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	<title>Il Fatto Quotidiano &#187; Domenico Finiguerra</title>
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		<title>Non avete nessun diritto di piangere!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 11:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari. Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. <strong>Dogmi </strong>imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a <em>Porta a Porta</em> vi lanciate, l&#8217;uno contro l&#8217;altro le medesime <strong>ricette stantie</strong>:<em> “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l&#8217;edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”</em>.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di <strong>cemento</strong>, insieme a tutti gli altri.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l&#8217;art. 9: <em>“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”</em>,  e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di <strong>svendere il territorio</strong> e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che, con l&#8217;arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal <strong>dissesto idrogeologico </strong>creati dalle vostre previsioni edificatorie.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle <strong>catastrofi alluvionali</strong>, dovute alla sigillatura e all&#8217;impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi <strong>speculazioni edilizie</strong>, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2011/10/19/visualizza_new.html_645552289.html" target="_blank">dieci vittime</a></span></strong> dell&#8217;ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri <strong>estremisti </strong>di questo paese.</p>
<p>Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.</p>
<p>No. Non avete nessun diritto di piangere.</p>
<p>E gli <strong>italiani </strong>dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.</p>
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		<title>La sovranità del popolo o dei mercati?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 17:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pur essendo convinti che questa manovra, come quelle precedenti e come quelle che seguiranno, è soltanto una tappa del tour di saccheggio ai danni dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, conquistati in oltre mezzo secolo, e di depredazione dei Beni Comuni, vogliamo provare anche noi a cimentarci nell&#8217;esercizio più in voga di quest&#8217;estate: dove troviamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pur essendo convinti che questa manovra, come quelle precedenti e come quelle che seguiranno, è soltanto una tappa del <em>tour </em>di <strong>saccheggio </strong>ai danni dei <strong>diritti dei cittadini e dei lavoratori</strong>, conquistati in oltre mezzo secolo, e di depredazione dei Beni Comuni, vogliamo provare anche noi a cimentarci nell&#8217;esercizio più in voga di quest&#8217;estate: dove troviamo i soldi per dare una risposta alle “esigenze” dei mercati?</p>
<p>Prima, però, una piccola premessa molto sostanziale, fatta di cifre semplici e secche: ogni anno dobbiamo fare a meno di 60 miliardi che se ne vanno in <strong>corruzione</strong>; ogni anno 120 miliardi non sono incassati a causa dell’e<strong>vasione fiscale.</strong> I tutto fanno 180 miliardi. In dieci anni sarebbero 1800 miliardi, ovvero lo stock di debito pubblico.</p>
<p>Se lo stato si mettesse di buzzo buono, senza guardare in faccia a nessuno, potremmo azzerare il debito pubblico ed emanciparci dallo strangolamento di chi oggi lo detiene…</p>
<p>Se poi si facessero emergere i 350 miliardi di economia sommersa e si inseguissero (altro che scudo!) i 500 miliardi di capitali rifugiati nei paradisi fiscali… (fonte: <a href="http://edigita.cantook.net/p/9788862204118" target="_blank">Soldi Rubati</a>, di Nunzia Penelope), magari oggi non staremmo qui a tremare ogni volta che la borsa di Milano apre i battenti&#8230;</p>
<p>Vabbè… Intanto cominciamo con questo elenco (che si aggiunge alle già innumerevoli proposte di buon senso, come quelle contenute nella contromanovra di <a href="http://www.sbilanciamoci.org/2011/08/una-manovra-disperata-iniqua-e-senza-futuro/" target="_blank">Sbilanciamoci</a>) e lo lasciamo aperto al contributi dei lettori e dei commentatori&#8230;</p>
<ol>
<li>Tagliare almeno il 50% dei 36 	miliardi di euro spesi tutti gli anni in missioni militari, 	mimetiche, baionette, cacciabombardieri e rancio ed impiegare le 	forze armate nella lotta all’illegalità, all’evasione e alla 	corruzione.</li>
<li>Applicare l&#8217;ICI al 7 per mille a 	tutti gli immobili (non destinati alla preghiera e al culto) di 	proprietà della Chiesa o di ogni ente religioso.</li>
<li>Abolire l’8 per mille.</li>
<li>Raddoppiare le imposte sui beni e 	sulle merci dannosi per la salute (es. tabacco, alcool, grassi 	animali) e azzerare quelle sui beni e sulle merci che fanno bene 	alla salute (frutta, verdura): in questo modo abbasseremo anche la 	spesa sanitaria.</li>
<li>Portare al 40% la tassazione sulle 	rendite finanziare (in fondo sarebbe comunque un aliquota inferiore 	alla massima aliquota irpef), compresi i Titoli di Stato.</li>
<li>Ridurre del 50% il numero di 	Parlamentari e di Consiglieri Regionali.</li>
<li>Ridurre del 50% ogni indennità 	percepita da Parlamentari, Ministri, Manager Pubblici, Consiglieri 	di Amministrazione, Consiglieri Regionali e comunque fissare un 	tetto massimo di € 5000 mensili netti.</li>
<li>Ridurre del 70% i costi di 	funzionamento del Quirinale, del Parlamento, della Presidenza del 	Consiglio e di ogni Ministero.</li>
<li>Abolire ogni vitalizio e 	parificare il trattamento previdenziale dei lavoratori della 	politica a quello dei lavoratori del Pubblico Impiego.</li>
<li>Tagliare l&#8217;80% delle auto blu e 	delle auto grigie e destinare i risparmi alle forze di polizia 	impegnate nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale.</li>
<li>Cancellare tutte le 	norme che consentono, facilitano o istigano all&#8217;elusione fiscale 	(basta un discreto commercialista per farne l&#8217;elenco completo).</li>
<li>Cancellare il programma di Grandi 	Opere che finora non ha rilanciato nulla e che ha solo aumentato la 	spesa pubblica per militari inviati a presidiare cantieri contro le 	popolazioni locali, e destinare le risorse risparmiate ad iniziative 	in grado di curare il paese e dare posti di lavoro veri: <strong>un piano 	nazionale di sistemazione delle infrastrutture esistenti</strong> (se crolla 	il tetto del tuo garage, non ti compri una Ferrari, ti sistemi il 	tetto e ti tieni la Punto); <strong>un piano nazionale di piccole opere</strong>: di 	cura del dissesto idrogeologico, di recupero del patrimonio storico 	e artistico, di tutela dell’ambiente e del paesaggio italiano; <strong>una 	nuova riforma agraria</strong>, che rimetta l’agricoltura (economia reale) 	davanti alla finanza e al cemento e incentivi i giovani a tornare 	alla coltivazione della terra; <strong>un piano nazionale per i rifiuti</strong>: con 	un miliardo di euro si farebbe partire la raccolta 	differenziata “porta a porta” in tutta Italia e si 	creerebbero 200 mila nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato;<strong> un 	piano nazionale per la riqualificazione del patrimonio edilizio 	pubblico esistente</strong>, e forme incentivanti per gli edifici privati, 	ciò&#8217; che consentirebbe in un colpo solo di creare almeno 250 mila 	posti di lavoro, ridurre sensibilmente la dipendenza energetica del 	nostro Paese dalle fonti fossili, abbattere le emissioni inquinanti 	in atmosfera.</li>
