </strong>di cianciare sul pareggio di bilancio mafioso o sul signoraggio consultate uno specialista.</p><p>Riprendendo un caso illustrato da <a href="http://noisefromamerika.org/articolo/fatiche-sisifo">Marco Esposito su NoisefromAmerika</a>, il blog precedente era dedicato a chi crede che in Italia una <strong>ventata “neo-liberista” </strong>abbia dettato legislazione e politica economica travolgendo regole e diritti. Tanto per cominciare, <strong>oltre il 50% dell’economia italiana è controllata direttamente dalla mano pubblica</strong> ed è una percentuale in continua crescita. In Italia poi i liberisti sono una rarità etnica e non hanno quasi mai avuto ruoli decisionali in politica (provate ad indicare più di uno o due nomi dai tempi di Einaudi). Infatti nei decenni trascorsi la <strong>congerie di leggi, leggine, decreti e circolari</strong> emanate a getto continuo in tutti gli ambiti è sterminata. Senza una bolgia di permessi e nullaosta (spesso in contrasto l’uno con l’altro) oggi non si arriva a piantare nemmeno un pero in giardino.</p><p>Quindi, per chi non avesse colto il senso, il blog precedente non invocava la soppressione delle norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro o l’abolizione delle procedure per la richiesta di brevetti. Intendeva illustrare la serie di <strong>adempimenti normativi (e i costi)</strong> per aprire una fabbrica. Lungi dall’essere stati aboliti (come paventano gli ossessionati dal liberismo) sono stati intensificati (che siano stati indotti da direttive europee non cambia la questione). Pertanto chi paventa l’azzeramento di regole e limiti in nome del <em>lassez faire</em> può verificare l’elenco delle leggi e dormire sereno. Voglio sottolineare che non ho espresso alcun giudizio sul fatto che siano o meno provvedimenti adeguati a garantire la sicurezza in fabbrica o qualsiasi altro meritorio obiettivo. Lascio giudicare agli esperti.</p><p>Ma se di questa <strong>orgia di liberismo</strong> ci sono scarse tracce da dove trae alimento la vulgata? E’ l’atteggiamento speculare a quello dei berlusconiani inebetiti dalle intemerate sui comunisti e sull’Italia governata dalla sinistra o i galantuomini perseguitati dalle toghe rosse (il commento di Emil in materia è splendido).</p><p>Insomma una realtà distorta da chi <strong>caracollando in sella al proprio Ronzinante pseudo-ideologico</strong> si lancia contro i mulini a vento del “neo-liberismo” o del “comunismo”. Fregole sul capitalismo assassino e sui bambini bolliti dai comunisti hanno origini comuni. Senza scomodare il compianto Sigmund fa parte del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Transfert">transfert</a> autoassolutorio e autorassicurante con cui gli Italiani risalgono con<strong> l’eterno passo felpato del Gattopardo i meandri limacciosi delle coscienze</strong>. Prima tutti fascisti, poi tutti antifascisti. Spariti democristiani e socialisti durante Mani Pulite (anzi trasformatisi in lanciatori di monetine). Riciclati con Di Pietro i mastelliani. Poi una nuova folata di conformismo e il popolo dei fax si indigna per il giustizialismo, il leghisti cn il cappio al vento diventano il puntello delle cricche nella Roma ladrona. Nella nebulizzazione delle responsabilità <strong>è sempre colpa di qualcun altro</strong>, meglio se non identificabile con nome e cognome, meglio se definibile a forza di slogan, così si eccitano anche le fantasticherie su oscuri complotti che magnetizzano l’immaginazione dei grulli, fieri del proprio intuito superiore.</p><p>Considerazione finale: molti commenti identificano il liberismo con l’aspirazione ad azzerare le regole o addirittura l’istigazione a violarle. Al contrario, per i liberisti <em>tout court</em><strong> il rigore delle regole, la solidità della legge e la difesa dei diritti individuali</strong> non solo sono concetti imprescindibili e non negoziabili, ma costituiscono le travi portanti dell’economia e della società. In altri termini, per i liberisti la legge e la sua applicazione puntuale ed imparziale protegge i cittadini ed i risparmiatori dai soprusi di chi esercita il potere ed è incline ad abusarne per i propri fini.