Loris Bertocco, 59 anni e paralizzato da 40, ha deciso di togliersi la vita in una clinica in SvizzeraLa sua è solo l’ultima delle molte storie di persone che dall’Italia hanno scelto di recarsi in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito. “Sono almeno 450 le persone che, in due anni, mi hanno contattato per chiedermi di aiutarli a morire: di andare in Svizzera o di interrompere le terapie”, racconta Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, a margine della presentazione del suo libro a Roma. “Spesso erano semplicemente persone che avevano bisogno di aiuto. Una legge servirebbe proprio a questo: per distinguere tra quando bisogna aiutare per vivere o per interrompere la sofferenza”. L’8 novembre inizia in Corte d’Assise a Milano il processo nei suoi confronti per aiuto al suicidio per il caso di Dj Fabo, un reato in Italia punito dai 5 ai 12 anni di carcere.

“Paradossalmente, per una volta, è più semplice che entro la fine della legislatura si proceda sul testamento biologico piuttosto che sullo ius soli, che toglie voti”, chiosa Mina Welby, raggiunta in questi giorni dalla notizia della chiusura delle indagini preliminari e ora indagata per aver accompagnato Davide Trentini in Svizzera sempre per ricorrere alla morte volontaria. “A meno che non ci ripensino su tutti e due”. “Speriamo che questo progetto di legge venga approvato”, rilancia Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni. “E non voglio nascondermi: nella prossima legislatura chiederemo che sia calendarizzata la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia”.