<li>Limitare gli incentivi per le 	fonti di energia rinnovabili esclusivamente agli impianti di piccola 	taglia realizzati sui tetti e in zone compromesse, con esclusione 	tassativa per quelli realizzati su suoli fertili o in zone di pregio 	paesaggistico e ambientale.</li>
<li>Cancellare ogni finanziamento 	pubblico alla sanità e alla scuola privata (compresa quella 	paritaria).</li>
<li>Vietare ogni forma di 	sponsorizzazione da parte di enti pubblici a manifestazioni 	politico-culturali (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/edizione-locale/emiliaromagna/" target="_blank">come 	questa</a>)</li>
<li>Tassare al 20% del valore di 	mercato tutti i mezzi di trasporto di lusso intestati a persone 	fisiche o società italiane e straniere, che si trovino anche 	momentaneamente in territorio italiano: yacht, aerei, automobili.</li>
</ol>
<p>Già ci immaginiamo alcuni commenti di alcuni dei fanatici simil-liberisti:</p>
<p><em><strong>“Ma questa è demagogia pura!”</strong></em></p>
<p>Se facessimo solo il 20% di quest’elenco, sarebbe Politica con la P maiuscola. La vera demagogia è quella di chi propone le solite soluzioni: tagli alle pensioni, innalzamento età pensionabile, privatizzazioni, tickets, riforme istituzionali di livello <em>condominiale</em>.</p>
<p><em><strong>“Ecco i soliti anticlericali!”</strong></em></p>
<p>Nessuno mette in discussione la libertà di professare la propria religione.</p>
<p><em><strong>“Si bravi, così diamo una sberla al mercato e facciamo fuggire i capitali all’estero!”</strong></em></p>
<p>Sarebbe legittima difesa, perché finora, la mano invisibile del mercato, che non è cieca, ha dato sberloni sempre agli stessi, e ripetutamente.</p>
<p><em><strong>“In questo modo si deprimono i consumi e l’economia rallenterebbe!”</strong></em></p>
<p>Non potrebbe certo essere peggio della situazione in cui ci troviamo ora. Le ricette stantie del vigente modello di sviluppo, crescita, consumi e ricerca della competitività, hanno creato solo peggioramento delle condizioni di lavoro, della qualità della vita e delle relazioni sociali. Il dogma della crescita infinita va superato, perché saccheggiati tutti i beni privati e i diritti dei poveri cristi, si passerà, laddove non si è già praticato, al saccheggio dei beni comuni.</p>
<p>E comunque queste proposte hanno già dimostrato, laddove praticate nelle piccole realtà virtuose d&#8217;Italia, che l&#8217;economia non rallenta, cambia semplicemente direzione prendendo una strada sostenibile capace di futuro!</p>
<p><em><strong>“I mercati non approverebbero mai e l’Italia andrebbe a picco!”</strong></em></p>
<p>Ma la sovranità appartiene al popolo o ai mercati? I partiti e i governi rispondono alle agenzie di rating o ai cittadini? Se la politica dipende dall&#8217;economia, alla fine, sarà la finanza a decidere su beni comuni, diritti di cittadinanza e rapporti economico/sociali.<br />
Le organizzazioni cui i governi hanno ceduto la sovranità economica (<strong>Fmi</strong> e<strong> Bce</strong>) non godono di nessuna legittimazione politica.<br />
I cittadini devono riappropriarsi della politica e riprendersi tra le mani il proprio destino.</p>
<p><a href="http://domenicofiniguerra.it/" target="_blank">Domenico Finiguerra</a>, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.marcoboschini.it/">Marco Boschini</a></span>, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi</p>
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		<title>Referendum e onestà intellettuale</title>
		<link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/15/onesta-intellettuale/118227/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 06:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle ore 15 del 13 giugno 2011 è finita la più bella maratona referendaria dell&#8217;ultimo quarto di secolo. Non è stata una gara dei 100 metri! È stata una lunga marcia. Gli ultimi km sono stati una bellissima corsa colorata! L&#8217;ultima giornata, quella del 13 giugno, una bellissima festa con toni da liberazione nazionale, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle ore 15 del 13 giugno 2011 è finita la più bella maratona referendaria dell&#8217;ultimo quarto di secolo.</p>
<p>Non è stata una gara dei 100 metri!</p>
<p>È stata una lunga marcia.</p>
<p>Gli ultimi km sono stati una bellissima corsa colorata! L&#8217;ultima giornata, quella del 13 giugno, una bellissima festa con toni da liberazione nazionale, con il fatidico taglio del traguardo a suggellare il ridestarsi dal torpore del nostro paese!</p>
<p>Sfondato il quorum con oltre il 57% di votanti! Più del 95% di elettori ha detto 4 volte Sì!</p>
<p>La maggioranza assoluta degli italiani si è espressa a favore dell&#8217;acqua pubblica, per fermare il nucleare, perchè la legge sia uguale per tutti! Una grande vittoria! Bene. Ottimo. <strong>Esiste un&#8217;altra Italia e si è materializzata nelle urne</strong>.</p>
<p>Durante la campagna elettorale, sono risuonate tantissime parole d&#8217;ordine: acqua bene comune, energie pulite, onestà! Portate avanti da una moltitudine inarrestabile! Una moltitudine che ha coinvolto tutti i comuni d&#8217;Italia. Anche quello dove mi onoro di essere <a href="http://www.domenicofiniguerra.it/" target="_blank">sindaco</a>.</p>
<p>Dal nostro piccolo paese lombardo in provincia di Milano, con i nostri soli 1800 abitanti, abbiamo dato un piccolo ma significativo contributo. Da <strong>Cassinetta di Lugagnano</strong> si è alzata una vera e propria <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/pages/ACQUA-PUBBLICA/192870005773" target="_blank">onda anomala</a></span> che ha corso parallela alle migliaia di onde che si sono opposte alla privatizzazione dell&#8217;acqua, al ritorno al nucleare, alla legge sul legittimo impedimento: la pagina Facebook <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/pages/ACQUA-PUBBLICA/192870005773" target="_blank">Acqua pubblica</a></span>.</p>
<p>Una moltitudine inarrestabile!</p>
<p><em>La sera del 21 novembre 2009, dopo l&#8217;approvazione da parte del Consiglio Comunale di Cassinetta di Lugagnano della delibera contro la Privatizzazione dell&#8217;Acqua, quando sono rientrato a casa ho creato quella pagina Facebook.</em></p>
<p><em>All&#8217;inizio il gruppo è rimasto stabile attorno alle 2000 adesioni. Poi, grazie al tam tam della rete e soprattutto alla collaborazione degli altri sindaci e amministratori dell&#8217;Associazione dei</em> <em><a href="http://www.comunivirtuosi.org/" target="_blank">Comuni Virtuosi</a>, è iniziata una lievitazione impressionante. Una vera e propria onda anomala. In alcuni momenti ho visto adesioni di 100 persone al secondo. Oggi, anzi in questo momento, siamo 934.999 E credo che in poche settimane, se non giorni, arriveremo al milione.</em></p>