</p><p>La certezza del diritto, perno delle relazioni economiche e garanzia delle libertà individuali, è meglio garantita quando <strong>le leggi sono poche, chiare, stabili e coerenti</strong>. Quando invece proliferano provvedimenti ambigui, oscuri, contradditori, i cui articoli rimandano ad altre norme indecifrabili, il cittadino diventa suddito, l’illegalità assurge a modello di vita e la corruzione si diffonde perché <strong>dove il diritto è incerto, proliferano il privilegio e l’arbitrio</strong>. Entrambi facili da mettere all’asta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/06/libidine-iperliberista-%e2%80%93-capitolo-secondo/189390/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Libidine iperliberista</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/libidine-iperliberista/187249/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/libidine-iperliberista/187249/#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Jan 2012 17:36:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Agenzia delle Entrate]]></category> <category><![CDATA[Attilio Befera]]></category> <category><![CDATA[Fabio Scacciavillani]]></category> <category><![CDATA[liberismo]]></category> <category><![CDATA[neoliberismo]]></category> <category><![CDATA[NoiseFromAmeriKa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=187249</guid> <description><![CDATA[A volte sono preda di impulsi irrefrenabili tipici del bieco profittatore, vampate inebrianti da capitalista sfrenato. Non è colpa mia. Succede quando leggo quegli articoli e quei commenti sull’Italia dove da 30 o 40 anni si pratica il neoliberismo, anzi l’iperliberismo selvaggio. Al pensiero di questo nirvana del laissez-faire i miei spiriti animali si scatenano....]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A volte sono preda di impulsi irrefrenabili tipici del bieco profittatore, vampate inebrianti da <strong>capitalista sfrenato</strong>. Non è colpa mia. Succede quando leggo quegli articoli e quei commenti sull’Italia dove da 30 o 40 anni si pratica il neoliberismo, anzi l’iperliberismo selvaggio. Al pensiero di questo nirvana del<em> laissez-faire</em> i miei spiriti animali si scatenano. Normalmente un barlume di lucidità sopravvive e mi catapulto ai corsi per “Iperliberisti Anonimi” dove, tra i poster di Che Guevara e i discorsi di Vendola ai congressi della Fgci, riacquisto l’equilibro declamando odi a Ceausescu in rumeno arcaico.</p><p>Un giorno ferale però collassai. Mi venne voglia di <strong>aprire una fabbrica</strong>, uno di quei luoghi esotici dove quelli che salgono sulle gru agognerebbero lavorare. Mi misi in contatto con la rete clandestina di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/Noisefromamerika" target="_blank">NoisefromAmerika</a> e incontrai un nemico del popolo in carne ed ossa, Marco Esposito. Lui mi spiegò come dare sfogo ai miei impulsi peggiori. La storia completa potete leggerla <a href="http://noisefromamerika.org/articolo/fatiche-sisifo" target="_blank">qui</a>.</p><p>Scoprii che nell’Eden dell’iperliberismo tutto si ottiene con impressionante semplicità per gli sfruttatori. Soprattuto se hai un’idea innovativa <strong>puoi farti beffe di lacci e lacciuoli</strong>. Per il brevetto è una <a href="http://www.uibm.gov.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2004103&amp;idarea1=1046&amp;tipoVisualizzazione=S&amp;mostracorrelati=0&amp;partebassaType=2&amp;showCat=1&amp;idmenu=11696&amp;ordinamento=1&amp;idarticolo=2004103&amp;menuMainType=menuBrevetti" target="_blank">passeggiata</a> in tre semplici mosse:</p><p>a) incaricare una società specializzata per vedere se esistono brevetti simili (è compito della Camera di Commercio, ma se ne infischiano, mica possono piegarsi ai diktat degli iperliberisti e fare qualcosa di utile);</p><p>b) compilare il Mod. O e i fogli aggiuntivi;</p><p>c) inserire i disegni, la descrizione e spiegare l’innovazione a un parterre di burocrati.</p><p>L&#8217;Ufficio Brevetti <a href="http://www.uibm.gov.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2004243&amp;idarea1=0&amp;tipoVisualizzazione=S&amp;mostracorrelati=&amp;partebassaType=2&amp;showCat=1&amp;idmenu=11696&amp;ordinamento=&amp;idarticolo=2004243&amp;menuMainType=" target="_blank">consiglia di rivolgersi a un consulente</a>, che prende fra i 5.000 e i 10.000 € per fare il lavoro dell&#8217;Ufficio Brevetti (anzi te lo suggeriscono loro stessi un &#8220;consulente fidato&#8221;, altrimenti il brevetto te lo scordi). Se tutto va bene con <strong>appena 18 mesi e un salasso indebito di 10.000 €</strong> sei a posto. Ora puoi chiedere i soldi al nonno (la banca iperliberista ti ride in faccia), che essendo baby pensionato da 30 anni ha potuto lavorare in nero e accumulare un gruzzoletto.