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L’Inghilterra riapre, ma Johnson avverte: “Ci saranno più morti. Calo di casi e vittime merito del lockdown non dei vaccini”

Dopo 99 giorni di lockdown l'Inghilterra ha riaperto le attività non essenziali da ieri. Ma il premier britannico, che invita alla cautela, chiarisce: "Riaprire comporterà inevitabilmente più infezioni e, purtroppo, più ricoveri in ospedale e più morti, la gente deve saperlo"

Gli inglesi festeggiano l’uscita dal lockdown con la riapertura dal 12 aprile delle attività non essenziali e lunghissime file ai pub fin dalla mezzanotte, tra assembramenti fuori dai locali e pinte piene di birra. Ma il premier Boris Johnson, in un intervento su Bbc, chiarisce già che l’avvio del percorso di uscita dalle restrizioni anti Covid dopo oltre tre mesi comporterà inevitabilmente una certa ripresa di casi e decessi. “Riaprire comporterà inevitabilmente più infezioni e, purtroppo, più ricoveri in ospedale e più morti, la gente deve saperlo”, ha spiegato il premier; aggiungendo di “non vedere al momento ragioni per cambiare” il percorso di uscita graduale dal lockdown, ma che “è molto importante che le persone continuino a essere caute“. Sempre a Bbc il leader Tory ha poi precisato che, nonostante le riaperture, “è molto molto importante che tutti capiscano che la riduzione dei ricoveri, delle vittime e dei contagi non è stato ottenuto dal piano vaccinale. Penso che la gente non capisca che è stato il lockdown ad essere incredibilmente importante nell’ottenere questi miglioramenti. Naturalmente i vaccini hanno aiutato ma il grosso del lavoro è stato fatto dal lockdown“. Parole che hanno preceduto le sue osservazioni su un aumento di morti e contagi che seguirà alle riaperture.

Intanto la Gran Bretagna procede con la campagna vaccinale ed entro metà aprile assicura di ultimare la somministrazione di almeno una dose di vaccino contro il Covid-19 a tutti gli over 50 e ai gruppi vulnerabili. Oggi è iniziata la seconda fase della campagna di inoculazione delle dosi alle persone di età compresa tra i 45 e i 49 anni. Oltre il 60% della popolazione adulta (più di 32 milioni di persone) ha ricevuto una prima iniezione e quasi il 15% ha ricevuto entrambe le dosi.

Il giorno delle riaperture – Lunghe code all’ingresso dei negozi di Oxford Circus, come davanti ai saloni di bellezza, ai parrucchieri, ma soprattutto fuori dai pub, per assaporare la prima birra fuori casa dopo 99 giorni di lockdown. La riapertura, al termine del terzo confinamento nazionale dall’inizio della pandemia, ha i contorni di una liberazione a Londra, per quanto parziale, per milioni di sudditi di Sua Maestà. Tra boom di prenotazioni e qualche assalto vero e proprio, nonostante le raccomandazioni alla prudenza rinnovate nelle stesse ore dal premier Boris Johnson.

Reazione forse inevitabile in un Paese nel quale gli esercizi “non essenziali”, le palestre, le piscine, i giardini recintati, i musei riaperti da oggi sono rimasti chiusi per quasi 8 mesi in un anno, nel quadro di un’emergenza Covid che solo nelle ultime settimane – grazie a chiusure e campagna vaccinale sprint arrivata prima di chiunque altro in Europa oltre la soglia di 40 milioni di dosi iniettate – ha visto tornare sotto controllo contagi e morti.

La corsa vera però, scattata già dalle prime ore del mattino, è stata quella verso i pub, con il ritorno del servizio limitato fino almeno al 17 maggio (come per ristoranti e caffè) ai tavoli all’aperto: comunque presi d’assalto in barba ai rigori di un aprile invernale in ore nelle quali di primo mattino non è mancato persino qualche fiocco di nevischio. Tra i casi limite, spicca l’Oak Inn di Coventry, già finito sotto inchiesta nel quartiere universitario della città inglese martire dei bombardamenti nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale a causa di un assembramento di persone radunatesi in fila ben poco distanziati fra loro fin dalla mezzanotte. Del resto, se fra gli avventori l’entusiasmo e la sete prevalgono per il momento sulle cautele di un’uscita dal lockdown che nelle indicazioni del governo dovrebbe restare graduale e controllata, tra chi lavora non mancano i timori per un nuovo rialzo di contagi.

Secondo uno studio dell’Imperial College, il Regno in effetti da oggi dovrebbe essere nel territorio “dell’immunità di gregge”, dato che tre quarti della sua popolazione ha ormai gli anticorpi del Covid grazie alle guarigioni dalle infezioni pregresse e agli oltre 40 milioni di dosi di vaccino fin qui somministrate. Numeri che non devono tuttavia far abbassare la guardia.