<p>Una moltitudine che ha saputo accogliere l&#8217;enorme spinta verso il cambiamento, convogliando in un unico fiume i mille rivoli dispersi che sono confluiti nell&#8217;avvallamento creato dalla repulsione generale nei confronti del governo Berlusconi e dallo shock reale e mediatico dell&#8217;incidente nucleare di Fukushima. Un fiume di acqua pulita che tenta di fare, senza mediazioni, il lavoro di rimozione del fango politico che si è accumulato sul nostro paese.</p>
<p>Una moltitudine che però, per onestà intellettuale, è stata<strong> innescata da un soggetto ben preciso</strong>: il <a href="http://www.acquabenecomune.org/" target="_blank">Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</a>. Centinaia di banchetti reali, firme, convegni, volantinaggi, flashmob, video, sorrisi, canzoni e brocche di acqua del rubinetto!</p>
<p>Si è trattato di una lunga e lenta maratona e non di corti e rapidi cento metri.</p>
<p>E sempre per onestà intellettuale, ad eccezione di <strong>Angelo Bonelli</strong> e di <strong>Di Pietro</strong> che hanno indicato e ringraziato i reali protagonisti della spinta dal basso, molti leader di partito che lunedì si sono presentati al traguardo davanti alle telecamere con il fiatone da velocisti, ma con la camicia fresca, dovrebbero riconoscere il merito dei comitati promotori e <strong>cedere a loro la parola</strong>.</p>
<p>Ed invece, impegnati a “saltar sul carro del vincitore” diversi esponenti dell’attuale opposizione, dopo aver deriso i comitati all&#8217;epoca della raccolta delle firme, oggi li eclissano con la complicità dei maggiori mass-media. Si assumono la paternità della vittoria referendaria e, da politici navigati,<strong> simulano una incredibile amnesia </strong>e negano di aver mai dichiarato che il privato nella gestione dell&#8217;acqua non è una bestemmia, ma anzi è utile, che forse il nucleare sicuro esiste, che un insigne professore alla guida dell&#8217;agenzia di controllo sul ritorno al nucleare è una garanzia. Improvvisamente hanno dismesso le vesti degli attori protagonisti del film <em>“privatizzazioni e atomo sicuro per tutti</em>”.</p>
<p>Francamente distoniche sono le parole di giubilo del nuclearista convinto della prima ora <strong>Pierferdinando Casini</strong> o dall&#8217;estremista liberista <strong>Della Vedova</strong>.</p>
<p>E come dimenticare che il comitato per il NO ai referendum sull&#8217;acqua è stato guidato da due ex esponenti di punta del PD, i coniugi Lanzillotta &#8211; Bassanini oggi arruolati nell&#8217;API di Rutelli e Tabacci.</p>
<p>Già sento l&#8217;obiezione. Ma il Pd ha appoggiato il referendum. Vero! E probabilmente senza la mobilitazione del Pd il quorum sarebbe stato difficile. Certo, perché il Pd, seppur alleggerito e tarpato da una classe dirigente inamovibile, è comunque ancora un partito popolare, e i suoi dirigenti nazionali hanno letteralmente subito la pressione della base che ha raccolto le firme insieme ai comitati e ha espresso un urlo verso Bersani&amp;co., quasi facendogli il verso: <em>“Uei ragazzi, siam pazzi? Qui c&#8217;è il popolo che vuole l&#8217;acqua pubblica e che vuole fermare il nucleare e noi parliamo di multiutility, di holding, di consigli di amministrazione, di SPA, di partite a scacchi? Siam pazzi?“</em>.</p>
<p>Così, la dirigenza del Pd, con qualche eccezione (come il rottamatore Renzi) ha fatto buon viso a cattiva sorte ed ha stampato in tutta fretta dalla sede centrale dei bei manifesti: Il Pd vota 4 Sì!</p>
<p>Manifesti che i circoli locali avevano già appeso in versione molto ridotta diversi mesi fa, negli 8 mila comuni italiani, grazie alle tipografie, o meglio al ciclostile, dei <strong>Comitati del Forum per l&#8217;Acqua</strong>. Comitati che la maratona se la sono fatta tutta. Proprio tutta e senza quasi nessuno che gli mettesse un <em>gelato </em>alimentare o mediatico sotto il naso.</p>
<p>Sarebbe davvero bello che nelle prossime ore, nei Tg nazionali, nelle trasmissioni di approfondimento, a <em>Ballarò</em>, a <em>Porta a Porta</em>, a <em>Otto e Mezzo</em> e nelle prime pagine dei principali quotidiani di area di centrosinistra, ci fosse un bell&#8217;approfondimento sulle origini, su tutti gli attori di questa bella pagina politica, su questa bella avventura. Un&#8217;avventura che è anche una dimostrazione che ogni singolo cittadino può fare la sua parte e contribuire a raddrizzare il piano inclinato su cui sta (stava?) rotolando il nostro paese.</p>
<p>Sarebbe davvero bello, sentire <strong>Bersani</strong>, che si è calato molto bene nel ruolo di mediano di spinta con ambizioni da goleador, dire in diretta televisiva: “Uei ragazzi, siam pazzi! Siamo onesti! Guardate che la vittoria è innanzitutto di chi ha giocato la partita fino ai supplementari, mica di chi è entrato per tirare solo i calci di rigore!”</p>
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		<title>Un altro agnello?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 14:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È strisciato quasi inosservato il tentativo di ridimensionare un articolo importantissimo della nostra Costituzione Repubblicana, il quarantunesimo, che così recita: “L&#8217;iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l&#8217;attività economica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È strisciato quasi inosservato il tentativo di ridimensionare un articolo importantissimo della nostra Costituzione Repubblicana, il quarantunesimo, che così recita: <em>“<strong>L&#8217;iniziativa economica privata</strong> è libera. Non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l&#8217;attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”<br />
</em><br />
Utilizzato da Berlusconi come uno dei tanti diversivi per distogliere l&#8217;attenzione dai suoi guai, è passato sotto troppo silenzio l&#8217;annuncio di questo atto, spacciato come tassello della rivoluzione liberale e acceleratore della crescita economica, che altro non è che l&#8217;ennesima dimostrazione di <strong>arroganza selvaggia del mercato e del liberismo</strong> rispetto agli ormai annichiliti lavoratori che da anni subiscono la spoliazione quotidiana di diritti e tutele.</p>
<p>“<em>L&#8217;iniziativa economia è libera, ed è permesso<strong> tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge</strong>.” </em>Questo il testo dell&#8217;art. 41 approvato il 9 febbraio dal Consiglio dei Ministri. Eccolo finalmente: il distillato di liberismo!</p>