</p><p>Poi ristrutturi un capannone e foraggi un notaio (appena 2.500 € per avere la fotocopia di un vecchio statuto e un atto costitutivo con i nomi cambiati). Quindi affidi la <strong>ristrutturazione a un&#8217;azienda edile</strong>, che si dovrà attenere a qualche piccola regola (ovviamente iperliberista):</p><p>- organigramma aziendale con relative mansioni ed eventuali deleghe;</p><p>- valutazione dei rischi ex art.4 c.2 D.Lgs 626/94 &#8211; art 17-28 D.Lgs 81/08 – autocertificazione art. 29 c.5 D.Lgs 81/08;</p><p>- valutazione del rischio rumore art. 190 D.Lgs 81/08 – vibrazioni art. 102 D.Lgs 81/08;</p><p>- valutazione del rischio chimico art. 223 D.Lgs 81/08;</p><p>- valutazione del rischio cancerogeno art 236 D.Lgs 81/08;</p><p>- valutazione del rischio biologico art. 271 D.Lgs 81/08;</p><p>- piano Operativo di Sicurezza art. 96 lett. g D.Lgs 81/08;</p><p>- Piano di Sicurezza e Coordinamento art. 100 D.Lgs 81/08;</p><p>- Pimus (Piano di uso, montaggio e smontaggio dei ponteggi) art. 134 all. XXIII D.Lgs 81/08;</p><p>- notifica preliminare art. 99 D.Lgs 81/08;</p><p>- nomina di:</p><p>i)  Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione ai sensi art. 17 lett. b D.Lgs 81/08;</p><p>ii)  Addetti all’emergenza, al pronto soccorso, alla prevenzione incendi art. 18 e 1 lett. B D.Lgs 81/08;</p><p>iii) Medico Competente art. 18 c.l lett. a D.Lgs 81/08;</p><p>iv) Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza art. 47 c.2 D.Lgs 81/08;</p><p>- Certificato Prevenzione Incendi;</p><p>- denuncia di installazione dispositivi di messa a terra e scariche atmosferiche ai sensi del D.P.R. 462/01;</p><p>- autorizzazione in deroga art. 65 D.Lgs 81/0;</p><p>- comunicazione degli infortuni (Inail &#8211; Ipsema) art. t 8 c. 1 lett. r;</p><p>Una <em>deregulation </em>talmente sfacciata non si era mai vista. Tutti questi provvedimenti sono ignominiosamente iperliberisti al punto che <strong>le fabbriche ormai spuntano con intensità prorompente</strong>, soprattutto al Sud. Finita la ristrutturazione (interna, per evitare la licenza edilizia, altrimenti senza ungere le ruote non apri nemmeno una cuccia per cani) inizi la produzione. Se hai bisogno di 14 operai, un impiegato amministrativo e una segretaria, si applicano tutte le norme dell’iperliberista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_dei_lavoratori" target="_blank">Statuto dei Lavoratori</a>, e comunque ti puoi deliziare con l’ultraliberista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Testo_unico_sulla_sicurezza_sul_lavoro" target="_blank">D.L. N° 81/08</a> sulla sicurezza; poi, se sei fortunato, dopo aver formato a tue spese gli operai, puoi anche aprire, <strong>a meno che l&#8217;Asl non bocci il tuo piano sulla sicurezza</strong>, a suo insindicabile giudizio, secondo i dettami dell’iperliberismo.</p><p>Fra stipendi, contributi, fitti, energia, ammortamenti, spese di avviamento, primo periodo e costituzione delle scorte di magazzino i primi due anni sei in perdita. <strong>A quel punto arriva la Guardia di Finanza ed è l’apoteosi dell’iperliberismo</strong>. Formalmente è tutto a posto, non hai chiesto il rimborso Iva sui macchinari e ti sei giocato l&#8217;esborso finanziario sui contributi, ma&#8230; hai chiuso in perdita, perché hai speso molto per la ristrutturazione e ti sei attribuito un compenso lordo di € 2.500,00 al mese.</p><p>La spesa non è sembrata congrua quindi arriva <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-04-04/fisco-veste-panni-imprenditore-075007.shtml?uuid=Aa5xF1LD" target="_blank">una bella multa</a>, così ti passa la voglia di chiudere in perdita, perché è il sub-Comandante iperliberista <strong>Befera</strong> che in Italia decide se e quanto un imprenditore deve guadagnare. Non esistono parametri per decidere la congruità. L&#8217;Agenzia delle Entrate, che deve ottemperare ai <strong>target di recupero dell’evasione</strong> stabiliti (in segreto) a Roma, ti redarguisce iperliberisticamente:<em> “Ma quale perdita, tu hai fatto utili perchè gli ammortamenti anticipati non te li voglio riconoscere, e poi secondo me tu dovresti prendere 1.500,00 € mensili, quindi hai detratto € 12.000,00 illegalmete. Ma visto che siamo in uno stato iperliberista dammi 100.000 € per farla finita altrimenti<strong> ti blocco il conto in banca e ti segnalo alla Centrale dei Rischi</strong>, così fallisci. Comunque se ti opponi paghi il 30% di quanto ho accertato (secondo il mio imprescrutabile criterio) in contanti senza fiatare e senza nemmeno vedere un giudice con il cannocchiale. Poi se hai ragione &#8211; vedremo fra 20 anni &#8211; dopo aver pagato una fortuna al commercialista (mica è un caso che Tremonti e Befera vadano d’amore e d’accordo) – non ti restituisco niente”</em>.