Stiamo celebrando in questi giorni il cinquantenario dell’assassinio del grande rivoluzionario Ernesto Che Guevara ad opera della Cia e dei militari boliviani.

Dalla vita e dall’opera di questo grande personaggio possono desumersi vari insegnamenti di estrema attualità. Ne segnalo in particolare tre: la coerenza esemplare, che fa seguire l’azione al pensiero e viene portata fino all’estremo sacrificio; la sensibilità verso la sofferenza, l’oppressione e la violazione della dignità umana, sentite come offese intollerabili alla sua stessa persona, in qualunque luogo del mondo esse avvenissero; il grande disinteresse personale e la costante sottolineatura dell’importanza delle gratificazioni politiche e morali rispetto agli incentivi materiali.

Si tratta di insegnamenti di grande attualità perché proprio l’essersi distaccati da essi, ha provocato, in tutto il mondo e in particolare in Italia, la crisi della sinistra e il suo distacco dagli ampi strati del popolo e dei giovani.

La nostra deplorevole classe politica di sinistra, non meno deplorevole, salve alcune eccezioni, dalla detestabile classe politica italiana nel suo complesso, non è stata coerente, non è stata sensibile nei confronti della sofferenza e dell’oppressione, e non è stata disinteressata. Prova ne sia il fatto che le condizioni di vita della gente comune, la maggioranza della società, non sono per nulla migliorate durante i periodi in cui questa cosiddetta sinistra ha governato. Anzi, fenomeni come la disoccupazione o la perdita di potere d’acquisto dei salari o il calo della parte dei salari sul prodotto nazionale lordo si sono verificati più o meno allo stesso modo che al governo ci fosse Berlusconi, o Prodi, o D’Alema o altri, da ultimo Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.

Sul piano decisivo dei risultati concreti conseguiti nessuno dei personaggi appena citati può pertanto essere ritenuto di sinistra. Idem dicasi per quanto riguarda gli altri insegnamenti menzionati, coerenza e disinteresse, sarà meglio stendere un velo pietoso.

I tre aspetti menzionati per il Che, d’altronde, sono tra di loro interrelati. La ricerca del beneficio personale prende il sopravvento nel momento in cui viene meno il progetto complessivo di trasformazione sociale che mette al primo posto gli interessi e la dignità dei settori subalterni a livello economico e sociale. In tale stesso momento ovviamente la coerenza va a farsi benedire.
Notevole anche la stupidità della quale, in tale contesto, ha dato prova la cosiddetta sinistra, illudendosi che la società, per qualche strana ragione, avrebbe continuato ad appoggiarla nonostante la pochezza dei suoi risultati e il sempre maggiore squallore della sua immagine. Ovviamente la società, che non è stupida, si è resa conto della situazione ed ha voltato le spalle alla sedicente sinistra, rifugiandosi nell’astensionismo, nella fuga dalla politica, nell’adesione ai cinquestelle e in qualche caso perfino in quella alla linea razzista di Salvini & C., che alla lotta di classe ha sostituito quella contro i “clandestini invasori”, che è più facile da fare e non fa per nulla male al capitale.

Nonostante questa catastrofe di portata storica, una sinistra si rivela tuttora indispensabile in Italia come in Europa e come nel mondo intero. Di un certo conforto sono a tale riguardo i successi incontestabili di Jeremy Corbyn in Gran Bretagna e di Bernie Sanders negli Stati Uniti, come pure la resistenza al contrattacco imperialista di Stati latinoamericani come Cuba, Venezuela e Bolivia, mentre si prepara la riscossa dei popoli argentino e brasiliano, rapidamente disgustati e stanchi del neoliberismo di Macri e Temer.

Tornando al nostro Paese, l’insegnamento e l’esempio di Ernesto Che Guevara restano, a cinquant’anni dalla sua morte, di importanza fondamentale, per riaffermare nella coscienza del popolo e dei giovani la necessità di una trasformazione sociale radicale e ripudiare senza alcun compromesso e cedimento i fallimenti rovinosi del centrosinistra, del montismo e del renzismo tuttora imperante. Nell’Italia che sfratta le novantenni terremotate, premia corrotti ed evasori fiscali, licenzia i lavoratori in aperto dispregio degli accordi stipulati. ecc. Un posto da incubo venuto in essere soprattutto “grazie” alla profonda degenerazione della sinistra, dimentica degli insegnamenti del Che.