<p>È facile immaginare la soddisfazione dei grandi capitani di ventura del capitalismo italiano, con le loro mani curate intente a sfregarsi l&#8217;un l&#8217;altra, nell&#8217;immaginare quanto sarebbe bello poter perseguire profitti, dividere utili e accumulare ricchezza, liberi dai cosiddetti <em>lacci e lacciuoli</em> impiantati nel sistema produttivo italiano dal vigente articolo 41. Poche parole (cinquantadue) che, pur affermando la libertà di impresa nel nostro paese, la vincola al rispetto di <strong>obiettivi più alti del danaro</strong>: l&#8217;utilità sociale, la sicurezza, la dignità umana. In altre parole, oggi, la nostra bella Costituzione dice che le attività economiche e le leggi che le regolano devono perseguire comunque fini sociali. Una grande conquista del movimento operaio, fortemente voluta dalla sinistra comunista e socialista nell&#8217;Assemblea Costituente eletta del 1946. Una grande conquista non solo per i lavoratori, ma anche per l&#8217;ambiente.</p>
<p>Tant&#8217;è che <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.isde.it/Isde%20news/2011/ISDE%20News%20n%20428.htm" target="_blank">l&#8217;Isde</a></span></strong>, l&#8217;Associazione dei medici per l&#8217;ambiente, si è mobilitata perchè la modifica dell’art. 41 porterà inevitabilmente alla <strong>soppr</strong><strong>essione del</strong><strong> controllo preventivo </strong><strong>sulle attività economiche </strong>e la pubblica amministrazione sarà totalmente esautorata dalla tutela degli interessi comuni in materia di ambiente e salute, lasciando tutto alla libertà dell&#8217;imprenditore. Che certo, <strong>si autocertificherà</strong>, compatibilmente con i suoi<strong> </strong>interessi economici&#8230;</p>
<p>Dopo la recente resa senza condizioni di fronte ai ricatti di Marchionne, lasciamo dare indisturbatamente anche questo colpo? In nome del feticcio chiamato <strong>Pil </strong>che misura quanti soldi girano ma non valuta quanta salute, serenità o pace abbiamo in casa o nel Paese? In nome della maledetta competitività che ci sta mettendo gli uni contro gli altri? In nome della crescita fine a se stessa? Sacrifichiamo un altro agnello sull&#8217;altare della moderna santissima trinità: mercato, profitto, consumo&#8230;?</p>
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		<title>La vergogna di Mirafiori dopo Pomigliano</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 11:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro & precari]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[fiat]]></category>
		<category><![CDATA[marchionne]]></category>
		<category><![CDATA[Mirafiori]]></category>

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		<description><![CDATA[L’accordo di Mirafiori, come quello di Pomigliano, non solo sarebbe rigettato da ogni serio sindacato o partito di sinistra, ma vedrebbe una reazione di sdegno in tutto il paese per il vergognoso ricatto messo in campo dalla Fiat di Marchionne. Invece, una classe dirigente trasversalmente piegata verso Confindustria (per dovere, per opportunismo, per piaggeria) saluta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’accordo di Mirafiori, come quello di Pomigliano, non solo sarebbe rigettato da ogni serio sindacato o partito di sinistra, ma vedrebbe una reazione di sdegno in tutto il paese per il <strong>vergognoso ricatto</strong> messo in campo dalla Fiat di Marchionne.</p>
<p>Invece, una classe dirigente trasversalmente piegata verso Confindustria (per dovere, per opportunismo, per piaggeria) saluta l’accordo con giubilo o con sollievo da scampato pericolo.</p>
<p>E questi sedicenti capitalisti assistiti da anni con i soldi dello stato, pontificano e reclamano maggiore libertà d’azione e concorrenza. Obbligando i lavoratori a <strong>rinunciare a diritti conquistati</strong> con sangue e sudore.</p>
<p>Ma cos’altro deve succedere per riavere una forza popolare, autentica e chiaramente dalla parete dei più deboli, che abbia il coraggio di rimettere in discussione il liberismo e questo finto mercato, le privatizzazioni dei beni comuni come l’Acqua e la Terra e il progressivo impoverimento culturale che ha visto i cittadini trasformarsi da portatori di diritti in meri consumatori?</p>
<p>Ma cos&#8217;altro devono mangiare i lavoratori?</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/05/la-vergogna-di-mirafiori-dopo-quella-di-pomigliano/84876/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Diritto di replica</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 17:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Media & regime]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[comuni virtuosi]]></category>
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		<category><![CDATA[diritto di replica]]></category>
		<category><![CDATA[Vieni via con me]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora basta. Nel Paese in cui un ministro dell’Interno per un commento di uno scrittore pretende e ottiene il diritto di replica per intervenire ad una trasmissione di punta della tv di Stato; nel Paese del più grande conflitto di interessi mai risolto (da destra e sinistra) per convenienza e miopia; nel Paese in cui gran parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora basta.</p>
<p>Nel Paese in cui un <strong>ministro dell’Interno</strong> per un commento di uno scrittore pretende e ottiene il diritto di replica per intervenire ad una trasmissione di punta della tv di Stato; nel Paese del più grande <strong>conflitto di interessi</strong> mai risolto (da destra e sinistra) per convenienza e miopia; nel Paese in cui gran parte dei temi ambientali oggi in auge nell’agenda della politica nazionale (rifiuti, nucleare, territorio&#8230;) vengono sempre affrontati e discussi senza mai sentire voci fuori dal coro, è giunto il momento di dire basta.</p>
<p>Lo diciamo noi, amministratori dell’<strong>Associazione Comuni Virtuosi</strong>, stanchi di sperimentare quotidianamente progetti che funzionano, idee concrete, esperienze di buon senso, che dimostrano tutte quante insieme l’inutilità e le menzogne di gran parte del dibattito pubblico relativo ad energia, ambiente, gestione del territorio, emergenze rifiuti&#8230;</p>
<p><strong>Chiediamo anche noi il diritto di replica</strong>: chiediamo alle redazioni di Ballarò, Annozero, Che tempo che fa, Parla con me e i tanti altri programmi della tv di Stato che si occupano, saltuariamente, dei temi ambientali, di promuovere una puntata invitandoci a parlare, dal nostro punto di vista, di queste cose.</p>
<p>Noi che abbiamo interrotto la cementificazione del territorio.<br />
Noi che abbiamo reso i nostri comuni indipendenti da un punto di vista energetico.<br />
Noi che siamo al 90% di raccolta differenziata.<br />
Noi che sperimentiamo una mobilità realmente sostenibile.</p>
<p>Noi che ci inventiamo, ogni giorno, proposte e iniziative che <strong>mettono in discussione un modello di sviluppo folle</strong>, insensato e iniquo, dimostrando che si può prendere un’altra strada e che sarebbe ora, finalmente, che anche in questo benedetto Paese qualcuno se ne accorgesse.<br />
Invece di proporre e propugnare sempre e solo impianti nucleari, inceneritori, cementificazione, sviluppo&#8230;</p>
<p>Siamo stanchi, e profondamente amareggiati, che a <strong>parlare di queste cose</strong> siano sempre e soltanto quelli che, come nel caso della questione rifiuti in Campania, quella situazione hanno contribuito a creare in 16 anni di finta emergenza rifiuti&#8230;</p>