</p><p>Per disintossicarmi dalla libidine iperliberista questa volta<strong> mi sono trasferito in un paese comunista</strong>, il Vietnam, dove ho assunto tanti compagni operai e produco bellissime gru e ponteggi da esportare in Italia, complete di cuccette e bagni.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/28/libidine-iperliberista/187249/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Liberalizzazioni: il Cimento di Scilimonti</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/liberalizzazioni-cimento-scilimonti/185561/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/liberalizzazioni-cimento-scilimonti/185561/#comments</comments> <pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:52:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[corruzione]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[fase 2]]></category> <category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Politica]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=185561</guid> <description><![CDATA[I passaggi storici, incluse le crisi, si possono analizzare a vari gradi di risoluzione. Immersi nell’Hellzapoppin di declassamenti, indignados, liberalizzazioni, manovre, Merkozy, lagrime e forconi sbiadisce il senso di come si siano aggrovigliati i nodi. Per riagguantare il bandolo aiuta salire su un punto di osservazione più alto. La terrazza interpretativa che preferisco ha un...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>I passaggi storici, incluse le crisi, si possono analizzare a vari gradi di risoluzione. Immersi nell’Hellzapoppin di declassamenti, indignados, liberalizzazioni, manovre, Merkozy, lagrime e forconi sbiadisce il senso di come si siano aggrovigliati i nodi. Per riagguantare il bandolo aiuta salire su un punto di osservazione più alto. La terrazza interpretativa che preferisco ha un nome che non manderà in estasi i guru del marketing politico: “Postulato della Conservazione del Potere” o PCP: “<strong>Ogni politico, governante o potente ha come obiettivo primario la conservazione del potere e i benefici che ne derivano”.<br /> </strong><strong><br /> Sintetizzando oltremodo, esistono due modi per mantenere il potere</strong>:<br /> 1) <strong>Governare in modo onesto, trasparente, ed efficiente</strong>, delegando a persone competenti ciò che non si riesce a gestire nell’arco della giornata. Più specificamente: a) spendere i soldi dei contribuenti in modo oculato (attraverso procedure che selezionano chi ha maggiore competenza e fornisce beni e servizi di qualità), b) assumere chi è qualificato per una certa funzione; c) concentrarsi sui servizi pubblici essenziali come sanità, scuola, giustizia, viabilità, difesa, ordine pubblico affidando il resto a regole chiare e pulite.<br /> 2)	Usare il <strong>denaro pubblico per favorire i propri scherani e comprare voti</strong> di quelli che non condividono le proprie idee ma sono disposti a lanciarsi senza troppe esitazioni e ancora meno scrupoli sul carro di chi elargisce prebende.</p><p>Il primo modo comporta impegno arduo e sforzo continuo. Bisogna individuare la soluzione migliore, implementarla, allocare le risorse, comunicare, convincere, rendersi conto degli errori, imparare a correggerli, essere imparziali e spesso umili. Il secondo è decisamente più agevole. Ci si circonda di nullità pronte a prostrarsi e adulare, si arruolano servi mettondoli a libro paga dello Stato, si infiltrano gradualmente le istituzioni con individui che al di fuori della politica farebbero la fame. <strong>Ancora meglio se sono ricattabili e custodiscono scheletri </strong>fin sugli attici vista Colosseo o nelle barche intestate a prestanomi. Poi si opera all’ingrosso lisciando il pelo a lobbies di varia natura, dalla Chiesa ai sindacati, dalle banche ai dipendenti pubblici, dai costruttori ai notai, via via fino alle pro loco di paese. Ma quasi mai basta, perché l’odore della pastura attira altri squali e parassiti. Esaurite le lobbies si coinvolgono mafie, camorre, ndranghete, servizi deviati, magistrati compiacenti.</p><p>Senza paletti istituzionali ferrei il sistema si indirizza verso il secondo metodo di governo perché quando i voti si possono comprare impunemente il politico marcio elimina quello onesto. Il potere inetto si perpetua e diventa autoritario: con i voti si arriva ai centri di spesa, con la spesa si gonfiano urne ed accoliti.