Troppo spregiudicato per l’ala moderata, considerato un traditore dai movimenti indipendentisti più radicali. Dopo il “doppio” e contraddittorio annuncio davanti al Parlamento catalano, con il quale ha dichiarato la volontà di portare avanti il processo che renderà la Catalogna uno “Stato indipendente sotto forma di Repubblica” e, allo stesso tempo, di dover sospendere “la dichiarazione d’indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione”, il presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont, si trova a fare i conti con un governo centrale, quello di Madrid, irremovibile dalle proprie posizioni, con la consapevolezza di non poter andare al muro contro muro contro Mariano Rajoy e con il timore che cali presto il consenso popolare nei suoi confronti. “Credo che Puigdemont abbia il destino segnato – commenta Matteo Villa, esperto di Politiche Europee per l’Istituto di Politica Internazionale (Ispi) – Non credo che possa assumere la posizione del mediatore, perché troppo coinvolto nel processo indipendentista, e sa benissimo che non può andare al vero scontro con Madrid perché ne uscirebbe distrutto”.

“La sua dichiarazione, però, fa capire che probabilmente si è già aperta una spaccatura all’interno della coalizione”

Puigdemont è un uomo solo o quasi con il destino segnato
La popolarità del capo della coalizione Junts pel Sí ha subito uno capovolgimento nell’arco di pochi giorni. Prima osannato dai sostenitori dell’indipendentismo catalano, ma non solo, come colui che stava finalmente mantenendo le promesse elettorali. Un politico che non aveva intenzione di scendere a compromessi e sfidava il governo centrale, che avrebbe combattuto fino in fondo per l’indipendenza della Regione nord-orientale, che lottava per il diritto di tutti i catalani, anche quelli contrari alla secessione, di votare ed esprimere il proprio parere con un referendum. A soli dieci giorni dal voto, però, Puigdemont è un uomo solo, o quasi: scaricato dall’ala moderata del governo che lo considera troppo coinvolto nel processo separatista per poter aprire un tavolo di trattative e contestato dagli estremisti che lo accusano di tradimento della causa indipendentista. “Le parole di Puigdemont suonano come un compromesso nel compromesso – continua Villa – Da una parte, se avesse deciso di andare dritto per la sua strada, sapeva che avrebbe rischiato l’applicazione da parte del governo centrale dell’articolo 155 della Costituzione (che per casi eccezionali prevede la sospensione delle autonomie regionali e la destituzione del governatore, ndr) o del 116 (che in casi eccezionali prevede la possibilità di sospendere alcune parti della legislazione e avrebbe potuto portare all’arresto di Puigdemont, ndr), oltre a possibili nuove azioni di polizia. Dall’altra, non poteva rimangiarsi ciò su cui aveva fondato il suo successo politico. La sua dichiarazione, però, fa capire che probabilmente si è già aperta una spaccatura all’interno della coalizione, soprattutto con Esquerra Republicana e con Candidatura de Unidad Popular (Cup), le due formazioni su posizioni più radicali. Non a caso, il vertice di governo è durato più del previsto”.

Arturo Mas per il referendum del 2014 dovrà risarcire dovrà risarcire 5 milioni
In una situazione del genere è lo stesso Puigdemont a essere consapevole di trovarsi in equilibrio precario, col rischio di sbilanciarsi troppo dalla parte del governo o degli indipendentisti. Il timore è sempre quello di perdere il potere, sia a causa di una destituzione da parte di Madrid, che per la perdita di fiducia interna alla coalizione. “Per questo si è offerto come mediatore tra i sostenitori dell’indipendenza e il Partito Popolare di Mariano Rajoy – sostiene Villa -, ma ogni volta che parla e si volta vede Artur Mas, il suo predecessore che per il referendum del 2014, conclusosi con molto meno clamore, sta scontando due anni di interdizione dai pubblici uffici e dovrà risarcire allo stato oltre 5 milioni di euro per malversazione. Questo non lo fa dormire tranquillo”.

“Un nome papabile potrebbe essere quello del sindaco di Barcellona Ada Colau, rispettata a Madrid. Ma le frange catalane più radicali non appoggeranno questa candidatura”Possibile una lotta per la successione di Puigdemont
La posizione irremovibile tenuta tutt’ora da Madrid, nonostante questa prima apertura da parte del presidente della Generalitat de Catalunya, non aiuta Puigdemont. In un infelice discorso riferito all’imminente dichiarazione d’indipendenza, il portavoce del Partito Popolare, Pablo Casado, ha detto: “Speriamo che domani non dichiari nulla, perché rischia di finire come chi lo ha fatto 34 anni fa”. Il riferimento è a Lluis Companys che nel 1934 tentò di proclamare l’indipendenza catalana. Venne arrestato e, dopo l’ascesa al potere del Caudillo Francisco Franco, fucilato. “Credo che Puigdemont abbia il destino segnato – continua il ricercatore – Se dovesse essere lui il mediatore tra Catalogna e Spagna, dovrà portare a casa un ottimo risultato per poter riconquistare la fiducia di Barcellona. Ma visto l’atteggiamento del governo lo reputo improbabile. In alternativa, si scatenerà una lotta per la successione che ci dirà se il sostituto sarà un moderato o un radicale. Un nome papabile potrebbe essere quello del sindaco di Barcellona, Ada Colau, rispettata a Madrid, ma anche a favore del voto, nonostante non abbia posizioni indipendentiste. Ma le frange catalane più radicali non appoggeranno questa candidatura”.

Molto dipenderà anche dalle conseguenze che questo dietrofront avrà sul consenso della popolazione per Puigdemont. “È difficile avere il polso della situazione in questo momento, è ancora presto – conclude Villa –. La situazione vede una discreta polarizzazione su posizioni radicali da entrambe le parti e un elettorato in gran parte indeciso. Vedremo quale causa decideranno di sostenere. Mi viene da dire, salvo colpi di scena, che Puigdemont sia ormai bruciato: ha deciso di sfidare il governo centrale in un testa a testa per vedere quale auto si sarebbe scansata per prima. C’è stata una collisione, ma l’auto di Madrid era decisamente più grande e resistente”.

Twitter: @GianniRosini