<p>Siamo stanchi, e profondamente delusi, che nella tv di Stato e in certe trasmissioni, <strong>gli ospiti siano sempre gli stessi</strong>: segretari di partito, esperti (magari segnalati da qualcuno&#8230;), sondaggisti&#8230;</p>
<p>Chiediamo, dopo anni di lavoro e impegno, che il nostro modello, le nostre pratiche e il nostro messaggio, possano raggiungere il pubblico vasto che ogni sera, a reti unificate, si collega alle tv generaliste e assorbe informazioni di parte, che mostrano solo una parte (tra l’altro sempre più insostenibile) della realtà!</p>
<p>Chiediamo voce per darla alle centinaia di <strong>amministratori locali</strong> che, da servitori dello Stato, stanno tenendo in piedi con la loro azione questo Paese di politici parolai e inconcludenti!</p>
<p>Temiamo, a differenza di quanto accaduto al ministro dell’Interno, che questo appello possa cadere nel vuoto. Speriamo, sinceramente, di essere smentiti dai fatti.</p>
<p>Cordialmente,<br />
<strong>Marco Boschini</strong> &#8211; Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi<br />
<strong>Domenico Finiguerra</strong> &#8211; Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI)</p>
<p><strong>Per sostenere il nostro appello</strong>, potete girarlo alle redazioni di queste trasmissioni:<br />
raitre.chetempochefa@rai.it<br />
report@rai.it<br />
ballaro@rai.it<br />
parlaconme@rai.it<br />
brontolo@rai.it<br />
lestorie@rai.it<br />
presa.diretta@rai.it</p>
<p><a href="http://www.annozero.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-5e39f909-2a39-4b2a-bb7d-002e4dc375b1.html" target="_blank">http://www.annozero.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-5e39f909-2a39-4b2a-bb7d-002e4dc375b1.html</a></p>
<p><a href="http://www.raiuno.rai.it/dl/RaiUno/contatti.html" target="_blank">http://www.raiuno.rai.it/dl/RaiUno/contatti.html</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stop al consumo del territorio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 09:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[dissesto idrogeologico]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Stop al consumo di territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica Italiana on.le Giorgio Napolitano, l&#8217;enfasi contenuta nelle dichiarazioni che Ella ha rilasciato a seguito dei gravi episodi di dissesto idrogeologico che hanno colpito la nostra nazione ci sprona ad inviarLe questa lettera aperta chiedendoLe di aderire – anche solo a titolo personale – alla Campagna Nazionale “Stop al Consumo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica Italiana on.le Giorgio Napolitano,</p>
<p>l&#8217;enfasi contenuta nelle dichiarazioni che Ella ha rilasciato a seguito dei gravi episodi di dissesto idrogeologico che hanno colpito la nostra nazione ci sprona ad inviarLe questa lettera aperta chiedendoLe di aderire – anche solo a titolo personale – alla Campagna Nazionale “<strong>Stop al Consumo di Territorio</strong>”.</p>
<p>Una campagna d&#8217;opinione nata nel Dicembre 2008 alla quale aderiscono attualmente oltre 40.000 cittadine e cittadini e circa 250 tra associazioni e comitati locali.</p>
<p>Il manifesto che le alleghiamo è pubblicato sul <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stopalconsumoditerritorio.it" target="_blank">sito web nazionale</a></span></strong> e anche attraverso il social network <em>Facebook</em>, Ella potrà leggere i nomi e i cognomi di tutti gli aderenti, nonché vederne i volti.</p>
<p>La campagna si propone di <strong>bloccare il consumo di suolo</strong>, proponendo di <strong>recuperare</strong> il patrimonio edilizio esistente e limitando l&#8217;occupazione con nuove costruzioni, se veramente necessarie, alle sole aree già urbanizzate.</p>
<p>Nel contempo la campagna promuove la cura, la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio, degli edifici e del <strong>patrimonio storico e artistico</strong>. Politiche che potrebbero essere un ottimo volano virtuoso per l&#8217;economia, aprendo centinaia di cantieri che salvaguardino non solo il patrimonio naturale e le<strong> bellezze</strong> del nostro paese, ma la vita stessa dei cittadini.</p>
<p>Il pericoloso dissesto idrogeologico si accompagna alla grave compromissione del “<strong>valore culturale</strong>” della nostra nazione.</p>
<p>Il recente crollo della <strong>Domus dei Gladiatori di Pompei</strong>, un gioiello unico al mondo e che avremmo dovuto custodire per le prossime generazioni e per l&#8217;intera umanità, è solo l&#8217;ultimo caso, forse il più eclatante, indicativo del lungo processo di degrado in atto nel nostro <strong><em>Belpaese</em></strong>.</p>
<p>L&#8217;art. 9 della <strong>Costituzione</strong> così recita: <em>La Repubblica (…) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. </em>I padri costituenti ci hanno assegnato un chiaro compito: adottare precauzioni per difendere e salvaguardare un bene comune, non riproducibile e non mercificabile quale è il territorio.</p>
<p>Osservando con angoscia le immagini sempre più frequenti di terribili <strong>colate di fango</strong> che cancellano vite umane e trascinano a valle i sacrifici di tanti lavoratori, disastri che spesso conseguono alle <strong>colate di cemento </strong>che sigillano il territorio e deturpano il paesaggio, sentiamo il dovere di rivolgerLe questo invito:</p>
<p>Illustrissimo Presidente, unisca la Sua firma alla nostra, perché, la <strong>terra d&#8217;Italia</strong> non l&#8217;abbiamo ottenuta in eredità dai nostri padri, ma l&#8217;abbiamo ricevuta in prestito dai nostri figli.</p>
<p>Con osservanza e stima,<strong><em><br />
per la Campagna Nazionale Stop al Consumo di Territorio</em></strong><em><a href="http://domenicofiniguerra.it/" target="_blank"><strong><br />
Domenico Finiguerra</strong></a></em><br />
(Sindaco di Cassinetta di Lugagnano)<strong><em><br />
Alessandro Mortarino</em></strong><br />
(Segreteria Campagna)<strong><em><br />
Renata Lovati</em></strong><br />
(Contadina)<strong><em><br />
Gino Scarsi</em></strong><br />
(Artigiano)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stamattina mi sono alzato presto</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 18:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle 7 e un quarto ero già in metropolitana, Stazione P.ta Genova, linea 2, quella verde. Il Ballo Decadente dei Negrita faceva da colonna sonora (azzeccatissima) alla lettura del Fatto Quotidiano. Il quadretto che ne emergeva puzzava di squallore e di arroganza. Umido ed appiccicoso. Escort, miniescort, festini, ricatti, abusi, barzellette. Un po&#8217; di profumo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle 7 e un quarto ero già in metropolitana, Stazione P.ta Genova, linea 2, quella verde.</p>
<p>Il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://domenicofiniguerra.it/?p=2133" target="_blank"><strong>Ballo Decadente dei Negrita</strong></a></span> faceva da colonna sonora (azzeccatissima) alla lettura del <em>Fatto Quotidiano</em>. Il quadretto che ne emergeva puzzava di squallore e di arroganza. Umido ed appiccicoso. Escort, miniescort, festini, ricatti, abusi, barzellette. Un po&#8217; di profumo qua e là a mitigare l&#8217;odore di monnezza&#8230;</p>