</p><p>Il sistema numero 2 però incontra un limite:<strong> le risorse non sono infinite</strong>. Per mantenere sazie clientele, cricche e cosche bisogna spolpare qualcun’altro. Il sistema economico si atrofizza: alle parti sane vengono sottratte o estorte risorse. Siccome a nessuno piace la parte dello spolpato, si moltiplicano richieste di sussidi, privilegi, esenzioni e quant’altro. Chi non ha una lobby se la crea. La spesa pubblica che esplode è il riflesso contabile della degenerazione etica mentre la democrazia diventa un simulacro come nella Russia di Putin o nel Nicaragua di Somoza.</p><p>Entrare nella moneta unica equivaleva ad una promessa di <strong>restaurare i paletti istituzionali e morali divelti dai vari Craxi e Andreotti</strong>, modernizzare il paese e renderlo migliore sia nella parte pubblica che in quella privata. Invece i politici hanno interpretato il beneficio economico dell&#8217;ingresso nell’euro (grazie a una decisione politica della Francia) come il via libera per un radioso futuro di ulteriore corruzione e assalti alla diligenza.<br /> E&#8217; questo l’intreccio di nodi venuto al pettine in estate. Ma i denti del pettine berlusconiano si sono rivelati troppo deboli di fronte al disastro economico e alle resistenze di chi non intendeva mollare l’osso. Quindi per recidere i nodi ci si è rimessi ad uno che (sulla carta) non ha famigli da foraggiare e quindi è in grado di rapare zazzere e rimuovere pidocchi.</p><p>A dicembre però il <strong>sobrio aspirante tosatore</strong> si è limitato a una manovra tremontian-democristiana che non ha affrontato nessun nodo e probabilmente ha peggiorato la sostenibilità dei conti pubblici (infatti gli spread sono rimasti alti) perché sacrifica ancora più risorse sull’altare dello spreco (a proposito, non ha ancora risposto sulle uova di struzzo regalate dalla Alemanno). Insomma la maledizione del PCP sembrava aver colpito sotto la<strong> coltre di loden</strong> cavalcando<strong> l’ircocefalo Scilimonti</strong>. Ieri con il timido decreto sulle liberalizzazioni imposte a viva forza dall’Unione Europea, il convoglio di professori, burosauri e boiardi di lungo corso imbocca riluttante la direzione giusta. Vedremo fra due mesi cosa mai uscirà <strong>dal canyon del Parlamento</strong> dove sono appostati gli Scilipoti e i Cosentino.</p><p>Rimane la questione fondamentale di cui nemmeno si parla: i paletti legali ed istituzionali per favorire <strong>il passaggio stabile dal metodo 2 al metodo 1</strong>. Ad esempio buio totale sulle Convenzioni penale e civile del Consiglio d’Europa sulla corruzione, facili e semplici da recepire:<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/11/per-fermaretutti-questi-%E2%80%9Cfurbetti%E2%80%9D/59313/"> la legge è già bella scodellata</a>. Secondo il PCP anche gli uccellini montani coltivano ambizioni. Questo e’ legittimo. Ma non è irrilevante il metodo con cui le vorranno perseguire. Altrimenti dalla Fase 2 si passerà alla <strong>Farsa 2</strong>, prologo della Tragedia Finale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/liberalizzazioni-cimento-scilimonti/185561/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rating, ma gli Stati si possono misurare?</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/gli-stati-non-si-riescono-a-misurare/183963/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/gli-stati-non-si-riescono-a-misurare/183963/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:43:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[declassamento]]></category> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Portogallo]]></category> <category><![CDATA[rating]]></category> <category><![CDATA[S&P]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/15/gli-stati-non-si-riescono-a-misurare/183963/</guid> <description><![CDATA[La sventagliata di declassamenti era attesa. La tripla A della Francia nei trading floor aveva ricevuto pietosa sepoltura mesi fa. Anche senza S&#38;P sappiamo che Bot e Btp sono appesi alla corda degli interventi della Bce sul secondario (e al mezzo trilione di euro concesso alle banche europee per fare arbitraggi a rischio zero). Investitori...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/piazza-affari-ancora-positivo-spread-calo-giorni-sceso-punti/183564/" target="_blank">sventagliata di declassamenti</a></span> era attesa. La tripla A della Francia nei <em>trading floor</em> aveva ricevuto pietosa sepoltura mesi fa. Anche senza S&amp;P sappiamo che Bot e Btp sono appesi alla corda degli interventi della Bce sul secondario (e al mezzo trilione di euro concesso alle banche europee per fare arbitraggi a rischio zero). Investitori istituzionali ma anche piccoli risparmiatori non attendono gli annunci delle agenzie per formulare un giudizio sul debito di un paese avanzato. Al massimo trovano una conferma alle loro analisi.