Altro che dialogo. Ai “corteggiamenti” di Roberto Speranza e alle aperture tentate da Mdp-Articolo Uno, Matteo Renzi ha replicato con un diktat: il Rosatellum bis non si tocca. Prendere o lasciare. “Una risposta arrogante, il Pd ha un istinto suicida. Insistere per approvare la legge elettorale così com’è significa fare un enorme regalo alla destra”, ha attaccato ai microfoni de Ilfattoquotidiano.it il deputato Alfredo D’Attorre, a margine del coordinamento del partito. Non è il solo: “La prima risposta mi è sembrata stucchevole. Noi non abbiamo fatto questa mossa per vedere a chi resta il cerino in mano, ma se il Pd insiste nella sua strada se ne assumerà la responsabilità”, ha aggiunto Nico Stumpo. Ma se dal Pd non c’è stata alcuna apertura reale, a contestare la mossa di Speranza sono stati invece Sinistra Italiana e i comitati della sinistra civica nata al Brancaccio (con Tomaso Montanari, ndr). “Ci accusano di tatticismo? No, il nostro non è tatticismo”, replicano da Mdp. E ancora: “Faremo la fine di Pisapia? Non si tratta di ridicolizzare nessuno. Noi abbiamo sempre detto che abbiamo un progetto alternativo al Pd. Ma dobbiamo avere l’ambizione di parlare a una sinistra diffusa che teme che gli errori di Renzi consegnino il Paese alla destra”, ha replicato D’Attorre. Senza modifiche alla legge elettorale, le stesse già escluse da Renzi, MDP-Articolo Uno voterà però ancora contro, pure al Senato: “Senza cambi, il Rosatellum resta un imbroglio. E voteremo No”, ha chiarito la capogruppo di Mdp Cecilia Guerra. E sulla possibile blindatura, come alla Camera, ha concluso: “C’è il rischio fiducia anche al Senato. Ancora più inaccettabile perché a Palazzo Madama il rischio di voti segreti è molto contenuto e gli emendamenti non saranno ostruzionistici”.

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