<p>Di fronte a me, anch&#8217;egli seduto, un ragazzino studiava matematica. Sfogliava gli appunti, sbirciava in un libro, alzava gli occhi socchiusi guardando in alto: ripassava a mente qualche formula o teorema. Doveva aver passato tutto il ponte di Ognissanti a studiare per il compito in classe o per l&#8217;interrogazione.</p>
<p>Una sua coetanea, dagli angoli delle pagine del mio giornale, ammiccava sensuale. Gli occhi ancora coperti a celarne l&#8217;identità (anche se la ragazza non è più minorenne), ma la bocca carnosa, il seno formoso e gli atteggiamenti da sexy star navigata, erano lì a dimostrare che la figliola poteva saperci fare&#8230;</p>
<p>Due signori eleganti, sulla cinquantina, in piedi vicino alle porte, si <em>davano di gomito</em> guardando la foto della ragazzina in reggiseno di pizzo. Terminata la canzone dei Negrita, mi sono lasciato avvolgere dai rumori e dalle voci metropolitani.</p>
<p>Una signora, seduta alla mia sinistra, scuoteva la testa con la sua vicina e bisbigliava con disapprovazione la posizione provocante della ragazzina: “ma si può!?”</p>
<p>“Eh sì signora. Si può”, ho pensato fra me e me. “Non l&#8217;ha sentito? Lo hanno detto alla televisione! Anzi lo dicono tutti i giorni alla televisione. Ha presente il <em>Grande Fratello e la Pupa e il Secchione? </em>Sì esatto, quei programmi che suo nipote vede con tanto trasporto!”</p>
<p><strong>Ma che paese è diventato l&#8217;Italia?</strong> Ma che modelli di riferimento si stanno affermando per i nostri ragazzi, i cittadini di domani? Quello dell&#8217;uomo di successo, mosso dall&#8217;avidità, che schioccando le dita può far arrivare ai suoi piedi decine di ragazze vestite in lattice, pronte a slacciargli la cravatta e a insinuare le mani tra i bottoni della camicia?</p>
<p>Manca poco alla mia fermata. Guardo il ragazzino e mi rincuoro. Sta ancora ripassando a mente i passaggi di qualche intuizione di Pitagora o di Euclide. Per un momento pare distrarsi. Ha lo sguardo fisso verso il mio giornale. Forse è attirato dallo sguardo seducente dell&#8217;<em>aspirante donna di spettacolo</em>. Sarebbe anche normale. Istintivamente, chiudo il giornale. Ma il ragazzino ha ancora lo sguardo fisso. Dal suo labiale intuisco che non stava leggendo il <em>Fatto Quotidiano</em>: “a alla seconda più b alla seconda uguale&#8230;”. Bravo, in bocca la lupo&#8230;</p>
<p>Verso l&#8217;ora di pranzo leggo un&#8217;Ansa: Il Presidente del Consiglio, da un palco della Fiera di Milano dice “<em>è meglio essere appassionati dalle belle ragazze che gay</em>”. C&#8217;è anche il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=d1RX_ppWuRg&amp;feature=player_embedded" target="_blank"><strong>video</strong></a>.</p>
<p>Quand&#8217;è che cominciamo a costruire un&#8217;<a href="http://domenicofiniguerra.it/" target="_blank"><strong>Altra Italia</strong></a>?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Piccole opere di buonsenso</title>
		<link>http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/31/piccole-opere-di-buonsenso-non-grandi-opere/74580/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 11:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Politica & Palazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<category><![CDATA[grandi]]></category>
		<category><![CDATA[opere]]></category>
		<category><![CDATA[tav]]></category>

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		<description><![CDATA[Si fa sempre un gran parlare e si coniano slogan roboanti per promuovere le Grandi Opere. Infrastrutture gigantesche, Ponti, Linee ad Alta Velocità, Autostrade, Raccordi, Tunnel, fino ad arrivare addirittura ad evocazioni bibliche come il Mose di Venezia. Servono a modernizzare il paese! Servono a rilanciare l&#8217;economia! Servono a porre rimedio alla crisi che attanaglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa sempre un gran parlare e si coniano slogan roboanti per promuovere le <strong>Grandi Opere.</strong></p>
<p>Infrastrutture gigantesche, Ponti, Linee ad Alta Velocità, Autostrade, Raccordi, Tunnel, fino ad arrivare addirittura ad evocazioni bibliche come il Mose di Venezia.</p>
<p>Servono a modernizzare il paese! Servono a rilanciare l&#8217;economia! Servono a porre rimedio alla crisi che attanaglia l&#8217;edilizia! Servono a creare nuovi posti di lavoro! Servono alla competitività! Servono alla crescita! Servono a connetterci all&#8217;Europa! Insomma, servono!</p>
<p>Questo menù di Grandi Opere, è spesso accompagnato e fa da contorno a <strong>Grandi Eventi:</strong> esposizioni universali, mondiali di calcio, giochi olimpici, centenari e anniversari. Insomma, il mito della grandezza, l&#8217;ambizione di fare le cose alla grande, è sempre presente. E&#8217; una sorta di colonna sonora del vigente modello di sviluppo, che divora voracemente le risorse finite del pianeta, basato sull&#8217;assioma assurdo della crescita infinita. Un modello, detto per inciso, che sta portando non solo il nostro paese, ma l&#8217;intero pianeta verso il disastro (economico, sociale, morale ed ambientale).</p>
<p>La propaganda berlusconiana (propaganda, perché di fatti, se ne sono visti finora ben pochi) del fare ha prodotto una sorta di ubriacatura mediatico-politica che ha coinvolto, purtroppo, tutti.</p>
<p>Infatti, se Bersani fosse chiamato alla lavagna di ciliegio di <strong>Bruno Vespa</strong>, traccerebbe sulla cartina dello Stivale le stesse frecce di Berlusconi. L&#8217;unica differenza sarebbe forse l&#8217;utilizzo di un pennarello rosso anziché blu e l&#8217;utilizzo rassicurante di un aggettivo ormai inflazionato: sostenibile.</p>
<p>Un&#8217;ubriacatura che spesso può provocare anche cadute nel ridicolo. Come il fatto che in Italia le inaugurazioni non si fanno solo ad opere realizzate, ma alla posa della prime pietre.</p>
<p>Un&#8217;ubriacatura che comunque, al di là di come la si pensi, non ha prodotto nessun beneficio reale sull&#8217;economia.</p>
<p>Infatti, le grandi opere, nonostante i miliardi di euro stanziati a più riprese dal <strong>CIPE </strong>(che in verità sembrano sempre gli stessi), non hanno creato che qualche posto di lavoro per qualche progettista di grido.</p>
<p>Senza entrare nel merito circa l&#8217;opportunità o meno di questi grandi investimenti, è davvero considerato così estremista proporre un&#8217;<a href="http://domenicofiniguerra.it/?p=1416" target="_blank">alternativa concreta </a>che, invece di basarsi su suggestioni e <em>miti senza limiti</em>, punti sul recupero del patrimonio esistente e sulla cura del dissesto idrogeologico?</p>
<p>E&#8217; davvero pericolosa sovversione proporre invece di un breve elenco di grandi e costosissime opere, un lungo elenco di <strong>piccole opere di buon senso, </strong>che potrebbero veramente creare molti posti di lavoro e nel contempo curare e rilanciare il nostro paese?</p>
