Caro diario,

Harvey Weinstein è un potente e ricco produttore cinematografico americano, finito sotto inchiesta per accuse di stupri e violenze. Il caso è scoppiato in America e se ne è parlato anche sulla stampa italiana. Soprattutto quando Asia Argento ha rivelato di aver subito, 20 anni or sono, delle molestie sessuali da Weinstein.

Poteva essere una buona occasione per parlare del potere e di ciò che fa ai corpi. Poteva essere l’occasione di parlare di relazioni tra uomini e donne e della disparità che le attraversano. Poteva essere il momento di affrontare il problema delle molestie sessuali sul lavoro. Un fenomeno enorme, sommerso e raramente denunciato. Invece il confronto si è appiattito con chiacchiere da bar e ci mancava solo qualche commento tipo: “tira più un pelo di fica che due paia di buoi”, “na lavada e n’asugada e la par nanca aduperada” e “gli uomini sono tutti porci e le donne tutte troie”.

Ho avuto pure la sorte di sorbirmi Matrix . Durante la trasmissione dopo un breve cenno al “porco americano” ma proprio breve, Alessandro Sallusti e Paolo Crepet hanno imbastito un processino ad Asia Argento con i giudizi sparati a raffica sulle “giovani donne che usano il corpo per ottenere vantaggi” ribaltando la frittata con una paraculaggine ammirevole. Tra una sentenza sallustiana e una crepettiana, Nicola Porro ha anche detto che le molestie sessuali non sono violenza eppoi si è domandato se le battute che ama fare mentre lavora siano moleste: sono a sfondo sessuale?

Quante volte al giorno le fai figliolo? Sei sicuro che le colleghe si divertano? Intanto in studio scrosciavano applausi e sul web si era già scatenato da ore il linciaggio di Asia Argento. In tanti hanno twittato ma delle violenze e degli stupri commessi da Harvey Weinstein, produttore e finanziatore dei democratici americani nessuno parlava più. Del problema delle molestie sessuali nemmeno ma moltissimi erano incazzati neri con Asia Argento e mica con Mario Caruso per esempio, il deputato accusato di molestie da una collaboratrice.

Caro diario, ai potenti gli si deve sempre parare le chiappe soprattutto quando hanno le braghe calate. Temo sia un riflesso pavloviano questa coazione a rimuovere, attenuare e offuscare le responsabilità dei mega direttori galattici e correre a parlare d’altro congiochi di prestigio. Avvenne anche con Strauss Kahn quando si parlò di complotto e pazienza se si sapeva da anni che era un predatore sessuale. Si tirò fuori lo stesso dubbio: “ma perchè parlano tutte proprio ora? Perchè dopo tanti anni?” quando molte donne francesi cominciarono a parlare e raccontare di aver subìto violenze da Kahn.

Natalia Aspesi che si dichiara femminista, intervistata su Harvey Weinstein per Vanity Fair, ha risposto più o meno: “se una donna sul posto di lavoro va a fare un massaggio al suo capo poi deve sapere come va a finire”. Ci mancava che aggiungesse “E ora itevene che ho da fare di meglio”. Leggendo ho pensato che bastano poche battute per rendere il problema delle molestie sul lavoro una barzelletta oppure farlo diventare una colpa che ricade sulle donne ingenue o vigliacche perché continuano a stare zitte.

Poi mi è venuta in mente Olga Ricci e le molestie sessuali che ha subìto da parte del direttore del giornale per cui scriveva. In Toglimi le mani di dosso ha denunciato gli effetti del precariato che ha amplificato disparità e rafforzato la protervia di chi ha il potere di prendere a calci la tua vita, di buttare all’aria anni di studio e di cestinare con sadismo le tue passioni, sventolandoti sotto il naso il sogno di un contratto mentre consuma violenze quotidiane contro te e la tua vita da precaria. Ogni tanto mi domando che fa nella vita Olga Ricci, perché il suo libro, così ben scritto, non ha scoperchiato nessuna pentola. E’ stato ignorato insieme alla sua denuncia sulla condizione delle giovani giornaliste, e spero non sia stata messa da parte nemmeno lei.

Ma in tarda serata, anzi notte, sono felicemente incappata nell’articolo di Angela Vitaliano e in un articolo pubblicato su La Voce di New York ha spiegato che Harvey Weinstein è stato denunciato per una serie impressionante di molestie tra gli anni 90 e il 2015 e il produttore ha patteggiato per ben otto volte per mettere a tacere le denunce a suo carico. Ha scritto Angela “Se vi state chiedendo ‘perché oggi?’ (vengono fuori le denunce) non lo chiedete ad Asia Argento ma a un giornale, anzi due, il New York Times e il New Yorker che, abituati alle grandi inchieste, sostenute da prove inconfutabili (no non sono “fake news” come ama dire il presidente) hanno dovuto aspettare fino a oggi, dopo diversi tentativi, per far uscire la storia.

Il principio per il quale dovremmo lottare, uniti (uomini e donne) è che le “avances” sono molestie, violenza, stupro e per questo vanno denunciate. Non sono corteggiamento, non sono cose inevitabili, non sono prove che dobbiamo superare per andare in paradiso. Le avances, le proposte indecenti, le molestie sono atti illegali e tribali che vanno puniti ”.

@Nadiesdaa