</p><p>Un rating<strong> dovrebbe riflettere</strong> la probabilità che un debitore fallisca. Ma il concetto di fallimento per uno stato sovrano ha contorni ambigui. Il Portogallo, l’Irlanda e la Grecia non erano in grado di far fronte agli impegni ma con l’intervento del <strong>Fmi </strong>hanno evitato (formalmente) la bancarotta. Gli Usa non si troveranno mai nella condizione di non poter ripagare il proprio debito (denominato in dollari): basta stampare moneta. L’inflazione e la svalutazione sono una forma alternativa di default. Cambia chi subisce le perdite. In tempi di grandi rivolgimenti un<em> rating </em>è una <strong>guida imperfetta</strong>, e talora fuorviante, per le scelte di investimento.</p><p><em>Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2012</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/gli-stati-non-si-riescono-a-misurare/183963/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Adelante Mario, la fase 2 non può attendere</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/adelante-mario-fase-attendere/181050/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/adelante-mario-fase-attendere/181050/#comments</comments> <pubDate>Sun, 01 Jan 2012 17:48:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category> <category><![CDATA[fase 2]]></category> <category><![CDATA[liste d'attesa]]></category> <category><![CDATA[monti]]></category> <category><![CDATA[Sanità]]></category> <category><![CDATA[sprechi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=181050</guid> <description><![CDATA[Se il governo Monti riuscisse effettivamente ad imbastire la mitica fase due stabilirebbe un primato assoluto. Promessa tante volte, dopo le raffiche di tasse e balzelli, da Prodi, Tremonti e Berlusconi, tanto per rimanere agli ultimi dieci anni, si è inevitabilmente infranta contro la barriera degli interessi incoffessabili. Per dare un esempio di quali interessi...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Se il governo Monti riuscisse effettivamente ad imbastire la mitica fase due stabilirebbe un primato assoluto. Promessa tante volte, dopo le raffiche di tasse e balzelli, da Prodi, Tremonti e Berlusconi, tanto per rimanere agli ultimi dieci anni, si è inevitabilmente infranta contro la barriera degli <strong>interessi incoffessabili</strong>. Per dare un esempio di quali interessi ci si rifiuta di colpire vorrei ripercorrere un episodio capitatomi qualche anno fa. Magari i ministri che cascano dalle nuvole quando si parla di sprechi (o di uova di struzzo) potranno farsi un’idea di dove reperire risorse in alternativa alle tasche dei contribuenti.</p><p>Dovendo subire una operazione al menisco mi rivolsi a un noto ospedale della Capitale, convenzionato con il servizio pubblico. Secondo lo specialista (che nemeno mi toccò il ginocchio) per l’intervento sarei dovuto rimanere in ospedale per sette giorni. Rimasi esterrefatto. Avevo già subito la stessissima operazione in artroscopia all’altro menisco in Inghilterra due anni prima. Entrato in ospedale alle otto di mattina, alle tre di pomeriggio ero già in grado di tornare a casa sulle mie gambe. Possibile che una delle più famose e prestigiose clinche universitarie romane potesse essere così arretrata?</p><p>In camera caritatis mi viene spiegato che dal punto di vista clinico non c’era nessun bisogno, ma se fossi stato ricoverato meno di tre giorni l’ospedale non sarebbe stato “pagato abbastanza”.</p><p>La spiegazione più dettagliata è racchiusa in un acronimo inglese DGR (Diagnosis Related Group). Mentre una volta gli ospedali venivano rimborsati a pié di lista, i meccanismi di controllo della spesa introdotti negli anni, hanno stabilito che per ogni malato venga fatta una diagnosi. A seconda della malattia l’ospedale riceve un pagamento per il periodo di ricovero, che comunque non può eccedere un tempo massimo di degenza.</p><p><strong>A meno che non sopravvengano complicazioni</strong>. E qui casca l’asino (o lo struzzo).</p><p>Il sistema presenta due punti deboli in assenza di controlli efficaci: 1) che si esagerino le complicazioni 2) che le degenze vengano spinte verso il massimo consentito senza che ve ne sia una reale necessità.