<p>Un elenco di centinaia di centri storici da ricostruire e ripopolare, perché abbandonati a causa della migrazione di cittadini in scialbe periferie; di numerosi paesaggi perduti da recuperare all&#8217;antica bellezza, perché deturpati da ecomostri e abusivismo di ogni risma; di migliaia di km di piste ciclabili che potrebbero rendere meno urgente e indispensabile l&#8217;utilizzo dell&#8217;automobile; di centinaia di km di rete idrica o fognaria da sistemare o realizzare ex novo; di migliaia di interventi di messa in sicurezza nelle migliaia di comuni a rischio idrogeologico.</p>
<p>Sono estremisti e parolai, come spesso vengono tacciati, coloro che stanno cercando di percorrere una strada diversa, come i promotori della Campagna Nazionale <a href="http://www.stopalconsumoditerritorio.it/" target="_blank">Stop al Consumo di Territorio</a>, oppure lo sono quelli che si ostinano a cavalcare questo modello di sviluppo che spinto da un&#8217;insaziabile voracità <a href="http://www.youtube.com/watch?v=y8DiBNlVLyk&amp;feature=player_embedded" target="_blank">banchetta</a> a base di territorio, risorse idriche e agroalimentari, a discapito delle generazioni future?</p>
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		<title>In memoria di Stefano e Federico</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 08:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia & impunità]]></category>
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		<description><![CDATA[Se non siete genitori, allora immaginate di avere un figlio. Di tenerlo sul vostro petto, per tutta la notte, quando pesa poco più di tre chili. Di accarezzarlo mentre cerca il latte dal seno. Di fare boccacce, intonare canzoncine e ballare come un giullare quando non ne vuole sapere di mangiare la pappa. Di insegnargli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Se non siete genitori, allora immaginate di avere un figlio.</em></p>
<p><em>Di tenerlo sul vostro petto, per tutta la notte, quando pesa poco più di tre chili.</em></p>
<p><em>Di accarezzarlo mentre cerca il latte dal seno.</em></p>
<p><em>Di fare boccacce, intonare canzoncine e ballare come un giullare quando non ne vuole sapere di mangiare la pappa.</em></p>
<p><em>Di insegnargli ad allacciarsi le scarpe.</em></p>
<p><em>Di osservarlo di nascosto dalle grate di una ringhiera mentre sta in giardino nei primi giorni di scuola materna.</em></p>
<p><em>Di ascoltare i suoi primi ragionamenti.</em></p>
<p><em>Di accompagnarlo ed assisterlo nelle sue prime difficoltà.</em></p>
<p><em>Di vederlo farsi uomo.</em></p>
<p><em>Di inorgoglirvi quando vi da soddisfazione.</em></p>
<p><em>Di domandarvi se le sue amicizie siano buone o cattive.</em></p>
<p><em>Di preoccuparvi quando non rientra a casa.</em></p>
<p><em>Di disperarvi perché non rientra a casa.</em></p>
<p><em>Di rassegnarvi perché non lo vedrete più vivo.</em></p>
<p><em>Di non darvi più pace perché non ne sapete il motivo.</em></p>
<p><em>Di morire dentro,</em></p>
<p><em>perché siete morti dentro.</em></p>
<p><em>Se non siete genitori, allora immaginate di avere un figlio.</em></p>
<p><em>Di amarlo più di voi stessi.</em></p>
<p><em>Immaginate che qualcuno lo pesti fino alla morte.</em></p>
<p><em>Immaginate che non sarete più gli stessi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Pd fa acqua</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 14:43:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia & Lobby]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione dell'acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 19 luglio 2010 sono state depositate in Cassazione oltre 1 milione e quattrocentomila firme per dire No alla privatizzazione del servizio idrico e chiedere tre referendum per abrogare la mercificazione di un bene comune quale è l&#8217;acqua, decretata dalla maggioranza di centrodestra. In quei 600 scatoloni, consegnati con una bella manifestazione di popolo, c&#8217;era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/07/il-pd-fa-acqua/57684/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Il 19 luglio 2010 sono state depositate in Cassazione oltre 1 milione e quattrocentomila firme per dire <strong>No alla privatizzazione del servizio idrico</strong> e chiedere tre referendum per abrogare la mercificazione di un bene comune quale è l&#8217;acqua, decretata dalla maggioranza di centrodestra.</p>
<p>In quei 600 scatoloni, consegnati con una bella manifestazione di popolo, c&#8217;era il lavoro di migliaia di persone, impegnate in banchetti, iniziative, volantinaggi; c&#8217;erano appelli e mobilitazioni di intellettuali, artisti, amministratori e semplici cittadini; c&#8217;era militanza e senso civico.</p>
<p>Da quei 600 scatoloni usciva un urlo contro l&#8217;assoggettamento alle regole del mercato di un bene dichiarato dall&#8217;Onu diritto umano e che scatenerà le guerre del terzo millennio.</p>
<p>In quegli scatoloni stava una grande occasione di riscatto per la politica, anche per il Pd.</p>
<p>Ma il maggiore partito del centrosinistra ha deciso di perderla. Avrebbe potuto, dopo anni di scollamento, cercare di recuperare un rapporto con i movimenti, giocare in prima persona (come dovrebbe fare un partito che ambisce a diventare una forza popolare) una partita strategica: quella per l&#8217;Acqua Pubblica, segnando così una differenza importante con il centrodestra e rispondendo con i fatti a chi da anni lo accusa di essere soltanto il Pdl meno elle.</p>
<p>Da più parti, sopratutto dalla base, si sono moltiplicate le richieste e gli appelli ai vertici del partito perché il Pd affiancasse il <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php" target="_blank">Forum dei Movimenti per l&#8217;Acqua</a></span></strong>. Così come quotidianamente da ogni parte d’Italia diverse sono le voci più o meno forti che chiedono al partito, autodichiaratosi erede dei due più grandi partiti di massa del dopoguerra, di schierarsi per la tutele della terra e del paesaggio.</p>
<p>Tutte queste voci sono rimaste inascoltate forse perché raccogliere queste sfide avrebbe significato smentire gran parte del recente passato (mentre con quello più remoto forse ci si sarebbe riappacificati).</p>
<p>Impossibile smentire coloro i quali, proprio nel Pd, hanno contribuito a preparare, con un lungo e paziente lavoro, il terreno culturale da cui è nata la stessa legge sulla privatizzazione del servizio idrico e di tutti i servizi pubblici locali.</p>
<p>Impossibile chiedere a chi &#8220;ha deciso di pensare&#8221; che le <strong>privatizzazioni </strong>possano essere la Soluzione per i problemi del paese, di fare marcia indietro. Troppi accrediti presso Viale dell&#8217;Astronomia sarebbero stati bruciati.</p>
<p>Eppure, ormai, salta agli occhi di tutti come la stagione delle privatizzazioni (cosa ben diversa dalle liberalizzazioni) sia stata foriera di un generale <strong>arretramento nei servizi pubblici</strong>, sia in termini di qualità che di quantità, nonché di un complessivo impoverimento dello stesso patrimonio dello stato. Ferrovie ed autostrade sono due esempi lampanti.</p>
<p>Così per il Pd la battaglia per l&#8217;Acqua Pubblica è diventata davvero un&#8217;occasione perduta. Ma perché?</p>
<p>Perché il Pd, <em>sull&#8217;acqua</em>, come su altri temi scomodi e scivolosi, <em>fa acqua</em>.</p>
