Sulle colline del Montello, a una ventina di chilometri da Treviso, avrebbe dovuto essere realizzata una fattoria sociale per disabili, con lauti finanziamenti della Regione Veneto. In realtà il complesso immobiliare divenne una birreria e oltre 3 milioni di euro finirono dalle casse pubbliche a quelle private della cooperativa Cà della Robinia di Nervesa della Battaglia. Adesso la Procura della Repubblica di Treviso ha chiuso l’inchiesta formulando una doppia ipotesi di reato, truffa e corruzione, a carico di nove persone. Tra di loro anche l’europarlamentare ed ex assessore regionale al Sociale Remo Sernagiotto di Forza Italia e Mario Modolo, ex dirigente veneto dei servizi sociali.

Ca’ della Robinia era un bel marchio per produrre formaggio all’interno di un complesso verde che avrebbe dovuto sorgere al posto del Disco Palace, una discoteca ormai fatiscente che furoreggiava negli anni Ottanta. Ma di ragazzi disabili non ne è mai stato impiegato nemmeno uno, il progetto è rimasto sulla carta, mentre i soldi hanno cambiato di mano. Per Sernagiotto l’accusa è di aver agevolato l’operazione, intascando in cambio anche somme di denaro, per complessivi 63mila euro.

La coop Ca’ della Robinia fallì nel 2016 e l’inchiesta condotta dal pubblico ministero Gabriella Cama ha preso avvio proprio da quel fascicolo fallimentare. Nell’elenco degli indagati ci sono anche la presidente della società, Bruna Milanese, con i figli Selene e Stefano Bailo che facevano parte del consiglio di amministrazione, l’ex presidente e proprietario della discoteca (nonché socio in affari di Sernagiotto) Giancarlo Baldissin, alcuni consiglieri e un consulente finanziario. In tutto nove persone. Risale al 2011 la firma di una convenzione tra la coop e la direzione dei servizi sociali della Regione Veneto, che aveva l’obiettivo di realizzare una struttura agricola, alloggi e ippovia, che avrebbe dato impiego a persone svantaggiate.

La Procura contesta innanzitutto la mancanza di requisiti di Ca’ della Robinia, che non sarebbe stata nemmeno una cooperativa sociale. Ma in Regione nessuno se ne accorse. Anzi, fu proprio Sernagiotto a sponsorizzare la legge regionale 8 del 2011 che prevedeva finanziamenti per progetti sociali, estendibili anche all’acquisto di immobili. Sulla regolarità della convenzione avrebbe dovuto vigilare il funzionario Modolo, che dirigeva il settore in Regione. Eppure furono erogati più di 3 milioni di euro. Al posto della discoteca sorse una birreria, poi affittata per 30mila euro all’anno. E un appartamento realizzato per i disabili fu occupato da Selene Bailo, figlia della Milanese. Parte dei soldi (circa due milioni di euro) servirono per l’acquisto del Disco Palace, di cui beneficiò il proprietario Baldassin, che si trovava in difficoltà economiche.

L’ipotesi di corruzione a carico dell’eurodeputato Sernagiotto si basa su quattro assegni per 63mila euro che Baldissin, dopo che il finanziamento regionale era stato erogato, a cavallo del 2012 e 2013, intestò alla società “L’Airone Blu”. I soci? Remo Sernagiotto e Mario Modolo. Ma l’eurodeputato azzurro replica: “Queste accuse sono un’assurdità. Sono sorpreso e dispiaciuto, ma sereno e pronto a farmi interrogare”. E tramite i legali fa sapere che gli assegni erano il corrispettivo di una cessione di quote della società a Baldassin, non il pagamento di una tangente mascherata.