</p><p>Come fare per impedire che gli amministratori degli ospedali per aumentare i ricavi suggeriscano (o impongano?) ai medici di fingere complicazioni o di prolungare i ricoveri oltre il necessario? Bisognerebbe controllare non solo che i tempi di degenza rientrino nei limiti, ma che vengano monitorati anche i tempi medi per ogni tipo di prestazione. E ovviamente si dovrebbe effettuare un controllo pervasivo quando in un certo ospedale si verificassero troppe (da un punto di vista statistico) complicazioni.</p><p>Non bisogna dimenticare che gonfiare i tempi di degenza (cosa già di per sé grave), impone altri costi alla collettività e alle finanze pubbliche in termini di giornate di lavoro perse, di rimborsi per malattia, di disagi per i parenti. Inoltre gli ospedali hanno scarso interesse ad aumentare gli investimenti in sale operatorie e preferiscono aumentare i posti letto, visto che questi rappresentano una lucrativa fonte di reddito. In effetti, come ammise lo specialista romano, almeno nell’ospedale in questione, non c’era nessun problema di posti letto che anzi erano in eccesso, ma il vero collo di bottiglia per le prestazioni ai pazienti erano le sale operatorie (da cui deriva il problema delle <strong>lunghe liste di attesa</strong> ben noto ai cittadini).</p><p>Caro neo Ministro tecnico della Sanità e cari governatori delle Regioni perché non divulgare i dati sui tempi medi di degenza negli ospedali per tipologia di intervento? Credo sia utile far conoscere all’opinione pubblica nonché a deputati, senatori e consiglieri che votano senza battere ciglio tasse e che si stracciano le vesti per i tagli (quasi sempre inesistenti) ai loro bilanci, informazioni utili a stabilire quanta parte della spesa sanitaria può essere considerata sociale e quanta invece<strong> alimenta il parassitismo e la malavita</strong>.</p><p>Bisognerebbe insomma dare all’opinione pubblica le informazioni utili a capire quali regioni gestiscono la sanità in modo efficiente e quali tollerino gestioni disinvolte. Tra l’altro non è detto che il malcostume sia universale. Infatti invece di rendermi complice della delinquenza legalizzata laziale decisi di fare l’intervento a Campobasso. Analogamente a quanto era avvenuto in Inghilterra, entrai in ospedale la mattina, feci le analisi, dopo un paio d’ore subii l’intervento in anestesia locale conversando amabilmente con il chirurgo e nel pomeriggio tornai a casa sulle mie gambe. Dagli infermieri, ai tecnici, all’anestesista, tutti furono estremamente gentili, precisi ed efficienti. Le strutture ospedaliere e la tecnologia, va aggiunto, erano migliori di quelle della clinica privata dell’elegante sobborgo londinese dove avevo subito il primo intervento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/01/adelante-mario-fase-attendere/181050/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>sMONTIamo gli equilibri</title><link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/smontiamo-gli-equilibri/176695/</link> <comments>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/smontiamo-gli-equilibri/176695/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Dec 2011 08:39:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Fabio Scacciavillani</dc:creator> <category><![CDATA[Blog]]></category> <category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category> <category><![CDATA[Fabio Scacciavillani]]></category> <category><![CDATA[Fmi]]></category> <category><![CDATA[governo tecnico]]></category> <category><![CDATA[manovra]]></category> <category><![CDATA[Mario Monti]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.ilfattoquotidiano.it/?p=176695</guid> <description><![CDATA[Viviamo negli anni dieci, ma come non cogliere quel gusto retrò anni ’70? Il varietà spopola in Tv e un’entità molto simile a un monocolore democristiano, con innesti di burocrati e accademici, viene sorretto da una maggioranza di solidarietà nazionale a (tenui) tinte cattocomuniste. Si discute alle Camere la solita manovra autunnale di austerità con...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo negli anni dieci, ma come non cogliere quel gusto <strong>retrò anni ’70</strong>? Il varietà spopola in Tv e un’entità molto simile a un monocolore democristiano, con innesti di burocrati e accademici, viene sorretto da una <strong>maggioranza di solidarietà nazionale</strong> a (tenui) tinte cattocomuniste. Si discute alle Camere la solita manovra autunnale di austerità con l’immancabile aumento della benzina – un evergreen come i Bee Gees – insieme al bollo auto e la lotta all’evasione.