<p>Perché il Pd fatica a trovare una sua anima. Anzi, forse neanche la cerca. Perché il Pd su temi strategici che dovrebbero segnare la differenza rispetto a chi si colloca dall&#8217;altra parte del campo<strong> non prende posizione</strong>. E continuerà ancora a non prenderla. Almeno fino a quando a guidarlo saranno dirigenti (o sedicenti tali) che, se una volta sognavano e speravano di costruire da protagonisti un mondo e un paese diverso<em>, </em>oggi si accontentano di una grigia comparsata nella commedia tragica dell&#8217;economia globalizzata, dove il mercato selvaggio e prepotente prevarica i più deboli e divora i beni comuni: l&#8217;acqua, la terra, l&#8217;aria, l&#8217;energia.</p>
<p>Arriverà la primavera? Lo sperano in tanti. Dentro e fuori.</p>
<p>**************</p>
<p><strong>Tre risposte preventive a tre obiezioni che vengono spesso mosse a chi sostiene la battaglia contro il processo di privatizzazione dell&#8217;acqua.</strong></p>
<p><em>1. Ce lo chiede l&#8217;Europa! </em>Falso. Lo dimostra il fatto che il sindaco socialista di Parigi, dopo 25 anni, ha riportato nelle mani del Comune la gestione dell&#8217;acqua. E non risulta aperta nessuna procedura di infrazione da parte dell&#8217;UE.</p>
<p><em>2. Si privatizza solo la gestione! </em>Esatto. Ma se io consegno nelle mani di un privato la gestione di un servizio essenziale, tra l&#8217;altro in regime di monopolio (perché in ogni comune la rete è una sola) questi avrà potere assoluto. Se sono proprietario di un pozzo, ma il secchio è di un solo signore, quest&#8217;ultimo è il vero ed unico padrone dell&#8217;acqua.</p>
<p><em>3. Il pubblico non è in grado di gestire e le reti idriche sono dei colabrodo! </em>E&#8217; fuorviante. Dipende da chi si manda a gestire il servizio. Esistono esperienze di aziende pubbliche che dimostrano la massima efficienza. Il problema sta nel manico. Non nella scopa.</p>
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		<title>La Repubblica Italiana è fondata sul cemento</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Finiguerra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente & Veleni]]></category>
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		<description><![CDATA[La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Così recita l&#8217;art. 9 della nostra bella Costituzione. Queste 13 parole assegnano un dovere molto preciso ai governanti che dal dopoguerra si misurano, a tutti i livelli amministrativi, con la gestione del territorio italiano che, per le sue qualità, richiede delicatezza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.</em></p>
<p>Così recita <strong>l&#8217;art. 9</strong> della nostra bella Costituzione. Queste 13 parole assegnano un dovere molto preciso ai governanti che dal dopoguerra si misurano, a tutti i livelli amministrativi, con la gestione del territorio italiano che, per le sue qualità, richiede delicatezza e moderazione.</p>
<p><strong>Tutelare</strong>. Un verbo appartenente alla categoria dei premonitori. Sicuramente dettato da uno stato di preoccupazione. Perché tutelare sta ad indicare la necessità di adottare precauzioni per difendere o salvaguardare beni, diritti o altro, così da proteggersi da persone o cose. Ed infatti, c&#8217;era proprio di che preoccuparsi.</p>
<p>Preoccuparsi del dilagare di un altro principio sancito da un articolo non formale ma sostanziale: <strong>La Repubblica Italiana è fondata sul cemento</strong>.</p>
<p>Si assiste da decenni a <strong>piani regolatori</strong> che in ogni comune hanno previsto espansioni al di fuori delle mura. Centri storici abbandonati e che crollano letteralmente a pezzi. Insediamenti residenziali e commerciali che sommati uno all&#8217;altro hanno creato delle città continue, conurbazioni enormi e periferie grigie, anonime e indistinte. <strong>Outlet</strong> con sconti da capogiro e cittadelle del divertimento che offrono, in zona tangenziale, la bella vita! E poi le infrastrutture, soprattutto quelle autostradali e a scorrimento veloce (veloci sulla carta, perché in realtà sono sempre intasate di lavoratori/consumatori in cerca della via d&#8217;accesso alla bella vita), raccordi, rotonde, complanari. Nastri di asfalto la cui costruzione porta con se la trasformazione di veri dipinti. Si parte con cerimonie di posa della prima pietra in aperta campagna, con grano e papaveri sullo sfondo; si termina con inaugurazioni (quando ci si arriva) in paesaggi artificiali, scatoloni prefabbricati e insegne luminose con palmette a luce intermittente.</p>
<p>E&#8217; forse questa, la <strong>tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione</strong>, voluta dai tanto amati e idolatrati padri costituenti? Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle e ruspe? In <strong>Liguria</strong>, terminata la terra ferma, hanno iniziato a costruire nel mare. La Padania, che qualcuno immagina come una terra celtica attraversata dal Divino Po, è in realtà una megalopoli che da Torino arriva a Venezia quasi senza soluzione di continuità. La Campania non è più Felix. Il<strong> teodolite</strong> (quell&#8217;attrezzo tipo cannocchiale usato da ingegneri e geometri ai bordi delle provinciali per i rilievi topografici) è il segno premonitore dell&#8217;imminente <strong>colata di cemento</strong> che può verificarsi ovunque e senza nessuno scrupolo, nei posti più impensabili o protetti, in prossimità di un sito archeologico, in piena oasi naturale, a ridosso di un borgo medievale.</p>
<p>Tutti i <strong>sindaci d&#8217;Italia</strong>, avendo giurato sulla Costituzione, dovrebbero mettere in pratica fin dal primo giorno del loro insediamento un&#8217;azione volta alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, purtroppo però tale obbligo costituzionale è stato completamente disatteso lasciando campo libero ad una politica urbanistica basata sulla speculazione, sui condoni edilizi e sull&#8217;azione selvaggia e barbara di chi ha avvallato, approvato o ha taciuto di fronte all&#8217;ispessimento quotidiano della repellente crosta di cemento e asfalto, come la chiamava Antonio Cederna.</p>
<p>E&#8217; stato cavalcato un unico modello di sviluppo: quello iperconsumista e iperindividualista, che tutto divora. Senza alcun rispetto per la storia, per la natura e per i beni comuni. I protagonisti? Trasversali. Chi si ispirava e si ispira al sogno americano, chi sognava e da tempo ormai non sogna più il Sol dell&#8217;Avvenir.</p>
<p>Tutto questo può cambiare? Non solo può ma deve!</p>
<p>Dobbiamo <strong>disintossicarci dai volantini</strong> del 3&#215;2, dagli sconti imperdibili e dagli incentivi per auto da restituire in pedaggi autostradali.</p>
<p>Dobbiamo essere cittadini consapevoli che la crosta repellente di asfalto e cemento non è solo veleno per la terra d&#8217;Italia, ma è anche piombo nelle ali dei suoi stessi figli. E che se vogliamo davvero far riprendere il volo a questo paese, che continuiamo a definire il Bel Paese, è necessario prima di tutto amarlo e in qualche caso&#8230; mettersi in prima persona davanti al teodolite, per dire NO! BASTA CEMENTO!</p>
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