di Matteo Locatelli 

Così Edoardo Bennato esordiva la gradevole e non banale canzone Dotti medici e sapienti, nell’album Burattino senza fili. La parola progresso è tornata in auge recentemente in ambito politico-istituzionale, grazie alle recenti nascite di Articolo 1-Movimento democratico e progressista (Bersani e D’Alema) e Campo progressista (Pisapia), i cui rispettivi leader e associati si sono eretti difensori dei diritti, in particolare di quello al lavoro, autoproclamandosi “progressisti” e vagheggiando un ritorno alle origini della sinistra, che entrambi affermano ambiziosamente di rappresentare. Come intendano farlo, è ancora poco chiaro, a loro in primis. Però possiamo cercare di carpirlo dalle loro azioni.

Dunque, al netto delle scaramucce e accuse reciproche, il loro piano di ricostruzione di una coalizione socialdemocratica prevede il sostegno al governo che fu Renzi ed è Gentiloni. Quando però le proposte provenienti da Pd-Area popolare sono assolutamente inconciliabili con i loro ideali, reagiscono energicamente: gli uni, Mdp, arrivano addirittura a concepire la rivoluzionaria astensione (ovviamente solo sui provvedimenti dove sanno che indipendentemente dalle loro intenzioni la maggioranza ci sarà comunque); gli altri, Campo progressista, invece votano costantemente come la maggioranza, però nel farlo criticano, eccome se criticano, nessuno osi omettere questo dettaglio.

In che modo, poi, essi possano considerarsi di sinistra, questo è ancora da capire. Da un lato abbiamo infatti due “pesi massimi” quali D’Alema e Bersani che, da bravi interpreti della “Terza via” di Anthony Giddens, nulla hanno fatto per contrastare i provvedimenti neoliberisti, ma che ne hanno anzi portato avanti le istanze, tagliando il welfare e privatizzando tutto il privatizzabile (in concorso di merito con un altro personaggio che sembra volersi rifare un volto da uomo di sinistra, Romano Prodi). Non solo, ma, coerentemente con il loro operato, hanno sia sostenuto il governo Monti (quello del pareggio di bilancio in costituzione e della legge Fornero) sia il Jobs act renziano.

Pisapia dal canto suo, inizialmente ha mostrato di appoggiare il Def 2017 di Padoan, documento che prevede proprio nuovi investimenti in welfare e lavoro, proprio un documento di ispirazione socialista, proprio un trionfo dell’eguaglianza. Penso che a vedere e sentire tutto questo, e ogni qualvolta che un membro di Articolo 1/Cp venga definito o si qualifichi come progressista, i vari Roosevelt, Keynes, Kennedy, Beveridge, Moro si rivoltino nella tomba, e la socialdemocrazia, o “sinistra”, con essi.

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