</p><p>Certo non sempre la storia si ripete con esattezza (senza invocare la marxiana successione di tragedia e farsa). Ad esempio il varietà nei mitici ‘70 andava in onda di sabato. Adesso di lunedì. Le pensioni sembravano sacre grazie all’ondata demografica favorevole, mentre da tempo l’onda si è infranta e con essa l’equilibrio dei conti Inps. Al posto dell’enigmatico cavallo di razza, quintessenza del potere democristiano ed eminenza nera di faide correntizie, abbiamo un acclamato <strong>purosangue senza tessera dal prestigio immacolato</strong>. E da questo particolare cruciale dovrebbero discendere tutta una serie di conseguenze. Che peró stentano a materializzarsi.</p><p>Detta fuori dai denti, personalità estranee alla politica non dovrebbero dedicarsi principalmente a trovare nel cesto ancora qualche limone da spremere. Per quello bastavano Tremonti e Scilipoti. Dovrebbero spremere qualche altro agrume ben protetto, ma soprattutto ribaltare tutto il banco dove da troppo tempo marcisce ogni tipo di frutta, ortaggio e tubero tartufesco.</p><p>Un governo di emergenza deve <strong>rompere gli equilibri e recidere i nodi</strong> che veti incrociati e ricatti ai partiti di corporazioni e <em>lobby</em> hanno reso inestricabili. Insomma cambiare i parametri dell’equazione che impedisce di incidere sulla Pubblica Amministrazione attraverso le valutazioni di efficienza, fissare i costi per tutti gli enti locali – a cominciare dalla sanità – imporre non solo un bilancio in pareggio (già previsto dall’art. 81), ma un tetto alla spesa ordinaria, lasciando margini solo per le opere pubbliche, eliminare i sussidi alle imprese protette, turare i mille rivoli che alimentano non la spesa sociale, ma <strong>le confraternite dei soliti noti</strong>.</p><p>In sostanza se entra in un ufficio pubblico, in ospedale, in tribunale, a scuola o in università, il cittadino non deve fare un salto nel medioevo. E chi intraprende un’attività economica (soprattutto artigianale o di  piccola imprenditoria) da cui si creano posti di lavoro, non va trattato come un delinquente perché non rientra nell’alveo ideologico di burocrati, cricche, politicanti e sindacalisti.</p><p>Dopo l&#8217;ennesimo vertice di Bruxelles, che ancora una volta ha dissolto il sogno che si esca dalla crisi con euro di nuovo conio buttati nel calderone di un <strong>sistema marcio fino al midollo</strong> e di un motore grippato, speriamo che il goveno di emergenza (più che emergere per il momento galleggia annaspando) affronti i compiti per i quali è stato investito.</p><p>Di cosa parlo può essere riassunto in due cifre ben note: il debito pubblico italiano si avvicina ai 2.000 miliardi di euro. La manovricchia ammonta, ad essere ottimisti, a 30 miliardi di euro in due anni con misure impasticciate, ma al limite della sopportabilità. Se anche fossero 50 miliardi cambierebbe poco – non per chi paga, ovviamente – ma per la stabilità strutturale dei conti. O si cresce o si perisce, come si ripete da più parti. Tuttavia per crescere bisogna adottare <strong>misure dirompenti</strong> per gli equilibri arruginiti, non cambiare la disposizione dei mobili nelle stanze.</p><p>Conosciamo le obiezioni non fosse altro perché persistono da oltre quarant’anni: l’emergenza, il Parlamento, le compatibilità, la gradualità, insomma tutte le giaculatorie che costituiscono l’impalcatura retorica dell’immobilismo. La scusa del tampone è debole: i tamponi funzionano per poco, poi <strong>ci vogliono i punti di sutura</strong>.</p><p>Immagino Monti, Grilli, Giarda e qualche altro sappiano bene che questa manovra di per sé è un ulteriore giro nel circolo vizioso di stampo levantino. Tasse più alte, Pil in discesa, rapporto debito/Pil in salita, servizio del debito insostenibile, ancora più tasse, proteste di piazza, recessione più profonda e infine bancarotta.</p><p>Invece vanno immediatamente <strong>tolte risorse cospicue ai parassiti</strong> e messe nel circuito dell’economia: investimenti pubblici, flexicurity, pagamento dei debiti verso i fornitori, ricerca, riqualificazione professionale, semplificazione drastica per partite Iva e piccole imprese. Si cominci a usare le riserve auree della Banca d’Italia. Servono per le emergenze, quindi se non ora, quando?</p><p>Altrimenti presto assaporeremo un altro gusto anni ‘70. L’intervento del Fondo Monetario Internazionale. E non sarà dolce.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/smontiamo-gli-equilibri/176695/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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